Library of Brown University from the library of Arthur Irving Andrews Class of 1901 Presented in His Memory By His Nephew Robert S. Andrews the borrower. The Library hours for the delivery and re- turn of books are from 10 o'clock, A. M., to 8 o'clock, P. M., in the Lower Hall; and from 10 o'clock, A. M., until one half hour before sun- set in the Upper Hall. Every book must, under penalty of one dol- lar, be returned to the Library at such time in October ag shall be publicly announced. No book belonging to the Upper Library, can be given out from the Lower Hall, nor returned there ; nor can any book, belonging to the Lower Library be delivered from, or received in, the Upper Hall. £ PRESENTED TO THE ; t • '■' - 4 J (M L the borrover. The Library ho"urs for the delivery and re- turn of books are from 10 o'clock, A. M., to 8 o'clock, P. M., in the Lovrer Hall; and from 10 o'clock, A. M., until one half hour before sun- set in the Upper Hall. Every book must, under penalty of one dol- lar, be returned to the Library at such time in October as shall be publicly announced. No book belonging to the Upper Library, can be given out from the Lower Hall, nor returned there ; nor can any book, belonging to the Lower Library be delivered from, or received in, the Upper Hall. PRESENTED TO THE No longGc4jiè^ J-l éc . [, ??m .Arr/'/rrt/ I Ó:, \ > » • . v ■ - . - * y TERZO, VOLVME DELLE NAVIGATIONI ET VIAGGI RACCOLTO GIÀ DA M. Gì O. BATTI STA RAMVSlO NEL Qjr ALE SI CONTENGONO LeNauigationi al Mondo Nuouo,àgli Antichi incognito,fàtte da Don .Chriftofcro Colombo Genouefe,che fu il Primo a fcoprirlo à i R E catholici, detto ho- ral'Indic occidentali^con gì' acquifti fatti dalui , & accrefciuti poi da Fernando Cortefe, da Francefco Pizzarro , & altri vaiorofi Capitani, in diuerfè parti delle dette Indie, in nome di Carlo V. imp. Conlofco- prirela gran Città di Temiftitan nel Mexico, doue hora è detto laNVOVA spagna, & la gran Prouincia del Perù, Il grandiffimo fiume Maragnon, Et altre Città, Regni, & Prouincic. Le ^Rauigatìonì fatte dipoi alle dette Indie, pofìe nella parte o volume delle Nauigationi &: Viaggi nella parte del Mondo Nuouo . ULV ECCELLENTE M.' HI EROTTI MO E R *A C fu molto prima dei foura detto diluuio , & incendio : Ilqual Sacerdote parlò à Solone in quella forma. ; Molte veramente, & mirabili opere fi leggono, o Solone , d'alcune città nelle fcritture, & memorie nollre antiche : ma foura l'altre d'una imprefa,p la fua gran dezza & virtù,lingolare & marauigliofa . E fama che la volita città altre volte fa- celfe rcfi(lenza,ad vna innumerabile moltitudine di géti, lequali venute dal ma- re Atlantico,q uafi tutta l'Europa, & l'Alia haueano alfediato. Quel mare allhora fi potea nauicare,& hauea nella bocca, & quafi nella prima entrata vna Ilbla, do- ue voi chiamate le colonne d Hercolerlaqual fi diceua ch'era maggior,che non è tutta l' Africa & l'Ada infieme,& da quella fi poteua andare all'altre vicine Ifole, & dall'Ifole poi alla terra ferma, ch'era polla all'incontro vicina ài mare : ma den- tro della bocca v'era vn picciol collo con vn porto. Il mare profondo di fuorverà il vero mare: & la terra di fuori,il vero Cótinente. Quella Ilola lì chiamaua Atlan tide, & in quella era vna marauigliofa , & grandilfima potenza di Re , che ilgno- reo-giauano & tutta la detta Iiòla,& molte altre, & grandiifima parte di quella ter ra, che riabbiamo detto elfer Continente, & oltre di ciò quelle nollre parti anco- ra, percioche erano fignori della terza parte del. mondo,che è chiamata Africa in fino all'Egitto, & dell'Europa infio al mare Tirrheno . Hora elfendofi la poten- za di coiloro melfa infieme , fé ne venne ad alfaltare il nollro & anco vofl.ro pae- fé , & tutte le parti,che fono dentro delle colonne d'Hercole . Allhora,o Solone la virtù della voftra città verfo tutti i popoli fi dimollrò chiara & illullre : percio- che auanzando di gran lunga in eccellenza tutti gli altri fi di grandezza d'animo, come di peritia dell'arte militare , & in compagnia de gli altri Greci, & anco fola, effendo (lata da loro abbandonata, foftenne tutti gli eftremi pericoli, che dir fi pollano, fin che efpugnò & mandò a terra i detti nimici , per conferuare & relli- '■',,. A ij tuire l DISCORSO DEL RAMVSIO tuire a gli amici la Ior primiera libertà . Poi dtoék codotta a fine l'im pregiarmeli n^, che fattoli vn grandillìmo terremoto &inondatione, che durò perifpatio d'un giorno , & d'una notte , la terra s 'aperfe , & inghiottì tutti quei valorofì & bellicofi huomini , & l'ifola Atlantide fi fommerfe nel profondo del mare . Ilche fu cagione , che da quel tempo in poi , non s'è potuto nauicare per il gran fango & terra , che ve rimala dell'Ubi a fom m erfà. Quella è la lomma delle cofe,che Critia il vecchio,diceua hauere intefo da So Ione . Hora quella Kbla & guerra, da grandifhmi Filofofi , che hanno commen- tato il detto Dialogo del Timeo,è fiata riputata fauola & cofa allegorica . percio- che alcuni hanno detto,che ella voglia lignificar l'oppofitioni , che fi fanno nel- l'uniuerfo . altri l'oppofitioni che fi fanno tra li pianeti & la terra, ò vero la difeor dia fra li demoni fuperiori,& inferiori,& infinite altre chimere.ma la verità è que fla,che hauendo Platone a fcriuer della fabrica del mondo, ilqual teneua effer fla to fatto per collocami l'huomo animai diuino j accioche vedendo egli tanti or- namenti di flelle nel cielo, & il moto di cofi ilupendi luminari, conoicefleil fuo fattore , & cono! cendolo di continuo il laudafTe , li pareua cofa pur troppo fuor di ragione,che due parti d'elfo fbffero habitate,& l'altre,priue d'huomini: e'1 So- lerle Stelle con loro fplendore fàceffero la metà del cerio indarno, & fenza frut to, non lucendo fé non al mare,& à luoghi deferti, & priui d'animali. Et però,in- tefa che egli hebbe quella Hifloria de" Sacerdoti d'Egitto,nella quale fi fàceua me tione d'vnaltra parte del mondo , oltra i'Afia & l'Europa & l'Africa, l'ammirò grandemente : & ? come colà iacra & conforme a fuoi penfieri,la volle porre nel principio del predetto Dialogo. Et veramente noi fiamo, oltra gl'infiniti doni coceffine da Iddio,obligati grandemeteafua diuina Maeflà di quello fopra tutti gli altri huomini flati ne i fecoli paffati, chea noflri tepi fi fia feoperta quella nuo uà parte del mondo , dellaquale in cofi lungo fpatio di tempo non le n'è hauuta notitia , & appreffo , che fiamo chiari come lotto la noflra tramontana , & fotto la linea dell'Equinottiale vi fiano habitatori, & cheviuano cofi commodamen- te,come fanno l'altre genti nel rimanente del mondo . laqual cofa gli antichi ne- garono. Ma non farà fuor di propofito(benche V.E.fappia benifiìmo tutte que ile cofe)di parlar alquanto della tramontana, hauendo noi in diuerfi altri: noflri difcorfi à baflàza dimoftrato fotto la detta linea il tutto effere habitato con gran- diffimo temperamento d'aere, ma di quell'altra parte non n'hauendo toccato, fé non vn poco nel parlar , che facemmo del viaggio , che per fortuna fece il ma- gnifico m. Pietro Querini géulhuomo Venetiano fotto la Tramontana, come fi legge nel Secondo libro de viaggi. Et però qui ci sforzeremo , il meglio che iàpre rno,di dimoflrareil marauigliofo & flupendo effetto,che fi vede fare il Sole,& lo pra la linea, & fotto ambedue i poli in vno iflante,ma diuerfamente,& al contra- rio l'uno dell'altro . Hauendo quel fupremo & diuino fabricatore difpoflo il tutto con tanto artifìcio , che prefìb à coloro,iquali fono fotto l'Equinottiale , Se hanno lorizontAche paffa per i due poli,il giorno è di hore i^ & la notte d'altre tante, & l'anno loro è diuiio in 1 2. Mefi : quelli, che habitano fotto la noflra tra- montana, & che hanno lorizonte, ilqual paflà fopra la detta linea, & il polo per Zenitjhàno il giorno di 6 mefi cotinuì, cioè cominciàdo da 25 di Marzo chel So levien DISCORSO DEL RAMVSIO le vieti {opra il detto orizóte,fin che ritorna a paffar di fotto a gli 8 di Settebre. & all'mcótro,vna notte d'altri lei meli hanno gli habitàti fotto l'Antartico : & il lor anno , ciò è tutto il corfo, che fa il Sole per li dodici légni del Zodiaco, fi copie in vn giorno & vna notte, cola veramente ftupéda & marauigìiola.perche quando noi riabbiamo la State, quelli che fon fotto la noftra tramontana, hàno il giorno di detti lei mefi,& quelli dell'altra oppofta,la notte del medefimo ipatio.&,quà- do è il verno preflo di noi:iotto la noftra tramótana è la notte di detti fei mefì , de nella oppofta, il giorno d'altre tanta lunghezza:!! che a viceda hora i noftri hano il giorno,hora quelli dell'altra, & al medelimo modo la notte : laquale ancor che fìa cofi lunga, & di tanto fpatio di tempo, non è però di cotinoue & ofcurifìime tenebre : ma il Sole fa il fuo corfo con tale ordine,che gli habitanti nella detta par te,non come talpe viuono lepolti fotto terra , ma come l'altre creature, che fono fopra quefto globo terreno,vengono illuminate, fi chepoffono benillimo folte nerfi& riparar la lor vita :percioche il corpo folare non declina mai ne di fotto della detta linea,ne di fopra di quella,che è l'orizonte d'ambedue i poli, più di 2.5 gradi, & anco in quelli 2,3 non càmina per diametro oppofto,ma va di continuo circondando attorno:!! che i fuoi raggi percotendo il cielo rapprefentano a loro quella forte di luce,c'habbiamo noi qui la State, due fiore auanti, chel Sole lieui. Et quefto eifempio , che habbiamo prefo della diuerfità de gli Orizonti , dell' E- quinottiale,& di fotto i Polire ftato per dimoftrare il mirabile effetto, che fa il So- le partendoli delle hore dodici , & venedo pian piano illuminando il globo del- la terra,riducedo l'anno di dodici mefì,in vn fol giorno & vna notte,come di fo- pra è ftato detto : fotto l'infinite varietà del corfo del quale , hor con giorni lun- ghi,hor con breui,tutti gli habitanti fono (tati formati,& difpofti co tal complef none & fortezza di corpo , che ciafeuno è proportionato al clima affegnatogli,o caldo,o freddo che fia,& vi può habitare,& ripararli, coni e in luogo fuo naturale & temperato, non fi lamentando, o cercando di partirli, & andare altroue, mail contenta di ftarui per l'amor naturale del fito fuo nathio. perciocheragioneuol- mente non è da credere,che il fattore di cofi bella & perfetta fabrica, come fono i Ciclici Sole,& la Luna,nó habbia voluto, che,eifendo ella fatta co tanto ftupéda &c marauigliofo ordine,il Sole no illuminile non vna particella di quefto globo, che chiamano terra, & il refto del fuo corfo fia 1 vano fopra mari,neui & ghiacci: ma l'ha coperta in ciafeunafua parte di diuerfi animali, & fopra gli altri dell'huo- mOjCome padrone & lignor di tutti,p cagion del qual ella era ftata fabricata, ha- uédolo dotato di quella diuina & celefte parte, ch'è l'anima.& appreifo ha difpo- fti, &: in ciafeii luogo cópartiti i doni neceilarij al viuere più de meno,fecodo che alla diuina fua prouidenza è piaciuto, di maniera , che chi leggerà f i'Hiftoria del Reuerédifs. Mofig. Olauo Magno,Gotto Arciuefcouo d'Vpfala, delle géti,& na tura delle cofe Settétrionali,defcritta in xxij libri, quali hora fi traducono di lin - gua latina nella tofeanaper dargli alla .ftàpa, chiaraméte conofcerà,che quefta tal laiZJxnZ parte di fotto la noftra Tramótana,è tutta habitata d'infiniti popoli delle Prouin Goffo aS eie & regioni di Biarmia,Finmarchia, Scrifhia,Lappia,& Botnia,pofte fotto li re- gni di Noruega «Se Suetia.Ma per non partirmi dal parlar del viaggio, che fa il So- le in vn'anno intero,hora appreflandofi a noi, oc hora allontanadofi, dico che in A iij vn -, ' 1 f Hiftoria volgare del le genti,& della natu- ra delle co- uefeouo dì Vpfala , ftapata da i Giutnn Ve neuai5(J5. ì: n DISCORSO DEL RAMVSIO vn medefimo tempo in diuerfe parti fopta quefta rotondità della terra egli caufa Primau a S« t e ) Autùno & VernoAnelmedefimo 1 ftante & quan puto ,Gveg SS a.gi del Sole,effer mezzo di,& fidi &*# «*** notte. Laqual EoCt nqu! paiamcomprenfibilealk piccolezza ddhngegno hum* 2 ^pureibecula^dollconrocch^odellmtelletto f ^ ^ "T tìa flX>iJefti«ubde,^ diuerfità de uri della terra, ehe di continouo vengono > luminati . laqual vane» Ite con tanta harmoma & confonanza, & con vna legge cofi immutabile & e di fopia.penfo che nò ci fia più dubbio alcuno,che lotto 1 Equinoziale & fa oambi^^ nomtutteiakre art, del m5do: & che per quello nuouofcoprir delUndieoca dental.,nó fi conofca ch.atamete, quanto tutti gli antichi Filoiofi conle lor k- Se^tàfpecuktiomfifian^ Fo.fettaLgUuaparteconfimuabdd,^ foffe la metà Ibtto il mate, difforme & guaita,* P d caldo , & p d g de mtau Ritornando adunque al primo nollro proponimento, dico,che quefta quarte delMódoNuouofuti-ouatanell'anno r 49 , dalSignot DonChnftofo dCq lombo Genouefe, come fi vede» per vn Sommario che crifle ir .quei tep. Don SroMartireMilanefe.cheallhota ftauainSpagna colReCathouco.&an o pe"vn-altro,cha Scarto il Signor Gózalo Fernàdo d'Ouiedo eh e tato airad* dole 1-Hiftorie generali & naturali delllndie.de le quali n ^"f^"^ ma come fi telerà in quello volume. L'altre due,cioe la Secoda, che conticn il uincia del Perù,effendo,fi come ho ,„tefo,venuto .1 prelato _S.Gozalq ; ghanm pai fari dallifola Spaenuolafino in Sibilia,per farle flapare ( no lo che cola voghamo StftaL1ag.on codapoifenèr.tomatoallacittad.SanDniconelkSpagnuok.ripc , ndokco allEccelléza volita quelli anni ,v'erano più di 4 oo figure de ritta t , delle cole ma Scoi^ ti dell'Indie : d che àteo d. «a perdita à gli ftudiofi.che de ^etanod. leggete & ntédetparticoktmente,4,uWetien^ in quelllparti.diffirmli da quelle,che nafcono preffo d. noi ^^mS Cekixa di Carlo V. Imp. peidimmenkingordigia dell oro^de^ahguei et ti al, h.ftorici Spaenuolide quelli tépi s'hanno affaticato & affaticano co t nua Chupas,CHiito,Guarma,Xaquixaguanaveranoital.e^ Adelantadì con i nomi di tuta , faldati Spagnuoh fi da ^™" e W^ ìquak.ttàdiSpagnaciafcundiloronacquero,cofavana&nd.cobk^ecoie naturali veraméte fopradettefene panano breuemente, le non in quanto non DISCORSO DEL RAMVSIO pofTono far di meno di non nominarle alle fiate: che all'incotto in dette due par- ti d'hiftoiia del noftro Signor Gonzalo vi fono fcritte molte cofenotabili,& fra l'altre Che! Mexico,è in 19 gradi di latitudine di fopra la linea dell'Equìnottiale, & ceto dall'ifolc Fortunate, doue Tolomeo incomincia le lógitudini. Parimen- te che ve differenza d'hore otto del Sole dalla città di Mexico a quella di Toledo in Spagna,il che è ftato offeruato co gli eccliffi,cioè che'l Sole nafee otto hore aua ti in Tolcdo,chc no fa nel Mexico: & che'l Sole à 18 di Maggio pafla fopra il Me- xico per andare al tropico di cancro, & ch'ei ritorna in dietro fopra detta città a 15 di Luglio,& getta l'ombre in tutto quello (patio di tempo, verfo mezzo dì, & no v'è caldo di qualità, che alcuno fra sforzato à lafciare le vedi, Che'l paefe è molto fano & temperato: & ne i monti,che circódano la laguna del Mexico in gran par te fimile à quella, di quella noftra gloriofa città di Venetia, vi fono molti luoghi ameni per andar à piacere. Et medefimaméte,come all'incontro del mal fran- cefe,che già fu condotto a noi di dette Indie, i noftri vi portarono il male delle va ruole,che mai più non era ftato veduto ne vdito in quelle parti. Et furono alcuni mannari giouani dell'armata di Panfilo Narbaez,à i quali venne detto male, & lo comunicarono con gl'Indiani della Spagnuola in guifa, che d'un millione & fei- céto mila anime,ch'erano fopra detta Ifola,non fé ne ritrouano al prefente intor- no à 500, tato queftamalatthia di varuole accompagnata d'infiniti (Irati) &fàti- che,che o-li fecero far gli Spagnuoli, hebbe poter di leuar loro la vita : & non fola- méte nella Spagnuola , ma è paffata quella contagione talmente allaNuoua Spa- gna,& anco olirà il mar del Sur nel Perù,che molte prouincie fono rimafte defer- te & dishabitate d'Indianip cagione di quefte varuole, Et delle guerre ciuili che hàno fatte gli Spagnuoli fra loro . fi leggeua anco in detta hiftoria del Signor Gon zalo,la forma & modo come elfi co alcune imagini hieroglifice deferiuono le lo io hiftorie , & notano le memorie de i loro Re del Mexico, che fono certe figure d'animali,fioriA huomini fatti in diuerfi atti & modi:fi come s'è veduto in que libri, che'l detto S. Gózalo màdò à donare à V. E. & a me,gli anni pafìàti,pieni di varie figure & bizzarie.Oltra di quello fi trattaua come nella prouincia del Perù, per hauer memoria de 1 loro P.e,& de gli anni,che hàno regnato/anno in quello modo,che hàno cafe gradi con alcune pfon e diputate,lequali tegono il còto del- le cole fegnalate,co alcune corde fatte di bàbagio,che gl'Indiani chiamano Quip pos,dinotado i numeri co groppi fatti in diuerfi modi , & cominciano fopra vna corda da vno,fino a dieci,e d'indi 1 fu,mettédoui la corda del color della cofa,che elTi vogliono moftrare & fignificare : &,come è detto,in ciafeuna prouincia vi fa no quelli tali , che hanno carico di metter fopra quelle corde le qMe generali , Se chiamano Quippos Camaios. &fenetrouanocafepubliche piene di dette cor- derò le quai facilmente da ad intéder colui,che n'ha il carico^ le colè paffate,ben che elle fiano di molta età auanti di lui : fi come noi facciamo co le noftre lettere. Hora quefte due parti d'hiftoria del detto Signor Gonzalo,non effendo vena te ancora in luce,& effendo ftato diuulgato che egli l'hauea portate in drieto alla Ifola Spagnuola,forfe per non volerle per hora pubiicare, accioche gli ftudiofi dì fonili lettioni non ftelfero più con l'animo fofpefo,ma poteifero in qualche par- te fodisfàrfr leggendo le cofe che fi trouano fcritte di quello Mondo Nuouo , ho vlàto V: DISCORSO DEL RAMVSIO vfato diligenza di far mettere infieme i S6marij,& le Relationi,che furono fcritte da i medefìmi Capitani ncfcpadpio del trouar di quello.Iiche s'è fatto nel miglior modo,ch'è ftato poiTibile,ancora che habbiamo hauute le copie incorettifììme : pcrcioche in ogni modo p quel che vien detto , le due parti della detta hiftoria, che no habbiamo potuto hauere , fono (tate tratte da umili relationi. Nell'ulti- ma parte di quefto volume fonoftatepofte alcune relationi di M. Giouanni da Verazzano Fiorentino, & d'un Capitano Francefe,con le due nauigationi del Ca pitano Jacques Carthier, ilquale nauigò alla terra porta fotto la Tramótana aradi 50 detta la Nuoua Francia: delle quali fin 'hora non fumo chiari,s'ella ila cóoion co la terraferma della prò uincia della Florida, & della Nuoua Spagnaio vero s'el- la da diuifa tutta in Ifole : & fé p quella parte fi poffa andare alla prouincia del Ca- taio,come mi fu fcritto,gia molti anni fono,dal Signor Sabaftian Gabotto noftro Vinitiano,huomo di grade efpenéza,& raro nell'arte del nauigare, & nella faen- za di cofmografia: ilqual hauea nauicato difopra di quefta terra della Nuoua Fra eia à fpefe già del Re Henrico V 1 i d'Inghilterra , & mi diceua,come eflèndo egli andato lungamente alla volta di ponete & quarta di Maeftro,dietro q uefte Ifole, pofte lùgo la detta terra fino à gradi 67 Oc mezzo,fotto il noftro polo,a i xj di Giù gno,& trouadofi il mare aperto, & lènza impediméto alcuno,penfaua fermarne te p quella via di poter panar alla volta del Cataio Orientale : & l'haurebbe fatto, fé la malignità del padrone & de marinari folleuati,non l'haueffero fatto tornare a dietro Ma Iddio forfè riferba ancora lo feoprir di quefto viaggio al Cataio , per quefta via, ilqual p codur le fpetie farebbe più facile & più breue di tutti o-H altri, fin ad hora trouati,à qualche gran Principe,come fa anco il diicoprir l'altra parte della terra verfo l'Antartico : ìlche fin al prefente no v'è alcuno, che habbia volu- to, o tentato di fare. & veramente quefta farebbe la maggiore & più gloriola im- preià, che alcuno imaginar fi poteffe, per fare ilfuo nome molto più eterno 6c immortale a tutti i fecoli futuri, di quello che non faranno tanti trauagli di o-uer- re,che di continouo fi veggono nell'Europa fra i miferi Chriftiani. Nel fine adùque di quefto noftro difeorfo no pur è cóueneuole,ma panni an co d'effere obligato a dire alquàte parole accópagnate dalla verità p diffefa del Si- gnor Chriftoforo Colobo,ilqual fu il primo inuentore di difcoprire,& far venire in luce quefta metà del módo,ftata tatifecoli,comefepolta,& in tenebrerai che » ' a tempi noftri s'adempia il detto del Profeta , della noftra fantiffima fède : In om ' ' nem terra exiuit fonus eorù, hauèdolo il noftro Signor Iddio eletto,& datogli va lore & gràdezza d'animo p far co fi grande imprefa: laq ual eflendo ftata la pi u ma rauigliofa & la più gràde,che già infiniti fecoli fia ftata fàtta,molti maeftri,pilotti, oc marinari di Spagna, parédo loro in quefta colà effer tocchi pur troppo à dètro nell'honore, efsédo palefe al modo, che ad vnliuomo foreftiero & Genouefe,era baftato l'animo di far quello,che efli non haueuano mai fàputo,ne tetato di fare, s'imaginarono per abballar la gloria del Signor Chriftofoio , vna fauola piena di malignità &c di triftitia. dipoi gl'Hiftorici ipagnuoli, che fcriuono tutto quefto fucceffo,non potendo far di meno di nominar l'auttore di cofi ftupendo & o-lo- riofo fatto,che ha portati tati thefori alla corona di Caftiglia , & a tutta la Spagna, tolfero ad approuar la detta fauola , & dipingerla con mille colori , laqual è tale. Che DISCORDO DEL RAMVSIO . Che vn padrone di Carauella nauigàdo per il mare Oceano, fu i(T:ikato da vn vento di leuante tanto sforzeuole,&: coli cotinouo,che io condufìe nell'Indie oc cidentaii: & che ritornato poi indietro,per la fàme,& per li trauagli , ilo gli erano iellati fé no due,o tre marinari, &: quelli inférmi: ìquali da poi che furono giunti, incontanente niorirono,& che anche il padrone mal coditionato alloggiò m.ca- ia del Colombojil quale era fuo amico,& perche egli fàpeua far carte da nauicare, gli volfe inoltrar la terra che elfo hauea fcoperta per la fortuna, &: p qual vento ha ueua fatto quello pareggio. Alcuni dicono che quello padrone era d'Andaluzia, &: fàcédo il viaggio delle Canarie,nel fuo ritorno arriuò all'ifola della Madera, do uè allhora fi trouaua Colobo. Altri affermano, che era Bilcaino,iIquale andaua in Inghilterra carico di tante vettouaglie , che li furono ballanti p l'andarui & per il ritorno. Altri vogliono , ch'ei folle certo Portughefe, che veniua dal Caflel della mina. & chi dice, ch'egli arnuò in Portogallo, chi all'Ifole d'Azori,& chi alla Ma- dera. & di quello no fanno però alcun di loro affermar colà alcuna certa.ma ben tutti in ciò lì confòrmanOjCnel detto arriuato in cala del Colobo, frafpatio di pò chi giorni vi morì , & in poter del Colobo rimafero le fcritture & le relationi del detto viaggio. & che p quella infbrmatione il Signor Chiftoforo lì pofe in animo d'andare poi a trouar quelle terre nuoue. fàuola veraméte & inuétion ridicololà, compolla & formata con tata malignità in pregiudicio del nome di quello gran gentilh uomo, quanto dire o imaginar lì polla. Ne mi par che l'huomo per cofu- tarla fi debba troppo affaticare, elfendo aliai chiaramente per fé medelìma cono- fciuta elfer fenza alcun fondamento,& fìnta con molta còfulìone: non efprimen do alcuno di quelli , ne il luogo, ne il tepo ? ne il nome dell'autore, mafolamente volédo che fi porga fede alla lor fémplice parola. & è da credere,che q uelli,i qua- li voleffero torre a prouar con fìmil via, che quello pilotto lìa flato il primo a tro uar quelle Indie, appreffo ogni prudente &giuflo giudice fàrebbono riprouati per manifelli calunniatori, perche s'el Signor Chrilloforo Colombo hauelfe fat- ta quella imprefa già 2.00 anni, la lunghezza del tempo potrebbe forfè ofcurar qualche parte della verità, &: molte fìttioni di limili fàuole potrebbeno elfere da alcuno credute,ma egli la léce del 1491 nel conipetto & ne gli occhi di tutto quel Regno. & hoggi dì ancor viuono nella Spagna,& nell'Italia di quelli che lì tro- uarono alla Corte, q uando elfo fu fpedito per andar al detto viaggio:doue no ap panie pur vn minimo légno di fofpitione,ne detto parola alcuna di quella Cara- uella,ne d'altro marinaro : anzi tutto il mondo làpeua,&: era chiaro,che,perche il detto eragrandillìmo marinaro,& molto ben pratico del quadràte,& dell'altez- ze del Sole,& dell'eleuationi del Polo,& che haueua nauigato gran parte della fua età p tutto ìlMediterraneo, & p l'Oceano verfo Inghilterra, & verfo mezzo gior- no alle Canarie , & ancho in Portogallo, foura i liti delquale haueua ofléruato in certo tempo dell'anno, vna continoua cola di venti di ponente : che tutte quelle cofe l'induceuano a voler far quello viaggio, hauédo fìlfo nell'animo, che andan do à dritto per ponente,elfo trouerebbe le parti di leuàte,oue fono l'Indie. & che ciò Ila la verità,in tutta la Corte a quel tempo nò fi parlò mai altramente : di che ne da chiara teftimoniaza nella fua hilloria Don Pietro Martire fcrittor celebre in que' tempi, che allhora ftaua in Spagna a feruitij di quelli Sereninomi Re di glo riolà ■iij 1 : v, ' DISCORSO DEI RAMVSIO riofa memoria : iquali vedutoli felice fuccefTo del viaggio fi crollarono tanto là - tisfatti del feruitio fuo,che lo diuolgarono per tutto il mondo,eilaltandolo & iiif alzàdolo final cielo, & li fecero tutti quegli rionori che Ci pofìbno imagìnar mag gioii,cuf cariandogli i priuilegi che gli haueano fatti delle decime di tutte l'entra te & dritti R eali,che fi cauaffero di tutte le terre,ch'egli fcoprilTe, creando perpe4 tuo Almirante dell'Indie & lui & tutti li Tuoi defcendenti,& fàccédolo federe nel ■cofpetto delle lor Maeftà, cheapriuatapeifonaèhonorgrandiilìmo in que Re- gni. Errandogli il titolo di don, vollero che egli aggi ugnelle preilo all'armi di cafa fua,quattro altre,cioè quelle del Regno di Calliglia,di Leon,& il mar Ocea- no con tutte l'Ifble , & quattro Anchore per dimoflrar l'vfficiod'Almirante, con vn motto d'intorno, che diceua. Per Caftiglia 5 & per Leon, Nuouo Mondo tro- uò Colon, che fé haueiìèro hauuto fofpicion'alcuna di quella fàuola,la qual ma litiofamente dopo'l ilio ritorno fu per inuidia finta dalla gente balla & ignoran te,affettionataa detti Pilotti , que Principi tanto faui & prudenti , non gli haue- rebbono fatti coli gran priuilegi,conceilìoni&honori. Oltre di ciò, li fa chia- ramente che nel cuore & nell'animo di tutti 1 grandi & Signori di Spagna è fin al prelente fcolpita la memoria di quello gran fatto del Signor Chrilloforo Coloro bo: & tutti ne parlano di continouo molto honoratamente. & ho già vdito dire molte volte da molti grauiflìmi Senator^chc in diuerfi tépi fono fiati ambafcia- tori de quella Pvepub.in Spagna,che ognuno de quella Corte diceua,che egli me riteria che li luffe fatta vna ftatua di bronzo,accio che li poderi in tutti li reo-ni di Spagna haueiìèro fem pre dinanzi à gnocchi l'auttor di tanti thefori& grandez- ze aggiunte à quei Pregni, quello è quanto per difèfadell'honor di coli grande nuomomii è parfo 11 che douelfe toccare.La nobililTima adunque &c ricchi fìima città di Genoua fi vanti & glori] di coli eccellente huomo Cittadin fuo , & met- tali à paragone di qualunque altra città, perei oche coftui non fu Poeta come Homero, del qual fette città delle maggiori , che hauelfe la Grecia contefero in- ficine, affermando ciafeuna che egli era fuo Cittadino : ma fu vn'huomo ilquale ha fatto nafeer al mondo vn'altro mondo, effetto in uero incomparabilmente molto maggiore del detto di fopra: del quale non pollo fàr,che non mi llupifca, nauédotrouato che vn Poeta Spagnuolo di Cordoua,nominato Seneca già 1500 anni , mollo dal furor poetico, ne dipinfe tutta quella imprefa . percioche nella Tragedia,che egli copofe di Medea, nel fine d'vn choro,fcrilfe q uelli verfi latini^ Litjuali trddottt, fuonam m qutjlo modo. Tempi verranno anchora Dopo lunga dimora, Che'l gran padre Oceano ad altre genti Delle cofè mondane il firen rallenti, Che'l gran corpo terreno Tutto apparifca,eiì dimoftri à pieno, Che di Tifi fòlcando à parte à parte De l'onde il vafto feno, Nuoui luoghi discopra il iènno Se l'arte, Ne fia Tile del mondo vltima parte. ; Hora perche l'Eccellcza voflra più volte per fuc lettere m'ha efortato,che del- la parte di quello Modo di nuouo ritrouato, ad imitatione di Tolomeo ne volef fi farfare quattro o cinque tauole di quàto fé ne fàpeua fin al prefente, ch'erano i --' liti polli Venìent annk Seculafem , yuìhws Oceanus 7J incula rerum laxet , & ingens Pateat teìius , Typhkc^ nouos "Detegat orbes , ffecfit terru ^ultima Thyle. DISCORSO DEL RAMVSIO hei podi nelle carte da nauicare,fatte per li Pilota & Capitani Spagnuoli,& appref io volutomi mandar quel tanto , che lei n'haueagia hauuto dal predetto llluftre Sio-. Gonzalo Ouiedo hillorico Cefareo,fi delle marine della Nuoua Spagna, & Ifòle del mar del Nort, come della parte, che fi chiama La terra del Brefil,& Perù nei mar del Sur,non ho voluto mancar di non obedir a Tuoi comàdamenti,& ho fato che M. Giacomo de Gaflaldi Piani ontefe cofmografo eccelléte,n'ha ridotto in piccol cópaflb vno vniuerfale,& poi quello in quattro tauole diuifo,có q uella cura & diligéza,che egli ha potuto maggiorerei oche gli fludiofi lettori vegghi- no di quanto p mezzo di V. E. fé n'ha hauuto notitia: conciofia cofa, che fapen- dofi in Spagna , & in Francia,il piacer gradc,che ella ha di quella nuoua parte del módo,&: come ella medefima di (uà mano fpellè volte ne fuol far difegni,tutti gli huomini litterati ogni giorno la fanno partecipe di qualche difcoprimeto , che è loro portato da Capitano o Pilotto,che venga di quelle parti • & fra gl'altri il fo- uradetto Sig.Gonzalo,dall'Ifola Spagnuola: ilquale ogn'anno vna volta, o due,la vifita con qualche charta fatta di nuouo . il fimile fanno alcuni Eccellenti huo- mini Francefì,che da Parigi gli hano mandato le relationi della Nuoua Francia, co quattro diieiofaméte cótta Marino Tirio mathematico,ilqual hauea date fuori molte tauo- e di Geografia piene d'erro ii,lequali poi elio Tolomeo va più comodamele rac- conciando nelle lue proprie. Quello illelTo fperiamo,che habbiaàdiuenirevn giorno di quelle no(lre,che infra qualche anno,di quella parte del Modo debbi no eiTer date fuori infinite tauole p qualche Eccellente & diligete huomo,ad imi tatione di quella nollra fatica, & più parti colari,& forfè più copiofe, che n5 fono quelle : de no folaméte nelle marine, ma etiadio nel paefe fra terra,che al prefente è per la maggior parte incognito. Il medefimo è da lperar,che polla a qualche té- po auuenire di quelle relationi, che riabbiamo hauute infinitamente incorrette. Piglino adunque i benigni lettori quel poco, che diamo loro allegraméte, tenen do per certo,che fé più ne iolìe venuto alle mani, l'hauetemmo ancora dato loro molto più volentieri. Et quello è quato,fàcédo fine,s'appartiene à quelle tauole niiouamente fatte di Geografia,& Relationi,à contemplatione di V. Eccellenza, mandate in luce. DiVenetiaallixx di Giugno M D LUI. ì ' w < r| ./ «j V NOMI DE GLI AVTORI, CHE HANNO SCRITTE LE RELATIONI, Raccolte in quello Terzo volume , delle Nauigationi & Viaggi. Vi Don Pietro Martire Milanefe, il Sommario canato della fuaHiftoria del Nuouo Mondo fcoberto d* Ti™ Chriftoforo Colombo, poi detto Indie occidentali. ^nao ,j coperto da Don Dl Gon^loFernandodOuiedo,SommarwdalHi^ die occidentali, [coperte da Don Chridoforo Colombo. ferale, dell In, Di Gonzalo Fernando d'Ouiedo, tHiJlona* entrale^ naturale dell'Indie occidentali, dmifa in libri XX tì ViF™andoConeJeM*tiontSeconda,Ter K a,&Quaru &Mtncofefretwfe,*rnuil>„jù i j ., , ZX * ^i raM ^''^N,^,Rd4twmMl, U go,of m „ p e r t m ÌCemUR,,méUer ta eCmì Vi D ):2rj^otfrZ?^^ D 'SS^^ ^^um curi] DELLA NVOVA FRANCIA 44» • Indice delle cose piv notabili in quefto Terzo volume delle Nauigationi, & conquide dell'Indie Occidentali, {coperte dal Colombo: Con le materie Conuenienti alla Cofmoprafia. Benemachei Cacico,nel- la prouincia d'Vraba affàlta gli Spagnuoli andati nel f ho flato, Se egli è fatto prigione, Se è prillato della mano de- lira. 24.b Aberramiefòno vccelli natura li dell'Indie occidentali. 161S A.bibeiba Cacico finge di co trattare amici tia con gli Spa gnuoli,li promette de l'oro, & gl'inganna.24.b e/ con- giunto co Abenemachei Cacico aflàltano gli Spagnuo li, Se fono vin ti. Z).a \bila monte in Africa nel ftrettodi Gibral terra oppo- fto al monte Calpe. )i'Cl%7 fVbraime prouincia nella Cartiglia de l'oro, ^braiba Cacico poftoin infìdie con altri Tuoi Indiani ammazza Raia Spagnuolo con duoi compagni. 24.d kbulenfi icrittore fòpra Eufebio,et Tuo errore in creder che l'IfòleHefperide iìano le fortunate, dette volgar- mente Canarie. 75>.b fVburema è la parte del finiftro lato d'vn Golfo Occiden tale fèoperto da Colombo , fua deferittione. i7.b iccacingo prouincia nella nuouà Spagna . 232.C \capuzaleo città nella prouincia di Culua. 261.C Vcafual villaggio nella nuoua Spagna nella riuieradel Mar del Sur. 2.9^-d \catepeque villaggio nella nuoua Spagna,'nella riuiera del Mar del Sur. 299-b \capichtla città nella nuoua Spagna è prefà da Confàl- uo dì Sandoual con fànguinofà vittoria. zóz.a \ccaler fignifica Canoa appreflò gl'Indiani del Mefci- co. 233^/257.3 \ceto come fi fàccia da gl'indiani co il vino Chiclia. 53. b \chetefòno detti da gl'Indiani li Tiburoni piccioli.i58.f Ichillo cane valorofò 1 nel dar aiuto a gli Spagnuoli nel conquiftare l'Indie. 351.3 \cibarcompofitioneamariffimafi compone delle zaui re quale fono cardoni. i^i.e Icaro Cacico della prouincia Cinta. 98.b \ces radice Se f iia deferittione. 68.3 \cciaio, &fue minere fono nella nuoua Spagna. 304. e/ & in Spagna d'Europa. iz7.e ^cla villa nella colta di Beragua. 64.A accordo fatto traCaftigliani Se Portoghefì circa il naui ore l'Oceano. Z7.b.84.f accoglienze fatte daBeuchio Anacauchoa Cacico a Bar tholomeo Colombo.9. d/ io.a/ Se dagl'indiani Quìri- quitana. !^.b kcqua è adorata da gl'Indiani del Regno di Ceuola. 362.C \cqua qual fi ritraila nelli cochi qto fia eccellente.64.3 \cqua non efler piouuta nel Petatlan per tre anni^tf.b \cqua incorruttibile frefea , Se faniffima qual fi ritroua in alcune canne. 67. e kqua del fiume Tago è la migliore di Spagna. zij.b Acqua calida d'un fonte , qual pafià di fòtto l'acqua del fiume acquata d'acqua fredda nell'ifblaDomenica.130. f/i3i.a Acqua fetida &cattìuaefrendolipofto dentro farina di Mahiz arroftito fi fa buona, Se di buono odore. i3Z.d Acqua è beuuta da gl'indiani contermini alMar del Sur perche non hanno cognitione di vino. 31. b Acquata fiume con l'arena d'oro, & con buon porto nel l'ifola Domenica. 130/ Acqua del Xaqua con laquale fi fanno negriifime le car ne gl'indiani quando vogliono andar in guerra, Se le donne quando vogliono fàrfi belle. i39-d e/ój.d Acqua per rifànar il mal Francefe come con il legno San to fi faccia. I77.ef/i78.a Acqua dolce ritrouata dal Licentiado Zuazo miracolo- famente per riuelatione di fànta Anna, nell'ifole de gli Alacrani. 214.1/ per miracolo fi fa amara. 2i8.e Acqua dolce qualfcaturifce d'vn fonte pofto nel Mare vicino alPifòlaNauaza. 130.6 Acqua quale fi fa più dolce a vn tépo che a vn'altro.2if.a Acqua per bere non ha l'ifola Cubagua. 198. b Aacqua de pozzi dell'ifolaSpagnuola non è buona per bere. 100. b Acqua qual fi caua de l'arbore Hobo nell'indie , Se è ri- fioro de viandanti. J 39- a Acqua marina rifàna là morfìcatura de Pipiftrelli vene- nofi. 24«a Acqua del Mare è molto fpumofà , Se fpeflà , nella cofta occidentale fèoperta da Colombo. 6.d Acqua del Mare chi molto ne bee, nò può viuere. 21 5.W 2iz.e/3i4.f Acqua del Mare è vfàta per medicina da quelli che fono feriti da gl'Indiani, con le freccie venenate. 66.A Acqua del Mare è gioueuole medicina per fàldare la car nedefpiccata. ziy.b Acqua molto calda d'un fiume nell'ifòla Spagnuola.6.b Acque bianchìifime,fono nel Mar Occiden tale,nella co fta dell'lfble fcoperte da.Colombo. 7.b Acque dolci, smare, & fàlfè de Laghi nell'ifòla Spagnuo la. 4Q.ab Acque de fonti nell'ifòla Spagnuola,nelIa proulcia Cai- zumu nella fuperficie fono dolci, Se fàlfà nel mezzo, & amara nel fondo. 40.d Aquedutti del Temiftitan,& loro deferittione. 241. a Acuca dicono al bambafò,gl'indiani di Ceuola. 3<5z.a Aculman città in Culualótana due ledile daTheflaico. Aculuacan prouincia nella nuoua Spagna vicina al Te- miftitan. 238.3 Acuruma città nella prouincia d' Aculuacan nella nuo- ua Spagna. 238.3 Acus Regno vicino a Ceuola Se fua Hiftoria, fecondo la relatione del Vazquez. 362.3/157.0/358. b Accufàtione, Se imputatione fàlfà data da Roldano , Se .. Spagnuoli alli Colobi co lettere alli Re Catholici. 13. b Volume.3 . B Adora- M INDICE DEL ueiia Ifol A t> o rat r o k e In qual modo lafaceuano gl'indiani {coperti da Colobo veggendo il Sole qual adorano. 7. e Adulterio è punito con la morte da gl'indiani di Buona guida.3Ó6'.e/& nella prouinciad'Atabalipa. 387. e Adelantado è officio principale,et di fòprema auttorità, che in Spagna fi concede, qual dignità fu data dalli Re Catholici a Bartholomeo Colombo. 74-d Adiamo herba,fì ritroua nell'ifola Spaglinola . 1 $i.a Adibes animali quadrupedi naturali , della nuoua Spa- gna^ loro delcrittione. ?04.e aere è molto temperato ritrouandofì Colombo lon tano dall'Equinoziale gradi cinque per andar all'ifola Spagnuola. 13. a Aere è molto mal fàno , nell'ifòle Hefperìde altrimenti dette di Capo verde. 1 i.a Aere di fuauiflima temperie, ritrouato da Nigno in vna prouincia nella Paria. 14.C. Aere molto téperato ènellajpuincia Qmriquitana.ió.b Aere molto faniflimo è nelli Cariai ritrouato da Colom bo. 17-a. Aere molto benigno , & temperato è nella coffa del Fol- to di Santa Marta.3f.a/& nell'ifola Borichen. 170. b Aere è molto temperato nell'ifola Spagnuola, fenza cal- do^ fenza freddo eccefliuo. 39. e Aere molto fereno,& téperato è nell'Idie occidétali.fi.a Aere /otto ilquale non fi generano pidocchi, ò altri ani- mali fìmili,chemoleftino il corpo. 69.C Aere dell'Indie occidentali , inclina gli animi a fufeitare nouità,& difeordie. 91. e Aere animale,deH'ifbla Cuba,fua defcrittione,Hift.i8i.a africa è diuifa dall'Afia , dalla parte d'Oriente dal fiume Nilo. i68.e A g 1 e s radice vfata da gl'indiani dell'Ifola Giouanna, .& d'altri luoghi dell'indie in vece di pane con la fila de fcrittione. 2. e/ come fi femini , & raccoglia. 133. e f/ del fuo primo inuentore. 41. b Agies piata è chiamata nell'ifola di San Thome Igname, vedi nel primo volume Igname. Aglio fa perdere la virtù alla Calamita. ifo.a Agneficca fanciulla innanti la fua morte vede Santa An na, & dice al Licentiado Zuazo come debba fare per li- berarli dalla fete,qual patiua con li compagni. 214.0 e Agra terra,nel flato d'Atabalipa. 395^ Agricoltura è effercitata', dalle dóne della prouincia Cu riana,& non da gli huomini. I4.b aocci idental 85.C Aguaimota figliuola d'Anacaona Cacica, nell'ifola Spa- gnuola. ioz.b- Aguar dicono eflerìl Dio del cielo, li popoli di Culia- zan,& quello adorano. 3 2 9- ( ^ AgueibanaCacico,dell'ifola Borichen. 170. b Aguanil prouincia, nel Iucatan, quando feoperta da gli Spagnuoli. 180. a Aguaiaprouincia,nell'ifolaIamaica. i9f.e A h A e v s città, vna delle principali di Ceuola , fecon-. dolarelationediFraMarcoda Nizza. 3$S.a Ai, ai Ifolaoccidentale,detta altrimenti Cibucheira, Jk Santa Croce,quando feoperta da Colombo. 3.d/Sf.c Aina fiume,de pricipali dell'ifo. Spagnuola, vedi Haina. Aiglon terra picciola,nel flato d'Atabalipa. VJA-d Aintufcotaclan terra nella nuoua Spagna molto habi- tata. iSó.f Airamba terra nel flato d'Atabalipa. 4°44f Alvaro Nunez, & fua relatione del fucceflb dell'ar matadiPamphiloNaruaezdal 1527, fino alifttf. che ri tornò in Spagna. 310.D Aluaro Nunez contradifTe all'opinione di Naruaez d^b bandonar li Nauigli , & con l'armata entrare fra terra. 311. e f . Aluaro Nunez con fuoi compagni riceuono gran corte - fie da gl'indiani dell'ifola di Malfatto. 31 .b Alonfo Fogheda combatte infelicemente con gl'India- ni,nell'ifola Spagnuola con perdita di fettanta de fuoi. i 9 ;a Alonfo Nigno de fuoi fatti,vedi Nigho. Alonfo.vj .Re di Spagna, & tempo della fua morte. ii2.d Alonfò.xj.Re di Spagna afTedia,& prende Algezira città . in Africa. * ni.d Alonfo d'Hogieda è fatto Cartellano di San Thomafo da Colombo. yi.cl9$.a Alonfo d'Hogieda , eflendo allattato daCaonabo Caci- . co, & dal fratello con gran numero d'Lidiani, valoro- famente fi difende, & li fa prigioni. 5>3-a b e Alonfo Zuazo Licentiado, de fuoi fatti, vedi Zuazo. Alonfo di Quintanigliafauorifce, & intercede per Co^ . lobo appreffo Don Pietro Gonzales Cardinale di Meri dozza,accioche il fuo penfiero di feoprire l'Indie hab- bì effetto. 8o.c Alonfo di Lucho,conquifla Palma, Se Tenerifa , lfole . delle Canarie in tempo delli Re Catholici. Si.b Alonfo Manfò Licentiado Vefcouo della città di S. Glo- riami i nell'ifola Borichen. zjxliGyS Aleflandro.vj. Pontefice Romano accorda li Portoghe- fi,& Cafligliani circa la nauigatione. 27.b. Aleflandro. vj. Pontificeinuefiifce li Re Catholici del- l'Indie occidentali , & fuoi f ucceflòri. 84.f Aleflandro Magno , & Ariftotele,fecondo Eufebio fur-. no annidi. innanti che Chrifto s'incarnafle. 78.CI Aleflandro Giraldino Romano vefcouo di S.Domeni- co città nell'ifola Spagnuola. ìóf.b Almeria città nella nuoua Spagna, altrimenti detta Nati. tei, ribella a gli Spagnuoli^ da loro è abbruciata. Alpha, mm TERZO VOLVME Alpha, & Omega Capo dell'ifóla Cuba. 6.z Alpha, & Omegha, tal nome non fi ritroua eflèr nell'In die,per il che Pietro Martire ne prefè errore. <>o.b Almirate perpetuo del Oceano, è fatto Chriftofòro Co lombo dalli Re Catholici. 3.a/ S^-.b Alàrcone de fuoi fatti, vedi Fernando Alarcone. Alcatraz vccello marino dell'indie occidentali, & Tua hi ftoria. f9.bc/162.c de Algezira città in Africa , quando aflèdiata , & prefà dal Re Don Alfònfo di Spagna vndecimó. i n.d Alacrani Ifole tre occidentali , Se loro fìto. zi6.fl perche detta dal Licentiado Zuazo,InfiileSepulcrorum, & co me tutte appartatamente nominate. 2ic).bcd Aliman prouincia, nella nuoua Spagna verfb il Mare di mezzogiorno. 288.a Alcaide è nome di dignità, conceria da gli Spagnuoli. 325>.a Almagra colore, con il quale gl'indiani del Carruto,fì vngono, Se tingono il volto, & li capelli. 318.C Allume, Vetriolo, & Zolfo,fì ritrouano in vna mótagna di Ciapotulan. 2-97-f Aloe produce in gran copia l'ifola Giouanna. 2. d Altea è herba,naturale dell'ifola Spagnuola. 1 )'2.b Allocchi fono nell'indie occidentali. 58. b Aluarado de fuoi fatti,vedi Pietro d' Aluarado. AlcmeonePoetaGreco,fu morto dalliPidochi. i66\e Almotaxe Cacico nel Perù, è fatto ardere da Francefco Pizzarro per ribelle. 382.b Amec monte dishabitato, nella maggior Spagna, nella prouincia di Cuinaccaro. 33<>.d Amerigo Vefpucci Fiorentino , nauigò tanto verfb mezzodì, chepaflatol'Equinottiale gradi cinquanta- cinque, difeoperfe terre infinite. x6.c Amaqueruca città nella nuoua Spagna , nella prouincia di Calco. 233.d Amache fono legni accommodati a guifà di fedie con le quali fi fanno portar gl'indiani. 33. e Amantechi fono detti li mifuratori de terreni da gl'In- diani del Meflìco. 221 .e Amaiauna fpeloncha,nell'ifòla Spagnuola, doue hebbe principio l'humana generatione ,fècondo l'opinione degl'Indiani. 42.d Ambafciatori mandati a Vafco, con prefènti d'oro dal Cacico Chiorìfb,con l'oratione che lì feciono. 32.b Ambafciatori del Cacico Panuco, vanno con prefènti al Cortefè. J . nó.e Ambafciatori con prefènti mandati da Montezuma al Górtefe con offerta di volere efiere fìiddito all'Impe- ratore. 23o.cd Ambra gialla , ritrouata da Gonzalo Hernandes fra ter- ranei Porto di Santa Marta. 34.d Ambracane, è materia proueniente,dal coito delle Ba- lene, ifó.d Ambìtione molto regna tra li Signori Indiani occiden- tali. . 30.C Amore d'Ifàbetta Boadiglia, verfb Pietro Ariafuo mari- to. i6.b Amicle città in Italia , fu dishabitata per la moltitudine delleSerpi. 165. a Amazone donne indiane fènza huomini, hanno Repu- blica. 4i6".a/ loro Hiftoria, fecondo la relatìone di Nun no.339.bZ habitamo fecondo alcuni , nell'ifola Marini- no. 8, -.e anacaona fòrella del Cacico Beuchìo,et moglie di Caonaho.93.cZ fu la più bella donna dell'ifola Spagnuo la. io. e / vagheggia piaceuolmente con Bartholomeo Colombo, oc lo promoue a mangiare del Serpente Iua na.io.d/n a/ fa fèpelire viua vna fila donna, con il Caci co Beuchio fuo fratello per honorarlo mor to.41 .e/ fua vita,& coftumì.ii4.d e/& come ribellò alli Spagnuoli, è fatta impiccare da Don Fra Nicola d'Ouando. 102.C Anacaona vocabulo Indiano, figniiìca fior d'oro, io.c Anitre bìanchiifime con il capo roflò , maggiore delle noftre, fono nell'ìfbla Giouanna.2.d/ & fé ne vendono gran copia nel Temiftitan.239.fZ fono per tutte l'Indie occidentali. f8.b Anitre fatte in poluere,vfàno per fuffumigarfì gl'india- ni nel Perù. 383.CI Anitrini vccelli molto gran volatori dell'indie occiden- tali, & lor Hiftoria. 58.C Anazandan villaggio, molto buono nella nuoua Spa- gna- 305.CI Anna madre della vergine Maria, & fuo miracolo, ope- rato ver fo il Licentiado Zuazo, & compagni nel loro Naufragio. 214.be AncìfbBaccalario,con cento Spagnuoli è pofto in fuga con gli archi da tre Indiani 20. b/ partendo dall'Ifola Spagnuola per andaraVraba fé li fommergela natie carica , d'artiglierie,et altre arme con fuo gran danno, io. a/ combatte nel Darien , Se effendo rotto retta vin- citore, ao.b Ancifo Baccalario , è fatto prigione da Vafco Nunez , & pofeia liberato, &lafciato andare convnaNaueverfò Spagna.22.b/ capita con la Naue all'ifola Cuba et è mol to hono rato, dal Comandatola Cacico indiano fatto chriftiano. it.d Ancifo giunge in Spagna,fa querella di Vafco Nunez,et lo fa tentennare ribelle alla corona . z6.z Ancifo fa ba ttezzare cento , & ottanta Indiani nell'ifola Cuba. 2.£. a Andamarca città nel flato d'Atabalfpa. 392.6/396. a Andabaila terra nel flato dAtabahpa. 4.d Antonio d'Alaminos Pilotto maggiore, &: fue difeorte- fìecontra il Capitano Grigialua. i84.ab Anon arbore occidétale,fua deferi ttione, Se del fuo frUt to. 141.C apanasclan prouincia nella nuoua Spagna non molto lontana da Soncomifco. 302.C Apalachen prouincia occidétale nella cofta della nuòua Spagna,fcopertadaNaruaez. 3ii.d/3U.f/3i3.abe Api non fono nell'ifòla Spagnuola. 166.3, Api dell'indie occidentali, & lor Hiftoria. 61.be Apio portato di Spagna, nell'ifòla Spagnuola fi radica nella terra. iyi.e Aponi,ò Scaraboni dell'ifòla Spagnuola,lor Hift. i66.b a c^v ada fiume nell'ifòla Borichen. i70.a Aquile Reali, Se delle nere, & delle picciole,fòno vccelli naturali dell'indie occidentali. 58. a/16 2.6/239. f A queibana maggior Cacico dell'ifòla Borichen fa am- mazzare Dò Chriftoforo di Soto maggiore. 172.3 b e aranci garbi, & dolci portati d'Italia, & piatati nella Spagnuola molto fruttano, & moltiplicano. 67.^137.3 Aratambo terra nel ftato d'Atabalipa . 394>d Arbadaos Indiani , feoperti da Aluaro Nunez. 322.C Arcipelago del Capo Defìato altrimenti detto ftretto di Magaglianes,fua longhezza,& larghezza. 88.c d Arcipeiago dal Colombo feoperto co infinite ifòle. 4.b Arco,& faetta efTer le più antiche arme che fi vfano. g.c Aragni molto grandi, & di diuerfe fpetie dell'ifòla Spa- gnuola^ lor Hiftoria. i66.e f Areyti fono verfi indiani dell'ifòla Spagnuola , quali gli Boetij infègnano alli fanciulli, Se in qual modo li can- tino, Se in che materie fiano compofti. 42.b e Areyti degl'indiani,co quali predicono l'ifòla Spagnuo la douer effer fogetta a gente veftita. 42.C Areyti come fiano cantati dagl'indiani ballando. 53.3 Areyti degl'indiani occidentali dell'ifole, con li quali té gono la memoria continua della religione de loro paf- futi. ni.d/ii2.ab/ii4.d Areyto, ò vero danza,fatta fare da Anacaona a trecento donne vergini. iu.c Argento Porto nell'ifòla Spagnuola verfo Tramonta- na. 8y.e Argento, & delle fue minere nella nuoua Sp1gna.304.eZ è molto bello, Se buono.71.lV nel Cufco. 377-b Argento T E R Z O argento, & Tue minerelòno nella terra delJos Bacalaos. 5z.b/ in Top ira. • ^ 4# f Argento, Se iiie minere in Spagna. iZ7.d Argento, &c oro effer flati antichiilìmi metalli. iz5.d Argento come lo cauano gl'Indiani del Perù delle mine. : . re * 390.C Argento ritrouato in tauole longhe vinti piedi nel ita- lo d'Atabalipa. 4CK.a Aries, &: Vincentianes della loro nauigatione fatta per fèoprir terre n uoue* 1 r a Ariftotile,et Aleffandro Magno fecondo Eufebio fumo anni^i.innantì che Chrifto. N.S.s'incarnafle. 78.d Ariflotile , & cioche riferifee dell'itola feopertà da Car- ' thaginefi neH'Oceano,qual potrebbe eilere vna dell'i- . fole occidentali dell'Indie. \\, rc 78. ed Ariftotile non capendo la cognitione del rluflo,et reflui* Io del maredi N^groponte fdegnato s'annegò. 88.e Arme di diuerfe fòrti, vfate da gl'Indiani occidentali, Lanze longhe trenta palmi con ponte dì felce duriffi- me, & Afte con ponte di pietra. Z47. e/ fallì gettati con lefxombe. Z46. d/ Saette velenate. z. e/ 34. a/ 50. a/ 19. b/ Canne con vna pietra dura nella punta, 50. a/ Dardi co tre ferri, rotelle, lanze , frezze , fpade a due mani di le- gno.335. a/ faette con le punte d'oflo velena.te.19. ^ Ha ~ j Ile da;lanciare dette Macane,& fpade larghe fatte di le-,, gno di palma. *6.c/i8.a/ip.a Arme di diuerfe fòrte offenfìue vfàte da gl'Indiani. z8.d/ zz b/ 50. a/ 9f>ei oeciden tale, & fua Hiftoria. 14.1.^1 Arbore Cibucan'dell'ifola Spagnuola, fua deferittione, ;& del fuo frutto. 141.be Arbore delle Noci feluaggie occidentali , & fua Hifto- rìa - ' , i4,f,h Arbore di grandezza d'vn'olmo , qual produce Zuc- che- 6.b A rbore Anon delll'ifola Spagnuola , fua deferittione, fé -. del- fuo frutto.;; 5 ^i.e; V O L: V M E. J Arbore nella nuoua Spagna con il frutto del quale fan\ no vino, & fua deferittione. 306.C Arbore Sciacan nafee tra le pietre,nella prouincia de gli Indiani delle Vacche. ^S Arbore detto Guarabana in Vraba produce frutti mag- giori delli Cedri grandi, &grolìì che paiono melloni : molto buoni da mangiare. z8.a Arbore delle prune occidentali perde la foglia. H7.d Arbore del Cedro feluaggio occidétale,& fua Hift.i4,.f Arbore Ceibaièluaggio è il maggiore dell'indie occidé-. tali,fuaHiftora. 146.de Arbore del fico nell'Indie occidentali pdelefoglie.^.e Arbore Tamarice feluaggio occidentale, &c fua Hiflo-. ria - i 47 .a Arbore del felce feluaggio dell'ifola Spagnoola, & fila Hiftoria. \ 147> b Arbote Spino feluaggio,& fua Hiftoria. 145.3. Arbore nell'ifola del ferro delle Canarie fopra il quale cafea vna rugiada,qual nutrifee di bere tutto il popolo ; dell'ifola 3 .a/86-.a Arbore del Guaiacan occidentale, vedi Guaiacan. Arbore delle palme feluaggie occidentali , & fua Hifto- na - 145.be Arbore Guanabano dell'ifola Spagnuola,fua deferittio- ne, & del fuo frutto. 141.C d Arbore Hicacos dell'ifola Spagnuola , fua deferittione, & del fuo flutto. . 140.K Arbore Mamei nell'ifola Spagnuola,fua deferittione, & del fuo frutto. 14z.be, Arbore Hobo dell'ifola Spagnuola , & fua Hiftoria. 1 j8. e.f/ 139. a/ vedi Hobo Arbore. Arbore coppei nell'ifola Spagnuola co le foglie del qua - . le fcriuonoli Chriftiani iiii exiftenti , de fua deferir^ tione. 4l . a Arbore, qual produce li Mirabolani in Vraba, detto, Houos. 2 8. a Arbore Guiabara, òveroVuero dell'ifola Spagnuola, fua deferittione, & del fuo frutto. i4o.e f Arbore de pater noftri,& del fapone oeciden tale, & fel- uaggio,fua Hiftoria. 1 ^.d Arbore Coppei dell'ifola Spagnuola, & fua deferittio- ne « 141.3 Arbore del Guaiabo dell'itola Spagnuola,fuadefcrittio, I ne,& del fuo frutto. 141.Ì) i4z.a Arbore delle Morole dell'ifola Spagnuola, & fua Hiflo-. ria- i 4 z.e Arbore del Ròuere,& fua Hiftoria, H5-f Arbore Mangle feluaggio, & fua Hiftoria. . 145^ e Arbore A uzuba, fua deferittione, &del fuo frutto. . HQ.d Arbore della cannella del Peru,& fua Hiftoria. 4ij.b,. Arbore Iaruma dell'ifola Spagnuola, fua deferittione, & . de fuoi flutti.' - ' 140.C Arbore Guazuma deU'fola Spagnuola , & del fuo frut-,, to. i4o.a Arbore Guama dell'ifola Spagnuola , & del fuo frut- to. i4o.b Arbore Macagua dell'ifola Spagnuola, fua deferi mone*. & del fuo frutto. I4i.d Arbore Guaguei dell'ifola Spagnuola.fua deferi ttione^, &,del fuo frutto. .. 141. b Arbore Xagua oeciden tale , & fua Hiftoria. 139.C d Vol.5 . B iij Arbore 1 I 'III 1 INDICE DEL Arbore detto Guainaba produce frutti come pomi mol to limili alti limoni , Se fono di fapore dolce mefcola- to con garbo. 2 7-" Arbore Caini to dell'Ifola Spagnuola,fua deferi ttione,et del fuo frutto. i3?-'ab Arbore del Terebinto occidttale,& fua Hifto. I4<>.b e d Arbore Caoban occidentale,^ fua Hiftoria. i-^.a Arbore,ò vero pianta occidentale detto delle faldature, & fua Hiftoria. _ nS.bcd Arbore Goaconax occidentale, del quale fi caua liquore come balfamo,& fua Hiftoria. i45>-d e f/ 1 jO.a b e ArboreGuaiabo occidentale, & fua Hiftoria. Hi'.éf Arbore, ò vero pianta occidentale , il quale produce vn frutto come Auellana molto folliti uo. ifo.c d e f Arbore detto l'arbore de tre piedi, & fua Hiftoria.66.b e Arbore del bambagio,vedi Pianta del Bambagia Arbore lar urna oedden tale, Se fuaHiftoria. 140.C Arbore del Coco , ò vero delle Noci d'India , & fua Hi- ftoria. 6iìd\ 64. ifi; Arbore Maiaguaoccidentale,& fua Hiftoria. no.d Arbore Higuero dell'Indie occidentali , & figura della fua foglia, Se fua Hiftoria. I39;b c Arbori nell'ifolaSpagnuola, tutto l'anno fono carichi di fiori, Se fruttane mai vi cafeano le foglie. 30.C Arbori occidenta!i,hanno quafi tutte le foglie finirla al- le Noci. % Ho.à Arbori detti Mangli nafeono nell'acqua marina, nella coftiera di Cuba. zi4.a Arbori occidétali, ellendo vfati ne gli edificij prefto s'in uecchiano per corromperfi prefto dal Tarlo. 147X Arbori rendeno in molti luoghi della nuoua Spagna il frutto due, Se tre volte l'anno. 3°4- e Atbori che rendino frutti , non fono nel Regno di Ce- uola. 3 6l - e Arbori delle ciriegie, fufini , Se pomi fono nella nuoua Spagna. 2 4°.a Arbori diuerfì, quali fono nella nuoua Spagna 304^ Arbori di legno amaro,ne quali non entra vermine.che li corrodano. 3^- c Arbori amari non fono nell'Indie occidentali , fecondo cheferiue Pietro Martire per teftimonio del'Ouiedo. i^7.b Arbori dell'Oliue non fanno frutto nell'ifola Spagnuo- la. J 37.d Arbori della palma fruttano nella Spagnuola , ma li frutti non fono molto buoni. *37-b Arbori molti fono nell'Indie occidentali, incogniti a gl'Indiani. H4- e Arbori delle Pigne feluaggie,& loro Hiftoria. I4f.a Arbori mirabolani & loro fauola. 4- 2 -d Arbori nell'Indie occidentali non perdono la foglia, ec cetto la caffia. 67.lV 147.C Arbori dell'Indie occidentali tutti fono faluatichi. 6f.a Arbori quali mai perdono la foglia, fecondo Plinio Ve- ronefe. t x 47- c Arbori quali rendeno odori foauiiumi,ck: admirabili fo no nell'ifole di Colombo. 3- D Arbori nell'ifole Limoniere, quali producono frutti ri- mili alti Limoni. l fd Arbori fpinofi, Se medicinali per fanare le gambe fracaf fate,nafcono nell'ifola Spagnuola. e Afte longhe trenta palmi per combattere,fono vfate dal li popoli della prouincia di Tenes. 2.37^ Afci pianta occidentale,del frutto della quale gl'India- ni fé ne feruono come noi del pepe. 134X d Afcioni vccelli, fi vendono nel Temiftitan. x^S Afcenflone Porto del lucatan, Se fuo fuo. i87-b Afphaltide Lago in Giudea produce bitume. ' 181.C Atabalìpa terzo volvme; Atabalipa Reln , one lPeruèf bogliato di gra quantità d oro da gli S i [{ n$ £ Atabalipa manda vn preìv Q a Fran cefco Pizzaro.383.dZ 37i.d „ Atabalipa perqiial cagione. dò ^ft^ti Qifcofuo fratello. .. ,. ;.._., 58 5.C Atabalipa entra in Cafciamalc^ f co p ren dòfi nimico a gli Spagnuoli è fatto prigionv 388.bcd Atabalipa è viiìrato da Fernando -, zaro> & gli dice ha- uereichriftiani per amici. ' 287. ed Atabalipa è prefo da Francefco Pizz^ 274.be A tabalipa promette gran quantità ci^ per f uo r if ca t- toagliSpagnuoli. . r -■,<-' \ . , ^o.ef Atabalipa come fi fece gran Signore ne\p r Ll doppo la morte delCufco fuo padre. - ' \' ' 3g0.be Atabalipa, &c fua defcrittione,& ftatura. \}j;a/374.b e Atabalipa fa incatenare vn Sacerdote d'vnfylofchea p hauergli dette molte bugie. 39 I «f A tabalipa, & fuo habito. ; il! 1 387.C Atabalipa è fatto incatenare da' gli Spagnuoli, c\ffocra- re come traditore. 3'97.cde/35>5>.d .(277.6 Atabalipa figliuolo delCufco vecchio è fatto Si^ore dal Pizzaro,del flato d'A tabalipa fuo fratello.39 7.1^8. a/35>9.f. & fua morte. 4-^.e Attabeira vocabulo Indiano è il nome della madie di Dio,fècondo gl'Indiani della Spagnuola. . p.d Atacuba città nella prouincia di Culua èprefa &abbru ciata dal Cortefe. 2<5j.c d Ataios Indiani occidentali , feoperti da AluaroNunez. 3 2I - e " - . ,. Atacotla città nella mio uà Galitia, nella prov Alcia dl Tornila. 33f- c Aticlan villaggio poflo inacqua nella proui« c i a di Cia- potulan nella riuiera del Mare del Sur. 298.3 Atibonicoflume de principali dell'ifola Spagnuola.39. d/45.c/vedi Hatibonico. Ateipar villaggio nella nuoua Spagna , nella riuiera del Mar del Sur. ; z 99- a Atecuan villaggio nella nuoua Spagna nella riuiera del Mar del Sur. ■ f9&. Atlanluogo dishabìtato nella nuoua Galitia, vicino a Saltenangó. 337- Atlanti fumo tre fecondo l'Abulenfì fopra Eufebio , Se quali. 75>-b Atlante qual fu vicino al tempo di Mofe non fu Moro, ma Italiano,fecondo Berofo,& fcacciò Hefpero.xij. Re di Spagna. 79- D Atunquixo prouincia nel Perù, nella quale nafee il fiu- me Maragnon. 4i5.cd avavares Indiani feoperti da AluaroNunez. 321.3 Autengo città nel Mefcico. 2.)7« c Aute prouincia vicina al Mar del Sur. 313.C f Auzuba arbore dell'lfola Spagnuola,et fua deferittione, & del fuo frutto. Ho.d Auellana,ò vero pomettino vfato dagl'Indiani occiden tali per purgàrfi. i5o.cdef Auicenna come philofòpho naturale,fu d'opinione che fotto la Torrida Zona foffehabitabile. 77 ed Aulicaba prouincia nella nuoua Spagna. z8o.f axicomANtla città nella nuoua Galitia , nella prouincia di Tonula. 33f .e a z v a fortezza edificata da Spagnuoli nelllfola Spa- gnuola. 4i'.c/ioi. n Azurro colore nelllfola Spagnuola fi ritroua per dipi gere. I01 - b Azurro colore quanto perfettamente lo facciano gl'In- diani occidentali per dar a loro panni di cottone colo- rati. ■ 6 ?- b Azatatlan prouincia nella maggior Spagna. 335*-* Bartholomeo Colombo fratello di Chrifto- foro Colombo è fatto gouernatore dell'ifola Spa anuola dalli Re Catholici. 3- a Bartholomeo Colombo edifica la fortezza dell'oro ,àp- preffo alle minere nell'ifola Spagnuola , Se la Rocca di San Domenico. j , ,' 9* b Bartholomeo Colombo fupera , Se vince quindici mila Indiani , Se prende Guarionefio Cacico. io.b Bartholomeo Colombo manda trecento Indiani prigio ni in Spagna. 9- c Bartholomeo Colombo rìceue grande accoglienza eia Beuchio Anacauchoa. 5>-d/io.a Bartholomeo Colombo fi fa tributario Beuchio Ana- qauchoa Cacico nell'ifola Spagnuola, 2-d Bartholomeo Colombo promoffo d'Anacaona man-, aia del Serpente luana-r «• i«ello ritrouadelicàtifTimo. a A 1- ■ •■ . • •>,'■ «xitnolomeo Colombo con il fratello Ammirante fono da Roldanoj '& da gli Spag&vtòli a£cufati alli Re Catho Hci come intolerabili,& ambitiofi. ij.b Uartholomeo Colombo con aftutia prende lì Caciquì Maiabonefìo,&GuariOnefiW ^ - 13.C Bartholomeo Colombo co il fratello' fono reuocatidal gouerno dell'fòla Spagnuola, Se mandati in ferri in Spagna. I3-" Bartholomeo Colombo con il fratèllo doppo la prigio- nia è mandato a feoprire mio uipaefì. i<>,a Bartholomeo dalle cafe parte della città di San Domeni- co, & va a ritrouare il Cacico Don Henrico,quale a fua perfuafìone fi conferma nella fede,& molti de fuoi pré dono il battefìmo. no.cd Bartholomeo dalle cafe: con quali condì tionì paflà al go uerno della coftieradi Cumana , Se come per difpera- tione prende l'habito di San Domenico. 200.C f Bartholomeo d'OcOn Spagnuolo , huomo di grandiffi- ma memoria. 173-d Babilonia effer con le mura fabricata di bitume. 48.C Baccalario Ancifo fue attionì , vedi Ancifo Baccalario. Bacalai popoli Indiani , feoperti da Sebaftiano Gabotto Venetiano,&delorohabìti, Se perche cofi detti. 3f.d Bacalaopefcefua deferittione, & della caccia qual gli è fatta da l'Orfò per mangiarlo. 36.3 Bagua vocabulo Indiano, della Spagnuola fìgnifica Ma- re, i^i.a Bagno dell'Hòbo è molto fàlutifèro per leuar la ftrac- chezza del corpo.tff.b/ del Xagua. 6f.d Bahaboni fiume dell'ifola Spagnuola feorre nella parte diCahonao. -,. 35>«c Bahuam fiume nella prouincia Bainoa dell'ifola Spa- gnuola. 40.0 Bahama lfola occidentale , Se fuo fìto.205.b/è maggiore dell'ifola detta Lucai. 82.C Baigua vocabulo Indiano dell'ifola Spagnuola,fìgnifica . l'herba detta Verbafco, con la quale adormentano , & Voi. 3 . B iiij pren- 'ài • * .in ► ~ ;; INDI ^prendono molto'pefce gl'Indiani. i6i.a/i^6.z.b „aiamon fiume dell'Itola Borichem • i^o.f ^aiamo città nell'itola Cuba. I7 o.b ainoa prouincia dell'Itola Spagnuola,fuo fito, & termi B nf " 39-d galena veduta nel Mar occidétale, 8c Tua gradezza.^.d alene, & loro origine,fecondo gl'Indiani dell'Itola Spa gnuola. 43b Baléne non hanno braccia, fecondo alcuni. - i<6.e Balene molto grandi, & in grà numero nel Mar del Sur fiveggono. 353>d Balie tono dette le zattere di canne vfate da gl'India- na • ' 3 45) ,.d Balfamo , qual fi caua dell'arbore Goaconax , & del fuo inuèntore Hiftoria. i4i>.d.e i f/i ) -o.a.b.'c Balfamo artificiale cauano da vn-'herba occidétale, & ma Hiftoria. - : • rn< K2. c Ballo, & cato vfato da gl'Indiani dell'Itola Spagnuola ca cando lì loro Areyti con il Tuonò del Maguey.4i.c/ii2. a.b/^.b Bambagie è detto Acucu da gl'Indiani di Geuola. 5<5i.a Bàbagio occidétaléy «fc-d^làTua^iànta, Hiftb.iyo.f/ift.a Barbari itola occidentale..' , / ■_ LScc Barbata itola occidentale. -..-... g- c Baru itole nella cofta di terra ferma dell'incile , -^i^do {coperte dal Baftidas. - c)bu Baracca porto dell'itola Cuba , pollo alla banda dì Tra- montana.xij. leghe più verfo Ponente della punta Mai ci. '.'-'• . " 8z.c/i78.f Baramara fiume nell'itola Borichèn. 170.3 Barca di' SpagnuóK-ai rio Nero è alfaltata dagl'indiani del Cacico Cemacho , & è mandata a fondo ih vn fiu- me. 2c.a Barca d'indiani fatta d'un fol pezzo di legno capace di -cento, & trenta huomini. 66.b Barche de gl'indiani, vedi Canoe,Pirague,Culche, Galit te,Chichos. Barba non nafee allì Caribi. cK.f Barba communemente non hanno gl'indiani , ne ffelo nella pertona. ,-4.0- Barberie vfano gl'indiani nel Temiftitan per lauarfi , & raderli la barba. z 39-f* Barbacoas dicono gl'indiani alle coperta quale fanno p li campi per guardia al Mahiz. iji.f Baratto di diuerfè colè, fatto da gliSpagnuoli del Gri- gialua con gl'indiani della prouincia di San Giouanni. 189^/190. a.b.c Barattano gl'indiani occidentali. 7o.a Bardati animali, 8c loro Hiftoria. $6.d Bartholomeo Colombo , fratello di Chriftoforo è fatto dalli Re Catholici Adelantado dell'itola Spagnuola. «4.d Bartholomeo Colobo aflàlta quindici mila indiani con dotti da G uarionex Cacico per fargli guerra, & prende Guari onex con altri quattordici Cacichi. y^.d.e Bartholomeo Colombo parte della città Ifabella, & va a edificare la città di San Domenico. 9i.a.b Baftimientos itola altrimenti detta porto bello nella, co- ftiera di terra ferma dell'indie , quando feoperta da Co lombo.9S>.a/ fuo fito. y}.d Baftoni vfati in Spagna per li vecchi detti Gìonchi d'in- dia. 151. b C E D E L Bair 1 licoèherbanatural c ,I ialnarcenemon ! r ' &nfcl piano dell'indie occiden" . ,. {' V Battaglia traSpagnuoli^/tr'^r 1 ^^^"? Battaglia tra gli Spagn» Mel Cortefe ' & S 1 mdiam f Taf 1 1 * BattagheXierfe tra

.a Beragua prouincia hoggi detta Cartiglia dell'oro. 27. d/ quando feoperta da Colombo.5>9.a/& fuo fito. iS.d Befucco herba nafee al piede de gli albori, & arrapadofì atoéde alla cima di quelli fi come Phedera appreilb noi.. 6ó".c/fuadeicrittione.i2i b/con il fuo fucco fi purgano gl'indiani. ^h* Beuchio Cacico fratello di Anacaona, eflendo morto co qual cerimoniefu fepulto.41.cd/ & con quanti nomi era chiamato. Beuchio A nacauchoa Cacico fa grade accoglien ze a Bar- tholomeo Colobo, & fé gli rende tributario, p.d/io.a Beuanda vfata da gl'Indiani dell'itola Spagnuola per in- graflarfi in pochi giorni.i40.a/ altra detta Panicap, ve-. di Panicap. Beuada detta Cacao molto fana, è vfata da gl'indiani neL la nuoua Spagna. 22o.a Bezerillo Cane valorofo contra gl'indiani, fua Hiftoria, &■ morte. i7,-.d.c.f/ ìyS.zl^.c bianche itole dell'indie occidentalì,prime feoperte da Colombo, & da lui chiamate Principefiè. 82.b Bìafiume nell'itola Spaglinola. ned Biauter Cacico nell'itola Spagnuola. cj^-.cL Bicia,ò Bixa pianta dell'itola Spagnuola , fua deferi ttio- ne,& del fuo frutto,& come della fua tintura fé ne tin gono gl'indiani.i39.e.f/quando vanno in guerra. 66. zf Tua Hiftoria. i39.e.f/5i.d Biliaos herba } ò vero pianta con la quale gl'indiani cuo— prono ■-- T " ■ TERZO V prono le lor calè hiftoria. i^.e/iS^.cl6^.z Bilcas terra nel flato dì Atabalipa,& Tuo flto. 404.6 Biminiifole pofte a Tramontana dell'ifola Fernandina, quando {coperte da GiouanPonze. i7f.b Binthaitelle Cerni, ò vero Idolo fcolpito nella fpilonca Iouannaboina dell'ifola Spagnuola. 4z.d Bifèie, Se fèrpì di diaerfe fpecie, quali fi rìtrouano nelle indie occidentali.i)f.a.b.c.d/lor hiftoria. 61.3. Bifèie, Vipere, &: altre brutture mangiano alcuni india- ni occidenrali ji^.f Bifèaini popoli nella Spagna,fono molto efferata ti nel- le co {è elei Mare, zof.e Bitume per impalmar le nani , Se de fuoi fonti nell'itala •■ Guba,& in altre prouincieoccidéali.i8i.cf/48.c/ 198^ bocca del Drago Golfo,pofto fra la punta delle Sali^ ne dell'itala Trinità, Se terra ferma, perche con detto, • & quando feoperto da Colombo. iz.c/t/4.b/fuofìto. 198 a Boiagato fiume nella Spagnuolai& pchecofi detto, ip.c Boia vocabulo indiano,fignifica Cafa appreflo gli habi- tatori dell'itala Giouanna. z.d/5.a/i9.d Boiticar Porto nell'itala Cuba. i8z.b Boitij , ò vero Tequina fono quelli che ammaeftrano li figliuoli de gl'indiani nelli lor Verfi, quali addimanda noAréytì. 4Z.b Boitij de gl'indiani dell'itala Spagnuola, con gli Areyti predicano al popolo le cole future. 43.b Bonauo Cacico nell'Itala Spagnuola. io.a Bonauo fortezza edificata da Colombo nell'itala Spa- gnuola, &fuofito. io.a/i.e Cacalchuches indiani, fèoperti da Aluaro Nunez. 3Zi.e Cacico vocabulo indiano dell'ifola Spagnuola fignifica Signore. f.a Cacico dell'ifola dell'oro, & delle perle con tutta la fua famiglia fi fa Chriftiano. 37^ Cacico di Lazaro terra nel Iucatan, qn fèoperta. iSo.a Caciqui de l'Indie occidentali, Se loro nomi , Se de loro fatti, vedi alli loro luoghi, Abraiba, Abenemachei, Abi beida, Anacauchoa, Agueibana,Aiaro, Bonauo,Buche bua,Bononiama,Beuchio,Biauter,Coquera,Chiman, Cemaco,Careta,Catoco,Ciuriza,Chiorifo,Ciapoton, Comogro, Carex, Chiappe, Comandatore Chriftiano, Cacimo Coatelicamat,Cheru,Daìba,Efèj uaragua,Gua rameto,Goacanagari, Don Henrico,luàna,Iahureibo* Mahinnec, Maiabonefio, Periquete, Pariza, Panome, Pocchorofà, Pabor, Poncha, Pacra,Teaocha,Tumana- ma, Tumacco,Turui, To tonoga,Tar acura, Vraioan. Caciqui dell'ifola Spagnuola , tutti hanno il loro parti- colare Cerni fatto di diuerfè materie. 4i.d/4Z.a.b Caciqui cinque dell'ifola ^Spagnuola, Se in qual parte dominauano.. 9$.a.b Caciqui quaranta dell'ifola Spagnuola,come ribelli fo- no fatti abbruciare in vna cafa da Don Fra Nicola di Ouando. ioz.c Caciqui indiani della cofta di Vraba prendono quante moglie vogliono eccetto foraftiere. 51. b Caciqui in morte fono feccatì, Se conferuati da gl'india ni della cofta di Vraba. 5z.d Caciqui indiani non fi dipingano il vifo per efler quel- lo fogno di fchiauo. 54.C Cacimar Cacico, nel Borichen è vecifo da gli Spagnuo- li.i7).f . Cacona dicono gl'Indiani di Ceuola alla Turch efè.3 $7.d Cachanatle vino vfàto nella nuoua Spagna, fatto con l'oflo di vn frutto, & come lo fàceuano. 3o6.cd Caconci delMecuachan è fatto abbruciare da Nunno deGufman. 33 1 - 6 Cacao moneta fatta a foggia di mandorle vfàta nella prò uincia di Compilco nella nuoua Spagna. 3°3-b Cacao beuandaiàna, Se preciofà vfàta nella nuoua Spa- gna, zzo. a Cacap frutto fimile alla mandorla, ilquale nel Metaico lo riducono in poluere , Se ne fanno vino , Se lo. fpen- dono -^ mm * . «I ' ; i dono per moneta. 237.bc Caccia per prendere animali , in qual modo fi faccia da :. gl'indiani. 5°*" ■Caccia de Tiburoni contra i lupi marini. 21 f. e f Caccia dell'Orio con il pefce Bacalao. 36.a Cacamacin Signor nella nuoua Spagna della prouincia di Aculuacan efTendo ribelle a gli Spagnuoli , è prefo, & depofto dì Signoria. 2.38.C d Cadino inuentore dell'oro, & del modo di fonderlo,fe- condo Plinio. ny.c Cagn uolo leggiero animale , nell'andare molto tardo qual viu e d'aere, & Tua Hiftoria. f7- a b Caicosifola dell'indie occidentali vna dell'ifole biàche, dette anchorPrincipeffe. 82.C Cairaoii fiume dell'iiola Borichen. 169. f Cainito Albero dell'iiola Spagnuola,fua defcrittione,& del fuo frutto. i59-a b Caimani dicono gl'Indiani alli Lagarti. 335>.a Cacabo prouincia dell'ifola Spagnuola, fuo fito, & ter- mini. 39-d Caiagoa Cacico nell'ifola Spagnuola Signor eggiaua nel la parte orientale fino a fan Domenico, Se al fiume Hai na,& doue il fiume luna sbocca in mare. pf.a Caiarima vocabulo de gl'indiani dell'ifola Spagnuola,fi gnifica natiche. ' 39-d Caiguani monti neH'iiòla Spagnuola. 40. b Caizcimu vocabulo indiano in lingua dell'iiola Spa- gnuola fignifica fronte,ò vero principio. 351. d Caizcimu prouincia pofta verfo Leuante dell'ifola Spa- gnuola, ócfuoi confini. 39-d Caldo qual fa fudareil meiè di Decembre nell'ifola Spa gnuola. 105. e Caldo ecceiììuo patito dall'armata di Colombo il meiè di Giugno eiTendo lontani dall'Equinoziale gradi cin que per andar all'iiòla Spagnuola. n.a Caloacan terra habitata nel lago d'acqua dolce del Te- miftitan. 308.C Calco prouincia confina con la prouincia di Culuacan. zj8.f Calisnoua città, quando edificata neH'iiòla Cubagua. 201.bc/198.b Calamita, ò vero il ferro con lei temperato, mira il Polo Artico,& non la Tramontana. 89.3 b Calamita d'Ethiopia è la migliore dì tutte per tempera re il ferro del boffolo. 88.^89. a Calamita in quanti modi fia nominata. 88. f Calamita pde la virtù eiìèndo tocca co l'aglio. 1 ) o. a/if.a Calamite fono di diuerfi colori. 88.f Calcidonio,ritrouato da Gonzalo Hernandes,fra terra, nel Porto di Santa Marta. 34.d Calamoni,fono vccelli naturali , dell'Indie occidentali. 162. e Calcucin Signore della prouincia Mechuàcan màda am bafciatori con prefenti al Cortefe. 281. d Calcina per edificare,!! vende nel Temiftitan. 2-35».f Calpe monte in Spagna nel ftretto di Gibral terra oppo fìto al monte Abila. 5).c/87.e Campagna della Croce coita d'vn fiume, fcoperta dal- l'Alarcone. 369. Campecio prouincia nel luca tan, quando fcoperta.i75?.f Cammino di venti leghe al giorno a piede fanno gl'in- diani Caribbi. 54.d INDICE DEL Camoteia prima Città, edificata da gì' indiani neH'iiòla Spagnuola è pofta fopra vn'ifoletta del fi urne Bahabo- • 55>- c ni. Camoni indiani, fcopertida Aluaro Nunez. 320.e Camoles indiani, fcoperti da Aluaro Nunez. 323.6 Camayoa vocabulo Indiano, è nome delli giouanì in- diani, quali fi iòno fatti patienti della Sodomia. 69 .a Camomoro dicono gl'indiani a quella parte pofta ver- iò Ponente nella prouincia di Mariatambal. 15.C Canzoni, & ballare de gl'indiani, vedi Areyti. Canzoni diuerfe,quale fi cantano in Spagna, Se in Italia onde hebbero origine. m.d Canafiftola dell'iiola Spagnuola come crefce, Se produ- ce,fuadefcrittione,& prezzo. ioi.b/i37.c Candafuio prouincia nel Perù del ftato d'Atabalipa-. 410. d Canagadi indiani, icoperti da Aluaro Nunez. 320.6 Canaalcan città nel Temiftitan. 2 34»a Cancafuetio prouincia, nel Perù del ftato d'Atabalipa. 410. d Canibali come edificano loro caie. 3-b Canibali fi pafeono di carne humana , & in qual modo. 2.b e/ 3.C Canibali entrano neH'iiòla fari Giouanni, Se in vna Vil- la ammazzano il Cacico con tutta lafua famiglia, Se popoli,& arroftiti fé gli mangiano, & poi abbruciano la Villa, &: per qual cagione. 27.C d Canibali poi che hanno mangiato la carne de gli huomì ni ammazzati, ferbano l'offa per dimoftrar la vendetta che hanno fatto. ■ 27-d Canibali veggono li Demoni. 3-c Canibali fi dicono anco Caribbi 3.2 Canibali , quali habitano nèll'ifole hanno hàuuto origì ne da Caribana prouincia . 19. h> Canibali vanno mille miglia a trouar h uomini per man giarli. . - 3-d Canibali portano fàette vel enate. z.c Canibali dieci,mettono in fuga cento indiani. 2..C Canibali iòno d'horribile afpetto, & crudeliflìmo. 4.3 Canibali fanno le punte alle lor frezze con l'offa Imma- ne. 3.C Canibali con difdotto Canoe, affai tano lanauedi Ni- gno, & reftano perditori. i4.d Canibali combattono natando nell'acqua. 4.3 Canibali di Guadaluppa aifaltano Giouanni Pontio , Se lo ferifeono, Se molti de fuoi compagni prendono , Se li mangiano. 38.3 Canibali fono idolatri. 2. C/3.C Canibalo prefò, dato da Nigno in poteftà ad alcuni In- diani da lui prefì per eifer mangiati. I4.d Canui fiume dell'iiola Borichen. i6"5>.f Caneftri di canne marine, con molto artificio telarti da gl'Indiani. 3<>.a Cantari ritrouati,& vfatì da gl'Indiani di S. Marta. 34.C Canna qual rende eftèndo accefa fumo odorato, il qua- le gl'Indiani il riceuono per il nafo. 189. d f Canne occidentali di diuerfe forte della loro groffezza, & Hiftoria. 16.dlG7.cd. Canne di zucchero piantate, in quindici giorni nell'Ifò la Spagnuola végono all'altezza di due braccia, & ma- ture, f.c Canne del zucchero, fumo portate dali'Ifòle di Canaria nell'ifola TERZO VOLVME. nell'ifola Spagnuola. i38.e Canne con vna pietra dura nella punta fono arme vfate per lanciare da gl'indiani , nella colla verfo Ponente di Vraba. fo.a Canne quali nafcono nell'indie occidentali , fono tutte m3fficcie,&lor Hiftoria. uìiàfity.c Canne fi ritrouano nell'indie, quali fono piene d'acqua frefèa , Se per bere molto ottima , qual mai fi corrom- pe. 67.C Canne fono vfàte per frezze,da gl'indiani occidentali, ifi.b Cannella del Perù, Se Tua Hiftoria., 41 5.b Cane detto Bezerillo da gli Spagnuoli,Hiftoria del fuo valore dimoftratocontra gl'Indiani, & di fua morte. . r7f.def/i7o.a Capo della vela dell'indie, quando feoperto da Colom- bo, Se perche cofi detto. 94.cd Capo di Lobos, deli'ifola Spagnuola. 45.C Capo di Santa Croce, Porto nell'ifola Cuba. 310.C Capo di Sant'Agoflino , è comprefo nella nauigatione de Po rthoghefi. Z7.b e Capo di Sant'Agoflino, è poflo in gradi otto dell'Equi- nottiale. 51.3/58.3/169.3 Capo de gl'Indiani è d'Olio molto duro. m.c Capitani diuerfi Spagnuoli , quali hanno fatto mala morte. 37i.b Capella con vn'altare di Msria vergine, fatto nell'ifola Cuba dal Comandatore Cacico fatto Chriftiano. 2y.d Capello Venere herba, fi ri troua nell'ifola Sp3gnuok. 152.3 Capelli de morti, vfano per collane gli Antropophagi popoli delia Scithia. 129.C Capra dicono gl'indiani de Cariai,& di Cueua, a quelli che in guerra hanno hauuto vn fregio fu'l vifò , Se fo- no molto eftimati. ió.d/jo.c Caprone fortezza, nell'lbla Spagnuola, nel flato di Ma- iabonefio. u.c Caparra terra prima,edificata nell'ifola Borichen,& per il mal aere dishabitsta. 171.3 Cappucci crefoono nell'ifola Spagnuola éfìèndoui la fo- rnente portata,ma quella poi non rendono buona per rifruttare. 151. f Cara terra nel Perù, nella prouincia d'Atabalipa. 372.b Caramairi Indiani,hanno hauuto origine dalli Caniba- li,& mangiano carne humans. Kj.b Caratteri per intendere le cofe, vfàno gl'Indiani del Te- miflitan. 24i.d/22.d Caretta Cacico è fatto prigione da Vafco Nunez, & po- feia liberato , Se con lui vnito, va alli danni del Cacico Poncha. 22.ab Caretta Cacico di Coiba. 19.C/ va a vifitare il Gouernato re Pietro Aria, &tra molti prefenti li dona vna vefle tutta lauorat3 di penne d'vccelli. 36.0 Caragoli grandi per fonare in fatti d'arme fono vfàti dal li Caribbi. 54.C Carbone non mai fi corrompe flando fotto la terra. n8.a [ Cardoni , ò vero Cerij deli'ifola Spagnuola, quali pro- ducono *r-j M ■ ' ■ ni • ; 1 N DI C ducono il frutto Pithahaia, Se loro Hifloria.142 . ef/ 143. ab Carex Cacico primo dell'ilota Codego. 73. e Carenas porto,nellaprouincia d'Hauana,nell'ifola Cu- ba. i8z.c Carìbbì quale ìfole occidentali habitino. 85. e Caribbi,fì dicono anco Canibali. 3-a Caribbi vfàno in guerra armature d'oro , Caragoli , Se Tamburi per fonare. f4.c Caribbi Arcieri , & loro Hifloria, habiti , Se arme. 9^. £f 96. a Caribbi Chorotegas,vedi Chorotegas. Caribbi mangiano carne humana, & occupano ne mon . ti le minere dell'oro. 24.d Caribbi ammazzano , & mangiano Chriflofòro figliuo lo del Conte di Carmigna,con molti Tuoi foldati. 27.C Caribbi vocabulo Indiano, lignifica huominibraui, Se arditi. 85.C Caribbi Caciqui, in qual modo fi facciano portare anda do in guerra. fff-d Caribbi mangiano tutti carne humana.ii5.b/fi.d/ eccet- to quel li che habitanol'ifolaBorichen. 8f.d Caribbi fi tingono con il colore del Xagua , & Bixa per • andar in guerra, ò per parer h uomini da conto yi.d Caribbi vanno alla guerra, & fanno l'ufficio del Capita- no 54-d Caribbi, quali camminando a piede , fanno vinti leghe al giorno. f4-d Caribana punta , è pofla alla bocca del Golfo r di Vraba, quando feoperta dalBaftidas. 98, d/ in tal luogo heb- beno origine li Canibali, che habitano nell'Ilo - le. . 19. b Cariai popoli indiani quando fooperti da Colombo , Se del loro flato, &ciuilità ìj.a Cariai confèruano li loro morti leccati in foglie d'arbo- : ri,eiIendo però itati h uomini di valore. 17. b Cariai portano in tefla corone, fatte d'vnghie de Tigri , ò Leoni. . 17.C Caramairi paefo pollo nell'ifola Spagnuola,et de fuoi ha bitatori. . i8.d Caramairi Indiani al Porto di Cartagenia,fanno pace co gli Spagnuoli. ; 2o.aj Cartenai valle, Se prouincia nella nuoua Spagna. 227.3 Carlo e nominatoci figliuolo del Cacico Comogro, do- po che fucceue Cacico nel fiato paterno. J3.C/& fu bat- tezzato da gli Spagnuoli. 23.-C Carlo Quito Imperatore inuittiifimo, trahe origine da Santo Hemergildo, Se Ricaredo fuo fratello Re di Spa) •gna. . ';..'•..; 7.d Carne del Coruo marino,al guflo è molto dolce jif&d Carne preflo fi marcifoe efiendo morta,nell'indie. <;oA Carne del Fagiano occidentale, è molto buona al gu- fio. 6o.b Carne delle Pernici occidentali, è molto eccellente al gu fio. 60.1t Carne della Gallina odorata , è di molto cattiuo fapòre, quantunche viue rendino odore di Mufco. 6o.à Carne ,j & pefee crudi mangiano gl'indiani, del flato di Atabalipa. 384.2 Carne del Manati pefee, è la migliore di tutti gli altri pe fci,& il fuo fapore,è di vitello. 7z.a/4o.b/i6o.à Carne de Granchi terreflri occidentali , è molto.buona. Ó3.a : ' .. ? Carne dell'Oflriche del Pinico, è delicatiifima, &<è.cibo vfa.to dalli Signori Indiani. " 30.C/3T. à Carnedel Bardato, è di molto miglior fàpore ,!&:piu la- na che il capretto. [] ",-^Z Carma terra,nel flato d'Atabalipa. 394-f Carro fogno Celefle in gran parte fi ritruoua afcofofoe to il Polo Artico appreifo li Canibali. .j.b Caruqueria Ifola principale de Caribbi detta Guadalup pa, quando fooperta dal Colombo. 1 . 3.0 Carote crefcoijo nell'ifola Spagnuola, ma non molte* buone, ne con buona femeniza. i$2.a Carpentieri , fono vccelli natucali , dell'Indie occiden- ■ tali. '.: | r :• • ; 162.0 Carta per foriuerli Caratteri viàno gl'indiani nelTe- miflitan. 24i.d/242.f/282.ci Gartagenia Porto nella prouincia de Caramairi , fco-> petto da Colombo , Se perche eoli detto.i 8. d/. fuofi-j to. n ( .:•,.... 34X CartagenaPorto,fcoperto da Baflidas di terra ferma .del l'Indie. ,;.'■.' p8.c Carthaginefi.mercanti,hauendo feoperto vn'ifola occi- dentale,furono dal loro Senato condannati a morte,et con qual ragione. jS.d CarrucO Indiani polli a fronte dell'aiolà detta Malfatto,» fanno cortefia a Aluaro Nunez , viuendo tra loro co- me mercante. - . -318^/323.0 Caiàj vedi Palazzo. Cafa è detta da gl'Indiani dell'Ifola Spagnuola Boa.5.a/ 2.d/ iij.d Cafa del. Cacico Chiappe, & fua deferittione. 29.0 Cafa di Gonzalo d'Ouiedo fabricata in Santa Maria an- tica del Darien. fcc Cafa TERZO 'Cafa dì contrattatìone per l'indie bccidétali è tenuta dal l'Imperatore in Sibilia. M.bjifS Cafein Topira,fòno coperted'oro, & d'argento. 354Ì" Cafè fono edificate fopra gli alberi, ne paludi, nella pro- uinciad'Abraime, nella Cartiglia dell'oro. 53.C Cafe quante fieno ben lauorate nell'ifola Cozumel. 183.C Cafe nella nuoua Spagna tutte fono fenza le porte, & re putanocofa vile il tenerle. 22.0. b Cafe cento & cinquanta mila, fono nella proufnciadi Tafcaltecal. i^o.c Cafe ingeniofamente di pietra fabricate nell'acque, nel- la nuoua Spagna. 2j4.a/22/.b Cafè nella città del TemiftItan,fono grandiflime.27o.d/ & loro defcrittione. Cafe de gl'Indiani dell'ifòla Spagnuola dette Canei,ò bu hÌo,&lordefcrittione,& figura. ni.abcd Cafe di pietre prima fabricate nella città di San Domeni co,chi furono li fuoi fondatori. 100. f Cafe da gl'Indiani fono coperte con le foglie dell'herba detta BihaoS. 6y.ali$4.e Cafe & mododiuerfo vfato da gl'indiani nelfabricarle, 53-bcd Cafe,fatte fecondo il coftume da gl'Indiani di Tumana- ma. 3 2.d Cafe Indiane dell'ifòla SpagnuoIa,et lor defcrittione. y. a Cafè come fono edificate da Canibali. 3.b Caflìa fiftula perfettiilìma portata di Paria. ij.d/iG.a. CaiTIa jpprietà del fuo arbore , vedi Arbore della Cailìa. Calila molto eccelle» te,produce in gran quantità l'ifola Spagnuola.4).d/ Cuba,& altre vicine. 48.b Cafcines punta nella cofhera di terra férma dell'indie, quando fcoperta da Colombo. 99. a Cartiglia dell'oro, fu cofì chiamata per comandamen- to del Re Don Ferdinando , la prouincia di Beragua. I7.d/f5.c Cartiglia dell'oro de tempi del fuo verno, & eftate.5i.a b Caftigliano moneta d'oro Spagnuola, & fuo valore.2ir>. 0I28.C Caftigliani, & loro accordo fatto con Porthoghefì circa lanauigatione, Scfcoprimento delle terre nuoueper l'Oceano. 84J Caftigliani folo paflàuano nell'Indie al tempo della Re- gina Ifàbella. * 97.e Caftello di legno fabricato dal Colombo fopra l'ifola Giouanna,etin quello lafciato trentotto huomini per - inueftigare la nuoua terra.2.d/come diftrutto da gl'In diani,& gli huomini morti. 4. c/Sy.e/Sp.d e Caftello della Città di S.Domenico fu edificato da Don Fra Nicola di Ouando. ioo.f Caftelli edificati da Colombo, & da Bartholomeo fuo fratello nell'ifola Spagnuola. io.a/82.d Caftraoceaca prouincia nella nuoua Spagna. 253.C Caftrati grandi come vn cauallo,con corni grandiilìmi, . fono nel Regno di Ceuola. 3.f) & nella nuoua Galitia. $$S.e Caualli furono di Spagna portati nell'ifola Spagnuola, & vi fono molto moltiplicati. i54.e/46.b Caualli fono molto temuti dagl'indiani, perche credo- no che mangiano gli huomini. 335.3 Cauallo mangiato dal Cortefè co fuoi faldati nella suer li/- ra del Mefcico. 249.C/287.C Cauallette,grilli, & cicale fono magiari da alcuni India- ni occidentali. 7o.a Caunoboa Carico, &fuaaflutia per libcrarfi prigione dalle mani di Colombo. 8.c Caunoboa Carico con il fratello fatti prigioni da Co- lombo fono condotti in Spagna , & nel viaggio muo- iono. 8.d Cauoques popoli Indiani nell'ifola Malfatto. 323.6 Cauni vocabulo Indiano , fìgnifica oro appreflò gli ha- bitatori dell'ifòla Giouanna. 2.d Cauchiete prouincia nella Paria d'oro abbódantiffima, fcoperta da Nigno,& de fuoi popoli. 14.C Cauio fiume nell'ifola Borichen. 172.C Caudói fono vccelli naturali dell'indie occidétali. i6i.e CaxibaxaguaSpeloncha nell'ifola Spagnuola doueheb be princìpio l'h umana generatione, fecondo l'opinio- ne de gl'indiani. 42.d Caxamalca città nel Peni nel flato d'Atabalipa, & fua defcrittione.386.e f/ fuo fito. 573- D Caxas gran città nel Perù , nel flato d'Atabalipa. 372. b/ 3 8 3 .a Caxatambo citta grande nel fiatò d'Atabalipa. 35>4-d Cazabipane dalla luca, & come fi faccia da gl'indiani. 133. ab ed/ quanto longo tempo fi confèruf. 47. e d/ 4i.b Cazui fiume nell'ifola Spagnuola. no.d e e b v e o fiume dell'ifòla Borichen ricco d'oro. 170.CI Cecatami prouincia nella nuoua Spagna ribella al Cor- tefè. 255.3 Cedri portati di Spagna, 8c nell'ifola Spagnuola piatati, fono mm fi, i INDICE DEL fono perfetti. 47- a D e Ceuola non effer nome di città,ma di Regno. 361. e Ceuola Regno, & fua Hiftoria.361. e d e f/ &c de fuoi po- poli. 3.d Chìcos fono barche d'vn pezzo folo vfate da gl'Indiani detti Chiaconi. *&à Chohobbaherbacol fucco della quale gl'indiani della Spagnuola diuentano furiofi quando vogliono predi- re le cofe future. 4 2 - a Chorotegas popoli Indiani Caribi molto crudeli, n^.e Chriftoforo Colombo inuentore dell'indie occidentali ;de fuoi fatti, vedi Colombo. Chriftoforo figliuolo del fecondo Almirante Colom- bo. I°.).C' Chriftoforo figliuolo del Contedi Carmigna Gouerna . tore dell'ifola di San Giouanni è morto ,& mangiato dalli Canibali con li fuoi foldati. 27.C Chriftoforo di Soto Maggiore è ammazzato da gl'India nidelBorichen. i72.abc Chriftoforo di Mendozza è mandato Gouernatore del- l'ifola San Giouanni. i75- c Chriftoforo Olir è fatto Capitano di Caualleria, &c fan- teria dal Cor tefeairimprefà di Temiftitan. 2Ó6.f Chriftoforo d'Olit è mandato con armata per ritrouare GiouanGrigialua nella nuoua Spagna, oc {copre il lu- . catari, - JS>3«k Chriftoforo di Guzman combattendo nelTemìftitan,è vecifo da gl'Indiani. 2 73-d Chriftoforo da Tapia va nella nuoua Spagna per pren- dere il gouerno di quella. 2.81 e Chriftoforo d'Ognate perfona honorata , &c antico fol- dato nella conquida del Mefcico. 337^ Chriftiani erano in cognitione degl'Indiani, del fiume Bona guida. ^- c Chriftiani cinque quali per la fame fi mangiano l'un l'ai tro.3i7.e/ & altri. 3^9 c Chriftiani fatti da gli Spagnuoli,Comogro Cacico co la fua famiglia. 23. e/ Tamaro, no.d/ Comandatore. zj.d/ il Cacico dell'ifola dell'oro, & delle perle con tuttala fua famiglia. 37-* Chriftiani in molti luoghi da gl'Indiani fono detti Tui- ra,col qual nome chiamano Diauolo. ?2.a Chulula città nella nuoua Spagna. 255^ Chuy dicono gl'indiani di Cueuaall'huomo. fi.c Churultecal città vicina alla prouincia di Tafcaltecal. Z30.b Chuchiabo lago nella prouincia di Collao , di grandez- za preflo cento leghe. 413.? ciapoton terra nella cofta del Iucatan. 192.C Ciapoton Cacico della prouincia Aguanil. i8o.a Ciapotulan prouincia è habitatadagentela più robu- fta della nuoua Spagna.2i?8.a/defcrittione del fuo pae- fe. 2 97-f Ciapotulan città nella nuoua Spagna, nella rimerà del Mar del Sur,recuià dar obedienza all'Ira patore. 296.6 Ciaputechi popoli nella nuoua Spagna bellicofi, et non fudditi a Spagnuoli. 292^ Ciatel popoli nella nuoua Spagna. 187.C Ciamba prouincia è di molto buono aere, Se è fempre con li frutti fopra gli arbori. i6\c Ciamba,ò vero Quiriquitana prouincia,quado feoper- ta da Colombo,& de fuoi popoli.ió.b/ è ricchillìma di Oro. : 2 7-a Ciacatula città nella nuoua Spagna , è fatta habitare dal Cortefe. 2 8f.b Gian popoli,della nuoua Spagna. 187.C Cibao minere le più ricche d'oro,della Spagnuola. ?o.a Cibucan albero deU'ifolaSpagnuola,fuadefcrittione,& . del fuo frutto. Hi.b Cibucan, è vn inftrumento come vn faccho di dieci pai mi,ò più lungo, & grò ilo come la gamba fatto di ftuo- radìpalma,perftruccolarelaIucca. 47.C Cibucheira ifola occidentale detta altrimenti fanta Cro CC85.C/& da Pietro Martire chiamata, Ai, Ai. 3-d Cibaio radice, con la quale vincano gli antichi indiani, dell'ifola Spagnuola. 4 T ' D Cibaui monti fono quafi nel mezzo dell'ifola Spagnuo lamella prouincia Caiabo.40.c/ loro origine. 8.d Cibao prouincia fertilillìma d'oro , nell'ifola Spagnuo- la. h c Ciba vocabulo Indiano dell'ifola Spagnuola, fono certi fafletti donati a Vaguoniona vno delli primi huomini antichi,fecondo gl'Indiani. 43-a Cibao fiume dell'ifola Spagnuola. 1 2 f . a/ molto abbon- danted'oro. 12.6.C Cibi diuerlì de gl'indiani della nuouaSpagna,prefen ta- ti al Grigialua. 189^ Cibi diueriì, vfati da gl'Indiani, della nuoua Spagna per ... mangiare. 9 INDICE DEL ■p ■li;, L mangiare. 3o6.ab Cibi per mangiare He gl'Indiani,detti Iaguazes,fono ra- gni,formiche, vermi, falamandre, vipere, fterco d'ani- mali,& altre (imiti immonditie. 3 x 9-f Cibi , come fi cuocono dag]'indiani,delle vacche.316. f/ 3i7.a Cicale,grilli, & cauallette , fono mangiate da alcuni In- diani occidentali. yo.a Cicale non cantano nell'ifòla Seripho,& in quella, d'al- troue portate cantano. 154.C d Cicoache terra nella nuoua Spagna. lyo.a Cicoria herba detta altrimenti Roftro porcino, fi ritro- ua nell'ifòla Spagnuola. 152^ Ciechi fi fanno da fé fteflì alcuni indiani , feoperti da Al uaro Nunez. 5H-e Cielo è detto Turei, dagli habitatori dell'ifola Giouan- na, 2 .d Cielo, Sole, Se Luna fono adorati daiCanibali i.c Ciguaui popoli, nell'ifòla Spagnuola, doppo la prefà di Guarionefìo, & Maiabonefio vengono all'obedienza di Colombo. 12.C Ciguacoare è il nome della dignità maggior nel Temifti tan. . i 9 2.f Ciguateo ifola,delli Lucai. 8i.c Cima del monte del nome di Dio èpofto nella prouin- cia di Sien chimalen. 116 S Cimpual prouincia,nella nuoua Spagna. izó.e Cimpual città , nella nuoua Spagna , dal Cortefè è fatta chiamare Siuiglia. iij.d Cimiclan prouincia nella nuoua Spagna. i$+f Cinta prouincia, nella cofta dì Paria otto leghe fopra Sa ta Marta,quando Scoperta da Spagnuoli. c>8.b Cinagtlan terra nella nuoua Galitia. 337-b Cipanga vocabulo Indiano, è il nome antico dell'ifola Spagnuola. ^.z Cipanghi fono monti nell'ifòla Matitina. 39. e Ciprefli arbori, fono nella nuoua Spagna. 304^ Cipero herba,nafce nell'ifòla Spagnuola. ip.b Cipolle crefeono nell'ifòla Spagnuola, efsédoui la femé- - za portata,ma non frutta femenza per rifruttare. 1 f i.f Ciliegie in grandiilìma quantità , ne fono nel Temifti- tan. Z7i.d/Z40.a Città nel Peru,dellequali più particolarmente ne vedrai al loro luogo proprio, Aigló, Andabaila, Airaba, Anda marca,Aratàbo,Agoa,Bilcas,Chinca,Curamba,Cata- mez,Coaque,Cor6go,Caran,Cafas,Chinca, Caxatam bo,C6chuco,Cufco,Copiz,Cena, Carma, Guacamba, Guamamaio,Guanefo,Guarua,Gliacu,Guaranga,Gua racanga,Guari,Guacango, Guacafanga, Guamacucho, Guarax, Inaimalca,Icocha,Motux,Marcara, Oiu,Pacal cami,Purpunga,Puechio. Pom bo,Picera,Pincofmarca, Pifcombamba,Panarai,Pacacama,Pinga,Pachicoto,Re mac,Saphifagagna, Sucaracoai, Suculucumbi,Tarcos, Temfucacha,Tàbo,Tumbez,Totopamba, Tarma, Tan garara, Xaufa,Xaxua,Zaran. Città nella nuoua Spagna , delle quali particolarmente vederai al loro nome proprio, Autengo, Almeria, Acuì man,Acatepeque,Acafual,Ateipar,Aticlan,Acuruma, Atecuan,Acapichtla, Amaqueruca,Anazanclan : Cu- matan,Coadinabaced,Ciacatula,Ciapotulan, Coatin- can,Chipa, Cuioacan,Culuacan, Cuitagnaca,Chinan ta,Canaalcan, Curultecal,Clapa,Cateclefignata, Com pilco,Cufcaclan,Catapilupa,Coadnacad,Chiapan, Ci coache,Chila,Culula,Catacuba,Coatebeque, CTpual: Eftapaguaioia: Gualipan,Guzitempa, Guacacula, Gua cucingo,Guegueiztean,Gilotepeque,Guaffuta,Gilute que,Guafacingo, Guaftepeque, Guatemala : Hucicila, Hyaciaca,Huchilohuico: Iztapalipa, Iatepeque,Izzua- ca,Izcuititepeque: Marinalco,Meficaloingo, Medelin, Mopicalco,Mizqueque,Mignaclan : Nacendelan,Nau tecal,Nautel: Otumia, Occupatuio, Otumpa: Paciaco: C^ecialtenago,Quicula,Quernacar:Santolago,Silu- finchiapa,Suchimilco, Spirto Santo,Segura la frontie- ra, San Stephano del porto,Siuiglia:Tacetuco,Tuzapa, Teixnacan,Tefcufcu,Taneftechipa,Tamaguilche,Titì tepaque, Tamanalco, Tacufcalco, Tacuilula, Taffifco, Tefiftebeque,Tafcaltecal,Temiftitan,Temozluca,Tef faico,Taiuba,Tilcecapan : Vilatan,Vchilubuzco,Vuì- pona, Vera Croce. Città nella maggior Spagna/Ahacus, Cuchillo, Dellos, Corazones,Chicama,Coama,Granata,Ceuola,Muto- chel,Omitlan,Tepique,Sila,Saltenango,Vacupa Città fondate nelPfola Spagnuola,dellequali al loro luo go vedrai particolarmente,Ai,ua,Bonao , Bonauentu- ra,San Domenico,Concettione della Vega,Cocui, Già guana, San Giouanni , della Maguana, San Giacomo, Higuei,Ifabella,Iachimo,Lares di Guahaba,Santa Ma- ria della vera Pace , Natalità , Porto della Piata , Porto Reale,Zauana. Città nella nuoua Galitia, Aximocuntla, Atacotla, Atla, Cotla,Cinagtlan,Guaxaca,Guatatlan,ixtatlan,Michet lan,Nefpa,Tolelitla,Teulcano,Tefpano, Tetitlan, Za- patula. Città nell'ifblaCuba fondate da Spagnuoli,Baiamo,fan Giacomo, Hauana, Porto del Principe, San Spirito, I nnita. Citta nell'ifòla Borichen,Caparra,Guanica, San Giaco- mo,San Germano,San Giouanni,Sotto maggiore. Città diuerfe occidentali, Camoteia,Calis, Dihaufta, Sì curezza de confini,Toledo,Teftuco,Panama,Guafcio- cingo,Nome di Dio,Santa fede, Granata, Mofcobo Ca cico di Lazaro. Città pofte nel Lago dolce del Temiftitan , Mefficalcin- go , Huichilobufaco, Suchimilco, Caloacan, Mezqui- que,Veneziuola,Cuetauaca. Città di Culua Xaltoca,Guanteclan ,Tenainca, Acapu- zalco,Atacuba, Acolman. Città nell'ifòla Iamaica,Seruiglia, Oriftan,Siuiglia. Città, vedi ancho Fortezza. Città in diuerfe prouincie,quali fono dishabitate per le rane,conigli,topi,locufte,& ferpi. i6^.t]i6$.a. Città grolfillìme cinte, & murate fono appreflb ad alcu ni Indiani,fi come fu rifetito al Dottor Corales. 37.d Citta due nel Temiftitan ingeniofàmente, & molto bel le edificate ne Laghi. -^4-a Città molte ville, Se cadali fono nel Meilico. i$6.£ Ciquaghi monti nell'ifòla Spagnuola lontani da Ifàbel- la dieci leghe verfo Ponente fu'l lieo di Tramótana. u.c Ciuriza,& Catocho Caciqui fanno accoglienza a Vafco & li tengono compagnia fin'al ftato del Cacico Chio- rifo. 3 2.. a Ciuette fono vccelli naturali dell'indie occidétali. i6z.e Ciufre, vfate per deferiuere le cofe da gl'Indiani , del Mefcico. 2Zi.d/26z.f/i4i.d Ciuocaocin T ER'ZO V O L V M E. Ciuocaocin Indiano Gouernatorc del Temiftitan.275>.c clapa villaggio diCematan, nella nuoua Spagna. 305.3 ■ Claudio Capitano Generale di Ricaredo Re di Spagna, quanto felicemente combattendo fuperòli Francefì, entrati nella Spagna. 76 A coàios Indiani, {coperti da AIuaroNunez. iij.-fe Coafclahuaca prouincia nella nuoua Spagna. 185.0 Coaclanprouincia nella nuoua Spagna. 285.C Coadnacad città nella prouincia di Culua. ij^.b Coatelicamat Signore della prouincia de Tenis, nella nuouaSpagna. z$6.£ Coatebeque città nel Mefcicó,, ifé.e Coaque terranei Perù, & Tuo lìto. yjiX Coadinabaced città nella nuoua Spagna, è abbruciata i dalCortefe. 2 INDICE DEL Carauellc p difcoprire terre nuouc,& gli è vietato l'en . trare nel Porto di S. Domenico dal Gouernatore Ouà- do. 98. a./ fcuopre dugento leghe della cofliera di terra ferma. 95>.ab Colombo riceue grandiflime corte/le da gl'Indiani di Paria. ™-à Colombo per vigore della capìtulatione fatta con li Re Catholici,hebbe il decimo dell'entrate di quàto difeo- perfe di terra nuoua. 8o.d Colombo con il fratello,fono da Roldano, Se dagli Spa «muoli acculati come intolerabili , Se ambitiofi alli Re Catholici. i3-t> Colombo doppolapregionia, emandato con il fratel- lo dalli Re Catholici a (coprir nuoui paefi. i6.a Colombo difeopre Pifola Guanaifa, Se la prouincia Qui riquitana,& dagl'indiani riceue gran cortefia. itJ.ab Colombo è degno di (tatua d'oro, Se di maggior hono- re per la fua inuentione. 5 j.c/ug.b Colombo doppo molte fatiche, Se nauigationi , oltra la co fta di Paria giunge all'ifola Spagnuola, & ritrouail tutto in confusone. ìya. Colombo huomo di grande ingegno, & pratico de mo- ti del cielo,fu il più fìcuro Capitano di Naui, de fuoi té pi. i.a/78.b/79.d/8o.a Colombo qual nauigatiotie tenne partendo di Spagna per Tifola Spagnuola. n.d/iz.a Colombo ragiona con vn vecchio Indiano, qual li fa fa- . pere l'anima immortale. 7.b e Colombo fb. primo che a gli Spagnuoli infègnaffo a na- uicare per l'altezza de gradi del Sole, & della Tramon- tana. 79./8o.a Colombo s'inferma nell'ifcla Ianuica,& fi rifàna. S.a Colombo co il fratello Bartholomeo , fono reuocati dal gouernodell'ifola Spagnuola, Se mandati in ferri in - Spagna. 13.CI Colombo giunge in Barzalona con gl'indiani, Se la nuo uà dell'Indie feoperte, Se dallìRe è fatto nobile co tito io di Donno,& nonorato di moki priuilegij. 8j.e/84.a blSe fatto almirante del mare Oceano. 3-a Colombo con l'armata prò uà caldo molto eccefìluo ri- trouandofi gradi 5 lontano dall'equino ttiale. n.a Colombo manda Hoieda con compagni a combattere, . contra il fratello del Cacico Caunoboa,& vince. 8.d Colombo edifica nell'ifola Spagnuolala città Ifabella. ■$yS/Se la Concettione. S.b/f.b Colombo edifica la fortezza di S.Thommafo , nelle mi- nere di Cibao dell'Ifola Spagnuola. 90.3/5.0 Colombo giunto in Spagna non oftante lamalainfor- .roatione di luìdaFraBuil, & altri data alli Re Catho- lici è honorato , Se licentiato per difeoprire il reftantc dell'Indie. pi.e Colombo giunge la terza volta all'ifola Spagnuola, & fa riformare le città di Bonao S. Giacomo , Se Concettio- ne della Vega. 9 4-f Colombo fi vefte da Frate, Se fi lafcia crefeer la barba ef- fondoli comandato da Giouanni Aguado, che fé n'an- daffo in Spagna per colminone delli Re Catholici. pi.d Colombo è mandato da Francefco Bouadiglia co li fuoi duoi fratelli in ferri prigione in Spagna. 96.C d Colombo giunto a Calis prigione, è fatto con li fratelli lib erare dalli Re Catholici. y6.z Colombo,quali nnputationi li fono date appresoli Re Catholici. 9&A Colombo prefo errore penfando rìtrouarc vn ftretto di Mare, qual pafTaffe nel Mar del Sur vedendoli che egli vi è di terra. s^x Colombo è honorato dalli Re Catholici co il farfelo fo- dere innanti pubicamente, i.d Colombo predice a gl'indiani di Iamaica,che non li dan. do mangiare vedrebbono la Luna iniànguinata , qual doueaecliflàre, &hebbe il fuo intento. 95>.e Colombo vuole che li fuoi prima che cauino l'oro fi co-i feirino,&communichino. - . 114-f Combo con fei carauelle fa la terza fiata ritorno all'in die, & fcuopre l'ifola Trinità, Se altre molte per quella coftiera di terra ferma. . 94.a b e Colobo fatto il 4 difeoprimento pie coftiere di terra fer ma dell'indie perde li vaffolli,& egli ridotto (òpra Tifo la Iamaica,vi flette in vita trauagliata vn'anno. 9p.b e Colombo auàti che'l muoia cófiglia li Re Catholici,chc di tutte le parti di terra ferma della Paria, faceffe habita re la prouincia d'Vraba,&Beragua. i8.d/27.d Colombo ritornato in Spagna effondo già vecchio muo re in Valfodolid,il mefo di Maggio il 1 jc2.f Comogra prouinda vicina a Coiba fua grandezza* 8c de forittione. 22.C Comogro Cacico di Comogra prouinda, fa cortefìa a VafcoNunez. 22.C Comogro Cacico perfuafo da gli Spagnuoli , il fa Chri- ftiano^ e nominato Carlo. 23.C Comogro. fiume nella prouinda del Cacico Comogro. jz.a/ fua origine, & termini. 33.C Cómpilco villaggio nella nuoua Spagna. 303^ Cometa hanno per fegno di morte , li gran Signori In- ■ diani,nelPeru. 398.3/377/ Comifcen fono formiche di diuerfe fpecie dell'ifòla Spa gnuola,& loroHiftoria. iój.de/ói.c Confaluo Ferrando di Cordoua l'anno 1 4 9 5- pafsò in ltalia,in fauore del Re de Napoli, & vi portò il mal Fra - cefe. 6j.c/yi.c Confaluo Fernando d'Ouiedo,et fua narratione al Beni bo Cardinale del gran fiume Maragnon. 41 <;. Confaluo dì Sandoual combattendo all'aflèdio di Temi ' ftitan gli è parlato vn piede. 268. e Confaluo di Sandoual, prende la città di Theflaico, nel- la nuoua Spagna. 260.de Confaluo di Sàndoual,è mandato dal Cortefe in fauore de gli Otumiefì cótra quelli di Matalcingo, &c combat ' tendo riporta vittoria. 274.cdef Confaluo di Sandoual , prende Guaftepeque, de Aca- ; pichtla città nella nuoua Spagna . i6z.a. b Conuito fatto a Bartholomeo Colombo dal Cacico Beu chio,&daAnacaonafuafòrella. io.d Conuito fatto da gl'Indiani di Paria a Colombo. i2.d Conigli in molta quatità,fono nell'ifbla dell'oro, & del ' le perle. 37.a/& nel Temiftitan. i^.£ Conigli di Spagna vicini al fiume Sciarama, fono p man giare li migliori del mondo. 1 f j.a Conigli fecero in Spagna dishabitare vna città.164. f/ &c '■ loro Hiftoria. 5a.b e Cortefe , & fua guerra fatta a gl'indiani dì Culua con la prefa del Temiftitan.266.fino al 279. Cortefe vfa liberalità in donare 12 mila ducati al Licen- tiadoZuazo. 219.6 Cortefe lafda nel Mefoìco fuo Luogotenente il Licentia do Zuazo,Sc egli va al Capo delle Fìchere contra Chri- floforo d'Olir ribelle. 220.C Cortefe edifica la città della Vera Croce. 225.b Cortefe fa prigioni con aftutia quattro foldati di France feo Garaì. xló.d Cortefe fa tagliar le mani a cinquanta-fpie de gl'indiani Volume.3 . C i) della f •I .1 il il', ii>. " , ! ■■ INDIC della nuoua Spigna. 2.2-S.f Cortefe entra con Tuoi fbldati nella prouìncia di Tafcal- tecal^ con cento mila Indiani combatte felicemente. zi7.f/n8.a Cortefe è ricercato di pace, dagl'Indiani di Tafcaltecal, & gliela concede. zz<>.bde Cortefe fatta fuddita la città di Churultecal,in quella en tra,& è accettato honoratamente. x$i.e f Cortefe entra nella città d'Iztapalapa. 2-34-b Cortefe rifeuote vn tributo di diuerfe colè per mandar all'Imperatore dalli Signori del Mefcico . i35>-b e Cortefe priua del ftato Cacamacin, Signore d'Aculua- can. 2.3$>- c Cortefe parte del Temiftitan , per andare contra al Capi tano Naruaez. 2 44-b c Cortefe doppo la guerra del Temiftita,vfcé'do della prò uincia- molto danneggiato co li fuoi Spagnuoli è amo- reuolmente raccolto da gl'indianidi Tafcaltecal. z5o.a Cortefe conquifta la prouincia di Tepeaca. zjo.e f Cortefe edifica nella prouincia di Tepeaca, la città detta Sicurezza de confini. zfi.c Cortefe va all'imprefa di Guacacula città co tra quelli di Culua,& combattendo refta vittoriofo. Z5z.a b e Cortefe riceue in grada la città d'Occupatuio. zfz.d Cortefe va all'imprefa della citta d'Izzuacan , accópagna toda izo mila indiani,& quella conquifta. zyz.f/253.a Cortefe accetta in gratia molte città , Se prouincie nella nuoua Spagna fuddite. z^.c Cortefe combattendo entra nella città d'Iztapalapa,& a quella fa molto danno, &c fi fai uà, vfeendo di lei da gra pericolo dell'acque. i^j.Qt^.z b Cortefe accetta gl'Indiani di Calco per amici. zf.e f Cortefe manda a riconofeere la prouincia di Mechuaca. 285 a Cortefe àcquifta la prouincia di Tuquantepeque ribel- la, & fa appiccare il Signore di quella. z85.e f Cortefe fa abbruciare 400 fìgnori ribelli della prouin- cia di Panuco. z91.be Cortefe all'obedienza Imperiale ha ridotto nella nuoua Spagna ftato per più di 400 leghe, Se p il Mare di mez zo giorno più di cinquecento. 2.91.0 Cortefe manda armata per cercare vn ftretto che egli ere de fia tra la Florida, &: la terra del Bacalaos. Z94.b e Cortefe chiama nuoua Spagna dell'Oceano tutte le prò uincie dell'indie da lui {coperte. ZJ4 X E D E L Cortefe da vna figliuola in moglie ad vn figliuolo di Fr& cefeo di Garai. 290.I? Cortefe adimanda all'Imperatore d'efler reintegrato di molte migliaia di ducati, fpefi nella guerra della nuo- ua Spagna. z94.de Cortefe , manda vn prefènte all'Imperatore, della nuo- ua Spagna, Se fi duole de mali portamenti di Diego Ve lafco. z5j4.iyz95.ab e Cortefe eflendo configliato da fuoi amici va alla corte dell'Imperatore. 53i.a Cortefe prende per moglie Donna Giouana de Zunìca. 339-c Cortefe molto perdette nel volere feoprire la nuoua Spagna,che feorre verfb Tramontana. 355.1» Cortefia ,& liberalità di Fernando Cortefe in donarti mila ducati al Lieentiado Zuazo. 219.» Corazao Ifòla pofta nella coftiera di terra ferma dell'In- die, quando feoperta da Colombo. P4.C Coraconi popoli Indiani, & della fertilità della lor valle & grandezza. 3 5Z.C Corpo morto in qual modo fia fèccato da gl'Indiani per conferuarlo. 5z.d Corpo con l'anima efTere immortale credono gl'india- ni di Chiorilb. 3 1 *!* Corui TERZO V O L V M E. ti '.orui Marini del Mare dei Sur, & loro Hifto. 59. d/58.b/ r6i.f Notturne dell'imbriacarfi vfato da gl'indiani, doppo che hanno cantaci i loro Arey ti.iu.e f/ col Tabacho. nj.a b fortume dell'imbriacarfi vfato dalli popoli di Tracia. 113.C/ d'altri fuoi coftumi, vedi Traci popoli. Mollumi de Romani, Se de Inglefi, nel tìngerfi le carni, l'uno nel triomphare, Se l'altro nell'andare nelle batta glie. ■ WStf Notturne hanno gl'indiani di Tonola di tingerfi il vilb, Se impiumarli le carni andando alla guerra. 33f.a Mollumi de gl'indiani, vedi Indiani Ioftumi,8ccortetIe de popoli dell'itola Giouanna. i.b Zoftumi, Se vita de popoli Indiani , nella colta feoperta da Colombo. 7-cd loftumi rozzi vfàti nel mangiare da gl'indiani di Chio rito, &dell'ifola Spagnuola. 32..C loftumi de nobili , del Temiftitan , circa il gouerno de loro figliuoli. 240.C loftumi crudeli de gl'indiani Iaguazes , che vecidono i loro figliuoli per fogni, Se danno le figliuole a mangia re a cani,per non le maritare. 3*9- e * Zoftumidiuerflde gl'indiani , feoper ti da AIuaroNu- nez. 3^3-ef Zofta del Mar del Nort, nel golfo d'Vraba , Se nel Porto del Darien in quanti gradi fia pofta. 5i.a Zolla del Mare della nuoua Spagna, fu (coperta daFra Marco daNii.za , volgere a Ponente in gradi trentacin que. 375.f/3^o.c bottone nafee da per fé fenza alcuna cura, nella prouin dadi Quiriquitana.i6.c/nella Paria. 14.C/& in gran co pia,ne produce l'ifblaGiouanna.2. d/ Se molto buono l'ifolalamaica. ip.b Cuetauaca terra habitata hor detta Venezluola , è pofta nel lago dolce del Temiftitan. 308.C Cuetrauacin, è creato Signore di Temiftitan da gli Spa- gnuoli doppo la morte di Montezuma. z^.d Cuerda vocabulo caftigliano, Se tuoi lignificati. 141. e Cueua prouincia molto grade nella Cartiglia dell'oro,è f)er la maggior parte (bggiogata da chriftiani. 5 o. c./& onga più di ceto leghe, Se abbraccia l'una,& l'altra co fta del mare di Tramontana. 69.C Cuori popoli indiani, vedi Popoli de i Cuori. Cuoio del Lupo marino con l'arricciarli da inditio del rluflo,& reflullbdel Mare occidentale, Jf8.c Cuoio de Lupi Marini gioua al dolore, de lombi. 158.C Cufco padre d'Atabalipa , fu Signore della prouincia di Guito nel Peru.374. il il fuo corpo come Ha còferuato. 37f.f/376.f/ quàto lofle gra (Ignore nel Perù. 585.0/390.3 Cufco fratello d'Atabalipa, per qual cagione da lui fu cacciato del (tato. 385.0 Cufco fratello d'A tabalipa da parte di padre , è prelb, & da lui fatto morire. 37f.b Cufco città nel Perù, Hiftoria del fuo fondatore, &de- fcrittione del fuo fito, fortezze, Se edificij.413. a/ gira il fuo muro, che la cìnge vnagiornata di cammino. 383/ hebbe il nome da Culco padre d'Atabalipa, 390. b/ 374. f/fuo fito. 369. di è fatta Colonia de Spagnuoli da Fran- cefò dal Pizarro. 409.^ b.c Cuifeo prouincia nella n uoua Galitia , Se del poflefìb di quella prelb da Nunno per l'Imperatore, 333.b/334.ab Volume.3 . C iij Cufclacan . ,;' \ . »>i.i " ■ s 11 1 . INDICE DEL Cufcaclan villaggio nella nuoua Spagna,pofto nella ri- merà del Mare del Sur. 2-99- 1 " Cuiuacan città pofta nella riuiera della palude del Te- miftitan. i^zx/iè^.b Cuitagnaca città nel Lago del Temiftitan. z6j.b Cuinaquiro, prouincia nella nuoua Galitia. 53 z -b Cuinao,prouincia nella nuoua Galitia. 3?i.f Cumana, prouincia in Paria,è pofta tra la bocca del Dra gone,&Curiana. 2Ó.d Cumana Ifòla abbondantiffima di perle, & fuo fito. 73.a Cumana fiume , dell'acqua del quale vanno a prendere gli habitatori dell'ifola Cubagua. 198. b Cumatan città nella nuoua Spagna. 241.C Curamba terra nel ftato d'Atabalipa. 4°4- e Curaltecal città nella nuoua Spagna Se Tua defcrittione. 232^/ 230.6 Curateo Ifòla delliLucai. 81.C Curiana prouincia nella Paria abbondantiilìma di per- le fcopertadaNigno,& de Tuoi popoli. i4.a/ i3.a .Culche fono dette le barche fatte d'vn ibi legno da gl'In diani nella prouincia di Chiappe. 29. d Culiazzan prouincia nella nuoua Galitia gouernatada Melchior Diaz lotto il gouerno di Nunno di Guz- man. 3 z 9- a Culibrimas fiume nell'Ilòta Borichen. i7°- a Culata è l'ultimo angulo del Golfo d'Vraba. i3.d Culua prouincia nella nuoua Spagna , & fuo lira. 232. f/ è detta altrimenti il Mefcico. 249^ Culua lòtto quello nome lì cóprédono tutte le prouin- cie fuddite al dominio della città del Temiftitan. 2 pA Cuocere le viuande come l'ufino gl'Indiani detti delle Vacche. . 526.^327.2 Culuacan città nel Lago del Temiftitan. 27f.b Cugurco luogo vicino à Genoua,nel qual nacque Chri ftoforo Colombo. 7^a Cuti fiume vna lega lontano dalla città di Santa Maria Antica del Darien. 66.0 Cuzula prouincia nella nuoua Spagna. 236J Dab A 1 b A fiume nella parte oue sbocca nel Gol fo d'Vraba è gradi fei fopra PEquinottiale,34.a/ mette capo nell'ultimo angulo del Golfo d'Vraba con fette bocche, & per la fua grandezza è detto Rio gran- de^ di San Giouanni. 33-d Dagua prouincia nel Borichen. i7 6 - e Dahospefce dell'Oceano. . 7 1 - DaibaCacico nella prouincia d'Vraba alla venuta di Va fco Nunez abbandona lo ftato & fé ne fugge. 23.d/24.a Daigoni fono moti nell'ifola Spagnuola pofti nella prò uincia Bainoa. 40. b/ & fono lontani dodici miglia dal lago detto mar Cafpio. 4° - c Daini animali, & lor hiftoria. 56. a Danzar de gl'indiani è molto difTimile da l'ufo noftro. io.a Danza ouer Areyto fatto d'Anacaona fare a 300 donne vergini, vedi Areyti. Danari per fpendere non fono in cognitione de gl'india ni occidentali. 2o.c/23.a Dante poeta Fiorétino predifTe le ftelle del Cruciero pò fte All'antartico Se con qual verfì. 89. e Dante ouer Beori animale, & fua hiftoria. 5 5.d Dardi co la punta abbruciata fono vfatì da gl'indiani di Efquaragua, ne li tirano mai in fallo. 28^/54.* Dardi con tre ferri portano in guerra gl'Indiani della nuoua Spagna. 3°5 , ' > Darien fiume et fìto della fua bocca quale sboccanel gol fo d'Vraba & da il nome alla prouincia. - 2o.b Dattoli nell'ifola Spagnuola non fono perfetti per non effer faputi da gl'indiani coltiuare. i37.b Dattoli fòpra le palme tutto l'anno fi ri trouano nell'Ilo la Spagnuola. 4^» a - Da tihao vocabolo Indiano del Boriche lignifica al mio Signore. 172X deagvanes Indiani nella cofta del mare del Sur £co perti da Aluaro Nunez. 3i8;e Decembreè il mefe dell'Equinottio appreflò gli Cani* bali. f : a Decime nella nuoua Spagnai! pagano alla Chiefàdal. anno 1523 in qua. 2 9)"-* Dellos Corazones villanella prouincia di Culiaca. 355.6 Demoni veduti & voci fpauenteuole vdite da nauigan-. ti nelle parti occidentali nelle lor maggior fortune di mare. 2io.abcf Demoni neri & cornuti fono portati in guerra dagl'In- diani dì Cuba come lor Dei. 25.(1 Demoni fono detti da gl'indiani della Spagnuola Cerni ouer Tuyra,lor forma, & materia. 4i.d/42.a Demoni fono veduti la notte da i Canìbali. f.c Demoni, vedi altre lor operationi fotto Cerni , Diauolo & Tuyra. Denti de morti vfano per collane gli Antropophagi po- poli della Scithia. 119.C Denti bianchi fi fanno li popoli della prouincia Curia- na con herba. H-b Denti buoni non hanno l'Indiane Caribe , & dell'ifola Spagnuola. 9^.3. Denti fi guaftano per mangiare mahiz. 132.C Defcrittione delle cofe pei? farle intendere in fcritto co- me lo facciano gl'Indiani del Mefcico. 221.CI Defcrittione d'una notabile fortuna di vétiauenuta nel l'ilòla Spagnuola. 9« a Defiata Ifòla occidentale quando feoperta da Colombo, & perche cofi detta, &c fuo fito. 87.a/79.c/8f.b Denato porto del Iucatan & fuo fito. i87.b diavolo è detto Tuyra da gl'indiani della cofta di Vraba. % 5 1 -* Diauolo appare a gl'indiani la notte, in guifàdi fantaf- ma. 5« e Diauolo quanto habbi potere in mandar tempefte et ro uine fra gl'indiani. f 2 ><* Diauolo non ha potere nella regione oue è pofto il fàcra mento di N.S. _ 5 2>( * Diauolo in quante maniere fia figurato, & dipinto da gl'indiani. j.d/iij.c Diauolo portano intagliato nelle carni gl'indiani occi-* dentali di terra ferma. 3-C" Diauolo & fuo potere nel predire le cofe future. • . fi.d | Diauolo, vedi Tuyra, Demoni, & Cerni. Diamante fi fpezza col fangue del Becco* 1 50.3 Diafpro ritrouato da Gonzalo Hernandes fra terra nel porto di Santa Marta. 34'" Diceria di Bononiama Cacico nel ringratiar Vafco per hauer fatto mangiare à Cani il Cacico Pucra fòdomi- 3"d Diego .;«.. *- TERZO V O L V M E. Diego fratello di Chriftoforo Colombo , refta fuo Luo- gotenente nell'ifola Spagnuola. 89/ pie^o, & Fernando figliuoli di Chriftoforo Colombo, fono accettati per Paggi dal Principe Don Giouanni. -o.f/ prède per moglie la fòrella del Cacico Guarionefio. 8.a Die^o Velafco primo a conquiftare, Se impopolare l'ifo kmXuba. '*?** Diego Velafco con armata va in perfona alla vifta del lu catan per riuocare dal gouerno il Cortefe , il fatto nò li fuccedendo fa ritorno. i94- a Diego Velafco manda fuo Capitano, & Luogotenente conia fua armata Fernando Cortefe, per difeoprire la nuoua Spagna. u ;3- e Diego Velafco, è imputato dal Cortefe, come huomo che verfo 1 ai faccia male operationi. 2<>f .b e Die^o Velafco, manda Pam philoNaruaez fuo capitano nefla nuoua Spagna, con armata per reuocareil Corte {e da quel gouerno. 243.3 b e Die^o Velaìco arma tre Carauelle,&vaa difeoprire la nuoua Spagna. ^ I75>.ef Die°o Veiaf co,fpefè più di cento mila Caftigliani, in far diìcopire la cofta della nuoua Spagna. i93-d Diego Velafco, & fua morte. 19 4.C Diego di Mendez,maeftro di Cafà di Chriftoforo Colo- bo! ■}■■ M Diego Mendez creato di Chriftoforo Colobo, &c fuo no tabile valore in paflàre fopra vna Canoa il Golfo di Ia- maica all'ifola Spagnuola a dar nouella dell'Almirante al Gouernatóre. 9 c )-° Die^o Nicueffa Capitano delli Re Catholici,prende ca-. rico di fare habitare la prouincia di Beragua. i8.d Diego NicuefTa,vendica la morte delli fettàta Spagnuo- li ammazzati nell'ifola Spagnuola dagl'indiani. i9«a Diego di Salazar, Capitano valorofiffimo , libera Soto maggiore dell'affato de gl'indiani del Borichen, Seva fanciullo chriftiano condannato a morte. i7i.cde Diego di Salazar vince combattendo Mabodomaca,Ca-. cico nel Borichen. *74 e . Diego di Godoi,& fua relatione al Cortefe del feoprime to*j & acquifto di diuerfe prouincie nella nuoua Spa- gna. 3°°- e Diego d'Almagro,fua vita,& morte. 370.f Diego Buftamante Capitano Spagnuolo, combattendo con gl'Indiani contermini alla prouincia del Cenu re- fta morto. 7°« a Diego Ribero Cofmografo. 1 89^ Dignità appreflba alcuni Indiani, {coperti da Aluaro Nunez, è il portar le Zucche. ?iy b^.c Digiuni in ri uerenza de i loro Cerni fanno gl'Indiani de l'ifbla Spagnuola. 4 1. e/ & perrifànar gl'infermi dalli Boitij.43.e/ & li Signori Cacichi nel Perù. j86.c/407.e Dihace pefee dell'Oceano. 71. b Dihauftan terra nella nuoua Spagna. 116. e Dio ha madre, qual ha cinque nomi , & diuerfì meflag- gieri,quali fono adimandati Cemi,ò vero Tuyra,fecó- do gl'Indiani dell'ifola Spagnuola. 4i.d Dio degl'indiani Occidentali , vedi Diauolo, Idolo , Se Cerni. Dio adorano gl'Indiani dì Culiazan , Se lo chiamano Aguar. 3*9.d. Dio eterno chiamano gl'indiani dell'fbla Spagnuola co quefto nome Guamaonocon. 42.C Dio primo motore,omnipotente,& inuifìbile,credono efferui gl'Indiani dell'ifola Spagnuola , qual habbi duo! nomi Iocauna,& Guamaonocon. 4i.d Dionigio Frate Dominicano,è da gl'indiani di Cumana crudelmente martirizato. 199.C d Dipinture fatte con varij animali, Se fiori, fono vfate da gl'Indiani di Santa Marta. 34.C d Dipiturevfano portare gl'indiani,nelle braccia, nel pet tOj& nel vifò,eccetr> li Cacichi, che non fi dipingono il vifb per effer f égno di fèhiauo. f 4.C Dipinture fono vfate da gl'indiani della Spagnuola. n.b Dipinture,et diffegnare paefi hano cognitione li popo- li del Temiftitan. 237.0 Dipinture del Xagua, Se dellaBixa vfàno gl'indiani per farfì neri, quando vogliono andar in battaglia. 66.tt Difagi patiti dagli Spagnuo li nella conquifta dell'indie occidentali.7 5. e dj 31.C/ 32.3/90, b e/ .b Diftantia dalla bocca del Dragon alla prouincia Curia- na. . 26.C Diftantia daH'IfblaBorichena all'ifola Spagnuola. 27.a Diftantia dalla prouincia del Cacico Poncha,à£fquara- gua. , : 2.j>.b Diftantia dalle Canarie all'Ifole Guadaluppa, San Chri- ftoual, Domenica, Se l'altre Ifole in quel pareggio po- lle. *$J&. Diftantia da Siuiglia città in Spagna alla città di San Do menico de l'Ifola Spagnuola. 4).b/86.d/ 16. à, Diftantia da S.Lucar di Barameda,all'Ifole Canarie. 44 .b Diftantia dalla punta de Hìguey al capo di Tiburon del rifola Spagnuola. . / ' - ; - 4.5. e Diftantia dall'Ifola Difiata , all'ifola di San Iacobo di ca- po verde. ^bb.ìn ibn "- • 79.C Diftantia dalì'Ifoìe Gorgoni all'ifole Fortunate. 79. e Diftantia dall'Ifole Gorgone,alle Hefperidi, fecondo Sta tioSebofo. .... . ; 7p.be Dìftatia da Azamor 1 Africa a S.Lucar di Barameda.! S6,e Diftantia di Spagna alle Canarie. . 86.be Diftantiain quale ftanno rifole Canarie da gli antichi dette Fortunate. :.-. 8i.b Diftantia da I/àbella a porto Reale. 8i.f Diftantia dal porto della Gratia,a porto Reale. Si.f Diftantia dall'Ifola del Ferro all'ifola Defiata. 86. e Diftantia dalla città del nome di Dio alla città di Pana- la, i! 87.f/88.a Diftan tia da Panama fino alla bocca del ftretto di Maga» glìanes detto Arcipelago del capo Defiato* 88.c Diftantia dall'Ifola Iamaica all'ifola Spagnuola , alla par .. te più occidentale,detta il capo di San Michele, tjo.a Diftantia dalla città Ifabella,alla città di San Domenico,. Lambedoepofte nell'ifola Spagnuola. <}i.a Diftantia dall'Ifola Iaruma all'fola Corazao. 94.C Diftantia dal capo della Velatila pùta delle Saline. 94.C Diftantia dalla città di S.Domenico all'ifola Beata. 94.d; Diftantia dalla città di San Domenico al porto, detto Porto Nafcofo. 58 b Diftantia dall'fola Iamaica al capo di Gratiaa Dio, alla volta dì Greco. 99»b Diftantia dalla città di Panama al fiume Chagre. 99. a/ 73-d Diftantia dal fiume Beragua, ouer Iebra al fiume Be- len. 95>.a Diftantia dal fiume Haina, alla città dì San Domeni- co. 100. b Diftantia dalla città del porto della Piata alla città di San Domenico. ioi.d Diftantia dalla città dì San Domenico,alla città d'Azua, nell'ifola Spagnuola. ioz.d Diftantia dalla città di Santa Maria del Porto alla città di San Giouanni della Maguana, nell'ifola Spagnuo- la. 102.A Diftan tiadalla città di San Domenico alla città Bonaué-; . tura,ambedue nell'ifola Spagnuola. ioz.d Diftantia dalla città di San Domenico , alla fortezza del Bonao. ' , iiq.f Diftantia dal Porto Famofo, alla città di San Domenico. 22.C/33.C 124.C Diftantia dal Porto dell'Afcenfione,al Porto Defiato del Iucatan. .....' i87.b Diftantia dalla città di Panama, al Golfo d'Orotigna; Diftantia dal Porto Defiato,della nuoua Spagna,all'ifo- la de facrifieij. iSS.d Diftantia dalla città di San Domenico , all'Ifole Defiate; . Domenica ? & Guadai uppe. 161.1 Diftantia dall'ifola Spagnuola, all'ifola Borichen. 169.C Diftantia dall'ifola Borichen all'ifola Mona. 169.4 Diftantia dall'ifola Spagnuola,all'ìfola Cuba. I78,d Diftantia dal Porto di Baracoa dell'itola di Cuba , alla punta di Maici. . 178Ì" Diftantia dalla Iamaica , alla punta de Giardini dell'ìfola Cuba. i75?4 Diftantia dàlia città di Baiamo,à quella di S. Spirito ne} - l'Ifola Cuba. *79'b Diftantia dal capo di Sant'Antonio, vltima parte occidé .tale di Cuba alla prouincia di Iucatan. i75>.e Diftantia dal Darìen,al Nome de Dio. , i8i;b Diftantia dal Porto di Matanza dell'ìfola Cuba, fino alla punta dì Sant'Antonio dell'ifteflaifola. , •iS2.b Diftantia dal Capo dì Sant'Antonio della Cuba,all'ìfola dì Santa Maria delli remedìj ..,.>.• iS&b Diftantia dal fiume di Grìgialua,al Porto Defiato. i88.a Diftantia da Ciampoton, ai PortoDefiato del Iucatan; ip2.b ; Diftantia dalla pùnta di fan Michiele dell'ìfola Spagmuj la,alla prima parte dell'ìfola Iamaica. £]?&€ Diftatìa dalla prouincia d'Araia,alì'Ifola Cuba'gua.i5>8.b Diftantia dall'ifola Cubagua, all'ifola di Poregari. - 198.^ Diftantia dalla città di San Domenico , all'ifola Cuba- gua.;; 5 t o - ; ^8-b Diftantia dalla punta delle Saline, pofta in terra (èrma, : : nella boccadel Drago,all'ifola Cubagua. iy8.b Diftantia dalla prouincia Paria,ad Vnari. i.a Diftantia dalla prouincia dì Malinaltepeque,allacitti|. diTemiftìtan. i$6.£ Diftantia dalla città d'Almeria , alla città di Temiftìtan. 23 alla prouincia di Tafcaltecal. T E1Z O V OLV'M E. 13 ■ Tafcaltecal. ' .' " ifl.fr Diftantia da Iztapalapa,alla città di Temiftitan. 257/ Diftantia da Aculmana Theffaico. x6\.£ Diftantia dal Temiftitan, al Mechuachan. zSo.b Diftàtia dalla città di Vera Croce, al fiume Panuco. z8i.e Diftantia dalla prouincia di Tautepeque, a quella di I Guaxaca. z8z.f Diftantia dal Temiftitan,aGuallacalco. 284.6 Diftantia da Ciacatula,a Hucicila. z85»b Diftantia dalla prouincia di Chichfuacan, alla citta di . Ciacatula. > ' Q zSy.f Diftantia dal porto dell' Afèenfìone, al Capo di Higuer- 'ras: .' '"• z88.c Diitóntìa da Soncomìfco,al Temiftitan. z88.b Diftantia da Guatemola,a Soncomifcò. 288.b Diftantia dal Temiftitan,alla prouincia dì Tacho. 255^ Diftantia dàlia città di Villatan,a Guatemala. ) 297.6 Diftantia dal Mare di Tramontana^ quel di mezzo gior : ■ noin diuerfì luoghi della nuoua Spagna. 3°4-d Diftantia dal Porto di SanGiacomo, alla città della Tri- nità dell'ifola Cuba. 310.C Diftantia dalla fpiaggiadellaGroce,alla fpiaggia delle Caualle. 3 x 4-d 'Diftantia dal fiume di Petuata,a San Michiele della nuo ita Galitia. 328.0 Diftantia dalla terra di San Michiele della nuoua Gali- • tia, fino a compoftella città , & refìdenza di Nunno di Guzman. ^9^ Diftantia dal Capo dell'Hauana dell'ifola Cuba, all'ifo- 'ledegliAzori. 33°.b Diftantia dall'Hauana dell'ifola Cuba,al Porto del Panu 1 co. 330.f Diftantia dall'Ifola de i Cedri,al Porto di Colima. 35-3.C Diftantia da San Michiel diCulnacan a Topira. 354.6 Diftantia da Caxalmaca,alla città di Cuico. J^o.c Diftantia dalla foce del Nilo che irriga l'Egitto, fino in ■ Italia. zoj.e Diuifionedelle lingue, & onde habbino hauuto origi- ne diuerfì popoli. 78.d/79.a domenica Ifola de Canibali, quado {coperta da Co lombo.3.b/perche cofi detta.8f.c/fiio fito. 130.6.1/34.^ Domenico padre di Chriftoforo Colombo. 78.a/ dal no • me del quale, è chiamata la città di San Domenico", nel 1 l'ifola Spagnuola. - 5>i.b Donna Indiana amante di Vafoo Nunez , icuopre la con giura fatta dalli Cacichi d'ammazzare gli Spagnuoli. ■ zj.b ' : ■ ; ... * ' ■ E Donna èffèndo fterile è lafèiata dal marito nella cofta -d'Vraba. ■.' — yi.b Donna è chiamata Ira nel la prouincia di Cueua. 51.C Donna & cane {àcrificati, fignifica disfida apprefto gl'in • diani di Ciapotulan. *97.a Dònna Indiana Signora di Tolilitla città nella prouin- cia di Tonola. 335«d Donna detta GuataZaca molto vecchia vìue in Ceuola ih vna lacuna fénza mangiare. 368.b Donne, & huomini viui facrificati,vedi Sacrificio. ! Donne Indiane loro habito, vedi Habito. Donne de Canibali,fono grandi arciere. 3.d Donne de Canibali , hanno tempo terminato per vfarè il coito, 3«de Donne de Canibali, habitano in vna Ifola riporta dalli Mafchi. $.é Donne de Canibali vanno alla guerra, & fanno l'ufficio del Capitano. 54.d Donne de Canibali in qual modo portano le poppe poi che li fono cafcate. 54.il Donne Indiane de Canibali non hàno buoni i déti. 96.3 Donne indiane,fòno nuotatore eccellentiillme. 4.d Donne vergini fi lafciano del tutto vedere ignude nella Ifola Spagnuola ; p.d Donne degl'Indiani della prouincia Curiana, eflercita- , no l'agricoltura. i4.b Donne del Porto di S. Marta fono grandi arciere. 34. e Dóne Indiane,per no far figliuoli fchiaui alli Chriftiani non fi maritano, & le grauide co herbe difpdono. 4i.b Donne come dalli primi huomini della terra furono ha unte , fecondo gl'Indiani dell'ifola Spagnuola. 43. b Donne tutte benché fìano mogliere d'altri (eccetto ma- dre, forella,& figliuola, fono carnalmente conofeiute ' da gl'indiani dell'ifbla Spagnuola. 46. à Donne mogliere delli Cacichi,ò d'altri indiani honora- ti. fonò dette Efpàuces nella prouincia di Cueua. 50.Q Dóne nobili da chi so richiede p lufTuriare lo cocedono reputàdofì vergogna negare cofà che fé gli dimàdi.fi.b Donne Indiane convn'herba disperdono li figliuòli per poteri! dar alla vita luffuriofà. fi.c Donne Indiane della cofta d'Vraba molto fi conféruàno le mamelle,accioche non fé gl'infiappifchinò. f i.c Donne efTendo prefe dalli Caribbi fono dalor conferua re,accio facciano figliuoli per mangiarli. fi.d/2.c Donne Indiane della cofta d'Vraba hanno la natura ver gosnofà molto ftretta. 51.C Donne fono quelle che fbulciano,et difpidocchiano gli Indiani, & li pulci & pidocchi mangiano. 69.C Dóne vecchie per moglierì fono molto più iftimate che le giouani in alcune parti dell'Indie occidentali per ri- fpetto del gouerno. 6y.d Donne Indiane dell'ifola Spagnuola fono le più difone-; fte,&libidinofè che tutte l'altre Indiane. 114.C Donne Indiane dell'ifola Spagnuola volontariaméte vi-? uè fi fepelifcono co li lor mariti , et co tradicendo fono sforzate. 114.C Donne Indiane per parer belle fi tingono le carni con là Bicia, &; col Xagua.^ 13p.de Dóne della Cuba volédofì maritare fono prima da mol- ti carnalmente conofeiute che dal marito. 180.C Dóne fignoreggiano ,puincie nella nuoua Spagna.284.f Dóne quale habitano in vn'Ifola vicina à Ceguaran ièn- ■ za hatier compagnia d'altri mafchi. 288.à Donne non fono tenute in alcuna cófiderationenelTe miftitan da gl'Indiani. 309^ Dóne fono date à màgiar à cani p non le maritare dagli Indiani Iaguazes,& li figliuoli vecidono p fogni. 319.6 Dóne da gl'Indiani delle prouincie Malicones , Coaics, poi che fono fatte grauide non fono conofeiute carnai méte fin panati duoi ani d'hauer fatto il figliuolo. 323.0" Donne Menftruate non fono carnalméte conofeiute da gl'Indiani fcopertid'Aluaro Nunez. - 323.F Donne indiane dette Amazone quali fènza huomini hanno republica. 4i6.a Donne di Ceuola & lor deftrezza per portar vn gran pe fo in capo. v $6i.é Donne fono da gl'indiani di Ceuola molto amate. j<> j.a Dorotheo i i m • :'. k * ' [ i; ■ . , i|i, ■»' ti: 1 : ii ■■, ii, ì; il ; INDICE DEL Doi-otheo Theodoro Greco Soldano del Naruaez è rite- nuto dagl'Indiani nella colta del Mar del Sur. 3if.b e Dorato principe famofo & molto ricco nel Perù , & per che con tal nome è chiamato. 416 .e Dorare vali quanto perfettamente lo facciano gl'India- ni con vna nerba. 7i.b/u8.d dragoni ouerXagarti occidétali, &: lor hilloria.62.be dvero fiume di Spagna, &fua origine, np.c Duho vocabolo Indiano della Spagnuola , fignifica fcan no per lèdere. m.e Duiheyniquen vocabolo Indiano dell'ifola Spagnuola, lignifica fiume ricco. 4 J -d Duiei fiume con oro, nell'ilbla Borichen. i7*-b Dulcancellin Signore Indiano fa auoglienza a Naruaez. jiz.d Darubba fiume nella regione de Beragua molto abbon- data d'oro. 18. a Eftapaguaioia villaggio di Cematan nella nuoua Spa- gna. 303.Ì e t h 1 o p 1 fumo conuertiti alla fede da l'Eunuco dek la Regina Candace battezzato da San Filippo Apoftò4 lo. 74-C evangelio fu predicato nell'Indie occidentali , fè4 condola mente de l'Ouiedo. 83.6 f Euangelio fu fornito di predicare a tutte le genti del mondo l'ultimo anno della vita di San Gregorio Pa- pa, nix Euangeliftavltima parte della colla della terra /coperta da Colombo. 7-b Europa è diuifa da l'Alia dal fiume Tanai. io.e EiTempio degl'indiani dell'ifola Spagnuola quali l'un l'altro s'aiutauano contra gli Spagnuoli quantonche tra lor folTer nimici. i> )■" Efpaues dicono gl'Indiani di Cueua alle moglieri de Ca ciqui è d'altri honorati. f o.c Efquaragua prouincia, del fuo Cacico, &C de collumi de fuoi popoli. 2 °-d Efquaragua Cacico d'Efquaragua afTalta Vafco , & egli con ièicento fuoi Indiani è vccilb. 2.8.d Eftate & verno della colla d' Vraba, Se della Caftiglia de l'oro à qual tempi fia» f i.a b a e A vocabulo Calligliano et fuo fignificato.i4i.C Fagiardo fiume nell'ifola Borichen. 170.» Fagioli fruttano nell'ilbla Spagnuola. iji.e Fagiano comperorno per duoi aghi nella prouincia Cu riana. H-b Fagiani occidentali, tk lor Hilloria. 6o.b/i8.b Falconi villani & pellegrini lòno vccelli naturali dell'In die occidentali. i62.e/58.a/239.f Famofo porto nell'ifola Spagnuola quanto fia dittante dalla città di San Domenico. 124.C Fame patita da gli Spagnuoli nel Perù. 4 1 6. e/ in Vra- ba. iS>-c Fame,& difagì patiti dal Capitan Nicuefia,hauendc» fmarrito il viaggio di Beragua. n.a Fame patita da gli Spagnuoli nell'ifola Spagnuola p non; elTer feminato il Mahiz da gl'indiani a fine che dell'ilo lalìpartilfero. 5?o.bcd Fame patita da gli Spagnuoli nelle fortune di mare.207. f/io8.d e/ 112.be/ nj.b e Fame perlaquale cinque Spagnuoli. li [mangiano l'un, l'altro. 3'7-b Fame per la quale li mangiano gli Spagnuoli l'un l'altro morendo. 3 1 5 > - c Fame crudele quale nella prouincia de gl'indiani detti Iaguazes , perlaquale mangiano ogni ìbrte d'animali, & immondicie. V9'l Fanciulli Indiani dell'ifola Spagnuola fono ne gli Arey- ti che lòno lor verfi,ammaellrati dalli Boitij . 42.br Fanciulli eifendo pigliati dalli Caribbi fono callrati, Se ingrallàti per mangiarli. 51.» Fanciulli fono da gl'indiani facrificati a gl'Idoli da Mori tezomate nel Perù. 115.6/571.0/584.4 Farfalle di diuerfe fpecie de l'ifola Spagnuola hillo- ria. i66.b FauolacheHercoleaperfe li Monti Calpe& Abiladel llretto di Gibral terra per dar entrata al Mare mediter- rano nell'oceano. 5f* c Fauola di Machochael qual come difubidiéte al Sole per elTer vfeito della fpiloncha della generationehumana fu conuertito in vn Saffo. 4 1 -" Fauola de gli huomni vfeiti della fpiloncha della genera tionehumana, quali comedifubidiential Sole fumo conuertiti ne gli Arbori delli Mirabolani. 4 Z w Fauola del figliuolo di Vaguoniona conuertito dal Sole in Rolignuolo &£ le figliuole et nipoti I Rane.42.d/45.a Fauola come li primi huominì della terra hebbero le donne ■■■ TERZ-) VOLVML 14 dònne. 4*,a Fauola dell'origine del mare, fecondo gl'indiani dell'ilo- laSpagnuola. ( 43j a Fauola delli morti che di giorno danno nafcofti,& la notte vanno errando, & che dormono con le donne, et che nuociono a chi di lor hanno paura, & difparifco no a chi non fi perde d'animo,fecondo gl'indiani dell'i folaSpagnuola. 45-tj Fauola di Gioue,& Europa. *3 8 - d Fauola del Fonte qual fa r'ingiouenire i vecchi nell'ifola Bimini. i75-b f B DERico Re di Napoli , quando perfe il Regno. 1 i 2. d Felce arbore feluaggio dell'ifola Spagnuola, & fua HI- ftorià. M-7-b Fernandina Ifola detta altrimenti Iamaica, fecondo l'O- uiedo è chiamata daPietro Martire Alpha , & Omega, etanco Giouanna,nèIfoledi tal nome nell'Indie fono. Fernandina Ifola detta Cuba , fuo fito , longhezza , lar- ghezza^ hiftoria. : 178.de Fernando, & Ifabella Re Catholici di Spagna,'effendo al l'alfedìo di Granata contrai mori efpedifcono Chrifto foro colombo per ritronar l'indie occidentali. 8o.c d Fernando , & Ifabella Re Catholici , fecero conquiftare l'Ifole Canarie. 81.H Fernando Re catholico da Giouanni di Cagnamares Vii Iano di Remenfa terra di Catalogna , è ferito nel collo. 8$.d Fernando, & donna Ifabella Re Catholici fono inueftiti da Papa Aleffandro dell'indie occidentali. 84-f Fernàdo Cortefe de fuoì fatti, Sccoquifte, vedi Cortefe. Fernando Alarcone nella colta del Porto di Guaiaual en tra in vn fiume,qual chiama Buonaguida, &: per quel- lo foorrédo fouopre nuoui Indiani con quali ha corner dOySc li nomina della capagna della Croce. }(?3.e f/364. Fernando Alarcone è ricercato della caufa del fuo veni- re per il fiume Buonaguida da vn'indiano vecchio, & è honorato come figliuolo del Sole. 3 6 f .b e d.368. Fernando Alarcone ha da gl'indiani relatione che Chri ftiani fono in Ceuola , eflendo da quella difeofto dieci giornate. }68.cdf Fernando Alarcone fa ritorno per il fi urne Buonaguida, & è viiìtato da vn Signore indiano. $6y.e f Fernando Pizarro , ragiona arditamente con il Signore Atabalipa. l8 7-d Fernando Pizarro parte da Caxamalca per andar a Xau- fa,& da relatione del fuo viaggio a Francefeo Pizarro fuo fratello. 39 t -^ Fernando fratello di Cacamacin , è creato Signore della prouincia d'Acuì uacan. ^9^ Fernando di Soto parla ad Atabalipa, & vede vn nume- rofo eflèrcito d'Indiani preparato per cóbattere contra Chriftiani. ; 373-^e Fernando Colombo fecondo Genito di Chriftoforo Co lombo è accettato Paggio dal Prencipe don Giouanni di Spagna. 9^-f Fernando Arias Saiauedra Signore dell'ifola Lanzarot- ta delle Canarie. 86.b Fernando PerezMattheosfiritrouonel primo viaggio con Chriftoforo Colombo nel difeoprir l'Indie. 8z.a Fernando Buftamante fopra la naue Vittoria con Maga- glianespafsòilftretto,&andòall'ifoleMoluche. 88.4.d Fiume di S. Pietro , & Paolo nella prouincia di Culiaca- nofoprailMardelfur. H°' A Fiumi fètte,quali da gl'inueftigatori di Colombo furo- no ritrouati nell'ifola Giouanna. j.a Fiumi non hal'lfolaCubagua. 198.1» Fiumi quali calcano con tanto romore in vna fpelonca nella prouincia Caizimu , che chi vi s'accortane affòr- direbbe. 39^ Fiumi quattro principali dell'ifòla Spagnuola. ^.d/f.c/ ii4.def/ ii).a Fiumi duoi piccioli , quali sboccano nel Porto di Santa Marta. 34.C Fiumi nella cofta de Cariai tutti menano oro. 17.C Fiumi ricchi d'oro fono nell'ifola Cuba.i78.f/nel Mefci- fco. 2j6.f/ in altri fiumi come lo raccolgono. y. a/ 188. b/ Z57.a/z.c/i7.c fumencos vccello occidentale. fa l'acqua delle palude delMe/èico. I34.d/Z35).e Fluflò , & refluflò del Mar Mediterraneo. 87. e f/ non è molto euidente. 49.C Fluflò,& refluflò del mar del Sur, & del Mare del Nort, &fua qualità. 3o f a Fluflò, &c refluflò dell'Oceano nelle cofte di Brettagna Fiàdra,Lamagna, Fràza,& Inghilterra, non efTer flmile a quello qual fa nella cofta di Paria, Ifola Spagnuola, 8C altre, & quanto fia grande quello che egli fa in nel Ma re di mezzo giorno. 49.C d Flobotomia inqualpartedellavitafela diano gl'india-; ni della cofta d'Vraba. 54.C foco con li legni in qual modo l'accendino gl'India- ni . 67.3 Foglia dell'arbore Guiabara, fopra laquale fcriuono li chriftiani nell'Indie. I40.f Foglie del Platano crefeono lunghe , Se larghe dieci , 8c dodici palmi. 68.d Foglie d'un'herba con laquale gl'Indiani fanno il filo da loro detto Cabuia, & Henequen con il quale tagliano . ,vn paio di ceppi di ferro. 54.!* Foglia TERZO >glie grandi d'arbori feccate diuentano dure,ne fi rom )ono, Se cucire infieme fono vfate da gl'indiani d'Ef- |uaragua per difenderli dal freddo. *i^a >alie, non perdono gli arbori dell'indie occidentali. >7.b jcrlie pochi arbori occidentali le perdono. i47- c jglie di Palme altrimenti dette Gionchi oecidentali,et loro Hiftoria. W& aglie dell'arbore Coppei fono vfate per fcriuerli fopra dalli Chriftiani che habitano nell'ifola Spagnuola. 41. jcrlie di Bihaos vfano gl'indiani occidentali per copri- rete cafe. 6 ?.a jglie molto fimili alle noci hanno quafi tutti gli arbo- ri occidentali. 140.CI ilichevccelli, fi vendono nel Temiftitan. 2J9-f jntinalia Helifei Ifola Terza de gli Alacrani,cofi fu dee cadalLicentiadoZuazo. H9'à onte di Bitume, qual nafee nell'ifola Cubagua detto StercusDemonis. *5>8.f onte d'acqua dolce pofto détro nel mare vicino all'ifo- laNauaza. x J « e 5 te d'acqua calda , qual pafla di fotto l'acqua del fiume Acquata d'acqua fredda nell'ifola Domenica. 1 3 o . Q i}i.a onte nell'ifola Borichen , qual fa ringiouenire i vecchi» bnti nell'ifola Spagnuola nella prouincià Caizimu l'ac qua de quali nella fuperficie,è dolce, &: nel mezzo è fai fa, & nel fondo amara. 4°-d bnti di Bitume, deferitti da Plinio, Se da Quinto Cur- ilo. l8l - e bnti di Bitume nell'ifola Cuba,& in altre prouincie oc cidentali. iSi.ef bntana nella città di Memi,della qual efee grandiffima copia di Bitume. 4 8 - c 'orte Ifola pofta tra il porto di Cartagenia, Se Vraba.1?. b/& fuo hto.j<3.a/ quando feoperta dal Baftidas. 98.C brtezza fatta dal Cor tefe nella prouincià di Tuchinte- claconconfèntimento di quel Signore Indiano. Z37.f brtezza edificata da Lopes d'Olano m Beragua. 20.d brtezza,& Rocca de gl'indiani d'Iztalman , nella nuo- ua Spagna. 12.7. <\ brtezza fabricata nella prouincià Vraba da Alonfo Fo- gheda. W& Fortezze edificate da Colombo, & Bartholomeo fuo fra tello nell'ifola Spagnuola. io.a/p.b c/.8.b/y.c/4i.c Fortezze edificate da Capitani Spagnuoli indiuerfepar ti dell'Indie occidentali, vedi Città. Forte edi ficato dal Cortefe nel Temiftità doppo la guer rahauuta con gl'Indiani. 293^ b Fortunate ifole dette Canarie.86.a/allequali gran tempo fi flette che non vi fi nauicò , ne vi fi fapea nauicare fu- rono ritrouate nel tempo del Re Don Giouàni I1.8i.b/ &lorofito. *•£ Forteuentura,& Lancilotto Ifole delle Canarie fumo ri trouatedaGiouanni Bentachor. i.c/84- a Fortuna di Mare groififfima p la quale fi profondò xxv. legni groffi armati con il Bouadiglia. 98.1 Fortuna notabile di vento auenuta nella Spagnuola.9.a O L V M E. Fortuna di Mare molto notabile. 3io.e f Fortuna di Mareperigliofa auenuta al Licentiado Zua- in.ef zo Fortuna di vento nell'ifola Spagnuola, vedi Huracane. Fortune,naufragij , Se pericoli de nauiganti. 206.C/ fino al numero. 2Z 4- Formiche di diuerfe fpetie, quali fi ritrouano nell'ifola Spagnuola,& del danno che fanno. i64.f/i» Francefco Martino Pinzon Capitano,& Pilotto c5 Chri ftoforo Colombo parte per ritrouare l'indie fopra la Carauella detta Gallega. Si.a Francefco di Bouadigfia è mandato dalli ReCatholici Gouernatore nell'ifola Spagnuola, Se ini giunto man- da l'Almirante Colombo con li fratelli prigione in Spa gna. 9 6 - c Francefco di Boadiglia pafTando con vn'Armata di tren- ta legni groffi dell'ifola Spagnuola in Spagna , effen- doaffaltato da groffiffima fortuna perifee con molto oro. : 9 8 -f Francefco di Bario nuouo Numantino. 119.C/ è efpedito Capitano contra Don Henrico Cacico nell'ifola Spa- gnuola. inJ.ac Francefco di Barrio nuouo doppo molte difficultà ha- uendo ritrouato il Cacico Don Henrico con quello fa migliarmente ragiona , Se li da la pace per nome del- l'Imperatore. 117.be de Francefco di Bario nuouo,quanto fofTe fortunato caua- liero in conquìftare il Cacico Don Henrico. iu;.a b Fràcefco Manuele d'Olando caualiero honorato. 177.!? Francefco ■ \l.r o.a b Francefco di Garai , Se fua morte nel MeIcico.2.ii>.a/2c)o. e/i9Ó.b e Francefco Verdugo huomo molto honorato , Se antico foldato nel conquiflare la nuoua Spagna. 338^/332^ Francefco d'Vlloa capitano del Cortefe va con armata a difeoprire nuoue terre per il Mar del Sur. 339.6 Francefco Vlloa è ferito in vn ginocchio combattendo contra gl'Indiani Chichimechi. 345-d Francefco Vlloa fmóta fòpra l'i/ola de i Cedri, Se di quel la prende il poffeflò per l'Imperatore. 3 51.C Francefco Vazquez di Coronado,& Sómario di fue let- tere date in Culnacan. 3f4.bcde Francefco Vazquez di Coronado, & fua relatione del viaggfo,& flato di Ceuola. . 3^.e Francefco Vazquez combatte vna città de gl'indiani dì Chichiltecal,&: la conquifla. 3 (fi. a b Francefco Pizarf o parte di Panama, et va a difeoprir nuo uè terre, Se fa ritorno a Panama ferito. 379« a b Francefco Pizarro entra nel Perù contra il Cacico Ataba lipa. 372.ab Francefco Pizarro con l'eflèrcito entra in Caxamalca cìt tàd'Atabalipa, 386.e Francefco Pizarro "in Caxamalca prende Atabalipa, Se del fuo efferato fa grande vecifione. 388.CI e/374-b e Francefco Pizarro fa affogare A tabalipa. 327«d e Francefco Pizarro doppo la morte d' Atabalipa confli- tuifèe Signore del flato Atabalipa fuo fratello. 397.1/ - 398.a/395>.f Francefco Pizarro fa abbruciare Chilichuchima Capita no d' A tabalipa. 4o6.d Francefco Pizarro entra nella città del Cufco, & conili tuifee Signore del flato d'A tabalipa vn figliuolo di Guainacaba. 407^ Francefco Pizarro per la terra nel Perù fcopertaèmolto honorato, & rimunerato dall'Imperatore. 38o.b Francefco Pizarro fa flrangolare Diego d'Almagro nel Cufèo. 370.f Francefco Pizarro fua vita,& morte. 37i.a Francefca fiume nella cofliera « di terra férma dell'Indie, quando feoperto da Colombo. 99.0 Frati Predicatori di S.Domenico martirizati da gl'India ni della prouincia Piritu. 199.3 Freddo che faccia cafeare le fòglie a gli arbori, Se feccarc l'herbe folo,fì vede nel piano di Cotohi pollo ne mon ti Cibaui,& nò in altre parti dell'ifòla Spagnuola.4o.c Freddo grande è nella nuoua Spagna. 233. b/ per il qual morirno molti Indiani. 227.a Treccie auelenate vfano tirar gl'Indiani occidétali. 50. a/ 34-a/3^ Treccie no fono auelenate da gl'India, detti Iucatos. fo.c Treccie auelenate di veleno incurabile portano per tira- re li Caribbi.85.c d/ Se fono di cannuccie. iji.b Frombe per tirar fallì vfano in guerra li popoli del Perù 389. e/& della nuoua Spagna. 30f-C" Frutti diuerfì,quali fono nell'Indie occidentali, Se della loro proprietà, particolarmente vedrai al lor nome. Aobo,Cainito,Higuero,Mani,Zucche,LÌrenes,ralme^ Guarabana,Mirabolani,Platano,Tunas,Iaiama, Bonia. ma,Iaiagua,Mezquiquez Frutti molti occidentali potrai vedere fòtto il nome de loro arbori, Se ancho a piante. Frutti tutti fono prodotti migliori nell'ifòla Spagnuola* che in alcuna parte d'Europa. 46.3 Frutti tutto l'anno vi fono fbpra gli arbori nell'Indie oc cidentali.(f 8.a/ & maturi il mefe di Decembre nell'ifò- la Spagnuola. iof.e Frutti diuerfi, quali fono flati portati di Spagna nell'ifò- la Spagnuola, Aranci, Limoni, Cedri, Fichi, Granate, Melicotogni,Palme. I37.ab Frutti di varie forti,quali fi vedono nel Temiflità. 240.3 Frutto fimile al Cardo molto delicato ritrouato da Co- lombo nella prouincia Xaguaguara. i7.d Frutto del Mamei molto delicato, Se fua hifloria. 6jM e Frutto del Guaiaba è molto delicato, fua hifloria. 63.C Frutto della Guazuma molto ingraffa gl'Indiani. i4ó.a 3F V l A K o giouine creato di Chrifloforo Colobo pren de poco penfìero della morte vedendofi fommergere conlanaue. 2o8.cd Fumo in forma d'vna palla qual eCce della cima d'vn mó te nella nuoua Spagna. 232.6 Fumo qual efee d'vna montagna del Temi flitan. 3o8.b/ 383. e/ Se d'vn monte nella prouincia di Ciapotulan. 300.C Fune fono fatte da gl'indiani conlefcorze de l'arbore Gaguei. 141.0 Fuochi in diuerfi luoghi veduti da Colombo nella cofla delle fue Indie per fpatio di 80 miglia. 7.3 Fuoco , Se falli quali efeono d'una montagna nella pro- uincia di Ciapotulan. 300.C Fuoco , Se del modo che tengono gl'indiani per accen- derlo. 123.^124.3 Furti , quanto fèueramente fìano cafligatl, dalli Signori Indiani della nuoua Spagna. 3o6.e Furti rapine, Se infòlentie, quali commetteuano gli Spa gnuoli verfò gl'indiani nell'ifòla Spagnuola . 8.a e GA g o n a valle ne monti Cibauf. 9.a Gaguei arbore dell'ifòla Spagnuola fua deferit- tione,& del fuo frutto. I4i.b Gaira fiume nella Paria,fua origine Se fito. 34.C/21.C Galitia nuoua feoperta da Nunno di Gufmane detta al - trimenti prouincia di Xalifco. 355.C d Gallo Ifòla pofla fopra il Mar del Sur. 3So.a Galli & del lor canto che offeruano nell'Indie occiden- tali. 129.3 Calli Se Galline fi ritrouano nell'ifòla Cuba.2(j. a/ in Ce uola.3.cdef/i90 Giouan Grigialua partito della nuoua Spagna giunge con l'armata all'ifola Cuba. i93-a b Giouan della Coffa primo Luogotenente che con l'Ai-, mirante Colombo trouaffe l'oro nel difeoprire la pro- uincia d'Vraba è ammazzato da gl'indiani in vna zuf- fa, & da lor mangiato, iy.a/ fri Pilotto eccellente. 98.d Giouan Cabedo predicarci dell'ordine di S.Francefco, Vefcouo nel Darien. *7- c Giouan Perez Frate Francifcano confeffore di Colom- bo per effer buono Cofmografo li diede configlio , Se parere difeoprire l'indie occidentali. 8i.a. Giouan Bermudez dì Palo, fcoperfellfola Bermuda,det ta altrimenti Garza. 86.ef Giouan Quincedo,6c il Colmenare fono mandati all'i- fola Spagnuola, & poi al Re Catholico per narrarli le coferitrouate, Se domandarli mille huomini perpaf- far il Mare di mezzo giorno, &: do che gli auenne.zj.c/ Se loro relatìone. ' ló '» Giouan Velafco di Cuelar con il cauallo s'affoga in vn fiume. l-VA,\h. . ■ • 3 Ii - cl; Giouan tVJL *■»•-. I ' II' . : b i IN D I C ED E L Giouan Sebaftiano Cano fbpra la Nauc Victoria con Magaglianes pafsò il ftretto,et andò alle Moluche.SS.c Giouan Solifìo paffato il Capo di Santo Agoftino tanto chel'Antartico fé glileuaua gradi trenta, fmon tato a terra con molti Spagnuoli,da gl'Indiani fu affai tato, Se con li foldati morto, & mangiato. 37^/38.3 Giouan Cafàdo foldato valorofb. ij^.i Giouan Bentachor inuentor di Forteuentura, Se Lanci- lotto Ifòle delle Canarie. i.c Giouan Gii capitano valorofb. iji.e Giouan AioradiCordouaè mandato Capitano da Pie- tro Aria nelli confini del flato di Comogro, Se porta- toli difeortefèmente rubbando liCaciqui, Se temen- .. do del Gouernatore fé ne fugge, ne di lui più s'intende nouella. $6. e Giouan Aguado è efpedito Capitano nell'Indie dalli Re Catholici con ampia auttorità. cji.d Giouan Buono da Quello co lettere del Vefcouo di Bur ,gos giunge nella nuoua Spagna al Cortefe perrimo- uerlo dal gouerno. i$6.ab Giouan di Cagnamares Villano di Remenfà terra di Ca vtalogna,dà vna coltellata nel collo al Re Catholico. 8 3 .d GiouannadeZunica moglie di Don Ferrando Cortefè. Gio uanna Ifbla fu feorfà per cofta dal Colombo più d'ot tocento miglia. 2.a Giouanna Ifola , tal nome non fi ritroua efler nell'indie occidentali. 5>o.b Giouanna Ifbla,detta da Paefàni Cuba, come difeoperta da Colombo, con la deferittione de fuoi popoli. 2. a b/ -&fualonghezza. $.d Giouani Indiani, nella cofta feoperta da Colombo vano ''alle fatiche, Se lafciano ì loro vecchi otiofì. j.c d Gionchi occidétali , altrimenti detti fronde di palme, & loro hi ftoria. 1 ,-i . b Giudei furono fcacciati di Cartiglia dalli Re Catholici, ^dell'anno 1 4 9 3. 83.CI Giuoco della Palla, ò vero del Batei, vfàto da gl'Indiani , Se in qual modo. m.ef/m.ab Giuftitia fòpra i ladri, fecondo il coftume di Tafcaltecal. -230. b ci Se vfàta da altri indiani . u^.d Giuftitia, & feuerità delli Signori Indiani della nuoua Spagna. 306.C e l 1 a e v terra altrimenti detta degli Spagnuoli, terra -delle Pernici, è pofta nel flato d'Atabalipa. 393.6 goacanagari Cacico nell'Ifbla Spagnuola Signo reggiaua la parte pofta a Tramontana. 9^ .a Goaconax albero occidentale del quale fi caua vn liquo re come balfàmo,& fua hiftoria. 149. d e f? 150. a b e Golfo detto Cerebaro , Se Aburema fua deferittione , & quando feoperto da Colombo. iy.b Golfo della Natiuità,fcoperto da Colombo , Se nauiea- to da Vincentianes. 27.a Golfo di S. Michielenel Mare del Sur, Se fua grandezza, Se qualità. 30. a Golfo d'Vraba altrimenti detto Golfo dolce per efiere -tutto d'acqua dolce. 49. d/èdi circuito miglia venti- quattro. 2o.b/ quando feoperto dal Baftidas , Se fuo fi- to.pS.d fi fua longhezza,& larghezza.49. d/ quato lon tano dall'Equinottiale. ji.-a ■Golfo delle Caualle dicono gli Spagnuoli al Mare Ocea- no poflo tra le Canarie, Se la Spagna. '* 86. b Golfo della bocca del Drago poflo fra la' punta delle Sa- line dell'ifòla Trinità , & terra ferma perche cofl detto da Colombo. «H b Golfo di San Biafìo nella cofliera di terra férma dell'ln- die,quando feoperto da Colombo. 99^ Golfo d'Oro tigna, & fuo fito. 156.4 Golondrini,ò Rondinini pefei detti altrimenti volato- - ri,& loro Hiftoria. i^ef Gomma detta Tabunuco, Vedi Tabunuco. Cornerà, Se h'fola del Ferro Ifole delle Canarie furono ri trouate da Ferrando Darias. i.c/86.a( Gomachucho prouincia nel Perù. V7S^° Gonzalo Hernandes d'Ouiedo è madato dal Re Catho- lico all'indie con Pietro Aria con carico di veder il fon der e dell'oro delle min ere. 34.dZ44.cI Gonzalo Hernandes d'Ouiedo, Se fuoi libri dell'Hifto- ria dell'indie occidentali , ferirti in duoi Volumi. 75.d/ 44.C/74.C Gonzalo Hernandes d'Ouiedo è flato fèruitorepiu d'ari ni 40 della cafa di Caftiglia.7f. d/ & paffato otto volte l'Oceano per andar all'Indie. 7^.b/77.b Gonzalo Pizarro ribella all'Imperatore , & fallì chiama- re Re del Cufco,& prefb è fatto vecidere. 37L,a Gonzalo Ba,dughiozzo, Se Lodouico Mercado fono ma dati co 130 huomini da Pietro Aria al luo^o detto Gra- tiadi Dio,& perleloroinfolentie in faccheggiare li Carichi capitano male. rjjb c Cortinia città di Candia. - ifi.d Grauifa Ifola pofta nella cofliera di terra ferma dell'In- die quando feoperta da Colombo. 94.C Gorrioni fono chiamate in cartiglia le paflèri vccelli co- muni. Kjj.b Gouernatori diuerfi dell'Ifoladi San Giouanni. 176.Q I77.ab. Gouernatore delle genti quale debbi efTere. c,^£ Gozzo di PAlcatrazzo è capace per tenere vnfaio d'vn- huomo. ^n.d g r a t 1 a porto dell'ifbla Spagnuola è lótano da por^-- to Reale xx leghe verfb leuante. 8i.f Gratia dell'Ayfa capitano Cefareo nell'Indie occiden- tali. ^ 74 . a Gratia di Dio capo nella cofliera di terraferma dell'in- die, quando feoperto da Colombo.5?9.a/fuo fito.37.b7 è detto dagl'indiani Cerbaroo. 21. a v Grado daPolo,a Polo occupa leghe diceffette. 87.b Granata città di Spagna l'anno 1 4 9 2. fu afTediata"dalli Re Catholici effendoui dentro i Mori. 80. e Granata fu prefaòk: tolta à Mori dalli Re Catholici del- l'anno. 1493. i^A" Granata città è vna delle fette del Regno di Ccuola^cTi.c Granate dolci Se agre fruttano nell'ifbla Spagnuola por tatagli TERZO VOLVME. tataglì di Spagna. ifcb Grano raccogliono, & femìnano tre volte l'anno , nella prouincia d' Vraba. ij-à Grano d'oro di pefo di tre milia & dugento Caftigliani. 7i.a/ di venti oncie.8. b/ di libre trentafèi.97. f/ d'onde noue. 5.a/37.c/f.d Granelli d'oro ritrouati fopra la terra , & lor grandezza, & finezza. i».bc Grano detto Taiul, vedi Taiul. Graffò molto buono per abbruciare nelle lucerne, fi ca- ua de gli vccelli detti Alcatrazzi. W.c Granchi Marini in gran copia fono nell'ifòla Domeni- ca.34.b/ delli Terreftri Hiftoria . Gregorio Papa fu ne gli anni 5 90, & reffe il Papato da an ni quattordici. ni.c Gtigialua fiume nel Iucatan nella coftiera del popolo di Lazaro,&fuofito. i88.a Grifalua fiume altrimenti detto della Vi ttoria,nella prò uincìadiTalafco. 284.1 Grifalua fiume altrimenti detto Putunchan. 241.C Grilli,Cicale,& Cauallette fono mangiate da alcuni In- diani occidétali. 70.a/i4-d Guarua terra poflafòpra il mare, nel flato d'Atabalipa. 35>3-d Guaracanga terra nel flato d'Atabalipa. 593.C Guari terranei flato d'Atabalipa. 395Ì" Guarizacca Mòla pofla nel mezzo del lago Hagueigabon oixer Mar Carpio dell'ifblaSpagnuola. 4o.a Guarabo fiume dalla parte occidentale dell'Ifòla S. Gio- uanni entra nel Mar alla parte di San Germano. 174.C Guardie Stelle quando non fono fotto il Carro,non per metteno vedere la Tramontana a quelli ;del Golfo dì Vraba. 5i.a Gua articolo gl'indiani delPlfbla Spagnuola l'appicca- no alli nomi propri) , come Guarionefio , Guaguacca- narillo,&c. 39-d Guatuxao prouincia nella nuoua Spagna. 28o.f Guaflàca prouincia nella nuoua Spagna . 285.C Guallacalco prouincia nella nuoua Spagna. 284.ef Guaxacaque prouincia nella nuoua Spagna . 280/ G uafìncango prouincia nella nuoua Spagna vicina a Ta fcaltecal. 230.C Guaccaiarima prouincia dell'itala Spagnuola,fuo fìto & termini. 39.CÌ Guanefo prouincia nel Perù molto ricca di minere d'o- ro. 390.b Guamachucho prouincia nel Perù nel flato d'Atabali- pa. 392.a Guanama paefe della prouincia Caizimu,nell'ifola Spa- »7 gnuola . 40.4 Guattirò prouincia è ridutta all'obedientia de l'Impera- ratore da Gonzalo d'Ouiedo effendolì ribellato il Caci co di quella l'anno i)22. 66.d Guafàcingo città nella nuoua Spagna nella prouincia di Culua. 233.3 Guacachula città nella nuoua Spagna vicina alla prouin eia di Guafàcingo & fuo fito.252.eZ manda ambafeiato- ri ad offerirli al Cortefè. 251.0 de Guacucingo città nella nuoua Spagna , fi rende vaffalla al Cortefè. 253. e Guatemala città nella nuoua Spagna.288.b/è conceffa da l'Imperatore con titolo di Marchefàto,al Cortefè. 33i.a Guafluta città nella nuoua Spagna, vicina a Teflàico. Guanticlan città nella prouincia dì Culua. 261.C Gualipan città nella prouincia di Tafcaltecal. 249. f Guatemala città nella riuiera del Mar del Sur , molto no notata, & fi dimoflra amica a l'Aluarado. 2.98. e Guamachuco città nel Perù nel flato d'Atabalipa, &c fua deferittione. - 392.d/400.f Guamamaio terra pofla quafì fòpra il Mare, nel flato di • Atabalipa. 393>d Guacafanga terra picciola fòggetta alla città di Guama- chuco nel flato d'Atabalipa. 3Pi.d Guacango terra nel flato d'Atabalipa. 395^ Guacamba terra nel Perù nel flato d'Atabalipa. 383. e Guafciocingo terra diflante dal Mefcico 15 leghe, Guaiauale terra nella prouincia di Culiacano. Guaflopeque terra nella prouincia di Calco. Guaxaca terra nella nuoua Galitia. Guatatlan terra nella nuoua Galitia. Guanica popolo Indiano qual già habitaua la parte di ponente dell'ifòla Borichen 170.3 G uanica terra edificata da Spagnuoli nell'ifòla Borichen &dishabitataperleZanzale. i7i.b Guanahani Ifola delli Lucai fu la prima dell'indie feoper ta da Colombo, & detta San Saluatore. 8i,f/82.a e Guadaluppa Ifola principale de Caribbi, & da lor detta Caruqueria,quando fèoperta dal Colombo. 3.C Guanafcia Ifola delle Guanaggi, quando feoperta da Co lombo. i6".a/95>.a Guanaggi Ifòle nella coflieradi terraferma dell'Indie, quando feoperte da Colombo. 99.3. Guanaba Ifola alla parte di ponete della Spagnuola. 1 i.b Guadaluppelfòla occidentale. 85.C Guanaha lfbla vicina all'ifòla Cuba. 6.b Guanima Ifola delli Lucai.82.c/& fuo fìto. 205.b Guanahani Ifola, è pofla nel mezzo dell'Ifòle Bianche, dette PrincipcfTe. i78.b Guaigata porto nell'ifòla Iamaica. i5> J.f Guaorabo fiume nell'ifòla Borichen. 170. a Guaianei fiume nell'ifòla Borichen. i70.a Guaiama fiume nell'ifòla Borichen. 170.3 Guadiana fiume efee d'una Lacuna , & va a Pombo città nel flato d'Atabalipa. 394- 1 " Gualdachiuir fiume di Sibilia in Spagna già fu detto Be- tis dal nome di Beto V I Re di Spagna. 86.a Gualdachiuir fiume nella co flad' Vraba appreflo Santa Maria. 50. b Guainaba arbore produce vn frutto come pomi molto limile alli Limoni, &: fono di fapor dolce mefcolato co Volume.} . D garbo 221.b 339-f 2: >!*■ > tyà •i'w, t . ; ; 1 ii 1 1 '"- | i Ili 1 * i'S ■ j, ft; r - ! Il ••MB ;, : ,,r;.|r ;ì|, ,, », ili & : ii i . f l'i; I t ■';. :: ili;., | INDICE DEL garbo In Vraba.i7.d/fu3 Hiftoria. 63. e Guaiabo arbore dell'Itola Spagn uola,fua deferì ttione,er del Tuo frutto. i^i.f/i^i.a. Guazuma albero dell'Itola Spagnuola , & del fuo frut- to. 140. a Guanabano arbore dell'itola Spagnuola, & del fuo frut- to. i4i.cd/63.c/i8.a Guaiacan arbore occidentale per fanar il mal francefe,et fua Hiftoria, & come fi vii in medicina. 148. e f/i49.a b e d/ 6f.be Guaiacan non eflèr l'albero del legno Santo per curar il malFrancefe, i77- e Guaina albero dell'Itola Spagnuola , & del fuo frutto. i 4 o.b Guaiabo arbore occidentale, & fua Hiftoria. i4i.e f Guaina arbore occidentale, & fua Hiftoria. i40.b Guabana frutto è mangiato dalli morti, fecondo la men te de gl'Indiani dell'Ifola Spagnuola. 43-b Guaiero radice, con la quale viueano gl'Indiani antichi dell'itola Spagnuola. 4-i.b Guabiniquinax animale dell'Itola Cuba, fua deferi «io- ne, & Hiftoria. i8o.f Guaraguai, fono vccelli naturali dell'Indie occidentali, iói.e Guaicano, ouer Rouerfcio pefce,col quale gl'Indiani prendono l'altro pefee. 6.b e Guagnines,fono pezzi di Rame indorati. 183.6 Guanahatta Benechena donna d'Anacaona,fi fa fepelire viua col Cacico Beuchio morto , fratello d'Anacaona. 41. e Guarnacaba Cacico del Cutoo , quanto fìa il fuo corpo honorato da gl'Indiani , & con qual cerimonie. 414.C Guatazaca vecchia viue in-Ceuola invna Lacuna fenza mangiare. 368. b Guacanarìllo Re dell'Itola Giouanna fa cortefia a Col5- bo.i.b/con tutta la fua famiglia fugge temendo gli Spa gnuoli.4.d/ fu tolto in tofpetto da Colombo d'hauere vcciCi gli Spagnuoli da lui lafciati nel caftello. 4.C Guautimucin Signore del Temiftitan , è prefo dal Cor- 1 tele. 2,79-f* Guarionefìo,& Maiabonefìo Caciqui , fono con aftutia prefì da Bartholomeo Colombo. 13.C Guarionefìo Cacico nella Spagnuola con 15 mila India- ni volédo far guerra a Bartholomeo Colombo , è fatto prigione con 1 4 altri Cacichi,& poiliberato. 95.0! e Guarionefìo Cacico è fuperato &c prefo da Spagnuolì,ef fendo condotto per combattere con quindici mila In- diani, io.b Guarionefìo, & Maiabonefìo Caciqui nell'Ifola Spa- gnuola pagano il tributo a Bartholomeo Colobo, p.b Guarionefìo Cacico nell'ifòla Spagnuola.8. a/ dà fua fo- rella a Didaco Indiano interprete di Colombo. 8. a Guarionefìo Cacico fugge nel flato di Maiabonefìo per li mali portamenti di Roldano Spagnuolo. rii e Guaurocuia Cacico nel monte Bauroto dell'Ifola Spa- gnuola come ribelle è ìpiccato da gli Spagnuoli. ioi.c Guarionefìo Cacico nell'Itola Spagnuola lignoreggiaua tutto il piano dell'itola, qual è più di 70 leghe nel me- zo dell'itola. 95-a Guanacacin Signor della prouincia d'Aculuacan,chiedè pace al Cortefe,& la ottenne. tféS Guanefo terranei flato d'Atabalipa,& fuo fito. Ji/J.e Guazzauara vocabolo Indiano , fìgnifìca alla Guerra de nemici. $6.d Guafìro vocabolo Indiano, fìgnifìca Signore. 50.C Guacarapita vocabolo Indìano,è il nome della madre di Dio, fecondo gl'Indiani della Spagnuola. 4i.d Guamaonocon vocabolo Indiano dell'Itola Spagnuola, è il nome del primo Motore, omnipotente, & inuifìbi le. 4i.d/4i.c Guanine dicono gl'Indiani del Golfo Cerebaroalle ca- denelle d'oro da lor portate al collo. 17. b Guerra tra gl'Indiani, & gli Spagnuoli, vedi Battaglia,& Zuffa. Guerra dal Cor refe fatta aGuacacula contra gl'Indiani di Culua.252:. a b e/ 264.d e f/ 265. a/ con la prefa del Te- miftitan.266/ fino al.279/ 164A e f/ zóf.a Guerra fanguinofa fatta dal Pizarro nel Perù contragli Indiani del flato d'Atabalipa. 405. ed/ contra gl'India- ni di Pugna. 380.de Guerra vìttoriofa qual hebbe il Capitano Alonfo d'Ho- gieda col Cacico Caonabo, & il fratello. 93.a b c/8.d G uerre fatte dall' Aluarado a Ciapotulan, & altri luoghi , nella nuouaSpagna.zpó'.ef/ fino al 300. e/ dal Godoia gl'Indiani di Chamula , & Guegueiztean nella nuoua Spagna.301/302/ tra gli Spagnuoli & gl'Indiani del Bo- richen. i74.def Guegueiztean città, & prouincia , nella nuoua Spagna. 3oo.e/3oi.f Guillen Perazza Signore dell'itola del Ferro Se della Go- mera Itole delle Canarie. 86.b Giumeto Itola delli Lucai. 81.C Guiabara altrimenti detto Vero arbore occidentale , & fua hiftoria. i4o.ef Guimazoa vocabolo Indiano, è il nome della Madre di Dio,fecondo gl'Indiani della Spagnuola. 4i.d Guito prouincia nel Perù della qual era Signore Cufco padre d'Atabalipa. 377-3 Guifco prouincia grade totto il Temiftitan. 274.a/z75.a Guzitempan Villaggio nella nuoua Spagna. 3oz.d H abito del Signore Atabalipa. 387.C Habitodel Re, & popoli Indiani di Xaguagua- ra. 17-d Habito d'Anacaona torella del Cacico Beuchio. io.e Habito delli Signori Indiani di Paria. 21.C Habito qual portano li Giouani Indiani , quali tono pa- tienti della todomia. 69. d/ 333. f/ 32.4. a/ 114. b e/ 368. e f) non poflbno toccar archi ne fàette, ma attendono alli feruitij di cafa come fé fuffino femine. 29.a/z8.d Habìti de gl'Indiani Baccalai.52.bZ 35.0!/ de Caramairi.18. d/de Cariai.i7.a/Caribbi èc Caribbe. 54. cd/^f. f/ 96.3/ di Caxamalca.373.c/ diCerebaro.i7.c/ di Ceuola.357.bZ 361. d/3 55)^/367. a b/delli Chiachoni.2(J.d/di Comogro. 22. e/ di Curiana.i4.a/ di Cuba.180. e/ del Darien. 20.C/ di Exquaragua.22.3/ dell'itola Spagnuola.46". d/41. b e/ del fiume Bona guidalo" 6".d/ del porto dì S. Marta.35.aZ della colla d'Vraba.fi.c/ del Perù nel flato d'Atabalipa* 384.3/ 387.3/ 372.c/della nuoua Spagna.joy.e f/ dell'itola della Caiììa.24.b/ del lucatan. 185. e/ 175). ef/ della cam- pagna della Croce.364 d/ delle donne dell'itola Malfar to.3i8.a/ dell'itola Spagnuola. i22.a b Habito feeondo l'vfo de Chriftiani portato da alcuni pò poli Indiani hauutì per relatione dal Colombo. 7.» Habito ".J^ TERZO VOLVME. i* riabito delli rcligiofi del Tèmìftìtan . Mp.c tfabitationi de gl'Indiani ordinariamente fono vicine all'acque per rifpetto de pefei , de quali il più fi nutri- feono. P- d [labacoalfola dellì Lucai. 8i.c Htagueigabon lago falfo nella prouincia di jBainoa del- l'ilola Spaglinola detto dalli Spagnuoli Maricafpio,per che di lui non efee alcun fiume , & è lungo miglia 30, & largo i). 4°-a Haiti vocabulo Indiano fignifica afpro, & con tal nome chiamano gl'Indiani l'ifòla Spagnuola.jp.c/82.c d/zQO. a/tó8.d Haina fiume dell'ifola Spagnuola, & fua Hiftoria. 114.6/ vedi anco A ina. Hlaina vccello Marino molto grande.i°.a Heretici ne figliuoli de reconciliati ponno paflare nell'i foia Spagnuola , per decreto delli Re Catholici. ioi.e f Heredi delli Signori Indiani fono li figliuoli primogeni ti,quali mancando fuccedono li figliuoli della forella. 114.1/ 115. a Heraclione è la Calamita. 88.f Hernando, vedi Fernando. Herba nata nel Mare,nella cofta della Paria, qual impe- dìuail nauicare alle Naui di Colombo. ij.a/34.b Herba tagliata nell'ifola Spagnuola, in quattro giorni crefee in altezza vn braccio. 5.d Herba portata in bocca da popoli della prouincia Curia na per far li denti bianchi. I4.b Herba dettta Chohoba,con il fucco della quale gl'India ni dell'ifola Spagnuola diuentano furiofi, quando vo- gliono predire le cofe future. 42.a Herba con laquale gl'Indiani del Golfo d'Vraba verfo Leuante auelenano le loro freccie. $o.à Herba con le foglie.della quale gl'Indiani fanno laCa- buia,& Henequen, cioè il filo,con ilquale tagliano vn paio di ceppi di ferro. f4.b Herba conia quale gl'Indiani occidentali dorano li vali di Rame', ? & danno colore molto accefo all'oro baffo. 7i.b/u8d Herba con laquale fanno veleno incurabile gl'Indiani Caribbi. 85.cd Herba vfata da gl'indiani per far il Tabacho,ò vero fuffu migio, con ilqual efoono di fentimento. iij.à Herba, laquale gl'Indiani della Cueua di terraferma di- cono Iraca. 135.I» Herba buona,© vero herba fànta,ò méta, portata di Spa gna nell'ifola Spagnuola molto fruttai ij-i.d Herba vfata da gl'Indiani occidentali per purgarfi\et fua Hiftoria. ifi.be Herba occidentale detta Per ebecenuc, & fua Hiftoria. i^.abcd Herba longa quindici Braccia , qual nafee nel fondo del Mar del Sur. 353.C Herbaggi d'ogni forte per mangiare fi vendono nel Te- miftitan. 240.a Herbe diuerfè d'orto,quali nafèono nell'ifola Spagnuo- la.ioi.cd/j|& d'altre forti. 67.C Herbe, vedi Simplice. Herbe quale producono vn féme, il quale eflendo getta to fui fuoco rende tal odore, che fa imbriachare. 113.C Herbe nell'Oceano dette falgazzi , quali fanno parere il mare praterie. 8r.d Herbe naturali dell'indie occidentali delle quali vedi al loro nome proprio:Bihai,Baigua, Baflllico:Coriandri, Cabuia,Elitropia,Fragole,Henechen, Nafturcio, Piata ni,Salgazzi,Trifolio,Y. Herbolarij Indiani„vedi Simplicifti. Heguei è la parte cccidétale dell'ifola Spagnuola più vi- cina all'Ifola del Borichen. i70.b Heguei città nell'ifola Spagnuola da Fra Nicola d'Ouan do edificata. ioi.d Hefperide Ifole, chiamate da Portoglieli Ifole di Capo verde fono numero xiij, quanto fono dittante da terra ferma. u.a HefperideIfole,fècondo l'opinione dell'Ouiedo fono le Ifole dell'Indie occidentali;, fooperte dal Colombo. 78. d/ 79.be Hefperide furono dette l'Italia, & Spagna, da Hefpero dì ^-Spagna Re duodecimo. _ 79-b Volume.3 9 . D i; Hefperidi ! . : 1 mmm 'M S ni fili ? .1 \ m ! Il -INDICE DEL HefperidiTfole fono coli dette dalla città Hefperide po r fta ne gli ultimi termini della Mauritania. 7.9.C Hefpero xij Re di Spagna , dal quale furono nominate . l'ifòle Helperide.78.d/& l'Italia, &Spagna.79.b/fu già 3Z13 anni, & fignoreggiò l'indie occidentali.79. e d/ & diede'jl nome a Hefperide città portane gli ultimi ter- mini di Mauritania. 75>.c ruspalo ix Re di Spagna figliuolo d'Hercole Libip, diede il nome al Fiume Hifpali, ò a Siuiglia , che da gli antichi era detta Hifpali. 79 A Hifpano x Redi Spagna nipote d'Hercole Libio, diede il nome alla Spagna. ; 79>ab, Hjebra fiume nella regione di Beragua. 17.4 Hibero ij Re di Spagna figliuolo eli Tubai diede il no- me al fiume Hjbero. -,r : [ 'ì ■ -75>.à Hicos fono corde di cottone* eofrjequali gl'indiani lega .noiiprpHamacàs.: '''.'/ J4«-a/n?.è. Hicacps albero dell'ifola Spagnuola,, fua deferi t.tion e, Se del fuo frutto. . ; , . .'•' .140^ Hicptee dicoijp gl'indiani pcgidetali,alle Teftudini ma-' £ in$ ejio'ih oho'jz vlom aiolooonn i^6 t b/i^,d HiguerasCapo nella coftiera di terra ferma dell'Indie, quando fcpp4Roda"Gplp;ij%b,Orr' ,, ù.ì 99- à HigueipròuincianelrifòlaSpagnuola. .io2.a Higuejp arbore dell'ifola Spagnuola ,' fila deferitnóne^ & del fuo frutto, & figura della fua, foglia. , , e #0k e Hiftoria "dell' indie occidentali , ferina da Don! Pietro- MartireMilanefè. mlonosi Hiftoria di Gonzalo Ferdinando d'Quiedp delle cole ac jeadutein Spàgija l'anno i45?4,& delle vite delli Re Ga thqlid j & de fatti di Carlo Quinto Imperatore. 44.d/- 74- ci -r.hoJllH Hiftoria dell'huomo faluatieo^qual (e ne portò via il fi- gliuolo del Chriftiano nell'ifòla Spagnuola. 40.d/4i.a Hiftoria del pefee Manati domefticato dal Cacico Cara- matexio. - : 40.b Hiftoria dell'indie occidentali eftèr ftate foritte falfe lati; ne,& volgari da molti in Spagna. 750/77^ e Hiftorie molte fono ancho poftefotto nouella. Hirpali popoli dalla Scithia , condotti da Hercole Libie» in Spagna. ... 79« a ho b A dicono gl'indiani d' Vraba al Maiz.. . x$,di Hobo arbore , &c fua medicina per leuare la franchezza dellegambe. .!':;. i$8.f Hobo arbore eftere il Mirabolano, fecondo Pietro Mar- tire. .-■;,.-■ ' l'yj-joiibiii 1 ij8.f/28.a. Hobo arbore di buona aria nell'ifòla Spagnuola,fua de- fcrittione,& di fuoi frutti ijS.ef/^.a/^-.b Hoieda , &c Corbolano nobili giouani Spagnuoli fono mandati dal Colombo ad inueftigare del Cacico Guac .. canarillo fuggito. f.a. Hoieda Spagnuolo prende il Cacico Caunoboa,& lo co duce a Chriftoforò ^Colombo. 8 . b/ & eflendo manda- ; to a combattere con il fratello del Cacico Caunoboa, refta vincitore. S.d. Honore danno li Re di Spagna a quelli da quali riceuo- no notabile fèruitio con il farfègli federe innanti pu- blicamente. 3.a/2.d Honduras Porto , nella cofta di terra ferma dell'Indie, quando feoperto dal Colombo. 99. a Horomico fiume con oro nell'ifòla Bbrichen. 171. b Hofpitali p alloggiar poueri, edificati da fpagnuoli nella città di S.Domenieo della Spagriùola,iò2. H/46'.d/iòi.] Hofterie per ridurli a mangiare vfàno gl'indiani nel T< miftitan. ijp.i HVOMo è chiamato Chuy da" gl'Indiani nella prouin . ciadiCueua. -' • slirl 1 ! [IV • ■! Iachino térta nell'ifòla Spagnuolafòtto lemotagnedel Baurucoii^.d/edificatadall'Ouando. io2;c Iaguaca prò aincià nell'ifòla San Giouanni. 174.^ Iaguabo Pprtodel ^aguabo dell'ifola Iamaica. 1 9 fai Iaguazes Indiani occidentali, di loro Hiftoria, & crude- li coftumi che per non maritar le figliuole a fuoi nimi-^ ci l'vccidono.3ip.e f/ 320. a b/corrono tutto vn giorno, . & nel correre prendono li Cerni, 320.S lahutia pianta occidentale,& fua hiftoria. *34'b Iahureibo Cacico nel Borichen è morto da gli Spagnuo •li.. 175Ì laia huomo molto potente dell'ifola Spagnuola,et fua fa uola come egli foflè origine del Mare. 43 ,à laiama frutto occidentale limile alle Pigne,fua Hiftoria, & figura. ìjj.cdef/ij^.abcd Iamaica ifola detta altrimenti San Giouanni. 86.c/ 195. f/ quando fèoperta da Colombo , & fuo fìto,longhezza, et larghezza,et hiftoria di fuoi popoli.po.a b/i8.& qua to lontana dall'ifola Spagnuola. i8.b/i95.efi9^. Iamaica ifola, fecondo l'Ouiedo^o.b/ è quella che è chia imata Alpha, &X>mega,da Pietro Martire. 6 a Iaman ^ TERZO V [aman fiume nell'ifola Spagnuola. ncc bruma Ifok detta altrimenti Orchiglia pofta nella co- ftiera di terra ferma dell'indie, quando f coperta da Co lombo. ■ 94-c Iaruma arbore dell'itola Spagnuola Tua defcnttione, &c de Tuoi frutti. ^ Iatepeque città nella nuoua Spagna. 263.I lauco porto nell'ifola Borichen porto alla parte di leuan te. I7 °' a icocha terra nel Perù nel ftato d'Atabalipa. 392^ Icau fiume con oro nell'ifola Borichen. ipifei idolatri di diuerfe cofe fono gl'indiani nella nuo uà Spagna.jo7.d e f/ i8.b c/del lucatan.18 j.b/179^ Ca- nibali. x ' c Idolatri che adorano l'acqua.3: 11' ,> %u< INDICE DEL / Indiani Cariai lor ciuilità Se coftumi. 17. a Indiani Caramairi hanno hauuto origine dalli Caribi, & mangiano carne humana. 19. b Indiani dell'Iibla Spagnuola hanno il linguaggio molto breue. 141.C Indiani dell'ifola Spagnuola, quando vogliono andar a combattere, fi dipingono la faccia col Xagua, & con la Bicia. i^.d e Indiani dell'ifola Spagnuola qual modo tégono per pre dire le cofè future. 42.3, Indiani dell'ifola Spagnuola, Se lor deferi ttione,& phi- fìonomia.4(j.d/ Se di quelli di terra ferma. 50. e Indiani habitatori del porto di S. Marta fono huomiili ferociffimi,de lor habiti,vita, Se coftumi. 34.C d/^j.'à b Indiani coronati polli nella colla d'Vraba,et perche cofì detti. fo.b/furono feoperti da Rodrigo di Baftidas.pS.c Indiani dell'ifola Spagnuola , Se per quali differétie l'un l'altro fi facciano guerra. 95. 1> Indiani detti lucatos fono pofli alla banda verfò tramó- tana dell'ifola Spagnuola. co.c Indiani della terra dello Bacalaos, & lor hiftoria. 5-2. b Indiani della nuoua Spagna Se lor defcrittione,coftumi & ordini che hanno in guerra,et quanto in quella fia- novalorofì, &crudeli.304.f/305.acd/fono ingeniofì, &dicapaceintelletco. i&.f Indiani occidétali quando co alcuna cotrattano nuoua amicitia,vfàno anco di prédere il fuo nome.i70.c/i7i.f Indiani del Borichen,& lor hiftoria. 177. e d Indiani del Mefcico, Se lor gran numero.2io.d/ fi fanno Chriftiani a perfuafioni del Zuazo. 221.C Indiani cento Se cinquanta milla della prouincia di Ta- fcaltecat combattono col Cortefe. 228.a b e/ tre mila di Curultecalfono vecifì dal Cortefe. m.e Indiani pieni di carità verfo Aluaro Nunez, & fuoi coni pagni ridotti in eftrema miferia. 516. b e d e Indiani del Caruco fanno cortefia a Aluaro Nunez viué do tra lor come Mercante. jiS.b Indiani delle Vacche feoperti da Aluaro Nunez ,& del lor flato, & coftumi. $i6.c f Indiani di Tonola,& del lor ardire nel combattere. 334^ Indouini de gl'indiani occidentali, vedi Buhi ti. In firmi tà come fìano curate dagl'indiani dell'ifola Mal- fatto. ( ^ 3I7 . e Infirmiti delle Variole è molto commuhe a gl'indiani occidentali dell'ifole,& terra ferma. 255^ Infirmità perlaquale muoiono communemente gl'in- diani di Buona guida. 33-f/i5>4.a Ingri vocabolo indiano, 'è detto in vituperio nel flato. d'Atabalipa. 404^ Ingri popoli indiani nel flato d'Atabalipa in qual parte fono polli. 41 o.c 1 o e a v n a vocabolo indiano dell'ifola Spagnuola è il nome del primo Motore omnipotéte et inuifibile.4i.d Iouanaboina Spiloncha nell'ifola Spagnuola, nella qual hebbe origine il Sole Se la Luna. . ' 42.d ira dicono gl'indiani di Cueua alla Donna. 51.C Iradie in lingua de gl'indiani della Cueua di terra fer- ma, fignifica herba. m.bi isabella Rema di Spagna perfuade al Re Catholico armar nauili al Colombo per ritrouar nuoua terra.i.b' lfabella,et Fernando Re Catholico effendo all'affedio di Granata còtrai mori, efpedifcono Chriftoforo Colom bo per ritrouar l'indie Occidétali. 8o.cd Ifabella Reina Catholica, vedi de fuoi fatti fotto Fernan do Re Catholico. Ifabella Reina Catholica fue parole faggie, interpretan- do perche gli alberi non fi radicano nell'indie occideri kk io5.b Ifabella Reina Catholica, & l'anno della fua morte.^.e Ifabella città fu la prima edificata da Colombo nell'ifola Spagnuola. 89. f/ioz.e/i^.e/ in memoria della Reina donna Ifabella.83.aZ Sjj.fy fuo fìto.y.b/perche dishabita- tadagliSpagnuoli. oo.f Ifabella figliuola del fecondo Almirante Colobo. 109.C Ifabella Màrichegouernatricedel'ifcla Margarita. 204.f Ifabella Boadiglia nipote della Marchefana d'Amoia ab- bandona otto figliuoli per feguitare Pietro Aria fuo Marito all'indie deftinato gouernatore. i6.b e Ifole diuerfepofle ne Mari occidentali delle "quali più particolarmente vedrai a lor nomi proprij : Alacrani, Arene, ò dell'Arene, Amuana, Ai Ai, Angulo, Angu- glia: Barbata,Borichene,Bermuda,Baflimientos, Bimì ni,Beiche, di San Bernando,Bahama,di Baru:San Chri ftoforo,Cubagua,Corazao,Cibucheria,Chira,Chara, Capo verde,Canaria,Sata Croce, Codigo, della Cafìia, Cuzumel, Cumana : Defiata, Domenica: Ferro,Forte, Forteuétiu-a: Guanima,San Giacomo, Guadalupe, San Giouanni,Garza,Gorgone, Guarizacca, Gomera, Gra- ciofa: San Iago,Iamaica,Iabache,Iaruma: Lagarti,Lan-. 2,arota,de i Lucai:Maiaguon,Manigua,Maiaguano,Me lifIà,Santa Maria delli remedij, Marinino, Marigalate, Margarita:Nauaza:Ombrio:Pocofi, Pugna, Porto bel- lo,Poregari,delle Perle,delli Paffari,Palma:Rochi:tut^ ti li Sanri,Sombrero,Sacrificij:Teraqueri,dellaTortu- ga, Zaguareo Tenerife Zicheo, Vergini, Trinità,Tefti- monij, Quattro tempora.ió.d/ Guadaluppa^.c/ Mon- fèrrato.3. d/ Santa Maria ritonda.3. d/ San Martino.3. d/ Santa Maria antica.3.d/ Sàta Croce.3. d/Burichena.4. b/ Guanaffa.nS'.a/ Matitina^.d Ifoladel Ferro, et Gomera ifole delle Canarie fumo ri-, tro uate da Ferrando Da rias . 1 . e Ifole Fortunate dette da gli Spagnuoli Canarie, Se lor fito. i.c Ifole di Capo verde altrimenti dette Hifperide fono nu. xiij.&: quàto dittante da terra ferma.n.a/ Se lot fito. ì.c Ifola I TÈRZO V O L V M E. io [fola Spagnuola fu difcoperta da Chriftoforo Colombo l'anno i49i,alli tre Agofto.45.a/fua minuta deferi ttio- ne, Se de fuoi primi habitatori.39. bel Se fue diuifìoni. 39.C d/ fua longhezza,& fua larghezza. 45.C/ è chiamata da gl'indiani Haiti. i68.d tìbia detta dell'Oro, & delle Perle (per elTer di quelle co piofa) è dittate dal Golfo di San Michielc [vinti miglia, jo.cde/fuo fìto.37.a/èfatta tributaria al re Catholico con il mezzo di Gafparo Morales di libre cento di Per- le, & fua deferi ttione.36. d/ jyia!/ e altrimenti detta Te- raqueri,ò vero de fiori,& fuo fito. 73« D tìbia delle Perle già detta Cubagua , polla nella coftiera '
  • fi» PM 'Dominica.54.b/ fono altrimenti detti Caimani. 339.3 Lagarti fiume altrimenti detto Chagre,quando feoper- to da Colombo.^.a/ perche coi! detto, & Tua origine, Se termini. io.d Laguate luoco nell'ifola Spagnuola vna lega, & mezza lontano dal fiume Nigua. no.f Lancilotto&Forteuentura Ifole delle Canarie nell'an- no 140)-. furono ritrouate da GiouanBentacor. i.c Lande con le punte acutiiìlnie fatte d'offo,fono vfàte dagl'Indiani. 2J..b Lancie tréta palmi longhe con punte di Selci duriiìlme, fono vfate dalli Melfi, Se Giapuechi. Z9i.b Lanzarotta Ifola delle Canarie. 86.a Lares di Guahaba città nell'ifo la Spagnuola dall'Ouan- do edificata. ioi.d/4i.c Laflaias terra habitata nella nuo uà Spagna . i88.f Lattuche herbe in dieci giorni fi raccogliono doppo fé- ! minate in Vraba , Se Beragua. 27. d/ Se nell'ifola Spa- gnuola in 16.. 5-b Lattuche nafeono nell'ifbla Spagnuola effendoui porta ra la femenza , ma nò fruttano poi femenza buona per rifruttare. ifi.e Latte cauato dal Coco,è molto migliore di quello de gli animali, Se come fi fàccia* 64.a Lauori di rilieuo fatti in oro lauorati nella Paria da gl'In diani. 14^ Lauori di penne marauigliofi hauuti dal Cortefe nella imprefàdelTemiflita. z8o»b Lazaro popoli Indiani, vedi Popoli di Lazaro. 1 E g n o odorato,ilqual abbr ucciando non fa fumo al- cuno, ii.a Legno negriilìmo,& lucidiilìmo,del quale ne fanno va fi gl'indiani. n.b Legno nel quale per la fua amaritudirie no nafeono ver . mini, & del quale gl'Indiani fanno le loro Canoe. 36.C Legno venenofo,ilquale con il fumo ammazza gli huo- mini. 36.C Legno nero di Palma non può ftar fbpra l'acqua , ma va al fondo. 64.be Legno del mal Francefe, detto dagl'indiani Guaiacan,& fua Hifloria. 6).bc Legno San to per curare il mal Francefe non effer ilGua iacan. x 77- e Legno del mal Francefe folo Ci ritroua nell'ifòle , Se non in terra férma. 65. b Legno Santo il più perfetto nafee nell'ifbla Beata. 6f .e Legno Sato per curare il mal Francefe come l'vfano nel- l'indie occidentali. 177.1/ i7S.a Legno del Pomato, quanto fìa velenofo.66.a/ vedi anco Pomaro Picedo. Legni d'alcuni albori dell'indie occidentali di fmifura- • ta grandezza. 66.b e Legni occidentali diuerfi, quali per il loro grauepefo non ponno ftar fbpra l'acqua. 66.d Legni nell'indie occidentali , Se ancho vene fono in Spa gna,quali rilucono la notte. .c/74.a/ ij5.e/i74.f/i95?.a/i89.b/32j.a/327.c/3Ócr.c/7.a/^o.c tino fiume nella riuoua Spagna & pche coi! detta.36o.d Lino fa la terra più che ogni altraherba fterile , fecondo Plinio. iof.a Lirenes frutto occidentale, Se fua Hìftoria. i3).b lize grande pefee marino è a modo di Cefalo. ij6.b Iocvste pefee dell'Oceano. 7i.b Locufte con l'ali non fono ordinariaméte nell'IfblaSpa gnuoIa,& quando vi vanno molto dàneggiano li frut ti.i66.f/ fecero dishabitare vna città in Africa. 165^ Locufte, Se Grilli fono mangiati da gl'Indiani occiden-<- •cali. 167.1 Lochigli© prouincia nell'ìfòla San Giouanni. I73.b Lodouìco Marcado, Se Gonzalo Badaghiozzo fono man . dati con 150 huomini da Pietro Aria al loco detto Gra^ tia de Dio,& per le lor infolentie in faccheggiar li Ca-, ciqui,capi tano male. 37-b e d Lodi date a Chriftoforo Colonbo da Don Pietro Marti-* re. x i8.b Lopes d'Olano capo d'vn Brigatino , è fatto capitano da gli Spagnuoli in loco di NicuefIa.2o.d/ è accufàto di ri- bellione da Nicueffa,& fatto prigione. n.a Loquillo minere d'oro nell'ìfòla San Giouanni. I78.a tvcAi Ifòle fono pofte a tramontana dell'ifòla Cuba. 17 8.c/ lor nomi. 82. e Lucaio ifòla occidentale, Se fuo fito. 205.0 LucaVafque d'Aillonlicentiado, è da l'Imperatore cW fiinatoGouernatore nell'Indie. ioS.b Luce mirabile del Cocuio, ouer luciola animale del qua le gl'indiani fi feruono la notte per vederli. 168. a b Luigi Colombo figliuolo di Don Diego fecondo Almi- rate & dì D.Maria di Toledo^.f/ioo.a/doppo la mor- te del padre è chiamato, terzo Almiran te. iocj.b Luigi della Cerda primo Duca di Medina celi è richiedo d'aiuto da Crifloforo Colombo perii ritrouar dell'In- die occidentali,ne è esaudito, So.b Luigi di Santo Angelo fèriuano di ragion delliReCa- tholici fèr uè dì danari a Chriftoforo Colombo per far l'imprefà dell'indie. 8o.d Luigi d'almanfà Capitano valorofò. I72.e Linfa fiume dell'ilòta Boirichen. t6p£ Luicicco Ragazzo effendogli fpiccata la polpa d'vna ga- ba da vna Lupa fi rifana con l'acqua del mare. 2i$.b Lunaèilfpatìod'unmefè appreflo gl'indiani dell'ifòla spagnuola. 8.c. Luna & Sole di qual parte vfcìrno per illuminar il mon do , fècòdo l'opinione degl'indiani dell'ifòla Spagnuo •la. 42.d Luna,Cielo , & Sole fono adorati da Canibali.i.c/ da Ba calai. f2.b/in alcune ,puincie della nuoua Spagna. 307^ Lupo Marino è detto da Plinio vitello Marino nel librò nono. 158.C Lupo Marino, & della gra proprietà del fuo Cuoio qual con l'arricciarfì da indicìo del fluflò et refluflò del Mar .Oceano. 1^8. e Lupo Marino è molto graflò Se nel dentro ha alcuni faf (ètti negri. 34*-d TERZO VOLVME. Lupo Marino pefee partorifee figliuoli. icTo.c/fua HI-^ ftoria. 158. ab e/ fua 'grandezza. 212. d/ fono pefei più deflri de i Tiburoni. 215. e f/ Se come con lor combat- tono. ij8.b Lupi fono animali naturali della nuoua Spagna. 304.C Lufignuoli dell'Indie occidentali, Se d'altri vccelletti Hi ftaria.ób.d/ vedi Roiìignuoli. Luffuriofiilimi fono gl'indiani occidentali. 1 2(?.d MAiabonesio, Se Guarionefio Cacichi con aftutia fono prefi da Bartholomeo Colombo. 13.C/ fé li fanno tributari]. 9-b Maiabonefio Cacico da ricetto a Guarionefio fuggita per li mali portamenti di Roldano Spagnuolo. n.c MabodamocaCaciconell'ifòlaSan Giouanni è fupera-*. to combattendo da Diego di Salazar con gran perdita de fuoi Indiani. J 74' c Macoane radice, con laquale vìucanogli antichi Indiani dell'ifòla Spagnuola. 41.0- Machochael efìendo difubidiente al Sole per eflèr vfeito della fpelonchade l'h umana generatione fu conuerti^. to in vn Saflò. 42.d- Machinnech Cacico nell'ìfòla Spagnuola del paefè otte èpofta la fpeloncha nella quale hebbe origine il Sole,* Se la Luna. 42.A Macoris fiume dell'ifòla Spagnuola. -iiy-a Macagua albero dell'ifòla Spagnuola,fuadefcrittione et del fiio frutto. Ho.d Madre di Dio ha cinque nomi fecondo gl'Indiani deU'I-« fòla Spagnuola, Attabeira,Mamona.Guacarapita,Iiel- la,Guimazoa. 4ì,d Maddalena fiume nella prouinciad'Aute. 313Ì* Maeftri delli fanciulli Indiani, vedi Boitij. Maeftro,& Tramontana venti molto regnano nel Mar del Sur intorno all'ìfòla dei cedri Se altre. 55 r -d Magia arte del fuo inuentore & in quanta riputatione fiaftata,&efrerefiritroui. v in.f Maguana valle nell'ifòla Spagnuola * è longa circa 200 miglia. 40.b- Maguacochios vocabolo Indiano dell'ifòla Spagnuola lignifica huomini veftiti. 42.C- Maguey,è fatto d'vn legno tondo Se concano qual gl'In diani dell'ifòla Spagnuola vfàno battere cantàdo li lor- vèrfidettiAreyti. 42.be Magifcacìn è il nome della prima dignità della prouin— riadiTafcaltecal. zi<.j.dlì^o.b Magueis arbore nella nuoua Spagna del quale necauai- no vino, aceto, mele , Se fàpa gl'indiani, Se fua deferie- tione. 306^/240^- Maggior Spagna feoperta da Nunno di Gufrnan , Se fua hiftoria. vu 331. Mahiz grano vfàto da gl'indiani occidentali, &fùa de*-- "fcrittione.2.c/di Curiana.14. b/ della nuouà Spagna. 237. b/ in Beragua fi matura in quattro mefì.2i.a/fua fi-i gura.i3i.e/è detto Hobo da gl'Indiani d'Vraba. 23.d Mahiz in qual modo fi femini, come rtafèa, in quanto fi; raccoglia, quanto fertile, come fi macini, Se il paneco- me fi faccia, & il grano come fi mangia.4Ó.d/47.a b/iji. def/i32.abc Mahiz eflèndo mangiato dalli caualli& altri animali lì da. molto nutrimento, in quanti diuerfi modi fi man- gia. ..,,._ vA>' x i^z.b e • Mahiz fi /'.' ,." I' * I ,,ll. "f,'),;; ift v-.i INDICE DEL Mahiz rende l'acqua puzzolente di buono odore, & nu tritiua & do è vfato dalli marinari. i32.cd Mahiz Eófcor dicono gl'Indiani al Mahiz in latte, ^z.b Mahiz guafta li denti a gl'indiani. 132.C/ è molto danneg giato dalli Pappagalli. 132-a Mahiz come gl'indi ani ne facciano il vino detto chicha. 5j.a b/ quello del Temiftitan ha nelle canne molto me- le. 2*\r°À Maio Itala delle Gorgone. 79- D Maiaguana Itala delliLucai. 81.C Macao fiume nell'ifolaBorichen. iyo.a Maiagues fiume ncll'ifola Borichen. 170. a Maici parte più Oriétale dell'itala Cuba, & fuo fito.178. de/8z.c Mainoa porto nell'itala Iamaica. i9)'.e Macaguano Ifola occiden tale, & fuo fito. zo$.b Malacofafpirito,& delle operationi fue recitate dagl'in xliani d'Auauares. jzz.ah Malhada Ifola detta altrimenti Malfatto,& fua Hiftoria. Malinaltepeque prouincia nella nuoua Spagna. z$6.£ Malicones Indiani fcoperti da Aluaro Nunez.322. e/ fo- -noviciniagliAuauares. \ 323.6 Malfatto Ifola'detta ancor Malhada è habitata da duoi popoli di diuerfe lingue Cauodes & Han. 313. e/ de co- , fiumi de fuoi popoli Se delle miferie lui patite da Alua ro Nunez,& luoi compagni.3i7.a b e d e f/ 3i8.a/fua lon ghezza,& larghezza. Mal Francefe onde hebbe origine,quando fu portato in. Italia , fua medicina , & in quanti modi fi prenda.|2. ab e Mal: Francefe venne dall'indie occidentali , & è molto communea gl'indiani. 65. e/ Se lor infirmila ordina- ria. . M-9- c Mal Francefe l'anno 149^ fu portato in Italia da gliSpa- gnuoli condotti da Don Confai uo Ferrando di Cordo ua^quando pafsò in fauor del Re'di Napoli. 65.C/22.C Mal Francefe,è détto da gl'indiani Bughe. pz.c. Mal Francefe in quanti modi fi prende,et come fi rifani. 148. e f/ i4y.a b e d/ 65.C MalFrancefe fi rifueglia a quelli che fono rifanati man- giando del animale luana. tlfflM Mal Francefe in doglie Se piaghe ,'come fi curi con il le- gno fan to. i77.ef/i78.a Maluauifchia herba fi ritroua nell'itala Spagnuola.. ,i$2.a Maluco Itale delle fpetierie fono comprefe nella nauiga . tione de Caftigliani,fècondo l'Ouiedo. 84.f/8j.a Mammelle hanno in molta confideratione l'Indiane del la colla d'Vraba,et accioche quelle nò s'infiappifeano,: s'aftengono di far figliuoli. £.c Mamei arbore occidentàle,produce vn frutto molto di-; .licatilumo,Hiftoria. 63.be/142.bc Mamona, vocabolo Indiano , è il nome della Madre di Dio,fecondo gl'indiani della Spagnuola. 4i.d Manatipefce occidentale domefticato dal Cacico Cara-. matexio,&: in co tal modo condotto piaceuole che fi la fciauacaualcare. 40.W Hiftoria della fua grandezza, Se forma come fi prenda da pefeatori, & fua deferi ttione. i^ef/i6o./i6i.a/partorifce duoi figliuoli.i6o.c/fua Hiftoria. 7i-à Manati pefee tiene nella tefla vna pietra,ouero oflo gio- sii! I ueuole medicina al mal della pietra , Se ha la più perféc ta carne che fi polli mangiare. 72..Ì Manacapana prouincia in Paria è polla tra la bocca del Dragon,& Curiana. i6.d Manatuabon fiume dell'itala Borichen ricco d'oro. 170. d Mangli arbore occidentale, & fua Hiftoria. t4$.d e/224.à Manicato vocabulo Indiano lignifica valorofo. 160 d Mani fru tto dell'Indie occidentali, Se fua Hiftoria.i34.b Manigua Itala occidentaIe,& fuo fito. 20f.b Manacapana prouincia nella Paria. 13.» Maria vergine , ouer madre di Dio è detta Attabeira da gl'indiani dell'itala Spagnuola. 4t.ct Maria vergine, & fuoi miracoli fatti nell'itala Cuba tra alcuni Indiani battezzati. z j.d Maria vergine appar ad alcuni nauiganti quali erano in pericolo d'ardere, & tammergerfi con la naue. *io.a Maragnon fiume pollo alla parte di leuante , nella colla d'Vraba è largo in bocca 40 leghe. 50.a/fèc6do altri 90 miglia.i5.d/ fua originerò/ fua hiftoria. 41^.416. Marata Regno vicino a Ceuola pollo alla parte di Siro- co. 3f8.a/i57.b Marata Regno non v'eflere,ne gl'Indiani hauerne noti- tia alcuna. 362.3 Margarita Itala polla a tramontana vna lega all'itala Ciir bagua.198. b/ quando feoperta da Colombo. 94. c/i2.c/ fua Hiftoria. io4.e Maria di Toledo nipote di Don Federico di Toledo Du- ca d'Alba, & figliuola di Don Fernando di Toledo fuo. fratello', Moglie di Don Diego Colombo figliuolo del primo Almirante. 9s>.f?i8.b/i09.c Marigalante Itala de Canibali, quando feoperta da Co- lombo , Se de fuoi habitatori , Se perche cofi det:a.3.b/ 8y.b Mare, & fua origine , fecondo gl'indiani dell'itala Spa- gnuola. 4?.a Mare Mediterraneo il fuo fluflo , Se refluita , non elTer molto euiden te. 49.cZ87.ef Mare Mediterraneo è più profondo nella parte vicina al l'Itale di Corfica Se dì Sardigna che in alcun altro luo- go. ' 3*.c Mare Oceano è manco profondo che il Mare Mediter- raneo. 3pc Mare Oceano perche sbocchi dal ftretto di Gibralterra nelMediterrano. 3^/49.0 Mare Oceano in alcuni luochi è fertile dipefci & in al- tri è iterile. yi.bli6i.z Mare Oceano pollo tra le Canarie & Spagna, è detto da gli Spagnuoli golfo delle Caualle. 86 .b Mare Oceano del fuo fluflo Se refluflo in diuerlè collie- re. 87.ef/88.abcde Mare d'acqua dolciflima, nauiga to da Colombo 104 mi glia. 12.C Mar del Nort è quello di Tramontana.49.c/fuo fluflo et refluflo. 30.a Mar del Sur è difeoperto da Vafco Nunez.29.b/& il me- fe di Nouembre è molto groflb.30.d/& è quel di mez- zo giorno.45?.c/ fuo fluflo Se refluflo. 30.a. Mar Cafpio lago falfo detto da gl'indiani Hagueigabon nella prouincia Bainoa è largo miglia xv Se longo xxx, Se perche cofi detto. 40 Marc d'acqua dolce ritrouato et riferito da Vìncétianes nella M TERZO VOLVME. 11 nella cofta di Paria. 15.C Mare molto bianco & quafì a guifà. di Calce nella cofta del porto di Santa Croce della maggior Spagna. 341.3 Mare pieno di ghiaccia nella cofta de popoli Bacalai^.d Mare nella cofta di Cariai non ha nullo ne refìuflb. 17.3 Mare d'Oftro è dal Cortefe fatto {coprire , Se prenderne ilpoffeflb. 28o.cd Mare dell'itola Spagnuola non ha fluflo ne refluflo. p.a Mare nella cofta di Paria con tante herbe nel Tuo fondo nate , che impedifcono il nauicare a Pietro Aria. i$.a./ Mare dal Colombo chiamato Arcipelago,è con infinite noie. 4.b Mare di Negroponte,fuo fluflo, Se refluflo. 88.b Marinari perfetti non riefcono fé nò quelli quali da fan ciuili s'alleuano ne i Mari, Se nella pratica, 87.C d Marinari, & altra gente eflèrcitata nell'arte del Mare, fo- no inclinati molto alla lufluria , alla gola , & alle rapi- ne. 89.6 Marafci pefci,& lor hiftoria. 155». b Marianes indiani, fcopcrti da Aluaro Nunez vicini alli Queuenes. 325.6 MariatambaI prouincia, nella Paria. 15.C Marinalco, città nella prouincia di Culua. 274.3 b Marauidis moneta Spagnuola vale vn quattrino Italia- no, ioi.e Martino Alonfo Pinzon Capitano, & Pilotto con Chri- ftoforo Colombo, parte per ritrouare l'indie foprala Carauella detta Pinta. 81. a Martino Alonfo Pinzon temendo dell' Almiran te Colo bo per hauerli contraditto di lafoiar gli huomini tren- taotto nell'ifola Spagnuola , fugge co vna Carauella al Porto, poi detto della Gratia,periuiritrouarfì quando li fu perdonato.82.e f/ fua morte. Sj.b Martin di Guiluz Capitano valorofo. i74.a Marchio di Sibilia è madato da Colombo Nuntio al Ca- cico Guaccanarillo. 4.C Marco da Nizza Frate, & fua relatione.5y6"./è auifàto Ste- fano Dorante eflèr fatto prigione in Ceuola , Se li fuoì compagni mal trattati. 3^8.e f Marco da Nizza è riprefo dal Vazquez hauendo deferì t- to il viaggio molto buono per andar a Ceuola, 8c efler roppohto.355?.f/ 3 i.c/ prende il pofleflb per l'Im peratorc del Regno di Ceuola. 3^.c Marcata terra nel Perù nel flato d'Atabalipa. 393.C Martirizati da gl'indiani per efTerli andati a predicare il Verbo di Dio. 199.3 b ed Martire ìfolette,o feccagne pofte vicine alla punta della Fiorita. 175.C Martori per far pelle molto eccellenti , fono nella terra dellos Bacallos.52. b/ lor hiftoria. 57.b e Marmore Capo co fi detto da Colombo, nella prouincia diBeragua. 21. ad Marmo Capo vicino all'ifola di Pochorofà nella coftiera di terraferma dell'indie , quando feoperto da Colom- bo, cjp.b Marmi viui.& belli in gran quantità fono nell'ifola Spa gnuola vicino a San Domenico. 105 .d Marmi eccellentemente fono lauorati nel Temiftitan. 24i.e Marmo bianchiilìmo lauorato di fcalpello, ritrouato da gli Spagnuoli fopra il lieo del porto di SàtaMarta. 3j.a Marohu Cerni ò vero idolo foolpito nella fpelonca louà naboina dell'ifola Spagnuola. 42.d Martes terra nella cofta di Florida. jn.b Mafcalongo prouincia nella nuoua Spagna, fi fa fuddita al Cortefe. 262. f Maftice produce in gran quantità l'ifola Giouanna. 2.d Mafchera di legno indorata è fogno di pace fra gl'India- ni di Lazaro del Iucatan. i86.d Matalcingo prouincia nella nuoua Spagna, è pofta ne confini d'O tumia. 2.74-c Matanza Porto nell'ifola Cuba nella prouincia dell'Ha- uana. 182. b Marinino ifola Occidentale,fècondo alcuni habitata dal l'Amazone. 85.c/3.d Matrimonio era ne gl'indiani dell'ifola Spagnuola pri- ma che foffero foggiogati da gli Spagnuoli. 4%b Matrimonio contrattano gl'indiani dell'ifola Spagnuo- la in tutti li gradi, eccetto madre con figliuolo, Se forel la , con fratello. 46". d/ &c il fìmìle quelli di terra ferma. 49.b/ii5.a Matrimonio fèparano alcuni indiani Occidentali per- mutando le moglieri. 69. d Matrimonio in qual modo fia contratto dagl'indiani d' Vraba. ji.b/della Cuba.i8o.c/dell'ifola Spagnuola.114. a b/ del Temiftitan , Se quali fìano i loro heredi. 310. a/ degl'indiani di Bonaguida, & in quali gradi lo tengo- no prohibito. $66.e Matricaria herba fi ritroua nell'ifola Spagnuola. 1,-2.3 Mayani vocabulo indiano dell'ifola Giouanna, fignifìca Mente. z.d Mazze fatte di diuerfi legni , fono arme vfàte da gl'India ni nella cofta d'Vraba verfo Ponente. 5o.a Mazamalco prouincia nella nuoua Spagna. 2-37-d mecvachan prouincia nella nuoua Galitia vicina al Mar del Sm.%6£/è foggiogata , Se fooperta da Nun- no diGufma.33i.e f/prefta obbedienza al Cortefe.28o.b Medici dell'ifola Spagnuola detti Boitij.m.e/in qual rao do rifànino gl'infèrmi.43.c/ vedi Fifìci. Medicina per fare partorire le do nne,vfàta da gl'indiani dell'ifola Spagnuola. 43.C Medicina del Coco vale per il male di fianco, Se per rom pere la pietra. 64.3 Medicina d'alcune foglie d'arbori fpinofì,per rifànare le gambe fracaflate. 68. b Medicina al Mal Francefe,& fue piaghe con il legno San to come la diano gl'indiani.*? j-.b c/177. ef/i^S.e {/i^.bf 178. a Medicina al veleno delle frecci e, vfàte da gl'indiani. 66.3. Medicina al mal della Pietra, dell'offa òvero pietra del pefceManati. 72.3 Medicina per togliere laftanchezza del corpo fatta con ladecottione delle foorze dell'arbore Hobo.138.fy con l'arbore Xagua. i39.d/6f.b Medicina per leuare la carne defpiccata èl'acqua del Ma re. zi^.b Medicina alli leprofi. 213.3 Medicina per le piaghe, Se le rotture. 148.D e Medicina alle ferite frefche,& per riftagnare ilfàngue. 149.6 Medicina per curare le piaghe vecchie incancheri te.i^.c d/vfata dagl'indiani dell'ifola Spagnuola con il legno dell'arbore laruma. ■' - 140.0/152^/177.6 f Medicina T i '»•« •u |i i . " 'M ' ,.»'] INDICE DEL T Medicina del'Hobogiouaperleuarlaftanchezza delle gambe. i}8.f/ del Xagua. 99^ Medicina molto folutiuavfata da gl'indiani per purgar fi.i 50.C d e f/ 151.0/ col 3efucco.55.b/ con l'herba Y , che purga fenza nocumento. 67x1 Medicina al fluìTo del vétre vfata da gl'idia.dell'ifola Spa gnuola col frutto de l'Hicacos.i4o.b/col Guaiabo.i4i.f Medicina gioueuole al mal de fiàchi ò di renella, ióo.a b Medicina a gli humori freddi. 1 51x1 Medicina per dìuérfe infirmiti, & vntione per leuarli fegnì delle cicatrici. \G1.2. Medicina al veneno de pipistrelli d'Vraba. i4.a/)8.d Medélino città nella prouincia di Taxtebeque, quando daSpagnuoliedificata.281.af 284^/11 7.a/ è dal Cortefe transferita vicina al porto di San Giouanni di Calchi- queca. . 195.^294^ Mediterraneo Mare, vedi Mare Mediterraneo. Mele de l'arbore Maguei ne fanno vino nel Temiftitan. 240. a Mele & cera 1 quatità fi ritroua nell'ifola Cozumel. 183.I Melloni fi maturano doppo feminati, in venti giorni in 1 - Vraba, Se Beragua.27.d/ nell'ifola Spagnuola. f.b Melloni tanto grandi che vn Indiano con fatiche vno ne può portare. . . 68.a Melloni molto buoni tutto l'anno fono nell'indie occi- ' dentali. ^.c/ifi.d Melanzane portate di Spagna in India molto crefeo no. 68.a/i5i.d Melangole,vedi Aranci. Meìapolanda frutto di Calicut efferil platano dell'ifola Spagnuola,ouer la mufa di Aleflàndria . 138.C Melecotogne portate di Cartiglia nell'ifola Spagnuola, non molto perfetto rendono il frutto. 157 .b Melchiora moglie di Giouan Lopes di Siuiglia partori- re nella città di San Domenico vn monftro di due fan ciulle,congionteinfieme, 130.be Melchior Diaz Alcaide maggiore nella prouincia di Cu liazzan per Nunno di Guzman. }*-9- a Melilla ifo letta vicina all'ifola Iamaica. 19 S* Mébro vergognofo adorano nella nuoua Spagna quelli della prouincia del Panuco. 507/ Mébro vergognofo è portato in vn Caragolo,ouer zuc- ca da gl'indiani di Curiana. 14- ° Membro vergognofo portano li Caciqui , & principali Indiani della cofta d'Vraba in vna cannella d'oro,et gli inferiori in vn Caragolo 51.C Membro vergognofo portano ligato con vna cordella alli ginocchi li Chichimechi. 3H- C Membro vergognofo coprono gl'indiani dell'ifola Spa- gnuola con il Pampano,vedi Pampano. Membro virile hanno doppio li pelei Tiburoni. I59.a Membri vergognofì dagl'indiani di Xaguaguara fono coperti con le feorze dell'Oftrighe. I7-" Memoria non hanno gl'indiani & fono indocili . 1x9 A Memi città tiene vna gran fonte qual rende grandiiììma copia bi Bitume. 4^-c Menftruo hanno l'Oftrighe del Pinico. 203^ Mentia di Mendozza moglie del Conte di Nanfao Mar- chefe di Zenete. 73«b Mercantie molte vanno Se vengono di Spagna all'ifola Spagnuola. 2( >.b Mercantie diuerfe quali fi vendono nella città del Temi ftitan. r$$zib.*h Mercati et fiere fi fàno da popoli indiani nella Paria.14.ll Mena prima, fecondo l'ufo de Chriftiani facerdoti canta ta nell'ifola Ifabella il giorno dell'Epifània.5.b/in C^ui- riquitana ouer Ciamba.i6.b/nella prouincia San Gio- uanni.iS^.f/nell'ifola de Gsànifìikl nel Iucatan.i8f.b/ nella terra di Saltehago.336 .^nell'ifola Cozumel. 183.0 Mefe è detto Luna dagl'indiani dell'ifola Spagnuola.8.e Mefcia Soldato valorofo, & fua morte. 174-f Mefcico con tutte le fue prouincieè renonciato all'Im- peratore da Montezuma. 238.de! Mefcico prouincia Se fuo fìto & defcrittione.23J>.d e/ve-i di anco Temiftitan. Meficaloingo città nel Mefcico. 2 34- c Meflìcalcingo terra habitata nel lago d'acqua dolce del Temiftitan. 3<>8.c Mefchite de idoli, vedi Mofchee. Mefquiquez frutto vfato da alcuni indiani, & fua de- feri ttione,& come lo mangiano. 314^ b Mezquique terra habitata nel lago d'acqua dolce del Te miftitan. 308.C Meflalino Romano morì per efferli tratto fangue dalle ginocchia dalle fanguifuche velenofe. 167.! Mezclitan prouincia pofta vicina alli confini della pro- uincia di Panuco. 2.8f.e michele PafTamonte Theforier dell'Imperatore fon dator de l'Hofpitale nella città di San Domenico dell'i fola Spagnuola.4^.d/ fue lodi. ica.f Michele di Mofcica,& Pietro di Vera Caualiero di Sce- rez della fronthiera conquiftano le Canarie, eccetto la Palma & Tenerife. 8i.b Michele Dias d'Aragona parte dell'Ifabella hauendo fe- rito vn Spagnuolo, & iui difeofto molte leghe fi fa Amate vna Carica detta poi Catherina per mezzo del- laquale,iui fi fabrica la città di San Domenico.90.f/9i.a Michele di Caftro Soldato valorolò combatte con alcu- ni indiani negri ribellati nell'ifola Spagnola, & con pò chi foldati li vince. io7.f/io8.a Michele di Toro Capitano valorofo. I7 2 - 6 Michetlan città nella prouincia di Cuinaccaro. 33 >.d Miele dell'Api occidentali è molto buono,fano, & bian co come il vin cotto. &- c Miele come fi faccia dagl'Indiani col fucco della Iucca. 47.d Miguaclan villaggio nella nuoua Spagna nella riuiera del Mar del Sur. *S$J Milium folis herba,nafce nell'ifola Spagnuola. ^ if2.b Minerà de l'oro dell'ifola Spagnuola ha il fuo principio nel paefe di Cotohi pofto fra le prouincie di Huabo,& Caiabo. , 4°- c Mine re d'oro nell'ifola Spagnuola con la deferittione, & quantità che fé ne può trarre. 5>°-a/9-b Minere d'oro oue nella fuperficie non hanno granelli è indicio che hanno maggior quantità d'oro. 128.C Minere d'Oro, Argento, Rame, & Ferro dell'ifola Spa- gnuola. i25.bcd/i26.cdef Minere d'Argento, Acciaio , & de Colori fono in Spa- gna. ll 7- c Minere d'Oro,vedi Oro. Miracoli della Croce della Concettione della Vega, po- fta nell'ifola Spagnuola. 9 60 , Miracoli di Maria vergine,fatti nell'ifola Cuba tra alcuni indiani T E RIZKSS VOI V ME. .'Indiani battezzati. 25.CI Miracoli di Naue lai uà te per diuerfè fortune, nelli Mari occidentali. loóf/ioj.a Miracolo del Sacramento di N.S.nell'hauer fatto ceffare ■ gli Huracani nell'ifola Spagnuola. 112.C Miracolo di Santa Anna,operato nel liberare il Licentia ^doZuazo,etfuoi compagni dal difigio dell'acqua nel- .iqualéfiritrouauanoneirifolede gliAlacrani. 214.bc Miracolo dell'arbore dell'ilòla del Ferro. 8& con carne fa- .nilB'ma. ! z8.a Mirabolani, & loro fattola.' 1 ■ ,, ; 4i.d Mirabolano effere l'obo,fecondo Pietro-Martire. ' i^S.f Mirabolano porto,quando fcoperto da Col5bo,& per- che cófì detto.' •,'■. b ' '■' -' ' -■■:]<'■;:' ';.-.-.'•' ij.z Milli popoli nella nuoua Spagna bellìcofìi &i nònfuddi tiaSpagnuoli. .. ' ' " ;,■" . 292.K Mizqueque città polla nel Lago del Temiftitan. 2(>5.b Miferie patite da gli Spagnuoli, vedi Qiilàgij-. , • m o-© t s T 1 A del Licentiadó Zuazo,vfata verfò la gran •liberalità di Fernando Cortefe'. - 219. f Mogliere Indiane che lì fèpelifcono viue con i loro mari ..-ti mortijVedi Morte volontaria. ; Mogliere vecchie;fono molto più eftimàte I alcune par dei .da gl'indiani occidentali che le gio nani per rifpetto delgouerno. ' ■,] .>? , 6p.d Monafterij de Frati, &religiofì, quali fi ritro.udnoinel- ;l!ìfolaSjpagntiola.97.b/45.c/ioi.e/nel Temiftitan, 309. ~£l nell'ifola Qibag.ua. ìsry.zl nella prouincia delli Chili bichù ■:'■> [ olurlnoo' J99.M' Monferrato Ifòla popuktiflìrna, quado ri trottatala Co lombo. tr, ;,i :; r -,•]] $.d Moneta, qual fi via nella nuoua Spagna» vedi Cacap .frutto.--." n kj'ì! up . h um'ifì .vono'! , Moneta vfata nella Hiiouà Spagna. 30&, c/rpéfo d'oro , & fuo. valore. . • ■;;> -,-j ; n ] L .-,•.- 59.2 Monete non fono conofciute da gl'indiani! occidentali, ma. con trattano con baratti. .•■•;.' > :2o.c/23.a/7 r o.a Monete di Rame, & deifuo primo inuentore, 1 n;A Mondo.nu.ouo,ellèr la metà del mondo,et la quarta par te doppo Africa, Alia, & Europa. i68.f/i6<>,a Mótagna dell'arbore de tre piedi,iiella prouincia di Gua turo. 66.c Montagna polla al mezzo giorno del Temiftitan, & fua delcrittione. , 3o8.b Montagna nella prouincia di Ciapotulan , nella riuìera del Mar del Sur, qual getta fuoco, & fallì, 300.0 Montagne d'Alluma, Vetriolo, & Zolfo nella prouincia di Ciapotulan. ^97-f Montagne del Perù lor grandezza, & termini. 371.C Montagne molto afpre,& alte, fono nell'Indie occiden- tali. fi.a Monte altiflimo détto Gaira,nclla prouincia di Paria, & fuofìto. 2I.C Monte Chrifto , luogo nell'ifola Spagnuola , hora detto Porto Reale, era doue lìgnoreggiaua Goacanagari Cai- cico.85.e/ per opra di Bolagnos cittadino di S. Domeni co è habitato da habitatori condotti di Spagna. 120. b! Monte nella nuoua Spagna vicino alla prouincia diTa- fcaltecal,dal qual e(ce vna palla di fumo.iSj.e/^.e/ nel la prouincia di Ciapotulan,qual eshala fumo. 300.C Monti nell'ifola Spagnuola detti Ciquaghi , lontani da Ifàbella dieci leghe verfo Ponente , lòprail litoxhTra^ montana. . IfcC Monti altiifimi,quali di uidono il Mar del Sur, dal Mare del Nort, fono vicini alla pianura Zauana nel flato di Comogra. • ■ . «.e Monti di Beragua,fono alti cinquanta miglia. 18.C Monti altillìmi nell'ifola Spagnuola,detti Serra neuada. itj.'c ' . : Monti nell'ifola Matitina,detti Cipanghi. 39.C Monti di San Martino,fono polli nel lito, auanti il Por-! 'itodiSanGiouanni. 24i.d Monj:ezuma,quantò fufTe grà Signore nella ttuoiia Spi gna«- -f..- - 227.b/t36>c Montezuma manda ambafeìatori , & prefenti al Corte- t ^offerendoli fuddito a fua Maeflà. 230..C d/233. b Montezuma tratta tradimehto per vccidereil Cortefe,' dnnati che entri nelle fue prouincie.23o.f/23i.d e/ S'efou là non effir flato di fuo confèntimento. : 332.C Montezuma, & del modo che tiene in gouernare le fue prouincie. 2'4i.c:d Montezuma modo del fuo viuere, veflire, come efea del Paldzzp,& co, qual cerimonie è ièruito; %%$,'$i&in b e. Mon tezuma Tiranno, del Mefcico , facrifìca li fanciulli. §>|i4i ilo! >-j [óìo-jilgiano re [. n Montezuma accetta nel Te miftìtan il Cortefe, & del ino da come l'introduce, & del ragionamento con lui ha- Uiuto f 234.ef/23f.ab Montezuma conuocati li Principi fuoifuddi ti, rinuntia il flato all'Imperatore, j 238^ e f Montezuma è fatto prigionedaj Cortefe,et poflo in cep; pi- 23 - i.c d/moltò rie ca d'oro nella città di Pacacama , & di quello fpogliata da Atabalipa,perdarloa Spagnuoli per fuo rifeatto. 395 .ef/nelCufco. gyf Mofchee in quanta veneratione fiano tenute da gì India ni del Perù. v , jSoSltfj.z Mofchee quattrocento, fono nella atta di Curultecal. Mofchitti Paflaretti molto piccioli fono nell'Indie occi- dentali. rn W 5 Mofcioni,ò vero zanzare molte, & faftidìofc ve ne tono nell'Indie occidentali, & lor Hiftorla. 6i.b Mofcobo Città principale nella prouincia d'Aguanil. i8o.a Moftro nato nel territorio di vai d'Arno , deferitto da Sant'Antonio di Fiorenza. i3°* a Moftro nato di Melchiora nella città di S. Domenico di due fanciulle congionte infieme,Hiftoria. ijo.b e Morino cofta molto diletteuole,fopra il Mar del Sur. 339-e - Motux terra nel ftato d'Atabalipa. 383.1 Moxarre pefee del Mar Oceano. 7 l -° Mozzuoli vccelli notturni dell'ifola Spagnuola. N?4.a mvmv Indiani,quali habitano in alcuni villaggi di B« ragua, fono gente inhumane< i°«<* Mufaico compongono gl'Indiani, della nuoua Spagna . iSp.d _'. Mufe d'Aleflandria crefeono nell'ifola Spagnuola, & fo no dette Platano , con la deferi ttione della fua pianta, & del fuo frutto. 137.efZ138.ab e Muraglia edificata ingeniofamente ne confini della prò uinciadiTàfcaltecal. "7-e Murene pefee del Oceano. 7^ Mutiano Confolo in Licia, & ciochc riferifee della gran dezzad'vn Platano. *38.d Mutochel terra nella nuoua Galitia. 337« e NA b o ri fy fono Indiani Caribbi^ quali anchor che non fiàno fchiaui,fon'obligati a feruir-^.b Naccaroni ne quali fi ritornano le perle non fono nel- la coftiera dì terra ferma che alla Tramontana è volta^ I5> 7 .e/ lor figura. ; ' - ?®m Nacendèlàn viHàggio,nella nuoua Spagna nella rimerà delMàrdelSur. ■ t'damuvjoo tui iJaui fatte per il gran difàgio dall'efferato di Naruaez in Aure. 3H-b e slaufragij, fortune, & pericoli de Nauiganti.zoó'.c/ fino al numero zz4/zo.a Cationi crefeono nell'ifòla Spagnuola,eflendoui il feme portato,ma quello poi non rendeno buono per rifrut tare ifza tautel terra nella nuoua Spagna detta altrimenti Alme ria. ix6.b jei va fi urne de principali dell'ifbla Spagnuola, pafla vicino alla terra di Santo Iuan della Maguana. 4f. e/ u 4- e .a/ 342..!/ & pari- menti le donne. j4.b/ftanno fotto l'acqua vn quarto di hora.zo3.b/ vi ftanno vn'hora a cercar perle. 73. a Notte col giorno è eguale in tutto il pareggio del Golfo d'Vraba. 5'- a Nottole del Darien animali molto velenofì,& lor Hifto ria. * 8 - d Nottole,ouer Pipiftrelli dell'ifola Spagnuola,col becca- re ammazzano,il chenó fan quelle di terraferma. tf.b Nottole dell'ifola di San Giouanni non fono velenofe, mafimangiano,&fonodibuonofapore. f5>-a Nouella dell'Indiano, qual mangiò gli Vnias,& perche fi guardino da l'arbore Cotoy. 4 z - a Nouella delli tre Villani di Garouiglia di Spagna quali ritrouarno molti grani d'oro nell'Ifola Spagnuola , & diuen torno ricchi. 8.1/1x5). a Nouella come gl'indiani prendono l'Oche, nell'acqua. 196S Nouellene potrai anco molte vedere fotto Hiftoria. uv|bvA Spagna, quando, & da chi fcoperta.179.ef/ i8o.ab Nuoua Spagna fu agli Spagnuoli manifeftata da Pero Barba Indiano del Iucatan fatto Chriftiano. 187.C d Nuoua Spagna del Mar Oceano nomina il Cortefe tut- te le prouincie déll'Indie,da lui feoperte. xf4.c Nuoua Spagna fu prima detta prouincia di San Giouan- ni.189.bZ ma deferittione. 304.d e f Nuoua Spagna, vedi anco Spagna nuoua. Nuoua città di Calis,nell'Ifola Cubagua,detta altrimen ti delle Perle. ip8.b Nuouo Regno di San Francefco è nominato da FraMar co da Nizza il Regno di Ceuola. 3)>c Nunno di Guftnan entra nelMecuachan con efferato & ne prende il poffeffo p fua Maeftà, Se fa abbruciare i Cacone!. 33i.d Nunno entra nella prouincia di Tonola, & di qlla prei de il poffelfo per l'Imperatore. 334,c d e f/335.a 1 Nunno entra nella prouincia di Xalifco detta nuoua G litia,& qlla riduce airobediézadell'Impatore.337.b et Nunno'gran effercito confumò nel penetrar nella nuo uà Galitia , per voler feoprir verfo Tramontana, terr nuoua. 3^5.1 Nunno entra nelle prouincie Cuinao , Cuinaqiiiro , 6 Cuifeo, &ne prende la pofleflione, per l'Imperator doppo hauute alcune zuffe, 332-/3- Nunno effendo aflàltato da gl'Indiani della nuoua Ga tia,fì difende, de ne riporta vittoria. 338-d Ob e d 1 e N z a notabile qual fi fanno preftare Signori Indiani a fuoi popoli. X7. oceano Mare, vedi Mare Oceano. Oche faluatiche in qual modo fìano prefe da gl'Indian 49.a/i96.d Orotigna Golfo occidentale, Se fuo fito. icó'.d Oro,& fuoiinuentori fecondo Plinio. iz<;.c Cro nafee nelle più alte cime de monti, & fi genera nelle vifeere della terra. i27.d/i28.a Oro efTendo vergine, & no raffinato dal fuoco,è più beL lo,& più vago,& rifplendente. 127/ Oro quanto più lontano è ritrouato dal fuo nafeimen- ■ to è tanto più fino. ny.Cli2.S.b Oro ha in fé diuinità, fecondo l'opinione de gl'India- ni. 18. e Oro, & cerimonie vfate dalli Cerbaroi in cauarlo. i8.c Oro non fi corrompe mai. 128 b Oro efTendo feguito dal minerale fin fotto la terra lo ri-. OLVME. M troua alle volte come vn filo, & molle come vna tene- ra cera, Se fi torce, Se piega fra le dita , ma veduto l'aere s'indurifee. u8.d Oro efee della minerà come le piante della ferra nell'Ilo la Spagnuola, & in Vngheria. 4o.d Oro naice tutto fopra la cima de Monti. 7o.d/7i.a Oro come fi cani della minerà, & fi purghi della terra. 70.cd Oro none apprezzato da gl'ndiani,ma gran flati , Se Si- gnorie. 23.b Oro primo delle minere di Cibao mmdato da Colom- bo per moflra in Spagna alli Re Catholici. 90. a- Oro raccolgono nell'indie occidentali li calli. ii4.f Oro è detto Tachin dagl'Indiani di Cozumel. iSj.e Oro, Se argento elfer flati antichiilìmi metalli. i2f.d Oro pefi centomila fommerfi nell'Oceano , con l'arma- ta del Bouadiglia. ^a Oro fatto in di uerfe figure dìrilieuo ritrouato nel Pe- rù. 409.3 b Oro della Cartiglia dell'oro,è di caratti-ventiduoi.7o.b/ di Santa Marta è baffo. y y % Oro ne fiumi occidentali. 188.bfz56.fl 1p.al17S.flz.cf1j. c/come lo raccolgono. j.a Oro fi ri troua , ò in Zauana, ò in Arcabuco, ò in fiume. ; n6.d Oro effendo cauato della minerà, in qual modo f ìa laua to con l'acqua,da gl'indiani. 127.3 b Oro,& lauori di penne marauigliofi hauuti dal Corte - f e,nell'imprefà del Temiflitan. 28o.b Oro, Se fue ricchiffime minere effer fiate in Spagna,fèc6 do Plinio. 127X Oro in granelli ritrouato dalli tre villani di Garouilla di Spagna nell'Ifola Spagnuola per il quale diuentorno ricchi. n8.f/i29.a Oro qual fi ritroua nelle minere dell'Indie occidentali, folo il quinto ne è dato al Re di Spagna. 129. b Oro mandato da Mon tezuma-al Cortefè. 230^/ 232.C/ 233.b/& hauuto da altri Signori. 253^/234^/25-9.3 Oro in vn grano, ritrouato in vn fiume , di pefo d'oncie no uè. f.a/d'oncie vinti. 8.b OroèdettoCaunidagli habitatori ddl'Ifola Giouan- na. i.d Oro,&fueminere,nell'Indieoccidétali,nella Paria. 5.C d/9-b/ 13.3/ 14.C/ i5.c/nella Cuba.48.b/ 179^/ iSo.f/ nel-- l'ifola Spagnuola, po.a/ in Aburema,& Cerebaro.i7.e/ in Tumanama.33.b/ in Tirufi d'Vraba.i9.b/in altri luo ghi. 23. a b/ J7.a/ nel Borichen. iÓ9.e/ 1 71. b/ in Topira. 3y4.f/ nella nuoua spagna.304.eZ nel Cufco. ?77.b Oro,come fi leni , Se purghi delle fue minere , nell'Ifola Spagnuola.i25.b e/ 116. e d e f. i27.a b e d/ Se da. gl'India nidiCollao. 4i3.f/4i4.a^ Oro è dato a baratta p cofè vili da gli habitatori di Gio- uànna. i.b Oro fatto in vna lametta è portato fopra il nafo penden te fopra le labbra dal Re di Xaguaguara con altri fette fuoi principali. jy.d Oro battuto in lame portano alcuni Indiani fopra il pet- to. 3 i.d Oro fatto in forma rotonda di gradezza come vn taglie- re portano al collo gl'Indiani di Chiorifo. ji.b Oro,& argento.promefTo, Sedato da Atabalipa agli Spa gnuoliperfuo rifeatto. 390. eC/^6. e/ 409. a/398, cdy Volume.3 . E 37j.a/ — m. <~ INDICE DEL me 'iii •"!!. tei; »'«■; *'i ?: ii§; 't|,M|„l, !:!l! W\ i li j7y.a/iiy.^8p.c/ &dalor acquietato nel Cufco.377.c d Oro in maggior abbondanza, è in Ceuola che nel Perù. 359- b Oro mandato dalli Signori del Mefcico all'Imperato- re. H9- z D Oro di Tue minere , vedi Minere. Orfo,& della caccia che egli fa con il pefce Baccalao. jó.a Orio Formigaro,& fua Hiftoria. fóto OfTa de morti fono ferbate da Canibali,poi che gli hano mangiati p dimoftrar la vedetta che hanno fatto. xj.dl Se per far la punta alle lorfaette. 3- c Offa quali fono fra le ceruella del pefce Manati vaglio- no per medicina al mal di fiancho,ò di renella.nJo.a b/ & della pietra. 7 z - a Olfo della tefta hanno gl'Indiani cotato graffo, & duro che dalle coltellate non fono offe/!, ^.c/iu.c/ui.f Otto d'vn frutto del qual fanno vino,fpendono per mo neta gl'Indiani nella nuoua Spagna. $o6.c Oftriche del Pinico fono mangiate eia i popoli della prò uincia Curiana. x 4- a Oftriche del Pinico le maggiori ftanno in fondi gradili! mi, le mezzane fi trottano poco lòtane dal lito,et le mi noria canto al li to. 3^-a Oftriche del Pinico fono come le galline , che mandano fuori l'voua. 37-b Oftriche del Pinìco,hanno nel den tro molte perle. 7z.d Oftriche del Pinico,ò fi muouono,ò nafconoinluogho ordinario. 73 - a Oftriche del Pinico,fono di dura digeftione. 203^ Oftriche del Pinico,fono di paflaggio,et hanno proprio Re,fècondo Plinio. 203.cd Oftriche del Pinico mandano a certo tempo il méftruo nell'acqua. 2.°3.d qtao terra nell'ifola Borichen. i7z.d Ottone metallo,!! vende nel Temiftitan. 235?^ Otumpa citta nella prouinciad'Aculuacan nella nuoua Spagna. 238.a/è lontana fei leghe daTeflaico. 2f8.c Otuma terra habitata da montanari vicina al Temifti- tan fi da al Cor tefe. 2-7°-a q V a delle Pernici occidentali, fono dì colore d'vna fi- niffimaturchefe. 6°-a Olia delli Dragoni occidentali, fi magiano, Se fono mol to buone. 62.d.u. ozama fiume nell'ifola Spagnuola con Porto bellillì mo vicino alla città di S. Domenico. 46.C/ è nauigabile Se profondo.ioo.e/fua Hiftoria. u4.d.e/45.c/39.d PA b o r Cacico, &: gran Signore nel Perù. 382^ Pacacama città nel Perù nel ftato di Atabalipa. 394-b > # j Pacra Cacico è fatto mangiare da gli Spagnuoli a cani co altri tra i Signori Indiani Sodomiti. 31.C d Pachalcami città più grande che Roma nel Perù, jytf.b Pacifico dicono gli Spagnuoli al paefe dishabitato da gli Indiani. 5 2,a Pachicotto terra nel ftato d'Atabalipa. _ 393- c Paolia macinata in poluere magiano alcuni Indiani,fco pertidaAluaroNunez. ^vjh Palma Ifola delle Canarie, & fuo inuentore.i.c/èconqui ftata da Alonfo di Luco per li Re Cadiolici. 8i.b/86.a Palme in Vraba fanno frutti, quali non fi mangiano per cfTer garbi. 28.3/137^ Palme di diuerfe fpetfe dell'Indie occidentali, Se lor Hi- ftoria. tf4.bc/137.b/3.a Palme occidentali feluaggie, Se dellor arbore, Se lor Hi- ftoria. 145-bc Palmare terra oppofita alla parte di mezzo giorno all'ilo la della Trinità,fcoperta da Colombo. 94.b Palmaro,è detto altrimenti fiume delli Lacerti. i9Z.f Palazzo di Don Diego Colombo Vice Re dell'ifola Spa- gnuola, & fua deferittione. 4&c Palazzo del Cor tefe nella città del Mefcico, Se fua deferit tione. nò.bl dì Comogro Cacico , Se fua deferittione. 22.d/del Cacico Abibeibapoftofopravn'arbore. 24.D. e/ del Cacico Chiappe, Se fua deferittione. 2<>.c/ di Tu- manama Cacico , Se fila deferittione. 31. d/ del Cacico Atabalipa pofto nella città del Cufco,et fua grandezza. 383.b/del Cacico dell'ifola dell'oro' marauigliofamente edificato.36. d/ del Signor Montezuma.24i.d e/ del Si- gnore Iztapalapa come bene edificato. ^34-b Palazzi edificati di pietre ottimamente lauorate, nella nuoua Spagna. 227.b Palla Gioco vfato da gl'Indiani, vedi Batei. Palla di fumo,qual elèe della cima d'vn mòte , nella nuo uà Spagna. i^x.eli^.s Palle per giocare come,et dì che materia fiano compofte da gl'Indiani. ui.e Pallotte di pietra naturale , Se rotóda, quali nafeono nel l'ifolaCuba. 4 8 - c Palude nel Mefcico crefoe, Se difèrefee come il mare.234. d/.23<).e Palamite pefce dell'Oceano. 71. b Palombi Torquati fono naturali dell'Indie occidentali. io.ef Panuco fiume è pofto nella marina di fotto la citta della ■ vera Croce per ifpacio di cinquanta leghe. i$i.elz$j£ Panuco Porto, & fua deferittione. 330.f Panuco Signore Indiano,manda ambafciatorì,& preferì tialCortefè. "&4 Pane di Mahiz è vfato da gl'Indiani della prouincia Cu- riana.i4.b/ come fi faccia da gl'Indiani. i3Z.b c/47-b Pane di Iucca è più facile da digerire, che quello di for- mento.35?.d/& è molto fano. 4 J -b Pane di Iucca è detto Cazabi, Se del Tuo primo inuento- re. 41.D/2.C Pane Cazabi,fi conferua vn'anno.47. d/ Se come fi faccia dagli TERZO VOLVME. 16 dagl'Indiani 47-cd Pane come fi faccia da gl'Indiani della nuoua Spagna. 306.3 Panicacapbeuandavfatada gl'Indiani della nuoua Spa gna. i}i.c Panni di cottone tefluti con varij animali,fono vfàti per coprirli muri dagl'Indiani di Santa Marta 54.d Pani fiume nell'ifola Spagnuola Se Tua origine. pj.d Pappagalli di grandezza come vn grà Cappone , & al tri minori delli pa.ffen.i6, di j.c/fbno in numero infinito, Se di varij colori nell'Indie. z6.d/i8.b/z.d Pappagalli nell'Indie fono molto gran volatori, & van- no Tempre accompagnati,mafchio & femina. f 8.b pappagalli di colori diuerfìffimi & molto varij fono nel l'Indie occidentali. 58. b/ 163. a/ molto danneggiano il Mahiz. 132-a Parole faggie della Regina Catholica donna Ifàbella facendo giudicio de gl'Indiani dell'ifola Spagnuola. lof.b Parole graui del capitano Fracefco di Bardo nuouo trat tando la pace ò la guerra col Cacico Don Henrico, con larifpofta. 117.cfin8.ab e Parole graui & Chriftianiflime d'vn vecchio Indiano, dette a Colombo. 7-bc Parole del figliuolo di Comogro che li catti ui huomini debbono efTer accarezzati perleuargli l'òccafione di far male. " 5 d Parole prudentiiTìme del figliuolo di Comogro ripren- dendo 1'auaritia de gli.Spagn uoli nel ricercar oro. i$.z Paria prouincìa efTer terra ferma fi cóiettura per gli ani- mali^ per la nauigatione di tre milk miglia fatta per lafuacoftiera, I4.c/i5.d/i6.a Paria prouincia abbondantillìma dì perle & oro quan- do feoperta da Colombo , & deferittione de fuoi po- poli, n.c/fufcorfà da Colombo per cofta 230. mi- glia. . ij.a Paricora dicono gl'Indiani a quella parte poftaaponen ., te nella prouincia Mariatambal. iy.e Pariza Cacico per non eflèr fàccheggiato da Lodouico Marcado & Gonzalo Badaghiozzo fi pone in aguato con. f 000. Indiani arcieri Se gli anatra Se ne riporta vit -toria con molto danno de gli Spàgnuoli. 37.d Parpunga terra grofTa pofta preffoalMare nel flato di Atabalipa. . 395.C Parthi popoli vfàno indifferentemente l!atto venereo .1 U5.a Paffaggio de gli vccelli-& quando lo facciano nell'Indie, occidentali. 6i.a Paflere notturne & feempie vccelli dell'Indie occidenta • li,&lorHiftoria. 58. e Paffere mattò vccèllo dell'Indie occidentali, Se fua hifto ria. .cd Pedocchi muoiono adoflb alli nauiganti poi che hanno paflàto l'ifole delli Azori. 166A Pedocchi fi ritrouano adoffo li nauiganti de Spagna an- dando all'Indie occidentali in tutto il viaggio. 166.C Pedocchi molti hano nella tefta&fopra il corpo gl'In- diani dell'ifola Spagnuola. i66.d Pedate d'alcuni Indiani il doppio maggiore delle no- ftre. rJ .b Pelo nella perfona, ne barba al mento,non hanno com- munemen te gl'Indiani. 54.c/4' MS ■ip 1 lì a 'il Perle che fi generano fra fcogli diuégono maggiori che quelle che fi generano nel piano. zo$A Perle cinque,iei,&: più fono per oftrica. 7 2 -d Perle fanno l'voua nella coftiera dell'ifola Cubagua. x 9 8 - f j i,. A- ■ Perle fonò vn'horafotto acqua ricercare da gì indiani. 75 a Perle di diuerfi colori fi ritrouano nell'Indie occiden- tali. . loz ' b Perle come diuerfamente Se in quante forme fi generi- no. „ 2 °5- e Perle fi generano di rugiada fecondo Ifidoro , Alberto, Magno, & Plinio- 2 ° I,e f Perle s'inuecchiano , arrugginifcono Se guaftano. loi.f 203.3 Perle qnal modo fi debbe tenere per far efperienza le io no buone, &: non rotte di dentro . *oy.f Perle in quantità abbondanriffima fi ritrouano nelia Pa laprouinciafcoperta da Colombo, u.d/ Se molte nel mar del Sur. i 3°' c Perle molto grolle fi predóne nell'lfola Teraquen ouer Ifok delle perle. 73. b/ & grotte nel mar del Sur. 73.3/ grolle come vna faua &vnavliua. 3°-^ Perle di forma di pera più aliai fé ne ritrouano nella co- da del mar del Sur che di forma rotonda. ^ 73«t> Perle le maggiori dell'ifola Cubagua fono al più di cin- que caratti. a ° 2>D Perl e aitai fi pefeano in alcune ifole pofte nel golfo della bocca del Dragon. r u- u Perle de naccaroni fono tonde ma torbide, & fé bianche non fono buone, Se con le buone fono vendute da^ mercanti fono buone. ìoz.e f Perle non fono molto bianche nelle prouincie del Mar del Sur per efler cauatedell'oftriche col fuoco dagl'In- diani. „ 30- c Perle della prouìncia di Parla ancor che fiano onerali Se groffe per non elTer ben forate non fono tenute di mol topretio. a ^ a Perle perche fiano dette vnioni fecondo Ifidoro, &■ Al- berto Magno. 2oi.e Perle fono chiamate in Cubagua Thenoras , & Cori- feias. . es- i 9 8.e/i4.a Perle , di lor ancho molto fi può fapere all'Oftnche del Pinico. Perla è tenera nell'acqua, Se tolto che n'efee s'indu- ra. 203. d / 19MI & è di molte sfoglie come la cipol- la. ' 2 °3- e Perla rotonda di ventifei caratti comperata da Gonzalo d'Ouiedo nel mar del Sur , & da luì venduta al Conce di Nanfao Mar chefe di Zenete. 73-b Perla comperata da Pietro Arias per caftigliani.1200.nel Darien,di caratti.31.qual fu comperata poi dalla Impe- ratrice. zo2.a/37.a Pernici picciole dell'ifola Cuba lor defcrittione;& hifto ria della lor bontà. ■ i8i.a/ 4 8.b/6o.a Pero Lopes d'Angelo capitano valorofo. i74- a Pero barba Indiano dellucatan eflendo fatto Chriftia- no è primo a manifestare la nuoua Spagna agli Spa- gnuoli. ■ l8 7-crt PeroAlfonfo Nigno è prefo da Don Fernando di Vega con compagni Se toltogli gra quantità dì perle per ef- fer andato lenza licenza a torle all'itola Cubagua.i y$A Peri frutti dell'Indie occidentali Se lor hiftoria. (>4.d/6f.a Perficaria herba nafee nell'ifola Spagnuola. ifi.b Perebecenuc herba ouer pianta occidentale, Se fua hifto ria. i53.abcd Pericoli de Nauiganti , de quali vedrai anchora Nau- fragi). 205.f/20o.e Pietro Margarito huomo di molta auttorita appreflò li Re Catholici pigliò il mal Francefe nell'ifola Spa- gnuola. f)2.b e Pietro Aria detto il gioftratore va per gouernatore con 1200. fanti nell'Indie.2**=ii.i il •, Pintadelli vccelli dell'Indie occidétali.& loro hifto.6o.d Pintados'Indiani fi dipingono il volto il petto,et le brac cia,& habirano vicini a Ceuola. }?7. Pìnga picciola terra nel flato d'A tabalipa. 393.3 Pinco! marca terra nel ftato d'Atabalipa. ^S Pini arbori fono nella nuoua spagna. 304^ Pioggia è molto frequente nell'Itala Spagnuola. f.d Pioggia cade rare volte nella prouincia del Perù. 384. a/ ..393 e/ 41 O.C Piombo fi vende nel Temìftitan, 239. f Pipiflrelli gradì come Tortore col morfb venenofo.24.a Pirague fono Barche come Canoe vfate dagl'Indiani Ca ribbi. 12.3. e Pìrìtu prouincia nella colla di terra férma, vicina all'ifo- ..laCubagua. 199.3 Pifriarè, & circa ciò del co fiume oflèruato da gl'Indiani, . &feminedelTemiflitan. 3io.a Pifcopamba terra nel flato d'Atabalipa. 39y.f Pitture vfano, & fanno fare gl'Indiani di Ceuola. 362'. e/ >, nelTemiflitaii. 240.6/42.3 Pitahaia frutto de Cardoni occidétali, & fua Hiflou42.f Piura terra nel Perù nel flato del Carico Pabor. 382.6 f Pizarro de fuoi fatti, vedi Francefcó Pizarro. pj,at a porto dell'Itala Spagnuola . 83.3 Platano occidentale fa le foglie larghe & longhe x & xij . palnii,fua Hifloria,&: figura. 6§;dìi$7.d e f/^S.a b e d Platani cofi detti nell'itala Spagnuola non fonò Platani, •poi cheli veri non producono frutto. i^S.d Platano è di natura molto h umida, &: è molto guaflo,& : defìderato.dalle Formiche. 138-a e Platano effer le Mufe d'Al'effahdria. 138.C Platailo.in Licia, & fua grandezza. i38.cd Ptatano in Candia qual mai non perde la foglia, fotto il equale Gioue giacque con Europa. 138.CI Platani da cui &C d'onde furno portati in Italia , fecondò Plinio.- . . • i3 8 - G Platani, Se lor orìgine, fecondo Plinio. 138.C Plinio Veronefe tariffe la fua opera a Domitìano,& non a Tito, fecondo l'opinione del Pontano.77.cZ non po- . fé il Tiburone.fra li fuoi pefci.71.dZ con li Cófmografì < prende errore , dicendo fotto la Torrida efler inhabi- : tabile , il che non fu di mente d'Auicenna. 77. e d/ del fluflp,& refluffo del Mare Occano,è rfprefo dall'Ouìe do.88.a b e/ fua mente intorno all'Olìue d'India. 137-d/ ; degli arbori che non perdono la foglia. 67. b •jpocoRosA Cacico , nell'entrar di Vafco nel fuo. fta- , tp fugge,& poifatto ritorno apprefenta Vafco d'oro,et v di vettouaglie. 32.C Pocorofà Itale vicine a capo dì Marmo. s>9.b Pocofi Itala nel Golfo d'Orotigna. 202.C Polo antartico veduto, & deferitto da Vincentianes.i«;.b Polo artico non fi può vedere,ma fi debbe attendere alla faldezza della Calamita &c punta del ferro temperata, che perpetuamente nel Polo inuifìbile mira. 89.b Polo artico non effer la Tramontana , fi come molti vo- gliono. 89>a Polpi pefee dell'Oceano. 7i.d Polittico herba fi ritroua nell'Ifola Spagnuola . ' 1 52.3 Polipodio herba fi rìtrpua nell'Ifola Spagnuola. 1 ,"2.b Poluere fitta dì paglia, mangiano alcuni Indiani feoper- ■ tidaAluaroNunez. 3 z 7-h Pomato Pìcedo arbore velenofo,&: fua Hill. 146.1/147.3, Pomettino talutiuo,vedi Auèlkna. Pometti venenofi con li quali li Caribbi compongono il veleno per le freccie,et del fuo arbore Hifloria. 146.1/ 147.3/ i8.d/66.a/ jo.b Pomi granati portati di Spagna,,& nell'itala Spagnuola piantati fono perfetti. 4Ó.à Pombo terra grande nel flato d'Atabaliba. 394.6/402.3 Poncha Cacico di Coìba è danneggiato da Vafco Nunes & dal Cacico Caretta. ■ 22.C Ponti, quali fabricano per paffar li fiumi gl'Indiani del Peru,& lor deferittione. 393.8/403.0 Ponte Naturai di pietra, detto il Ponte ammirabile nel- l'indie occidentali, fuo fito & grandezza. 73^/74.3 Poppe, in qual modo le portano le donne Caribbe, pòi che li fono cafeate. 54-^ Popoli diuerfl, onde habbino hsuuto origine. 79.3 Popolo di Lazaro nella terra di Iucatan vietando il prefi der l'acqua 3 gli Spagnuoli, con lor vengono a zuffa. i84.f/i8f. . . . . ." Popolo de i Cuori , feoperto da Aluaro Nunez , de fuoi •coflumi,& perche cofi detto. 32-7«b ed Porto di San Nicolo nell'Ilo k Spsgnuok 6.z Porto dì Cartagenia nell'ifòla Sp3gnuok, feoperto da Colombo , & perche cofi detto. i8.d Porto Reale,è altrimenti detto Monte Chrifto , & erail loco, bue flgnoreggiaua Guacanagari Cacico nell'ifòla Spagnuola. ' .. 8f.e Porto Nafcofo,è pofio alla parte dì mezzo giorno nell'i- fòla Spagnuola. .■ 98. b Porto della citta diS.Domenico,&;fuadeicritti5e.'iioo.f Porto della Pkt3 città nell'ifòla Spagnuola , dali'Ouan- do edificata. »: .- imo] . \ ■ .. ri io2.d/4i.c Porto Reale città nell'itala SpagnuokydalrQuando edi- ficata. io2.d/ 41.C/ Si.b/ per opradiBoiagnos cictachnò dìSsn Domenico, è habitata da habìracori condotti dì Spagna. ' '- i2o.b Portò Famofò nell'ifòla Spagnuola, quanto dittante dal la città dì San Domenico. 124.C Porto delfiumeOzama dell'itala Spagnuola,vicino alla città di San Domenico, di bellezza, & commodi tà per le Naui,non èinfèriore ad alcun altro del mondo. 46.C Porto Santo Antonio fiume nella nuoua spagna, ipi.a Porto detto Punta d'Arena,quando feoperto daColom bo. n.b Porto Mirabolano,fcoperto da Colombo. i7.a Porto. Bello cofi detto da Colombo, nella prouincia di Beragus. 2i.a Porto Bello Ifok altrimenti detta Baflimientos, nelk co flier3 di terra ferma dell'Indie, quando feoperta da Co lombo. .' 5?9-a Porto del Riilretto, nella coflìera di terra ferma dell'In- : rh'equando feoperto da Colombo. 99. b Porti naturali & molto cap3ci& belli, fono nelk cofla diCuliacanOjfoprailMardelSur. 34cd Porto di Santo Andreatapra il Mar del Sur, 8c fua Hiflo ria. 34i.cdef Porto di S. Croce fopra il Mar del Sur. 350.^340.6/343^ Porto di Santo Abbate fòpra il Mar del Sur,fcoperto dal l'Vlloa. 34^.d Porto della Fame fopra il Mar del Sur. 375>-» Porto del Principe, cirtà nell'Ifola Cuba. i79«b Porto Carenas nell'ifòla Cuba, nella jpuin.Hauana.182x Porto ■:,''. —t - I TERZO VOLVME. orto Capo di Santa Croce nell'Ifola di Cuba. jio.c orto dell' Afcenfione del Iucatan,è fcoperto da Giouan diGrigialua. l8 4- c orto de Termini, è pofto fra il Porto Dehato del Iuca- tan,^ il fiume diGrigialua. i$Xif 'orto di Zamba di terraferma, dell'Indie , quando fco- perto. , n J 98.c 'orto di Cartagena di terra ferma dell'Indie, quando fcoperto da Rodrigo de Baftidas. 98.C 'orto fimile a quel di Gades , ritrouato daNìgno , nella prouinciaCuriana. H-a 'orto di Sant'Iago di Buonafperanza. 363.C 'orto della poflèffione nella prouincia dì Nicaragua. 206. a 'orto detto Delle profondità. zzo.c 'orto Reale, pofto nella bocca d'vn fiume nell'Ifola Gio uanna. ™j 'orto bello pofto nella prouinciadi Xaguaguara. i7-d 'orto di Neue, paflo coli detto da gli Spagnuoli nel fta- tod'Atabalipa. 4°°-f 'orto del Panuco,& fua defcrittione. 33°-* 'orto di Chichiltecale,& fuo fito. 3^°- c 'orti nell'ifola Iamaica. Santa Gloria, Anton, Guaigata, Iaguabo,altri diuerfi occidentali,Santa Marta, Cuchì- bacoa, Afcenfione, & Defiato del Iucatan, Calchilme- ra,o Santiuan nella nuouaSpagna,gratia, Samana Pia- ta, Honduras, Baracoa,Porto Reale,Zamba,Cenu,Iau co, Bouicar,Matanza. Portulaca nerba fi ritroua nell'ifola Spagnuola. ifz.a Porthogefi, & del lor accordo fatto con Caftigliani cir- ca le Nauigationi,&fcoprimento di terre nuoue per l'Oceano. &4>f Portoghefi Capitani di Naui , fono molto fuperbi nella profeffionedelnauicare. i-b Portoghefi furono primi dellì Caftigliani nclnauicare l'Oceano. *7«fc Poreguarilfolapofta nella coftiera di terra ferma delle Indie, quando fcoperta da Colombo.94.cZ è vicina vin ticinquelegheaCubagua. i9§.b Porci furono di Spagna portati nell'ifola Spagnuola, & vifono molto moltiplicati. 154Ì/ 4<>.b/ mangiano li mi rabolani, & con quelli fi fanno molto graffi, &c di car- ne fana.z8.a/ &c anchor mangiando dell'herba detta, Y. 152.C Porci naturali della nuoua Spagna hanno l'ombelico fo pra la fchena.5Ò4.e/ & il piede non fedo. f8.f Porci faluatichi d'Vraba, fono più fàporiti che li noftri, & lor defcrittione. 2-o-h Porci Cingiali dell'India occidentale, non hanno li den- ti Canini longhi come quelli di Spagna.5 i vi ìli ! .'■„ teli f „ j!! 1 ■;,ln| *',;<,*' , .|P>1 «. '-.>■,. :^ii,:-li M '«! :;.i Il .'■ Tazapan,Tapalan,Tacho,Tumipomba,Tuquantepe- que, Tachquiaco, Tutepeque , TatacT:elco , Tuxtube- que,Tamacula,Vraba,Xalifco,Xalacingo. Prohibitione fatta che alcuno non polli nauicare all'In- die , fenza licenza del Re Catholico, i6.h Promontori) , vedi Capo, Prouerbio, No è perfona fi libera a chi manchi il fuo bar gello. )6.c Prouerbio, Chi non fu Paggio Tempre puzza da Mulat- thiero. 87.d Prouerbio, Altro ci vuole che touagliabiancha. 87.C/ zjo.d Procuratori ne litterati , non ponno panare nella Carti- glia dell'Oro per decreto di fiia Maeftà. i77-h Proceffi come fi defcriuano tra gl'Indiani litigati del Me icico. 221. d Prudenza dell'Almiran te Colombo, nel non voler irri- tar gli animi de gl'Indiani, hauendone hauuto giufta caufadaGuaccanarillo, 4.d Prudenza di Bartholomeo Colombo in vincer quindici mila Indiani nell'Ifola Spagnuola . io.b noLOMEo non ha intefa la nauigatione all'indie oc cidentali. 45.C p V l E g G 1 o agl'erte herba fi ritroua nell'ifola Spagnuo la, ij2.a Pugna Ifola detta di San Giacomo Ibprail Mar del Sur, & fua grandezza. 380. e d/37i.f Puira terra nel Perù nella prouincia d'Atabalipa. J7ì.a Pulci piccioli , & molto mordenti , fono nell'Ifola Spa- gnuola. 166 A Punta delle faline porta alla parte di Ponente dell'Ifola Trinità, quato diicofta da terra ferma, Se fuo fito 94.b Punta di Cari bana porta alla bocca del Golfo d'Vraba, quando {coperta dal Baftidas, g8.d Punta dì Cafcines nella corriera di terra ferma dell'Indie quando {coperta da Colombo. 199.5 Punta dell'ifola Cozumel, è detta San Philippo, &Gia- corno. 183.3, Punta delle Saline porta nella bocca del Drago, I5>8.b Punta del Negrillo nell'ifola Iamaica, i9f.f Punta, vedi Capo. Purpura delle conchiglie della quale ragiona Plinio, fi ritroua nell'Ifole de gli Alacrani. zi6.f Pucchio terra grolla nel Perù feoperta dal Pizarro. 381. e Putunchan fiume altrimenti detto Grifalua , 241. e/ 231, d/237.e vaglie vccelli fono nell'Indie occidentali . ?8.b ■ Quattro tempora Ifolette, quattro lor fiti , Se quando feoperte da Colombo. i6.d Qualpopoca Signore d' Almeria vecide alcuni Spagnuo li fotto fede d'amici tia. 23 5.C d/è dal Cortefe fatto abbai dare. 236.6 Quacalcalco prouincia nella nuoua Spagna, 237^ Queuenes Indiani feoperti da Aluaro Nunez, fono po- {ti tra la Mendica,& Mariames. 318.6/323.6 Quechìula prouincia nella nuoua Spagna. 284/ Quebi,ouerTibafignìfica Signore, oucr Cacico in lin- gua de gl'Indiani Cariai. ft>,d/)0.c Quecialtenago villaggio vicino a Ciapotulan. 297. a Quernacar città nella prouincia di Culua, 274.3 Quinta parte dell'acquilo dell'oro, & altre cofe prerio- fe che nell'Indie fi ritrouano da foldati Spagnuoli per- uengono al Re Catholico. 37^ Quizzaltepeque prouincia nella nuoua Spagna. 284Ì Quiriquitana prouincia è di molto buono aere,et èlèm pre con li frutti fopra gli arbori,et quando {coperta dà Colombo, &r Hiftoria de fuoi popoli. i6,b e Quizqueia vocabolo Indiano,'è il nome dell'Ifola Spa, gnuola, & fuo fignificato. 39.C Quietila città nella nuoua Spagna . 302.C Quizquiz, vocabolo Indiano del Perù , lignifica Barbie- re-' ' 37J.C 1 RABiFORCATi vccelli dell'Oceano occidenta- le , & lor Hiftoria.161. f/ 161. a/ fono di buono augurio. xi 7 D Radici di uerfe, conlequalìviueanogli antichi Indiani dell'ifola Spagnuola. 4i.b Radici dette Agies, & luca vfate da popoli dell'ifola Gio uannain vece di pane, & lor deferi ttione. 2.c/47.d Raderfi la barba vfano gl'indiani del Temiftitan, 239.lT Ragni occìdetali, maggiori che vna mano diltefa, et lor Hiftoria.6 2.d/fono mangiati da gl'Indiani detti Iagua- zes, 5 u ; .f Raia Spagnuolo è ammazzato co duoi compagni da gli Indiani del Cacico Abraiba porti in infidie. 24,d Ramone frate Heremitano condotto da Colombo all'In die , fcrifle vn libro delle lor fuperfti rioni , & cerimo- nie. 4i.d Rame, &fueminer-e fono nella nuoua Spagna/304. e/ nell'ifola Cuba, & altre vicine.4S.b/i8o.f/nell'ifola Spa gnuola, 125, b/ ne Baccalai.52.bZ i^.d/ fi vende nel Te- miftitan. 235>.f Rame che tiene dell'oro, molto fé ne ritroua nell'indie occidentali. 7i.b Ranocchie in Cirene non cantano &c iui d'altroue por- tate cantano. 154.C Rane in Francia fecero dishabitare vna città.i<54 .f/lor fa uola. 4j.a Rafoi di pietra per cauare il cuore del petto a quelli che facrificano gl'Indiani nella nuoua Spagna. i88.e Rauani nafeono nell'ifola Spagnuola, eilèndoci portata la femenza,ma non fruttano poi fèmenza buona per ri fruttare, ifi.e Razepefce dell'Oceano. 7i.b rebellione di xxxx Cacìchì dell'ifola Spagnuola, & d'Anacaona,per laquale fumo abbruciati, & lei im- piccata, 102.be Rebellione d'alcuni negri nell'Ifola Spagnuola,quali fu perati da Melchioro di Caftro, & prefi fono appiccati. io7.cdef/io8.a Rebellione di Don Henrico Cacico nell'ifola Spagnuo- la, &c per qual caufa fbfle. ii^.e Rebellione de negri delBorichen. 171. b/hebbe origi- ne eflendo fatti certi che gli Spagnuoli erano mortali, 174.be Rebellione di diuerfe prouincie nella colta di Paria con la morte di molti Spagnuoli. i5>9-b e d Rebellione de gl'Indiani del Mefcico doppo che il Cor- tefe lafciò il Licentiado Zuazo fuo locotenente.22o.c d Rebellione d'alcuni Spagnuoli al Cortefe , & la punitio ne datagli, iKj.efliS+S Rebellione hr TERZO VOLVME. XV) èbcllione del Temiftitan , in abfenza del Cortefe.24)-. L46. ; ebellioneagliSpagnuoli d'alcune città pofte nelLa- To,mentre erano ali'afledio di Temiftitan. zó^.a ebellione della prouincia del Panuco. 290X f .efluflb, & fluflb del mare , Se circa ciò diuerfe opinio- ni. 3)- bc efluflb, Se fluflb del Mare Oceano in diuerfe coftiere. 87.ef/ 88.a b e/ vedi anco Oceano, .efluilb , Se fluflb del Mediterraneo , non è molto eui- dente. 49.cZ87.ef .efluffo,et fluflb come il Mare,fà l'acqua del palude nel Mefcico. 234.d/235>.e .efluflb, Se fluflb del Mare, fi conofee con l'arricciarli, & abbaflirfì il cuoio del Lupo Marino. 158.C .egno nuouo dì fan Francefco è nominato da Fra Mar- co da Nizza il Regno di Ceuola. j)9-c .egni, vedi Pro uincie. e Indiani, vedi Cacichi. .èlde pefo Spagnuolo, vale oncie trentadue. ioi.e .eligiofl molti, & dì buona vita, fono mandati dalli Re Catholici,all'lndie,per conuertire quelle genti. 85.a .eligiofl, che feruono a Dio , con molto buono eflem- pio\ fono nelli Monafterij della città di fan Domenico dell'lfola Spagnuola . 4^-c .eligiofl Chriftiani , quali fi ritrouano nell'Ilbla Spa- gnuola. 97-b .eligiofl de gl'Indiani della nuoua Spagna,quanto fof- fino eflemplari,& de buoni cofhxmi. 29^ .eligiofl dei Temiftitan, & loro habito. 240.C .eligione, Se cerimonie de gl'Indiani dell'ifòla Spa- gnuola. 41.dZ42.ab .elatione delle cofè della nuoua Spagna, Se della città del Temiftitan. 3.b Riuerenza, in qual modo la facciano li fudditi alli figno ri del Perù. $t)6.b rocca fortiflìma de gl'Indiani d'Iztalman,nella nuo uà spagna. 227.d Rocca Speranza fortezza edificata fòpra Plfòla Spagnuo Ia,&fuofito. io.a Rochi Ifola pofta nella coftiera di terra ferma dell'indie, quando feoperta da Colombo. 94.C Roderigo d'Ararne Cordouefè. èlafciato da Colombo Capitano nell'Ifòla Spagnuola con trentaotto huomi- ni 82.6/89. e Roderigo di Figueroa Licentiado , Giudice di Giuftitia nell'ifola Spagnuola, per li fuoi mali portamenti, è perpetuamente priuo di potere hauere vfficio Regio. io7.abc Roderigo Colmenar, vedi Colmenar. Roderigo di Baftidas co due Carauelle armate a fue fpe- fe fcuopre Plfòla verde, & altre molte nella cofta di ter ra ferma dell'indie, fino al golfo d'Vraba. 98.C Roderigo di Baftidas fatto prigione dal Bouadiglia, Se con PAlmirate Colombo, eflèndo madato in spagna, è liberato dalli Re Catholici, &: molto rimunerato. 98.6 Roderigo Rangel, è dal Cortefe mandato Capitano có- tta gl'Indiani Melfi, Se Ciaputechi. 292^ e Roderigo di Pace cugino del Cortefè è fatto nel Mefci- co appiccare per la gola. 222 a e Roderigo di Triana di Lepe Marinaro con Colombo al difeoprir l'Indie, primo degli altri grida terra terra, Se per non eflere rimunerato dalli Re Catholici , paffa in Africa, & riniega la fede. 8.f/82.a Rondinini,ò Golondrini,fòno detti altrimenti Pefci vo latori, lor Hìftoria. 1 p. e f Rondini , fono vccelli naturali dell'indie occidentali. ió2.d/ 58.a Ródoni fono vccelli naturali dell'indie occidétali. 161A RoldanoScimenesperfuadelegétidi due Carauelle ve nute all'Ifoia Spagnuola, per vettouagliare li fòldatì che non obedifconoil gouernatore Colombo, Selui è da lor fatto Capitano. n.d Roldano scimenes fcriue alli Re Catholici in pregiudi- cio delli duoi fratelli Colombi. ij.b Roldano scimenes Alcaide maggior dell'Almirante Co lombo fi parte con fettata huomini dall'obedienzadi Bartholomeo Colombo . 93.F Roldano scimenes poi che fu mandato PAlmirante pri gione in Spagna fa ritorno all'obedienza di Francefco di Bouadiglia gouernatore dell'ifòla Spagnuola. $6.d Romani nel Triompho , andauano con il vifò tinto di . roflb, Se per qual cagione. 139.F Roflìgnuolo,non mai perde il cantare nell'ifola Spa- Volume.3 . E v gnuola. ,:i'»' f 4 , INDICE DEL gnuok. 43.a.i6'2.f Roffignuoli cacano il mefe di Nouembre nell'ifola Gio uanna,& nell'ifola Spagnuola.2.a/lorfàuola. 42^/43. a Rofpi fono mangiati da gl'Indiani occidentali di terra ferma.KSi.b e/ lor Hiftoria . 63. a Rofpi di Spagna fono velenofì,&cattiui. if,f Saette dal cielo molto continue danneggiano la prouin eia d' Apalach en. 3 1 2,c Salamandre fono mangiate da gl'Indiani dettilaguazes. 3i5>.f Sale nella prouincia d'Haraia in Paria, come fi fàccia. 1 4«d/ 1 5.a Sale come lo facciano nel Mefcico. 2 34-c Sale bianchiilimo , fi fa nel ftato del Cacico Cheru. 37.C/ & per fé fteffo fi congela nell'ifola Forte. 36.3 Sale duriifimo, & chiaro come chriftallo, fi ritroua nelli monti Diagoni dell'Ifòla Spagnuola . 40.C/124.C Sale d'acqua marina , quanto perfettamente lo facciano gl'Indiani occidentali . tempo della fua morte. ii2.d Sangue di Becco, fpezza il Diamante. iyo.a Sangue fi cauano gl'Indiani della cofta d'Vraba, dalli ven trini delle gambe, & delle braccie, con vna pietra aguzza. f4.c Sangue della Teftudine è medicina alli leprofì , 8c in fc non ha veleno. 213.3 Sanguìfughe rofle fono velenofe. 167/ Sanmin fono duoi monti, nella nuoua Spagna . 237.C Sant'Agoflino Capo, è pofto in gradi otto dell'Equinot tiale. 5i.a San Bernardo Ifòle pofte alla parte di mezzo giorno del l'Ifola Iamaica.ic^.f/ quando feoperte dal Baftidas.98.C- San Chriftoforo Ifòla occidentale. 85.C San Giouanni Ifola occidentale, detta altrimenti Bori- ché,fuo fito,grandczza, & defcrittione.169.cd e f/ 4. b/ 27.3/de fuoi popoli, &c come fu conquiftata, &c feoper- ta da Colombo. 85.CCL San Giacobo Ifola,è dell'Ifole più occidentale delle Gor- gone, dette Capo verde. 79.C San £ ,•*», t TERZO VOLVME. 5° San Giacomo Ifola detta anchor Pugna fopra il Mar del Sur, & liia grandezza. 38o.cd/j7i.f San Giacomo ifola occidentale,detta altrimenti Iamaica quando feoperta da Colombofilo iito, longhezza , Se larghezza. 5>o.a b/86.c/i9 fi" San Martino Ifola, quando feoperta da Colombo. 3-d San Saluacore Ifola altriméti detta Guanahani è vna del l'ifoledelliLucai. 8i.c Santiuan Porto detto Chalchimera , nella nuoua Spa- gna. 2 57-^ San Bia/ìo Golfo nella coftiera di terra ferma dell'indie, quando feoperto da Colombo. 99-b San Mattheo,fpiaggia fopra'l Mar del Sur. 571.6 San Giouanni prouincia pofta al dirimpetto all'ifola de Sacrifici),&{uolito. ^.b San Giouani ante Portam Latinam oratorio de Idoli pò fto fopra llfola Cozumel. iSj-d San Michiele prouincia nella nuoua Galitia. 3i8.d San Michiele villa della prouincia de Culnacan. 35<5.a San Domenico città principale dell'ifola Spagnuola. 39. e/ 9. ci fuo fito,& de {boi edifici), ioo.b e d/ 4<5.b e/ per- che cofi detta, Se da chi fondata. 9i.ab/5?x San Domenico città,da Don fra Nicola d'Ouando,è tra- fportata oltre il fiume Ozama. ioo.b San Domenico Monafterio , nella città di San Domeni- co dell'ifola Spagnuola . 4 6 - c San Giouanni della Maguana città nell'ìfola Spagnuola, dal Ouando edificata. ioz.d San Giouanni città nell'ifola Borichen , fua grandezza, &fito. i^9-f San Giacomo città nella Cuba , fondata da Diego Vela- fco.- 179-ac San Germano città nell'ifola San Giouanni. 170.3/ è ab- bruciata da CorfàliFrancefi. 204.e Sant'Iago città nella nuoua Spagna nella riuiera del Mar del Sur,fu edificata da Pietro d'Aluarado. jqo.b San Stephano del Porto città , edificata dal Cortefe , nel paefe d' Aìntufcotaclan nella nuoua Spagna. 287^ San Spirito città,neH'Ifola Cuba. 179.K San Giacomo terra nell'ifola Spagnuola,fondata da Co- lombo.94.f~/ io 2.e/ fuo fito. io,a San Giacomo terra, edificata da Giouanni Henrico nella Ifola Borichen, è horadishabitata. i7ó'.f San Michiele terra detta Tangarara , habitata da gli Spa- gnuoli nel Peru,fcoperta dal Tizarro. j8;*.c/37i.£ San Thommafo fortezza, edificata da Colobo nelle mi- nere di Cibao nell'ifola Spagnuola. 90. a/ è asfaltata da. gl'Indiani. 93-a b/f e San Francefco Monafterio , nella città di San Domenico dell'ifola Spagnuola. 4^- c Sant'Antonio fiume nella nuoua Spagna. igi.a. San Giouanni fiume, altrimenti detto Dabaiba , Se Rio grande oue sbocca nel golfo d'Vraba con fette bocche. 49«d/è gradi fei fopra l'Equinottiale. 34.a/33.d San Giouanni fiume , nella cofta del Pera , fopra il Mar del Sur, feoperto da l'Almagro. 379- c San Mattheo fiume,nella regione di Cerbaroo, Se fua di ftantia dal fiume Beragua. 2i.a Sant'Ermo appare a naniganti nelle fortune. 343.e Santo Hemergildo Martire, fratello di Ricaredo Re dì Spagna. 7 6. e Santa Croce Ifola occidentale, detta altrimenti da gli ha tiratori, Ay,Ay,& Cibucheira, quando feoperta da Co lombo. 3.d/8yx Santa Croce Ifola occidentale, altrimenti da gl'Indiani è detta Cozumel, & fuo fito. i8z.df/i83.a Santa Lucia Ifola occidentale. 8jyc Santa Maria antica ifola, quado feoperta da Colobo. 3.d Santa Maria ri tonda ifola , quando feoperta da Colom- bo. J.d Santa Maria delli Remedij ifola , è pofta oltra il Capo di Sant'Antonio della Cuba verfo Suduefte nouanta,ò cento leghe i82.b Santa Maria delli Remedij fu detto il Iucatà,efTendo efti maro ifola dalli primi difeopritori. i82.a e Santa Gloria porto nell'ifola Iamaica nella coftiera dì Sì uiglia. 99- e Santa Marta porto,fuo fito, & fua deforittione. 34.C Santa Fede prouincia nella cofta dì Cumana,detta altri- menti Chiribichi. 199^ Santa Fede terra in Spagna, edificata dalli Re Catholici, nel tempo che erano all'attedio di Granata l'anno 1493. 8o.cd/83.e Santa Maria dell'antica città del Darié, fu prima detta la Guardia, & era la principale città della Cartiglia de l'o- ro &horaèdishabitata.75.c/fuofito. iS.a/ quando edi ficatadaSpagnuoli. io.d Santa Maria della vera pace città , nell'ifola Spagnuola, dal Ouando edificata. io2;C Santa Maria del porto città, nell'ifola Spagnuola, dal Ouando edificata,è detta altrimenti Giaguana. io2.d Sàta Catherina fortezza, edificata fopra l'ifola Spagnuo- la^ fuo {ito. io.a Santa Maria della mercede Monafterio nella città di San Domenico dell'ifola Spagnuola. 46.C Sapone, qual fi caua d'un frutto occidentale. I45.d. Sardelle in gran quantità , fono portate dal fluflo del Mar del Sur nella cofta di Panama. $£.& Sardelle larghe con la coda vermiglia, pefee dell'Ocea- no. 7i-b Saffi con fuoco efeono d'vna montagna, nella prouincia diCiapotulan. 3°°- c Saturma prò uicia habitata da gl'indiani detti Caramai- ri,&fuofito. 34-d Sauona terra in Liguria , nella quale nacque Chriftofo- ro Colombo. 7^-a scara phoni che rilucono la notte,fono nell'Indie occidentali.róS.a/ lor Hiftoria . 166. ab'. Schiaui è comune vfanza de gl'Indiani fargli, et li pren- dono l'un l'altro, & fi barattano.23. a/ & li pongono in catena, con vn fognale. yi.c Schiaui indiani fi dipingono oltra le braccia, Se il petto, ancho il vifo,per efière quello tra gl'Indiani tenuto fo- gno di fohiauo. 54- c Sciuares giouanetto è liberato dalla morte alla qual era deftinato da gl'indiani del Borichen, da Diego Saldar. 171.de Sciaragua fiume,nell'ifola Borichen. 170 a Sciagua porto nell'ifola Cuba,è vno de più belli , Se ficu ri del mondo. 211. e Scifeni,ouero Zanzale minutillime, fono nell'ifola Spa- gnuola, & dell'altre peggiore. 176A Siacanarbori,nafconotrale pietre nella prouincia de gl'Indiani delle Vacche. 3 iG £ Scorpioni i INDICE DEL ■•fi! m '■;rM /;■!,,■ Hi ..■■■■'':! n v Scorpioni dell'ifòla Spaglinola, & lor Hiftoria.62.d/ no hanno il modo mortale. i6y.{ Scorpioni di terra ferma dell'Indie occidentali , recido- no doppo tre meli che hanno punto , ò morduto.ióy.f Scorpioni danno ferita mortale alle dóne vergini. i6j.£ Scorpioni da gli Spagnuoli,fono detti Alacrani. zip.b Scorze d'Oftriche da gl'Indiani di Xaguaguara, fono via te per coprir le membra vergognofe. ijA Scorze grandi di Lumache marine,fono appiccate da gli Indiani di Santa Marta (òpra le porte , perche il vento mouendole fanno fuono che gli diietta. 54A Scorze dell'arbore Gague,fòno vfate da gl'indiani per fune. 141; b Scodelle di terra,fono vfate dagl'indiani di Santa Marta, per ponerui dentro il cibo. 34.C Scolture, fono vfate dagl'indiani, dell'ifòla Spagnuola. 42.d/& nel Temiftitan. 240.C d/z4i.c Scolopendria herba , fi ritroua nell'Itala Spagnuok. i5Z.a Scolopendria verme occidentale,ò vero cento piedi , & fua Hiftoria. 16 $.e f Scriuere,ò vero deferittione di cofe come lo facciano -gli Indiani del Mefcico.zzi.d/ del Temiftitan. i^.iAlz6i.£ Scudi tondi di legno , fono vfati da gl'Indiani dell'ifòla Spagnuola. ip.a Sebastiano Gabotto Venetiano, armaafuefpefe duoi nauili,et partitoli d'Inghilterra per discoprir nuo uè terre, fi ritroua la Tramò tana fòpradi fé eleuata cin quantacinque gradi. jj.d Sebaftiano Alonfo d'Hieba Capitano valorofo, & l'uà ; morte. i73.a Sedie de gl'Indiani di Paria fatte di legno negriiììmo la- uorate con grande artificio. iz.d Segura la Frontiera, città nella prouincia di Tutepeque. z8).c Segni delle cicatrici , fi leuano efTendo vnti con il graffo de gli vccelli Rabiforcati. ióz.a Segni nel vifo come fé li facciano gl'Indiani. 37.C Sesni,q uali danno inditio a nauisanti di terra vicina.i.d 1 11 ii Segno del combattere come lo diano gl'Indiani del Iu- catan. i86.b Semenze,quali nafeono con il frutto nell'ifbla Spagnuo la , fono flerile per rinafeere. 1 ji.e f/i5Z.a Semenze , quali fono fiate di Spagna portate nell'Indie occidentali fruttano. I5i.def/i5z.a Seminano, & raccogliono trevolte l'anno nella prouin ciad'Vraba. Z3.d Sepolture delli Signori del Temiftità,quanto fiano edi- ficate honoratc. Z40.d Sepolture de Indiani contadini,quali fi fono ammazza- ti in morte de i loro Carichi, fono honorate co le maz- ze, <5c il Mahiz. J2.c Sepolture de Carichi Indiani dell'ifòlaSpagnuola,& lor deferittione. 114.C Serpéti, & altri animali fporchi magiari dagli Spagnuo li nell'ifbla Spagnuola,per non morir di fame. pò. e d Serpenti di grandezza, &c numero infinito fono nell'ilo laGiouanna, & non nuociono. 2.d Serpenti fono mangiati dalli Re Indiani per cibo delica tiifimo. 6.b Serpi longhi trenta piedi,fono nell'ifbla Cuba. i8i.d Serpi, & Bif eie di diuerfe fpetie , quali fi ritrouano nel- l'Indie occidétali. ift.ab e d/6iA Serpi con li quali gl'Indiani Caribbi fanno il loro vele- no, i^.ic Serpi fecero in Italia dishabitare la città d'Aroicle. 165.2. Serpi fono adorati in alcune prouincie della nuoua Spa gna. • p 7 à Serpente detto Iuana,è mangiato per cibo delicatifsimo dalli fignori Indiani, &c fua deferittione. io. d/ vedi Iuana. Serra Neuada moti altiffimi nell'ifbla Spagnuola , et per che cofi detti. 1 cj.c Seta in grande abbondanza,!! ritroua nelle prouincie di Montezuma. 230.0! Seta fatta di pelo delle pan eie delle Lepri , & Conigli , e vfata per lauorare dalle dóne della nuòua Spagna.30 f .f sfoglie Pefce dell'Oceano. 71. b sgverzi fi fanno da fé fteffi alcuni Indiani , /coperti daAluaroNunez. 3M- C sichimilco città , polla nel Lago del Temiftitan. 270.3/ è prefa, & parte abbruciata dal Cortefe.264. ed e f/ x6.f Signore dicono gl'Indiani dell'ifòla Spagnuola Carico. f.a/vedi di lor Hiftoria. Carico. Signorie, & flati defiderano gl'Indiani, &fopra quelle differenze s'ammazzano. 51.C Signori Indiani effendo prefi in guerra , non fono vecifì &c come fiano liberati. 30f.d Siila Dittatore Romano, fu morto dalli Pidocchi, \66.e Sila, terra, nella nuoua Galitia. 338^ Silunfinchiapa villaggio nella nuoua Spagna. 302X Simplicifli molto intelligenti fono li Buhiti degl'India- ni. in.e/6'5.c/i49.c Simplici, & herbe diuerfe , quale fi ritrouano nell'ifbla Spagnuola.i 5Z.a b e/ vedi anco Herbe. Simplici tà de gl'Indiani nel contrattare. iif.cd Simplicità de gl'Indiani in creder che le lettere fcritte riabbiano Spiritò. 8z.f/83.a Simpual prouincia nella nuoua Spagna . 2 33-b Sitis fanguinea teftudinum,Ifola prima de gli Alacrani, cofi fu chiamata dal Licentiado Zuazo. 219.C Siuiglia citta di Spagna, fu chiamata dagli antichi Hifpa li. ^ 79.3 Siuiglia città principale , 8c popolata de Chrifliani nel- l'ifbla Iamaica. I95.f/iì?6.d/5>9.c Siuiglia città nella nuoua Spagna, è altriméti detta Cim puah 225 # d smerigli fono vccelli naturali dell'Indie occiden- tali. l6l.£ Smeraldi cinque di gran prezzo donati dal Cortefe a Donna Giouanna de Zunica fua moglie. 339» c sodomiti d'Efquaragua, fono ammazzati da Va- fèo. 29>a Sodomiti Indiani d'Efquaragua portano habito mulie- bre,ne poflono toccare archi,ne faette,ma attédono al li feruitij di cafà come le femmine.Z9.a/ & del gioiello, b vero imprefa, quale portano al collo gl'immerfi in tale ftft TERZO VOLVME. talevitio. H4.b Sodomia , è vfàta da gl'Indiani detti Iaguazes^ip.f/ del- la campagna della Croce. 168. e f/ nella nuoua Spagna. 310. a/ 307. il 192. a/ nella C liba. x 80. e/ nel Golfo d'Vra- ba vedo Leuante. jo. a/ altri Indiani, 657. d/ 97.b/ ji.c d/ 32-4. a/533-f Sogni de gl'indiani detti Iaguazes, perii quali vccidono i loro figliuoli. 3ip.e Sole elTendo nel Tropico del Cancro , a pena altera vna horail giorno nell'Ifola Spagnuola. 39.C Sole nell'Indie occidentali,fra li Tropici, Cancro, Se Ca- pricorno,non può attrahere l'humido della terra , più che quanto è l'altezza d'un'hiiomo, ritrouandoiì quel la al baffo molto calda. Ji.à/&7.b Sole è adorato nell'Indie occidentali da i Cerbaroi. 18.C/ in Chiorifo.32.b/ ih Efquaragua. 29.3/ da Bacalai. 52. b/ nelPeru. 373. b/jSó.f/ dagli habitatori del fiume Buo- naguida.36f.e/ nella nuoua Spagna.307.fZ nella campa- gna della Croce.367.1? da Canibali.z.c/ nel Cufco.^.d Sole, & del modo che tengono gl'Indiani della campa- gna della Croce in fargli facrificio. $6 8.a/ 7. e Sole , &c Luna, di qual luogo vfeirono , per illuminar il mondo,fecondo l'opinione de gl'Indiani dell'Ifola Spa gnuola. 4i.d Solatro herba,fi ritroua nell'Ifola Spagnuola. i$2.a Sommità della legna è cima d'vn monte altiffimo, nella prouincia de Cartenai. 227.a Sombrerojlola occidentale. 8f.c Sonagli,fono molto itimati da gl'Indiani. 8z.d/ I4.a/z8.c Soncomifoo prouincia nella nuoua Spagna, pofta fopra il Mare di mezzogiorno. 288. b Sorella,Madre, & Figliuole non fono conofeiute carnai mente da gl'Indiani dell'Ifola Spagnuola. 46. d/ ne da quelli di terra ferma. 49-b/ nf .a Sordo diuenterebbe chis'accoftaflè, &per poco {patio dimoraflè alla fpeloncha nella prouincia Caizimu, per il cader de molti fiumi.' 3ì?.d Sotto maggiore terra , quando edificata nell'Ifola Bori- chen. i7o.a/i7i.b $ p A g N A fu poflèduta dalli Mori dell'anno fettecento, & venti,della fallite noftra,fìno all'anno 145)2, che fu- rono {cacciati dalli Re Catholici. 8o.d Spagna prefe il nome da Hifpano Decimo Re della Spa- gna,nipote d'Hercole Libio. 79.a b Spagna maggiore,xcoperta da Nunno di Gufman,& fua relatione. 331, Spagna nuoua, vedi Nuoua Spagna . Spagnuola Ifola come discoperta dal Colombo la prima volta.2.a/ la feconda. 8y.e/ 82.C d/ fua larghezza, lonhez za,fito,&forma,& quanto giri.101. c/87. a b/f.b/non e ? fèr lei inferiore, & meno riccha , & fèrtile, dell'Itola di Sicilia, & Inghilterra. io 1. a/ quando reftò pacifica, & fòggiogatada gli Spagnuoli.io2.c/è detta da gl'Indiani Haiti.i68.d/&Cipanga. 39. e Spagnuoli inuidiofì della grandezza delli Colombi , dif fèminano per la Corte delli Re Catholici fallita , per la qual fumo reuocatidal gouerno della spagnuola. 13.C Spagnuoli irritano gli animi de gl'indiani dell'Ifola Spa gnuola,c6mettédo furti,rapine,& altre infolétie. 8.a e Spagnuoli fottanta, fono ammazzati in vna zuffa degli Indiani dell'itola Spagnuola . ip.a Spagnuoli cento con Ancifo Baccalario fono polii in fu ga da tre Indiani con gli archi. $1 20. b Spagnuoli quarantalei condotti da Roderico Colme- nar , fono in Paria con le freccie morti da gl'Indiani al fiume Gaira. 21.C Spagnuoli cento 8c fette,fono morti,& altri mal mena- ti, & il Capitano Valco ferito dagl'Indiani. 34.a b Spagnuoli condotti da GiouanPontio, fono dalli Cani- bali prefi,& mangiati. 38.a Spagnuoli iettata ammazzati dalle freccie de gl'Indiani di Pariza Cacico,per le loro infolétie,et rubberie. 37.d Spagnuoli già 3193 anni fìgnoreggiarono l'Indie occiden- tali. 79.cd/84.f Spagnuoli trentaotto lafciati da Colombo laprimavol ta nell'Ifola Spagnuola,per li loro eccelli, fono ammaz zati da gl'Indiani. lA/Sj.e/Sst.e Spagnuoli naturalmente , fono più inchinati alla guer- ra, che all'otio. 91. e Spagnuoli trecento,foggiogorno tutta l'ifola Spagnuo- la. iii^.a Spagnuoli , fono all'improuifo aflaltati , & molti vecifì nell'Ifola Borichen da gl'Indiani. 171.C Spagnuoli del Cortefe , combattono con centomila In- diani nella prouincia di Tafcaltecal. 228.a b e Spagnuoli, temono fèguitare ilCortefè,nel penetrare la nuoua Spagna. 229«cd Spagnuoli fono fàftidiofì, 8c importuni. 235.6 Spagnuoli di Francefco di Garai , per lor mali portamen ti,fono vecifi nel Panuco da gl'Indiani. ipo.d e Spagnuoli facrificati da quelli di Temidi tan. 272.3/273^ Spagnuoli cinque, quali per la fame, fi mangiano l'un raltro.317.e3' éc altri. 319.C Spagnuoli loro difàgi pati ti, vedi Difàgi. Spada pefee altrimenti detto Vihuella,& fua deferi tifo- ne. 72.b Spade larghe fatte di legno di palma, fono vfatc da gl'In diani di Quiriquitana.i6.c/di legno duriiììmo,fon vfà te da gl'Indiani dell'itola Spagnuola . 18.3/19.3 Spade fono dette Machane da gl'indiani di Tumanama, 33.a/22.b Spade di legno fortiiììmo , fono vfate , & adoperate con due mani da gl'Indiani d'Efquaragua. 28.d Spade vfate da gl'Indiani della nuoua Spagna, & loro de fcrittione. 3°f«c Sparuieri vccelli,fono nell'Indie occidentali. 58.3/ itf.f Spederie, nuouo,& breue viaggio per condurle dal Ma re d'Auftro , in quel di Tramontana , & d'indi in Spa- gna. 73.d Specchi di vetro , fono molto defìderati da gl'Indiani. 31.W28.C Spiga di formento, feminato ncll'ifola Spagnuola, tiene duomila grani. 39 . e d Spiaggia delli Caualli di Pamphilo Naruaez , è pofta l'o- pra il Mar del Sur. ?i4>d Spiaggia della Croce nella coita del Panuco,fopra la qua le frnon tò Pamphilo Naruaez con l'eflèrcito, & capitò male. 3n.bc/314.d Spilortche nell'ifola Spagnuola dette Caxibaxagua, &c Amaiauna , nelle quali dicono gl'Indiani c'hebbe prin apio l'humana generatione. 42.d Spilócha nella prouincia Caizimu dell'ifola Spagnuola, nella quale cafeano diuerfì fiumi con tanto ftrepito,& '* romore,chechi vi s'accoftaffe, &c per poco fpatio li di» moraffe, 4| ,| itò' i ■l'ili" l sili i ■ " li ini?': \ ■:-';■ ■ ; T" ■,;■';' 1 !"*i ' i>: i h ■■ . •■■ i-i i ; -? I N D I C moraflè, cimenterebbe fordo. 39-d Spiloncha detta Iouanaboina nell'Ilota Spagnuola , den tro laquale hebbe orìgine il Sole, & la Luna. 4i.d Spinto Santo città nella prouincia di Gualtacalco,quan do edificata da Spagnuoli. z8 4-f Spine che fanno le more rotte nafeono nel paefe di Co - thoi dell'ilota Spagnuola. 4°- c Spino albero occidentale feluaggìo,& Tua hiftoria.H^.a Sponfalitij degl'Indiani della Cuba, vedi anco Matri- monio. l8 °-^ Sputar adofio è atto di difpregio appretto gl'Indi. 52-d s T A t v E, ouer imagini fanno li Canibali à lìmìlitudi ne de Demoni, quali veggono la notte. j.c Stagioni 4 dell'anno nell'Ifola Spagnuola folofifento- no nel piano di Cotohi, pollo ne monti Cibaui. 40. e Starei vocabolo Indiano dell'ifola Spagnuola , fignifica, fiammeggiante. 4 : >d Stagno, & lue minere fono nella nuoua Spagna-304.e/& nella prouincia di Tacho. 'i&À Stelle dette li Guardiani, quando fono fotto il Carro no permetteno vedere la Tramontana a quelli del Golfo d'Vraba. > , '■ , f$ Stelle del Polo Antartico fi poflono vedere panati gradi xxij pretto all'Equinottiale, ne in tutto il Tropico di Cancro fi vedono. 8 9-" Stelle fono adorate in alcune prouincie delta nuoua Spa • gna. 3°7-f Stelle Cruciero,& Tramontana, vedi Cruciero, Se Tra- montana. Sterilità de pefci,qual fi ritroua in alcune parti del Mare occidentale. l6ua - Stefano Gomez Pilo tto,fcoperfe la terra dellos Baca- hos * r 5 r b Stefano di Dorante negro va co fra Marco da Nizza a ico prire nuoue terre^ó.a/è fatto prigione da quelli dì Ce uola,& li fuoi compagni mal trattati.3 j8.e il è vecifo in Ceuola.367.b/& per qual cagione. 0Mh/$6-i.%6j.a. Stercus Demonis , fonte di Bitume nafcenell'ifola Cu- bagua. m *-?f f Sterco d'animali è mangiato da gl'Indiani detti Iagua- zes. W'f StratagemavfatodaBartholomeo Colombo per pren- der li CacichiMaiabonefio,&Guarionefio. ' 13.C Stretto di Magaglianes detto Arcipelago del capo denta- tola longhezza,& larghezza, & fito. i6j>.b/88.c d Stretto fi come quello di Magaglianes crede il Cortefe, che vi fia tra la Florida & la terra del Bacalaos. zi>4,b e Stretto di San Michele di Pamphilo Naruaez , & perche cofi detto. jH-e Stuore fatte di canne lottili, & di fparto fono vfate da gli Indiani di Sàta Marta.34-d/& lauorate fottilmente per ornar le camere fi vendono nel Te miflitan. 140/142.3 svdveste è il vento pofto fra mezzo giorno, & po- nente. 7^ e/ ' 8i - c ■Sudore fi nettano gl'Indiani della campagna delta Cro- ce con (lecchi d'offb di Ceruo. 3 (f 4-d Succo della luca è velenofo.i.c/47.cf come fi faccia di fa- por dolce & agro.133.cZ elfendo mangiato caldo non fa male. , . j^« Suchimilcho terra habitata nel Lago d'acqua dolce del Temiftitan. 3 o8 - c Suculacumbi terra grande nel fiato d' A tabalipa. 35)3.0 E D E L Sucaracoai terra nel flato d'Atabalipa. 393.b Suffumigio detto da gl'Indiani Tabaccho fa vfeir di fen- timen to, &: in qual modo da lor fia riceuuto,per il Na- fo. ii3.ab/i89.f Superflitioni de gl'India.fcoperti da Aluaro Nunez.3i3.f Suri pefee dell'Oceano. 71. b Sur Mare, vedi Mare del Sur. Sufolas Indiani feoperti da Aluaro Nunez. 311.C TA b v n e v o Géma nafee ne gli Albori dell'ifola San Giouanni, fua Hifloria,& qualità. I78.a b Tabafco prouincia nella nuoua Spagna. 2.84. f Tachin dicono gl'Indiani di Cozumel all'oro. i8j.e Tacho prouincia nella nuoua Spagna. 2.93.CI Tachquiaco prouincia nella nuoua Spagna. 28f.c Tacubacittàèpoflafoprala riuadel Lago del Temifti- tan. z6$.cd Tacetuco terra nella prouincia del Panuco, nella nuoua Spagna. 2570.0 Tacukalco villaggio nella nuoua Spagna pofto nella ri- merà del Mar del Sur. 299. e Tafani dell'indie occidentali, 8c lor Hiftoria . 61. d Taglieri per mangiarui fopra fono vfati da gl'Indiani di Santa Marta. 3 4. e Taino vocabolo Indiano , lignifica huomo da bene, ap- preflo gli habitatori dell'ifola Giouanna. z.dj^.d Tainiabon fiume dell'ifola Borichen. ify.f Taiul grano col quale fanno pane gl'Indiani delta nuo- ua spaglia. 3o.b/i75>.b Tribulo marino herba nafee nell'ifola Spagnuola. i,-2.b Trifoglio herba dell'Indie occidentali Se fua deferittio- Trifoglio leporino herba nafee nell'ifo.Spagnuola if2.b Trementina efee d'vn fonte nella jpuincia del Perù. 1 8 i.f Trombe per fonare, vfano li popoli della nuoua Spa- gna- 231.C Troia quando edificata fecondo Berofo. 75>.b Troiani fono cofi detti da Troe lor Re & prima Phrigij. -79.a tvchitebe c^v e jpuincia nella nuoua Spagna.237.b Tuchintecla Signore della prouincia Quacalealco fa cor tefia a gli Spagnuoli. 2-37-d Tucano terra riferita al Vazquez da gl'Indiani di Ce- uola. ^ 3^ 2 ,a Tuira dicono gl'Indiani al Diauolo Se in molti luoghi con tal nome chiamano ancho li Chriftiani. fi.a/corae fia figurato Se depinto da gl'Indiani della cofta d'Vra- ba. .. • T2 .d Tuiraouer Cerni fono meffaggieri di Dio fecondo gli Indiani dell'ifola Spagnuola, lor forma & materia. 4i.d/42.a Tuira ouer Cerni , vedi delle fue Hiftorie a Cerni , Se Diauolo. ", H TER20 V O L V M E. 33 Dìauolo. umbez terra nella coftiera del Perufcoperta ciaPPi- zarro. 38o.f?38i.d/57i.f "umacco Cacico foprail Mar del Sur effendo poflo in fuga & ferito da Vafco con quello fa pace & gli dona molto oro & perle. ^ 3°- DC fumanama Cacico alla fprouiftaèfopragiontoda Va- fco & prefo & pofcia lafciato gli dona molto oro. ji.d/ 3j.a/i}.a _ rumipomba prouincia nel Perù nel flato d'Atabali- pa. ' 4% fe [unefònoilviuere perla maggior parte del tempo de gl'Indiani di Carruco,& d'Auauares,& altri. 319. à/321. a/ lor Hiftoria. óp.ali^.c d e/j^.a rune fonò di moltefbrti. 510.C [uquantepeque prouincia pofla a confini della prouin ciadiPanuco. : ' •' : ' i8$.ef F urei vocab ilio, fignifica cielo appreflb gli habitatori dell'lfola Giouanna. i-d rumi Cacico fa accoglienza, & contratta amicitia con Colmenar. M- a rureihuahobin vocabuló Indiano dell'lfola Spagnuc- la fìgnìfica Re rifplendente più che l'oro. 4i.d [urchefe,fpendorio per moneta in Ceuola. yfi.h / quan to fiano iui apprezzategli. d/& ve ne fono gran quan- tità^ le chiamano Cacona. 3f7.b/3f8.a ruricarami fiume nel Peru,nel flato d'Atabalipa. 38i.e rutepepueprouincianéllanuouaSpagna,poflafopra'l Marc verfb mezzo giorno. *8f .e Tutti li Santi, Ifola occidentale. 8).c ruxtubeque prouincia nella nuoua spagna. zSo.f Iuzapan città nella nuoua Spagna. i8S.b ' ■ Vacche nell'ifòla Spagnuola , portate di Spa- gna fono molto multiplicate per beneficio del- l'aere, & de pafcoli. 4<>.ab/i54.e Vacche Indiane, vedi Indiani delle Vacche. Vacupa terra nella maggior Spagna. " - ; ■■■,■.< .' I 1 ' 3 ^.d Vaguoniona per effer difubidientealSole, il figliuolo gli è conuertito in Rofìgnuolo,et le figliuole con li ne poti in Rane. 4z.d/43-a Valdiua fa ritorno dalla Spagnuola al Darié, & è di mio uo rimandato da Vafco, con commiffione di riportare nuouevettouaglie. i 23.d Valdiua nel paffare dal Darié all'Ifola Spagnuola fupre fa colfuo nauiglio da gl'Indiani di Cuba, & con li moi compagni morto. . if.cd Valle detta Gagona,pòfla ne monti Cibarti... 9-a Valle fertilillìma habitata da gl'Indiani del Porto di San ta'Martajfcopectà da Gonzalo Hernades, 6c fua deferit tione. bni ' 54'd Valle de i Coraconi , & della fua fertilità , & grandezza. 3 ;''' 29.^ Vafco fa sbranare alli cani gl'indiani Sodomiti d'Efqua- ragua.29.a/il Cacico Pacro, & altri Signori Iridi. 31.C d Vafco giongefopravn'alto monte, & vede il Mare del Sur a quello fa oratione, & Dio ringratia. io! ìò ìb bfijsjb Vafco combatte , & vince. gl'Indiani del Cacico Chiap- pe, & con lui contratta amicitia. 29.C Vafco fopra le Culche nauigaanimofàmente il Gólfo di San Michiele nel Mar del Sur. ' 30.Ì Vafco combatte, & vince Tumacco Cacico, & pofcia co quello fa amici tia,& da lui accetta in dono molto oro, & perle. 30.be Vafco è honorato,& apprefontato d'oro,& ple,daThe- .aocha Cacico. 31. ab Vafco, fi parte del Mare del Sur, Se fa ritorno nel Da- rien S'Irà I ì IN D ICE DE L :; 1 «,'!■ I ... r Li fi II' rieri. • ?I . a Vafco nel far ritorno dal Mar del Sur, patifee moki difà - gì, & è rionorato dalli Carichi , Catocho , Ciuriza , &" Bucchebua. 32>a b Vafco co aftutia, alla fprouifta fopragionge Tùmanama" gran Cacico,lo prede, & gli è da luì donato molto oro. Vafco per l'abbondanza dell'oro, & fertilità del terreno elegge d'habitare nelle protrinole di Tùmanama, & Pocchorofà. • ' , v?.b Vafco partito di Tùmanama, & daPonchagiogeal Da- rien, oue fcriue il fucceflb del fuo viaggio al Re Càtho lieo , per ilche è fatto Capitano delle genti del Darien." 5 3.a/ 3 s.b ° Vafco fi parte della prouincia del Carico Tùmanama, & .sponge ammalato nella prouincia di Comogrò , & gli . e vjtàto da Cariò Carico gran córtéfia. 33.C Vafco nauigando il fiume Dabaiba,per andar a ritrouar oro è affaltato da grindiani,& ferito, &; cento, & fette, fuoi cópagni morri,& gli altri mal menati, jj.d/^.a b Vafco incontra nel Darien con grande allegrezza il Go- vernatore Pietro Aria, & gli racconta del viaggio (co- perto del Mar del Sur. .- : -, z6.ab Vafco elTertdo fatto Capitano del Darien,rion molto Ili mando il Gouernatore Pietro Aria , fi parte dal Darien per andar ad habitare fopr'a il Mar del Sur.:-. }8.bc Vafco è fatto decapitare nel Darien daPietro Aria,come ribelle delli Rè Càtholici. : ^.Jy V e e e t l e T t 1 non perdono mai il cantare nell'ifola Spagnuola. , ■ , ! , • ^ Vccello di rapina detto Aftored'acqua,qual viueinMa re,& in terra,fua Hiftoria. <• r^.ab Vccelli naturali di diuerfe fpetie, quali fi ritrouànonelv l'Indie occidentali, Allori, Aquile picciole,Aquile bià < che d'acqua, Aberramie,Ciuecte,Caudoni,Calamoni, Carpétter-i 4 Cofiumarini,Falco.ni Pellegrini, Garze rea liyGarzotte, Guaraguai , Gariotte , & Gauie , Oche di . pafraggio,PaIombi,PafFerì diSelua,Roffignuoli, Ron dinelle, Rondoni, SmèriglijTorquati, Tortore. , Vccelli fanno li nidi , & li figliuoli il mefe di Decembre nelftatodeliCànibali.- I f. a Vccelli che habbino l'ali grande hanno il corpo piccro- ÌO - --: . 161.Z Vccelli di diuerfe fpetie fimili a quelli d'Europa, qualiiì ritrouanò nell'Indie occidentali/ 16z.de? Vccelli molto grandi,& con tanto gozzo,che in quello -tengono vnftaio di grano, tf.* Vccelli, & del lor pafiaggio, qua! fanno il mefe di Mar- zo fòpral'ifole occidentali. '.. 181.bc/61.a Vccelli di diuerfe fpetie,quali non eiTendo nell'Indie oc ciden tali vi fono ftati portati di Spagna. 161J/ quali fo' noiui,etlor naturali.KS3.f7 Hiftoria.58 a/4j.a/ij9.f/ié.c/ i6i.ef/i8.b/ió2.abcd Vchilobuzco città nel Lago del Temiftitan. 26$.b Vclaclan città nella nuoua Spagna. 288.b " Vecchi d'anni cento & venti, nell'ifola Spagnuola. 4i.a Vecchio Indiano ragiona con Colombo della immorta" dita dell'anima. y.b c Vecchi hanno il gouerno fopra gli altri Indiani nella co ftafèoperta da Colombo. 7.cd Vecchi in morte non fono pianti da gl'Indiani dell'ifola -Malfatto, & con qua! ragione.. , ' ,ji7.cd Veleno del fuco della luca dà fubita morte, i.c/ 47. ci i32.fZr33.acd. Veleno del morfo de Pipiftrelli,fi rifana con l'acq uà M rina " H« Veleno,qual fa morire arrabbiato, & al quale no fi ha ri trouato rimedio è vfato da gl'Indiani d' Vraba verfo U ■uante. ,« „l ,, . fo.ab Veleno , non pongono nelle frezze gl'Indiani detti lu- catos. m Veleno del becco della Nottola come fi rifani. j8. j Veleno del Pomaro Picedo,& defuoi effetti. i8.d/i77 # a Veleno incurabile con ilquale auelenano le loro frecci* gli Caribbi.85.c d/ come lo facciano.és. a/ 95. f/ fatto de Sprpii m « Veleno è l'acqua del Mare,& l'huomo che molto ne bee nonpuoviuere. ; 2Ii . e / 2If .b/ 5 i 4 i Veleno d'vn arbore nella ^puincia del popolo de i Cuo rr,& de fuoi effetti. , 27>c Velenofofumo, fa alcuni legni d'arbori efTendo accefi dal fuoco quale ammazza l'huomo che lo fen te. j^.c Venti quali foffiauano da Ponete fuori del flretto di Gi- bralterra detteno indirio al Colombo della nuoua ter ra occidentale. Ia Venti di Tramontana fono molto pericolofi.et nocini a corpi de gli habitanti nell'ifola Spagnuola. y&à Vento molto fortuneuole nell'ifola;Spagnuola,vedi Hu racane. Veneziuola terra detta altriméti Cuetauaca, è pofta nel Lago dolce del Temiftitan.. rnc 308.C Vergini Ifolette occidentali fono pofte alla parte d'Orié te dell'ifola Borichen. ... i&jM Verde lfola occidentale, quando feoperta , perche coli. detta, & fuo fito. ' $%.c Vera Croce.rittà nella nuouàSpagnaedificatadalCor- tefe. Zi5>b Verfi de gl'Indiani dell'ifola Spagnuola detti Arey tùve,- diAreyti. Verno, & Eftate della cofta d'Vraba a qual tempi fia v & parimenti della Cartiglia dell'oro. 5^3 b Verme occidentale detto cento piedi,ò vero Scolopen- dria,& fuaHiftoria.ió'5.e f/detti Ianaroni. i6j.cd Vermini d'ogni fòrte, fono mangiati da gl'Indiani detti Iaguazes. JI9 .f Verzini arbori fono nella terra del Porto di Santa Mar- ta.34M/ nel Capo di Sant'Agoftino. 38.a/nell'Ifòla Spa-" gnuoIa;S.c/ ioi.b/ 15. e/ per tutta la cofta d'Vraba. fo. a/ Hiftoria del fuo arbore. 147.be Vefpe cattiue,& velenofe fono nell'Indie occidentali,&" lor Hiftoria. i66.a/6ub Vefte cinque miladi feta donate da Montezuma al Cor- tefe.234-f/iui fon vfàte portare dagl'indiani.230.c/234.f Vefte lauorata arrificiofaméte dì penne d'vccelli di vari) colori,donata dal Carico Caretta,a Pietro Aria. jó.b Vefti finiffime lauorate co figure d'oro tirato, fanno nel' Perù le donne. , __. 372.b Vefcoui cinque ordinati per le terre dell'Indie nuoue occidentali. ■ 2.7. e Vefcoui della città di S.Domenico.ioo.c/della città di S. Giacomo dell'itola Cuba. " i7o.a b Vetriolo, Allume, Se Zolfb,fi rirrouano in vna mótagna di Ciapotulan. zyrS viaggio nuotio,& breueper coridurlefpetieriedaT Mare TERZO VOLVME. 34 MarediAuftro in quel di Tramotana, Se d'indi in Spa E;na. 73-d iageio molto difficile fatto dal Capitano Francefèodi Battio nuouo per conquiflare il Cacico Don Henrico nell'ifoia Spagnuola. n6.f/ii5>.a 'iaeeio molto difficile, fatto da Vafèo p vna palude nel far ritorno dal Mar del Sur. 32.a r ia<7.b/ 4<3.a/ fono come forzi grandi & con quelli tengo- no qualche fimilitudine. 48.a VVE fàluatiche fono mature il mefc di Marzo nell'Ifola Spagnuola^.d/ 64.C/ vede Viti. Vuero altrimenti detto, Guiabara arbore occidentale, & fua hiftoria. i40.e f Vuifponal terra nella nuoua Spagna . 304.3 v x m A t e x Indiano dell'ifola Spagnuola locotcnen- te del cacico Caonabo huomo molto valorofo. yj.b X Agvagvara prouincia occidentale del fuo Re , de fuoì popoli , 6c quando fcoperta da Co- lombo, ij.d' Xagua albero dell'ifola Spagnuola , fua deforittione, et de fuoi frutti, & della fua nera tintura. 139^/ Hiftoria. I39.cd/ 6jAl ji.d/ fua medicina. i39,d Xaibaspefce dell'Oceano. ... 71. b Xalacingo prouincia nella nuoua Spagna ribella al Cor tefe. 25$.a Xaltoca citta di Culua , è prefa , & abbruciata dal Cor- tefe. xGi.b Xalifoo prouincia detta nuoua Galitia è da Nuno ridot- ta all'obedienza dell'Imperatore.537. b e d/ Hiftoria de fuoi popoli. 3f4.c d Xamana prouincia nell'Ifbla Spagnuola. 4.b Xamurare in lingua di minerali ugnili ca cauar fuori fin al tutto. . 7o.d Xaufà città nel ftato d'Atabalipa, et fua defa.-ittione.395v e/ è fatta colonia de Spagnuoli.402.d/ fuo fìto. yj6 .e x e l v a città nella maggior Spagna, nella prouincia diTonola. 33f.e ZA e h o r A fiume nella ratiera d'Embigar. 17.C Zaffiro maggior d'vn ouod'ocha ritrouato da G6 zalo Hernandes fra terra nel porto di Santa Marta.34.d Zaguareo Ifbla occidentale, & fuo fìto. 205^ Zamba porto , feoperto dal Baftidas , nella cofta di terra ferma dell'Indie. 98.C Zanzale dell'ifola Spagnuola, & altre parti dell'Indie, Hiftoria. i6 I02.(f Zauire fono cordoni de quali fi fa l'acibar compofìtione amariftìma nell'Ifola Spagnuola. ijue z 1 f RE fono vfate in vece di lettere dagl'Indiani der Mefcico.221.cl/ 24i.d/ 262. f Zibellini per far pelle molto eccellenti fono nella terra delli Bacalai. n|j Zicheo fcoglio ouer Ifoletta occidentale dishabitàta,è pofta vicina all'Ifola Borichen. i6y.d zorcastre Re de Batriani inuentore della Mai già- m.f Zolfo Allume & Vetriolo fi "ritrouano in vnamótagna di Ciapotulan.297.fy & nel Temiftitan. 293.3 z v A z o licentiado è mandato giudice di Giuftitia nel- l'ifola Spagnuola.iof.f/è delfuo officio findicato.i07.a/ è fatto prigione & madato nell'Ifola Cuba per dar con to de fuoi gouerni.iP4.d e/ nel paffaggio di Cuba nella nuoua Spagna è affai tato da crudel fortuna Se gli auie- Jie varij, & miracolofì accidenti nell'Ifole de gli Alacra ni '- iii.etf Zuazo per la fete beue il fangue d'vna Téftudine. 213. bf miracolofaméte ritroua l'acqua dolce riuelata ad Agne ficca da Santa Anna. 214.1/ riceue cortefia di xij miladu cati da Fernando Cortefe.219. e/ è lafciato luogotenen-' te nel Mefcico da Fernando Cortefè. 220.C d Zuazo fa ardere & diftruggere gl'Idoli de gl'Indiani def Mefcico.22o.e f/con le perfuafioni fa fare chriftiani mol ti Indiani del Mefc1co.221.c7 nel Mefcico è fatto prigio-' ne, comandato a Cuba a render conto defuoi^ouer- ni.222.bcd/daGiouan Altamirano giudice di refiden' za in Cuba è approbato fedele a S. M. & affolu to. dalle oppofitioni,& fatto da fua Maeftà giudice di refìdenza' in San Domenico. 224.b e Zucchero nell'ifola Spagnuola de fuoi primi inuentori" de trapeti ouer edificij fatti in quella per lauorarlo con la deferittione della fpefà che v'interuiene col fuo vaio re.i09.e f/ 110.46.3/ nella Cuba & altre vicine. 48.D Zuccone con vna filza di fonagli & altre penne vna bia- ca &c l'altra colorata è fegno coftumato da gl'indiani p domandar ficurià nel regno di Ceuola. jj8.c Zucche fi maturano dopo feminate in venti giorni in Vraba,& Beragua.27 d/ Se nell'ifola Spagnuola. f .b e Zucche quali fanno alcuni arbori nella prouincia Xa- guaguara. I7.d/6.b/i6.b Zucche portano alcuni Indiani feoperti da Aluaro Nu- nez per dignità.325.b/ 329.C/ portate di Spagnain India molto crefcono.(j8.a/ di che fé ne fermino gl'Indiani,!)! ftoria. i3 4 .d Zuffe diuerfe,auenute tra gli Spagnuoli, & Indiani.i9.a/ io.c/ 25.3/ i6.dl ;6.d; iSo.a b/ i74.d e/ ^6.3. b/ 28.d/ 29.C/ 54.ab/338.def/333.ef/345.dcf/37.d/i8ó.bcd/338,def? 333.efy3lf5.def/361.ab Zuffa vedi anco Battaglia. Il fine della tamia del Tcr^o volume delle Nauigationi. l'i 1 ". lì' 1 ! . : SOMMARIO DEL L'HIST ORIA DELL'INDIE OCCIDENTALI Cauato dalli libri fcritti dal Sig. Don Pietro Martire Milanefe, del Configlio delle Indie , prima del Re Catholico OC poi della Maefta delllmperatoro . (^^ Come Chrifìophoro Colombo Genouefe hauendo propoflaalla Signorìa di Genoita, &poi al di trottar il mondo nHouo,& non elfendoli creduto, lo propo fé al Re Catholtco^ualeoli nòtte, 0* due Caràuelle, <& lo lafciò andare al detto yiaogio. al Re di Portogallo armo 1/na N genova antkha OC nobil città d'Italia nacque Chriftophoro Colombo di famiglia populare, 8C fi come è il coftume de Genouefi, fi dette a nauicare. nel quale effercitio, effendo di grande ingegno^ hauendo bene imparato a conofcere li moti de cieli, OC ilmodod'ado- perare il quadrante OC l'aftrolabio, in pochi anni diuenne il più prati-' cho dC ficuro capitano di naui , che fufTe al fuo tempo, Nauigando adunque come era fuo coftume,in molti viaggi fatti fuor dello {fretto di Gibilterra in verfo Portogallo Oc quelle marine, haueua molte voi te offeruato con diligentia, che in certi tempi dell'anno fofnauano deponente alcuni ven- ti,liquali durauano equalmente molti giorni ♦ cV conofeendo che non poteuan venire d'al- tro luogo che dalla terra che gli generaua oltre al mare, fermo tanto il penflero fopra quella co fa, che delibero volerla trouare ♦ dC effendo d'età d'anni x l ♦ huomo di alta ftatura, di co . lor roffo,di buona compiendone cV gagliardo, propofe prima alla Signoria di Genoua,che volendo quella armargli nauili , fi obligheria andar fuor dello ftretto di Gibilterra, cV na- uicar tanto per ponente,che circundando il mondo,arriueria alla terra doue nafeono le Spe tierie. Quello viaggio parue à chiunque l'udf molto ftrano, come à quelli che mai haue- uano à tal cofa penfato, ó con lo intelletto fattone alcun difeorfo, OC riputauanfi faper tutto quel che fuife pofflbile dell'arte del nauicare, cVper quello tennero quefto fuo ragiona- mento pervna fauolacV vn fogno:anchorchehauefferfentitcdir che da qualche vnode gli fcrittori antichi è ftata fatta mentione d'una grande Ifola molte miglia fuora di quefto ftretto alla volta di ponente. Vedendo Colombo che non era dato fede alle fue parole, gli parue di tentare il Re di Portogallo, né anche appreffo quefto principe gli fu preftato orecchi,effendo li Capitani di naui di quel regno molto fuperbi , né giudicauan che alcu- no meglio di loro poterle 6 fapeffe parlare dell'arte del nauicare ♦ &C quefto folamen re per- che Tempre a viftadi terra, né mai da quella allontanandofi , éY andando ogni fera in por- to, haueuano feorfo tutta quella cofta dell'Africa , laqualein fu l'oceano guarda verfo mez- zo di\ Il qual viaggio de Portoghefi mai baftd l'animo a gli antich i fare, per che teneuan per certo che fuffe arfo da'l Sole qualunche paffaua fotto l'equinottiale, cY reputaron fauola quando fu riferito loro che s'era trouato chi da Gades era andato circundando l'Africa in- fino al mar Roffo, Rimafo adunque in quefto modo ingannato, 6C hauendo fentito par- lar della grandezza d'animo del Re Catholico, cY della Regina Ifabella, fi dirizzo' alla cor- te loro,con fermo propofito di non partirfi da quelli, fin che non gli annaffino nauili per andare à difeoprir detta terra per ponente. Et hauedo molte volte à lor Maeftà, dC a molti grandi d'ifpagna detto le ragioni che lo moueuano à tener certo che quefto fuffe la verità, pareua che anchora in quefta corte delle fue parole fuffe tenuto poco conto, perche lo repu- tauanoh uomo leggiero, cY giudica uano chela cofa non manco R poteffefare che volare* pure Iddio ilquale haueua" determinato per mezzo di coftuifeoprir quello che tanto tem- po haueua tenuto afeofo a tutti li faui del mondo, dapoi che fu dimorato in quella corte al- cuni anni,pofe quefta imprefa in cuore alla Regina Ifabella, qual fu vna delle rare donne, cY di tanto cuore quanto alcuna altra che giamai nafeeffe, cVcofi effendo vn giorno folle- citata dal detfo Chriftophoro , perfuafe al Re Catholico che non reftaffe per modo alcu< no di far tale efperientia» & fu tale la perfuafione , che gli armorono vna naue cY due Cara- Viaggi vol-3% a uelle, 1 I Hill i ■/; ; >;i :*, '■[• ;; :>W tm atp 4et- tc Canarjc. Colombo yeddc ter- ra. s,C SOMMARIO DELLI'NDIE OCCIDENTALI uelle,con le quali al principio di AgoiTo 14.9%*' cori no, huomini fi parti' da Gad: cYla prima fcalafece all'Ifole Fortunate ,lequali da gli Spagnuoli fi chiamano le Canarie gradi x8 t in circa (òpra l'equinottiale . quella nauigation fu di mille miglia,perche fecon- do il conto de marinari, quelle Ifole fono lontane da Gades Z50. leghe à quattro miglia per legha. quelle Ifole da gli antichi furon chiamate Fortunate, perche fono di aere tempe- ratiflTimo,cV non fenton mai per tutto Tanno né caldo eccefTiuo né freddo rancherà che al- cuni penfino che l'ifole fortunate flano quelle che fono non molto lontane dal capo ver- de delf Africa tenuteli oggi da Portoghefi gradi 17» fopra l'equinottiale chiamate l'ifole di capo verde. Delle Ifole Fortunate dette bora Canarie^ di quelle che furono trouate a tempi nojlri , & come nauigato che hcbbp Colombo trenta giorni per ponente feoperfe terra. & del fito,& babitaton, & ammali di quella. Ma come quelle chepolTeggon gli Spagnuoli alli quali arriuo Colobo, la prima volta fuiTer trouate,non voglio lafciar di dire» Quelle Ifole anch or che appreiTo gli antichi fuf- fercognofciute,pur la memoria doue quelle fuffero era fmarrita* cVnel 1405» vnodina- tion Franzefe chiamato Giouani Bentachor,hauuta licentia da vna Regina di Cafliglia,di feoprir terre nuoue, trouo" quelle due che fi chiamano LancilottocYForteuenturarlequalt morto Bentachor dalli fuoi heredi furon vedute a v gli Spagnuoli. La Gomera, & l'Ifola del Ferro furono trouate da Ferrando Darias , le altre tre,cio e la gran Canaria,Palma,cV Tene riferiti tépinoftri fono fiate trouate da Pietro de Vera cVAlphonfo deLucho. Ma tor- niamo à Colombo,ilquale partito da quelle Ifole al diritto di ponéte,anchor che tenelle vn podio a man Gniilra verfo Gherbino,nauigo trentatre giorni non vedendo altro che cielo & acqua,& ogni giorno con l'aflrolabio offeruaua la declination del Sole,cV la notte l'akez za delle ftelleftiTe,non allontanandofi dal tropico del cancro, tVla tramontana fé gli leuaua gradi aot in circa, cV a quello modo comandaua il cammino. Buttaua anchor due volte il giorno lo fcandagh'o in mare,cV notaua li legnali della terra doue paffaua, cV l'altezza de! marevMa gli Spagnuoli che eran fopra li nauili , paffati li primi dieci giorni , comincioron « fra loro à mormorare fecretaméte,dipoi alla feoperta a lamétarfi di Colombo, cV vennero i. quello che eran deliberati buttarlo in mare, dicendo che erano ilati ingannati da vn Geno- uefe,&T che lui gli haueua condotti in luogo donde mai più potriano tornare, pure andaua- nofcorrendoeifendo nel miglior modo che era poflibile da Colombo trattenuti» ma poi che furon paffati venti giorni,entroron in gran furore gridando non voler andar più auati. Ma Colombo hor con human? parole, hor dando loro fperanza, òC alcune volte ardita- mente dicendo loro che fé gli faceuano alcuna violentia farebbon tenuti ribelli delti Re ca- tholici,gli andaua menando di giorno in giorno: tanto che tre giorni auanti che feopriffe- ro terra,dormendo Colombo, gli apparue vna mirabil vifione, tale che deftatofì pieno di allegrezza chiamati a fé li compagni dine loro, che in breue tempo vedrebbon terra. ÒC vna mattina al far del giorno buttato lo fcandaglio in mare, cV veduta certa forte di terreno del fondo di quello,conobbe non effer molto lontan da quella, cV tanto più di quello face- uaconiettura, perche la notte auanti era fo filato vna infoiitainequalitàdi vento,ilquaIenó era caufato da altro che dal vento contrario,che veniua dalla terra. Modo da quelli fegni Colombo , comando che vno delli compagni montaffe in fu la gabbia della naue,ilche fatto,non pafsd molte fiore che comincio di lontano a difeoprir cer ti monti,liquali veduti,fubito comincio con grande allegrezza à gridar terra, terra. Gli al tri compagni cV quelli delle Carauelle vdita quella voce, gridorono anchor loro terra, ter- ra, divaricando tutti li pezzi che haueuan di artigliane. Chriftophoro Colombo, ve- dendo li fuoi difegni con l'aiuto di Dio hauerehauuto [i felice principio/i riempie di tan- ta allegrezza,che era co fa mirabile a vederlo ♦ dC hauendo buon vento , a mezzo giorno arriuorno appreffo terra, qual viddero verdiffìma cV piena di graiidifTìmi arbori, doue arriuati,comando N che fulTero buttati gli fchifì della naue t cV carauelle, dC che dodici huo- miniconluifmontalTero. ilquale primo con vna bandiera nellaquale era figuratoli no- flro Signore lefu Chrifto in croce 3 faltó in terra,cV quella pianto'; cV poi tutti gli altri fmon- torono,& inginocchiati baciorono la terra tre volte piangendo di allegrezza. Di poi Colombo alzate le mani al Cielo lagrimando diiTe , Signor Dip eterno, Si-» gnore à \ :.. V, DEL S.DON PIETRO MARTIRE z \. gnor e omnipotcnte tu crearti il cielo, cV la terra, cV il mare con la tua fanta parola, fia bene- detto 8c" glorificato il nome tuo,fia ringratiata la tua maefta\laquale h' e degnata per mezzo d'uno humil Tuo feruo, far chel fuo fanto nome ila conofeiuto cV diuulgato inquefta altra parte del mondo* Quefta terra fecondo il conto che faceua Colombo e lontana dalle Ca- narie 950. leghe* nella quale dimorati alquanto, conobbero che era vna?Ifola dishabita-- te,5C per quefto deliberarono andar più auanti* ma perlafciarevn fegno d'hauer prefo la pofleffione in nome di noftro Signore Iefu Chrifto,fece tagliare arbori,et di quelli fare vna gran croce ,& collocata in luogo della bandiera, rimon torno in naue,cYfeguendo il loro viaggio al niedefimo modo dopo alcuni giorni feoperfero fei Ifole, delle quali due erano molto grandi» di quelle la maggiore nominarono Spagnuola , cV l'altra Giouanna, ma di quefta non eran certi fé la era Ifola d terraferma» cVcofì andando drieto alli fitti di quefte fentirono tra bofehi folti cantar li rofìgnuoli del mefe di Nouembre* In quefto luogo trouorono gran fiumi di acque chiariflime, cV porti naturali capaci di gran nauili* Ma à quefto non ftaua contento Colombo, anzi penfaua tanto andare auan- ti che trouafle il fine di quefta terra, cV arriuaiTe alli litri orientali cV terre doue nafeon le fpe- tierie* cY per quefto andorono feorrendo perii licci di Giouanna perii vento diMaeftro più di ottocento miglia* cV giudicarono che quel fufTe continente, come dapoi fi è trouato effer la verità, non trouando fegno alcuno di fine di quelli lieti ♦ per quefto , cV per effere fiotti dal tempo cV fortune che haueuano da tramontana, deliberarono di tornar indietro* & co fi ritornati verfo leuante di nuouo arriuorno all'Ifola Spagnuola* la natura dellaqual cV gli habitatoridefiderando di voler cono feere, fi accollarono dalla banda di tramontana, doue la naue maggior dette fopra vno fcoglio piano che era coperto dall'acqua , dC fi rup- pe, le altre due carauelle aiutarono gli huomini cY le robe, 8£ (montati in terra,Viddero vna moltitudine di huomini tuttinudi, liquali fubito chevidderoliChriftiani,fimtiTeno a fuggire con grande impeto in bofehi grandifììmi» Gli Spagnuoli feguitandogli prefe- ro vna iemina cV la menarono alle naui, doue la veftirono bene, cV gli dettero da mangia- re cY da ber vino,cV la lafciorono andare* Subito che fu giunta ì fuoi , che fapeua oue fta- l uano,moftrando il noftro veftire à loro marauigliofo, cY la liberalità delli noftri, tutti a v ra- gatta corfero alla marina,penfando quefta effer gente mandata dal cielo,cY fi gittauano nel- l'acqua,^ portauano feco l'oro che haueano,cY barattauanlo a s piatti di terra cY tazze di ve- tro* chi donaua loro vna ftringa,o v fonaglio,ouero vn pezzo di fpecchio, ò altra fimil cofa, dauano in cambio oro. Hauendo già fatto commertio familiare, cercandoli noftri li lorocoftumi, trouarono per fegni 8>C atti, che haueuano Re tra loro, OC difmontando in terra furono riceuuti hono- rariffimamente dal Re, ilqual chiamauano Guaccanarillo , cV da gli huomini dell'Ifola, bene accarezzati* Venendo la fera, & dato il fegno dell'Aue Maria, inginocchiandofi linoftri,fimilmente faceuano loro, & vedendo che li noftri adorauanola Croce, cY loro fimilmente,Fadorauano* vedendo anchora la fopradetta natie rotta andauano con loro barche, che chiamauano Canoe à portar interra li huomini cY le robe con tanta charità, con quanta harebberfatto fé fuflero flati de lor proprrj* Le loro barchefono di vno fo^ lo legno lunghe cYfìrette,cauate con pietre acùtiffime, delle quali alcune erano capaci di ottanta huomini. Appreflo coft oro non è notitia alcuna di ferro, per laqual cofa li noftri molto fi marauigliorono come fabricafTero le loro cafe,lequali marauigliofamente erano lauorate,eY l'altre cofe che alloro fanno dibifogno* ma k comprefe che tutro faceuano con alcune pietre di fiumi durùTime cY acutùTime* Intefero che non molto lontano da quel- la Ifola erano alcune Ifòle di crudelifiimi huomini, che fi pafeonodi carne humana , cY quefta fu lacaufa, che al principio, che viddero li noftri, fi miffono in fuga, credendo fuffì- no di quelli,quali chiamano Canibali ♦ li noftri haueano lafciato quelle Ifole quafi à mez- zo il cammin dalla banda di mezzo di v * Lamentauanfi cY monftrauano con cenni li po- ueri huomini, che non altramente erano moleftati cYperfeguitati da quefti Canibali, che dalli cacciatori fono perfeguitate le fiere faluatiche* cYche li putti che loro pigliono ca- ftrano,come facciamo noi li porci d capponi, acciochediuentino più graffi permangiar- fegli,cYgli huomini maturi cofi come gli prendono gli ammazzano , cY mangiano fre- fchi glinteftini Oc le eftreme membra del corpo , il refto infalano , OC dapoi gli ferbano alli Viaggi vol*3% a tj fuoi Nella ifola Spagnuola trouarono gétiaudc. il Oro abarai to di cole vili. Adorano I, croce. Macano di ferro. Canibali fi pafeouo di carne hu- mana. I • 1 Hi» 111 'ìli 1 J "'■ II;: uà\p A,j : .,l il'. i '4"' -, • 11 ;IPjl'l*" "K: : ^r ',; :( ?k J il".'!'' • illi ' i;Ki! Radici in luogo di pane. Boue fi tio uà l'oro. Pappagalli vari j Colobo fi parte per Spagna. SOMMARIO DELL'INDIE OCCIDENTALI fuoi tcmpi,come facciamo noi li profciutti* Non ammazzano le donne,ma le faluano i far C figliuoli, non altrimenti che facciamo noi le galline peroua* le vecchie vfano perfchiaue* In quelle Ifole cY nelle altre cofl gli huomini,come le femine,fubito che prefentono que<-. fti Canibali approfiimarfi alloro , non truouano per loro altra falute che fuggire , anchora che vAno faette^cutilTime per difendere: non dimeno à reprimere il furore, cY la rabbia di quelli, truouano che poco gli giouano , cY confeffano che dieci Canibali mettono in fuga cento di loro* Non poterono li noftri ben intendere che adorali! quella gente altro che il Cielo, Sole,cY Luna» Delli co fiumi d'altre Ifole,la breuità del tempo cV mancamento d'in terpreti fu caufa che non potettero faper altro* Gli huomini di quella Ifola vfano in luo- go di pane certe radici di grandezza cV forma di nauoni cY carote : , alquanto dolci, Amili al- le caftagne frefche,lequali chiamano Agies* Si truoua anchora vn'altra radice, che chiama no Iuca,dellaqual fanno pane in quello modo , che la tagliano fottilmente , cY poi la pellai no,laqual ha fugo affai, cY ne fanno à modo di focaccie. ma è cofa marauigliofa quella radi- ee,che chi beue il fuo meco fubito muore, ma il pane che fanno della maffa pefla buttato via il fucco è fano 5C faporito* Euui anchora vn'altra forte di grano che chiamano Mahiz,del qual fanno pane,cY e Amile al Cece bianco,ouer pifelli,cY fa vna panocchia lunga vna fpan- na 3 acuta,groffa come e il braccio,doue fono meffi li grani ad ordine* L'oro appreiTo di efii è in alquanta eflimatione,ne portano alcuni pezzi appiccati all'orecchie, cY al nafo. Hauendo conofciutijli noftri, che da vn luogo all'altro non fanno traffico alcuno , ne lì partono maijdi fuo paefe , cominciorono à dimadare per fegni doue trouauano quello oro, ch'effi teneuano all'orecchie cY al nafo. intefero che'l trouauano nella rena di certi fiumi, che corrono d'altifììmi monti, né con gran fatica lo raccoglieuano in grani, cV lo riduceua- no dapoi in lame* Ma non [i trouaua in quella parte dell'Ifola doue all'hora erano,come dapoicircundando l'Ifola cognofeettero per efperientia. Perche partiti di lf, s'abbattero- no a cafo à vn fiume di fmifurata grandezza,doue effendo fmontati in terra per far acqua et pefcare,trouorono la rena mefcolata con molti grani d'oro. Dicono no hauer villo in que- lla Ifola alcuno animale di quattro piedi,faluo di tre forte conigli, cV ferpenti di grandezza cY numero admirabile,quali la Ifola nutrifee, ma non nuocono ad alcuno* Viddono an- Q chora oche faluatiche,tortore,cY anitre maggiori delle nolìre , bianchifììme col capo roffo* Viddero pappagalli 3 delliquali alcuni erano verdij alcuni gialli tutto il corpo, altri Amili à quelli di Leuante con vna gorgiera rolla, delli quali ne portarono quaranta, ma di diuerfi cY variifTimicolori,cY maflìme nelle ale,laquale varietà di colori arrecaua alla vilìa grandifr fimo piacere* Quella terra produce di fua natura copia dimaftice , legno di aloe, cottone èù altre Amili cofe,certi grani in vna feorza roffa più acuti delpepe,che noi riabbiamo,. . Come Colombo ritornò in Spagna, & del grande accetto fattoli per li Recathàici, & come preparatoli dicefiette namli ritornò all/taggw^pòi che fu partito dalle Canarie jral 'altre terre feoperfe una grande ifola habitat a dalli Canibali (quali mangiano gli hmmini. Nella cjualfitrUQ". nano ottograndifiimi fumi, &gran copia di pappagalli. Colombo cotento d'hauer trouato quella nuoua terra,qual è parte dVn nuouo mondo, effendo horamai la primauera , delibero' tornarfene,cY lafcid appreffo al Re fopradetto tren t'ottohuomini,cY fece far loro vn Cartel disegno meglio che potette , liquali hauefferoad inuefligare la natura de luoghi cY lìagion de tempi inlino che lui tornane * colquale fece le- gna cY confederatione per quelli cenni èY modi che gli fu poflìbile à falute cY difenfione di quelli che reftauano* il Re veduta la partita di Colobo cY il reflar delli cópagni , parue che mollo à còpaffìone lacrimaffe,donde abbracciadogli,monftraua loro gradimmo amore,cY Colobo in qtìo fece vela g Spagna,et meno' feco dieci huomini di qlla Ifola*Dalliquali fi co prefe che la loro lingua facilméte s'impararebbe et co nolìre lettere lì fermerebbe* chiamaua no il cielo Turei,la caia Boia,l'oro Cauni,huomo da ben Tayno,niète Mayani*Gli altri lo- ro vocaboli no proferifeono maco chiari che noi li noftri vulgari, cY qfto fu il fucceffo della prima nauigatione. All'arriuar di Colobo in Spagna fu riceuuto dal Re cY da la Regina co gran fefta,et li fecero grade honore,faccédolo federe publicamete auanti loro, il che appret- to li Re di Spagna e tra li primi honori, né vfano farlo fé nò a quelli da quali riceuono qual V - . 7 che ■ DEL S. DON PIETRO MARTIRE 3 A che gra feruitio* cV volfero che fuffe chiamato Admirate del mare Oceano,&T à vn fuo fratel- lo chiamato Bartholommeo dettero il gouerno dell'ifbla Spagnuola. Ma r tornare alla no ftra narratione,dico che l'Admirante Colombo narrato tutto il fucceffo alli Re,anermaua che fperaua trar grandifllma vtilità di quelle Ifole, cV per mezzo di quefte trouare molti al- tri ricchiffimipaefì* Onde fue Maeftà fecero preparare diceffette Nauili cioè treNaui con Apparec-- gabbie grandi,cY quattordici Carauelle fenza gabbie con più di mille cV dugento huomini ^J^Z fra pie dC à cauallo,con fue armadure* oltra liquali erano anchora fabri , artefici di tutte le ar aiiìfoie. ci medianiche falariati,alliquali comando che portaffero ciafeuno tutti gl'inftrurnentidel l'arte fua,8t" ogni altra cofa che fuffe à propofìto per edificare vna nuoua città in paefiftra- m'eri* ma Colombo preparo caualli,porci,vacche,cY molti altri animali conli fuoi mafehi, legumi,formento,orzo,cY altri Cimili femi,non folo per viuere,ma anchora per il feminare* vite cY molte altre piante d'arbori, che non erano in quelli paefì:perche non trouorono in tutta quella Ifola altro arbore di noftra cognizione che pini, cV palme altiffìme di maraui- gliofa durezza,dirittura,cV altezza,per la graffezza cV bontà della terra,et altri affai che fan no frutti che ci fono ignoti,perche quella terra è la più abbondante, che altra che fia fotto il Sole. Molti fidati cV feruidorf del Re fi miffeno di propria volontà a quefta nauigatione per defiderio di nuoue cofe , 3C per l'auttorità dell' Admiran te. Alli venticinque di Set- tembre del mccccxciii. con profpero vento fecero vela da Gades, cV il primo d'O tto- brearriuoronoà vna delle Canarie chiamata Fifola del Ferro: nella quale dicono non effe- re altra acqua da bere,che di rugiada, laquale cafea da vno arbore in vna lacuna fatta à ma- tto fopra vn monte della detta Ifola. Alli tredici d'Ottobre fecero vela, ne fì. hebbe nuo- ua di loro fino al Marzo , che effendo il Re cV la Reina a Medina del campo , a ventitre di Marzo per vnCorriero hebbero nuoua effer giunte a Gades dodici di quelli nauili, del l'anno mccccxciui. dall'arriuardelliquali s'intefe quanto qui fotto è forino* Alli tredici giorni d Ottobre partito l'Admirante Colombo dalle Canarie con diceffet- te naui,nauigo s vint'un'giorno prima che feopriffe terra alcuna ♦ maando'piu à manfini- ftra verfo Offro Garbino,che l'altro primo viaggio» onde incorfero nellTfole de Canibali B o v vero Caribbi detti di fopra* Nella prima viddero vna felua tanto fpeffa d'arbori, che non fi poteua difeernere fé fotto fuffe ò faffo ó terra* cV perche era domenica il giorno che la viddero,la chiamarono Domenica, St" accorgendofi che era dishabitata, non li fermoro- no in effa,maandorono auanti* In quelli vint'un'giorno , fecondo il giudicio loro (ece^- no ottocento cY venti leghe , tanto gli era flato fauoreuole il vento da tramontana. Da- poi partiti di quefta Ifola per poco fpatio arriuorono à vn'altra piena cV abbondante di mot ti arbori, che rendeuano odori fuauifTimicYadmirabili* alcuni che difeefero in terra non viddero huomo^ilcuno,ne animaledi altra forte che lacerti, come Cocodrilli d'inaudita grandezza* Quefta Ifola chiamorono Marigalante,da vn capo della quale hauendo lon- tano in fu vn'altra Ifola veduto vn monte fi partirono alla volta di quello, donde feoper- fonovn fiume grandiflìmo ,|alquale andando , trouorono quella Ifola effer in quel luo- go habitata,cV fu la prima terra habitata che viddero da poi il fuo partire dalle Canarie* Era quefta Ifola delli Canibali, come dapoi cognobbero per efperientia , cV per gl'Inter- L'ifcla de preti dell'Itola Spagnuola che haueuano l'eco* Cercando l'Ifola trouorono molte ville OC c *Ì" baIi * borghi diventici trenta cafe l'uno, lequali erano tutte edificate per ordine attorno a vna piazza tonda,le cafe come dicono tutte erano di legno fabricate in tondo in quello modo* Prima ficcano in terra tanti arbori altiffimi^che fanno la circunferentia della cafa, da- te cafe de poi mettono d'attorno alcuni traui corti accollati à quelli lunghi per puntello accio-* CanibaIi - che non cafehino , cV il coperto fanno in forma di padiglione da campo , in modo che tut- te quefte hanno il tetto acuto, dapoi cuoprono quelli legni di foglie di palme* cV di cer- te altre fimili foglie, che fono ficuriffime per l'acqua* ma dentro fra traue cVtraue tirate corde di cotone, òdi alcune radici, che lìmigliano fparto,vipongon fu tele fatte di coto- ne. Hanno alcune fue lettiere che ftanno in aere ♦ fopra lequali mettono bambagia 6C fieno per letto* hanno le dette cafe anchora portichi , doue fi riducono à giucare*in vn certo luogo hauendo ville due ftatue di legno che fopraftauano a due ferpi ,,penfaro- no che fuffero fuoi Idoli, ma intefero dipoi che erano in quel luogo polle fola per or- namento* perche loro folamente adorano il Cielo, anchora che ringhino alcune imagi* Viaggi vol.3°* a iij£ nidi ~-— ■ «■* • *;--"j : ' '4 i $>■ ■ ih, • ■ ih ii tfe Guadalup- pa Ifola. Pappagalli grandi. Matityna Ifola dotte habitano le fumine de Gambali. Vanno "mi! le migliai à pigliar huo juini pmà giarfc 'egli. SOMMARIO DELL'INDIE OCCIDENTALI ni di cotone , lequali dicono edere à fimilitudine de Demoni che veggono la notte, Acco G ftandofi li noftri a quefto ioco,gli h uomini dC le donne fi miffeno a fuggirei abbandonai uano le Tue cale, trenta femine dC garzoni che erano prigioni, liquali quefti Canibali haue uano prefi d 'alcune Itole per mangiarfeli,cY le femine per feruirfene per fchiaue, fuggirono alli noftri,liquali entrati nelle fue caie trouorono che haueuano vafi di terra a noftra vfanza cY d'ogni forte,&T nelle cucine carni d'huomini Iellate infieme con pappagalli , dC oche, OC. anitre,óY altre in (piedi per arroftire, per caia trouorono offì di bracci cV cofeie humane che (aluauano per fare punte % fue freccie, perche non hanno ferro, OC trouorono anchora il ca- po d'un garzone morto poco auati,che era appiccato ad vn traue OC gocciaua anchora il fan gue. Ha quella Ifola otto grandi(Timifìumi,tra liquali n'evno grande quanto ilTefino con le ripe ameniffìme da ogni banda, quella Ifola chiamorono Guadaluppa per effer fimi le al mòte di fanta Maria di Guadaluppo di Spagna, Gli habitat! per proprio nome la chia mano Garuqueria OC è la principale dell'lfole de Caribbi, portorono da quefta Ifola pappa galli maggiori che fagiani,molto differenti di colore da gli altri, hanno tutto il corpo &C le fpalle roffe,le ali di diuerfi colori, non manco hanno copia di pappagalli che noi di paffere» anchora che li bofehi fiano pieni di pappagalli,nondimeno gli nutrifeono OC poi gli man- giano,L' Admirante Colombo fece donar molti prefenti alle donne che erano rifuggiteal- ioro,cV ordino che con quelli andalfero a trouar li Canibali , impero ch'effe fapeuano doue ftauano.cY andate dette donne,dimorate con loro vna notte,il giorno feguéte menoron fe- to molti di quelli,! quali veniuano per ingordigia delli doni. Ma fubito che viddero li no; ftri,per paura che haueflìno 6 per confeientia di loro fceleraggine,guardandofi l'un l'altro,: con grande impeto fi miffero à fuggire alle valli dC bofehi vicini, ì Come nauigando lafciate a man dejìra &fint(lra molte ifole feoper fé l>na grónde ifoL Matityna habi- tat a [blamente dd femine ', & come quelle fi reggdno . &pw chebbe combattuto con ~\nd Cono a > di quegli huomim & donne & queUd mefid in fondo , entro inl>n mare pien difole mnumerdbili, & della ifold chiamata Sdn Gioudnm &fmi habitatori , & del Re di quella. ' Li noftri che erano feorfi g l'Ifola ridotti alle naui,rotte quante barche trouorono de det- ^ ti,fi partirono da Guadaluppa alli dodici di Nouébre per andar à trouar li fuoi compagni, li quali reftorono nell'Ifola Spagnuola nel primo viaggio, dC nauigando lafciauano à man deftra dC finiftra molte Ifole, feoperfero in quefto viaggio da tramontana vna grade Ifola, laquale dC quelli Indiani chef Admiràtehaueua menati feco dall'Ifola Spagnuola, & quelli cheerano recuperati delle mani delli Canibali,diffeno che fi chiamaua Matityna,afferman- do che in effa non habitauano fé non femine,lequali a certo tempo dell'anno fi congiunge- uano con li Cambali,cV fé partorivano mafehi li nutriuano,cV poi gli madauano alli loro pa dri,cV le femine le teneuan feco, Diceuano anchora che quefte femine hano certe caue gra- di fotto terra, nelle quali fuggiuanofead altro tempo dell'anno che l'ordinato, alcuno an- daua ad effe,cY fé alcuno per forza,o v per infidie cercaffe d'entrare à loro,che le fi difendono con freccie le quali traggono beniiiimo. per all'hora non poterono li noftri accoftarfj aquellalfolaeffendo impediti dal vento da Tramontana, nauigando dalla vifta di que- fta Ifola lontani circa quaranta miglia, pafforno per vn'altra Ifola, laquale i predetti dell ffo- la Spagnuola diceuano effer populatiiìima cV abbondante di tutte le co(e neceffarie al vitto humano, cV perche quella era piena di altfmonti,gli pò fono nome Monferrato, li prefati dell'ifola Spagnuola cV li recuperati da Canibali diceuano, che alcune volte elfi Canibali an dauano mille miglia per prenderhuomini per mangiarli, il feguente giorno feoprirono vrt al tra Ifola, laquale per effer tonda l' Admirante chiamo' fanta Maria Ritonda, Vn'altra il giorno feguente chiamo fan Martino, ma in niuna di quefte u fermorono, il terzo giorno ne trouorono vn'altra,laquale fecero giudicio effer lunga percoftada Leuante à Ponente cento cinquanta miglia, gl'interpreti del paefe affermano quefte Ifole effere tutte di mara- uigliofa bellezza 8C fertilità', cV quefta vltima chiamarono fanta Maria antica, dapoi la- quale troud altre affaiffìme Ifole, ma di li a v quaranta miglia vna maggior di tutte l'altre, la> quale da gli habitat! è chiamata Ay Ay, SC li noftri la chiamarono fanta Croce, quf fmonto tono per far acqua,cV l' Admirante mando in terra trenta h uomini della fua naue , che ricer- caffero l'Ifola, liquali trouarono quattro Canibali con quattro femine, lequali vifti li no* ì . , .' • . / ftri DEI S, DON PIETRO MARTIRE 4 A ftriconmaft giunte pareuadomandafferofoccorfojequali liberate perlinofiridaCaniba- li,effi fuggirono alli bofchi come nell'lfola Guadaluppahaueuanfatto,&:dimoradoquiui l'Admirante duo giorni,feceftare trenta delli Tuoi h uomini in terra continuamente in ag- guato,nel qual tempo linoftri viddero venire vna Canoa, ciò e vna barca con otto h uomi- ni dC altre tante donne,& fatto fegno li noftri gli affaltorono, cV loro con treccie fi difende- «ano , per modo che auanti che li noftri u copriffero con le targhe, vn d'elfi che era bifeai- no con vna ferita fu morto da vna delle femine, laquale fimilniente ne fen vn'altro gra- uiffimamente,dalle quali due freccie linoftri s'accorfero che quelle cV l'altre erano atto ffi- cate: perche haueuano in molti luoghi intaccata la puntaci con certo liquore venenata. Ira quelli era vnafemina allaquale pareua che tutti gli altri obbediffero come a Regina, d£ coneffaeravngiouane fuo figliuolo robufto , d'afpetto crudele Se" guardatura di leone ♦ li noftri dubitando di non effer peggio trattati da lontano con freccie,che combattendo da preflbjgiudicorono effer meglio da preflévvenir alle mani. cV cofi dato delli remi in acqua con vn batello di naue inueftiron la Canoa,cV la miffono infondo,loro veramente coli huo mini come femine notando non reftauan di trarre freccie , ne con manco impeto alli noftri che fé fuffero flati in barca, cV montati fopra vn faffo coperto d'acqua, combattendo valente mente furono prefi,effendone flato morto vno,cV il figliuol della Regina ferito di due feri- te, liquali condotti dauanti à l'Admirante, moftrauano quanto fonino per natura atroci SC crudeli, non era huomo che gli vedeffe,che non haueffe paura, tanto atroce cV diabolico era il loro afpetto. Procedendo in quello modo l'Admirante hora per Oftro , hora per Gherbino , hora per Ponente, entro in vn gran mare pieno dìnnumerabili cV varie Ifole. Alcune pareuano bofeofe 8>C amene,cV altre fecche cV Aerili , faffofe, montofe, altre moftra- uano fra falli nudi colori rofli,altre de viole , altre bianchitimi , onde molti ftimauano che fuffer vene di metalli,& pietre pretiofe. non forfero per quefte, perche il tempo non era buo no,cV per paura della moltitudine cV denfità di tante Ifole , dubitando che le naui maggiori non inueftiiTero in qualche fcoglio ♦ per quello riferuorono à vn'altro tempo il ricercare le dette Ifole. pure alcuni con legnetti piccioli,alliqualinon bifognaua troppo fondo , paffo> g ron per mezzo d'effe,cV ne numerorono quarantafei,cV quello mare chiamorono Àrcipe- lago per tanto numero d'Ifole,pa(fando auanti per quello mare in mezzo del cammino tro uorono l'Ifola Burichena da noftri chiamata San Giouanni, nellaquale quelli che furono li berati dalle mani de Cambiali diceuano effer nati,cV che era populatiflima, cultiuata,cV pie- na di porti cV bofchi, cV che gli habitatori d'effa erano flati fempre inimici dellijCanibali, cV non hanno nauili da poter andar à trouar li detti Gambali, ma fé per cafo li Canibali vanno alla fua Ifola per depredarli^ li poffono metter le mani addoffo,in prefenza l'uno dell'altro tagliati in pezzi gl'arroftifcono. c¥ gli diuorano per vendetta. Tutte quefte cofe intende- uano per gl'Interpreti menati dall'Ifola Spagnuola. Li noftri per non tardare troppo la la- feiorono : pure da l'ultimo capo inuerfo ponente per far acqua fmontorono interra, doue trouorono vna gran cafa cV bella à fuo coftume,co altre dodici picciole intorno a quella edi ftcate,ma dishabitate. per qual caufa non intefero,fel fuffe ó perche per la ftagion del tem- po habitaffero al monte per il caldo,o N pur per paura delli Canibali- Tutta quella Ifola ha vnfolo Re, quale chiamano Cacique,cV è vbbidito con grandiffima reuerenza da tutti* La colla di queft'lfola verfo mezzo di v s'eftende circa à dugento miglia* La notte due femine cV vn giouane liberati dalle mani delli Canibali figittorono in mare, cV notorono all'Ifola ch'era la loro patria. Delld regione chidmata Xdmand. Del Re Gudccdnarillo ì & > come da luifuronojùidte fette femine ed* mte dalle mani de Cdmbdli, Del porto reale, &* come da ~\na bdndd furono Jcoperti quat- tro gran fiumi s & dd inoltra tre. neltarena de quali fi caua orò» &* del Signor Cdcique Caunoboa. L'Admirantefinalmentegiunfe con la fua armata all'Ifola Spagnuola dittante dalla prk ina Ifola delli Canibali cinquecento leghe,ma molto mal contento,perche trouo" morti tut- tì-li compagni, li quali vi haueua lafciati. In quella Ifola è vna regione , che fi chiama Xamana,dalla qualel' Admirante volendo tornar in Spagna la prima volta fi partf , dC me.* no feeo dieci huomini di quelli dell'ifola, delliquali,tre folamente ne erano viui inque* Viaggi vol-3% a iirj ftafua s ■I ' • • „> *! .■■»'.■ !,:'ì.'M II •JE> i V-, jJVf ; s# i .** Il ' 'VIP lljl I.. '".'".' ll'l I " L'i' SOMMARIO DELL'INDIE OCCIDENTALI ila Tua feconda tornata, gli altri tutti erari morti per la mutatione dell'aere ideili cibi. C Delliquali per ordine dell' Admirante vno,fubito che arriuorono a fanto Heremo (che co> fi chiamorono quella coita di Xamana) (monto in terra , per intendere quello che de gli al- tri era feguito. gli altri duoi di notte furtiuamente fi gittorono in mare,-cV notando (campo rono* della qual cofa però non fi curò credendo trouar viui li trentotto che haueua lafciatù cV co fi non gli douer mancare gl'interpreti* ma andando vn poco auanti incontrò vna -Canoa di molti remi» nellaquale era vn fratello del Re Guaccanarillo, col quale quando T Admirante fi parti' haueua fatta molto ferma confederatione,èY raccomandato li fuoi.Co (lui accompagnato da vn folo venne all' Admirate, cV per nome di fuo fratello gli portò in dono due imagini d'oro* cVcomedapois'intefeinfuo linguaggio,incominciò a narrarla morte delli noftri* ma per mancamento d'interprete al tutto non fu intefo. Giunto l' Ad mirante al Cartel di legno cV alle cafe qual li noftri haueuano fatte, trouò che tutte erano de (trutte cYarfe* Della qual, cofa tutti riceuetteno gran pa(Tione,pur per veder fé alcun di quelli eran reftati viui , fece divaricare molte artiglierie , accio chefe alcun fuffe afcofove^ niffe fuora* ma tutto fu fatto in vano, perche tutti erano morti* L' Admirante mandò" fuoi meffi al Re Guaccanarillo,liquali riportarono quanto per fegni haueuan poffuto corn prendere, che in quella Ifola per effer grande,fono molti Signori maggiori di lui, delliquali duoi hauendo intefo la fama di quella nuoua gente , vennero al Cartello con grande effer- cito,doue li noftri vinti furono morti,cV ruinorono il Cartello abbruciandol tutto. dC che lui volendoli aiutare era (tato ferito d^una freccia, dC morirò vna gamba che haueua fafciata con cotone* Dicendo che quella era la caufa perche non era venuto all' Admirante,come defideraua* L'altro feguente giorno TAdmirante mandò vn'altro nuntio detto Marchio di Sibilia al detto Re,alquaIeleuato via la fafcia dalla gamba trouò non hauere ferita alcu- na,^ fegno di ferita,pur trouò che era in letto moftrado d'effere ammalato, il letto del qua- le era congiunto con altri fette letti di fue concubine* onde incominciò a fofpettar l' Admt tante cV gl'altri,che li noftri fuffero fiati morti per configlio cV volontà di coitili* nondime- no difllmulando Marchio meiTe ordine con lui che'I feguéte giorno venirle à vifitare l' Ad mirante alle naui. Ilquale arriuato alle naui come haueuano ordinato , fece buona cera OC D gran carezze alli noftri, faccendo loro alcuni prefenticV molto fiefcusò della morte delli noftri. in quello mezzo villa vna delle femind cauata delle mani delli Canibali , laqual li noftri chiamauan Catherina, gli fece fella OC parlo' con effa molto amoro famente* Dapoi domandato all' Admirante licentia fi parti' non fenza grande admiratione per hauer villo cauallitY altre cofeà fé incognite,furono alcuni che configliauano che'I fi doueffe ritenere OC far che confeffaffe come li noftri erano (iati morti , cV fé lì fuffe trouato che lui fune (lato in caufa,fe gli faceffe portar la debita pena. Ma TAdmirante confiderò che non era tem< pò di irritar gli animi di quelli dell'Itola* Il giorno feguente il fratel di quello Re venne alle naui,cV parlò con le femine fopradet- te,5clefuÌòcomemoftrò lexito della cofa* perche la notte feguente quella Catherina per liberarli- di catturiti, ò per perfuafione del Re fi gittò in mare con fette altre femine,tutte inf- unate da lei,cY feguitando vn fuocoxhe fi vedeua fopra il litto,pafforono circa tre miglia di mare,anchor che fuffe turbato, li noftri andorono4ietro al medefimo lume, cYfeguitan- dole con le barche ne recuperarono tre folaméte* Catherina con l'altre quattro (e n'andò-- rono al Re.il qualela mattina feguentefe ne fuggi' contut'ta la fua famiglia* onde linoftri comprefero che quelli che eran reftati,fuffero da coftui (lati morti* L' Admirante li man-, dò dietro il fopradetto Marchio,ilqual cercandolo arriuò à cafo alla bocca d'un fiume doue ti ouo'vn commodo cYboniffimo porto, ilqual chiamò Porto Reale. L'entrata è tan- to ritorta?, che come Thuomo é dentro^non cognofce douefia entrato, .anehora che l'en- trata fia fi grande , che tre naui inGeme vi potriano entrare* intorno furgono alcunicolli in luogo di litti, li quali rompono tutti li venti che poteffero farli fortuna , 8C nel mezzo e vn monte tutto verde , pieno d'arbori con Pappagalli, cV altri vccelli che continuamen- te cantano fuaiiemente , cV maxime intorno alla bocca di duoi fiumi , liquali vi metton ca- po, procedendo più auanti viddero vn'altiffìma cafa , 6V penfando che iui fuffe il Re Guaccanarillo fé n'andò a' quella,& approilimandofi li venne incontro vno accompagni to da cento huomini ferociffìmi in afpetto,tutti armati con archi, {rcccie 3 dC lancie acutifli- me , minacciando, OC gridando .che non erano Canibali , ma Taynos cioè GenuThuonu*: Oro come fi raccoglie DEL S. DON PIETRO MARTIRE 5 \ ni. li noftri fattoli cenno di pace, cY loro dipofta la Tua ferità pigliando dalli noftri in dono ciafcuno vno fonaglio da fparuiere , fi fecero infieme molto amici, cV tanto che immedia* ■iefenzarifpetto dalle alte ripe del fiume difcefero alle naui, doue loro all'incontro dona- rono alli noftri molte cofe. Noi dipoi entrammo in cafa laquale era tonda, cY mifurando la grandezza fua,trouammo ch'era il diametro ciocia larghezza trentaduoi gran palli, cY haueua all'intorno trenta altre cafe picciole. li palchi erano di canne di diuerfi colori con marauigliofo artificio teflute ; Dimandarono li noftri nel miglior modo che poterono doue fulfe il Re fcampato, loro rifpofono che quella prouincia non era del Re Guaccana- tillo,ma di quello che era li prefente, S>C che haueuano in tefo che Guaccanarillo era fuggii to al monte, laqual nuoua li noftri fatto prima con quello Cacique amici tia cV lega,delibe^ rarono far intender allAdmirante . 11 che intefo l'Admirante mandò in diuerfe parti diuerfi h uomini ad inueftigar del detto Re. tra quali mandò Hoieda cY Gorbolano gio- uani nobili cV animofi accompagnati d'alcuni Indiani. Vn di coftoro trouo ài{cznàz^ re da vna banda di certi monti altiffimi quattro gran fiumi,raltro da l'altra,ne trouo tre,nel l'harena , de quali gli Indiani prefenti li noliri raccoglieuano l'oro in quello modo, mette- uano le braccia in alcune foflé. cY con la man finiftra cauauano la rena,cY con la delira cer- niuan li grani de l'oro fenza altra induftria , 6Y lo dauano alli noftri. liquali dicono hauer villo molti granelli di grandezza di cece. tra gli altri io ne vidi vno ilquale fu mandato in dono da Hoieda al Re di pefo di oncie noue fimile à vna pietra di fìume,cY quello fu villo dapiuperfone. Li noftri villo quello tornorono allAdmirante, perche quello haueua comandato fotto pena della vita, che neffuno facefle altro, che difeoprirepaefe. intefero aneli ora 3 che vno certo fignore delli monti donde difeendeuano li fiumi, ilqual chiama- uano Cacique Caunoboa, cioè fignor della cafa dell'oro, perche Boa voi dir cafa, Cauno oro , cY Cacique fignore. trouorono in quelli fiumi pefeidi eccellente fapore cY bontà, cY umilmente l'acque fanifllme.dicono alcuni che il mefe di Decébre appretto li Canibali e ' equinottio. anchor che qfto non fia in tutto conforme alle ragioni della fphera,cY che quel mefe gli vccelli faceuano li fuoi nidi,cY alcuni haueano già fìgliuoli.Nondimeno dimanda B ti dell'altezza del polo, diceuano che apprelfo coftoro gran parte del carro era afeofo fotto il polo artico,cV che li guardiani erano molto balTi. ne di quello fi può dire altro, perche di la non èì'nfìno a quella hora venuto a chi (i polla predar ferma fede s per elfer huomini feri*: za lettere cY di tal cofe ignoranti. Detìlfoldfpdmùold,&comel'J4dmirdnfè uì edificò itimelo "\nd citta, & dettd mdrduigtiofd fer* tinta de quelterrmo* DeUdproutncid dicjueltljòld dettd Cibdo, & fueordndifiime ricchezze* Détti grdn fiumi che efeono dd que monti. & dettd fori e^d qÙiuiedifìcdtd per il detto Jfdmirdnte. L'Admirante in quello tempo elefle vn luogho alto propinquo ad vno ficuriffimo porto, per edificar vna città* & in pochi giorni fabrico cafe, cY edificò vna chiefa, nella Edificarne quale , il giorno della Epiphania fece folennemente cantare vna meda, celebrata da tredici facerdoti, la quale fu la prima che in quello nuouojnondo in honore di noftro fignore Dio fulfe cantata. Ma approffìmandolì il tempo che hauea promeflPo al Re notificarli del fuofucceffo, rimandò dodici carauelle indietro con.notitia di tutto quello che haueano: vifto,cY fatto infino all'anno 1494* Eflendo rimafo l'Admirante nell'Itala Spagnuola,la quale per fua larghezza è miglia zzo, cY il polo fi leua da tramontana gradi zz, cY mezzo cY da mezzo giorno,da 19 in zo* La fua lunghezza da leuante à ponente e' miglia 600. in circa ♦ La fórma delPIfola è come la foglia del caftagno* L'Admirante deliberò edi- ficare vna Città foprà vn colle in mezzo l'Iiola dalla parte di tramontana , perche li appref- fo era vn monte alto con bofehi cY faffì da fare calcina, laqual chiamò Ifabella, cY alli piedi di quefto monte era vna pianura di 6o. miglia lunga,cY larga in alcun luogho zo,in alcun iz,cY nel più ftretto (ci, per laqual pàffauano molti fiumi , cY il maggiore d'elfi feorreua da- manti la portadeìla Citta vii trar d'arco, in modo che quella pianura e v tanto grana,chein al , cuni giardini che fecero fopra la rena del fiume feminandoui diuerfe forti d'herbe , come kì«M«, fottughe,verze,borrana, tutte in termine di fedici giorni nacquero cV vennero grandi, li breuetépo. ftiellctai, cocomeri, zucche ,& altre fimili cofe in 3Ó t gomi furono raccolte migliori che mai I Fertilità de \B$ \. ,1 11- '.CT . : ■ > , ■TV SOMMARIO L'INDIE OCCIDENTALI mai fufler mangiate» ma quello che è pfumarauigliofo,fu cheeflendo piantate alcune radi- G ci ài canne di zucchero , in 15» giorni vennero all'altezza di due braccia, dC mature, dicono anchora che le vite il fecondo anno fecerovue fuauifìfime , ma poche per graffeza della ter- ra, fu anchora vno che femino al principio di Febraio j per far pruoua vn pochetto di gra- no, ilquale alli trenta de Marzo ( nel qual giorno fu Pafqua della refurrettione) porto nella citta vn fafeio de fpighe mature'» In quefto mezo Y Admirante per la notitia che haueua da quelli Ifolani, che haueua feco mando' trenta huominiadvnaprouincia diqueftalfola detta Cibauo , laqual in mezo dell'Ifolaera fituata , montuofa con gran copia d'oro per quello che móftrauano gli habitanti. Quefti huomini ritornati, referirono marauiglio- fe cofe delle ricchezze di quel luogho, cV che da quelli monti defeendeuano quattro gran- dif fimi fiumi, che diuidono l'Ifola in quattro parti , quafi equali : l'un va verfo leuante chia- mato Iunna» l'altro inuerfo ponente Attibunico» il terzo à tramontana detto Iachen» il quarto a' mezo di , Naiba ♦ Ma per tornar al propofito , l'Admirante fatta quella città circundata di argini dC fotti a fine che fe,effendo lui abfente,gli Indiani gli affaltaffero,fi pò tettino li noftri difendere* A dodici di Marzo fi parti con circa ecce, fra a piedi 8c à caual lo,cVfi mille in cammino per andar allaprouincia dell'oro, da la parte di mezo di* cVda poi paflati monti, valli,cV fiumi difeefe in vna pianura laquale e' principio di Cibaui» per la qual pianura corrono alcuni riuoli,nelle harene delli q uali fi trouaua l'oro. Entrato adun> que l'Admirante per 71. miglia dentro dell'IfolacV dittante dalla fua citta ,giunfe alla ri- pa d'un granfiume fopra laquale in vn colle eminente delibero far vna fortezza per poter piufecuramente cercare li fecreti del paefe,cV chiamo la fortezza S»Thome'» Mentre che l'Admirante era occupato nell'edificar quefta fortezza, molti paefani vennero à lui per hauer fonagli,cV altre cofe delle noftre,cV lui all'incontro gli dimando' che gli portaflero de Oro ouc na l'oro» onde coftoro alla più propinqua riua del fiume correndo, in breue (patio di tempo fta * tornauano con le mani cariche d'oro* delli quali vn vecchio porto' duo grani d'vna oncia, g vn fonaglio,' ( &: vedendo che li Ghriftiani fi marauigliauano della grandezza di quefti gra- ni,per fegni moftraua che quelli erano piccoli cV di poco momento,cV prefe in mano quat- tro pietre, delle quali vna era minore d'una noce,la maggiore,come vna arancia, cofi gran- q di grani d'oro accennaua nella fua patria trouarfi, laquale da quello luogho era lontana me za giornata, dC con poca fatica poterfi cogliere» Oltre a quefto vecchio vennero altri , li- quali portauano pezi di pefo di più di tre ducati Y uno, OC aftermauano trouarfene anchora de maggiori» L'admirante mando' alcuni de fuoi a quel loco , liquali ritrouarono molto più di quel che gli era flato detto» Trouarono del mefe di Marzo vue faluatiche ben mature, dC d'ottimo fapore,delle qua li gli habitatori dell'Ifola tengon poca cura . Quefta prouincia non obliarne che fìa fatto- la, nondimeno è piena d'arbori, db tutta per l'herbe verde» Dicefi anchora che taglian- dofil'herba di quelli monti, che in quattro giorni rimette, OC crefee all'altezza d'un brac- cio, cV che vi pioue affai , cV per quefta cagione vi fono molti fiumi SC riui,la rena delliquali effendo mefcolata con oro, tengon per certo che quell'oro tirato dalli torrenti defeendada quelli monti. Gli huomini fono molto otiofi & fenza alcuna induftria, di modo che d'in uerno ne monti tremano di freddo,cV benché habbino li bofehi pieni di bambagia,nondt- meno non fanno farfene veftimenti,il che non accade a quelli che habitano alla pianura» D'ynafertilifiima 1 fola piena di popoli detta lamaica^ fono betlifiimo porto capace di 50. natii. Come ne 1 corniti regali fi danno ferpenti a mannare. Di ~\>n fiume nauigabile l'acqua del quale è molto calda. Del modo delpefcare d'alcune di quelle genti. & come feoper fero ynpaefi qual fi crede effer terraferma, douefi trouano ojìriche nelle quali nafono perle* Ó* di certi fuochi chef ueddero continuar perfpatio di So. miglia. Cercato quanto* detto,l' Admirante fé ne torno alla Rocca Ifabella , doue lafció al go- uerno fuo fratello con alcuni altri,cV lui fi parti' con tre nauili per andar a difeoprir certa ter ra, che lui penfaua fuffe continente, & e' miglia ottanta cV non più , lontana dall'Ifola Spa- gnuola» laqual terra nel primo viaggio chiamoron Giouana, dC dipoi da li paefani trouo-, ron k -. TTTr^. DEL S, DON PIETRO' MARTIRE 6 & ron chiamarli Cuba ♦ all'incontro della quale nej|$(ìrema parte della Spagnuola trouoVn porto ficurifiimo,alquale pofe nome por% SJ||||)lo:ilquale era lontano dalla Cuba zo.le ghe, pattato di ir alla banda da mezzo gibrn^lPhiffe andar verfo ponente, quanto più an daua innazi, tanto più fi slungauano i littijj^^aauanii ingolfando verfo mezzo di', dalla qual banda trouorono vn Ifola chiamata-giMpefani Iamaica , qual è maggior delia Sicilia, cV ha vn fol monte in mezzo, che incormncia a leuarfi da tutte le parti dell'Itala, cY va afeen- dendo cofi a poco a poco fino nel mezzo dell'Ifola, talmente che pare che non afecnda chi fale. quella Ifola cofi alle'marine,come al mezzo è fertiliflìma cV piena di popoli,liqualt fo no più acuti cV di maggior ingegno che gli huomini d'altre Ifole, 6V più dediti alle arti ma- nuali^ atti alla guerra» volendo F Admirante metter in terra in diuerfi luoghi, correuano armati,cV non lo lafciauano fmontare,cY in molti luoghi cobatterono co li noflri,ma reflan do vinti fi feciono dipoi amici* Lafciata l'Ifola Iamaica nauigarono per ponente fettanta giorni,nella quale nauigatione che fu circa zzo» leghe, trouorono alcuna volta il mare che a modo d'un torrente correua,Sc~ fpeffe volte i'i trouorono in luoghi pieni di fcogli, dC kc^ che per la grande quantità d'Ifoleche da ogni banda fi vedeuano, ma pure andauano auanti perdefiderio che haueuano divedere il fine di quella terra» nel qual viaggio feoperfero molte cole da non effer lafciate in dietro fenza farne mentione» Perche partendoti dal capo della Cuba chiamato alpha cY Omega , trouorono vn belliffìmo porto capace di grannu- tnerodinauijilqualeera a modo d'un femicirculo,cYhaueua all'inarata da ciafeuna banda vn monacello che rompeua tutte le botte del mare che veniuano, dentro fislargauacYera profondici mo. alcuni di loro smontati interra con l'armi per fofpetto , trouorono alcune cafe di paglia fenza alcun dentroui,éY in molti luoghi il fuoco accefocon fpiedi di legno pieni di pefce,cV oltre à quello duo ferpenti di otto piedi l'uno, villo che neffuno vedeano incominciarono i mangiar il pefee, cV lafciaronó li ferpenti che erano alla forma de Coav drilli, dapoi fi miflènoa s cercar vn bofeo li vicino, cVviddeno molti di quelli ferpenti viui legati ad arbori con corde, cY feorrendo vn pezzo auanti trouarono circa 70. huomini che erano fuggiti in cima d'una grandilfima rupe per veder quello che voleffe quella nuoua B gente: ma li noflri fecenoloro tante carezze contegni, inoltrandoli fonagli cY altre cote, chevndi loro s'arrifehio fmontare invn'altra rupe vicina, all'horavn dell'Itola Guanaha che è vicina alla Cuba,la lingua della quale ha iìrrtilitudine con la lingua de gli huomini del la Cuba , nutrito in corte dell'Admirante s'auicinò a coftui , cY gli parlo , cY afticurando lui,cY gli altri,perfuadendo loro che fenza paura veniitero, tutti difeefero, cY fecero grande amicitiaconlinollrijcVlidichiaroronocheloro erano pefeatori venuti a x pefeare perilfuo Rechefaceua vnfolenneconuitoadvn'altroRe. trouando che li noflri haueuano man- giati li pefei cV lafciati li ferpenti,ne furono moko contenti cY allegri, perche quelli faluaua- noperlaperfonadelReperpaflodelicatiffimOj'Gome appretto di noi fi faluano li fagiani cYpauoni. dicendo che delli pefei la feguente notte ne piglieriano altre tanti» cYeffendo domandati dalli noflri per che gli coceuan , rifpofeno che lo faceuano per poterli portare più frefehi cY migliori» L' Admirante (hauuta là information che defideraua) gli lafcio andare. cY lui fegui il tuo viaggio Verfo ponente, 6Y feorrendo quelli liti anchora che fuffi> no pieni d'arbori,alcuni carichi. di fìori,alcuni di frutti, che dauano grande odore alla mari- na,nientedimanco erano afpri cY fattoti» il paefe era fertile cY pieno di genti mafuetiffime, lequali lènza alcun fofpetto correuano allenaui,cYportauanoalli noflri del pane, che vfa- uano,6Y zucche piene d'acqua, cYgl'inuitauano a fmontare in terra amoreuoliffimamen- te» ma pattando auanti,arriuorono à vna moltitudine d'Ifole di' numero quafi infinito, le- quali tutte conobbero eftere habitate , piene d'arbori cY fertiffime. cY fra gl'altri arbori, ne viddero vna forte di grandezza d'un'olmo,liquali producono zucche,delle quali non fi ter nono fé non della feorza per portare acqua per effer duriftima, la midolla gettonvia per eftere amarifTlma» Nella colla che feorreuano , trouarono vn fiume nauigabile d'acqua Acqua mol tanto calda che non vi fi poteua tener le mani den tro»Trouarono di poi andando più auan- IO a ' ti alcuni pefeatori in certe fue barche d'un legno folo cauato , che pefcauano in queflo mo- do, haueuano vn pefee d'una forma à noi incognita , che ha fopra il corpo alcune fquam- Pcfcano co me con fpinette. cY fopra la tefla ha certa pelle tenaciffima che par vna borfa grande,et que- vn P efce « itolo tengono legato con vna corda ad vna banda della barca, tanto fotto acqua, quanto vaia I te; m\ FI |: : il I ,1 ': ■4^.1'lt;:": l|' '< » j ;,:• ;; ùm i i ni il! ' ili i II* #$ {«5 ' SOMMARIO DELL" INDIE OCCIDENTALI va la barcha,perche non può patir villa di aere. Se come veggono alcuni pefci grandmo te- C {luggine delie quali fi trouano grandiffime , gli slungano la corda, cV quello fubito fenten- doli fciolto corre come vna faetta al pefce, d teftuggine, buttandogli adoffo quella pelle, dC con le spinette s'appicca tanto forte che non poffono fuggire, & non gli lafcia infino a tan- to cheìuiinfieme con la preda è tirato dalli pefcatori vicino alla riua , liquali apoco apoco raccolgono corda, cY il pefce fubito che fente l'aere lafcia la preda , cV li pefcatori faltano con gran preftezza in acquatami che fiano fufficienti a tener la preda» laqual dapoi da gli altri compagni è tirata in barca* prefala predaci nuouo slungano tanto di corda al pefce cacciatore che poffa tornare al luogo fuofotto la barca, doue con vna corda della medefi- ma preda gli danno mangiare, quello pefce gl'Indiani chiamano Guaicano,cY li noftri lochiamoronoRouerfcio, perche pefcarouerfcio. Quelli pefcatori hauendo prefo quat- tro teftuggini tanto grandi che con la lor grandezza occupauano tutta la barca, le donoro- no alli noftri per cibo delicatiflìmo, li quali domandando quanto durarebbe quefta colla di terra verfo ponente, nfpofero che non haueuafìne,cVpregorono l' Admirante che dif- montaflero in terra,d vero mandaifero per fuo nome a falutare il loro Cacique,prometten- do loro,fe andaffero , grandiiììmi prefenti, il che l' Admirante per non perdere tempo non volfe fare* Partiti di qui' cV fcorrendo più auanti pur per cofta verfo ponente , dopo po- chi giorni s'abbatterono a v vn monte altifìfimo, ilquale era beniffimo cultiuato cV pieno di gente,le quali vedute le naui,fubito corfono a quelle portando pane, conigli, vccelli, cV co- tone , cV dallo Interprete domandauano, con gran marauiglia fé la gente che eraarriuata li\ veniua dal cielo , li noftri veduta la humanita di coftoro,alPincontro fecero loro gran ca- rezze,faccendoli anchor alcuni prefenti, cY maxime à quello che vedeuano da coftoro effe- re honorato come principale, daqueftoCacique 8C molti altri huominidigrauità che gli erano appreffo,intefero quefta cofta non effere Ifola ma terra ferma, Appreffo quefta ter- ra feoperfero vn'Ifola à man finiftra, doue non viddero alcuno , perche tutti veduti li noftri fé n'erano fuggiti, ma folo viddero quattro cani di bruttifilmo afpetto, cV no abbaiauano, liquali coftoro mangiano come noi li cauretti,anchora oche,anitre, & aghironi. Tra que (la Ifola cV molte altre cV la cofta di terra ferma trouorono tanto ftretti canali con tanti gor> d ghi cY fecche , che molte volte toccorono con il fondo delle naui la rena, durorono quelli gorghi circa quaranta miglia, doue l'acqua era tanto fpumofa cY bianca cY tanto fpefla,che pareua vi fufle fiata gittata farina, finalmente vfeiti di quelle fecche , cV intrati in alto mare circa ottanta miglia, viddero vn monte altuTimo,doue pofono in terra alcuni huomini per far acqua cY legne, liquali fra pini cY palme altiflfime trouorono duoi fonti d'acqua dolcif- fima, cY mentre che tagliauano le leene cY impieuonfi li vali d'acqua, vn baleftriere de no- ftri andò più dentro nel bofeo a fparfo, cY fi feontrd in vn'huomo veftito di biancho fino in terra,che gli fu fopra à capo che non fé n'auidde. nel principio credette, ch'el fuffe vn frate, che co loro haueuano in naue, ma fubito dietro coftui ne apparfero duoi altri veftiti à quel medefìmo modo,cY cofi rifguardandone vidde vna fquadra da circa à trenta, liquali viki fu bito incomincio a fuggire, cY queUi feguitandolo faceuano fegno che non fuggine, ma lui quanto più prefto potette venne alle naui ,cVfece intendere all'Admiran te quanto hauea villo, ilqual mando in terra per diuerfe vie molti huomini,con ordine che bisognando an- dalTino fra terra quaranta miglia, infìnoà tanto che trouafferoò livelliti di bianco, d altri jbabitatori, quelli paffato il bofco,entrorono in vna pianura piena di varie herbe, nella qua le non era pur vn fegno di ftrada d fentiero,cY volendo andare più auanti per l'herba , s'in- uilupporono tanto nelFherba,che per buono fpatio di tempo,con gran fatica fecero vn mi- glio, cY quello perche l'herba era in tanta altezza in quanta fono li noftri fermenti, quado fono maturi,donde cofi ftracchi fene tornorono indietro, 11 giorno feguente Y Admiran te madd altri venticinque huomini armati,alli quali fimilmete ordino che con diligetia cer cafiino che géte habitaffe quefta terra,quefti hauendo trouato no molto lontano dalla mari na fopra quel lito pedate di grandi animali,penfando che fuffero di leoni, impauriti fi torno ron indietro per altra via,per laquale trouorono vna felua d'arbori, alliquali erano appiccate vite prodotte dalla natura cariche di grandi grappoli d'vue dolciiiìme , cY al tri arbori che haueuano frutti odoratiiTìmi cY aromatici, dell'vue feccorono alcuni grappoli, quali per moftra portoron feco,ma gli altri frutti non potendo feccarfi, tutti fi marcirono, fra quelli /-? bofehi ! : ' DEL . S. DON PIETRO MARTIRE 7 S bofchi in alcuni prati vidderogrue in gran quantità, il doppio maggiori delle noftre» Et effendo andati più auanti , fmontati in terra arriuorono appretto ad alcuni monti, doue in due cafette trouorono vn folo Indiano, ilquale condotto dauanti all'Admirante concen- ni delle mani cY della tefta moftrauache di là da certi monti li vicini erano luoghi molto ha bitati,doue ftanda in quefto luogo liChriftiani alcuni giorni, molte barche di gente de! paefe,gli vennero a trouare,cV con cenni amicheuolmente gli falutauano, ; con cenni dico perche la lingua loro non era intefa, né anchora da quello Indiano ilquale era familiare del- l' Admirante cV feruiualo per interprete* cY da quefto manifeftamente fl conobbe , fra gl'In dianiefler varie lingue,pure in quefto modo intefero fra terra eflerevno potentiiTimo Ca- cique,ilquale andaua veftito al modo noftro* Quefta cofta e tutta paludofa cV piena d'ar- bori, nella quale cercando li noftri far acqua, trouorono di quelle oftriche, nelle quali na- fcono le perle con alcune d'effe dentroui. ne per quefto parueloro douer dimorar li lun- go tempo , perche il loro intento non era altro , che.fcoprir più terra che fuffe lor poflìbile, iecondo che era flato loro comandato dalli Re, dubitando non effer preuenuti dal Redi Portogallo , ilquale imdo l'acquifto di Colombo , haueua mandato huomini à quefta vol- ta , eflendo quefta confuetudine che qualunche primo difcopriffe ,fuffe fignore* Partiti adunque di qui' cV feguitando il loto viaggio,vedeuano per tutti quelli liti , fuochi grandi dC in gran quantità, perche effendoui affai monticeMij neffuno v'era perj picciolo che fuffe che non haueffe il fuo , 6C quefto fi vedeua per lo fpatio, di circa ottanta miglia « qual fuffe caufa di quei fuochi non potettero intenderete fapere fé fuffer fatti ordinariamente dalle ca fé per fuoi bifogni,d pur tufferò fegni dati alli vicini per ridurfi inOeme, come fi fa nelli luo- ghi di fofpetto al tempo di guerra , d pure perche conuocaliino li popoli à vedere le noftre naui come cofa mai più da loro veduta* Li litti della detta cofta quanto pili andauano auanti, tanto più hora ad offro cYhora à gherbino singolfauano , cV vedeuafi il mare tutto pieno d'Ifole* Come l^idmirante ritornando indietro s'abbattè adunàpartedi mare.pienaé tefluggini mohg'andì, & quel che gli difìe ~VnYecch\ó Indiano d'afpetto dtrmtta granita, <& là njpojia fattali ^ per ' l' u4dmirante* In che modo affini Indiani adorino dSàlè^' f - ■ tjiì-yi/i . \j£ &j ,7 mota moti . ■«-■_• &dell>iuere &commtloro* t èn; '■ 1 i ' " u - ■ ''-■■-' u oìert\ ■ sicii a; Ma trouandofil'Admirante conle naui per il lungo viaggio mal conditionatceVcoft mancamento di bifcotto 3 prefe partito di tornarfène indietro^ chiamo quefta vltima parte della cofta,che fi penso che fuffe terra ferma, Euangelifta. cV nel tornare adietro, paffando appreffo ad altre Ifole,s'abbattèàvna parte di mare tanto piena di teftuggini d vogliandire , bifciefcodellaie,cVtantograndi,Cheakunavokalenauinonpoteuanoandareauantu paf- fata quefta parte feorfe per alcuni gorghi d'acque bianche fimili à quelle delle quali di fopra fi e detto. dC finalmente per fchifar le fecche dell'Ifole -, fu conftretto (montare in fu lilitti di ; detta terra , al quale molti Indiani vennero portandogli molti doni,come pappagalli>coni- gli,pane,cV acqua,ma li più portauano alcuni colombimaggiori delli noftri,et al gufto mol to più fuaui come dipoi riferf 1' Admirante,che le noftre pernici* per il che quella fera nel- la quale erano arriuati in quel luogo , cenando , dC fentendo in effì certo odore aromatico, ordino che ne fuffe di fubito morto alcuno cVfgozzato* il che fatto , trouorono loro il gozzo pieno di fiori odorati , li quali dauano cofi, fuaue fapore alla carne* La mattina fe- quente,fecondo che era vfato , fece l' Admir ante dir la meffa , mentre che la fi diceua, fòpra- giunfe vn vecchio d'anni circa ottanta, hupmo nellafpetto di molta grauità, accompagna- to da molti Indiani tutti nudi,excetto le parti pudibunde* quefto vedendo celebrarti la meffa,ftette intento con grande admiratione , laqual finita , fubito , prefentd all' Admiran- te vn caneftro pieno- di frutti del paefe, dónde l'Admìrante l'accolfe molto gratiofamen- te,cYfelo fece federe appreffo* lì buon vecchio , per quello Indiano familiare dell'Ad- Paro i emoI tnirante del quale effo fi feruiua, come fi e detto, per interprete , perche intendeua quefta tograuidu lingua , parld in quefto modo* Noi riabbiamo intefo che tu hai molto arditamente feor- JjJJ™* fo tutte quelle terre infino à quefto giorno , da te non più vedute , 8>C hai molto fpauentati all » Admi . queftìpopoli* perlaqual cofa io ti conforto & prego, che fapendo tu che l'anime noftre rante. e hanno '-/'•/':" , '•":, '''S : ;: \M}< ■ |i ; || ; ■;■ ;'• ,'*!' li ■ il I vecchi go nernano. Adorano il Sole. I giouani ▼anno alle fatiche. Ogni cofa à comune. Si contenta no del lor paefe. i,ì I SOMMARIO DELL'INDIE OCCIDENTALI hanno poi che fono vfeite del corpo due vie, vna ofeura cV tenebrofa per la quale vanno Fa- C. nime di quelli che fono flati molefti all'humana generatione,vn'altra lucida cV chiara,ordi- nata per quelli liquali hanno amato la pace dC quiete, effendo tu mortale cV afpettando il premio delle tue operationi , non vogli ad alcuno effer molefto* Alle quali parole l'Ad- mirante reftando ftupefatto del iudicio di quello vecchio rifpofe* che fapeua cV teneua per certo tutto quello che lui delle anime diceua, ma che fi penfaua chequefte cofe non fi fa- penero da gli habitatori di quefte regioni, vedendogli contenti di quanto richiede la natu- ra , ne cercar più auanti * cV che dalli Re cath olici era flato mandato con ordine che redu- cede in pace cV quiete tutte le parti del mondo da loro non più conofeiute , ciò è perche di- ftruggeffe li CanibalicV altri fcelerati huominidiquel paefe, cY gli puniffe fecondo li me- riti loro,cV gli huomini quieti & da bene honoraffe,cY defendeffe,cV che,né lui,nè altri che\ haueffe buona mente temeffe di cofa alcuna, cV di più, che feda alcuno gli fuffe fatto in- uma, d allui,6 ad altri della fua forte, lo manifeftaffe, che lui a tutto porrebbe rimedio* Quefte parole dell'Àdmirante piacquero grandemente al vecchio, in modo che anchora che fuffe di quella eta x , diceua effer deliberato feguirlo douunque andaffe* il che farebbe fucceffo , fé la moglie cV figliuoli non glie l'haueffero con molte lachrime prohibito* Marauiglioffì nondimeno il vecchio intendendo dall'interprete, l'Admiran te hauere al- tro fignore fopra di fé, cV molto più quando intefe quanto fuffe la potentia delli Re catho- lici per li regni cV citta che haueano fotto il loro imperio , dC più volte domando fé quella terra nella quale nafceuano cofi grandi huomini , fuffe il cielo* L'Admirante volfe in- tendere qualche partkularita diqUefto paefe, cV cofi pervia dell'interprete intefe, come non hanno tra loro fignore alcuno particulare,maviuono à commune, cV li vecchi fono quelli che gouernano* il numero de quali e grande» adorano il Solein quefto modo, la mattina auanti che apparifea à Leuante vanno appreffo il mare d fiumi d fonti,cY come ap- parifeono i primi razzi , fubito fi bagnano le mani cV il volto cV gli fanno reuerentia* poi li vecchi fi riducono all'ombra d'alberi altifflmi cV verdiffimi , non molto lontani dalle lo- ro habitationi,cV quiui fedendo cV ragionando ftanno ociofi* Li giouani vanno à far tut- te le cofe neceffarie , come feminare cV ricorre il Mahiz luca cY Agyes fecondo il tempo, cV p ciafcunolo può ricorre douunque gli piace per feruirfene per cafa fua , anchor che da lui non fia feminato,fi per che la terra ne produce in tanta quantità che auanza loro, fi ancho- ra per che hanno opinione che la terra cY ciò che di quella nafee, debba effer comune come è il Sole cV l'acqua* cY per quefta caufa mai fra loro fi fente dire quefto è mio, et quefto è tuo* ne fi vede por termini ouer foffe cY fiepi per diuiderfi l'uno dall'altro,ma in comune di qua- to la natura produce viuono,fenza bifogno di legge d vero iudicio, per lor medefimi natu- ralmente offeruando il douere* Il principale intento delli vecchi è ammaeftrare li giouani che nelli cibi cY nel refto che fa lor dibifogno per il viuer fuo,fi co tentino di adoperar poche cofe, cY quelle anchora le quali nafeono nel paefe loro , cY per quefta cagione non lafciano venire à paefi loro alcun foreftiero che porti cofe nuoue , ne voglion far baratti , cY prohi- bifeono alli fuoi partirfi del paefe natiuo, cV praticar con foreftieri, cV quefto per dubio che hanno,che prefl li coftumi ftranieri non diuentino federati* fpeffe volte [i riducono , fi gli huomini come le donne fotto altifllme ombre, cV quiui ballano 'à lor modo cV lì danno buon tempo* Come ?*Admirdnte fu ajfdlito da l>nd«rdue infirmiti^ Hoiedafattd una imbofcdtd prefe ilCdcique * di CaunobodflUdlhdued difegndto di ammalar l'Admirante. Edificd uri altra fortezza, &per qualcaufd fi rimmue dal incominciato cammino* Di alcuni bofehi di "Verdino ritroudti } & come li Caciai del paefe fi obligorono dar tributo di quelle cofe che haueuano. Intefì tutti quelli particulari l'Admirante U parti' di quefto luogo,cY di nuouo arriud al l'Ifola Iamaica, a quella banda che è volta à mezzo di\ laqual tutta trafeorfe da Ponente £ Leuante* da l'ultima parte della quale guardando verfo tramontana, vidde à man fìniftra alcuni alti monti>liquali conobbe effer nell'Ifola Spagnuola, in quella parte laquale per ari chora lui non haueua feorfa* defideràdo vedergli fi dirizzo à quella volta,cY arriud al por- to chiamato, i DEL S; DON PIETRO MARTIRE 3 to chiamato SanNicolo,conammodireftaurarlinauiIi per andare a rumar li Canibali,&: abbruciar lorowtre le lor barche» ilchenon potette magare ad effedo eiTendo fopraprefo da grauiflìma malatthia g li gradi difagi cV fatiche Sopportate in quefto viaggio,per la qua le fu forzato farli portare alla cmaTfabella,doue erano d uoifuoi fratelli cVilreftodi fua fa- miglia, quiui recuperata la fam'ti,non potette exequir la fua imprefa per le molte feditioni nate nell'ifola fra gli Spagnuoli, per le quali feditioni fra le altre cofe troudche vn Pietro Margarita gentilhuorno della corte delli Re catholici con molti altri, liquali lui haueua la- nciati al gouerno dell'ifola s'eran partiti irati contra Io Admirante,cY tornati in Spagna,per laqual cofa anchora lui delibero andare alla corte,dubitando che quelli che U erano partiti, non referiiTero mal di lui alli Re,cV per dimandar gente in luogo di quella,che fi era partita fr vettouaglie come frumento cY vino, perche gli Spagnuoli non poteuano molto facil- mente afiuefarfi alli cibi Indiani. Ma prima che h partine,cercd di mitigare alcuni di quelli fignori del paefe,che s'erano anchor lor Sdegnati contra gli SpagnuoIi,per le infolentie,fur ti,rapine,cV homicidij che faceuano auanti li loro occhi fenza alcuno rifpetto,cY prima re- concilio cV fi fé amico vn Cacique detto Guarionefio, cV per che quefto meglio gli fucce- defie,maritd vna forelladel Cacique à quello fuo interprete Indiano chiamato Dìdaco alle uato longamente in fua corte» Dopo quefto andò al Cacique Caunaboa fignore delli monti Gbaui,cioe x della region nella quale cauan l'oro,doue haueua fattala fortezza chia- mata San Thome.cY poftoui alla guardia Hoiedacon cinquanta armati,Iaqual era ftata af- fediata da quel Cacique già trenta giorni,cY la libero, cV perche quel Cacique haueua nella abfentia fua fatto morire molti dellinoftri,deliberd lo Admirante, con ogni induftria ha- uerlo nelle mani,cV per far quefto,madd Hoieda per pefuadergli che gli venule £ parlare: doue arriuato Hoieda,troud molti madati da Ognori dell'ifola à Caunaboa, liquali gli dice^ uano che non douefle per alcun modo tenere amicitia con li Chriftiani, fé ne voleua diuen tare loro vafallo, all'incontro Hoieda parte pregando cY parte minacciando s'ingegnaua perfuadergli il contrario,cio e che in perfona andane à ì'Admirante cY con lui faceifeconfe deratione.n'nalméte Caunaboa fingendo eiTer perfuafo dille volerli abboccare con lo Ad- mirante,cY co quefta coperta difegnaua ammazzarlo,meuo adunque in ordine tuttala fua famiglia cY molti altri armati,andaua à quella volta, domandollo Hoieda per che menane tanta gente,rifpofe che vn tal fignore quale era lui,non doueua andarecon manco compa- gnia, ma Hoieda conofeiuto quefto fuo di(egno,fatta vna imbofeata, lo prefe a man falua , & con ferri a piedi lo meno a Ì'Admirante. Prefo Caunaboa lo Admirante haueua deli- aerato andar Scorrendo tutta l'ifola fubiugando quelli fignori, ma intefo che per l'ifolagli luomini ìi moriuan di fame, tY che già n'erano morti circa a cinquanta mila, il che tutto ad jemua per loro difedo, perche accio che i Chriftiani patiffeno cY fufTino forzati abbando iarl'ifola,nonfolononhaueuano quello anno voluto feminared piantare le radici delle iiiali fanno pane 5C fi nutrifcono,come difopra se detto: ma anchora haueuano fuelte cY ba rbate ciafeuno nel fuo paefe le feminate cY piantate,cY fpetialmente appieno li moti Ci- >aui,doue il caua l'oro,cognofcendo effer potiffima caufa di far dimorar li noftri nell'ifola, 1 che causo vna fame grandifììma. ma il male era fopra di loro, perche li noftri furono foc- :or{idivettouagliedaGuarionefìo,ilqualenelfuo paefe non haueua tanta neceffita. per [ueita caufa lo Admirante fi rimoffedal incominciato cammino. cY perche li fuoi haueffi io pm ridotti in quella ifola per ogni occorrenza cY affalto che da gli Ifolani poteffe loro aprauemre fra la citta Ifabella cY la rocca di San Thomé,fopra vna collina abbòdante di ac [ue,alli confini del paefe di Guarionefio,edificd vn'altra fortezza qual chiamo la Concet ione, ali fiora vedendo gli huomini dell'ifola che li Chriftiani ogni giorno fabricauano ualchenuoua fortezza inful'ifola,cV che quelli teneuon poco conto delle naui,lequali ;ia erano quafi tutte marcie,fi trouauano in grandifììma anfietà, conofeendo certo che del itto eran per perder la libertà^ cofi pieni di doglia fpeffo domandauano, fé li noftri mai rano per partirfi dell'Ifola.li noftri per non gl'indurre à defperatione , il meglioche pote- ancgficoniortauano.cx: andando feorrendo non molto lontano dalla fortezza per li ìon ti Cibaui,f u prefentato loro da vno Cacique vn pezzo d'oro a fimilitudine d'vn pez - o di mio di pefo di venti onde* quello grano d'oro fu poi mandato in Spagna alli Re, che Vn grano di oro di ìo.oncie. • . 1 titoli ; ; ""'■V . 'I . ''Mi , 6,.i| ,„'» « .».. i« ti SI ni - ,'f : ;: : : : ■!'" , 'Tl ii£ fà ' „% ' " , p w SOMMARIO DELL'INDIE OCCIDENTALI che fi trouauano in Medina del campo, cV fu veduto da tutta la corte* trouorono anchora £ in quefti monti molti bofehi di arbori di verzino,delli quali da poi caricorono affai fopra naui per Spagna*. Quelle cofe quando eran vedute da gli indiani dauan loro grandiffima moleftia* Lo Admirante adunche vedendo gl'ifolani afflicT:i,cV trauagliati,ft per le cofe fo- pradette,fi anchora per le rapine delti noftri,quali non poteua tenere che non andaffiti fac- cende per tutta l'ifola infiniti malfece conuocare a fé tutti li Caciqui del paefe, colliquali venne àquefio accordo eh e lui non permetterle che li fuoi feorremno periamola, perche, loro fotto pretefto di cercare oro, depredauano tutte l'altre cofe delPifola.li Caciqui all'in- contro s'obligorono dare tributo di quelle cofe che haueuano,vna certa portione per tefta*. Gli habitatori delli moti Cibaui [i obligorono, dare ogni tre mefi che loro chiamano ogni tre Lune,vna certa mifura piena d'oro, cV madarla fino alla città» gli altri che ftanno alla pia nura doue nafeono li cottoni cV altre cofe da mercato, fi obligorono dare di quelle vna cer- ta quantità per tefta* Ma quefto accordo fu rotto per la fame, perche effendo mandiate quelle fue femenze cV radici delle quali faceuano pane,haueuano affai trauagli andar tutto'I giorno per bofehi procurando da mangiare radici cV frutti d'arbori faluatichi,in modo che non hauean tempo di cercare oro,pure alcuni attefero, cV al tempo debito portoiono parte deirobligationeefcufandofidelrefto,8c"promettéuanodiepiu preftoche fi poteffino re- ftaurarpagariano il doppioni che non potettero fare gli habitatori delli monti Cibaui per effer più che gli altri oppreffì dalla fame* In che modo pi' Indiani difpofèro le fue genti per combattere con Chrijliani, & come combattendo furono fuperati <& ~\intu Come furono troudte alcune minere doro, appreso lequali il poucrnatore fratello dell' admirante edi* ficQl>najorte%ga. Ma torniamo à Caunaboa prigione,ilquale penfando di cV notte in che modo poteffe li berarfijComincid à perfuadere allo Admirante, che hauendolui prefa ladefenfione delli moti Cibaui,che doueffe madare à quella volta qualche prefidio de Chriftiani, efsédo quel li tutti il giorno infettati dagli inimici fuoi vicini* Il che faceua con quefto difegno, perche trouandofi vn fuo fratello con molti Indiani da guerra in detta prouincia,era poflibile che, o v per forza.ó per inganni tanti delli noftri fuffer prefi da loro,che feruiffìno al rifeatto fuo. lo Admirante accortofi dell'inganno , mando' Hoieda talmente accompagnato, che po- teffe effer fuperiore alli Cibaui fé loro contro di lui moueffero l'armi* Subito che Hoie- da fu arriuato al paefe di Caunaboa,il fratello fecondo l'ordine datogli da quello ; meffe m* fieme circa cinque mila Indiani armati al modo loro,cioénudiconfaette fenza ferri, ma con punte di pictreacutiffìme,cY con mazze,cY lancie.cY come quello che haueffe qualche notitiadel combattere al modo indiano, s'accampo più d'vn trar d'arco lontano dalli no- ftri, deridendo le genti in cinque fquadroni, affegnando àciafeuna fquadra il luogo fuo, Combatt o equalmente lontano l'vna da l'altra,ordinate in forma d Vn femicirculo* Lo fquadrone del SEfcQi! quale lui era capo pofeall'incontro delli noftri,cY cofi hauendo ordinatele fquadre,coman- chìque mi- do\che ù deffe fegno, che tutti equalmente lì moueffino,cY che tutti gridando ad vn tratto U, & gli fu- appichaffino la zuffa,accioche neffuno delli noftri,effendo circun dati datale moltitudine P 6 " 1 ' ' poteffe fcampare* li noftri vedendo quefto, iudicoron effer meglio combattere con vno delli fquadroni che con tutti,cYcofi fi caricorono adoffo al maggioreche veniua per la pia piana, cV quefto perche in quello luogo fi poteuano meglio adoperare li caualli, con tanto impeto che non potettero gf Indiani effendo nudi,foftenere la furia delli cauilli,anzi rotti èV mal trattati fi miffono in fuga* il che fecero gli altri fpauentati, per hauer viiìo il primo fquadrone minato cY disfatto,cV con quanta celerità potettero,!! ritirorono alli più alti mo ti del paefe, donde mandorono imbafeiadori alli noftri, promettendo far quanto foffe lor comandato, fé foUc lor conceffo ftarein cafaloro*il che facilmente ottennero,poi cheli Chriftiani hebber nelle mani il fratello di Caunaboa. liquali tutta due effendo menati pri* gioni in Spagna per prefentargli alli Re Catholici, nel viaggio di dolore fi morirono. 3 Dopo quello reftarono quieti tutti gli habitatori delli moti Cibaui, fra liquali è vna vai' le doue D vento non mai più ac- caduta. DEL 5. DON PIETRO MARTIRE 9 \ ledoue habitaua il CaciqueCaunaboa chiamata Gagona, piena di' fiumi che menano oro, &:difanndiacquechtan(rime j il^hefalavalleferuli(tima. Quefto annonelmefe di Gin gnofopra quella prouincia Ù moflè dalla parte di Ieuante a hora quafidi mezzo giorno vna fortuna divento furiofi(iìma,Iaqual fpigneua vna multudine di nugole grolle, le- quali occupauano lo fpatio di circa dieci miglia per ogni verfo, cV fcontrandofi con vn VnagrofTa vento da ponente, tutti adueinfieme combattendo, faceuano cofe inaudite cV fpauen- f teuoli, per che hor pareua che rompeffìno le mutole, cY le mandaffero in fino al cielo con tuoni grandinimi OC lucidiiììmi lampi, QC hora appreffandofi alla terra , ciò che tro- uauan girandolo leuauan da fuolo,cV era tanta la ofcurita dello aere, che gli huomini non vedeuanl'un l'altro, non altrimenti che fé fuffe fiata mezzanotte, quando quella e più ofcura* Doue paffaua quefto impetuofo turbine , non folo sbarbaua quanti ar- bori trouaua , cV alcuni che faceuan per effer maggiori più reilftentia 3 con maggior ferocia con tutte le radici portaua lontani per aria , ma moife le pietre dalle cime de mon- ti, le faceuan andare abaffocon incredibil ruina ♦ Di qui nafceua vn rumore nell'aria , OC per la terra, tanto horribile cV pien di fpauento,che ognun penfaua che il fin del mondo faffe venuto, ne fi iapeua doue fuggire, per che in ogni luogo appariuala mortemanife- fta, nelle cafe non pareua ficuro ftare, effendofene vedute gran quantità sfondate dalli fallì & tronchi di alberi che pareua pioueflìno : cValchune leuate in aria con gli habitatori inRe- me, folo a quelli pareua effer ficuri, come veramente erano, liquali trouandofiappreffoad alcunecauerne in quelle rifuggirono, giunfe quefta rabbia di vento al porto doue eran tre naui dello Admirante furte con molte anchore, cV di quefte rotti li canapi Oc fartie, gira- tele tre volte le caccio fotto, infieme con gli huomini che vi fi trouoron fufo, II mare ilqua le in quelle bande nonèfolito crefcere odecrefcere come in Spagna , ma fta fempre nellt fuoi termini, &per quefto fi veggono li liti doue batte pieni di fiori OC herbe , per quefto fi crudel temporale gonfio in modo , che allago in molte parti piani dell' Ifola lo fpa- tio di tre o quattro miglia» Gli Indiani cenato il vento qual duro per tre hore,cV ve- nuto il Sole, tutti attoniti guardauan l'un l'altro, ne poteuan parlare, reftando loro an- B chora nell'animo quel tanto horrore , pur doppo alquanto prefo fiato , diceuan mai pia ne alli tempi loro , né delli loro antichi effer accaduti fimili vracani, che cofi chia- mano le tempefte , OC penfauano che Iddio vedendo tanti mali, ex: fceleraggini, che fa- ceuan li Chriftiani per l'ifola, volendogli punire , haueffe mandato loro quefta ruina adoffo , 8C diceuano quaefta gente effer venuta a muouer l'aria l'acqua bC la terra , per difturbare il lor tranquillo viuere . Lo Admirante venuto al porto , cV viAi rotti li fuoi difegni d'andare in Spagna per effer rotte le naui , immediate fece far due caraUelle, perche haueua feco maeftri fufficientifììmi di tutte le arti. cV mentre che le fi fabrica- uano mando' Bartholomeo Colombo fuo fratello , che era gouernator della Ifola con alcuni bene armati alle minere doue cauauano l'oro , che fono feffanta leghe lontane dalla fortezza Ifabella , per inueftigar pienamente la natura di quelli luoghi. An- dato il detto gouernatore, troud profondifììme caue come pozzi, li maeftri di minere che hauea menato feco criuellando la terra in diuerfi luoghi delle dette minere , quali du- rauano per fpatio di circa (ei miglia, giudicarono che quelli teneffero tanta quantità di oro , che ogni maeftro facilmente poteffe cauar ogni giorno tre ducati di oro. Della qual cofail gouernatore fubito dette notitia allo Admirante, ilquale intefo que- fto,deIiberd tornarfi in Spagna, cV cofi parti agli vndici di Marzo, 149 5, Partito lo Ad- mirante, il gouernatore fuo fratello per configlio di quello, edifico' appreffo le prefati mi- nere dell'oro vna fortezza, dC la chiamo la fortezza dell'oro, perche nella terra con Iaqua- le faceuan le mura,trouorono mefcolato oro, confumo' duo mefi infar inftrumenti OC vafi, da ricorre cV lauarel'oro, ma la fame, il difturbo, cYconftrinfe a lafciar l'opera imperfet- ta, donde partitofi di li , Iafcid alla guardia della fortezza dieci huomini, con quella parte che potè di pan dell'Ifola , cV vn can da prender alcuni animali fimili a conigli , liquali loro chiamano Vtias,cV tornofìì alla rocca della Concettione , nel mefe che Guarionefio OC Ma nicatefio Signori doueano pagar il tributo, cV flato li tutto Giugno, rifeoffe il tributo in- tero da quefti duoi Caciqui , cV oltre a v quefto hebbe molte cofeneceffarie à viuere per fé bC per li fuoi che haueua feco, liquali erano circa quatrocento huomini* Viaggi vol»3°* b Come Caue di oro. — • ';'VI * ',! - V :■''" ' 4 E '■* '. \'Uf I ' '!"■ SOMMARIO DELL'INDIE OCCIDENTALI Come il ditto gouernatore edificò "Vna rocca fopra "Vn colle propinquo alle minere dell'oro, & fece tagliar gran C. Quantità di Iterami nei bofehi d'alcuni Caciqui* Dclgrandc apparechio di Beuchio ^Anacauchoa fatto alla "Venuta di etto Gommatore con fefte -giuochi \& dan^e,& con far combatter duefquadre de huomini armati. Et come.io. mila Indiani chaueano deliberato "Venir alle mani con li no<* li Cacique condufie li noftri al fuo luogo &fece loro grandi ac- coglienze . fin furono (confitti. <& ? attivati dna de prigioni pi 'altri furono liberati* Tir ri ""> C t» Et circa il primo giorno di Luglio giunterò tre carauelle di Spagna con tormento, olio, vino, carne di porco tY di manzo falate, lequali tutte cofe furono partite , cV a dafeuno da- to la fua portione ♦ per quefte carauelle hebbe comrneffione il gouernatore dalli Re, OC fuo fratello io Admirante , il quale con li re di tal cofa haueua parlato ; che doueiTe andare adhabitare in quella parte dell'IfoIa,cheèexpoftaa mezzo giorno, per che ftando li era molto propinquo alle minere dell'oro, cY di più che mandarle prigioni in Spagna tutti li Caciqui dell'Ifoìa, liquali hauelTer morto Chriftiani. donde il gouernatore mando trecen- to Indiani con alcuni (Ignori, dipoi feorfa tutta la parte di mezzo giorno dell'Ifoìa eleiTe vn luogho pcr'habitare fopra vn colle propinquo a vno ficuriffìmo porto , inful quale edi- fico vna ròcca Ja qua! chiamo di San Domenico,perche in Domenica arriuo' a quello luo- go, Appiè del detto colle corre cV sbocca nel porto vn bellifTimo cY largo fiume di chiara acqua, abbondantiffimo di diuerfe forti di pefei , con le fue ripe da ogni banda ameniffime per ladiuerfita dell'herbe 8>C arbori fruttiferi che in effe fono , con tanti frutti che poilono li nauiganti a loro piacer pigliarne, E quefta parte della Ifola (come dicono) non manco fertile che la prouincia doue e la fortezza Ifabella ♦ dallaquale partendo il gouernatore, la- feio tutti gli ammalati con alcuni maeftri , liquali haueuan cominciate due carauelle,-accio- che le faceffino. gli altri meno à San Domenico . fabricata quefta rocca laqual-dapoi e v di' uentata la principal città di quella Ifola , lafcio v in guardia in dettaventihuomini,cV fi parti col refto , dC ando v per veder le parti fra terra dell'Ifoìa verfo ponente , delle quali non haue- ua alcuna notitia- 8C meilo in cammino lontano da quei luogo trenta leghe, trouo il fiu- meNaiba, ilqualcomeèdettodi fopra, defeende dalli monti Cibaui dalla partedi Olirò. cV corre à diritto per mezzo Flfola* paffato quello., mando duoi capitani con gente a man finiftra alle terre di alcuni Caciqui, che haueuano molti bofehi di Verzini, liquali mai infì- tto à quella hora erano flati tagliati, cY di quelli tagliorono gran quantità , cV li milTero nel- le cafe di quegli Ifolani per faluargli, fin che ritornaffero àleuargli co nauili. Ma il gouer- natore feorrendo ì man defttra non molto diftante dal fiume Naiba.trouo vn Cacique po- tente nominato Beuchio Anacauchoailquale con molta gente era alla campagna per fub- iugare li popoli di^quefti luoghi, Io flato di quefto Cacique era in capo dell'Ifoìa verfo pò nente,qual li chiama Xaragua . lontan dal fiume Naiba trenta leghe, paefemontuofo cY- afpro, cY tutti li Caciqui di quelle parti gli danno obedientia ♦ in tutta quefla parte da Nai- ba infino all'ultima parte dell'Ifoìa verfo ponente non fi truoua oro * j Quefto Cacique ve- duto li noftri venire, pofte giù l'armi , cY dato loro fegno di pace s'incontro con il gouer- natore, domandando quello che cercalTino,al quale rifpofe che voleua che fi come gli altri Caciqui dell'Ifoìa pagauan tributo a fuo fratello lo Admirante per nome delli Re Ca- tholici, cofi anchor lui pagarle* Beuchio intefo quefto, admirato, dille, (come quel- lo che haueua intefa quefta nuoua gente non cercare altro che oro) come poffo io pa- gami tributo : conciolia che ili tutto il mio flato non fi troui pur vn gran d'oro ♦ all'ho- ra il gouernatore conofeiuta la verità della cofa, cY intefo che haueua gran copia di cotto- ne cY canape, vennero all'accordo che di quefto gli doueffe pagar tributo ♦ Fatto l'accor- do , quefto Cacique meno (eco li noftri alla terra , doue lui teneua corte , doue furono mol- to honorati . cV gli venne incontro quel popolo con gran fefta ♦ £Y tra l'altre cofe vi furo-: no quefti duoi fpettacoli. il primo, che venne loro incontra trenta belle giouani moglie- re del Cacique nude tutto il corpo, excetto quelle che haueuan dormito con lui, lequali ha- ueuan coperte le parti pudibonde con certo panno di cottone fecondo loro vfanza* ma le donzelle erano tutte nude, con capelli fparfi per le fpalle,ma legata la fronte con vna benda, quefte eran belliffime cY di colore vliuigno , cY portauano in mano rami di palme cY veniuano in contro al gouernatore con diuerlì fuoni OC canti , ballando . lequali fattogli riuerétia co le ginocchia in terra,gli pfentarono dette palme. Intrati i cafa,gli fu apparecchia ta vna cena molto fplendida a loro vfanza,cY dapoi tutti alloggiati fecondo la qualità di eia-' forno» D DEL S. DON PIETRO MARTIRE xo fcuno» la notte dormirono in letti di eorde fofpefì da terra come altra volta riabbiamo det- to» 11 feguente giorno furono menati ad vna cafa grande , nella qual vfano quegli Indiani far lorfefte,doue furon fatti molti giuochi 8C danze à loro vfanza, molto lontane dal dan- zare noftro» dopo quefti partiti di quella cafa andorono a vna gran pianura, doue all'im- prouifo vennero due fquadre d'huomini armati al modo loro,da due diuerfe bandelle qua- li il Cacique haueua fattomettere in ordine , folo perdelettation delli noftri. quelle ven- nero alle mani con dardi cV freccie,cY altre armi coli ferocemente che pareua che fuffero cà- pitali nimici, OC combatteffero per la moglie cV fìgIiuoli,in modo che in poco fpatio di teni pò ne furon morti quattro cV molti feriti. cV la zuffa farebbe andata più in lungo, cV li mor ti cV feriti farebbero flati più, fé il Cacique à preghiere delli noflri non hauefìe dato fegno che reflaffero» Il feguente giorno hauendo determinato partire, ragionando con il Caci- quc,lo configlid,che accioche piti facilmente poteffero li popoli pagare il tributo impoftoli del cottone,! aceffefeminar quello vicino alle riue delli fiumi, cY cofi fi partf , cV arriuato alla rocca Ifabella,doue haueua lafciati gli ammalati & li nauili che incominciati Si lauorauano : troud che erano morti di quelli da trecento per varie infermità* di che fi trouaua molto mal contento, cY piu,perche non vedea apparir nauili di Spagna co vettouaglie, delle quali haueua gran neceflìtà» Finalmente delibero diuider il reilo de gli ammalati per li cartelli edificati nell'Ilota fra Ifabella èC San Domenico,che è il cammino diritto da olirò à tramon- tana,per veder fé per mutare aere fi poteuano fanare. liquali cartelli fon quefti. prima par- tendofì da Ifabella lontan trentafei miglia è la rocca Speranza. cV da Speranza lontan ven tiquattro miglia,è fanta Catherina» da (anta Catherina lontan venti miglia fan Iacopo» da fan Iacopo altre venti,la Conceptione porta alle radici de monti Cibaui in vna pianura graf fiffimacV molto popolata» tra la ConcettionecV San Domenico neeravn'altra chiamata Bonauo,dal nome d'un Cacique If vicino, partiti gli ammalati per quefti cartelli , lui fé ne andò à San Domenico rifcotendo per il viaggio li tributi da quelli Caciqui. Et coli ftan- do,dopo pochi giorni gli venne a orecchi tutti li Caciqui che erano vicini alla fortezza del la Concettione,per li mali portamenti de noftri viuer mal contenti,et defiderar coCe nuoue. il che poiché hebbeintefofubito fi moffe a quella volta, cVapproffimandofi a quel luo- go, intefe che da gli huomini della prouincia era flato eletto Guarionefìo per Signore, cY quafi per forza condotto à quella imprefa, per forza dico per che hauendo prouato altra volta l'armi de noflri, temeua,purconuenne con coftorovndf determinato con quindici mila huomini venire alle mani con li noftri» Il che hauendo intefo il gouernatore , confi- ■ gliatofi con il Capitano della fortezza cY altri fuoi foldati, determino" aflaltar co fioro dafcu natotela no in difparte,auanti che fi metefTinoinfieme,cVcofi fu fatto» per che mando diuerfi capi- pcrarquin tani alli borghi de gHndiani,liquali erano fenza alcun foffo d argine, cY trouatigli alla fpro f^ lhs uifta cY difarmati,gli affaltorono,cY tutti gli prefero,cY legati ciafeuno il fuo , gli menorono al gouernatore,ilquale era andato alla volta di Guarionefìo , come à quello che era più po- tente,^ haueualo prefo alla medefima hora. li prefi furon quattordici , liquali tutti furon menati alla Concettione,delli quali duo foli furon gaftigati, gli altri licentid il gouernatore ìnfieme con Guarionefìo, cY gli licentid folo per non fpauentare gli huomini del paefe, il che alli noftri farebbe flato molto dannofo , perche harebbon lafciato di cultiuar la terra» Erano corfi alla fortezza ciafeuno g rifeuotere il fuo arca cinque mila Indiani difarmati, liquali con le grida che andauano infino al cielo,faceuano tremar la terra. II gouernatore fatti molti prefenti à Guarionefìo cV gli altri Caciqui,co promeffe cY minacciegl'admoni\ che guardammo di non machinare altra volta colà che tornaffe contra alli ReCatholicù all'hora Guarionefìo,parldalli fuoi,moftrando la potentia delli noftri,cY la dementia inuer fo chi erraua,cY la liberalità inuerfò li fedeli , pregandoli che pofaftìno l'animo, che non fa^ ceffino cofe che fortino contro li Chriftiani» all'hora gl'Indiani prefon Guarionefìo, cY lo portoronoinfulefpalleinfìnoallacafàdoue habitaua» cYcofì quella prouincia per qual- che giorno flette in pace, pur li noftri erano in gran fafh'diotrouandofìin paefì flranieri abandonati,conciofìa che già fuffer partati quindici mefi dopo la partita dell'Adirante, èY già mancauan loro tutte le cofeneceflàrie cofì al viuere come al veftire» Il gouernatore, pa- tendogli di fperanza, meglio che poteua gliconfortaua. Viaggi volf+ b fj Belle Prudenza del goucr- . r ( ; ; :;v I , ' 1 : I, * A V a ni ,lr,-.« «lì ..'Iti, ' f ,1' *■•>,* •'' i»r v? .11 w i sW: Il oouerna- tore va a ri- cetterei} tri il ;■' 'ni ■ : " (I ,V'' : Wlt Apparec- chio di vn .. ' >ll con uito di pefcj&fej:- !, F< li* " "' ■':'-' . • ''' ! M ! i \'\t : 1 SOMMARIO m&L V I N DTE O CCI D E1STTA L I 7we . conditionì della moglie delCacique di Caunoboa ritornato dal fratello per Ja morte " ', Q del marito , & in cjualmodo efii andarono incontra al gouernatore , < preferiti ■ & grande accogliente à lui fatte, <& come ne conuiti de Signori i yfano mangiare ferpenti per cibo delicatifiimp, &d modo dt cuocergli, Mentre che ftauano in quello modo,, vennero nuntfj dal Cacique Beuchio Anacauchoa che haueua Io flato fuo verfo ponente detto Xaragua come di' fopra fi e v detto , à fare inten« dere al gouernatore come era preparato wtto il cottone cV altre cofe delle quali erano debi^ tori lui &£ tutti li fuoi fubditi per tributo* Il gouernatore intefo quefto fi miiTe in cammi" no per andarlo a trouare,cV quefto faceua molto volentieri per che haueua intefo che era tor nata à cafa del detto Cacique vna fua forella detta Anacaona che in lingua noftra vuol dire fior d'oro 5 qual fu moglie del Cacique Caunaboa che fu prefo dalli noftrn quella era repU" tata la più bella donna delllfola Spagnuoìa,cY alla bellezza s'aggiugneua l'ingegno cY pia^ ceuolezza 3 per le quali cofe era di tanta autorità che la gouernaua quafi tutto fo ftato del fra tello,appreuo il quale era ritornata dopo la morte del marito,cY fapendo quello gli era inter uenuto,accio che'l fratello non incorrelTein Ornile errore,gli perfuafe che honorafle li Chri pianine negane far cofa che da quelli gli fuife importa. Intefa la venuta del gouernatore quefto Cacique OC Anacaona fua forella per honorarlo gli andoron alquante miglia incon tro,conordme diuerfo dal primo,fecero andare infieme huomini cV donne ballando cV can tando aiìanti,poi veniua il Cacique fopra vn legno leggieri portato da fei Indiani,nudo ex-* cetto le parti pudibonde,fimilmente Anacaona veniua appreffo portata al medefimo inon- do da fei Indiani, era coftei.nuda tuttoil corpo , ilquale haueua tutto dipinto a v fiori roiTi OC bianchine parti vcrgognofeliaueua coperte con vn telo fottiliflìmo di cottone di varrj co- lori,intefta,cx: al collo :dC braccia. !haueua ; girlande di fiori rolli cY bianchi odoratifììmi , 8C rieÌl%fpettoveTamente 3 come.dblcono,móSrauaeffer fìgnora* Incontrato il gouernatore fi fecer porre iterra da quelli che gli portauano, il Gacique.cYla forella^cV gli fecero reueren tia* dipoi l'accompagnarono à cafa; doue erano congregatili tributi di trenta Caciqui , 8C q citte a quel che erano vbh'gati , per. ferfi heniuoli li Chriftiani haueuan portati diuerfi pre- fent^come pan di Mahiz cV Iucca, 6£ molti di quelli animali dell'Itala chiamati Vtias fimili i còniglu pefci di diuerfe forte tutti arrofìiti,perche non fi guaftaffero, fra li quali eran certi ferpi grandi dC fpauento fi al vederlidi quattro piedi chiamati Yuana , che nafòon nell'Ifolà di diuerfi colori, con fpinedal capo alla coda dC con denti acutiflìmu gl'Indiani mangia^ no quefti>cY reputagli il migliore de il più delicato cibo che R poffa trouare,et cibo dafigno ri, li Chriftiani anchor che di quefti Jiaueffer più volte veduto mangiarne à gl'Indiani, mai ne volfer mangiare, perche la bruttezza loro faceua naufea grandifTima alloitoma-- cho. venuta la fera tu preparata la cena belliffima cV abbondantiffima di cibi fatti in di^ uerfe maniere* Sedeùa a vna menfa feparata da gli altri il gouernatore con il Cacique 8C la forella Anacaona , la qual menfa era vna tela di cottone fatta di diuerfi colori diftefain terra, intorno la quale, fedeuan loro fopra monticelli à modo di cuflìnidi foglie d'arbori tonde , vn palmo l'una larghe>odoratiffime* cV qualunche volta li miniftri por tauan nuo- ijeviuandejportauanofimilmentevn mazzo di dette foglie pernettarfi con effe le mani* Anacaona che era, quanto patifeono licoftumi del paefe delicatiflima cV bella, guarda-* ua il gouernatore molto amorofàmente , parendogli il più bello huomo che già mai hauef- fé veduto. cVeiTendo ingegnofa & molto piaceuole motteggiaua con lui di diuerfe cofe per via d'interpreti, cV fra l'altre gli diife, che teneua per certo che la bellezza del paefe de Chriftiani fuperalTe la bellezza di qualunche altro paefe , vedendo che in quello nafce-< uano huomini tanto belli» cV per quefto lo pregaua che gli diceffe perchecaufa lafcian- do vna cofa fi bella , andauan cercando le brutte come fono le fue* Et quando furori portati quelli ferpi cotti , lei fpiccatone vn pezzo della coda lo prefentd al gauerna^ tpre. , con allegro vifo inuitancfolo che per amor fuo lo volefle guftare* Il Gouerna-- tore già prefo dalla gentilezza di cottei , defiderando fargli piacere , anchor che con' tra fua voglia , pur lo accetto , OC fatto animo lo comincio a gufare con le labbra fo* .:.. ..,,-■: iV leA DEL S.DON PIETRO MARTIRE 1 1 i Ie,cYnonglidifpiacendolo'mafticho\cYfu tanta l'eccellentia , cY la fuauità di quefta carne al gufto SC al palato,che dapoi non volfe mangiare altro che Yuana. il che veduto da gli al> tri Spagnuoli,anchor loro àragatta l'uno dell'ai tro,fi miffero à mangiare di quefti ferpi , né d'altro parlauano che della loro bontà,dicedo che la fuauità di quefta carne paffaua di gran lunga quella depauoni;,fàgiani,cY pernici* cV perche haueua intefo che la fuauità di quefta carne confifteua in faperla cuocere, volfe il gouernatore intedere il modo,il quale gli fu det- to eller quefto,prefì che fono quefti animali, s'aprono cYcauan le budella , SC tutte l'altre interiora,cY con gran diligentia dentro fi nettano lattandogli, Se leuanfi di fuora le fquame meglio che fi puo,dipoi fi mettono in vn vafo di terra capace della lor grandezza, a modo d'una conca, cYmeffoui dentro vn poco d'acqua con alquanto di quel pepe, che habbian detto nafeer in quefta Ifola,fi mette al fuoco, cV faffì lentamente bollire , cV le legne voglio- no effer di certo legno odorato,il quale non fa fumo alcuno. cV perche li ferpi fon graffi fan no vn brodo molto fpeifo SC delicato, Fugli anchora detto che le huouadi quefti ferpi cotte fono fuauif!ime,cYé cibo che dura molti giorni, conquefte cV molte altre parole li- mili il gouernatore con li compagni furon menati a dormire in vna camera doue era vn let to di corde di cottone {oijpziò c£ appiccato al modo loro , ma intorno cV difetto di quello la gentile Anacaona haueua fatto fare ghirlande di diuerfi fiori, li quali mefcolati rendeuano vn fuauiffìmo odore» Il qual poi che lei hebbe veduto fpogliato SC entrato nel letto , fé nando à dormire in vn'altro luogo infieme con molte Indiane fue fchiaue» Ma per torna re al propofito noftro,poi che il gouernatore hebbe piena vna certa cafa di cottone rifeoifo delli tributici Cacique infieme con gli aitagli offerfer dar tanto del fuo pane quanto lui vo lette , lui accettata l'offèrta gli ringratio\ cV mentre che il pane per il paefe fi faceua , mandd meni alla fortezza Ifabella con ordine che còduceffino in quelle bande vna delle carauelle, lequali lui haueua lafciate incominciate, cV che faceffino intendere à quelli della fortezza che lui la manderebbe in là carica di vettouaglie» Conduffono coftoro la carauella fecondo il comandamento del gouernatore al fitto chiamato Xaragua pliche poi che hebbe intefo Anacaona, volfe andare infieme con il fratello à vederla» cY andando fletterò vna notte à 5 vn borgo doue effa haueua il fuo theforo,non oro ne argento d altre gioie, ma vafi di legno v a fi di le- neceffarfj al viuere,comepiatti,fcodèlle, catini, tutti di legno neriffimo cY ìucidiffimo ma- gno negro rauigliofamente dipinti con tefte d'animali, ferpi, fiori, cV altre fimili cofe» delli quali vafi mol «> folli ne dono feffanta al gouernatore con quattordici fcanni del medefimo legname cV al mede- lìmo modo dipinti, liquali tutti filauorano neH'IfolaGuanaba,cheèalla parte di ponente della Spagnuola,con pietre di fiumi acutiflime» dettegli anchora quattro gradi palle di cot tone filato finifTimo SC di diuerfi colori da far tele. Il giorno feguente andorono ad vn vil- laggio del Cacique appreffo il littori gouernatore fece mettere a v ordine vn fuo brigantino» il Cacique fece venir due Canoe dipinte di varfj colori , vna per fé cV altri fuoi familiari, l'al- tra per Anacaona cV fue fchiaue» la quale non tenendo gli occhi ad altro che al gouernato- re,volfe montar fola con il gouernatore in fui brigantino , le fchiaue la feguitorono in fu la Canoa* giunti che furono non molto lontani dalla carauelIa,hauendo il gouernatore fatto cenno,furono fcariche tutte Farteglierie , delle quali tanto fu lo ftrepito , che rifond perii mare SC monti vicini con il fuoco SC fumo cheandaua a laere, che Anacaona attonita, SC fuordifèjcome morta cafed in braccio al gouernatore» tutti gli altri fimilmente reftorono fpauentatijcV penforono che il mondo veniffe al fine» II gouernatore, folleuandola SC ri- dendo inuerfo loro, libero tutti di quefto fpauento , SC maffime che ceffato lo ftrepito delle artiglierie , cominciorono à fonare trombe , pifFari , SC tamburi, il che dette gran piacere a gl'Indiani» Dapoi il gouernatore fatta montare Anacaona in fu la naue à mano la mend pertutto,moftrandogli particularmente tutti li luoghi d'effa, dietro la quale venne il Ca- cique con gli altri Indiani,liquali entrati fimilmente nella naue,confiderandola tutta di fot- to SC di fopra,reftorono admirati , né altro diceuano,fe non che guardauan l'un l'altro,il che veduto dal gouernatore comando che fi toglieffero fu le anchore, cV defferfi le vele à venti, la qual cofa fu loro anchora di maggiore ftupore, vedendo vna fi gran macchina muo- uerfifenzaremid fatica d'h uomini, cY più quando vedeuan la naue per il medefimo ven- to andare innanzi SC indietro, finalmente carica la naue di pane di Iucca 6£ Maiz , licen- tid il Cacique SC la forella poi che hebbe donato loro molte cofe di quelle, che fraliChri- Viaggivol»3% b ifj ftiani \ 'v:'« Cattiui por lamenti di vn Spagnu olo. SOMMARIO DELL'INDIE OCCIDENTALI itiani fi fanno. Anacaona nell'afpetto moftraua gran doglia di qiiefta partita, cVpregaua il C gouernatore che fuffe contento d reftar li" alquanti giorni,d veramete voler che lei lo iegui^. taffe* à quefto il gouernatore diiTe affai parole promettendogli tornare altra volta. cV fìnaf- mente mandata la naue al Tuo viaggio,lui per terra infieme co li foldati fé nandd alla for tez-, za Ifabella,doue trouo v vn Roldano ilquale di vii rondinone, feruidore dell'Admirante era fiato inalzato da quello.cV lo haueua lafciato alla fua partita prendente della Iuftitia, effer di molto male animo in verfo di lui , cV efler andato per l'Ifola rubando . cV per fua caufa cY de gli altri lafciati alla guardia della fortezza,Guarione{io Cacique non potédo tollerare li lor mali portamenti,cY infolentie,fe n'era fuggito con fuoi familiari a certi monti lontani da Ifa bella circa dieci leghe verfo ponete in fui fitto di Tramontana,, doue fono alcuni monti, gli habitatori delli quali fi chiamano Ciquaghi , cV il Cacique Maiabonefio, lo flato del quale fono montagne afpre, tY doue difficilmente fi può andare , talmente fatte dalla natura, che effendo vicini al mare ^i diffondono in verfo quello faccendo vn femicircuIo,a modo di duo eorni* nel mezzo di quelli e v vna pianura, per la quale molti fiumi di chiariffime acque 8C abondanti sboccano in mare, gli habitatori fon tacche molti fi penfano che habbino hauu to origine da Canibali,perche (cendendo alla pianura per guerreggiare, tanti quati prendo no de gli inimici vicini fé gli mangiano* Guan'onefio fi rifuggi' alla fortezza di quefto Cacique Chiamata Caprone portandogli molti gran doni, di quelli che hanno careftia gli habitatori di quelli monti,dicédogli effer flato molto mal trattato dalli noftri, ne mai hauer poffuto con humilta\cV buone parole hauer pace con efll. St" per quefto effer ricorfo à lui, pregandolo che lui lo voleffe aiutare dC difendere dalla furia di quefti cofi cattiui huomini*. Maiabonefio l'accetto', cVfecegli gran carezze, promettendogli ogni aiuto contro li Chriftiani* trouato adunque le cofe cofi difpofte, fé n'andò alla fortezza della Concerno- ne, vicino alla quale intefe effer il detto Roldano,cV che andaua rubando,quanto oro troua^ uà in man de gli Indiani,cY sforzando tutte le femine che gli piaceuano. per le quali cofe lo fece venire à ^domandandolo della caufa di quefta infolentia. lui sfacciatamete gli rifpofe* Io ho intefo come l'Admirante era morto, cV che li Re catholici non tengon più cura al- cuna delle cofe delÌ'IfoIa,c¥ noi feguitandoti cV ftando fotto il tuo gouerno, ci moiamo di fa me,dC fìamo conftretti cercarci il viuere per l'Ifola. oltra di quefto,io penfo hauer q ui tanta autorità quanto hai tu,cV per quefto fon deliberato no ftare più a tua obedientia* Per que Ile parole adirato il gouernatore glivolfe far metter le mani adoffo,malui accortofene il fuggf con feffantahuominiinuerfo ponente alla prouinciaXaragua,doue comincio à far si peggio chepoteua,rubando,sforzando donne cY ammazzando. Delli maliportdmenù di Roldano già fer nitore deW^4dmìrdnte ì Di l>nd impetuofijììmd correnthict d dcqudfdlfd 3 et ddcqud dolce qudli infìeme fdcetidnoordn combdttimenti . Come fu feopertd undpidnurdgrdndtfìimd molto popoLtd ddoenu hiimdnifime lequdli abonddno d'oro & di perle. Mentre chele cofe dell'Ifola erano in quefti trauagli,li Re Catholici haueuano affegnato dieci carauelle à 1' Admirante,per madare con vettouaglie a fuo fratello* delle quali lui di fu- bito né mando due adrittura i l'Ifola Spagnuola, quelle per vétura arriuorono a quella par te dell'Ifola di ponente,doue fi trouaua Roldano con li compagni,ilquale veduti coftoro &C parlando con eflì,fubito comincio a perfuader loro, che nò fteffero all'ubidientia del gouer natore,promettendo loro in cambio delle fatiche che harebbero fotto quello, far loro hauer grandiffìmi piaceri di donne, &.' altre cofe che loro veniffe voglia, cV che diuenterebber rio- chi con le prede , cV rapine fatte à quegli Indiani* Il che dal gouernatore era loro vietato* Quelle cofe tutte molto piacquero a quelli delle carauelle,cV d'accordo infìeme attefero a viuere delle vettouaglie che haueuan condotte, cV elefferlo per lor capo. Et ; benche hauef fero per certo cV fapeffero che prefto l'Admirante era per arriuare, non per quefto reftauan di far quato mal poteuano fenza paura alcuna, da l'altra parte Guarionefio meffo infìeme molti Indiani fuoi amici con l'aiuto di Maiabonefio,fpeffo difeendeua dalli monti allipia^ ni,cV tanti quanti Chriftiani trouaua oVero Indiani loro amici,tutti gli tagliaua a pezzi,fac cheggiando,cV rumando tutto quel che trouaua* In quefto tépo quando le cofe della Spa gnuolaeran tanto perturbate, l'Admirante ii para di Spagna con il reftante delli nauilrj affegnati D DEL S. DON PIETRO MARTIRE li \ affegnati dalli Re Catholiei,a N quefta voltatoti per la diritta, ma tenne il cammino più ver- fo mezzo di\ nella qual nauigation quel che difcopriffe di paefi&mari,fi dira nella fe- guente narratione. L' Admirate Colobo adi z$. di Maggio 1 4 9 8. partito da S.Lucaar di Barameda poco lontano dall'Ifola diGades,infula bocca del fiume Guadalchibir, con otto grandi nauili molto carichi,ftorcendo il cofueto fuo cammino per le Canarie,per pau- ra d'alcuni corfali frazefi,che lo afpettauano à quella volta, fi volto a man finiftra verfo Ufo la della Madera» cV di li mando cinque nauili a diritto cammino all'Ifola Spagnuola,c\^fe- co ritenne vna naue cV due carauelle , con lequali fi mille à- nauigare verfo mezzo di', con intentione di trouar la linea equinoziale, cVdf li voltarfi poi verfo ponente perinueftigar la natura di diuerfi luoghi, cV nauigando in quella parte'arriud all'lfole Hefperide chiama- te da Portoghefi l'Ifole di capo verde,lontane da terra due giornate,in numero tredici, tutte dishabitate eccetto vna,laquale ù' chiama Buonauifta, dC da quefte parti per hauerui troua- to cattiuo aere,per Gherbino nauigd quattrocento ottanta miglia con tanta bonaccia $C cai do,perche era del mefe di Giugno,che quafi li nauili s'abbrucciauano, cV fimilmente li cer- chi delle botti fcoppiauano, i modo che l'acqua e'1 vino u' perdeua,né gli huomini poteuan tolerare il caldo per effer lontani dall'equino ttiale gradi cinque, pure otto giorni toleroro- no in quefto trauaglio,parendo lor fempre con le naui montare non altrimenti , che fé fu per vn'alto monte f aliffero inuerfo il cielo : cV il primo giorno fu fereno, cV gli altri nebulofi con pioggia,& perquefto più volte fi pentirono effer andati a quel cammino. Panati gli otto giorni {i milTe il vento per leuante,ilqual tolto in poppa fé n'andorono alla volta di pò nente,continuamente trouando miglior temperie d'aere , cV la notte altro afpetto di ftelle. in modo che il terzo giorno trouorono l'aere temperariffìmo , cV all'ultimo df di Luglio dalla gabbia della maggior naue fi fcoperfero tre altiffimi monti, dellaqual cofa non poco fi rallegrorono,perche ftauano mal contenti per effer per il caldo mezzi abbruciati, òC l'ac- qua gli cominciaua a mancare, finalmente con l'aiuto di Dio giunfero al terra, ma per effer il mare tutto pieno di fecche,non fi poteuano accollare, ben comprefono che era terra mol> to habitata, perche dalle naui fi vedeua belliffìmi horti,cV prati pieni di fiori, liquali la mat- B tina per tempo conia rugiadajmandauanofoauiffimi odori fina alle naui. dilf à venti mi- glia trouorono vn bonimmo porto, ma fenza fìume,per la qual cofa fcorfèro più auanti,cV finalmente trouorono vn porto altiffimo da poterfi riftorare cV far acqua cV legne , ilqual chiamorono Puta di Arena. Non trouorono vicino al porto alcuna habitatione, ma mol te pedate d'animali fimili a quelle delle capre,delle quali ne viddero vna mortamolto fimile alle noftre. L'altro giorno viddero venir da lontano vna Canoa con ventiquattro gioua- ni di bella cV grande ltatura armati di freccie,arco,con targhe oltre al coftume de gl'Indiani,. cV erano nudi eccetto le parti vergognofe,lequali haueuan coperte con vn panno ài cotto- ne di diuerfi colorisco li capellilunghi diftefi,cY quafi al modo noftro partiti in fu la fronte. L'Admirate per allettare cV aiTicurare quefti della barca comando fuffe moftro loro fpec chi di vetro,fcodelle cV altri vafi di rame con fonagli,ma loro quanto più erano inui tati, tan- to più temeuano d'effere ingannati,lèmpre tiradofundietro,óY teneuano gli occhi nifi ver- fo li noftri con grande admiratione. Donde vedendo l' Admirante non li poter tirar con quefte cofe, ordino che nella gabbia della maggior naue fi fonaffe tamburini, piue, & altri inftrumenti,cV da baffo fi cantaffe cV balIaffe,fperando con canti allor nuoui,potergli dime- nticare. Ma loro penfando che quelli fuffero fuoni: che gli inuitaffìno a combattere, tutti in vn tratto lafciati li remi tollero gli archi cV freccieinmano,cV penfando che li noftri li vo leffero affaltare teneuano diritte le punte verfo di Ioro,ftando à vedere quel che voleffen di- ire quefti fuoni cV canti, li noftri all'incontro anchor loro con le freccie in fu gli archi a po- co a poco s'accoftauano alla barca, ma gl'Indiani partiti dalla naue maggiore , confidan- doti nella celerità de fuoi remi,s'accoftarono ad vna naueminore, &C tanto fé gli auicinaro- no che il patron della naue gittd nella barca vn faio di panno, 6>C vna berretta à vno de pri- mi di loro, dal che fucceffe che dipoi confegni fi detterfede di fcendere in fui lino, doue più commodarnente potrebbero infieme parlare. Ma andato il patron della naue a di- mandar licentia all' Admirante, cY loro temendo di qualche inganno dettero delli remi in acqua, cV fé n'andarono via. in modo che di quefta terra non hebbero altra cognizione. non molto lontano da quefto luogho trouorono vna correnthiad'accjua da Leuante in Viaggi vol.3 9 , b iiij ponente I *i '■ • "■••A ti 'O^-V : ; 1 ■ , .,,, , SOMMARIO DELL'INDIE OCCIDENTALI ponente tanto celere 3C impetuofa,che pareua vn torrente che d'altiiTimi monti difeendef- © fe,talechei'Admirante affermaua mai da poi che nauigaua hauer hauuto maggior paura. Andato alquanto auanti per quefta corréthia,trouo vna bocca di larghezza d'otto miglia che pareua l'entrata d'un grandilTimo porto, doue sboccaua quefta correnthia, laqualechia maron Bocca di drago, cY vn'Ifola che era all'incontro chiamaron Margarita » all'incontro di quefta corredila d'acqua falfa,veniua no con minore impeto da terra vna correnthia d'ac qua dolce & faccua forza di sboccare in mare,ma dalla Salfa era impedita,in modo che infie me faceuano gran combattiméto,con bollori cV fpiume» intrati in quefto golfo trouorono finalmente acqua dolciffima&Cbuon^cYnauigorono 104 miglia cótinuamente per ac^ qua dolce. cV quanto più andauano verfo ponete, tanto più erano dolci» Scoperfero dipoi vn monte altifiìmo,il quale dalla parte di leuante era pieno di gatti mammoni,^ dishabita- to per effer molto afpro,pure minerò in tcrra,cY viddero molti campi cultiuati. ma non vid dero huomini,ne anche cafe. cV dal lato del monte verfo ponete viddero vna pianura gran- diffima,allaquale li noftri andorono per vedere chi riiabitaffe» gl'Indiani veduto arriuare alli fuoi litti quefta nuoua gente,correndo tutti à ragatta fenza alcuna paura,andorono alle naui,doue con li noftri fatta amicitia,intefero per fegni quefta terra chiamarfi Paria, cY effer grandifììma,cY che quanto più s'andaua a ponente, tanto più era popolata» Tolfero di qui quattro huomini in naue,cY andorono feguitando quella cofta di ponente,per la qual naui- aando trouauano ogni giorno l'aere più temperato,tY ilpaefe più popolato cY ameno»dalle quali co fé com prefero quella effer regione da tenerne gran conto, & vn giorno fra gli altri Trouov no la mattina auanti il leuar del Sole, tirati dall'amenità del luogo,perche fentiuano da fiori SC ggri molto herbe delliprati,grandifTimi odori, volfero fmontare, doue trouorono maggior numero huanc ab- d'huomini che in alcun luogo mai haueffer trouato,cY fubito che furono fmontati,vennero io & di % num U alFAdmirante,per parte del Cacique di quefta terra,li quali con vifo allegro, per ceri ni,tY fegni,cY grandi offerte l'inuitauano a difmontar in terra» ilche ricufando V Admirante quelli andorono alle naui co molte barche piene d'Indiani ornati tutti le braccia cY il collo, di diatene d'oro,cY perle orientali^ dimandati doue raccoglieuano quelle perle cY oro, co cenni,rifpondeuano che le perle [i trouauano nel litto del mare li vicino , dimoftrauano an- E eh ora con fegni delle mani,cY muouer della tefta,cY torcer delle labbra,che appreffo loro no fé ne faceua conto alcuno. dC prefi alcuni vafi à modo di caneftri accennauano , che fé li no- ftri voleffino ftar li,ne poteuano empir quelli a lor piacere. Ma per che liformeti che ì Ad- mirante portaua ali'Ifola Spagnuola fi guaftauano, delibero' differir quefto commertioad altro tempo più commodo,eY mando all'hora due barche d'huomini in terra per inueftiga- re OC intender la natura di quel paefe,tY li coftumi de gli huomini, 6Y far pruoua di barattare delle cofe che haueuano con le lor perle» De oli hdbiti di Quelle trenti. D'un fiume profondiamo & di mdrduigliofd largherà. Come Mdgnabo- nefio & Guartontfio caciQUi furono pr?fi } & i lor popoli tennero dÙ'obeatentia dell' admirante. Per qualcauja fufje creato ">» nuouo gouernatore che t andajfe aWljóld Spdgmold &per ordine di Quello mdnddti in ferri l'^Admirdnte &juo fratello in Spagna. ; Andati adunque in terra furono li noftri rieeuuti da loro molto amoreuolmente, cY cor- reuano da ogni badai vederli,come vn miracolo.cYduo di coftoro che pareuano di più fti- ma cV grauità de gli altri,primi fi ferono loro incotto, vno era vecchio,l'altro giouane fuo fi gliuolo,liquali fecódo loro coftume falutatili gli menarono in vna cafa fatta in tondo , auati laqual era vnagran piazza,doue gli fecero federe fopraakunefedie fatte d'un legno negrif fimo,cY lauorate con grande ar te, éY fedendo li noftri infiemeeon quellijvennero molti feu- dieri carichi di diuerfe (orti viuande,cY la maggior parte di frutti incogniti a noi , cY di vini bianchi cY roflì non di vue,ma fatti di diuerii frutti molto fuaui al gufto. poi che hebber al> quanto mangiato, il giouane prefi per mano li noftri amicheuolmen te gliconduffeinyna camera doue erano molti huomini cY dòne,feparati l'una parte dal'altra,bianchi come li no ftri, eccetto quelli che andauano per il fole» cY nella apparenza moftrauano effer gente mol- to mafueta cY benigna inuerfo li foreftieri. liquali tutti erano nudi eccetto le parti pudibun de,lequali portano coperte con certi veli di cottone teffuti di vari} colori , cY neffuno vi era nehuomo fc» DEL" S. DON PIETRO MARTIRE 13 A nehuomo ne dona che nò fuffe ornato co filze di' graffe perle, cV catene d'oro.òV addiman- < dati da noftri dódc haueffero l'oro che portauano f rifpondcuano con fegni che veniua da certi monti,liquali a dito moftrauano,accennando che per modo alcuno li noftri no vi do- vettero andare,perchc in quel luogo gli huomini erano mangiati.Ma li noftri non gli potè uano intendere, fé diceuano da fiere, d vero da Canibali , della qual cofa, cioè che loro non gli intendeffero , moftrauan pigliar gran moleftia, dolendofì dt non i'i potere parlare infìe- mel'un con l'altro, cV intenderli. Stati adunque li noftri in terra fino à mezo di, tornoro- no alle naui con molte filze di perle, cV l'Admirante immediate fi leud con tutte le naui per. rifpetto che'l formento,come riabbiamo detto, i'i marciua,con animo di tornar vn'altra voi ta, ordinate che fuffero le cofe dell'hola Spagnuola 5 follccitòllo al partire anchora che l'ac- que in quello luogo erano molte battei faceuano gra corredila, di modo che la natie mag gl'ore per ogni piccol veto era trauagliata,cY andaua a gran pcricolo,cY per quefto per mol- ti giorni mandorono auanti vna carauella minore con io fcandaglio, che faceua la via all'ai-* tre, con laqual guida andorono feorrendo circa Z30. miglia di quefta prouincia detta Paria, nellaqual viddero C umana , ManacapanacV Curiana, lontano da quefte molte miglia ,ÒC andati per Ponente molti giorni credendo che quefta fufte Ifola, cV di li voltandoli per tra--: montana poter andare alla Spagnuola, capitorono ad vn fiume di profondità di 3o.brao eia, di larghezza inaudita,perche diceuano ch'era largo circa 1 1 z. miglia. Poco auanti pur Flume lar per ponente,ma vn poco più a mezo di,che cofi s'ingolfaua quel litto, viddero il mar pieno |° ia> a d'herba,che pareua che correlle €ome vn fiume, 8C fopra il mare andauano alcune femenze, ° che pareuano lenti. cY era tanta fpeffa, llierba ch'impediua il nauigare delle naui. in quefto luocro referifee l'Admirante effer gran temperie d'aere. Et il giorno tutto l'anno quafi è eguale, cV non molto varia, perche non era lontan dall'equinoziale più di cinque gradi, 3C vedendo fi in quefto gran golfo quali intricato, non trouando exito per tramontana,donde poterle andar all'Ifola Spagnuola,con grande fatica vfeito deirherbe,prefo verfo tramonta- na il dritto fuo camino,con l'aiuto di Dio giunfe all'Ifola Spagnuola fecondo il fuo difegno adi z 8. d'Agofto 1 4 9 S. Doue arriuato troud ogni cofa in confusone , cV che quel Rol- E dano, ch'era flato fuo allieuo con molti altri Spagnuoli s'era ribellato da fuo fratello gouer- natore. ilqual volendo mitigare , non folamente non fi pacificò, ma fcriffe alli Re Catholi- ci tanto male dell'Admirante, quanto mai fufte poOlbile a dire, cY anchora del fratelIo,accu fandolo ch'egli era fcelcrato d'ogni dishoneftà, crudeliffimo, cV ingiufto, che p ogni picelo la cofa faceua appicar, cV morire h uomini, cY tutti adue erano fuperbi, cV inuidioii, cV pieni di ambinone , cY in tolerabili,cY per quefta caufaefferfì ribellati da loro come da fiere che s'allegrano di fpander fangue humano,cY inimici dell'Imperio di lor maeftà, cY come da quelli che non cercano altro ch'vfurpar lo ftato di quel'Ifoia^ accrefeendo quefti carichi che dauanloro convarieconietture,cYmaffimeche nonlafciauano andare alle caue dell'oro, ; fé non li fuoi familiari. L'Admirante fimilmente notifico alli detti Re Catholici la natura di quefti huomini di mala forte, dichiarando che non attendeuano fé nona sforzar don- ne, cY affaifìnamenti, cY che temendo non effer puniti al fuo ritorno s'erano ribellati,cY an- dauano per l'Ifola violando, rubando, cVaffafTinando. Mentre fi faceuano quefte accufa- tiohi, l'Admirante mando fuo fratello con nouanta fanti, cY alcuni caualli ad efpugnareil Cacique Guarionefio , ilquale con li popoli Ciguaui s'era ribellato, cV haueua meflo infie- me circa (ei mila huomini tutti armati d'archi cY freccie, ma nudi, con il corpo dipinto di va rfj colori dal capo alli piedi . con ilquale il gouernatore venne: più volte alle mani, cY maffì- me al panar d'un gran fìume,in fu la riua del quale coftoro s'erano accapati,cY con innume- rabili faette,cY falli, impediiiano il paffo alli nòftri,il che da loro conofeiuto, fubito mando- rono occultamente alcuni caualli àpaffare il fiume lontano da quel luogo. Gli Indiani ve-- dutofi li noftri alle fpalle cofi all'improuifo , reftorono admirati , cY dubitando di non effer mefiì in mezo fi ritirorono à capo delli monti Ciguaui al Cacique Maiabonefio , dal quale domando foccorfo Guarionefio, ne lo potette ottenere, perche li popoli fentita la venuta del gouernatore, dubitauano,no effer tagliati à pezzi, donde tutti à duoi quefti Caciqui fu ron conftretti fuggirfi alle felue fopra altri mòti altiflìmi, accompagnati d'alcuni pochi In- diani. Ilgouernatore, arriuato à Caprone,vY intefa la fuga delli Caciqui, anchor che gli pa- reffe diffidi cofa poterli trouare, pure delibero' fare ogni opera per hauergli nelle mani, al- che gli fola fortuna molto iàuoreuole,per che alcuni Chriftiani forzati dalla fame, cercan- do jT | T' ., m Và'm S/t'iV?' If'ìlf 1 i SOMMARIO DELL'INDIE OCCIDENTALI do pigliare delli Vtias liquali habbian detto effer Amili à Conigli, àcafo fi abbatterono a C duoi familiari di Maiabonefìo , che gli portauano per viuere del loro pane, liquali prefi in- fegnorono alli noilri doue quello Cacique fufTe,ilcheintefodal gouernatore, adoperati quelli per guida, fece dipignere dodici delli fuoi al modo lndiano,cV gli madd al luogo do- uè era Maiabonefìo, il quale vedendoli da lontano fi credette che fallerò Indiani, venendo loro incontro,fu fubito prefo lui con tutta la fua fàmilia infieme con Guarionefio.cV in que fìo modo tutti li popoli Ciguaui, cV gli altri vicini , dopo la prefa di quefti Caciqui venne- ro alla obedienza dell'Admirante. Mentre che l' Admirante infieme con fuo fratello con quanta diligentia s'è detto s'affàticauano ridurre alla obedientia delli ReCatholici tutti H Signori dC popoli dell'Ifola Spagnuola,giunfero alli prefati Re lettere delli Spagnuoli fol- leuati, cV appreffo di quelle li nuntfj mandati dall'Admirante come di fopra e detto, oltre a quello la fama dell'oro di quella Ifola era tanto grande fra tutti gli huomini della corte,lf- quali erano vfi vederne poco , che ciafeun tirato dalla cupidità di quello defideraua hauer quello gouerno, cVnon hauendo animo domandarlo per la gran reputatione 8C gratia che vedeuano hauer l'Admirante: cominciorono a fparger per tutta la corte , che il prefato con il fratello fi voleuano far (ignori di quella Ifola con tutti li paefi nuouamente trouati: et di" ceuano che li fegni fi vedeuan manifelli , per che s'intendeua per lettere di diuerfi , che elfi haueuan cominciato à non volere ch'alcuno Spagnuolo praticarle alle minere dell'oro , SC che l'haueua date in guardia a particulari perfone loro intrinfeche dC familiari, aggiugnen- do che di quello R cauaua,efTi ne mandauan poco in Spagna, ma lo ferbauan per li loro bi- fogni* cV che à fine che quello lor difegno più facilmente fi poterle mandare ad effetto, elfi voleuan leuarfi da gli occhi tutti gli Spagnuoli, che eran fopra detta Ifola, cV già ne hauean cominciati a far morir molti , fotto diuerfi preterii 8C caufe. Le quali parole dicendofi per tuttala corte, operaron tanto che li Re Catholici furor forzati, vedendo in effetto, che non gli era flato madato quella quantità d'oro che fi diceua efferfi cauato in detta Ifola ( il che no procedeua d'altro che dalle difeordie ch'erano in quella fra gli Spagnuoli)eleggere vn nuo- uo gouernatore, il quale andaffe à quella volta, dC arriuato intenderle quali Iutiero li colpe- uoli,cVgligailigaffe. Quello gouernatore adunque partitofi con buon numero di fanti, D fenza che l'Admirante fapeflè cofa alcuna, giunfe alla Spagnuola , doue mtefafi la fua ve- nuta andò l'Admirante con il fratello ad incontrarlo, Svolendolo accettar con allegro voi to , all'improuifo furon prefi , cV fpogliati di tutto quel che haueuano , cV in ferri per ordi- II Colom- ne del nuouo gouernatore furoron mandati in Spagna» Qui fi può confìderar la varietà, bo col fra- Q£ giuochi della fortuna,che quello che poco auanti era in tanta gratia delli Re catholici,ha madatTIn uendo lor fatto con la fua virtù } cV ingegno, vn tanto gran beneficio, nei fcoprirgli tanti ferri in Spa nuoui paefi cV fìgnorie, che per opinion d'ogni huomo non pareua che mai il poterle tro- 2 na ' uar modo di rimunerarlo , in vn momento infieme con il fratello cadérle in tanta miferia. Ma venuta la nuoua alli Re Catholici che in ferri erano arriuati à Gades , fubito molli da grandiffima compaffìone,mandorono ad incontrarli diuerfe perfone l'un dopo l'altro,con commeflion che fubito fulfer fatti liberi, cV che vefliti honoreuolmente, funer menati al- la lor prefentia , il che fu fatto. cV intefo da cofloro la verità della cofa, fubito ordinorno che li delinquenti fulfer puniti* Come Pietro *Alfonfo chiamato Nigno partito di Spagna per [coprir nuoui paefi, arriuato allaprouin- cia detta Curiana in ">» borgo di quella con certe cofe che "Valeuano pochi danari hebbegran quantità di perle. & della gran copia a animali di quel luogo. Della prouincia di Cauchiete, douefitroua oro. Dapoi che l' Admirate Colombo fu arriuato in Spagna dC hebbe moftrato l'innocentia fua alli Re Catholici , molti de fuoi piloni cV nochieri che feco continuamente , erano flati alle fopradette nauigationi , fecero tra loro deliberatione andar per l'Oceano à difeoprire nuoui paefi. &f tolto dali Re licentia con promettere di darliil quinto del th eforo dietro- ualfino,armarono alquanti nauili à fue fpefe, cV fé n'andarono à diuerfi cammini,con ordi- ne perO v ,di non s'accollare doue era flato l'Admirante à cinquanta leghe, tra liquali Pietro Alfonfo chiamato Nigno con vna carauella fi miffe andar verfo mezo di , cV capito à quel- la parte di terra ferma che fi chiama Paria,nella quale già di fopra habbian detto, die Y Ad- mirante troud gli h uomini , de le donne con tanta copia di perle ♦ &C feorrendo piti auanti per DEL S, DON PIETRO MARTIRE 14 A per quella colla per fpatio di cinquanta leghe, lafciandofìà dietro leprouinci'e diCumana cYManacapana,arriudallaprouincia chiamata Curiana dagli h abitanti, do uè troud vn porto limile à quel di Gades , nel quale entrato vidde vn borghetto d'otto cafe , cV fmonta . to in terra troud cinquanta huomini nudi, che non erano di quel loco,ma d'un altro popo- lati (Timo borgo tre miglia lontano* liqualicon il Tuo Cacique gli vennero incontro , pie-, gandolo che andaffe à porre in terra alle cafe loro ♦ ma Nigno per all'hora no andando più. auan ti,fece con loro pcrmutatione di fonagli, aghi, fpecchi,cV filze di pater noftri di vetro, . all'incontro hebbe da loro quindici onde di perle, di quelle che portauano alcoli© cVaile, braccia* dapo molte preghiere il fequente giorno fi leud con la naue,c\: andò al loro borgo,- doue giunto tutto il popolo ch'era infinito corfe à marina, con atti & cenni pregando che difmontaffero à terra , ma Alfonfo Nigno (vedendo tanta moltitudine) hebbe paura , per che non haueuafeco fé non trentatre h uomini, ma per cenni faceua loro intendere , che fé voleuano comperare alcuna cofa andaffino con le lor barche alla naue. onde molti di loro con fue barchette fatte d'un folo legno, lequali in quel paefe chiaman Galite,portando feco quantità di perle per defiderio che haueuano delle cófe noftre , vennero à ragatta alla naue. in modo che con alcune cofe, che valeuano pochi denari, hebbero circa nouantacinque li- bre di perle, liquali in fua lingua chiaman tenoras . Ma poi che Alfonfo Nigno per fpa- tio diventi giorni gli hebbe conofeiuti, humani, femplici, cV benigni inuerfo li foreftierf,, delibero fmontare à terra» doue fu riceuuto amoreuoliirimamente. le loro habitationi fp^ no cafe di legno coperte di foglie di paIme,cV il loro famigliar cibo fono per la maggior par te l'oftriche, dalle quali cauano le perle cV n'hanno gran copia in quelli liti, mangiano an- chora animali faluatichi come fono cerui, porci cigniali, conigli di colore dC grandezza fi- mili à lepri, colombi, cV tortore hanno in grande abondantia. le donne nutrifeono l'oche, dC anitre come fi fa in Spagna. Nelli loro bofehi fono pauont non pero con penne di va- ri) colori come li noftri, per che il mafehio e poco differente dalla femina. fonui anchora fa-- giani in gran copia, coftoro fono perfettifìTimi arcieri, perche con le freccie danno douun-, che vogliono . In quello luogo Alfonfo Nigno , con la fua compagnia per quelli giorni L . e co( * e roa £ che vi fletterò hebber buon tempo , perche haueano vn pauone per quattro aghi , per dua ffEIJ vno fagiano , vna tortora , vna ocha, cV vn colombo, per vn pater noflro di vetro. cV in far quelli baratti contraftauano, non altrimenti che fanno le noftre donne, quando alli mer- cati voglion comperare qualche cofa. Ma andando nudi domadorono per atti, cV cenni à che fi poteffìno feruir delli aghi, alli quali fu rifpoflo dalli noftri limilmente per gefti che con quelli potèuano curarfi li denti, cVcauarfì le fpine de piedi, cV per quello loro comin- ciorono à filmargli, ma fopra tutte le cofe piaceuano loro li fonagli , et* per hauer quelli, non lafciauano di dar cofa alcuna. Sentiuanfi di quel luogo nelli bofehi d'altiflìmi arbo- ri, dC fpeffì,che erano li vicinila notte fpauenteuoli mugghi d'animali . non dimeno giu- dicauano che quelli non fuflero nociui. cVqueflo perche gli huomini del paefe andauano ficuramente cofi nudi fenza tema alcuna per quelli bofehi con loro archi cV freccie , né mai fi troud che alcuno da quelli animali fune flato morto ♦ quanti d cerui , cigniali, li noftri domandauano, tanti con le loro freccie n'ammazzauano* Non hanno buoi,ne capre,ne pecore , vfano pane di radici cV di Mahiz fimile a quell dell'lfola Spagnuola. hanno ca- pelli neri, cV groffi,c\* mezi crefpi, ma lunghi. cV per hauer i denti bianchi portano in hoc ca continuamente vna certa herba atta a v quella cofa, dC come la buttano via, fi lauano la boc Le donne attendono più all'agricoltura , dC alle cofe di cafa, che gli huomini. ma gli f^ ca. huomini attendono alle caccie,guerre,giuochi,fefte,cV altri follazzi. Hanno pignatte,ca tari,vrne cV, altri Ornili vafi di terra,nò fatte nel fuo paefe,ma hauuti per baratto in altre prò uincie,nelle quali fanno loro fiere, cV mercati, doue concorrono tutti gli altri vicini, dC por- taui ciafeuno quelle cofe delle quali ha copia nella fua prouincia. fanno baratti cV permuta tioni d'una cofe all'altra fecondo che à loro piace. cV tutti hanno piacere portare in fuo pae fé cofe nuoue né più in quello luogho vedute, portano al collo appiccati à filze di perle, vccelletti dC altri animaletti formati d'oro , cV ben lauorati , c\T quelli hanno in baratto nel- l'altre prouincie. ilquale oro e del caratto del fiorino di Reno.gli huomini portano alle par ti vergognofe in luogo di braghe vna zucca d vn caragolo , lequali s'accommodano con vna corda che portano cinta ♦ limili braghe portano anchora le donne, ma poche volte, per che quelle per la maggior parte del tempo ftarmo in cafa. Dimandati quelli per cen- nidC ■»'*; ,; 'im ,. v 'ili " .*'.. 'M 1 ■• - il. M . Il ",v. ■t : ' ! '■ '. ' u \ $?$: i*- 1 ' ;' ■,"'',! ! S 1 p l'I 1 jjjìi 1 ' \ I. ''j SOMMARIO DELL'INDIE OCCIDENTALI ni8c"atti,fe andando più auanti fi trouaua mare,dpur terra ferma, dimoftrauano non lo fa- pere* ma faccendocóiecìura da gli animali, che fi trouano in quelle parti di Paria, fi può fa- cilmente credere , che fia terra ferma* cV tato più anchora perche hauédo nauigato per quel- le coftiere di ponente più di tremila miglia , mai hanno trouato fine ♦ dimandorono dipoi da che luogho haueuano quel oro , cV da che banda vengha,per cenni rifpofono,che lo por tauano duna prouincia chiamata Cauchiete , lontana da loro (ci foli verfo ponente, cioè (ci giornate, accennando che gli artefici del paefelo formauano in quelli animali cheportaua- no al collo . Intefo quefto Alfonfo Nigno,delibero partirfi da Curiana^cV andar à quella volta» cV il primo di di Nouembre. MCCCCC arriud à Cauchiete,doue furfe con la na uè. Gli huomini del paefe vitti li noftri,fubito vennero alla naue fenza timore alcuno, &T portorono quell'oro , che alPhora fi trouauano cauato nel paefe loro, cV della forte cV bon- tà fopradetta. portauano anchor coftoro perle al collo, lequali haueuano da Curiana per baratto d'oro* Trouorono qui gatti mamoni cY molti belli pappagalli di varrj colori, era- Gatti mam u { ftjauiffìma temperie fenza freddo alcuno» la gente è di buona naturaj ftano fenza foCpet pappagalli* to alcuno,tutta la notte con le fue barche veniuano alla noftra naue ficuramente,8c" in quel * la entrauano come in cafa loro , delle fue donne fon molto gelofi , S>C per quefto ìe faceuano ftar indietro, cV molto rimerie , fé alcuna volta anchor quelle voleuan vedere le cofe noftre come miracolofe* Hanno grande quantità di cottone ilquale da fua polla nafce fenza cul- tura alcuna,delqual fanno loro brache, di poi partendofi di qui,cV fcorrendo più auat; vidi der vn paefe belliffimo con molte cofe, cV alcuni borghi con fiumi cV luoghi ben cui tiaaró al qual luogho volendo difmontare, gli vennero all'incontro più di duo miia huomini ar- mati all'vfanza loro * li quali mai per alcun modo volfero con li noftrf ne pace ne ami dna, né patto alcuno ♦ Dimoftrauano grandiffima rufticità, anzi pareano huomini quali fal- uatichi,anchora che fulTino belli huomini,cY di corpo proportionatiffimi, bruni di colore, dC vniuerfalmente magri, per il che Alfonfo Nigno contento di quanto haueua trouato delibero tornarli per le via che era venuto* Stuello accadete al detto Nigno con li Cambali nauigando con la compagnia "Verfò Paria, & de co/lumi di detti Cambah. Come fi faccia il/àie nella prouincia Haraia. & dell' ofìeruan^ %a di quel paefe nelfepeìlirgli huomini da conto. Et cofi tornando in dietro con l'aiuto di Dio giunfe con la compagnia alla prouincia de! le perle chiamata Curiana, doue dapoi fletterò giorni venti a darfi piacere* Ma quello che accadefle loro vedendo da lontano il paefe di Paria auanti che vi arriuafTero,no mi par fuor di propofìto narrarlo» nauigando adunque cV andado auanti , à quel luogho che habbian detto chiamarfì Bocca di drago s'incontrorono in i'8* Canoe ouer barche di Canibali , li- quali andauan cercando di pigliare huomini.coftoro viUo la naue, con grade ardire l'affalta rono, cV circondandola, con loro archi cV freccie,incominciarono a cobattere* ma gli Spa gnuoli con loro artiglierie gli fpauentoron molto, in modo, che tutti fi mirTero in fuga* li noftri con la barca armata li feguitorono tanto che prefero vna loro barca,della quale molti delli Canibali butta tifi in acqua notando fcamporono. folamente vno ne prefero,che fcam par non potè, ilqual haueua tre huomini legati cu mani cV piedi per volergli a fuo bifogno mangiare , il che comprefo dalli noftri difciolfero li legati* cV il Canibale legato dettero in man delli prigioni, dando lor licentia che di lui faceffero quella vendetta , che à loro piace- rla, quelli immediate con pugni,calci,cV baftoni, tanto lo batterono che Io lafciarono qua- fi morto, ricordandofi che li Canibali hauean mangiato li loro compagni. cV che il fequen te giorno Umilmente voleuano mangiar loro * Dimandando li noftri de coftumi di que- fti Canibali , rifpofero che coftoro andauano per tutte quefte Ifole feorfeggiando , OC ru- bando tutte quelle prouincie , cV che fubito che arriuano a terra fanno vno fteccato di pali, liquali portan feco nelle barche, per poter la notte ftar ficuri , cV di li vanno a rubare . tro- uorono in Curiana, la tefta d'un de primi de Canibali,appiccata à vna porta, laqual tengon per memoria cV in fegno di vittoria. Nella region di Paria è vna prouincia molto celebra- ta chiamata Haraia , per la gran copia di fale che in quella fi truoua,il quale viene in quefto modo* quando li venti foffiano con impeto, fpingono l'acqua del mare in vna gran piami ta di quefta prouincia, laquale quietato il vento, de venendo il Sole, in breue tempo fi con- gela, D Come il Tale. fifa D E II : 5. ID'O N P I E T RO'MAR TI RE 15 uanli mor A. gela cV diuenta faìe bianchiflìmo, cY 111 tanta co placche andando à quefte ialine atlanti che pioua,fe ne potrebbe caricare nauili affai,ma fubito che pioue disfa cV torna in acqua» que fìo faie non iòlo ferue a gli huomini del paefe, malo dano in baratto d'altre cofe, delle quali hanno careftia, à tutti li vicini ridotto in pezzi gradi» Quando appreffo coftoro muore al Comc faI * cuno huomo di contojo mettono fopra vna gratella,fotto laqual fanno vn Fuoco lento tato jj' che li diftilli à poco à poco tutta la carne,et non refta fé non la pelle Oc l'offa,dipoi lo faluano cY gli hanno reuerentia,cY in quefto tépo ne vidder duoi porti in quefto modo* Alli tredi> ci di Febraio partirono di quefta prouincia per venir in Spagna con 96, libre di perle a on- eie otto per libra, hauutein baratto per cofe di poco pretio.in 6o. giorni arriuati in Galitia, ilqual viaggio fu più del douer longo per le corréthie dell'acque che tirauala naue verfo pò néte, fu AlfonfoNigno dalli còpagni accufato 3 d'hauer prefo maggior parte di quello che fé gli veniua di tutte le perle, che in quefto viaggio s'erano acquietate, cY che n'haueadefrati dato li Re Catholici della lor portione, ch'era la quinta parte* cY per quefto da Ferrando de vega gouernatore di Galitia doue era arriuato , fu prefo; Finalmentetrouato innocente fu lafciato. le perle quali portorono erano orientali cY affai gr offe , nondimeno per non effer ben forate come dicono molti mercatanti chele conofeonci non fono di molto pretto* '--■-' * Come Vicentianes detto Pinzane & ^riesfuo nipote armate quattro carauelle& partiti da Palosper j fcoprir'fiuout paefi perfino la tramontando trottato il Pòlo antartico uidderol/n 'altra forma di- Jìelle molto differenti dalle nojìre. Come trguatagran quantità di genti dijpauenteuole affretto fu appiccataynagran sbuffa con loro,<&* quellojuccedefìe. In quefto mèdefimo tépo Vicentianes chiamato PinzonecY Arìesfuo nipote che fitro uorono nel primo viaggio conl'Adrnirante Colombo, armorono à fue fpefe quattro cara- uelle,cY adi 1 S* di Nouembre* i4* partiti da Palos per andare àdifeoprire nuoue Ifole, OC terreni,in breuetépo arriuorono alle Cahàrie,cY di li all'Ifole di capo verde, dalle quali par-* tendofi cV pigliado la via per Gherbin^nauigorono co quel vento trecéto leghe. Nel qual viaggio perfono la tramontana, laquaiperfa furono di fubito affiliti da terribilìffima fortu- na di mare, con pioggia, cY vehto crudeliffimo* nondimeno feguitando illor camino con-* tinuamente per Gherbino non fenza raanifefto. perìcolo andorono auanti dugéto quarata leghe* Nel qual luogo prefo l'aftrolabfo in mano,cY trouato il polo antartico/nò vi vidde- ro alcuna ftella fìntile alla noftra tramòtfenaw ma riferirono hauer vido vn'altra forma di ftel le molto differenti dalle noftre, lequali no poteron ben cognofcere,g effer flati impediti da vna certa caliggine che intorno a\quefte ftellefìleuaua cV inipediua lor la vifta. ma intorno fuor della caliggine,fi vedeuano figure di ftelle lucidili! me et maggior che le noftre* Et adi ao* di Gennaio da lótano viddero terra,allaqual approffimandofi, cY veduta l'acqua molto torbida,gittarono lo fcandaglio, cV trouoronò 1 6* braccia d'acqua * cV finalmente giunti a terra difmontorono, cV li fletterò duoi giorni che mai apparfe huomoaleuno,béche trouaf- fero molte pedate d'huomini* coftoro accioché da qualuche per vetura arriuaffe à quel luo- go,fuffe conofeiuto come v'erano ftati,fegnoronole feorze de gliarbori del fuo nome et del li Re Catholici.cY di poipartiti di li,cY fcorrédo più auati viddero la no tte molte ludiche pa reua fuffero in vn capo di géti d'arme, verfo lequali madd il gouernatore xo* huomini bene armati,cY comadd loro che non faceffero ftrepito alcuno, liquali andati, cY còprefo effer gra moltitudine di gente,nò le volfero per alcun modo difturbare*madeliberorono afpettare la mattina,cY poi in téder chi fuffero* fatta la mattina al leuar del Sole madd i terra quarata huo mini armati,liquali fubito che furono da qlle géti mRi } qlli madoron all'incòtro delli noftri 3X» huomini à modo loro armati d'archi, cY freccievdopo liquali veniua l'altra moltitudine* huomini gradi, d'aipettofpauenteuole , cY faccia crudele, cV nò ceffauano di minacciare* li Spagnuoli quanto poteuano moftrauano voler effer loro amici, cY faceuanoloro molte cano mono et m'óììruofo animale. Andati con quello vento 4o*leghe trouorono il mare d'acqua dolce, 8C ricercando don de quefta acqua venirle, trouorono difeender da altifiìmi monti alcuni fiumi con grandini mo impeto, cV per vna bocca entrare in quefto mare, dauanti della qual bocca erano moke Ifole habitate da humana 8C piaceuole gente ♦ ma non vi trouorono cofa da contrattare, tolfero folo 36% fchiaui dapoi che altro no vi trouorono di che potefler guadagnare. II no me di quefta prouincia fi chiamaua Mariatambal, la parte che e vicina al fiume verfo leuan te chiamano gli huomini del paefe Camomoro, cV quella che è à ponente Paricora, quelli del paefe riferiuano che fra terra fi trouaua gran quatita d'oro * dapoi partiti da quefto fiu- me,in pochi giorni andando verfo fettentrione ritrouorono la tramontana, che era quafi a l'orizonte. Tutta quefta corriera è della terra Paria, la qual fu (coperta, come habbian det [> to, dall' Admirante Colòbo,con tante perle. Ma auanti che arriuaffero alla bocca del Dra- gon,trouoronil Maragnon fiume groffifiTimo di larghezza come dicono, di pò» miglia, pieno d'ifolette, il quale sbocca con grande impeto in mare* arriuati dipoi à detta bocca vi- cino à Paria, trouorono alcune Ifole molto cópiofe di verzini, delli quali caricorono le loro naui» andando poi per greco, trouoron molte Ifole dishabitate per paura delli Canibali, benché la terra fufle buona, dC piena d'arbori, cV herbe verdiiììme, viddero fra cafe minate molti huomini che fuggiuano alli monti ♦ Trouorono anchora molti arbori grofiìiTimi di caffia fìftula,della quale ne portorono in Spagna. cY li medici che la viddero, differo che . la farebbe fiata ottima , fé la fulfe fiata colta al fuo debito tempo , viddero anchora arbori di Nuouafog tal groffezza che fei huomini con fatica gli hauerebber abbracciati, in quefto luoghovid- già di ani- ^ Q yn nuouo an imale quafi moftruofo , perche haueua il corpo dC il mufo di volpe , cV la groppa cV li piedi di dietro di gatto mamone,cV quelli dauati quafi come la mano de l'huo- mo, l'orecchie come la nottola* cV haueua fotto il véne vn altro ventre di fuora come vna. tafca,doue afeondei fuoi figliuoli,dapoi che fon nati,ne mai glilafcia vfeire fino à tanniche da loro medefimi fiano barranti à nutrirfi* Vno di quefti tali animali infieme con fuoi fi- gliuoli fu prefo da gli Spagnuoli,cV portauanlo alli Re Catholici, ma li figliuoli morirono in naue, cY la madre dopo pochi giorni per la mutatione dell'aria cV cibi, liquali coli morti furono viki da molte cV diuerfe perfone. Quefto Vicétianes afferma hauer nauigato per la coffa di Paria più di fecento leghe , cV giudica che la fìa terra ferma , dallaqual par tendofi co le quattro carauelle, che haueuano, furono aflaliti da vna grauiflìma fortuna del mefe di Luglio,due delle quali fi fommerfero,vna iì ruppe,cY più g euer gli huomini gfì et fmarriti g altro, la quarta ftette ferma,ma no fenza molto trauaglio, tato che haueuano già q(o ogni fperaza di falute. laqual cofi ftado vidde vna loro naue andare a fecoda, gche haueua pochi huomini,li quali dubitadofif emergere fi buttarono à terra,doue ftauano ì gradiflìmo jiub bio cY paura d'effer mal trattati da qlla géte, cV erano ridotti a tale,che fecero deliberatióe di tagliare à pezzi tutti gli huomini del paefe vicino,& fabricarfi cafe per habitare,c\: fletterò cofi K DEL S. DON PIETRO MARTIRE cofi alcuni giorni,doppo Ii'quali abbonacciadofì il tempo,viddero la loro naue,checra rcfta> ta folo con x v 1 1 1. huomini,in fu laqual montati infieme con quella altra che s'era faluata, fé cero vela alla volta di Spagna,^ arriuorono ad Palosappreflo Sibilla l'ultimodi Settembre. doppo coftoro molti altri hanno nauigato quefto viaggio per mezzo di, cV continuo arida ti perla cofta della terra Paria, mai hanno trouato termi ne alcuno che fla Ifola, per queftajda forno manifeftamente tiene effer terra ferma,dallaquale vltimamente citata portata Gaffia in tutta perfettione,oro, perle, verzini della forte detta di fopra. Come rimirante Colombo per ordine delh Re Cattolici ritornò per fcoprìrnuoui paef\& ritronò l'ifoU detta Gttanafa :> & i ~Vn paefe molto grande chiamato dagli habitanti QMriqmtarìa abondamedi tutte le cofe al 1/tuer neceffanc, del fu o di detta ijola. della Varietà de frutti ,gram <& ammali che 1/ifi trottano, & degli habitaton <& cojìumi di quella . Dipoi l'Admirate Colobo éfsédo flato molto dalli Re Cath olici accarezzato,paiTati duoi anni per ordine di loro Maiefta,infieme con fuo fratello armarono quattro naui per andar a". difeoprir terre nuoue oltra l'Ifola Spagnuola verfo ponete. Et nel 150Z. alli noue di Maggio accai . ez ^ con x7o,huomini fi partirono dalli liti di Spagna.cV in cinque giorni vennero alle Canarie, t( donde partiti con buon vento giunfero all'Ifola Domenica delli Canibali in giorni \6. 8£ in altri cinque alla Spagnuola. di modo che in xd.giorni fecero circa izoo.ieghe fecodo il coro / XT_tl'f/7ì«1_ C- „ . ,„1„ .-].'.-, ,~ifrì V A Aimlv^ro r\r\r~\-\i rrir\mi np Ci ti l-i rinfj n tornii*» rieiTlIP" Il Colobo fu cauato di ferii & ad vna Ifola più verfo mezzo di della Iamaica detta Guanaffa,laqual per allhora fu reputata Ifola,qual viddero verdisfima,cY piena d'arbori altisfimi. cV feorrédo per li lieti di quella fi ab batterono in due Canoe gradi, lequali alcuni Indiani nudi che haueuano à torno alle fpalle corde di cottone tirauano p mare à ca to il litto,fi come appretto di noi fi tirano le barch e al co trario delli fiumi : in dette Canoe era il padrone dell'Hola co la moglie,et figliuoli nudi.quelli che tiraua le Canoe veduti li noftri,che di già era fmotati in fui lito 3 gli fecer ceni co fuperbia per ordine del fuo fìgnore fi tiraffero indrieto,££ gli deiTero luogo, moftrado li noftri di non ne far ftima gli cominciorono à minacciare, & era tata la femplicita loro,che nò rifguardaua no alla gradezza de noftri nauili,nè la moltitudie di gete che vi era fopra,cY pareua loro che foffe il doucre che i noftri doueffero hauer quella medefima reuerétia al lor fignore che loro gli hano. Ma li noftri buttati li fchifi in mare furono à torno le Canoe,et quelle à man falua co tutti prefero. cV per via d'un ìterprete che haueuano,intefero come coftui era vn gra mer catate qual veniua di terre lótane, doue era flato à barattare molte fue cofe,cY ali'incotro ne portaua dell'altre di quelli paefi,quali erano rafoi,coltelli,cY fcure,fatte d'vna pietra trafparen te di color giallo,con li manichi d'un legno molto tenace.hauea anchora alcune mafferiue di cafa come faria vali di cucinatane di terra cotta molto bé làuorati,cV alcuni della medelima pietra trafparéte.ma fopra tutto erano coltre lauorate con penne di pappagalli,et tele fatte di cottone di varfj colori. Ilche intefo da l'Admirate lo fece lafciare cY reflituirli le cofe fue, dei leiqual il detto Indiano volfe donare pte alli noftri.da coftui l'Admirate fi volfe iformare del !a coita di qlla terra verfo ponete,cV itefo il tutto pfe il camino verfo qlla parte.cV hauedo na uicato da dieci miglia,troud vn paefe molto grade e,t fpatiofo,qual intefe effer detto da gli ha bitati Quiriquitana,ma l'Admirate lo chiamo Ciaba cV parédoli bello cY fruttifero pieno di molti arbori volfe iqtlo fmóiare p hauer meglio notitia,di che forte huomini vi habitafiero. gruto ì terra,fece far molti padiglioni pte di frafche di arbori,c\: pte di tede, in vn di quali fece celebrare vna meffa p honor del noftro flgnor Iddio. Quiui còcorfero vna ifinita moltitudi Troua gen ned'Indiani,quali erano tutti nudf eccetto le parti pudibude,pche co foglie molto larghe di {^""Jj certi arbori gradi fé le nafc6deuano,cY fenza paura alcuna venero a veder li noftri come co- c j, e va nu .. fa marauigliofa,cV alcuni di loro portaua frutti di diuerfe forte chenafeó i ql luogo : altri alai no delli fuoi vi s'ammalo, infino a' quella parte laquale gli Indiani chiamano Quicuri. nella quale è vno porto, detto Cariai, cV perche qui l'Àdmirante troud vna felua di mirabolani chiamo quefto porto Mirabolano, doue gli vennero incontro zoo. delli paefani, delliqua- liciafeunohaueainmano tre ó quattro nafte da lanciare, erano nondimeno manfueti,cY moftrauano riceuergli amicheuolmente , cV afpettauano di vedere quel che quefta nuoua gente volere fare, cercando dC domandando di parlare infìeme,cV datofi fegno di pace,ven nero alle naui, dC a quelle feciono affai baratti. l'Àdmirante comando che fuffe dato loro di quelle co(è,che erano nellenaui,qualunche piaceffe loro,cV quefto faceua per entrar loro in gratia, loro per cenni recufauano ( per cenni dico per che le parole loro non li poteuano intendere) per che dubitauano che qualche fraude,rì inganno fuffe nelle co fé ncnìre. cV tan to più che li noftri non voleuno accettare li doni , che da quelli eran lor fatti , di modo che tutto quello che fu lor dato,lafciorono in fui lito,6V tanta e la ciuilità cV benignità d'animo delli Cariacene quelli vogliono più prefto dare che riceuere. mandorono alti noftri due fé mine vergini di bella forma,c\T g cenni rimetteuano nell'arbitrio delli noftri il menarle via, quefte come l'altre eran coperte infìno alle parte vergognofe , con vna tela di cottone , che cefi e coftume di quefto pàefe, gli huomini vanno nudi, radonfi la fronte, cV di dietro han no li capelli lunghi, le femine fegliauoltonoalla tefta legati in vna fafeia di cottone come veggian fare alle donne noftre» L'Àdmirante honoratamente le veftf ,cY con vn cappel- letto roffo in tefta le rimando al padre, ma cV le vefte, cV li cappelli furon lafciati in fu'l litto, per che li noftri non haueuan voluto accettar li doni fattigli da quelli ♦ non recuforon già m cnar feco dua huomini di quelli, accio che 6 loro imparaffer il linguaggio noftro,d li no ftriilfuo. per tutta quefta cofta conobbe l'Àdmirante che'l mare crefceua poco da quefto fegno,li litti vicini all'acqua haueano molti arbori come fi veggono in fu le riue delli fiumi» Quefto medefimo affermano tutti quelli c'hanno dapoinauicato quelli mari, cioè che l'ac- que non crefeono dC feemano , fi come fi vede nelli mari di Francia cV Inghilterra, nafeono in fu le ripe di quefto mare vicino all'acqua, certe forti di grandi arbori verdifTìmi , liquali 5 crefeiuti alti,pieganó li rami infino al fondo dell'acqua, cV (otto quella s'appiccono,cV man don fuora altri della medefima forte, come fi vede appreffo di noi propaginare le viti i tro- uorono in quefta prouincia oltre à gli animali detti di fopra,vno animale fimile al gatto ma mone,ma maggiore cV con la coda molto più lunga cVgroffa, dellaquale fi ferue appiccan- doli per quella, qualunche volta voi (altare d'alto a baffo , o v da ramo in ramo, ó d'arbore in arboreti che fa con gran velocita\vn de noftri baleftrieri con vna freccia ne ferf vno ilqua le con gran preftezza fmontato dell'arbore affalto quello che Phaueua ferito , ilquale meffo mano alla fpada fen il gatto,cV tagliogli vna delle gambe dauanti, cV prefo,lo meno' alle na ui,doue legato con catene diuétd manfueto,vn giorno fra gli altri,effendo gli huomini del- le naui andati per prouederfi carne da mangiare ftretti dalla neceffità,s'abbaterono a vn porco cigniale ilquale prefo menoron alle naui, quefto animale vedutolo con gra furia Taf Faltó, S>C con la coda legadolo per il collo,con quella zampa che dauanti gli era rimafta, tan- to lo ftrinfe che lo ftrangolo\ Hanno li Cariai per antica vfanza, quando muoiono li lo- ro Caciqui feccargli nel modo da noi detto di fopra , cV dipoi inuolti in foglie grandi d'ar- bori conferuargli, gli altri tutti fotterrano nelli bofehi, OC felue. Del Imo chiamato dal lato deflro €erebaro,& > dalfiniflro *Aburema,& fue Jfole & fiumi doue fi caua oro, & de cottumi degli huomini, & Re di quelle prouincìe, & come fono chiamate, &*deCocodrilliche(]uiuifttrmuanQ* Partito di quefto luogo l'Àdmirante, cV Io tanatofi circa xo, leghe, trouo v vn golfo molto ampio di circuito arca io, leghe,alla bocca de^quale fono quattro Ifolette,non molto lonta ne luna da l'altra, tutte verdi cV molto fruttifere, lequali fanno che quefto golfo e v vn porto fieurifììmo,il deftro lato del quale da gli Indiani è chiamajto Cerebaro,il finiftro Aburema, e quefto golfo molto famofo per alcune Ifole che in elfo fono fruttifere, cV piene d'arbori» cV per la gran copia di pefei ch'in quello fi troua, la terra che lo circunda è di tanta bontà OC graffezza,che non par fia inferiore ad alcuna infino à quefta hora trouata, entrato l' Admi- rate in quefto golfo,et pofto in terra gli vene alle mani dua Indiani del paefe,quali haueano al collo catenelle d'oro lequali loro chiamano Guanine, che haueuano appiccate certe fi- Viaggi voi 3% e gurette Luoghi molto ame ni. Ciuilità di cjfte genti. Di vn'ani-. male Ami- le al gatto màmonc.il qual con là> fua coda, ftrangoiò vn porco cinghiaro. • ■'■' .ili' : V'' * r '" i ■' ?! pi ' 'N ' .Il . " v *i ; ! V. H ..:»' ■ ■•'"fili ^4 firn ■ , 'L'-'l .- "" .,■' ' i >'■;' !S-Si ■ ' '.| l.i i : • - | '(]:■ i 5 1 f . J,|. (,, ,, |i« » '"»; SOMMA RI O DELL'INDIE -OC C ID EH TA L I gurettedel fncdefìmo oro d'aquile,leoni,&T limili animali» ma quell'oro g quello che fi pò-- G r - teua vedere,non era di buon caratto. da qllt duoi giouani liquali, come habbian detto,l'Ad mirante meno feco del paele de Cariai s'intefe che quefte prouincie Cerebaro cV Aburema erano molto ricche d'oro,et tutto l'oro del quale gli Cariai,s'ornano,lo cauano in baratto di fue cofe di quefti luoghi,nelIi quali fono cinque cafali» appretto liquali fono li luoghi don^i de cauan !'oro,cV come intefero,non erano molto lótani da quel lino doue all'hora fi trouar nano* Gli huomin del paefe di Cerebaro vanno in tutto nudi , ma dipinti il corpo in va^ rfj modi* in teda porton ghirlade di vari] fìori,ma à quello pare hauerla pretiofa,ilquale l'ha fatta d'vnghie , d di tigri, d di leoni, cV quefto perche e v fegno di gran fortezza, cV animo» le femine vanno parimente nude eccetto che portano alle parti vergognofe vna fottile falcia eVftretta di cottone» partiti di qui.poi che furono andati auati circa i pieghe per quella co (la appreffo le ripe d'un gran fìume,fi fecero loro incontro 300. huomini nudi,liquali con gran voci efclamado minacciauano^cV prefa in bocca acquaio herbe del litto fputauano in^ uerfo li noftri,cV lanciado dardi,cV mou vido l'hafte,& fpadec'haueuano come habbian det to di legno,s'ingegnauano tenergli lontani dal litto» quefti erano tutti dipinti, alcuni tutto il corpo eccetto il volto, alcuni parte, cV moftrauan non voler per modo alcuno pace con li Chriftiani» l' Admirante comando' che à voto [i fcaricaffe qualche pezzo d'artiglieria,à vo-« to dico, per che quefto lémpre fu in animo di Colombo, trattar le cofe pacificamente con le errati nuoue» coftoro fpauentati dallo ftrepito dell'artiglierie, tutti gittati in terra domado^ ron pace,c\T cominciorono a mercatare,& barattare inlìeme loro catene d'oro con paterno^ ftri di vetro,cV fimili altre cole» coftoro hano taburi cV cornetti fatti di caragoli marini,qua- li adoperano ad incitare gli huomini alla guerra» in quella cofta fono molti fiumi,fra liqua- li fiume Be jj £ j j g era g Ua ^ df tu tti fi caua oro» gli habitatori di quefto luogo r> defenderfi dalla piog^ na S oro. ' già cV dal caldo,fi cuoprono con foglie d'arbori molto grandi» di qui andò vedendo le riuie re di Ebetere,cV Embigar,nellequali (ono duoi fiumi d'acqua dolce,cV abbódanti di pefeie, Zachora,cY Cubigar.lontano da quefto luogo circa quattro leghe è la rupe,della quale {i fa ra mentione,quando n' dirà della trifta fortuna del capitan Nicueffa chiamata dalli noftri Pe cnone»la regione da gli habitatori li chiama Vibba, nellaqual cofta e vn porto ilquale da j) Colobo fu chiamato Porto bello, la prouincia del quale chiamano Xaguaguara» tutta que- Vna lamet ft a regione e popolatiffima di gente tutta nuda- in Xaguaguara il Re tiene il corpo tutto di mccTu af pinto di nero,ilrefto del popolo il tigne di colorroflo. il Re cV fette altri primi appreiTo lui haueuan appiccato al naio vna lametta d'oro,laquale veniua infino in fu labri,et quefto par loro grandiffimo ornamento» gli huomini cuoprono le parti vergognofe con lafcorza d'una oftrica marinale donne con vna fafeia fatta di cottone» hanno quefti popoli nelli loro giardini vna piata laquale fa il frutto fimile al cardo, ilquale frutto è molto delicato, cV al gu ito paion cotogne,è più carnofo che la pefca,cibo veramente regale, hanno zuccheancho^ ra che fanno alcuni arbori delle quali fi feruano à portare acqua, d altro per bere, incontra^ iianfi in quefto luogo alcuna volta i Gocodrilli che chiaman Lagarti , liquali veduti li Chti fìiani fuggiuano,cV fuggendo lafciauan vn odore più fuaue che il mufeo» Come l'^édmirdnte condotto di fiume Durubba. deliberò fermar fi cjuiui, & cominciato àfabricare fu pro- ibito dagli Indiani^ npofàtof alquanti nomi nella città di S. Domenìco,ritorno in Cajìtglta , a dar conto al He Catbolico deli ultimo difcojmmento chauea fatto l>erfo terraferma* i & della morte fua , &leparticularità che lafcih ferme di quefla fua'Vltima nauigatione. \ V Admira te non volfe andare più auati,fi perche non poteua tollerare la coréthia dell'ac qua che gli era contraria, fi anchora perche li nauili, piul'un di che l'altro diuétauan marci, cV per quefto fi volto verfo ponente a fecòda d'acqua, cV prefe porto in vn fiume chiamato Hiebra,capacedj grandi nauili lontano da Beragua due leghe, la regione piglia il nomeda Beragua benché ha minor fìume,perch e vicino à quello habita il fìgnore» ftando cofi furto Colombo in Hiebra,mandd Bartholomeo fuo fratello,có fchifi 6V huomini circa 70.al fìu-- me fìeragua,alquale fi fece incotro ilfignore del luogo,venédo per il fiume à feconda d'ac* . qua in certe barchette fatte d'un pezzo, accompagnato d'una gran compagnia d'Indiani, ma tutti difarmati,cV dipinti» ilquale fubito che venne à parlameto con li noftri , ftando in piede,u gli Indiani parue cofa non conueniente alla fua grandezza , &C per quefto alcuni di .; j ' / - loro piccata nafo. ,1 * DEL S. DON PIETRO MARTIRE 18 i) loro corfono al fìume,&: di' quello prefono vn gran falTo,Sc" lauatolo bene Io portorono do t uè era il fignore, di lo fecer federe, S>C coli parlando, parue che faceffe fegno che fuffe lecito andare per tutti li fiumi del fuo ftato.all'hora il capitano (montato in terra andò fuper le riue del fiume lafciate le barche , cV condufleli al fiume Durubba, ilqualetrouo' più abbondante d'oro che Hiebra, d Beragua, delquale anchor quefti tengano, come tutti li fiumi di quefti paefi, fra le radici dell'arbori lafciate (coperte dall'acqua , per elfer gli arbori in {u le ripe delli fiumi, 5C fra falli, cV in ognipiccola folta pur che fulfe vn palmo profonda, trouauano l'ore» mefcolatocon la terra, per qfta caufa deliberò fermarfi qui, ma gl'Indiani conofeiuto illor penfiero glielo prohibirono . perche melTifi infieme in gran numero vennero gridado con grande impeto adoffo alli noftri,liquali di già haueuan cominciato a fabricar qualche cafet- ta,cV con gra fatica potettero refiftereal primo impeto , nel quale gl'Indiani combatterono da lontano, lanciando dardi cV altre cofe da trarre, dipoi d'aprelTo con le fpade di legno con ' grà furore cominciorono à combatterei era tata la rabbia loro,che ne da i reccie d artiglie- rie che dalle naui veniffero, lequali infieme con l'Admirate eran venute a quefta volta, pò- teuano elTer fpauentati , dC giudicauano meglio morire che veder la patria occupata ♦ come gète foreftiera che andalTe in viaggio gli ricettorono amicheuolmete , ma come habitatori no gli volfe à modo alcun tolerare : cV t>eche fulfer ributtati, fempre tornauano co maggior impeto, in modo che quanto più li noflri faceuano forza ftarui, tanto maggior moltitudine d'Indiani veniua co impeto loro adofloper fcacciarli,cV d'ogni bada di cV notte gli còbatte- uano, per il che l' Admirante deliberò la r ciar quefta prouincia, cV nchehaueua le naui tutte abifciate,venirfene per la più breue via gl'iu(fepolIìbiIe,airifola Iamaica, laqualee' all'incoi tro della Spagnuola, OC Cuba inuerfo mero giorno, cV in quefto vaggio patirono affai di- fagi, di modo che molto mal còditionati irriuoron alla detta iCoh, doue fletterò; molti mefi conftretti dalla neceiTità, perche haueuan 'e naui che faceuan acqua , in mòdo che di quelle non fi poteuan valere, con grandiffima diììcultà di vettouaglie, doue bifognaua fi conteri lafllno delli cibi,liquali produceua quella «mra,cV quando quelle genti barbare ne concede uanloro, dette loro grande aiuto Finimictia che haueuano quelli f ignori l'uno co l'altro, -, perche cizkuno per hauer li noftri in fauote, gli pafceua di quel pane che haueua. trouadofi g l'Admirate in quefte difficultà , OC volendo prouedere d'hauer foccorfo dall'Ifola Spagnuo la,madd il fuo maeftro di cafa Diego di Mendez co alcuni Indiani dell'Ifola Iamaica in vna barca, liquali di fcoglio in fcoglio co grancifficultà fìnalmétearriuorno al primo capo del- l'Ifola inuerfo ponéte,ilqualè lòtano dall'Ma Spagnuola 40 leghe,gl'Indiani, per lafpera za delli premrj promeffi dall' Admirante ti>norono indietro per dargli nuoua d'hauer mef fo il detto Diego di Mendez in fu rifoia S|iai;nuoIa,cV: come lui s'era partito da loro a x pie al la volta della città di San Domenico, l'Adriirate di quefta nuoua rimafe molto allegro» Diego arriuato à S. Domenico dette le letter dell' Admirate al Comedador maggior, qua! fubito armo vna Carauella, &C il medemo vote far detto Diego, perche coprato vn nauilio de i danari dell' Admirante, cV quello fornito li vettouaglie infieme co la carauella del Co> mendador, mandoron a leuar l'Admirate di|I,maica cV códurlo nella città di S, Domenico nellaqual ripofatofi alcuni giorni,con le prir^cnaui che fi partiron palio in Spagna à dar co to al Re Catholico dell'vltimo difeoprimentb die gli hauea fatto verfo la terra ferma,laqua! relation fu vdita da detta Maeftà , cV da tutta a «or te con grandiflim o piacere cV admiratio- ne, cV fu caufa che molti fi propofero in anirrp li voler andare anchor loro à difeoprir detta terra ferma. Et effendo andato detto Adminrte in Caftiglia per ripofarfi,trouandofiyec- \a morte chio, &C infermo maflìmamente delle gotte cielo tormentauan in tutta la perfona, manco di Colobo, di quefta vita in Vagliadolit nel mefe di Macgo 15 o 6 cV per il fuo teftaméto ordino' di ef fer portato a fepelir in la città di Sibilla nel rrpiafterio della Certofa* huomo veramente che fé foffe flato appreffo gli antichi per l'adnirsbil dC ftupenda imprefa d'hauer trouato vn mondo nuouo,oltra li tempi,cY ftatue,gli ha eran dedicato qualche ftella ne i fegni celefti, comead Hercole cV à Baccho, 6C la età noftrifi puoi tener gloriofa d'hauere hauuto in fuo tempo vn huomo Italiano cofi grande cV colramofo,le laudi del qual faranno celebrate per infiniti fecoli. Al qual fucceile nel flato cV tirile Don Diego Colombo fuo figliuolo, qual per le fue virtù , & ottimi coftumi , & del pacje .merito' d'hauer per moglie la Signora Ma ria di Toledo figliuola deU'IUuftre Don Ferrai) di Toledo Comendadordi Leon, ma non è da lafciare in dietro , come il detto Adnfraite lafcio fcritto alcune cofe particulari di Viaggi voi, ;j\ e rj quefta I i » l'ili um LÌ,4ì| ! l>j" ■'"■ ■'''' . ■ • \ : ■■. J' t," 'ij. ■',' - ' ir , , in,. !«i i ' % i i.:* SOMMÀRIO DE L L'I N DI È OC CIDENTÀLI quella fua vltima nauigàtione, cioè che tutte quelle coftiere che fcorfe,tutto l'anno haueua- C no gli arbori verdifFimi , dC carichi di fiori, dC Frutti, dC erano di aere temperatiilìmo , dC fa- lubre,in modo che mai alcuno delli compagni vi s'amalo* dC che dal porto grande Cerba- roo infino al fiume Hiebra cV Beragua, ilquale fpatio è di leghe 5 o , mai fentiron né freddo éxceffiuo né caldo» dC come li popoli Cerbaroi, dC gli altri fopradetti,non attendono à ca- uar Toro, fé non in alcuni tem pi dell'anno determinati, della qual cofa fono perfetti maeilri, come apprettò di noi li minerali, dC che coloro cognofcono li luoghi, doue fi trouamag^ gior quantità d'oro,dal corfo de l'acque delli fìumi,cV dal colore dell'arena d'eifì, dC che cre- dono oltra di quello, ch'elfo habbi in fé qualche diuinità, fecódo che dalli loro antichi haue Ceremonie uauano intefo, dC per quello con gran cerimonie fi preparauano , quando l'andauano à ca- nel cauar ^^ q^ mno fi tem p c h e attendeuano à quello elfercitio ftauano calli, OC mangiauano, dC beeuono poco perreuerentia, allenendofi d'ogni altro piacere» dC che adorano il Sole ir* quello modo, quando nafee facendogli reuerentia» in tutte le nauigationi che fece l' Admi rante in quelli mari , liquali continuamente corrono con grande impeto da leuante in po> ftente,non molto lontano dalli litti che fono in quella terra,che teneuon per certo fulfe con tinente, effo diceua vederfi altiffìmi monti, liquali feorreuano da leuante à ponente, dC co- minciando dal capo di S . Agoilino verfo leuate, (ilquale e di quella parte che hoggi tocca al Re di Portogallo,)^ paffando per Vraba, dC il porto Cerbaroo, dC altre prouincie verfo pónente trouate infino à quello giorno, fempre quando dalontano, 8>C quando da prelTo H offérifeono congiunti infieme àgli occhi di quelli the nauigan per quelle parti, dC in alcuni luoghi paiano colline, piene d'arbori, herbe, dC «f ramolto atta à cultiuarfi, con belliffime valli . in alcuni altri fi veggono altiffimi , afpri , fdffolì, dC inculti . Quella parte di monti laqual è n$lla prouincia di Beragua, e s tanto alta, die molti penfano che con la fua cima palli te nugole, perdi e rare volte fi può vedere detta dna, per eflér cotinuamente coperta da neb bie dC nugole . 1' Ad mirante ilqual fu il primo de gli feoperfe , affèrmaua l'altezza loro paf farele 50 miglia, quello è quanto infino à quella horasìntefe della longitudine di quella terra, quello che per la latitudine cY del mare di tiezo giorno fi troualfì di quella terra nelle fequentinarrationi fi dirà» Come il Me Catbolico 'deliberando ftguir timpreft di feofrir altre terre del mondo nuouo ordinò ad^é- fonfq Fogheda capitano di Vraba, & a TjtegoNicùefìa e apuano di Beragua^chefacef- fero habiiar quelli luochi da Chriftlni, & quanto infelicemente ■' glifùcce(fedettra Ilola all'incontro della bocca chiamata da gli Indiani Codego , laquale rompe l'impeto < d'onde del mare , dC dentro è grandilfìmo, OC d'ogni banda falcato non altrimenti eh elpìto di Cartagenia di Spagna» Ifpaefe fi chia- ma Caramairi ♦ doue trauorono gli fa aomp 8C le donne di bella cV grande flatura,ma nu- di, dC gli huomini haueuano li capegli fìnoàle orecchie tagliati, dC le donne molto lunghi, ma tutti valentifilmi arcieri » Viddero ancora molti arbori carichi di pomi, belli alla vi> fta, ma venenofi,perche qualunche né matgaua H fenfitiua rodere il corpo non altrimenti che fé l'haueife pieno di vermini » Et s'alano dormiua all'ombra di quelli, fi deflaua con la telfa enfiata , dC quafi cieco » Quello (orto è dillante da quella parte dell'Ifola Spa- gnuola doue e lifola chiamata la Beata circa4. 5 6 miglia, entrato nel porto Fogheda affai td con impeto gli habitanti in quello airinipouifo come haueua commelfione dal Re Ca- tholico } dC n'ammazzo affai trouandogi .eparati l'un da l'altro, & tutti nudi» Quello D fu vcdjcata lalormor- 1>EL'S,DO-N.PIETRO MARTIRE' l 9 i Quefta ordine d'ammazzarli gli era flato dato , imperoche per auanti quando fu difeo- pertoquefto porto , mai poteron li Chriftiani perfuader loro, che foriero contenti ch'effi l'habitaffero ♦ Trouorono poca quantità d'oro cV quello anchora di baffo caratto, cV fatto in alcune lame che per bellezza portano fopra il petto, non contento di quefta preda Fo- gheda d'alcuni Indiani liquali haueua prefi fi fece condurre ad vn'altro luogo diftante dal porto dodici miglia , doue erano flati riceuuti tutti queli che dal pprto s'erano fuggiti . Et anchor che gli habitatori di detto luogo foffero nudi, nondimeno glitroud molto atti cV animofì al combattere^ armati con alcuni feudi tondi di legno, cY fpade umilmente d'un legno durifTImo, gli arcieri hauean le faette con le punte d'un offo molto acute, cV venena- te ♦ quefti come viddero li noftri appro{Timarfi,0 miffero infieme con quelli che à loro s'e- ran rifuggiti , perche per li danni che vedeuan quelli hauer patito per eflèr flati molti di lo- ro morti , dC parte coli mafehi come femmine fatti prigioni dalli noftri,s'eran moili a com- paffione, cV con tan ta furia cY impeto affaltorono li noftri , che alla prima zuffa con le frec- rieyenenate li ruppero, cY n'ammazzarono circa fettanta, tra liquali fu vn Giouan della Settata de Coffa luogotenente, ilquale fu il primo che con Colombo Admirante troud l'oro nel di- noftri fl "- fcoprir laprouincia d'Vraba. Perii che fu forza al capitan Fogheda rifuggirtene al por- & c m ?. rti ' to,doue erano li nauili,cY quiui effendo arriuatipieni di dolore per la perdita fatta delli com »dd cS pagni,fopragiunfe il capitan Diego di Nicueffa con cinque nauili,a:haueafeco fettecen- tan Die2 ° tocY ottantacinque huominn la caufa veramente che maggior numero d'huominihaue- i uan fequitato Nicueffa, era, perche oltre che gliera più vecchio , cV per quefto di maggiore « auttorita,fì diceua che la prouincia di Beragua conceffagli dal Re, era più riccha d'oro , che la prouincia d'Vraba data ad Alfonfo Fogheda ♦ Giunto che fu Nicueffa feceno confi- gho quel che fi doueffe fare ♦ cV tutti conchifero che fi doueffe vendicar la morte delli com- pagni, & fatte le fue ordinanze la notte fecretamentecamminorono al luogo doue era fia- tala zuffa , cV due hore auanti giorno all'improuifo circondorno quella villa, laqualeera di cento, cV più cafe fatte di legname, cV coperte di foglie di palme, cV meffoui il fuoco dentro tutta l'abbruciorono,nè rimafe mafehio d femmina che non foffe d abbruciato d morto, ec- cetto ki Gnaulìi, dalli quali intefero come gl'Indiani haueuano tagliati™ pezzi il Capitan Uiouan Coffa con gli altri Spagnuoli morti , èV quelli poi cotti mangiati, Queftilndia- m detti Caramairi par che habbino origine dalli Caribbi ouero Canibali , quali mangiano carne humana ♦ fatta quefta vendetta, hauendo trouato fra la cenere alquanto d'oro, ritor- aoronoalporto* Et Alfonfo Foghedach'era flato il primo a venir a* detto loco, fi partf per andar adVraba prouincia affegnatagli dal ReCatholico,cVpaffd per rifola detta la *orte Iaqual e m mezo il cammino tra il porto di Cartagenia, cV Vraba, doue fmontato, conobbe quella effer habitat» dalli prefeti crudeliflìmi Canibali , delli quali prefe duoi ma- ichi,c\:iettefemmine,glialtrifuggirono, in quefto luogo guadagno oro fatto in diuerfe lamette di valuta di cento 8C nonanta caftigliani , dC di li partitofi andando verfo Leuante, arriuoallaprouindad'Vraba,&difmontdaVnluogodettoCaribana,dondeéopinione cheli partiffero li Caribbi d vero Canibali, che habitano nell'Ifole. quiui effeminato il fi- lo del luogo,parendogli bello, cY commodo per habitare,vi comincidà far vn borgo di ca- le,^ vna fortezza acanto , doue per ogni cafo li fuoi ftpotefiìno faluare- di poidiman- dando d alcuni prigioni de lochi vicini , intzk dodici miglia lontano effer vna villa habita- tadagllndiani detta Tirufì, appreffo la quale fi trouaua vna minerà d'oro ricchiflima. Il che intefo parendogli à propofito pigliar detta villa, meffofi ad ordine anddadaffaltarla, gllndiani hauendo intefo prima delgiugner del prefato Capitan Fogheda, cY poi del fa- fericar eh egli hauea fatto delle cafe, penfando che d'hora in hora gli verria à trouar , s'era- no meili m ponto di ciò che bifognaua loro per difenderfi . per il che il detto Fogheda nel primo ailalto fuributtato con gran perdita delli fuoi ♦ perche anchor quefti nel combatte- re adoperano faettevenenate. cYdoppo alcunigiorni volendo affaltarevn'altra villa d'In- diani,*! rottofimilmente^&rglifupaffatavna cofeia convnafaettavenenata,per laqual «ette grandiliimo tempo infermo con grandiflìmacareftia di vettouaglie, perche haueua tuttoilpaefeinimico. Ma torniamo al Capitan Nicueffa, ilquale hauea il carico d'habi- tar la prouincia detta Beragua, partitofi anchor lui il giorno feguente dal porto di Car- tagenia , commcid à nauigar per Ponente verfo Beragua , non partendofi troppo fon* «ano dalla vifta di terrai giugnedo à vn golfo detto Coiba,doue era vna terra con vn Ca- Viaggi voU 3°. e ifj cique B V'.- II'.' W[!,fftN il » • Itegli >,' ■"sa, ■?;„: i ',. ■!' ■■':-mi i v-jli Ut w ■ tv K JI'I | i- Ì! , i'iii^'i! '• I Vili! 1 ,'K K< iì* 1 , ii | ■l , '!,„■- »! 1 ; 1 1 1 • i i ' Li • , i i »i \ii \j i ' < SOMMARIO DELL'INDIE OCCrDENTALI eique nominato Careta,trouo che quefte genti parlauano di lingua molto diuerfa dagli ha- C bitaiori dell'Ifola Spagnuola,& di quelli che ftano nel porto di Cartagenia.perchechiama- no il fuo fignore Chebi,ouer Tyba.doue effendo flato alcuni giorni volfe di li partirli et fe- guir il viaggio fuo ♦ Nauigando adunque pur fempre per ponente lafcid Vraba à man il* mitra cV fé n'andò verfo Beragua, come al fuo loco fi dirà ♦ Al Capitan Fogheda qual era ferito in quefto tempo véne vn nauilio dall'Ifola Spagnuola con vettouaglie, ilquale ricreò" alquanto lui, cV li compagni, ch'eran molto affamati, pur effendo quelle da poi confumate, affalendogli la fame , per non poterfi aiutar in luoco alcuno vicino , cominciorono li com- pagni a folleuarfi centra di lui dicendo che moriuano di fame , cV non voleuano più ftar irà quel loco pafeiuti di parole, perche lui diceualoro che afpettaua il Baccalario Ancifo, ilqua le quando lui fi parti' dell'Ifola Spagnuola, hauea già caricato vna nauedi vettouaglie con ordine di venirgli fubito drieto. Coftoro adiratili deliberauano tor per forza duoi Brigai tini,cV montati fopra quelli ritornarli alla Spagnuola ♦ la qual cofa intefa il prefato Foghe- da chiamatigli à fé diffe,che voleua andar lui in perfona cofi ferito à far venir il ditto Baccalà rio Ancifo còVettouaglie. Et che fteffero quieti per $ o giorni, che prometteua loro andar dC ritornare,8t" che guardaffero con diligenza la fortezza che lui hauea fabricata, lafciando< gli per lor capitano vn gétil'huomo nominato Francefco Pizarro con 6o huomini,che tati n'eran rimafti delli 300, perche gli altri tutti o v di fame,o v in zuffe d'Indiani, eran morti. Par titofi Fogheda,cV paffati li 5 o giorni no apparédo ne' lui ne altri co vettouaglie, dalla fame ftretti montorono fopra duoi Brigantini liquali era rettati loro per ritornarfene , delli quali vno effendogli flato dvno grandiffimo pefee ( delli quali in quelli mari e' gran copia ) cori la coda rotto il timone , cV fopragiontali vn poco di fortuna fé n'andò a fondo con tutti gli huomini appreffo l'Ifola detta la Forte,fra Cartagenia et Vraba.l'altro accoftatofi à detta lfo la fu ributtato ferocemente da gli huomini dell'Ifola con le freccie. per il che feguitando co- ftoro il fuo viaggio s'incontrorono per ventura nel detto Baccalario Ancifo tra il porto di Cartagenia cV Cuchibacoa appreffo vn fiume detto dalli noftri Boiagato, quafi cafa del gat to, hauendo prima in quel luogho veduto vn gatto cV Boia in lingua dell'Ifola Spagnuola vuol dir cafa. detto Ancifo hauea vna naue carica fi di vettouaglie come di cofe daveftirfì D cV armarfìjcV menaua feco vn brigatine. Et quattro giorni da poi partitofi dalla Spagnuo la riconobbe alcuni monti altiffimi in terra ferma , che furono chiamati da Criftoforo Co- lombo, ilqual fu il primo che difeopriffi quelli paefì , da le continue neui che fopra quelli R veggono,la Serra Neuada in lingua Spagnuola. cV paffato detto fiume & la bocca del Dra gon s'apprefforono con il Brigantino al detto Ancifo, cV narrarongli comeil loro capitan Aifonfo Fogheda era venuto verfo la Spagnuola,cV come per la fame hauean lafciata Cari- bana. laquai cofa il Baccalario Ancifo non volfe credere , ma per l'authorità che hauea co-> mando' loro che tornaffero in dietro,c'hauea deliberato di far habitar Vraba. quelli del Bri- gantino all'incontro gli domandauan di grattalo che gli lafciaffe tornare alla Spagnuola, e» veramente lui gli menaffe oue era il Capitan Nicueffa , 6V s'offeriuano donargli duo milia: caftigJiani d'oro, il che Ancifo non volfe far per modo alcuno, ma fi mille à nauigar verfo Vraba infieme con il Brigantino* £om ilfgnor di Cdramdirifecepdce con li noflri , & come fi ruppe U riaue delBdccdlario ancifo ben ■ m ordine d'artiglierie &* dltre drme dd combdttere ì & ritornato in Vrdbd yislo efferjìata { vuinatalaforte^ga <& abbrucciate U cdfc dagli indiani y mdò più auanti dlld f promnàd Ddrten cofi chiamata d un fiume che sbocca in quelmare t douejttperatt gì Indiani fatto l>ngrm bottino edifcorno la città di S, Mdrid dell^nticd delVarien* Alla qual auanti che arriuaffero,non farà fuor di propofìto narrar quello crTinterueniffe nella prouincia de Caramairi, doue è il porto di Cartagenia come di fopra habbian detto* Buttate l'ancore per far acqua, cV per acconciare la barca della naue, ch'era vn poco rotta mando' alcuni huomini in terra, li quali fubito che furono fmontati, furono circudatt d'vnà moltitudine grande d'Indiani, armati conarchi cV fàette, ma non traheuano,ma ftauano ir»: ordinanza con gliocchi fiffi à guardar li noftri , liquali fimilmentein ordinanza coniar^ miinmanoguardauano quelli, né alcun fi moueua. Et cofi fletterò tre giorni,ma li no- ftri non reftauano pero di far quanto faceua lor di bifogno per acconciar la barca ♦ mentre che 20 DEL S. DON PIETRO MARTIRE ) che fhuan cofi , duoi delli noftri volfero andar fuor de l'ordine co duoi vafì à pigliare acqua albume vicino,il che veduto vn'Indiano che pareua fra gli altri il primo,con dieci armati fu loro intorno con gli archi tefi. all'hora vn di quefti duoi per paura li fuggi',l'altro più ardito {tette faldo,cV comincio a riprehédere colui che fuggiua,cV perche fapeua vn poco della lin gua Indiana imparata d'alcuni fchiaui, liquali per auanti erano flati prefi, comincio à parlar con quel che gli pareua il fignore» coftui marauigliatofi di quello parlare in fuo linguag^ gio,comincidàfarfeglidomeftico,c\:moftrarglibonacera,domandando 3 chifuifino» il no itro gli diffe ch'erano peregrini ch'andauano al fuo viaggio , &T ch'erano fmontati per tor- re acqua,cV che fi portauano inhumanamente fé la voleuan vietar loro, minacciandogli che fé immediate non poneuan giù l'armi , cV gli accettauano amicheluolménte , fopragiugne- rebbero altri huomini armati in tato numero, quanta e s l'arena del mare, liquali gli tagliereb bon tutti in pezzi ♦ in quello mezo il Baccalario Ancifo hauendo intefo che li duoi com- pagni erano flati ritenuti, dubitando di qualche inganno , hauea meno in ordine affai delli tuoi con le targhe per paura delle freccie , cV andaua verfo quella parte , doue quello noftro parlaua con il iignore* il che veduto il noftro di fubito fece légno che fteffero indietro, per- che coftui moftraua di voler pace, dC riferiua che la caufa perche ftaua cofi armati, era perche poco auanti alcuni, volendo intéder Fogheda cV Nicuefla haueuano faccheggiato vn loro borgo,cV fatti de loro prigionia infra terra abbruciatone vn'altro,cY che defiderauan vidi carli dell'ingiuria riceuuta. ma che non voleuan contra chi nò gli haueffi ingiuriati far ven- detta ♦ Et cofi fece immediate che tutti li fuoi polli in terra gli archi, cV le freccie, fé ne ven nero co allegro volto à riceuer li noftri, alli quali donorono alcuni pefci falati,cV pan de Ma hiz ,cY vino fatto di certi frutti molto buono,delquale empiereno due botti, cV cofi fu fatta la pace con li Caramairi del porto di Cartagenia. di qui paftendofi alla volta d' Vraba il Bacca lario Ancifo con la fua nauefopra la qual erano 150 huomini con molti animali cofi niafchi come femine,per leuarne la razza in quella prouincia,cV tra gli altri caualli cV caualIe,cY gra copia d'artiglierie, 8>C altre armi come fpade, lacie,fcudi, SI ùmili cofe da combattere, laqual naue fubito chefu panata l'Ifola detta la Forte, volendo intrare in porto fi ruppe, cV il tutto fuperduto,percheanddinfondoeccettoglihuomini,liqualifcamporonocon vn poco di pane fatto in bifcotto ♦ Per il che il Baccalario Ancifo giunto alla terra d' Vraba da 1 ui tari to defìderata,fì trouaua in grandiflfimo affanno cV angultia con tutti li fuoi, cV oltre all'altre moleftie erano tanto oppreffi dalla fame, ch'erano forzati per ogni Iuoco cercar di viuere, cYeffendoui molti palmetti fopra li litti quelli magiauano, cV trouati porci faluatichi ne pre deuan quanti poteuan,quali pareuan loro più faporiti cheli noftri, dicono ch'hanno la co- da tanto piccola che par che la fia ftata lor tagliata, cV nelli piedi di drieto hanno vn dito fen za vngia. andando fra terra il detto Baccalario con ioo compagni,s'incontro in tre India- ni nudi, ma armati d'archi cY faètte vénenate , liquati ferirono affai delli noftri, cV alcuni ne ammazzorono,per che come hauean tirate le faette,come vento fé ne fuggiuano, per il che furono forzati a tornarfene alli compagni molto di mala voglia ♦ Vedendofi in tanta infe- licità, OC ruina,deliberauano di lafciar quefta prouincia,cV mafllme perche da poi il partir di Fràcefco Pizarro,gl'Indiani hauean ruinata la fortezza,laquale hauea fabricata il Fogheda, cV abbruciate tutte le cafe d'intorno, pur ricercando introno che la parte di quello golfo d e Vraba,qual e' verfo ponente,era più fertile cV di miglior aere cV più atta à fabricarui vna cit tà ; E il detto golfo di circuito dia 4 miglia, cV quato fi va più verfo la terra ferma,par che fi vada più reftringendo» sboccano in elfo diuerfi gra fiumi, tra gli altri vno detto il Darien cheha dato nome alla prouincia, le ripe del quale fono amenifllme, g effer veftite tutto l'an- no d'herbe OC arbori verdifiTimi ♦ Fatta quefta deliberation il Baccalario Ancifo , lafciata la metà delli compagni fopraJa,detta parte di leuate,con li Brigantini, comincio a traghettar il refto verfo quefta parte del golfo di ponente . Gl'Indiani vedendo venir li Brigantini con le vele, quali fono molto maggiori delle fue Canoe, prima dettero molto adornati, poi vedendo che s'appreffauano, mandorno via tutte le femine,cV fanciulli,cV loro armati d'ar- chi, cV freccie in vn luogo alto meffi in ordinanza afpettauan li noftri, cV poteuano efter da 500 huomini* il Baccalario Ancifo tenendo il luogo del Capitan Fogheda veduto que- fti IndianijOrdinó la fua gente» Et primafolénemente inginocchiati feceno vn voto à Dio cV alla noftra Donna,lachiefa della qual in Sibilla fi chiama Sata Maria dell'Antica, che fé l n °ft" fan leilauàno vincitori di metter nome alla città che in quel luogo fabricariano S. Maria del- ?Xn°i* Viaggi voL5% e iirj l'Antica. CltOIl. (£;■& .#''1 fU«';! ■4"//j[i ', 1' ;'.V 1 ,'K ■ ; ;.'r' r? 1 ..,.,:'H SOMMARIO DELL'INDIE OCCLDENTÀLI l'Antica* cVappreffomà^ierianovn peregrino per nome loro àvifitare la detta eh fefà fino C in Sibilla* SC oltra di quefto dedicheriano il palazzo del Signor del detto luogo per Chie- fia di fua Maiella ♦ Il che fatto tutti giurorono di nò voltar mai le fpalle a gl'inimici, cV ca grande impeto gli andorono ad affaltare, gl'Indiani vedutigli venir tirarono ad vn tratto tutte le fue freccie , che vna non ando s in fallo, ma per effer coperti li noftri di feudi di legno forte , non furono feriti, poi con vna mirabil deftrezza fi tirorono indietro alquanti paffì, éV di nuouo tirorono vn'altra moltitudine di freccie,lequali fimilmente non fecer danno al> cuno, ma li noftri divaricati alcuni fchioppi li fecero fuggir, cV voltar le fpalle, 8C abbando- nar quel luogo doue habitauan , nel quale entrati li noftri trouorono affai pane di Mah iz, cY di Iucca, con alcune forte di frutti diffìmili alli noftri, liquali loro ferban tutto Tanno co- Vino nudi me apprettò di noi, fi faluano le caftagne» Gl'Indiani di quefto paefe vanno tutti nudi,ma" ìe femine portano vna camicia di cottone da l'umbilico in giufo ♦ quefta regione e di tem- perato aere,cV la bocca del fiume del Darien è lontana dall'equinottiale gradi fette, 8C li gior ili di tutto fanno fono quafi eguali con la notte,cV talmente che vi {i conofee poca differen- za . il giorno drieto volfono li noftri andar à contrario d'acqua fu per il fiume, & lontan da quel luogo vn miglio trouorono vn folto canneto, nel qua! coperti con gli feudiper più fì- curtà dubitando d'infidie, iì miffero ad andare con opinionche gl'Indiani fi fuffero in quel lo 2l(coÙ con le robbe loro, laquale opinione non fu falfa, perche prefentito gl'Indiani il ve* nir de noftri l'haueano abbandonato, cV lafciate affai robe come fono coltre di cottone doue dormono,ma(feritie di cafa fatte a modo noftro, di Iegno^cY di terra, cV alcuni pettorali d'o- ro^ catene che portano al col!o,per valuta in tutto di 5000 Caftigliani,lequali catene era- no molto ben lauorate,cY come poi s'intefe quefti lauori d'oro fon portati in quella prouin^ eia d'altri paefi,cV barattati con pa di Mahiz,cV altre vettoùaglie,per ciò che tutti quefti po- poli non hanno commertio alcuno tra loro , fé non con baratti, ne conofeono alcuna forte, o v(ò di moneta» li noftri veramentchauendo trouato quefto oro con grande allegrezza tornorono al borgo,doue hauean rotti gl'lndiani,et quiui fatto venir gli altri com pagni re- ftati da l'altra parte del golfo,cominciofon a fabricar la città di S.Maria dell'Antica del Da- rien, che poi e diuentata molto famofa c\T celebrata in terra ferma dell'Indie Occidentali. Come il CdpitanN iene ffdfmdrriti^nd notte li nduili che lo Jèvuitduano,perfè per fortuna Ufttd carduelld & fmontdto in terrd dndòpiu & più giorni errdndofrd lepdludi & litto ' _ delmdre. & in che modo ritorndffe a Beragud. dipoi di lipdrtito prò* cedendo duantt ~)/erfò Lemme, giunto di luògo gid dd Coloni bo chidmdto Mdrmore 3 edificò ynd torricelld qual hoggi è delle fdmojè città deltlndid<, Hor ritorniamo à Nicueffa, che hauea il carico d'habitar la region detta Beragua , coftui partitofi come di fopra è detto d' Vraba , cominciò a nauigar verfo ponente , dC andò tanto auati che paffo v la detta prouincia,cV vna notte fmarrf gli altri nauili che lo feguiuano, di for techevnLopesd'Olano eh era capo d'vn di detti nauili, infieme con vn Pietro d'Vmbna capo d'vnaltro Brigantino, cercando il Capitan Nicueffa, fi trouorono alla bocca d'vn fiu- me,ilqual da Colombo era ftato chiamato Lagarto,perche in quello erano molti animali li- mili a v Cocodrilli da gli Spagnuoli detti Lagarti,cV entrati in detto fiume, trouoron il refto delli compagni,eccetto Nicueffa,liquali tutti fatto cófiglio di quello fuffe da fare , delibero- rono andare alla volta di Beragua, come era il lor primo difegno. 8C cofi meffeno ad effetto, 1 fiume Be g^j a trouoron nonmolto lontano. Beragua è vn fiume che mena oro, 8C per quefto è mol e fo famofo in quelle parti, tanto che da il nome alla prouincia,allegri d'hauerlo trouato,tutti d'accordo eleffero per fuo capo in luogo di Nicueffa, il detto Lopes d'01ano,qual con con- figlio delli principali,accioche poneffin da parte ogni penfiero di douerfi partir più di quel luogo, cV vi habitaffero più volentieri, fubito permiffe che'l mare con l'onde rompeffe tutti li nauili,con liquali era venuti,hauendo prima cauate le migliori tauole, cV tutti li ferrameli ti, delli quali poi con le tauole nuouamente fatte d'arbori grandifTimi trouati indetta pro- uincia,fabricorono vna carauella fola,per qualche cafo cheglipoteffe interuenire. quiui fo pra la ripa cominciorono a fabricar vna fortezza, cV in vna valle molto fertile dC graffa, parte di loro lauoratala terra, feminorono del Mahiz, gli altri compagni fi miffero andar fra terra, cY trouorono alcuni villaggi d'Indiani , che loro chiamano Mumu , gli habitato* -«Vi - ,_"... ' ri delli ìagua mena oro D D E L " S . : DO N P IETROMA" R T IK E 2f A ti delli quali erano perfone molto inhumane,in modo che non potettero hauer con loro al- cun comniertio. Procedendo coli le cofe,vn giorno viddero venir per mare vna vela pic- cola laqual giunfe à'cofloro con grande allegrezza. Quefto era vn fchifo d'vn nauilio del Capitan Nicueffa,fopra ilqual afeofamente s'erano partiti tre compagni del detto Capi- tano,non potendo più fopportar l'eftrema fame, nella qual fi trouauano ] allegri d'hauer ri- trouati gli altri compagni fopra il fiume di Beragua , narrorono loro come il detto Capita- no,hauendo perfo per fortuna la carauella , era fmontato in terra , doue andaua errando fra paludi,cV il litto del mare,fenza pane 6 altra cofa da viuere, ma fi foftentaua co li pochi com pagnichehauea,giafettanta giorni con radici d'herbe,cV molte volte non hauea acqua da bere,cV che era fopra quella cofta che va verfo ponente, la qual da Chriftoforo Colombo fu difcoperta,&: ad vn luogo detto da gli Indiani Cerbaro pofe nome la Grada di Dio, nella qualregione,correvn fiume chiamato da noftri San Mattheo, ilquale è lontano da Bera- gua verfo ponente cento &C trenta miglia, tutte quefte particularità dalli detti hauendo inte io Lopes d'Olano madd vn Brigantino à trouar Nicueffa,cV fecelo venir in Beragua , doue giuro che fu,cV hebbe intefo che Lopes d'Olano era fatto capo, immediate per l'autorità fua comando che foffe meno in prigione , acculandolo di ribellione , per eiferfi fatto capo cV fì- gnore,cV che per fua negligenza hauea tanto tempo tardato à ricercarlo. A gli altri com> pagni diffe che voleua che lì partiffero di quel luogo , cV lo feguiffero doue lui gli meneria, ma diradandogli loro di grada che afpettaffe tanto che coglielfero il grano , che hauean fe> minato del Mahiz,ilqual in quattro mefi n' matura,coftui oftinatamente mai volfe compia cergli,ma gli fece montar fopra Brigantini,cV altri legnetti piccioli, cV far vela verfo leuate, non ^i difeoftado molto da terra,cV andati circa quindici miglia riconobbero vn porto gran de,al quale da Colombo fu pollo nome Porto bello. cV fmonrando sforzati dalla fame per il viaggio alcuna volta I temperano da gli huomini del paefe molto mal trattatici quali am- mazzorono venti de noftri con le loro faette venenate. arriuati a quefto porto parueloro neceffario di far fmontar la metà dell'armata, cV in quello fi facefle vn ridotto forte , con M* tra metà. Nicueffa pafsd più auanti verro leuante , fe arriuato a vn luogo doue la terra efee con vn monte in mare, cVf a vn capo che da Colombo fu chiamato Marmore, lontano da Porto bello circa vent'otto miglia , delibero edificami vna fortezza, ma vedendo li com- pagni ridotti dalla fame in grande eftremità,in modo che non fi poteuan à pena più foftene re,elTendo già ridotti da fettecento dC ottantacinquenne venner in fua compagnia à cento, gli altri tutti erano morti per diuerfe caufe,parte di fame , parte per varie zuffe fatte con gli Indiarne per quefto non harebber poifuto edificar gran fortezza, fabrico v meglio che po- tette vna torricella,per poter foftener l'impeto de gli Indiani,fe alcuni gli veniffer ad affalta^ re,& pofe nome a quefto loco il Nome di Dio , ilquale dapoi e venuto in tanta grandezza che è vno de primi luoghi delle città famofe dellTndie,cx: quefto fu il fuo principio. Come il Capitan Roderico C dimenar giunfe nel golfo di Vraba con duoi natali] carichi di ~\ettoua°lie &* panni affalito prima da fèttecento Indiani pofìi in agguato doue molti di nofiri morirono & con » dtfeorfo fopra gli infortuni] per lui patiti. _ Ma lafciamo ftar Nicueffa con li compagni affamati, OC ritorniamo à gli habitatori di Sata Maria Antica in Vraba,quali fra loro erano venuti à gran difputechi di loro doueffe eiler capo,effendo partito Alfonfo Fogheda,qual penfauano foffe morto , quefte difpute lì t aceuano perche fra loro era vn Vafco Nunez Balboa,huomo molto infoiente , che fi vole- ua fare capo,& non voleua che il Baccalario Ancifo gouernaffe , cV li più per non poter to- lerar la fua infolentia dicéuan che fi doueua far venir Nicueffa , qual haueano intefo che per la iterilita della terra hauea abbandonata Beragua. all'incontro dubitando il detto Vafco che per la venuta di Nicueffa non gli foffe tolto il gouerno, non voleua che foffe chiamato, dicendo che ciafeuno de loro compagni era tanto fufficiente , quanto Nicueffa à gouernar- glu ma ftando in quefte altercationi ira loro, giùTe il Capitan Rodorico Colmenar co due naui grandi con feffanta huomini,8t" affai vettouaglie dC panni per veftirgli. della nauiga- tion del quale dC comje fi partfdalla Spagnuola 8C giunfe ad Vraba , nò è fuor di propoiito narrarne B •i i : ■..,'..» : me tifm .■»'•, « ':."■- /.M '•T. «>fc '. .«Ri I ili' ». "K 1 1 '■■,: li ii> : 'il "' ammazza te. SOMMARIO DELL'INDIE OCCIDENTALI narrarne qualche parte» Rodorico fi parti' dal porto deirifola Beata, che è appreffo alla Spa C gnuola,del 1510 alli tredici d'Ottobre,& nauigó verfo terra fermai alli noue di Nouem brearriud alla prouincia detta Paria, ita il porto di Cartagenia , cV il paefe di Cuchibacoa, qual fìmilmente fu difcoperto da Colombo per auantucV hauendo patito nel viaggio mol- ti incommodi cV difagi,vn giorno per far acqua difmontd alla bocca d'un gran fiume atto £ riceuernaui,qual fi chiama Gaira dagli Indiani* Quefto fiume fivedeuadefcenderedavn altilTimo monte del medefimo nome carico la cima di neui,cY come dittero li compagni del detto Rodorico,mai fi vidde il più alto» cY era c©fa ragioneuole effendo carico di tante ne- ui,cY lontano dàll'equinottiale non più di gradi dieci, che fuffe altifiìmo. Nella bocca di Come vn quello fiume hauendo mandato vn fchifo à far acqua, cV innati nel fiume, ecco che viddero indiano co vn 'h UO mo di bella ftatura, veftitoditela fatta di cottone conventi compagni fìmilmente SngS- veftiti* coftui portaua à modo d'un fazuolo di tela di cottone in fu le fpalle , ìlquale gli co- nati li no- priua le braccia infoio alla cinturaci fotto dal trauerfo hauea vn'altra vefta della medelima ftri gli fece te j a m f] no a lli piedi» 8C venendo verfo li noftri pareua che diceffe loro, che no prendeiTero " di quella acqua,g ciò che ella era cattiua,moft randogli non troppo lontano di lf vn'altro fiu me di miglior acqua,doue volendo li noftri andare,quefto Cacique ouer fignore hauea po- fio in aguato da fettecento Indiani,nudi con gli archi 8>C freccie, percioche altri che li figno- ri con quelli della fua corte nò porton vefte*Coftoro affalirono li noftri, quali erano fmon- tati per empier le barile d'acqua con gran furia,cV al primo tratto prefero il battello,cY quel- lo feceno in mille pezzi\poi dromo verfo li noftri tante frcccieinvn batter d'occhio, che auanti che fi poteffero coprir con gli fcuti,ne ferirono circa quarantafette,de quali per il ve- neno che era fopra d'effe, vn folo fcampo\gli altri morirono, fette s'afcofon in vn arbore cor rofo per vecchiezza,cV fletterò fin à notte, ma perche la naue fi partf la notte , li penfa che anchor loro foffero morti da gli Indiani. Detto Rodorico con quefti infortuni) fìnalmen te giunfenel golfo di Vraba in quella parte che guarda verfo leuante* Et buttate l'anco- re,non vedendo alcun delli compagni,che penfaua trouare, flette molto admirato. non fa- pendò,fe foffero viui,ouero haueffero mutato luogo,deliberd di far loro fegno della fua ve- nuta, & però cariche tutte l'artigliane, à quelle ad vn tratto fecedar fuoco, per il ftrepito p delle quali tutto il golfo di Vraba rifono\ S>C oltra di quefto fopra le cime delli monti vici- ni fece far la notte fuochi grandifìTimi» Li noftri habitatori di Santa Maria dell'Antica, vdi to lo ftrepito,cY viUi la notte li fuochi, cognofciuto il giugner de fuoi , rifpofero anchor lo- ro,cY con artiglierie cV con fuochi* per il che detto Rodorico fé n'ando v verfo di loro, iquali corfono à riceuerlo con tanta allegrezza , che non poterono, ritener le lagrime , percioche per la fame cV difagio erano ridotti in eftrema necelTità , oltr'à che non haueano da veftirfi, Leonia giunta del detto Rodorico fi veftironocV {cacciarono via la fame* Giuntoche fu Rodorico Golmenar li primi huomini di Vraba cV quelli che eran riputati di maggior configlio,comehabbian detto di fopra, erano d'opinion che fidoueffe far venir Nicueffa pergouernatore,per leuarvia ledifcordiecVcontentioni che eran tra loro di quel gouer- no,la qual cofa non piaceua al Baccalario Ancifo,ne à Vafco nunez* Nondimeno fu deli berato che'l detto Rodorico con vna delle fue naui,cVvn Brigantino,andaffe à farlo venire* la qual cofa effeguendo in pochi giorni giunfe in Beragua , doue trouò lo sfortunato Capi- tano Nicueffa,che appreffo il capo d'un monte che fi prolunga in mare detto Marmorfa- bricaua vna torricelIa,ridotto in eftremo difagio , cY di fettecento cV ottantacinque compa- gni n'hàuea viuifoIamentefeffanta,cV quelli anchora di modo per la fame afflitti, che con gran pena fi reggeuano in piedi* del qual non e x fuor dipropofitodifeorrerdache proce- derle che hauendo fi bella banda digente,armata di fchioppi, cV di picche cYattaà far ogni grande imprefa,cV trouandofi in quella parte di terra fermà,doue erano infinite terre OC cit- tà d'Indiani cY ricche dC abbondanti di vettouaglie , il prefato Capitano fi lafciaffe più pre- fto morir di fame,che efperimentar la fortuna» certo chi leggera le cofe fette da poi per altri CapitanijCon minor numero di gente in quefta parte,comprédera chela caufa nafeeffe dal- la poca prudentia del detto Capitano,qual douea effer vile d'animo cV di poco intelletto* . Difmontato in terra che fu il Colmenar come gli vidde cofi afflitti, fé gli rapprefento v auati gli occhi il volto di tanti huomini morti, pur dato loro le vettouaglie che feco hauea con- dottagli confolo grandemente,cV ritrouato N*cueffa cV quello abbracciato gli diffe, ch'egli era molto defiderato da quelli di Santa Maria dell'Antica del Dariavpercioché effendo tra ^ loro 1 ' ..»: DEL SS DO W Pi E TRO MAR T IRE 2 2 loro graridiffime difcordie,fperauano che con l'auttorita fua le fi quietariano. Nicueffa rfit: gratio grandemente (Dolmenare che lo fuffe venuto a v trouare, cV diffe elTer contento d'an- darui,& cofi d'accordo immediate montorono in naue , doue dapoi che hebbero ragiona- to gli infortuni] l'un dell'altro , Nicueffa che già haueua fcacciata la fame comincio' a dir ma Je de gli Spagnuoli di Santa Maria dell'Antica,cV che gli voleua leuar via di ìi\ cV torgli an chora tutto l'oro che haueano , percioche fenza licentia del Capitano Fogheda ch'era fuo collega,ò fua,che eran Capitani del Re Catholico , non poteuan partirfe fra loro quell'oro, lequali parole venute all'orecchie delli detti Spagnuoli , con l'aiuto di Vafco Nunez cY del fcaccalario Ancifo,come giunfero li detti Colmenare cV Nicueffa,li vennero airincontro ; et con minaccie grandi ftrinfero Nicueffa à montar fopra vn brigantino con diceflette compa gni {oìi,di feffanta che haueua menati feco,cV partirò* la qual eofa difpiacque à tutti gli h uo mini da bene,pur non ardirono contradirgli per paura che hauean della parte del detto Va fco,cV quefto fu l'anno 1511* Nicueffa innato che fu in mare per andar all'Itala Spagnuola à lamétarfi dell'oltraggio,che il detto Vafco gli haueua fatto,mai più fu veduto, credefi che s'annegaffe con tutti gli huomini* Come Vafco Nune^fatto capo di cento & 'cinquanta huomìni tolto in compagnia il Colmenar fecero prigione il Cacique Caretta & facchc^giorono iljùo l/illaggiOidipoi liberatolo movono guerra unitamente al Ca^ ciquePoncha^ del modo del combatter edi (juegl' Indiani. Della proumaa chiamata Co* mogrcr&deU'amicitia contratta col Cacique di quella. Partito che fu Nicueflanauédo li detti di Santa Maria dell'Antica confumate tutte le vet touaglie,che hauea condotte Colmenar,furono forzati come lupi affamati andar cercando per-tl paefe vicino da mangiare , per il che fatto capo il detto Vafco Nunez di cento 8l cin- quanta di loro, tolto in cópagnia fuà anchor Colmenar, fi dinzzorono drieto al litro verfo quella prouincia diedi foprahabbian detto chiamarfi Coiba. doue trouorono ilCacique Caretta dal quale con minaccie volendo che gli deffe vettouaglie, cV lui fcufandofi che non n'hauea j percioche n'hauèà difpehfate affai ad altri Chriftiani,che eran pattati per quel luo-- go,cVappreffo per la guerra che hauea con il Cacique vicino detto Poncha , non hauea po- tuto raccoglierla femènza del Mahiz. coftoro fortemente adirati , né admettendo alcuna fcufa,primafaccheggiorno tutto quel fuo villaggio,cV poi prefolo con due mogli 3 fìgliuoli, SC famiglia lo madorono in prigione al Darien> Tra la famiglia del detto Caretta furon tro «ari tre Spagnuoli graffi del corpo,ma nudi de panni, coftoro fuggirono 1 3. mefi auanti da Nicueffajquando andò verfo Beragua, quali il detto Caretta hauea trattato beniffimo. .- Vafco ritorno' al Darien con quella poca di preda cVvercouaglia che hauea trouato,do- uè fubito giunto fece metter in prigion il Baccàlario Ancifo , cV confìfear tutto il fuo haue- re,accu(àndolo che fenza lettere del Re catholico s'era fatto gouernatore. pur furono tanti li preghi delli primi del Darien che fu lafciato andarfene con vna naue. Effendo quefte difeordie cV trauagli fra coftoro , fu deliberato di mandar al Vice Re della Spagnuola , qual era il fìgliuol dell' Admirante Colombo morto , OC alli conflglieri datigli dal Re catholico, per intender come s'hauefferoàgouernare,auifandogli nelle calamita che fi trouauano,cV cio v che fperauan di trouare fé foffero fòccorfi di vettouaglie, cV quefto carico dettero ad vn Valdiua,della fattion del detto Vafco,ordinadogliche efpojftal'imbafciata fua alli detti deis- ta Spagnuola , doueffe caricata vna naue di vettouaglie ritornacene al Darien. in quefto mezzo il detto Vafco non potendo ftar ociofo , cV defìderando di far qualche imprefa , ha- ùendo parlato con Interpreti a? detto Cacique Caretta imprigionato, fi compofe conlui,prt ma di liberarlo,cV poi d'andar à far guerra al Cacique Poncha,affai fra terra ferma alli confi- ni di Coiba,promettendogli il detto Caretta fumminiftrargli le vettouaglie, cV lui medefì- mo con la fua famigliai fubdni con l'arme andarlo ad aiutare. Gl'Indiani di quefto paefe non combattono con freccie venenate, come quelli che habitano la cofta del golfo di Vra- ba verfo leuante,ma con fpade molto lunghe,le quali chiamano Machane, cV fon fatte di le gno duriflìmoper non hauer ferro, cV con lande , con la punta acutiflima fetta d'offo. per effecutiondi quefto ordine il Cacique Caretta fece feminardelMahiz, quanto più glifi! pQH%ile,dalli fuoi,cV: doppo alcuni mefì raccolto il lor grano per far pane, fi pofero in carn- icino con il detto Vafeo OC (mi compagni verfo ri paefe del detto Poncha,il qual intender : dola " . mg ,ji. ,l«l '." ■ ■■ li !" "'"t ' ■■•■■ ■ T : r 1 •4 ; ;k;:*"' Li' ''1 '• ' v> ' i <:r. 1 i 'II!' p I ENI l'i, l*»: £ef rittióc del palazzo di Como- Strbano nelle caie i coipi mor- ti dì loro caciqui co gran dilige VA. SOMMARIO DELL'INDIE OCCIDENTALI do la venuta di cottoro fe ne foggi « li noftri giunti al villaggio & non trottalo fl Caciqtié G ( lo faccheggiorono tutto,cY fi fornirono d'affai vettouaglie, che trouorono con alquato oro fatto,&lauorato in diuerfi ornamenti di quelli che portano gl'Indiani» ma delle veitoua- glie non poteron (occorrer alli compagni lafciati al Darien,percioche la cafa del detto Pon- cha era lontana dal Darien più di cèto miglia. Et bifognaua portar il tutto fopra le fpalle, non hauendo altro mezzo da condurle. Et cofi ritornati al Darien deliberorono non art dar più tanto Fra terra , ma dirizzarli contra li Caciqui vicini allitto,per poterli con le naui aiutar in condur via cioche guadagnando, E pofta no troppo lontan da Coiba vna prò- uincia detta Comogra doueè vna pianura circudata da monti, di lunghezza di circa $6 mi glia,molto bella cV cultiuata,appreffo la radice di quali è il palazzo del Cacique di detta prò. uincia chiamato Comogro, con infinite altre cafe, cV habitationi d'Indiani, fra le qualifono molte fontanelle vengono da detti monti vicini, lequali poi giunte tutte infiemefanno correr vn Humicello per mezzo detta pianura. Vafco Nunez con la fua compagnia fé ne andò à quella volta per faccheggiarla. ma la ventura volfe che per auanti vn gentil'huomo del Cacique Caretta, che in loro lingua chiamano Iura , s'era ritirato à quefto Cacique Co- mogro. coftui intela la venuta de noftri hauédo amicitia con li tre Spagnuoli, che habbian detto di fopra che furono trouati nel prender di Caretta, s'interpofe, & fece con mezzo lo- ro far amicitia grande tra il detto Cacique Comogro, & li noftri. li quali per quefta caufa come amici introrono in quello paefe di Comogro,qual e v circa trenta leghe lontan dal Da rien t> via pianala qual è neceffario che fi facci atorno ad alcuni monti che vi fon in mezzo, Giun ti al palazzo furono da Comogro cV da fette giouanifuoi figliuoli di bello afpetto, ma nudi tutto il corpo eccetto le parti vergognofe allegramenteraccolti. 4 $)efcrittione del palalo di Comogro Cacicjue,& delprefenteper hi fattoi Vafco Nune^P' * Colrne- nardoro lauoratoper "valuta, di quattro milacafhgliam &fcfìdntafchiaut,&come il figliuolo di Comogro gli fece auertm d'alcune ' promncie ncchipme doro. Quefto palazzo haueua auanti verfo mezzo di' vna piazza di 150 paffa, cY altre tato lar D ga,laquale era circundata da palme altiffime molto fpeffe,doue fi ftauaà l'ombra , fnfu que- fta piazza s'en traua 1 vn portico della medefima lunghezza ; cYdi larghezza di pana ottata, ilquale haueua d'auanti,pofti a vCq di colonne,molti legni grofliflimi dC ben lauoratU'altre tre parti erancircundate d'alberi al medefimo modo , ma ferrati con pareti fatti tanto forti, quanto fé fufferoftati fatti di pietra, in mezzo di quefto portico era vna porta grande, la- quale entraua in fu vna fala quadrala vna parte di quefta verfo leuate era vna camera gran- de,nellaqual dormiua il Cacique. di quefta s'cntraua 1 due camere, l'una delle quali feruiua per il dormire delle dóne del Cacique, l'altra à canto à quefta era piena di corpi morti fecchi legati con corde di cottone, cV appiccati al palco per il trauerfo, all'incotto di quelle erano tre camere,vna feruiua per difpenlà, cV era piena di pane cY altre viuade, lequali loro viàno, l'altra era piena di vafi di legno,cY alcuni di terra al modo di Spagna,pienidi vino, qua! fi fa in quella prouincia,parte di Mahiz,cY radici di Agyes,et Iucca,cY parte di frutti di palme di diuer fi colorirlo e neri cY bianchi,cY di perfetto fapore cY bontaV nella terza ftaza ftauano gli fchiaui,cY quelli chetengon cura delle cofe del viuere della corte, cY quefta feruiua per effer grande anchora per cucina, li pauimenti tutti cV palchi erano lauorati di bellilTimi la- uori,il coperto tutto era in forma di padiglione, con traui lunghiffimi coperti di foglie , cY herbe tanto denfe che l'acqua non paffaua 3 cY pioueua in quattro faccie, Dimadati dalli no- ftri perche teneffer quelli corpi fecchi cofi appiccati, gli rifpofero quelli effer li corpi di tutti li Caciqui anteceffori del parendado di Comogro,! ultimo delli quali moftrorono chefir fuo padre, quali cofi ad ordine conferuauano con gran diligentia cV veneratione, haueano quefti corpi fecchi intorno alcuni lenzoletti lauorati co oro, cV alcuni anchora appreffo l'o- ro qualche gioia,il modo nel qual gli feccano s'edetto di fopra, :I1 maggiore delliftgliuoli di Comogro moftraua nelfafpetto effer molto fauio cV prudente,ilquale comincio à parla- re ì fuo padreA dirgli, che quelle tali genti che andauano faccende guerra di qua cV di la, S>C viueuano folamente di rubare,era neceffario di accarezzarle , per non dar loro caufa che faceffero difpiacer à loro cV à cafa fua come haueano intefd chauean fatto in altri luoghi, 8C perche vedeandie non dimandauan altro che orojmandorono à donar à Vafco Nunez,8£ Colmenar DEL S. D O N PI E T R O M A R T IR E , g 23 A Colmenar oro lauorato in diuerfe lame, & cofe,per valuta di caftigliani quattro mila,c\: fefe fanta fehiaui per feruirli. Quefta vfanza di' far fehiaui e molto commune à quefti Indiani alcuni de quali non fanno altro traffico che prenderli l'un l'altro, cV barattare per altre cofe che gli liano ncceffarie. cV quefto per non conofcer l'ufo de danari. Li noftri hauuto que fto oroù' miffeno in piazza à volerlo pefare infìeme con altretanto guadagnato a! troue,per cattar fuòri la quinta parte,Iaquaf ordinariamente fi cauaua del tutto, & s'aìfégnaua alli the- foridelliRe. il refto fi fparte egualmente* In quefto partir d'oro vennero fra loro alle ma- nica qualcofa vedendo quefto figliuol maggior di Comogro, mollo vn poco ad ira dette" con furia delle mani nelle bilancie, cV fparfe loro per tutta la piazza, dicendo per vn inter- prete» Che vergogna è quefta,d chriftiani, che per fi poca quantità d'oro v'offendiate l'un- ì'altro,cV quefto anchor che e lauorato lo volete disfar, & ridurre in piaftre j! fé hauete mu& defìderio d'oro per il qual mi par che andiate perturbando la quiete di tutti gli huomini dei mondo , partendoui da cafa voftra,cY fofteredo tariti difagi, io vidimoftrero paefi ricchiiìi- mi d'oro,nelli quali vi potrete fatiare. ma farà dibifogno che habbiate più numero di <*en- te per poter combatter con alcuni Caciqui,quali fono potentiffimi nelli loro paefì fra gli al tri vi verrà incontro Tumanama,qual è flgnor d'un paefe ricchiffimo, & non è dittante da noi più di fei foli. 6V quefto diffe percioche gl'Indiani computano i giorni col Sole, poi fo- pra alcuni monti che vi bifognan paffare,habitano vna forte di géti detti Caribiche man- gian carne humana,cY no hanno né fignor,nè legge alcuna, cV viuonotiofi. Coftoro ne tempi paffati lafciatelelor proprie habitationì per hauer oro da barattar in huomini per mangiarfegli,fapendo che in detti monti fi cauaua oro,v'andorono. doue prefi oli habita- tori gli fanno cauar l'oro,cV quello poi ridotto in lame per orefici che hanno,c\: altre cofe la- uorate,barattano in cioche gli vien defìderio. Noi non facciamo maggior cèto deltoro non lauorato,di quello che facciamo d'un pugno di terra auanti che dalla man d'un artefice lafiaformata in alcun vafo,dequali, cV di coltredi cottone, dalli detti noftri vicini ne riab- biamo affai in cambio di fchiaui prefiche loro pigliono da noi per mangiategli, noi gli for niamo di molto pane per il loro viuere del quale hanno gran careftia, perche habiranofo- £ pra montagne. Et pero con l'armi é dibifogno che vi tacciate la ftrada,cV palliate quelli monti. SC con il dito gli moftraua verfo mezzo giorno, paffati quelli, voi vederete vn ma' re qual ha nauilicfa^ vanno a vela come li voftri,dimoftrando le noftre carauelk. cV gli ha- bitatori di quelli litri anchor che fiano nudi Come fìamo noi, pur fanno andar a vela cY a re- mi in tutto quel mare cheé di la da ditti monti, doue e tanta copia d'oro. cV dimoftrande* alcuni piatti cV fcodelle di terra,diceua che'l Re Tumanama cY tutti li paefani di quello ha- ueano quelli fatti d'oro,cV cofì come appreffoli Chriftiani era abbondantia di ferro non al- trimenti appreffo quelli popoli era d'oro, diffe delferro per ciò che da noftri intefenoiha- «erne gran copia,vedendo tante fpade & armi intorno alli noftri. tutte le parole di quefto, giouaneci referirono quelli tre Spagnuoli,che erano flati diciotto mefi con Caretta \ ha- ueano imparato il loro parlare,cV furono di tata efficacia a Vafco Nunez & Colmenar che non penfauano altro,cV pareua loro mill'anni di trouarfì doue era quel tanto oro. Et perà laudato il giouane di quanto gli heuea narrato,cominciorono di nuouo à dimandargli co- me douernano gouemarfi coltra qudle tante genti , quando l'anderanno àtrouaref Que- ito giouanevdjtequefte parole flette vn poco fppra dife,moftrando di penfare,8c" poi diffe bappiate Chriftiani che anchjor che noi flamo nudi,etche'l defìderio dell'hauer orano tra «agli gh animi nafìri,no peroriamo quieti, ma la cupidità d'hauer gran fìgnorie ne fa ftar incontinueguerre, volendo Tempre effer fìgnorjdel paefe delli vicini, di qui nafeon lino, «ri trauagli,cV ruine,cV gli anteceffori nofìri,cY il medefimo mio padre Comogro per qùe- ita caufa han fatto gran guerre con li Re, che v'ho moftrati di là dalli monti, nelle quali fe- condo che luol accadere,hora fìamo flati vincitori,hora habbian perduto. cV fi come hauert do hauuta vittoria contro li nimici noftri, di quelli habbian fatti prigioni, delliquali vene habbian donato feffanta, cofì loro alcune volte han prefo delli noftri è* menatigli fchiauu Et coli dicendo ci moftrdvn' Indiano fuo fami- liare, il qual era flato fchiauo appreffo vno di quefti Re, dila da monti* la prouincia del quale e x abbondanuffima d'oro. Come DiCrrìrcìifi ■' W i 'A \ j SOMMARIO DELL'INDIE OCCIDENTALI ComeComozrocofiperfuafodanoJlrifibatte^ò con tuttala fua famiglia. Valdiua ritorna aUaSpagnmld Q con la quinta parte deltoro trouato «frettante alli Re per Saluta di mille cinquecento casigliani. Vafco Nune^peruenuto adyngrofifimo fiume con molte habitattoni d Indiani, > il S imor delle quali era fu» gito trouò lame &> catenelle d'oro per molta Saluta & gran quantità d'archi &freccie. ^ Da coftui dC da molti altri huomini,che quado fiamo in pace pattano di qua cY di la,vi pò treteinformare,chequantovihodettoèlaverita\ Nondimeno accioche Hate più ficuri delle cofe fopradette ;U che io non v'inganno , io m'offerifeo venir con voi, 86 non trouan do effer cofifmi facciate morire. & pero mettete ad ordine 1000 Chnftiamche coniarmi, m fiemeconlifoldatidimiopadre,qual^^ modifeacciar gl'inimici noftri. percioche quello vi dira quanto oro faperrete dimandare, Snoiinpremk)dell'aiutochevihaueremodato } oltrala partedel paefe cheacquifteremo aopreffo al nofWaremo flcuri di poter viuer continuamente in pace fenza far pw guerra ndalcuno Daquelte paroledel prudente figliuolo di Comogro, li noftri grandemente ni «mofeiuta la humanita,cY intelletto di coftoro con il mezzo di quelli tre bpagnuoli in. Spreti,perfuafero al vecchio Comogro di farf, Chriftiano. & cofi que e » con li figliuoli, cY tutta fua famiglia battezzornoA gli pofero nome Carlo, j>che cofi ali hora fi chiamai* il principe di Spagna. Fatto quello deliberarono di tornaralh copagnifuoi nelDanen, ben affermando che torneriano prefto con gran numero di gente, con la qual potriano pai. farfinoalmardimezzogiorno. Partiti adunque di qui ,& arnuati a Sata Maria del Da. rien intefero come Valdiua mandato già ki mefi alla Spagnuola era ntornato,cY hauea co. dotto poca quantità di vettouaglie,efcufandoficheilnauilioche hauea menato, eravnpo. co piccolo, & che! vice Re, cV gli altri configlieri della Spagnuola, gli hauean prometto dt mandargli dietro preftiiTimamente,cV vettouaglieA huomini affai, ilche fin ali hora non Leanofatto,tenendocertochelanauecheconduffeilBaccaknoAncifofoffevenutafal. uà. macheper l'auenirnon gli mancheriano d'alcuno aiuto poffibile. Quelle yettoua. die che conduffeValdiua durororìo pochi giorni, quali panati cominciorono a patirai p medefimomodocomefaceano perauanti. Et la mala ventura di coftoro volendo aggiu^ gnermalàmale 3 lifecevenirnelmefedi nouembrevna fortuna di tempfefta groflima con tanti tuoniA faette fpauenteuoli,cY con diluuio di tanta acqua, qual corfegiu delli monti, che il Mahiz feminato il Settembre fu annegato 8C menato via dalla furia dell acqua. ron troppe vettouaglie, perci'oche tutti quelli lochi fono paludofì , cV per quefto non fono buoni per feminare,ma gli habitatori di quelli con barattar il pefeie che prendono, fi forni- feono da altri Indiani di pane» Nondimeno cercando lecafe con diligentia, trouorono di uerfe lame d'oro,cV catenelle per valuta di fette mila caftigliani . cVleuorono tutti gli archi dC frcccie,cV mafTaritie che poterono,^ caricorono le barche di detti Indiani» . l Vafco Nune^ & Colmenar conti \ifiono amicitia con Signor T.urui , & trouorono l'I fòla detta della Capa habitatajolamente dapefeatorì^ ~\n borgo di fettecento fuochi* come fuperorono il Signor ^benamacheij& procedendo più manti trouorono il Signor ^ìbibeiba. del fuo palazzo & ricbiejla à lui fatta & lafua nfpojfa. Diconoqueftichefuronoàqueftaimprera,chelanotteveniua fuoridiquelli paludi pi- piftrelli d vero nottole grandi come tortore, lequali mordeuano-, cV il morfo loro era come Pipistrelli venenato 5 cV al principio no fapeuan come medicarfi,pur intefero d'alcuni Indiani che era-a srandi c5 feco,che con l'acqua marina guaririano. Etritornadocoftoroin dietro da quefto vltimo " anguIo,cY trouandofì in mezzo il golfo, li foprauenne tanta fortuna di mare,che quel che haueuano guadagnato da pefcatori,fu forza che'l buttaffeno in mare, dC molte di quelle bai- che infieme con gli huomini annegorono. Mentre che Vafco Nunez fece quelita impre fa verfo mezzo di,Colmcnar co feifanta huomini volCe nauicar per la bocca d'un'altro gran fiume,che cade in detto golfo verfo leuante,per circa 40 miglia al infufo,doue trouò molte habitationi fatte fopra la ripa,cY il fuo Ognore detto Turui,qual gli fece fmontar, cV olì tolfe in cafa,faccendogli buonacera cV dandogli da mangiar quanto voleuano. La qual amici- tia come fu intefa da quelli del Darien, Vafco Nunez che era ritornato, gli volfe andar a tra iiare,douearriuato,cYfatiati tutti li compagni con le vettouaglie dategli da quefto Signor Turui,deliberoronoiinOeme d'andar fu perdette fiume, cY fatte altre quaranta nugliajro* uorono vna Ifola grande circundata dal detto fiume, doue no habitauan altro chepefeatoru Difmontati qui viddero affai reti di cottone diftefe al fole,fatte in diuerfe maniere,alcune ; larghe, cY lunghe,altre come vn facco con la bocca ftretta, cV con alcuni legni che le teneua- no aperte, intrati nelle cafe quali erano fatte picciole cV tonde, coperte di molte foglie gran did'arbori, viddero le lor femine,che parte di loro faceuano reti, altre apriuano pefei molto grandi,cY infalatili gli metteuono al fole,cY ne viddero de fecchi gran quantità. Quefti In- diani pefeatori no volfono fuggire,ma riceuettono li noftri allegramente,dando loro quan to pefee che voleuan,ma poco pane , perche n'haueano poco. cV différò che veniuano In- diani d'altre prouincie lontane,cY portauano loro pane, pignatte di terra, cY filo di cottone, dC barattauano in quefti pefei falati. Viddero qui alcuni pefei grandi Ornili alla Tro ta,ma la carne era più rolla, de quali n'hauean gra copia,cY tutti gli feccauano al modo detto di fo pra. gli huomini cV le femine delle reti vecchie et inutili,fi copriuano le parti inhonefteJl lo to dormire era fopra certi monti di foglie gradi,meffe vna fopra l'altra. Et pche viddeno li molti arbori di quelli che fanno lacafiìa,che eran naturali di qlla terra , la chiamorono l'Ifo- la della CalTia. dalla banda deftra di detta Ifola,correua vn'altro fiume, qual chiamorono il Rio Nero. Et andati da quella bocca da 15 miglia ifu,trouorono vn borgo di 7oo.cafeha bitate,cY il fìgnor detto Abenamachei,qual (entiti li noftri abbandono' le cafe,da poi muta- toli di penero ne venne con or ra n furia adoffo con fpade gradi di legno duriffimo, OC lande lunghe,per non effere auezzi tirar archi cV faette, nondimeno fubito fu rotto dalli noftri, OC prefo Abenamachei con molti principali Indiani, vn fante à piedi Spagnuolo che era flato terito,accoftatofi al detto gli leuo via con vn colpo di fpada la man deftra, contra il voler pe- ro de capitani,quali dapoi Io fecero medicare. Tutti quefti noftri che erano à quefta impre la poteuano effer da 1 5 o de quali la metà parfe che doueffe reftarquiui, gli altri con nuoue Vru cioe,barche al modo Ioro,nauigorono al còtrario del fiume, da vna banda cV dall'altra del quaIe,ogni di fcorrendo,vedeuano gradinimi fiumi, che cadeuano in quello , cV andati per 70 miglia dal fopra detto fiume Nero,hauédo per lor guida vn Indiano pratico di quel hume, sabba terono arriuar doue era la Signoria d'un chiamato Abibeiba,cV era in mez- zo di grandiffimi paludi. Et il palazzofuo cV tutte l'altre habitationi qual eran minori, . v n pakz- eran tabricate in quefto modo. Sopra li rami d'un groflfiffìmo arbore che da ogni canto li zo fopra vn vedeuano fpeffi dC folo^aweuanQ intrauerfati molti legni,& di quelli fato come vn palco, albero - qual I K/: *>■' 'ytU .'ì 1 .*'!: >,;■■ cì i;* :: ,l :ì- V i ■ ,■; , fW 1] tei , % Alberi gra- dinimi & di groflèz- za (miiiua- ta. SOMMARIO DELL'INDIE OCCIDENTALI qual poi era diuifofn altre patti,1equali d'intorno erano ferrate da legni, con tanto artificio C collegati infieme,che poteuano fopportar ogni impeto di vento, per grande che 1 tulle» dt Copra poi con alcune herbe cV foglie erano coperti, è opinione che coloro habitino m que ftomodo^percaufachelifiumi^elToallaganotuttoquelpaefe, detti arbori da poni ditto palco vanno con la cima diritta tanto in alto.che per buon braccio che l'huomo habbia, no potria trarui con vna pietra» Et fono alcuni di groffezza che fette 6 otto huomini non gli potrian con le braccia circundare. in terra appreilo li piedi hanno il luogo doue tengono il vino,qual fanno al modo detto di fopra, cV quefto perche alcune volte foffia tanta furia di uento,cheanchorchenonrouini quel palco fatto fopra li rami, nondimeno fa muouerK crollarci che faria càufa di guaftar li vini^delliquali femprejhanno affai. Il refto tutto ten- gono di fopra. quando quefto fìgnor mangia, li feruitori corrono à trargli il vino di mio- uo,cY portanloper alcuni fcalini,che fon polii appreffo il detto arbore , co quella medefima preftezza che farian li noftri in vn luogo piano. Li noftri giunti appreffo quefto arbore feceno chiamar Abibeiba , pregandolo che'l voleffe defeendere , faccendogli fegni di pace> & inoltrando li prefenti che gli portauano. Abibeiba fece lor rispondere che gli prega- uà che lo lafciaffero ftar quieto in cafa fua, cV concedeffergli che viueffe in pace fenza dargli moleftia. ma non giouando le molte preghiere che gli feceno, vedendolo pur oftinato,i no ftri gli feceno intendetene sei non defeendeua con tutta la famiglia, che abbruciarebbono l'arbore,ouero il tagliarebbono dalli piedi. Sopra ikhe ftando pur fermo Abibeiba, li no ftri cominciorono con molte feure à percuoter l'arbore j del qual vedendo Abibeiba faltar molte ftelle,mutd còfiglio,cY fubito difeefe con duoi foli fuoi figliuoli, doue fatta pace cori li noftri gli domando quel che voleuan da lui. i noftri gli diffeno che cercauan de l'oro, al che lui nipote che non hauea oro,del quale non ù' feruedo a cofa alcuna, non hauea mai pen fato,nè pofto cura d'hauerne. Ma faccendo tanta inftantia cV moftrando d'hauerne tanto defiderio, s'offèrfe d'andar à cercarne nelli monti vicini doue diceua nafeerne affai. &fra vn certo termine portarlo,cV cofi s'accordorono. Ma paffati i giorni del termine che do- uea tornar Abibeiba con l'oro, vedendofi beffati i noftri, fi partirono con vettouaglie affai, che trouorondel detto Abibeiba,ma fenza oro» Come uébibeibd,& ^bendmacheicaciqui combattendo con linoJlrifuronorotti 3 & > mandati prigioni tn Danen. & comefu [coperta la congiura di molti caciqui Indiani i quali haueano ordinato d'afialtar & ammalar li nojìri. Intefero qui da gli habitanti quel medefimo che haueano intefo dal Cacique Comogro delli Caribbi che mangiano carne humana,quali occupano nelli fopradetti monti le mine- re dell'oro. & per quefta caufa i noftri volfero andar circa tréta miglia anchor fu g il fiume. cV giunti a certe capanne di paglia de i detti Caribbi,quelle trouorono abbadonate, percnc. per la fama del venir de Chriftiani hauean fuggitolo che hauean,portandolo fopra le fpal le alla fommità d'alti monti. Mentre che Vafco Nunez cV Colmenare andauan fu per il detto fìume,difcoprendo nuoue genti dC nuoui paefi. Vn Spagnuolo detto Raia delli la feiati alla guardia del paefe d'Abenamachei,qual e nel rio Nero,come di fopra habbian det- to,effendo affretto dalla fame,ouer defiderio di trouar oro,volfe andar con noue compagni à cercar quel che folle in alcune habitationi d'un Cacique non troppo lontano detto Abrai ba. qual hauendo intefo la venuta di coftoro, pofe molti Indiani armati à lor modo di lan- cie,in vn bofeo foltiiTimo,appreffo vna ftrada,per la qual erano affretti i noftri pattare, qua li non più pretto furono entrati nel bofeo che tutti gl'indiani fé gli fpinfero adotto, bt per effer pratichi del luogo immediate ammazzorono il detto Raia con duo compagni. Uh altri veduto quefto,perche per la fpeffezza de gl'arbori non poteuano adoperar gli fchiop- pi,fi riduffeno fuori in vna pianura, ma à gli Indiani no baffo mai l'animo d'affalirgli, oue> rovfcir del bofco,per il che inoftrijritornorono alla fua guardia donde s'erano partiti, tjlt Indiani fpogliati i Chriftiani morti nel bofeo dell'armi di ferro,quelle portorono al tuo Ca- cique,doue s'erano ridotti Abibeiba habitator di quel arbor grande, dC Abenamachei fug- gitone qual fu mozza la mano. Coftoro vedute l'armi tolte alli noftri , cominciorono tra loro à metter ordine di far gran numero d'Indiani, cV andar ad affaltar quelli , che erano alla guardia del rio Nero,cV fargli morire,dicendo. Noi vedemmo che forte di gente e que \ ffa arrabbiata d'hauer oro , & per quello andar turbando la quiete cV pace , che noi habbia-' mo, D DEL S. DON PIETRO MARTIRE 2J A mo,douerrian pur contentare poflcdendo cofi belle cV refplendenti armi , come fono que- lle fpade,lequali tagliano,cV h poffono adoperar in molte cofe per vfo de gli huomini,tY in difenderfi da gl'inimici, il che dell'oro non fì può fare, vogliati noi ftar fenipre fchiaui di co ftoro,infieme con noftre mogliere cV figliuoli : cV da loro effer fpogliati tutto il giorno delle vettouaglie, 8C altre cofe che fon per il viuer noftro ? Andiamo adono i quefti che fono fiati Iafciati alla guardia del paefe di Abenamachei, poi piufacil ne farà il diftrugger gli al- tri panati fu per il fiume. Meffo quello ordine, & determinato il giorno , lafortuna volfk che 1 noftri ntornorno con le barche dalle capanne delli Caribbi,cV quello fu la notte auan- ti il giorno determinato,qual come fu venuto, vna gran moltitudine d'Indiani cV con frec- rie cV con lande affaftorono li noftri , penfando che fonerò pochi, ma vedutogli tanti, SC che animofamente vfciuano à combatter con loro, cominciorno à tirarfi vn poco indietro, douefaccendo forza li noftri,cY ammazzatone affai,fi minerò poiin fuga, cYmoltidiloro furono prefì,ma tutti i Caciqui fcamporono. i prigioni furono mandati al Darien per ado perargli à far lauorar la terra. Acquietati gli huomini di quel paefe,deliberorono li no- ftri di partirfì,cV di lafciarui vnaconueniente guardia , cV cofi feceno reftar il Capitan Hur- tado con trenta huomini. Coftui vn giorno delibero mandar à feconda del fiume alcuni fuoi compagni con femine cV Indiani prefi al Capitano Vafco nunez , cV gli fece montare fopra vna delle barche che lor chiamano Vru,quali venendo a feconda del fiume, furono af falcati da quattro barche d'Indiani,che gli feceno andar a fondo,cV quati poteron hauer ara- mazzorono. folamente duoi compagni appiccati à certi legni che veniuano giù per il fiu- me fcapolorono, da quefti duoi li noftri intefero come tutti gl'Indiani vicini erano folle- uati,cY quel che hauean fatto a quelli della barca* li noftri (ofpe[i di tal nuoue, ogni giorno configliauano fra loro la prouifion che doueffin fare. cVcome pur Iddio volfe , la cofa fu fcoperta in quefto modo* Vafco nunez,che era il capo di quelli del Darien, tra le altre fe- mine Indiane che hauea menato via, n'hauea vna molto bella , quale amaua'molto,cYgH faceua gran carezze, à veder coftei veniua fpeffo vn fuo fratello , qual vn giorno gl'i dine. Sorella tu vedi la grande infolentia chevfanoverfodi noi quefti Chriftiani , tale che pari j noftri Caciqui non la poffono fopportare,fappi che fono meffi infieme cinque di loro con cento barche,c\: per terra più di cinque mila Indiani, 8C nella villa de Tichiri fono prepara- te tutte le vettouaglie,cV ordinato il giorno che fi venga ad affamargli, cY pero ti prego che quel giorno tu vegga di trouar modo di non ftar li fra loro , accioche in quella furia tu non tulli morta, la giouane intefa tal coniura amando Vafco nunez , andò fubito a manifeftar- gh il tutto,laqual cofa intefa tenne modo ch'el detto fratello, qual era familiare d'un di q ue- fti Caciqui ntornaffe à lei, qual fubito fu prefo, cV confettò come Cemaccho che era vno de idem Caciqui fcacciato dal loco doue edificorono la terra di Santa Maria del Darien ha- uea fetto affondar la barca con gli huomini,che veniuano dal Rio Nero, cV apprefTo hauea meno ordine con quaranta delli fuoi Indiani, di far ammazzar Vafco Nunez vn giorno che andaffe fuori della Città à veder gli Indiani , che lauorauano gli Mahizali,il chefpeffo ioleuafare. ma la fortuna Hiauea aiutato, che fempre che gli andaua,d,era a cauallo ouero armato con Iancia,cY fpada. per il che a N gl'Indiani non eramai ballato l'animo d'ammaz- zarlo,^ che vedendo non gli effer riufcita quefta via, hauea fatto adunar tutte le genti delli Caciqui vicini,cV voleua venir à deftrugger li Chriftiani. Intefa queftacóiuratione Vafco Nunez , immediate ordino che feffanta delli fuoi ben ar man Io feguitaffino,nò dicédo doue andaua,cV alla diritta sìndrizzd doue péfaua che fuffe ildetto Cacique . Cemaccho, lontan dal Darien circa dieci miglia, qual trouo v effer andato al «-acique Daiba fìgnor di quel luogo che fi chiama la Culata dalli noftri,cV no gli pò tédo far altro,pre!e vn Indiano delli fuoi primi con molti feruitori,cY alcune femine,cV quegli meno prigioni. Dall'altro canto Colmenar andò anchor lui con feffanta compagni a contrario dacquaconquattrobarchccVhauea per guida il fratello di quella giouane innamorata di V alco INunez,cYgiunfe alla villa fopradetta di Tichiri,doue habbian detto che a conduce- Juan tutte le preparationi p venir a v la mina de Chriftiani.cV entrati nelle cafe,c\: trouata gran quantità di vini cofi bianchi come neri,cV d'ogni forte di pan,cV altre vettouaglie,quelletol «ero per loro vfo 3 poi prefero il capo difetta villa, ilqual hauea il carico d'effer Capitano ge- tterai a iquefta imprefa centra Chriftiani, cV quello con quattro delli primilndiani feccle- gare ad alcuni arbon } & con freccie ammazzare,per effempio de gli altri. Il che meffe tanto Viaggi vol.f. d terror Congiura cétra h no- ftri, & co- me reftor- no vincito- ri. I • m ■.' .•'>> m : Pi m ;r v : "■■' #3: il' i '"''v' t i ' - vJ; .. -. v Sii i $ ■ » 'i'; Col portar l'Imagine dlla noftra dona rima jieuan vm- cnori. Miracolo fatto dalla polita dop tu, SOMMARIO DELL'INDIE OCCIDENTALI terror in quella prouincia,che più alcuno non hebbe ardire di folleuarfi cotta di loro, i no- Q Steri Sculi giorniinqueftoluogodiTichiri^ouehebberbuontempoconlevetto uaglie,* vini che hauean trouati. ComeGmanniQuincedo&ilColmcnarefuronomandatiallaSpagnHoU^ tk le cofe tmutte^T dimandargli mille huomim per pafiar limar è me^o giorno, <& quello gli * tntrauenifie in tall>ia*gio. Del giunger di Bacalano ancifo ad^n Caaque per aitanti hatti%$atb i &, d'un flupendo & marawgliofo miracolo di Nojìra donna. Partiti di quf * ritornati al Daricn, deliberorono di mandar vn imbafeiatore prima alla Spagnuola,* poi in Spagna al Re cattolico,* narrar tuttele cofe trouate, * dimandare a fra Maefta cento huomini per panar al mar di mezzo giorno. Laquale imprefa cerco d ha uer Vafco Nunez,ma quegli fuoì partigiani * afTettionati non volfero, nefando certo che comevnavolta fi partirai più torneria in tanti quagli, &diff^gnu&p^ cicero vn Giouanni QuLedo huomo di grauità,il quale era theforiero del Re Cattolico, * per chelafciaualamoglie,*%liuolinelDar^^ lorodouerdar^ doquafia{ruef?ttiallatemperiediquelaere 3 appretorEqumottiale,comeanda^ dia verfo tramontana,* mutaffero li cibi che potrianmorire , * pero eleffero Colmenar. toualimontati in fu vno brigantino , non hauendo maggior nane, de mefe di Nouembre l'anno i*uu partiron dal Darien.cYdirizzoron il cammin loro verfo llfola Spagnuola. nel qual viario hebbero infinite fortune,dalie quali furono còdottitora in qualora in la, &finalmenK,per forza di venti feorfero all'ultima parte dell'Ifoìa Cuba che guarda verfo Donente. * perche eran gii paffati tre mefi dopo la partita dal Darien, * haueano conf- inate tutte levetcouaglieche portorono feco , furon forzati difmontar in terra per cercar qualche cofa da viuer,trouandofi in eftrema neceflìtà. Giunti in terra viddono molti pez>. zi di tauole nella rena, quali pareuano di qualche nauiiio rotto de Chriftiam , * li maraui- ^ gliorono molto, ma hauendo prefoduoi de gllfolani, intefero comeperauanti giunfeli vnnauiliocó Chriftiani,liquali da gl'Indiani dell'Ifoìa erano flati preQ 3 cY morti,* fpoglia ti di molto oro che haueuano,- per alcuni fegnali conobbero che quello era flato Valdiua. Per quefta caufa deliberorno Quincedo * Colmenar partirti di quel luogo , * tornati nel Bauilioandoronoalloroviaggio 3 comealfuolocofidirà. Ma hauendo parlato della dif. gratia accaduta a Valdiua fopra l'Ifola Cuba, non mi par fuor di propofito narrar quel che mteruennealBaccalarioAncifo,qualfufcacciatodaquellidelDariencomedifoprae to. Coftuianchor giunfe all'Ifola di Cubatala ventura il eoduffe nel paefe dunCacique che per auati d'alcuni Chriftiani,ne fi fa in che modo,era flato battezzatoci poftogli nome tlComandatore. qual veduto detto Ancifo gli andd incontro,* gli fece grandi!! ime ca^ rezze,donandogliquantevettouaglievolfe,*fopratuttoilvolfemenaravederdoueha- ueano fatto vna cappella convn altare alla noftra Donna,* a quella ogni giorno al tardi andauano a" far riuerenza,* non fapeuan dir altro che, Aue Maria, Aue Maria, detto Co- mandator narro al detto Ancifo, come per auanti era flato lungamente con lui yn i marina* ro Chriftiano,del quale fi feruiua per Capitano in tutte le guerre , che hauea con li luoi vici> ni *che coftui per portar vna Imagine della noftra Donna dipinta in petto, iempre ha- uea hauuto vittoria.* che gli Cerni de gli inimici che cofi chiamano li loro Dei, latti in tor- ma di Demoni] neri * cornuti , quali portano anchor in guerra, non poteuan reliflere alla Imagine della noftra D5na,ma come s'appreffaua quefta Imagine alla figura de Cemi,quel la fi vedeua tremare,* per quefta caufa gli hauean fatto quefta Cappella , * altare * 1 an- dauano i falutare,alla quale offerivano anchora diuerfe collane d'oro * alcuni vafi pieni di diuerfl mangiari, altri acqua per bere, non volendo mancar di quel honor , che foleuan lar allifuoiCemiperauanti. Da poi partitofi ildetto marinaro fopra vn nauiho che giun^ feir detto Comandator hauea fempre fatto il fimile di portar nelle guerre che g«a«a-, deuàno, la detta Imagine.* che vna volta tra le altre, accadde vn miracol grandiilimo, ciual tutti glilndiani che erano prefenti , quando il detto Comandator lo uarraua alDac. calario Ancifo , confcrmorono hauer loro medefimi veduto. Che effendo ditteren. DEL S* DON PIETRO MARTIRE 2(5 \ tia qual foffe miglior la figura della noftra Donna, o la figura dclli fuoi Cerni, cY per quello volendo venir alle mani,cY tagliarfi à pezzi , fi compofero in quefto modo, che in mezzo d'una grandifTima pianura fi metteffer duoi giouani Indiani per parte , quali foflèro legati con le man di dietro con molte corde , ciò è quelli del Comandator de gl'inimici , cV i duoi de gl'inimici da quelli del Comandatore, cofi ftretti come à lor pareffe , cV q uel Cerni faria miglior che prima anderia à dislegare i fuoi giouani* Fatto quefto cV tutto il popolo ftan do lontano a veder la fìne,il Comandator grido Aue Maria aiutami* alla qual voce fubito apparfe vna donna veftita di bianco , qual s'accolto alli duoi fuoi giouani , cV con vna bac- chetta toccò loro le mani,lequali fubito furono dislegate,cV li legami andorono di nuouo à legar i duoi giouani de gli Indiani inimicn cVà quefto miracolo non volendo aflentiran- chor gli inimici, volfono di nuouo fargli Iegare,cV Umilmente di nuouo venne la detta don na à dislegargli* per la qual cofa tutti conferirono che la figura della noftra Donneerà mi gliore delli fuoi Cerni» Intefofi il giugner del Baccalarió Ancifo in quefto loco dal Co- mandatore, tutti gli Indiani vicini che perauantiguerreggiauan con lui, mandorono fuoi nuntrj pregandoIo,che gli mandaffe perfone che gli battezzala* Il che il Baccalarió An- cifo fece,mandando loro duoi preti che per auentura fi trouauan feco* quali giunti à detti Indiamene battezzorno da cento 8c ottanta in vn giorno, cV ciafcuno di quelli che fi faceua battezzargli donaua vna gallina,ouero vn gallo,cY altri, pefci falati cV alcune focaccie fat- tele! fuo pane* cV volendoli Ancifo partire il Comandator Indiano gli domadd di gratia, che gli Iafciafle vn Chriftiano,che infegnaffe à lui cV à (uoi fubditi l'Aue Maria intera, per- che penfauano far maggior riuerentia , Rapendola dir tutta , che quelle due fole parole* Aue Maria* cV per quefto reftd vno de compagni con il detto Comandatore, cV Ancifo andò a drittura alla corte in Spagna, doue per le gran querele che fece appreffo il Re detto Bacca- larió, Vafco nunez,fu fententiaro per rebelle alla corona» Come Colmenare & (^incedo efrofero al motto admirante, & dipoi ai Re catholico il ficee/io dell'indie & quello haueano intefo delle ricchezze fi trottano [opra limar di mezzogiorno. Pietro ^inaftt clet togouernator di tutta terraferma dell'indie con mille 6^ dugento fanti. Ritorniamo àColmenar cVQuincedo nuntfj di quelli delDarien,ch'eI viaggio che lì fuoi fare con buon tempo in otto giorni fino all'Ifola Spagnuola , li prefati per le continue fortune che hebbero,ftettero tre mefi,et mezzo à farlo* cV giuti alla Spagnuola efpofero al nuouo Admirante figliuolo di Colombo,&" altri regrj coniìglieri , quanto hauean in conv miifion da quelli del Darien* cV da poi montati fopra alcune naui di mercantia, die molte ne vanno & vengono di Spagna alla detta Ifola, con quelle vennero alla corte del Re Ca- tholico,nel 1513. del mefe di Maggio,cV à fua Maeftà minutamente narrorno tutti i fuc- celli di quelle parti,et fopra tutto,quello che haueano intefo delle ricchezze,che fi trouaua- no fopra il mar di mezzo giorno*. Sua Maeftà hauuto fopra di quefto maturo configlio, fapendo effer morti i primi Capitani Fogheda,cV Nicuefla, cV che tutti li reftati nel Darien erano fra loro in cófufione,eIeflre per gouernator di tutta la terra ferma dell'Indie vn Pietro Pietro Aria Aria, che per fopranome in tutta la Spagna fi chiamaua il Gioftrador , cV hauea fatte aran dett0 a g'° pruoue d'effervalentedella perfona,c\:del ingegno , nelle guerre di Barbaria* cV ordino 2TSL? che gh fonerò pagati izoo fanti, cV preparatogli le naui co vettouaglie per parlar all'Indie* al Vefcouo di Burgos qual haueaquefta cura, lece che'l tutto fuffe in ordine in Sibilia* do- ue giunto detto Capitano che fu al principio del anno 1514 troud tanta moltitudine di gente,chevoleua andar con lui, che era cofa incredibile, cY non folamente di giouani, ma di vecchi,cV impotenti* tutti tirati dall'auaritia,et cupidità deIl'oro,che vedeuan portarfi da quelle parti>'ofFeriuanfenza pagamento alcuno andarlo à feruire* alli quali fu data licen- za ancielti folamente izoo 8C quefto accioche linauili non foriero troppo carichi, cV le vettouaghe per cammino non gli manchaifino* Et all'hora fu fattavna publica prohibi- tione,che alcuno non poteflènauigar àdette Indie fenzalicentia del Re* cV quella ancho- ra non li daua fé non à Spagnuoli* cV con gran preghi, fu impetrata licentia per alcuni gè- B °n W ancnor / u d ata per far piacere al nuouo Admirante* Quefto Pietro Aria hauea per moglie vna gétil donna detta l'Ifabetta Boadiglia nipote della marchefana d'Amoia delicatametealleuata et di lei hauea otto figliuoli.Cofteiveden dopartirilmarito,nèpauraddmare, né amor delli figliuoli la potette ritenere, chela non Viaggi vol.3% d ij lovoleffe natore con 1 zoo. tanti nell'Indie. • t ;i wvti "■■■ '■ li; 'i «|V ;! , .:■■,■!■■ >v ;^.;.'l:n1r' . !" "■«! _ , i Pi' ■■;'"V-' 1 , I ■ '.•■ NI' r ■■•'■.'in lc''^"" ■V Il ■ |;| ■■ M M Giouan Ve fpucci. Amerigho" Vefpucci. SOMMÀRIO DELL'INDIE OCCIDENTALI Difanétura j velerie accompagnare. Quali come furono partiti di Sibilia,cV intrati nel mar Oceano (8; -rande. f urono a ff a liti da tan ta fortuna,che due naui fi ruppero , OC l'altre furono forzate , buttando in mare oran parte delle vettouagìie che portauano, ritornacene donde erano partiti* ma immediate furono riftorati da gl'officiali regi] , cV dinuouo feguitorno il fuo viaggio cori boniffimo vento, Gouernaua per ordine regio la naue del Capitano vn Giouanrti Ve- fpucci Fiorentino,huomo molto perito dell'arte del nauigare , ilquale ben fapeua cogno- fcere le dedinationi del Sole con il quadrante, c\T i gradi dall'Equinottiale al polo, il che ha- ueua imparato da vn fuo zio, Amerigho Vefpucci,con ilquale s'era trouato in grandifllmi viaggi, quefto Amerigho fu il prima, che per ordine del Redi Portogallo nauigd tanto verìb mezzo df ,ch e pallate ì'Equinottiale gradi cinquatacinque difeoperfe terre infinite, come nelli libri da lui ferirti fi vede* Come Vicenmnes fatto conofeor F ifola della Cuba non effer terraferma trono molte terre già dalt^éd^ mirante (coperte, & furono affaltati dalli [ignori delle terre 1/icine chiamati Chiacom , Kjuali dipoi fatta ìapacejec ero ~\n prefente molto honorato a nojlri. della gran copia & Varietà de pappagalli di quel paefè. Ma lafdamo andar il Gouernator Pietro Aria al fuo viaggio,del qual da poi u dira, cVdi damo al prefente del fecondo viaggio che fece il Capitano Vincenzianes Pinzon, qual fu compagno in moki viaggi come habbian detto,del primo Admirate. Coftui l'anno auan ti che fi partirle FoghedaA Nicueffa dalla Spagnuola , era a fue fpefe, con licentia pero de! Riandato à'difcoprir tuttala cofta di mèzzo giorno dell'Ifola della Cuba j cV fatto cogno- feer che l'era Ifola, 8C nò terra ferma,come molti pefauàno.il che poi che hebbe fatto,gli par fedi pattar più auanti verfo ponente oltra la detta Ifola di Cuba,èY troud molte terre,lequali dal primo Admirante erano fiate tocche* Et nauigato alcuni giorni à vifta delle dette ter re. fi volto" indietro a man finiftra, cY fi miffe à nauigar per leuante , cY paild auanti i litri, cY i golfi di Beragua,poi di Vraba], cY Cuchibachoa , cY giunfe a quella parte terra ferma , che habbian detto chiamarli Paria,doue è la bocca del Dragon, con vn golfo grandiffimO d'ao qua doke,cV infinite Ifole,doue fi pefeano perle affai, cV lontane per leuante dalla prouin-j2 eia detta Cunana cento Oc trenta miglia, nel mezzo del qual fpatio come se detto, è Cu- manacYManacapana, in quefto locohauendo intefo li fignori delle terre vicine, liquali chiamano Chiacpni,il giugner di quefta naue, madorono alcune barche d'un pezzo folo> lequali chiamano Chicos,con rinomini armati d'archi cY freccie , cY come la viddero con le vele drizzate,itettero tutti molto admirati, ma da poi fatto animo, gli andorono appretto* cY ad vn tratto tutti rirorono le freccic,penfando ammazzare li noftri , ouero fpauentargli» ma furono difeil dalle tauole bande della naue , in modo che non furono feriti, cY imme- diate fcaricorono alcuni pezzi d'artigliaria,delle quali fu tanto lo ftrepito, che coftoro refto ron tutti attoniti.nc feppeno fuggire, li noftri con la barca della naue gli andorono a" troua re>& parte neammazzorno,cY parte feceno prigioni, altri fi buttorono in mare. Sentita l'artiglieria dalli Chiaconi,cV veduta lamina dellifuoi, dubitando che fé inoftri comeini> m fei fuffer difmontati in terra , non gli abbruciaflero tutti i lóro villaggi , menandogli via fchiaui con le mogli cY figliuoli,cominciorono con cenni cY gefti del corpo à dimandar pa- ce, perche del parlare di coftoro,mai ne fu intefa parola alcuna, cY per fegno di pace dimo- fìrauan voler dar oro, difmontati li noftri fui litto gli apprefent orono in lame,cY catene, cY fimil cofe lauorate tanto oro,che valeua tre milacaftigliani,cY vn vafo come vna botte di le- gno piena d J Incenfo,che poteua effer da %6oo libre a ragion di onde otto per libra, porto, xeno anchora molti pauoni molto differenti dalli noftri, nel color , cY nella grandezza. cY oltra di quefto alcuni panni di cottone lauorati di diuerfì Colori, con alcune frangie, OUero cordelle,alle quali erano appiccati alcuni pezzetti d'oro fatti di lamette. Veduto Vincer* zianes la Immanità di coltoro volfe ftar alcuni giorniin quel loco, doue viddero pappagalli in tanto numero,come fono à noi li pafferi, cY di tanti colori, che non fi potrian narrare, SC alcuni tutti bianchi,ouer roffi, de quali vna forte ne era di grandezza come vii gran cap> jponccV altri d'una forte molto minori che palTeri, cV tutti cantauano variatamente che era co fa dilctteuole ad vdire. Di quefti furono tolti affai , cV mandati in Spagna al Re, cV fo- ron vidi da molti, gl'huomini andauan coperti con panni di cottone fino alle ginocchia; & le femine fino al collo de piedi, ma iljpanno delle temine era fèmplice,.queldegriiuomi> ., b ' . . niera Barche d'u pezzo. A noftri fu ap^ Tentato molto oro &incenfo. Numero in finito di pa pagalli. DEL. S. DON P IETRO MARTIRE 27 & nf èra doppio,cY quafi come imbottito con altro cottone* Conobbe detto Vincenzianes che gl'Indiani in ciafcuna villa di quella prouincia di Paria , fanno di nupuo ogn'anno ilo- ro gouernatori,i quali chiamano Chiaconi,che vuol dir li più honorati, alli quali obedtfco- no in ciafcuna cofa,che loro gli comadano,cV fé gli accade far guerra, d pace, gli ftanno con gli occhi fiffi à guardar nel volto,& quel che loro accennan Cubito e fatto, cV chi non obedt kc fubito,e morto da gli altri fenza vn minimo'rifpetto. Cinque di qfti Chiaconi gli ven- nero a vifitare,cV gli portorono diuerfe cofeà donare , con qualche poco d'oro , ma la mag- ■ . • •- >. • gior parte delli doni erano diuerfe forti d'uccelli, dC frutti da magiare* Vincenzianes gli ca rczzd,cY dono loro all'incontro alcuni vafl di vetro per bere, filze di pater noftri fatti di ve- tro di diuerficolori,quali gli piacquero molto, perche fubito ciafcuno felemilTea tornoal ... collo, Quefto golfo diceuano alcuni marinari che da Chriftophoro Colombo fu fcoper- to, & nominato il golfo della Natiuita\ Fatta amicitia grade con detti Chiaconi, Vincen zianes fi parti\cV mefìofi a nauigar detta cofta verfo leuante,troud gran fpatio di paefe, che dall'acque che veniuan dalli monti,era fatto a modo di palude ,& per quefto non habitato* cV parlati detti paludi cV luoghi deferti,nauicd fino ad vna punta di quefta terra, che guarda verfo Iettante. cY qui troud hauer panato l'Equinottiale verfo l'altro Polo gradi fette, ne an do più auanti. ma fermatofi If , intefe d'alcuni Indiani d'una prouincia vicina detta Ciam- ba,quali dimoftrauano monti altiffìmi verfo mezzo df ,che oitra quelli erano paefi ricchif- fimi d'oro,cV per quefto detto Vincenzianes con cenni accarezzandoli,^ condune alcuni in naue,quafi meno alla Spagnuola,cV all'Admirate, accioche imparaflérp la noftra lingua, per potergli poi adoperar per interpreti al difcoprir de detti paefi* Et partitoli dalla Spa- enuola fé ne venne di lungo in Spagna al Re, cV impetrò d'eflTer fatto gouernator dell'Itola Bun'chenajchedagli Spagnuoli fi chiama San Giouani, cV e lontana dalla Spagnuola ven ticinqueleghe,laquale ditto Vincenzianes per auanti difcoperfe hauere molto oro* Come ndccjuegrdndipmd diffèrentìd tra Cdjliglidni & Portoghefi per dtroudr delle ndui quello che foprd ciò Pupd ^4lefìdndrofejìofti eletto loro tudice termindjse. Vincen^idnes impetrò cFefier oouer- tfdtore delTljoU di San Gioudnm,nelld qualsia li Cdntbdli dmmd^orono Chrtjlophoro figlimi del Conte di Cdrmignd cori tutti liChriJlidnì. Nuoud^vendettd di Cdnèdli contrd itidcique di dettd ifòld. Ma perehehabbian detto che'I detto Vincenzianes non voìk panar più oltre che li fette gradi dell'Equinottiale verfo l'altro polo,è neceflado che ne dichiamo la cagione , laqual fu quefta* Regnando il Re Giouani in Portogallo,qual fu cognato, et preceilor del Re Ema nuel prefente,nacque grandiffima differenza fra Portoghefi cV Caftigliani, per il trouar di quefte nauigationi* perche li Portoghefi 3 diceuan quelle appartener a loro , per eiTer flati i primi che haueano cominciato a nauigar il mar Oceano, cV di quefto non eifer memoria al- cuna in contrario* all'incontro i Caftigliani diceuano , che Iddio nel principio che creo il mondo,hauealafciato tutte le cofe communi à gli huomini, cVperquefto efTergli lecito do- uenontrouaflero habitar Chriftiani , poter quel- pàefe occupar cY farfelo fuo* Et addu- cendo luna parte & l'altra molte ragioni apparenti in fauor fuo , doppo molto tempo di- uennero d'accordo,che'l fommo Pontefice fune giudice; promettendo con folenni patti di ftar quieti 8C contenti a quanto da fua Santità fune giudicato. Gouernaua a quelli tempi il regno di Caftiglia laregina Ifabella insieme con il Re Ferdinando fuo marito per hauerlo dato in dote, laqual come di fopra s'è detto , fu dotata di fìngular virtù cY prudentia , cY per effercoftei cugina del detto Re Giouanni diPortogallo , più facilmente l'accordo fuc- ceffo AleffandroSeftocheairhora era fommo Pontefice fopra quefta diffèrentia deter- " or P d a a p3 c ac ' mino per vnbreuepiombato,che'l mondo foffe partito in due parti in quefto modo* ciò e v a^mi % che fi tirane vna linea da tramontana verfo mezzodì qual paifaflé fopra d'una di quelle « Porwghe Ifole,che dal nome del promontorio d'Africa che gli e all'incontro , fi chiamano dal capo p^m^n Verde* cY che pòi partendoti' dalla detta linea,s andane verfo ponente trecento cY fettanta ddmòdo.° kghe,doue fi verriaandar fopra la terra ferma dell'Indie occidentali, non molto lontan dal fiume detto Mangnon^ che iui cominciano* le partide Caftigliani , 5C Portoghefi, ciò è .,-.;. voltandofi verfo leuate cento ottanta gradi di lunghezza fufléro de Por togheii,c\: al tri cen . * tp ottanta de Caftigliani verfo ponente. cY per efler il capo di SantvAgofttno di detta terra, c « ln Jyiaggivol.3 , d irj ferma \ ■ », i : tyh •V:,»:! 1 ' 1 I ... -i.7 v ;{ v ,,;.■ j , il ' "' ;#£ >' ; "- ■■• , ir. ,m ' ";. "i-ito':; m./ì.:, !|n! : '| 'i ':%< i' ■■■.." , .'' i' V '■'*■* *\ 1», ■* '..«Ai! ".'.aiL'/H-': " ""'?■ :-:Vl. ■Ti- $k| . '' : ;■'+;;; 1 II • il ' i I 1 '•'« I 1 . 'ì!(; lì " f '■!'■' magiorno . Cinque Ve fcoui. SOMMARIO DELL'INDIE OCCID E N TA L I ferma infiali termini de Portoghefi,peró Vincenzianes non volfe paffar li detti gradf fette, Q ma torno' adietro,cV andato in Spagna , ottenne dal Re , come è detto , d'effer gouernatore dell'Isola di San Giouàni,qual già cominciaua ad efler habitata da Chriftiani, anchora ch'el la fuiTe vicina all'altre Ifole de Caribbi. In detta Ifola folcita effer gouernatore vn Chri- ftophoro figliuol del conte di Carmigna perfona di buon ingegno, cV grande animo, qual attcndeua appretto vnbelliflimo,cV licuro porto, àfabricar vna terra, cV empierla di popò* Li canibali \ 0} SC fargli anchora vna fortezza* laqual cofa intefa dalli Canibali dell' Ifole vicine,o v che gli ammazzo- difpiace8e,che i Chriftiani fi fermaffero ad habitar If vicini,ouer che defideraffero d'hauerli fttì&S per mangiategli, vn giorno adunate molte Canoe di loro,armati con arch i,cV freccie all'im prouifo affaltorono detto Chriftoforo , cV quello con tutti li Chriftiani ammazzorono, 8C morti fé li partirono tanti per Canoa,ritornandofene à cafa molto allegri, folo l'Epifcopo, qual era flato ordinato che futTe in detta Ifola , fé ne fuggf al bofeo con li fuoi familiari, che non fu veduto. cY perche se detto che era vn Epifcopo di detta Ifola,e x da fapere,che già dal Sommo Pontefice n'erano fiati creati cinque in quefte terre nuoue , ciò e in San Domeni> co della Spagnuola vn frate di San Francefco. Nel cartello detto Concettion , vn dottor don Pietro Zuarez. Nella Cuba vn frate di San Domenico di Toledo* Nel Darien vn Giouan Cabedo predicator dell'ordine di San Francefco. In San Giouanni il licentiato, Alfonfo Manfo. Coftui fcampata la furia de Canibali ^i riduffe,ad vnCacique di detta i(o la 3 molto amico de Chriftiani. &dilf fé ne venne alla Spagnuola. cY pattati alcuni indi li Canibali dell'Ifola nominata da noftri Santa Croce, vicina à San Giouanni,meiTìfì infieme con molti altri vennero alla detta Ifola di San Giouanni, cV andorono al diritto doue habi- taua il fopradetto Caciquc,amico noftro,cV quello prefo con tuttala famiglia,cV gli/habitati in quella villa ammazzorono,cY fenza partirfi di lf arroftiti fé gli magiorono,&: fatto que- fio abbruciorono la villa, doue dipoi giunti molti delli noftri partiti dalla Spagnuola, & per via d'interpreti dimandando da detti Caribbi, perche haueano abbruciata quella cótta- da,& fatti morir tanti huomini,diiTero hauernehauuto grandiflìma caufa, laqual era,cheef fendo venuti a quefia Ifola mandati da loro,fette Canibali gran maeftri di far quelle lor bar- checche fono d'un legno folo,perche fapeuano che in quefia Ifola erano alberi molto groffì, crefeendoui il doppio più in grandezza cV groffezza che in alcuna altra Ifola , detto Caci- que dappi accettatigli in cafa gli hauea fatti morire, et per quefio haueano abbruciato la vii !a,cY morti cV mangiati il Cacique et gli altri per far vendetta. cV mofirorono alli noftri vn gran fafeio d'offa di gambe cV braccia,delli fopradetti mangiati,quali voleuano portar à ca- ia loro,per moftrarle alle mogli cY figliuoli delli detti maeftri,accioche conofceffino,che era - ftata vendicatala lor morte, ilche intefo dalli noftri , reftorono ftupidi cV attoniti. & per non trouarfi tanto fortigne potelTino nuocer alli detti Canibali, no gli differo altro, ma gli lafciarono andar al lor viaggio. Della Varietà degli arbori J& gran copia de foauifiimì frutti delpaefe del Darien, & nomi di quelli, & degli animali di piti fon e & de fiumi. Imprefa di Vafco Nune^per andar alle terre deltoro. Come s'è detto di fopra,l'Admirante Colombo auanti chel moriffe,hauea configliato li Re Catholici, che di tutte le parti di terra ferma dettaParia dell'Indie , due prouinciefopra l'altre fuffero habitate , do è Beragua, & Vraba,douefuifero porti principali àquelliche fmontaffero indetta terra ferma , cV cofi fu fatto , chiamando Beragua Cartiglia dell'oro, 8C Vraba Y Andalofìa nuoua,cV fabricate habitationi,cV chiefe,per commodità cV ornamento di detti luoghi,fecero eleggere vn Epifcopo per luogo, liquali inftruffero gl'Indiani nel- Nota la gra h fede noftra. feceno portar anchor di Spagna tutte le femenze dlierbe d'horto , da man- |mljtà di gi arej i e q U ali crebbero fuor di mifura,cV.in poco tempo,perche li cocomeri, melloni,^ zuc qita terra. ^^ pQÌ ^ €Ym f em j nate ventl ' giomi, v { n faceuan maturi', le lattughe, borragini , bie^ tole , cV cauoli , in termine di dieci giorni u poteuan cogliere. Delle viti cV altri arbori de noftri che fanno frutti da mangiare, portati di Spagna , produceuan frutti cofiprefto, come habbian detto, che fanno nella Spagnuola. ma effendo in Santa Maria Antica del varie forti Darien in Vraba,mol ti frutti naturali di quel loco , cV di varie forti che fono molto fuaui al di frutti, mangiare, cV fani a gli huomini , non mi par fuor di propofito parlar d'alcuni d'eflì ciò e delli migliori ♦ Vi è vn' arbore detto Guaianaba , che produce vn fruttocome pomi,; / v . moltQ D ▼ DEL S. DON PIETRO MARTIRE 23 fc malto Ornile alli limoni, cV fono di fapor doIce,mefcolato con garbo. Truouanuifì ancho-, 1 a molte palme,ma li frutti d'alcune d'effe , non fi poffono mangiar , per effer fempre di fa- \ por garbo. Euui anchora vn'arbore detto Guarabana,che e maggior dell'arbore del arara cio,qual produce frutti maggiori delli cedrigràdi, cY graffi che paiono melloni, cV fon mol to buoni à mangiare. Gli arbori detti Houos fannocerti frutti come fuflne nel faporecV odore,cV fi penicene qucfti fìan quelIi,chenof chiamiamo Mirabolani , che vendono con- dotti dall'India orientale,fecchi per medicina. Quefto arbore e molto frequente in ciafeu na parte dell'Jfola Spagnuola, cY produce tanti frutti, che li porci,quando gli trouan maturi, per mangiargli vanno alli montico uè ne è copia grande,& u' fanno con quelli grafiìffmii," ne li partorì gli poffono ridurre àcafa,anzi molti per quefta caufa rimangono nelle felue,&: fi fanno faluatichi, cV per quefto dicon chele carni di detti porci della Spagnuola mangiate! fifentono più faporite & migliori, & le trouano molto fané. Il Re Catholico mangio di vno delli fopradetti frutti detto Guarabana grade come vn gran cedro, con alcune fquame, Còpra a N modo d'una pigna, ma nella tenerezza era come quella d'un mellone cV di fapore, come allhora fua Maefta diffe,fuperaua ogni altro frutto, che mai haueffe mangiato, quello folo fu portato con gran diligentia à fua Maefta , perche gli altri fi guaftorono nel viaggio. hanno alcune radici dette Ratatasjequalimangiano, io come le viddi, iudicai che fuffer na- uoni grandi,con la feorza nera,cV dentro bianchiffime, cV fono buone cotte, cV crude,cV pa iono della bontà delle caftagne,d migliori. Ma lafciamo ftare l'herbe cV arbori, cV dichia- mo de gli animali. In quella prò uincia R trouano,oltra molti leoni, dC tigri, gatti cernieri, volpi,c\: cerui,anchora alcuni animali moftruofi, tra Iiquali ne è vno, che e della gradezza^ d'un bue, ouer mula con vn moftaccio lungo a modo d'elephante , cY ha il color del pelo- che s'affomiglia al bue, le vnghie tonde come quelle del cauallo , cY gli pendono l'orecchie quafi come al elephante,ma fono minori. Sonui anchora molti di quelli animali di quat- tro piedi,che portano in feno fotto la pancia li figliuoli piccioli, quando poppano , 6Y van- no correndo fopra gliarbori a mangiar frutti,come di fopra s'e x detto. In quefto golfo di Vraba corrono molti fìumi,cY tra gli altri il Darien, fopra le ripe del quale hanno fabricato la città di Santa Maria dell'antica, euui anchora vn fiume grandiffimo,qual fu nauigato per Vafco Nunez,che è largo più di quattro miglia,c\: di grandifìlma profondi tà,cY lo chiama rono il Rio grande, nel qual trouorono infiniti largati. Nelle ripe di quelli fìumi,cY in ari curii luoghidoue per il fuo,crefcer fanno palude, fi trouano molti fagiani, pauoni d'altri co- loniche non fono li noftri 3 cY infiniti altri vccelli differenti dalli noftri, quali fono eccellenti a mangiare,cY cantano foauemente. ma gli Spagnuoli che habitano in quefto luogo,han- no l'animo intento ad altroché a pigliargli. Sonui anchora pappagalli innumerabili, di- uerflfiimi fra loro di grandezza , cV colori. Hor ritorniamo a Vafco Nunez , qual dipoi che intefe delle gran ricchezze cY ori , che fi trouauano appreffo gli habitanti del mar del Sur,mai non penfaua ad altro, cY molte notti dormendo gli pareua di paffar quegli akiffi- mi monti,che gli erano flati moftri,cY veder tutto detto mare pieno d'oro. Coftui hauen do fpefo tutto il tempo della fua giouentu fopra la guerra , era huomo di gran cuore , cY va* lente con l'arme in mano, cY fpeffe volte per conto dell'honor hauea combattuto a corpo i corpo,6Y riportatone vittoria, ma dipoi col tempo effendofi raffreddato il calorgioueni- Ie,era diuenuto molto prudente, cY confiderato, nelle fue attioni , cY per effer di buono iri> telletto,cV hauere l'animo fempre volto a gran cofe,con la liberalità s'era fatto capo di quelli delDarien. Hora il detto hauendo intefo che di Spagna il Re Catholico mandaua Pie- * r °*™ acon moIta § ente * queftenuoue Indie, dubitando che non gli toglielìì la gloria del difeoprir del detto mare,volfe con la detta imprefa, veder, di placar l'animo del prefato Re Catholico,ilquale intendeua effer feco molto adirato, fi anchora per farfi ricco cY famo^ io al mondo. MefìTi adunque infieme alcuni delli più vecchi di Santa Maria dell'Antica, cYalcuni,che di nuouo erano venuti à trouarlo dall'Ifola Spagnuola , per la famadell'oro, che haueano intefo,ch'el detto Vafco andaua à trouare, con cento cY nouanta fanti armati* ri primo giorno di Settembre 1513. fi partf dal Darien,con vn brigatine, cY venti Canoe, et" meno feco molti Indiani fuoi amici , con feure cY altri inftrumenti per farfi la ftrada per li bofchi,doue haueano à parlare. cY andò per mare fin à Coiba, luogo del Cacique Caretta, oouefmomato,&lafciatilinauiliin guardia del detto Cacique, che era fuo amico , auanti Viaggi vol.3% d iiij chef Radici da Diuerfc fot ti d'ani ma- li, & d'uno «6 pm vdi- to. Il Vafco va con grande animo al- l'Indie per 1 oro. l w« |,|", » v km l'Ai; 1 ;"|-f ,!> ' 'i 'ii, . "ili L I-I, 1 SOMMARIO DELL'INDIE OCCIDENTALI che'I prendeile il cammino vcrfo li monti , fece che tutti li fuoi s'inginocchiorono , pregan> ( do Iddio che ali deffefauore al far tanta imprefa. poi fé n'andò al diritto, doue erano le ter- re del Cacique Poncha, qual trouò che era fuggito , come fece l'altra volta, pur col mezzo d'alcuni Indiani di Coiba,familiari del detto Caretta,fece tanto che Poncha s'af hcuro di ve- nirlo a trouarle,doue gli fece gran carezze^ l'un all'altro fecero diuerfi prefentu Poncha dono a Vafco oro per valuta di i zo caftigliani , per non ne hauer più effendo fiato 1 anno panato faccheggiato,come n' diffe. Vafco all'incontro dono à lui alcune filze di pater no ftri di vetro di diuerfi colorila portar intorno al collo , cY alle braccia, cY ipecchi di vetroA : fonagliele quali cofe quefti Indiani come s'è denotano gran piacere, ma fopra tutto gli dette due fcure di ferro,fapendo che di niuna cofa fanno tanto conto,come di quello,perche con maggior facilita poffono tagliar arbori, & fabricar cafe, cV cauar Canoe , che fono le lor barche, non conofcendo quefti popoli altro metallo che oro. cY per far gli efferatn fopra dettinoli adoperano altroché alcune pietre acutifTime che fi trouano ne fiumi, detto Ca- cique Poncha per moftrar maggior beneuolentia verfo Vafco mandò feco molti Indiani di conto,cV fuoi familiari, che fuffero la guidaaldimoftrarglila ftrada per quelli monti, SÉ alcuni fuoi fchiaui che ponaffero fopra le fpalle il viuere,percioche haueano à paffar monta one per la dcnfità d'arbori grandifTìmi,quafi inaccelìibili. né vi era ftrada,né fentiero,ouer habitatione alcuna, praticando rare volte l'un con l'altro per caufa di commertii, 6 baratti, perche andando nudi,ne hauendo l'ufo di moneta, di poche cofe gli fa meftiero per il viuer loro,cV quelle poche anchora prendono dalli più vicini , quando gli accade con baratti, & per quefta cagione non hanno ftrade publiche,doue vadino ordinariamente, ma effen- do coftume fra vn paefe & l'altro di prenderli con agguati,cY inganni per farfi fchiaui, cV re fiftendo per ammazzarfi,hanno ciafcuno le fue fpie , che fanno alcuni fentieri fecreti bC dif- ficili, per li quali di notte fanno fìmil rubarie. „ ' ' Vafco Nunez hauendo quefti Indiani di Poncha perguida, con l'aiuto di quelli sene ta- ceuan la ftrada con le fcure,paffo molte montagne afprifìime, cV in molte valli, doue corre- uano grandiffimi fiumi, fatti ponti con attrauerfar legni lunghiffimi, che in quelli monti il trouano,fece palfar tutta la gente commodamente. Come Vafco Nune^peruenuto allaprouincia detta Efquaragua <& appiccati unagran %u fa furono tra mot ti & feriti di quelli Indiani dafeicento,tra iqualifu morto ancho ilfuo Cacane <& come dette la morte à molti cortigiani imbrattati d'un borrendo yttio . &giunto àgli aiutimi monti da quali fi ~)tede limar del Sur } afcejò alla fommit adi quelli^idde &} 'aiuto detto mare. Non voglio qui narrar li trauagli,che hehbero, fi per il mancamelo del viuere, come per le aran fatiche nel far detto cammino, folo diro alcune cofe degne di memoria , che inter- Vafco com ue nnero loro,con li Caciqui che in quello viaggio trouorono. . Auanti che montaffero le 11 ahe cime dellimonu,entrorono in vnaprouincia dettaEfquaragua. il Cacique della qual che hauea il medefimo nome venne loro all'incontro con gran moltitudine d'Indiani ìw di,con archi,faette,cY con alcune fpade di legno fortiffìmo, quali per effer lunghe adopera- no con tutte due le mani,cY con effe alcuni dardi con la punta abruciata, liquali tirano con tal modo,che mai non fallano. Coftoro fattifi all'incontro de noftri nò" voleuano che paf faffero,cY con feroce vi(o dimandauano doue andaffero, cV quel che voleffero, fàccendogli intendere per vn fuo Indiano,che tornaffero indietro, fé non fariano tutti morti, dette que fte parole fi fece auanti lui,con tutti li familiari veftiti di cottone, SC cominciò à ferir li noftri che voleuano paffar auanti, liquali immediate difearicorono molti fchioppi, cV baleftre che haueano. il ftrepito cV rumor delli quali vditi da gl'Indiani , penforono che le fuffero faette che veniffer dal cielo,cV fi miffeno in tanta fuga cV paura, che molti di loro caddero in terra, altri reftorono attoniti 5 di modo che nò fapeuan fuggire, doue giunti dalli noftri con le fpa de ne furono tra morti & feriti più di feicento, cV tra gli altri fu morto il Cacique Efquara- gua.Fatto òlio Vafco s'auuid co gli altri verfo la cafa del detto,doue trouorono affai da ma> iiare,cY viddero il fratello del detto Cacique infieme co molti altri, ch'erano veftiti à modo di femine.del che fi marauiglid forte,cY maffimaméte che no s'era fuggito. cV dimandata la caufa,gli fu detto da tutti li vicini,liquali dapoi la morte del Cacique corfero à veder li Chri ftiani,come huomini venuti dal cielo, ch'el detto Cacique con tutti li fuoi cortigiani erano imbrattati D batte & vin DEL S. DON PIETRO. MARTIRE 29 Al imbrattati di quel nefando vitio con tra natura» 3C che per quello il detto fratello con gli al tri ch'erano in cafa , andauan vcltiti da femine, né poteuan toccar archine faette, ma atten- deuano à far feruitrj di cafa, come fanno le femine . Vafco vdito il parlar di cofloro molto più lì marauiglio'jche fra quelli monti afperrimi,cY fra tante felue,doue viuon folamente di pan di Mahiz,con bere acqua,nè hanno frutti 6 vccelli,nè faluaticine, come in altri luoghi dell'Indie, in quelle genti priue di delitie, vi fuffe entrato fimil abomineuol peccato, 8C iu- bito gli fece pigliare^ che poteuan cfìer circa quaranta, cV legati gli fece {tracciare, cY sbrana- re da alcuni cani grandi, c'haueua menato feco, cV gli adoperaua à feguire gFIndiani quan- do fuggiuano» V eduto il-cailigo di cofloro da quelli della villa, ciafeuno douc fapeua che fulTero alcuni di quelli fimil trilìi,liquali tutti erano delli cortigiani,perche il vulgo non era tinto di fimil macchialo prédeuano, dC fputandogli nel vifo,lo menauan à Vafco Nunez, pregadolo che gli facetTe morire» Et vno più vecchio de gli altri alzate le mani, 8C gliocchi vedo il cielo, dimoflraua il Sole (quale adorano) dC diceua ch'era irato per fimil fceleraggi- ne,èY per quella caufa [i fentiuan li tanti tuoni,cV faette in quelle parti, dC che dalli moti cor reuan l'acque alcune volte con tanto impeto, che menaua via tutti li Mahizali, laqual cofa gli faceua morire di fame. OC che leuati via della terra fimil trilli, il Sole no faria più adirato, cY gli lafciaria raccoglier il loro viuere» Quelle parole piacquero molto a Vafco,et quati di fimil federati gli eran menati,tati ne faceua morire» Conobbe che quelli popoli eran mol- to docili. cY che facilmente fé s'infegnaffe loro,fi redurriano à collumi ciuili. cV oltre à que- fto ch'erano huomini di cuore, cVd'adoperarfi in guerra , pero gli carezzo quanto potet- te ♦ Il paefe è molto Iterile per elfer tutto faifo , cY montagna, con le felue fopra , cY qualche poco di valle, laquale lauorano,ne v vi fi truoua oro in alcun loco, fra quelli monti fono fred di maggiori,che nelle parti di pianure.per quello li fignori con li fuoi cortigiani vanno ve- lli ti d'vn drappo di cottone fin alla cintura,cY alcuni più abballo, il rello delle genti che no poffoncon baratti hauer di detti panni, vanno nudi , cY s'hanno freddo, fi cuopronocon vna forte di fòglie grandi d'alcuni arbori faluatichi , quali fecche fono dure , cY non ii ronv pono,anzi addoppiate con certi legami,con liquali le cuciono infieme,fi acconciano à mo- g do d'vn panno di cottone, cV con quelle [i difendono dal freddo . Furono veduti in que- llo luoco alcunifehiaui tutti neri , come fono faracini» cY dimandati doue erano flati prefi, differo chelontan di li due giornate habitauavnageneratione delli detti neri , quali fono molto feroci,cY terribili, cY con liquali di cotinuo hanno grande inimicitia OC guerra, cV tut to'I giorno fi prendono l'un l'altro, ó vero s'ammazzano» cV che haueuano intefo dalli fuoi antichi, che quelli neri non eran naturali di quel paefe , ma venuti d'altro luogo ad habitar- ui ♦ In quefto loco d'Efquaragua f u forza à Vafco Nunez , lafciar alcuni delli fuoi compa- gni, liquali per la fatica c'hauea durata nel far il difficile,cY afpro cammino,per quelle mon- tagne^ foltiffimefelue,et perii difagio del viuer, ch'alcuni giorni haueano fonerto, erano tanto affiitti,cY deboli,che non poteuano llar in piedi,cY tolfe feco molti Indiani d'Efquara-, gua,che gli mollraffero il cammino nel afeender la fommità delli moti, donde fi poteua ve- derilmare. Et effendo dal luogo del Cacique di Poncha,fìnallafomm ita di detti monti il cammino di lèi piccole giornate,detto Vafco per la gran difficulta che trouó in quelIo,non io potè far in manco di venticinque giorni. Alli ventifei adunque di Settembre,effendo- gli flato moflrato dalle guide d'Efquaragua le dette fommità,donde fi poteua veder il mare, detto Vafco Nunez ordind, che tutte le genti fi fermaflero , dC lui folo volfe effer il primo chele montalfe . doue giunto,cY vedutolo, fubito fi butto in rerra inginocchioni,cY con le mani alzate al cielo ringratid Iddio,cY tutti li fanti del cielo,che ad vna perfona baffa,cV roz za, come luiera,cY non di grandeflato hauefferiferuato vittoria di tanta imprefa,cY tre voi te per riuerenza volfe baciar la terra ♦ poi leuatofi comincio à falutar il mare dicendo ♦ O mare del Sur, veramente per le ricchezze che fi trouano appreffo delli tuoi habitatori Re de gli altri mari, fa che placido,cY quieto riceua la mia venuta,ne ti difdegni , che d'ofeu ro , cY ignobile , ch'eri per auanti , ti facci al prefente chiaro , cV nobiliffimo appreffo tutto'l mondo» Iddio ti ha riferuato con la infinita fua fapietia à dimoflrarti à noflri tempi, p qual- che grande effetto, che tien determinato» cY pero di nuouo ti faluto, O Re de gli altri mari, il che detto, accenno che veniffero auanti tutte le genti,lequal giunte alla detta fommità, cY dimoftratogli il mare , fece che tutti inginocchiati ringratiorono Iddio , che gli hauea dato gratia Vafco fece sbranar da cani alcuni dediti alvi rio conerà 'natura,cìie -erano corti giani. Allegrezza della mor- te di detti Con fòglie d'alberi fi vefiono. ! Vafco ginn 1 1 ' 1 , to lopra r» I; alto monte ;' ; ngratia Id dio,&loda } .1 il mare. f ' f !» 3 .'■«■■Hr ,'", il' •'. i.v'' 1 '' I • : •ii ^jllp i li i'' }«!s( ;] ' 4?! •i; »l I I ih • ili i | il & fa pace col Caci- SOMMARIO DELL'INDIE OCCIDENTALI eratta d'effer difcopritori di cofi gran theforo ♦ laqual co fa tutti ad vna voce con grandifli- ( ma allegrezza faccendo , li monti 3C colli vicini tutti rifonarono » cV Vafco chiamatili à fé diceua, 0,cariiTimi compagni eccoui il defideratiflìmo mare che dal fìgliuol di Comogro, et da tanti altri Indiani ne flato predicato,doue ci potremo far ricchi,et fodisfar alli defiderij noftri, cV pera accio che nel tempo dia a venire fi conofca,che noi fiamo fiati li primi a paf far per quelli loghi, fate in quelle fommità da due bade monti grandi di fallì , che faranno te {limonio di quella verità ♦ dC cofi fubito fu fatto , perche con l'aiuto de gl'Indiani ch'erano con loro/ecero duoi gradinimi monti,c\: in mezo vi pofero vna Croce fatta d'un altifììmo arbore, poi defcendedo dalle dette fommità,nella fcorza di ciafcuno arbore che trouauano, ordinaua che fi fcriuefle il nome di Caftiglia, facedogli appretto qualche monticello di faflu Comefuperato dalli noftri il Cadane Chiappe fece dipoijrande dimondratione i amicitia con Vafco Nune^j. & come effo Vafco per nome del Re Cattolico tolfe ilpofiefio del mar del Sur& parimente delle terre, &prouincie del detto mare, <& della fortuna chebbero nelgolfo di S. Michele . Partiti di quel luogo , dC peruenuti ad vn villaggio d'un Cacique detto Chiappe , trouo che quello armato con gran moltitudine gli afpettaua,non volendo non folamente, che no Vafcorima pauaifero,ma n'anche s'auicinaffero, li noftri anchor che fulTero pochi,pur fi minerò in or vincitore, finanza , con gl'Indiani amici c'iiaueano , cV con gli fchioppi prima , cY poi con li cani che haueano feco,faIutorono la moltitudine del Cacique Chiappe, liquali vdito il flrepito del li fchioppi,che per il rifonar de monti li parue molto più horrendo, dC veduta la fiamma, OC il fumo, fi minerò in fuga, penfando che fuflero faette che dal del veniflero. delli quali li no flri n'ammazzorono pochi, perche la volontà di Vafco Nunez,eradi farfegli amici, dC con lor mezo conofeer quelli paefi, cV pero entrato che fu nella cafa del Cacique Chiappe, laqual fra l'altre era maggiore;, edificata in tondo con arbori diritti à modo di Padiglione, 8>C coperta di foglie grandi,fece dislegar molti de gl'Indiani prefi,alliquali ordino ch'andaf- fero à ritrouar il loro Signore , dC gli after matterò, che fe'l veniua , li noftri fariano pace , dC amicitia con lui, dC gli donariano molti prefenti ♦ ma ftando oflinati gli abbruciarebbono tutto il villaggio, cV tagliarian in pezzi tutti gl'Indiani reftati, dC accio che'I detto fune più ficuro di quanto gli mandaua à dire,mandd infieme con detti Indiani,alcuni di quelli d'Ef- quaragua , che di (opra habbian detto,c'hauea menato feco ♦ liquali hauendo trouato detto Chiappe , li dilTero prima ciò ch'era intrauenuto loro , dC al fuo Cacique che fu morto , poi predicata l'humanità di Vafco verfo quelli che Tobediuano,fu contento di ritornarfene, dC giunto à Vafco, fecero amicitia grande infieme , dC per maggior dimoflration , detto Caci- que gli dono v oro in diuerfe lamette 8t catenelle per valuta di quattrocéto caftigliani,c\: Va- fco all'incòtto alcune filze di pater noftri di vetro,cheli piacquero più dell'oro donato, per- che di quelle n'ornano il colloàfue mogliere, cY figliuoli, cV dimorati alcuni giorni con quello Cacique Chiappe,dette licétia à gl'Indiani d'JEfquaragua cV tolfe per fua guida il det to Chiappe,cY alcuni altri fuoi familiari, de in quattro giorni dalla fommità delli monti per- uenne al desiderato fitto del mare* doue con gran folennità in prefentiadi molti teftimo- ni fi de gl'Indiani, come delli noftri, tolfe il pofleflb di quello , cV di tutte le terre, cV prouin- cie con termine al detto mare, per nome del Re Catholico ♦ de di ciò ne fece far publici in^ flrumentijCV pofe le bandiere del regno di Cartiglia in quattro luoghi, cV lafciata parte del- la compagnia in cafa del detto Chiappe, per poter più facilmente andar à riconofeer le terre vicine, tolfe noue barche fatte d'un legno,ch'in quella lingua chiamano Culche,cY entrato- ui dentro Chiappe con alcuni fuoi familiari, de Vafco Nunez con ottanta compagni,paflb rono vn gran fiume, cY andorono verfo vn fignore detto Coquera, qual umilmente voler* do refifter , fu rotto , cY fugato , cY fu deliberato che'I Cacique Chiappe l'andaffe à trouare* qual gli diiTe molte cofe dell'incredibile fortezza delli noftri, cYc'hauean le faette del cie- lo, dC le mandauan con fuoco adoflb li fuoi vicini , ogni volta ch'etti vogliono contraltare» ma venendo à dimandarli perdono gli vfano mifericordia dC clementia, cY che con l'amici tia delli noftri faria fecuro , che mai alcun fuo inimico li potria far guerra , ma Ilaria in pace fempre ♦ Da quelle parole commoffo Coquera, venne à trouar Vafco Nunez,cYfece pa- ce con lui,cY gli prefento oro in diuerfe cofe piccole per valuta di fecento et cinquanta cafti- elianncY all'incotto Vafco gli dono v delle cofe fue» fiche fatto ritornorono à cafa di Chiapr pe. doue D DEL S, DON PIETRO MARTIRE 3° A. pe. doue fi rfpofd alcuni di» QufuunformatofìdVn golfo grande li vicino, che fa il detto mare chiamato hoggi il golfo di San Michele» ilqual dalla bocca fua inh no all'eftremo an- gulo può effer circa feffanta miolia di lunghezza, cV fi vede pieno parte d'Ifole habitatc, cV parte di fcoglidiferti,detto Valco deliberò di vederlo, anchor chedal Cacique Chiappe, co molte parole fuffe diffuafo, qual diceua che per modo alcuno non era da nauigarlo,per effer all'hora li mefi dell'anno , nelli quali vi faceuan grandiffime fortune, cV che fpeffe volte ha- uea veduto molte di quelle fue Culche da onde grandiTime , effer fiate inghiottite con tutti glihuomini» Vafco veramente ilquale non poteua ftar quieto,cV indarno,diceua che fpe raua che'l noftro Signor Dio gli farebbe in aiuto, maffime trattandofi di cofa pertinente al- ia religion Chriftiana» perche fi potria far duo feruitrj infleme,cioè occorre oro affai per far guerra à gl'inimici della fede noftra, dC difeoprire popoli nuoui , cV incogniti ; cV poi fargli Chriftiani , cV cofi perfuafi tutti li compagni montorono fopra noue Culche , cioè barche» Il Cacique Chiappe veduto il deliberato animo di Vafco, accio che non dubitaffe della fé de fua diffe voler anchor lui andar ouunque Vafco andaffe, cV che per neffun modo voleua reftare » Entrati coftoro in detto mare, 8C andati per alquante miglia , comincio il mare a x fgonfiarfi, cV l'onde a crefeer di forte che pareuan monti , cY effendo li nauili piccoli, & mal atti à reggerfì in fimil fortune,erano tanto trauàgliati,che non fapeuan che farfì,nè poteuan andar auanti, ne tornarfi in dietro» 6V rutti impauriti n guardauan l'un l'altro, ma la paura Vafco con era maggiore di Chiappe,cY delli fuoi familiari,percio che conofceuano la natura del mare, fuoi c5 P a " &C il pericolo,che vi foleua effere» pur affaticàtifi molto con remi,giunfero ad vn'Ifoletta vi- Io mòlo cina diferta, doue fmontati, èC legate le Culche meglio che poterono , {i riduffero fopra vn impaurici colle di quella,doue tagliati rami d'arbori grandiilimi fì. prepararono per dormimi. ma 1 ac- Jj j 1 crefcct qua del mare crebbe tanto alta la notte, eh ella coperfe tutta l'Ifola, eccetto il colle,oue li det- C """■ ti erano » Dicono tutti quefti , c'hanno veduto quefto mare del Sur , che fa ogni giorno h maree di crefeer, cV deferefeere Umili à v quelle, che fa il mar nella coffa di Spagna &V Fracia fuor del ftretto di Gibilterra,cYche quando el diferefee che lafcia molti fcogli,che paiòn Ifo- le,lequali poi nel crefeer fi cuoprono d'acqua» cV che al contrario il mardi Norr, che e quel » che e dalla banda di tramontana non crefee più di duo palmi» laqual cofa confermano tutti gli habitatori dell'Ifola Spagnuola. Venuta la mattina,^ andata giù la marea,li noftri,co me attonitiritornorono al litto, doue erano le Culche, cV quelle trouorono meze affonda- te,& piene d'arena» perche pet il batterfì l'una co l'altra, anchor che follerò fatte d'un legno foderano sfeffe in molti luoghi,cY le corde tutte rotte » per laqual cofa fu di bifogno legar- le co certi Iegami,liquali fecero d'alcuni feorzi d'alberi, cY d'una forte d'herbe marine,ch'era- iio flelTibili, OC tenaciffime, dC le feffure turorono con dette herbe , il meglio che potettero, cY fatta bonaccia,fene ritornorono mezi morti di fame,hauendo buttato in mare per auan- ti ciò c'haueano da mangiare,per faluar le perfone. In quefto tépo fi fentiua vn rumor gran diliimo che faceua il mare, cY non trahendo vento non n fapeua da che procedeffe,adiman- dati gl'Indiani pratichi di quello,diceuano che nel crefeere, ouer feemare del mare per effer- ui mol ti/cogli cY Ifole, l'acque ftringendofì èY vrtandofi luna con l'altra,faceuan fentire det to rumore di lontano. cY malTimamente nelli tre mefi detti dal Cacique Chiappe, cioè Ot- tobre,Nouembrc, cY Dicembre,cY perche nominauano li mefi dalle Lune,per effer il mefe d'Ottobre, moftrandò la Luna diceuano di quella,cY dell'ai tre due fubfeguenti. Come Tumacco Signor fu l'altro litto delgolfofu meffo in fuga , rotto & ferito, dipoi fat^a amichi* con Vafco gif donò oro & molte perle, del ritorno defto Vafco in Danen hauma prima noti* tia d'alcune Ijò(ericchifiime ì &' come 'fipefcanole perle, Riftoratofi alcuni giorini Vafco vólfedoppo andar a' trouar vn'altrofignore detto Tu- v *f«> fi n inacco, qual habita l'altro Iato di quel golfo, doue giunto, cY trouatolo armato al modo de ftora ' & . v * £li al tn,fu meffo in fuga 8C rotto, cY nel combatter ferito » Coftui ne per parole del meffo SV«oS del ^aaque Chiappe, ne per paura volea venire, pur effendogli detto ch'abbrucierebbono tutto il fuo paefe , ordino v ch'in fuo luogo il fìgliuol veniffe. qual come Vafco vidde , fubito gli lece carezze,^ lo veftf al modo noftro, cY appreffo gli donò alcune filze di pater noftri di vetro , dC gli fece dir ch'andàffe i trouar fuo padre , èY gli narraffe della fortezza delli no- Jtn, che portano Iefaettedakielómman© , dC comefono benigni verfo quelli chegli ven- gono h A •l * • fjm, ■! 1 • : i .('!■■ '■'■>• iiV'; Vsfcorice- ue molto oro, & per- le molto grolle. Pefcarono li libre di perle. : ','. ; f'j i '4. 'i 3 ''" 1 ., * »mi • ,; .7 jj'li :■ j|fi« f V SOMMARIO DELL'INDIE OCCIDENTALI rmimm^ Tumaecove^PiV^^ fo Vafco * doppo tre giorni ti miffe in cammino,accompagnato da molti tuoi familiari^ per allTiora non portd cofa alcuna à donargliela hauendo fatta amicitia grande con Vafco fubito madd delli detti Tuoi familiari,* gli fece portar diuerfi lauori d'oro.per valuta di 614 Caftigliani,* Z40 perle affai groffe,* vna infinita di minute. Li noftri vedute le perle,s al leerorono molto,lequali pero non erano di quella biachezza che.doueaiio effere,* la cau. fa intefero, perche non le fanno cauar dell'oftriche, doue nafcono,fe non le fcaldano al fa, co tanto che da fé medefime s'aprino, * dipoi mangiano la carioche ve dentro. * e cibo da fianori, delqual per effer molto buono, tengo gra conto, * fannone maggior itima che delle\>erk ch'in quelle nafcono* Tumacco veduti li noftri che faceuantanto conto delle perle,ordiW ad alcuni Indiani li prefen ti,che andaffero à pefearne, quali dipoi quattro gior ni ritornarono con dodici libre di perle , tra groffe * minute, , lequali perle, perche furono per confitto de noftri cauate fenza fcaldarle al fuoco, etano bianchiffime * bt con queiti modi cV preferiti gl'Indiani accarezzauano li noftn, & linoftri donauano loro delle cole fue lequali erano foro gratiffime,* Tumacco era molto allegro,* fi riputaua felice per ha^ uer fatto amicitia con Vafco* ma molto più Vafco vedendo le gran ricchezze, eh erano appretto coftoro. Il Cacique Chiappe per effer ftato compagno a Vafco fi tetieua molto altiero * fupe.rki.perche vedeua,che li noftri erano affai fatisfatti diluì,* chel umacco co nofceua la beneuolentia che gli portauano* * quefto faceua,perche effendo Tumacco più potente di lui,* appreffo non troppo amico, li pareua acerete granriputanone : allo fiato fuoquandomoftraua,chelinoftriglieranoamicn Quefttfignori anche* che y mino cok poueramente,* gran parte dell'anno vadino nudi, * che l'animo loro non fia travagliato dalle cupidità d'hauer ricchezze,pur fono tra l'oro molto ambinoli,* fi portano odrjcapi^ talu' Tumacco per acquiftarfi la beneuolétia di Vafco,comincio a dirgli, chein quefto go I fo di San Michele era vn'ifola maggior di tutte l'altre , Signoreggiata da vn Re Pptentiliij mo,qual à certi tempi dell'anno , chel maree quieto, faceua vn'armata di molte Culcne, ex: veniua à (corteggiar tuttfii lorolitti vicini , ammazzando , * facendo qualunche trouaua prigione,laqual Ifola era dinante da quel litto venti miglia, * chi momauafopra li colli vi- cini poteuafcoprirla,* vedere che per la fua lunghezza vfciuafuordella bocca del golfo, * entraua per molte miglia nell'ampio mare ,* che fapeua ch'appreiTo a quella li P^au^ nooftriche, quali erano grandi come vn cappello, dimoftrandone vno e haùean vn delH noftri in capo,nelle quali ti trouauano perle grandtcome vnafaua, ouer oliua. 11 che dimo ftrd faccendo vna pallotta di terra picciola. * quefto medefimo confermala il Cacique Chiappe, ch'eraliprefente. Laqualcofa intefa da Vafco s'allegro fuor di mifura fcj * p« fàrfi coftoro amici, * beneuoli , comincid à far gran brauerie contra il Re di detta Itola. 0& chevoleuaal tutto paffarfopraqlla,*diftruggerlo,et farne poi fignori,Tumacco et. Chiap pe,et in quefto cominciai ordinar che piunumero di Culche che ti poteffero hauere 3 fi met reffinoinfieme;*anchelorofacemnoyenirlifupi^^^ giorni refped(rebbe. ma Chiappe * Tumacco cominciarono con vna incredibile amore- uolezza a difconfortarlo, pregadolo che'l non voleffe all'hora andar a far quel viaggio, ma differirlo ai miglior tempo . perciò che non fi trouerria nauilio alcuno atto a far quel pareg s io,effendo limare all'hora, ch'eraalli cinque diNouembre,troppogroffo con onde gra^, difTime,talchenonfipotria far queftaimprefafenza gran pericolo della vita di qualunche v'andaffe. Delle quali cofe fi conofceua che diceuano la verita,percio che ^foffiando il ven. to di Scirocco LeuW infieme^^ ceuaondegrandifìlme. * perii romper dell'acque in quelli fcogli, * Ifolette r,fi fentiuadt continuovnftrepito,8crumorefpauenteuole. Per alcuni giorni, che flette. Vafco apr>re^ {o illittodelmare,furonograndiffimefortune,accompagnatedaventi*pioggie, coninoti nitefaette,*baleni,cheveniuandaIcielo.*dallimonhcorferotorrenU^ ohra gli arbori interi con tutte le radici , menauan feco anchora falli d incredibil grandez- za .lequali cofe, aneli or che gli habitanti diceffero effer folite venir ogni anno^quelli tem. pi, purpareuachefuflero molto maggiori all'hora che mai pm per auantrfifofkr vedute OC fentite. * diceuano fra loro fecretamente, che pareua che'l mar dei Suirfuffefdegnato per lavenutadeChriftianu purfattofiferenol'aere,*Vafc^mte|Qehe.T«macc^^ '■•'•DEL S, DON 'PIETRO MARTIRE 31 fi 'liàueafìo non molto lontano dal lino, doueera fondo grandiffimo , alcuni luoghi propri],' ' tutti pieni d'óftriche di : perle, doue altri non poteuah andar àpefcar che li pefcatori jfuoi, la- filata fini prefa d'andar fopra Tlfola all'eftate futura, vòlfe che ii prefati mandaflero a pigliar^ he. Quefti Indiani pefcatori di perle,fono alleuati da piccoli ad entrar nel mare, quado gli è quieto, dC andar lino al fondo,percio che dicono che le maggiori delle dette oftriche ftanno ' in tondi gràndiffirni, cV le mezzane iì truo'uano poco lontano dal litto,ma le minori, nelle ijuali Hanno le perle di poco pregio,fono a canto al ìitto.doue batte iì mare.Chiappe per fa- * tisfar al deiìderio di Vaico.anchor che fuffe fortuna, ordino che trenta di quefti fuoi andaile ro al fuo luogo,in compagnia delli quali Vafco mando fei compagni, quali fteffero a vede> re fopra il Iitto,come facclìero à pigliarle ♦ Quefto viuaio delle perle era dift ante dalla cafa viuaio del di Chiappe forfè dieci miglia,-doue giunti non hebbero animo d'entrar nelli gra fondi, per ielle^cdc! effer il mare troppo grolTo,ma fì miiìono à prender di quelle ch'erano apprettò il litto.cV in quattro giorni ne prefero tate, che caricarono (ei Indiani, lequali crude furono tutte aper- te, cV cauate le perle,fi mitTero a v mangiar la carne, che v'era dentro,qual dicono,che parfe lo> rodelicauffima,il che poteua proceder dalla fame,laquale li noitri lungo tempo haueuan to ìerato. Le perle veramente non eran maggiori d'un gran di cece,ouer di'len'te,ma di gran- diffima bianchezza,^: molto luftre* Hauendo conofeiute dC inteiè tutte le cofe fopradet- te di quefto mare, delibero Vafco Nunez, di tornarfene al Darien alli fuoi compagni ♦ ma volfe far vn'altra ftrada diuerfa da quella, per laquale era venuto, dC prefe licétia dal Cacique Chiappe,cV da Tumacco,con le miglior parole che feppe,pregandogli che R conferuaffero làni,cV che prefto gli ritornarla a veder per far l'imprefa dell'lfola.ln quefti pochi giorni che Vafco era fiato con loro,efll gli haueuan poftatantaaffettione,cheabbracciandoio non pò teuan far che non piangeffero, dC cofi toccorono la mano a tutti li compagni , delli quali ef- fendone alcuni molto infermi, cheno poteuan camminare,Chiappe volle, che reltalfero in cafa fua, fin che fuffero fani,dicendo,che poi gli rimanderia con buona feorta. cV cofi fatto, Vafco prefi alcunilndianidi Chiappe,per guida,paffd con le Culche vn fiume gràde,& en trd nel paefe d'un Cacique detto Teaocha , qual intefo la venuta delli noitri , hauendo per g>~ auanti hauuto notitia di cio,che li noftri haueuan fatto in quelli paefi,gli véne incotto mol- to aIlegro,cV con humanifiime parole à fàlutargli,inuitadogli ad andar alloggiar in cafa fua, nella quale entrati fece preparare da mangiare , 8C appreffo fece vn prefente d'oro di valuta di 1000 Caftigliani, dC zoo perle affai grandi,ma non chiare, perche l'hauean cauate fuora col fuoco ♦ V afeo all'incontro prefentd Teaocha duo belli fpecchi di vetro , dC altre cofe chegli furono care molto ; dC Teaocha gli diffe , che doueffe far tornar in dietro gl'Indiani di Chiappe,perche lui,accio che conofceife,che gli era affèttionato,defideraua mandar delli fuoi à fargli compagnia, cV inoltrargli la ftrada. cV cofi Vafco gli licentio\anchor che recu- fafferOjperche cofi da Chiappe haueuan commeffìone, dC al partir de noftri Teaocha gli co fegnd alcuni Indiani per guida del cammino, dC altri ch'eran fchiaui carichi di vettouaglie, tY mando per capo il maggior de fuoi figliuoli , ordinandogli che non [i partitTe mai da Va feo , fin che da lui non gli luffe comandato . Quefti Indiani fchiaui erano carichi di pan fatto di Iucca,cV di Mahiz,c\: di pefctfalatu di vino eoflorù non hanno cognitione,ma beuonacqua» Come Pacrd Cdciqueprimd fuggito, poi "venuto nelle mani di Vdfco^fu meritdmentepumto delle fuc fcelerdggtni } <&* ilringrdtidmento fattogli per Idpumtione dd Bononidma Signore con UrifrofìdclielToVdfcd gli fece. ; Quella prouifione haueà fatto Teaocha, perche fapeua che li noftri haueano a N paffar per monti, cV luoghi Iterili, cV inhabitaticon infinite felue, doue fi trouauan affai tigri.cV leoni, che a gl'Indiani, che vanno nudi fono molto pericolofi ♦ Prefero li noftri il cammino effen do guidati da gl'Indiani , verfo vn Cacique nominato Pacra , qual diceuano ch'era huomo molto crudele,cV inimico de gli altri Caciqui vicini al ftato fuo,per effer più potente di eia- feuno di loro ♦ coftui confeio delle fue fceleraggini, cV dubitando che li noftri non veniffe- ro à punirlojfapendò non effer ballante a contraftargli,immediate fé rte fuggf. In quefto Cammino che fu nel mefe di Nouembre, in due giornate che fecero afcendéndo,cV defeen- 4endò dalli monti afpriffimi tutódi faffo, fenza herfra ouer arbore alcuno, fletterò li noftri * ingran 1, , '. 1 8 — ' II -I è ..' VP 1 - : „'^v:: , 4 ; ;!, j? ■ i \ •■4 -e ■■>' ■:- ...&L ; ; ' "f . Hi' 1 :,;p.,:: SOMMARIO DELL'INDIE OCCIDENTALI in gran pericolo di morire di fete.perche appreffo l'affanno del viaggio difficile,il SoIebat> C teua in quelle valli, OC monti tanto che gli abbruciaua* cV hauendo confumata tuttal'acqua che fopra le fpalle por tauano gl'Indiani cercauan dell'altra ■, né in alcun luogo in quelle val- li ne trouauano* ma Iddio volfe aiutargli, perche pattando vicino a vna rupe d'un alto mori te, tutto di fopra veftì to di felue cV arbori grandiffimi, per ventura vedute molte herbe ver- diffime , OC fermatili per marauiglia , viddero à canto vna grotta molto grande , ch'intraua in detta rupe, dentro dellaquale dalla banda di fopra per tutto ftillauan acque chiariffime, le quali poi nel fuo fuolo fi raccoglieuano come in vn gan vafo , dal quale per l'abbondanza dell'acqua nafceua vn fiumicello , che correua giù per il monte . à quefto tutti corfero con vna eftrema allegrezza , cV con alcuni vafi fatti di zucche d'arbori fi mifferò à bere , cV ap- preffo empieron li vafi de gl'Indiani ♦ haueuan fantafia di fermarfi la notte in detto luogo, ma furono difeonfortati da gl'Indiani per il pericolo, che diceuano elferui delli Leoni, OC al tri animali terribili , iquali la notte fi riduceuan al detto luogo per bere ♦ cV per quefto an- dati auanti giunfero alle cafe del Cacique Pacra , qual trouorono fenza alcun dentroui, ma gli altri Indiani vicini fubditi del detto vennero ad incontrargli , portando loro da man- giar,&T da bere,dalli quali s'intefero le molte fceleraggini del'detto Pacra, qual fì. dilettaua di quel abomineuol peccato, cV vfaua violentia a chi non gli compiaceua, S>C nuouamente ha- uea per forza menate via quattro giouane figliuole d'alcuni Signorili vicini, delle quali fa- ceua quel ftratio che gli pareua per fuo piacere ♦ Vafco deliberò per farfi amici tutti li po- poli, cV Signori vicini , di veder d'hauer nelle mani il detto Pacra, cV parte con lufìnghe, 8C parte con minaccie fece tanto , che s'afficuro di venirlo a trouare, 8C meno v feco tre altri Si- gnori fimilmente imbrattati del medefmo vitio di Pacra, fcrilfe Vafco che quello Cacique Pacra,era nell'afpetto il più brutto et fozzo Indiano,che mai haueife veduto,cV chealla brut tezza fé gli aggiugneua vna ferocità nel guardare, che più prefto pareua animale faluatico, che perfona h umana* giunto che fu,lo fece legare infieme con li tre compagni,dicendo vo ler vdir le querele di quelli che fi lamentauano di lui, cY far giuftitia* Il che intefofi,concorfe vna infinita moltitudine ad accufarlo , fi de Signori vicini,come d'Indiani,prouandogli fui vifo gli enormi delitti, cVgrandiflìme ribalderie, dC principalmente d'hauer sforzato tutti q li giouani , cV le giouane che gli veniuano auanti , ouero ch'intendeua che fuffero in alcun Vafco fa de luoghi vicini.perlaqualcofa Vafco lo condanno' che infieme con li tre fuoicópagniviui Stfn Ca- afferò deuorati da quelli cani,che di fopra habbia detto,cheVafco menaua feco,quali auez cique Pa- zi a correr adoifo a gl'Indiani nelle battaglie, come furono loro apprefenta ti coftoro lega- «a per le t j m vn m0 meto gli magiarono infino à gli offi* Ma auati che gli faceffe moriremo dimadd ' doue gli hauea il fuo oro, qual diffe non n'hauere, 5C hauendogli moftrato li noftri alcune lame cV catenelle,che in vna fua camera hauean trouate,qual pò teua valer da 1500 caftiglia- ni,diffe che quell'oro hauea hauuto dalli fuoi anteceffori, cV ch'erano morti quelli che lo rac coglieuano,& che mai s'era dilettato d'hauer oro, né poftoui cura alcuna* ne x altra parola di bocca li potette cauare* Per quefta feuerità fatta centra Pacra,fi fece tanto amici, cV beneuo- li tutti li Caciqui vicini,che vn di loro nominato Bononiama,intefo che Chiappe (appref- fo ilqual reftaron gli ammalati,) gli rimadaua à Vafco con fcorta,gli ando v ad incettare, me nandogli à cafa fua,doue dette loro da magiare abbodanfiemente,cY appreffo donatogli oro per valuta di 1000 caftigliani , volfe venirgli acopagnar fin al luogo di Pacra, doue era Va- fco. alqual di fua mano gli cofegno,dicédogli*0,huomo fortiffimo,cY giuftifTImo,ecco che t'apprefento li tuoi compagni, liquali cofi come fono giunti alla mia cafa, cofi te gli confe- gno* dC fé quefto è ftato poco feruitio alli tanti beneficrj che n'hai fatto , colui che fa venir li tuoni cY le faette dal cielo fopra gli huomini cattiui,et à noi conbon tempo dona il Mahiz, cV la Iucca, ti polli rimeritare, cV detto quefto alzati gliocchi verfo il Sole,'dimoftraua quel lo* poi diffe* Tu con la tua venuta n'hai Ieuato via vn crudeliiTimo tiranno , cV inimico, SC dato pace perpetua a noi,cY a noftri fìgliuoli*per il che péTiamo che tu,& li tuoi cópagni fia- le difeefi dal cielo,cV pero in eterno ne réderemo gratie à quel che t'ha madato in qfte bade* Con fimili parole dicono che parlo Bononiama a Vafco, qual lo ringratid grandeméte del la buona cópagnia,cV accetto fatto alli fuoi compagni, cY appreffo gli fece affai prefenti del- le cofe fue * Da coftui Vafco intefe molti fecreti di quelli paefi,cV doue fi trouaua oro affai, dC veraméte in ciafeuna cafa de gl'Indiani trouorono qualche lama, ó catenella, che portaua no al colloco alle braccia^ fopra il petto* Detto Vafco non pote v fai alcuna efperientia di far cercare, fue gran ri balderie. 1 DEL S. DON PIETRO MARTIRE 3* cercare,impero che di' 190 huomini che meno feco dal Darie,di 70.8x1 alcune volte al più di 80 fi pote v feruire. cV gli altri bifogno v andar lafciando in dietro in diuerfi luoghi di quelli Cacique amici fuoi,perche caddero in diuerfe infìrmiti,cV fopra gli altri , quelli ch'eran ve- nuti dall'Ifola Spagnuola, che non potettero tolerar il magiar folamente pan di Mante con herbe faluatiche fenza fale, cV bere acqua, cV qualche volta anchora non n'hauendo da po- terfenefatiare,eflèndo vfiinla Spagnuola a viuer con più delicati cibi. maqueliidelDarie erano affuefatti à difagi grandifTimi, di forte che non e huomo che 1 potette peniate. cV pe- ro coftoro patirono più gagliardamente l'afperità di quello viaggio» Ladifficultàchebbe Vafco nel pafjar certe felue & paludi. Del Caacjue Bucchebua. ringratiamento & dono fatto à Vafco per Chiorifo Cacicjueper lagmditta l 'fitta, contraglt fc e ferali* Cojìumi di cjuegl 'Indiani nel mangiare, Vafco in quello loco di Pacra (lette 30 giorni,parte per farli amici tutti li popoli vicini, Se" per hauer di quelli cognitione, cV parte per rilìorare tutti li compagni » Dipoi co le guide dateli daTeaochafi drizo verfo il paefe di Comogro,doue corre vn fiume del medefimo nome , cV patto alcune montagne al defeendere in detto paefe , nelle quali non trouo v alcuna cofa da mangiare, faluo herbe Taluatiche,cY frutti d'arbori faluatichi. Quel paefe era lignea rego-iato da duoi Indiani parenti,l'uno chiamato Catodi o,cV l'altro Ciuriza.cofloro lo veli nero ad incontrare,cY gli dettero vn poco di pane,offèrendofi di fargli compagnia» per la- qual cofa Vafco licientid gl'Indiani del Cacique Teaocha , cV riieno s feco quelli duo Caci- qui,cV flette tre giorni a far vn cammino molto difficile, per alcune felue tanto fpette,che co le feure era forza alcune volte farfi la flrada , cV poi bifognaua parlar attrauerfando valli fo- pra alcuni paludi, nellequali fi afTondaua di forte,che fpeffo fpeffo qualche Indiano che an- daua auanti fi vedeua inghiottirà dalla palude, alche li noflri prouedeuano con tagliar affai legnami cV diffondergli fopra per potenzi pattare , cV co fi parlarono quelle tre giornate con grandinimi trauagli,cY quafi morti di fame» & la difficultà di quello cammino caufa il non effer commertio alcuno di quelli Caciqui d'vn fuoco all'altro, effendo inimici di continuo, dC faccendofi fchiaui,cV ammazzandofi l'un l'altro» pur giunfero alle cafe d'un Cacique det to Bucchebua, qual trouorono ch'era fuggito alle felue con tutti li fuoi, cV haueua lafciato le cafe vacue, prefi alcuni de fuoi Indiani,cV madatogli a dire che tornarle, che non gli faria- no difpiacer alcuno, cofluigli rifpofe,che s'era fuggito non per altro, fé non per vergogna, che non hauea il modo di poter accettar li noilri honoreuolmente,cV come meritariano,n5 hauendo alcuna cofa da dargli da magiare» cV per fegno d'amore gli mando a donar alcuni vafi piccoli fatti d'oro ♦ dicendo che (e non f ulte flato fpogliato da vnaltro Cacique in vna guerra c'hauea hauuto feco, gli haueria portato più oro» li noflri veramente anchor che l'oro che gli mando gli fuffe piaciuto,haueriano più prefto voluto qualche vettouaglia,che oro,perche con quello non fi poteuano aiutar à cauarfi la fame» pur pafeiuti con certe radi- *> ci faluatiche et acqua fi partirono» cV andati alcuni miglia, viddero fopra vn colle alcuni In- diani nudi, che faceuan cenni alli noflri che fi fermaffero. Vafco ordino , che non s'andarle auanti: ma che fi vedeffe quel che volefTindire» Fermati li noflri gl'Indiani gli vennero fubito a trouare, dC col mezo de gli interpreti ch'erano con li noflri, s'intefe il parlar di co- iloro, che fu in quello modo » II noflro Signore Chiorifo defidera la voflra falute,cY il vo ftro contento. cV hauendo intefo che fiete huomini forti cV giufli,perche punite quelli che fanno ingiurie , cV li cattiui cV peffìmi huomini leuate via dalla terra, pero per hauer quella notitia di voi v'ama , & ha in reuerenza » grande allegrezza gli faria fiata, fé fulle arriuati a caia fua,douev'haueffe potuto accettar, cVdarui delle fuevettouaglie,cVfi faria reputato più felice hauendoui appretto , che non fi reputano quelli c'habitano doppo la morte ap- pretto il Sole» madapoi che la forte gli è fiata contraria , che in quello voflro viaggio non Preferiti di fiete pattati apprettò cafafua, ma lontani, in legno di beneuolcntia vi manda quelli pochi ° r °y a a r "^ pezzi d'oro* dC con vilb allegro ridendo gli detti Indiani gli porfero trenta come taglieri d'oro, fimili a quelli con liquali li noflri preti coprono ilcalicenel dir la metta» liquali ta- glieri quelli Indiani con alcuni cordoni portauan appiccati al collo,che pefauan da fettecen co caiìigh'ani» dipoi flati vnpoco ne feceno intender,c'haueano non troppo lontano vn fi- gnor loro inimico,qual era ricchiflimo d'oro. cV ch'ogni anno gli andauan a v moleflar ru- bandogli dC facendogli fchiauijCVanchorcbenonlo efprimeflero fuori, pur pareua che volefler m ? I * V "''rgm I |- 4 1 ',, Il fi: 1 1.( *>. «' «Il , • -' I* I ,' .""".».■ "■ ' 'ii,; A; li ìi> '*'$ .'I-'t'"' , • ' ' Ai; , 1 Mi V I il, '.*" SÉ "ji| .'; : iì,-a', !l \W i 'J ' l " «' ' ,1 ' !: ' re. ii i SOMMARIO DELL'INDIE OCCIDENTALI voleffer dire, che rumando quefto fignore li Chriftfani haueriano quanto oro voleffino ,SC C loro fuoi amici fariano liberati da coiìcrudel inimico* laqual cofa moftrauan con gefti a gl'interpreti che faria facile, volendo fargli fpalle,cV che loro fariano li primi à cominciar la guerra ♦ Vafco gli fece rifponder che ringratiaua il fuo fignore della buona fua volontà, dC del prefente, 8C che fteffe di buona voglia che prefto gli mandaria aiuto , che potria ven- dicarfi de gl'inimici, cV che gli accettale all'incòtto dell'oro quattro feure di ferro co le qua> li potria tagliare quel che voleffero, lequali loro prefero con grande allegrezza , perche di quefte gl'Indiani tengon maggior còto che dell'oro, perche dicono che l'oro è cofa vana,S£ cercafi folo per fatisfare aH'appetito,cV agli sfrenati defìderrj.cY che chi macaua di quello,no Rozzo mo mancaua d'alcuna fua commodità . Coftoro non vfano nel cibarfi quelle delicatezze che ' vfiamo noi, non vali lauorati,nontouaglie,non marnili, folo li fignori hanno vafi d'oro in fu la menfa,gli altri con vnaman tengono il pane,d di Mahiz,6 di iucca,có l'altra,d pefee ar roftito,d altra cofa che mangia per companatico, cV con quefte cofe caccian via la fame, del- la carne rare volte guftano.fe qualche volta accade che s'habbino a v nettare le dita,per hauer- fele con qualche cibo vnte, fé le nettano, d a piedi, d a fianchi, quefto medefimo fi dice che fanno quelli che habitano la Spagnuola , Quando fi voglion bene far netti, fi tuffano ne fiumi , il che fanno fpeffo, cV cofi [i lauano tutto il corpo. Come ctrriuoYono alCacique Pocchorrofa, & quìuì lafciatigli ammalati andorno nel flato del Cacique Tumd- nama qual fatto prigione con ottanta femine per lui tolte per for^a a diuerfi S ignori jfcufttofi & liberato fece à Vafco ~Vn prefente di Saluta di 4500 Cadtgliani. Li noftri partiti di qui andoron più auanti con affai oro , ma molto mal conditionati per la fame , tanto che arriuorono al Cacique Pocchorrofa,doue per trenta giorni pafeendofi di pane di Mahiz effendo affamati fi fatiorono ♦ Pocchorrofa intefa la lor venuta fi fuggi\nie tedimanco perfuafo dalle buone parole , cY promeffe di Vafco tornd , alla tornata del quale furon fatti dall'una parte, cY dall'altra diuerfi prefenti, Vafco dond à Pocchorrofa delle cofe che haueua,lui all'incontro dond a Vafco tato oro 5 che valeua 4500 caftigliani, con alcuni fchiaui ♦ Volendo Vafco partir di quel luogo,gli fu fatto intendere che gli bifognaua paf 1 far per lo flato d'un Cacique chiamato Tumanama* Quefto e quello fignore ch'altra voi ta s'intefe dal figliuol di Comogro effer potentiffimo, cY da temerne affai,appreffo del qua- le molti de familiari del detto figliuolo di Comogro erano flati fchiaui effendo flati vinti in guerra , la potentia del quale alParriuar deili Chrifliani fu conofeiuta effer piccola ♦ Trouoron che quefto Cacique non era di la dalli monti come fi penfauano , ne haueua tanto oro quanto haueua riferito il figliuolo di Comogro, penforono non dimanco di fac- cheggiarlo ♦ Era quefto Tumanama nimico di Pocchorrofa. per quefto quando Pocchor rofa intefe la fantafia di Vafco , ch'era di diftruggere il fuo nimico , gli piacque molto que- fto difegno ♦ Lafcid adunque Vafco nel paefe di Pocchorrofa tutti gli ammalati , cY chia- mati a fé feffanta che haueua fani cV molto animofi, efpofe loro quello fuffe da fare , 8C in vn giorno fatto il cammino di due,à fine che Tumanama nò haueffe tempo à mettere infieme gente,fucceffe loro quanto haueua difegnato , perche al principio della notte inficine con gl'Indiani di Pocchorrofa l'affaltorono, cV trouatolo fprouifto lo prefero, infieme con duoi Indiani che teneua appretto di fé, cY 80 femine, le quali per forza à diuerfi Caciqui haueua tolte, tutti gli altri fubditi erano fparfi in diuerfe cafe all'intorno, non penfando à cofa alcu- na di guerra,ma ficuri cV ociofi. le habitationi di coftoro non fono contigue,anzi feparate, cY tutte di legname, dC coperte di paglia, cY herba, d altra fimil cofa, molto forti, alla cafa di Tumanama n'era appiccata vn altra, nò inferiore à quella, la lunghezza di quefte due cafe> fu referito effer di 1 zo paffa, cY la larghezza di 5 o, èV eran fatte cofi grandi per far raffegna de gl'Indiani da guerra,qualuche volta a Tumanama era moffo guerra. Prefo che fu Tuma nama,con tutta la fua còpagnia di femine,le genti di Pocchorrofa lo fcherniuano,fputando loro adoffo, cY facendo molti altri atti di difpregio,liquali in quelle parti s'vfano, cY quan- do la nuoua fu fparfa fra li vicini al fuo flato, tutti ne faceuan gran fefta , perche effo era loro molto in odio. Vafco minacciaua Tumanama,ma fimulataméte,gche l'animo fuo no era di fargli alcuna villania , cV diceuagli. Ladrone', tu patirai le pene delle tue fceleragginf , tu molte volte hai minacciati li Chrifliani, OC detto che fé mai veniuano al paefe tuo, che perii capelli gli ftrafcinarefti al fiume che è qui vicino , tu farai al medefimofiume ftrafeiuata, 8C dentroui Con aftir- tiaallafpro uifta fòpra giunfe Va- fco , à Tu- manama gran figno te. DEL S. DON PIETRO .MARTIRE 33 dentroui fubmerfo,. Et fubito comando che fuffe preveniente dimanco accenno' li com- pagni, chela volontà Tua era di perdonargli, cVcofi l'infelice Tumanama tutto fpaucnta- to,penfando che tutto quello fuiTe fattoi detto da vero,proftrato in terra domando perdo no à Vafco,affermando che mai haueua tali cofe dette, &C che forfè qualchuno delli fuoi cor tigiani imbriaco, haueua vfate limili parole ♦ li vini di quel paefe benché non fiano d'vue, come habbian detto , niente dimanco (ano atti à imbriacare ♦ aggiugneua alle fopra dette parole ancoraché li (ignori vicini per inuidia c'haueuano accufato,<5<: finto di lui foniti cofe, cV promeffe,fe gli era loro perdonato,dare à Vafco vna gran quantità d'oro, OC ponédoiì la man delira al petto dilTe fempre hauere amato, cV temuto li Chriftiani, perche haueua ime-* fo che le Machane , ciò eie fpade di quelli tagliauan meglio , cV eran più acute, che le fpade delli fuoi . cV voltando gli occhi verfo Vafco diffe» chi farebbe quello,fe già non fuiTe fuor dell'intelletto, c'haueffe ardire alzar la mano contra la tuafpada:conlaqualepuoiin vn col- po fendere vn'huomo per mezo : non fia alcuno che creda effer vfeito mai di mia bocca pa- role fimili à quelle, che da te ho intefe contra li Chriftiani ♦ Quelle , OC molte altre parole diife Tumanama, cV già penfaua effer vicino alla morte , quando Vafco fìnfe eiTerfl mollo per le fue lachrimofe parole , cV con benigna faccia parlandogli comando' che fuiTe Iafciato» Mentre ch'erano à quefto ragionamento, gli fece portare Tumanama tanto oro che va- Ieua 1500 caftigliani, tutto di catene,delle quali s'ornauano le fue femine. il feguente gior- no ne fu portato la valuta di 3 000 caftigliani dalli cortigiani , per la pena di quello c'haue- uan detto contra li Chriftiani ♦ ma volendo Vafco fapere donde fi cauaffe quell'oro, non volfe mai Tumanama confeffare che fi trouaffe nel fuo paefe, ma fempre diife ch'era ftato portato alli fuoi an teceffori dal fiume Comogro , ilquale era à mezo di , ma gli huomini di Pocchorrofadiceuano che non voleua dirne la verità, &" affermauano che'i paefe fuo ab- bondaua d'oro,cV ch'egli era ricchiffìmo, all'incontro Tumanama diceua non fapere effer nel fuo paefe alcuna minerà d'oro , 8C effer vero che fé ne e trouato alcuna volta qualche gra no,ma che lui di quefto haueua tenuto poco conto,ne mai v'haueua attefo 3 perche non fi pò teua far tal cofa fé non con lunghezza di tempo,& con gran fatica, & poco vtile* Come Vafco fatto cauare in alcune terre di Tumanama, & trouato alquanto oro , effendof ammalato ritornò al palazzo delyecchio Comogro, aguale per lafua morte erafuccefj'o ilfi " que Defctittio- ne di vna pianura ha bitata da gl'Indiani. Vafco vien aflaItato& alla fine fé rito, & mal menati li compagni. DEL S* DON PIETRO MARTIRE. 34 A que g^ndcmete i Vafco, perche era defìderofo di veder Tempre cok nuoue* p il che medi infìeme 300 huomini con li detti del Darien,cV montati parte/òpra Canoe, cYpartefopra Brigantini,! 1 imiterò a nauigare al cótrario d'acqua fu perii detto fiume, qual doue sbocca nel golfo fopradetto e gradi id fopra l'Equinotriale. cV andati per fpatio di 4 o miglia fem pre trouauanod'vna banda, cV da l'altra grandiiTìmi paludi con canne, cV giunchi ch'era- no molto graffi. cV la notte infiniti pipiftrelli, cV zanzare molto grandi che gli morderai no* vedeua ben di lontano alcuni monti, ma non vi pò teua andar impediti dalle dette pa- ludi* vedeua anchora molti arbori fimili a palme altiffimi* incontroronfi in molte Canoe piene d'Indiani tutti armati di freccie , & archi , quali come vedeua li nofìri tirate le freccie il metteua a fuggire p alcuni canaletti di detti paludi, tanto ftretti ch'era imponibile poter- gli giugnere. Pur dapoi fatti circa do miglia trouoron vna grade pianura,doue quefto fiu melaceua vn lago , nelquale era vna Lola tutta piena d'arbori di palme altifìime fopra le- quali per eiTer nate vna appieno l'altra, haueuan fatte le fue habitationi gl'Indiani,'attrauer- iando legni dalli rami d'una a l'altra,cV poi ferrando all'intorno con altri leani cV foglie tale che pareuan come palchi coperti , et ciafcuno haueua certi legami di ftroppe appiccati al trò co,per h quali vi montauano fopra, & tutti quelli palchi eran tanto còtinui cV appretto l'un al altro, perla denfita de gli arbori,che di lontano pareua cofa ftrana à vedergli, perciò non ii poteua coprender fé fuftero habitationi, d ver bofcho folto. Vi (otto quelli palchi era- no adunati circa quattro mila Indiani, tutti armati d'archi,cY freccie venenate, cV dardi lun- ghiiiimi , quali con vn certo legame appiccatoui tirauan oue voleuano* haueua tutta que- Ita moltitudine dicafe vn canale in mezo, che la diuideua in due parti,doue eranoleiate molte delle loro Canoe » In quefto canal eiTendo entrato Vafco Nunez, con tutti li com- pagni furon affaltati d'ogni canto da detti Indiani, &gli furon tirate tante freccie venena- te de dietro cV dauanti,che non fu poflibile di coprirfì tanto co gli fcudi,che no ne fuiTer fe- riti al primo tratto più di 107 quali morirono* Vafco eflendofi trouato in tante zuffe con Indiani, cV in tutte riportatone vittoria,non volfe patir quefta vergognala fmotato fopra vna ripa con il refto ù miffe ad ordine,meglio che potette, per efter il iito tutto intricato d ar bori. dC con gli fchioppi comincio àfalutargli* Gl'indiani vdito lo ftrepito,cY veduto il iuocoiimifteroanrggire,mavedendochelinoftri voleuan montare fopra li palchi do- ue eran Ior mogli & figliuoli, come arrabbiati fra quella denfìtà d'arbori vennero di nuo- uo adattargli, non filmando la morte, cV tirarono tante freccie, cV dardi, che la maggior partedeglifmontati furono feriti, cVVafcomedeflmohebbedue ferite, vna fopra ilvifo , una ÌP, a ?f dlIe § no ' Iac l uaIta § llauacomere lafuffeftata di ferro, l'altra fud'un dardo che gli paffo il braccio dritto* Quelli ch'eranreftati nelli Brigantini da gl'Indiani ch'eran da laltrocantodel canale, furon fimilmente per la maggior parte feriti, tanto che finalmente Valcofentoconglialtrimoltomaltrattati,furonconftrettimeglioch neallebarche,cVifecondadelfiumeandarfenealDarien* th™tronelportodiS.MmaMehéitarihMminiferoc^ lc ^omtep e rG6^loHerm^es } etd'ma^aU e moltohabitdtd 3 etdmerficofi^ come di fopra habbian detto con l'armata di 17 nauili,cV izoo huominial principio de l'an ueinator no 1 514, cVin otto giorni giuteall'Ifola delle Canariechefì chiamala Gornera,doueftette del^udic • ,6 g'ornipfornirfid'acquaAtegne^^^ p tortunafe gliera rotto* poi mefTofii mare alla volta diponéte, ma vn poco verfo Gherbi no,a!li [3 diGiugno 3 arriuoall'IfoladelIiCanibalidettalaDomenica,gradii4 fopra l'Equi gfsadoaua ilIfolaMatinna,Guada^^^^ nl P ftLl? Ua '^ habbladett P5 h ^ nau, 'g oVI ' A dmiranteChriftoforoCol6bo;nedaldetto,n^da ra ** fJ^ ° r/ e ' S Pigino a pelo dell'acqua, come fi vede in molti laghi, ó ^rchenafchmoneghfcogli,&Ifolevicine,lequalifoninfinite 3 etpoiperfe^^ Viaggi voi* 3% € rj cate ih • I * i* 1 ti] '1' 1 ■ 'V [ ' .1 l'i , i 1 ) ..si; ' #.' ,^:.!;ll: V r i *■■ M ' 1 ■ Mi !£* i '•l'J' ' i' '■'1 ; ■ ■ ' yi in ■■ , mi im i ' : i.,i Ir W' SOMMARIO DELL'INDIE OCCIDENTALI cate da quelle vadino notado fopra'l mare. Quattro giorni dipoi partiti dalFlfoIa Domem G 33, DadettimonticorreuailfiumeGairagradi » fopraEqumottiale do> SS noftri con Rodorico Colmenar ,& molti altri numi della prouincia de Ca rama rTdoue fono duoi belliffimi porti, vno nominato di Cartagenia,gradi dieci & mezo. akro di Santa Maria gradi vndici fopra l'Equinottiale < Ma il porto di S, Maria e più vi. Parto di s. Lenta è più verfo ponente circa 5 o cY più leghe. In quefto porto di b. Maria trouoro. ^ ia do - nf XlXatorieiTerperfonefe^^ negli F5 SvSS faettevenenate ch'era marauiglia a lerla combattere. Pur poi che dalli noftri furono divaricate 1 artigliane per il fuoco,& ftre dal cielo lequali habitando appretto quegli alti monti fentono fpeffo. Il Gouernator mille t re rrSn detto porto da o o o huominjqual è di circunferentia circa treleghe, profondo, Srcquatan^ trouoro^Tan quantità di pefei , cofi marini come d'acqua dolce, cV molte barche, & cafe ^^Ti^qu^mnoiT^^rctihxxzióiv^im^ di filo di cottone A di radici S con foglie h pareua che fuffero preparati per portar in qualche paefe lontano, tro borono arTchora g caAtarlto rmXraS ™aTne^ anchorcSfleroftatiribatm ^atmoltefemine^etfanciulli freccTma Smente con gli fchioppi furon fugati,cY rotti. & li noftri gli feguitorono per latioSS ni fetti di cottone teffuticon li medefimi animali di diuerfi colori, & .con queiticuopro «o H mmiSloro cafe. fopra le porte delle quali, 5C fopra quelle delle camere appiccano ScuSefueTfc?^ cn ^uonoSdilettalrandemente. Sopra quefta .««nata del detto capitan Penar a Wuaurvn Jadl'huomo Gonzalo Hernandes d'Ouiedo,perfona molto dotta cVvir. mXS alquaH Re Catholico hauea dato il carico di veder il fonder l'oro di tutte le mine. Diafpr ,°' * ILnetocche rCalcidonio 3 Diafpro 5 et vn pezzo di Zaphiro maggiore d'un ouo di odia, vn e ouo di r appiccate alli panni di cottone, che tengono , cornee detto , fopra li loro P^"; ^ <^ ° cha ' SSkUiftBM erano d'alberi di verzini . Intefe ildetto Gonzalo SXÌnton^refi.^mealSmi di quelli populi Carama.ri di Gaira, & Saturnia che e SSffi gradivndicifopra l'Equinottiale , liquali habitano appretto limare, ^nolwSutS Xbfcé c*cottone,cYmafleritie chefa lorodibifogno percafafua., «e d'una ,,, f m,, habitata malecafccranfeparatc&lontanevnadalaltr^poltetutteaHeraaiciai yM "'" coCc «S W&p.«ed'arborifrut.iferi,confontaneched'ogn. canto drfccndcuano kfonln e ,gcanal 1 &n«manoanquemhom&^^ DEL S, DON PIETRO MARTIRE 35- &moItiaIrnTnittinaturalidiqueIpaefe, la defcrittione, Snatura delli quali al preferite nò fi dira, hauendoneil ditto Gonzalo Ouiedo ferino particularmcnte 8C diftfntamente. II libro del quale farà il fecondo dell'hiftoria di quelle Indie occidécali, per non efferui preter- meffo di dire cofa alcuna,che fi polla defiderare* L'aere di quefti paefi e tanto benigno, tY temperato,chauendo dormito li noftri molte notti al difeoperto,! opra le ripe de fìumi 3 mai | ì fi fentirono la tefta graue* Son fatte le ftrade tanto diritte, 6V à ftlo^che pareuache fuffer f la- te tiratea corda. Prefono molti di quefti Indiani,quali menorono a veder le noftre naui,8C riceuendo in fé gran moltitudine di fiumi an daua a sboccare in mare ♦ Hauendo li noftri intefe le fopradette cofe, 8C effendo carichi di ! j preda toltanelle cafe di detti Indiani,montati in naue alli 1 5 di Giugno fi partirono, cV pre fono il cammino verfo il porto di Cartagenia,2c" alcune Ifole li vicine habitate da Canibali per rumargli, hauendo cofi in commefìione dal Re Catholico , ma era tanta la correnthia G ™ c °f rS " I ;, dell'acqua del mare verfo ponente, che tutti li pilotti dell'armata fi trouorono ingannati>n ^'a. 3C " chor che fuffer pratichi di quelli mari, perche in vna notte furon trasportati 4 o leghe più in la di quello fi penfauano* laqual correnthia è tanto grande in alcuni luoghi di quefta ter ra ferma, che l' Admirante , qual fu il primo che la vidde , foleua dire che quando ei nauigo N rppreffo la coffa di detta terra , doue è Beragua verfo ponente gradi fette fopra l'Equinot- il' ! | :iale, volendo tornare alla volta di leuante,alcune volte buttato lo fcandaglio in mare,quel- o non poteua andar al fondo, perche dal corfo del mare era tirato a v pelo d'acqua, 3C anchor r'haueffe vento in poppa, non poteuan pero far vn miglio il giorno* Varie opinioni circa la correnthia delmare di continuo appreso li Unì dell'Indie occidentali,^ donde proceda il flutto & reflutto che l mare fa ogni giorno* Dellaqual corréthia non mi par fuor di propofito parlare vn poco, anchor che fin à hora 23!^ JJJ per quel che s'è intefo) non fé ne fappi la vera caufa,come anche non s'è potuto compren- remlm del ier da che proceda il fluffo cV refi uffo,che'l mar fa ogni giorno, più in vna parte che in vn'al l'acqua. :ra,come nel fequente libro fi dira,del qual alcuni affegnano la caufa alli moti della Luna,al- :ri del Sole,chi a venti,che fian fotto'l mare,et chi penfa che li particulari fiti della terra doue juella e piana,facci parere detto refluffo maggiore,cV minore, né manca chi dica il mar ef- èr come vn'animal grade,qual refpiri,&: da quefto nafehino quefti fluffi dC refluffi. ma di juefto correr del mare del continuo appreffo li litti di dette Indie occidétali da leuate in po- lente, che caufa ne potremo affegnareC quelli che dicono che'l mare maggiore fempre alla 30cca che è appretto Coftantinopoli corre fuori oltre che dicono che venendo l'acqua di lotto tramontana, la qual parte tengon che fia la più alta della terra , tY per quefto corrono uTingiu come à luogo più baffo , vogliono anchora che proceda dalli gran fiumi , che in Viaggi voi* 3 . e ifj quello v v ;??■ • ■ ■i .< M ■ 1»1.»T, .'1 ., v !»>.),.'»( ■tJ" ìà ,•■■ i 'K ',;'•■ ' S ■ 'È '0. ;, » |H|,! ; I j „ l: .*u ' Sebaftian Gabotto vi nitiano fi mette dna picare. Popoli Bac calai vedi- ti honefta- mente. Caccia del l'Orfo, con vn pcfce Baccalao, SOMMARIO DELL'INDIE OCCIDENTALI quello metton capo,eY per la quatità di rena,cY terra,che conducono in detto mar e.glialzi- C no il fondo, 8C di qui nafca il tanto correr dell'acque per quella boccha. laqual cauta come potren poi faluare: vedendofi che tutti li mari Mediterranei, nelli quali corrono innumera bili fiumi, cV nò hanno altro exito, che lo ftretto di Ghibil terra non sbocca per quello,anzi par che'l mar Oceano vi corra dentro,cV fi vada voltando à man dritta verfo lacofta diBar- beria, cV fcorra a canto detta coffa fino in AlefTandria, che è da ponente in leuante» An- chor che di quefìo entrar dell'Oceano per lo ftretto di Ghibilterra, vn fauio antico n'addu- ceffe quefta ragione,ch'effendo l'Oceano maco profondo che il mar Mediterraneo, perche in quello non "regnano venti , che lo cauino, come negli altri mari , S>C maffime che quella parte che e vicina all'lfola Corfica,cV Sardigna, nel qualluogo,queltomedefimo haopi- nione,che quel Oa più profondo,che in alcuna altra parte del mare Mediterraneo, per q uè- ito l'Oceano sbocca per detto ftretto nel detto mare , per correre à vn luogo più baffo» Quelli che hanno nauigato la colta di detta terra ferma dell'Indie , penfano che in quelle parti doue la terra fi riftrigne , fra il mar del Nort , cV il mar del Sur,d voglian dir fra la citta dei Nome di Dio, 8>C Panama gradi fette fopra l'Equinottiale per fpatio di miglia S o,fiano cauerne grandiffime,per lequali tutte l'acque d'un mare sbocchino neH'altro,girandofi poi verfo leuante, cV che la caufa di quefìo girare fia il moto del Sole che le tiri feco. Altri cre- dono che per quefte cauerne l'acque conino al fuo principio , il quale fia in mezo della ter- ra , fecondo l'opinione d'un fauio antico, dal quale, di nuouo di poiefchino,cY vadino girando fucceflìuamen te. Altri dicono che le dette acque corrono à ponente , perche fo- no Arene da innumerabil'Ifole che di continuo fi veggono, non troppo lontane dalla co- fta,&f che poi che fono corfe in capo d'un golfo, che fa detta coffa, l'ultimo angulo del qua- le è gradi Z3 fopra l'Equinottiale,girino intorno,come fi vede che fanno l'acque nelle volte d'alcuni fiumi grandi. cVche la caufa proceda dall'Ifole , dicono toccarfi con mano , per- ciò che partendo dalla Spagnuola, dC ritornando verfo le parti noftre di leuante,come fi fo- no allontanati molte miglia in mare, non fi fente correnthia alcuna. Sono alcuni che pen fano che dette acque vadino correndo fempreappreffo li Iitti,cV coffe di detta terra ferma, la qual va verfo ponente, doue la fa il golfo fopradetto , cV poi fi voltino verfo tramontana, £ doue anchora non fi fa alcuno che habbi trouato doue termini la terra,laqual fi penfa che fia appiccata con l'Europa* Come Sebadian G abatto Vinitianopdrtitofi d Inghilterra per f coprir nuoue terre, in certo luoco trono la tramontana [opra di fé eleuata 5 5 gradi , & la notte in cjuel luoco non ejjèr fimìle alle noflre y <& in che modo gli Or fi faccino la caccia con certi pe fa grandi detti Baccalai . Ma à quella vltima opinione è contraria la nauigation che fece il molto prudente 8>C pra tico dell'arte del nauicare Sebaftian Gabotto Vinitiano* coftui effendo piccolo fu mena- to da fuo padre in Inghilterra,da poi la morte del quale trouandoli ricchiilimo , dC di gran- de animo,deliberd fi come hauea fatto Chriftoforo Colobo, voler anchor lui fcoprire qual che nuoua parte del mondo. cV a fue fpefe armo duoi nauili , cV delmefe di Luglio fi miffe a nauigar tra il vento di Maeftro , cV Tramontana, cV tanto andò auanti, che col quadrante vedeua che la Tramontana gliera leuata gradi 5 5:doue troud il mare pieno di pezzi gran* didimi di ghiaccio,quali andaua in quà,et in là, & li nauili andauano à gran pericolofe vr- tauano in quelli ♦ In quel luogo all'hora non fi vedeua la notte fimile alle noftre , perche quel fpatio che è dal tramontar del Sole al leuare era chiaro, come da noi u vede la ftatealle %Ag. hore. Et per cagione di detto ghiaccio gli fu forza tornarfene adietro,6V torre il cam- mino per la coffa, laqual feorre prima per vn fpatio verfo mezo di , poi fi drizza verfo po- nente,^ perche in detta parte troud vna moltitudine di pefei grandinimi, che andauan in* fieme apprettò li litti,cV intefe per ceni da gli habitatori che gli chiamauan BaccalaijChiamd quefta la terra delli baccalai ♦ con liqual habitatori hauuto vn poco di commertio , gli tro- ud eifer di buono intelletto, & che andauan coperti tutto il corpo di pelli di diueriì anima- li. In quefto loco, 8C poi nel refto della nauigation che fece dietro a quefta coffa verfo po- nente , diffe che fempre trouaua l'acque correr verfo ponente alla volta del golfo che hab- bian detto che fa detta terra ferma ♦ Ne voglio che lafciamo adietro vn giuoco, qual refe- rf detto Sebaftian Gabotto hauer veduto infieme con tutti li compagni con lor gran piace re, che molti Orfi che fi trouono in quel paefe veniuan a far la caccia di quefti pefei Baccalai in quefto DEL S, DON PIETRO MARTIRE * ;<{ in quefto modo» Appretto li litri fono molti arbori grandi , le foglie de quali cafcono in mare, 8C li Baccalai a fchiere le vanno à mangiare. Gli Orfi che non fi pafcon d'altro che di quelli pefci,ftanno in agguato fopra li lieti, cV come veggono appreiTarfi le fchiere di det ti pefei, quali fono grandinimi, 8c h anno la forma di tonni, fi lanciano in mare abbraccian- dofi con vn di loro,cY appiccandogli l'vnghie fotto le fquame non gli lafcian partire , cV fi Pi sforzan di tirargli fu'I litio, ma li Baccalai c'hanno gran forza gli girono intorno, & tuffa- ..? no in mare, di maniera che'ffendo quefti duoi animalacci appiccati infame, e grandiffìmo & \ appiacere vedere hora vn fotto il mare, hora latro di fopra, sbuffando l'acqua in aere . pur ; ' alla fine l'Orfo tira il Baccalao al litro, doue fé lo mangia ♦ per quella caufa il penfa che tale moltitudine d'orfi non faccino difpiacere a gli huomini del paefe. . Defunger delGouernator Vetraria alTlfola detta Forte&poi alDanen& l'accetto fattoci per Va* J fico Nttne%> del Cacane Caretta, come ejjb Gouernatore ordinò fi face [fero tre ridiati per facilitar il cammino del mar del Sur. Delle ruberie di Giouannt attera man- dato per il Gouernatorperpaffar limar dimeno dù Ma torniamo al gouernator Petraria, qual dalla correnthia del mare elTendo trafportato di làdal porto di Cartagenia,cV alcune lfole de Canibali,&:l'Ifola di San Bernardo, cV tutta- ' f la cofta di Caramairi, giunfe alflfola detta la Forte , gradi o fopra l'Equinottiale,doue fmon » tato, tutti gli habitanti fuggirono alle fe!ue,cV abbandonorono le cafe, nelle quali li noftri ' ' ' trouorono tra l'altre cofe akuni caneftri fatti di canne marine teffuti con tanta arte, che più CaneftnbéJ non fi poma dire, quali eran pieni di fale bianchiffimo, ilqual portano quelli popoli in ter- Iauora "- ra fcrma,& fanno baratto con altre cok, Iequali fanno lor di bifogno , detta Ifola ha molti ' \ luoghi doue il fale da fé medefìmo R fa come habbian detto di fopra , ElTendo quiui iurte; r ' lenaui.fi viddero non molto lontano fopra certi fcogli infiniti vccelli grandi con vngoz- Vcallitan zo rotto auanti il petto tanto grande,che vi poteuanar dentro vnfìaio di grano, delhqua- *? grandi li y.n volò fopra la naue capitana, cY lafciofli pigliare , qual per effer belliffimo , fu portato à S ncTgS !■' torno a moftrare per tutta l'armata, ma dopo alcuni giorni mori\ Daqueftalfola final- «>™ftaio mente arriuorono al golfo d' Vraba,cV alla città di Sata Maria Antica del Darien, doue ven di srano * ne lor incontro tre miglia Vafco Nunez con tutto il popolo, cV gli riceuettecoh grandiffi- ma alìegrezza,cY furono alloggiati in tutte le cafe più commodamente che fu lor poflibile & la prima fera hebber da cena pan di Mahiz, cV Iucca, con pefei falati, cV infinite frutte dei paefe* ma il giorno feguente divaricatele farine,bifcotto, cV carni falate, furon partite a ca- a per cafa fecondo il numero de gli habitanti. Poi fi ridulTero à configlio con il nuouo go rematore più di 400 de gli habitatori del Darien,doue da Vafco Nunez come capo fu nar ato tutto il fucceffo particolarméte del viaggio fatto nd feoprir il mar del Sur,cV le ricchez se grandi,c'haueanintefo in quelle Ifole,cV parti, cV il modo, che fidoueua tenere per po- emi andar commodamente ♦ Lequali cofe intefe dal Gouernatore fu laudato grande- nente Vafco , dicendo . che meritai» la grafia del Re Catholico , d'effe tenuto fra li cari uoi Capitani,^ gli fece gradiffime carezze. In quefto tempo il Cacique Caretta Signor liCoibaintefoilgiugnerdel Signore gouernatore , volfe andarlo a vifìtare , cV portogli nota prefenti, tra hquali fuvnaveftecon le maniche non troppo lunga tutta lauorota di Vn* verte «enne d'vccelli divari) colori, cV due coltre grandi fatte pur di dette penne, Iequali d'ogni '' >anda pareuan di feta. Il Gouernator gli dono all'incontro vna vefte dirafo , cV vn giSb- ione con vna berretta di velluto, che gli furono molte care» dimoro Caretta con il Gouer- tatore tre giorni,cV fempre fedette alla fua menfa , cV fu feruito con li cibi preparati al modo ioitro,delli qual fopra gli altri gli piacquero il noftro pane,et vino, cV diceua no hauer mai nagiato la miglior viuanda,ne beu to la miglior cofa , Dapoi il definare il Gouernator fa :eua fempre fonar dfuerfe forti d'inftrumen ti di mufica, cVhauedo Caretta quelli vditi con rrandiilima attétione fofpirando diile,che li Chriftiani haueua molti più doni dal Sole che lon haueua lor'Inchani, imperoche fi come haueuan le faette del cielo nelle lor mani, con le juah quando vogliono ammazza li lor'inimici,cofi anchora hanno fuoni di tata fuauità 8C lolcezza,che poteua far tornar viui li lor amici quado fuffer morti. Il aouernator per far- gli maggior honore,fece metter ad ordine vn fquadrone di géte, à cauallo,tutti armati d'ar- ni biache con li caualli bardati, cV fece far loro vna moina auati quello, della qualcofa reftó nolto itupefato , vedendo la bellezza, & deftrezza di quelli , che maneggiauan li caualli. Iauora radi péne d'vc- celli. Viaggi voi, 3% c iifj Fu «I ,< * |j, »! ■■Ì'V.,1', ♦..' '■kàK , p %|, l'i • .■,.< "!( ? ■ ■.' ,f .•: 'il ii. 1* 1 "'; f. ' ; ' ! ■| , iì Alberi per naui che non fono corrofi da vermini. Alberi ran- toaueuena ti che col fumo am- mazza gli \i uomini. Difcortefia grande di Giouanni Aiora nel rubbar, & Taccheg- giar fenza «aula, Vn cane- ffro di per- le di Iio li tre» SOMMARIO DELL'INDIE ACCIDENTALI Fu menato poi fopra le noftre naui , lequali umilmente con grande arimiratione vidde. C à propofito delle quali detto Caretta difficile fi trouaua in quella prouincia arbori grandif fimi & il legno delliquali è tanto amaro, che facendone nauili, li vermini hquali vi ioglion nafcere fotto,quando danno gran tempo in mare per caufa della detta amaritudine, non vi ; nafceriano cY di quefto haueuan fatto pruoua nelle loro Canoe,impero che quelle eh eran fatte di detti arbori, mai fi trouauan corrofe da vermini. cV appreflo eflerui altri arbori tanto venenati che folamente il fumo di quelli abbruciandone,ammazzauan l'huomo che gli ien riuatdctró Cacique fiato con li noftri tre giorni ben contento,cY fatisfatto fi parti ♦ 11 gouer nator Petraria per feoprir più che fune poOìbile di quella terra fermai far più facile il cam- mino verfo il mar del Sur, ordino con il parere cV configlio di Vafco, che fubito f ufler latti i tre ridotti, doue li Ch riftiani pò teffero alloggiarfì ficuramente, quando patullerò per quel cammino. Il primo fece far nel paefe di Comogro. Il fecondo nella prouincia di Pocchor rofa il terzo in quella di Tumanama , cV a ciafeun d'effi pofe fufficiente guardia ♦ mando diuerfi capitani altri ad vna parte, cV altri ad vn'altra, cY prima mando vn Giouanni Aiora crcntil'huomo di Cordoua molto honorato con molti huomini fopra due carauelle, vedo la coffa del mare, doue confina il paefe di Gomogro, per paffar da quel luogo al mar di me- %o di coftui fmontato in terra, andato à trouar il Cacique Carlo, che habbian detto di lo- pra che fu battezzato da noif ri,comincid à torgli per forza tutto l'oro, cV robe di cafa, che poteua trouare, ne fatio di quefto, {i mille a fpogliare tutte le fonine, & huomini di quelli panni di co ttone,con liquali fi copriuano le parti vergognofe, cV di li partitofì andato a di- uerfi paefi di più Caciqui, tutti li faccheggiaua fenza rifpetto alcuno, di forte che ouunque fi fentiua la venuta di coftui,tutti fuggiuano. poi c'hebbe fatte infinite ruberie , dubitando d'effer punito dal Gouernatore, fé ne venne con alcuni fuoi fidati verfo il mare, doue fape- ua trouarfi vna carauella, cV fopra quella afeofamente montato, con l'oro 3C robe fé ne fug- gi', ne di lui mai s'è faputo nuoua alcuna* ComeGdfbaro Morales mandato dal Gouernatore per Henne altlfola delle perle, &fuperato dopo longa hot tallii ,d Cacique di detta Ifolafece dipoi grande annotta con lui, <& donagli yri canejìro di perle,®* batte^op con tutta la fua famiglia fattofi tributano di pagar ogni anno al Re Catholico Libre cerno di perle* &come ellenafcono. Mandò Umilmente il detto Gouernatorvn Gafparo Morales à panar li monti verfo il, mar del Sur,cY dettegli fimprefa di paffar all'Ifola,ch'è nel golfo di Sa Michele del detto ma re laqual fi vedeua dalli litri, cY diceuan fopra quella nafeer perle molto grotte, come da Va feo Nunez haueua intefo, cY mando con lui cèto huomini, fra liquali erano alcuni di quelli chefurnoconil detto Vafco la prima volta che difeoperfe il detto mare* Coftoro pattati li montfcY giunti atti Caciqui Tumacco cY Chiappagli prefentorno di varrj doni,cY ditte- ro etter venuti per andar à fubiugare il Re dell'Ifola delle perle, che cofi all'hora la chiamor- no anchor che d'altri fia fiata chiamata rifola dell'oro. Quefli Caciqui accettorono il detto Gafparo molto allegramente con tutta la fi» compagnia, cY fatta prouifione di lor vettoua glie % delle barche^che chiamali Culche, pattarono fopraflfola ♦ ma per macamento e ha ueuan di Culche,non vi poteron paffar fé non feffanta de noftri» Il Cacique dt quella Itola hauendo intefo che li Chriftiani erano venuti nel paefe di Tumacco cY Chiappe, come vid de venir le Culche per mare verfo l'Ifola, fc gli fece incontro con gran moltitudine d India- ni armati di làcie 6Y fpade di legno, quali gridauano guazzauara guazzauara, che vuol dir alla guerra d'inimici , con tanta ferocità^ ardire aflaltorno li noftri da diuerie bande.cn ei fendo tre volte flati ributtati, fempre tornaua con maggior ardire ad aflaltargli. finalmen- te effendone fiati morti molti da gli fchioppi fé ne fuggirne* Ma dopo quella ro tta il Ca- cique attédeua à mettere infieme più gente che poteua,bèche fu pfuafo dalli vicini che lo co fortauano,che no voleffe più còbattere con li noftri,poné"dogii auati à gli occhi con l'eiìem pio loro,la mina del fuo flato fé perfeueraflc,et moftradogli l'amicitia delh Chriftiani hauer a\i à effer molto vtile cV gloriofa, gli diceuano ql che à Pòcha, à Pocchorrofa, a C hiappe e* lumacco fuffe interuenuto,g hauer voluto cóbatter co effi; finalméte coftui pofate 1 armi véne incotto à Chriftiani,eY menogli al fuo palazzo,ilquaie era marauighofamete edifica- to ambito che furono filtrati détto, pfento al Gouernatore vncaneftro molto be fauora- to',pien di perirla fomma delle quali fu circa no librerà once otto o libra, dC hauedo hauuto: D DEL S. DON PIETRO MARTIRE 37 i in cabiò alcune filze di' paternoftri di vetro, fpccchi,cV fonagli, n'hebbe gran piacere, cV an- chora qualche fcure,lequali coftoro ftima più che li mòti deli oro. cV pche vedcuano che li noftri lo ftimauan moho,fe ne rideuano,cY pareua loro gran cofa che p vn poco d'oro deffe ro vna cofa fi grade cV tate vtile,eflendo le (cure all'ufo de l'huomo tante neceflarie. allegro aduque p la conuerfation delli noitri, prefe per mano li primi d'eiTi,cV gli meno alla più aita parte del palazzo,doue era vna torre,dalla quale li poteua veder tutto quel mare,& voltado gliocchi intorno diffe. Ecco qui quefto granmare, cV dipoi moftraua la terra diftéderfi in infinito , dC oltr a quefto moftrd molte Ifole propinque^ dilTe, quelle tutte fon fottopofte al noftro imperio,tutte felici, cY ricche, le voi chiamate quelle terre ricche, lcquali fon piene d'oro,cV di perle, d'oro noi ne habbia poco, ma di perle {on pieni tutti quefti mari vicini à quelle Ifole. di qfte qualunche vorrete farà voftra,pur che pfeueriate in quella amici tia,che fra noi s'è incominciata, io molto più mi còtentero della volita che haro della voftra buo- na gratia,chc delle pie, per qfto tenete p certo che io mai faro p fepararmi da voi* quefte cY molte altre parole iuron dette fra loro, et volendoli li noftri partir di quel luogo, vennero à qfto pattOjChe qfto Cacique ciafeuno anno madaffe vn dono al Re catholico di libbre 100 di perle, lui accettò la cÒditione,cY poco la ftimó,gche gli parue piccola cofa, ne v p quefto fi penfd effer fatto tributario, e appreiTo quefto Signore, il paefe del quale è fei gradi lontano dali'Equinottiale,tata copia di cerui,8c" conigliene poteuan li noftri di cafa allor piacere am mazzarne quati voleuano, il pan di Mahiz 6V di radici cV vino co altri frutti del paefe, e v in quefto luogo fìmile à quel di Comogro. Battezzoffi coftui co tutta la fua famigliale volfe effer chiamato p il nome del gouernatore,Pietro Aria, cY pche amicheuolmente s'abbocco rono infieme,fi fpartirono nel medeiimo modo,cioè hauédo fatto infieme gradilìlma ami" citia,cY volfe il Cacique madar molte delle fue Culche in còpagnia , cV aiuto delli noftri, ae>. cicche più comodamente potefler tornare in terra ferma, S>C lui in pfona gli accòpagnd infi no al litto. Delle perle la quinta parte fu affegnata dipoi alli theforieri del Re,il reftante fu diuifo fra li còpagni equalmente. Fra quefte perle che porto Gafparo Morales dalla detta Ifola,ne fu vna grade come vna noce mezzana,laquale fu meffa all'incanto nel Darien, do- 3 pomoltecontefedichiladoueffeeffere,cYfucÒperata izoo caftigliani dal Signor gouer- natore per fua moglie la Signora Ifabella Boadigha,laqual come è detto di fopra,era andata {eco, Quefti che ritornorono da detta Ifola nò fanno referire altro del modo come nafeo- no dette perle,fe no che le oftriche che hanno perle gradi ftanno in fondi grandilTimi, cV le altre minori,piu vicine al litto. Et affomiglian dette oftriche alle galline che habbin oua affai in corpo,chele mature madano fuori,cV l'altre fi ritengono fin che crefehino. il fimile dicono delle dette oftriche,che quado le aprono, trouan le perle grolle giacer loro vicine al- la boccha,come che effendo mature voleffer venir fuori, le picciole ftano nel fondo nutren- doti p poter anchor loro con il tepo vfcirfene. Il che veramente penfano che le oftriche fac cino,cY che le perle vfeite nel profondo del mare,effendo tenere iìen mangiate dalli pefcu Come Gonzalo Badaghio%g9& Ludquico Mercado capitani andando al mar del Sur focheggiati i paefi di molti Cdciqm,& raccolto grandiftima quantità d'oro per uenuto à ~\n paefi dovè il Cacique Fa rixga s'era pojìo in avviato con cinque mila Indiani , furono rotti con grande occu fiòne , onde lafciato toro furono ajìretti ritornarcene alDanen* Ma hauedo detto à baftanza di Gafparo Morales, non Iafceremo di dive del viaggio che fece lo sfortunato Capitan Gonzalo Badaghiozzo,qual del 1 5 1 5 al pricipio di Marzo co ottata huemini fu mandato dal medefimo Petraria verfo ponente , alla parte nominata Gra tia di Dio,come se detto g adietro,Iaquale e gradi 14 fopra l'Equino ttiale, Coftui giun- to che fu al detto luogo, mai poti far tanto che alcuno delli Caciqui vicini, quali tutti eran fuggitilo veniffer a trouare, anch'or che g quefto effetto vfaffe l'opera di molti Indiani, co mandar loro diuerfì prefenti, cV mentre che ftaua fopra quefte pratiche, giùfe vn'altrò Ca- pitan detto Ludouico Marcado con 50 còpagni, Coftoro fatto còlìglio di quel che fuffe da fare,deliberorono di paffar li monti,cV andare al mare del Sur,cV preio il cammino,come furono alle fommita de monti,trouorono il paefe d'un Cacique detto Iuana, appreffo ilqua le intefero effer molto oro,cY che in tutti li fiumi vicini, quali vano à sboccare nel detto ma- re,fi trouaua oro nella rena.ma il Cacique come Centi' il venir di coftoro,fubito fé ne fuggi", & porto feco tutto l'orOjg il che li noftri gli faccheggiorono tutto il villaggio, in quefto luo, go Fanno più co to del Ter ro che del- l'oro. Ifòle piene d'oro 8c di perle. Quefto Ca cicjue s'ob- bliga pagar ogni anno ceto libbre di perle. Vna pia co» me vna no ce mezza- na coprati p izoo. ca ltigliani. Come naf- canolc^le. W 1\\> ! \ .. ■è- , " < ; 4' »•■■,■' >'' ■ r; -Wi! »• ' '''■ fi!» 1 ■ ; &: hauean libri come noi , ma fatti di foglie d'arbori cucite infieme , dì che tutte le loro pani Citta" eran ferrate co muraglie di pietre groiTiiTime,&: andauan veftiti tutto il corpo, coftut non feppe dire altro. In quello medefimo anno del 1515 il Re Catholico madd con tre nauili D Ingannati i noitn da gli Indiani, furono da q Hi afla! ta- ti co archi, & tagliati a pezzi, & ar- roftiti , & - DEL S. DON PIETRO MARTIRE 38 ^ mirili vn capitan detto Giouanni Solifio con ordine che patta to il capo di Sato Agoftino, quale' di là dall'Equinottiale gradi fette , (coprirle quella coftaverfo mezzodi\,Iaqualvà fcorrcndo anche verfo ponente,cY entra nelle parti di fua Maefta\ Coftui parlato detto ca po,andd nauigando tari to a canto la cofta di terra ferma , che'l polo Antartico fé gli leuaua gradi trenta,vedcndo hora monu'jhora fiumi grandinimi, vn giorno vedute appreffo il lit to affai cafe d'Indiani,liquali con tutte le femine cV loro figliuoli correuan al litto à veder paf far lenaui de noftri, cY con cenni moftrauan di voler far loro prefenti,mettendo alcune co fé fopra il litto, Detto Capitano delibero di voler hauer cognitione di coftoro, cV fatta but- tar in acqua la barca della naue,con tanti huomini quanti vi poteronftare , fmontd fui litto. gl'Indiani che non deliderauan altro fé non che li noftri fmontaffero, vedendogli cofì blan- dii per poterfegli magiare,haueuan meffo vna gran moltitudine d'Indiani arcieri in aggua to dietro ad vna collina, cY come li noftri s'aliotanorono vn poco dal litto,coftoro gli circun dorond con tanta furia di freccie cV dardi,che in vn momen to gli fecero tutti morire,nè vai fc che quelli delle naui fcaricaffero l'artigliane , gche toltigli in (palla fé gli portorono fopra vn collc,non tanto lontano che quelli delle naui non vedeffero , cid che faceuano. Que- Sii Indiani hauendo leuato via alli morti, turte le tede, braccia, cY piedi , metteuan li corpi in alcunilegnilunghifTimi,cY arroftiuangli, cY tato era il defiderio che hauean di mangiate- gli, che mezzi crudi, cY infanguinati gli leuauan dal fuoco , cV tra loro fé gli mangiauano. Quello fpettacol horrendo cY fpauentofo hauendo veduto li noftri dalle naui, con mag" gior preftezza che poterono voltorono adietro le prue. cY giunti al capo di Sato Agofti- no,hauendo veduti,non molto lontano dal litto molti bofehi di verzini, fmontati , cY cari^ cate le naui,fene tornorono di molta mala voglia in Spagna* La medefima difauetura ac cadde ad vn'altro Capitan detto Giouanni Pontio,qual umilmente nel detto anno fu man dato dal Re Catholico con alcune carauelle alla deftrutttone de Canibali. Coftui trouan- doli in corte di fua Maefìa\cYvdendo tutto il giorno nuoue di quelli cheveniuan dall'In^ die,cY come li Canibali che habitan l'Ifole faceuan gran danni a qualunque vi s'appreffaua, faceua gran brauarie : dicendo che fé lui haueffe carico,cY modo di far quella imprefa, in pò- - chi giorni gli distruggerebbe. Per ilche il Re catholico gli armo due carauelle , co le quali meffofi in cammino arriud ad vna di dette Ifole che fi chiama Guadaluppa. Come li Ca- nibali lo viddero venire, fi miffero in agguato, cY non fi moftrorono mai fin che quefto Ca pitano infieme con alcuni compagni fmontati in terra apprettò vn fiume, per farfi d'alcune femine che haueuan feco,lauare li loro panni, come li Canibali gli viddero allontanati dal ii'tto gli furono fubito intorno,cY prima ammazzate le femine, con molti delli compagni, fecero ch'el Capitan ferito anchor lui d'una freccia con duoi di loro foli fuggirle alli nauili, dalli quali viddero che li Canibali arroftirono tutte le femine,cY compagni morti, cY quelli fi mangiorono. Quefto Capitan con la fua carauella non fi fa doue capitarle , perche da^ poi non fé n'hebbe nouella alcuna* l'altra carauella fi torno in Spagna. Cerne nata inimicitia tra ilGouernatore &Vafco Nune^Jì partì 1 con trecento huomini per andar adìjabitar prefio al mar del Surfir fatto con gran preflezga quattro carauelle il detto Gouernatore mandatolo à chiamare lo fece mijèrabilmente morire. Dapoinon molti mefi,chel gouernator Petrariahauea mandato diuerfi Capitani cogen te a feoprir nuoui paefi come s'è detto,giufero lettere al Darien del Re catholico, per le q uà ii s'intef e la fatisfattion grande,che fua Maefta hauea riceuuto delle operationi fatte per Va D ifcordia (co nunez,nel difeoprir del mar di mezzo df ,vennero anchor Paten te come l'hauea creato fra Vafco & Capitano delle genti della citta' di Santa Maria Anticha del Darien. lequali lettere furono oraria. lette auanti tutto il popoIo,perche erano piene di laudi di Vafco. ilqual vedédofi hauer re^ cuperata la gratia del Re,cY che anchor lui era Capitano di fua Maeftà in quelle par ti, tre- uandofi affai oro,cY molti partigiani di quelli della detta Città,comincid à nò far più quella tanta ftima del Gouernator Petraria, che per adietro hauea fatta, fimilmente il go uernato-- re cognofeendo il mal animo di coftui,dimoftraua di non volerlo tolerare. Et dubitando li principali del Darien,chedaU'inimicitia di quelli duoi, non nafceffe qualche tumulto, per- fuafero ad vn frate di S.Francefco gran predicatore: che fi trouaua in quel luogo, che ù met tette di mezzo per accordargli , il qual parlo molte volte con l'uno cY con l'altro , propelli diuerfi Prcfi&ma giatidaCa nibali. . Aj'vA-K:.^ ' {?'>}' rasi' ivi ■#! l «i ii " ■<■■* i r .•■ i; ■ ftfó '•'V ' ".i .v ,*. :i: ;!;ì; «1 1 , ■ '■ [fi . ' .'' : ' -il'. ' ,1'! ■ .' ' ' ,W . l'i. Vafco fi par ti con 300 fidati & fe- ce quattro carauelle. Oratine di Vafco à có- pagni , che filamétaua nodellógo viaggio. »:t._ SOMMARIO DELL'INDIE OCCIDENTALI diuerfi partiti,cV tra gli altri oìferfe a Vafco Nunez,di fargli dar p moglie vna figliuola del G gouernatore. ma l'alterezza dell'animo ch'era in ciafcun di loro , non gli lafcio accordare» Per la qual cofa Vafco nunez volendo fchiuar ogni fcandalo che poteffe aduenire, deli- bero partirfe,& andar ad habitar fopra il mar del Sur» Et meflb infieme tutto l'oro cV rob be fue,meno s feco 300 delli fuoi fidati del Darien. quali molto volentieri lo feguitorono n per non ftar fotto ilgouernatore,fi anchor perche fperauan farfi ricchiffimi. cY con molti fchiaui Indiani che gli por torono dietro tutte le lor robbe,cYvettouaglie,ì pochi giorni giù fé al paefe del Cacique Chiappe dC Tumacco, doue fu riceuuto con tata allegrezza che più non fi potria dire. Vafco anchor che con fperanzadifarvna città appreffo li litti del detto mare,in qualche bel & commodo fito,haueffe condotti li fopradetti 300 fuoi fidati, volfe pur fabricar quattro carauelle,cV con quelle andar fcorrendo per detto mare tato che arriuaf fé all'Ifole,doue nafcon le fpetierie,giudicàdo di far co quefto fuo viaggio gradiffimo bene- ficio al Re Catholico. cV fece far dette carauelle con l'aiuto delli detti Caciqui, quali gli mo^ ftrorono bofchi d'arbori grofTìffimi, cV pece affai di pini , cV altri fimili arbori, cV fu tanta la folicitudine delli maefiri che meno feco Vafco,aiutati in molte cofe da gl'Indiani di Chiap- pe cY Tumacco, eh e in poco tempo furon fabricate le quattro carauelle tutte confitte con chiodi di legno,che non eran manche forti, che fé fuffero fiati di ferro. Mentre che le det te carauelle li fabricauano, Vafco fece condur dal Darien molte tele di cottone , per far vele, cY g le far thie prefero l'herba del fparto, cV alcune radici d'hèrbe molto fleffibili, lequali gli Indiani vfano à quefto vfficio. Da poi alcuni giorni che dette carauelle furon fornite,ha- uendo prefentito Vafco,che molti delli fuoi compagni andauan mormorandole non vo . leuan effer condotti fempre alla ventura,fenza faper doue andaffero,òY che voleuan vna voi ta ripofare,cY godere quel che haueuan guadagnato fenza trauagliar di cotinuo. per quie^ targli,cY fargli più pronti à feguitarlo ouunque andane , gli chiamo tutti infieme , alliqualt parld in quefto modo. Cariffimi compagni con la fortezza cY patientia delli quali, io ho efpedito cofi gloriofa imprefa , come è ftato lo fcoprir di quefto mare , voi vedete la grande iniblentia cY mali modi del gouernatore, qual non contentandofi delli titoli,cY autorità che gli ha dato la Maeftà del Re fopra la terra ferma dell'Indie, vorria anchora che io ilquale per D le fatiche mie fono ftato fatto da fua Maeftà Capitano delle genti del Darien, gli fuffe ferui- tore,£Y comandarmi come a vno fchiauo Indiano* li che veramente anchor che mi fuffe parfo graue,pur patientemente l'hauerei fopportato , quando in quefto noftro obedire fuf- fe ftato il beneficio del Re. ma l'animo altiero cY auaro di coftui non era per quefto per ac- quietarfi , perciò che hauendo intefo il tanto oro che da noi con tanti fudori cY fati che era flato guadagnatOjVoleua trouata quefta occafione d'inobedientia, fpogliarci di quello infie me con la vita,£Y per quefto fiamo fiati aftretti volendo viuer ficuri di partirci dal Darien,et venir à quefto alto mare,doue anchora fé non eleggiamo qualche luogo lontano, cY ficuro doue non poffa facilmente trouarci/appiate certo che non ftaremo ficuri dall'auidita di co- ftui. Et pero hauendone il noftro Signor Dio preparato il modo , co il qual poffian vfcir di quefto fofpetto,che fono quefte quattro carauelle , meffc ad ordine con tutte le vettoua- glie da quefti Caciqui noftri amici, monthiamoci fopra allegramele, cY feguithiamo il cam- mino doue làmaefìà Diuina ne guiderà, voi vedete la grandezza di quefto mare, cY haue- te intefo l'infinite ricchezze d'oro cY perle che fi trouano appreffo gli huomini che ci habi- tano intorno,à noifta elegger quella prouincia che fia d'aere temperato, cY di [ito atto à prò durre ciò che fa dibifogno al viuer noftro,cY in qlla fabricare vna città „ doue polliamo alle- . gramente quel tépo che ci refta di vita, godere le ricchezze che habbia guadagnate. cY no dubita te,che fi come fin ad hora Iddio in ogni imprefa non ce macato , ma fempre ci è flato fauoreuole,cofi per lauuenire no facci il medefimo.cY pero co lieto animo feguitatemi, per- che vi guiderò in luogo doue il noftro Signor Iefu Chrifto prima , OC poi la Maeftà del Re farà feruita. Finito che hebbe Vafco tutti li copagni ad vna voce differo, che ouunque an daffe,mai erano per abandonarlo. Quefte parole fubito furono fcritte al gouernatore per alcuni fuoi feruitori,quali afcofamente hauea fatto andar fra quelle genti del Darien, quale appreffo hauendo intefo il fabricar delle quattro carauelle, dubitando dell'animo grande di Vafco,cY che con quefta fittione d'andar à trouarfi vn luogo per fabricarui vna Città , non difcopriffe qualche paefe ricchiiììmo , cY crefceffe in maggior reputatione appreffo il Re, togliendoli la gloria che lui defideraua hauer per trouar nuoui paefì , hauuta quefta occa-. fìone, Ilgoucrna- tor Petra- ri a fece m et ter le mani adoflò a Va feo j> libel- lo. Scufàtione diVaico. DEL S.DON PIETRO MARTIRE 39 i fìonc,ordino\che per gli officiali regij fuffe formato vn proceffo contrai! detto, c\T mando quattro de fuoi primi Capitani a trouar Vafco, cV fargli intender che lui infieme con quat- trodelli principali compagni lanate le carauellefotto pena della difgratia del Re feneve^ niffero al Darien,perche haueua trouato che s'erano ribellati da fua Maeftà. Vafco intefa quefta cofa,ftimando l'honor fuo fopra il tutto,nè volendo quello con la inobedientia mac chiare,fapendo che era innocente,fenza troppo penfare con parte delli compagni fé ne an- dò al Darien,doue non fu prima giunto che per ordine del gouernator gli fu pofta vna ca- tena groffa al collo,& menato in prigione» il fimilfu fatto a quattro delii detti fuoi compa- gni» Sgridando Vafco perche caufa gli era fatta quefta villania, gli fu rifpofto,perche s'e- ra voluto ribellare dal Re,hauendo parlato alli compagni,come haueua fatto» cV negando Vafco d'hauerli dette quelle parole,fe non à fine che and|affero più volentieri feco , a difeo-- prtrnuouipaefijper beneficio di fua Maefta, mai glie lo Solferò credere, anzi fu giudicato che gli foife tagliata la tefta in prigione» Doue il giorno dipoi eflendo giunti gli effecuto-- ri, Vafco domando di gratia,che auati chel moriffe,fuffero chiamati (ci delli principali vffl- ciali regfj,alliquali diffe^'animo^ defiderio fuo grande, che haueahauuto fempre di far fer uitio al Re Catholico,cY che quello hauea condotto à tanto lo miferabil fine , il qual non fl douea già da lui afpettare dopo tante fatiche,cY dilàgi patiti» Et che di due cofe fi doleua, luna che fenza caufa cV innocentemente fuffe fatto morire, l'altra che la Maeftà del Re con la fua morte fuffe priuata di tanto feruitio,che fperaua fargli, ma che la morte lui foppor ta- na conftantemente,fi come con deliberato animo in molti pericoli , doue molte volle l'ha- uea veduta manifefta,non l'hauea voluta temere. Ma che pregaua Iddio che concedette a fua Maeftà ne l'auenir vn feruitore in quefte parti di cofi grande animo &£ affettiorie al be- neficio di quella come lui era flato» Quefte parole furono di poco momento apprettò li detti officiali , quali volfero effequir la fentenza del gouernatore fenza altro indugio» per che leuatoglila catena del collo , dC fattolo inginocchiare gli fu tagliato la tefta: poi tu meffo il corpo fopra la piazza del Darien,per fpettacolo di tutto il popolo,doue non patto alcuno lì de gli habitatori della città,come delli venuti nuouaméte con il gouernatore, che potette ritenere le lagrime» penfando ch'vn huomodi tanta grandezza d'animo, accompagnato da inhnits. liberalità,dopo tate fatiche dC ftenti patiti,haueffe fatto fi miferabil fine» Et ve- ramente chi legge l'hiftorie antiche OC moderne do uè fì narra la vita d'eccellenti 8d virtuofl Capitani, debbe molto marauigliarfì che pochi fi fono trouatichedapoi chela fortuna ha lor conceffo efpedire qualche famofa,2t" degna imprefa,quella nò facci lor patir qualche cru del d>C miferabil morte» Il gouernator Petraria dopo la morte di Vafco lafciata la moglie nella Città delDarien,paflo li monti, cY arriuato al mar del Sur , monto fopra le carauelle fatte per Vafco,doue eflendo nauigato alcuni giorni,gli foprauenne tanta fortuna di mare, che rotte i'antenne,cY fquarciate le vele, feorfe, per duoi giorni cV notte, per perfo: Se" final- mente,dette fopra vn litro doue era vn villaggio d'Indiani chiamato Panama , doue eflen- do fmontato cY veduto il fito atto cY bello à fabricarui, perche intefe ch'era il più vicino luo go nello fttetto di quefta terra ferma del mar del Sur , à quel del Nort 3 fabrico' vna città, la- qual dapoi e diuenuta vna delle famofe città dell'Indie* Minuta deferiftione delti/ola Spagnuola, & deprìmi habitatorijùoi, & in quante prouincie fa dmtfa , defiumi^taghi ì fpelonche, è*?" di certi huomini faluatichi nell'ultima parte di quella habitantu Si come debbono li buoni marinari, liquali non voglion riportar biafimo della loro na- uigatione,poi che fono flati in diuerfe parti del mondo,cY hano veduti varfj paefì,cY cono-' feiute diuerfe nationi, voltar la prua deloro nauili, cY tornarfene al porto donde prima par^ tirono» cofi mi par douer fare nel fine di quefto primo libro della mia hiftoria, cY pero ha- uendo io incominciato dall'Ifola Spagnuola, cY feorfa tutta la cofta di terra ferma dell'Indie occidentali, tornerò alla medefima Ifola,laquale e ftata caufa di quefta mia narratone, cY an- chor che io l'habbi in qualche parte defcritta,fecondo che e v accaduto,pur accio che fé n'hab bi miglior notitia,fattane la figurala deferiuerremo particularmente con quella diligentia Defcrittio . chea noi farà poflìbile. L'ifola Spagnuola adunche è pofta fra la linea dell'Equino ttiale, ne trifola & il tropico del Cancro,cY d%ndefi per lunghezzada Iettante i ponqejtirca cinquecéio* spagnuola. miglia, Fu tagliata la tefta a va fio, nò (èn- za grà dolo re di tutti. II gouerna- tor Petraria fi pani di Dané & do pò vna già fortuna,ra- bricò vna città. ¥1 m i,,,Vrt '»>; ''i «il » ,1, m } 1 ! ■ ■ ■' ' 'ii .!'»'• Spi Fertilità de 1 l'Ifola Spa- gnuola. » «, t'MH ti*' i: ,,„.i ' j' '1 f" H'J.jn 'Ito •v. r 1 >•" Duoi mila granelli tie nevna fpi- 'V 11! tf ."." i NemótiCi baui è co- pia di mol- to oro. Vna fpelon chagiàdif- fima. SOMMARIO DELL'INDIE OCCIDENTALI * r - miglia,cV da mezzo df à Tramotana m alcune parti e larga miglia 300 la parte di mezzo C di do uè è la Citta' pricipal detta SanDomenico,é gradi 18 fopra l'Equino ttiale,la parte ver io Tramontana gradi 2 o 8C mezzo» Chi fuffero li primi che l'habitaffero fi narra in que fio modo,che trouandofì nell'lfola detta Matitina non molto lontana, due fattioni venne- ro alle mani fra loro,& fu forza alla parte più debole fuggirfene con le mogli 8C figliuoli,^ cofi con Canoe che habbian detto elTer lor barche , fé n'andorono alla vétura per mare, pur veduti li litti della detta Ifola fmontorono in quella parte, laqual chiamano Cahonao, doue corre vn fiume groffo detto Bahaboni, qual ha nella fua foce vn' Ifoletta fopra laquale e fa- ma che li primi habitatori fabricalTero la prima cafa laqual chiamano fino à hoggiCamo- teia,& f hanno in tanta reuerentia che più non fi potria dire* perciocché vanno di tutta Tifo la fi gli huomini come le donne à vifi tarla per deuotione* Giunti fopra l'Ifola, cV vedédola grandiffima, né fapendo doue la terminafìe , penfauano che quella fofle tutto il mondo né che il Sole fcaldalie altra terra, oltra qlla, cV l'ifole vicine, cV però la chiamorono Quizqueia perche Quizquei vuol dir in lor lingua il tutto. cV intratiui, poi fra terra come viddero alcu ni altiffimi monti,con rupe afpere,la chiamorono anche Haiti, perche Haiti vuol dir afpro, gli pofero anchor il terzo nome Cipanga,per cagion di certi monti, limili ad alcuni monti che nell'lfola Matitina chiamali Cipangi 3 ma li noftri la chiamorono Spagnuola* Quefta Ifola ha li giorni tutto l'anno quafi equali, cY quando il Sole , é nel tropico di Cancro, non [i altera il giorno à pena vn'hora* é molto temperata d aere,percio che non vi é caldo né fred do ecceffiuo,anchora che in alcune parti , doue fon li monti altiffimi, fìa freddo, ma quefìo accade per caufa de detti monti, fi veggono di continuo in tutte le parti verdiffimigliar-^ bori carichidi fiori 8C di fruttane mai cafeono le foglie,fe non nafcédo le nuoue. tutte l'her bed'horto da mangiare, cV tutti gli arbori fruttiferi che vi fono fiati condotti di Spagna, vengono in quella perfettione,che nel feguente libro fi dira, 8>C il medefìmo dicode gli al- tri animali come buoi caualli &Cc* Il fermento hauendone feminato in molti luoghi, truo uano che rifponde meglio à feminarlo fopra colline & monti,doue fìa alcune volte freddo, cV la terra non cofi graffa, perche feminandolo al piano,é tanta la graffezza del terreno, che diuien più lungo con la paglia,che appreffo di noi la canna del forgo* cV non fa tanti grani fj nella fpiga,ma ne monti la fpiga é grolla come è il braccio del huomo, tutta piena di grani, che numerati panano duoi mila* ma e opinione appreffo quelli che fono andati di Spagna, in quefta Ifola dC altre vicine,che mangiando pan di formehto , o pan di Iucca , fmaltifcono più facilmente il pan di Iucca , anchor che no fìa cofi fuaue algufto* Ma venédo alla par- ticulardefcrittione delle parti dell'Ifola, anchor che di fopra habbiam detto, che l'è diuifa in quattro parti da quattro gran fiumi, che defeendono d'altiffimi monti, cioè da leuante dal fiume Iunna , da ponente Altibunico , da mezzo di Nabia , cY da Tramontana lacche» Pur fono venuti dapoi molti Capitani OC perfone d'intelletto , che fi fon voluti informar piuparticularmentedaglihabitatoridiquella,&:ladiuidono in cinque prouincie princi- pali,^ cominciando dalla parte verfo leuate,dicono quella chiamarfi Caizcimu,che in lin- gua dell'Ifola Spagnuola vuol dire fronte , ouer principio : qual prouincia confina al mez^ zo df con il fiume Ozama,che palla per le Citta' di San Domenico,cV: da tramontana con-li monti altiffimi detti Haiti perla fua afperita* la feconda é detta Huhabo, qual é tra li monti cY vn fiume detto Iaciga* la terza Caiabo abbraccia tutto lo fpatio che tra Cubano cV il fìu^ me lacche, cY va fino alli monti Cibaui doue é tanta grande copia d'oro > nelli quali nafee il fìumeNeyba che vaa v sboccare nelmar verfo mezzo di\ la quarta detta Bainoa comincia da confini di Caiabo, cY fi slunga verfo tramontana , doue é il fiume detto Bagaboni doue habbian detto,che fu fabricata la prima cafa* Tutto il refto verfo ponente occupa la pro- uincia detta Guaccaiarima,perche nella lor lingua, Caiarima vuol dir le natiche, cY gl'India ni tengono quefta vltima parte dell'Ifola per la più ftretta,Guaé l'articolo che in quella lin gua appiccano a N tutti li nomi proprrj,come é Guarionefio Guaccanarillo. Ma lafciando li nomi a parte, diciamo di qualche loco particolare , degno d'effere intefo* Nella prouin^ eia Caizimu è vn altiffimo monte mezzo miglio lontano dal mare,' qual ha vna fpeloncha grandiffima, l'entrata della quale s'affomiglia ad vna porta d'un grandiffimo palazzo*. In quefta fpeloncha fi fentono cadere fiumi con tanto romore, cY ftrepito, che h fente di lontano cinque miglia, cY chi va à dimorarui appreffo alquanto fpatio diuenta fordo* . quelli DEL S. DON PIETRO MARTIRE 40 V. quelli fiumi fanno vn grandiffimo lago, dentro alqual fono alcuni bollori cVriuoIgimenti d'acque di continuo cV fi grandi che chi v'entraffe dentro farebbe fubito inghiottito» per ciò che fi penfa che dette acque dapoi cadute in quel luogo fìano inghiottite da altre cauer- nedella terra» nella parte di fopra di quefta fpiloncha fecondo che per l'entrata fipuo ve- dere, è molto alta fi veggono di continuo nebbie, che nafcono dalla humiditade bollori di quelle acque» Sopra la fommita d'alcuni monti altiftimi per mezzo la città di San Do Vn lago fo menico» ma dittante da quella miglia feffanta è vn lago, alquale per l'afprezza della ftrada P ralacifna con gran difficulta fi può andare. Pur li noftri , che non poteuan ftar ociofi lo volfer ve- dSmtìtc derc, doue giunti effendo al principio delmefe di Giugno hebbero freddo , cV trouorono s ua d ' l« ol tra tutte l'altre herbe infinite felci , cV di quelle fpine che fanno le more per le fiepi, lequali f ieno di pc non fi trouan nelli piani dell'Ifola. quefto lago è d'acqua dolce pieno d'infinite foni di pe- * fardelli quali li noftri prefero affai , hauendoli ferrati con frafche cV foglie in vn feno che fa il lago in vn monte vicino» Detto lago gira circa tre miglia , ne però di quello sbocca al- cun fìume,effendo li monti all'intorno altiffimi , dalli quali fi veggono correrui dentro infi nite fontane d'acqua chiariflime, con le ripe piene dimolte herbe, effendo le altre parti di ' detti monti horride , cV faffofe. Sopra quefta Ifola in molte parti fono affai laghi d'acque dolci, alcuni di falfe , cV d'acque amare come quel che è nella prouincia di Bainoa , qual è di $ lunghezza di trenta miglia,cY largo doue quindici cV doue dodici, cV fi chiama da gl'India ni Haguey gabon,ma li noftri lo chiamorono il mar Cafpio» perche correndoui dentro in Uniti fiumi,nondimeno da quefto no nafce alcun fiume» è opinione che per cauerne di fot t? to terra v'entri il mare, per trouaruifi dentro molti pefci marinila quefto lago fortune gran- i; di,5£ molte volte affonda molte Canoe,con tutti gl'Indiani, alliquali quando egliè turbato 1 non gioua il faper notare, perche effo gli inghiottire con le Canoe infieme, ne mai se ve- duto che alcun che vi fia annegato dentro, ìia ftato buttato di poi dall'onde in fui litto» ;|;j In mezzo è vn' Ifoh detta Guarizacca,doue ftanno molti pefcatori Indiani, che prédon de detti pefci,cV gli feccano» Sonui duoi altri laghi falfi,ma piccioli, non troppo lontano I da quefti fono altri laghetti d acque dolci» tutti quefti laghi fono in vna valle grandiffima, li laqual va da leuante a ponente per lunghezza più di cento miglia , cV per larghezza doue ! ' le più larga fono venticinque migliaia da vna bada li monti detti Daiguani, da l'altra Cai fo guani» non troppo lontano dalla detta eVn'altra valle lunga circa dugènto miglia, qual fi chiama Maguana,doue è vn bellifiìmo Iago d'acqua dolce,non troppo grade, appreffo del quale ha lo ftato fuo il Cacique Caramatexio,cY il fuo palazzo con infinite habitationi d'In ì 1 diani,coftui dilettandofi d'andar à pefeare hauea fempre in cafa le maggiori, cV più forti re- ttorie fi trouaffero in tutto quel paefe» cY hauendo vn giorno ch'egli era andato fopra il Iit to del mare,veduto préder dalli fuoi pefcatori vn delli pefci detti Manati,liquali anchor che Vn pefee venghm molto grandi , pur quefto allhora era piccolo , lo fece portar à cafa viuo , cV buttar marino por nel lago vicino,doue ogni giorno gli daua del pan di Mahiz, &C Iucca, di modo che diuen- tato T vn la ne tanto manfueto 5 che veniua ogn'hora che lo chiamauano , à pigliare il cibo che con la ma S» rofpa no gli porgeuan, laffandofi maneggiar tutto , & alcune volte fé qualchun voleua paffar da «e, fi códuf l'altra banda del Iago , fi lafciaua caualcare, cV lo conduceua doue voleua» Quefto pefee è fe tat ì to P ia molto brutto à vedere,perche ha il corpogroffo à modo d'animale di quattro piedi, non ha fi Tafdaua piedi,ma in vece di quelli alcuni offi grofìi cV duri, che gli fpuntano fuori del corpo, qual è caualcare. coperto di fquame duriflime,ha la tefta di bue,nel muouerfi è pigro» dicono, che la carne è iuauiffima al gufto , cV miglior di qualunque altro pefee» Quefto pefee cofì piaceuole 8>C manfueto fu tenuto gran tempo in quel Iago,co gran piacer di ciafeuno che lo vedeua,gche da ogni parte dell'Ifola andauan molti à vederlo chiamare, OC traiettare perfone da vna à l'ai I ' tra nua del lago» ma effendo vn giorno venuto vn Huracan grandiffimo , ciò è tempefta con vento & pioggia,di forte che molti fiumi corfono groffìffimi dalli monti vicini, & fe- , \\ ceno che detto lago fi gonfio' in modo che l'acque di quello corfono fino al mare, all'hora il pefee Manati fu menato di nuouo in mare, ne più fi potè vedere» Qui non voglio diften dermi più in numerare le valli,monti,fiumi,cV li nomi loro, che faria cofa lunga,cV di tedio alli lettori , folo diro- d'alcuni , & maffìme del fiume detto Bahuam, qual pana per mezzo d un paefe detto Maguana della prouincia Bainoa» quefto fiume nafce d piedi d'un mon- te altiiTimo , de corre tutto falfo per molte miglia fin che gli sbocca in mare , anchor che • jjil. i-'V ! • 4 , \ lì I Bfc.. ,. •, :' - ■:,. tri ì '.' ■"»;■";"•■ m;^ ; . I • ' il" 1 V ■ ;»:! : » IlV'il» ' <-:/:'-.^:ì!j 1 r ■ii| i:;;j* ' iW ' II'-' Huomini come faina tichi che vi uon di fru t ti. SOMMARIO DELL'INDIE OCCIDENTALI che in quello cafchino moke fontane d'acqua dolci, e opinione che detto fiume patti di fot G to li monti Diagoni.che fono in detta prouincia di Bainoa , lontani dodici miglia dal lago falfo nominato il mar Cafpio. In quefti monti cauando Ù troua il fale duriffimo, cV chia- ro come chriftallojdel quale fi feruano gl'Indiani fra terra, hauendo careftia di quello che fi fa appretto il mare» Nella fommita delli monti Cibaui,qualifono altiffimi, doue habbian detto che fi caua l'oro,cY che fono quafi nel mezzo de l'Ifola, nella prouincia detta Caiabo, e vn piano detto Cotoni lugo miglia 15 cV largo 15 quale anchora chefiaaltittimo,cYche di fotto quello pare che n' vegghino le nugole,pur anchor lui è circondato da altri montici- ■ quali par che fignoreggino tutta rifola* da detti monti corrono infinite fontane d'acque chiarittime nel detto piano,qual e cultiuato,& ha alcune ville d'Indiani, quefto luogo fen- te ne l'anno la varietà de tempi ciò è Primauera,Eftate, Autuno , & Inuerno. Impero che vi e freddo di forte , che a gli arbori cafeano le foglie , dC fherbe fi feccano. la qual cofa non fuol accader in alcuna parte di tutta l'Ifola,effendoui femprePrimauera, & Autuno, perche gli arbori fono fempre carichi di fiori 8C frutti. Il freddo veramente non è pero tanto gran de,che vi neuichi. d ver ghiacci,ma rifpetto all'altre parti di detta Ifola e grande. In detto piano nafeon felce tato graffe nel gambo,quanto è vna nafta di giannetta, cV molte di quel- le fpine che fanno le more rotte, dicono nelli monti che circondano detto piano effere mol to oro,ma li vicini che vi habitano , non fi curano di cercarlo , producendogli la terra per la fua grettezza tanta quantità di Mahiz, cV Iucca , che bafta loro per il pane, Appretto delle fontane che corron chiarittime,fi cauan la fete. il retto del tempo,6 ftanno ocioli fedendo al l'ombre,ouer ballano à lor modo,nè penfano ad altro. E anchora vn'altro paefe in que- fta Ifola fra la prouincia de Huhabo,cV quella di Caiabo,detta pur Cotohi, qual ha grandif- fime pianure, valli cV monti,ma per eifer tutti Aerili non e habitato, cV per quefto rare volte vi vanno huomini. m quefto luogo gl'Indiani dicono che e il principio della minerà di tutto l'oro,che e in quella Ifola. cY che fra quelli monti fi vede che gli efeie fuor della terra, come fé fuffe vna pianta che nafcelfe. La qual cofa anchor che paia incredibile , che l'oro facci quefto efFetto,pur in quefte noftre parti dell'Europa, nel reame d' Vngheria , in molti luoghiànoftri tempi da infinite perfone è flato trouato,cV di continuo fi troua l'oro vieti jj della terra,cY andarfi appiccado à torno a gli arbori come fano le viti,& è finiffimo. Nella prouincia di Caizimu nelle contrade dette Guanama,cV Guariagua fono alcuni fonti, l'ac- qua delli quali nella fuperficie e doldttima 3 &: buona pei" bére, à mezzo comincia à fentim faìfaycV nel fondo è molto amara, penfano che quefti fonti nafehino d'acqua fatta, & che ai fopra vi corrino poi acque dolci dalli monti , lequali non fimefcolino infieme. Appretto quefti fonti fé alcun fi diftende in terra , cV mette l'orecchie fopra quella, fente che la e con- caua di fotto,perche quella rifuona,cV vn huomo a cauallo h' (ente venir tre miglia lontano cV vn a piedi vn miglio. Nella vltima prouincia detta Guaccaiarima (ono huomini che habitano in cauerne,& foprefelue cV monti altittimi,cY non viuon fé non di frutu faluati- chicli quali mai hanno voluto hauereommertio con gli altri huomini dell'Ifo la , ne anchor che fiano flati prefi,fi fon potuti domefticare. . e opinion che non habbin determinato par- lare fra loro,come han tutti gli altri huomini del mondo. cV che non fappino cio v che fìa li- gnore ouer legge alcuna,ma che fian del tutto faluatichi animaìi,eccetto che hanno l'effigie humana. alcune volte h veggono,c\: vanno del tutto nudi,nè e poflìbile pigliargli,perche fon più veloci nel correr dietro à cani velocitimi menati nell'lfola, né mai gli hanno potu- ti giugnere. in quefta vltima parte delì'Hola in vna belliffima valle haueuan molti campi lauorati alcuni Chriftiani, do uè effendoandati del mefe di Settembre à vedergli con tutta la lor famiglia 6V figliuoli. & eifendo fparii chi in quà,cV chi in là, Eccoti vfeir d'un bofcho vicino vn di quefti huomini faluatichi , grande cV terribile , ilqual prefo fotto il braccio vn fanciul piccolino. che giaceua fopra l'herba,non molto lontano dal padre,fe ne fuggf come vn vento, il padre cV tutti gli altri veduta quefta cofa, meffi Aridi fino al cielo , con la mag- gior celerità del mòdo fi minerò à corrergli dietro. Ma l'huom faluatico vedutili da lotano ?i ièrm o\cV pare.ua che ftefle ad afpettargli,fìn che gli giufero vn poco appretto, ma poi vn - altra volta fi mille à correrei più non fu veduto. II padre dolente OC come morto penia uà chel figliuolo fuffe flato portato via da per mangiarlo, ma l'huom faluatico come s'ac- coriè a che non gli andauan più dietro , veduti in vna valle vicina certi paftori, che pafceuan vna DEL S. DON PIETRO MARTIRE 4l A. yna mandria di portando pianamente doue erano , OChfciò il fanciullo alquanto lontano fopra vna ftrada doue hauean à pattar li pallori, liquali auedutifi del fanciullo, prefolo i brac ciò Io porteremo la fera al padre. Ne fi marauiglino li lettori che in quefta ifoh tanto lon- tana da noi li truoui quefta generatione d'h uomini faluatichi,che anchora nell'Ifola Hiber- t'J ' Vii I Pi tv i . l'i te A'"' < nia,qual e (otto il Re d Inghilterra non troppo lontana da quella,nella parte fra terra , doue a ' , non e altro che felue,cV monti altiffimi , fi fa trouarfi huomini infiniti faluatichi , quali mai £ hannovolutohauercomertiocòquellichehabitanoapprenoil mare, né fifon potutimai ; ; > efouenar dalle genti del detto Re. Tn nupfta Tfnla fi !tr rt .P.i»™;, .- j- ri i . efpugnar dalle genti del detto Re. In quefta Itela fi troua pece in copia grande,fopra molti pini,che vi teno,&: vn'altro arbore detto Coppei,quaI arbore e molto grade,cY fa vn frutto come f uhm affai buoni da mangiarla la foglia del detto e marauigliofa,percioche è larga m TaFi e ^ rn0lt0t0nda * ^ uefta fo 8 lia ceduta dalli Chriftiani, cVconofciuto ch'era ComeffcS. grolla OC ileiiibile,cominciorono con vn Itilo a fcriuerui fu,cV trouorono che le lettere fi ve bio dl carta dcuanocomefefoiTerftatefcrittefopravnacartacóinchioftro. per tanto veduta quefta co Shfc* m °a«a,non thauendo carta, fi mitTero à fcriuer tutto quel che faceuaIordibifogno,cV man. giiad U n a i darlndiamdiquacYdila conledette lettere, tra glialtrivn Capitano mando* pervnfuo bcro - ichiauo con lettere quattro di queglianimali che fi chiamano Vtias Ùmili à conigli , cotti à donaradvnfuoamico,fcriuendogliquelIochegIimadaua. lo fchiauo nel viaggio ne man gio duoi,donde 1 amico rifcrilTe hauerne riceuuto folo duoi,giunto lo fchiauo, e? dato la ri- ipoita al padrone,quello gli comincio a v far vn rabuffo,cV dirgli la maggior villania del mo. do,moltrandogli,chequella foglia gli diceua, che nonhaueadatofe nonduoiVtias all'a- mico luo,cVche gli altri duoi fé gli haueua mangiati, il chelo fchiauo con gran paura con- u À .^^«^«"^fipff rifoWeachetimi glilndiani non ragionauan d'altro, chedelIefogIiedellarborCotoy,&:non fi voleuanappreiTara x quello, quando parlauano mf,eme,acciochequelIenondiceiTeralhChriftiani,quelchetralom ragionauano. Dico, sooranue noli _vecchidi quefta Ifola,quali per la maggior par te viuon cento cVdieci,cVcente& venti Cifoli il anni,hauerfentitodiredaIor padri, che fempre per il parlato glihabitatori diqueliaeran 5° vccchl viiTuti di certeradicifaIuatiche 5 alcunedelIequalifono Ornili a cipolle, altre come pallina- ti ^^ che c^aInecomenoci,ouerotartufe,qualichiamanocòdiuerfinomi,cioeXibaio Macao, ne Caboie Guaiero,ma che vn vecchio molto fauio,ftando vn giorno fopra la ripa d'un fin me,yidde vn herba molto grande con le foglie umili al canapo, laqual porto à cafa,cV pian, tatalaradicecommcioa farla diuentar domeftica,cY gli mille nome Iucca, laqual eiTendo luaueal gufto di quella cominciorono a v far il pane detto Cazabi. qual voglion che fia molto lanocVf^iIeadigeftire,cVadeffoécommuneàturtiglihabita^ r«iw cltovecch, 1 ° r trouo «|£or a le radici dette AgiescVBatatas, delle quali parlandofene copiofamente nel fequente libroni refterà di dire altro. quando mangano, & quando nàfcono figliuoli. WÈ Tuttiglihabit^ |U cendoglilaterratantifrutti,quantihannodibifogno,perchefi vede dicontinuo fopra gli * v,uono arborihfior,,mfiemeconlifruttimaturi. cVfevogliono hanno il modo anchora molto fa W cileapigliarpefcinelmarecVnefiumididettaIfola,douenetrouanogranquantita\ Que- lli tahdapo! che fon ^venutili Chriftiani,cV che gli hanno conftretti allarmiteli giornoal i ■ ' ft°A*v?£ a ^^ < Sw3 e ? ra P erc ^fifono ammazzatidaloromedefimiperdifperatione,vedédofi nocuratidT m [^ nocuratidimaritarfipernonfarf.ghuolifchiauiperliChriftiani. le femine medefime co. SiHBS I ' meli ion leniate eller grauide,con vna certa herba hanno operato di difperdere, di forte che mari ? no * buatendidettaIfola,n e poffinO€ff e raftrettiadalcunacofa t pur gli officiali che fifontro, Viaggivol.3% | uni « . »J •-.•'■i;'.:;'J i • ! ■ ' ». >'.M,i ! J. '1 ."'. .•■'•■: &* V-il^.ncÌNt! » ||S I ! I Sì ritruoua uano da no uecentomi la pfoncda pricipio,& hora ridot- ti q(ìà n > en te , I quefta Ifola. Vna (biella volfe eflèr fepulta vi- ua , col fra- tello mor- to. Jl modo del falutare la Donna di parto ouer jlfigHuqlp. Opinione Circa lareli éionc. SOMMARIO DEBL'INDI-E 'OCCIDENTALI tortili di tempomtempo,pcrauaritiahannoeffeguito quel chcglièparfo. E òpinionche C ■nel principio in detta Ifola foffero da nouecento mila perfone, cY al prefente fono tanti pò. t:hicheeWognaànarrarlo. linoftrida poiché hanno fatto quelle fortezze nel mezza dell'Itola comehabbian di fopra detteranno fabricato à marina ridottili} diuerfe parti, ter* rati con li fuoi muri,nelli quali fono molte habitationi,come e il porto de la Piata porto Re 2 al Lares Villa nuoua,Azua,Saluaterra. In alcune parti di quefta Ifola come lana a dir, nel paefe del Cacique Beuchio detto Xaragua,rare volte pioue,cY per quefto doue fono fer minati li fuoi Mahiz ouer lucca.códucono l'acque delle fontane per canali fatti a mano per adacquarli, in molte valli pioue poi piuchenon glifadibifogno,comeintuttoilpaelea torno la citta di San Domenico* in altre parti pioue temperamene. _ Quando li Gaciqui muoiono come inftituifeono li fuoi heredi, cV come molti tuoi lami- liarifi ammazzino con effo loro,fi pretermette di dire,dicendofene a baftanza nel feguente libro, vna particularità no voglio reftar di dire, che effendo venuto a morte il Cacique Bea chio fratello ài Anacaona,del qual di fopra s'è fatta mentione , la detta fua forella^per nono* rarlo effendo flato riputato il più valente Cacique di tutta rifola in componer Arey ti, che fonoverfi come fi dirò; ordino che molte delle fue donne foffero fepulteviue con il detto» ma trouandofi i cafo in quel luogo alcuni frati di San Francefco, quali andarono ammae> Arando gl'Indiani nella noftra fede , con gran preghere , impetroron che vna folafuiielo oulta perché non è poflìbile dir la grande opin ion che hanno di quefti fuoi Caaqui, die da boì che fono morti,vadino al fole, quefta che volfe morir volontariamente con il detto Ca ^OueBeuchio^chiamauaGuanahattabenechen^eterabelliffima^olfeportarfecotut d fi fuoi ornamenti con vn vafo d'acqua,cY pan di Mahiz, cV Iucca. Quando ad alcun Ca cique nafee vn fìgliuoloìKnuouo,tutti li vicini del paefe vanno a trouar la donna di par to^ ■& "come entrane -nella camera doue ella giace,falutano il figliuolo hghuola,chi con ; vn _no> mechiconvn'altro.vnodira 3 FacellariIucente. vn'altro,Facella piena dinamme altri Via citordegliinimici,ouerdivnfortiffimof^^^ diconopiuodoratadiqualchenore, 8C dicono ilnome,Piu dolce che il tal frutto, Occhi di Sole ouerdiftelle. Il CaciqueBeuchiofopradettohauea molti nomi oltra il primo, cioè } Turehiguahobin,che vuol dir Re refendente più che l'oro, vn'altro Starei, cioè ftameg Siante. dC Huiho,cioè altezza. & Duiheyniquen cioè fìumericcho. 8C quado fi ordmaua alli paefanì alcuna cofa per fuo ordine , era neceffario dir tutti i fuoi nomi da vn capo aliala tro, altramente l'haueria hauuto forte perniale, dC quello che haueflelafciato di dire vno per negligentia,faria flato punito. - * Della religione & cerimonie difopradetti Indiani. , Io mi penfo anzi tengo e certo chemolti,che leggerano la prefente hiftoria, defidereran no intendere quello,che quefti popoli dell'Ifola Spagnuola adorino,cY che religione dC ce* rimonie fiano le loro, delle quali,anchor che in molti luoghi fia flato detto, che adorano il Sole dC la Luna,nondimeno per far cofa grata alli lettori^ dirà quello che fé n e poiiuto in- tendere. L' Admirante Colombo , nel fecondo fuo viaggio fatto all'Ifola Spagnuola me* no feco vn frate dell'ordine de gli Heremitani detto maeftro Ramone perfona dotta OC di fantiflìma vita,accio che egli ammaeftraffe nella fede Chriftiana gli huomini dell Itola* Coftui hauendo in breue tempo imparata la lingua loro , conuerfando 1 amiliarmete con quelli,intefe molte particulari loro fuperftitioni,cV cerimonie , cV cofi ne compofe vn libro in lingua Caftigliana,del quale lafciando da parte molte cofe impertinenti,fe ne dira alcune breuemente* Appretto quefti popoli è quefta opinione.che iia vn primo motore,omni^ potente, eterno, cVinuifibile,qual ha duoi nomi Iocauna, Guamaonocon. btche queito Iddio ha madre,laqual ha cinq 3 nomi Attabeira,Mamona,Guacarapita, bella, Guimazoa. ma di Dio eterno,fenza fine,& omnipo tente,dicono effer diuerfi meffaggien,liquali chia> mono Cerni ouer Tuyra,et ciafeun fignore ouer Caciqueha vn particular Cerni ouer 1 uy ra,ilqual lui adora. cV affermano,che quefti Cerni apparifeon loro la notteA daloro inten^ dono molte cofe. la forma de quali fanno di cottone tinto di nero, fimile alla forma de lJe> *nonfj piccoli 3 liquali dalla bocca gettan fuoco,& hanno la coda Spiedi di berpi neri. c£ di ■■-.. li!! 1. DEL S.DON PIETRO MARTIRE 42 quelli Cerni nefanno alcuni in pie,altri a federe,6Y di diuerfe grandezze,cV quando vanno a combattere contra gl'inimici, ne portano legati alla fronte alcuni piccoli, cV penfano che La forma * hauédo quelli, debbino efler vincitori» da queiti fé hano biCogno di pioggia, ouer fole per Jj >ro r° U li loro Mahizali,penfano di poterlo impetrare» cV fé p cafo detti Cerni gii apparifcono nei- li bofchi, delli quali fon molti in quella Ifola grandinimi, 8C folti, lifanno di legno» cV fé in qualche cauerna ouer mote lo fanno di pietra, cV hannogli in fomma veneratone, in quelli luoghi doue gli hanno veduti» Altri gii fanno di radici di Iucca , dicendo hauergli veduti fopra quelle,c\: che hanno cura di farle crefcere,delle quali fan pane» Et quando vogliono fl modo faper quel che fia per fucceder d una guerra, ouer'altra lor cofa, come, fé fia per eflèr abbon- che té S ono dantia di Mahiz cY Iucca per il loro viuere,ouer quando alcun gran maeflro e ammalato fé à volci ', ra , pe debbe yiuer,d morire,vno delli Caciqui principali entra in vna cafa fabricata alli Cenii,do- coIàT ' ^ ve gii e preparata vna beuanda fatta d'un nerba detta Chohobba, laqual pigliano con il na- ie, ii che fatto,fubito comincia à diuétar furiofo, cV pargli che la cafa vadi fotto fo pra cY che giihuominivadino;conlipiediinfu,cVtantaéla forza diquefta beuanda, eh e gli l'eua via tutto l'intelietto,cV fapere , ne fa oue fi fia» poi come l'ha vn poca digerita , fi mette à federe m terra con il capo chino,cY le mani intorno alle ginocchia»cV fiato in quello modo vn pez zo,come le da vn gran fonno fi leuaffe,alza gli occhi,cY riguarda il cielo, parlando fra li dea a dC il palato certe parole,che non s'intendono» Intorno à quello Cacique Hanno delli pri- m ! delia fua corte,ne ad alcun del vulgo e' permeilo, che li truoui in qlle cerimonie» Quelli come lo vedono vn poco ritornato in fe,cominciano con voce alta àringratiaril Cemi,che l'ha lafciato partir dal fuo ragionamele* che fìa ritornato a loro cV gli dimadano quel'che ha veduto» Quello come pazzo dice hauer parlato allhora co il Cemi,qual gli ha promeno di fargli hauer vittoria contra gl'inimici, ouer hauergli detto che farà vinto, cYruinato per qualche cofa che li detti non hanno voluto fare, 8C cofi referifee della abbondaza, ó carefìia vita,d morte,come al primo tratto gli vien in bocca» Et hauédo detto di fopra che ciafeun Caaquehail fuo particolar Cemi,qual adora» dico che vn Cacique nominato Guaraméto, hauea vn Cerni detto Corochotto fatto di cottone , cV lo teneua legato fopra il più alto pai- dì vn'alt». cho della fua cafa,ilquale alcune volte rompendoli legami,dicono che fé nefuggiua & an- Cemi * daua a trouar qualche femina per mefcolarfi con lei, ouer perche defideraua mangiar qual- che cibo,che'l Cacique non gli daua,alcuna volta diceuan che gli era fuggito tutto adirato perchedenoGuarametohaueapretermeirodifargii certi facrinefj' in fuo h onore. Nelprin o uefto Ce cipal villaggio di quello Cacique comenafeon fanciulli che habbino alcun fegnal fopra il «falche :apo,ouer collo,dicono che quelli fono figliuoli del Cerni Corochotto» Vn'altro Cacio uè volta fcam liaueailfuo Cerni fatto di legno à modo d'animale con quattro piedi,& chiamarlo Epile- E* Sa 1 \ ^uanitaquale ipeife volte diceua,ehe fi partiua dal luogo doue l'adoraua , cV fé n'andaua al- »««.». e ielue,ilche come prefentiua,mandaua moltilndiani cercandone,& trouatolo fé lamette?. saia fpalla,&: co gran veneration lo riportauano al fuo luoco, ma venuti li Chriftiani nel Dopo la ve iiola,ceiiorono tutte quelle Mufloni diaboliehe,eY quello Cemi,cV tutti gli altri fé ne fua- nuta ddfi r , girono,nc mai più gli hano potuti trouare, cV da quello gl'Indiani che cran vecchi facèuan Chti ?T ;i • :oniettura,chetuttelef } gnoriediquella,Ifoiadouean perderfi, & refcr fotto altro fignore, JT<^ alcuni tanno illuo Cerni di marmo,comeé vna femina, cVappreffo gli fanno duoifanciul n °- > 1 come : fenati duoi miniiìri,vn di quelli dicono che à modo d'un banditore per ordine de ' : i lueita femina, va farcendo intender a gli altri Cemi,che venghin p comandamelo di quel- a,con venti,pioggie,cV nebbie grandiffime. l'altro fanciullo d'ordYne di quella metteinfle- ™ m ?/ a u qU ? Che ca §S ,ono dalIi ^^nti,8C le fgonfìa di forte,che come vn mare allagano utti U Mahizah. cV quelli vfficrj fanno quelli duoi miniiìri,ogni volta che gl'Indiani man ranodalhdebmhonorialliCemidimarmo» E collume antiquiffimo appretto quelli del- n » l Ifolahpa g nuola,chetuttili%liuolidelliCaciquifienoammaeftratidaa^ ne loro chiaman Boitn,ouer Tequina,quali gli fanno imparar a méte molti veriì,nelli qua fauciuIIi - ! : ■> 1 iniegnano loro due cofe principalmente,l'una dell'origine cV principrj delle cofe,cY come ' e iono andate augumentandofì,cofi come di fotto lì dirà, l'altra delle cofe fatte per loro aui «aggiorni in guerra,come in pace,cV quelle cofe l'hanno compofle in verfi nella loro lin- ?ua,Iiquah chiaman Areyti» cV quelli Areyti con vn certo tamburo fatto à lor vfanza can- \ ano,qual chiaman MagueyA è fatto d'un legno tondo concauo 5 qualrifuona grandemea Viaggi vol.3° t f jj te jjif: i'ìi t (ih,. ■ m 1 II < ;''r,'' ■':■ 'MS *,' ; ; SiÉ ; ffi 5 . f .Cfl! ! s fe-'t 4 -I, :.'$ '.< -li li! "' ' fi in quelle fpilonche vno detto Vaguoniona che era delli primi, cVhauea molti figliup- I | ,i; DEL S. DON PIETRO MARTIRE 4 , LliVolfemandarnevno fuori, qual fu transformato dal Sole in Rofìgnuolo. & per quefta caufa dicono detto vccelletto cantar la fua Ventura tutto l'anno dimandando aiuto a Tuo padre. Perche in quefta Ifola li Rofìgnuoli cV altri fimili vccelletti non reftono mai di can tare, bt che quefto Vaguoniona volédo andar a trouar detto fuo figliuoIo,perche Io ama- uà grandemente,Iafciati gli altri in detta fpiloncha, menoYeco fuori tutte le temine, che lat- tarono con Ji fanciulli al petto,cY giunto alla ripa d'un gran fiume li fanciulli ,eflendo affa- mati,^: gridando ToaToa,cioé marna marna, dicono chefurono dal Sole infieméconle rw*. as madriconuertminRane 3 cVcheperqueftofannoqudle continuamente fìmil voce. grEhf Ma quelito Vaguoniona per hauer hauuto fpetial gratia dal Sole, mai fu mutato in alai- fino ieRa " na cofa,ma dapoi che fu andato in diuerfi luoghi,fe ne andò per vna grotta fotto la terra, do ne ' uenouovnabelhffimadonna^ualglidondcertifaffettipiccioli tondi che chiaman Ciba, Paionofa . ^certelamettedoroJequaliaffermanoelTer final giorno prefenteappreiTo alcuni Caciqui uoie da vcg didettalfola 3 cVmoftrarficongrandiiTimareuerentia + Etche gli huominireftati foli nel- S hia - la fpiloncha come habbian detto di fopra , andando la notte doue eran alcune fofie piene di .acqua piouuta per Iauarfi, viddero certi animali fimili a x femine,che andauan fopra gli arbo- ri come fanno le formiche. cY per defìderio d'hauer femine noneffendone reftate loro al- cuna, corfero per voler pigliarne ciafcuno vna. ma hauendogli meffe le mani adotto , fug- gi uano delle lor mani, come fé fuffero fiate anguille. cYcofi effendo tutti difperati di non poterne pighare,fecer configlio quel che fi douefle fare, doue il più vecchio diffe, che fi eleg gelerofratuttiloro^uellichehauefTerolemanicallofccVafpr^liquali chiaman Caracarà* coh,c\: con quefh tornati à volerne pigliarci molte che ne prefero,non ne poteron ritener fenon quattro, che tutte l'altre gli fuggirono. Etreferifcono che li figliuoli che nacque- ro di quefte,vfcirono delle fpilonche, nepiu il Sole gli transformd in altra cofa , ma habW rono tuttala terra. Delprincipiodelmarediconochegiafuvnhuomomoltopotetedett^ Donde fi* le vnhghuol che haueua folo,cV volendolo fepellire,ne hauendo doue,lo miffe in vna gran nato u raa " dilii m azucca,cVqueftacolloco v alleradicid'unmonte nonmolto lontanodal luogodoue *" habitaua,& fpeffo andaua per defìderio che haueua del figliuolo, a v vederla. cV che vn gior nofraglialtrihauendolaaperta faltoron fuori balenecY altri pefei grandinimi, dalla qual cola ipauentato iaia,tornato a cafa,narrd alli vicini tutto quello che gli era interuenuto , di- cendo che quella zucca era piena d'acqua cV d'infiniti pefei. quefta cofa diuulgatafi , quat- tro lratelh nati d un parto,per defìderio di pefci,andorno doue era la zucca,cV toltala in ma- no per apnrIa,fopragiunfe Iaia,coftoro vedutolo per paura che hebbero, la buttorno in ter- ra, laqual per il gran pefo eh era in quella fi ruppe, cY per le fìffure venne fuorail mare, S>C che tutta la pianura fecca,qual fi vedeua fenza fine,o v termine alcuno da ogni canto , ripiena a acqua,tu f ummerfa. cV che folo li monti per la fua altezza , rimafero feoperti da tata inun da none,cY cofi credono che detti monti fiano l'Jfole,cV l'altre parti della terra che fi veggo- tioalmondo. Hanno vna gran fuperftitione,chepéfano che li morti il giorno ftianona- che i mo r- ku 5ch A nott l v f 1 ^ diqu^cV di U, cV che mangiano vnfruttodetto (Juabana,delqual nd'dìX- habbian detto & diraflene nel feguente libro. cV qualche volta entrano in letto , doue dor- no " fcofi . mono ledonne Indiane prefaforma d'huomo. cYche le donne gli conofeono in quefto Lino T noao. lealcunalanottedubitachealcunmorto fìavenuto nel fuo letto , fubito gli mette quà&rià. a mano fopra Iumbihco,qual non gli trouando,fubito il morto difpare, perche hanno opi- non che li morti pof fin transformarfì con tutte le membra dell'huomo, eccetto che lumbi- ìco. Uiconochedinotte fpeffonelle ftrade publice apparifeon limoni, contraliquali fé nuom tabuoncuore,cVnonfi perde d'animo , fubito il morto difparifce. ma fé fi moftra, lauerpaura^ueUaombragUvaadoffoAnuocelorotanto^hefpefforimangonoftorpia- i,cVperfimqualchepartedeìlaperfona. ■ v In q«eftaIfolafonoquellichechiamonBoùf|ouerTequina,qualihabbiamdett^ I maeftri egnano am figliuoli delli Caciqui gli Arey ti. coftoro fotto ombre grandi alcuni giorni de che }^- erminatifannocong^^ J^àFa f ^P^o^ouerofauoIeAapprelTocome il Cerni ouerTuyra glihapar Mo } cYdettogliquelchehannoa^eAq.uelchedebbevenire,cVfonodigrande?uttorita x Viaggi vol.f, f iij appreffo I. 1 ì lausfl m 1 , '':-!' 'fi: ', [ ';tò«Mi! , « > idi 11 i : t : ' ; mi •V.» 'V! 'Min . i , ì r ,. § O M M ARI DE L HND I E © C CI DENTALI appretto ciafono. fono anchora medici , perche cognofcono rherbe,&virtù v di quella ^ coniifuccodellequaìifannomarauigliofepruoueàfanarferite^ :s'ammala,chiaman vno di quelli Boitrj,qual pigliandolo a guarire , s obhga a digiunare, cY Il modo di ; v Df liar dc ii'herba detta Chohobba,laquale lo fa infuriare, cY voltar gliocchi, M vfcir fuori Immliaf difefcY da poi alquanto "(patio che coftui hafattoquefìo fa collocare l'ammalato in me Z > fa**» ^J^ ca P erajd 4 ouenon i ; uole che fìan p re fenti , fé non duoi d tre delh fuoi più foretti pa- •» renti cY coftui gli va intorno tre d quattro volte torcendo il vifocV la bocca Riaccendo h collo,d tempie,cY tira a fé il fiato , cY dice cauargli delle vene tutto il male , dapoi gli frega le inaile cofcie,cY gamberi che fatto ftrigne tutte due le mani infieme,cY va correndo alla por , tadouefcoffechel'hamoltobene^^ l'ammalato guarirà. Dapoi ritornato all'ammalato gli da a bere il fuoco d alcune herbe,che : lo purgano* uer gli ordina che nò mangi fin l'altro giorno. cY fé vede che fia per guarire, vn'altra volta gli va intorno faccendo li fopradetti atri,* moftrando di foffiarfi fopra le ma. ni fi caua di bocca vn pezzo di qualche frutto,d di Mahiz, o di pefce, ouer qualche offo cY dice guarda tu haueui mangiato quefta cofa,laqual non haipotuto digefore,cY tote 1 h o fe. nata del corpo. Se veramente vede che fia per morire faccendoli medefimi atti dice , che I Cerni e adirato per no effer fiata fatta vi^^ dellafolitariuerenza 5 cYcheperqueftolovuolfarmorire. Et mancàdo il.Caciquelifuoi -principali parenti alcune volte voglicn fapere.fe 1 Cerni l'ha fatto morire, ouer e morto per neslieentia che'lBoitio non ha digiunato come doueua;,cY fatti alcuniftrani atti la notte atomail morto,fi mettono à dormi^^ talaeaufaditalfuamorte,cYperqueftpalcunevolte fanno morire ilBoitio. Le femine veramentefe poffono hauer vn degli offi, d frutto , d Mahiz che habbi. hauuto m bocca il Boitio nel fanar d'alcun Caotque , lo faluano con grandiffima deuotione , inuolto in alcun drappo,cY dicono efier cofa efperimentataa far partorir fubito vnadortna* Quefte fono le fuperftitioni,d per dir meglio leiauole,che credono gli habt tatori dell'Ifola Spagnuola ingannati da quefti fuoi Cemi,cY Boitrj,le quali al prefente con la faticha cY diligentia di molti valenti pre^ dicatori,mandati di Spagna àquefto effetto , in gran part^ fono leuate loro via della mente > faccendogli cogno- fcere , che erano ingannati dal Demonio, ÓY ammaendandogli nella fede Chri ftiana , più che all'hot è pofllbile* - . '\i Vili ,;: : i $ FINISCE IL SOMMARIO* *,> " ! * ! ; ■ Ili .- ■ I /!! i Vi gff-ììi -iW ' " <' 1 . * ' ; "^ , ». , ■ Si» •'il 11 : ;> ■.;.t ■ 'i ». i ♦-.; I ■.'■■■-. :,;i'f > li ..ili X ,♦ • ' «llli K .1,11 ,■■■' ' . .' 'Si. ni' r|| SOMMARIO DELLA NATVRALE ET venerale Hiftoria dell'Indie Occidentali , compofta da Gonzalo Ferdinando d'Ouiedo,al trini enti di valde, nathio della terra di Madril, habitatore & rettore delia città di Santa Maria antica del Darien , in terra ferma dell'Indie, ilqual fu riueduto & corretto per ordine della Maeftà dell'Imperatore, pel fuo real Configlio delle dette Indie . Prologo & introduttìone dettatore delia preferite oper abdicata alla [aera Cefarea Maeftà deltlmperadore, Don Carlo Qujnto^di falnome,Re delle Spagne^ delle due Sialie,di qua & di là dal Faro, & Re di Gierufalem , & d'Vngberta , Duca di Borgogna , & conte di Fiandra , & e. Signor nojlro. E cofe Iequali principalmente conferuano dC mantengono l'opere della natura nella memoria de gli huomini , fono le hiftorie , dC i libri comporli d'effe :cY quelle verifììme cV autentiche effer fi firmano, le-- quali l'ardito ingegno dell' huomo che ha peregrinato pel modo,me^ diante il fideliffimo teftimonio de gli occhi,ha potuto defcriuere:rac- contando quello che ha veduto dC vdito di Amile materia» Di que-* ila fententia 8C opinione fu Plinio, ilquale meglio che alcun'altro aus- tere, tutto quello, che all'hiftoria naturale s'apparteneua in trentafette libri raccolfe,éY in vn volume à Vefpafiano Imperadore indirizzo, cV come prudete hifto- rico,narrd quello, che hauea vdito: attribuendo fecondo che egli hauea letto, ogni cofa à gli autori iquali auati à lui ne haueano ferino. Et poi quel che egli fteffo vidde,come oculato teftimonio aggiunfe alla medefima fua hiftoria. Il cui effempio imitado io umilmente, vo J} elio i quello mio breue fommario ridurre cV rapprefentare alla real memoria di voftra Mae ftà,quello,che ho veduto nel fuo imperio occidentale delle fue Indie,dell'Ifole,cY della terra ferma del mar oceano , doue (già (ono dodici anni) che io parlai per riueditore del fondere dell'oro, per comandamento del catholico Re Don Ferdinando quinto di tal nome, auolo di voftra Maefta,à cui Dio habbia data la fua gloria* Et cofi dipoi ho feruito cV fpero fer^ uire per Fauuenire quato m'auanza di vita, in quelle parti alla prefata Maeftà voftra. Delle quali cofe,cV di moke altre fimili più copiofaméte ho (crino in vna hiftoria cominciata, poi che l'età mia fu atta ad efercitarfe in tale materia,faccendo memoria parimente delle cofe ac* cadute in Spagna dell'anno 1 4 51 4, fino à quelli tepi , cV di quelle di fuori in quei regni dC in quelle prouincie, doue io fono flato : distinguendo l'hiftorie cV le vite delli Recatholici Don Ferdinando cV Donna Kabella digloriofa memoria fino all'ultimo delli loro giorni. Et cofi di quello,che poi nel tépo della voftra feliciflìma fuccefllone è accaduto. Et ol- tre accio,io ho fcritto par ocularmente tutto quello , che ho potuto comprendere cV notare delle cofe dell'Indie. Ma perche tutto quello volume è rimafo nella città di S,Domenico dell'Ifola Spagnuola,douehabito cV fono accafato con la moglie 8C figliuoli,nè altro portai qua meco,nè tengo hora de detti miei fcritti,piu altro di quello chemirefta nella memoria, dC da effa poffo raccorre,ho determinato g dare qualche recreatione alla Maeftà voftra, met tere infìeme co breuità alcune di quelle cofe Iequali mi parrano più degne d'edere da lei vdi te: perche fé bene qui da altri fono Hate ferine, cV col teftimonio della villa affermate, no fa-* ranno pero forfè cofi diligenteméte fiate racconte,come da me puntarmele faranno narrate, benché in alcune di quelle, cV forfè anchora in tutte habbino detta la verità,conciofìa che co loro iquali vanno à negociare in dette parti deH'Indie,attédano ad altre cofe che gli poffano effere di maggior vtilità di quelle che R caua della memoria delle cofe di qfta qualità , onde co minore attentione le guardano cV confìderano che non ho fatto io , che naturalmente vi ho hauuta inclinatione,cV ho defiderato faperle,mettendoui ogni opera, èV volgendouigli occhi dC la méte. Quello prefente fommario no farà cotrario ne diuerfo da qllo,che (come ho detto) DEL S. GONZALO D'OVIEDO 4J . A ho detto) più diffefamcnte ho fcritto, ma fztiibìo più breue,cY per fare l'effetto di fopranar rato mfino a tanto che Dio mi conduca faluoicafa. Ondeiopoigli manderò tuttoquel. lo che io ho inueftigato cV mtefo di quella vera Hiftoria . Allaquale dando principio di. co. Che :Don Chniloforo Colombo ,( come eVofa nota ) primo Admiraglio di quella Lv dia,la difeoperfe al tempo delh Catholici Re don Ferdinando et Donna Isabella aioli di vo firaMaeftanenanno i 4 ^alh a d'Agollo,cY venne a Barzalona Fanno 1405 con li primi IndianiAconlamoftracVfaggiodellericchezze^etnotidadiqueft^ dentale. Ilquale dono & beneficici dilato fino ad hoggi,vn delii maggiori che mai vafal. io,o feruidore habbia poffuto fare al fuo principe & fìgnore,cV tanto vtileallifuoi regni (co «ne e cola mamfeila.) Et dico tanto vtile (parlando fempre per la verità) che io non?eputo buon Cailigliano , ne buono Spagnuolo colui, che quello non voleffericognofcere. Ma P^hedicioeilatofcnttopiupa^ teriadire altro fuorché raccontare fpetialmente alcune cofecon breutócomedifopraho prometto. Lequali certamente faranno molte poche rifpetto alle molte migliaia che di tal qualità fi potriano raccontare. Per tanto, tratterò prima del cammino che fi fa in quella na uigatione, poi diro delle generation! delle genti che in quelle parti [i truouano , & oltre i quello diremo degli animali terrellri,c* vccelli,de fonti, cYfìumi, mari, 8C pefei, piante, 8C herbe,etaltrecofelequaliproducelaterra^ quelle genti banche. Et perche io fono in ordine cY efpedito per tornarmi in quelle ter reaferuirelavoilra Maeflà:fe le cofe in quello libro contenute nonfaranno cofi diilinte con tanto ordine, come io ho promelfo che farà quella opera maggiore, Se più copiofa, che iohocompoflanon gx uardivollraMaellà^quello,maattendaalL gliodire,laqualcofaepropriamenteilfine che n'ha moffoàfcriuere. Si che io fcriuero àea^ff 1 r C ° n ì° h veritó T ^'q^He,come potranno teftificaremolrihuomini ^U^^^"*"** P-^ aI P^tefitruouanoin q uefìiregniin Della Ndtiio-dtione* 'J,* T > <=> tdp, 1 » tre voft™ lt?2S5 K* i° f E C r e dl ' ?*? gna communeme nte fi fa ver/o 1'Indie.é da Sibilla : do ire voitra Maeila ha la fua cafa reale di contrattation per quelle parti, & li fuoi officialfdalli quali prendono licentia li capitani, cV patroni delle naui che fanno quel viago£& s^ar canoafanUrcardiBaramedadouelHumeGuadalchibirentranelmarOcfa'n^ guonoìlfuocamminoverforifoledi Canaria fettechefcno^dla grati Canaria, àhGom^^MUmimim^i^tm^^tó d acqua legne, formaggio , carne frefea, cV altre cofe , che gli par conveniente SS t ot^^ to ai, poco più, o meno , cV arnuati li , hanno nauigato dugento, cV cinquanta le^he che à fta d P eluc - quattromighaperlegha, fono mille miglia. DaUeckttejfolctorMn^S Soa^ iì^ minotardano^auil^venticin I Itole, che fono auati di quella che chiamano la Spagnuola. Et la terra che communemen tefifuolvedereprima,eVnad^^ lefoprade te. pure alcuna volta accade, che li nauilfj pattano fenza villa d'alcuna deHede ' nemafinTiT 3 SS.fi^T^? Ilv ?^° «nmarniaripratichiCdeiiiqualigtì fc ne troiano moltiffcm^ ^^^^^ ì ^¥ } ero fi g?f^^ EtdlltódiCanàifiS^S S C '3 e dl nau, § atI0ne > ° pw, cV di li fino alla città di fan Domenico , chV nell'lfola to^^^S^SS 8 V k te Ia naui § atI ™ ?on va cofi diritta, che non fi vadi vagan aoanaiaci vna pane cV ali altra, ben lipuodirchefi vadanomille eVc nquecentoWhe &: dereil P mdeil e volte,nòpigliandoglieftremi,oMiquemch arriuano J .'■yl'v-: ::.. ■■ W 'I ;i ... 'if'1. ■ Si?, « ,'fiì; *i ";i| JìV-'f'fh SOMMARIO DELL'INDIE OCCIDENTALI urbano molto più prefto:perche qui non fi debbe confiderare fé non quello che accade il C fada in cinquanta giorni,poco piu,d meno, tutta via in quefto prefente anno 1 5 x 5 fono ve nute quattro naui da fan Domenico fin a fan Luca di Spagna in venticinque giorni,pur co mei detto non habbiamo da giudicar quel che fi fa rare volte , ma quello che e più ordina. Ho Elanauigationmoltoifcura,^ ferma attrauerfSio le naui in cinque,fei,&: fette giorni & piu,fecondo la parte, doue fono di rizzaticene detta terra ferma è molto grade,cY fono diuerfe nauigationi & viaggi a que L pure alla terra che è più vicina di mieto Ifola,* che é oppofita a fan Domenico 1 1 va nel tempo fopradetto. ma tutto quefto e mgelio rimettere alle carte da nauicare fcV cofmog^ phi ^nuouatdellaqual Ptolomeo ,& altri antiqui,per non hauerla intefa, non han detto cola alcuna. Però perche quefto none dibifogno qui, pafferd all'altre particulanta ndlequa, lidfmórerd pitiche in quefto che è più à propofito della generale hiftona, che fermo delle Indie, che di quefto luogo. DcltlfiU SpdgnuoU. Ca P- II * LlfolaSpagnuola ha dilunghezza dallapunta del Higueifìnoal capo diTiburonpui ài cento cV cinquanta leghe, & di larghezza dalla cofta,ouer fpiaggia della natiuitade, eh e da tramontana fin al capo di Lobos, che è dalla banda di mezzo di cinquantacinque leghe, èia propria citta in io gradi alla parte di mezzo di. Sonili queftalfola molti belli humi & fonti^cV alcuni di lori molto prinftpali,come é il fiume dell' Ozama, che e quel che entra in mar per ladttìdì fanDomenico,cY vn'altro chefi chiamaNeiua,chepaffa vicino alla ter radifantoIuandellaMaguana.&vn'altro,chefichiamaHatibonico,&vnaltrodetto V«Lago. na^altrodettoNizaoAaltriminori^henonmicuronarrargi. E in quella Itola vnla. g oxhecominciadueleghelontanodalmare,vicinoallaterradiIaguanacheduraquindic^ ìeghe,dpiu,verfoleuante. "cY in alcuna parte è largo vna, due, & tre leghe, nell altre parti tutte è molto più ftretto,cY in più parti é falato,et in alcuna è dolce: & finalmente doue m trano in lui alcuni fiumi, d fonti, pure la verità é,ch'egli è come yn'occhio di mare,qual glie D . molto vicino. In detto lago fono molti pefei di diu^ dal mar entrano nel detto per difetto della terra , d per quel luogo , o parte . che per difetto dellaterrailmarpenetracYgeneraildettolago. Etqueftae lacommuneopiniondiquel> iichehanvedutoqueftolago. ^efta Ifola fu molto habitata da Indiani^ erano in effa duoi gran Re,che furono Caonabo,cV Guarionex.et dipoi fucceffe nella fignona Anacao. na. pure perche manco voglio dir à che modo fu acquiftata quella Ifola, ne la caufa perche d'Indianifonoridottia>ocamoltitudinepernondimorar 3 nedirquelchelungacY mente ho fcritto in altra parte,cV perche quefto no è quello che ho da trattarla d altre par. ticularita\delle quali voftra Maeftà non die hauer tanta cognitione, o fé le può hauer Icorda te,rifoluendomi in quel che ho propofto di dir qui di quefta Ifola. Dico che gì Indiani che fono al prefente,fono fi pochi,* li Chriftiani non fono tati,quanti douenano effere perche molti ch'erano in quella Ifola hanno pattato ad altre Ifole , & in terra ferma, perche oto che gli huomini fono amici di nouita\quelli che vanno a quelle parti, li più fono giouani,* no oblfgati per matrimonio à far refidentia in partealcuna. Btperche hauendofidifcoperto, & diTcoprendofi altre terre nuoue , gli par di douer empier più prefto la boria in 1 altre IU cheanchorachefiaaccadutoadalcuni,lipiuperoTifonotrouatimgannaticVfpetialmente quelli che haueano cafe cY habitationi in quefta Ifola: perche fenza dubio alcuno, io ^ credo formandomi con il parer di molti, che fé vn principe non hauefle più fignom di quefta Ifo lafola,inbreuefariatale,chenoncederianéàSicilia,neadInghilterra,nealprefenteeco^ alcuna,dellaqual fi poffi hauer inuidia ad alcuna delle dette anzi quel che auanza nell Ifola Spagnuola, potria far ricche molte prouincie cY regni perche oltra che ha più ricche .mine- re,e?di miglior oro,che fino ad;hoggi in alcuna parte del mondo fi fia trouato , ne difcoper Douenafcetointantaquantità. Iuilanaturadafeproducetantocottone,chefefimettefferoa^ il cottone farl0&: hauercurad'effo,fenefariapiucVmigliore,chemalcunapartedelmondo. Ime r(r fr, tantacama&fieccellente,chegiafeneportamoltaquantitainSpagnacydilipoilir^ Caffu ^ n molte parti del mondo dC km va tanto augmentando,che è marauigha. In queUa Ifola I il pìl Terra mol io facile. I ' DHL S, GONZALO D^OVIÈDÓ *. 4 é fono molte ricche botteghe, douefllauora di Zucchero» cYé molto perfettocVbuono,cY Zucchero in tanta quantità , che le naui ne vengono cariche ogni anno. lui tutte le cole che ti femiV afla1, ,nano,cV cultiuano di quelle,che fono in Spagna , fi fan molto migliori , Si in più quantità, (ch'in parte alcuna della noftra Europa. èY quelle non fi fanno buone, Si non fi moltiplicar no , dellequali gli huomini non hanno né penfier né cura alcuna , perche vogliono il tenv pò c'haueriano ad afpettar quefte cofe, (pender in altri guadagni, Si cofe, che più prefto empian l'ingordigia' de gli auari , che non hanno voglia di perfeuerar in quelle parti . per ; quefto non fi mettono a feminar formentone piantar vigne, perche in quel tempo che que- fte cofe tardàriano à far fruttile truouano,à buon mercato. Si le nani le portano di Spagna, &JauorandoJeminere,deffcrcitandofi in mercatanti^ d in pefear perle, din altri effer- citi] ( come ho dettp) più prefto accumulano roba di quello, che fariano per via di feminar .formano, "o piantar vigne: cY tanto piu,ch'alcuni particolarmente, che penfano continuar in quel paefe fifon poni à piantarle. Similmente fono molte frutte naturali di quel paefe, ■dC di quelle che vi fi fono portate di Spagna quante fé ne fon portateVrinfpondono molto bene, cY perche particolarmente fi trattaràdaquiauanti delle cofe , che la medefima Ifola, 8t l'altre parti- dell' Indie haueano naturali di quei luoghi, cY cheli Chriftiàni trouorono in effe : dico , che di quelle cofe cheportorono di Spagna, e in quella Ifola in tutti li tempi dell'anno, molta Si gran quantità d'herbc da mangiar boniffìme d'ogni forte, molti pomi •granati Si buoni , molte narance dokfcY garbe, molti bei limoni cY cedri tìQi di tutti quefti agrumi molto gran quantità .Sonni molti fichi tutto l'anno ? cY molte palme di dattali, Fichi&pai .&altnarbori,c^piante,chefifonoportatediSpagna. , ™^ rt "* In quefta Ifola non era animale alcuno di quattro piedi , fé non due forti di animali m ol- to piccoli, che fi chiamano l'un VtiasycY l'altro Coris, che fono quaff à maniera di Conigli, Tutti gli altri animali che vi fono al prefente,fono ftati portati di Spàgna.dclliquali non mi par che fia bifogno parlar, dapoi che fi portorono di qui, né che fi debba notar altroché la gran quantità,neilaquale fono crefeiuti. cofi le mandrie di vacche,eome gli altri, ma fo- pra tutto le Vacche lequali fono augmentate in tanta quantità , che fono moki patroni di GrS «ume- beftiami , che hanno più di dui mila capi , di affai panano tre, & quattro mila, cY v'é chi ar- rodl befti * riua à più d ? otto mila , Di cinquecento , d poco.piu, d manco , ne fon molti che n'han- no , Et la verità é , che'l paefe ha li miglior pafcoli del mondo per fimil beftiami,cV acque molto chiare, cY aere temperato. Si cofi gli armenti fono maggiori, cY più belli molto di tutti quelli , che fono in Spagna ♦ Et perche il tempo in quelle parti e foaue , Si di niffun freddo , pero non fono mai magre , ne di mal fapore , umilmente vi fono molte pecore , Si porciingran cruantità,delliquali,cY delle vacche molti fé ne fono fatti faluau'chi. Si mede- iimamen te molti cani, cY gatti , di quelli che fi menorono di Spagna per feruitio de gli ha- aitanti che pafforono in quelle parti, quali andorono al bofeo. Si vi fono di loro mólti ^Ycattiui, cYfpetialnientecani, che fi mangiano già molti beftiami, per poca cura de pallo- ri, che mal gli guardano. Vi fonomoltecaualle,cYcaualIi, cY tutti gli altri animai i,del> li quali fi feruono gli huomini in Spagna, che fi fonoaugumentatidi quelli, che furono menati di qui . V i fono alcuni luoghi h abitati , anchora che piccoli nella detta Ifola, dei- li quali non curaro di dire altra cofa , fé non che tuttifono in fiti , Si regioni, che correndo il tempo crefeeranno, cV fi faranno nobili per caufa della fertilità, cY abbondanza del pae- fe , Pur del principal di quefti luoghi , ch'é la città di fan Domenico , parlando più parti- colarmente, dico che quanto a gli edifici], non e terra alcuna in Spagna, à tanto pertan- to, anchora che fia Barzalona, laqual io ho molto ben vifto molte volte, che fé gli poffa an- seponer generalmente, perche le cafe di San Domenico fono di pietra, come quelle di Barzalona per la maggior parte, d di terra fi ben lauorata, Si forte , chefa vnafmgular, Si forte prefa , Si il fito è molto miglior di quel di Barzalona , perche le ftrade fono tanto, &T più piane, Si molto piuIarghe,cY fenza comparatone alcuna,piu dritte,perche fendo ftata fondata à noftri tempi , oltra l'opportunità , Si apparecchio della difpofition, che ha il luo- go di fondarla, fu tutta dirizzata à corda , Si compaffo : Si tutte le ftrade à mifura : nel che é molto fuperior à tutte le città , ch'io ho vifto , Ha il Mare fi vicino , che da vna parte tra il Mare, Si la Città non è più fpatio della muraglia: cV quefto e circa di cinquan- ta patti largo, donde è più lontana,^ per quella partg li battono l'onde ne li viui faf- 1 - Il h } Si #'1, ' I mi. I i ~ • ■'■'i-k'* *■ : ^- ! il's§' .' Mi' 1 f '»;'' <*>■ V . ! ■ | !f'': , 'Ari 1 V, f '[.'l'Ili ■ v ,*.,■««»;■!! I '. ì "ai»;. V ir . . ' Mi ■ '» , j •jij • ■ '■ .■ì.'ì'.'ìì . », SOMMARIO DELL'INDIE OCCIDENTALI fi cY colla braua. Dall'altra parte a canto S£à pie delle cafe paffa il fiume Ozama, ch'è por^ C to'marauigliofo, cV le naui cariche furgone vicino alla terra , cV fotto le fìneftre , cY non più lontano dalla bocca doue il fiume entra in mare , di quanto è dal pie del colle di Moniuie, al monafteriodifan Francefco , dalla loggia di Barzalona. cY in mezo di quello fpatio nella detta città , è la fortezza cY cartello , fotto delquale cY lontan venti pafTi,paffano le na- ui à furgere alquanto più auan ti , nel medefimo fiume , cY dall'entrar delle naui fin che but- tando l' Anchora , non s'allontanano dalle cafe della città trenta , ó quaranta palli , fé non à lungo d'ella, perche da quella parte l'habitatione è vicina al fiume- Dico che porto di tal forte bello, né {i atto à discaricar non fi truoua in molte parte del mondo» Li fuochi che poiTono effer in quella città fono da fettecento, cV tali cafe, come ho detto : cY alcune parti' colarmente fono fi buone,chequal fi voglia di fignori di Cartiglia, fi pò triano molto ben alloggiar in effe, cY particolarmente quella chel'Admirante Don Diego Colombo vice Re di voilra Maeftà v'ha, è tal, che non fo io alcuna in Spagna , che per vn quarto l'habbia tale, cófiderate le qualità di quella, cofi il fito , ch'è fopra il detto porto : come per effer tutta di pietra , cV hauer molto buone cY affai ftanze, cY della più bella villa di mar cY di terra che poffa effer, & per l'altre quattro parti, che s'hanno àfare di quella cafa,hala difpofition fimileà quel eh e finito , che e tal , che come ho detto voftra Maeftà vi potria ftar fi ben al* loggiato, come in vna delle più compiute cafe di Cartiglia* Euui anchora vna Chiefa ca*- thedral , c'hora i'i lauora , doue cofi l'Epifcopo , come le Dignità , cY Canonici fono molto ben dotati, cV fecondo l'apparecchio che ve , di pietre , calcina , cV altro , che lauorano , cY la continouatione dellauor,fi fpera che molto prello farà compita, cY farà affai funtuofa, cVdi buona proportione , cY ; bell'Edifìcio per quello ch'io viddi già fatto ; Sonui medefi^ riamente tremonafterrj,'che fono fan Domenico,fan Francefco, cY fanta Maria della mer- cede,anchor loro molto ben edificati, ma moderati perd,cY non fatti con tanta curiofità, co me quelli di Spagna ♦ Ma parlando fenza preiudicio d'alcun monafterio di religiofi,puo voftra Maeftà tener per certo, ch'in quelli tre monafterrj fi ferueà Dio molto, perche ve* ramente fono in quelli fanti religiofi, cY di molto buon effempio. Ve anchora vn molto belloHofpitale,doueli poueri fono accettati, cY ben trattati, che fu fondato da Michel ~ PaffamonteTheforier di voftra Maeftà. Vali! quella città di giorno in giorno augumen D tando,cY faccendo più nobiIe,cY fempre farà maggiore: fi perche in quella fa la fua refiden* ita il detto Admirante, vice Re cY configlio, cY la Cancelleria real, che voftra Maeftà tiene in quelle parti , come perche di quelli che vengono in quella Ifola li più ricchi fono gli habi tatori della detta città di fan Domenico* Deliamente naturale quejìa ifola, & d'altre particularità di quella. Cap. 1 Ih La gente di quella Ifola è d'alquanto minor ftatura che communemente eia Spagnuoi- la,cY di color berrettino chiaro» Hanno moglie proprie: ne alcuno di loro toglie per mo gliera fua figliuola, d fua forella, cY s'aftien da fua madre , cY in tutti gli altri gradi vfan con loro effendo,cY non effendo fue mogliere. hanno la fronte larga , cV li capelli neri, cY moU to dirtefi, cY niente di barba, ne peli in alcuna parte della perfona , cofi gli huomini come le donne ♦ cY s'alcuno d alcuna fé ne troua c'habbi alcune di quelle cofe, fono tra mille vno,d pochifTimi* Vanno nudi come nacquero,faluo che le parti che mancho fi debbon morirai re , portano vn pampano , ch'è vn pezzo di tela grande quanto vnamano , ma non meilò con tanta diligentia, ch'impedifea che non fi vegga quanto c'hanno* Marni par conuenientecofa, prima ch'io proceda più auanti, dire la forte del pan,& mantenimento, c'hanno gl'Indiani di quella Ifola, accioche ne relli manco che dir nelle cofe di terra ferma : perche in. quella parte , cY quelli , OC quelli hanno vn medefimo foiten* lamento* Deipari che fanno gì 'Indiani delMahì^. fdp, IIIU Nella detta Ifola Spagnuola hanno gl'Indiani, cY li Chriftiani ch'ufano mangiare 3 pane de gl'Indiani due forti di pane, vna è di Mahiz,ch'è grano, l'altro di Cazabi,ch'è radice* Il Mahizè vn grano che nafee in certe pannocchie di mezo pie l'una, in cóv ca di lunghezza , piene di grani grolTilfimi , quafi come ceci bianchi, & feminafi , cV rico-j glieli Come fife- - ■> ■ mina il Ma *W? c f* hiz. i:: '" DEL S* GONZALO D'OVIEDO 47 l glieli in quefta maniera* In prima fi eradicano li canneti, d bofchi, doue fi vuol feminare, perche la terra douenafce herbacY non arbori, d canne non e v tanto fertile* Etdapoiche è fatto quefta tagliata , s'abbrucia, cY dipoi abbruciata la terra tagliata, refta di quella cenere vno temperamento nella terra , miglior che fé fuffe letame * E t piglia vn Indiano vn le- gno in mano alto quanto vn huomo , cV da vn colpo di punta in terra , cV fubito lo tira fuo- ra , dC in quel buco c'ha fatto butta con l'altra mano fette , d otto , d poco più d manco gra- ni del detto mahiz, cV va fubito vn'altro paffo auanti, òC fa il medefìmo , 8C in quefto modo à compatto va feguitando fin che giunge al capo della terra che fi femma,cY va mettendo ia detta Temenza. cY appretto del primo, vanno altri dalle bande facendo il fimile: cV in que fio modo tornano àdar la volta al contrario feminando, cV continuando cofi,fìn che forni" (cono * Quefto Mahiz dopo pochi giorni nafee, tal che in quattro mefi fi raccoglie, cV in Come m- qualche luogo fi troua alcuna volta più prefto : perche viene in tre mefi » pero che co fi co- fce ' me va nafcendo,hanno cura di cauar via l'herbe che gli nafeon atorno,fìn che ha tanto altOi che già il Mahiz vadi fuperchiando l'herbe. cV come eglié già ben crefciuto,cY comincia a granire, bifogna guardarlo, nellaqual cofa gl'Indiani tengono occupati li loro garzoni, li- quali per tal caufa fanno ftar in cima d'arbori,d di folari che loro fanno di canne,cY di legna- me coperte di fopra per la pioggia,d Sole,da quali danno gridi, cY voci cacciando via li pap pagalli,che vengo in frotta à mangiar li detti Mahizali* Quefto grano ha la cana ouer na- fta doue nafee graffa, quanto è il dito minor della mano,alcum maco, alcuni alquanto più* cY crefee più alto cómunemente,che la ftatura d'vn huomo : cY la foglia e x come quella della canna commune di qui , faluo eh e più lunga , cY più fleflìbile, cY non tanto afpra , ma non manco ftretta* Butta ogni canna vna pannocchia, nellaquale fono dugento,d trecento,d Vl ^ a P 5no * cinquecento,piu cY manco grani,fecondo la grandezza della pannocchia , cY alcune canne Squamo buttano due, d tre pannocchie, cY ogni pannocchia ita inuolta in tre, d quattro, d almanco getta. due foglie,d feorzi congiunti,^ accortati a v quella,afpri alquanto,cY quafi del colore d forte delle foglie della canna, nellaqual nafee, cY fta r'inuolto il grano, di modo eh e molto guar- datodal Sole, cY dal vento. cY li dentro fi ftagiona,cV come egli è fecco, fi raccoglie :perd li pappagalli, cY gatti mammoni gli fanno molto danno , fé non gli fanno guardia * Dalli gatti mammoni nell'Ifola ftanno ficuri , perche come da principio habbian detto , neffunq animai di quattro piedi , eccetto Coris,cY Vtias R trouaua in quella , cY quefti duoi anima- li non lo mangiano,ma adeffo li porci portatiui da Chriftiani gli fanno danno. Et in terra ferma molto piu,perche fempre in effa fono flati de faluatichi, cY molti cerui,cY gatti mani- monache mangiano li detti Mahizali. Per quefto tanto per gli vccelli, quanto per gli ani mali, conuien hauerfene vigilante, cY continua guardia, mentre che nella campagna è il Mahiz,et quefto hauendo imparato li Chriftiani da gl'Indiani lo fanno della medef ima ma m'era tutti quelli ch'ai prefente in quella terra viuono ♦ Suole vn ftaio di feme renderne venti, trenta, cY cinquanta, 6Y ottanta* cY in alcune parte più di cento ftaia* Colto que- , Ho grano, cYpofto in cafa, fi mangia in quefto modo* Nell'Ifole Io mangiano in grani ftaja, arroftito , d eftendo tenero quafi in latte fenza arroftirlo, cY dipoi che li Chriftiani fi pofero Con* iui ad habitare, fi da à caualli, cY beftie, delle quali fi feruono , cY e a quelli di gran fuftantia: ma in terra ferma hanno gl'Indiani vn'altro vfo di quefto grano , cVe v in quefto modo ♦ L'Indiane lo macinano in vna pietra alquanto concaua, con vn'altra pietra tonda, come Cogliono li dipintori macinar li colori, gettando a poco a v poco vn pochetto d'acqua, la- qual cofi macinando fi mefcola co'ì Mahiz , cY efee di quefta macinatura vna fortedi pafta ■come vna maffa,dellaquale pigliano vn poco cY riuoltanla in vna foglia d'herba, che già lo •ro hanno preparata per quefto feruitio, d nella foglia delle canna del medefimo Manico ài tra fimile,cY gettanla nelle brace doue s'arroftifce,cY s'indurifce,cY fi fa come pane bianco,et ià la fua crofta di fopra , cY di dentro la midolla* di quefta forte di pane è la medolla affai più tenera che la crofta,cY debbefi mangiar caldo, perche effendo freddo non ha tanto buon fapore , ne e v tanto facile à mafticare , perche è più feccó,cY afpro. Quefta forte di pane an- che ù leffa, pure non è fi buono al gufto , aggiugnefi che quefto pane dipoi leffato , d arro- ftito , non fi mantiene fé non pochi giorni , ma fubito fra quattro , d cinque giorni diuenta muffato ne fi può mangiare. D'uridltra M-! Vno ftaio rédeio^o, 50, & 80 mangia Mahiz. fi • ,1" ;„■ #*'V/^ !i ri * « "' i ' i jì : - :.'■:.'..,«•■ • • (| ' 'IL : t ; i (: .\":^ l "'i! : 1 •fl "■41 i 1 , \»..:\ i il 11 ., !|| ji.iìi [1 », '' l;| SOMMARIO DELL'INDIE OCCIDENTALI D'un altra fòrte di pane e he fanno gt 'Indiani d'una pianta che chiamano luca. Cap* V* Q E vn'altra forte di pane qual ti chiama Cazabi, che ti fa di certa radice d'vna pianta, che p'uoa radi gl'Indiani chiamano luca : quello non e grano, ma pianta , laqual fa certi furti più alti d'uà ce luca che i luomo } & ha la foglia della medefima maniera della canapa , grande come vna palma di S fSTo vna mano d'un huomò chabbia aperte cY dif tefe le dita , faluo che quella foglia e maggio- di pane. r é , cY più grotta di quella della canapa ♦ pigliano il fuilo di detta pianta per feminarla , cY partonlain pezzi grandi duoi palmi, cY alcuni huomini fanno monacelli di terra per or- dine a filo egualmente lontani l'uno dall'altro , come in quefto regno di Toledo pianta- no le viti a compatto , cY in ogni monacello mettono, d cinque,d fei, d più pezzi di quella pianra: altri non curano di far monacelli, ma nella terra piana lafciando eguali fpacfj ficca- no a uefti piantoni: ma prima hanno tagliato, cVarfo in bofeo per feminarla detta luca, co- me li dine nel capitolo del Mahiz fcritto auanti à quello, cY di li a* pochi di nafee, perche fii> biro crermuglia , cY fi come va crefeendo la luca , cofi vanno nettando il terreno dall'herba fin che detta pianta fignoreggi l'herba , cY quella non ha pericolo d'vccelli , ma di porci , fé non è di quella ch'ammazza: quefto dico perche fé ne truoua vna forte venenofa laquale lo ro non ardifeono mangiare, perche mangiandola creperebbono. Dell'altra che non am- mazza bifogna hauerne cura, per che'l frutto di quella nafee nelle radici della detta pianta, intra lequali nafeon certe mazocchie , come carote grotte, cY molto più grandi comune- mente , lequali hanno la feorza afpra di colore come leonato , d bigio : dentro fono molto Pane chia- bianche, cY per far pane di quello,che chiamano Cazabi la grattano , cY di poi quella c'han-^ matoCaza nQ g rattata ftruccolano in vno Cibucan, ch'e v vn' inflrumento come vn facco di dieci dodi faS> palmi d più longo cY grotto come la gamba, che gl'indiani fanno di palma come ftuora teU futa, cY con quel detto Cibucan cioè facco torcendolo affai come fi coftumaà farequando delle mandole pefte fi vuol cauare il latte, cY quel fugo, che fi caua di quella luca è morti- li fugo del- fero,cV potentifTimoveneno, perche vn fiato di quello prefo fubito ammazza , ma quel la luca vele cne ^^ C roffi,cV d'altri colori. Mangiano fimilmen Vna forte te vna forte di ferpi detti Y V Anas,ch'al veder fon molto fieri cV fpauenteuoli,ma non fan di fer pi y v no male, ne anchora [i fa fé fono animali d pefei, perche vanno per l'acqua,cV per gli arbori, S' e ^£ -& per terra,cV hanno quattro piedi, dC fono maggiori che Coniglia tengon la coda come tione. Lagarti,cioe v ramarri, cY la pelle loro e x dipinta,8t" di quella forte di pelatura,benche diuerfa, & (cparata nelli colori, cV per il fil della fchiena hanno fpini leuati* cY li denti acuti,&: maf fìme H canini ♦ cV hanno vn goffo molto lungo & largo, che gli arrt'ua dalla barba al petto, della medefima pelatura cV forte dell'altra fua pelle,cV fon muti,che non gemeno, ne gridar no,ne fuonano,cYftanno legati à vn pie d'una area,d doue ù voglia legargli, fenza far male alcuno, ne ftrepito, dieci , xv, cV venti giorni fenza mangiare ne bere cola alcuna, pure gli danno da mangiar qualche poco di Cazabi,d altra cofa fimile, cV e di quattro piedi , cV ha l'i piedi dauanti lunghi con dita,cY l'unghie lunghe come d'vccello,pure fiacche, cV no di pre fa.cY è molto miglior per mangiacene da vedere,perche pochi huomini farebbono quelli chell'ardiffero mangiare,fe lo vedefléro viuo(eccetto quelli che già in quelle parti fono vfa- ti à non hauer paura d'effo,nè d'altri molto maggiori animali in effetto, che quefto non e fé non in apparenza.) La carne di quefto animale e coli buona, et molto miglior di quella del :oniglio,cV è fana,perche nonuoce fé no i quelli c'hanno hauuto il mal franciofo,ma quel- li che fono flati tocchi da quefta infìrmità,benche molto tempo fìano flati fani,nondimeno %ìi fa danno, cV ù lamentano di quefto mangiare , quelli che l'hanno prouato , fecondo che ia molti che con la fua perfona n'hanno fatto efperientia, l'ho molte volte vdito dire» De gli "Vccelli deW ifola Spagmola* Cap. VII. Degli vccelli che fono in quefta Ifola non ho parlato, pero dicoche ho camminato più l'ottanta leghe per terra, che è dalla terra di laguana, alla citta' di San Domenico, 6V h o fat- quefto cammino più d'una volta, cV in neffuna parte ho veduto manco vccelli ch'in quel a lfola ♦ cY per ciò , perche tutti quell'i ch'in effa viddi , fono anchora in terra ferma , delli- juali al fuo luogo per Fauenir,piu largamente diro quello ch'in quefto articulo d parte fi ìebbedechiarare. Solamente dico che delle galline venute di Spagna ce nefono molte, Y molti buoni capponi* dird anchora molto manco di quel che appartiene a v i frutti nata ali del paefe,d altre piante,cY herbe, come pefee di mare,cV acqua dolce nella narra tione di luefta Ifola ♦ perche tutti fono in terra ferma, cV più copiofi,cY molte altre cofe,che per la- lenire al fuo luogo fi diranno* Dell' Ifola della Cuba & altre. Cap. Vili. Nell'IfoIa della Cuba, cV d'altre, lequali fono San Giotianni, 6V Iamaica , fono tutte que- tecofechefi fono dette delle genti, cY altre particularita" dell'Ifola Spagnuola,fìmilmeiv e fi può dire» benché non cofìcopiofamente* perche fono minori, pure in tutte fono le nedefime cofe , cofi di minere d'oro , èY di rame , come beftiami , arbori , piante , eY pefei, x di tutto quello ch'è detto* pur fimilmente in alcune di quefte, non era animale alcu- 10 di quattro piedi , fé li Chriftiani non ve ne portauano , fi come nella Spagnuola, fin che i Chriftiani non gli portarono in quelle, cY al prefente inciafeuna n'e gran quantità, eY jmilmente molti zuccheri , cY canne di calila , cY tutto quello che di più è detto . pure nel- Ifola di Cuba e vna forte di Pernici , che fono piccole, 5C fono quafi difpecie di Tortore ielle penne, mamolto migliori di fapore,cYpigliafene in grandiffimo numero , 6Y con- lottein cafa viue, 6Y faluatiche , in tre , d in quattro giorni , diuentano fi domeftiche, come e le fuflero nate in cafa , s'ingranano in molti modi , cY fenza dubbio , è vn mangiar moU o delicato 3 nel (àpore ; de io le tengo per molto migliori, che Je Pernici di Spagna* 4 perche Pernici molto buo Il : il ' : fé m m li '■ 'IT, ;i|| 1 >' 'tii'ii 15 " :|i;j irw'iih l;tj[ ' III ■'%?' ' .« >.; niiiii i j' .'■/'-■ i 'l'i - ! f : i Il ! ' ,! ■Jihwl! •f, "Il [ ""'■li 1 [lai Cofa mara uigliofa di pallone di pietra nata rali. Vna forte di bitume eomepego la p impal- mar le na- tii. Pefce Ro- ti et lo, co'I quali pelea tori le ne fcruono in mare , coli come i cac- ciatori I ter tadel cane SOMMARIO DELL* INDIE OCCIDENTALI perche non fono di cofi dura digeiiione* Ma lafciato da parte tutto quello che e detto* Due - cok admirabili fono nella detta ffola di Cuba, che al mio parer mai più s'udirno ne fcriffero» Vna è che ve vna valle che dura due, 6 tre leghe tra duoi monti, quale piena di pallone da bombarda,lifce,cx: di forte di pietra molto forte,& tondiflìme tal, che con alcun artificio no fi nomano far più eguali, o rotonde, ciafeuna nell'effer che la tiene ♦ OC ne fono alcune cofi piccole come rMotteda fchioppetto, cV di li in fufo di maggior cV maggior groffezzacre> kendo, ve ne fono tali,&: cofi groffe,come per ciafeuna forte d'artiglieria,benche la portaf. fé tanta poluere come vn quintale,d di duoi,d maggior quati tà,cV di groffezza,come fi vó leffe* cV trouanfi quelle pietre in tutta quella valle, come fé fuffero di minerà, d>C cauando fi truouano fecondo che le ù vogliono , o fé n'ha di bifogno ♦ L'altra cofa e che nella detta Ifola,cV non molto lontano dal mare,efce d'una montagna vno liquore,o bitume come pe- gola,molto fufficiente,et tale come fi richiede per impalmare li nauilij [, nellaqual materia en tratain mare continouamente molta copia], fi vede andar fopra l'acqua, in cima dell'onde d'ogni banda, fecondo che i venti la muouono, o corrono l'acque del mare , in quella colla doue quello bitume, o materia ch'è detta va* Quinto Curtio nel fuo libro dice, che Alef- fandro arriud alla città ài Memi,doue è vna gran cauerna d fpelonca, nellaqual e vna fonta na che mirabilmente butta grandifiìma copia di bitume, di forte che facil cofa è da credere che li muri di Babilonia poteffero eifere fatti di bitume, fecondo che'l detto auotore dice* Non folamente nella detta Ifola di Cuba ho vifto quella minerà di bitume, mavn'altra tal nella nuoua Spagna , eh e poco tempo , che fi troud nella prouincia che chiamano Pa- nuco, ilqual bitume è molto migliore, che quello della Cuba, comes'ha villo per efpe- rientia, impalmando alcuni nauilfj* Ma lafciando quello da parte, &C feguendo quel che mi ha moflb à fcriuere quello Sommario per ridurre alla memoria alcune cofe notabi- lidi quelle parti, cV reprefentarle a voflra Maeilà : benché non mi vengono in memo- ria cofi ordinarie, cV copio famete come le tengo ferine* Auanti che palli a parlare della ter ra ferma, voglio dir qui d'una certa forte di Pelei, che gl'Indiani della Cuba, cV Iamai- ca pigliano, che vfano nel Mare, cV in vn'altro modo di caccia d pefcheria, che in que- lle due Ifole li detti Indiani fanno quando cacciano, d pefeano l'oche faluatiche: cV e di que- lla forte * Eglié vn pefee longo vn palmo , d poco più , che fi chiama pefee rouerfo, brut- to da vedere, ma di grandiiììmo animo cY intendiméto: ilqual accade alcune volte che vien prefo con gli altri pefei nelle reti, delliquali io n'ho mangiati affai : cV gl'Indiani quando vo gliono guardare, cV alleuare alcuno di quefli,;lo tengono in l'acqua del mare, doue gli dan- no da mangiare: cV quado vogliono pefeare con eflb,lo portano al mare* con la fua canoua eh e come vna barca, cV tengonlo li in acqua, cY gli attaccano vna fune doppia molto forte: cV quando veggono alcun pefee grande, come farebbe vna tefludine, d Saualo che ne fono di grandi in quelli mari,d altro qual fi fia che accade andar fopra acqua d di forte che fi poffa vedere:l'Indiano piglia in vna mano quello pefee rouerfo,et con l'altra carezzandolo gli dì ce nella fua lingua,che'l fia animofo,cY di buon cuore,cV diligente 8>C altre parole effortatO' rie per fargli ardire, cV che facci d'effer valente, cV che s'attacchi con il maggiore, cV miglior pefee che vedrà: cV quando gli pare lo lafcia, cV lancia verfo doue li pefei vanno ♦ Il detto ro uerfo va come vna freccia , dC s'attacca da vnlato con vna tefludine , d nel ventre , d doue lì può, cY legafi con effa,d con altro pefee grande, con qual vuole,ilqual come fi vede attacca> to da quel pefee piccolo fugge per il mare, di qua & di là * In tanto l'Indiano no'fa altro che dare 8C slungare la corda di tutto punto,laqual è di molte braccia,et nel fine di quella è attac cato vn pezzo di fughero,d legno,d cofa leggieri per fegnale,che flia fopra l'acqua : cY in pò co proceflò di tempo,il pefce,d tefludine grande,co laqual il detto rouerfo fi afferro, flracca dofi knz viene verfo la colla della terra» cY l'Indiano comincia à raccoglier la fua fune nella Canoua ouero barca : cY quando gli manca poche braccia da raccogliere, comincia à tirare con deilrezza à poco , à poco , cY tira guidando il rouerfo , cY il pefee col quale Ha attaccato fin che arriuan à terra : cY quando eghè à meza via , d l'intorno , l'onde medefìme del mare lo gettan fuora: cY l'Indiano umilmente lo piglia cY porta,fìn che lo mette in (ecco, cY quali do già è fuori dell'acqua il pefee e v prefo,cò molta deilerità à poco à poco,cY ringratiado con molte parole il rouerfo di quello che gli ha fatto cV trauagliato, lo fpicca dall'altro pefee gra* de che cofi il prefe* al quale Ila tanto appiccato cY nflò,che fé per forza fi fpiccaffe, fi romps^ rebbe, DEL S, GONZALO D'OVIEDO 49 jebbc } d%arci a rebbe il detto rouerfo,* fono delle teftudini tato gradi che pigliatile duoi Indiani A alle volte fei hano molta fatica apportarle in fpalla fin alia villa,C5duce alla maz. zaalcunialtrjpefcianchoracofi grandi cV maggiori, delliquali il detto rouerfoé il boia che gli predane la forma che e detta di fopra * Quefto pefee rouerfo ha alcune fonarne fatte a^ foggia di fcalini,o vero come e il palato nella bocca dell'huomo^ d'vn cauallo, et fopra alle certe fpmette fottiliffime afpre S>C fortino lequali s appicca con li pefei che vuole. cV quelle fquame dimette, ha g la maggior parte del corpo. Ma pafsado al fecòdo che di fopra é Deferita detto del pndere deli oche faluatiche, fappia voftra Maefta\ che al tépo del pafiWfo di qfti ?, d '°t e vccel li, paflap qll Ifola vna molto grade moltitudine di qlli, quali fono molto bel, E che Io & Sodì no tuttinegn,& il petto cV il corpo bianco,cV all'intorno de gli occhi come vn cerchietto di X£fe carnetodomolto^oloritochepareveriffimocVfìncorallo. Ilqualeficògiugneneiìican tonickgiocchiAfimilmetenelpricipiodeirocchioverfoil colloidi lidefcldenop me. zodelcolloJineealdirittovnadeiraltrafìnoalnumerodifei 5 cVferted'eiTeo>oc^ Queite oche i gra quanta fi mettono ìfieme in vna gra laguna,ch'e in detta Ifola Oc gl'In diam che habitano mi attorno, gettano detro detta laguna di gran zucche vote & tonde, le quali vano fopra 1 acqua, & il veto le porta dVna parte, «dall'altra, et le mena fino alla riua. oche al principio fi fpaurifconoA fi kuano & difpartano vedèdo le zucche , pure quado leveggonocheìenoghfannomaleàpocoàpoco perdono la paura,etdidiin di dimeftica doli con le zucche,cV fenza penfsmiéto alcuno, s'arrifehiano à mòtar molte delle detteoche in cima di qlle, cVcofì fono portate, fiora in vna parte,hora in vna altra, fecodo che'I veto le ™oue,di modo che quado l'indiano già conofee che le dette oche fono molto afficurate et domeft,chedella vifta dehnouimento cV vfodelle dette zucche, fi mette vna di quelle in ateftafinoalefpalle,^ te douefonoledetteocche,&:fimetteappreiTocille,cVfubito alcune nella zucca fakado in :ima,&: come uilafente,fi parte molto pianamele: fé vuole notadosézaeffer veduto ókn itodaquellecheportafopfadi7e,nèdalcunaaltra.mahaa l faperevoftraMaeftàcheinque iocafodelnotarehanolamaggioreagiltógrindiani,chefipoffapen^ m poco lontanato dall altre oche,c\Tchegli pare che fia tempo caua fuorà la mano,cV fé la ti aperhpiedi,cVlàmettefottoacqua,cVannegatarappicafottoaIlacintura,&:nellamedefi. namaniera torma prenderne dell'altre, cV con quefta formai arte prendono gl'Indiani noltaquanmadeledetteoche,n6Iefaccendodifu»ardili,coficomelegfi oh le prendono cV mettono fotto acqua,et poi alla cinturai l'altre no fi leuano ne fpaueti mo,perchepenfenochequelletaIimedefìmefìfìanobuttatefottoacquaperpréderequal. he pefee: cV quefto bafìi quanto a quello che appartiene all'Ifole i dapoiche del trafficocY icchczze di quelle,nella hiftoria quale io fcriuo, niftuna cofa reità a fcriuere di quanto fin à orali fa.et palliamo a quello ^^che di t erra ferma poffo ridurmi alla memoria.pure prima mi >uied unamalatthiach e nelllfola Spagnuola,&:altreIfole che fono fiate habitateda Chri V / ,a T ht ocVecheaglihuomimfinafcenelh piedi tra pelle cV carne per induftria d'un pulice d ™* Sf*. 3la molto minore, che il più piccolo pulice: che entra li dentro a modo d'una borfa picco. gnuoIa - na,cofigrandecomevncece,cV s'empie di lendine, che è il Iauor che quella cofafa : cV uando non fi tira via , con tempo lauora di forte, cV crefee quella fpecie di Niguas, perche fifichiamaqueftab^ .embro^ftorpiaudellipiediperfempre^alechepiudilorononpoiTonferuirfi. Delle cofe élla terra Ferma. Crf * IX > C < tS "£* fe T V qUant t° a " a d,T P ofin ' on ddh perfona,fono maggiori vn pò trenoTt^ Sdeda^S ^ ba " 0nocondluerr "™^ m diuerfimodi,fecondo l'ufo di quelle n S S df ? Q. ui nonvogliodireneparlaredelIanuouaSpa|na,benchela fparfo Tfat^f Crm iepario,a: tatto relatione per fue littere, & molto coptamente. Io umilmente ho Viaggi voi 3% g raccolto i 'ij,'" ii" I V- «' 1 ■!' f| y si ''■al 11 !.; I '''■' il' * ";|i| $'$! i. ;■: |j j (•IÌ.ì!, ! "1 I* ni '», ,' : SOMMARIO DELL'INDIE OCCIDENT ALI tornito molte cofe nelli miei memoriali per informatane di molti teftimonfj di vedutalo C ma slTor Diego Velafques mando fino alla Cuba , il Capitan chiamato Francefco Her. nandesdi Cordona la difcoperfe,d per dir meglio ..toccò primo in quella terra , perche di, fcoprkore, parlando con la verità, nefluno fi può chiamar , fé non 1 Admirante primo del. Ind e Don Ghriftoforo Colombo , padre dell' Admirante Don Diego che al prefen te e ir CaDitano Francefco Hernandes mando il detto fìgnor capitano Giouan Gnfalua che SmandoàBarzalonalanno i 5 i 9 ,dC il terzo perco mandamento del detto fignor Don nC che ìn quella terra paffd fu il Capitano , Hernando .Cortefe ♦ quefto &«u*0 più fi _iApScopiofamktedettonelmioTrattato,o te Sui alcuna di quelle che nellaltre prouincie, ò al manco nelle citta di Cartiglia loro fi fon veduS, cV per cofta del mare detto Nort , cioè, tramontana, & alcune del mar del Sur cloédimezzo di. Eteffendodanon lafciardinotarvnacofa fmgulare &admira. Me 'che io ho comprefa del mare Oceano , OC dellaquàlJino al prefente nefluno ne Cofmo orapho nèPilotto;nèMarinaio 3 nealtraperfonamitófatisfa«o. Dico che come e no. ?o a voilra Maefta^ i tutti quelli che hanno notitia defmare Oceano A.hanno bene con. federatole fueopeationi* Quefto granmare Oceano butta da fé per Sbocca dd ftretto dfcbibilteS^ dddettomare i nèinleuante 3 nèinalcunacoftao>artedeldettomarMedi^ non cala , né crefee, tanto che fia bifogno. di guardarli -da grande mare , cioè da grande cala. Toue^ fee & cala l'acqua grandemente te granfpaciodi ter^adifó hore infeihore, aoein tuttala cofedfspagna, Brettagna, Fiandra Magna, cV coftaddPlnghilterra. &: il medefimo mar OceaS^ *re3 del dèTto mare, che guardano a fettentrione fé non nel modo che fa in Italia limare Medi. terraneo ^he èqui niente a rifpettodi quello chel detto mar Oceanola nelle dette co. ftedi Spagna, ^Fiandra, ma quefto e maggior cofaarichora che il medefimo mar Ocea. no 3 neUaclfta Ridetta terra che guarda verfoOftro nel ^^ Bel cai. LheguardaverfoleuanteA ponente. ^^^f^^^lS^ k crefecre diani c h iarnan o Teracequi, dC anchora in quella di Taboga, & in quella d Otoque. tt tutte dell'acqua. d { d fa ^ ài cxzkz> & ca l a tant o l'acqua, che quando cala quali li perde di v fta : laqual cofa io ho veduto molte volte * Noti voftra Maeftà vn a tra cofa che dal '.& calare delle mai ee, non è perdda cofta à cofta per terrapiu di xvu,'., onero venti leghe di trauerfo ftcheeifendo il detto Oceano vnmedelimo mare cofa degna di cofiderationgran. de maffimeàqueUi che ci hanno inclinatone ,&C deaerano fapere tali (ecreti della natura, perche odapoi che per perfone dotte non mi fono pofl^ LeLaufa,micontenterofaperecVcrederechecoluichelofàchee te altre^ofe che non concede fapere all'intelletto de gli huomini,c\:fpecialmente a tanto baf fomgegnocomeèilmio. Quelli veramente che hanno miglior ingegno .penfino per 1q ro £ p!r me quello che polla effere la vera caufa di tal cofa , perche io ho pofto la queftione nct P ponelUtermini veri,cY cometeftimoniodivifta,cVfintanto chela fi truoui:tor. nando al propofito detto che! fiume che li Chriftiani chiamano San^ouanni in terrafer. ma entra nel Golfo d'Vraba, doue chiamano la Culata per fette bocche, dC quando i magala quel poco ^^ li golfo di detto fìumetuttoil detto Golfo d'Vraba, che e dodici ^^^P"-^ 1 "™^^ ^ r c ouero otto-di largherà , refta dolce tutto quel mare, tanto che detta ^quae bomj .ma qUa d0lce ' da bere, e* io hoprouato ftando furto invna nauem fette braccia d acqua, & P«£una Sfta molto grande, tutu volta, né quefto, né alcun Croche hajpfeiayc.dttto, nevato, & lM'7'i, Quificom batte co ba ftoni, ouec mazze. aue DEL S. ZONZALO D'OVIEDO 50 h oucro letto fin à hora , non fi può comparar al fiume Maraunon che è alla parte di Leuante nella medefima corta , ilquale e nella bocca quando entra nel mare quaranta leghe,cV più di altretante leghe dentro in mare fi truoua acqua dolce del detto fiume. Quello ho vdito io dire molte volte al Pilotto Vincézianes Pinzon , che fu il primo de chriftiani che vidde det to fiume Maraunon, cV entro' in quello con vna Carauella più di venti leghe ,cVtrouò in quello molte IfoIecY genti, cV per hauer cofi pochagente, non gli balio l'animo difmontar in terra, OC ritornò fuora di detto fiume, cV ben quaranta leghe dentro nel mare tolfe acqua dolce del detto fiume* Altri nauilfj l'hanno veduto, ma quel che ne : fa più di detto fiume, è H fopradetto, tutta quella cofta è terra,che ha molti legni di verzini, cV le genti fono arcieri. Tornando al golfo,d'Vraba,cV da quello verfo ponente, Sballa parte di Leuante e la o> fta alta cV differente le genti nel parlare,cV nell'armi, Nella cofta veramente verfo il Ponen- tegl'Indiani combattono con mazze ouero baftoni : le mazze fono da lanciare , alcune di palma, cV altri legni duri cV acuti nella punta, cV quefte lanciano con tutta la forza del brac- cio,ne hano anchora d Vn'altra forte,di canne,diritte cV leggieri,allequali mettono per pun ta vna pietra dura,ouero vna punta d'vn'altro legno duro incaffato , dC quefte tali traggono con legami che gl'Indiani chiamano Torichia : la mazza e v vn legno vn poco più ftretto di quattro dita,cY groifo con duoi fìli,cV alto quanto è vn'huomo, poco piu,ó manco, come a ciafcuno piace , fecondo le forze fue, cV fono di legno di palma , ouero d'altro legno che fia forte: 3C con quefte mazze combattono con due mani, cV danno gran colpi cV ferite, come fa vna mazzocchia, cV di tal forza, che anchor che diano fopra vn'elmo, fanno vfcir di fen- timento ogni forte huomo . Quefte genti che tali armi vfano , benché la maggior parte dilorofiano bellico fi, non fono però cofi valenti come gl'Indiani che vfano l'arco, dC le treccie , cV quelli che fono arcieri habitano nel detto Golfo d'Vraba , ò punta , che chiama- Treccie __ no della Caribana , verfo la parte di Leuante, laqual cofta è Umilmente alta , cV mangiano lenated'un. carne humana , cV fono abomineUoli fodomiti , dC crudeli , cV tirano le fue freccie auelena- f a cr ^ j* tedi tal herba, che gran marauiglia è,chene fcampi huomo . Quelli che fono feriti,muo- malamgtc! iono rabbiando ..mangiandoti a pezzo a pezzo , cV mordendo la terra . da quello luo- ► go Caribana, tutto quello che va cofteggiando la prouincia di Cenu , cV di Cartagenia, dC li Coronati , dC la bocca del Drago , cV tutte l'Ifoleche intorno à quella cofta fono , per fpa- tio di feicento leghe , tutti , ouero la maggior parte degl'Indiani fono arcieri , cV con freccie auelenate , & fin hora non fi è trouato rimedio alcuno à tal veleno, anchor che moki Chri- ftiani fiano morti di quello , Se* perche ho detto Coronati, e' conueniente che io dica per- indiani e© che fi chiamano Coronati» & quello e, che gl'Indiani vanno tofi,cVil capello e tanto al- J° nati on ~ to', come crefeeà quelli che fi (on fatti tofar già tre mefi , dC nel mezzo del capei crefeiuto i vna gf mcherica, cornei frati di Santo Agoftino che foffero tofati , molto tonda. Tutti quelli Indiani Coronati fono gente forte, cV arcieri, cV habitano da trenta leghe di .. $ lunghezza per la cofta 3 cioè dalla punta della Canoa in fufo, fin al fìumegrande chechia- man Guadalchibir, appreffo Santa Marta, del qualfiumeattrauerfando io per quella cofta, empf vna botte d'acqua dolce delmedefimo , dapoi entrato nel mare più di (ci leghe* II Di chc co- veleno che quelli Indiani vfano, lo fanno (fecondo che alcuni di loro mi hanno detto) [f fe , cciuo d'alcuni pometti odorati, dC certe formiche grandi, dellequali nel proceìfo del libro fi farà gl'hard. mentione,cV di maraiTi,cVdifcorpioni, OC al tri veleni che loro mefcolano,cV lo fanno nero, che pare vna pegola molto nera , delqual veleno io feci bruciar in Santa Marta vna quanti-» tàin vn luogo, due leghe 5C più fra terra, con gran quantità di freccie di m unitione nell'an- no 1 5 1 4 con tutta lacafa, nella quale ftaua detta munitione,nel tempo che v'arriuò Tarma- ta col Capitano Petrariasd'auila, mandato alladetta terra ferma , per il Re Catholico Don Ferdinando 4 Però percheà dietro s'è detto delmodo del mangiare , cV forte di vettoua- glie, quafi gl'Indiani delFIfole , fi fuftentano ad vn medefimo modo , come quelli della ter- raferma. dicp,che quan to al pane cofi è la verità, cV quanto alla maggior parte de frutti, cV pefei . nondimeno communemente in terra ferma fono più frutti, de credo più differen tie di pefei: hanno anchora molti Urani animali , cV vecelli, dd però aitanti che ad effa parti- colarità fi proceda, mi par che farà meglio dire alcune cofe delli villaggi, 8C caie, 8C cerimo- nie, cV coftumi de gl'Indiani , cV dipoi andrò difeorrendo per l'altre cofe che mi veranno a memoria, di quellegenti òC terre* Viaggi voi 3% g rj Degli M TA ■• ' 1 m 'A"'!'*' , k ■ ! i ("' '!'W) ;■■■■!. ' ; ; : : .v.ii ; ,f^:» : .Ì Ìli *'i'"rn j i V,,*' il ? I .'♦''Vi!»,* li ' : H* ''• 'V ■■'!.' ^'J 1)1 'il '^l 1 ( •I ! l ' '■ .'J 1 "' LI PA «i*> '■. SOMMARIO DELL'INDIE OCCIDENTALI J>e v? Indimi di terraferma, defroi cojìumt, Jomi eie Signori. l' • ' ' **| , '.■li ■ , |i| "' 1 1 " uii; , 'li; . », ,. |;|l.l , 1 1 1 te , ■ 1 ,'".! : , ; ini Quando •vno èchia imato Ca- lura. Habitano ^ppteflò le acque per amor depe fa. Come pi- gliai! le fai mancine. O uefti Indiani di terra ferma fono della medefima natura & colore che quelli dell Ifole; che dlfopra fono nominati Coronatile fono forri,ei grand! lenza dubio più di tutti gli al tri che Sdk parti habbia veduto,eccetto quelli dell'lfole delli Giganti,che fono poftì aU a parte dimezzo di dell'Ifola Spagnuola,appreiTo la coita di terra ferma : cY ùmilmente al. cuSrichelorochià^^ diarii che fino a fiora fi fappia,cV fono maggiori communemente delli Todefch , & fpecial- mentf mold di loro cofi huomini come dinne, fono molto alti. & fono tutti arcieri, coft ^mafchicomelefemincnontironopero conveleno. In terraferma^ principal Signor fi chTama n akune paro Queui, & in altre Cacique,* in altre Tiba ,& in altre Guafiro,* m SS di Cartiglia dell'oro che fi chiama Cueua, parlano cY hanno miglior lingua S alcuna altra parte, cY quefta prouincia é doue li Chriftiani hanno maggior dominio che in altra parte,perche tutto il detto paefe di Cueua,ouero la maggior parte tengono fog-j Jfogata rWual prouincia,vn huomo principale che habbia vaffa li A fiainfeno^ Sacfoue è chiamato Sacho. Quefto Sacho ha molti altri Indiani a fé (oggetti, che hanno terre cV luoghi,liquali fi chiaman Cabra,che fon come caualieri onero gentil huomini fepa fa TcMh^^^ re il Cacifue, il Sacho, & il Cabra hanno li fuoi nomi propri,. cV follmente le proumcie, fiumi cV valli,* ftanze doue habitano. hanno li fuoi nomi particolari. & il modo nel qua kvnìndianodibaiTaconditioneafcendeadeiTer Cabra, & acquifta quefto nome & nobi. tlé quandoin alcuna battaglia d'un Cacique,d Signorcontra alcuno altro fa qualche pruoua fegnalataA che fia ferito, fubito il Signor principale gli da il titolo di Cabla & gli dkèritéallaqual comandi, gli daterà ómagìUi^x^^^^e^^f^ per?uelche\ccinquelgiornoAdapoie>iuho^ lo cV sente commune, cY li figliuoli di tali valenti huomini fuccedeno nella nobiltà, dC gli minati Cabra, olire il fuo nome proprio le chiamano Efpaues, che vuol dire bignora, & fij milmente le mogli delli CaciquicV principali, fi chiaman Efpaues. _ Quefti Indiani hanno le fue ftanze, alcuni appreffo ilMare, altri vicine a qualche fiume : outt fonte d'acqua, doue [i polla pefcare,perche communemente la fusi pnncipal cV più or> dinariavettouaglsaéil pefee. cofi per die fono molto inclinati a tal cibo, come Parche a cilmente lo poifono hauere in abbondantia,cV meglio che faluaticine, ciò e Porci,* Cerai, che Gmflméte ammazzano * mangiano. Il modo come pefeano e conretnperche le hat no cV fanno fare molto bene di cottone, del qual la natura ha loro prouifto largamente , a perche ne hanno molti bofehi cV monti pieni, ma quello che loro vogliono far più biancc cV mÌ2liore,lo curano,cV piantanlo nelle fueftanze,ouero appreffo le fue cafe S>C luoghi ao uè habitano. Le faluaticine,cV porci prendono con lacci,cV reti armate,cV alcune volte vai , no cacciandogli^ gridandogli dietro 3 cV con quantità di gente gli ferrano, cV riducono n luoghi doue poifono con freccie cV mazze tratte vendergli,* dapoi morti^erche ^no han no coltegli da fcorticargli, gli fanno in quarti, il che fanno con pietre cV falli duri, * gli ar roftifeonofopra alcuni pali che mettono in forma di graticolatile loro chiamano barba coas con il fuoco di fotto. cV in quefto medefimo modo arroftifeono kpefci, per ciò chef fendo la detta terra in Clima cV regione naturalmente calida , benché la lia temperata per 1 diuina prouidentia, pure prefto fi guafta il pefee cY la carne, che no s arroftifoe il medeftrn. giorno che la s'ammazza. Io ho detto che la terra ènaturalmente calida, cV per proutde tia di Dio temperata,* è cofi. Non fenza caufa gli antichi hanno hauuta opinione che 1 torrida zona doue palla la linea dell'Equinoziale ila inabitabile, per hauer il Sole piudo minio in quel luogo,che in alcuna altra parte della Sphera,et ftar continuamente frali due tropici Cancro cV Capricorno ,& cofi fi vede cauando fotto, che lafuperncie della tern quanto è l'altezza d'unhuomoè temperata; dC in quel fpacio gli arbori & piarne sappi* #!*■ e ■ • './ canOj DEL S. GONZALO D'OVIEDO Si \ cano,né più abaffo pattano le radici, anzi in tal fpatio s'inzocchano, cV allargano, cV tato de più fpatio tègono di baffo co la radice , quanto occupano difopra coi rami, ne pattano più à iondo le dette radici, pche più abaffo lì truoua la terra caldiflìma , cV la fupfìcie di cucila, te- peratacVhumidamolto,fi pie molte acque che in qlla terra dal ciel calcano ne fuoitcpi or- dinari) tra l'anno,come p la grade quantità di grandi/Timi fiumi, torréti, fonti,8x: paludi: del li quali ben ha prouiilo a qlla terra il fuperno Signor che la formo» Sonuianchora molte afpre, cV alte montagne, Euui anchora téperato aere co fuaui fereni la notte, dellequali par- ticularità non ne hauendo notitia alcuna gli antichi, diceuano la detta Torrida zona, &: Li neaEquinottialc effer naturalméte inhabitabile,lequale tutte cofeio teflifico, 6V affermo co me teftimoniocheleha vedute, cV molto meglio mifi può credere, chea q'uelli che non hauendo veduto cola alcuna g cornatura hanno hauute opinioni cetrarie. E polla la co- tta del mar del Nort,cioé di Tramo tana nel detto golfo d'Vraba, cV nel porto del Dariédo- ue arriuano le naui che di Spagna vengono, in fette gradi et mezo, cV in fette, cV manco,&: da fei de mezo fino a otto , eccetto qualche punta che in traile in mare verfo fettentrione,' di quelle vene fono poche . quel che di quella terra, cV nuoua parte del mondo giace più ver- fo ti leuante e il capo di Santo Agoflino , ilquale e in otto gradi, fi che il detto golfo d'Vra- ba è lontano dalla detta Linea del Equinottiale da cento venti fino cento trenta leghe,cV tre quarti di lega,à ragiò di xvij leghe cYmezo,che fi còtano per ciafeun grado da polo à polo, &: cofi per piu,d poco manco va tutta la cofla,per laqual caufa nella città di S. Maria dell'an- tica del Darien, OC in tutto quel pareggio del fopradetto Golfo d'Vraba tutto il tempo del- l'anno fono i giorni cV le notti quali del tutto eguali,éV fé glie differentia alcuna in dette not ti dC giorni p quella poca di lontananza dall'equinottiale,e tato poca,che in vètriquattro ho re che e vn giorno natutale non fi conofee fé non per huomini fpecuIatiui,cV che intendo- no la fphera. Di li li vede la Tramòtana molto baffa.cV quado quelle flelle di detta Tramo tana, che fi chiaman i Guardiani fono di fotto del carro,lei non può vedere, pche effa e fot to l'orizon te: ma perche in quello libro non fono per dire il fico della . terra , patterò all'altre particulrità, come e flato mio principal defiderio 3C in tendone, lo ho detto di fopra che i à i fuoi ordinarif tempi in quella terra pioue.cV cofi e la verità, pche ve verno cV flate,al con trarlo di quello che e in Spagna,doue e il maggior freddo il Dicembre et Gennaio di ah iac oo cV pioggie,cV la fiate 3C il tempo del caldo per fan Giouàni,d il mefe di luglio . In Ga- ttiglia veraméte detta dell'oro è al oppofito. La fiate cV il tépo piuafeiutto dC fenza pioa- gie,e per Natale, cV vn mefe auanti,cV vn mefe poi. Il tempo veramente che pioue molto, è per fan Giouàni, vn mefe poi, tY quello iui fi chiama f inuerno,non già perche alHiora fac eia più freddo,né per Natale maggior caldo, effendo in quella parte fempre il tempo d'una manierala perche in quella flagione di pioggie non fi vedendo il Sole cofi ordinariaméte, par che a quel tempo dell'acque,le perfone fi riftringhino et fentino freddo, ancora che non vene ha. Li Caciqui cV Signori di quella gente tengono, cV pigliano quante moglie che vogliono,et ponendone hauer alcuna che gli piaccia & beIia,cffendo donne di buon paren tado cV figliuole d'huomini principali della fua natione, perche de foreiìieri, cV altre lingue non le prenderiano,con quelle fi maritano cV hanno per fauorite, ma non hauendo di cme- -fìe, pigliano diquellechemigliorglipaiono,cV il primo figliuolo che hanno effendo ma- ichio,quel fuccede nel Stato. Et mancando li figliuoli , le figliuole m agaio ri, h ereditano lequah maritano co fuoi principali vaffalli. Ma fé del maggior figliuolo faranno feminé dC non figliuoli mafchi,non hereditano,ma i mafehi della feconda figliuola fé ne farà, fucce- <ìono,pche fanno che i figliuoli diquella fono della fua generatione neceffariamente , fi che Si figliuoli di mia forella fono veraméte miei nepoti, doUe di quelli del fratello fé ne può ha- uere dubitanza . L'altre genti pigliano vna fola moglie cV non più, 5C quelle alcuna vol- ta lafciano, &C prendano altre,laqual cofa accade rare volte, ne pero a tal cofa bifogna molta occalione, fé non la volontà d'una parte, d vero di tutte adue, cV fpecialmente quando non par toniamo, & communementefono continenti della fua perfona,pur tutta volta vi fono anche molte,che volontariamente fi concedono à chi le richiede,maffimamente le principa li,lequal aa le medefime dicono che le donne nobili et fìgnore non debbbono ne^ar alcuna cola che le gli dimandi, non volendo effer villane, tutta volta le dette hanno nipeìto di non il mdcolare con gete baffa 3 eccettuado pero li Chrillian^perche conofcédogli valét'huomi- Doue/bno i giorni & le noeti c- guali. Verno. E (late. Quado pi© uc aliai. Li Caciqui & Signori pigliano cjuantemo glie voglio no. Le donne nobili fi re- putano ver gogna à ne garcolact» le gli do- mandi. Viaggi voi.; g 1J J ni, m ■>* -;■'■■ ,' m ili,».. ; i i 'hj . f ,.. ■■ ì .t ■ n • ''..-ìF •$$4Ì 7i*> ■'.. ,^H : " , •"■,♦'-' ■!>,tn 1 ■ * " ,-!'» . !.. :,v ti «I ■ ' *i J< 'II' i. ; ^i. '(il!,,,, li ■ ), ■$[■: l' I 'tyv'.f!'"' èli i ''' ''.! I,' il . •■ t>'; .11, Difperdo- noconvca heiba p pò teifi dai al- la lalciuia. Come fi co prmo gH huomini il membro. I Caribi fi pafcono di carne hu- mana. Xaugua & Bixa colo- li co che fi Tequina fono come Sacerdoti che fi confi glia no col cliauolo cf> chiamano Tuiia. SOMMARIO DELL'INDIE OCCIDENTALI ni alìtcnC infedeli, né hauédo rifpetto alcuno humano, fono ftati caufa che molti Indiani quali forfè fi farebbono potuti cóuertire et faluarfì,fi fono morti per diuerfe maniere cV forme,cY anchor che quefti tali non fi fuffero conuertiti, viuedo poteua- no effer vtili al feruitio di voftra Maeftà,cY giouameto alli Chriftiani,cY no ù farebbero dif- habitate totalméte alcune parti della terra,lequali g tal caufa fon quafi priue di géte,cY quel- li che di tal dano fono ftati caufa,chiamano il dishabitato pacifico. Io veramente lo chiamo diftrutto,perd in quella parte ben fatisfatto il Signor Dio,cV il mondo della fanta intétion, & opera di voftra Maefta\hauédo con cóTiglio di molti Theologi,cV dottori , cV perfone in telligéti,prouifto,cV rimediato co la giuftitia a tutto quello ch'è flato poflìbile,8c" molto più hora con la nuoua riformatione del Tuo confìglio regale dell'Indie: effendoui tali prelati, 8t" tanti huomini detti canonifti,cV legifti,cY di tata integrità cV boiacche fpero nel fignor Dio che tutti gli errori fin a hora cómeili per quelli che di li fono pattati, per la prudétia delli det ti s'emenderanno,cY per l'auenire indirizzerano, di modo che'l noftro fignor Iddio né fari feruito, cV vofta Maeftà fìmilmente, augumentando cV faccendo ricchi quefti fuoi regni di Spagna,per la gradiflìma ricchezza,che Iddio à quella terra ha conceffo,et fin hora feruata, accio voftra Maeftà fia vniuerfalé Oc vnico Monarcha del mondo. Hor tornado al propo- nto del Tequina che gl'Indiani tengono, & quello per parlare co'I diauolo,per mani 8C cofi glio delquale,fi fanno quei diabolici facrifìcij,coftumi,cY cerimonie de gl'Indiani. Dico che gli antichi Romani,Greci, Troiani, Aleflandro,Dario,&: al tri principi antichi, eccettuati li Chriftiani, fumo in quefti errori cV fuperftitioni, effendo anchor loro gouernadi da quelli fuoi indouini, cV tanto fuggietti a gli errori, cV vanità, dC conietture de fuoi pazzi facrificij, nelliqualt adoperandofì il diauolo,alcune volte gli accertaua,cY prediceua tal cofa,che dipoi aueniua fenza faper altra |mu cer tezza,fe non quanto il cómmune auerfario della natura hu «nana gl'infegnaua,perCondurgliaperditione. cVnongli fuccedendo alle volte quel che primahaueano detto, dauano dolerle efpofitioni alle loro ofcurecVdubbioferipofte, cV di- cendo gli Dei effer con loro indegnati. Dapoi che voftra Maeftà è in quella città di Tole- do, arriuo v qui nel mefe diNouembreil Pilotto Stefano Gomez , ilquale nell'anno panato del 1 5*4 per comandamento di voftra Maeftà,nauigo N alla parte di Tramontana,cVtroud gran parte di terra continouata à quella che fi chiama dellos Bachallaos,difcorrendo|à occu déte,cV giace in 40, cV 4 1 grado,& cofi poco più cV meno, delqual loco menci alcuni India ni, cV né fono al prefente in quella cittsi, liquali fono di maggior gradezza di quelli di terra ferma, fecondo checommunemente fono, percheanchora il detto Pilotto ditte hauer villo molti,che fono tutti di quella medefima grandezza,il color veraméte é come quelli di terra ferma, fono grandi arcieri , cY vanno coperti di pelle d'animali faluatichi , & altri animali. Sono in quella terra eccellenti martori dC zibellini , cV altre ricche fodere, delle quali ne porto" alcune pelle il detto Pilotto, Hanno argento, cV rame, cV fecondo che dicono que- fti Indiani, & con fegni fanno intendere, adorano il Sole cV la Luna, anche hanno altre Idolatrie, 8C errori come quelli di terra ferma ♦ Hor lafciando quello da parte ,cV tornare- mo à continuouare nelli coftumi,& errori de grindiani,delliquali prima narrauamo, é da faper che in molti luoghi di terra ferma,quando alcun Cacique, o v Signor principal muore, tutti li più domeftici (èruitori, cV donne di cafa fua , che continouamente lo feruiuano, , s^ammazzano,perche hanno opinione,cV cofi gli ha dato ad intédere il Tuira,chequel che Caciqui s ammazza quando il Cacique muore, va con lui al cielo, dC in quel luogo lo ferue in dargli Viaggi voi, 3% g air) mangiare come s am mazzino nella mor- te de loro $V m < M É 'Mì'iiK''' • i gì*. I . \ * . ' ,1 ; ni il ,i ' : ' ■'■■■&" ', ' » .,'•■ :"" >. I , »l '.Il li' vi t pillili : -:„ ■■ ,'• '■fa Si • k 4 ,, ' !| ',■ y!. ,y,l T -, !' ■•'' '■'"<; •« ■Vr r*«! V'Ir" ;v *=■■ •Sii ■T n *n l'i. i! ■..'Mi- lli | , li !"""' T:"ìl j Anchora i Contadini samazza - nop amor de caciqui. & clou e gli {èpeliftono ■Si con che. Come di- pingono il Tuira. Il Tuira fa ■venir Thau rachan, ciò è la tempc- fta. Come fec- canoi cor- pi deCaci- SOMMARIO DELL'INDIE OCCIDENTALI mangiare obere,ouc dimorerà fempre,effercitando quel iftctfo ofnao,che qua viuehdo ha uea in caia di tal Cacique,cV: quello che quefto non fa,quando poi muore di tua morte natu rale,d vero altra: infleme co" il corpo muore la fua anima, cV che tutti gli altri Indiani,et iutv diti di detto Cacique quado muoiono fimilméte col corpo muore l'anima,et cofi finifeono, dC fi cóuertono in aere, dC diuentano niente come il porco, d vccello,d pefce,d vero altra co fa animata^ quefta preminentia hano cV godono folamente li feruitori cV familiari che fer ulano alla cafa del principal Cacique in alcuno fuo feruitio, 6C da quefta falfa opinion natee che Umilmente quelli che attendeuano a feminargli il pane,d raccorlo,per godere di quella prerogatiua s'ammazzano, cV fanno fotterrare feco vn poco di Mahiz, cV vna mazza pic- cola , dC dicono gl'Indiani che quello portano, che fé per cafo nel cielo gli mancane femen- za- n'abbiano quel poco per dar principio al fuo effercitio,fìn tato che il Tuira che tutte qué fte triftitie gli da a intendergli prouegga di maggior quatità di femenza, Quefto ho ve duto ben io nella fommità delle montagne di Guaturo, doue tenédo prigion il Cacique di quella prouincia, che s'era ribellato dal feruitio di voftra Maefta\ 6* domandandogli di cui erano alcune fepolture polle nella fua cafa, mi rifpofe che erano d'alcuni Indiani che s'era- no vecifi nella morte del Cacique fuo padre, BC perche molte volte hanno in coftume fepe> [irgli con molta quantità' d'oro lauorato: feci aprir due fepoltureydentrp lequali Ù troudil Mahiz ; cV la mazza che di fopra ho detto,et domadato la caufa al detto Cacique et altri fuoi Indiani,diifero che quelli che iui erano fepolti: erano lauoratori di terra,cY perfone che fapc uano feminare cV raccorre il pane,SC erano ftati feruitori del padre,& perche non rnoriikrc le fue animecon li corpi, s'erano vecifi nella morte del padre,cV haueuano quel Mahiz, à mazza per feminarlo nel cielo: alli quali io ditti, guardate come il Tuira v'inganna, cV tut to quello che vi da ad intendere è falfo: che dapoi tanto tepo chequeftiiòno morti anchoi non hanno portato il Mahiz cV mazza, ma e v diuentato marcio: ne vale più cofa alcuna, & manco l'hanno feminato nel cielo, à quefto rifpofe il Cacique , che non hauendolo porta to:era perche ne douieno hauer trouato di fopra nel cielo, cV di quefto non haueano hauu to di bifogno, à quefto errore gli fumo dette molte cofe, le quali pero fono di poco gioua mento a rimuouergli di tal fue falfe opinioni, et fpecialmente quelli che fi truouano m qu< che età,effendo prefi dal diauolo , ilqual dell'iftefla forma che gli appare quando gli parla, - dipinto da loro di colori, cV di molte maniere, umilmente lo fanno doro di rilieuo,8t* l'in tagliano in legno molto fpauenteuole fempre,& brutto, & tanto Urano come di qui coftu mano li Pittori dipingerlo alli piedi di fanto Michel Archangelo^d vero in altra parte, ou più fpauenteuole lo vogliono figurare, Similmente quado il demonio gli vuole fpauétai gli promette il Haurachan che vuol dire tèpefta Jequalifatanto gradi che rouinanocafe, e" caua di molti &Ù gradi arbori, 8C io ho villo monti pieni d'arbori molto gradi dC fpeffiinip ciò di mezza lega cV d'vn quarto di lega efler tutto il motefotto fopra,et ruinati tutti gli ai bori, piccoli,6Y grandi,cV molti di quelli cauati con tutte le radici di fopra la terra,cofa tant fpauentofa à vedere che fenza dubbio par fatta per mano del demonio , nifi può guardai fenza paura. In quefto cafo debbono contéplar li Chriftiani,cV con molta ragione,che i tutte alle parti doue e ripofto il fanto Sacrameto già mai più fon fiatili detti Haurachani \ tépefta di quella qualità,né che fiano pericolofe come foleano* Similmente in alcune pat della detta terra ferma e v coftume tra li Caciqui che quando muoiono prendono il corpo d Cacique e l'appoggiano fopra vn faffo ouer legno,intorno delqual,moito appreiIo,guarc do pero che ne la bracia, ne v la riama tocchi il corpo del defunto, accèdono vn gran fuoco i contmuo,fin tato che tutto il graffo cV humidità gli efce,per l'vnghiedellipiediA delle ir ni, cV va in fudore,& s'afeiuga di modo che la pelle ^attaccai glioffi,cV tutta la polpa dC ca ne li cófuma,etpoi checofi è afeiuteo lenza aprirlo che nò bifogna, lo mettono in vna par Separata della fua cafa doue e anche il corpo del padre di tal Cacique che per auàti in quel medefima forma era ftato pollo, cV cofi vedendofi la quantità dC numero delli morti,-!! c< gnofee quanti fignori ha hauuto quel ftato,cV qual fufigliuolo deiraltro,effendo iui polli ordine,cV dicono che quado muore alcuno Cacique in alcuna battaglia di mare d di terra, che lia rimano in parte cheli fuoi non habbiano potuto portar il fuo corpo nel fuo paefe, i metterlo doue anco (ono gli altri fuoi Caciqui,cV manca in qfto numero,accio vi refti # 1 memoria no hauédo lettere :fubito fanno che li fuoi figliuoli imparino, & fappino minut niente H . DEL S. GONZALO D'OVIEDO 53 K mente la maniera della morte,& la caufà,perche non fumo fai polti,cY quella cantano nelle fue canzóni che lor chiamano Areytos* Onde poi che di fopra dilli che non hanno lettere, anzi mi dimenticai dire che di quelle flupifcono, dico che quando alcuno chriftiano fcriue mandando g alcuno Indiano adalcuna perfona che fla in altreparti,ouer lontano da quello che gli fcriue la lettera,prédono tata admiratione vedere che la carta dice in altro Ioco,quel- lo che vuole il chriftiano che la manda,cV con tanto rifpetto cV cura la portano , che gli pare che la carta Umilmente fapra dire quello che per camino al portatore farà occorfo,cY alcune volte quelli di manco intelletto penfano che l'habbia anima/Tornando hora al Areytos, di co che e di quella forte* Quando li detti vogliono darli piacere cV cantare, fi mette infieme vna compagnia d'huomini cY di donne,cY piglionfi per mano,et vno gli guida,alqual dico no che lui fia il Tequina,cioe maeftro,cV quello che gli guida,d fia huomo d fìa donna,và al cuni palfi auanti,cY alcuni in dietro,à modo proprio di contrapaffo,cY in quello modo van no intorno, cV dice coilui cantando in voce baffa,ouer alquanto moderata , quello che gli vien nella mente,cV commoda il canto con li palli, cY poi che lui ha cantato, tutta l'altra mol riardine gli rifponde,laqual con il medefimo contrapaifo cV canto gli van dietro,ma co vo- ce più alta,cV durano quelle fue felle tre cV quattro hore, 5>C alle volte da vn giorno all'altro, nelqual tempo vanno altre perfone lor dietro , dandogli da bere vn vino che lor chiamano Chicha,del qual più àbaffo farà fatta mentione,cV tanto beono, che molte volte fi imbriaca no,di forte che reflano come fenza fentimento,cY cofi imbriachi dicono come morirono li fuoi Caciqui,come di fopra è detto,c\T fimilmente molte altre cofe, come meglio viene loro nella fantafìa* cV molte volte ordifcono tradimenti contra chi vogliono , dC alcuna volta mutano il Tequina,d maeflro che guida il ballo, cV quel che di nuouo guida la danza m u ta al tuono e'1 contra paflb cV le parole* Quella forte di ballar cantando (fecondo che io ho detto)fi aflìmiglia molto alla forma de cantiche vfano li lauoratori cV gente di villa, quan- do nella Hate fi mettono infìeme,h uomini cV donne, con li Cembali nelli fuoi foiiazzi * Ho villo anchora quella iflelTa foggia cV modo di cantar ballando, in Fiandra» Et perche nò" midimétichi di dir che cofa è quella Chicha,d vino che beono, cY come lo ^ fanno* dico che predono il grano del mahiz,fecondo la quantità che voglion far di quella Chicha,cV lo mettono in molle in acqua., doue Ila fin che comincia à dar f uora ,et ch'el gon- fia, cV mette alcuni rampollettiin quella parte che il grano ftaua attaccato nella pannocchia diche nacque: cY dapoi che e v cofi ilagionato lo cuocono in acqua, cV poi che ha hauuti alcu ni bollori,leuano la caldiera,nellaqual fi cuoce,dal fuocho,cV ripofafi, cV q uel giorno non è da bere,ma il fecondo di" comincia à ripofar,cY fi può bere, il terzo è boniilimo , perche Ha totalméte ripofato,il quarto molto meglio: cY paffato il quinto giorno, comincia à farfi ace- toni fello piu,il fettimo non fi può bere, cY per quella caufa tempre nefanno tato che gli ba- fti,fin che fi guaili* Pero nel tepo che è buono,€ v di molto miglior fasore che la Sydra,d vin ài pome,cY al mio guflo,cY di molti e miglior che la Ceruofa,cY è molto più fano cY tépera to,cY gl'Indiani hanno quella beuanda per principal fofteniméto, cY non hano cofa che gli tenga più fani cY graffi. Le càfe,nellequal quelli Indiani habitano,fono di diuerfe maniere alcune fono tonde come vn padiglione, cY quella foggia di cafa fi chiama Caney* e v vn'altra maniera di cafe nell'Ifola Spagnuola il tetto delle quali pioue à due acque, cY quelle chiama no I terra ferma Buhyo* èV l'una cY l'altra fono di molto buoni legnami, cY gli pareti di den- tro di canne legate con befuchi,che fono certi legami , d coreggie rotonde, che nafeono ap- piccate à grandi arbori,cY abbracciati con elfi. cY ne fono di grolle cV fonili come le voglio- no,cY alcuna volta le sfendono,cY fanno tali,come loro hanno dibifogno per legar li legnai mi,& legature di cafa,cY li parieti fono di canne congiunte vna con i'altra,rttte in terra quat tro cY cinque dita fotto , cV vengono fuora, cY fanno vn certo pariete d'effe, buono cY bello a vedere* In cima,fono ledette cafe coperte di paglia , d d'herba lunga, cY molto buona cY ben meffa,cY dura affai, cY no pioue nelle cafe,anzi fon cofi ben coperte per iicurtà d'acqua, come fono li coppi* Quello befucho con ilqual legano e v molto buono peilo, cY trattone il fugo,del qual beuendo gl'Indiani fi purgano,cY anche alcuni chriiliani hanno prefa que- fta purgatione,qual gli è Hata di giouameto,cY hagli fanati,nó e cofa pericolofa, né violéta* Quello modo di coprir cafe,è alla fimilitudine del coprirle cafe cY ville di Fiadra,cY qual fia il migliore , d meglio fatto , credo che quelle dell'Indie fuperino l'altre , perche la paglia, d nerba Areytos vna canzo- na. II modo de cantar l'A- reytos. Vino chia- mato Chi- cha & co- me fi fàccia La foggia delle calè. ft'M 1 ■ % ■ • 1 ilv '&, 1 (urti ' ', , J'Jjl ■:, ' ', >H| . ■'! :'' ' .,, ,'.!,',.•. ,,, il: ,:.i, > fcfi*-!: -«l'ili ; ..'7 ■ "'»1n : ! .Iifiiii . V i 4 ' . i '], ,; ' ''^'^'''C'fl ! ' i ' ' h " i ' •l'i ,'r''' 1 i 11 1 .41 , : '. fi "! Pì ■'•,'■' il' , lo, '< .""< I 1 Cafe (opra alberi & ne paludi. li : i \i i« 5'vfiiHii ■' )ì:|."f ^ ' ''.li 1 ■'■ ,; . ■" un'altra ior te di calè lo pra le pal- me de fiu- mi. Del modo dell'habita re. Hamacas li letti. i SOMMARIO DELL'INDIE OCCIDENTALI herba è miglior di quella di fiandra. Li chriftiani fanno horamai quefte cafe in duoi folari, C cY con balconi,perche fanno farle con inchiauature,cY con tauole molto buone,di forte,che qual i'i voglia gran Signor,fi può in alcuna d'effe molto ben, & largamele alloggiare à fuo buon piacerei io n'ho fatto far vna tra l'altre, nella città di Santa Maria antica del Darien, qual mi coiìó più di mille cY cinquecéto caftigliani 3 cV e di forte , che io potria accettar ogni Signore,cY molto commodamentealloggiarlo,reftandomene parte, doue anchora io po- tette habitare, nella qual fono molte ftanze,cY in folaro, cV abbaffo, cV ha il fuo giardino co molti aranci dolci U garbi:cedri,cY limoni (delle qual cok già ne molta quantità nelle Cafe delli chriftiani) cV per vna parte del detto giardino corre vn bel fiume. Il fìto émoltogra tio(o,8C fano,con boniffimo aere, Oc con vna bella vifta fopra quel fiume, cV la terra quado noi chriftiani andammo ad habitarui,fu abbandonata dalli primi habitatori , per difordine cV difetto di quelli,che ne dettero caufa: liquali qui non voglio nominar : perciò che voftra Maeftà ha prouifto dC ordinato con il fuo real coflglio deH'lndie,che fi facci giuftitia,cY fia- no fatisfatti quelli che hanno patito,cV Iddio guiderà il tutto,fecondo la fanta intentione di voftra Maeftà, Seguitado hora la terza maniera di cafe,dico che nella prouincia di Abray me, che è nella detta Cartiglia dell'oro,cV anche li intorno,fono molte ville d'Indiani che ha bitano fopra arbori,cV in cima di quelli hanno le fue cafe OC habitationi,et per ciafeuna fatta vna camera nella qual viuono co fue mogliere cV figliuoli, cV fopra detti arbori monta vna donna co fuoi figliuoli in braccio, come andaffe per terra piana per certi fcaloni che hanno legati ali'arbore,con Befuco o con legacci di corda di Befuco. Da baffo tutto il terreno è pa ludofo,d'acqua baffa di manco della ftatura d'un huomo,cY in alcune parti di quefti laghi,'d paludi doue e v maggior fondo,tegono Canoas,che fono vna certa foggia di barche, che fon fatte d'un arboro incauato,della grandezza che la vogliono hauer : co lequali vanno in ter- ra afeiuttaà feminar li fuoi Mahizali,yucca, Batatas,cY Aies, &T altre cofe, che hanno per il viuerloro,cV di quella maniera s'hanno fatto gl'Indiani in quefti luoghi le fue ftanze, per ftar più ficuri da gli animaIi,cV beftie faluatiche,cY dalli fuoi inimici, cY piuforti,cV fenza fo (petto del fuoco, Quefti Indiani non fono arcieri, ma combattono con mazze, delle quali n'hanno fempre gran quantità fatte,per poterfi difendere^lequali faluano in quefte camere ouer cafe,con lequali fi difendono,^ offendono li fuoi inimici, Sonui vn'altra forte di ca- fe,fpetialmente nel fiume grande di San Giouanni,che per auati fi diffe, ch'entra in mar nei golfo d' Vraba: nel mezzo del qual fiume fon molte palme nate vna apprèffo l'altra,-& fo- pra quelle nella fommità fono le cafe fabricate fecondo che di fopra è detto d'Abfayme,cY affai maggiori,cY doue fono molti habitatori infieme,cY tengono le fue lettiere legate allt piedi delle dette palme,per feruirfi della terra , cV vfeir cV intrar quando gli piace , cV quefte palme fono tanto dure cV difficili à tagliarfi per effer forti, che co gran difficultà fé gli puoi far danno. Quefti che ftanno in quefte cafenel detto fiume , cóbattono anchora loro cori mazze, cV li chriftiani che v'arriuoronò con il Capitano Vafco Nunez di Balboa, cY altri capitani riceuetteno gran danno,nè alcuno poteron far a gl'Indiani,cV tornoròno con per- dita cV morte di gran parte della gente: cYquefto bafti quanto almodo delle cafe» ma nel- l'habitar infieme delle ville d terre , fon differenti , perche alcune terre fono maggiori delle altre,in alcune prouincie,cY communemente la maggior parte habitano feparati per le val- li cY per le riuiere, in alcuni luoghi ftanno in alto , in altri apprèffo li fiumi, cY alcuna volta lontani l'vn dall'altro, come fono li cafoni in bifcaglia,cY nelle montagne che fono cafe vna feparata dall'altra, nondimeno molte delle dette, con gran paefe è lòtto l'obedientiad'un Cacique,ilqual fopra modo evbiditocVriueritodallafua gente , cV molto ben feruito, 8C quando il detto mangia alla campagna ouer in cafa, tutto quello che è da mangiar gli metto no dauanti,cY lui lo diftribuifee à gli altri , cV da à ciafeuno quel che gli piace. Continua- mente ha huomini deputati che gli feminano , cV altri per andar alla caccia , cV altri che per . lui vanno à pefcare,c\: alcuna volta s'occupa in quefte cofe,d ih quel che più gli da piacere: pur che non fìa occupato in guerra. Li letti fopra liquali dormono , fi chiamano Hama- cas,cV fono certe coperte di cottone , molto ben telline, cV di buona cV bella tela, 8C alcune d'effe fottili,di due d tre braccia di lunghezza , cV alquanto più ftrette che lunge, 8C al capo fono piene di cordoni lunghi di Cabuya cV di Henequen» Laqual u DEL S, GONZALO D'OVIEDO 54 Laqual maniera di filo , de la Tua diife- renda dipoi fi dira, de qfti fili fono lini- ghi,et cogiungonfi infìeme,&: ferranti, 8>C fanno al capo al modo d'una Tacco- la , come la Taccola, che è in capo della corda d'una baleftra. de cofì fornifeono, dC quella legano ad vn'arbore, de l'altro capo advn'altro co corde di cottone c'M chiamano Hicos,et reità il letto in aere quattro d cinqj pai-' mi alzato da terra, in modo di fròba,et è molto buon dor- mire in tali letti, dC _. fono molto netti,et ^ÈÈl per effer l'aere tépe- ~ ratononbifognate tóv-i 3&t-^=^ ner altra contadi To pra, vero e che dor- médo i alcuna mon tagna doue faccia freddo, ouer ritro- uandofi l'huomo 12 bagnato , fogliono metter carboni di uoco fotto le Hamacas,cioè letti g fcaldarfi* Et quelle corde co Iequali fi fa la faccola, ouer 1 fin di detti letti,fono certe corde intorchiate, de ben fatte della groiiezza che fi couiene, di nolto buon cottone, de quando non dormono alla campagna, doue fi può legare da vn'ar- >oreall'altro,madotmonoincafa,legano lilettidavnpilaftro all'altro, cYfemprehanoluo rp da tirargli de collocargli. Sono molto grandi natatori communemente tutti gl'indiani :ofìglihuomini comeledonne:perchecome nafeono continuamente vanno nell'acqua, ie x di quello altramente dirò , hauendone di fopra à baftanza detto doue fi narro della ma- n'era che nell'Ifola di Cuba de Iamayca prendono gl'Indiani le oche* Quelle che di fopra iiffi delli fili della Cabuya,cV del Henequen,&: doue mi offerfi particularmete narrare, è in quefto modo,che certe foglie d'un herba che è come gigli gialli, ó ghiacciuoli , fanno que- ìi fili di Cabuya cV Henequen,che tutto è vna colà, eccetto che'l Henequen è più Toltile, de FafTi del miglior della materia, de è come il lino,l'altro è più groifo, de e come vn lucignuolo di canapai a cóparation dell'altro è più imperfetto* Il color è come biondo : tr uouafene mchoradel bianco» Con l'Henequcn che è il più fottil filo, tagliano gl'Indiani vn paio di zeppi di ferro,ó vn bafton di ferro,in quefto modo* Muouono il filo del Henequen di fo pra il ferro qualvoglion tagliare, come vno che Tega , tirando de mollando da vna mano yerfo l'altra,buttando arena molto minuta fopra il filo,d nel luogo, 6 parte doue vanno fre- gando il detto fiì con il ferro,cV fé il filo fi confuma lo mutano , de mettono del fìl che Ila in- tero òVXaldOjCYà quefto modo feganovn ferro pergroffo che ila, de lo tagliano , come fé fuffe vna cofa tenera dC facile i tagliare* Similmente mi vkn à memoria vna co fa che ho guardato Net Gap. 8. Del filo di Cabuya & Henequen col qual ta- gliano il fer L'odo Sila refta molto girello. , ti/ I Pi I' -..l'i, ■ wrw. * ili Ìì li • 1. .'.,.•/ fi jJl';.;, ;* :tvK, ;,.■■«.;:: • .ijm ■.■:■■ ■ il ■;'(• : '"' : >H ;, 'ÌÌ i 1 i v i* r 'li ì ■ >.- v . / * i WS ' I ' ,' »!' '"Il I ■k # ,; I il 1 :;: i»;..-!' IT'V" 1 •'» *" •!« dui fm i I « - /il , ■ , ' q mm * ^t .'.' mirti ''ÌJ'. H If ;' ;":j ! ; (j i i 1 ■ ! ; : t • '; ,Mi! ii i N i' ,i| l,- pi,cY forti di gabe,cV ben armati di que denti che fi chiamano canini,cV vnghie, 6Y fono fie- ri di tal forte che à mio parer non è alcun leon real,delli molto grandi, che ha né tanto forte, ne tanto fiero* Di quefti animali, molti fi truouano in terra ferma , liquali mangiano affai Indiani, cY fanno molto danno* pur non mi determino io d'affermare, che fiano Tigri, ve- dendo quello,che fi fcriue della leggierezza del Tigre, cV quel che fi vede della pigrezza di quefti che fi chiamano Tigri in India* Vero è,che fecondo le marauiglie del mondo,cY le differente, che le co fé create hanno più in vn paefe che in l'altro , fecondo le diuerfità delle prouincie,cV conftellationi,dalìe quali fono create, vediamo che le piante che fon nociue in vn paefe,fono fané &C vtili in altri,et gli vccelli,che in vna prouincia fono di buon fapore,in altra non fi magiano : cV gli huomini che in alcuna parte fono negri,in altre prouincie fono bianchi,cV quefti cV quelli fono huomini* Cofi potria medefimaméte effere, che li Tigri fuffero in alcuna region leggieri , come i'i fcriuono , & che in ìndia, di voftra Maeftà , della qual qui fi parla,fuflero pigri cV graui* Gli huomini in alcuni regni fono animofi,cY di mol to ardiméto,cV in altri naturalmente timidi cV vili* Tutte quelle cofe,cV altre molte,che fi potriano dire à quello propofko , fono facili a prouare , cY molto degne d effer credute da quefti che hanno letto,o x fono andati per il mondo,alliquali la propria villa hauera infegna io l'efperientiadi quel ch'io dico* Cofamanifefta e che la yuca, della qual fi fa pane nelllfo- la Spagnuola,ha forza d'ammazzare con il fugo fuo , cVche non s'ardifee mangiar verde: pure in terrra ferma non ha tal proprietà, perche io n'ho mangiato molte volte, dC è molto buon frutto. Lenottole,ouer pipiftrelliin Spagna, anchor che becchino, non ammazza no né fono venenofi, ma in terraferma moriron molti huomini di morfi loro, (come nel fuo loco fi dirà) cV cofi di quella forma fi potriano dir tante cofe, che no ne baftaria il tempo dileggerle,ma il fin mio è dir che quello animale potria effer Tigre,cV non effere pero della leggierezza de Tigri,delli quali parla Plinio,cV altri autori* Quefti di terra ferma facilme a che mo- te fono ammazzati molte volte dalli baleftrieri à quello modo* Subito che il baleftriero ha do fi piglia conofcimento,cY fa doue va alcun di quelli Tigrfjo va à cercar con la fua baleftra,cV con vn no l Tl 8"* can picciolo feugio,cY no con leuriengche fubito ammazza il cane che s'attacca con lui,per che e animale molto armato,cV di grandiffìma forza* il feugio fi come lo truoua,va atorno abbaiando,morfecchiando,cY fuggerido,cY tanto lo molefta che lo fa montar fui primo ar- bore che in quel luogo fi truoui,eY il detto Tigre g la moleftia,che gli da il detto cane,mon- ta ad aìto,cV li ferma,cY il cane al pie de l'arbore abbaiandogli,*^ il Tigre digrignado,cY mo flrando li denti* arriua il baleftriero, cV dodici o quindici palli lontano gli tira con la baie- flra,cY gli da nel petto,cV fi mette à fuggire* cY il detto Tigre refta col fuo trauaglio cY ferf- ta,mordendo la terra,cY arbori» Et dapoi in fpatio di due d tre hore,d altro di , torna il cac ciator \i\QC co il can fubito lo truoua doue e morto» Nell'anno 1 5 2 z» Io & altri reggitori della città di S,Maria dell'antiqua del Darien, facemmo nelnoftro capitolo 8C congrega- tione vno brdine,nel qual promettono quattro ó cinque pefi d'oro à quel che ammazzai fé qual fi voglia Tigre di quelli* cY per quello premio furono ammazzati molti diloro in breue tempo nel modo detto di fopra,£Y con lacci medefimamente* Per mia oppenion, né tégo,né lafcio di tener per Tigri quefti tali animali,d per panthera,d altro di quelli,delli qua li se fcritto effer nel numero di quelli,che hanno il pelo maculofo,d per auentura altro nuo uo animale,che medefimamente e maculato cY non e v nel numero di quelli 3 delli quali e flato W !.. m- .. fcritto, _' ' \ !►!*),■ ■'. ;■;"'; •fe'if'» 1 -! 1 :: 'l'I'"' ir ti ,' 'wtR 1 ' ' ' -III i ■!»•' r-'S ,ivf-.-" ;!l V 'Jgi: iSkssBi ' ' ^ ; .■il ■ " ' vìi i Il "II, ni mi l'animai JSeori„ SOMMARIO DELL'INDIE OCCIDENTALI fcritto,perche di molti animali che fono in quelle parti,cV tra quelli di quefti defli quali par- larono del più di loro,neffun fcrittor antiquo feppe cofa alcuna,per effer in parte,et terra che fin alli noftri tempi era incognita,cV della qual non faceua mention alcuna la cofmographia di Ptotomeo,ne altra,fìno che l'AdmiranteDon Chriftophoro Colombo ce la infegnd:co fa per certo più degna dC fenza comparation maggiore che non fu, che Hercole deffe intra- ta al mar Mediterraneo nel Oceano , poi che li greci fino à lui mai non l'hauean faputo:& di qui viene quella fauola,che dice,che li monti Calpe 6C Abila che fon quelli, che nel furet- to di Gibilterra,l'un in Spagna,l'altro in Africa fon oppofiti, l'un all'altro eran cògiunti,&: che Hercole gli aperfe,cY diede per quel luogo l'entrata al mar Mediterranée,^ mede le lue colonne lequali voftra Maeftà porta per imprefa, con quelle fue parole plvs v l t r a * Parole in vero degne di fi grande 8C vniuerfal Imperadore, OC non conuenienti ad alcun al- tro principe,dapoi che in parti tanto ftrane,&: tante migliaia di leghe più innanzi che doue Hercole,cV tutti li principi dell'uniuerfo mai hanno arriuato,le ha pofte voftra Sacra Catho lica Maefta\ Et per certo Signor,anchora che à Colombo fi fuffe fatto vna ftatua d'oro,nó haueriano penfato gli antiqui d'hauerlo pagato,fe fulTe flato alli loro tepi» Tornando alla materia cominciata: dico,che del modo OC fattion di quello animale,dapoi che voftra Mae- ftà l'ha vifto,cV al prefente è viuo in quefta citta di Toledo,non è bifogno fi dica più di quel lo è detto,pur il guardian di leoni di voftra Maeftà , che ha pigliato carico di dimefticarlo, potria metter la faticha fua in altra cofa che gli fufte più vtile per la fua vita,perche quefto Ti gre e giouane,cV ogni giorno farà più forte cV fiero, cV le gli raddoppiata la rrsalitia» Que- fto animale chiamano gl'Indiani Ochi,cV fpecialmente in terra ferma, nella prouincia che iì Catholico Re Don Ferdinando comadó fì chiamaffe Cartiglia dell'oro» Dapoi fcritto que fto molti di,fucceffe che quefto Tigre del quale riabbiamo fatto mentione di fopra volfe-am m azzar quello che lo gouernaua ilquale già l'hauea cauato della!gabbia,et l'hauea fatto mol to domeftico,cV lo teneua legato con vna corda molto fottile,cx: hauealotanto familiare,che mi marauigliauo di vederlo* ma no fenza certa fede che quefta amiftà hauea adurar poco, in fin che vn df fu per ammazzar quello, che ne teneua la cura,cV di lf à poco tempo mori' il detto Tigre,ouero l'aiutarono à morir , perche in verità' quelli animali nò fono da ftar fra gente,effendo feroei,cV di fua propria natura indomabili* DelBeon. Cdp. XII. Li Chriftiani che vanno fn terra ferma,chiamano Danta vn' animale , eh e gl'Indiani no- minano Beori,perche le pelli di quefti animali fon molto groffe,ma non fon Danta, cV cofi hanno dato quefto nome di Danta al Beori, tanto impropriamente, quanto all'Ochi quello del Tigre* Quefti animali Beori , è della grandezza d'una mula mediocre , cV il pelo è berrettino molto fcuro,cV più folto di quello del bufalo, cV non ha corni,anchora che alcuni Io chiamano vacca» è molto buona carne,ben che fia alquanto più molliccia che quella del bue di Spagna» Li piedi, di quefto animale fono buoni a mangiare,& molto faporofi: fal- uo che è neceffario che bollino venti quattro hore» liquali cotti co quefto tempo fono vna viuanda da dar à ciafeuno che iì diletti di mangiar cofa di buon fapore 3 c\: buona digeftione. Siammazzano quefti Beori con cani, cV dapoi che fono attaccati , bifogna che! cacciator con molta diligentia ferifea quefto animale,auanti ch'entri nell'acqua, fé per auentura ne e li intorno,perche dapoi che è entrato in quella,fi difende dalli cani,&T gli ammazza con gran di morsicature» 6( accade fpeffo che leua via vnjpiede con la fpalla ad vn leuriero,cV ad vn'- altro porta via vn palmo OC duoi della pelle,cofi come ii fcorticaffero,cV io l'ho vMo cV Fune cV l'altro» ilche non fanno tanto con fua ficurtafuora dell'acqua» Fin a h ora le pelli di que fto animale non fi fon fapute conciare,né di loro fi vagliono li chriftiani: perche non le fan- no governare» ma però fono cofi groffe,o x più di quelle de bufali» DelGdtto cernìero* Cdp. XIII. Il Gatto Ceruieroe v molto fiero animale, è di maniera , fattezza cY colore come Iigatti berrettini domeftici,che tenghiamo in cafa, ma fono grandi , ó v maggiori che li Tigri, delli quali di fopra e fatta mentione» Et e v il più feroce animale, che fia in quelle parti,cV del qua- le li Chriftiani più temono 3 et molto più veloce di tutti gli altroché fin ì hora in quelle parti fi fìano veduti* De Leoni DEL S, GONZALO D'OVIEDO ' De L eoni reali. Cdp. XII IL In terra ferma fono Leoni reali,no più né manco di quelli che fono in Barbarla , (ono vn poco minorijcV non cofi arditi,anzi fono di poco animo,& fuggono* ma quello écoraun difetto alli leoni,che non fanno male,fe non à quelli che gli feguitano cV affaltano* De Leopardi. Cap, XV. Si truotiano fimilmente Leopardi in terra ferma, OC fono della medefima forma, che in quefte parti (i fon vidimo che fiano in Barbaria,cV fono veloci cV fieri, pure ne x q(ìi,né Leo^ ni reali fin a hora hanno fatto mal alcuno à chriftiani,nè magiano gl'Indiani, come li Tigri, Della Volpe. . Cdp. XVI. Sonui Volpoche fono ne più né meno di quelle di Spagna nella fattione, ma non nel co lore, perche fono tato,cV più nere d'un velluto molto nero. Sono molto leggieri,etalquan to minori di quelle di qui. De Cerni. Cdp. X VII. . Cerui fi truouano in terra ferma aflai,nè più ne manco di quelli che fono in Spagna 5 di co lore cV grandezza,cY nel vero pero non fono cofi leggieri, cV di quello io ne poflb far fe- derile gli ho cacciati,cV morti con cani in quelle parti , alcune volte, cV medefìmamente ne ho ammazzati con la baleftra. De Dami. . Cap, XVIII. Daini vi fono fmiilmente,cV molti,cV mafìime nella prouincia di Santa Marta , cV fono del la forma cV grandezza di quelli di Spagna , cY nel fapore , cofi li Daini Come li Cerui fono coli buoni cV migliori che quelli di Spagna, * Detti Porci. Càp. XIX. "Li porci Cinghiali fono moltiplicati nell'Itale $ che fono fiate habitare da Chrifliani: co- me e in San Domenico, Cuba, San Giouani,cY Iamayca, di quelli che di Spagna furono co dotti, pure anchora che delli porci che fono flati menati alla terra ferma alcuni fìano andati al bofco,non viuono,perche gli animali come tigri,cY gatti ceruieri,& leoni gli ammazza> no fubito, ma delli naturali di terra ferma molti ne fono di faluatichi , delliquali molte vol- te fi vedono quantità infieme, &C come vanno molti vniti,gli altri animali non hanno ani- mo d'affrontargli,anchora che non tengono li denti canini lunghi come quelli di Spagna, pur mordono molto ftranamente, cV ammazzano li cani con li loro morfi. Quelli porci fono alquato minori de nofìri,cV di più pelo,cY coperti di lana,& hanno l'umbilico inmez zo la fchiena,c\: le vnghie delli piedi non hanno partite in due parti,ma tutte vnitetin tutto il redo fono come li noftri, Gl'Indiani gli ammazzano con lacci , cV con dardetti tirati. Chiamano il porco Chuchie. Quando li Chrifliani fcontrano vna mandria di quelli por ci,procurano di mòtar ih cima di qualche pietra,^ tronco d'arbore, anchora che non fia più alto di tre ©quattro piedi, cY di li come parlano loro, fempre con vn lancione ferifce qual- ch'uno di loro o x piu,o quelli che può. cV foccorrendo li cani , renano alcuni di loro in que- lla maniera, pur fono molto pericolofi,quando fi truouano cofi in com pagnia, fé non vi e luogOjdal qual il cacciator polla ferir come è detto, alcune volte quando le porche fi fepa- rano per partorirei truouano cV fi pigliano alcuni porcelletti di lorOjliquali hanno buon fa pore,cY fé ne truoua gran-quanti ta\ DeltOrfo formigaro. Cdp. XX. L'orfoiormigaro è quafi di maniera d'orfo nel peIo,6V no ha coda, è minor de gli ori! di Spagnai quafi di quelle fattezze,eccetto che ha il mufo molto più lungo, cY è di molto po- ca villa: molte volte fi pigliano a baflonate 5 cY nò fono nociui, cY facilmente fi pigliano con cani,cYbifogna che frano foccorfi con diligentia prima che li cani gli ammazzino: perche non fi fanno difendere,anchora che mordano alquato,£Y truouafi quafi fempre,d il più del- le volte intorno, cV vicino alle motte doue fono li formicari, nelle quali li genera vna certa potane forte di formiche molto minute 8Cnere,nelle campagne cY piani, che non hanno arbori,do uè per influito naturai eife formiche fi feparano à generare fuora delli bofchi, per paura di quello animale, ilqual perche è vile cY difarmato,lempre va tra luoghi pieni cY fpeffi d'ar- bori,fìn che la fame dC neceffità,o v il defiderio di pafcerìi di quelle formiche, lo fa vfcir à que fti luoghi a cacciarle, Quefte formiche fanno vna motta di terra alta come vn huomo,o N pò co piUjcV alcune volte meno , &.groffa come vn forziero , cY alcune volte come.vna botte> ...... t '.', cY duriffima formiche et loro mot te cioè ftan ze molto forti. i i ' V 1 1 ' IV 1 " ■ i ','■>: .i '•■', mi : '.i W'jiR'ii r , I i ''1 , •'V.'! \ ■ hylf:» 1 -!' 1 !:! 1 > "■■•:■£'■ . 1i.fl .;- , !< i il ■ 1-X'./ "'liilH'i! , I I 5,1 ;. '.■^■V'«i:W:!!: • <-. •■■;,■'» vii »f "•■Ili, ! " ,A '■ 'SII jfcf; : 'Il ,H lei?. ,. ■ ^ SOMMARIO DELL'INDIE OCCIDENTALI &f durifiìma come pietra» Et paiono quefte motte termini di' pietra tra colini. 6V dentro di quella terra duriffìma della qual fono fabricate, fono innumerabili cV quali infinite for- miche molto piccole,lequali fi potrian ricorre à ftaia, chi romperle la detta motta. Laqua le alcune volte bagnandoficon la pioggia , Se foprauenendo dapoi l'acqua il caldo del Sole fi rompe,cV fi fanno in lei alcune felTure , ma fottilifìime, cV di tanta fottilezza , che vn fil di coltello non può effer più fonile, de par che la natura dia intendimelo cY faper a quelle foi miche, per trouar tal materia di terra,con laqual pollino far quella motta che di fopra è dzv ta,tanto dura che par vn forte battuto di calcinai io ne h o fatto pruoua,cY n'ho fatto rom- per, cY non vedendo, non hauer potuto credere la durezza che hanno, perche con picchi di ferro fono molto difficili, da disfarti. cV per intender meglio quefto fecreto in mia pre- ientia l'ho fatta rouinar , cV quefto come ho detto , fanno le dette formiche per guardarfi da quefto fuo aduerfario Orfo formigaro,che è quel che principalmente fi fuftentadi quelle, o che glie dato per fuo emulo,à fin che fi compia quel prouerbio commune 3 che dice,non è al •cuna perfona fi libera,à chi manchi il fuo bargello. Quefto emulo che la natura ha datta Come fé in à fi piccolo animale, tien quefta forma per vfar il fuo vfficio contra le formiche nafeofe , pei focene ^ ar g n lamortc,chc fé ne va al fbrmicaro che e v detto, cV per vna sfenditura , d rottura fottile : uar il fot- come è vn fil di fpada,comincia à metter la lingua , cV leccando fa numida quella sfenditura roicaio. per fottìi che fia,cV fono di tal proprietà le fue baue , cV tanto continua la fua perfeuerantia nel leccar,che a poco, a poco fa luogo, cV allarga di forte quella sfenditura , che lènza fatica, cV largamente mette cVcaua la lingua àfuo piacer nel formicarorlaqualhalunghifTìmacY difproportionata fecondo il corpo,cV molto fottile. Et dapoi che à l'entrata et vfeita à fuo pròpofito,mettela lingua quanto può per quel buco che ha fatto , cV ftaiTi co fi quieto gran fpatio,cV comele formiche fon molte,&: amiche della humidita,gran quantità di loro fi cari cano fopra la lingua, cY tante che fi potriano raccoglierà pugni, cV quando gli parhauerne afìai,caua pretto la lingua,ritirandola in la fua bocca,& mangiafele,et torna poi per altre. cV in quefta forma mangia tutte quelle che elfo vuole , cV che fé gli mettono fopra la lingua. La carne di quefto animale è fporca & di mal fapore. ma perche ledifgratiecVneceflita de Chriftiani furono in quelle parti nelli principi] molte cYextreme, non fi lafciddi farla pruoua di mangiarne,ma fi prefto venne in odio,come prefto fi proud g alcuni Chriftiani. Quefti formicari hanno di fotto a par del fuolo l'entrata loro>&: tato pkciola, che co mol ta difficulta fi troueria,fe non fuffe vedendo entrar cV vfeir alcune formiche, ma per tal luo go non li potria a loro far danno l'orfo,ne tanto à fuo propolito offenderle, come per lo alto in quelle sfenditurette, come riabbiamo detto. Delli Conigli & Lepri. Cap. XXL Sono in terra ferma, Conigli et Lepri,et gli chiamo cofi perche le groppe hanno inquan to al colore fimili al Lepre, il refto e biacho come e la pancia,cV li fianchi, Qc le gambe fono alquanto berrettine, ma in verità à quello che ho potuto comprendere,hanno più confor- mitaconLepri,checon Conigli, &£ fono minori che li conigli di Spagna, prendonfi il più delle volte quando s'abbruciano li bofchi 3 cV alcune volte con lacci,per man d'Indiani* Belli Bardati Cap. XXII. Li bardati fono animali molto marauigliofi à vedere , cV molto nuoui alla vifta de Chri^ ftiani,cV molto differéti da tutti quelli che fi è detto,d s'hanno vifti ì Spagna,d in altre parti» Quefti animali fono di quattro pie. cV la coda,cV tutto elfo è di pelle. La pelle è come coperta,d feorza del Lagarto,deI qual fi dira di fotto, ma e tra bianco cV berrettino, ritirane do più al bianco. cV e della foggia cV forma come vn cauallo bardato con le fue barde cV fiancaletti in tutto cV per tutto. cV di fotto di quello che moftrano le barde de coperte, elee la coda, t)C li piedi in fuo luogo, cV il collo cV l'orecchie nellefue parti. Finalmente fono della medefima forte che eVn corfier con barde, cV fono di grandezza d'uno cagnuolo di quefti communi, non fanno male, cV fono vili , cV han la fua habitatione in motte di terra, cV cauando con li piedi,fanno profonde le fue caue cV buche della forte , come li conigli fo^ gliono fare. Sono eccellenti da mangiare,cV fi pigliano co reti, cV alcuni ne ammazzano li baleftrierijcV il più delle volte fi prendono quando s'abbruciano le ftoppie ne tempi per feminar, DEL S, ZONZALO D'OVIEDO 57 feminar , d per rinouar gli herbaggi per le vacche & befliami. Io ne ho mangiato alcune volte OC fono di miglior fapore che li capretti,cY è mangiar molto fano. Se quelli animali li fuffero villi nelle parti, doue li primi caualli bardati hebbero origine y nonR potria fé non giudicar, che della villa di quelli animali fi fuffe imparata la forma delle coperte , per li caualli di guerra. Del Cdjmuolo leggiero. Cdp* XXIIL Il cagnuol leggiero, è vn animai il più pigro che fi' podi veder al mondo, & tanto graue, & tardo nel mouerfi,che volendo andar il camino di cinquanta pa (Ti, tarda vn giorno inte- gro. Li primi Chriftiani che viddero quello animai, ricordadofi che in Spagna fo leuano chiamar il nero Giouan bianco , perche s'intenda l'oppofìto, co fi anchora come trouorono tal animai, gli pofero nome al contrario del effer fuo, che effendo tanto tardo lo chiamoro- no leggiero. Quello e vn animai de gli Urani à veder, che fia in terra ferma, per la difpro- portion che ha con tutti gli altri animali* è lungo duoi paImi,quado è crefeiuto tutto quel- lo chedebbe crefeere, ouer poco più di quella grandezza» di minori fé ne truouano molti che fono giouani, fono poco manco grò (Ti che lunghi* Hanno quattro piedi fottili, cV in. cialcun pie quattro vnghie, come d'vccello. Se giunte infieme: nondimeno ne v l'vnghie , né \i piedi fono di forte, che! fi poffi foflener fopra di quelli, $C per tal cauta cV per la fottigliez- za delle gambe, cV la grauezza del corpo, mena il ventre quafi ftrafeinado per terra* II col lo del detto e alto& diritto , cV tutto eguale come vno peflello da mortaro,che fia tutto eguale fin al capo, fenza far della tefta proportione, d difterentia, eccetto nella coppa, 8C in cima di quel collo ha la faccia molto rotóda,fimile molto a quella del allocco, cV ha vn profi lo del pelo proprio in modo d'un cerchio, che gli fa il volto alquanto più lungo, che largo. Ha gliocchi piccoli cV rotodi, le nari come dvn gatto mammone. La bocca piccola, OC xnuoue il collo ad vna parte, cV à l'altra come attonito, II fuo defiderio , d quel che par che più procuri cV appetifea, e attaccarfiad arbori , ò à cofa chel poffi motar in alto, cV cofi il più delle voi te, che fi truouano tal animali, fi truouano fopra gli arbori, per li quali attaccan- doli lentamente montano , fermandofi fempre con Fvnghie lun gh e L il pelo é tra berretti- no,cV bianco,cV quafi del proprio colore à pelo della donnola, cV non ha coda. La lì uà vo ce e molto differente da quella de gli altri animali , perche di notte folamente canta , cV tutta quella in continouato canto di tempo in tepo cantando ki voci, vna più alta dell'altra, fem- pre abbacando : tal che la più alta voce e la prima , cV da quella va diminuendo la voce d sbancandola, come s'un dicene, la, fol, fa, mi, re,vt, Cofi quello animai dice,ha,ha,ha,ha, ha, ha. Senza dubio mi par fi come ho detto nel capitolo delli bardati, che limili animali potrian effer fiati l'origine d documento per imbardar li caualli, cofi vdendo quello animai il primo inuètor della mufica, haueria potuto più prefto da elfo fondarfì , per dar principio alla mufica,che d'altra caufa del mondo, perche il detto Cagnuol leggiero infegna per que- lle ki voci, il medefimo che per la, fol, fa, mi,re, vt Hor tornando all'hiftoria dico, che da poi che quello animai ha cantato, di li a poco internatio, d fpatio di tempo, torna à cantar il medefimo, quello fa la notte, il giorno mai fi fente catare, cV per tal caufa come anche per la poca villa, parmi che fia animai notturno, cV amico d'ofeuriti cV tenebre. Alcune vol- te li Chriftiani prendono quello animale cV lo portano àcafa ♦ Va per quella con la natu- rai fua tardità,né per minaccio per punture fi muoue più d con maggior preilezza di quel lo,che fenza dargli é folito à muouerfì, cV fé truoua arbori fubito fé ne va a quelIi,cV monta in la cima delli più alti rami, dC Ila in quelli otto, d dieci, d venti giorni, ne v n può faper quel che mangi. Io ne ho tenuto in cafa, cV per quel che ho potuto comprender di quello am- malerebbe viuere d'aere,cV di quella opinion mia ho truouato molti in quel paefe, perche mai s'è villo mangiar cofa alcuna^ma voltar fempre la teila cV bocca verfo la parte doue tira il vento,piu fpeffo,che in alcuna altra parte,per il che fi conofee che l'aere gli e molto grato, non morde,nè può, hauendo piccolifiima bocca,nè é venenofo, né ho villo fin a hora ani- mal fi brutto,ne che paia tanto inutil come quello, Delli Martorellu Cap. XXI1IL Truouanfi alcuni animali piccoli, come piccoli cagnuoli, di color berrettino , cV la metà delle gambe nere,& quafi della grandezza cV forma delli Martorelli di Spagna, cV nò fono tnaco maliciofi di qllijcY mordono molto. Ve ne fono anchora de domeftici,fono molto Viaggi voi, 3°* h buffoni ' r ' i 'fi'' i i l| ■ ■ . m$H ,d \ ! v ! ' ''V? 1 :,»'vlf ^! l: >l , r '|.' ;; '' : M'«:,y 13 -i ■ V ■* fu i !' fcK.'-*''ìil ; i' ! N i r 1 3v^'*">J»iiiI:!! : • '"' «:' ùl ■!> «'(Pi : ' "liti., 1 «• "*i '.'jì;»' 1 ' 1 ! 1 ■i .1 i 'i. i „ ■•: ■ ^ '''«li 1 : >A ' ' :1 ,>? ■" tei '•;i ■•' 'ti •'■'.(ili!, s : '•' ili : I l'ili ! .■'li Su' k" '1' fl ••■>', J! ■•Ih- SOMMARIO DELL'INDIE OCCIDENTALI buffoni, de giuocano come fanno li gatti mamoni. de il principal cibo, de che più volétiera magiano,fono grachi,de quali fi crede che principalméte fi nutrichino detti animali» Io ho hauuto vno di quelli animali che vna Caraueila mia mi portò dalla colta di Cartagenia,che gl'Indiani arcieri gli dettero à baratto di duoi hami da pefcare: et lo téni molto tépo attacca io ad vna catenelÌa,fono animali molto piaceuoli, dC nò tato fporchi come li gatti mamoni, Delli Gatti Mammoni. Cap. XXV. In quella terra ferma fi truouano gatti di tate foggie dC maniere che no li potria dir in pò cha fcrittura volédo narrare le loro differcti forme , de innumerabil diuerfità fue, gche ogni giorno di tutte qfte forti ne fono portati in Spagna: no mi affaticherò in dir di loro fé no al^ cune poche cofe. Alcuni di qlìi gatti (ono tato aftuti, che molte cofe che veggon far a gli huornini,Ioro l'imitano, dC le fanno fimilméte, dC maffime quado veggono fchiacciare vna madola ouer pignuolo con vn fallo, loro anche lo fanno, dC ropono tutto quel che gli e da-^ to, effendogli polla auati vna pietra co laqual la polla ropere,nè più ne maco tirano vna pie tra della gràdezza dC pefo che alla fua forza fi còuenga , tato come vn huomo» cV di più gli la tefta: di modo che couien (i cuoprino bene con le fuerotelle: et che vadino guardado- li, zecio no riceuino dano, dC fiano feriti* Accade che fé fi tira pietre alli detti gatti, dC che V " ga "a q ue ^ e reftino fopra qualche tronche d'arbore: li gatti fubito vano à Iaciarle cètra gli huomi ^5 vn faflb ni, in qftomodo vn gatto diede vna faffata ad vn Fracefco di villa caftin, rilieuo del Gouer-< cauolidéti nat or Pedrariasd'Auilla ,cheglicauddi bocca quattro, d cinque denti» Ilqual Francefcq 1 T " le c° 10 *° conofco,cY lo viddi auanti cheì gatto gli delfe la faffata con li fuoi denti^et da poi molte natoie. fiate lo viddi anchora fenzaelTi, perche gli perfe come è detto. Et quando gli tifano alcuna freccia,cV ferifeono alcun gatto loro fé la cauano,cV alcune volte la ritornano à tirar à baffo, dC alcune volte come fé la cauano, la mettono loro medefimi di fua mano, fopra la parte alta delli rami, di modo che non poffa cadere più à baffb,accio che non gli tornin a ferir co quel- le, de alcuni le fcauezzano , dC fannone moki pezzi ♦ Finalmente farebbe tanto da dit delle fue aftutie,££ differenti foggie di tal gatti,che chi non gli vedefle,non lo potria mai ere dere» Truouafene alcuni tanto piccoli quanto e N la man d'un huomo de minori,& altri tan io grandi come vn can maffino mezzano» Et fra quelli duoi eftremi ne fono di molte mg niere, dC di diuerfl colori OC figure, OC molto varrj cV differenti l'uno dall'altro» DeHiCani. Cap. XXV L In terra ferma nel paefe de gl'Indiani Caribbi arcieri , fono alcuni cagnuoli piccoli , che fi tegono in cafa di tutti li colori di pelo che fono in Spagna» alcuni pelofi,alcuni rafi, 8C fona muti,pche mai abbaiano,né gridano,ne fanno fegno di gridare né gemere,anchora che gli ammazzino co le ba(lonate,cV fomigliano li Iupatti,cV pure fono cani: cV io ne ho villo am mazzar, cV no fi lamétar, ne gemere, OC gli ho villi nel paefe del Darie, portati dalla coffa dj Gartagenia,del paefe di caribbi,cóperati a baratto di hami,doue gli battono, ne mai abbaia- no,ne fanno altro che magiare et bere. cV fono vn poco maco domeftici che li noftri, eccet- to che co quelli con chi flano,doue moftran amor à quelli che gli danno da magiar,menadc la coda,cV faltàdo,moilrado di voler còpiacer loro,cV moflrar che quelli tengono p fìgnori' Della Chmrcba. Cap. XXV Ih \jz Chiurcha è vn animai piccolo,de!Ia grandezza d'vn piccol coniglio,cV di color leona to,cV ha il pelo molto fonile, cY il ceffo molto acuto,cV fidenti canini,cV altri denti fimilmen te acuti, dC la coda lunga,e v fi come il forzo,cY gliorecchi a s qllo fimili» qffe Chiurche in ter- ra ferma (come in Cartiglia le foine ) végono la notte alle cafe a magiar le galline, ouero ftra golarle , &C fucciargli il langue. per ilche fono più danofe, perche fé ne ammazzaflero vna s dC di quella {ì fatiaifero , minor danno far iano. onde accade che ne iti-angolano quindici, , d venti de molto piu,fìn che fono foccorfe. pero la nouiti , dC admiration che fi puoi notai da quelli animali, e , che fé al tempo che vano ammazzar le galline,nutrifcon li figliuoli gli portali feco nel feno in quello modo : nel mezzo della pancia per lo lungo , apre vn fenc che fa della fuamedefima pelle, in modo che fi faria addoppiando il panno d'vna cappa 3 «& faccendone vna fcarfella , la bocca dellaqualc doue vna piega cafcaadoffo l'altra, dette animai DEL S, GONZALO D'OVIEDO f8 animai ferra tantoché neffuno de figliuoli hauendouegli dentro , può cafcare, anchor che corrette: OC quando vuol,apre quella fcarfella,cV lafcia andar li figliuoli, liquali vanno anche ra loro aiutando la madre a Cucciar il fangue delle galline,che ella ammazza,^ come lei s'ac corgc d'eiTer fiata fcntita,cY alcuno va con il lume per veder perche caufa le galline ftraniaz zano,allhora la detta Chiurcha mette in quella fcarfella , ouer feno li figliuoli, & fuc^e fé .truoualuogo dotte fuggire, cY fé gli eYerrato il paffo , monta in alto fopra il luogo delle cai- line per afconderfi,Iequali alcune volte prelevo viue, d morte , hanno moftro chiaramente^ quel che di fopra è detto effer vero, perche fé gli fon trouati li figliuoli meiTi in quella fcarfel Indentro laqual tiene anchorà le tette,cVcofi li figliuoli poffon tettare, lo ho veduto alcu ne di quelle Chiurchc,&: quanto e detto, cV anche mìian morte le galline in cafa, nel modo detto. Quella Chiurcha e animai che puzza, il pelo, la coda cV l'orecchie ha come il for- zo } dC nondimeno e molto maggiore P Ui che habbtam detto d acum animali terreftri , particularmente, voglio anchora nar- I rar a voftra Maefla quello che mi ricordo d'alcuni vccelli che ho vitto, cV fono in quel- le parti, liquali fon molti'A molto varij,cY primamente diro di quelli che hanno fìmiglian za con quelli di quelle noilre parti,ouer (ono come quelli dipoi profeguiremo particular mente,narrando quello che mi occorrerà alla memoria de gli altri che fono differéti da que- lli delli quali qui riabbiamo notitia,ò fi conofeono. De gli Vccelli noti, <&fimtlia (jutUicbe fono in Spam*. ■ '■ e Ab. XXIX. Sono nell'Indie Aquile Reali,cY delle nere, cV Aquile piccole cV di color biondo Vonui [paruieri 3 terzuoli,falconi villani, cV pellegrini, ma fono più neri di quelli di qui. Si truo> nano Nibbi che prédono li polli,cY nano la piuma cV fìmilitudine di quefti noflrn Sonui polti altri vccelli maggiori che grandi grifalchi, & di gran prefa. & hanno gliocchi colo •ati in molti modi,cY la piuma molto bella, cY dipinta à modo d Allori mudati molto calarr 1 :i,eY vanno accompagnati a due a due. Io ne buttai vno a terra d'un arboro molto alto co ma freccia,con la quale gli detti nel petto,ilquale cafeato à baffo, era quafi come vn' Aquila eaIe,cY era tato armato di prefa cV becco,ch'era cofa bella à vederffi Et viuette tutto quei riorno. Io non gli Ceppi dar nome,nealcuno di quanti Spagnuolilo viddero, nondime- io quel to vccello s'affimiglia più a gli Adori molto grandi; chead alcun altro vccello cV e v naggiore di quelli , cV cofi li Chriftiani chiamano quelli allori, fonui colombi faluatichi ordì, rondine quaglie,garze,garzotti,fiamencos, faluo che il color del pelo del petto è più auo,cV di più bella piuma. Sonui comi marini, anitre, òche fanatiche, lequali fon nere ome di foprae detto. Tutti quelli vccelli fono di paffaggio , ne li veggono tutto il tem- : 50 dell anno,ma folo ad vn certo tempo,fonui Umilmente allòcchi, cY coccahv jy dltnl/ccelli differenti dalli fopr-ddettU-: • C Ab. XXX Truouanfi in quelle parti molti pappagalli, cY di tante 6Y diuerfe forti, che faria gran co- a a narrargli,^ cofa più appartenente al dipintore,^ dargli ad intendere, che alla lingua ad :lpnmergli: per tanto , perchedi tutte le forti che vi fi trtiouano, fi portano in Spagna non : da perder tempo parlandoci quelli. ;folo dirò che pochi giorni auanti che'l catholico Re Jon Ferdinando paffalìe di queila^ita^io gli portai nella citta di Placèntia di Spagna iei In liam Caribi araeri,chemangiauano carne humana , cV fei Indiane giouani , molto ben di- poite della perfona.gli nuomini cY le femine. cY gli portailà morirà del zuccaro che fì co- mnciaua a lare in quel tempo nell'Ifola Spagnuola, cY cene canne di caffia, delle prime che ft quelle parti per indullria delli Chriflmi u cominciorono à ricogliere: cY portai firmimeli e a iua altezza trenta cV più pappagalli,liquali eran di dieci,ò dodici forti, la maggior par> e di loro parlauano molto bene , quelli pappagalli , anchora che dalle bande di qui paiono ! i g " 'cw- n ° tuttl Q m r olto g ran volatóri , cY fempre vanno accompagnati a duoi a duoi , ma- .1110 óC lemina 5 & fanno gran danno aLpane , dC alle cofe che fi feminano per il viuer degli Coda inforcAta. s Cab. XX XI, ^truouanoalcunivccelligradi,cV volano molto, cV il più delle volte vanno moltoalti', 3no neri, OC quali come vccelli di rapina,fanno molto lunghi,cV prelli voli.cV la punta del- . aie dauanti molto aguzzarla coda lai^ga come quella del nibbio, fono maggiori dell» Viaggi vol.3% hi) ' nibbi], !i; l'I > m '% II km nm ; i?'i 'if/vW'ìil! 1 .il'';-, il' I '•,♦'•'. njllll ■ • ■ "^ri,:;;: ' ':. Ni»': 1 1 iji "' »' ; 'Vy'v. • '.l ; . I Eli! ; 1 Ìi# '-■*:: ii 13! I ■', I ' ' '■ ' i'* 1 ! 1 ■ • ''■'■' l['*f ; . ; ;i: *; ; '?■■;, ;;v,V» ■ . "■ ,, -ii i . .; ♦.'*:;fi •I, « .t.( ! gii ! ' 1 Mi ■ ■ " ' "''i*,if |. \,|C in acqua molto calda fi fcorti- :ano,faciImente,&reftano della forte delle paffere, che pigliano a Canna col vifchio molto 3Ìanchi,cV molto graffì,cV di buon fapore,fecondo che dicono gl'Indiani,cY anchora alai- li Chriftiani che le mangiano fimilmenté,cV fpecialmente quelli che vogliono prouar quel lo che veggono far ad altri*. De Pauoni. Cap. XXXV Ih Sono in quelle parti Pauoni di color biondo, altri neri , cV hanno la coda della fattezza Ielle pauoneffe di Spagna,nella penna cV colore* alcuni fon tutti biondi , cV la pancia con m poco del petto bianconi tri ne fono tutti neri, cV co fi la pancia, cV parte del petto bianchi )C l'uno cV l'altro tengono fopra la tefta vna bella crefta , d pennacchio di penne rcfle, quel :he e roffo,cV nere quel che e nero. Sono migliori al gufto che quelli di Spagna: alcuni di juefti pauoni fono faluatichi, cV alcuni fono domeftici , quando gli alleuano in cafa da pie- :oli* Li balcftrieri n'ammazzano molti perefferneingranquatita* alcuni dicono chel >auone è roflo,8^ la pauonefta nera,cV alcuni hano altra opinione, cV dicono,che il pauon è [uel che è nero,cV la pau«neffa bionda* alcuni dicono che fono di due fpetie, cioè bianco et iero,6V che di tutte due le fpetie , e il mafchio cV la femina , & che quelli che fono di diuer fi olori,fono di diuerfe fpetie* S'el baleftriero non gli da nella tefta , d in luogo che'l caggia nono fubito,fe per auentura gli delle in vna ala,ouer in altra parte, corron molto per terra: ^.effedo il pàefe molto fpelTo d'arbori,bifogna che il baleftriero habbi vn buon cane,etche ìa prefto,accio che'l cacciator non perda la fua fatica, cV la Caccia. Vale vn pauon di quefti 'n ducato,et alcuna volta vn Caftigliano,d vn pefo d'oro,ilquale in quelli paefi fi ftima tan quanto a fpenderevn reale in Spagna* Altri pauoni maggiori cV migliori da magiarcV •fu belli fi fono trouati nella ,puincia detta la Nuoua Spagna: delli quali molti fon ftati porg- ati nelllfole, dC nella prouincia di Cartiglia dell'oro , eY s'alleuano domeftici in cafa delli Chriftiani* Di quefti le femine fono brutte, cY li mafchi belli, cV molto fpeiTo fanno la ruo^ a,benche non habbino cofigran coda,ne tanto bella come quelli di Spagna* ma in tutto il efto della piuma fono bellirfimi* hano il collo cY la tefta coperta d'una carnofìta fenza più na,laqual mutano di diuerG colori,quando gli vien la fantafia,cxT fpecialmente quando fan io la ruota,la fanno diuentar molto roffa,cY come la lafciano giu,la tornano gialla, cV d'altri olori,& poi come nero verfo il berrettino, cV alcune volte bianca* Ha nella fronte fopra 1 becco à modo d'un picciolo corno ; d'una poppa: ilqual quando fa la ruota slarga 6Y crefce )iu d'un palmo* A mezzo il petto gli nafce vn fiocco di peli,grolTo come vn dito, liquali >eli fono,nè più né manco , che quelli della coda d'un cauallo, di color neri , cV lunghi più, t'un palmo. La carne di quefti pauoni è molto buona 3 dC fenza comparatone migliore fc più tenera che quella delli pauoni di Spagna* ^Icatrd^ Cdp* XXXVIII. Truouanfi vccelli in quelle parti che fi chiamano Alcatraz* cYfono molto maggiori, he le oche,cV la maggior parte della piuma è berrettina,cV I parte gialla* il becco delli quali di duoi palmi lungo,poco più d manco,molto largo appreffo la tefta, cV fi va diminuendo 'erfo la punta,hanno vn groffo & gran goffo. & fono quafi della fattione cV maniera d'un ocello che lo viddi in Fiandra à Brufelles nel palazzo di voftra Maefta , che li Fiamenghi hiamauano Haina,cV miricordo che difnando vn giorno voftra Maefta nella gran fa!a, fu )ortato in prefentia di voftra Maefta vna caldiera d'acqua con certi pefci viui , liquali il det- o vccello gli mangio cofi interi,ilqual vccel!o,io tengo che fìa delli marini,perche ha li pie- li come gli vccelli dell'acqua d come l'ochefogliono hauere , cV cofi gli hano gli Alcatrazi, iquali fimilmente fono vccelli marini,cV di tanta gradezza che io viddi metter ad vn d'effì ^n faio integro d'un huomo nel goffo in Panama nel anno 15x1* Et perche in quella piaggia 8£ colta del Panama palla volando moltitudine di quefti Alcatrazi, fendo cofa rotabile, io la voglio narrare, cV maxime che non folo io, ma fono al prefente in corte ii voftra Maefta molte perfone che l'hanno veduto affai volte , Sappia voftra Maefta, :he in quello luogo come per auantifi e v detto , crefce cV cala il mar del Sur due leghe cY più Viaggi vol*3° h iij diki m m I A !,; ivi*. 1 [ Idìlli stòria :*■.',; > ..jJwvt'r! ..Vi 1 '■■,>.-;'^ :■■■ :. : ;*• : „ j 1 ' ' ' ' .." ' "Imli kUr;;!l' ■ '" '!. l'i»; .. ' ■4"- il '('•«iì;,» . ..•>. »*, :J:r ' Hi,, I" 'I fi" Ij " ■HI •mBi'S. i :»|, 1 Molti tudì - ne di laidel le. Nel capito- I0.3 1. Combatti - méto della Codainfot cata conio Alcatrazzo Graffo fi ca uà da gli al chatrazzi j> le lucerne. SOMMARIO DELL'INDIE OCCIDENTALI di Tei horetnfei bore, & quando crefee , l'acqua del mare arn'ua cofì appreffo alle cafe del Panama come in Barzalona d in Napoli fa il mar mediterraneo, & quando vien la detta ere feentevengon con lei tante fardelle che è cofa marauigliofa,cV da non creder fabondan- tia di quelle,chi non le vedeffe , & il Cacique di quella terra , nel tempo che io vi habitauo, oo-ni giorno era obligato , cV gli era.flato comadato dal Gouernatore di voflra Maefìa , che menarle ordinar iamente tre canoe , ouer barche piene delle dette fardelle , òL le fcaricaffe in piazza,cV cofì fi faceua continuamente, cV vn rettore di quella citta le partiua fra li Chriiìia- ni,fenza che coftaffe loro cofa alcuna,cY fé il popolo fulTe flato maggiore di quel che era, an chor che fulTe quanto al prefente fi truoua in Toleto, 6 maggiore , cV che altra cofa non ha- ueffero hauuto per viuere,fi faria poffuto foftentare delle dette fardelle. OC anchora fariano auanzatc Ma tornando à gli Alcatrazzi , cefi come viene la marea, 6V le fardelle co quel la, loro fimilmente vengono con la marea volando fopra di quella , cV fono in tanta molti- tudine che parche cuoprino l'aria, cV continuamente non fanno altro che buttarfi dall'aere in acqua cV prender quelle fardelle che polTono , cV fubito tornarfi volando in aria cV man- giandole molto pretto, & fubito tornano in acqua , cV di nuouo [i leuano fimilmente fenza mai celiare, cV co fi quando il mar cala, vanno feguitando gli Alcatrazzi la fua pefcheria co- me e detto* In com pagnia vanno con quelli vccelli che li chiamano Coda inforcata , del- liquali perauanri s'è fatto mentione,cY cofi come l' Alcatrazzo lileua con la preda che fa delle fardelle,il detto Coda inforcata gli da tanti colpi , cV lo perfeguita tanto, che gli fabut- tar le fardelle che ha inghiottite,cY cofì come quello le butta , auanti chele tocchino , ó arri- uino a l'acqua,il Coda inforcata le piglia, cV è gran piacere à vedergli tutto il giorno a v que- llo combattere. II numero di quelli Alcatrazzi è tale,chelichrifliani madano à certe Ifo- le dC fcogliche fono appreffo il Panama,con barche cV canoe,per pigliare Alcatrazzi,quan do fono tanto piccioli che non poffon volare, cV con legni n'ammazzano quanti voglio- no,fìn che caricano le barche d canoe di quelli,cV fono fi graffi, cV ben pafeiuti , che al tutto non fi poffon mangiar, ne li prendono per altro che per far del graffo per feruirfene a v arde- re la notte nelle lucerne,ilqual graffo è molto buono à quello vfficio, cV fa bella luce, cV fa- cilmente arde. In quella maniera , cV per quefìo effetto fé n'ammazza vna quantità in- numerabile, òVfcmpre par che crefea il numero di quelli che vanno a pefear le fardelle, come e v detto. Delli Corui marini* Cdp. XXXIX* Per auanti fi dille che fi trouauano Corui Marini della medefima forma che fono quelli di quelle bande,delli quali non torneriaà parlare, fé non folle per dir la eflrema moltitudi- ne di quelli che (i truouano nel mar del Sur,nella coffa di Panama, delli quali voflra Maeffo fappia che alcune volte ne vengono tanti infieme,cV à frotta à pefear le fardelle, che nel capi tolo paffato fi diffe,che buttati nell'acqua cuoprono gran parte del mare & è la moltitudine di quelli tanto grande,che par la campagna laquale è appreffo la citta di Toledo ., & quefi* fquadre & moltitudine di quelli corui in molte parti cY molto continuamente ogni giorne {i veggono nella detta coffa del mar del Sur,doue ho detto, ne par altro quello che cuopn l'acqua, che vn velluto d panno molto nero,fenza efferuf interuallo,tanto fìanno ftrettiTur con i'altro,ìiquali fanno il fìmile che fanno gli Alcatrazzi,che vanno cV vengono con le m ree,feguitando il pefear delle fardelle,lequali ad alcuni piacciono al guflo ma à me non paic no buone, perche fon molto dolci,cV la terza volta che di quelle mangiai mi vennero a fall df'o,nè è pefee alcuno,ne v in quelle bande , ne in quefle,che io habbi veduto , che cofì contri mia voglia io mangiaffejpure ad altre perfone paiono al guflo molto buone* Delle Galline odorate* Cap, XL> Delle Galline Ve ne fono affai di quelle di Spagna,& ogni giorno fi vanno augmentan- do molto, perche glihabitatori non lafciano di metter in couo quante huouapoffono co- prire con l'ale,cV hanno hauuto principio da quelle che di qui furon portate in quelle par ti,fonui ol tra di quelle anchora galline faluatiche,che fono cofi grandi come pauoni, cV (o- no nere , cV la tefìa cV parte del collo al quanto berrettina , d non cofi nera come è tutto i refto del corpo,cV quel berrettino nò è piuma , ma è la pelle che Ila fopra il collo» Sono d molto mala carne, cV peggior fapore,& molto golofe,mangiano molte fpurcitieA' Indian esanimali .. M DEL S, GONZALO D'OVIEDO 6* 8>C animali morti: & hanno vn odor come mufcho , cV quefto fin che fono viue, perche co- me fono morte,perdono quel odore,cV à niffuna cofa fon buone,faluo le fue penne,per i'm> pennar le freccie &C verrettoni, & fopportano molto gran colpi , cV vuol ben eflere gagliar- da la balefìra che l'ammazza fé non fònferite nella tetta , d che non gli fìa rotta alcuna delle ale,cV fono molto importune cV defiderofe di ftar in luoghi habitati,d intorno di quelli per mangiare le immunditie* Delle Pernici*. Cdp. XLI. In terra ferma fono pernici molto buone cV di fi buon fapore , come quelle di Spagna, cV fono cofi grandi come le galline di Caftiglia,hanno le polpe doppie, vna fopra l'altra,di mo do che hanno di due forti carne, cV tanta , che vuol ben efiere vn buon mangiatore, quello che ad vn palio in vna volta ne mangiera vna. Le penne fono berrettine,cV cofi nel petto :ome nelle ale cV coIIo,cY tutto il refto fono del medefimo colore cV penne che hanno le per liei di qui fopra le fpalle, cV neffuna penna tengono d'altro colore. Le huoua chequefte Dernici fanno,fono quafì cofi grandi,come li grandi di quefte galline communi di Spagna, 3c" (ono quafi tonde,cV non lunghe come fon quelle delle galline,cx: fono azurre, del mede- Imo colore d'una finiffima turchefe . Prendono gl'Indiani quefte pernici allettandole :on fubbi,d fifchi,hauèndogli teli lacci* Il modo del allettarle è quello , che l'Indiano pi- glia vn groppetto de fuoi capelli,in cima della fronte , quafi nella fommita del capo [ 8C tira * allenta quelli capelli giuocando con la tefta, cV con la bocca fa vn certo fuono che e quafi ai fubbio della maniera che le pernici cantano, lequali vengono à quello fuono, dallet- amento,cV caggiono nelli lacci che gli fono flati tefi,del fil di Henequen, del qual fri fi dine argamente nel capitolo decimo,cV coli le prendono,<3t" fono molto eccellente maói'ar arro- b'te,piIottandole prima. Cofi in quefto come in altro modo cotte,che fi mangiano, cV af imiglianfì molto al fapore delle pernici di Spagna,cV la carne di quelle e coli falda , cV fono nigliori da magiar il fecondo di che fono ammazzate,perche fono più frole , cV più tenere* Sono anchora altre pernici ma minori delle fopradette , che fono come ftarne , d pernici li quelle di qui. Si chiamano pernici,perche (ono affai buone , lequali anchor che nel fa- >ore s'agguaglino à quelle di qui,non v'arriuano pero a gran pezza,come fanno le grandi, t" quefte piccole hanno la piuma umilmente berrettina,pur tirano qualche poco al biondo [uelle penne che fono più che berrettine^ prendonfi molto più fpeffo che le grandi, dC fp lo migliori per gli ammalati,per non effer cofi dure da patire* Detti Fagiani* Cap. XL1L Li Fagiani di terra ferma non hanno le penne come li fagiani di Spagna,ne fono cofi bel nel vedere, ma fono molto buoni OC eccellenti nel fapore 5 cV fon molto fimili nel gufto Ile pernici grandicelle quali ù' tratto nel capitolo precedente. Le penne di quefti vccclli )no berrettine cofi come te pernici,ma non tanto grandi,fono ben più alte nelli piedi , han ola coda lunga cV largale n'ammazzano molti con baleftre,cV fanno certi canti a modo 1 fifchi,molto differéti dal canto delle pernici,cV molto più alto,perche ben da lontano s'o- ono,cV ftanno adafpettar auai,cV cofi li baleftrieri n'ammazzano in gran numero* Belli Picuti. Cdp. XLUI, Vn vccello è in terra ferma che li Chriftiani chiamano Picuto , perche ha il becco molto, rande,a rifpetto della piccolezza del corpo,iI qual becco pefa molto, cV più che tutto il cor o* Quefto pafiere non è maggior d'una quaglia,© poco piu,ma ha l'inuoglio delle pen- e molto maggiore,perche ha molto più piuma che carne,le fue penne fono molto belle,2< 1 moki colori,il fuo becco è lungo vna quarta d piu,ftorto verfo terra,cY a principio cV ap- reno la tefta largo tre dita,la lingua che effo tiene e vna penna,&: da gran fìfchi, cV fa buchi e gli arbori con il becco donde entrai fa li fuoi nidi li dentro: cV certo e vccello molto ma imgliofo à vederlo,perche è molto ditterete da tutti gli vccelli che io ho veduti , cofi per la ngua che e come ho detto vna penna,come per la fua vifta,cV difproportione del gran bec 3 nfpetto al reftante del corpo* Neffun vccello fi truoua che quado fa li fuoi figliuoli ftia w Jicuro,cV fenza paura delli gatti,fi perche no poftono entrare à torre l'huoua d figliuoli er lamaniera del nido^erche come fentono che li Gatti fi approffìmano , fi mettono nel Viaggi vol*3°* h iirj fuo |J ,; .'J ''i m : Hi ! K I un, fi j .' ^jìlUjjj'i.,'.-' I )';'.' •v ; ;'.;?'ìjì •!: Il f . ' wl| li l" '| ! ' 111 ' (fri 1 ini,' Vi." 1 . • i M'ito.! «m: m ■■■"■-. |:> Vi 1 ' d ; y 'v w ■hVmh ..',. J -i, là . • ' H-.ij, n . >,.. : ,j»...ri mi * ■ h ii \ 'TI ■ J#l ' SOMMARIO DELL'INDIE OCCIDENTALI feo nido,cY tégono il becco.verfo la partedi fuora dC danno tal beccate, che'l gatto hadi gra C tia di leuarfegh dinanzi* XLIIII. Del Pdfere matto. C T* j V,., Sonni anchoracertipaffeVi,dceleghe,cheli Chriftiani chiamano matti, pei ^arginino- i ™ J«r in i delli fuoi effetti , come fogliono nominar altre cofe, fecondo che per auarrn ^dttop fttCiLSlo diquelli che inquelle parti ho veduto mo, fìraeuSpSScYaftuto,nédi tanto ingegnoper natura per allenar fuoi hgliuoi fenza [tra elìer più iauio , & fono ma ™ rl che i tordi di SS? "an^to^ne wLdie nelcV hanno lafagacita delle Cazzuole , chiare qun • *«™°"™^ Fanno li fuoi nidi (opra arbori feparati da gli altri: perche li gat- nolimdi, tim ^™° ' ° "" mura die hanno d'altri animali , fé non quando hanno fetechedif- montano a W« F in arbore che ila alquanto lontano da gli altri, & fanno vn nefoghonofarl^ F 40 Sfeattac M S^fWngtndc&Éivn buco donde entra inquel tacchetto tan. Xi montaffero fopra quelli arbori,doue fi nuouano quelli mdi,non mangino loro li h, li Sd fono molto afpri cV fpinofiA li gatti non gli poffono toccare fenzapungerfi,cV f* nomntoS SSS per 1 buco del detto nido , per cauar fuora le huoua , oh figliuoli piccoli diauXvc?eSr P uoamuar S£|tn puolazampa del gatto arriuar al fondo del nido Panno vn altra cola, kaualeTchein vn arbore fono molti di quelli nidi, cV la caufa perche tanno «nolndiqu* Seri hi fuoi nidi in vn medefimo arbore , debbe effer per vna di due , o perche di lua na- furS tura v anno "i , montano ne l'arbore doue fanno li nidi, ve ne danno grandi gridi» '< +S-jriiv' DeUePiche,oueroGd^nok j» e.dp. X LI . In terra fermai fimilmente nell'Ifole fono alcune Piche,cV Cazzuole, che fono minori di Sl^SpfgnaJequali vanno fempre a* falti , cV fono tutte nere cV hanno d beccho fa* maggiori de tordi. De eli yccelli detti PintddellL Cdp. XLVh ±je?U vcceui utili i-imuuw i . _ . Sonui certi pafferi chi richiamano Pintadelliche fono molto piccoheome folto fn* «ueSSddifettecolori. Quefiipafferinipcr paura delli gatti, fempre fanno 1. te SfoDralariuadefiumi.ddelmare.doueleramedegliarbonarrm.no co imdi alacqu, SS eh" fopTa quelle fi carichi, fanno li detti nidi quafi nelle cime dell, dettt ram,, & Eua^oflgattovafopralirami.auanti s'abbaffa& penda verfo 1 acqua,,! gatto perpau, ?ornaindiftro non cerando piuden.di.perpauradicafcar^erched. tutti ghan.mahde So non obftante che neffuno lo fuperi in malitia, 3c che naturalmente la maggtor pa « de gfi ammali fappi notare,quefto gatto non lo fa fare,& mólto predo affoga, queft. pa narlofufo, SC anchora cheli paflerini nuouiftiano folto acqua per ptecohm che frano no. DelliLup*mioli,&'ahnf><(jSmnichecdnt. Cdf. XLVII. SnnuimoltiLufianuoli,8?molti altri vcccllinichecantanomarauigliofamenteA coi lo Tunf fono tutti gialli, alcuni fono colorati d'un color tanto grande & eccellente, eh noni ^p" Ha crederete veder altra cofa dimaggiorcolore, franto quanto fofevnrub no & ve ne fono de gli altri di vari) colori , alcuni di mota colon , altri di pochi, & altri < vna folte & tanto beffi che in luftrezzaeccedeno Aerano tutti queU» che fi truouan fi DEL S. GONZALO D'OVIEDO 6r i in Spagna, &C Italia, cY in altri regni 8c prouincie che ho vitto : m ohi delli quali fi prendono con reti, vifchio, cV trappole di mol te forti* Del PaJJcremofcbetto, molto piccolo. Cap. XLVIIl. Truouanfl alcuni Paflenni tanto piccoli, che tutto il corpo d'uno d'effi è minor della ci-* ina del dito grotto della mano, &C pelato e la meta manco di quel che e detto* e vno vccelli- no,che oltra la fua picco!ezza,ha tanta velocita OC preftezza nel volare,che vedendolo nel- l'aere volare non fi vede batter l'ale d'altra forte , di quello che fi vede de Calabroni , cV non e perfona che gli veda volar, che penfi che fia altro che Calabrone* Li nidi fono fecondo H p^ <*d la proportion &C grandezza fua,cY io ho veduto vn di quelli PafTerini, che con il nido mef- fuo nido ' fo in vna bilancia d'oro, pefd il tutto duoi tomini, che fon ventiquattro grani con la piuma lenza laqual haueria pefato manco, fenza dubio , s'alTimigliaua nella fottilezza de piedi 8C ■ dell'vnghie a gli vccelletti die fi dipingono nelli margini delli libri dell'officio che foglio- no mettere li miniatori,&: la fua piuma e di molti belli colori, dorata, cV verde, OC altri colo- ri , cV il becco lungo fecondo il corpo , cV tanto fonile come vn ago da cucire : fono molto animofi , cV quando vedono che alcun huomo monta in fu l'arbore doue hanno li fuoi ni- di, vanno à dargli ne gliocchi, cV con tanta preftezza va cV fugge , cV torna, che non fl può ' ' creder chi non lo vede* Certo è tanta la piccolezza di quefto vccelletto , che non haueria -ardimento di parlarne , fé non fuffe, che non folo io, ma altri anchora fono in quefta Corte teftimonij di veduta* Fanno il fao nido di fiocco , ó pelo di cottone : del quale in quello luogo ne abondantia, cV loro molto a v propofito* Paggio d^cceUt* capi XLIX. ^ : " Io ho vitto alcuni anni nel mele di Marzo, in fpatio di xv, o venti giorni, cV alcuni anni più, dalla mattina fin alla notte andar tutto il cielo coperto d'infiniti vccelli molto alti, 8C tanto eleuati in aere, che molti di loro fi perdono di vifta, alcuni altri vanno molto baffi a v rifpetto delli più alti, nondimeno vanno molto alti a rifpetto delle fommitade monti de! paefe, SC vanno di continuo in frotta, ouer vn dietro l'altro. cV quefta via fanno dalla parte di tramontana verfo mezzo di, cV alcuni da parte del mar verfo la terra, cV coli attrauerfano tutto quello che del cielo fi può vedere in lunghezza nel viaggio che fanno quefti vccelli: cV del largo occupano gran parte di quel che li vede del cielo. La maggior parte di que- fti vccelli fono al parer mio Aquile nere, cY altre di molte forti: cV molto grandi: cV altri vc- celli di rapina. La differentia, cV le piume delli detti non fi può molto com prendere, per- che nò s'abbaffano tato che fi pollino conofeere ne difeemere co la vifta,non dimeno per la maniera del volare cY p la fua gradezza , cV diflferétia fra lor fi conofee molto ben che fon di "molte & diuerfe fpetie* II parlar di quefti vccelli e fopra la citta cV prouincia di fanta Ma- ria dell'àtiqua del Darien in terra ferma in quella parte cheli chiama Cartiglia dell'oro : altre molte maniere di vccelli fi truouano interra ferma che faria gran cofaà volerle deferiuer particularmente: fi perche di tutti quelli che fi veggono effondo infiniti faria cofa impoflì- .bileà fpecifìcargli, come anchora perche di molte altre che ho fcritto nella mia general hi- iìoria, non mi occorre altro alla memoria di quel che nel prefente fommario ho detto* Delie mofche, moscioni, ape ^e[pe,<&formiche&[imili ammali. Cap. L. Ngll'Indie cV terra ferma fono molto poche mofche OC in comparation di q uelle che fo no in quefti noftri paefi d'Europa fi può dir che non ve ne fiano perche rare vol- te fi veggono* Mofcioni ouer zenzare ve ne fono molte , cV faftidiofe , cV di molte fortù cV fpetialmente in alcune parti vicine al mare, cV alcuni, non dimeno in molte parti fra ter- ra non fé ne truoua* * Sortui molte Vefpe, & pericolofe,cV venenofe, cV la fua morfìcatura fenza comparation fa maggior dolor che quella delle Vefpe di Spagna,et hano quafi il me- defìmo colore anchora che fiano maggiori , 8C hanno il color fuo giallo inuerfo il bianco, &C Tali fono macchiate di color nero , ma le punte dell'ale fono d'un bianco fmarrito . Sonui molto grandi vefpai cV pieni di buchi ouer cafette , della forte di quelle che fanno l'Ape in Spagna,ma fono fecchi cV di color bianco fopra berrettino, cV non hanno alcun li- quor dentro, rha la fua generatione, ouer quella materia di che nafeono : molti di quefte ve- iparj fi truouano ne gli arbori,& colmi } cV legni delle cafe. Dell'ape, cap. LI. oonui molte Ape che fi generano nelli buchi de gli arbori , cV fono piccole della gran- dezza .'.i" 1 '. • ii "'t : »\"; : :^v ILA #'P «; i ■ ^ "'v ,: '.i ■M jaifopra nel xx cap. . Formiche Comixeu molto dan noie. Di Formi- che fanno veleno. Morficatu- re veleno le Vna India- ria moria d'una di tj- fte Vipere morì in tre di. SOMMARIO DELL'INDIE OCCIDENTALI < no al quarto aiomofe prefto non fono aiutati,nondimeno infra quelle, né è vna fpecie mi> «lor deil'altrer* hanno la coda alquanto tonda , * faltano nell'aere à morder gli huomini, * per quello alcuni chiamano Tiro quella forte di Vipera , * il morfo di quei te tali , e più venenofo,* per la maggior parte è incurabile* Vna di quelle morfe vna Indiana di quel- le che mi feruiuano in caia, in vna polleffione, * gli fu fatto prefto li remedrj* * fimimen te fu falafciata,* cauatogli fangue del pie doue era fiata morfa,* gli fu fatto tutto quello or dinoron li Chirurgi,* niente gioud,nè gli poterono cauar giocciola di fangue,ma folo ac> qua gialla,* in tre di mori, che non fé gli troud rimedio. * quello medefimo accade ad al ire perfone . Quella Indiana che ho detto che morf era d'età d'anni quattordici , o man- co * molto latina che parlaua calligliano come fé la fuffe nata , * alleuata tutta la vicaiua in Cailiglia, *diceua che quella vipera che l'hauea morfa nel collo del pie, era di duoi pal- mi i d poco manco . * che la faltd nell'aere per morderla più di ki palli , * con quello s ao * ? t cordauan 6z DEL S* GONZALO D'OVIEDO V cordauan molte perfone che hauean pratica di qucfte vipere , d Tiri &T che hauea vifto mo. rir altre perfone di limili morfi, quelle fonie pia venenofe che fian in quelle bande. Delie bifcieo ferpemi. q^ ry\ Io ho veduto in terra ferma vna forte di^tfcie fonili, cV lunghe di fette in otto piedi ù quali fono tanto rode che di notte paiono carboni accefi,cV di giorno fon roffe comefarii gue. Quefte fono affai venenofe, ma non pero tanto come le vipere. Ve ne fono del- l'altre più fottili cV più corte, cV più nere,cY quefte efeono delli fiumi , cV vanno in quelli cV per terra quando vogliono, cV fon fìmilmente affai venenofe. Sonni altre bifeie berret- tine , dC fono poco maggior che le Vipere , & fono nociue cV venenofe , fonuene dell'altre di più colon, cY molto longhe,cY io ho vifto vna di quefte nell'anno 1515 nell'Ifola Spa gnuola appreffo la cofta del mar , a pie della montagliene fi chiama PedernaH Se la mi- lutai, & era più di venti pie di lunghezza , cV il più groffo di quella, era molto più d'un pu- gno ferrato, dC douea effer fiata morta quel giorno, perche nò puzzauaA' il fangue era fre- ico & haueà tre o quattro coltellate, quefte tali bifee fono maco venenofe delle fopraferit- te , f aluo che per la grandezza fua mettono timor nel vederle. Io mi ricordo che fedendo nel Dariemn terrafermanell'anno.ifzz venne del campo molto fpauentato Pietrodcìla Calleiamontagnol natiuo di Colimdres vna legalontanda Laredohuomo dicredito 3C nobile , ilqual dille che hauea vifto in vn fender in vn campo di mahizal folamcnte la tefta con poca parte del collo, d'vna bifcia d ferpente,cV che non potè veder il refto per caufa del- la ipelfezza del mahiz,cV che la tefta era molto maggior che vn ginocchio addoppiato del- la gamba di vn huomo mezzano, dC cofi giuraua, 3C che gliocchi non gli erano parfi mino ridiquelliche fono d'un manzetto grande, & come la vidde di li alquanto slamatoli non liebbe ardimento di paffar per quel ientiero, & fi ritornd in dietro, laqual cofa iffopraferit- to narro a molti, cV a me,cV tutti il credemmo p altre molte che in qlle parti haueano vedute alcuni di quelli che vdirono il detto Pietro della Calleia, cV pochi giorni dapoi nel medeft- mo anno fu morta vna bifeiada vn mio feruidor , che era dalla bocca fino alla pina dei la co- da ventiduoi pie, cV il più groffo di quella, era più che duoi pugni giunti della man d'vn huomo mezzano, cV la tefta più groffa che vn pugno, cY la maggior parte della géte la vid- de, c£ quel che 1 ammazzo fi chiama Francefco Rao, natiuo della città di Madnl v \r a * 7 V ^ t Ca P* ~ L vu * Y V Ana, e vna forte di ferpente da quattro piedi molto fpauentofo a vedere cV molto buon da mangiare , delqual nel capitolo fello a dietro fu detto fufficientemente quel che fi conuemua di quefto animale,fonne m ohi d 'elfi nell'Ifole, cV in terra ferma. li ; De Lavarti, è Dragoni. Cap. LV UU bonui molti Lagarti cioe v Lacerti,© ramarri,della foggia di quelli di Spagna,cY non mae glori, ma non fon venenofi, ve ne fono altrigrandi di dodici d quindici piedi di lunghez- za cV più groffi che vna caffa, dC alcuni d'efli delli più grandi fono groffi come vna botte OC la tetta cX il reito a proportione, il moftaccio hanno molto lungo ,*'& il labro di fopra bu- catoper mezzo delli denti che fi chiaman canini, per liqual buchi efeono detti denti cani- ni chenanno nellapartepiubaffadellabocca,inlieme con gli altri denti. Sono molto fieri nell acqua,cV velocfllmiA in terra alquato graui,cY pigri,à rifpetto della preftezza che ha no nell acqua, Molti di queftì animali vanno per le cofte cV fpiaggie del mare , cV vanno U entranoperliftumic^canali chedefeendono in mare, cV fono diquattro piedi, cV hanno molto durefquame cV per mezzo del m della ftiena,tanto quaiKo è lunga eviene di punte o, vero d offi alti,cV e tanto dura la fua pelle, che ninna fpada,d lancia Io può offenderete n5 tulle lento fotto quella pelle duriffima fra le cofeie , 6 nella pancia , nelleq uà! parti e la pelle f^T,? qU fl La g a J rtl ^ dra S oni * 1 % afi 1 umdo fanno Ie fue huo «a è nel tempo più teccodellannodelmefediDecembrechelifiumi non efconodel fuo letto in quel tempo mancandoli le pio^gie, cV per quefto non gli può por tar via il crefeer de fìurn e létóteaS le r uè defiumi, & fanno vn buco nella rena, cV mettono ini dugento ouer trecento huoua, o piu,cx: cuopronle con la detta arena, le quali con il Sole per putrefattici nafeono cV pren- flpn vita efeono di fotto dell'arena, cV vanno al fiume che è li vicino, non effendo maggio. n a vna ipanna,o poco manco A poi crefeono, cV vengono tanto grandi come e detfo : in alcune Vna Bifcia Ioga xx pie di. Vna alrra Bifcia più gro/ìà , Se più longa. Come fan- no l'Olia . f't > ■M» ; '-ìlllli'il' P ' >.V.!(U,ii i; 1 1 • ', :. .. ' !h ■ ■ •; \ ., , " jjf. . I i l/'ai'k'; „V V '"'*"'■ *' 'lì;;;'.,:.: 1 .■;":.:: :l ■>i :5E i l'i ' ' ' P'fS ^ , ? il, ;ì +!!ìii ,i! ; . ,1,1 ■ : Ikm',; ""* ... V'" '$' .1 !i> :i III |'l".i ■■■*»; "i, ,' "';: U S » SOMMARIO DELL'INDIE OCCIDENTALI alcune partì fono tanti di quefti, che è cofa da fpauentar. & il più delle fiate ftano nellevol C ?S fondi de fiumi ,• dC quando efcono d'effi, 8C vanno per la terra * fpiaggia tutto aua c\ ouado s allarga alquanto & li Chriftiani gli truouano, fubito fuggono ali acqua, dC rMtrnelcorrervoltarfidVnabanda 5 oMairakr^ ,ma vanno fempre a diritto A/e per Sin mra correiTero dietro ad vn huomo -, non lo poflano arriuar , s'è auifato di que che e deuoTch^ fo corfoctmoltifonoandatidandoglibaftonate^ zati ■ oucr fatti entrar nell'acqua , nondimeno il meglio e tirargli con baleftra & fchiopp > Ter che con altre armi, come farian fpade, dardi, d lancie, poco danno fé gli può fare ecce . £ fé non fXbm a da gli nella pancia, d ver fo tto le cofcie, nelliqual luoghi hanno la pel. me le penne delb "coda del gallo, k la pancia non ftrafcinando, anzi alta da terra vn palmo, So deS quali ha le dita ifeffe,* vnghie molto lunghe,finalmente quefti Lagarti fono mol. ^Sfìdragoniivederc. Alcuni voglion dir che fono Cocodrilh pero non fono ce rche il Cocodnllo non ha loco alcun da fpirar,eccettolabocca,cYquefìiLagartiouerdra foni lo hanno, cY il Cocodnllo ha due mafcelle, cY cofi muoue quella di fopra come quel. I di fotto,ma quefti Lagarti che io dico non hanno fé non la mafcella di fotto,fono ned ac. quaveloctó Si , & le vacche , quando che panano sì guazzo , 8C per tal caufa il debbe hauer quello auifo,che quando la gente palla per qualche fiume.doue fono quefti animali tempre fi me. de il guado doue l'acqua è più balla ,& fia più corrente,perche detti Lagarti s allargano dal. le correnti , dC doue è poco fondo, molte volte occorre che ammazzandogli gli truouano nel ventre vna d due fporte di faffetti lifci che! Lagarto mangia, per fuo palla tempo & gli oatifce. Ammazzanfimoltevolte,prendendogliconhamigrofìrnncatenati 5 &adaltre fo g a,'e,cValcunevolteritrouandoglifuoradell'acquaconglifchioppettn lo tengo que. „ ftianimali più prefto per beftie marine, & d'acqua che terreftru anchora che come e detto 0u f o d ì I r nafcano in terra di quelle huoua che- fotterrano nell'arena } lequalhuoua fon tanto grandi erta capo cY fé fi ottano in terra, non fi rompono ne fi fpandonofebenlirompellelapri ma fcotea , che è rame quella delle huoua d'odia , &fctra quella & la chiara e vna tela forale, cherarfìmileadvnfoa^ ks -no acato,* battendo la terra con alcuni di quefti huoui,falta in fufo,& fa vn sbalzo co. mrfefuffc vna palla da vento. Nonhanno roiTo,ma tutto e chiara Racconci m tortelli fono buoni, & dibuon fapore. lohomangiato alcune volte di quefte huoua: ma noni U Laoarri,arichora che molti Chriftiani gli mangiauano quando gli poteuano hauere^naiii> inamen e li piccoli al principio che la terra fi c5quiftd,cY diceuano che erano buoni,fif qua> do quefti Lagarti lafciauano le fue huoua coperte nell'arena & alcuno Chriftiano gli troua uà jogiieua?utto quel nido di huoua, dC portauagli alla citta^ del Darien& gli vendeuana cinque 8C (ti caftigiiani, dC più fecondo la quantità che portaua, a ragion d vn real d argen to per ciafcuno huouo . Io gli pagai * tal prezzo, cV ne ho mangiato alcune volte nell an noi 5 1 4- Péro dapoi che fi comincio à trouar altre cofe da mangiar,* animali,lafciorono d cercargli, anchora che quado gli truouano à cafo, alcuni no reltano di mangiarli voletien. Beiti Scorpioni. ^"7 ut Vi fono in molte parti i terra ferma Scorpioni venenofi,cY io gli ho trouati in fama Ma ta fra terra ben tre leghe allargati dalla coftacV porto del mare, doue neiranno 1514 toccc rarmata,chepercomandamétodelRecatholicoDonFerdinandopaffointerraferma:o no neriinuerfogiallo,cYiPanamanellacoftadelmar del Suriogliho veduti alcunevolte Vi fono Ragni molto grandi, cV io ne ho veduti di maggiori che vna man dirtela coni gambe & tutto il refto , ma il corpo folo di vn ragno che viddi vna volta era di grandesB d'vna pallerà berrettina,* pieno di quel velo che fanno la filatela, & il color era berret tin ofcuro , cV gli occhi maggiori che d'vn paffere di qlli che ho detto. Sono verienoii,rn re Grandezza ' di ragni, ',ii j 1 ; ,'* DEL S. GONZALO D'OVIEDO „ |gg ritr ° Uanfi rare v0,te > fono P«° comnumamente maggiori di qudli De Granchi. Li Granchi fono alcuni ammali terreftri che efcono di certi buchi che loro ifteffi fanno ,n terrai la tefta,& ,1 corpo e tutta vna cofa tonda,* fi affimiglia molto ad vn cappelìeao ^one,&dvnde!a^^ bocchecometana^ette,vnamaggiordenaltra,conlaqualmordono 3 nonduo toil fuoniorfo,nee venenofo* la (uà fcorca & corpo è lifcio , cV fottìi comela fcorzTdeì h»ouo 3 61uo vn poco più dura ♦ il colore e^ berrettino d bianco [ò paonaz^che Sa* Z urro,cVcammmanoperlato^fonobuoniiman g iare 3 cVghn P dS quefto mangiare & umilmente in terra ferma molti Chrftiantperche fé ne truou^no mot t,^eman g ,ardipocafpefa. ^ hanno mal %bre,cVq^h^HCh^So^^ m olto,ecibo chefitmoua incontinente ,&chtncmdi^,amang«nCa^dfafok bracie, ftnalmentela fattela di queftieMe^ C^rf"*Anda^ re^fanLucar^maltrepartifonomolti granchi, ma fono d'acqua, cV li foprade«[fon^^^^^ f^nev°l^ dodetngranchihannoman § iatoqualchecofavenen?fa,oMiquellipomem fa il yenenoqual adoperano gl'Indiani Caribbi arcieri nelle fuefreccie , ddamWdhiToi pero^pertalcaufafiguardanoliChriitianida mangiar lalgnmdi^quSurimSSS appreffodetti arbori chefanno tal pometti,cV ben che fi mlgi molti di quelle fono ^ ni,nonfannoperomaleall'huomo,née>iuandacheaadurada patire. DelliRofpi. r c L Sono molti Rofpi in terra ferma, cV molto noiofi , per la gran quantità d'efl] , non fono ,enenofi,madouepiudique^ 5 uadomuoiononeltempodeIfecco,vi>imangontantograndiglioffid'alcLi 3 è ™ntelecofte,chepaionodigat^ icqueapocoapocoficonfumano^fìnifconoAchel'ann a e che cofi come la terra fi va cu tiuado,cV habitando dalli Chriftiani,et tagliadoColri ar >orinelhmonti, fccoilfiato delle vacche, caualle, dC altri beftiami, cofi par § che vSS ^palpabilmentefivadaleuandovia^ iole. aueftiRofpicantanoditreo>at* •omeca™ ^S~ te ettini,8Calcuniquafineri,peròdicùfcunafortefono molto brutti, grandi, cVnoiofì per :fferne molti, ma come è detto non fono venenofi , cV doue fi pone cura che non vi fìa Z £1^ me^fLn ¥M arb ° n ' Cla ff S P a S na fì {on P "*»' in qi"e parti : cV «v oghi , cV perche tutu quelli che fono nell'Ifole , fono anchora cV in maggior comt in ter ' ferma : dirodiquellichemiverranno aIhiiicmoiù,timauiac6qudIa^^SSe' cialprincipio,cheechetuttoqueIchediròqui,&:queldipiuchemieVfoS vlmeX cofr mt ° ne " a ^ g€neral hlft ° rÌa de "' lndie ! * -mincSdo da' Bel Mameli c LJCTTT > WnioteaSfp,, ^ ah f anch , e 7 n °.~^*f°p ra ède 1 to. Sonuialcrifrummol Wfrhlfo 1^ £7 Euu,vnf ™ ttoch «fl*iamaMamci,chce v vn arbore srande, di belle e £2»™ ^^&ecceIlentefr U ,to I &dimoItofuauefapofe,ramogroifo *ra ) mmez Z oddfcu tt o ) imododifeméze j ecdicoloracfane Z zadelleeaftagne monde" Wfblii, l'I,' ,< f )yi. II!; i-I v , II,"».'*.' ■ < «I .|,r ; -.11 4 ; ^ '' ■*"'! 1 '■•;.: •'■''''iwA 1 ''' ,. i ■■-»: '.«iti lK:','"l: , UÀ» •••:■ i :■*! v ..,, ,i ' ■ ■•"'■'''" ,;!■»■ -I IH' 1 » ^''JWpit .*■'">!" Il* m \ '.'ì:"'^ìhì l< . i ' Iw.rf ';. ( ..v'i;^ . li : :;;i l i«f'!' './ '.' il i in fi Idilli '- _^..X SOMMARIO DELL'INDIE. OCCIDENTALI &àaueftefipropriamentes'airim^ raftaS fé haueìle quel fepore,ma qfto offó cofi diuifo^iemcn^camariffimocomefid^ ma ffpra Silo è vna teletta molto fottile,tra laquale & la fcorza e ^acamofìta come leon^ £ rhe h ìSm di pefche,d migliore,* ha vn boniffimo odore,8C e piudefo qfto frut todC frX^ £-■ DelGuanabano. . ■ -, C f' LX \ lI c \.' Il Guanabanoé vn arbore molto grande & bello invida, che haln-amidmm, a foglia lunga & larga , & molto verde , cY fa vn frutto che par pigna grande quanto melloni , ma £ anzi ferrata intorno e tutta coperta dVna fcorza della groffezza di quella di mello, ni «alquanto manco , dC dentro e pieno d'vna palla come mangiar bianco , faluo che an. chorche fia tanto fpefla, é alquanto aquofa, cY di gentil fapore temperato co vn garbo fua, ^&DÌaceuole & dentro a quella carnofità ha cer te femeze, maggior che quelle della caf. fa I del medeÓmo colore, 8C quafi cofi dure,& anchora che vn huomo mangi vna £i quej fteGuanabanechepe^^^ ff SS, 6c le femenze , cV truouanfi di quelle che fono di pefo di quattro libre & pm, cY fé toòi cominciata ì mangiare, filafci per qualche di non fi fa di mal fapore , fé non che fi vafeccando* bito vanno i quella che é tagliata , cV per quello non la cominciano mai a mangiare fé non Ltìnirla,cVdiquefteGuanabanelitruouanmolte&:nelllfole,cY in terraferma. F DelGudìdbd. ' f 9^ x f \* TI Guaiaba é vn arbore bello in villa, che ha la fogfo quafi come dimoro, fé non che e mi hòre Et quado é fiorito , ha molto buon odor , cY fpetialmente il fior d vna certa forte di quefti Guaiaba^ Sfero di egual graderà, cY hanno molte femenze,d per dir meglio fon piene di gra. lo le Suonano , per caufa di quei granellai , ma à chi già le ha prouate pare molto genti. Tu to cV appett/tofo,cV dentro ne?ono alcune cplorite,altre bìache,cY doue miglior le hab- A i trouate KnelDarien ,&Y per quel paefe dico miglior che in alcuna parte di terra ferma che % lihlfaw! |ma quelle delllfole non fono tali, & Quelli che fono vfià mangiarle lo tengor moltobuonfrutto,&aiTaimiglibrchekpome v ( t y, ■■ - Del Coco, cioè Noci d India. ' t <*/>. l a v i . ' fiCòèoèfpetiéaB^^^ delle palme real che fanno li dattili, eccetto che fon differenti nelnafcimento delle foglie, perche quelle del lì Coci nafeono nelli tronchi della palma, di quelmodo che fanno le dita della mano, quat do fi intertexeno l'una con l'altra, cV cofi fanno dapoi che han più fparte le foglie . Qnc fte oalme d Coci fon arbori alti , cV truouafene molti nella coita del mar del bur , nella prò uincia del Cacique Chimam Ilqual Cacique hebbi certo ternpo raccomadato co duget. Indiani Quelli arbori d palme producono vn frutto che fi chiama Coco, che e di quelt forte Tutto vnito come fra nel arbore, ha maggior circunferentiache vna gran tettati vn huomo, cV dalla fuperficie.fin à quel di mezzo che è il frutto, èeircundato 8C coperte > d molte tele , della forte di quella iloppa, dellaquàl fon coperte li palmizi di terra nell Anda Ìofìadicoditerra,perchen5fonopalmizÌdipalmealti,di : quellaftoppacVtelecheinleua te fanno d'Indiani tele molto buone,cV fartè,& le tele le fanno di tre o quattro for«,fi E vel di Nauitó, come o veftirfì. Et le corde fottili cV più grofle, Mno a %e, ma in q(le Ind, di voftra Maefta no curano gl'Indiani di qfte corde K tele, che fi pofso fare della lana di qf dettiCoci,comefaimoinìéuate,PchehanomoltocottonecVbello + Quefto frutto che in mezzo della detta ftoppà,come è detto,é grande come vn pugno ferrato^ alcuni coni duofcV pìu,& meno. Et è in forma di noce, d altra cofa rotonda, alquanto più lunga ci mm duraA la fcorza di qlla è grolla come e vn cerchio delle lettere d un real d argent & di dentro è attaccato alla fcorza di qlla noce vna carnofita di larghezza deUa meta del sroffezza del minor dito della mano, laqual e biaca come vna madola moda > SC Mi o .'...; . v — . lapor ' * I' !": -,l ■ ; i, '..:"'*'., H uce ruc- « U A i f! L S< G0NZAt -0 D'OVIEDO laporchemandorle^ di molto AratT^rriTA^ ^ • r- ^ é 4- Je.ma a chi le vuole inghiottire non è difpSSct fi T^ COmedelk *■»** «o«fpro ) ma»onmoleo 1 n?difoneche S tobteàS^ ?T e ™ a * e «oreftfal quans che poco auanti £ fiato eolto dall'arbore^ tèuSfc Irnoffi v f Quando '' Coc ° é fe fco, & peftandolamoltoAdapoicolandolafenecaua lane™ , &fra , tton ? nma ng«ndola ; ma lo de Defilami,* dJmol{afu&nria > laq„afeS»SiTn °, ?"S l '? rc& P«fia«chequd fanno dimah,^ del pane i modo di polen a & ^3? pa f , me "? n ndle **•*« te torteeeeelienteà magiare cV fenza feSfeSfir' ht,e de Cod '<"™ k det nocof.fa.ollo .comefelìfuffino mangia™ „ M^cM^™™^^ -^^ ^P™^an''èda6perechewI U ogfrdeirX0 > mXlh* um V a l n &^ «àiprocecfito la detta carnofita v„ luogo vacuo £j , pieno d u™ eaua enl^ & T ' e nd m<3Z0 ««* D ™«l<» ^"«t'tacheri,npierebbevnhuoio,o-p,u"manmZ, C ì"f l m3 , &eccc,knK ' in onta ?**■<»«> aeuuta è la più fufìaniial cVla più eccelfente cV b ?' °r' a S' andez => del Coco.Iaq'ual «T f" 1 ?<»«>lorecheti r aaf ■annuii ftan^dicono chetruouano marame! A n ° ^rein quelli «,{.& nfa , m ^^«4'P e,a P''««iquelhche7han?oS itaehehodettoimmariamente qui a vofiraMaèlb, h,i r oormarc - T "«e queftequa hCoco fu polio ^quefto frutto perquèftaouft ^ f™ ' dtqueltiCocì! linome Laccato nell'arbd;?, virefta vn buco 9 & f 0D " n,',^ r, qUa ^° Ù dd P ,cca dal lu °g° doue e ualiinnen,erapp\f e „tanovngéfto 'o£I ' k"«\,duoialt.i buchinatufalmentc! T'^&pereiofldÀtof?u,toeVhiamatóco g crm ; Z 8 a "° mamm °" e >no vrfliaf.rn.le maitthia. ' q ene ' che " Cocl come frutto dipalma, uedoues'habi,a >C ome\lli, or ; S&feS^^^* 1 * a.,ha„o hauuto Ongin^ princlio.&nK tt adfln n '"' datt,li * e «P°™rono di mo molto belle. & in Ucafa chehora"o habS J" 1 .? " 1 ™™ '" moltecafe fi truo- 3 .pduce molti frutti,* ^lto sr3de S d °ll7„ S*? 3 C r' tta, 8Cchehanobii 11D ' Im P ' a /?^ du ? nofim >lmète coccole. Euuivn'altra fondo* •.'il,''' ' '''.': , il i, A 1 . : ,.':•'< m , vi 1 ', ":rh ili ii'^r" . ■ ,' ii ■ i ■ .vr . ,: :ì , ,"' wykfv ili } * è K , '»' ? : 'J^t .■■■■■/M„, Si vi-'" ■••ì'iU'i ?: 'iJWi»^." 11 '»' 1 ! 11 !Ì l ■ ' I: ' | ! ''I " ■:•■ ■ ^ ■ ■ A Hi i . «,jp rivi: >M fi ', i ''"''■'■ ifì'à'H .:V,".'*,::> i ; i : %: (,;,'.'! . 'Ini . 'li'"' „.„.,« D IE OCCIDENTALI SOMMARIO DELLINU & qualfivoglia haftadi ( « ndo Faffidiquefio legno -fJ^SW^ft? 6 *' fC ^a? manSaredelledetteghiande. Crf/ , iX X* In auelle parti in terra ferma per Iwipn ^^ v ^ ra{p i non molto mmuti,an In queue P* . f a i ua tiche ,& molto cat iene a ™*> r i ma mo i to ml fa,meu che fono fiat, pò ^ ce hgBQ fc fog! t gl a e , « .più | nd ^ baro fono arbon di *£ com£ mdlonl plccl oli , ^^ ran qua nrita,c* ha & producono eemhch.g iqudlo,&molttnemnMA«g ^ ddmdlor principal del fi eh osella ^ , ^ foa fpdia c« q ^ ^ ^Uamameracheiohodet.o. . . .^^^S T, /^fruttocheinterrafermaKcluiftiarnch^anCogn , ^ Eunivnft*»^. aa à,&halafcoiraa.vBde& i am«f^ sofaVn*pC della medefima forma che quella, ma fopra qfta femenza e vna teletta fotnliffima, tra a cap * h iquale cV la prima feorza è quel che n' mangia che e N molto , OC d'vn li quore , d pafta molto mile al butiro, dC di buon mangi'are,cV di buon fapore, &C tal che quelli che la poifon haue z l'apprezzano , cY (ono arbori faluatichi , cofi quefti come tutti quelli delliqualih abbia-- loparlato, perche il primo hortolano del mondo è Dio , ne gl'Indiani durano in quefti ar-' ori fatica alcuna » Con il formaggio fono molto buone quelle pere , cV fi raccogliono à uon'hora, prima che (i maturino, OC fi fefbano.et da poi che fon ftate colte ii ftagionano et iuentano in tutta pfettione da mangiarle, madapoiche fon ftagionate permangiarfele, di etano trifte fé fi differifee il magiarle, et li lafcia paifar qlla ftagione, nellaqual fono buone» Dell'arbore del Ficbo. Cap. LXXII1I. L'arbore del fìcho e vn arbore mezzano, cV alcuni (on grandi, fecondo il paefe doue nax :ono , cV producono certe zucche rotonde , che R chiaman fighere , dellequali fanno vafil er bere: come tazze, cV in alcune parti di terra ferma le hnno tanto belle , OC u ben lauora^ :, 6C con tanto luftro, che può beuer con quelle qual ù' voglia principe , cV l'ornano con li ioi manichi d'oro, cV fono molto nette , dC l'acqua in quelle fi gufta molto buona , &C fono Ta2zc mot ìolto necelfarie, cV vtili per bere , 5C per quefto gl'Indiani per la maggior parte di terra fer- to beile fi ìa non adoperano altri vafi, DegliHobu Cap, LXXV. Gli Hobi fono arborrmolto grandi , c\T molto belli, liquali fanno molto buono aere > Se* mbra molto fana , OC di quefti fé ne truoua gran quantità , 8C il frutto e x molto buono dC di uon fapore cV odore , de è come certe fufine piccole gialle, ma l'offo e molto grande, 6C ha oco da mangiare , cV fono cattiui per li denti quando s'vfano molto , per caufa di certi sfì-- icci che fono attaccati all'oifo, liquali paflano per le gingiue, quando l'huomo vuol fpicca- :daquellequel chefi mangia di quefto frutto , le cime di quelli arbori mette in acqua co- indole con effa , fa quella molto buona per farfi la barba , cV lauar le gambe , cV è di molto uon odore* La feorza anchora bollita in acqua fa molto vtile a lauarfene le gambe , per- ìe ftringe,cY leua via la ftracchezza fenfibilmente,tal che e marauiglia : dC è vno eccellente :" falutifero bagno, dC il migliore chefi truoui in quelle parti, per dormimi (otto, non cau- i alcuna grauezza alla tefta , come gli altri arbori, quefto dico perche li Chriftiani coftu jano molto in quel paefe di ftarfene alla campagna, cV e cofa molto prouata,cY fubito Ile truouano gli Hobi vi diftendono fotto li fuoi lìramazzi, 5C letti per dormire. Del legno per mal frànge fé , che in Spagna fi chiama Palo finto, & dagli Indiani Guaiacan* Cap. LXXVU Cofi nell'Indie come in quefti regni di Spagna, cV fuori di quelli e v cofa molto nota, il le- no ouer Palo fanto , che gl'Indiani chiamano Guaiaca,8c* gl'Italiani legno da guarire mal anzefè , OC per quefto diro d'elfo alcune cofe con breuiti* Quefto è vn arbore poco mi- or d'vna noce,deIquale fé ne truoua aflai,cV fonne in quelle bande molti bofehi, (i nell'Ifo \ Spagnuola, come nell'ai tre Ifole di quelli mari , pure in terra ferma io non ho veduto, ne dito che fiano delli detti arbori» Quefto arbore ha la feorza tutta macchiata di verde c\f 'alcune macchie più verdi, cV alcune maco, et berrettine,come fuol elfer vn cauallo pezza 3» La foglia d'elfo è come d'vn arbutoouer corbezzolo, pure vn poco minore 5C più erde^pduce certo frutto giallo piccolo, che pare due faue lupine cógiunte infieme. g tato legno fortiffìmo dC graue, dC ha la midolla quafi nera: dico quafi pche pede in berrettino* ìt pche la pricipal virtù di qfto legno e v fanare il mal fràzefe,eY è cofa molto nota,nó mi di-' :édero molto in qlla, folo diro come del legno d'elfo arbore predono ftellette fottili, cV al- uni lo fanno limare, et qlle limature cuocono i certa quatità d'acqua, fecòdo il pefo d parte he mettono di qfto legno à cuocere, etdapoi che e feemata l'acqua nel cuocere li duoi ter- :i,ò più la leuano dal foco,8t" lafciala ripofare,cV di poi la dàno à gli ammalati certi giorni la aattina ai digiuno,^ fanno grà dieta, cV fra giorno gli dano da bere altra acqua cotta con il Viaggi voi» 3°» i detto j" v' 4 i i fi*?'] ' ,< : l ) ' l'Ut 1 ' ; i I ! ••V" ■" li 'l'i' "-' :i "i" 8 :?,'>;,■< Si ■■■■•-., f «-j'iv; 1 a ';i''l; ( .>V : "ì« , v :;;»ìài- ■ ''»ilii!1 i i I i l'i I 4\ illllil!' . . '! I.L, I' ''l'I ■ !l f •']''»' ì. "ti II i .: ;: ' ( ".(\ ■ -iiiFHI 1 'V-' •,?■':>:% . ' "f . .1, ",, ji '■! ■., 1 'ktV .1 , . 'iilli/ !.. IL. " 11», i|j," ,: Vf, w :■■ i* », i ;"f il w 'I SOMMARIO DELL'INDIE OCCIDENTALI detto Guaiacan , 8C guarifcono fenza alcuna dubitano moiri di qfto male: ma perche io nò dico qui cofì particularmenteil modo nelquale ù' piglia quello legno d acqua d'elfo, ma di- co come s Vfa fare nelle dette Indie doue e più frefco , colui che hauerà bifogno di quefto ri- medio non tenghi conto di quello che io fcriuo qui , perche quefto è altro paefe cY altra tem perie d'aere , cV e più fredda regione, 8C bifogna che gli ammalati più fi guardino , & viino altri termini, ma cominciando la cofa elTer in tanto vfo , cY fapendo molti come in quelle bande fi debba prenderla quelli tali s'informi chi ha bifogno medicarfi. Io gli faro vtile in auifarlo , che fé vuole il miglior Guaiacan che fia cerchi d'hauerlo dcll'Ifola detta la Bea- la. Può voftra Maeftà tener per certo che quella infermità venne dall'Indie , &C è molto commune a gl'Indiani, ma no è cofi cattiua in quelle parti come in quelle noftre, anzi mol- to facilmente gl'Indiani lì fanano nell'Ifole con quefto legno , cY in terra ferma con altre herbe,d cole che loro fanno,perche fono molto gradi herbolari. La prima volta che que- lla infermità fi viddé in Spagna, fu dapoi che Don Chriftophoro Colombo hebbe difeo- perte l'Indie , cY torno à quelle parti , eY alcuni Chriftiani che vennero con lui che ù trouo- rono al difeoprir di quelle terre, cY quelli anchora che fecero il fecondo viaggio , che furo, no 'molti , portorono quella malatthia , cY da loro s'attaccò ad altre perfone . Et l'annc 1405, che il gran capitan Don Confaluo Ferrando di Cordoba palio in Italia con gente in rauor del Re di Napoli Don Ferdinando giouane, contra il Re Carlo di Francia,per co- mandamento delli Re catholici Don Ferdinando, 8C Donna Ifabella,4'immor tal memo ria,auoli di voftra Macftà,pauo quella infermità con alcuni di quelli Spagnuoli,cY fu la pr ma volta che in Italia fi vidde , SC come era nel tempo che li Franzefi pafforon con il dette Re Carlo,chiamorono gl'Italiani quefto male, il mal franzefe, cY li Franzefi, il mal da Na poli , perche ne anche loro l'haueano viPto fino à quella guerra : dopo laquale ù fparfe pe tutta la chriftiani tà , cY pafio in affrica per mezzo d'alcune donne cY huomini malati di qui ila infermita,perche à niflun modo s'attacca tanto, quanto per il congiungimento del'hu< mo con la donna , come fi è villo molte volte , medelìmamente nel mangiar nelle fcodelle cY bere nelle tazze cY coppe doue gl'infermi di quefto mal vfano, cY molto più nel dormi nellilenzuolicY velie doue fian dormiti tali infermi , cY è tanto grauecYtrauagliofo mal che non è perfona che habbi intelletto che non vegga tutto il giorno infinite perfone roui nate per quefto male , cY che paiono peggio che gli ammalati di fan Lazaro. llche è acca duto alli Chriftiani , in modo che molti di loro fono morti , cY pochi ne fono che non prei dino quello male , fé vfano , ò fi congiungono con l'Indiane: pure come e v detto, non è col cattiuo in quelle bande come qui, fi, perche quefto arbore è loro più à propofito , cY per ef fer frefco fa maggior operatione , lì anchora perche la temperie dell'aere e N fenza freddo , fi aiuta più tali intermedie non fa l'aere di qui, per ilche e più eccellente in quelle parti queft arbore per quefto male , cY per efperiétia fa maggior profitto quel che fi porta dal'llfola eh fi chiamala Beata, quale appretto alla città di fan Domenico dalla Spagnuola alla ban da di mezzo di* Tra gli altri arbori che fono nell'Indie , cofi nell'Ifole come in tetra, ferma , è vna forte I arbori che fi chiamano Xagua, dellaqual forte ve ne fono in molta quantità» Sono mol io alti, diritti, cV belli in villa, & fi fanno di elfi molte buone halle da lande, lunghe, 2 grolle quanto le vogliono , cY fono di bel colore tra berrettino cY bianco ♦ Quefto arbo re produce vn frutto grande come Papaueri, alliquali s'aflomiglia molto,cY è buon à man ^iarequando è maturo, di quefto frutto cauano acqua molto chiara , con la qual gl'India ni fi lauano le gambe, cY alle volte tutta la perfona, quando u' fentono le carne fiacche,cY fo no ftracchn cY anche per fuo piacer fi dipingono con quella acqua , laqual oltrache ha vii Acqua che t ^c}i r iftringere ,fa anchora quello, che tutto quel che la detta acqua tocca a poco à poc peJfoS la fa nero come vna fin'ambra, o più , & quefto color non fi può leuare, fé non paviano do dicid quindici di, cY quel che tocca lVnghie , non fi può Jeuar,fìn che le non fi muta no , d fiano tagliate à poco à poco , come crefeono , fé vna volta fi tingono con quefto co lor nero : cY quefto io ho molto ben protrato , che à quelli che camminano per quell parti , liquali per li molti fiumi che parlano , riceuono alle gambe qualche nocumen $p ; è molto vtiic la deità Xagua lauandofi dalli ginocchi in giù, Soglionfi fare anchg ra molti DEL S. GONZALO D'OVIEDO ra molti giuochi alle done fpargendole fenza che fi accorghino con acqua di quefta xagua mefcolata con altre acque odorate , pche gli vengano più fegnali neri di qllo che vorriano, et qlla che no fa la caufa,fì truoua pofta ì grade affanno g trouar rimediò, ma tuttti fono inu [iliache detti legni fi potriano più pilo abbruciare fcorticadofì la faccia, che leuargli via, fi- mo a tato che la detta tintura facci il fuo corfo , cY à poco à poco da fé medefìma lì parta. Qua do gl'Indiani vogliono andar i battaglia h' dipìgono co qfta xagua, S>C co Bixa, che e vna co fa à modo di finopia,ouero ìboro,ma piuroffa,&: ache l'Indiane vfano molto qfta dipitura. Delli Pomi per il Veneno, Cat>* LX XV Uh Li pometti delli quali gl'Indiani Caribbi arcieri fanno il veneno che tirano co le fue frec rie, nafcono in certi arbori coperti di molti rami, cY varie foglie fpeffe , cY molto verdi , dC fi rancano molto di qfti mali frutti, cV fono le foglie fìmili a quelle del Pero , eccetto che fono «inori, cY più rotondi* Il frutto è della maniera di pere mofcatelle di Sicilia, 6 di Napoli il parere,alla forma cY gradezza,cY in alcune parti Cono macchiate di roffo,. cY Cono di mol o i'uaue odore, Quefti arbori g la maggior parte fempre nafcono Se" ftano nella cofta del naie , 8£ appreffo l'acqua di quello , 8£ no è huomo che gli veda che nò deOderi di mangiar nolti di quelli peri, d pometti» Di queiti frutti cY delle formiche gradi che fanno innare vdeno :ol morfo , dellequali à dietro , fi e v detto cY delli marafiì ò vipere cY altre cofe venenofe fan-, kfccoe?" io gl'Indiani Caribbi arcieri il veneno,có ilquale cV con le faette ammazzano li feriti. Et ìafcono come è detto quefti pomi appreffo al mare , cY tutti li Chriftiani che in quelle parti eruono a voftra Maeftà,péfano che niun rimedio fia tato vtile al ferito con quefto veneno, ruato l'acqua del mare , cV lauar molto la ferita con qlla , nelqual modo fono fcapati alcuni, na molti pochi,gche dicendo la verità, béche qfta acqua del mare fia co tra il veneno (fé per ^étura e)nó fi fa pero anchora vfare primedio,né fina qft'hora li Chriftiani l'hano còprefo li cinquata che fiano feriti, no neguarifeon tre* ma gche voftra Maeftà polla meglio còfl> lerare la forza del venendi qfti arbori : dico che vn huomo folamentegittandofi per poco ria dir la peftilential natura di quefti arbori, delliquali e gran copia nel golfo d' Vraba , per i cofta di tramontana alla banda di ponente , d di leuante ,'cY tanti che fono infiniti. Le rgne di quelli , quando ardono, fanno tanto gran puzzo che non e alcun che'l poffa folle- are, perche fa grandiffimo dolor di tefta* Begliarbongrandu Cdp, LXXIX. In terraferma fono tanto grandi arbori, che fé io parlarle in luogo doueio nonhaueffi anti teftimonrj di veduta , con timore haueria ardimelo di dirne, Dico che vna legna lo-* ino dal Darien,d città di fama Maria dell'Antiqua , palfa vn fiume molto largo cY profori o , che fi chiama il Cuti, fopra ilquale gl'Indiani teneuano vn arbore groffo attrauerfo che rende tutto il detto fiume, per ponte à paffare, cV per quefto fon pattati molte volte alcu- i eh e in quelle parti fono fiati , liquali al prefente fono in quefta corte , cY io fimilmente* ^perche detto legno era molto groffo, cY molto lungo , cY molto tempo fiato in quel luo- p a v tal feruitio s'andaua abbaffando, talmente che chipaffaua per vn tratto di mano,fi ba- naua fin al ginocchio , per laqual cofa già fa tre anni, cY nel anno 1 5 x z , effendo io vffV ialdigiuftitia di voftra Maeftà in quella città , feci gettare vn'altro arbore poco maco baf- 3 delfopradetto , che attrauersd tutto il detto fiume, cYauanzd dall'altra parte più di cin- [uanta pie,cY molto groffo, cV reftd fopra l'acqua più di duoi cubiti , Si nel cader che fece fi riend dietro altri arbori cY rami di quelli che gli erano da canto , cY difeoperfe certe vigne ellequaliper auanti fi fece mentione, di molto buone vue nere, dellequal mangiammo ffai più di cinquanta perfone che erauamo li. Era quefto arbore nella più groffa parte ja, groffo più di Tedici palmi, non dimeno à rifpetto di molti altri che in quel paefe fi truo- ano, era molto fottile, imperd che gl'Indiani della cofta, cY prouincia di Cartagenia, te fanno canoe che fono barche , con lequali loro nauicano , tanto grandi , che in alcune anno cento, cY cento trenta huomini, cY fono d'vn folpezzo, cY divn'arbore folo, £nel mezzodì' quella fta commodamente vna botte, renando da ciafeun lato di quel- ifpatio donde pollano paffare le genti della canoa , cY alcune fono tanto larghe, che ten- Viaggi vol,5° t i fj gono Vna barca d'vn pezzo che tiene ijohuomi ni. irli:. I % W ' i ' ivi"// I. % .V ,■!*■ •h>'„' ' A , : •'■■■• , ' I 1 tifi: m ^ ( l;.;fi I * ■ ■ " v\ m W'V'y ■■ ■ ■'■.'•U : l! "Vf 1 u.fP ili «i 'Il 'il •T ' ..'II 11 ■ 1 , . !|lll||ll : ' "'i.' ■ iilljf' i '■ '!':,m. i "'«i ''.""' ' ; *.l ' ' IH 1 „ & i»ii; ili a i ta carret ta carica della forte che in que- llo regno diToleto fivfaal tempo che fi raccoglie il grano molto commodamente lana parlata , per ciafcuno di quelli tre lumi ouero fpatrj che erano fra pie cV pie. cV dalla terra in fu era l'altezza d'vna lancia da fante à pie , e* doue fi metteuano infieme quelli tre legni, d piedi , fi riduceuano in vn arboreo troco, ilqual mótaua molto più alto m vn pezzo iolo, auati che fpargeffe rami,che no è la torre di fan Roma di qila citta di Toleto,et da qlla altez za infufo gittaua molti rami gradi, Alcuni Spagnuoli mòtorono fopra il detto arbore, et io fui vno di qlli, cY quado io fui arriuato fopra il detto, doue cominciaua à gettar fuorali rami era cofa marauigliofa à veder, il gran paefe che di li fi difeopriua verfo la parte della prouin- cia d'Abraime. era molto facile il montare fopra detto arbore perche erano molti Bei uchi, delliquali è detto di fopra intorti intorno al detto arbore , che faceuano a modo di fcahn •. iM curi. Era ciafcG pie delli fopradetti oue nafceua , d era fondato il detto arbore, più grotto di veti palmi, OC da poi che tutti tre li piedi nel più alto fi teneuano infieme , quel troncon pria cipal era più di qua- ratacinque palmi in tódo , cY io pofi no- me à quella monta* gna,lamótagnadel l'arbore di tre piedi» Quefto che ho nar- rato vidde tutta la géte che meco veni uà, quado come ho detto prefi il Caci- que di Guaturo, nel l'ano i5ZZ.Molte ce fefi potriano dir ir qRa materia , cYco< • me fi truouano moj ti eccellevi legni, c\ di molte maniere ei differétiejfidicedr odorati come di pà me nere, et dimoiti altre forti, moki de liquali fono naie graui,chenópottc no ftar fopral'acqin anzi fubito vano a: fondo, al tri co fi leo gieri,comeilfugh< ro , folo voglio dii qiìo , che tutto que lo che fin qui è feri to, faria flato ne- cellario di fcriuerk più diffufam ente. Et pereto i DEL S. GONZALO D'OVIEDO 6 7 Et perche al preferitelo fonfoprala materia de gli arbori, auanti che paiTi ad altre cofe , vo- glio dir il modo che gl'Indiani con legni ac- cendon il fuoco , ilquale è quefto ♦ Prendo- no vn legno lungo duoi palmi, groffo come il minor dito della mano , ouer come vna frec- cia, molto ben rimondo, éVlifcio d'una forte s di legno molto forte , che lo tengono folo per quefto feruitio , dC doue fi truouano che voglino accender il fuoco , prendon duoi le- gni di più (cechi 8C più leggieri che truouano, cV legangli infieme,vno appreffo l'altro , co- me le dita congiunte , nel mezzo delli quali legni mettono la punta di quella bacchetta dura , quale fra le palme delle mani, tenendo- la, lavolton forte, fregando molto continua- mente la parte da baffo di quefta bacchetta in- torno intorno fra quelli duoi legni che ftan* no diftefi in terra, liquali fi accendono infra poco fpatiodi tempo j8£à quefto modo fan- no fuoco» Similmente e ben che io dica quel che alla memoria mi occorre d'alcuni legni che fono in quella terra, cV anche alcune volte fi truouano in Spagna , quali fono certi tronchi pu- trefatti di quelli che e molto tempo che fono caduti per terra, che fono leggeruTimt bianchi, cV rilucono di notte propriamente come brada accefa, cV quando gli Spa- gnuoli truouano di quelli legni, cV vanno la notte per intrar cV far guerra in qualche prouincia,cV gli è neceffario andar alcune volte di notte per luogo che non fi fappia il Alcun cammino , prende il primo Chriiliano che guida, cV che va appretto l'Indiano che gli in- § nich fegna il cammino vna ftellettadi quefto legno, cV lamette nella berretta dietro fopra le fpalle, cY quello che lo fegue va dietro tannandolo cV vedendo quella ftelletta che riluce, cV il fecondo porta vn'altra,dietro alqual va il terzo,in qfto modo tutti la portano, cV cofi niffu- no fi perde ne s'allarga dal camino che guida li primi* ^Et^che quefto lume d fplendor nò fi vede molto lotano , e vn auifo molto buono gche per eflb non fono difeoperti , ne fentiti li Chriftiani , no potédogli veder da lontano. Vna molto gran particularità mi (i offerifee, dellaqual Plinio nella ìua naturai hiftoria fa efpreffa memoria^ è che dice* Quali arbori fon quelli, che fempre ftanno verdi, cV no perdono mai la foglia,come e v il Lauro, il Cedro, l'Arancio, dC V Vliuo, & altri,liquali in tutto nomina fin cinque d feu A quefto propof i- to , io dico che nell'Ifole cV terra ferma faria cofa molto difficile trouar duoi arbori che per- dino la foglia in alcun tempo , perche anchor che habbiaduer ti to molto in tal cofa, non ho veduto alcuno che mi ricordi che la perda , ne anche di quelli che habbiamo portato di Spa gna , fi come Aranci , Limoni, Cedri , Palme, & Melagrani, cV tutti gli altri di qualunque forte effer fi voglia, eccetto la CafiTia, che quefta la perde , cV ha vn'altra cofa maggiore, nel- laqual è fola, che fi come tutti gli arbori cV le piante nell'Indie fpargono le fue radici nel fon do della terra , quanto faria l'altezza d'un huomo, d poco piu,à più baffo non paffano, per il caldo d difpofition contraria, che più à baffo di quel che e v detto fi truouano* la Caffia no refta d'andar più abaffo fino tanto che la truoui l'acqua, ne tal cofa fa alcun altro arboreo pianta in quelle parti , cV quefto bafti quanto à quel che s'appartiene à gli arbori per che co ine è detto di loro fi potriano fcriuer grandiflìme hiftorie* Delle Canne. Cap* LXXX. Io non ho voluto mettere nei capitolo precedente , quello, che in quefto fi dirà delle Ca- ne, per non lemefcolar, con le piante, per effer in quefte cofe da notare , cV offeruare molto particularmente. In terra ferma fono molte forti di canne , dC in molti luoghi fé ne fanno cafe,& cuopronfi con le cime d'effe , cV fannofene pareti,come per auanti fi è detto* nondù Viaggi voi* 3% i irj meno Je- e ri- lucono di notte. & tea*. ■i' : - ' I.' Uhi ì • I? < * vanno cogliendo fempre le minori, dietro lequali ne na. conodellaltre ,cVprofeguendo danno di continuo frutto. Umedefimo fanno in q udii .aefigliarancicVnchj. bonuifrutti che fi chiaman Pigne, lequali nafeono d'vnapian " ronieUardi, ouero Aloe,conmoltefoglieacute,piufottiìi di quelle dell'Aloe madori 3C fpinofe , ni mezzo del cefpuglio nafee vn rampollo tanto alto , quato la metà delibi tez sa d vn Intorno poco più, 6 manco , & grollo come duoi dita , dcin cima di quello nafee ^na Pigna, groflà poco mancodella tefta di vn fanciullo, alcune ma la maggior parte mi! lori, cV piena difquammedifopra,mapiu alta vna chel'altra,comcfonoqflede^ nanonfidiuidononeaprono, maftanfi integre, qftefquamefopravnafcorzaddg ^ ezzadi quella del mellone,cV quando fono giaIle,dopo aVn :anno che il fon femina t&no naturerà mangiare, & alcune fono mature, auati. cV nel tròcon di alle alcune volte na :onoaqftepignevnooduoirapolli,cY continuamente vno ndlaeftremita della detta pi. :na ilqual rapollo fubito che fi mettefotto terra s'appicca , OC in fpatio d'vn'altro anno na. :ediquelrapoUovnaltrapignacomeeMetto,cVquelCardonelq heeftatacolta,noe;d'alcuna 7 tilita\nédapiufrutto.Gl'In igne, quando le piantano a filo, come fé fuffero viti, cY da odore qfto frutto più che le Co. 3gne,cYvnaoduadiqfterédonogradeodorptuttalacafadouefonopofte. Retato fua. efruttochecredochefiavndcmiglioridelmondo,cYeMidelicatofapor,&:beIvedpr & ZTr ì $ V° gn i e3 ? fon ? pÌU Cam ° fe chen5fonol ^^e:ethanoalcumfìletdco e Cardo ma più fo ttih,cY molto cattino p li denti quado fi co tinua à mangiarne, & fono £ ? g u l r^ m ^T Par ^ gl ' Ind,am ' fanno v,no dm > ^ ale è molto buono. Sono toianicheli^noagliammalati 5E cheexcitanol'appetitoàq AItri rborifononellIfolaSpagnuolafpinofichealvederneiTunoarborene^iantafì iu faluatica ne più bruttaiet dalla forma di qlli no faperia còprendere né determinare fé fo o arbori, o piate. Fano alcunerame piene di foglie larghe et deforme et di molto brutta atifi,nenafconoal^ i dar ad intedere,fari3 ^neceiTario dipignerla,accioche col mezzo della vifta,il e^predanllo aela mguamaca in afta parte. Qsdtearboreo^StaédigrSvirtó^chepefradoìedcV. :fogliemolto^diftefeàmododVnimpiaftrofopravnpaSno,et^^ & raccio ^nchor chela ^ rngecomefemainofufreftatarotta,infinochefalafuaoperation3atatoattaccataciTc- amedicmaconlaca^^ ledio fr SyT rad0ne ' P er / e fteffa fì O'ìcca dal luogo doue fu polla , ddqual effetto QCxù ieaio le ne fon vifte molte efpenentie per molti che l'hanno prouato. Viaggi V0L3 . i iifj Som» Aies & Ba- tates radici da màgiaf. Melloni ta to grandi che vno a- pena Io pof fa poi tare. Zucche & Mdazane. Pigns co- me Cardi ouer Aloe. Vn empìa- ftio che fà- na le gribe fracaflate. vim ;i:t "«li 'V' : •■•''■' :» ' :5lifei >'. «,;, -jil. ;■ iillil- -^ - j • ih-'-'' : i"ii' -'.■• if !■! •, * ; : 1 ':f ; f;:' : ;r '■ ■ . , '! , ,Vl!>- «fi ' ; ■•Ìli' 1 . -e '. ''',5: '' ; -"h«i ■■;, fr S." : ':y'»! r* l'- l; '!l I' 1 v,,.|. .. , -'Ai..'. 1 ., ' 'il ■ -'..; 1 Hlyb "y^i ' i : ' :: '' ! •ili Platani che fanno le fo- glie larghe & lunghe, io. &. 11. palmi. SOMMARIO DELL'INDIE OCCIDENTALI 'i 'iMlilill Sonui anchora alcune piante che li Chriftìam chiamano platani iquali fono alti com arbori &diuentanogroffi nel tronco comevn groffo ginocchio d'vnhuomo opiu A da p edfalla cima getta certe foglie longhiffime cV molto large , tanto che tre palmi o pi Sfpo cfnqùaranta^ vn palmo cY mezzo, cY di groiTezza del braccio appretto la mano, pm o mancoTecondo budella terrTche gli produce, perche in alcune parti fono minori, cY hano vna fcorza 4 Xàllf midólla d'vnoflb diBue. cY baffi aW quello rafpo dalla pianta* quandov & kSScomiada.^ parer giallo , cY s'appicca in cafadouefi matura tutto ilrafpoc li fuoi Platani cY è molto buon frutto, cY quando s'aprono cY leuafi la fcorza, paiono Fic "a'Sfran^^ tono, che fono quindici giorni 6 più paiono molto migliori nel mar che in terra no g perche nel nauicarfe gli accrefcha la bontà , ma perche nel mar mancano 1 altre cofe che Sraauanzano^^ a mp oHo,ilqualehafattoildettorafpo tarda vno^o iaeto&&frutto,n^« pò ha buttato intorno di fé dieci o dodici rampolli,* tali ne fono groffi come : 1 ^rmcipa Squal multìplica non altrimenti che il principale in far li rafpi , con li frutti <****^ DEL S. GONZALO D'OVIEDO 69 in produrre altri cY tanti rampolli come di' fopra e detto: dalli quali rampolli fubito che e le- uato il rafpo del frutto,fi comincia feccare la pianta,laqual fecca leuano di terra, perche non fanno altro che occuparla in vano,cY fenza alcun profitto» cV fono tanti,& unto multipli- cano,che e cofa incredibilc,fono humidiffimi,cY quando alcuna volta gli sbarbano dai luo go donde gli hanno lcuati,efcegran quantità d'acqua, fi de la pianta come del luogo donde e vfcita,in modo che par che tutta la humidita della terra fi furie adunata apprefio Ti tronco, ceppo di tal piantarci frutto della quale le formiche fono molto amiche, tanto che, (e ne ve de intorno,cV fopra li ramigran moltitudine , di forte che alcuna volta e interuenuto in al- cune parti,che per la moltitudine delle formiche fono fiati forzati glihuomini a'ieuarvia li detti platani dalle loro poffefìioni,per non potergli difendere dalle dette formiche,li frut- ti fi truouano tutto l'anno. Euui anchora vn'altra pianta faluatica , che nafee per li campi, laquale io non ho villa fé non nelflfola Spagnuola,anchora che fé ne truoui in altrelfole cV parti dell'Indie , cV il nome loro e Tunas , nafeono d'un Cardo molto fpinofo , ilquale fa il frutto cofi chiamatole pare fior di fichi , ouero fichi grotti , hanno la corona come le ne- fpole cV dentro fono molto colorite» hanno grani nel modo che hanno li fichi, cV la icorza :ome quella del fico,cV fono di buon fapore,cVtruouanfene li campi pieni in molte parti, 5C fanno quello efletto a chi gli mangia,che mangiandone due d tre, d più, lo fa orinare ori la di colore di vero fangue. ìlche interuenne vna volta à me , che hauendone mangiato, &C mdando ad orinare,alla qual cofa quello frutto molto incita, come viddi il color dell'orina entrai in tanto fofpetto della vita, che reflai come attonito cV fpauentato, penfandocheoue lo accidente mi fuffe interuenuto per altra caufa» tY fenza dubbio la imaginationmipo- teua caufar gran male,fé non che quelli che eran meco fubito mi confortorono, dicendomi la caufa,perche erano perfone efperimen tate, cV antichi di quelluogo. Nafceui anchora wio rampollo , ilquale glihuomini del paefe chiamano Bihaos, che getta alcuni rametti dù ini cV foglie molto larghe,delle quali gl'Indiani molto fi feruono in quello modo» Delle foglie cuoprono alcune volte le cafe,cV e molto buona materia per limile vfficio, cV alcune /ohe quando pioue , fé la mettono fopra la tefla , cV difendonfi dall'acqua , fannone finul- ■nente certe cefte,lequali loro chiamano Hauas 3 per fuo vfo molto ben telTute,cY fra effe in- pteffono quelli Bihaos, laqual teiTitura e tale, che benché fopra quelle celle pioua, oca- chino in qualche fiume , non pero fi bagna quello che vi e flato melfo dentro. Le dette: refle fanno delli rami di detti Bihaos, delli quali con le foglie ne fanno , per feruirfene per il alejcV altre cofe più fottili,cY fono molto ben fatte. Seruonii oltra di quello di quefti Bi- ìaos in quello modo: che trouandofi in campagnacYhauendo careflia di vettouaglia, ca- Jane le radici di quefìa pianta,pur che fiagiouane, o mangiano la piata medelima in quella parte chee più tenera,laquale hada pie (otto terra vna parte tenera OC biaca come il giunco» Dapoi che fiamo venuti al fine di quella relatione mi occorre far men tione d'un altra Co- ra che non e fuor di propofito,laquale e che gl'Indiani adoperano per tignere li panni dicot tone,d altroché loro vogliontignere^ivarfjcoloiiqualifono^ero.Ieonato^erdcazzur ro,giallo,cY roffo,le feorze et foglie di certi arborijiq uali loro conofeono effer buoni a que lo eiTercitio,cV fanno li colori, in tanta perfezione cYeccellentia che non fi potria dir più, ÒC in vna caldiera medefìma,poi che hanno fatto bollire quelle feorze cV foglie fenza far al tra mutatione fanno tutti li colori che vogliono,cY quello credo che nafea dalla difpofition iel colore, che prima hanno dato a quello che voglion tignere , d fia filo , d fia tela teifuta, quello che voglion tignere in detti colori» Dmerfe particukritddicofe. Cab, LXXX1L Molte cofe fi potrian dire,& molto differenti da quelle che fono fiate dette, cV alcune al- tre che mi vengono à memoria,perche non cofi interamente come fono, cV come fi douer- nan dire mi fouengono,lafcio di fcriuerle qui. diro adunque di quelle lequali più a punto poffo narrare: cV prima d'alcuni piccioli animali faflidiofi,liquali per moleilia de gli huomi ni fon prodotti dalla natura, per moflrargli cY fargli intendere quanto piccola cV vii cofa balli a N offenderlo cV inquietarlo,accio che non fi feordi del fuo fine principale , per il quale tu creato,che e il conofeere il fuo fattore, cY procacciare di faluarfi 3 poi che coli aperta cY pia na via ha il Chrifliano a v farlo,cY tutti gli altri che vogliono aprire gu occhi del intclIetto^cY le ben alcune di quelle cofe che diremo faran vili 3 cY non cofi nette ; cY condecenti ad vdirle come Vna pianta chiamata Tunas , fa vn frutto , che màgià- dolo fa ori- nar come fangue. Co le fòglie di Biinos fi cuoprono !e cale. i l'W Colori in tuitaperfet tione & in vnamedefi ma caldie- ito ra. ' i';" (•■!"•! 'k ■l'i ì M' : I fi ». • V . :> 'i ■• ' li J'r '■":• " * ■' .: 'Vj' ! '"■' „ I" ^ .. v" 1 $•*", ' 4 1 »;, ; , « L.- - ■ ,, . ■' ";i , »• ■■'V:'.'»,:J!ri> r, i {* IR,. | imm. ,.*r • 1 '\ Vi ':i\t"'V ! l,|,''lll|! ■ i^ìl"!' ' II > ni»'. :.;. ?jff.jj|iii , ' •' '!'',: ■•ini i. ''l'imi i ♦ «. '* '.' ll ;i 3! ' 'I f I ■■WS !' W\\ ■iL'Im •■;■» t 'i? ! •'•ivi,':' ''f-'ii..;,,*'- ■ r > ' I ' -' !!f.jì „ V :; :-vlS||' "'iv 'Jt|! Animaletti Caiapates che s'atac- cano alle gàbe, &có grà difticul tà fi rimilo UOtlo. Pattato al- quanto di fpacio, non natcon pi- docchi per il corpo ma poi ritorna ri, àql luo- go.rinaico- no. Quando fi fpulciano fi magiaro le pulci & li pi docchi. Gl'Indiani fono molto dediti alla foddomia. Scambiano le mogli. SOMMARIO DELL'INDIE OCCIDENTALI come quelle che fino a hora fon (late fcritte,non fono pero' men degne da notare, & auerti- < re,per intendere le differente dC varie operationi della natura, 6Y dico cofi* In molte par- ti di terra ferma per lequali padano li Chriftiani,d Indiani, per eiierui molte acque da paffa- re,portano le brache fempre dislegate,donde nafee che dalle herbe s'appicca loro alle gam- be ceni animaletti,liquali chiamano Garapates, che fono come zucche , talmente minute, cheilfale benpeftonon è più, ÒY tanto forte s'appiccano che per modo alcuno non fé li poiTon fpiccare,fe non con l'ungerfi con olio, èY dopo che alquanto Hanno vnte le gambe, ouero le parti doue quelle zecchette fi fon appiccate , fé le radono con vn coltello, cY cofi le leuan* ma gl'Indiani che non hanno olio Paffumano cY arroftifeono con il fuoco , cY nel leuarfele patifeono cV fopportano. gran pena» D'altri animali piccoli che molefiano gli huomini che nafeono nella tefta cY per il corpo, dico che li Chriftiani che vano à quelle par ti.rare volte né han fé non vno d duoi,cY quello e" anche rariffimo* perche parlato per la li- nea del Diametro , doue il boffolo fa la differentia de l'andar per Greco cY per Maeftro che e nel pareggio dell'lfole delli Azori, pochifììmo cammino fi fa feguendo il nofìro viaggio per ponente,cY tutti li pidocchi che li Chriftiani portano feco , ouero generano per il capo cY reftante del corpo,!! moiono , cY nettanfi di modo che non fi veggono ne apparifeono,- cV fi confumano à poto a poco , cY nell'India non né generano, fé non alcuni putti piccioli di quelli che nafeon in quelle parti figliuoli de Chriftiani, cVcommutiemente tutti gl'In- diani naturali fé han fìmil cofe , tutti gli hanno in capo , cY anche in altre parti , cY maffime quelli della prouincia di Cueua, che e paefe lungo più di cento leghe , cY abbraccia luna M l'altra cofta del mar di tramontana,cY d'oftro* Gl'Indiani fi fpulciano l'uri l'altro, cY quelli maffime che fanno queito effercitio] fon le femine , & tutto quel che pigliano in quefta fua caccia fi mangiano,cY fono tanto auezzi à quello , che con diffìculta grande poffiamo noi Chriftiani far che gl'Indiani che ci feruono ih cafa, non faccino il medelimo: parlo di quelli che fono della detta prouincia di Cueua* Qui è da faper vna cofa grande che li come li Chriftiani di là fono netti di quefta fporcheria dell'Indie ,.cofi in capo , come nel redo de! corpo: che quando voltiamo per venir in Europa, cY cominciamo ad arriuaie^n quel luo- go nel mar Oceano, doue di fopra dicemmo , che ceilorono quefti pidocchi , fubito nel ri- pagar (come fé in quel luogo ne fuffero fiati ad affettare) non fi poflono per alquanti gior- ni fuggire, fé ben l'h uomo fi mutarle di camicia due cYtre fiate il giorno, cY fono minuti cY piccoli come lendini , èY fé ben à poco a poco fi partono , alla fine l'huomo torna ad ha> uerne alcuni,fl come prima in Spagna foleahauere , ouero fecondo che l'un più che ì'aitro e diligente àtenerfi netto di tal bruttura, talché lì rimane ne più ne meno come prime era. Quello ho io molto ben prouato 3 hauendo fino ad hora quattro fiate paffato il mar Ocea no,cV tatto quello viaggio. Fra gl'Indiani in molte parti di loro è molto cofa commune il peccato nefando contra natura , dC quelli che fono fìgnori , cV principali vfan quefta cofa publicamente,cV tengono giouani con chivfano quello maladetto peccato, liquali gio- uani,fi come fi danno à quello meftiero,fubito fi vertono d'alcuni panni- efie fi -chiaman Na quas come fan le femine,che e vna mantellina corta di cottone che vfan le donne, dalla cin- tura finp al ginocchio.cV di più portano quefti giouani maniglie fatte a m odo di pater no> flri,cV tutte l'altre cofe appartenéti alle femine,ne più fé eflercitano nelle cofe deli'armi ; o' in fine non fanno più meiliero alcuno che fi conuenga ad huomini,ma fubito fi danno alle co fé familiari di cafa come è fpazzare, nettare, cV fimil nouelle appartenenti à donne. Qm- Iti tali fono eftremamente odiati dalle femine,ma eiTendo loro fuggette molto alli loro ma- ritinoti ardifeono parlar di loro,fe non qualche volta,ouero con li chriftiani* Chiamano in fuo linguaggio di Cueua,quefti tali patienti Camayoa, cY quado fra loro Indiani s'ingiu riano,d fi vituperano,che fon effeminate Oc da poco , chiamanti Camayoa* Gl'Indiani in alcune parti fi come loro affermano , barattano cV permutano lelor mogli, cV fempre par che colui faccia miglior guadagno nella permutation , che ne ha vna più vecchia , perche le vecchie gli feruono meglio,che non faprian le giouani. Sono quefti Indiani eccelléti nel far del fale d'acqua marina^ in ciò non cedeno a quelli che nel Ducato di Zilanda propin quo alla terra di Mediolburgo lo fanno,perche quello de gl'Indiani e cofi bianco cV ancho ra piu,ma e poi molto più forte cV di più operatione,cV non fi liquefa cofi prefto. Io ho vi fio l'uno dC l'altro beniiTimo,&: l'ho veduto fare à luno dC l'altro* E' opinion di molti che DEL S, GONZALO D'OVIEDO yo inquellepartividebbinoefrere pietre ipretiofe affai, non -dico già della Spagna nuoua.per che già fé ne fono vedute li alcune^ fon fiate portate,in Spagna * in Vagiiadolit, l'anno, paiìatochefu 15x4* indoli voftra Maefta,viddivnfmeraido portato da Iucatan,ouero Vnf m etal- nuoua Spagna che vi era intagliato dirilieuo vna faccia rotonda à foggia di Luna iiaual fu dofu védu " venduto più di quattrocento ducati d'oro Perditi terra ferma cioè in Saia Marcai rem. &&£, pò che vi giunfe ,1 annata , Iaqiial il Catholico Re Don Ferdinando inuid per CaftAiadcl- [ovolo finonai in terra con alcuni altri, * fi prefe mille * pm pe fl d'oro, * certi mantelli, * altre cofe d Indiani , nelle quali fi viddero Smeraldi, Corniole, lafpidi, Calcedonie Za- phin bianchi* Tutte quelle cofe trouammo doue ho detto,* credei! che debbano venire da paefnnfra terra ,per contrattatone cYcomertio che debbehauere altra aente con Quelli di quel paefe,perche naturalmente gl'Indiani più che altra nation delmoSdo fon inclinati a contrattare * al barattare,* cofì da vn paefe vanno a l'altro in barche, * doue è abondan tiadi fale lo leuano * conduconlo doue n'è careftia, * lo barattano con oro d vefte d cot. tonc ftlato,o con fclnaui,o con pefci,d con altra cofa,* nel Centi, che è vna prouincia d'In diam arcieri detti Caribbi che conhna con la prouincia di Cartagenia , * è fra la detta prò. uincia,* la punta di Canbana certa gente che vi mando vna fiata Pedrarias d' Auilla Go^ iiernatordiCaft^^^ Furon rotti * ammazzarono il Capitan Diego di Buftamante * altri chriftiani,* quefti trouoron li molti celioni della S ranc * ez * a d ; *™ m £. e vengono dalla montagna di Bifcaia con pefciBefugi\liqualieran pieni di Cicale,* gnUi * cauailette, * diffono gl'Indiani che furon prefl , che gli tenian t» portargli m altro paefe di terra ferma , lontan dalla coita di mare , doue non hanno pefci * hanno quefti animali in gran pretio per mangiargli * diceano che per pretio di quelle co- le haueano altre cofe in cambio,delle quali quefti alle marine hanno bifosno * le ftimaua no molto,* quelli di li haueano gran quantità di cofe che dauano in cambio' ouer le con tauano per pretio delle dette cicale * grilli* Delle minere dell'oro. gW j.XX XPT (^eftaparticularftadiminereèmoltocofadano piiare iod'elfe mol- to meglio che alcun altro,per che g« fan dodici anni che io feruo per riueditore in terra fer. ma delle fucine da fondere 1 oro,* gouernatore delle minere del Catholico Re Don Ferdi> nando,ilqual hora fi gode nel cielo,* dopolui per nomeanche di voftra Maefta u che per quella cagion ho veduto molto bene come fi caua l'oro,* fi lauorano le minere, * {o mol- to ben cornee ricchiffima quella terra , hauendo fatto io cauar per mio conto l'oro alli mici Indiani,* fchiaui,* ciò pollo affermare come teftimonio di veduta. Io (o che inneffuna parte di Cartiglia dell'orche è in terra ferma,neffuno mi dimanderà di minerà d'oro che lononmobligaffi adarle difcopertein fpatiodi dieci leghedi paefe,doue mifufferoad- dimandate,&letrouariamoìtoricche:purche pagato mifuffe ilcoftodel cercarle , perche icben pertutto fi truoua oro , non fi debbe perdcauareinogni luogo. Quello è perche !nalcunapatteneemenocheinl'altra,*laminera,oVenachefìdebbefeguire,deb& -einluo g ochefipoffiftarallafpefadellegenti,*altrecofeneceffarie,taldiefc rei-carie la fpefa con guadagno , perche del trouar oro nel più delli luoghi , d poco d molto, 10 e dubbio alcuno,* oro chefi cauain cartiglia dell'oro è molto buono,& è di ventiduoi :aratti * di li in fu anche ne e di miglior forte , * oltra quel che è detto , che delle minere [i :aua che e gran quantità se acquiftato,* di giorno in giorno s'acquiftano molti thefori d'o •olauoratocheeranoinpoteredegl'Indiani che habbiamo foggiogati, dchedafuapofta .1 li fon dati,* da quelli che,o per taglia di prigioni, ouero come amici di Chriftiani volon :anamete ce 1 han dato,di quefta forte ve né è molto buono , ma la maggior parte di quello 3ro lauorato che hanno gl'Indiani e baffo , * tien di rame,fi feruono di quefto per loro vfo nmoitecofe,comc elegarui gioie *aItrecofe fimili lequali*glihuomini *lcfernine 3ortano lopra le lorperfone, * è quel che anchor loro communeméte apprezzali più che :oia del mondo. Il modo come fi caua l'oro e v quefto, che d , lo truouano in zauana , ciò e che cofa .è. n humi^auana chiamano la pianura * capagne,* che fono fenza arbori, * la terra è ra- zauana ' lh?A r u * ■ ^ ua ^ nen5dlmen °q ual chevoltainterra,fuoradefiumi,mluo- Jhi doue fono arbon,tal che bifogna à chi ne vuol cauare tagliargli,* cauar molti * gran. 3i arbori* Ma in qualunche di quefti duoi modi fi truoui : d in fumico in rottura d'acqua, d pure 4 v 1 M ■l.'l tVé ih ! 1 '"in'':' ', 1 ■ ' ',,'■1'. li '.Il ■> .'" ' *'.''', ",:■, '1 ■•* ■ * ; ,'i ,|; ' *■' I .'I 'il, : • 'WNjr.iHr;,^,, 1 „,-v: lift: Sé ; • •'■ .' .'Sii Ifi;?^ ZfìM ili , • filli» 1 : ,. .l'i.,.- ..in 1 I: ;i! ' ! R ! ii : 'llklil !*!' pi ,■'"., #"'i ; "<'■■:.-„■■ IEP» 1 & egualmente cauado.lauan tutta quella terra che han fi come al maeft o ^ mm ^^'^ raomn or o,feguono,&: fé non, allhora affonda, .ratto dello ^ d ^°- J^^J „ odo medefimo che di fopra fecero , & fé parimente ^TefinhCn nòuano oro,nò curano più di feguire ne cercarlo più in quel luogo ma va, /!d vnXa pane! E da fapere che quando lo truouan, vanno cauando a quella m.fura no ad vn altra pau e .e uà , o m fi fa formfcm0 tutta l a minerà, laqual Kta*^»fa»^S fiatate chelafiàricca. quella minerà debbeeffere di certi P»Meq«|lpA^ 0, g^I ^^^feeondoce^o^toi^ualifongùftaridetermi, & E S?taaS "pS terreno ninnò altro può cauare oro, & douefìnifee lammerad, q ,™ h Xn "pali per moftrare che la mina feguente fia fua. Qircfte minere di Zaua- te ZÌ trauate in ?erra,fi debbon fempre cercar propinque ad vn fiume d torrente , ouero dfanf/cauaZerrtu he clfiamanlorofcopeWeAouatacherhannoempionoBa.easd. frenoXltrilndfanihanno poi l'imprefa di portar le dette Bateed, terra fino al acqua, doue debbè auarla , laquale nonlauano quelli che portano , ma tornano a pigliarne del. r^hrl & ouella che hàn portato lafciano in altre Ba.ee.che quelli che lauano tengono in ma nò Sfuefti lauatori per il più fon femine Indiane, perche è meftiero d affai m»«H c^èSn" queff e femine u Hanno a federe alla riua dell'acqua,» tengono hpjedineUac. ^ g n uafifinSnocchia,o>oco m eno,fecondoilluogodoues'acconc.ano,& tengono SèmanS ^ acoua 3t con gran deftrezza raccendo in tal modo, che non entri nelle Batee più acqua I dr Q ueTo che hanlo bifogno.&T con la medefima drittezza la getta fuor, laqual vfeendo a ^coÌDOCofècoanchene P OTtalaterradelladettaBatea,&rororefta.n^ ^ 7fL P ,« ? roncaua Si della grandezza d'un bacino da barbiere , K di tanta profondità. ftno he tS tèrra' genf a fuora,& l'oro adunato nel fondo dellaBatea, lo pongo,, S,n chekua K fa quello meftiero , caua ogni giorno quelche Iddio gli da che ftcaui, & fej anello erfacitto. Et è da notar che per ogni duoi Indiani che lauan, Infogna che duo. gli ?eruta pe po«ar la terra,» duoi altri che equino , & rompino, BC emp.no le d*f«"* S3*tó la notte, laqual gente fa il pane&altre vettouaghe,del e qual. & loro, mm^cinqu^perfone. L'altra foggia di lauorar la minerà in fiume,ouertorreted acqua ff fXmentf £ e che gettando «acqua fuoradelfuo corfo, dapoi che è fecco .lletto del hu „ ^CSToxàmurato cheinlinguadellimineralivuoldirevotato.perchexamurareepro rTriiatarmorZoi^ S^héSfa&àdcanale^douemturalmenre corre il fiume, tal che accade alcu^ Softfauando «letto delfiume è buono & ricco, che fi truouan gran quannta d oro ,n elfo, nafee nelk cime.» nel più alto delti monti , & le pioggie a poco a poco con L UI #^». d ' mohe volte fé ne truoua nelle campagne, & pianure lontane affa, da mona, «^g e de che fé ne truoui gran quantità , per la magg.or parte pero fi vede effere fra n.onuceW &»eirnumi,ouerolmid'acqua,piudrepcraltriluoghidelp.ano.coftadunqueaq^ n fe'in DEL S. GONZALO D'OVIEDO ?r duoi modi fi caua oro. In confìrmatione che l'oro nafce nell'alto cV véghial baffo fé n'ha vngrandeindiao^checelofacrederepercertoAèquefto. Il carbone mai fiputrefanVfi corrompe fono terra,quando e di legno forte, onde accade, che lauorandoiì la terra perle faldedernont, 3 oue^^ fiarottocVhauendoafFondatovnaoMue,òtrepertichedimirura 3 o>iu,W c^caAonichlegnefot^ uello,dico nella te ra che fi tien per terra vergine, cioè che pfunon ha fiata làuorata per mi neraAchefivogliaromperecVcauare. li quali carboni no vi poffononèentra^X re natura menoma quando lafuperfìcie della terra era al IiuelIo,cY al fegno alquale l tru uanhcarboniAefsedoftatimenandairacquadalliluoghiahi/ifermaL g.e fpeffe, B fpatio di tempo come fi debbe credere furono coperti di terra, finiamo che pi tranfcorfo d anni e crefciuta la terra fopra li carbonio a^ quella mifura^d quanta che al ore entefilauoranleminere cheédellafupe^ 3om cVloromfieme. Oltra di ciò dico che quanto più fi truoua fcorfo l'oro dal fuo mici ™nt°innn°alluogochefit^ &■ guanto più fi truoua vicino alla minerà , d vena doue e nato , tanto più fi truoua bru to cV 3>u crudo alcune volte fi truouan grani grandi d'oro,cY di molto pefo fopra la terra cV al /olta anche fotto^ o Caftigham d oro,che vaghono quattro mila cV cento trenta otto ducati d'oro io omchV | *6novn a Anroua,&fet K ^ effanta quattro marche d'oro,ma altri molti fi fono trouati , benché nò di tanto erannero Io viddi ne l'anno 151* in man di Michel Paffamonte,theforier di voftraMaeftaS «mi, ddli quali l'uno pefaua fette libbre, chefono quattordici marche, che va^no cta &8 kicati^ilar^inquedoroIamarchaAraltrodidiecimarche chefono cinque libbre d[[i f' «fa valore,* di molto buon oro di ventiduoi caratti d più. Et poi che qui parliam deffo o,mi pare che rpnma che fi vad; ipiu auanti, e* che fi parli d'altre cofe diciLocomeS limi fan tato ben dorare li vafi di rame,cY oro molto baffo che loro fanno,cY li fan dare tan. 3 bel colore cV accefo,che pare che tutta quella malìa che dorano Ila di ventiduoi Sf & ì, : ! W. «Iqu a Icoloredanconcertaherba 5 talecheiefiifledegliorefÌci di Spagna, d d'Italia d M effe quefto fecreto o maniera del dorare. Et poi che delle minere habbiam detto affai mi : ' mamentelaverit^cVparticularitadelcauardellbro, inquel che appartiene al rame duro *i\ '-mmoftepartidelledettelfole^^ > cauano,fc a uenga che in altri luoghi (aria grande il theforo cV vtilita che del rame fi pò* ^S a Jj a ^ d ^ oro l no «' fici ^^«me J n^d'altioinct a Uo > nélocauano. mal'ar. Nella s P a- 'kv entoemoltobuono,cVmoltofenetruouanelIaSpagnanuoua. pertantocome al prin. § na ™ " P<° di quefto trattato diffido non pa^ 8 7°™ ftatoenasrat^ Dellipefci&él modo del pefcdre. Cap L V XXIIIJ erche di tutti non faria pofTibile a^ narrare,dird almeno d'alcuni, & prfmamete dird che vi SSlt^ u {Ì P ¥ fa, ;° ™ Rutni in gr^iffima quantità. OC parimete M e ;ffJ^ .' r 0l " al ? peICljdl tanta dlu ^fìtacY quanta d'efiì, chenon Ti potria efpri ' 4 i ' condS La P"W Teftudme, la concia lib«ron,il terzo e Manane Rincominciando dal primo, dico che nelTIfola di Cuba m /: ■ V<'V ■.' ,, i ;.< , :;'»i '■•„,*' «'■! tt ,1 ;!' T >■ V' ' i rf'iìC* 1 ?''" 1 v :.;»;!'■,!«'•, il... .'.|; ! ■ || r , < I '> itili:! •■■■r.« "fj .' • 'r> .,!,? il,! ' ;.fl •' ■ ,ì|i ! I ,' v 'vi: ;: > . 'Il fclìp ■ • ' »•; il rito !.' 1' '■:'. I Teftuggini tanto gran di che quia dici pione hàno fatica à cauaile fuori de l'ac qua. J^odo del pigliai lete ftuggini. Del pefcc Tiburon,& di modo di pigliarlo & della Tua ve locita. Quìndici p fone bifo- gna à tirar fuor dell'ac quailTibu jone. Del pefcc Manati & come Io pi- li , \$% ghano SOMMARIO DELL'INDIE OCCIDENTALI Cuba fi truouano cofl grandi teftudini chedieci d quindici huomini bifogna domarne < vi» id'eff fuor de l'acqua, quefto ho vdito io dire nella medefimalfola, a tante perfone de. gne^tde™ atengo percofacertiilìma. ma diquello che io di veduta poffoteftin, farei che in terra ferma li pigliano cV ammazzanfi di quefte nella villa d'Ada tanto gran. dTchefenuom^ per vna Sa carica di duoi huomini, quella che v.ddi leuar à fa huomini, hauea la fua co petaouerofcorzaperillungofa Sid« da trat P ta g alcune teftudini, ma delle communi pero in grandiffima quantità A quefto auie- ne quando efcono fuor del mare, cV partorifcon le huoua ,& nfiemevan pafcendofi perle te nelfarena la feguono, cY k la tr uouano , quella fubito fugge verfo il mare, ma perche la eftudin è erauf Cubito l'aggiungono con poca fatica , cY mettono vn palo /otto le zampe può tornare a dirizzarfì, cYlafcianla ftar cofl , feguendo le pedate di qualche altra y&fc la truouan fanno il medefìmo , cV a quefto modo ne piglian molte al tempo come s e detto, ouando efcon del mare. E veramente eccellente pefce , fano , cY di molto buon lapore. 9 II fecondo pefce che di fopra s'è detto delli tre,c il Tiburon. Quefto pefce e molto gran de,cY molto leggiero in acqua, 8C molto gran beccaio crudele OC pigliatitele laffaicouan. dando le naui alla vela per l'oceano,come ftando furte fu l'anchore, ouero in altro modo, « maffime li piccoli. Li maggiori ù pigliano, quando le naui fan cammino a quello modo cTutdo^ aiartuttelecofe fporche chefon gettate nel mare dalli mannari ,& vadino a vela pur con Stianto gagliardo vento poiTono, cY con quanta velocita poffon deuderare, fempre quelto pefce g liv?àpariAftafulvolteggiaremoltevolteintornoalenauiA'f^ ìa cento cV cinquanta leghe OC più ,.& cofl potria feguitar quello che volcìTe. dC quando lo voglion pigliare gettan per poppa della naue vn'hamo diierro, come vn duo grotto, incaj UMwM 'lungo t?e palmi,torto come fono gli hami ,cY li fuoi vncini ha a proportione del- la eroffezzaA in capo del manico haattaccato quattro o cinque aneiliQiferrogrolli,lega- tipWvnafunegroiTa,dueoVevolteadei^ di qualche pefce/carne di porco, ouer carne di qualche altra forte, ouero budelli & in terio ri di Tiburone 5 fe per forte ne han prefiche può ageuolmente effere,Dche n ho veduti pi en dere in vn di ben noue. Et fé n'haueiTero voluti pigliare più anchora,piu n hauerian preln Hora il detto Tiburon per gran viaggio che lanaue faccia, lui la fegue gagliardamete, c^ in ahiottel'hamoAperlo sbatter fuo m^^g»^»^^^ 1 ^^^^^ % gli attrauerfa,cV paffa,cV efce fuori co la punta pe* vna delle mafcelle & prefo che e (e tato erldeìche bifogna dodici ó quindici huomini a trarlo dell'acqua, cV tirarlo nella naue, dùt\ rato che l'hano>no de marinai gli da molti colpi con vn martello in fu la tefta , cV lo hnilce d'uccidere. La lunghezza loro è alcuna volta di dieci d dodici piedi /ftp il largo doue fon più grofll fono cincfue cY lei cV fette palmi, hano la bocca molto grade,a proportion del re Sante del corpo, conduci ordini di denti feparati l'undaf altro alquanto, molto fpejli» fieri. cV fornito che l'hanno d'ammazzare,lo taglion in pezzi fottih, cV lo pongono a leo care per duoi cV tre giorni,cV piu,attaccato alle farte della naue al vento , cV dapoi lo magi* no. Certo è buon pefce,& di grande vtilita,per le nani , per molti giorni per fuevettou* glie per èffer grande. Li minori pero fon più fani cV più teneri, e pefce con la pelle, ma il- Siile alle Squ!tine,alle quali il detto Tiburone s'affimiglia,cV par molto limile viuo,& que (iodico perchePlinio non pofe alcuno di quelli tre nel numero de pefcinella fua hiita naturale che fi vegga. Quefti Tiburoni efcono del mare,cY entrano nelli fiumi , cV in eli non fono men pericolofi che li Lacerti grandi , delli quali i dietro largamente s e narrato perche né piu,nè meno liTiburoni mangian gli huomini 5 cV le vacche,cV li caualh,cx: ione molto pericolofi nelli luoghi doue li fiumi fi guazzano , cV doue altra volta habbino man giato. Altri pefei molti dC molto grandi cV piccoli, & di molte forti fi veggon dietro a n ni che vanno /vela , delli quali diro dopo che hauero fcritto del Manati , che e il terzo dell ite che di fopra promeffi dire* 11 Manatiè vn pefce di mare.delli gradi,cV molto maggio *st . > i ; * i DEL ■ S. GONZALO D'OVIEDO ?2 re che il Tiburone,nel lungo & nel trauerfo , cV e^ brutto molto , tal che pare vn'otro gran- dmi quelli die fi porta il mollo in Medina , del campo oùero Arcualo: La tetta di que fio animale e come d un bue con gliocchi parimente limili, & ha come duoi socchi oroffi in luogo di bracci , con hquah nuota , e animale molto manfueto , & vien fopra l'acqua fin propinquo al .Imo cYfein quello puoarriuare ^qualche herba che fìa nella cotta in terra fé- la mangia Li balefirieri ne vendono affai,* parimente, anchora molti altri buoni pefei, confua balefea andando in vna barchaouer Canoa. & quello percheli detti pefei vanno notando quali fopra dell acqua la che quando lo veggono gli tiran con vn pattatolo, con vnvnanolcptoadvnafu^ il balenerò li prolunga la fune a poco a^ poco , tal che nelafcta molte braccia, & nel fine del la fune e legato vn fugherò , o palo , cV dopo che é andato vn pezzo tingendodel fuo fan. gueilmare, cYcheiilente manchare cV vicinare i fé il fin di fuavit ^pprotóna«^ Ipiaggia^uerocofìa. Mbaleftriern ; va raccogliendo la fune , c^ dapo^che^ Zo di tonte fette o otto braccia,poco più o meno, va tirandolo inuerfo terra • cV coli il pefces aui. :ina, tanto eh e giunge a^ terra , et l'onde del mare l'aiutano ad apprettarli più cV all'hora I ietto Balemiero,conatricheraiutano,fornifconodicondurlo ^buoi&allevoltenon ballano chene bifognano piu,fecondo die fon grandi pinta hela Uro, Queftopefce alcune fiate fenza tirarlo nel litro fé Io Ieuano nella barcane" Acfubitoche,c finito dimonrefencvicn fopra acqua , cV credo che fia delti miglior pefei d gufto,del mondo,et che più s'attornigli alla carne,* in tato al vederlo s'affomi| a albue :he chi non I ha veduto intero vedendolo quando è tagliato in pezzi non fapradie credS uttigIihuominidelmondo,cY parimente ilfapor Aio e^di bonilTimo vitello ,& la falata ai tu Quefto Manati ha vna certa pietra d vero otto nella tetta dentro al ceruello , laqua^ ^moltoappropriataalmaldellapietra. laquale s'abbrucia & m acina fo ttilmente in P ol- :a€:&fipigh a qucfla poluere quando la doglia fi fente la mattina à digiuno, tanto quan- 3 poma ftar fopra vn quattrino , con vn fiato di buon vino bianco , 5C foltola tre 6 quWo lattine s acquieta la doglia fecondo alcuni che l'hanno prouato,cY me l'han detto . cV loco lebuonteftimoniodivedutaaffermohauervedutocercarequeftapietracongrandiligen amolnperreffettocheédetto Altri pefei vi fono poi cofi grandi come qudti M be chiamano pefee Vihuella, che porta nella cima del capo vna fpada che d'ognibanda J lenadi denti molto acuti,laqual fpada e d'vnà certa cofa naturalfua molto dura cV forte & elee, pefee Spada, cV truouafene delh piccoli quanto vna fardella , cV di grandi tan to che uà paia di buoi harebbero fatica attirarlo fopra vna carretta. Ma poi chfm "fon obK VW della Tonnma,laqual è vn grade cV buon pefce,cV vecidonfi co fofeine cY vncini %t TJffn ? and0 P affano *J"°«"> dlinauili, cY fimilmente piglianfì molte Orate eh! 1 ^pefcedelli buoni di tutto limare. E da notare che nel grande Oceano vna cofaéh .a le affermeran tutti quelli che fonoflati all'Indie, &écheficom^n^^ protì^' ealcunefertiii,alcunefterili,ilfìmileaccadenelmare,ta^ nquama,&:cento 5 cVdugento leghe, & più ,fenza poter pigliar vn pefee, oTederb^ ^ cK^IP™^? mareOC ? ¥>**&**&** b^garedipefci^pZ &Lofi onfl^ uanoXlf Z S? l n l mli ™ m ? P er " S ran m ^e Oceano feguendo fuo viaggio, fi CoU eTnaf^ eftifichiaman P eleiyolatori,leuanfiaYchiere,cVintantamolm piu^ pm aita parte del cartello da poppa , pafsd vna certa banda di quefìi pefei Volatori, &noi Arnaldi pietra. Pefee Vihu ella o ver pefee Spa- da,j>che ha vna Ipada. La Tonio» Pe/ci vola- tori che vo« lano. fò I i ì" „■'..., 1 * ' ■" ■'■1 ' ' I j 'ivi' ■'i.iii. , . ■ 'ì Mi; ■ r,, 1 y : .■ *i'T;B-^. J ':;';,1 il A» ; >«!',;■ ■ i: ' ! ima* » il ' ',, ... ■ i III!* ,; j " ''t> il'" ii , . , ;'. iViKI'-'illHi: "•' r i y : 7 < Vi! , ' !il . «Tip uereje Orate andauanS à pelo d'acqua , cY alcune volte moftran dogli le fpalle, cY faceuano lena e quefti pefei volatori fuora d'acqua per mangiarfeg \idC quefti fuggiuano ^ volo cV le orate fiumano dietro loro notando dioue cafeauano. da l'altro canto li Coccali & Fohghe nell'aria pigliauan molti di quelli pefei volatori^ modo che ne nell aere ne nell acqua fta> uano ficun; Quefto medefimo pericolo tegono gli huomim nelle colè di quefta vita mot. tale che neffunb fìa ficuro,né in alto ftato,n! in humile , cY quefto folo douerna baftare a far chegtihuomini firicordaiTero di quello ficuro ripofo che tiene apparecchiato Iddio per queUicheVamano^lqualeacquetal^^ apparecchiati ftan li pericoli,* li ripone alla vira perpetua, nellaquale fi truoua eterna ficur la Tornando alla mia hiftoria quefti vccelii che ho detto,eran dell Ifola Bermuda, dC li ni] torno viddi quefto volare di pefei ; perchequetti vccelii non s'allargano molto da terra , né coniano efiere d'alcuna altra terra. Bel pefeur delle perle. ■ Cdp. L X X> JL r * Dapoichehabbiam detto d'alcune cofe che non fon di tanto valore opretio«ioi» k perle , ragion mi pare che hora fi dica , come le dette Ci pefeano , 8C e cofi. Nella coita di SettentrioSein Cubaguafit Cumana, che fono luoghi douecoftoro peni più seffercita. no fi come à pieno io fui informato da gl'Indiani , 8^ da Chriftiani , dicono che partono di aueìlalfola di Cubagua molti Indiani che habitano in cafe di fignori .particulan habitat ridi San Domenico,^ SanGiouanni. cV in vna Canoa ouer barcane ne vanno la mattina quattro d cinque oTei,o>iu,& doue g^^ mano nell'acqua, & ìi tufiono in acqua di fono a nuoto fin che giungono in tondo, c^re- fìavnonella barca,ilqual la tiene ferma quanto può, appettando che venghino di opra Quelli che fono entrati nell'acqua, cVcofi doppo che l'Indiano e flato vn buon fpatio di tempo in fondo,vien di fopra, cV notando viene alla fua barca , entrandoui dentro , dC pò- nendoui tutte l'oftrigheche ha prefe,cVfeco portate , perche nell'oftnghe fi truouanok dette perle,cY li n' ripofa alquanto, & alquanto mangia , 6C doppo ritorna nell acqua , cY vi- fìa fin che vi può durare A ritorna di fopra con quel che ha pefeato riponendolo nella bar- ca come prima. dC in quefto modo fanno il medefimo tutti gli altri che fon notaton bonil> fimi à quefto meftiero,& quando Copramene la notte , cV che gli par tempo da ripofare , le ne ritornano aff Ifola à cafa fua , dC confegnano l'oftrighe tutte al maeftrodi cafa del lue f,gnore,chetienecaricodidettiIndiani. cYcoftui gli fa dar mangiare & ripone in faluoU dette oftrigheA q uando ne ha quantita,fa che loro le aprano , dC m ciafcuna d elle truouan le perM grande d picciole,due d tre ó quattro,Sc tal volta cinque Se ki } & mola pm gratt fi come lavatura ve li ha pofti, OC le perle grandi dC minute che truouan faluano , cY 1 oitri- f> f'i\ '.1 irli» 1 " '■ W 1 DEL $3 GONZALO D'OVIEDO rhc fé vogliono, d le mangiano, ouero legettan via, hauendone tante che quafi le abhorri- cane, & quel che auanza di' dette oftreghe tutto gli viene a failidio , tanto più che l'Olire- jhe fono mol to più dure, cV non cofì buone a mangiare, come quelle di Spagna. Quella (ola di Cubagua oue fl vfa qfìo modo di pefcare e nella corta di tramontana, & non e mag- gior Ifola di Zilanda , ma e quafì a punto cofì grande» Molte volte che il mar crcfce affai, fc più di quello che li pesatori delle perle vorriano , cY anche per che naturalmente -quado huomo fra fotto acqua oue fìa molto fondo (fi come io l'ho molto ben prouato)li piedi fé li euano all'infu,tal che mal ageuolmente poffono ilare in terra nel fondo dell'acqua per lun- rofpatio. A quello vi prouegono gl'Indiani beniifimo, con l'affettar fi alla fcliiena duoi itti vn per canto legati con vna fune , & l'huomo fta nel mezzo , cV con quefìi fi lafcia gir I fondo,cV effendo li falli affai graui,lo fan Ilare nel baffo fermo* quando gli pare, cV vuole 3rnar di fopra, con poca fatica può dislegar le pietre cV vfcirfene a fuo piacere. Quello che Odetto non e pero quello chedebbe far marauigliare la gente della agilità che hanno gli ridimi nel fare quello effercuio, ma quello e che molti di loro Hanno nel fondo d'acqua n'hora , cV alcuni più, cV alcuni meno fecondo che vno è più atto a quella cofa, che l'altro* Ai altra cofa mi occorre che e grande, & e, che dimandando io molte volte ad alcuno di uelli fignori Indiani, che vanno anchora loro à pefcare che (effendo illuogho ouefìpi- lian quelle perle aliai piccolo) li douerrebbe in breue confumar tutte l'Oilrighe , piglian- ofene tante. Tutti mi rifpofero che fé ben fi confumaua in vna parte, che s'andaua a pefea- : in vn'altra, all'altra colla dell'Ifola, ouero all'altro vento contrario, cV che fin tanto anche te quel fi fìniua , tornauano poi al primo luogo , ouero ad alcuna di quelle parti oue pri- ìa era Ila to pefea to, èYIafciate per effere Hate vote diPerle,cheletrouauanocofì ben pie- te , come fé mai vi furie fiata pefeata cofa alcuna. Dal che fi può coni prendere, cV criudica- :,chequefte Oftreghe ,d fi muouono d'un. luogo advn'altro come gli altri pefa, ouero ìe nafeono, 8C fi augumentano, & lì producono in luogo ordinario. Quella Ifola di Cu- iana,cY Cubagua oue li pefeano quelle perle che ho detto e in dodici gradi dalla parte dei- detta collagene guarda alla Tramontana. Parimente fi trouan et pighanfi Perle nel mar d Sur affai grolle, ma molto più grolle nell'Ifola delle Perle, la quale gl'Indiani chiaman erarequi,cV è nel golfo di fan Michele, cV fonuifì già prefe Perle maggiori affai cV di mag lor pretio,chein quell'altra colla di qua del mar del Nort, in Cumana, d in alcuna fua pa£ ♦ Dico quello come vero teftimonio di veduta, per effere flato io in quelli mari meridio- ili,cV per effermi minutiffìmamente informato di tutto quel che appartiene al pefear dei- perle» Da quella Ifola di Terarequi,é venuta vna Perla di trenta vn caratto di pefo, qual hebbePedrarias fra mille, cV tanti peli d'altre perle, laqual s'hebbe quando il Capita- 3GafparodiMorales(prima che'l detto Pedrarias) paffd alla detta Ifola dell'anno 1515, qualperlafudigrandiffimopretio. Nella medefìma Ifola venne anchora vna perla ro- nduTimacheio portai da quelli mari, grande come vna pallotta piccola d'arco, cV di pefo venti ki caratti, cY la comperai nellacmà di Panama nel mar del Sur , per fecento cV cin- ema pefì di buon oro , éV tennila tre anni in mio potere , cV dapoi la tornata mia in Spa- ia, l'ho venduta al conte di Nanfao , Marchefe de Zenete, gran Camarlingo di voftra laeflà,ilqual la dono alla MarchefanadeZenete,la Signora Mentia di Mendozza fua mforte. Quella Perla credo io per cofa certa, che fla delle maggiori , d per dir meglio la aggior di tutte quelle che in quelle parti fi fon vedute, cY più rotonda che fìa, perche deb- : fapere voftra Maefta che nella colla del mar del Sur più prello fi trouan cento perle crran di forma di pera,che vna rotonda cV grande. Quella detta Ifola di Terarequi che,li Chri lam chiamano Ifola delle Perle, cV altri la chiamano Ifola di Fiori fi truoua in otto gradi la banda aullrale di terra ferma, nella prouincia di Cafliglia dell'oro. In quelle due par- che fi e detto dell'una, & l'altra colla di terra ferma , fono li luoghi oue fin à hora fi pefean Perle ♦ Ho faputo anchora pero, che nella prouincia & Ifole di Cartagem'a fon Perle. dC u che voftra Maefta' mi comanda che io vada li à feruirla per fuo Gouernatore, OC Capi- nolo ho penfato di farle cercare,cV non mi marauiglio punto,che vi fene truouino fimil- lente, perche quelli che quello mi han detto , non parlano fé non pervdita dalli medefi- II Indiani di quel paefe, liqualil'hano morire alli Chriftiani,nel porto cV terra del Cacique Viaggi voi 3°. k Carex, Vn hora o più Iranno lòtto acqua à cercar o- ftreghe. Vna perla di grandif- fimo prez- zo di ji.ca ratei. Vna perla tonda di 16 caratti. I Vi I. %"'■'{'■) '.' I 'V'.,' 1 ;: ■i;r. 1 ì» , W- ir Mi •■!*:, %•■ '.,■<•: ' m 0. : i;'t il V 'i ' .'« ■!' " ir "'ni, 1 ' » Ti',t .; I ■ ..'"..'I I 1 &■»• 8»' f ■ '..jii" . iiiif ■ 1 fi" "«Ir' Blu ¥ w - ,'^,.;r;!,d?!! ..V:''il'^ ; f PI : *' te " l !».'IV,t»' «'V ♦■"i ; f '■fi ,;t ■ve! '■- " : *. .■■'! if» h- he: (4, , < ■ .''l'i' ''"'fi' .1 . »«.)! :;il"l:' '„, ■*:/> ,.|Ìl''; li) •'% , J . il li "' t''!' 1 !,'» ' . ■'.,:.,', l3 ''',, 'ti 1 lii^iji'lS; ;"v,.|ii" ii ! v .;„'"«/, ' /' SOMMARIO DELL'INDIE OCCIDENTALI Carex ilauale è il primo della Ifola di Codego, che è alla bocca del porto di Cartagenia che jn lingua Indiana il chiama Coro ^laquai Itola & porto uè alla banda dei Nort, alla colla di terra ferina in dieci gradi. ., , . Del fretto, & cammino che fifa dal mare del Nort, cioè Tramontana^ quello del Sur^aoè mezgv di. Ccl p. LXXXVL E fiata opinione tra li Cofmographi OC Pilotti moderni,et mone che hanno pratica delle cole di mare, che fìa vno ftretto d'acqua dal mar auftral, ouero del Sur,al mar di tramontana in terra fertna,qual pero no fi è trouato, ne vitto fina bora. Et lo ftretto che vi e,noi che ha, mo fiati in alle paro, più predo crediamo che ila di terra, che d'acqua, pche la terra ferma in alcune parti è molto Uretra, et in tanto che gl'Indiani dicono che dalle montagne della prò. uinciad'Efquegua, ouero Vrraca, che fono fra vn mare cV l'altro ,andandoui vnc jhuomo in daùjt guardado alla parte di tramontana, vede l'acqua cY mar di tramontana,ddla prò «inda di B?ragaa: & voltandofi all'oppofito , alla parte di mezzo di, fi vede il mar & colla del Sur & xuincie che còfìnano con qllo, che è di quelli duoi Caciqui o fignon delle dette D rouincietfVrraca&: Efquegua. Ben credo io che fé qfto cWi come dicono gì Indiani, che di quello che fin al pfente li fa , qfto fia il più ftretto di terra ferma,cV fecondo che alcuni dicono è adoppiato di montagne alpere, ma io no l'ho p miglior camino ne coli breue , co- rre è qllo che fi fa dal porto nominato Nome di Dio,qual è nel mar di tramontana fino aUa nona città de Panama, che è nella cofta cV fopra la riua del mar del Sur. ilqual camino iim£ mente è molto afpro, dC pien di molte montagne,* molto alte, con molte valli 8C numi,B con monti afperrimi, pieni di bofchi foltiffimi,^ molto difficili a panargli, che fenza grati trauaglio no fi poffon panare. Alcuni mettono g il camino di qfta parte da mar a mar di. ciotto leahe, Se io lo fo più di ventibuone, non pche il camino poni effere più di qllo che e detto ma pche e molto cattiuo ; come è di fopra detto , cV qfto viaggio l'ho fatto io ben din volte à pie dC fo dal porto d villa detta del Nome di Dio,fino al Cacique di luanaga, che ai chora fi chiama di Capirà , otto leghe,cY di qui fino al fiume Chagre altre otto, anchora eh. fia maggior cammino quello di quefta feconda giornata: tal che fina quello fiume to iedic leghe ci qui fi finifce fafperità del camino. Di qua poi fino al Ponte ammirabile lon dui JeShe ' dC doppo il detto ponte , fon due altre leghe fin al porto di Panama , tal che in tutu fon venti al mio giudicio : fi che effendo io andato tanto cV tanto peregrinato p il mondo cVhauédo tanto vedutod'effo come ho , no è marauiglia che io affermi la mia opinione d qfto cofi breue camino come quel che io ho detto,che è dal mar di tramotana a qllo di me: zo dL Se fi trouerra (fi come (periamo in Dio) la nauigation delle fpeciane,cY che li codi cano al detto porto di Panama,come è affai poffibile (volédo Iddio) di la poi ageuolmete 1 può paffareà qfto mare di Tramontana nò obliate le difficultà del camino di qfle ventile ohe di fopra dette: cV ciò affermo come huomo che molto ben ha veduto quel paele , OC eh Modo di co g en due Jolte con li fuoi piedi vi e panato delanno i^u E da fapere che e vna facilita m ^ ur lefpe rauigliofaàcódurlefpecierienelmodochehoradiro^DaPanamafinalfiume Uiagreloi flCUe> quattro leghe di molto buono dC acconcio cammino,p ilquale à piacer a piacere vi pollon andare le carrette cariche,gche fé bé vi è qualche mótata,è pero piccola,* la maggior pari di afte quattro leghe è pianura netta d'arbori» Arriuate che fono le carrette al detto num< li fi potrian le fpecierie caricare in barche & fpinazze Jlqual fiume entra nel mar di tramol sia 5Ó 6 leghe più a baffo del porto del Nome di Dio, cV sbocca vicino ad vna Itola chiam ta dèi Baftiméto,doue è boniffimo cV licuriffimo porto. Guardi voftra Maefta che mai uigliofa cofa cY che gra comodità è g fare quato fi è di fopra detto, pche qfto fiume Chagi nafcédo fol due leghe lótan dal mar d' Auftro, viene però à metter capo nell'altro mare del to di tramontana.Qticfto fiume corre molto, cV è molto groffo,cVabondated acquattai appropriato a ql che habbia detto, che più no fi potria dire, ne péfare, ne anchora deiidera Di vn P 5te rechetato fuffe^pofitodeleffettodifegnatocomeqfto.IlPonte 1 c heédueleghedilàdaldettofiume,cValtreduediqua'dalportodiPanama 3 almezzod càmin fta in qfto modo y che niffuno che paffa, p qfto viaggio vede detto ponte, p non pel re che in tal luogo fia alcuno edificio , infino à tanto che non e in cima d'elfo, andado veri Panama,ma fubito che arriua al ponte,guardando à man deftra,vede ciafcuno lotto di le v naturai pieua. di DEL S. GONZALO D'OVIEDO 74 [umicello , ilquale ha il Ietto fuo lontan dalli piedi che patta due Iancie di fante a pie | o più acqua è piccola , perche arriueria al più infino ai ginocchio d'uno h uomo , la larghezza è ia 30 in 40 paffi. Quefto mette tefta nel fopradetto fiume di Chagre, da man finii ira ftan- io iopra detto ponte, non fi vede altro che arbori, la larghezza fuaèdipaflì 1 5, cV la ton- dezza da 7 o in 8 o. L'arco e fatto dalla natura d'una duriilìma pietra , cofa da far marauf- ;liare qualunque lo vedeffe,effendo fatto dal fupremo fattore dell vniuerfo. Si che tornan- o a propofito delle dette fpecierie, dico che quado piacci à Iddio noftro fìgnor che per ven tira di voftra Maeftà fi truoui la nauigation per quella parte, cV fi conduchino le fpecierie n alla detta cofta cV porto di Panama, cV che di la u' conduchino come riabbiamo detto per >rra, con carri fin al detto fiume Chagre, cY di la fin in quefto altro noftro mare di tramon- ma , dalqual poi fi venga in Spagna , dico che s'auanzara di cammino più di fette mila le- he,& con affai meno pericolo di quel che hora fi fa, andando per la via del comandator fra ìratia dell'Alfa Capitan di voftra Maeftà, ilquale quefto anno prefente se partito per an- are al luogho di dette fpecierie: & di tre parti del tempo fé ne abbreuiara vna, cV più di due auanzerebbe per quefto cammino , cY s'alcuni di quelli liquali l'auerian potuto beniiTi- 10 fare, per via del detto mar del Sur, fi fuffino affaticati à cercar le fpeciarie, ho ferma opi- ione che già molti giorni fi fariano trouate, cY R troueranno fenza alcun dubio volendo* : cercar per quella parte d vero mare , fecondo la ragion della cofmographia* Capitolo LXXXVIU Due cofe notabili fi poffonoraccorre di quefto imperio occidentale dell'Indie di voftra laefta, oltra l'altre particularità dette, & di tutto quello che R poffa dire,che fono di gran- iffìma importantia ciafcuna d'effe, l'vna eia breuità del cammino , & ordine che fi e metto d mar del Sur cioè auftrale,perandarà trouarl'Ifole doue nafcono le fpecierie , cY delle [numerabili ricchezze delli regni & fignorie che confinano con il detto mare , doue fono :rfone di diuerfe lingue cY nation ftraneX'altra cofa è confiderar quanti innumerabili the ri fono entrati in Caftiglia per caufa diquefte Indie, cY quello che ogni di entra, cY quello le fi afpetta che fia per entrare , cofi d'oro cY perle , come di altre cofe cY mercatantie, che iquelleparti continouamente, fi traggono & vengono nelli voftriregni,auanticheda cuna altra generation ftraniera, fiano flati trattati d viRi t eccetto che dalli vaflalli di voftra laeftà Spagnuoli.Ilche non folamente fa ricchiflìmi quefti regni , cY ogni giorno gli farà u, ma anchora alli paefì vicini redunda tanto profìtto cY vtilita che non fi potria dar ad in nder,fe non con gran lunghezza di parlare,cY più otio,il che io non ho al prefente: cY te- imoni ne fon quefti ducati doppioni che voftra Maeftà fa batter,et fi fpargono per il mon >,liquali poi che di quefti regni efcono,mai più tornano, percheeffendo la migliormone che al prefente per il mondo corra , come l'entra in man de foreftieri, mai più fé ne può ca ire, cY fé la torna in Spagna,vi'ene veftita in altro habito,perche torna diminuita di bontà d oro , temutatele reali infegne di voftra Maeftà ; che fé la non haueffe quefto pe- ncolo d'effer disfatta in altri regni per la caufa detta , non fi trouaria d'alcun principe dej mondo tanta quantità d'oro in moneta battuta, a> me di voftra Maeftà , cV la caufa di tutto quefto fono l'Indie, dellequal breuemente ho detto quel che mi fon ricordato» ywggi voL$% k tf Della & . ■ i Vi ' l : fc il i il *. mi. :i,"i filli #Ì, l M ,w*i zn Mi m"ì'A'. •r-.*:^ ,iiir- 'i > 1 1 ; "|);; • •"'lì' ,■'•' ■■ i 'U|| li r''!'i ; ; **« "* "v, i ,;! t,l|L' # !i DELLA GENERALE ET NATVRALE HI STORIA Dell'Indie à tempi noftri ritroviate , libro Primo, che e il Prohemio drizzato alla Cefarea, & Catholìca. Maeftà.deirimp. Carlo, v. Ileageappreffo ibuoni Cofmograghiantichi^&l'ifperietiacel fahog gi*c Sèrbiche l'India è pofta molto verfo Oriente fra il fiume Indo, e .1 Gange,oltra il Gange ancho più verfo Oriente, et e più di cinquecen to leahe di là dal mar roffo, cV dal mare di Perfia: onde fi fono ingan- nati alcunché hanno detto,che gli Ethiopi fon preffo al fiume Indo: perciò che l'Ethiopia, doue andò Mofe à combattere in fauore de gli Egittrj,é pofta fui mezzo giorno,cY di qua dal mare Roffo. Et quetìi Emiopi furono conuertiti alla fede da quello Eunucho maggior do- mo della Regina Candace 3 che fu da fan Philippoapoftolo battezzato,^ nellaiedeinftrut ToO uello che io voglio qui inferire,!! è,che io non tratto qui di quefta Indiale ho detto, ma dell'Indie, che fono Mòle, cY terra ferma nel mare Oceano occidentale, cV che horafono fotto l'Imperio della corona Reale di Caftiglia,cY vi fi comprendono infiniti gran regni A prouincie, con tante ricchezze, quanto nel proceffo di quefta h ^^? a ™™*P plico la voftra Maeftà Cefarea,che faccia quelle mie vigilie degne d effer da lei veduie,et et te, poi che naturalmente ogni huomo defìa di fapere : dC 1' ntelletto ragioneuole e quello checifa più che altro animali eccellenti , anzi che ci fa fimili al grande Iddio : il quale d.iTe nella creatione di quefto intellettO,facciamo «huomo ad imagine dC fimihtudine nofcu bi che per quefta cagione non fi contenta, nefì fodisfà il noftro animo con intenderei fpecu lare poche cofe, né con vedere l'ordinarie, ó vicine alla patria noftra: che-ansa chiunque queftocofi beldefiderio ha, pofponendo molti pericoli : ne va per lontane, avarie con- trade pellegnnando,pertnueftig:arecV nella terra, cV nel mare le tante marauighofe opere, che ha fatte il grande Iddio,per fodisfare a quefto bel defiderio della pellegrinatione noftra, cV per farci conofeere, che chi hapotuto far quello;, che noi vediamo nel mondo, citato ba- dante a fare ancho tutto quello , che noi non poliamo con tutto il noftro ingegno inten- dere : cofi per la fua grandezza, come per la negligentia noftra, cV per la debolezza hum* na , della quale tutti beffiti iìamo: Etmedefimamcnte per altri inconUementi ,che pollo- noimpedirequeftolodeaoledèfiderio di veder^eon gli occhi del corpo quello che ve. dere fi può della tondezza , & varied di quefto >'che hannoi Latini chiamato Mondo: Del quale voglionoafcuniCofmographi, che aflai meno dellaquinta parte habitata n< fìa i Maio fono molto da quefta opinione lontano , come colui chedi più diquello , cru Tolomeo neferiffe, fd y chein quefto imperio dell'Indie , che voftra Cefarea Madia poi- fiede fono cofi gran regni, & prouincie, cV di cofiftrane &dfuerfe genti, &• coftumi ,ch( affai breue è la vitadell'huomo per poter vederlo \ né fornire d'intenderlo r perciò che qua- le indegno mortale potrà comprehendere tanta diuerfità di lingue , di habiti , di coftumi chenelle genti di quefte Indie il veggono f Chi potrà efplicare la tanta varietà damma li cofi dorneftici , come faluatichi r La tantacopia d'alberi con tanta diueriita di frutti, altri ancho iterili, cofi di quelli, che gl'Indiani ifteffì coltiuano , come di quelh,che na turalmente fenza l'aiuto humano ^ generano ? Chi numererà le tante piante , 8C herbi vtili à gli huomini %& all'vfo della vita comune, fenza l'altre tante, ^che non fono co nofeiute^ lui fi vggono infinite differentie di rofe, cV d'altri vari) fiori con mcredibi le foauità : vna diuerfità grande d'vccelli di rapina , cV d'altri di varie fpecie : vn im menfo numero d'altiffime montagne, cV fertili, cV d'altre afpere, &filuofe: Campa cme ampliffime,cV ottime per l'Agricoltura, con bellifTime, vaghiffime riuiere. Vi l veggono monti più marauigliofi , cV fpauenteuoli, che non é Mongibello , o Volca no 3 o Stromboli in Italia ; Et fono , cV quelli , cV quelli a l'altezza voftra foggetti: Ceri . fi ;„.. ; -»iv DELL'INDIE LIB, I, 7J che nonfarebbonoda gli Hiftorici,cV dai Poeti antichi tanto quefti marauigliofì mon- ti della Sicilia celebrati, fé foifero fiati conofciuti Maffaia, cV Maribio , cV Guaffocin- go , OC gli altri, che appretto in quefta hiftoria fi toccheranno. In quefte Indiefi veg- gono tante valli, & forefte, cV diletteuoli pianure, tante coftiere di mare con tante OC coti lunghe piaggi, cV con cofi fecuricx: bei porti, tanti gran numi , & nauigabili tan- ti gran laghi, tanti fonti cVfreddi, & caldi cY vicini l'vn a l'altro, Smonti con bitume 8C altre varie materie & liquori: Tante forti di pefci di quelli , che in Hifpagna fi veggono, cV conofcono cY altre che ne vi fi conofcono , né vi fi veggono:Tante minere d'oro, d'ar- gento ,cY di Rame : tanta copia di Perle, cY divnioni, che ogni di vi fi ritrouano» In qual contrada ii vai mai, o fi fa, che in cofi breue tempo , cY in terre cofi dalla noftra Europa remotefi produceOero tanti animali d'armenti, cY di greggi,cY tante biade, come con gnocchi noftri in quefte Indie vediamo che fi producono, effendoui per tanta diftantia di mare condotti C Et mi pare che quefta terra, non come madregna,ma come vera ma- dre, nceuuti gli habbia: poi che in maggior quantità, &! migliori alcuni di loro vi fi ge- nerano , che nella Hifpagna non fanno , dico cofi degli animali , che per feriiigio dell'hiio- mofono ^med.el grano ifteffo, cV dell'altre biade,di legumi , delle frutte , del zuccaro, &: cannandola : delie quali cofe a di miei vfci la Temente di Spagna , cV fu qui condotta- ti ira poco tempo fono in tanta quantità moltiplicate tutte quefte cofe, che di qua fé ne ti tornano le Naui in Europa cariche di Zuccaro, di Cannofìftola,cY di Qiroi di vaòche- Et il medefimo potrebbono fare d'altrecofe,alle quali qui non molto s attende cV cheprima che gli Hifpagnuoli vi venniiTero , quefte Indie da fé ftefle produceuano , cY producono come fono cottone , d bambagie che voglian dire, allume, cY altre mercantie, che in mol- ti regni del mondo fono defiderate,cV fé ne cauarebbe grande vtilit2Ì : ma i noftri merca- dan i ti non ne fanno conto, per non occupare i loro nauili fé non con oro, con argento- con perle,cVconaltrifimiIicofe. Et poi che quello, che fi potrebbe fcriuere di quefto nuo- uo, & grandiffimo Imperio, cY tanto cY cofi marauigliofo,quefta ifteiTa grandezza mi ifcu li appo voftra Maefta Cefarea fé non ne dirò cofi copiofamente,come fi richiederebbe «Ba fti , che come perfona, che tanti anni miro, cY veggo quefte cofe , habbia d'occupare tutto I reftante della vita mia in notare, cY dedicare alla memoria de pofteri quefta piaceuole oaue, generale, Snaturale Hiftoria dell'Indie , cofi diquello, che fin quaho veduto o' mi e venuto a notitia , come di quello , che fin che quefta vita mi durerà, fi difeoprirà cY ri- :rouera,poi chela voftra Maeftà Cefarea, come àfuo creato cY feruitore, mi impone éY romanda , che io la fcriua , bi la mandi al fuo confeglio reale dell'Indie : perche come que- ste cole s'aumentano, cY fi fanno, cofi fi pongano di mano in mano nella gloriofa Cro- mica di Spagna. Et in quefto, oltra chela Maeftà voftra nefa feruigioà Dio noftro fi. ^nore che ìjj publichi, cYfi fappia per le .reftante del mondo , quello che fono lo feettro ve- tro reale di Cartiglia pofto fi troua , ne fa ancho fegnalata merce a tutti i regni di Chriftia- i« , in dar loro con quefto trattato occafìone di rendere infinite gratie à Dio per t'aumento iella fua fama fede Catholica , che ogni di col voftro Chriftianiflìmo zelo in quefte Indie i aumenta. Il che fera vn gloriofo colmo della immortalità della voftra rara, cV perpetua ama:perchenonfolamenteifedeliChriftianififentirannoaVoftraMaeftaX>fareaobIi- % C , C °u n ta " ta J enf § ntó fefcà ior quefta nuoua , cV vera hiftoria comunicare , ma gli ntedehancho,chefuoridi quefteparti per tutto il mondo fi troueranno,vdendo quefte riarauiglie le refteranno medeiimamente obligati, lodando il fattore del tutto, che cofi tranecofecreatehabbiainIuoghicofiincogniti,cVfeparati dall'Hemifperio, cY Orizon- m ° r0 ' ^™. ecarlo »P? ten «»ffiino fignore.vna materia, che per lagrandezza del- ob.etto,cVdellefuecirconftantie,né feri, né la diligentia mia balleranno à terminarla grettamente , per l'infofficientia del mio Rik , cY per la breuità de miei giorni : fera non- dimeno quello, che io fermerò, hiftoria vera,cYdel tutto lontana dalle fauole , che altri amori i ne hanno detto, fenza hauerne veduta cofa alcuna : ma ftando in Hifpagna à lueLrT^ hannohau ™ ard ^ di fcriuereconeleganteparlare,8<: voIgare,£ latino •e unitone , che fi fono più appreffate al buon ftile, che alia verità delle cofe, che fcriuono: Viaggi voi, 3% k ifj perche ir. :&, >■■■'•' !''!:;i.wc Ili fi-» mi :V"i I S ! i ■ nifi ■ I fr, fib " * '. : V'.,ll' li f v '-'Vi* "SS Hi ; ' ! ».i7*. Ci,'.', il,! 'i| il:* k '■'•"■ti. :l»1 ,;. ; lr'; -!r il/ ' » 1 .. ,l ! , ,>,i i '': l l j w iiK!!.| I ■■ *: |f : Hf , 1; . . . f;* ■,.-•,■"' ni t: - *.\k ' r iL,i ■ ! Il •è..:,!. : " Il ' | PELIA HI'STOKIA: ««dirne il cieco fa determinare de colora neU'abfente può ^ ^ecoluTchelevede. Iovoglio , che la Maeftàvoftrafìa certa, che queftì mieifcrittian. Sanno gmidid'elegantia di parole per potere con l'arni* ciò multare i lenona leggergli, SanS affai ben co piofi di veritì.&fen^contradimonealcuna.pwchehvoftnifo., £anS SequeftamiahiftoriainmigliorM tenia che qui vedrà: fi perche non fé ne offenda quefto mio buon defio come perche non Sffii la lode del tramaglio , che in tanto tempo , * con tanti pencoli ho fonerto in» S 2 ando g pertuttele vie poffibilila certezza di quelle materie, da che nel 1513 d Catholij coledonFernandodigloriofamemoriavoftro auolomi mino , perche 10 folli fopra al fld^dell'oro chequiinterrafermafìfaceua.Ondeiomioccupaicofi in quello offi. % fnlnfo ^lo rkhiedSbifogno, come nella conquifta, * pacificamento d'alcuniluo. Sl^^iSpato^ramim mano gemendo a Dio, * alle Maeftà voftre(come kfr Siano * vallano) in quelli afperi principi), che fi popolarono alcune citta, cV terre 3 ua ilS tempo paffammoconPedrariad'Auila Luogotenente,* Capitan generale del Re Ca- tholico , * poi delle Maeftà voftre, fummo da duo mila huomini * m queHe contrada donammo altri cinquecento Chriftiani fotto il Capitan Vafco Nun^i Balbua nel città dà) Darien , che fi chiamd prima la Guardia, * poi Santa Maria dell Antiqua,* fu fi principale città del Vefcouado di Caftiglia dell'oro , * hora fi ritroua dishabitata, non fei Sran colpa di chi ne è flato cagione , perche ftaua in parte attiffima per la conquifta d gl'Indiani arcieri di quelle contradetEt di quelli duo mila * cinquecento huommi,che hi lltt^onfeneritrSuanóalprcfente in tutte l'Indie, ne fuori, à pena 40 fecondo che . cVedo percheperferuireàDio,*ate^ che voi in quelle prouincie pattarono ,fu bifogno che cofi aueniffe : Et la faluatichezz della terra,éilfuoaere,conlafpeffe ZZ adegliherbag g i,&: alberide campi,* infieme pericolo defìumi,de granlacertoni, * tigri, *ilWpcrienzadell acque * delle cofed mangiare,fonotuttequeftecofeftateconcofto delle vite noftre in vtihta de mercatan * deslialtri, che fono qui poi paffatiiviuere, che con le mani lauare fi godono hora de moltffudori d'altrui. Et perche fendo la voftra Maeftà Cefarea in Toledo nel 15 % 5 ferii io vna fommariarelatione d'vna parte diquello , che qui fi contiene, * fu il iuo titoK Ouiedodellanaturalehiftoriadelllndie: come quefto libro hora fi chiamerà Lagenerai & naturale Hiftoria dell'Indie : tutto quello ■ che in quel fommano fi conteneva , li ritr< nera hora in quefto libro, * nell'altre due parti , che appretto poi Seguiranno affai megli * più coptamente detto: Si perche quel fommario in Hifpagna fi fcriffe , hauendo 10 1 feiati i mei memoriali * libri in quella città di fan Domenico dell'Ifola Spagnuola, doue tmao mia cafa , come ancho perche di oiuefle materie : io ne ho affai più veduto di quel che Ino all'hora ne fapeua, nelli dieci anni, che fono corfi da che quello fcritìì fino a quei hora,faccendoconmaggioreattentioneifperientia di quello, che a quefto enetto ii co ueniua* più particularmente intendendo, * vedendo le cofe: Vi e quefto ancho, che e che in quel fommariofi c5teneua„in quefto libro,* nelle fue parti e aumentato: * vi f 01 molte altre gran cofe * noue aggiunte,delle quali non poteua io in quel fommano tare 1 latione alcuna , per non hauerle anchora né vedute ne intefe. Si che potente Signore, p le caufe dette di fopra , è giuflo , che quefte hiftorie fi manifeftino per tutte le Republic delmondo, perche per tutto fifappia la grandezza, & ampiezza di queftiftau,che il gra deiddio ferbauaalla voftra coronareale di Caftiglia perla buona fortuna,* menti d la voftra Maeftà Cefarea, fotto il cui fauore ,* feudo io la prefente opera oftneo^ fupplico humilmente,chein riftoro del tempo, che io ho in ciò trauagliato , * dellan ca feruiuì , che io ho con la voftra cafa reale di Caftiglia (che fono più di quaranta anni, e io fono nel numero de fuoi creati ) fi degni d'accettare quelli miei libri : 1 quali fé non 1 no con molta induftria, * artificio ferini , ne con molto ornamento di parole : fono no dimeno ferini di materie , che con non poca fatica * trauagli ritrouate * mtefe fi tono , DELL'INDIE LIB, I. 76 bno per dare piacere cV contentamento all'animo intendendomi tanti fecreti di' natura. Se vi iì ritroueranno alcune veci ftraniere, cV barbare, ne è cagione la nouità della mate- riale vi fi tratta, ne s'attribuifeono alla mia lingua : per che io in madrid nacqui, nella caia eal mi creai, ho con perfone nobili conuerfato, dC letto ancho alquanto. Si che fé in quello ibro fera cofa alcuna , che con la lingua Caftigliana, che è tenuta la migliore di quante ne ìa la Spagna, non confuoni,è folo,perche ho voluto con le proprie, tY fleffe voci fare inten iere le cote, che preffo gl'Indiani lignificano. La Maeftà voftra nel tutto ricompenfi col nio buondeOo il diffetto della penna, poi che Plinio nel prohemio della fua naturale hifto ia dice, che € affai difficile cofa fare le cofe vecchie, nuoue, cV alle nuoue dare auttorità, 8C a pelle, che efeono dell'ordinario, e consueto, dare fplendore, OC alle ofeure luce, cV alle no- euoli gratia, cV alle dubbiofe fede. Baffi, che io ho defiato 8C delio feruire la voftra Maeftà Defarea, 3C fodisfare chi quella mia opera vedrà: Che fé io non ho faputo farlo,fi dee nondt neno la mia buona intentione commendare: cV R dee il lettore contentare, che quello, che o ho veduto, & ifperimentato con molti pericoli, effo ne gode, e'1 fa con tanta fecurtà : per- he può leggerlo fenza foffrire fame,né fete,nè caldo,ne freddo,nè altri infiniti trauagli,che i fi prouano dC fentono, cV fenza partirfi altramente dalla patria fua,ponendofi in auentu- a della tempefta del mare,né delle difgratie,che qui poi in terra s'incorrono.Onde pare che er fuo paffatempo bC ripofo io fia nato,& peregrinando habbia vitto quefte opere delia na ura, 6 per meglio dire, del maeftro della natura, le quali io ho fcrittenelli xx libri, che in uefto primo volume fi contengono , cV negli altri della feconda dC terza parte,che tratte- anno delle cofe di terra ferma, òC ne quali mi ritrouo hora occupato. Egli e il vero , che IVI imo libro di quelli vinti, fi porrà poi nel fine della terza parte,per che e di qualità,che a tut : tre fenica chiamafi Delle difgratie,cY.naufragrj de cafi auuenuti ne mari di quelle Indie. Tutti quelli libri fono diuifi fecondo la maniera cV qualità delle materie , che vi fi difeor- Dno, dC le quali non ho io cauateda duo mila migliaia di volumi, che io Ietti habbia, come iceua Plinio hauere effo fatto. Onde fi pare, che egli fcriffe quello, che haueu letto : benché gli diceffe ancho alcune cofe, che non haueuano gli antichi intefe, dchedoppo lalor vita ritrouarono:Nondicoio qui adunque cofe, che habbi lette in molti libri,mavifcriuo uellefolamente,checon duo milioni ditrauagh 3 dineceffìtà,di pericolilo in più di vinti- uoi anni vedute cV ifperimétate con la mia fteifa perfona feruendo à Dio, Oc al mio Re in uefte Indie, cY con hauere otto volte paffatoilgran mareOcea'no. Ma perche io aquat- ile modo intendo di imitare Plinio , non nel dire quello, che egli diffe (benché qui taiho- i le fue autorità s'alleghino) ma nel diftinguere i miei libri , come egli fece , fecondo la va- età delle materie, confeffarò quello, che egli nella fua introduttione appro uà, quando ice , che e v cofa d'animo vitiofo , ÒC d'ingegno infelice volere più tofto effere prefo col fur- ), che reftituire quello , che gli fu impreftato , maxiflimamente faccendofi capitale deil'v-. ira. Per nonincorrere io adunque in fimil fallo, cV non negare querelle e di Piinio,quan > airinuentione,& titolo del libro,io il feguo : Ma nella mia opera farà vna cofa aliena dal- > ftile di Plinio , dC fera il referire in parte la conquifta di quefte Indie , cV il dar conto co- le foriero primieramente difeouerte , & trouate, dC altre fimili cofe, che fé ben fuori delia aturale hiftoria fono, vi faranno nondimemo affai neceffarie, per poterfi fapere il princi- io, e'1 fondamento del tutto. Et medefimamente perche meglio s'intenda , come i Re latholici don Ferdinando OC donna Ifabella auoli della voftra Maeftà Cefarea, fi moueffe- >à mandare à cercare di quefte terre: dper dire meglio, come il Signore Iddio gli mo- effe , che già altri non fu. Tutto quello verrà diftintamente tocco fecondo le particulari re itioni,chefene fono hauute, con efpreffe protefte, che quanto qui fcriuero\ftiafottola arrettione , cV emenda della noftra fanta madre Chiefa Apoftolica di Roma , di cui io (o^ o minimo feruo , cV nella cui obedienza protefto di douere viuere cV morire. Ma perche itti quelli, che hanno zelo dell'honore , 8>C della vergogna propria , temono la mormo- itione de detrattori, come fu Plinio, cV tanti famofì autori: cY con loro ancho il buon pro- nta Dauid, quando pregaua Iddio, che dalla lingua dolofa il liberarle, ben debb'io anche untamente temere il fomigliante, 6Y con maggior ragione, poi che i morti *cY gli abfenri on poflòno per fé rifpondere 3 nè difenfarfì,8c come il medefimo Plinio diceua,che i morti Viaggi voi. 3 . k iii\ non ■V-'. 1 i ■ * & 1 iì*/.' 1 ' "'Ir- li li.-l 1 > Wi i'VTv .' w>r !;■ iì ri i( h-" 1 '■' ■ * ■■::■ ■•. * .. < i 1 , ' 'li" " , "M :f. l'-ì in- , 1 ' ■:'-»"v>^ l! ì"* i: 1l . i « • « lillvlh k 'Hfl,' * > l'i'"-': "il* » 11;;: ; f 'i;!' : :. r ; ,p i *' ,!■. V '■ '. ■ l ?> ! !i% ; : : 1 *!.,"' :*:;■;■ 'il" Dlt£ A, fi f S ¥ © ft ì A : Sion contendono fé non con l'ombre, 8C fantafme notturne. Si che voglio io per quefto d re à quelli, che in fin d'Europa, d d'Afia, d d' Aphrìca mi riprenderanno , che auenifcano che io in niuna di quefte tre parti del mondo fto come fi può congetturare da quello che s'c veduto,cV fcouerto nel mare di mezzo giorno,doue fi gira tutta la terra intorno. 8C poi ch< t lettori hanno d'afcoltarmicofì di lontano , non vogliano giudicarmi fenza vedere queffc terra, doue io ùo.dC della quale tratto : Et baiti loro,ch'io qui fcriua in tempo d'infiniti teft smonkcY di vifta,8C che quefti miei libri fiano drizzati a voftra Maefìà Cefarea di cui e qu< fto Imperio,&: che per fuo ordine fi fcriuano,cY che io ne habbia il mangiare,come fuo Crc nifta in quefte materie: & che nò ho da effere di cofi poco intelletto , che dauanti à cofi grat principe habbi a dire altro,chela pura verità per non perdere la gratia fua,cY l'honor mio,e di più di tutto quefto,che le cofe che qui fi trattano,no fono per acquiftarne ambitiofamen te honor ne per efferne rimunerato da perfone particolari, alle quali con finte parole fi dri: zi il libro Anzi conformandomi con quella vera fententia del bauio, che dice,che La boc ca che mentifce,ammazzal'anima,fpero inDio che guarderà da .tal pericolo la mia,cY ch'i. come fidele fcrittore ne fard rimunerato per l'infinita cortefìa dalla clementia diuina,et dall real mano di voftra Maeftà Cefarea la cui gloriofa perfona noftro fignore lungo tempo fa uorifca cV lafci godere della Monarchia del mondo,come il voftro alto core deha,cY ì volti leali fubditi fperano, 8C tutta la republica Chriftiana ha bifogno , poi che fra tutti i Princif Chrifiiani la voftra Maeftà folamente foftiene al prefente la religione Catholica,cV la chic fa di Dio cY la difenfa dalla maluagia fetta, dC gran potentia di Mahomettani, ponendo ì rotta il lor principal capo, cV gran Turcho con tanto fpargimento del fangue Turchefchc dC con vittorie cofi fegnalate, & in mare, cV in terra, come fi fono vedute ne gli anni palla del xxxri dC del xxxirj , ftandofi tutti gli altri Re Chrifiiani al vedere ,S& afpettando il fir de fucceffi voftri. Ma il giufto Iddio per la fua pietà cofi bel fine riufeire ne fece , che me tre che'l mondo farà,con gloriofa memoria fi celebrerà in terra,et fera talmente nella vita < lefte accetto che la Maeftà voftra ne farà rimunerato,et glorificato con li felici Re Ricared primo di quefto nome , & col fuo fratello Santo Hemergildo martire , dalli quali la volti real profapia,cV corona di Spagna dependono,èY traggono origine: &. de quali parlando Burgenfe dice, che entrando nella Spagna lx mila Francefi,in fin da Toledo mando il h Ricaredo Claudio fuo Capitan generale cpntra di loro,cY li vinfe,cV pofe à filo di fpada,t cendone la maagior parte prigioni : Onde difle quello hiftorico che mai nella Hifpagna 1 vidde fimile vittoria. Il medefimo fcriue l'arciuefcouo don Rodorigo,che in quefto il Bi oenfe feguf. Et affai meglio haurebbono potuto delle vittorie di Spagna dire, fé haueflei veduto quello, che i voftri Capitani & vaffalli oprarono nel 1 5 i 5 contra il Re di Frana &- no del continouo il fignore Iddio per l'aumento della voftra Ce- ■ ~ • farea perfona cY vita , poi che in effa le noftre confi*, ftono con tutto il bene della religione Chn'ftiana. Della fi: ri >.'noiii ■ »;., # , , ;*i i. ! ' • DELLA GENERALE, ET NATVRALE HISTORIA DELL'INDIE. LIBRO SECONDO, PROHEMIO. hiitona dell Indie, bifogna fare diftintione de miei libri : Et perciò nel pro> hemio o principio di ciafcun di loro intendo di fare vna fommaria relatione dellematerie,che s'hanno da fcriuere dC trattare in ciafcuno.d almaco di quel io,che vi e più foftantieuok.Et a quefto modo dico,che in quefto fecondo li- bro li feguira 1 hiftona continouandofi col precedente libro, d prohemio & toccaremo il motiuo della mia intétione,cY come per còpire à quello,che per la voftra Mae ftaCefarea 5 mefiatocomandato^mifonoaqueftaimprefapofto:cVinflemedird^che do io vogho,c -defidero imitare Plinio 1 , toccando breuemente l'opinioni, che fonofopra à chi drizzo egli l^ua naturale hiftoria: Et diro l'opina *°>°~? } Vf ^ eIf o le ^f efon i ° q^ile, ch'effi chiamaron l'Hefperidu Moftrerd chi foffe don Chnftot oro Colombo , che primieramente quelle Ifole fcouerfe , cY perche via cV fèVa mavifimoffeicVachetempoleritroud:cVdiquello,chegliaccadettenelprimocVnelfe- condo viaggio,cheegli vi fece , cV quanto in ciafcuno viaggio vi difcouerfe:cV della dona* (ione cheil Sommo Pontefice fece di quefte Indie alli Re Catholici don Fernando cV don- na Ifabella A lor fucceffori nel regno di Caftiglia,cY di Leone (non oftante che fecondo l'o pinionmia antiquiffimamente furono di Spagna). Diro ancho chi furono alcuni caua- rieri cV nobilitile primieramente fi ritrouarono nella conquida cV pacificamento di quefta [fola HifpagnuoIa,cY che trauagli vi pattarono i Chriftiani , métre chel'Almirante Colom bo palio a difcopnre l'Ifoladi Iamarca:Et toccherò l'origine del morbo delle bughe et quat trocofe affai fegnaIate,cheaccadettero nel 1491. quando quefte Indie fi difcóuerfero'&T l'ordine del viaggio,c\: della nauigatione,che fi fa di Spagna a quefteparti, & ilcrefcere & mancare del mare col fuo fluffo,cV refluffo : dC il nordeftrare,cY norueftrare delle aguelfe da tiauigare: con altre particularità conuenienti al difcorfo dell'hiftoria, come più diftefaméte ne fequenti Capitoli fi vedrà. Et perche nel primo libro ho detto, che ho paffato o tto volte il mare Oceano,Je fette furono innanzi che io in quefta ottauaveniffi a prefentare quefto libro al noftro gran Ce(àre,come già fatto ho : Et piacendo a noftro Signore, la nona voi ta fera ritornandomi àcafa mia àferuire fuaMaeftaCef.&à fcriuere dilungala feconda dC terza parte di quefte hiftorie. J Vellopinìonijchi dri*$$ Plinio il fuo libro élla naturale ■hiftoria 3 con nharetatìonefimmarìa; dette materiche in quejìo fecondo libro fi trattano* Gap. L Scritte Plinio trentafette libri della fua naturale hiftoria: cV io in quefta prima parte della mia opera ne fcriuo venti,ne quali (come ho già detto) per quato potrd , intédo d'imitarlo Il primo libro di Plinio fu il prohemio drizzato con tutto il libro à llmperator Tito • ben :he altri voghano,che a Dominano il drizzaffe: nèmaneano di quelli,che dicono à Vefpa liano:Ma quefto poco m'importa, poi che io non fcriuo feguendo l'autorità d'Hiftorico alcuno o di Poeta : ma come teftimonio di vifta nella maggior parte di quanto qui tratterò* Et quello,ehe non haurd io ftefld veduto , il diro per relation! degne di fede, non dando in cofaalcuna credito à vn folo teftimonio,in quelle che non habbia io perfonalmente ifpe rimentate,ma à molti fi bene: & k dtó ^ ordinici cartedellaMaeftaCefareafLchetuttiifuoigouernatori,&vfficiali in tuttel'Indie mi diano amfo , cV vera relatione di quanto fera degno d'hiftoria ., per teftimoni autentici con le terme de lor nomi , & con fegni di fcrittori publici, di modo che facciano indubitata tede: perche come principi zelanti cV amici della verità vogliono che quefta naturale hifto- nadelllndie li ferma interamente &fenzaniuno fuco: perciò che, come Plinio dice, an- chpr che paia chiaro il cammino da poterfi intédere la verita,é nondimeno difficile perche ghhuomini diligenti li fiancano ., o ftomachano d'inueftigare il certo, cY per non parere ignoranti,non li vergognano di mentire. Onde è molto pericolofo il creder mol to. } quan* do che Mjìifì 4 u • ■ ìhi'M lì F :. ''tv 1 * • , né; 4 ,> ".,> .11:1.4 t^.!i '«':,' Vi' 3'*^'.'V. ■■.'. .1 ) 1 ^*': r U#'- ,; r , ',1 ; 01-» .. ." ! v!- I " v :.»»:iiV'h' 'liliiil' %■ $s t v. *v< i«t-^. *.. :■■■."■/ -'K/ V :i ;ì' ' : ■'!'!' '» ; il 'tal ;a„ ,'ì' '.!'.."' ';> "v\. ; :, 'l-T""II!Ì ; iJ!l.- l ii H I S T O R I A docheèautoredelfalfo,éperfonagraue »d'autorità. Certo chcioveggo cofefcrittein ( HifDaena di quefte Indiche mi marauiglio come habbiano tanto ardimento haute» gli au tori di dirle,ifuiandofi tanto dalla verità, quato ikiel dalla terra. Et fi fidano a loro eleganti ftili » par lor di ifcolparfì dìcendo,cofi l'ho io vdito : » fé ben non 1 ho veduti ho pero m tefo da perfone,che veduto l'hanno, » me l'hanno dato ad intenderei modo che fu que- fia fidanza hanno ardire di fcriuerlo al Papa,» alli Re & Principi ftranieri Io quello } che qui dird,non ho da narrarlo à chi non mi conofee, ne a quelli che fuori di Spagna viuono: Óndeio col proprietà catodico ego opera mea Regi: come colui,che al fuo proprio >Re» à cofi alto principe le referifee. Pofe Plinio il fuo prohemio per primo libro:* quello mo dofia la precedente introduttione per principio de miei :» quefto chiamiamo fecondo. Ho detto che Plinio drizzo la fua naturale hiftoria all'Impedito :cY potrà dircakuno, eie io contradico à me fieffo: perche in quel fommario delle rofe dell'Indiche 10 fenili in Toledo nel 1 5 z 5 . diffi,che quello,che Plinio di fimili materie fcriueua,a Dominano Im- peratore il drizzaua: » ài quefta opinione fono io. Per fodisfare aduque a coloniche vo leffero di quefta inauertenza incolparmi (che al parer mio non erro) dico, che 10 vdrj già lo pralamedefima quiftionedifputareil Pontano in Napoli nel 1 5 o o. cheera tenuto in quel ^povndemigliorilitteratidltaliar&teneuaegl^chePliniofcriueiTeapomman àTitoilfratello,»nerendeuafofficientiragionu Non mancano pero altri diurni pareri di fcrittori,come e Antonio di Fiorcnza,che vuol,che Plinio à Vefpafiano fcriueue. E 1 le condo quella opinione , al padre , » non ad alcuno de figliuoli haurebbe Plinio drizzati 1 fuoi libri. Ma lafciamo quefto,che non fa molto al cafo, » ritorniamo al noftro principale intento, io dico,che Plinio nel fecondo fuo libro tratta de gli elementi,delle ftdle,de piane ti de ali eclifìì,del giorno,della notte,della geometria del mondo, » delle miture » datane fue- » infieme ancho.de véti,de tuoni,de lampi,» delli quattro tempi dell'anno,» deproi disfi » portenti,» doue,» come fi congela la neue,& il grandine: » della natura della ter- rai della fua formai qual parte di lei fia habitata. (benché in quelio,che dice,che la zona torrida, d linea equinottiale fia inhabitabile , egli s'ingannò* , come gli altri , che lo imiterò medefimamente: perche ella pienamente s'habita , per quello, che ne vediamo hoggi nella terra ferma di quefte Indie,cV Auicenna lo fcriiTe,cV ne diede ragione, 6C come philolopho naturale,non vi hebbecofa,che gli còtrariaiTe,cV certo che egli fcriiTe cV diffe meglio in qui fia parte diniunodeglialtri chenefcriueilero.) Fece anchonel fuo fecondo libro rlmio mentione de terremoti,^ in qual terra non pioue,cV doue del continuo trema la terrai co me crefee cY manca il mare,cV referifee alcuni miracoli del fuoco. Di quefta & altreinol I te cofe che egli dice,quelleche haueranno fomiglianza con quelle,che in quefta hiitona delie Indie fi diranno,!! toccaranno nelle prouincie d terre,doue fera da notare qualche cofadi ii^ mili materie: Et per quefto non mi flenderd- altramente à ragionarne in quello fecondo: nel quale moftrerd la perfona cV l'effère di Don Chriftoforò Colombo primo muentore,et Almirante di quefte Indie: cV diro della fua origine,cV del primo, fecondo,terzo,&: quarto viaggicene effo in quefte parti fece. Et perche hauendo rifpetto à fuoi gran feruigu Ca- tholici Re 4on Fernando,cY donna lfabella,che cóquiftarono li regni di Granata , cC di Na poli crii fecero gratia dello ftato.cV titolo di Almirate perpetuo delle loro Indie,» non a lui folan?éte,maa tutti i fuoi fucceffori: cV gli furono date l'infegne cV arme reali di Caviglia et di Leone,» altre con quefte,» con quelle, che egli haueua di cafa fua, m certa forma, come appreffo il fuo luogo fi diri. Et fu fatto nobile con titolo di Don,per lui,» tutti 1 fuoi de- feendentù. Si dira ancho come egli fi portò nel difeoprire, che egli fece d'una parte di ter- ra ferma,laquale io credo,che non fia minore , che fi fiano tutte tre infieme 1 Alia, 1 Africa* » l'Europa,per quello , che la moderna Cofmographia ne infegna , per ciò che in quello, che di quefta nuoua terra ferma fi fa,vi è di terra cótinouata dallo ftretto,che difcopn il Ca- pitan Fernando di Magallanes, che fta da l'altra parte della linea equinottiale dalla banda del Polo Antartico,fino a l'ultimo della terrà, che fi fa, che e verfo il noftro polo artico, vi e, dico corteggiando più di cinque mila leghe di terra continouata. Il che parrà al lettore co- fa imponibile , hauendo rifpetto à quello che volge à torno , 6 che ha di circonferentia tut- to l'orbe. Ma non fé ne dee marauigliare chi vede la figura, che quefta terra ferma ha,per che ella fta inarcata a guifa d'una coronetta da cacciatore, 6 d'un ferro di cauallo. Et chi confiderà in che forma fi rinoua fituata quefta altra metà del mondo,per mediocre Colmo* grapho, u D E L L* I N D I E LI B R O 1 1. 78 grapho,chefia affai bene intenderà, che e'poffìbileeffere tanto grande* quanto se detto* " In alcune cofedi quelle,che ioin quefta prima parte fcriuo,nò(aro molto lungo, per efie- re molto note: Vi diro bene alcune opinioni,che vanno hoggi à torno fopra il primo difco primento di quello nuouo Mondo,cY come n'hebbe notitia coIui,che fu il primo a fcoprir Ie,eflcndo cofì incognite tutte quefte terre & à Tolomeo , OC i gli altri Cofmographi antf- chi» Ma io non darò già in quello cafo credito alcuno a v quello, che alcune genti volgari di cono,che oftinatamente contendono, che altri fofle che primieramente quelli mari c\T terre difcoprilTino : perche in efFetto , anchor che fi potelfe congetturare qualche cofa in contra- rio,perimpedire la lodedi Don Chriftoforo colombo,non fi deedire,ne credere : Et tutta quefta gloria e del Colombo,cY al Colombo folo doppo d'Iddio , ne fono debitori li Re di Spagna paffati^cY i prefenti^cV i futuri,eVnon folamente tutta la natione,che à quelli princi pi obedifce,ma li Re ftranieri ancho,per l'utilità grade , che e rifultata in tutto il mondo per quelle Indie, con tanri thefori,che fé ne fono canati, cV che fé ne cauanò ogni giorno, 6C fé ne cauaranno,mentre che fera il mondo* . Dell'origine & perfori* del primo Rimirante delle Indie chiamato Chrifloforo Colombo , & per che 1/iafimofje a difeopnrle fecondo l'opinione delyoko. ' Cdp.ll. Dicono alcuni, che quella nuona terra fi feppe gra tempo fa,cV che flaua ben fcritto cV no tata,doue ella fufle,cY in cheparalleli , ma che eragia nella memoria de gli huomi'niperdu- tala nauigatione,cV cofmographiadi quelle parti,cV che Chriftoforo Colombo , cóme per fona dotta in quefta fcientia,cV che haueua letto , s auenturò à difcoprire quefte Ifole: Ne io ilo anchora fuori di quefta fufpettione, ne refto di crederlo per quello , che nel fequenteca- pitolo u' dira, Ma perche e bene,che perfona,àchi tanto ii dee , fì ponga da noi per princi T pio cY come fondatore di eoli gran colà come quefta jCY dico, che Chriftoforo Colombo per quello , che io n'ho intefo da h uomini della fua natione , fu della prò uincia della ligu- ria,doue€ Genoua capo: Alcun idicono,diSau0na:altriv{:,''* V-Vv>?.' ■ '-"l'ifi;'" 1 *' VI-'"''*!! .;"'" . ; :-'Ì v ,:-l!, ,ll,, V I '■ . ■ :. -^ ■ ' •e<> ,; '!; : '' fe^ :•■■-. .!«.,, ;;:,; '': \ ■■-. 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H rS TORIA doue s'è detto: 5C in quello tempo fi morf quafi tuttala gente del nauilio , cVnon giunfero vùri in Portogallo fé non ilpilottocontre d quattro marinai, bC tutti cofì infermi, che fra pochi giorni doppo che furono giunti in Europa,morirono, Dicono ancho, che quella pilotto intimo amico di Chriftoforo Colombo , cY che s'intendeua alquanto della altura di quella terraglie ritrouata haueua nel modo che se detto: cV che molto in fecreto diede di ciò parte al Colombo,ilquale il pregd,che gli faceffe vna carta , cV ve li poneffe quella terra, che veduta haueua* Dicono, che il Colombo lo raccolfe in cafa fua come amico, cV che lo fece curare,perche ancho il pilotto era venuto infermo:ma egli non molto tempo poi,mo- n come gli altri compagni: Et per quella via reild informato il Colombo della terra et na uigatione di quelle parti: dC in lui folo reftd quello fecreto. Alcuni dicono,che quello pi lotto era d' Andai uz: alcuni altri lo fanno Portogefe, altri Bofcaino, Altri dicono , che in quello tempo il Colombo fi ritrouaua nell'Ifola della Madera: Se* chi dice nell'Ifola di Capo verde,cV che iui giufe la carauella , che se detto: cV per quella via fu informato il Colombo, cY hebbe di quella terra notitia. Che quello paffaffe à quello modo d no : non è niuno, che ppffa co verità affermarlo: pure queft è nouella per quella maniera, che se detto, va pei lo mondo fra le genti volgari Jo per me lo tengo falfo,cV come dice Auguflino, Meglio è dubitare in quello, che non fappiamo , che ollinatamente contendere quello , che determi' nato non fi truoua, VeU 1 opinione, che fautore di (jueQahjìoriaha ,fopra l'eferfiftputoO* ferino da eli antichi \ dotte fodero quefielndie } & come 3 & 'per chi [ipruoua* Cap* III. Sé nel precedente Capitolo detta ropinione,che hall volgo, come quelle Indie Ci difeo- prillerò : hora voglio dire,quello che io ne credo,cY come al parer mio,il Colombo fi moffe come perfona fauia , dotta cV ardita ad imprender vna cofi fatta cofa , con la quale ne lafcid, à prefenti/èV a futuri tanta memoria:perchéegIi conobbe (come era in effetto) che quelle terre,che egliben ritrouaua fcritte , erano del tutto vfeite dalla memoria de gli huomini:Et io per me non dubito , che fi fapeffero , cV polfedeflero anticamente dalli Re di Spagna: OC voglio qui dire quello,che Arinotele in quello cafo ne fcriffe. Egli dice , che i merendanti Cartaginefi vfeiti per lo ftrètfo di Gibàlterra verfo il mare Atlantico,ritrouarono vna gcan de Ifola,che non era Hata anchora mài difcouerfa,nè habitata da perfona humana,fe non nu- lamente da fiere , cV da animali feluaggi: onde era tutta bofeareccia , cV piena di grand'albc ri, cV di marauigliofi fiumi , cVatti à nauigarfi:ma affai fertile 5C copiofa di tutte le cok, che fi poffono piantare, dC feminare, che in grandeabondantia cV vberta vi crefceuano : Etdi> ce,cheera affai lontana SC remota dalla terraferma deirAfrica,cV"per molti diVdinau'ga^ tione. Ora effendo qui quelli mercadanti cartaginefi giunti , moffi per auentura dalla fer- tilità del luogo,cV dalla bontà & téperamento dell'aere: cominciarono ad habitarui'A' à far ui llanze 3 cV terre* I Cartaginefi , cV il fenato loro intefo quello , fecero andare vn bando, pena la vita,che niuno d 'allhora innanzi haueffe ardire di nauigare in quelli luoghi , cV che quelli,che nauigato v'haueuano,come nimici loro,foffero morti tollo, che lor fi deffe occa- fione di potere farlo. Et quello,perche fi moueffero à fare quello,fi era, che era tanta la fa- ma di quella IfoIa,cV terra ritrouata,che penfauano , che fé altre potenti nationi ne haueffe- to hauuto notitia,cY le haueffero foggiogate, hauerebbono per quella via potuto loro gran danni fare,cV loro grandi inconuenienti nafeerne* Tutto quello pone nel fuo repertorio Fra Theophilo deFerrarrjs Cremonefe dell'ordine di predicatori feguédo quello che Ari- notele ne fcriffe in admirandis in natura auditis* Quella è vna gentile amorfia per con> getturare,che l'ifola, che pone Annotile, pò teffe effere vna di quelle, che nelle noilre In- die fono,come è quella Ifola Spagnuola.d quella della Cuba,d perauentura vna parte della terra ferma, Queflo,che se detto,non è cofi antico,come quelle che hora diro: perchefe- condo che numera Eufebio, Aleffandro magno , cV Arillotile furono 351, anni innanzi alla venuta del Saluator nollro: cV quello che io dire intédo,fu molto innanzi. Et in effetto per querelle Phiftorie ci accennano, cV ci danno materia di fare congettura fopra quelle Ifo le,io tégo,che quelle Indie fìano quelle antiche cV famofe Uole Hefpcride coli dette da He- fpero xu. RediSpagna, Et perchequeilo s'intéda,cV proui con bafieuoìi autori ta,ii dee fapere,cheil coflume,che ferbarono gli antichi in dare i titoli,o i nomi alli regni,cV alle prò uincie nacque doppo la diuifione delie lingue fatta nella fondanone della torre di Babilo- nia: ti DELL' INDIE LIBRO IL 19 Donde hab biarso caua to il nome alcuni po- poli. ita: perche allhora tutte le genti vi'ucuano infìeme: cY qui furono diuife , cY s'appartarono :5 differenti lingue cY Capitani,cY p tutto il mondo Q fparfero , come la fcrittura facra dice. Seri uc Ifidoro: che gli Affirij tolfero il nome d' AiTur , i Lidij daLido,gh'HebreidaHe- aeragli lfmaeliti dalfmael: Da Moab defeefero i Moabitica Amon gli Ammoniti, da Ca- ìaam i Cananei, da Sabai Sabei, da Sidon i Sidonrj , da Iebus i lebufei,da Gomer, i Calati, :ioc i Gallica Tiras i Tracimai Re Perfeo i Perfida Cafeth figliuolo di Nachor,che fu fra- elio dAbraam,i Caldei,da Phenice fratel di Cadmo iPhenici,Et cofl gli Egitti] da Egitto or Re,gli Armenida Armeno , che fu vn de compagni di hfone: i Troiani da Trae, i Si- rioni) da Sicione,gli Arcadi da Arcade fìgliuol di Gioue, gli Argini da Argo, i Macedoni laEmathion lor Re: quelli d'Epiro da Pirro figliuol d'Achille , 1 Lacedemoni) da Lacede- none figliuol di Gioue,gli Aleifandrini da Alefsadro magno,che edifico la loro citta,i Ro nani da Romulo,che edifico Roma . Et à quefto modo fi potrebbe dire di molti altri, che fidoro fimilméte dice» Quefto coftume adunque reftd da quei primi Capitani d Capi,che ome s'è detto,s'appartarono doppo la torre di Babilonia in diuerfe parti del mondo.Con- orme a quefto dice Berofo , che Hibero fecondo Re di Spagna figliuolo di Tubai diede il ionie al fiume Hibero, donde le genti di quella còtrada furono chiamate Hibere:cY come I medefimo Berofo dice,da Brigo quarto Re di Spagna tolfero il nome i BrigircY fi crede;» he corrompendofiqucfta voce, di Brigi foriero poi chiamati Phrigfj quelli delRegnodi. 'hrigia , che poi da Troe loro Re furono chiamati Troiani:Dal che fi caua , che i Troiani «ebbero la lor prima origine dalli Brigi Hifpani:pche fcriue Plinio, cl^e fono autori, che di :ono,che d'Europa furono i Brigi,da i quali tollero i Phrigfj il nome^Ma ritornado al prò )ofito nofìro,fecondo il medefimo Berofo, dico, che Hifpaló , chefu nono Redi Spagna* iiede il nome al fiume Hifpaìi,dà Siuiglia,che gli antichi,Hifpali chiamarono: cY gli habir. atori di quefta contrada furono chiamati Hifpali,ehe furono géte , che dalla Scithia meno lui Hercole feco, come l'arciuefcouo don Rodrigo dice:Et fi crede , che il fopradetto Hif- >alo foffe figliuolo di quefto Hercole Libio (non già di quel forte Thebano : che fu più di sttecento anni poi. A quefto Hifpalo fuccedette Hifpano, dal quale fu cofi detta la. Spa- ;na,cY il quale fu nepo te del fòpra detto Hercole Libio)che come vuol Berofo,fu zx^nni irima che s'edificarle Troia, cY 1710* prima cheti Saluator noftro predelle quefta noftra arne nel mondo* Et come da coftui tolfe la Spagna ilmome,cofi fi erede, ch'ella fuffean- ho chiamata dal nome de gli altri noue Re paffatt,perehe quefti vffu ildecimo Re, Seri :e f Arciuefcouo don Rodrigo,che il fopra detto Hercole còduffe feco Aliate, che fu pref- Atlante. 3 al tempo di Mofe:ilquale Atlante dice Berofo,che nò h Moro,.ma Italiano, cY cheheb- >e vn fratello chiamato Hefpero , come Higinio fcriueìcY quefti reftd fuccefforecYherede d Hercole in Hifpagna , cY vi regnddieei anni: perche Atlante poi lo caccio dal regno 0$ lei fece ritornare in Italia: onde cY la Spagna, eV l'Italia furono da lui chiamate Hefperie* et ìon dalla ftella Hefpero,come vogliono i Greci. Quefto Re Hefpero, vuol Berofo, che ominciane doppo d'Hercole à regnare in Hifpagna 17 1. anni prima che foife edificata rroia,cY feicento cV tre prima che Ronia^cY 1658. anni innanzi all'incarnatione di no- tro fìgnore. Adunque per quello,ches'é detto,refta prouato,che anticamente le prouiri ie,cY i regni tolfero il nome dalli principi,che le fondarono , d conqutftarono,dì'mpopola ono,d le hereditarono. Et come da Hifpano tolfe il nome Hifpagna»* ®Ò poi mutandole!* 1 n ome da Hefpero fu eh amata Hefperia,cofi la maggior parte deìlè altre terre, èY còtrade urono chiamate del nome di co!oro,che le poftedettero. Scriue l'Abulefi fopra Eufebio, he furono tre A danti, cV che vn ne fu di Mauritania , cY fu fratello d'Hefpero:éY che ameft lue quefti pattarono in Africa dalla parte'd'occidente nella contrada di Marocco, doue vn li loro fi fermd,cY Hefpero pafsd nell'Ifole vicine chiamate Fortunate , cY che da Hefpero e chiamano i Poeti Hefperidi. Ma io credo, che quefto autore s'inganni in penfare, che i )oeti chiamino Hefperidi l'Ifole Fortunate,d di Canarie,che hoggi diciamo , perche Soli- lo fcriue nell'ultimo Capo del fuo libro , che oltre l'Ifole Gorgone fono f Hefperidi lungi come Sebofo viìole)quarata giornate di naufgatione, cV pofte ne gli intimi (crii del mare* Quefte Gorgone fecodo Tolomo,cY gli altri veri Cofmographi,fono quelle,che chia- miamo hora generalméte di' Capo verde, cY i particulare hano qfti nomi moderni,l'Ifola di Maio,l'Ifola di Bona vifìa 3 l'ifola del Sale,l'ifola del Fuoco, l'ifola Braua,cY cofi dell'altre. Se 3a leGorgont adùquefono 40» df di nauigatiòne lontane le Heiiperidi 3 n0 polTono qfte a x Do de è dee ta la Spa- gna. Le Gorgo- ne. muri rfX'fo I !: Si: ìVI ' li kì ; P il |i é ,4 mi : ;, t,'"!". : tw'i *':;'.'.,#'■, il": ma I fej "li,, '■■' "((II» l'-'ii.a! i>.:* HI STORIA niim conto elTere altroché quefte noftre dell'Indie: perche al dritto delle Gorgoni verfo pò nente non vi fono altre Mòle, cY nel detto tempo da quefto luogo vi fi nauiga (come diceria Sebofo) S>C in tanto tempo vi giunfe il Colombo la fecóda voltaiche vi nauigo,tY riconob^ be i'ifola defiata, dC Marigalante,cY l'altre che à quel dritto ftanno, come fé ne farà al fuo luo go particular mentione* Et fé hora vi fi nauiga in men delli quaranta giorni, che Sebofo dice nafee da i'eiTere migliori vaflelli A le genti più efperte & deftre hora nel nauigare, che non erano forfè in quel tempo» L'ifola Defiata,che detta riabbiamo, fta per dritto nel oc* cidente pofta verfo Capo verde , cV l'Ifole Gorgoni , come Solino diceua. fct dall Itola di San Giacobo,che è vna delle più occidentali di Capo verde , d delle Gorgoni, fino all'Itola Defìata fono feicento leghe poco più 6 meno» Vi è ancho quefto,che hauedo Solino par lato dell'Itole Gorgoni,cV delle Hefperidi,fegue poi feparataméte delle Fortunate, cV le pò ne al fuo luogo,doue elle fono,cY fra l'altre, che vi nomina , non tace la Canaria, onde hora tolgono il nome* Or quefto che Solino dice , viene con l'autorità di Plinio approbato,il quale dice,che Statio Sebofo dalle Gorgoni alle Hefperidi pone la nauigatione diquarata Storni* Dalche fi caua,che l' Abulenli in confideratamete difficile i Poeti chiamano He> deridi l'Itole Fortunate: che fé i Poeti hi quefta opinione erano,s'ingannarono medefima* mente,come in molte altre cofe fecero : perciò che dalle Gorgoni alle Fortunate, non fono più che ducento leghe,cV meno ancho :Ii che non farebbe nauigatione di quaranta giorni, comeifopradetti autori diceuanotin tantoché i poeti perl'Hefperidi no intefero altro, che quelle Itole dell'Indie noftre: tanto più chelfìdoro dice,che l'Ifole Hefperidi cofi dette dalia citta Hefperide pofta ne gli virimi termini della Mauritania , fono oltre le Gorgoni ne gli intimi feni del mare* Non difeorda quefta fentétia da quella di Berofo: per che Hefpero, che diede alla Spagna,cV all'Italia il nome, chiamò ancho da fé quella citta Kefperidc , dall quale l'Ifole Hefperidi poterono hauere il nome,come gliele può te anche egli dare. Et fi co corda bene in quello , che fa al propofito noftro , che l'Ifole Hefperidi fiano quefte iole, che noi nell'Indie della Spagna habithiamo,poi che ne accéna,come Solino,cV Plinio,il 1 uogo, Or come la Spagna,cY l'Italia tolfero il nome da Hefpero xu. Re di Spagna, cofi ancho da quefto ifteffo lo tolfero quefte Itole Hefperidi, che noi diciamo: onde fenza alcun dubio fi dee tenere , che in quel tempo quefte Itole fotto la fìgnoria della Spagna ftclTero, cV forte vn medefimo Re,che fu (come Berofo dice 1658* anni prima che il noftro Saluatore na- fcelTe:Et perche al prefente fiamo nel 1 5 3 5* della falute noftra,ne fegue,che fiano hora tre mila dC cento nouantatre anni,che la Spagna , e'1 fuo Re Hefpero fìgnoreggiauano quefte Indie,ò Itole Hefperidi* Et cofi con fiantica ragione,cV per la via,che se derta,ò per quella che fi dira appretto ne viaggi del Almirante don Chriftoforo Colombo , ritornò il Signo- re Iddio quefta fìgnoria alla Spagna in capo di tanti fecoli: Et come co fa fua, pare che hab biala diuina giuftitia voluto ritornarghele,perche perpetuamente la poflegga per la buon* fortuna delli duo felici,cV catholici Re don Fernando,cY donna Ifabella,che conquiftar on< Granata 8C Napoli,cV nel cui tempo, cV per cui ordine andò l' Almirante don Chriftoforc Colombo à difeoprire quefto nuouo mondo, ò parte cofi grande di lui incognita per tant fecoli:cV che à tempo dellaMaefta Cefarea del'Imperator noftro s'è più ampiamente difee uerta 5>C intefa per maggiore ampiezza della fua Monarchia. In tato che fondando la inter tione mia con gli autori,che allegati ho , dico che pretto gli antichi quefte noftre Indie fi fa- peuano,cV per ciò ne toccarono quello,che s'è detto:Et per quefto io credo, che ò per l'air» rita fopra dette,ò per auentura per altre ancho,che di più il Colombo pò tea fapere,fi mouei fé egli à douere cercare quello che poi rftrouò , come animofo ifperimentatore di cofi cert pericoli,cV d'un cofi lungo viaggio.ò che fia quefta,ò pur altra la verità del fuo motiuo,egl fece vna imprefa cofi grande & generofa,che mai niuno innanzi à lui fece in quefìi mari, f< l'autorità già dette di topra non haueffero luogo* Come Chriftoforo Colombo fu colui , che tnfegno à <*li Spdgnuolt di nmigare per l'altura del Sole, & della tramontana : & come in Portoj>auo,& in molti altri luoghi cercò chi l'am tajfe a quefta imprefa , & come poi finalmente per ordine delli Re Ca- tholici fece quefto Piaggio, Capo MI. E opinione di molti,cV la ragione ci inchina a v crederlo , che Chriftoforo Colombo foli il primo,che in Hifpagna infegnaffe di nauigare rampi/Timo mare Oceano per l'altezza di r iradi DELL'INDIE LIBRO II, 80 rradi del Sole,£V della tramontana,cV Io poneffe in opera:perche fino à lui, anchor che per z fcuole fi leggeflè tale arte,pochi (d per meglio dire , niuno) s'arrifchiauano d'efperimen- arlo nel mare:perche quefta e vna fcientia, che non fi può interaméte efferdtare per fapcr- 1 per ifperientia,8<: con effetto , fé non ti vfa in golii grandinimi cV molto dalla terra lonta- 11: 5C i marinai cV pilota fino à quel tempo fecondo vn lor giudicio arbitrario nauigauanó \C non con l'arte,ne con la ragionerie in quelli mari hoggì s'ufa, ma nel modo,cheianno, icl mare mediterraneo , cV nelle codiere di Spagna , & di Fiandra, & per tutta Europa cV Vfrica,doueno molto dalla terra fifeoftano. Per nauigare adunque inprouinciecofire- note da terra ferma,come fono quelle Indie bifogna che il pilotto della ragion del quadrati e fi ferua:& al contrario per poter del quadrante ièruirfì,vi fi richiedono mari di molta lun ;hezza cVampiezza,come fono da quefta parte fino in Europa, d pure di qua verfo la ter- \ ferma di queftelndie,ch e riabbiamo da ponente. Ora mono il Colombo con quefto de derio,come colui, che fapeua il fecreto cV l'arte di quefta nauigatione, (quanto al faper na- igarui) OC che fi fentia certificato della cofa,d per l'auifo del pilotto, che riabbiamo di fopra etto,che gli diede di quefta incognita terra notitia (fé cofi fu)d per le autorità tocche nel recedente Capitolo,?* in qualunque modo fi folle, che il fuo defiderio ve lo fpingeffe, egli auaglid molto per mezzo di Bartolomeo Colombo fuo fratello col Re Henri<*o vii. Inghilterra padre d'Henrigo v 1 1 1. che hoggi vi regnacene il fauoriffe,cV l'aiutane a po' :re andare àdifeoprire quefti mari d'occidente, offerendofi didouer dargli molti thefori er aumento di fua corona, cV nuoui ftati di gran ùgnorie 8C regni. Ma il Re informato a i fuoi configlieri , cV da perfone, alle quali fu la effamina di quefta cofa commeiTa , fi fece effe di quanto il Colombo diceu^cV tenne tutte per vanele fue parole. Egli, che vidde on edere vdito 3 non fi fconfìddgia per quefto , ma comincio à trattare di riuouo quefto né atiocolRedonGiouanni 11. di quefto nome in Portogallo: ma ne ancho qui hebbero Fetto alcuno le fue parole , benché folle egli maritato in quefto regno, cV fi folle per que- d maritaggio fatto vaffallo di quefto Re. Veggendofi egli ancho da ogni aiuto & fauo^ del Re di Portogallo efclufo , determino d'andarfene in Cartiglia per iui negonarlodi 3uo,SC giunto à Siuiglia , hebbe le fue intelligentie con l'illuftro , cY valorofo don Henri- ? di Guzman Duca di Medina Sidonia, cV ne ancho con coftui ritroud effetto alcuno di iello,che cercaua. Onde più largamente effegui il negotio con l'illuftre Don Luigi della erda primo Duca di Medina celi,ilquale medefìmaméte tenne per fauolofe & vane le pa^ >le,& l'offerte del Colombo,ben che dicano alcuni che il Duca di fedina celi volle anda^ ad armare il Colombo nella fua terra del porto di Santa Maria, cV che il Re Catholico,cV Reina non volfero dargli licentia. Ora perche cofi gran flato non doueua eflere fé non chihoraè,feneandd il Colombo nella corte delli SerenifTimi cVCatholici Re donFer- indo 3 cV donna Ifabella:doue flette vn tempo con molto bifognocVpouerta fenza eflere tefo da coloro,che l'afcoltauano: cY elfo procuraua d'eflere da quelli felici Re fauorito per ìe gli annafferò qualche carauella , per potere a lor nome andare a difeoprire quefto nuos- ? mondo,d parte del mondo in quel tempo incognita. Et perche quefta imprefa era co> .della quale quelli,che l'afcoltauano,non haueuano il concettose il gufto,ne la fperanza, ìe il Colombo folo ne haueua,non folamente poco conto ne faceuano, ma non ne gli ha^ :uano ne ancho credito alcuno,cY teneuano quanto egli diceua per vna vanita. Et que- i importunamenti del Colombo durarono quafi fette anni , che effo fempre faceua molte Ferte di gran ricchezze SC ftati per la corona reale di Caftiglia:Ma perche egli portaua la ppafpelata&pouera, era tenuto per vn cianciatore cVfauoIofo di quanto diceua, fi per ìe non era conofciuto,come perfona ftraniera,cV non haueua chi lo fauoriffe, come ancho >rche le cofe,che effo prometteua di condurre a x fìne,erano co fé gradi, cY no più mai vdite. Dra vedete fé il grande Iddio hebbe penfiero di dare quefte Indie à colui , di cui (ono, poi ìe effendone flato pregato Inghilterra 8C Portogallo con gli altri Duchi , che fi fono detti, 3n permeicene alcuno di quelli Re cofi potenti, odi quelli Duchi cofi ricchi voleffero, lenturare cofi poca cofa, come era quella , che il Colombo chiedeua: a ciò che egli partito Scontento da quelli principi venirle a cercare quello che poi ritroud in quefti altroché in tiel tempo cofi occupati fi ritrouauano nella fanta imprefa contra i Mori del regno di Gra ata. Et no fi dee niuno marauigliare fé quefti Re cY Reina cofi catholici occupati tutti a arcare la falute delle anime più che i thefori,cY che i nuoui ftati del mondo,deliberarono di fauorire 1 K»;Vi ir* V Mm Sfitti Mi ÌV'ìt !■ m 1 ■ ' ,•■,.'",' '! -"'"T^fè', : Vi tf ;» ;;;j;!v ,;; ' > ■"'■■ /:"„'Vv i ; f, 1 * Hi '■; .. ! ..t.,; ' .vi II,, il ,# " ■(! .;:M« if'ii'.'Hi'ì,' ■ V ,'" ;ll ||ihì DELL'HISTORIA fauorirequefta imprefadd Colombo, poi chevedeuan^ offe) era per farfi vn gran feruigio i Chrifto. Et tégafi di certose no pò cena quefta g lo riofaimprefanegarfì alla buona fortuna diqueftiReCathol ci,poi die ne occhio vidde à£Jè orecchiandone in cuore d'huomo afcefequcllo, che il benigno Iddio apparecchia n Ji fuoi feniliche l'amano. Onde quefta cY altre molte buone fortune a quelli noitri Catho. ici Re s'appuntarono^ offerirono,per effere coli veri ferui dd Saluatore noftro,tY cofi defideroli d'accrefcere la fua fanta religione cY fede. Et quello fu folo, per che la volontà di- umiche tutte le cofe vede,cY di tutte ha cura , deffe à quefti principi noti tia di Chriitotoro colombo. llperchequandofugiuntarhora 5 chefidoueiTequeftocofi gran negotio con dudcrcper quefti mezzi fu in quel tempo,che come diceuano il Colombo nella corte di. moia» praticaua fpeffo in cafa d' Alonfo di Quintaniglia per fona molte .notata & conta, tore maggiore del Re Cattolico, cY defiderofo del bene cY del feruigio del fuo Re. Co, ftuifaceuldaredamangiarecYaltrecoleneceffariealColombo^ouendofiacompairione della fua pouer ta. Onde in coftui ritroud il Colombo più cortefia, cY accoglienze,che in altro huomo di tutta Spagna : Et per rifpetto & interceffione di coftui fu conofciuto dal re- uerendiffimo Don Piero Gonzales di Mendoza Cardinaledi Spagna, cY Arciuefcouod Toledo : ilquale comincia i dargli audientia, cY s'accorfe che egli era fauio , & intendente cY daua conto di quello,che diceua: onde nel riputò per huomo d'ingegno , cY molto nabt Ie,cY per quefta buona riputatione,che gli hebbe ; volfe fauorirlo. Per mezzo adunque : d quefto Cardinale,cY d' Alonfo di Quintaniglia fu il Colombo afcoltato dal Re cY dalla Re na cY fi comincio à dare qualche credito a fuoi memoriali. Finalmente fi venne a conciti dere qfto negotio,ftado i Re Catholici all'affedio della famofa Citta di Granata nel 1492 Et da quel campo quefti felici principi diedero fpacciamento al Colombo in quella tern che nel mezzo de gli efferciti loro fondarono chiamandola Santa Fé, nella quale , o per di meC erano tutti tre quelli Capitani fratelli , & pilotti, èV citta- lini di Palo : cV la maggior parte delle geti,che in quella armata andauano,erano di Palo me )>:>ù> .'. I l'I; ondo di qfto nome,ftado in Caftiglia fanciullo, cV fotto la tutela della Reina donna Cathe ina fua madre,furono ritrouate,& vi fi ritorno' a nauigare: perche con ordine 8C licentia di jueili Principi fi coquiftaffero, come a v lungo fi fcriue nella cronica di quefto fteffo Re don jiouàniJDoppo il quale molti anni Pietro di Vera nobile caualliero di Scerez della Fron iera,cV Michel di Mofcica coquiftarono la gran Canaria in nome delli Re Catholici don ; ernando,cV dona IfabeHa,cV co quella ancho tuttel'altre, fuori che la Palma , & Tenerife: he per ordine delli medefìmi Re furono conquiftate d' Alonfo di Luco, che fu fatto, come ;ouernatore di Tenerife* Quelle genti delle Canarie erano molto valorofe,anchor che [uafì ignude andaffero : & erano coli feluaggie,che alcuni affermano, che elfi non conofeef aro che cofa fi foflè il lume,fin chef Chriftiani coquiftarono quelle Ifole* Le loro arme era 10 pietre & baftoni,co li quali molti Chriftiani ammazzarono, fin che furono foggiogati, e" polli fotto l'obediétia di Caftiglia , di cui le dette Ifole fono: le prime cV più vicine Hanno 00 «leghe lontane da Spagna: cV l'Ifola di Lazarote,cV l'Ifola del ferro ne fono lótane z4o. i modo,che effe fi rinchiudono Oc coprédono tutte nello fpatio di 5 5. d do* leghe, OC ftan- 10 polle da X7* fino à z?* gradi dalla linea equinottiale dalla parte del noftro Polo artico. L'ultima loro Ifola,d la più occidentale era verfo Leuante al capo del Boiador, che chiama io,in Africa: & ne è feffantacinque leghe lontana* Tutte qfte fono Ifole fertili , cVabondati i tutte le colè neceffark alla vita humana d'affai téperato aere* Al prefente poche g2ti vi fo- to di quelle,che v'erano prima che fi coquiftaffero :ma tutte s'habitano da Chriftiani* Ora [ui come in luogo per la fua nauigatione al propofito giunfe il Colombo co le tre fue cara^ :elle,cV vi tolfe acqua,carne,legna,pefce,cValtri rinfrefeameti,che per feguire il fuo viaggio ibifognauano. Egli poi a" 6* di Settembre del medefimo anno delle 5>z* parti dell'Itola i Gomera,cV nauigd molti giorni per lo gran mare Oceano,fìn che coloro,che co lui anda tano,incominciarono à sbigottirfì,cV haurebbono voluto ritornarfi a dietro* Et perche di [uello camino temeuano,mormorauano della feientia del Colombo,cV del fuo tanto ardi- nento.Et perche ogn'hora crefceua più in loro il timore, cV mancaua la fpet ànza di pò tere fungere alla terra,che cercauano,incominciarono le genti, dC li Capitani ad abbottinarfi : )C alla succiata publicamente gli diceuano,che effo gli haueua inganati,cY che gli conduce- H ■ < ' ra a perdere: & che il Re cV la Reina haueuano fatto molto male,cV s'erano co loro affai cru $jjj| lelmenteportatiin fìdarfi d'un limile huomo , OC dar credito ad vna perfona ftraniera , che lon iàpeua quello,che fi diceffe.Et vene à tanto la co(à,che Io certifiearono,che s'egli non fi ; ; • ' itornaua , fhaurebbono fatto a fuo malgrado volgerea dietro , d l'hàurebbono gittato in ; : '' nare,perche parealoro,che effo fteffe difperato , & elfi non voleuano infieme con lui difpe arfijcV non credeuano che effo haueffe mai potuto giungere al fine di quella imprefa, nella jualepofto s'era;Et g quefto ad vna voce tutti s'accordauano di non feguitarlo ♦ In quefto Viaggi vol*3°« 1 tempo, pjj . ' ' fc «' rtly* ■!,■ >' '' .iiji :' ] r 'f !>•:; V.'i 1 ' i '"'»♦' : .Vii» •;:*».< ..lìi V'V' tote * ."„ ;*;ii i*i: i .:,;, 1' '"i-; ' „'(> 'ih'U'il"!" ! : v"i Hi #;ì!' : I! ; * ' ; •%■;>' ■',. ","f- :i '"'' ;. iit»;'"' : "T 'I ' :►* ="» ite i 1.1 ,; il ilo' Sìlici": 1 | i i, , .rfi* DELL'HISTORIA - tempo cVmquefteeontentioniritrouarono in mare gran praterie d'h erbe fu l'onde, che praterie à puto pareuancQnde penfando, che folle terra (otto acqua , 8C che perciò perduti Mero^adoppiauanolevociAg^ftr^E 1 fenza alcun dubbio à chi mai tal cofa veduta non haueua,era cofa da douere molto temerne» ma accortifi poi, che non v'era pericolo al- cuno patio quella alterationecVfpauento, quelle fono certe herbe , che le chiamano Sai- cazzi OC vanno fu la fuperHcie dell'acqua del mare: cV fecondo i tempi,cY le correnti vanno hof a vWo Ponente,hora verfo Leuante,hora verfo mezzo giorno,eY hora verfo Tramon tana,cY alle volte fi ritrouano a mezzo golfo , alle volte più lontane , 6 più vicine alla Spa- Glia -8>C in qualche viaggio accadere i vaffelli ne incontrano poco, ó nulla: cV alle volte an cho tantoché paiono (come s'è detto) gran prati verdi , cV gialli: perche a quelli duo colori jn ogni tempo dependono» Vfciti da quelli penfieri cV paure dell'herbe , determinarono tutti tre i Capitani co quanti marinari v'erano, di volgere le prore à dietro: cY confultarono ancho fra fé fteiTi di gittare il Colombo nel mare , credendo d'effere flati da lui burlati, ma elfo che era fauio,cV di quelli mormoramenti s'accorfe,come prudente , comincio àconfoi targli con molte dolci parole , pregandogli , che non haueffero voluto perdere quel traua> elio,c\: tempo, che fino a quell'hora fpefo haueuano:ricordaua loro quanta gloria , cV vtile farebbe lor feguito dal Ilare collanti , cV perfeuerare nel viaggio: cV prometteua, che fra po> chi giorni fi darebbe alle lor fatiche dC viaggio finecon molta, cV indubitata profperita:& concludeua loro,che fra il termine di tre giorni haurebbono ritrouata la terra, che cercande andauano : cV che per quello ileifero di buono animo,et profeguiffero il lor viaggio,che fo il termine che detto hauea,haurebbe lor molìrovnmondo,cVterranuoua,conpor fìn< a lor trauagli: cV con vedere,che elio hauea detto femore il vero,cofi al Re,cY alla Reina,co- me a v loro : cV che elfendo altramente,che come elfo diceua, facelfero quello , che lor pareffe perche elfo tenea certo,che dicea il vero. Con quelle parole moffe que'cuori timidi à qua che vergogna , cV fpetialmente i tre Capitani piloni , cV fratelli , onde deliberarono tutti d fare quello,che il Colobo diceuaA di nauigare quelli tre giorni , dC non più : in fin del qua tempo non veggendo terra fi farebbono ritornati in Hrfpagna: Se quello teneuano elfi pii per certo : perche non era fra loro alcuno, che penfalfe, che in quel parallelo, K camino, chi £aceuano,fi fotfe douuta ritrouare terra alcuna* DilTero adunque al Colobo, che quelli tr giorni il feguirebbono,ma no più vna hora:perche credeuano , che non douetle effer cert cofa alcuna di quante elfo diceua: onde per ciò tutti riculauano di volere paffareinnanziVd cendo che non voleuano andare a morire di piano patto , dC che la vettouaglia , cV l'acqua che haueuano,non pò tea ballar loro a ritornare in Hifpagna fenza molto pericolo,bench OC nel mangiare, tY nel bere i'i regolaffero.cY perche i cuori,che temono, ogni cofa à fuo m le riuolgono , maffimamente nell'effercitio del nauigare, non rellauano momento alcun dimormorare 3 cV di minacciare il lor Capitano,cV guida: né egli mancho fi ripofaua,ne cei faua punto di confortargli dC animargli: OC quanto più conturbati gli vedeua,piu effo fi m< flraua nel vifo allegro,per cauar lor da i cuori il timore, cV quel dr lleffo che il Colobo que ile parole diffe,realméte conobbe,che ilaua preffo a terra alla villa dell'aere,cY di que'nuuc lettighe nel por del Sole nell'Orizonte fi veggono. Et ordino à i pilotti, che fé per cafo 1 carauelle s'appartaffero alquanto l'una dall'altra , corretlero verfo la parte che elfo lor difli per ridurfi di nuouo infieme in conferua: Et foprauenédo la notte fece calar le vele, cV coi rere con li trinchetti folamente baffi. Mentre che à quello modo andauano,vn marinai di quelli che andauano nella Capitaniate era di Lepe,diffe,lume lume, terra terra: 6V tofl vn feruitore di Colombo,chiamato Salzedo replicò dicendo: Quello lleffo cV l'ha già dei to l'Almirante mio iìgnore,^: il Colombo tollo foggiuferpoco ha, che io l'ho detto , cV h veduto quel lume , che è in terra, cV cofi fu, che vn giouedi due hore doppo mezza noti QuSdoCo l'Almirante chiamo vn gentil'huomo chiamato Efcobedo repoiliero di letti del Re O lombo feo t ij i iC0j g£ g ti d jfj- e c fo z vec j ea ] ume< La mattina feguente fui farfi df , all'hora , che haueua E i prim"* giorno auaìiti il Colombo detto, dalla Capitania fividde l'Ifola che gl'Indiani chiaman w ole* Guanahani,dalla parte di Tramontana,Et colui, che vidde primo terra, quando fu giorne fi chiamaua Rodrigo di Triana,cV fu quello di: ,che fi feouerfe terra , à gli vndici d'Ottobi del medefimo anno del pi. Et perche le parole del Colombo riufeirono vere in v< dgrfi terra nel tempo,che effo detto haueua , fi fufpicd maggiormente , che egli ne folfe cei " ■" 7, "" 7" tincatQ DELL'INDIE LIBRO II. 8z tfficato prima da quelp^ cho eilerejche veggendo elfo determinati tutti di volere ritornarli à dietro, cófìdandofi nel. la bontad Iddio diceffe quelle parole^ vi conftituiffe quel termine. Ma ritornando ali'hi ftoria. quefta Ifola,che prima h vidde,come s'è dettole vna dell'IfoIe 3 che chiamano delli Lu cai. quel marinaresche ho detto 3 che vidde il lume in terra,ritornato poi in i Spaena perche non glilidiedeilbeueraggio 3 licentiatorirenepalTo in Africa cYrinegd fa fede: & come s'è detto di ropra 3 era di Lepe 3 che cofi m'hanno referito Vincendo lannez Pinzon, cV Fernan do Perez Matheos,che in quefto primo viaggio lì ritrovarono. Hor quando V Almirante viddeterra,ing«nocc^atofi,^conlelagrimefugliocchiperfouerchiopiacere 3 com direcon Ambrogio 3 cVcon Auguftmo: TeDeumIaudamu S3 tedominumc6fitemur cVc. Etcohringratiando noftro Signore con tutti gli altri, che fecoandauano, incredibile fefta lunlaltrofaceuano.cVchiabbracciauailColombo,chiglibaciaualamano,chi^ daua perdono della poca confiamone moftro haueuano,* altri gli domandau?no grafie, cV gli s offeriuano per fuoi. In effetto era cofi grande il piacere, & la fefta , che fi faceuano abbracaandofilunconlaltro 3 chenonii potrebbe dileggiero dire.Et io lo credo bene, cY lo fo : perche fé hora,che il viaggio e fecuro cV certo, tato nel venir qui in quefte Ifole come nel ritornare poi in i bpagna li (ente incredibile piacere veggendofi terra,quanto dee pen are 3 chenefenti^ *crocernhcati 3 cYfecur,de lorripofor Ma fi dee fapere, che alcuni dicono il contrario di ^uello 3 che qui s e detto della conftantia del Colombo: percioche affermano , che egli di faa ™l°nrafifarebber^ Pin 5 om . non ^^^(f/o^^g^oltre^ndedicono^hepercagibndicofiorofifcce quefto difcoprimento dell Indie,perche il Colombo no haueua animo di paffare più oltre. nalarameglioarimetterequeftoavnlungoproceffo.cheseTattofral'Almirat^cVilfìfcal egiodoues allega^ :oled,g,uftitia 3 cVcheperviadigiultitias'hannoa v terminare.ba(ti,ch opinioni dette,tolga il lettore quella,che gli pani più vera fecondo il giudicio fuo. Tardo* Colombo in quefta munganone dall'Ifole di Canaria fin che viddeia prima terra, che ho letto trentatregiorni^giunfeaviftadiquelteprimelfoledelmefed'dttobredeli^x. Come rimirante èfcopri quejìa ifoU Spagnola, & mi Ufciò trentaotto Chrittiani, mentre che cfìo marnami in i Spugna, à dar nona di quejìo primo difcopnmento. Cap. Vi, Neirifola di Guanahani,che s'è detta 3 hebbe l'AImiratecon gli altri fuoi villa di genti In bne.gnude:&quihebbero notitiadell'IfoladiCuba:cVfcouerfero toftomolte Boleti heliveggonointornoaGuanahani 3 etIechiamaronoiChriftianiIfoIebiache 3 pchebian* hepaionoperlamoltaarena 3 chev'è:ma l'AImirante le chiamò le Principefle perche fu. tm ono 1 orincinio de a vifta Ai modo ì n Ai* rz:.~r~ r„ r, rr , \A F . ' r„ ne ru ' L ,fo,c d «- 1 I ■—»»■« «- w.MjviJV v *_ » ma 4 4 f"°Ì^f&? e J^r^^€^^ Gmnfefrcq^ i altrachiamataCaicosrma non prefe terra in niuna di fc * lentefraqueftadiGu^ahan^cVvn».».^...»^^^; [ueftelfole^omediceFernandoPerezMatheospilotto^healpref^ a citta di S.Domemco 3 cY diceche vifi ritroud.Ma io ho vdito dire da molti altri , che 'AI ™* m *J™ mQ f te ™ ne » tofedi Guanahani 3 5clachiamoSanSaluatore,cVchequitoI : la polfeir,one.cV quefto e più certo,cV che fi dee più tofto credere. cV da qfta lfola ne ven. Xn^ Tp P °" t0d f Ir ^, dlCuba l alIa b ^diTramontana:iIqua J l portoèdodici -ghe pi„ verfo Ponete che no è la punta che chiamano Maici. Hora qui ritroud gete cofi d e^ elS ie J Maiaguana,bamana 3 Guanima,Iuma,Curateo,Ciguateo 3 BahamaCcheè o nlffi Horrfornan uS&SS^ Almirate all'Ifola d Cuba,doue s'è detto, faltd in terra con alquanti frT£ r? dlm 1 andauaa 1 ? uelI e genti dell'lfola di Cipango: coloro per fegniglirifpóde. nob «etnfooS^ diHa£i,cLhora chlamiaio? Ifola P Spa. nol a .credendoglIndiam,cherAlmirantenonaccertaffeilnome,cheeglidiceua,glidL. Viaggi voL 3 % , | * WÙ\ ," Ipffl < il . ». •' »■' "Ili li 1 ' '[ ' ,'».lj, '■ "II' ' . 'mi ""■' ' Jk " " 11 , r' ,, ,"-' , ' i > | i : ;' :, '"' , . :<■!* ■ !.. .1 ' iij' 1 • . ' Vi* »■ ;•.*•' ;!,i» tirili* ; ''• '"' : ;' ' | !' •'■■•*ii-r*;., ■..'iit'lln, M f', « '.*.vi J,ii|!; y.iifji • •■'v.r*'i;: l,l, ; 1 |! ■.' ; , H ft;;- ^'■■■\- : r:M:i '... ,.''ìi . , ;.S lr ;;"' l l l !i,' 1 ! ili , p ii i ii'.i." t " ',, if- i" f ,, II i f • ■ '*'- .'• : % ; w IH. j. .; J£i : 1 1 p|-=: i /■:! . >i,| f ' ! , Ih . Il" !'i *■ '>M ■ I|||i : DBtL'HTSTgRTA, ■ I <3 «ano Cibao Cibào , pehfando che per voler egli dire Ciba© 5 dicèffeCipango: perche Ci, bao è quel luogo in quella Ifola Spagnuola, doue fono le più ricche minere, & di più fino oro» & coi! l' Aimiràte con le tre carauelle guidato d'alcuni Indiani , che di lor volontà con lui s'imbarcarono, fé ne venne da quel porto di Baracoa da Cuba in quella {fola d'Haiti,che chiamiamo hora Spagnuola: cV dalla banda di Tramontana forfè in vn buon portoiche il chiamo porto Reale:ma nell'entrarui tocco terra la Capitana chiamata la Gallega, cV s'apei fé -ma non vi pen huomo alcuno: cY molti penfarono,che il Colombo haueffe ciò fatto ftu diofamente per iafciar quiui parte della gente in terra, come poi lafcid» Hora qui fmontd contuttelefue ha con molto piacere,raccomandandofi tutti a % Dio,cV alla buona fortuna delli ReCatho. .a,cheafpettauano cofigrah nuoue,non confidando tanto nella feientia del Colòbo,quan 3 nella mifencordia d Iddio.cVin quefto ritorno mend feco l'Almirante in Spagna, none dieci Indiani perche come teftimomi della fua buona fortuna , baciaffero la mano al Re,' giunfe l'Almirante in Lisbona, dòn. jpoilipartiAgiufealportodiPalos, doues'era già per quefto viaggio imbarcato ;cV no me pmche cinquanta di ,da che partf da quefta Ifola Spagnuola,fìn che prefe terra in & iglia.Maprimachevi^rendeffeterra,ftandogiapreiToEuropa,fifepararonopertem *kduecarauellel'unadall'a^^ na di dalmate* poi tolferoamendtie il cammino verfo il ft'umedi Saltes ; cV cafualmente entrarono amendue in vn medefimo giornoj' Aìmirante la mattina, cV l'altra carauella la ra al tardubt perche Martino Alonfo fofpettaua, che per le cofe pattate noi facefle l'Almi nteprender^monwfopravnabarcadellacarauelIa^cVfen'andddouegliparue/ecraa. mte.btperchel Almirantefi parti N tofto alla volta dèlia corte con la gran noua del difeo. imento,chéfattO hauea:Martino Alonfo tofto chegl'intefe, fé n'andò a x Palos à cafa fua iuelrapochigiornimori\perchemoltoinfermo vigiunfe. Stette l'Almirante Mtd .Icere la prima terra di quefte Indie nell'Ifole delli LucaiyCome s'è detto:dache paridi >agna,quafi tre mefi,&: altri tre n'andarono fra lo ftare qui, e'I ritornarfi à dietro : di modo ein tutto quefto viaggio fral'andare,cY il venire,confumdfeimefi,cY dieci di\pocopiu neno. Ma ritornando atthiftoria, il Colombo fmontd in terra aTaloscon gl'indiani' emenaua (eco j M quali né era morto vno in mare:cV dued tre, ch'erano infermi, gli la.' omPalos:glialtrife4cheftauanofanì,còdunefecoalla corte delli Re Catholici'alh quali guadare cofi buona nuoua in aumento de' regni lor di Cartiglia :laquai nuouain cofi jue tempo non fi fperaua: perchein effetto fu cofa da marauiglia, per quello, che s'è vedu poi,aItrenaui , cVcaraueUe andare evenire prima che quefta nauigationefune bene in. a,anzi fino ad hoggi,chefl/a 5 ^irttende,haurebbon chefare due naui a fare in cofi breue npo quello ifteflo viaggiorcYpureallhora andarono i tentoni, cY tempre col piombo al. nano , cY abballando le veledi. notte, cYfempre dubbiofi [ come fogltono fare i fauri 8C Jdenti pilota, quando vanno per difeoprire , cY nauigano mari , che eflì non fanno cY enon hanno prima nauigati. Non piacerà perauentura , d non fera cofi diletteuole cita partedelloperamiaacoloro,che fogliono viuere in terra , cY non hanno nauiga. ti mare .Ma riabbiano rifpetto, cheio fcriuo dei quefti , cV i quelli: Tolgafi ciafeuno dIo,chefepmafuopropofìtocVgufto,cVlafciraItropercolui,dicuie\*ch?^ m -M™ m,1 ' nco, P e r cbbon °>s'io non toccaffiancho quello, che fa per loro: i cauaiiferi^genti di terra > che non intendono alcuni termini della nauigatione , che )damen£S Viaggivol^V 1 ii| Di *u n w i : ■ H !#. .1* "■ ''. Wi H,l- Vp,l lui U"L « ' l'I *!& , *:vi ri;; ■ • • .1 „ ^ D E L L* H I S T O R I A Di **tt»-o cofenotabil h che auuennero nelmiUe quattrocento nouantaduoì^ come ilColomfa l -ymnc alla corte Mi Re Cathoki con la nuoua Me nuoue Indie, <& delle grd tie.cbe ili furon fatte. Cap. VII. -Conmenoauttoritainfegnachi.parlalecofe.chchavdite che colui che dice quelle, che ha veto Quefto lo dice San Gregorio fopra Iob:cYio noi reco qui à confequentiafo. ch^parieS io qui nell'Indie di quelle di Spagna, cY parrà ftrano ad alcuno Ma io fo beche che non è fuori del proponto mio,dico,che fu molto notabile in Spagna 1 anno del 14 9 u peXe^duedi Gennaio li'ReCadiolicidonFernado &**>*^l^f*tà 'ambre in venerdì', vn villano di Remenfa,terra di Catalogna chiamato Giouanm di G*. fE id&ttU fotte vn matto, oche Tempre ditte, che fé 1 haueflemorto, farebbe ftato effoRe. Horalnqu ^ neirannofeq^ntedelnouantatredelmefed^ dÌDericolodiquellaferita,chehauutahauea. Quefte cofe notabili hovolutoiorecarea mLoria,permoftrareiltempo,nelqualegiunfe il Colombo alla conerò di ciò parlo, come teftimonio di vifta,perche mi ritrpuaipaggio,cV garzonato nell attedio di Granata, cY viddi fondare la terra di Santa fede in quello efferato: cV poi viddi entrare nella citta di Granata il Re Catholico,cY la Reina 3 quàndo ^Granatini s'arrefero: cY viddi cacciare igiu^ deidi Caftish'a: cV mi ricrouai in Bamellona3quando.vi fu il Re fento, come s e detto: ex: vi viddi poi venirel'Mmirante don Chriftoforo Colombo con li primi Indiani, che di que. fte parti andaffero in Spagna. Si che non ragiono io per vditaniuna di qUefte quattro cole, ma fi ben di vifta,anchor che le fcriuadi qua,doue-ho imemoriali miei fentH m quel mede^ fimotempo.Maritorniamoall'hiftorianoftra. Giunto il Colombo in Barcellona con li fei Indiani,che meno feco,cY con alcune moftre d'oro, cY con molti pappagalli, cY altre co fé chequeftegentiquiuivfauano:fuaffai benignàméte,cVgratiofamentericetimodalRe, & dalla Reina: cY doppo che egli hebbe data lunga rèlatione cV particùlare di quato in que ilo fuo viaggio pattato hauea: gli fecero quefti cortefi Rè molte gratie,eY Io cominciarono atratta«comepcrfonagenero&,&di^ meritauaaftaibene, Maalparermio,fQttolaprotefefattadamenelp^imolibro,dicoche fi dee tenercene in quefte nofìre Indie fu la verità euaflgelica predicata /perciò che San Ia- copo apoftolo,tY poi San Paolo (come San Gregorio ne fuo> Morali ferme) la predicai no prima nella noftra Spagna,.donde poinell'Indie la trasferirono; ma l'haueuano già que fte genti feluaggie Indiane pofta del tutto in obIio,cY.adorauaiio i loro tanti idoli con le tati te lor vane fuperftitioni, cY hora fono ritornate à riconc&ere quefta verità fanta ,c:he tutta via non fi refta di predicaruifi,cY d'ampliaruifi. 11 che nortè di poco merito appretto Iddio, alla noftra natione,che è in quefte prouincie cofi rimlote penetrata ,'M pofto per la via della falute tanti regni di genti idolatre &perfe:merCe del primo Almirame don Chriitotoro Colombo,che à cofi bella imprefa fi mofle,Ma kfeiamo quefta materia a Theólogi: perche fé ne potrebbe tanto dire,che fé ne ftancherebbono molte penne, maffimamente nelle lodi de' Re Gatholici don Fernando, cY donna ifabella,cY de' loro fucccffor^che hanno perfeue rato in quefto fanto zelo della conuerfìone di quefte genti : perche in effetto per lor voloiv ta dC efpreffi ordini s efempre proueduto , cY à quefto rimedio dell'anime di quelli popoli rozzi,cY à fare,che ben trattati fuffero.cY fé in ciò s'è punto mancatole fono flati i mimitri folamÉte cacrione:che venuti in quefte parti per gouernatori- ó perprelàtijhanno poco pen Iierd hauuto di quello,che fare doueuano : benché qfte nègligiric tato durano , quato tarda no à venire à notitia o dell'Impatote, o del fuo cófìglio reale dettflnéie;pche tofto vi li prò uede con qlla attentione ^ amédaichefi cóuiene.Ma io nel vero no voglidla cagion prin^ cipale di quefti inconue'nien ti attribuire à gli officiali , d miniftridicolirpia^pera,eomefc i'addottrinare quefte genti Indiane:ma a quefte gemi feluagge ii^ più tofto, che p la loro 7 * DELL'INDIE LIBRO li. g 4 l incapacità ,& mah mclmatione ritornano facilmente al vomito: cYrariffimi fonò fra loro quelh,che nella fede perfeuerano: oche cofì ne faltano ageuolméte a dietro, come fa il gran- dinane nella punta d una lancia percuota. Et bifogna,che Iddio ponga in ciò la fua diuina inano perche tanto quelli,che infegnano,quanto quelli,che imparano, habbiano a fare più fmttodiquello^chefinquafattos'habbiano. Ma ritornando al nofìro ordine: li fei India- ni, che col Colombo in Barzellona giunfero, di Ior propria volunta,d pur chevifoflero configian:chiedettero,lbattefmo:^liReCatholici:pel-lor clementia gli fecero battei zare:Et arnbidue mfiemecol Principedon Giouanni lor primogenito coerede , furono i XaZ^kT'T™ dC ^Ì2^ era il P ,u P rmd P al * de & ^"> don Fernado t^Zf^lt m Coftui !L a " uo ddI ì fo > Spagnuola,cV parente del Caciche Goacanagari:. vnaltronechiamaronodoGiouandiCaftiglia:cVa^lialtri>ltrinomi,comeemft^ .1 Prinon,? rT? ,a / qUet M ? T d ^ COndo ch,amato don Gl0uan di Caftiglà, lo volfe ZZT ?7 *'* J ? feCC m Cafa fua reftare: * cofi b * trattare & mira ^ come fé foiTe figjf- fedeiTa f? U ^ P r j nc ;P aIe > che effo molto amaffe, cV lo fece addottrinare nelle co ^ Vfi!Ì m t ? ne ^ ,ede f l fuo maiordomo il carico. Bt quefto Indiano viddi io poi TJtP r P arIauaben,ffimo,a,ln g uaCa ft^«ana:maindiaduoannimorn Turigli al ™-™«^S5r " e t S™ SUf °- , l? fn T , «ft a ^olaSpaKnuoIa,nd fecondo viaggio, che vifecefXL. ™Z ì q e dK gratl ^. catholld P^ap' WMW al Colombo fegnalte gratie,eV frenai, mentcgbconfii^noilfuopriuflegioinBa^ z3, di Maggio del U Etfra 1 altre molte cofelo fecero nobile,diedero riti* , cV a^ tutti i funi defcendenti titolo d'Alma SJ^ d ^ e J*die:^chetut^ altroché di nuouo gli concedettero , approbando , cV confìrmando l'altre arme antiche del ^l^ a | gl ? ^^^"^^Adellealtreformaronovnnuouofi»: bello feudo conlefue arme,&: dimfe,nella forma 8C maniera che qui fi vede. ■ . . n Viaggi vol.3% Ili) Quello iiV 1 '""' i tv- l'ili» V'"' '' ■-ji', ,'"i ,:':!r'' ■ «Si S V i »': v, r 1 v !«1 ■" ..> ',V l'in*.''. j.V : * , : ■'.•V* ' .... I«l l.J i, .lui V'^'^'hÌ ; ; i: V .'*-./'.:<'■ .:,i«.' ,' ■li>'.,. ; 'i|, ''U-ij',* Tri' 1 ,;. ii ■', ■ * ^rt,:" 1 ';. 'V É if fili " in 'III: ',, Si ?, fl'ij Sii ' ; D :EX't?H ISTORIA" 3 Quello è vn feudo con vn caftello d'oro in capo vermiglio, con le porte cYfeneffceazur re* cV con vn Leone purpureo in campo d'argento con vna corona d'oro m tetta :& con la Ìineuafcori,comeliRedtCaft^ jio da ilare fu la teda dello (cudo,il caftel da man dritta,cV il Leone da man maca, 11 retto poi; di fotto ha da ftar compartito in due parti, nell'una da man dritta ha da ft are vn mare in me-: moria del grande Oceano: l'acque hanno daeffere al naturale azurre, dC bianche: cY v ha da Ilare portala terra ferma dell'Indicene occupi quafl tutta la circunferentia di quello quarto,, lafciando folamente la parte di fopra aperta^ col mare: di modo che le punte di queita ter- ra ferma moftrino d'occupare la parte di mezzo di\& di Tramontana.Et la parte interiore, che fionifica l'Occidente^ la terraglie con quefte due punte va continuandoli :bt in que- llo mare hano à ftare molte Ifole grandi cY picciole di varie forme:la qua 1 terra fermai Ito- le dell'Indie hanno a ftare verdi, cV con molti alberi, che mai perdono la fronda, OC s hanno a moftrare in quella terra ferma molti granelli d'oro , in memoria delle tante , cV coti ricche miniei-ed'oro,cheinqueftcpartifono. Nell'altro quarto dello feudo da man manra.poi hanno da elfere quattro anchore d'oro in campo azurro,come infegna appropriata ali uln- cio 8C titc/lo d' Aimirante diquelte Indie, Nella parte inferiore dello feudo fono poi l'ar> me del lignaggio del Colóbo,cioe vnatefìa.Et di qua ingiù vna béda,dliiìa azurra in carri pò d'oro Sopra Io feudo e poi vna bauiera di grandezza al naturale , con otto lumi o ville, con vn torch io,cY dependentie azurre cY-d'oro, Et fopra alla bauiera per cimerà vn monde tondo con vna croce fu la cima,Et nel modo v'ha depinta la terra ferma, cVl'Ifole della ma- nierarne fi fono dette di fo pra.Et per fuori lo feudo vn ferino in vn rotolo biaco, che a que fto m'odo dice: Per Caftiglia,cY g.Leon,nuouo modo tròno Colon. Per rifpetto de l'Ai mirante fecero medefimaméte i\le catholici Bartolomeo Colombo fuo fratello Adelanta- do di quella Itola Spagnuola : la qual dignità d' Adelantado è la principale cY la più degna, chefianelregno:cYèvnovfficiodelxegnodi foprema autorità. Glifecero anchomoltt altre gratie,che qui g euitare proliiTita,li tacciono: ma ampiamète nel fuo priuilegio ^i veg< gono,che quelli principi li concedettero : cV che io ho molte volte veduto, Del fecondo "Vino nocche Cljrifloforo Colombo fece'ì cjuejìa ifola spagnuola:& della concezione, che Papa ^AleffandrTjefio fece di quefte Ifole alli Re Catholici, <& fuoi fuccejìon : &> come furono dtfeoper te tifale de gli Indian/-0U0afi Canbtjcoh altre cofe nótàbiL Cap. VIIL Chi non fa,choil Signore Iddio ci diede le cofe terrene per noflro vh , cV che creo l'ani me de gli huomini per l'ufo fuo,come San Gregorio fopralob dice? Ora à quello erFettc iFelidRe don Fernando, cY donna Ifabella defiderofì della falute dell'anime di quelli In diani fecero ritornare TAlmirante don Chrilloforo Colombo à quella Ifola Spagnuol con vna buona armata , nella quale andarono alcuni caualieri , dC nobili della corte del Re con altri genuThuomini defiderofì di vedere qlla nuoua terra, cY le fue cofe. Ma prima chi quella armata partiue,hebbero quei fanti Principi dal fommo Potefice la grada, èV la conce fione di quelle Indie,àcio che con più giufto titolo il fanto propofito loro s'effettuaiTe , eh. era d'ampliare la religion Chriiìiana: perche anchor lenza licentia del Pontefice poteuam quella imprefa effequire,per effere quelli mari cV imperio della coquifta, cV corona di Cali glia,cY per elTerfi folaméte i Re catholici don Fernando , cV donna Ifabella occupati in que Sa fanti BC degna iprefa: tato piu,che come s'è detto di fopra , già molti fecoli prima fu que Ila fignoria delli Re di Spagna. 11 Pòrefiee adunque diede al Re,cV alla Reina, cV à lor fu ceffori nelli regni di Caftìglia cV di Leone,quefte Indie co quanto e N con loro anneffo^iran do vna linea da polo a polo per diametro , da cento leghe in là delflfole de gli Allori, cV d quelli di capo verde. Si che quanto fi ntrouaua , difeorrendo da quella linea verfoPonen te che non fi pofledene attualmente da qualche Principe chriftianò, tutto per liRe catholi ci lì còquiftaua. pt doppo di quefto fu fra Caftiglia, dC Portogallo di buono accordo coi clufo,& fatto, che dalle fopra dette Ifole 370. legheverfo Ponente, fi tirane vna linea d Polo à polo,Si quello,che fra quella linea,cVlaltra detta di fopra fi ritrouane, folle di Porto gallo: onde perciò i Portoglieli interpretano, che lor reità libera tutta la parte dell'Oriente Maeffiin ciò s'ingannano: perche Conforme alla bolla cVdonatione apollolica fatta ali Re di Caftiglia , fi comprendono tutte l'ifole della Spettarla , cV di Maluco, cV Brunei,do ueikóelie Scannella con tutte l'altre fpetieHercV tuttcTquel più del mondo , che è fin eh ** firitor- 11 1, k ì D E L LM N DI E LI BR O I 1. «F fi ritorna per l'Oriente alla prima linea che s'è detta di fopra , tirata da polo a polo , cento le- ghe dall'liole de gli Attori, & di Capo verde: & tutto quefto, come s'è detto cade nella par- te concerta alli Re Gatholiq, de alla corona di Cartiglia. Ma perche tutte quefte cofe (tanno approbate dal Romano Pontifice, non bifogna dirui altro, le non che io ho veduto vn tran fumo auenticato,cY figillato della bolla Apoitolica fatta a 4 diMaggio del 1 4 o 3 , Ora fe- condo che il Papa nella dia bolla,cV donatione Apostolica ordinaua lopra la cura che doue- «a hauerfi nel cortuernre alla (ama fede le genti dell'Indie, andarono col Colombo nel fe- condo viaggio perfone reiigiofe, de di fanta,cVapprobata vita, de letteratura/^ li quali (u a 1 quello effetto eletto tra Bini di Catalogna dell'ordine di San Benedettoci à coftui il Ponti fìcediedepieniiTimapoteitapcrlogouernodellaChiefa in quefte parti dell'Indie • perche vi folle capo de gli altri clerici OC rehgiofi , che all'hora vi pattarono per feruire al culto diui-' no A alla conuerhone di quelli Jndiani:Et vi portarono coftoro,paramén 3 croci,calici ima gini,fiC tutto quello,che era necelTario per le chiefe,che fare vi doueuano. Et nella fopradet^ u bolla A poi tolica il Papa comando in virtù di fanta obedientia al R.e,de alla Reina^che ha uelTero douuto à quello effetto mandare in quefteIndie,perfone da bene,cY tementi Iddio & do tn dC efperti p inftruire,& infegnare à quefti nuoui popoli la fanta fede, cY i buoni co- fiumi con ogni diltgentia debita. Et i Re catholici dei ìderofi di compire à quefta giufta & fanta volontà del Papa , per tuttii regni loro cercarono di quefte perfone atti, & (officienti soli ecclefiaftiche, come fecolari. Onde: l' Almirante parti con vna bella armata , cV con vna fiorita &Y nobile compagnia: dC nella città di Siuiglia fi adunò la gente per quefta armata,& le naui,cV carauellc nella Badia di Calis. Et dato l'ordine à tutti 1 Capitani,nocchieri,cV pi lotti del cammino,che tenere doueuano,con labuona ventura in mercoledi'à z 5 di Settem bre del 14 9 3 fece la Capitana vela : de dietro a lei tutte l'altre carauelle k naui : che erano n rutto 1 7 vele: cY riandarono mille de cinquecento huomini da fare fatti, tutti bene in or line de prouifti d'arme,munitioni, vettouaglie,^ d'ogni altra cofa neceffaria. Et tutte que- te genti andarono al foldo del Re. Andarono in quefta armata perfone reiigiofe , &ca- jalieri , de gentili huomini honorati quali fi conueniuano per douere popolare nuo'ue ter- e, tY coltiuarle fintamente & rettamente nello fpirituale,cV nel temporale . Et vi erano mol i creati della corte del Re . Et io riddi , ,cY conobbi tutti i principali di quefta armata: de né ono finoad hoggi alcuni viui in quefte Indie ,,cV in Hifpagna, benché affai pochi fiano. Ritornando all'hiftoria,t'Almirante come deftro in quefta nauigationeperrifperientia lei primo viaggio , tenne in quefto fecondo più dritto de più giufto il pennello : onde la pri na terra, che ritroud,cV riconobbe, fu viva jfola, che egli tolto, che lavidde,la chiamo Defiata , per lo defio , che elio cV tuffigli aliridella fua armata ha ueuano di veder terra. Po- o apprelfo vidde medeiìmamente vn'altra Ifola , cV la chiamò Marigalante , perche coli fi hiamaua la Capitana , fu la quale il medefimo Almiran-feandaua.Egli pofe ancho il nome . tutte l'altre Ifole , che fono in quel .pareggio da Polo à polo. Dalla banda di Tramonta- la 5 la prima A: più vicina Ifola è Guadalupe: de coli poi l'altre di mano in mano , la Barba- a, la Agugha, il Sombrero: U molte altre: 6Y verfo Ponente molte Ifolette eh iamatc le Ver ;mi:Et piuoltreel'IfoìadiBorichene, che hora la chiamano di San Giouani:cV è vna affai icca IioIa,&: delle pm notabili,come fi dirà apprettò ai fuo luogo. Dalla parte poi di mez :o giorno alla già detta Kob Defiata,quella che le e più vicina,? l'Ifola Domenica: che que- lo nome l'Almirantele pofe, perchedi dominica la vidde.Tutti li fanti,cV vn'altra IfoIa:5C »iu verio mezzo diftà Matinino: che alcuni fcrittori han detto: che fteffe popolata d'Ama :om con altre lor cofe fauolofelefcriuono: perche se poi ben ritrouata la verità , vegcr C n- Ioli quefta con l'altre Ifole, che ìe fono à pari, che né ajquefti tempi,né ad altroché li fappia, tirono mai da donne habitat*. Vi fono ancho qui altre Ifole,come é fanta Lucia, fan Chri LOtoro,h Barbati ,de altre che non fanno al propofito , per che fono molte de piccioli Ma luando li dira del difeoprimen to di terra ferma , diremo d'alcune altre , che fono fra quefte, he ii Iorio dette , cV tra terra ferma:come è Cibucheira, che noi Chriftiani chiamiamo Sata roce,et Pietro martire nella fua prima Deca la chiama Ai Ai.Et qlle,che fon al pari di q ue- .a, tutte o la maggior parte fi habitauano dalndiani, arcieri, chiamati Caribi, che nella Un- nu r .. ;ua Indiana non vogliono altro dire,che brani, de arditi. Quefti tirano le lor frezze co vna SSSK! ■e* Da coli peitiiera , de velenofà , che non vi ha rimedio alcuno: dt quelli", che ne vengono «e caribù :nti 3 muoiono arrabbiati^ fanno -molti motiui^ fi mordono le lor proprie mani, cVcar ' ni per »»■■* ■3. gii :> # ! P ! • ■.. r,?>" .-..-fri fek, V •; •■ ". i ".r .,■ i »(■,; . ' ., "•,.■:;' . "ìfc „„"" : .• 1 wiMj'V. i" ti l/V; 1 r. , f' 1, :;■'!« ■'•» ■ -I" #.. '' : .■». . *■ ili ,li I . ; ;,,v , ;i|:f#;:S ,»' 111 Wlil • . : % ;;> 1 ■ ... ih.. DELI' HI STORIA ni per lo dolore immcnto,che fentonoJEt quando ne (campa alcunché foto per fopremadie E ta ^diiÌ2entfad'alcunemedicineappropnatecontrailveleno:benche fino a quefta hora C ochequifencveggano,chevigiouino,c^ no ne auarifee , & perche l'herba é fatta di molti tempi innanzi,© perche vi manca qualche vno d?materiali venenofi,de'quali fi componete fi dira appretto: perche in diuerfe par fi diuerfa maniera tégono gl'Indiani nel comporre quefta herba. Queftì Caribbi mangia i'Itolelamangiano anco in molteparti di terra ferma, come alfuo luogo fi dira- berme Plinio che quefto medefimo fanno nella Scithia gli Antropophagi:anzi di più del magiar carne humane dice,che beuono con le coccinelle tefte de gli huomini moro, dell i cui den ti & capelli fi fanno collane, cV le portano poi appefe al collo per ornamelo: Et io di emette cofìfattecollanenehovedutaalcunaquiinterrafermademndieM^ ni coftumi di quefte séti fi dirà appretto t Hora ritornando ali hiftona dico, che hauendo il fuo viaggio fra quefte Ifole, doppo che hebbe prefa acqua in vna di toro, pattando innan- zi riconobbe l'Itola del Borichene, che hora di fan Giouanni diciamo,* che e la principale dell'altre che le fon pretto: cY al fuo luogo fé ne ragionerà particolarmente. Ne creda alcu- no rome hanno alcuni fcritto,cherAlmirante in quefto fecondo viaggio difcopnlk tutte l'itole che fi fono dette: per che fé bene elfo ritroud la Dettata, cY l'altre, che con veder que- fta bifognaua anco vederfi,per effere cofi vicine l'vna l'altra,col tempo poi nondimeno il n trovarono cV coquiftarono da diuerfi Capitani,continouadofi la nauigatione di quelti ma- ri Ritornado al propofito dico che panando quefta armata per l'Itola di fan Cnouam 3 ne venne a quefta che chiamiamo Spagnuola, cV vi prefe porto nel mefe di Decembre del j> 3, nel Porto d' Argentone e dalla banda di Tramotana: cV indi poi nauigado verfo Uccider* te giunfe all'Ifabella,cY indi poi à Monte Chrifto,doue flgnoreggiaua il Re Goacanagari» che è doue hora fi chiama Porto Reale . Et era quefta contrada poffeduta da vn fratello di quefto Re: cY qui erano rettati li 3 8 huomini, che l'Almirante nel fuo primo viaggio vi la* (ciò SC che erano flati tutti morti da gl'Indiani: i quali non haueuano potuto foffrire 1 loro «ceffi* per che toglieuano le mogli,cY fé ne feruiuano à lor volontà', cY faceuano loro anco altre violentie,cY oltraggi,come gente difordinata cY fenza capo : Et s'erano già feparati,ad vno ad vno,à due à due,cY al più a tre, cY È quattro infieme: cY s'erano ifuiati per diuerfe par ti dell'Itola a dentro, fempre il loro difordine continouando: in tanto che gl'Indiani quan- do à quefto modo gli viddero diuifi,perche ancho credeuano,che né l'Almirante,ne Chri- ftiani vi fuffero douuti ritornare giamai , deliberarono d'ammazzargli , cY cofi fecero ♦ hu ancho di ciò cagione l'effere naturalmente le genti di quefte contrade di poca, o nulla pru- denti^ , perche non hanno rifpetto alcuno alle cofe future. Hor l'Almirante da gl'Indiani iftefiì intefe la morte de'fuoi,che lafciati hauea: et per quefto tofto fé ne ritorno in li abella,ct vi fece vna terra, che pure Ifabella chiamo in memoria della Sereniffima cY Cathohca Rei- na donna lfabella,cY la populò delli mille cY cinquecento huomini,che coduceua* Et que- fta fu la feconda popolatione di Chriftiani, che in quefte Itole fi fece, cV particolarmente 111 quefta Spagnuola:cY fino al 1 4 $>S duro quella Republica della citta Ifabella: che poi fu del tutto translerita a quefta città di San Domenico , come appretto fi dira\ Ma accioche non participiamo anche noi altri della colpa de gli antichi , che feppero quefto Itole (fé fono le Hefperidi, come io credo, che fiano, per quel,che s'è detto) cY non ci lafciarono il modo di quefta nauigatione fcritto : prima che ad altro paffiamo,farà bene, che di ciò ragioniamo ab quanto,perche non fi pofla in tempo alcuno perdere mai più quefto cammino , il qual fi fa della maniera, che nel (èguente Capitolo i\ dirà, fecódo l'altezza del Sole, cY della Tramon tana, cY la regola delle carti moderne, cY l'ifperimentata Cofmographia» Dell>id°«io , che fi fa è Spagna à creile Indie : & delmodo, che m quefla nautgation fi tiene: ùà> & dell albero marampliofo delTlfoU del Ferro , che è "Vka di quelle, che chiamiamo hora le Canarie. Cap. IX. Nella città di Siuiglia tiene l'Imperatore cV Re noftro Signore la fua cafa reale de contrai lamenti per quefte Indie con li fuoi vfficiali,dauàti ì i quali li regiftrano le naui,le caramelle, DELL'INDIE LIBRO II, 86 idi le mereantie con tutto quello, chei quefte pam vienet&Tconlorlicent/a s'imbarcartele genti co h Capitani cV Nocchierinel porto della ferra di Sa Lucar di Barrameda 3 doue fi fca rica nel mare Oceano il fiume di Guadalchibir, chiama to da gli antichi Betis, daBetofefto Re^pagnacorne^^ CanarmdettedaiCoimograpl^ narra,Tenerife,la Palmata Gomera,I'Ifola del Ferro:delIe quali fa métiòe Solino & piuco piolametePlinio:anchorchenònefcriuacofiparticoIarmante 5 coniehogginerappiamo' ,ma^manientedelmiracolode!iafoladelFerro,cheegliOmbriochiamlr&peX molto noteuole , diro qllo, che ne ho imcCo da nfone degne di fede, fenza che h mf a è ittii «o ? cVchiara.NóhanfoladelFerroacquaaIcunadoIceleMifi™ nedipozzo ^nondimenoflhabita: P icheilSignoreIddio dopi ìSpS^SS* Swffi acqua f eftefenzaaltrametepiouere: cVàqfto modo: ognidì ina che ha di chiaro,fìn che il Sole monta fu fuda vno alberatile iui e\c* dal troncone cV da *ranu,c*dallef^ alber °T P1CC01 " n T b ' ° n f bb,a ' fin che * dueh ^e^Sole 3 o>ocomeno 3 ridisfaa:fpa rirce:cVlacquamacadigocciolare:&:inqftotepo 5 chepuóefferedaquattroho ta^cquamvnalac^ la, cV per tutti 1, ilod beftiami ^eggi^ quella acqua 3 chea^quefto modo cadi, é ottima St fana: quefta Ifo la cV qlla delia Óomera fono del Conte don Guillen Perazza vaffallodifua Maefta : tutte 1 altre cinque fono deHa corona realedi Ca%lia, eccetto che alla di La^^^^ rotte , che e di vncaualliero di biuiglia chiamato Fernando Arias di Saiauedra. Quefta del 1-erro e piccola : cV io la ho già veduta tre volte venédo i quefte Indie: corre LeuSe cV Po- nente con .il picaol mare, che chiamano in Aphrica, cV e>fta z 7 gradii mezzo dalKEu quinottiale, dalla bandadel noftro polo attico. Ma ritornando al noftro viario di auefte Indiedico cheinvna4iq«efkfetteIfole,&fpetialmentenellagranCanari?^ inera,onellaPalma(pcheftanriopiualdiritto,^piual^pofito,etfono fertili,^ quanto bifogna per qfto viaggio prouederfì) prendono le naui rinfrefcamento d'aco;ua&: T? * J» j™ 30 ** ftoùjàL caftrati,d4 capretti,di vacche viue,& di carne falata \<& cio&dipefcefalato^ di Spagna fi porta.Quello fpatio^golfò di mare,che éda Cafti g liaà|fte Ifole,fì chtóma il Golfo rdelk caualle pie tSte 5 chrftate gittate vi fono :pcheeffendo qfto mare affai più tépe^ ftGfo,^piuper^olofo,chèitòiie^ib,chefeguepoifìno all'Indie , nel principio che fìlcW ™nciaronoadhabitaredaCn^^ IecauallefpetialmentediSpa-gnànelleIndie,lamaggiorpartedflorapertempeftà^^^^ golfo reliarono,o per che nel viaggio fi moriranoy& vi furano gir tate: onde per quefta-dif hculta del parlarle incominciarono i marinarla chiamarlo il Golfo delle caualle : & co aùe> ito nome li refto poi: per che quelle caualle, che giungevano alleitele di Canaria viùé li te- nevano già per nauigate Se pdfte in faluo ; Haurebbono potuto anello chiamarlo il Golfo» ddkvacche,percheperiamedefimavianonmenvacchechecaualleviperirono Zt"*£ a V Tr ' Spagna ^Mme Ifole,otto, d dieci dimorò più S meno ordinaria rnente:cV quando fono qui , ciò è fino all'lfola del Ferra , hanno nauLto % 5 & Whe tòt fiata d "" od V qUefta , Ir ° Iafit0gIl€ P are g§ tóal d »ttoper venire4^fteJndie:làvffta di queftalfolafifegueilcamminopergiungere all'lfola DeOata, d ad alcune deirakrc, che in quel pareggio fono: cY fi tarda a fare qfto camino da qlla del Ferro alla Defiata , d *T«£ «1 ^anti,oadaltredelIecouicine x5di,poco più d meno,fecódo che fi ha il tepo,oYecondó laprudetiadelPilotto m faperbengUidareilfuolegno,b^ «ad qfteIfole,ftnoaìilfoIadiSa^ di San ^Gacobo chiamano, o^g auetura aneli o fino 4llf di Cuba,che e^ofta più 4fo Po? fedeli altre,c^^^ de marinari , qualche vaffello fenza toccare , né vederealcuna di qfte Ifole fé ne è panato di lungo fino a terra fermala pochi fono di coftoro,che R faluano. QuSdo qfto viario fì a coPilottoef^ cune I-fi I, x I 9 1 ' # /Al. '■- l'i? ■:»'• ':.■-■' ,,./ HV 1 .'■•*'•',''■ '„'■' . .1 ! • i i i?» j, ir, . ; '"!,*;: " » - !l i 1 ' ìfc'i' : ■ ' j, 1 „ ■ i i . ' .?'!.■ ' ,",'■:, '''■ IP w ': li 11 ' : ','1» ! , 'lf ,'. ''il!* f ' •■:'.■ . . . itw ii!. ■r.« \t ' a||llf il '!'»n ii' DE LL'H ISTORIA cune carte da nauigare, chine pone qualche poco piu.chi qualche poco manco: che in effe to poca è diffèrentia, che col numeriche io ho detteranno. Dalle prime Ifole, che ti troua no,fìno à quefta città di San Domenico dell'Ifola Spagnuola, fi nauigano altre 1 5 o leghe di modo che da Spagna fin qua fono 1 1 5 o, ó 1 x o o leghe « Et quefto è fecondo le carte d nauigare, che hoggi il tengono per più corrette, cV per migliori: perche nell'altre carte pai fate ioleuano fare quefto viaggio di 1 3 o o leghe,& più ancho.Ma perche ogni di [i va me glio intèndendo ,Ji tiene dalla maggior parte per più vero il primo numero, che habbiam detto di 1 x o o leghe, è il vero che per cagione della calamita che gregolizza 3 d maiftrizz; cofi nel iudicare qito difetto del boffolo, come g le con tinoue mutationi de'tépi,cV corren dell'acque, fi fogliano più leghe porre in qfto viaggio di qllo, che se detto, molte volte m venire à quefte parte , ma aliai più fpeffo nel ritorno in Spagna: gche al tra nauigatióe bife gna fare,cV altro pénello tenere nel venire in qfte Ifole,cY altro nel ritornare poi in Europi comequi appreffo diremo, perchefi viene communemete di Spagna a quefta città di Sa Domenico in 3 5, 040 di (lafciando gli eftremi di quelli , che affai più tardano , ó che pi prefto vi vengono: perche io non dico fé non quello, che per le più volte accadde) 2x1 nel r torno vanno poi di qua in Cartiglia in 55 dì, poco più d meno : benché nel 15x5 ftar. do la Maeftà Cefarea in Toledo , due , carauelle partendo da quefta citta' in x 5 dì., entri rono nel fiume di Si tu glia . Ma non ii ha da prendere quefto efkmpio , che rade voi te acci de:poi che non fi debbono feguire gli eftremi, ma quello , che ordinariamente auiene: pei che foleuano ancho le naui tardare a ritornare in Spagna tre cV quattro mefi , mentre che forzauano fare il cammino,^ tenere il pennello,che nel venire in qua fatto, cV tenuto hau nano : onde qualche volta vi pericolauano , dC vi poneuano doppio tempo : il che n e hoi meglio intefo,cVi piloni, che ii fono in quefta nauigatione piuaddeftrati, lafciano correre lor legni alla volta di Tramontana,cV vanno à trouarei'Ifola Bermuda.che la Garza anch fi chiama , cV ftà in 3 3 gradi, cV alle volte la veggono ,alle volte nd* Ma quando in quefì altezza del polo i vaflelli fi trouano, lafciano il pennello , che fin là tenuto hanno alla voli di Tramontana,et ii voltano a correre verfo Leuante,pehe quefta Ifola delle Garze ftà Le uante Ponente con Azamor in Aphrica: 5C d'Azamor a San Lucar , doue entra Guadai ehiuir in mare , fono da S o legheicY quefta maniera di nauigare ci moftrd l'ifperiétia : pei fche doppo che le naui fipógono nelli 3 3 gradi dell'altezza del Polo, hanno ordinariame te i venti di Maeftro cV Tramótana, co'quali vano più prefto,che p l'altra via che qui véne ro le naui* Io fono flato vn tiro d'artigliaria lotarto a qllajfola di Bermuda , d delle Garze corrédoui co le naue, fu la quale io era, à otto braccia di fondcnL'Ifola e piceioìa, cV fi crede che fia dishabitata:cV io andana co determinatióedi faruifmótare 1 o, d 1 x giouani armat g che vi gittaffero mezza dozina di porci, cV fcrophe di quelli,che noi p noftra munition portauamo, accioche f uffero nell'lfola moltiplicati, 6C haueftero à qualche tépo potuto fei uire p far carne^Ma métre che io ftaua p fare gittare il battello in mare,ci fopragiiife vn tép «cofi cotrario al ^ppofito mio,che ci isforzd,cV difuid, del camino,che io fare voleua,N6 e q fta terra molto alta, béche habbia vna fchiena più alta, che tutta l'altra terra: 8C vi fono moli cochali,et altri vccelli di mare,et pefci,che volano: de'quali al fuo luogo ù parlerà.Ha queft Ifola i duo nomi già detti: gche la naue,che la difeoprì, fi chiamaua la Garza: cV il Capitan idi qfto legno fi chiamaua Giouà Bermudez,che era di Palo» Molti gicoli accadettero n< primi anni,che qfte Indie ii ritrouarono,cofì nel venirui,come nel ritornare in Cartiglia: e medefimamente poi in quefta altra nauigatione di terra ferma * Et ogni dì à quelli , che v nauigano^ accadono cofe notabili : onde perche vi fono auuenute colè fegnalate d'alcuni che ne fono miracolofamente fcampati,neH'vltimo librone diremo qualche cofa,acci( che qui non fi interrompa la materia di quefto cammino cheli fa di Spagna: il quale tutt quelli, che l'hanno più volte fatto, cV che fono di grande efperientia nelle cofe di mare affermano, che fiala più ficura nauigatione , che elfi fappiano, che nel mare Oceano £ faccia. Le naui, che da quefta Ifola Spagnuola partono, d che vi toccano per paffare oltre, in fette , d otto , d dieci dì giungono in terra ferma, fecondo doue vi vannoà da^ re à porto: pene la terra ferma e grande , cV per ciò quelli,che vanno vari pareggi tengono, .Ma perche non è anchor tépo di ragionarne del fuo difeopriméto , lo ferbiamo per quande fera tépo al fuo luogo: quefto folamente dirò qui , che chi dall'lfola del Ferro ii parte (che é DELL'INDIE LIBRO II, 87 vna delle Fortunate, o Canarie, cofl notabile per caufa della Tua acqua) g andare a terra fcry- ma dell'Indie^ a trouar quel gran nume,che chiamano Maragnone,nam'gar a 600 leghe, maco: come potrà meglio intenderlo chi fera curioso , g la moderna & fperimenrata CV- mographia di quell'Indie: poi che Tolomeo antico S>C vero Cofmographo nò parlo di qiìa terra ferma cofa alcuna: de quel,che s'è detto di fopra,dell'au torità 'd'Arinotele, Solino,PÌi< nio, cV Ifidoro fu folamente dell'Ifole Hefperidi, cV non della terra ferma, il che io dico con protefto d'emendarmi per coloro, che altra cofa letta ne haueffero: perche io per me ben ere do, chedon Chriiloforo Colobo primo Alrniràte nò fi moueffe a difeoprire quelli luocrru' à lume di pagliara con autoriti chiare cV vera notitia di quelli Iuoghi.fi tg fodisfare partii cularméte a quello,che à quello viaggio tocca,dico che qlli che faprano benmifurare, ritto uerano,che f fola Deflata,che e N la prima che vano a ritrouare le nauseile végono di Spagna in quelle Indie : fi ritroua porla a 14 gradi della linea equinottiale dalla parte del nofìro Polo urico: & l'altre Ifole a quefta Defiata vicine , fono tutte nell'Or feonte del medefimo Polo» ilcuriealli lati della Defeadaverfo mezzo di, & altre alla parte Settentrionali fecondo che icl 4 Cap. e dettO.Quefla Ifola Spagnuola dalia parte,che mira all'AuIlro, cV fpetialméte n quefta città di San Domenico, e diiìante dall'equinoziale 1 8 gradi, cV dalla parte, o co- la di Tramontana nee z o gradi: & in akunaparte poco più, in altra affai meno, fecondo :he fi va 1'Ifola allargando, d reilringendo. ti che la maggior fua latitudine è da 1 S à zo , di nodo che potrà efferedi 37 leghe la fua larghezza:la lunghezza poi e di iz 0,0 di uglé* rhe,poco più d meno. Dell'altre Ifole, cY della terra ferma, ne lor propri) luoghi ragionerò >ìù à lungo._ Alcuni di coloro,che intendono bene la Cofmographia,St" la'difputano, S^ nfegnano còpiutamente ftando in terrai non l'hano fperimentata, ne la fanno per villa; tiranno qui,che io ho fatto vii grande errore nella pratica di quello viaggio : pche ho detto he 1'Ifola del Ferro, onde fi da principio a quefto viaggio, ila porla in Z7 gradi 8c mezzo' fcf che l'Ifola Defiata, che è quella che le naui vano prima à ritrouare, Ha in 1 4 gradi: de che |uefla Ifola Spagnuola dalla parte di mezzo giorno , cxTdoue e a punto quella città di San Domenico fta in 1 S gradi: cVche il più largo di cuiefla Ifola dalla parte di Tramontana, ila 1 x o graduai modo che pare, che al manco s'abballano 4 gradi più di quello, che fi con- errebe,perpréderenauigado quella Ifola.cV ogni grado da Polo a Polo Decupa 17' leghe* £ mezza» In tantoché 70 leghe jidifcoflano nauigando dal parallelo ài quefta Ifola Spa- luda, cV la lafciano dalla parte di Tramontana, cV cofi é il vero, ma fé chi toglie li diciot- a gradi, non s'abballane fino a li 14 errarebbe molto in quefto, nauigato, che egli haueffe o giorni con mediocre tempo : perche fenza pigliarlo anderebbe con li 1 8 gradi à dar nel lfole,che chiamano le Vergini, d più fuori anco: doue fono molte fecche, cV pericolofeen rate fra l'Ifolc:& fé Ci ritrouaffe nelli 1 9 , nelli zo gràdi,per auétura con ogni poco di tem contrario ÒVperli diffettidelbuffoio(chenelCap.feguente fi -diranno) non toccareb. e quella Ifola: & per le correnti andrebbe à dare nell'lfole delli Lucai, d nell'lfola di Cuba, 3me a 1 Almiramte nel fuo primo viaggio auenne. Si che per fuggire moki incòuenienti, : pericoli, ex: perche e più fecura l'entrata dell'Ifole ne' 14 gradi, fino à 15, fi debbono à uelto numero attenere, forzandoti fempre, che fia da 1 5 à baffo: per che doppo che le na- 1 fi trouano entrate per quello parallelo fra YKole della Defiata, & dell' Antica, che chia- ■ano, BCi ra l'akre,che 1111 fono, fanno affai pretto il reilante del cammino per cagion e delle >rrenti,c* prendono con gra piacere quella Ifola. Queflo,che io ho qui detto,non lì può riparare inbalamanca,nè in Bologna, né in Parigi nelle fcuole, ma fola mente nella cathe- ra della geiioIa,che e quel luogo,doue va porlo il buffolo da nauigare: cV col quadrante in »ano,togliedoordinariamenteinmarelenottilaftella,&:h'diilSoleconl'Aftrolabio:per ie come li dice in Italia: Altro ci vole à tauola,che touaglia bianca. Voglio dire,che la naui atione vuole altro che parole: perciò che come anehor che i man uh fiano bianchirò pero mi que ito lolo rconuitati mangierano : cofi non perche vno fludi Cofmo?raphiaA la fap :a meglio, che rolomeo:faprà pero nauigare fin che non la ponga in vfoVconie ne ancho 11 legge medicina,curerà ben l'mfermo,nn che non habbia la pratica di conofeere il polfo, ' \TTlf u §J laccidemi dell'infermità. A quello modo ilPiiotto efperto mirando al olio del iuo bullolo , che e quella Calamita temperata nel ferro , conofeerà la Tramontai t, l°"tV ad P nteIaruaaltezza ^ daIi 'AftroIabioquelIadelSole:&dallafperienza itenaera,^ iapra,came ha da moderare le vele^ da gouernare i fuoi marinai; et dal pioni bo impa- m ì"ìi V<; ',1 m ■n.' 1 '.|./ ,11 .-v 1 I . I\ V .V "li:! 11 fifa - !* ;:'v: >|m i • " V. ...v : s ! ", ! V i ''^ii-' 1 '/!' 1 '": N*VV;^; v V i, *■ ■ « ' ■ '» ,'*':'!»,. .-' : 1 , 1M. « Vi M"'VÌ l». 1 --' ti'ii' 1 ' 1 !'-.'! I 1 '-<'.■ *3 ;" : f ■ li'" li! ' ,: ' .''■ ir di!: ;>,.■ . m 'y. - • ■ *■. r ,.> ••ii,.; :. ., ''MI' I - ; »■::■• 4' " J f ♦'. « ;| 4 Ji|; '"«ili !■£$ i :?:;: . ••tr-vi 1 f'-'ii.. -»',(!-* i-f'Mi .:(■'■; , ,,;,,, ^ t||' il ,i DELL' HISTORIA bo imparerà la profondità dell'acque: effendofiinfin dalla fua fanciullezza alleuato nel re,dfmodo,che li refti fìtto quello effercitio nel core,quanto la fua natura cV ingegno ve lutano : Percioche anchor che piccioli entrino nell'arte non riefeono pero tutti i Pilo tri, me quanti vanno à ftudiare non riefeono tutti dottori* Si puo N adunque tenere per cofa( ta che chi non s'allieua nel mare da fanciullino,non può' riufeire marinaro perfetto :Et < quefto s'accorda vn prouerbio cortigiano: che Chi non fu paggio,fempre puzza di mu thiero» Voglio dire, che come da fanciulli fi hanno da creare in corte li Paggi, perche dii tino ben creati cV gentili cortigiani,^ non riefehino griffoni: cofi quelli,che hanno dac re marinai di proua,cV atti Pilotti,bifogna che dalla fanciullezza comincino a v foffrire & tire i difagi,& i trauagli del mare, per non isbigottirfi,ne inuilirfi nel tempo delli perico naufragrj» Et quefto bafti quanto al cammino, cV quanto al fecondo viaggio, che l'Ali rante Colombo fece continouando ildifeoprire di queftenuoue terre» Delcrefcere, & mancare del mare Mediterraneo: & del mare Oceano, doue crefee, & mane A quanto il Mediterraneo^ doue affai più* Cdp. X. Poi che riabbiamo trattato dell'eflercitio del nauigare^cV di quefti mari di qua : non e fto che fi lafci a dietro quello,che hora qui fi dirà,che io ho veduto del mare Oceano,nei fo cV refluffo, che fa nel fuo mancare cV crefeere: perche fino à quefta hora niun Cofmo^ pho,nè Aftrologo,nè efperto nelle co fé di mare, di quanti ne ho io dimandatami ha io fatto,nè data conueniente ragione della vera caufa,che opera que!lo,che io ho con gii o< miei molte volte veduto: Et quello, che io dire voglio , è quefto* E cofa fegnalata que mofo ftretto di Gibalterra, doue fon que' duo moti,che le fauole dicono,che Hercole 1 bano aperfe: cY che fono chiamati Abila , cY Calpe, l'uno dalla parte dell' Aphrica, l'a dalla parte d'Europa: et per quefta cofi ftretta bocca fi congiunge il mare Mediterranee mare Oceano: Hor da quefta bocca andado verfo Leuante,tutto il mare Mediterraneo quanta acqua falfa qui fi rinchiude fra l' Aphrica, V Afta, cV l'Europa , non crefee ne ma communemente più di quello,che in Valentia,in Barzellona, ó in Italia R vede: cV qua: qualche poco efee dall'ordinario (che affai poco è) non è per altro, che per qualche fegn ta fortuna: ma tofto che quella tempefta ceffa,ritorna l'acqua a fuoi termini, cV come o nanamente fi vede nel tempo di primauera» Ma dallo ftretto di Gibalterra in fuori, qu mare Oceano crefee, cV maca molto nella coftiera d' Aphrica cV d'Europa: come i'hann< duto &T veggono ogni dì quelli,che mirano il mare per la coftiera d'Andalufia,di Porte |o, di Galitia,d'Afturia,di Vifcaia,di Normandia, di Bertagna, d'Inghilterra, di Fiandi Alemagna con tutto il reftopoftofotto Tramontana» Et in quefti luoghi in grandifl maniera manca cV crefee l'Oceano. Dico di piu,che nauigando quefto fteffo mare Occ da quelle parti,doue ho detto,che tanto maca cY crefee: & venendo all'Ifole di Canaria, in quefte,come nell'Ifole di quelle Indie,che ho dette di fopra, cY con la fua terra ferma a dalla parte,chc a Tramontana riguarda, per più di tre mila leghe di coftiera :à punto no crefce,ne v manca l'acqua del mare più di quello,che s'e v dettarne fi faccia in Barzellona:c gli altri luoghi del mare Mediterraneoan tato che à quefto modo ne vi crefce,ne v vi ma mare in qftìfola Spagnuola,ne v in quella di Cuba,ne in alcuna dellaltre,che fi fono deti fopra,fe non come fi vede fare ne'mari d'Italia,che è pochiffìmo, rifpetto à quello, che v giamo farfi nelle marine di Fiandra, d'Inghilterra, cY de gli altri luoghi, che fi fono det che fi dee bene dal lettore notare, perche meglio intéda que!Io,'che cj appreffo feguirà» co appreffo, die quefto ifteifo mare Oceano crefce,cY manca incredibilmente nella cod della ierra ferma deU'Indie,che a mezzo giorno riguarda, incominciando dalla città di nama,cY feguédo verfo Leuate,o N verfo ponente,con l'Ifole delle Perle, cY di Taboga, co te J'altre,che chiaman di S.PaoIo,cY che fono in quel mare da mezzo giorno verfo Pon per più di 500 leghe, che io ho nauigato per quelle celliere: cV vi crefce,cV manca tato il re,che quado fi ritrahe,pare che fi perda di vifta in alcuni luoghi : però in effetto due legl pòco più fono,cJie fi feofta dal lito il mare ì alcune parti dalla città di Panama verfo la ce ya di Ponente.Et qfto l'ho io veduto molte migliaia di volte» Vi ha in quefta fteffa mat vn'altra cofa notabile,et marauigliofa più che la prima: percioche dal mare di Tramótai queldimezzodì(cheambidueda oppofite parti della terra ferma dell'Indie percuoto vi è pcrchiflima diftantia: perche dalla citta del Nome d'Iddio,che Ila da quella parte di t< ferm I DELL'INDIE LIBRO II. 83 rma verfo Tramontana, fino alla città di Pànama , che fta in quefta fteffa terra ferma dalla arte oppofitaverfo mezzo di', non fono più di i8,d zo leghe, che fé la terra fbffe piana, '<. non montaofacV:afpra,come ella è: nofarebbono iz» Etnódimeno in cofi poca diftan (a , effendo 8C qfto & quello mare Oceano, vi fi vede tata differétia nel crefcere, cY nel man are dell'acque, quanta s'è detta : onde quefta è certo co fa da contemplarfi cY fpecularfi da co 3ro,che fono iclinati a douere fimili fecreti intédere, &T cofe di tanta marauiglia» Io ho pra- icate cV ragionate qfte cofe co perfone di gran litteratura , cV no mi hanno fodisfatto, d per he noi fanno,d perche nò gliele ho io faputo dare ad intédere, cY non l'hano effi, come io, eduto.Io g me mi quieto in qfto,ricordadomi,che colutene e cagione di qfte cofe di tanta narauiglia , fa dell'altre ancho oprare cofi incòprehenfibili, che fenza fpetiale gratia non fi 5ce.de all'intelletto fiumano d'intenderle» Io ho qui pofta qfta quiftione, come teftimonio i vifta , ne v fino à quefta hora fono ancora flato degno d'intéderne la folutione: cY certo che ran piacere haurei vederla decifa: ho veduto qllo,che ne dice Plinio nelfuo fecondo libro, lie del crefcere cV macare del mare ne fono cagioneil Sole,èY la Luna: cYaffegna per ciò ai- tine ragioni del corfo di quefti pianeti: dice ancho , che il crefcere del mare Oceano e mag- iore di ql del mediterraneo: cV che di ciò pud effer la cagione , l'effere più animofo nel tut- ), che nella parte: d che la fua grandezza più fparfa, più fenta la forza del pianeta , che pud iu ftéder uifì. Dice ancho appretto , che in alcuni luoghi fuori di ragione crefee cV maca il ìarc : perche nònafeono i pianeti in vn tépo fteffo in tutte le terre: cY g ciò auiene,che il ere ere del mare nò e d'vna maniera per tutto: onde dice, chenel tépo,8t~ nella forma,qfta dif- :rentia còfifte: perche in alcuni luoghi vi ha vna fpetial natura , d mo to , come nell'Itala di ^egropote fi vede , che fette volte il giorno vi va, cV viene il mare: cY vi fta v fermo tre di del ìeiè, che fono il fettimo, l'ottauo, cY il nono della Luna» quefto con l'altre cofe, che Plinio i qfta materia trattarono certo molto notabili: ma a me nò pare,che il Sole,cY la Luna fta- la cagiòe della cofi gra differétia, che e del crefcere, cY macare del mare nella città del No le d'Iddio, cY in tutta la coftiera di terra ferma da Tramontana: rifpetto àqlIo,che crefee cY tàca nella città di Panama , cY nella fua coftiera di mezzo giorno : g effere cofi poca diftatia ill'vna citta all'altrarnon mi fodisfà ne v anco Plinio dicendo, che il crefcere cY mancare del- oceano fia maggiore di qllo del mare Mediterraneo, poi che nò condefeefe à particulari- ,ma diffe generalméte in tutto l'Oceano,gche yeggiamo auuenire il còtrario,che effendo itto vno Oceano, in Spagna vi crefee, cY maca molto: cY in qftelfole dell'India, cY g tutta coftiera di terra ferma da Tramòtana cofi poco: OC della coftiera di mezzo giorno , tanto, nato s'è detto» Ne mi fodisfà quado dice, che ne e cagione il nò nafeere i pianeti in vn tépo' teffo in ogni cotrada: ne lo còcedo,che confifta nel tempo qfta diffèrentia: ma credo più to o, che confida nella forma,cY nell'hauere alcuni luoghi vna fpetiale natura d moto : nò già >me egli vuole, che nell'lfola di Negropòte auenga,gche qllo,che effo,di qfta lfola fcriue, i il tégo incòpreheniibile all'ingegno humano: cV penfo che fìa neceffario, che fia illumin- ato di fopra, colui che vuole à quefto fecreto giugere , che fette volte il di vi crefea, cY man li il mare, cY che vi ftia fermo tre di del mefe» Quefta lfola di Negroponte, che e' nell' Ar pelago , dice Plinio , che fu diftaccata dalla terra ferma della Boetia , con la quale era con- iunta: come dice,che auéne ancho alla Sicilia, che era con l'Italia vnita» Ho detto, che al irer mio quefto nafee dalla forma, 8c dall'hauere alcune parti del mondo vna fpetial natu- :quefto non lo intendo io à quel modo, che Plinio penfaua: cY per cid io qui diro quello, ie io di qfto fecreto péfo,d fofpetto. Dallo ftretto, che nella terra ferma dell'Indie diko^ erfe il Capitano Fernando di Magaglianes (di che al fuo luogo fi farà più particolar men- ane) da qfta bocca dico , cY puta fua chiamata l'Arcipelago del Capo defiato , fino à Pana- tajtiradoui vna linea retta)fono più di mille leghe: che affai più ferano, quado farà del tut » qlla coftiera di mezzo giorno feouerta , | le pute cV capi, che fi fpargerano in. mare: dura i lugo qfto ftretto 1 1 o leghe,cYha di larghezza due,d tre leghe: cYin qualche parte fino a 1 : di modo che in vn canale cofi grande , cY cofi ftretto , cY di terre cofi alte , come fi dice, ieamenduelefuecoftierefono,iidee credere, che l'acque, che qui entrano nel mare di lezzo giorno,cò fuprema velocità cY impeto correrano: che coli l'ho intefo dire dal Capi n Gioua Sebaftiano del Cano , che per qllo ftretto entro co la naue Vittoria,et andò alla petiaria corrèdo verfo Ponente,et fi volto poi per Leuante» Si che quefta naue andò quau iilbolevàperqueIparaUelo 3 comealfuoluogo fi dirà» UmedefimohovditodaFernan dodi "ti ■■. \ " ■ ' m . mù f$ ! : '■'H''\':' "^ DELL'HISTORIA ■m^PHi ' 'i ; '» : '•!'}*, : ■■ir. ! # 1 ■"■ • :icf :■:■■■■■ • » v iiLfc .►".vi-:. 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Per la forma aduque cV flto tanto di quelle Ifole, come della terra fern penfo io, che le gra correnti ù caufino : cV che qlla difpofitione cV del mare, cV della terra, i ca gione,che tato vi crefea de manchi il mare.Ma contra à qfto fi potrebbe dire,che quanc fi viene di Spagna in qfte Indie,s'incontrano le prime Ifole,come fono la Marigalate,lal fiata,cV l'altre molte,che in quel pareggio fono,che occupano più di 15 o leghedilungoi Tramótana à mezzo giorno : (anzi occupano tutto quello , che e v dall'Ifole, che chiamai Vergini, fino al Golfo della bocca del Drago, & alla coftiera di terra ferma) et nódimenc no fi caufano cofi gran correnti, ne v vi crefee cV manca il mare,come R vede,che auuiene 1 ìa coftiera,che s'e v detta,che è da mezzo giorno* Onde cid nafee» Qui fi pud fare vna be et naturale rifpofta* Et è qfta, che tutte llfole pofte da qfta parte noftra di terra ferma,che dico , vegono tolte di trauerfo dal mare Oeeano : onde l'acque fra loro con meno refiften paffano,& fenza tanto contralto nelcorfo loro poffono meglio effalare:drefpirare:lado l'Ifole del mare di mezzo giorno fi trouano oppofte in longo da Leuante à Ponente lun la coftiera di Panama: cV cofi refiftono naturalméte alla fuga cV impeto dell'acque, che de bono di neceiìità venire dal detto ftretto di Magaglianes, & perciò' fra quelle Ifole, cV la ra ferma fono al parer mio , maggiori le corniti, dC confequen temete cofi grande il crefee il mancare del mare, come s'e x detto di fopra* Il ch« no auiene per altro che per la forma & to delle terre,et da qfto à me pare che nafea la cagione di cio N particolare: che fé qfta non e remo che il medefimo Iddio fia la cagione , cV che a lui cofi piacque di ordinarlo : tanto { che in qllo, che io in quefto cafo non fo, Ariftotile co la fua morte mi ifeufa: nel che no p< fo io di imitarlo inueftigando quefti fecreti: per che di lui fcriue Giouani Vallenfe , che \ lendo preffo a Negropóte inueftigare la caufa del fluffo,cV refluflb del mare,cV no poten pienamente caperla,ne giungerui,;sdegnato diffe verfo l'acqua qfte parole : Poi che nò" pi fo coprendere io te,compredi tu me» Et con quefte parole fi gittd nel mare, cV mori\Or San Paulo apertolo dice,che la fapientia di quefto mondo e vna feiocchezza appreffo d'. dio.Et perciò no fi dee niun fauio sdegnare perche no pofla à qualche profonda cofa co 1 telletto giugere: ma fi dee cótentare di prenderne qllo,che à Dio piace di comunicarcelo, ^ingratiarlo,credédo egli, che ogni cofa fa £ lo meglio.Ma gche s'è qui di fopra detto,ch cuni tengono , che Ariftotile faceffe quel fine , dico che alcuni altri fcriuono, che non fc egli co!ui,che fi gittd nel mare,ma che fuffe vn'altro Philofopho»Chiunque ii foffe,errd cofi erreranno tutti quelli , che vorranno inueftigare, dC intendere col proprio difeorfo ro le marauiglie del grande Iddio, Del tirar che fa 1/erfo il Trento di Maejìro, & 1/erfo Greco che il ferro delboffolo, & delle mutationi della JìelLt del None che chiamano la Tramontana^ delle quattro (lelle i che chiamano il Crofero del Polo antartico. Cap. XI. S'è detto nel quinto Capitolo che la punta del ferro del boffolo da nauicare era difetti nel tirar verfo il veto Greco, cV ancho verfo qllo di Maeftro, cV gene pud qfto trattato e! vtile no folamente a v qlli che hanno notitia di quefte cofe, ma anco giouare à quelli che r no viddero il mare , auifando coloro che mai qfto non vdirono , cV dilettando qlli che d< derano d'intendere cofe rare, cV di fimil materia , dico , cheli ferri delli boffoli da nauicar téperano et coponeno con la virtù della quale è la pietra calamita, et della fua ,pprieta fan molta metione i naturali^ di vartj nomi la chiamano,come è Magnete, Emaute,Siden Heraclione,et in Spagna la chiamano pietra Iman.Ella è di diuerfe fpetie,et vna e v più foi che vn'altra, ne tutte ìe calamite fono d'vn colore, cV la miglior di tutte è qlla d'Ethiopia quale fi vede a pefo d'argeto ♦ Le vere calamite hano grade efficacia dC virtù nella medio in più infirmila: ma parlado folamente di allo che fa al^pofito noftro dico, chelepunt< r ferri A 1 DELL'INDIE LIBRO II, 8 ferrfdiboffo^ P °A? 1Q u? ? mo u n } c " t ° cfe d > fd fdelIa n °« e ,cofì dando il ckl churo k CcrcZZToSi *°&nubilofo:etbechedi„^ te chiamano tramontana , o la notte non paia , per ritrouarfì il cielo di muÙmico^t puntadelboffolonodimenoperlaWrt^cheritienedalIa calamita dinfegMflpoto^n queftomezzofi reggono , Pilota cY tutti q«dl4Ae n dreaadrioddnS«r.S«rf^o Ne creda alcun che la ftella che chiama tramòtana fia il polo fui a uà I fi ™ w , i - ? g i jlpoloeVnaltracofainerTetto:^^ bolTolo co lei teperata,perc,o che la ftella che noi vediamo e mobile, & nSdo/SerfS romoalveropolofjmuoue^^^^ «la ™ontana)0, la tefta, fi vede la ftella, della qual noi parliamo, fot toTpok % S fe juandoqueUeftelleftannonelpi^eilaftatregrldifopraalpoIo^imS alleila lotto il polo yn grado cV mezzo filando dalla partedi ponente I SS ^ifcofta.Stadok^^^^^ :o.Standonellalineadelgarbin,ellafivederregradicVmezzofo P i P al^ ^rdienellalineadelmaeftro/ivedefottoilpololaftellamezz^ ed^oprailpolo^uadoleguardieftannonellaWneadelfìrochoi [ueftemutationi fifanno da ^^^ .erlinauiganti.MaperctócheeIlaftapiupreffoalpL,fìdebbonotute^ 'CaIam»a&puntate P erata,cheperpetuametenelpoloinuifibiIemira. PerqueftaWaol uomini nella fcietia,d arte del nauigare efperti accertano il camin loro mirfdotafiemp?! Utezza del poIo^ddSoleAparagona'dolVnac^n^ oIe.Tutto quello é j> quelli, che vfano quello effercitio del mare cV p loro e f dìu ^cZJÌ tuone,chenóperquelIi,chen5nauiga?onmai t Horquàìoal^ ria qllo che hora qui dirò) fi crede,che il diametro,d linea, che ftendendofi da poto 1 Dolo trauerfa in croce la linea equinottiale, palli p i'Ifole de ali A fi™ EH. - r P muneefcono verlò qfte pam oecidétali.maeftrrzan ben vna quarta quado pi «todififeo ma E. pattando quello termine verfo Leuate dalle dette Ifolede 2 Stori ereéol zano >altraquarta,quandopiufeneallòtanano.Sichequeftoéauelln rhSS^IS °" z ?"° la aliai notabile,che quelli,che no hano nauigato p auefte InHiV ■««? i, Jì. • ■/ :■: .. ii ■é r'i> : y '», *«v $ r DBIL'HISTÒRIA' ™« « «V dnue io ho fpefa la maggior parte della vita mia: ho toccata queik particularitìdi ^M^^C^^^^fi^^^^ u Preffoalpoloauftralefi veggono S£ h nuoue ftelle variamente figurate, che dalla Spagna non fi poffono w dereS fitafe ^fe non pacando alli z* gradi pretto alfequinottiale: perche quanto più ft va verfo il E«^n XXamo più s'abbatta il polo artico cY s'innalza l'antartico : ne fi poffono le : dei peXcagion^^^^ UmM^L 3 che viìafcicTnel primo viaggio l'Almirantedon Chn^fcroC^to & che senti ritrouà egli poi in quefta Ifola, accio che con maggiore ordine OC attentione 1 fru^ ùano per foftentarfi,con l'altre cofe,che fanno al propofito di quefta hiftona noftra. d'oro, che fi portarono rnSpagn*. Cip. XII. Guado don Chriftoforo Colobo nel fuo primo viàggio lafdo in quefta tfola Spagnuc do che fifoflcro douut final fuo ritorno , bencòporare Se reggere:8c che gì Indum (per li D arueeSaidomeftica&mafueta>n5haueffertt che Shaùeffe fofpenato del contrario,™ ve gli haurebbelafciatimai. egl. hebbe folame fluefte Sa che arrendettero la lingua & i coitami di-qUc gemi. & certo che p quello nualieffonóhaueua^nonpoteafarlo^poterfeneritomarembpagnUn effetto meno. SSS Còlobo in Sciarli, che^iTiin nófaperficòferuare, Se (tare bene ordma. So mu che eli hàueua ammoniti, SE dato lor lardine, che tenere dottorano per confina. godo fenon Lzariffimi:Sc gliraccòmaridp quanto più affemonatamemefeppe, alfig eior parte qlli, che s'eflircitano nell'arte di mare,vagltono poco&xo le efooflM con t m ln^Lllecofediterra: E cheoItracheplopiufongétebaffaétmaldotninaa ) fonoanco. 1 ™ fouercL.Sc inchinati forte alla lu(furia,alla gola, Se alla rapina, Se mal P°abnoco£ cunatffrire.SÌcheEche;co.oro,chelafcioguiilCol^ «che doueffero ài pcetti di cofiaccorto Capitano obed.re,fu fac.l cofa diforìinarii,cUalc con quSto haueuano,fel facquero da principio veggédogli riftrcmSc vn.tt mi.eme ma ' Sirtornenfiiho^ita^ ^VifoaneÒt«i»fe^Ittf^iaeffipo«aU^«a««| 22 caV Se perciò fi diutferoA difunirono. Se faccédo poco conto de gì Indtan fparfero" due a due,»: itici tre per diuerfe partidelflfola faccédo come p.u lor p.aceua SÌ S?acCTÌ& oltraggiai modo che facilmite capitarono tutti male. D. tutte quclk e S nan cu à menSormato il Colombo da quegli lndiani.Sc dal Re Goacanagan M chXn^o^firuTdMolerfene : ccglifuinterp 4 re,e 8 vndiquelfindiani,che„tor^^^^^^^^ dSpagnachiamatoDiegoColombo.chehaueuagiaapprcfalahnguanoftra&v.p^ Soleméte. Hora PAlmirate doppo cliccò grandifpiacered, i qtonuouaftet eq m rR«lcqualched; > fcnevéneivn-al,ra,pumciadclHfola,ctv 1 fodovnac 1 ttachcIcto Tfthella Da aftó luogo parti poi co due caiauclle E difcoprtr nuoue terre afciado inqlt Bartolomeo Colòbo|ur fuo fratello vigiugeua, chta reftato i Spagna. La— oli I 90 DELL'INDIE LIBRO II. mondatore M.Pietro Margarita E Cartellano dVnafortezza,chehauea fatta farenellemu nere,che chiamano di' Cibao,che fon le più ricche,che fiano in quefta Ifola, cV fono preflo à vn fiume chiamato Giamico. Et qui gli Spagnuoliraccolfcro alcuni granelli d'oro: perche gl'Indiani fé noi ntrouauano fopra la terra, non l'andauano altramente cercando : ne' ancho gli Spagnuolihaueuano quella ifperiétia, che foleuano già anticamente dell'eiTercitio delle minere hauere gli Aftunani, i Lufìtani, cV i Galleci nelle prouincie loro di Spagna, donde cauarono i Romani tamithefori. Hor quefta fortezza fu la feconda, che fi vidde in q uefta lfola,&: iuchiamata di b*Thomafo: cV ne fu il primo cartellano il Commendator M.Pietro Margarito , come s'è detto . La chiamarano di quello nome , perche dubitando che vi folle oro^olferovederlo^occarloconmano^crederlorbécheinquelprincipio poco oro vili :auaffe:etpervnamoftradelIer^ 3 er il Capitan GoruaIan,che ne fu ben rimunera™, benché alcuni altri dicano,che chi por- orni bpagnaleprimemoftredeiroro,foireil Capitan Antonio diTorres, fratello delBai ° tu ?A n , Cipe Glou5m ' di Gloriofa memoria. Ma ritornado all'hiftoria,ritrouato che lebbe 1 Almirante quefto oro,con due carauelle ben armateci prouifte fi parti d'Ifabella co noltiCauaheri:&inqueftoviaggiodifcofperfel'Jfola di lamaica, che bora fi chiama di Sa jiacomo et e lontana vmticinque leghe dalla parte più occidétale di quefta Ifola Spagnuo i,chelAlmiranteil capo di San Michele chiamoYbecheaIcuni,iIcapodelTiburonlochia imoKomelaltrocapopiuOrientalediqueft'lfolailchiamddiSanRaphaele. Horala laicaitapoitaa 17 gradi dalla linea Equinoziale: cVlonga *o leghe, o più , cV larga %2 la P"ma,che l'Almirante la difcoprifle,ando all'Itola di Cubiche horà in memoria del Re .athoheo, Fernandina fi chiama, cY vidde più particolarmente , che non haueua fatto nel rimo viaggio, le fue coftiercEt io credo, che queft'Ifola fia quella, che il Cronifta jRietra Martire chiamo Alpha,cV o: & altre volte la chiama Giouana: benché non fia luogo alcu^ o per tutte quelle Indie difimil nome. Ma perche appreffo fi ha da ragionare più partico- rmentediqueft'lfole^baftiquellojchen'nquafeneèdetto^erhora Delit trauagìifhe pacarono 1 chrtjìiani nella città d'Ifabella, mentre l^lmwntenonyìfa & diqueìlo^healCaflelUnodi SanThomafoattepnc con certe tortore, & come p fondata quejiajcmadt San Domenico* Cap,Xlll«, Mentre l'Almirante andaua difeoprèdo nuoue terre , molti trauagli fentirono i Chriftia 1, che nella citta IfabeHa rettati erano: & in quelmedefmo anno del 04 fìperderono in jfa :IIa quattro naui,fra le quali ne fu vnala Capltanachiamata Marigalante.Par ti to che fu da ietta Ifola l'Almirante con le due carauelle , attendeuano i noftri ad edificarle le fhnze nel citta lfabella,fecodo che erano lor ftate dal Colombo copartite infieme col territorio, per- le qui fi foffedouuto habitare dilungo .11 che gl'Indiani veggendo \ cV non piacendo lor Dppo d hauere 1 Chnftiani per perpetui vicini, penfandodi rimediarui fecero vn'atto, col lale morirono più delle due parti,da!maco laanetà degli Spagnuol^cY degl'Indiani itteL /nincredib«lemmiero:cVfuquerbdi,fortecheiGhriftiani,cheeranonuouineIpaefe^ itelero, ne vi poterono rimediar*; Hor tutti gl'Indiani di quella prouincia deliberarono non ieminarenel tempo debito , cV lo fecero: onde quando non riebbero più Maiz, che ma certa fpetie di grano,fi mangiarono la Iuca,che e vna maniera di pianta,onde medefi- ameteviuono:etfonoquefteleprincipalicofc,conlequaliquiGmantengono nella vitat .hriltiani li mangiarono lelorprouifioni,cVvettouaglie:^ ^alerfidiquelledel^ Mie perfine per gli altri. Ondebe aueniua,che i Chriftiani nella lor noua citta lì cadeua ^momdiiame:cVilmedefimoatieniuanellafortezzadiSanThomafo:cVptuttoiIpae- a r l*? d . °§ n Ì P , artC Indiani mortI ' : dl modo ■<** ne nacque vna puzza grande , SC ftifera:&dipiudelIaame,iChriftianiinaltremoIteinfermitaMìtrouau a no,c& luanoilcattiuo defiderio de gl'Indiani, ch'era cheinoftrid fuggendo per non hauer da' igiareiiandafleroconDio,dchevolendoreftarevimoriiTerodiTame:quelliIndiani,ch^ nmoriuano, fi poneuano bene a dentro nell'lfola per trouar da mangiare, cYs'apparta- inaiarono 1 noftri quanti canigozzi erano nell lfola,i quali erano muti, cV no abbaiaua. n i^ ai i S u onoandl ° «uttiqtielH ,che vi haueuano condotti di Spagna: & infieme an- ofele Huue, che poterono hauere, cV tutti li Cherai,cV altri animali, che chiamano Viaggi vol.$«\ m jj Mohui, Iamaica Itola iu vj gradi. - ' E! - ' , ■•- ■ ■ . ■-■■ ■■ , .'..V. ... iti; Mto, ;. MA i*5'V : m Hi' ^ — : 'i , •. j '"li",,'-; !„*'ìi|. v'' , '''^ , ' , ':'^i' i ' l i;«' ;,: "' lift:-**? ? '■ . V :v:*; J ' ::J : 4 *'f*w3tó <: li»,Jli i.'Wl'' '■Ci; .- li ! i i ''f, ,. " ■ | * <. ; }0I : ■■• ■ t'il *!"**.• ni ' ■ .1 ■ ! , •t' [.■f.^Ìji* 'L «'V ; !" llll. ' Ih > I ». Ì>EtVHISTOHIA - Mohui arbitri che chiamanCoris:dcllequali quattro maniere dVm'mal^cne erangrar di duantoi conigli, U Ti cacciauano cocani venuti di Spagna, fi -ragionerà jarucohrment» MU librodiqueftahiftoria.Horamagiatoches'hebbero quefte ipetied animali a quat co l'Almirante Colombotct di Spagna poi pafsdin Italia , etin altri molti luogl come fi dirà appretto. Ma ritornando alla hiftoria, il commendatore D, Pietro Margai to che. con fino à trenta huòmin*fi ritrouaua nellafor tezza di S.Thomafo, fentiua le me fime calamità, che prouauan queUi,che erano nella città d'Ifabella: Onde ve ne monuano continuo & coli ognidì fi facèuan più pochi,cV perciò no poteuan della fortezza vlcire,^ lafciarla fola: perchefe difeoueniua alla lealtà d'vn cofi buo Caualiero, come era il comend tore. Quelli, che erano nella cittàd'Ifabella con don Bartolomeo Colombo, che era già v liuto in tanti affannici ritrouauana,chè non fi poteuan preualere: et quelli Indiani,che er no per la fame i fcampati, fé neerano molto à dentro neli'lfola fuggiti, Mentre,che a que termini le cofe de Cririftiani fi ritrouauano , fé ne venne vn dì vn Indiano al cartello di b Thomafo,cY perche come elfo dkeua* il caftèllanbérapèrfona da ^ene,&nGfaceuavioI tia, ne vfaua difeortefia alcuna allegati dell'lfolatgli appfentd vn paio di tortore viue. Il C medatore lo ringratid, cV gli donò in copenfo di quefte tortore.certe frafehene ■di vetro,c in quel tépo gllndiani ftimauano molto per attaccarfele al collo. Partito! Indiano mol Iieto,diffe il Cómendatore à fuoi, che gli pareua che quelle tortore foffero poca cola, per i No» libe- giare à tutti,cV che a fé folo farebbe per- quel giorno baftàte per viuerne.Tuttirifpoleifo,« raiità del g^ dkea bene,pche a tutti erano poco pafcetà luifarebbono baftàteMatopiuche elio { C .tT e ?Mbifognonehauea,ftandopiuinfermo,ehentónode^^^^^^ paani de da à Dio,diffe, che io folo habbia à viuére: perche poi che voi mi hauete fin qua fatto co { .paio de Sn i ane ilafame,£Vne v gliafFanni:cofìvoglioancheiofarlàaVoi:percheoviuiamo Fiàmo tutti, finche al Signor Iddio piacerà dt darci rimedio, ó con lamorte, o con la vita, dicendo quefto lafciò volare libere le tortore g vna feneftra della torre, doue ftaua, Keltai no di quefto atto in modo tutti gl'altri contenti , & fatrj , come fé ogni vn drloro amend quelli vccelli hauuti haueffe: OC cofi fé ne trouarono al Caftellano obhgatt>che pertrauag del mondo non haurebbonó ne quella fortezza, neMutlafciato giamai, A quefte tante lamitàÒi infermitàde Chriftiani , perche foffero fior mali compiuti, fopragiunfero me venti di Tramontana , che in quefta Ifolafono molto catu'ui : Onde non folamente ì noi ma ne moriuanO ancho gllndiani i fteffì: non afpettando adunque alno foccorfo,che qu lo d'Iddio, piacque alpietofo Signor dfdarui rimedio \-6C fu con mutarfi la citta d fiabe in quefta di San Domenico per la via & maniera, che hora fi dirà. Vn giouine d' Arag na chiamato Michel Dias facendo parole con vn'altro Spagnuolo gli diede alcune ieri Et benché non l'ammazzane'* non hebbeperd ardire di reftarfi qui , benché foiTecreatO; feruitore di don Bartolomeo Colombo, egli adunque s'appartò con cinque 9 lei aJ Chriftiani,che l'accompagnarono, chi perche s'era trouato a participare nel delitto, _chi 1 che gli era amico , fuggendo dalla città d'Ifabella , fé ne vennero per la coftiera dell mm fo kuante.,cV voltorono tutta queftaparte, finche vennero dalla parte, dimezzo, gipn co vn paio cottole. 1)1 ,, DELL'INDIE LIBRO II. 9t Joue fta hor a fondata quefia città di San Domenico: Qui fi fermarono,perche vi ritrouaro io vn popolo & vna habitatione d'Indiani: & qui fece Michel Dias amiftà co vna Indiana Cacica,d fignora,che voglia dire,che poi fi chiamo Catherina, cV ne hebbe col tépo duo fì- gli. Hor perche quella Indiana principale di quel luogo gli volfe bene, lo tratto come ami- co,cV amante caro:cVperfuorifpettofeceancocarezzeàglialtn:cV gli diede notiti^ delle minere,che fono fette leghe da quefta città lontane,cV lo prego' che chiamaffe, OC facefle ve- nire in quefta cÓtrada coli fertile cV bella,^ con cofi bel fiume 8C porto,tutti quelli Ch riftia ni fuoi amici,che nella città d'Ifabella fi ritrouauano,che effa gli materrebe,cV darebbe quan eo bifognato lor foife. Mihel Dias per còpiacereà quefta fua donna: d perche gli parue, che :on quefta buona noua haurebbe dal don Bartolomeo Colombo ottenuto ilperckmo'(ma >rincipalméte fu,che àDio piaceua,che cofi fuffe,& che no morinero quegli altri Chriftia- ii,che erano auazati viui) fi parti co fuoi copagni attrauerfando rifola con la guida d'alcuni ndiani, che quella dona fua amica gli diede, fin che giunfero ad Ifabella, che e da 5 o leghe la quefta città di San Domenico lontana. Qui tenne modo di parlare fecretamente con ai- uni fuoi amici, 8c intefo che quel fuo nimico ftaua già fano, hebbe ardire di còparire auan- i al fuo fignore, 8>C di chiedergli perdono in pago de fuoi feruigi, cV della buona noua, che ;li portaua di quella fertile terra,cV delle minere dell'oro Jl Colombo lo rtceuette caraméte, ;Ii perdono', & appacifico col fuo nimico. Egli doppo che hebbe particolarmente intefo le ofe di qfta prouincia , delibero d'andarui in perfona à vederle: OC cofi con quella copagnia, he gli parue, vi véne,et ritroud effere vero quato il giouane detto haueua.Quiui entrato in na barchettadi quelle de gl'Indiani, fece tentare cV vedere l'altezza di quefto fiume chia- nato Ozama,che per quefta città pafla,cV coli anco l'altezza della bocca del porto : 3C ne re- to molto fodisfatto cV lieto. Volle anco andare alle minere dell'oro , oue ftette duo di , 8C vi a raccolto qualche poco d'oro. Doppo quefto fé ne ritorno alla città d'ifabella,cV co quefte iuone nouelle fece fenza fine lieti tutti i fuoi: dC fece tofto dare ordine g douere partire per uefto luogo per terra :et tutte le loro robbe, che iui haueuano,fece portare per mare da due arauelle,che iui erano .Et giunfe in quefto porto (come vogliono alcuni) di Domenica à 5 'Agofto nel di di San Domenico del 1 4 5>4:et fondo et diede principio à quefta città, nò DoDe èI * ia in quel luogo doue hora fta:perche non volle dalla fua terra cacciare la Signora Cathe- Ziti™ ma,nè gli altri Indiani,che vi viueuano : onde la fondo da l'altra parte di quefto fiume Oza & la fua de ia dirimpetto a quefta noftra città. Ma defiderofo io di fapere la verità , perche quefta città fautionc - Dfle chiamata di ban Domenico: ritrouo, che di più che di Domenica, cV del didi San Do- ìenico fi comincio ad habitar, fé le diede tal nome, perche il padre dell' Almirante dò Chri ophoro Colombo , cV di quefto don Bartolomeo fuo fratello , fi chiamaua Domenico : in ìemoria del quale fuo figlio quefto nome le pofeJndi à duo mefì et mezzo ritorno l'Almi mte con gli altroché erano con lui andati a difeoprir noua terra: cV giuto in qfta città,man o tofto à faper fé il Comédator Meflér Pietro Margarito era viuo, cV gli fcriue,che co tutti lli,che elfo hauea feco,fe ne venirle à ritrouarlo,cV lafciafle la fortezza in poter del Capita- Alonfo d'Hogieda che fu qui il fecondo Cartellano. Et cofi fu tofto eflequito. Et giunti nco qui queftialtri,tutticon la fertilità, cV vbertà della cótrada fi ricrearono. Ma poi che a trouorono qui tutti vniti,per che lauerfario noftro non ceffa mai tentar,^ feminar difeor te fra buoni, auenne, che nacquero molte contefe fra l'Almirante, 5C quel Reuerendo pa- re fra BuiLEt riebbero principio da quefto,che l'Almirante kce appiccar alcuni,cV fpetia! lente vn Gafparo Feriz d'Aragona,c* molti altri fece fruftare, moftrandofi più feuero,8C ìu rigido del folito.Et in effetto béche douefie ragioneuolméte effere rifpettato , perche co ìe ben diceua l'Imp. Othone,che doue nò è obediéza,non e fignoria: dice nodimeno, an- tio balomone, che la Charità cuopre tutti i delitti: Onde mal fa chi non s'abbraccia con la «lencordia, cVfpecialmente in quefte nuoue terre, doue per còferuare la copagnia de po- di, bifogna diffimularfi molte volte quello,che fpefle volte altroue farebbe errore nò cafti- arii: tanto pitiche Salomone , dC San Paolo dicono quefte parole: Hauedoti còftituito Ca nano, no volere efl"altarti,ma moftrati, come vn di loro.Or l'Almirante era tenuto erude- nte quel padre, che eflendo qui Vicario del Papa , ogni volta che gli pareua che nelle cofe 1 giultma il Colobo vfciffe dal debito, d nel rigore,tofto poneua interditti, cV faceua ceffa- e gli vrficrj diurni: dC l'Almirateà l'incòtro nò faceua né al frate,néà gli altri di cafa fua dare aroagiare.Mdfer Pietro Margarito & gli altri caualieri, che iui erano, vifì traponcuano, Viaggi voi. 3°. m ir) dC %m-ì ik MI Iw . ;ii ;*) - ' ì'ìfi kì: , : - , *V;f «n •'V > ' Li '*.: '.;• . , ' ' '' ' ■ " *' J ».', './l "1 „ll ■ . : 'il' i :>:!" ',''I,|V ! -Il' ili il ,, , (l'Ivi, «Sògli pàcificauano:ma pochi di quella pace duraua: perche rodo chePAlmfrìtefaceikak ne delle cofe già dette criminali, todo il padre era con l'interditto alla rhano,& faceua ceffai gli vfHcrj diurni: OC il Colombo all'incontro poneua a lui l'interditto al inangiare,& nò ve ìeua che fode ne à ltii,ne à gli altri Clerici,ehc Io feruiuan data cofa alcuna per potere viuer Dice San Gregorio, che non Ci può fcruare la concordia fé non con la patientia folamenti perche nelle operationf fiumane nafee del cotinuo,onde fi diffeparino,& difunifchino.Hc ra a quefti contrari voleri féguiuano diuerfe opinioni,. iequali benché non fi publicaffero, icnueuano nodimeho dall'vna parte, cV dall'altra in Hifpagna. Il perche informati diuerfi mente li Re Cathoiici,mandarono in quella Ifola Giouàni Aguado lor creato ^che h ora v ne in Sitriglia. Coftui partendo con 4 carauelle fé ne venne in quelle Indie con vna cartad li Re Cath olici di credèza fatta in Madrid'a 9 d'Aprile del 9 5, che a quello modo diceua CaualierfcY Scudieri., cV voialtri tuttoché per noftro ordine vi ritrouate nell'Indie,vi mac3 imo G iouanni Aguado noftro repodiero , che da parte nofira vi parlerà', noi vi comandi monche li "diate f éde,c¥ credenza. Giuro quello Capitan Aguado in quella Ifola Spagnu ìa,lece quella Tua lettra di credenza bandire: onde quanti Spagnuoli vi erano, gli s'offerì ro a quato effo direbbe da parte deiii Re Catholici. Et cofi pochi dì appretto diffe all'Ala rante,che s'apparecchiafie per paffarein Hifpagna. Diche egli fi rifentìnvolto,&:vediffi pardo à maniera di frate,&: fi lafcid crefeere la barba. Ritorno l'Almirante in Hifpagna r 06 a guifa di prigione,benche non fu de fatto altramente prendere. Mandarono anco il 1 Se la Reina a chiamare il fra BuilcV M.effer Pietro Margarito,i quali co la medefima arni: fé ne ritornarono in Hifpagna: &£ con loro il Commendatore Gallego,e'l Commendate Arroio.e'l Conta tor Bernardo daPifa,& Rodrigo Abarca,cY M.Girao, cV Pietro Nau; ro. Giuti in Hifpagna fé n'andaron tutti ciafeun per la ilrada fua alla corte a baciar la mai ideili Re Catholicirìl fra Buil,benche haueifeanco dall'Indie fcritto,infieme con gli altri e della fua opinione erano, informo' li Re Cath olici delle cofe dell' Almirante faccendole p criminali di quello,che erano. Ma quelli felici Principi vdito che h ebbero il tutto, hauenc rifpetto à i gran feruigi dell'Almirante,cV molli dalla lorpropria cV real clernentia,non fc mente gli perdonarono, ma gli diedero anco licétia di ritornarfi al gouerno di quelle teri età difeoprire il refiate di quelle Indie,raccomandadogli molto il buon trattamento de'fu vallalli Spagnuoli, cV degl Indiani anco: eY ordinandogli , chefuife più moderato, OC mi rigorofo. Et egli loro cofi promiffe: ben che la maggior parte di quelli, che erano di qua \ fati in Hifpagna, parlaffero affai male diluì. Di che nonmi marauiglio io, benché egli n( vi haueffe colpa alcuna: perche alcuni dì celoro,che qui palTano,toito vengono dall'aere e paefe deftati à fufcitare nouità, cV difcordie:che -è cofa propria nell'Indie. Onde cV per qt Ilo dC per altri molti lor peccati fono gl'Indiani tanti (ecoli flati come -dimenticati dal gra de Iddio. Furono anco in que'primi anni accrefeiute molto le difeordie de Chrilliani, e qui panarono, dall'edere gli animi de gli Spagnuoli inchinati naturalmétepiu alla guer: che all'otio,cV (come lultino dice) quando non hanno inimici flranieri, cercano frafede d'hauerne: per la viuacità de loro ingegni: hor quato più, che in quefte Indie paffarono v rie maniere di gente: perche fé ben erano tutti vallalli delli Re di Spagna,chehaurebbeo cordatoli Vifcaino col Catalano, che fono di coli differenti prouincie,cV lingue C chi li urebbe vniti infieme quel d'Andalulia col Valentiano, o v quel di Perpignano col Cordo fe,ó l' Aragonefe col Guipuzuano ,o v il Gallego col Cadigliano (fufpettado che egli ila P thogefe)d l'Ailurianocol Nauarro, cV cofi de gli altri medefimamenter' Siche àquei modo non tutti i vallalli della corona di Spagna fono di conformi codumi,nè di Amili li: gue: maffimaméte,che in quelli principi') fé vipaffaua vna perfona nobi^ cV di illuftrefa: ■oue,ve ne veniuano dieci difeortefi, cV di baffo cV ofeuro fangue. Ma perche la conqiiill; ìtata poi cofi grande , vi fono poi fempre paffate perfone principali , cV caualieri , cV nobi che hanno determinato di lafciare la patria loro di Spagna per lar danza in quede partì : fpetialmente in quella città,doue li piantò cV fondo principalmente la religione Chridiar come fi dirà più appreffo.Ma perche potrei elfere notato per negligente , s'io lafciaffì di d re due nuoue infermità,che i Chridiani patirono in quello fecondo viaggio dell' Almirai te: mi piace di dirle nel (eguente capitolo,perche furono di molta ammiratione,et pericoli fé: cV vna di loro in quedo fecondo ritorno del Colombo fu trasferita in Hifpagna, cVin poi per tutte lalire parti del mondojcome fi crede. '.. , ., . ! , 'Beile k ' "'' 1" * ,! H ' '» DELL'INDIE LIBRO IL 92 Delle due infermità notabili & pencolofe, che quei primi Chridiant in (juejìe Indie fentirono, &~]>ek fentono anche hoggt alcuni: & -\na di loro fu transfenta in Hifpagna, &potpcr tutti gli altri luoghi del mondo. Cab. XI III. Poi che tanta parte dell'oro di quell'Indie e pattata in Italia,cV in Francia, cY nelle cótrade di Mori medefimamente,è ben giuft o che prouino anco tutti quelli luoghi delle noftre fati che cV dolori:accio che d £ l'vna via, dper l'altrarcioé ódd bene, d del male \ che hauuto ne hanno,fi ricordino di ringratiar molto il fìgnor Iddio, cV col male,cY col bene s'abbraccino con la fanta patientia di Giob,che né con l'efler ricco fu fupbo,nè con l'elTer pouero, cV im- piagato fu impatiéte. Mi ridea molte volte in Italia fentendo da gli Italiani nominare il mal Francefe, cV dalli Francef i dir'il male di Napoli: cV in effetto,che cV quefti,cY quelli haureb- bono indouinato il vero nome,fe il male dell'Indie chiamato l'haueflero.Et che ha cófi il ve ro,il moftrerd in quefto capitolo,con la molta ifperientia,che se già fatta del legno fanto,c\: del Guaiacan,con che principalmente più che con altra medicina fi guarifce quella horren- da infermità delle bugne: per che la clementia diuina doue per noftri peccati permette il ma le, la p_ fua mifericordia prouede di rimedtj.Ma di qfti due alberi fi dira appretto nel decimo libro» Hora diciamo come quelle bughe pattarono in Hifpagna da quella Ifola Spagnuo la con le monllre dell'oro. Se nel precedete capitolo detto, che nel 9 6 ritorno il Colobo in Hifpagna. Doppo ilqual ritorno,io viddi,cY parlai co alcuni di quelli,che ritornaron all'ho a in Cartiglia, come fu il Còmendatore Metter pietro Margarito,cY i Còmendator l' Arro io,e'l Gallego,éY Gabriel diLeon, cV Giouan della Vega,cV Pietro Nauarro, cV altri crea» iella corte del Re catholieo,da iquali imefi molte cofe,che vedute cV patite hàueuan in quc lo fecondo viaggio : come n'haueua già intefe di quelle del primo viaggio molte da Vince zo Pinzon, che fu vn di quelli primi Pilo tu', che andarono col Colombo la prima volta: dC :ol quale io hebbi amiftà, fino dal 1 4 1 4, che egli mori, cV come ne fui anco informato dal Miotto Fernado Perez Matheos,cheal prefente viue in quella città,cV fi ritroud nel primo, K terzo viaggio , che il primo Almirantedon Chrillophoro Colombo fece a quefte Indie! riebbi anco notitia di molte cofe di quella Ifola da duegentilhuomini,che nel fecondo viag rio dell' Almirate vi venero, cV hocrgi dì,qui in quella citta viuono,et fono,Giouani di Ro rias, cV Alonfo di Valentia, cV cofianco da molti altri, che come teilimonrj di vifta mi die- lero particulare relatione di quanto s'è detto di quella Ifola,cY de gli affannici trauagli,che n fentirono.Ma più che niuno de gli altroché ho detti,mmformd a pieno il Còmendator Vleffer Pietro Margarito, huomo principale della cafa reale, cV tenuto 1 buona eflimatione lai Re Catholico: cV qflo caualiero fu quello, che il Re, cV la Reina per principale teftimo- no tolfero,et à chi maggior credito diedero delle cofe,che feranno qui nel fecondo viaggio >aflate, come fé ne già ragionato di fopra. Hora quello caualiero M. Pietro andauacofl nfermo,cY fi lamétaua cV doleua tantoché ben mi credo,che effo fentifle i dolori,che fenti- e fogliono quelli, che fono da qfta pafilone tocchi: ma no gli viddi pero buga alcuna. Indi pochi mefi nel medefimo anno del 9 6 comincio a fentiriì qfta infermità fra alcuni corri- mani: ma in qlli principi] andaua quefto male fra perfone bafie,et di poca auttorita.Et fi ere eua,che li mifchiafle qfto morbo con accollare con donne publiche. Ma poi fi fparteanco ra alcune perfone principali: cV gran marauiglia caufaua a quati lo vedeuano: fi per che era male horrendo, cV contagiofo, come per che fé ne moriuano molti. Et perche l'infermiti ra nuoua,i medici non lìntendeuano, né fapeuano curare , né darui configlio. Hora feguì 01 , che fu madato in Italia il gran Capitano Gonzalo Fernades di Cordoua co vna grotta £ bella armata da i Re catholici in fauore del Re Fernando fecondo di Napoli con tra il Re .arlo di Fracia chiamato della tefla grotta. Et fraquelli Spagouoli, che co quella armata art arono, ve ne furono alcuni ammorbati di quella infermità: onde col mezzo delle dòne et ol yiuere mifchiarono quefto lor morbo à gli Italiani, ÒV alli Fracefi: cV perche né quefti/ne udii haueuano giamai tale infermità fentita, cominciarono i Fracefi à chiamarlo il mal di 4apoh, credendo che proprio di quel regno fotte: cY i Napolitani pelando, che con li Fran m tolte venuto, lo chiamaron mal fracefe: cV cofi d'all'hora in poi per tutta Italia lì chiama. 4anelverodaquellaIfolaSpagnuoIapafsd quefto maleinEuropa.Etquie morbo mol- 3ordinanoaglIndiani,chefene fanno guarire ,& hanno i quefto effetto eccellenti her- Z^l^ e,cV piante appropriate à quefta ,& ad altre infermità , come è il Guaiacan (chealcu- 1 voghono,cne fia l'hebeno) e'1 legno fanto,come fi dirà,quando fi ragionerà de gli alberi. Viaggi voi. 3 , m iirj Si Donde H mal Fràcelè '.'t, tòviìj ' 1 ! lem ;'J."v' ;'■ v ! . l'I '."',1 l", r ■ » ■-'ij*i;i'^ ;: ? , '.i : iii«; ' 4",.»! "#, . ', IW ••M i .■/■■' Pi ► K 'V-fìir. 1 '' '.,,*; '!"» ■ ."«ih ■•' i#', , '>,; : ■*■::: !" ■•: „.;'^', , « l l:: l,l : , , : . i , . ij.iv>:-, 4' ■■' ■ -.'.■'■;. (f fv : . ,;,,». i r» t~ - n • ?m'W;»f:, '; ■ iti ■ ; ■ . .'i . M ,i ,.; ,* '^ i II ;.;: Ili h " ', : P E L L' HISTORIA Si che delle due infermità pericolofe,che i Chrifliani fentiron da principio in quelle Indie, quelle delle Bughe ne vna ,ÒY fu (come se detto) trasferita prima in Hifpagna, tY poi in tut »el animai te l'altre parti del modo. L'altra è quella,che chiamano delle Nigueilaquale non e in effet Nigua co- tom f errruta \ ma évn certo male a cafo: perche la Niguaè vna cofa viua,cY piccioliffima, di ".yj ma! modo che è minoiche il più piccolo pulicexhe fi vegga: Et in effetto è vna fpecie di pulici, che fa ne p erc h e va faltando come pulice, ma e affai più piccciolo* Quello animaletto va per la polue piedi ' re, cY doue l'huomo defidera , che egli non vi lia, bifogna che vi (copi molto minutamente la cafa. Egli fé n'entra ne'piedi , 6Y in ogni altra parte della perfona,cY per lo più nelle punte de i diti, (enxa eìler fentito,fìn che [i fia già collocato fra la pellet la carne: et comincia à coi rodere cY man giare forte, tY quato più vi (la, più magia : di modo che col rafpare,che l'huo. movi fa:qfta Nigua fi da molto fretta a moltiplicarui molti altri animaletti della fpetie fua: tal che in breue vi fa vn nido : p ciò che tolto che vi entra il primo vi s'annida , tY vi fa vn; borfetta fra pelle tY carne,grande quanto e vna lenticchia. 8C piena, di lendini,che tutti duri tano Nigue: cY fé per tempo non fi cauano fuori con vn ago, 6 con vna fpingola ', nel mo do,che fi cauano i pedicelli, e vna cattiua cofa: mafTimamente che doppo,che fono già crea te (che è quado cominciano molto corrodere) con il rafpare n' rompe la carne, Se" fi fpargo no quelli animaletti , di modo, che chi non vi fa ben rimediare, vi hauraben fempre che fa re* In effetto per che i Chrifliani come nel curarfi del male delle Bughe , cofi anco in que Ilo erano poco diligcti, ne aueniua che molti per quelle Nigue perdeuano i piedi, d almao i diti di piedi: p che doppo , che l'i gcmfiauano , cY vi fi faceua materia, bifognaua curarle ce ferro, d col fuocó.Ma chi vi e prefto à canarie nel principivi rimedia facilmete. béche fia no in alcuni negri pericolofe: per che ó per la ior mala carnàtura,d p che fono befliali, tY ni fi fanno nettarcene dirlo à tempo,ne végonò a pder i piedi:Et io fra gli altri le ho hauuten piedi miei in quelle lfole,cV in terra ferma: cY nò mi pare,che in perfone ragioneuoli fia co fa da temcrfìjbéche iian in effetto noiofe,métre che durano, o'che ftano dentro la carne* M è facil cofa a cauarle da principio: tY io ne ho fatto l'ifperientia , tY cofi diranno anco colore che le fanno cauare: cY bifogna ilare accorto quado {i cauano, per ammazzarle: perche alo na volta toilo che l'ago rompédo la pelle del pie la fcuopre, ella falta cV fé ne va via, come vi pulce: ilche auiene,quando e poco tépo che vi fia entrata. Et per quello fi crede, che quella che vi entra,doppo che vi ha fatto la fua cattiua femenza,fe ne falta via fuori,cV va a fare dai no à qualche altra parte, lafciado nel pie vno ifeiamo di quefta cofi maluagia generatione» DELLA NATVRALE ET GENERALE, HISTORIA PELL'INDIE. LIBRO TERZO, P R O H E M I O. % N quello terzo libro fi tratterà della guerra , che fece in nome dell'almirani " Don Chrifloforo Colombo il Capitan Alonfo d'Hogieda col Re Coano bo , &C come vi fu quello Re prefo cY morto , cY delle vittorie che hebbe do: 7| Bartolomeo Colombo contra il Re Guarionex,cY altri quatordeci Caciqu J] checoncoftuis'vnirono : cY comeRoldan Scimenes s'apparto con alcui Chriftiani d'aU'obedientia dell'Almirante , cY di fuo fratello . Si dirà anco del terzo viag gio del primo Almirante , quando difeopri , tY ritroud parte della gran coftiera di terra fei ma cY l'Ifola delle Perle chiamata Cubagua : cYdelgouerno dell'Almirante, cY che Re, e Signori principali erano in quella Ifola: cY del gran Lago di Sciaragua, cY d'vn'altro Lagc che e nella cimadelli più alti monti delllfola : cY come , cY con che arme combatteuano g Indiani: &: che aeneratione fono i Caribi,cY i Frezzieri, Diremo medcfimamente della rr racolofa, cYdeuotiffima Croce della Vega: cY della venuta del Commendatore Francefc di Bouadialia,ilquale mando in Hifpagna prigione con ferri l'Almirante cY i fuoi duo fra telli don Bartolomeo , OC don Diego Colombo : Et perche cagione fi morirono molti In diani , che erano in quella Ifola Spagnuola , cY della venuta del Commendator maggior e Alcantara don fra Nicola d'Ouado: tY della partenza del Commendatore Bouadiglia, eh peri nel mare con molti vaffclli fr gente,cY molto oro: Et del buon gouerno del Commen r datore h ■■ DELL'INDIE LIB R O III. 9? datore maggforer &eomc I'Almirante vecchio cV primo fece il quarto viaggio, cY venne a v difcopnre mquefte Indie VeraguàyeY altre prouincie di terra ferma :cV della fua morte che fegui poi in Hifpagna:cY come quefta città di San Domenico fi mutd, 6V trasferì dou'e ho ta Ita: OC della nobilta,cY particularita di quefta citta\& di quefta Ifola con le fue terre & dal tre cofe appartenenti al profeguire queft anaturale hiftoria,come più par ticularmente fi ve^ ora ne feguenti capitoli, r . . Della guerra, che hebbe il Capitano ^lonfo di Hogieda colcaache Caonabo ideila prigione,®* morte di quefto Re. Cab. l. ^ T^^odo libro s'eMetto.comedoppo che il Comendatore meffer Pietro Margarino 4 llafcio lafortezzadi ib.Tòmafo, TAlmirateviniaddil Capitano Alohfo d'Hogieda; faccedonei caftellano,cY dandogli 50'huomini J chelagùardarTero:pcheftauaÌnparte che irnportaua moIto,fì per le ricche minere di Cibaó,eorhe per la riputatione cV forza de Chri htanuMacomelulAlmiratepartito E Spagna 3 gllndianis'infuperbirò ^aonabo che era di quella prouincia fignore,cV no fi contentaua di quefta nuouacY vicina fortezza de ehriftianu Onde inlieme co freccieri Indiani, che teneuano la coftiera di quefta Kob dalla parte di tramotana,deliberòMi dare fopra qfta fortezza, & bruciarla, d fpianarlai Lo più di cinque :o fei mila huomini adùche affedid il caftello,et lo tene ben ftretto vn mefe fatea lalciarne vfeireanima viua.Ma il cartellano, eh e era fauio Qc valorofo caualiero refi^ Ite di modo,che in capo di quefto tépo gli mimici ralIentorono,et come géte feluageia die aero a noftri comodità di poter lor fare molti danni Jl cartellano accorto & follecito manes gio quefta guerra cV co l'armi,cY co l'arte , ferodo che più vedeua il tófe'i : N;!:;i^ •-TÌ M , ' ;?v#.i -'1..1 .ih.'Jli '.il' '•i i li , . ''. ;» il 1 ; ! . ' M| ' ■ , '*- , " ' . i/ •A " '.JWftW i 1 '! h «. Ji! i ' t.K. DEL L'HI STORIA Vetta lattaria & -vittoriane hebbe don Bartolomeo Colombo cantra il Re Guarionex ,&> altri quatt or- ato Re : & come Roldan Somenes fi pam dalla obedientia del Colombo. Cap. IL Orafi nel tepo,che Caonabo tenera attediata la fortezza di San Tomaio (come voglio-- no alcuni)o doppo quello affedi 0) come alcuni altri dicono,il Caciche Guarionex conuoco tutti Quelli Indfcni,& Cacichi,ch'ei puote (che furono più di quindici mila huomini)r, dar fetta fa Chriftiani,che erano co don Bartolomeo Colombo: perche, come s e già detto, gli Indiani maluolentieri foffriuano quefta vicinanza di Chriftiani,cV no haurebbono g nnm conto voluto ,che qui ncll'Ifola reftati foffero,fi perche non foriero efli delli lor flati priui, fe rondo che sia vi vedeuano qualche principio , come pche foleuano alla aperta i Chriitiani biafmare le loro cerimonie OC riti. Et tato più in quefto penfìero fi fondarono che vedeua : no l'occafione buona per loro,p li pochi chriftiani,che erano in tutta 1 tìbia reftati, effendo- neiranpa*t^^^ rAÌiirante S 'afpettauaconnuouegé,ti:nellavenutadelquale,perchei^ fapeuano i luoghi del paefe,efiì non haurebbono cofi potuto lor nuocere. Porto adunche quefto penlierb ad effettori modero co groffo efferato fopra i chrift.ani. Don Bartolomeo Colombo hauendo hauu to di ciò auifo,nó volle farfi forte in quel picciol luogo , ne dare al nimico accattone d'attaccami di notte fuoco , d d'aflediaruelo dentro: ma da buon caualie- ro 6C atto Capitano,vfa in capo, & non s'arreftd giamai finche preffo al nimico fi ntrouo : & alla feconda guardia,d quali fu la mezza notte,con qualche cinquecento huomini, parti fani parte infermi , diede animofamente cV con tanto impeto fopra gl'Indiani da due parti che Si pofe in rotta,ammazzandone molti, & facendone la maggior parte prigioni:gh al tri per la ofeurita della notte ifeamparono. Vi fu fatto il Re fletto Guarionex prigione cor quattordici altri Re, d Cacichi che nella battaglia fi ritr orarono, la quale battaglia tu tate Dreno doue è la terra del Benao edificata. Fu co^i fegnalata quefta vittoria, cV coli tauore uole à Chriftiani,che oltra che n'accrebbe lor il credito cV la riputatone di valenti pretto ; ouelle géti,fu ancho cagione,che gl'Indiani fi quietaffero , cY imponeffero a quefte fueribe Soni &riuolte fine,cY che comincialTero a effere più domeftici,cY à conuerfare più i con chf fìiani,ponendo ogni penfìero di guerra da parte: benché nel vero la gente di quefta Ifola. quella,che men vale d'altre che fi Ila veduta in tutte quefte Ifole cV terra ferma delle Indie: 3 quella che più quieta cV pacificamente viueua, anchora che fra loro fteffi qualche volte tot fero difeordi e?guerreggiatTero:malelor guerre non erano ne coficotinoue, ne fangumc fe,come in altre parti fi veggono. Ritornando all'hiftoria,hauuta che hebbe don . Bartol meo Colombo quefta vittoria,parendogli,che gran cagione di perpetuare 1 amata OC la p ce fra Chriftiani St Indiani era il lafciare in liberta Guarionex con le mig fiori coditiom pc imi lo pofe ad effetto cV lo lafcid via libero. Onde egli d'allhora in poi lacera carezze, fi trattaua bene i Chriftiani nel fuo paefe,quando v'andauano,d ne paffauano.bono alcun al tri.che dicono,che quefto Caciche non fi ritrouaffe nella battaglia, ma che v andane Capit no generale delle fue genti il Caciche Maiobanex, cV che quefti fofll poi co gli altri lafciati libero:machenelproceffodella guerra, era ftata fatta prigione la moglie di Guarionex, quale per rifcuoterla era venuto à fare pace dC amicitia con Chriftiani. Ora doppo di queit vittoria paniche don Bartolomeo Colombo cambiaffe a fatto naturacene fimollro alfe Diu rigorofo che prima,con Chriftiani:di modo che alcuni no lo poteuano fotfarire, SC pi che tutti gli altri Roldan Scimenes,cheerareftato p Alcaide maggiore dell Alnnrante,£ alquale non vfaua don Bartolomeo la cortefia,che effo penfaua di meritare. Ne accofentiu Roldan,che coftui nelle cofe di giuftitia faceffe qllo,chc più v oleua.Onde fopra di ciò het bero male parole,cV don Bartolomeo gli vfd mali termini , pche ferodo che alcuni diconc li pofe,d li volfc ponerelemania 1 doffo.Di che egli in modo ti fdegno, che con tettama hu mini s'appartd,cV fe n'entrò molto nell'Ifola adentro , ifuiandofì dalla couerfatione di Chi Sani predicado,cV dicendo l'ingiuftitie dell' Almirante,cY del fratello con determination nero di non appartare dal feruigio delli Re,Catholici: onde faceua le fue protette di no ve fere (blamente viuere fotto il gouerno,ne dell' Almirate, né del fratello : come in effetto pc mai no vi viffe: perche fe n'andò nella promneia di Sciaragua nello (lato .del Re Beheccic OC qui flette finche doppo qualche tempo venne nelgouerno di quefta lfola bpagnuoia Commendatore Francefco di Bouadiglio,come appreffo al fuo luogo fi dira. h l'Ili filili ,.. "' !*! ni ■' • _ D E Lf INDICE LIBR'O III. 94 hfolàdiCubaou^douefipefidnoleperle^ukrelfòLenuoHc^herttrouò. Cap. IH. ■ uià L' AlmirateColóboftettequalchedi v nella cortedelIiReCatholici fodisfacèdo cYrifòi fcendo l'informationi liniftrc,ehe haucuano di lui date il Fra Buil,&:glialtri: Sd fu co dsrnif tia afcoltato,cY affoluto,come nel precedente libro s'è detto,Poi hauuta ìiccntia di ritornare nel gouerno di quelle terrea di douere difeoprire dell'altre nuoue , l'i parti dal porto di C a lis del mefe di Marzo del 9 6. béche vogliano alcunché folle nel 07. Et v fato nel mare Oceano coki carauelle ben armate cYprouifte di quanto per firn il viaggio bifognàua fé ne Venncin Canaria, Qui ritcnc (eco tre carauelle, l'altre trainando in quefta Ifola Spasola con prouif ione di molte co fé neceflarie alla vita,cV con alcune genti. Et effo poi fi p-fra con le tre f uè carauelle per la volta dell'ifòle di Capo verde.chiamate da gli antichi Gorgone Et di qui partendo nauigd verfo Garbili , ben 150. leghe: cV hebbe vna eoli fatta tepdfta , che fu forzato a far tagliare gli alberi delle mezzane, 6V alleggierire gran partedelle robbe che portauano:Ondcin gran pericolo li viddero: et cofi dice FernadoPcrez,Matheos pilòta che hoggi in quefta citta di S,Domenico viue,Ma altramen te dice don Fernado Colombo figliuolo de 1' Almirante,che in quel viaggio G ritroud: perche dice che la tempefta fu di cai ma,cV di tato caloriche gli s'apriuano i vafi,eY fi putrefaceua il fruméto : & fu lorneceffano d alleggiare cV di ifeoftarfi dall'equinoziale: & corfero al ponete maeftro, Mandarono a ri* conoicere I ifola della Trinità: ilquaì nome 11 Almirate li pofe ,gche andaua conpenfìero di chiamare di qucfto nome la prima.terra che vedeffe: cV cofi vedédo terra ferma M queftalfo la con tre mon ti in vn tépo 8C da preno^chiamd. tofto quella ifola la Trinità, Et pattando oltre g quella bocca,che la bocca del drago chiamano, vidde terra ferma, cV gran parte della fua coftiera.Ma perche l'Ifola et la coftiera di terra ferma fono habitate da arcieri Caribi che :irano le freccie auelenate con vn'herba,aHa qua! non fi troua rimedio , 6C tono gète affai He ra cV feIuaggia,non fi pò te qui hauere lingua con gl'India ni,anchor che ne vedeilero^iola ielle lor Pirague,cV Canoe,fu le quali nauigàno:dclIi quali vaffelh cY della ìor forma li dira v ipprefio, Viddero medefinramete delle géti in terra ferma. Sta polla quefta Ifola della fifola dd- Irmitanoue gradi lungi dalI'Equinottiàledallaparte del noftroPoIoartico,dalla bada che '* riinitd - :lla wrfo mezzo giorno fi ftendè: pche dalla parte,che e volta là Settétrione ita -in 10 Està* a ^ inomaI e;E larga da iS, ■a v a^Ì£ghc^lfighapocopfur^-a5^<^llatór aj dycé'Ì juefta Ifola oppofta dalla parte di mezzo giorno,!] chiama il Palmare,pche gran quanta di )alme vi viddero.Et più verfo leuate lugo la coftiera di terra ferma fìailftume falfo,che cofi A |m»ramc il [chiamo spcheyolendo torui acquala ritrouo molto falfa, Da ponenteinque Ondefi 3 tf t taifolackllaTrinitaftalaputa ] delleSalinelungiio. d iz. leghe da terra fermai fraxi uè ?', la n bocca laputa&terrafermaltavngolfo,cherAlmirate iIchiamdlaboCcadelDraao:pche.aVui S °" a d una bocca aperta di dragofta la figura di qfto imboccameto: ^dentro 0^0 aolfofo> 10 m n ft tC: * daIIa P fita dc«e /aline , che fta in 10,. gradi dalfEqumotnale chlcorlc p a coftieral Almirate verfo ponete:cVricon bbeaIcun'altreIfole,chelechiamd iTcftijros: ladvnaltraIfolapofenomelaGratiofa,Etvidde.moItealtrelfoIe,c^ mdo oltre feoperfe la ricca ifola chiamata C W bagua,ch ft hòw chiamiamo l'Ifola delle PeVle; ;che qui e la principale pefchena delle perle i quelle Indie, Et vicim I qfta fta vn'altrà Ifola , TM * lì n T h Chl ? m ° Ia m ^rm, L'ifola di Cubagua ddelle perle fta dal ì^cZ pma de le falme già dette quali s o. leghe verfo ponete: Quefta Ifola e picciola,pche non gu". ì™f 1 o Cbe ^!jS he: ^^« r0 ^gheé lo tana da terra ferma,della,puincia, che chiamano Àfc , P',^? "coperfei Teftigos: che fono Ifolette,et l'ifola delIiPaffer^et altre IfolcEpli S rie y^S G0 Ie { ue ? e carauelle lungi la coftiera di terra ferma verfo Ponete, durino* io pillola di Poregari £he fta x 7 , o x 30. leghelugi da Cubagua.Et più oltre difeopfe altre Ifo cne li etnamano li Rocchi et l'ifola del OrchigIia,che fi chiama ancho Iaruma:doue,come Nomi di h 1 Ai C - gra ^ Umt r' Q ueR * Ifo,a cV 1X - le g he lontana da vn'altra ifola,che difeopn ani moUcifolc. ^hrr\Z l ™£ P r lU i VC 1° Po t n ^^ che fi chiama Corazao, Difeopfe medefimamctc mol .aure ilole,*; ilolette fin che giunfe al Capo della vela:che quefto^nome pIì pofe,ncheaui ocd Z*3 tm ' r 1103 ^ Indlan ^he andaua alla vela,Da qfto capo alla punta delle ialine/cV 3 cwl / a§0 /° n0 !" ll°* T k § he -Et da qfto capo della vela attrauerfo Y Almirante il gol 3,chc e fra terra ferma di qftaliola §pagnuola 3 et fé ne venne in quefta ciucche a quel tépo ftaua L'ifola de Telhmo- nij, & altre. L'ifola del- ■• :.,,■!(■. i . te < , ■ : , ■li:', . „i | V '"ll'.^ì"''»! . i » 'V, 'li'-'r/liiili'-"', • WaTi 1 " », ;r»ti-*: ,: ' >|. lijìfl ''l'I, 'Il ' ' "'"Ili 1 li «I ■Ili li Come deb- fee ellèf fat to il gover- natore. DELL'HISTORIA ftaùa da raltra parte di quefto fiume» Quel capo della vela Ita da polo in polo con I'Ifol Beata,che e v vna ifoletta pretto à quefta Spagnola , pofta trentacinque leghe verfo Ponenti lungi da quefta citta\Et quefto fu il terzo viaggio,cV difeopriméto, cheiece in quefte Indi* il primo Almirate.Ma perche habbiamo detto di fopra,che in Cubagua ritrouo\la pefche- ria delle perle, cV è cofa cofì fegnalata cV ricca , è bene che fi dica à che modo feppe egli ,jch< qui fi pefcaffero le perequando particularmente tratteremo di quefta Ifoletta» Di ^ueUo 3 cbefece t rimirante Colombo in cfuefìa ifola nel [no ter^p faggio, & delli Re è Signorile in quella ifoU SpagnuoL erano. Cap. UH* Mentre,che Y Almirate flette in Spagna, cV che ritorno la terza volta à difeoprire quell parte di terra ferma con l'Ifole,che fi fono pure hora dette,non venne mai vaiTello alcuno d Spagna in quefte partirne di qua ne pano in Spagna alcuno. Et perche quelli, che erano d quefta Ifola pattati in Europa con l' Almirante, cV prima ancho fenza lui, per li trauagli eh panati haueuanoje ne erano tutti cV poueri,cY infermi andati, cV co tal colore, che parean morti/e ne infermo molto quefta contrada delle Indie, cV no fi ritrouaua niuno,ehe vi fofl voluto venire.Et io certo ne viddi molti di qlli , che di qua fé n'erano ritornati in Cartigli; con cofi fatti vifi,che fé il Re m'haueffe tutte quefte fue Indie donate, douendo io reftare ce me coloro,nò vi farei venuto già mai* Et nò era da marauigliare fé alcuni à quel modo fé e ritornauano,che mi marauigho,come ne potette ifeapare huomo yiuo , faccédo mutatior di terre cofi remote dalle patrie loro,cY lafciando tante commodita, cV vezzi di cafe loro ,i faccendofi quafi effuli di tanti loro amici,cY parenti,c\: mancado loro le medicine , 8C lai ti tante co fé neceffarie,che qui per breuità fi tacciono» Le genti adunche del continouo i quefta Ifola macauano,cV quelli,che v'erano, tato fi reftauano di ritornarli in Spagna,qua to che non haueuano vaffelli da ritornarfene,cV del ritorno de l'Almirante no shaueua cei tezza alcuna: Onde fi tenea quefto paefe quafi per perduto, 8C per difutileicV quelli, che v rano,con gran paura vi ftauano , cV vi fi farebbono fenza alcun dubbio perfi , fé non eran foccórfì da quelle tre carauelle,che dalle Ifole di Canaria vi mandò rAlmirate,lequali pori ronopiudi 500 huominifentétiatià morte, cV banditi in quefta Ifola, che furono cagior con quelli pochi,che v'erano,che quefta Ifola nò fi dishabitaffe del tutto* Et non haueuan già i Chriftiani ardimeto d'ufeire della città,ne di pattare il fiume da quefta altra parte. Et pud dire di certo,che g quefto foccorfo fu riftorata la vita di quelli,che qui ftauano,et fi nf. tenne che non fi perdette del tutto quefta Ifola : gche fra quefte nuoue genti vennero moi valenti huomini,cV perfone fegnalate: Onde perderono a fatto gl'Indiani ognijperaza < douere più vedere fenza Chriftiani quefta Ifola: maflimaméte, cheindia'poco tèpo vi vie dero ancho venire l' Almirate con l'altre tre carauelle cV con buone genti,hauedo già difee perte altre Ifole,cY parte di terra ferma,come s'è detto.Egli giuto in qfta città,che allhora I uà da l'altra parte del flume,ritroud don Bartolomeo fuo fratello co gli altri chriftiani in r. ce,benche alcuni fletterò di malauoglia g l'abfentia di Roldan Scimenes,cV ne mormorai ro,come èilcoftumedi qfta terra :gcheanchora v'erano alcuni affettionati, cV infetti del vecchie pafiloni del tépo di fra Buil.Ma tutti pero" vbbidirono,et riceuettero l' Almirate e lieto continente come vice Re, cV gouernatore, che veniua in nome delli Re Catholici. I benché etto effercitaffe il fuo vfficio cV gouerno per il miglior modo che poteua, non mai rono però giamai di quelli,che delle fue cok fi lamentauanon'lche bifognaua che cofi fotti perciò che col fauorireSc" aiutare vno , bifognaua che offendette dmaltrattaffevn'altro, Et certo che ha da effere angelico più tofto che humano,quel gouernatore,che vuol còter tare tutti: oche altri fono inchinati a i vitrj,altri alle virtù : chi a trauagliarfi , dC aeffercitare perfone,8c chi al ripofo,cV all'otio:chi à (pendere,chi i conferuare,cV chi a vna cofa, cV chi vn'altra:dimodo che nò fi poffono tante maniere d'h uomini contentare, cheperhauere* uerfi fini cV intentioni,e molto diffìcile il potere intenderli, cY il gouernatore bifogna, eh habbia vna fpecial ventura cV fauore diuino,per effere amato , benché nò poco ancho da li depéda,s'egli haurà quefte tre cofe fo!e,che fia retto cV fenza pafflone nelle cofe della giui tia,che fia hberale,cV che nò fia auaro*Ma ritornando all'hiftoria , l'Almirante diede ordir in fondare,d per dir meglio,in reformare la città della concezione della Vega, cV la terra < S.Giacomo,cV quella del Bonao» Quefte tre terre furono in quefta Ifola Spagnuola fo date dal primo Almirate don Chriftoforo Colòbo,ilquale prima di quefte vi fondo aneli Ifabella ■ -'',.... D E L U I N D I E L IBRO III» 9 j [fabella.il cui pÒpolo(tome s e detto di' fopra)fu trasferito iti quefta città di San Domenico. Ora ritrouandofi in quefto flato le cofe,l'Almirate don Chriftoforo fé ne ritorno in Spa ynaySC U Re Catholici fentendofi affai ben feruiti di lui gli confermarono vn'altra volta i Qua' 1 ' sì* luoipriuilegi nella città di Burgosà z$ d'Aprile,deI 14.97. Ma perche per quello, che .. f nori ' fi " fi dirà appreifo in qfta hiftoria,bifogna faperfi, quali Re ,d Principi fignoreggiauano que- ianófSfì [la ifola Spagnuola,dico,chefecondo che io intelì & feppi da quelli,che io ho allegati di Co- foIa s P a - praperteitimonrjApcrlememoriejCheiofcriiri^achenel 9^ viddi in Barzellona li pri nuola * mi Indiani col Colombo nella corte delli Re Catholici, erano cinque liRe , 6 Carichi, che itti chiamano,che fignoreggiauano tutta l'ifoIa:Et lòtto à quelli erano altri Carichi di mi- lor ftato,che à qualch'uno di cinque principali obediuano , dC veniuano a Ior chiamati odi nceó di guerra,cY non mancauano à quanto loro fi comadaua. Li nomi delli cinque prin- :ipali erano quefti,Guarionex,Beheccio,Goacanagari,Caiagoa,CaonaboJl primo figno fi 1 eggiaua tutto il piano 5 che erano più di fettanta leghe nel mezzo deirifoIa:Behecciopoffc . leua la parte Occidentale,cV la prouincia di Sciaragua, cV nello flato di coftui era quel gran ago,del quale fi parlerà appreffo. Goacanagari 1 ignoreggiaua dalla parte di Tramonta^ " ia,cV nella fignoria di coftui lafcid l'Almirante lf trentotto Chriftiani, quando venne in juefta ifola la prima volta. Caiagoa regnaua nella parte Orientale di quefta Ifola , fino i luefta citd,ÒC al fiume d'Aina,et fin doue il fiume luna fcarica in mare.Et queftaera in^effèt ! vna delle maggiori flgnorie di tutta lIfoIa,cV le gai di quefto regno erano le più animo- e per la vicinaza,che hauean de Caribi. Et quefto Re mori' poco doppo che i Chriftiani li noffer la guerra: cV la moglie fua reftd nello flato, cV fu dapoi Chriftiana,et lì chiamo Anef a di Caiacoa. 11 Re Caonabo fìgnoreggiaua nelle motagne,cV era gran fignore>et di mol ftzto : dC haueua vn Cariche g Capitan generale in tutto Io flato fuo,chiamato V fmatex, he in fuo nome vi comandaua,cVera quefto vncofi valente huomo.che ne temeuano tutti ii altri Gacichi,cV Indiani delfifola. Quefto Caonabo s'accafd con Anacaona forella del ecidio Behecrio:cV perche era vn Re prineipale,iè ne venne comeCapitanó auéturiero» t per lo valore di fua perfona fece quefto cafaméto, cV fece fua principale ftanza, doue e hp a la terra di San Giouan della Maguana , cY tutta quella prouincia fignoreggioV Fragli ndiani di quefta Ifola non erano mai guerre,ne differentie fé non per vna di quefte tre cati- no perii termini,cY iurifditione,d per le pefcherie, quando dalle altre Ifole veniuano In* iani Caribi à farui affai to; Et quando quefti ftranieri vi veniuano:, d v'erano ferititi, an- hor che i Carichi dell'Itela follerò fra fé nimiei cYdifcordi, tofto fi vniuano infieme, ,cY co- le amiriifìmi,s'aii#auàno l'un l'altro contra quelli,che d'altre pattivi veniuano* .'.'•■ .... , Del lago di Scidrkhikjér dm altro Ugo pofìo nelle più alte porti dell' ifola: & delle genti 3 che in quejìa ifola fi ritroharonò^ conche arme 'combatteHano:^ de Caribi arcieri & delia Croce (fella conemione deUVegt, cap. K. ' T ., ' *«k-uj . ■. ì ...--,©: .., isziqrjift'jiiu . -.-, .. .. lo voglio qui dichiararcene còfa e il Iago di Sciaragua, cV vn'altrolago medefimamente olio nelle più alte mótagne di qfta Ifola: cY chi fono gl'Indiani Caribi,de quali se fatta me ione di fopra,con altre cofe affai degne da notare,come fi vedrà.Il lago di Sciaragua comin la due leghe iGgi dal mare,preffb la terra della Iaguana.Et chiamafi di Sciaragua, gene coli Iago di hiamano gl'Indiani qUeHaprOuincia,doue egli e\ Si ftéde verfo Oriete,3C in alcune para e v s « ara 6 M • irgo tre legh^il refto e* di due Ieghe,o poco più o meno d'una . E falfo, come il mare,gche ha come vn'occhio,che col mare corrifpode , béche in alcune bocche di fiumi o di rufcelli a dolce.Sono in qfto lagotuttele forte de pefci,che fono nel mare,faluo che balene,cY altri mih grandi:benchevifianoTiburoni, chefono affai grandi con altre molte differentie di elci,& Tartuche,che chiamano gl'Indiani Hicoteas + Et nel tepo,che fumolto quefta Ifola abitataci vidde ancho habitata tutta la coftiera di quefto Iago d'ogni parte. Nel 1515. Io aminai 10 quato e lungo, cVritrouai molti Indiani,che viueuano in certi bei luoghi pofti à are di queito lago. Si ftende quefto lago dalla parte eh e più vicina al mare, fin doue piti €U ^u l u VZ n€ entra > dl ' fdotto leghe.Et pche vi fono molte pefchiere, era affai frequenta- 3jK habitato:perche il pefee e quella cofa, chepiu ordinariamente gl'Indiani mangiano. L altro Iago,che ho detto,che fia nella cima delle motagne di quefta Ifola, e vna cofa affai ioua,5C notabile: 8c b^chefìano in qfta Ifola alcuni,che ne ragionano , fono pochi o rari co wo,cne veduto 1 hano,Etin effetto io vn folo n'ho vifto , à chi fi debba più credere : gene é perfona ! .: y :\: m « 1 1 jf\ 1 ,: ' I > m .' li ' 1 l'ir '>v ;»;"'' • I ''■•■ ,'»,■■■ . ?. , li' V,»' fi' - 4 v M»" ;#■;..' P A~ / i,Mi..t,<ì,U7' ,:"'""1: li \: k ri: ; ' '-,►[ '"«f»"' \llHi|i| 1 ! J- '! ili ,e: ■' ■■.•'»! ■:■'; | il ì! il»"-:»;* 1 *:!--' 1 !■». |t||[,*;' [„ , ;!]■* li,, il ! I »' -K l'i ''ti 1 !! mi . 4> y Vnftrepìto «uàde fi fen ti uà d'un la go fopra v- na altifsi- ma mon- tagna. De Caribi Arcieri. .i- Il prto che uouaflc lar co &lefaet te. ' M DELUHISTOKIA «erfona da benccY hoggi viue predo a quella città di San Domenico. Coftuitm* dice,che ne di lui andò fon alcuni altri Chriftiani in quelle alte montagne , doue nafee il numediNi cao cY fpeciatmente doue viueua il Caciche Biauter,che ftaua a pie d'un altiHimo monte, il fi può montare fu nel monte,perche vi fono le balze afpre,& dritte, che e imponibile a p<> tere montarui fufo. Da l'altra parte oppofita adunche,coftui,che ha nome Pietro diLum breras,montd fu à vedere quefto lago : cV feco aiutò vn gentil'huomo chiamato Mefcia co fino a fei ben difpofti Indiani.Ma quando furono predo alla cima,fi reftarono gì lndiam,e l Mefcia a dietro,perche cominciarono à fentire lo ftrepito , che fu fiiaceua. Dimandalo il Mefcia da Pietro,perche fi reftade,rifpofe,che era cofi ftanco,cY morto di freddo, che no pò tea più panare oltre. Pietro allhora benché egli ftede ancho ftancho,cY fentifle gran fred- do per edere quella montagna al tiffima,non per quefto fi reftò di profeguire quel camino. Erano andati in fu lungo vn fiume chiamato Paniche fra quelle montagne fcorre:onae perche il fiume poi di trauerfo fi feoftaua , Pietro di Lumbreras fi pofe a gire al dritto perla coftiera rafa,che chiamano,in fu. cV molto ftancho,cY attonito,giunfe quali alla cima dC più alta parte del monte,doue fi ripofd alquanto raccomandandofi fempre à Dio, perche fentia gran fpauéto del gran ftrepito,che fu in alto fi faceua. Pur tutta via volle a ogni modo giun ler fu benché con incredibile trauaglio,8C per diffìcile cammino. cY giunto fin doue moiv tare fi potèua,ritroud quiui vna lacuna , che al parer fuo dice , che era vn tiro di baleftra 1at> ea cY tre tiri lunga: cY (fette mirando quefto lago tanto fpatio di tempo,quanto fi potrebbo no dire tre credi.dice Pietro,che lo ftrepito,e'l rumore,che vdiua,era tanto, che effo neftaua fpauentato,cY attonito: Si che non gli parea quel rumore di voci fiumana, nèfapeua difcer> nere di che animali,© fiere fi foffe potuto edere. Onde perche era fo!o,cY pien di fpauento fé ne ritorno a dietro fenza vedere altra cofa Jo l'ho dimandato ,s'egli giunfe all'acqua, cY s'e ra dolce o falfa : cY m'ha rifpofto,che non vi fi accorto per dodici,o quindici patii, cY che ha. uendo veduto quato s'è detto,fe neritornò doue hauealafciato Mefcia con quegli Indiani, Et quefto è quanto di quefto lago fi sa, anchor che per l'ifola ne vadano molte nouelle a tornó?che io non le credo,nè fon per fcriuerle, fin che non fé n'ha maggior certezza. Ve gniamo bora à dire de Caribi, quefti viuono nell'ifole cóuicine: & la lor principale Ifola tu quella di Borichene,che hora fi chiama di San Giouanni: l'altre furono quella di Guadai* pe,la Domenica,Matitino,Cibucheira, che hora di Santa Croce fichiama, cV l'altre, chein quel pareggio fono. Da queftelfole adunche ne veniuano cóarchi cVfreccie fopralelòi Canoe a lare guerra alle genti di quefta Ifola Spagnuola. Quefti Caribi arcieri fono più di fciolti cV valenti, che no erano quelli di quefta Ifola: perche in vna fola parte di quefta Ifola doue fi dice de Ciguai fotto la fìgnoria del Caoriabo,erano di quefti arcieri , iquali non tira- uano perd con herba.ne la fapeuano fare. Si crede che quefti amicamele veniffero d'alcun, deli'Ifole conùieine de Caribi,doue tanti arcieri fono: cV che per l'antichità fi fodero dimen ticati della lingua loro,cV parladero di quella di quefta Ifola. che fé quefto non è , può eden per auentura,che dalli loro inimici fteili,per difenfarfi da Ioro,apprendeffero l'ufo di queft< arme: benché i Caribi tirino con vn'herba affai cattiua,cV peftifera.ma io tengo quefìe arm« dell'arco & delle freccie adai naturali, o le più antiche , che fodero al mondo : benché Plinio dica,che Scitha figliuolo di Gioue fudeilprimo,che ritroud l'arco QCte faette: Altri dicono che Perfeo le ritrouade.ma io tengo quefte arme più antichedi quel,che dice Plinio,poi ch< filegge,che Cairn fu da Lamech morto con vna faetta,laqualcoftui credendo tirare à qual- che nera,lafcio vfeire dalla cocca. Quefta auttorita ci fa chiaro, che le faette fono le più an- tiche arme,che s'ufadero,o le più naturali: cV come tali poterono quefte genti feluaggie na turalmente vfarle. Ma ritornado al própofito noftro dico , che il colore di quefti Caribi < mifticcio di bianco cV nero.fono di minor ftatUra,che non e comunemente la gente di Spa grta,ma fono ben fatti,cV proportionati,faluo che hanno lafrote ampia, cV i buchi del nak niolto aperti,cV il bianco de gli occhi alquato torbido . ma quefta maniera di frote ampia & larga 11 fa da loro artificiofaméte: perche quado nafeono i putti,gli ftringono le tefte co ma- ni di tal maniera cV nella fronte,cV nella parte oppofita,che pchefono tenerelli, ne reftano ; quel modo le fronti piane 8cdi mala gratia.vanno tutti ignudi,et no hanno herbe,anzi pe & più fono sbarbati^ fenza peliXe lor dóne vanno ignude , OC dalla cinta in giù portane cene D E L £' I N D I E L I B R Ò I I I. 96 rrte couertc di bambace,che non 'giungono fé non fino alla metà delle gambe; cV le Caci-; ie dC donne lOr principali le portano,che giungono fino a i calcagni. cV le tette con quato dalla cinta in (importano difcouerte.Et quefto era Fhabito delle donne accafate,o x che haue ano conofeiuto huomo: perche le donzelle vergini andauano del tutto ignude fenza altra enda: ve ne fono alcune di buona difpoli rione, hanno gli huomini cV le donne buoni ca< elli,negri,piani,&: fottili:ma no hanno buoni denti. Doppo che iChriftiani parlarono in uefte parti,con la lor couerfatione,entrarono quelle genti in qualche vergogna: cY per ciò li huomini fi pofero vn pezzo di panno quanto vna mano , appefo dauanti alle; lor parti ergognofe.ma no già co tanta accortezza cV auifo , che ne copriffero di forte quefte partii !ie non le lafciaffero vedere. Combattono gl'Indiani di quefta Ifola con certi baftoni, la si larghezza e tre diti,ò poco piu>cV fon cofi lunghi quato è alto vn huomo,èY hanno duo li ò tagli aguzi alquanto, cV nel fuo eftremo è vna manichetta :cY fé ne feruiuano come di zza a due mani, fonoeuiefte arme, di palma cYd'altri alberi forti. Scriue Plinio , che gli africani furono i primi,che con gli Egittn combatteffero con baftoni di legno, che fi chia- lauano Phalangi,che a me a punto pare,che fìano quefte armature d'Indiani, che noi dice^ amo,anchor che i latini chiamino Phalange lo (quadrone ài gente da pie pofta in ordinan a: cY e chiamato ancho di quefto nome vnoaragno venenofoidicono ancho i Latini Pha nga,per palanca. Et ritornando all'ordine noftro, combattono medefimamente quefte enti con baftoni da lanciare,come dardi,cY alcuni ne fono più fo ttil i, che dardi,et co le p un : aguzze,che fono fra géte ignuda arme affai pericolofe,cY fra gente ancho,che buon ripa<- ) non v'habbia: perche quelli,che fono di palma,fe cogliono ài trauerfo, iì fpezzano facik lente: cVe peggio à cauare fuora della carne quelli pezzetti Cottili , che vi fogliono reftare, ie non e v a curare la piaga principale. Or quanto alla fanta Croce della concettione della ega,fi dee fapere,che nel fecondo viaggio, che l' Almirate don Chriftoforo Colombo fece quefta Ifolà,^omando v ben à venti huominide fuoi che tagliaffero vn albero dritto cV alto^ ' ne faeeffero vna croce.Ia maggior parte di quefti,à chi fu impofto>erano marinai, eYoolo > andò Alonfo di Vaìen tia,cY tagliarono vn albero groffo,et tondo : cV ne troncarono vn ezzo della parte più alta,et ve lo attrauerfarono facendone vna Croce,che fu da difdotto d enti palmi àfcaiaffer mano molti,cY per cofa publica,cV certa tégono,che quefta croce hab f (a quiui poi fatti miracoli: èY che habbia quefto legno fanati molti infermi : cY è tanta la de> otione,che v^annoiChriftianiyChe ne tagliano et furano alcuni pezzotti,per portarli co te reliquie fante,!» Spagna,cY in altre jaarti.Et in effetto ellae tenuta ì molta veneratione, per li fuoi miracolijCome perchein tanto tempo, che è fiata feouerta à cielo aperto, no se lai putrefatta,ne v cadutamaiper tempeftadi vento o'd'acqua,che fatta habbia: ne la poterò o mai gl'Indiani muouereda quel luogo , ancfaor che con corde legandola s'ingegnaffero rancjuantitadilorodi trarla fuori, onde pieni di fpauento lalafciarono finalmente ftare, uafi àqueftomodo ddlafua fornita ammoniti: cYveggendo cornei Chriftiani hanno in ìolta riueretia lacroce,cY che elfi con tanta forza no erano baftati à muouerla , la foleuano oi co certo rifpetto,cYriuerenza rm'rare 5 cY s'egliclimauano, cY. humiliauano veggendola. ,: ■ ' ' ': ;■'-.:. j . .. _ Come il Commendatore Trancefco di Bouadiglid "V^rme algonerno di cjue/ìa Ifola SpagnuoU, & mandò { prigioni' rimirante con li fratelli in Spagna: & dittanti Indiani furono già in cjuejia ifoki & 'perche cagione momonO^ >fe rt 'èquafi perduta la [emenda, " Cap. VI. Della croce della cócet Sioue. ■ - ■ • j Stette l'AImirante in quefto gouemo fino al 1 490. che li Recathoiici fdegnati della iformatìoneche haueuano del modo ,«hedon Chriftoforo Colobo, eì fratello teneuano ci gouernare quefta Ifola,ddiberarono di mandarui pergouernatore vn caualiero antico reato della COrte,gfona molto honefta,cVreligiofa chiamaso Francefco di Bouadiglia,caua ere dell'ordine militare di Calarraua. coftui ipedito dalla corte , cV partito ài Spagna, tofto legiufe a quefta cittaVprefe 1' Almirate,cV fuoi fratelli don Bartolomeo, cV don Diego Co^ )mbi,^ fattili imbarcare feparati I tre carauelle li màdò co ferri i piedi prigioni in Spagna, oue furono cófegnati ai caftellano della città di Calis,fin eh e veniffe ordine dal Re cV dalla teinadiqlio,cheiènefuffedouutofare. Dicono alcuni ilGòmédatoreBouadiglj'anon ti mandato perche prendeffe rAlmirante 5 ma perche fulfc folo giudice di refidentia, cV per - he s'informaffedelìacagion, perche li fuffe Roldaa con compagni fcparato cV tolto dalla ; . obediéntia ^ 1 ,| <^ i '■' m i .'.il h \t' !vf';' ifiB f. -li ',;»■ : ''V'ì, v «r... 1 r 'v.wk ' - ;l . "I l'I,. ì' . • '■ T 'i t, '': ; l'?'i ì/ : ■■• ' ;" .■' ' " ? .ri * ■"■'' ? » »i." 1 ;' ' I :".'f '';'"' ''.',»,, t'ifì!"'"'"'*!,!' ■■ » ■ 'I l : , ' ; .iv--; l j • ' -yv- HIV '■' i :'; : ''' : '"!!Ì™'ij •i ■* ; " , ■ i : ¥,A' ' : k , • : ! ; ini' ,; '" ! :'€: ii Premij foli ti darfi dal- la fortuna a qllichetan pò qualche grade Ipre- là&qftadi Colobo fu la maggior che mai fà- ceflè huo- jno al mon do. DB L L'Hl STORIA tìbedientia.ma o che li fuffe flato ordinato o v no, egli prefe, cY mando prigion l' Almirate & fratelli in Spagna: OC effo reftd nel gouerno di quefta Ifola : cY la tene in molta pace cV giuft tia fino al 1501* che fu da quefto gouerno rimoffo,& hebbe licétia di potere ritornarli ir Spagna,benche non haueffe tanta ventura 5 che poteffe giungere a faluamentoin Cartiglia hora tofto che quefto caualiero à quefta ifola Spagnuola giufe,gli fcriffe il Roldano vna le tera,cY poco appretto fé ne véne co tutti quegli altroché erano feco,nella prouincia di Scia ragua a feruirlo,cV à viuere fotto la debita obediéua delli Re Catholici,de quali erano valla li.quefto Commédatore Bouadiglia madd in Spagna molte informationi còtra T Almirai te cY fratelli,moftrando le cagioni,perche prefi gli haueffe:pero v in effetto le più vere cagio ni fi reftauano occulte: perciò che fempre il Re cV.la Reina cercarono 3 et tennero modo,ch quefti Colombi s'emendafiero più tofto che reftaffero mal trattati * io diro qui quello , eh alcuni loro opponeuano,per colparli.fi diceua , che l'Almirante hauea voluto tener fecrea il difeoprimento delle perle, cV che non Io fcriffe mai fin che intefe , che in Spagna fi fapeu perche eran andati all'ifo la de Cubagua alcuni marinari nominati nini:cY che quefto lo fa ceua per hauere à capitulare di nuouo.Si dicea medefìmaméte,che egli fuffe affai fuperbo £ oltraggiofo, cV che trattaffe male i feruitori.cV i creati della corte del Re, cV che troppo lice tiofo lì moftraffe non obedendo alle lettere,ne v a gli ordini delli Re fuoi, fé non quanto ài piaceua: perche nel refto difTimulaua,cY ne faceua à fua volonta.ma d'altra maniera raccor tano tutto quefto alcuni altri, cV dicono che la moftra delle prime Perle,che s'hebbero,fu d l'Almirante mandata alliReCatholici pervn gentil'huomo chiamato Arroial , tofto ci] egli le difeopri cV ritrouo\cY quel chepiu di certo s'ha, che mai non mancarono nel mond detrattori dC jnuidiofkonde perche quefto paefe è lontano dalfuo Re,et quelli,che qui ve gono,fono di differenti prouincie,cV di contrarr) defii cV opinioni,ne nafee che le cofe var; mente fi tolgano : perche ad alcuni pare, che l' Almirate vfaffe la giuftitia mollo da vn bue zelo del feruigi© di Dio &C del fuo Re,altri al cótrario l'interpretano, & biafimano vna tai rigorofità.fì che fecondo la varietà delle pafIìoni,chi la dipigneua a vn modo, BC chi à vn'; tro,cV chi ne fcriueua vna cofa,cV chi vn'altra,di maniera che s'effettuo' la prigióe deli' Airi rante,cY vi diede gran colore Feffere effo poco patien te,cV l'effere mal vitto, §£ riputato cri dele» Effendo ftato(come s'è detto)codotto in Spagna.Subito che il Re et la Reina l'intei ro,madarono a fare desligar lui cV i fratelli,ordinando loro,che alla corte andaffero , v'and tofto 1* Almirate à baciare al Re cV alla Reina la mano,et a purgarli co le lagrime a gli occh il meglio,che puote^vdito che l'hebbero co molta clemétia>lo confolarono>3C cofif atte pai le li difteriche effo ne refto v alquanto contento»cV perche i fuoi feruigi erano cofi fegnalat anchor che vi fuffe ftato vfato qualche difordine,nò poterono cofi gratioGiPrincipi foffrir che l'Almirante fuffe mal trattato: cV cofi fubito li fecero reftituire tutte leniate ch'egli qi haueua,che gliele haueuano tolte cV ritenute tofto che egli fu prigione:ma non voifero,d egli per niun conto ritornaffe più nel gouerno deH'Indie*haueua già 1' Almirate,comc fau perfona,tofto che la prima volta ritorno in Spagna co le nuoue del primo difeoprimetp e quefte Indie,fupplicato li Re Catholici,che fufle lor piaciuto , che il Principe 4on Giouaf haueffe i fuoi figliuoli riceuuti per paggi. cV erano quefti fuoi figli don Diego Colobo fu legitimo,cV primogenito figliuolo : OC l'altro era don Fernado Colombo, che ancho liogf viue,cV e v vn virtuofo caualiero: 6< di più dell'effere ben nobile,cV d'affabile cV dolce cóuei fatione,cV ancho dotto in diuerfefciétie,cVfpecialméte nella Cofmographia:cV la Maefi Cefarea,ne fa meritaméte conto,come di buon feruitore cV creato, bC per li tanti feruigi del l'Almirante fuo padre. Il Principe don Giouani adunque tratto quefti figliuoli affai beni dC li tene in cafa fua finche piacque al Signore di códurlo nella fua fanta gloria nella città e Salamanca nel 1 4 9 7. Ma ritornando al propofito dell'hiftoria^doppo che hebbe l'Aln: rante hauuto il perdono,non fu men che prima dal Re cV dalla Reina ben trattato, cV com prudente,cercd di potere per tutte le vie poffibili rihauere la gratia di quelli buoni Princip] dC d'hauere licentia di potere ritornare à quefte Indie, ma furono tante le querele, che haue uà hauute contraine non poffette cofi prefto ottenerlo.cV in quefto mezzo il Gouernato re Bouadiglia gouernet quefta Ifola fino à l'anno (come se detto)del 1 5 o x. nel qual tem pò ù caud molto oro delle minere dell'lfola , perche v'erano molti Indiani , che l'andauan< cauando per li Chriftiani,cV per li Re catholici s in nome de quali vi Ci lauoraua particular mente perche hauean già le fue proprie minere cV poffeffìon fotto il fuo nome real: perch " tutti DELL'INDIE LIBRO III, 97 tutti gl'Indiani furono ripartiti per l' Almirate fra tutti gli habitatori che erano venuti à Ilari tiare in quefte pani,& e opinion di molti che lo viddero,cY parlano in quefto come teftimo nri di veduta,che quando l'Almirate difcopri N quefta IfoIa,vi ritroud vn million di perfone fra Indiani de Indiane o più di varie età, de' quali tutti, cV di quelli ancho, che da poi vi nac- quero: fi crederne non ve ne fìano al prefente,che fìamo nel mille cinquecéto trentacinque fra piccioli,cY grandi reftati cinquecento,che fìano difcefì da quelli primi, che v'erano: per- che la maggior parte di quelli, che hoggi vi fono, vi fono flati condotti dalli Chriftiani per lor feruigio,o dalle altre Ifole,ó da terra ferma.Perche erano le minere affai ricche,cV l'auari- tia de gh huomini infatiabile,alcuni ecceflTiuamente Quagliarono gl'Indiani, altri non die- dero lor da mangiare quanto fi conueniua: cV con tutto quefto vi era ancho, che quefte géti fono naturalmente otiofe,cV vitiofe,cY di poca fatica, cV maninconici, cV codardi, cV vili,c¥ male ralleua ti,cY bugiardi,cV di poca memoria,^ inconflanti : onde mol ti di loro E non s'af iaticare s ammazzarono con veleno,aItri s'impiccarono con le proprie mani,al tri in cofì fac te infermità mancarono,cY fpetialmente d'alcune variole peftilentiali che vennero general- mente in tutta rifola che in breue tempo tutti gl'Indiani fi finirono. Fu ancho gran cagio ne delia lor morte la mutatione de gouernatori,che li ripartirono: perche pattando da figno reahgnore,cVdavnauaro advn'altro maggiore, ritrouarono quafi tanti iftromenti della lor morte: ma per qualunche cagione fi monlTero , che in effetto i minif tri di quelle perfone nobih,che erano preffo al Re Catholico, cV participauano di quelli vtili dell'Indie , con fo- uerchio trauagliarli ne furono cagione: no farà Chriftiano alcuno, che delle facultà per que Ita via guadagnate n'habbia inuidia* Permiffe ancho il Signorelddio larouina di quefti lndiani,cV per li peccati de' Chriftiani difeortefi cV auari, che tanto del fudore di quefte géti godeuano,fenza dottrinarle,cV recarle al conofeimento del vero Iddio: & per li peccati an- cho grandi,enormi,óY abhomineuoli di quefte genti feluaggie cV beftiali : perche in effetto, rome dicono tutti coloro,che l'han veduto,in niuna di quefte prouincie dell'ifole d di terra termiche fi fono feouertenon fon mai mancati,nèmancano foddomiti poltronite idola- trane d'altri molti vitij,cY cofì nefandi,che no fi potrebbono ne dire,nè afcoltare fenza mol a vergogna,fenza che fono quefte genti ingrati! fime,di poca memoria, cV meno capacità, itfemlor fi troua qualche bene, e v mentre che non giungono alla adolefcentia: perche poi n tati difetti s'infangano,che e" vna abhominatione ad vdirlùTutte quefte cole fi fono prat- icate cV difputate da molte religiofe pfone dotte cV di molta confeientia di varij ord ini,per- he quiui fono di San Domenico,di San Francefco,delle grafie, come della regola di S,Pie ro apoftolo,cV d'altri molti Prelati: cV qui,cV in Spagna, per affecurarne le conicientie delli <-e quanto al trattamento di quelli popoli,fi perche le loro anime fi faluauero, come perche giungo viueffero.Et ne furono perciò fatti moltiordini cV prouifioni reali a gouernatori * vfficiali loro: ma non v'ha badato cofa alcuna a fare che quefta infelice generatione non ì còfumea ffin quefte Ifole. Ne v io voglio di quefta colpa fegnalare alcuno di quelli,che qui Dno itati : quefto fo bene io,che quello,che diceuano i frati di San Domenico,era contradet 3 da quelli di San Francefco: cV quello , che quelli aftèrmauano , quegli altri negauano: SC oicol tempo quello,che teneuano prima i Domenichini,era reprobatola i Francefchini: quali quello,che prima detto haueuano,effifteflllorifutauano, cViDomenichini allhora [l'incontro l'approbauano :di modo che cV quelli, & quelli hebbero vna fteffa opinione in iuerfi tempi: ma non diflero mai vna cofa fteffa infieme. Hor vedete come pò teua bene itendere quefta cofa chi I'afcoltaua,o v quale eleggere g la migliore, per douere accolla ruifi. :quali cofe fono pericolofe non folamente àquelli,che végono nuoui alla fede, ma alli chri iani antichi anchora,che in molti fcrupoli entrauano: veggendo che quefti frati non li vo uano affoluere,fe non lafciauano via gl'Indiani cV quegli altri religiofi gli affolueuano , dC auano loro 1 facramenti. Io fcriuo quello.che io ho veduto: cV non voglio attribuirlo alla >lpa di cofì buoni rdigiofi,che fono ftati,cV ftanno in quefte Indie: ma alla difauentura, èC if elici ta de gl'Indiani itefli : o per dir meglio , quefto fecreto fi lafci al grande Iddio , ilqualc an fa cofa ingiufta ; ne permetterne cofe cofì importanti fenza gran mifterio fìano: né vo lio m quefta materia più ftendermi,perche mi fono ritrouato due volte in Spagna à giura : per ordine delh Signori del confìglio reale dell'Indie, quello chemi pare dell'effere, Se- dia rapacità di quefti Indiani,cY de gli altri di ^^ edutOSC vna volta fu in Toledo nel 15x5: l'ai tra volta fu in Medina del capo nel 1531: 8C Viaggivol^ n cofi ZK 1 • /. *v .4 ,- , ; : « m *'*l.;v - [IH i :■,? IV. . f r-v . ' .; ; .ir;- 'n; ifc* ■**%>.•''; • '•■.♦•>'.",^V.; i -':'"i' 3 iì>1 ' E#V ,, " I J '.■l'i 1 , ^■•^•^'^^'iH'iini • i :;:!:;-,:it,,i 1 '- ■ «»:. ! r' " : "V."-' - ■j- '•• i: Vli l ;:;: 1 ir"1ì-:';: ". , 'f , , < '.^J" ! 'oL> ; '-'' : ''' ' ';m> iim; 5 » 1 ' ;;: « ^fr in! >*:'■* V . " :^h' ;.: mi 'r'-f 1 11 ' (•;; ii ; : ■i f « i *.i '.III ©S.i"tmiS-T-C)K.lA.^l cefi ne gtoaròntfàncho altre perfone fegnalate: defedo che ogn^irt graffi ^neàlh'c6 feietia tua in dir la "Verità di queilo,di che fu da quelli fignori ilmtì^to. Et 'novero feinqUi 'df-fteffi quando io giurai 5 fufTi flato in articolo di morte, non hauret altro che quello iteiio detto Si che io mi rimetto a quelli dotti religiofl, doppo che accordati feràno* Fra tanto chi haùrà Indiani,penu di trattarli come proffimi , cV guarditene alla fila cÒfcienna: benché in auefto cafo v ha hoggi poco che fare in quefta Ifola, cY in quella di San Giouàni,SC ì Cuba, cV in lamaica* pene in tutte quefìe e aUenuto il medefimo.Et bora che fono quelle geti mor te tutte potrano quelli padri religiofìper l'efperientia meglio decidere quello , che bifogna farfi co Si altri Indiarcene s'hanno a foggiogare in quelli tati altri regm,cY proumcie di ter fa ferma* che io p me no anobio i Chriftiani,che fi fono arricchiti co le fatiche de gl'Indiani, le eli hanno maltrattati,^ non hanno vfata ogni diligentia , perche fi faluaffero. Ne pollo Benfare che lenza lor colpa fonerò gl'Indiani caftigati,& quafl eftinti dal giufto Iddio: pene erano vitiofi cV faefrificauano à i Demoni con le lor cerimonie cV riti,che li dirano appretto, quando farà tempo,non già tutti,perehe farebbe impoffibile,ma vna parte di loro. "come ti Commendatore mangiar g^U*$ yennealgouernodi H mjìal[ola : <& come partendo Franccfco di Bouaèiha con tutu Urmatapm 'in mare congran copta d'oro; benché [Rimirante prendendo fuejìd tempejìa ne hduejje ilCommcndator maggiore auifato, Cap. VII. Nel teno che il Commendatore di Larez dort fra Nicola d'Ouando dell'ordine 8C caual 'feria militare d'Alcantara pano in quefta citta di San Do;menico,non era anchora Cómen dator maggiore del fuo ordine: ma vacado in quel mezzo ifi la morte di don Alonfo di Sar telano quefta eemenda, il Re Catholico ne fece gratia al detto Commendatore di Larez che era già qui ftato qualche anno :& p quefto mentre che di lui tratterd,nol chiamerò altri mente che Comehdàtore maggiore. Hora coftui per Ordine delli Re Catholici fé ne venn. i quefta Ifola co trenta fra nau'j cYcarauelle: nella quale armata venero moltfcaualien cV M m di diuerfe par ti delli regni di Chiglia, & di Leonerjiche mentre viifelaReina dona Ili bella,non fi lafciauano pattare à qfté ìndie fé nò i ^affalli propri] de gli ftan del patrimonK della Reina : biche Sili fteffi furono colorerie le Indie difeoprirono, cV no gli Aragoneli néiCatalani 3 néiVàlentiani,nèaltriVaifallÌdelpatrtooniodelReCatho^^ frenale gratia fi cócedeua ad alcuno creato della cor fé il potete paflarui,andior che no tuli Caftigliano: pche effèndo quelle Indie della Corona et eónqùifla di Caftiglia,coli voleiia 1; Sereniffima Regina,che folaméte^^ fé non era t» farli qualche gratia (egnàlata.- Et queflovfft ferud fino ài 1504, che ellal ne falf nella gloria del paradifo: perche poi il Re Catholieo goUernado i regni della Rem donna Giouana Tua figlia,cY noftra figndra, ^diede licentia à gli A.ragoneli^ a tutti gli alti fuoi Vaifalli di poterei quelle Indie panare co vfflcrjXàc|UàIelicétia s'amplio poi maggio mente dalla Maefta Cefarea: cV vi panano 1 horà tutti quelli,the vogliono,pure che tuoi Va falli fiano. Hor ritornado all'hift orià noftra,giunfe il Commendatore maggiore a queit città di S.Domenicoà 15 d'Ap^edè! ^50% ftandoinoftriadhabitaredairaltraparted quefto fiume Ozama. egli fu tofto accettato p gouernatore: cV fi Commendatore Bouadi glia diede ordine per douerfi partire p Spagna , pércheli Re Catholici fernedoli ben leruii % lui,li diedero licétiadi potere ritornarferìe.cV cofiegli s'imbarco p Caftiglia nella armata con laquale era venuto il Commédatòrè maggiore: cY vi fece ancho imbarcare più di cen« milia pefi d'oro fufo cV bollato con alcunigranelli groffi da fonderfi , perche fi vedellero » Spagna: perciò' che fé berle altre volte ve n'era flato portato cV delli Re Catholici, &C di glo he p?rticulari,mai in niuiVviaggio ve n'era ftajo portato infieme , né in granelli cofì kgna iati: pche fra gli altri vi era vn granellose pefaua trétafei ljbbre,che fono pefi,ouero ducai Vn granel ^ocZ cV al parere d'huominiefperti nelle cofe minerali,no vi erano più che trelibbredipt d'orodi }6 tra dimodoché farebbe rellato netto trentatre libbre d'oro, che fonoducati ^500. aer; quefto grano grande quanto vn pane grande fchizzato di quelli che [i vedono in. Vtrera Ma perche nel memoriale,che io fcrilTi in Toledo nel 1 5 % 5 dilTi,che quefto grano pelau; trecentomilia dugento pelì,fu perche io lo fcriffi non hauédo meco i miei memoriali , e* te ncndomi in molte cok almeno di quello,che haurei potuto dire. Hora che (lo in partendo uè viuono molti teftimoni^che quel granello viddero, dico che pefaua qualche poco più d treutafei libbre fra Voto& la pietra,che v'era» cV fu qfto granello ritrouato da vna W^ 3 J libbre. ■ DELL'INDIE LIBRO III, p3 ni dall altra parte del fiume:* perche coftuifacca compagnia conFranccfco di Gara, refe) per amcnduequcfto bel grane .d'oro: & canato il quinto, chea! Re toccaua, fu lor pagata ,cfto,& refto I granello per li Re Catholici: ma in quella armata del BouadWa fi perde F era quefia bella gioia cofi grande, che quando quei Chriftianil'hcbbero in m'ano , tutti lied dchberaron di mangiami fopra vna porchetta:perche vn de compagni diffe.Gran tépofa che io ho hauuto fperanza di magiare in piatti d'oro: & poi che di quefto granèllo fi poffS no mo ti piatti fere,io voglio tagliami fopra,quefta porchetta. Et cOfl kcc% fopra quel rie co piatto mangiarono, perche era cofì grande, come sé detto, vi capeua la porchetta fi e a agiatamente. Horritomandoairhifioria,ilCòmendatorBouadi5iacond,feS^ h armata Hora ftado per parure accadette,che vno,d duo di prima,che vfciiro ciaf nono line delh Re Catholici a difcoprire mioue terre , & menaua (eco don Fernando Colombo uonglio:&g,untovnalega^ riore vi mando torto vn battello,^ vietarli, che qui nel porto nò entrarle:* fi crede cS urTeftatoprimadiqueftavenutaauiTato. L'AlmihiievdendoqueiteVfa^f^i ; ommendatoremaggiore 3 chepoichenonvoleua,cheeiroentraffin q ue'luogh^ boi ci: folo h chiedeua di gra tia,che non haueffe fatto vfeire del porto q uè! armata perche ; onlipareuaiItempobuano,&chee^^ urouauaquiui .cVcoO fé n'andò con IefiKcin.udka>rtonafc5fo,ch^ q ^fl^ ola dieci leghe lontan da guelfa città di fan Domenico dalla banda di mezzo riomo ìerfo onente:cYquiuiliftettefìnche P a(roMatempefìa,c^^ oladellacoft,eraditerraferma,&difcopriquello,cheaUuoluogofidir^ iahndicono 3 chee g Iifenanda(readAzua;&chequiuifteffem?chela^^ Di quello, che di/coprirono nella coflteradi terraferma i Capitani ^lonfo diveda &< Rodrigo di Baflidai. Cap. Vili. ' MentrerAlmirantedonChrifìoforo Colombo flette in Spagna , il capitano Alonfo di oggiedacolfauorde^ d gouerno di quefìe Indie in tendeua, andd a difeoprire nella coftiera di terra ferma cV^n :ifoopare^ o oleghefopradoueélaterradi Sata Marta in 4ip ro u.AchèCchfam^SS = era vn Caciche chiamato Aiaro, che refe* pacifico, cV molto amico d'i cSi Saualc refepoipermgannovn'altro Capitano chiamato Chrifioforo Guerr ^ISefe d colpato, tacere quello che e a mia notitia venuto di qualo ha fapjfflSÌSfi : parti ciafcuno. Per tato dicoxhe Rodrigo difìafl^M vfrìAi SI * i ™! T mudile dal porto della citta di bdto^^ flJ^SÌ?l^?^yf »*«" T*>KK^^fi«^oT^ i i,« - I u uue praticando con gì indiani in diuerìemr nnm „ jT^X*. j ,™"** u " P urto ai ^-amba, e* gì Incoronati, che fono vna terra do- Viaggi voi 3 <\ n jj naj ji.tif H*l! v,'''l "j'^lM''»! .'<>.pi<. ;h ., ■■ Il I' ', I Ì«l ''lift ' ■ ,■,!.'■',.■'■' Mi i • '■'ì'i toi'V' :.;, )fV , ■•■, % i , ■.i„;>h , ■ .-l'.f, ; .,> I ' Mk *. "-ili . A ■• i 1 , "i ' ': >;: ■ ;,',V- ' '; ,'^':,^*t' Vi" > ri |CV; 1 *':' .", . :",*'i ; ì.«; l'i filili . ' '■' 'iv 'il , "*' [ m',\,>" (', i I. Il' 1 ' :f ì i- l,! * "■•■'■ '"•. ,;'!'■•.. :: .["'v. ii.,„, ! l'i :%:"■" ' -^''V'i/fì;; 1 i. ':*■. 1 , l V -'"'iut? | Hi il | DELL' HISTORIA na cheftaaliaboccadel golfo d'Vraba; K entrato in quefto golfo viddcl'Ifoktte, che nd l'altra coftiera a fronte danno preffo à terra nella prouincia del Darien^cY giunto qui fi rirrc uà haueredifeouerto cento trenta leghe,che fono dal capo della vela fin qua. & quando l'a. qua è baila nel mare,troud la dolce in altezza di quattro hraccia,doue ci potei» ftar forto,e chiamò' il Golfo dolce quello che fi chiama d'Vraba, pero non vidde il fiume di San Luou ni che umilmente chiamano il Fiume grade che entra per fette bocche, ouero fette rami ne detto solfo, ilquale è caufa che diuenti dolce nel calare che fa l'acqua del detto mare,et in fp ciò di dodici leghe di Iti gezza, cV d'altre quattro, d ki di largezza, che e da colla a coita dei tro il detto solfo d'Vraba. ma cV del fiume,cV dei golfo fi ragionerà più particularmete:pe che io in quella cotrada vi fono flato alquanti anni. Kora in quefto viaggio andana per p: lotto principale Giouan della cofa, che fu vno eccellente huomo in mare. In quel golfo ® tero coftoro qualche giorno: cV pche i loro vaffelli ftauano molto abbinati, et laceuano m( ta acqua deliberarono di dare la volta,et attrauerfarono all'Ifola di Iamaica,doue tolfero ri frenamento : dC di qui poi fé ne parlarono all'Ifola Spagnuola , cY fé ne entrarono nel gol! di Sctaraeua, douc perderono i legnicene non potcuano più fofìentare in mare. Quando genti fuorono in terra fé ne andarono alla città di San Domenico, doue ntrouarono, che Commendatore Bouadigliateneagiaprefol'Almirante. cV fu anco tofìo dal detto Con mendatoreprefo il Capitan Rodrigo di Baftidas , perche hauefle fatti ricattare gl'Indiai della medefima Ifola Spagnuola:et fu nel medefimo legno, nel quale andò X Almirante.n dato prigione in Spagna: ma il Re & la Reina fecero amedue fubito liberare: &. per quei f*ruigio,che fu grade nel vero,et fatto alle fpefe del medefimo Capitano Rodrigo , et d'ali Cuoi amiei,come se dettogli Re Catholici li fecero gratia di cinquàta milia marauilis d'ent ta fua in vita^in quella prouincia dei Darien.Tutto quello,che dtfcopri il Capitan Rodnj in qfto viaggio,qual e fino alla punta di Caribana d'Indiani arcieri, cY della più valente gè di terra ferma: cV di qfta forte fono tutti quelli, che vi habitano,dal capo della Vela verlo 1 uate,fìno alia bocca delle Saline, cY alla bocca del drago , che Fhaueua già l'Almirate prm feouerto in terra ferma.Et queftegéd della detta coftiera, cY deU'Ifole,che vi fono: tirano vira certa herba velenofa cY irrernediabile: cYferimedio alcuno vi hai chriftiani noi fann Ma al fuotaogo fi dira a che modo effi fanno,cY temprano qfta venenofa herba. Ma e £ tempo di ritornare all' Abiurante ,,& à quello, che egli difeopri in quefto altro fua viaggi Comefi perde in mar e l'armata del Commendatore Bouadiglia:& deW^ltìmo viaggio , & difcopri- mento che fece in Terraferma Rimirante Don Cbrittoforo Colombo. Cap. IX» Egli s'è detto di fopra,come ! Abiurante venne di Spagna in quefto fuo vltimo viagg per difeoprire il refto di terra ferma, cY cercare quello ftretto,che effo diceua douere ritrot te per paffare nel mare di mezzo giorno,nel che egli s'inganno: perche lo ftretto,che egl penfaua,che vi foffedi mare, vi é di terra.come fi dirà apprefio.Ma il Commendatore ma ofore nò volle, che egli entrarle nel porto di quefta città di fan Domenico : cY egli auisd 1 die per che il tempo li pareua cattiuo , no nlafciaflenauigare il Commendator Bouadig con l'armata , che era già in punto per douere panare in Spagna, ma perche non li fu cred to y ne fuccedette quel dimalc , che appreffo fidirà , L'Almirante come accorto cV fauio n chiero, fi ridurle tolto nel porto nafeofo : cV panata poi la fortuna fegui il fuo cammino à 1 coprire i luoghi di terra ferma: cV perche haueua già hauuto notitia,che il Capitano Rod godi Baftidas hauea difeouerto fino al golfo d' Vraba, che fta innoue gradi cV mezze punta di Caribana > che e alla bocca di quel golfo , pafsd oltre a difeoprire la coftiera di te ferma più verfo ponente.ma prima che à dire di quefto diicoprimento paflìamo 5 no vog lafciare à dietro la morte del Commendator Bouadiglia , OC del Capitano dell'armata Ar ilio di Torres, che a quefto modo pafso\ Non volendo quefticaualieri feguireilconfig dell' Almirante vfeirono del porto di quefta città di San Domenico: cV eftendo otto, ó di leghe l'armata in mare,le fopragiunfe tal tepo fopra,che di trenta legni groiTi,non nefcai parono più che quattro , d cinque: la maggior parte di quelli , che il perderono , andare trauerfì per quelle coftiere: gli altri s'affogarono in modo nel mare, che non apparirò più mai: & sannegarono più di cinquecento huomini,fra liqualii più principali fui no quelli, che fi fono già detti , con quel Roldan Scimenes, che frribelld con tra l'Almin te e'1 fratello 3 dC con altri nobili , cV buona gente ; & qui fi perde quel granello d'oro , ci ho detto. \M DEGL'INDIE LIBRO III, 99 ho detto , che pefaua 3600 pefi d'oro con altri ceto milita pefi d'oro , 8C altre molte cok di Gra " perdi prezzo: di modo, che qfta fu vna gran # ■>■?:,,' ; ..'■■{ ',[■• ;£,.:,< ■. i li . «'■ '*■ '■ ■'$■> io . », -VP*. DEL L'H ISTORIA li ■ che fi ritrouauano fani , s'abbottinarono a perfuafion di duo fratelli chiamati Francefco eli Porras,cV Diego di Porras,quello era capitano d'vna carauella, et quello era cotatore del- l'armata» Hora coftoro tolfero tutte le Canoe,che iui gl'Indiani haueuano:cY diedero voce, che l' Almirate nò voleua ritornare in Cartiglia, perche haueua lor detto, che afpettaflero la rifpoila di Diego Mendez,che doueua lor mandare valTelli, £ ricondurli tutti.Non volédo adunque obedirli s'imbarcarono ih quelle Canoe, cV fi pofero in mare penfando potere paf fare fu que'legni à quella Ifola Spagnuola: ma perche molte volte il tétaffero, nò puoterorx pero mai recare ad effetto : anzi volendo oilinataméte eiTequirlo , fé n'annegarono alcuni* onde deliberarono di ritornarli doue i'Almirante ftaua con intentione di prenderli i vauel Ji,che li verrebbono.Ma mentre,che quefti difubidenti et ribelli fu quefti loro difegni ftaua no. guarirono quelli,che erano col Colombo reftati, ancor che pochi fuflero JI perche ime- fall la malitia di coloro , l' Almirate mandò don Bartolomeo fuo fratello à refiftere allor mal propofito ♦ Coitui combattédo con que'ribelli li vinfe et pofe in fuga , dC n'ammazzo tre d quattro,cY ne feri molti altri.cY quella fu la primabattaglia, che fi sa, che fi fàceffe fra Chri ftiani in quelle Jndie.cY i duoi fratelli Fracefco,cY Diego di Porras furono prigioni.Ma pri ma che quella battaglia fuccedeflé, gl'Indiani veggendo,che i Chriftiani fani s'erano andati via,cY lafciato I'Almirante con quelli pochi, cV infermi, non voleuano dare à coftoro da ma giare,ne v altra co fa alcuna» Il Colóbo,che vidde quello fece raunare molti Indiani inlieme,ei dille loro , che teneilero di certo che fé non dauano da mangiare à Chriftiani,farebbe preftc venuta lor (òpra vna peftilentia, che gli haurebbe tutti tolti del mondo. cV in fegno che egli dicefle il vero , foggiarne che eiTi nel tal di (cV fegnald loro il di) cV nella tale hora vedrebbe no infanguinata la Luna, ilche dille egli, perche eiTendo buono aftrologo, fapeua che dou( uà la Luna di corto ecliffare» Quando adunque gl'Indiani viddero in quel tempo, che egl detto haueua ecliffata la Luna , credendo che quanto egli detto haueua , fuffe domito eiTer< vero: molti di loro à gran voce 5 cV piangédo vennero à chiedere perdono, cV à pregare l'Ai irrirante,che no fteiTc fdegnato con loro,dadoli tutto quello,che a Iui,et gli altri fuoi facea di bifogno* In quella vita uguagliata frette l' Almirate con gli altroché erano feco,vno anno, dormendo, cV habitando nelle carauelle,che ftauano trauerfe,et fino alla coperta dentro l'a( qua del mare preffo terra, cV détro del porto doue hora Ila Siuiglia , che e la principale terrc di quella Ifòla: cY iui predò doue fu la battaglia , che se detta: e'1 porto fi chiama S. Gloria Hora parlato tutto quel tempo venne la carauella , che Diego Mendez inuid ♦ cV quande l' Almirate s'imbarco, tutti quelli Indiani piangeuano , perche egli fé n'andaua, che già per fauano,che eflb,& gli altri chriftiani fuoi fuilero genu celefti.Giunto I'Almirante in quefti città di San Domenico, vi flette alquanti giorni ripofandofr.et il Commédatore maggiori il tenne in cafa fua , e'1 corteggio , fin che egli poi h' partì con li primi vauelli , che paflaronc in Spagna,per dar conto al Re Catholico di quel, che hauea fatto in quello vltimo difeopr méto di terra ferma . Et ritrornato in Caft/glia,perche era già vecchiOjCYinfermOjcY molte trauagliato dalle gotte,morì in Valledolid di Maggio nel 1 5 o 6 ftando il Re Catholico ir Villa franca di Valcazar , nel tempo che il Re Don Philippo cV la Reina donna Giouan iia vernano à regnare in Cartiglia. Morto I'Almirante fu portato il fuo corpo in Siuiglia a monaftero , che ila dall'altra parte del fiume Gualdachibir chiamato Lafqueuas,cheed Cer tornii , et qui fu lafciato in depo/ìto: piaccia à Dio di tenerlo nella fua fanta gloria: gch< oltra i feruigi,che alli Re di Cartiglia lcce,li fono molto tutti gli Spagnuoli obligati: percht fé ben ne fono molti morti in quelle conquifte dell'Indie, ne fono all'incontro molti altri r< flati ricchi: cV quel che più importa, in terre cofi remote d'Europa , cV doue il Demonio en tato adorato cV feruito,nel'hanno i chriftiani bandito,cV piantatoui la fanta kde catholica e la chiefa di Dio,folo per mezzo cV induftria dell'Almirate don Chriftoforo Colombo» V. è anco di più, che fé ne fono cauati cV caueranno tanti thefori d'Oro , d'Argento,di Perle,& d'altre moke ricchezze,cV mercantie, che fé ne e x piena la Spagna: onde niun Spagnuol vii tuoio potrà di quefti tanti benefici) dimenticarfì,che alla patria loro rifultano,mediante Id- dio , cV per la mano di quello primo Almirante dell'Indie, alqual fuccedette cV nel titolo dC nella cafa, cV nello flato I'Almirante don Diego Colombo fuo figlio , ilquaie era flato di luo padre accafato con donnaMaria di Toledo nepote delFilluftre don Federico di Toledc Duca d'Alba, perche fu figliuola di fuo fratello Don Fernando di Toledo Commendato) maggiore di Leone nell'ordine militare di San Giacomo, Di cortei hebbe quello feconde ■ - - ^- ~ Almirante DELL'INDIE 'LÌ B R O III. 100 AlmirantCjdonLuigi Colombo,che fu poi Tuo herede nella cafa,8£ nello flato,comeal pre- fente vi è: 5C n'hebbe anco altri figliuoli* Delvouerno del Commendatore meteore: & comefipdftò ddhdbttdre da quejld dltrapdrtcdel fumé, dotte bora fi fld: & delle Chìefe, & Preldti>cbe bd inumi queJU Ijold Spdgnuok,congh edijicij di mejld città di fin Domenico , 0* con dine cofe notabili* Cdp. X. Perche nella feconda parte di quelle hiftorie {i feguirano li difcoprimenti fatti da parricu- Iariinqueftclndie:quì(blamemedico,chcneli50 4 Giouan della cofa,cYicópagnipauV > rono con quattro valfelli alla coftiera di terra ferma: 8C qui, cV in alcune Ifole vicine caricar© no di verzini cV di fchiaui: nel qual tempo armo medefimaméte vn'altro Capitan chiamato Cimilo foro guerra,cY paffo v pure in terra ferma à farui tutti quelli danni che puote\ Ma de! nal fucceflo dell'vno,cV dell'altro U dirà al luogo fuo, come anco della difgratiata morte del Capitan Diego eli Nicuefa: cV del primo difeopriméto del mar del Sur (cioè di mezzo gior io) fatto per Vafco Nugnez di Galboa,cV con che mal fine termino egli la vita fua.ma per- :he tutto quello, come in fuo luogo conueniéte,fi dira nella feconda parte della naturale,cV onerale hiftoria dell'Indie, lo lafcieremo per hora,cV ritorneremo adire di quella città di >an Domenico doue a 15 d'Aprile del 150Z giunfe il Commendatore maggiore,habitan lofi quella città dall'altra parte dei fiume: òC ne fegui poi (come se a lungo ragionato di io-> < >ra) la morte del Bouadiglia con la perdita di tanti vaffelli: cV il difeoprimento, che nell'vl- imo fuo viaggio il Colombo fece: 8C giuto qui di lamaica il Colombo, vi nacque vna tem >efla,che gl'Indiani chiamano Huracane, a 1 z di Settembre 5 che la maggior parte delle ca- e di quella città ne mando per terra* Ma perche alcuni anni appreffo,due altre fimili, ma naggiori tempefla vi nacquero,ci riferbiamo per dire al fuo luogo di quelli Huracani più a ungo. Et era già quella città palfata da quella parte del fiume, doue bora ila, per ordine del Commendatore maggiore: onde da quella tem perla in poi fi cominciarono ad edificare ca z\dC palazzi di faffi viui con altri buoni edifici]. Ma io non poffo lodare,che quella città fuf 1 da queffaltra ripa del fiume paffata: perche in effetto più falubre luogo era dall'altra parte oue prima era,cY più fano viuere: perciò che panando il fiume d'Ozama fra quella citta,è'l iole, ne auiene, che le nebbie della mattina vengonodal Sole torlo che nafee, fopra la città iuerfate: cV vi fi caufa per ciò il male aere: cV di più di queflo,che non e poco difettosi è an- o,che dall'altra parte del fiume e x vn ottimo fonte, doue li prouede d'acqua la maggior par-- : di quello popolo : perche tutti quelli , che non vogliono bere dell'acque de'pozzi , che )n cattiue,d che non fi fanno di altre parti più lontane códurre l'acqua, bifogna che del fon ; già detto,fi feruano.onde perche quello fiume e v molto profondo,non vi ha ponte : ÒC per io bifogna,che la città vi tenga vna barca ordinaria per paffare quanti vogliono dalPvna ri a all'altra andare: cV che ciafeun vi tenga vno 6 più fchiaui, ó feruitori occupati fo laméte in rouedere la cafa dell'acqua del detto fonte : fi che quello e anco vn grande inconueniente. /la quella inauertenza del Commendatore maggiore fi causo' da quello, che egli vidde, !ie fi poteua a quella città condur lacqua da vn fiume chiamato Haina , che è di qua tre le- ne lontano: cV è di ottima acqua, cV ù potrebbe fu la piazza cV per tutte le cafe di quella cit ì condurre : cV certo che à quello modo quella farebbe vna delle belle città del mondo , ÒC afferebbe quello difetto dell'acqua.Puote anco effer quella la cagione del mutarfi quella cit l da vn luogo ad vn'altro, che fempre i nuoui gouernatori vogliono le cofe de panati mu- ire,d fare di modo,che fé ne vadi in oblio quato i paffati fatto habbiano.Con quelli incon- eniéti pero ha quella città molte altre cofe buone:fra lequali vi ha vna bellifTìma chiefa ca^ ìedrale, che fu fatta edificare dal Re Catholico, cV dalla Reina dona Giouana fua figlia: cV" primo fuo Vefcouo fu don fra Garzia di Padiglia dell'ordine di San Francefco, che non l } P rimo *« afsò mai à quelle Indie, perche viffe poco doppo che hebbe quella dignità, il fecondo fu [^ d; d fS ìaeflro Aleffandro Geraldino , che fu Romano , cV buon Prelato * il terzo Vefcouo , che Domenico oggi vi riabbiamo, e don Sebailian Ramires di fonte leale, che fu già prendete della regia co " H fuc * jdientia, che quinci fiede: cV e v Vefcouo medefimaméte della chiefa della Cocettione della cc on * /ega, che in quella fleffa Ifola Spagnuola Ila: cV fono quelle due città trenta leghe l'vna dal atra diflanti.Ma perche meglio s'intenda l'vnione di quelle due chiefe, cY vefcouadi,fi dee ipere , che quando fu fatto il primo Vefcouo di quella città fra Garzia, fu anco fatto il pri^ 10 Vefcouo alla città della Cocettione della Vega don Piero Suares di Deza: dC quello fu Viaggi voi. 3% n iiij il primo w> ir :'.'■; ,■■■, ;■«■■ k >■■$• », fe 'Mt ito 1 | ; m : : V , i'.T '■■. % /■■■■■ •I v ■ Y*'v , ìi;.. ». Vii- • r" 11: ?;;; :: :' '-.fu. "fr/*» '%/ !*#:: «■ »'\. ■WiiiHi' itjfiUj'" li, DEL L" RISTORI- A ^" Defcrittion della città di S. Dome meo. :■ Del Porto della Ifola II; 1 ' Spagnuola. 11 primo fó dator di ca fé di faflò inqfta Ifo- la. il primo Vefcouo,che m quefte Indie paffd: doppo la cui morte no prouedettero altramen. tedi Vefcouo a quefta citta della Vega:percioche vacado la città della Vega del fuo primo Vefcouo don Piero, cV quefta di San Domenico del fuo fecondo Maeftro Aleffandro, voi le la Maeftà Cefarea vnire amendue quefte chiefe (otto vna mitra, perche à due Prelati l'eri trate erano poche, et ad vno erano fufficienti: et co(^i vi creo Vefcouo fra Luigi di Figueroa dell'ordine di S. Hieronimo della Meggiorada: cY furo ifpedite le bolle in Roma nel 1 5 Z4: ina prima che elle veniffero,moriquefto elettto nel fuo monefterio della Meggiorada,doue era priore.cY coli la Maeftà Cefarea ne fece gratia à don Sebaftiano Ramires,che è il Vefce uo, che hoggi riabbiamo. òC egli (lato, che fu alquato in quefta città, pafsd per ordine difua Maeftà nella nuoua Spagna colmcdefimo carico di Prefidente , che qui haueua , per rifor- mar quella terrai quello bafti quato à i Prelati : Parliamo hora della chiefa ftelTa,in laqua le oltre che ha i fuoi canonici,et l'altre fue dignità con quanto al feruigio del culto diuino ap partiene, è affai bene edifica ta-in quello,che fé ne vede fatto: cV quando farà fornita,ferà tale che alcune delle chiefe cathedrali di Spagna non le haurano vantaggio : perche e fatta di bel li, cV forti marmi viui, de quali nella coftiera del fiume preffo la città ve n'ha gran quantità: in tanto , che fi truoua co fi bene edificata quefta città , che non e v terra in Spagna tanto pei tanto , che l'auanzi , lafciando da parte la nobile città di Barzellona: perche di più di queft; gran commoditàdellapietra,cheioho detta,non vi manca cofaalcuna,che per fare vna ec celiente fabrica fia di bifogno: onde vi fono molte cafe principali , cY palagi , nelli quali pò. trebbe ogni gran principe ftare: & ve ne fono anche alcuni tali, che di gra lunga nò vi giut gono caie , nelle quali in alcune buone terre di Spagna ho io veduto alloggiare la Maeffc Cefarea & quanto al bello edifìcio, cY quanto alla viltà cY fito loro» Quefta città di San D( menico è tutta piana, come vna tauola, cY li pafla di lungo da tramòtana à mezzo giorno i fiume Ozama, che e nauigabile, profondo, cY ben vago, per li poderi cY giardini, che pref io le fue ripe ha,con tanti aranci,cannafìftole,cV altri molti alberi di varie maniere.Dalla pai te di mezzo giorno quefta città è battuta dal mare: di modo che il fiume,e'l mare necircon dan la metà, o più. cV da ponete, et da tramontana,doue e la terra,fi ftende la città con le fu< belle ftrade, larghe , cV bene ordinate: cV da quefta parte ha belle vfeite, cY vaghifilmi prati In conclulione ella ha cofibel fito cVvifta, che non fi potrebbe chiedere migliore, bench< non fi ritroui hoggi cofi impopolata , come ftaua nel 1 5 z 5 quando io ne feci à fua Maeft; relationc in quel lemmario , che io fenili delle cok dell'Indie. Ilche s'è caufato dalla varien & inftabili tacche in quefta vita fi truoua: perche molti,che fi fono ritrouati ricchi,fene font ritornati in Spagna : altri fé ne fono andati ad habitare in altre Ifole d in terra ferma: perchi d'allhora in qua fi e difeouerto molto paefe: cV da quefta città, come capo, cY madre di tutti l'altre parti di quefto imperio, se fempre proueduto, che nuoui habitatori vi pallino a faru ftanza. Vi e N ftato anco quello, che ha fatto da quefta Ifola vfeire molte genti , che fono it diuerfi tempi venute gran nuoue fempre d'efferfi il Perù con altre nuoue contrade feouer- te: onde le genti, che fono amiche di nouità, cY defiderano d'arricchire prefto, vi fi fono to- fio da varfj luoghi moffe, eY da quefta Ifola fpecialmete :cY molti per troppo volere fé ne fo- no impoueriti. Il porto di quefta città e dodici,d quindici paffi lungi da terra,doue furge no le naui dalle cafe,che nella ripa del fiume ftanno, s'accollano coli vicine le naui, cY gli al- tri vaffelli, come fi veggono ftare nel porto di Napoli, d nel Teuere di Roma,d in Gualda- chibir in Siuiglia OC Triana.cY con quattro braccia d'acqua furgon coli preflb,come s'e x del- to,naui grandi à due gabbie: et altre naui alquanto minori s'accollano tanto à terra, che gei tano vna pancha fui molo,cY fenza oprarui altramente barca,per quefta via caricano,cY di< fcaricano le botte,cY tonnetti. Da doue furgone le naui fino alla bocca del mare,cY doue in- comincia il porto, vi ha vn tiro cY mezzo di fchioppetto,d poco più. cY entrando nel fium< à pari del porto fi troua vno affai forte cartello , per difenfione ÒY guardia del porto dC della città , cY l'edifico il Commendatore maggiore nel tempo che fu in gouerno di quefta Ifola, Ma perche non fi perda la memoria di coli fegnalata particularità,dico,che il primo,chefon do in quefta città, cafa di fallì, cY al modo di Spagna, fu Francefco di darai: cY doppo di lui fu frate Alonfo del Vifo dell'ordine cY caualleria di Calatraua. Il terzo fu poi il Pilotto Rol dan nelle quattro ftrade. Il quarto fu Giouan Fernandes delle Vare : cY doppo di coftoro fi diede principio alla fortezza, cY fi fecero molti altri edifici}', co me fé ne fanno cYlauorano ogni giorno, per la gran commodità, che e qui delle cofe, che fabricare bifognano. ^ Del * y tor D E L l'I x\ 1D "I E LIBRO III. Delyanìavgio&differentia, chehaquetta I/ola Spagmola con Tifale di Sicilia, & di Inghilterra, con le ragioni cht [opra ciò fono. Cap, XI. Ben mi aucggo,che ogni comparatane Tara odiofa à quelli,che afcolteranno quello che •non vorrebono vdire,come auerra ad alcuni Siciliani,* Inglef ì,che quello capitolo fpeaal mente leggerano: per ciò che ritornado io a dire quello, ch'io ho detto & ferino altre volte dico che le vn principe no haueffe altra 1 ignoricene quella Ifola fola, haurebbe in breue tan to, che non haurebbe inuidia al fiato dell'Itole di Sicilia, * d'Inghilterra: perchequello che qui auanza,farebbe al tre prouincie affai ricche.Et perche ho fatta la coparationc di d uè Ito. le le maggiori,* migliori di Chriflianita\ bifogna che io dica,onde mi muoua i fare fìmile comparatione. Quello,che m i ha a v ciò moffo,fi é l'ellere quelle due Ifole,et ciafeuna di loro aliai ricche * bei regni,* l'efferc aliai bene conofeiute d'ogni huomo. M i vi ha ni olio l'es- tere quena Itola opagnuola affai ricca di copiofe * còtinoue mtnere doro, che all'h ora man cano,quàdo le geti reltano d'efiercitaruifi. Mi vi ha moffo l'hauere io veduto venirui à tem pò noftro di Spagna le prime vacche, & l'efferuifi poi tanto moltiplicate, che ne ritornali le naui cariche di quoi in huropa:cV e auuenuto molte volte d'ammazzarne 3 oo 0500 fé- De]lz S^ condo che più piace à i padroni,* di lafciarne via perdere nella campagna la carne, per por ££££ tarne,iquoiinibpagna.cVperchemeglios'intédaqueftoch'iodico,elTe re che qui vale larrelde della carne di vacca (che e vnpefo di $z oncie) duo quattrini folamen mercato - te. Mi vi ha moffo che habbiamo à tépo noftro medefimamente veduto paffaruid'Andalu [ia le prime giumente, * hora vi fono tanto * le giumente * i caualh moltiplicati che fi è ^eduto a quattro,* a tre pezzi d'oro caftigliani,il cauallo,* vn caftigliano, vna vacca arof ia,*vn real il caftrato. * non folamente l'ho io veduto quello, che ho detto del prezzo di meftì animalità gli ho anco io veduti de miei à quello prezzo,* meno in fan Gioua del aMaguana. Di quelli animali vaccini,* de porci anco fé ne fono fatti molti feluaoa,' fl nedelimo e auenuto de cani,* delle gatte domeiliche,che fono q venute di Spagna :et per e montagne di quella Itola ve nefono hora molti feluatichi. Mi ha moffo a fare'quella co- >aratione il vedere, che qui naturalméte nafee tanta bambace, die fé le genti fi deffero a prò urarla,* a lavorarla, vi fi farebbe meglio,* in maggiore quantità , che m parte del mondo. vii vi ha mollo il vederui vna infinita di cannandola * di perfetta bontà , onde fé ne porta Hai del continouo in i Spagna,per chequi vale il cantaro quattro ducati * manche» Mi vi a ancora moffo, perche veggo,che vi lì fa tanto zuccaro,* con buono,che ne vanno le na 1 U le carauelle cariche in i Spagna : * fono h ora in quella Itola fola z 3 ingegni grandi cV Vna Roua elh da cauare il zuccaro dalle canne , che vale vna Roua vn ducato d'oro manco fenza al fj eC ° * 1 trapeti,che con caualli fi operano. Mi vi ha moffo, per che in quella Itola e tanta copia di q»amo bb erzinidibambace,ed'altremoltemercantieconvnocertoeccellentecolored'azun-o che bre 1S alla ifintroua,migh'oredi q uellochefifuolchiamared'Aerecomeperid^ di quello colore.Mi vi ha moffo per che di tutte le cofe,che fono venute di Spagna OC li ino qui feminateja maggior parte fono moltiplicate affai,et vi hanno fatto bene.Mi vi ha loiio, per che quanto al moltiplicare de gli animali veggo, che qui molti pouWon fette 1 otto milatefte di vacche,* alcuni più. Ne mi llendo più in ciò, poi che don ilodricro di •aftidas vefcouo di vendimela ha in qfta Itola 1 6 mila tette di animali vaccini,* il telo ne > Paffamonte quafi altrettante: * delli caflrati,* giuméte ve ne ha tan ta copicene vaolio a quelbaffo prezzo che se detto. Tanta quantità di porci fé ne è andata via alli betoni, ie vaiano hora feluatichi a gran greggi. Il medefìmo e auenuto delle vacche , per che li pa oh vi ton copsofi,* ordinarn,racque affai buone,l'aere téperato,l'ellate, et l'inuerno di Tal *AA €r %v* °§ m * em P° e P° ca differétia fra il giorno * la notte: * l'inuerno vi è fenza eddo, * 1 diate vi ha vn caler temperato * non fouerchio: * l'Itola è affai grade, che vi fi ) tono bene gli armenti diftendere,et le genti ampliaruifi con lor coltiuare: per che quella * CO ' te Sgf dofl § ra l ' n tomo 3/ ° tyfa h quella Itola fi fono fitti innumerabili arati- * cedri, * limoni dolci * agri: * vi fon coli buone tutte qfte cofe, come fono in Cordo difrutticon offoinqueflalfolanonfannofrutto. Potrebbe bene alcun direxhe in que emanano alberi d ohua, per che ve ne fono,et di belli,ma tono peri fterili, et non proda rnw nH ,C T J C ^^ Vl fo ? ° molte buone herbe &$&&& fono lattuche, rana •oinandoh,finochi > cipolle i cauolinapolitaniaperti > *decappucci J *niedefimamael G melenzane 5 il 1 < 1' i"! i 1 ' » 1 . II'! ■ J „,'*l|.,"$ !>; t 'i.tli.'i'S ii'l'lll'. .1 *.';' : «l'I 1 .'" mrn ifcìA $&* 1 r i - : "1 • 5W 1 /:':'*: 'li* Milli:' 1 Ull ''I 1' W I ' :. * Il DELL'HISTORIA melzane,anzi e loro cofi naturai et propria quefta terra,come a i negri la Guinea che vi fan no affai meglio,che nò in Spagna: $C vn piedi di Melanzane durerà dui OC tre anni, & pro- durrà Tempre il Tuo frutto» Vi fanno anco i fagioli in gran copia cV in perfettione: OC medefl inamente rape,cY paftmachfc& citriuoli. Vi fi fanno melloni di Cartiglia ottimi, cV vi fi tro uano la maggior parte dell'anno» Il medefimo auié delli fichi che quali tutto l'anno vi fono, o pochi, 6 molti come i melloniima nel tempo loro ordinario fono maggiori cV migliori» Et in corichinone tutte le cofe qui dette cV condotte di Spagna tanto no vi fanno qui bene, cY non fi mokiplicano,quanto le genti n'hanno poco cura, volendo fpendere il tépo in più grofiì guadagnila- arricchire più prefto,mafììmaméte quelli che non hano péfiero di fa* marfi in quefte partfma tutti volti al guadagno delle mercantile* delle minere, d delle pe- fcherie delle perle,ò d'altre fimil cofe.penfano di douere poi ritornarfi alle patrie loro.Et per quefto affai rari fon quelii,che s'occupan in feminare grano, d in piatar vigne: per che quan ti qui vengono,tengono quefta terra g matrigna:benche à molti fia fiata affai migliore che jnadre,Se qui adunque talhor manca il frumento,© il vino,non éper difetto del terreno,ma delle géti ad altro occupate: perche s'è qui talhor prouato a feminarui il grano, cY vi ha frut- tato eccellentemente, II medefimo diciamo delle vue,come fi pud vedere da molti pergola- ti di buone vue che fono in quefta citta': dC ancor che no ne fuffero venuti di Spagna i farm< ti,fono per l'Ifola molte vue feluaggie„che fi farebbono potute piantare & inneftare , Com< fi crcde,che haueffero principio tutte le buone vue del mondo. Per le cofe già dette,cV chef diranno,fi pud chiaramente vedere quanto quefta noftralfola Spagnuola ha vantaggio a le due famofe Ifole tocche di fopra,cY quato la còparatione,che io ne ho fatta, fegua. Era- no in quefta Ifola naturalmete che nò fi conduffero molte buone herbe, come quelle di Sp; gna,che qui per li cam pi da per loro nafceuono come potrà vedere il lettore nel vndecimo 1 bro. Ho detto di fopra della grade abbondanti^ della carne OC à quanto baffo prezzo quii vende,che certo a chi noi vede, parrà vna cofa imponibile, perche la Relde di vaccina vai in quefta città dua Marauidis, ma perche tutte le genti non intenderanno che pefo fia Rekl ne che valuta fia vn Marauidis fé il lettore nò è Spagnuolo perd dico che vna Relde in qu fta città e vn pefo di$z onde, cV vn Marauedis vale quanto vn quattrino d'Italia poco più Non vi erano qui galline,come quelle di Caftiglia: ma doppo che ve ne (on ftate portateci Spagna, vi fono in modo moltiplicatele in parte del mondo non fé ne veggono in maj \caftigàdo i ribelli: et effendo poi auifato,che la Cacica Àna caonagia moglie del Caciche .aonabo llaua in puro £ ribellarli con molti altri Cacichi, che d amazar i chriftiani 3 che era- io nella prouincia di Sciaragua,cY nel còtorno,tétauano:moffe lor la guerra,cY ne fece mol i prigionie fece attaccare iuoco in vna cafa,doue hauea polli più di 40 Cacichi et ve li bru io tutti & fece anco feuera giuftitia di Ana Caona. Il modo , ch'egliin quella imprefa te te, tu quello* Auifato egli nel 1 5 03 di quello tradimento , fé n'andò con 7 o da cauallo,ÒY o o huomini a piedi nella prouincia di Sciaragua,doue quefta ribellione fecreta fatta s'era :t eflendofl accertato della verità di quella ribellione,ordind a fuoi Chriftiani, che vna do- menica veniffero à giuocare alle canne , dC che veniffero non folamente prouifti per lo giuo D,ma per douere anco combatterete bifognaffe. Onde Mando la domenica doppo defìnare Jtticjuelli Cacichi confederati dentro vna gran cafa, quando viddero venire quelle géti da mallo iu lapiazza ; chi?marono il Commendatore maggiore a vedere il giuoco,cY lo ritro arono che llaua giuocando con certi 'gentilhuomini per difilmulare con grindiani,cY da- : loro ad in tenderete effo del tradiméto lor nulla fapeffe, Sopragiunfe qui tollo poi la Ca_ :ca Ana Caona con iua figlia Aguaimota , cV con altre donne principali , ÓY dilTe al Com- sendator maggiore, che ella con tutti quelli altri Cacichi dei ìderaua divedere il giuoco del canne de fuoi caualieri,eY che perdo lo pregauano,che gli haueffe fatti chiamare.Egli ma 3 loro a dire cne vemffero: poi diffe i che volea lor prima parlare 8C dare certi capitoli di q! 1 , che a tare haueffero: cY coli fece fonare vna trombetta , cY R raunarono tutti i Chriftiani iiieme,cV fece andar tutti i Cacichi nella fua ftanza,doue furono tutti toflo còfegnati al Ca «tan Diego Velafio,cVal Capitan Rodrigo Mefcia triglio.i quali già fapeuano la volontà elCommendatorernaggiore: cYfattili tutti legare, intefero talmente tuttala verità del adirnento : onde furono (ententiatià morte, Slatti dentro vna cafa ardere dal fuoco : cY ma Caona tuindi a tre mefì fatta giuftifìcatamente appiccare per la gola. Vn fuo nepo- Quanti cmamato il Caciche Guaorocuia fi rebelld nel monte , che chiamano Baoruto: ira il Co- Cac,c |V fur lendatorernaggiorevimandd 130 Spagnuoli, i quali tato lo feguitorono, che l'hcbbero Sri»™ 1 manoA 1 appiccarono.^: doppo quello fi guerreggio con gl'Indiani della prouincia del cafa& An * Guahaua,cY della Zauana 3 cY de Amiga LaguacY della prouincia,& Guacaiarima,doue "Tu 1 " 1 " anomoltofeluaggeegenu,etviueuanoperlecauerneetfpelonche,etnonfeminauano, ia li manteneuano blamente o>n frutti,herbe 3C radici, che da fé ileffe naturalmente la ter- produceua: ne M curauano d'hauere altre cafe, che quelle grotte. Et quefta fu la più féuz* :agente,chefiuaflnoadhog g ineirindieveduta. In queita guerra flette con gente da ca> «Ilo cV da p,efei mefì il Capitan Diego Velafco, 6Y nel m efe di Febraro del 1^04 hebbe H r g Sf tm P™ ui ' nde ^ coO reftd pacifica cY quieta tutta quella Ifola. Il tigo di Ana Caona cYfeguaci, fu di tanto fpauento à gl'Indiani, che d allhora in poi non ribellar™ più mai : cY in memoria di quefto , cV per che fteffe quella prouincia in pace , il ommendatormaggioreiecequiuiediftcarevnaterra,& S P ifi ? ran ag ° dl Sdara g ua -Etiofuiin quefta terranei 1515 cVviera vnbel .l^m^f a P K r V 0n ' fe?° rate ? n ° bÌlU Ma P crche ftaua lontana dal P^to cV dal mare, ►Uenipofidishabito^fei^^ al mare 1',' I mi . 'IT ( >' . iì I imi \ m: ' rm <■■ ■ : iti r I v ,:, , fi:* 1 \\ M //Vu|';ìl^|-\: '!Ì :I ;.; ;1 , ■ V : < ■'>■';■ >.:>.■-■ i .»!• ■:;■■.■"■■, •> i :i'f ìp.,,;'*"- 1 "' ' « . ■ 7'J'IU i iu'* 'T.fr il -J iJ 'i F » Slr* * li ! . •i'^fr «..<« t V ,*:' «fi !»■;»;' III .">'■ " i 'K'- !l "PELU'HI S T ORIA stimare fondata, & chiamata (anta Maria del portecene alcuni altri la chiamano la Giagua- uà. Ma prima che il Commédatore maggiore pretto al lago quella terra fondaffe, hauea già pallata quefta città di San Domenico , doue hora fta , con tutto il fuo popolo , che dall'altra pane di quefto fiume ftaua: dC fece fare quefta fortezza, cY la diede a guardare ad vn fuo ne- note chiamato Diego Lopes di Salzedo» Comparti cV ailegnd i fuoli delle cafe di quefta città, perche vi edificaftero , S>C fece drizzare le ftrade , nel modo che hora fi veggono, cV vi fondo' lo fpedale di fan Nicola,et lo doto di buone entratele l'ha anco hoggi nellemiglior cai? ,che fiano in quefta città: cV quefte entrate fon ftate poi accrefeiute dalle limofine di per- fone deuote cV caritatiue» Fondo fimilmente il Commendator la terra che fi chiama Bo- jiauemura che è lontana otto leghe da quefta, dC fimilmente la terra di San Giouanni della Maguana nella ripa del fiume di Neiua , che è quafi nel mezzo di quefta Ifola verfo i mon- ti quaranta leghe da quefta città, lontana, cV altre quaranta lungi dal porto della Giagua- na, d di Santa Maria del porto* Item la terra, che chiamamo il Porto di Plata,che è 4 4 le- Phe lontana da quefta città nella coftiera verfo Tramontana . Item la medefima coftiera orto Reale, à punto là doue il primo Almirante nel fuo primo viaggio lafcid li 38 huo- mini, che poi nel fuo ritorno ritrouò morti* Fondo ancorala terra d'Àzua,chefta z 4 le glie lungi da quefta città; dC è vna commoda , cY buona cofa per gl'ingegni da fare il zucca- ro i che fono quiui, cV per quel contorno» Item la terra di Lares di Guahaba, Higuei, Za nana , cY la fortezza di Iachino» In tanto ch'egli fece quefta città di fan Domenico, cY la fa fortezza con altre dieci terre di Chriftiani, come s'e v detto:perche le terre , che il primo Ai- mirante Don Chriftoforo Colombo in quefta Ifola edifico, furono quefte: La natiuita,ch< fu la prima habitatione, che haueffero i Chriftiani in quefta Ifola, doue f Almirante lafcic quelli 3 8 de fuoi , cY per lor Capitano Rodrigo d' Arana ♦ Ifabella fu la città , ch'egli ne fecondo viaggio edifico' , cV donde hebbe quefta città principio , perche come sé detto d {opra , qui furono le genti , che quiui erano, trasferite» La Concettion della vega fu ance città edificata dal primo Almirante infieme con quefte altre due terre , fan Giacomo, cY de ponao* Ma perche li Re Catholici don Fernando, cY donna Ifabella fempre defideraro rio, che quefte terre fuffero habita te da perfone da bene (perche dal buon principio fé n< afpetta fempre il buon fine) faceuano fcelta di creati propri) della lor corte, cV ne v quali maj gior fperanza haueuano, cY li mandauano con vfficrj in quefta Ifola per annobilirla,^: dar- gli ottimi principrj,cY in quefta città fpecialmente» Si che qui non venero ad habitare que Ile nuoue città pallori, né rattori delle donne Sabine, Come fecero coloro, che diedero già ; Roma principio, ma caualieri, cY pfone di molta nobilità,cY virtù,cY perfetti Chriftiani,d quali ne fono molti morti , & molti altri fino ad hoggi in quefta città, cY nell'altre terre del f Ifola viuono» Sapendo adunque quei degni principi , che dal cattiuo albero non può na feere buon frutto,cY che da vn poco di fermento vie corrotta tutta la maifa,ordinaron efpre famente in Siuiglia à i loro vfBciali,che quiui rifedeuano perii traffichi di queftie Indie,ch< non vi lafcialTero per niun conto pattare perfona alcuna , che della noftra fanta fede catholi- ca fufpettaiTe,cV fpecialmente ne fìgli,ne v nepoti d'alcun brufciato,ne riconciliato : te cofi fu feruato cY ferua»Et fé per cafo qui fi trouaffe alcuni di quelli tali,lo cacciano tofto via del pa< fé» Si che cV per quefto bel penfiero delli Re Catholici, cV per li genero fi defìderfj de gli Sps gnuoli fletti, fono nell'Imperio di quefte Indie pattati molti caualieri 8C nobili, che hanohi aitata quefta Ifola (dC quefta città di fan Domenico fpecialmente) cV l'altre Ifole anco, cV tei ra ferma»Quefto l'ho detto à propofito,che SC il Gouernator Bouadiglia, 6C il Commenda tore maggiore erano nobilittimi caualieri,cV perfone principali,et con loro,cV prima anca §C poi, vennero molte akre perfone fegnalate, cV di molta prudentia cV intelletto per doue- re gouernare ogni regno,cV per coquiftare,cV tenere in pace, et fare habitare quefto nuouc mondo, che in quefta cofi remota parte occulto ftaua» Et di più delle perfone già nominate ne capitoli di fopra,cV che quando farà al propofito, fi nomineranno, fi foleuano fempre €le f jgere per el gouerno et vmcrj di quefte parti,perfone create cV conofeiute nella corte re- gia.Onde vi pattò fra gli altri Michele di paffamonte creato antico del Re Catholico , c\ venne in quefta citta per teforiero regio nel mefe di Nouembre del 1508 per che era per- fona di auttorità , §C ài molta efperientia né negotrj , cV era ben dotto , gran letterato &C da bene molto : tal che è opinione di molti, che egli anchor che di molta età morif fé, non conofeeffe mai donna ♦ Coftui fu adunque gran cagione del buon goùerno d .......___ ^._. -.- quella DELL'INDIE LIBRO III. io 3 ucftalfola, co fi nel tempo chela gouernd il Commendatore maggiore, come poi, finche gli paffd da quefta vita, perche mcn tre viffe, tenne Tempre mano nelle cole del duerno: he già poteua al tutto (tenderli per l'ordine , che hauea del Re Catholico , che g?an credi- Dglidaua: di modo ch'egli fu perciò gran cagione delli trauagli del fecondo Almirante )on Diego Colombo, del quale quando farà tempo, il toccherà breueméte qualche cofa,. Quello teforieri adunque fu in effetto vero vfficiale di cofi gran Re,cV come debbon eflere itti quelli,che in Ornili vfficij ii trouano,Ma ritornando al Commendatore maggiore,per uono ch'egli fuffe, non li mancarono trauagli, poi che tenendo in tanta pace, cV concordia .itti i Chriltiani, che erano in quelle parti, hebbe nondimeno tanti, che di lui mormoraro- o (come era già prima al primo Almirante auenuto) che il Re Catholico,effendo già mor ì la Reina donna Ifabella,mandd à chiamarono già nel vero per fuoi demeriti, ma perche i quella vita non poffono le cofe in vn flato lungamente durare, benché egli (leiTe qui affai ìeno di quello che i popoli ve fhaurebbono voluto, cV che farebbe flato il bifoemo. Gran igione del partir fuo fu quella fortezza di S.Domenico,cY il fouerchio appetitod'hauerla, el quale entro Chriftoforo di Tapia, che era fopra il fondere dell'oro in quella Ifola, 8C era ato creato del Vefcouo di Badagios Don Giouan Rodrigues diFonfeca che in quel tem- o,in fin di Spagna, gouernaua quelle Ifole, Et fu il fucceilo di quella cofa a quello modo: Còmendatore maggiore,fatta che hebbe la fortezza di quella città,la diede in guardia ad n fuo nepote chiamato Diego Lopes di Salfedo buon caualiero.Ma Chriftoforo di Tapia e fcriffe fubito al Vefcouo fuo (ignare , col cui fauore ottenne d'efferne fatto Caflellano,8£ e prefento v la prouifione , che li venne di Spagna , al Commendatore maggiore, ilquale fé pofe in fella, cY dille che quanto al porla in effequtione neinformarebbe il ReCatholi- ) , cV poi farebbe quello, che fuffe il feruigio di fua Maeflà ; Et coli non dando altramente poffeffo della fortezza à coflui, fcriffe al Re, che il Tapia era fopratìante al fondere dell' o- >, OC li baiìaua quello vfBcio fenza hauere quella Caftellanerfa* il Re {ofpck quefta gratia tta al Tapia,perche il Commendatore maggiore allegaua anco che haueua egli quella for zza fatta, cY che haueua prima hauuto gratia, che mentre egli era nel gouernodi quella ola,difponeffe delli Cailelli, cV fortezze, che vi fuffero ronde non doueua il Re innouare uefla cofa in fuo pregiudicio,poi che l'haueua affai bé feruito» Apreffo poi flette il Tapia rigione nella medefima fortezza per alcune parole, ch'egli diffe con tra il Commendatore laggiore» Et perche quello negotio toccaua à lui, òC à Diego Lopes fuo nepote,che haue- a le chiaui della fortezza, ordino al fuo giudi tiero maggiore Alonfo maldonato,che pren effeinformatione delle difeortefi parole del Tapia centra diluì, cV ne faceffe la giullitia» ilonfo prefa l'informatione la madd infìeme col Tapia in Spagna*Ma per che in quel tem o il Vefcouo Fonfeca era il tutto delle cofe dell'Indie,, per che folo col fecretario Lopes Co glio ne difponeua, cV prouedeua , cVamendue quelli erano perfone molto accette al Re Catholico , poco gioud quanto il Commendatore maggiore fopra quefta cofa fcriffe cV re- riffe. Onde per òpera del Vefcouo,cV del Tapia fi ottenne dal Re, che fuffe di quefta caflel neria ^pueduto vn trinciante del Vefcouo ifteffo Fonfeca,cV fuo creato chiamato Fracefco i Tapia,cY fratello del detto Chriftoforo di Tapia: cY cofi coftui fé ne venne in quefta città 3l titolo di cartellano* Haueua poco innazi à qfto,il Re Catholico fatto gratia al fecreta- .0 Lope Còciglio,della fcriuania maggiore delleminere: cV che tutti quelli, che andauan à mar l'oro no vi pò teffer andare fenza vna poliza d'un luogo tenete di qfto Lopes, et degli tri vfficiali fotto ^raui pene:;& che per quefta licentia fi pagaffe vn tanto al Còciglio: (Le ualilicentie fino a quella bora s'erano date gratiofaméte fenza pagare nulla.)Et che di pia i quello fi deffero al fecretario alquati Indiani,per cagiò dell'officiosi fcriuania maggiore, )ra quado quelle prouifioni vennero di Spagnaà quefta Ifola,il Commendatore maggio- ! l'obedi, ma quanto à l'effequirle, le fofpefe, per confultarne, cV informarne il Re: Onde lt riffe inoltrandoli quanto noto pregiudicio era qfta coli fatta impofitionein vna terra cofi uoua.ll Re intefo quello, fofpefe per allhora la cofa,cY fé ne rimeffe al Commedatore mag iore ilìeffo, OC taffd quelle licetie nella metà di quello, che sera ordinato che fi pagaffe: Per uefte cofe fempre il Còmendatore maggiore fofpettd che il fecretario Conciglio nò li do- cile effere buon amico; ài credettepoi, che per opera di coftui^ del Vefcouo^cV delli duo / fratelli ii iii,;>i"' *'t : n- ■■hi- ■ti" tu "■ : %:■ ,-:ii'i'* - :;; r, li i * :,, :..t|)l- l' ■/■■. - i"',*:: ,r\' . t« '5 >.?■.■■;' ij.:*..^ • !; U(H'" 4 Ì ; ' ; ; ' r » fl'VitVJ'-,*' •'' ■' t|"MI , ' 1 "- 'ih.. *■'. '• t A 1 1 "•» HI II ,.'" ,ilii.' f li" 11 '" i|| ^ j '' 1» ~ ■ V— '- DELL'HISTORÌA fratelli Tapij fuffe dal gouerno ài quella Ifola moffo : perche fu dal Re chiamato in Spagna, ex fu ii gouerno di quella Ifola dato à don Diego Colombo fecondo Almirante, cV primo- genito di don Chriitoforo Colòbo.per che quello giouane era andato molto importunan- do il Re, che haueffe douuto darli carico conforme à i priuilegrj concefsi à fuo padre,Onde il Re net prouedette, n' per quello, lì p amor del Duca d'Alua Don Federigo di Toledo fuo cuqinojchc era la più accetta perfcna,che hauelfe ne regni fuoi,cV fauoriua Don Diego,per che haueua per moglie vna fua nepote donna Maria di Toledo figliuola del Commendato re maggior di Leone,Don Fernando di Toledo: quefte furono potenti cagioni à fare torre dal gouerno di quefia Ifola il Commendatore maggiore d'Alcantara: per che in effetto ne era cofa che il Duca d'Alua haueffe in quel tempo chieduta al Re fotto color di giuftitia,che non rhaueffe ottenuta: per ciò cheoltracheil Re l'amaua per lo vincolo delfangue, che era fra loro , per edere nati di due forelle figliuole dell' Almirante di Caftiglia Don Federico , v: era anco quello: che nel 1 5 o 6 quando il Re Don Filippo,cV la Reina donna Giouannanc lira Ognora vennero ad hereditare Caftiglia per la morte della Reina Catholica dona Ifabe la,nò hebbe il Re catholico in quelli trauagli niun parentele amico,nè vaifallo cofi fempn feco , òC ne fuoi feruigi} , come fu il Duca d'Alua: onde per cofi fegnalato feruigio nel'amc poi fempre,et lo tenne appreffo di fe,et fece a lui,et a i fìgli,et parenti fuoi molte gratie.il Ri Catholico adunque fi per amore del Duca, come per che donna Maria di Toledo mogl'j del Colombo, era, come s'è detto, fua nepote, 8C del Duca, cV hauendo medefimamente ri fpetto a i feruigi del primo Almirate fuo padre, lo mando in quella Ifola per Gouernatore comandando al Commendatore maggiore , che fé ne ritornale in Spagna» II che egli effe guì,non fenza penfare,chc quella fune opera del Vefcouo Fonfeca,&: del Conciglio,com se detto di fopra , d>C non fenza rifentirfene molto quanti quiui erano, per effere egli hono rato caualiero , SC giuflo : per eh e era affai gratiofo cV fautore de buoni, cV faceua ben trattar gl'Indiani: cV in fomma egli fu tale, che mentre fi habitera quella Ifola,fempre vi farà la me moria di lui: cY quanti veggo hoggi, che di lui parlano,tutti ne fofpirano,& dicono che pe propria difgratia di quelle contrade, fé ne partì vn tal caualiero , perche noi meritauano»IVÌ iouuiene vn'altra coia notabile di quello caualiero , la quale non fi doueua a niun conto ta cere , Egli haueua vna buona entrata , per che cofi della commenda d'Alcantara , come de faiario, che per quello gouerno haueua, paffaua otto mila ducati l'anno, cV tutti gli fpefe: d modo, che la maggior parte ne lafcid in quefta città, frabricandoui le due belle cafe, che foi fu la piazza del caitello di quella città: cV vna ne lafciò allo fpedal delli poueri,et l'altra al fu ordine OC conuento , come buon religiofo: onde quando di qua volfe partirfi, li preftarom cinquecento Calligliani per quello fuo ritorno» Perche non era egli auaro,fpefe quanto h ueua, con li poueri,cV con bifognofi, per arricchire nel cielo, doue li crede che egli fia peri •clementia Oc bontà d'Iddio, dC per fopere buone fue* DELLA NATVRALE ET GENERALE, HISTORIA DELL'INDIE. LIBRO QVARTO. P R O H E M I O. il la fiamo à tempo di por fine alle cofe del gouerno, cV alli gouernatori di que fta città, cV Ifola: dC fatto quello palleremo all'altre cofe , che faranno di pi piaceuole lettione, cV fé ne ricrearanno maggiormente i lettori» Per tanto i yfvTSb breuemente, dC in pochi fogli dirò in quello quarto libro quello, che mane Jp™ll £ dirfi in fimili materie, per paffare poi à cofe di gran marauiglia, dC non pi vdite» Diro qui adunque la venuta del fecondo Almirante Don Diego Colombo à quefi città di fan Domenico:cY le mutationi,che furono poi nel gouerno di quelli luoghi hno 1 tempo prefente» Parlerò della perfona, cV meriti di quello fecondo Almirante , cY della fu morte, cV della fuccefììone di fuo figlio Don Luigi Colombo terzo Almirante: cV quaii do hebbe principio l' Audientia , & Cancellarla Reale, che in quella città di fan Domenic \ ti D E L L'-ì &JTO13I? ì'B'fe'Òl' $1 i i, I04 fìede.Dird della tenuta dcllipàdri dell'ordine di fan Hieronirno à quefta Ifofo,& di' quel- >, che fecero: cV de gli altri giudici, che vennero nella medefìma regia audiètia, cV chi (onó uelli , che al prefente vi fono, con altre cofe neceffarie all'ordine dell Hiftoria» Come rimirante Don Diego Colombo aerine à cjue/ìa città di fin Domenico, con le mtttationi, che nei governo dì lei 'furono ,& altre cofe notabili Cab. L , , V TEI precedente libro s'è detto, che nel 15 o 6 vennea regnare in Cartiglia il Re Don .\ Fihppo,ilquale in quei medefimo anrto mori.Et il Re Catholico ritornandoli di Nà oli in Spagna,gouernd per la Reina donna Giouàna fua figlia ifuoi regni :& per intercef one del Duca d'Alua diede il gouerno di quefta Ifola à don Diego Colombo fecondo AI lirante: benché per quello, che io dal medefimo don Diego inteli, il Re Catholico li còcef quefto gouerno prima che di Napoli. ritornarle, per lettere* Egli fene véne adunque in ueita città il fopradetto fecondo Almirante con la vice Reina fua moglie donna Maria di oledo a 1 o di Luglio del 1509 con vna bella corte di gétilhuomini: et con la vice Reina a moglie vennero alcune donne cV dozelle nobiliffime: la maggior parte delle quali, per ìe erano figliuole, s'accafarono in quefta citta" , dd ne gli altri luoghi dell'lfola con perfone incipali, de ricche: p che nel vero in. quefti luoghi non eran ancora parlate delle donne di artiglia^ importaua molto il nò efleruene: per che fé bene alcuni Chriftiani fi maritaua- 3 con donne Indiane, erano nondimeno affai più quelli, che non vi fi poteuano per niun >nto indurre,per l'incapacità cV brutezza di quelle. Si che con queftedonne,che vennero Cartiglia, s'annobilì molto quefta città, OC vifono hoggi figli 8>C nepoti loro, che fono il aggior vincolo, che quefta cittàhabbia:benche vi paftalfero anco poi altri ^étil'h uomini : perfone principali con le lor moglidi Spagna: onde fé ne è quefta citta aumentata tanto, : co^i bella republica diuenuta, che fé ne dee molto ringra tiare il fignor Iddio, ricordatoci ìe doue era già il demonio adoratola flato piatato il Crocifìffo,ilquale s'adora da tanti pò )li,che qui fono* Ma ritornando al propoOto noftro dico,che tofto che l'Almirante fmon di naue,fe ne venne,come à ftanza fua,nella fortezza dfquefta cittadi fan Domenico : dC m fu chi gliele vietarle, per che il Caftelìan Diego Lopes di Salfedo per fuo poco péfiero rurouaua in quel tempo fuori della città. Et in quefto tépo fteffo fi ritróuaua molto a" den^- a neirifolail Commendatore maggiore, al quale rincrebbe molto,quando intefechef Al frante s'era co tutta la cafa fua pofto nella fortezza: ma ritornato in quefta cfttà,come per- na prudente, moftrd di rallegrarli della venuta di don Diego Colombo, 5C tofto obedì^ jello, che il Re Catholico li comandaua, che era, che fé né ritornarle in Spagna à dar con> 1 delle cofe di qua» Et cofì fi partì da quefta città il Settembre del medefimo anno del 1509, ra venuto con l'Almirante , Francefo di Tapia creato del Vefcouo Fonfeca , cV fratello i Chriftoforo di Tapia, dC pochi dì doppo là fua venuta prefentd il privilegio , che por ta> 1 della Caftellaneria di quefta fortezza: Magli fi differì il poffeflo , cV fu auifato il Re Ca> ioIìco, come l'Almirate s'era poftó nel cartello : Ondeli madd ordine,, che fotto grani pene* 1 vkitte tofto,etlo confegnaffe al teforiero Michele di Paffamonte, et che lo teneffe finche Re ne prouedeffe altramente.Et cofì l'Almirante fé ne vfcì tofto, cV confegnd il caftello a! forien,cV effo fé n'andd à: ftare nella cafa Ai Francefco di Garai .Indi poi a cinque d (ei meli Paffamonte per ordine del Re confegnd il caftello à Francefco di Tapia, ilquale vi reftd :r pacifico Caftellano , 8C li furono con quefto dati zoo buoni Indiani, di più del falario, >n che fu poi riccho, cV mori poi nel 1 5 3 3. Etmentre che la Maefta Cefarea prouedeffe di tro Caftellano,gli Auditori di quefta Reale Audientia,cV gli altri vfficiali regrj,depofita- >no quefta fortezza ,& la pofero in potere del Capitan -Gonzalo Fernandes di Ouiedo he fonttio) cittadino di quefta città, & fcrittore cV Cronffta di quefte hiftorie , come arij& ) creato della cafa Reale , alquale poi la Maefta Cefarea fece graffa di quefta ftefla cafteua- m'a,come al prefente la tiene» Ma ritornando al primo propofito noftro , dico , che il ommendatore maggiore fé ne ritorno in Spagna col licentiato Maldonato fuo giuftitie- > maggiore : ilquale (come ne è publica fama)fu de migliori giudici , che fiano parlati in uefte Indie : per che eifendo gentilhuomo de virtuofo, amminiftro rettamente il fuo ofR- .0 , eifendo da tutti amato , temuto ,■ dC rispettato .; & non fu tiranno auaro, ne reftd di fare la Il nome de l'Autore di quelle Hi- ftorie. ■ 1 ttìh'ìt 'ir YMI, > I ■ I 1 . ;■;;:'' ,■ "Hi { vi* « ' ll,y , ll; il i ■1 :■>-,,,:; l/'l ' "■, : > U"ì,;»n- , , '- X *■ l "•, *i#.i '■*"':" •••*•« ■fi; «TV'» 'ì'ifrr; . », -Hi) ' i, 1 ■ : ni DELL* HISTORIA la giuftiua cofi nel tribunale, come fuori, cY douunque fé li chiedeua , cY quanto poteua, r folueua gli aggraurj ,cY le contefe.Ora giunto il Commendatore maggiore in Spagna fé n andò in Madril , doue ritroud nel 1 5 1 o il Re Catholico, ilquale caramente lo riceuette, S fnoftrd d'hauere caro di vederlo , cY lo tratto molto humilmente, cYpiaceuolmente:perch oltra che era molta la bontà et clementia del Re,era il Commendatore maggiore fuo antic creato cY della Reina CathoIica:onde fu dalloro come caualiero virtuofocVcoftumatc detto 'cY pollo nel numero di que'primi , che furono in tutti lor regni fcelti,per douere fei uire il principe Don Giouaniiet ftettte in quefti feruigi,finche quello principe morùRùc nato adunque il Commendatore maggiore in Spagna , benché fofpettaffe , che il Vefcou Fonfeca,et il fecretario Conciglio non doueflero eifergli amici, no fu per quefto mal racc< to dal Re: anzi doppo che l'hebbe affai bene vdito,et che: da lui fi fu di tutte le cofe di quefì Indie bene informato, pubicamente fi diffe,che haueua molto al Re rincrefciuto d'hauerl da quel gouerno rimoifo : per che qui molti lo piangeuano , cV lo defìderauano : & fé no che gli mori poco tempo appreuo,fìcredeua,chelhaueffedinuouoil Re domito mai dare in quefto gouerno, per le necefsità, che poi qui della fuaperfona occorfero, bi ci faccendo fine alle cofe del Commendatore maggiore, feguiremo il fucceffo delle cofe de l'Almirante Don Diego Colombo, che nel vero fu buon caualiero , cY Catholico: ma ne li mancarono trauagli, mentre flette nel gouerno di quella lfola,come non mancaranr ne ancho à gli altri, che vi verranno a gouernarla, per le cagioni, che hora dirò. Et la pi ma è quefta, che da qui in Spagna fono molte leghe, cYvn lungo cammino : cY fé ben vuole la verità" ricerchare cYritrouare,non vi è ne il tempo, ne il modo appropriato p cagion di quella tanta diftantia: cY quando pure in Spagna fi fa qualche cofa , che ha t fogno di prouifionecY di rimedio, fempre è tardo , quando qui il rimedio giungetele lui, che fi e v querelato, cY e flato punto, non efee mai dal fuo dolore cY ramarico : L'ali cagione fi e quella , che per che il primo Almirante fuo padre difeopri quefte terre , fei pre faranno qui affettionatidilui,cY di tutti i fuoi fucceffori , cY quelli fpecialmente , e neharanno hauuto fauore,dne faranno flati beneficati. Et per che poi faccene il goti* no del Commendatore Francefco di Bouadiglia , cV poi del Commendatore maggiore Alcantara, i quali hebbero de feruitori cV de gli amici, che con benefici) fegli obligarono, quefto fecondo Almirante medefimamente reco x qui altri fuoi creati cY amici, cY li fauo $C fece del bene, ne nacque facilmente da quella varietà di opinioni, vn mare di paino con vna vana, cYlitigiofa contentione:ondefuil Re Catholico auifato, che in queftac tà,cVIfola erano partialità, cY che vna parte fi morflraua particularmente affettionata, ferua all' Almirante Don Diego , vn'altra che i quella repugnaua, fi chiamaua cV moftra affettionata del Re : K ciafeuna di quelle parti del continouo fcriueuano , cY dauano ad 1 tendere al Re quello , che lor pareua. Di modo , che il Re Catholico delibero di mandar dannare in quella citta alcune perfone letterate , cY le eh iamo Giudici di Appellatione,f che come a fuperiori, fi potette loro appellare tY dall' Almirante,et da i fuoi luogotenenti giuflitieri maggiori,cY minori: cVcofi fece. Onde parue all' Almirante, che per quefti gii ci fi limitaffero i fuoi priuilegrj , cY fé ne diminuiue la fua auttorità : 6V comincio per ci< querelarfi cY à dolerfi,che gli ^i deffe fuperiorità. Et tali altre cofe da quefte fuccedettero,c egli mandd in Spagna a" chiedere contra quelli giudici vn'altra refidentia,et à dolerti' di q ftanouita\ Ma non renarono anco di fcriuere quelli giudici, cY con loro anco il teforie Michel di Paffamonte:di modo che il Re Catholico mandd à chiamare in Spagna l' Aln rame, che vi ando v tolto , cY vi flette qualche tempo , cY poco frutto vi fece , cV vi fpefe me danari:et in quello tepo venne qui per giudice di refidentia il licentiato Giouanni Iuagr dilbarra, per vedere i conti, cY findicare il licentiato Marco di Aguillar guiftitiefè mags re dell' Almirante , cV gli altri fuoi vfficiali: ma poco doppo che qui giunfe il luagnes, m< infieme col fecretario Zauala, che con lui venuto era à quefto ifteilo effetto. Per la morte cofloro vt venne poi nel 1515 il licentiato Chrifloforo Lebron, ilquale per la abfen dell' Almirante , cV per le cofe , che fuccedettero , vi flette vn tempo quafi folo nel gouern d*l rT Ca- Et quello, che a N quefto diede maggiore opportunità", fu che poco doppo la giunta di ihoJico, l'Almirante alla corte , paffd il Re Catholico di quella vita , che fu nel 1 5 1 ó'. Ma prir * che DELL'INDIE LIBRO I I I I. io? befl proceda aitati, é bene che fi fappia vn detto da fcriuerfi tri lettre d'oro, che la Reina ca- ìolica dona Ifabella diffe fopra la qualità di qfta còtrada, cV delle géti fue: gche co qfto det- :> nato da vn petto di naturale philofofo, polla io meglio fondare quello, che ho detto di fo ra che nómacherano mai trauagli a coloro, che vernino a gouernare qfte Indie: qllo, Che ue'fta fa uia Reina dille, fu qfto, Hauédo il primo Almiràtedó Chriftoforo Colobo ko- lerte qfte Indie, cV dadone dipoi particular conto al Re, Se: alla Reina, fra l'altre par ticulari- ìdiffe, chein qfto paefe Gli alberi, p gradicene fiano,nó ftédono giù molto à baffo ,pfunda lète le lor radici,ma le fpargon poco lotto la fugfìcie: tY cofi e in etfetto: S>C qfto nafee, pene 'in di (otto la terra e calda cY fecca: cY appffo la fugficie è humida : 6V gcio vi fi matengono, k moltiplicano le radici de gli alberi.Eil vero,che l'albero della Cannandola folo i qfte par giuge co le radici fino all'acqua : ma quefti alberi no li vidde il Colobo , né ve n'erano , fin he col tepo vi s'incorniciarono a fare della femétedella canafìftola iftelfa, che fi porto in q* i luoghi g medicina: béche nella maggior parte dell'Indie fiano cannafìftole feluagge,co- ìe (i dirà apprelfo al fuo luogo » Si che ritornado aH'hiftoria,quado la Reina vdi qfto, che rimirate de gli alberi dell'Indie diceua,il dimado v à che l'attribuiua: cY egli rifpofe , perche 1 qfte Indie pioue molto, cY vi fono molte acque naturali, che teperano la fupfìcie della ter i: ne nafceua, che gli alberi poco fotto terra ftedeffero le lor radici, per mandarle nel caldo, ìeé più di fotto , dC che neceffariarneteritrouerebbono penetrado più a baffo, gritrouarfi t tal clima:onde naturalmete fuggono q!lo,che lor nocerebbe, cY u fpargono g quello fre- o humido fuperficiale, che le nudrifee. La Reina allhora moftrado di hauere difpiacere di dire qfte ragioni diiìc: In qfta terra, doue no s'arradicano gli alberi,fara poca verità', cY me- o coftatia ne gli h uomini: cV certo che chi conofee bene qfti Indiani, no potrà negare, che i Reina catholica non parlarle da vero philofofo naturale , cV di tal forte , che non vi ha ri- )ofta in còtrario : gcio che qfta generatile de gl'Indiani e bugiardiffima, cY no vi fi ritroua mftatia alcuna, cY fono più icapaci cY gro!Ti,che fanciulli di lei 6 fette ani:.anzi affai meno» : cofi credo io,che ne fian molto alcuni chriftiani infettati: et maiTimaméte qlli,che male in n'nati vi fono: gche ve ne fon bene molti altri di gra pruderla» ma vi (o dire che ve ne fono ico venuti tali, die haurebbono baftato a porre in riuolta cY fotto fopra Roma, et Sa Iaco io,come volgarmete fi dice. cY die qllo, che io dico de gl'Indiani,fia vero,fi .puaper li me- rlati figli nati di chriftiani, et d'Indiane , che co gràdiftimo trauaglio s'alleuano ne'buoni 3ftumi,ne fi poffono diftorre da i loro vitrj cV cattiui inchinationi.cY gche io ho detto,che ài parlarono alcun?',che nò doueuanò : i Re Catholici,& lor cofeglio vi cominciarono à ri ìediare .pcurado che I qfte parti nò vi paffaffero fé nò gfone elette: tal che n dee péfare , che è li Re caiolici prima, né la Maeftà cefarea poi fi moueffero p leggiere iformationi di par- colari, ma con fano cV retto giudicio,cofi nella mutatione,che u fece prima del primo AI- iirate,come neH'altre,che feguirono apprelfo: benché anco M Re,effendo huomini,poffa- o come huominierrare:maffìmamente,che la maggiore infelicita, et più ordinaria, che al euro reale fi attribuire, fi e che pochi dicano al fuo principe la verità, cY fé gli dice, non [i •ede. cY qfta difgratia va cofi vnita cY riftretta col regnare, quato la corona ifteffa regia, ma i è in qfto,che se detto, vn'altra co fa contraria: onde fi debba crederebbe qfto nella mano, : in potere de gli huomini fia: né in poco penfiero, d infelicità del principe: poi che non fi uo qlla autori tàdel fauio negare, quado dice, che 11 core del Re e in mano di Iddio.Che fé rfi e (che è cofi fenza alcun dubbio) douemo tenere p certo,che efsedo qfte cofe di tata im ortatia,g la fede,cY g li chriftiani,cY dode hano ad effere gouernati,et addottrinati tanti In iani, tutti gli errori,o i buoni cV retti giudici], che cY nelligouernatori, cY ne'popoli gouer ati auenuti fono, non p altro fono auenuti,che g permimoe,cY caufa occulta,cY io per me ;>fi lo péfo , rimettédomi pero a migliore 6V più vero giudicio, ma nò voglio per hora più ittenermi in qfto. Ritornado all'hiftoria dico,che ritrouadofi le cofe di qfta Ifola ne'termi i,che ho detto, gche nella morte del Re catholico,fi ritrouaua in Fiadra il principe dò Car > fuo nepote,ordino il Re nel fuo teftameto, che Caftiglia,cY Leone,8£ i fuoi regni fuffero ouemati dal Cardinale dò fra Francefco Scimenes di Cifneros Arciuefcouo di Toledo: ìentre che non veniua il nuouo Re, cY fuo fucceffore nelli regni di Spagna a prenderne la oflefiìone. Ma quello Principe tofto che intefe la morte del Re Cathoiico fuo auolo, no blamente approuo'il gouernodel Cardinale, mali mando anco più ampia poteftà per la mminiftratione, d»C gouerrio de'regni fuoi 3 mentre che egli non veniua in Spagna, Viaggi voi, 3% o Velia I ■■'*:; %;■•' ■ m iy!/*Ji i. « 1 ; ." V i.v'OiJ;. ^ : li ;«' f :., il > ." • ■fin ".;,•:■:.' ,-■'";.' ■ ,'i i, ■», . k:\K<ì\>. -i \ ■< > ,; i : \ i , ■,','i: \ fé . I , kkf I H." . '.i, ' ''"'' .ili .fi . ,' "i?W, ■ < v 1 • lui '•• , ' . : "ii « I !■'":,■■ - Ll"'*k %' 'Vi ■i. ^ DELL' HISTORIA Velia perforici & effere del Cardinale Scìmenes governatore di Spagna, & d'alcune co fé, che al fio tempi fucccdettero,Ò* come mando nel governo di quejle Indie tre padri debordine di San Hierommo, & il licentiado^lonfoZua^o, con altre cofe notabili. Cap. II. Il Cardinale don fra Francefco Scimenes fu vn grande huomo,cV mentre hebbe il carù del gouerno delli regni di Caftiglia,et di Leone,che fu fin che morirlo fece cofi bene,che i tenne quc'rcgniin pace: ancor che vi il cominciaflero alcune nouità,cYragunazedigéte,< fpecialrnéte /opra il Priorato di San Giouani in Cartiglia, cV Leone: del quale fi trouaua i pofteiiìone don Diego di Toledo fìgliuol del Duca d'Alua: et lo chiedeua et voleua g fé e no Antonio di Zugnica fratello del Duca di Begiar: di modo che lVn Duca g lo fìgliuol dC l'altro per lo fratello lo voleuano,ne eran in cÒpetétia,cY ne cominciarono à prender l'a me» ma il Card inale vi s'interpofe di modo,che nò li lafcid venire alle manine fare cofa,cl al Re difpiaceffe: gche s'impadronì egli del Priorato, cV lo tolfe in nome del Re, fin che p la Maeftà fua venédo in Spagna accordo amédue que'Priori, che vi ptendeuano, còparte do loro l'entrate, cY i vafialli, con dare all'vno le cofe, che erano nel regno di Cartiglia, & ; l'altro quelle,che erano in quel di Leone: co tal regreffo, che morédo l'un, ritornaffe la pai del defunto a chi di lor reftaua viuo: cV coli à punto interuéne poi.ma lafciamo qfto,et rit gl'amo alle noftre Indie, che fi ritrouauan a quel tempo,ch'io dico,à carico del Cardinale, 1 Almirate do Diego Colobo fi ritrouaua in Spagna negociado i fuoi bifogni,cV haueua ; co in quefta città OC Ifola i fuoi ,pcuratori,ma gche il Cardinal già molto tépo prima haue ampia notitia delle cofe di qfti luoghi, delibero per il bene! loro di mandami tre religio fi e l'ordine di Sa Hieronimo,gfone di molta autorità,dottrina, bC d'approbata vita: 6C li mas in quefta città di S«Domenico co ampia autorità p gouernare qfte Indie» qfti religiofi fur no qfti» Fra Luigi di Figueroa priore del monafterio della Megliorada, che vna lega lun d'Olmeda: cY qfto fu colui, ch'io dilli di fopra nel terzo libro, che mori effendo flato elett Piatte già 1^ bolle dal Papa p l'unione di quefto Vefcouado di S.Domenico,cV di quel d. la Còcettione della Vega,cY l'haueuala Maeftà Ceffatto vefcouo di qfte due chiefe,cY pi fidéte di qfta audiétia reale: ma la morte vi s'interpofe, et fu gauentura meglio g l'anima fu perche era tenuto fanta gfona: &Y mori nel 1 5 z 4» marame s'è detto di fopra, egli vi era p; fato afTai prima per ordine del Cardinale con gli altri duoi religiofi di vgual poteftà con li Gli altri duoi religiofi furono frate Alòfo di SJDomenico priore del monafterio di S, Gi nani d'Ortega,che è otto leghe lungi dalla città di Burgos,et fra Bernardino di Mazaned Et giunfero tutti tre in quefta città di San Domenico poco prima di Natale del 1 5 1 6, 8C ; loggiarono nel monafterio di Sa Fracefco, dC molto notarono, che ftado la notte di Nat; al matutino cofrati Fracefchini hebbero tato caldo, che fudarono: OC in quel giorno iftel diedero lor que'frati à magiare vue frefche cV fìchi,che erano fiati da lor .pprfj colti dalle g< le,cV da gli alberi.quefti frutti,6Y caldo fono cj comunemente in tal tépo, cofa nò veduta £ mai, né vdita ne'regni di Spagna, ne in tutta Europa: benché (ì legga,come il maeftro H eoo glofator della fphera dice, che tenédo vn fanto huomo in Inghilterra vn demonio al richiufo et riftretto: gche defideraua molto il demòio vederfi libero da qlla prigióe, ^mi à ql fanto huomo fé lo lafciaua libero del tutto, di portarli la notte di Natale fichi frefehi e l'Indie: et cofi efsédo con quefta coditione liberato in breuiffìmo fpatio di tépo porto i fic frefehi: et ne fece molto marauigliato reftare ql fanto huomo,che pcid còghietturaua la g téperatia,che doueuaellere in qlla cÒtrada,doue tali frutti erano fiati colti,poi che cofi gr; freddo era 1 Inghilterra in ql tépo : onde credeua che qlla cofi téperata cÒtrada furie affai n cina al paradifo terreftre» Ritornado al ^poiitOjil Cardinal,che haueua gra volòtà di raf] tare le coik di qfte Indie, g le tante qrele cV aggraurj, che ogni di ne veniuano,eleffc da tut l'ordine di S.Hieronimo qfti tre religiofi, cV li madd co piena poteftà, pche intédeller cV deffer le paffion et gli aggrautj,di che tato i chriftiani,che qui erano,del còtinouo fi lamen uano,cY vi poneffero ogni accordo cV quiete ,puedédo al feruigio del fìgnore Iddio,6Y ifg uadone la còfeientia del Re,cV rimediado alle cofe deirifola,èY di terra ferma» et co quefìi t padri fu eletto g giudice nelle cofe di giuftitia coiì criminali, come curili, il Iicentiado Alo! Zuazo-: il quale, efsédo già prima qui i tre padri venuti,giufe in qfta città poco appflb,et i alli 8 d'Aprile del i5i7*Neltempo,cheitrepadriquigiunfero:perchelamortedelReC thoheo era frefea , i giudici d'appellatione che qui rifedeuano , cV fi chiamauano già audir ri (come audientia iveale IVfBdo loro) volfero con molte altre perfone principali di quel o . città '; Vi,'* 1 " II m •> ! >V l li' :Vl ! DELL'INDIE LIBRO IHL 106 ittà informarli della venuta Ioro,cV della potefta,che portauano (cV no fi erano già mai piu )rima veduti in qfte parti frati dell'ordine di Sa Hieronimo.) cY loro comeprudéti , moftra ono Tauttorita, con la quale veniuano, cV furono tolto obediti,cV cominciaron ad efferata e i loro vfficrj,cV à volere intèder le cofe,fin che il Ucétiato pochi mefi poi appretto venne, omc s v e detto,cY caufdmedefìmaméte maggior marauiglia;pche giuto,cV fatto alloggiare iella cafa del capitolo di qfta citta, diede da marauigliar a tutti co la fua poteftà, che moftrd, '<. da temere anco ad alcuni , che vedeuano con quanta breuità R doueuano le liti cV negotij riminali Oc ciuili ifpedire,cY finire,fenza appellatone, ne altra dilatione p fua Maeftà nelli egni di Spagna» Egli còforme à i Tuoi ordini incomincio à findicare gli auditori, che erano 1 ql tépo i Iicentiati Marcello di Villalopi, et Giouani Qrtiz di Matiézo,etLuca Vafque 'Alilo; dC findied medefimamete tutti gli altri gouernatori, giudici, cV gi'uftitieri: cV volle ; - edere i coti a tutti gli vfficiali di fua Maeftà, cV a gli fcriuani delle minere,cY a tutti qgli al- fi '"jjj i,che haueuano in qfti luoghi hauuto qualche vflcio.cV fatti i fuoi pcettì fen tétid. Egli fé % : anco fare alcuni edifìcfj publici,rifece le ftrade, dC le prigioni,che ftauano apte, cV guaite; C pia comodità di qfta città fece far vna barca,d fcafa, pchefi potette còmodamente dall' v- , a parte all'altra del fiume paflare,cV con quefta fece anco molte altre ope publiche et vtile à uefta Republica. Il gouerno aduque di qfte quattro pione nel modo, che s'è detto, fu affai J nono mentre durd,cV que'padri la fecero il meglio,che Iddio lor infpird,cY attefero ancoà Jjjj.tJ j ' muouere gl'Indiani dallo ftato,nel qual fi trouauano,et à dare loro altro ricapito Jlche an- >r che fia ftato vna pericolofiffima cofa p le còfeientie de'gouernatori,fu nondimeno qllo, p!'| » j j ìe qfti padri ì tal cafo fecero, vna cofa fanta, pchc tolfero gl'Indiani di mano a tutti que'ca- p: alieri,à quali erano flati p ordine del Recatholico compartiti cV dati, cV non li lafciarono à iun di co loro, che abfenti erano, ma li copartirono p li popoli & habitatori delì'Ifola: dC U * $$ cero ridurre in popoli,et p le città,accioche foflero lor meglio i fanti facrameti adminiftra cV fòdero meglio inftrutti nelle cofe della fanta fede» Sopra quefti feruigi de gl'Indiani s'è 0>f\< ' olto eòtdo OC altercato in iurefra famofi legifti,cY Canonifti,cY Theologi, cV religiofi,cV elati di molta còfeientia cV dottrina,cioé fé doueuano qfti Indiani feruire,d no a noftri,ac" coloro, à chi fi raccomodano cV dano, poffòno co buona còfeientia tenerli d no: cV co che ialità,cY limitatioi. Ma pche fono fiate affai le loro opinioni differéti, non è qfta lor difpu fiata di alcun giouamento nealla contrada,nèà gl'Indiani fteiTi. quefti Padri ritrouarono ri gra querele, £ cagione di vii generale còpartiméto di qfti Indiani, che col parere del te- riero Michele di Paffamonte, haueua già fatto Rodrigo di Albucherche cugino del licer» to Luigi zapata,che era in ql tépo il principale nel còfiglio del Re. Hora qlto Rodrigo, e era cittadino della città della CÓcettione della V ega , véne col fauore del detto licentia- 1 à «"partire gl'Indiani col parere del detto tefonero , p correggere vn'altro còpartimento ~ e h auea prima fatto l' Almirate do Diego i ma tate cV maggiori qrele nacquero da quefto, rreggiméto, che nò erano nate da qllo, che hauea prima l'Almirate fatto. Et i effetto qfta fa e di qualità, che fempre hano da rifultar maggiori qrele dell' vltimo , che gl'Indiani co- rta,che no del primorancor che l'vltimo fia meglio vifto, cV più amato che il primo; per- e ilmutare il coftume,cV fpetialméte a grindiani,nò e altro,che accortare loro la vita, on- p qfta via renarono affai daneggiati tutti qfti luoghi,pche qfti padri religioff péfando di e bene copartirono gl'Indiani p le terre deli'Ifola; cV fu cagion della loro rouina : pcioche iriftiani, che tate mutationi vedeuano, cV nò erano pcio {ecuri, che fi foflero lor douuti la are gl'Indiani del tutto,d li trauagliauano di fouerchio,d non li trattauano del modo,che itati gli haurebbono , fé non haueffero dubitato di quefte tante riuolte , cV mutationi che f $'■ ;ni dì fi faceuano* cV fé bene alcuni ben creati,cV buoni chriftiani li trattauano bene,erano incontro tanti gli altri, che li trauagliauano duramete, che né fecero in breue tempo mo> m ] * ' e gran copia. Ma ridotti à quefto modo , cV fparfi per le terre , foprauenne loro- le vario- peftilentiali.chefra pochi mefi fi viddono Se* quefta Ifola,cV le altre conuicine di San iouanni,cV Giamaica,&: Cuba defolate di loro: che panie à punto vn gran giudicio d'Id- 3. Ben fi dee credere (cV cofiil tengo io per certo) che laintentione di que'tre padri fu ita dC buona: in torre gl'Indiani di potere de'cau Meri Spagnuoli abfenti, penfando r quefta via alleggerire più le lor fatiche , per che erano fommamente afflitti cV faticati da :reati OC feruitori di que'caualieri , che ftando in Spagna fi godeuano di quefti fudori ille- i. OC quefto fu, che molle qfti religiofi à còpartirli p coloro, che habitauano le terre iftefle Viaggi voL 3 . o fj dell'Ifo- ■ l :fM'A '''l'I ,- .J''.l'.'"rf ' ' t'Ì4 ' » a'." *.''!?»; i f l'jj l'i; , ; * Atei ■ . '* , ,W ■'•''' te n.'«" ih- '''Jtèf 1 ife' , 'iì *■ ; .f il • H ■ lili'i l'i »<' '■" ■•.r;» - :.■+• -.,. . mi"../ „i ■ • •' ««. ' ii- ' ■ J ' ",- ■ "i J ''■*■'"'■.■' mi: , '"i e •' " » i »! :.i '*„,| . de l:i/;h i s t o eia ■: dell'Ifola , cVche haueuano conquiftato cV pacificato il paefe* quefta gente Indiana pero < da (e fletta vna cofa affai vile dC da poca : cV per ogni poca cofa È muouono , &C fé ne vann< tofto alle montagne: perche il principale loro intento , e v quello, che haueuano Tempre fatte prima che i chriftani qui paifaifero:non era altroché mangiare, S£bere,cV luuuriare,cV fta fi a piacere,cY idolatrare,& effercitarfl in altre molte fordidebeftialità:dellequali,et delle lo cerimonie, & riti fi dira ìappreifo nelfuo luogo particularet Come la Macélà Cefarea diede fono certa forma licentia all' rimirante don Diego di ritornare in auejìa città, di San Domenico con altre cofe. Caf?* III. Quando il Re noftro Signor venne in Spagna nel 1 5 1 %4é fa poi nel 1 9 eletto Imper tore(ia qua! nuoua fua Maeftà feppe nella Città di Barzellona) fi ritrouaua quiui t Almirai te don Diego Colombo litigando colfìfcale regio fopraifuo priuilegrjcY preminenti* Ma fua Maeftà fenza deciderfi al tramente la caufa , li diede nel 1 $.% o licentia di ritornar! in quefte Indie fotto certa forma* 8C coli l'Almirante fé ne véne in quèfta città,e{Tendo fìat cinque anni litigado in Spagna. Ma non già g la fua venuta, manco qfta audientia,che eli tetto nel fuo eflere, cV fuperiori tadorne cacellaria regia. & nel medeftmo modo vi fi ifped: tìano i negorij, come hora vi fi fa: beche qui poi il figlilo reale veniffoPoco primache il C lobo qui ri tornaile, haueua l'Imperatore màdati a chiamare in.Spagna i tre padri di Sa H ronimo, tenendofi bé feruito di loro in qllo, che al lor gouerno toccaua: pche nel vero gu uarono molto : OC molta induftria vfaron in accrefeere gl'ingegni, OC i trapeti,co'quali fi fa no i zuccheri in quella lfoIa,fauorendo coloro, che gli laceuano, dC aiutado cV (occorrenti a i buoni cittadinuMa u dee fapere,che continouado il lor gouerno qfti padri colljcentiai Zuazo, accadette, che furono informati de'gran4anni, cY morte de gl'Indiani di qfta libi che fi ritrouauano raccomandati à caualieri cV preìari,che in Spagna viueuano,cV che hai uano molto fauore nella corte: cV de'quali alcuni anco haueuano carico de'negotij dello ft; to dell'Indie: haueuan quefti caualieri i loro creati cV feruitori in quefta Ifola: onde fcrjuei no lor del continouo, cV alle nfone principali anco, che qui erano, cV che e01 li fauoriuanc che madaffero lor in Spagna dell'oro, che con le vite di qfli miferi Indiani fi raccoglieua:e de qtti, che defiderauano il fauore di que' caualieri, dauano ecceffuio trauagh'o, àC mal tra tauano gflndiani , che erano lor flati in nome di qlli caualieri , eppartiti : perclieogni vn < loro haueua fotto di fé, cV à fuoi feruigi dugéto,cV trecéto IndianuPer qfta tanta fatica adu que moriuano facilméte qfti mefchini,et ntornauaà niéte il lor numero: ilpche tofto i'i ri ceua qfto numero à ciafeuno , di qlli altri Indiani, che firitrbuauano copartitià gli altri, ci habiwuano le ci ttàdi qfta Ifola: di modo, che il còpartimentofatto a gli ha^itatori di quel luoghi s'andaua tutta via diminuendo: 3C qlde'caualiericrefceua: béchecoj'eiTeremaltr tati dC qfti Indiani , cV qlli morifferotutti : in tato cheqfta fu poufTima caufa della loro vii ma rouina 5C deftruttioneJnformati adunque i padri di qfta rouina, vi rimediarono nel n do, che s'è detto di fopra* Di che auifati i caualieri in Spagna, come qlli, che, vi patiuano | terelfe,madarono tofto alla Maeftà Cefarea,; che allhora li ritrouaua in Fiandra,^ np era ; cora paffata in Spagna: cV i'i diffe, che, neotténero vna certa .puifìone drizzata al licentia Zuazo: pene s'informaffe di qfta caufa, cV reftituiflé à icauaUeri abfenti tutti gl'Indiani,cl erano lor fiati tolti, dC che lor prima raccomandati ftauano, nia:qfto non fi eflequi, ne far» no lor reftituiti: pene informato il Re della verità, tenne per bene qUo* che era flato fatto 1 que'padri: accioche fi toglieiTe ogni caufa, che qlla gente mifera non morule, come fenza cu dubbio moriua,eiTendo cofi mal trattata,p$auaritia di que caualieri di Caftiglia, a iqu li raccomandati cVcópartiti ftauano. Il licétiato'aduque fpprafedendo qfteprouifioniinf md fua Maeftà di quanto qui paffaua: dC come qfti Indiani u toglie-uano à perfone,che ha uano cóquiftata quefta Ifola , dC che vi ii erano fermi , cV vi facetiano ftanza, OC li trattauai cV tcneuano, come figliuoli, là doue i fattori di que'caualieri di 5aftigua no hauédo altro 1 fpetto che à farli cauare oro, per mandarlo àfignori loro in Spagna, li faceuano tutti col d uerchio trauaglio cV faticamorire : dC ne aueniua , che i primi padroni reftandonedeitru ti ne abbandonauano l'Ifola : cV cofi fé ne diminuiua cV diftruggeua l'habitare di quei contrade. Per quefte cagioni la Maeftà Cefarea effendo importunata da coloro , che chi deuano gl'Indiani, difllmulo,cV la menaua in lungo. Di che hauendo notitia quei ( ualieri fé ne rifentirono molto , perche perdeuano gran quantità d'oro , che ogni ani col fudpre di quefti difgratiati lor fi niandaua t Et per quefto il Uc,en^atQ credette^ e in Spagna >' v : »' .1 DELL'INDIE LIBRO III I. 107 in Spagna non mancafferofollicitatori, perche etto fuffe da quello vfficio rfmoffo, venne qui adunque à prendere il luogo fuo il licentiato Rodrigo di Figueroa huomo molto aftu- to,cY non poco auaro,fecondo che poi fi vidde nel fuo findicato,come ti dira appretto* Egli giunfe in quella Ifola nel 1 5 z o con lìnformationi,che portaua in Spagna contra il licentia do Zuazo: cY prefa la bacchetta del fuo vfficio, vennero tutte le citta' cY terre di quella Ifola, Se" dell'altre conuicine,cY fecero contra il Zuazo molte querele cY accufe criminali.cY ciuili, 8£.di ecce/Ture quanti tà.ma egli fi difefe co fi gagliardaméte,cY cofi bene proud la fua limpi- dezza, che all'vltimo tutte le liti hebbero fine in lauor fuo : ancor che fuffe molto perfeguita to dalli feruitori cV creati di quc'caualieri, a quali erano fiati gl'Indiani tolti: cY ancor , che il liccnUiLdo Figueroa fuife dalli nimici fuoi dato dimandato, cY eletto comeperfona rigoro- ìttima: cY vi veniffe con intcntione di non perdonarli co fa alcuna , ancor che colpa veniale iiffe, ma egli non potè in niunacofa offènderlo , per efferfi affai rettamente nel fuo vfficio )ortato.Ritrouado{i a quelli termini le cofe,cY veggendofi il Zuazo fra li fuoi emuli,cY fra )crfonc,che per quel, che s'è detto,lo disfauoriuan (come fuole auenire à i buoni cY retti giù liei) de veggendofi fenza vfficio,ancor che con molto fauore di tutti i poueri, cY di coloro, S quali haueua nelle lor dirferen tic fatta giuftiua: cY accorgendofi anco, che molti altri pren leuano le pietre in mano per lapidarlo : ad eilempio di noìtro Signore,s'afcofe da tutti loro, | fé ne palio ali'Iibla di Cuba,con la poterla, che l'Almirate don Diego li diede per douere ;ouernarla: nel quale vfficio lì porto come fi dira appretto nel fuo conueniente luogo. Par ito il Zuazo per Cuba, retto affolutamente nel gouerno di quefta Ifola illicétiado Rodri- ;o di Figueroa, che non fece cofa, mentre qui fu,della quale potette effer ringratiato:béche on vi duro tanto,quato voluto haurebbe. lo nel 15x0 pattai per quella citta andado in ter ì ferma, èY intcfi dalli cittadini di quello luogo , cY. d'alcuni anco de' principali , che quello ra vn giudice aliai terribile cY auaro: 6Y io à chi quello mi diceua,diffi, perche nò ne dauan ©aria à fua Maefta, perche vi haueffe rimediato: et mi furon rifpolle quelle parole,come ci uo etterecreduto,che noi fletti lo chiedémo? Siche ben ho ditto io di fopra,che quello giù ice eraiiato dimandato da gli appaflìonati contra il Zuazo» Hora perche quello giudice all'opere fue conofceua,che no haueua da durare nel fuo vfficio,raccoIfe tato oro, cY perle, uanto eglipuote, èY fé ne ritorno in Spagna,o x per dir meglio, nel fecero andar via:perche fua auaritia era infatiabile,cY la fua pratica non era di giudice conuerfabile, ne di potere co ortaril,ne fottrire, èY doppo che li fu tolto l'vfficio, li furono fatte molte querele cY accufe: \ ne fu condénato in moke» Egli s'appello' nel configlio regio dell'Indie, che nella corte di fa Maeilà rifiede : èY quiui fi riuidde il fuo gouerno : èY ne rifultó vna fentétia contra di lui ìe fu pronunciata nella citta di Toledo nel 1 5 15 aliai rigorofa èY brutta: perche fu conderi aro in quattro volte tanto,quato haueua rubbato èY tolto in quella città di fan Domenico, : nell'Ifola Spagnuola con altre condanagioni di pene pecuniarie,cY con priuatione di pò re hauere più mai vfficio di giudice regio» La quale fententia originale viddi io èY letti in jel tempo in Toledo:donde quello licentiado fé n'andò in Siuiglia: cY perche non potè- 1 hauere più vfficio regio , fi pofe èY fermo nella corte del Duca di Medina Sidonia. Della ribellione de neorì 3 & del caJiigo 3 che rimirante don Diego Colombo lor diede* Cab. II II. Auenne vn cafo di molta importatia in quella Ifola,èY fu per etter principio di molto ma ,fe il Signor Iddio non vi rimediaua, èY fu la ribellione de' negri: la qual per effer ilata cofa. >fì fegna!ata,non ti dee per niun conto tacere : gche tacendofi fi tacerebbe anco il feruigio, ìe alcune perfone honorate di quella città vi fecero»onde perche nò mi ti polla dare quella »lpa,nè retti per me dirne la verità,dirò quelIo,che ho potuto in quello cafo intenderne:et li Iegge,tenga per certo, che fé cofa alcuna fi lafcia di dire,fera folo per nò hauerne potuto aggiore informatione hauere» Venendo aduque à quello motiuo di negri,dico,che nac- je folo da gli fchiaui negri dell'ingegno d trapete dell'Almira te don Diego,cY nò da tutti lelli, che effo haueua» Furono quelli negri da vinti, èY la maggior parte della lingua delli lofi, che d'vn còfentimeto il fecòdo dì di Natale nel principio dell'anno del 15ZZ vfeirono il detto ingegno dell' Almirate,èY s'andarono ad vnire con altretati,che nel medeOmo cò- tto erano, cY gli afpettaua in certa parte» quelli 4 o doppo,che hebber ammazzati alcuni hriiliani,che li ritrouauano fenza fofpetto èY fecuri nel capo, feguirono il lor viaggio ai- Viaggi voi» 3% o iij la volta sto ;>, Mi* Vi' ' '■ì'ùìmW \ feti ." ■'. i 1 t-.V. ■ : 1 ■f-H. 1 .; 'ài'.' • 13* tii-4' ■ A. ir,* - ■•■! ■ I IP i «"I '. «' >"1; t 1p|ii ;»>*, 1 . « V Jji| '"'ri ■ •r. ! ,'#■.! .„: ',;,„'*: iMfel fi ' '' . ti .■■J-_P i DELL' HISTORIA la volta della terra d' Azua» ma fé ne li ebbe torto nuoua in quefta città , per vn auifo, che n diede il licentiado Lebron,che nel fuo ingegno ftaua» Intefofi aduque il mal animo di qu fti negri,cY quello,che fatto haueuano: fubito in quel infrante montò à cauallo l' Almirant per feguitarli con alcuni pochi da cauallo., cV da pie» Ma dC per la diligentia dell' Almirante cY per l'ordine buono di quefta audientia reale, tolto lo feguirono tutti que' caualieri,cY no bili,che erano à cauallo in quefta città* Il fecondo dì fi fermo l' Almirate predo la riua del fìi me di Nizao: dC quiui intefe, come i negri eran giunti in vna madriadi vacche di Melchio di caftro lungi noue leghe da quefta città: doue haueuan ammazzato vn chriftiano chiam to Albagnir, che ftaua quiui lauorando : OC haueuan faccheggiata, OC rubbata quella cafa,c toltone vn negro con i z altri fchiaui Indiani. OC fatto quefto parlarono auanti per far peg gio,doue fi futfe loro l'occafione offerta» OC hauédo in quefto loro difcorfo morti noue chi ftiani, accamparono vna lega lungi da Ocoa, che* douefta vn forte ingegno del licentiad Xuazo auditore di fua Maeftà in quefta audientia reale,con determinatione di dare il dì f< guente tofto , che la luce appariffe , fopra quel ingegno , cV ammazzami altri otto , o die chriftiani,che vi erano: cV inforzarfi di più gente negra: perche haurebbon ritrouati in qu Iuocto più d'altri i z o negri: cY penfauano poi andare fopra la terra d' Azua, dC porla a far crue, dC infignorirfene, éY vnire con loro altri negri , che quiui d'altri ingegni ritrouati h; urebbono. cY fenza dubbio,che eglino haurebbono il penfiero loro cattiuo recato à fine, la prouidentia diuina non vi haueffe rimediato nel modo che dirà, Perche l'Almirante ir teli tutti quelli danni, che andauano i negri faccendo, cY la ftrada che faceuano: delibero j fermarfi quiui quella notte , perche fi ripofaffero le genti che feco andauano: cY quelli, ci veniuano appretto, l'haueifero giunto: per potere il dì feguente ben per tempo partire dii tro à quefti ribelli fcelerati. Fra quelli, che con l'Almirante fi ritrouano , vi era Melchior i Caftro,al quale haueuano i negri fatto quel dano, che s'è detto, onde perche di più del ger rale OC comune danno, li rincrefceua forte del proprio fuo, delibero di parlare con duo alt da cauallo innanzi lenza farne àl'Alrnirantemotto: perche credeua non ottenerne licei tia chiedendola: per douere cofi folo parlare innanzi. Reftandoft adunque l'Almirante ce l'altre fue genti in quel luogo,fi partì fecretamente Melchior co gli altri due,et fé n'andò al fìanza fua delle vacche , doue fotterrd Albagnir , che era flato da i negri morto , cY ritroi quella fua ftanza rubata dC foia, Qiriui effendofi accompagnato (eco vn'altro chriftiano < cauallo,determind di parlare auanti,et mando a dire à 1- Almirate, che egli andaua con que tre da cauallo, che feco erano: per l'orme de' negri, cY lo fupplicaua, che li haueffe manda qualche aiuto,perche egli andaua con deliberatane d'intertenere i negri,mentre che i chi inani con fua Ognoria giungeffero : fé vedeua,che i negri fuffero moltU' Almirante quant quefto intefe , li mando tofto otto da cauallo , cY cinque ó ki pedoni , che l'aggiunfero : tutti quefti vndici da cauallo feguirono i negri fin doue s'è detto , che ftauano. Fra quefti < cauallo, il principale di quelli, che haueua l'Almirante mandati à fare compagnia aldet Melchior, perche interteneifero i negri: fu Fracefco d'Auila cittadino di quefta città. Ho quefti vndici da cauallo fu l'alba del dì fi ritrouarono co'negri ribelli, che accortifi di que caualieri fi riftrinfero infieme , cY con gran gridi gli affettarono. I chriftiani veggendofi battaglia frale mani, fenza afpettàre l'Almirante,perche non s'vniffero quefti negri con $ altri di quello ingegno , deliberarono d'andar lor fopra: fi che imbracciate le targhe loro, poftefi le lor lancie alla cofeia, chiamando lddio,cY l' Apoftolo fan Iacomo fatto vn fquad ne di loro vndici, che in effetto erano pochi, ma animofi molto , à tutta briglia fpinfero i 1 caualli innanzi, I negri ftauano con molto animo afpettando quefto affalto : il quale fu ta che i caualli ruppero per mezzo di loro, OC paflarono dall'atra parte: cY andarono di quel incontro alcuni negri per terra: ma non già per quefto reftarono di vrtirfi tofto,C coftoro non mancarono contetioni fopra le co- della iurifditione*Hora il licentiado Aillon fé ne ritorno in Spagna,cofì fopra quefto,co- e fopra alcuni fuoi negotrj proprfj, & à procurare certo gouerno,cV difcoprimento in ter ferma dalla parte di Tramótana*Sua Maeftà li fece gratia di capitaneria generale,et di q-o :rno,& li diede l'habito di San Iacomo* In quello fua Maeftà madd a chiamare V Almiran don Diego Colombo per alcune querele , che erano di lui venute in Spagna : cV l' Aìmi- ute di chi più Si doleua, cV lamentaua,era il licentiado Aillon: perche credetia,che egli na- fte fatte quelle informationi contra di Imbellendo fuo molto amico,Onde Si partì da que- città di San Domenico à \6 di Settembre del 15x3, & giunto in Spagna fé n'andò a corte dell'Imperatore , doue giunfe il Gennaro , del 1 5 z 4. Et tofto comincio ad at- ìdere fopra i fuoi negotrj, fin che fua Maeftà, poi nel z6 partì di Toledo per Siuiglia* a nel tempo, che l'Almiranteparti di Siuiglia per la corte , che fu il Decembre, del 1 5 z 3 icentiado Aillon andaua in Siuiglia per panare in quefta Ifola. cV giunto quiui fece la fua nata per quel fuo gouerno , chehaueua ottenuto , dal quale non ritornò mai più , perche mori indi a poco tempo, che vi giunfe , doppo d'hauerui fpefa gran parte delle fue facul- , cV nel vero egli fi occupò in imprefa poco à lui conueneuole: perche qui flaua affai ricco honorato , & era vn de gli auditori di quefta Reale audientia , cV delli più antichi , che in iella città rifeggono , ma non contentandofi di quefto cercò la morte per fé , &: per gli ai- mal configliati che lo feguirono : comepiu particularmentefe ne ragionerà nella fecon- parte : perche di quelli difeoprimenti di terra ferma fono molte hiftorie , cV cofe notabi- 8C quando noi vi parleremo , ne ragioneremo in particulare à fuoi luoghi conuenienti proprfj : perche fono cofe appertinenti alla feconda parte di quefta generale , 3C naturale Horia delle Indie* Ma ritornando al propofito noftro delli Giudici, dico che partito il centiado Aillon , reftarono in quefta cancellarla per auditori i già detti di fopra il Villa- pò, il Matienzo, OC il Lebron;ma non molto tempo appreffo andò il Matienzo in Spa- Viaggi voi 3% o iifj gna, iVÌìf ' ' ' • (v'.iVl ì'il"' ■■■'U' VÌli'V- PS'. , e 1 '.; p ir Vi ■■"•:■■■'■' r- 1 ',tìl' t, l" , I .'[l'I ',;,,],,,»!! . ■, ; . ■ '■'■ 'V ,:.:( ,■■ '♦''■ •*"'■' fi ..>'■ ■•?** .1 :",:('! i; V' ; 'ìSv , ': l i , ' ! '; , . ; Hf,»; ... fin, 5 Ai'- mJ ■ ,. gli .1.- '' ! W li lì*? „' l„ i ..,»;, 1"*' itk,; 1 . ■ .■■■:: «r""».' , i . V |. :!|-.t#,fii.Hi 1 II : « > ,, ! ii yvì ■ DELL'HISTORIA cnà OC fua Maeftà il fece auditore nella nuoua Spagna: OC poco tempo poi morì il fottute do Villalopo: di modo che reftd quefta audientia col Lebron foto* Ma poco appreffo effen do fatto auditore il licentiado Zuazo, venne, come se detto in quefta città con li tre padri di fan Hieronimo» ma a coftui fuccedette il licentiado Figueroa: OC il Zuazo fé ne pano in nome dell' Almirante per gouernatore dell'Ifola di Cuba: dalla qual Ifola paflo poi in nella nuoua Spagna , cV per viaggio fi perde nell'Ifole de gli Alacrani : onde miracolofamente (campò dC feguitò il fuo cammino: & Fernando Cortefe li diede il carico della giuftitiadel la nuoua Spagliarla ftando quiui fu prefo,cY menato all'Ifola di Cuba à dar conto del tem pò che vi haueuà fatto refidentia, cV che vi era flato Gouernatore: cV elTo diede di fé tal con io quale fi dirà appreffo, quando fi tratterà delle molte cofe notabili , che egli paffd nell'vl- timo libro de'naufragrj» Et la Maeftà Cefarea come gratiffimo principe , informato della verità, dC della lealtà, cVferuigi di quello giudice: volfe dinuouo feruirfi di lui, come di perfona, che tanta eiperientiahaueua delle co fé di quefìe parti, cV fattolo fuo auditore or. dind , che qui rifedeffe. Ma prima che quefta elettione li faceffe , paffd quefto caualiero pei molte difauenture cV trauagli , cV fece gran proua della fua patientia. Doppo di quello , che s'è detto, entrò per auditore il licentiado GafpardiSpinofainluogo del licentiado Villa- ìopo» Coftui venne anco per giudice di refidentia, la quale egli tolfe àgli al tri auditori, & giuftitie, cV fu vn tempo gouernatore affollilo, benché non ben viUo d'alcuni 3 ancor che al rincontro altri ne diceffero bene» Ne mi marauiglio di cofa, che io oda dire di giudice alcu no in quefte parti: perche oltra che folo Iddio potrebbe contentare tutti , fempre nelle tem nuoue fono pericolofi Ornili vfficrj , & per jl corpo , OC per l'anima» Paffata quefta refiden tia reftarono infieme di compagnia in quefta reale audientia i licentiadi Lebron , Zuazo cV Spinofa: ma poco tempo appreffo quefto vltimo fé ne paffd à viuere in terra ferma,dou haueua certi Indiani, che il feruiuano per via di compartimento da che era flato giuftitieri maggiore del gouernatore Pedrarias d'Auila nella prouincia, che chiamano Cartiglia del l'oro, come fi dirà più diftefamente,quando di quefta terra fi parlerà. Andato Spinofa dou s'è detto , entro in fuo luogo in quefta audientia il dottore Rodrigo Infante , cV perche er eia morto il licentiado Chriftoforo Lebron, nel fuo luogo entro il licentiado Giouand V adiglio, che ftaua in quefta città di fan Domenico , dal 1 5 z 5 intendendo fopra i cont dC debiti delle cofe regie» Et quefti tre auditori il licentiado Zuazo, il dottore Infante, & li centiado Giouan di Vadiglio fono quelli, che hora rivedono in quefta reale audientia , e" gouernano quefta OC l'altre Ifole: cV riconofeono l'appellationi d'vna gran parte di terra fei ma , infieme col Reuerendo , & nobile Signore il licentiado Alonfo di Fonte maggiori prefidente per fua Maeftà, cV che giunfe in quefta citta nel tempo, che fi dirà appreffo» Delfucceflò, &* yita del fecondo rimirante don Diego Colombo, doppo che ritorno in Spdgnajn che morì, con altre cofe appari menti all'ordine dell 'btjloria* Cap. V /. S'è nel Capitolo precedente detto,come l' Almirante don Diego Colombo véne per 01 dine di fua Maeftà in Spagna,^ giunfe il Gennaio del 1 5 z 4 alla corte ftando l'Imperate re nella città di Vittoria, doue comincio l' Almirante à trattare i fuoi negotrj, SC vi ftette fi che fua Maeftà, & il fuo configlio Reale dell'Indie ftette in quella città : poi fegui la corte 1 Burgos, poi in Valledolid , poi in Madrid, 8C finalmente nella città di Toledo , fin che | i 5 z? fi partì l'Imperatore per Siuiglia. Nel qual tempo s'era l' Almirante infermo, &ftai ■ affai indifpofto s cV debile» ma con tutta quefta fua indifpofitione volfe feguire la corte,& e termino' di fare la ftrada per noftra fìgnora di Guadalupe» Duo dì innanzi , che egli parti k,io io vifitai,cV li diffijche mi parcua, che non faceua bene à porfi in cofi lungo cammini ftando come effo ftaua : dC glielo differo anco molti altri configliandolo , che poi che fi r trouaua in Toledo , doue non li mancauano eccellenti medici , cV medicine con ogni alti cofa per la fua fanità cV cura , non fi foffe douuto per niun conto partire : perche con queii andata no foffe ftato cagione di accrefeerfi il male: cV che poi che guarito toffe,haurebbe p tuto à fua voglia partirli» Egli rifpofe, che {i fenthia meglio,cV che in penfar che andaua v fo l'Indie, doue haueua fua moglie, OC figli, èC in andare in Siuiglia li pareua di effere già i; no, cY che voleua fare la ftrada di noftra Signora di Guadalupe , perche fperaua , che ella £ haurebbe dato isforzo per potere fare quel viaggio : OC benché li foffe replicato per diitu barli quella andata, non gli gioud cofa,che gli li diceffe: oche doueua effere il fuo fine, doi DELL'INDIE LIBRO II II. 109 aaueua il Signore Iddio ordinato. Determinato adunque di fare quefto camino fi parti di Toledo in mercoledì, a zi diFebraro del 15x6 invnalettiga,cYgiunfequeldi in vna ter- -a di Don Alonfo Telles , chiamata il Popolo di Montealbano : cheftaiei leghe lungi da Toledo: all'hora quiui gli aggraud tanto il male, che il giouedi fegUente ordino per l'ani- ma fua , come buon chriliiano : eiTendofì già confeffato cY communicato il di fteffo , che di Toledo parti: et il vcnerdi,ch e furono à z 3 di Febraro alle noue hore della notte fpird con molta contri tione, cY ricordo, ringratiando molto il Signore Iddio, cY con grandilTima pa tientia raccomandandoli l'anima (uà: di modo, che fi dee credere, che egli fé n'andaffe alla crloria celefte: cY volle noftro Signore, che per fua cofolatione, cV perche meglio moriffe, ù Strouaffero con lui quattro religiofi dell'ordine di San Francefco , della quale religione ef- b era molto deuoto : quelli li ricordarono fempre quelIo,che alla fua falute conueniua. cY fu ?ito fpirato che fu, i fuoi feruitori prefero il fuo corpo , cY Io conduifero in Siuiglia nel mo- ìafterio delle grotte , doue il depolì tarono preffo al corpo del primo Almirantefuo padre. U a quel modo termino' quefta mifera vita l'Almirante don Diego : cY fuccedette nella fua :afa cY titolo il fuo figliuolo maggiore don Luigi Colombo terzo Almirante. Delttr^o rimirante di cjuefle Indie don Luigi Colombo:& > come fua madre pafiò in Spagna kprofeguire la lite di fuo manto col fife ale [opra iftwiprtm(egij:& come "V enne per Prendente in cjuejia audien- tia ilVefcouo di quejìa città don SebaQianRamires. Cap. VII. Qiiando in quefta città s'intefe la morte dell' Almirante don Diego Colombo 3 fu tolto zhiamato Almirante il fuo figliuolo maggiore don Luigi Colombo , che in quel tépo non poteua hauere più che ki anni. cY pochi di prima era venuto per giudice di refidétia in que Ila Ifola il licentiado Gafpar di Spinofa, che.come s'edetto, métre che in quello vfficio (let- te, gouernd quefta Ifola, cY poi fé ne pafso v in terra ferma: la cui partenza ad alcuni piacque, ìleuni altri ve l'hauretìbono voluto hauere più tépo. quefta cofa a tutti i gouernatori ame- ne : perche fempre i popoli nuoui giudici deiiderano : cY perciò non mancarono ne anco a :oftui mormoratorijcome fempre ne furono,cY ne faranno.cY in quel tempo vacaua quefta :hiefa , come anco molto prima quella della Concettion della Vega : cY di amendue quefti yefcouadi ne haueua fua Maeftà fatta grafia fotto vna mitria al Reuerendo padre fra Luigi di Figueroa priore della Magiorada dell'ordine di San Hieronimo : che morì effendo già ifpedite le bolle in Roma: onde fua Maeftà ne prouide, cY di quefto vefcouado,cY della pre fidentiadi quefta audientia reale eY cancellaria il licétiado don Sebaftiano RamiresdiFon te leale: per effere perfona atta,cY nello fpirituale,cY nel téporale,cY di molta fcientia,cY efpe rientia. cY coli venuto egli in quefta città efferato gli vfficrj fuoi , come buon paftoreper le anime, eY buon prefidente, cV gouernatore dello ftato. Ma perche le co fé della nuoua Spa- gna haueuano gran bifogno d'effere bene ordinate cY rette: hebbe vn nuouo ordine da (uà Maeftà, che doueffe andarui, come Prefidente di quella audientia reale, che nella gran città di Mcfcico refide,per la giuftitia cY buon gouerno di quelle parti.ma quando egli in quefta :ittà venne, poco tempo appreffo vfei da quefta audientia Gafpar di Spinofa, bC diceua che ::gli fteffo Fhaueua mandato à fupplicare in Spagna, ma nel vero fu per quefto : che egli ha- tieua in terra ferma nel gouerno di Caftiglia dell'oro, vn Caciche con altri buoni Indiani, :he il feruiuano già da molto tempo prima : che elio era ftato in quella contrada giuftitiero maggiore di Pedrarias d' Auila, come s'è anco detto di fopra. cY quelli, che in ql gouerno fi ritrouauano,ft lamentauano cY diceuano, che non doueua fua Maeftà acconfentire, che ne il licentiado Spinofa , ne alcuno altro abfente vi poteffe poffedere Indiani: cY pciò egli fé ne andò a viuere nella città di Panama , doue il feruiua il Caciche di Pacora co gli fuoi Indiani, cY vi menci fua moglie,cY fìgli,cY qui fi fta. Ritornado al nuouo Almiràte dico,che quan» do la Vicereina donna Maria di Toledo feppela morte dell' Almirante don Diego fuo ma rito,il piafe molto, cY fattone l'effequie,cY il lutto,che à fìmili perfone fare fi foglio no (per- che in effetto quefta Signora e ftata in quefta terra tenuta vna honefta cY generofa donna, cY di grande effempio di fua perfona,moftrando affai bene la generofìtà del fuo fangue)de- termino di paffare in Spagna àfeguire la lite di fuo marito fopra le cofe dello ftato fuo col fifcal regio,cY cofì s'imbarcd,cY meno feco la fua figliuola minore donaIfabella,cY il minor de'fìgli fuoi chiamato don Diego , lafciando in quefta città vna fua figlia maggiore chiama la donna Philippa (laquale è inferma, $C fama perfona) dC l'AImùrante don Luigi , cY don Chriftoforo l'irli 'Sii;.» ■ ■■■>;■!* f'i.'l'J' <;>' fa •■ ;i 0, I . < lf,' 'li 'iif 1 ! A i '' I T ■•'!|"ii ) >t< i''i e- > V »'.,"+ ' , *.i 'vf|;>ì ■. ,1 *'..-,»•; ■> , ' ■ ; uh, -../'%"< iu! .,"■'•.;• ' 1 , .< 1 M i m, 'iis Iprite* I , V.;V-"' ' ! r ,: ' ;: ' : fÌ; :: ■''"'■ * m . i /• i»' I' >>"!,■;, ; '■'■ ■ •«V '■';..:,,::>■;**. ■'■.••' >'■:■'„■ 3;! i DELL'HISTORIA Chriftoforo Colombo fuoi figliuoli affai piccioli* cV giunta che ella fu in Spagna, di quiu à pochi dì accafd la figliuola picciola,che haueua menata feco, co don Giorgio di Portogal lo conte di Gelues in Siuiglia: cV effa fé n'andò alla corte: ma perche l'Imperatore era già pa fato in Italia ad incoronarli in Bolognini forzata a reftare nella corte dell'Imperatrice à foi licitarci Signori del configlio di fua Maeftà foprai negocrj dell' Almiran te don Luigi fuc figlio: S>C fu dall'Imperatrice affai ben trattata, cV fauorita,& fu don Diego Colombo fuo m nor figliuolo riceuuto per paggio del Sereniamo principe don Philippe: cVfuperordin* di fua Maeftà ordinato che fi deffero per aiuto di coftà 500 ducati ogni anno a don Luigi dell'entrate regie di quella Ifola: cV li furono anco fatte altre gratie* Ma ritornando al goue; no di quefta Ifola Spagnuola , cV alla audientia reale, dico, che partito il vekouo Prendenti perlanuoua Spagna, come s'è detto: ad altri piacque,ad altri difpiacque: perche alcuni nor l'haurebbono voluto cofi giufto: altri come, giufto lo defiderarono, 8t" cofì reftd quefta au- dientia con li tre auditori già detti il licentiado Alonfo Zuazo,il dottore Rodrigo infante cV il licentiado Gioua di Vadiglio: iquali gouernarono quella Ifola, cV l'altre con vna pari di terra ferma,che e di lor iurifditione: come perfone di molta ifperientia cV dottrinataceli- do in quefta città refidentia: finche vi venne,come se detto, il Reuerendo Signore il licen tiado Alonfo di Fonte maggiore per Prefidente di fua Maeftà : 6V cofi vi rifiede con gli au ditori, che fi fon detti. Et in quefto ftato ù ritrouano le cofe del gouerno di quefta Ifola Spa gnuola fino a quefto tempo* Ma perche e già tempo di paffare ad altre materie di più dolo iettione, cY di molti fecreti di natura, finiamo di dire quello,che ci auanza di quefta Ifola: 5 per dare più particular conto di quello, che [i e tocco di fopra [ del zuccaro, voglio dire , co me haueffe origine in quefta Ifola,prima che ad altro fi gaffi» Degl'ingegni <& trapeti ddfdreilZuccdro, che fono hord in quefla ifold Spagnuola, & di chi fono, & come hebbe (juejloricco guadagno in (juefle parti principio. Cdp. Vili. Poi che quefta cofa del zucchero è vn de'piu ricchi guadagni , che in alcuna prouincia e regno del mondo fi poffa fare , 6>C poi che in quefta Ifola vi fene fa tanto , tY cofi buono , ra- gioneuole cofa è, che ancor che la fertilità di quefta terra, cV la diCpoutione dell'acque , cV di i gran bofehi per hauer legne,fiano molto al propofito per quefto effettori debba anco fon inamente ringratiare colui che qui quefta inuentioneritroud,cV la pofzin opera :poichi tutti vi hebbero gli occhi chiufi , finche il Baccellier Gonzalo di Velofa à fuo .pprio cofto cV con vna ecceffiua fpefa(per quello che egli haueua)& con molto trauaglio di fua perfon; vi còduffe i maeftri & officiali da fare il zucchero,et vi fece vn Trapeto di caualli: dC fu il pr mo che faceffe zucchero in quefta Ifola: cV à lui folo , come à primo inuentore di qfto guad; gno,fi debbono rédere le grafie: nò già gche egli fuffe il primo, che piataffe cane di zucche ro in qfte Indie: poi che ve le haueuano molti piantate prima, cV ne faceuano mele: ma per che egli fu il primo, che ne faceffe,cV cauaffe il zuccaro: cY col fuo effempio per molti altri fi cero il fomigliante» Hora coftui quando hebbe quantità di cane , fece vn Trapeto di cauall fu la riua del fiume Nigua , cY códuffe i maeftri per quefto effetto infìn dall'Ifole di Canaria cY macino' cY fece zucchero prima che niuno altro» Ma inueftigando la verità di quefto:ri- truouo che dicono alcuni huomini da bene,cY vecchi,che hoggi in quefta città viuono:ch< il primo, che pianto' cane di zucchero in quefta Ifoìa, fu vn Pietro di Atienza nella città de la Còcettione della Vega: cY che il cartellano della Vega Michel Valleftriero di Catalogni fu il primo che fece zucchero: cY affermano,che lo fece più di duo anni prima,che lo faceffc il Baccellier Velofa» ma dicono anco,che quefto cartellano ne fece pochiffimo: cY che tante quefto, quanto qllo di Velofa, hebbero origine cY principio dalle canne di Pietro di Atier za»Di modo che d per quefta,d per quella via hebbe in queftelndie origine il zuccaro:per che da quefto principio di Pietro di Atienza fi moltiplico tanto quefto vtile,quanto horaf vede: cY ogni dì maggiormente ^i auguméta. Ma ritornado al Baccellier Velofa,et al fuc Ttrapeto: quando lì comincio adintendere meglio quefto negotio, s'vnirono co lui il Prc «editore Chriftoforo di Tapia , cY il caftellan Francefcodi Tapia fuo fratello, cY tutti m fecero di compagnia vno ingegno nel Laguate , che e v vna lega cY mezza lugi dalla riua dei fiume di Nizao» ma qualche tempo appreffo u difunirono , cY il Baccelliero vendè la parte fuaàiTaprj : cYilProueditorepoivendèlafuaàGiouannidi Villoria : ilquale poi anco h vede al cartellano Fracefco di Tapia: al quale folo reftd quefto primo ingegno dazuccherij che DELL'INDIE LIBRO I I I I. no :he fu in quefta Ifola* &" perche in quei principi] non s'intendea co fi bene la necefTìtà,che ranno di molti territori], OC d'acqua, cV legna, cV altre co fé, quefti negotfj del zuccaro: per- :he in quel luogo , doue quello primo ingegno era , non vi era tanta copia delie cofe necef- farie, quanto bifognato farebbe, il cartellano Tapiadishabitd quefto ingegno, cV ne trasfe- rì le migliori cofe,che puote,à vn'altro miglior luogo, cY più commodo,nella medefima ri- jiera di Nigua cinque leghe lugi da quella città : cV quiui kce vno aifai buono ingegno fin :he vi morì ♦ cV perche non fi replichi molte volte quello , che hora diro , fl debbe notare in quefto ingegno, quello che per non replicarlo, in tutti gli altri fi tace, che in ogni ingegno lelli buoni OC bene auiati,di più del molto valore dell'edificio, della cafa, doue li fa il zucca- o, cV dell'altra cafa, doue fi purga cVconferua: fi fpende più di io, d iz mila ducati d'oro, in che l'abbiano il macinante cV il corrente : 8>C vi bifogna tenere continouamente al man- o S o x d cento negri, cV i zo anco:cY inalcuni piu,perche meglio drizzati vadano:cVbi- bgna, che quiui predo fi tenga vna d due grolle mandrie di vacche,di mille,cY duo mila,8t" re mila l'vna: perche habbia l'ingegno, che magiare: cV cofta molto di più il falario de'mae tri, cV vfBciaii , che fanno il zucchero : cV vi vuole gran fpefa nelle carrette, per condurrla annamele,e'l zuccaro ftelTo,et le legne,per lauorarlo,et vi bifogna gran gente per farcii pa ie,& curare le canne, cV irrigarle, dC fare altre molte cofe neceflarie,cY di gran fpefa* Però in ffetto chi è fignore di vno ingegno libero , dC bene addrizzato , egli fi pud tenere di elfere en ricco : perche grandiffima vtilità dC ricchezza ne fegue* Hora quefto, che s'è detto, fu il rimo ingegno,che fi vedeife in quefta Ifola: cV mentre che qui non fi fecero zuccari, fé ne itornauano vote le naui in Spagna: et hora ne vanno cariche,et con maggior nolo et vtile, he non guadagnano nel venire verfo qua * cV poi che quefto negotio s'incomincio nella ti ;iera di Nigua , voglio feguire de gli altri ingegni , che il medefimo fiume toccano : cV per ìaggior diitintione farne tanti paragrafilo' parti* Vn'altro grollo ingegno è nella medefima riuiera del fiume di Nigua , che e v del teforie> 3 Stephana di Padani on te, cV de gli heredi fuoi,cV è vn de'migìiori, che fiano in quefta Ifo i, coli ne gli edifìcfj fuoi , comenell'hauere molteacque, cV bofchi, cY fchiaui, cV quanto di iu vi bifogna, cV ita fette leghe, d poco più, lontano da quefta città di San Domenico* Nella medefima riuiera di Nigua più fotta di quello,che s'è detto,fta vn'altro ingegno af ii buono , che fece Francefco Toftado , (ci leghe lungi da quefta città : cV reftd a gli heredi joifcV è vna gentil cofa , dC molto vtile; cV non fi manca nulla di quanto per lo fuo meftie" ;>lifadibifogno. In quefta fteffa riuiera di Nigua, vi ha vn'altro ingegno de'mfgliori cY più ricch i,che hab ia tutta quefta Ifola :cY è prefto al mare nella foce di quefto fiume,quattro leghe cV mezzo mgi da quefta città di San Domenico : cV è del fecretario Diego caualiero della rofa : cofa ì effetto degna molto di vederfi,cYdi pregiarli Giouanni d'Am pies fattore di fua Maefti fece vn'altro ottimo ingegno in cima della ri- iera di Nigua : nel fiume , che chiamano laman ; otto leghe lontano da quefta citta, cV reftd gli heredi iuoi: &C è vna gentile heredità* Vn'altro ingegno,& de'migìiori dell'Ifola ha l' Almirante dò Luigi: ma perche quefti in egni dC vtili del zuccaro incorniciarono preiTo al fiume di Nigua : per dire tutti quelli, che i quefta riuiera fono, 5C che co loro confinano: che fono i cinque detti di fopra: non fi è pò o quefto dell' Almirante al principio, come e v ragione,che in tutto qllo, che tocca all'Indie, receda egli à tutti gli altri: poi che quato vi hano tutti da mangiare, d l'hano con q fte Indie :quiftato, tutto à lui fi dee, eftèndo l'auolo fuo fiato caufa,che fé ne habbia quanto fé ne ha* ia per andar ordinato (come ho detto) fu bifogno incominciare con l'ingegno di France- :o di Tapia,èV di feguire poi nella guifa,che se fatto: pche quando qfto dell' Almirate Ci fe- ì, ve ne erano già in qfta Ifola de gli altri*quefto fu edificato dall'Almirante do Diego Co- )bo 4 «leghe lòtano da qfta città di San Domenico,doue dicono la Ifabella noua* ma poi la f icereina dona Maria lo trasferi nel luogo, doue hora fta,ch'e v miglior,et più pflo alla città» Vn'altro ingegno fu edificato dalli licentiadi Antonio Serrano , cV Francefco di Prato , le hora è del Colatore Diego il caualiero : 6V è più vicino di tutti gli altri à quefta città : per- he non ne fta più che due'leghe lontano, prefto al fiume che chiamano di luca* Vn'altro ingegno de buoni di quefta Ifola tre leghe lungi da qfta città fu pretto la riuiera del ,'i,i*i ! f,'i,,' *:• ,1 Sii, J , "Vi: m fi ■■ '• ■■■' ■' ■ i \ li i ' — — ! l T5 r ^^™" M ^^^* , ^^"*^ > •t 1 ', ■. ■ :' ; ! DELL' HISTORIA del fiume Maina edificato dal Iicentiado Piero Vafque di Mella, dC da Stephano Miniano fflfc Genouefe:il quale è hora de gli heredi loro. jr Ha vn altro ingegno Francefco di Tapia figliuolo del Proueditore Francefco di Tapfa, doue fi dice Itabo 4 leghe da qfta città lontano, éY lo fondo cY edifico il detto Proueditore. Pjjt'-yt Ne hano vn'altro affai buono gli heredi del teforiero Michele di Paffamonte, che ila ne! la riuiera del fiume Nizao, lungi otto leghe da quella città di San Domenico : & èva. de mi gliori di quella Ifola» Il contatore Alonfo d' Auila ne ha vnltro affai buono,otto leghe lo tano da quella città,eY è fu la riuiera del fiume Nizao : che è vna gentile, èY bella entrata» Vn'altro affai buono n'ha Lope di Bardecia nella medefima riuiera di Nizao,noue le- ghe da quefta città* 11 Iicentiado Alonfo Zuazo auditor di quefta audientia regia , chein quella città rifìede , ha vn'altro bello , cV ricco ingegno da far zuccari fu la riuiera del fiume >!' Qcoa, fedeci leghe lungi da quefta città di San Domenico; cV è vna delle buone cYvtilico- ; ""^r^iiTwjj fesche in quelle parti frano» Il Secretarlo Diego caualiero della rofa di più dell'ingegno , che sé detto di fopra , che è M^'f nella riuiera di Nigua, ne ha vn'altro affai buono z o leghe lorano da qfta città fu la riuadel > \\'mi ;'; <:■ ',,,- ;,!Ì| fiume chiamato Cepi,et predò alla terra chiamata Azua,et e vna gentile et ottima heredità, Vn'altro ne ha,che è vna delle buone cofe dell'Ifola,Iacomo di Caftiglione pffo alla terra di Azua, nella riuiera del fiume, che eh iamanBia Z3 leghe da quefta città lontano. Fernando Gorgion cittadino d'Azua ha vn'altro buono ingegno da far zuccaro, vici- no al la terra fteffad'Azua: eh e e Z3, d Z4 leghe lótano da quefta città di San Domenico, Nella medefima terra d'Azua fece don Alonfo di Peralta vn Trapeto da caualli,che dor. pò la fua morte reftd à gli heredi fuoi.cY quefti tali edifici) non fono co fi gagliardi, come ql- li dell'acqua : ma fono di molto prezzo: perche quello , che douea fare l'acqua volgendo 1< ruote per la macina del zuccaro, fi fa con la vita di molti causili, che bifognano in tale efferc tio tenere ♦ quello trapeto e de gli heredi del Peralta (come s'è detto) cY di Pietro di Eredia che è hora gouernatore nella prouincia di Cartagenia in terra ferma* E medefimamente vn'altro ingegno, d trapeto di caualli per dir meglio , nella fteffa terra d'Azua: cY e di vno honorato cittadino di quel luogo, che ^i chiama Martin Garzia» In San Giouanni della Maguana,che fta 4 o leghe lugi da qfta città di San Domenico,* vn'altro gagliardo dC ricco ingegno, che è de gli heredi d'vn cittadino di qlla terra chiamate già Giouanni di Leone, cY della compagnia de Belzari Alemanni , che ne compro la metà Dentro la medefima terra di San Giouani della Maguana fta vn'altro buono cY forteti gegno fondato già da Pietro di Vadiglio, et dal Secretano Pietro di Ledefma,et dal Bacce ìiero Moreno,che fono già morti: cY reftd à gli heredi loro,cY e vna buona cY vtile cofa» Vndici leghe 15 tano da qfta citta di fan Domenico,à pari della riuiera, cY fiume,che chi; mano Cazui,fondd cY fece Giouani di Villoria il vecchio vn buono ingegno,infieme cor Hieronimo d'Aguero fuo cognato: cY hora è de gli heredi di amendue,cY de gli heredi an co d'Agoftino di Viualdi Genouefe,che hanno in quello ingegno parte. Il medefimo Giouan di Villoria fondo cY fece vn'altro affai buono ingegno nel fiume che chiamano Sanate Z4 leghe lungi da quefta città , nel territorio della terra di Higuei; hora è de gli heredi fuoi,cY e x vna ricca cY buona heredità» Il Iicentiado Luca Vafches d' Aillon , che fu già auditore in quefta Regia audientia : & Francefco di Zauaglios edificarono vn buono cY forte ingegno nella terra di Porto di Pia- ta, che è 4 5 leghe lungi da quefta città di San Domenico dalla bada di Tramontana: cY he ra e poffeduto dalli figliuoli del detto Licentiado , cY dal medefimo Francefco di Zauagli- os: cY e v vna buona cofa» Duo gentiThuomini della città di Soria chiamati Diego di Mo- rales, cY Pietro di Barrio nuouo, hora cittadini di porto di Plata,fecero anco vn buono ing< gno in quella terra: che è hora vna gentil cofa» Nella medefima terra di porto di Piata fecero, 6Y l'hanno hora, vn buon trapeto eh' caual- li,Francefco di Barrio nouo, che è hora Gouernatore in Caftiglia dell'oro in terra fermai Fernando di Illefcas : cY e vna buona pezza,et ne fono amendue poffeffori» Sancio di Monaftero Burgales,cY Giouanni di Aguillar poffeggono anco nella medef; ma terra di porto di Piata, vno acconcio, cY vti!e,cY buon trapeto di caualli» Nella terra del Bonao 3 che e lontana 1 9 leghe da quefta città di San Domenico fta vn'al tro • il .. *;■(!■ • .n;;: f ;;; : '« • './', 1 ' ,'i'k'lf >', ''1." " ^?h:>» ■ '. il' '*j!l , , v '>,'''-:' \ #■•': '':. ;*'. fe' ; ' : 'li :VwM^! h ;' 1 ■'«.'''', y i \ 1 '■''' ,; 1 ' , 1» i ' ' 1 '' iki :'!' I , |J y\,': "" l'i 1 11 [' •»i", " i,i i, »■ DE L L'I N D I E LIBRO V. iti -o buono ingegno da zuccar i, che lo poffeggono i figli di Michel Giouer 3 8£ Sébafìiàrio i fonte, cY gli heredi di Fernando di Carrioiie» Il licentiado Chriftoforo Lebron,che fu già auditore in quefta audientia regia, fece vn'al ro ingegno in vn gédk,cY commodo luogo,doue dicono l'Albero groffo, dieci leghe luti i da quefta ritti di San Domenico.cY quefto e vn bello,cV vtile ingegno,cV refto doppo la aorte del Lebron, àgli heredi fuoi» Vn'altro buono ingegno fanno hora nella riuiera del fiume Chiabon Z4 leghelungt a quefta città, Fernando di Caruagiale,cY Melchior di Caftro, che fera vna ricca OC buona ofa, per quello, che fé ne vede. In tantoché riaffumendo quello,che se detto di quefti ricchi ingegni da far zuccari,con [udiamojche in quefta Ifola ve ne fono z o gagliardi macinanti, cV corréti, cV altri tre, che ìacincranno in quefto annodel 1555 , Scaltri cinque trapeti da caualli fenza alcuni altri, !ie fempre fé ne edificano: 6é non fi fa, che Ifola, ne regno alcuno fra Chriftiani, d fra infe- eli, fìmile guadagno caui dal fare de'Zuccheri: Se le naui che qui vengono di Spagna,fe ne tornano del continouo cariche di zuccheri affai buoni OC fini» 3C le (piume dC meli , che di >ro in quefta Ifola fi pei'dono,pMi danno digranVarebbono vn'altra gran prouincia ricca» i quello,che e di maggior marauiglia in quefti cofi grò (Ti negotrj,fi é,che à tempo di mol- ,, che hoggi in quefteparti viuiamo , da z z , d ■ z 5 anni in qua, niun di quefti ingegni già etti vi era: perche tutti in cofi breue tempo fi fon fatti di mano noftracol noftro ingegno C induftria» cV quefto baffi quanto al zucchero, Sé a gli ingegni , doue fi fa» Il che fia anco etto per la comparatione, che io feci di fopra, di quefta Ifoìa, cV della fua fertilità con Tifo- ni Sicilia, cV d'Inghilterra» 33 '■ I : ■ ■ rio) ; 1 [ ■ ' ' ■ . DELLA GENERALE ET LE HI STO RIA • < - ai : il • ■ I; .... D E L L'IND I E. H B R O Q^V I N T O. ■.-..-'.>' t y^r; ■ >d: 1 silfi L 'ÌJ£C PtfrO'H E M I O. El terzo libro di queftafiatucale hiftoria fi differo alcune caufe , p le quali ma rirono,cV venero meno gl'Indiani di quefta Ifola Spagnuola: dC di qfta ftef-. fa materia fi replico' al quàto poi appreffo nel primo capv del quarto librerà gionadofi della qualità di quefti Indiani. Hora perche meglio s'intenda,ehe quefto caftigo venne principalmente per li delitti, 8>C abomineuoli coftumi, riti di quefte genti , ragioneremo d'alcuni di loro in quefto quinto libro: onde fi potrà fa lmente raccorre dC vedere la giiiftitia di Dio : 8C quanto e flato egli mifericordiofo con lo > afpettandoli tanti fecoli, poi che nò e v creatura, che nò conofca,che fi ritroui vn omnipo- nte D io: OC come difopra diceuano:,la chiefa fanta teneUa,che in tutto il mondo fuffe fiato redicato il mifterio della redentione noftra,come San Gregorio diceua, il quale rene il pa- atonellianni 590 cVfuda 14 anni Pontefice: onde ancor che ndlvltimo anno della fua ita fi fuffe fornito di predicare a tutte le genti il mifterio della falute humana, fin che il Co> »mbo primieramente à quefte parti venne , vi corfero da S S S anni , cV dal primo viaggio z\ Colombo fino alprefentedeh^? vene foncorfialtrÌ45»DimodoclTedourebbono ia quefte genti hauere in tefo quello, che tanto loro importa , che e la falute delle anime,nò fendo lor mancatane mancando predicatori,^ perfone religiofe,che loro lo ricordinola ìe le bandiere di Chrifto , OC di Caftiglia in quefte parti paffaro no : fé ben fé l'haueuano di- ìenticato , dC s'infegna hora loro di nuouo» ma in effetto quefti Indiani (on vna gente affai uiataèV aliena di volere intendere la fede catholiea : dC non e altro che vn battere il ferro eddo, il penfare che quefti habjbiano daeffere buoni chriftiani: cV ben fé gli è parato nelle ippe, d per meglio dire,nelle tefte perche cappe non portauano elfi: ne haueuano, ne han o le tefte , come le altre genti: percioche vi hanno cofi groffe , SC forti le cocche, OC gli odi, le il principale auifo,che hanno i chriftiani, quando con lor combattono,fi e di non dar Io 3 cortellata in tefta , perche vi ti rompono le fpade » Si che come hanno le cocche groffe dC ure , cofi hanno l'intelletto beftiale , &C male inchinato , come ti dira appreffo de'lor coftuv li, OC cerimonie, dC xiti^QC di altre cofe, ch'ai medefimo propofito rnioccorreranno, Come Pico] ■ r ; li ì E ■ - I . -, ■ ■ ni ras.'! Neil' viti- moànode[ la vita di S. Gregorio Papa fu fòr nito di pre- dicare lc- uangelio à tutte le gèli del modo, & fu Pótcfi cenelli an- ni del lio- filo Signo- re $90. Vl-.ll ;■ ■ 'W°i ,W 4 t ìMiti > ' I I k ". » "■:: , > W |'|,' V ■^ ' ■', , :i(|K' \* « ■ •: : k 1 ■,!• ' «, ,'"•!■ ''I 1 '! K :,-.n '' ir' ■ :" • "ì i>* > f, fi +T , ii l'»,.;' " ':'/rl ! :!' Ytyik ■ , È . 1,1 »', r 1'' ■ 1 1 ir iL' In ' '' 't "?■*,::. v >' ;" ■ttVtff . ',, ■ ■ i' i • j ' " . '■;'. 'il .1 , ■v- l'I "Il Jx ballate, & canzoni fon a gl'In dianilame moria con- tinua della reljg'onde* lor palliti. Di quante maniereglj Indiani fi- gurati il De monio lo- ro DIO. Buhìtitono i Sacerdoti, &indouini de gl'India Mi. Per qual ca fionei Bu- iti fono te nuti sàti da gl'Indiani. Digreffio- iie per la di chiaration dell'arte in diuinatoria DELL'HISTORIA ■ Come »F Indiani tenma.no Cimagini del Demonio , <& idolatrauano: & del modo che tengono , perche le cojè paffute non "vadino in oblivione, &pas[ino à poderi, Cap, ' I . Dapoi che in queftelndie pattai , fempre ho per tutte le vie poffibili procurato con mcy ta attentione,co fi in quelle Ifole, come in terra fermaci fapere perche via cY modo gl'Indi ni fi ricordano, delle cofe pallate , dC de loro anteceffori , dC fé hanno libri, d con che fegna non fi dimenticano il pattato » dC in quella Ifola (per quello , che ne ho potuto intendere, j lor ballate dC canzoni, che effi chiamano Areito, fono folo il libro, cV il memoriale, che ef hanno, dC che fi ftende S>C paffa da generatone in generatone, come qui appreflb fi dirà, t no ho in quefta natione ritrouata cofa più anticamere dipinta,nè ifcolpita:nè cofi princip méte rifpettata 8>C riuerita, come l'abomineuole figura del demonio in molte cY varie man re dipinto, dC fcolpito con molte tefte dC code,cV con brutte cV fpauenteuoli OC canine & fé roci dentature con denti grandi dC fmifurate orecchie, cY con accefi occhi di drago,et di fer ce ferpente: dC di altre varie et differentiate maniere: che la meno fpauenteuole pone gran more OC marauiglia ne'cuori fiumani. cY nódimeno e v a quefte genti cofi aiTociabile et com ne, che non folamente il tengono figurato in vna parte della cafa, ma ne'banchi anco , dot feggono: volendo lignificare, che colui, che ft'ede,nonftafolo,mafiedeinfieme con l'adu fario di tutti: l'ifcolpifcono anco, dC l'intagliano in tauole, cY in tutte l'altre materie,che pò fono,eY lo fanno cofi feroce cY borrendo, come egli è à punto: et lo chiamano CemucY qi fto tengono per loro Dio, à quefto chiedono l'acqua,d il fole,ó il grano, o la vittoria cont gli inimici, 8>C in fine cid che effi defiderano : cY fi credono , che quefto Cerni dialoro quai to li piace: et appare loro di notte in guifa di fantafma. Hauéuano quefte genti fra loro ale ni huomini, che chiamauano Buhiti, cV che faceuano l'vfficio di aurufpici,d d'indouini, l dauano loro ad intendere, che il Cerni era Signore del mondo, cY del cielo, dC della terra, t chela fua fìgura,cY imagine era quella cofi brutta,cpme s'è detto, cY affai più di quello,che I può né penfare,nè dire,ma differente fempre,cY di varie maniere.cY quefti Cerni, d indou ni prediceuano molte cofe, che gl'Indiani credeuano, che fuffero douute riufeire vere in le fauore, d danno : cV fé ben molte volte riufeiuano al contrario , cV bugiarde: non per quefl fé ne perdeua il credito: perche quefti indouini dauano ad intendere, che il Cerni hauea m tata fantafia,d per maggior lor bene,d g fare la fua propra voluntà, quefti erano la maggie parte grandi herbolarrj,cV conofceuano la proprietà 8C natura di molti alberi,^ herbeet j che guariuano con tale arte molti,ne erano come fanti,in gran riueréza,et rifpetto tenuti: erano fra quefte gen ti tenuti à punto, come fra li chriftiani i facerdpti : onde fempre portai no con feco quella maledetta figura del Cerni : cV per quefto -erano anco effi chiamati C mi, di più dell'efferedellornomedi Buhiti detti* In terra ferma non folamente nelliloi idoli d'oro,di pietra ? & di legno cV di terra amano di porre cofieffecrabili 8C diaboliche irr gini : ma dipingono anco quella maladerta effigie fopra le lor fteffe perfone , facédouele pi petue, 8>C tingendole di negro con romperui la carne viua,cV la pelle,a v punto com e vn fii| gello di cofa,che hano impreffa nel core,et che no l'i dimentica lor giamai: 3C ed diuerfe m; niere il nominano* In quefta Ifola Spagnuola tato e v dire Cemf,quato e v quello, che noi chi miamo diauolo : et tali erano quelli , che quefti Indiani teneuano effigiati nelle lor gioe , t nelle parti dC luoghi,che fi fon detti, cV in altri,come più lor piaceua,d pareua* Ho io quefi parte notata fra quefte genti vna cofa: cioè che l'arte dell'indouinare, cV le vanità,che quel! Cerni dauano ad intendere à i popoli , erano vnite con la medicina, cV con l'arte magica. Il che pare, concordi con quello, che fcriue Plinio nel 3 o libro della fua hiftoria, quando di ce, che benché fia quefta arte la più fraudolente cV inganneuole di tutte l'altre,ha nondime no hauuta grandiffima reputatione in tutto il mondo,cV g tutti i fecoli,per abbracciare in i tre arti,che pdominano fopra la vita humana;gche niuno dubita che qfta arte magica fia v nuta 6>C nata dalla medicina , per edere tutta piena di fperaze 6V di .pmeffe, habbia anco in i hauuta la forza della religone: cV poi appreffo con amédue quefte fi congiunte l'aftrologi. iudiciaria:la quale pud molto ne gli huomini:gche ognun defìdera di fapere le cofe future et credono che fi poffa p via del cielo intédere ♦ Hauendo aduque quefta arte con tre nodi 1 gati i fentiméti de gli huomini, OC montata a tanta altezza : che anco*hoggi occupa la mag gior parte delle genti, &C nell'oriéte al Re de gli Re comada: cV non è marauiglia poi che in nacque , dC Zoroaftre Re di Battriani ne fu l'inuetore. Si che in qfte parti s'è quefta vanir; jnolto ftefa,cV l'hano cpn la medicina vnita, poi che i prìcipali lor medici fono 6C facerdoti cVindo- DELL* INDIE LIBRO V, I fàccrdòti Indiani fo- no, & medi g indoirf mi quefti amminiljrano loro le cerimonie ; Oc idolatrie lor diaboliche. Ma m{ iiarno alla feconda cofa, che nel titolo di quefto Capitolo fi propofe , che fu delle bai a te d ""»"' to Arcui loro. Haueuano quefte genti vn modo di ricordarli le cole naifar^' ™ f ,>lJX no.&xned conleballate^ camo ballare cantado. berme Limo nel fettimo libro della prima Deca/che di S vek nero i primi ba latori m Roma, cV accordauan la voce col moto del corpo:* Wfu on ch£ .nati perche fi dimcticaue 1 affo, no pattato per la peftilentia in qllo anno, che SS n. Dico quefto gche donata eflcre il ballo cV cato loro, come qiti Areni de gl'IaTani che i quello modo li faceuano. Quando voleuano prenderfi piacere celchran^fT n ** y j- * ioiéne/dbdlragunauanoinfi^ uw.,0 per laccafamcto del Cacche d Re SKS&S™^ T*? '"' I " d,a °'- ^MegeneralmètedùutOie^ pcfiremagg.orelaloroaìleggrezzac^iacere.allevo £ StóStómZ'lS ±i b . r ™">? ra £' ^ ^-n°d,mohipre„a q ucflc i «odòTtìSSS | /no di loro toltoli I'vfh ciò di guidar eli altri fcYera hnw m K.t^ u" ctIulI " mtorno > «- ^'»^°nn'^faqutItuonoo > Jto,ób^ch.hg U tormi™SqS^ n ?* nero de paffi andana molto «ninnato cV cófertatocon le parole d verfi che caVauano ZT mmo.chegmdaualadaza.d.ceuarcVpo.tumgl/almre^^ «^ndWlavoce*,Jpaffoa^la^^ t quando gì, altr, rifpondeuano.fi ,aceua:ma moueua con loro ,' p.'ed,' So che haueua arolc feguma: & tofte .anco poigh altri a quel modo netto Io *LJ2L &d Koto : deconcadta,; q uandoIaprimaueramalcun™ u òahS gli huomini & le dòne (dirazzano con cèboh cY lo ho in rfsjll P 5 u qUefla gUl6 ' atare nel modo, che s'è detto di foDra Nel r?JSr- 8 T g "' &Cfa U P" mo I Cacche Caunabo.la qualefu gra Signora-* andammo , ^" acac " la ' ch J c fu m °g'ie ora fono x o anni d piu!teSm„ÌS?rfel C qUeU,> * '° V Md '' ' n 1 uefta Ifo fiacofa I;!;';.:: ra tei! «1 i« n 1 '' •■. n' r *»-;«■- «■«■■ir '.'i'. ."■' '.V >n poteuano hauere que baftoncelli concaui , s attraheuano nel nafo quel fumo con certi lami d cannuzze fonili da fare graticchie.cY quefti ftromenti,co quali prendono il fumo, :hiamato Tabacco da gl'Indiani,&: non l'herba.d il fonno,che nafee, come credeuano al- nuTeneuano gl'Indiani quefta herba per vna cofa molto pregiata, cV la piantauano,cV fa nano crefeere ne lor giardini,cV poderi per l'effètto, che s'è detto, dandoft a intendere che refto fuffumigio non folamente fune cofa fana,ma fanta ancho. Hor tofio che il Caciche, litro principale cade in terra,é prefo dalle fue mogli(che fono molte)cV e s gittate in fui let s'egli l'ha pero comandato prima: perche s'egli noi ditte auati, vuol che lo lafcino ftare a el modo fin che palli quello alIoppiaméto,cY che fi digerifea il vino,èY il fumo Jo non fo farcene piacere fi caui da qfto attore non e la gola del bere fino à tanto che fi dia di fpalie terra.So ben quefto,che alcuni chriftiani l'ufauano,cV qlli fpetialmente, che erano afflitti I mal fracefe,che foleuano dire,che métre a quel modo alloppiati ft auano,nò fentiuano il lore della loro infermità.Ma à me no pare altro fé nò che chi quefto fa , fta morto in vita: he tengo io per peggiorile no il dolore,che fuggire vogliono , poiché nò per quefto ne anfcpno. Al prefente molti negri di quelli,che ftàno in qfta citta, cV nell'ifola, hanno pre quefto coftume,cV fanno crefeere a qfto effetto quefta herba ne poderi de loro padroni: poi fi tolgono i medefimi fumigfj,cVdicono che quado efeono dalle loro fatiche, QC u fan quefti tabacchi,lafciano ogni ftachezza via. A quefto mi pare, che fi còfaccia vn vitiofo cattiuo coftume delle geti di Thracia:gche(come fcriue l' AbuléTi fopra Eufebio) quefti poIi,tato gli huomini,quato le donne, hano g coftumedi magiare d'intorno al fuoco, 8C ano molto d'eflere,d di parere imbriachi: cV gche nò hano del vino,tolgono il feme d'ai ìe herbe,che fono fra loro,et le pongono fu la brada, gene ne eke vn tal odore,che fenza o bere,ne diuétano ebbri quati prefenti vi fi ritrouano.il che al parer mio e vna cofa iiìef o quefti tabacchi degl'Indiani^ ciche cade in terra g quefto tabaccho,vien tofto pofto fui Ietto,fe elfo l'ha comandato pri gl'indù^. ,e ragicneuole cofa,che noidiciamo,che maniera diletti gl'Indiani hano in quefta Ifola* i in quefta maniera gli hanno cV coftumano: perche non e altro il lor letto, che d vn len- Dìo m parte teffuta,in parte aperta,cY fatta a fcacchi, d a modo d'una rete , gche più frefeo OC la tanno di bambage d cottone: e lunga due canne cY mezza d tre,cV larga, quato elfi *hono : cV l'eftremita di qfta manta d di tapedi ftanno legate co molte fila di Cabuia, d di nechen(de quali fi parlerà nel decimo capitolo del fettimo libro).Quefte fila fono lughe on cogiunteA legate nelle eftremitadi d capi della Hamaca (che cofi qfto letto chiama- ico vn trafilo ben fatto,come fi fuol fare nella cocca trafilata d'una corda di baleftra: et co i guarni(cono,cV la legano poi à dua arbori co due corde di cottone,d di Cabuia ben fatte orti che loro le chiamano Hico (gene Hico vuoi dire la fune l lor lingua). & coli refta il luipelo nell aere a tato alto di terra,quato piace loro di porlo» cV gche la contrada è tem- Viaggi vol»3% p perata, mi 'il € ■„■•■ iilW'l ■ 1 ":.";:"- .. .1 ■ k- M'0 : I . '"■in ' I' i 1 - '* \sM '■'"„ fati* ■ '■ ' V'Ivi* J''^ ■'•' '1$ •I-,' ■ ' » >■ 'il ', 1 \ ili. ." 1 , 4 1 ' ': '. ' ,.! 1 #.; 1 .li* ti,' Hjiii, 1 ' . . -ni „ ' ■ " ' ■ ■ .ti' f: :,, |! ;J ! H4,i : 4 y\i h ' '*',.','< DELL' H ISTORI A ' perata,nonbifogna prouedere d'altra coperta per (òpra, faluo fé befferò preflb qualche a montagna,cV vi iacetfe frefco.Perche fono queiti letti larghi,cY gli attaccano et fufpendo lcnti,pche più morbidi cY piaceuoli fìano,fempre v'auaza della medefìma Hamaca, che< vuole fraine couerto di fopra,puo addoppiamela. Ma quado elTidormono in cafa,fi feri no de gli fiatiti,*) pofti della cafa,in vece de gli alberi,per fufpendere quelli letti: cV fé fa f« ^oyi pongono ó carbone,d bracia di fotto,d quiui predo. Pero in effetto à chi no è vfo d rrs/li Iettinoli piacciono molto, faluo fenon fono molto larghi:perche la tetta cYipie di < vi dorme, vengono à ilare in alto,cV i lombi cV la fchienaà baub:che e v vna cofa molto di giata.Ma quado fono ben larghici può la perfona coricare nel mezzo di loro per trauer dC cofi vengono à Ilare vgualmente tutte le membra. Per dormire in càpagna, cV maflln mente.doue fono alberi per attaccarli , mi pare che quella fiala miglior maniera di letti|, ( polla efiere : perche quella manta,che s'è defcritta,cV ferue per letto,è portatile,cY vn gan ne la porta lotto il braccio: cY non farebbono poco gioueuoli vfandoli ne gli eflerciti,in I gna,in Italia,cY ne gli altri luoghi del mondo: perche non morrebbono tante genti l'ini] no,cYnc tépitempefiofi,quanti ne muoiono per dormire in terra:Et in quefte Indie li] tano gli huom ini da guerra dentro della hauas celie ò ferrate come fi dirà appreffo,che fi no delli Bihaos cV à quello modo vanno ben conferuati cV netti: cV le genti non dorme flefe in terra,come ne gli alloggiamenti di chrifliani fifa,in Europa, in Africa, dC nelle a parti.Che fé qui quello non fi facelfe,per efiere la terra molto numida, quello farebbe ni gior pericolo per la vita degli h uomini, che non farebbe la guerra iftefla. DELL'INDIE LIBRO V, 114 if matrìmonij de gl'Indi ani, & quante ?nogh hanno & della lor libidine : & in che tradì non prendono rno* pìie0 t con che rdtgton raccolgono toro,con altre cofe notabili. Cab, III. EffcndoTi nel precedente capitolo detto della forma de letti de gl'Indiani di quella Ifoh, icafi horadel rnutrimonio,che vfauano: benché in effetto quefto atto, che noichriftiani te iamo per facramento,comc egli e\fipofla dire effere à predo quefti Indiani vn facrilegfo, dì che non può clTere detto p loro,Quos deus coniunxit, homo nò fepàretsehe anzi dee cdere,che il demonio coftoro congiunga, tale e la forma, che in quefto feruanorperche in jefta [fola ciafeuno haueua vna moglie fbla(fe nò ne poteua foitétare più), ma molti n ha- mano due,cV piu,cV i Cacichi,tre,&: quattro , cV quante ne voleuano: cV il Caciche Behec ohebbe 30 moglie proprie: S>C non folamétel'haueuano per l'ufo del congiungimento, ic fogliono i mariti naturalmente feruare con le mogli loro, ma per altri nefandi ancho SC :ftiali vfi,cV peccati : pche il Caciche Goacanagari haueua certe mogli, con le quali [i con- ugeuanel modo,che fogliono fare le vipere: Hor vedete,cheabhominatione inaudita: et Abu fi «tei e le vipere quella proprietà et vfo riabbianolo dicono Alberto magno,IOdoro,et Plinio* SoSSri .a erano peggiori, che vipere , coloro che a quefte bruttezze fi lafciauano trafeorrere, poi diani. ° e alle vipere no ha la natura altra via da generare conceffa, cV vi vengono come forzate,a li fatto atto* Si che nò e" marauiglia,fe tali vipere in vif la humana hanno coli gran caftigo uuto dal grade Iddio. Se di quelìo Caciche adunche tal fama vola, bifogna che de gli altri )i ancho Q dica il medefimo : pche i popoli dC nel vitio, cV nella virtù fono atti ad imitare io il principe:Onde di maggior caftigo è degno l'inuentor di qualche peccato, che non nitatore;come aU'incontro,Suprema gloria merita colui, che e v di qualche virtuofo atto ttore.Egli è cofa affai pubìica quella che ho detto,coli in quefte Ifole, come 1 terra ferma: quali luoghi molti Indiani &£ Indiane erano fodomite,cV fi prefume, che ve ne fì'ano an- hoggi molti.cV nò folaméte nò fé ne vergognano,ma fé ne pregiano,cY come l'altre na ni portano attaccato al collo alcune gioie d'oro,cV di pietre pretiofe,cofi in alcuni luoghi quelle Indie portano p pendete, & p vn gioiello, appefo al colfo la effigie di duo h uomi- l'un fopra l'altro in quel nefando atto fodomitico,fatti d'oro: cV io ho veduto vn di quefti )ielli diabolici d'oro che pefaua poco meno di vai pezi d'oro,cV era vacuo di détro,éV be orato : cV s'hebbe nel porto di Sata Marta nella coftiera di terra ferma , nel 1514 quado co quiui l'armata,cò laquale paffd Pedrarias in terra ferma: cV pche portarono vna gran àtita d'oro,che quiui hebbero,à farlo fondere dinanzi a me, come vfficiale regio fopra il lere dell'oro: io fpezzaidimiamano co vn martello quella dishonefta effigie nella citta Darien.Si che vedete fé chi di tali gioie fi pregia, fi vergognerà dVfare vna tata dishone cV fé è cofa nuoua fra gl'Indiani, d più tofìo cofa ordinaria, cV comune fra loro* Anzi io o,che cohii, che prende fra loro il luogo di patiéte in quel beftiale atto, riceue ancho tofto scio donnefco,cV come dòna 5 ne porta le nague, che fono vn fazzuolo di cottone, che le le di quella Ifola p coprire le lor vergogne fi poneuano dalla cintura fino a mezze gabe, e donne principali le portauano fino a talloni:Ma le donzelle vergini, come s'è detto al ue,niuna parte del corpo fi copriuano,come ne ancho gli huomini, che non fapédo, che a è vergognalo il curauano d'altra couerta* Ritornado al propolìto noflro,queflo ab nineuole peccato s'ufaua molto fra gl'Indiani di quella Ifola, ma era molto dalle donne iorrito,printereffeloro 3 piuchep fcrupolo alcuno di confciétia:beche ne fuffero alcune )ne di lor pfona: come che in quefìa Ifola erano le maggiori vigliacche,et le più dishone Se" libidinofe done,che Ci fiano i tutte quefte Indie vedute,Dico,che erano buone, cV ama io i loro mariti,pche quado qualche Caciche moriua,alcune delle fue mogli di lor volon ropria fi faceuano viue co lor morti mariti fepelire, cV fi faceuano porre nella fepultura, ua,cV di quel pane,che èffe magiauano,cò alcuni fruttucV quado quefte mogli da fé ftef- o vi s'induceuano,erano lor mal grado forzate andare viue à fepeliruiiì : come auenne a no in quella Ifola,quando morf il Caciche Behechio , che era gran Ognore,cV due delle gli fue forzate furono viue col marito fepolte* benché quefto coftume non fufle gene- che ™ anie : per tutta l'Ifola:perche nella morte de gli altri Cacichi nò fi coftumaua quello* ma dop jjJXS? che era il Caciche morto,l'infafciauano tutto con certe bende di cottone inteffute come di fepeiire,i te molto ben Iunghe,& l'auolgeuano à quefto modo ben ftretto dal capo al pie, cV fatto | r J §#£j foffo, vel poneuano dentro, dC con lui le fue gioie , cV i'altre fue cofe più care . Et faceua- in quel folio vna volta di legni, accio che la terra noi toccalfe, OC poftoui dentro il morto dereiiivnfcanobenlauorato,copriuanopoidifopraditerra,cV 15 ó zo df durauanole Viaggi vol.3% p ij effequie cciiffionie. I" ;■' m 1 Ifi'i'i'iVi: té ■ 1 e k r, v.v i'it:'"' ',.' .ivi 1 '!■?»., ■ . ' ; >HW . ^.'i'iS^' ,'i ' il" V«l i ■'.:>. :$;'>, WS " fe'!'l ili !»>,; ■" ili ,.'> , I , " .1 . ite Vita & co fiumi di Anacaona *■ LU HISTORIA eiTequie,che con lor canti li faceuano gl'Indiani fuoi con molti altri de conuicini, cV vi ve uano ad honorarlo gli altri Carichi cV principali delì'ifola,fra li quali ftranieri fi coparitii no i beni mobili del Re defunto in quel cantare,che faceuano 3 narrauano l'opere , cV la v del mor to,cY le battaglie che vinte haueua,cY come haueua ben retto il fuo regno,con l'ali fue cofe degne di memoria.Et coti da l'approbare che allhora delle fue opere li faceua, fi e poneuano gli Areiti,cY canzoni, che doueuano reftare per hiftoria 3 come s'è detto di fof nel primo capo di quefto libro* Ma perche s'è di fopra tocco d' Anacaona , cV benché fi i pia.come tutta la bruttezza., cYlibidinofa fiamma della IulTuria non regno" ne gli huomi folamente di quefta contrada,ma nelle donne ancho* Quella donna hebbe qualche coni mita con quella Semiramis Reina de gli Afiìrfj,ma non già ne i gran gefti, che di Giufti fcriue,nè in fare ammazzare molti,co quali fi congiugneua, ne in fare andare affai honef niente le fue donzelle veftite,come il Boccaccio di quefta Reina dice , perche Anacaona voleua a©fì honefte ie fue create , ne deiideraua la morte à gli adulteri fuoi , ma le fi raffor glid in molte altre fozzure di 1 uffuria. Quefta Anacaona fu moglie del Re Caonabo,cYl rella del Re Beheccio,cV fu molto diiloluta: dC tanto ella 3 quanto l'altre donne di queftal la,benche follerò con gl'Indiani buone, fi dauano nondimeno facilmente in preda de cr. ftiani,non negando mai lor le lor perfone* Ma quefta Cacica doppo la morte di fuo mar cV fratello 3 vfd ogni maniera di libidine, perche reftd in. tanto rifpetto cV riuerentia di tu quanto fuffero mai flati rifpettati cVriueritiil marito o il fratello :cV tanto fi faceuaquai ella comandaua,cY ville nella fìgnoria del fratello nella prouincia di Sciaragua pofta nel! timo di quefta Ifoìa verfo ponete* Béche haueiTero i Cacichi (ci cV fette mogli, vna era p la principale, cY la più cara,cY benché mangiailero tutte infieme^ cV viueffero fotto vn te preffo al letto del marito tutte,non era pero fra loro mai differentia,nè lite alcuna Jlche p imponibile cofa dC non concetta fé non alle galline, cV alle pecore, che con vn folo gallo con vn folo nion tone viuono molte di loro fenza moftrare gelofia alcuna, ne mormora Fra le donne adunque quefta è cofa rara, èC fra tutte lenatiomnon fiferua quello coftu fé non fra quelle Indiane, cY le donne di Thracia:lequali due nationi [1 conformano an< in molte altre cofe,come fi dirà appretto,. Ritornando al proposito, fra le molte mogli d Caciche,fempre ve ne era vna principale, cY più cara , fenza moftrare pero fìgnoria alci fopra l'altmEt di quefto modo era quefta Anacaona in vita di fuo marito: cY doppo la r te di lui reftd Ognora affoìuta,cY molto da i fuoi rifpettata,ma molto dishonefta nell'atte nereo con chriftiani: cY per quello fu riputata la più dilToluta donna dell'ifola , benché < Con che re tutto quello fuìTe di grande ingegno,cY fi fapeffe fare feruire,rifpettare,cY temere. Ho di 1, S' one *" di fopra,che le donne di quefta Kola erano con li loro huomini,conu'nenti, cY à chriftiar Indiani la- cenano volentieri di fé fteffe copia: cY perche vfeiamo pure da quefta fozza materia non uano l'oro pare di tacere vnreligiofo atto,chequefti Indiani feruauano di caftita conle mogli loro ^ °lf ora ne C[ ua ^ c ^ e giorno,non per ben viuere,ma per raccorre l'oro* Nel che mi pare , che effi imi c-hriftiani fero le genti d'Arabia,doue quelli,che raccolgono lìncenfo.non folamente dalle donne che lo cana lontanano,ma (ono del tutto cY g tutto cafti.Il primo Almirate don Chriftoforo colom "°" come Catholico eY buon Capitano doppo che hebbe notitia delle minere di Cimbao vidde,che gl'Indiani raccoglieuano Foro nell'acqua fenza cauarlo , con la cerimonia cYi gion,che s'è detta 3 non lafciaua andare i chriftiani a raccorlo fenza cófeiTarfì,cV comunic prima: dC diceua.che poi che gl'Indiani ftauano venti di' lontani dalle donne loro,cY di£ nauano prima che andaffero à raccorre ì'oro,Scdiceuano 3 che quando con donne fi ritro uano,non ritrouauano oro,che era ben giufto 3 che anche effi s'allontanaiTero dal peccar* fi confeilailero: gche ftando in gratia d'Iddio haurebbono più copiutamente hauuti ih téporali cV gli fpirituali*Ma nò piacea quefta fantimonia à tuttircV diceuano,che quato donne 3 ne erano più lontani 3 che gl'Indiani, pche le teneuano in Spagna : 8C quanto al di nare,moi ti chriftiani u rnoriuano di fame,cV magiauano radici d'herbe , cV altre fìrnili ce dC quàto alla confelTione,che nò v'erano dalla chiefa aftretti più che vna volta l'anno la f qua,& che alcuni ancho più volte l'anno fi confelTauano*Mal'Almirante non dauaani fMSàÉ mo ^° fteentia d'andare alle minere dell'oro fé nò a quelli,che confeffati cY comunicati v'; ffigapri in dauano,cx: tutti gli altri, che fenza fua efprelfa licentia v'andauano , li caftigaua* Glifi dia^ai nelle & regni di quelli Cacichi (come io ho voluto elTerne informato eia molti) s'hereditau; h iftacflo- ad primogenito nato da qualuche delle mogli dal Re: Ma fé aueniua,che quefto primo w. nito fuile morto fenza figliuoli,non ricadea lo flato al fìgliuol del fratello,ma al figliuoli figliuc in ìani lì ma • q • . Gl'Indiani di terra fer- làcrifi- huo- ma carso DELL'INDIE LIBRO V, Iiy Infittola della Torcila , fé l'haueua hauuta:perche diceuano, che quefto nepote era più certo ieredc,poi che era nato della forella,che nò quelIo,che fuffe nato della cognata,cY come più ero cV certo nepoterapprefentaua il tronco cV la radice del fangue. Né mi pare, che quefta ia molta beftialita o v errore,mafTimamente in paefe,doue le donne erano coli dishonefte,c\: attiue: cY gli huomini anchor che fuffero peggiori di loro,haueuano nondimeno general- nente vn virtuofo coftume nel maritarli: perche pniun conto prendeuano per moglie, n£ J. r u d,n .' arnalmate coriofceuano la madre,la figliuola,d la forella loro: In tutti gli altri gradile» eden- diani' o moglie, 6 nò effendo moglie,licentiofamete con lor fi giaceuano. Ilche pare Cofa malaui ritano liofa in gente cofi difordinata cV inchinata al vitio della carne, poi che fra chriftiani in altre arti del mòdo s'è qualche volta quefta legge rotta:cV nò meno fra gétili cV hebrei, come iì rgge d'Amon cV di Tamar, che erano amédue figliuoli del Re Dauid : cV come i'i legge del [mperador Caligula,che fi giaceua con due fue forelle, cV d'una di loro hebbe vna fì'glia,la naie vogliono akuni,che ancho violaffc. De Partili fl legge medefimamente,che fenza ri- tetto alcuno fi giaceffero co le figliuole,cò le forelle, cV co ogni altra donna ftretta ò lonta^ ì di fangue: de Garamati ancho fl legge,che teneuano per l'ufo venereo tutte le donne co uni fenza diftintione alcuna.Si che nò e da marauigliare,fe quefta gente fèluaggia di que i Indie in fimile errore fi ritrouaffe.Ma g quello,che io ho letto, mi pare che le géti di Trà- i fìano più che altre,còformi al coftumedi quefti Indiani quató al tenere molte mogli, 8C iato al morire voluntariaméte co i mariti loro : perche in Tracia quelle, che più amauano i c °ftumi ai ariti,fi gittauano nel fuoco ad ardere co corpi diquélli: cV quella,che quefto nò faceuà,erà Tracia" dl nuta g donna,che non haueffe al marito feruata caftita: éV già s'è detto^ che in quefte Indie rune donne fi fepelifcono viue co lor morti mariti* Le gerì di Thracia facrifìcano gli li uà ini fteffi,& delle offa delle tefte loro fanno vafl g bere fangue, dC altri beuandé: Ifìdoro di: ,che quefta e vna cofa faiiolofa:Ma40 péfo,che egli nò n'haùrebbe dubitato fejhaireflé ftf- rto quello,che noi lappiamo de Caribi in quefte Ifole,& delle géti della nuoua Spagna ,8? mini viuì He prouincie di Nicaragua,cY d'altre molte parti di terra ferma, doue per vn contirióiratò cr man S ia ' 3 facrifìcano huominijCV cofi mangiano comuneméte carne fiumana, come fi mangia in humana! ancia,in Spagna,cV in Italia carne di caftrato o v di vacca* Ma lafciado quefto per quando à tepo di dirne à lungo,cV ritornando a l'errore de gf Indiani quanto alle mogli, dico,che ii che ù fono ritrouati al mondo chi in limili errori incori! fìano di conofcère la propria fi uola 6 forelIa,mi marauiglio come quefti Indiani feluaggt colmi di tanti altri vitti, in que i di giacerfi co le madre,ó forel!e,o figliuole,!! fiano faputi aftenere : Né s'ha pero da pen> e,che g atto alcuno virtuofo lo lafciaffero, ma foìo gche per cofa certa tengono, che colui z co fua madre,o figliuola,o forella fi giace , di mala morte muoia: cV quefta opinióne in ■ fìffa fi dee credere, che la fperientia infegnata lor l'habbia.Ne mi maraùigtib , che effi in efti errori,cV altri maggiori incorrefferojpoi che nò conofeono il vero Iddio, cV adorano [emonio in varie forme cV idoli, come s'è detto di fopra,fotto il nome di Gemi , dipignen Io, OC intagliandolo cofi horrédo cV brutto , come lo fògliono i chriftiani dipignere à pie San Michele^ di S.Bartolomeo: Ma noi dipingono elfi legato in catenine riuerfato in ra,ma in forma di riuerentia,alle volte affifo in vn tribunale,alle volte in pie, dC d'altre va maniere. Quefte infernali effigie teneuano nelle cafe loro, £>C in certi altri luoghi ofeuri, Modo di o- deputatig farui le loro ora tioni: perche v'andauano horaa" chiedere acqua p Jitor capi cV J are ^ & Vla deri,hora buona entrata de frutti della terra , hora la vettoria centra loro inimici, 8C cofi ràonU&ri ni altra loro necefTita\cY dentro inquel luogo ftaua vn Indiano vecchio,cherifpondea lo fp°ft<- date còforme alla lordimanda,cV volerei' fi de penfare, che in coftui, come in fuo miniftro, lo a r ° ne 8 Iio rraffejl demonio,cV parlane p la fua bocca, p effere il demonio vecchio,^ antichoaftrolo SS%toto ,rifpòdeua al popolo,cV diceua il di', che douea piouere,cV altre co fé, che per via della na- g hi ° inde- a procedono,Onde erano quefti vecchi in gran riuerentia,cV riputatione tenuti, cV come monia:i - erdoti cV prelati: & quefti erano quelli,che più ordinariaméte quelli tabacchi , & fumigrj :deuano:cV doppo che iferitornauano,diceuano s'era bene à fare la guerra,o a differirla* in effetto fenza intenderne il parere del demonio per quefte vie,che fi fono dette, non fa lano ne impre(à,ne cofa altra alcuna d'importantia * L'effercitio principale de gl'Indiani quefta Ifola, quando non haueuano da guerreggiare , cV vacauano dalla agricoltura, il mercatantare , cV il cambiare vna cofa per vn'altra , ma non già con l'aft mia de merca- nti noftri,die chiedono il doppio di quel , che la cofa vale , de wilmno mol ti giuramenti, yiaggivol*3% P ") €t ; i ■' '' ■■: YTt ììpl\ t ■ &'■•■)'■: ■V'i^-' i ! ; :»' lAi""' l • T . i »• I ! 1 f i ■ ■J6i.'(* , .>! '■■■ Vi 1 !'. * I -ri* .' V ''V . , ;-%;.,.■ : Ili j 81" CIP -...••' il 'li '■'.'■, ' TU'. '!"■** ' K ^.•f:;;:.„V-'-, f ; ■ Si': 1 "" " ' 1 1 ! j \ ' ii SS .'i. :;.W,iii.i i' ' » !' " » ..: U I ladri' fono impalati vi in dagl'In- diani. , i i - . • :; "■; . ■ . , . DELL'H I STO RIA & fpergiuri perche gli huomini (empiici glielo credino» Anzi coftoro tutto al riuerfo face uano fenza mirare né alla valuta né al prezzo della cofa, ma al contétamento lor folo:ond per lor paffa tempo dauano quello,che valea cento,per quel,che non valea diecine cinque cV accadette,che i noftri dauano loro per veftirfi vn bel (aio di feta, o di grana, o d'altro fin' &C buon panno : 8C eiTi indi à poco (patio di tépo lo cambiauano,cV lo dauano per vno agc O per vn paio di fpilletti: OC coli per quefta via tutte l'altre cok comu tauano : cY tofto quelle chehaueuano,ritornauanoàriuéderlo per vn'altro limile modo fenza hauererifpetto,ch più meno valeffe: perche l'intento loro principale R era il fare di fua volunta, OC non effer in cofa alcuna coftanti. Il maggior peccato, cV che più gl'Indiani di quefta Ifola abhorrii no,S< con maggior rigorofita puniuano,era il furto* Onde era appretto di loro il ladro p< ogni picpola cofa, che rubata haueffe,impalato viuo,come fi dice,che fi fa in TurchiatcVe lafciato a quel modo infilzato ì vn palo,nn che moriua.Per la crudeltà di cofi fatta penapc che volte accadeua,che fimile errore cV caftigo fra loro fi ritrouaffe. 8>C fé pure fi offriua il e fo,non fi diffìmulaua , ne perdonaua tal delitto per niun conto , ne vi giouaua parentela. amifta:anzi teneuano quaft per vn grande delitto intercedere per vn ladro,o procurare^! fi perdonarle o commutale la pena di tal errore» Già s'è dato bando a fa tana da quefta I la,cV é tutto quefto,di che se ragionato, venuto a fìne,cV mancato, co effere mancata dC i nita la vita de gl'Indiani; perche quelli,che v'auanzano, fono affai pochi, cV fono o nel fer gio,o nella amiftà de chriftiani. Alcuni fanciulli di quefti Indiani potrà effere, che fi faluii effendo battizatijcV feruando la fede Catholica.Ma che diremo di coloro,che effendo chi ftiani,andauano alquanti anni à4ietro,ribellau fuggendo pie montagne col Caciche D( 3Henrico,cV altri principali Indiani,non fenza gran vergogna cV danno de' noftri, che qu (lalfola habitauano f Et perche quelito e vn paffo notabile , $C s'attéde fiora con molta att< tione al rimedio,ragionero nel capitolo feguente,di quefta materia,perche meglio la ori£ ne di quella ribellione s'intenda, cVà che fine l'ha ridotta il fìgnore Iddio conia clemeru delia Maefta Cefareadell'Imperatornoftro. Pella ribellione delCdciche Don Henrico, & perche' cagione yifimoffe, & della • ribellióne de neor'u Cdjr. HIT. Fra gli altri Cacichi vltimi di qfta Ifola Spagnuola ve ne è vno chiamato Don Henrii ilqualeéchriftiano,battezato, cV fa leggere &C fcriuere,tY parla bene nella lingua Caftigl na: gene fu dalla fua fanciullezza alleuato & dottrinato dalli frati di S.Fracefco: cV nel pi cipio moftraua douere riufeire CatholicoA doueré nella fede chriftiana pfeuerare. Qua egli fu poi d'età, cV fi maritd,feruiuac5 le fue géti à i chriftiani nella terra di S.Giouani d Maguana,doue era luogotenéte dell' Almirate Don Diego Colobo, vn gentiluomo d mato Pietro di Vadiglio,pfonaotiofa nel fuo vfficio di giuftitia,poi che p fua cagione la bellione di quefto Caciche nacque* Il quale Caciche andò à querelarfi d'unchriftiano,' quale hauea gelofia,d fapeua,che haueffe à fare con fua moglie: ma quefto giudice non fo mente nò caitigd il delinquetela oltraggio' ancho il querelante,cV lo tenne fenza altra i fa prigione* Et doppo che l'hebbe bene minacciato con alcune parole difeortefi lo libei Il Caciche fé ne véne à quefta regia audiétia, che in qfta citta di San Domenico rifiede, 6 querelo di quefta ingiuftitia,c\: f u p ciò prouifto, che (eli faceffe giuftitiatma non li fu fai pche fu rimeffo al medefimo Pietro di Vadiglioj che i'haueua prima aggrauato, cV che j maggiorm'éte l'aggraud : pche lo pofe di nuouo in prigione &C io tratto peggio che prirt Di modo che l'Henrico prefe p partito di foffrirfi,cV di diffimulare le fue ingiurie dC ver gne per allhora,per potere vendicarci poi,come fece, contra altri chriftiani, che niuna col v'haueuano.Effendo adunche ftato lafciato libero feruf alquanti giorni quietamele fine diede effetto alla fua ribellione: cV quando liparueiltempo(chefunel 1515») fi ribello, andoffene alla montagna co tutti quelli Indiani,che potè adunare infieme,cV al fuo voleri rare,cV fé n'andd per li monti,che chiamano del Beonico , cV per altri luoghi di quefta Ile preffo à ì 3 anni» Nel qual tépo vfcf alcune volte di trauerfo fu le ftrade con le fue genti, ammazzo alcuni chriftiani,^ rubandoli tolfe loro alcune migliaia di ducati d'oro.Btak ne altre volte doppo d'hauer morti alcuni altri , fece di molti danni nelle terre , cV ne earr dell'ifola: 2>C fì fpefero molte migliaia cV migliaia di feudi p hauerlo nelle mani d ritrouar SC non fu ppiTibile mai ? fiqo à poco tempo fa:perche egli andò di forte , cV per tali lwg DELL'INDIE LIBRO V. ll6 che no fi Iafcid mai prendergli che pare che fia ftata molta viltà de gli huomini, che hora ha bitano quefta IfoIa,poi che chiaro fta, che quado ella era habftata da tanti Indiani, che nò vi era numero , fu tutta foggiogata cV vinta da 300 Spagnuoli, bC meno. Ma io diro quello che ne e v flato cagione* Quando i chriftiani eflendo pochi vinceuano gl'Indiani , che erano moki,dormiuano fopra le targhe co le fpade al fiancho,c\: ftauano Tempre vigilati col nimi- coda douc hora dormono in buoni,cY delicati letti, volti tutti al guadagno de zuccari et del le altre cofc,che hano lor del tutto occupata la memoria,cV tolto di potere attèdereal caftfgo li quefti Indimi ribellilo quella diligétia cV attetione, che fi richiederebbe. Et pure non ne doueuano far poco conto,veggendo che con loro [i congiungeuano alcuni negri,dé quali, 3er cagion di quefti ingegni di zuccaro,e tata copia in quefta Ifola,che pare a puto, che (ha no in Guinea terra di negri.Onde fé 1 Almirante Don Diego nel 1 5 z z non era cofi pres- to a rimediare alla ribellione de negri,che nel fuo ingegno da zuccari hebbe principio, cer o che,haurebbe potuto effere,che fuffe flato bifogno di còquifìare quefta Ifola di nuóuo: g he no v'haurebbono lafciato chriftiano in vita.Maritornàdo al Caciche Henrico,la Cefa- eaMaefta,cY quelli del fuo configli© Reale delle Indie mandarono con genti da guerra il Capitan Francefco di Barrio nuouo, che è hora gouernatore in Cartiglia dell'oro, perche a" uefti lunghi cV pericololi motiui rimediaffe: Se" doppo che quefte genti qui vennero, vno idiano chiamato Tamaio Capitano inferiore ad Henrico fece alcuni affalti,cV dani, cV am iazzo N vn chriftiano,ad vn'altro taglio' la mano dritta.Ma di quefti Indiani in effetto poco nulla doueuano i chriftiani temere,cV vi iì rimedio facilméte,quado vi s'andò co l'ordine: erche fua Maefta mandd,che fuffe da fua parte data fecurta à quefto Henrico , cV àgli altri idiani,che feco ribellati s'erano,cV che volédo ritornare al fuo regio ferusgio, fuffe lor pdo atorma nò volendo venire ad obedientia g lo bene della pace, li fuffe fatta ia Guerra à fuoco C fangue,Si che quefta regia audientia incomincio ad effequire il madato di iua maefta,co- le nel feguéte capitolo particularméte fi dirà:Ma perche ho detto di fopra, che da! nÒeffe- : ftata fatta giufìitia ad JHenrico da Pietro di vadiglio, nacque quefta ribellione, replico di uouo,che quefta e co fa affai nota nellìfola : cV pene non paia,che io con quefte parole quel Etilhuomo incolpi,dico che egli pago già la colpa,che in quefto cafo hebbe, eflendo Iddio iudice fuperiore,che punifce,cY caftiga quello,che i giudici terreni diffim ulano, cV non ca igano,Egli partito da quefta città p Spagna, entrando nel fiume di Siuiglia , s'affogo nef- icque co tutta la naue,che lo còduceua,& con tutti i còpagnf, che co lui andauano inffeme > molta ricchezza,^ cofi pago la ingiuftitia ad Henrico fatta, Ma ritornado a quello, che ìiàdietro diceuamo,fì deeeredere p quello,che s'è detto,chegl'Indiani di quefta Uoh mol più cerimonie cV coftumi delli già detti haueuano: Ma perche fono le géti ftelfe finite, cV 'ecchi loro,cV i più intendenti fono morti , non fi può più fapere la venta d'ogni cofa: ma jando fi ragionerà della terra ferma,fi diranno molte più cofe,cV abhomineuoli delle loro rimonie,St" idolatrie,perche in quella còtrada ho io fpefo più tempo,8t* v'e molto più che riuere,perche e v paefe grandifTimo,cY di diuerfe lingue 8>C coftumi. Delfitccefio della ribellione del Caciche Henrico, & come il Capitano Francefco di Barrio nuouo andò à trouar lo & à parlarli. Cap+ V* Si tocco di fopra,come fua Maefta mando il Capitan Fracefco di Barrio nuouo à quefta >la,gche richiedefle di pace & recafle al fuo feruigio Henrico, 6 li faceffe crudele cV difpe- taguerra,cY nò con la tepidezza, che s'era fatta prima :cV pero feguendo dico , che quefta dientia regia volfe fopra ciò intendere il parere delle perfone principali di quefta città: 8C »ppo d'hauerui molto difeuffo, del modo, che fi doueua tenere o nella pace o nella guerra quefto Caciche Henrico,fuconclufo,che il medefimo Capitano Fracefco di Barrio nuo > andaffe prima a tentare la pace: & non potendo accapparfi/i feruiffero del rimedio delle me:àcidchefifacefleprima quefta diligentia, pergiuftificarnela còfeientia della Maefta jfarea cV de fuoi vafalli , in quello che fuffe potuto feguirne , cV la colpa della guerra non Doteffe imputare à i chriftianù Per quefto effetto adunche partf da quefta città di San omenico à gli 8 di Maggio del 1533 il Capitan Francefco con trentadua Ch ri- ani, cValtretanti Indiani fopra vna carauella , cV cofteggid l'Ifola dalia parte di mezzo orno andando verfo Ponente, porto per porto :cV perche non poteua andare lacarauet» molto predo terra, faceua fpeffo andare vn battello in terra con gente, fin chegiunfe alla Viaggi volt 3°, jp nij terra ri ' 1 , mi !■.■'■' \< 'tra , ' ' :Ui , ";:• '•■■: i '.^i|ii'' * i . ! " c:s,'l*! -I . yLv.i'v ■«:■, 15: (^"'ì ÉÉ n. I .. . „, y , ? -.7 1 V!ìl;, LL'HISTORIA terra chiamata Iachimo fotto le montagne del Bauruco: Et in tutto quello cammino non r troud vefligio alcuno,nefumo, ne altro inàicio, onde fi poteffeil Caciche Henrico conl< fuegairitrouare.Etpchefpeffo dalle marine entraua dentro terra, OC poifiritornauaadirr barrare, vi cófumd duoi mefì:In capo del qual tépo eflendo vn di' (montato in terra monte ili o la coftiera d'un fìume,eY ritroud vna ftantia di Indiani dishabitata,&: lenza p fona alca ria,ma I quel di' intorno vidde il terreno coltiuato : onde no volle,che iui cofa alcuna fi prei deffe,pche ben s'accorfe che gl'Indiani di quella danza doueuano eflere andati à pefcare.o ; cacciare» Villo quefto fé ne ritorno al mare,tY mando p certe guide d'Indiani alla terra dell; Iaguana : & hauutele,madd vn di quelli Indiani co vna carta al Caciche Henrico.perchedi cea quella guidabile fapeua doue egli ftaua:ma quefto Indiano nò ritorno più giamai, nc v { ne feppe mai nuoua.il Capitano hauendo afpettato quella guida venti giorni, quando vid de,che non ritornaua, deliberò d'aadarui effo in perfona con vn'altra guida , che era reflat fecola doue quello Indiano diceua, che haurebberitrouato Henrico, Et coli partendo coi trenta de fuoichriftiani hauendo camminato tre giornate cY mezza ritroud vn lauoreccn nelcampo:cV cercado dell'acqua per bere ritroud quattro Indiani, iquali furono toftoj>re tutti:cV dalor fi feppe,come Henrico ftaua nella lacuna dftagno,che chiamano del Come datore Aibaguanes,chc fu vn' Indiano cofi detto nel tépo che fu quefta lidia gouernata d; Commendatore maggiore fra Nicola d'Ouando.Et quefta lacuna era indi otto leghe Ioni na di cattiuo paefe,& di terra affai montuofa, cV piena cV chiufa tutta di fpine, d'alberi, &< cofi denfe macchie, quanto qui fogliono effere. Il Capitan Francefco determino d'andaru Ma prima che alla lacuna giugefle,ri troud vna buona terra, dC di buone cale, &C tale, che r tempi parlati v'haurebbono potuto viuere 1500 Indiani. Qui fi credette, che doueffe fi re Henrico,ilquale penfauano,che filile già ritornato dalla lacuna , doue in effetto flaua fa< cendo i fuoi fumigliene gl'Indiani fare fbgliono,come di fopra (i diffe.Si fece notte al Cajf tano vna mezza lega lunghi da quefta terra, OC pero non v'andò fino alla mattina , ma noi vi ritroud géte alcuna,vi ritroud bene apparecchi di cafa,come fogliono gl'Indiani hauerli Onde chiaraméte fi conofceua,che quefto luogo s'habitaua , ma che le fue géti firitrouau; no tutte fuori. Il Capitano cornandocene no vi toccaflero cofa alcuna, fuori, chealcune zi che p portare acqua, perche non ne poteuano per quella contrada hauere : OC da quefta teri fino alla lacuna era vn camino fatto a forza di mano,largo quanto poteuano due carrette 1 contrandouifi paffare oltra di lungo: per quefta ftrada conduffero quelli Indiani tredici e noe,che haueuano,fi'no alla lacuna: òC n'erano fette grandi, OC (ci picciole * Il Capitan Frai cefeo feguendo quefto cammino con fuoi,vdi colpi d'una feura dentro nel bofeo: onde fai qui federe i fuoi mando d'ogni intorno alquanti de gl'lndiani,che hauea feco,perche préd iero in mezzo colutene tagliaua legna nel bofco,è cofi lo prefero.Si dee notare,che in tut quefto cammino dalla terra alla lacuna non haueuano in parte alcuna ritrouato tagliato v ftecco,ne vn ramo d'albero: pche l'Hcnrico come perfona auifata, d>C di guerra, haueua ce comandato à fuoi fotto pena della vita,perche il cammino più intricato luffe. Ora prefo l'I diano,che tagliaua le legnaci Capitan li ritiro da vn lato nel bofeo fuori di ftrada, d lafcid fua guardia doue meglio li parue,perche la gente,che paffaffe , non poteffe andare à dare n ua ; che indi chriftiani andaffero.Egli s'informo a pieno da quello Indiano doue Hérico 11; ua,cV che bifognaua andare vna mezza lega per dentro la lacuna alle volte fino àginocd neU'acqua,alìe volte fino alle fpalle,cY più dC meno,cV che dall'altra parte fi ritrouauano k gli dC balze,& certi alberi denfi,cV intricati per lacqua,cV p la coftiera, che faceuano vn cai mino molto difficile.informato molto bene della ftrada,che à fare haueua,fi para tofto co le gemicene erano feco fuori di ftrada, &C giunfe alla lacuna. Alcuni Indiani, che ftauano 1 terra fuori dell'acqua, veggendoli cominciarono tofto à dare vocz fra fé fteffi,cV giunti inf me da dodici,che erano,ii pofero dentro le canoe,che iui haueuano,cV cominciarono à ba tere de remi neH'acqua,perche i chriftiani fentiffero,che effì erano,fu le canoe,cV gridauan dicendoci mare Capitano,al mare Capitano. Ma il Capitan Francefco non volle rifpond re,apdior che i fuoi chriftiani diceffero, che rifpondeffe: perche diceua, che efiì haueuano Capitano, cV non poteuano fapere qual Capitano chiamaffe.Ma gl'Indiani ritornaron à chiamare dicendo, Signor Capitano della Maefta al mare , al mare. Allhora vfei il Cap: tan Francefco dal bofeo, faccendo andare alcuni de fuoi in ordine perdubio,chenonfle: fé più gente di quella d'Henrico imbofeata, Giunto all'acqua della lacuna (che gira intorn J DELL'INDIE LIBRO V. 117 k dicci, d u leghe parlo co gl'Indiani delle Canoe, cV dimadd loro douc Henrico ftaua, per che andaua a parlarli in nome di Aia Maeità, cV a darli vna lettera di lei : dimadd àncho s'era iui venuto vno Indiano,che haueua madato già prima folo. Rifpofero, che non era qui tale Indiano venuto: ma che cfli già fapcuano , comeera venuto vn Capitano mandato da Tua Maefta.Alihora il Capitano li prcgd,chehaueffero voluto codurread Henrico vna indila 3ia,cheeffo códuceua,cV che era già prima col medefìmo Henrico ftata, perche l'informai? della venuta fua. Et effì eiìendo molto importunati la tolfcro ihalmete fu la Canoa di:cn- do,chc dubitauano,che il lìgnor loro Henrico nò fé ne sdegnane La Indiana g imbar caffi fi pofe nell'acqua, cV v'andò fino alla cintura prima ches'imbarcaffcPartitele Canoe,il Capi tari . Fracefco co'iuoi s'apparto da quel luogo vn tiro di baleiìra , cV g maggior fecurtà fi feri and cVpofe in vn certo capo rafò, doue quella notte dormirono» Il di feguente a due hore di giorno ritornarono due Canoc,doue venne còdodici Indiani vn Capitano principale del detto Hcnrico,cV Aio parente,chiamato Martino Alfaro, ÒY menaua fcco l'indiana del gior aio innanzuTutti coftoro (montarono in terra co le lor lance cV fpade. Il Capitan Fracefco s'apparto alquanto da i Aioi,& venne ad abbracciare quefìo Capitano Indiano con gli altri, che co lui veniuano.Gli altri tutti fé ne ritornarono tofto fu le Canoe :SC il Capitan Marti- 3io reftd in terra à parlare col Capitan Francefco: cY gche parlaua affai bene in lingua Catti- gliana,li difficile Henrico Aio fìgnore li chiedea di gratia,gche elfo li ritrouaua indifpofto, che haueffe voluto andare fin la doue effo eraJl Capitan Fracefco penso, che li fuffe manda to à dire quefio, g conofeere fé elio andaua da amicone con frode: perche quel cammino era tale,che s'elTo haueffe moftrato timore 6 dubio alcuno d'andarui , haurebbe Hcrico co' fuoi penfato,chei'haueffero voluto inganare,d prendere. Et g quello volendolo da tal fofpetto cauare,determind d'andarui,anchor checontra la volontà delia maggior parte de" fuoi, che dubitauano(vedédo cofi cattiuo quel cammino)che gl'Indiani no gli haueffero tutti à man falua prefijd morti.rna egli eletti da i ? de' fuoi,lafcid gii altri co quellilndiani,che erano ve nuti feco,cY feguf il Aio camino con Martino d'Alfaro per cofi fatti paniche era ben ragio nedi temere del fine di quel viaggio. Ondealcuni de' chriftiani, che còduceua fcco, inorino rauano,veggédo il paefe cofi afpro,èV chiufo di fpine 6V d'alberi, cV la maggior parte di loro credeuano di certo d'haucre mal fatto a feguire quello Indiano: cV fi farebbono volentieri ri tornati a dietro: ma il capitano,che conobbe quefio timore,parld loro in quefta maniera. Di queUo } che il Capitan Francefco di Barrto nuouo parlò a [noi , che dubit aitano di fedirlo : & come giunfe doue era Henrico Indiano* Cap. VI, Signori io venni qui co voi altri,no per altro, che g feruire Iddio, 6V l'Imperatore noftro fignore:cV no e bene,che fi vegga timore alcuno in mundi voi,poi che Rete gettili uomini; £c" gfone in maggiori pericoli eiperimentate: tanto più che qui non ci e di che temere: pure chi vorrà ritornarfì,ritornifi doue i noftri cópagni ci afpettano: et chi ha volòtà di feouiritii & di fare il debito, végane meco : gche io nò fono per ritornare a dietro,anchor chìopéTaflr di lalciarci la vira: poi che à quefìo effetto io ci venni. Et detto quello pafsd oltre, cV fecnn il luo camino con vna fpada al Aanco,cV con vna giànetta in mano, cV fenza altre arme difen> [iue,che vn giuppon di canauazzio,cY certi calzoni, co" calzette di canauazzio dalie ainoc :hia in giù: cV co fcarpe di funicella in piedi.cV a quello modo da buon Capitano , cV d'ani- nofo caualiero effortando gli altroché fecoandauano,giunfe in vn certo picciolo calle che !ra duo «ridi baleftra lontano dal luogo,doue Hcrico ftaua: cV come fianco del trauaafiato ramino s'aiiife (otto vn' albero: cY indi nella riuolta della Lacuna vidde Hèrico cV gifaltri < :he con lui ftauano.egli hebbe molta ragione di ripofarfi , gche fin che iui giunfe,bifoanc/ :he molte volte andalfe carponi,^ fotto gli alberi defi cV intricati del bofeo : l'i riposo mede iniamete,gche oltra cheprendea fpirito effo con tuttii fuoi,poteua ancho (otto quefta dilli ridanone intendere cV congetturare meglio la difpofìtione di quel luogo per quello che li uile potuto accadere di douerfare.Hor da quel luogo fece attrauerfare g l'acqua vnmiftio :io ; che feco andaua,infieme col Capitan Martin d'Alfaro , gene diceffero ad Henrico che :Ho verna fianco: cV g cid,cV non g altro s'era iui fermo : cV che s'egli dubitaua, no haueua ca ^ìone di fcrto poi che vedeua come era effo iui giuro co quelli pochi chriftiani, che erano fe :o: Qi .che fe co tutto quefio no s'affecuraua,fe ne farebbe egli ritornato a dierro in quel carn po ®foì$c effo farebbe potuto venire fu le Canoe, gche fulìe più fecuro fiato :dC che veniua à parlarli !.<-'. "li. Mi, KM ■ ■:\ ■>'■■ ti » ■ l'Ili] I ' %'h '' 1 1li ' '■vV:>.h; i ...l,v;v ! i ■•' * :s.v*i.'"" Rt-.: ar '"r;Ai* 1 ./f"-'"-: -y : -»i|('; i '•/; ;i ■: ti" 1 " ' . '* ,iWr i j "■il 1 ,.:•'■: in ,| #*■■•:! ':■;' , 1 ' ! » ■ ', ' . , ' " *'%; K )f' ,'tiU; il*! ■i, '^ta', V i* i !'■, DELL* HISTORIA a parlarli da parte di Tua Maeità,per trarlo in pace al Tuo feruigio: perche l'Imperatore M pi donaaa tutte le cofc pauate,ritornando ad obediétia,come haurebbe potuto vedere per vr fua lettera regia,che li portaua.cV co quefte li mandò à dire altre limili parole conuenienti recarlo alla pace,cV all'armila, Quado Henrico intefe tutte quefte cofe dal Mifticcio , cY d Capitan Martino, comincio lodo à dare molta fretta a Tuoi Indiani chiamadoli vegliaccl perche nò haueflero aperto il cammino ,11 Mifliccio,e'l Capitan Martino Te ne ritornaror torlo doue il Capitan Francefco flaua,cV li differo,che poteua già panare innazi iecurami te con tutti i fuoi. Allhora il Capitan Francefco mando toiìo per tutti gli altroché hauea 1 feiati in quel campo rafo: cY quado li vidde tutti feco,s'auid verfo doue iìaua Henrico^pcr ftrada,che haueuano già gl'Indiani aperta A' che pur tutta via profeguiuano aprédola ohi Quando il Capitan Francefco fu da preffo ad Henrico,s'andarono amendue ad abbraccia con molto piacere: cY prefi p mano fé n'andarono à federe fotto vn gradealbero,cY ombr fo,che iui era,perche vi ftaua diflefa in terra vna couerta di cottone:qui vennead abbracci re il Capitan noftro,il Capitano Tamaio,che e vn'altro Indiano principale, éY che maggi danno in quella Ifolafaceuat dietro a lui vennero à fare il fomigliante cinque altri: pere quello Caciche Henrico haueua fotto di fé ki Capitani , cY principali huomini fuoi crea gli altroché erano da iettata erano tutti fifone di guerra,cY ben difpolli , cV la maggior pa: di loro andauano co fpade cY rotelle i&L in luogo di corazza portauano auolto il petto di fpalle di molte corde congiunte infieme,cY tinte d'un color ro fio più che di macra:tY an uano con molti pennacchi,cY polli in punto come fogliono nelle battaglie Ilare. Il Capit Francefco fece federe i chrilh'ani da parte,alquanto da lui ifcoflati: cY Henrico dille à fuoi diani,che fedeffero dall'altra banda. Et fatto queflo,il Capitan Francefco con molto piai re 3 cY con lieto fembiante fece ad Henrico vn ragionamento del tenore feguente. Di quelio } che ilCapitano Francefco parlò al Caciche Henrico : & li diede ~\na lettera di fua Maejìà^ come rejìò fra [oro appuntata la pace. Cap. VII. Henrico molto douete voi ringratiare Iddio noflro fignore p la clemctia', che vfa co \ nelle fegnalate gratie,che vi fa l'imperator noflro in ricordarli di voi,cY in volere pdonai i voilri errori,eY ridurui al fuo feruigio cY obediétia: cY in volerebbe fiate ben trattatolo vn de ValTalli fuoi,né fi tèga memoria alcuna delle coCe patiate: pche vi vuole più tolto \ fuo VaiTallo cY feruitore,cY che v'emendiate,che non che fiate cafligato de gli errori voì\ accio che l'anima voftra fi faluf cY nò vi perdiate infieme co voilri: cY poi che come eh ni no,riceueile la fede,e'l facraméto del battefmo,fiateancho riceuuto con ogni dementiate me più à lungo vedrete p quella carta,che fua Maeilà vi fcriue,facendoui cY queile,cY m te altre <*ratie,Et detto quello li diede la lettera: laquale Henrico tolfe in mano, cY poi gli ritornopregadolo,che laleggeneegli,pche fi fìdauadilui:chee(To nò poteua leggerla , { hauere male àgli occhi, Allhora il Capitano Fracefco la tolfe,cY la lelTe i voce alta, che qu i'ui erano poteuano ìntéderla.cY poi la ritorno' à dare ad Henrico dicendoli: Signor don Henrico baciate la carta di fua Maefla\cY poneteuela fopra il capo, cY egli coli fece co mo piacereJl Capitan li dono torlo appreffo vn'altra carta di fecurtà delli fignori auditori di Maeftà,che nella cacellaria di quella città di S,Domenico rifeggono,iìgillata del figillo gio,cY à qflo modo li dille: Io fono venuto in qfta Ifola p ordine di fua Maeilà con géte § gnuola da guerra,accio che co ogni sforzo vi guerreggiane: cY mi comadd l'Imperatore Uro fignore,che io prima da fua parte vi richiedelTi di pace,pche ritorniate al fuo feruigic obedientia: cY che faccendo voi coli, vi gdona tutti gli errori paflati,come hauete giap la ietterà veduto : et coli da fua parte vi comado,et richiedo,che lo facciate,accio che i'i poifa voi tata cortefia cY clemétia vfare: Se" miriate,che fiete chrilìiano : onde douete temere Id< &C renderli infinite gratie,cY mai nò difconofcerlo,poi che v'ha dato il mezzo da non pd il corpo,tY l'anima: perche s'egli v'ha fin qua guardato da i pericoli della guerra , l'ha rat perche quado vi ribellafle,haueile qualche ragione d'appartami da quella terra , doue era te,ma nò già di ifuiarui tanto dal feruigio d'Iddio, cV del voflro Re: perche fé fuffe venut< notitia di lua Maella,che vi fulfe (lato fatto aggrauio,fiate certo che ella v'haurebbe fatto teramente rimediare,di modo,che ne farelìc reilato fodisfatto, cV còtento. Ma poi chela fa à quelli termini li ritroua,io vi certifico,che fé voi non verrete co tutto il core à riconof re hora l'error voftro, OC ad obedire à fua Maeilà:permetterà Iddio , che pretto viperdia perct mm DEL V INDIE LIBRO V. 11S perche la fuperbfa vi codurrà a morte: & voglio,che fappiate,che la guerra non vi fi fara\co me vi s'è fin qua fatta: né potrete fuggire, d nafconderui,anchor che hauefte l'ale,d vi pone- fte fotto terra,perche la gente di Tua Maefta è molta,cY la fua potentia è maggior d'altra, che iiabbia il modo: onde vi verran Copra da tante parte, che dal centro della terra vi cauerann o» Et ricorda tetri, che ha 1 3 anni,d più, che no dormite fecuro,nè fenza Colpetto, cV affanno, &T timor gradevoli in terra, come in mare: 8C che nò hauete a x fare con vn'altro Caciche, che habbia poche forze,come voi: ma col più alto cV potente Re, che fia fotto il cielo: cY alquale -altri Re, cV moki regni obedifeono , cV feruono :cY crediatemi , che fé fua Maefta fulle ftata fcene informata prima della verità,gran tepo ha, che voi farefte flato emendato, d caftigato, no venendo à merce,perche è coftume della fua regia 8C catholica clementia di fore ammo- nire prima,che caftigare colui,che gli difubbidifee: cV fatto quello, non è cofa,che baili à di- fendere alcuno dalla fua giulìitia cV ira.cV cofi vi dico,che fé voi verrete,conie credo che fare jte,a conofeere quello,che vi s'omifce,cV ad elTere colui,che douete , no péfate di douere mai per niun cafo in tépo alcuno ritornare alla ribellione: perche farebbe aliai maggiore lo (de- gno di fua Maefta, éY co maggiore rigore selTequirebbe il caftigo cétra di voi.dC della gen- te voflra : ne vi fi darà cagion di farlo,pche ritrouerete buon trattaméto preffo a gli vfficiali fuoi:nè chriftiano alcuno v'oltraggierà,che nò ne refti ben caftigato,cY punito.cY per que- llo alzate le mani al cielo,cY date infinite lodi al Signor Giefu Chrifto , p le gratie che vi fa, fé farete quello,che fua Maefta vi comanda: & io in fuo real nome ve ne richiedo: perche fé amate la vita voftra dC quella de' voftri,amarete ancho il fuo regio feruigio, cV la pace: cV fua Maefta terra memoria di voi, g farui delle gratie: Se" io in fuo nome vi darò tutto quello,che haurete di bifogno,cY vi concederò la pace, 8C la fecurtà,cY capitulerd con voi,come habbia te à viuere honorato,cY in quella parte di quella Jfola,che voi vi eleggerete con le genti vo- flre. Si che poi che intefo m'hauete, ditemi il voler voftro, cY quello , che intendete di fare» A tutte quelle parole flette il Caciche molto attento, cY con molto filentio inficme con li fuoi Indiani,cY co' chriftiani,che iui erano: cY toilo à quello modo rifpofe : Io non defidera uà altra cofa fuori,che la pace: cY conofeo la merce\che Iddio,cY l'Imperatore noilro fignore mi fanno in quefto:cY perciò ne bacio i fuoi reali piedi,cY mani,cY fé non fono fino a quella hora venuto a quello, è ftato folo per le burle,che m'hanno fatte i chriftiani, cY la poca veri ta cY fede,che m'hanno feruata: cY per ciò non ho hauuto ardire di fidarmi d'huomo alcuno dell'ifola:cY feguf faccédo molte querele particulari di quello, che gli era ftato fatto, referen do quato era paffato dal principio della fua ribellioncEt detto quello s'alzd,cY ii tiro da par te co fuoi Capitami cY moftrd loro le lettere,cY parlo alquato con loro fopra quello,che fare voleua.Et gche nella lettera,che gli fcriueua fua Maelìa,lo chiamaua don Henrico,dairho- ra in poi tutti i fuoi Indiani lo chiamarono don Henrico mio fignore» Hora egli ritornata doue era il Capitano Francefco parlarono molte cofe còcernenti alla pace: cY elio promiffe d'oileruarla fempre inuiolabilméte:cY dille che richiamerebbe tutti gì Indiani, che haueua, cV che andauano guerreggiando per alcune parti dell'ifola,cVche ogni volta che i chriftiani li faceffero à fapere, che qualche compagnia di ne^ri p l'ifola ribelli andallero, gli haurebbe fatti prendere: cY bifognado,vi farebbe andato elfo in perfona,cY v'haurebbe iìuoi Capita- ni madati, perche gli hauellero dati legati in potere de' chriftiani loro padronnEt fatto que- llo don Henrico fé n'andò a 1 mangiare con la moglie fua, cY meno feco alcune delle fue gen ti,che iui eranoJEt iui i fuoi Capitani reftarono smangiare col Capitan Francefco. Verfo il tardi poi ritorno dóno Henrico,cY dimadd, che li fegnalaiTe fra gl'Indiani fuoi ftelTi duoi bargelli della campagna,cY che li tailane quello, che s'haueua à dare loro per ciafeun negro fuggitiuo,che prende(Iero,cY per ciafeuno Indiano ancho, che da chriftiani s'appartaile, cY fuggiffccY cofi il Capitan Fracefco lo taiId,cY dille,che diceffe fé voleua beftiame, d altra co fa,che gliele farebbe damEt don Henrico rifpofe, che nò haueua iui contrada da tenere be- ftiame, per elTere molto imbofeato cYafpro il paefe: ma che quando s'haurebbe mangiato quello,che iui haueua, calerebbe giù al piano,cY con la fidanza di quella pace lo potrebbe te nere, cV lo terrebbe» Doppo di quello diede il Capitano licentia a fuoi chriftiani di potere fare mercato con gl'Indiani di don Henrico di quello , che più lor piacene: cY cofi effi lo fe- cero cambiando alcune cofe di poca importanza: perche diceuano non hauere oro, come *n effetto non n'haueuano»cY venuta l'hora di cena li Capitani Indiani cenarono col Capi- tan Francefco, dC don Henrico vi fu prefente , cY non volle ne" mangiare , né bere: cY h cre- dette ■ /Ili' 1! ■:■ jìÌm " mm w u :ai''.fif .. '■hi. ! .■*■ :«',■:•■•:* l (,',;> II. ; w ■'';■!■" .'-(tii' : ; <■ ■t'.'l . X: fV'. ì ' II,!*,, ■(- ■ Vi ."•-"'IV' I ; i .*lr ; 1| '■''* ^:'' ! i. %\ ;• ". . V,; «■'.'"..•»• '; ' V '■«>■'' . . * :?«,■' i :.j :rj:|1 ■., ; ;li' 1 '■1 1 ' . .. ■ ii'l .; 1' 1 "Il 1 1 !" Si "' IP; 41 l,«!|»| , " k ! !»' ■ DELL' HISTORIA dettcchclofàcefle,Echcdubitaffe.DoppoIacena donHenricofe n andò :& il Capitan co» ] nUa notte fi fecero i chriftiani le guardie fin che fu giorno: & poco doppo che il Sole moto Ì S»L il Capitan! Fracefco ftauaA menci fecoda dnquatahuomim 3 lamag S dTfaLati dC alcuni co fpada: et qui don Henrico fi licétid dal Capitano noftro ab c5m"kaaUegre Z za tro Indiano de fuoi a noftri,pche gli accópagnatfero fino al mare douckra reltata la caraue adoueg^ lberL g erchodelvino: E chen5effe^ n^ E ^ m in tal tépo moriuano di quel modo, era grande inconuemente:onde con alcuni nmcdft SdifeceroTc5darli^bereolio,li SueSno del vino.il Capitan Francefco diede loro robbe cY velli, & E fe, cV per gli al. KtaSiSmSddaltrepiSricdieiobbe difeta per donno Henrico co alcune altrecofe d ^^ q ueKportaua,pchemaggiorepiacereArecurtà haueffe della nuoua pacefatta con chrftian 'Mend feco il Capitan Fracefco fino a^ quella citta vn Indiano principale, che ve! mSdd don Henrico.perche fé ne fidaua molto: accioche vifitaiTe li fignori l Auditori dC vffi h pace come vidde già fare prima per tutti li luoghi cY terre, onde pano doppo che fmon» Sacarauel^^ faibenda veftire,cYfelifeceil debito trattamele* egli, comeaftuto 3 inqniducn. tcttcìn q uefìacitta,entrdinmolte^^ di ttftftK quelche di quella pace fentiuano,o pur g prouare più : vicini: pe «he toito 1 daua no a fare collatione,cY à bere,cY tutti moftrauano hauere gran piacere della p«ce,tf cieli am ^didonHenrico^finalmétequeftaaudientiaAvffi fune qfto Indiano ricondotto co vna barca di chriftiani a^ don Henrico, alquale, tnada ron( buone velie di feta c5 altri addobbamenti g lui,K p donna Mencia fua moglie,»: pei li i uo Capitani 3 cYakriIndianiprincipali:cVlimadaronoanchoaltrirmfre^ oiare 3 &vino,cYolio,&ferram^^ diiedeffe altroché qualche imagine: onde fi caua,che non era tiii tutto dalui ^ dl ^dicatalat debella creaza,chehebbe nella fua fanciullezza dallireligioiidelmonafteno Qib.Frace e di quella citta.Con le cofegia dette adunche li madarono à donare alcune imagini di deuo tione,p tenerlo più obligato,cY V iu quieto nella pace: pche quelli Indiani fono di poca cap citale* ^dimenconftantiain tuttelecofe:ondebifogna,chevifianoammati A cY accarezza con qualche dono,eV co arte fiano recatialla beneuolentia cV amifta de chriftiani: dC mede maméte pene pareffe,che fi facea poco cóto de gli errori 3 cY dellealtre wfe,che haueu a _Hen rico,cV i fuoi Capitani fino sì quella hora fatti 5 da che s'erano ribellati.Piaccia a Dio, che qu fta pace lungo tepo n cóferui: che nel vero ella era molto neceffaria: pcio che n queita nbci lioneftauaqueftaIfolapfa 3 cYnonhaueuahormainiunoardned'andareve^ né verfo lalaguana,fe no a gran numero di chriftiani infieme 3 cV ben prouiftUn enetto il snore Iddio 3 cV fua Maefià reflano ben feruiti di quella pace n molte carne, dC iopra: a tutt pche ^i battezzino i fanciulli,che fon nati'A che nafeerano fra quelle genti di don Henna che al prefente fono molte.Et quello,che m'ha paruto meglio di quefto huomo,li e,che n< cócluderfi quella pace,diile 3 che vna delle cofe,delle quali hauea maggior pena 8C dolore e rachehaueuanomoltifanciullidabattezzarfi,cValtrimoltifieranosezabatte(momort Ilche è fegno,che Iddio vuole,che egli co gli altri fuoi fi falui.M'auazano a dire nel feguifl te capitob due cofe:l'uno in gratia cV honore di quefto caualiero Francefco di Barno nuc uo 3 per fare vflicio debito di fidele fcrittore: l'altra in quello,che à don Henrico tocca. Vi dm cofe notabili J una appertmente alCapitan Francefco è Barrio nmm,& Nkrd dlthmoratdpdcc C^ riconaliatione di don Henrico con fua Mae fa. Cap. VI IL Cofa chiara è 3 che è degno d'intéderfi il feruigio 3 che Fracefco di Barrio nuouo fece à Di ec i fua Maefla nella pace dC arniftà,che egli fece col Caciche Henrico co 6» volita dinu DELL'INDIE LIBRO V, „<, quefh l'fokcVd'altriluoghifuor di : lei: perche fé bene io tengo per certo, che quanto ben conclude, tinto nafte dalla buona fortuna dell'Imperatore noftro fìgnoreinon p aucfto re ita di meritare molto g coli buona opra vn cofi prudente Capitano,eY che con tanto sfòrzo & animo li determino d'entrare douc faci] cofa era perderfì co tutti i fuoi, poi che erano coli intricati 5C difhcili que' luoghi,chc no vi fi poteua fenza eftremo difagio andare. Se Mrjn Spagna luogo,aJ quale potetti io còparare qfti, lì conofeerebbono meglio i pericoli d i q ue^ ile parti : ma io non reitero di figurarli alquàto,cY dimoftrarli a coloro,chc li \gLpM M nò ii.vcggono : perche fono.come e la montagna Morendo quella di Monferrato^ li porti di' b.GiouannidiLufa o le Alpi jE le quali lì palla inltalia,0 le Alpe d'Alemagna,o le monti- gned Abruzzo, & di Tagliacozzo nelregno di Napoli, d le montagne di Guafcosma, Tutto quefto,chc ho detto,con quefti luoghi^ come còparare il biaeo col negro,cofì eftre- inamente fcluaggi cV afpri fono quefti: cV veggo, che gli huomini, che g ifpenèria li fanno; non :fc jie fono ritornatile non affai rari , alle patrie loro : cV qui affai poco viuuti fono :pche li pm della difconuenientia,che ha qui il cielo con quello d'Europa, doue nafciamo,non ri trouiamo noi qui da mangiare,come fu quello , che ci diedero i noftri padri: ma quello che qui h mangio buon tépo fu pane di radici d'herbe,cY frutti feluaggi, & intuitati ì gli domai chi noftn,cY 1 acque di differéti gufti:nè era qui forte alcuna di carne fuori che di quelli cani gozzi muti cYd altri pochi animali,* differèti.da quelli di Spagna, come fono ferpi, & la-' :em:de quali vera gran copia in que principfj,che lifola fi còquifto\-cV a que primi, che la- :onquiltamno,macoanchoraqueftafortedicibo:manonmacaronogia l'infermità cheli ^ n 3 ?! 10 . e ™ ondaA Ja Ed* queflo Capitan Francefco haueua tutte quefte cofe prouate iell ifola di b.Giouani,cY in altre parti,fì feppecofi ben portare,come s'è detto,in quefte dif Kulta,cV fenza alcun dubbio credo,che fé vi Me venuto alcuno nuouamente di Spagna io u farebbe mai quefta pace conclufa:ne v di quelli,che quiui erano, l'haurebbe pò tuia niun negho di lui accappare: beche molti vene fiano,chel'haurebbono fap tuo ben fare. Et vede de quefta ^guerricciuola di don Henrico ha coftato dinari in tredici anni, che p li libri del li ontidellafpefa,chevis'efatta,fivede,cIieafcédeallafommadipiudiquattrocenra oro,chedapartediTuaMaefticVdiqueftaIfolavifi'fono Jpéfej Et quello, che mi pare eggio d ogni altra cofa,fi e,che fi fufpettò, chead alcuni piaceffe, che andaffe coli lenta, cV henonsaccappaffegiamailapace.Mack'talpiacerecredo,chenonpotefferoparticipare^ : non quelli,checome foldati pdueri/perioftètarfi.amauano la guerra,o quelli,che fecreta- lente poneuano la mano in quefta pecunia: tintigli altri,ai quali fuffe l'accappili di que^ a pacedifpiaciuto,io no li terrei né p chriftianimé p feruitori del fuo Re. Di modo che ben loitro >race(codi Barno nuouo effere Noman tino, cV hauere l'ifperientia, che per accap- are tale ncgotio bifognaua,poi che con tata prudentia cV sforzo vi fi porto: perche vn altro larebbe ritornato a dietro,veggendoi fuoi mormorare, cVpétirfi di quel cammino. L'ho iiamatoNumantinopercheegliédiSoria,.laqualecittaibpenfo,chefuffequdla,che 4 d KichichiamaronoNumatia:poichedicePlinio,cheilDue^ pagna & nafee preffo a Numatia.Hor quato al Cacichedon Henrico, a^ me pare, che eglf ibbia fetta h più honorata pace,che faceffe mai caualiero , ne principe al mòdo da Adln 1 qm >¥™% P1U hono ™°> che non il Duca di Borbona nel vincere & far pria ione il Re ine pedichriftianiA Imperatore del tutto,ad vn huomo tale, quale era quefto donHen ; o.il q uale fu da parte di fua Madtì richiefto di pace,anzi chiamato ui co efferli perdonati . ti gherron fuoi con quante morti,arrobbi,ineédrj hauea con le fuegeri fatti contra i chri uaneU ifola.Certo don Henrico che fé voilo conofcete,io vi t?ngo p vn dellipiu honV entiadifuaMaefta,chebechehaueffefrapochi g iornipotutoconcluderequeftaguerra } zaeftarepiumemoriaalcuna,ne^offodidonrtenrico,^ fZrralu k lua gg^& confidando che quefto Caciche hebbe ragione d'appai fipeiquelleingiuftitie,cheli^^ S&M ^-ebbono potmofaluare l'anime con quefta paefeon la permfc >ne di Dio fnnduffe a fola con tanta clementia cV benignita,Ha bora il Caciche Henrico ottanta 3 '.Ir'', 1 : *■'■■ "s-i ' ! I II f,;;,V. j 1 , ' ' I ; I ri ,1^»; !■'■"«■ i H v ;: v ■ ; ■ i ! "!' ,;'* ìiH'IIì » ') V fT„ 1 f ' ù- ,,i ll .' i, «. , !: , '' 1 •-••M ' U^ •!;-,«■ i ' , ' "' > il' I fj'iv.?-.:!;''-! VI-SS; ', ; 'li 'Wi;;; 1 ;*,!^ . '" «fi '•„ ni ^,* l ^*v^^ ; ■ ,, ' ' ".i .'i ., *#■*'•.' •. I 1 r'.' 'l Li' ''»',.' ;' ' ■■■■•■ '-W):\■•; lk. 1 " 1 . " | :^> IW'lt*'''.': »V, I .' \i;' : ,»fen don Henrico còghietturare,che poi che iui tante cV cofi fatte perfone erano,affai più ne loucuano edere nelle altre terre maggiori, cV in quefta citta di S.Domenico, che il medch> no Henrico la sa molto bene,perche vi s'alIeuo\Siche partito quefto Cacichc con li Tuoi la Iiani,indi a pochi giorni ritorno la carauella co' chriftiani, che haueuano accompagnato il jonza!o,cY portato il prefente,che se detto,&: dittero, che n'hauea prefo gran piacere don -lenrico co la moglie Tua & co tutti gli altri Indiani, Egli per la medefìma carauella rimadd jtti i negri,cV gli fchiaui, che hauea di chriftiani: cV mando a dire, che s'alcuno fchiauo ne^ ;ro,d ìndhno fé ne fuggiffe,ne l'auifaffercperche l'haurebbono fatto cercare , cV l'haureb- ono poi rimadato legato al fuo padrone,fecondo che era flato col Capitano Francefco ap^ untato.&T cofi per principio quefta pagaji furono pagati que' negri,che mado\ conforme ! patto già fatto, 6Y riceuettero quefto prezzo alcuni Indiani, che elfo co la carauella riman d,& co' negri fteflicY effendo fodisfatti fé ne ritornarono poi à don Henrico, Come in quefto tempo yennerodi Spagna alquanti lavoratori per habìtare Monte chrifto, <& Portoreale ì per opra & foUicitudwe d unattadino di quefta città chiamato Bolagnos. Cap, A% Nel medefimo anno del 1 5 3 3 : nel fine d' Agofto venero fopra vna naue in quefta citti ( San Domenico da feftànta ìauoratori,d còtadini,cY la maggior parte di loro co moglie et gli,per habitare Monte chfifto,cV Porto reale: cV ripofati che furono qualche di; in quefta tta di San Domenico/i par tirono, Sbandarono al deftinato lor luogo,portando certi capi •li d'effentioni cV graticcile fua Maeftà lor concedeua, perche hauelTero più volentieri,^ eglio potuto habitare quel luogo : é fìgnore Iddio prefti lor gratia,che fi mikknmxsMlti no,pche quelle terre non la perdonano à niuno,che nuouaméte vi venga, che non Io ho- mo in que'principij infermareJIche not marauiglia,poi che l'huomo tato di lungo Q fco 1 cV allontana dalla terra,doue e nato s eV muta maniera di viuere,et aere in cofi differenti re onij&clima.Horlacontrada^ouecoftoro vennero per habitarìa,e v vna delle migliori,et u fertili di tutta l'ifola.cV è pretto alle minere dell'oro.Menarono co effi loro i lor cappella ,pche haueffero à feruire nelle chiefe,che fare ci doueuano. Piaccia aDio noftro ftgnore, le fempre s'auméti la fua fede Oc rejigion chdftiana: & nel vero , che quefto huomo da be- : cn^mato Bolagnos cittadino di q ita città,ha fatto vn gran feruigio a Dio, cV a fua Mae poltra che v'ha fpefe molte fue facultà 3 in còdurre qui quefta |ehte,cV in effettuare vna fua ili buona intentione: gche coftui e ftato origine et capo di fare quefta cofi buona opra, veg rndo,che quel luogo era già dishabitato, per effere già morti gl'Indiani, che foleuano iui à )ltn,che in quella terra habitauano,feruire,Ma quefti,che vi vanno hora nuouamente ad ibitare,altra ftrada vi tengono : perche penfano di fami bene con l'agricoltura,cY col beftià e.^uellcche ne accederà al tempo mio,fi dirà al fuo luogo, \ Come yn frate di San Domenico andò da quefta città à ntrouare don Henrico^ del buon > fuccefo di quefta fua andata. Cap> XI, Nelmonafterio de frati ^.Domenico di quefta città v'e fra gli altri denoti religiofivil lama o fra Bartolomeo dalle cafe perfona letterata^ di buona vi ta : benché nel témpaffa X 2t f b ^^ r ;P utatlone %P^o tutti* cagion d'una fua certa imprefU nel oS;5 M Tt° Ù ll L T 1Cemmto %tolomeo dalle cafe, come più diftefamete fi di « " n?J u ì n Vi ne S otl °^° nW ' ? otè nódimeno il fuo fine, cV la fua in> TZ^ff Tl 0nde aIh ì nC U P ° fe rhablt ° dl S.Domenico a doffo.Hor quefto pa. omol P 7/b^ aTtdecoThunn^ doÌ^uZnT r t g,0fo A ad i n ^ o,cofigIiarIo, E fuadcrIo , che elfo cX le gen ti fue fuX odo«utindlapace 3 &amiftacodinftianiperfeuerare 5i 8 momianchorhoredinoftraSignora.*fecondochealcuniChriftianidicono,egliteneu 2 a^chovn'altroftile,percheperconferuarelefuegenti>erlaguerra,*darlormaggiorstoi lo nonacconfentiua, che con le lor donne s'accoftaffero, fendpaffauano veticinque anni OuefiopadrefraBartolomeo(comeiointendo)dicequefta*altremoltecofemIodede Caciche don Henrico,lequali elio fermerà perche ho intefo , che in quefta profel liane s et fercita.ma io non credo,che don Henrico fi ritruoui cofi auanti nelle cofe della lede: i rege Iddio,che vel ponga molto piu,che non ve,* che li prefti gratia di faluarfi infieme con gì altri fuoi. I fignori Auditori di quefta regia audientia ftauano molto fdegnati,che queito p; dre fuffe fenza lor licentia * faputa andato doue don Henrico era,dubitando,che non I ha ueffe à qualche modo alterato,per effere fatta cofi di frefeo la pace. Ma quando poi mtefero che quefta andata era ftata tanto vtile * fanta , quanto s'è dettò, ne furono molto lieti , &. k ringhiarono di quel trauaglio,che s'haueua in quefto viaggio prefo. Et colili ipera,che d df in df debbia quefto Caciche con le fue genti effere più domeftico, * miglior chniuano che Iddio noftro f ignore lo faccia,perche fia in fuo feruigio * honore. DELLA GENERALE, ET NATVRALE HISTORIA DELL'INDIE, DOVE DI VARIE MATERIE SI TRATTA. LIBRO SESTTO. P R O H E M I O, l.^W^v"; ■ 'il 1 ' 1 ' > > . > 'Il II,», ■':■ f /«"'li, ■: i. < , i ': '" ' " Tanta la cofp'a delle materie,che m'occorrono alla memoria, che co molta d ftculta poffo finire di fcriuerle,et di diftinguerle,volendo cótinouare a dircc quelle cofe,che alquato fi raflomigliano, * che fono più all'ordine deil hittc ria appropriate.Et perche nel volere trattare d'alcune cofe particolari fra | e m ftinte * diffimili,nó farebbe al propofito dare à ciafeuna di loro vn libro pa ticdaTe7^relanarrationediloroaffaibreue:inqueftofeftolibrocum che fono di fimile qualità: accio che quanto più rare faranno,* da non copararfi 1 una ali . tracontatamaggXreauiditaYilegghino,*nonfiponghinoinoblio.*vidaroprmapi conle cacche cf felli Indiani haueuano: Appretto fi dirà del giuoco del batei, che e quell fteffo che è della palla,béchein diuerfo modo giuocato: * poi di duo Hurracam,* tepefl LnaW,*dimoltofpauao,chei^^ vna cofa in vn'al tra difformi * diffimili , m'ifpedird di maniera nel prefente libro che pi Lilméte poi ne feguéti diftinguercl altre cofe d'una fteffa natura,o quafi :* Ipoiro feguin &:Veruarel'ordine,chehodefideratoditenereinquefta generale hiftoria dell Indie: perch ne i libri orecedéti è fiato neceffario mifchiare molte materie infieme, p dire i viaggi, ix. ui feoprimenti di quefte parti fatti * dal primo Almirante,* da gli altri Capitani: * pei : rifa ri r clalorvita*meriti,*ilmododel loro gouerno , * de ^ orfucceflon:*perdar nom dellaveritàdeirhiftoriainmoltecofe 5 cheaccadettero,^dellaveraCofmographiadelep U ;ncie*terre,dellequalis'èragionato:*dellegentidiquefteparti,*comecoqaiixateti rono.conaltrecofenotabiliApdlegrin^comefonoftatefinquadefcnttedifopra. DELL'INDIE LIBRO VI. Delle cdfe>ò flange degl'Indiani di qtteJldlfoU SpdgnwU, Cdp t J. G L'Indiani di qua Ifola Spagnuola viueuano apprdfo le riue de fiumi , d nelle coftiere del mare,d ne luoghi,doue più lor piaceua,d era più al propofìto loro,cofi in luoghi er ti, come in luoghi piani, cV in valli, cV bofchi: cY vicino alle lor terre cV habitationi, teneua- no i loro lauorecci,doue raccoglieuano i loro Mahiz, cV Iuca,cY haueuano i loro alberi frut tiferi.et in ogni piazza di ciafcuna lor terra era vn luogo deputato per lo giuoco della palla, che cffi chiamano Batei. Su l'ufcire delle terre erano medefìmamente luoghi eletti,cY mag- giori delle piazze per quefto fletto effetto del giuoco della palla. Hora le lor cafe cY ftanze, :he efTi chiamano Buhio, erano fatte di due maniere fecondo la volontà dell'edificante. IV- na maniera era cjuefta. Ficcauano bene in terra molti trauicelli forti cV di conueniente grof- rezza,quattro d cinque patti l'vno dall'altro lontanile* collocati in circolo fecondo la gran- iczza della cafa: fopra quefti trauicelli poi ftendeuano dall'vno all'altro, altri legni piani, 6t rioni : dC fopra di quefti drizzauan certi lunghi perticoni col grotto in giù , cV col fonile in a : onde nella cima veniuano ad vnirfi tutte le punte loro,à guifa di vn padiglione: dC fopra juefte pertiche poneuano à trauerfo d canne, d altre Ornili materica due a due,et vn palmo ì meno l'vna dall'altra dittante: cY fopra quefto lauoro copriuano poi di paglia delicata fot- ile cV lunga: altri lo copriuano co foglie di bihai,altri con le cime ifteffe delle canne, cY altri on frondi di palme: OC nella parte da baffo quanto erano alti i primi trauicelli fitti in terra, i luogo di muro vi poneuano di patto in patto cane ben fitte in terra,et cofi giunte et riftret : infieme,come ftano i diti nella mano : et le legauano ben forte con befeiuchi, che fono cer, e coreggie tòde,che nafeono auuolte ne gli alberi: et ne pendono poi.Et fono quefti befeiu hi vna buona cY forte legatura,perche fono durabili,cY non fi putrefanno,cY feruono a pu 3 in vece di chiodi , per legare cY ftringere forte infìeme vn legno con vn'altro , cY le canne ìedeftmaméte. Quefti Bubij d cafe di tal modo fatte fono da gl'Indiani chiamate Canei,cY >no migliori che l'altre per il vento , perche noi raccolgano cofi dipieno. Di quefti befeiu- ii,d legami,che fi fono detti, fé ne troua gran quantità, cY cofi grotti d fottili,come ne han di bifogno: cY alle volte li fendono per mezzo, per legarne cofe più delicate, né folamen : ferue il befeiucho per quello, che s'è detto, che è anco cofa medicinale, cY e di diuerfe fpe- e, come fi dirà al fuo luogo, quando fi ragionerà delle herbe, cV delle piante. Hora quefto 1 Canei d cafa,perche più forte cY immobile ftia , ha d'hauere ne! mezzo vn trauo,à a U ifa vno albero di barca, di conueniente groffezza,cY proportionato alla grandezza deTl'edi zio : cY che con la punta giunga alla cima della cafa , perche in lui s'hanno da legare tutte le jnte delli perticoni , che li fon detti , à punto come vn padiglione d tenda campale , quale rggiamo noi vfarli ne gli efferati di Spagna , & d'Italia : perche in quefto grotto trauo di ezzo confitte tutta la ftabihtà cY fortezza della cafa. Ma perche quefto meglio s'inten- i, ho qui figurata nel meglior modo, che ho faputo, quefta forma di cafa,d Canei. inno li medefìmi Indiani altri Buhfj d cafe co li me- fimi materiali , ma d'altra forma, "cY di più bella vi- i,erpiy capaci,et per perfone più principali,et per li acichi ftefiì,et le fanno à dua acque,et lfighe nel mo »,che fon quelle de chriftiani:et vi fanno li parieti di mie, lequali fono mafflccie cV più grotte che quelle Cartiglia ., cV più alte , ma le tagliano alla mifura de rieti che vogliono fare, nel mezzo tv^ha-nno i fuoi rconi che arriuano fin al co!mo,d c^ajlef to,& nel- principali cafe vi fanno vn portico , che ferue per ri nere le gfone che végono,coperti di paglia, nel mo ,che io ho in Fiandra vedute couerte le cafe de con lini nelli villaggi loro : cY mi credo,che come in q- Indie cuoprono le cafe , fìa affai meglio di quello, e fi fa in Fiàdra,perche quefte paglie d herbe per fa qfto effetto fono migliore di quelle. I chriftiani fan > hora quefte cafe in terra ferma co folari al ti,et co fìneftre: g ciò che oprandoui i chiodi et one tauole, cY fapédo molto meglio farlo, che nò gl'Indiani, n'edificano di quefto modo Viaggi voi. 3°. q a l cune l' • ,, l fl] .« I» >■■'■:! '. » l ■i « :, * | ■.;■., % . f \ ■ • ' ■ ÌMm • i " ;i i : li... fife ' ifel' A; » .- fin- 1 '''' -j 1 ■! Wì' 1 i Hi »,'.' "V'"' ■ i >i e.,., '■ ||) , ■ ' > ' J iWS'ii": .•'••< ■ V. 1 , '. i » ' ■•.-.,.,;;• h vi .;?'■"■ ■'•'-'■ "i*i .'•♦ :■[ ■'■■■) ■ .* * *]. ■,. .!■,;■■ ■* , "^-" v ,t, ,; '." l;; ?.',; , * v " t\ ' 4*"!" >' " »•'*>, fpf;'!Mi l :.'''*:: ... .i f; Ki*V ;, t'i Di quante forte fono le palle, &i che modo gl'indiani le fanno. Goti quale ordine gli jdianigiuo cano alla palla. DEL V HIST ORIA alcune cafe co fi buone,che vi potrebbe qual fi voglia fignore alloggfareJo ne feci vna n città di Santa Maria dell'Antiqua del Darien, che era fatta folamente di legni, cV canne paglia, cY qualche quantità di chiodi, Se mi collo più di mille cinquecento ducati d'oro , vi farebbe potuto albergare vn principe,perche hauea buone flanze alte et baffe con vn giardino di molti aranci,cY altri alberi,cY pollo fu la riuiera d'vn gentil fiume, che per qi fa citta paffa: laquale citta p difgratia de fuoi cittadini,^ in differuigio di Dio, dC di fua JV flà,et in danno di molti particolari fi dishabitd a fatto , per la malignità di chi ne fu cagione. Si che di vna delle due già dette maniere fono i Buhrj , d cafe , che gl'Indiani in quelle parti fan- no* Vi fi fanno anchodi altri più differenti , OC ftrani modi, come nella feconda parte di quefta naturale hifìoria fi dirà , quando fi tratterà delle co fé di terra ferma: perche in alcuni luoghi fono delira forma le cafe, et per auétura di tal garbo al cune di loro,che non s'è mai vifto,nè vdito,fuo- ri che in quella contrada. Ma poi che s'è di fopra difegnata la forma del Canei, o cafa toda, voglio ancho qui difegnare medefimamente la fecon- da già detta forma di cafa , pche meglio,6£ l'una, §C l'altra s'intenda,cY comprenda» Del giuoco del Bdteì degl'Indiani , che è quel mede fimo, che della palla, benché d'altra maniera fi giuochi, come qui fi dirà. Cap. 1 1 ♦ Poi che s'è nel capitolo precedente detto delle terre,et cafe de gl'Indiani: OC come in o Jor terrahabitata erano et nelle piazze,eY fu l'vfcir della terra luoghi deputati per lo giù della palla, voglio bora dire del modo,nel quale fi giuocaua: pche in eflètto è cofa degn; vederffcV da notarfLGiuocauano quello giuoco à dieci p dieci,cV vinti,per vinti, cY più meno huomini,fecodo,che coueniuano: et d'intorno al luogo,doue fi giuocaua,haueu; le géti,cheftauano à vedergli lor banchi di pietra: ma il Caciche,cY gli altri huomini pri pali fedeuano fu certi bachetti di legno lauorati vagamente,et intagliati di rilieuo,che ei chiamano duho.Le palli con lequali giuocano, fono di certe radici d'alberi,cY diherba 8 ghi,delle quali fanno con altre cofe vna miflura,che fi fomiglia alquanto alla cera,d pect gra. Cuocono tutte quelle materie infleme, 8>C ne fanno vna pafta,della quale compogc dC formano vna palla tanto grande quato fono le palle a vento,con lequali fi giuoca in ì gna,£Y le fanno anco cV maggiori, d>C minori. Quefta miftura bèche fia come pece negra s'attacca perd alla mano» Ella doppo che è afeiutta, diuenta alquato fpongiofa, no pero habbiabucho,nè vacuo alcuno come la fpugna, ma diuenta bene alquanto leggiere. Sa no quelle palle fenza comparatane affai più che quelle da vento: perche Con lafciare foli dere di mano in terra, sbalzano molto più in fu di qllo,che cadute fono: cY dano vno OC faki diminuédo fempre da fé fteffe nel faltare,come fogliono le palle à veto fare: dC affai i glio:ma perche fono mafficcie, fono alquato graui.cYfe fi percotelTero con la mano ape o col pugno chiufo,co pochi colpi aprirebbonò,èY feocerebbono la mano.cY per quefta gione le battono con la fpalla,cY col cubito,cY con% tefta,cY più fpeffo con l'anche,dcol nocchio: ma co tata preftezza,et leggierezza,ch'e è vna marauiglia: perche ancor che la la vadaquafi a pari col terreno,li lanciali elfi di modo indi tre, ó quattro paffi lotani flefi l'aere,che attamente le danno con l'anca pe ributtarla al contrario, che già ogni botta , eh dia alla balla nell'aria, dC no vada ftrafeinando per terra è buona: perche efli nò tengono j la alcuna mal giocatacene habbia dati due d tre,o v più falti in terra,pur che la botta fi dia i l'aere.Non fanno caccie,ma polli tanti da vn capo, quanti dall'altro, fi compartono covri gno il terreno del giuoco : àC qlli d'vna parte incominciano à giuocare , &C a tirare la palla pestando , che alcun de contrari la tocchi: dC cofi la rimandano d' vna parte all'altra: 8>C la tendone del giuoco confifte, che qlli d'vn capo la facciano paffare dall'altro ol tra iterm già fegnati prima: fi chenò ceffano mai fin che la palla vada ftrafeinando per terra,et no f; eia più DE L L'I N D I E LIBRO VI. 122 :ia più botfes© che non vi fìa flato il giuocatore a tempo,d che ella ba cofl lotana andata che lon vi lia giunto egli à tempo per darla nell'aria. cY quello vincimelo li pone per vna linea BC tornano à giuocare per l'altra.^ cofl quella parte,che tante volte vince,quanti prima pat :cggiarono, U volfero , che Mero per ia vittoria, fé ne porta il pregio , che fra loro pofero. Quefto giuoco il fomigha alquato à quel, che chiamano in Spagna della C«uoca,quanto al :otrafto,che vi li fa faluo che m luogo della Ciuoca é ia pallet I luogo del bafton cur uo,coI ]ual la ciuoca,o pa la h battile la fpalla, 6 lancila del giuocatore Jn Italia giuocano vn giuo :o di palla groffa,che la chiamano il Pallone: & ho fpetialméte in L5bardia 3 cV in Napoli ve luto giuocare molte volte quefto giuoco: de percuotono quefte palle col pie\cY quanto alla orma del giuoco ,fi fomiglia affai a quefto,che ho detto de gl'Indiani, faluo che pene qui da io alla palla con la fpalla, o col ginocchio,o s con I'ancha,non vanno quefte palle cofl aìte,co ne va il Pallone, o la palla à vento: benché quefte palle dell'Indie fai tino molto più , cV fia il ;iuoco in fé di maggiore artificio, cV di gran trauaglio. OC certo é cofa da marauiglta vedere uanto vi vadano deliri cV preftì gl'Indiani , 5C molte donne Indiane anco : Queììo giuoco giuocano ordinanamete h uomini co huomini,et donne con donne,et qualche volta me> :o!ati huomini et donne: et lo giuocano anco le donne maritate con le vergini. Et u dee no ire,come m altra parte s'è detto,che le dòne.che hano conofeiuto huomo,portano auuolta corpo vna trauerfa di bambagio dalla cintura fino à mezza cofeia , cV che le vergini nò vi ottano cofa alcuna couerta,d giuncando, d non giuocando : cV le Caciche, cV donne princi ah maritate portano qfte trauerfe fo ttili et bianche dalla cintura fino a terra : cV fé fono don e giouamA vogliono giuocare al batei, lafciano via quelle couerte lunghe, cV fé ne pògo o altre corte fino à mezza cofeia: di e cofa di molta marauiglia vedere co quata preftezza dcftrezza vi vadan coli gli huomini,come le dòne. Gli huomini prima che i chriftiani ha [tallero quelti luoghi , no portauano cofa alcuna dinazi alle loro vergOgne,come se anco :tto di fopra: ma dapoi p la còuerfatione de gli Spagnuoli vi fì poneuano certe come pam ine,di pano, o di couone,ó d altra tela,larghe quato è vna mano,attaccate ad vn filo, che fi iigeuano : ma no già g quefto reftaffino,che non moftraffino quato haueuano,'ancor che 3 lorhalie vento alcuno : oche ql pano andaua fciolto,et a libertà d'ogni bada fuori che dal parte di (opra, doue l'attaccauano: ma poi che l'intefero meglio co la lunga conuerfatione : noltn,coli gli huomini,come le donne fì coprirono co camice affai buone,che di cottone :euano : et al prefente quelli pochi, che vi fono auanzati, vanno veftiti di camice,o di altre :iti,malhmamentequelli,chefonoinpoteredechriftiani:etfevifonoalcuni,chenonfan > coii,c f olo quefto loro antico cofturne reftato fra quelli pochi, che fì fono ritirati col Ca^ :he don Hennco,del quale se fatta mentione à lungo nella fine del precedente libro. Vegli Hur acanto tempefla, che fono flette in cjuefla ifola Spagnuola & in mare, & in terra ài molto fpauento & danno , doppo che i Chnjtiam in queflu Ifola pacarono. Cap. Ili, r^racaneinlinguadiqueftalfolavuoledirepropriamentefortunatempeftuofa molto :eUiua,perche m effetto non ealtro,che vn grandiffimo vento,cY pioggia inficine Ho^ accade t ce,chevnmercolediàtred^goftodeI x 5 o8 (^ndogoL^T^uà^- il Commendatore maggiore don fra Nicola d'Ouando) quafi iti l'hora del mezzo gior. » fì leuo n vn Cubito vn vento grandiffimo & acqua infieme, che in vn tem pò ifteffo fu da SÌ" dtaIroJafen ; ito ^ n ^^q^opercion'vnfubitograndanninecampi, ne reftai ono rouinati i poderi, & in quefta città di San Domenico mando per terra tutte .afe di paglia che vi erano : cV alcune anco di quelle , che erano edificate di pietra refW i affai daneggiate, cY tormentate:^ nella terra,che chiamano la Buona vétura, vi andare 'tuttelecaleperte^^^^ alauentura per li molti, che rouinati vi furono. Et quelb,che fu peggiori più So diporto di queftacit^ ttelu cV andaron a gettare nel mare più anchore,et à fermare co più capi i vaffelii loro d af :urarh:maeglitatoc^^^ ^Peroitarle:percheogni^^^ Viaggi vol.3% q ij di& ■ ■■.:- I ■■.'. ■ r< li, f . ■; . Il' .1 >.'., I ; ii? 1 ! "I ■■Vfc ((.e*» m iìì • ».<•••.■•. • ?:■«..■') .N: ■ VH-':' ;';: '"V:. DE IV «ISTORIA ài cY piccoli fuori del porto per lo fiume in giù , èY li pofe in mare : cY alcuni ne fece andare trauerfi per quefte braue co(tiere,altre ne annegd,che no apparuero più mai: ma cambiado. fi poi d'vn fubito il vento al contrario, cY co vn meno impeto cV furia, crebbe cofi grande il veto di mezzo storno, quato era ftato quel di tramotana: onde al lor mal grado ritorno fu riofamente alcuni vafTeHi nel porto : et come gli haueua il veto di tramotana prima cacciati nel mare,coii qfto altro oppofno li fece ritornare nel porto,cY per lo fiume in fu. Quelli va felli fteffifi vedeuano poi ritornare in giù, fenza vederfi d'alcuni di loro,altro,chele gabbie fole: perche il refto andaua tutto fotto acqua. In quefta calamità s'annegarono molti huom ni et il più crudo di quefta tépefta durò ventiquattro hore fino al di fequente à mezzo gio no: ma non cefsd del tutto cofi d'vn fubito, come d'vn fubito venuta era. Ella fu di forte,chi molti che la viddero,cY fono hoggi viui in qfta citta\affermano & dicono,che fu la più fpa uenteuole »•& horreda cofa,che poteffero mai occhi humani in limile cafo vedere: et dicono che parea, che fuffe ftato aperto l'infemo,cofi parea:che i demoni] portaflero d'vna parte a< vn'altra quelli vaflelli, ne porto il vèto di pefo molti huomini molti tiri d'archi per le ftrade &C per le campagne, fenza potere tenerli , ne aiutarfi: cY à molti ne ruppe il capo , éY guaft miìeraméte. Traffe 4 forza fuori alcune pietre, che ftauano fabricate per le mura: et abbatt &' fracafsd molti folti bofchi,riuolgendoli fozzopra,cY d'altri lanciandone gli alberi molt ài lungo: et in effetto fu grandiffimo et generale à tutta quefta Ifola il danno,che quefto H recane d tempefta fece. Diceuano gl'Indiani, che q foleuano effere altre volte Huracani:™ no n'era accaduto mai vn'altro à quefto fìmile,ne in tempo loro,nè de loro predecellon. fc cofi per quefta horrenda tempefta reftarono in quefta città,cY nella maggior parte dell'Ito] morti molti huomini,cY rouinate le loro facultà, éY fpecialmcte i loro poderi ne campi. fequente anno del mille cinquecento noue à dicci ài Luglio venne in quefta citta l'Alma te don Diego Colombo, come s'è altroue detto: cY à ventinoue àé medefimo mefenacqu vn'altro Huracane maggiore del già detto : ma non fece pero tanto danno nelle cafe ,ben chelo faceffe maggiorerei campo» Vi è ftato anco altre volte dapoi,ma non già mai tale,r ài tanto fpauento , come quefti due. Si crede, cV l'affermano i Catholici,cV l'efperiential'l moftro,chedoppo che il fantiiTimo facramento dell'altare s'è pofto nelle chiefe di quefta < là, 6Y dell'altre terre di quefta Ifola , fono ceffatiquefti Huracani. Ne li dee di ciò niuno m rauigliare: poi che hauendo in quefti luoghi perduto il demonio la fua fignoria,cY prefou la per fé il pietoso Iddio, che vi ha la fua fanta fede éY religione piantata: dee effere anco dil renna ne tempi,cY nelle tempefte,& in ogni altra cofa da prima à poi: éY tanto fenza com; ratione,quanto è il calo maggiore: poi che la potétia del noftro Iddio è infinita: ex per la f clementia fono poi qui celiati quefti pericolofi éY fpauenteuoli Huracani. Vnohonora cittadino di quefta città, che hebbe nome Pietro Gallego, ilquale poco tempo fa, che mo fu il primo, che fece fare vn bel facrario di marmo,éY ben lauorato per tenerui il fanto facr méto nel m onafterio di San Francefco di quefta città , doppo che furono paffati quegli f- recani, che fi fono detti, éY che poi non fé ne fono veduti più mai. Onde fi per quefto,con perche egli era nobile,éY de primi,che fi ritrouarono nella conquifta di quefta Ifola,la Ma fta Cefarea effendone informata li diede il titolo di Marifcalco di quefta Ifola: et con queil titolo poco ìa,chc mori. Ho toccato quefto, perche, come ho in altre parti detto,non pei fo lafciare in potere della obliuione cofa alcuna degna,che à mia notitia giunga.Onde al ,i poh to di quefti Huracani ho detto di quefto primo facrario in quefti luoghi edificato : pe che prima non teneuano qui il facramento per le chiefe, effendo folamente gli edifici) di 1 gni 8C ài paglia , éY perciò poco à tal bifogno conuenienti. Per certo che chi ha panato p qualche bofeo di grandi éY fpeffì alberi , doue quefti Huracani giunti fiano:ha viftocofe molta marauigliaTcV di fpauenteuole fchrima : perche vi fi veggono ihnumerabili, éY gre fiffimi alberi cauati dalle radici , che fono tanto alte , quanto era l'albero fino alla fua più al cima,altri fpezzati per mezzo, éY in più parti: éY pofti di modo l'vno fopra l'altro, chepa a punto vna opera diabolica. In alcuni luoghi di terra ferma ho io veduto in più fpatio , ci no è vno, dduo tiri di baleftra,ftare tutto il territorio couerto d'alberi difradicati,éYfpezz ti,e t pofti Fvn fopra l'altro, come s'è detto,cò marauigliofi intrichi, et oche noi,che indi ai dauamo,bifognaua,che paffaffimo p quelli fteffi luoghi,éY bofehi cofi fpezzati & intrica no hauendo altro cammino cofi fi curo,d al noftro propofito 3 vietatocelo igrannumi,ci * - ■ ■ ■ alpre DELL'INDIE LIBRO VI. lz? ifprc balze fiC le profonde valli,et gli {pinoli cY chiufi bofchi,con altre molte difficuItà,co- ne era il fufpetto de gl'inimici , cV il non fapere il paefe:era cofada notare il vedere, come i ìoftri andauano otto,d dieci braccia lVn più alto che l'altro d'albero in albero,& di ramo in •amOjtrauagliandoG incredibilmente per feguire il cammino noftro: onde con tutti quefti iifagi camminando fentiuano cV m ol ta franchezza delle perfone,cV gran fatica dello fpi'ri- :o,con fperanza di giungere al corto,benche per cofi impedito cammino : et fempre ne vfei iano alcuni de compagni noftri flagellati,dirotti,cV con le vefte tutte lacere,cY con le mani corticate. cV gli albericene cofi tronchilo diradicati fono,fono groffifììmf,cY dimolta ma- •auiglia a vederli a quel modo,maffimamente allontanati tanto da quel Iuogo,doue crefeiu i li erano , cV di modo l'vn fopra l'altro, cV l'vn con l'altro intricati 8C intefìuti , che à punto >arc, come s'è già detto,vna opera diabolica: cV non a occhio h umano,che veggendolo ne efti fenza fupremo fpauento. Delli due Huracani: che ho detti , che in quefta Ifola à tempi oftn accadettero,ho in quefta città molti teftimonrj degni,& del fecondo ne ho alcuni qui entro nella mia cafa: cY per tutta l'Ifola fono molte perfone , che molta facultà vi perderò- o,come ne fono anco molti in Spagna,che con gran lor perdita,cY de lor vaffelli lo vidde- :>,& fentirono nel primo Huracane. Quefte due tempefte in effetto furono tacche non fé e perderà giamai la memoria fra quelli,che hoggi in quefta Ifola viuono : et per ciò e bene, ìe fé ne lafci anco notitia à i pofteri, perche preghino noftro Signore, che di tal pericolo li beri: cV cofi [i fpera chela fua clemétia lo farà fotto l'ombra cV feudo del fuo facratifììmo 8C no corpo.Ma pafTiamo hora all'altre cofe,che io fpero,che non feranno men grate dC pia- moli alli lettori di quelio,che fin qija fi e detto» Delle barche de gt Indiani , che efii chiamano Canoe , che fon tutte di ynpe%go. Cap. Hit. Parlado Plinio delle cofe dell'India orientale dice,che da Modufa città della regione chia ata Cotona fi porta il pepe al porto chiamato Becare con barchette fatte d'vn legno. Que : cofi fatte barchette credo io, che fufTero, come fono quelle , che vfano qui gl'Indiani, che quefto modo fono in quefta Ifola Spagnuola, cY in tutte l'altre parti di quefte Indie, che io al prefente fi fanno, per tutte la coftiere del mare, cY per li fiumi, che hanno fino a que- i hora ichnftiani vedutici ha vna maniera di barchette, che gl'Indiani chiamano Canoe, n lequalinauigano per li gran fiùmi,cY medefìmamente per quefti mari: cV fé ne ferirono :I le loro guerre, cY nelli loro traffichi d'vna Ifola ad vn'altra , cV nelle loro pefcherie, cY al- ; loro biiogni. I Chriftiani medefìmamente , che horaqui viuono , non fi poffono'de lor )deri feruire, che preffo le coftiere del mare,d 'numi grandi ftanno, fenza quefte Canoe, gni Canoa è fatta d'un folo pezzo,d tronco libero, ilquale gl'Indiani cauano à colpi di annaiedi pietre inh aliate , come fé ne Vede [ila figura,o v forma dipinta: et con quefte pie : mozzano il legno , d l'infrangono à poco joco : perche vi adoprano il fuoco, cY ardon- quello,che hanno à quefto modo ben pefto battuto,^ mozzo. Et ifmorzando il fuoco ritornàn a percuotere come prima : cY continouando à quefto modo ne vengono à fare La barchetta à modo d'uno albuolo, ma profonda, lunga, cY ftretta , cV cofi grande cV grof comela lunghezza , cY larghezza dell'abero lo foffrifee : di fotto è piana , cY non vi è uena , ne carena, come nelle noftre barche fi vede. Ho vedute io di quefte Canoe di por- a di quaranta cY cinquanta huomini, cV cofi larghe , che vi potrebbe ftare dentro agiata- :nte di trauerfo vna botte, fra gl'Indiani Caribbi arcieri: perche quefti IVfano cofi grandi maggiori, cY le chiamano Pirague,cY le nauigano con vele di cottone , cY à remi medefì- imente : 1 quali lor remi effi chiamano Nahes : cY alcuna volta vi vogano in pie , alcuna Ita auentati;& quando vogliano , ginocchioni ancora. viaggi voi» 3% q in Queiti ! vK>' li,. *i ,-%, fi i "l*." ''••;,•' .'■iiiV.iii* 1 ' 'w ■■"■'* Wi". i;,'*' 'i i :* i •'•« ' >ii. '»"i. iv 'tp' » l'i ■,!■ > II' U .Il . I '''in , '' ; ' ' ' i ■ i, 1, 1; : : -"f 'lì •C : l ';.;'».' -„«:; : ];»' '. . " ' .''. .' M'X' '■ ', I' »t. "I ■ 111 t' : : ?. : !ì" .''* •"■ ;. ...;''!<■'■ . .. '»F» <• ,1 M 'Vii ,"','' Il . d^fl" f;,t.|: I ili' '^ li'" 1 ! ! '«imi « ' ' '■'■■';,' ; < , ■ i K' , *«jii ( i, V' ; \.']ì ni , t' l ,\[ii 1; ; V ''!" ll''ii . • »»■■ t'ì.i. , : * i,i Il li " ' ' 'e ' .''■ "■ '! ' '" 1 1 "ij .! 'Il : il'* ' , », %\.- >,'?:" : ' , ; ;»'l!,;i'' l! ■ « i.;'' ■ «!' ' 7 1 Quefti lor Nahes fono come pale lunghe, cY hanno le lor tefte,d capi di fopra,fatte con vn irauerfetta,à guifa de baftoni de Zoppi,come qui dipinti i Nahes,d remi,et la Canoa fi ve« gono» Ve ne fono, alcune di quefte Canoe cofi picciole,cfre non vi capeno,fe non due,d tr Jndiani,et altre,che ve ne capono feì,altre dieci: et cofi di mano in mano,fecondo la lor grai dezza. ma tante l'vne, quanto l'altre, fono affai leggiere, ma pericolofé: perche molte volt fi traboccano,ma non s'annegano,ancor che d'acqua s'empino: ma perchequefti Indiani fi no gra natatori,le ritornan a ridrizzare, £< a votarle tofio dell'acqua. Non fono vaffelli qu fti,che difeoftino molto lunghi dalla terrajperche effendo baffi non poffono foffrire grai inare:^ facendo vn poco di maltempo, tofto fi traboccano : cV benché non fi perdine, i s'anneghino, none ciancia pero l'efporfi l'huomo à quello pericolo, maifìmamen te ci non fa natare, come e x accaduto molte volte à Chriftiani, che viùfono affogati» .Et pure co tutto quefto fono più fecure quefte Canoe , che non le barche noftre in calo di traboccarli perche fé bene le barche noftre affai più di radatrabgccano , per effere più alte , dC più atte lòftentarfi nel mare: quelle nondimeno che vna volp vanno fozzopra,ne vano à ritrouai l'arena: la doue le Canoe ancor che trabocchino cV s'empino d'acqua,non per quefto fi pei donOjperche fopra acqua reftano» ma chi none bon natatore,non le continoui molto. No e barca che vada tanto , quanto la Canoa , ancor chetila con otto remi vada, et la barca co dodici. Etvi fono molte Canoe, che con la meta rneno di gente andràpiu chela barcajin ha da effere pero in mare tranquillo &£ quieto dC con bonaccia* Velmodo } che gì' indiani tengono in cauare fuoco , & accendere lume fen^a pietra, & focile : ma con ~yn legno folamtnte torcendolo fopra ~Vn altro. Cap. V. Si può ogn'hora vedere facilmente in molte cofe quanto fi ritroua la natura prouifla à dar a gli huomini tutto quello,che e lor neceffario» Quefta maniera dell'accendere del fuoco d gl'Indiani parrà in molti luoghi cofa nuoua,et di no poca marauiglia a quelli che non l'hai no ancora veduto: ma per tutte quefte Indie è tanto comune, quanto e neceffario il fuoco ] la vita humana cY g lo fèruigio delle géti . Hora elfi lo cauan i quefto modo: Tolgono vn bacchetta lunga due palmi d piu,fecòdo che cjafchun vuole: cY cofi groffa,quàto e il più pi ciolo dito della mano,d quato è la groffezza d'vna faetta,cY la fanno ben lauorata cY lifeia e vn forte legno,che elfi ben conofeono quale fia atto r> quefto :cY doue fi fermano nella cari pagna i magiare,d à cenare,cY voglion hauerui il lume,toIgon duoi ba,ftoni lecchi, cVipn leggierijChe ritrouano gittati g terra,cV gli ftringono $c legano ben infieme. Gli pongono ppi in terrai fra la loro giuntura pógono la punta di quella forte bacchettarne ho detta,e ve la fpingono dentro torcendo con mani, cV quafi pertugiandoui continuamente: S>C per cHe la punta della bacchetta frega, volgendofì intorno,i duoi baftoncelli ftefì in terra,et bei iRretti infieme,gli accende in poco fpatio di tempo 3 &C di quefta maniera hanno il fuoco» ' , . | QueftQ P ' ■,■■■■•>.: VI. 124 DELL'INDIE LIBRO ^ilefio fi fa 111 quella Ifola Spagnuola,et in tutte altre, 8C in terra ferma anco: ma nella proirincia il Nicaragua,ct 111 altre parti nò tengono feruata a bacchetta lifeia, cV forte, ch'io diffi, che in vece \i torouclla feruiua: ma del legno ifteflo dell'altre 5acchctte,&: baftòcelli,che s'incendono, fi feruo- 10. In Cartiglia dell'oro pero, cV nell'lfole , doue ^Indimi guerreggiano, perche hanno bifogno )iu minutamele del fuoco,fi còferuano, 6>C porta eco quella bacchetta principale, pchee lifeia cV la rorara al propofito, eVcon più comodità & age- [olezza s'adopera,eV più prefto ti caua, cV co me E o affanno il fuoco,che non ti fa con que baffoni, 1 he ti ritrouanàcafo,afpri,cV torti. Chi hauralet IL )i libri de gli antichi, meno ti marauiglierà di 6* I ìolte cofe, che noi qui diciamo, perche potrà ha KJhl crnehauuto notitia prima: come è à puto hora R(P « B ' iquefta: perciò che Plinio ragionando nelfecò PI 3 libro de le fue hiftorie de miracoli del fuoco,di ft J : come fregadofì duo legni infieme fé ne caua il I" loco: di modo eh e vna cofa ifteffa qllo,che Pli- io dice, cV che quefti Indiani fanno. Ma perche 3 i0 a ^ d « c ^° dottoriti de gli antichi nelle cofe,ch'io ho vedute, et che la naturai tutti in gna,cV fi veggoii ogni dif Dimandate à 1 carrettieri,che fi effercitano in còdurre le carré " ,0 1 carri,.* vi diranno quante volte gli s'accendono i pòli delle ruote per lo fregare & ri^ )lgere de gli affi:che quefto folo batterà à fare apprendere la maniera del cauare fuoco e qui fi tiene 3 cV che io ho in quefto capitolo diftefamente narrata. ' Chnjtiam yipa(fa[fero : & di quelle ^ che hora ^1 fono, Qab. V U E cofa naturale et coftumata da gl'Indiani ilfapere fare il fare ì tutte quefte Indie et a aue! P etialmente,che nelle coftiere dej mare viuono,che l'acqua marina cuocono, p cauame 1 e cV cofi coftumarono di fare in qfta Ifola ne luoghi,doue dimorauano lontani dalle natu 1 fahnemia gene 10 ho veduto 1 terra ferma fare à gl'Indiani il fale, dirò à che modo lo face no,q Ua doiopaffero>Tcriuerelecofediq 10 mi fodisfaccio in qfto cafo,poi che vi eran le faline naturacene già nella riuiera 2el ti ^he.chevaadvfcn-eda^ fono certefahnedi buonfale. Ho detto, che qfto fiume vaad vfeireda la parte dTtra^on ^chemqueftalfolav^vn'akrofiumedelmedefe iimezzogiomotmaq^^^ meNeiua^ichel'aìtroIadT^cheiodiffiprima^ Z ? S ^™ lemco ^^oftiera di mezzo giorno : tV ini qfta città ti prouede di fale .die fono qfte ialine molto abondati: benché nò l'haueffero gùgllndianf perche clfta rit ara^u^^^ eal?aìect^nr^i e ^ le al lale che in Catalogna chiamano di Cardona, pche cofi crefee qui come là & nfta d,' ;iu' q ?^ lellaterradiS.Giouanidella che qfta pietra mi codetta haueuano:che v'erano dell'altre maggiori: ma le Sano n ^e,dfta^ inak,^ottimo:cVcofiéineffetto,pcheferueàtuttoqL,ind^ odegUhuomim^intuttequellevtilitàcVrcommodit^chepoffonodS Viaggi voi 3°. , q iiij pM V, li'1 ':■'. iì'M i' ! S, J Il * viiji'r'i 1,1 ! ■l# ,.?,,;,,, ■W 1 !"'il ; " ■'■'■' ■ 1' 'Pi* ','-!'. "■ Vi < s? ■"?■?- • ;* ,>. l, „: a li ', ; r fNil' Ci.'.».- „> li* 1 .. ■'■■.' ,;/*-. :' : '?$■ Vi È ,'■#: •T,l . ,; .,,":! ■ •»,.. 'l. ', '■','. t'i ,' '; : j, ) X>"i : , itili i 111, % '" Folio, ^a. DELL* HI STORIA Belli fiumi principati di quefla lfoL Spavnwh, & ne faremo nouepdraoraphi- Cdp> VII, Lifiumi>rmcipaìi 3 GhefonomqueftalfolaSpagnuola/onoquelli 3 chehoradiro : Etpcr che la principale città,* porto di market capo di quefto regno & Ifola,e Sa Domemco )g i« fta cola mi pare, che il primo fiume,che fi ha à defcriuere,fia quello, che per quella citta paC fa * che lo chiamano Ozama. Quefto fiume entra nel mare molto potete cV profondo : oa de vi entrano (eoliamente alla vela le naui cariche : & li accollano, ad otto * dieci palli a ter ra col fianco, tal che per vna tauola, che fi ftenda dalla naue in terra, fi caricano,* icariano i vaflelii: ilche in poche parti del mondo fi può fare fenza molo con coli grotti vaiielli , Nd i H a venne qui la naue chiamata Imperiale (perche e di fua Maefta,* e di portata di più di Ottocento botti) carica di gente * d'altre cofe, che qui portd , * ritornoflene poi molto più carica à dietro: Dico quefto , perche fino ad bora non e pattato a quelle parti cofi groflo le. cno : & nondimeno flette m quefto porto à quindici,d vinti patti da terra.Da quello porto escono i vaffellìffe voeliono)di notte fenza pericolo.cY da doue forgono dentro hn cheto. no nel mare fuori del porto, pud eiferui vn tiro * mezzo di fchioppetto,poco più o meno. Io ne fono vkito di notte fopra vna naue carica , di portata di più di cinquecento botti: per. che il letto del fiume ila quafi fempre a vn modo fletto : * perciò ne eicono le naui molto a ciacere- * nell'entrare per la maggior parte del tempo, da mezzo dì à batto non vi macano foci * bocche alte. Si che il fiume,* il Aio porto è aliai bello,et nauigabile co molte barche, * Canoe' fi p le pefcherie,che ha,come per li giardini * poderi,che nell'vna riuiera, * nel. l'altra fono* * darò la terra , * nel porto vi fanno carauelle * naui 5 perche vi è molta comò dita nel vararle,* porle in acqua,doppo che fono fatte.Egli è adunque quefto vn notabile, * bello * ricco fiume, ma non fé ne pud pero bere, per ftare come s'è detto, * a porto * la città pretto al mare: ma mòtando per lo fiume in sii poco più d'vna lega, l'acqua e buona,* fana< * vi è dentro molto pelce, * di molte belle lize, * s'ammazzano m elio molti * gra di minati de quali * d'altri pefei iì tratterà appretto nel 1 3 libro. Quefto fiume Ozama er, tra in mare nella coftiera di qfta Ifola volta à mezzo dì , * viene in giù dalla parte verfo tra montana L'entrata del mare * bocca del, porto ha di fondo quattro braccia * più : * v vanno le naui à fórgere à pari della città,come se detto, in quattro altre braccia di tondo. Vi ha in quella liola vn altro potente fiume chiamato Neiua,che corre per mezzo dell 1 fola * lo attrauerfa:* viene medefimamente dalla parte di verfo tramontana, * entrane mare che bagna quella liola dalla parte di mezzo giorno : * patta pretto alla terra di bai Giouanni della Maguana , * nella bocca * foce fua è profondo: ma a mezza lega, doppi che s'è entrato in lui, è baffo* deferto. Nizad è vn'altro buon fiume,* entra medefimaméte in mare dalla colla di mezzo gio no come gli altri detti di fopra : ma non e egli pero cofi gran fiumi: & ben molto ricco di p< deri * di campi piantati di cannameleda fare zuccari: onde vi fono molti belli ingegni d cattarli : * appretto quelle riuiere -, * contrada fono bellifiimi pafcoli , * perciò anco mo ti armenti di beftiame. . ■ . . 1 Haina è vn'altro fiume ricchiffimo nelle fue riue di poderi , * pofleittom di cannarne e cV d'altre forte di vtilità: * ha la migliore acquarne alcuno altro fiume di tutta quella liola * entra nel mare,come gli altri già detti,nella coftiera di mezzo giorno:ma non e coli vw lento,nè di tanta acqua,come gli altri fiumi maggiori: è ben per la fua fertilità vn de miglu ri,* più vtili, che vi frano. , , Nieua fi chiama vn'altro ricchiffimo fiume,et ha il nome da quel maledetto animale,^ fi pone,* entra nelle dita de piedi,come s'è già detto di fopra nel fecondo libro. Qiieito hi meedeprincipali 3 *èdigrandittima vtilità per le gran poffeffioni, * betti territori! *m segni da zuccaro,che nelle fue riuiere,* per tutta quella contrada fono. Quefto foto numi con gl'ingegni da fare il zuccaro , * con li beiliami, * altre cofe, che per quello effetto iole fi tengono ^ballerebbe à fare ricchiffima qual fi voglia città del mondo, doue ciò W>** tra quefto fiume in mare da mezzo giorno come gli altri, che li fono detti: * lungi quattre leghe, d poco più da quella città di San Domenico. luna e vn'altro fiume vn de i più violenti di tutta quella Ifola: * pattando per la terra eie Bonao va à entrare nel mare dalia parte di tramontana : * ha pretto le fue riuiere molti pò 4eri 3 * ottimi pafcoli j^ • < 1 1 DELL'INDIE LIBRO VI. Jl$ lache e Hi nome di duoifiumiin quefta fletta Ifola:l'vna di lor fi cogiuncre co Ne/ua dice vn altro fiume maggiorerei quale lache entra prima che nel mare giunga: di modo che nò ha nome che di Neiua,quando con l'onde falfe fi mefcoIa.Et per quello non fi fa tanto con io di quefto,come dell altro lache del quale qui fi tratta, àC fi dicerie egli ne va nel mare dal fcpnediTramotanaaparedi^ s e ne precedente capitolo detto. Quefto fiume e violento, cV ha appretto di fé ottimi cV o n pacoli,con campagne cY prati bellifTimi, & altri ricchi poderi. L'altro Iache,d Iachitello va : nel mare mfieme con Neiua dalla parte di mezzo giorno , come s'è già detto di fopra : cV è niolto differetedalialtro Jache ,che va, come s'edetto,ad vfeire nel mare di : mezze Uomo. <1^1£Z7 Vn a fT tr ° g r fi ? m f. C Ì V u e, ? r ce ' che va ad vfc ^ «ella parte occidentali que iìaIfoIa,cY ha d tpreffe .molti pafeoh,cY belli territori,' da feminare:cYinluientrano altri fiu mi minori: cY e fiume di gran pefcherie. Sono molti altri fiumi in quefta Ifola di molte buone pefcherie, cV acque, cV di vaghe éY bellenuiere, come fonoil Macoris, il Catui, e'1 Cibao:cY qfti duo virimi fono mollicchi d oro,come il primo di pefa. Vi fono altri vari) fìumi,che per no edere proliifo, lì taciono ^ per che non fono cofi grandi, come quelli,che fi fono fin qua detti: & di molti altri non fi a il nome,per cheeffendo già morti gl'Indiani antichidi quefta ifola,s'hanno glialtridimé ticato i nomi de :fium., cV d'altre cofe anco. Molti di quelli fiumi di più d'effere fertili d'oro tono anche molto copiofi di pefa buoni, che S vi entrano dal mare, é nell'acqua iftefla doli :e de fiumi nafeono , cY viuono. Et quello balli quanto a v i fiumi di quella Ifola. Beili metalli miniere $ croche fono in cjuejìa ifoU Sp«gmok& delmodo comefitmoua & raccoglie toro: & ne faremo %i paragraphi^pam, Cap t V Uh Nel precedente capitolo ho nominati alcuni principali et veloci fiumi di ql!i,che fono in jueita Ifola Spagnuola,cY me ne fono breueniente ifpedito . Hora voglio ragionare d'altri rumi, che fé ben non fono cofi famofi per la lor gradezza, cV pefcherecci, fono nòdimentì if ai più chiari cY noti,per la gra copia dell'oro,che s'è dalle loro riuiere cauato,cY caua et in 5™5i dB ° ad incorporare^ sì mefcolare le loro acque altri innumerabili torrenti ru :eIIi 3 òC foliati,che da fonti ricchiffimi d'oro nafeorio, cY hanno origine. Et fra qfti il fiume he chiamano Cotui,é ricehiffimo,et ha appretto di fé vna terricciuola habitata da creme mi aerale, cV esercitata m quello meftiero di cauare l'oro : cV la terra cY il fiume hano vn mede- mo nome,benche il nome ha propriamète del fìume.Etqui se fatto molto ellercitio in ca are oro. Ma per che di ciò fi dira appreffo più particularméte: et come cY p qual via fi caua icjamo vn poco prima de gli altri metalliche in qfta Ifola Spagnuoìa fono, di più dell'oro' i Tf- , ntroua rame ' i&l vel ' hanno m °W molte volte ritrouato, cV dicono anco beeghfiabuono&:fino:manefannopococafo,perchefarebbbevnerrorgrandelafciare i cercare 1 oro & di cauarlo,fapendo che ve ne fia: per cercare il rame,effendo cofi difueua* 1 vtile,che & da quello et da quello fi caua. Si che per quefta cagione non è chi fi vosi! oc jpare ne perdere il tempo in tale efferdtio di cauare il rame. Bafti per quello , che fa q ui al ropofitonoftro,cheveneemoIto ? '' ^ a Hanno detto alcuni che in quefta Ifola fi ritrouianco ferrotma io non l'ho veduto cY no iffermo . Ho bene vdito dire da Lope di Bardel , chehoggi viue , dò e cittadino di quefta tta,éYe vndeghhonorati, cYricchigentilihuomini, chequifìano, chceglifirftroudnel rimerà del fiume Nizao,cY che fece in prefenza fua fondere la vena del ferro,* che ne ca ),et 1 nepbe per certo (s egli non fu ingannato da coliche lo fufe,il che non reflo io di ere -re , poi che la malitia de gli huomini è molta). Non voglio ne anco con quefta opinione ^Anv° n l C ne A 1,a ;P 01 ' che m S P3gna non e molte leghe lontana Vifca glia d'Afta t, ce da :V * r.->-iV i ,"■,.'11. ' ,'fM'-",: ■ '.e, ..'■.■','."i' : •I",' 'viit I i'il lui ,-gfjl j .Ifill, 1 iti * J " $ ìli; I k 1 : ditta BÌ3 DELL'HISTORIA Gelilo attribuire l'inuentione della medicina. Et tutto quefto e v di Plinio .11 grade Iddio co-' mando à Mofe, che prcndeffe l'oro, cV l'argento delli figliuoli d'Ifrael per edificarne il taber nacolo ♦ Giofeppe medeiimamente quando fece in Egitto empiere di frumento i Tacchi de fratelli , fece nella bocca di ciafcun facco porre il danaio fteffo loro : 8C nella bocca del facco del fratello minore vi fece di più porre vna tazza d'argento. cY già prima il medefimo Gio- feppe era da quelli fteffi fratelli fuoi flato venduto à gli Ifmaeliti per 3 o danari d'argento. Si che fi pare per quefto,che l'oro cV l'argento,et i metalli furono antichnTimamente in vfo de gli huomini: che gia,come Plinio fcnue.Seruio Tulio Redi Romani fu il primo, chefe ce battere il rame: perche prima l'vfauano, & cambiauano rozzo, cV impolito: dC l'imagi- Donde fia ne, che vi fece fegnare, fu vna pecora,onde ne fu detta pecunia la moneta.Ma lafciamo l'hi- ina pecu- ft ovie paflate^t ritorniamo à quefì a prefente,poi che quefta cofa dell'oro è vn paffo,nel qua le gli auari con maggiore attétione fi fermano ad afcoltare, che in altra particularità cYfecre to , che in quefta hiftoria dell'Indie fi tratti: Ma le perfone fauie cV naturali lo leggerano nò con altra maggiore auidita &C deliderio, che per intendere cV fapere l'opere di natura,in tan- to che hauendo più libero l'intelletto, più caro hauranno d'vdirmi, poi che non fcriue le fa- vole di Amadis,cY de gli altroché da lui dependono. Anzi molti virtuofi,& Catholici leg- geranno quefta materia non con altro difegno, che per ringratiare il fignore Iddio, che hab bia vna coi! ecceiìente,et perfetta cofa creata.come è quefto bello metallo deH'oro,che tanto più vale,cV più rifplende, quanto meglio, cV più fantamente fi faprà fpendere : per che l'o- ro, che mal ii fpende,d che e in potere di mefchini,c\: d'auari, non e di più giouamento, che fi fìa quello, che (la (otto terra nafcofo , cV che non l'ha mai veduto il Sole. Et come quando quefta terra noftra madre vniuerfale fi rope,cVapre in diuerfe partirvi ritrouano gli huomi- ni nelle lue vifcere l'oro,cofi quado i fianchi del auaro incominciano à putrefarne ad aprir fi per terminarli la vita, falgono fuori le monete occulte, delle quali non feppe mai giouarfi quel mifero,che le cumulò. Voglio inferire,che io ho veduto in quefte Indie gran cumula- tori di quefto oro,cV per non faperlo ben fpendere, hano finita in molta miferia la vita loro, dC a guifa di rugiada, ò d'ombra è fuggito lor dalle mani quefto oro,&: poi appretto anco le loro vite. Ma per qualunque fine, che voglia il lettore afcoltarmi, io voglio che intenda, & fappia quato e ricco l'Imperio di quefte Indicene il fignore Iddio tenea feruato à cofi felice Smperatore,come è il noftro,cV à cofi cortefe di fpenfatore delle ricchezze humane,che cof fauiamentccV fantamete le fpende,&! impiega in efferciti,&: effercitfj cofi Catholici,perch< habbian effetto: i fuoi fanti penlieri co tra InfcdeIi,cY heretici, inimici della religione chrifti; na: cV voglio,che lenationi ftraniere vegghino,cV pienaméte intédino, chela Spagna fu d; Dio dotata d'animofi& potenti euerciti,d'illuftri,c\: valorofi cauallieri,et d'una gran nobil tà,& come tutti gli Spagnuoli fono di fopremo ardimento, & valore,^ ifperientia nell'ar me, come tutti gli antichi cV moderni hiftorici dicono. Onde non fenza cagion diffe Liui< nel quarto librodella prima Deca, che gli Spagnuoli fon di ferociflìma natione,cY che pei fano,che non poffa effere la vita lodeuole fenza l'eifercitio dell'arme. Ma fenza cercare l'au torita de gli antichi,quelli che hoggi ci viuono,l'hanno dC veduto cV faputo,per potere far ne fede con al'inuitti Re di Spagna parlati, òC con li CatholiciRe don Fernando,cY donn; Ifabella,che cóquiftarono Granata,et Napoli,et Nauarra, et altri regni,et difeoprirono qui Ilo nuouo mondo di quefte Indie, cV con li trophei cV fegnalate vittorie della Maeftà Cefa rea dell'Imperatore noftro, che e ftato degno d'effere fignore di cofi valorofa natione, et pe verificare quello,che io dico delia fua potètia cV thefori,puoiTì cofa più chiara dire,che i fuo capitani cV gente gli riabbiano nel mare del Sur di quefte Indie in vn dì io lo del 1533 dat< con la prigione del Re Athabaliba quattrocento mila caftigliani d'oro di valuta in oro età sento , g lo fuo quinto folamente, reftandone vn milione OC feicento mila caftigliani d'ore di valuta'in quefti duoi foli metalli oro , cV argento, per douere compartirli fra quelli poch SpaCTnuoli,che iui fi ritrouarono.cV vedete quanto furono pochi in numero quefti chrifti; ni,che ad ogni caualiero tocco a parte nouemila caftigliani d'oro, dC ve nefutale,chegiun fé à quindici, cV vinti, cV cinquanta mila, fé era Capitano : cV il minimo fante à pie nehebb à parte tre , cV quattro mila, hor qual vittoria u pud comparar à quella del Re Montezum della nuoua Spagna f. Certo che ogni altra cofa pare come vna notte ofeura , alla chiarezz delle ricchezze del mare del Sur, poi che Athabaliba cofi ricco,cV qlle prouincie,onde alti milioni d'oro fi fperano, fanno che paia poco quanto di ricco lì fa nel mondo, cV poi quell genti DELI/INPIE UBRO VI. lz6 fc geniche tanfo oro pofleggono,no hano fotte auelenate,ne fanno che cofa fi fiano fchioo pi,poIuere, iftromena da guerra, cY arme ri difenflue,nc offenfiue: cY cofi fuggono da vn cauallo,comeidemonn dalla croce, Dilafono venutein quefta Ifola Tinello d'oro che ho io con quelli miei occhi veduti , cV altre molte cofe di gran marauigl,a, & non pi u vaie nefentte :mamolte piunefono andate, in Spagna in Siuigha, fcnonfa'fcuofaqudfc che apprettò fi dna nelle cofe di terra ferma , nella feconda parte di quella generale hUtom poi che affai noto e che nel tempore l'Imperatore noftro volfe partire di Madrid nel p n «pio di Marzo nd li 5 x 5 per giungere infieme la fua armata OC ellerein in Barzeliona S «agi infedeh,giunfero in Siuiglia tre nani ó quattro , che non vennero cariche dS o d?e à oro A d argentone quali duoi metalli ioli vi erano più di duoi milioni di caitighom' d o! *°"a.Vnacofa/o^ eie quefta,che come à tutti gli altri fautori di fimile materia ha macao l'oggetto e non ha jnuno potuto tanto ntrouare,che dire,quanto haurebbe faputo riferire nella fua C g ftperlocontrano 3 nelIalnftoriamiamancalalingua,etnuncar^ ze,che : qui fono, cY che 10 fpero in Dio di dire particularmente nella fecondai terza par te diqueftahiftoriad^ cofe di terra ferma: Ho voluto qui folameme accénare quella vittoria, che hebbe È ancecfo Pizarro gommatore del Perù per fua Maefta, accio che il lettore la vada a tàMcìWS? ^partediqueaehiftoriedelllnd^ del Sur. Et non e flato fuori di propofi to quello , che s'è detto , poi che voleua fare vedere i *hefon,che il noftro Imperatore ne caua,cV il modo,cheogni diiddio lida.Ma ritorniamo alla hiftona , cV diciamo a che modo gli Spagnuoli raccolgono quello oro ruornmm ° Io ho nel terzo libro detto dvn granello d'oro , che pefaua 3 6 o o Caftigliani cV fi oer- de in mare , 8C era [fato ntroua to in quefta Ifola. Quello folo dee ballare a^ gre credere die douc il grande Iddio creo quel granelloso» vel creo folo : né la natura in Vmel grane lo per de a fatto il potere o l'arte di farne de gli altri. Ma per che io voglio anco nel reifo fodere dicochefi può amecrederepiu chea &unoalt^que(bm a «i aji K,fcheL ijTffeo na, cV alla Maefta Cefarea , per proueditore del fondere dell'oro in terra ferma: cV fua S ftapoivolendo^ no neh fecegratia f upphcandonela io: cY volfe , che io , come perfona d'eti , cV ata al ri 1 3ofb mi ftefii in cala mia fcriuendo per fuo regio ordine quefte nuoue & naturali Storte idi Indie. Et per quefta cagione (o io molto bene , cV ho molte voi te veduto , come fo uà oro , & come fi lauora nelle minere di quelle Indie . Onde per che per tutti auenTluo^ nanellaprouincia& g ouernodiCaftigliadeiroro,cVcofihointefo Iuelh,chelhannotaccohoin queftaIfolacYneiraltre,miha parutodiquiaX^non lauere a ripeterlo , cV à riferirlo poi in altro luogo. S ' P U ' In molte parti di quefta Ifola Spagnuola Ci ritroua oro,cofi nelle montagne cV fiumi che hiamanodiCibaocheevnftumeinqueftalfolamoltofamofo per l'óroSe^SS! =f Oroin.o g ni P artedoue fi rit^ tu polialrare. Quello oro none douunquefi troua,vgualméteftno &dVns ffeiTo j™ ; ^ancorchecYrvno ? i;altroinvnmeVfimofìume g fitr ha. Non parlo 10 qui dell'oro, che se hauuto per rifeatti, d nelle guerre né di audio che «ino gl'Indiani di lor volontà dato a noftriin queftelfole d in terra ferma W /rT ^nolauorarequeftotaleoro,cVmefcolaruioS *£ ^n o SS^S^^^ lenon fia ila o mai toccato da mano mortatele in umili mifture venuto 33 né fiumi, il:: i fL V ■'..'■ ■»> v N l .'li ! : < '..1 ,. » i ''''.i . ■•■. < ' n'i."'»': , ■in [" " . 'i • ^* - "— ► ■ •, "■ -4 'Hr'''; 1 ', •h ■•■■ ■ *■ *.b ,-■ S '., ni fci' , i l 11 ài: 'I j*;. f ■; r I : F Ai. i t. ;' 'i;s- «L >■■! i " 1 ■» »■■!■. ( l'''' /■ •Jf-!';.-:-i.;, '"Uff. ... • . V' \ :-i'|' '1! '. ; : *. '*,.« vi;' 11 "' ' ■'-, ■ -K Ì' l 'V i,"* ; DEL U HI STORIA ne fiumi cofì nell'acqua,come nelle Tue ripe,» ne bofchi,» nelle tre pa me de monti, come horaparricuIarmetecofa E cofadrt^ ài quefte tre marnerei in Zauana 5 d in Arcabuco,o in fiume. Chiamano gì Indiani Zara* na le campagne feminatorie,» le riuiere co ogni terreno fenza alberila o con herba, o lea za. Arcabuco chiamano il bofco , » ogni luogo con alberi, o che fia piano o che lia mon- tuofo- » in ciafcuna di quefte due manierane loro fi troui,vi tegono quello ordine in cer cario. Gli huomini minerali » efperti in cauarlo hanno carico d'alcuna compagnia d India ni d di fchiaui, d che fiano fuoi, d d'altrui, per che vi vanno o per proprio vtile, o aualanan d'altri » qfto tal minerale,che ha da far proua » vedere doue può ritrouar la minerà, vote* do d in Zauana,d in Arcabuco prouarla, faà qfto modo:Netta primariato fta l (optala ter ra,d d'alberi,d d'herba, d di pietre: » poi vi caua con le fue genti,otto o dieci i piedi,» più « meno,in lungo,» altrettanto d quel,che li pare,in largo,ma non profondarne cauado in giù folto terra più d'vn palmo d due vgualméte.et fenza andare più in giù, lauan tutta quel la terraglie canata ne hanno,* fé in quello fpatio d'vn palmo o due, ritroua oro fegue 1 im ; orefa a quel fegno : Ma fé non ve ne ritroua, fa cauare in giù al bailo vn altro palmo, » laus medefimamente quel terreno,nel modo che ha fatto del primo, che fi cauo : » fé ne anco ir quello fecódo ritroua oro,fa cauar più in giù, » più in giù fotto terra col medefìmo ordine che s'è detto, à palmo à palmo lauado fempre tutta la terra, come la prima volta lece, nncn< oiunsa al faiTo viuo giù. » fé fin là no ritroua oro, non fi cura di cercarlo più in quel luogo ina va à cercarlo altroue.Ma fé velo ritrouano,in qlla altezza fenza andare più in giu,ii iter de in cercarlo per largo.Che fé l'oro va verfo in giu,li vanno medefimamente dietro,» co tinouano il lor lauoro mentre la quatità della minerà fcuoprono : la quale minerà ha già ce: ta mifura determinata con certi ordini regrj della quantità del territorio,quato fi ha da Iten dere osni minerà per la fuperficie della terra: cV dentro quefta mifura (che e quadra,o quali nofiono cauare in giù à baffo quato vogliono. Ma tofto che alcuno la minerà ritroua,e obi Lto à notificarlo i gli vfficiali regi], cV fpecialméte al proueditore, cV allo fermano maggu re delle minere, per che gli fi mifuri , & con fegnali gli fi termini, & circonfenua la minerà per che poflano gli altri prenderfi altre minere a canto a quel , che la dilcouerie prima. X n quel terreno cofi circonfcritto cY terminato di ciafcuna minerà , non pud niuno entrare, n toccarlo per cauarne oro, fenza cómettere furto, cV incorrere in grauiffime pene, che lenz rimeffione alcuna fi effeguifeono : Ma doue finifee cY termina la minerà del primcpuo co luicheappreffo prima vi giunge, fegnarfi vn'altra minerà da quella parte onde più li pia ce con le ftanghe,Onde qui anco quel prouerbio quadrale dioiche Chi ha buon vicine ha il buon mattino: per che quel primo difeopritor auifa colui,che elio vuole aiutare,» eh vuole per vicino , & fé lo pone a canto : cY ordinariamente per lo più quando vna minerà ricca fuole efiere anco ricca quella,che gli è vicina,ancor che non fia tanto. Auiene anco al cuna volta d'eltere più ricca la feconda , che la prima : Si vede medefimamente ogni di acca dere che vno raccoglie molto oro in vna minerà, cY nell'altra, che le fta vicina, non fé ne r troua granello.» quefta è vna delle cofe, nelle quali fi fa più conofeere la ventura de gli hu mini* per che accade, che fiano due,» tre,» fei,» dieci minere in vn fteffo termine, oriuu ra di fiume » fi vedrà , che tutti gli altri cauind dalle lor minere oro fino,et che vn iolo,cn haurà più genti, » migliori, nonne ritrouerà niente,d affai poco. » al contrario fi vedeai fai volte che vn folo ritrouerà molto oro, » molti altri ne raccorranno affai poco : come p chi giorni fono accadette nell'Ifoia di fan Giouanni ad vn certo Portogliele chiamato bu lano di Melo il quale in poco tempo caud » ritroud cinque d ki mila caftigliani d oro, e molti altri che vicino à lui faceuano il medefìmo di raccorre oro,non ne ritrouauano tante che fuffe badato à pagare le fpefe,che ve faceuano. Ma lafciamo quefto,per che niuno ha d effere né più ricco, né più pouero di quello , che ha Iddio ordinato : » per auen tu ra colore che meno oro raccolgono, fono più fortunati, p che il fìgnore Iddio ferua loro altrericchu ze maggiorile con la volótà fua fi còformano,» lo vogliono conofeere. Quefte minere Zauan?, d fui terren ritrouate, fempre fi voglion cercare preffo à qualche fiume o ruiceuc 6 torrente d'acqua,d lacuna, d fonte, doue lì poffa lauare la terra, per ritrouarui 1 oro. oc p< che s'è detto di fopra, che fi ha da lauare quel palmo d duoi di terreno,che fi caua in giù . io mungo che non s'intende,chehabbia à lauarfì in quel medefìmo follo fatto nella mmei a. cìiequeftofarebbevnfarfangoetlotopiutoftojchealtracofaimafihadatorrequcltcn' DELL'INDIR LIBRO VI. 117 ilo a poco a poco,et portarlo fuori della minera 3 all'acqua d rufcelIo 3 doue ha a lauarfì 3 et mi fi ha a purgare il terreno con l'acqua^ vedere ferefta oro nelle Batee,chc fono certi ilt'romen ti,ne quali la detta terra fi laua. cY per lauare quella terra , cV lauorare la minerà fanno a qì to modo.Pongono alquati Indiani a cauare il terreno nella minerà , cV qfto cauare efìì chiama ho fcopettare:& del terreno cattato empiono le Batee,lequali altri Indiani tolgono co tutto il terreno,che dentro vi è,cY le portano all'acqua doue ftanno afTìfe l'Indiane. cV Indiani,che le lauano.Or quefteBatee piene di terreno fi votano in altre maggiori,che tégono in mano quelli,che il terreno lauano.et fatto quefto,quelIi 3 che portato l'hàno,fe ne ritornano alla mi nera perl'altro,métre che gli altri lauano,quelprimo,cheportatohano.Qj.iefti,chelauano, fono per lo più donneJndiane ; per che lVfficio del lauare e di più importana et foentia,et di maco trauaglio,che no è il cauare,nè il portare il terreno. Quelle donne, d altri che li fiano, che Iauano,fi ftàno aflìfe nella fponda preiTo Facqua^elia quale tengono le gambe fino a gi nocchi d apprelTo,fecondo la difpoùtione del luogo di federe, cV dell'acqua,et tengono con amendue le mani prefa la batea 3 per due maniche d punterie a qfto effetto vi fi fanno. cV to fio che vi hano dentro il terreno,che lor dalla minerà fi porta,muouono la batea in bilancio prendendo l'acqua corrente co certa deftrezza et artiche non ve ne en tra più di quello,che effe vogliono,et co la medefima arte in vn fubito la votano,et gettano fuori dall'altra parte: 5C tanta acqua ne efce,quata ve ne entra.non mancandoueneperd tata,quanta balli a bacma rectdisfareii terreno:etcofi fé neefceà poco à poco il terreno co I'acqua,che a poco à poco io ruba 3 et nel porta feco: et l'oro perche e graue, va fempre al fondo della batea, doue 3 quan- do il terren e gito tutto via, retta limpido l'oro: cY il lauatore lo pone da parte,cY torna a pre terepiu terra nella batea , cVnel medefìmo modo Io laua. Età quello modo continouan^ io colutene laua , ritroua tanto oro il di, quanto a Dio piace di profperare il padrone de gli [ndianijCV della genterelle in tale elfercitio s'occupano. bi dee notare, che per vn paio d'Indiani, che lauano,vi bifognano due pcrfone,che porti io la terra,& altre due,che la cauino, cV ne em pino le Batee del feruigio , che cofi fi chiama^ io quelle,nelle quali il terreno fino all'acqua B porta.Quell i Indiani Hanno occupati in que toeiieratio delle minere/enza gli altri Indiani cVgente.che ordinariamente attendono ne »oden,cV ftanno nelle fìanzedoue poi quelli fi raccogliono à dormire 8C cenare, de vi habi ano: et in quelle ftanze fono donne,che apparecchiano loro da màgiare:et altroché porta lopoiildeiinarea quelli,cheilanod né campi, d nelle minere a lauorare: perciò che fono ^oltiquelIi,cheperfoilentamentolorocVdeglialtri,ferminanoilgrano,&l'altrcvettoua ;lie neceilane alla vita. In tanto, che quando B dimanda ad alcuno quan te batee tiene da la- are nella minera,cY rifponde, che fono dieci, fi ha da intendere ordmanamcnte,che coltili iene cinquanta Indiani , à ragione di cinque perfone per batea da lauare , non ottante , che on meno quantità di gente alcuni la facciano: ma emetiche io ho dctco,s intende quanto al S-A % a* •m >'!.} V.;-"i : ''' • ■■"■ ^F Mi , i| . "> in; •'•w-i*. : ,"■ V*" 1 1 lira il fy'.'V' ' . ■»'! ' u , '•"' '. N w' • L i ì$0% • '*rr , .;;•,.■ • : \ ^', tv *■ ■ », ni, ;H""' S» • Itili, 1^1 s : *ii''^!f: i 'i jiWi ■>■■,"'• , '■ I, ",:;" t • %•■ ife : Jl[. IH. _Y» 1 ro: ■,. ì 1 FI *i;. 1 ! : ORIA al conueneuole cV neceffario, per che flano le batee ben feruite. Nelli fiumi 6V rufcelli d la cune d'acqua fi caua Toro d'ai tra manierale e di quello modo» Se le lacuna , s'ingegnano di votarla [onol 1 3 s'ella e picciola.cV fi pud fare,cV da poi cauano cV lauano quel terreno,cV ne raccol* oro,fe ve ne è,nel modo,che se detto di fopra.Ma fé glie fiume, d rufcello,ne ifuiano l'acque dal corfo et letto fuo:etdoppo che lo veggono fecco,vano à raccorre nel mezzo del letto l'oro, fé ve ne è , fra le pietre, cV fallì ruuidi, che iui fiano : cV tal uol ta quando s'imbatte in vn di quelli letti d'acqua corrente , vi fi ritroua gran quantità d'oro ♦ cV fi ha da tenere per certo(come da l'effetto fi pare)che la maggior parte dell'oro nafee nelle cime cV nelle più aU te parti de monti, dC fi genera nelle vifeere della terra: cV piouendo poi l'acque 5 ne mandano via il terreno , & a poco a poco col tempo ne portano giù loro ne fiumi cV rufcelli , che ne mòti nafeono : benché molte volte anco fi ritroui l'oro nelle campagne piane et lontane da i montuet quando quello accade.tutta la contrada circondante e s terra d'oro,cV vi fé ne ritro uà gran quantità. Ma per lo piu,& più ordinariaméte [i ritroua nelle falde de monti,cV nel li fiumi (leffi, cV nelle Tue balze,per che di molto tempo vi fi raccoglievi che per vna di qu« fte due maniere,che ho dette, fi caua comunemente l'oro in quelle indie. Si ritroua anco al- cuna volta, che la vena dell'oro non corre à lungo, perpotere farfi quello,che s'è detto,nell< minere di terra,cV fuori defiumi: ma va in giù verfo il centro al dritto, da lati, calado giù pii verfo vna parte, che vn'altra, ài quello non e già contrario a quello,che s'e x detto,per che l'c ro ancor che efea , cV fi ritroui nella fuperficie della terra , non per quello nafee iui, ma nelli interiori,et più fecrete parti di lei.dd allhora in quello cafo fi fanno,et cauan le minere à mo do di cauerne, di pozzi,d di grotte: OC penetralo giù dietro all'oro,le vanno fempre apput tettando, per che fonopericolofe,cYfogliono alcuna volta cadere giù, cV ammazzanti li genti, che vi lauorano dentro. cV di quella maniera di minere fotterranee,nel modo, ches'< eletto, fé ne fono vedute molte in quella Ifola Spagnuola» Di qfla manieratile s'e pur hora detto, doueuano eflTere le minere antiche cV ricchilTimi della Spagna,poi che Plinio dice,che quelli, che cercauano l'oro fotto della terra, vi appun tellauano con trauicelli, OC traui groffi, per foilenere le grottesche non cadeflero. Dice ano quello lleftò autore,che li monti Iterili della Spagna,et che niunacofa producono,fono fé tili,cY copioni d'oro: cV che gli Spagnuoliin Ailuria,et Galitia,cV Lufitaniacauauano ogn anno z o mila libbre d'oro,et che i Aduna fé ne generaua la maggior parte,et u' marauiglic come in altra parte del mondo nonfitrouaue,chevnatanta copia d'oro tanti fecoli durat vi fuffe. Si che doue tanta quantità d'oro lì ritrouaua,piu ricche minere elTere vi doueuanc che qui non fono,d che non fi fono in quella Ifola vedute. Tanto piu,che di più dell'oro,v fono ancohoggiin Spagna molte minere d'argento, Se" fé ne caua gran copia, cY vi fon anco minere di ferro,cY d'acciaio, cV di colori, cY d'alcune,onde i~i cauano gran thefori, noi folamente per la regia camera, ma per molti altri caualieri particularifuoivafìallianco,c cui le già dette minere fono, II per che fecódo l'opinione mia, io tengo,la Spagna vna dell più ricche prouincie, che habbia il mondo, cV per colmarle fue tante ricchezze, volfelddi aggiungerle anco quelle altre delle noilre Indie. Ma per che io non tratto qui delle cofed Spagna,delle quali fcriflero à lungo Plinio,Strabone,Trogo,Solino,Ifidoro,cY altri buon autori, ma delle cofe, che in quelle Indie fono, dC che io ho vedute, cV veggo, cV quanti qu vengono, lo fanno, ritornando all'ordine della hiiloria noiìra dico, che quando fi lauora il qualche riuiera di fiume, d nel fiume fteflb fenza l'acqua, fempre quelli, che più in giù l'or< ritrouano , lo ritrouano più fino, più in giù dico fecondo il corfo dell'acqua, SC non verfo i centro. Di modo, che quelli,che lo ritrouerano mezza lega più in giù de gli altri,Phauram vno caratto dC più di finezza: per che quato e l'oro più trauagliato,piu fino diuéta.Ma que li pero,che più in alto lo cauano,et più apprclfo al fuo nafcimento,ordinariamete più nera colgono,et che quello fìa il vero,benche non fia bifogno addurre autorità in quello,che qu ogni di fi vede,et che io ho infinite volte veduteci medeiimo Plinio dice,che l'oro col perec terfi nel corfo del fìume,fi pulifee fit" affina. Vi haanco vn'altra cofa molto notabile,cVe v ,ch l'oro,che fi raccoglie, ilando cofi vergine prima che proui il fuoco, ha più bello più vago,8 più luilro colore,che non ha poi che e fufo,cV che fi lauora.Dal che chiaramente fi compre de,cVla natura ci infegna, quanto fiano più perfette l'opere fue fchiettecV pure, che noi quelle, che dalla induilria cV artificio humano fatte vengono,Et per che s'intenda dC creda che DELL'INDIE LIBRO VI. ,, g chcl^onafceetfigen^^ indino molto eindente , del quale ei fanno fede i carboni , che di legna lì fanno. G a fi dice che il carbonefotto la terra no fi putrefa mai,* io lo credo, che quella é vna fpetiale fua prò' pneta.cVfeDiirecionoeintuttilile^ni.rpnCTnrh^Ql^rr.;^,^/! ...i - F ,,. ^ u che zo fi,in quena itena oanezza,cioue li ntroua l'oro, vi ntrouano anco carboni,* prima anco lì cuna volta: * quefto amene in terraglie Q giudica effere intatta * vergine. cV quefn tali car boni frano cofi frefeh, , come fé il giorno alianti , fune in loro fiato eftmto il fuoco : * certo che non fono potuti lui nafcere,ne entrami naturalméte:ma bifognadire,chein quel barS gio,doue fi trouano, fulle già a q ualche tempo la fuperfkie della terra: * che fui fuffero c f orodalh uoghipiuert^^ ealtrevo lte,l acqua conduffegiudelcotinouo il rerreno:eta>ocoa>ococolcorfod"mol ti anni j& ecoh crebbe tanto la terra fopra icarboni,*! oro ffteVche nelle mineremo inno ucVchequefto,cheiodicodecarboni 3 navero,fìprouamedefìmamentedaquefto che ,iTen^iofoprailfonderedeiroroditerraferma,mi^ pdaduoid.quemine^^ l oglionolInd 1 anecV g rind,aniportareneIlorecchie)*glihaueuanocauatipiud re paiTi lotto terra più di 15 piedi * ritrouatiliauolti con l'oro vergine * rozzo nqualciY :elh no poteuano edere mi entrati, fé nò del modo,che ho dettoci carboni v'entrino. Si iee profumere adunque,che cotali circelli,d aneIIetti,poi che lauorati erano,!] perdeflero in empo di molte età prima: & 'che l'acque con gli anni vi cumulaffero il terreno fopra tanto ito quanto se detto: et per che 1 oro non fi corrompe mai,ftauano coO interi,et luliri come efufferoftati^^ 1 fopra,che quanto più li travaglia l'oro andando in giudal luogo,oue nafce,f.no al fiume !oueiitroua,tatopiul^ rano, che quanto pmappreffo alla vena, * al fuo nafcimento fi ritroua,tan to più crefpo * fpro , * men fino e , di quel che farebbe , fé fune in giù corfo , * trauagliato • * mol to dui lanca, * perde nel tempo, che fi fonde, * più agro fta, * più duro gUat °^ m0lt ° P 1U Si rmouano alle volte granelli grandi & di molto pefo fopra la terra,* alle volte anco di iquello,chehogiadetto,chefiperdéinmare,quandos'annegd.lCommendatoreBoua iglia con tanti altri caualieri etgente,come nel terzo libro fi diffe.IIqual pezzo nefamn/.t 13^00 Caftigliani.ChefePlm 1 ohauen'efaputodique^ ^vedutichef^^ :haurebbedettodiquefteIndie,chen6difredeIlaDaImatia:quando § queftep j Rara, felicita e, che fi ritroui l'oro nella fuperfìcie della terra , come poco fa E vedde ne Ila >almatia a tempo di Nerone, doue ogni di fé ne fondeuano 5 o libbre; Ritornando Tal oro lani &a altro cinque. chefono 500 caftigliani,d'oro di z x caratri* mèzzo * S miaiohovedutimoitiaItrigranelIidicento,*dugento,*trecenS .e poco più meno,* ntrouati medefimamen te fopra la terra. Ho pero veduL molavo i ^ l { T°> CZ Ia mm a 3 è P1U d ™ bik & copiofa,* fé ne caua più vule,che non a q mt^ a mrfchiarui argento vino : * per che fi fappia che cofa e^ vn pefo et che cofa e vn callida f H ^ caftighano * vn pefo d'oro valeno al medehmo iquali pefano otto Tom ! .edo la vena de l'oro.per la via.eheefibcamma verfo le parti interiori deZe a o de ffi .ntrp W ocof,fotuk ) cpmevnfìlo ) o^ £c empie Quanto va gliavn pefo ■m i 12, ì. , ,11 v" •> ;■•■.,■ to' -è\ Ti :, . ■ ,.' Mi h»ì .'■" 1 -\'!ì;, (•"11- f . .''ir 'i-vV;:' ' HIV. «vr ''! ' *1 ' • r ■' i 11 V •;• r "■!/■ • . I 1 'V ' i: ^r'\ V'it 1 : 4 '.'0.!i.';»i I ti ■fi; ' h 1 I ' Il I -f „ ■ . ■ , ! 'ii i. i, iì i . ■ \\A'K 1 i - ■" ■':, i ■ ■ - — ► -__ _ DELL'HISTORIA cY empie tutto quel buco,cY vi fi fa vn granello grolla, & poipafTa oltre per li pori della tei ra ó del faiTo , per donde la natura lo guida ♦ Et accade , che lo minerale lo va feguendo pe quel cammino,onde corre fotto terra, cY lo ritroua cofi blando cV molle,come vna tenera e ra, cV lo torce coli facilmente, cV piega fra le dita, come fé fuffe quafi vna cera liquida , mai quel punto,ifteffo,che da l'aere fopra s'indurifee. Poi che se fin qua trattato delle minere cY dell'oro,co quanto mi è paruto al propofito e qui dirne, prima che io patti ad altre materie,é bene che q,come in proprio luogo,fi dica,c me gl'Indiani fanno affai bene indorare l'opere, che effi lauorano cY fanno di rame,cY d'or baffuTimo. Nel che fono cofì eccellenti,^ danno cofi fubito cY chiaro luftro alle cofe,che i dorano, che pare che fiano d'oro fìnilTimo, cY di z 3 caratti d più, cY lo fanno con certe he be,che eli] hanno: Il quale fecreto è cofi grande, che ogni argentiero di Europa d d'altra p; te,che lo fapeffe, cY fé ne feruiffe nella patria fua,fi terrebbe ricchiffìmo : cY farebbe per diue tarui in breue tempo con quefta maniera d'indorare* Quefto fecreto non fi fa in quefta Ifc la, ne anco nell'altre , ma folo in terra ferma, doue fi vede gran quantità d'oro baffo jindor; to nel modo, che s'è detto. Ho voluto qui fare di quefta particularità mentione , per che r è paruto al propofito della materia. Io ho veduta l'herba, con la quale fi opera il fecreto, < gl'Indiani fteffi mel'hanno infegnata, ma ne per lufinghe, né per altra via ho potuto mai uare da loro il modo che l'adoprano :anzi negauano,et diceuano che non faceuano eiìì qi fte opere, ma che veniuano lor fatte d'altre terre cV paefi lontani. Non e cofi da lafciare alla obliuione quello,che interuenne à tre contadini,che venero Spagna in qfta Ifola Spagnuola à fare proua della fortuna loro.Quefti erano di Garouigl cY fecero compagnia, cY pattarono fopra vna naue in qfta citta di fan Domenico , nel tép che il Comendatore maggiore d'Alcantara gouernaua quefta Ifola. Giunti qui dimadan no tofto vna poliza,che fanno gli vfficiali del Re a chi vuole andar à cauare oro , g che se: quefta licentia non vi può andare niuno. cY cofi fé n'andarono alle minere noue , che ftar fette leghe lungi da qfta città,cY vi fletterò cauando ben otto di,d quindici, cY per che erar perfone di poca ifperientia trauagliarono indarno in cercare dell'oro. Onderitrouadofi \ dì molto petiti della loro venuta qui,cY effendofi affifì fotto vn albero à merendare, cY pr< dere vn poco di ripofo, per ritornare poi à l'effercitio loro , incominciaron à codolerfì de iòr venuta,cY fé ne ramaricauano forte come fogliono fare le genti batte , cV di poco anim che no fanno col tacere foffrire le lor miferie, ma le nano tofto fu la linguaXVn di loro di ua,che haueua venduti i buoi,co quali trauagliadofi foftentaua la fua pouerta in caftiglia, viueua come ogni altro contadino della fua terra . L'altro co la medefima pattìone foggii geua, che haueua venduta la dote di fua moglie , cV quanto haueua al mondo , con che ii i ftentaua co la fua moglie cV figli in vna eftrema,ma ripofata vita: et che hora fi vedeua cor badito da loro,cV fenza fperanza di riuederli più mai.Non fentiua men dolore il terzo, I amendue i compagni,et non reftaua ne anche egli di fare i fuoi laméti dicendo co fé da dif rato. dC doppo che hebbe miferam ete beftémiato fé fteffo,che fi fuffe à cofi fatto viaggio ] fto,feguì beftémiando l'anima del Colóbo,chehaueua coli fatto cammino moftro, Ma ir ad vn pezzo veggendo, che i fuoi lamenti eran al vento, riprédendo animo comincio a < folare fé deiio 8C compagni, dC diceua, che In vna hora no fi cóquiftd Zamora,& che Idd era grande : cV darebbe loro quello , che etti non haueuano faputo ritrouare , a v ciò chefei fuffero potuti ritornare alle terre loro a cófolare le lor mogli,&: fìgli,cV a rallegrare i loro j renti 8C amici.cV ragionando a qfto modo,cV rifpondendo gli akri,et tutti infieme fofpir; do,vn di loro vidde più di % o patti lontano, onde erano , lucere per lo fplédore del Sole v granello d'oro : onde tofto fi alzo fu dicendo , Ancor potrebbe effere , che haueffe fine qu< Ito noftro ramarichio. cV co qfte parole s'auid verfo là doue vedea rifplendere l'oro,et vei ritroud vn granello di 15, d %o caftigliani di valuta: cV comincio faltado p l'appiacere ài ciarlo,cV à ringratiare Iddio. Corfero tofto i compagni à participar di qfto fteilo piacere: 1 mirando hora à quefta parte,hora à quella ritrouarono molti altri granelli, cV più grandi,*! più piccoli.cV per no" menarla più in lungo dico,che fopra la fuperficie della terra,cV ifcus do,come pfone meno atte,che fortunate , s'ifcalzarono certi borzacchini d ftiualetri,chc ueuano in piedi, cV gli empierono di quelli granelli d'oro, che ritrouarono,che giugcuai alla valuta di più di duoi mila,d quafi tre mila caftigliani.et fatto quefto fé ne venero in ql citta, DELL'INDIE LIBRO VII, l29 tta\6Y ne diedero notitia al Còmédatoremaggiore.Ma qfta noti'tia la diedero,quado non e poteron fare aItro,gche le minere ftauano già affittate^ Jo Re.Ma il Còmendator mag- iore,pche quefti còtadfni erano d'un luogo preffo la terra fua, volfe aiutarli , cY nò trattarli gorofaméte,a ciò che fi godeffero della vétura loro,poi che Iddio glie l'hauea mandata.Et )li li fàuorf ,& hebbe gra piacere iniìcme co tutta la città,che cofi ricche minere ritrouate [i ffero.Ma no ti puote co tre còtadini ottenercene voleffero andare a cauarui più oro,n&re ire più nel paefe: Onde pche erano villani,cY di poco animo,parédo lor d'effere ricchi con lo,che haueuano, cV d'hauere più di qIlo,che elfi meritauano, Te ne ritornarono fubito in Spagna co la medelima naue,co laquale venuti erano. Et da qfte fteffe minere caud il licen ido tfezerra medico & cittadino di qfta cittadini cinque d Tei mila cafti<*liani d'oro. Et da n Q pfero alle minere g lo Re: cV pene era iui proprio il nafeiméto dell'oro fé ne cauarono i Re catolici molte altre migliaia di caftfgliani.Fu cagione qfta nouella,che fì fparfe cofto a bpagna,della buona fortuna de tre di Garouilla,che molti c6tadini 3 cV altre pfone di più alita pallai ero in qfta Ifola a fare proua della lor for te.Et molti di loro in qfta imprefa nio ono,et molti altri vi li rimediarono : pche alla fine nò tutti co vguale vétura cauano l'oro, io che ad alcuni parodie li fugga l'oro dalle mani,ad alcuni altri pare che l'oro vada a tro^ r^comeiuokmedeiimaméteaccaderenellealtrecofecVnegotij.nequalifhuomofipo^ tt ce >qito,chc ho detto, ho còpiuto à qllo, che tocca ai metalli di qfta Ifola Spagnuola: il prudete lettore ne dee raccorre quato grà teforo potrà effere andato in i Spagna da afta la,cY dalle altroché fono habitate da chnftiani , cV dalla terra ferma di qfte Indie, doppo s gite cotrade fi Scoprirono, no foiaméte in vtile delli Re di Spagna(de quali è qfto rio Mimo lmpeno)ma de lor vaffalli cV fudditi ancho affai più perche il Re nò n'ha fé non il imo de fuoi diritti^ in alcune ,puincie,p fare gratie à fuoi vaffalii,il decimo,cY meno : 8C a ore > pure » foiaméte, fenza le perle, & l'altre vtilità grandi,é di molta importatia che in e terre fono & delle quali,in tutto il modo tato vtile ne rifulta.Certo che qlla ftatua chiat- ta JrdoIIoiphiraton,d l'altra di Gorgia leontino,che fu il primo,che nel tépio d'Apollo in Ipho driz^aiie vna ftatua d'oro mafiìccia,farebbe degno,che follerò ftate drizzate in ho re di don Uiriftoforo Colombo primo inuétorecYdifcopritore di quefte Indie: poi che come Gorgia leontino che co l'infegnare l'arte Oratoria acquiftd tanto oro,che fé ne fe- 'na itatua,ma come animofo nochieri,cY valorofo Capitano,ci infegnd, cV moftro que- nuouo modo cofi pieno,et colmo d'oro,che fé ne potrebbono fare mille grolle ftatue OC ;miiime d'immortal fama, per hauer portata la fede catholica in quefta Ifola, cY per tutte die,doue per gratia di nofìro fignore ogni df s'aumenta la religione chriftiana* in altre parti del mondo fi cojìumò di faenficare gli huomim k i loro Ùfàtifr di Mangiare carne human A, come al prejente fifa, in ^arij luoghi di terraferma^ in alcune lfole, Cap. IX. n molti luoghi ddi'hiftorfa di Plinio fi legge, che gli huomini magiauano carne huma- rome erano gli Antropophagi natione della Scithia,i quali beueuano ancho, in vece di snelle cocche o offa della tefta de morti: cY fi faceuano collane de denti éY di capelli di -ro .cneammazzauanc >• Dice Plinio,che quefta gente habitaua diece giornate fopra il iithene:Oraqueftecofifattecollaneho io molte voltevedute alcollo d'alcuni Indiani rra ferma doue ancho in molte parti magiano carne humana,cY facrifìcano gli huomi^ 1 le done.Mangiano ancho la carne humana nell'Ifole còuicine à quefte, deUe quali ho trattatole fono la Domenica,cY Guadalupe, cY Maritino, & SaS croce, cY altre iui in io.bcnuelAbulefiparlandod^coftumidellegétidiTraci^chefraraltrecof^chedilo fauoleggiano,e quefta,che effi offehfcono a N gli Iddi) loro i foreftieri, che prendono cY 'ccidono,cY ne fanno facriffeio Jlche qui in terra ferma fenza fauoIeggiarlo,ma co mot- nei li può dire,come lo fcriuero più i lungo nella fecòda parte di quefta natutale hifto- enindie,douep^ 1 ^ a S ra * do '^ <*a!»e pani.Ho qui foiaméte fatto mentione di quello per compisco! o diqueftofeftolibro,chetratta di diuerfematerie:Ondenon vidoueua mancarequo heecofirara cVftrana,cV molto vfata fra gl'Indiani Caribi , cY quelli che fi chiamano >rotegas,cY altre nationi di quefte feluaggie cY crudeli. Il pche nò fenza cagione omette ocheftanorouina^ 3 anderano tutu prefto via: perche fono generatione fenza corre ttione alcuna:neVio> yiaggivoL 3 . r U acon -■>' ■%&:■■•■ ., J'if {, >i . ■'■Ai ' i . ' 1 f'.,.,",'» ! •'ìViì" >" : " v '■■■J i Ai''/' li ì' ■ . .•*■.''. ■•*':' ;■'■ „'■ i*»l' Ili,," 1 I J £&«ii ! tir ' *n',.'r : V ! I ■ ,M'! '.;.;• *."».%• Il: .' ili ' : '".,,•■■'.' " " " ni ■ -; 'tifi* J ' ' Hi . r ' :■ ! u . ■■!! 'i» l: M ||>i " ; ' di di quello,che in Europa fi facciano, anzi per lo più tacendo , cV fenza faftidire l'orec di cittadini. Et certo,quanto a me,quando io in i Spagna ftudiauadi notte,o v per mia re tione leggeua qualche cofa,mi dauano vn faftidio , cV vna noia incredibile nel tempo di ro amori : Ma qui,come ho detto,tutti i meli cV tempi dell'anno fono loro ordinari) pc uere infieme congiungerfi,^ fenza gridi,ne voci. Et vi {ono qui tanto moltiplicati, ci* ne fono molti di loro andati ne bofchi,cV vi fono diuétati feluaggi,perche vi ritrouano 1 ti forici,cV lacerte,de quali [i viuono mangiandoli. Di l>n moftro y che neltempo^che wjcriuea quejìa hi/ìoria , nacque in quejìa ifoU Spaglinola^ &jurono due fanciulle nate congiunte infieme* Cap. X I. El beato Antonino da Fioreza nella terza parte della dia hiftoria deferiuendo l'annc »3H ' DELL'INDIE LIBR O VII. 130 \ 1 4 dice 5 che ne! territorio di vai d'Arno nacq uè in quello anno vn fanciullo con due te- ' ic, 8>C fu portato à Firenza allo fpedal della fca la cV in capo di venti df morf. Dal che com- >rédo,che poi chea' quello fanto(che già canonicato, &C pollo nel numero de Sati fi troua) >aiue bene di fare con l'altre fue hiftorie men tione di quello, che nel fuo tèpo accadette,che ion fera ancho fuori del propofiro mio,&: di' quella mia naturale hiftoria , fare qui merìtio- le d'un altro noilro, che in quelle Indie fi vidde nel tempo , che io quelle materie fcriueua, ioi che e vna cofa molto notabile^ degna d'eflere faputa al modo; perche vna opera di na Lira,cV checofi di rado accade,non fi dee lafciare in oblio: maffimamete che del mofiro, che 3 q ui fcriuo,fe ne debbono rallegrare 8C coloro,che lo viddero,cV coloro che leggendo Viti mderanno,per eifere certi, che due anime ne montarono al cielo a riempiere le vote fedier erche quelle due fanciulle prima che morilfero,hebberQ il facramento del battefmo, cV vii ro otto di; cV non furono di forma brutta 8c difforme,come ne gli altri moftri humani ve- re li fuole.Qnde quanti le viddero,ne renarono admirati,percio che oltra l'eflere cofi beri -oporuonate ne membri loro,moilrauano di douereriufeire, viuédo ciafeuna di loro vna :lla donna.Ma venedo al cafo dico,che in q ueila città di San Domenico in giouedi à no t- .chetarono 10 diLugliodel 1533» Melchiora moglie di GiouàXopes balelìriero na Nota d'u» m Mmglia,ma cittadino di quella citta , partorì due figliuole congiunte inficine del mo- ? oi ì ro dl , >,che quf appreffo diro.Et il di feguente le viddi io fieno infieme co la giuftitiacY altri reMc n,K perfone principali & molti cittadini,cV dimorati in quella città; Et vi Q ritrouarono icho alcuni religiofì OC perfone dotte* Et ilando la donna in letto, cV fuo marito prefente, coteplatione di nocche mi eramo,isfafciarono quelle creature:onde io viddi,che da l'um lieo m fu haueuano il petto vnito cV cogiunto infieme fin poco fotto le tette: di modo che nediie haueuano vn folo vmbilico,ma le tette & il petto in fu l'haueuano diiìinto: perche ;n'una di loro haueua due braccia,due colli , due teile di gratiofo cV buon vifo: dal'umbi- o in giù medefimamente ilauano diffeparate.Ora i sfafciate,che furono,incominciarono ìendue à piangere; cV quado poi le rinfuriarono S>C coprirono, vna di loro s'accheto", dC [tra pur tutta via piangeua.Ci dine il padre loro , che tallo che elle nacquero, le fece dà vn nco bat tizare,cV ne chiamarono vna Giouanna,Sc" Faltra Melchiora» Et hauedone il de- battizata vna 5 battizando l'altra à cautela diffe , Io ti battizo,fe non M battizata: perche li non ^i feppe rifoluere s'erano due perfone 5C due anime,d pure vna. Perche poi alli iS i mefe la notte auanti quelle fanciulle morirono i fu il lor padre contento che s'apriffero; ìde polle fopra vna tauola furono aperte prefiò f'umbilico dal Baccellieri Giouanni Ca- lcio in prefentia di quelli dottori di medicina,Femando di Sepulueda , cV Rodrigo Na- ro ; Il chirurgico cauo fuori tutte l'interiore,&: in ognun delle fanciulle erano tutte quel- oie,che m vn corpo humano efferefuole/eparateSC diif inte 3 perche haueuano due trip- duo ngnoni.duo pulmoni co lor cuoia, cV fegati, & feli^faluo che il fegato dell'una lìaua igiunto,cV attaccato colfegato deli'altra;ma fra amendui quelli fegati v'era vna linea, 5>C legno, col quale chiaramente ficomprendeua 8Cconofceua quello , che era dell'una* d£ rllo che era dell'altra. Vi fi vidde ancho quello, che Fumbilico , che iflrinfecamente pa- a eliere vn folo,nella parte interioredi dentro fi diuideua in due cannelle, ogn'una delie iliandauanelcorpod'unadiquellecreature,anchorchedifuori(comes'edetto)pareflè folle vn folo. Et daquefto vmbilicain giù flauano,ac fi vedeuano le fanciulle luna da! radiitinte&diffeparate&netventre,&^^ punto come fé ciafeuna di loro foiTe fiata da fé fleffa intera 8C perfetta. Da l'umbilico in :auano con le perfone attaccate fino alla bocca dello lìomacho d poco piu.Etogn'una )ro haueua due tette:et la maggiore delle fanciulle teneua il cofìato dritto più che il man iccoitato dC attaccato co l'altra: a cheil fianco dritta della maggiore col finillro della mi- epiuhcon^iungeuano ) chenondaU'altraparte*NelrelìononmancaualormembroaI o,ne ditoovnghianellemanio v népiedùDimandato ilpadre àchehoraeranamorte, ich^elaierainnanziàmezzahoradidierafpiratalamaggiorejCVfravnapicdolahora relio era fptrata r a ltra:comeà punto nel nafcereeraauuenuto.chealtrotanto tempo era aama^ioreauanti^imodochetantovilTel'unajquantoraltr^&fuottad^comegia etto. Dimandato ancho fé nel tempo.che viueuano, fi vedeua fraloradifferenti a alai- iella hmentarfi^: ne gli altri fentimeti cV opre loro, rifpofe che qualchevolta luna pian a^iaitranojiitqftoyiddiiQlaprimavoltajchemi furono mofire,comeha già detto. yiaggivol.3 . * n Ditte m .li»'. :'< ili' l'r.I if ' 1, , :ji i' ,! ^■k'-i V ''lì ''Vi' ìmm Hi .. «'' I 1 { mm 1 MI lt ■■:■ •; : w ■, »'* m te, Si i ■ 'iJii' * ' ' ("ir:." 1 '» 1 ,.•''. < Mi;. Ml KjM'!;' X EHI'-- a!'^ i, i », "Il , ' ,; «I :M ■ , di' i|>J»"vV ' : 1 ■ fc'Sl-l '••■l'.'V 1 ;".' ii fe',f [ ,«Mi .itili. i . :< ni 'I " i ' i fjll.' : '"*i, ; i," «il. ■ *, ,,1,1; : , .. . . ! I)ELp I ST O RIA DnTe ancn©,che alcuna volta l'una dormiua * l'altra nei : & che quadoj'una aftdaua del cor pooVrinauaJ'altranolfaceua:* che accadeuaancho alcuna volta di farlo amendueinii?. miinvntempo,*ailevoltel'unaantic^ Che erano due pfone,* che haueuano due anime Jo 3 come ho dettale viddi vme, * le vid. di anello poi aprire : Et mi pare che quella fia vna cofa più degna di fcnuerfi * notarfi, che non quella,ch'el beato Antonino da Fiorenza ferirle» punfònte,chettcidentro:ilmtfeprefto tifila della Naua^a. Cap. XIU Nella materia de fontine laghi ,* de fìumi,vi ha mol to che dire, * : B molto che io ne feri uà non fera tanto quanto quello, che ne fcrifle Plinio nel fecondo libro della fua hiiìona, Ben haurei io potuto lare vn libro didimo in quella materia , * no farebbe flato il più bre- ue de gli altri diqueftahiftoriadell'Indie,ne^imenoma^ crouincie ó ffole,che nel difeorfo di quella hilìoria fi toccano , ho di qfti fonti qualche cofa carticularméte ferina: * il medefimo fard nella fecóda parte,quando li ragionerà delle cole éi terra ferma.Nei nono Capo del fecòdo libro ho fcritto di quel fonte,d albero maraviglie fo delllfola del ferriche è vna della Canarie: * nel ottauo Capo del 17 libro fermerò d'ut altro fonte di biturne,che nell'lfola delle perle fi vede : Et ogn uno di quelli fonti fono nell; feerie loro marauigliofi * notabili: * cofi io fiora diro qui. di vn'altro fonte che Ita nel ma re predo l'ifola della Nauaza da Ponete àquelìa lfola Spagnuola: * mi pare al propoli» d parlarne m quello luogo , perche Ha inaiare,* nò in terra. L'ifola della Nauaza e vna Mol picciola,* dishabitata,che fta nel camino , che nauigando fi la da quefta lfola bpagnuola la Iamaica,o v di San Giacomo:* e dodicilèghe lungi dall'una,* quafi altretanto dall a tra * e diftate dall'equinottiale poco meno di \B gradi. Et nel mezzo del mare mezza leg lunai da afta lfola di Nauazza fono certe,feccagne,* foglietti, fono acqua, & li vede coi eli occhi il fuolo cV i falli fottoTonde.Fra qlli faffi,che fono vn braccio,cinque piedi di ton §0 fotto l'acqua falfa,nafce,e< featurifee fu Hn (òpra l'acqua del mare vn canone d'acqua de ce affai buona:checerto.cofamaraujgliofa pare a vederlo. Et é qfto cannone d'acqua aok più groffo,che non è vn braccio d'huomo: cV s'alza fu fopra l'acqua falla del mare, che le r può cómodaméte occorre la dolce. Quella fonte nò l'ho veduta io,ma fta al pfente in qi ila città vn' honorato cittadino, pfona antica cV di credito, chiamato Stephancv della rocc che fa fede OC dice hauere effo veduto quella fonte^erche vi e flato fopra,* ha beuu to de medefìma acqua.Et coftui è vn di coloro, a quali in quefte. parti li da molto credito cY ted &unfint<;caldo 2 chepaf?dfittQynfmc^ c f* XIIL Poi che habbiamo qui quefta materia moffa, voglio qui ragionare d'un altro fonte,fop ilauale fodiono molti huomini parlare fenza vederlo,* fta nell'Ifola Dominica. Hi die non faro fede col mezzo d'altri,che referito me l'habbiano, ma con l'tfpnentia, che 10 Ite fo ne h o fatta. Et è di quefta maniera Jó ho nelle altre parti detto,che l'ifola Uominica e v di quelle de Caribi,* fta dittante da 1 equinottiale 14 gradi dalla parte del noftro polo a lieo* * ha dalla parte di Ponete vn buon porto,* vn buon fiume , che lo chiamano Acqi tadouetoccanolamaggiorpartedevaiTelli,chediSiUÌgliainquefta lfola bpagnuolavei sono,* vi prendono acqua,ma fempre bifogna ilare fopra l'auifo, * con \ arme in man *|er al'Indiani Caribi arcieri, che in quella lfola fono . Io vi fletti in terra duogiorni * me: zo*vidormiduenottiappreffoàqueftofiume,cheiodico,nel 1514 quSdo toccoqui tarmata con laquale pàflo in terra ferma il Gouerriatore Pedrarias d'Amia co duo mila li snini. Dapoi nel 1 5x6 fletti vn'altravolta nel medefimo porto, * fmontar m trera pre al fiume eia detto,quando pano interra ferma il gouernatore Pietro delli rr^fuccelioredi] drarias nel eouerno di Caftiglia dell'oro.Etamédue quelle volte viddi,* ifpenmetaiqu< lo che hora diro. Quello fiume nella fua bocca,douefcarica le fue acque in mare,puo eli. da venti pali! largo : * doue e più fondale in quella bocca, nò vi va vno huomo più enei che fotto le braccia. Or preffo alla fua riua dalla parte di Tramontana e coli caldo (otto l a qua, che calando giù la mano , & prendendone vapugno d'arena , pare che fi prenda tar cenere accefa, che quafi non fi può fofrire. Et à quello modoviftaancho 1 acqua ca difottcvnpalmo d pocopiufopral'arerìa, Etnondimeno l'altra acqua, che ilhume pc la per di fopra , i frefea , Se buona I kml come l'altre acque di quefte Indie; Di modo,c •■ ' "... '• ■ . - , .,* ; ■ ' J >.. DELL'INDIE LIBRO VII, 131 i quel luogo dee corrifpondere qualche rufcello,d cannone d'acqua calda» Ilche io cofì ere do,chefia: perche da 500 palTiindi lungi nella medefimariuieradel mareverfo la parte, che ho detta di Tramon tana,e vn rufccllo d'acqua cofi calda , che nò fi può bere: cV preffo à queftorufcelloffavn ftagnocofi torbido cV fecciofo, che pare che moftri vn colore duna lucia gialla: & per tutta quella contrada debbono effereminere fulfuree: dalle quali fi può' coghietturare.che procedano tuttequelleacque calde. Io prouaia porre fotro quella acqua fredda del fiume vn fìafeo voto, de ben chiufo d'una zucca , & iui di [otto, doue quel calore fifentiua^aperfiAvifèci andare alquanta di quella acqua calda: cV poi in quel medefìmo luogo lo ritornai a rinchiudere: perche nel tirarlo fu , non vi lì mifchiaffe acqua frefea . Ella nevfcicofi calda quella,che giù li prefiche non fi poteuaquafi foffrirein bocca. Et di que- relle ho dettole ne può ben fare l'efperientia: perche doue e quefta arena cV acqua calda, i preffo la ri uà del fìume,8£ non vi e l'acqua più profonda , che poco picche Uno i i ginoc- :hi. Quello fiume ha in fé oro: Se io vi guardai,quando l'ultima volta vi fui, cV vi viddi cer- e punte d'oro,cY fi crederne ne debbadfere molto ricca, ma e di gente, che non e fiata an- :hor conquiftata:cV la cótrada è molto afpra,cY molto intricata d'alberi, cY di palmeti 8>C bo- chi,per quello,che io n'ho villo prelfo la riuiera del mare , cV per quanto fé nevede colìeg- piandola: ma, come ho detto di quella materia de' fonti fé ne dira molto più ne' libri , che R criueranno delle co fé di terra ferma» DELLA NATVRALE, ET GENERALE HISTORIA DELL'INDIE, DOVE SI TRATTA DELLA AGRICOLTURA LIBRO SETTIMO, „: 1 ìi ■' ! in ' ■■0 ■.■':■ ;&*\*'a m IL PROHEMIO. Oi che ha piaciuto a Dio di codurmi à tempo, che io polla occuparmi nella particulai e relatione delle cofe,delle quali li può fare fecòdo le fpetie loro, va lume:perche co la loro materia fi pollano i lettori recreare: voglio in quello fettimo libro ragionare della agricoltura,^ dire,che forte di pane,cY di prin cipale loftentaméto per la vita,haueuano cV hanno gl'Indiani di quefta Ifola er mezzo della induftria,& effercitio Ioro.cY perche di quello pane ve ne e di due (orte,8C jna affai differite dall'ai traudirò d'amendue,cV à qual modo fi femina & raccoglie^ come e fanno poi il pane,cV che proprietà ha. Diro medefimamente d'alcune piante, 6V legumi, : d'altre cofe,che quelle genti coltiuino per loro vfo . & fi dira ancho d'alcune altre proui' om neceffarie alla vita,che à quello propofito fono :accioch e molte cofe , che in quciio,&5 e'feguenti libri fi tratteranno, non fia bifogno poi replicare altroue nella feconda cV terza arte di quella naturale hiftoria,doue n' ragionerà delle cofe di terra ferma: fi perche no mi ^^J' £> replicando molte volte vnaflellacofa: fi ancho perche il lettore nonfeneftoma- »,& faftidifca: poi che quello,che tocca al gouerno, non e quello , che principalmente mi Drdina 3c comanda, che io fen'uamè fua Maefla vuole da me faperlo, hauendo nel fua rea- configho delle Indie cofi grandi dC fegnalati fignori, che ne la fanno auifata , infieme col euerendifs.Cardinaleil Vefcouo di Q'guenzafuo confeffore , & Prefidente del medefi- o configho (benché mentre fua Maefla e fiata fuori di Spagna , ne e flato cV e prefidente, Ilullre Mgnor don Qarzia Mauricfie cote d'Oforno.) et di più di tutti quefó n'ha del con louoauifi da molti dotti §C nobili caualieri deputati al gouerno di varfj luoghi di quelle die.5^ s'io ho qui detto cofa alcuna de' gouerni,& de'gouernatori per fare andare ordina quefta mia hifìoriamon già per quello relìerd di riferire l'altrecofe , che fanno al propo- o della proprietà,^ fertihta,cV nouita di quelle terre.cY poi che se detto de' riti,cV cerimo e,& idolatrie et altri vitfj degl'lndiani,ragionero in quello Settimo delle lorvettouaglie cofeappertmeti alla agricoltura.&doppo queflo feguiranno altri libri particulari degli imali terreftn 5 cV de gli acquatici,et de gli V ccelIi,cV de gli animali ifetti,et de gli alberi frut en,c^ feluaggi,eY de' medicinali,8c delie herbe,cV delle piante,cV finalméte di tutto quel- le 10 ne i p ro hemio principale,d primo ftbro ho .pmeffo di dire: pche quefto , che fegui ,e quello,che più fa alpropofito della arnmiratione di cofì nuoua & pellegrina hiftoria, / Viaggi vol.3% r irj Del ■' \ -i'' '■; • ',,,,» ,.'' «' .'! • il".. ' ■■■..HI.,' \. * *i „''■•''' 'ili. ,ii V ■ t y ;",■!.: ■', '•! ,,"♦'''"'•*»'' t: ' ! '' , i ' V '' : ■■■ : ,v • , ''II'" X'."'' : I • ■■•■•*>■ *■' '■■'" • •■'<*>' ! , ■' '- v 1 ' .'-M. H'V- .:,■, r * ' ' •: ., il. , .V ! il * i «. ' ;9l' «fi ; .il.i|l, , !V ',"■.-11 li ' •■■ *» l'i,-, -t.'..» «e: vVl- ... w ORIA Bel pane de gt Indiani chiamato Mabi^ & come metto frumento fi femina &* raccoglie con altre cofe à quejìo propofuo. Cap, L La maniera del pane de gl'Indiani in quella Ifola Spagnuola e di due forte, affai luna dal l'altra dittante: cY fé né feruonoconimuneméte nella maggior parte di tutte quefte lfole,& di terra ferma: onde per non replicarlo altramente apprettale ragionerò > qui,cY dird,che ce fa è quefto cibo,ehè chiamano Mahiz,cY quello che chiamano Cazabi . 11 Mahiz ; e grano: ma il Cazabi fi fa di radici A di certa piantarne chiamano luca. Nel feminare il Mahiz ten gono al Indiani quefto ordine.Nafce il Mahiz in certe canne,che gettano,cV pullulano cer fé mazzocche d'un palmo, OC maggiori, cY minori:ma groffe quanto e il pugno del brac- cìno meno: cV fono piene di granelli grotti come ceci: ma non tondi del tutto :cY quando vogliono feminarlo,tagliano il bofco,d il cannetto.(perche il terreno doue nafee folameje Jierba.non è cèfi fertile.come è quel!o,doue fono cannetti,cY alberi,)Doppo che nano il bo fchetto tagliatolo bruciano : cV vi è quella cenere di tanta vtilità, quanto fé col letame s m> gralTaiTe. Poi fi pongono per ordine d'un lato cinque d fei Indiani^ pm & meno feconde la poffibilita del lauoratore)lontani vn pano l'uno dall'altro^ co vn palo aguzzo per vno in mano: dC ficcando d'un colpo quel palo in terrari dimena no: perche gli apra alquanto più il terreno» cV caua tolo tofto fuori, gettano co la mano finiftra in quel buco quattro d cinque granelli di Mahiz, che h ca uano da vna facchetta, d pfea, che portano cinta, d attaccata al collo: & poi col pie quel buco chiudo- no,pche i pappagalli, cY gli altri vccclli non [i man gino il grano.Et fatto quefto,danno tofto vn paffo auanti,cV fanno il medcfinio , de di quefto modo à cópafib feguono oltre fin che giugono in capo del terreno, che feminano : cV poi col medeftmo ordi- ne ritornano feminàdo fin che tutta la campagna, che feminare vogliono , fia fornita: ma vn di d due prima che feminino,pongono il Mahiz.che hano à Seminare , à fare molle in l'acqua. cV pche quefto meglio li faccia,afpettano à feminare nel tépo , che per le pioggie la terra ftia tale, che la punta del palo polla co picciol colpo entrare tre d quattro dita fot to terra.quefto Mahiz fra pochi giorni nafce,cV in capo del quarto mefe u' raccoglie ; &C qualche volta più prefto, gche in tre mefi fi fa.cY vi e v femente,che fi raccoglie i capo di due mefi doppo che fi femina,. In Nicaragua , che è vna x>uincia di terra &rma,vi ha feméte di Mahiz che fi raccoglie in 40 dì:ma qllo,che fé ne raccoglie^ poco,cY minuto. cY nò li tiene di lungo,ne fila peraltro , che p vn foccorfo, m£tre che fi fa l'altro Mahiz delli tre,d delli quattro mefi.eY quefto delli 40 dì fi fa a forza d'adacqua- mento^ nel modo, che appretto fi dirà. Qyado fi vede,che il Mahiz va crefcédo , hano cura di cauar ne l'herbe d'appreiTo:fin chefia cofi alto,che Tigno reggi l'herbe.et qn e poi crefeiuto bifogna tenerui iaguardia* Nel che gl'Indiani n' feruono de lor fan ciulli.cV li fano ftare fopra gli alberi,ct fopra alcuni palchi,che lor fàno di legname cV di cane: & li cuo prono poi di fopra g lo Sole, cV p l'acqua : 6V cfti Io chiamano Barbacoas.Di fopra à qftibarbacoe adii che ftano del cotinouo i fanciulli fgridado co gran voci à pappagalli, cV gli altri vccelli , che vengono , 9 man-» DELL'INDIE LIBRO VII. x 32 ^mangiare jlMahiz,SiTonnglia quella guardia iqwìh che in alcuni luoghi diSpagnafi fa per guardare li canapi, o panici, cV l'altre cofe ne campi da gì, vccelli. Q uefto Mahiz ha il fufto,nel quale nafce,groffo quanto e l'hafla d'una picca, d gianetta, cY alcuno l'ha grotto, come e il duo grotto della mano,cY qualche cofa più d meno, fecondo la bontà del terreno! cV comunemente crefce affai più, che non è la natura d'uno huomo.cY le fue frondi fono co «se quelledelle canne di Ufi /glia ma molto più lunghe,^ più larghe,* più piegheuoIi 5 et piuverdi,cVmenoarpre:cVogni fuflodcanna faalmeno vna mazzocchi alcuno due cVtre:^ogntma^occhaha zoo, d 500 graneUi,&piu&meno,fecondochelamaz- zoccha e grotta,* ogni mazzoccha ila inuol ta in tre,d quattro fròdi, d fcorze attaccate co! grano,vna fopra 1 altra alquanto afpre,cV quafi della fpetie (tetta delle frondi della cannaio ucnafcono.Di modo che con quefte fcorze fi troua cofì ben couerto il grano, che non vie> nenedalSoMedalventoonefo:aciuidcntroOmatura,cV compie.EU vero, che accade ad licaldarh, cY perderffquandc «nel tem pò deli'ingranarfi foprauengono certe ftagioni de itremiSoh.quando e poi fecco,fi raccoglie: cYfe nò fi guardai pappagalli & gii altri vccelli di limile becco vi fogliono fare molto danno.In terra ferma di più del pericolo de gli vcceC li, vi/oghono fare gran danni gli animali de bofchi , cYiporci feluaggi, cYigaltimam- monicV fecimiccValtrehmilifìere.ondehorabifognainquefta Ifola guardarli il campo fé minato più che nel tempo de gl'Indiani, per gli animali, che fi fono fatti feluaggi, come fo. no ^vacche,porci idC cani, di quell,,che fi conduttero di Spagna.Queflo modo difeminarefì imparo da gì lndiani,checoti lo fanno: ma i nottri chriftiani lo fannoattai meglio p cagio. nedellararedellaterra,douefipuoA'd'aItremigIioriattezzecVcòmodita,cheviano nella agncoltur^meglio che gl'Indiani, Vna mifura di Maniache fi femina, fuole darne di fruu to lei,* dieci,* venti,& trenta,* cento,* più* meno fecondo la bonta,ct fertilinì del ter reno,doue fi femma.Raccolto quello grano QC pollo in cafa fi magia a quello modo.In que Ì7 hi " , ? ltre man g ,awano Q arroftito al fuoco,d tenerello,quando e come vn hy :e,* allhora Io chiamano Ector.Ma quello, che é ben curato, *di buona flagione (doppo :ne 1 cnnitiani habitarono quella infoia)!] dai i caualli,* alle altre belile da feruitio * eMo- o di gran 1 nutrimento,* foflentamento. Ma in terra ferma lo mangiano gl'Indiani d'altra riamerà: * 10 voglio qui referirfoper non hauerlo a v dire più volte. L'indiane fpe tialmen- e io macinano in vna pietra alquanto concaua con vn'altra tonda,er lunga,che tengono in nano,a forza di braccia, come fogliono i pittori i loro colori macinare: * nel macinarlo di empo in tempo vi gettano acqua; di modo , che ne vengono a fare a maniera d'una palla* Iella quale tolgono vn poco ,cV ne fanno vna torta grofladue dtredita:*Ia rauuolgono n vnaironda del medefimo Mahiz,d in vn'altra fìmile,* lo cuocono:* quando lor pare he ha cottolo cauano fuori,* lo mangiano.* fé non vogliono cuocerlo, larrofìono fu k >racie o pretto; * fi viene ad indurare , * fallì come pane bianco: * fa di fuori vna cortei ia,«: dentro vna midolla alquanto più tenera della fcorzaJo tolgono dalla fronda nella |uale inuol to 1 hanno per cuocerlo ; * Io mangiano alquato caldo,* non freddo del tutto : ierche quando e freddo,non ha cofi buon fapore , ne fi può ben manicare: * quanto e v oiu eddo 3 piu fi fa fecco * afpro.queflo pane cotto , d arroflito non fi mantiene più che due é 'edKperchedapoifi P utrefa,cVnonebuonoamangiareAneancho P erliden o forfè gì Indiani hanno denti cattiuiffimi * fozzi/* non li ho io veduti peggiori a* na. one del mondo.Nella prouincia di Nicaragua , cVin altre parti di terra fermarono Mani. ali,come que h,che ho detto: * del Mahiz fi fanno certe torte , grandi, fonili * bianche* me delle quali venne dalia nuoua Spagna,cofi in MefiTico,com?dalle altre prouinciefue : elIequalifivedrannograncofe,cV notàbili nellafeconda parte di quelle hiflorie. Quello maffadelMahiz:mafceIgonoper q ueftoefTettoilg^^ iaclielomacinino,togliendonevnacertadurezza,chehannodaquellaparte,ondeftaua-. 3 nel a f P ig_ a , grane IIi attaccati: che cofi riefee migliore * più tenero il pane. Cocendolo '■ ; defimarnece nel forno,al modo dz\ pane di Cafìi g lia,fi fa ancho il pane più trattabile, * 1 Saporofo cVfene fanno buoni tortami. Quando fi nauiga perle mare del Sur, fi porW Uìdiani^ichnftianianchoJarinadiMahizarrofiit^ a acquala ^volgono cVriuoIgono, di modo che fi viene affare, a maniera d'unafe. nacVliquida,vnabuonabeuanda,conlaquaIefimantégono,anchorchealtracofa Viaggi vol-3% r i,ij non ìj,"È.\ '■' l'.,'M''; t : H 't* 1 ',* *■ 1 y a < > 1 f.-i i, • * ;,' ■ ,; ■■■■' :ì;i ■■ ■. '■■■>, ':■ ■ 'Jii . 1 t ^ ' x i ■ : : * ti, "Vi,'-'"-' •••'fc.'H 1 •■?.'■ :•' I" |l 1 ! -I» ., !'i l;"V v *;"'»i '•'-i ' 1 1 ' ■!' S ' Wf\. '' ;'| '.il > 1 U ! 'f' 1 ■■.' :#.' .»*' i r . IfiH. 'fi!"f ■• »■ •x i ,!' ', :, J"'i! ■U I* v ■': ' ti •fili. CELVHISTORIA nonmanginotperchequello è pane cY acquai ha dì più vna gran proprietà, ^équcfia, che e2o vna acqua trifta cV puzzolente,con quefto fé gli toglie ogni ma e odore, OC no odora daino che delMahiz ifteffo arroftito,chehavn odore buono. Nella proumciadi Cueua in terra ferma fi fa ancho della Mania buon vino , come fi dira, quando fi parleradi aue hioshi.Quanto ho qui detto di quefto pane del Mahiz , l'ho io tutto bene ifpenmen. S in venti aftni ? d piu,che io lo veggo,cV l'ho feminato et raccolto per cafa mia, come ho. ramedefimamentefo. / '• r -' . '„., r y _ Pdpane,che chiamano gì Indiani Cacche e la feconda maniera dipane.che ejii T>Jano,&* ' ' alcuni Mano,& lo tendono miglior ,che il Mahi^ Cap. IL Pa(Tiamohoraadired'unaltramanieradipane,che gl'Indiani fannodella Iucainque. lbIfolaSDaenuob,&intuttcraltre,chefonodachriftùmihaW ra La piata chiamata luca fono certe bacchette d verghe nodofe poco più alte che vn huo> mofir altre affai meno A sroffe come due dita: cV alcune più , alcune meno : perche queftc SSagroffezra, cY della altezza, cV fecondo che épiu fertile,d meno fertile il terreno* Alcuna fpetie di quefta luca fi fomiglia nel la foglia al canape, d ad vna palma di mano d'huomo aperta co le dita ftefe:faluo che que- fta foglia è maggiore cV più 'grolla di quella del canape: cV ogni frode ha fette, d noue puri te dipartite,cY feparata. Il fuo fufto , d ftipite e fnolto nodofo,come sé detto,cY di color ber- rettino^ bianchetto, & la foglia é affai verde, cY parebellaA fa vaga viftanel campo. Vi fia vn'altra maniera di Iuca,che è nelh rami,»: nel frutto non e differente dalla già detta: ma fi ben nella foglia: perche anchor che fia di (et te d di noue paramenti ogni foglia , cV nondi tneno fatta di vn'a/tro modo:& perquefto ho qui pofta cV lineata ì 'una cV l'altra. Quado vo Sliono feminare,d pe:r dir meglio , piantare Ssn'una di quefte luche/anno certi moticelh di terra tondi per ordine , c;ome pattinano nel regno di Toledo le vigne , cV fpetialmente in Madrid , doue fi pongono cY pattinano. ì far- mentià cópaffo . ogn'un di quelli mojiucelli occupa otto, d dieci piedi in tondo; cYk laide dell'uno poco menche no toccano le /aldedel l'altro: l'altezza del monacello no è acuta, n» quafì piana,cY la maggiore fua altezza farà fi- no a v ginocchi. In ogn'un di quefti monticelli piantano fei et otto ,d dieci bacchette della me defima piata della luca, cV le fanno entrare fot terra vn palmo,d meno, cV ne reftaaltretanto fuori.cY perche il terreno è molle, con facilita vili pongono:gche faccendo quefti i monti- celli di terra, vi vanno ponedo quefte piante: alcuni altri nò fanno qfti monticelli, ma fu la ij'!i\j . u»™A Diatab fi faccia, tagliano il bofco,cY lo bruciano nel modo,che s e detto di (opra,de MaliL ieLeJinocreta^ gnoregmllierbe. quefti terreni cofi piantati di luca fono chiamati da ^gl Indiani Conno fhc non vuole dire altroché vn podere piantato^ coltiuato . Il frutto di quefta pianta ne ha pericolone né gli vccelli, né gli animali il mangino: perche egli * { f°f™™™ mazzocchi* di radiale nafeono fra U ^^ m ì D E LI* IN DIE LIBRO VII & caui, tolto morrebbe fenza rimedio alcuno In VZfJZ^ lu g°>P«ma che fé ne fprema «morufera:cYquataIucane^ Mamqueftalfola^mtuttel^^ «le: benché vene fiad'una forte , che la chiamano Bonata SS ^ Ug ,? "V? 1 ^*? ^^ chenonammazza:&certo 3 chedeeeirS «fchifaqudklfokftabl^ come ho detto , la mangiano cotta & abortita con tutto fi fi™ * r dl T° ' pG1 che ^l'al^ciòelabuo™ fl T° fcc qu1 ' Puna fepaftinacheA anchor come eroffè Tane di Sf' « la,UCafonocom£ 8 ro|: di^olorleonato ofcurofSunS fcorzaatpra, "•■* 1,1.» ■■•■ *v»*> v ; ; ; '■■ji , " | .. , i | .'" .}»}"';;..: 1 k .r, i ■ ' ; ■■■:'■■■.■;; > itili . -, ,,i i, i • » 1 i \ .'* p eli; historia & per liquor dolce riabbiamo nell'ifola infinita copia di zuccar .Egli s'e x adunque dimemi- catoquello,cheinqueftiduoicafidell^ feruirfene.auanto al vedere ma^ rhomoltevo!teveduto:cVrer P erientia d'ammazzare in vn fiato bruendone, tolto chefi fpreme fenza bollirlo^ mangiandofì la medefima luca , s'è molte volte veduto: & e qui A in tutte quelle Ifole cefa affai nota.Si mantiene il pane del Cazabi vn anno cY più Ah por. ta per mare per tutte quelle Ifole A per le cofliere di terra ferma : & io A moki altri 1 abbi*, pio fino in Spagna portato : cY in quelli mari cY per quelle contrade e vn buon cibo : perche molto tempo fi *conferua fenza corromperfi,neguaftarfi,faluo fé :fi bagnafle.In tuttellfolé che io ho dettoci truoua queiìo pane di luca chiamato Cazabi. 8C quando fi ha da raccorrà quefto frutto dal campo,per douerli mangiarla da edere al manco di dieci rodi A quello, che palla vn anno cV più da che iì femind e migliore.Quàdo erano in quella Ifola moki li* dò dal Cerni loro,o s pure perche haueuano volontà di morire, forniuano per mezzo di qui fla luca i giorni loro. Alcuna volta accadette dmuitarfi Futi l'altro molti ìnlieme ac veci derfi,per non s'afTaticare,ne feruire: cY cefi a v cinquata à cinquata, cY più cY meno s aroma: zauano con vn fiato folo di quello fugo, quefte due vettouaglie del Malnz cY del Lazafc fono il principale pane A' « più necelTario cibo , che gl'Indiani riabbiano. Ma noi qui pri ma,che ad altro pafiìamo,raccorremo le grandi OC fegnalate qualità della luca, che dette hai biamo:perchequellae>aneperfoftétarelavita^liquoreagro,cVdolce,cVbrodo,chcpw mangiarfi , cY fé ne trouano gl'Indiani benerde' rami della fua pianta (e né fanno legna pe ardere : quando non fé ne trouaffero altre: cY finalméte e veleno cofi potete cY prelentaneo quanto s'è detto» J)ellapianta degli ^ges,che è yn altro gran abo,& mantenimento degl'Indiani ; & di che maniera fi femma^ raccoglie poi il frutto, Cap. Uh f j Ducili A - i n quefta Ifola Spagnuola A in tutte.l'altre Ifole cY terra ferma (parlo de' luoghi foggio Presati cYhabitati da chniliani)èvna pianta chiamata Ages,che :Q fom .'glia alle napi grandi e ^°lpagna:maperlopi^ «» 'S^la terra vn gambo à modo de carrhuela ma più grolla, ilqual con le lue foglie cY ram copr tuttalafupirfkiedellaterradoue è (emulata: la forma della foglia e come quella della cor rhuela ouer l'hedera,con alcune vene fonili, & li piccioli doue dependono e foghe fon Iu: ohi Quado vogliono piantare quelli Ages,fanno a linee la terra a monticelh,come s e dei fo di (opra nel precedente capitolo della lucaicY in ogni monacello pianano anqueofc oermogli d' Ages con tutte le fiondi fue: che tolìo apprendono, cV poi(come s e detto)cr< kono Sfanno à fé iìeffi ombra: cV nelle radici fotto terra gettano il frutto, che fono g Ases ifteffi: che fra cinque,d ki mefi,li più tardi,hanno il frutto atto a raccoglierli, fecondi la bontà del terreno : ma ne' ki mefi e v il più tardo , che quello frutto fi coglie. Quando veg oono effere il tempo da corre quello frutto,aprono, cV difeuoprono il monticello del terre no & ne cauano dieci cV dodici ,cV quindici fiC venti, cV più, cV meno Ages, che fono bue no'ciboA affai ordinario qui perle geniche faticano , & perche coliano poco, molti noi danno à loro Indiani cY negri altro cibo, che quello con la carne o col pefce.dimodocli r,er tutti i poderi fi veggono molti di quelli móticelli , d' Ages: i quali cotti fono buoni,m arrediti hanno alquato migliore fapore ,dC nell'un modo, cV nell'altro hanno fapore di bui ne caftagiie: dC e vn gentil frutto per li chrilìiani : iquali noi mangiano per ordinario, ni quando più lor piace: perche arroftiti cV con vino fono doppo cena affai cordiali: cY con nel pignatte fono ancho buoni: cY ne fanno le donne di Cartiglia ottime viuandeA anche ra lo in ggonó,tale che fuori ancho di quelle Indie ^ terrebbono per buone. Sono di buon, di^eilione.bcnche alquanto ventofi A vi nafeono cofi grandi , che ne pefano alcuni due o tre& quattro libre A più: cV come ho detto fono nel generale maggiori , che le rape di ^ i tigha: e< hanno dalla partedi fuori vna feorza biaca A alcuni la hanno leonata, cV pw gre ficci ia a iq uà nto di quella delle rape,& tagliandoli per mezzo crudi , fi fomighano alle rap nella carne loro, ^ ■ ■ ,*" DELL'IND-IE LIBRO VII. I34 Velia pianta delle Batate^che è ^rì altro gran cibo, che ^Indiani ' hanno & come Ci pallina <& raccoglie :& come lo conciano per mangiare. Cab. UH, Le Batate fono vn grarfeibo per g rindiani,colì in quefta Ifola Spagnuola , come nelle al tre: 5: e vn de più prendi frutti, che effi mangino ,* fi fomigliano molto izlifckes ma nel fapore fono migliori,beche à me paia tutta vna cofa,cofi nella villa, * nel cohiuàrli co^ me nel fapoi e,(aluo,che quelle Batate fono vn più delicato frutto * cibo, cV fono più fapo- rofe,*hano più lottile il cuoio: * vna Batata curata * cècia non e altroché vna torta mar zapane che fi fa di zuccaro , * di mandorle: & di miglior gufto aneho. Si paftinano fopra monacelli di terreno nel modo che li fa della luca , * de gli Ages: * ftanno ad effere matu re,* a poterfi cogliere per mangtarfi,tre,* quattro^ cinque,et fei mefi al più tardo fecon do che e fertile,o no, il terreno: ma le più tarde non pattano (ei meli La lor fronde e più vn. cinata * inarcatale non quella de gii Ages,ma fono quafi d'una maniera , * Ci {tendono come gli Ages,fopra il terreno : * come gli Ages [i paftinano, fi gouernano,fì cogliono * li magiano cotte,d arroite,* in viuade * coferue,* di qual fi voglia modo fonovn buon frutto,* il potrebbono prefentare alla Maefta Cefarea per vn pretiofo cibo . Io per me fen- iche gli Ages,* leBatate fianovna medefìma fpetie di frutto: ma che le Batate fiano mi jh'ori al gufto , per effere più delicate, * dolci:ma chi non conofee l'un frutto dall'altro fin :he non l'habbia prouato * efperimentato,dira,che fia tutta vna cofa» Quando le batateftv 10 ben conciefi portano molte volte fino in Spagna, quando fi fa prefto il viaggio' perche ardandofi,per lo più [i guaftano in mare . Io l'ho portate da quefta citta di San Domenico ino alla citta d' Auila in Spagna: * benché no vi giungeffero tali,quali qui erano, * fono * urono non dimeno ftimatemolto,cV tenute per vnfìngularecV pretiofo frutto» ' Del Maniche è ~\rì altro frutto^ che hanno qui in (juejìa ifola Spammla °F Indiani per ~\>rì ordinario cibo. Cap<, V* "? Hanno in quefta Ifola Spagnuola gl'Indiani vn'altro frutto,che h chiamano Mani-* Io •iantano * cogliono,* lo tégono per ordinario ne' lor giardini: * e coli groffo, come i pi ;noli con le feorze,* lo tengono per fano frutto: ma i chriftiani ne fanno poco còto* faluo he le genti baffe,* i fanciulli,* gli fchiaui, che non e cofa, che non fi pongano fra i denti ì quello Mani di mediocre fapore,ma non di fuftantia: * e molto à gl'Indiani ordinario;* C con in quefta Ifola,come nelle altre ve ne e gran quantità. Della pianta chiamata lahutia con alcune particularita di lei. Cap. V I La Iahutia è vna pianta delle più ordinarie,che habbiano gl'Indiani, * la piantano * ne iccolgono il frutto come fanno nelle altre cofe, delle quali fpetiale cura hanno : * ne man. ìano la radice * le frondi,che Cono come di gran cauoh.Le radici hanno certe barbe- ma le iondano,cVlecuocono 5 &:lemangiano,cVfonoaiTaibuone.Lefrondimedefimamentefo o vnfanomangiare:ma gl'Indiani mangiano affai più volentieri quefto cibo che non i mitiani:perchenonecoÌa,chefenedebba fare molto cafofenzanecefììta< benché vVln .ani per vna cola affai buona lo tengano,* pongano,* gouernano nelli hor ti loro. Dell geishe eynapianta,delcmfruttogl Indiani fijèruono invece di pepe Cap Vi! I/A fei e vna pianta affai nota in tutte quefte Ifole,* terra ferma delle Indie,* affai ordi. ma * neceffana agi Indiani, E che quefto éil pepe loro:onde per tutte le loro poffefiTioni horti la paftinano * gouernano con molta diligentia * attentane: percioche contino^ unente ne : mangiano co pefee , * con l'altre viuande loro . * non men piace al gufto de' mftiani,che a quel ^de gì Indiani fi faccia. Quefta pianta è tanto alta , che giunge alla cinta uno huomo: benché ve ne fia alcunché paffi l'altezza d'un huomo ftando in pie: * que 3 aumene fecondo che e più o meno fertile il terreno , doue fi pone: ma communemente ilta cinque o fei palmi m circa: * fa vn ftipite con molti ramiJl fiore di quefto A fei e bian *tt picciolo,* non odora: ma il frutto è alla vifìa di varie forti * proportione: benché in etto tutto fiaacuto,*mordichicomeilpepe,*alcuno più. Caua fuori certi granelli d Jain^perdirmegl^ ,* lunghi,quato e vn dito, vi fono alcuni altri Afa , che producono quefti granelli rolli Z t^ZÌFZ }C °T mar t afche ^ ™™.Ve ne fono altri, che li fanno verdi, ma mi vn c£ nf " ^ ne r ° n0 / lcuni J dl ^ verdi affai piccioli. Altri ve ne fono dipinti rvn capo di color negro pendente ad azurro ofeuro Jn effetto fecondo la fpetie dell'Afa, *la '■$■■■£ ■:v i7.il,', MI - 1 ■'i'-j'-'.'jk, 1 ii ., *"< •!' »■'« » i .f!iv * ■ ■ ' ' 8' '■■■ !lt, : i.R! m :>b ffi: r i:. ; i„ './ : ' ;,; i.ìVC'.^'-ìIS I «';'•■ I 1 ', ■' l'i •■) i '.■'■•i'.-i l • »• ,.' | ,! ■■.. , irV '#■■'"! .-,■: . ■ •' fi/ •j •'• • / ■ ! ■ , ■ i: ^...;nfr 0" '- in • * ■ . ■ ■>•■ ,'i . ' »iì ' ■-.«. ■. * ti ..•"■■ '"' in i" 'i : [ f : > ■'.■ i'ii", ' . ;■'■ ^\S&* Pilli '•f.' ■■/l'i I. ,l h ' l '*■ f - "l'i- 'ri"":" ' '«;•„ DELL'HISTORIA & la bontà del terreno,doue fi piata,ne nafce poi il frutto OC maggiore, 8C minore, 8c roffc d verde, cV ve ne alcuna fpetie di Afri, che fi può il fuo frutto mangiar crudo , cV nonmoi dica.Delle frondi de gì' Afci fi fa co fi buona miglior falfa al gufto,come quella che fi fa di petrofemolo,téprata col brodo della carnea in effetto l' Afci e miglior con la carne &C a pefce,che non vi e il buon pepe, & già ne portano in Spagna, come vna buona fperiaria,^ i vna cofa molto falutifera,et fé ne trouano bene gli huomini.che l'ufano,onde in fin da E ropa mandano i mercatanti & altre genti a portarne di qua: dC lo cercano con diligentia p< loro proprio appetito dC gola,perche hanno già con l'efperientia veduto, che egli e vna ce fa molto falutifera cV buona,maffimamente l'inuerno,cV ne tempi freddi» Delle yucche f he fono in quejìa ifola Spagnuola, &> comunemente in tutte l'altre Ifole, & terraferma di quefìe Indie, Cap, Vili* \,z zucche in quefte Indie vi fono cofi comuneméte, come in Cartiglia: & coli delle lui chiome delle tonde fegnate,cV d'ogni altra forma , che fé ne fogliono in Cartiglia veder Gl'Indiani le feminanoje gouernano,& ne hanno fpetial cura, non già per mangiarle, o me facciamo noi: ma g tenerui acqua,eV feruirfene per camino,cV quado vanno alle guerr Nella prouincia di Nicaragua non ve Indiano,che faccia vn paflb fenza vna zucca d'acqi al fìanco,perche il paefe è fecco: cY per tutto le parti di quefte Indie , cofi nell'Ifola, cornei rrra ferma,doue io fia flato , l'ho io veduto, dC è vna delle cofe, cV mercantie , alle quali pi allndiani attédono d'hauerla in cafa,ne gli horu'A nelle poffeffioni loro, cV ogni anno i pongono gran quantità: & in alcune parti ancho ne fanno fra loro gl'Indiani mercantia, < me fanno delti legumi,cY delle altre cofe,che effi hanno* De Bihai,che è Ima certa herba,che non fi [emina, ne colma. : ma dalla natura ilefU fi produce : & e molto l>tile &gioueuole agl'indiani nelle cojè,cbe qui fi diranno. Cap. IX* In quefta Ifola Spagnuola,cV nelle altrelfole, cV in terra ferma ancho fono certeherbe : piante nate da fé fteffe , cY molto nelle frondi fomigliano à quelle delle mufe d'Aleffandi d'Egitto,che qui chiamano Platani,de' quali apprelfo al fuo luogo fi farà ampia mentior Quefti Bihai(che cofi quefta pianta chiamano) nò producono frutto alcuno buono à m; giare,ina folamente certe cofe à fé fteiTe,cV non ad altra cofa fimili,&: molto roiIe,&: afpre intrattabili. le foglie di quefti Bihai fono affai lunghe 8C larghe: producono certi fufti,d v ghette: nel cui mezzo cV d'intorno ftanno le foglie, che vanno montando fuquafi dalf del fufto.Di quefte foglie fi feruono molto gl'Indiani , &£ maffimaméte in terra ferma: pc che ne cuoprono alcune cafe,cV di miglior modo,cV più acconciamente , che con la pagi quando pioue,con quefte foglie fi cuoprono gl'Indiani la tefta,fe fi trouano in luogo, do ne fiano : cV delle feorze del pedale d fufto loro,che fra le frondi fta , ne fanno certe cefte, e effi chiamano Hauas,per porui la robba,cV quello, che conferuare vogliono: &C le fanno ne inteffute & doppie,d foderateci modo che vna viene ad effere due: cV fra l'ima cV l'ali vanno pofte foglie di quefti Bihai: onde anchor che fopra quefte cefte pioua , d che dent vn fiume fi bagnino,non per quefto fi bagna quello,che vi va dentro. Di quefte fteffe fcc ze fanno vn'altra maniera di cefte , per porui, cV portarui il fale da vna parte ad vn'altra: l'una OC l'altra forte fono affai gentili,& belle.Di più di quefto,quando accade , che gl'Indi ni fi ritrouano nelle campagne, cV manca lor da mangiare , cauano dC tirano fuori que Bihai,de più teneri,cV mangiano della radice , che fta fotterra: perche è bianca cV tenera, non ha male fapore:anzi fi fomiglia molto al tenero delli giunchi , che fta fotto terra:m; affai meglio. Della Cabuia,& del Henechen ì & d'alcune particuìàrita dell uno & dell'altro. Cap* X, La Cabuia è vna maniera d'herba,che nelle frondi fi fomiglia alli Cardi , d hyrios:ma 1 pero le fue fròdi più larghe,6Y più groffe cV più verdi,L'henechen e vn'altra herba,cheèf: re,come Cardo: cV ha le foglie più ftrette,ma più lunghe di quelle della Cabuia: & d'amer due quefte herbe fi fa filato, dC funi affai for ti, cV belle: ma l'Henechen hall filo più fottìi Per volere gl'Indiani lauorare qfte funi , prédono le frondi già dette,cV le tengono alquari dì nel fondo de' fiumi,d de' rufcelli,cò pietre,attuffate giù fotto acqua: nel modo,che m C ftiglia vi tengono affogato tY fommerfo lo lino, Hauendole a' quefto modo tenute alcu giorni fotto acqua,ne le cauano,cV le fpandono,&Y fanno afeiugare al fole: poi le rompon &C ne fanno faltare le fcorze,cV le lifche con vn buon peftello , d baftone nel modo che lp *^ tulanc DALL'INDIE LIBRO VII, , 35 ; ttilano in Europa il Canape 3 &:inino:EtcorivieneàreftamiToIolafìbranctta lunga come fono le foglie laquale ancho fpàtulano di nuouo poi, cV la riducono a x tale, che pare a punto vn lino aliai bello cV bianco:del quale fanno funi della groffezza,che effì voghono,cofi del la Cabuia,come del Henechen:Et fé ne feruono poi in molti vii, dC fpetialmente in farne le eorde,có le quali attaccano^ tengono fofpefe nell'aere ilor lettighe effi chiamano Hama- chez come fé ne è nel quinto libro parlato, Cofi dell'Henechen, come della Cabuia riefco- no fila affai bianche & gentile, cV altre alquanto ruuide,cV afpere. Ma non e bene che qui fi taccia vna particolare inuentione di quefti Indiani , che la natura infegnd lor doppo che i chriftiani li cominciarono à tenere prigioni, cV con ferri a i piedi, cioè di fegare il ferro col fi io di quefta Cabuia , d dell'Henechen , hauendoui tempo: perciò che ftando di notte i chri- ftiani fenza pentirfl d'alcuni Indiani, che teneuano con catene, 6 con ferri: hanno poi ritro- uato,che fé ne fiano fuggiti, con hauer rotto cV fecato il ferro nel modo , che bora diro Nel modo,che fi fega con vna fega il Iegno,pongono fopra il ferro,che troncare vogliono Vn fi io di Hcnechen,o di Cabuia,& col tirare dC lentare dall'una mano all'altra , gittando minu- tiuìma arena fopra il fìlo.cV nel luogo ,che fegano,à poco à poco corrodono & fegano il fer ro,per groffo che fia, come fé fuffe vn legno,ó qual fi voglia cofa tenera , cV atta a fegarfì. Iti terra ferma e accadutole gl'Indiani iquefto modo hanno fegate cV tròcate leanchoredel le naui.Ma quando tratterà della feconda parte di quelle Hiftorie, cV delle co fé di terra fer ma,all'hora u' diranno più particularità di quefte corde della Cabuia 3 cV dell'Henechen per cheiuiaffaifeneferuono* , Delle Irachene fono herbe nelgenerale(perche in lor lingua Iracanon^mle dire altro, cheherU) . ' & come gì' Indiani nelle y monde loro ne mangiano . Cap> XT. Sono gl'Indiani molto amici di mangiare herbe colte: OC in terra ferma le ch'amano Ira- che,ch e a punto tanto quato dire herbe.pche anchor che fiano herbe no t e , ÒV fra tó o riab- biano 1 lor nomi particulari,quando le nominano infìeme , le chiamano Irache dee herbe' Et di quelle,che eflì tengono per fané: dC g buone à magiare , ne fanno vna mefcolanza cV ne quocono mheme di molte forti,cY ne fanno vna viuàda,che paiono fpinzei ben conci et a pongono ancho fiori d'altre herbe.Et tutta quefta mefcolanza chiamano elìì Irache di le nagiano volentieri,almanco in terra ferma,doue alcuni chriftiani d per necefTità d p fame U altri perche vogliono prouare ogni cofa,mangiano di quefta viuanda,cY la ftimano cV Io lano molto,cV la continouàno ancho,cV dicono,che fé ne ritrouano bene:Et vi aggiunto- lo anche delle zucche et dell' Afci,che è il pepe de gl'Indiani, 8cne fanno vna acconcia mù idtra. Queito nome d Irache, e della lingua della Cueua di terra ferma. Bello pianto & fruttò chiomato Lìrenes. Cab XII LireneseVn^ chriftiani m qfta Ifola ne lor poderi cV giardini, Quefta è vna herba, che il ftéde cV foame fuoirami:btpaftmanola piata ifteffadilei,comeho già detto,de gli Ages,cV de le Batate^ Il fuo frutto appreffo terra e bianco,^ cofi groffo,quanto groffi dattoli,cV alquato è mag pore,cVminore:bt ognundtqueftt frutti fta come attaccato ad vna fottileverghetta che lai ramo pende. GÌ Indiani cuocono quefti frutti,cV fé ne veggono hora le piazze piene perche li portano a vendere cotti:Et toltone la feorza di fopra, reftano dentro affai bianch i (:fonodibuonfapore.NonhoviftoiniSpagna,neinaItroluogofruttoc5fapore,cheio ipeffi comparare a quefti Lirenes: perche nel vero fono affaifaporofi:Etneiono affai in udta Ifola Spagnuola,cV in terra ferma 6V in molte altre parti di quelle Indie. Del frutto Iaiama ;de, [quale ne fono ancho due altre frette chiomate l'unaBoniama, & l'altra ^fiavuo che sUfiomighano nella forma alle Pigne de chrifìianu Cap XI ir. * feono in quefta Ifola Spagnuola certi cardi,ogn'un de quali ha vna Pigna,che è vn de più zi frutti, che io habbia veduto in tutte le parti d'Europa doue io fono fiato, anchor che vi pongono i migheruoIUe pere mofcatelle, cV tutti quei frutti eccellenti j che il Re Ferrane ^imoditalnotncinNapoliiecepjantarenefe - del Barco,di Schiauaoma del Duca Hercole di Ferrara, pofta in qlla Ifola delPo, d quelli H o H r U / n ° n S^rdino portatile in carrettoni 5 deI Signor Ludouico Duca di filano el quale fi facea portare fino in camera dC a tauola gli alberi carichi di frutti.Nò è frutto che Sm«i ■ °"° a tG> u e Vlf ì° ,n tU ? ' Iu °§ hi de£tl di fo P ra ' ne P enfo > ch * "^1 modo fta, che bellezza ; Mi ; Mm I i ,' ''i'ì -il" !*■■ ! !.„.'■' V ìh'AM I; I. Ì ■■«■ V: >„ ! ■ 'i-j'iJp.:' • , i $# .;i'«..« , ' l , ;|"-,.M'/ 1 ; ' I » I n! ;| j;-*n PELL'HISTORIA bellezza di v ifta,foauitàd'odore,&guftod'unfaporeecc^^^ ti quello frutto fopra tutti gli altri del mondo ne participa di tre,&: anchor del quarto,che e il tatto • perche del quinto,che e ludito,non poffono i frutti participarne: ben potrà il letto- re afeoitareattentamente quello, che io di quefto frutto dirò, dC vedrà che io non m ingan- no in quefta parte.Et fé vn frutto non può de quattro fentiméu,che io gli ho attribuitila^ ticipare,s'ha da intenderete la perfona,che lo mangiane participa, & no il frutto, che,no ha le non l'anima vegetatiua,cV non la fenfitiua , ne la rationale. L'huomo adunche, che ha tutte tre quefte anime,cV mirando,* odorando,* guftando,cV palpando quelle pigne da- rà lor giuftamente il principato di tutti i frutti,per le quattro qualità , che attribuite 1 habbia mo* Non può la lingua efprimere particularmente,ne lineare quello frutto,cne iodislaccia à punto quanto fi conuerrebbe: onde di più delle parole , faremo ancho al lettore co la viltà Dai-ticipare di quefta verità lineandolo nel fine di quefto capitolo il meglio, che li potrà ber» che fenza colori non fi potrà dei tutto dare ad intendere. Ma lafciando la pittura, che .ola mente alla vifta tocca,io dico,che à gli occhi miei qfto e il più bello frutto che fi vegga, coli nella grandezza,come nel colore,che è verde illuftrato d'un fino giallo: dC quanto pm fi va maturando,piu participa del giallo,* va perdendo del verde,* li va accrefeendo nell odo- re che è come di perfetti melocotogni. Et vna pigna di quefte fola, che ftia in cala, ia odora re unta la camera nel modo,che sé detto. Al gufto è migliore , che non è il melocotogno, * è più fugofo. Si monda intorno,* fe ne fanno le fette , 6 tagliate ntonde , o come più al trinciante piace,perche * per lo lungo,* per lo trauerfo ha buono, * gentil taglio .In tutte quefte Ifole quefto frutto fi truoua,* perche hanno gl'Indiani diuerfe lingue, co > diuerti no mi lo chiamano : malTimamente in terra ferma,doue in venti, 6 trenta leghe accade d eiierui quattro d cinque linguaggi. Et quefta è vna delle cagioni principali,perche in quelle parti fra genti cofi barbare i pochi chriftiani Ù mantenghino. Ma lafciamo quefto per dirlo al fuo luo^o,* ritorniamo à quefti frutti delle pigne, ilqual nome le diedero i chriftiani, per- che à vn certo modo le [i fomigliano : Ma quefte delle Indie, delle quali parliamo, fono aliai più belle delle pigne d'Europa,* non hanno quella durezza,che in quelle di Caftiglia li ve de,lequali non fono altro, chevn legno d quafi legnosa doue quefte altre di qua li tagliano con vn coltello,come fi fa d'un mellone,d a fette tonde :hauendole tolta prima quella Icor- za: che fta à modo di fquame rileuate,lequali le fanno parere come pigne: Ma non s apro- no già ne fi diuidono per quelle gionture delle fquame, come fi fa delle pigne dure , onde il cauano i pignoli. Certo che come fra gli vccelli la natura ftudid molto nell'abbellire * tare vaghe le piume del pauone/come nella noftra Europa R vede, cofi ftudid in coporre la bel- lezza di quefto frutto più che di niuno de gli altroché io riabbia vifto,nè pollo penfare, che nel mondo fe ne truoui vn'altro più vago. Vna fola di quefte pigne odora quello,che odora no molte perfidie,* molti melocotogni,che infieme fteffero,* affai megho,ncne elle uni- tano amendue quefti odori.Quefto frutto e fugofo,* ha vna buona carnofita,ei gratiofa al gufto,* è cofi groffo,quanto è vn mezzano mellone,* piuancho,*meno.Etdi ciò ne e cagione il non effere tutte quefte pigne né d'una fpetie, ne d'un fapore , anchor che fi raflo- miglino eftrinfecamente. Alcune ne fono alquato agre,',d per effere campeftri , * mal cola- £ ^«^fWo.v» ^vi-^nnrliTrnniTpnpiTolfJVifnronortionato.d pur perche in tutti i frutti Ito modo vna di quefte pigne haura gran vantaggio all'altra.Ma co la buona * perietta no fi può còparare altro frutto alcuno di quelli,che io ho veduti.Credo bene,chenon màcaraii no di quelii,che non fi conformerano col parer mio, nche ho veduto in i Spagna,* in altri luoghi del modo cótédere alcuni * dire che le fiche iiano migliori, che le pere: * altri dire; che il cotogno fia migliore che il pfico,* che la pera,* fico : * altri che Fuue fono miglior/, che i melloni,* che gli altri frutti già detti.Chi ha aduche vn gufto à qualche cofaparncula re inchinatocela che chi dice il cótrano di qllo che effo fente,no habbia il gufto,che douer- rebbe.Ma lalciàdo l'affettioni de palati da vna parte,che credo, che fiano cofi varrj *diiter« ti come fono i vili ftelTi de gli huomini,dico che fe quefto s ha da giudicare fenza paiiione crederebbe la maggior parte delle géti farebbono dell'openione mia,anchor che io meno che de gli altri,di qfto frutto magio, Egli nafee ogn'una di quefte pigne in vn cardo afpro * fpinofo,* di lunghi * feluaggi foglie.Et di mezzo di quefto cardo efee vn fuftq o aitili Zauira n5 DELL'INDIE LIBRO VII. I3 6 tondo che fa vna pigna folajaquale tarda dieci meli,© vii' anno a maturarti' c^eiTere buona- Et tagliata ne e s q ueita pigna,non da quel cardo più frutto,ne ferue ad altro, che a intrigare, il terreno. Potràquidirealcuno,che poi cheeVardoquello,checi da quefto frutto, li do- urcbbe egli chiamare carcioffola. Al che rifpodo,che in potere de primi chriftiani,che pri<» mieramentele viddero,fu di chiamarle pigne : cY quefti fieli] haurebbono ancho più giufta anentc potuto chiamarle cardo ffolejiauendo rifpetto al cardo , nel qual nafcono: Ma elle non hanno (pme } dC lì fomigliano à la pigna più tofto,che alla carcioffola. E v ben vero , che elle non fono del tutto fuori della fpetic dcllecarcioffole, né fenza fpine: perche nella lor ci- ma hanno vn certo broccoletto,che le da\à vederle , molto ornamento: cV alcune ne hanno vno,cV due,& tre cofi fatti rampolietti, attaccati cV nati col fufto ifteffo del cardo [otto la pi- guan'quali broccoletti poi fono come il feme di quefti frutti: perche fi piantano, OC ne nafeo no nuoui cardi cV pigne:Et feruono per piantarli tanto quelli , che ftanno in cima della pi- gna,come quelli,che fono fotto,nel fufto del cardo. Et pongono quefti rampoili,paftinan- doli,tre diti lotto terra lafciandone la metà feoperto all'ere. Quefto rampollo apprende otti mamente,& fa le radici,cV nel difeorfo del tempo,che s'è detto,genera il cardo , dal cui fufto nafce,cY efee la pigna.Le foglie di quefto cardo fi fomigliano alquanto à quelle della Zaui- ra,faluo che fon più Iunge,cV più grafìe, cV corpoléte. Quefto frutto fi terrebbe in maggior fi fi-ciò che conto,fe non ve ne foffe tanta copia:Ma quelle di terra ferma tengo io migliori, cV maggio fia ' ri, che non fono quelle di quefte Ifole.Non fi mantiene quefto frutto , doppo che e maturo, più che quindici o venti di : ma quando fta nel fuo debito tempo,che non ìi putrefa,né cor-- rompe,é affai buono,benche alcuni lo biafmino,cV tenghino che ila colerico. Il che nò fo io di certo, (o ben quello , che egli defta l'appetii to,6V a molti,che per faftidio,cY naufea di fto- macho non poteuano mangiare,nefece veni- re la voglia , cV diede loro isforzo cVvolunta di mangiare, cV di guftare. Il fuo fapore à quel che può più ralTomigìiarfi, fi e al melo coto- gno, che riabbia fapor diperfico , cV ha l'odo- re infieme & del per(ico,cV del cotogno : Ma ha la pigna quefto fapore mifchiato co vn cer to che di mofcatello : cV per quefto ha m iglio- re fapore delli melicotogni: Vnfolo difetto ha,che fa, che non piaccia à tutti li gufti, cV è, che il vino anchor che Ila il migliore del mon do,non gufta,ne diletta, fé doppo il mangia re quefto frutto , fi bee. Che fé dilettante cofi, come diletta doppo d'hauere mangiato pere buone a cuocerti , d altre Ornili cofe, che fan- no faporofo il bere à coloro, che fono amici del vino , al parer di coftoro , quefte pigne fa- rebbono vnico frutto : Et quefti credo io,che Ila la cagione , perche qui a molti non piaccia» Anzi ne ancho l'acqua piace beuendofi dop- po quefte pigne.Ma quefto,che alcuni il dan> no a quefto frutto per difetto, a me pare, che fia vn fuo gran priuiIegio,cV eccellenza , per- che debba dare a mangiare a gli hidropicf, cV a gli amici del bere. Dico di più quefto an- cho, che la carnofita di quefte pigne ha come certe fottili sfilati come glihano i coitoli delli cardiache fi magiano in i Spagna:ma gli han- no coù fecreti dC occolti al palato, che poco di fìurbo, ó impaccio fanno nel mangiarfi : Et per quefto nò fono vtiii per le gingiue, cV per li denti, continuandoti il mangiarle di lungo* In ■■* 'I i ■,'■;.: m « 1 t: l.fl II! I ;;" ; ; JI :,;'' i^- ■^ UH, I - I 1 I 4 «.■ »• ,. ;" ■:■..■■ '«•.■ "! '''il ' SV:*'' ". ' : ?W. , SW • • " .'il' ili* \ : # '''''" , ''! i ] ■ ' .1 i : il;:'* * >■! 1 i-i: "•, ir; J '"i r^;:ii •' ■ # ', i ^-'', ■■ C „.V. .»,■ | «il * << 'i * ' 1 » V' , . , ( **• '■''k-ti •r, ! " '■! ; » NM,'"«1 :|4V?,> . kJl i-«v 1'. » ■! !;•- i: Mi; ;r 1 , i" : : '' »;l ''.ri it^ll li " :.■■•■■■ ■'.■■'■ i ■ . j ti ■ < i ' : " Il ;' 1 • 1 '» ■' h,\ ' II ,» ' j *j ', ;".*' 'it'li^' . Vii,';! '; ' ! ! '■" '! .«" " f 1 '_• ______ __f_<^_________ DELL'HISTORIA In alcuni luoghi di terra ferma di qfte pigne ne fanno gl'Indiani vino, cV lo tengono g vna cofa fàlubre, 8_ io ne ho beuuto,ma di gran lunga non mi pare,come il noftro : perche e affai dolce: 8C ninno Spagnuolo, ne Indiano mancho ne beurebbe , hauendo dei noftro vino di Caftiglia,anchor che il vino di Spagna nò fìa de gli eccellenti del modo» S'è tocco di fopra, che quelle pigne fono di varie fpetie: cV cofì è in effetta,perche Cono di tre maniere partici!- larmente: vna ne chiamano Iaiama:raltra,Boniama 5 ralcraIaiagua.Queitavlnma maniera e alquato agra,cY afpera, __ détro è biaca^cY vinofaX'altra chiamata Boniama,é biaca di den tro,ma e dolce, cV ftupofa alquato.La Iaiama poi è alquato Iughetta,et della fattezza di qlla, che qui di fopra dipinta fi vede,perche l'altre due maniere,deìie quali s'è detto, fono più ton de: Ma quefta vltima è la migliore di tutte , S>C dentro ha vn color giallo ofeuro , cV e molto dolce 3C foaue al magiare: cV di quefta s'ha da intendere tutto quello , che se detto di fopra, in lode di qfto frutto Jn alcuni luoghi ne fono molte cV dell'une , cY dell'altre feluaggie , che da per fé fteffe in gran copia g le campagne nafeono: Ma quelle,che ficoltiuano,fono fenza coparatione migliori,.- ben riconofeono il beneficio dell'agricoltore,perchc fono più deli- cate.Ne fono ftate portate alcune in i Spagna:ma affai poche vene giugono: cV anchor che vi giungono,no poffono effere perfette,nè buone: perche bi(ogn2L , che le taglino verdi,-. immature, pdie fi facciano mature in mare nel viaggio: 8- à quello modo quado giungono in Europa,perdono la bontà cY il creditelo ho prouato à portarle>etperche la nauigatione tardo più del (olito alquanti giorni,mi fi perderono nel camino, S_ fi putrefecero tutte. Pro- uai anche à portarci lor rampollilo broccoli,cY fi pderono dC guaftarono medefìmamente. Quefto no è frutto fé non per quefto paefe,6 per altroché no ila cofi freddo,come è la Spa- gna. E" il vero,che io ho veduto nel mio paefe in Madrid, il Mahiz , die è il pane di quefti luoghi,affaibuono: 8C Ci pofe,8_ nacque in vn podere del Comm -datore Hernando Rami res Galindo,preffo àqueldeuoto Heremo di noftro Signore d'Atoccia. Ma in Andalulìa in molte parti s'e s fatto ancho il Mahiz: 11 perche io fono d'opinione , che quelle pigne an- dio vi farebbono,portandoui i cardi piantati, cV apprefi già di tre 6 quattro niefn DELLA NATVRALE, ET GENERALE HISTORli DEL L'INDIE, DOVE SI TRATTA DE GLI ALBERI FRVTTIFERI. LIBRO OTTAVO. ILPROH'EMIO. Linio nel duodecimo libro della fua naturale hiftoria tratta de gli alberi odo riferi: cV nel terzodecimo,de gli alberi ftranieri, cV de gli vnguenti, 8_ d'altr molte cofe particulari cV fecreti di medicina: gene gli fcriue l'hiftoria di tute le cofe del módo,cY di tutti gli auttori,de quali effo hebbe notitia, cV di quat _____ ___ _ _ l'effe gli fcritti: lì che egli nella fua hiftoria voledo l'uniuerfo coprendere tìel be affai più chedire di quello,che potrò io qui cumulare: perche quello , che io qui ferino ti, quefta primàparte,è folamete di quefte Ifole: che già nella fecòda fera quefta materia de gì alberi fruttiferi,de quali io qui tratto,piu copiofa.Plinio nel fuo quartodecimo parla delle y ti: & nel qntodecimo, de gli alberi fruttiferi: 2_ nel decimofefto,de gli alberi feluaggi.fi: ne decimo fettimo,de gli alberi ineftati,d inferiti, che vogliam dire. Tutte quefte fei fpetie d'ai beri.che egli in quefti fei libri coparte,io penfo comprenderle in cinque libri , come fono i precede te,& quefto prefente ottauo co gli altri tre fequéti. Et fé in quefti non fi fcriuerann tate ma t erie,quate ne fuoi ki fcriffe Plinio,fara per effere quefta terra noua , cV g la maggio parte ancho in fimili cofe inefperta.Et perciò fera poco quello, che qui fé ne fcriuera,rifpet to à quello,che ne diremo nella feconda cV terza parte delle cok di terraferma, laqualeelTei do vna grandiffima parte del módo,d forfè la metà, cV-piena di molti r^gni: ci darà affai eh fare cV che dire in ciafeuna di quefte cofe.loin quefto libro faro N prima nelnrimo Capito! yna breue relatione de gli alberi cV piante, che non erano in quefta Ifola , né nell'Imperio e quefte Indie,ma vi fi fono condotte di Spagna: dC poi feguird de gli alberi, che in quefti hi chi fono naturali,.. fruttiferi,di tutte quelle maniere, che fono à mia notitia venute , a di jn quefta Ifola Spagnuola fono : oche de gli altri alberi feluaggi , cV d'altre forte fi ragione! DELL.INDIE LIBRO Vili. apprcffonclnonoIibro:poichee , IaniatCTiaIorodifferente,e(:feparata. Etmfanmo^indmCnfitoli, Cab. I, SOnoflatemqucRalfola Spagtiuola portate^ da Cafi/glialcpùntedcgliaranciome la„gok 1 checl>|amano:8c:v.fonoq u itato m oIt.phcadquc(Halbe„ ) c/,evenSv™ qaanmamcrcd.bde.&debuon.condold.comeagri.ctcdh'nqueftacttódrSanDomen, V«fc„on,olt,hmon.,&lima«^ y.fono molti & buoni fi.chi.che in tutto l'anno d poche dmoltevefeneritrouano ma ne a ftagion loro vna abondanza grande.cofi in quella citta' & nelle fue poSS come tiell altre partidique(talfola.Queit>alberi vi fannoonimamente.&lefichefonoTQuX he ' n A«gona& Catalogna chiamanoBurgenzotte:lamaggfo^^^^ rondo,& ve ne fono ancho delle bische: ma non già di gran Iufga «KSSSSS ìueft. alberi di fico perdono le fiondi , & ne ftanno fa maggior parte dell" nno fenza ma VifonomclicotogniportatimedefimamentediCaftiglia^anSvifannoairaihfnpn^ ^^comeglialtrifrutti.chefifonde^ ci e nt.e Jorc: Per,)mar ' Crede ' Che *?% ™'™° «"g'-^àgiungSno'X Vi fono palme che fi fono piantate in quella citta' cV in molte parti delllfola niantadoui ■o ffa de dattob.che qui portati fi fono.Bt vi fi fanno qucfti alberi afiai bel S p rodùcona fattoi, ma qu, non li fanno procurare. Ondebenche alcuni ne mangino non^fono3 móheXnar^ moire ame parti dell lioIa.Queffr fono bel ÌLdC grandi alberi & non fono ™>n, T w a <*i :a à viliffimo prezzo.perche a' Quattro df™, *■ P r ""? ''J"' ' Va ^ Uono in 1 uefta di queltacannafiftol, S^EEwEgS^ rt^c Ca c mr °- ? P r ' m ° albe la Vega: &ad efremnirVrì.v;™!? r ta ' ? d monaftero * han Francefco della citta v fono; vi fi deffero Se v'anen^i ? e '" 6>» »P« vi farebbono , fé le géti.che Ifruttodinuouo^Dlraueft?^ °' fe, °fo/ , P ofa >"W™toiWgénw,&iL tarono di Ci* ffifnof m ' ? -Tlfr Preft °' ^^ ** che vl fon °> fi ^mtgu*,* t, , >i .1 ■ \ ifcj'!.jr. 'li i-fi i .',i' «ÌW|;. J ; ■ : ■■ ' M' re^h» tv ! ' 1 ;■■*> '.., ,ìì: • '.'Vini I , . I '.fi .'•,, '■ : i:W;': II'*;; •.:";. i,''r-i> Hfc'.:.', , ji..W;'t ifjn 1 -'"; ,t y M, •• l« '■ " 1 1 3' Iti! i '* '■',',' H l'i» j ; t, rtfs DELL'HISTORIA delle altre pergole 3 che pure di Spagna venero : : benché cY in quefta Ifola, cV nelle altre cYi molte parti di terra ferma fiano molte pergole 3 cY vm feluaggie cY di buone vue, & ciò n h di molte mangiato in terra ferma )P erche comunemete ve ne fono : Et cofi credo che hai* fero principio nel mondo le prime viti,lequali poi coltiuandofi cY procurandofi diuentar nomiglioriAfidimefticaronov Sono inquefta città alcuni alberi d'oliue belli cVgrandi,che vennero medefimamente( Soaena,ma fono fterili.cY non fanno frutto alcuno,fe non folo fronde.Ne fono aneto in ; cani] poderi,c* in altre parti dell'Ifola,ma come ho detto,fono infruttiferi. Et certo che qv fta è vna cofa molto notabile 3 che tutti gli alberi di frutti con offo, che fi fono portati di bp; S na,d d'altriluoghi in quelle Ifole 3 con gran difficultà Rapprendono & fé vi appredon non producono frutto alcuno 3 ma frondi foìamente. Io ho portato da Toledo offa di peri che di melicotogni,di albercoche,di prune di fratini brifciole,di ciregie,et di pignoli cV g hofattituttifeminare&piantareindiuerfeparticYpoderi,cYnmnonapprefemau Seri, Plinio nel fefto Capo del i % fibroine nell'India le oliue fono Aerili, & non producono tro frutto di quello 3 che fi facciano l'oliue feluagge. Jn tato che 1 oliue noftre di quefta Ifc fono più iterili di quelle dell'India 3 che Plinio dice: pchefequelle producono ilfruttode oliue feluagge,quefte non producono altroché frondi,cY frutto niuno, platano fo- . Qui è v n frutto , che lo chiamano Platano : pero nel no le Mufe ^ Q que ft n ó è ne a lbero,ne il vero Platano, ma è vna dna certa piantarne in quefte Indie non vi era, ma vi fu por tata,è¥ con quello improprio nome di Platano vi refto* Si pianta vna volta ,cY non più perche d'una pianta fé ne moltiplicano molte,cY in gradiffima copia vi aumen tano . percioche quando il più antico platano ha gittati tre ó quattro d (ei,ó più rampolli OC figli intorno,produ ire vn grappo et frutto : ilquale poi tagliano et colgono: e tofto quella piantarne lo produffe , fi fecca : Et perche non impaccane tardi à feccarfi, quando tagliano il frut- to,troncano ancho il troncon della pianta , perche non produce altro fruttole e d'altro giouaméto alcuno,an- zi tofto perde ogni fua virtù: ma vi reftano i fuoi figli cY rampolli intorno.Ho detto di fopra,che quefti no fono platani,perche la forma del platano,fecódo che fé ne leg graffai daqueftapiantadifferente & d'altra maniera. Quelli improprrj piatamene qui habbiamo,hanno le frondi affai grandi,* larghe,* fc Xi 5 comea^bori 3 cYfenefannoalcunicofigroffineltronconequatoevnhuomondla tura dC altri quàto vna cofeia: cY cofi più d meno fecódo che é fertile o no,i terreno:Dal fofinfufannocertefrondilunghiflìme 5 alcunedi iz palmi,* meno , cY late treoqual calmi dC più cYmeno 3 fecódoellefono:Mail vèto facilmete le rompe in molte partirei do perd intiere attaccate al coftolo della medefima froda. Quefta piata e tutta come vn r poUo,et nell'altro di lei s'inalza cótinouato col f ufto di fo tt o,vn gambo^o aitile groiio qi toèilbracciopreffolamano,nella cui cima 3 fifavn grappo co vcu } dC tr^,dC^cumcoj to,cY più cV meno,frutti,che li chiamano Platani : Et ognuno di quelli frutti e più o ma lungo d'un palmo 3 fecondo la fertilità della pianta d la bontà del terreno,e g^o ^ mìccio d'un huomo preffo la mano.Et coli contorme a quefta groffezza e la lunghe percheinalcuniluoghi,chefipiatanofifanno affai piupiccioli. Haa^fiu^vnaJ zanonmoltogroffa>afacileàfcorticarfi:&didentroetuttovnmedollo 3 chepare^ to vn midollo d'un offo di vacca. S'ha da troncare tutto il grappo di quefti frutti, wito comincia vn di loro ì farfì giallo: cV poi appédono in cafa tutto il grappo wW cafa fi maturano tutti i platani,che vi fono. Quefti fono buoni frutti, cV quando fi. conci bencaprendolì in due parti à lungo co vn coltello,et dado ad ogni parte vn co Ipo ^ col medefimo ferrod tenédoli al Sole,diuétano d'un buon fapore 3 cV fimili alh fi hi eo d meglio ancho.Sono ancho faporofi cV buoni cotti nel forno fopra vn tegame ^di terra, ^acofa 3 cYfono 3 comevnaconferuamelofa 5 &di cordiale, ^^auegufto. Cotti medefi mentenelpignatto co la carne fono vn buon magiare;mano ha da eflere il platano m *LWX p. DELL'INDIE LIBRO Vili. 138 luro,quanto s'ha da cuocere co la carne,ne ancho molto maturo, ne v fì ha da porre al pigna* o fé non quando e quali la carne cotta,perche in vno d duo bolli facilmente lì cuoce,et vi fi 'iiol porre fenza la fcorza.Mangiandofi ancho crudi, quando fono maturati, fono gentili rutti,cV non bifogna infìemc màgiarui ne pane,nè altra cofa: OC oltre che hanno vno eccel- :ntc fapore,fono ancho fani,éY di gentile digeftione,tal che non ho mai inteCo, che faceife- male a niuno«Portandofi per lo mare,durano alcuni giorni, 8C fi vogliono à quefto effet d cogliere alquanto acerbi cV verdi : cV mentre che no li putrefanno cV guaftano,che per do ici d quindici di durano,fono più faporofi in mare,che m terra, come iogliono tutte le co- : cflére care,doue meno hauerc fi poflòno. 11 troncone, rampollo iuperiore, che produ- e il grappo con frutti,dura vn'anno à fare la fua operandone , cV a recare il frutto à fine: Ma 1 quello fteffo tempo u generano,cV nafeono d'intorno al pedale di quella pianta, quattro l cinque,c\: fci,cV più cV meno germogli,cV figli,che col tempo poi producono il frutto,et nno il medefimo eftetto,che ha già la lor madre fatto» Ma tofto che trocano il grappo col Litto,troncano,cV tagliano ancho la piantabile lo produffe , perche non ferue ad altro più, le ad imbrazzare il terrcno.Moltiplicano tanto quefti platani, che mai non mancano, cV mpre crefcono,cV fono huniidifììmi:onde quando vogliono eftirparne OC cauarne a for^ 1 dalle radici,alcuni,tanta acqua dalle radici goccia, cV tanta fé ne vede nel terreno , doue fi ua,che pare,che tutta l'humidi ta,cV acqua de pori della terra a fé quelle radici attratta s ab*- ano.Le formiche in quefti luoghi fono molto amiche di quefta piata, cV vi vanno molto» perche fé ne guadarono molti in quefta città, perche in tempo non haueuano qui contra formiche rimedio.Qucfto frutto fi ritroua del contino uo in tutto il tempo dell'anno: ma me ho detto,no e la fua origine in quefti luoghi,ne fanno il fuo proprio nome darli:per^ e non fi poffono nel vero chiamare platani , ne fono platani: Ma ciò che fi fiano , furono 1 1516 portati dalflfola della gran canaria dal Reuer. padre fra Thomafo di JSerlaga del rdine di predicatori a quefta citta' di San Domenico : cV di qui poi fi fono fparfì per l'altre re dell'Ifola,cV per tutte l'altre Ifole ancho habitate da chrifìiani, cV in terra ferma:Et don- neile fono flati piantati, v'hanno fatto bene:& non e huomo di quati in quefta terra han 1 poffeffionfche no n'habbiano molti.Ben credo io,che nel mio podere ve ne fiano qua* > mila piante: cV in molti altri poderi,che fono maggiori,che non e N il mio, vene fono affai i:perchefono di molta vtilità,cY tutti'fì magiano:cV e perii padroni vna buona entrata, rche nulla vi fpendono in farli.Le prime piante di quefti platani (come s'è detto) venero Ila gra Canaria,doue io in qlla fteffa città le viddi nel monafterio di S.Fracefco nel 15x0* coli fono medefìmamente nelle altre Ifole Fortunate d di Canaria.Ho ancho vdito dire, 2 nella città d'Almeria nel regno di granata vi fiano medefìmamente: Ma per quello, che m'ho intefo da perfone degne di fede,io credo che quefto frutto fiadi lcuante, cV dell'In- Orientale:che quefta informatione n'ho da mercadan ti Genouefi, Italiani, cYGreci } che 10 in quelle parti fiati: cY mi dicono,che quefto frutto non folamete fi troua in India del- riente , ma copiofamente ancho nell'Egitto, cV fpetialmente nella città d'AlefTandria,cY :vel chiamano Mufe* Pietro martire medefimamente nella fua fettimaQeca le chiama ufe,perche egli vidde in Aleflandria quefto frutto,cV dice, che non fono platani: Et inef o non pud niuno co veritàdire altra cofaJLudouico di Vartema bolognefe nel fuo itine io fcriue,che in Calicut quefto frutto fi ritroua,et che vel chiamano Melapolanda:madi :he nò fono quefte piante piualte,che vn' huomo d poco piu.Nel refto le defcriue,come lefcritte l'ho:ma dice di piu,che fono di tre maniere,i'una chiamata Ciancapalon, l'altra, iigliore,Gadelapalon,la terza dice,che non e v tale. Anche io dico,che in quefta Ifola non io quefti frutti tutti d'una bontà, perche alcuni ne fono migliori , cV più faporofi, che gli i : Ma quefto può procedere dalla difpofìtione del terreno , come accade in tutti gli altri tti in i Spagna , cV in altri luoghi: perche il terreno Aerile fa imbaftardire i frutti. Et per- : ho detto di fopra,che no fono veri piatamelo tengo io per certo: perche Plinio dice, che alberi de platani furono portati in Italia,cVper Io mare ionio vennero nell'IfoleDiome- 3 cV indi in Sicilia, cV di Sicilia in Italia.Dice ancho,che ne furono in i Spagna nel tempo • fu prefa Roma,Et dice,che in Licia, fu vn platano fopra vn fonte in forma di capanna,d ^uifa di fpelonca di 1 8 piedi , di modo , che con molti rami , che pareuano tanti alberi, :opriuano tutto infieme con buona parte del campo con ombre JonghifJime. Scriue an- ) 3 che Mutiano 3 che fu tre volte C6folo,cV legato di quella prouincia, fcri(fe,che haueua Viaggi vol.3 . f j) mangiato il',-' ',' :]"' ■'■ fóto! ■", 1!" .■Il I.» SmV ^m ■'■'«-"■ , 1 'Mi,.*"' «,' ,, ' , , ; ì«ì 'ni 1 ''-;,:.,':*' '■ I ^■l'.fifc i ■''■■! ?':■;,:■■ ' ;•■■ finirai ■ 1 > «■ 1' ., " 1 A '■"■:, ,■!■ ■»>•*;• i":'\: tei 1 ir WV l '■ \M".*t}ù ' ■.■■.;v'ii' 1/ ^;j : wJì l n • 'i. •!' , -■ »i. :' '■' *.M .■•■."'■ 'mi, l !.•':« ;''.' l>'(, > ■/' :ìfr>, ;, ">' |' ! , . , |«|'...' i j(ijil | : '|; ■ , ''' l'ili'.,' ' ■■ 'l i''' "' ,.;-'ii'!''!r M '■*' tlJII ,, ■ i i lì ■ ^» DELL' HISTORIA mangiato fòtto à quel platano con difdotto compagnia che retto largo fpatio per tutti fi to le foglie da ftarui OC dal vento & dalla pioggia fecuri. Dice ancho, che in Gorthinia cit di Candia predo à vn fonte e vn platano, che non perde mai le fue foglie , cY che lafauolo Grecia dice,che Gioue fotto quefto albero dormi con Europa:Et coelude che la maggi. lode che a quefto albero fi dà,é che nella primauera cY nella cftate fi difende con la fua on bra dal Sole.Da tutte quefte proprietà cV cofe,che Plinio del Platano fcriue,fi raccoglievi quefti,che qui Platani chiamano,non fono platani: perche quelli , che fono defentti daP] nio,niun frutto producono, ne altra vtilità fé ne caua , che quella della ombra: la doue qu fti,che qui habbiamo , producono il frutto, che s'è detto :& non può fare ombra vna fola quelle piante,faluo fé molte infieme cY denfe : perche non hanno rami,ma quelle fiondi f le,cY rotte la maggior parte:né poffono difenfare niuno intieramete dal Sole,cY dall'acqu anzi pare che da loro pioua più tofto giù: perche dalle medefime foglie cadono infinite g eie: percioche poche fé ne veggono;del tutto intiere , l'altre fono in molte parti rotte. Qi platano di Candia non perde mai la foglia,cY quefti, che qui habbiamo, ne tengono più: che,che verdi: perche fempre le prime fi vanno feccando,cY marcite che fono,fe ne cador cY le più alte vanno crefeendo: Et finalmente in capo d'un anno intiero compie il fuo a fo,&lafuavita,comes'édetto,&:reftanofuoifucceiron i figliuoli d rampolli intorno. modiche quefte piante,delle quali ho qui trattato,cY onde tanta vtilità fi caua in quefti 1 ghi,non fi debbono tenere per platani,né per alberi, ma per piante: Et venero qui per m so di quel Reuerendo padre fraThommafo,alquale meritamente laMaefta Cefarea fatto gratia del Vefcouado di Cartiglia dell'oro in terra ferma: perche in effetto e religi perfona,cY di buon effempio, cY ha co la fua dottrina giouato molto in quefte parti nelle fé del feruigio d'Iddio,che già per tale fu eletto,non chiedendo, né procurando egli tal ce Le canne dolci,delle quali fi fa il zuccaro,cY delle quali 6Y in quella Ifola cY nellealtre fui tato tanto vtile,fl portarono dalle Ifole di Canaria,come più diftefaméte fi dille nel qu to libro, Quefte canne anchor che non fiano alberi, mi è parato nondimeno per còdud quefto Capitolo,di darne quella breue relatione,per la vtilita grande,che hanno data à < ila IfobuEt con quefto palleremo a dire de gli alberi naturali di quefti luoghi*. De vìi albtrifruttiferi & naturali di quejla ifola Spatrinola >& prima, de oli Hobi. Cap* L L'Hobo e v vn albero grade 6V bello,cY frefco,2>£ di buona aria,cY di fana ombra : SC ve : gran copia in quella Ifola,cY g tutte quefte Indie ,11 frutto,che quefto albero produce, è 1 no,cY di gétil fapore,cY odore,cY è come picciole prune , cY gialletto:ma hal'offo affai g de,fecondo la proportione del frutto : perche vi ha poco,che mangiare, cY e molto dann à denti,quando [i continoua à mangiarne g cagione d'alcune come fchienze, che hanne co l'offa attaccate.Onde di necefìità quando vuole l'huomo diftaccare co'dentiil buon quello frutto dall'offo/e ne vengono a dare nelle gégiue: Ma egli è vn fano cibo,cY di b na digeftione,cY anchor che fé ne mangino molti,!! mangia poco , I rampolli tcnen,ó t coli di quefto albero u' cuocono con acqua,cY quella decottioneè poi ottima per fare lai ba,eY per lauare le gambe,cY ha vn gentile odoreXa decottione delle feorze di quefto al ro,lauandouifi le gambe, toglie la ftanchezza,cY e vn falutifero bagno. Quando in cam gna hanno le genti bifogno di dormire,fempre cercano di farlo fotto l'Hobo: perche la ombra non da grauezza,né dolor di tefta,come fogliono molti altri alberi fare,Et cofi e li,che vano alia guerra,come quelli,che vanno co li beftiami, d che camminano di viag< fempre cercano quefti alberi,p attaccarui i loro letti,d per dormirai fotto, Quefti frutti no fra fé nel fapore qualche differenza,perche ne fono alcuni doki,alcuni alquanto agri cono alcuni(fra liqualilo fcriue Pietro martire) che qfto albero , cY frutti fono mirobal; Et quefti fono quelita quali quefto autore da tal nome: ma s'ingand, 1 noftri medici,cY matarrj(che ne fono qui paffate fegnalate cY difercte perfone, come il Licentiado Bezeri Licentiado Barreda.e'l dottor Meifer Codro Italiano cV àltri)non hanno mai detto, ne | fato,che quelli frutti fiano mirobalani,né fpetie alcuna loro,perche in effetto non fono,. io lafcio quefta difputa a i medici,che anchor che gli vogliono fare mirobalani, no eflcn non fera quefto il primo danno,che elfi fanno con la medicinale l'ultima bugia, che ef cono : perche in quefta materia della medicina fi vfano gradi inauer tenze,cV più pericol che in arte altra alcuna,che s'eftercitKEt fin che vn medico s'addeftra i curare , fa più di di DELL'INDIE LIBRO Vili, i 39 dini, che non ha m vita fila letti verfi,& righe di ferino» Ma egli fi può co venti di quefto albero dire vna proprietà efperimentata SC veduta ogni giorno da quelli, che vedere lo vo- g1iono,cY che vi vengono dalla neceflTità affretti. Et e quefta, che quado non fi ritroua ac- qua in capagna,onde per la fete fogliono di necefiità perire le genti, fé vi fi veggono di q uè fti alberane cauano alcune radici, OC troncatone vn pezzo,fe ne pongono l'un capo in boc- ca,come bocca di fiafco,& l'altro capo alzano fu con mano, cV ne goccia tanta acqua, che ba (fa a cauare di ktz dC d'affanno ogni affettato : Ne gocciola prima a poco a poco l'acqua, 8C poi ne fcorre continouata come vn hlo.Et quello l'ho io prouato ritrouandomi nella mede iima fete cV necefluà» Et l'hanno ancho molti altri prouato,cY s'imparo da gl'Indiani» Delìalbtro chiamato Cdinito, & del fio frutto. Cap, III* Il Cainito è vno albero delli più noti , che poffa hauere il mondo , perche ha le fue frondi quali ritonde,cV dall'una banda fono vendicali altra hanno vn colore,che pare che fiano fec :he,d come paffe,! ì che anchor che fra denmTimi alberi , quello fi conofce, per effere molto Fra tutti gli altri differente* Il fuo frutto ha il color di paonazzo, cV e lunghetto, cV grande quanto è dall'una giuntura all'altra d'un dito,ma non e già groflb,quanto è vn ditofÈt den :ro e bianco,come lattea fugofo» Et quando fi mangia quel di dentro è come latte vifcofo * denfo.Quefti alberi fanno il frutto quale habbiamo detto,cV in quefta ìfoh, èV nelle altre nedelimamente:Ma in terra ferma il lor frutto e tondo , cV grotto quato vna palla picciola li giuocare,dpoco meno»Et quefta eia differéza,che hanno quefti frutti del Cainito di que ialfola con quelli di terra ferma; perche nel refto fono vna cofafteila l'albero, cV le frondi» Quello e vn fano frutto cV di buona digeftione,& nel tempo , che quefti frutti fi trouano fi ^ende gran quantità nella piazza di San Domenico .11 legno di quefto albero è forte,cV buo io per lauorarfi,fe fi lafcia pero ftare per qualche tempo tagliato^ no fi lauora verde come legniaiuolij&imaeftri di quefta arte dicono, ' Dell'albero chiamato Higuero frontini tandolo dì quattro [illabe Hugu.e.ro. Cab* UH, L'Higuero è vn albero grande, come fono i Celfi ne [ridi Caftiglia,cV più &meno» I fuoi frutti fono certe :ucche tonde , cV alcune ne fono lunghette: Ma le ton- e fono tondiffime,cV ne fanno gl'Indiani tazze, cV aì- ri vali per bere cV per altri varij vfu II legno di quefto Ibero e forte, cV buono per far carrieghe da federe di ?alle,cV feggie picciole,8c" felle di ginetti , cV altre cofe» Si fcorza facilmente, dC e forte, dC doppo che e lauora ),pare di granato,o v di fpino» La fronde di quefto albe d e lunga S>C ftretta, cV nella fua punta e v più larga, dalla uale fi viene poi i poco a v poco diminuédo fino al pie- iuolo,onde comincia la fronde fkffa a montare fu, nel iodo,che qui lineata fi vede» Gl'Indiani per neceffita ìangiano di quefto frutto,cioè di quello di dentro,che a N punto come la carnofita della zuccha, quado fta' ver e,cY la feorzarefta colluftro cV col garbo dizuccha,cV >eff«tononpare,che^ jzza,chelapiugrandeequanto vn pignatte capace didue buone giarred acqua cV più Japiupicc,ola?quantovnpugnochiufo.Sichefenefannova^ f^fW^oe&rwu ^eftialberifonoordinarifcVcomuniinquefta^^ 1 _aItreI(olecY terraferma diqueftendie: ma perche in alcune prouincieiv^chediaue Lfruttififanno^onopretioficVwghi/enzachevi mofa chenonene gli higueridiquajafcieremodidirne il refto per quando fi tratta ^cofediterrafe^ t^c C ^"^^^^^neho vedutefare,cVnehohauuteiobellehaftedi ncia^cofigroffecVlunghe A comealtriIe^uole.Evnle g nogrieuepiuchenS^^ .dmtti,&dellaformadefr^^ Viaggivolf, f ir j colore flit m,m mn i ■ ' ! r • .1 !. 'Vi ! ■ ■'*'■■ V;., fjfli,, ! ' Ì .■V 'f , : "" 11'!/":' ' >',*' ''Si' 1 '.! * J Si*»,.' '""ì 1 ■Vp."i ,: l fc*^' «;| TO'. 1 ' Mi ]v\ ''V.j w Jl r ' * ti ■'■■'"' V ili V f :'■■ l'i'; ".''..:■ 1. 1 ìf' •",»,■'' "I' . . .••■,.,. i | m ■ 'i |«.r |'(I I \ • ■ ■l>V,l '■ .•',T.P I . i>ir ' «li ■Ni, !*V''.j, l'.v;,' 1 ' !.. ili f ■•* klj|i, „ fcj; ? ;,f i ; ■' ' ■ "' »* ' '• i'} \ V*'. «' » " l ■•:?■ I l'f.5 '■':<'■: W:'% DEXXW STORIA e^efrà^ lo fi raffom taliano/aluo.che le Xague no hSno le coronelle di fopra, oppofite al pidicmo. perfonlquandoO fendono fé carni deboli per la fiancherà. Et per loro piacere medefi. Camene con quella acqua fi di P ingono 3 chedipiuchemavirtucfaftringere,ritornaa P o. coTpoco ciò che ella bagna et toccaWo^come vn fino hebano.Et quello colore per cofa alcuna non lì può todiere prima che pattino quindici d venti giorni, o più. Et moltevolte che fimutfno tagliandole a poco à poco,conie elle vanno crefcendo: Il cheto ho alcuna voi per «rione de molti fiumi, che fi padano, e molto la Xagua vale per le gabe , perche come To deti afìringe. Si fogìiono fare delle burle à donne co quefta acqua , fpruzzandone lo* el Sna nlhiata col altre acque odonfere,pche elle non fé ««0^^ i poco tempo falgono lor fu la carne più nei,d nuuolette di quelle,che vorrebbono. Et co, ri che non fa il Pereto, cioè onde quelle macchie fi nafeono , ne monta tofto in affanno,* Sfiero di ritrouarui rimedi) : Ma tutti i rimedrj vi fono dannofì, cV atti più tofto a brucar, Vorticare loro il vifo 3 e'l petto,che È guarirle di quelle macchie , finche pallinoli venti di chcCcomesedettodifo P ra)a>ocoa>ocodafefte(Iaquella tintura fenevada. Quandoir terrafermavoglionoglIndianiandareàcombattere 3 fìdipingonoconqueltaXagua,^c( la Bicia che e vn'altro color roffo più fino della macra. L'indiane medefimamente quande vogliono parere bdk, sfondano il vifo&laperfonaron^tìqueffi duo colon, orar amendue .Et certo che à gli occhi miei,poco meglio paiono che Diauoli, coli gli huomini come le donne di quelli color intinti. pela Bicia,che è -ynaf>ianta,ehe da fé tteffa nafce.comeglì altri alberi che fi fono détti. ' Cap. VL La Bicia e N vna piantabile da fé fletta nafce,fenza effere piatata da gli huomini,cV la poti oo io quipque!lo,chen'hodettoquifopra,chefene dipingono gl'Indiani di tutte quei! Fole & di terra ferma.Quefte piante della Bicia fono coli alte,quanto e vna volta dC mezz alto vn huomo,d meno. Hanno le fiondi quafi al modo di quelle del bambagie, cYfann certi frutti poni in feorze , che fi fomigliano a v quelli del cottone, faluo che per fuori hann vna teletta graffetta in certe vene,che dalla parte di fuori fegnano gli appartamenti,che de tro il eufeio fi veggono: dentro il quale fono certi granelli rofìi, che s'attaccano come cer; cV fono più vifcoti ancho. Etdi quelli granelli compongono gl'Indiani certe palle, coni ouali poi fi dipingono il vrfomia vimefcolano certe góme.Onde ne fanno vna tintura,cc Sie di cenaprio nnoJE t di qfto colore fi dipingono il vifo,e'l corpo di cofi buona gratia,ch fi fomigliano al medefimo diauolo : cV le Indiane fanno il medefimo.quando vogliono lai le lor felle cY balli,come fé ne tingono gli huomini,quado vogliono parere belli cV vagh d che vogliono andare alle guerre, per parere feroci. Quello colore della bicia non li può e leagiero poi togliere,fin che ne panino molti giorni:ma allringe affai la carne , W che fé ne ritrouano bene. Serue ancho bene in qfto à gl'Indiani, che quado a quello mod dipinti llanno,perche la tintura e roffaA del colore del fangue, effendo feriti, non fi sbige tifeono tanto,quanto quelli,che di quello roflb dipinti non fono. Ma eiii quello non sb: gottirfì l'attribuifeono alla virtù della Bicia. Il che è vna falfa opinione, cV no nafee da altri che non parerui il fangue.Quefta tintura oltre che pare cofi bru tta,non ha ne ancho buon odore per cagione delle gomme,d delle altre cofe,che in quella miilura entrano. Per lo coi battere adunche OC parere feroci nella battaglia fi dipingono (come s'è detto) di tal color Et nò ci debbiamo di ciò marauigliare,poi che i Romani quado triomphauano, andauan fopra il carro in feggia indorata afiìfi,c\: con la velie palmata indofib , cV nondimeno col < fo tinto di roifo ad imitatione dell'elemento del fuoco, come fcriue Chriftophoro Landin cfponendo la Comedia di Dante.Ne folamente gli antichi Romani quello collurne hebl ro perche più compiutamente il ferbarono gli Inglefi,che(come Cefarene'fuoi Coment rfi (criue)foleuano tingerli co vn certo vnguento di color bigio,d rolTo, per comparire ce più horribileafpctto nella battaglia. Di quelli Inglefi quello autore fletto fcriue altnvit che fono di tanta o maggiore admiratione , che gli errori di quelli Indiani, perche dice,c " 'i DELL'INDIE LIBRO Vili. 140 dieci,6¥ dodici fi uomini haueuano vna moglie comune,mafììmaniente fratcllicon fratelli, dC padri con fìgIi:Et quàdo ne nafceuano i figli poi,erano di colui,che hauea primatoccata cY goduta la fpofa.Certo che peggiori cofe , ne Ornili 116 ho mai intefo nel mondo,nè letto, che mai in parte alcuna da genti feluagge, cV barbare iì feruaffero. Ma ritornando all'hiilo- ria dell'Indie dico,che quella Bicia e vn coIor,che molto fi pregia cY flima , qui fra quelle gè ti di tutte quefle Kolc cY di terra ferma per gli effetti,che detti di (opra fé ne fono» Dell'albero élla Gua%uma,& del fuo frutto. Cap. VIL La Guazuma e vn albero grande, che produce vn frutto , comeil celfo nero: cY ha quafi !a fi onde,come l'ha quello celfo,faluo che l'ha minore.Di quelli frutti fanno gl'Indiani vna x>uanda,che gli ingraffa,come porci ♦ Et per quello pongono di quelli frutti nell'acqua, bi ìefanno la beuanda.che fra pochigiorni riempie, cY fa corpolenti gl'Indiani , che nebeup- io: Il medefimo fa de' caualli^quando fé ne troua alcuno,che voglia berne JI legno di quello Ibero e'mplto leggiero:^ ne fanno in terraferma gl'Indiani ibafloni da caricare, comefi ìirà al fuo luogo nella feconda parte» Se qui pollo quello albero , perche e' comune in tutte [ucfle lfole,cY terra ferma. Dell'albero Chiamato Guama 3 & del fto frutto. Cap. Vili. La Guama è vn grande albero : cV comunemente quelIo,che più fi brucia in quella Ifola, er cagion che fé ne ritrouano affai,cY grandi alberi, cY ardono chiaro cY puro: Qui fé ne co jma vna copia infinitanel cuocere izuccari,che fi fanno. Il frutto della GuamaeVomefel* :ccole,o fciofcelk : grandi cY maggiori diquelledi Gattiglia: ma hanno quafi vn medefimo ipore.Dicono,che gl'Indiani, cY i Chrifliani anche» le mangiauano: ma io non prouai gia^ lai tal frutto,anchpr che veduto l'habbia. De gli alberidelloHicacos ì & del frutto loro. Cab. IX. L'Hicaco e v vn albero,che nella foglia fi fomiglia molto al forbo pelofo: ma non gli fi fo^ n'glia già al frutto:benche no fìa quello albero maggiore di quel del forbo pelofo. Il frutto ell'Hicaco fono certi pomipiccioli:alcuni,bianchi:alcuni,rolTi:cV altri, quafi negri:Non de' migliori frutti del mondo: nò e ne ancho cattiuo, ne dannofo. L'offo e grande rifpetto lagradezzadei frutto:percheèpoco quello, che vi ha da mangiarli: cV fé n'ha da diilacca : corrodendolo ben bene.Et per queflo nò e troppo buon cibo per le gengiue. Quella pò- t carnofi tacche vi li troua e molto bianca, cY non fé ne diflacca cofi preflo, che non fia bifo- no ritornami con denti fpeffo , per lafciarne l'offo netto. Quelli frutti fono buoni perlo ufio del vétre. Et queflo albero con tutti gli altroché io ho in queflo ottauo libro deferitti, •no feluaggi,cV naturali in quella èY nelle altre Ifole,cY fa terra ferma: cY da fé (felli vi nafeo o,& riempiono buona parte de' bofchi,cY delle felue: béche alcuni ancho di loro fé ne col- uino: perche coloro,che fi dilettano d'agricoltura, li lauorano:cY li fanno migliori frutti rodurre. Quelli alberi fono amici dell'aere del mare:perche per lo più fempre fi ritrouano Dn molto lungi dalle corriere marine* DeW albero chiamato Iaruma } & 'del fuo frutto. Cap. X. Quelli alberi della Iaruma fono come fichi feluatici, 8C affai gradi : 6Y hanno le foglie gra- ,ÒC aperte,d feffe molto : cY maggiori di qlle di Spagna:anchor che paia,che vogliano nel fronde imitarle.Producono vn frutto lungo,come vn dito della mano , che pare vngrof- verme: cY fono quefli frutti ben dolci. Queflo albero è grande, quanto vn mezzano albe » di noce: benché ve ne fiano ancho alcuni,come grandi alberi di noce. II fuo legno no è .10110 : perche è Ieggiero,cY buchato,cY fragile. Gl'Indiaui flimauano quefli alberi, cV dice mo,che erano buoni.cY elfi fé ne feruiuano in curarfi le piaghe. Di che non ho io veduto re ifperientia,come de gli altri alberile' quali al fuo luogo fi dira v : Ma ho bene vdito dire chrifliani, perfone di credito,che l'hanno effi nelle perfone loro ifperimetato: cY lo lodano ioko,6Y dicono.chc ìia cauflico : cY che le cime tenere delle punte de rami peflate, cV polle ipra le piaghe,anchor che fiano vecchie: Vi corrodono 6Y mangiano la carne cattura, cY vi nno crefeere la buona; cY incarnano il luogo piagato,et col continouarui qflo rimedio,vi Viaggi V0I.3V f iifj inducono m ti m l'i**; Mi';?'' ' s'rl ■"%'.■ ' Il |'i A- 'ni ' ' ' ;.',! i.i,iì; -iti. 4 . I \. V DEL V HI STORIA t' •• (*r ì «' I > J: (HiTlt,-*.! • Fi i|"'H •■ V'.?f ti- [>■: . ■v.%'1 '"■■''V : r'Jf" ■ ,'■•>, ..•■3; ''■ "*'. i: , ! ! 'i ...... '1 iif f „ inducono la pellet del tutto lo guarifcono.Quefti alberi fono molto comuni,^ fé ne tro, uà gran quantità in tutte quefte I(ole,cY in terra ferma» Dell'albero chiamato Macagua 3 & del fuo frutto^ legno. Cap* XI. Il Macagua e v vn gentile,cY grande albero: dC il fuo frutto è come oliue picciole: ma ù fa- pore,e come di ciriegie. Il legno di quefto albero è affai buono per lauorarfi, dC la fua fron- de e affai verde cY frefca.Ma perche molti de gli alberi di quefti luoghi [i fomigliano alla fo- gliarmi refto di defcriuere in alcuni le particularità, che nelle foglie hanno: faluo fé le hauef- fero fegnalate,&: molto da gli altri 5 differéti,perche meglio s intenda» Voglio inferire, che in quelle Indie fono milioni d'alberi,che hanno le foglie affai Ornili, &' della maniera, che le hanno le nod,faluo che fono d maggiori,d minori^ più larghe,d più ftrette,d più groffe,c più fonili, d piu,dmeno verdi.Et fotto qfta generalità fi fomigliano molti alberi l'un l'altra Delt albero chiamato ~4u%uba ? & del fuo frutto, Cap, XII. L' Auzuba è vn grande cV gentile albero,ma il fuo frutto è vn de gli eccellenti del mon do,cY fa,come di buone pere mo(catelle 3 ne dee pero tanto latte,è molto vifeofo^ che per v( ler mangiarlo, bifogna porlo nell'acqua, dC ini co diti ftroppicciarlo , perche mangiando! non s attacchi alle labbra. Quefto latte e come quello , die efee de picciuoli de fichi verdi dC più faftidiofo anche JVIa gittandofi in acqua il frutto (come s'è detto) cV ftroppicciadoi con mani , d fpremendofi, fé ne efee tofto quel latte , cV refta nell'acqua» Quefti alberi fon< grandi,cY il legno loro è vn de migliori, cV più forte, cV gagliardo /che in tutta quella Ifol tìpagnuola fiano* Dell'albero chiamato Guiabara,che i Chrijìiani lo chiamano Vuero, perche produce per frutto una certa maniera di Vuej& del fuo legno con altre fue particularità. Cap. XIIL 11 Guiabara è vn buono albero,cY d'un gentil Iegno,maffìmamente p farne carbonile* che effendo albero fparfo in rami cV copputo,anchor che fla groffo,non è atto alle fabrich< cY non ferue per altro,che per panche di macello,cV per ceppi,cY altre Amili cofe,che già n fenepoffonocauare,nefaretraui,nevitedatorchuli. II legno di quefto albero è alquant roffettOjChe pare forbo pelofo,ma è più gagliardo. Il fuo frutto fono certi grafpi d'uue rari dC fparfe,cY come rofate,d pauonazze,& fon buone à mangiare, anchor che poco da mar giare vi fta,perche l'offo,che hanno,è fouerchio,rifpetto alla groffezza delle vue,d grand del rafpo : perche li più grofll granelli di quefte vue,fono come palle di fchioppetti, d qua che poco maggiori,&: alcune come auellane con la feorza* Ha quefto albero la foglia nel modo , che fi vede qui lineata, òC ve la ho pofta,per effere cofi differente cV fegnalata fra tutte l'altre* La maggior foglia e v di larghezza d'un palmo,d poco piu.cY altretato in lun go. Nel tempo, che in quefta Ifola, ÒC nelle còuicine, cV in terra ferma ancho li continouaua la guerra , no hauendo ì noftri cofi alla mano l'inchioftro cV la car^ ta,fi feruiuano di quefte foglie per fcriuere da vn luo go ad vn'altro.Et quefta foglia verde,è groffa quato fono due foglie d'ellera pofte infieme luna fopra l'ai tra,cY fono le fue vene roffe. Con vn fpilletto adun- che, d con vn' ago picciolo fcriueuano fopra quefte foglie dall'un capo all'altro cid che voleuano, perche efìendo verdi,d colte quel di dall'albero , v'apparifeo no le lettere intagliate bianche cV belle , cV differenti dalla fupficie della foglia, che refta intiera fra lo fcrit- to: 8C fono in effetto affai le lettere legibili, fenza che fi fori,ne fi buchi la foglia dall'un canto all'altro. Et quelle vene,che fi veggono(anchor eh quella fchiena principale,che paffa per mezzo,fta groffìcella)fono tutte fotm%& non dar, no difturbo,ne impedimento alcuno allo fcriuere* Deltalbero DELL'INDIE LIBRO Vili, , 4f Dell 'albero chiamato Copei,nelle cui foglie ftpuomedefimamentefcrìuere. Cap* XIIIl* Il Copeic vn buono aIbero,cY di gentil legno , cVha la foglia come il Guiabara , o v Vuero,che s'è detto qui (òpra: ma il Copei e v affai maggiore albero , &halafo- glia minore di qlla del Guiabara, ma più groffa al dop- pio,cV più atta per fcriuerui con la punta d'uno fpilletto o v d'un ago,come s'è nel precedente Capitolo detto : Et le vene di quefte foglie fono più fottili, & meno impe- difcono Io fcriuere di quello, che fi facciano le vene del- le frondi dell' Vuero : Et in que' primi tempi della con- quitta di quefta cV delle altre Ifole di quelle Indie,i chri- ftianinefaceuano carte da giuocare formandoui iRei caualli, cV le donne con tutte l'altre figure cV punti, per cheeffendo le foglie groffe, acconciamente dipingere con l'ago vi fi poteuano , cV fì poteuano ancho poi mi- (chiare infieme , de viti giuocauano molti danari , non potendo meglio hauerle* II frutto di quello albero no ho io mai veduto, anchor che habbià vifto molte volte le foglie* Del! albero chiamato Gaguei, & del fuo frutto. Cap. XV. Il Gaguei è vn albero,che produce vn frutto,come fico : ma no già più groffo, che l'auella ia,& dentro e proprio,come vn fico di Cartiglia bianco , cV pieno di certi granelluzzi mi- iutiHirni,ma di buon fapore* II legno di quefto albero anchor che non fia de buoni non e v ?ero difutile, perchedelle fue feorze nel tepo a dietro fi faceuano fune groffe, cVpicciole & la gì ndiani,cY da_i chriftiani, cV fcarpe di quefte corde medefimamente quando mancaua oro il canapo,o no ne venia di Caftigia: Et anchor che ne veniffe,no reftauano di fare oa n i orte di corde delle feorze di quefti alberi,perche ne riefeono affai buone cV durano affai** Dell' albero^che chiamano Cibucan 3 <& del fuo frutto. Cap. XVI, 11 Cibucan e vn albero de buoni , che fiano in quefta Ifola Spagnuola: cY ha la fooìÌ2 co- lie (alce,cV produce vn frutto,come auellane bianche,cV che ha détro granelli minutiflfimi h e paiono lendini Et benché quefta comparatione fìa brutta, cV fchifa, è nondimeno il rU j f ?. . a 1 a quel modo >P erch e molti chiamano quefto cibo, il frutto d l'albe o de h lendim,benche fi poffaancho dire,checomefaleminutiiTimo fìano.Il legno diaue- lo albero e affai buonoJSt fono quefti alberi affai frefehi cV di bella vifta.Non fi ha intende- z per quefto nome di Cibucan,che quella vite,o s foppreffa , doue fi fpremeil pan Cazabi fi jccia di quefto alberane fia quefto albero: pche non ha a fare nulla con quefto albero quel tfacchettaofoppreffa,doueiipurgailCazabi:maeTolopercheIaIin g uadiqueftiIndini pouera,cVconvnavocefteffachiamanomoltecofe:comefivedeancho,chenonhanulla he fare con quel fiume chiamato Nigua,quello animaletto maledetto minor che pulce che : ne entra ne pie,e chiamato nigua medefìmamente,Ma no ci debbiamo di ciò marauiglia :'P°£ h f ^ iamo ^nchoche il Portoghefe chiama il coltello,cVl'achinea d'un fteffo nome acauli Caftigliano per h onorare vna donna, SC dire che ella fiafauia , la chiameracuerda S^ dam f defìm ^ en ^vnacordad'arco,ddibaleftra,daltracorda comune. LueftiftelTi difetti delie voci fi ntrouerebbono in molte altre nationicVIingue,fe noi volef mo andarne cercando,benche nel vero fia quefta lingua de gl'Indiani breuifW DeW albero Guanabano, & del fuo frutto. Cap. XVII. i l?J* m t n0 C ? aI 5° & be "? aIber0 ' & ha vn bel frutt0 > « cofi glande, come mezza. 2S' 7 nC r 3 CUn ° c ° r < § rande > q uant0 è 1* tefta à'vai fanciullo. E verde quefto ««oAhadifoprafegnatecertefquame,comelapigna,malehalifde,cVnonrileuate,co. me 1 a". . ■"■fi if ■ > 'ri 'i il . 'imi 'V'J i ' j : lì'If'B 'w jj ;V. li i'Pr ■ " W. '» i j; ;, ì:ì;/'m:'i, , i ■ ijti'i" , V''!l:'^ l '*^*i' , ^ Ili ■ Vf : '■(""tnì !V*J ibi'?. • f i " i' ' •"A I ! « " • 1*1 "li* IMji .' y.. *" ■•' ,V ' ., ' ai 5- !„. •* , ; ■ ■■ • ■. ', "'".*' '' l'i ORIA me nella pigna fi vede*Quefto frutto e fireddo.et atto per quando fono i tempi caldi ♦ Et benché li mangi vno huomo vna Guanabana intiera,non li farà ma- le alcuno. Ha la fcorza,d la pelle cofi delicata cV fot- ti Ie,come e quel d'un pero, cY il mangiare di quefto frutto e come natte di latte , d bianco mangiare, per- che li ftira dù fì fa a modo di coreggia* E vn cibo bianchifTimo, dC ti disfa todo in bocca , come acqua, con buona dC foaue dolcezza* Et fra la fua carnofità fono affai femente grandi come quelle delle zucche, ma più grofficelle.é di color di leonato ofcuro,Sono quelli albcrijcome ho detto,alti cV grandi, QL belli, dC frefchi } &: con le foglie verdi, cY fatte quafi come quel le del limone. Il fuo legno e N di buona forte , ma non forte cY gagliardo. Dell'albero chiamato ^4non 3 & del fuo frutto , che e fimile affai alla Guanabana. Cap. XV HI. L' Anon e v vn albero,il cui frutto ha gran fomiglianza col frutto del Guanabano,deI qu le s'è nel precedente Capitolo ragionato. Anzi l'albero ifteffo dell' Anon a quello del Gu nabano il fomiglia , cofi nella grandezza , come nelle foglie, cV nella fattezza cY garbo d( frutto,cY nella carnofità ancho cY fementa.Ma in due cofe fole fono differenti cV variala pi ma e\che l'Anon ha il frutto affai più picciolo,cY l'altra,che il frutto dell' Anon,al gufto mi ha miglior fapore,anchor che io fenta d'alcuni contradirmi, d perche elfi hanno più viuo gufto di me,cV con più appetito cY voglia lo guftano, d l'hanno elfi perauentura più afper di me* E bene il vero,che io fono flato fempre più amico delle frutte, che della carne, cY del altre cofe Ornili* Non dipingo quefto frutto altramente, perche halemedefimefattezz che ha la Guanabana,faluo che la Guanabana è verde, cV l'Anon e giallo.ma hanno lem< deiime fquame,cY e vn medefimo mangiare, benché al parer mio l'Anon non fia cofi aqu ^•mcicilnirantnniTidrnro.^VdirniCTliorauito.coiTiplindpttn s'io no m'insanno* lllegti t pregio gì Dell'albero chiamato Guaiabo,<&' del fuo frutto, Cap. XIX, Il Guaiabo è vn comune albero in quefla OC nelle altre Ifole, cY in terra ferma, dC e mol fìirnaio,cY e di buoni frutti, cY legno,Di quefti alberi ne fono qui vna copia infinita feluaj roportionedel lungo: cV è fatta nel modo,che qui lineata fi vede,et e v più verde da vna ban lachedall'altra, cV e piugroffa, che quella della noce, II frutto diquefto arbore è il migliore,che fìa in ques- ta Ifola Spagnuola,cV di buon fapore,cV e x tondo al pof ibile,benche ve ne fiano alcuni nò tanto tondi. E grof b quanto vn pugno cV mezzo , OC come vn pugno, cV [ualche poco meno. Ha vna fcorza,che pende al color eonato,cV e afpera alquanto , cV fimile alla feorza delle »erazze , ma è più dura dC più denfa * Alcuni di quefti rutrihano vn'o(To:altrinehandue,cV alcuni, tregiun i iniieme 3 ma diftinti, nel mezzo del pomo,à modo di imi couerti d'una teluzza fonile. Et quefti femi han- io il colore,cY la couerta d'una caftagna mondata:anzi agitandoli lì vede, che hanno dentro la carnofìtà della aftagna,cV le fono fimili,di modo, che per edere cafta- ;ne,no manca lor altro,che il fapore, per ciò che quefto »lTo,d feme per dir meglio,è amarilTimo,come vn fele. Fra la teluzza fonile, che copre quefto olio , cV la pri- la feorza di fopra,del pomo,fta vna carnofìtà di color leonato,d quali, cV ha fapore di coto ,no d di perfìco,anzi ha migliore fapore,ma non e coft fugofa, come il pfìco,ne cofi odora, 'offa vna fetta della carnoiità di quefto frutto in vn piattola chi non Io conofeeffe, cV non haueffe veduto tagliare, farebbe giudicato per vn cotogno di quelli di Valentia buoni: an hor che non haueffe cofi il fapore di zuccaro. La carnofìtà, cheèin quefto frutto fra l'olTo C la feorza di fopra,é grolla vn dito,d poco meno ne' frutti groffi, dC alcune volte affai me- io della meta d'un dito,fecondo la grandezza,d la picciolezza del Mamei.Quando fi par- rra delle cofe di terra ferma, fi diranno di quefto fteffo frutto cV albero molte altre particula ita perche im quefti alberi fono differenti,non nella grandezza, ne nella fattezza della fo- llala nel fapore,cY groffezza del frutto,cVin altre particularità. Il legno diquefto albero bello a vedere,& affai groffo,ma non e fortune dura tanto quanto gli altri negli edifìci). Delle perople:^yitifeludggediqueflalfok. Cdf>, XXL Doue feci men rione de glialberi portati di Spagna, dilli, che erano in quella città molte iti,che produceuano buone vue,cV cofi ne fono nelle poffelTioni 3 cY in molte altre parti dC Erre deli Ifola,che ne vennero i farmenti di Caftiglia,per piantarli in quefti luoghi. Di pm di mtiM . '■'■. ■ '«V ;" m 1 ',-*" '% .>'!*' • ■•.,■ .-'.. '#> :;kiiill ? • l % i.\.i-'-5 Mi ">^, :! ' 1 p fc**:*.',". :>i.!V: ■ ,(,; *,(■: ■r.< i ;/•'::,, N DELL'HISTORIA diqueftodfcohora,checofiinqueftalfola,comene^^ no viti fduaeee,che producono buone vue negre 3 delle quali io ho molte volte mangiato» Dico buone Sr efferefeluaggie.Et quefte vitifi veggono comunemeteintune quelle In- die.Et di quefte tali viti mi credo io, che haueffero principio tutte le vue , che li trouano,» che quella ila vna pianta comune nel mondo.Non fi piantano qui come fi la nel paefe no. fìro di Caftislia nel regno di Toledo 3 ma qui montano fu in alto abbracciadoii con gli albe ri.Et io pefotche qui fé ne farebbono belle poffeflìoni, » arbufti, nel modo che fi veggono inltaliafnelregnodiNapoiilevitidelvingrecoA d'altri vini perfetti appoggiate alle falci, a gli oppi,» ad altri alberijn Barcellona ancho » Catalogna ho io veduti alcuni di quelli pergoletti,» viti pofte fopra gli arbori: ma in terra di lauoro nel regno di Napoli fono buo ne vue di quefte virt,cofi prelTo quella citta\come pretto Capua, Auerfa^orrento^omma, » al tri molti luoghi di quel regno,» in Lombardia medefimaméte,et m altre parti d Italia. Dico,che qui vi farebbono ancho bene, fé le fapeffero coltiuare ,» hauerne cura; perche io ho veduto in quefte Indie vna vite di quefte d'alberi grofla quanto vn braccio d huomo,& piu,Et nò è dubbiose doue la natura da fé ftefla produce alcuna di quefte cofe, molto me. elio vi farebbono effendo aiutate dalla induftria de gli huomini con l'adacquare,» altredil |enze,che fogliono i buoni agricoltori vfare,come e l'inneftare , il potare, il letamare, » ac acquare à fuoi tempi,» altre cofe,ehe fi potrebbono à quello propofito dire» Delle Mor vie di quefìa. IjoU SpaonuoU, C i [ • ■*<, IVA' r 3 ;. ..» fi|' : ìi ■ ■ f in. lt'"BBfc:' v. Vili' ; 1 ili :♦. ,'''K' H ,V' ! ■ "■'ì , ii..i' . '■■■■'.■" ti < pVM ,*■;;• '*■! ■i ' ^.'irW'I" > » 1. IF : 'ni T-i-V'i:',! fl ; Vi ili .. .1. ., . lYfm ll v;' vi,!., ■'■-' ' 11» -ri I ■ I .' .. "' .il , ili „. ' M' ' ' ., • ■ ■ V . i 'i ■ C: »l . I, I- ." ìii?i i' ™i»ii V" ■! ;, " - «!■ ■ ii , !' : no libro fi parlerà dell'albero delie fa!dature,ricordifi il lettore di quefteT^ane perche le fo glie di quefti cardi hanno gran fomigiianza con quelle dell arboreghe io dico.Ne fono fuo fi d'opinione,che quefti ftefìì cardi in quegli arberi fi conuertano.Et anchor che quefto no fra (perche nel vero quanto al frutto fono molto differenti) alla vifta nondimeno danno ad intenderete hanno qualche affi nità infìemeper la fomigiianza , che hano cY de le frondi cY delle fpine.Quefticardi,d Time fanno certi gratiofi fichi, che fono il lor frutto,lunghi et verdi A alquato m parte rubicondi di fuorvio (corzo è come certe coronelle in cima come hannolenefpole di Caftiglia: ma dentro fono molto roffe , che pendono alla rofa feccha cY fono piene di granellarne li veri fichi. Et la feorza di quefto frutto , e come quella del fico,d poco più grolla. Sono di buon gufto & di buona digeftione, OC fé ne vendono ogni | qui fu la piazza di quefta città. I cardinone quefti frutti nafcono,hanno le foghe alquan io ritonde A molto grolle cY fpinofe A per licantoni A per lo piano loro hano le lor pun. genti cY acute fpine,? tre a tre/quattro à quattro A più infieme. Et e ciafcuna foglia coli grolla quanto è la meta , d la terza parte della groffezza d'un dito della mano d un huo. Ino cY è tanto grande quanto è vna mano aperta con tutti i diti A alcuna ne e meno 5 percne vanno crefeendo, cY d'una fronde nafeono l'altre per li cantoni,-* da quefte altre ,1 altre. Et cofi fi vanno inalzando in fu quefti cardfd Tune,fìn che fono tanto alti,cheamuano ai ginocchtó tre palmi alti da terra,poco più d meno. Et in quefto dell andare a quella torma crefcédoA nelle frondiancho cY fpine,fi fomigliano all'albero delle faldature,che ho detto di fopraA del quale fi ragionerà appreffo. Ho di fopra chiamato gratiofo quefto frutto, perche mangiandone cinque d (ei,è gran burla per chi non n'ha mangiato majA e per por lo in molto pénfieroA fpauento di morte,benche non vi fìa pencolo alcuno, Et come huo mo,cherhó prouato,dird quello,che m'auenne la prima volta, che io ne mangiai, checerto io haurei pagato quanto haueua, per ritrouarmi douemifoffe potuto confighare colme- dico & cercare rimedio alla vita mia. Et fu di quefto modo. Venendo io nel 1515 dato> ra ferma 1 quefta città di San Domenico,doppo ch'io mi sbarcai nel fine di quefta Itola Spa gnuola,me ne veniua per laprouincia di Sciaragua accompagnato da molti, fra quali vi era t\ Pilotto Andrea Nigno. Et perche alcuni de compagni erano più pratichi di me nel pae- fé 8C conofceuano quefto frutto delle Tune,ne mangiarono volentieri , perche ne ritroua- uamo molti per la campagna. Allhora io cominciai à fare lor compagnia, cY ne mangiai al quante A mi feppero buone. Quando fu poi hora di fermarci per magiare,ifmontammo da cauallo nella campagna preffo à vn fiume. Et io mi tirai alquanto da parte per vnnare A vrinai vna aran quantità di fanguevero (che cofi mi parea che folle,) cYnon hebbi anche ardire d'urinare tanto,quanto haurei potuto, cYla neceflìtami richiedeua, dubitando chea quel modo nò v'haueffi ancho col fangue Mciata la vita: che io fenza alcun dubbio mi ten- ni d'hauere tutte le vene del corpo aperte cY rotte,cY che mi fofle tutto il fangue , che mdof fo haueua , concorfo alla vefeica. Come perfona adunche \ che non haueua di quel frutto tfperiéza,nè fapeua la compofitione dell'ordine delle vene,hè la proprietà delle Tune , che hauea mangiate,reftai fpauétatoA mi fi cambio per paura il colore. Allhora mi s'accoito l'Andrea Nigno,che fu quel Pilotto,che fi perde poi nel mare del Sur nel difeopriméto del Capitano Gii Gonzales d' Auila,come R dirà appreffo al fuo luogo. Coftui,che era perfona da bene A mio amico,volendo burlarmi diffe, Signore mi pare, che voi legniate vn malco lore,come vi fentitef Duolui cofa alcuna d Et dicea quefto cofi fulfaldo , cY fenza alterano- ne,che io credetti,che condolendofi del mio male,mi parlane da douero. Io li rifpofi,che no mi doleua nulla,ma che haurei dato il mio cauallo A quattro altri ancho,p ritrouarmi pref- fo a San Domenico,d preffo il Licentiado Barreda (che e vn gran medico) perche fenza al cun dubbio credeua di tenere rotte quante vene nel corpo haueua. Detto che io hebbi que- fto,nó puote egli più coprire le rifa. Et perche mi vidde in affanno (cY nel vero non era po- co) foggiunfe ridendo, Signor non dubitate , perche le Tune (on quelle, che quelto effetto fanno A quando ritornarne ad vrinare,ferà l'urina men turbida affai A alla fecondalo ter- za volta,che vrinerete appreffo , non vedrete più tal colore, ne haurete bifogno del Licen- tiado Berreda, ne vi bifognerà offerire i caualli per la falute vofìra. Io reftai confolato, OC ir parte curato,perd non del tutto fin che m'auidi,che fra gli altri della compagnia ve ne : eranc DELL'INDIE LIBRO Vili. I 44 kuninouitrj ,8c*fpauentati medefimamente perla medefima cagione, & ne ftauanoneì nedefimo affannosa indi a N poco ci auedemmo,che il Pilotto ci dicea il vero» Onde io mi itrouai cofi lieto;come fé fofli vfcito del maggior pericolo del mondo : perche mài non de ìderai di morire con nome di golofo,ne divino fo : anzi molte volte mi reftai di mangiare, tallendone gran neceffita', (blamente per non mangiare d'alcune cofe,che ho veduto in [uefte parti mangiare gli altri huomini t Si cheritornando al propofìto,quefto frutto e mol o gratiofo cV da burla,ma non di picciolo fpauento per chi non l'ha ifperimentato*Di que^ ti Frutti in molte parti di quefta Ifolafe ne veggono i campi pieni. Et di quelli cardi pongo io per riparo in quefta citta fu le mura: decortigli,cY de giardini , accio che no vi polla altri ntrare di fopra: S>C fono peggiori affacene non fono i Calambroni di Spagna, cV di più hir e cV pungenti fpine*Nelle altre Ifole di San Giouanni,di Cuba, cV di Iamaicaho io veduto nedefimamete di quelle Tune cV cardi, cV in altre Ifole ancho , perche fono molto comuni ì quefte Indie. Hanno le frondi verdi , cV le fpine berrettine , cV il frutto del modo,che s'è etto«Et quando {i mangia,fa le labbra,cV la mano, cV douunche il fuo fugo tocca, come fo-* liono fare i celfi negri di Caftiglia,5C tarda tato à girfene quefta tintura via, quato fa quella effade'celfi,8£piuancho« De fichi d» quefta her- ba fé ne tra uano al pie fente nel giardino,3I olmo aCa ftello dello Illuftrifsi- mo Signor Duca di Fio lenza. taf? '(',»' ìi ,1 ' ; • ± ti 1 Mi L ì'$ li ii, l'i. ■ 'fi,., 1 :,:; 1 ' ■IT km »f,'*iu ' i " > ,« i; < . I .». ' 'l'ili ^Imi'H'K :■ " V .'WS ' : I Ti militi lt V ■•■ ^ 'il Irm li! i-rtMa.ì ». V I.J. :: i in M 1I4I . '. 'I . ' -fi» * ''"In :iii . ;ii 1 , [ ■'.>;■ a 4.1 * ■> ■>"«!■ ■(» . , '■'*,( DELLA NATVRALE, ET GENERALE HISTORU DELL'INDIE, DOVE SI TRATTA DE GLI ALBERI SELVAGGI LIBRO NONO, U PROHEMIO. On fi tolga pena il lettore,s'io mi trattenerd in alcune particularità de gli albe ri feluaggi di quefta Ifola,cY in quelli di loro.che fono atti dC vtili per gli edif crj,cV per gli altri feruigidell'huomo:poiche qual fi voglia cofa , 6 particula- rità,che delle opre dellanatura fi dica,cY da mirarli cV confiderarfi molto,cofì nella forma 3 cV differenza,cY compofltione della lor bellezza,come ne gli e£ ètti coli differenti lun daH'altro»Veggiamo,che la Natura fa alcuni alberi di molta altezza, dC con molti rami, &: differenti di frutti: altri ne fa ignudi cY fenza foglie la maggior parte dell'annone nche quelli di quelle parti no le perdano mai,& fé ne veggano fempre couerti, fuori che affai pochi.Et quello,che è di maggior marauiglia,non vediamo cofa alcuna difu- tile,& che. non Ga neceffaria,fuori che quelle,delle quali no fanno i fecreti gli h uomini, cV 1; forza,cY virtu,che ha la Natura in lor polla» Quello,che io in quefta materia diro', fera affa poco,in comparatione di quello, che fé n'ha à dire, cV fé n'ha à fapere col tépo appretto» M; io mi sforzerò di fcriuere quello,che ho potuto di quefte materie intendere» Io dico,che ne generale gli alberi,che fono in quefte Indie , fono cofa da non poterfi per la lor moltitudini efplicare,perche fé ne vede cofi couerta la terra , cV con tante differenze , cV diffbmiglianz< cofi nella grandezza loro,come nel tronco, tY rami,cV frondi, cV frutti, che ne ancho gl'in- diani ifteffi li conofcono 5 ne v fanno i lor nomi dire,quanto meno i chriftiani , a v quali e quefta cofa cofi nuoua,&T non conofciuta,né villa prima da loro? In molte parti nò Ci può vedere il cklo di fotto à quelli alberi,coii alti fono,& denfi,cV pieni di rami.Et in molti luoghi nor fi può andare fra loro: perche di più della fpeffezza de gli alberavi fono tante piate, & tant< intricature,8£ riuolgimenti di fpine,2£ d'altre materie , che con gran trauaglio, cV à forza d taglio di fèrro bifogna aprire il cammino. Quello in effctto,che in quefta materia dire fi p< trebbe 5C in mar magno : perche anchor che fi vegga , per Io più non fi fa.ne s'intende , nor fé ne fapendo i nomi(come s'è detto) ne le loro proprietà'» Ve ne fono alcuni di quelli alber di buono Odore,cY di vaghi fiori,altri di varij frutti feluaggi,che i gatti mammoni folamétt gliintendono,8c" fanno,cV conofeono quelli,che fono loro al propofìto»Ve ne fono aliricc Ti fpino0,5t" di cofi pungenti fpine armati , che non fi lafciano da niuno toccare* Altri ve tu fono di mala villa (èluaggiffìmi: altri carichi d'hellere, cV di befuchos, cV d'altre limili cofe: altri pieni dal pie alla cima di certe fìla,che pare à punto , che ftiano couerti di lana filata fen- zaèiTerui» Altri tengono i fruttici tri i fiori,altri cominciano ad aprire, cV i germogliare le foglie: cY tutti in vn tempo iìefTo. Et cofi varie fpetie d'alberi in vnfteffo tempo, cY in qual fi voglia parte dell'anno li godono in differenti maniere del tempo» Et per quefta cagione lattiere» quello per hora: perche quello mare di differenze , cV di fpetie d'alberi sonderanno meglio col tem pò intendendocene non fi fa hora,che non s'intende altro, che la grandezza cV vaghezza di quefte forelle cV bofchi,che occupano la maggior parte di quefta terra* Ma con tutto quello >anchor che pochi anni fiano,che in quefte parti i chriftiani paffarono (poi che io con quelli occhi viddi cV conobbi i primi , come viddi più volte il primo Almirante don Chriftoforo Colombo, dC il Pilotto Vincenzo Iannes, 3C altroché con loro nel primo viaggio vennero) non mi marauigh'o di quello , che non s'ha potuto fin qua intendere, ma del molto, che fé ne fa,cV conofee in cofi poco tépo» Et cofi io diro qui d'alcuni alberi, cY ec> celienti legni,de quali gli Spagnuoli fi feruono ne' lor lauori cY edincrj,cY che qui per feluag gi fi tengono» Chiamo io feluaggi quelli,che non producono frutticene fi poffano magia^ re : perche di quelli,che hanno il frutto buono, se detto nel precedente libro , benchequelli ancho per lo più fiano dalla natura fola coltiuati,cY non dalle mani de gli huomini. Parlo di quelli,che non fi portarono di Spagna» Pur tutta via ricordo al lettore, che non fi tenga pei: Sodisfatto in quefta materia,come ne ancho nelle altre pallate , o v che fono per dirli in quefta prima -3BK. DEtriNDlÉ LIBR O IX. H j mma parte : fin che non leggera anco la feconda cY la terza,doue fi tratterà delle cole di ter- ■a ferma er vi e molto più che no tare m tutte quefte materiche per all'hora fi ferbanoxomc juellcjche a quella contrada, OC non a quella appartengono» s - Dell'albero, che qui chiamano Spino tignatoli, finche fé ne feruono. Cab. I, LO fpino di' quella Ifola Spagnuola , del quale i legnaioli , 6 maeftri di' legname fèruo no,é vn buono albero,& vtile,é di forte,&: biaco, Oc buò Iegno,che e della maniera OC 'ilta,chefono il granato,d melarancio. Si feruono itegnaiojidi quefto legno in molteco- t della loro arte,come per farne carrieghe da poggiami le fpalle,et feggie picciole et furti a :lk digmetti,cY guarnimentidi porte S>C fineftre, OC altre Amili cofe, nelle qualinónbifot na effer larga la tauola , né il legno mólto liirtgo & diritto, né mol to groffo. - Degli alberi delle pigne è (juefìa ifok Spagnuola, ' Cap. II, Sono in quella Itola molti àlberi naturali di pigna et grandi et piccioli, tutti feluaggi che >n producono pigne fé non picciolimme et vote. Ma é quefto vn buon le quelli di Spagna: faluo , che le noci di quelli di qua non fono perfette y né fé ne può bei* lare il fruttole fi può mangiare. Dicono quelli agrieóltòri, cV pérfòne intendenti, che .'mneftaffero, li farebbono buone, cV perfette noci,còfi nel frutto,come nel refto, perche I vero quefte fono noci feluatiehe,cViHegno loro é buono; ; < , -, Delle palme che in quefldìfola Spagnuola fonò: - - Capì ièll. Sarebbe lunga cofa à volere referirele pàlme,che fono in quella Ifólà con le lor differen- 3ghe , per che fono molte con la gran varietà che hanno , ne frutti , cV né gli offi , che di' •Ite forte, & varie forme producono. Alcune hanno le foglie della maniera , che l'hanv le palme.che producono i dattoli, cV fé ben quefte non producono dattoli, fono nondi- r° A°^ P Ì mltl b n° nU AIcune a,tì:e hanno Ia fo S Ma come vnapàlmà di mano aperta itti itetii. Et quella anco pare,che fi confeccia più col nome di palma: & fono buoni me imamente i fuo palmiti,^ cime tenerelIe,quando qfte palme fon baffe,et non fono mol- refciute. Altre palme vi fono,che quadoeffe fonò piceiole,fono anco i lor palmiti buo- bt quelle non crefeono molto,et fatino tre differentie nel trocone d pedale loro : perche rima parte del tronco prelTo terra é molto dura: la feconda, che fino alle foglie li ftende ugroffa,cheIaprima,&piuverdecVpiulifda:EtqftafuagroffezzaécoO :,che fìa pregno l'albero, perche fta come la borfa, doue le cipolle producono la loro fe^ ite. La terza parte poi e la rotondità della fue foglie j le quali producono per frutto cer me pater noftrelli , che non fon buoni à mangiare. In quella fecòda parte gonfia del tra? e cauano molte volte cV fanno i lor nidi i pafferi carpenthierf de quali Sparlerà nel m M quandofiragic^eradeglivccellidiqueftalfòla^percheinqueftoalbèro.pereff^^^^ 3,polTonopiucheinaltroalberocauarecolbeccoicV faruullor nido. Finalmerttein Ita liola fono fette o otto maniere di palme,cV come ho detto,non producono frutto/ft certeoffadivarieforti:MadellamaggiorpartediquertialberinefónobUomV ne faluo chedelle palme negre,che fono fotnli,&:fpinofe,cV nò piugroffè, chehafte^df «,& ; producono certe offa con tre buchi,cV ogn'un diloro é grande quato é vna piccio- ce, o meno. Delle palme, che fi fono dette prima, ne e buono il legno per poche cofe ee per ^farne caffè da zuccaricV per coprimele cafealmododegrindiafiW fonodipd )ft 0; «Ma quando fi tratterà delle cofe di terra ferma , vi fera aftàipiuchedirein querta madellepalmed,q«ello,chefeneeMetto:perchePaImamedefimamenteél'albero,dò alce quello eccellente frutto che fi chiama Cocos, del quale allhora fi parlerà , cV perché rep a lmenegreancofifannohbaftoni,co'qualignndianiinquellacontradaco^ Viaggi voi. 3°, t tono, ' \ i • ' : ,';fyi, t ' i, f » mi ,i* " : ^éu\"'\ ' ,v ' "ri li.-, ''ic'iri • . i .'•: ..V- :' i «" WU 'i, i t w ::■':;.■' « » • fc w ?*.■■■•>■.' r DEL L* H ISTORI A^ tono &k pertiche, & le lanci?, che. cffivfanpmcdefimamcnte» T>elt albero de pater no[b-h& del ftpone. . . Cdp, V* Sono qui anco , cV in quelle Ifoìe , §£ in terra ferma certi alberi , che fi chiamano de'patei noftri cV del fapone, la foglia de quali R famiglia alquanto à quella delli felci, ma e picciola, Quelli alberi fonò alti , 8C di buòna villa, 8C fanno vn frutto groffo, come auellana, d pocc meno che non e buono à mangiare. Ma vi ha dentro vno offo negro , cV grande quanto < vna callotta di fchioppetto. Pollo quello frutto co acqua calda fopra drappi, insaponerà ce me pandi fapone, ma i drappi continuandolo fi confumeranno, ma può ben fupplire pei vna neceffkà. L'offo che ho detto che è negro ponédolo al fole pare che rofieggi,S£ di qu< fti offi bucandoli fé ne fanno pater noitri,'come quelli di hebano,d meglio perche fono pii leggieri , cY di miglior luftro , cV non fi rompono cofi facilmente come l'hebano, ciafcum oifodiquefti,hadentrovnfemepiccoio&: amaro, cYquefti pater noftri li fanno della grai dczza die vogliono , dC tutto quello che crefeono e come vna pallottola di fchioppo , « i frutto e grande come ciriegia , ò ghifciola, cY fi feccano al fole, cY vi reità alquanto di colo 2ÌalbcVquellacarnofìta,èquellaconlaquales'infapona,cXhavnacoronellanegra. Dell'albero chiamato frlarwle* Cap. VI. Mangle e vno albero de migliori,che liano in quefte parti,et fi troua et vede comunem te in quelle indie.Et per farne legni grofiì per le cafe de gl'Indiani,cY per pancuccie 3 et gu; pimenti di porte, cY di feneftre , cY per altri lauori minuti è de migliori legni , che in q udì parti fiano. Queuialberi nafeono ne luoghi fangofi,et per le coftièredel mareret de riurr, cY per li rufcelli,et torrenti che corrono al mare.Sono alberi molto ftrani alla vifta,la loro 1 glia è alquanto maggiore di quella de peri grandi,ma e più groffa,et qualche poco più lui ga. Ne nafeono infiniti infieme, cY molti de rami loro pare,che fi tornino à conuertire m i dici' perche di più de molti rami, checon le lor foglie vanno in fu alti, cY diftinti V vn dal l'a tro come in tutti gli altri alberi fi vede, ve ne fono molti altri cY grotti, cY piccioli fenza 1< glie che vanno con la cima in giù fin fotto l'acqua ad apprenderfi SC arradicarfi fono late fa d'i'arena cVapprefi gettano altri rami in fu. Et vi ftanno coli fìtti in terra, comeil ped; principale dell'albero : di modo, che pare, che quello habbia molti piedi attaccati tutti lVi con l'altro.Et nefvero quella dj quefti alberi con tanti piedi,et rami volti a quel modo e v bella vifta:perche quella fpecialità e in quello albero fingulare. Quello albero produce o te g U ainediduopalmi,dpiu,lunghe,&:groffe,comeicannelli della cannandola cYfonc color leonato,cY dentro di loro è vna certa medolla a maniera del midollo, che e dentro 1 fo cV gl'Indiani la mangiano, quando non hanno altro che mangiare, perche e aliai ama ma elfi dicono,che è vn cibo molto falubre,benche me facefle già infermo,ancor che io n ila flato molto delitiofo,ne fìa reflato di mangiare quanto ho veduto mangiar a gli altn,d ie cofe honefte, & con neceflità , cY alle volte anco fenza necettìtà , per prouarle , 5C pot meglio fcriuerfoEtà quello modo prouai anco quello frutto, ma egli è beftial cibo } dC gente feluaggia» r rrt DeWalbero, che qui chiamano Cedro. Cap. Vii. In quella Ifola Spagnuolafono certi alberi, che chiamano Cedri, ma nel vero non (or Perche hanno vn certo miglior odore,che gli altri alberi, gli hanno di quello nome gli n Uri di lauorare legname chiamati. E vn buon legno per lauorarlo,cY farne catte pianole altre fimili cofe , cY guarnimenti di fineflre , cY porte ♦ Quello è vn'arbore nel quale noi tanto danno il tarlo , d il verme , eY per ciò hanno alcuni detto , che il tarlo non vi polla non vi entri , cV s'ingannano forte , perche s'è prouato molte volte, cY fé ne e veduto il e trarlo come ne gli altri alberi fi vede , che Ce ben al guflo , cY alla lingua dell'huomo p quello legno più amaro de gli altri, non per quello il guflo delli vermi, cY dell'huomo le yna cofa fletta* Belli Roueri di quefta Ifola Spagnuola. Cap. V in- Sono in quella Ifola Spagnuola gradi roueri naturali diquefli luoghi,et fono come q li di Spagna, cY di gagliardo cV forte legno ♦ Le fue foglie fono come quelle, delli rouei Cartiglia. Di quello albero, cV di quello,che fi dirà nel (eguente Capitolo, fi fanno le lui affi dC le ruote di gl'ingegni da zuccaro in quella Ifola, cV i tram grotti medefimamente le viti,d foppreffe,che fono affai lunghi cY groffì di modo che lauorati à quattro tacete l< di kmmM d'ottanta piedi lunghi,^ difedici palmi et più di grofiezza intorno: che e M DELL'INDIE LIBRO IX. I4<5 è vna gran cofa,cYfono affai belle pezze di legni a vedere,per la loro lunghezza,etgroffez za,& come ho detto, quefto legno è affai forte,c\T buono» " . Dell'albero chiamato Caoban in quefta ifola S pammla. Cap. IX. Il Caoban e vno albero de maggiori, & migliori,* di miglior legno cV colorati quanti- in qucftalfola Spagnuola ne fìano. Quefto legno è affai rolf o,cV fé ne hnno buone porte OC tauole, & caffè cY tauoloni per quello , che l'huom vole, cV medeiìmamente beliifiìmi Taui,cY coli lunghi dC grofli, quanto altrui piace. Onde in tutte le parti del monderebbe ]uefto legno ìftimato molto,per che è molto forte. Di quefto Caoban Ofìnnomedefima. nenie (come s'è tocco di fopra nel precedete Capitolo) belliiìimi cV grofliffimi traui per le riti de gl'ingegni da zuccari, cY gli affi anco, cV fufi , ÒY ruote, cV tutte quelle altre cofe che arene vogliono. Perle trauaturedegli edificrjdelIecafeinqueftacitta\cVnegIiahnÌuo- ;hi deirifola,quefto legno e migliore di tutti gli altri: perche oltre che e forte,et anco bello di vaga fupern'cie. E bene il vero, che per effere moderne le terre di quefta Ifola fi vede' lie prefto fl tarla , cV guafta da i vermi quefto legno. Ilche può effere per auentura nato dal oneflere ftato tagliato a tempo cV con la ftagione, Ó dal non effere lafciato afeiuaarfi ma fi tolto lauorato,et pofto cofi verde ne gli edifici). Ma quefto fì va ogni di ne ali edificri cor uggendo , 6V lo tagliano nella mancanza della Luna, cV chi può, loìafcia ftar? per qualche :mpo , tagliato , prima che lo lauori , cY ponga nell'edificio. Main effetto il legno e vn de n'gliori, che in quefta Ifola fìano. Del Therebinto di cjuefla ifola Spagnuola* e ab X Dicono alcuni, che in quefta Ifola Spagnuola,cV in terra ferma ancho fìano Therebmti : come alcuni affermano,di quefto albero fi fa la terbentina: Ma per li fegnali,che ci da Pli' io del Therebinto nel kCto Capitolo del decimo quarto Libro,io vi ho mirato fu et mi pa >no quefti affai differéti da qlli,che egli deferiue. Dice Plinio, che il Therebinto niafchio è nza frutto,* che il femminino è di due fpetie 3 l'vna fa il frutto roffo,et groffo quato vna le cchia,l'altra lo fa giallo,che matura ad vn tempo co le viti 3 cV non è maggior che vna faua : e di piaceuole odore,cY toccadolo Io fentiamo refinofo,cV nafee in Ida monte di Troia. < la in Macedonia qfto albero e picciolo, a maniera di frutice, la doue in Damafco di Sona grande. Il fuo legno è molto piegheuole,& dura affai,cV è dvn vago cV negro fplendorC fa il fiore come loliua,ma roffo,et ha le foglie fparpagliate. Produce certe pallette dalle iati nafeon certi animali come zanzali,che cantano,* produce vn certo liquor vifeofo et >me refìna, che dalla feorza efee. Dice anco : che il mafehio in Soria produce il Rhus cY la rnmina è fterile,cY ha la foglia,come l'oliua, ma alquato più lunga cY pilofa,cY fempre i pi ani delle foglie ft anno al contrario pofti fra loro,et i rami fon fornii et coni , et di queftifi tino le pelli bianche,et la lor fementa è Ornile alle lentecchie,et fa roffa infìeme co le vue rhiamato Rhus,et ferue nelle medicine. Fin qua dice Plinio,8C io l'ho ferino di lungo ac 3die, ancor che non foffe Therebinto quello, che qui alcuni Therebinto chiamano pof- 10 le genti ftare auifate per quel,che Plinio ne di C e,et mirami bene, occorrendo loro il bu gno,che io non dubito, che per quefti luoghi fiano molti eccelléti Se neceffarfj alberi che ;ni di li veggono cV non fi conofcono.Io in perfona mi fono molte volte andato trauagiia i &. inquirendo di quefto albero , mentre che mi fono ritrouato in cammino per quefti bo 11, e* in vari] luoghi di quefteIfole,et di terra ferma:et s'vno albero con vn di quefti fegna amene fi difeorda poi,cY e differente da gli altri kgnl Ma le genti, che hanno poco ifpe :ntia delle cofe, tofto che vn folo fegnale in vn albero veggono, d vna apparente di q uaL e pianta o veduta o vdita,li danno fenza hauerui molto penfiero,quel nome,a N punto co. e fe haueffe tutte quelle qualità cY circonftantie,che hauere dourebbe: come i pGto in que . lherebinto auiene.Ioho veduto qui, che d'alcuni alberi fi producono , cY ne efeono ezanzali,chefifono detti di fopra, cY d'alcuni altri nafeano certi pauegi d farfalla co. i d altri nafeano vermi, cY gorgoglioni, cY altri animaletti di diuerfe fpetie. Et fono an. o diuerfi alberi,chegenerano i medeftmi animali, A quefti Therebinti di qua, d qualun. ie alberi fi fìano che cofi n chiamano (che già non crefee per quefto loro Fautori^ maca olto di quel, che Plinio diceua, gche tali alberi fìano : per ciò che fé ben gettano refina, no ero terbentina: fenza che ne lo fente,né il frutto h conforma con quelb,che egli del The milito dice t Queftifono grandi alberi,et fono izanzali lor molto amici: ma non hanno la Viaggi V oLj% t fj fementa ;'' ' . i' ; * .; * t ,.l;]:;i"V 1, ;V«, if\. " ! ,i«! fi'' 1 mm M'»< tù,' :'' r '•"">'*•( 'li ,:,. i>.i"" ■'/, ; : ,H, .;' ; ,',1' . ! ii;'h; : v'"::: (,,-H, ■.,'. ivi/, !•.»,"♦ :.■•*.' "!',,'. ; i '■ ' ,i '''':•.: : i 1 " i 1..I : '" " il :" : ■ '!', • IH ,' l'-W '■' , 'ii. V;'i'-' ■ i ♦ k; ': DELL' HISTORIA fementa,che dice Plinio,nè il frutto loro ha quella formiche egli ne ferine. Et io per me tic li tengo per Therebinti,finche non fé ne intende maggiori verità, & che l'ifperientiaeì té pò ce l'inferni. Egli è il vero,che Plinio non pone vna fpetie fola di Therebinti, ma ne pò ne quattroTpetie,come fon quelli della felua d'Ida in Troia, cV quelli di Macedonia, éY que li di Damafco, cV quelli di Soria.Si che poi che egli quattro fpetie ne pone,non fo fé la nati ra con quelle poche fi contenterò s'egli le feppe,et pofe tutte» Ma il tempo lo ci dirà:chei< mi credo.che ha più quello, che Plinio non ferine di quelle materie , che quello,cheegli n feppe,benche egli iìa tenuto per il primo cY più copiofo autore, che habbia di quelle natii rahhiftoriefcritto, perche di pia che egli raccolfe gli fcritti di tutti gli autori panati fino e fuo tempo , vi cumulo ancho affai materie , OC cofe al medefimo propoiito, come prudent fcrittore, dC fauio, Dell'albero chiamato Ceiba,. Cap. XI. P Il Ceiba è il maggiore albero di quati per queftelfole fi veggono,et perla terra fermad l'Indie.Dicono (OC e cofa affai nota) che otto leghe lunghi da quefta città, doue e anco ref to il nome dell'albero groffo,fuvn Ceiba,del quale ho molte volte vdito parlare all' Amili Non è bu- te don Diego Colombo, et dire, che elfo co quattordici altri huomini,prehfi l'vnl'altro p mano, non l'haueuano potuto abbracciare. Et quefto albero già peri , cV li putrefece , con mi dicono,cV fono hoggi molti, che lo viddero,cY che dicono della fua grandezza il med fimo.Maà me non e dì molta marauiglia ricordatomi di quelli Ceibi, che ho villi magg ti in terra ferma. Onde perche nella feconda parte di quefte hiftorie fi ragionerà più punt mente della grandezza di quefti alberi, quando fi parlerà di quelle prouincie, doue io li v di,non diro qui altro fé non che in quella Ifola ne fono anco: ma che quelli , che io ho qui ' fti,non fono molto grandi à comparatone di quelli di terra ferma.ll legno di quefti alberi come vacuo cV fpongofo dentro,cY i'i taglia facilmcnte,cV e di leggiero pefo, cV finalmen non è per lauorarfi, ne per farne conto per altroché i'ombra,che l'albero fa,perche la fa gr de (effendo l'albero grande, et di fiefi rami) et falubrc. Voglio dire,che non aggraua,cor fa l'ombra di molti altri alberi , che in quefti luoghi è dannofa , come quella dell'albero , e quale i'i fa il veleno,col quale tirano gl'Indiani Caribi arcieri. Di piti di quello albero gt fo di Ceiba, che fi e qui di fopra detto,ne fu anco vn'altro affai grande nella terra di San C corno. Ma né quefto, ne quello fono coi! grandi,come ne fono nella prouincia di Nicai aua,cV in altre parte di terra ferma nella coftiera del mare del S ui\ 11 frutto di quefti alberi no certe guaine grandi come il maggior dito della mano, dC groffe come duo diti, cV rito de , éù piene di certa lana fonile. Et quando fono mature, fi feccano, OC s'aprono da felle per lo calore del Sole.Bt il vento poi ne porta via quella lana: fra la quale fono certi grane che è la femente loro,nel modo che ne Hanno ancho fra la bambace. Dell'albero, òpomaro Picedo , delcui frutto gl'Indiani Caribi fanno ilTofitco , col quale tirano. &ècofi~ye[enofa } cheèirrcmediabtle* Cap* XII. In quefta Ifola Spagnuola nella rimerà di Ponente ne monti della punta del Tiburor & nella coftiera dei mare , cV in altre parti di quefta , dC dell'altre Ifole di quefte Indie, cY gran parte di terra ferma dalla banda di Tramontana , al manco da Parias, cV dalla bocca < Drago verfo Occidente fino al golfo di San Biagio,cY preffo al porto del nome d'Iddio,c fon più di 400 leghe di coftiera,fono vna infinita quantità di quefti alberi di pomarettid li ouali fogliono gl'Indiani Caribi con altre lor velenofe mifture fare quel diabolico,cYin i-abile Tonico che elfi con le loro freccie tirano. Quefti fono certi alberi im pergolati, d i fi,cY alcuni più alti, ch'è tre volte l'altezza d'un huomo, ma per il più fono alberi mezz; £C baffi,ma molto fparfi à torno,et pieni di fogìic,lc quali Con come quelle del pero,d qu; Et producono gran copia di certi ponietti di buon odore , cV grandi come pere mofeatei ma ritonde: dC alcune vn poco lunghette,^ macchiate,d'un poco di roffo,chedàlor bue grau'aà vederle: pero fono molto cattiue 3 cY velcnofe,tanto effe, quanto l'albero loro per effetti, che fanno. In quefta Ifola non fapeuano gl'Indiani fare quefto veleno, ne i'vfano per quefto non ne parlerò qui fin che fi ragionerà della coftiera de Caribi .il frutto pero e io di forte,chc non e huomo che'l vega,che non conofccdolo,no deiidcri di faturaiienc, che alla villa, OC l'odore cel'inuitano. Ma perche meglio il fuo veleno s'intenda, dico < l'hanno P E LL'INDIE LIBRO IX, , 47 'hanno molti molte volte prò uato,che gittàdofi improuifamente à dormire fotto quefti al )eri,non conofcendoli/e ne iono fra poco fpatio delti cV leuati fu con grandiffimo dolor di dia, & con gli ocelli, cV con le ciglia, & con ie mafcelle gonfie. Et fé per cafo la rugiada di juefto albero tocca nel vifo dell'h uomo, vi fa quello effetto , che vi farebbe il fuoco perche rontìaA brucia la pelle quanto giunge. Et fé toccafle ne gli occhi, d li crepalo gli accieca d i pone in grande affanno cY pencolo di perderli. Non é chi pofla per molto fpatio foff nre i ftare da predo al fuoco di q uefto legno accefo, perche fé ne caufa tofto tanta grauezza cV lolore di teda, che bifogna che quan ti in torno vi fi ritrouano,fi facciano toffo i dietro tan- o eflendo huomini, quanto qual lì voglia altro animale. ' Dell'albero, che ,&; in quella ancho di Guadiana,cY in molte altre. Ma quati ne ho io la x veduti, tutti fono lai piccioli, nipetto alla grandezza di quefti,che qui fono, & che hanno affai alti cV sroffi mi: ma nelle toghe non lono punto differenti dalle Tamarici di Spagna,che ho dette 11 le io pero di quelti di qui nò e cofi mafficcio, ne grieue, come quello delle Tamarici di Soa na,percheq^ueftoealquantofpongiofo,&:le g giero. Non eegliperd del tutto cattiuoL io. duciti dell Indie producono vn frutto, come cicerchie, d faue negre, 5C tonde &: du lime, ma non buone à mangiare. ' Degli alberi del Felce, che fi -\ede in cjuejìa ifola Spagmok* Qap X II II Il Felce e yna cofa ordinaria, cV comune in molte parti di quefte Ifole, cV terra fermi delle die,cV vi e di molte maniere. Ve ne fono,come quelli di Cartiglia ne'monti di Sesouia et a tri luoghi di Spagna. Et ve ne fono anco altri molto maggiori, che i loro ram i fono tàn al ti,come vna bene alta lancia,d piu.Ma di più di tutti queliti ve ne fono alcuni altri ch'io 3ongo per alberi cofi groffi, come fono igrapini,cV bene alti: et hanno lefogliedelìa me iimafattezza,cV maniera t,che I'hano i Felci di Spagna,ben che affai maggiori, ma di quel cdefimogarbo »,che ogni foglia 6^ molte foglie infieme,come può megho intenderlo che non fo fcnuerlo chi ha ben vifto cVcófiderato il Felce. Hanno dunque quefìi alberi la fo iadellaformadelproprio &Tvero felce,cVfonoaffaifrefchi,cVperlopiunafconoperleri derufcelli,etperlebalzedellemotagne,douefiaacqua.Ma&:queftialberi,cVquelliche detti,oIamaggiorpartedilorofonoaflairauuoIticV circondati di vitaa e , lC V di befucos daItrefimihcole,chenellefbgliefifomiglianoairhelIere,cVadaltreh?rbefi^ • V n . V'ghtMridelVerzindiqueJUlfolaSpagmola. Cap . X V Cofaaffainotaediquantavtilita v cVprezzoffailVerzino } perdarneilcote ttori8c altri fimih maeftri,perche co quefto legno fi fa vn colore,come di purpura. Sono quefta Ifola molti d. quefti alberi nella coftiera,che e volta al mezzo giorno nella Promn ^montidelcapodipburone,cVpreffoalgranla g odiXaragua.(fuefh^ dberi,nedr,tti,madelamanieradeghIlici;perdpiSfott^ Lalorofcorzafenef^ tieraditerrafermadallabandadiTramontanafonoanchog en,cV in molti altri luoghi medefìmamen te,cY in fpetiale nella coftiera del Maragn5 « t verfoOriente.Maper^ che coloro , che hanno con l'ifperientia l'arte delle fue tinture, cV de gli altri fuoi effetti* cranno meglio delle fue operationi ragionare 8C far fede. ' V'duccofenctabilidelegni&albmdic/uefialfiUspagnM cho,& terraferma di cjuejìe Indie, Cap. XV % M^T?? a l a !ì re mat r ne fì P^ diró due <®& notabilideglialberi,cVIegnid/queftaeC ! altre Ifole, & di terra ferma nel generale. La prima è che affai poch i fono ghalber che dono in quef . luoghile foglie,come vediamo,che in Africa, Affa, 8c Eurf pa fonò do q uell,,chelelorofoglieferbano,cVtengonodelcontinouo:Scriue^ o,la palmari m,rto,il cipreffo A pmo,l'heIlera,e 1 rododédro non perdono hioZ 4 .Poneanchotredicialberifelua g gi,cheneanchogiama,laperdLo 5 c lance,, pinaftro,ilg,unmero,icedro,ilterebintho,ilbufc utaffo^ltamanfco^korbezzolo cheiopenfochefiano lifalci. SuSKSSSSS Viaggi vol. 3 °. t ty tuuo ;, ' i •M i 1 iMkì " l! fÌi!''V :; ' . . a .' *-',-.l'ì t . • I - ,'■' ■V' : ' i ,»>' ' ; '.i l'iti * *? \: •- jt" • ■■'■■L.P : ' 1 ' /-'," ■'' i ' • ,« li" ;;:; Jitv^k ufi i'|i : ' Ij "V ''%' '!•>-' 'li" , - il-. w "'::, ; 1 i .itili, 1 ii J % 1 >ii . D ElL'H I ST ORI À tutto z i alberi' quelli,che Plinio pone,che non perdono la foglia: & fra li fterpi vi pone afi cho la canna e'iruuo. Et cofi ^ono z * Et dice, che nel territorio Taurino,doue fu la citta e Sibari era vna quercia, che non perdei» mai la foglia, & che non cominciaua a germinare &àpórrelefoglienuoueprimacheveniiTelametadeireftate ; Et cofi fono z 4 fpetie rati auelle d'alberi, che Plinio dice, che conferuano Tempre le foglie, benché dica ancho che fc oliano loro cadere,fuori che quelle della cima. De gli alberi di quefte parti bifogna che io e ca al contrario di quello, che dicea Plinio, cioè che io non penfo, che in quefte Indie fi ritre uino ki albericene perdino la foglia : perche tutti gli altri del continuo la ierbano. Et di qu li che hora mi occorrono,* che polTo ricordarmi, duo foli fono quelli , che qui la perdoni iVn è l'albero delle prune,che cofi nella prouincia di Nicaragua lo chiamano.benche no f no in effetto prune,ma certi frutti roffi,che fi fomigliano alquanto,et ne fanno vino,et ma giandofi verde è vn frutto alquanto buono. Egli è pero più tolto vna fpetie de gli hobi d I fono detti di fopra , 8C hanno come hobi , l'oifa , cY ii famigli* loro molto il frutto , fato che nel colore. Or q uefte che chiamano, prune, ftanno vn certo tempo dell anno sfrondai cY il medefìmo fanno in quella Mòla Spagnuola li fichi di Cartiglia. Et quefti ne ancho d tutto perdono le foglie,perche d verde,d fecca, fempre ve ne reità alcuna fin alle foghe nu< uè. Scriue Plinio,che è tantala forza del fito OC del luogo,che preffo a Memphi in Egitto in Elephantine di Thebaide non fi vede,che ad albero alcuno cada vna fogliane ancno al viti. Di modiche quello,che egli dice di prouincie particulari,diciamo noi di queitc Indi Ma paniamo all'altra particularita v notabile de legni di quefti luoghi, cY delia loro fra sita perche per quello, che fin ad hora fi vede, poco durano. Si veggono m queita citta di U Domenico buoni edifici), per quel poco, che ha, che vi fi cominciarono ad edmearc le ca ma fi veggono le tauole delle porte, cY i traui, cY tutte l'altre opere di legno coli confuma & mangiate dalle tarle,cY da i vermi,d comixen,cY cofi inuecchiate cY gualche più danr vi fa qui il tempo d' vn mefe,che non fuole fare quel di duo anni in i Spagna. Ben credaci i difetti, che ne primi edifici] di quefti luoghi fi veggono, debbono p lo più nafeere (cor l'ho detto di fopra) dal nò hauere faputo tagliar i legni al lor tempo, cY da 1 nauergh lauor verdi cV non afeiutti cY fecchi , cY dall'hauere poca ifperierttia h auuta del legname, in iap re quali oprare doueffero , perche più tempo duralTero. Ma Imperienti* e quella , che in gna col tempo agli huomini, cY non è marauiglia come per effere fiato cofi breue il temi fimo quefti errori fatti,ma più tofto come fi fìano Cofi in breue tante cole intefe in queita ti cofi modernamente edificata. PerqueftaftefTa ragione adunque fi crede, che tutte qi fte diff icultà,& altre fimili ne legnami cY edificrj a correggeranno per l'auenire,poi che s cominciano aia ad intendere glierrori, cV s'emendano tuttavia. Et fi vede, che li legnar che fi lauorano fiorarono migliori affai & più al propofìto, che non furono già ,.quand« pena ne fapeuano il nome. DELLA NATVRALÉEf GENERALE HISTORIA dcltlndie, doue fi tratta de gli Alberi medicinali, & delle proprietà di molte piante , Libro decimo,. I L P R O E M IO. Sfendofì ne libri precedenti trattato de gli alberi fruttiferi, èY feluaggi,et de loro diueffìtà,e cofa ragioneuole,che hora fi pafTi à dire delli medicinali^ gnalati per le virtù loro,et delle piante anco co le loro proprietà. Doue io i tialmente tratterò di quello,ch'io ho vedut0 3 o mi e venuto a notitia per iw a zo di fofficienti cY vere informationi: perciò che doue io ogni mininio fcr ^^aurd,nò voglio, che fé ne debbia credere più di quello, che delle coic dubie affimi, fi fuole. Si che doue io non fard dubio alcuno,mi fi potrà fedelmente credere, cY tenerli \ certifllmo: perche né la Maefta Cefarea vuole intendere fauole,né ciò fapret dirlcdmans fua Maeftà: maffimaméte che quefte cofe (ono da fé ftefTe cofi nuoue ÒY ih-ane,che non n no bifogno di fìttioni,per dare admiratione alle géri, ne per reftare di ringratiarnc mfim DELL'INDIE LIBRO X, i 4 3 mente il maeflro della Naturatile la fece di tanti modi habile a v produrre tanti effetti et prò- prictà.Si che potrà il lettore fenza fofpetto di fauole vedere quanto fla la natura fìeffa capa- celi quanto e poco quello,che ella fa.rffpetto al molto,che può lafciarle operare quello iflef fo,chc fece Iei.Et con quella conlideratione ritrouerà i marauigliofi effetti,che qui de gli al- beri,^ delle piante fi tratteranno,per fegnalate cV incurabili infermità cY morbi, onde non ne ha da ringratiar le creature,ma il creatore brocche e il medefimo Iddio,che ci da\3c ci in- fogna, coli fatte cofe,perche meglio lo conofciamo,cY feruiamo, cY con più puro core l'amia mo:percheeffo ama noi. Et coli vi darò principio con vn arbore , che nel vero io non fo il nome,che gl'Indiani li danno in quella Ifola,d nell'altre,ne in terra ferma, perche ogni par- te di varie maniere lo chiamano,per la differenza et copia delle lingue,che in quelle Indie fo no. Né fo né anco fé faperd darle ad intendere come io vorrei, per la gran difeonuenientia, che ha con tutti gli altri alberi: gche è tantoché non io rifoluermi,fe egli fia arboreo rnoflro più lofio fra gli alberi. Ma il meglio.che faperd,dird quello,che ne ho potuto comprende -e rimettendomi a chi meglio fapera difegnarlo cY darlo ad intendere: perche ne! vero bifo- rcerebbe dipingerlo quel Leonardo di Vince,d quello Andrea Mantegna famofi pittori, :he io conobbi in Italia,piu toflo che volerlo io co parole circonfcriuerlo. Ma meglio fareb ic a vederlo co gli occhi piantato in terraglie non dipinto, ne fcritto in carta. I Chriilianf, :hein quelle Indiefono,lochiamanol'alberodellefaIdature,dconfolidature,cx: conmolta agione, per quel!o,che s e molte volte veduto 6V ifperimétato della fua proprietà et effetto. zi cofi ìi procederà poi all'altre cofe di fìmili materie,che irt quello libro a dire s'hanno* Dell'albero, ò pianta, con la cptal 'falciano le rotture: che accadono ncllaperfona deWbucmo. Cap+ I. SOno in quella Ifola Spagnuola certi alberi, che fi veggono comunemente in quelle Ifo le,cYin terra ferma, cY ve ne fono molti 8C molti. Et fono fpinofì, OC dita! forte, che alla 'ifla non fi può offrire arbore,né pianta alcuna di maggiore feluatichezza.Et per quef che i vede delle fue fattezze,io non fo rifoluermi,s'egli fi fia albero d pianta . Produce certi ra- ni pieni di certi cofloli ampij,cY contrafatti cY brutti,d'affai mal garbo cV vifla,cx: ben grof- i cV fpinofì: i quali ramifuron foglie prima,d colloli: perche da ciafeuna foglia d coflolo na :ono altre Orni le foglie, cY da quelle poi ancho altre fmn'Ii. Si che le foglilo coflole ifleiTe olle SC nate di lungo l'vna fopra l'altra fono i rarai.Egli è in effetto di tal garbo, cY maniera ueiìo aibero,che io tengo aliai difficile poterlo dare ad intendere per feri Ito, QC bifo jnereb e dipingerlo qualche eccellente pittore,cYcon appropriati colori,perche fi poteife con l'oc Ilio (u la carta difeernere meglio,che io no penfo,che fi polla dalle mie parole cauare,come e gli altri alberi fare fi puote. Onde non mi pare che fi polla alla tanta fua fekiatichezza al- ù nome più al propoiito dare,che Mofìro della fpecie de gli alberi. Tolgono à i cofloli,d iglie di quello albero le fpine acute,che vi fono,cV poi ne peflano,d intundono alcuna, cY i pongono in vn panno di lino a modo d'empiaflro,et la legano poi in vna gamba,d in vn taccio rotto, hauendoui pero prima ripofli gli olii rotti a loro luogo. Et con quello rime io fi confolida cY vnifee il luogo rotto cV infermo cofi perfettamente , come fé non fi folle lai rotto: pure che (come se detto) fi coniungano attamente, cY riponghino ne i loro luo- hi prima l'offa . Et quello impiaflro , d medicina fin che non ha fatta l'operatione fua , ila >fi llretto co la carne, che con gradifficultà fé ne può diftaccare, là doue doppo che ha ope to,cY finita la fua buona cura,da fé fleffo toflo fé ne diflacca cV leua. Di quelli alberi fi ve- : anco in terra ferma gran copia , nella prouincia di Nicaragua , cY fanno vn frutto rollo, ieno come di fpinette,cY groflo,come vna groffa oliua,et di colore d'vn bon fino carmefi; ha certe fpine per difo pra,comepeli,quafì inuifiibili p la loro fottigliezza,et delicatezza, ide fé ne entrano per li diti,quando l'huomo toglie quello frutto in mano.Di quello fruc fanno in quella contrada l'Indiane certa pafla , cY la tagliano in pezzi quadri fottili quafi >me vna neuola,d vna pafletella,et gradi quanto vna vnghia del dito,et l'auolgono in cot tne,perche non fi fpezzino. Poi le portano fu la piazza,cY a loro mercati à vendere. Et è ia cofa molto pregiada , per dipingerli con quello colore gl'Indiani , cV l'Indiane : perche i vn eccellente colore di buono carmefi , cY alcuno ve ne ha, che declina à color rofado. E uelto miglior colore per farfi belle le donne, che non quello, che in Italico in i Spagna, cY i molti altri luoghi vfano quelle , che vogliono correggere, anzi guailare la imagine , che il l'Ili 1- ' ■■ Ci i. , l'i! l "V ' * \, ìf , *> ¥iw\ ■'■iiuì '■ mm Viaggi vol.3 c mj Iddio 'jfcw*Wi i ■! ■7»SG;' , M VJ,; » ; *ir: '■, 'i •' >*\li ., i\l \JÌÌ ',■• ' '■ ,r l • rt •f,' '••■ ni -'■,.', ili '': : ' ' » 11'-' " V. .' i ;! |( ì; É ' .!• itìn i >v,r/ Iddio loro diede. Quelle pinzette d paftilli di tal colore ho io ifperimentati più volte ini neamenti & pitture per mio piacere , OC per vedere fé quefto è coiore durabile, cV lo ritrou eccellente , perche in alcune cofe dipinte in carta , che ha più di (ci anni, hoggi vi fi vede pi viuo, cV più beilo il colore, che non il primo giorno, che fi dipinfe. Et io lo tengo per gra cofa.poi che lo temprai con acqua chiara, cV lenza gomma, d altra diligentia, come foglie noipittori fare nel temprare i loro colori, prima chelilauorino. Quefto albero fi fom glia molto nelle foglie alli cardi, i quali in quella città pongono fu le mura delli cortili del cafe , d fono le foghe fue come quelle delle Tune , che fono quefti ifteiTi cardi , come nel 7 Capitolo del o ttauo libro fi diffe. Il maggior albero di quefti non crefee più in alto,che di volte tanto, d poco più di quello,che è la ilatura d Vn huomo. Il colore del troncone è berrettino afpero , dC i rami tnedefìmamente , ma i loro eftremi,che fono le foglie, danno alquanto verdi,et ne nafeono alcune per lo tra- uerfo,douefi vuole di nuouo nella medefima foglia principiare vn'altro ramo.Ma, come ho detto, tutte le foglie fono fpinofe affai,come le Tune,cY i rami mede fimamente.Ma io qui difegnaro,fefaprdfare,la forma di queito albero,perche fi polla meglio,quello, che ne ho detto,comprendere,et confiderare.Et quando que ilo non baftera\dico, che chi da quella citta di San Do menico } andrà alla terra di Iaguana, che e v verfo ponen te in qfta lfola trouerà nella ftrada reale, che farà,molti di quefti alberi , cY vi ha da paffare neceffariamente da pretto fenza potere fuggirli , prima che giùga alle cam pagne del porto del fiume Hatibonico. Et indi venen dofi a v quefta città fé ne ritrouano in molti luoghi. Dell'albero chiamato Guaiacan y col quale fi cura ti mal Frange. Cap. IL Sono in quefte Ifole, cV in terra ferma anco duo alberi ecceléti, cV molto notabilirperc effendo il male del mal Franzefe molto in quefte parti comune dC ordinario, ha la miferic dia diuina voluto, che vi fia ancho il rimedio per curarlo. Et benché hora in altre parti qi fto morbo fi ritroui, la origine pero di qfte bolle,cY doue i chriftiani prima le viderd,proi rono,cY fentirono curare, OC fare efperientia dell'arbore del Guaiaca, che fi fa in quefta Ifc Spagnuola. L'altro albero fi chiama il legno fanto,il quale fi ritroua nell'Ifola del Borici che hora la chiamano gli Spagnuoli,di San Giouanni,et quando li parlerà di quefta lfola ragionerà ancho di quefto legno.Si che ritornando al Guaiacan,io l'ho veduto in quefta in altre Ifole,cV in terra ferma anco, nella prouincia, che gl'Indiani chiamano di Nagrand Et poi che gli Spagnuoli in quefta lfola lo conobbero,benche ancho in altri luoghi li tro qui ne ragionerò : 8>C né diro quello , che e già noto coli in quefte Indie , come in molte ali parti del mondo,doue l'hanno portato dietro al medefimo morbo,per curarlo. Sono tal alberi di Guaiacani in quefte Indie , che penfo , che fia minore il numero de pini di terra Conca,cV di tutti gli altri luoghi di Spagna* Quefto è vno eccellente aIbero,&: infinite v te ifperimétato coli in quefti luoghi, come in Europa,doue e ftato di qua portato per lah renda infermità delle bolle,che in Italia chiamano il mal Franzefe,cY in Fracia il mal di N poli.Et fi fono di quefto albero in i Spagna,cV in altre parti del mondo vedute gran curei te in huomini ftati gran tempo rouinati OC perfi con crude piaghe,cYeftremi dolori: pere quefto è vn de piudifperati, cV dolorofi morbi,che habbia il mondo,come fanno bene qi lische lo prouano,cY ne pofìono con lìfperientia fare fede, et quelli, che prouato l'hanno, per la clementia diuina fé ne ritrouano liberi. Fra gl'Indiani non è quella infermità coli 1 gli'arda, né cofi pericolofa,come é in i Spagna cV nell'altre contrade fredde: anzi facilmen gl'Indiani con quefto albero li curano.Laqual cura lì facon molta dieta,cY con bere dell'a qua,douc habbiano quefto legno eotto: perche fenza la dieta quefto legno non gioua, an fa dàno.Non bifogna qui referire il modo, come quefto rimedio s'applichi, perche è mol Roto, dC li fa quafi da ogn'vno vfarc quello legno: dC medeiìmamente perche doue fi rag» * nera DELL'INDIE LIBRO X. I45> nera del legno Santo dell'lfola di fan Giouàni,fe ne dira più a lungo, poi che l'uno cV l'altro d'una manierali cuoce , dC d'vn medefimo modo fi roghe,cY g/a in i Spagna lo fanno vfarc come qui,per gtouarfene.Ma bifogna (aperc,che il legno dee effere frefeo il più che e pofìì- bile: dico fuori dell'Indie, perche qui Ci può ogni di hauere,cV tagliare nel capo. Et per q ue- fio in i Spagna cV fuori di quelli luoghi hano da cercare il più groffo.perche più tarda a 'feo carfi,cY qui fi ha à prendere il più fonile, perche e più tenero, & più purgatiuo. Gl'In- diani fi curano cofi facilmente di quello morbo , come fanno in i Spagna della rogna cV lo tengono in meno, perche e loro molto comune. In quella Ifola Spagnola fi tien famofo quel Guaiacane, che fi porta d'vna Ifoletta chiamata la Beata, che ila porta preffo la coiliera di quella Ifola. Altri li feruono d'altro Guaiacan , cV l'eleggono fecondo che più loro pia- re. Ha quello albero la (corza tutta come macchiata di color verde, cV più verde, cY berretri- io:come fuole parer vn cauallo fa!bo,o v rotato. Ha la foglia fimile a quella del gomero ma ha più picciola,cV più verde. Produce per frutto certe cofe gialle, che paiono, come fé duo upini fteffero congiunti cV attacati infìeme per li cantoni.il fuo legno e fortiffimo cV mol- o grieue, cV ha il cuor d la m idolla quafi negra fopra berrettina. Et di più della fua virtù eia letta fé ne feruono in molte cole, come nel farne i radrj delle ruote de gl'indegni cV trapeti lei zuccaro , cV in altre cok. Ma perche la principale virtù di queitolegrio I e N di curare il naie Francefe, éY ho detto, che il modo, nel quale lì prende , lì dira quando fi ragionerà del egno Santo,vogIio qui vn'altra ricetta nferire,fecondo che io l'ho.qui veduta vfare,benche ni fia di iopra ifeufato di non volere ragionare di quella cura. Et e a quefto modo.Prendo- to à ilellctti fottili di quefto legno, & alcuni il fanno minuzzare fottilmente: cY in due ca- arle d'acqua pongono mezza libra del legno , ó qualche poco più: de lo fanno cuocere fin he ne manchino le due parti, poi lo tolgono dal fuoco, cV lo lafcian appofare. Et l'infermo le beue poi vna fcodella à digiuno la mattina per vèti, d tenta giorni. Et chi vuole effere be urato, n'ha da bere almaco per venti di. Nelqualetempo ha da ferbare molta dieta, cV non a da mangiare carne,né pefee, ma vua paffa & cofe fecche folaméte, cV in poca quanta che ' afti folo à foilentarfì in vita , con qualche poco di bifeotto. Et fra il giorno ha da bere di n'altra acqua cotta col medefimo Guaiacan. Et con quella cura ho io veduti guarirne alai i,ma fenza piaghe.Et hanno daftarequefti patienti,in luogo molto rimoto dall'aere 5 men e che tolgono quella acqua, cV alcuni di poi anco non hanno da vfeire in luoghi aperti ne renderfi la libertà de fani. Non fcriuo io qui come alcuni fi prendano quefto le, non miri à quello, che io dico : perche quefla contrada è molto differente da quella d'Eu >pa,cY qui btfogna vfare grandifiima dihgentia per guardarfi dall'aere colui, che in quella ifermità li truoua, cY molto maggior penliero hauer dee d'afeonderfi dall'aere, doue è più dicato cY più fotnle,cY doue e la terra fredda.Et non dee per niun conto vfeire l'infermo di ria camera benchiufada tutte le parti, cY al parer mio colui, che vorrà con quello legno in spagna curarfi,li dee guardare,cY Ilare molto fu l'auifo, cofì in quello.che ho detto dell'ae- ,che noi cdga,come nelladieta. Ma quello male s'è in tante parti fparfo,che le senti fi fo ? fatte affai pratiche in faperamminiilrare quello rimedio. Ne v folamen te con quello gì i idiam fi fanano cY curano,ma vi hanno anco de gli altri rimedfj,cofi in a ueiloxome ne ali cri morbi, perche fono grandi herbaroli , cY conofeono molte herbe , cY n'hanno fattola ohe infermità efpenentia.Gia s'è il mondo chiarito,che quello morbo è c5tagiofo,&: che molte maniere fi mifchia, come in vefìirfi il fano le velli dell'infermo di q uella palliane nel mangiar cV bere inficine,* co medefìmi piatti,cY tazze,che vfa l'infermo 86 nel man are cY nel bere: ma molto più col dormir in vn llello Ietto, et partiapare del fiato cY delfu >re del patienteA molto più affai col giacerfi carnalmente con qualche donna infranzo- ta,o che la donafana fi giaccia con huomo di cofi fatto morbo infetto:che all'hora diuéra- > le loro perfone come afflitte dal male di fan Lazaro,etpare che i cancheri^ lefìflole li Ci angino a fatto. In quelle Indie pochi Chrifliani (on da quefto difgratiato male ifeampati i ualiuf 1 anocarnalmentegiaciuticonledonnelndianediqueftiiuoghi:perchenelvero > te e vn proprio morbo di quella terra,* cofi ordinario à gl'Indiani & Indiane, come ne! ltre parti vi fon 1 altre inferni. ta ordinarie. Io ho alcuna volta veduti Indiani, & fpcdalme interraferma.chendfentirficonqueflainfermità.toftofcnzamokodubitarn^fìfono polli ,V.>»',i, 'it; M 11 ■li?/ l ;■> $4$ ii",;:.,,: . « ■iwi'-."-, 1 ' I\ : I ' ! '«'!" :' ! 'I' 3 ' 1 ' ' V 1 ■! "if li f li : ; . « > V^vÌpC Hill "i'V'ti'F." 1 ' It ti; S5 ,v : #:i# ■i ■>. ■ V ''*■' ì» ; - ,,, " : ' ■' ' '".: '•>' .. "I.t; ' J .'>,•,;■, ■ i "'■.':,:•:. v? :; ■ N Jl i*v<' |'| ;-?H , *f.! , ' !l ! ■è. ■• ; i ' « : i ■Ci! h i' rifi; ,'i Vi ta''^.'' 1 ' 11 ..'■ i' J DELL' HISTORIA nofti à bere dell'acqua cotta con quefto legno,cY à guardarli per moiri giorni dVfarecòdó. ne* Perche dicono/che elle fono quelle,che hanno il carico di comunicar altrui quefto dolo. re & morbo* & fpetialmente nella prouincia di Nicaragua,doue e eccelletiilimo Lruaiacan, corinellaprouinciadiNagrando 5 comeinaltriluoghidiquellacontrada» DelTalberofhein quejìa ifola SpagnmU chiamano Balfamo } doue s'è quejto liquore fatto prima che in pane altra alcuna. Cap* III* In molte parti di quella Mòla fono certi alberile quali fi fa quefto liquore,chequi chiama no Balfamo , ben che nel vero non fia , ancor che fia vna medicina eccellente. Queftì alberi non fono di bella vifta,cY fi fomigliano alquanto nella grandezza o altezza a gli alberi del. le nere di Cartiglia: ma hanno le foglie, come granaticene affai più fornii. Ha quefto arbo re vn pedale,alle volte due, alle volte tre,& più giunti infieme,come vediamo in alcune par ti hauerli lo fìcho,le granate,et altri alberi: Ma i tronconi,et i rami paiono alla vifta fecchi,et le foglie fono verdi et frefche: ne i rami fi ftendano et piegano intorno :ma vanno in fa, imt ti. Gl'Indiani chiamano quefto albero Goaconax 3 cVecomevnatedanelaccenderfi. Onde t3ercheardevolentieri,vannogllndianidinotteàpefcarecontizonidiqueftelegne,cVnd romperle ne efee vn buono odore, ma non odora già à gllndiani,che anzi quefto odore* horrifeono. Per li bofehi di quefte Ifole S>C di terra ferma vi ha gran quantità di queftialben, neveneéminornumero,chefifiainiSpagnaque^^ fto liquore,che qui chiamano Balfamo (non effendo) dC che fi fa dall albero,ches e dettoci &é*T publied in nome di Antonio di Villa fanta già cittadino di quefta Cittadi San Domenico, ?„ orc n ché che fecondo,che io ho vdito dire d'alcuni, lo ritroud, dC lo feppe da fua mo|lie,che e India- JareBalfa- na & nata in quefta Ifola. Alcuni altri dicono,che colui, che infegno quefto liquore fu vii » medico Italiano gran Ppilofopho, chiamato Codro,chenel 1515 pafso in quefte Indie, & io lo viddi,et conobbi in afta città.Ma poi morì in terra ferma nella coftiera del mare auftra leoreffo l'Ifoledi Zorobaro , cY del porto di Punuba. Erahuomo nel vero di gran lettere di humanita\cV molto fauio,& efperto nelle cofe naturali,cV che hauca camminato vnagn nane del mondo : OC il defiderio , che hebbe di vedere quefte Indie vel .condii de a monna Ma fia chi fi voglia l'inuentore di quefto Balfamo artificiale, coliche lo publico & ne net beil primo vtile> quefto Antonio di Villafanta,al quale per quefto lupetto laMaefta Q farea dell'Imperatore noftro fece alcuni priuilegrj. Ma ritornando al ^propofito noftro dico che fono hora molti in quefta Ifola,che fanno fare quefto Balfamo,chc (come alcuni vogla no) fi fa di pezzetti di quefto albero ; da i quali co tti in acqua efee vn liquore come olio ,< piudenfo,cYdkolore d'vnvino cotto chiaro. Et feneferuono poi per le ferite frefche d cortellata 6 lanzata,d altra fimile, pure che fia frefea: per che tofto riftagna il fangue. Nes vedutale fi fa altra cofa medicinale ; che faldi cofi prefto, OC chiuda la piaga come fa quefte Et certo fi fono vifte grandi efperientie di quefto Balfamo in ferite grandi dC mortacene ha curate 6C fanate bene OC in breue tempo , cV mitiga il dolore di cofi fatte ferite. Molti ai fermaticene gioui anco ad altre grandi cV graui infermità , che fi fogliono tenere per mai rabili. Ma in quefto io mi rimetto à quelli, che ne hanno fatta l'efpenentia,perche 10 noi l'ho veduto vfare , ne esercitare , ne ho ben da molti, che l'hanno prouato vdito dirne; grai cofe cV darli gran lodi. Ho bene ancho all'incontro vdito da molti altri biaftemarlo , & dir che è pericolofo doue non fi fa applicare, dC fpetialmente in quello , doue e\ la maggiore iu cccellentia : che e del confolidare le ferite frefche: perche affai prefto fa quefto effetto , dC m chiudere la piagabifogna hauere molta auertentia. Ma non mi marauiglio , che quelto il cofi,poi chepuo ancho alcuno mangiare, tanto paniche li farà poco vtile,cV può tato vin bere , che s'imbriachi, cY s'infermi. Ma quefte cofe & mangiate OC beuute moderatamene mantengono la vita cV il corpo fano. Di modo che tutti gli eftremi fono vitiofi cY dannoi. cV tutte le cofe medicinali hanno bifogno di molta efperientia,maiTimamete queUe,c&e,y« gono nuouamente à notitia de gli huomini, cV delle quali poco vfo, cV efperientia li ha, rat picche le compleffioni non fono tutte vguali,per hauere à prouarui 1 rimedi] nuoui,ne ti ti i medici intendono d'vn modo l'infcrmità,nc le vogliono alcuna volta fanare co 1 piene come potrebbono , cY quando vorrebbono poi , non fono à tempo coloro cornigli gwuj Vtolk Affai è che fi tiene di certo nella comune opinione del vulgo, che il liquore di queii Balfamo e molto gioueuole, fé oprare lo fanno. Sicaua ancho da quefto legno per via. 11 ■"'""' DÉtL'INME LIBR ó X. If0 yn'altracottura^Iiefannoquialcuni, vna certa acqua, che evolto appropriata a v tutti di humori & morbi nati dal freddo. Ma io non voglio qui' ne di quefta acqua , né dei caliamo più iftendernu poiché fono quimolti,cheper ilperientia nepoffono più ampiamente par. larc:cV pchee fiato già vietatole ninno lo faccia: perciò che qucfto Antonio di VilIaS ta diede admtendere in i Spagna , che etto con quello balfamo haurebbe dato a v fua Maeftè vn gran theforo: & cofi fu qui fotto graui pene comandato , che niuno lo faceffe: ma a mori il Villafan ta fenza compire la prometta. Io non dico però altro, che quelloxhe è publico « chcnonfidfetwodidareflp^ Maefta non porrebbe tale in terd. tto in cofa, onde potrebbe tanto bene rifui tare, anzi ordì* nerebbechequantilo voIeiTe™ ^^ fero dibifogno,poi che non mancherebbono dell'altre vtilita maggiori per 3 Re cY nerac- crefeeme le lue entrate . Quefte cok di medicina , fecondo l'opinione mia , fono tini dub- bilo voglio in tutte le cofe accodarmi con Plinio, il quale ragionando della medicina et de fuoi fecreti dice,che la calamita tira i fé il ferro, la quale virtù gliela fa pdere l'aglio: cV che ilfanguedcl becco fpezzail diamante, il quale da niuna altra forza puoeffervinto-Di- ce in vn altro luogo, che non ha la natura cofa alcuna produrci fenza qualche occulta caute; 1 che fi dee : credercene co i fìa g quello,che ogni giorno fi vede nelle cofe, che [i efperimer» tano:per che molte di quelle,che prima occorra il bifogno,fi difpregianoquando s'oprano nelle neceflita fi vede poi che alcune ne tolgono il dolore,al tre mitigano il calore, altre feda no la kte: cV cofi opra nell'infermo tal rimedicene pongono isforzo nella perfona,cV ricu^ perano la vita.Chi ritrouo cofi nafeofì fecreti, come fono quelli, che Plinio qui difopradice m: & che ad vna cofi eccellente, cV marauigliofa pietra, quanto e la calamita (fenza la quale mdrebbono p il mare i marinai,come ciechi) vna cofi vii cofa,come e x faglio gli faccia for sa^Chi accerto cofi marauigliofo fecreto,cVcofì afeofa pprieti di naturale iffanaue d'vr* :oli vile animale; come e il becco , fpezzafle cofi pretiofa cV indomita gioia , quale? il Ui a . nantefal quale ne il fuoco,ne altro elemento nuoce.Tutte queftecofe penfo io,che fi accer attero £ cafo,cV per voler diuino,cV col tépo. Et cofi fono d'opinione.che quefiWhech.a^ nano Balfamo (che k bene no é,e vn buò liquore) come s'è ritrovato a v cafo, cofi co J- e fpe> i f ntiadicoloro,cheloprano,farebbefalutifero,apprehédendoficol^ a s hadadare,cV a checompleffionio nature:Et non neauuerrebbealcun dàno conie vc ff ;iamo,che ne auuiene dalle melella, co lequali alcuni fi purgano in quelti luoghi,cV che ad Icuni giouano,ad alcuni altri nuociono: perche io in effetto ritrouó, ch'vn farro prima che pprenda>lfuo muderò, rompe^^^ ' unevefh:Etvn'huomod'a^^ ^ltreditrauerfonerompe:MaiIfartopa g aquello 3 cherubba,dguafta;c^rhuomód'ari rie col fuo proprio pencolo impara , la doue vn medico prima che lappia curare, e* fi poffa hiamaremaeftro:epeggiore,chevnapeftilètia:perche S 'alcunodavnbufe he tofto fatta tagliare la ^mano^t fecondo il delitto la giufiitia fa à tutti elTequ.reilcafgo; la nella medicina no vi ha la giuftitia gli occhi,et ogni fuo rigore vi tace: poiché vediamo evnmedico,ovnchirur^ ZZlnlT*™ T ??Z m ̰ mi ^nointertenutoalquatoinquefioalbero,del q Sa: fanno il balfamo artificiale: et affai più nehaurei potuto io dire,per quel che io ne fono fti Hnformato,et^quello,chen'hoviftodeglieffa og io,che niuno per le mie parole fi curi, ne cerco credito in medicina,poi che nò la ho fm >,et no bifogna qui ragionamelo* che gli effetti del buon balfamo fono aiTafremoti et M ^S^hequeltol^^^^^ BePomettì come duellane per purgare. c ,,, $'\W" 1 '' ', " v*. *>:' ;K-";V'.!f'r:¥« r, i in : u V i DELL' HISTORIA' &comeinoftriAromatari,cYmedicivogliono,quefto^ vnafoglia che fi fomigliaalquatoà quella del canapo^a maggiore etpmfrefca:etfralefo fono rofle.et in loro nafcono certi cappulli d veiTichette tode (che perciò le chiamarono pò ftannocertefementebianche^treAquattrointieme^ch^ LocomebuoneauellaneAmighoriancotManegliefe to n quefta citta vna dòna,che fi purgd,d volfe medicinali (per dir meglio) co quefto frut m mutatione alcuna:* io ho à lei fteifa fenato giurarlo^ in Valladolidme 1513 vidd vn SS Vega jC he era flato Proueditore nell'Ifola di Cuba: cY era già col primo Almi xamevenutoinquefti luoghinel , m checomebene efperto diqueftc .frutto nehaucua portato feco in iSpagna, per che diceua che fé ne ritrouaua bene, quado haueua bfogno di DuearfèquàdodLauaada^^ ouafche preriofa cofa.Hora auuenne, che in Valladolid gli s'infermo yn giovanetto fuo ne So te d parente, che eflo voleua in queìte Indie menare: cY per purgarlo gì diede la meta di ™ eh quefte auellane: che l'euacud di tal forte, che non 11 laido budella nel ventre, cY in me no di »o hore lo caud dai mondo.Et io viddi il Giouan della Vega piangere il fuo nepote, et quando mai haueua imparatole oprato quefte auellane: Voglio qui inferire qudlo, che ho tocco nelprecedentedpitolo,cYdico,cheadalcuneperfone 3 oftomachinonnuocono quelli frutti } nelimuouonovnpunto:&:adalcunialtrifannotantopurgare 3 cn So % in tanta alteratione gl'inducono,che li pongono fin pretto lVfcio della morte, Hobc ne iovedutiancomolti alni purgarfene moderatamente, cV con loro molto vtile. Ma per chequeftamedicinaèviolenta 3 bifognavfaremoltaprudentiacYconiideratione,nelmim. ftrarla,cY nel prenderla^ per cidquelli,che quefte auellane prendono,fi cenano prima vna buona gallinai fi faturano: cY indi ad vna hora poi, d più tolgono vna di quefte aue lane d mezza, fecondo che à ciafeun pare, che le acconuenga. Queita purga, & il modo di pur- oarfi s'impardda gl'Indiani , che per quefto effetto pongono ne loro poderi cY horti guelfa fiante & anche hoggi in quefta città inmoltecafedichriftiani venefono: maincaiamia ^enScheioviuof^nvenefaranno: perche menando mia moglie cV figli in terra ferm; neli5XOpaffaiperqueftacitta\cVnellaftanza,doueioalloggiai,invncertocoraleviera no di quelli pomaretti, Et per che i fanciul!i,fono golofi, cY fi mangiano ciò che trouano.j xnassiore deWi miei , che non haueua anchora otto anni, co'fratelli fuoi Smangiarono d ouefte auellane quante hauere ne poterò , d ne ritrouarono cadute in terra (per che doppi die fono mature,! ipezzano facilmente que'pidicini, doue attaccate ftano,& cadono in K £ benché fi mantengano due cY tre anni , fenza corromperà,) Onde indi a poco comma rono i fanciulli à andare del corpo tantoché tramortiti,* come morti «dettero in terra:S io^enni loro per morti,et me fenza figli.Ma Iddio li foccorfe,per che fi diede loro tolto a b re olio per che vomitaffero, cY fé li fecero altri rimedn, co'quali fi aiutarono,* fcamparonc lLiorlmanonpocoftanchicYdeboliperqualchegiorno.Concludendoinqueftamate ria dico che ne principi], che cominciarono i chriftiani a prouare cY efpenmentare m fé ite fi auefta purga delie auellane,fin che accertarono a mifurare gli ftomachi loro con la quant ti che prendere ne doueuano , fé ne ritrouarono molti burlati , cY altri beneficiati: per che ledici noftri non le cono(ceuano,nè le fapeuano applicare: Ma hora molti le vogliono, o le ftimano,cY ne mandano ancho in fin di Spagna per elle» Delle piante del bdmbdgio in queiìa ifola SpagnuoLt. Cdf>. V. InqueftalfolaSpagnuolafiritrouamoltobambagiofeluaggio^enepoffemonimedei mamente ne fono alcune piante pofte à mano . Et quefto e migliore di quello , che ita pei \ campi cY e più bwco,cY fa le piante più alte: perche ve ne ha alcuna,cbe crefee quanto e vn volta cY mezza,d due,vn huomo:Et fi pongono et fenza hauerne più cura,continuano 1 dare il loro bambagia Ma per che hora in quefta Ifola no vi fi danno a cui tiu aràW^ fa tanto , quanto k ne faceua nel tempo de g rindiani,che ne haueuano più cura. 1 dirima non fi curano di quefto guadagno,aachor che ita buono,* che farebbe per crefecre quant DELL'INDIE LIBRO XI. Iyi effi volefléro , coli qui , come m terra forma, doue tutto l'anno ordinariamente Io feminano & raccolgono: Ma quello di terra ferma e balTo a compara tione di' quello di qua : béche hab bia io ancho la vedute di q uefte macchie cV piante alte. Per amo quei di più, che lì può dire del bambagie 6 cottone , li lafcra per dirli nella feconda parte di quella naturale OC generale hiiloria dell'Indie» & Delle Fico dell ' inferno ,che in yuefld ifold $pd?moLt fono. Cdp* V I LeFico, che chiamano dell'inferno fono molto comuni, cV ordinarie in tutt* qu**ft c Kcp le,&m terra ferma. Quelle fico fono da i medici, da gli aromatari], cY da gli herbolarij chi ^ mate Cataputia maggiore. Non fo io che proprietà nella medicina sgabbiano : ma ve ne è qui tanta copiabile occupano ognico'^, 6C non ne vorrebbono tante per li campi quie ve nefono,cYmolto meno ne vorrebbonohauere in queftacitta,doue fin dentro i corali delle cafe,cYper tutto ne e gran quantità. Delie Canne, & delle CdnmfcciedtquefìdlfoldSpdvnuold, Cdp. VII Sono in quella liola molte Canne niafiTiccié,cY groiIe,etmolte di loro al te,-come nafte di rancie: cV alcune più alte,che picche: madame ho detto fono mafficcie tutte cY fono buone per gli edifici) delie cafe de gl'Indiani: et fé ne feruono anco i chriftiani in molte cofe Ne fo- no ordinariamente in queitaKola, cVintuttequefteIndie.il terreno,doue quelle canne na- fcono,è fertile & ottimo per feminarui il grano b Mahiz de gl'Indiani, cV tutte quelle altre :ofe,per le quali colttuano 3c procurano il terreno. Vi fono medefimamente ne'laghi-et pa iuli,K m molte cartiere delle riuiere di quella [(oh molte cannuccie, d carecci che fono fot tili,come calami , dC ne fanno gl'indiani Caribi le lor freccie. Con quelli anco 'ne adornano [e cale loro , 8C ne fanno gentili iauori , cV di bella vifta.Ma non fono già pero di q udii cala- mi buoni per fcriuere, anchor che in quella Ifoh ve ne fìano alcuni pochi buoni. DelliGmnch^chemcjueììdlfoldSpagmolafono. Q a p, vili Sono in quella Ifola Giuchi,come quelli di Spagna,ma minori alTai,nelle ripe d'alcuni fa gii o ftagnu Ve ne fono anco certi altri , che in i Spagna li chiamano giunchi d'India- cV in ^aftigha,&maltri!uoghi,fogJiono li vecchi per baftoniferuirleneA alcuni anco li porta- io per certa autorità. Sono graffi a tre cantoni,et ve ne fono altri più foctili,et molto iWfe 1. Quelli ancor che in i Spagna cofi ii eh iamano, non fono in effetto giunch i : Se gli ho qui jolli per ornare di quello errore coloro,che di quello nome li chiamano: perche nel vero fo io altro che foglie d'vna certa fpetie di palme,che in quefta,cY nell'altre Ifole di quelle Indie ono,cV molto più in terra ferma Piacque ad alcuni chiamarli giunchi,perche nel mafficcio li quelli bordoni fi famigliano alli giunchi: ma nel vero qui fono palme, anzi frondi di pai ne, le quali nafeono infin dal pedale, cV molteinfìeme, cV molto alterne fi fa arande quella Ibero: perche non e altro che vn circuito grande di quelle foglie: 8C ii fercolo d la fchiena, :he Ila nel mezzo di quelle pampane, e il bordone,che ho detto che vfano in i Spagna i vec :hi, cV che lo chiamano giunco. Et quello tal baftone, d pidicino fina ben alto da t?rra pro- luce la foglia come la palma. Vene fono ben groffi : ma portano li fonili in i Spagna per arne bai toni da vecchi. Et fé ne ritrouano qui più groffi di quello, che farebbono due d tre li quelli piccioli giunti mfieme,& fono affai leggieri,^ di poco pelo» DELLA GENERALE ET NATVRALE HISTORIA dell'Indie, doue fi tratta delì'Herbe, & Semente, che fi portarono di Spagna in quella IfoIa,& dell'altre che vi erano , Libro vndecimo . IL PROEMIO. Enche fi fia nel terzo libro fatta metione d'alcune cofe,che in quefto 1 1 fi retili cherano,fi foffrira nondimeno perche fi continoli! con maggior ordine éfahi ftoria:perchefeiuifitoccdqualchecofadiqueftemateri^ 'g qualche propofito: Ma quello è il proprio loro luogo: Et nel primo Capitolo h»fc l r fT™ n f F nmIe , dÌ qUdk herbe ' & femente > che di Spagna fi portaro. quella Ifola,doue vi fi fanno ordinariaméte ; et vi fi moltiplicano dei con tinouo: poi ii pallerà io in - a- . '*■■> vi \ '',:! '%■■■•;% ■>■% ì :, 'fi MÌ4 > »'■ l li !" «!;« JÌ'Vu'i»'' iri:, ' ., I' f > . A .|;.;d;.; '", I H* Affili M i 1 i ' , ? :>;,r: -^"' . * ti "ì'"' ini, !■ i , f ;• • ì~ì. - : ■>. ■■ . ..;::,. .., *■:«:"!',";:'; ' '' ;"^i."- l ''.(: ti " '".' I: * \ t ' " ■')'■■"'■■■■{: V'i' ti. ''.''■ ■■!■,, li ili '•; ,•,.■/ v ; >* : : . /' + ,■ , •" ; f 1, ' |L™»I|;:.L '■*' K , - ' J"'» 1 DEL V H ISTORIA patterà à trattare dell'altre herbe, che qui fi ritrouano, dC fono come quelle di Spagna.Et ft- nalmente dirò d'alcune piate et herbe medicinali di quefta Ifola,che nella noitra Spagna no fono,nè vi ti conofcono; cV d'alcune loro •pprietà, fecòdo che io ne hauero hauuto notma. Dell' herbe & piante , che fono tenute di Spagna in quefla ifola Spdgnuok , & quali qui fanno (èmente i & quali nò. Cap* L SI fono portate di Cartiglia in quefta Ifola feméte di melloni,quali vi fono hora tuttofan no cV ve ne fono molti,& vi fanno bene: benché affai più nella propria loro ftagione ve ne fiano.Ma d pochi d molti non ve ne mancano mai,et vi fanno buona femente:onde no è più hora necelfano farla venire di Cartiglia* Vi fi fono portate anco femete di cetrioli^ vi fon fatti buom,cY molti: cV vi producono anco il feme buono, onde gene e. ne è affai buono,non bifogna piu,che di Cartiglia fi porti L'herba buona, che in alcune parti chiamano nerba fama, cY in molte altre Mentana qu in quefte Indie affai bene: dC vi è tutto l'anno: cV non bifogna che più ne venga di Spagna perche doue qui apprende vi fi conferita, cVcrefce. _ Le melenzane fanno coti bene in quefte contrade, cV e loro cofi proprio quefta .terreno come e la terra di Guinea a i negri: onde non bifogna fare più venire di Spagna il feme: pe che qui vi fanno affai meglio,che la: et vn piede di melèzano dura qui due Oc tre anni et pw & fempre produce cV da il frutto: Onde quando quefte fono picciole, quelle fono groiie,o quelle altre ftanno in fiore: Et io ne ho veduti alcuni piedi più alti , che no è niuno huomo dC in effetto qui fanno affai meglio,che in luogo alcuno di Spagna* I fagioli vi fanno qui affai bene,& vi è vn buono legume,cV in gran quantita.Lt non bi fogna fare altramente più venire di Cartiglia la femente: perche in quefte Ifole et in terra le ma fi cogliono ogni anno di quefto legume gran copia. ^ , L'apio , che fi porto qui di Spagna , hora ne in molte parte , e nelle cafe , & ne poderi a quefta citta : & non bifogna più farne venire di Spagna: perche qui vi fa bene: et quando a prende vna volta preffo l'acqua, non vi manca più mai. Le Zauire vennero ancho di Caftiglia , 5C fono quelli cardoni verdi cV grotti, de quali fal'acibar,che è vna compofitione ainarittìma,cY nera: cY vi fanno hora molto bene: perdi fé ne veggono in alcune cafe di quefta città, cY nel monafterio di quefta città moltccV nel poffeffioni di quelli cittadini medefimamente. Et ve ne farebbono in quelli luoghi quan voleffero , s'attendeffero à quefta mercantia, cV ne voleffero. Hora diremo dell'herbe, che fi r'innuouano, tY ne portano la femente di Spagna: perei ancor che qui la pongano,non e buona. - 1 I cocomeri fi fono fatti in quefta Ifola, cV ne venne la femente di Cartiglia: quella,che qi fanno non e buona, cV per ciò bifogna rinouellarla. Lattuche ve ne fono qui affai buon cY quafi tutto l'anno,della fonemiche di Caftiglia venne, cY che fé ne la del continouo v< nire,perche quella che qui producono,non vale nulla. I rauani fono qui buoni, cV quafi d'ogni tempo, ma ci fono vn tempo migliori, che v altro,cY lafementa,che qui di loro fi fa, non è buona, cY per ciò bifogna medeiimamenter; nouarla,&farla venire di Spagna. Icrefcioni fono anco in quefta Ifola , cY bifognano nnouarfi conia femente di bpagn Qui fono aliai poueri di foglie,ma fono affai buoni. Petrofelini di quelli di Spagna né fono qui buoni,et vi ti fanno grandi,ma non produc no fementa.Onde bifogna farne venire di Caftiglia. II coriandro medefimamente fa bene in quelli luoghi , ma bifogna che pure di Spagna rinouellilafementa. . a w Le cipolle qui li fanno del feme , che fi porta di Spagna , cY fi potrebbono più tolto crii mare cipollini, che cipolle, poi che non vi fi fanno mai tali,né cofi grandi come fono quel di Spagna,non fanno buona fementa,cY pero ti fa venire di Caftiglia. Cauoli, d verze della forma, che fono quelli di Napoli, ve ne lono qui medefimament benché non fìano cofi buone. Vi fono ancho di quelle,che volgarmente chiamano cauc cappucci^ vi fanno cofi bene,che fono migliori, cY più rif lretti,cY più faporofi di quelli S pagna. Ma dell'vna forte , 8>C dell'altra vien di Caftiglia il feme: perche qui non aipettan che lo pongano* Inauoni PELL\INDIE LIBRO XI. tf2 InàuomYonO cofi buoni qui come ini Spagna,fenevienelafementebuona:perchenori effendo buon il feme , non ne può riufcire buono il frutto- Et qui bifogna rinouellare il fé- me da Spagna, non effendo quefto buono» Le charote ii fanno qui , ma non cofi buone , come in i Spagna: né quefte di qua hnno buona femente,nèeffe anco hanno cofi buon fapore,come quelle di Càftiglia perche quefte fono infipide,cV difgratiate. Leramoraccie fono vna fpecie diradici feluatiche, cV fono come rapi, ma fono più acute & mordicano. Di quefte mangiai io in Italia,cioè in Roma,cV in altri luoghi.Ne è in quefta ritta per diligentia d'alcuni Genouefi venuto il feme,cV vi fono fatte belle,c* affai più gran- di di quelle di Roma cVmeno acute, cVmordicanti.Mapoi l'hanno lafciateìn oblio, cV al prefente non ve ne fono. Ma come teftimonio di vifta io dico , che ne ho mangiate in que- fta città qualche volta,cV che in quefti luoghi vi fanno beniilimo. Dell' herbe , che fono in quefla ifola Spagnuola, che fono come quelle di Spugna , & chefo- no qui naturali, di quefli luoghi* Cap. II. Tutte quefte herbe in quefta Ifola fi ritrouano , cheprima che chriftiani vi paffaffero , vi :rano.La cicoria e quella,che gli herbolarfj chiamano roftro porcino, la portulaca,la verbe- ia,il folatro,la piantaggine,la burfa partorisca matricaria,il nenufar,il bafilico,la fcolopen- lna,il capello venere,il politrico,la ceteracche,l'adiato,il puleggio agrefte, la maluauifchia ) al tea,il polipodio, il vifeo della quercia, ancor che qui nafea fopra altri alberi, la perficaria* 1 tribulo marino,la bieta,la faluia,il milium folis,il cipero,il trifolio leporino. Tutte q uefte ìerbe fono qui, fecondo ne fono flato informato da gli Aromatari) cV herbolarfj noftri, kn za l'hauerne io veduto la maggior parte di loro in quefte Indie. Di più di quelle, che io ho ielle fopradette vedute, vi fono ancolefeguenti, chequidafefteffenaturalmentenafcono :ome in i Spagna. Et fono i felci, che ve ne fono molti ÒCdi molte maniere, cV la loro gran ' iezza è tata,che vi fono alcuni albericene paiono di quefta fpetie,d almeno che le fue fcWe ìabbiano. Vi fon poi della medefima forte di quelle di Cartiglia , cY del medefimo odore fc fiori. Vi fono fpine, che producono more di quelle fteffe di Spagna , eV d'aìtremolte ma' nere : cV alcune più groffe,cV di differenti fiori, e* alcune di loro di perfetto odore, Vi fono :ardipiccioli,etpungenti,di quelli medefimi, che fono in CafìigIia,roffi,et della medefima bglia. Vi e marrobbio,ma non hanno buono odore, cV fono più alte di quelle di Cartiglia. Vi e l'EIitropia: pero non ognuna produce ql frutto, d granelli,de'q uali fi fa il colore azur o per illuftrare, cV abbellire le lettere graffe , che fi fogliono fare da coloro che fcriuono i ìi> sridi lettera tonda d formata. Dell'herba, che chiamano gl'Indiani I, & della fua "\tilitk, & proprietà. Cap* 77 /. E vnaherba in quefta Ifola, chela chiamano I,cV non folamente in queftaìfola* mairi :utte l'altre anco , cV in terra ferma di queftelndie. Nafceda fé fteffa , cV ve ne é tanta copia :he in molte parti fé ne veggono le campagne piene. Fa vn ramo lungo, cV s'alza in fu co ' nelacoreggiuoia,olM^ ha più iotnle.Quefta I e vn gran pafcolo per li porci,per che gl'ingraffa molto, cV e più lo- o al proponicene non fono in i Spagna le ghiande. In alcuni Iuoghi,et fpetialmente in ter a ferma li purgano gli huomini con quefta herba. Io la viddi prendere in Darien d'alcuni :hnftiani : cV e cofa cofi fìcura , che R può dare ad vn fanciullo, 6 ad vna donna grauida: per :henoneviolenta,neperiareandarenellapurgapiuchetredquattrovolteainnfermo;Et i quefto modo fi prende.La peftano molto,cV poi ne cauano il fugo,et lo colano : et per che >erda alquanto del verde,d del fapore dell'herba,d dell'humidità,vi pongono in vna fcodel a di lei vn oncia di zuccaro , cV labeuono poi àdigiuno . Et non ha a dormire l'infermo fin :ne habbia purgato: cV non è amara, ancor che non vi fi ponga il zuccaro. Che fé non fi raua zuccaro ne mele , per poruene quella quantità ,;che s'è detta, farà nondimeno fenza vno,c* lenza 1 altro, il medefimo effetto. Io viddi in quelle parti di terra ferma lodar molto 1 uettamanieradipurga.Siritrauaqueftaherbacopiofiffimamenteperlecampagne intuì ;eleprouincie,oIfole,cheiohodiquefteIndievedute. VMherbaòptantdtcheichrifliamchiamanobalfamoartificiale^per cheque/io nome li danno* Cap. UH* Nelterzo capo del precedente libro s'è ragionato dei balfamoartificiale,che in afte Indie fifa ■■:# liWi. lì ' , l'i i ■ ' ' 16 I'!':."! i,«l ]<•■ II i'V w , $ ' i - « -'t < !?< lWì Ci "'19 ► . " . Mi " ri ".|,|H i V.i ■' !.■: ,H|i' ■ | ... >t: ■■.:.'; ;■ ; hiV'i ; J' •f<' "ir il;, >■> 'I Mi Wksrsw ,'Vtii' ,| " *,.: ri « '■ i.i. V>, : , !,„i vi, ■ >•■!*', I I " I .1 ., ,■''',"" . ." £."■••.' ■ , !i i '•M\\":A : ' m^, i h ' " ii'" j * ,ii ' ", »'#'» ' ''■■'• «/mi! h'i ii V '' » » ,ii !.. * % •V D E-L L'HISTO'RI A fi fa dell'albero Goacane,che fu ritrouato d'Antonio Villafanta,d pur fecondo che altri di cono,, dal dottor Codro:oltra di queftobalfamo 5 checomefidiffe,balfamo non e>ihavn'a tro certo ìiquore,che fi tiene per cofi buono,d migliore di quello:pche s'è veduto effere vti- ìitTimo a diuerfe malatthie,doue s'è efperimétato,cY fpetialmente a gli humori freddatali paiTìoni,che da frigidità" procedono,Ma parlando più particularmente di quefto liquore d co,ch e a quefto modo fi fa» Quefta è vna piata,che da fé fteffa nafce,fenza effere dalla indi ftria de gli huomini aiutata: cV fé ne troua gran quantita,cV crefee tantoché pare albero:pe, che va tanto in fu.quanto è vna volta cY mezza,d due,alto vn huomo,et Ha li fuoi gambi,c fufticelli berrettini,et le foglie verdi : : et groffe,et ampie: et dalla parte di dentro fono più ve di,che dalla parte di fuori: chiamo la parte di fuori quella, che ha più rileuato il neruo,che v per mezzo della foglia dal capo al pie. Et il pidicino,doue fi foftiene la foglia -, non è verde ma è quafi roiTo , cV le foglie fono in qualche parte di loro illuftrate d'vna roffezza paonaz za. Il fuo frutto fono certi rafpi lungi quanto vna mano , co'diti ftefi , 6C pieni di certe vuc cV granelli grandi poco men di pallotte di fchiopetto,cV rari alquanto,cV fparfi,cY non deli come veggiamo effere le vue ne'grafpi loro i Quelli granelli di quefta pianta ftanno verdi et in qualche parte vn poco roffì,nel modo che ho dettocene fìa il colore de'pidicini, delle fi glie.Et quando maturano,fi vanno più arraffando :8£ quando fono ben maturi,ftàno qual paonazzi ofcuri,Hora prédono le cime tenerelle di quefta pianta :cV alcuni infieme co qu fte cime prendono anco quelli grafpi cV granelli: cV ne fanno pezzi , èY cuocono ogn; coi in acqua, fin che manchi per metàjét" piu,cY più anco,fin che diuéti fpeifo come vn vin coi to,ò come vn mele. Poi lo lafciano appofare, cV fé neferuono nelle piaghe , cV nelleifgarra ture, anchor che vi manchi carne nella ferita: per che vi ftagna tofto il fangue,cV cura mara uigliofamente le piaghe. Et dicono qui alcu- ni, che quefto fia migliore, che il balfamo, dC l'hanno molto efperimentato : Mala vera fo glia ha da effere del modo , che qui filineara, con amendue le punte acute , cioè nella cima doue va a fìnire,et verfo il pidicino, onde in- comincia. Delle cime tenere di quefta pianta ficauamedefimamente per lambicco vn'ac- qua,che è migliore, che nò è l'acqua vite,d ar dente, che chiamano: Et molti fé ne ritroua- no bene. Poco tempo fa, che è accaduto, che vna rota di carretta fi colfe di fotto la gamba d'vn negro, a punto nella polpa,ma per drit- to,^ non di trauerfo : per che non li ruppe of [o alcuno, ma ne diftaccd gran parte della car ne pefta dC rotta: di modo ,che fi péfaua colui perdere la gamba, d la vita , d reftare ftorpia- to. Ma in manco di xo di flette bene,cVlauo raua, come fé non haueffehauuto alcun ma- le,con porui folaméte panni netti di tela vnti, dC bagnati di quefto liquore , riponendogli vna, d due volte il giorno . Quando dole il ventre,d altra parte della perfona, fé è g fred- dezza, beuendofi alcuni forfi dell'acqua, che s'è detto, che da quefta pianta fi caua, tofto il dolor va via, d fi fente almaco affai megliora- mento : Ma continouandolo pochi giorni, {i viene a togliere via tutto il freddo, OC l'humo re,cV il dolore caufato dalla frigidità, Que- fta è vna piata, d frutice, che fi ritroua I molte parti DELL'INDIE LIBRO XI, '53 parti di quella Ifola,cY molti hanno protrato quanto ho io qui détto,Penfano anchó alcuni, che hanno efperimentato quefto liquore, cV dicono che fia migliore, cV più fecuro del balla mo,o liquore di Villa fanta.Et in effètto fono infiniti i rimedrj, che il piatolo Iddio moftra a faoi fedeli , anchor che più lontani fi ritrouino da i medici , cY dalie medicine* La foglia di quella pianta che alcuni la chiamano del balfamo nuouo,èfatta à modo d'un ferro di lancia, o di vna giannetta,chc taglicene fiano molto aguzze nella punta , come fi foleuano vfare fra caualieri nelle guerre,et fra buoni cacciatori per li bofchi. Et noi qui il meglio che se pò tuto l'habbiamo difegnata» E' lunga da fei diti,cY larga quattro nel mezzo» Dell' far ha, o pianta chiamata Perebeccnuc. Cap. Vi In quefta Ifola Spagnuola e vna herba d piantabile la chiamano Perebecenuc,6Y é mara> jigliofa per le piaghe,cV fé ne truoua gran quantita,cY e Hata da molti,cV da me fteffo efperi nentata.Di più di quefta cY delle altre,che ho dette,credo io, che qui fiano infinite altre her >e,cY piante, cV alberi appropriati alle infirmiti & piaghe humane* Ma perche gl'Indiani muchi fono già morti , se con loro finita & fepolta la notitia di quelle virtù 6V fecreti della ìatuta.Dico di quelli,che gl'Indiani haueuano già efperimentati cV fapeuano,Et tutto que- teche hora fé ne può dire,è poco,cY non bene intefo, perche quefta generatione e cofi aua a di quel poco,che fa,che né per vtile,né per bene, che fé le faccia, né vuole cofa alcuna ma- iifeftare,mafiimamente di quelle , che potrebbono (effendo medicinali) giouare ai Chrì> tiani.Et quelle cofe,che fi fono da noftrifapute,nonfì fono fapute per volontà degl'India^ ti,ma perche non le hanno poffuto celare» Et benché io habbia alcune cofe fentite dire che >cr diuerfi rimedrj fono,non voglio pero" perdere il tempo in riferire cofe confufe,o v nò chia e : 3C per ciò non diro' io qui fé non quello che é affai noto, o v che io habbia veduto cV efperi- ientato,come ho fatto di quefta herba ó piata, della quale parlauo,6Y che Cornelio detto, la hiamano Perebecenuc» Se ne truoua gran quantità in quefta Ifola, tY per le campagne,^ er li poderi, cY per dentro queitecittàancho:io dico,che fé ne ri truoua tanta copia,quanto i qual fi voglia altra herba,anchor che diciamo,quanto delle porceIlane,che non fi può pili ire, per la gran quantità,che di loro qui fi truoua» Quefta herba , della quale parliamo , ha molte fo- lie large, cY aguzze nella punta , cY fi fomigliano a :rri di gianette picciole» Onde pare che vogliano in gnare cY aceénare per quefta via à gli huomini,che le fono per curare le ferite di cofi latti ferri» Sono uefte foglie affai fonili , cY verdi , cY nelle punte al- uanto paonazze , cY gli haftili o v pidicini , ne quali uefte foglie nafeono , fono medefìmamente pao^ azzi,come le punte delle foglie:benche ve ne fiano cune non aguze in punta,marotonde»Ma cY que- e, cV quelle hanno la loro eftremità di colore polio a leonato cY paonazzo» Quefta pianta produce rti fiori roiTi,lunghi, cV co vn fiocco,©" cioccha,av eilfinocchio:mafono feparati l'uno dall'altro, cY no lunghetti, cV fottili» Quando quefta pianta é efeiuta tanto, quanto dee crefeere, & alto quanto é io h uomocY piu,e nel fuo operare marauigliofa, perche facilmente & tenia pafiTione cu- ,che pare che l'habbia voluta Iddio infegnare per l'eccellentia grande, che ha, in guarire piaghe,anchora,che fiano vecchie,^ di cattiua difpofitione,cV incancherite, o quafi incu bili bt vfano il rimedio di quefta herba i quefto modo» Cuocono vn pugno delie cime, delIefogliepiutenerediqueftapiantainvnbocaled'acqua,cVquadoveggono,chenefia ficcata cY mancata la terza parte,leuano il pignatto dal fuoco, cY la lafciano quafi far fred> iA con vn panno netto bagnato in quefta acqua Iauano la piaga molto bene, poi lafciu- ino con panni di lino.Et finalmente pigliano fra le mani alcune foglie crude di quefta her i 3 cYnecauanoilfugo,nelqualebagnanofìla di telabiancha, inette, cY le pongono fu la aga,&: la legano poi con vn pano di lino» Et a v quefto modo faccedo due volte il giorno, breuetempoguanfconolapiagamaligna» Alcuni in vece delle fila di tela, vi pongono Viaggivol»3°. u i'h €r ba à< .TI";. i ■M,:.:ir, v .-: in ■ F ■ "' ' Il ' ""EU ti "*,' ■•■ "A V<-3kft\ iH " ; « ; >>',;■ ■■■., M.' I! w^'fr ;H , IV. V.»Ki'«, ' i 111'.'.'!:;. r fi ' tir!:','' 1 ; *&# ' , M#' * •'' i™ 1 1 li. i\i ; "'\ '* ':■•! '.! 1 * ■ •' " '. 1 -»- Qh'VI Sii; > :■• i* "'V ;4 .1. I Ul )'■ » ./ fu , & bora è in molte cafe di quefìa città di San Domenico. Cap. mi. Cori e vn animale picciolo ha quattro piedi, cV e della gradezza d'un mediocre coniglio luaggio: Et paiono quelli Cori in effètto vna fpetie di conigli: aneli or che leghino ilmo- accio 3 a maniera di topo,ma non già coli acuto. Hanno l'orecchie affai picciole, cV le por- no cofi riftrette OC congiunte naturalmente col capo,che molte volte pare, che non le hab ano.Non hanno coda alcuna,cY hanno affai delicati i piedi dinazi,cV di dietro, dalle giuri tre delle gabe in giù: Hanno tre diti,& vn'altro più piccio!o,che fono quattro .Sono affai rlicati cV fottili,cY del tutto bianchialcuni,alcuni del tutto negri , ma la maggior parte fo- 3 d'amendue quefti colori macchiati. Ve ne fono ancho alcuni del tutto vermioli, e t alcuni acchiati di vermiglio,^; di bianco»Sono vaghi cV puri animatetene puto faltidiofilper- ie fono affai domeftici,& vanno per la cafa,cV la tengono netta fenza ifporcarla. Non ftii- >no,nc fanno rumore,né corrodono per fare danno» Mangiano herba:cV co ogni poco e lor il dia di quella,che mangiano i càualli,fi mantengono : ma affai meglio con vn poco Cazabi,che più gli ingraffa,anchor che l'herba fìa loro più naturale* Io ne ho mangiati et io ne] lfapore,come conigli feluaggi: benché habbiano la carne più delicata ^morbida menfecca di quella delli conigli» * Delli C ani piccoli^he furono in cjuefla ifola Spagnuold. Cab V Si ritrouarono in quefta Ifola,cY in tutte l'ai tre,che fono hora habitate da Chriftiani cani ccioh,chegl'Indianinellecafeloro alleuauano:mahoranon ve n'é niuno» Gl'indiani fé lemmario alla caccia de gli altri animali qui di fopra detti» Erano qfti cani di tutti quelli [ori,chefeneyeggonoiniSpagna:aIcunid'uncolorfoIo,aItri macchiati dibiaco,negro 'errmglio od altro colore,^ pelo ehe fi fogliono ini Spagna vedere»Et alcuni lanata : caftrati,alniconvnalanafotnle&delicata,cYaltrilifci:ma "5* dCh [ cloBt ll P do dl t»» 1 e ra più afpero di quelIo,cherhannoinoftriinCaftigIia c^ ^orecchieerte,appizzate,cVviue,comeIetengonoilupi»Tuttiquefti cani eranomuti, nodo,cheanchorchefoffem •erano ; abbaiare.Li chnftiani,che vennero in quefta Ifola col primo Almirate nel fecon- viaggio,morendofidifame,cVnonhauendochemangiare,fìmangiaronotuttiquefti ii.fctaqueftomodoquefti cani erano:Main terraferma venehagranquàtita, in alcune )umcie,doueioglihoveduti;cVnehomagiatialcuni,cVeVnbuonmangiare.Certo,che onabbaiare,ne gemere di quefti cani,effendo lor cofì naturale^ proprio,evna cofaaffai ua,hauendorifpettoa v quelIi,cheinEuropahabbiamo»Maquefìa,cValt^ urainvarn ammali 2f clima: & come diceuavn poeta moderno,che io conobbi in Itah'a, gioito ftimato in quel tempo,chiamato Seraphino dall'Aquila, in vnfuo Sonetto,doué ^^S??^ r^ natUna EtpmaI ^mrnaturaèbella» Siche indiuerfere )mdiffereticVftranecofefitrouano,etinvnafteffafpetied'ani^ omealfilentiodiquefticanidicePlin^ rtateviadaqueUacontradaadvn'altracantano»EtneirifoladiSeripliQTonomuteleci. Viaggi vol.3 » „ ij ca i ej : hi!, ■,,• 1 1 hj- ** $*$■$ li' v't-W'ij V ' * ? : V;''f il' ■i '■■:'m: - ,1 Vii* HT»» " .„;V: : . ■.,! .1 ••jltii (fife!' Mi'- "', il» r »' ■'* \ li .:■. i\l .11 r :; i'«» ■V i-Jt. ; : . •; ; l ,'% , "!' ! T.".i .«'III. 1 'e'; - ilj|l,." ■ :, ' il I n ■ ,.,*■■" ■P"^- DELl'HIS T O R I A cale lequali ancho portate in altre prouincie cantano. Ricordandomi io adunche d'haue kttoquefto volli prouar fé queftì cani muti cauati da quella loro cotradaabbaiafieroinvn altra* & coficauai vn cagnolino di quefti dalla prouincia di Nicaragua, & lo portai fino ali; cittadiPanama,eheében 300 leghel'vna prouincia lontana dall'altra. Et quado poi voli partire per i Spagna,me lo rubarono.Io haueua alleuato da picciolo quefto cagnofodi mo do che era molto domeftico: ma era muto coli in Panama,come in Nicaragua: dC no me ti marauiglicpoi che tutta quella é vna coftiera interra ferma in queftalfola bpagnuolanoi erano altri animali terreftri quadrupedi fuori di quefte cinquefpetie d animacene li fon. dctte*&: per quefto ferabreuelalettionedique(loduodecimohbro:mafera aitai maggior nella retatone delle cok di terra ferma,perche iui fono molti animali,cofl di quelli,che fon nella noftra Spagna A in Europa,come di molte altre varie forme cV fpetie differenti^ al fai vari] da quellt 5 che in scine parti fi veggono. Dclh Topi,ò Ratti ò Sor^dtftejìa lfoLt Spagnuola. Cap. VU Cercando di quefte materie,non ritrouo chi mi fappia dire, fé nel tempo, che l' Abiurai don Chriftoforo Colombo venne à difeoprire quefìe itole, erano,d no, in quelle parti t0| d foricùMa io 1 tutte l'I(oie,cY terra ferma,doue fono ftato,ho veduto,che ve ne fono moli Et cofi aedo ancho,chequiefferedoucuano, quado i primi chriftiani vi panarono: perei quefti animali non fono razza, che habbiano bifogno di fementa per moltiplicare, aneli. che fra loro nefiano OC mafehi, Se femine, cV che veggiamo moltiplicarli per via del con. perche fé ben fi monderò quanti nel mondo ne fono,non p quefto renerebbe la terra fen: topi* perche fono animali,che di putrefatene fi generano. Et per quefto fi dee credere^ ancho in queftalfola ne foffe,prima che i noftri vi paffaffero,come nelle altre Ifole,cV 111 te ra ferma ne fono,in gran copia,cofi per le capagne, tY g li bofehi, come p li luoghi habita dC il medefimo credo cV dico delle api,delle ve(pe,delle mofche,cV d'altri fimili animaletti Degli ammali terrejìri, che fi portarono di Spagnain cjuejìa ifola, doue „.• .■ ■ non ~vi erano, \J Cap. VII. lnqueftaIfolanoeranocaualli,cYvifiportaronodi Spagna caualli cYcaualle:cYhora ne fono tantoché non bifogna cercarli,né d'altro luogo portarli : Anzi in quefta Itola vi I no fatti arméti di CauaIle 3 cV cofi vi fi fono moltiplicate, che da quefta Itola hanno portati, caualle cV caualli in tutte l'altre Ifole,che s'habitano da chnftiani,cY doue ve ne è hora lan defima abbodantiavSi fono ancho da quefta Itola portate in terra ferma, cY nella nuoua S gna: di modo,che della razza di quelli di quefto luogo fé ne fono per tutte l'altre parti ck Indie doue ne fono,altre razze fatte: cY è per la gran copia loro giunto a valere vn puled ci vna caualla domata in quefta Itola quattro,d cinqa Caftigliani , cY meno* Delle vaccn< co il medefimo,poi che come cofa affai nota é,fono cofi grotti arméti di vacche in quefta k,cY vi vale vna vacca vn Caftigliano d'oro.Et molti l'hanno morte, cY di molte di lor p dura la carne per vendere i cuoi,cY mandarli in i Spagna , come ogni di ve ne vanno len cariche,cV fono huomini in quefta città,cY per l'Ifola,che hanno da dua, a dieci mila cap vacche,et più ancho affai,pdie il vefcouo di VenezuoIa,che e hoggi Decan di quefta eh di San Domenico,poffìede 1 6 mila tefte di quefti animali vaccini,cY piu:Et da quefto 1 mero in baffo gli altri poffeggono di quefti fteffi arméti le già dette quanta* Delli porci fono ftati medefimamente gran greggiin quefta Itola: Ma poi che fi diedero le gemi al j dagno del zuccaro,perche i porci erano dannofi à i campi, molti lafciarono via cofi fatti ìnali,béche pur tutta via ve ne fiano mol ti: cV fi veggono le campagne piene di faluaggi cofi di vacche cY cinghiari, come di molti cani , che i'i fono fatti feluaggi , cV fono peggi< che lupi. Molte gatte,medefimaméte di qlle, che fi portarono di Cartiglia , g tenerle in e fenefonoitealbofcc&fifono fatteialuatiche. Sono qui medefimamente moltiafini : «nule,cVmuli 3 che vi fi fono moltiplicati.come in Caftiglia. Ma perche di tutte quelteo s'e detto particularmentc,cV à me non piace di ridere più volte vna cofa , baffi quello, d» quefti animali sé detto.poi che affai noti fono,cV ordinari) nella noftra Spagna.Etcome troue se tocco,ritorno a ricordare ai lettore , che vn peto ,.che e poco meno di tre hbbr carnevale in qftacittàduo quattrini. Vi fono ftati ancho in quefta citta cV itola portati e oli biachi,cV negri,cV ve ne fono per le cafe alcuni: ma nò e troppo vtile guadagno per e foche s'è veduto del loro augmento nelle Itole di Canaria, cV fono naturalmente nelk \ ..■ .j *\k , ■ ldIlG BELL'INDIE LIBRO XII, iyf fcflìoni datinoli: cV fé vogliamo ricordarci di quello, che lì legge predò gli autori antichi, ve diamo che in i Spagna fi dishabitd vna citta per la copia grande delli conigliene il tutto ca- uauano,cYguaftauano,cofi lo fcriue Plinio nel z? caldei libro ottauo: ma palliamo adi- re de gli altri anim alighe erano in quella Ifola,come ferpenti,& bifcie,cY fimilu Dellt Serpi, & Btfaedtquejì al folci SfAgnuold. Cap. Vili. Sono innumerabili le bifcie di quella ifola Spagnuola, cV di tutte l'altre Ifole, cV terra fer- ma di quefte Indfe,cY vi farebbe tanto che dire di loro , che à volerne particular mente fcriue rifarebbe vn non venirne mai à capo: perche ve ne fono verdi, ve ne fono berrettine ve ne fono negre, cV vna più verde, che vn'altra: cV alcune d'un color quali giallo. Et come fono differenti ne colon,cofi fono ancho nella grandezza: benché fiano tutte picciole cV altre di pinte,altre lineate di varfj lauori OC colori,et di ognuna di quefte fpetie ve ne ha gran copia Ve ne fono altroché quando fi fermano à mirare l'huomo, cauano fuori del gozzo all'aere ma creila tonda cV rotta : cV mentre ferme flanno,la tengono i quel modo fuori,neI partirfi 30i la ritornano dentro nel gozzo. Ve ne fono altre alquanto maggiori delle ordinarie 3C omuni bifcie di Spagna,* due,cV tre volte maggiori ancho, ma nò cofì grandi peró,quan o fono gli fcorzoni di Cafliglia. Ma Iafciamo le bifcie , perche farebbe cola da non venirne nai a capo,cV fono qui molto comuni,cV vegnamo a parlare de ferpi: De' quali dico, che in |ueita Kola fpagnuola ve ne fono molti, cV di molte forte,et dipinture,* graffi • ma è comu le opinione de gli habitaton di quella Koh,tY chriftfani,* Indiani , che nò fiano velenofu venedo io_ da iterra fermai quella Ifola,nel 1515 palTai il fiume di Neiua in vna zattera di anne,prelfo doue quefto fiume entra in mare,molto furibondo, cV largo,* conduceuano [uelta zattera notado intorno dkci,ó dodici Indiani. Ho voluto dire come quello patio ac ìocheghhiftorici.cheinHifpagna fcriuonolecofe di quefte Indie ,fappiano che cofi fa o lontani dall'intenderle , anzi dall'intendere fé fletti, quanto ne hanno lontani gli occhi- erche s 10 no fofTì paffato p queflo fiume allhora , nò haurei potuto vedere vn ferpe che io trouai da qucfta altra parte del fiume predo la riua del mare i pie del monte,ch e chiamano e peciernali.il qual ferpe io mifurai,cV era più di veti pie lungo,* nella parte più grolla era ioltomaggiored'impugnochiufo:&lodoueuanohauermortoqueldiftelToopocheho : innanzi,pdie non puzzaua, * fé ne vedea frefco il fangue,che gli era vkko da tre d quat o coltellate che teneua. Qyefli cofi fatti ferpi fono Iquef te parti meno velenoi%che gli al- i,ma fono di maggior fpauento à vederli. Veniua di compagnia meco in quel viWo in pme con altri chriftiani Michel Giouan di Ribas,che è al pretente fattore di fua Maeila in affiglia dell oro, * tutti infieme paliamo il fiume con quella pericolofa zattera di canne. t poi che non fera lorfe fuorid'i propofito,dird che modo di paffaggio e quello,* quanto uerfodaquellocheinaltrepartidelmondoconponti,dconWh?vfan\ 3 fei o fette fafci di canna giunte: & legate infieme co befciuchi, che in quello feruono me cZÌS q £ a 1 fafci P ure u dl canna ^te, cVgroffe quanto e vno huomo:dirno >,che nel mezzo di quello quadrone era di ki d fette piedi p ogni verfavoto * capace idauaioaffifo:cVdintornonotandoandauanoquelliIndiani 5 cLhode^^^^ > azattera: E chelipagai ^,cVdiediloroalcunecofedi q uello,cheenleilimauano,madipo. W a *T rT dap Ì ***&£* coIt * & al Caciche donai vna camicia. Era W^ H 1lf C ■ "ri fa "° re & 1 ,° / n,enauam0 da tem ferma > «daiiano notando, * 1 S addftu mefiflancauano, s afferrauano alle canne della zattera, cVquato quelli Sr^ n ° jta T ftÌ altriimpediuano, * diflurbauano il viaggio: onde doue affifoandaua,no poteua fug g ire,che l'acqua nòmideffe quafi fino alla cintura,perchepo aiocon=mecodelSecretarioLopeConciglio,cVdiraccomandatid'altreperfoneparti. «'¥;/::■■:: , • « Ì.V"f' *v' : "ii- A ■* j'» 'Rèi '/"ìm";'»' 1 '■■" ' . •t.^r^^M „. m (v..p;l i ' ; ; Il fc »' i ' " li !' . , È ■i "Il V r J- » ;; " : Mlii , ; DELL'HI STORIA ' duello oro to!to,ó datolo j qualche vno di quelli Indiani migliori natatori , d l'haute* lafcia mandare al fondo,rcftadoui nel capo di fopra della corda vn bafìocello,che io haueualega. to « fegnale: lo andaua fcalzo,cY in camicia , cV m haueua ben legate le falde Se le maniche della camicia n notare,fe bisognato folle: Ma volfe il noftro bignore per iua clementia , che paflatTimo tutti a fatuamente, benché co molto pericolo, cV fiancherà: perche la correrne dei fiume era molta,* ci dibatteua forte: onde ci porto cV pofe quafi alla bocca Gel marc:Di modo che arriuàmo da quefta altra banda del fiume con ctó che io portaua s bagnato,« per. fo • 3C delle mie carti OC memoriali bagnati mi rincrefceua più che d altro. 1 utto que, io au ucnncperchc hauédo co molto affanno dC difpiacere affettato cinque di, quattro leghe più in fu in quella iftelfa riuiera del fiume, vedeua che ogni di più crefceua il corfo delle acqueti non m'arrifchiaua a guazzare à caualio il fiume. Onde ne mandammo co caualh i feruiton noftri n quella via: percheci diedero ad intedere,che quel Caciche,che era più giu,tenca Cs noe cY ci haurebbe fatto molto appiacerc pattare : Ma fu per edere co tanto mio difpiacere chenò m'auanzera vita per potermi ben pentire dell'errarcene io feci. Hora venuti daqu, ftaaltra parte ritrouamo il gran ferpe,che io diffi,cY poi montarne il colle de pedernah, ch< è molto afpero,cY penarne -duo giorni cV mezzo à paffarlo: cV vi dormimmo due notti fcr za ritrouare acquaie hauere che mangiare altro che granchi^ quali ve ne eran o moln 5 buoni : ma nò fono cibo per genie ifchifa,nè delicata. cV cofi nel terzo giorno giungemmc alla terra d' AzuaJEt à quefto modo hanno da imparare di fcriuere coloniche vogliono re ferire enarrare le cofe delle Indie. Et nel vero fé qui diceffi itrauagli, che lojiopallatihi che no l'ho apprefe o vedute, verrebbe il doppio il volume di quefti libri.Et no vorrei io m fflìor premio delle fatiche mie,che faperle cofi ben diaconie fofferte le ho, g la clemenua e bontà diuina.Et m'ha molte volte fatta Iddio cofi chiaro miracolofamente grana della vita che fé io fapeffi cofi bene ifplicarlo,fo che più grate,* di maggiore admirauoe quei te hffii rie farebbóno.Ma ritornando à quello,che fi propofe nel titolo d'hauere a dire , dico che i cui farobreue , oche nelle cofe di terra ferma vi farà molto più che dire in limile materie,* ner quel tépo le riferbo.Sono medefìmamente in quefta Ifola , & nelle al tre coninone cer fero? verdi ,& forali , ma velenofi molto: cY di quefti fanno gl'Indiani Caribi il lor veleni Quefti tali ferpi s'attaccano da fé fteffi p la coda ne rami de gli alberi,et fi mantegono a qu modo fofpefi,& mordono douunche mordere cY ferire poffono chiunche indi palia,che< lor nò s'accorga: cV fono quefti cattiui cV pieni di veleno.Ma perche ho detto,che ne tanti gl'Indiani Caribi il veleno con ilquale le lor freccie tirano, dico che non con quefti ierpik fornente lo fanno,ma co altri venenolì materiali,come alfuo luogo più di lungo li narrer Vi fono medefìmamente certi altri ferpi berrettini: & altri non molto verdi t dC maggie che non fono quefìi,de' quali ho detto,che e il veleno,ma(come dicono) non fono coli ca tiui né velenoii,benche io non credo, che fi ritroui alcun ferpe fenza veleno in tepo alcur dell'anno. Vi fono ancho altri ferpi maggiori di quello,che io ho prima detto, che ritrou morto à pie del mote de' pedernah: che cofi ho io intefodireda molti , ma che no fono pei maligni ,ne fanno male.Gl'indiani fé li mangiauano tutti , cV quefti dC quelli fenza ditterc tia alcuna,cV lo teneuano per buon cibo ,faluo che quelli verdi fonili, che effi con diliger* cercano per ammazzarli,^ farne quella lor diabolica cY peftifera miftura,con laqualele l< freccie vngono,Parlo de gl'Indiani Caribiche quello effercitio fanno* DELLA NATVRALE, ET GENERALE HISTORI^ dell'indie, doue fi tratta de gli animali , aquatici. Libro decimotertio. IL PROEMIO. E opere del grande Iddio fono tutte marauigliofe,&: differenti nelle fpetie ro in tutte le parti del módo,cofi nella varietà della forma, come nella grad z i cV proportione loro A ne gli effetti,cV particulari nature medefimame Onde per quefta tanta varietà non ha baftato ladiligentia fiumana, nelle v a de gli huomini,che in quefta contemplatone occupati fi fono,à poter del t ;eee&mpiutàmé^ DELL'INDIE LIBRO XIII. 156 del mare: Il perche fempre hauranno qualche cofa,che dirai di nuouo, cV quelli, che hora ci viùono,cV quelli, che appretto di noi verrancnPer tanto io in quefto decimoterzo libro trat terd de gli animali aquatici,che in quelli mari di quelle Indie fono , cV fpetialmete di quella [fola Spa^nuola^della quale qui fi ragiona: perche cofi in quella materia ,come nelle altre ù' fa 3 feguiro lo flile di Plinio: cV fé bene non ne parlerò cofi bene,come egli, ragionerò nondi meno il vero,cY come tellimonio di vifta nella maggior parte delle cofe, delle quali qui fi fa ra mentione,&non ho folamente veduti que'pefci,che qui diro , ma n'ho mangiato ancho della maggior parte: onde ancho col guflo faro qui di quelle cofe fede» DeUtpefadelmdre& de fiumì&delmodo,come gl'Indiani pcfcdno* Cab, I. fLcibo più ordinario de gl'Indiani 3 cYaIqualeefìì più afTettionati fono, fono i pefcidelli numi 3 cY del mare,cY fono gl'Indiani affai deliri cV efperti nelle pefcherie , cV nell'arte del irenderli: perche come alcuni pefcano con canna in i Spagna 3 cofi qui fanno ancho coiìoro 011 balloni fottili cV piegheuoli: cV co corde anch o,cV bollettini^ con treccie di cottone af ù ben fatte,piu continouamente. Pefcano ancho con certi quafi fleccati , cV viette> che eiìS elle cofliere fanno,doue il mare nelle fue riuiere crefce,&: maca 3 cV nelle altre parti à quefto tte: tY da fopra le lor canoe medefimamente 3 che fono della manierarne se detto,^ cheap reffo più particularmente fi dira: Viano ancho certa herba chiamata Baigua in luoaode! erbafeo : la minuzzano nell'?.cqua,&: o che lìa 3 che il pefee ne magia,d pure che per fua prò ria virtù penetri nell'acqua, s'inebriano i pefei , cV fra poco fpatio di tempo fi veggono fo- ra l'acqua col ventre in fu addormentati,d attoniti 3 di forte , che li prendono con mano, 6C 1 grandiflima quantità. Quella herba Baigua e x come il bekiuco , cV gioua come se detto ella d minuzzata ad addormentare d inebriare il pefee: cV di tutte quelle forte pefcano, cY nno gran caccie,cV nel mare,cV ne fiumuEt come io credo, quelli pekidi qua fono più fa i,che non fono quelli di Spagna 3 perche fono meno flegmatici,ma nò di coli buono fapo- ,benche qui ancho ne fìano affai buoni 3 come fono le lize gradi 3 cY piccio!e 3 che e vn pefee modo di cefalo, cV come fono le vope,cV le vermigliuole,cV l'occhiate,c\: le gabine,et le pa mete,& i fauali,cV le fpinole,&: le parguete 3 che fono come aurate gradi 3 cVi corui,cVle cor ate&i polpi,cV i pefcicani,cV le farde,éV l'aguglie,d ago, cV le fouaci, cV le Ienguate, d pa- ie,cY i falmonadi(nò dico falmoni)cY ollreche grandi,cV pelurdini 3 cV cochiglie, co molte etie di quelle cofe maritime oftreacee,& lagoiìeA cancri,d grachi.cYgamarèll^cV raie in an copia 3 cV in alcuni luoghi,affai gradi,cV anguille,cY morene: cV molti,cV affai gran Tu ironiche fono fiere di mare più toilo,che pefei, per la loro gradezza , come fi dirà di loro irticularméte appreffo,cV lupi,d vitelli marini,cV tefìudini affai grandi,cV altre ancho pk> 3le,che gl'Indiani le chiamano Hicotee: cV molteaurate,cV quello è vn de' buoni pefei del are,6V pefee viola 3 cV pefei volatori in gran copiamo già della forma di quelìi,che fono nel are di Spagna 3 ch e li chiamano rondini: ma più piccioli affai: cV di tutte le fpetie già dette : è qui vn gran numero: & vi fono ancho molti marafci,cV tonni,cV balene : Ma lafciamo bgeneralua^oichetuttiqftipefcifonoanchonelmarediSpagna^ne'fuoifiumian- ° jq Ì l ie ; ono dlfiumi «&vegniamoalla particolare cVfpetialerelatione d'alcuni de' già tti 3 cV che fono in quelle parti: gche quello libro nò ha da feruire folamete a quella prima rte di quella naturale hifloria delle Indie,ma alla feconda parte ancho 3 doue fuggire di re caruimoltecofe 3 chequifidicono.EtpchehodettoinquellageneralitàdeIpefcaredegli àiani 3 che pefcano co baffoni imitando il pefeare co canna 3 che fi fa in i Spagna^ concor ancho cV bollettini dico,che quelle due manieredi pefeare effi l'apprefero da i noilri diri ini : gene effi prima che i nolìri qui veniffero,nò haueuano hami. Lafciado adunche q uè due maniere di pefeare da parte dico , che gl'Indiani fi feruiuano de gli altri modi , che fi io detti 3 c¥ d altri medefìmamente,come era con certa maniera di nafte pkciole ne' fiumi, taceuano per quelle vie del continouo gran caccie.Ma vegniamo à pefei particolari. Delle Balene.chefono ne man delle ìfole & di terraferma di ynefle Indie. Cap. IL Secondo che Plinio n^^ 10 affai grandi an^ ,cheeffo loro da E che non l'ho mifurate,nè vedutein terra:le ho ben vilìe ne mare mol ViaggivoL 3 % u tì |j ftrano l''''^'r'i wf * :[;„■ ti'- ll'lW ' t '■-"''\,. ì M' 1 il t ; m w Si '." 'I *1 m\ I- ^ll'; 'Vi, ■ir .7^ !? ii ■■ ' •; jii •■ V* Vii ■„ i)i" ';■! Ir ?:,'■■■ » ;, w :, "v: ' . ;<*".i' j » . li ^ i DELL'HIST ORIA (temo quando fpruzzano in alto l'acqua,che qualche paco di lontano parodie fa vna ve di naue fi può giudicarcene no fiano minori di quelle,che fi veggono per le coftieredi St gnacV ve ne ammazzano alcune. Di quelle n'ho molte volte ritrouate cYvifte in qflirr ri di Tramontana fra quefte Ifole,& terra ferma,et nelle celliere di terra ferma medefimart te dalla parte di mezzo giorno,come lo fcriuerd più particularmente nella feconda parte quella hiftoria. Tutti coleriche io ho in quelli mari di qua vditt parlare di queita materi dicono che le balene.che qui fono,fono i maggiori animali d'acqua,che in qftì mari fi tru< nino- ma no ho anchora intefo,che in quefte Indie ne fla fiata anchora morta alcuna, ned ne fìaftato raccolto ambracane,che kcòdo l'opinione d'alcuni, procede dal coito loro.Bi veto ìo,che quello animalerie Plinio nel nono libro chiama Phifeter ,& che dice,che s al: fopra l'acqua in forma di colonna , cY che getta poi per la bocca in aere vn diluuio d acqi che paiono vele di naui,non fia altro, che balena, poi che fuole la balena fare il lomiglian A quello propofito diro quello,che io infieme co molti altri viddi nella bocca del Uolpl d'Orotigna che e zoo leghe lunghi dalla città di Panama verfo Ponéte,nella coitiera di ra ferma dalla parte di mezzo giorno. Vfcendo nel 1 5 z 9 da quel Golfetto nel mare gr de per andare nella città di Panama, vedemmo preffo à quella bocca del Colto andare vn •ice o animale aquatico grandiflImo 5 c* di tempo in tempo leuarfi dritto fu l'acqua, bt qu lo che moiiraua fuori del mare,che era folamente la teila,c\: due bracciata affai più alto < la carauella noftra con tutti gli alberi. Et inalzato a quel modo fi lafciaua poi cadere giù dibatteua fortemente l'acqua,cY indi à poco fpatio ritornaua à fare il medehmo.manon taua pero acqua alcuna per bocca,benche nel cader giù faceffe con quel colpo dC caduta i tare molta acqua in aere.Et vn figliuolo di quello animale,d Amile à lui,ma molto mine faceua il fomigliante,ifuiandofi tèmpre dal maggiore alquato. Et per quello,che i manr & gli altri,che nella carauella erano,diceuano,la giudicauano per balena,cV per balenottt picciolo. Le bracciale moftrauano,erano grandiffime: dC alcuni diceuano , che le bali non hanno bracciata quello,che io viddi, era della maniera che ho detto, perche 10 an uà con gli altri dentro la carauelIaJDoue veniua ancho il padre Lorenzo Martino Cam co della Chiefa di Cartiglia dell'oro : 8C il Pilotto era Giouan Cabezas : & vi veniua an< vn gétilhuomo chiamato Sancio di Tudela con altri molti, che fono viui, cV P^no te care il medefìmo,perche non vorrei mai di limili cofe parlare fenza teftimonrj. Alla eitu tiua cV parer mio ogni braccio di quello animale poteua edere da venticinque piedi Iun cV cofi groffo,come é vna botte, & la tetta era più che quattordici , 6 quindici piedi ale più larga affai,cY il retto del corpo più d'altre tato.Egli s'alzaua fu in alto ,cV quello,che r flraua d'altezza era più che non e cinque volte alto vn mediocre huomo , che fanno vei cinque paffa.Et non era poca la paura che haueuano tutti, quando ella co fuoi falti li ver al vaffello noftra accollando: perche la carauella noftra era picciola. Et per quello , che iufpicare poteuamo,parea che quello animale fentiffe piacere,cV faceffe fetta del tempo, venire doueua: perche pretto fi pofe in mare vn gran ponente, il qual vento fu molto al pofito noftro : perche nauigando in pochi di giungemmo alla città di Panama» Delld Iudndferpente,Md quale frette ne erano molti in cfùefìd ifold : & 1 chrifliam non fanno determ ndrefe è carne òpefce,& co fi alcuni per l'uno <&per l'altro lo tengono. Cdp* IH, E' in quella Ifola vn animale chiamato Iuana,ilquale qui fi tiene p neutrale , cioè in d bio fé é carne,ò pefce,perche va per li fìumi,cY per gli alberi medefimaméte.Onde vna 1 lami pare di douere porlo co gli animali terreftri,cV vn'altra di fcriuerlo co gli aquatici, \ che fecondo à me pare,nell'vnafpetie,cY nell'altra potrebbe porfu Quello è vn Serpe; che à chi noi conofce,è d'horrenda Oc fpauenteuole villa. Ha le mani, dC i piedi,come h ione cV la tetta affai maggiore, ma quali di quella fletta forma. Ha la coda di quattro óa • palmi lunga,cV più cY meno,fecondo la proportione della fua grandezza, Il corpo del giore di ouefti animali è di duo palmi cV mezzo lungo, cV vn palmo d poco più d'ampi Sa Et pochi,ó niuno di quelli animali quella grandezza paffono.Ma da quella grande: in giù fé ne ritruouano di varie forti fino ad ellere come picciole luccrtole,Hanno per m zo della fchiena alzato fu vn cerro criftato à maniera di (pitico d'una ferra.Et in fé pare cofa affai fìera.Ha i denti molto aguzzi,cV vno gozzo affai lungo cV largo^ che li pende la barba al petto.Et è quello animale cofi tacicene ne ftnde,né gemerne ftando legato DEL ti IND I £ L I B R O- XII 7. 1$? i wÌ fia/a male aIcuno,o v ftrepfto A vi ftara diecf,cY ventidi fenza mangiare ne bere Ma fé pur glie ne danno,magierà vn poco di Cazabi,o v d'herba, o d'altra limile Sfa . E di Quattro piedi ,cY le due man* dinanzi ha lunghe ,8C compiute co i diti lunghi ,cY le vn^hie fono lun ghe,cY come d'uccelh,ma fiacche,* nò da prefa. Et e quello cofi fatto animakaffai medio .a mangiarcene :a vedere.Ha cofi horrendo e* .terribile Iafpetto,che anh^hoam^binHy. fodafpett^Iofe^on^ fé non chi Ira beftiale cV mal conofeimen to,cV che non fappia la fua manfuetudf ne,& lo fuo buon gufto. Quefti animali quando fono piccioIi,paflano notado fu l'acqua per liftumi ÒY perlirufcelh &fidannoco(i gran fretta in menarele braccia, che non ha l'acqua tempo di impedirlo di farli andare giù al fondo.Et quello itile hanno di paffare notado a quefto mo ^o hn chefon preffo a vn palmo lunghiAfottilirpercheda quella gradezza in fu naflano fcttoarauaco piedi per terra perche non fanno notare & fono grieui. Generano in terra & predo i fiumi o rufcelh,* fono cofi del continouo nell'acqua,che nò fanno i chrifliani de *erminare,fe fono di fpetie d'animale terreftre,o N di pefee. Egli e aduche quefto animale nel nio r°j C c h ° det J t0 I f ? ai brutt0 & fpauenteuole,ma e vn buon cibo,* meglio affai che i co nigli di Spagna delli buoni di beiarama: pche ì conigliene fono preffo a quefto fiume Den- to io,che frano i migliorile nel modo fi trouino. Quà^o i eh riftiani protrarono quefti ani mah,cominciarono a ftmrariimolto,* hoggi non li lafciano per danari,quando hauere ne poiiono.bola vna cola di male hanno,* n'ho fen titi lamentarfene molti: * e quefta che di coniche chi ha hauuto il mal franzefe,magiando di quefto animale , ritorna Mentire le do glie antiche,anchor che ne fìa fiato per qualche tempo fano. Io ho molte volte in terra fer ma mangiato di quefti animali, * e vn buon mangiare. Et come perfona , che n'ho fatta la efperientia, voglio auifare coloro,che in quefti luoghi mi leggerano (fé vi mancaranno In diani,come già vi mancano)del modo,* dell'arte, che hanno a tenere , per cuocere * con Ciarel'oua della Iuana: perche ritroueranno per vero , che volendo fare di quefie oua vna fnttata,o v pur cuocerle fritte intiere,nòri Ci potrà mai cuocere con oIio,o con butiro ma con gittarui vn poco d'acqua ù bene in vece dell'olio. Et quefta è cofa prouata * certa/ Fa alle volte vna Iuana quarata,cVcinquan - taoua, *piu, * fono quefte oua buone * di buon fapore, * hano dentro il roffo * il bian co,come quelle delie galline, faluo che la loro feorza e fottile. Et le maggior oua della Iua no fono quanto vna noce,o v meno,ma tonde. Pietro martire nel fuo libro dice, che qfte Iua- ne fono fimili al Cocodrillo, che e animale del fiume Nilo.Ma egli vi s'inganncjrperche que fte Iuane non fono maggiori d'i quello, che ho detto di fopra, * io le ho vedute da che fon co fi picciole,come è vn dito, fin che fono gradi, quanto ho detto,cheeffere più poffano.Etho vedute molte delle picciole paffare a noto per li fiumi * per li rufcelli, * delle grotte andare lòtto acqua,* n'ho ancho molte volte mangiato , làdoue i Gocodrilli fono grotti animali, form 5\ P TJ ^ ?°7 «^ dl ' terra ^ma, che maggior fomiglianza * co fo m nav hanno,come fi dirà al fuo luogo, poiché ne V un né l'altro hanno lingua , * fono g-rn,o feorzom di terra ferma hano quelle ifteffe codinone oche fono di q uattro piedi * Z,fi £ Pe , r ° dl tanta g r5d ^za,di quata dice Piinio,che fono i cocodr Hi perche d un gran numeriche io n'ho veduto , il maggiore non paffaua z SS ono_dubitochevenefian fonoqlkdetó perchequantoviedentroébianco. CodrophilSfophoItalianohaurebbe^ uere à et iili m M ff."..it>..» ::■ »— TU li ..', ' I lift ;; ,-s-iiN;:iiì V 'V v , »> 11 ' l i l'i , '''"': ( ' ... K.-..V <:. |1 ìs r i :i II . . i ■ I . • ; DELL'HISTORIA uere quefte cofe,perche era dotto,cY fu alla citta del Cairo, & vidde i coccodrilli, del Nilo, il quale mori pretto l'ifole di Zorobaro, che fono nella coftiera del mare del Sur, no lungi da vna prouincia chiamata PonubaX>iceua col tui,che quefti lagar ti, che io dico, erano cocco- drilli.Ma la Iuana nel vero e x animale molto dal coccodrillo differente, cY quali in niuna co> fa li raffomiglia Jo ho qui di fopra il meglio,che e flato pofllbile lineata l'effigie della Iuana, che come nel principio fi difle,é come animale neutrale» Del pefce chiamato pefce Violai delle Jùe arme. Cap. IIII. Il pefce chiamato pefce Viola e v vn grande animale,cV la fua mafcella fuperiore e x vna fpsu- da ornata di certi lunghi denti,ó punte dall'una parte, cV dall'altra, cV cofi lunga quato e vn braccio d'huomo,cY maggiori,cV minori fecondo la gradezza del corpo del pefce,che que- fte arme ha Jo l'ho veduto in terra ferma nel Darien cofi grande , che vn paio di buoi haue> uano che fare in portarlo fopra vn carro dall'acqua alla città . quefte fpade, che io dico, fono piene di certe punte d'offo ma{riccie,cY acute, cY pungenti,cY no è pefce,chelor venga auan ti, che con quefte fpade non gli ammazzino. Si trouano quefti pefci ancho nelle coftiere di quefta,cY delle altre Ifole delle Indie. Et mi dicono le genti di mare , che ne fono ancho in i Spagna,mafenza quefte punte nelle fpade. Ma io non fo fé ho da crederlo: perche io n'ho ben vedute in alcune Chiefe in i Spagna attaccate, ma no so donde portate l'habbiano, ò fé coi'i fiere nel mare di Spagna fi ritrouino.Ma affai più n'ho vedute di quefte fpade della ma- niera,che io ho detto,in quefti mari delle Indie, & di terra ferma. Quefti fono buoni pefci a mangiare,ma non come i piccioli della medeftma fpetie , ó gli altri ancho piccioli d'altre fpe tic di pefci: perche per lo più i gran pefci qui non fono fani,per quello, che n'ho intefo: 8£ il più delle volte R mangiano folo per necefiìtà,eccetto che il Manati,che anchor che fia gran pefce,é buono,cV fano: Ma del Manati fi dirà appreffo al fuo luogo. Velli pefci Volatori, che nel gran golfo del mare Oceano fi ritrouano, "Venendo dì Spagna in fa fra loro molto danno,cY douegiuge flagella: Ma perche gli inimici fono molti, fra pò d fpatio né fanno pezzi, fenza lafciarne parte da potere mangiarfì.Et métre che quella bat iglia dura, vanno faccendo vn ftrano,cY incredibile ftrepito, dC l'acqua s'inalza in fu cofi al i,come vn albero di carauella , per li colpi, che con le code vi danno: che e vna cofa di gran iacere a vederla.Et doue quella battaglia fi fa, vi refta l'acqua di mare fatta di fangue £ quel ),cheefce dal lupo, & dalli Tiburoni ancho,che elfo feri effendo combattuto. Quello non può vedere cofi facilméte,né coli in particulare,come io l'ho detto,faluo che per vnaauen ira,© per dir megIio,difauentura,comeaccadette al licentiato Alonfo Zuazo,che è al pre- me auditore di quella Regia audientia, che in quella città di San Domenico rifìede,alIho i che effo, cV altri chriiìiani fletterò perfi nettitele de gli Alacrani,& molte volte quefio, ìe s'è qui detto, viddero come più à lungo fi narreranno i trauaglidi quello Licentiado,& e gli altroché feco ii ritrouarono nell'ultimo libro dellinaufragrj. Ma perche e cofa da no- Cofa mata ire quella,che hora diro di quello lupo marino,no voglio reflare di referirla: cV e\ che delle "»#«>& ime Oc coreggie che fi fanno del cuoio di quelli animali, per cingerfene, cY delle borfe,cY elle altre cofe ancho,che fé ne fanno,fempre che il mare ila baffo, il lor pelo ancho sappia- a &T abballai quando i\ mare ila alto,sìnaIza,& fa erto quello pelo. Quella è cofa molto penmetata,cV in qual fi voglia cintura,d parte di quelli cuoi ogni di fi vede. & tutte le mu itioni ,che fa il mare,nel pelo di quelli animali fi conofeono. Per quella cofa, dC p quel, che 1 iopra detto de' figli che fanno,& che elfi co le loro tette gli a!leuano,credo,che quefti,che 01 chiamiamo lupi marini,fiano quelli fteffi , che Plinio nel nono libro della fua naturale ìitona chiama vitelli marini. Di più di quello dice ancho il volgo , che le cinture di quefti ioide lupi marmi fono affai buone per lo dolore delli lombi, d della fchiena.Etnel vero ueite pelli fono affai belle alla viiìa,maiTimamente quelle , che fono negre, 8C di lupo vec- > l ^erchefono Dèi ì '•■ ' ; »" i,' " .»' feiSil '■I ; ' *:., . »•• P ;r 1 ,ii ¥■ i^ in S-'ir.J 1 '''[ti: < i *: ';'.i' l " l l" i i M^ * mM a ,,: i i .;">;;:'" 1 , .1 ''. ' ■., ,i ,, ' *', •K y . . ." A» '''"V'. : '"'i'i ili '" ''' «i ; .'i! : fiWM: :i4.i:'; * ':$ i» 1 il .■,;*■ p «'. jlji !;%h;,; i || i.\ '/'•#Ì!Ì' t ; '.„■'#» :\ ,-, ■s-^ 1 1" V . 3, i; .»,„ !i .1 . in ' II. DELL'HISTORIA Beili Tibwonij& della lor grande^ ',& come fi prendono, con altrepartictilarità è quefto animale aquatico. Cap* VII. Benché ne' mari, £V coftiere di Spagna fìano de' Tiburoni, cV non fi debbia d'animai cofi noto parlare: non tacerò nondimeno qui quello, che io di loro ho veduto in quefti gran golfo del mare Oceano , cY nelle coftiere delle Mòle ,& terra ferma di quefte Indie» Accade molte volte venendo le naui alla vela, o nauigando al lor viaggio ingolfate , j per le coftiere di quefte Indie,che i marinai ammazzano molti tonni, cY maraxos,cY aurate %ù di quelli Tiburoni,cY altri pefei con arponi,cV fofcine,cY hami groffi con la lena. Et col fi feruono di ciafeuno di queftf iftromenti,come il richiede la forma del pefee. Ma lafciarm gli altri,poi che qui habbiamo prefo à dire folaméte de Tiburoni, dC di quefti diciamo qu; che cofa: perche fé bene ne' mari di Spagna ve ne fono, come ho detto: fono qui nondime no più comuni,cY più particularmente vi fi veggono^ vi s'ammazzano più del contine uo per cagion di quefta nauigatione.cV fé bene quefti R lanciano, cV fi tira loro con la fofci na quando fono piccioli,con li grandi pero bifogna tenere altra via per vcciderli: perche k no gran pefci,cV molto leggieri nell'acqua^ forte divoratori et golofi: Quado s'accoftan alle naui, vanno affai pretto alla fuperficie dell'acqua, di modo che chiaramente fi veggonc Allhoralafciano andare i marinài da poppa vnohamogroffo co catena còme e il maggie dito della mano,cY lungo vn palmo cY mezzo d più, con la fua incuruatura,come la foglie no gli hami hauere,cY con l'orecchielle proportionate alla fua gradezza. Et in capo dell'ha ftile dell'hamo fono tre d quattro grotti catenelli di ferro , d più: & all'ultimo di loro fta leg ta vna corda groffa di canape,quanto e due volte cV tre l'hamo: nel quale pongono per eie vn gran pezzo di pefce,d di ,pfciutto, d di qual h voglia altra carne , d vn pezzo di vn'altr Tiburone cotto,fe l'hanno prima morto : perche in vn di fteffo ho io veduto prenderne di ci,dC non ammazzarne tanti,quanti haurebbono potuto* Ritornando al modo come li \ fcano dC prendono,dico,che va la naue co tutte le fue vele corredo: cV quefti Tiburoni vai no molto piu,per buon tempo,che la naue habbia,cY vanno quali fopra acqua feguendo,J mangiando l'immonditie,che dalla naue {i buttano. Et e cofi difciolto cV deftro quefto p fce,che dà d'intorno allanaue tutti li giri,che egli vuole,cV paffa innàzi,et torna à dietro ce facilmente,cY con tanta ageuolezza,che con tanta maggior velocita et corfo correrne ne la naue,con quata correrebbe vn difciolto cV deftro huomo più che vn fanciullo di quatti anni.Et accade alle volte di feguire la naue fenza lafciarla mai,dugento leghe,cY più: cV ce potrebbe ancho feguirla, tutto quel camino che voleffe, Hora ftrafeinandofi l'hamo da pe pa,come se detto,il Tiburone,che vede l'efca,la inghiotte con tutto l'hamo : ÒV volédofi ( la caccia ifuiare,cV partire,col tirare della naue , gli s'attrauerfa nella gola l'hamo , dC pallai doli vna mafcella lo fa reftare prigione: cV ne fono alcuni di loro cofi grandi 3 che vi bifogn no ix cY 15 huomini,per porlo in naue. Quando egli fi vede prefo, dà con la coda cofi fa colpi alla naue,chepare,che voglia fpezzarla,6V porne le tauole dentro. Ma falito,&: poi che l'hano fopra couerta , prettamente vn marinaio li dà co la tefta d'una accetta fui capo t; colpi , che lo fa prefto morirete ne fono alcuni di iz piedi,cY più lùghi,cV fono groiTi p mezzo del corpo,fei,cY fette palmi in todo,cY più: Hano affa[gran bocca à proportion d corpo,cY la maggior parte di loro hanno due ordini di denti co tinouati intorno l'un prel l'altro: ma ogni ordine cY giro di quefti denti e da per fé diftinto,cY gli hanno fpeflì,cY fìe cY fatti à pGto vn medefimo dente,come à ferra,d à merli.Doppo che il Tiburone e mori né fanno pezzi fonili, cY lo pongono ad afeiugare all'aere per le corde delle farti della na per due,d tre giorni,d piu.Et poi fé li mangiano bolliti d arrofti, cY con falfa fatta con ag ne magiano ancho frefco:Etio ne ho dell'una maniera,cY dell'altra magiato, mali pt'ecio che li chiamano hachete,fono migliorici e vn buon pefee per le geti di mare,cYvna buoi monitione per molti giorni,per etfere cofi grandi: ma no e cofi buono per li paffaggien, < per le perfonenon vfe al mare. Quefto è pefee di cuoio,come fono li pefei cazones,i cuoi e quali,cY del Tiburone paiono à punto,come quando fono viuiJl medelimo diciamo de pi marini,cY del Manati,del quale fi dirà apprcifo. Ma Plinio no pofe niun di quelli nel i mero de' pefci,che parturifcono,fe non folo il lupo marino,che effo vitello marino chiam Dice bene ancho quefto,che gli animali aquatici,che fono veftiti di pelo,non parturilcoi • i "J >l ! DELI' ÌNDIE LIBRO XIII. I59 oua;ma animaIi,come fono le piftre,Ia balena,e'l vitello marino,neI cui pelo dice,che fi cono fce il crefcere,e'l mancare del marc,come di fopra nel precedete capitolo se detto.Quelti Ti buroni,come ne ancho i pefci cani,cV i Manati,no hanno peli, ma fi bene il cuoio : che ilcor ticati paiono viui,come se detto.Ritornado a i Tiburoni dico, che quelli pefeieicono mol te volte dal mare,cY montano fu per li fìumi,doue non fono meno pericolofi,che u' fìano in terra ferma que'gran Scorzoni: perche quelli Tiburoni anche effi mangiano gli huomini, & le vacche , 2>C le caualle, cV (ono molto dannofi ne' vadi de' fiumi , cV doue fono auezzi o\ v'hanno hauti to il palio. Ho veduto io molti di quefti Tiburoni hauere il membro virile d genitale doppio,cioc hauerneduoi:ogn'un de quali cofi lungo , quanto e dal cubito d'un grande h uomo fino alla punta del maggior dito della mano : 2^ alcuni d maggiori, d mino-* ri,fecondo la grandezza dei pefee: Ma quello , che ha quelle cofi grolle arme in dolio ■ e di Cene 6 otto pie iungo,cV da quella grandezza in fu.ma io non To, fé nel coito fi feruono dV mendue quelle verghe,d pur le feparatamentedi ciafeuna, ók in diuerfi tépi à vicenda:per :he non ho ne vcdura,ne vdita mai quella particularita:Ho ben veduti ammazzare molti ii loro,cV tutti i mafehi hanno quelli iftromen ti da generare doppi nel modo, che s'e v detto ÌC le femine hanno vna foia natura:Di che lì caua, che ella e più potente da riceuere che no : il mafehio da operare. Il che comunemente fi vede al fello femineo concedo. Accade che immazzando alcune di quelle femine poco prima al tempo, che parturire doueuano, vele itrouano nel ventre molti tali pefei piccioli: cY io ne ho vedute alcune , nelle quali fé ne fo- io alcuni ritrouati dcntro,ma non già in tanta quantita,quata ho molte volte intefa dire dal icentiado Alonfo Zuazo auditore di quella regia audientia: perche mi dice,che egli vidde auare dal ventre d'un di q uefli pefei 3 5 Tiburoncelli, ritrouadofì egli con altri chriftiani )erfo nelle Ifole de gli Alacrani. De gli ?.nwialt aquatici chiamati Marafci, , Cab. Vili. II Marafcio e vn pefee maggiorenne il Tiburone, ..Se* più fiero , ma non cofi difciblto, né Icilio : cV fé li railomiglia, faluo che quello e maggiore, come ho detto. Et qualche volta Io (rendono medefìmamente cV ammazzano con hami grotti, come se nel precedente Capi 0I0 detto.ma non (ono quelli pefei buoni a mangiare,anchor che alcuni marinai non reftt so di pomi bocca,mairimamente quado lor manca che mangiare* Io ho veduti diquefti pe a co noue ordini di denti in bocca,l'un ordine doppo l'altro, cV fempre diminuédo la gran ezza de denti: cV certo che e cofa molto flrana.vederequefta nuoua forma di dentatura. Si heanchor' che prendino di quelli pefei, cY gli ammazzino, li huttana poi nondimeno il >iu delle volte in mare, cV non li mangiano: perche (come ho detto) lènza neceffita non vi (ongono bocca,Ncl!i mari di Spagna (ono aneho di quefti pefei, cV deUa rnedefima mank a, fecondo che da perfone marinarefche intendo. DtUeTortughe ì òteJludim& delle HicotezdiqueftalfoU Spaonuola. Cap. IX, Le telludini del mare fono affai grandi: cV io lcho molte volte vedute nel grade Oceano, ddormcn tate fopra la fuperfìcie dell'acqua : cV fono lor pallate correndo i. tutta vela da pref d le naui,cV non l'hanno fentite , ne fi fono deilate:cYcofì né fono Hate dormédo prefealle ohe alcune,Ne ho veduto ancho per la cima dell'acqua à due à due cofi inebriate nel coito, devili fono imarinai gittati a noto, cV l'hanno riuoltefoiTopra, OC poi l'hanno poftefula irauella.Nella coftiera di terra ferma, cY fpetialmente nella terra d'Ada, cV in altre partije o vedute di fette,d db tto palmi lunghe nella conca d feorcia di fopra, cY di quattro, cY cin> uè paImi,cY piu,larga,fecondo la propòrtion della lunghezza. Et n'ho vedutaalcuna coQ randeche cinque, &Y ki huomini hano chefarein portarne vna fola in fpalla.Queftefono Ila rnedefima forma delle teftudini terreflri di Spagna,faluo che fono cofi gradi, come se etto.bicono dal mare, cV vano a riporre leloro ouain terra nellearene delle piaggie: doue inno nella arena vnfoifo,cY delle loro oua l'empiono, ponedouene & 300 & 500 & più, : mcno,cY poi le cuoprono con la rnedefima arena: cY per virtù del caloredel Sole, cY p la rouidetia della maeftra naturavi ifchiudono poi,6Y né nafeono tante teftudini , quateou* mo.Quando ammazzano quelle teftudini grolle, ritrouano alle volte le femine piene di uelteoua,Ie quali fono boniflime:fon tonde, cY tutte col roffo fola fenzail bianco,cY fen* a icorcia,cY grolle come noci,le maggiori, perche l'altre fono da quella grandezza in baf- rr ^ ne C ° mmut ^ come »' Cogliono in vna gallinaritrouare, Quado i chrilliani* gì indiani ritrouano per l'arena la traccia di quelle reftudinvlafeguono,.&ritrouandqne alcuna, m ;t :■■ .'I' y ■■■* • ■1 ., %it M-sf.i % il >"TW> t •\é i «'«■T 4li ':% i »' » ''l'ili ito**! li I vKi!! V ...'<,.' ' ii i ' ' t.j,' •" >.,r 'ìf .h' . , '• ,#■■■ •■■,(■ > » ' • ,« i lì ' ri» k \4' '* ■'■■• "' -, '"li* •'" ■ ; to' ' ' llll ' „. itili . . .:,!, 1 . . I,, . . ; ; , . l'i i ■«",!! ,V.'i' ,.' '■ " f ,'i M V V V » ?< D E L L' H I S T O R I A alcuna,la riuolgono foffopra con vn palo, & la lafciano à quel modo ftare di (palle in terra Dercheperlogranpefoloronófìpoffonopiumuouere ) etvannoacercaredelaltre < Etcofi accade che ne prendono molte,quando efcono in terra à riporre leloro oua nella arena. Co loro che non le hanno vedute,d che non hanno letto, penferanno, che io fouerchio in que- fte cV in altre cok m'allarghi.Et nel vero,io mi tengo più tofto al meno, perche (ono amico della verita,& bramo di non perdere il credito,ma di conferuarlomi il più che pò tro.bt per auefto effetto qualche volta arreco per telamoni) gli auttori antichi , perche mi li credalo- me ad autore moderno,cV teftimonio di vifta, mentre che io ragiono quefte cofe con colo. ro,chefnrouanodaqueftenoftreIndielontani:perchequi^^^ sonori che chi di quello,che ho detto di quefti animali,dubitaffe,iformifi da Plinio, il qua le dice,che nel mare dell'India fono le teftudini cofi gradi, che la couerta o offofuperiorcdi vna di loro baita a coprire vnacafa,doue fi poffahabitare. Dice ancho chefrallfoledelma^ re rollo nauigano con quelle tali couerte d còche in luogo di barche.Chi haura intefo 3C let to quello,che coftui,cV altri autori fcriuono, vedrà che io nonne dico tanto : 2v che polio te- ftincarlo meglio,che Plinio,poi che elfo non dice hauerlo veduto: & io dico hauerne moto volte mangiato: anzi quella è qui cofa cofi ordinaria & nota,che nò ve ne e altra più ifpcrt mentata,n?cofi del continouo viltà. Sono vn buon cibo,c\: fano,& no cofi iaftidiofo al gì fto comedi altri pefci,anchor che fi continoui» Le Hicotee, che fono teftudini minorilo. no là maggior di loro lunga due palmi'A cofi da quefta sradezza in giù di vane loni.Qui fte fi ritrovano ne laghi,cV in molte parti di quefta Jfola bpagnuola, & per le piazze di qu< ih città di San Domenico ogni di fé ne vendono: & fono vn fano cibo. Fra queita Inetta I teftudini dC quella detta di fopra,non vi e altra differenza alcuna, fuori che nella gradezza $C nel nome:perche gl'Indiani chiamano Hicotee quefte picciole» Del Manaus della fm &&&*&*,<& forma, & di che modo talvolta gì 'Indiani pren* dettano qttejto gran pefce>con il pefce rouefao. Cap, X. Il Manati e vn pefce de più notabili , dC inauditi , che io habbia mai né vditi, ne letti. E quefto pefce non parlo Plinio,ne v Alberto magno,nè in i Spagna vi e, né fu huomo mai n ài terragne di mare,che diceffe mai hauerli né vifti,nè vditi, fuori che in quefte Ifole, dC terr ferma delle Indie» Quefto e v vn gran pefce di mare,anchor che delcòtinouoancho ne' fiumi gradi di quefta Ifola, dC d'altre parti gli ammazzano* Sono affai maggiorane iTiburoni,cV che i Mara> fci,de quali fé ne ne i capitoli precedéti detto, cofi nella lunghezza , come nella ampiezza* Quelli,che (ono grandi,fono brutti(Timi,et fi fomiglia molto il Manati ad vno otre di quel li, doue portano il mollo in Medina del cam^ pò, cV per quella contrada* La tefta di quefto pefce e v come d'un bue, dC maggiore* Ha gli occhi piccioli rifpetto alla fua grandezza. Ha duo come aloni co qli nuota,in luogo di brac eia, fono groffì, & pofti i alto prelfo alla tefta* Quefto è pefce di cuoio,cV non di fquama 3 manfuetùTimo,et monta fu per li fiumi, Se" s'acc Ita alle ripe,c3t" pafee in terra fenza vfeire dal fiume , fé può dall'acqua giungere all'herba. I terra ferma i baleftrieri ammazzano di quefti pefei , & di molti altri anchora con la baleft da fopra vna barca,ò Canoa, perche quefti animali vanno (opra acqua* Li tirano adirne! con vna faetta fatta ad hamo,& nel capo dellhaftile della faetta tengono legata vna corde/, fottile,cY forte.onde méne che il pefce ferito fugge,il baleftriero,li molla la corda,neIla elti mità della quale tiene legato vn pezzo di legno,d di fugherò, p fegnale,accio che non vac Ja corda giù fotto l'acqua.Il pefce quando eglie vfeito il fangue,cV fianco, cV vicino alla me te,s'accofta alla piaggia Allhora il baleftriero va raccogliendo la fua corda,cV quando ne ì da raccogliere ancho io d n braccia, tira la cordella verfo terra. Onde il pefce s'accolta e to,che tocca il terreno A l'acqua fteffa l'aiuta arriuare maggiormente» Il baleftriero SS con : ' pag n DELL'INDIE LIBRO XIII. l6o pagni aiutano a cauarlo a v fatto dell'acqua,per condurlo in faluo. Et vi bifogna vna carretta :on vn paio di buoi per portarlo , coli fono quelli pefei groflì. Alcuna volta doppo che il Manati ferito va\come se detto, verfo il terreno,lo ferifeono da fopra la barca con partigli lotti groflì, g farlo morire prima .-perche morto che e , rollo va fopra l'acqua, lo mi credo, :he quello ha vn de' buoni pefei del m5do,cY chepiu pare carne,cheaItro. Onde chi no l'ha jclfe villo intiero , o noi fapeffe, veggendone vn pezzo tagliato ; lo giudicarebbe carnedi Vaccai vi s'ingannarebbono tutti gli huomini del mondo,perche quado è frefco,e anco 1 fuo fàpore più di carne,chc di pefee. La carne fecca,cY fatta à pezzi, di qfto pefee è molto ìngulare,cY fi matiene molto fenza corromperne guaftarfì. io l'ho portato da quella cit- a di S.Domenico fino alla citta d'Auila in i Spagna nel 1531 che vi era la Imperatrice no; Ira Signora.Et in Cartiglia quefta carne tale pare che fia quato alla villanella buona cV per :rta che fi mangi in Inghilterra^ quando e cotta,pare, che I'huomo mangi vn ottimo tori o,anzi ha miglior fapore,che non ha il tonno. In effetto e vn iingulare cV pretiofo pefee uàto habbia il modo. In quefto fiume Ozama, che palla g quella citta', fono in certe parti rei io la nua herbe couerte daIl'acqua,doue va il Manati à pafcerle,cV i pefeatori, che lo ve<* ono,da fopra le barche,d canoe li lanciano. Gli ammazzano anchoco reti forti fatte talf uah bifognano per préderli. Quefti pefei hanno certe pietre, .et offa in tefta fra le ceruella' q uali pietre fono molto vtili per lo male de fìanchi,o v della renelIa,come qui la efperimen- no,cV raffermano gfone,chedi tale infermità patifeono. Dicono, che macinano a quello' ietto quella pietra,doppod'hauerla bene arfa prima, cV la mattina a digiuno poi fi prede patiente tantadiquella poIueremarinata,cV pallata g ftaccio,quanta n'andrebbe fopra vn . Aio, cV fé la prende cV beue con buon vino bianco in vn forfo. Dicono che continouan- ?lo alquante mattine,il dolor va via, èV la pietra fi ròpe, cV fatta come arena fé ne elee fuori >n rurina.Il che ho io intdo da perfone di credito, che l'hanno prouato.Et ho veduti mol> cercare con diligentia di quella pietra per quefto effetto,che ho detto. Suole ogni Manati mere due di quelle pietre nel ceruello grandi, come è vna palla picciola dagiuocare, ò co* e vna noce di baleftra,ma no fono già tode.Et ve ne fono ancho alcune maggiori d/quel- ,che ho detto/econdo che fono quefti Manati grandi.Ma io per me penfo,che debbiano mcdelima proprietà hauere le pietre,che hanno ancho in teftai coruinas et befugos,fe ere amo a Plinio,ilquale dice,che nella tefta di certo pefee fi ritrouano quafi pietre, che beuu- con acqua fono vn ottimo rimedio per lo male di fianco. Ne fono di quelli Manati alai coli gradirne fono lughi quattordici^ quindici piedi,cV più di otto palmi groffii Sono, treni OC quali cinti nella coda,cV da quella cintura fi va fempre ampliando la coda,faccen- >tt&- più larga cV più grolla. HailManatidue mani Sbraccia corte preffo la tefta e* per icfto Io eh lamarono i chrilliani Manati. Non ha il Manati orecchie,ma in loro vece certi ichi piccioli per vdire.Il fuo cuoio pare come d'un porco fpelato colfuoco,ii»i ■ ■■/■ V i * i DE L L'HI STO R I A , nellareteinfiemeconaltn>fcùQuefìoeVnbuonpefce 3 &:demigliori;chehabbiaflm^ per magiare,perche éafciutto,* duro,* fenza rìegma,o ne ha ben poca: & ione ho mole volte mangiato,per potere farne fede. Quando vogliono gì Indiani ferbare , * allcuareal cuni di quelli pefei riuerfi per farne le caccie loro , li prendono piccioli , * li tengono fan ere in acqua falfa di mare , * iui danno loro à mangiare , * gli allevano domeftici , fin eh sii veggono della grandezzate ho detta,* atti per le caccie, che fare ne vogliono. A Ih ra lesino con vna cordella fottile ma forte,vn di quefti pefei riuerfi, * li portano con lei ro canoe d barche nel mare,* veggendo qualche gran pefee come fono tefludmi, o Saua Cche ve ne fono affai grandi per quelli mari) d qualche vno di quelli Manati, o altro qual kcheaccadaàgirfopraacqua,*fivegga,tofto^ uerfo,* con l'akra l'accarezza,* i'ufinga^cendoli m lingua fua, che debbia effere Man cato che vuol dire valorofo,* di buon cuore,* che fia diligete, * gagliardo, * altre fimi naroìe efshortatiue,* che miri d'attaccarli anim ofamente col maggiore & migliore pefc che iui vedra.Et quàdo li pare,che ila tempo, lo feioglie, * lo lancia verfo doue i gran pel vede II riuerfo fi muoue,* va come vna faetta,* s'attacca nel fianco d una teitudme,o n ventre d doue meglio può,* fi flringe forte con lei JI medefimo fa con ogni altro gran p, fce< ilquale quando fi ferite attaccato * prefo da quel picciolo, fugge per lo mare hora a qi fta parte hora a quell'altra, * in quello mezzo il pefeatore Indiano ralleta la corda , che e moltebraccialungaAlalafciaanchofinalmét^perchevihanelcapodileiattaccatovnl cno d vn fughero,per fegnale,accio che fopra l'acqua vada» Et fra poco tempo il Manali tefludine col quale il pefee riuerfo s'afferro, fé ne va fianco alla volta di terra , Allhora ilp fcatore incomincia a raccorre la fua cordella fu la barca,d canoa,* quando ne ha da raccoi poche braccia,comincia à tirare à poco à poco guidandoli fuo pefee riuerfo con quello,cl Tiene prigione, (fin che l'accolla a terra,* l'onde fleffe del mare ve l'aiutano. Allhora gì li diani che Hanno fu la caccia,faltano fu l'arena,* fé è tefludine,la riuolgono foilopra : bt; chor che non giunga la tefludine a terra,effi perche fono gran natatori , la riuolgono in r te * la conducono all'afciutto.Et fé è Manati,lo roncigliano,* lo ferifeono,* f ormicoi d'uccidere.Et pollo che hanno quello tal pefee fui lito,bifogna,che Con molta auertentia à poco à poco ne diflacchino il pefee riuerfo: Il che gl'Indiani fanno con dolci parole, da doli molte gratie di quello,che ha fatto.Egli viene cofi riflretto * fiffo quello riuerfo co tro pefee che s el voleffero con violentia diftaccare,nè farebbono mille pezzi. Et di que modo fi prendono ancho quefticofi gran pefci,de' quali pare, che habbia la natura fatto «ozino * manigoldo,per prenderli,* cacciarli quello pefee riuerfo, ilquale ha certe fqi me a modo di gradi,come ha il palato della bocca dell'huomo,o d'un cauallo : ma vi ha ce fpine fottiliffime , * afpere, * forti , con le quali s'afferra , con qual fi voglia gran pefee : quelle fquame- piene di cofi fette punte le hail pefee riuerfo nella maggior parte del cor dalla banda di fuori j * fpetialmente dalla tefla fino alla meta del corpo per lo lombo di pra cioè dal mezzo in fu,* non nella parte del ventre:* per quella cagione lochian no riuerfo: perche co le fpalle s'attacca * afferra co'pefou Quella natione de gl'Indiar cofi leggiera,* fciocca,che credono di certo, che il pefee riuerfo intenda molto beneiJ ! p: lare de gli huomini,* tutte quelle parole , che eflì li dicono animandolo prima che lo lei shino, * lafcino dietro alla caccia, * che intenda medefimamente le gratie, che dapoin rendono.Et quella ignorantia nafee dal non accorgerfi elfi, che quella è vna proprietà naturale: poi che fenza lor nulla dire di quelle cofe, accade molte volte nel mare Oceano io l'ho molte volte veduto, che fi prendono i Tiburoni, * teiludini: * vi vengono co 1< quefti pefei riuerfi attaccati,* per volerli diilaccare, fé ne vegono à fare molti pezzi. 1 j>i i< fi può da quello raccorrete doppo,che efìì attaccati vi fi fono,no è in potere loro il dilt carfene,fenza qualche interuallo di tempo , d pur per altra caufa, che vi fia, che io non la poi che cofa ragioneuole farebbe,che quando è prefo il Tiburone,d la tefludine, doureb no i pefei riuerfi, che attaccati vi fi trouano , fuggire via , fé potettero. Vna cofa diro io e notabile,che ho veduta tutte le otto volte 3 che ho paffato qfto gran mare Oceano venede Spagna,* ritornandoui poi da quefle Indie, * cofi penfo io^ che lo dirano tutu quelli, < hanno allo fleffo viaggio fatto: * è qfta: che come fono in terra di prouintie fertili, OC ai fterili,cofi credo io 3 n quello 3 che ho veduto , che debbia effere in tutti i mari:perche acca DELL' INDIE LIBRO XIII. l6t chequalcheyoltacorronoknaui 50 &iod&'xoò leghe,c\rpiù,ienza potere mai pren dere,ne vedere vnjpefce: df in al tre parti del medefimo Oeeano,doue quelloxhe ho detto fi vederi ritrouano tanti pefci j che pare che ne bolla il mare,cY vile n'ammazzano molti. Gli Indiani di quella Ifola Spagnuola chiamano il mare , Bagna, non dico Baigua, perche Bai. gua e quella nerba detta vcrbafco , co laquale prendono molto pefce, come se detto Si do trebbono qui dire molte altrecofe d'altripeici;cY dell/ granchi ancho,& delle lor molte dif- ferentie,cY delle lagoiìe, che fono medefìmamente in queilalfola: ma per che fono cofe co muni à tutti gli altri luoghi di quelle Indie,non le dico qui,et medefìmamente oche li aran^ chi anchor che fiano d'acqua, ve ne fono ancho di terra in quelle parti, de vi e molto che du re di loro. Non ragiono ne ancho qui delle perle,poi che, anchor che in quella citta cY Ifola vile ne porti gran quantità,non li pefcano però, come fi fa in certe altre Ifole picciole nella coftiera di terra ferma,* in altre parti:* medefìmamente perche quella materia delle perle foccaallJfoladiCubagua^elIaqualefìtratteraneldecimononolibro^coCperquando era tempo a dirne, la lafcio» t " Delle Rane, & Roftt, &> come »t Indiani li mangiano* cat>. X /♦ Hauea determinato di n5 parlare in qflo libro delle botte , né delle rane , & péfaua porle on altre fpetie d'animali Ma poi penfando,chene ancho in i Spagna fi rifiuta il mangiare Ielle ranocchie,anzi fino alla tauola dell'Imperatore noilro vanno, mi è parato mmtxk&à ìon negare a quefto animaletto il fuo titolo,* porlo appretto a x cofi eccellenti pefcj come é Manati,con gli altri,che fi fon detti. Credo,che alle ranocchie fi delle primieramente n ue ta autori ta da Merciirino gra cacelliero di fuaMaefìa: per che io vdtj dire nella dttàdiVit ona nel 15x4' dal medelimo Mercurino,col quale in venerdì' mangiaua il Sianor don Fern- ando d'Aragona Duca di Calabria : cV venne loro a tauola vn piatto diranoozhie accède he elfo ne haueua la fettimana innanzi madato vn'altro piatto all'Imperatore, cV che gli era :ato referito,che gli erano piaciute affai: cV che perciò penfaua di non douergliene manda- la punper che no voleua,che fé per altra cagione fi folle fua Maeftè infermato, ne {offe data Ile lue rane la colpa: Ma che poi che gli erano fapute buone, fé elfo ne voleua, fé ne faceffe uando più li piaceffe acconciare. Et non mi marauiglio, che il gran cacelliero portaffe que o cibo in 1 Spagna,poi che effoera Italiano,doue gran tepo Mcoftunia a' magiare le rane e c ! r T t0 vn buon cangiare: cV molti anni a v dietro io ne magiai in Man toua dC in Ro ia,cY in Napoli,* in altre parti d'Italia, doue publicamentèper le piazze le vedono come n fano cibo,et 4i buona digeflione,et guftoJn qfla Ifola Spagnuola,et in molte altre parti « quelle Indie fono molte di quelle rane,ma in quella Ifola non le magano, perche non vi >noauezzi,nefoIm + DelIirofpi,obotte voglio qui ragionareperlafomigliaza,chehan nella lor forma con le rane anchor che effi fono più grolTi,cV più brutti peV il lor ronfia. iento.Nefonomoltunqueftalfola^tnoncredo^hefarebbonoprodeaVhinemaSgiaffe mcheinterrafermalimangininmolteparti cVnell'Ifola della coitiera dimezzodf Ha> eloqui vnafchiauamiadiqueIpaefe,cVnofonomoltigiomi,chem rre vn di quelli * fi crede, che non fofie altra cofa, che l'ammazzaffe: P e? che fra pochi df W^heHiebbemangiato^^ panare, & credere, che li rofpi di quefta Ifola non follerò nociui,come nò fono quelli del o paefe, doue li mangiano. Quelli di Spagna medeiimamente fono velenofi * cattiur& nto fono peggiori, quato fono di più fredda terra. In alcuni luoghi di terra ferma li crefco j>,K alleuano,* h tengono legati percibarli, cV pafcerli,per mangiarli poi per vn pretiofo bo.lo gli ho m quelle contrade veduti mangiare alcune volte à quelli Indiani,* non vidi vita mia cibo, che maggior naufea * flomaeho mi faceffe, ne che peggior mi pareffe. Di lefi ndeuano gì Indianimolto parendo loro , che foffe vna grande ignorantia la mia a nò acermi cofi abhorreuole cibo a gli occhi miei,* cofi grato al lor palato,* guflo. Ma que. .fi afa per quando fera il fuo proprio luogo da referirlo, per che non s'intrichino d cam. nolematerie ne fi toigmnodal proprio lor luogo: perche quefto cibo é di terra ferma, & viuoocioltentamentodeghhuominu Viaggi vol.3% x Della /" ir, 1 1 1 h p ; i'i Vi li « if " ■ \:i- ■ f ,4 >-:V ■■' >■ Ili #*"'i .' ■ [li iffiffi 1 ,; :I;.ij l'iiai 1 il-' 1 !: pt'iiv* 1 ' ìi è 1 •■ : « • " 'ii '■ f- ■, ìi- mm , *•.>*•, ii ; ■'„!'•• "V '*■ • H l '.,' i ■i',i ■ Iv ìi'jh- ' ■■ "in i i », ' ' ' .»l/ HI'' 1 ' Li'.Hv'i»!' ii ""I « . ; ti DELLA GENERALE ET NATVRALE HISTORIA DELL'INDIE, DOVE SI TRATTA DE GLI VCCELLI LIBRO DECIMO Q^V A R T O. IL PROEMIO» Olendo continouare la naturale cY generale hiftoria di quefte Indie , bifogn fare ancho efpreffa métione de gli vccelli,che in quefte Ifole fono,et che foni limili a quelli di Spagna, d d'Europa,& poi paiTare a dire particolarmente e quelli 5 che al parer mio in Europa non fono,d fé alcun ve ne e\dire le difFere; ._ , tie loro,come appreffo al fuo luogo fi dirà. Bene è il vero,che in quello libre cV ne precedenti anco,doue s'è parlato degli animali terreftri, cY de'pefci,cY ne'feguentim defìmamente di quefta prima parte, molte cofe R lafciano, che molto copiofaméte fi diran poi nella fecóda cY terza parte di quefte hiftorie con le cofe di terra ferma. Qui voglio hoi Solamente fare prima vna breue cV noua relatione de gli vccelli,che fono, &C h' veggono ni viaggio,chefifadi Spagna à quefte Indie, cY da quefti luoghi poi ritornado ini Spagnai poiappreffo diro dell'altre cofe in particolare, per che co più ordine le cofe degne di mem ria fi referifeono: per ciò che tutte fono affai nuoueà coloniche ò nò nauigano,d nauigan folamente nelli mari d'Italia,cY nel canale di Fiandra,cY d'altri piccioli golfi. Ve eli eccelli, chef leggono per lo mare ne!l>idggio cheffd anddndo,& tornando di Spdwd a me fé Indie 0* di qu elli } che neuecdrduelle f prendono* Cdp. I. QVando fi viene di Spagna à quefte Indie, R veggono per tutto il viaggio certi paffe negri, che volano mirabilmente , cY vanno quafi radendo l'onde del mare : E co! ■sr ftrana à vedere la loro velocità 8£ deftrezza d nel volo,quado s'alzano,d s'abbai no l'onde, anchor che vada il mare affai tépeftofo cY brauo, nel volere effi prédere quelli pi fri volatori,de'quali s'è nel precedete libro detto,d pure altri pefei, Quefti vccelli, quado v gliono, fi pongono, cV fermano fu l'acqua,cY poi quando lor piace,s'alzano,cY ritornano lare le caccie loro* Quefti fono piccioli vccelli,cY i marinai li chiamano Patini Si veggor medeft inamente in quefto viaggio certi vccelli bianchi,grandi quanto colombi torquati maggiori. Volano incredibilmente,cY hanno la coda lunga,cY forte fottile cY per ciò li eh mano coda di giunco.Et il più delle volte fi veggono a mezzo camino di quefta nauigat ne,d poco più della metà del camino venendo verfo quefte parti.Ma g quello,che ogn'hi mo ne dice,qfti fono vccelli di terra: cY io cofi lo credo,perche tutti gli vccelli che hano ad fere di terra: è di necefììtà che habbin à nafeere cY ad alleuarfì fuori dell'acqua. Alcuni di q vccelli non fono del tutto bianchi,ma vi hano mifchiato vn certo color berrettino: cV har la coda come palomba, ma alquanto più corta,cY tonda, cY nella mità di lei efee fuori dell' tre vna penna fottile, & più d'un palmo lunga, cY quando volano pare, che la coda fia tut vna penna lunga: cY g quefto li diedero il nome, che effi hano : Ma quando aprono poi v( landò la coda,fi veggono ancho l'altre fue penne minori.La terza volta che io venni àqui fte Indie,fummo molti che vedemmo vn di quefti vccelli tutto biaco,nel Golfo,che chiair no delle caualle, ch'è fra la Spagna cY FIfole di Canaria. Di che tutti i marinai iì marauigli; rono molto,cY diflero,che no haueuano mai ne veduto, ne vdito che fimili vccelli fi fona mai veduti cofi preffola Spagna: perche doue fi fogliono più del continouo vedere e x ^o ghe,d poco piu,prima che fi giunga alle prime Ifole la Defiata,la Domenicana Guadalup cY l'altre,che in quel paraggio fono, cY che ftanno 150 leghe lontane da quefta citta di Si Domenico, quelli vccelli di quefti,che hanno la piuma bianca,hano il becco rollo, cYgli< chi,cV le punte dell'ale negre. Quando le naui fi trouano à zoo leghe,d meno,nel venire < Spagna verfo quefte Indie,fi veggono certi altri vccelli, che li chiamano Rabiforcati:cY f< no grandi vccelli alla vifta,cY hano gran volo,cY per lo più vano alti: cY fono negri,&: qu< di rapina. Hanno lungo OC delicato volo, cY molto acuti gli incontri d cubiti dell'ale: On< cofi in quefto,come nella coda quefti vccelli fi conofeono nell'aere più che tutti gli altri,d ho veduti,ftando in alto. Hannola coda maggiore, cY molto più feffa,che no l'hanno i ni brj.Et g quefto li chiamano Rabifprcati. Alcuni di quefti vccelli hano il colore d'vn negr DELL'INDIE LIBRO X 1 1 1 1, l6z chcpcndcadvnbefrcttinoroffo } & &ilvololoroecomede Nibbio 3 quado tranquillamete vola:percheradiiTime volte quel ftiRabiforcatibattonolale:^hannolegambefottili^gialJe 3 &: palombo. Ve ne fono alcuni altri di quefti, che fono del tutto negri: cY tanto quefti, quanto togrofTettonellapunta^tondoJohoveduti quefti vccellipiudi zoo leghe in mare ma in terra ferma ne fono fenzacomparatione affai più, che non in quefteJfole. Dicono gl'In. dianidellaprouinciadiCuoua.cheilgraffocVIWungiadiqueftivccellieVnacofa per «or via e cicala cV fegni delle: ferite, cV per vngerne le gambe, d le braccia, che fi fecca- no,&per altre infermità & mali Quefti vccellifi prendono con difficulta/aluo che in qual ^A? , "S drfm 4 0wfo ^ hote , 1 ' ,orn ^ & ^ ,euarai ' i,or %^ Nelijzoaccadettenel la citta di Panama, che vn di quefti Rabiforcati calo giù in vn cortiledoue fi teneuan molte rardelleafeccarfialfole:perchequeftivccellifonoamicidiquefto pefce:éY per ventura vn me > negro li diede co vn Iegno,che fi ritroud in mano vn tal colpo in vna alategliela rup *,& lo fece mi cadere: cVera vn de'gradi,& io lo teni in mano: cV lo viddi doppo che fu pe ^nonhaueuapwcarnechevnapalomba^quando 'ofto,ehe non e vn nibbio. Ha quefto vccello cofi gradi ale, che no haurei à niu potuto ere [ere quelIo,che io co quefti occhi viddi: che molti huomini di buon corpo con le braccia fte : li prouarono per vedere, fé con le punte delle mani allepunte dell'ale di quefto vccello ;iungeuano: cV con più di quattro diti niuno vigiunfe:Et chi lo vede volando in alto fu la La,terrebbe per cofa incredibile quefta,che io dico.Et ben fapeua PIinio,che tutti gli vccelli tiehanogradiale,hanoilcorpopicciolo,poichecofinel io libro lo diceua. Siritrouano ncho certi altri vccelli nel mare Oceano, che fi chiamano pafleri groffoni, cV fono minori hegauiottetcYhannoipiedi, comeanatre,cVfìpofano,quando vogliono,nell'acqua Siri ouano venendo di Spagna,quando le naui fono à cento leghe,et meno,lungi dalle prime ole di quefte Indie, che fi fono dette difopra. Se ne vengono quefti vccelli nelle naui 8c fi ongonofulegabbie,cVful'antenne:cVfonocoOgroffolani,cVfciocchi:c\: tanto afpetta- o, che loprendono fpeffe volte con mano, d con vn laccio pofto nella punta d'vn dardo d altra hafta corta.Sono negri, cV fopra quefto colore hanno la tefta cV le fpalle d'vna piuma pettina ofeura: Non fono buoni i mangiare: cY fanno gran gonfio con lepenne riìpetto falorpoca carnei marinai gHfcorticano,cV li mangiano poi oMenl^^arrofti.Quandoftan ) con le permeano con groffi,quato e vn palombo : ma dapoi che fono fpelati, reftano af ipiupiccioIi,chevnapalombafpelata. Hanno l'ale lunghe, cY fono quefti vccelli didue etie:per che vna ne hanno le piume, che ho dette, l'altre l'hanno di color berrettino oen^ :ntealnego:cVhannoberrettinalafronte,cVnegroilbecco,cVgli occhia le gambe £Yi edi: ma il becco 1 hanno alquanto lungo cV fottile. Io ho mangiato di quefta fecòda fpetie ^ccelhA fono buoni : ma li bifogna feorticare prima: benché qualche odore di pefee hab^ mo < Sonocofifemplic^cheaccademoltevolte,checauandol'huomovnbracciofuorideI tiaue, elfi nella mano ifteffa fi pongono, effendo di notte,per che credono che fia qualche rno : cVpercio li pofero quefto nome di groffolani. Hanno gli occhi negri ÒV belli cVla omaggiorgrande ZZ a,ècomequeIladellicornacchionidiSpa g na.Etquelberrettino z hanno,pende alquanto >al leonato.Molti di quefti vccelli fi prendono fri quelle Ifole e\ ra ferma. Le naui quando ftanno già preffo alflndie,fi s'incontrano medefimaméte con nvccelli,cheli chiamano Alcatrazi.et che fono di molte maniere: per che alcuni ne fonò mdicomecoruirn^ini,altrialquantipiupiccioIi,e^ ^altriberretaniAbiachiAd'altrefimilimanier^altrine leteftebianchecoalcunepenneroffe.EttutttiqueftiAIcatraziefconomolto inmare et t\hannoipie,come^ rci:per che il pefceeilloroordinario,cVparticuIaremantenimento.Etcofì concludendo o,chequefte cinque maniere dvccelli fi ritrouan nel venire di Spagna a quefte Indie- di ria,cVallIfoIediquefteIndie,cVperIecoftierediterraferma:pe^ >tte s allotanano molto da terra. Si ritrouano anco in mare alcuni altri vccelli di terrai q«eUi,cheiohovedimprenderenellenaui;doueioritrouatomifono,fonoqueft"Mo: Viaggi vol.3% x j] ticelli, l»Ki ;« i' $m§ f. . t .y '•■,\' ■ '■■; ,* ■•«■',;V«;::S '"' i .<■ . !.- .!,•«, Ai.''''" " ■■ I, \ll ': HI iì; ' 1 •' 1 ; tif'-S^ilìfii-ii rf:flA|i , li'l I fi [Il . ti'* Rv-Wum .. ì W -V ;!; :; > in • >4, , ' ni . \ ' ' ' Pi ' ■ ■'■■■ iHk'.i i « * , » ! ' 1 * ' 1' " : .. ir ■;' fi ,« ' „. l'ili r .ii . .* y. > ;.f 'Sì i Il ' . . /'' "; II * IK • ..?:. i DEU'HISTORIA tìcelli, che fono quelli, che non ftanno mai con la coda faldi , cV fon biachi cV negri dipfnt tordùodole: uccelletti piccioli di quelli,che fi fogliono porre in gabbia,mezzi fparuieri,c fmeri^liA falconi: Non mi ricordo di che razza d fpetie,perche io mi intendo poco di cac eie di fakonina.Et con quefti altri vccelli d'altra razza,et formiche volado co alti voli atti uerfare , cV parlare dal capo di San Vincenzo,d dall'vltime parti, Oc più occidentali di Sp; gna,per parlare d'Europa in Africa,d d'Africa in i Spagna,fi ftancano,et fi vengono a pò: re fu le gabbie delle naui , che cafualmente in quel tempo parlano : Et facendofi notte i m; rinaili prendono con mano* Ma quefto bafti quanto à gli vccelli , che in quefta nauigatù ne s'incontrano OC ritrouano. Vegli -ycceB } chefono in quetta ifola fintili i quelli di Spagna, <& che qui naturalmente etfemg efferui altronde portatt^nafeono. Cap. II* . In quella Ifola Spagnuola fono molti palombi Torquati, cY confeguentemente anco \ lombi feluaggi: ma cV quefti et quelli minoiche non fono quelli di Spagna* Vi fono tori re buone,& di tre,cY di quattro forte: et vna maggiorenne l'altra» Vi fono rondinelle m; giori di quelle d'Europa } ma non hanno rollo il collo, né la tefta,né cofi feffala coda:cY il to loro e più fordo, cV non come é quello delle noftre di Spagna: né fanno i lor nidi cofid melicamente nelle cafe qua, come la : 11 che dee nafcere,per effere poco tépo,che u fono I fatte cafe di pietra. Onde bora comincian già à fare i nidi nella chiefa maggiore di quefta < tà,ct nel monafterio de'frati di San Domenico» Vi fono medefimamente ródoni, et in g quantità: Vi fono garze reali,che fon come gru, cY garzotte,cY falconi pellegrini affai bu ni,cY alquanto più negri di quello,che Q fogliono in i Spagna,cY in Italia vedere: Vi fon( ftori grandi, cY aquile picciole, cV garaguai, che chiamano* Ma di quefti gua^guai non fono in i Spagna: ma gli ho qui pofti: perche fono della rondinone delli nibbi] : non già p che lor fi fomiglino in ai$rp,che nell'vfficio loro di rubare i polli: per che né nella piuma, nella diuifione della coda,né nella tefta nò li fomigliano : fono bene molto armati, cY la pi ma di quelli guaraguai e come quella del borni,faluo che quefti hanno gli occhi roffì» Vi no ciuette,cY alcatrazzi di molte forti, 8£ aquile bianche d'acqua: dico d'acqua 3 per che va no dietro à i pefei» Vi fono caudoni,gauiotte, cY gauie: ma poche: cY polli, cY calamoni,c ( mo azurretti.cV carpentieri della grandezza de'tordi» Quefti carpenthieri.han.no la fr te della tefta roffa , cY fopra la coda anco roffe alcune penne: cY tutto il refto dipinto al trai {o di linee negre,et verdi,ciafcuna da per fe,et il verde pende alquanto al gialletto.Quefti celli fanno nelle palme, cY in altri alberi vn bufo col becco, cY détro vi lauorano,cY fanno conueniente vacuo, per farui il nido,cY per albergarui.Non fo fé quefto e il paffaro,che I mano in i Spagna il Pico: per che ho vdito dire, che il pico à quefto modo fa il fuo nido» fono ancho qui molte oche, d anatre di paffaggio braue,cY il Decembre é il paffaggio loi Vi fono molti pafferi di quelli,che in i Spagna vanno per le feluette preffo l'acque, cY cari no molto bene:ma qui non fanno i lor nomi» Vi fono ancho roiìignuoli, che cantano f< uiiTimamente,anchor che nel cantare non facciano quelle tate varietà, et differentie,che i no in i Spagna. Vi fono innumerabil comi marini: et gli fmerigli vi fono d'ogni fpetie. fono Aberramie , ma quelle di quefte Indie hanno la piuma di colore incarnato: cY il be< non cofi lungo,come quelle di Cartiglia» Tutti quefti vccelli, de'quali ho fatto mentioriÉ quefto Capitolo,fono in quefta Ifola cofi naturali cV proprrj,come in i Spagna.Et tuttifi trouano in quefte Ifole,cY in terra ferma, cY molti altri anchora in gran copia. ; Ve ?lt eccelli , che qui fi fono portati di Spagna , & in quejìe lfole non erano* Cap. Sono ftate in quefta Ifola, cY nell'altre conuicine, ÓY alla nuoua Spagna, cV in terra feri portate molte galline, cV galli de'noftri di Spagna,c\: vi hanno fatto beniffimo,et in gran pia: & vi fono hora molti buoni capponi per tutte quefte parti dell'Indie. Vi fono ftate pi tati ancho molti palóbi domeftici di cafa,che vi hanno fatto bene,& ve ne fono hora in rr te cafe di quefta città,cV ne'poderi,cV in altre parti di qfta!fola,doue fono habitationidicl fliani. Vi ibno itati portati alcuni pauoni di quelli di Caftiglia,perd non vi fanno,né vin tiplicano bene come in i Spagna. Il medefimo dico delle papere di Caftiglia.per che que che qui vengono,non vi moltiplicano cofi bene,come fanno là: benché vi fiano qui alcv aiatre domeniche , di quelle , die fono venute d'Europa , & vi hanno fatp bene , c^ ve ione ///. k DELL'INDIE LIBRO X I I I I. u . ^^cdole 1110 ^' ftm ° che qUinC fiano,nfìni ' tedl ^ ueIledd Paereftefrò,iiiafonomoIto Degli Treccili , che fono inauejìa ifola Sparitola , <& che non fono in i Spagna, malfanno* Cap, ////, " In quella Ifola fono molte maniere di pappagalli , cofi delli verdi grandi, ó maga/ori che palombi i,& die hanno vn fiocco di piume bianche nel principio del becco, com ed? gli al ni dellamederimagrandezza^verdi^etchehannoanchoquelfiocco^hehodettomfrofTo comevncarmeii. Vi fono altri minori con le code lunghe, &Tcon gl'incontri dell'ale cVroJ io i titillichi rollo , cV tutto ilrefto verde, cYqueflilo chiamano Sdafciabù Venefono an' choaltridaltremanierecofìinquefta,comeneiraltreIfoIe:Mapercheinterrafermaven^ ean-aimaggiorquantita,&diuerflta\quandodi q uellecofefìragionera,fenediriapieno per che nel vero in quella Ifola non ve ne è gran copia , ne di più varietà di quelloxhe fé ne ^"?£i^ lillidiCaft^l,a:maiebenfonoverdi,nonfonogiaperòpappagalliioc?edo,cheinter" a ferma pallino più di cento maniere di pappagalli differentiati nella piuma : che aia nmi >lamagg.orparte^ o,cVnelcolor^dellepiume,auantoalbecco,cVallabruttez2:a } etgarbode'p?edifonoaiTai vno ali altro Ornili. Sono medefimamenteinqueftalfola certi pafleretti cofi mari co °evnnegrocYfinotertiope^ te Indie & li chiamano qui pafleri mofchitti.La lor gradezza e afTai mmcre,che la teila del ito groflo della mano Jo no ho in queftalfola quello tal pafTerino vifto,ma mi dicono che ui ne fono, Et per q ueflo reilo di ragionarne hora, per dirne con le cofe di terra ferma do-* e io gh ho vidi. Vi fono ancho qui altri pafleri di molti colori , 3C che foauemente & cori ifterennvocicantano.Maperchequeilobaftanelgenerale,dirdinparticulared'alcunivc Jlh 3 che fono più notabiUcV di memoria degni. Delli pafleri, che "V mono a compagnie di molti infieme, & in comune. ' Cap. V. Sono in quella Ifola vna fpetie di pafleri minori alquanto di quelli,che chiamano in Ca. igha Corrioni che fono i pafleri comuni cV loro alquato Ù raflomigliano nella piuma & dia dihgentia, cV non fono meno afluti,né malitiofi JI color loro e pSrdillo ben cupo cV £ Dchgrandeanimo,quandofonoinquadrigIia,etincompagniainlieme. Fanno vn nido" >fi grade,o maggiore, che noi fogliono fare le cicogne fu ne'campanili, dC nelle torri di Ca ighaA lo compogono di frafche OC (lecchi di tal modo intefli, cV forti.che è aran marauf .aa vederli,per elfere quelli vccelli cofi piccolini. Et dentro quello tal nido hanno le loro lle ' et appartamenti difhnti,doue fanno i loro nidi,cV%liuoli.Et almanco ogn'vn di aue inidialloggiaz o,cV30opafferi.Etfepercafocompanfceiuipreffoqua ,a^orchefiadirapina(comofonoiGuaragua^ ,.^legallineancho)gliefconotoftoaYquadroniqueftipaflerifoprac5granfe minciano con tanto ardire à ferirlo, che ne le vefpe, né al tro fìmile animale failidSpo: fcbono farne altrettanto, de io pongono finalmente in fuga, doppo di hauSS ^dati etd'hauerhcauat edellepiume. In effetto dal luo|o ouequeft nidS^S ^^s'alontananoglialtrivccelli,comefuggono g Iihuomi-nida^ :ofamoltodegnadivederfi,quandoquefìipaflerivengono^uafcheco P n^ ro vccello di paflaggio, che va indi procacciandofi il vitto. qnaicne ai terraferma Cap. VI Già Ve detto di (opra d'alcune fpetie ^Vccelli^he fi comprendono fotto il nome d'Alca. zzi:dequalinefonoalcuninellecoftieredelmarediSpagna.Maquelli J deq^^^^ f^veglihoio^^^^ fono,cVnonhomaivditodire,cheaItrouenefìano. C^m^q^ml^o^St comegranpaperoni cVfono tutti berrettini, &hannoìe p^n?madbT^Siori llalc :,negrenelgofloloro .*ip^«medi>pc^mav ll l '.'' ÌlI'"';' 1 : ■)'."'.■'■; ^..,|.'v : 'ìiì'"' ii" > ■> i : ! , " 'ilìlM'Hii»' !.*; ; v ■4 Ik ,.'#>■■ ■'!' ': ' '• ,". i«f ' • : ^ DELl'&ì STÒR I A so duoi pa!mi,cY predo alla tefta è cofi largo d piu,che non e vna maftodi huomccY cofi va poi diminuendo a poco a poco fino alla punta , che e nódimeno più largarne non è ? dito groffo , cV declina alquato in giù à maniera d'vna vnghia. La parte fuperiore del beo è tutta dura,& la mafcella di (otto s'apre tantoché fa vna boccia, che li pende,et giunge fit al petto.Et perche ha il collo grande,ho io alcuna volta veduto porli nella boccia vna fato vno huomo, cV alle volte vna cappa. , dC qualche volta duo, cV tre giupponi, cV vna mez: dozzina di fcarpe 3c" di bonette. Hanno nel petto la piuma bianca , cV quando volano, pc tano raccolto in fé il collo, & lo becco cofi riftretto col corpo,che pare che non riabbiano e lo. In effetto quado quefto vccello ita in terra cV fìende il collo, fi fomiglia molto ad vn gr de vccello , che io viddi in Fiandra in BruiTella nel Palagio dell'Imperatore nel 1 5 1 6 . Et 1 ricordo,che lo chiamauano Baina. Vn di ftando fua Maefta mangiando in fala portaron in prefentia di lei à mangiare a quello vccello certi pefei viui dentro vna caldiera d'acqua, efio li mangio, cY inghiottì cofi intieri , come fogliono quefti alcatrazzi fare di quello , I prendono,et mangiano Jo credo,che quello vccelIo,che io viddi in Fiandra,foffe di mare haueua i pfedi,et tutto il refto,come quefti Alcatrazzi l'hanno,faluo che non haueua lab cu , che io dico , che hanno qui quefti vccelli . Pero quello era maggiore di quefti , cY di f bella piuma,cV di maggior becco: ma non tanto Fapriua,per che,come ho detto,non hau quefta boccia. Quefti Alcatrazzi di qua quando volano : fé ne vanno fu in alto , cY per e lianno boniffima vifta,fi lafciano cadere giù nel mare,doue veggono il pefce,con l'ale riftì te,di modo che del gran colpo, che vi danno ne falta molta acqua in fu.Egli prende il peli & tofto ritorna fopra l'acqua , cV fermandofi iui l'inghiotte inthiero. Et poi ritorna à voi; fu in alto, OC fa molte altre volte il medefimo,cY cofi va pefeando nelle coftiere, dC ne fiur prefTo doue fcarcano in mare.Et nel fiume di quefta città fé ne veggono ogni dì molti pn io la riua,cY coli pre(ìò,che pochi dì fono,che vn feudiero di quelli,che io qui tengo in gì dia di quefta fortezza di San Domenico,cY che e v vn buon baleftriero, tiro ad vn Alcatra se di quefti,4e'quali parlo: da dentro quefta cafa, cY li ruppe vna ala, mentre che ftaua pò anvn fcoglio a v pie della fortezza. Quefti feruitori dicala in prefentia mia li pofero ne boccia, vn faio d'vn paggio ben pieno di falde , cY di maniche grandi : cY non era quefto' de maggiori alcatrazzi: per che non era vecchio. Et quefta è cofa qui molto nota , che ne bocciardi vno di quefti vccelli cape vna cappa, che fia logora alquanto, d quello altroché fio detto difopra. Et quando gli ammazzano gli ritrouano nel vetre il pefee, che mangi; haueuano , d pure effi effendo feriti lo ributtano fuori , cY alcuna volta è tanto quefto pei che ne potrebbono largamente mangiare duecY tre huomini. Alle volte i Chriftiani ha no per neceiTìta mangiato di quefti vccelli, cV noi tengono per buon cibo, per che fanno $>dcc, cY hanno molto l'odore del mare* J)e(rli"Vcc€Ìlinotturni ì cheinquefld.lfoUspdgnuoLfonQ< r Cdp* VII. Sono in quefta Ifola certi vccelli maggiori, che rondononi,ma hanno l'ale, e'1 volo d'v inedefima forte, cY con la medefima velocita, cY maniera d'andare fu,cY giù per l'aere,cot i rondononi ftefTi: Ma no efcono,né n veggono,fenonal tempo,che il Sole pone,cY vag fono l'orizonte,cY qualche volta quando il Sole non pare, per ritrouarfi nubilofo il cielo, medefimaméte ancho poco innàzi,che il Sole s'afconda,nella guifa,che fanno i vefpertel cY poi vanno tutta la notte: cY di tempo in tempo qualche volta ftridono a vn certo mod che fi fanno vdire di lontano: Io nò fo , come gllndiani in quefta contrada li chiamino:^ io ho veduti molti di quefti vccelli in terrà ferma,faluo che nelle penne fono da quefti difl lenti alquato. in quel breue fummario, che io fenili in Toledo delle cofe dell'Indie, li chi mai pafTeri notturni : ma quelli di terra ferma fon molto nimici de vefpertelli,et li vano p< feguendo,cY percotendo: et è cofa molto piaceuole vedere il contrailo loro.Ma quefti alt che in quefta Ifola fono,nò vanno altramète dietro a i pipiftrelli, ne fono cofi grofli vccel ne hanno le medeftme piume:benche non differifeono nell'efferatio , per che cV quefà » < quelli fanno la caccia de'zanzali. I vefpertelli di quefta Ifola fono piccioli,cY non vene for fiioIri,8i lì vanno a rinchiudere prefto al parer mio. Sono ancho qui molte ciuette,&: p te terrfe,cV doue (ono anco cafe di paglia: ma fono affai minori di quelle di Cartiglia , pere quefte di qua fono come piccioli fparuieri,d minori. Vi fono bufì,d gopi,ma piccioli A 1 #iaggiori,chc le ciuette 5 che ho dettola hanno quelle orecchie,d corna erte nella tefta de DELL'INDIE LIBRO XV, ,6 4 penna propria foro: cV hanno gli occhi piccioli a proportione del corposa molto chiari,et lucenti , come quelli di Spagna* Sono ancho qui medefìmamente certi altri vccelii nottur- ni, che chiamano mozzuoli, 8C fono piccioli, come le ciuette, & i gofì,che ìì fon detti^ al- quanto anco minorijcV hanno gli occhi à punto à ql modo,come gli hano qlli di Caftigha. D'yno ~\>ccclio,ò quafi modrofragli altri, che in quefta, <& nell'altre ifole [il/ede* * Cap. Vili. Ho voluto ferbare per quefto vltimo Capitolo de gli vccelii \ che fono in quefta s cV nelle iltrelfole circondanti, vno vccello affai raro,c¥ nuouo à gli occhi miei,cYda me non mai più /dircene letto.Et al parer mio quefta e vna cofa notabile, cV marauigliofa,cY se qui in quefti uoghi molte volte vifta» Quefto e vno vccello grande quanto vna grofla gauia , cV ha le >enne quafi a quel modo , di bianco mifchiato di pardillo: cV il becco medefìmaméte a quel nodo,ma più acuto* Quefto fi può dire vccello di rapinai in terra dC in acqua:per che co- i fi può mantenere cacciando in terra come nel mare,cV ne'fìumn Ha il pie maco,come ana- ra, d come gli altri vccelli,che viuono in mare: dC con quefto pie n ferma nell'acqua, quan- do vuole,et vi fta alla guifa d'vna papera in pie:Ha il piede dia mano dritta da prefa,come la jgliono hauere i buoni aftori,d i facri, d altri vccelli,che meglio d'vnghie armati ftiano: 8C [Uando i pefei montano fu predo alla fuperfìcie deIlacqua,quefto marauigliofo vccello fi la :ia cadere d'alto, onde volando va, con quelle forti vnghie del pie diritto afferra iìpefee: C fé vuolesi fta fopra l'acqua,pofto cV quieto con quel pie piano , cV fi mangia la caccia : OC : non vuole fare cofì,fì alza fu à volo,cV portandocene fra l'unghia la cacciala mangia neli'a ia a volo,d pure fopra vn fcoglio,d fopra vn arbore,doue più li piace di fermarfi Jo non ho zzi vifto,nè vdito,ne Ietto cofa cofi ftrana,né cofi appartata da quello,che veggiamo in tut gli altri vccelii del mondo : per che , come ho detto , quefto vccello e da terra , cV da mare, he già, come alcuni mi dicono, egli ancho fa caccia in terra, cV fi mangia alcuni vccelii pie * iolijd Iacerte , cV altre fìmili cofe terreftrn Qttefti vccelii fi fono veduti cV li veggono molte ohe in quefta Ifola , cV in quella di San Giouanni , cV nell'altre di quefte Indie , cV i Chri- ianx li chiamano Aftori d'acqua. )ELLA GENERALE ET NATVRALE HISTORIA DELL'INDIE, DOVE SI TRATTA DE GLI ANIMALI INSETTI, LIBRO QJ INTODE CIM O, IL PROEMIO» Li animali infetti,d recinti, come fono le cicale,Ie formicheje vefpe,cV fìmili, faranno la materia di quefto quintodecimo libro, cV come Plinio dice,fu opi- nione d'alcuni , che qfti animaletti non haueffero fangue, ne refpiraffero. Gli chiamaron gli antichi , infetti: per che fon a vn certo modo mozzi,o cinti nel - collo,d nel petto, d nell'altre parti delle giutureloro.Si marauiglia molto Pli- io,come in cofi picciola cofa poffa effereragione ne potentia alcuna, cV reputa ineftricabi- ,d incomprehenfibile la perfettione di loro: perche dicequefte parole,come puote la natu ì collocare cV porre tanto fentiméto nel zanzale: come li diede la vifta,come il gufto,come adorato ? Ondegl'ingenerd cofi terribile voce,a coparatione di cofi picciolo corpo C Con ìe fottilita gli attacco l'ale ne' fianchi, & li fece quelle lunghe gambe, e'1 ventre digiuno,^: jfiderofo del fangue humanof d con che artificio gli aguzzi iTpuntello,che e tanto fottile, ieno fi vede,& e atto à forar la pelle per fucciarne il fangue ? Che denti ( come ne fa il fuo' 3 teftimoniàza) ha la natura dati al tarlo , per potere forare et pertugiare qual fi voglia du- > legnof d perche ha voluto,che di legno fi pafca,cV viuafMa noi altri ci marauigliamo del fpalle de gli Elephanti,fu le quali portano le torri intiere,et de'colli de tori,cV della rapina s'tigri, OC de crini de'leoni,et non miriamo dall'altro canto,che la natura ha cofi dotati i pie oli,come i gradi animali.Etper quefto pregaPIinio nel principio del fuo vndecimo libro, uelli,che le fue cofe leggeranno,che fé ben molti di quefti animaletti fono in difpregio, no oglino hauere t a v fchifo le cofe , che di loro referira: per che nella conteplatione della natura Viaggi voi* 3°. x iirj non itili tm 1 . V',;V.' C ' ; I « W •?¥ ;»■«:. f;.V"'L & w '^y I «il • JHPf.-.fi .V* ,""«V ■ i ni, . ,ii:,;rf, u »' '>* \ Il ', flfó'W JÉJ I; I. DELL'HISTORIA non può effere cofa fuperfìua» Certo che tutto quello fu confider ato SC ferino da Plinio,co me da fegnalata cY dotta perfona , poi che nell'opere di natura cofe cofi marauigliofe vedia mo co gli occhi noftri,et co le proprie mani tocchiamocene ogni vna di loro baila à porre 1 mente humana in grandiffima admiratione. Ma recandoci noi a méte di quanto potere fi il maeftro,che da alla natura quefto potere(che è Colo il grande Iddio,che da la vita,et l'effer a tutte le cofe create,& tutti quefti effetti fa di difpéfa, che Plinio alla natura attribuire) no; ci dobbiamo marauigliare di cofa alcuna, poi che la tua potétia è infinita,né ci debbiamo o cupare in marauigliarci , ma in renderli infinite gratie di quanto ci fa , cV che ci da per via e quefte marauigliofe opere, ad amare chi le creo, dC ce le comunica poi per fua benignità, ac cioche meglio lo feruiamo* Adunque no alla natura, come Plinio,cVi gentili faceuano:m al maeftro della natura debbiamo infinite gratie rendere per quelle maraviglie: cV io lo pre go,che voglia farmi grafia, che quanto ho ferino, cV fcriuerd di quella naturale,cV general hiftoria dell'Indie fia à fua lode,come io non hoakraintentione,chedi fcriuere la pura veri ta di quello,che ho veduto, et intefo di quefte materie: per che in effetto il mio principalde fiderio, v cV intento e di feruire a Dio , cY al mio Re , empiendo quefte carte di verità, dC no: ài fauole, che io ho vido fcriuerfi in i Spagna delle cofe di quefte Indie, che io fpero, che fé; za ifuiarmi punto dalle cok certe , non mi mancherà che fcriuere: onde fi debbano le gerì ti leggendo marauigliare.Et cofi effettuando la promeiTa di quefte hiftorie,toccard qui b« uemente de gli animali infetti, che in quefta Ifola fono fimili a quelli di Spàgna,et di qucll che io non ho là vifti,ó qui non fono,et delle proprietà di quelli,che nò (on a mia notitia v nuti: benché in quefta prima parte fera poco quello , che fi potrà di quefta materia dire: pc che nella feconda cV terza parte di quefte hiftof ie,doue delle cofe di terra ferma li tratterà , I ne ragionerà più ampiamente, per la copia grande , che iui di tali cok fi vede» De gli animali infètti , che fono in cjuejìd ijòla Spagnuold , & prima delle formiche, & del Comifcen* Cap. I\ Criue quell'autore vnico della naturale hiftoria Plinio nel Tuo vndecimo libro, Top; _l nioni d'alcuni,che dicono, che le formiche,le vefpe,cV altri Ornili animaletti non hann fangue : per che non ha fangue quello animale, che non ha ne cuore, né fegato: cV coi~i anc non refpira quello,che non ha pulmone* Ma nafee da quefta gran con ten tione , per che ve diamo il mormorare delle pecchieni cantare delle cicale; Onde dice Plinio,ehe quando co tempia la natura, viene da lei perfuafo à non tenere incredibile hiuna dell'opere iue.Ei dof pò che egli ha in quefta difputa alcune cofe dette, come inueftigator naturale di cofi fattili creti dice,che elfo confeffa,che quefti animaletti non hanno fangue,come fé ne veggon ar cho de gli altroché non ne hanno,qualee la fepia,che in luogo del fangue ha quel negro in chioftro, cV quale è la purpura,che ha quel fugo, col quale lì tingon i pani: fi che quello hi more,che gli animali infetti hanno,è loro in vece di fangue. Dice anco plinio di piu,checi feuno iftimi,cV tenga quello,che più li pare,per che la fua intention e di moftrare le cofe,ch fono nella natura chiare et manifefte, et non di giudicare le caufe occulte: cV cefi medefima mente dico io , che l'intentione mia è di dire quelle cofe, che io{o,8C che ho vedute,per eh fé ne marauigli colui, che di lontane contrade mi leggera :er no di pormi a congetturare o de procedano gli effètti di quefta nouità,che io referirò: per che nò fono tal philofopho, eh poffa comprènderli, né voglio in argumenti rattenermi: ma dir folo quello,che co la villa h potuto comprendere^ con gli altri fentimenti intédere* Et per darui principio,incomi ciero co le formiche,delle quali dico,che ne é in qfta Ifola Spagnuola gran quatita,et in qu Della gran fi a citta' di San Domenico affai più di quello,che vorrémo,ma fenza comparatione affai m quatitàdel no diq Ue iio 3C hefeneéhauuto:r3chenel 1519 &T per due anni appreffo d più, vene furon die.° " tante,'che grandiffimo danno fecero in tutta quefta Ifola ne'poderi rouinando , cV bruciati do le cannafiftole,gli aranzi,cV altri alberi fruttiferi: che fino ad hoggi vi dura il dano,bech quella tanta copia fia a lode di Dio ceffataJn quel tempo che quefta calamità duro, no fi p 1 tea ne ancho viuere per le cafe, né tenerui cofa alcuna da mangiare, che tofto non lì coprili ài formiche minutiffime cV negre.Et fé foffe qualche tempo durato,non farebbe -flato gra cofa,che foffe qui in quefta Ifola auuenuto quelIo,che già in i Spagna auuénc, doue li dish bitd vna città per lo fcauare de'conigli, d come auuenne in Theffaglia, doue vn'aitra città dishabitd per li topi } ó come in. Fracia,doue per la gra copia delie rane vn'aitra città s'abbai; dono, DELL' INDIE LIBRO XV. l6 , L donó,cV vn'altra in Africa per la moltitudine delle locufte, d bruchi 8/ A mtVT* K u i ■ comcrecitaPhnio. Manonmancanoqmg.aformicheJebenmancaK.&dimmuTv^fo raperete* ne fonopiud, qlle chefarebbedibifogno. Vene fono peroanchoXea ne a^n.oroffem,Apicc,oIe,chef^ fognonoftra.EgUe cpfamarau.ghofa.clKmvnfteabpodere.doueaceadeeSrr&d'lIe vne &dellaltre parechc fi comparano il terreno.&in effetto fé lo tengono dunfo ne chef, conolceafla, bene .1 terreno che pofleggono quefte fenza far danno" & quého che fi oeeupanolaltreroumando ) etd,ftruggendo:etleb u onepernn m còtolafda, 1 opa^ tra ■ i lor termini quelle che nuoc.ono et fono dànofe. lo parlo cofeaffai note ta Xfta c ftri & JfoIaA lo pone, ancho moftrare fa vna mia poffeffione lungi da quella ci tri vna kZ co mefi può anco vedere m molte altre P arti,& P oderidi>eftaIfoIa.Ne fera Sei nino fito noftro,ne della deuotione chriftiana,referirequelIo,chein quella dm'Zl» ? f 1 ^' shab,tarfi:acc,oche.l m odofapp 1 a > cheiveririmedijronoqUi del Signore Jddto"l quale ce ir manda per fua fn'fencordu ,SC per interceffionedefanti fuoi. Horf la cola pàfsd di Quella maniera. Veggedofi li chrifiiani, che in qfla Ifola viueuano cofi moldlati & Er! i i lagra-copiadcl,eformiche ) deI,berrfqfta 4 dtrid'cleggerfivnfrnt^ TOtafiero.-cV p farne Ielettione, ne girarono la forten man del Reìl«Mn am . q j .brodoueeralcatalogodefanti,acdocheqlfanto,oYan;a J cheIddio E qfta v S folle 1 aduocato di qfta città.etlfola contra òlla calamità delle formiche 317? , s ""° "'»» iuefio fanto nacque mRoma.et fu di tanta fantita.che fu dal Papa madato à To tofi S rntrato cheegl, fomentarono tuttigl'Idoli muti.Onde vn di quelligentili dilfe che fenS .mtnazzauano Wmnomon haurebbono mai hauuto rifpofta dallfloro Dei.Et ne oue ìolo legarono a. piedi dVnToro, perche lo ftracinaffe, &laceraffe crudeli J frómeofa .mpiamentefileggeneirhiftori'adelfuogloriofomartirio. OradoppochequXS. o ùnto fu tolto i .aduocato di quella città, cefsd la calamita 1 delle forSetild fafnu o' ,odimodo ) chef^,,ldannolo r otolIeraMe,etfemprea>ocoipocofonoma^ aentiadiuina &,ntercefiìonediqueK < > fanto martire aduocato nolìro. Ne noto iodi que » rmmero, cheti Vefcouo Aleffandro GiraldinoeraRomano ScdcuommoV°ZTlÌ he qfto martire fu ancho Romano. Et che come in Toledo ammutirono gMdoh cofi em .og.a.nqueftiluogh.tuttignndianildolatri.Ondeficaua.chevuolelddioche^ ocationedi quello fanto fi confonda & diffipi l'Idolamadi mi- (W™„ ì ' 2- ?. la fama fede chriltiana.et la deuotione.perdfe nSBsSffifliS^ T T™. ìcemno.R, t or„a„doani,ifioriadico; P cheemoItov;„^ ola 3 cV dannofa^comes è dettcoer li zucca n cVnl'-.Tr^^r "r ~ cue \ ormicn e in qu«ta affa/e non fono molte mfieme a mordere: benché ner drmHo n,f£«^ • i r • P ^edifuoco Etqueuefonomedefi^ emme le parti Ve ne fon altre maggiorile ninna di tutte quXS foZSe et nuc e fono quelle.che fi conuertono in forniichealate &lrer,i JZZi 1 .r ? ne S rc >«qu^ :> k&nnocofigrand, ) quantopouebbeynhu^ braccia. Ni V l l'I V ì'ii •qi 'Hit)""' £; *♦,',.- ■e m^à. . , i'ife. ■ :'.i : M !« I 1 ' v 'ir 4 I; il • % .,.■ fi» * l: K.i •'. . ,;* 11 li ■' i |! D E t L' H I S T O R I A braccia . Et ineffetto routaano le cafe , « bifogna hauere cura d'ardere & difradicarequefti Som perche fono molto dannofi. Fanno quelle loro cafucce , * . caminid vnacerta con vn So d col dito toccandola,!! rompe.Ma fono quelle formiche tante,& cofi delire, cheaVn tfanoritornano * reeditìcarlo. Douee* quellaloro fon» maggiore e, f, ratinano lìfanno Óronidi.etngli.Di modo chevi fanno putridoet fragile.1 muro.o legno,foprad ?D02nofo & vóto Et fono peggiori quelli animali per le cafe.che non è la ngnuola.al pan- „ P c % ha anche un'altra mantaa di domifcen,d di formiche.che fanno quelle fteffe lor v.< couer e tV queUa loro danze grandi, doue fanno i nidi, ma più chiaramente f. conofee cht StàK edifieij fono di materia di terra, 6* fono più chiari di colore berrett.no.che d SSono oenchelon totalmente fiano . Et quello altro Comifcen è ancho elfo d vn al. formta Sa S e vn vermicciuolo,d e la forma dvn mezzo vermene pare che f. me Se t ?ò daUa cTntura in giu.che e vna cofella à modo dVna feorza bianca.cV groffa quan < v™llod^ V^Sfii fegnameche fi fiano que gli altri detti di fopra.ma non già tanto per 1. lauo. di otora benché con tu ti i loro danni fabiano quelli vn bene, che fono vno ottimo cibo , fiEtdiftaccano d l gli alberi quelle loro itanze fatte come gran palle,* le portano* li ampSlecafe, & le rompono dinanzi à i polli, che tollo, & con auid.ta tutte le form.ch fimmWo r&feneingraffànoS.: vengono bene, come d'vn buon cibo. Tutteleformi chetocompagniaviuano.cIf.afralorocomuneilciboEtperchelalord.l.gentiaf.cono foèrqueUo.ehepuoillorcontinouovfo faradico cheanchorchepervna pietra durifllm nXTv f^à lungo andare vn fegno, che affai chiaro fi conofce.K vede ,1 cam.no.c & Ma per che di quelle, & daltreformiche farà molto che dire nellafeconda parte d i m fcriuerLo le cofed. terra ferma.paffiamo horaauanti ì ragionare di quello.che a qui fialfolaSoaanuola tocca, quanto à quella materia di fimih animali inietti. mdle } & deUil>ermi dimoiti pie. Cdp„ IL In auefta Ifola Spagnuola fono molte maniere di Scolopendrie,d Ceto piedi: per che fonXneLt^ ^conSXrolta } ilrefto tutto dipinto^fonopiuvenenofecVcattme. Alcune akrea chor che fiano dipinte U piloteranno la tefta negra con certe lifte negre dalungoalung t auefte £ tengono per le peggiori. Vi fono anco molti altri vermiA di differenti mar *c£conS «e cV fa più caldo del folito. Qndemancado quel caldo,non appaiono elfi piutMa meni che durano mangiano i Mahizali, cV fannodano nelle poffeiTionù Vi fono certi altri v SngWvn^ preffo diloro l'aere chiaro douunque padano , dC fi veggono 50, o loopaffita Ltoilvermerifplende,perchefo^^^ no-maqueftolorofplendoreèchiaromolto. Certi altri vermi vi fono ancho 3 aflaialli LtifomigliantiAWc^^ ftaVandilerenna, chela teftacffqueftianchoriluce^ d'vnaviua,accefa,^ le alcune Scolopendrie , dCento piedi,lunghe vn palmo,o più & larghe vn ditojchece Ìorleonato;dondelorefconolegambe:lequaliinnemeconlecomafonoleonate,^ co e d'vn colore più ofeuro • Nonho fentito lamentare niuno , che quello animale mor anchorchedi mala vifta fiat cV io non vorrei vederlo: per che anchor che non faccia aam pare che non fé ne poffa fofpettare fé non male,^ che habbi a farepeggio , che gU stfn v ini* Quello fi ritroua fpeffo per le cafe di quefta citta; ma come ho detto, non no anca ydito niuno , il quale da effo fia flato morficato ♦ p ^ DELL'INDIE LIBRO XV, x66 Delle V e/f>e } & Scono: Seneveggono molteperiicampi,etperlibofchinegIialberi,cY fono come quelle diCafti glia , dC alquanto maggiori: cV nell'ale fopra il giallo hanno verfo la punta vn poco di color leonato.quefte fanno 1 lorVefpai,et nidi negli alberi: ma non vi fanno né ceratemele: ma foli fecchi,come li fanno in i Spagna,& in ogni altro luogo,doue fian Vefpe.I Crabroni,d Scarafoni fanno le loro celle 5 & nidi (come Plinio dice) fotto la terra,et di qfti nidi fé ne veg gono molti in qfta Ifola: cV il dolore, che fanno le puture di quelli Crabroni,fono maggio- ri affai di quelli,che l'altre Vefpe fanno. Vi fono qui mofche di molte maniere,et di quelle di Spagna,che ve ne foleuano eflere pochiflìme, d nulle,gia ve ne fono molte,ben che non. tante,quate in i Spagna,ma fono più faftidiofe cV noiofefr più forte mordono. Ve ne fono ancho certe altre più picciole,lequaìi però non vi fono d'ogni tempo, come l'altre già dette* Vi fono certe altre mofche,che vanno per gli alberi,éY per la campagna: alcune verdi,et pie cioIe,cY altre di tante forti, cY cofi differenuate,che e vna cofa 3 che nò fé ne verrebbe mai à ca pò fcriuèdole: Ma fra l'altre vi fono certe mofche verdi cY dipinte , grolle come vna Vefpa & fanno i lor nidi in terra: per che fanno certi buchi nel terreno , cauandoui co le braccia di' nanzi,et gittando cp'pie di dietro la terraglie cauano.Di quefte ne fono molte in quefta cit- tà di Sa Domenico per li cortili delle cafe: per che effendoui il terreno quafi arenofo, vi pof- fono facilmete fare il lauoro, che io dico* Queftemofche ammazzano le Cicale delle verdi cY piccioli,cY altri fimili animaletti, cY li portano volando di pefo,et li pògono dentro le lor cauerne: cY doppo che hanno alcuna di quefte caccie fatta, cY riportala nella ftanza loro fot- terranea,efcono di nuouo fuori,cY vano per l'altre, né reftano di fare mai quefti viaggi. On* de [ì caua, che quefta prouifione, che fanno di vettouaglie,dee effere per lo tempo,che ha da venire: per che quefte mofche non comparifeono in tutto l'anno,ma folamente quando fo* no poche pioggie,cY fi comincia ad humettare la terra,cV fono certe giornate calde,che pare chearda il mondo più per l'acque già fatte , che peraltro. Sono qui tate maniere d'Aponi, Se" di Scaraboni difterétiati bC vari] tanto ne'colori, come nella gradezza,che é vna materia, della quale nel vero fi potrebbe molto fcriuer,ma al parer mio,fenza vtile, et come quafi git tando al vento le parole,che vi fi fpendeffero : Ve ne fono negri, ve ne fono lionati: ve ne fo no pedenti alquato ad azurro: cY altridi molte mifture di colori infieme,cY di molte forme: Alcuni fé ne vengono la notte al lume della cadela , come fanno le Farfalle in Europa: delle }uah anco ne equi vn numero infinito, cV di ftrane maniere : per che le più picciole fono co iie quelle,che io dico,che entrano ne gli occhi,come Zanzali,cY le più grandi fono quanto : vna mano co'diti ftefi: et fra quefti due eftremi ne fono di varie grandezze: et alcune ne fo io tutte azurre,del pfueccellete cY fino azurro,che fi poffa vedere: altre ne fono tutte gialle: dtre mifte di molta varietà di colori, cY lauori. Accade alle volte nelle pioggie,che in vn bat fere d'occhi fi vede l'aere pieno di quefte Zanzarelle ; che poi diuentano vermi, che molto ianno nelle pone* fioni fanno. Alcune di quefte né fono certi anni bianche tutte , certi altri inni fon biache cY negre,cY certi altri,d'altre varie differentie,et colori. Sono ancho qui cer- i Aponi di quelli che in i Spagna vano per le feluette,et per le riuiere de'fiumi: che fono lu rhi,come la meta d'vn dito, cY fottiIi,cY co le tefte groffe,cYcon due paia d'ali. Quefti [i veg rono del contmouo in i Spagna,ne'luoghi,che ho detti,ma non in gran quantità,et cofi fo io ancho qui rari ma molte volte ancho ne vengono d'vn fubito allimprouifo per le piog ^ie tanti,quanto ho detto,che fogliono di quelle Zanzarelle venire. Qui fono anco molte £anzaIe,cYtfte m certi tempi,che fono vn faftidio grande: cY più in vn tempo,che in vn al tro^non co tutu iventi:ma nella campagna in cent luoghi ve ne fono tantoché nò fi pok fono ll'i*"' ?i >.;,| wm I "'1(4 ' . ' > " . SS. «Vii 1 n,,!* • ili rV'!' DELL'HISTORIA fono {offrire : & li peggiori di tutti fono certi Zazali minutiflTimi,che li chiamano Scifcet dC i quali pugono mirabiImente,cV ve ne fono alcuni di loro,che paffano la calza.Quiui no ancho pulci,ma pochi,et non in ogni tempo,et fono per lo più affai più piccioli di que di Caftiglia: ma mordicano molto piu,et (on peggiori Jn quel fummario, ch'io fenili in 1 ledo neh 5 x 5 dilli de'pidocchi,che nelle tefte,et ne'corpi de gli huomini fi generano,che j chiflime volte ne hanno quelli , che in quefte contrade vengono , dC farebbe ftato gran ce chi ne haueffe hauuto vno ó due , cV qfto era radiflime volte: per che doppo che fi palla (r venire in qua) il dritto dell'lfole de gli Aftori,tutti qfti animaletti, che o fiportauano di | De pidoc- gna,6 che erano par camino generatila quefto fegno cV termine fi forniuano tutti, & a ] chi cofama co ^ CQ fe ne p erc j eua jj ferne, Et in quefti luoghi più non fé ne vedeua niuno,fuori che puigiiofà . akun . fanciulH chz qm - na f con0j figliuoli di chriftiani: g che gl'Indiani ne haueuano,& hi no molti,cofi nella tefta,come nel corpo. Dilli anco, che nel ritornare verfo Europa,qu; do a quel fegno iftetto dell'lfole de gli Aftori giungeuamo, ritornauamo a ricuperare ne perfona quelli animaletti^ punto come fé iui afpettati ci haueffero, 8C fé ne caricauano tai fopra , che con molto affanno bifognaua rimediami per ritornare à ftarne netti , mutande fpeffocamicie nette,& vfandoui ogni diligétia poflìbile. Quando io quefto fcrilTU'haue efperimentato in me fteffo,cY vedutolo in altri medefimamete, tutte quattro le volte, che haueua il mare Oceano panato Jo allhora dilli il vero,cV quello,che veduto haueua: ma h ra ho fatto otto volte quefto camino: per che dapoi venni à quefte Indie,cV ritornai ini S gna,cY poi ritornai à quefta citta di Sa Domenico,cY poi andai in i Spagna: dC in quefta v ma dC penultima volta ho io altramente , che come l'altre veduto: per che per tutto il canv no non mi mancarono mai di quefti animali,cY in tanta quantità', che era vn gran faftidio trauaglio t Io non (o in che confifta quefto fecreto 5 d fé quefta calamita s'è arrifehiata di I anch?effa quefto camino,d pure fé ne fono i tempi cagione: g che io viddi vn tépo,che | era neceffario il v entaglio in quefti luoghi,métre fi magiaua: 8C hora bifogna, che tutto la no fi tenga in mano per la gran copia delle mofche,che vi fono: cV come vi fono quefte n t iplicate, cofi vi debbono hauere fatto anco quegli altri animaletti fporchi, de'quali ragio uo,cY de'quali fi crederne non polla fcampare animalesche habbia pelo,fuori che Mino, la pecora: OC è alle volte accaduto nel mondo nafeere nella tefta , cV nel corpo d'alcuni tm che l'hanno cauato dal mondo: come fi legge, cheauuennea" Siila dittatore Romano, dC Alcmeone poeta greco,che ne morirono.Ne nuociono folaméte a gli huomini,ma a gli celli àncho,come nella fua naturale hiftorialo diferiue Plinio à lungo* Sono in quefta Ili molte Zecche, & fpetialmente nelle beftie vaccine in campagna,cV ne'buoi medeftmain che tirano i carri: ma poche fé ne veggono ne'cani. Delle picciole, che fono in terra ferm; la campagna,dicono che qui non ne fono per quefte Ifole: Il che no è poco bene per gli h mini: percioche metre duro la guerra della conquida di Caftiglia dell'oro, haueuaiio béc cótare le genti di guerra,cY che dire delle Zecche, come al fuo luogo n' dira\quando nelk conda parte di qfta hiftoria fi parlerà delle cofe di terra ferma: In quefta Ifola fono Aragni molte maniererei diflerentiati affai,cY ve ne fono alcuni velenofi,et altri cofi grandi,quan è il cerchio,che fi può fare co'duoi primi diti della mano, andando à cógiungere le lor pu te infieme: dico del corpo loro folamente fenza quello } che di più occupano con le gami Alcuni altri ve ne fono no molto piccioli, che pare che riabbiano à vn certo modo la fìgi d'vn vifo humano:benche quando ben vi fi mira,pare vn'altra cofa di quello,chea prima fta parea,c\: nano molti raggi d'intorno nel modo, che dipingono vn Sole» Per la capag vi fono molti altri Aragni grolli,cV piccioli,con molte differente et varietà fra loro:Et c< fanno varie maniere di tele, cV ve ne fono tali, che no pare altro,che vna fottiliiTima dC vi fera verde.Sogliono effere in quefta Ifola cV in terra ferma alcuni anni Locufte, d Grilli a l'ale: il che quando auuiene, gl'Indiani,cV i chriftiani ancho lo tengono per vna infelicità, per cofa molto trauagliata , per che rouinan i Mahizali qfte Locufte,et fanno di ftrani da nelle poffefTioni: cV quando alcuno anno vi végono,fuole effere il numero di loro infiniti ma è ordinario efferuene d'ogni tempo alcune. Il medefimo dico de'Grilli , che fallano: p che fono molto dannofi col corrodere, & forare le vefte quando per le cafe nafeono. ; Ve 1 fono de gli altri che cantano,affai: & altri maggiori,altri minori,&: cofi differenti nel corp come nella voce,& nel fuono.Vifono certe Locufte,d Grilli piccioli co affai lughc : gamb &fotuli, k DELL'INDIE LIBRO XV. ^ ?tt>K,cY verdini pheiTanciulliini Spagna li chiamano Ceruatichf. Gl'Indiani mangiano MKicnqucftì GrJli,o Locufte già dettale tengono per vn buon abo:maffimamente m terra ferma douea niuna cola viua la pcrdonano,che non veglino per lo palato loro paC faila , come fi dira al Tuo luogo nella feconda parte di quefta naturale hiftoria dell'Indie Deoji ammalile nafeono neiltgho > & %, fi «entrano di yurte maniere, ideila Èroma. Cap. I1IL . Sono alcuni animacene per la pioggia fi generano nel terreno, cV altri nel legno : ne fola mente queftì a quefto modo nafcono.che ancho i Tauani fi generano doue fia molto humo re: cV come Plinio nell vndecimo libro dice nel vétre del'huomo nafeono i vermi di dui for te cV nelle carni morte.Ma perche vo io feruendomi di Plinio,o v d'altro autore antico nelle cofe chiare,et che ogni di veggiamo co gli occhi, et fono à tutto huomo note * Ritorniamo a queftianimali, che fi generano nel legno, che non e picciolo morbo , né poca calamita in quefte parti: cVqueftì tali vermi fogliono chiamare Broma:ma quelli fpetialméte, che ne le gni delle naui fi generano dalla couerta in giù, cV doue tocca l'acqua.Et di modo vi mangia no 3C corrodono, che chi no 1 vede,no'I può crederete dirne tanto:ma io ne parlero\come teitimonio di villa , OC come di cola , che qui e molto ordinaria cV comune. Dicono alcuni :he quefto verme viene dall'acqua, 3C fé ne entra nelle naui:altri credono, che nel nprio le.' ? no li genen.Et quefto io più credo, cV che la humidita dell'acqua, cVla difpofitione del le. ? no,et la potentm del Sole fiano quelli,che co'I tépo quefto verme naturalmente in afte par :i generino, per che qfto ifteffo fi vede anco au.uenire nelle bo tte,cY vafi di legno,doue tégo io o acqua.o vino.II cafo,e, che comunque quefto vermefì generi, é affai piccioIo,cV come m fottihftimo filo di feta: cV poi col rodere fi fa cofi groffo , come vn dito : cV tato ben s'opra io, che riducono le tauole,come vn fauo dlpecchie, 6 come vna fpogna tutta fmagnata-di nodo,che quando li pongono poi in mare le naui, vi anniegano, cV fi fono fpeffe volte per luti,co' vaffelh e quefta via i marinai co altre genti.Et quefta e cofa molto ordinaria et la ve hamo pm fpeffo accadere di quello,che vorremo. Di qfta fpetie e il Tarlo,corrodédo il le- rno ne fa poluere,et lo gtugia da bada à banda, et lo guafta et rouina al fatto : Il che é affai no o OC chiaro per tutto.Onde per che quefta terra e humidiffima, végono per quefta via pre- io meno i legni cofi in quefta città di San Domenico, come nell'altre Ifole habitate da chri- nani doppo che gli hanno ne loro edifìci} pofti : cV in quanto à i legni \ fì fa più vecchia qui ^nacafain 30 anni che ini Spagna incento. Quefto chiaramentefi vede qui per quefte afenoftre,chetutte fono moderne^da poco tépo in qua fatte, cV li lor legnami ftano tali he in 1 Spagna ftarebbono meglio , anchor che follerò ftate di 1 5 o anni à dietro edificate! >cnue il Protonotario Pietro martire nellafuaDeca,chedelle cofedi quefte Indie fcriffe (m :a altramente vederle,(il qual libro egli intituld,Del nuouo mondo)che qui fono certi albe i,che per la loro amarezza non vi poi fono, né vi vanno i Tarli, né gli altri vermi. Il che fa- ebbe molto vale fé folle il vero.Ma io fon ftato in quella contrada, cheeffo dice , cV non vi ano ^tali alberane fino a quefta hora in qfte parti fi conofeono né legni,né alberale lì po£ tallivaffellidimare^taglicdiftc^diterr^chefetallegnovifoffe/are^ i lo ftimerebbono molto,cV fé vna volta fi fapeffe,non ù lafcierebbe più dalla memoria ca l ere per che non farebbe, n poco vfo: maio lo tengo per fauola , & non per vero. Et chi i «Ho fcrittore tal cofa diffe, non li diffe il vero,almeno mentre q uell'autore viffe , né fino al »dhoggi,chefongiatreanni,cheegli all'altra vita pafsd:etnoftro Signore lo raccolga nel iglonalua,cheionelveromi t engo,cheeffodefideraffedifcrto^ etollefatofedelmenteinformato^apercheegliparladiquello^henonvidd^non iarau»gho, che ne'fuoi libri molti errori fi veggano. J Delle Fotule.cbe cofi in ^fndalufia chiamano. Cap, V. Le Fotule fono certi animaluzzi leonati,cVdeIla grandezza,che fono quelli negri che fi pnondregnodiToledo:maqfti P eroTonopiuleggieri,cVvoIanoqu^ L fono importuni et faftidiofi mcredibilmente,cV di canito odore: et poche SS fi offono fuggire,per che tofto vifi pongono dentro,cV danneggiano la vefta Dicono alca ■e mercatanti. cY cofi hora ve ne fonp molte per tutte quefte Indie douuquei chriftianiha. bitano. 1 1; «■ u'* ■:. -.•■* 1»' • .!>,*' ti ^1 .' !l ; ;i ,P;ìl y i.'v., 1 ^ : ! 1.1 " ... r ;; . in « » > V Si,; ' i 1 ... '> ì $$• il DELL'HISTORI'A titano Jn tutta Spagna non ne ho io vedute fé non in Andalufia,et da quella altra parte de la Serra Morena verfo l' Andalufia, pffo à Cordoua, de à Siuigliatma molte più nelle collie re de porti dell' Andalufia , & del regno di Granata , per che mi pare , che non il vogliono a contrade fredde accodare ♦ Hanno certe ale come li Scarafoni , con le quali cuoprono certe altre alette fornii, che loro fotto Hanno. Et fono tutte di color leonato,come s e dettola al cune più ofeure , che l'altre , fogliono in alcuni luoghi d'Italia chiamarli Negri lanaroni , 3 pare che dentro le calle ifteffe nafehino. lapropridboccd,onde tolgono il cibo, Cdp. VI* Plinio nel x 4 capitolo dell'vndecimo libro della fua naturale hiftoria ragiona di qlli ani maliche non hanno onde digerire né euacuare fé non per la bocca fteffa,onde mangiano,e dice,che quello e fpetialmente vno animale, che ficca la tefla nel (àngue, de fi fatta e* empi tanto, che crepa de muore , cV che quelli tali animali fi generano ne buoi, de ne 1 emù Pc queilifegni plfo io,che fìano le Zecche, delle quali io fopra nel terzo Capitolo feci ynabr uè mentione. Ma poi che hora il cafo mi s'ofFerifce, dico che di più di quello animale ve n ha vn'altro,che ha la medefima proprietà, de eia fanguifuga vermigliale effendo picciol fima cV fottile , s'alcuno infieme con l'acqua la bee, de fé l'attacca nella gola, vi il fa coli grò fa* come è vn dito.Sono anco alcunché coilumano di cauarfi fangue con quelle languifi s he,perche le fi pogono nel braccìno nella gamba,doue loro piace,et eife tanto vi fuccian fangue,che vi diuentano groife et lunghe come vn dito,non eflendo prima lunghe quant vnavnghiaA fottili come vn filo. Quella e cofa,che [i vede ogni giorno,cY fi può prouai da chi vuole, de io ne ho veduta l'efperientia in vn gentil huomo mio amico,il quale (ente dofi indifpoflo,perche hauea per coftume di cauarfi per quella via fangue,fi pofe 111 prefer «a mia due fanguifughe in vn braccio,lequali indi a mezza hora s'empierono di tengue,j fi fecero vn dito groffe. Et egli allhora leuando quelle via vi pofe l'altre * Et a quefto mod fece fin che fi caud tanto fangue quanto egli volfe,cV poi fì legd quelle piagnette con telai di lino,come fi fuole fare quando altri per la via ordinaria de col ferro fi caua fangue. Ma 1 quel di fleffo andando nego tiado per la terra fé gli difciolfe vna di quelle fafeette di tela ler za accorgefene finche hebbe tutta la manica della camicia piena di fangue , de qlla del gwj pone ancho. Onde fé ne hebbe a trouare burlato. Quello che io'dico del cauare fangue co le fansuifughe l'ho io veduto. Ma non s'è per altro di quello animale qui detto , che per et no ha ne anche egli onde purgare il fuo palio, come la Zecca. Et ne fono ancho qui fang fughe>&: di quelle ancho, che non fono roffe.Molte volte riputai vna pazzia quello, chei gerii huomo faceua in cauarfi a v quel modo fangue,ma doppo molto tempo lo ritrouai fai to in Plinio nel decimo Capitolo del 3 z libro,doue dice che quelle fanguifughe fanno il n defimo vtile , che le ventofe , de che fono medicinali per alleggiente il corpo del fangue: n che è incóueniéte purgagione, gche bifogna ogni anno nel medefimo tepo fare il fomigl te cY cauarfi nel medefimo modo fangue. Dice ancho, che qualche volta quelle fanguiii ehe vi lafciano la tefla , cV vi fanno la ferita incurabile, de fogliono ammazzare molti^con mteruenne a Meffalino patritio OC confolare , che fé Fhaueua polle nelle ginocchie . Etpi quello fommamete fi temono de fuggono le roffe. Onde quello autore dice,che è bene,d: lor mentre fugano, fi tagli labocca con le forfìci. Vi ha ancho vn'altro animale, cheta do che fé ne fcriue,non ha neancho egli fpiraglio né buco alcuno dalla parte inferiore,o ce ueniente à purgare il cibo,cV quello è il Cocodrillo. Ma palliamo a gli altri animali infett Belli Scorpioniychefono in quefla Ifòla Spdgnwld,<&* neW altre di quede Indie. Cdp. V IL In quelle Ifole dell'Indie, & in terra ferma fono Scorpioni,come quelli di Cailiglia,cYi alcuni di quelli luoghi ve ne fono molti. Scriue Plinio nel fuo vndecimo libro, che queil animale doppo che punge d morde , vecide per fpatio di tre di , de che la fua ferita è (empi mortale nelle Virgini, de quafi in tutte le femmine. Ne dice ancho altre particulanta,Ie qi li per la maggior parte mancano àgli Scorpioni di quelle parti: perche qui non è mortale loro morfo,benche dolga molto vn quarto d'hora,cV qualche volta più. Et io ne fono ltai in quelle parti morficato da molti di loro , cV ho in me fleffo efperimentato , che vno eia p dolore,che vn'altro.Il che dee ancho confiilere nello Ilare l'huomo digiuno, dfatollo,o pi può ancho nafeere dallo iìare,d nd, digiuno il feorpione ifleffo. Ma come che li iia,qui ne * nuomo, DELL'INDIE LIBRO XV, l63 lUomo^cdoftnà.neanchOjChèperció'necorra'pericolo.Etio tengo per cofiVran dolore i puntura della vefpa , come quella dello fcorpione in quelle Indie , cV quella Salcune ve! 3e ancho maggiore,anchor che fecondo mi pare (hauendo l'un et l'altro prouato) più tem o dura il dolore della puntura dello fcorpione, che que!lo,che per la vefpa fi caufa. Delle Mofche, ò Z anfanile , & altri fimili animaletti , che dolano , &> rivendono la notte & [h e > cialmente d alcuni di quefti,cbegC Indiani in quefta Ifola li chiamano Cocuw. Cap. V in. Molte Mofchette,d Zanzarelle,c\: Scarafoni fono per tutte quelle Ifole, che rilucono di otte,c¥ vano volando,come quelle,che chiamiamo in Europa Lucciole, le quali di frate la otte volano: ma qui quelli animaletti quali d'ogni tepo fi veggono: per che qui è poca dif rentia fra il dì,c* la notte,cY fempre vi è la ftagione temperata,poiche non vi fi fence fouer iio calore,^: poche volte fi fente freddo,che e quado in quefta Ifola Spagnuola foffia il ve i di Tramontando che Ù fta pretto ad alcuni monache qui molti ne (ono.Si che di quelle uccide ne fono qui molte, & di varie maniere, ma piccioli cV ve ne e d'vna forte par" co- rméte,che la chiamano Cocuio,che è cofa certo molto notabile. Quefto è vno animaletto rai noto in quefta Ifola Spagnuola,cY in tutte l'altre conuicine, et è della fpetie di Scarafo- ,et cofi groffo,come è la tefta del primo dito groflb dellamancd pòco minore.Ha due ali ire,fotto le quali ne fono due altre più fo «ili, elicvi fi cóferuano cV cuoprono, quado que ) animale non vola,ilquale ha gli occhi rifplendenti,come cadde accefedi tal forte che on : volado palla, fa l'aere vicino cofi chiaro et lufrro come, fuolevn lume accefo farlo •& fé à ima fera effendo tenebrofo,cY ofeuro l'aere, alcuno portara in mano vn Cocuio tutti qlli e dalla lunga lo vedranno,^: haurano bifogno d'accendere lume, vi verranno credendo' ,e vna candela accefa fia.In effetto da gli occhi di quefto animaletto efee tato lume cY fplen Sii*' >re,che dentro vna camera ofeura cV chiufa a N queito lumefolaméte fi vede affai beneales :re cV à fcriuere vna carta. Et s'accoppiano infìeme , cV legano, o x infilzano quattro B. cin- ledi queftì Cocui,fe ne feruono tanto,quanto d'vna buona laterna nella campagna d per 3ofchio>erqualunqueaItro luogo -offendo di notte ben ofeura. Quando fi faceua in que i Ifola hpagnuola,& nell altre Iiole la guerra,fì feruiuano,ichriftiani,cV gl'Indiani dique> ) lume, per non fi perdere, cV fmarrire l'vn l'altro la notte. Et gl'Indiani /penalmente che mo più deliri i prendere di quelli animali, ne faceuano collane , quando voleuano effere li vna lega cY più Iontani.&: cofi in campagna 3 et nelle cacciedi notte co quelli Cocui fan » le genti quello,che loro bifogna,fenza temere ne vento fortune acquatile ifmorzi loro Um€ * vTv a , ndauano dl no tte g 1 * ^uomini da guerra in quefta Ifoh a far affalto la fm iellato la (corta che giua auati,fi poneua in tefta vn Cocuio, et feruiua per phand a tutte le re geti,che la feguiuano. Quefta chiarezza,che ha qfto animaletto ne gli occhi l'ha mede cheallhora anchofotto l'ali difcuopre,chee tanta,quantaequelIadegliocchi:cVcofivo^ ido li viene ad addoppiare la luce. Coftumano di tenere prefi cV rinchiufì qfti Cocui per feruigiodicafa,cV per cenami di notte fenza altro lume. Il che faceuano medefìmamente ltempoadietroalcunichriftiani,pernonfpédereinogIio,cheperlelucernebifo ^ ^ M „_., v tt "uaii,cuu,iu luogneuano, oc lo lalciauan in liberta, et mdeuanodegl.altriperglialtrigiornifeguéti. Sifregauano gl'Indiani il vifo,e'l peto i certa pafta,chediquefti Cocui faceuano,cV quando ftauano nelle lorfefte,&voleuano mderfi piacere andauano a quel modo à porre fpauéto i chi del tutto fuori di quefto pen rofimrouaua,ochenonfapeuaquello,chequeftofoffe:perciochetuttoquello,checon dia patta vnto li mrouaua,pareua proprio,che di fuoco accefo folle. Come va quefto ani ile mancando, et morendo , cofi R va quella chiarezza perdédo d poco a N poco fin che del tofieftingue,c^ Della mara ; ì ' r, il i" ., 'i " VÌA ■] ' ì ' •■ ir D i : ,, f ';,,| l] ■■ i r li ■< ; fM'i e '. •;,M'< », ii 1 Si' 1 " [ . 1 IV " .* .'' pi; li ii " y ■ 1 !'i '. 1' •>, . 'ii 'y 1 ' li * V ' Ji i> " : , ili-'" ii ' '• t '• "I *\ ',,. Hit.' 11 ■ • "* , I 1, 1 . 11 1 '« , IL. ",*' ■ DELLA GENERALE ET NATVRALE HIST0RL4 dell'Indie , dotte fi tratta della conquida dell Itola del Borichen : che hora i Chriftiani chiamano di San Giouanni, Libro fextodecimo . IL PROEMIO. Oichebifogna per cSduderela prima partedi quella naturale Scgeneraleh ftoria deirlndief dare ancho dell'altre Ifole particolari conto, hauendoragio nato tutto quelìo.dteho potuto vedemeAmtédem^dellapnnc.pakdm, Te quelle Ifole,chiamata da gllndiamHam,& da . noftri. Spagnuoli.palTer '- Il mo hora à dire di quella del Borichen,che hora di San Giorani la chiamano I fMM-f H 3/ \ _ ffai ricca & f er rile,8t molto iftimata.Mi forzerò con la maggior br per che nel vero ella e aUa. «bW > [rattare n£ u Aai ■ u g l^^ fok "°'X*?orofi farame ntionenellafecondapattenelfuoeonuenieteluogo, terra ferma: «**»" ?^or^ "ripetere più volte vna cofa della, nelle cofe Crolli mi refi KaToue^^ne d^ ocoldeinLaSpagnuola, E chevihano m oltecofe I™ cofi S vccelu!come rie gli animali,* ne pefei,& in altre Croi 1 cofe. Et per edere megli S»SSi rato quella Ifola, quanto l'altre, dellequaliappreffo fi parler SKmoSSSdKalno che Qfaccia. Chefea quello modo fatto haueffero colon che di quelle : noi f ncrduta l a nauigatione, ne le chiamerebbono hora Moc S™»^?»**- 1 ueftò mondo di c ' Ua ' Che »fen°Alia,Afriea et Europ ^ P ^ „X„«n rem dell'Indie , parue al fopradetto autore di mondo nuouo chiami 1 Atrlca „ i"j' fiLanJrnre- et arato e dal Nilo verfo Oriente , s'attribuite da Tolo meo MbwS» giorno ha il mare Mediterraneo , etdall'Occidéte ne e gra parte. lt Oceano ÒLta a tomo,* dallaparte fuperiore diTramontana ha.1 mare cogelato, SmrfSSc. da Oriéteha la Sarmatia,& la Sdtia,& il mare Cafp.o.che tutto q SS 2 Afmlgh Sofà affai nota 6c chiara adunque, che quelle nollre Indie non pota SS s'hanno da participare con niuna di quelle tre parti ha da edere con Ali . e, flCradWarebbe.quando fi folle già veduto 8c rifoluto.che IVlrima parteOrierak SSB3I vniffe con la parte più Occidétate della terra ferma d.quefteno Mk cheTXche da più verfo Ponente della nuora Spagna,che qui chiamiamo:** non efoedltamchora del tutto difeoperta, non fi fa fé il fuo fine è mare^o terra:» fella ^daSwtedrconratadalmareOceanoiUcheiopiutoftoaedo.&nonfolamena Inlntonemfa ma dimoiti altri fino a quetìa hora.fi piega i credere,che queda terra non XdAfaneTe^^^ tì^^S^rafquetìeladieda^altrametìdelmondo.etpera^ So la terra rutta in due parti diuifa,vna ne da quella che gli amichi, Africa Afeetb tona chiamàrono,& ladra da queda delle notìre Ind.e.Et per quedavia hebberagionc oc K "ire d.chiamarliNuouo m5do, per quello, che fi può confiderare,cheg . antico nXoeénonne,ntefero:poichecomeiohoaltrouedetto&proua.equed^fon DELL'INDIE LIBRO XVI, Hefperidi, conofcfute da gli antichità la terra ferma,che io non per PHfperidi,ma per vna nera di tutto il mondo pongo,non fu da lor conofciuta* Et che quefta Cofmographia della opinione mia ila vera,cel fa chiaro la pittura di tutto quello,che è fta to qui difcogto,et il bof "olo da nauigare ci infegna,cY moftra puntualmentela linea del diametro del mòdo nell'Ifo e de gli Aftori,come fé ne e più di lungo nel fecondo libro ragionatoci che da quefta linea /erfo Oriente chiamo io vna metà del mòdo,nella quale Africa, Al ia,& Europa il copren- lono,cV da quella fteffa verfo Occidite chiamo l'altra metà , nella quale quefte nofìre Indie, Sterra ferma cadono. Vediamo che quefta terraferma dellelndie apre vna bocca àmodo l'ima cornetta da cacciatore: cV la fua puntaglie è verfo Tramontante la terra, che chiama- io del Lauoratore,che fta 60 gradi d piujòtana dall'equino ttiaIe,cV l'altra puta,che e v verfo nezzo giorno,fta otto gradi dall'altra parte della linea dell'equino ttio 5 cV quefta altra puta chiama il Capo di fanto Agoftino,cV partendo da vna punta per andare all'altra terra,bifo nerebbe nauigare,coftcggiando à quello modo, più di tre mila leghe dalla parte interiore iqucftc punte del Cornettorma volendo fare quefta fteffa nauigauone per la partedifuo- entrando dallo ftretto,che difeouerfe il Capitano Fernando di Magaglianes,bifognereb z fare più di lei mila leghe chi tal camino faceffe,p giugere dalla parte di fuori all'altra pun- di Tr2montana,che se dctta(fe come ho detto, quefta punta non u giunge con Afta, poi ìc fecodo l'opinione mia tutta quefta terra ferma viene abbracciata d'ogni intorno dal ma Oceano) pei cioche 3 come la nuoua Cofmographia ci moftra, correndo dal detto Capo di mt' Agofìino verfo mezzo di,fì dilata quefta terra ferma fino al detto ftretto di Magaglia :s,che ita à 51 gradi cV mezzo dall'altra parte della linea Equino ttiale,Si che entrate Cof- ographip quefto ftretto,cheio dico,^: andate girando intorno a trouare il capo delLauc* tore dalla parte di Tramotana,cY vedrete,che fera doppio il camino di quello, che farebbe idando dalla parte di dentro dall'un capo di quefti all'altro: tanto piu 5 che né dalla parte di ntro,ne dalla parte di fuori di quefte punte non fi fa puntalméte , ne se discoperto ancho quello,che vi ila: benché ne fa dalla parte di dentro fiata la maggior parte vifta di quato e v H'un capo all'altro : cV quefte noftre Ifole vengono ad efferui come mediterranee: cofa co- nile a quelIo,chegia se detto,cV che ci infegnano le carte moderne di nauigare. Di que- Ifole ad unche,che fono da Ponente alla linea del diametro del mondo, che p l'Ifole de gli fiori paffa,& che in quefte noftre Indie fono,fcriuerd io particularmente,c\: di quelle fpe- Iméte. che fono da chriftiani habitate, di più dell'ifola Spagnuola, della quale, come della 1 pnncipale,-s e ne preceden ti libri ragionato.Quefte,delle quali voglio hora parlare, fo- llfola de) Borichen,c\: quella,che chiamano gl'Indiani Cuba, cV 1 chriftiani Ferrandina, la lamaica chiamata hora di San Iacomo,& la Cubagua , che i chriftiani chiamano l'ifola Ile Perle,d la nuoua Calis: Ve ne fono ancho due altre picciole , le quali fono habitate da nftiani,ma da pochi,cV l'una di loro fi chiama la Margarita,che è preffo all'Ifola di Cuba- a,& l'altra è la Monache fta fra quefta Ifola Spagnuola, cV quella di S.Giouani. D'ogni a di quefte dira qualche cofa,cV prima della Mona: poi che per andare da qfta Ifola Spa uola a quella di San Giouanni,s'ha da panare preffo à quefta Ifoletta. Et cofi co l'aiuto di o,ifpedi to che fard dell'Ifole particulari,che ho dette, parlerò nel generale delle altre, per :Iudere,cV finire quefta prima parte della naturale hiftoria delle Indie,doue anchor che vi 10 molte cofe noue cV notabili,affai più cV maggiori fé ne vedranno nella fecoda cV terza te,le al Signore Iddio piacerà di farmi con ordinato ftile porre in carta quel!o,che ho già tato cV apputato delle cofe di terra ferma : che nel vero fono cofe,che mai non ii vdirono, li lcrihero d'alcuno autore antico,poi che ne ancho della terra notitia riebbero: percioche >en conobbero flfole Hefperidi , non g quefto conobbero ancho quefta terraferma, co- dalle parole di Sohno,cY de gli altri autori , che dicono il medefimo , ù caua, che dicono la nauigatione delli quarata,giorni dalle Ifole Gorgoni,d di capo Verde fino alle Hefpe [^nonfannoparoladenanauigatione,chedaquellelfolefteffeallaterrafermafarefipo 3be,che e aliai più vicina loroAin affai minore tépo nauigare vi fi potrebbe, come dalla enentia ogni di fi fa chiaro» Del [ito dell' Ifola della. Mona,®* di quella del Borie hen 3 cbe hora di San Gwuannila chiamano, con alcune altre particularità. Cap. L Ramano gl'IndraniBoricte^ Jiaquale ita da Oriente a quefta Ifola Spagnuola da venticinque, à trenta leghe. Ma Viaggi vol-3% y nella p.kM wM w i4j|..,'.'| K '•:!'|lt:, ■mré 1 I I I » u J I , ft.'i '• ,.ì ! :hi«iì. • ?i V! '. * : ':y':jì i DELL'HISTORIA •■■P nella metà di quello cammino fta l'Ifola della Mona pofta 17 gradi lotana dall'Equinotti; le dalla banda del noftro Polo. Quefta Itola della Mona è affai picciola dC baffa cY piana, i può girare à torno da tre leghe poco più 6 meno : ma è fertile , & habitata da pochi chrifti; ni,cY d'alcuni Indiani: cY l'ha hora in carico Francefco di Barrio nuouo, che poco fa, che i Gouernatore di Cartiglia dell'oro* In quefta Ifoletta fono molte pefchiere,cY vi e buona ; in che più ferue,& quello, che s'è detto, è che ale ne naui vi ritrouano acqua,quando nel viaggio accade hauerne neceffità. Et paffando al Sfola di San Giouani,che fta altre dodici,d quindici leghe più oltre della Mona verfo Ori» te,dicoche preffolafua punta da Occidente havna Ifoletta o x f cogito tondo & alto , che chiamano Zicheo, ma è dishabitato. L'ifola ifteffa di San Giouanni è lunga cinquanta cinque leghe: poco più d meno,& lata difdotto d venti doue è più larga: perche in altre p te è dodici cV quindici fecondo la figura, che ella ha. La parte Occidentale di quefta Ifola; jn 17 gradi dell'Equino ttiale, & la parte di Tramontanaquafi in 1S. Et a quello modo da Leuante a Ponente. Dalla parte di Tramontana la coftiera di quefta Ifola è braua , fai che doue è hora la principale terra,che vi fia,tutto il reftate è pericolofo , per efferui la trai fia di Tramontana.Dalla parte d'Oriete ha molte Ifolette baffe,che le chiamano le Vergi Et dalla parte di mezzo giorno ne ha alcune altre pure picciole lungo la coftiera. Da O dente ha quello fcoglio di Zicheo , che s'è detto , cV vi ha quefta Ifola Spagnuola. Que Ifola di San Giouanni è molto ricca d'oro, OC vi s'è ne è cauato gran quantità, cV vi fé nei uà continouamente,ma{Timamente dalla coftiera di Tramontana , come dalla parte opp iìta di mezzo giorno è molto fertile di vettouaglie, perche vi fi fa molto grano di Mah fl DEtt'INDIE LIBRO XVI. - I7 „ Canui: ma il maggiorenne fia in tutta nfola,f (come s'è detto)il Cairabon.DalIa parte Occi- dentale di qftalfola è vna terra chiamata San Germano, doue fono da so cafe di cittadini- * il fuo porto non è buono,perche è molto feoperto , * aperto ; ma vi entra vn fiume chia- mato Guaorabo: nella medefima coftiera di Ponente vi fono altri fiumi, come fono l'Aqua da, e* Culibrimas,fra li quali fu già vna terra chiamata Soto maggiore: * dall'altra parte dì San Germano verfo mezzogiorno, nella medefima coftiera di Ponente ftannoduoi altri fiumi Maiagues,* Congues : Et più auàti fta la punta,che chiamano di Capo rodo. Dalla parte di mezzo giorno, venendoui da Poneteci troua prima predo vna foce di fiume doue fu già vn popolo,che fi chiamo Guanica.* più verfo Leuate fta vn'altra foce ritonda * co vn buono porto chiamato lauco. * più verfo Oriente fta il fiume di Baramaia : * più oltre fé ne truouavn'altro chiamato Sciaragua,dirimpetto al quale fta vna Jfola chiamata Aneu- lo benché ella tonda ha.* più verfo Leuante,quafì nel mezzo di quefta coftiera di mezzo di itane .le ialine,* lor preflb il fiume di Guaiama, * più oltre fé ne truoua vn'altro chiama toGuaibana,* più auanti vn'altro detto Guaianei , * più oltre vn'altro , che io chiamano [yiacao t cVpaiìandooltre,neHafrontedeHìfola,chead Oriente riguarda, ve ne ha vn'altro rniamato r-agiardo/Tutti quelli fiumi dalla parte di mezzo giorno, * diTramontana na- cono,c¥ vengono dalla montagna,che ho detto,che fi dmde di lungo per mezzo dell'ifola i ip5 U f n i C a r P° ncntc »* P are che q uefti ft'umi « vadino compartendo per tutti que' luoghi leil liola.bt i^no per la maggior parte piccioli , benché ve ne fiano alcuni ben buoni : ma il naggiore di tutu e Cairabon,che feorre dalla parte di Tramontana; Jaquale coftiera è la piti teca d oro,che in tutta l'Ifola fia. Hor perche vi è temperato l'aere, * l'acque vi fono copio- peonie se dettane feguita che tutta l'ifola fia fertiliffima,et copiofa d'animali di tutte Iefor i,come ci ifola Spagnuoia,cofi di vacche,* pecore,* porci,* caualIi,comedi tuttequelle ltre coie,che li tono ne' precedenti libri dette in lode dell'ifola Spagnuola. Come per ordine del Commendatore maggiore dulcamara don Fra Nicola donando fi cominci* adhabitare da cbnjìiam tifila di Bonchen.per me^o del Capitano Qwuan Pon^e di Leone con altre co fé. , Cab, II, Doppo che il Comendatore maggiore don fra Nicola d'Ouando venne per «ramato* :diqueftaifolaSpagnuola,*vihebbecóquiftata,cVpacificatalaprouinciadiHiWeiche ìala parte piuOrientale di tu^^ aak hora M tratta,pofe per fuo luogotenente in quella terra di Higuei vn Capitan perfona i bene, * gentil huomo chiamato Giouan Ponze di Leone, il quale io conobbiaffai be> e,«iuvndi colore >,che paflarono aquefte parti col primo Alminnte donChriftoforo olombondfecondoviapiocheaqueftelndiefecevcVperches'eraritrouatonelleguer- paftate*fiera già fatta*, veduta prona del fuo valore, era tenuto per perfona atta,* da nfidarfeneinfimilicafi:*percheera flato Capitano ndhcohquii&diWKudfhebbcS rehluoghinotitia^intefe dagl'Indiani, chehauaato.chencffifohffiXmaa oltooroJlchequadoeglifeppe,loc6municdinfecretocolCómendatorema^ qucItempoinqueftaifolaSpa g nuoIarifedeua,*cheIidiede licentia di palare all' fola f^chenatentare^^ ettoadunche i Capitan Ponzato fé vn capellone eocene géti,* buone guide d'India ™£ * U ™ e \ ch * s c à T d ^°? ra * E r § U fu da cofìui ben «««™> * corteggiata: per ^n L r^ « em S raUan °r d hauere ™°* t0 cariichriftiani,* faceuano loro moltaÉta. ceico,* ad vn fratello di lei Agnafco: perche il medefìmo Indiano volleefferecoftchia. ndetan^ ndere ancho il nomepropno del Capitano^ d'altra perfona,che fia, con lacuale la pace» Viaggi vol.3% y jj ^&:r am ifta M-k ; III «''V' Ili! 1 ' .. 1 ' mi i $ r ;,ijì/ 1 ■iji'l.'ii'i '' "t". ' \vl'1"t'» -'(Il ' ■'' ,' : ili • ' . . i'ì ti - lf V V" : . ■ ' \\\ni m ti 1 - ♦Vìi! V,*,"M Si •■•'.' ii; ' k "!■ 'ili 1^1 ■ . li>' '2 ■ '■ i'r-. j ■■ O R VA ■'■ &1 amiffècótraggOno.Quefto Caciehe era buona perfona 88 molto obediete a fua madre, laquàleétavnabuona4ónna,&comecolei 3 checrad'eti,haueanotiuadelle.cofeaccadute nella conquida Se pacificatiòne dellifola Spagnuola: onde come prudente diceua del conti mmM configliaua à Tuo fìglio 3 cY a gl'Indiani,che fonerò buoni amici di chriftiani, le non voleUanO tutti iìcuramente morire. Per quefti ricordi di fua madre fé n'andò il Cariche co Capitano de noftri,dandoli vna fua forella p amica,nelia coftiera da Tramontana di qucll; Ifola 5 cV li moftrd alcuni fiumi con oro: dC quello fpetialméte,che nella lor lingua eh [amane Manatuabon 3 cV vn'aitro, che lo chiamano Cebuco, che fono duo ricchi fiumi, dC da i qual il Capitano fece raccorre dell'oro,cY ne porto vna buona moftra all'ifola Spagnuola al con ìTtendatore maggiore lafciado nell'itala di San Giouanni alcuni chriftiani affai ih pace,&Y h amiftà co aFindianuMa quSdo Giouan Ponze giùfe à quefta città di SanDomenteo,ritn no che era già venuto il fecondo Almirate don Diego Colombo , cV cheerà ftato già dal g< uerno il goueriiatore maggiore rimoffo.Et allhora venne con FAlmirate vn caualiero^chi erbato fecrctario delSeretiiffimoRe don Philippo, chiamato don Chriftoforo di Sot< «ìacrgioreiche lo conobbi affai bene 3 cV fufigliuolo della Co tetta vecchia di Caminan,cV fi telio del Con te di Caminam Quefto don Chriftoforo era perfona generofa cV nobile 3 OC jj^e Catholico lo mandàua per governatóre dell'itala di SanGh'ouanni: Ma F Aknirante ai thor che fodero venuti dicompagnia 3 nó gliele concèdette ,• ne volle che egli vi rettane, 6 \ andàffe poi: perche vi mando perìiio luogo tenente^ giuftitiero maggiore, Giouanni Z ron; & per Algozilo-maggiore Michele Dias,del quale s'è altroue fatta mendone.t t Gic uan Ponze veggendofi fuori delle fperanze 3 che hauea col Cóménelatore maggiore cono fcute- 3 te ne patto dall'itala Spagnuola à quella di San Gioùani'con la moglie., dC le figlie fu (Quelli duo.che l'Almirate don Diego vi rnadd, n luogo à~Vri 'altro. Cap. III. Nel tempo che Giouan Ponze gouernaua quefta Ifola di San Giouani, fece la prima ter a,nella quale i chriftiani habitarono in quella lfola, dalla banda di Tramontana , cV le pofe tome Caparra:In quefta terra fece egli vna cafa di terrapini,cY col tempo ve ne fece vn'altra i pietre.perche era nel vero perfona inchinata ad edificare,cV fare popolo.Ma p la indifpo non del fito,fu quefta terra mal fana,eY trauagliata , perche ftaua fra bofehi, cV paludi: cY le eque vi erano affai cattiue, nei fanciulli vili poteuanoalleuare:perchecome lafciauanoil tte,sì'nfermauano,cY diuentauano d'un colore pefTimo, cV fino alla morte fem pre andaua o di male i peggio : cY tutti i chriftiani andauano pallidi, cV infermi. Staua quefta terra vna ga lungi dal mare: cY tutto qucfto fpatio era paludofo,cY trauagliatoper condurre le vetto «glie dalla marina al popolo,ilquale fu fondato cV hebbe principio nel 1 5 o 9. cY flette in e da dodici anni,fìn che fi muto poi, cV trasferì doue fìa al prefente , che è vna terricciuola )fta nel medelimo luogo,doue foleuano divaricare le naui.cY certo che qui,doue hora fta, uè aliai fano il popolo,ma nel vero le cofe neceflarie con gran difficulta\ cY trauaglio vi lì inno: perche bifogna per mare con le barche cY canoe condurle: come fono legna , acqua rona, tY nerba cofi per li caualli,come per coprirne le cafe , cV altre molte cofe , che in quel ogo non fi hanno. Delia terra Guanicaj& perche fi dishalnto&fecefene "Vn'altra chiamata Soto mawiore, & delia ri- bellione degtlndiani,che ammalarono la metà de' noflri 3 che erano nell'i fola } i& defaran "Valore del Capitan Diego di Sala^ar. Cap. IIII, Nel principio del 1510 la géte,che andò co don Chriftoforo di Soto maggiore,^ mol iltri,che da quefta ifola Spagnuola paftarono a quella di San Giouani, vi edificarono vna Ta,che fu chiamata Guanica,quafi nel capo dell'iTola , doue e vn ridotto cY foce di fiume, e fi crede che Ila vna delle migliori,che habbia il modo: cY da quello luogo fi difeoprirne» ique fiumi doro chiamati Duiei,Horomico,Icau,In,cY Chiminen , cinque leghe lugi da uanica.Ma furono in. quefta terra tanti i Zanzali,che ballarono à farla dishabitare: Ónde ìe paftarono le géti ad Aquada,che chiamano,cY chiamarono quello altro nuouo fito 5C polo, Soto maggiore.Hora ftando a quello modo le cofe di quefta Ifola,fi ribellarono gli iiani vn venerdi quafi al prin cipio dell'anno del 1 5 1 1 ritrouadofi in molta pace i chriftia SC gl'Indiani infieme.cY tennero nella ribellione quefta forma. Veggédo gl'Indiani, che Dflri ftauano fparfì per lìfoIa,apputarono , che ogni Caciche doueffe ammazzare quelli, : erano nella fua terra. cV cofi fecero: di modo che in vn fteflb tempo ammazzarono più So chriftiani.Et.il Caciche Agueibana,che anco don Chriftoforo fi chiamaua,come più ncipale de gli altri,comandd ad vn'altro Caciche chiamato Guarionex,che fof[e Capita- ^raccoghefle tutti gli altri Cacichiinfieme,cVandaffero ad attaccare fuoco nel nuouo polo di Soto maggiore.Onde à quello effetto s'unirono infieme più di tre mila Indiani: Derche tutta la cotrada,che era d'intorno à quefta terra, era piena di bofehi cY di felue den ime,non furono coftoro fentiti,f!n che fopra quello popolo diedero : benché vn Indiano ciullo li vedefie,cY lo dicerìe ; ma nò li fu creduto. Hora perche l'affalto fu fubito cV all'ira >uifo,hebbero tempo d'attaccare fuoco alla terra, doue ammazzarono alcuni chriftiani, 1011 ne farebbe renato niuno in vita,fe no foffe flato per vn gentil'huomo chiamato Die eh balazar,che in quella terra viueua.Coftui di più di eflere deuoto di noftra Signora, cY fiere d honefta vita,era anco molto animofo,cY di gran sforzo.Onde quando egli vidde 3(a a quelli termini,cY che erano p morire quanti chriftiani quiui erano,gli riftrinfe infie ,6: pole m lor tato core, tenendoli già p vinti,che co le fue animofe parole li sforzò a refi e coraggiofamente. onde elTi cofi fecero , cV combattendo con quella tanta moltitudine umici, 1 ributtarono: cY Salazar da valorofo Capitano à villa de gli inimici raccolfe tutti 3i,cV gli coduiie à Caparra,doue ftaua il Capitano Giouan Ponze di leonesche come s'è to , era gouernatore dell ifola: al quale tutti differo,che doppo d'Iddio , elfi per Die^o di azarhaueuano la vita.Reftdperqueftoatto tanto fpauento negl'Indiani, cV in tanta ri- auonepreiio di loro il Salazar,che lo temeuano , comeil fuoco: perche non poteuano à Viaggi vol.3 , ' y iy n j un mi lì li jte'-jijflf I : ' < '""Hi &•?* mi < :■■&■< \"' ■ ,' .*■(' >1 :■ ■Hill. «te.? 1 *!* ■,'' "il ' ri 1 ' ijf.( • 'i; V' 1 1^*il t*..ii: „; ■„■. « : li "' > >|1 ■ ■ Il .:.;„■ ti "*'' «" ;f ,' .41 fo$ 1 " I I ; W J , ; DELL'HISTORIA niun modo credere,chehaueffe il mondo vn'huomo coli degno d'effere temuto . E il ver che innanzi à quefto fattoci medefimo Diego haueua co gl'indiani moftrato eiperiemia Tua perfona ; cY cofi grande,che s'effi penfato haueffero di ritrouarlo in quella terra , non h urebbono mai hauuto ardimento d'andarui , anchor che più di tre mila foffero ; Ma pere! vna cola cofi fegnalatadi quello gentil'huomo non ne parli in oblio,voglio referirla,acci che s'intenda ancho infieme,Qidc hebbe quefta Tua tata riputatione preilo gl'indiani pri cipio. Vn Caciche chiamato Aimanio prefe vn chriftiano giouanetto figliuolo d'unPe Sciuares di Medina deicampo,cY lo kgo\cY comadd à fuorché lo giuocaiìcroal giuoco e la palla,checfli chiamano il Batei,accioche i vincitori poi l'ammazzaffcro. Fu quello da mefi prima che deffero l'affako già detto alla terra di Soto maggiore. Hora mare, che gì] diam màgiauano,e douere poi verfo il tardi giuocare (opra la vita del pouero giouane$] gì vn fanciullo indiano feruitore del Pero Sciuares, &.' fé n'andò alla terra del Caciche Gì nonex.doue allhora i'i ritrouaua Diego di Salazar: ilquale veggendolo molto piangere ] quella difgra'tia del fuo fìgnore,lo dimadd del ilio padrone.Et intefone quanto paffaua, e berd d'andare a morirui/o faluarlo potédo : Ma il fanciullo g paura no voleua ritornami, farli la fccrta-Finalmente minaccialo fieramente v'andò: & quando vi furono pieno , il j lazar per no farli vedere,alpettd il tempo , per potere poi d'un fubito dare fopra gl'india Valentina jgoli fé n'entrò in vn Canci,d cafa tonda,doue il giouanetto chriftiano legato ftaua, &af * Die ^' taua che gl'indiani forniffero di mangiare,perche poi voleuano giuocarlo,Diego gli tao in vn momento le corde,con che legato ftaua,5£ li diffe,fa che tu iia huomo, cV fa come v à me fare.eV tofto comincio con vna fpada, òV vna rotella à dare nel mezzo di più di trec Indiani ammazzando,^ ferendo con tanto ardimento, che parea che haueffe alle fpalk tretanti chriftiani in fuo fauorerEgli ne fece tanta ftrage , che ancor che coloro follerò h mini da guerra , lo lafciarono lor mal grado andar via col giouanetto kioìto. Il Salazar malameie vn Capitan della cafa fteffa,doue quefto paffo\cY fu cagione di fare molto isbj tire crìi altri,cV di potere per mezzo di loro,come s'è detto, paffare» Dapoi che egli fi fui to da quel luogo allontanateli mandarono medi dietro,pregandolo,che ritornane, per l'amauano,per effereeoft valente huomo,cV lo voleuano cotentare dC feruire il più che p nano* Vdita l'ambafeiata ancor che di gente cofi barbara cV feluaggia,deliberd nondimi di ritornare ad intenderete cofa voleuano: ma il compagno,come colutene s'era già v to in bocca della mortegli s'inginocchio dinanzi pregandocene per amore di Dio noi ri tomaffe,poi che fapendo,che elli due contra tanti non poteuano fé no morire: cV che q fto era vn iettare Iddio,cV non moftrarc isforzo,d valore.Diego di Salazar li rifpofe: S< res fé voi non volete ritornare co meco,andateuene in buona hora,che injaluo fiate: pe io voglio ritornare cV vedére 'èhe cofa fi vogliono quelli Indiani, che io no voglio.che p fino die per timore lo lafcio. Allhora il giouane non puote altro fare, che ritornarfi con ancorchedi malaucglia: Vedeuahauerelavita per Salazar , cV li pareua affai mal fatt< fciarlo foIo.Ritornando adunche ritrouarono affai mal ferito il Capitano de gl'Indian: Dietro lo dimandd,che voleua: cY egli diffe,chelo pregaua,cheli deffeil fuo nome, cVd contentane, che effo foffe del fuo nome chiamato, cY che voleua effere fuo amico perpei et l'amaua molto:Diego rifpofe,cheli piaceua,che effo predelle il nome di Salazar.Ettc che quefto s'intefe,incominciorono gl'Indiani a chiamare Salazar, Salazar,come fé per 1 fio confentimentocY nome dipueffe anco il valore cY sforzo di Salazar hauere.Et cofi principio di quefta amifta,cY g la gratia , che li faceua di lafciarli di fua volontà prederei me fuo,li diede quattro fchiaui, perche fé ne feruiffe, con certe altre gioie* & fatto queiì ne ritornarono pacificamente i due chriftiani à dictro.D'allhora in poi fu cofi temuto d; Indiani Die^o di Salazar,che quado qualche chriftiano gli minacciaua,rifpondeuano: turche io habbiaà temer ti,come fé tu fuffl Salazar C Ma ritornado all'ordine noflro de ftoria,quado il Gouernatore dell'ifola Giouan Ponze vidde quello, che haueua quello ; til'huomo fatto in quelle due cole fegnalatejo fece Capitano fra gli altroché fottoal Aie uernomilitauano:cV furono mutati de gli ahri.cVbéche fi faceffero poimutationidige natori,fempre nondimeno quefto Salazar fu Capitano,cV hebbe carico di gentefl'n che ri poi di mal Francefe: ex ancor che poi molto infermo fteffe, lo conduceuano co tutta Is infermità nel campo,cY douunche andauano a combattere contra gl'Indiani.'pcrche qi di fatto penfauano,che né efii poteuano vincerete i chriftiani effer vinti, doue il Capii DELL'INDIE LIBRO XVI. . i 72 Diego di Salazar fi ritrouaflè; cY la prima cofa,della quale co ogni diligeva s'informauano, fi era fé co li chriftiani quello Capitano andaua .Egli fu nel vero coftui perfona da farne con to,fecondo,che io ho vdito dire da teftimonfj di villa, cV degni di fede: perche di più d'effere buomo digrS forze,cV valore, era affai anco nelle fue co fé modefto^cV ben creato , dC da farfi ftimare in tutte le parti del mondo: cV era da ogni huomo lodato , come affai deuoto di no- Ira Signora.Morì poi di quel trauagliato male, che ho detto, faccendo vna fegnalata cV pa- :iente penitentia,fecodo che io di tutte quelle cofe fui in parte informato dalmedefìmo Gio jan Ponze di Leone,cV da Pero Lopes d'angolo,cY da altri caualieri cV gentil' h uomini,che ì ritrouarono prefenti neH'ifola,nel tempo ifteffo,cbe tutte quelle cofe parlarono , cV che vi ìebbero anco efll parte di quefti 3 cV d'altri molti trauaglù Della morte di Don Chrtfloforo di Sotto maggiore, &> d'altri chriftiani,& 1 come [campò Giouan Gon- zales con quattro gran ferìte,con altre cofe apperttnenti altbijtoria. Cap. V* Ritornando all'hiiìoria della ribellione de gl'Indiani dico, che poi che i principali di loro confederarono per ribellarfi, tocco' al Caciche Aqueibana, (che era il maggiore fìgnore ell'Ifola) d'ammazzare Don Chriftoforo di Sotto maggiore fuo flgnore , dC alquale ferui a,cV ftaua raccomandato per ripartimento,come se anco tocco di fopra. Staua Don Chri- oforo in cafa del Caciche: ilquale haueua ordinatole Io doueffero i fuoi giuocare alla pai i,o al Batei,perche i vincitori l'haueffero poi morto* Vna forella di quefto Caciche, laqua : Don Chriftoforo fi tenea per amica,l'auisd di quefto tradimeto, Oc fi li diffe, Signore par* teui di qua, perche quefto mio fratello e vn ribaldo,cV vi vuole ammazzare. Ma egli non lie lo credette* Vna lingua o Turcimanno medefimaméte,che Don Chriftoforo teneua, riamata Giouan Gonzales fi fpoglid ignudo vna notte, cV fi dipinfe tutto con quella Bi- ia,che tinge di roffo,come fé ne e nel ottauo libro parlato,laquale fogliono gl'Indiani vfa- :,dipingendofene,d nel volere andare alleguerre,d nelle danze, cY arreiti loro, Ora il Gon ales con ignudo &C dipinto fé n'entro vna notte fra qlli, che nel ballo cantauano,8<: vidde, i vdj,che cantauano la morte di Don Chriftoforo di Sotto maggiore, cV de chriftiani, che 5 lui ftauano*Qnde vfcito da quel luogo, quado vi vidde il tempo,ne auisd Don Chriftofo ),cV li diffe quanto quelli cattiui ordinato haueuano. Ma egli come non haueua dato credi > alla Cacica Indiana, cofì né anco al Gonzales credette, che li diceua.Signore quefta notte : ne potremo andare,cY guardate,che vi ci va la vita,cY io vi condurrò per luoghi,che non potranno ritrouare.Ma egli,perche era già giunto il fuo fìhe,non volfe farne niente.Pure >n tuttoquefto la mattina feguete fentendofi ftimularenel cuore, & entrando fofpetto,de- ?erd di partirfuma era fuori di tépo.Egli diffe al Caciche , che voleua andare doue ftaua il apitan Giouan Ponze Jl Caciche li rilpofe,che andaffe in buona hora,cV fece tofto venire idiani,che l'accopagnaffero,cY li portaffero le fue robbe,et gli inftruffe bene di quello , che [are haueuano,comandando loro,che quando vedeffero andar lor dietro l'altre fue genti, ibbottinaffero.Et cofi a puto auenne: perche partito che fu DoaChriftoforo , gli andò to 3 il medefìmo Caciche dietro congenti,cY l'arriud vna lega indi lungi in vn fiume chiama Cauio.Ma prima che qui giugeflero,ritrouarono il Giouan GonzaIes 3 cV li tolfero la fpa ,cV dieronli certe gran ferite,cV voleuano fornire d'ammazzarlo,fe non chefopragiugen ) tofto l'Agueibana,li diffe il Gonzales,nelIa loro lingua, Signor perche mi fate ammaz- ireC Io vi feruird,cV fard voftro fchiauo. Allhorail Caciche diffe: Auanti, auati, al mio Da -tao (che vuol dire,al mio fìgnore,d à quello,che come me,fi chiama)Iafciate qfto vigliac- .Et cofi lo lafciarono,ma con tre grandi,cV pericolofefèrite,cV paffando oltre ammazza- no il Don Chriftoforo con gli altri chriftiani,che feco andauano(ch.e erano quattro altri) rolpi di quelle loro Macane di legno,che vfano per arme,cY frezzandoli anco medefima- eme.Fatto quefto fi ritornarono a dietro,per fornire d'ammazzare il Gòzales: ma egli fé : era montato fopra vn'arbore,et vidde come l'andauano cercando per l'orme del fangue: non voHe Iddio,che lo vedeffero , né lo ritrouaffero : perche era di molto danno la perdi- ci coftui,chehaueua la lingua Indiana affai buona* Percheilpaefe èmoltodenfo d'albe- ieraegIufuiatodalcammino:cVimbofcatofi a v quel modo. Et venuta la notte fmonto' 11 albero,cV tanto cammind,cV attrauersd il mòte di Sciaragua, che vfct finalméte à Toa: ie era vna ftaza di quel Re.Et fi crede,che Iddio,d l'angelo fuo lo guidafse, cV li defse isfor 3 (X vita per potere far tanto,cofi malamente ferito andaua. EgK credette veggendo Toa, Viaggi votj% y iii| che ni f; ;<; • , I ,! ir, X !\ *'■ * il' "Atti m ." J '" ii>.; : i : "J 1 ' < ",'l!;"l "!'." Itigli fi-' :"ì| t.'r ' IrtSii f •, fi e: te' - !i -i^, W'\ e i, ì..M 1 ' .,, * IH i » ' ' " un V té DELL' HISTORIA che foffe Otoao,vn'altro luogo,doue penfaua douere effere morto 3 perche era vna delle C( trade ribellate. Ma fua imaginatiua era figliuola del timore, col quale andaua,cVhauea car, minato quindici leghe più di quello^che effo penfaua. Or perche in quel luogo erano d iliani,fu tofto da loro veduto cV conofciuto : ma effo cofi indebilito ftaua per lo molto fa gue, che perduto hauea,che perdendo la villa cadde come morto , a terra. Fu tofto foccot con qualche cofa in bocca 3 che li diedero a mangiare,cV à bere.Onde li ritorno alquanto il gore, cV puote parlare 3 ancor che co penatcV dine tutto quello,che pattato era. Alihora m darono tofto à fare tutte quelle cofe intendere al Capitan Giouan Ponze : ilquale raund fio tutte le genti fue,per caftigaregUndiani.cY far loro la guerra.Et in quello tempo à pu to giunfe Diego di Salazar con le genti 3 che erano fcampate Ceco, come s'è nel capitolo pi cedentedetto.il Gouernatore Ponze madó tofto il Capitano Michel di Toro co quarar huomini à cercare don Chriftoforo,etlo ritrouarono fo tterrato 3 perchel'haueua fatto il I ciche fepelire,ma coli mal coperto di terreno lo haueuano , che vi pareuano i piedi di fuc Li fecero adunche ini vna fepoltura,cVvel pofero dentro, con vna alta ,cV gran crocea preffo.Et quefto principio hebbe la guerresche fifece contra Agueibana,SC gli altri Indi; dell'ifola di Borichen. De' uri mi Capitani,che furono nella concjuif}a,&paafìcatione dell'/fòla di Borichen. Cap. VI. Ritornato Michel di Toro con gli altri quaranta chriftiani da fepelire don Chriftofo cV gli altri quattro 3 che con lui morti fi ritrouarono , il gouernatore Giouan Ponze atte! tenere le fue genti in ordine,cY à ftare vigilante,per difenfarfi co' fuoi pochi , mentre che folle dallìfola Spagnuola foccorfo.et per quefto fece tre Capitanici primo fu Michel di' ro,del quale qui di l'opra se detto; cY era perfona valorofa,et da molto 3 cY era flato armate ualierodaIReCatholico } ancorcheeglifuiTediba{Tofangue:gchefi era in terra ferma p< tato da valente huomo,cYs'haueua fatto honore,in compagnia del Capitano Alonfo d'f gieda. L'altro Capitano fu Diego di Salazar 3 del quales'è anco di fopra fatta métione terzo Capitano fu Luigi d'AImanfa. Ad ogn'uno di quelli tre Capitani furono cófegn trenta huomini 3 cY la maggior parte di loro zoppi,cY infermi: ma dalla lor debolezza cai uano forze cV animo: perche non haueuano altra fperanza 3 che quella di Dio,dC delle m; loro,cY fi ricordauano della fententia de' faufj , che è vna feiocchezza temere di quello , ( non fi può fuggire. Haueuano gl'Indiani morto la metà de' chriftiani,che erano nell'ifola per lo più fiorita gente: onde non paffauano da cento in tutto quelli 3 che il Ponze haueu; cOjèV alli quali fempre andaua auati,come animofo,diligéte,cY auifato nelle cofe della gu ra: cV haueua fatto fuo Capitan generale,cV giuflitiero maggiore vn gentil'huomo chiai to Giouan Gil,ilquale fu poi anco di lungo in quello vfficio,cV feruì affai bene fin che l'i la fu pacifkata,cV dapoi anco, che a fpefe fue fece la guerra a i Caribi delle altre Ifole coni: ne,che fono molte,cV le pofe in gran trauagIi,cY neceflìtà,di modo che no fi poteuano co tra di lui preualere 3 cY molto ne temeuano. cV foleua quefto Gii in quelle guerre co' Car menare feco per Capitani Giouan di Leone atto huomo nelle cofe di terra cV di mare 3 Sù le cofe di guerra fauio dC ^nimofo , cV Giouan Lopes deftra cV accorta fentinella con me altri huomini valenti 3 che erano reftati della guerra di San Giouani , che per effere animo cY atti in ogni imprefa 3 che fi ritrouauano, la faceuano affai bene, come nella guerra co' C rihi } dC in_terra,cY in mare fecero* D'alcune perfine fegnalate& ~Valorofe, & d'altre cofe concementi alla guerra, & con* cjuifta dell' fola di San Giouanni* Cap. VII. Farmi che fia degno di riprensione quello fcrittore,che lafcia di dire alcune cofe partici ri di quella qualità , che in quefto Capitolo fi ragioneranno , perche ancor che il princip intento di quella hiftoria fia drizzato à fare fpetialmente mentione de' fecreti, che la nati in quelle Indie produce, cV nondimeno anco conforme al titolo d'hauetla chiamata ger ralehiftoria,il raccontare i meriti,cY valorofi gefli di coloniche quelli luoghi conquiilar no,acciòche fé reflarono fenza guiderdone OC premio de' lor trauagli, no manchi almenc ro per colpa di quella péna,cV per pigritia,la memoria della quale i lor gefli furono & foi digniffìmi: perche nel vero quefta è vna poriffima fodisfattionede' loro meriti, più cote dee fare di quello 3 che I lode di quelli,che ben viffero 3 &: che da valorofi morirono, ff ferii che non di tutti iberniche puote lor dare,d togliere la Fortuna. cV perche no refli per me /a alcuna di quelle in filentiOjdico,che nella conquifta dell'ifola di Borichen fi ritrouaro mol ' DELL'INDIE LIBRO . m k molti valorofi" gcntil'huomini ,& perfonedi gran core*£V nòdi'co molti in numero, poiché erano tutti poca gente: ma di quefta poca quantità ne furono la maggior parte di grandifiì irto isforzo cV animo,Rara cofa,cY pretiofo dono di naturai nò vitto, né concetto ad altra natione,fuori che alla noftra Spagnuoia: perche in Italia,in Francia, cV nella maggior parte de gli altri regnidel mondo rolamemeinobili,cVicaualieris'eiTercitanonaturalmente,c\: fi dedicano alla guerra:dell'altre genti popolataci mecanice,cY còtadinefche,rari fono quelli, che s'occupano nell'arme , e che le vadino ad esercitare fra gli ttranieri: là doue nella noftra natione Spagnuoia pare ordinariamente,che tutti gli h uomini ci nafehino fpetialméte dati all'arme , cV che Ietteremo militare fia loro cofa cofi propria, che tutte l'altre cofe pare che li fono accelforie: onde ogni altra lafciano volentieri per la militia.Et per quefta cagione i pò chiSpagnuoIiin numero hanno fempre nelle còquifte di quefti luoghi fatto quelIo,chenò liaurebbono potuto fare molti d'altra narione. Fu adunche in quefta conquifta vn Seba- stiano Alonfo di niebba perfona contadinefca,cV che in i Spagna nò fece mai altro, che ara- re,cY cauare terra,cV altri limili effercitrj ruttici: Ma egli fu vno animofo , cY deliro cY robu- fio huomo,cY benché nella fua prima vifta moftratte qualche rufticità , era nondimeno poi aftabiIe,eY di buona conuerfauone.Coftui riufei gran fentinella, cV haueua ardimento d'ini prendere ogni gran cofa:delle quali, beche pareffero difficultofe OC afpere, neriufeiua vitto riofo: cV perche era deliro cV gran corritore, s'arrifchiaua di fare quello, che no haurebbono gli altri fatto: perche di più di quelle partitile li fono dette, che haueua, era di cofi granfor- za,che quando afterraua vno lndiano,lo teneua cofi forte: che quel mifero parea, che ben le gato ttelfe,ftando fra quelle mani.il perche quando di ciò gl'Indiani s accorfero/cY per efpe rientia lo prouarono,lo temeuano molto: Ma perche come alla fine nella guerra vi nafeono pochi,cV vi morene molti,quefto valente huomo per eflere fouerchio animofo, vi lafcid an co la vita 5 che per quefta via fu,nel 1 5 x 6. Haueua quello Sebaftiano cafa fua,6V lefue f acuì ta nell'ifola di San Giouani in vna prouincia chiamata Lochiglio, cV fi ritrouaua in gara,8c" quafì inimico d'un gentil'huomo bofeaino chiamato Martino di Guiluz, che hora nella dt tà di San Giouannidi porto ricco habitat vi e vn de principali di quella citta: ma allhora liabitaua predo 3 Sebaftiano Alonfo,Et pche foleuano gl'Indiani Caribi delle altre Ifole co vicine venire conle toro Canoeà fare affatto in quella di Borichen.accadet te, che vna volta entrarono nelHÉ>I»,cY diedero inttanza cV potere di Martino di Guiluz. Quado vene alle orecchie di Sebaftiano,che i Caribi arcieri fé ne portauano tutte le gcntiYcY faculta,che haué uano nella ftanza eie! fuo nimico ritrouate : fi fece con gran fretta da vn fuo negro infellare vn cauallo dicertcfo,Non piaccia à Dio,che fi dica,che per non ftareio bene con Martino di Guiluz, gli lafcio quefta volta perdere quanto ha, ritrouadomi cofi dappreilo £ coloro, che r ubbato l'hanno.éV montato a v cauallo fi parti con due d tre negri fuoi , cV con vn chriftiano à piedi: cV feguendo i Caribi li giunfe , cV combattendo con loro li disbarattd, cV tolfe lor la preda con fare anco quattro di loro prigioni: che da fopra il cauallo li prédeua per li capelli cV cauandoh dalla compagnia loro,li cófignaua a fuoi negri , cV ritornaua per gli altri. Vno di quetti,che etto prefe,hauendo in mano vna faetta auelenata,lo feri pretto l'inguinaglia et di q uetta ferita egli poi mori . Ma elfo quando ferito fi vidde , ammazzd quello Indiano & altri fette o otto medefimamente. Et ritornandofi cola predala diede à Martin di Guiluz, di cui era : cV etto di quella ferita auelenata mori,ma come buon chriftiano , compani quan- to haueua,a pfone pouere,cY bifognofe,éV in altre opere pie,cV lafcid molto in dolore quan ti bpagnuoli erano in quella IfoIa,perche nel vero era perfona,che mancandoui eflo,pareua che vi mancane affai, tanto più che era molto temuto da gl'Indiani , cY ftaua cofi preffo loro come pretto 1 noftn in gran riputatione,cV ftima : ncioche, come s'è detto di fopra,era gran [emmella 3 cV gran conofcéza cV notitia hauea dellecofe della guerra. In còpagnia di coftui mdauavn altro Valente huomo chiamato Giouan di Leon, che imitaua affai Sebaftiano Aloni o,perche era molto difciolto,cV ardito,cY di buone forze,cV haueua bene la lingua In iiana.i±t nelle cofe,doue fi ritroud,che furono molte cV in terra cV ì mare, fi fegnald molto, comeperfonavalorofa,etdigtandeanimo. Ma amendue coftoro furono mal premiati de oro ieruigi,cVtrauagli,perchenelcompartimentodegl'Indiani,néeffi,nègli altri valenti nuommi,che s erano in quella coquifta portati bene,vi furono conofciuti,no che premiati, comeemildouere } cVfeadalcunofupurequalchecofadataJucofipoca,Ghcnonfenepo. teuano 1 iji \ A\ ■ il MS ♦ >V." t: . i, il I i 1 »„ÌV )l : kìì .?' ! 'V'V DELL' HISTORIA teuano foftentare. Cofi fi coftuma & fi viue,che vn fi gode delli fudori,cV delli trauagli del l'altro,cV chi meritaci lafciada parte in oblio , cV non ben fodisfatto, e* quelli che non lono cofi degni di effere remuneratici godono de premfj ,che loro nò toccano.Quelìi fono i frut ti del mondo,St" gli huomini fanno,come huomini,& fi lafciano dalle paffioni guidare, per che meglio vediamo , che folo Iddio e il vero OC giufto premiatore. Et il tem pò ci infogna, che ne quelli,che compartirono,nè quelli, à quali fu ingiuftamente compartito, molto tem pò ne godettero. Vi fu anco vn'altro Giouan Lopes gran fentinella , OC molto efperto nelle cofe del campo,ma non già di cofi grande animo,quanto gli altri duo detti di fopra. Que- llo vfBcio di fentinella è più artifìciofo , OC fenza comparatione di maggiore accortezza in quefte partirne non in i Spagna: perche qui il paefe è molto intricato, & pieno d'alberi, dC non coli aperto cV chiaro,come in Caftiglia,cV ne gli altri regni de chriftiani. Et poi che se quimoffa quefta materia delle fentinelle,non voglio qui tacere d'un,che io conobbi,vn fat- to notabile,& al propofìto di quefto vfficio. Fu in terra ferma di Cartiglia dell'oro vn gè til'huomo chiamato Bartolomeo d'Ocon: ilquale patto vna fola volta per vna parte di cer ti denfiflìmi dC intricati bofchi.Et in capo di fette anni andò per certe altre contrade con al- cuni compagnia s'auenne pretto douenel tempo pattato (comes'è detto) era ftato.Etfra coftoro vi erano cinque o fci huomini di quelli,che anco in quella altra volta fiati vi erano. Si ritrouauano in luogo cofi imbofeato 8C fpeffo d'alberi,che a pena vi parea il cielo,nè pò teuano quafi camminare vn patto fenza farfì con le fpade,cV co pugnali la via. Onde quatt iui erano ? penfauano d'eftere a v fatto perfi , perche non fapeuano doue s'andauano , ne doue andare fi doueffero,per feguire il viaggio loro. Et ftando cofi infìeme in còfìglio di quello, che faredoueuano,diffe Bartholomeo d'Ocon. Non dubitate gentilhuomini,perche men di ducento patti di qua, ftà nella tal parte vn rufcello (&£ accennaua col dito il luogo.) Che già noi vedeuano,ne era poffibile poterlo vedere p lo denfo de gli alberi , cV delle macchie, |<: iui bora fono fette anni,che venedo anco in quelle partici fermammo a bere: cV fé volete vederlo,venghino duo d tre di voi con meco , che io glie lo inoltrerò. Et coftoro andauano fenza vna goccia d'acqua da bere,cV haueuano la maggior neceflita delmondo di ritrouare acqua ? perchecofi isbigottiti cV affetati andauano,che bifognaua,che ogni modo foffero do uuti alcuni di loro morire di fete.Vi andarono adunche alcuni di quelli, che vi erano anco nell'altro viaggio ftato,c¥ giuti al rufcello,che andaua tutto couerto dC iotrftato di rami d'ai fceri,s affife Bartholomeo I vn fatto pretto l'acqua,cY comincialo a bere ditte. Afiìfo in que- ita fletta pietra merendai co voi altri hora fono fette anni,cV vedete là l'albero,onde coglierli fno molte pere,cY ve ne fono anco hora molte. Allhora i cópagni per la pietra che era gran- de OC nota,& per l'albero del pero,8t" per altri fegnali , anzi per lo medefìmo rufcello,véne> roàconofcere,che era cofi come egli diceua,& che alcuni di loro vi erano altra volta flati, Di che non poco marauigliati &C foccorfi tutti con l'acqua reftarono , cV ne ringratiarono molto il fignore Iddio : cV nò fu poco il creditore cV per quefta,&: g altre fimili cofe acqui- {tò quefto Bartholomeo d'Ocon:che nel vero in quefto cafo parea , eheegli fpetiale grana haueffe più che tutti gli altroché p que' luoghi andauano,béche nel refto fotte grotto,^ cofi tenuto era: Ma ritornado al propofito di coloro , che còquiftarono l'ifola di San Giouanni, dico,che quel Giouan Lopes,del quale s'è ragionato di fopra,ancor che fotte gran fentinel- la,era men valorofo,che attuto guerriero co gl'Indiani. Vi fu vn'altro giouane di color mi fticcio 5 creato del Cómendatore maggior don fra Nicola d'Ouado,c* chiamato Mefcia, ani mofo & deftro cV di viue forze,che lu poi ammazzato da i Caribi, OC Luifa Cacica pricipal l'auisó,perche fi partiffe: OC egli non volfe farlo, per non lafciarla fola : Onde coloro lo faetta *ono: dC cito ftado pieno di freccie pofe gli occhi fopra vn principale de'Caribi,cV li tiro vn; lanciarne in mano haueua,8C gliele pano per le coiìc da banda à banda,hauendp già prima morti duo al tri de gli nimici,cV feritine alcuni al tri :cVà quefto modo etto forni lavitafua, Vi fu vn'altro huomo da bene chiamato Giouan Cafado buona perfona, cV contadino alla piana,ma gentile fentinella,& auenturato in molte cofe di quelle,che imprédeua, dC di bua no animo affai. Si che quefti,che ho detti , fpetialmente fecero molte cofe buone: OC fenza etti vi furono anco altri gentiluomini , cV giouanetti , che ancor che nonhaueflero tanta efperientia delle cofe,non manco nódimeno loro animo per moftrarfì nelle guerre coli va lorofi dC atti quanto bifognaua. Fraliquali ne fu vno Fiacefco diBarrio Nuouo,che e hor; * gouernatore DELL'INDIE LIBRO XVI. I7 + i goncrnatore di Cartiglia dell'oro > 8C del quale fi fece mentione di' Co pra nella pacificano ne dei Cacicue don Hcnrico . Et fé ben era egli giouanetto nella guerra di quella Ifola di San Giouanni,diede nondimeno fempre buona inoltra di fe,come di perfona,che da buona raz za venia. Vn altro gennfhuorno chiamato Pero iopes d'Angolo , cV Martin di Guiìuz,&: altroché farebbe lungo a dirli par ticularm ente , fi ritrouarono in quella coquif la: che ancor che non Me la età loro cofi perfet ta,coine era il coraggiosi delio di ben fare, oprarono no dimeno tèmpre da chiedi erano: cV per ninno affanno, ne trauaglio iafeiauano di moftrarfl cofi prelti ne pericoli,come iì tempo OC la neceffita richiedeua. Onde per effere pcte coli va loroià,ancor che poca in numero, s'accappo v la conquiila in fauore della fede noiìra , Oc con vittoria de' noftri Spagnuoli,che in quella guerra ii ritrouarono,alIi quali fu da quella lioh Spagnuola con alcune genti foccorfo,fcnza alcuni altri , che di nuouo da Cattivila veniua- no:quali per buoni che iiano,bifogna che per qualche giorno filano in quelle contrade pri macche fìano atti a faffirire i trauagli,cV le ncceiìlta,c6 che qui Ci guereggia:Et a uefto ame- ne per la gran difterentia,chec in tutte le cofe, Se" nell'aere , cV temperamento di quella terra fpetialmente: conlaquale bifogna prima combattere, che con gl'Indiani: perche affai pochi fono quellijche no la prouino tolto co infermaruifi, Ma per la grana di Dio rari fon quelli, che per quella cagione muoiono,k Cono bene curati.Ma prima che palliamo a dire d'altro' non ci iafeiamo à dietro di dire la cagione perche quelli Indiani fi moueffero a ribellarne Coment Indiani tenendo i Chrifliamper immortali non hebbero ardire di rtbellarfi fin che non fi certifi- carono ,fè era cofi q nò, & del modo, che tennero per farne laproua. Cap. Vili, Perlecofe,chehaueuano gl'Indiani dell'Ifola diSanGiouannivdite della conquiila 8>C guerre paliate in quella Ifola Spagnuola: fapédo che quella Ifola era affai grade,èV bene im- popolata di Indiani,credeuano che folle ilato ipoffibile à foggiogarla i Chrilliani fé no to& fero (lati immortali: cV perciò' credeuano,che né g feritele per altra difgratia poteffero mo rire:cV che perche erano venuti da donde il Sole nafce,penfauano che folle gente celefte,c\: figliuoli del Sole: OC che pelo' gl'Indiani non poteffero offenderli. Veggédo poi che erano nelflfola di San Giouanni entrati, 8c' fé n'erano inflgnoriti , ancor che non follerò flati più cheda zoo perfone da prendere arme: franano in péfiero di no lafciarfìfoggiogare da cofi pochi,ma di procurare la lor liberta fenza feruire: cV da l'altro cato li temeuano, cV penfaua- no,che follerò douuti effere immortali. Raunati adunche i Signori dell'Ifola interne in fe- creto per difeutere quella materia,deliberarono cV conclufero,che prima che ad altro fi mo^ ueffero,faceffero proua,& fi chiariffero di quella cofa con qualche Chriiliano difmandato, o x che poteffero hauere da parte cV folo.Et prefe il carico di qfto vn Caciche chiamato Vra- ioan lignore della prouincia di Iaguaca,che per fare quello effetto tale via tenne. Accadette ì paffare per la terra fua vn giouanetto chriiliano chiamato Salfedo,che andaua doue ali al- tri Ch riltiani ftauano : Et moilrando di volergli vfare cortefia,doppo che gli hebbe dato da mangiare,cV moilratoli molto amore mando con lui 15, o v zo Indiani,che l'accompagnaffe ro,e t ìaiutaffero a portare le fue robe: Ma nel paffare vn fiume chiamato Guarabo,che è dal a parte occidétale dell'Ifola,cV entra nel mare preffo alla terra di San Germano,li differo gli indiani: Signore volete, che vi palliamo in fpalle,che no vi bagnarete f Egli, che l'hebbe in ^ratia,e'I tenne in fauore,diffe che fi. Ma egli nò fé ne doueua fidare , pche oltra il pericolo, jel quale incorre chi de gli fuoi inimici fi fida , i'i fa tenere anco poco prudente. Hora gl'In* iiani il tolfero fu le fpalle ipiu forzati,cV quando nella meta del fiume furono, lo iafeiarono indare giù fotto acquai ve gli fi caricarono tutti fopra, cV ve l'affogarono : perche p que- to enetto andauano:Et doppo che morto l'hebbero,Io cauarono alla ripa del fiumccV lidi :cuano: Signor Salfedo alzateui,cV perdonateci,perche fìamo caduti infieme con voi, dC fé > marno il camino nollro.Et con quelìe,cV altre fimili dimande il tennero tre giorni,fìn che :gh comincio a puzzare : cV ne anco co quello credeuano,che ei CoHe morto, ne che i Chri tiani moriffero.Ma certificati che furono,clie mortali erano per quella via,lo fecero al Caci he intendere , ilquale ogni di mandaua altri Indiani per vedere fé il Salfedo fi leuaffe fu : OC incor dubitando fé gli era detto il vero,volfe elfo in perfona andare à vederlo : Et non furo 10 tuor-i di quello dubbio del tutto fin che paffati alquanti giorni viddero, che il mefehino, ì andaua.pi u&piu corrompendo dC guailando ♦ Et da quello prefero ardimento OC confì> danza ■■ j k fpm m :« t n», i,Ul I P :•' '""I ' . . i' Mi ■. i !p; puf II 1 ' h \1 '*■ 1 J ■ ' [1 '"'f :;;,-,. •T ,'V , '..- li I 1 : 1 j '" DELL'HISTORIA danza di douere ribellarfi,cY deliberarono, dC pofero poi ad effetto d'ammazzare i Chriftia ni,cY rifcuoteriì in libertà, S>C di fare quello,che poi fecero,come se detto di fo pra* Delie battaglie, & cofe pia principali operate nella guerra, & conquifta delti fola dtSanGiouanm. Cap. IX. Ribellati che furono gl'Indiani^ ammazzaticene hebbero quafì la metà de Chriftiani, il Gouernatore Giouan Ponze fece quelli Capitanicene fi fono detti di fopra, OC diede ordì ne d'hauere cura della falutecY vita di quelli, che reftati vi erano : Et cofi la prima battaglia, che i Chriftiani cV gl'Indiani fecero, fu nella contrada d' Agueibana preffo la foce delfiume Caoiuco : & vi morirono molti Indiani cofi de Caribi delfifole cóuicine, che erano venuti à focorrere: come di quelli dell'ifola fteffa di San Giouani,che fé ne voleuano panare ad vna Iloletta chiamata Angolo , che fta molto preffo à quella di Borichen , dalla parte di mezzo giorno,come s'è detto di fopra.In quefta battaglia i chriftiani di notte al quarto dell'alba die dero l'aflalto,cY fecero gran ftragc delli nimici: iquali per quefta perdita renarono molto fo fpetti della immortalità de chriftiani: Et alcuni diceuano , che non era poffìbile, che quelli chriftiani,che erano flati morti a tradimento, non foflero refufcitati:cY altri diceuano, che tanto facevano i pochi,quanto i molti chriftiani infieme: perciò' che in quefta battaglia, che il Capitano Giouahni Ponze vinfe, ogni chriftiano haueua più di dieci inimici incontra. Et fu quefta zuffa pochi di doppo la ribellione de gl'Indiani* Doppo quefta vittoria Gio- uan Ponze fé n'andò in Caparra , doue riordino' le genti , cV le Capitanie con qualche più corri pagnia che hebbe: eY tofto l'i moffe cV ando s ad accampare in Aimaco : dC mando' i Ca- pitani Luigi d' Agnafco,cY Michel di Toro con fino à 50 huomini auanti , cV percheinte- fe,cheilCacicheMabodomaca ftaua con 600 huomini in certa parte afpettando , cY dicea che iui i chriftiani andaffero,che gli afpettarebbe,cY hauea fatti già nettare i patii: vi mando' il CapitanDiego di Salazar , che lo chiamauano il Capitano delli Zoppi, cV delli fanciulli, liche benché pareffe,che per ifcherno u' diceffe,per edere le genti di coftuile più deboli: i fa- urj nondimeno lo prendeuano peraltro verfo: perche era cofi vaiorofa la perfona del Capi- tano,che fuppliua à tutti i difetti de' fuoi: non perche di poco animo foflero, ma perche era- no la maggior parte o' infermi,o v garzonetti, OC di poca ifperientia nelle cofe di guerra» Ma C ct1ì con tutte quefte difficultà giunfe doue Mabodomaca con le fue genti ftaua,3£ combat- tendo né fece quellanotte tataiirage,che vi morirono 1 5 o Indiani, fenzaperderfi vnfolo de noftri.ne hauere ferita alcuna mortale , benché alcuni feriti vi fuffero :& il refto delli ni- mici pofe in fuga Jn quefta battaglia Giouan di Leone del quale se fatta metione di fopra, fi difmondo' dalla compagnia,per feguire vn Caciche , che vidde vfeire dalla battaglia fug- gendo, OC portaua nel petto vn pezzo d'oro , come fogliono gl'Indiani principali portare appefo al collo. Quefto Spagnuolo gche era giouane bC leggiero,lo giunfe,cV lo volfe preti dere: ma perche l'Indiano haueua gran forze, vennero alle braccia, dC più d'un quarto d'ho- ra u' dimenarono : Vn de gli altri Indiani,che fuggiuano, venne à foccorrere il Caciche, che ftaua alle ftrette con Giouan di Leone: ilquale per non parere, che dimandaua foccorfo,heb be a perdere la vita: Ma non piacque à Dio,che vn coli valente huomo moriffe: perche fece qui capitare vnchriftiano,chevnaltro delli nimici feguiua:& che veggédo Giouan di Leo ne combattere a quelmodo con due,cY in pericolo della vita , fi moffe a foccorrerlo:Etcoii amendue ammazzarono li duoi Indiani, cV Giouan di Leone ifcampo'da quel pericolo. Hauuta quefta vittoria, doppo che fu il di chiaro, venne il Gouernatore Giouan Ponze co le geniche nella retroguardia menaua: cV nò feppe di quefta battaglia fin che ritrouo' i vin citori fteffi beuendo,cY ripofandofi dell'affanno pattato in quelle due hore cV mezza,o v tre, che combattuto haueuano.Di che tutti refero molte gratie a Dio,che cofimiracolofamente li fauoriiTe,cV deffe aiuto» Dil>ri 'altro incontro, che hebbero ichrifl>amcongt 'Indiani dettljoladi Borichen. Cap. X. Pattata la battaglia narrata nel precedete Capitolo,s'unirono la maggior parte degl'India ni dell'ifola di San Giouanni nella prouincia di Iagueca:Di che quando Giouan Pózeheb be noua: cV intefe,che ftauano deliberati di morire tutti,o' di nò lafciare chriftiano i vita,poi che s'erano accertatile erano mortali,^ pochi, giunfe infieme con molta diligentiaifuoi Capitani con poco più di 80 huomini,c\: andò' àritrouare il nimico,che paffaua il numero di xi mila Indiani.Furonoàviftal'un dell'altro quafi al ponere del Sole: cV inoltri co alcu- ne leggieri fcaramuccie fi fortificarono né gli alloggiamenti : Gl'indiani,che con tanto ardi mento DELL'INDI EL1BK Ò"x V I, 175 mcn to li viddero venire, cV con animo cofì pronto di' combattere , cominciarono a 1 tentare di potere pretto porli in f uga,^ vincerli: ma i noitri fofferendo,cY mantenendoli, a difpettó de gli inimiciaccamparono nel forte loro: c\T benché alcuni Indiani leggieri & animoiì ve-* snifferò a tentare la battaglia,inoftri nondimeno lì flètterò faìdi et con molto ordine: dCk a! din de giouani noflri viciua.haiiendofotto qualche bel tiro di balefìra , d d'arma inhaftata^ fencritornauanel fuó battaglione: Et cóli fi temporeggiarono afpettando l'Uno che l'altro delle alla battaglia principio: Ma ne legni quello: che vn feoppettiero de' noflri madd a ter ira con vn tiro vn Indiano:c\: fi credette', chedoueffeeflere qualcheffuomo principale :per> che torto gl'Indiani perderono d animo, cV li fecero alquanto à diètro con l'effercito loro -do ire con lo ichioppetto non fi giungèffe.Et cofì quando la notte fu bene ofeura, il gouernato re il ririrdcon tutte le^genti,ancor che contra la volontà cV parere d'alcuni,,perche parèa,che ricufaffero per timóre là battagliai Ma a lui pareua che era vn tentare Iddio il volere con tari :a moltitudine cobattere,c\/ porre a v cóli gran rifehio i pochi: perciò che i guerra lunga hai? ■ebbero meglio fatto i fatti loro» Alche come prudente Capitano miro' , per l'effetto dtfoci :éffo,chefeneviddeà£preffo, : •. : ,<• . ■;■..., , : '> 1 ■ '■ ■"• . uAyj.swv t Come GiouanPon^e andò a di/coprir* • in'terrafrma nella cojliera delle ifole diBimtm : <&■ ritr otto tifala 5 Bahama : <& degli altri Gommatori jche furono nell'lfola di San Giouanm: Capi XI. ■ > Haucua il Gouernatore Giouan Ponze già conquida ta;éV pacificata l'ifola di Boriehèn; lenche non vi man cancro alcuni affai ti de gl'Indiani Caribi, a i quali fì ofìaua anco vàldró>' amente: cV ftaua giamolto ficco, cV quieto: quando Giouan Zcron , cV Michel Dias , che rano andati prigioni in Hifpagna,encndo Muoriti dàllAlmirantenegbtiarono ialorlibé» a,cV il primo motiuq,che vfarono in drfcólpàrfi,fu in incolpare'Giouan Porizè,"dicédó che ;h hauea ingt'uftamente prefi,cVche efféhaueua affai maggiori erróri fatti, 3C non fé ne par iua: Et in effetto éoftoro-tantoopràrork) col mezzo del rauoredeirAImirate ! ,cheallègaua he ciferido effo GouernatorejcV vice Re di que' luoghi,doueua tutti gli vfficiali porre an> o ncli'ifola di'Sah Gfouànni per vigor'de'fuói PriUilègn : che il Re Catholicò li rimando" 1 mendueneH'ifola di Borichen conle barchette degli vmcrj loro: cV con licentia a l'Almi^ intedi potere pomi gli vfficiali,che a lui piaceffero, Qyado aduche il Giouan Ponze heb e nonna di quelle co fé, tenendoli di certo di dóuere effére deporlo dalI'AImirante dell'ufi* o fuo,dehberd4 armare dùecarauelle: •& cofì fece, cV partfc &-nauigo dalla parte di Tr& iontana,c\: difcóuerfe l'ifole di Bi'mini , che Hanno da Tramontana all'iTola Fernandina* a in quello tépo li diuulgd Quella fauola del fónte,ehe fàcela ringiouenire, OC tornare gio- ! ani & frefchi,i vecchi.Et fu nel 15 i z* Si diuùlgd quella co fa tanto, cV tato fi teneua-g cer t da gl'Indiani di quelle parti,che il Capitan Giouan Ponzeartddpiu di (eimefi coniente irauelle perfo , cV con mólto trauaglio fra quellelfole cercando diquefto fonte. licheni ean bui laàdirlo gl'Ihdiàni,cY maggiore erróre acredèrlo i nóflri , 6V a federe il tèmpo iri :icarne,Ma egli in quello viaggio difcóueffècY hèbbe notitia di terra ferma cV la vidde^ Èffe nome la Fiorita a quella par te,cheefce, cóme vna manica in mare,per fpatio dicento le he in lugo,cV;ben 50 in latb,La puta di quella terra Fiorita ita in zj gradi dell equinottia- dallà banda del noftro polo artico: cV fi (iéMe, 6£ va ampliando verfo il vento Norueftev redo quella putadcapofono molte Ilòlette cVfèeèàghèjChele'chianiànO i Martiri» Métre ie il Capitan Giouam Pohzeandaua in queftó diicoprimènto^'Almirante don Diego co imbo hebbe tate querele del Zeron,cV del "Ùi^ i quali hàueua dato il carico' del gouerno i San Giouani,che gliele tolfè,cV r v4 mando per fuó luogotenente il CòmendatoreRodri 3 di Mefcofo:ilqualepoco tempo viftètte,6V fifentirono di lui anco molte querele, ancor le egli fuffe buon caualiero; Il perche l'Almirante delibero' d'andare in quella Ifola, cV vi ouedette di fuo luogotèfiente vn caualiero' chiamato Chriftoforo di Mendoza pèrfona buon fangue, & nato di-buona razza, cV atto à quel carico , cV ad altro maggiore:Onde nne in pace,cV giufìitia Iìfola,& nelle Cofe della guerra,cV conquilia de' Caribi, fi moflro v celiente Capitano^ fi porto -da valorofo& magnanimo tuttele volte, che bifogno\ 5C ie ròccafione li sofferfe: Perciocché non folatnente gli huomini debbono effere lodati : gratifìcati fecondo'le ìof vfrM, & meWtirma gli animali bruti anco : come alcuni degni- n ttorihanno ^giQneuobiientè d'alcuni fattQ,Et quefìp , npjn follmente perche ynacofa J rara. I '■1 , , , •' , w.\ ;«')'« M «•'A * n'py, ■. ,;■ n", *:. ■■A, k ni * • 1 ■;'i < • ';' III! I )£ ' j ' l'I- ,iiSr.t'' » l'in* _ » " i un ■ ,r-!i.';J |.;UC ' i ■ • . i&Wiì V * .' *i «♦ > . ,||M, *»;,. l:,'l,' " i' *, 1 1 ■••• *, ■ \i!''l |'i'iiì">' W«,'i : J .1 ■ ■• ■ • .<■ fé *'.' <'■ i ' 4 .. i DELL' HISTORIA yara,c¥ marauigliófa non fi dee lafciare in oblio: ma perche gli huomini dotati di ragione ( vergognino di nò fare quelIo,che debbono : veggédo che nelle operationi vir tuofe gli ani mali bruti fi portano cofi bene,cheanchoneauanzano alcuni huomini fteffu Perciò eh qual maggior vituperio può vn codardo acquiftare che vedere che vna beftia guadagni i loldo fra gli huomini,cY che ad vn cane fi dia vna paga cV mezza, come fi da ad vn baleftri ro? Quefto fu vn cane chiamato Bezerrillo condotto da quella ifola Spagnuola a quella e San Giouani,di color vermiglio,cV col tondo d'intorno à gli occhi negro: mezzano,cY n< Cofa mara giabello:madigrà^eintelletto,cYanimofità.Et fenzadubio per quello, che a quefto can wgiioia di ^ are q vedeua,penfauano i chriftiani,che Iddio gliele haueffe mandato per lor foccorfo: pei che opro tanto nella pacifìcatione dell'ifola, quanto la terza parte di que' pochi conquiftat ri,che vi erano : pcid che fra dugéto Indiani ne cauaua vno,che fi foffe da i Chriftiani fuggi to,d che gliele infegnaffero: dC lo togliea p vn braccio co' denti,cY lo forzaua a gir feco,cY conducea nel campo,d doue i chriftiani fi ritrouauanoJEt fé colui fi ponea in difefa, 3C no voleuaandare,nefaceapezzi:Etfe a mezza notte fi fofle fcioltovn prigione ,anchor ci: folle già vna lega lontano,in dire: Andato fene e l'Indiano: va,cercane: tofto il cane li fi pc neua alle orme: et lo ritrouaua: OC ricóduceua: Et in effetto fece molte cofe fegnalate,et dai miratione: Et con gl'Indiani amici hauea tanto conofeimento , quato ve ne hauea vn' hu( mo,ne li faceua male alcuno: Et fra molti di quefti domeftici conofceua vn' Indiano brauc cV non pareua fé non che haueffe intelletto OC giudicio d'huomo,8d non di huomo groffo no.Onde 3 come ho detto,guadagnaua vna paga cV mezza p fuo padrone , come fi daua a vn baIeftriero,in tutte l'imprefe,nelle quali il cane fi ritrouaua.Penfauano i chriftiani,che i condur quefto cane,coduceffero doppio numero di géte,cY più animoii andauano:Et cei tp che con gran ragione,poi che più teneuano gl'Indiani il cane,che non i chriftiani: perei come più deftri nel paefe,de' Spagnuoli pò teuano fuggire, ma non del cane:del quale refi eccellente razza nell'ifola-: cV alcuni de' figli fuoi in quefte cofi fatte cofè l'imitarono molt( Et io ne viddi in terraferma vn figliuolo chiamato Leoncieo , che era del Adelantado V; feo Nugnes di Balboa, cV guadagnaua medefimamente vna parte, cV alle volte due, com< buoni foldati: 5>C fé li pagauano al detto Vafco in oro,et in fchiaui. Et come teftimonio di i ftafo,cheIivalfeipiu volte più di 500 caftigliani,cheliguadagno\Maera vna cofa rara,J faceua tutto quel!o,che di fuo padre s'è detto.Ma ritornado al Bezerrillo, i Caribi finalme te l'ammazzarono,conducendoIo il Capitan Sancio d' Arango, ilquale per cagione di qi fto cane ifcampd dal mezzo de gl'Indiani ferito , cV combattendo tutta via con loro : perei il cane fi gittd a noto dietro vn Indiano, cY fu cagione , che il Capitan Sancio cY altri dir ftiani fi faluaffero : Ma vn'altro Indiano : che era fuori dell'acqua tiro vna freccia auelenata cane,cV lo fece g cid tofto morire:Et cofi fé ne ritornarono gl'Indiani con certa preda» II ci quando Chriftoforo di mendoza: che gouernaua l'ifola per l' Almirate, intefe: vfcì dalla I ira di San Germano co fino a 50 huomini,che iui erano,la maggior parte giouanetti,bécl vi fuffe pure qualche reliquia di quelli foldati eletti cV ,puati,cheTì fono detti di fopra,cV in barcati in vna carauella co due altre barche feguirono quelli Indiani,cY li giurifero,cY fecer vno atto degno di memoria: perche quafi tutta vna notte combatterono co loro preffo vn ifoletta eh iamata Bieche pofta più verfo Oriéte, che quella di Borichen: dC ammazzaroni il Caciche Capitano delli nimici chiamato Iahureibo, cV fratello d'un altro Caciche chiam to Cacimar,che pochi giorni innanzi era flato morto da Chriftiani nella medefima ifola e San Giouanni,doue era venuto à far preda: Et mori à quefto modo, che ftando abbraccia con vn gentiThuomo chiamato Pero Lopes d'Angolo , cV forzandofi d'ammazzare Tu l'altro,vfcì di fianco vn Francefco di Quindos,che con vna lancia paffd da banda a bada l'I diano,cV poco manco, che non ammazzane ancho il Pero Lopes. Quefto Cacimar era v; lentiiTimo huomo,cV molto ftimato Capitano de gl'Indiani: Onde per védicare la fua me te era il fratello paffato nell'ifola di San Giouanni, cV hauea ferito il Capitan Sancio d'Arai go con altri chriftiani,che per cagion del cane ifcamparono:Ma fu lor non picciola perdit quella del cane: perche non haurebbono tanto difpiacere hauuto della morte d'alcuni diri ftiani 3 ne fé ne farebbono rifentiti tanto.Ma ritornando a quello,che noi diceuamo prima, Gouernatore Mendoza giunfe i predatòri Indiani, cV ammazzo il Caciche loro con mol ahri,cV alcuni altri ne prefe 3 cV co le pirague inimiche fé ne ritorno vittoriofo a San Geriti no compartendo à tutti con gran piacere la preda,Poi madd vna delle pirague, che prefe,i quefta . 1 1 ■ DELL'INDIE LIBRO XVL <7< S - réfta c/tta di' San Domenico all' Almiraìe don Diego : cY era vn grande cY bel vaffello, fe- c( [do lo Cogliono quelle geti vfare» Et perche delle cofe di quel cane Te ne potrebbe fare vn Lbro,qui no ne diro altroché vna fola cofa,che nò mi pare di douere lafciarla,perche la fep- pi & inteli da perfone degne di fede, cV che vi fi ritrouarono prefenti: Et fu quefta, la notte, che fu fatta la battaglia col Caciche Mabodomaca(come fé ne e fcritto di fopra)Prima che la mattina il Gouernatore Giouan Ponze giungerle: delibero il Capitan Diego di Salazar di lafciarè andare il cane fopra vna Indiana vecchia, che era fiata iui fatta prigione fra l'altre» Diede adunche vna carta alla vecchia dicendole; Va,porta quefta carta al Gouernatore, che fìa in Aimaco,che era vna picciola lega indi lungi : Et la mandaua con intetione di lafciarle 1 cane dietio,toiìo che ella luffe dallefue geti vfcita^Et cofi fece: perche effendo eliache tut- a lieta andaua penfando per quella carta hauere la liberra\poco più d'un tiro di pietra, Ionta ìa da quel luogo,il Capitano fciolfe il cane, il q uale toiìo la giufe: Ma la pouera vècchia,che o vidde venire cofi furibondo verfo di fé , s'afììfe in terra , cY comincio a parlarli in fua lin- ;ua,cY diceuali: Signor cane, fìgnor cane, io vo a portare quefta lettera al fignorGouerna- ore,cY moftrauali la carta chiufa: Et feguiuali,No mi far male cane flgnore.Tofto che il ca- ie la fenti parlare a quefto modo fi fermd,cY tutto manfueto le s appreffd,& alzo vna gam- ia, Scie vrindàdoffo, comefogliono i can i fare in vn cantone di muro: cY non le fece altro iale: Di che reftarono affai marauigliati i Chriftiani,cY lo tennero p cofa mifteriofa,fapen- o quanto egli foffe feroce, cY furibondo.Et il Capitano, che non volle effere dal cane vinto i clementia,fecelegarlo : cV la pouera Indiana fpauentata effendo chiamata fi ritorno doue noftri erano,penfando che l'haueffero per lo cane fatta chiamare: cY tremando tutta di pau ì s'alìife.Poco appreffo giunfe il Gouernatore Giouan Ponze,cY imefo il cafo, non volen o effere con colei men pietofa di quello, che le era flato il cane , la fece liberare, perche fé ne teffe andare ficuram ente doue più {taciuto le foffe* — - Del compartimento degl'indiani della ifila di San Giouannì, & come fu effequko. Cap. XII. Ritrouandofì Vifoh di San Giouamii pacifica, cY raccomandati gl'Indiani a chi tenere li , r ouea:parue a x quelli,che quefta altra nuoua prouigione procurarono , che vn'altro che an- ato vi fuffe,gli haurebbe meglio faputo copartire fra i cittadini, che chi hauea veduto con- Liiftare l'Ifola fteffa: Onde eftendo flato procurato cY follicito quefto, vi fu madato vn giu- re di refidentia chiamato il licétiato Velafcques,alquale diedero ad intedere , che non fi fa :ffe inganare da gli vfficiali cY procuratori del popolo:Et chi furono coftoro,che gliele die :ro,cY feppero dare ad intedere C quelli, che haueuano più viue,cY mobili le lingue,che no auagliate le perfone nel cóquifto di quella terra: cV che come fagaci cY maligni procuraua o,che fuffero fenza guiderdone lafciati coloro , che lo meritauano: pche à fé, cY à gli amici ro fi deffe quello , che altrui dare fi doueua : fi che diedero molti memoriali malitiolì à i giù ci di quella,che fare doueffe,cY di che doueua effo fare il contrario, : li diceuano, Auertite fi iore,che i tali,cY i tali fono cótadmi,5t" a' pena fanno lauorare la terra : cY i tali cY i tali fono li,cY di baffa conditione*Ma quelli,che quefteaccufedauano, meglio haurebbono fatto à :ordarfi,che efli con più verità le meritauano,che non quelli,à quali l'attribuiuano, cY de' iali mormorauano: poi che i virtuofi gefti , cY i feruigi fegnalati di coloro meritauano al* ì che parole,hauendo alle lor proprie fpefe ,-bi fenza foldo alcuno conquiftata l'Ifola con argiere molto del proprio fangue,et molto più di quello de gli inimici: Et a quelli pochi, ie viui reftati ne erano(che non erano la meta de' veri conquiftatori della Ifola) non era fta ne fu dato cofa alcuna da potere fofletarfi, fuori cheparole cY vane promeffe: perche que ? licentiato offerfe di douere fra loro compartire gl'Indiani, (come farebbe in effetto flato u giufto,che haueffe fatto, che non come fece)ma poi fece tutto il cotrario,cY li diede à chi fo volfe,cY non a chi haurebbe douuto* Quefto licentiado fu il primo, cheentroin quella >la,fenza il quale, cY fenza gli altroché poi vi furono come gfone letterate: fu fempre me- lo gouernato quel paefe:come fi vidde chiaramétei ChriftoforodiMédoza, ppicheno pfona,che fi querelaffe di lui: anzi Io pianfe tutta l'Ifola , quado li fu tolto il carico di quel merno.Ma cofi vanno le cofe del mondo : che alle volte permette Iddio, che per li peccati Nota. 1 popolo,gli fi tolghino i buoni giudici,o v pure g li meriti delli giudici fteffi,Iddio li toglie là,doue haurebbono occafione di errare,cY d'offedere le loro còfeientie* Et cofi fi conob^ qui in effetto ; gene doppo di quelle tante nouità,& mutationi di gouerno, per le varietà : imi: li:l? i.' '•),''' vi.'"''' : f ' » ' fi ■I ' V '" ■■ :■:■" • ?.:■■*■■ li '"'" * .*■'• Il ; : W'.,>.- » ' jij ì "•' "'i' '; ' pi ';•'! i ',> I •* » /' ' ' ' ''; . . ■ i : i '« vi . , . in i i' f ,■■ ■5» DELL'HISTORIA de' collumi di coloro,che v'hanno hauuto il carico della giuflitia, non ha quella Ifola guad; gnato altro che affanno: là doue Chrifloforo di Mendoza andato in Hifpagna vi ftette pii honorato: 3C la Maefla Cefarea li diede l'habito di San Giacobo,cY li diede da mangiare, ce me ad vn de'cauallieri della fua corte:Onde con maggiori gratie cV fauori ii ritroud, OC coi meno pericolane nella patria fua,cY non cofl feparato in quello nuouo mondo* Velia morte di Giouan Pon^e di Leon primo conquiftatore della Ijòla di Borichen : con altre cojè appartenenti alla mede fimalfola, Cap. XIII. Egli s'è detto di fopra come Giouan Ponze rimoffodal carico cVgouerno della Ifola < S.Giouanni,fe n'andò a difeoprire nuoue terre, cV come andò cercado di quel fauolofo fo te di Bimini,che gl'Indiani diceuano,chefaceua ringiouenire i vecchi. Ma quello io kn-z il fonte l'ho veduto auenire, non già nel migliorare dC accrefeere le forze, ma nello indebc lirfi il vigore deH'intelletto,cV nel ritornare nelli lor fatti cV opere fanciulli,cV di poco difee fo: Et vn di coiloro fu ii medefimo Giouan Ponze,me"tre hebbe quella vanità nel ceruelh di dare in fimile cofa credito à gl'Indiani, tY di fare alle fpefe fue armata di vaffelli, cV di gè per quello ef!etto:ben che nel vero egli luffe honorato caualiere cV nobile,et trauagliaffe fai nella cóquifla cV pacificatione di quella ifola Spagnuola,cY nella guerra di Higuei:cY f fé il primo,che cominciarle ad h abitare cV pacificare l'ifola di San Giouanni , come s'è det di fopra:doue egli con gli altroché con lui fi ritrouarono,f offrirono molti trauagli cofi de guerra,come d'infìrmità,c\: di molte necellità delle cofe della vita. Hora quello Capitano trouc» (come s'è detto)quella terra chiamata Florida, cY poi fé ne ritorno' alla Ifola di San G uanni:cYappreffopoiinIfpagna, doue di tutte quelle cofe diede relatione alReCatho' co:ilquale hauendo rifpetto à fuoi feruigili diede il aiolo d'Àdelantado di Bimini,cY li fé ancho altre gratie:Et in quello li gioud molto-il fauojre del fuo padrone il Commendato maggiore di Calatraua Pero Nugnes di Gozman,balio del infante don Hernado, che è 1 ra Re di Romani.Hauute quelle gratie il Ponze fé ne ritorno alla Ifola di San Giouanni, armo' con propofito d'andare ad impopolare quella t€rra,che gli era fiata data in gouerno. doue era elfo Adelantado : dC fpefe molto in fare l'armata: Ma poi fé ne ritorno da quel lu go,disbarrattat,o OC ro tto,cV ferito d'una freccia: della quale ferita venne à morire nella Ifc di Cuba.Nè fu folo egioche perde la vita, il tempo;, cV la robba in quella dimanda: pere molti altroché lo feguirono,morirono nel viaggio,^ doppo ancho , che iui furono giuri parte per mano de gl'Indiani , cV parte d'infermità:cV coli guadagnarono l'Adelantado ; l'Adelantamento* V e Ipobolo Da« accufandofì lVn l'altro dauanrial ConfiglioRegi^^ cicaua del Licentiado della Gama, Il perche li ordinò al Licentiado Luca Vafquc di SS ™d"orediqueftaaudieaareg^ foglia negotiando vn gouerno doue poi andd a morire , che fé ne veniffe all'Ifola di San Giouanni, cV mtendeffe quelle differentie de gli vficialn Era in quefto, Antonio della Ga ma reftato vedouo cY s'era di nuouo accollato con tabella di Caceres già morffc di SImS thiel Dias del quale s e già fatta mentione,perche quella donna ftaua affai ricca: et fu coftui poi prouifto d vncio , cV fatto giudice dì refìdentia in terra ferma nella prouincia cV gouer io di Caftigha dell oro^oue «n quefto fuo vheio fece quelIo,che appreflo fi dira, qufdo nel a feconda parte fi tratterà delle cofe di terraferma.HoraiILicaiado Aillonfenevenn^ne ^°ladiSanGiouanni,c^^ Moreno jP ercheglielehaueuafattodeporre,Etvifucoftui>etreviffe 3 gouernatore^^^ jo la cui morte tenne, et tiene infino ad hora il medefìmo vfìcio Francefco Manuele d'Oli? Io, che e vn buon caualiero cV nobile perfona, cVha ottimamente gouernato femore con! ormeal volere di que popò i, ^aIfermgiodipio,cVdifuaMaeft§,cVpiualpro P ofitode .a{ralli,chenoIfeceromaililitteratipaffaticheftativi noltevoltevedutoIifpenentia.Etnonfenzaca g ionein Caftiglia dell'oro, cV in altre par! i fua JVIaefta ha ordinato, chenon vi pallino perfone letterate,ne procuratori, perche chil amentefonopeftiletiofiper inegotn altrui, ^ per porre litigio doue non bifogna/si che jon vorrei io queftì carichi di giuftitia vederliin coloro , che più legge fanno , main quelh hehannole confcientiepiugiufte : perche poche differentie poftno effer^ fra cittadini he i buoni giudici non le tronchino,^: quietino tofto,fe eiTÌ hanno il petto fano,6C tcnfol ojaportachiufaall'auantia,^^^ ari vi oprino . ' u " XJO1 - Dìdiuerfeparticukrìtà della ifola di San GtoudnnU Cap. XVI. Poi che s'è detto del gouerno dell'Ifola di San Giouanni,et delle cofe che vi oalTarono n> «™P11>quandofuconquiftata,&habi^^ à queftafteffa materia-Gl'Indianidi queftalfola SSnff^ conuenie. erbaauelenata cVqualche vola m^^m^^^^^^^ , Viaggi vol3% z bene 1 il,» 1 ! , ■' ' ' M&l '!■ il 1 l'M»' ' 1 i '■.■■ sili. li? 1 '" ,.' i'.ii'lH'fl*! -• m <,\, «•■•> ;.■•: f \ 1 iV'i. ìi I! l| »i DEU'HIStORIA bene iti quella di San Giouanni. Ma in quefta Ifola di San Giouanni vi ha vii albero chia. maio il lesno fanto: del quale come di cola affai degnaci farà nel capitolo feguente menno, ne per dire qualche parte delle eccellentie fue. Vi ha in quefta lfola vno ingegno da far zuc ; «ri che vel fece Giouanni di Cattigliene Genouefe,de gli heredi refto.ma no fenza litigi): & dkono,che fia vna vale dC gentil cofa.Queftì Indiani di ban Giouanni^ ordinanamer, Guitti quelli dell'Indie accendono fuoco con que'baftoncelh come a dietro al fuo luogo f dine Ha quefta Ifola buone ialine (come s'è tocco di fopra) dalla parte di mezzo giorno & buoni fiumi, cV acquea ricche minere d'oro, delle quali s'è gran copia d oro canata, & de contìnuo f caua Vi fono comunemente più vccelli.che nelflfola Spagnuola.Ma non la fcero ! Sidired'vnacaccia,chenonlaviddimaifare fuori che in quella Ifola.ne ho vdito cheta altra parte del mòdo fi faccia. Et quefta è di certi vefpertelh,che gì Indiani li mangia nocVichrito fti vccelli affai pieni,* grotti^ fi pelano facilmente inacquaben calda cV reftano benbiai ÌM&aWo P dif«iroiig^^^ V noi niegano,che ne mangiarono molte voi te per neceffità,* alcun, Lancho,perchefon. S pluare ciò che vedSno ad altrui fare.Finalmente quefta Ifola e affai fertile, et cica £Y e vna delle migliori di quante ne hanno fino al prefente 1 chriftiani habitate. Deli albero del legno fanto , & delle [ne eccellenti proprietà. Cap, X V Ih L'albero chiamato in quefeIndieilIegnofanto,feOTdol'opinioMdimol^eVndepi eccellenti alberi, che habbia il mondo,per le infermità,* : piaghe A diuerfe paffiom, die e effo fi curano. Mollilo tengono per lo Guaiacan, d che fua fpetie fia,cofi nel legno, cYnell fuamedoUa,cVpefo,comeinaltreparticularita\eteffettimedicinali,chefa:benchenelve^ quefìolegno fanto ha fatto maggiori ifperientie: per che oltra ; che con effo fi curali mal fra eefe come col Guaiaca, * meglio: fé ne curano anco molte altre infermit a, a lequali il Uu iacan non gioua, come i medici,che lo vfano,fanno più particularmente applicarlo, lo dir aui folamente l'ifperienza, che ho veduta farli in vn infermo pieno di mal fracefe , che gp tempo hauuto l'haueua: * ne portaua in vna gaba vna piaga vecchia di molti anni: OC di co in tempo gli ^i rinfrefeauano le fue paffioni,* ne paffaua vna mala vita,et teneua quel fua infermità dC piaga per incurabile: pure volfe vfare quefta ricettatile tiara diro. 11 patte fi ha da purgare con pillole , che io credo, che chiamino de Fumo terre, lequali fi prendoi alSTrS doppo mezza notte:Et purgato che egkha,magierà vno vccello, * beuera vn poco dn tt no bene adacquato : Indi à duo giorni fi ha da porre in letto, et in quel mezoba da mang, remoderatamenteinbuonivccellietpolli. Quadoeglifiponeinletto,hadafìareg^ ai l'acqua del legno fanto: laquale in quefto modo fi fa. Predono vn pezzo del legno, QCto Ino fottile pongono detro vn pignatto nouo tre mifure d acqua,* vel lafciano ftare a m le da prima fera fin à la mattina feguente: & tofto'che è giorno , lo cuocono fin che machi terza parte dell'acqua. All'hora il patien te fi beuerà vna fcodella di quefta acqua cotta col che la Spagnuola,d che quella di Bo- chen,doueua 10 prima di quefta,che diquelle parlare: mammamente,che e cofi grande 8C )lidegna,chenonle fi deequelladiSanGiouannianteporre. A quefto rifpondo,chefeio aueftihauutointentionediparIareprimadelIepiuOrientali,cVdellepiuvicinea ihaureipnmaparlatodiquelIadiSanGiouann^percheftapiuverfol'oriètepofta^tp :na&pagnuola,cVappreffo,diquelladiCubà,chepiUverfooccidentee>ofta:Maion^^ II fono curato di tenere quefto ordine,come neanche fa al cafo,che per che quella di Cuba ffedifcouertaqualched.^ »hocommaatoadiredell'IfolaSpagnuola,comediquella,cheémaggioreditutt^ ole,chequihnoadhog^ ^citta«terredichriftia n i,chepertuttequeft ^iSanGiouanni^chel e vicina , et che no era ragione di Iafciarlaà dietro per ftare più ver > Oriente pofta, Hora paffero ^quella di Cuba, che di tutte tre quefte/la piuocciden- Viaggi volt 3% quefte < 1 ;,« ,, ,i"t". # ,' s $ : f-\-'>,\\- iilii r io m $[;.w>.. tale; iH»M :. ti , » I; 1 u : ti 'i •n FI ' " ' -svili » »■' • "■>'w„ r , .li: .% ), ! ,1*,. V ' ;'t: l ! f> ('''i'V,'!,, N 'V ■ ri; >S;l» '.,'•■■■■ I spi DEL V H;I S T O R I A tale' & io in ognVna di loro feruo l'ordine di dire quando et come furono difcouerte,c¥ per che chi fa Cofmoaraphia,intenda meglio il fico & termini loro Je diftinguo cV noto per l'ai tezza cV sradi derpolo. Diro adunque ep predo in quefta di Cubiche terre di chnftiani vi fiano dC da chi & come fu cóqui fiata et pacificata: et che gouernatori vi fono flati: «da chi, & per qual via da quefta Ifola di Cuba fi difeopnrono Iucatan,et la noua Spagna, bi dira an dio de gli animali,vccelli,& pefei, che vi fono, -&C de ferpenti grandi, che vi li ntrouano cV de gli alberi cY piante medefimamente,&: della forma de gl'Indiani di quella liora,cY d ale* ne lor cerimonie & riti,che vfano nella loro idolatria^ matrimoni] : et del modo ancho del viuer loro,con altre particularitàA cofe notabili,che vi li veggono» Del [ito delta ifola è Cuba per Irradi delPolo,&>per lì futi più rìcini termini. Cap. /,. Ifola di Cuba fta da quefta Spagnuola lontana % o leghe, che a ragione di quattro mi , glia per legnarono 8 o miglia. Dalla punta o capone chiamano Mairi, che e la part. ^orientale deìl'Ifola di Cuba,fino alla punta di Santo Nicola,!! ftende quefta Ifola in Ina eo quafi 300 leghe:benehe in moke carte non ne le attribuifeano più che zzo, 8C chi piu,e chi meno. Quelli, che l'hanno caminata particularméte per terra , dicono che ella e da 3 o . leghe poco più d meno,lunga:Et con Yhoio molte volte intefo dire dall' Adelatado Diegi Velafques, che vi fu molti anni Capitan gemeraleet luogotenéte dell' Almirante, Il mede) mo ho vdito dire dal licériado Alofo Zuazo,che vi fu ancho vn tepo* cY co {leggio dC carc no l'Ifola. Ma più ampiaméte ne fui informato dal Capitano Pàphilo di Narbaes, che tori di cóquiftare qlklfola^Ja camino più che niuno altro^ più particularmetelavidde.be za quefti fono molti altri, che le danno ancho 3 ooleghe di lugo^ 6 5 di largo , doue più ampia* che è attrauerfando dalla punta delli giardini à quella,che chiamano di lucanaca: b< che quefto trauerfo nonfia molto dritto da Tramòtana à mezzo giorno : perche par ti cip ancho del Suduefte al nordefte quafi vn mezzo vento . Per lo più poi nel relto e quella tic la ftrètra,che non paffà 15 leghe,^ che ha da Orienterà in z o gradi OC mezzo dairEquinottiale: la: parte fua pni Aultrale,cr ita alli giardini,che fono certe Ifolette cp molte pericolqie feccagne,ft a in poco più di 1 $> g di dalla linea Equinottiale dalla parte del noMro polo artico.Quella banda poi,chee da 1 mótana fta nella puta di lucanana in za gradi & mezzo. La punta di Santo Antonio,ch< la parte più occidentale^ nel fine dell'Ilola,fta in z 1 gradi,&: mezzo.Quefto e il vero lit étiveritermini di quefta Ifola: che come s'è dettola daléuStequefta Ifola SpagnuoIa:« Ponete la terra di Iucatart,ét della nona Spagna,ehe fono prouincie di terra ferma. Da m so giorno ha l'vltima & più occidentale parte di quefta Ifola Spagnuola, che e Jap« nta c chiamano di San Michele >, cV che alcuni impropriamente chiamano il capo del 1 ìburor, Ha ancho da mezzo giOriio l'ifola di Iamaiea,&Tlfolè de Legarti, che chiamano, OC que delli aiardini,che ho dette. Da Tramòtana haTIfoledel^^ eia chiamata Florida in terra ferma, Quefti fono i confini dell'Ifola di Cuba, laquale e per maggior parte moltoafperaA montuófa:ma vifono buoni fiumi,et ricchi d'oro,et co ni te buone acque: Vi fono medefimàmeté molte lacune, cV ftagni d'acqua dolce, & alcuni i latianco,che per fuggire proliferi fi laleianodi fcriuere, cV per pattare all'altre cole più pa ticularidell'hiftoria. ; ' r De popolij&terre principali deltlfila di Cubd,Q Ferndndina } con altre Jue b,3ir pdrticularita. Cap* IL H Mei proemio df qtteftO libro s'è detto , cóme il primo Almirante doppo che tocco ne ifole di Bimini pafsd a quefta di Cuba,della quale all'hora poco ne vidde, g che difcorle { la fua coftiera del pbrtò df Baracoa,cheé dalla parte di Tramotana fino alla puntadi Mai Che poffono eflerei z, d 1 3 kghe,6C fé ne pàtTdà qfta Ifola Spagnuola: Ma nel fecondo vi gio,che quello Almirante ftelfo fece di Spagna in quefte Indie neh 4 o 3 fé ne venne dim fn quefta Ifola Spagnuoìa,& fondo la citta! d'lfabella,dallaquale hebbe poi principio « o gine quefta di San Domenico: Dalla cittaMMfabella adunque fi partì con due càrauelle e nuétione di vedere,che cofa era Cuba: Et fi vi andò dalla parte di mezzo giorno, et di ca no difeoprì l'Ifola di lamaica, della quale fi farà nel feguente libro particulare «^f^' . che ritornando al propofito,egli(fecódo che alcuni iaIèrmano)aggird tutta] ^™£™ '-i^et che iìtimnó p?ta.qita 11 Altri dicono,che giunfe folameme à gli yltimi tettnini di lei } Spagnuola; DELL'INDIE LIBRO XVI T , 1?9 Spagnuola/ma che ne vide più in quefto viaggio, che non ne haucua l'anno innanzi veda to.Dalla punta dell'Itola Spagnuola,cheiI capo di San Michele vi diconOjfino all'lfola di la maica,fono da vinticinque leghe,et altretato e da quella di Iamaica alla punta delli giardini che e nell'ifola di Cuba dalla parte di mezzo giorno, 11 Cromila Pieno Martire intitolo' quella Mòla di Cuba, Alpha £c O: cY altre volte la chiama Giuana,ma non e qui Kohdi fimi li nomi ne prelTo gl'Indiani, ne predo i chriftiani. Anzi da certo tempo in poi fu per ordi- ne del Re Catholico don Fernando chiamata del nome Aio Fernandina, in memoria di Tua ahczza,nel cui felice tempo s era ritrouata: come la prima Prouincia cV popolo habitato nel rifola Spagnuola da chriftiani fu chiamato Ifabella,in memoria della SerenifTima etCatho lica Reina donna Ifabella. Il principale luogo cV popolo dell'Itola di Cuba e la citta di San Giacomo,doue fono da dugento cittadini, cV vi e vn bel Porto cV ficuro: perche fono qua- G due leghe dalla bocca del mare fino alla citta,cV entrano le naui per piccola bocca nel Por- to. Et quello non e fiume,ma e vn braccio d'acqua falfa del mare ideffo, cV dentro s'allarga poi quello golfetto 6 Porto,cV vi fono molte Ifolette, OC vi poffono i vaffelli Ilare quafi fen- sa fune ne ligate in terra altramente. Et fra quefte Ifolette dentro del Porto vi fono gran pe cherie. Quella citta di San Giacomo ha vna chiefa cathedrale , della quale il primo Vefco- io fu Fra Bernardo di Mefa dell'ordine di S. Domenico : cV appretto vi fu vn Cappellano naggiore della SerenifTima Madama Leonora forella della Maeftà Cefarea , cV già Rei- tà di Portogallo,hora è di Francia Jl qual Vefcouo era Fiammingo , cY dell'ordine medefi- namente de Predicatori. Il rerzo Vefcouo fu vn'altro reìigiofo del medefimo ordine affai iuerenda perfona 3 cV Predicatore di Aia Maefta, cV fi chiamo" fra Michele Ramires. Quella hiefa ha belle entrate,cY i Canonici, 8C i Cappellani,che viferuono,fono di molta dianita xf ricchi d'entrate. Vi fono altre terre , come e quella della Hauana, che e nel capo deìi'ifola falla banda di Tramontana, cV quella della Trinità, che ila dalla parte di mezzo oiorno 8C [«ella di Santo Spirito , 8C quella del Porto del Principe, cV quella del Baiamo, che e trenta rghe lungi dalla città di San Giacomo : Ma tutte quelle terre fono affai poco habitate , per agione , che la maggior parte de i loro cittadini fé ne fono panati alla nuoua Spagna , cY ad Itre terre , none : per che in tutte le parti del mondo , ma più in quelle Indie la natura de gli uomini e di non quietarfi mai: perche effendo la maggior parte di coloro, che qui ven ao- o,giouani,cY di gentili defiderrj, cV molti di loro valorofi OC bifognoli, non fi con tentano i fermarfi in quello , che è già conquiftato. Ma ritorniamo all'h iftoria. Quelle terre , che odette,fono nell'ifola di Cuba,d Ferhandina.Et quello badi di loro: palliamo ad altre par cularità , 3C fpetialmente diciamo quello , che fa al cafo della conquifla cV pacificatione di uella ifola , perche con più ordine fi procede in quello, che refta a dirfene. DeìU concjuifld & pacificatione dtft ifola di Cuha& degouernatori.che (lati l>ifono& del primo dtjcopnmemo di Iucatan,dondefipafsò a dtfiopmela nuoua Spagna* Cap. Ili, Poco prima,cheil commédatore maggiore d'Alcantara don Fra Nicola d'Ouando Fof> del gouerno di quelli luoghi rimoffo, mandd co due carauelle alquante genti a tentare fé ;r via di pace fi potea l'ifola di Cuba impopolare di chriftiani,et vedere che prouiaione fa- ll doueffe quando gl'Indiani vi oflaffero. A fare quello effetto andò vn gentil huomo «amato Sebaftiano d'Ocampo,iIquaIe prefe terra in quella ifola,ma vi kcc poco. Per che xo appretto fé n'andò il Comendator maggiore in Ifpagna,cY venne in gouerrto di que- z indie il fecondo Almiràte Don Diego che mandd in Cuba per Aio Luogotenente Die^ ) V eia! co, ch'era vn di quelli, che prima in quelle parti vennero col primo Almirante nel rondo viaggio del 1403. Queflo Diego Velafco fu quello,che comincici a conquiflare detta i(oIa,cV ad impopolarla,cV diede principio al fondare della citta di San Giacomo,^ , te o re A pe , rche era ncco > & s ' era «conato nella prima conquilla di quella ifola Spa luolacY ftauainbuonariputatione,reftd in Cubaaffoluto gouernatore, cYcomincid co e ho detto, a fondare le terre , delle qualiseTatta mentione di fopra , cV pacifìcoM'ifola Do- ndola fotto 1 vbbidientia reale di Cartiglia , cY cofi in quello tempo affai più ricco fi fece. Lora vennero poi que'frati di San Hieronimo, che il Cardinale Scimenes gouernatore di pagnamadoaqueflalfolaSpagnuoIacolLicentiadoAlonfoZuazonlqualefudaquefli rati mandato a nfedere nell'ifola di Cuba in nome dell' Almirante don Diego , perche era Viaggi vol.3% z irj * no ;.] p I > '•!' ìzSm m ■il , «iffla 11 : ; i '<' ' >' ' t" ' I ài Il I . 'I ' " .t'rffl , * .' ""'■ l'i ir' ■? *:•',■ " i* , , %/\ % * :l fi ,if, * "i || ri ,!:' 7fr: ri \ hi fi '" I i' rito i « Vi,-.. •* A Wi " irl i 1 . K " ■■ " ,, 'W.'tATU'ltl ■ ■Hi DELL'HISTORIA fio motte k querele, che contra il Velafco s Vdiuano del continouo. Il perche retto Diego Velafco fofoefo del c?ouerno,ma affai ricco.Ma ne ancho contra il Zuazo,che amminiilrd giuftiua in fcuba , mancarono querele . Per laqual cofa delibero l'Almirate di paffaruieffo in perfona a vederlo,cY con lui andarono duo auditori di quefta regia audientia,che furono i licentiadi Marcello di Villalopi,et Giouanni Ortiz di Matienzo.Coftoro non ritrouaro no tanta colpa nel Zuazo, quanta gli attribuiuano* Et perche non haueuano eflì commif- fìone di priuarlo della refidentia , come ne ancho il Zuazo vi era andato con prouifioncdi quella audientia regia,le cofe reftarono per allhora fofpefe: & l' Almirante con quegli audi- tori attefe ad altre cofe,et alla reformatione di quella Ifola, et prima che partiffe,ritornd quel srouerno al Diego Velafco, che ne era ftato fofpefo,da che il Zuazo andato vi era. Et poi fi ne ritorno con gli auditori à quefta Ifola Spagnuola , cY no fu dal Velafco troppo ben rag to dell'opere buone ■ che fatte verfo lui haueua ♦ Hora hauendo il Velafco , cY per le, 8Cpei mezzo del Capitano Pamphilo di Narbaes,che era mol to nella guerra efperto,pacifìcato h Ifola di Cuba, cY compartiti gl'Indiani, fece por mano alle minere d'oro , che ve ne fono at fai ricche cY fene caud molto. Vi furono portati de gli animali, ch'erano già crefciuti in qui fta Ifola Spagnuola, cY vi fecero beniffimo: éY non folamente gli animali vi fono affai beni aumentatila gli alberi ancho A k piante , cY l'herbe, con quanto era ftato portato di Spa ona à quefta IfoIa.Et in quello fi morirò molto diligente Diego Velafco,ilquale perche er attuto & prudente non fi contentaua d'effer ringratiato da gli huomini di quello , che m uà che voleua ancho, che la terra con la fua fertilità nel pagaffe. Di modo che l'Ifola ne ven ne a ftare molto profpera , cY bene impopolata di chriiliani , cY piena d'Indiani , cYDieg Velafco affai ricco.Et co [i fatti mezzi, cY modi tene col Re Catholico (perche etto era me to amico del teforiero di quefta Ifola Michele di Paffamonte, al qualefìdaua gran credito che ancho che l' Almirante haUeffe voluto rimouerlo da quel carico , non haurebbe potute Et cofi fi ritroud in Cuba co lVfficio approbato dal Re,ma pure tutta via in nome,ct com Luogotenente dell' Almirante,- Doppo di quello continouando nel fuo gouerno il Veli feo nel 1517 con fualicentia armarono per andare a difeoprire noue terre alcuni delli pi antichi conquiftatori dell'Ifola di Cuba s che furono Francefco Hernandes di Cordoua I Chriftophoro Morante, 6Y Lope Occioa di Caizeto, cV fu nominato g Proueditore vn E rardino Ignigues. Coftoro menando per Pilotto principale vn Antonio Alaminos co ce to éY dieci huomini, cY con tre vaffelli,che alle loro proprie fpefe armarono,!! partirono d capo di Sato Antonio,che e l'vltima parte dell'Ifola di Cuba da Occidente, cY corlcro là v del Suduefte,che e N il vento,che fta fra mezzo giorno,cY ponente.Et in capo di (ci giorni dero terraglie nauigarono da 66 } ó 70 leghe.La prima terraglie viddero,fu della protrine di Iucatan , nella cui coftiera fi vedeuano alcune torri di pietra nò" già alte molto: the fono Mofchee , cY gli Oratori di quelle genti Idolatri. Et ftauano queili edifìcrj pofti fopra cci gradi, cY ftauano couerti di paglia, OC nella cima d'alcuni di loro fi vedeuano verdure di alt ri fruttiferi piccoli,come fono Guaiabi,et altri Umili. Qui viddero gente velina di cottor con mantiglie fottiIi,cY biache,cY co cerchelli a gli orecchiar con catene,cY altre gioie d'oi al collo, cY concamifette anco di colori , di cottoni medefimamente. Et le dóne portauan la tettaci petto couerto,cY con le loro brache,cY certe matiglie fottili,come veli,in luogo < touaglia 6 di manto.Fra quelle geti fi ritrouarono croci,fecódo che io in teli dai Pilotto A tonio d' Alamino: ma io il tengo per fauola. Et fé pure vi erano, non penfo che fi fapeliei quello,che fi faceuano in farle, poi che fono in effetto Idolatri, cV come per efperientia li e fio, non haueuano memoria alcuna, ne fapeuano nulla della croce cV paiTione di noflro 1. gnore.Etfepure a qualche tempo il feppero (come credere fi dee) già fé l'haueuano alar dimenticato* Ma ritornando all'hiftoria , hauuta che hebbero i noftri lingua di quelle g ti,cY veduto che la coftiera di quella contrada era grande, deliberarono di ritornar», où da n'uoua di quello, che veduto haueuano : perche veggendo cofi grade, cY cofi impopolato paefe , non s'arrifehiarono di reftarui con cofi poca gente.Pure paffarono nauigando otti fin che giunfero à vna prouincia chiamata Campecio , doue viddero vna terra di fino a t mila cale con gra copia di gente,che vfeiuano alla marina , cV n' marauigliauano vcggcn< cofi gran vaffelli, come erano i noftri(benche picciole carauelle foffcro.)cY ftauano atton in vedere la forma,cofi delle vele, come delle farti,cY d'ogni altra cofa, ma molto pni mai a gliati refìauano vdendo alcuni tiri di bombarde^ veggendo il fumoconlodore de. soli DELL'INDIE LIBRO XVII, l8o Onde ftaUano in penfìéro, che quello foffe quello fteffo,che fono i tuoni, 6V i lampi, che da! lenuuole efcono,Con tutto quefto fmontarono alcuni chriftiani in terra, cV eli] fecero loro Fefta moftrandod'hauere caro di vederli , cV portarono loro da mangiare molti buoni vccel i,non minori,cTie Pauoni,cY non di men buon fapore, cV altri vccelli ancho: come Coturni ri/Tortore, Anatre,Papere,cV Cerui,&: Lepori con altri animali,Ma perche quado fi ragion ìerà delle cofe di terra ferma, fi dira di tutti quefti animali particularmente, palleremo hora il refto, A quefta terra o popolo il Capitano Francefco Hernandes puofe nome il Caciche li Lazaro,perche nel dì di San Lazaro i noftri vi giunfero. Et voleua quefto denotare, che x>me Chrifto noftro fignore refufcitd Lazaro,cofi andauano i chriftiani deftado, cV refufci andò quefte genti da morte a vita con ridurli alla vera religione chriftiana. Da quefto luo ro panarono poi quindeci leghe auanti , cV giunfero à vn'altra Prouincia chiamata da oVln liani Aguanil,cY la fua principale terra era chiamata Mofcobo,cY il Caciche e Re di quello tato, Ciapo tori, Penfauano i noftri , che quefti haueffero douuto fare come gli altroché ha- euano loro fatte carezze 3C moftro di rallegrarfi del venir loro: ma altramente auenne,per be in altra fantafia ftauano,cV moftrandofi molto feroci co loro archi, cV frezze,non vole- ano lafciare ifmòtare i noftri, et teneuano il vifo dC la fróte dipinti di varij colori,Efi] pefa- >no vn inganno,per ammazzare i chriftiani a quefto mbdo,Effendo loro da noftri dima- ita dell'acqua, rifpofero che andaffero à prenderla alquanto dentro terra, per che alquanto' rollata dal mare era, 8C moftrauano loro il cammino per certe piccole viette , cV fufpette. Quando fi auidero poi , che i chriftiani entrati fofpetti , ricufauano d'andare auanti per lac- uà, et s'auidero d'effere fcouerti,cominciarono a tirare le loro fxezzej nostri animofaméte difefero,cY ammazzarono OC ferirono alquanti de gli aduerfarrj. Ma per che quefti era 3 molti , furonui gli Spagnuoli forzati à ritirarfi più che di paffo in barca , òC vi reftarono mti chriftiani morti,&' più di trenta altri feriti, fra li quali vi fu ferito il Capitano Fracefco (ernandes. Et fé fuffero i noftri paffati auanti , vi farebbono tutti reftati morti. Il meglio, lepoteron adunque firitiraron in naue,con molto trauagIio,cV con la già detta perdita, cY ne ritornarono alla volta delflfola Fernandina , ondeprima partiti s'erano. Et quefto fu principio come iì diicopri la nuoua Spagna. Volendo ritornare al gouerno di Diego Ve fco,&: all'altre cofe di Cuba, poco vi e più da dire di quello, che fé ne e detto, & che quefto >uernatoreDiego,al parermio, perdette il.tempo et la robba, che hauea cumulata, in que- nuoui difcoprimenti,per arricchirne il Marchefe della Valle Don Fernando cor tefe,co> e s'intenderà appreffo nel difcorfo dell'hiftoria. Ma per che non riabbiamo a ritornare vn ra volta alle particularità di quefta Ifola di Cuba,cV della fua fertilità,breuemente nel Ca- tolo feguentele toccaremo, poi che la maggior parte diloro s'è quafiintefa con quello, e se fcritto di fopra,di quefta Ifola Spagnuola,&: di quella di San Giouanni. Delle i:ofegeneralì } deUdricche%Z4, &* fertilità deW ifola è Cuba condir* particularità. Cap*< UH. QSfhìJ Hill: Lagente deirifola di Cuba eTimile a quella diqueftalfola Spagnuola, àsdhor che nella gua diffi-rifcano in molte voci, ben che l'vn l'altro s'intèndano. La loro portatura è quel- fteffa,con laquale nafcono,perche a v quefto modo cVgli huomini &3e dorme ignudi van », La loro ftatura;, il colore,i riti , & l'Idolatrie, e'1 giuoco del batei fono vna cofa fteffa con [elio, che se nelle cofe dell'Ifola Spagnuola detto:ma negliaccafaméti;differifcono:Echc [andò alcuno prende moglie,s'egli è Caciche,fi giacciono co lafpofa tutti quelli Cacichi, e nella fefta fi trouano. Effe lo fpofo è huomo principale, fi giaciono con la fpofa prima tti gli altriprincipali: che le colui, che s'accafa,é plebeio,tutti i plebei, chetila fefta vengo- ►,aftaggiano prima che Io fpofo fteffo,la fpofa, Et doppoihe à quefto modo l'hanno mol >rouata,el!a menando il braccio col pugno chiufo,cV alto, viene à gran voce dicendo.Ma :ato,manicato,chevuoldire,sforzata,c\:forte,cV di grande animo,quafi lodando fé fteffa :ilere valorofa cV da molto. Nel modo del gouerno delii Cacichi,di queftalfola,et in mol litri coftumi fono vna cofa fteffa rifola di Cuba, cV quefta Spagnuola: parlo nel generale erche in alcune poche cofe fono differenti,) Anzi fono ancho ne i loro vitrj c6formi,per- e fono hbidinoft, dC di poca d niuna verità, 8C ingrati,ne vogliono effere più chriftiani di lello, che [i fiano tutti gli altrilndiani: ancor che Pietro Martire informato dal baccilliero Viaggi vol*3°* z iirj Encifo fr •^ I) . ititi .. ii '*. 'Mi .' ,1'*» *'' S Viroli . :'. '•'•" i > '■ ' ', , * E"' 1 ; DELL' HISTORIA Bndlb dica maraufglie della deuotione, cV conuerfione d'vn Cariche di Cuba , che fi chia> mó il Comendatore, &C dell'altre fue genti. Io non ho di ciò vditacofaalcuna,anchorcheio fia flato in quella Ifola,cY per ciò mi referifco a chi il vide,fe cofi fu, come egli dice* Ma io ne dubito affai, per che ho veduti più Indiani di colui, che ciò ferirle, & di colui ancho,che glie le referì.E t per l'efpcrientia, che io ho di quelìe genti,credo, che niuno, 6 affai pochi di loro fiano chriftiani di loro voluntà, cV quado alcuno effendo d'età fi fa battezzare , il fa più pei vna certa voglia,che per'.zelo della fede : perche non li refla altroché il nome,ilquale anche r>reflo li cade dalla memoria. E bé pofTìbile,che vene fiano alcuni fedeli,ma io mi credo,chc affai rari fiano. De gli animali, che di Spagna fi conduffero nell'Ifola di Cuba: ve ne è gran copia cV vi fanno molto bene. Il medefimo'dico de glialberi,cV herbaggi di Spagna» Et v fono ancho tutti quegli alberi, piante , cV herbe naturali dell'Ifola, che li fono di fopra detti che fono in quella Spagnuola. Ma in quella di Cuba vi ha maggiore copia di rubia , che n; ruralmente vi nafce,cV è molto buona» Vi fono tutti i pefci,cV animali infetti , cV tutte l'altri cofe che fi fono dette di quefta lfola Spagnuola , faluo che de zuccheri: gche anchor che v riabbiano fatte le cannamele affai bene,& vi fi farebbe del zucchero,come qui, no vi fi fon< pero date le genti per cagione,che ftando cofi preffo quella lfola alla noua Spagna,conqui fiata che fu l'Ifola,molti in queìudghi di terra ferma fé ne paffarono,mafiìmamente,che co me s'è detto,da quella parte {i pafsd primieraméteà difeoprire la nuoua Spagna, cV indim defimamente fi pafsd con la feconda armata del Capitano Giouanni di Grigialua, cV con 1 terza ancho del Capitano Hernando cortefe,cV con la quarta del Capitan Pamphilo di Na baes,& tutti quattro quefti per ordine del Luogotenéte Diego Velafco» Di modo, che pc quefta via quafi fi difpopold l'Ifola di Cuba, cV vi finirono di morire quafi del tutto gl'In diani, che vi erano , per quelle caufe fteffe, per le quali in quefta lfola Spagnuola morirai* &C v che la infermità perlifera delle variole,che cofi chiamano,fu vniuerfaic in tutte qfte Ifc ie.Si che gli ha quafi del tutto il grande Iddio eftinti per li loro vitrj,cV Idolatrie. Gli Arci & balli dell'Ifola di Cuba fono come quelli di quefta Spagnuola: anzi fono per tutte quefl Indie comuni, benché in diuerfe lingue J loro letti fono le Hamache fatte nel modo,ches dettadi fopra,cV le loro cafe medefimamente,come dipinte d lineate di fopra riabbiamo, I quella lfola il maggior peccato era il rubbare: il quale delitto caftigauano nel modo , ches detto a dietro. La religióe de gl'Indiani di Cuba fi era adorare il Demonio chiamato Cem Teneuano per gentilezza l'vfare co donne, cV non fi rifparmiauano dalla abhomineuok !za fodomitica.Si maritauan ne gradfgia diflinti di fopra,et per ogni picciola cagione lafc uano le mogli,male più volte erano efiì da loro lafciati, cV d'alcune meritamente, per effe etti tanto contra natura inchinati, OC d'alcune altre, per non volere effe perdere il tempo n ia loro vitiofa libidine.Li Cacichi,d Re,che vi erano,prendeuano quante mogli voleuan $C gli altri ne prendeuano tante, a quante poteuano dare mangiare cV foftentarle. Gl'Indi ni di quella lfola fono gra pefeatori, cV cacciatori d'vccelIi,cV di pefei col pefee riuerfo,cV d i'Oche feluatiche con le cocozze , come fi diràappreffo al fuo luogo , quando fé ne parie à lungo* L'Ifola di Cuba e molto ricca d'oro,et vi fé ne e cauato molto. Vi ha molto rame, buono : perche fenza che la cofa è affai chiara,pochi mefi fono,che vno Alonfo del CafteL na tiuo di lepes terra di Toledo,cV Ramaro: di cinque catara della vena del rameiche nefe( refperientia , ne caud tre . Et diceua coftui, che era affai meglio a lauorare quello rame , et non quato ne haueua mai altroue veduto» Quella vena d minerà fla in vn monte tre legl lungi dalla citta di San Iacomo* Ritornando a feguire dell'altre cofe dico, che in quel lfola le victouagl/e cV biade diquelle genti fono quelle fteffe dell'Ifola Spagnuola: & il m defimo modo vi tengono nelle cofe della agricoltura, cV vi fono le medefime piante , frut cV legume. Et vi furono qlli fleffi animali di quattro piedi: cV al prefente ve ne fono ancl certi altroché fono maggiori,che conigli,et hano della medefima maniera i piedi, faluo ci la loro coda è come d'vn /òrice , lunga , e'1 pelo hirto come d'vn tefeion , che è come volp Ilqual pelo loro tolgono,&f effì reftano bianchi cV buoni a mangiare.Si prendono fra que le piante , che fono nel mare , dormendoui fopra: per che pongono le canoe fotto l'albero quale feotendo li fanno cadere nell'acqua. Onde vi ù gettano torio dalla Canoa gl'India d nuoto,cV ne prendono molti. Chiaman quello animale Guabiniquinax, che e come vi volpe, cV della grandezza d'vn Lepore, cV di color berrettino miflo con vermiglio, cV ce la coda ben pilofa,cV con la tefta come di martora, odi donnola. Et vi fé ne tro uano mi DEL V INDIE LIBRO XVII. \nelhcoftieradeiriroladiCuba , doue e; ancho vn altro animale, cheil chiamano Aere era. de quanto vn coniglio , OC di color fra berrettino cV roffo , cV è molto duro a mangiare?™ non lo lafciano già g. quefto di porlo al pignatto,d di farlo arrofto.Sono in Cuba medeà™ niente que pefci fteffi, che fono nell Ifola Spagnuola , & i medefìmi vccellicon altri ancho che appreffo fi diranno particu armente.Ètla maggiorane de gli anni, «almanco ogni' terzo anno,vi e vn paffaggio d vccelli,come nel Capitolo feguent? fi dira. Il pae fe di quel a Ifola e temperato ma in ogni modo più freddo, che no è quello di quella Ifola Spagnai la: perchecome fi dille doue li trattò del fuo fito,cV de fuoi terminala parte di ìzi Settentrio. naieftainventiduigradi&mezzodell'Equinottiale. ^«naacncntno, per LljoU di Cubayerfo terra jerma al/adotta deh entoStte/ìe. Cap. V. Nclflfola di Cuba fon'infìnite Grue di quella forte,che in Ifpagna n veggono cioè di cmel apennaA grandezza cY canto: et in quella Ifola viuono^fanSoinidiBndeifanculmet 1 altre genti, che vi vanno dietro, portano per le terre, doue fi habita, infinite voua di quefti vccelliAgruepiccoh,cheperlecampagne,8.peraltriva^ bttuttolannoqueftivccellivifono. Vi fono medefìmamente certe Pernia piccole che al gmdicio mio, cV quanto alla penna, & quanto al mormorio, che fanno paiono Tortore mahanne >molto migliore fapore,cV fé ne prende vngrandimmo numero,^ le porrano vi «eetalf^feluaggeacafarmafratreoquattrodfdiuentanocofidomeftichexomefeiuimie follerò A vi mgraffano in gran maniera,et fenza dubio fono vn cibo molto delicato, fapo. rofoAfoauejetalcuniIelod^^ ^Pernici di iSpagna, fi perche non fono rnen grate al gufto, come perche fono di ni i F liore digeritone. Non lono già maggiori delle Tortore di Caftiglia,cV hanno nel colio vn? col?! na della medefima piuma,ma negra,come è qlla della Caladra,bécheaIquato piua baffone petto, e di maggiore ampiezza. Ho nel Capitolo precedente detto , che qui direi d'vn m( taggiodVccelli:cVpqueftodicochequa{inelfìnedeinfoladiCuba,vipalTanoqu^ anno K fopra 3 inftmtivccellididiuerfefpetie:chevengondaIIaparteverfoiIfiumedelleDaI me,che con la nuoua Spagna confina,^ dalla parte di Tramontana fopra terra ferma cV at trauerfano fopra 1 Ifole de gli AlacraniA di quella di Cuba.Et paffato il golfo, che è fra que ftelfole & terra ferma,fe ne paffano oltre nel mar di mezzo giorno.Io gli ho veduti paffare opra il Oanen,cheenelgolfod'Vraba,&:fopraNomediDio,cVPanamain terraferma in rarn anni,cY pare che ne vada couerto il rieIo*Et dura quefto paffaggio vn mefe o dui éV fa iodalDarienfìno^alNomediDio,òaPanamaottantabuoneleghlEtiohovedutoaIcu iianniqueftopaffaggiointuttetrelepartigiadette: Ethoveduto venire queftivccelli di /erfo Cuba&gli altri già detti luoghi, cVattrauerfare la terraferma, cVparechefenevadi. ìoverfoilpiulargodellatemlavoltadelSuefte.EtpoichenonliwdLoven^ lamentefempre vno anno doppo l'altro,nein niun tempo ritornaremai verfo Ponente ó rramontana^redocheque^^ 10,0 che da quelli primi nafeono et che aggirino il mondo i torno per lo cammino,cheho letto.Fanno quefto paffaggio nel mefe di foarzo in venti, d trenta %& più et meno et da ematina fino alla fera a notte,fe ne vede quafi couerto l'aere,cVcofi alti vanno, che alcuni fé «e perdono di vifta: ne vanno ancho alcuni altri baffi , rifpetto a i più alti,ma cofi baffi , che -annopiualti J chelecimedemontidèllaterra.EtilIorocammino^ l^a v » T T° m T (C ° me S ' C det /, 0) a ^ Udla ài mezzo §' orno > &** ^ volta del mette,* attrauerfano in lungo tutto queIIo,che fi può co gli ocdii vedere,* occupano in ao affai gran parte del cielo. Quelli vccelli di quefti, che volano più baffi,cV preffo la terra 5 nocerteaquilettenegre,cValtremezzane,maaquilerealimedefiniamente,cV altri vccel' divariemaniere,cValcuniaffaigrandi,cVtuttipaionodirapina,anchorchefian^ ifterentiemolte,etvar n dipiume:parlodalcunidiquelli,chefivannoabbaffando,pe^^ iquelli 5 chevannoalti,nonfi può confìderare la piumate difcernerli con la vifta folamen : nd «ododdvote, & battered ale, cVnelIa grandezza fic finczàloroficonoSTS ^ro,chedidmerfefpetie8Cformefono. Ma perche quefta materia del paffaggio de g Dellt M'> m\ ■.» ; > * , ■f \ ;;ft'hf '■■'(' , II '$:! ;>,;':, ì c « U'iw"» y'TW \il'\ fi : ,i'. 1, ' i'MT'l • fi 'Il li," IH » ' 1 . j :'P ■■,. VÌJ ' W''m*.\?,M f/rflliV f :m Jv ìi l'i. ' » DELL'HISTORIA Belli Serpenti dell 'ifok di Cuba:ò Fernandina. Cap. VI. ] Sono nell'Ifola di Cuba molti ferpi,cY di varie maniere, & differentie. Et vi fono Lacer- te OC Scorpioni,^: Scolopendrie, & Vefpe con altri fimili animali, fecondo che se né' libri precedenti , dell'Ifola Spagnuola detto*Ma in quefta di Cuba fi fono vifti in particulare fer> pi affai maggiorile altroue: perche ne fono Itati morti alcuni cofi groflì, d piu,che no è la cofeia dVn'huomo,cV lunghi vinticinque,cV trenta piedi, cV più : ma fono affai vili , cV man fueti , dC gl'Indiani li mangiano , cV ritrouano loro fpeffo nella gola fei , o fette , 6C più an- cho,di quelli animali,che ho detto,che li chiamano Guabiniquinax,che s'egli inghiottono tnteri,anchor che fiano maggiorane conigli* Delie palle tonde } come pietre di bom barda, che naturalmente fi producono & truouano nella IjòtadiCubaj) Fernandma* Cap. VII. E vna certa valle nell'Ifola di Cubiche dura quafi tre leghe fra duo monti,cV Ita piena di pietre tonde, come fono quelle di bombarda , che fi fanno , dC fono vna fpetie di pietre affai forte, & in tal maniera tonde , che non fi potrebbono fare più con artificio niuno, ciafeuna nella grandezza,nella quale fi troua effere* Ve ne fono anche piccioli, &. minoiche pallot te di fchioppetto* Et da quefta mifura in fa ve ne fono d'ogni gradezza,finche lepiu graf- fe fono tali , che feruirebbono per qual fi voglia artiglieria, anchor che vi bifognaffero palle d'vn cantaro et di due.Et tutta quefta valle fi ritroua di fimili pietre piena,come fé fuffe vna minerà di loro : perche cauandofi ritrouano nel modo, che ciafeuno le vuole, benché ne fia- no ancho molte nella fuperficie della terra, cV parricalarmente preffo al fiume, che chiama- no del vento centra Maeftro,che ita quindeci leghe lontano dalla città di San kcomo , an-- dando alla terra di Santo Saluatore del Baiamo , che è la via verfo Ponente. Ma perche s'è fatto di fopra mentione della minerà della pece, che nell'Ifola di Cuba [i truoua, vogìio,che ne refti il lettore meglio informato,come potrà nel Capitolo feguente vedere* Del fonte ò minerà del bitume, che nell'Ifola di Cuba fi truoua. Cap. Vili. Nella coftiera dell'Ifola di Cuba da Tramontana preffo al porto del Prìncipe , è vna mu nera di pece, la quale fi caua àlaftre, OC pezzi: & e ottima per impeciarne le naui: ma s'ha da mefcolare prima con molto feuo d olio , dC poi quefto effetto farne* Io non ho veduto q> fìo fonte d minera,ancor che io fia in quella Ifola flato* Ma quefta è vna cofa affai nota, et la intefi dell' Adelantado Diego Velafco,che gouernd gra tempo quella Ifola, dC dal Capitan Pamfilo di Narbaes,cheaccappd di conquiftare Cuba,& da i Piloni Giouan Bono di Che> fcio,cV Antonio Alamines, cV d'altri Caualieri, Sé gentil'huominidegni di fede, che molte volte quefta pece d bitume viddero , OC il luogo , do uè ella nafee : cV tutti l'approuano per buona cV fufficiente per impeciarne le naui.Io ho quefta pece veduta,et me la moftro\& die de vn pezzo Diego Velafco , tY io la portai nel 15x3 in Ifpagna , per moftrarla in Euro- pa * Ma quefta none cofa nuoua , poi che Plinio nel fecondo libro della fua Hiftoria fcriue, che il lago Afphaltide in Giudea produce bitume,cV nel fefto libro dice,che in vna Prouin- cia chiamata Corambi,è vn fonte di bitume. Et non folamente Plinio f criue,che le fonti d< bitumi fi truouino,come ho detto,ma anche Q*Curtio nel quinto libro dice, che nella citta di Memiè vna gran grotta,doue featurifee vn fonte, che verfa gran copia di bitume.Dimc do,che è facile cofa a credere,che le mura diBabilonia di bitume fi muraffero cV faceffero,cc me quefto autore fteffo dice* Parmi che per quefti dui autentici fcrittori noi habbiamo no- titia del lago asfaltide,cV delle fonti di Corambi,cY di Memi,chefono treluoghi,doue que- llo bitume fi truoua* Ma in quefte noftre Indie moftrerd io altre ki fonti d minere, che fan no il medefimo* Vna ne è quefta dell'Ifola di Cuba,che ho detto,Che ferue ottimamente ac impeciare le naui* Vn'altra ne è nella nuoua Spagna nella Prouincia di Panuco, il cui biti me vogliono alcuni,che fia meglio di quello di Cuba. Due altre fonti di bitume fono nelfc Prouincia del Perù, nel mare auftrale di terra ferma , nella punta , che chiamano Santa He- lena* Et vna di quefte dicono ancho, che fia di trementina * Il quinto fonte è nell'Ifola di Cubagua,et è di vn'altra certa forma di bitume* Vn'altro lago pur di bitume e nella Prouin eia di Venezuola * Et non refto di credere , che fé ne habbino a trouare dell'altre, perche h terra ferma è vn'altro mezzo mondo.Di quefti fonti, de quali s'è qui fatta métione, più pa ticularmentene fcriuerd , quando fi ragionerà delle cofe di terra ferma nella fecoda parte d quefta Hiftoria dell'Indie, cY nel libro feguente medefimamente ; quando fi parlerà dell ^ cofe DELL'INDIE LIBRÒ X V I I. t3 DelfecondodifcoprimentofattopcrlUdelantadoDiero Velafco, che da Cuba mandò in Juo nome il Captano Giouan di Grigialua in alcuni luoghi della mona Spagna. Cap. IX* i .^^^V^coapiangenenleAcompartito^ hiroladiCupaperru a Maefta\^Luogotenentedi q iellairo DonDiego Colombo:intefo queIIo,che il capitan Fràcefco Hernadcs haueuainqudtS Indiani fteffi di quella terra, delibero di mandami vn armata col Capitan Giouan d?Grli a^&colPiIotto Antonio dilani ^4feA^.4urfd«copÌ^col^^fiS fcontrouato : per che difcopnflero l'Ifole di lucatan^diCozLd conl4rfconu?c^e te di terra ferma,) A quefto effetto adunque à z o di Gennaio nel 1 5 1 3 fece CapLno dfo fta armata Giouan di Gngialua,et vi mando>r theforiero Anton o di VilIafWmaSé chiefepnmalicetiadalhpadridifanHieronimo,chequeft^ lediedero mandando fu queftaarmata per Proueditore vn caualiero giouaned? SeJou a chiamato Francefco di Pignalofa Andarono da quaranta caualieri cfgenSomS quella armatale fu di tre carauelle, cV vn BrigantinoXa nane Capitana fi chùmaua San Brigantino, San Iacomo.Quefti quattro vaffelli vfcirono dal porto delia cittì diSan Jaco moa X5 di Genna^cVfeneandaronoalportodiBoiucar 3 douetoI^ fu m ' mare: urV^ n 5 eb , ra A° § IUnrer0 al P° rto deI,a Matanza,che è nella Prouùv eia idelIaNauananellIfolafteffadiCuba,doueil capitano nella terra d! San ClXphoro dellaNauanafecea>d^Apr«lerafe g nadeIlefuegenti 5 cVritroud^ SSrflì T armaI ' ^^^ C ì eqUÌ ^ Uan ° 5 mandarono » Brigantino auan ti^perthe gli iF lfì n 3 P S- nt Ì Cap ° dl Sant ° Antonio > ch * è nellvltimo dell'Ifola Fernandina g ilIiiSdAprileeffendoquivenutatutmlagente,chedadiuerfepartidel^^^ lata perimbarcarH/eceil Capitan Giouanni altri tre capitan iparticulari^ a fé infeS mono Alonfod Auila , 1] Comendator Pietro d'Aluardo,cV Francefco di iMonSl atta dinuouodi tutta la geterafégna fi ritrouarono edere in tutto xoohuomini, icffahtut is imbarcarono ne le tre Carauelle già dette, cV in vn'altra chiamata SantaMar?S^ nedn.Etvnmarted^zod'Aprikdelmedefimoannodel If i8fipartironodJ^ Matanza per effere alla punta di Santo Antonio, doue erano dal Brigantino loro afoctatf inoallaquaepuntafonofettantaIe g he,cVdil^ i volta de 1 Jfola di Santa Maria delli rimedij, che e oltra del detto capo di Santo An tomo quanta ocentoie^^^ ofeere llfola haueuano a vedere prima dentro nel ma?e trelfolette bianche d'aren/con :1 armata al porto di Carenas , che e nella medefìma Proumcia di Hauana , perrf ccorSS ani,cheiuiandatifeneerano,perimbarcarfi,cVperpréderuivettouag^ 2 * per sbarca ™ aI «ni Indianidomefticidelimia,chefuqueLarmltaerno! "a™ ^ OnT'l u l r efpr ° J ma n ° n Vi ™ roua ™° il Brigantino, che credeuano, che vi )fl€.Ondealcuni,chefmontaronoin terra, veggendovna?ocozzaa PP efa in vno albero ^efero^tvirim , Veoutopuefto deliberarono di non più trattenerli, anchor che farebbe loro flato di e%^ e S" ddllr ™ edl) ' com " c - detto di %ra,chefaredoueuanoJllunediipre(Toa e di Maggio riconobbero terra, de viddero vna colìiera piana, doue da vna parlerà vno ■ x edificio !.»« i";-i" 1 . < ìì .■ >;>| !' *, ■ fi» 1 ' le;:-' l ■I ' " ' ' *,.: ;;■'" f V" f H - ' "'Il PS;* • P"' : Vh tt (Hi II. 11 ^s ','■■ DELL'HISTORIA edificio quadro à maniera di Torre,e baffo & bianco,^ pareua che hauelTe vn campanile* 1 F r niello a a uefta Torre lì vedeua vna cafa couer ta di paglia ♦ Hor gclie era li ai delia croce, noterò i noftri nome Santa croce à quella Mòla, che gl'Indiani Cozumel chiamano. Colleg oiado l'armata quella Ifola, viddèro vn'al tro edifìcio, che pareua vn'altra Torre,come la pri L flf forfero due leghe predo vna pota di queita terra. Et poco prima, che il Sole poneile, venne verfo l'armata" vna Canoa con cinque Indiani, che fi fermarono alquanto difcoftati dallenaui. Il Capitano generale ordinò ad vn'Indiano dell'Itola di Santa Maria delli ri- medi! chiamato Giuliano,che era buona lingua, d interprete,et ftaua in potere de chriftiani dal primo viaggio, che hauea l'anno innanzi fatto in quelle parti il Capitan Francefco Her nandes gli ordino che dicelle à quelli Indiani , che fenza paura alcuna s accoftaffero alle Ca ranelle perche loro darebbe delle cofe,dieportaua,ne loro farebbe difpiacere,ne male alcu ; no L'interprete i voci alte fece l'effetto , perche ftauano alquanto lontani, ma coloro ne r£ foofero cofa alcuna,ne fi volfero accodare ; anzi parea 3 che federo mirando, cV cofiderando i vaffelli noftri , cV poco apprelTo fé ne ritornarono in terra. In quefto tempo fi vedeuano di Wo in terra per la coftiera molti fumi a modo d'auifi per quelli della contrada a torno. Ma perche s'è qui di fopra detto,che i noftri offeriuano delle loro cofe a gì lndiam,li dee la- cere che la principal cofa , che per coloro portauano, era buon vino di Guadatala: perche dal primo viaggio, che vi hauea fatto il Capitan Fracefco, s'erano i noftri accorti, che gllnj diani di quel paefe erano molto inchinati al vino,cY volentieri il beueuano.Ma io non dico di qual paefe fedamente, ma nella maggior parte de luoghi, che fi fono difcouerti in quelle Indie quando l'hanno vna volta prouato, lo defiderano più d'altra cofa , che pollano loro i chriftiani dare, SC ne beuono tato (fé tato loro fé ne da) che s'imbriacano, OC vanno a cadere di (palle in terra.Hora il di feguente (che erano a quattro di Maggio ) véne vna Canoa con tre Indiani , cY s'accollo da predo alle Carauelle. Il capitano comando à Giuliano Interpre- te che loro parlade, cV cofi parlarono vn pezzo infìeme. Poco apprelTo venne vn altra Ca noa con tre altri Indiani , cV s'accofto con la prima, cV fi continoud quella pratuca, dicendo Giuliano quello, che il Capitano voleua,cV rifpondendo,& replicando quelli delle ^anoe, Poco poi vna di quelle Canoe fé ne ritorno à terra, cY l'altra, che reftd,s'accoftd con la naue Capitana cY il Capitano fece loro porgere con vn barione vna camicia per vno a quelli In- diani & vn poco di vino in vn fìafco,che efTi volentieri il riceuettero. Et in quefto mezza Giuliano l'Interprete daua loro ad intendere, che i chriftiani non haurebbono loro fatto al> cun danno,& non voleuano altro fé non di loro volontà far mercato con loro delle loro ca fé et dimandarono che terra era quella,et fu da loro rifpofto,che era Cozumel,che evna de l'Itole conuicine a quella di Santa Maria delli rimedfj,cV che l'altra terra, che verio 1 ramor tana fi vedeua,era Iucatan,che i chriftiani Santa Maria delli rimedi) chiamano. Fu loro dal- l'Interprete dimandato , fé fapeuano doue ftedero dui chriftiani, che Giuliano diceua , ch< ftauano in Iucatan. Et rifpofero, che l'vn diloro era morto d'infermiti , 5C che l'altro era vi- uo Hora partite quelle Canoe , il capitano comando , che le naui saccoftadero il più chi folle poflibile, à terra,cV cofi fu fatto» Quelli duo chriftiani, de quali s'era dimandato, era no reftatiperfi nel viaggio auanti, cVi noftri defiderauano di ricuperarli , cofi per faluarli come perche n penfaua , che hauedero già apprefa la lingua alquanto , cV hauerebbono pe ciò potuto molto giouare. L'Ifola di Cozumel, che s'è detta, fta a 15) gran dell bquinot tiale dalla parte del noftro Polo , cV predo alla coftiera di Iucatan. Come il Capitan Giouanntdi Grgiàjudjaltò in terra neltlfila di Cozumel conl>na parte delle fue venti, & di ejuello 3 chepdfiò nella prima terracotte tolfèpofjèfìone delhfolainnomedifuaMaeJìà. Cap. X. A cinque di Maggio del 1518 il Capitano Giouan di Grigialua fece dalle naui gittare battelli in mare, cV elfo fé ne entro con le fue arme nella barca della fua naue Capitana A ce certe "enti. Il medefimo fecero i Capitani dell'altre naui,per douere fmontare in terra. Gii te tutte quattro quelle barche alla coftiera ,comandd il Capitan Giouanni,che niuno doue fé fenza fuo ordine & licentia fmontare: cV egli folo faltd prima dalla fua barca in terrai g nocchiandoìl toilo fui lito fece vna breue,et iecreta oratione al noftro Signore. Et alzatol poi tofto in piedi,comandd che tutti coloro,che erano nelh battelli,fmontadero a terra, fc rifìretti tutti in vnfquadione con la reale bandiera di Spagna in mezzo, fece il Capitan Giouanni DELL' INDIE LIBRO XV ir l Giouanni Ieggereal alta vóce da vn fermano chiamato Dicevo di Godoi vn Crii;», t ' m* in mano haueua, nel quale fi còteneua in effetto, come il Caoiran^ r ft£ Ì r t0 ' cn , ccffo ' l U ogo&perordined 1 DiegoVelafcogo ^ ernaore&CaDtonnl^^f U ^^' Gr ' ^ ,' al^il, ' ^ fuaTkaefta>a venuto raaV^iau^ì^SK^Stf?^^»! 1 ^^' re llfole di lucatan , di Cozumel, di Oda df 5oltmlfaTlM ' ì'tf™' Cran S a d,lco P" d.fcoprire.etchepoicheerapianutoaS bolg^o ^fcototóSS^f?^ delleiopradette^chenoneraftatafinoaquellahorafcóuerta , uo"od rm&ìvW etinnomedellifercnimmietCatholiciRelaReinadnnnff 3 ' - g ,7, D ' e S° Vc 'afe, %l.o,*perlacoronarealed.Cafti g h^ reale&corporalméted,quelIaIfolaCozunKl J &defuoian„effi& P c S ri con quanto l'appartener , d appartenere le noteua Et rnlì (l,. .1? 5 terre & ma poffeffionediqJeUghi,fe«5dolaforma&o« nealcuna^richiedetteilfopradettofcriuano.cheS tia,c* fece chiamare San Philippo et Gtacomola Dunta deCmM^ tr j UC " 3 ' j"^ fa, che haueuano prima vlìatmanon fu poffibne diplZ"f^TZ!T ° T" 5 Ca trada in parte fangofa , & paludofa. E, perciò *wESSSsS*&X££ rt5^ acqua:&andandou, vtddcro ventre vna Canoa tówSSftSiiS^^^ tóJlpe re h e ilGap.i a r KJ S^p^«S^teSS*| h a ^T^*«i voleffero. La canoa s'accoftdalla Capitana , Se JSS£|ffiS "r C< £° r ° »mc,aronoaparlarecochriftia„i.Ma,oftó,che,IC^^^^ quell, Indtan, era Cacche, &perfona principale fra loro. 11 Captano noftro 1 ?e« oer Gn Itano interprete dtre.che lichriftiani erano del Redi Spagna, 8cche venmanr.S -,, terra.che era fua. Offrirono loro da mangiare, ma non n Fvo fere .onde diedero q ' ' !anocofuoivoleuaandareavederlo.Undianoprindpalerifpofe,cheftaua U1 ^^^^^^ u I luo affetterebbe, noftrtper menarli nella fua citò Eteffendoreftato SS ìomodo fi part, v,a la Canoa, &il capitano & le fuegentimangiarono.ILTfmgtarono' oto co , battelli, n terra.ma non v.ritrouarono l'Indino, che doueua gSSfiS tenero afpettandovn pezzo &f non vi venne ninno, deliberarono dfndare pe, xer* v « e,d e rmlciuanoalla «.filerà del mare.per vedere fé quello foflèil cammino,™ ££££ tira: ma-tutte quelle vieandauanoafinire in fangacci,&: pantani er „ n „ f,,„Sfr^ .affare oltre .Intanto che voltarono a dietro alla &SSSf^ ffendo poco andati viddero preifoalla colia delmare alcune DiS S ^ luella torre doue preflb fi vedeuano molti lumi accefi. I nofìr. attefero mna la nóTaW none guardie nelle nani, & venuta la marinale erano a di fei dt SSS na Canoaconceralndiani.ches'aecoftaronoalborde della CaDitanl &d«n7 t °„^ 5 ro dal fuo interprete dire,che elfo voleua fmontare a S&SftSl^" taccia, •fi itti : 1,11 F'i'.'lir 'M ' il 1, ■? rfvVÌ fu, ; i '. « iitì*i "•, là •ite» '!;V il ■' i ' •■ ' '.:, I'. 1 ! ! f !,,f : :- H '.-.I, ''.''" " ',' ,.<»" , ;t ;i ■ f ' 1 1 !|, j ."« • | I ' 1 . . t 1 V ■ ' ' iti' i ■'k'' ' ■ '■ ' •' ' ■ 2:fci ; • . ' *' 'Ili *i DELL' HISTORIA racola OC dalla parte di fuori, era pure nella cima vno andito, nel quale poteuano ftare molte 1 eenti & era fatta a fianchi: in ogn'vn dequali era vna porta, onde vi fi potata entrare, OC vi cranomoltiIdolidentro:dimodo,cheficomprefebene,chequeftoeraOratoriodiqueUe aeriti Idolatre.Nella cima di quefta torre ftaua nel mezzo, vn'altra tomcella picciola di pie- SaquantoèduevoltevnohuomoAfatta,àr]anchi,òadangoli cVfopra ogni fianco era vn merlo» In quefta torre fece il Capitano medefimamente gli atti fuoi dell apprendere della oolTeffione, ìc vi pianto la bandiera reale di Caftiglia,cY tolfe di tutte quelle cofe teftV monn cV pofe nome a quefta torre San Giouanni ante portam latinam. Qm venneallhora vn Indiano principale accompagnato da tre altri, dC pofe iui vna brade» con fuoco cY con certi proWcheodorauanomolto.QueftoIndianoeravecchiocVteneuaidm del piede mozzi,etfattimoltiprofumiagl'Idol^ ne .ciano cV vsuale vna fua canzone,c* diede al capitano et a gli altri chriftiam vna canna» vnoinmano,cheattaccandouifuo^ di D rofumo,che G fanno,cV ne vfciua vn foauiffimo odore/Tolto poi il cappellano, che an- dauacórarmatachiamatoGiouanDiasdiffenieffain cima dellatorrefopra vno altare, che tf vna menfa vi fecero,cV vi fletterò alcuni Indianiprefenti,^ no poco marauigliati, fin che fu la mefla detta.La quale finita portarono gl'Indiani al Capitano certegalhne di quelle de l'Ifola che fono grandi,come pauoni,& di non meno buono gufto, cY certi vali di mele. 11 Capitano riceuette il prefente,cY fi tiro da parte fotto vn portico di pietiche pretto a quel. la torre era, & mandato a fare venire di naue alcune cofe,fece a coloro dimandare dall intesa crete Giuliano fehaueuanooro 3 chee(Ti chiamano Tachin,c\: fé voleuano barattarlo co al. cune cofe,che loro moftrarono.Rifpofero che fi: et portarono guagnines da porre a gliorec chi con certe patene tonde pure di guagnin,&: dittero non hauer altro oro che, qudlo,(ono i auasnines certi pezzi di rame indoratici fé pur vi e oro', e pochiffimo o nullo. 11 Capua- no entrò con le genti fue nella terra , che iui pretto era, dC vi erano cafe di pietra, ma couerte Copra di paglia.Et di quefta maniera vi erano altre molte forti di edifici] , alcuni nuoui, altri, che moftrauano effere antichi , cV pareuano belli. Stette buona pezza il Capitano afpettan- do il Caciche per parlarli : ma egli giamai no venne, cY diceuano,che era andato a barattare, dacambiarenonfochein terraferma. Queftagente pareua douere effere miferacYpoue. fa Preffo la terra i noftri viddero lepori,come quelli di Caftiglia,ma piccioli. 11 Capitario- iia'n di Grigialua fece andare vn bando fra i fuoi fotto certe pene, che niuno contrattane co> fa alcuna con al'Indiani,malo rimetteffero a lui:et che niunfaeeffe loro male,ne danno alcu noneliburlafle,neparlaireconlelorodonne,netogUeffelorocofaalcunicotralorovolo tà ne riceueffe daloro nulla, nedeflero loro caufa di temere, & di alterarne Et che fapendo, che alcuno Indiano voleffe barattare oro,ld perle, d pietrepretiofe, d altra cola, lo menane- ro a lui che elfo haurebbe negotiato tutto ilbifogno, & che niuno s'alio tanaffevnpaiìo dal la fua bandierai quadriglia,d doue li foffe comàdato: che fteffe,fottO grani pene. Fat toque fto cY veduto,che in quella terra non era oro, fi ritornò ad imbarcare co'fuoi nell armata. Et 'emetti bandi, cY ordini non erano folamente per allhora , ne per tempo limitato , ma pei mentreilfuo vfficio,cY viaggio duraua. Ondea molti non piacquero, c^nereftarono di pc tacolCapitano.SonoinqueffaIfofcmo nori cY vi e molto mele,cY cera. Vi fono macchie imbofcate,eome in Caftigha,et gì Indian dieeuano,chevierano lepri,coniglÌ,porciV.a<: altri animali da caccia» Ma quanto ai lepori chriftianiiftelTivegUhaueuano veduti. Come il capitan Oman di Gngialua pam con fra armata dai Qo^mtlma yolta di luacatan chtl wff.iiT "quelli^ vnchnftiano più di due leghe a dietro chiamandoli s'erano foni in q uel luogo. Il CaSS (acqua con vna Indiana dentro vna Canoa.Di chefu molto liei, penfando chefoiferochr ftiani 3 cheinquelaIfolaperdutiftelTero.Maquandogiunfedoueeffi b datola, erano andati notando g accorrere il chriftiano,che credeuano che folle coluiche >er la rimerà del mare venia chiamando, & era fta ta quella Indiana,che con loro era 1 1 Cani ano htolfe turni fu la barchetta fua,cY li hconduffe neIIoro nauflio &Xfe^^^S a fua Capitana menandoui la Indiana , che diceua eiTere dell'Ifola dilamaica , & che era con Jcum altri Indiani andata in quefta altra Ifola ,doue erano da gl'Ifolani ftatialcunidefuol ompagni mortagli altri erano fuggiti via ma non fapcua eiTa doue,et che quelle cattine S e i haueuano tolta lei per maleferuirfene. Ondeeffendo da loro trattata male, torto che hi! tea conofciun i chriftiani era venuta dietro alle Carauelle gridandocele la toglieffero co sro.Quello fieno di ,1 Pilotto maggiore Antonio Alaminos fece vn altra richlfta al 1 CaS ano tx diceua che perche non andaua tale da potere dare buon conto dell'vfficio fuo il ri. ni fi ZI ' ch £ h ì uei T e d ° UUt ?, dare S****** ad vnaItra P erfo ™> Parche da quella hora in oi fi reftaua d dTercitare più 1 vftcìo di Pilotto maggiore. Rifpofe il Capitanane no li o ;lieua, ne li voleua torreil uo vfficio, anziglidicea, che facefle come doueua, perhauerea arebuoncontodife 3 cVdell'vfficiofuo.Etcofiinrichie^ quelgiorno Non era necefTano per Vhiftorh dire quello , perche fono cola di poca fuftan a,« di meno fapore a chi legge: ma 1 ho dette, P erche mi pare,che fìano di qualita,che poT >™eterevnaui^ lo ,m pari a foffrire: che certo bifogna hauere molto giudicio cV pacientia, per haucre a e™ .Vedete che propofito di Pilotto andar in Ornili tempi facc?ndb richiede OC protefte.Hau gola. Ma paniamo oltre. II d. feguéte,che erano alli 1 3 di Maggio (& fu il dTdell'Afcen ™ u s^i^ ia punta dell Ifola ma ella entraua fra certe fecchagne cV (cogli, onde con trauagìio vi m> ^onole-naui penfando perquella via ritrouarelVfcita. Etf e che ìSS m pmbaileo fecche, (or/ero, cV ilPiIotto maggioreentrò in vna barche! a per vederle nTull k % etdlffe ' c J iewi f a P ocaac q ua ^tcheialcuniluoghinòvenehauearitroua o Zi P Vmre tUttl ( P o l0tU ' infìeme ' ! ' ^ ah ' doppo d'hauere ben difeuffo il pere™ ìl ai^al? 8 ° d agg ! r n rC & tem dalIa banda * Tramontana.Il Capitano pofe no. rihe^aS £ed3 rfoiSS § ' U, T° d Camm J 110 Ior ° coft eggiado rifola di lucatan .11 lunedi ZàZÌZotTr? P " ta5 ^° Ue eran ° du ° ed,fic ^ come due tom ' : ma 1Vna «« ampia, itratattaamododKappel^ocomeYncampanilefopraquattropilaftnalTaibianchh^ erano 1 ■'( ni,' 11 >d :'i» «:$* 7'" I : ',,' ,'!H I 1 -I "(.•♦. '■ I ili!!." . I ' i ■ i, «I a* te" DELL'HISTORIA erano ancho certi altri edificrj. La contrada da quella parte , onde le naui veniuano,fìn a gli edifica era piana,ma di la in poi eraalta , Qui foriero le naui. Il lunedi mattine .navigarono oltre * la notte dietro a quella punta foriero. Il mar tedi feguirono corteggiando, * nauiga do aitai pretto terra , bC viddero vn ridutto,come vna foce , * parea che iaceiie due Loie. 11 mercordi partirono da quel luogo,* nauigarono fino al venerdì,* fui mezzo di giunfero in vna punta piana , che vfeia dalla terra,* nauigado tutto quel di,* la no tte il fabbato mat tina forièro preffo a certe piaggie.d'arena. Qui ilPilotto maggiore no conobbe terra, gche diffe che il popolo di Lazaro reftaua dieci,o dodici leghe a dietro, * che doue eiii itauono, era il popolo di Ciampoton , doue Fanno innazi nel primo difeoprimeto di quella terra ha ueuano gl'Indiani morto molte genti al Capitan Francefco Hernandes. Et dtceua , che due eafe che reftauano a dietro in vna punta,era la terra di Ciampoton. Onde perche haueuano gran necefììtà d'acqua,* non haueuano donde prenderne ^liberarono di ritornare a die. fro al popolo di Lazaro,et non potédo iva prenderla,fmotaron a prenderla m Ciampoton» Péfando che il Pilotto maggiore diceffe il vero,! i ritornaron a dietro la domenica alli venti tre di Maggio,che era il dì di Pafqua rofata.Et hauédo nauigato ben lei leghe a dietro,ii aui dero i Piloni che no faceuano buon cammino, * che il Pilotto maggiore s'mgannaua,per che il popolo di Lazaro ftaua innanzi,* non à dietro,* effo non haueuaben nconofciuta la terra. Il Pilotto maggiore, che Ce ne auide,dilTe che efìì diceuano il vero: * che il popolo di Lazaro ftaua da quindici,d venti leghe innanzi.Et co[i il lunedì feguente il Capitano^ .1 Pilotto maggiote,* lo Scriuano fé ne paffaron alla Carauella chiamata bara Maria delh ri- medii: perche era il vaffello più picciolo, * volea meno acqua: per ciò che penfauano di do> uere più preffo terra andare. Quel dì verfo il tardiforfero:etii Capitano fmonto con alqua- te genti in terra, per vedere fé vi ritrouaua acqua: perche erano due o tre giorni,che per non hauere acqua,beueuano le genti dell'armata vino,ma non ritrouarono in terra altroché far ohi: Se ne ritornarono in naue,et il dì feguente nauigarono oltre per giungere al popolo d Lazaro : prelibi! quale giunfero * forfero a polla di Sole. Vedeuano di fopra le naui,* ne la terra,* predo il lito molta gente,et tutta la notte vdirono gran rumori come di gcnti,ch< faceifero la guardia * fteffcro vigilanti,* fentiuano fonare tamburino trombette,che lolle ro-cche non fi poteua difeernere, che fuono fi foffe. Quella fteffa notte il Capitano poic 1; gente in punto, per fallare in terra prima che folle dì al quarto dell'alba,fperando coli co m< no pericolo fare l'effetto. Tutti animofamente * con pronta volontà fletterò alpettando 1; hora per douere isbarcare in terra,quando folle loro dal Capitano dato il fegno,perche pen fauanodouere menare le mani* l'armi. Come il Capitano Giouan di Gr maina fmonto con le genti fue in terra pr effo al popolo di La%aro,& delle cofejhe pagarono fopra il prendere dell'acqua peri' armata, Cap* XIL Alli %6 di Maggio deh 5 1 8 quafi due hore innanzi giorno il Capitano Giouan di Gri gialua s'imbarcò nel battello della fua Capitana con la gente,che vi puote capere,* coma do che gli altri Capitani dell'altre naui faceifero coloro battelli *gente il fomiglian te. t cofi fmontarono in terra il più fecreto * fenza rumore, che fu poiìibile, * {montarono tr pezzi d'artiglierie, et fenza effere ferititi con molto ordine prefero terra preifo vna caia, eh ftaua nella riuiera del mare. Ma prima che faltaiTero i noftri in terra , fi partirono da prello quella cafa certi Indiani , che à palio à patio et taciti fé n'andauano verfo la loro terragne ei preffo alla marina,* pareua che foffero molti.Quando il Capitano fu in terra con quelle g ti che erano per quella volta sbarcate, fece affettare duo tiri d'artiglieria con le bocche veri guell'Indiani , che andauano via, * drizzo tolto fue fentinelle , * guardie, * fecero ftar* tuoi riftretti, * fu l'auifo, mentre che le barche ritornauano à prendere più genti dalle nau In quefto mezzo,che fi veniuaà far giorno chiarori vedeuano preffo al mare verfo il pop lo loro,molte genti dell'lfola, che parlauano l' un con l'atro, * fi vdiuano,benche non mo to alto parlaffero. In quefto tempo ritornarono li battelli con altre genti delle noftre , che 1 riftriniero con quelli,che erano fmontati prima. Et vfeito il Sole fi viddero meglio gì indi ni che erano molti, * tutti armati,chi con archi SC frezze,chi con rodelle,* lanze piccioli *'faceuano moftradi volere affalire i noftri,* gli minacciauano , * faceuano legno eli k ne ritornaffero,* non paffaffero auatu Stando à quefto modo il Capitano generale pari DELL'INDIE LIBRO XVII. l85 ì gli altri Capitani, cVal refto delle géti,cV dille loriche etto nò venia per fare malese dan- io à quelli Indiamene à niuno de gli altri dell'altre Ifole,che difcopriffero, ne a torre loro co a alcuna contra loro volonta,cY che à quefto effetto hauea fatti bandire quegli ordini, come e detto di fopra,cV a tutti era noto.Et feguendo dieeua, che allhora per l'eftrema neceffìta\ he haueuano dell'acquavano fmontati in terra,g chiederla à queglilndiani del popolo di' .azaro,pregandoli,che gliela védeiìino, o càbiafTino co alcune delle loro cofe,che effi por auano,per lafciarli contenti & non alterarli, cV perche i chriftiani nò riceueffero danno ne! >renderla.Et perciò comadaua loro di nuouo,cV li pregaua,cY richiedeua fotto le pene j che lauea già pofìe,che niuno fl difordinaffe , ne vfeiffe dal fuo luogo per parlare , ne contratta- e con gl'lndiani,ne per qual fi voglia altra cofa, fenza Tua efpreffa licentia: perche faccende ofiji farebbe quelIo,che fua Maefta voleua : cV col cotrario incorrerebbono nelle pene cria oiìe cV banditale quali fi farebbono tofto rigorofamente elTequite contra colui, che difubi ito haueile,che già d'altra maniera non [i potei» effettuare quello , che tutti defiderauano» /lenire che quello ragionamento fifece, gl'Indiani già tutta via perfeuerauano nelle loro erezze, cV minacele, volèdo moftrar' di volere cobattere,cY affalire i noftri. Allhora il Ca itano ordino a Giuliano l'Interpreterche era natiuo di quella fteffa Ifola , che chiamaffe gli idiani,cY dicerie loró,che i chriftiani nò veniuano à far loro male,ne danno alcuno, ma ad sere loro amici,cV a dar loro di quello,che portauano.Quando gl'Indiani intefero quefto, iccofrarono alcuni di loro prefso i noftri, cV l'Interprete ritorno a dire loro il medefimo 5 & ìe i chriftiani non voleuano entrare nella loro terra,fe loro nò piaceffe, ne voleuano altro, ìe acqua per le genti delle naui,cY gliele pagherebbono, cV che per ciò andafsero à dirlo al ro Calachuni,d Caciche. Moftrarono a coftoro alcune cofe , che haurebbono con loro ba- ttatele haueuano deU'oro,cV donarono anco loro nò fo che ciancie^Hora gl'Indiani rifpò ro,che il Caciche, cV effi tutti haurebbono hauuto piacere di dare loro dell'acqua , ma che efa,cherhauefsero,fi ritornafsero via, cV che effi voleuano medefìmamente efsere loro nici,ma non voleuano che nella loro terra entrafsero. L'interprete per ordine dei Capita ) rifpofe,checoiì lì farebbe, cV che tofto che hauefsero prefa l'acqua , U rimbarcarebbono* Uh ora quelli pochi Indiani fipartirono,cVcon mano accennauano, cV chiamauano i chri ani, che loro dietro andafsero.Quella cafa,che ho detta,era bianca, cV di pietra cV bene edi ata,cY doueua efsere Oratorio,perche vi erano dentro certi Idoli, d Cemis , che quegli fa- mi adorano,percid che tutti fono Idolatri. Il Capitano kce da vn prete, che andauaTu far ata,dire mefsa: prima che indi partifsero. Colui il vefti,cY celebro: cY i chriftiani con mol- deuotione l'afcoltarono,à vifta de gl'Indiani. Finita la mefsa il Capitano fi parti co le gerì uè pafso pafso, cY con buono ordine verfo doue gl'Indiani erano, per andare à prendere equa d'un pozzo,che fui afsai buona era. Gl'indiani faceuano fegnale , che fi ritornafse- ,cV non pafsafsero auanti: ma Giuliano l'interprete dicea loro, che non temefsero, perche n andauano fé non a prendere ì'acqua,éY tofto n farebbono poi ritornati, A quefto difse- ,che andafsero auanti al pozzo,fecondo che Giuliano riferiua. Et cofi i noftri giunfero a v pozzo,che ftaua i vn picciolo piano prefso la riuieradel mare dirimpetto alla terra. Qui ecero forte 1 noftri d'intorno alpozzo,per potere prendere acqua, cV tofto incominciaro ì marinai a cauarla fuori,cY ne beueuano tutti con deiiderio , perche era loro macata mo! ìu In quefto fi vedeuano fra certi alberi cY bofehetti, che erano fra quel piano, cV la terra, )lti Indiani,cV alcuni zitti ne andauano dinanzi à quelli alberi,armati di loro archi* eY frec pofte ne' carcafTi,cY alcuni ne portauano duo carcafTi pieni,altri portauano rotellè,cY pie >le cV corte lancie,&: per mezzo de corpi loro portauano molte rauuolte di certe lenze di none larghe vna mano,cY ritorte poi erano grolle , quanto e il primo dito della mano di T" u fte dauano venu ' & trenta rauoite d'intorno al corpo nella cintura,d'un cer modiche ne veniuano à coprire le loro vergogne con l'un capo , cV facilmente fi difeo- uano i loro membri per vrinare: perche quel capo,che per braga feruiua, veniua da dietro r 1 inforcatura che e fra'amendue le cofeie, a dare dinanzi , cV a legarfi con l'altre , che era- nel vetre.1 noftri penfauano,che quefte foffero arme difenfìue, eY che in luogo di coraz- le portafiero : ma no era quefto altroché vn loro confueto habito.Et il gentil'huomo gio ne tra loro va a quefto modo,ma con maggior numero di quefte cinte rauuolte ♦ E v bene 'eroiche nelle battaglie mennocerebbe loro faetta d ferita, che fopra quefte cinture ha- Viaggivol.3% aa uefléro, ' 1 j > ; '!"■ ■',,, ; * :, ' ' ! ' > SI:' li,*'' %& ì ij ■ ! '"»!" l! l" '.'li wtà 1 : : 'I ' III! " ' ,| IP li '<:' l Vili Hi 1 j , i, j-M • • i' ™» • ' v ''•' 5 ' '': iti' #4 Sii li»- ' I. i. "l " ' " ' 1 DELL'HISTORIA uefferOjehe no ne gli altri luoghi della perfona,per tutto il refto del corpo portano ignudo Perche fra la terranei mare era tutto fcouerto fenza felua, ne bofco, fi vedeuano g tutto grar copia di quelli Indiani,che per difefa della terra loro , vi haueuano fatto come vn fteccato,a io quato è vn huomo,cY di legname, affai bene collocato. Et dalla parte di dentro vi fi ved< uano moke genti armate nel modo,che s'e v detto , 8C molte altre ne andauano anco di fuori Effendofi incominciato a prendere l'acqua ,8>C ad empirne le botti, veniuano di tempo ir tépo alcuni Indiani difarmati,&: diceuano all'Interprete noftro , che diceffe a chriftiani, ch< fé ne andaffero via,perche non voleuano,che più in q uel luogo fteffero , Il Capitano faceu; loro rifpondere 5 che tofto.chc haueffero prefa l'acqua,fe ne farebbono andati, cV che non di bitaffero,perche non ftauano là,per douerli fare danno alcuno 3 ne difpiacere,cV che cofi an daffero à dire al Caciche loro,cV che il pregaua,che venifieà vederlo , perche volea parlarli dC effere fuo amico, cV donarli delle cofe,che portaua. Et cofi con quello fé ne ritornauanc dicendogli e e ffi andauano adirgliele. Et ritornando poi diceuano , cheprefto verrebbe,S che i chriftiani prendefiero l'acqua,cY s'andaffero con Dio. Parea che fi prendeffero piace- re della nfpofta de noftri,cV s'accoftauano à mirare i chriftiani, cV poi rideuano. Et portaua fio alcuni fru nidi quelh,che efli hanno,con certi tortanelli di Mahiz, cV altre cofe da man giare, cV le dauano à chi iftiani,iquali dauano loro all'incòtto certi pater noftrelli di vetro d colore,cY altre limili cokttc di poco prezzo,che efli con gran fefta le riceueuano,cV fé ne r iornauano corredo à gli altri 3 cV l'un l'altro le moftrauano come per vna maraviglia ♦ Et coi yiritornauano gli altri con altre più cofe da magiare,cY Mahiz , perche loro dettero di que li paternoftri.Et al Miono d'un tamburrino, cV d'un flauto , che nel campo noftro fi fonaua veniuano molti di loro,cV i fanciulli anco a vedere fonare, cV ftauano isbigottiti vdendolo SC vene furono alcuni,che al fuon del flauto ballarono. Ma co tutto quefto,di tempo in ten pò no ceffauano di dire, che i chriftiani fé n'andaiTero via , &C il Capitano facea fempre Ion dall'Interprete rifpondere,che prefa l'acqua fé n'anderebbono , con altre buone parole, pe nonfdegnarli,nealterarli,cVdiceua,chedificuroildifeguente il partirebbono. In queft venero alcuni Indiani,fra liquali diceuano,che era vn fratello del Caciche. Alquale, cV a g altroché feco veniuano,fece il Capitano del fuo Interprete dire,come nel regno di Cadigli era vn potete Re,di cui eraeffo co tutti quelli chriftiani vaffallo,cV che in vn'altra Ifola chi< mata Haiti era vn'aftro gran fignore,che il chiamauano l' Almirate , & vn'altro ne era in u raferma,cY nell'ifoladi Cuba vn'altro chiamato il Signor Diego Velafco, p parte del qu< le elfo con tutte quelle genti, che feco erano veniua. Et che in molte altre Ifole erano m< defimamente in ciafeuna di loro vn gouernatore d Caciche, che faceua molto bene, cV mi te gratie à gl'Indiani di tutte quelle contrade, cY li fauoriua dC difendeua cótta i loro inimi< Et che quelli gouernatori infieme con l'Almirante cVcon molti altri Capitani erano tui vaflalli di quél gran Re di Caftiglia,al quale molte altre forte di gente feruiuano, cV obbe< uano,8t" elfo faceua di molte gratie a tutti,cY coli haurebbe anco fatto a loro,fe haueffero v 4uto effere fuoi amici cV vaffalli, cV che fé effì dauano loro qualche cofa , gliele haurebbon pagato,cV che fé haueuano oro,o v perle,d pietre pretiofe,d altra cofa buona, 8C voleuano b rattarla,l'haueffero portata,che efli haurebbono dato loro all'incontro delle fue cofe, cV i moftrdloro molte,perchele vedeffero. Et l'interprete dicea,cheeflì rifpondeuano, che p< terebbono delle loro cofe. Et cofi andauano dC veniuano gl'Indiani , cV non portauano * tro,che certe patene fottili,cY tonde,come di rame , che gì tele ritornauano à dietro dicenc non effere oro,cV non valere nulla,cV perciò' non volerlo. Si che di quanto portarono, ne ne tolfero i noftri nulla,faluo che vna patena,come di Guagnin, per laquale fu dato a coli che la portd,tanto,che ne refto contento. Diceuano , che andauano à chiamale il Cacich perche veniffe à parlare al Capitano,ma egli non vi venne giamai. Anzi effendo già palTa mezzo giornOjCominciarono di nuouo i minaedare i chriftiani , dC imbracciauanfì le loi TOtelle,cV moftrauano di volere combattere co noftri. Poneuano le loro faette ne gliarch 8C dauano fifehi fra loro , dC fi moftrauano molto braui , fenza che loro occafione alcuna ne deffe.Et quello il fecero molte volte. Ma il Capitano p mezzo dell'Interprete gli appi eaua,cV richiedeua,che non cominq'aflero ad oprare farine: perche l'altro dia mezzo gio no fé né farebbono andati.Et detto quefto,coloro fi ritornauano ad affecurare per alquan altro fpatio*Eti noftri ftauano nella loro ordinanza di battaglia, con duo tiri mezzani * bronzo DELL'INDIE LIBRO XVII, I8C fuggiuano,quando i noftri qualche tiro faceuano. Et effendo ben calato il Sole vennero certi Indiani difarmati predo a i noftri à chiedere pace , & il Capitano mandc loro vno incontra à fapere,che voleuanon'lquale ritorno 8>C dide,che li pareua,che ii Caciche vo lea la pace,cV edere fuo amico, Qù li manderebbe da mangiare,^: oro, & verrebbe à vederlo. Et detto quefto(fe ben feppero i noftri intenderlo) fé ne ritornarono gl'Indiani à dietro: ma ritornarono poi duco tre volte adirei! medefìmo. Allhora il Capitano mando Antonio d' Amaia,e'l Commendatore Pietro d'Aluarado Capitano ad intendere bene,che cofa colo ro voledero.Coftoro andarono,& parlarono co coloro,cV fene ritornarono al Capitano co vna mafehera di legno indorata di (opra con vna sfoglia d'oro fottile,c\: didero, che g quel- lo che n'haueuano potuto à i fegni intendere , il Caciche mandaua a lui quella mafehera in fegno di pace 3 8c" che voleua edere fuo amico,cV che verrebbe a parlarli, de li porterebbe mol to oro.Et tutta quella fera non fecero altro gl'Indiani , che andare Oc venire con imbafeiate. Onde ii Capitano mando di nuouo Antonio d' Arnaia,cV lo Scriuano Godoi,à dirli loro il mealio,che hauedero faputo dargliele ad intendere, che non hauedero paura. Quefti giun feronnt doue ftauano gl'Indiani fui forte loro ,8l" pareua,che voledero dire , cV dare ad inten dere,che il Cadche voìeua edere amico del Capitano, come tutti gli ahri anco , de chrifìia- ni,cY moftrauano molto di temerei alcuni ne treinauano.cY diceuano, che portarebbono ài noftri da magiare cV delI'oro,& che ii Re loro farebbe andato à parlare al Capitano. I due noftri li adecurauano con fegnali,et come meglio poteuano,s'ingegnauano di dare loro ad intendercene fenza fpauento alcuno andafiero nel campo dechriftiani , perche non fareb^ tono loro male. Gl'indiani diceuano à quefti due, che andadero con loro , che gli haureb- bono dato da mangiare.Ma effi fé ne ritornarono al Capitano, cV referirono quanto patta- to haucuano.Finita di prendere l'acqua,fi pofero le genti noftre in ordine,&: à tre à tre in ot dinanza fece il Capitano fare da loro padoripofato dare vna volta per quel piano d'intor- no al pozzo,& à quello modo fé n'andarono fino à quella cafa,doue erano il giorno auanti fmontati.Qui kcc ne' battelli montare tutte le genti,che andare vi poterono, cV li mado nel lenauitcVeifo fi redo con gli altri in terra,fìn che le barche ritornarono. Et edendofi final mente tutti nelle Carauelle imbarcati à pofta di Sole,non viddero fé non alcuni pochi Indi; ni, che vkkono fino al pozzo,Sc" non padarono vii pado oltre. La mattina feguente fece- ro vela per cercare di qualche buon Porto, per potere accomodare vn de vadclli, che faceua snolta acquai coli nauigado cofteggiarono fino al lunedi, che era l'ultimo di Maggio,che forfero in vna buona foce,d ridutto fra certe Ifolette. Et qui fi còcid il yadello, dC fi prefe del I'acqua.Et me tre le genti (montarono nel Porto, cY in quelle Ifolette à ricrearfi, prefero via Canoa con quattro Indiani,per feruirfene per Interpreti , perche erano di quella medciim; terra di Iucatan,doue ftauano , &C il Capitano ne fece in ogni Carauella porre vno, éV nell; fua Capitania quel,che li parue,che fode il più principale,che fu chiamato Pero barba , per che furono tutti quattro battizati per mano del Cappellai! Giouan Dias, &£ di coftui fu pa- drino vn gentil'huomo chiamato Pero barba. Et non fi fece bisbiglio alcuno nella prefa d quefti Indiani,nche fu fatta à vn tratto.cV fenza, che qlli della cótrada il fapedero altramete Velfito & circonferentia delia terra da cojloro difcouerta i & chiamata tifila di Iucatan, ma da i noftri Santa Maria delli rimedtj, & quello, che l'Hiftorìo- grafo ne finte. Cap. XIII, ■■ Il Pilotto maggiore di quella armata Antonio d'AIaminosftado in terra in quel luogo che sé detto,cV che il chiamarono Porto defiato,dide dauanti al Capitan Giouanni di Gri e ialua,& a gli altroché iui fi ritrouauano,che cito haueua adai bé mirato a v quello,chc haue wano aggirato dell'Ifola di Iucatan dal porto d foce dell'Afcéfione fino à quelPorto deiiatc douefiritrouauano allhora, finche ritrouaua,che da quel luogo fino all'Afcenuone gì; actta DELL'INDIE LIBRO XVII. ,g 7 detta,poteuanoefloj^^ reconqueHiIorovairdhperefreregrandi^pocaacquainqueluoghibaa niredaggirarIo,& veder o tutto bifognauaandaruf con Br/gaiKÌni°alTai picciolUI perche quihaurebberermtomokoquclBngarino^hcfìntornddalcapodi ^Sant'Antonio. Et co eludo» ^hcalfuoparereAperquanto haueua in quella nauigatione potuto comprende, ridalla detta foce o Porto dell Afcenfìone fino alPorto defiatoera ihrauerfo delfifoladi lucatan,*. che quiui hniua,& non andaua più oltreché con ouefto poco d'adirata che quanto ella forte. Et diceua,che quefto haurebbe fatto bene , cV dato ad intendere dinanzi * {uzM f^& dl " anzi ^ le g QVeI ^o,cVàtutteleperfone 3 chevoIefferointenderlo.ac: che quella toletta doue effi erano , non era altro che vn fcoglio d giardino della detta Jfola 6 che cofi da quel luogo fino all' Afcenfìone erano tutti fcogli, cV che quella altra terra , che fi vedeua dauanu a quella Iioletta,cY pretìo à quel Porto,era1erra nuoua,che no era fiata an! ^n^lT«T a rr 7 ?^ teUa anC ° H ont f K ll Ca P ,tano > & Penderne come di nuoua nl^i ^fT" ' Et ' J CapU f C ° fì kce t* rC da Io Scnuano d1 ' ^A armata chiamato Diego di Godo! dauanu a certi tefhmonn. Ma io dico, che (per quello, che s'è poi per l'è- penentia veduto)quel!o,che quello Biotto penfaua,che foriero feccagne,cY marearenofo nS ,n r 0neC 1 :p f en0nfÌ palla a^niun modo peracqua daiPSrto defiato allafocé ri ÙlTÙ Tp ° S* Vn ?r C ? ft ^f dl km S° ' P er la <^ ale fl P uo Scuramente paffa. e a pieni aaila Prouincia(cY non Ifola)di lucatan alla terra ferma. Et cofi fi pare nella Lui a li quefta terra , che nelle carte di nauigare il dipinge : benché in quelli principi! fi credeiTe, hequeftafoffeirolaAfìpoteiTeaggirareàtorno. La foce ,d Porto dellAfcenfìonefta in 7 gradi del Equinoziale dalla parte del noftro Polo artico, cY il Porto defiato cYfcoelio .rincipalechequiuie ftain iS gradi, poco più d meno. La parte più orientale di Iucafan, heelapunta douefialifoladiCataccie,iiain zi gradi, cV da quefia punta correndo verfo accidente dalla banda di Tramontana viene ad eflere la coftiera di lucatan più di So leehe ino ali altra punta che fla più di 50 leghe prima che al Porto defiato fi giunga.Et da quella T^r ?!???* fin ° a li f° U u 1 fozumeLche fta prelTo i Iucatan,fono z 5 leghe, et dal fi. edelhfoladiCozumelfinoairAfcenfionefonoda 9 o leghe. Dimodoché la terra di Iu uan gira z 7 o leghe di mare cV di terra,ponendoui le venti , che attrauerfano di terra dalla UceiionehnoalPortodeliatochealcuniteneuano,cheeraterraAaltri,cheeraacqua,nel qualeopmionefuilPilotto Antonio d'Alaminos con molti altri. Ma in effetto coftoro ingannarono,perche s'è già chiarito cV vifto che lucatan fi giunge con terra ferma , cY che uiopwdi 150 leghequelle,checoftoropenfauano,chevenafoffero* Deificalo del Capitan Giouan di Grigialua , <& della fra armata da che partì dal Parta defiatofin chegmnfe al fiume , che fi chiamò di Gngialua nella cojìiera delia nuova Spagna, cap, XIUU Il ^Capitan Gfouanni di gr/gialua partì con le quattro Carauelle dal Porto defiato aflidh Za Z gn A° \l 5lS & / e g u ^ doi ' iruovla §g^perlacoftieraauatilavoItadiPonen. mdimadadiquelIaterra,cheilPilottoAlaminosdilTe,cheeraterranuóua,il^ queito di dille 1 Interprete GiuIiano,ch e l'altro Indiano chiamato Pero barba li racconta a diceua,che dal popolo di Clan fino ad vn'al tro detto Ciatel era rifola di lucatan à den 3,« cne vi erano tre giornate di cammino,cY che in Ciatel era vn fiume,doue fi raccoglila oito oro anzi quanto gl'Indiani ne haueuano,cY che vi erano molte mòtagne , cV da vna mera ali altra nella detta Ifola erano 50 cV 60 giornate di cammino,^ che gl'Indiani,che citano dentro terra, quàdo qualche volta vfeiuano dal loro paefe,&: giungeuano i vede. umare,to to in vederlo ributtauano per bocca quanto nello ftomaco haueuano,cYche rS" 1 a,ber, 8 randl ^moltipopoli,cVampiecampagne,cVchegl'Indiani,cheha-. ano dentro terra,non mangiauano pefce,ne lo defiderauano , & che nella terra di quello ro barbali taghauanol'orecchie,& le facrificauanoa^ gli Idoli loro, Ame pare E quello, Viaggi vol.3% a a in che ; ffirZ'.* f< : '' ; |jÌ!;i-'''" ; 1 1 1 , , lift r 1 "'.4 ' '! i Ili ••>''" . || i" ;''f • 1 • * • .1 • ■ : M .a DELL'HISTORIA che s'è detto,che quello Indiano Pero barba foffeil primo , che deffe a chriftiani nuouad quefta nuoua Spagliatile era quella fteffa coftiera,doue forti firitrouauano. Et co fi era il v< ro,come potrà nel proceno deil'hiftoria il lettore vedere . II mercoledì entrarono le naui ne fiume vna mezza legarne potettero per la correte montare più fu» D'amendue le ripe de fiume fi vedeua gra copia d'Indiani armati d'archi cV freccici' di lande, St" rotelle. Et que di fteflo vennero certi Indiani in vna Canoa con le loro arme iui dentro, cV nella proda ven uà vn Indiano principale, che comandaua à gli altri, cV portaua imbracciata vna bclia roteili couerta di vaghe piume di vari] colori,cV nei mezzo vi era vna patena tonda, che nlucea,c< me oro: che già oro era* Il Capitano Grigialua ordino al fuo Interprete, che parlane a co loro. Ma egli rifpofe,che non farebbe intefo,ne effo intenderebbe loro. Et co fi il Capita no li diffe,che parlane al Pero barba, perche li folle con quelli della Canoa Interprete, pc che coftui doueua la loro lingua intendere. Et cofi fi fece : cV per quefta via fu fatto inten dere a gl'Indiani,che i chriftiani voleuano eflero loro amici, cY veniuano a barattare con le ro,cV darli di quello,che effi portauano. Allhora fi partì tofto la Canoa. Et verfo il tard< de! dì ritorno quella iftefla,o vn'altra che fofTe,con quel medefimo Capitano indiano,cY al tri che il Wnetto conduceuano.S'accoftarono al borde della naue,cY per mezzo de gli du Interpreti,cherunreferiuaali'altro,il Capitano Grigialua, cV quegli Indiani s'intefero,cVi cero i loro baratti. Le cofe,che il Capitan noftro fece dare a v quello Indiano principale, cY gli altri che feco erano,furono quefte. Vna medaglia, vn fpecchio indorato, due filze di pi ternoftri verdi di vetro,vn paio di forfice, cV vn paio di coltella: vna berretta séza pieghe e frifa: quindici diamanti azurri,che fono certi cannelli di vetro quadri , groffi quanto vn pi gnolo, vn paio di fcarpe di corde, venti paternoftri di vetro dipinti. Le quali cofe erano fi chriftiani di poco prezzo. Et quello , che l'Indiano in cambio diede, fu tutto quefto. Vn mafehera grande di legno indorata a quel modo fìe!To,che s'indora vna cona, d vn'altro 1< gno in Europa: vn pennacchio di penne di pappagallo con vno vccelletto in cima,poft in vnoffo,chepareua fiumano. DiiTe l'Indiano, che il dì feguen te verrebbe ilCacichefu con molte cofe. I noftri moftrarono loro il vino,ma effi non ne volfero. Il giorno poi ritc no vn'altra Canoa con certi Indiani,fra li quali veniua vno,che diceua,che era il Caciche,< fignore di tutti,cY porto' al Capitan Grigialua quello,che hora fi dirà. Vna mezza tefta i dorataci legno,cV con due cornacchie in cima: vna capillara di capelli negri,d'huomo, 6 < donna,che fi fonerò : vna mafehera di legno , che dal nafo in fu era couerta di minute pieti ben collocate,à modo d'opera mufaica, le quali petruzze erano di colore, come turchin Dal nafo in giù era couerta d'una fottile sfoglia d'oro. Vn'altra mafehera della medefin maniera,ma l'opera di quefte pietre era da gli occhi in fu,èV da gli occhi in giù era d'una fi tile sfoglia d'oro couerta. Vn'altra mafehera di legno tutta couerta di sfoglia d'oro fotti! cV l'orecchie erano a quel modo lauorate con picciolepietre. Vn'altra mafehera di legno i ta à baftoni da alto à baffo,et le due fafeiette erano fatte del lauoro di quelle pietre,che se d to,le altre tre reftanti,di fottile sfoglietta d'oro. Vna patenafottile come d'un Cemi,pofta pra fottile sfoglia d'oro: cV in qualche par te, vi erano alcune petruzze pofte* Vna tauolet di legno, la cui punta era come d'una teftiera di cauallo d'arme , tutta d'una fottile sfogl d'oro couerta,con certe lifte di pietre negre ben pofte fra loro. Quattro patene di legno,tc de,cV couerte di sfoglie d'oro {ottilù Duo come mezzi gambali di legno , per guardia del ginocchia in vece d'arme, cVcouer ti d'oro fottile. Altre quattro armature per le gambe i corza d'alberi couerti di fottile oro. Vn'altro gambaletto dilegno couerto di sfoglia d'or Vna tefta di canecouerta di pietre minute,cx? molto ben fatta. Vn fpecchio di duo lumi j vn cerchio couerto di sfoglia d'oro fottile. Vn legno fatto a maniera di forfici couerto mei fimamente d'una sfoglia fottile d'oro. Vn picciolo pennacchio di cuoio, cY con sfogliei d'oro per fopra.Cinque filze di paternoftri tondi di creta inchiaftrate g di fopra con vna i glia d'oro,cY erano 106 cY altri quattro voti,6 buchati. Sette coltelli d rafoi di pietra, cY di para di fcarpe,come di Cabuia,d di Heneche". Sette fafcette,come collari di sfoglia d'oro f tile pofte fopra altre fafee di cuoio. Vna filza di zo circelli d'oro , in ognun de' quali erai tre pédenti del medefimo pofti in fafeette di cuoio. Vn'altra filza delli medefimi circelli, con altri fimilipendenti,di zo pezzi. Vn paio di circelli d'oro g l'orecchie. Vna fcarfella borfa di sfoglia d'oro fottile. Vn paio di fcodelle gradi,tonde,cY dipinte. Vna rotella dipi ta couerta di piume di colori. Vna gerii robetta fatta tutta di péne di vari) colori. Vn pam di colon i l*H DELL'INDIE LIBRO XVII. df colori,comcperpettinanrifi; Vn pennacchio tondo di piume di' colori, con certi fiori in cima A' con vn picciolo vccello fatto del medehmo. Et tutte quefte cofe affai ben lauorate, cV vaghe a vcdere.II Capitano Grigialua diede in compenfa di tutto quefto al Caciche due camicie di tela, vn picciolo fpecchio indorato, vna medaglia , vn coltello , vn paio di fattici vn paio di calzoni di tela, vna tela come vn muccaturo in triangolo, vna berretta fenza pie- ghe^ pcttine,cmque filze di paternoftri verdi di vetro: vn'altro fpecchio grande indora- io : vn paio di fcarpe di cordelle : vna borfa grande di cuoio lauorata,con vna cintura del me Ma di più di quefto il Capuano li dond vn giuppone di terzopelo verde: vna collana di pa ternofti-iminutiazurriAvnaberrettadivelIuto. Etperche come altroue s'è detto cofuV mano glndiani di prendere il nome dalli Capitani & perfone, con le quali contrattano la paceA 1 amifta, volfe qrfo Caciche effere chiamato Grigialua. Onde tofto i fuoi Indiani gndauanoc^diceuano Grigialua,Grigialua. Et molti lieti fé ne entrarono tuttinella Ca- noa A andarono via Alfiume medefimamente poferoquel nome:ondedall'hora inpoi lu chiamato il fiume di Gngialua.Fu fatta forza, perche le naui montaffero fu per lo fiume pervederequellaterra,perchefecondolemoltegenti,chenevedeuanovemrerpenfauano JequellofoffedQUutoefferevn gran popolo. Mala gran correte dei fiume gliele vieto\ btcoli il di feguente fi partirono per fcguire quefto difcoprimento.Quefto fiume può effe- ;e lontano dal porto deiiato venticinque o' trenta leghe. Viene da terra ferma à fcaricare le uè acque nel mare che e verfo Ponente,in poco meno di difdotto gradi della linea equinot- ìale dalla banda del polo noftro artico A tien volta la fua foce a Tramontana» Di queUojhe alCapitan Gngtakafuccedctte,partito,chefu dal fiume , che da Ini tolfc il nome fin chcgumfe alTlfola delli fai rificij., Cap„ XV.. VfciTarmatano^radalfìume^^ lelima cofnera verfo Ponente , parca che tutta la contrada fi effe piena di g?nte cV di edifìcn >reffo alla rimerà del mare. 11 di feguente mado^ in terra il Capitano vna barca con alquàt, iuommi,iquali prefero quattro Indiani d'un altra lingua. A quefti inoltrarono dell'oro he portauanocV per fcgni dimandarono loro fé in quella terra ne haueuano. Rifpofero cV k ami diedero ad intedere 5 che n'haueuano molto,e'l raccoglieuano nerumi , cVchen'hau- ebbono loro molto dato,fe li lafciauano andare via. il feguète giorno prefero nella riuiera el mare quattro altri Indiani della medefima lingua,iqualico fe|ni moftrauano di dire qù lteffo,chehaueuanoglialtridetto,foprailmoltooro 5 cheiuiera.Etpenfando,cheinoL li .haueffero prefì,per ammazzarli,piangeuano l'un con l'altro,cYcatauano in certo tono, ? P areac ? e ndfuono fi concordaffero di Capitano,che vidde quefto, il difeguente ne fe- s liberare fei A dare loro la Canoa,perche s'andaffero con Dio, hauédo IoroSmofe "reloroglialtridue^hecome^^ ropoHuttiinfiemetó uieradelmaremoltilndianiconduebandierebianche,c5llqualifaceuanofe^^ troneIIebarchetteconalquantidefuoi,pervederechecofacoftorovoleuano,cVfepor- \nlJn? a h Vlf f ebbo " oreftateaQne g^^b^che&:lagente,&haueffèrovo- InSilTi °| luiì § erea to».Et E queftoeffendoben preffoalla?iaggia, fecerofegnale Smria di "rnki%T£ ì naui ?£. ftando * W&o I«ogo il Capitan Grigialua diffe ir, eientia dimoiti di i quelli,che con qftaarmataandauano^he il Pilotto maggior Antonio aiaminos haueadata pergirata l'Ifola dilucatan fiando nel Porto defìatoTcVche Iaco- enuouaterrafoffe,cVpercio^ipareuacheinIei lC omcinIuogonóancorafcouerto,fìdo^ Viaggivol./, aa iifj m ft z ■ m ti %:-. in.', Try V " ■■■ ■■;.;■:'■ *» ■■ £ «tv, ,'Ih'u 'ifìi .» ; *i:,)iJ E * ; ìii ;': ; l> « di Ili • ' Sili! VAr^ • ■ 1 4 i\ ■ i| 1 ' 'IH, ÌÌI'HI" DELL' HISTORIA ueffc prendere nuouapoffeffione,& che cofi il Pilotto.come tutte l'altre genti di mare dice 1 uano che quella era tutta coftiera di terra ferma. Et per faperlo anco megiio , ne volfe torre noua informatione & parere da iPilotti,iquali tutti rifpofero,chehauédo riguardo àigra di cV molti móti,che vedeuano per la coftiera à dentro terra,cY alli molti , cV gran fìumi,che ne vfeiuano al mare,d'acqua dolce,cY che haueuano nauigato dal Porto defiato fino a quella Ifoletta predo la quale forti ftauano,piu di 130 leghe di coftiera, penfauano, cY di certo te- neuano,che quella fofic terra ferma. Ild.feguentealli iS di Giugno il Capitano fmonra in quella Ifoletta con alcune genti delle fue , &C podon' per vn fentiero fra certi alberi, che ne pareuano edere alcuni fruttiieri,fi vidde auanti certi edifìcrj antichi di pietra, à modo di mu raglia rouinati dal tempo,cY in parte abbattuta: cV quafi nella meta dell'itola ih uà vn edih- ciò alquanto alto: nel quale montarono per vna fcala di pietra, dC ritrouarono fu predo la ci ma della fcala vn marmo,fopra il quale ftaua vn animale marmoreo, come leone, con la lin- gua fuori della bocca,cY con vn bufo nella tetta* Et predò al marmo ftaua vna pila picciola ài pietra pofta in terra.cV tutta fanguinofa,cY dinanzi alla pila ftaua ficcato vn legno, che fo pra lei fi piegaua. Indi poco lontano fi vedea vn Idolo di pietra pofto in terra con vna piu- ma in tefta.cY col vi(o volto alla pila. Più auanti ftauano molti legni , come quello , che se dettojche (opra la pila cadeua.cV tutti ftauano fidi in terra , cV loro predo fi vedeuano molte tefte d'huomini,cV molte oda medefimamente,che doueuano edere di coloro , di cui quelle tefte erano. Vi erano anco alcuni altri corpi morti, quafi intieri, che doueuano edere di fan- ciulli,cV ftauano quafi putrefatti^ guafti. Della quale vifta reftarono i chriftiani fpauétati, perche tofto fufpicarono quello,che edere poteua. Il Capitano dimando ad vn di quelli In- diamele di quella Prouincia erano,che cofa poteua edere quella, cV per quello, che a fegni ne comprefero,diceuano che a v quelli morti cauauano il cuor del petto con certi rafoi di pie* tra,che predo quella pila erano,doppo che fcannati gli haueuano, cY quefti cuori bruciaua- no poi con certi faci di legna di Pino,cbe iui erano,cV gli offeriuano a quello IdoIo,et poi to glieuano le polpe delle braccia cV delle gambe di quelli morti,cV fé le mangiauano.Et che fo ìeuano quefti facrificrj fare d'altri Indiatilo' quali guerreggiauano. Qiiefto dtUo parue à chnftiani,che effer douede,per quello^he ne vedeuano,cY per ciò il Capitano chiamo quel luovo fifola de Sacrifìcrj.Effendone il Capitano Grigialua ritornato in naue quel didelfo mando il Capitan Francefco di Montegio fopra vna barca con vno Indiano di quella Pro> uincia,per iniédere che cofa voleuano certi Indiani,che in fin dalla riuiera chiamauano, mo ilrando certe bandiere. Andato il Capitan Fracefco in terra nehebbe molte couerted man te dipinte affai belle. Et dimandati,eiTi s'haueuano oro,rifpofero che ne porterebbero ver> lo il tardo,& cofi fé ne ritorno il Capitano in naue. Verfo il tardo venne vna Canoa co cer- ti IndianijChe portarono alcune mante,cV didero che ritornerebbono,il di feguéte con mol to oro,cV cofi fé n'andarono. La mattina feguente comparfero nella piaggia della Ifoletta certe bandiere bianche,cY chiamauano i chriftiani..Onde il Capitano Grigialua deliberò di andare in terra,cV v'ando\& ritrouò fotto certi ramid'alberi,ftefo vn tapeto o N manta , fopr; Jaquale ftauano certi tiani piccioli pieni d'uccelli tagliati & cotti nel fuo brodo gialletto,ch< parea che ftede acconcio con fpetie.Ma perche era venerdi non volle niun chriftiano man. «darne. Vi erano anco certe pizze di Mahiz,ò d'altri frutti , in luogodi pane. Haueuanc anco iui il Mahizin fpiga,cofi tenero,che parea cotto,per dare à mangiare al Capitano,^ gli altri,che erano fmontati feco. Et portarono alcune mantigliette di cottone tinto, che 1< compartirono à que noftri,che iui erano, dC diedero anco loro certi cannelli negri con fui fumisti che effi come tabacchi prendeuano.Et co cenni,cY fegnali didero al Capitano, ch< non fi pàrtiffe,perche haurebbono portato oro,& altre cofe.Per le loro fette mante ò couer te &duob2mbacigni,òtouaglie,loroairincótro diedero inoftri due berrette fenza piega dC duo mila pater noftri verdi di vetro,cV tre pettini,cV vn fpecchio . Et ftado nella detta Ifc Ietta dide il Capitano alPilotto maggiore in prefentia de gli altri Capitani , cV d'alcuni d< principali dellarmata,che già fapeua,come eiTo,cY gli altri Pilotti , & altre pfone haueuanc detto,che quella contrada grande,che eflì vedeuano,era terra ferma , & non Ifola, a che er; terra nuoua,pche eflò haueua loro data per aggirata la terra dilucatan chiamata Santa ma ria delli riniedij.Et p quefto voleua il fuo parere , pche dicede , fé era bene a feguire p qucll coftiera fin chehauedero vettouaglie da potere ritornarti all'ifola Fernandina, peraccertar iene DELL' rNDlE LIBRO XVII. I$p \ fene maggiormente,d pure fé li pareua di' douere dare la volta p difcoprire l'altre hole , per- che eflb penfaua il di feguente falcare in terra,cV prenderne il polTeffo in nome di Diego Ve laico per fua Maefta ,&C per Caftiglia.Et concludetene poi che quefto toccaua à lui, come à Pilotto maggiore,doucfTe dirui il fua parercene elfo poi come Capitano generale con gli altri principali dell'armata fi farebbe rifoluto di quello , che fare doueua:chegia tutti ftaua- no deliberati di feguire quel cammino,che il detto Pilotto diceffe, fin che fi potettero i vaffel li foftentare in mare,per potere ritornare all'ifolaFernadina. Ditte anco, che fapeuano tutti come in quella armata erano 150 huomini,di più delli marinai,cV che Raggirare folamen- telucatan,&: difeoprire l'altre Ifole,baftauano venticinque d trenta perfone per carauella co li marinai neceffarrj,cV: che per eftere tutti gli altri fouerchi,li pareua,che fi doueffe con tutto il reiìo delle genti mandarne in Cuba vna delle Carauelle chiamata la Trinità , che nò ftaua atta a potere molto più nauigare,perche facea molta acqua, cV a dare relatione eli quello,che s era fatto cV difcouerto,cV à menarne anco via gl'indiani, che hauuti haueuano, che cofi fa- rebbonoreftati gli altri tre vaffelli più liberi, cY più loro durate le vettouaglie Yarebbono* Di quefto Retto parere erano glialtri Capitani cV perfone principali dell'armata. 11 Pilotto maggior rifpofe,che effo(come haueua già detto)daua per aggirata l'ifola di Iucatan, cY che tenea per terra ferma quella altra contrada,che vedeuano,per li gran monti, che vi erano,fra li quali vene vedeuano anco vno pieno di neue , cY per li gran fiumi cY moki d'acqua dolce, che corteggialo haueuano veduto vfeire nel mare, cY per le differéti cY varie lingue, che fra gl'Indiani veduti haueuano,perche in ogni Prouincia variamente parlauano,cY che per tut 11 quefti nfpetti li paretene non doueffero paffare auati, tanto più che diceua, che era quella coitiera pericolofa:ma che doueffero volgerli a cercare al tre terre nuoue: perche era vn per- dere di tempo penfare d'aggirare quella terra,cY confumarui quante vettouaglie haueuano. Ma che d effendo terra ferma(come eflb penfaua) d pure Ifola, prefo che ne hauefle il pof- fèffo.nauigaffero à cercare d'altre Ifole cY terre nuoue. Et che li pareua bene mandare in Cu ba queI.vaifello,che faceua acqua:anzi vedere molto bene fé ftaua tale,che haueffe potuto in quella Ifola giugnerea faluamento,che altramente bifognaua prima conciarli. Et conclu- fe,che quefto era il fuo parere di quello che fare fi doueffe. Il di feguéte,che erano alli 19 di Giugno,faltd in terra il Capitano con parte della gente, cY prefe il pofTeffo di quella terra fer «sfaccendo i fuoi atti in forma,cY prendendo teitimonrj di quanto faceua. Et pofe nome a quefta ProuinciXche era dirimpetto all'ifola delli facrificrj,San Giouanni. Queftaìfoletta fecondo la Cofmographia, cV carta di Diego Ribero,fta in veti gradi , benché alcuni Pilotti dicano,che in affai meno altezza,dalla parte del noftro Polo. Nella medefima altezza fta la punta d capo di terra ferma,che fta nella foce del fiume del Porto della Villa ricca,che molto tempo poi li fundd: che come appreffo nella fecòda parte di quefta Hiftoria fi diri , fu a tem pò di Fernando Cortefe. Di ocello, che al Capitan Giouan di Grigtaka frecedette doppo che hebbe prefo il poppo di quella promncia,che hora fi chiama la nmua Spagna. Cap. XVI. Doppo che il Capitan Giouanni hebbe nella Prouincia,che chiamo San Giouanni, prc io il potteffo in nome di fua Maefta, cY della corona Reale di Cartiglia , vennero da dentro, terra alcuni Indiani difarmati,cY fra loro erano duo principali,l'un vecchio,l'altro giouane, che erano padre,cY figliuolo,cY da gli altroché co loro vem'uano,erano come fignori \ vbbe diti.Et il giouane alcuna volta fì corrucciaua con li fuoi Indiani comodando loro alcuna co fa,cY daua loro baftonate,cY buffettate,cY il tutto fofferiuano con molta pacientia, cY fi tira- nano con molto rifpettoà dietro. Et quefti principali con molto piacere abbracciatilo il Capitano noftro,cY moftrauano con luf,cY con gli altri chriftiani molta amoreuolezza , co me fé gli haueffero conofeiuti prima,cY fpédeuano il tempo in molte parole,che in loro lin- gua diceuano,perche ne etti erano da i noftri intefì,ne effi intendeuano i noftrn II più vec- chio di loro comando à gl'Indiani,che portaffero certi bihai,che fono certe frondi larghe,et le fece ftendere fotto certi alberi,che erano ftati pofti a mano da quelli Indiani , perche facef- fero ombra.Poi accenno al Capitano,che fopra quelli binai fedeffe* Volle, che vi fedeffero anco quelli chriftiani,che li pareua,che follerò più principali , cY più al Capitano accetti. Et accendane tutte Laltre gentinel campo feouerto fi fedeffero ♦ Il Capitano ordino , che fi fa dettero, M& , ■ 1 < iHV- èri! ■■' 5* » . : ij ' r.' « i ,tói ,'ihV )|i|s : /«!'.; i ,/.!,,:!, I '*> ■■• ; •' 'J %. '■ìv DELL' HISTORIA deffero,machefteffero inceruello , 6C con buone guardie, perche non incorreiTero 3 come D ignorati,&: fprouifti,in qualche aguato. Il vecchio Indiano diede torlo al Capitano in ma- no,8C a gli altroché kco affiti erano, vna canna per vno accefa dall'un capo , ma fenza alzar fiammata: fi vanno confumando cV ardendo à poco a poco come vna teda, d come vn tor-l chio,cY il fumo,che ne vfciua,odoraua molto. Gl'indiani accennauano à i noftri,che no la fcialìero perdere quel fumo,malo toglielfero colnafo.Poco prima, che gl'Indiani giungef- (ero a parlare ài noftri, i duo loro principali pò fero le palme delle mani in terra, cY le barda- rono in fegno di pace d di falute. Et perche no haueuano Interprete era cofa trauagliata,cV impolTibile il poterli intendere,benche molte parole vi fi (pendettero. Co' legni (blamente -qualche cofa l'un dell'altro intendeua.Et mentre che quello paffaua , andauano cV tornaua- no molti Indiani, cY moltrauano d'hauere gran piacere co' chriftiani , & fenza fpaucnto d ti more vi conuerfauano,come fé di gran tempo à dietro veduti ti follerò. Veniuano con mot te rifa,dC s'affettauano in conuerfatione co noftri ifpenferatamente , èY parlauano di lungo, cY con detti,cY con le mani faceuano fegni, come fé intefi fodero da quelli, che li mirauano. Poi cominciarono a portare delle loro gioie,cY diedero à noftri duecircelli da orecchie d'o- ro co (zi pendentif vn collaretto,© gargantina di dodici pezzi co 34 pendenti, cY fette ni ze,come di pater noftri,di creta, tonch 3 cY vagamente indorati, cY vn'altra filza minore di pa ter noftri minuti indoraii,cY tre cuoi rodi a modo d'impiaftri, fatti, cY vn ventaglio , Se" due mafcare di pietre minute,come turchine>cY pofte d'opera mufaica fopra legno, cY con alcu- I ne punticele d'oro nell'orecchieJn copenfa di quefte cofe i noftri diedero loro certe filze di pater noftri di'pinti,cY altri verdi di vetro, cY vn fpecchio indorato, cY certe fcarpette da don na: cofe, che tutte in Europa non haurebbono potuto valere più che duo d tre gl'ulti d'argé- to.Et gli altri Indiani,che con quelli principali veniuano barattauano con gli altri chriftia- ni,mante,cY touaglie (ottiìi. Il Capitano diede loro ad intendere il meglio,che feppe,che li portaflero delforo,moftrandoneli alcun pezzo, cY dicendo loro, che i chriftiani non vole- uano altra cola ili vecchio,per quel!o,che ti puote intendere , mado il giouane fuo figlio per oro,cY co' fegni dilTe,che in capo di tre giorni verrebbe, onde fra tanto fé ne andaffero i chri fìiani in naue,cY ritornaffero poi nel terzo giorno a v quel luogo ftefTo,che iui portaiebbono dell'oro,Fra quelli Indiani era anco vn giouanetto, che à fegni dicea il vecchio , che era me- ckfimamente fuo figlio: ma non fé ne facea pero tanto cafo,quanto ti facea dell'altro, che era andato per l'oro.Hora con molti abbracciamenti cY piacere ti reildil vecchio co' fuoi in ter- ra,^ il Capitano co' noftri s'imbarco: hauédoli prima il vecchio detto, che la mattina feguS te fmontaffero,che elfo anco in quel luogo fteffo verrebbe. Il dì feguente,che era domenica, gialli zo di Giugno fi vidde tofto che fu dì, il vecchio con molti altri fui litto , cY con due bandiere biache chiamauano i noftri.Tofto che il Capitano noftro co' fuoi fmontd a terra, quel vecchio principale pofe le palme delle mani fui terreno , cY le bafcid, cV poi tofto andd ad abbracciare il Capitano,cY li diceua co' fegni,cheandalTe più dentro terra, I noftri v an- darono, rna non fu molto indi lungi doue fi ferrnarono,che vi era il campo netto,cY mondo d'herbe,cY fparfe poi frondi di fopra,& bihai,come il giorno auanti. Qui s'allìfero, cY tofto l'Indiano diede quelle cane acccfe in mano al Capitano cY a gli altri , pene godefìero di quel f umo,come s'era già fatto l'ai tra volta ,11 Capitano ordino al Cappellano dell'armata che di- ceffe meffa,cY egli la diffe doue fu fatto tofto vn' altare, cY gl'Indiani,mentre fi diffe, vi (Iette- rò intenti, cY tacitijcY pieni di marauiglia 3 cY nel volere incominciarli, portarono vn vafo di creta con certi fuffumigfj di buono odore \ e'1 pofero fotto l'altare, vn'altro fimile ne pofero fra il facerdote,cY l'altre gétiJEt detta la melfa portorno certi caneft ri,d panieri, bé fatti, vno con paiticci di pane di Mahiz pieni di carne minuzzata di forte, che no fi puote compren- dercene carne ti folfe.Et vn'altro con pani pure di Mahiz, cV altri duo di tortanellidi Ma- hiz,cY prefentarono al Capitano ogni cofa,cY egli a compagni fuoi lo difpésd, perche man gialfero.Ne magiarono tutti,cY lodauano quel cibo delli pafticc.i, ne quali al fapore pareua, che ilelfero fpetie,perche dentro erano rofìetti,cV vi era affai di quel peped'India , chechia- mano Afci.Doppo quello delìnare prefentarono al Capitano tre paia di fcarpe all'ufo loro, cY vna manta dipinta,cY tre granelli d'oro fatti a quel modo, nel quale fogliono alcuna vol- ta reftare nel fòdo delli coreggiuoli,cY vna frode d'oro fottile fatta a x modo di palfamani, dC vna giara dipinta,cY vn'altro granello d oro fimile à quel,che s'è detto.il Capitano fece loro dare vha berretta fenza pieghe 3 cY vn pettine, cY vn fpecchio,cY vn paio di fcarpe di cordel- 1£>cY DELL'INDIE LIBRO XVII { k,8C vn faio di colori di panno di' poco prczzo,cY vn'altro fpecchio,c\r certe fcarpe da don- na,& vn paio di forfeit vna camicia di tela.cV vna borfa con la fua cintura di cuoio, cV vn coltello picciolo con alni più piccioli^ tre paia di fcarpe di funicelle, cV certi pettini con al cune filze di pater nofiri di vetro di colori, cY altre Ornili cokuc , che non poteua ogni cofa valere duo ducati, & fu con gran piacere riceuuto da gl'Indiani , i quali differo , che il di fe- guente ritornerebbono 3 c\: penfauano,che il giouane,che era andato per l'oro doueffe ritor nare anco.Et cofi il vecchio con gli altri fuoi li reftd in terra, OC i chrifliani fé ne ritornarono a dormire in naue. La mattina ieguentedelii zi di Giugno fi viddero tolte, che fu di nel litto alluogo {olito moki!ndiani,con leloro bandiere bianche. Onde il Capitano co' fuoi (monto a terra,cV kce drizzare vna tauola,&: fopra porui molte cofe,che voleua fare barat- tarci! Caciche vecchio venne con li fuoi Indiani difarmati con le feguenti cofe che co' no- (hi cambiare voleua.Et erano quelle, Qua ttro circelli di sfoglie d'oro fottile, vn paio di fcar- pc,che chiamano gl'Indiani Gutara: & fono folamente le fuole con certe core^k con le quali s'attaccano dalli diti al collo del piede fopra i talloni , d preffo, due filze di pater noftri vna di grafferai tra di minuti,ma tutti indorati di fopra: duo altri circelli di pietre azurre po' ite in oro con otto pendenti del medefimo per ciafcuno,vna tefta come di cane che era vna pietra rolla cV biancherie péfo,che folle fpetie di Calcedonia, perche ne fono ftate da quelli luoghi portate molte, Diciaflette altri pater noftri groffì indorati. Vna maniglia piana di oro larga quattro diti: vn'altra filza di paternoftri indorati, con vna tefticciuola comedi Leon d'oro,cVi pater noftri erano i3. Vn'altra filza di z 7 pater noftri,c\: vn'altra di 73 tutti indorati,cV nel fine della filza vi era vna ranocchia d'oro, Vnvifodi pietra guarnito d'oro intorno,con vna corona d'oro,che haueua fopra vna creila del medefimo, cV duo puntali di oro medefimamete: vn Cemi,d demonio d'oro, che era vn Idolo fatto alla fembianza d'uri huomo brutto,con vn ventaglio d'oro , cVcon pendenti d'oro all'orecchie, 8c nella tefta vi baueua certe cornette d'oro, nel ventre inchaftrata vna pietra. Vna filza di difdotto pater noftri indorati Jn compenfa cV baratto di tutto quello fi diede loro vn faio di frifa , vna ber retta del medefimo, vna medaglia, vna borfa di cuoio con la fua cintura, vn coltello,' vn paio di forfici, vn paio di fcarpe di funicelle,certe fcarpe di donna, vn panno di tela , cV vna cami- cia lauorata da alto a baffo, vn paio di calzoni,cV duo fpecchi,cV duo pettini,&: vn'altro paio di forfìci,5t" vn'altra camicia pur lauorata, vn'altro pettine, vn'altro coltello^ vn'altra berret- ta^ altro panno di te!a,come mucatturo,^ certi pater noftri di vetro di colori. Et afte co fé doppinomela camiciaie forfici,ilcokello,c\: la berrete, fi dauano per cagione di quelli Indiani principali,che faceuano il baratto. Quello, che i noftri loro diedero , non valeua in Caftigha quattro d cinque ducati,cV quello,che coloro diedero a noftri, valeua più di mille* Doppo di quello il mercordifeguéte,che furono alli z 3 di Giugno ritornarono dinuouo gì Indiani a barattare,cV diedero cofe di più valore, che non haueuano fatto prima* perche portarono ki granelli d'oro come fufo i coreggiuoli,& fette collane d'oro, cV vna maniglia piana d'oro,cV duo filze di pater noftri indorati , & vn'altra filza di pater noftri di pietra & Ira elicerti can nelletti d'oro : quattro altre collanette d'oro , cV vn'altra filza di pater noftri 5^ due altre colìanette in due coreggie, co' fuoi circelli, Spendenti d'oro: vn'altra filza di pater noftri indorati , Oc altri noue pater noftri con vna tefta d'oro. Per quelle cofe fi diede .oro all'mcotra vn faio azurro,& rotto di pano di poco prezzo, vna berretta, vn paio di for Kce,vna camicia di tela, vn coltello, vn fpecchio, vn paio di fcarpe di corda , OC certe filze di pater noftri di vetro di coloniche non valeua in Ifpagna tutto quello, che loro ù diede, duo ducati.Doppo di quello il giouedi fmontd di nuo uo il Capitano a barattare nel medefimo luogo,« vi venne il Caciche vecchione li diede duo granelli d'oro,che pefarono 13 Calli gliani,2t vn collaretto d'oro,cV cinque filze di pater noftri indorm , cV vna mafehera di pie tre hne,come le altre che fi fono dette , tY noue pater noftri d'oro voti di dentro , cV vna te- la d oro. bt con quello dono anco al Capitan Grigialua vna fanciulla Indiana con vna ve ta lottile di conone: cV dilTe,che gliela donaua,cV no ne voleua pregio alcuno. Il Capitano 1 diede ali incotto per le altre cofe, vn paio di fcarpe di cordella , vn paio di fcarpe di donna, ma cintura negra con la fua borfa , ÒV vn pano da tefta: & certe filze di pater noftri di vetro a coleriche poteuano tutte quelle cofe valere in Siuiglia , d in altro luogo di Spagna quat .intimili delle cole loro.anzi di barattarui ciò che effi hanno. Et certo che fenza confido rare :>■ •: •'ti, '■*' ,„/"?. n '&$>, ri ÌS-m ; ■:> 'v-Y ; *► •■ S*3 "■ì ♦ **t'" ,1, DELL'HISTORIA rare più auanti.quefta pare vna cofa di molto vtile,fe détro le noftre cafe pero quelli tali ba- ] ratti,cV cambi fi faceffero.Ma chi l'intende , come fi dee intendere, cV vede doue noi andia- mo a farlijCV con quanti trauagli,eV pericoli ronde la metà di color, che vi vanno,non ne ri tornano con la vita,d'aìtra forte ne ragiona,cY altro penfìero vi haura , hauedo a difporrela perfona (ita in cofi fatto effercitio.Et piaceffe à Dio,che fé riaffecuraffe l'anima , perche l'in- tendone di tutti quelli,che vanno à barattare, non è" la medefima* Lafciando adunche que fio da parte,cY ritornando alla proporla materia,dico che quado la Fortuna giunge alla por ta,chiama OC infta anco per effere intefa,cY chi non ne è degno, le eh iude l'orecchie, &C g fua ignorantianonl'afcolta,nè la raccoglieva paffa di lungo, come a punto accadetteàquefto Capitano Giouan di Grigialua, che non volle credere à niuno di quanti li conlìgliauano, che fi fermarle 8>C faceffe popolo in quefta terra, cY mandaffe à chiedere più gctea s Diego Ve Jafco,cV a farli tutto quello fucceffo intédere.Tutti coloro, che erano feco,ne lo pregauano, gliele ricordauano,li diceuano,che erano tutti felici fé iui reftauano. Ma perche quefta buo na vetura ii ferbaua per altri,fatti quefti barrata, cY cambi.che fi fono detti,il Capitano Gri- gialua mando ali'lfola Fernandina il Capitano Pietro d'Aluardo in quella Carauella,che ha uea bifogno di raconciarfi,cV con lui cinquanta huomini di quella armata cofi di quelli, che infermi itauano,come di quelli,che bifognauano g condurre il vaflello.Et di più delle gioie 8C oro,che mando, vi mando' anco l'Indiana garzonetta,che gli era fiata da quel vecchio Ca ciche donata 8 , con particulare relatione al Capitan Diego Velafco , per cui ordine, cV a cui fpefe s'era quefta armata fatta,di quanto in quel viaggio era fino à quella hora fucceffo. Nel medeiimo tempo,che il Capitano Aluardo fece vela per l'ifola di Cuba,il Capitan Grigial- ua con gli altri vaffelli parti da quel luogo,cV corteggiando nauigoVerfo Occidente per ve- dere fé quella era terra ferma.Etandado alla vela viddero certi popoli, dC terre,che affai gran di pareuano,cV le fue cafe biancheggiauano* A quefto modo andarono quattro dì fino alli zS di Giugno,che il Pilotto maggiore difse al capitano come gli haueua più volte detto, che quella era terra ferma,cV che ogni hora più vi fi còfermaua, cV che per ciò vi fi fpendeua il tempo indarno, cV le nauiandauano molto cariche di gente cVdi vettouaglie,8t"chepoi che n'hauea già tolto il pofsefso,cV fatto quello,che fare vi doueua,cY che no andaua più per aggirare Ifole,ma per difeoprire nuoue terre: li per quefto,come pche le corréti erano gran- di,cV poteuano nel ritorno pericolare, li parea che fi fofsero douuti ritornare a cercaredella ifola di Cuba,£t* d'altre ifole, (e ritrouare le poteuano , cV prenderne pofsefsione , tanto più che l'inuerno venia loro fopra,cV era molto pericolofo il nauigare in que' luoghi in fimili te pi,perche haurebbe potuto facilmete fuccedere loro di perdere i vafselli,cY le perfone in ma re.Parendo al Capitano di douere feguire il parere del Pilotto maggiore, difse, che poi che cofi li pareua più fecuro,volgefse à dietro * Et coii voltarono le prode , &T fé ne ritornarono per la medefima cofhera à dietro,onde venuti erano. Ma vfeirono loro fopra dalia medefi- ma riuiera da quattordici ò quindici Canoe da guerra con molti Indiani fopra armati di ro- telle,^ d'archi,cV freccie,afsai buona gente , cV con animo di combattere le naui de' noftri» Ma ne fuccedette quello,che nel Capitolo feguente fi dirà* Come le tre Carauelle del Capitan Grigialua furono afìalitc da quattordici , è quindici Canoe d'lndidni,& della battaglia , che fecero , (J7* come poi i nojirifmontarono nel porto di Santo sintomo per acconciare la Capitana, & "Vi ritrouarono certi Indiani di poca età morti. Cap, XV IL Le quattordeci,d quindici Canoe d'Indiani animofaméte andarono a s ritrouare le tre Ca rauelle noftre,cV fi ftrinfero con loro tirando molte treccie , fenza hauere riguardo alcuno, che loro fegni di pace {i facefsero Jl Capitano,che vidde quefto fece loro tirare alcuni tiri di artiglieria,8t" i baleftrieri,cV feoppettieri fecero medefimamete l'ufìcio loro, cV ammazzerò no alcuni Indiani. Allhora le Canoe co molta fretta voltarono à dietro fuggédo alla volta di terra.Le Carauelle feguirono il viaggio loro alla volta di Leuate cofteggiado fempre,fin che fi fermarono(comeiPilottidiceuano) io d ìz leghe prima che giungefsero al fiume di Grigtalua,cV iui alli 9 di Luglio forfero: ma non poterono montare fu per Io fiume, per ca gione della corrente,cV del tempo contraricene era. Onde fletterò quiui fino alla domeni- ca, vndici di Luglio^che la mattina deliberaronodi tornare a dietro à cercare dell'acqua,che loro DELL'INDIE LIBRO XVII, Ipr loro mancali-!. Si ritornarono adunche quindici Ieghei dietro in vn fiume, doue il lunedi entrarono,**: vi ritrouarono porto, benché alla foce alcune feccagne vi foffero Nell'una dC nell'altra ripa di qucfto fiume erano molti alberi di vari] fruttici li viddero per lo bofeo che mi era,alcuni porci A ccrui A lepori.Et chiamarono qucfto Porto Santo Antonio Viftet tero tre giorni prendendo acqua A appettando il tcnipo.Ec in quefto mezzo vennero alca ni Indiani difarmati A portarono quattro picciole aloe , d azze in due volte doro baffo mi fchiato co rame.Per le quali diedero loro i noftri certe filze di pater noftri di vetro AUi té di Luglio poi fecero vela le tre CarauelleA vfei dal fiume la minore prima. Apprcflo poi la Capitana,laquale erro il Canale, & diedemoki colpi in terra in quelle feccagne* onde fi vid de m molto pericolo A con trauaglio vici nel mare faccendo molta acqua, li perchefufor- zara a tornarli nel medefimo Porto,che già non ftaua tal da potere nauigare,per alleggerir- la pofero fu le barchette parte delle gemi,iaquale fmontata a terra prefso alla foce del fiume ritornarono le barche ad aiutare la Capitana . Ma in quello mezzo , che que' pochi chriftia ni hauano m terra, venero dall'altra parte del fiume alcuni Indiani , che vn picciolo [quadro ne fatto naueuano,perche poco più di veti poteuano efsere. Allhora co parere di tutti anda rono per la ripa . m iu quattro di que noftri,che ftauano in terra, col ProueditoreFracefco di E ignalaia. fct il fermarono dirimpetto à quelli Indiani 5 doue era il fiume più (fretto per ve aere di potere meglio imédere,che gente fòfse quella,et che facefsero,tre d quattro di quelli Indiani pausarono all'hora fopra vna Canoa il fiume. I noftri , che ftauano in terra prefso la foce del fiume,andarono tutti doue i quattro loro cópagni erano,per fapere che cofa coloro /olefsero cV ntrouarono,che haueuano quelli Indiani loro dato 3% azze,d afeie picciole co me quelle,che fi fono dette di fopra, & pofte tutte nelle loro nafte , cV certe manie grofse di rottone di poco prezzo A vna tazzetta medefimamente lauorata,d'oro, cV vn aluaretto di aro lauorato A' vn pomo di metallo fatto à modo d'un guaiabo. Difsero que quattro chri ìiani a copagm loro,che effi haueuano veduto fare molti atti a gl'Indiani , che ftauano dal- ai tra parte del fìume,cioè che andauano da vn capo all'altro della piaggia A che vn di loro ^feiua dalla com pagnia A giunto all'acqua ftendea le braccia A faceua legni co' ougni chiù 1 verfo doue effi ftauano A' verfo i compagni loro fteffi A verfo le naui A che ponea le ma il nell arena A poi ntornaua doue erano i iuoi compagni, i quali s'afsettauano tutti cV poi « ntornauano ad alzare fu A andauano intorno in cerchio A pafsaua auanteA portauano ma certa cofa inuolta in vn gran fagotto,iìquale haueuano finalmente fotto terra pofto Et ne haueuano veduto loro fare quefto tre volte , cV non haueuano potuto difeernére ne fa- iere,che cofa fatta s'hauefsero, dC che date loro le azze con quelle altre cofe, che fi fono def- ilé ne erano tutti andati via,che non erano più comparirlo quefto mezzo la Capitana eri ro co 1 altre Carauellc nel pono.Et in quefto di ftefso s'auidero , che li duo interpreti Giù- ano A Pero barba fi erano andati via.Sorti che furono i vafselli , faltd in terra il Capitano mazi alquale portarono le azze con l'altre cofe, che fi fono dette , cY difsongli tutto quel- >,cne palsato era. 11 Capitano fece pefare quelle azze con l'altre quattro di prima cV pefa duo tutte il pelo di i% 9 à caglimi , cV più , cV la tazzetta con 1 aluaretto , d bozola , pesd ucllo,che _zz caftighani pefarebbono. I noftri drizzarono qui in terra prefso al Porto èli HoggiametiAnorefto nelle Carauelleniuno/enòque'poch^chebifognau^chepguar arie vi fofsero. Il Capitano fece andare vn bado A leggere certi fuoi ordini, perche ninno V 1 r r lte t c ? to t vrciff c J nefiparlafiedidouerefàrcitóza&popoloinquc , -luochi,nechc tacdse Ira h f uoilega,ne vnione,ne monopolio,ne vi R trattafse cofa cètra quello,che efso omadauaA ordinaua.Et fece egli quefto,perche s'accorfe, che fi mormorai» di lui, cV ha- euanoifuoigravogliadifarequiuiilpopoIoAreftareadhabitareinque'luoghu Lado iemca,che erano sdii iS di Luglio, vdita la mefsa,in prefenza di tutti furono Ietti cV publi- m,i iopra detti ordini. Il lunedi venero fopra vna Canoa certi Indiani co vn prìcipale , che )r ° y^SKfW* ^accenno di volere da parte parlare al capo de noftri. Il Capitano vi landò il 1 hefonortfl Proueditore A Io Scriuano con altri duo gentiThuomini,perche ve z sero 1 quello,che coloro voleuano.Coloro portarono alcune pigneA mamei, cY galline dpaeleAaccennauanodidouereportareancodeiroro.Inoftri diedero a loro vnfaiodi Mori a quarti di pano grofso A vna camicia A vn paio di fcarpe di cordelle A certe fcarpe a doneA vna berretta A vn paio di forfici,et alcune filze di pater noftri di vetro di colori ietmtopoteavalerevnpaiodiducati 5 dpocopiUt L'indiano principale fiveftMacami ,| 'r ; "' 7 ■' W'* ' ■■::*■■■ ''iiì'V.' 1 !". 1 ' •< i/i ''' :] '' 'it'rt : : ! :é\ m ftitt'itó» !lf , ■ |ìf ,, :SI*i;ì S/N,;4;*«l i i DELL'HISTORIA cta,c¥ il faio, & fi pofe la berrettai col maggior piacere del mondo fi parti con gli altri fuoi dicendo di volere ritornare con oro» Alli zi di Luglio vennero certi altri Indiani, espor- tarono al Capitano due picciole azze, come quelle dette di fopra, che pefarono il pefo, che fanno 148 caftigliani,ft: vna tazza di pietre fine,fra le quale ve ne erano otto paonazze,et X5 d'altre forti, cV no pater noftri d'oro voti di dentro,cY 19 pater noftri come di (lagno, &C vna tazzetta,come falera,che peso' quattro caftigliani , ÒV più: in cambio delle quali cofe furono lor dati certi pater noftrelli cV ciancicene in Europa no valeuano più che lei o fette giulfj.Vn marinaio porto' vna picciola azza,come quelle,che n fono dette di fopra,cY pefo quanto pelano 59 caftigliani,cV diffe, che vn fuo Indiano l'haueua hauuta. Quello fteffo di venendo da pefeare dall'altra bandadel fiume alcuni compagni delle Carauelle , portarono dauanti al Capitano certe tenagliuole,come quelle,che foghono vfare le donne in pelarfì le: ciglia.cY vna fonaglia fatta con certe alette, cV vna tefta di Cerni , cV due aquile con tre pen- denti per vna,& vn'altra fonaglia,minore della già detta di fopra,èY vn cannello.come vna tefta,cY tutte quelle cofe erano d'oro, S>C pefarono tutte,noue cailigliani,et vn ducato.Et dif fero cofloro,che preifo al fiume in certa arena haueuano ritrouato dentro vn foffo couerto di terra,cV con certi cardi fopra,tre perfone fotterrate di pochi giorni, lequali italiano fcan- nate,cV aperte nel petto al diritto del cuore , doue haueuano quelli pezzi d'oro ritrouati, dC che haueuano con quelli morti lafciato vn Cernia Idolo di metallo, che vi era. Il Capitano alìhora vi fece tofto panare alcuni foldati con vn Scriuano,perche mirallero bene , cV vedef fero m che modo cV forma que' defunti fteuero,per potere migliore relatione fare.Paffati co loro dall'altra parte del fiume ritrouarono li tre morti , l'un de quali parea , che folle di 13 o' 14 anni,gli altri duo di cinque o' fd } 3C tutti fcannati,cV aperti nel petto,cY polli in vn follo, SC couerti d'arena con alcune tune o' cardi di fopra.Et flauano à punto in quel luogo, doue i quattro noftri chrifliani haueuano quelli Indiani veduti , da quali hauuto haueuano le 5Z azze con quelle altre cofe,che fi fono dette di fopra , cV i quali haueuano quelli tati atti fattn Onde i morti flauano cofi frefchi,che bé Ù conoièeua,che il venerdì palfato erano itati mor- ti o'facrifìcati,quando fi diife,che le tre Carauelle in quel Porto entrarono* Tutti gl'India- iii,che erano venuti in quella coitiera a vedere i chriftiani,o' à contrattare con loro,portaua no l'orecchie tagliate,o' per dir meglio, frappate, cV verfando fangtie per lo vifo. Ma quella C cofa comune nella nuoua Spagna,eV in altri luoghi di terra ferma, come più à lungo lì di- rà nella feconda parte di quella generale hiitoria dell'Indie. Et ritornado al propofi to dico, che i noitrijche andarono a vedere quelli Indiani defunti,non Ù feppero rifoluere , fé erano huomini,o' donne, perche li ritrouarono guaiti, cY puzzolenti molto, cV perciò' non li ca- carono dal foftòjdoue erano,ma li difeoprirono folamete , cY li fuolfero da quella inuoglia, nella quale inuolti flauano: OC cofi li lafciarono.Ma ben fi dee credere,che fé più oro feco ha liuto hauefTero,ancor che affai più puzzati foffero , non fi farebbono i noftri rettati di pren derlo,fe ben gliele haueifero douuto cauare dallo ftomaco» Come il Capitan Grmalua parti con lefùe tre carauelle dat porto di Sant Antonio , &giunfe al Porto defiato,<& come ritrouò certi ldoli 3 cbefaceanfede deltabbomine^ noie peccato di que popoli. Cap, XV HI* Vfcirono a xo di Luglio le tre carauelle , che coduceua il Capitan Giouan di Grigialua dal fìume 3 8c" porto di Sàto Antonio: cY drizzarono i penello alla volta dell'Ifola di Cuba: Manauigaronofinoà 17 d'Agoflo con cotrario tempo: onde perche macaua lor l'acqua, deliberarono di volgerfi a cercare la terra ferma, cV prendere acqua, perche non haueuano, chebere,cVnonfapeuanodouefifteffero: Nauigando adunche verfo terra ferma giunfero in vn porto,che fra due terre fi faccua: OC era pofto fra porto defiato , e'1 fiume di Grigialua: Onde riche il Pilotto dille, che fra amedue quelle Ifole flaua , il Capitano il chiamo' il porto de termini. Qui li prefe acqua in certe lacune padulofeJBt in quella cótrada era gran caccia di lepori,cV e' vna delitiofa,cV bella terra. Mentre che qui fletterò i noftri a' prendere acqua, viddero attrauerfare ogni di Canoe alla vela con gente, che palfauano all'atra terra dell'itela ricca,o' di lucatan. Nella coitiera di qilo Porto,ben mezza legalugi di la', doue le Carauel le flauano forte,erano duo alberi folitari,cY vi doueuano effere Itati pofti à mano. Et fra lo- ro ad ogni u o' 1 5 paffi flaua vn Cemi,o' Idolo di creta,et vi fé ne cótarono,che ve ne erano ©'quattordici, DELL'INDIE LIBRO XV II. Is>s uolc da bMk , cV fi credette,che vi fteiTero,per farui i foffumign a gli Idoli, perche vi fi vede uà cenere dentrocY incendo certa maniera di refina , che fi foffe, che gl'Indiani per foffiv migarr vfano. I chriftiani^he in terra fmontarono per vederlo, differo hauere rmomto fra quelli Cerni oIdoh,due effigie dhuomini fatte di Copei (che e vn certo albero cofidetto) & 1 una caricata fopra 1 altra,in forma di quel nefando,* abhomineuole peccato fodomi. lieo A vn altra effigie di creta, che fi teneua con amendue le naui il fuo membro virile che com^circoncnoilteneua.Q^^ porla nelle cofe degne di memoria.Ma ho voluto farne métione, per più far chiara la colpa, per la qualeil grade Iddio qucftì ndiani caftiga,hauendol, già per tanti fecoli tolti dalgrem bodella fua mifericordia.Et perche ho nel fecondo libro di quefta prima parte detto che fua Maefta comada a tutti i fuoi gommatori,* vfficiali,che mi diano informatione vera delle rieghidiluineportaite(timonian za in lfpagna per dare nonna di quefto fuo difeoprimento i fua Maeftì Et quefto cofi ab> homineuole peccato fra quefta difgratiata generatione non è cofa, della q uale efli conto he ciano,o che non fi fappiarperche ne e molto più di quello , che dire fé ne può. Si che ritor-. nandoallhiftona,prefachehebberoracquavfcironoalli z 5 d'Agoftoda quefto portode termini eV namgando a 1 venticinque giunfero al Porto defiato della terra di lucatan doue fletterò duo giorni prédendoui del pecche ve ne ha molto,* fatandolo, per hauerne oro uigioneperloviaggio,chefaceuano. *" 4uerne P r ° Come partito dal Porto de fiato ti Capitano Grigtalud andò in Ciampoton& di meliche qui *Ù attenne & poi anco apprefio,fin che ali' 'ifoU di Cubagmnfe, Cap, XIX. Vkitz l'armata dal Porto defiato nauigd la coftiera di Iucatan,p effere al popolo di Ciam pò ton,doue gl'Indiani nel primo difeoprimento ammazzarono venti cY tanti chriftiani al Capiran Francefco Hernandes di Cordoua,cV molti più ne li ferirono. Haueua già il Capi tan Gngialua fattf certi ordinane volea,che i fuoi con gl'Indiani oiTeruarTero,proponendo grani pene a chi orTefìA oltraggiati gli haueffe. Et gli hauea già loro fatti notificrae nel prò pno Porto defiato,che e da r 5 leghelunghi da Ciampoton: à vifta del qual popolo giufero il primo di Settembre,* la Carauella Capitana forfè due leghe in mare con tre braccia d'ac qua.L altra Carauella,che era più picciola,forfe vna lega da terra,la terza,che era la minore, &: leccarcelo che non reftaffero ivaffelli in fecco , d correffero rifehio per tempo contrario. U Capitano fece que di fteflc jpaffare parte della genteal vaffello minoiche più preffo ter. ra ftaua )P er potere faltare fui lito al quarto dell'alba fenza fcandalo,ne pericolo.Fra la Cara> iielta minore,e 1 lito quafi nel mezzo era vna Ifoletta, nella quale era vn fcoglio d balza, fo~ pra la quale fi vedeua vna cafa bianca,^ maniera di fortezza d di cartello. Clelia notte dalla Carauella P icciolafivd t ,comeiuieranoIndianiAfifaceuanoleguardie^ buri cV ftauano vigilanti. Al quarto dell'alba innanzigiorno giunfe il Capitano còledue iosamdedeffereftatofcoumofipentidefouianàto,^^^ d\?w" r , n V ?rT n °* eff r 5 qU1 ' t r ™ toM * P oi che vi fì ritrouau^delibefd d'andare ^,3T C> qUe p0d Jr baIeft » eri >& feoppettieri, cheiui erano. Onde gene prima che eiecondebarcategiungeffero,^ K)le vna Canoa a fondo, cV ammazzo Vno d duo Indiani, cV li fece n ®é meglio xhe di paf ritomarea dietro ^DaqueftaKoletta fi vedeua il popolo ,6^ terra di CiampLndS a la m^r^ J e if facCHan ?S afl m ° ftra di voIerc comba "^- La terra è poco lontani lana manna,* dalia FnedibalTovicorrevnfi'ume,perloqu a I e polTonovfcir e mmarek Canoe, 1 \ ih-: i' ■.»' '.i /■'•ci,. È m *# ;'i»'„ ■■•:', li , fui ri.,'" RI, , i ' ■ ■ ■ $5 > i e» DELL'HISTORIA canoe, & circodare da dietro quelli, che dal mare faltaffero in terra * Il Capitano, che vedeua ] quanto era pericolofo lo fmontare de noftri lui lito, volfe intendere il parere di coloniche Jeco erano,doppo d'hauere loro detto gli inconuenienti,che li parea che per quefta via s'in- correffero.Rifpofero alcuni,che a loro quello fteffo pareua, cioè che non hauelTero douuto fmontare,ma ritornarli in naue. Altri diceuano il contrario,cioè che doueuano fmontare in terra. Altri dìceuano,che efìì erano per fare quello, che il Capitano loro comadaffe. Et egli, che quello vidde,diffe,che voleua fmontare,ma che n' ferbaffero gli ordini, che haueua à tut ti fatti intendere,^ li fece in quella Ifoletta leggere vn'altra volta di nuouo. Allhora la mag- gior parte differo,che non pareualor bene con qucfte conditioni fmontare, ne fapeuano d vedeuano a che effetto fodero douuti fmontare,poi che coli loro fi legauano le mani.Si che non voleuano altramente andarui: cY fé pure andare vi conueniua , non voleuano ordineal cuno ferbare,ma vendicare i chriftiani già morti al Capitan Fracefco Hernandes , cV attacca re fuoco a quella terra,& darle vn caftigo,che fé ne ricordaife per fempre:perche penfauano nonlafciaruihuomo in vita , fé poteuano tanto. Conofcendo il Capitano quefta volunta de fuoi,& che non haurebbe potuto frenarli , fé incominciato haueffero , diede ordine, che fi ritornaffero ad imbarcare tutti.Et coir fi fece: 3^ eflb fi reftd nella Ifoletta per andarne con le vltime barcate» Gl'indiani veggédoli andar via,fi poneuano fino al petto nell'acqua con lor archi in mano : OC alzando gran gridi fi moftrauano fieri , cV tirauano le lor frezze il più che poteuano,con gran ferocità cY ardire. Ma perche ladifpotionedel luogo non era tale, ne la volontà del Capitano era d'afpettare,né di fermarli , quando furono tutti imbarcati fe- cero vela a 3 di Settébre il venerdì': OC la domenica à fera poi giunfero à vifta del popolo di Iazaro,doue deliberanno di prédere acqua: perche neftauano in neceffità, dC la riuiera,che fe^uiua appreffo,non era fiata feo uerta : OC non erano certi , fé vi haueffero douuto acqua ri- trouare.Fece adunche il Capitano fmontare in terra vna parte della gente co quattro tiri di' poluere,cY co li baleftrieri,& fcoppettieri,ftando le carauelle forte mezza lega in mare ♦ Si fé cero tofto innanzi alcuni Indiani fenza arme , che col dito accennauano doue l'acqua f offe: Et quando i noftri iui giunti erano , coloro più auanti col dito moftrauan,che l'acqua foffe: Giunti anco doue la feconda volta accennato haueuano , diceuano che l'acqua più auanti ftaua : Et giunti iui , non ve la ritrouarono , anzi fi ritrouarono nel mezzo d'un aguaito: perche vìcirono da vna imbofeata più di 30 Indiani co le lor freccie 3 rotelle,c\: lancie, cV be- ne armati à l'ufanza loro,cY cominciarono à trar le lor freccie, di voleuano prendere in mez zo, dC circondare i noftri,* quali allhora tirarono due d tre tiri d^artigliaria : Et gl'Indiani fé ben fuggiuano,ritornauano nódimeno poi dietro à chriftiani co fé lor freccie,i noftri che in cannati ii viddero,fe ne ritornarono al lito verfo le barche loro* Quado il Capitan Giouan di Grigialua vidde da fu le naui ritornare a quel modo i noftri a dietro,fmóto tofto col refto delie géti:Et mentre che egli fmòtaua, tirarono i chriftiani vn'altra volta l'artigliaria, cV cofi gl'Indiani celiarono, cY nò s'appreffarono tanto : dC cofi il Capitano hebbe tépo di giunge- re con tutti glialtri,cY dormì quella notte in terra.Et il dì feguente fletterò medefimamente à quel modo: cY il terzo dì anco : dC prefero tutta l'acqua , che volfero , cV la pofero in naue; Vi pofero anco del Mahiz,che prefero dal campo , doue ne era gran copia , accio che fé per difgratiafoffero lor l'altre vittouaglie mancate,haueffero hauuto doue ricuperaci fin che a Cuba giungeffero: che già in effetto poca prouigione loro reftata era. Montati fu le carauel le tutti i nofìri,à gli 8 di Settébre fecero vela da quel luogo: ma perche no haueuano iltem pò buono,s'andauano le carauelle temporizzando , cYritornauano à dare la volta in terra: cY à quello modo andarono volteggialo fino à gli vndici di Settembre , che al porre del So le viddero vna terra noua,come feccagne : onde perche era già tardi , cY l'aere fi faceua ofcu> ro,s'all5tanaronodaquelluogo:cY volteggiarono lanotte la volta di mare. La mattmafe guente,che era dominica,ritornarono verfo quella terra , per vedere, che cofaera:cY non vi viddero altro , cheqlle feccagne:onde il pilotto maggiore diffe,che quelli doueuano eflere fortieri,cY fcogli fotto acqua di qualche Ifola noua,che iui preffo effere doueua.Et poi che le feccagne ftauano di trauerfo al viaggio loro 5 bifognd che ritornaffero andare la volta vedo Iucatan: pche no poteuano indi panare auanti: 6c fi ritornarono fino à vifta della cofliera di Iucatan,cY s'accollarono à terra più fu del fiume , che chiamano delli lacerti , doue dicono il Palmaro:cYindicofteggiandol'ifolafeguirono il camin loro fino a zi di Settébre: Statura uerfarono da vna terra chiamata Comi(fecondo che gl'Indiani differo) percioche hauendo poca DELL'INDIE LIBRO XVII. Ip? •oca acqua deliberarono d'attrauerfare al dritto la volta di Cuba, rimettendofì del tutto nel i volontà di Dioiche il Itepo non era buonore fperauano,che fi douefle di corto conda r.Nauigando adunque a qfto modo alli z 9 di Settembrine fu il dì di Santo Angelo heb erolamattmaaviftallfoladi^ guente giunfero preflo terra dirimpetto al porto di Carenas: Il Capitano per fapere fé era «unto a ialuamemo il Capitano A luarado,che hauea mandato inanzi,come tf detto fm5 >conalcum^^ trouochilidifìe cheli valTeod'Aluarado era giunto aYaluamento 3 anchor che coniai » trauagho.Egh fi flette quella no tte in terra,et volendo la mattina ritornare ad imbarcarli onyiddelecarauelle:8t pensò chela corretele haueiTetrafportate:Il E ehe entrato nelfuo indio con tutti i compagni, cheeran feco fmontati,tutto quel giorno,* la notte aWeffo ^«anKom V ^ 'aauelle:cVmtefocheno:me^^^ mbarcaronotutti:Maper^^ l a^ì O ^ g,a p ?r Zr0n ° h ° r ^ T Ieft ° Ca P°' h0ra * q ue "o 3 final lunedi, che era. quattro di Ottobre:EnICapitano, e chelagenteveniamoltoftanca,fecepredereilpor di Sciaruco, doue a pofta di Sole entrarono Jl d.Teguente fmontó tuttala gentein terra" ciafcunofenandochiaVna parte, chi ad vnaltra,faluo, che alcuni, che col Capitano^ rono^etsimbarcaronocoluinellacarauelIaminorechiamataSataMariadellirim-dn-et larononauigandoaIportodettoCipione,cVindiaqueldellaMatanza,doue a Vli oa ri € ÌT T$S% lir f b t at0a PP re ^ v, 'g iGreroduecaraudle 'Q« I '«^ouaronoIlCapita Chriftoforo d OIit,chehaueuagiaDiego Velafco mandato con vna naue fornita d&£ rmata,d artig iana,cY vittouaglie,a v cercare dell'armata del Capitan Grigialua : cV diceua re giunto all'lfola di Cozumel,cV hauerne prefo il poiTeffo,credendo che non foiTe fiata hora kouerta: et che haueua poi colmeggiata la terra di Iucatan dalla banda di Tramonta et che era giunto a vn porto,che fi faceua nel capo di quella contrada: che fecondo i pilo t di armata diceuano,doueua effere vn porto, che fta fra Iucata ifteffo, e'1 porto defiato • & nonhauendoritrouatoveftigio,nenouadeHarmata:&:medefimanienteperchehauea dute 1 anchore, & non hauea buoni capi , fé ne era ritornato all'lfola Fernandina & era uel porto dellaMatanzaottodiauantigiunto^Mennecheil Capitan Grigialuaftaua preparandoti per la partenza^^ iSanIacomo,doueDiegoVelafcoftaua,lifuprefentatavnaletteradi^ comandaua,cheilpiuprefto,chefofreftatopofribile,^^^ effedettoallegemifue cheperche effo poneuain puntoa^gran fretta vna armatane, ^areadimpopo lar e dC habitare quella terranoua ,che s'era fcouerta: chi vi foffe voluto ^fifoiTeinquelluogodouefimrouauano^eftati^fi^ lleaprenderh:chefarebbeftatoaiTaiprefto : cVchefarebbelorftatodafodaiStto! leiuinellefuepoiTeflioniteneu^quantolorofoiTeftatodibi^^ ^cheatuttiqu^^ >, Senne ancho a gli vfficiah di quella terra di San Chriftoforo, che faceffero a'eolom tndarevoIeuano,ognibuon trattamento. Etcofifi recarono iuialcuni afpettandoj Uidellanoua armata, per andare ad habitare,cV impopolar l'Ifola ricca, che e P Ia terra d tan:etalcunialm^neandarona^cafaIoroconpen^ n tJ^T f^Gngialuafi Par^ftoconglialtrifuoiCapitaniallavoltadellacitti ntlru a C f nd %^ aIh l\ d °" obre ««lene caraueIie,cYconluiparriancho potettero qualche dU giungerei San Iacomo,doue ritmarono Diego Velafco iiederoreIationediquantos'édetto,cheinqueftidifcoprimentiauenuto?ra wDìegoVeUfcomandòmher^oèfcoprimentoperfuo Capitano Fernando cortefe , che refìo Poi Governatore delknona Spagna:®* dellamorte delpottero Diego Velafco. CapJ XX. fiata alquanto lunga la relatione di qfto fecondo difeoprimento fatto dal Capitan Gio iiGrigi a l«agiacmadmoddlaTrinitaterradeirjfolaFernadina,m Viaggi voi?. hb nm % i',..' IL Jj' .. wi^in libili ; iii ' T I 1 ! ; iti Iti; i, ■ r _ - « I 1** ' DELL'HISTORIA JietiteDiego Velafco, alle cui fpefe fu fatta: Et perdo e cofa ragioneuole , che no gli fi tolg la lode, che egli ne merita,poi che il tépo cV la fortuna li tolfero gli altri premrj cV vtilità,ch effo di 'cofi fegnalato feruigio fperaua: perche egli(come è opinione di molti) vi fpefe più e cento mila casigliani :cV fu quefta imprefa cagione, che egli moriffe pouero, 8C difcótentc come apprelfo li dira\ Ma ritornando all'hiftoria dico,che ritornata che fu quella armata ; l'Ifola Fernandina, delibero' il Velafco di mandare in i Spagna vn fuo cappellano con qui le morire d'oro, che fi fono dette, tV con la relatione del viaggio, che haueua il Grigialua f; to, Quefto clerico giunfe in Barzellona il Maggio del feguente anno del 151 9 nel tépo et in quella città véne la nuoua , che era fiata fua Maeftà eletta in Re di Romani : cV in fatui Imperatore* Quefto clerico chiamato Benedetto Martino conobbi io bene:perche il pad con meco nel 1 5 x 4 in terra ferma , donde poi fé ne pafso all'Ifola di Cuba: & viddi molte < quelle moftre,cY cofe,delle quali fi è fatta mentione di fopra: et che il Velafco madaua al K noftro fignore,che per quefto fegnalato feruigio li diede il titolo d'Adelantado,e'l gouern di tutto quello,che haueadifeouerto: cV fi tene fua Maeftà ben feruita di lui, come era ragi ne SC li fece anco altre gratie,cV gratiofamente li fcritTe ringratiadolo di quelIo,che fatto h ueua et animandolo a continouare quel difeopriméto, come egli fteffo diceua di voler far e'i poneua tutta via in effètto: perche già haueua mandata vn'altra armata,per conuertire 1 le genti alla noftra fanta fede,et recarle ad obedientia di fua Maeftà,et porle fotto la fignot dC patrimonio della corona reale di Caftiglia.Et cofi fu in effetto,nche come ho detto,qu; do mado quel cappellano in i Spagna,hauea già vn'altra armata inuiata, della quale andò Capitano, et fuo luogotenente Fernado cortefe, al quale non torrd io la lode,che ei rnerit ma non approbo io già quello,che elfo et alcuni altri dicono,cioè che il cortefe et compag andafTero alle fpefe lor proprie: perche anchor che cofi foife(che io noi credo)ho io nódin no vedute fcritture & teftimoniali, che altramente dicono: et ho in poter mio vn tranfun della iftruttione,cY potere,che egli hebbe da Diego Velafco,pche in fuo nome andafte. I per quefto io quefta lode al Velafco,& non ad altrui attribuifco,hauédo egli dato princip a quanto poi della noua Spagna fuccedette,&: hauendo difcouerto quella parte di lei,che : detta,per più di 1 3 o leghe di coftiera: Ma il tutto fi riferirò alla buona fortuna di Fernan< cortefe,merce della difgratia di Diego Velafco caufata da qualche fuperna difpofitione. | gene è moltOjChc io odo dire quel prouerbio che dice, Et chi prende diletto de far frode,i fi dee lamentar,s'altrui l'ingannatdico, che fé Diego Velafco non fu cortefe co l' Almiran Diego colombo, in torli a fuo difpetto ti gouerno dell'Ifola di Cuba con le maniere & ar che vi tenne, non v(ó con lui più cortefìa poi Fernando Cortefe in torli il carico della no Spagnaio mi pare,che alcun di loro di do lodare fi debba, ne tengo per ben detto quell che ii legge,che foleua Giulio Cefare dire,chefe fi hanno à rompere le leggi, fi debbono pere folamen te,per hauere à regnare.perch e quefta mi pare più tofto parola di auido,eta ro, cV di perfona di poca confcientia,che di chi fi pofla l'huomo à niun conto fidare. Ma 1 può niuno fuggire qllo,che gli fta ordinato,et apperecchiato da Dio : et l'vfficio del mori fi è , che vn cacci dalla macchia il lepore, & vn'altro l'ammazzi: Et non fenza cagione di quel poeta Seraphino dell'Aquila in vn fuo fonetto,chi fparge il feme, et chi ricoglic il a to. Ora comunque quefto fi paflaffe, dico che Diego Velafco quandodeliberd di mand; Fernando Cortefe con l'altra armata , no haueua anchora hauuta noua alcuna di Giouan Grigialua , ne della carauella , che haueua mandata con Chriftoforo d'Olii a, cercarlo: VJ de nell'inftruttioni , che diede al Cortefe, caldamente gli ordind,etf incaricd,che il cercai cY che vedette medefimamen te doue foffe con l'altra carauella andato Chriftoioro d'Ol cY fi forzaffe di ricuperare ogni modo in Iucatan (zi Chriftiani,che vno Indiano diceua,c vi erano già reftati d'vna carauella, che s'era in quella coftiera perduta.Qucfto Indiano ci mato Melchior era ftato molto tempo co noftri: cY perciò il Velafco il mando con l'arma del Cortcfe,perche li feruiffe per interprete. Quefte inftruttioni,et ordini furono al Cort< dati dal Velafco nella città di San Iacomo dell'Ifola Fernandina affi z 3 d'Ottobre del 15 » dauanti ad Aionfo di Scalante notaio publico,cY del configlio di quella città. Pofta aduq quefta armata in punto di gente,d'arme,cY di vittouaglie Su d'ogni altra prouigione nec faria.paffd Fernando Cortefe alla noua Spagna con fette naui, éY tre Rrigantini,che il V< feo li diede.Ma l'anno feguente del 1 9 eflendofi il Cortefe infignoritó d'vna parte di tei £ erma,non fi curo più di Diego Velafco,che lo haueua màdato,ne péso di douerli al tran- * tedar ■Ti DELL'INDIE LIBRO XVI L I9 le dar conto diqueIlo,che fatto haueuarma madd ali Imperatore nofiro Canore vna relativo nedelIecofe,cheyedute&f^^ convnprefentearlamccodieoreaffaibelIeaVeder^ duo getih tal 1 vn chiamato Alonfo Fernades porto car?ero^ altro francSMon oannocheioallaterraferma^^ tuQuzdo Diego Velafco feppe quefto 3 mandd il Capuano Pamphilo di Narbaes c5 vnf 1 *a armata, riuocando quanta potete haueua data al Cortefe,cY chiamatolo ribeh^Quefto .apuano paffo m quelle contrade con la fua armata, cV fi fece di forte con buone S - 'Kfeingannare,chefife^^ ucauaxo vn occhio c^ acag« nequeftacofaalCortereperquelIo 3 chenefeguKp i A fi nftnnfe col vmcitorerilquale con quefte,et con l'altre geniche prima haueua con uMprefelagranci^ uel laprouincia etd Vngranftato^sYnfignonMellanouaSpagna mal fucceffo del Capitan Pamphilo, delibero di paffarui effo VperfonaS cofi SS ottonaui J &conbuonagentevimonto\cVnauigandogiun4vi^ ^SpagnajMapa-conf^ ^'^neritorno^ efa che fatta haueua. In quello mezzo da molte parti concordano genti al Cortefe ! ialedonauacortefcmente^tutti;&neeraperciodatuttiiTuoimo3toama fò mcomra odiato ilVelafco.Egiifucofifollecito,cVfeppecofibenne g ^ re nofiro mtefe quefte difcordie,fece in Valladolid alli a z d'Ottobre°del 1 5 ^TvnTDro QonecVordme 5 chepoi;cheperqueftediiferenties'eraribel^ ^moltifcandah ^ iella ttrra Fernando Cortefeftnchealtramenteordinaffe^ fi terminaiTero pergiura et jdefferonelconfe^ dalTe 3 nemaiidaffemquellacontradanèarmatanégentealcunafottocerrepene^ f™*°nenotm^ 1 femmentione^ellecofedella noua Spagna,ncl mefe di Maggio del 1 5 z 1 netti ci Iddi nlacomonell foIadiCuba. Qpjflofavn principio cV fine della rouina del Ve hlcoiù aleobedendoafua Maefta mandd nodimeno alla corte di Spagna vn caualiero fuo an i chiamato Manuele diRogiasà notificare cVdechiarare gli aSauij fuoi , Sedere iftmadiqueftotorto.EtpoianchoI'anno feguentedel 24 hauendo deliberalo S :ffomperfona^querelarfìdelCortefedauan^ )ffefpefe 3 chemquellaimprefafatte haueua, vi fi trapofe in mezzo quella che turale uefetermina,cheeMamorte:Etcofieiroforniigiornifuoiinfìem^ fuoi danari ancho che molti hauuti ne haueua : cY il Cortefe reftd fenza cZSm .nanelgouernodellanouaSpagna,cVricchiffirno:Madilui 5 cVdi die.Queito D ego Velafco fu vn di quelli pouerigentifh uomini, che pattarono àque* [fola Spagnuolanelfecondo viaggio del l'Ai mirante don Chriftoforo Colombo cY era imo a quello fiato che s'è detto, &aden%ericdiìffimo:&poimoricofipoW\^ domandato. Ma paliamo all'altre cofedell'hiftoria di quella Ifola di Cuba. ^Ihceffoddgou^nodeU'lfokFernandinaoppoUmortedelVdafco. Cap. XXL che il LÌ1n° a dÌ7 Pra COm (? afl ? f P^ffhe il Velafco moriffe, era fiato fcritto a fua Mae cheiiUcetiadoZuazoeu^ndonell'lfoIaFernandinagiudicehaueuafattemolteingm '*»& viera damatola Spagn^^^ Viaggi vol.3% bb i) auditori $ K M il '-..''fi'-!.-:. HIV'../,, I !i!fj i : ìli$ : i*' ri . •'»'■■'■ ,. HV ' ' ■ ■'.' ' n' i S ' IP ."Si"" : • il m ► ■ M,{j ; ì't .1 -I I '. ■ , | >l .«•'.'il < ' II» I . . A- \ i SI i" 1 filili DELL' HISTORIA auditori di quefla regia audientia, OC tolto quello vfficio al Zuazo l'haueua al Velafco rito nato* Fatto quefto l'Àlmirante fé ne ritorno co li duo auditori in quella citta di San Domi nico: et/il Zuazo lì reftd in Cuba alquanto disfauorito. Accadette pochi dì polche hauédc fua Maeftà prouifto Fracefco di Garai del gouerno di Panuco,cV del fiume delle Palme,ch( è ne confini della noua Spagna, coftui co vna grolla armata fì partì dall'Itala di lamaica pei andare ad impopolare quella contrada,cV giunto nel vltimo capo delPifola Fernandina fej pecche Fernando Cortefe haueua già occupata, cV incominciata ad habitare quella prouin cia,et che haueua fermo propofito di nò lalciarui entrare fé, ne altri» II perche coftui quiui i fermo', cV fcriife, 8C mando" à pregareil Licentiado Alonfo Zuazo,che volelfe panare nel! noua Spagna,cV negotiare quella cofa fra lui,e'l Cortefe,per effere elfo di amédue amico,e fare,che non haueffero à romperli infiemefinche fua Maeftà determinaffe dC prouedeffeq lo,che fuo feruigio foffeil Zuazo adunque partì per fare quefto effetto, ma n perde nell'Ili le de gli Alacrani,come nell'vltimo libro degli naufragi] fi dirà particu!armente,cV ne fcan pd con alcuni pochi miracolofamen te. In quel mezzo Francefco di Garaipaffdpur tutt via à quella prouincia,che ad impopolare andaua, dC che era (lata già dal Cortefe occupata ma gli fi perde l'armata, cY li furono morti alcuni de fuoi da gl'Indiani: dC alla fine non veg gendo a fatti fuoi rimedio fé n andò a Mefcico^doue il Cortefe ilaua,óY poco appreflo mo rìjCome più ampiamente fi dirà al fuo luogo, quando delle cofe della noua Spagna n' parie rà ♦ Doppo di tutte quelle cofe il Licentiado Zuazo giunto nella noua Spagna fu ben rac colto cYfauorito talmente dal Cortefe, chene fu fatto fuo luogo tenente cV giuftitiero maj giore,cV era elfo nella noua Spagna il tutto nelle cole della Giuftitia. Ma percheil Capitai Chriftoforo d'OIit, del quale fi farà più particulare mentione al iuo luogo,, s'era ribella to i\ certa parte di terra ferma , cY diftoltofi dall'amiftà 6V obedientia del Cortefe, che vel'bàueu mandato , andò il Cortefe ifteifo in perfona à cercarlo,lafciado certe potei là àgli vfficiali e fua Maeftà,perche in fua abfentia gouernaffero,et lafciando il Zuazo per la animimi irati» ne della giuftitia. Ma perche erano già andate in i Spagna molte finiftre informatom con tra il Zuazo,che i fuoi emuli mandati vi haueuano, fu prouifto con vna ceduia regia^che i Cortefe il mandarle prigione all'Ifola Fernandina à darui conto di fe:Ma quando quefta e dula giunfe,il Cortefe non vi era,che era già partito, onde venne in mano degli vfficiaii re grj,che ftauano già in due parti diuifi,et in difeordia quali di loro gouernare doueffero (pe che fi dicea,che il Cortefe era morto) Quella parte, nelle cui mani venne quefta ceduia, eh era quella,che più fauorità ftaua,prefe il Zuazo.Dicono alcuni, che quefta prigione non fi per virtù della ceduia regia,perche dicono,che non era anchora venuta,ma che fu per potè re più lenza impedimento effequire le loro contefe. Il mandarono adùque prigione in Ci ba à dare iui di le conto al Licentiado Giouanni Altamirano, che vi era à quefto effètto pa ticularmente andato* Diede il Zuazo ragione di fe,cY fi ritroud elfere fenza colpa di quai to gli apponeuano: Onde fu liberato OC alfolutOjcY dechiarato ancho per buon gouernato re,cV per perfona, che hauea ben feruito. 11 che quando fua Maeftà feppe, il fece vn de fuc auditori in quefta regia audientia , che in quefta città di San Domenico riiìede : &.' coli egl vi venne,cY vi efferato" il fuo vfficio, comehora vi efferata. Doppo di quefto il Licemiadi Altamirano fé ne paffd à Mefcico,6C Diego Velafco reftd nel fuo vfficio, come prima : pe che anchor che tutte quelle mutationi di gouerno fi faceffero nell'Ifola Fernandina^iem pr nondimeno era egli quel,che più in ogni altra cofa vi poteua,per effer Capitano,et coni pa titore degl'Indiani di quella Ifola:Ma come s'è detto nel precedente Capitolo , poch ì ai ap preffo, Iddio lo leud da quefta vita. Et tolto l'Almirate don Diego vi prouedettc di fuo lue gotenente per lo gouerno di Cuba vn gentii'huomo nato in Portiglio , cV cittadino di Sjr lacomo , chiamato Gonzalo di Gozman , ilquale in quello vfficio flette dal 1 5 z <> fino ali 153 z, che per ordine di fua Maeftà ne fu diftolto per vn tempo dal Licentiado Giouand Vadiglio,che era vno degli auditori di quefta regia audientia: Onde reftd.in Cuba per luo- gotenente del gouernatore in nome dell' Almirante don Luigi Colombo , vn gentii'huo- mo chiamato Manuele di Rogias perfona fauia, dC nobile,et nato in i Spagna neiia terra d: Collar. Ma ritorno poi nel medefimo gouerno cV vfficio il medefimo Gonzalo di Gos- man,in nome dell' Almirante don Luigi. Et quefto baili quanto al gouerno &C fucceiio de! k cofe delflfola Fernandina fino à l' vltimo del prefente anno deh 5 3 4 della fallite nollra. Della ; : iy. DELLA NATVRALE ET GENERALE HISTORIA dell'Indie, doue fi tratta delle cofe deU'Ifola di Iamaica, che hora di San Iacomo fi chiama, Libro decimo ottauo. IL PROEMIO. Velli,chefì fono occupati in fcnuere(come io horafaccio)etin darenotitiaal mondo d'alcune cofe naturali , cV non conofciute fé no col mezzo di coloro, che l'andarono inquisendo 6C cercado, fi fono fempre a molti pericoli efpoiìi fj potere vederle OC confiderarle,per che chi in limile imprefa fi pone.bifogna _ correre il mare, cV la terra,cV paffare per varie regioni cofi differen ti,com e e la latural compofitione degli elementi: et incorrere nelli tanti incóuenienti, che nella varietà li tante terre,cV di tanti mari n' troua forzatamente:come fono i differentiati cibi,cY acque, :he per tutto fi' trouano, con la varietà della difpofìtione deIl'aere,cY tèperamenti de bofchr! fc de piani, onde vanno coftoro,non fani,ne al propofito loro,fenza che non fono di poco nomento et pericolo i Tigri,i leoni,i ferpenti,&: altri tanti animali et occafìoni nociue 5 con Itre infinite difficulta,che non n potrebbono in cofi breui verfi ifprimere,Et anch or che di ofi fatti m'coli foffe effente colui , che in tale effercitio Ci pone, come potrebbe egli la ri'ngua le murmuratori fuggire? i quali fé beri parlan di quello,che non intendono : cV riprendono [uello,che non fanno,ne fare faprebbono,6V che male grafie rendono à chi ha lordato noti (a di quello,che non fapeuano,non per quefto reftano mai di mordere chi per ciò merita di fiere ringratiato,cV che non gli ofTende.Ritrouandomi io adunque in quefti trauagIi,cY ri réfioni,noreftero x già per quefto di fcriuerefenza timore alcuno, quello cheio ho veduto C intefo di quefte marauigliofe hiftorie cofi nuoue , cV cofi degne d'efiere vdite. Frettino ure le gèu vanea' lor pofta gli orecchi a i libri di Amadis,& di Spladiano,cV degli altri, che a loro dependono: che fono vna profapia tanto moltiplicata di fauoleggiamenti,che io ho jrto vergogna d'vdire, che in i Spagna tante vanita fi fcriuano,che hanno hormai fatte du ìenticare quelle de Greci.Mal fi ricorda chi fimili cofe fcriue o legge,delle parole euangeli ie,che ci infegnano, che il demonio è il padre della bugia: in tato che chi la ferme, viene-ad fere fuo figlio» Liberimi Iddio di cofi gra delitto,^ drizzi di forte la pena mia,che ferri pre nchor che il buon Itile mi manchi) habbia da dire, éY da fcriuerela verità,cV quello,che fia ruigio della verità ifteffa,che è Iddio,col cui fauore fon io giunto a quefto 1 8 Iibro,et fpero >fi continouare ne gli altri reftanti > no fidandomi nella eloquentia d ornamento di Itile (il le à fatto mi manca) ma appoggiandomi al bordone della medefìma verita\cV non dimen :andomidelcoftume,che tiene la volpe quando vuol paffare il gielo:perchequando nella racia, che e regione affai fredda, vuol paffare i fiumi, d le lacune gelate, cV vi va folamen te :r neceflì ta x del cibo, perche e N animai di fottile audito , prima che paiTi, pone fopra il gielo orecchie,et à quefto modo congiettura la groffezza del giaccio,et parendole fufrìcien te a v [tentarla, cV che poffa fenza pericolo andarui,vi va. A quefto modo io io,che non fi foni- ergeranno i miei libri,perche paffano per lo ponte della veriti,che e cofi forte 8>C potente, e fofterra,cV farà' perpetuele vigilie mie,poi che fono in gloria del creatore del tutto,a v cui ►n e v cofa alcuna im pofilbiIe,cV prima magheranno le lingue,che le fue marauiglie dicano materie , &C occafìoni di ringratiarlo Jo n on fcriuo per paffare quefti geli delli mormora- ti fenza propofito , ma per andar al pafcolo della obedientia,per fèruirne a Dio , cV al mio e,per cui ordinein quella materia mi occupo: cV perciò pefo di potere paffar ficuro cV fen calumnia,quanto al frutto dello fcriuerecofe certecV vere. Nel refto confeffo , che altrifa abbono meglio di me farlo,occupandouifi,et veggendole, non infin dalla Grecia, ne dal mk ó giardinerie alcuni fenttori fecondo i tempi hebbero,per fcriuere le loro compofi- ni ripofatamente,perche in fimili luoghi fruifeono i concenti degli ftudfj , & de gl'inge- i loro. Ma lecofe.che qui fi fcriuono, fi notano con molta fete, cY fame, dC ftanchezza, nellaguerra con gl'inimici-, cY nella pace contendendo con gli elementi, cY con mol- tiecenità cY pericoli , Se chi qui le fcriue , il fa, ferito fenza chirurgico, infermo fenza me- '0 ne ^medicine, morto di fame fenza hauere che mangiare , morto di fete fenza ritrouare Viaggi voi. 3 . bb ifj acqua I !* !jì";I:' mm ' '■ ;;» i : In-/ l.flrjj iìilé, :•■ '!".'■■>. ». . ^? r ^ * - 1 «Ili . 1 II ■•.ti-:'' \ X « • *'»■ ni 1 'VA ni Sfolli' , l I * v -. ! ■l'i > *" *"'' %È DELL'HISTORIA acqua da bere, fianco fenza potere ritrouare ripofo , bifognofp del veftire 8c" del calzare , & anelando à pie chi faprebbe ben caualcare vn cauallo,6V paffando molti 8C gran fiumi fenz; fapere notare J Ma a tutte quefte & altre infinite necefTita v fupplifce la clementia di Dio , & da induftria cV forza à bifognofi di potere col fuo fauore vfeirne , come per quelle hiftorif potrà ciafcunojche le legge, vedere* Et credami il lettore,che molti di quelli, che vanno pei quefti luoghi,cV hanno tutte quefte calamità ifperimentate,cV più ancho affai di quello,ch< s'è detto,faprebbono ben combattete con li turchi,et danzare con le dame quado bifognaf fe 3 dC farfì et nella guerra,cV nella pace honore: perche fé ben la necefìltà li conduce in queft efilf) à viuere fra gente feluaggia, quella fteffa li fa più degni d'altri,che più ricchi nacquero dC che viuoho a v gamba Uefa, nort fapendo già più , che gli altri della patria fua , eV ftando il molto ripofo fi danno ad intendere, che infin da i loro delicati letti apprendono quello, chi non fi può fé non trauagliando fapere, &Y fi fanno beffe di quelli, checome valorofì,cY pocc dati al guadagno , ne a (tare ballando nelle citta' , né padano in quefte peregrinationi la vit; loro* Ma lafciamo quello, cV parliamo all'Ifola di Iamaica, che hora i Chriftiani chiamane ài San lacomo, & che e vna dell'Ifole da Spagnuoli habitate: cV ne parleremo breue et fom maria mente quello , che farà al propofito della fua conquifta & fertilità, con l'altre cofe ap partenenti all'hiftoria di lei,con fuoi termini dC fito fecondo la vera Cofmographia, 8c" lari gion dell'altezza del polo* Bel primo difcoprimento dell' lfok di Iamakajhe hora di San lacomo la chiamano. Cap. 2» QVando l'Almirante don Chriftoforo Colombo ritorno di Spagna la feconda volt; in quefìa Ifola Spagnuola, vi fondo' la città d'Ifabella che fu nel i4Q>Et indi come ne "TecSclo libro s'è detto,fi partì con due carauelle a difeoprir l'Ifola di Iamaica menan do feco quelli caualieri cV gente,cheli parue.Et difeouerta quella Ifola vidde più ampiame te quella di Cuba, come s'è ancho detto di fopra* Ma perche nell'altre Ifole da noi deferiti- la prima cofa è fiata il dire i fuoi termini cV fito, non è bene che qui fi refti di profeguire qu fio ordine: Et per do dico,che dalla puta di San Michele,che alcuni inconfiderataméte chi mano il capo de Tiburoni, che è la parte più occidentale di quella Ifola SpagnuoIa,fmo ali prima parte delllfola di Iamaica fono z 5 leghe poco più o x meno. Sta quella Ifola di Iamai ca in 17 gradi dalla linea equino ttiale,cY è lunga da 5 5 leghe,cV quafi la metà larga: cV a qu fio modo la mifuranoi marinai*!,? genti di terra,che habi.tano nella medefima Ifola perche ancho in quello fteffo luogo ho voluto informarmene, mi dicono,che fia maggiore di que lo, che ho detto, perche affermano hauerla villa SC andata molte volte: éV la fanno 7 5, ó Se leghe lunga,cV 1 6, o v 1 7 larga: £V in 1 7 gradi dall'equinoitiak dalla parte di mezzo giorno cY in iS doue ella è più verio Tramontana polla* La punta di quella Ifola più orientale chi; mano il capo di Morante: onde partendo et corteggiando .dalla parte di mezzo di, verfo pc nente [i troua Mainoa,cV ki leghe appreffo,il porto del Iagijabo:onde fi va poi alla prouii eia d A'guaia : cV più giù poi ila la terra d'Oriftane et alla fine dv'H'Ifola è la pun ta del Negri! lo : Et di qua dando la volta per la banda di Tramotana fi va alla terra chiamata Siuiglia,chi è il principale popolo de Chriftiani in quella Ifola,nel cui mezzo e v quafi pollo: Corteggia do oltre poi fi troua vna Ifoletta picciola chiamata Melilla , doue Iranno li Carichi cY gl'In diani,che a inoftri feruono*Et più verfo oriéte {^i troua il porto chiamato Guaigata*Dalqu< le partendo cV cofteggiado oltre,fi va al porto d'Anton,che è buon porto di capace di mot ti vaffeliiJEt quella èia circonferentia di tutta l'Ifola,che potrà girare da 1 5 o leghe tutta. Dalla parte di mezzo giorno ha l'ifole di San Bernardo,cY la prouincia di Cartagena in tei ra ferma, dalla quale è da 1 z o leghe lontana* Dalla parte di Tramontana alHfoIa Fernanda na,cheal più vicino (che èia punta delli giardini) ne è Z5 leghe lontana. Dalla parte d'Oric te dal capo di Mortane fin al capo del Tiburone dell'Ifola Spagnuola, poffono effere da z 5 altre leghe,come di fopra ù' dirle. Et da ponente ha da 35 leghelungi l'ifole delli Lagarti,che chiamano: ma gche quefte lfole fono dishabitate dico che la terra ferma , che quefìa Ifola di Iamaica ha da ponente , OC quella del lucatan, cV che è più al porto dell'Afcenfione vicina. Et quefti fono i termini , cV i confini dell'Ifola di Iamaica chiamata hora di San lacomo , la> quale è molto fertile: Se vi fono quegli alberi,cV piante,et herbe,che fi fono detti effere nella Ifola Spagnuola: cV le genti fono della medefima maniera cV lingua,et vanno medefimame te ignude; di è terra copiofa di tutte le cofe,che nell'altre Ifole già dette fi trouano : et vi fono ricche DELL'INDIE LIBRO XVIII. , 9 6 'icche minere, benché no fé ne fia cauato molto oro, fi perche non viritrouarono le minere ino al 1 5 1 8, come perche vi mancarono le genti,che vi morirono,come nell'Itala Spagnuo a, cV per quelle fteffe occafioni,et per quelle peftifere callaccole,che chiamano, le cerimonie * matrimonrjA maniera di vita , cV l'arme de gl'Indiani di Iamaica con tutte l'altre cofe fo- io a punto,come in quella Ifola Spagnuola erano.Gli armenti vi fono copiofaméte crefeiu i coli di vacche,come di pecore,cY porche* caualli,che di Cartiglia vi fi coduffero,et fpecial nerite de norci,onde i bofehi di porci feluaggi fon pieni. Vi fono i pafcoli, cV Tacque perfet e: la terra e molto falubre,cV no cofi fenza bofehi, come hanno detto & ferino alcuni fenza rederla:perche nel vero vene fono molti, cV molti fiumi cV laghi cV di molti buoni pefei di utte le forte,che sé detto , che fiano nell'altre Ifole habitate da Chriftiani. Il maggior vtile, he i noftri ck' Iamaica cauano,fi è degli armenti degli animali,^ delle tele,& letti di cotone, •erche vi fé ne fa molto, cV buono. Vi nano fatto anche bene le cane del Zucchero, cY vi ha n buono ingegno, che vi fece l' Adelantado Fracefco di Garai , 8C hora e degli heredi fuof. primo gouernator, che pano à quefta Ifola di Iamaica, fu vn caualiero chiamato Giouan- i di Efchiuel, che paffoàquefte Indie col primo Almirantedon Chriftoforo Colombo, el fecondo viaggio del 1 49 3 JEt fu poi dal fecondo Almirante don Diego Colombo man ato con gente da quefta Ifola Spagnuola àconquiftare de porre in pace quella Ifola verfo i! ne del 1 5 o 0, cV vi fi porto da buon caualiero, perche la conquiftd,cY pacifico,^ la pofe fot ) l'obedientia della corona reale di Cartiglia , fi per forza d'arme , come R conueniua di fa- :,come benignamente co arte,fuggendo di verfare il fangue humano,come perfona zelar* :dd feruigio di Dio, et prudere in quel,che far in Ornile negocio fi doueua. Doppo la qual 5q uifta in capo del terzo anno ó poco più quefto capitano manco' : Onde il medefimo AI lirante do Diego vi mando" in fuo luogo vn'altro gentil'huomo chiamato Perea, ilquale vi t poco tempojperche ne fu rimoflb,cV vi fu mandato vn'altro gentiluomo di Burgos chia iato Camargo» Ritrouandofi in quefto ftato le cofe,andd in i Spagna Francefco di Garai gozile maggiore di quefta città,cY venne col Re Catholico don Fernando in quefta con- rntione di parure per metà l'vtile degli armenti cY dell'altre cofe, che il Re in quella Ifola »ueua,& il Garai vi poneua anche i fuoi. Et per quefto il Re ordino' a 1 Almiran te,che il fa fife fuo luogotenente in quella Ifola. L'Almirante il fece volentieri fi perche il Re il coma tua, come perche il Garai era fuo molto amico cY feruitore, éV accafato con vna fua paren- ti era degli antichi et primi habitatori nell'Indie, che con l' Almirante vecchio vi paflaro^ ) nel 14 o 3. Fatto quefto accordo cY compagnia fu in quel tempo fteffo mandato per the- riero della medefima Ifola Giouan di Mazzuolo , perche riceueffe per lo Re l'entrate cY 'tile,che per la fua metà li toccauano. Quefto difpuccio fi fece in Valladolit nel 1 5 1 3.D0D ) di quefto nel 1 5 1 Francefco di Garai mando in Barzellona à fua Maeftà vn fuo creato n'amato Giouan Lopes di Torralua con certe moftre d'oro, che no fé ne era prima in quel Ifola ritrouato. L'Imperatore fentendofi ben feruito del Garai il fece compartitore degli diani,cV fece il Torralua,cheera ftato il meflb,contatore dell'Ifola. Era ftato Francefco di arai prima in quefta Ifola Spagnuola perlafuainduftriacY ceruello vn ricco huomo,cY olto vtile à fé fteflb,et molto più fupoi con quefta compagnia,che col fìfeo regio fece: Ort ne nacque, che ritrouandofi affai profpero de beni,che dà la Fortuna, cY toglie, venne in aggiori defiderfj,che furono cagione della fua rouina,etmorte: che à quefto modo fegui. el 1 5 x 3 fece il Garai vna buona armata di naui cY di gente,et bene prouifta di quanto bifo ìaua, per parlare in terra ferma ad fare noua terra cV popolo preffo al fiume, che chiamano :lle Palme nella prouincia di Panuco: Nel che R diffe,che li fu affai contrario Fernado Cor fe,ilquale quando feppe,che l'Imperatore haueua fatto Francefco di Garai Adelantado et rematore di quella prouincia,ft moffe tofto,cY andò ad impopolarla,et farui vna terra: et jado poi il Garai vi palicene gl'Indiani,ne i chriftiani volfero a l'vfticio admetterio. Et di ino alcuni,che ciò £ arte del Cortefe auuenifle,anchor che egli fé ne ifcufaffe. In efletto tro indofi il Garai disbarattato fé n'andò nella città di Mefcico,doue fra pochi giorni mors, Si leeffèndo Francefco di Garai partito, reftd l'Ifola di Iamaica fono il gouerno dell'Alni ira don Diego,cV poi dell' Almirate don Luigi , cY de luogotenenti cY miniftri: perche nelle aatno Ifole,che fi fon dette,habitate da Chriftiani, cY in quella di Cubagua, del la qual ap- refio fi tratterà,ha l' Almirante iurifdittione,ma fono la fuperiorità pero della audiétia rea- OC cancelleria , che riCcdc in quefta citta di San Domenico ♦ Et quefto bafti quanto alla Viaggi volt 3 d « bb iiij con* <•*., ; .»' M 'li " • ; !:!, " m: ^. ii rr I I I ' ,<• 1. Mi . . CUS ".■ "1"''." -* m ,. .'Ih'. iSfclvi ,à... «i - «ri r'I'J , .' itìW,,'" .' :• •< ; ■' I ;(' • 1 ... ' • *•'.' '>j? : t 1 \ li" li' ; :i ÌÌ! ■ t ,i WJ 1 ; .-;:» ! '. DELL'HISTORIA conquida cYgouerno di Iamaica & delle fue genti. Vi fono in quella Ifola due terre piccioli habitate da chriftiani, la principale è chiamata Siuiglia, dC ftà dalla banda di Tramontana» L'altra fi chiama Oriftan , cV fta dalla parte di mezzo giorno. La chiefa principale fta in Si- viglia fotto titolo d'Abadia,cY ne tempi dietro hebbe buone entrate, quando il Cronifb Pietro Martire l'hebbe,cY vi fu Abbate: hora non frutta tanto : perche come s'è altroue det to , quefte nuoue delle ricchezze , che ogni di lì difeuoprono in terra ferma , hanno molte diminuito iì numero de gli habitatori di tutte quefte Ifole. Ma non giù per quefto merita d efiere pofta in oblio quefta di Iamaica, perche nel vero ella e affai buona SC fertile cV falubre dC di buone acque, 5C molte co-fé concorrono a farla ftimare,cY tenere per buona: perche h; buoni dC fteuri porti , cV belle Se gran pefcherie con tutto quello, che fi può defiderare nelli buone Prouincie dell'Indie . Maperche la perdita di Francefco di Garai , cV la fua rouina fi cofa molto notabile , cV fu effo vn de gli Adelantadi , che fotto quefto titolo fono infelice mente in quefte Indie morti , h dirà di lui più à lungo quando delle cofe della noua Spagn; fi tratterai perche non fa al propofito di quefta Ifola dirne più di quello , che fé ne e v detto,S che iui lafcid a gli heredifuoivna buona facuItacYvn buono ingegno da zuccari con altri cofe , fenza che in quefta città di San Domenico ancho haueua affai : ma egli affai più fpefi cV perde v , che non lafcid,per cagione di quella fua fpefa cV armata, con la quale imprefa per landò diuentare più ricco , impouerì , cV vi lafcid poi la vita con hauerui malfpefo il tempo «mangiato con amici ingrati la robba.Il che dourebbe effere vno effempio falutifero in tu ti coloro , che fanamente vorranno volgere gli occhi neli' Adelantado Francefco di Garai nell' Adelantado Diego Velafco, nell' Adelantado Giouan Ponze di Leon, & in altri Adi lantadi cV Capitani di quefti luoghi. Di alcune altre particularità dell 'ifola di Iamaica, & come oT Indiani Ji fogliano cacciando prendere le papere braue.. Cap, II. Delli riti cY Cerimonie de gl'Indiani dell'Ifola di San Iacomo non parlo altramente,per che come s'è già detto,del tutto ferbauano il coftume di quelli dell'Ifola d'Haiti, cY di Cuba Et a quel modo fteffo erano Idolatri,et in tutti quegli altri nefandi vitrj inuolti.il medefìme dico de gli animali, cY vccelIi,tY pefci,cY agricoìtura,cY monitioni per la vita,cY in tutte l'ai tre cofe,cY per quefto pernon efferemolefto al lettore,repIicando quello medefimo, ches'c altroue detto: non mi fermerò* altramente. Haueuano cV hanno quelle fteffe cafe Se" ftanze «cY arbori cY frutti, che fi fono di fopra detti effere nell'altre Ifole. Et perche nel 1 3 libro par> landò della maniera, che tengon in prendere li Manati,cY le teftudini col pefee riuerfo,qua to fi potrebbe qui dire,ne diffi,non torno a replicarlo altramente: quefto folo dico, che fono informato , che in quefta Ifola di Iamaica più che altroue,fi co tinoud già quefta nuoua ma^ niera di pefeare non veduta ne vdita mai fuori chein quefte Indie. Dicono ancho che gl'In' diani di Iamaica , d di San Iacomo furono gl'inuentori di quefta fottile cY piaceuole caccia, nella quale le papere braue prendono: che è di quefta forte. Nel tempo del paffaggio di el- iti vccelli,ne partano molte, cY groffe compagnie per quella Ifola, cV perche iui fono alcune lacune cY ftagni , quando fi pofano in terra per pafeere cV per ripofarfi , preffo a quefti laghi s'impongono. Gl'Indiani, che iui preffo viuono,gettano nell'acqua certe gran cocoze vote di dentro,cY tonde, che vanno alquanti giorni fopra l'acqua,cY il vento le porta hora a v que- fta parte, hora a quella, cY le conduce preffo la terra. Le papere da principio fé ne fcandaliz zano , 8£ s'alzano, dC s'allontanano dalle cocozze veggendole mouere. Ma quando poi fi accorgono,che da quel moto non ne viene loro dano alcuno, s'alTicurano à poco à poco, et di giorno in giorno vi fi dimenticano cV in tanta fecurtà ne vengono, che molte di loro fi ar rifehiano di montarui fufo. Et a quefto modo vi vanno notando hora a quefta parte,hora à quella, fecondo che il vento cY l'aere moue quelle cocozze. Quando gl'Indiani veggono, che le papere vi fi fiano bene alTicurate cY. domefticate,fenza punto fpauentarfi di quel mo- tore ne va il cacciatore^ pone tutta la tefta détro vna cocozza vota, come quelle, che vano notando per l'acqua, cY fi cala quefta cocozza giù fino alle fpalle, cY effo fi pone con tutto il refto della perfona détro dell'acqua,cY per vn picciolo buco,che ha fatto nella fua cocozza, al dritto de gli occhi,mira doue le papere niano,cY cofi fi va à porre loro da preffo,cY alcuna tofto fu la tefta li monta. Egli quado fé ne accorge,pian piano fi feofta da quel luogo 3 et no* 2 tando DELL' INDIE LIBRO XIX, è tando ancho, fé vuole, fenza eiTereintefo neda quella , che haful capo , ne dall'altre: perche queftilndmnifonopmattialnotarediquelIochepolTahuomope^ fi vede alquanto dall altre papere fcoftato , cYlipare che fla tempo caua h manrC a?» M modo rnornaaprendere dellaltre. Etper quefta v.a„eprédonogn„dia„,graTq^„T «a, Soghono,ancho fenza ìfcoftarfi a tramente, tofto che fé la (enmnT. i„ ,.n, „ i ^ . ntI t oracq 8 uaAle g arlelaalla^ che fiano andate fotto acqua per prendere qualche pefee. Parlando io per quella Ifola man giai alcuna di quelle papere cofi prefe cV fono vn buon cibo. Sono picciole cV bianche cV nel tempo del paffaggio loro fé ne vede vna copia infinita, & ne gli al tri tempi delfanno fe ne ntrouano ancho alcune. Le prendono anco alcuna volta di quefto altro modo che fin diano cacciatore s auolgc gioito la tefta di frafche cV frondi verdi d'alberi ,&s'accofta no an doaHaripadella lacuna ^oue le papere ftanno: onde alcuna di loro va a montar tofto^ 3 a i*t C a C ddh § hlra f ? dd cac 5J atore ^redendo che fia qualche cefpaverdeTiracaua ^LJndianotofochehfa^ che con le cocozze fanno, n ^ujcicueno, ComeilLicmtiadoGtlGon^desVauikdndòìfwdic^ per ordine di fuu Mueftà. Cab. m. Nel 1553 giunfeàquefta citta di San Domenico vncauaIieroIitterafnm*r.,v. t~t ^ ; cV chiamato il Licentiado Gii Gonzales Danila , perfona dSre è fmerl?Jf % eragiaftatoperordinedifua Maeitó col Capitano Diego dS^SKSSS?' Maragnon chee^ o,cY il medefimo Capitano Diego ritornando dopo quefti trauagli in Ifpagna } mSm a re^pervfciredalmondocongIialtrifuoi 3 comepiudilun g onelh [toriafidira.b^uellipochi,chefcam P arono/iritiraron^^ ìdunquem quefta citta quefto caualiero, che io diceua il auale niTo1I.C™« rt a^a 7 . ilLuogotenentearglialtrivfficiali.cheperl'AlmiranteDonl^n^, rv.™, £ cr "? d,care .anLopesd.TomluatpereheCdieeua.ehegrabifognonehaueuano.&perrirfoMae h.cheneeraftato mformato.vimandaua quefto Licentiado Gii GonzalerEtmedefi! namente.perchenelveroghv&ciali.cherilafdanomoltotèpodimenticarineXfficrt equalifonocon U nouiguadagn. ! hanobifognod-effefevif,ta,i&corretti.E, s faina^^^ fa regia audientta erano molte querele di loro venute. Si che per quefto SbS lueUalfolau L.cennado G,l Gonzales, & per riformami ancho la Lfl £ ?&*££% re 1 vffiaah con fareloro dar conto , fecódo che il bifosno richieder Pr *3t35 c ° m SS^ r f [ualelfolafimanchola viftafuadicortoilmedefìmocaualiero Gii Gonzales S amen re cheilfuo vfficiogiadetto vieffercitaua, cVneferuiuaalfuoRe. DELLA GENERALE ET NATVRALE HISTQRIA DELL'INDIE, DOVE SI TRATTA DELL'ISOLA DI CVBAGVA, LIBRO DECIMO NONO 1 II 1. ; fcf ' 'ti ' "V :.! ' » ; I I L PROEMIO* f .- On fece il grande Iddio cofa alcuna difutile , cV per ciò quando vidde quello che creato haueaj'approbrì tutto g buono.Di che fi raccoglie, che nelle Pro ' umcie, che paiono diferte in quefte Indie (8C in altre parti del mondo ancho) vilonoaltrifecreticonabbondantiadiquellecofe,cheneluoghi,chetecrna> ....._ mo per fertiliffimi,fi defìderano,cV fono di molto pregio» Versiamo laTerra lal ™neparticouertadifp^ 3ld *fo"o,vintrouamoricch^^ li , i*:itr "■ 1 I <. , I ■" ■ ,i»,y 1 ' ' ' •■'..>" ■' H'! * H V >' .Ir i DELL' HISTORIA .rio-tanto pittdielemedefimcfpi^ I propria gioueuole*Molie campagne dishabitate, e* fenza pafcoli per gli armenti ftan. nocouerttdbrcigto,c^^ ti vulhN5ècoiamalcompofta,nefiritrouaerrorenella natura, perche il maeftro &faato r redileinonpuoteerrare 3 nefececofainconueniente 5 nefenzavtilita:percherinne veleni. &C nelle cofe nodue fi troiano fecreti medicinali, cV proprietà marauigliofe , cV quanto più varie cV differenti fono,tanto é la natura più bella. Quel ferpechiamato Tiro,il cui morfo dicono che fenza rimedio fìa, è medicina appropriata cetra ogni veleno:come fi vede : che pofto in quella compofitione, che chiamano Tiriaca, e* falutifero cottale cofe veknofe per do che vna picciola parte di luimifchiata conl'altre cofe medicinali, e porta tutte al co e (perchequefoèiafu^ Sftura,ladouedafefolovifarebbemortifero ; E g lificerca^ c^emo;deJpelu,Dimodo,chefa P edofivfarelaproprietàdifimil^^ colicattiuadalla natura creata, ^^«g^^flf^ É «^^ a ^|^™H iero in quefto i o libro dell'Ifola di Cubagua, che è affai picciolacV fterihiTìma,cV fenza goc eia d'acqua di fiumane di fontane di lagone di ftagno: ne vi édoue fi poffafeminare, ne fa re cofa clama p lo feruigio dell' huomo,nc da poterui tenere armeti,c* nondimeno co tutte «ueftedifficulàfihalMta,^ tonde in tutte quefte Indie cofa più riccone più gioueuole, parlo di quello,che : hno ad Mog J Si da chriftiani fi habita.EUa non ha maggior fpatio o territorio, che tre leghe di circontere tia poco più o meno,cV molti,che Io poffono fapere,dtcono che dal 1 4 9 6 che fu dal primo Almirante Don Chriftoforo Colombo difcouerta,fìnoalprefente fifiada queitalfoletta cauato tanto valore di perle,che col quinto del Re cV con quelloxhe ne hanno hauuto par- ticolari, è vna eftimatione incredibile. Et quefto edera no del continouo vi il dierata. J c perchel'hiftoria ordinatamente proceda, diro tutto quello, che ho potuto intendere del ai* Scoprimento cV dell'altre cofe di quefte Ifolette , & poi fard indio men tione dell altre Itole cY cottine di mare , doue in quefte Indie fi ritrouano perle, & dtro v d'alcune perle particola- ri et di prezzolile ritrouate fi fono,perche in quefta parte non retti che dire,ne replicare ap r,reffo:ma folaméte fi accennino le Prouincie Se luoghi, doue le perle fi trottano: perciocMe coli nel pefcarle,come nell'altre particularità,è vna cofa medefima. Ben e il vero,che 1 nac- caroni fono differenti maniere di Conche, doue le perle nafeono, cV queftì non li ritrouano in qftalfola, ne in tutta la coftiera di terra ferma, che à Tramótana e volta: ma4ah altra par- te che riguarda à mezzo giorno, ve ne fono in molte parti,moki.Et fé 10 ne diro anco qual checofafnonferàinconuenienteallamateriadelleperle.poicheanchoinqueftinaccaroni na(cono,iquali feruono a gl'Indiani non folamente con le perle,& pefee che hanno,ma ter- uono ancho loro per pale cV per altri iftromenti della agricoltura , come più amptameme li dirà appreffo al fuo luogo. Si che ftiaui il lettoreattento:perche fé bé Plinio ragiona a lugo delle perle nella fua naturale hiftoria,cY Alberto Magno medefìmaméteA I lidoro ; neq uà li potranno i curiofi vedere molte cofe, che io qui non mi curerò di ripetere,diro nond 1 me- no io qui d'altre cofe, che niuno di quelli eccellenti autori feppe , ne fenffe , neutro autore, che io fin qua letto habbia . Et potrò parlarne come teftimonio di vifta, pene hno ad Moggi t>ochi,6 niuno di quelli,che fono in quefte Indie paffati,hanno hauuto migliori perle di me in alcune pezze fegnalate , nelle quali io perdeil prezzo , chemi coftaro.no , perche non le rotei lungo tempo preffo di me hauerei per ciò che quefte cofi fatte gioie non 1 hanno a ve Sere,, fé non quelli chele cercano^ non fi ha a cercare chile compri, Cornelio fatto 10. Ma quefto fi dirà più coptamente appreffo. Paniamo horaa dire del difeopnmento dell Ilo- ta di Cubagua,& delle fue perle, perche iui fi fono ritrouate in affai maggiore quantità, clic tn niuna altra parte , cY iui fi viddero le prime, che in tutte quefte Indie fi vedeilero. fiytddero } &comeri'hebberoichrifhaninotitid+ , Cdj>* l. IL terzo viaggio cV difeoprimento , che il primo Almirante Don Chriftoforo Colom- bo di quefte Indie fece , fu nel 145* W& nel mefe di Marzo di quello anno gar u dal Porto di Calis con fei Carauelle bene armate,come di fopro nel terzo libro fi dille A p viag DEtriNDIE LIBRO XIX. lp8 ài (MRK prouedutofi d'acqua & Iegne,cY d'altre cofe per il viaggio , corfe i ricono, fcere 1 Ifole di capo verde : chiamate da gli antichi Gorgoni. Dalle quali fece 'volgere leoro. de,6C correre da 1 5 o leghe verfo il Suduefte, & fecondo dice il Pilato Hcrnan Peres Mat theo,che hoggi in quefta citta viue,Ii fopragiunfe tanta tépefta,che li riduffe à termine che tagliarono gli alberi della mezzana cV gettarono gran parte del carico in mare, & in tanto pencolo fi viddero, che penfarono di perderli, bC corfero al Noruefte, cV andarono a^ ricono /cere Ifola della Trinità. Ma quefta tempefta,che il Pilotto Hernando Peres mattheo dice non 1 approba Don Fernando Colobo che hoggi viue, figlio dell Almirante,che fi ritrotS confuopadrenelmederimoviaggio:anzidice,chequefìotraua g lio 3 nel q uaiefiritrouaro no/udicatea J cVditantaarlura J cheilorovafidilegnosapriuano 3 e^ minoro n putrefaceua: onde neceffariamente alleggiarono, cV fì feoftarono da l'Equinot tiale. Hora riconoscendo la detta IfoIa,diceDon Fernado chel' Almirante la chiamò della Trinita,percheandauacc .penfiero di chiamare di quello nome la prima terraferma cheri* troualTe: tato più che fi viddero a^ vn tempo Hello tre monti vicini^alla vifta poco 1 Vn dal l akro diffami. Pafso poi quello imboccamento,che chiamano la bocca del drago & vidde tofto la terra ferma come fi e ampiamente detto nel terzo libro. Dalla bocca del drago che fta a 1 o gradi da la linea equinottiale , corfe l' Almirante la coftiera di terra ferma verfo Occi- dente,^ riconobbe altre If^ terzo libro OdiiTe,etpalTando oltre difeopn la ricca lfolachiamataCubagua ddlaciualequifi trattai che ichriftiani a lprefente chiamano la Ifola delle perle doue poi fi fodo vna buona terraglie hora fi chiama la nuoua citta di Calia. Etquiu^lapefchieradelle^ mata la Margarita, che cofi l'Almirante la nomind. Dalla punta delle Saline che fin terra ferma nella bocca del drago, fino all'lfola di Cubagua, chele é da Ponéte,fono cinquanta le ghe.Quelta Ifola e affai picciola,cY gira a torno (come s'è detto)da tre leghe. E dinante dal. lacoftiera di terra ferma,et in particulare dalla Prouincia chiamata Araia,cheleèpiu vicina quattro leghe. Et perche,come s'è di fopra nel Proemio detto,non ha acqua quefta Ifola la votino a prendere quelli,che fhabitancin terra ferma al fiume chiamato Cumana che è feV te leghe lontano dalla nuoua Calis,come fi dirà appreffo. E quefta Ifoletta lontana dalla li. tieaequmottiaIequafidieagradi&mezzodallapartedeInoftroPoIo.DaCubaguafìno^ quefta citta di San^ legherà no leghe fino fll'lfola di S ., J?^/^ 1 Caribl - laquale le fta pofta da Xramontana : perche quefte due Ifole ftano poftedinlodaTramontanaamezzogiorno. HaCubagua,comes'edetto,terrafermada ? ezzogiorno,cV quattro leghe il più vicino,cV ha da Ponente z 5 leghe l'Ifola di Pcre^ru it quefto e il fuo fito,et 1 fuoi termmi.Ma la terra: che le è più vicina/i è l'Ifola della MaWa ita,che ho detto, che le fta da Tramontana vna lega lontana. Di tutte l'altre cofe che il ori no Almirante in quefto fuo terzo viaggio difcopri,s'é detto nel terzo libro di fopra cY ni Hfognaquiaitramete^ ne feppe egioche qui foffero perle, li che fu i quefto modo. Sorto che egli fu preiToV que alfolettacoi^efuet^ afleroavnaCanoachevedeuanocheandauapefcandoperle. Gl'Indiani veggendo i no triandareatrouarlifiritiraronoverfol'Ifola. Inoftri fra gli altri Indiani viddero vna don. ia,cheportaua al colle .vna gran quanti di filze di perle & di vnioni groffifperche delle mi iute non feceuano gl'Indianiconto, nehaueuano l'arte da potere bucarle. ) AH'hora vn di lueflimannai tolfe vn piatto di creta di quelli di Valentia, chefono lauoraticon certefigu. e, cV pitture cVnIucono,cV nefece pezzi, cV con quefte tefte di piatto baratto con gl?n. Iiani, dC conia ^Indiana alcune filze di quelle grolle perle, cVk portarono all' Almirame if. [ualequandobeneintefeilnegotiopensddidiirimularlo^maperlograpiacere^heneheb >e,nonpuotefare,chenondiceffe.FratelIiiovidico,chevoihoggiviritrouatenelIapiuric aterr^chetuttoilmondohabbia,cVringratiatonefìafommamenteIddio.Etcofirftorno v mandare la barca a terra co alcuni altri huomini,perche barattaffero tate perle grolle a uan eandaiTeroinvnafcodella,a v cambiod'vnaltropiattofpezzatomedefimamen?ecVdicer> eionaglie. Giunti coloro alllfola barattarono fino a tre libre di perle mifchiate graffe dC >icciole: lequah l'AImirante le prefe per portarle d mandarle in Ifpagna al Re Catholico. - £ P«nondareoccafione,cheimar^ nelle Vi, 1, .....'■., km ' Hi. i'ì di». "■\>'l%.& ! > .•:, ", " 1 ; I m n,< H l » . ^ 1 , ■, ■':; : ;' ' 1 ;■• ' ■ ' " l H i • 1 ' 4 , ìi«b 1 « li 1 fc* 1 ; ♦ > : ; J Vii' Il ' 1 V \'\ 'V • • ' '■'"(.l'i' DEL L* HI STORIA nelle auidita delle perle , non volfe uri rattenerfi , penfando tenere la cofa fecreta fino al fuo tempo dC quando fotte flato bene a palefarla. Et fé hauefle voluto, haurebbe potuto alino- ra barattare mezzo tumolo di perle,fecondo che dice il Pilotto Hernan Peres mattheo, che qui viue,cV mi afferma, che ne vidde fra quefti Indiani allhora tanta d maggior qualità. Ma perche ne'marinai fi ferua poca fecretezza, quando alcuni di quelli, che iui ii ritrouarono, fi ritornarono poi in Ifpagna -, fi publied quefta cofa nella terra di Palosci dóde erano allhora la maggior parte de marinacene à quefte parti paiTauano,cV fi feppe medefimamete inMo- guer.Onde alcuni di quella terra,che queflo feppero,chiamati i Nigni,fra li quali era Capi- tano vn Pero Alphonfo Nigno,menando kco alcuni di quelli,che vi fi erano ritrouati con V Almirante, fi partirono con vna naue, cV andarono alla volta dell'Ifola delle perle,& ne ba rattarono et hebbero tanta quantità,che fé ne ritornarono ricchi in Ifpagna,fe no vi hauefle ro ritrouatointoppo^Ma perche nel ritorno verfo Europa, andarono a dare di porto in Ga litia,doue ftaua allhora per Vice Re Fernado di Vega fignor di Gragial,che fu poi Conien dator maggiore di Caftiglia dell'ordine militare di San Iacomo , coftui prefo il Pero Alphe fo Nigno,cY tolfe a lui ; cV a compagni le perle,cV il vaflello,come à perfone, che eranofcnzs licentia a fare detto baratto andate, anzi li madó di più prigioni alla corte, doue poi co mol- to trauaglio ottennero d'eflere liberati. Et per queflo da l'hora innanzi fi pofeingraripu- tatione cV guardia quella Ifola. Dicono alcuni,che il difeoprimento di quefte perle diminu molto l'autorità éY la fede dell'Almirante : perche dicono che fi feppe in Ifpagna per dette de marinacene con lui vi fi ritrouarono,cV per lettere d'alcuni particolari,prima che per fuc auifo : benché alcuni altri dicano il contrario. Queflo Pero Alphofo Nigno & compagn portarono da quel viaggio da % 5 libre di perle, che haueuano barattate con fpingole, & fo> naglie,et altre fimili ciancie.Et fra quelle perle ve n'erano molte affai buone orientali cV tor de,benche picciole per lo piu.come io dal medefimo Commendatore maggior intefi dire. In 'quella Prouincia chiamano gl'Indiani le perle , thenoras, cV coriiTias ancho, cV d'altri di- uerfi nomi fecondo le varietà delle lingue,che per quella coftiera fono. Et queflo bafti qua- to al difeoprimento, cV notitia,che s'hebbe qui in quefte Indichile perle. II. Dell'altre pdrticularità dell' ifoL di Cubdgm ì & d '"Vn fonte dibitume^che yi e. Càp* L'Ifola di Cubagua,come s'è detto,e picciola,perche non gira più che tre leghe, è piana cV tutta fai nitrofa, cV per ciò e Aerile d'ogni maniera d'herbe,cV d arbori, di forte che non v fene vede alcuno,fe non certi di Guaiacan,cY certi altri come fpine da morole.In tutta Tifo la nò vi è acqua per bere,ne vi nafeono vccelli fuori che alcuni maritimi,come fono gauiot te,& fimili,ne vi è alcuno animale, anchor che nel principicene i chriftiani l'habitarono,v fonerò alcuni conigli. Vi ha vn buon Porto dalla banda di Tramontana,et al fuo dritto vn; lega, e l'ifola della Margarita, la quale la circonda a vn certo modo da Leuante fino al Nor uefte,cV dall'altra banda quella parte di terra ferma,che fi chiama Araia,la circonda da Leu; te quafi fino al mezzo giorno. Nella fua punta di Leuante preflo al mare è vn picciolo fon te,che gocciola vn liquore,come oglio,cV corre nel mare, cV va fopra f acqua,cY più di due < di tre leghe fé ne vede lungi dalllfola il fegno.Et da anco il liquore vn certo odore. Alcun di quelli, che l'hanno veduto , dicono che è chiamato da i naturali Stercus Demonis, OC ch< è vtiltfflmo nella medicina.Hano in quefta Ifola pofti i noftri alcuni porci,cV crefeono lor< tanto le vngie de piedi dinazi cV di dietro, che fé li riuolgono in fu cV in alcuni crefeono fu che fono quanto vn picciolo palmo,Quelli,che in quefta Ifoletta viuono, fé ne vanno a pri dere l'acqua per bere,in terra ferma dal fiume di Cumana, che è fette leghe dairifola,cV dal! Ifola della Margarita fi portano le legne.D'intorno all'Ifola di Cubagua, cV oltre ancho da la parte di Leuante fono tutti luoghi arenofi, ne quali nafeono le oftreche,doue fi produco. no le perle,& qui corno in loro proprio nido cV ftanza fono,&: vi fanno l'oua,cY in gra qui tità parturifcono,et per quefto vi faranno perpetue: ma el bifogna,che fi afpettinO,ct' che 1 lafcino giungere a perfettione,perche fé ne poffono raccorre le perle,cV effere più gioueuo UjbC migliori: per ciò che nel modo,che la vigna produce l'vua, cV la vaà poco à poco-mali rando,cofi in quefte oltreché cV conchiglie,nel feno ifteffo del pefee che dentro vi nafce,in cominciano à poco à poco a faruifi,cV nel principio quel fuo granello e tenero,còme vn la te,& fi va poi col tempo la perla ingrandendo,^ faccendofi dura: benché ve ne fiano molti dure, DELL' INDIE LIBRO XIX. , 99 i dure,& cofi minute,come arena,d poco più. Quefto guadagno delle perle è flato vna Màk entrata : perche il quinto foIo,clie fi paga di quefte perle à fi» MaefiV, ha valuto o S ni anno 1 5 mila ducati ex più : lenza quello, che alcuni hauranno fraudato per lor poca còlcientia cV molta auaritia benché con lor molto pericolo,portandofi via fecretamente molte libre d/r^ le,cV delle migliori cV più elette,et più pretiofe,come credere fi dee. Egli e certo quefta vna cofa,che in tutto il mondo non fi fa fino al preferitane fi troua fcritto,che in cofi poco foatio di mare fi prenda cofi gran quantità di perle,come in quefta toletta fi fa del con tinouo. ComedcumrcligofMordmediSanDome cojhera.che eprefo a Cubàguafier predicare à quelle genti Rifurono crudelmente mmirizgati. Cap. 1X1. In Cumana prouincia di terra ferma,et viciniiiìma a quefta Ifola di Cubagua fondarono il primo lor monafterio i frati di San Francefco , effendo lor Guardiano vn fra Hiouan Gar zes per douere .1 poco a poco conuertire quelle genti barbare SC idolatre, cY recarle alla no> «fa fan te fede. Fu quefto nel 1 5 1 6, nelquale anno paffarono in terra ferma duo fra ti anch o di San 13omenico,per douere fare il medefimo effetto della conuerfione degl'Indiani Q ae fìi entrarono nella terra ferma più verfo ponente iS leghe da donde quelli di San Francdca ftauano,in vna prouincia chiamata Piritu : doue in quella parte , che chiamano Mangiar hi rono dagl'Indiani ammazzati in pago del buon delio loro,cY del volere con le lor predi*- he alla venta della fede ridurre. L'anno ièguente del 1517 paffarono certi altri padri delmed^i mo ordine di San Domenico à fundare vn'altro monafterio per la conuerfione di quelle ae ti in vna prouincia chiamata Chiribichi,chela chiamarono poi Santa fede,cY dd roedefìmo nome fu il monafterio chiamatoJEt qui fi ftauano lontani cinque leghe da quelli di San Fra cefeo, che erano in Cumana. Quefti duo monafterrj faceuano di molto bene cY charita a gli Indiani di que 'luoghi, coli nel temporale, comenelJo fpirituale, fé effi follerò fiati capaci di ronofcerlo,cY apprenderlo: perche quefti cYquelli padri con gran feruore et charita li traua ?liauano,cofì nel dare a quelle genti ad intendere la noftra catholica fede, cVdiftorle da le lo cerimonie cV Idolatrie, come nel curarli delle loro infermità & piaghe con tanta diligerti :ia quanta era loro pofiìbile, per attraherli al feruigio di Dio, cV alla comunione della chiefa anta. Nel quale tempo ftauano nell'Ifoladi Cubagua Spagnuoli,& vi habitauano in capa- le, dC barattauano qui le perle con gl'Indianidi terra ferma,chein certi tepi dell'anno paffa- tano neirifola a fare quefta pefchiera,per prouederfi delle cofe, che i noftri loro dauano per e perle, bt in quel tempo fu quefta contrattatione cY negotio molto vale a eh riftiani, cY ai- bora flette la Prouincia d terra,che e da Paria fino ad Vnari,che vi (ono cèto leghe di coinè a di terra ferma, cofi pacifica éY quieta , che viandauano per tutto vno d duo chriftiani foli Kcontrattauano fecuriffimamente con gl'Indiani* Manel 1515, quali nel fin dell'anno in ti di fieno gl'Indiani di Cumana , cY di Cariaco, cV di Chiribichi , cY di Maracapana cY di L acans,cY di Neberi,éY di Vnari fpronati dalla loro propria malitia , cY perche fi fentiuano nportunati da i noftri nel baratto de gli fchiaui,che da loro procurauano hauere, li ribella- 3no,cY nella Prouincia di Maracapana fpetialmente ammazzarono da S o chriftiani S pa- nuoh in poco piud'vn mefe: per che per loro difgratia giunfero iui quattro carauelle Jl he on f apendo la ribellione del paefe , tofto che i noftri affecurati da gl'Indiani fmoma uà no, erano mortuEt gli vltimi Indiani,che Ti ribellarono,furono quelli di Cumana, per che ve erano molti , che erano amici di quelli padri , perle buone opere , che riceuute n'haueua- o: pure finalmente come gente cattiua,et ingrate fi lafcid vincere dalla cattiua opinione de ochi pm tofto che dalla buona intentione di quelli,che tal cofa fare abhorriuano. Si che ài- vltimo tutti fi conduffero a quefta maluagità, cY bruciarono i monafterrj, St m quel di Cu- bana dell ordine di San Francefco ammazzarono vn fratte chiamato fra Dionigio. Gli al- 1 compagni fcamparono fuggédo détro vna Canoa in Araia. Quel Fra Dionigio, che ho etto,quando vide attaccare iuoco al monafterio,fì tiro fuori, cY tanta alteratione fen ti di q- a cola, che nò hebbe tempo, ne fi ricordo di fuggire con gli altri frati. Egli (tette duo d tre 1 nafeofo in vn certo canneto , pregando noftro fignore,;che fi ricordane di lui, e 1 pontile 1 parte doue più fuo feruigio foffe* In capo di quetto tempo delibero di vfeir fuori, cY pale- tni,perche fra quefti Indiani erano molti , a.q uali elfo hauea fatti molti feniigi , dC opere di; laricLU tennero adunque tre giorni fenza farli alcun male; nel qua! tempo^on faceuano altro il'.'Ji'..'. I' •$:. 1 m ;«;: '(»,-' li, II'. ,iH', ni'Ti.i'.; ..' , 'il • . t • 1' l E ' ii" ■ ■ ^r ii ■ , B r ■ ■■ 1,1. :% ■■. ' " ,v , ' - y '.il, I '"V ;"Ji ' , ''Vi' ' ll't, < *;. Il » ' ' Ili. \r r s * "Vmjì >t < fto auenturato padre» Alcuni diceuano che il teneflero feco , cY non l'ammazzaffero* Altri diceuano,che p mezzo di quefto padre haurebbono hauuta la pace de eh riftiani. Altri per- feuerando nellaloro crudeltà diceuano , che egli foiTe douuto morire. Onde puote tanto la maluaoità d'vn folo Indiano chiamato Ortega,che gli altri per fuo configlio fi piegarono a douerlo ammazzare. Il perche dittero poi gl'Indiani, che per quefto peccato caftigati furo* no: per ciò che in quelli tre di 1 , che il tenero viuo, fempre flette quel beato martire in Oratio ne co'ginocchi in terra ♦ Et quando poi il prefero per farlo morire, li gittarono vna corda al collo Jc" fi lo {tafanarono crudelmente, facendoli mille vituperi), cY dandoli varie maniere di tormentUBt perche elio li pregaua,che lo lafciaffcro ginocchioni fare oratione à Dio, cV che mentre oraua,l'ammazzafTero d faceffero di lui quello,che elfi voleuàno,furono co^ tenti di compiacerli in quefto . Onde mentre che egli con moltelagrimefiraccomandauaa Dio li diedero tal colpo in tefta, che l'ammazzarono. Et morto che l'hebbero, vi vfarono mille pokronerie,perche lo ftrafeinarono fenza niuna pietà hora ad vna parte hora ad vn'al tra,& ne fecero mille altri ftratrj. De gli altri religiofi,che ftauano in Chiribichi,non ne fca pc/niuno : gli am mazzarono di giorno,ftando,rvn di loro dicédo meffa,et gli altri nel cho ro dicendo l'vfficio. Et tanta crudeltà vi vfarono, che ammazzarono anco i loro commefli dC feruitori , fino ad vn maccietto , col quale cauauano l'acqua da vn pozzo, cheilfaettaro- no. in effetto fino alle gatte del conuento prefequitarono, per non lafciarui anima in vita. Et in amendue quefti monafterfj bruciarono l'imagini,cV le croci. Et d'vn crucifìflfo gran- de,che i frati di San Francefco haueuano, ne fecero pezzi, & li pofero poi per li paflì,à: pei le ftrade più fegnalate, come fi fuole fare di qualche malfattore, del quale ne pone in diuerfì luoghi la giuftuia i quarti . Furono affai infoienti dC maluagi quefti Indiani: perche non fu mal uagità,che loro alla memoria veniffe,che non la poneffero in opera,come crudeli, cY bc ftiali. Prefero la campana del monafterio di San Francefco,cY ne fecero minuti pezzi. Ta gliarono gli alberi de gli aranciane erano nel giardino di quefti religiofl. Et doppo di tut- ti quefti danni fi poneuano in ordine per pattare all'Ifola di Cubagua , doue peni auano da- re fopra i chriftiani, che vi erano. Et vi era in quel tempo per Alcalde maggiore vn Anto, nio Flores , il quale hauuta quefta noua , benché hauefle feco nell'lfola 300 Spagnuoli , e piu,& molte vettouaglie, & fornimenti, delibero nondimeno infieme con gli altri, di nor afpettarui quefti inimici. Et coli s'imbarcarono tutti fopra certe carauelle, che iui erano,5< fopra le barche , con le quali foleuano prouederfi d'acqua , dC fenza vedere Indiano alcune fuggirono, dC abbandonarono l'Ifola, lafciando nelle loro proprie ftanze molte botti di vi no cY molte vettouaglie con altre loro cofe da barattare, cY mobili di cafa loro,Et fé ne ven nero nell'lfola Spagnuola in quefta città di San Domenico , non fenza loro molta vergo- ena cY vituperio. Et cofi reftd quella parte di terra ferma cY l'Ifola di Cubagua abbandoni ta da chriftiani per allhora : perche quando gl'Indiani feppero quefto , pattarono nell'lfola &C vi pofero a facco quanto vi ritrouarono-, cY conobbero che per paura di loro fé ne erano noftri chriftiani partiti. Et elfi vi renarono fignori a fatto , cY fenza contrailo. Come rimirante , & quejla regia audientia mandarono da quejla città "vna armata colCapitano Gonzalo d'Ocampo a caligare gl'Indiani , che haueuano morti 1 noftri in terra jermagp à ricuperare hfola di Cubagud :t & della "venuta delLicentiado Bartholomeo delle cafe con altre cafe, Cap. Il IL Quando in quefta Ifola Spagnuola l' Almirate Don Diego Colombo, & quefta regia at diétia et vfficiali di fua maeftà intefero la ribellione de gl'Indiani della coftiera di Cumana cY dell'altre Prouincie , che fi fono dette , §C come i noftri haueuano abbandonata l'Ifola d Cubagua, il più tofto che fu poffibiIe,pofero in punto vna armata, per douere quelli ribell caftigare , cY ricuperare l'Ifola delle perle , cY ne fecero Capitano vn caualiero cittadino d quefta città di San Domenico,chiamato Gonzalo d'Ocampo,il quale conducendo da 50< huomini fopra alquante naui,cY Carauelle ben fornite di quanto bifognaua,pafsdneìU5^ , in quella terra ferma: doue tenne bel modo in prendere alcuni de'principali Indiani rnalfal tori : perche forto che fu con l'armata, veniuano gl'Indiani alla coftiera,cY dimadauan hi no / DEI V INDIE LIBR [ Haiti, Hàitiiche voleuano dire,che da quefta Ifola Spagnuola chiamata anco Haiti, vernile ro.Ma i noftri rifpondcuano,Caftiglia, Cartiglia: cY moftrauano loro delle cofe da baratta- re,& del vino.che e quello , che etti più vogliono* Credendo adunque eflì, che i noftri non Capettero nulla delli chriftiani,&£ frati,che morti haueuano.cV che veniffero di Spagna.haué do penderò d'ammazzare ancho quelli altri, come a quelle altre Carauelle fatto haueuano : fi arrifchiarono alcunide principali ad entrare nelle naui, cV diceuan al Capitano, chefmo- xaffe in terrai portauanli a mangiare delle cofe del paefe, 8C faceuano altre Umili demolirà tioni di pace , fingendo di fentire piacere della venuta di quefta armata Jl Capitano tenea le genti afcofe fotto couerta,& non fi vedeuano nelle Carauelle altroché i marinaio con que Iti gl'Indiani fi fefteggiauano*Hora quando al Capitano parue tempo,diede il fesno a fuoi i quali vfcendo pretero alcuni Indiani principali, de nomi de'quali,cY de gli errori 8C falli lo ro portauano lilla et informatione* Il Capitano fatto loro confeffare la verita N di quello che haueuano contra i noftri operato , li fece appiccare alle amene delle naui • per dare eflèmpio a i traditori cV ribelli , che nella marina ftauano tutto quefto mirando. Et fatto quefto fami- mente fenza pericolo, fé ne andò alFIfola di Cubagua, doue fmontd cV accampo con le gen li,che conduceua Jndi poi pafsd alla Prouincia di Cumana,& di Tacari,&: entro dentro ter ra, dC prefe in più volte molti Indiani, & fece giuftitia di qlli,che li parue, cV altri n'ammaz- zd,che fi difenderono per non edere prefuMentre che quefta guerra duraua, vennero i no- ftri à far pace co vn Caciche principale di quella cótrada chiamato Don Diego ;& per mez zo di quefta pace li comincio a far popolo dC terra in Cumana predo al fiume Jan vi mezza lega dai mare, cY chiamarono quefta terra Toledo 5 doue flette quefto Capitano co le fue gè- ti alcun mefe: ma non era egli molto da i fuoi fteffi foldati amato Jn quefto tempo auuenne che giunfequiui co certi vaffellivn clerico chiamato il Licentiado Barthclorneo dalle cafe con commiffioni ampie di fua maefta, per potere quiui farpopolo cV nuoua habitatione,cY portauale fue Capitulationi, che fopra ciò fatte haueua, comepiu di lungo nel feguente Ca pitolo fi dira .Giunto adunque quefto Licentiado fu in difeordia, cV hebbe molte differen- te col Capitano Gonzalo.Onde perche né le fue genti ftauano bene con lui,né etto con lo ro,fe ne pafso x elfo all'Ifola di Cubagua,cV il medefìmo fecero poi le fue genti abbandonan- do la terragne haueuano fatta §C chiamata Toledo 3 fenza perfona alcuna reftaruù Come il Licentiado Bartholomeo dalle cafe andò con certi lauoratorì ad impopolare nella cojliera di Cubala in terraferma^ di quello ^he ne /accedette, Cap, V, Nel 1 5 1 9 nel tempo che giunfe in Barzellona la nuoua, che era ftato eletto in Re di Re* mani,cV infuturo Imperatore la Maefta Cefarea del noftroRe, io miritrouaiin quellafua Corte per certi negotrj di terra ferma (di Cartiglia dell'oro) cV viddi quel Reuerendo padre il Licentiado Bartholomeo dalle cafe procurare con fua Maefta, cV col fuo còfiglio dell'In- He il gouerno di Cumana,cV di quelle coftiere delle perle.Et in quefto era fauorito dalli Si- gnori Fiamenghi,che predo fua Maefta v fi ritrouauano, cV particularmente da Monfignor ii Lafciao,che poi mori edendo Còmendatore maggiore d'Alcantara,che era vn de'piu ac- :etti familiari dell' Imperator noftro. Per mezzo di coftui adunque , cY perche il Licentiado bartholomeo promettea gran cofe , cY molto vtik , cY aumento dell'entrate regie , cY fopra [tuto,di douere tutte quelle genti perfe conuertire alla noftra fanta fede,ottenne il fuo imen to,dicendo che aflai il Vefcouo di Borgos Don Giouan di Fonfeca, cV il Licentiado Luigi Zapata,e'l Secretano Lope Conciglio, cV gli altri, chefino a quella hora in vita del Re Ca- :holico haueuano nelle cofe di quefte Indie intefo , l'haueuano errata in molte cofe, ingan- lando per varie vie il Re CathoIico,cY giouado a fé fteffi delli fudori de gl'Indiani,cY fé ho^ •a a quefto fuo penfiero oftauano, era folo per mantenere, cY difenfare l'errore, che fatto ha- jeuano , OC diceua ancho fra l'altre cofe, che le genti che elio condurre voleua, non haueua- 10 ad edere foldati,nehomicidiali,ne riuoltoh,ma pacift'ci,cY quieti,cY gente di contado,cY :he quefti tali voleua poi fare nobili , cY caualieri a fproni d'oro, dando loro il paffaggio, cY ia viuere,& farcendoli franchi,con altre gratie,che egli per loro chiedeua. Siche egli alla fi- ne ottenne il fuo intento,anchor chei [ignoti del coniiglio vi contradicefìero,cY che alcuni Spagnuoli perfone da bene 3 che fi ritrouauano in quel tempo alla corte , ifgannaffero il Re dicendo, ! VlT 1 l'i Hi*, il I .11 ^«^'i' ;V; ,'"i, -^ . ' ^ : ';i t * ', •■1 '. lì ' DELL' HISTORIA dicendo, che quefto padre defiderofo di comandare,ofTriua quello, che efìo poi no farebbe, 1 cY parlaua di quella terra, che eflb non fapeua, ne hauea mai vii ta,ne poftoui il piede: & che il Re vi fpenderebbe i fuoi danari in vano,cY quelli,che co quefto Licentiado andrebbono, fi farebbono à molto rifehio OC pericolo ritrouati* Ma Lafciao,come ho detto,peso cY valfe più che tutti gli altri contrarr) inficine, tY il Re alla fine vi perde quanto vi fpefe,per dare fe- de a quel padre,cV quclli,che vi andarono,vi lafciarono la vita»Per ordine et volunta del Re adunque quelli del fuo cóftglio,cY gli vfficiali di Siuiglia lo defpacciarono,come eglifeppe più chiedere^ hauuti buoni vaflelli,tY fornimenti di vettouaglie SC ài tutte l'altre cofe ne- celiane a quel viaggio , con cofe da barattare cV contrattare con gl'Indiani, fi partì alla volta di terra ferma con vn buon numero di perfone contadine cV lauoratori grandi dC piccioli* Quefta andata coftda fua Maeftà parecchi migliaia di ducati.Hor quefto padre Licentiado eflendofi in quefta lfola Spagnuola alleuato,fapeua bene come gl'Indiani di Cumana,cY di qlie altre Prouincie conuicine ftauano in pace co'noftri, ma non haueua intefo anchora del la loro ribellione* Onde perche con quel penfiero andaua , fperaua che li foffe douuto tutto il fuo difegno riufcire,cY quanto haueua in. Ifpagna promeuaMa egli giunto in terra co ql li fuoi lauoratori che eflb penfaua di fare nuoui caualieri da fproni d'oro , volfe la fua buona ventura , che eflo co'fuoi berrettini foldati ritrouo\ che il Capitano Gonzalo d'Ocam pò ha uea già caftigato parte de malfattori , cV fatta fui vna terra,che hauea chiamata Toledo , on- de le cofe fi ritrouauano in altro ftato di quello, che eflo penfato haueua*Ma perche eflb ve- niua molto f auorito,cV con ampie commifiioni cY potefta, tofto cominciarono a contende re infieme, cV ad effere difeordi, eflo , cV Gonzalo d'Ocampo* Il Licentiado Barth ole meo diede tofto ordine,che fifacefle vna gran cafa di legni cV di paglia predo doue era già ftato il Monafterio di San Francefco,doue pofe alcuni delli Spagnuoli fuoi,che haueua ieco mena ti pieni di fperanza della nuouacaualeria, cheloro eflb promefla haueua, cV conle fuecì-oci rolfe ciafcuno,che voleuano, che alquanto fi raflòmigliaflero a quelle, che por ano i causile ri dell'ordine di Calatraua.In quefta cafa fece porre gran copia delle vettouaglie , che pona- ua,cV dell'altre cofe da far baratto , fcY. dell'arme, che hauea loro fua Maeftà fatte dare con al- tre cofe molte.Ogni co fa I quel luogo lafcio", cY fé ne vene in quefta città di Sa Domenico a querelarfi in quefta regia audientia, del Capitano Gonzalo d'Ocampo,Grindiani,che vid deroqueftedifeordie di chriftiani, cY come coftui s'era partito, tY Gonzalo hauea lafciata la terraglie hauea prefa ad habitare, perfuafi dalla loro propria malitia , cY defiderofi ài r ubba- re quanto in quella cafa era, diedero fopra alli chriftiani,che iui erano,cY ne ammazzarono quanti poterono: perche alcuni fuggédoifcamparono,&:fifaluarono in vna Carauella,che in quel tempo per buona forte iui nel mare fi ritrouaua* Gl'Indiani faccheggiarono quella cafa con quanto vi era, cV poi vi attaccarono fuoco* Et co fi reftd per allhora tutta quefta co^ ftiera abbandonata da chriftiani* Alcuni pochi de'noftri , che erano nell'lfola di Cubagua, cY non baftauano a potere contendere con gl'Indiani, che non li lafciauano prendere acqua in terra ferma , beueuano d'vna certa acqua d'vna lacuna dell'Ifola della Margarita , che era tutta fangofa cY cattiua, cY con gran difficultà ancho tY cofto l'haueuano* Hora eflendofe aie il capitano Gonzalo d'Ocampo paflato da Cubagua a quefta lfola Spagnuola a cafa fua in quefta città di San Domenico, Francefco di Vallegio, 6Y Piero Ortiz di Matienzo , che erano allhora reftati nell'lfola di Cubagua Alcaidi maggiori di quelle genti, che v'erano col Gonzalo,palTate,deliberarono di coquiftare il fiume di Cumana,per hauere acqua da bere, &C vi parlarono alcuna volta, ma indarno fempre: perche quegl'Indiani loro il vietarono,cY fono in quella coftiera gente aftuta cY da guerra,cY fono arcieri,cY tirano con quella miftura d'herba velenofa cV incurabile* In tanto che i noftri fi fermarono in Cubagua , come alle fro tiere de gli nemici,cY in guardia dell'Ifola»Quando il Licentiado Bartholomeo dalle cafe ia tefe il difgratiato fucceflo delle fue genti , cY conobbe quanto mal ricapito pofto haueflfe in quanto a fe,nel conferuare la vita di quelli feempi cV auidi lauoratori,che all'odore della prò mefla caualeria, cY delle fue fauole feguito l'haueuano, cY quanto mal fine haueffe hauuto il negotio,nal quale pofto s'era,cY che hauea con coli mala guardia lafciato poi, che non haue uà facuha di pagarlo, deliberò di farfi religiofo, per fodisfare in parte con l'orationi OC co fa- crificrj a i morti,et per reftarfi di contendere co viui*Et co fi fece,che tolfe l'habito di San Do rnenico dell'offeruantia , nel qual hoggi viue in quefta città nel monafterio del fuo ordine. Jit nel vero e tenuto g buon religiofo,cY cofi credo io che egli fera meglio che no Capitano inCumana» DELL'INDIE LIBRO XI X, ri Cumana.Dicono>che egli per Tuo pafTatempo ferme quefte cofe dell'Indie, cY va toccare loIaquaIiraMegllndiani,&de'chriftiam,che per quefte Indie viuono. Et farebbe ben, he in vira fua quefta opera vfcirTe,accio' che quelli, che vi fono teftimonfj di vifta lo appro- affero,cV diceflero che egli dice il vero. Iddio li dia gratia, che polla ben farlo , che io credo he in quefta fua hiftoria lopra elfo molte più cofz dire di quelle ; che io n'ho dette , poi che gli fteffo paffd.Ma quello,che in quefte dC ili altre parti e publico cV noto, quefto che io ne o detto,e\ Voglio dire,che chi ha da elTere Capitano , non ha da indouinare, fenza edere ffercitato,& hauere nelle cofe della guerra efperientia.Onde perche quefto Licentiado nò ipeua di guerra , cV fi coniidaua folo nella fua buona intentione , che nel vero fu buona 8C inta,la erro facilmente nel principio, 6Y penfando còuertire gl'Indiani , diede loro armeno he i chriiihni ammazzaffero.Di che altri danni nacquero, che qui per fuggire proìiffità lì ifciano.Et quefto fteffo,o il ftmiIe,auuerra,cV fuole auuenire a tutti quelli,che il prendono Lifficio,che nò fanno : perciò che fé coftui penfaua col fare la croce, cV co moftrare di fé buo o elTem pio, pacificare quella terra,non doueua andarui co arme,ma tenerle come in depor- to in mano d'un Capitano deftro,cY atto,&: quale s'acconueniua,che tenere le doueffe per LicllOjChe accadere poteua. ] eHa fècoddprouìgion,che fi fece per foggiogure.lt cofìiera di Cumand,& cafligaregflndiani ribelli , <& della forte^a,cbe im fi fece per laguardia del fiume di Cumana,che e m terraferma. Cap* VL Ritornato che fé ne fu il Capitano Gonzalo d'Ocampo in quefta città di San Domeni- >,toftofAlmirante Don Diego CoIombo,cY gli auditori di quefta regia audientia cògli tri vfficiali di fua Maeftà mandarono vn'a! tro Capitano alla còquifta di Cumana,3t' que- t fu Iacomo di Cafteglion di quefta città , che andaua per rimediare a gli errori delli Capi- ni paifati già detti,cV per raccorre et riunire innzmz le genti,che erano reftate difperfe cofi quelle del Capitano Gonzalo,come di quelle del Licentiado Bartholomeo , benché que : lauoratori di poco conto,cV vtile follerò, cY ne fodero affai pochi reftati viuu Quefto Ca tano Iacomo da Cafteglion pani con ampia poteftà di potere chiamare à fé tutta la gente, le era in Cubagua,cV come Capitan comandarla,cV guerreggiare con gl'Indiani di quella >ftiera di terra ferma.Giunto nel mefe d'Ottobre del 1 5 2 z in Cubagua raccolfe feco tut- la gente dell'armata,che era già andata col Capitano Gonzalo, cY con l'artiglierie et appa ti neceffarij da guerra paffd alla fine del Nouembre in terra ferma al fiume di Cumana,ne| lale entro',& pretto la foce pofe in terra il fuo campo,et vi fi fortifico', Quefto luogo tenne i noftri liberamente,6V fenza comradittione,cV di qui cominciarono à fare la guerra a gli diani, che erano caduti ne' malefìci} cV danni già detti di fopra ne Capitoli precedenti, dC an caftigo ne fecero con prigionie 6V con morte di molti^Onde gran qualità di fchiaui di ro mandarono i noftri a quefta Ifola Spagnuola, In effetto il Capitano Iacomo ricupe- la poffefiìone di quella terra,cY la ridufse al feruigio di fua Maeftà, cV fondo' in Cumana efso la bocca del fiume vn forte Caftello con vna buona ftanza, cV co vna torre, nella qua :ominciado a fortificarli,alzo' cV pofe le bandiere reali,che fu à duo di Febraro del 1 5 2- 3* ne fu poi da fua Maeftà fatto Cartellano* Da quel tempo in poi fi comincio' fenza timo alcuno à fondare vna nuoua terra nell'ifola di Cubagua , 8C fu chiamata la nuoua città di ilis,perche con la fecurtà di quel caftello in terra ferma,6Y co hauere hauuti in quella guer molti Indiani buoni pefeatori di perle, incominciarono gli habitatori di quefta Ifoletta £ uarne grande vtilità* Onde nella terra,che vi fondarono, vi edificarono cafe di pietre, OC n fatte, 8>C vi fi fondo' vna chiefa afsai ben lauorata*Et il primo, che vi comincio' à fare ca- di pietra,fu vn gentiluomo di Soria di Spagna chiamato Pietro di Barrio nuouo. Dop > di quefte cofe,che fi fon dette,il Capitan Iacomo di Cafteglion fece pace con gl'Indiani, fi potette fra loro cVi noftri negotiare cY praticare liberamente Jl che fino ad hoggidu- cV e vna cofa vtiliffima per amedue le parti,Et cofi refto' foggiogata quefta coftiera di ter ferma,cYl'ifQla di Cubagua ficura 3 & molto efsercitata nella pescheria, cYnegotio delle rle,che vi fi prendono* md tempera & terremoto^ che ctunfubii nacque nella prouincia di Cumana , &* mandò giù ld forteto, che 1 chrifìiani fatta ifhdueudno onde 1/ififece toflo 1/rì altro Caftello* Cap. VIL el mefe di Settembre del 1530 in vn fereno SC tranquillo giorno alle diece hore del di fi Viaggi vol.3 *. ce leuo N 1 .. 4 ,"..' Bel xm j ' Vt ,W MM ; fc ■',:» '■' V ■ , h|i , imi i «: ,;( ;f", : ■ f! y* *~m :< *r I Udini, ivi ' f|P! Si, i PELL'HISTORIA leud fu in vno infante nella Prouincia di Cumana il mare.cY s'alzo quanto e quattro volt vn bu0tnp,& inficme diede la terra vn terribile rugito , cY fi profondo , montandoui il mi re difopra,cY comincio in quel medefimo inftante à tremare , cV il continoud 1 per tre quar d'hora.Per lo qual terremoto cadde giù la fortezza , che s'è nel precedente Capitolo detti &C s'aperfe in diuerfi luoghi la terra, cY fi fecero molti pozzi con certa acqua negra puzzo lente di foifo. Si fommerfero molte terre d'Indiani , de quali morirono molti, altri per le ca fe,che fopra cadettero,altri per Io gran fpauento cV paura, S'aperfe vn gran manteche e pi di cinque leghe lunghi dal mare,cY fu l'apertura di lui cofi grade, che fi vede più di Tei Wh di lontano. Ritornate l'acque a termini fuoi,et effendo per miracolo fcam pati li chriftian che nella fortezza iìauano,il caffettano per non edere cacciato dalla contrada, tY per confei uarla in feruigio di fua Maeflà con la gente che fcco haueua , fece vn riparo a" guifa d'un ba flione,d'intorno ad vn cantone delia f ottezza,che reftd in piede. Et dentro quello riparo mantenne quattordici mefi, fin che in quel mezzo s'edifico vn'altro nuouo caftello prefl àquelrouinato. Lafciandopoi quel baftione fi ritiro cYpofe dentro la fortezza nuoua. Et quello fu nel 1531» Et quefia fortezza e quella, che al prefente tiene fecura l'acquapt quelli,che habitano ncll'ifola delle perle , cV fignoreggia il fiume ài Cumana , cY parte del! Prouincia,perche non hanno gl'Indiani ardimento di mouerfi , ne di ribellarfi , ne di vfai que loro ardimentijCome folcuano del continouo fare» • D'alcune opinioni degli antichi circa le perle , & d'alcune loro particularak , & d'alcune perle grofse,che fi fono hauute in quette Indie* Cab. Vili. Quanto al difeoprimento cY conquida delle Ifole delle perle, cY parte della Prouincia ( Cumana in terra ferma, cY alle altre particularità conuenienti al difeorfo di quella materi: se ne precedenti Capitoli detto à ballanza.Hora diro' alcuna co fa delle opinioni de gli an chi in quello,che appartiene alle perle d margarite, che vogliamo dire. Et béche ad alcut paia gran cofa riprobare cY contradire a queIlo,che cofi fegnalati cY dotti huomini diconc non fé ne ha pero a marauigliare il lettore: perche quelli poffono ben dire il vero , cY io m< defimamente,quelli fecòdo che furono informati da diuerfi autori , d da altri,fcpra i quali fundarono,cVio,fecondo che da gli occhi miei ifleffi cY dalia efperientia l'ho apprefoScf; puto. Scriue Ifidoro,che le perle Ci chiamano Vnioni,perche fi ritrouano ad vna ad vna,< mai à due d a più infieme giunte.Et co quella opinione s'accoda Alberto Magno.Et ami due quelli autori tengono,che il generino della rugiada in certo tempo dell'anno. Et co quefte dicono alcune altre cofe,che il curiofo di quella materia potrà volendo vederle ne 1 I bri loro.Ma più ampiaméte lo ferine Plinio nel 3 5 Capitolo del nono libro delle fue hifl rie,cY affai megiio,che niun de gli altroché io habbia viili. Egli fi conforma Plinio co gli a tori detti di fopra,d per dir meglio,e{Tì lo poterono da lui apprendere,quanto al generarfi perle della rugiada,perche e autore più antico,cY di maggior credito. Quello modo del co ceperfi per la rugiada le perle è vna delle cofe, che io non affermo, cY nella quale fio affai du biofo,per quello, che io diro apprettò. Tutti tre gli autori fopradef ti fi concordano in qui fìo,che fecondo la qualità della rugiada , che le oltreché riceuono , cofi vengono ad ciTerc perle chiare,d feure: perche dicono,che fé la rugiada è chiarate nafee la perla chiara,cY d la ofcura,ne nafee ofeura. Et fé il cielo va nubilolò , quando le oflreche concepono , dicon che le perle nafeono poi pallide,perche fono aerie , cY con l'aere hanno più conformità, cr. col mare,6Y dall'aere prendono il colore d nuuolo d fereno, che fia. Quanto a quello , ch< primi autori dicono del nome della perla,che fìa chiamata Vnione per la cagione detta di f pra,Plinio no fi concorda co loro,poi che dice, che Aelio Stilone fcriue , che nella guerra ( Iugur ta fu alle groffe perle pollo ii nome di Vnioni , cY nel medefimo luogo anco dice ha uere veduto molte volte nell'orlo del nicchio della oflrecha in alcune , quattro perle infie ime,cY cinque. Et ben puote ben egli dire quello , poi che in quelle parti delle Indie , cV fpe tialmente nell'ifola di Cubagua^della quale qui fi tratta , fi fono in vna oftreca iileffa vedu molti granellidi perle minute.Et queito ogni di fi vede. Ma tutti gli autori conclusone che le perle s'inuecchiano. Et per quefìo io dico,che niun fauio dee fare gran capitale di e fa,che cofi prello,cY coli manifelìamente ci infegna quella verità della perdita della fuabel iezza;dico capitale di tenerle per gioia, che polla lungo tempo durare, poiché non e dur; '■>'' * . bile bile ti fuo fplendore prò ìzoo caftiglianidavn mercadante chiamato Pietro dal Porto nel 1515 nella città del Darien.Et quello mercadante l'hauea comprata vn gran prezzo all'incanto , dal Capitano Perladi ì * Gafpar di Moraks,cY dalle genti, che erano con lui andate nell'ifola di Terarechi, che è nel caratto " mare di terra ferma da mezzo giorno. Et nel medefimo tempo, che il mercadante la com- pro ,la ritorno' à vedere à Pedrarias,perche in quella notte,che la hebbe,no puote mai chiù dere occhi al fonno, ricordandofì del tanto oro , che haueaper la perla dato:Ia quale pefaua ji caratti,o s grani, cY era della forma d'un pero,cY d'un vago colore,cV molto orientale cY la :ompro v poi la Imperatrice noftra Iignora,da dona Ifabella di Bouadiglia già moglie di Pe- iranas,cV nel vero quella perla e vna gioia degna da chi la ha,cY da effere molto ilhmata, co ne al predente è. Ma io hebbi già vna perla tonda di pefo di z 7 caratti,cY ne hebbi vn altra ?oi nella citta di Panama nel 1 5 z 9 della fatezza d'un pero, 8C la vendei poi in quefta città li San Domenico ad vno Alemagno fattore della compagnia deBclzari, 450 caftigliani l'oro. Quelle co fi gran perle cY altre limili lì fono ritrouate nel mare di mezzo giorno nel ìfola di Terarechnpche quelle di quefta Ifola di Cubagua,delle quali fi trattano fono grof e,ma le maggiori di loro fono di dui,cY di tre,& di quattro, cY di cinqa carratti,o v poco più: ria ne fono alcune perfette,cY in gran quantità di groffe,cY picciole d'ogni forte. Si ritroua- io anco perle in altre parti di quefte Indie, come fi dirà parlando di que' luoghi doue fi tro- iano. Quato à quello, che io toccai di fopra di volere riprobare d co tradire à cofi fegnalati utori in quefta materia delle perle dico,che io tégo per ini pofllbile quello, che elfi dicono [uato al generarfi della rugiada, & all'effere torbide o N chiare , o N pallide g li tuoni: perche in na fteffa oftrecha non fono tutte le perle,che vi fi trouano 3 d'una medefima bontà , cY ton^ ezza,ne d'una fteffa perfezione di colore,o v d'una fteffa grandezza. Vi ha anco quefto di m,che molte oftreche fi cauano io Oc iz braccia fo tto acqua,doue alcuna volta ftannofor z attaccate co' fcogli. Onde chi le vidde chiare prima che tonaffe , cY poi le vidde ofeure cY an altri Amili difetti e" Ma lafciamo quefto credere à quelli, che non fapranno contradirui: erche io le ho vedute cY hauute cofi negre,come e vn negro carbone, cY altre Ieonate,al tre allide,onfplendéti,comeoro,cValtrecoagulatecVdenfe,cVfenzafplendoreaIcuno,cVaI> e quafi azurre,al tre pendono al verde,o s ad altri diuerfi colori. Et cofi quanto più differen iono,cY quanto faine trifte di poco pregio fono , tanto di maggior ftima fon le perfette. ,t aliai rade volte fi ritrouano le buone,cY degne d'effere iftimate per poter vederle p gioia gnalata. Quanto al modo del generarfi ricordifi il lettore di quello, che se detto di fopra d Capitolo fecondo di quefto 1 9 libro , cY quello tenga per cofa certa. Potrebbe anco meeilere,cheinquefteparti fiformafferocYgeneraffero duna maniera , cY nell'Oriente i vn altra: cY coli potrebbe effere vero quello,che Plinio 8C gli altri dicono,che elle di rugia a ii generino : perche la natura in diuerfi luoghi diariamente opera in vna fteffa fpetie* 1 che cotenna il lettore di quello,che detto fé ne è , cY pattiamo ad vn'al tra maniera di per- ,ciie naicono ne'naccaroni,de quali se nel Proemiofatta mentione : perche di quefti non aio mai lettocene alcuno autore ne ragioni,cY io ne ho portati in Ifpagna,cY ne fono molti Sr , , i terra - a da mezzo giorno,nelIa prouincia, che chiamano di Nicaragua, nell ifole di Chara,cY di Chira,cY di Pocofi.cY in altre Ifole del goUo. d'Oro tigna. Velli Nicchi ò nacedroni^daue fi ritrovano perle nella prouincia, Cap. IX. di Nicaragua,, Nel golfo d Orotigna,cY neIl'ifole,che fui fono , come e v Chira,cY Chara, cY Pocofì, cY le tre,che iono dentro del Capo bianco nella Prouincia di Nicaragua nel mare del Sur,ho io tfuti molti di quefti nicehi.£t di quefti furono qlli,che io ho detto, che portai in Ifpagna, Viaggivoif, ce i) Quefti iti ui'X ." ' |«v:l '.'li,* : , « ili \ i mi 1 , i' !\l " :>i,'. :'"'' !| v,/-' 1 1 ' ) iP'lè.!ÌJÌ : 'ili 1 p».|M,. ,?' * .1" I Ili 1 r [i " ,l , ''il 1 *> i ''SI", 1 ' 1 . • "il 1 1 1 m ■ fi* ■ 'liti f^''" 1,1 " '■.. •■■■'' DELL* HISTORIA Quefti fon vna maniera di coche della fat tezza che qui lineata fi vede,et fono due Co che attaccate infieme, nel modo che Hanno l'oftreche,per le punte più ftrette, 8£ qualche poco di più anco : di modo , che la parte più larga è quella , che s'apre 5C chiude da fé ftef- fa.Sono quelli nicchi cV gradi, cV mezzani, dC piccioli, cV i più grandi fono lunghi quan to e v dal cubito alla punta delli diti ftefi, cV lar ghi vn palmo ó più. Et da quella gradezza in giù ve ne fono d'altre varie maniere. Han no dentro certo pefee d carnofìtà , come l'che dalle oltreché cauano,cV vendono ogni cofa infleme, accio che fi il pefo maggiore. Il che non e altro fé non come fé vn védelTe il grano cV vi mifchiafle fpe ta,o v fé vendendo l'orzo vi mifchiafle l'auena.Et già non e arte,doue gli auari negotianti n< vfinofraudecVinganno.Nelle perle adunche di quefti naccaroni fi commette frode com s'è detto, vendendole con l'altre buone.Ma quelli, che fono accorti, cV hanno di quelle frau di notitia,à men prezzo le comprano. Et nel vero, che nella fpetie loro quefti granelli , eli dentro quefti naccaroni nafcono,fono tondiffimi , cV fé ben fono le loro còche lunghe, eli affai rade volte al lungo pendono,cY pare vna cofa ftrana , che ne' nicchi lunghi vi nafeanc per lo più tonde le perle: perche quelle , che fono della forma del pero , tutte nafeono nelli oltreché tonde. Ma partiamo hora à dire del modo,nel cfliale gl'Indiani le perle pelcano. Della manierale °l 'indimi ,& i chrijliani anche tengono nelpejcare & prendere le perle. Cap. X* In quella Ifola di Cubagua,della quale qui principalmente fi tratta , s efferata più che il altra parte di quelle Iadie^la pefcheria delle perle,2C a quello modo le prédono ♦ I chriftiani che jf 1 mi II il n^H\ ÈKfc II É Attili J|{§& j? E • 1111 i ] fli-lLi = Li-rtl i - " = 1 1 i il ? 1 ili JRH-Ìh M"HI\ k$Ìs| S § ■ Mi ^ 1 1 IIU ■n- 1" Hhrfll s 1 il 1 B^i | | E L &M R^PffTitjt — È. E^E £ j|A Jkyjjsssk *^ fe ili %/%\ E Jj?_— fHg Bfij ^Slr fe^ m & £ t e |ot Htóìl ^g^ Ig | H my ^%ii K\\>l il fe/^ L DELL'INDIE LIBRO XIX» 203 che a quello guadagn o mtédono,hanno gli {chimi Indiani gran nuotatone ciafcuno ma da i fuoi in vna Canoa Jn ogni Canoa vanno fei d fette,cY più cV meno nuotatori, che doue loro pare,d fanno che maggior caccia fare debbinole ne vano. Et l'ut fu l'acqua fi fermano. Poi refìando vnfolo g reggere la barchettati altri tutti Ù pongono a nuotare fotto acqua, cV vanno fino giù a ntrouare il terreno* d'alcun di coftoro doppo che e flato buon' pezzo fotto acqua,efce fuori,cY nuotado {i va à porre nella Canoa co ioftreche , che prefe ha: per- che nelle oftreche d conche, che dir vogliamoci ritrouano le perle , cY nelli nicchi d naccaro ni,che fi fono detti di fopra.Le quali oltreché ciafcuno pone,cV porta in vna borfa di rete fat ta per quello effetto iftefIo,cV fé l'attacca o alla cintura , o x al collo. Hora entrato il nuotato- re nella Canoa fi ripofa aIquanto,cY fé vuole,magia anco qualche boccone. Et poi ritorna a porli giù (otto l'acqua di nuouo,cV ne elee con le oftreche come prima.Et di quefto modo fa molte volte il giorno* Et coi] tutti gli altri nuotatori anco fanno* Venendo la notte, o v quando loro pare tempo di ripofare,fi ritirano nelle Ifole a cafa loro, cY confegnano tutte le oftreche prefe al padrone loro,d alfuo fattore,che le ripone, cY fa loro dare da cena. Et quan- do ha poi gran quantità di oftreche,Ie fa aprire: cV in ogn'una di loro ritrouano perle. In a! cuna non ne ritrouano più che vn granello folo,in alcune altre,dua dC tre,cY quattro, cY cin- que,cYfei,cY dieci,cY più e meno granelli,fecòdo che ve li pofe la natura creadoli* Le perle fi ripongono,cY la carnofiti delle oftreche fi magiano,fe vogliono, cY fé no, la buttano via : perche veneé tanta copia,ches'abhorrifcequel cibo, cYftomacha: tanto più, che(comese ietto)fono d'affai dura digeftione,cY non di coU buon fapore, come fono le oftreche noftre li Spagna. Qualche volta che il mare va più alto, OC gonfio di quello,che i nuotatori vorreb 3ono,lì per quefto,come perche naturalmente ftando vno molto giù {otto acqua, fi lieua di 3iede verfo in fu,cY co difticultà ù puo x giù lungo fpatio reggere in terra, vi vfano quella ar :e,cY vi proueggono à quefto modo. Attaccano à i duo capi d'una cordella due pietre, cY fé a pone fu la fchiena il nuotatore di forte, che vna pietra viene a v pendere da vn fianco,^ Tai- ra dall'altro: poi fi lafcia andare giù l'Indiano fotto acqua,et perche le pietre fono grieui,vie ìe egli con quefto contrapefo à ilare giù faldo co' piedi in terra. Ma quando poi li pare, cY >uole montarfene fu,puo facilmente gittare le pietre via,cY nuotare doue vuole* Et alcuni li quelli Indiani,che limile vfficio effercitano,fono al nuotare cofi atti, che ftanno vn quar- o d'hora {otto acqua* Et chi vi Ila più tépo,cY chi meno, fecondo che vi e più o v meno atto. Vii occorre di dire di quella Ifola vn'altra gran cofa,èY degna d'effere notata,cY è quefta,che 3 ho qualche volta dimandato à padroni particolari di quelli Indiani, che vi pefcano le per r,fe elle fi fornifcono mai,poi che il fito,doue fi prendono,è picciolo, cV quelli, che le cerca- io,fono molti*Et mi hanno rifpoft o , che fé forniuano bene in vna parte , ma i nuotatori fé te paffauano i pefcarle in vn'altra dall'altro fianco della medefima Ifola all'oppofito vento* it che poi che qui anco fi forniuano, fé ne ritornauano a x pefcare in qualche vn'altra parte elle altre,doue prima pefcato haueuano,cY non ve ne haueuano lafciata alcuna,cY ve ne ri- rouauano tante, cY cofi quel luogo pieno,come fé mai no vi (offe flato niuno a v préderuele* Jichefi caua,cY fi può fofpettare,chefiano di paffaggio, come Plinio diceua nel 35 Capi- Dio del 9 libro,nella guifa che gli altri pefci fono,o v che nafcono,cY fi producono, cY s au- lentano in luoghi fegnalati* Ma ancor che quefto cofi fia , fi fono nòdimeno polli li diri- :iani in tanta fretta nel cercare di quelle perle,che non contenti de nuotatori loro, vi hanno itrouato anco altri artificfj di raftelli,cV di reti per prenderle* Onde ne hanno prefo tanta [uantitijche fé ne e cominciato ad hauere penuria, cY già mancauano , cY non le ritrouaua- io in tanta copia,come prima*Ma fra poco fpatio di tempo,che le genti fé ne ripofarono, fé te fono poi cominciate a ritrouare cY a prendere in gran numero* Quella pefcheria in Cu- agua e in quattro braccia di fondo,cY meno:benche in alcuni pochi luoghi dell'ifola fia pò o più* Ma nell'ifola di Terarechi dalla parte del mare del Sur,fi pefcano a dieci cY \ % brac ìa di fondo,come fi dira,quando parleremo di quella Ifola, cY di quella d'Otoche con le aì- re cofe di terra ferma.Diceua io di fopra,che quelle oftreche fono di paffaggio, perche Pli- 110 nel luogo allegato dice,che vogliono alcuni,che le perle riabbiano il Re loro, come l'ha lo le pecchie,dietro al quale Re, o" guida vanno tutte l'altre , cY che quella tal concha prin- ipale e maggiore delle altre,cY più belia,cY di fomma indulto cY accortezza in guardarli', £ che h pefcatori ogni loro ingegno pongono per prendere quella tal guida: perche prefa ne 1 hanno,è facile cofa porre anco poi tutte l'altre nella rete* Dico io , che fé quefto , che Viaggi vol-3% ce ifj dice >'L' '.»' '0$ ' m Mh < p' :■■: •" 'M 1 ' ' ,f!| '•' i 1 muHi > 1 » ^ftfcfcta \ DELI/HISTORIA dice Plinio è cofi vero , 6V accade nelle parti anco , fino à quefta fiora in quelle noftre Indii non fi ha di quefti tali Re d guide notitia alcuna ne da gl'indiani, ne da i chriftiani. La perii è tenera nell'acqua, cV tofto che ne efee , s'indura, come il medefimo autor dice , cV come f< ne e anco in quefti luoghi veduta l'efperientia. Et per quefto penfano alcuni,che ella à pò- co a poco s'indurifea, d fi vada faccedo nel modo , che s'e v nel fecodo Capitelo detto. Il ch< se con l'efperietia Caputo cV trouato, Vn'altra grande cV notabile cofa mi s'offerifee qui, 1; quale fi conferma da tutti quelli,che per qualche tempo fono flati per ftanza fermi nell'ifol; di Cubagua.Et è quefta,che in certo tempo le oftreche delle perle producono vn certo hu- mor roffo d fanguigno in tanta abbondantia,che tingono cV intorbidano del medefimo ce lor l'acqua,Onde dicono alcuni,che vien loro il meftruo , come fuole alle donne ogni meli venire* La maggior parte delle perle,che fi generano fra fcogli fono maggiori,che non fo no quelle,che fi prendono ne luoghi piani,cY arenofi. Et quefte oftreche de falli hanno ne la giuntura del capo loro certe fila alquanto verdi,&: d'altri colori: per le quali ftanno, com< per li capelli,fifle, cV attaccate con li fcogli,8£ ve ne ftanno alcune di loro cofi riftrette , che b fogna che habbia affai forze l'Indiano , che vuole diftaccarle , d che porti qualche cofa , cor che pofla eftirparle. Si ritrouano di molte maniere, dC di varie fattezze le pie, altre fatte ce me pera,altre tonde(cV quefte fono migliori) altre, che hanno la loro meta' tonda, cV l'altr; meta piana,cV le chiamano qui alcuni,panetti,8<: Plinio le chiama tympani. Ve ne fono a tre ritorte,cV d'altre varie dirterentie,come nelle pietre auuenire fi vede , cV quefte le chiam; no qui pietre* Altre ve ne fono,che da vna parte fono Iuftre,c\: paiono molte giunte infie me,cV d'altri varrj garbi,che poi dal riuerfo fon vote,come vefiìche, Quefta maniera di gl< dice PliniOjChe viene cofi fatta per lo tonare,perche fi riftringono , cV fi fanno à quel mode come veffiche, vacue a quel modo di dentro,6Y quefte tali chiama egli PhifemataK condì fione di tutti i gioielleri , cV di quanti fcriuono di quefte perle , cV di Plinio fpetialmente ch< più ì particulare ne ragionarne elle fono di molte sfoglie,cV che s'arruggiano, cV guaftano il che polliamo volendo ? dalIi noftri occhi iftefTi apprederlo, che fono come vna cepolla ce le fue sfoglie,d co vna camifetta fopra Faltra,cV fi va fempre a quefto modo la groffezza de la perla difminuendo fin che fi riduce £ vn certo punto , che ha nel fuo mezzo. Et cofi pe quefta proprietà ha l'artefice efperto commodità di potere lauorarle,cV pulirle, quando vej gono,che elle nelle prime sfoglie habbino qualche vitio,d pelo, d fimile difficulta\s'elle (o no pero di cofi gran corpo,che poflìno fofferirlo,et fé fono nella parte interiore poi nette, e meno vitiofe.Ma poche volte può dalle mani del più fottile artefice , che habbia il mondo vfeire vna perla cofi perfetta,come efee dalle mani della natura,che la produce. Il medefimc dico dell'oro : perche noi viddi giamai cofi ben lauorato, che haueffe il colore, come quello che fi caua dalle minere. Egli e bene il vero,che le perle hanno bifogno d'effere da vn tem pò a v vn'altro lauate,perche s'impanifeono portandofi,cV fi fanno brune, c¥ vogliono efferi ben trattate,per rendere dC moftrare maggior la loro vaghezza» DeWdtmìfo & duutrten%a,che debbono hduere quelite comprano perle. Cdp. XI. Non paia difconueneuole al lettore,ne al mercadante que!Io,che io hora qui diro : perchi poi che l'auuifo e v , che fenza inganno le perle fì. vendino , non merita fé non lode cV grati) chi quefta auuertenza dà,accio che la perla buona ftia nel fuo pregio, cV la rotta nel fuo me. defimamente: poi che in vn pignatto d in altro vafo di poco valore R mira tanto,che non fi; rotto,comprandofi,Quefto,che io hora diro, mi fu dalla efperientia infegnato , cV con nor poca perdita di danari,per non hauerlo faputo nel tempo , che io ne comprai alcune: ne me n'auiddi fin che poi col tempo,cV alle fpefe mie lo conobbi. Molte perle Ù vendono cV paf fano g fane,che in effetto non fono: cV gli occhi ebbri nel loro buono fplendore 6C grandez za,cV in altre loro buone circonftantie,non mirando più oltre s'ingannano: ne veggono il loro difettose ben fon rotte,& feffe d per qualche colpo d g altra occafìone . Non fé naueg> gono,dico,fin che fra li diti le fi pogono,cV vi fanno ripercuotere il Sole col trafparéte fplen dorè del cielo, A quefto modo tofto quella , che e' rotta fi vede nella più intrinfeca cV fecreta fua parte,d fé ha medefimamente qualche pelo,o" altro fimile vitio dentro:fenza hauere di- bifogno di prenderne informatione cV di efferne fatto accorto da niun gioielliero,ne efper- lo maeftro di loro,fe elle nette,o x vitiofe fiano , accio che intefo quefto fi pofla panare à fare il prezzo, / DELL'INDIE LIBRO X I X. il prezzolile per limili gioie dare fl dee. Et quefto balli quanto à quefta materia Del gommo delftfild di Cubagua& come fu tolta >w la Ca/ìellania del CdjfoV di Cumana* Cab* XII. L'ifola di Cubagua fi gouerna per li cartellarti ordinari) cV rettori della città della nuoua Calisi al prefente vi e andato per giudice di refidentia il Licentiado Fracefco di Prato cit- tadino di quella città di San Donienico,che vel mandarono fua Maeftà, cY i (ignori del fuo reale confìglio dell'Indie. Coftui venendo di Spagna à quefto effetto , fu affaltato preffo al- l'ifola di Lanzerote,che e v vna delle Canarie,da vn corfaro Franzefe, che li tolfe quanto por taua,e'l feri anche difcortefemente. Ma poi che fu con gli altri compagni rubato,fu lafciato wa,cV cofifegui il fuo viaggio à Cubagua,doue fino a quefta hora è flato. Egli tofto che vi *iunfe,findicd gli vfficiali partati, cV rimoffe dalla Cafìellania della fortezza di Cubagua il ^aftelIanoIacomodiCafteglione, del quale fidine di fopra, che egli haueua quel cartello, n terra ferma fondato per fecurtà di quella Prouincia,cY per guardia del fìumedi Cumana. ìt pofe il detto Licentiado quefta fortezza (otto altra Caftellania , come fino ad hora fta,cY ri ftarà fin che fua Maeftà ne prouederà a chi più le piacerà; perche le diedero ad intendere, he quefta era vna gran fpefa,eY fenza neceffità , pche la terra ifteffa haurebbe alle fpefe fue muto il caftello.Ma à me non pare,che folle fua Maeftà del certo informata , come ne an- lie la informano,come farebbe il bifogno,di molte altre cofe di quelle parti , p effere il viag io cofi lungo,cY medefimamente perche ancora che le lì dica il vero , quado la prouigione iuge,d la relatione delle cofe,i! tempo e già mutato,èY bifogna d'altra maniera prouederfi* ìt quefta e vna delle caufe,perche in alcune cofe fi erra, 8C per colpa del tempo, cY per la ma tia delli diuerfi informatocene vi vanno in mezzo* Ma io non voglio più di ciò fare pa- :>Ia,perchenon farebbe,ne è al propofito di quefta hiftoria: ben che affai al propofito forte er lo naturale rimedio,del quale hanno tanto quefte Indie bifogno. Di certi Corjàrìftranieri, che fino pacati in quefte Indie, & di quello, cheèloroauuenuto* Cap. XIII. Nel 1517 vn Corfaro Inglefe fotto colore di venire à difeoprire fé ne véne co vna gran aue alla volta del Brafll nella coftiera di terra ferma , cV indi attrauersd à quefta Ifola Spa- luda, cYgiunfe preffo la bocca del Porto di quefta città di S.Domenico , cV madd in terra fuo battello pieno di gete,et chiefe licentia di potere qui entrare dicendo che venia co mer mie à negotiare.Ma in quello inftante il Cartellano Francefco di Tapia fece tirare alla na : vn tiro d'arteglieria da quefto caftello : gene ella fé ne veniua diritta al Porto. Quando gli iglefi viddero quefto fi ritirarono fuori^cV quelli del battello tofto fi raccolfero in naue.Et :1 vero il Caftellan fece errore: perche fé ben foffe naue entrata nel Porto j non farebbono genti potuto fmontare à terra fenza volontà cV della città cY del caftello. La naue adun- le veggendo come vi era riceuuta , tiro' la volta dell'ifola di San Giouanni , Oc entrata nd 3rto di San Germano parlarono gli Inglefi con quelli della terra, & dimandarono vetto^ glie cY fornimenti per la naue,cY fi lamentarono di quelli di quefta città , dicendo che effi ) veniuano per fare difpiacere,ma per contrattare, cY negotiare con fuoi danari cY mercan ♦Hora quiui hebbero alcune vettouaglie,cY in compenfa effi diedero cY pagarono in cer lagni lauorati cV altre cofe.Et poi U partirono alla volta d'Europa, doue fi crede, che non ungeffero : perche non fé ne feppe più nuoua mai. Il feguete anno vn'altro corfaro Fran -fé fotto colore di venire à negotiare nell'ifola delle perle, vandd, guidato da vn cattiuo agnuolo chiamato Diego Ingenio,et nato in Cartaia,che li ferui i luogo di Pilotto,ma nò 3pe darli auuifo di queìlo,che in fimili cafi tiene fua Maeftà prouifto per guardia delle fue die,di più del valorofo sforzo delli fuoi animofi Spagnuoli. Hora vn gentiluomo, che 11 ifola di Cubagua viue,chiamato il Capitano Pero Ortiz di Matienzo con altri gentil- romini,cY cittadini della nuoua Calis hebbe di ciò nuoua da vn de gli habitatori fteffìdf iibagua, che fopra vna Canoa dall'ifola della Margarita veniua , il quale diffe come effo ueua con quelli Franzefi parlato , che portauano vna gran naue , cY vna Carauella Por- gliefe,che prefa haueuano nella coftiera del Brafil, cV vn'altro vaffello. Et diceua coftui, e hauendo dimandato, che naue era quella,gli era ftato dalli Frazofi rifpofto,che era la na del Zarco,cY che veniuano di Siuiglia.Ma perche la naue delZarco era otto,d quindici atlanti venuta,queiìi della Canoa s'accorfero , che quelli della naue diceuano la bugia , cY " - Viaggi vol.3% ce iifj che ed m (ili-! ir* : mi ;;. •:o\ , . . . '. :; 'V; ;;> : ili! ìmr i3«[ :,'$''ifì Vi'.;',,;' '■■•% ■»■ ; ''■«wì : .n,v \ ■ i ti ■ -." 1 >i*f h !j{B SS to»ì ■ .;■*' ■ , a • . i 1 ". • >'.,..''!' . ' I« . N IH , > ;<* s '•'[• •v^ 1 , if • !i |9 * '.ii DELL' HISTORIA che doueuano andare armati in corfo. Onde effendo da loro inuitati,che voleffero nella na uè entrare ì fare collettione(che li voleuano prendere, phauer lingua,cY noua delle cofe de la cotrada)i noftri no folo no v'andarono,ma con molta diligerla li difcoftarono da loro, 8 fé n'andarono alla citta a dar nuoua di quefta cofa.Onde fi pofero tutti in guardia, cV còpa rendo la mattina feguete il Corfaro prelTo all'ifola, volfe co' fuoi battelli pieni di géte ifmor tarein terra,ma fu loro vietato valorofamente,di modo, che non potendo i Franzefi fmon tare cominciarono à bombardare la città,cY quelli della città contra di loro. Ma i noftri coi molta deftrezza cV animo armarono tofto i fuoi Brigantini cV barche , che n'haueuano pù di 30 dC poftoui fopra,moki Indiani arcieri,che con quella loro velenofa herba tirano, cY a cuni tiri d'artiglieria andarono à combattere la carauella inimica,che benché molta artegli ria haueffe,vi morirono 13 Franzefi,& delli noftri folamente dui* Et co quefto ceffo la bat taglia per allhora,ma non cenarono già gli aduerfarrj d'andare in volta penfando con le lo ro galliche aftutie ingannare li Spagnuoli.Ma tre o quattro Bifchaini cV Nauarrefi,che co tra loro voglia con li Francefi andauano,in quefte riuolte fé ne fuggirono, cV venuti in ter ra diedero nontia come quelli Franzefi erano ladroni,cY veniuano co penfiero d'impadro nirfi di quella Ifola. Ilche quando quelli della città intefero,deliberarono di morire,d di pò re a fondo quelli vaffelli.Onde co molta diligentia vfeirono co' loro Brigantini cV altre ba che,che haueuano,à combattere il vaffello picciolo delli inimici, cY lo prefero per forza da me,cY vi guadagnarono la valuta di più di 1500 ducati di roba,cY vi furono fra morti,cY fa ti prigioni 35 de gli aduerfarrj in tutto.Fatto quefto la nauc non hebbe ardire d afpettare,S la feguirono fin che la perderono di vifta* Ella fé n'ando v all'ifola di San Giouanni, &C attac co fuoco alla terra di San Germano . Indi poi fé n'andò" all'Ifoletta della Mona, doue penfe di rimediarli^ qui fciolfe cV lafcid via la Carauella di Portoghefi, che fé ne venne in queft città di San Domenico,èV diede di tutto quello fucceffo nouella* Onde qui tofto armarom vna naue,cY vna Carauella,cV andarono a cercare di quefti corfari,cV li ritrouarono,et còba terono con loro duoi giorni continoui, cV loro diedero duo di la caccia. Ma ancor che que la naue fcampafle per cagione del tempo cV della notte,fi crede non dimeno, che per andar tutta fdrucita , s'annegane nel mare. Et in quefto modo fi perderono quefti Corfari, 3C v fi perderanno anche tutti quelli,chequa pa(feranno,et molto più hora,che prima: perche* prefente fi fta già per tutto d'altra forte prouifto,5c" con maggior vigilantia cV ricapito» Dell 'tfola della Margarita. Cap. XUIL Non bifogna,che noi qui diamo altramente i termini fuoi , ne l'altezza del Polo alflfol della Margarita,poi che nel primo &* fecondo Capitolo fé ne è tanto detto,che bafta. Que ftaIfola(come s'è anche altroue detto,fu difeoperta dal primo AlmiranteDon Chriftofor Colombo,quando l'ifola di Cubagua fi difeopri* Et egli fu,che pofe nome à quefta la Mar garita,perche l'era cofi da pretto la pefcheria delle perle, che Margarite anco fi chiamane Quefta è maggiore aliai, che non è l'ifola di Cubagua , perche gira da 35 leghe, cV vi ha vi buon Porto dalla banda di Tramontana.Preffo alla punta,che è volta a Leuante,fono moli fcogli,cheli chiamano li Teftimonrj. Quefta fta per dritta linea da Tramontana àmezz< giorno con l'ifola delli Caribiche chiamano Santa Croce: cV ha da mezzo dì l'ifola di Cu bagua,della quale se in quefto libro tanto ragionato, cV la terra ferma medefimamente, eh* di fopra s'è detta.Quefta è vna buona Ifola,cV fertile,cV vi fono pochi Indiani, cV alcuni chr ftiani fotto il gouerno di Donna Ifabella Manriche moglie già del Licentiado Marcello d Villalopi già auditore di fua Maeftà in quefta audientia reale di San Domenico, OC al quali era flato quefto gouerno dato co certi patti dal 15x4* Ondedoppo la fua mortevi fi refte anche la moglie con gli heredi fuoi. Di quefta Ifola non vi ho altra cofa, che dire, fé no chi qui anche hanno gran bifogno d'acqua, come quelli di Cubagua: perche non ve ne hann( fé non di trifte lacune* Onde vanno in terra ferma a préderne della buona per bere dal fiu me di Cumana» Ma egli è la Margarita fertile d'alberi,cV di pafcoli per beftiame,cY atta pei l'agricoltura de gl'Indiani: cioè del mahiz,cV d'altre loro limili cofe* Dì molte ifole nelgenerale, che Hanno dalla terra ferma di auejle Indie , 6^ da auefle lfole di Cubagud i 1 dalla Margarita fino all'ifola di Borichen , & indi poi fino alla terraferma dalla parte di Tramontana^ Promnaa di Bimtni, <& la Fiorita. Cap. X V. Si dee ricordare il le«ore 3 che ho altroue detto , come il primo AlmiranteDon Chrifto foro DELL'INDI E LIBRO XIX. 20$ A foro nel fecondo viaggicene fece dalla Spagna a quefte Indie nel i A o 2 nVnnnM,,. Vlr~ leDeliata,S»^^ poi fi feppero & agognarono p,u particularméte, per cagion della guerr!, che i noftri fecero congnndianiCaribiarciendiquefteIfole.auih cofinelgeneraledifcorrendo,cVparticolarmentenominando:perctó btatedachnfiiani^noneffendointuttelorofenonpochilndLi,^^ ? ?R° P ^ P K Ura d ì n a^ > n ° n fe ne fa <* ui Cofì Palare mene one, comete ne fareb ' Wefolferohabita^ it^auaicranlalttloioparóciifariri. Per tanto cominciando dallifola di ciba/ua eheftadoue se detto/eguevna lega lontana l'ifola della Margarita. Et tirando alla volfadi ^ttentnone fi ntrouano li Teftimonrj , cV poi la Gratiofa, fifì Barbati , & Santa Lutìa & I Antica K la barbata cV 1 Aguglia, & Santa Croce , e'1 Sombrero, 6V San Chriftoforo &T r /.negata & le Vergini,* Borichen,che e quella di San Giouanni. Tutte quefte fono'po fte in 160 leghe poco pm o meno,corrcdo da mezzo dtt Tramontana. & il vero eh "ah£! dettano a quella di ban Giouanni. L'Anegada è quella , che è pofta più vSS funghi, jgrad ^mezzodaMi VÙtótt&DAqo^fi-aL^^^XS VeriiS h Er£rr?f?r r? 5 '*^ & ^^i quello fpario ftanno?Selk Vergini. Et dall ifola di San Giouanni correndo al Noruefìe 50 leghe fi trouano le fecca! gnechechiamanodiBabueca. Et andado oltre col meddimo pennWTXhefeSa hfoled'Amuana:&piuinn^ Doppo la quale fi troia quella di Maiaguon,^ appretto poi e* quella,che ehiamano^anS gj^tpmoltreftannopo^^ ghamodireApiuoItreélifoachiamataHuno.Etfeguendoauantiperlomedefì^ mino,o pennello fi troua vn altra Ifola chiamata Guanima, cV più auami, vn'al tra chtoaa Za g ua r eocVappreffopoiriroladelLucaio 5 cheég^^ Etvol^endoquafialPonentefiritrouaauantirifoladiBahama,dallaqualeLrendoa^ nente,aquarantaleghe figiunge alla terra di Bimini,cVà quella, che chiamano laFiorita nella colera di terra ferma dalla banda di Tramontana.Tutto quello cammino che SS fcgh e bene il vero,che partendo in dimanda d'una delle dette Jfole , non fi farebbono que^ IS gradi del lifola di SanGiouanni,finoal x8 nel quale fta il Lucaio grande, che di tutte le già dette Noie quefta è quella,che è pofta più verfo Settétrione.Et conte quella df San Gio uanmepoftanelli .8 ^ gradi dell'Equinottial^cofi il fiume di Cumana in terrai douefonolepnmelfole^henoiquinominammo^chefuronoquelladiCubagua cYde * Margarita ftamdiecig^ fta generale ^natura eHiftoria dell'Indie nelli precedenti ic, libridnkta- pe cheX gueme che e il zo nel numero,* tratta delli naufragi) , cV dif|ratie auuenute Sfma„ di Hiftona la quale ancora non e fornita di fcriuerfi diftefamente,* col fuo debito orSlc modo)&farai;ultimolibrodituttequefteHiftoriedeirindie.Mafincheefca^ te tre le parti m luce , quefto libro delli naufragi) andra qui pofto , come per vna conclulionediqueftaprimaparte. Quando poi haura tutta l'opera ilfuo compiuto,* perfetto fìne,quello di più , che in fimili materie di nau- fragi) cY di difgratie maritime auuerra: s'aggiungerà a que fto fieno libro, che a quefto modo locupletato otterrà l'ultimo luogo, che io già de- fignato in fin da quefta horagiho* Delli ; . : ' ii 'l riì 7 » : ' li' 1 ':. 1 1 ' ' , Mi 'h$ « i*; ZÌI 1 li '■ ,<( DELLI NAVFRAGII, ET DISGRATIE AVVENVTE NELLI MARI DI QUESTE INDIE LIBRO XX. IL PROEMIO, CHE IL PRIMO CAPITOLO. O mi fono determinato di ridurre in quefto vlt imo libro alcuni naufragi] Si! difgratie accadute nel mare,fì perche quelle,che mi fono venute a notitia, fo^ no cofe degne da notarli cV da vdirfi , fi perche gli huomini fappino da quati pericoli vd-dino accompagnati coloro,che nauigano il mare* Et fé qui s'ha- — ueffero da fcriuere tutti quelli cafi,cbe non ho io faputi, quefto farebbe vn de* maggior volumi, che fi fiano mai ferita : perche effendoi mari in diuerfe parti nauigati, 8C da diuerfe gentil lingue,è imponìbile, che fia potuto venire a notitia noftra tutto quello, che di fìmile materia accaduto ne é. Si dee ben credere, che fé quefto libro fi fotte nel Bilbao fatto non farebbono mancate delle gran cofe da fcriuerfì: perche effendoi Bifcaini più che altra narione 3 eferritati nelle cofe del mare,di necefiìtà hauranno alcuni di loro efperimenta io,& altri da gli antichi loro intefe gran cofe della materia di quefta qualità» Il medefìmo riotrebbono dire altre geniche viuono nelle altre coftiere del mare di Spagna , le quali d'ai ; tri vani cafi potrebbono fare fede:come altre varie nationedel mondo medefìmamente. Ma qui non fi trattenne fi farà mentione d'altro,che delle cofe accadute ne mari, che fono dalla Spagna a quefte Indie,dal x 4 9 z che quefti luoghi fi di feoprirono dal primo Almi- fante Don Chriftoforo Colóbo.Molte volte quado io odo dire di quefte difauéture, mi ri- cordo di Plinio,che parlado del lino dice,che vn ftrano miracolo é,che vna herba faccia co fi vicino l'Egitto all'Italia. Volendo dire delle vele delle naui,che di lino fi fanno* Et fegue, che di cofi picciola fementa nafee cofa,che tira il mondo da vna parte ad vn'altra,non baftan do all'huomo di morire in terra,fenza che anche nel marefenza fepoltura moriffe. Et pche fappiamo,che la pena ci è fauoreuole,non e herba,che più facilmente fi generi de nafea, che quefta 8ó perche intédiamo che quefto contra volontà della natura auuiene, il lino brucia il ompo,doue lì fa, tY lo fa più che altra cofa,fterile. Tuttoquefto fi legge nel principio del 19 Jibro delle fue hiftorie.Ma molto meglio,cV con più ragione detto l'haurebbe,fe haueffeha uuto notitia di cofi remoti mari, OC cofi del cótinouo nauigati, come fono quefti noftri, che e altra diftantia quefta,che non e quella,che è dall'Egitto,all'Italia: poi che dalla foce del Ni Io,che irriga i'Egitto,fono fino in Italia poco più di 300 leghe. Et quefto fteffo lino cV vele allontanarono tato dalla Spagna il Capitan Sebaftiano del Cano,cY la naue Vittoria, quan to s'è di fopra ne' primi libri detto , per ciò che partendo quefta naue dal fiume di Siuiglia, diede vna volta à tondo dC girò tutto il mondo per quanto va il Sole, andando per ponete, cV ritornando per Leuante,&: volgendo alla medefìma Siuiglia,onde partita s'era. Fece an- che poi quefta naue vn viaggio da Spagna à quefta città di San Domenico,cY fé ne ritorno poi in Siuiglia. Donde ritorno anche à quefta Ifola,ma nel ritornarfi poi in Ifpagna fi per- derne non fé ne feppe più nuoua mai.Quello adunche,che s'è detto,che quefta prima naui go'jfu fenza coparatione più di tutto quello, che Plinio feppe,che mai fi nauigafle nel mon- do.JVIa non fi dee intédere,che il lino folo fia l'iftromento da fare le vele: perche fi fanno an- che di canape,che e v herba affai nota. -Si coftùmano anche in molte parti del mondo le vele di frodi di palma fatte,come ftole } 8C in altre parti le vfano anche di cottone , come in quefte Indie gl'Indiani le vfano» Ma lafciamo le vele , che non fono più degne d'effere incolpate, che fi fìano li legnammo gli alberi fteffi,onde 1 vaffelli fi fabricano , dC diafi folamente la col- pa à coloro,che potrebbono viuere in terra, cV fi pongono in mare ad efperimentare quefti trauagli,che io per me mi viddi in mare in tal termine,che haurei potuto con la propria efpe rientia temere cV conofeere i pericoli marittimi affai meglio che non Plinio informato da 1 librilo da i marinai del fuo tempo: perche e gran differentia fra il vederlo,cY l'udirlo.Et non dird'io in quefto cafo cofa,che la fappino pochi,cheio nel 1513 attrauerfai da terra ferma partendo di preffo al Porto di Santa Marta per venire in quefta Ifola Spagnuola , OC andai a quella di Cuba. Et nauigaua vna picciola Carauella mia, che ftaua già l'i mangiata OC corrofa dalla broma,che quanti v'andauamo dentro, ci annegauamo in mare peonie camicie DELL'INDIE LIBRO XX. %o6 Aamtóenoflwandauamo^ «anovent^mare^ tanto P^.^ |nudeIled^cuUagiadette,,oandauamoltoinfermo,^ il vaWnonhaucuacouertaat cuna 5 doue fi fofTe potuto l'huomo nafcondere dalle mareggiate , cV dal Sole , ÒY non haupagna,mamangiauamofolomahi Z &: fagiuoli 3 cY delle altre cofe di quefte Indie, Haueua mofibenepefceaira^cValtreviuandenonbuone.maffimamenteperliinfermnEra anche queftanauigationemCarauellarafacVdifcouertaalSole,&alle P ^^^ molte/Taccio le tante volte,che in quefti mari di qua\cY in quelli di Spagna^ d'ItaliaTtf Fiandra mi fono veduto m molte cV gran tempefte,d'alberi fpezzati& di vele rotte cV d'ai tri trauagWun de' quali penfai che foffe l'ultima bora della vita mia.Mapiacque^a eie menda ^ Dio di foccorrermi,onde io li rendo infinite gratie,che s'è degnato d'afpet^^^^ penitetia 3 cVlo P regochemifacciafimrelavitaingratiafua } cVm rifaIu, 5 poiclieeffocolfuopretiofo glimiricordauode^ nmm ndk 1 tempefta del mare moriamo nel Porto. Et Iddio mi è teftimonio, che io femore lueftode^erai.Mas'offmfconocofeallevolteaglihuom^ ZT£a areftaredau " ent ^^^Iipericoh; Et a quefìo modo ho io apparato di feri. S» ^^ dl l c \^vo 1 fapereorare 3 impa ra ana U i g are, E chefen Z adubb,Wgran. &Tt e h t m ^ in fìm ^eiTtó hanno,in raccomandarfì a^Dio, cV alfa fua Vwptdre&tunfiglmolofhednddronoperlomdrefoFaTm^ mon& come il figliuolo ifcampò. Cap„ IL yenianel 1513 V na naue di Spagna a x queftaifoIa Spagmjola 3 &errado il camino andtf a dare i' „■■ 1' I ■' . ■ m m 4\ ■: ; I;ì*. : !'^o1 Mìh" 1 : ',« . 1 ) il ; ',■'■. . » : [Si .''Vi *i DELL'HISTORIA à dare di trauerfo nella coftiera di terra ferma predo al gran fiume , che fta fotto al porto di I Sansa Marta.In quefta naue andauano vn padre,cY vn figlio di Siuiglia, dC veggendo tutti no potere fcampare,perche non vi era rimedio,che il vaffello nò s'andaffe à perdere , cV che di più del pericolo del mare,andauano à terreno d'Indiani fieri & non foggiogati,dalli qua^ li,ancor che dal mare fcampaffero,farebbono fiati tutti morti , dille il pouero vecchio a fuo fìkio,che era giouane di 2-5 anni quefte parole.Figliuolo tu vedi,che quefta naue è perfa,ec va a dare di trauerfo in terra,ondenon polliamo fé non miracolofaméte ifcampare. Per tan to bifogna,che noi ci foccoriamo il meglio, che polliamo co l'induftria noftra , e che al man co non refti per noi che fare,per ifeampare la vita» Ne vi veggo altro rimedio fé no che mi ftia tu dapreffo,cY habbi l'occhio a quefta tauola,alla'quale io appoggiato limaccio che per- dendofi la naue, quefta tauola ci refti,perche con ella potremo per auuentura faluarci, fé pia cera à Dio, 11 giouane fintefe. Onde dando la naue in certi fcogli fi perde cofì carica, come era,c\: vi s'affogo la maggior parte della gente, cY quelli, che andarono viui in terra , furono poi morti da gl'indiani Caribi,cV Coronaticene i quella Prouincia fono .11 padre &£ il figlio, che ftauano fu l'auuifo della tauola, vi fcam parono per allhora , cV vi andarono caualcati fo- pra, tre criorni,doue più piaceua al vento,cY al mare di guidarli fenza magiare', ne bere mai. In capcKlelli tre dì U mori il vecchio.il pouero figlio veggédo , che la compagnia del morto padre doueua efferli più trauaglio,cY darli folaméte puzza , il getto nel mare. Et coli reftd effo folo fopra la tauola vn'altro giorno cV mezzo, fenza hauere mangiato in tutto quel té- pò cofa alcuna mai. Il quinto giorno palfó indi cafualméte vna Carauella di chriftiani, che veggendo andare quella tauola per lo mare con quella cofa fopra abbracciata , vi drizzaro- no la proda,per vedere che cofa foffe.Et già il giouane andaua cofi sbalordito, che non potè uà fare di non morire fé Dio noi foccorreua: perche la corrente lo haueua difeoftato da terra più di otto ó dicci leghe in mare. La Carauella giunta fopra la tauola raccolfe il giouane, e'I pofe dentro,il quale per quello modo iì falud cV viffe, el viddi io poi facriftano della Chiefa maggiore di quefta città di San Domenico nel 1515 cV da lui fteffo vdi già raccontare tut- to quefto in prefentia di molte perfone honorate di quefta citta\alle quali era noto cV publi- co quefto cafo. Il domandai,quando in quella cofi gran neceffità s'era veduto,che oratione particolare haueua fatta raccomodandoli à Dio , 6 alli fanti fuoi. Et mi rifpofe,che haueua fempre hauuta fperanza certa nella gloriofa noftra Signora , che haueflé douuto foccorer-- Io,cV fé gli era votato,cV i fuo nome,alla imagine della Antica,che fta nella chiefa maggiore di Siui°f ia. Et che era con quefto sforzo dC fperanza andato fopra quella tauola li quattro giorni dC mezzo,che fi fono detti, dC che porto N fuo padre quafi vn di intiero , morto à quel jnodo,che detto s'e\ Jfunanaue, che partendo da quefta città di San Domenico diede in "Vnfcoglio di quefta coftiera , &_ne [aitò dalla naue nello [cogito ~\n marinaio , che à quefta città fi ritornò, & la nauepafìò aljuoyiaogjoàfaluamentoinlfpajwa, Cap, III. Poco tempo è,che vfeendo vna naue da quefto Porto di San Domenico di notte s 'auuid alla volta d'Europa,òV ne era Capitano San Giouan di Solorzano. Poco più tardi di mez^ za notte cominciarono ad alzare Fanchore dal Porto,cY à due hore innanzi di cominciaro-- no à corteggiare quefta Ifola alla volta di Spagna col vento di terra. Onde perche meglio lo ro quefto vento feruiffe,andauano affai preffo terra cofteggiando.Hor perche i marinai ha^ ueuano molto uguagliato nelf alzare l'anchore,nel porre dentro la naue il battello , cV in al- tre fimili cofe,nauigando saddormentarono,cY non fecero con la vela il debito,che doueua no.Onde quando fu nel farfi il di chiaro,s'auuidero che ftauano coR preffo terraglie no po- teuano fuggire d'andare à dare nel capo di Caizedo,che fta tre leghe cV mezza, 6 piu,da Le uante a s quefta citta. Veggendofi perduti cercarono di fare ogni forza,per volgere verfo il mare la naue.Ma non poterono per niun co to fuggire di dare vna botta di sbiagio nelli feo gli del detto capo.Et volfe Iddio,che fu di manierarne il legno non pericolo\ma fu la botta di forte,che con la proda fece faltare verfo il mare il vaffello , che per cio N s'allarg;d dalla pun- ta,^ fenza pericolo d lefione alcuna fé ne vfei à faluamento in mare. Vn marinaio Bofcai no,veggendo andare di rotta battuta la naue a dare in terra,fi pofe fu la proda in parte, onde folte potuto faltare in terra,quando il legno sbatteffe nel faffo viuo. Et cofi auuenne à pun- to, pene in quel medefimo inftate,che la naue percoffe,egli faltci dalla naue fopra lo fcoglio, - &refto DELL'INDIE LIBRO XX, 2o? \ &rcfio x mtOTafano&fìcuroJLanaucfcgu;iIfuoviaggtoifaluamento inlfp&na dCeeìi fé ne ritorno per terra m quefta citta\doue il fecondo di appretto giunfe, cV la fua calìa cY ro bc andarono con la naue mlfpagna. Jlche fu vn gran miracolo inonromperficYperderfi quella naue,perche la coftiera e affai braua 3 cV pencolofa. Ma il fìgnore Iddio volfe liberarla a quel niodo,che s « detto,* che quel marinaio reftafTe in terra , perche andaffe a far fede di cucito marauigliofomiiteno, D ma natte che fi perde nella cofliera di terraferma,^ i marinai fu la barchetta fi partirono la^ \ciandoipa\iaggieriinterra,i quali jecero^na barchetta fatale flato nunfero, che pittarono le forti quale di loro doueua ejìere mangiato da 4i dlèi, malddiolifoccorfe. Cap, MI* * Nel 1 5 1 3 parti vna naue dal Porto di quefta città di San Domenico p andare al Darien cheera vna citta che flette vn tempo preffo algolfo d'Vraba nella prouincia, che chiama^ no di ^emaco che 1 haueuano poco auanti conquista i nofrri,c\: vi ftaua per Gouernatore ^Cap^nochiamatoVaic^^^ tie Cv pallaggien.che co marinai erano in tutto più di 50 huomini ] liqualt per loro peccati errarono ilviaggiocV andarono àriconofeere la terra ferma più di 50 d do leghe più giù del Danen,cY ne i\ Pilotane niun de gli altri conobbe la temuMa fopragiiìfeloro tato ven to,cne furono forzati a gire con la naue di trauerfo in terra.Onde fi perdevi lecmo co quan- to portaua,ma fi falud tutta la gete.Et fi credere doue coftoro andarono trauerfi cV fmon tarono in terracotte nella prouinciadi Veragna f appretto. Andati tutti i quel modo per cimi in terrai marinai tofto penfarono più allo fcampo dC al ben loro , che à quel de pallai gien.i: t come quelh.che fono in quelle co fé più atti,et più deftri,nellandaie à sbattere à ter ra cauarono torto il palifchermo in mare 5 cV vi ù lanciarono tutti fenza lafciarui entrare paf- laggieroaIcuno,delh quadrarne ho dettolo fé ne annego niuno* Horai marinai che co" le ipade in mano vietarono à gli altri l'entrare nel battello 5 dittero che elfi andauano i cerca- re il Porro di Danen 3 che credeuano,che non flette più di cinque d fd Iegheindi difcoPo & che rigiratolo W farebbono venire vna Carauclla 5 d tante barche cV Canoe, che à loro pia- cere gli haurebbono in terra fecura condotti,* per più confolati lafciarli, affermauano que Ito loro con molti giuramenti^ cofi fi partirono corteggiando verfo Ponente , cV cercan- ti v °u °£ i C ? r n ° r,tro ! I J arono 'P er r ch e credeuano per quel cammino ritrouare il gol- lo di VrabaA lo lafciauano a dietro verfo Oriente. Onde come efTì ingannarono li paffag gien 3 non volendone niun fui battello torre, cofi furono alla fine etti gli ingannati che nel marefipderono 5 nefìfeppemaifìnoàqueftahoranouella alcuna di loVo.Lipoueri pattag- li abbacinati a quel modo in terra di braui £V fieri Indiani(cY poteuano eflere da v per Ione o piu)ftauano con fperàza,chedoueflero ritornarci marinai,* cofiTun d.doppo l'al- bo gettarono più di xo giomi^tconofcMoaIIaibenn^no,a:noniàpendo che partì .ianofenzafaperenfoluerfi.Etftandoinqueito,piudi 300 Indiani da guerra diedero loro S fu 3 P° f T k lor o *T e dl Ie S no > che Portauano 5 cV s'accoftarono a noftri diman «X£ r heC0[ *™ ^^ , ^ uano ^ doueanda »anoA'fiparlauanorvnlaItroconfegnicV cenni itTf ne q f ftl da V* m >™3™ m da WM* I ^riftiani accennauano cV diceuano, che aurebbono voluto mangiare. Gl'indiani moftrauano loro molte cofe d'oro, che portaua- M?Z < ~ £ « lev Q oleuan o(perchetutti portauano circelli d'oro all'orecchie , * mani- SSg a ^ ^^ llan ^^ aI ^efimilicofed'oroOcVinoftrifauiin quefta partediceuanonon ontrad^ ontraaevanno,cV gliele dauano. Et 1 noflnne anchevolfero prenderle. Et in effetto di n^ T „ ng 'T X e 5^ ndo 1 8 rln J dfani ^ uefto deliberarono di non farli malese d'oltraggiarli ce E fn £ruì ° l0r °^ da man § lare di quello,che haueuano 3 come era Mahiz, & pe uem InÌ ' chehau€Uano * A q«efto modo adunche domefticamente fletterò i noftrifra iaSrirnT U n 5 5 g l 0mi ' Perdend ° ° § r ni ' df P1U ^ fa "° la f P eranza >che doueffero . loro nannaimomarcOndcdeterminaronodi farevnabarca delle tauole della loro naue rotta, iènza Ì v '.» ) 3% 'f ■ hi ' ' ■• '* < l'i?; 1 l'i .,-; •''.>* I I m i ffi ■':K^l ^ i' » DELL' HISTORIA fenza hauere ne ferrarne martello,ne afcia,ne altra comodità' neceflaria , p potere lauorarla, \ Et pure co tutte quelle difficuità il megho,che poterono,fecero vna barca male ingarbata, & peggior lauorata,toghendo la pece dalli tauoloni rotti della naue,cY cauàdo la itoppa, da douunche la ntrouauano,cY quelli chiodixhe poteuano,d ponendo in vece di chiodi, zep- pe di ieeni» In eletto tanto s'oprarono,che fecero la barchetta , dC vi li pofero tutti deniro, faluo che cinque o fesche erano già morti d'infermità» Poftifi à queflo modo in mare fenza carta^cV fenza aguglia,c\: fenza Pilotto , dC fenza fapere doue s'andallero, ne doue andare il doueffero,chi diceua,che doueuano nauigare verfo Oriente per ritrouare il Darien, che di- cea,che verfo Ponente il ritrouerebbono. Et coli contendendo vinceuano quelli d'ima par te,che Tuna opinione haueuano,cV nauigauano verfo doue colloro diceuano , OC in capo di tre 6 quattro giorni,che nauigando à quel modo non ritrouauano quello , che voluto hau- rebbono, vofgeuano la proda al contrario.Et à quefto modo alle volte à remi,alle volte à ve la.andauano perii come gétediflordita,eY fenza fapere doue li vada,hora à quella parte ho- raà quella. Alcune volte il vento e'I mare gli allontanaua da terra più di quello,che elfi volti to haurebbono tonde co molto affanno fé ne ritornauano al litto defiderofi di giugere à ter ra in qualunche parte fi folle. Altre volte mancaua loro il mangiare, dC faltauano per le piag eie à cercare dell'acqua,cV a magiare delle radici delle herbe, 5C de frutti, che ritrouauano,al tri fi ftancauano del remare,cY per alleggierire la barca,fe ne andauano p terra lungo la piag 2ia,cx quando ritrouauano qualche fìume,chi'amauano la barca, cV fi faceuano dall'altra par ; te paffare 3 cY altre volte non ritrouauano ne piaggia , ne altra ilrada da potere andare oltre, pi quefto modo ne paffauano la vita,che fapranno meglio contemplarla quelli,che leggo- no,^ fono per quelle parti andaticene non 10 fcriuerla, OC à poco à poco fé ne morirono tati tidilorojchenonreftarono più che 14 cV quelli lìleiiì affai debili dC infermi, perche erano ftati 10 mefi in quella miferia.Horaauuenne,che in quello fteffo anno del 1513 ilReCa tholicoDonFernàdoifpacciòin ValladolidPedrarias Dauila per fuoGouernatorecVCa citano generale,e'l madd co vna armata in terra ferma nella medelìma città del Darien, per che togliendo l'ufficio al capitan Vafco Nugnes,reflafTe effo iui,cY conquiltaife tutta la Pro uincia?Andato poi Pedrarias in Siuiglia,cV fatta la géte per quella armata,fuccedettcro cofi fatti tem >i e cofe,che egli non puote porfi in mare fino all'anno feguente del 14, Et giunto ail'ifola della Gemerà con 17 d 18 fra naui cV carauelle , ne mando vna dritta àqueita città di San Domenico,perche prendeffe qui certi interpreti, OC altre cofe opportune, OC le ne ari dalle poi neiDariendietro ali'armata.Etcofi fu eflequito poi:pche l'armata, nella qualean- dai anche io p Proueditore,et vffidale regio,giunfe nella città del Darien vno d duo di dop pò la fetta di San Giouàni di Giugno,cY pochi di appretto vi giunfe anche la naue, che per al'Interpreti andata era m quella itola Spagnuola, OC della quale era Capitano Fràcefco Va ico coronato, & di Valdes, che hoggi viue , dC fìanell'ifola di Cuba accafato, Hora quella naue nauigando vidde nel mare quella barca,doue quelle genti perdute andauano,cY la bar ca vidde anche la naue,2C cominciaronla ad ammattare , Se à chiamare co le maggiori voci, che pò teuano,La naue rallento alquàto la vela cV afpettd: onde la barca l'aggiunte con quel piacerebbe può facilmente ciafcun penfare , che coftoro fentiflero per quello foccorfo, che loro Dio mandaua: perche quel di iteiTo,che viddero la naue,non hauédo più che mangia- re,cV trouandofi più di ix leghe dentro mare, ne potendo ritornare à terra per lo tempo co trario,che era,gittarono le forti con folenne giuramento di douerleofleruare , che chi nella dilgratiata forte cadeua, folle douuto morire,perche gli altri mangiaffero,cV mangiato il pri mo,ii gittallero le forti dell'altro , & poi dell'altro di mano in mano : perche era meglio,che vno d duo d tre moriuero,che non tutti,perche haueuano fperanza, che in quel mezzo gli hauelle Iddio domiti foccorrere,cV in quel mezzo colui,à chi quella maluagia forte toccaf- fe,fi predelle la morte in patientia,Hor haueuano gettata la forte , OC era tocco d'eflere mor- to ad vn di loro chiamato Aluaro d'Aghiliar della città di Toledo, Ma perche non li maca uanolagrime,necontrittione.perraccomandarfiàDio,nopermifl"e la fua mercede infinita vn cofi crudo cY fiero partito hauerefme,che già afpettauano la notte per vccida\o,8C fodif farne alle loro fameliche voglie. Ma volle Iddio , che la naue vedeffero:alla quale giunti, 8C dimandati chi efli foffero(perchelanauecredea che follerò gente della città del Darien) ri- ipofero,Signori noi fìamo quelli perduti per li peccati nollri in quelli mari. Come fé quelli della naue hauefkro hauuta notiùa della loro perdita dC calamità» Tolti dentro la naue nar- rarono DELL' INDIE LIBRO XX* S '°P" 1 7™' dlc ™'- D "° * sfioro (ietterò poi qualche tempo in cafa S &fi S£ta& eh. I un (, chramaua Anton diSalamanca.che era di Segouia.Scl altro era qudlo Aluaro d. Agln lar.alquale era la prima forte eaduta di dot.ere efler mo .0 & maSro^chS no «Ifea Luogotcnented. hcr.uano generale per lo fecretar/o Lope Concai ò in qu- Il ehd neiiacittadifanamanel 1530. fctvnannoauantieramorto lAntondiSalamanra riir ch,™? a T m£radan, , e ' a ^ ,2l ' eaCUmi,latlmo1 " d-^i &robba. vSo d eoloVÓfi clnamaua Ternero.vn'altro Gio.tan Calderone, iquali con gli altri ^eo m pa & k «e venne I quefta Ilota Spaanuo a dalla parte di Tramontana,* tolti rinfrefeamenti & quello , che li parue per lo biKo del v.aggio.chefaredoueua/iparticonbuontépoallavoltadi&pacnXffeidoS pro d, 300 leghe lontana da quefta lfola,comincid à fare tantaacqua.che ÒdueSomS ione che quando v.ddero non potere fupplire a'cauar fuori l'acqua,fi diedero molta fretta ì bgare.nevna «guglia : K potere poi regerfi.Accadetie bene , che m quella maacri or frpfM heiidauano,vnCTiouaneftauar3iTanrIrtrlo w«o^rr j. r 4 ueiia maggior fretta, n ftio coir. nonnC Quando da vna caffa vn poco di bifcotto 3 per mangiare con £SS r gla P0i l° m Vna t0Ua S Ila ben due M>bre, quando fu focato tanti he^ hefeceJar^Tnf omTpafecer^ SS&SKSf i ^««^quanto rattenermi 5 cV di non tacere quello , che ho" io onhau?" li occhi cahTSoCriSfrH U ^ che P refe l] P^ e > P olche datanti afflitti 3 cVcon la mortefu ella quale era nocchi™ n£ g i Col °T°> c ?I ^ uale mI mrouai ,0 in ™ naue nel 1 5 z ? ^STuar^fìSw^ ^^P^^cMetaf/cheboggidi^e: Et andando pi egati OC quaijpoii nel mare Oceano & alleggiando la roba , quel giouane , che io dico, andaua P <' » \ >" ■>>>, ì «' '.«' ■ " ' 1 i^ff, >;.4 "fi,, ,■',:- i" 1 W, ■ktm 1 ''li! f !. * I „ I fft 11 :■''■ %tv»'t, s**wi ;,-!, r ,,,, ■■ ■ ,. : I ' »l I ' • * « ì' 1 I m "% 1 * »', JHpii ',■" ri . tj Ili il '■-' ;: Vi,, < ™::>i; K1 HI DELL'HISTORIA ararne il chiamaua di tempo in tempo A diceuah, Fulano non vedi tu, che ci annegghia. mo" che non ti fuegli traditore,* raccomandati à Dio r Et elfo qualche volta rifpondeiia; G?a il veggo fìgnofcEt poco apprefforitornauatofto i i fuoi ronchi. Si potrebbono dire ^T^hcanomciQCnzltzpo che più conuerebbe,che effi faceftero il debito , fi trouano «nltndalla ragione * dalla vergogna lontani. Ma ritornando all'hiftoria, parue, che quel infero S «ina poi che con quel poco di bifcotto fi «natitene tutta quella afflitta compagnia per giun- oeredoue Iddio li condulfe,benche ninna fperanza haueifero di douere giungere a terra fé Co dittino miracolofamente aiutati non gli haueffe : perche fi ntrouauano ingolfati inolio,* pofti nel mare A prefto perderono la mira del camino,che fare doueuano,* non hauendo aguglia,che loro la via infegnalfe,no fapeuano ne doue s andaffero, ne doue il lìef fcrXripolrfi alquanto del trauaglio del remare deliberarono di fare vna vela ^perche rio Ihaueuano di che -altro ferla,che dellecamicie iìeiTe,che velìite fi trouauano,felefpogha. ronó tolto * ne fecero il garbo d'una picciola vela,* la cucirono con alcuni aghi, che alci», ni di loro cafualmcte R ritrouauano.Ma mancaua loro il filo , * p hauerne fi difcuciuono li fai Bora in effetto la vela iì fece,come fi puote,* fecodo che il vento , * 1 onde voleuano, cofi effi andauano alla mifericordia di Dio fenza fapere doue folle flato meglio a volgere la eroda Effi tofto fra fé compartirono quel poco di bifcotto,che chi più n hebbe,non ne neb he oiu che vna oncia * mezza.Et in vece d'acqua, che non ne haueuano goccia per bere, U lauauano nel mare le mani,e'l vifo,* quella amara et falfa humidita era loro in vece di bere. Altri fodisfaceuano in parte alla fete con la propria vrina, * tutti del cotinouo con lagrime * fofpiri chiamauano Iddio,* la fua gloriofa madre , * fpetialmente R votarono a noftra Signora dell'Antica,che ita nella chiefa maggiore di Siuiglia,* piacquele d esaudirli : per che in capo di vndicigiorni fi ritrouarono la mattina à due o treleghe da quella liola bpa- enuola * conobbero la terra,* il Pilotto,che s'è detto,diiTe.In quello paraggio,che noi an diamo hora,fta il Porto d'argento. Et cofi fu,che poco più doppo mezzo giorno giunterò dauelPorto,*faltatiinterrafidifcalzaronoAn'ngratiandoinfinitametelddiolenanda- rono dritti alla chiefa à rendere quelle gratia à Dio ,* i fua gloriofa madre, che » ■ cofi legna lata merce * miracolo rendere loro doueuano , Et cofi alcuni fi reiìarono nel! ilola,altn le ne andarono in Ifpagna,* l'anno feguente del 1 5 1 5 parlai col medefimo Pilotto Anton 01uodentrolacLtmaggiordiSiuiglia,*dalui*daaltrid^uelli,checonlm caforitrouatiserano,intefi tutto quello,che io qui n'hoicntto. Et e già quella cola aliai no ta * publica cofi in quella ifola Spagnuola,come in Ifpagna. Vi ~Vn fiottane Portogbcfe , che andando yna nane a tutte 1/ele y figittò a noto con ìin pappafico ù mtejìa ,per pafiare ad^n altra nane dell'armata , &fu da~Vn altra natte, chel>eniua appreso ^ricuperato* Cap. VI* Oui diro vn cafo d'un giouane Por toghefe,ilquale non tanto è miracolo,quanto pazzi. * feiocchezza di quel temerario * feem pio , che il palfó , ancor che nel vero ili foccorio d DiovifoffeifcampandolodalIamorte.Etfuàquelìomodo. Nel 1 5 1 4 nel jepo, che Pe drariasDauillapaifdallaterrafermacon 17 o 18 Carauelle* nani £ ordine delReCathc lieo Don Fernando, nauigando vn dì per lo gran golfo di quello mare Oceano con protp, ro vento,* con tutte le vele ben gonfìe,accadette,che in vna naue dell armata, che era cu £ losAviandauailTeforieroAlonfodellapuente, vi andana anco vngiouanetto Portogli fé: col quale,perche il vedeuano alquanto leggiero,cominciarono a burlare et a panare ten pò i marinai * l'altre genti da guerra,che in quella naue andauano. Egli fde g na ^^ u f burle dilfe,che giuraua à Dio,cbe fé molto il tempellauano a quel modo , fi irebbe gì tate ^mare,*fenelrebbeandatonuotandoàqualdiealtranauediquelledellaarmata.C^an to efso più fermamente quello giuraua,* prometteua,tanto più caldamente gli alni gioii ninelleloroburleinllauano.Dimodocheefsofortefdegnato, ^deliberate 'diferbarequ lo,che promefso haueua,tolfe vn altra camiciaie haueua di più di quella i,che veititaport uà,* fé la lead alla cintura,* tolto vn fuo pappafico di panno leonato, fel poie in tata va. to,ancor che niun freddo facefle,* non fofse habito quello da portare nuotando, fct poit DELL'INDIE LIBRO XX, 20? che fi fu à quello modo in ordine moto fopra couerta, 8C diffe:Fo voto a Dio,fe voi più bin- iate meco,di gittarmi in mare,cY parlarmene in quefta altra naue 3 che va vicina alla noftra: la quale per vicina che andarle, non poteua egli aggiungerla per la velocitarne tutta l'armata nel fuo corfoportaua.Molto di quelli atti, cV parole, tutte l'altre genti della naue rideuano: & chi li diceua,che non haurebbe hauuto ardire di farlo 3 et chi li diceua,che Te elio foffe flato Caftigliano,haurebbe la fua parola e'1 fuo giuramento ferbato,Et di quefta maniera chi li di ceua vna cofa,cY chi vn'altra,nò penfando,che egli foffe douuto eifere coli feiocco, che fatto l'haueffe,Ma egli poco afpettd,che fattofi nell'vn coftato della naue fi gittd in mare: Et giù- to nell'acqua per prefto che foffe,fi reftd gra pezzo a dietro da poppa. All'hora quelli della naue,perche quello feiocco non s'anneggaffe nel mare, cominciarono con vna cappa à fare fegno à gli altri vaifelli, che veniuano appretto : Onde volfe Iddio , che veniua appreifo per quel medefimo cammino più di duo tiri di bombarda lontana vn'altra naue dell armata,che veggendo fare quelli legni fegui à quel dritto fofpettando, che le foffe douuto effere andato quakhehuomo in mare, dchequalchealtraneceffitàhauutahaueffe:Etcofi piacqueàno- ftro flgnore,che ritrouando quel pazzerello ftanco, cV perduto in mare il tolfe fu, che poco più che tardato foife,fi farebbe quel matto affogato in mare: e'1 conduffe fino al Darien, do- uè io poi il viddi : Et il medefimo theforiero in prefentia di quello portoghefe, cV di molte perfone,che il viddero,mi racconto quanto ne ho detto: et quefta fu cofa affai publica,et no ta* Ne già fene riputaua quel giouane meno,anzi diceua,che niun Caftigliano haurebbe ha uuto ardire di farlo* Et io il credo,che niun Caftigliano , ne d'altra natione Ù farebbe ad vna cofi vana,cY {ciocca, imprefa pofta,come fu quefta,fe nò foffe flato cofi feempio a fatto et fen za ceruello,come fu coftui, che quello atto fece, Come di due naui che di Spagna in cjuejla ifola ~)>enwano } la prima fi perde, &fè nefaluò la pente in l>na ijoletta dishabitat a,& poco poi fi perde ancho l'altra impreco, ma miraco- lojamentefakdndofi ricupero le genti fue 3 & dell 'altra naue per- ditta><& 'feguìiljùo'yiaggio. Cap, VII, Nel 15x1 veniuano di Spagna per quefta città di S* Domenico due naui di conferua, del IVna era Capitano Fracefco di Vara cittadino di Triana, dell'altra Diego Saces pur di Tria na d di Siuiglia: cV quando preffo all'Ifole di quefte Indie giunfero , la naue di Francefco di Vara Q perde nelle feccagne dell'Ifole , che chiaman le Vergine: ma fi falud la géte , fé ben ù perde la naue con quanto dentro vi era» L'altra naue diede nelle feccagne d' vn'altra Ifola, che iui preffo era,chiamata l'Annegada,perche e vna Ifola affai baffa,cY nò fi vede finche nò vi fi giuge fopra: et fra quaterna 5c quaterna della naue in ql geotere del fortiero, vi reftd fic cata nelle tauole vna pietra dello fcoglio, nel quale il legno peoffe: La naue paffd oltre, cV la pietra reftd molto nelle tauole fiffajma nò cofi mifurata cVgiufta,che no vi reftaffe fra lei, BC le tauole fpatio,onde poteffe entrar acqua dentro : anzi tanta ve ne entro, che il vaffello fene fcefegiu,n'nche toccd i terra, cY vi R afÌife,cY reftoui dritto: Cominciarono ad aggottare l'ac qua co le tròbe,ma no baftauano, anchor che haueffero alleggerito le botti,cV l'altre cofe del la naue* Ma accortifi che il legno toccaua in terra,cY che fé ben ftaua pieno d'acqua, fi potea votare,fe fi ritrouaua onde l'acqua entraua, gittarono l'anchore,per che la corrente, cV le on- de non faceffero volgere di coftato la naue: Et all'hora Alòfo Saces Albagnir,che hoggi fta in quefta città,cV e perfona ricca et di credito,cY haueua la metà di quella naue caricatajiffe che darebbe vna buona vefte a quel marinaio, che ritrouaffe il luogo, onde entraua l'acqua» Vn marinaio deftro cV buon natatore all'hora fi pofe in volta,cV tanto ìi trauaglid,cheritro ad la pietra ficcata nelle tauole della naue, 8C con feuo e v fìoppa appild que buchi,che reftaua no fra la pietra et le tauole,et poi di fopra alla pietra vi ftefe vn quoio, et ve l'inchiodo* Poi fi diedero à votare l'acqua con le trombe , cV per ogni altra via , che poteuano , cV cofi la naue s'alzo :cV dentro il legno pofero in quel luogo cofi ripezzato vna continoua guardia di ma rinai con lume di notte et digiorno,cY ricuperarono gran parte del cariacene alleggiato ha ueuano : et poi paffaron due leghe auati, all'Ifole chiamate le Vergini, che dishabitate fono, SC vi ritrouarono tutte le genti dell'altra prima naue perduta duo giorni innanzi,che nò ha ueuano altroché le loro fole perfone faluate con vna imagine grande di noftra Ognora del- l' Anticaglie hora fta nella chiefa maggior di quefta città,neH'altare,che fta preffo al facrario laquale imagine i fiata ritratta da qlla dell'Antica, che fta nella chiefa maggiore di Siuiglia* Viaggi» vol*3°* dd Ora m ;. ì> "m ■'•&■; f. r ' I ì t , p, i i ; ■ V '.isii "' *i':t'i ' i , ' , • .1: ' l «I M>.V V'', 1 i fA'ìi i : r vi. 1 ' i .'' orto di quefta citta di Sa Domenico vna naue carica di zuccheri^ di quoi di vacche e* di annafiftola ,& d'altre cok con oro ancho per andare in i Spagna: Et per camino il nocchia o chiamato Giouan di Ermua s'infermd,non molto da quefta Jfola Spagnuola Iohtanoet il agrauo 1 male , che per fuo rifpetto la naue non paffd rifola della Mona,che é fra quefta fola,et quella di San Giouanni,et non più che 40 leghe da quefta citta : perche iui f, fermo v >d mi il detto nochiero mori.Doppo che l'hebbero fepolto ieguirono il viaggio loro et oer [uefta poca dimora che qui fatta haueuano , furono aggiunti da vn'altranaue, che partiaW ^effo da qfto porto di Sa Domenico , cV neera nocchiero vn pilotto chiamato Carreeno Quefta feconda naue andana carica medefìmamente di molte caffè di zuccari, cV di quoi tY icannahftola, & oro, 6C era in effetto di molte ricchezze carica:Etin quefta feconda naue ndauano h dui,che ho nominati difo^^^ i,che nauigauano (che erano già più di 4 o.) cV quando li penfaua, che follerò già arriuate 1 1 Spagna,giunfe in quefta cma N la nouella della loro difauentura: perche erano oerfe et m mate tutte giunte alla terra di porto d'argento in quefta IfoIa,che è dalla parte di Tramon. ma,congh alberi, eclantennerotte,cVconhauere alleggierito più della meta del carico le porcauanoA' gittatolo a mare.Qu^^ "rcg™™&duenou^ .andev noftro fignore,et fuagloriofa madre ^parea che dal profondo del mare mótafferofu, t quado quefii peccatori afflitti diceuano : O madre di Dio vergine Maria, OC con lagrime attentionehchiedeuanofoccorfo,vdiuanonell'aeredire:Per?heladiman^ tevo^ arn e r E t a que ft omo dovdiuanoalIi demoni) alcuna volta replicarci: alcuni after c!^ che doppo di tre giorni ftachi dal molto trauaglio,& rauchi per le voci & gridare che fat tempefta ohauedo (come s'è detto) gittato in mare più di 3 oocaffe di zucchero & ciudi il equoidivacche^moltebottidicannafiftola: Étèopinion^dieh^S&t l5 che fu gittata quuti mare valeffe più di dieci mila ducatiOra perche le genti li itrouaua )moltoitanche,cVlenauiftauanotutteaperteperlagrantempefta,cVfrceu™ ^henonfipoteuanonauigare s (percheicauarned1énotteLquaconlet^^^ netto cY piacquea Dio di condurle miracolofaméte al detto porto d'Amento doue fino Viaggi vot3% dd fj erano 10$, !>:* ... {fi m : mi' li ' J 'i l ' pfkX ii al 1 ; A. -fr m : I ' <■ . ì V 'li » 'te li » Vi ►! ^ '' IH ■ " .1 ij, i, I. * Il ! * DELL'HISTORIA erano retiate di non gittarfi in mare, erano gnafte,& bagnateci putrefatte per tanti gibr< ni eh aerano fiate à quel modo. Con queite due naui le ne era già nel mare accompagna» vnakrache venia daUanoua Spagna carica di profd^ ch'I cofa nuoua , cV da notarfi : pene quindeci anni à dietro no era interra ferma porco ala, no SSna: et qlli,che vi fi portarono poi da quelle lfok,vi fono tato moltiplicati adunquecheiodico^and^uadiqueltamercantiacar mHaTe nodifuaMaefta\cVglialm queUate^ nochkro vn Giouan Sances di Figueroa: col quale parlai io poi in quella citta dC neintel VHlremo nerkolo nel quale anche effi veduti s'erano. In tanto che il demonio no vuole fo amemetr^ «Vana Et perche quelli,che no hanno nauigato,fappiano,che quella non e cofa nuoua , X comun aduerfano,fcriuerd nel feguente Capitolo vn'altro cafo di non minore pei ^do^maledettoLuciferonon ChSftiani veggano quanto debbia ilare fempre viua ne cuori loro la memoria di noftra g dofa f ignora J Quello IteiTo, che ho detto di quefte tre nam>, racconto ^fimamentcj Elico oer li mol i particolari di quella città, che vi perderono qlle caffè di zucchero & : alt. ^ercamie non mi curerò di referire altri telìimonrj in quello cafo.Quèftp folo diro,che e, Sa cV iìolta rifpoiìa quella delli demonrj, quando à noftri, che chiamauano la madre , f)To diceuacheneWet2fare 3 dienevoletefo^ chùmauanoin quella tanta loro neceffltà per foccorfo . Maeffidiceuanoaquel modo? |Eli,eM con tutto il core il chiamarono,come fecero coiioro ; che meritarono d efterne effauditu Velia carauella.che chiamarono delle Tauireperlo cafo marameo fi, che qui finarr eriche il wande lddio& lafiagloriofa madre oprarono per queite donne & altre perfine, che ~)>i fi ritrovarono feprd. Cap. X* Parti nel . 5 ! 9 vna carrella dal porto & cittì ditata Maria dell' Antica del Datoci i inTer a ferma nel golfo d'Vraba nel gouerno di Caftighadeiroro , o venne a quelle Ifol E SS quello golfo, le foprtgiunfe vna gran tépefta.che la fece a forza correre EvXddrifoWi Cuba § ct fi vidde molte volte perfa,et inghiottita dal mare ma nera ca, a gfor ofanoftra donna, allaquale con moltelagrime 8C deuonone tutu q<^Mbede» anfanano con gran voci SC gemiti firaccomandauano,tenendofi g.a più mor ..che vmi. l Dia»* S diflero, queflo con tutto il core lagrimarono SC chiefero foccorfo a aoftHrfìg™ S"no u°X anco di altri tutti generalmente facenero il medefimo. Qui vidde» u.fib meno " S, " J " " nelU proda Snella poppatila naue demoni) fieri Se fpauéteuoli, & vd.rono nell aere d Sf™ d, lorf Tore, la via: Come sVnal.ro di loro ftefle fopra al timone,* gouernafte.l , Lofio E^ fra voce r.Cndeua dicendo.Non polfo, No poflb.Et perche romana a replicare quella | m avoc"^ vi va quella di Guadalupe. Affhora fu grande .1 grido,** le H<™™gf r ?' «""M r «ori che nella naue erano.chiamando noftra fignora d. Guadalupe ; cV raccomandane U hepare ^ e fTapriffe l'aerea giungeflero quelle voci al cielo. Et certo che pene.raro r,?feua che fé ne fonerò douuti faremille pezzi in quella braua coftiera: Ma venne vna e 3'fc°glidiqueUaaf P racolìieraAUgctfo nella terrapianaptud. cento ptM naue I' , . DEL L' INDIE LIBRO l l'acqua, fenza che perfona alcuna di quante dentro il legno erano , pericolale, ne moriffe* Et cofi il lignore Iddio miracolofaméte li libero per interceffìoe della fua benedetta madre dal gicolo del mare cV di Satanas. Qui ti dee anco vn altro mifterio fapere,che nella medefi ma carauella andaua vn'huomo, che venia da terra ferma da cercare elemofina g noftra don na di Guadalupe , ilquale io viddi cV conobbi : che tanto più particularmente u debbono i miracoli di noftra Signora di Guadalupe notare , alla quale fi votarono la maggior parte di quelli che fu quel vaffello nauigauano ♦ Conobbi io ancho le due dòne chiamate le Tauire* Et qui in quefta città di Sa Domenico fta il licetiado Alonfo Zuazo , che è vno degli audi loriche qui in quefta regia audiétia rifiedono per fua Maeftà, che a quel tempo ù' ritrouaua gouernatore dell'Itola di Cuba,et dice hauere vdito dire tutto quello, che ho qui detto,et da! le due donne, cV da quel queftore d'elemofine, cV d'altri molti, che in quel naufragio, à ritro uarono, 3C fcamparono in quella Ifola nel modo, che detto riabbiamo, doppo che la tépefta liebbe lor rotto l'albero,cV l'antenne,cV fatto alleggerire,^ gettare in mare la maggior par- te di quato nel vaffello portauano: cV faceuano già tanta acqua, che no la pò teua hormai più illegno toftenere* Diceuano anco hauere veduto venire certi pefci gradi, come toni, o N del- phini,cV afferrare con déti le cinte delia carauella (che fono qlle tauoIe,con lequali coprono le giuture del vaffeIIo)cV diftaccarle,& tirarle fuori:onde di qua entraua tanta acqua,che no fé ne poteuano valere, ne farebbe flato pofTibile faluarfi altramente, che per miracolo cV col fauore della madre d'Iddio* Ho intitulato quefto naufragio,delIa carauella delle Tauire,n5 perche foffe di quelle donne il vaffello , ma perche quanti iui fi ritrouarono , tatti lodauano molto le lagrime cV la deuotione di quefte due forelle,cV diceuano credere,ehe quelle foffe- ro ftate gra parte a piegare Iddio cY noftra Signora, che foccorfi gli h aueffe* Qui fi dee no tare, che il benigno Iddio ha cura d'afcoltare cV difendere i peccatori, 8C che no guarda a pec :ati noftri : perche fé ben non erano tenute in tanta ftima quefte donne , che fi penfaffe, che ialla deuotion loro foffe tanto bene douuto rifultare , nondimeno perche il cibo di Dio 6C il core rioftro,che elfo meglio, che niuno altro,il conofce, cV penetra, 8C fa quale e giufto 5C jual peccatore, tutti coloro penfarono che quefte foffero ftate effaudf te da Dio, cY dalla fua M'etofa madre* Onde pareua che ogn'un portaffe riffa nel core vna affettione dC obligo gra le a quefte due donne , per interceflione delle quali credeuano tutti hauere faluata la vita* 1 vedere la carauel!a,doue reftó fuori,cV lontana dall'acque,et cofi fatti fcogli 3C balze fra lei :'l mare,era certo cofa di molta marauiglia,et da fare chiaro vedere,che fenza mifterio dC pò ere diuino era impoffìbile vfcire dal mare da quella parte, onde vfcita fi vidde. Come ilLicentiddo ^Alonfo Zud^p fi perde neltlfole degli ^ildcrdni ciò èfcorpioniìn 1/nd cdyduelld, dotte andduano dd 5 5,0 60 perfine: delle qudìife nefdlHdronofoldmente 17 con luì et di molte dltre cofe^he in qttelndufrdgio duennero* Cdp> X /* Se detto di fopra nel fecondo Cap.del 4 libro, come il Licentiado Alonfo Zuazo vene ti quefta città di San Domenico per giudice,poco tempo poi,che que padri di San Ceroni no vi erano venuti per gouernare quefte parti: cV come per no hauere voluto ritornare gli tidiani i i caualieri accetti al Re Catholico,ne gli erano feguiti molti disfauori: Mi refìa ho a in quefto vltimo libro a dire vna fua pellegrinatione , cV naufragio, che li fegui .'perche al >arer mio , quefta è vna delle maggiori nouità per vna foprema ifperientia di trauagli, che ì fia mai vdita, ne vifta,ne letta, ne ancho nelle nouelle de fauolofi grecane delle metamor- >hofi d'O uidio:Et fenza dubbio che quefta è vna marauiglia eftrema,cY diquelle,che fuo- z il fìgnore Iddio fare per chi l'ama, cY con intiera volontà gli fi raccomoda* Et perche me- ;lio quefta cofa s'intenda, comincierd da principio à difcorrerla, accio che [1 vegga la cagio ie,che molle quefto caualiero alla nauigatione , onde cofi inauditi trauagli li feguirono : Et ►erchevifimoffecon buon zelo, cV vi hebbe fantacV giufta intentione, credo io che per [uefto Iddio illiberaffe molte volte dalla morte,et non già dalla morte comune,ma da mol- z maniere di morire tutte ftrane cV inaudite * Onde dico cofi* Cofa nota è, che Fernando Cortefe ftaua dal 1 5 1 8 nella noua Spagna: Et noto ancho co nel'AdelantadoFrancefcodi Garaieffendo gouernatore dell'Itola di Iamaicafu prouifto lei gouerno et Capitania generale della prouincia di Panuco,nella quale cade il fiume delle >alme,che è preffo alla mioua Spagna,ó pure ne e vna parte*Quefti parte di lamaica co vna Viaggi* vol*3°. dd irj buona f :'u ■''■ : p ^5 .':' Ah iJh^ai :||| '■ :,'.;;, t 'fyv'-'Jl , 1 '/,' - : ' '■"'■ ' V 1 .1 , ■ fi iti , ,';M. ■!.;,. ci-; W hi A. Ti 1 '-* J' 1 '',[ l'i* !,;)' ^ ìi' i' 1 :,i « p.*;; mr H % Ì( iS ìJh ' ' in « 4 ' ; ■i o buona cV bella armata di carauellecV di naui,cY accompagnato da caualiericY gentil huom ni, cV da. vna fiorita géte per andare al fuo gouerno,nel 15x3 cV fece vela a Z4 di Giugno, de giunfe airifola di Cuba in vn bel porto chiamato la Sciagua, che è preiTo alla terra della Tr: titta:& quiui hebbe nuoua,che Fernado Cortefe hauea mandato ad impopolare quella prc uincia di Panuco,doue elio co la fua armata andaua per farui nuoua terra. In quello fteffo w pò il Licenriado Alonfo Zuazo fi ritrouaua nella atta di San lacomo nella medelìma Ifo. la di Cuba,doue era prima flato gouernatore, perche in quello tempo la gouernaua Diegc Velafco.che l'haueua anco altra volta gouernata prima. Or quando ii Garai feppe queitc conoicedo,che poi che il Cortefe haueua preoccupato à farehabitare Panuco , doue elfo ar daua gouernata re, fé elio vi andaua , non ne haurebbe potuto prédere il pofieno fenza mo to litigio^ cotefa,benchc ampie prouifioni regie portaife,deliberdper lo meglio,di guid; re quello fuo negou'o p alcuni mezzani: che cofi haurebbe interrotte le morti di molte ger t%et non fattone difieruigio ne a Dio,ne à fua Maeilà:Et per fare quello effetto no ritroua uà perfona più atra col Correfe,che il Licentiado Zuazo,ilquale per edere litierato,cV ami co di amendue.penfaua che haueife douuto farlo,et faputo farlo,fenza che contefa,dguerr; feo-uita ne folle: alrnaco finche fua Maeftà haueffe hauuto di ciò notitia, cV proueduto vi h; ueife.Con quella deliberatone adunque ifpaccid dal porto di Sciagua vn corrieri per la cit ti di San la-corno al Licentiado Alonfo Zuazo: ilquale lette le lettere del Garai, ne con fui to' con Diego Velafco , alquale n'haueua ancho il Garai fcritto,cY ad altri amici del Zuazc rnedeiimamenie , perche per ogni via l'ailringerfero a douere quello effetto fare , perche v andaua il feruigio di Dio, 8C di fua Maeftà. Ora perche il parere di tutti fu fenza diferepàti alcuna, che il Licefiado Zuazo doueffe partire, 8C fare ogni sforzo, che fra quelli duo caua lieri forfè pace : egli noleggio tollo quel vaifello , che nel proemio di quello vltimo libro i diill,che haueua quello anno ìlello in. quella Ifola venduto, cV che nel porto della città di S lacomo fi ritrouaua* Prouedutofi adunque d'ogni prouigion necelfaria per cofi lungi vtafTp-iOjCV con peni!ero,chc li (ode ogni cofa douuto profperaméte riufeire, poi che per l feruigio diQio,d£ del fuo Refi moueua,8£ andaua per porre pace cV cócordiafra quelli C pitani,cbe cofi vicina a romperli in guerra flauano,raccomandandofi à Dio fi pofe in mare fci|f ra quattro d cinque di giùfe alla terra della Trinità, et indi fé n'andò al porto di Sciagui che e vn de belli et fecuri porti, che habbia il mòdo: Qui Fracefco di Garai li dille il feruigi gràde,che elio in quefto viaggio farebbe à Dio noftro fignore cY à fua Maeftà,3t" quato m rito acquifiaua in diflorre vna cofi grande occafione di difeordie , che farebbono facilmen te potute feguire fra fé , e'1 Cortefe , fé non gli hausfle colui liberamente lafciato il gouern & la terra , che fua Maeilà data gli haueua , cY fattoudo Capitan Generale. Et con quelle dìffe ancho molte altre parole à quello propofito. Il Licentiado Zuazo hauendo promeff di farui tutto il fuo potere mòto nella fua carauella, cV giunto al fine della medefima Ifola e Cuba, doue dicono il capo di S. Antonio,indi feguì poi il feto viaggio alla volta della mio uà Spagna.Et effendo ingolfato,perche li fopragiunfe il tempo contrario,doppo di hauer molto tempo nauigato , d per dire meglio , trauagliato per quel mare,à % 1 di Gennaro di 15x4 fu la mezza notte, fu da cofi forte , 8C tempeilofo temporale affalito , che molte volt ii viddero couerti dall'onde del mare , fi perche la tempefìa era grande, come perche la cara uella era picciola, che a pena portaua 4 5 botti. Perche quello caualiero era deuoto cV buoi chriftiano,cVanimofo &prudente,con molto sforzo chiamado Iddio, et la fua gloriofa m dre(come fogliono,cV debbono fare in limili neceffità tutti iveri fìdeli) non ceffaua vn pui to mai d'animare , cV isforzare tutti all'oratione , poi che altro [occoy(o allo fcampo lor noi baueuano, che quel del grande Iddio. Et cofi il Licentiado,come gli altri tutti con vn mari di ìagn'me,cY minutaméte diceuano quel deuoto verfo Moniìra te effe matrem.Et in quel lo inttantc,che il diceuano,parea, che il vaifello dal profondo del mare vfcilfe futcV vedeua no fra quei la notte ofeura vna luce, che li guidaua: Nel qual tépo cV trauaglio viddero mol ti gran tonni,d pefei à maniera di porci, che parea che volaifero per l'aria d'intorno alla car; ueila, con altri horribili , OC fpauenteuoli fegnali:Onde fenza fapere doue fi ileilero,fuori d cgni Speranza della vita fi rjtrouauano, ne v poteuano gouernare il vaifello , ne ièruirfi dell; uglia,ne del quadrante,ne fare altra cofa per la falute loro, che raccomandarli a Dio,c^ ri rii del tutto nelle piatole fue braccia: cV cofi in lui folo fi confidauanojet no neH'arte,d di ligentià agu pò L'INDIE LIBRO XX, ; ligentia del pilotto,et de marinacene niun prò vi faceuano.L'al tro di poi al quarto dell'alba diedero in certe feccagne,et fortieri d'afpri fcogli,doue ti fecero del vaflello mille pezzi dC fi perde quanto dentro vi era: elLicentiado vi perde più che niuno ahro.anzi più che tutti gli altri infieme:perche vi perde i fuoi libri,* molto oro,cY argeco,cV gioieAaltre robe tfr gran quatita evalore. Ma mcomparatione della vita ogni cola iftimauano poco: onde ne anello vi volgeuano il vifo per ricuperarne alcuna: perche il più fa fpregiareil meno Venutalachiarezza della tempeftofamatina, fi ritrouc? il Licètiado Zuazo fra li 'morti dellafua compagnia ^hejuianneganVerano 3 ignudo con gli altroché fcam pati erano fche erano da 47 perfone) motati cV aggraffati tutti a quegli afpri fcogli,che cokrefcere del ma re fi copnuano d acqua, che daus 1 fino al petto i quelli mefchini,i quali no haueuano ne ac- quane vincane panane altra cofa,con che potere foftentarfi, onde non penfauaad altro eia forno, che alla morte, alla quale cofi vicini fi vedeuano* Et i quefto modo fletterò da che fi annego il vaflello come se detto,ftno à più di mezzo giorno: et l'onde del mare alcuna voi ta andauano coli alte, che paffauano per fopra a quella dolorofa compagnia con tanta furia cV impeto,che a pena abbracciati con lifcogli foftenere fi poteuano : cV alle volte la violétia del mare ne diftaccaua alcuni,cV li fmébraua cV faceua pezzi fra quelle balze» Verfo il mez- zo giorno quefta afflittione s'ifminuiaIquanto:di modo, cheeflendo abbaflate l'acque pò- teuanoquelh miferi ftare fu quellifcogli fenza bagnarfu Et perche noftrofignore fempre nella maggiore necel lira foccorre i fuoi,il Licentiado vidde fra qlli fortieri cY fcogli che fac q uà mancando difeopriua , vna canoa mezza dall'arena couerta, eh e di gran tem po' ftare vi doueua: cV era cofi picciola , che à pena vifarebbono cinque perfone capute. Di che referq tutti infinite gratie a Dio, perche altro rimedio non vedeuano,per potere vfeire da quel luo go,fuori che quefto,che miracolofamente la mifericordia diuina lor daua» Tofto con molta iiligentia cauarono co le mani d'intorno alla canoa , che qualche tempefta ve la doueua già teuere porta ta,& benché ftefle in molte parti rotta,iILicentiado,iImegIio,che fi puote in- terne co gli altri la rimedio: Et poftala in mare v'entro efTo con tre altri, cV cominciarono a" lauigare lafciado tutti gli altri fopra quegli fcogli: Et andauan cercado féforferitrouaflìno uogo alcuno afciutto,per piangermi lor peccati que pochi giorni, che péfauano di viuere joi che non haueuano,ne che mangiarne che bere.Et nauigando fenza iapere doue s'an- lairero,ritrou6ilLicentiadofuperl'ondegrapartedelIaroba,cVdelibri,cheandauanono ando,c¥ con ven to contrario veniuano di la, onde gli haueua la notte innanzi fatti correre I tempo:Et non ritrouando ripofo alcuno, faluo che alcune picciole pietre, cV fcogli che le >agnaua il mare,li parue di douere ritornare doue hauea lafciati i compagni^ perche non pe itìero,c> fi sbigottiffero del tutto:Et giunto diffe per dare lor animo, quello che elfo non fa >eua,cio e che hauea ritrouato cV veduto terra, benché di lotano:& che ftefiero di buona vo ;lia,& fi raccomadaflero à Dio,mentre che elfo andaua à quella terra,che di lontano fi vede a: bt nel vero elio veduta no lhaueua,ne fapeua fé vi folfe , ó no : Et ritornadofi co quefto enlierocVconmoItelagrimepregandonoftrofignore,cheloconduceffeinqualchepoca 1 terra,doue potelfe fare penitentia,cY morire co qualche ripofo,cY fuori dell'onde del ma- Egitto quattro forti,&peroriente,cVpe^^ per tramontana, cV per mezzodì, >erando che per quefta via l'haurebbe il fignore Iddio guidato à quella parte, doue più fuo rmgio flato folle, & haueffero potuto di lui più ricordarli,* meglio morire. Gettate le forti quattro volte, fempre vedeuano,che doueuano verfo oriente andare,on^ E:vedeuanoilbolem6tare/u:cVeraquefto viaggio cotrario à quello, che faceuano prima er la nuoua Spagna. Ma coformadofi con la voluta di Dio feguirono il camino, che la for moltraua.llUcentiado prima che partiffe,animo N molto gli altroché reftauano,dando lor •eranza certa ; che andauano in terra , cV che tofto haurebbe rimandata la canoa, perche vi .itero ^tuttiapocoapocoandatKEtgliauertì tuttoché verfo doue elfo co la canoa andaua, »ftochevedefferoabbaffareilmare,vifìmouefferoilmegliochepoteff^^^^ fortieri cVfcogli,che fo tto al mare s'andauano tutta via difcoprendo.Egli riebbe vna mez a (piga di Mahiz che fra la compagnia fi ritrouo v ,che no haueua più chefino a v zo granelli queita li magio egli in tre giorni fenza hauere goccia d'acqua,ne di altro liquorebuono: 1 fé ne mangiaua fet o fettegranelli il di,hauedo fempre nel core vna ferma fperàza in Dio, C nella fua benedetta madre,Ora egli feguìil fuo cammino tutto quel giorno finche il Sole Viaggi vol$% dd Hi) ftaua \ ':■■:}* iH m il %)àt ■ Mg > '•il llf ili! ''ti II , + ! foli ■■; i 'V 1 • Vi" 'ir m ! '! £3 $, & 1 ''V ; : t> ÈLi/tfl s T ÒRI A "? ftaua eia pef porre : onde fra il Sole, & l'acqua fi vidde vna certa cofa bianca,chè era vna piag getta d'arena di i o palli larga , dù di 1 5 o lunga. Et quanto più s'accoftauano, più 'saccerta* uano che quella era terra: Onde con tanto piacerei con tanta fretta remando la andarono > che quando il Sole pofe , vi ftauano da duo tiri di baleftra lontani. Quando il Licentiado conili altri tre compagni vi giunfe,faltati in terra s'inginocchiarono,cY con molte lagrime ringhiarono noftro iignore,lperando, che come hauea per fua mifericordia infegnato lo<, ro quella poca di terra, doue fi potefìero della fua Santa palììone ricordare, coli haurebbe an cholormoftro il rimedio di potere faluarfi. Fatta che hebbero lalorooratione fpalleggia* rono per quel poco drterreno,ó lfoletta, con molta allegrezza : dC viddero nell'vn fuo capo molte cofe negre,che pareuano porci ingranati alle ghiade,come fi veggono in alcune par- ti di portarfi à vendere coli gralìì,cY ilare gittati in terra. Quando vi s'accollarono , benché con molto timore, li vdirono ronchiare cofi forte,che era vna cofa flrana, dC non mai più da loro veduta. Ma perche vn de tre , che col Licentiado andauano, era huomo di mare,cY- ha> uea per molte parti nautgato,conobbe die quelli erano lupi 6 vitelli marinicene fono gran> di,cV Urani à vedere,come s'è difopra ne precedenti libri detto.cY perche fono animali d ao qua,fpeflb da molti fi veggono.Onde qui no ne diro altroché quello, che ne ho dal medelì rno Licétiado vdito.che li vidde uri cofi grandi, che i maggiori di loro erano 1 7 pie lunghi; cV doue più grofTi feno,girano più di otto piedi intorno. Vene erano anco altri aliai mino- ti,S>C mezzani fra quefti,&: quelli grandi, fecondo la proportione ddla loro eta\ ' Stando tutti quattro marauigliari a veder quelli lupi marini,cV fofpefi a contemplare di- uerfe cofe^fi ricordarono de copagni, che reftauano nel pericolo, che s'è detto fra quelli feo- gli. Onde il Licentiado prego quelli tre,che feco erano,che volelTero con la canoa ritornar. vi ',' & condurli a poco à poco in quella piaggella. Rifpofero li tre , chelanotteera molte ofcura^e'l vento contrario, cVnon haurebbono mai indouinato a quelli icogli,d fortien,dc uè i compagniiaiciati haueuano, perche era molto lontanorcV che fé elli con la canoa fi pei deifero^ranoancho tutti gli altri pduti. Perche la feufa era lecita cV gtuft^deliberarono.chf S'afpettaffe fino alla matina: cV perche il vento era forte, tirarono la canoa in terra,et laitefe io fu l'arena di trauerfo,cV quafi p lor riparo,& perche elfi vifi coricoro.no appretto fu l'are na,a ciò che non cadeffe lor fopra, perche ftaua pofta in terra di fianco , l'appuntellarono « certi legni. Et cofi iui dormirono mezzi couerti dall'arena, il meglio che poterono, fin ch< fu giorno. Ma poco prima che vfcilfe il Sole,vdirono molte voci,che faceuano tre Indian della medefima compagnia, lVn de quali ftaua ferito d'vn morfo,che egli hauea dato vn T feurone,cV gli altri due per la paura, che hauuta haueuano,col darfi fouerchio fretta al nota re, haueuano molta acqua del mare beuuta. Quelferitornorì tofto , che all'Ho letta giunte gli altri duoi poco più tempo viffero, eheaméduoi medefimaméte morirono: pche l'acqu del mare e tale, che chi molto ne bee , non può viuere. Et nel farfi il dì chiarori Licentiad* vidde tutta l'altra gente della compagnia , che verfo l'Ifolettàìne veniua notando da jcoglii in fcoglio,cV da fecco in fecco,cV caminando alle volte co pie per fopra quelli fortieri,bech foffero in qualche parte fondali : Onde quella pareua a puto vna pittura d villa dellVniue fale giudicio,che aipettiamo. All'hora vici tofto la canoa,et ricouerd i più deboli cV ftancb et tato fece viaggi quel giorno, che alla fine tutti nell'lfoletta fi raccolfero : Et tre giorni pai farono,che il Licétiado non magio altroché quelli pochi granelli di Mahiz,che li fono de ii,c* gli altri della compagnia,n^la: Onde ftauano tutti cofi sbigottiti, che parea che vole! fero di fame,& di fete fpirare,di più deltrauaglio cV afflittione,in che fi ritrouauano:che gì il fauio lettore fa , che la morte differita, ma già incominciata ad efseguirfi , e di maggior pc na.Onde Giulio Cefare la notte prima che morifse,cenando con Marco Lepido A difput dofi qualfofse la migliore morte, difse, che l'improuifa, cV non afpettata. Et in effetto lara gione ci infegna,che quella, che breuemente palfa, con meno anguftia fi paté. Ben firicor daua di quella fententiadi Cefare il Maelìrodi San Iacomo& Conteftabile di Caihgto quando volendoglifi tagliare la tefìa nella piazza di Valladolid per ordine del Re don Ui uanni il fecondo,diffe al manigoldo,del fratello mira,che habbi bene affilato,^: tagliente ferro,a ciò che prello mi ifpedifchi. Voglio io qui dire,che quelli,che s'annegarono m ma re nel tempo che perderono la carauella, men tormento fentirono morendo , che noq u f u che poi in quello naufragio lafciarono la vita,come più apprefso particularmente li dira, . ■e» 1 DELI/INDIE LIBR O A Ritrouandofi aduque quefta afflitta gente coti sbigottita, Sd trauagliata dalla fame cY dal lafete, fenza fperanza di potere hauere come foftentarfi, eflendo già vna hora di notte en- trarono neli'Koletta cinque teftudini granduli che quando fu detto al Licétiado che ala uan io indi feoftato s'era, raccomadadofi a Dio rifpofe , lo l'offrifco alle cinque piaghe di noftro Signorile quali la noftra falute nacquerEt alzatofi fé n'andò con colui, che qfta nouella portata gli h aueua.Benche fiano affai grandi quefti animali, nondimeno perche n'haueua- no dell'altte,nell'al tre parti di quefte indie vifte,non fé ne marauigliarono , ne fu poco il pia cere,che n'hebbero: Le nuoltaron torto fotto fopra: perche cofi riuolte nò fi poifono dime nareme muouere: Venerano cofi grandialcUne di qfte cinque, che il Licétiado ifteffo con altri fei huomini caualcarono fopra vna di loro,che caminando li portaua fopra. Et perche non paiaerrore il mio,ne che troppo mi allarghi in quefto,in quefta ftefla città fta hora il Li- cétiado Zuazo,che ne farà fede,et lo dirà:Et fenza,'che egli lo teftifkhi,io l'ho vedute nella coftiera d'Acha in terra fermai in altre parti,quafi della medefima grandezzate ho det> ta. Si che ritornando all'hiftoria, già haueua ben letto il Licentiado , che fé ben ogni fangue ha in fé qualche vefeno,que!lo della teftudine,nódimeno e buono,cV appropriato anco per li leprof 1: Et in effetto le teftudini fono fanifTime,et contra molte infermità,come fa fede Pli nio. Anzi io credo,che con quefti animali fi rimedio in parte all'infermità, cV mala difpofi- tione,& freddo,che prefo haueuano,di più dieftinguer la fàme,.S<: la fete,che era vn de mag giori inimici della lor vita.Ora quàdo la matina fu giorno,perche la fete era infopportabile cV erano cinque giorni,che beuuto non haueuano, fece il Licétiado aprire vna di quelle te- ftudini,che riuolte fottofopra ftauano, et torli da dono la fua conca,d feorcia fuperiore.Et ef Coretti a fo prima che niuno altro, beuuè vn gran forfo di quel fangue, che pareua vn horrore & fai berei1 fan - uento grade alla compagnia: Et nettato,che fi fu,perche parue,che eflb hauefle a gli altri fot SUC * ta la credenza,fi gittarono tofto l'vn fopra l'altro fopra quella ftefla teftudine , come fé vedu ia haueflero qualche hofteria di buon vino , d pure qlla falubre riuiera del Taa , che è vna delle miglior acque di Spagna.Non fu mai beuanda più dolce àgéte alcuna,che fi Mie qfto fangue à coftoro. Et nel alzarfi ciafeun da bere, prima che di ql fangue fi nettafle il vifo al- zaua le mani,etgli occhi al cielo ringratiado Iddio di coh' fatto iòccorfo, et merce,che haue- ua lor dato a bere fangue in memoria della fua facratifiìma paflfione, alle cui piaghe haueua il Licentiado quelle teftudini offerte.Ora con quefto fangue,cV con molte vuoua,che den- tro di quefti animali ritrouarono,et con la carne di loro cruda fi foftennero alquanti giornf fin che tutte cinque le mangiarono Jn quefto tempo da quella Ifoletta di rena,doue perduti' ftauano , cV vierano miracolofamente venuti , fi vedeua vn'altra picciola Ifola , da tre leghe indi lontana. Onde per volere del Licentiado, cV degli altri, vn di montarono cinque di lo- ro nella canoa, cV andaronui,per vedere fé vi poteuano acqua ritrouare,che fofle buona per bere,perche doue ftauano non ve ne era,anchor che haueflero per ogni parte di quella piacr già arenofacon le mani cauato. Andarono quefti cinque con la canoa , cV ritornando diffc? ro,che non haueuano ritrouata acqua buona in quella altra Ifoletta , benché vi haueflero co mani cauato in molte parti : perche fempre l'haueuano ritrouata cofi amara , come e quella del mare iftefto,ma che vi erano tanti augelli,cV tanti nidi con le loro oua che à pena vi fi. pò teua andare co piedi, che non le calpeftaffero, per la gran copia,che per tutto quel luogo ne era. Non fu poco lieta noi» quefta,perche paretene mancando le teftudini, noftro Signo re h prouedefle di vn'altra maniera di cibo, col quale poteffero foftentarfi,nnche la fua mife ricordia con più intiero rimedio li foccorrefle.il Licentiado adunque,come pietofo, cV no- bile Capitano,diede tofto fretta, che tutti à quell'altra Ifoletta paflaffero: cV elfo volfe eflere Ivltimo a pattami: perche tata cura haueuadel più minimo fchiauo di tutta la compagnia, quanto della fua perfona ftefla : Et quefta medefima equali tà era nel mangiare cV nel bere che Iddio miracolofamente lor daua. ' Giunti tutti quefti afflitti in quella feconda Ifola,ritrouarono eflere cofi,come quelli pri- VceeUi ,-„« mi detto haueuano:cV era tato il numero degli vccelli, che ftauano in terra , cV nell'aria che ni? nello fpatio di 50 pafìi non fi poteua vn'huomo da vn'altrodifcernere, ne chiaramente ve aere. II graccciare,e'l rumore di quefti vccelli, & battere dell'ali faceuano cofi gran ftrepito cheinoftrinonfivdiuanolVnl'altro.Perchenellacanoanòcapeuanopiuchecinquehuo mim;c* li dui remauano,bifognaua, che à tre a tre vi paflaflero,iquali tofto che nelllfoletta giungeuano 1 \\ ! ; " # ;'M mi- :f*: : ■ ;9$ " ; < T ft'H il)H ■tytfì ■f-m ■PPW *^>accio- perchemancaualoroilpane&lacquanareaclieoamT, f r ,, l I ada>chehauemno » che poiché col fuo pretiofo fangue rifeoflì gli haueua ZS^Tf ° P re g aua "0. calamitìchccffi hauenanoviuaWdanzf S come.uueuag.aiglilfraeli.ineldef^odacala^tad^ 1 cieTo ^ZmìT?'^ Tacque vme,perche beueffero,che già i % di pallati ennn rh, « i alIa vlua P Ie£ra I**uaia.EtKplicando^ miTericordianmcdiarealienoftreneceffita E^,t^« r , ^ epuoIatl,ainfini '» Iddio ponea in bocca, poiiwtoStó^^^? P T° r i t0 CIafcuno > c °™ più l oro a^Iui|aIIafua g IonorLaTe a oS^ ffcefTeitdoperfonace^ k fue lagrime miTchiate dell'autorità della facm fcHr mr, if , 1 S «W»fe fua oratione^ " a no P erconfeguirelafuamife^ *>^chei^ coptamente quanto fa loro dibifogno:ftaua il deuoto LicSaHr» #r fS g ° n0j §\ e{r ° da lo * kJagri m e 3 cheverfaronoqueftidifconfolati 3 cVcongrandimmaatten^ cotinouarono:parlocofidiqueIlUheinq^ rono in vita 3 dC ne ringhiarono il benigno |?^8 hmonion ^«» n «*qudli,cheidfci den^t^ »«o«L>caIo2ndfatt fra quefta còpagnia vna fanciulla di vndeci annchùm, , A g r Y mor t ,ua aIc "^Era fo alla morte accenno di volere parlale alcuna S^f 12 qUak effendo P rrf< zaIoGomes,Francefco «SS S^'^^g^? 11 ^^^ ^voIeffe.RifpofelafanciulI^ .ennerodavndecihuomini/inprefenzadeqSa^ :€mpata,rifplendente come fl Sole 3 cY con le fue vefti biShe £ ^Z vL vna f nna "' ;ra Santa Anna madre della madre di Dio. 8( che l'hauea dima 2? haueuad /"°> che lo(comefeinqueltempofìfoffemoltoin^onlnoS^^^ accennando col dito. Eccolo la Signora fT^aZT^-^ e F a haueua nT P°^ [ua 5 chepoiTaberfì,cVcofìnonmorrà in quefti deferti 1 1 rh^w , li>daro dell ac^ 'ffcnciu^^ olo tutti li raccontarono tutto quello che Dalla rn *» 1™ t ^icentiado,cV circoda- i,cheeffo fofleamico di Dto'&Smr^Sofi^ cona ì trc P a role 3 volédo moftrar- lofìdiiìmilcofaa^^^ ra quelloTnel quale f rù rouauano SS ISF T ^ C °S gV ™ P encoI ° vfdre 1™™ ^onouepWoVmS heloro^ arte di loro haueuano mfìm-cm iim«/;,i i F o llcu / cin M ueoIei al" ideala maggior moftro» i 1 i ' I ,' 5)*:;'.' K'(''i DELL' HISTORIA moftro Jl Licéuado fece paffare prima tre barcate di gete con quelle vuoua et ■ uccelletti, che 1 portare poterono A fin che non furono pattati tutti,non volfe paffarui effo. Ma quando vi pafeoVitrouó tutta la gente affai fconfolata dC quafi per fpirare l'anima A la cagionerà che fé ben fi erano isforzati alquanto con la fperanza di douere ritrouare 1 acqua , hauendo poi cauato per molti luoghi di quella vlrima Ifoletta,non vi haueuano potuto acqua dolce ritro uare.Si che ifcófidati di quello, che Santa Anna nudato haueua,vfcirono a nceuere il Lice tiado alcuni piangendo, altri ponendo fino alla cintura nell'acqua con certe gran conche di chiocciole piene d'acqua falfa A dicédo. Vedete qui fignore [acqua,che ™rouiamo 3 laqua> le egh proud A la "troud falfa & amara. Egli allhora diffe,che fi confidando in Dio A ha ue{ferofede,cheerafacilecofaànoftrofignorecauarel'acqùadavnfcoglio,cVmo^^ Cile gli era il conuertire l'amara & falfa,in faporofa, cV dolce, come il profeta Hel.feo con vn vafo nuouo fece A che per ciò penfaffero tutti di rinouare l'anime loro, dC le cofcietie pen- tendofi amaramente de'loro peccati A' teneffero di certo 3 che con quella acqua falfa, il bcttM gno Saluator noiìro ; & la benedetta fua auola loro darebbono acqua dolce da potere : viue Te. Quella Ifola e differente dall'altre due prime, perche l'altre erano lìrette & lunghe, OC fenza herba alcuna, ne vi fi vedeua altro che conchiglie rotte , « arena, cY quefta vltima era tonda A haueua tre maniere d'herbe, l'vna era come maiìurzo,che arde molto,! altra era di quelli triboli marini,che van ferpendo A iìendendofi fopra la terra, la terza era di certi altri triboli, dal cui pedale molti rampolli vfciuano.Dalla congettura di quelle herbe prelero lpe ranza di ritrouare quiui acqua. Hora il Licentiado confortati che hebbe tutti, « portoli in fperaza , che quelle herbe erano vn fegno naturale,che qui folle douuto eff ere acqua dolce, proud l'acqua di tutti que'luoghi,doue cauato haueuano,et la ritroud amamlirna.Onde dU fe,che era poflibile -che in qlla Ifola foffe acqua buona,et che p li peccati loro Iddio no gliela molìraffe : cV perciò per placarlo bifognaua, che tutti fi confeffaffero A con coninone ve> ra & lagrime fi pentiffero, & chedoppo quello, effo haurebbe loro detto quello , chetare » doueua! Allhora tutti s'appartaron i due a due, cV fi confeffarono IVn l'altro. Poi dille oro il Licentiado , che tutti prometeffero cattila per vno anno , che cofi Iddio gli esaudirebbe. Tutti toilo la votarono, come effo diffe,fuori che tre, che la votarono perpetuamente, a di farli frati di San Francefco.Et quelli furono vn Sancio di Spinofa creato del Licentiado, &C quello Arenas, che s'è detto di fopra , cY vn Pietro di Simancas. Et fatto quello fecero vna procelTione,nellaquale il Licentiado era il prete , dC andaua con vna croce in mano,d vn Ie> gno,che iui cafualmenle fi ritroud. Et con molta deuotione, & lagrime andarono w«»£ in torno all'Ifoletta circondandola , dC cantando la letania con molte differentie di voci , c¥ di toni affai rauchi dC deboli. Et data vna volta intorno, (che tutta l'Ifoletta poteua efiere quali to èia piazza di San Francefco di Siuiglia,d meno) attrauerfarono l'Itola per mezzo,tac« do co'piedi, onde andauano , vna femitanell'arena^, cY con la medefima procef lione, tegut rono attrauerfandola medefimamente per l'altro verfo in croce lafciando co'piedi i medeli- mi vefligrj : à punto come s'vn pane tondo fi par riffe in croce ,dC fé ne faceffero qua ttro par- ti vgualu A queflo modo reiìd partita co'piedi in croce quella Ifoletta , & nel mezzo fece I Licentiado cauare: ma prima che vi fi cauaffe,egli predicò A recd nella memoria di tutti,cc me Iddio fino a qlla hora haueua loro dato a bere (àngue crudo , cV effi lo haueuano humj mente beuuto in memoria della fua facratiffima palTione, nellaquale era dal fuo lacro coita- to vfcita anche infieme col fangue, l'acqua, OC che per ciò la fanta chiefa nella metta & coi» muntone del facerdote col vino mifchiaua l'acqua anche. Onde tutti con quella confidai* za che come il benigno Iddio haueua fino à quella hora loro dato il fangue , cofi anche da- rebbe loro dell'acqua, cauaffero in quel luogo,doue haueuano fatta la croce , che vi la ritro- uerebbono buona.Et à quetìo propofito recd l'effempio di Helifeo propheta A 1 eliotipie Aequa del della Samaritana A altre cofe Ornili.] Tutti allhora poftifi d'intorno à quel luo£o cominci; ce ruioua- ronQ CQn mQ j £a £ reKa ^ cauare con l e mani: & non andarono più giù, che vn cubito A viri v£5Z. trouarono acqua dolce,che fi puote ben bere A con laquale fi fofténero 1 35 di,che iui turo- no.Quelio fu certo vn miracolo grade, che in più di duo mila parti fu cauato in tutta queu< Ifola A mai non fi ritroud acqua dolce,fuori che in quetìo luogo folo. Il Licentiado alinor, tolta vna conchiglia di quella acqua diffe , che niun beueffe , perche prima d'ogni altra col voleua la prima acqua offrire al Signore Iddio, et alla gloriofa Sàia An*ia,come haueua gì, DELL* INDIE LIBRO X X. 2I j I fatto Dauid dell'acqua della cifterna» Etgittato di quella acqua per l'aere ammodo di croce offerendola al Signore Iddio , cV a fama Anna benedetta, di quello,che vi auanzd ne diede vn forfo per vno,a modo di comunione, OC d'vna licentia, che potettero poi tutti bere & f] fatiafkro» Vi fu huomo (che fu il pilo tto delia naue) che da che il Sole pofe fino alla mattina fèguente non fece altro che bere, fenza penfarfi d'effere mai fatio, cV quanto per bocca beue ua,Io gettaua per di fo tto. Onde indi a duo giorni morì » Chi potrebbe ó faprebbe dire le co te^mplauon^cheraceuanoquellipochi^heviauanzauano^fpetialmentealcunedonne che iui erano»' Tutti ftauano allegri col core, cV con buona difpofìtione di nò douere riputa re amara la morte,quantunq uè vernile, cofi fi erano nelle afflittioni aiTuefatti cV auezzi Udendo già fuoco cV acqua coftoro^ di qlle teftudini,cY vuoua cV vcce/lixhe dalla fe- conda Ifoletta portauano,erano in gran fperanza venuti di douere viuere,cV diceuano che poi che fino a quella hora coli gran miracoli hauea per loro fatti il Signore Iddio non fì do- ueuano ifcondare di douerne anche la perfetta falute ottenere, cV di douere da qudli luoghi vfeire. Quefta acqua,che beueuano, a certi quarti della Luna i~i faceua più dolce che in altri tempi,cY con certi venti medeiimamente,che erano il Nordefte, et il Suduefte, cV era più fai fa col buefte,che col Noruefte» Di modo cheera bifogno con quefti tempirimediare acce- cando il fonte, cY faccendone vn altro iui da preffo: cV à quefto rimediauano alla miferia lo- , * d J iC ? clor ° Wdiocofi copiofamentequeftaacqua , quanto Ci vede effere in qual fl vo- glia mden'ciete fonte.Et ii ha da tenere quelto per certo,che di tutte le cofe neceflarìe alla vi ta.humana,l'acqua buona e neceffarrjffima.et quado ella fola manca,non fi può l'huomo be che tutte l'altre cofe habbia , rallegrare : perche tutti quelli di quefta compagmVhe dell'ac- quadel mare beuettcro , morirono, come fé potentiflìmo veleno beuuto haueffero» Onde perche tutti vedeuano, chequeftaacqua vccideua,vn paggetto del Licétiado,chiamato Lui gicco,hauendo gran fete (prima che l'acqua buona haueuero) perche vidde nel lito vna lu- pa marina dare il lattea duo fuo luparelli , s'accorto pian piano , cV toltone vno dalia tetta di fua madre, vi pofe effo la bocca il megIio,che puote, per non effere da quel ferociflimo ani- male fentito.Ma la lupa conokendo tofto,che il fugare non era di fuo %Iio,fi riuoltd fo pra vn fìan co,cY afferro il paggio nella polpa d'vna gamba,et gliela taglid a torno fino à l'offo benché da vna banda reftaffe tutta quella polpa ad vn poco dicarneappefa.EtilLicennado fuo Signore poi, gliela ritorno i porre nel fuo proprio luogo , de gliela lego , cV con l'acqua del mare fé la curo egli poi, cV fé ne guari» " Nel tempo che coftoro fi perderono, òV la carauella fpezzd, vn Giouan Sances efperto & deftro nelle cofe del mare,cV che s'era in altri naufragfj cV pericoli veduto,benche no coi] grandi,perche fapeua a che foleuano Amili cofe riufeire diede vn grande auifo,cY fu quefto che tutte le tauole della perduta carauella hauere ù' poteffero , fi raccoglieffero' con l'albero* et con li capi,et farti,et ogni altra cofa,che foflé fiata polii bile,perche di limili cofe fogliono' maggiori vtili prouenire, che non d'argéto rotto» Egii fece tutte quefte cofe raccolte legare i quelli feogh cV fortieri che fi fono detti, cV doue trauerfi andarono» Quando effi poi anda rono alla prima Ifoletta,il differo alLicétiado.Hora poi che fu abbonacciato il mare ritorna rono con la canoa più volte a portare via tutte quefte cofe da quelli feogh , benché qui fuffe 3er lo pm fiero il mare»Et cofi ogni otto,d ogni quindici dì ricuperano tre d quattro tauo edi quelie,che mi lafciate legate haueuano,con parte delli capi d farti.Le quali funi il Licen jado cV gli altri ogni dì iftorceuano, cV disfaceuanle per farne ftoppa.Et in quefto eflercitio [tetterò tre mefi , fin che in tutto quefto tempo con alcune fpade , che erano loro auanzate rompendole per mezzo,& co li chiodi,che dalle medefime tauole cauarono,fecero vna pie :tola barchetta,nella quale poteuano capere quattro huomini,cV in luogo di triuella n po- :ere ficcare quefti chiodi,toglieuano dalle fpade i pomi,et le maniche,et come di fpedo fi fer jiuano di quelle fpichette di ferro infocate . Et cofi pertuggiauano , per legare cV ftrineere ma tauola con l'altra.Et quella ftoppa , che delle farti, e* capi fatta haueuano,poneuano fra e giunture delle tauole,perche non vi poteffe entrare l'acqua dentro» Egli in effetto fi for- II a poco a poco di fare quefta barchetta:perche tutto il tempo delli tre meft,non furono in litro occupati, tuttoché in quefto lauoro,cY nella oratione,che ordinariamente faceuano» U cibo del delinare cV della cena erano le teftudini,i lupi marini,i grachi,i conchigli cV al tre cole marittime, che iui ii ritrouauano» Et la canoa andaua 8C veniua dalla feconda ìfola, doue l' ii* 1 fois ,<,Vl m V; ' zauano,cauauano gran quantità di graffo,© di affungia,come pani graffi di porco,cV ne pò neuano fopra quelli legni * Onde tolto che cominciaua a fcaldarfi penetraua fra la pietrami legno,cY l'accendeua mirabilméte,cY faceua vn chiaro cY buon fuoco J vafi,doue quelle car ni,d pefei fi cuoceuano,erano le conche delle teftudini, in ogn'vna delle quali capeua mez> zo lupo marino, cY fei,cY dieci 3 &: dodici vccelli, cY più anchora,cY tre cY quattro pezzi di te fludine,cY quelle vuoua,che parea,che vi bilògnatTero.Et fé vna di quelle calderate non ba- ftaua,ritornauano a fare l'ai tra, &" l'altra fecondo il bifogno. La carne del kipo mangiauano in luogo di pane,cY l'altre cofe in luogo di viuanda. Et coli mangiauano quelli cibi con gra voglia cV fapore, per cagione della falfa dell'appetito, come fé fonerò Hate le più foaui , & le migliori viuande del mondo» Stando in quella flretta cV mifera habi tatione , fuccedeuano alcune tépelìe: onde perche iui era il mare brauo,non poteua la canoa andare all'lfola di mezzo per monitione di magia re,mentre che quelli vccelli vi furono : perche nell'lfola , doue ritrouarono l'acqua , cV doue flauano fermi,non vi era altra cofa di mangiarcene lupi marini: delli quali llauano giahor- rnai cofi lìomacati,che gli abhorriuano,cV mangiauano folamente alcuni piccioli gracili di poca fullantia. Veggendofi adunque in cllrema neceffìta, dimando il Licentiado a quelle genti di mare,che iui erano,s'era poffibile a prendere qualche Tiburone di quelli tanti, che andauano d'intorno all'Ifoletta fra quelle feccagne , che per ordinario fempre fé ne vedeua- no la mattina molti, cV alle volte anche la fera, a 3 o,6Y 4 o infieme conia fchiena,cY con vna parte del corpo feouerta* Et come s'è di fopra di loro fcritto, quelli fono fieri animali, cY era no vn gran paffa tempo a quella difconfolata compagnia, che fra tanti trauagli ne prendeua qualche ricrcatione: pcrcheaccadeua alcuna voltaiche vn tiro di pietra lontano ftaua vn lu- po marino ifpenferato rinfrefcandofi,cY trefeando in quelle piagge,et li veniuano alla nac- Modo di cia,come cacciatori zo,cY 30 di quelli Tiburoni,cY li fi poneuano in ala in torno,-^ a poco a : poco il cingeuano, e'I poneuano in mezzo : poi vn folo Tiburone partendo con gran furia da gli altri andana a dargli vn gran morfo,che il difordinaua,cY fopragiungendo toilo tutti gli altri in vn momento ne faceuano pezzi, cY fel mangiauano tutto a fatto, cY doue quella battaglia fi faceua,ne rellaua il mare tinto di fangue* Ma mentre che la zuffa duraua,col di- battere delle code faceuano fai tare l'acqua tanto alta quanto è vna torre,che era cofa maraui- gliofa a vedere. Ho vdito dire dalLicétiado iileffo,che alcuni di quefti lupi,che doueuano effere fcampati d'alcuna fimile battaglia , paffauano poi à dormire in terra in quella Ifoletta con qualche morfo hauuto d'vn palmo et mezzo largo, che li pariuano le coftole.Et di que fla maniera ritrouauan anche alcuna volta le teiludini,che ad alcuna mancaua vna ala,ad al- cuna altra vn piedi: perche non e cofa, doue non ftenda la bocca il Tiburone, et non la tron chi per dura che fia,douunque l'afferra,a punto come con vn rafoio fi farebbe,d con vna bé tagliente azza. Gli ho ancho vdito dire , che quelli lupi fono più difciolti cV deliri nell'ac- qua,che non vi fono i Tiburoni: di che rello io affai marauigliato : perche ho io molte volte veduti i Tiburoni feguire le naui con tutte le vele gonfie, 6Y con profpero vento, cY pattarle auàti,cY darle ancho giri intorno , cY paffare nondimeno fempre poi oltre,come se i dietro detto nel luogo fuo. Diceuano di fopra,che il Licentiado hauea dimadato à quelle genti di mare fé fi folle po- tuto prendere qualche Tiburone. Li rifpofero, che era impoffìbile,perche oltra che quelk> era animale coli grande 5C fiero,no haueuano apparechio alcuno,ne fapeuano come lì folle potuto caccia de ti buroni con tro à Lupi Mahm. DELL'INDIE LIBRO XX tile ammogliandoli il Licentiado aftretto dafla fami vidlT h ™*fP™°&digen dutaconceruferrUheordm^^ quel tauolone,* d'attaccarne vno in vn tó^^^feS^S ^ * ? Uadl da uare dipotere conquefto iftromenro ^m^^n^h^T 1 ^ ìmil ^ 8P ' 6Cd ^ ro ^ ^^d&t^ecd^^toàichAbe^^^^J^^ Etcofiilpoieto. gno legare vna buona & groffa corda A lunga J S& . a ^ "T dl qud Ic> ^faceuanobeffe^^^^ poiìo in core d'ammazzare qualche Tiburone mltió rU* Kuu Llc ^ ntlad o, che fi natica feconla Canoa all'altra lfole?taandarepS ceneuano,n5 voliera gli altri ieauirlo.AIlhora rffr.%,,„r mana - b P erchc <: he ™kuacV: grinfie .enne al dritto. A Uhora l Ucenriad" aeeennri c5l"océhl i &#S# T™ odore > fe ne .artedellapiaggia.&fteffeinceraeuope none^^ /IcolDcf 1 '}^ efìp0nefl f ÌnCC " a e,volfeIdd.o,chee g finondeffemadifot to Wnn^" ? P r "^""one quando gran- lietro 5 tenendofi tempre i morto lupo dinanzi Ho™ il ™>£> ?°1 poCo a P oco a ™ Pr <#° ad alzare,* a ritirarli verfo doue Spinofa liana con Z „?i„ Mi? - e 1° fi f * •o alla caccia, & perche andana incarnato & cieco ffifcKft* fi S J • W " a ™ dle ' :ce,che li dii'auri quel ferraglie era ben grande & smuri o,,s^ , I ' . c 8 h coil obuon pezzpdal pefceportatia faW^««fkS^^n^SS e ^* fl ?W 3 JtragenteàfoccorrerU.&tirandom ^^S±±te ,dam ? ldo * oorife a già preflo al parto. Tntti fieri di qnefta "noria SsS??' 41 ™ dle 'JsTAuroiLlli.oghVndeqBifiétadaoDahSSi^ £ °>lpefce,&„ecauaro. '°nnaangiare.Ma„onduraron%iu hXgM iche non hauendo fole, il refto poi fi tesfJflffS r C ddla madre: tquUtcaua.che Iddio vuole, chegUhuoi^&cÉuSdl^^ aÌ^P''^ lo 5SS S T rf f °r d r d Vem0 ' * tem P efta > che era ft ^= di quelfo,che io ZoSST' modo,che le lagrime,^ 1 difpiacere di quefta gente incomincia noaar^ me^In^f eh fP a Ì e3j Ch£ mlrac olofaméte foffe ftata loro data da Dio SS «te il meglio che fi Z^ttlT^AA^ 1 lm P°^™* foffc) la panarono co l'altre >rnireil& uiauoro delia barchetta, che faceuano, delle tauoledella Carauella Zaffata ,& rotta, .-5VÌi.1t ivr? si 'i Jil*» !" ■<->r 1 f ► , : f 41 r 1 m m •\ 1 j l II ! ' »' 1 • II "" .III,' . Iviji, ; 1 III. » C ri ' . l'^.h, • V • 4 1 • 1MM **VÌ •'» "vi ; \ iil . ■ '>■■ * #',; :•*.■!!': rottale™ terminarono,che Q mandate fe^Sg^SJ^ Vakftrero,* Giouan d'Are. nas,6C con loro aoueua a» w * ic / s f nrrche non vi haueuano hauuta comodità portare ^gW^SS fece ammazzar alcuni lupi marini.cV fcorticarhchui f ' " ^lf mu Cnfà nuòm che mai Vi vdiflero, ne vedeffero al mondo. Fatti et p.em d ac Quattro" cTnaue Siri, & con quelli pezzi di tefiudini per prourgione del cut qua ffiW|SSod alcuna conchiglia , per poterui bere.fi pararono h tr, dóadrhto ) ondelabarchcttapartiua)cheeranoben6oleghelunpdallay^ coCó def derauano andare. Ma piacque a nof.ro S gnore, che e la vera guida & <* co, buoa Tempo li conduffe contra l'ordinario di quel golfo , ^"°}f m P^^X^ fochcfenzafaperedouefifoffero,giunferotreleghelungida Villa »« a più verte Forte ì ì^nrt^terravidderofterco^icaualli.&daqueftoconobbero.chciui erano chiiUi «nfalmfcncheeraprenbdoueemifmontatierano.QuiuiilCacicheSgnordiquelpi ^bdtedeìorfaS Una pèrche mang&ero. Era tanta la fame , che haueuano, che non pò tettano affetta. Il hr chelor diede : fé ne andarono alla Villa ricca.doueritrouaronvnSimondtCoi fti « co 1 garzonato Indiano cofi deboli,& ignudi.non ne fece conto alcunoOnde q» Zuazochenonerapiucheduoditilargha ] &eradipergam.na,chelhaueatagliatadav «"Snauigare , &?crittoui di fua malo col fangue di certe conch.ghe cor, le : quali (og SI Ianni & darli il colore della purpura.che ne erano in quella Ifoletta.doue q ta fu vera purpura. Et diceche moltedi quelle conchiglie fi ritrouano in qucllelfol de « Horàfaque to^m^^Mv^^QMb^G™"™ che auSa fe-gerà, fàppia, che il Licentiado Alófo Zuazo fi truoua neh lfole de gh Al* tó tre mefi pelato, & co n molto pericolo infiemecon tutta la gente che fcco andana qu Prima che acl altro fi paffi ; dico, che quelle piccole golette fteriliffime & d.shab.ta : , chiamate de gli Alacrani, (Eoo «M »*" della linea Equ.nott.ale dalla pmd^ In sTnofte vino Ponente toó leghe dalla pùta.d capo di Santo Anton.o.che e 1 vltirnap no da . 5 5 kghefe la moderna Cofmographia & carta del Motto Diego R.bero ,» on m pnalchLonèmmormiracoloVelIerevnacofip.cc.olabarchet ra> Sémalco|^ DELL'INDIE LIBRO aa. 2I? . à faluamento per coO lungo , 8C furibondo mare , doue molti grotti 8c buoni vaffelli , èY da efpertimarinari guidati vi fi fono perfi. II pche voglio io inferire, che quelli,che Iddio vuol guardare,pottono nauigare ficuro,cY non hanno d'altra guida o Pilotto bifogno* Doppo che il Luogotenente Simon di Conca hebbe quelli pochi verfi letti, tofto madd quella fteffa carta con vn altra fuaà Fernando Cor tefe. Poi fecemolto honoreallitrehuo- mini,che il Licentiado mandaua, cV volfe intenderne tutto quello , che auuenuto era* Ap- pretto diede loro caualcature , perche potettero tofto andare alla Villa ài Medellino , doue ftaua vn'altro Luogotenente del Cor tefe,chiamato Diego d'Ocapo , che era già flato Luo- gotenente del Zuazo in quefta Ifola Spagnuola. Quando quefti giunfero à Medellino, che e noue leghe dalla Villa ricca, & del bifogno del Licentiado diedero nuoua particolar- mente, tofto Diego d'Ocampo diede ordine, che vn legno, che ftaua già apparecchiato per fare vela,andaffe a quefto feruigio. Et vi fece con fretta porre dentro mol te galline di quel- le del paefe,che fono grotte come i Pauoni di Spagna , cV di non meno buon gufto : fece an- co portare di quelle di Caftiglia,cVprofciutti,cV pane,& vino,cYconferua, cV altri rinfrefca menti. Et con quefta Carauella partirono anche i tre metti , che qui venuti a quefto effetto erano,cV non vi fletterò qui in terra ferma più che tre giorni,da che giuti vi erano. Ma per- che non refti cofa alcuna fuftantiale à dietro da dirft,0 dee fapere,che la barchetta, che porto v quefti tre metti del Zuazo alla nuoua Spagna,in vndici di vi giurile, , là doue la Carauella ri tornandoui con lo foccorfo,pend venti otto giorni à fare quel medelimo cammino. Vn ca- fo notabile auuenne,che è degnd,che non [i taccia: che in quel di detto, anzi in quella fteffa hora,che il Gonzalo Gomes giunfe in terra ferma , s'impofero nell'lfoletta , doue il Licen- tiado,et compagni erano,cinque vccelli,che chiamano Rabiforcati,la cui forma s'è di fopra defcritta al fuo luogo. 11 che parue gra nouità,cofi domeftici ftauano,cV preffo i noftri fen- za fpauentarfene. Onde penfauano , che quefto voleffe lignificare qualche buona nuoua, che loro Iddio mandaua,cYcheIa loro barchetta cY gente doueuano effere giute a faluamen to nella nuoua Spagna. Con la quale fperanza tanto piacere prefero, che deliberarono di non fare male alcuno a quelli vccelli, che cofi loro da preffo ftauano , che con vn baftone,o v con vn dardo haurebbono potuto percuoterli. Et i Rabiforcati qui con tanta dimeftichez za s'efpuIciarono,cV polirono,che non haurebbono più fatto fé vccelli domeftici ftati foffe- ro,cY fra quefte genti alleuati. Fernando Cortefe faceua à quel tempo refidentia nella Città di Mefcico, cV Temiftitan, :he e nella Villa ricca fettàta cinque leghe lontano ; cV il metto e pofta,che Simon di Conca vi mandeì ,vi giunfe in meno di quattro giorni : perche in quel tempo ftauano gl'Indiani in pofte,cY correua vno,due d tre leghe meglio che vn cauallo da pofta,et coftui daua le lettere ìd vn'altro,che faceua il medeiimo,& l'altro all'altro. Onde per quefta via quando fu rotto ^amphilo di Narbaes in Cempual,ne giufe in vn di la nuoua à Mefcico , cV è l'un luogo da 'altro fettanta cinque leghe lontano. Hor con quefta fteffa diligentia giunfe prefto la nuo- ia della perdita del Zuazo à Fernando Cortefe , il quale il ritrouaua mangiando , cY tanto li quefta nuoua fi rifentì,che lafcid di mangiare, cY mandd tofto duo fuoi feruitori da ftaffa jerche andaffero in Medellin,cY dond loro cento Caftigliani d'oro,cY cinquanta di più ne jromitte à chi di loro prima vi giungeua,accio che tofto nel giungere loro il fuo Luogo te- ìente Diego d'Ocampo mandaffe vn legno per lo Licentiado,et per gli altroché feco era- io^ moftro molto di rifentirfi di quefta tanta aduerfita. Anzi egli ditte anche quefta pa«. _ola,che Diego d'Ocampo farebbe fiato di gran colpa degno , fé tofto nel giungere de fuoi taffieri,cY molto prima anche,non haueffe a tutto il bifogno prouifto. Et già cofi era fla- nelle quando coftoro giunfero , era già molto prima il vaffello col foccorfo partito, come ; e detto di fopra» Mentre che quella barchetta andaua con li metti del Zuazo nella nuoua Spagna, cY che a Carauella col foccorfo veniua,fi mantenne quella afflitta compagnia con le cinque teflu- iini,che le reftarono,mangiandole regolatamente,come perfone , che da tante tribulationi ircondati li vedeuano,cY col foccorfo cofi lontano. Et benché la parte,che fé ne daua a eia cuno 5 toile affai poca,non baftd nodimeno quefta prouigione più che quindeci giorni pri- nacne la Carauella col focorfogiungeffe. Ma tofto che furono le teftudini fornite, ven- Viaggi vol-3% ce nero : "//! '' ; ) ' ■•«' \jf# i :»' li, b « >■ '•Stili ì -Y Ili ni'-" •■* '■ '•''■•"fi; ' 'V' 4," ; I li ■:.■• i i fi jf'it:'-.-:' ..V,/ L li 1 :"»!;'-.** ■ ' jm A, 1 1" ' ■in I '''.■' :-'T:V I !i * I": • Ti •* W: , DELL'HIST ORIA nero nell'Ifoletta doue il Licentiado ftaua , vn gran numero d'uccelli alcuni Tene rafforzi gliauano à quelli , che haueuano nell'altra Ifolettaritrouati: cY altri d'altre fpetie ne erano Ma non vi faceuano quefti già il nido,come haueuano già fatto nella feconda Ifoletta, fé ne cheviveniuanoaltardidel giorno, cV s'imponeuano nella parte dell'lfola da' Ponente, & qui con grande amore i'i giungeuano i mafehi co le femine, che à quello modo era. Refta uano le femine in terra,cY i mafehi fé ne ritornauano in alto mare , cV poco appretto fé ne ri tornauano ncll'lfola con certi piccioli pefei nel becco , come fé portaflero il cibo a loro pie doli figliane ancor non haueuano * Hor con quel cibo s'imponeuano fu l'arena pretto ali femine, lequali tolto verfo di loro correuano , per torli il cibo , che ogni mafehio nel becc< portaua,cYfuggiuavn poco di dargliele* Et a quello modo cianciando andauano fin eh ie femine toglieuano loro dal becco quel cibo,cY co fi poi i'i congiungeuano infieme l'un ri l'altro con gran gracchiare , che era cofa degna di vederfi cV contemplarti* Doppo queft* loro congiungimento cominciarono à fare delle vuoua in gran copia» llchefuvn chiar< foccorfo diuino per la nccc{iìtà,nella quale quegli afflitti u' ritrouauano . Et in quello efler citio fletterò gii vccellfche io dico,dieci giorni in quellalfola fomentando que'poueri fam liei» Non relto io di crederc,che quegli vccelli hauefiero anco delle altre volte per loro pr< creatione cY aumento fatto il medefimo, cV in quella ftefìa Ifola anco,che doueua eiTere for fé il loro naturai nido* Ma non già per quefto non s'ha a dire , che fotte altro , che vn grai mifterio in venire à fare quelle vuoua à tempo quando ne follerò douutf que chrifh'am eli re nel maggior bifogno foccorfi , 8c foftentati* Che fé quefto non è cofi , & non foleuan* ogni anno fare in quella Ifoletta il medefimo,tanto maggior miracolo fara\ Accadette an co moke voltejche gli vccelli, che chiamano Rabiforcati , volauano contra quefti altri ve celiache fi fono detti,ftno in farli gittare via il pefee, che nella bocca haueuano* Et allhor il Rabiforcato lafciando l'uccello, feguiua il pefee, e'1 prendeua anco alle volte nell'acre, pri ma che all'acqua cadeflfe , perche fono quefti vccelli gran volatori* Et quefto modo di cac eia era qualche intertenimento,ó recrea tione per quefta ifconfolata gente , benché ftando quel modo,che ftauano,non era piacere, che hauefle loro potuto penetrare nel cuore, & cs uarli da loro triftezza: perche ben lì ricordauano cV vedeuano,doue,cY come ftauano, Qii fti Rabiforcati medefimamente molte volte accadeua a magiare certi pefei, che li chiaman Dentati,perche hanno afpri denti, cV doppo che inghiottiti gli haueuano, perche ne eran morficati dentro la bocca fletta, Te ne veniuano in quefta Ifoletta , cV ributtauano per boa quel tale pefce,il quale era rollo raccolto Se" prefo da quelli chriftiani , che fé lo mangiauan con molto fapore,e\: fenza ifchifo al mondo* Nel tempo che quefta géte nella terza Ifola de gli Alacrani flette , viddi molti falconi pi legrini di paftaggio,i quali non lì dauano pero a mangiare gli vccelli,che fi fono detti,ancc che per quefti li conofceffe,quandoi falconi veniuano: perche molto prima come fpauen tati verfo il mare volauano.Et ftando per cio v i noftri molto attenti à vedere,vedeuano tof da Ponente venire quelli falconi pellegrini giouani aliai belli , cV fi pofauano in terra , dou prendeuano alcuni granchi, cY vermicciuoli con altre cofe firn ili, de le mangiauano, cV ale ni altri ne ftauano molto alti nell'aere fopra quella Ifoletta. Et alla fine poi tutti da quel lue go partendo prendeuano il cammino verfo doue il Sole nafee* Ogni volta che era tempefta nel mare, veniuano nuoui vccelli a quella Ifoletta, cY con a to vento vi veniuano di paffaggio, cY tofto che s'imponeuano , cY non vi ritrouauano ac qua,s'andauano con Dio , cY quefti tali vccelli erano papere cY anatre buone , che in acqu dolce viuono. Vi veniuano anco certi altri vccelli piccioli , che afpettauano la tempefta i quella Ifola,cY tofto che il gran vento fentiuano,fe ne montauano bene alti nell'aere , cV an dauano à cercarli terra* Tutte quelle cofe ftaua quella mifera gente contemplando , cV vt dendo la gran libertà cY facultà\che ha il grade Iddio à gli animali , éY a gli vccelli data di p tere p tutto il mondo andare la loro ricreatone cercado, cY in ogni luogo ritrouano la mei fapofta:làdoue l'huomo foloèpriuodi quella tantaleggierezza,per potere di quello gc dere,di che gli animali bruti godono :ma quelli fpetialméte poteuano più quefto dire , eh in quella tanta miferia cY tramaglio fi ritrouauano , cY in cofi cruda, cV afpra prigione ratte nutuSiconfolauanoanco all'incontro veggendo alcuni altri vccelli di terra ini come pei duti, ì 9* 1 ■». . DELL'INDIE LIBRO XX. 2lS k duti,g{ungere,cV flare fei & fette giorni fra loro A perche non haueuano che berufeffi poi ve h ntrouauano fecchi cV morti. Et alcuni altri ve n'erano , che gran piacere haueuano in ntrouare quel f onticelIo,doue beucuano cofl alla ciecha per la gran fete , con la quale veni- uano,che non reftauan di bere,anco che i noflri loro molto s appreffaf fero. Egli s'è detto di lopra,chegli vccelli.cY le loro vuoua durarono in quella terza Ifola dieci g.orni folamente,cY che per ciò reilarono quelli afflitti fenza hauere che mangiarne fape- uano corneo donde prouedcrfene; perche tanti lupi marini vccifi haueuano, che gli al tri che reltati vi erano quali auuifati non veniuano già più nell'Ifola,doue i chriftiani ftauano* fcnn queita fletta Ifola non vi erano ne teftudini , ne vccelli , cV per paffare all'altra douene haurebbono torte trouato,non v'haueuano modo,ne commoditi alcuna. Di modo, che da ogni parte flauano circondati d'angufìie, cV di dolori di morte. Et perche pareua, che a v vn certo modo fodero diuentati tepidi neirOratione,il Licentiado ricordo di nuouo i tutti in che termini S>C necclTi ta fi ntrouauano. On de tutti con molte lagrime fi voltarono a prega renofìrofignorccheOricordaflediloro. Et io fui certincato,che fra loro vieravnapfona, che diceua vna lunga Oratione , nella quale v'entraua gloria in excelfisdeo. Et in quello pa -oliando egli ad orare predo l'acqua, comparfero cinque gran lupi marini nuotando neli acqua,cV parea,che certa allegrezza mofìraffero , cV volgeuano fopra l'acqua il ventre. Foco appretto ne vennero tutti cinque in terra , cV fi pofero d'in torno a colui, che oraua gi- nocchioni m terra,duoi da vna banda ,& duo dall'altra,cV vn fé li pofe dinanzi, cV comincia rono a dormire.Onde colui hebbe tempo d'ammazzarne vno. Etconquefto furono iLti pi manm,che in quefìa Ifola ammazzarono fra piccioli cY gradi 373» In capo di tre giorni che s haueuano già fornito di mangiare q uefto Lupo , fé ne venne per alto mare vna teftu- dine,c\: s accolto cofl pretto all'ifola.che il Licentiado fé ne entro nel mare verfo lei: & quel lo hpinofa fuo creato l'andò didietro , cY mentre cheella ftaua tutta fìffa a mirare il Zuazo che le itaua dinanzi,l'afterrd,cV riuoltolla fozzopra,cY poi la tirarono in terra,& ne magia> rpno tutti quella fera,e'l di feguente^ parte dell'altro. Di modo , che chiaramente pareua, che Iddio nottro Signore balletterò loro dato miracolofamente quello foftegno del Lupo manno,cY della tefìudine. Ma nel reflante tempo flauano fenza hauere che manocca,onde!a Carauella entrata era:onde fenonritornauanoadvfcireda quella fletta par- avi reftauano tutti annegat. Et farebbe flato di forte , che ne effi haurebbono potuto ha- kx nuoua del Ltcettado^ compagnone quelli di loro, che col foccorfo veniuano . Perche Viaggi vol.3% ce ij ancora i' '■ ì \ j I «■! ' ■ ìli !■ ;• |! )! , ■! l'I'-' 1 «Illa S' .-*.''' 1 * « ih: j 1 M i?;fj! $81 #:TO"i •. i ' y li, :,!' ir ■ i i PELL'HISTORIA ancora ftauano cofi lontanicene non difcerneuano, ne vcdeuano quelle Ifolette * O vita hu- piana piena d'inconuenienti quanto e facile co fa a\perderti, cV per quante vie, fé la clemen- za del grade Iddio con la fua infinita potentia non ci foccorreffe. Vedete quanto poco man co v di perderli i foccorfi,cV quelli,cheli foccorreuano, fé la Carauella poco più oltre andaua, come il parere del Pilotto,che la gouernaua,era ftato,d fé ne l'entrare per quella bocca hauei fé fmarrita la foce? Hora veggendo il pericolo,nel quale u' ritrouauano , cominciarono ad aggirarti pian piano,cY col fauor diuino da quella bocca,onde entrati erano, vfcircmo,8c" co tranciarono à nauigare con molta auuertentia fin che fu ben chiaro il giorno 3 et il Sole alto, L'altro di poi,che quelli della Ifoletta quella Carauella viddero , conobbero, che quello era jl foccorfo,che dai cielo afpettauano , perche la viddero andare volteggiando hora a q ueftc capo,hora à quello , cV s'accorfero che andauano cercando delle Ifolette , de di loro. Dalle quali Ifolette, cY feccagne fuggono,c¥ s'allontanano tutti quelli , che per que mari nauiga> no 3 per lo pericolo gràde delli molti fortieri, de fecche, che vi fono. Ma la Carauella hebbc cofi contrario il tempo , che non puote afferrare la punta delllfola , doue il Licentiado era, dC bifogno' che tutto quel giorno andane volteggialo. Allhoraquelli,che in terra ftauano. ricorfero al folito foccorfo dell'Oratione, chiamando, cV fupplicando con molte lagrime Si! fofpiri il pietofo Dioiche g fua mifericordia delle à quella Carauella profpero tempo da pc tere loro imbarcare. Perche il vanello non haueua ardire di nauigare di notte, ne vi era do- ue potere prendere porto flcuro fra quelle feccagne, fino alla mattina feguente alle otto ho- re di dì no gittd i'anchora,cV forfè vn tiro di baleftra da doue quelle genti dolorofe ftauano Et pèrche il giorno innanzi quelli,che nauigauano , no haueuano potuto vedere niuno d quelli,che ftauano neli'ifoletta , penfauano che foriero tutti douuti eifere morti : perche ef fendo tardato quaranta duoi giorni quello [occorro a girli, teneuano di ccrto,che non foff< ro loro pò tute ballare le cinque teftudini che haueuano , cV che fi foffero già morti di fame Quello era penfiero prudente de fauio,cV l'haurebbono indouinata , fé il pietofo Iddio nor eli hauefte in quel mezzo foccorfi con gli vccelli , che nella Ifoletta vennero a fare i loro ni di OC vuoua, dC col lupo marino, de teftudine, che poi per mifterio grande riebbero, com< s'è detto di fopra* Sorta la Carauella, quando viddero pafTeggiare la gente per l'ifoletta, fu tanta l'allegrez Za delli tre feruitori del Licentiado, che erano con la barchetta andati in terraferma per 1< foccorlo,cY dell'altra gente anco, che cofi gran gridi alzarono , che a quelli , che ftauano il terra,parue,che voci celefti follerò. Et vi furono duoi della naue,che non volfero afpettar che fi poneiìe in mare la barchetta,che gittandofi à nuoto vennero à terra, cV reftarono att< niti de marauigliati veggendo il Licentiado, & compagni cofi trasfigurati dal primo efler loro.Et tofto andarono a vedere l'acqua della fonticella, checoftorobeueuano, de prouan Mk«o!o dolalaritrouaronoàputodiquelfapore,cheè l'acqua ftelfa del mare. Et volendo allhor dell'acqua tofto per ciò prouarla anco quelli,che foleuano berne,la ritrouarono cofi amara de falfa,ch ÓO {Sùl U ' non ** P oteua k ere * Il che non fu picciolo miracolo : perche la potentia di Dio , perche co fioro fi manteneflero in vita mentre foccorfi foi!ero,fece dolce cV buona quella acqua ama ra dC falfa:la quale ritorno nel fuo primo eifere quando piunon bifognaua feruire per buo na. Hor mentre che ftauano contemplando in terra quella cofi nuoua marauiglia , giuni alllfola il battello con li tre feruitori del Licentiado cV con altre genti, de portarono in terr vna tauoletta,cV vna feggia,per poterui federe, cV mangiare iiLicentiado,che già dalla noi te auanti haueuano p lui cotto in naue vn pauone con vna buona fetta di profeiutto, de coi vn pezzo di carne di porco frefca,che poco auanti haueuano morto in naue. Smontarom adunche a terra co quello pignatto ben concio,cV pane de vino,cY còferue,cY altri rinfrefe nienti. Et poi che abbracciati con lagrime fi furono , s'affife nella feggia il Licentiado, eh non li fu poco ripofo in tanta ftanchezza , elfendo tanto tempo ftato in quella piana arcn afllfo. Polla poi per fuo ordine la menfa ben baila, perche vi potettero magiare tutti quel li,che vi capeuano,con gran piacere mangiarono,ragionando di quello, che loro auuenut* era da che erano con la barchetta andati li tre in terra ferma per lo foccorfo. Et con qucft< ragionamento ritrouarono,che quando li cinque rabiforcati s'erano venuti ad imporre m l'ifoletta , in quel di de hora ftelfa era la barchetta alla nuoua Spagna giunta* Et per quell che .' l!> ■ '» *: ù DELL'INDIE LIBRO XX. ir? UhcconlaCarauella remiti erano 3 fi numerò,* fi viddc 3 chei\Lkenthdoetcr\Mtri{uoihz ueuano errati duo giorni del conto , che teneuano del tempo;perche quando era Venerdì diceuano,che era Domenica, * coi] ,1 Licentiado haueua fatta memoria della paffione nel d, della fama kefurrettione,tn vn certo vfficiuoIo,chc reftato gli era, * l'haueua pietofame te cantata con molte lagrime fue : * de gli altri j che i'afcoltauano. Et piacque con a^ noftro fignore che folle: perche fé bene quel giorno delia Domenica era di tanta allegrezza, a^ loro nondimeno era Venerdì fan tcyn tante * cofl fatte anguille fi ritrouauano. It nò é da ma rauigliare,che effi fi dimen ticaffcro del conto del tempo,* del giorno,perche é *ran ma™ uiglia come non fi dimeucalfero de loro propi nomi. Quelli della Carauella chffero al Li cen nado,che Francefco di Uarai,per cui effo nella nuoua Spagna andaua,era morto,* tut- ta la fua gente era fiata rotta * disbarattata,* n'erano fiati anco mol ti dalle freccie dSS diam,morti Li diflerc > medefurramétc,quanto buona dimoftratione haueffero per iS hu Sa himon di Conca,* Diego d Ocampo Luogotenenti di Fernando Cortefe, & come fra trecche erano , fuoi meffi in terra ferma giunti,erano fiato efpediti col foccorfo, * quata c5 Palone di lui hauuta haueffero tutti gli amici fiio,,* che credeuano, che Fernado Cortefe ri," sl'nnT r S r ° Ue a rC d1 ' tUt ? a blT °S no ' P erche ™ ftato tofto auuifato del tutto eia bimane di Conca. A quella geniche tanto tempo s'era miracolofamente in quella Ifo letta loltctata,parue 1 acquarne di naue fmontarono, vn liquore foauiffimo, * il migUort chehauefferogufìatomai:la carne *glivccelli parueroloro meglio chelecoturntà dia manna,che Iddio a gli hebrei mandd dal cielo nel deferto.Nel pane folamente diceuano nò hauere ntrouato tanto guttaperche gran tempo era, che non ne mangiauano. Ma le con^ icrue turono loro di gran recreatione: perche hauendo i corpi pieni di fale , ogni cofa dolce era loro ioauillima.^on li ragionaméti già detti, * con vn piacere tanto defìderato quan^ io può ogni nuomopenfare,fornirono di mangiare, * diedero ordine d^mbarcarfitofio* :he era tato il delidcrio,chehaueuano d'ufeire da quella catturiti che ogni hora parca lo ro mille anm,per fuggire da due luoghi fenza mai volgerai il vifo 3 come eragia fiato da eli angeli comandato alla moglie di Lodi, » ; .?. nlW "^ C 5 C / ì i PaÌ ? aI d r ,fcor f° d S 1 ^ggio,^ di quellcche fuccedette al Océtiado Zua^o, che lenza dubbio e vn fpecchioci effempij miracolofi, che il grade Iddio oprò co lui, cofi in V^àiese :detto i5 come ique!lo,che fi dira appreffo 5 voglio hora qui narrare la difpofìtio ne c^T li t o di qfte i/ole de gli Alacram 3 ancor che qualche cofa ne fia fiato già detto.Hlìe ftan- io a zz gradidelìEquinottialedaìlapartedelnofiroPolo,*chiamalIdegliAlacrani che nlingiia™ftravuol^ gran colore mordendo Onde perche come a^ chi morde lo feorpione, dolosamente peri. ee,cofi anco chi in quefie Ifole giunge,* vi Ù perde,miferamen te vi lafcia la vita >q uefto no ne loro pofero.Sono in quefie ICok iz leghe e piu,di feccagne,* fortieri,che paSno tene auoratedidiuerficoloriakrebianch^altrero^altreazurrlaltren lo u veggonohfiate per lo mare in tutto quello fpatio,che detto s'è i lt neèla cLonedL uandofonobafferacquc,fivedendi'arena,chccdifotto,^ *T?va • ■ r Pr ? fonda A vlflV€deiIcoIorea ^ rro >&^andoe>iucupa,viTivedenegro. "rnenlth^ InTaT . fl dlfc °P rono ' fe £ on v * fo ^n vicino, faluo fé affai baffe follerò l'acque. In^n T Pmpr T;°/ Etcofl ^e:ondeinalcunecarte dinauigare fonochiama omc ,« cniamolaprima , Si tisfangumeateftudinum, cioè fete di fangue di teftudini- per- »,con le quali quache vmi fi ritrouauano,!! manténero dodici giorni. Alla feconda I(o Viaggi vol.3% e e jjj i Qtt % ft'tf :.*' lì. : 1„ .,:,'■ i M "i 1.' *rA'ì &W. 'la ( :',>l If; f • $i; : -! ' .li.' li''"' ; 1 1 1 J 1 .'! : ' u 1 I „ ' M' i •» •'li , M) ' Mi DELL'HISTORIA Ietta pofe nome,Nolite cogitare quid edatis: cioè , nò penfate à quel, che douete mangiare come il (acro Euangelio c'infegna con l'effempio de gli vccelli del cielo, che no feminano cY non mieto no,&:ìddio loro prouede del cibo quotidiano. Perche haueuano qui miraco lofaméte hauuto'molto che mangiare,di quefto nome la feconda Ifola chiamo. La terza tu mino Fontinalia Helifei,che vuol dire,le fonti d'Hehfeo,che effendo falfe cV amare, per or. dine del grande Iddio le conuer ti in dolci cY foaui. Il che a punto auuéne dell'acqua di que fta vi tima lfoletta,che miracolofamente d'amara cY falfa diuentd dolce. Seguendo l'ordine dell'hiftoria noftra delli naufragi} dico, che quando quefla Carauell fi perde in quefìelfole de gli Aiacrani,reftaronoviui,cV attaccati per quelli fcogli 47 ó 4: perfone di quelie,che dentro v'andauano, cV poi in quefta altra carauella del foccorfo mon tarono, non più che diecifette con alcuni fanciulli, de quali non [i fece mentione nel fopr detto numero. Entrati che furono tutti nella carauella fecero vela cantando inlieme quelli himno, Te deum laudamus, tedominum conntemur. El noftro fignore diede loro coi buon vento cY naui'gatione,che in tredici giorni giunfero alla Villa ricca, doue erano i pri mi meffì giunti prima con la mal compofta barchetta. Quando Simon di Conca con gli 2 tri caualien di quella terra vidde fono il legno,fe ne venero tutti alla piaggiarne iui e\cY ni fapendo chi fmontaffe 5c veniffe nel battello,che vedeuano andare à terra,diflero,che buo na nuoua ci portate voi ì Et il Licentiado fteffo, che nel battello veniua, rifpofe con quell parole della canzone del Re Ramiro,Buona la portiamo Signore, poi che colla veniamc Et tofto che conobbero il Licétiado,cominciarono tutti ad hauerne gran piacere , cY à far heta fefta: perche Fernàdo Cortefe hauea per quelli duo fuoi ftaffieri alli fuoi Luogotené fcritto,che faceffero al Licentiado tutte quelle accoglienze , cY buon trattamento , che hau rebbono alla fua propria perfona fatto.Etcolì fecero:perche il Luogotenente Simon con dufle il Licentiado con tutta la fua compagnia alla cafa fua propria , cY fece loro tutte quell carezze,che può te, feppe,cY diede loro vefte,perche tutti andauano mezzo ignudi, cY co varrj rinfrefcamenti cY frutti della contrada li tenne a piacere, faccédo loro molti buoni ba chetti,cY conuiti,cY fefte.Noue giorni, che qui fi fletterò per ripofarfi alquanto , furono a: fai ben trattati, cY fefteggiati tutti. Doppo il qual tépo il Zuazo fé n'andò àMedellin , de liberatiti , U e hauea già fentto al Luogotenente Diego d'Ocampo,che andare doueua. Et coftui vfcì vfatadaier r i ceuer i c 5 fi no i trenta caualli, et lo meno a cafa fua: doue ritrouo v vn fattore del Gouem 3t al Scé tore Fernando Cortefc,che li dilTe , che haueua hauuto lettere cY ordine da fuo fignore, eh dado di 1 1 li deile fino a dieci mila caftigliani.cY tutto quello,che effo chiedeffe j> rifarfi la cafa co quar to li forte fiato neceiìario: àC che elio era per capirlo allhora allhora, fecòdo che elio gliele e mandaua. Certo che a me parcelle per principio d'ufeire di tanta miferia , in quata pochi ( à dietro quefto Caualiero era flato , 8>C per non hauere à dolerfi delle fue argenterie cV alti robe perdute con tanti fuoi negri annegati,quefta non era picciola offerta, cY nò di Ferna doCortefe,mad'un gran Prencipe: perche dieci mila caftigliani vagliono dodici mila di cati d'oro. Certo liberalità di magnanimo caualiero, cY di perfona degna di quello flato, m quale l'ha meritamente Iddio pofto per mezzo di fua Maeftà. Ma il Zuazo,come Cortei caualiero,non ne volle prendere fé non 1300 caftigliani in caualli cY vefte per fe,cY gli altr che conduceua,& vn paio di mule con altre cofe, che più neceffarie gli erano. Egli fcriffè t ito al Gouernatore Fernando dandoli conto della venuta fua à faluamento , cY baciando la mano per le cortefie,che feco vfate haueua in prouederlo in tanta necefììta\ Di quefta 1< tera hebbe prefìo rifpofta da Fernando Cortefe , che moftraua hauere gran piacere del fu venire,cY li replico come magnanimo Signore , cY gentil caualiero pregandolo che non prenderle trauaglio in douere andare co fi prefto à vederlo, perche il cammino eralungo^ la franchezza della trauagliata pallata vita li richiedeua qualche rifpofo , cY che elio fapeu; che Diego d'Ocampo era fuo molto am!co,et che effo di più gli haueua ordinatole lo tra taffe,come la fua perfona propria.Et co quelle fcriueua altre parole amorofe cY dolci.Et m vero il Licentiado fu fefteggiato cY feruito in trentacinque di , che iui s'intertenne, come 1 in cafa d'un gran Prencipe giunto foffe,ne vn gran précipe haurebbe più potutofare ad v iuo ftretto èY principale parente,d fratelIo,di quello,che qui fecero al Licentiado,che nel v ro affai degno n'era per le fue rare qualità'» B Ripofata mila auca ti. ■'■>• DELL'INDIE LIBRO \ RiporatochcfifoilZuazomMedelIino 35 giorni fi parti co Diego d'Ocampo condied cauali.cVconnnoa 60 Ind^i^m^itrm^ol^coV^gtum^zi^Q^^ «reloroddl herba 3 come per ogni altra cofa. Per wtrii luoghi,*^ toftofuonichnfen^egétiprincipalidelleterrea^ric^ che nella nuoua bpagna ne fanno gentili tortanelli. Et nel principio dei mangiare dauano IorobnraoIe^altnfrutn;cheiuierano 3 cVlabeuendaera too^DghS condapmediqueftageneralelnftom dan,cVInd,ane principali poneuano loro al collo vna collana ó ghirlanda faTdTrofccY d altri non odoriferi,* poneuano loro in manoaltri rametti delle LddBmerofe& fiorii ™™ntelauorati,cYciafc^ F™ovngranvafod'acq^ g^mn.perfeueraiTe^ nando Cortefe conquifìd & pacificò quella terragne i caualli furono gran cagfon^ Ì FaX fog gl o g areMar,tornadoalpropofitonoftro,toftod^ ti fuochmelli conigli delle cafe.cY con ogni fuoco ftauano fette,* otto Indln^SS nocuTadimanten^ ^^area orocoman|ai^ ^"°a*chnftian^ vari, de fé ne ragionerà ampiamente al fuo luogo,* ritorniamo all'ordine prefo del cammi no,che 1 Licentiado faceua,iiqualegiunfe alla citta di Mefcico, doue Fernando Cortei' ramete ,1 nceuette,* li fece gran fauore * honore,e'l kcz nel fuo palazzo alloggiare Qu^ fio palazzo era non meno che il monafterio di noftra Signora di Guadalupefl: den uf vi erano ^nze di munitionicV d'artiglierie ,cV camere co afme difeniiue cVof^^^^^ *vieravnacaua lentia per zoo caualiiA appartamenti E fare poluered'artiglieriaS te o otto ferrane,che del continuo faceuano arme 5 cY baleftre buone. Erano anco in'quefta fonzagranaiptenerm 70 d So mila mifure di MahizJnvn altra certa parte del palazzo rranoftanzechdonne^ouefta ^^^ f Ndh T c ,f totodj quella cafaerano quattro torn\cV tutto quefto edifìci era di Dietra & ben fatto .11 legname di cheeraquefta cafa fatta, era di cedro,* fu pS^^ ìuefta ftanza chiamata la cafa da fpaffo di Montezuma. Doppo la cu m orte iConefelar? e^a^,ra:d^n^a f ^ e ^non trattm^iculaSdeHe^^ landò Cortine della fua conquida della nuoua Spagna , , * altroue fé ne ditóam D iamP« esalti dire,cheinqueiìacofì fontuofa cafa alloggiSilttotiado £& P ffS krlambreueilCortefelifecetuttoquellohonorlcVqueileaccoglienze^ tfapercheeglilhuadete^^ ^™edunfuoCam^^ nanamente quel b 3 chefaaIpropofitodelLicentiadoZuazo , cVnonpiurperX^hauè ranoancoraifuoitrauaglihauutofineAquandopiufipenfddiritroua^^^ a P^he P iuchemai^ i2?« T, H? Rrnand ? C ° rtef f d ? Iibmt0 d ' an ^reaIcapodellefichere,chefupoivnvia ff ™5 md ^f nno ^P^uedidouereinfua abfentia lafciare fuo Luogotenente nelTo! erno di quelli luoghi .lLicemiado ZuazoJEtcofi fece* OndevireftdfoftuicXbbSl &nfpettato 3 comeilmedefimoCortefe.Mafu conmolto pericolo & rifico dhmt^ imemodinbelIarfiAdivolereammazzareichriftiani:percheeranotanti iC hepero 2 ni ' Viaggi vol.3% cc m ch ^ fa ^ . : ì/ 1 ■*' ■ 1 .' ; ; ,V". '' ■ 1 1 8* 1 ' n '»:>-' m W I 'I-i, # : DELL'HISTORIA rhriftiano erano trenta mila Indiani.che già i noftri erano pochi uri in quel tempo & gl'In- diani tanti quanta e l'arena del mare. Ma piacque a Dio , che il Ueennado eon la fua aerar 232 Séte tradimento^ ne fece vigor»» caftigh i faccendone mangiare molu da Cam & fquar urne molti altri di quelli Indiani principali, che n quefta cogiura capcuano. Ediftet te" ne audio Se con buone guardie più d'un anno , che non filafco ma, , cheelfo Sri vffiaali d. fua Madri non faceflero ordinariamente vna notte per vno la guar- 2 1 cnta da cauallo fempre. Fece raccorre tutti i chriftiam ; che per h contrada parfi e ano &: volfe che feco dentro Mefcico fleifero. Et in tutte le proceiriom.che m quelto te- coTceTo (e e furono moltcperche Iddio li liberaffe da tanta moltitudine di nemici, con,. Ldauanó a duoi à duoi.cofi dalla parte di fuori da fiachi era à ciafeuno d, loro menato ,1 fuc cauaHo per mano infialato & in ornine con le fue tarache attaccate ali arcione , & con duo e « huomin^raatì a canto. Et fempre p gli altri luoghi della citta, ondela protettone s a SS tohafei à fettebaroncclli co gétedi ronda,che facemmo buone guardie , mer t?e h "e'ama dmaua.Si che per cagione della molta vigilanza del L.cetiado , gì Indiani eh, ut o quefto veaeuano infieme col fiero caltigo che de gli altri .fatto s'era mmaronfi de ma pròpofitoloro,& non hebbero ardire d'efiequirlo. Eteofi Iddio guardo il fuo popolo d, ^UceuXz'uazo che Italia nell'euercitio & gouerno,chc s'è Idei» comecrederefide ce quello che fcgmrà fu miracclofamete da Dìo ferbato neli'ifole de gli Alacran. poi eh dflSfpettaua cofi fegnalato feruigio a Dio nella nuoua Spagna. Et fu quefto che elle, do cài reftato nel gouefno di quella?ontrada,hebbe vna fpetiale cura.et.ntento d, rou.na re tuft el Idolidi quelle genti idolatre & feluagge. Del quale ardimento coloro fi mata uiXufno molto?veggendo con quanta prontezza, Se facilità, & quanto fenza tmioren ftaco&,come fé vedeffero rouinarfi ,1 cielo.ò arderli la tcrra,fi raunarono vn giorno mf(e« "più principali di loro. Etfetto il loro configlio mandarono quattro huom.nii p.ufaun loro chedalLicentiado intendeffero pelle cofi temeraria violenna vfaffe in hauere cofi pc recoLainemici,a:moltiplicauanoloroifigli,&:dauanolororacquaquadomancaua,£ la Mute nelle infe miri : tanto più che vede uano.che i chnftiani medefimarnente teneuan doU8c,magini > &l'adorauano,feruiuano,&:rifpettauano. Ojieftì ambulatori venne. Sauam4lLÌentiado,& tutte queftecofe molto pefatamentelidifeo. Et perchepreffo letto del Licentiadovedeuano attaccata vnaimaginedi Santo Sebaftiano dipinta ncart mentre chele loro cofe dtceuano.accénauano 6V moftrauano quefta imag.ne col duo , SC ■ £uano,che come elfo haueua in riuerentia quella figura , cofi haueuano anco elT, afte lo imamniA Idoli riuerentiaet rifpetto. Accorgendoli ilLicent.ado,che quelli ambafciatc ìSni àano fami & de principali Signori di quelle contrade,»: veggendo che quefto n ftro Signore li porrebbe la rifpofta in bocca delibero di più maturamente cofultarla,«d, córrerei fonte della fapientiafche è il medefimo Saluatore noftro , & perciò con he o fer, medefimahoratornafferocon vnbuon interprete, cheelfo fonderebbe loro, «lodis ™bbe àquan.o diceuano.Gl'indiani fi partirono,& ilLicentiado in quel mezzo prego Cs,gnore,chcl'illuminaffeA ponelfenellalingua quello ched.redoueffe,perchequ la Idolf triacéflaffe,& vi foffeconofciuto,riueri,o,&: temuto il Ilio fanto nome. Onde tar haueua. Il dì feguéte ritornarono quegli Indiani con vn buono Interprete chiamato W difie,Noi altri chriftiani non adoriamo limagini in quato fono ■magini.mam quan o ra prefentanocolcro,chenelcieloftanno,8tdalhq^^ con tutte l'altre cofe,che noi in quefto mondo habbiamo. Et perche li foffe da loro cretW auello che diccua,toirequellaimaginediSantoSebaftiano,cheera vna carta^tnetecep k ili '■ DELL'INDIE LIBRO XX. \. Quando gl'Indiani viddero quello, vndi loro forridendo verfo l'interprete diffe che effi non poteuano credercene il Licentiado li teneffe per cofi [ciocchi Se groffi, quanto moftra uà di tenerli: perche effi ben fapeuano, che quelle imagini erano dipinte cV fatte dalli mae- itri cV dipintori, come faceuano anco effi fare le loro, le quali ne anco effi adorauano in quanto irnagini,ma come noi altri faceuamo, intendendole per lo Sole, per la Luna cV per quelli altri lumi cV influii] celefti, onde, come il Licentiado iiteflb diceua, venia la vip è h morre,cY tutte l'altre cofe nel mondo. Reftd alquanto di quella rifpofta il Licentiado con- fuio,cY fra fé fteffo prego Iddio , che li detre intelletto cV fapietia da difendere la fua caufa OC da porere confondere quegli Idolatri, & occorrendoli alla memoria quello, che doueua dire il volto all'interprete, cV dille, che dicerie à coloro, che Iddio noftro fjgnore, che haueua di nulla il cielo,& la terra fatto,s'haueua per (e eletto vn popolo, alqualc hauea comadato che no adornllerò ne fopra pietraie fopra legno, ne fopra muro, ne fopra altra cofa alcuna,' che forma di figura niuna haueffe: perche eftendo malitiofì , non veniffero ad adorare imagini nelle quali il demonio fi trapone(Te,S: ne iafeiaffero per ciò d'adorare il creatore loro. A que ile parole fletterò gl'Indiani molto attenti. Seguendo il Licentiado diceua, come nel princi- pio quando quello noftro grande Iddio formo il mondo , fece fpiriti di molto intelletto dC capacita\Et perche non poteua l'interprete dare quello ad intendere agl'Indiani,neritroua uà vocaboli,perche effi il comprendeffe» o, faceua il Licentiado dall'interprete dimandarli le credeuano , che doppo la morte reftalìe dell'h uomo l'anima, d altra cofa , che per fem pre viuelTe. Rifpofero che fi,eY che quello era da loro chiamato Antenotaì, che vuole tanto di- re quàto anima,d fpirito. Allhora fece a ppreffo dall'interprete dire loro, che il grade Iddio haueua creati quelli fpiriti,ma per la difubbedientia loro,g!i haueua poi mandati cV abbattu ti fono la terra,doue fem pre ardeuano,come in vn luogo, che fi vede 15 leghe lùghidaMe fcico,chiamato Guafciocingo , fi vede da vn monte vfeire vnacontinoua cYgran fiamma
  • C £ la terra de frumento pongono certi fiori d'una particolare figura. Per l'acqua pongono vn'altrafigu ra con la quale (i conofee quando e fiume,d fònte,d rufcello,d lacunari cofi confequente mente hanno di tutte l'altre cofe le loro proprie figure diftinte, che affai bene s'mtendonc da chi ha di loro qualche prattica,cV efperientia.Hora portando il proceffo dauanti al Licei tiado,non s'accordauano nella pittura le parti. Il perche egli comando, che [i ritornaffe d liuouo à dipingere da i loro Amàtechi,che fono come mifuratori di terreno,cV molto efpe ti in quella arte di mifurare: cY di diuidere i confini. Ma ne anco in quella feconda pittura 1 concordauano le parti, Allhora il Licetiado,come fagace giudice,cV prudente,fece chiama re altri Amantechi,d agrimenfori,che furono dalle partirne litigauano, nominati* Et qu fece egli venire vn cane leuriero affai feroce , col quale hauea fatto morire , cV mangiare ce denti in più volte più di dugento Indiani caftigati per Idolatri,cV fodomiti, & altri abhom neuoli vitrj,cY diffe loro,che fé non dipingeuano la verità di que termini,fopra iquali quel la differentia confifteua,cV come erano già itati anticamente diuifi, li facea certi, che gli hau rebbe fatti mangiare da quel cane , ilquale flaua cofi fiero, cV brauo , che haueuano affai eh fare dnoi huomini per tenerlo per il collare 8C per la laffa: perche ^i moilraua {sfrenato con tra quelli Indiani per morderli*Di che in tanta paura et fpauento entrarono li duoi Signoi litiganti,^ li Amantechi,che no fi potrebbe credere,^ ne riufeì poi la pittura affai certa: fi effendo fiata approbata dalie parti,il Licentiado vi fenténtió. Et parue, che Iddio ve lo ili minaffe,cofi fatta fernetta diede* Allhora mirandoli l'un l'altro quelli Signori differo fra { in lingua loro quelle parole* Certo che géte,che à quello modo giudica , è di gran pregio cV laleage,che effi tengono,dee effere la migliore di tutte Valtre,tY percid diuentiamo chn fìiani,c? viuiamo da hoggi auanti nella loro legge, in pace,cY ferbifi la fentetia , che data s'< Et cofi fu fatto:che tofto volfero effere battezzatici! Licentiado vi fu prefente* Et fi fep pe poi,che quelli fpezzarono molti Idoli per tutte le terre loro , tenendo folamente in nu< renna l'imagine di noflra Signora,che effi diceuano, che era il Dio de Chriftiani, cV che ei migliorane i loro Idoli, perciò che allhora in quelli principi} nò flauano cofi beneinftru ti nelle cofe della noflra (anta fede,come hora vi Hanno, Ritorniamo bora alli trauagli di cofi buon giudice , perche fìfappiadiquantfmodit egli tentato , cV perfeguitato , 8C ben quadrano nel fuo cafo le parole , che San Iacomo nel! fua Canonica dice. Qui non eli tentatus , nihil feit. Onde {i può dire, che quello cau; liero fapeffe affai più che gli altri, poi che feppe maggiori tentationi , cY fatiche foffrire, t perche meglio quello s'intenda, ci dobbiamo ricordare di quello, che ù' diffe di fopra di qi fio Licentiado,che gouernd cofi bene quella Ifola Spagnuola , & poi anco quella di Cub; mentre che fece nell'una cY nell'altra,refidentia. Ma perche è infinito il numero de detra tori, venne di Spagna in terra ferma vn ordine di fuaMaeflà,che doueffe il Zuazo ritorni re à Cuba à dare conto della fua amminiftratione, cV fu à Fernando Cortefe commeno, dì il rimandarle diligentemente in quella Ifola, Ma quando quella cedula alla città di Mefc co giunfe,gia era molto tempo pattato, eh e non fi fapeua del Cortefe nouella alcuna , per 1 viaggio lungo,che fatto haueua al capo delle fighere,per cercare del Capitano Chriftotor d'Olit, che ii diffe , che gli s'era ribellato: 6Y andaua fra alcuni vna certa nuoua forda , che Cortefe ea morto. Il che fu cagione,che in quella contrada molte paffioni vi pullulaffen ©Évi I*. ';! DELL'INDIE LIBRO XX. h ? V Ì n ^ rCcffer A^ diSalazar fattore delfi- icocV pietra Armides^ueditorediTua Maefta\cV dall'altro capo erano il Tefonero Alon> fo di ftrada,& il contatore Rodrigo d'Albornozvfficiali regi) medefìmameme. Ma per. che non poteuano le Ior volontà cattine effequire, per ftarui il Licentiado in mezzo: tenta, rono alcuni d ammazzarlo^ fodisfarfi nel rcfto poi. Ma egli , che ne fu aunato , andana in ceruello & fora con buona guardia: onde non fi poteua efìequire quello, che alcuno vo lutohaurebbe. In quefto tempo giunfe quella cedula di fuaMaefta /che s'è dettagli ri- trouarono perciò inlieme quelli fcandalofì fecretamente con vn cugino di Fernando Cor- tefe chiamato Rodrigo di Pannato in Salamanca,* fpetiale amico del Zuazo , & che per ciocoftuidiluififidaua penfando che da coli ftretto parente del Cortefe non lifoffemai douutovenirealtro.cliebene. Quefto Rodrigo di pace nel fafeio delle letere, che di Spa. gna al Crouernatore Cortefe venruano,ritroud(come dicono) la cedula, che se detta : & co il tetto quefto colore ordinarono di prenderlo nel palazzo fteffo, doue Rodrigo, e'1 Licen dado fteffo alloggiavano. Altri dicono,che non era ali'hora venuta ancora cedula alcuna. Ma comunelle fi Me , ftando il Zuazo in letto , fu la mezza notte entrarono dugento huomini dentro per prenderlo* c^egli perche teneua arme cVgentedentro la cafa , che era torte li difefe buon pezzo: cV noi poterono mai prendere , fin che Rodrigo , come amico, che gli fi moftraua,li difle,che non temcffe,che elfo fopra la fua fede li prometter -, che non li porrebbe da mimo mano ne fopra la perfona fua , né fopra le fue faculta : e'I confortaua ad vlcirfene quella notte fteffa dalla cittì,* a girfene nella terra di Teftuco , che per la lacu- na in Canoe era dittante da Mafcico quattro leghe , cV per terra noue : cV li diceua , che per. che quella altra terra era del gouernatore, vi farebbe potuto ftare à piacere fin che quelle al. terationicV tumulti pafiaffero. Con quefta fìcurta per euitarefcandalo** morti cThuomi. ni,che erano chiaramente per feguirne,il Licentiado vi fi piego*: cY chiefe vn de fuoi cauallf per potereandarfene:* nò gliele volfero dare. Onde elfo noi tenne per bene, cV caualcd in vnamula.Lta quefto modo vfeirono amendue dalla citta con ben 30 huominiacauailo che lotto colore d'amicitia con loro andauano.Et come hora il Licentiado dice,quefto Ro' drigohebbepoilegratie,chemeritddiquefto tratto che li fece Or quando fufulfaredcl giornea ritrattarono tre leghe preffo a v Teftuco: & qui \i differo alla aperta , che efso v'an- daua prigione: e* che indi l'accompagnerebbono poi fino a Medellin , doue nel primo va. Ìcellolimbarcarebbono,e'lmandarebbono ini Spagna. Di che egli, quando Tintefe,rin. grano Iddio,ncordandofi , che cofi era efso dalli fuoi nimici per inuidia maltrattato , come era già fiato il Saldatore noftro dall'inuidia de giudei. Con lieto vifo poi difse , che efso hauea gran piacere di fimile noua,perche credeua , che Iddio gran gratia li facefse a cauarlo da quella terra,doue era per le riuol te cV fattioni,che vi vedeua nafeere a poco a poco, 6 efso vi larebbe ftato morto in fopirle,d nò l'haurebbe i niun modo fofferte. 11 vefpero dell'Alce iione ad hora di mangiare parlando et ridendo giunfero a Teftuco: doue erano fette frati di ban hranedeo ,che percheerano del Licentiado amici, dolenti della prigione di lui volfero andareavederlo,manonfulorapermefso. I! dileguane il principale di queftì padri vìi temendo della ira del popolo che fl farebbe potuto facilmente centrale guardie mouere, Il v 7h m S? eralm f ntè » Licentiado ben vifto: ilquale perche fi fenda chiotto del carni. ™ ff° ! ' ma °?? V1 fu ? rdine ' che confen nre § llde voleffero : onde definato che hebbe. ro,ii partirono» Qui vn feruitore dd gouernatore Fernando Cortefe mollo à compatito, ne di vedere andare vn tale caualiero a quel modo,Ii diede tre muli carichi di rinfrefcanien. S™ ™ altro con / n 'etto. Et coli fi partirono fenza acconfentire,che col Zuazo andaffe £?nZa° n A 01 ^ P erfona ^ eh ^ffeàfarecofa,che comandata d voluta haueffe, o*m?J™! ?° ca " a carono tre § lorn1 ' fin ^e giunfero doue dicono Tepeaca : cVqui g unfero tre Cernitori del Licentiado,che li differo fquanto in Mefcico fi foffe ogn'huomo nrn ,17^°^ ^"".^^^"^"'^molta gente armata per ammazzare il fattore, e'1 ^^ e n g n yiq f l A enn ° ^ ftrani term,m ' ritrouad fi » che da ce »e fineftre d'una !tanzatoite,nella quale faluati s'erano, differo, che la prigione del Licentiado s'era effe. quùa ■' v ri> li'!, m J ! I» 1 II Mi. ij i ''4 ■•:»; k DELL'HISTORIA quita per madato regio,& haueuano inoltrato la oedula,cV l'ordine di fua Maefta. Et ben- ché alcuni diceffero,che la cedula Oc l'ordine non veniua à loro, ma al gouernatore Cortefe, cV che elfi trapolìi vi s'erano adeifequirla per maliuolentiacY per odio, che alLicentiado portauano,cY per ribellarti^ folleuare a lor volontà quel popolo,nondimeno (otto quefto fcudo,che per vigore della cedula di Tua Maeftà fatto s'era, fì quieto il tumulto et lo (cadalo* Ma dìceuano pero tuniche non vi fi doueuano efìì intromettere,poi che à niun di loro fua Maefta comandaua, che prefo l'haueffe. Ma ritornando al viaggio, che egli fece, tanto per loro giornate caminarono,che da Tepeaca giunfero a Medellin il fecondo di di Pafqua rofata. Tutti quelli di quella terra quando viddero il Zuazo , li fecero molto honore, & il Juo20 tenenteFranccrcoBonailmeno ^ ceriarec0 * Ma do PP olacena l'Algazil maggio- re Àluaro di Saia vedrà,con la gente,che s'è detta,cV con molta altra , cV per ordine del luo- gotenente lo meno alla danza fua lenza lafciarlo il diYeguente vfcire à meila , ne fare altra cofa,faluo che Ilare in vna piazzetta, che era dinazi alla porta di cala: cV il di di San Giouan ni lo fece andare à vedere meda, cVcaualcare per tutta la terra fino à mezzo Agoilo : Ma a chi li ricordaua della vita pallata nell'ifola de gli Alacrani, quella altra pareua affai buona,& hauea còfìdanza in Dio,cV nella fua giuftitia. Ma le fue guardie ftauano molto in ceruello, cV vÌCTÌlanti,che niuno li fcriueffe,ne elfo manco fcnueffe à parte alcuna del mondo, né par- lalìc le non con quelli,co quali i fuoi emuli voleuano. ' In quello mezzo che il Licentiado era a quello modo dalli nemici fuoi condotto tY trat- tatogli vfficiaìi regi] non hauendo chi gli di'fturbaffcjnè impediife, isfogarono fieramente Jc lorpaflìoni foori,5t ne pofero fottofopra la citta di Mefcico co tutto il refto di quella prò uincia,cheparea.che quelle diffeniioni vìiauefTero attaccato il fuoco. Et come s'è detto di fopra,il iàttore,e'l Froueditore erano da vna parte, S.' voleuano elfi gouernare, cV ilThefo- jiero,e'l contatore erano daU'altra,8c" voleuano il medeflmo fare. Et (opra quello v'andare» no per lo mezzo,cY pietrate.cV lanciate, fiora prendeuano coftui,hora colui,cV vnneimpri gionauanoà l'altro dauano bando. Ma alla fìnepreualendo più la parte del Fattore Gon> Salo di Salazaro.fece prendere Rodrigo di pace, che era flato il mezzano nella prefadelLi cemiado Zuazo,& fattoli dare crudeli torméti.cV alla fine l'appicarono perlagolapublica- mente l'otto voce di giuftitia. Or quando Franccfco dalle caie intefe della prigione del Li- cerniadoj'andd à vedere inMedellin con fino a zoo h uomini da cauallo, parédoli che già {teiìc h prouincia u'rannizata , cV che il Licentiado ftaua prigione, 8>C patina per hauere af- fai ben feruiio a fua Maeila\cV per eiTere amico del Gouernatore Fernando Cortefe. Si che viutadolo li diile,che (e ne ritornarle feco nella citta di Mefcico , che elfo lo faceua certo,che torto che fui s'intendelTe,che elfo v'andaua, u farebbono tollo altri z 5 o o 300 da cauallo vnidmlleme,6c con quelli, che egli haueua feco, haurebbono fatto cV detto contra quegli emuli fuorché in abkniia dei Cortefe tiranneggiauano quella prouincia. 11 Licentiado lo nutrano di queila buona volontà cV ofrèrta.cV dille non volere andanti , per non accende- re maggiormente quelle contefe,cV per volere andare a" dare conto di fé in Cuba,doue à fua Maefta piaceua,che egli andafse,perche molto infamato l'haueuano prefso fua Maefta, e'1 conferito reale dell'Indie. Et fé non vi fufse andato , farebbe flato vno accrefeere maggio- re fufpetto di quello,che de fuoi fatti s'haueua : perche flaua in riputatone di tiranno, OC per non coti buon feruitore di fua Maeftà,come alla fine fé ne vidde effere il cótrario: onde dop pio honore,cV credito ne li accrebbe,come fuole ordinariamente à tutti i buoni , cV calura* niati a rorto auuenire. Ora doppo,che il Zuazo Irebbe di quella offerta ringratiato molto France(codallecafe,foggiunfe,chene anche li parea , che quello negotio fofse in flato da douere terminarfì coniarmela cui vittoria era dubbiofa,cV tanto più per cagione de gH Indiani della contrada, che erano ^numerabili, cYvcggendo le differentie denoftri [i fa- rebbono tolto leuati fu,cV ne farebbono potuti nafeere maggiori fcandali:malTìmamente, Che erano molti Indiani principali andati à parlare a lui fecretamente nella prigione, cV l'ha ueuano dimandato cheèofa voleua cV comandaua loro , che elfi faceffero:cV perche cagio- ne erano quelle nuolie cY differentie nate fra chrifìiani : &.' che efso, che conofceua l'inren- tione di quella geniche e molto alìuta cV fagace:cVchcciddimandaua, p cauarli di bocca qualche parola o v fecreto.del quale potefsero giouarfi nel ribellarfi cétra Chrifìiani , a que- ' : !» DE L L'INDI E LIBRO XX. M , i fto modo haueua loro rifpofto ringhiamoli prima del con gentil cuore, chehaueuano ner aiutar lo,cY facendo loro poi i faperc.che fldfero in ceruello , cV non S^S tiuoaIcuno,nediribellarh perdici chriftiani nonafpetiai^oaltroS^mi^^ cafione 5 perpotererubarh cV vcciderlu Et cheeffendoi Chriftiani «hSStaS^SS do non haueuanoqueftì bpagnuoli con chi guerreggiare cV oprare lWann4fefteffi vo geuano la guerra , eflendo loro coftume di non ilare giamai in JSS2 raTd" r^r r m P n *°, d J ao S [l auifcua,perche voleua loro bene , cV Fernando ?~^%!Z 7 e Tu° 3 t'^^ 1 '^ tenerli ncuri, maffl'mamSr^SmpS ratorenoitio Signore farebbe molto difpiaciuto d'ogni poco motiuo cheefli fatto li3f b v^^p? akr , Ì JimÌh ' r *Z io r n *™ nii P a ^ronofrailLicentiadocVFrancefcodallecafecV nm^ L ,n« A i P ^" U °À a,& J?f r nmediare d ^ dli fcandal1 ' dl ' terra fo ™ > ^uuifarne cY dame non tia ali Almirate Don Diego Colombo/e foffc ritornato di Spagna, 6U queftfaud Z ieri e con leluc gen ti cV fi fteffe m pace in cafa fua , ingegnandoli di fapere fé il souernatorr Cortefefoffe m ortodpuo:perchedaognivnadi q a^ qucno : chefarefidoueffeincofiarduocafo. Et cofi Francefco daUe cafe appreXdofia' quello coni ,gho (e ne ritorno alle terre,delle quali haueua elio cura. a PP renclendo1 ' * delècTr^ nonvenifWnotitia de gliEmuIi f /-^adcscVferninatoridifcandal^iqualipenfando, che fé il Licentiado cviWeira. I AlgozU maggiore , in cui potere ù ritmuaua il Licentiado prigione 6C ordinauano' loro cirepiupreno. Bt perche il Licentiado ftaua alquanto debile, cV infermo vWnin™™ Jie itene , e 1 faceuero confegnare nell'ifola di Cuba al Luogotenente della terra cWam^S Hauana che e fultimo luogo di quella Ifola verfo Ponenti EtSld^heqSo inerte ordine venne,era già Francefco dalle cafe partito: perche fe^uirit^ li mX ^ *"***> VlfarebbC ftat ° Che d -^chefa,Ucon la moTte^ ottura iolfmoTtodd o e Conefe W ^r?^ " e fo(re ftat0 ™gi°ne,per li fauori, eh, effo dal gouerna opreiume^ \Taeran?cV fa n, ? f ° u° ? ,U pmmea d,re maIe > che bel ^ Si che quelle Ifolettede gli Sfe^ 6 da P°^ u fucCedet ^P ara ^ (come in effetto erano) eftremi ff "co fra 3;? ma gg>°ri/arebbono feri fe efìo fuffe perfeuerato nel gouerno di Me. :o AgX del ;"t?^ an K° h *?? £"* & P rudent,a m fimffi cafì < Hora « e Se»o a mez. sgotto del i 5 * 5 S imbarco v il Licentiado inMedellino nelPorto di SanGiouandi Colua s i ' ■ v t I; l'ito . ■ * $1; u ; i '> •fi'! Il #11 . 1 * II! DELL' HISTORIA Colua & in capo di cinquanta giorni giunfe all'itola di Cuba,& fmontò b Hauana.Et per dTe dTo haueua già gouerWa quella lfola,vi era molto da tutti i principa h conofciuK>,i qua cia P l Ìp q oco appretto Vienne anco il Luogotenente Giouanni di Rogias i quali tum arakSmenS : comefero,perche ognun di loro fi voleua menare il Licentiado in cafa & Xfine"?LÌo«otenente l'ottenne , che è iui vn caualiero principale. Et ftando circonda. ^v^toorfvohche veniua per ordine di fua Maeftà a dar conto di fé & del male, cheinque ^ olafaLhaueua,dauantialLicentiadoGiouanni Altamirano (che cneinquoun u lontana da quella terra ben trecento leghe) tY che elio C , tafemauano.Tutti di ciò molto fi rifero , perche fapeuano , che non era effo d, a. ££S tofto cominciarono i negotiare fopra quella materia. Onde parar. berarefentc a"z" Lo d'ucclliA pane,&: vino,& frutti,* cofe di atte, tt d. caco. Et co* Si che fidoleuano diquefta informatione finiftra fatta di quefto Caualiero afua Ki neao«'arono il modo V renere doueuano , perchel'innocentia fua bauene.l fi» Wo Onde indi à duo giorni da parte del configlio di quella terra andarono a parlare al ZuSodToivfficialiordiLnd^^^ formari che effo portaua oro 8C argento , & per quello ne depofitaffe quello , che 1, pareffe n Xre delLuogotcnente Giouan di Rogias fuo hofpite, accio che quella parte fleto ma mfeftà ¬a pfrdouerfenedi contanti pagarechidiluiquerelandofi haueffe giuteia perche Voleuanofare andare bando.che chi di lui aggrauato fi fcntiffyncntre che egli qu Fatoagouernata haueua, fra il termine di quindici giorn. compartir. , che 1. farebbe fiat fatta eiuftitia. Et cofi fu poi fatto bandire publicamente , aceto che non btognato , che. aùercìant andaflero Sfare tanta fpefa fino alla Cittidi Sanlacomo doue ,1 giudice ord.- SSdeuarche in andare 8cvenirevifarebbonoanda.epiudifeicen.o leghedicamm, SS trauaglio.E. benché di prima faccia quello non pareffe bene al L'centtadc , d, faeqXpofitoJnofcendopoinondimenorintentione.elfine^coloro^heloch.ede. tlo X confidandoli nella verità ,& giuflit.a , depofitd trecento cafcgfian, d oro, & tre* SbVe d'argento in potere del Luogotenente. Fat.oilbando.s'aipe.taronohqu.ndtc sforai^ Smno eh v venne à gouernarla.venuto non vi foffe,!. farebbe quella Ifola perduta.et eh leTbuono gouernole induftria di quello caualiero s'era mantenuta & «ripopolata, co L èra a ffa"publico BC noto à tutti. Et che perciò richiedeuano il notaio , dauant. al quale & per cu mano era (lato il bando fatiche di ciò haueffe douuto farne vn.eft.moniale eh effi aueHa fede ne faceuano.acciò che fi foffe il Zuazo potuto con quella fera ura prefaita « Zantial Licentiado G ouanni Altamirano giudice di reltdentia in quella Ifola & pc rn™dauant.^fuTMaella\cV:alregioconfiglio dell'Indie, perche foffe conforme a fera. Sfuoirrun«atoda fua Maefta 8 Ilrich.etouano medefniiamente.chehauetovoluta f.uogote"ente reftituirU il fuo oro & argento , che depofitato haueua preffo d, lui per qui ^cStoKftimonianzaScfede fipart, poi il Licentiado Zuazo daquella terra eh Sa la nane di mezzo giorno , & in tutto quel cammino fu accompagnato , & fileggia" S^ b nea"ber g ato g &: feruito nelle villette & poderi de gh habitant. d, qodb .con a* &™£5 1' faceuano giuochi di Tori, & altri fpam di molto piacere. Et fece eg fueftrvfagSo|erimbarcarfilellaeoftieradimezzogiornoAnonandareperte^ "ragionato di fopra , SC il cammino fi ritrouaua per ciò occupato da gli alberi g*"™» i«l L che cadati erano per tutte quelle partii in modo impedito ne era , che fenza grandiffima difficultanonh poteuapailare.aTandareauantu Si che giunto all'altra coftieras'imbarcS un m vna gran Canoa co fino a creta indiamene remauano,* co cinque chrittianrche me nauafecoAnauigaua i terra terra per luoghi folitarij, *perIfolette, parlando alle volte nel mare « te Jo quattro,* cinque leghe fra arbori al ti cVdenOA verdi nati nell'acqua fteffa ma nna 3 che li chiamano Mangi,. Et panando per quelli OC altri limili paffi, che qui non li feri U u n A %* b ™'8 ,umc aJla tCT « deUa Trinita\doue fu affai ben ricciuto, * li fecero gfuo chi di Tori A gran piacere inoltrarono del fuo venire. Et elfo moftrd loro quella teftimo manza, che portai» da Hauana. Onde qui anco fecero tono configlio , * pofero ad effet- to quello fkffo,che haueuano.prima quegli altri in Hauana fatta ,* doppo il indicato li fe- cero vn altra homa fede. Et per abbuiategli andò poi in Santo frfito, * con la mede- iima dilanila * carezze li .fecero vn'altro fimile teftimoniale. Il medeiimo ottenne ndL terra delPorto del Principe, ndlaflm del Baiamole è tréta leghe lungi dalla città di San acorno. Intutuqueftiluoghinonvieranoaltro 3 chemandred'armend. Et conqueftete inmonianzeafiaiiiancodelii trauagli del mare * della terra giunfecon piudi 300 leghe ^ac«tadrSanIacomoduoigiormauantia\Nataledel i 5 z 5 &vifo ben riceuuto dalliu cuce di refidcntia,* da tutti gli alni buoni cittadini. • S T tV T ni°I h r IL{Ce, A , ad ° gIUnre d ^ dhcUtÌ fì P^entdeo quelli teftimonialidauantial Licuitiado (jiouan Ahamirano giudice di refidétia per fua Maeftà, ilquale l'haueua già in cominaatoafindicaremfuaabrent^ Onde poi che venuto era piparne didouereW mi nciare da capo,* rinouare i bandi,accio che in prefentia fua fi faceffe . Et cofi tenne que- llo fmdicato ottanta giorni,nel quale il Zuazo diede tal conto di fe,et del fuo panato gouer no.cheilgmdiceilpronuntio * diede per libero,* affollilo diquanto oppofto gli hfueua iio.eldichiaroper^ renna dirhmtiua. Et in quello tèpo , & poi fu il Zuazo molto fefteggiato * honorato da tutti 1 cauahen *ger iti 'huomini * vfficiali di fua Maeftà , che in quella città ftauano. Et rofilannofeguentedel 15x6 con tutte quelle fententie *teftimoniali fi parti per quefta [loia Spagnuola:aoue il mercordi Santo isbared in Santa Maria del Porto della Iaguana et .liiettehnchepaffolafeftadiPafqua. Indi fé ne venne ottanta leghe perterra finoàque ucma,doueritrouo molti de fuoi contrarr,' profperi^fauoriti. Di cheringratid noftro signore. Et da quefta citta mando a fare relatione a fua Maeftà, * al Reale configlio delie ndie,con quelle teftimonianze * prone , de feruigi fuoi, * del fuo paflato retto g^ouerno, xcomeperquellafuamgiufta prigionia reftauano le cofe della nuoua Spagna moltoatte ^perderfiperlegiadettepaiTioni,cVcontrouerfie,chen a tevierano. Et per quefteingiu- c calunnie,* perfequutioni , che hauute haueua, non chiedeua altro premio , che quello he già hauute , haueua che quefta fua innocen tia fuffe irata feouerta * vifta , con le falfe ca^ unme de gì, aduerfarn fuoiche già elfo rimetteua la vendetta di queftefue ingiurie , * tra. ragh al fignore Iddto,iIquale e^ quel,checaftiga,& rimunera co la fua giuftitia * m'feWcol ^iecondocheficonuienea^^^ ono paure quelh,che non fi ricordano di riconofeere i loro errori * colpe,* di farne la de ita ex condegna penitentia. F fe ru ^eftà della verità, * intefe le malignità de calunniatori fece il Licentia- )omenln wLd "ÌT 'T^ ??* ™ dkmi * * cancdI ^m , che in quefta città di San co *udZt T T bu °r na o^ h ° n0rata P ro ^'g»one,doue hoggi fta, * vi è il più an Tnl & a " d »^che vi fia * vi e vn de ricchi huomini,che i quefta città,* Ifola fl£ °d?oiT^T/ ara i°' &tìfcdtc ^°- Et ^ efto baffi quanto ali naufragi . difgratie, * trauagli d, quello caualiero , che e vno effempio di pac ernia *di virtù con ;,1m T • 2?? , ( hen , Vlta fua hebbe: & ne q uah ' kmpre ^ noftro Pietofo Signore h' ru chV SS l v Y u l \ liber ° dalli fuoi nimid Vrtoh' , Perche io mi penfo , e'1 penfa KheegliAglial^cheilviddero^chequellidelfìnidtuonUhevoIareviLro^ bero >"■;;* 1 vm 1 4- ri { • ':"," - fei l :, . . DELL'HISTORIA DELL'INDIE LIB. XX. bero,8e" l'antenne della Carauella,doue fi perderono 5 non furono altro, che demonfj 5C ma- lignifpiriri, fecondo se detto* Ma per tutto quello , che io ho diquefto naufragio detto, fi può facilmente raccorre & cauare,quanto fia trauagliata, cV di poca (labilità & fermezza la vita de gli huomini. Et con quefto eflfempio fi può intendere , che quello , che quefto Li. centiadopaffd e vn memorabile tropheo , cV vna degna hiftoria,onde i faurj & prudenti poffano imparare di (offerire con pacientia ledifgratie della fortuna , alle quali fono obligati tutti quelli et che nauigano il mare,cV che viuono in terra : perche in niu na parte in quella vita mortale mancano all'huomo affanni de angoicie:cV: {blamente nell'altra vita beata fi ritroua quiete cV contentezza , per- ciò' che in quella patria,doue fu l'anima ftelfa noftra creata, non vi (òno i dolori , cV le paiìioni , che in que- ita mortale 8C caduca tutto il dì fi veggono SC prouano da chi ci vjue» i* > ' '•«.(ii iK tifine dell'ultimo libro di auc/ìa prima parte delÌHtftoria dell'Indie, • ■IMI, pi 1 » m 1 ■ ■ i ::>' » "•'V' %-•■ 'C. ; : ; i <■ DI FERNANDO CORTESE 5 LA 1 SECONDA RELATIONE DELLA NVOVA SPAGNA. Perche la Prima da lui fetta, benché da noi diligentemente ricercata non riabbiamo potuto infino a hoggi ritrouare. Al SEWXJSS. ET INVITI SS. 1 MT E^AT T^E C ABJ.0 V. Come nella motta Spagna~\i fono afiaiftime cofe notabili, delle città di VeraCroce. Scufadel Cortefe al He Catbolico di non poterli dar minuti fiima tnformatione delle co fé mi per lui ritrouate, On quella naue , che ho fpedito alli 1 6 di Luglio, del 1 5 1 9 da quella nuoua Spagna di voftra Maeftà, mandai all'Altezza Voftra piena 8C particolare informatione di tutte qlle cofe, le quali dopo la venuta mia fono Hate fatte cV fono auuenute in quefti luoghi » la quale informatio- ne diedi ad Alphonfo Fernando,Porto x Carrero, & Francefo da Mon- teio Procuratori della citta della Vera Croce,che io da i fondamenti ho . fattafabricareanomed^VoftraMaefla'j&Tdipoijperchenóhohauuto jccafìone Ci per mancamento di nauilrj, fi ancho perche mi fono trouato fommamente tra- ragliato cV occupato in acquiftare SO farci beniuole quelle contrade, cV Prouincie* Et per- he della predetta naue, cV Procuratori non haueuo io intefo cofa alcuna,non diedi più aua iauuifo a Voftra Maeftà di quelle cofe, che fi trouano in quella patria,cV che fono fiate fat e: le quali fono tante et tali, che fi come altre volte nelle prime informationi mandate a Vo tra Maeftà ho dimoftrato , meritamele ella puote edere chiamata Imperadore d'vn nuouo nondo,cV forfè che quello titolo no è d'effer riputato minore di quello d'Alemagna, ilqua : per l'aiuto d'Iddio ottimo mairimo,c\: per le lue chiare virtù al prefente e poffedu to dalla offra Catholica Maeftà,cV fé io cominciarli à narrar particolarmente tutte quelle cofe,che i quelle parti fi truouano,no ne verrei mai a fine» Et perciò fé perauuentura (fi come l'Ai jzza voftra defidera,cV io fon tenuto di fare) non le darò piena notitia, ella b enignamente Scufa dcl egnerà di concedermi perdono , effendo io non molto atto a quello carico dello fcriuere Concfe * <. non hauendo commodità del tempo*nondimeno con tutte le forze del mio ingegno mi ffàtichero in tutto di narrar la verità della cofa, cV oltra di ciò anchora tutto quel che cono^ :erd che à Voftra Maeftà faccia bifogno di fapere. Et umilmente fupplico che voftra Al- sza mi perdonile io appunto non le racconterò come,éY quando le cofe fìano fiate fatte, C fé tralafcierò alcuni nomi di città,di ville,& de i loro Signori,i quali vdito il nome di Vo' ra Maeftà, fpontaneamente s'offerirono al feruitio di quella,& fé le diedero per fudditi OC er vaffalli,percioche per vna graue difauuentura, la quale nuouamente ci e x intrauenuta,fi 3me nel proceffo delia noftranarratione alla voftra Altezza farà più pienamente manife- o,cV gli feruti cV l'hiftorie tutte,che con gli habitatori di quefti paefì io haueua infìeme rac Dite, con altre varie cofe le ho perdute» Delpotente Signor Monte^uma. dellapartita del Cortefe dalla città di Cimpual. della guardia per lui pvtta alla città di Vera croce & cura datali difabricarui ~\na fortezza, la f deità degli huomi- ni di Cimpualyerfo l'Imperatore, de fanciulli facrificati agl'idoli* de fidati chaueuano deliberato ribellar fi al Cortefe & li congiurati, quaifuronpuniti.& come il Con e fé fece tirar le naui in terra , & perche. ^ Nella prima reIatione,InuittiiTimo et Sereniflìmo Imperadore,io haueua detto delle cit> i,& delle Ville, che al Real feruitio di Voftra Maeftà fi erano offerte , cV di quelle ancho- » che io teneua acquiftare dame. Oltra di cid le daua anche auuifo , che mi era flato referto Vn certo potente fìgnore nominato Montezuma, il quale gli habitatori di quella Prouin ia fecondo il lor conto fiimauano che foffe lontano dal lito del mare, cV del Porto , doue io Viaggi vol>*. ff era ; I 11! • ' .' 7 . : ■ .' : I 1 Impili l * 1 m Et iti* I ,»*,■■ ' ■ ■ iti 1 !M ,' mm ì.il# ' 1 ' u AH" 11 ■!■ 3 *...!- La città di Cimpualfa chiamarsi uiglia. ledei tà de gli huomi ni della prò aìcia di Ci pual veifò l'I ni pera- dorè, làaulli la- crificati al- l'Idoli da Mótezuma Soldati che hauean de liberato di ribellarli al Corcete. DEL S. FERNANDO CORTESE eraarriuato,per ifpacip 4i nouanta, ó cento leghe* Confidatomi nell'aiuto d'Iddio ,,cV/nell; fama dell'honof atcrtióme di voftra Altezza haueua determinato di paffare a tutti quei luo ghi,che fono fdggettra lui» oltra di quefto mi ricordo in quanto jall'acquifto di cofl gran Si- gnore effermi offèrto a far fopra le mie forze. percioche io haueua ingenuamente promeffc all'Altezza voftra, chefhàuerei , ó fatto prigione,d vccifo,d del tutto fatto fuddito alla vo- ftrareal Corona. cY co quefta opinione dalla città di Cimpual,Iaqual mi e v piaciuto chiamai la Siuiglia,mi parti alli 1 6 d'Agallo con quindici caualli leggieri , cV cinquecento fanti de meglio apparecchi iati, cY più atti al combatterete io potei trouare.cY alla guardia della V< ra Croce lafciai cento cinquanta fanti , cV due caualli liggieri ♦ i quali haueiTero cura in tutt i modi di fabricar quiui vna fortezza d vogliamo dire vna Rocca, la quale è già quafi fìnit; cV lafciai pacifica cV quieta quella Prouincia di Cimpual,cY le montagne vicine alla detta ci ta\ ne i quali luoghi ftimo che vi fìano da cinquanta mila huomini da guerra , cV cinquant; ville, cY cartella fedeli et Onceramente foggetti alla Maeftà Voftra,fi come per fin hora fonc fiate, cV anche fono al preferite, imperoche alia venuta mia erano foggette al Signor Mon tezuma,èY fi come effi mi raccontauano, non erano fiati foggetti a lui per molto tempo, 1 fubito che vdirono la fama della grandiffirna cV real potétia della Maeftà voftra gridarono di volere eiTer fudditi di quella, cV deiìderar l'amicitia mia: pregadomi oltra di quefto che k gli difendeffi dal predetto Montezuma, il quale gli haueua tenuti foggetti per forza, cV ce tirannia,et che pigliaua i loro figliuoli per facrificargli a i fuoi Idoli.Et certamente fono fuc diti fedeli alla voftra Altezza. cY tengo che perfeueraranno in fede, cV per effer liberati dal- la tirannia del fopradetto Signore, cY ancho perche fin'hora fono flati ben trattati da me, et ho fatto loro grandiffimi fauori.* cY per maggior ficurezza di coloro,che rimaneuano nell; città,menat meco alcuni de principali con alcuni altri, i quali nel viaggio mi furono di nor picciolo gioaamento* Et percioche , fì come penfo , io haueua nella prima relatione date auuifo alla Maeftà Voftra , alcuni che con effo meco erano venuti a quefto viaggio,allieui familiari, cY amici di Diego Velazquez, haueuano difpiacere che io con animo valorofo & felicemente mai? daffi ad effetto cotal cofe ad honoredi Voftra Maeftà, cY accrefcimentc dello flato fuo , certi di coftoro volfero ribellarfi da me, cV partirfi di quefta patria , cYmaffi mamente quattro Spagnuoli , i nomi de quali fonq Giouanni Scutifero, Diego Armeno Confaluo Dumbria nocchieri, d vogliamo dir pedoti,cY Alphonfo Pennato:i quali,comi effi volontariamente hanno confeffato,haueuano fatto deliberatione di robbare vn Berga tino,il quale ftaua in porto fornito di pane , cY di carne fatata ♦ cY vecifo il nocchiero col pre detto Bergantino andarfene all'Itola Ferrandina, per dare auuifo a Diego Velazquez , chi io mandaua vna naue a Voftra Maeilà,cY farlo anche auuertito di tutte quelle cofe di che e la era carica, cY donde haueua da paffare , accioche il detto Diego Velazquez poneffe le fu< naui in a^uato per prenderla,come egli poi moftrd con effetto* percioche fubito che hebbi notitia , che la mia naue era paffata , comandd a vnai fua Carauellavche la doueffe feguitari per prenderla* Il che non potè mandare ad efecutione* imperoche la noftra naue era trop pò auanti trapaffata* Oltra di cid confeffarono effer de gli altri della medefima opinione d fare auuifato Diego Velazquez della predetta naue* Vedutala confezione de i predett malfattori,gli ho puniti fecondo che ricercaua la giuftitia, la neceffità del tempo, cV il ferui rio di Voftra Maeftà,percioche,oltra i famigliari, OC allieui , cY amici di Diego Velazquez altri anchora defiderauano fommamente d'vfcir della Prouincia: eh e vedendo il detto paefi tanto grande, cY pieno di tante genti,cY il poco numero di Spagnuoli,haueuano la medefi ma opinione.Io giudicando che fé le naui fuflero rimafe quiui ♦ coloro che defidarauano d ribellarfi,cY di vfeir della Prouincia,faciliffimamente co quelle l'haueriano potuto fare,et ic farei quafi rimafto folo, onde potriano effer impedite quelle cofe , che io haueua operato in quefte parti nel feruitio d'Iddio ottimo,maffimo,cY della Maeftà Voftra.fìnfi che qlle naui non erano atte a nauigare, cY procurai di farle tirare in terra, per la qual cofa abbadonarono ogni fperaza di partirfi da quei luòghi,cY io più ficura mente cY fènza timore alcuno feci il mio viaggio ♦ perciò- che partito ch'io fuffi dalla città , la géte poftaui da me alla guardia no mi poteua ma- care in modo alcuno* Della '■. vj% :w LA SECONDA RELATIONE 226 Velia >mt* Menavi di Francefco é Garaije cjualinan Solferò entrar inporto, dell amba fiat a di nmtij (Peffo Francefco alCortefe,& la nj} oUa &* offerte per lui fatteli, & l'aftutia ch'egli , liso per conofeer lintentione del detto Francefco , & della partita <& ritorno delle jm nani, come Panucojìgnore manda ^nambafetatore con prcfentialCortejè, Paflatidieci gform' } poi che hebbi fatto tirarle naui in terra,et mi fai partito dalla citta del la Vera Croce, cV giunto alla citta di Cimpual , che e lontana quattro leghe dalla citta della Vera Croce,per fegmtare il mio incominciato viaggio,(3<: vna lega è quattro miglia Italia- ne)^! babitaton della città della Vera Croce mi diedero auuifo, che per quelle riuiere anda uano vagabonde quattro naui,cY che'l Capitano,che io haueua lafTato nella città della Vera Croce, eiìendo montato in vn battello era andato a trouarle: al quale dittero come erano na ui di Wancefcode Garai Luogo tenen te, & Capitano nell'Ifola di Iamaica,et veniuano a di- feopnr nuoue Prouincie. cV che'l medefimo mio Capitano a quei delle dette naui fece pale- Le come 10 in nome di Voftra Maeftà haueua prefo ad habitar quella Prouincia, et edificato in vna citta lontana per vna lega da quel luogo , doue le naui s'erano ferme , cV che iui fé ne poteuano andar feco , cV che elfo piglieria cura d'auuifar me della lor venuta: & fé haueuero 3ifogno di cofaalcuna,quiui fi potriano prouedere,cYriftorarfuSoggiunfeiI medefima Ca 3ltano,che egli col fuo battello andana auanti di loro per guidargli in porto,et accennando :on mano lo moftro loro: et quei che erano nelle naui,rifpofero di hauer veduto il predetto )orto,percioche erano pattati auanti d'efTo,cY che fèguirebbono il fuo conOglio.Et hauen- ìo il Capitano col fuo battello prefo il cammino verfo il porto, le naui noi feguitarono , ne indarono al porto ch'era loro flato moftrato , ma andauano tutta via più oltre vagando per juella cofta.cV che li paefani , poi che non erano venute in porto nò poteuano conofeere in nodo alcuno , qual fuflé l'animo loro, lo Cubito mi partì per andare a quel villaggio doue ìaueuaintefo le naui ftar fune, il quale era lontano circa tre leghe fotto la città deTla Vera ^roceA' non eflendo^lcuno de predetti Spagnuoli d ifm onta ti in terra : me n'andai per la nedefima coda per faper la lor volontà cY in tentione.cY già io era lontano vna lega dalle fo cadette naui,quando d'effe mi vennero in contra tre compagni: il primo come publico no aio, cV due al tri come teftimoni erano venuti per farmi vna monitoria per nome dei lor Ca »itano,la quale haueuano portata in fcrittura, doue h' conteneua, che egli mi certifìcaua per nezo loro,che etto era arriuato primo in quella contrada, cV che in quella haueua delibera- o di habitare: cV perciò mi faceua auuifato ch'io douciìì metter i termini tra me cV il predet Capitano,percioche etto voleua poner la fua città cV nuoua habitatione cinque leghe fot la villa di Nautel,lontana dodici leghe dalla città,laqualeal prefente è chiamata Almeria, )a poi che hebbi intefa la loro imbafciata,rifpofi,che doueffero dire al lor Capitano,chc do elle veni r da me perfonalmente, arriuando con le fue naui al porto della Vera Croce,doue arlaremo, èVallhora conofeerei qual fatte lafua intentione.cVfeperauuenturalefucna^ 1 , oueramente i iuoi foldatl i~i ritrouaffero in qualche neceffìtà , procurerai in tutti modi di ar loro aiuto: maflìmamente poi che erano al feruitio di Voftra Maeftà,et io niun altra co 1 più deiideraua,che hauer occafione di poter far cofa grata all'Altezza voftra: la quale oc- mone penfaua che fatte venuta , fé io daua aiuto al fuo Capitano Mài fuoifoldati , che fi ouauano feco inferuitfj di Voftra Maeftà.effi mi rifpofero, cheàneflun modo il loro Ca- naneo alcuni de Corniti voleua fmontare in terra , ó ridurfi doue io fu (Tu Io dubitando de nauelier atto qualche danno al luogo, doue fi erano ferme, venuta la notte fecretamen- : mi poli nel Ino del mare all'incontro del luogo, doue le naui erano furtccY quiui fletti in ?uato mimo alle dodici hore dei giorno feguéte , penfandomi che'l Capitano, d alcuno de aironi di naue doueffe pigliar terra , per poter intender da loro , che cofa voleflero fare , 8C M paeii naueiiero cercati , BC fé haueffero fatto danno alcuno in quei luoghi , io ne poterti :nder certa la Maeftà Voftra.nódimeno ne egli,mai,ne alcuno de Corniti difeefe in terra. it poi che nmnofmontaua, comandai a quei tre, che erano venuti da me con la predetta ionitoria,che fi fpogliattero le lor vefti,cY di quelle feci veftire tre de miei foldatì, i quali an ati tuono al lito fecero fegno cV chiamarono quei che eran nellenaui.cY fubito che furono eduti,vennero a nua co vn battello.dodici huomini che erano nelle naui armati di baleftre > di icnioppettu Li Spagnuoli che gli haueuano chiamati , n difeoftarono dal lito , cV non Viaggi voU3°» H ij altrimenti Nuntìj ma dati da Fra cefcodeGa tai al Cotte fé. Rifpoftacfl Cottele al- li nuntijdj Ftancefco de Gatai. Aftutia del Cotteic. » ■ . ■ 1. ■ . '■■■,* ■ ■ ' ■' ■ '. m :4'. 11 ' ; ' m ■ i, i 1 IH .'■' ' fi ■'!"'.' t;.' ' ffijj$< ! i-ilci , ■■!.',>' ( 1 ti Ir*.' '•« ?.'•" > . , % ■ Sono fatti prigioi dai Cortelè 4 cópagni de le Natii di Irancefco di Gaiai. "DEl'S. FERNANDO CORTESE altrimenti che fé hauetlero bifogno di ftare all'ombra, malitiofamente Ti riduffero , quiuiad vn bofchetto vicino.cY cofi quattro faltarono fuori del battello, due armati con baleftre , 8C gli altri di fchioppetti: i quali circondati da miei foldati,che io haueua podi in aguato nel li- to,furono tutti preii: cV vn di quelli prigioni,cheera nocchiero, haurebbe vccifo il Capita- nocche io haueua pofto al gouerno della città della Vera Croce, con lo fchioppo , fel fuoco non fuffe mancato alla corda. Coloro, che erano rimarti nel battello, andarono alla volta delle naui,le quali prima che a loro giugneffe il battello haueuan fatto vela fenza afpettar di intender cofaalcuna da effi» Da i medeflmi quattro rimafi prigioni appreffo di me :, intéfi come erano arriuati a vn certo fiume da baffo circa trenta leghe fotto Almeria, dC gli habita tori gli haueuano volentieri cV benignamente riceuuti,cV per li lor danari gli haueuano da^ to o.^ni co fa neceffaria , cV haueuano villo anche dell'oro , che glihabitatori haueuano loro por nto,ma in poca quantità: percioche folamente haueuano riceuuto circa tre pefi d'oro in cambio d'altre cofe, cV non erano arriuati al lito ; ma da preffo haueuano veduto alcune ter^ re pofte nella ripa del fiume, effendo tanto vicine , che faciliflìmamente [i poteuano vedere dalle naui . non vi era edificio alcuno di pietra , ma tutte le cafe erano di paglia , cV hanno le porte fabricate molto alte » le qual cote tutte di poi più chiara cV ampiamente intefi da quel gran Signor Motezuma,8L da certi altri della detta patria, i quali egli teneua feco , cV da vn lndiano,il quale era nelle medefime naui,habitatore dVn luogo del detto fiume, cV io lTiaue uà ritenuto prigione appreffo di me, 5C lo mandai infieme con gli Ambafcidori del predet to gran Signore Montezuma al Signor di quel fiume nominato Panuco,accioche gli par-- latterò , & lo tiraffero al feruitio cV diuotione di Voftra Maeftà» 11 qual Panuco mi mando ambafeiadore vno de fuoi Baroni, 3l, come dicono, Signore d'vna città,il quale da parte fua mi dono' alcune vefte,orna menti di ricami cY varie penne,dicedomi oltra di cio,che quel Si gnore con tutto il fuo paefe defideraua grandemente d'effer fuddito di Voftra Maeftà, et di hauer l'amicitia mia» Io all'incontro gli feci parte di quelle cofe,ch'io haueua portate di Spa ona: delle quali prefe grandiffìmo piacere, cV tantoché quando le naui di Francefco de Ga rai, delle quali ho ài fopra fatto mentione,ritornarono a quei luoghi, fubitamente procurò di farmi auuifato, le dette naui effer lontane dal fopradetto fiume per ifpatio di cinque giop nate,et che io gli doueffi dare auusfo,fe le genti che erano nelle naui,fuffero della mia patria t percioche egU darebbe loro ogni cofa neceffaria,5c" già haueua fatto portare alle naui alcun* {emine cY galline» « muti Velia Protiincid chìamdta SiencbimdlenJi yn monte diro <& difficile da falire » come quelli Indurii danna di Cortefè le cofe dlluao-vio mie •(Jane. del monte delnome d 'iddio cofi chidma.to.del cajkllo Teyxnacdn. Tre giorni contmui,Sereniffìmo et potentiffimo Signore,ho camminato per la prouiri eia di Cirn pual in tutti i luogh i benignamente riceuuto* 11 quarto giorno entrai in vn'altn Monte alto Prouincia chiamata Sienchimalè, nella quale è vna terra fortifllma pofta in luogo ficuro & & difficile alto^percioche è al lato d'vno monte afpriffimo , &C non vi fi può andare fé non per vn luo go a fimiglianza di fcala,doue poffono falire folamente i fanti a piedi,et elfi difHcilmente,f< gli habitatori vogliono difendere il luogo* Nel piano fono affaiffime ville , cV borghi ch< fanno infino a cinquecéto,trecento,ducento,cY cento fuochi,cY quefti luoghi tutti fono fo topofti al Signor Montezuma» fui riceuuto gratiffimamente da loro , cV mi diedero le cof< neceffarie a feguitare il mio viaggio, cV moftrarono che molto ben fapeuano,che noi anda> uamo a vedere il lor Signor Montezuma » 5£ haueffi per certo quello effermi finceramen te amico, 6C che effo haueua comandato loro , che mi riceueffero gratiffimamente ♦ io fatif feci loro di tutto quel che ci haueuano dato , cV gli ringratiai infinitamente del loro anime grato verfo di noi,& de benefici che ci haueuano fatti.et oltra di ciò difficile la fama di quel Signore era peruenuta all'orecchie di Voftra Maeftà, cV per ciò ella mi haueua verameteirn pofto , che a nome di lei doueffi vifitarlo , cV che io andaua folamente per vifitar lui» dC cofi panai la cima del monte,che e nel fine di quefta Prouincia,cV la chiamamo la cima del mon- te del nome d'Iddio, effendo ftata la prima che hauemo pallata in quefte partucV e tanto alt3 cV difficile, che non mi penfo che in Hifpagna in quato alla difficultà del paffare, fé ne ritre ui vna pari a quefta: nondimeno la paffai nanamente » & nel difecnderedi detto monte i trouano altre ville foggetteàvn certo Cartello nominato Teyxnacan, glihabitatori delle quali Cafe di pa glia. Panucoma da Amba- feiadore co prefenti al Coitele. Ritorno de le Naui di Irancefco de Garai. da falire. LA SECONDA RELATIONE 227 . quali nericeuettero non meno benignamente di' quei di Sienchimalen,& ci dichiarorno il buon animo del lor Signor Montezuma verfo di noi, cY molte altre co(e delle quali gli altri di (o pra ci haueuano auifati,cY io parimente a ciafcuno del tutto fatisfeci. Come alcuni Indiani morirono per ti gran freddo y della ama et un monte nella cui fommità Ve "Vnd torre con idoludelia ~ìialle chiamata Cartenai & cajè di quella ottimamente fabri* cote Ai ~\nfignore che negò al Corte fé di dargli oro* Quindi partiti per ifpatio di tre giorni caminammo per luoghi incuìti SC dishabitati per effere fterili,cY per mancamento d'acqua,cY per li gran freddi* Iddio conofeitore de cuori e teftimonio quali cV quante cofe habbiamo patite,maffimamente per fete 56 per fame,et per la grandifiima tempefta di grandine cV d'acqua, la qual ci colfe in quel paefe dishabitato , 8C per laqual penfai molti de noftri douer morir di freddo.nondimeno morirono più Indiani, A . Icuni rn - i quali con elfo noi haueuamo menati dall'Itala Fernadina molto ben vefìiti.dopo quegior no &1fred° ni che ftemmo nel deferto paflammo vn'altra gran cima di monte non tanto difficile,come do. era fiatala prima.nella fommità della quale era vna Torre di mezana grandezza, quafi fimi le a colonne di pietra,nelle quali appreffo di noi nelli crociali delle vie cV altri luoghi fi met- tono le facrofante cV venerande imagini: nella qual Torre haueuano pofti i loro Idoli,et era circondata di molte legne tagliate cY melfe in catafta forfè oltra mille carri , S>C da cotale effec to la chiamarne la fommità della legna ♦ nella difeefa della quale era vna valle molto habita- ta,pofta tra due monti afpriifimi»cY fi come potemmo comprendere gli habita tori erano af fai poueri,et hauendo cantinato circa due leghe per luoghi fempre habita ti giunfi in vn pae fé più piano: nel quale ci parue che doueiTe far refidenza il Signor di quella Prouincia»effen do le cafe quiui meglio fabricate , che in altro luogo , doue fiamo flati» erano tutte di pietre Calè di pie quadrate , cY nuouamente fatte» percioche in effe erano molte, belle, grandi, cV magnifiche tre i uadra fale,cV ftantie ottimamente fatte, cY bene ordinate» Quefta valle,con le fue terre fi chiama- m àment"" no Cartenai,il Signor delle quali,et gli habitatori fìmilmente ne riceuettero con molta alle- fabricate. grezza,cY n'albergarono commodaméte»Poi che gli hebbi parlato a nome di Voftra Mae- ftà,cY efpoftogli le cagioni della venuta mia in quelli paefi, gli dimandai fé era fottopofto al Signor Montezuma, ouero fé fuffe d'altra fattione.al quale la mia dimanda fu di grandiffì-- ma marauiglia,cY rifpodendo diffe, Chi non e v fuddifo,et foggetto al Signor Montezuma? Jl si S nor accennando che egli fignoreggiaffe quafi tu tto il giro della terra» Allhora io gli raccontai co m ^ nTaftè piofamente le forze,la potentia,et ancho le varie genti, et nationi,cY i larghilfimi imperi) di' p« è gran- Voftra Maeftà, & affaiifimi Signori più potenti del Montezuma vbbidire alla voftra Al- dlffimo fi - tezza»il che gli fu molto grato vdire» cV fìmilmente bifognaua che faceffe il Signor Monte Sa ° r< zuma, cY gli altri habitatori di quelle Prouincie , OC fubito lo ricercai che fi delle per vaffallo di Voftra Maefta aggiugnendo che fé egli fi daua per vaffallo di voftra Altezza, ne confe- guirebbe grandiffimo fauore 8C honore»cY accioche voftra Maeftà degnaffe di riceuerlo be nignamente, gli dimandai in legno di vbbidienza qualche quantità d'oro da mandarea vo ftra Maeftà ♦ cY replico' che egli haueua dell'oro, ma nego' di volermene punto dare, fe'l fuo 11 Corcete Signor Montezuma non glielo commetteua: 3C fé quel fìgnore glielo comandaffe, era ap- dimanda parecchiato difpendere la propria vità,l'oro,cY cicche poffedeua,cY che io non lo moleftaf- °™ * e vn jj" fi,ne aftringeflì a laiciar la fua imprefa,8£ opinione.io il meglio che pote,di tutto feci vifta di quaknega non curare, cY gli rifpofi che tofto il fìgnor Montezuma gli hauerebbe comandato, che di dargiie- ci doueffe far parte cY dell'oro, cY dell'altre cofe, che egli poffedeua,cY che ci poteua dar com lo " modamente» Come altri [ignori andarono à ~Vifitar il Cortefe, & doni per lorofattili.Di "Vna roccafortifòma della promncia Tdfcàltecal,& come quei popoli fon nimici delfignor Monte^uma.D'l'nd mura glia mirabilmente fabricata dagtrndianuDellaguerra continua tra laprouincia Tafcaltecalelftgnor Monte%uma£onfi?lio dato al Cortefe dagli hno* mini aiCtmpuai L 'entrata dt Spano Vennero quiui due altri (ignori per vifitarmi, i quali teneuano fignoria nella medefìma « «nno g valle, l'vno per ifpatio di quattro leghe nel defeendere , l'altro di due neil'afcefa di detta vai ^ u r "£ ,l le»mi donarono certe catene d'oro,nondimeno di poco valore cYmomento,cY otto fchiaui D ni j . ftemmo quiui cinque giorni cY lafciandoli fodisfatti venimmo a vn luogo, doue era la refi- a i Cortefe. Viaggi vol»3°. ff iij " ' ' J ìjaW'V. ' >;, " ! !■ ■i»» 1 ")""' 7 »> Il ':< ■ ■ »? V I Rifa'' .;*»» 'tati I ■s fi'/» 1.., h a densa m d 1 *' '■' *!?!'; i " A Eh %ì il; L lì A 1 3 : ; ; ; ! ftp.!*: ( I Rocca Fot- tifiima. Quei della prouicia di Tafcaltecal fono oimì- ci di fi gnor Montezu- ima. Muraglia fabricata m-irabilmé te da gl'In- diani. Guerra co- lmila tra là prouincia Tafcàltecal e'1 Signor Montezu- ma. Con, figlio degli nuo- nximdiCi- pual dato al Coitele. Entrata de' Spagnuoli nella pro- uincia Ta- fcàltecal. . DEL S. FERNANDO CORTESE denza d'vno de fopradetti fignori lontan due leghe nella falita della valle Yztalmafh'tan» il fuo dominio 8C Città era di fpeffe cafe dC edifìci] infiememéte congiunti et vicini,continua ta per ifpatio di quattro leghe nella ripa d'vn certo riume,che difcorreua per quella valle»nel colle vicino fa refidéza il fignore in vna fecura dC boniffìma Rocca , tal che non fi potrebbe trouar limile nel mezo della Spagna» la Rocca e circondata di mura dC di antimura molto forti ,cV di profondilTimi folTi. nella cima del colle e vna terra quafi di cinquemila alberghi, dC fonò le cafe molto ben fabricate. quiui gli huomini fi vedeuano alquanto più ricchi , che quei più dabavTo.in quello luogo fleffimo bene: dC il fignor d'elio faceua proferitone d'effer Vaffalìo del fign or Mpn tezuma.quiui dimorai tre giorni,parte per rifiorare ifoldati dalle fa tiche,che haueuano fofìenute nel paffar la fopradetta prouincia dishabitata,parte per afpet- tare quattro huomini del paefe di CimpuaUquali veniuano meco, OC giada Catamia gli ha ueua mandati ambafeiadori in quella gra prouincia, che la chiamano Tafcaltecal,laquale af- fermauano non effer molto lontana, ilche dipoi fi vidde chiaraméte»cV mi dittero che gli ha bitatori di detta prouincia erano molto loro amici, dC nemici mortaliffìmi del fignor Mote zuma.cV tutta quella prouincia confìnaua col paefe del detto fignore, 8>C di continuo quelle due prouincie teneuano guerra IVna contra l'altra. dC penfauano che effi fommamente fi al legrarebbo.no della mia andata,^ che erano per farmi ogni poffibil fauore, fe'l fignor Mon tezuma volerle trattar co'fa alcuna contra di me, ouero impedirmi,cV contrapormifunondi meno in quei giorni iquali ftem mo nella predetta valle , che furono otto, i detti nuntfj non tornarono niai.aU'hora io da i principali di Cimpual,che fi trouauano prefenti ; dimadai per qua! cagione i detti nuntrf non fuffeto ritornati » elfi mi rifpofero , che effendo perauentura quella prouincia molto lontana, dC in fi breue tempo non poteuano tornare» Io vedendoci lor ritorno prolungarfi,et quei di Cimpual proponermi in ogni modo dC con ogni ficurez za l'amillà della detta prouinaXmi partfj per andarui * cV nell'vfcita della valle era fabricato vn muro di pietre lauorate , dC di altezza era quanta faria la ftatura d'vn huomo dC mezo , il qual cominciaua dall' vno de moti, 6C fi flendeua infino aH'aItro,cV era veti piedi dilarghez za: nella fommitàdel qual muro haueuano fatto vn grado circa vn piede dC mezo, nelqual poteffero fermarfi a gittar fallì quando faceffe bifogno di combattere , dC la fua entrata non era più larga di dieci paffi, dC a quella entrata era radcf opiato il muro a guifa di antimuraglia dC l'entrata era non diritta,ma tortaio dimandai a che fine fuffe flato fatto quel muro,mi ri- fpofero che era flato fabricato per effer ne confini della prouincia di Tafcaltecal,laquale con traftaua col Signor Montezuma,cY gli era nemica,cV gli habitatori della detta valle faceua- no loro continua guerra.mi confortarono, poi che io andaua a vifitare il lor fignor Monte-' zuma, che a neflun modo toccali! il paefe de fùoi nimici. percioche erano peffimi , OC forfè potrebbono far qualche difpiacere a me , 8C a i miei, dC che effi piglieriano carico di fempre guidarmi per il paefe del Signor Montezuma , dC in quello fempre farei ottimamente rice- vuto, cV commodamente albergato» ma quei di Cimpual mi fecero auertito,che per neffun modo io vbbidiffi a i lor configli , ma che doueffi feguitar il camino per la prouincia di Ta- fcalteeal,percioche tutto cioche effi mi ri cordauano , lo faceuano co animo di fepararmi dal l'amicitia di quella prouineia,cV che tutti quelli di Montezuma erano maluagi,&: traditori, dC fé io deffi credenza alle lor parole, mi condurrebbono in luogo, donde poi non farei po- tuto vfcire»et perche io preflaua più fede a gli huomini di Cimpual,che a quei di Montezu ma,mi accollai al lor confìglio,feguitando il cominciato viaggio per il territorio di Tafcàl- tecal Conduceua i miei foldati con quella maggior cura dC diligenza,che fi potè fare»cV per auentura io andaua innazi quafi vna mezza lega accompagnato da fette caualli, penfando meco fleffo d'andar vedendo il paefe , accioche s'aueniffe cafo alcuno,come poi interuenne iopoteffehauertempodiragunarecV mettere in ordinanza i foldati dC per combattere. Battaglia tra gli Spagnuoli & Indiani di Tajcaltecal.come gl'Indiani mandono amba/datori al Corte* fé & la njpofìaper luifattali.& i come ~vrì altra "\olta ingrandiamo numero tengono à battaglia con Spagnuoli. della 1 fetta ctefit Spagnuoli degli allogamenti 4 danni de nimici& come centocinquanta mila Indiani combatterono detti alloggiamenti. co Poi che io fui andato per ifpatio di quattro leghe nel falir d'vn picciol colle, due de miei viddero venire alcuni Indiani che ponauano penne in tefla,lequali fogliono per ornamene tovfare • 'Ir»'.' ■■ L AT SE CON ITA REI A T IO NE 7 22 g to vfare andado alla iguerra,ereno armati di fpade ,& di piccole roteIIe,iquaIifubiWhevid- deroi noftri caualh fi diedero a fuggircallhore corfi verfo loro,et comandai che fuffero chia man adietro,auifandogh che non doueflero punto hauer paura,et a quello modo n'andam mo a loro.erano qumdici,iquali fubito fi ftrinferoinfieme per combatter con noi cV comin ciarono a gridare ad alta voce, accénando che quegli che erano afcofl in vna certa valle ver- nano in lor foccorfo,cV combatterono centra di noi tanto valorofaméte,che n'vccifero due Battaglia caualIi,cYneferironotre&duehuominiJnqueftomezo vfeiron fuori da cinquemila ain tra gl , ,Spa - canto eranogiuntiottode^ mo ritirarli, imene vemliero li Spagnuoli, a i quali haueua madato adire per vno de miei ca di rafcaltc ualien,che Saffrettaffero.cY in quella battaglia facemmo loro qualchedanno,hauendonedi caL loro vcciii circa feiianta fenza alcuna perdita d incomodità de noftri, benché da valent'huo mini ^arditamente combatteffero, nondimeno effendo noi a cauallo,poteuamo andar lo- ro adotto con furia cY vrtargli,et ficuramen te ritirarcun tefa la venuta de noftri fì partirono percioche erano pochndoppo la lor partita venero da noi Ambafciadori, che diceuan' effer Ambafda- mandati da 1 bignori di quelle prouincie, et co elfo loro erano due di quegli Ambafciadori don ds g« i quali ho detto ch'io madai alla prouincia di Tafcaltecal, affermado, che i Signori delle prò Jf ^» s mncieeranodeItuttoinnocentideIlecofecheeranofucceiTe:perciocheeranocomnuniU SS ^ K ciò era ltato fatto tenza lor configlio, cY fé ne doleuano grandemente, offerendofi a paga rei caualh vccifì, cV che fommamente defiderauano la mia amicitia , cV ch'io andaffi da loro fenza paura d'inganno alcuno,che mi riceuerebbono con lieto etgrato animo JRifpoft che Rir ? ofta ai io gli nngratiaua infinitamente,& voleua fodisfare al lor defiderio.In quella notte io òli co Sr ? h pagni fummo aitati alloggiare in campagna per ifpatio d'una lega lotano dal luogo,doue Madori £ era interuenuto il fatto,appreffo vn certo torrente, fi perche l'hora era tarda,fi anchora per- S*' lQdiani - che 1 foldati erano fianchi per la fatica del viaggiaquiui, pofte le guardie, OC le fentinelle de toni a pie,cV de caualli 3 ftemmo fino al giorno.et di li poi in ordinanza con l'An tiguarda et Ketroguarda,cV con alcuni che feorreuano auanti per riconofeere il paefe,mi partrj.oV al le- jar del fole effendo giuto a vn picciolo caftello,gli altri due fopradetti Ambafciadori di Ta caltecal piangendo mi vennero incontra,^: differo che quelle genti gli haueuano fatti pri- gioni per vcciderli,cY efli quella notte afeofamente fé n'erano fuggitiper i{pmo non com- G[ ' iadi ™ ^odiduetiriWaffoconmanofifcopnvnamolm gridi cominciarono a combatter con noi,auentado freccie cV dardiio chiamati gl'interpre con ifs P a- i,che menaua meco,in prefenza del notaio cominciai ammonirgli,et dir che delìderaua ha S nuoh • ter pace con effo loro.cY quanto più gli ammoniua,tanto più fortemente ci veniuano adof- con l'arme , veduto che le buone parole no giouauano,cominciammo a difender noi, 8C >nender loro quanto poteuano le noftre forze.cV cofi combattendo ci trouammo tra q uafi entomila armati guerrieri, i quali ne haueuano circondato d'ogni banda. Combattemmo Centomila ti quelgiorno afpramente fino all'hora auanti il tramontar del fole,percioche a quel tempo Indiani c5 ;Ii miniati ritirarono.cV con fd bombarderei fchioppi,quaranta baleftre,tredici huomiiii In ZI * cauaiio,che erano nmafi,cY co fopradetti fanti apiedi feci gran danno,cY meffi grande fpa gnauli. ■* ente ia gli mmici fenza danno cV perdita de miei,faluo la fatica del combattere,la kt€, Se la ime.&: veramente fi pud dire, che Iddio ottimo maflìmo combatterle per noi contra i no- :n nimici, conciofia che in tanta moltitudine d'huomini molla con animo tanto ^ccefo, 8C an tanta deftrezza allaguerra,cV fornita di tante forti d'armi rimaneffimo liberi fenza offe i alcuna» Quella notte ponemmo gli alloggiamenti appreffo vna certa picciola torre pofta ella cima d un colle vicino,laqualeera contecreta a i loro Idoli. venuto il giorno,percioche ) moueua guerra loro,lafciai negli alloggiamenti f artegliarie con ducente huomini, cV co Vfdta de edici caualieri & cento Spagnuoli,cV quattrocento Indiani, che haueua menati meco dal- s /*S™fi 1 prouincia di Cimpual me n'andai a danneggiar gli nimicucY prima che haueffero tempo Senti 8 i regimarli, abbruciati ki villaggi, che ciafeuno d'effi era quafi di cento cafe.et hauédo fat- *' : prigioni torte treccio perfone tra mafehi cV femine,rimenai falui i miei foldati negli allop- «amenti , mimo a quali ne feguitarono combattendo con effo noi. La mattina feguente a "onhoraforfecentoc^^ ' m o«»udine de nimici, che n'era coperta tutta la campagna^ con tanio ardiré,& tato va battono gii solamente gli affaliuano, che alcuni d'effi v'entrarono dentro, doue combatteuano co al,0 gg ia : pagn«oIi.andammo loro adoffo,cV dandoci aiuto il fommp Iddio gli vccidémo,cV in ifpa SS,£ p *- Viaggi voi 3°, H iiij ; tio di danno de nimici. Centocm- quatamila '^ii'ì - il ; i ;!',# fi li * ' '; ; f fifa ,.r'"À|jr- ti V. . ' 1' : \,y ^ - l'.ii ;, m ' ■ ■'. ^ ! li k:\fi' 1 T$m ,;>'':'.: i ! :^i#M: 'r'm ì &ì;Jltf."Ì! j i'i : v i^' ' ' ni 1 "* :!'l! , • ii . il »v ' *■ '".Silii Infeconda vlcitact fpa gnoli a dà nodemnu cu Amfcafcia- don de gli indiani che venero alli Spagnuoh dimandan do pace. Infin olta efee degli alloggiamenti dt notte a danni di nimici } onde »t Indiani li a dimandarono pacc*Et come li Spagnuoli furono da gran paura Joprapreft^ con* fonati dalCorteJe conclufero "Voler fcmitarlo* Di poi vna notte con cento fanti , con tutti li caualli , cV amici miei Indiani ; dopo l'hore della prima guardia me n'vfci de gli alloggiamenti: da i quali effendo lòtano g ifpatio d' vna JSmSì lega cinque caualieri con le caualleche caualcauano } cafearono di modo che non poterono aiiogiamé- andar più auantijo gli rimandai a gli alloggiamenti, eshortandomi li compagni che ancor V , dl notte io doueffi ritornar con loro, attribuendo cotal accidéte a cattiuo augurio.ma io riuolgendo gYindianj mi nell'animo Iddio effer fopra la natura, feguitai il corniciato viaggio, et prima che venirle giorno affaltai due terre , nelle quali furono vecifi molti , ma non comportai che fulTero ab- bruciate, accioche l'altre, che erano vicine, vedendo il fuoco non ù penfaffero ch'io fuffi ap- preffo* cV effendo venuto il giorno diedi l'affalto a vn'altra tanto grande, che hauendo poi fatta diligente inueftigatione , conobbi che in quella erano ven umilia caie, effi fprouifti SC non apparecchiati a tal cofe , vfeiuano fuori delle cafe difarmati , cV fi vedeuano per tutte le contrade femine nude co fanciulli,^ già haueua cominciato a far loro del danno. Et veden do che a neffun modo poteuano refiftere , alcuni de principali di detta terra hurniimete ve- nero a me pregandomi, che io non lafciaffi far loro più danno, percioche voleuano farfi fog getti alla Maeftà Voftra,cV effer miei amici,& che molto ben conofceuano effi medefimi ei iere flati cagione del lor danno,per non hauer dato fede alle mie parole: ma che da l'hora in- nanzi chiaramente conofcerei,che effi vbbidiriano a i mici comandamenti,& fariano fede- li cV veramente fudditi alla Maeftà Voftra, Se" pofte giù l'arme vennero alla mia prefenza da quattro mila huomini,cV appreflb vn certo fonte ne portaroiio ottime vettouaglie, Se* co fi lafciandogli in pace me ne ritornai a gli alloggiamenti,doue trouai tutti ilare in grandiffi- ina paura,fofpettando che non ci fuffe interuenuto qualche male per la caduta de ibpradet- ti caualieri,che con le lor caualle erano tornati ne gli alloggiamenti: i quali in tefa la vittoria, che la clementia d'Iddio n'haueua conceduto, cV che le predette terre erano cogiunte in ami ftà con elio noi,hebbero grandiffima allegrezza » Et fappia la Maeftà Voftra,chc niuno de noftri era , che non hauene grandiffima paura , vedendoci effer penetrati tanto auanti nella Prouincia di coftoro,cV fra tanta de tal moltitudine d'h uomini, cV fenza alcuna fperanza di foccorfo : di maniera, che con le proprie orecchie ho vdito , che diceuano ne i loro ragiona^ menti priuati,cY inpublico Pietro Garbonero,che io gli haueua condotti in luogo , donde non n'vfcirebbono mai,cV di piu,parlando infieme i foldati in vna certa tenda,&: non vede- do me,hebbero ardimento di dire,che fé io era poco prudente , cV voleffi condurgli in luo- go,donde non poteffero vfcire,non doueffero feguitarmi,ma ritornare alle naui,cY fé io vo leua andar co loro,io poteua farlo,cV quando che no N ,mi doueffero quiui lafciare. cY più voi te cercarono con diligenza di farmi acconfentire alla loro opinione. Io gli confortala a fìar n Cortefc di buon animo,cV a ricordarfi efferfudditi di Voftra Maéfta, cV che li Spagnucli non haue «sfotta gii uano mai in altro luogo macato d'animo,cV erauamo in tal felicitatile potremmo acquifta- *£ Se re alla Maeftà Voftra maggior regni et imperi) che fi trouino in tutto il circuito della terra, do^gmpa et tali bifognaua che ci dimoftraffimo effere,quali conuien che fiano i buoni chriftiani coni Uia ^g ulti battendo contra gl'infedeli,cV che nell'altro modo acquifterebbono la fomma felicità,^ in " quefto otterremmo maggior honore cV gloriatile habbia confeguito infin hora natiche al cuna: cV cófideraffero che Iddio ottimo maffimo, al quale niuna cofa è impoffibile, ci era fa «oreuole ♦ il che più chiaro che la luce poteuano vedere dalle vittorie , che per fuo aiuto ha.- ueuano Gl'Indianj h turi il Rieti te diriiàda- ìió pace al Coitele, II Corte/è ottenuta la vittoria fé ne titoina negli allo» giamenti. Paura delli foìditi Spa gnuoli. minciato viaggio. M\ 1*1 ' t ; 1, Jt" .*•: ì $'»'«': 3$!*' Ma ^ 1%'; 1 p.'.f * Mi; f ■ 'ni J::ii DEL S, FERNANDO CORTESE Li faldati ueuano ottenute,nelle quali erano morti tanti nimici, dC de noftri non pur vno* oltra di ciò spagnuoli ^jjQ-j mo i tc co f e i n quefto tenore.cY certamente per lo real fauore di Voftra Maefta,comin- yotrlèoui ciarono grandemente a ripigliare ardimento, cY tirai loro nella mia opinione , cV megli feci re il Cofce- ybbidienti , dC gli difpofi a effere apparecchiati a metter fine alla noftra cominciata imprefa. Come Sicutewdl capitano della Prouincia di Tafcaltecal~Venne alCortefe dimandandoli pace. & co- me Tafcaltecal per auanti fempre erajlata libera. <& da qualProuinciefia circondata.^ come in quella non fi ~ì fa foie fletetti difeta.con la nfyofla fatta al detto capitano dal Corte fé \ Il giorno feguentea dieci hore venne a trouarmi Sfcutengal Capitano cV Prefetto di tut- ta quella Prouincia con cinquanta de lor principali cV Magifcacin, che e v la prima dignità di tutta quella Prouincia,et per nome d'altri affaiftimi Principi,^ Signori che fono in effa, mi pregarono,ch'io gli riceuefTi nel real feruitio di voftra Altezza,eY nella mia amidtia,cV per donailì a i loro pattati errori» percioche elTi per auanti non haueuano hauuto notitia,ne pra tica alcuna di noi,ne chi noi fuffìmo haueuano conofciuto,nondimeno in tutti i modi cV di notte cV di giorno haueuano fatto proua di non effer fottopofti ad alcuno,non effendo mài detta Prouincia in neffun tempo fiata ferua,ne haueua hauuto , ne haueua altro foreftiero j> Signore.ma da poi che vi è ricordanza di huomini,fempre erano viuuti liberi^ 8C Tempre fi erano difefi da quel potente Signor Montezuma,cY da fuo padre cV auolo ♦ cY benché quel la Prouincia fune tutta fuggetta a lui , nondimeno non gli haueua mai potuti far fuggati Io ro ,fe ben erano da ogni banda circondati,cY non haueffero vfeita alcuna dalla pai ria>tV non vfauano punto di fale,non fé ne facendo nella lor Prouincia,ne permettédo, che li vada fuo ri della Prouincia a comprarne.cV no vfauano vefti di feta , non nafeendo in quel luogo per gran freddi i vermi che la fanno,cY mancauano d'altre affaiffime cofe neceffarie all'ufo hu> Tafcaltecal era Tempre Hata libera innanzi la venuta del Cottele. Tafcaltecal circondata dalle Pro- uincie del iìonor Mó tezuma. InTafcalte cai non v fa no fale,ne ■veftidilèta Rifpofta 31 Corte fé alli Ambafcia- dori di Ta- ìcaltecal. mano , percioche erano ferrati d'ogni lato » le qual cofe tutte fenza noia cV di buon animo comportauano per non farfi foggetti ad alcuno , cY. meco fare il medefimo haueuano retato con tutte le lor forze:ma vedeuano apertamele , che ne tutte quelle cofe che haueuano prò- uate, ne anche le forze haueuano lor potuto giouare , 8C voleuano più tolto effer fottopofti alla Maefta v Voftra che effer crudelmente vecifi cY le lor cafe ruinate cY diftru uè, cY menate via le moglieri cY li figliuoli* Io rifpofi, che poteuano conofcere,come efll medefimi erano flati cagione de lor danni, cY io penfaua di venire nella lor Prouincia come amica , benigna, cY fauoreuole,fi come quelli di Cimpual molte volte ci haueuano raccontato che ella era, Sé che defìderaua d effere: cY percid io auanti haueua mandato loro li miei Ambafciadori , che li faceffero certi della mia venuta,cY moftraffero l'amicheuole animo mio verfo di loro,et ef fi ne haueano gran contento,fi come haueua intefo da quei di Cimpual , cY che andando io fenza alcuna rifpofta,cY fenza alcuna paura,mi haueuano affai tato,cY vecifo due de miei ca«- ualli, cV gli altri feriti: cY poi che haueuano combattuto meco , mi haueuano mandati i loro Ambafciadori facendomi fapere, cY affermare tutte quelle cofe effere ftate fatte fenza lor fa> puta, cV che non erano procedute da lor volontà, d configlio,cY che certe Comunità' lenza farne motto a loro fi erano mode, cY che elfi gial'haueuano riprefe , cY defiderauano la mia amiftà, dC io haueua creduto tal parole effer venute da buon animo» haueua lor rifpofìo che mi piaceuano le cofe propofte da loro : cV liberamente il venen te giorno andai ad alloggiar con loro come con amici, cY che il dì feguente nel viaggio mi combatterono fin che (opra- uenne la notte , cY raccontaua tutte l'altre cofe , che li medefimi haueuano fatte cY commef- fé centra di me: le quali,per non offender le facre orecchie di Voftra Maefta lafcierd di dire. In fomma fono rimafi fudditi di Voftra Maeftà,cY le hanno offerto cY fé fteffi cY le lor facul t à,cY tali gli ho trouati infin hora, cV per l'auuenire fpero di trouargli,fi come nel procedere auanti più chiaramente farà manifefto a Voftra Maeftà* Come ifenori di Tafcaltecal pregorono dCortefe cMentraffe nella città ì & come ~V entrò con gli Spagnuoli. delbclfito & piazza maraui^liofa & abbondanza di detta città* & come fi gouema à republica* di ~\>na dignità loro detta Magifcacin.del modo che offeruano in punir i ladri* della Prouincia chiamata Gnafmcan^o. Appretto quella Torre,ne medefimi alloggiamenti,me ne fretti (zi giorni,non mi fidati do anchora di loro : ne mi volfi partire, benché più volte con grande inftantia di prieghi mi richiedeflero , che io andaffi a vna certa gran città , doue tutti i Baroni , cY Signori di quella Prouincia 'il ' ii'* 1 ,; i : ii; i LA SECONDA RELATIO NE 23o Prouincia facciano refìdenza , inun che tutti quei Signori vennero ne miei alloggiamenti a piegarmi,ch io entrai li nella citta, che in ella meglio che nel campo ci fornirebbono delle cote neceffarie,cV diceuano hauer gran difpiacere,che poi che io era diuentato lor amico ha ceffi coli trifto albergo.onde vinto da i lor prieghi entrai nella citta\ la quale era lontana fei leghe dal detto noftro campo cV torre,doue era alloggiare: la citta v è tanto grande cV maraui ghofa,che benché moke cofe io lafci , che potrei raccontare , nondimeno q uefto pareri an^ chora incredibile 5 pcioche giudico, che di circuito fìa maggior della citta di Granata , cY più *orte,cY d edihcr, tanto bel i,& forie più ricchi,cY più piena di popolesche non era Granata in quel tempo che i noftri la tollero delle mani de Mori, & molto più abbondante di quelle cofe che fono nella noftra patria,comedi pane,d' vccelh;di pelei ti di fìumi,coine di laghi fi- milmente di cacciagioni , cV d'altre cofe , che vfano ottime fecondo il lor viuere In q uefta citta e vna piazza nella quale ogni giorno fi veggono più di trentamila perfone vedere cY comprare,oltra l'altre piazze picciole.che fono nella citta. In quefta piazza vi fi trouano da vendere tutte le forti di veftimenti, che elfi vfanaquiui fon luoghi ordinati per vedere oro argento,gioie,cY altre forti d'ornamenti, cV di penne tanto bene acconcicene in niun 'altro mercato o piazza di tutto'l mondo {i potriano ritrouar le più belle, fon quiui luoghi tanto atti alla caccia che non debbono cedere a i migliori di Spagna, vi fi vendono herbe ÒV da ma giare,cY medicinali,^ legne, cY carboni in buona quantità, vi fono anche bagni cVfinalmé te tra di loro apparifee vna vifta d'ogni buon ordine, cY regola. ÒV e gente molto'ragioneuo le, cY talmente che la miglior che ila in Africa non è con quefta d'efler pofta in comparata ne,Quefta Prouincia ha valli,cY pianure acconcie,lauorate,cY feminate, fi che niente ve che non liacoltiuato . Secondo che ha potuto comprendere quefta gente fegm'ta il gouerno de Venetiani,de Genouefi,cV de Pifani.pdoche non hanno Signore particolare ma fono mol U Signori,che tuttidimorano nella medeiima citta, gli habitatori del paefe fono lauoratori & fono fudditi a qfti Signori, ciafeuno de quali ha le fue proprie città,ma vno ne ha più dà altro.K fecondo le faccende cV guerre che nafeono, iì ragunano tutti infieme , cY delibera- lo cV proueggono alle lor cófe,Penfiamo anche i medefimi nell'amminiftrar giuftitia et nel litigare i tritìi tener qualche ordine, perciochevn certo de loro habitatori haueuarubba- :o non io che oro a vno de noftri, lo denuntiai al loro Magifcacin, che e la lor maggior de^ Tnita.vfarono ogni diligenza,cY procurarono di farlo feguitare infino a vna certa citta x no- mnata Churultecal, vicina a quella Prouincia, cY Io rimenarono,etIo diedero nelle mie ma 11 infieme con l'oro, cY mi differo ch'io lo punilTUo gli ringratiai, che haueffero vfata co tal Wigenza,cY nfpofì, che poi che efìì erano nella lor Prouinciajo caftigaffero fecondo il lor- :oltume 5 et trouandomi nel lor paefe no voleua impacciarmi di punirei loro huomini • efìl ripigliarono , cY mandando aliatiti vn publico trombetta , che ad alta vncc raccontala il uo dehtto,era coftretto andare attorno la predetta gran piazza, cY cofi fatto comandarono he tulle fermo appreffo vn certo grande edifìcio fatto a guifa di theatro, che ftaua nel mez- :o della detta piazza , cY di nuouo ad alta voce publicaua il delitto cY fceleratezza di colui* 1 co T n vn ] ^ no fatto "tondo nella fommita a v guifa d'vn martello gli percoffero la tefta fin he alla prefenza del popolo vfeiffe di vita. Vedemmo oltra di ciò affaiffimi tenuti in prigio eAdiceuanoefferritenuticVperfurti,cVperaItrelorocommeffefceleraggm Inqudta rouinaa, fecondo il conto ch'io feci far diligentemente , fono più di cento cinquantamila ale,mlieme con vn altra picciola Prouincia a lei vicina chiamata Gnafincango,che viue co •medeiime leggi cY contimi, fenza SignorccY fono non meno (udditi alla rea! Corona di i oitra Maefta,che fìano quelli della Prouincia di Tafcaltecal. *Ambafciadon& preferiti mandati dal Signor Monte^uma al Con e fé. come quei di Tafcaltecal confortano ilcortefe a non f dar fi del detto SignoreÀella città RultecaL Effendo io in campo Serenifììmo .Se potentiffimo Signore, cV facendo guerra con le gè di quefta patria Tafcaltrcal.quattro de i più potenti Vallalli del Signor Mon tezuma ven ero a tremarmi co ducento fuoi familiari,^ differo che veniuano per farmi ambafeiataxo^ leillor Signore defideraua efier fudditodi Voftra Maeftà , cY far amicitia meco cYquel ie io voleua conftituire che egli doueffe pagare ogni anno di tributo a Voftra Maeftè tan \Z° r( ì* r $ mt0 ' Veft / di f€ta ^» anto <«» altre cofe , delle quali la Prouincia haueffeabbon- inza 5 cne di tutte ne fana parte, pur che io non entraffi nella fua Prouincia, cY quefto defi- deraua Li Signori di Talcalte cai vanno a trouàre il Correte pre gaclolo che entri nella città. Il Correte entra nella città di Ta- fcaltecal co li Spagnuo li. Piazza ma rauigliofà nella città di Tafcalte cai, La città di Tafcaltecal lì gouerna a Republi- ca- Magifcacin è la mag- gior digni- tà della cit- tà diTalcal tecal. iVIodo di punirei la dn nella cit tà diTafcal tecal. Ambafcia- dori del già Signor MStezuma al Cortefe. ( i • 11 , JiJW i ■ ;, 'l'ifl iti W l '. ?■■■ M : IfMm l , . ■ :. '■:•*" " . i ' ! fi ,fiM *'« i! Ir l Ol'lif Premènti del fìsnor Mó tezumama dati al Col tele. Quei di Ta 1 1 1 fcaltecal co fortauano il Cortefe a non fi fidar ^4 del Signor Montezu-- ma, Li Signori di Tafcalte cai parlano al Cortefe circa l'anda re al Signor Montezu- ma, & gli manifefta no il tradi- mento. Venuta de oli Amba- fciadon di Churulte-- cal al Cor- sie. DU S. FERNANDO CORTESE deraua folamente perche ella era Aerile, dC non haueua copia di vettouaglie & che haueria 1 difoSerecheioinfe Si mi mando a donare quali mille pefi d'oro 5 & altrettale veftì di fetajequah elfi foglio SSo4^ mo pace & còlendone con queifìgnori diTafcaltecal & a quei feruitr, di voftra Maefta SXoftetiifigno^ X haùeuano fatte quei (ignori^ fudditi,non douer eflere con animo buono ne hauer fat. DO teTp^ ptvoS tóuma Percioche erano veramente traditori,* ogni cofa faceuano con fraude,* il or Si. ShSa foggiogata tutta quella Prouincia con inganni.et me ne haueuano voluto fa lanurto^S cere pere She io conofceua cióeffer molto vtilealkcofemie chehauereifacihffimaftra. daaSgarli/econdoquelcomuneprouerb^ feabbruc^ S in (e Mó è diuifo, fari mandato in ruina.nondimeno hora io parlaua di fecreto co que ftUiorà con quelli,* rendeua gratie a ciafeuno del lor ottimoìanimo,configlio 3 cV ammoni ro chetano abfenti,et de quali diceuanomate.Dimoramo in queftafamofa citta veti gior> fcdimemiconforta^^ ti fM et i cittadini et habitatori di quella erano collegati di ftrettifìima amifta col lor Si. nor MÒntezuma 3 cV quiui più facilmente potrei comprendere il fuo animose egli delide> g ffec^oandaffi nella Tua Prouincia,eY che alcuno di quella potrebbe andare a parlare al ir Sonore Montezuma per dirgli quelle cofe ch'io comandali! , cY ritornar con nfpofta, ^tenluano ^er erto che in quelfa mi afpettauano altri ambafeiadori per parlar con loro. Iifpoilche mi piaceua andarui,™ che ci partiffimo vn certo giorno che io determinai. Come^noridtTafcaheulparUnoalCortefecircarand^ f$awiltràwmtojyewt*b^ njpojìaet minacele eh" ti tifece.&r come poi tennero li Signori Mefy &ilCorte[edeliberdd , anddrddettdcitta* Pmchelifignori diTafcaltecalrifepperolecofeche io haueua trattate con li predetti alt JSdori &fe haueua deliberato di andare a qlla città , piene ,di mamnconiam. venero ^tme nresldomlche a niun modo io doueffi andaruipcioche già mi haueano polle mi ^n Tcdacfmirr ème co miei foldati . SC a qfto effetto eflb Mótezuma dalla Proumoa v ISadetac Xueuamandatidacinqua.amilahuomintScfieranoferm.prelToadu ^elunoedabfopradetttadtta.&haueuanoprefeleftradevfate.onde.odoueuapaffi ^oerteconTa terra , aceioche vi precipitaflero i caualli, 8C a quello modo fi fermerò, 8C ^ftataueSno ferrate molte contrade^ nell'alte Scdifcoperte terrazze delle caie haue Taì IZ òanilorDiacere: & per conofeer quella verità,io vfaffi quella ragione.ctie liiign l dtue laftSl Sano ma! venud ne a vedermene a parlarmi.eflendo già molto tempc ì '.MT^vedWifevenifferoJogliringratiaiinfinitaméte,&dimandaichemidener tohaueuaaicunecofedacommunic^^^^ amedefhTununtnefpofilacagionedellam^ ? , L„k,(Hm aiSismori diquel acitta\et con loro vennero treperfonedi no moli LA SECO ND A R EL A TI ONE 25r tutti venire per effer malati , cY ch'io efponefTi loro la mia intentione, che la riferfrebbono à quei Signori . ma quei di Tafcaltecal mi auuifarono quelle perfone tra i lor cittadini effer di niuna auttoruaA pareua che li predetti cittadini mi beffaiTero,cY che non preftaffi lor fede fé perfonalmente i Signori della citta non veniffero a tróuarmi Jo afcokai li detti Ambafcia don,cY rifpoij,chel ambafciata difìalto cV poffentePrincipe,quale è la Maeftà Voftra non e conueneuole di palefarla a perfone baile . cV non folamente effi ambafciadori 5 ma appena dor Signori erano di tanta dignità,che io doueffi efponer la detta ambafciata,cY perciò co- mandai^, che in ìfpatio di tre giorni compariffero auanti di me per dare vbbidienza a Vo- ftra Maefta\cY a lei darli per Ridditi, prò tettando prima, che fé non compariffero nel termi- ne a(legnato,anderei con le mie genti centra di loro,come centra rebelli di Voftra Maeftà & ricusanti effer foggetti al fuo imperio , cV per quella cagione mandai vn comandamento di mano propria fottofentto dal no.taio,con larga commilfione di voftra Maeftà nel mede- limo commemorando la cagione della mia venuta , cV che quelle Prouincie , cV molte altre erano Soggette alla Maefta Voftra,et quegli diedi buona volontà voleflero effer foggetti a legnano ben trattati da me,et faria loro grandiffimi honori ÒV fauorf 5 cV il contrariofarei a 1 rebellu 11 giorno feguete vennero a me quali tutu i Signori della detta città ikuhndoCi cY le non erano venuti prima, affermauano cio x effer auuenuto, perche qgli della Prouincia do uè 10 dinioraua^rano lor nemici,et non haueuano hauuto ardimento di andarui,penfando di non douer effer iicuri,et iftimauano che effi doueuano hauergli rapportato qualche cofa contra di loro,ma che io non doueffi crederla,come detta da nimici del lor nome cY che no S J? C ? !; ^ s ' andairimo con e ^o ^ro alla città: quiui conofeerei le cofe dette da i lor nemici \rnlx n e v re qudk che " P ro P one " ano > & da hora innanzi , Ù rendeuano foggetti a Voitra Maefta,cY haueuano animo di perfeuerare, cV che vbbidiriano,apparecchiandofi a rontnbuire tutte quelle cofe, che a nome di Voftra Maeftà io haueffi impofìe loro.cVdi tur ciò per via d'interpreti fu fatta fcrittura dal notaio.allhora io deliberai d'andarui,parte per lori parer d effer mancato d'animo, parte perche io fperaua poter quiui più feliceméte trat- ar le coliche haueua da far col Signor Montezuma.percioche,ii comemi fu riferito quel a citta e vicina a quella Prouincia , conciofia che i fudditi del Montezuma vi vadano fi cura nente,8C coli ali incontro,non effendo al loro andare impedimento alcuno, C°™ quei diTafcaltecddifconfortaronotlCortefe demandar aChw rono con centomila Intonimi fuori della attà&fa mia andorno con kucome ° entrò in Cbumltecal^ trono quéi feeriche li dittero. quelli di Tafcaltecal, - ' Ilchehauendointefoli Signori di Tafcaltecal fi dolferogradiffimamente,a:molttc voi e mi dittero che 10 faceua grande errore, cV poi che s'erano dati alla Maeftà voftra cV haue- ano prela 1 amicitia mia, voleuano venir meco A in ogni cofa che auùeniffe, darmi aiuto n?Z V g i n l! Pneghl ' eC £ ett ° klmiIla h«°«nmi,fe ne ritornarono a dietro.in quella otte poli gh alloggiamenti preflo a vn certo fiume due leghe dilcofto dalla deità città par- perlicentiareghhuominidiTafcaltecaUheeranove^ nor^n PP ° n ? ffeqUakhe ^f dabalIadtta ^ acontr^ fh^fl -MKl . ■ .• • ■■."'.•' ■li ■X JlH i v« n '! '!. i • iì '■' ' i Si: ,';•* ! ■•V.,! Difcoprefi el tradirne- iodi quelli popoli con tro il Cor- sele. Ta prigioni li {ignori di Churulte- cal & veci- fióe de mol Il Cortefe acquili^ la citta di chu lultecal. I Signoti prigioni di Churulte- cal fi leu fa no col Cor tele, & pro- mettono fé deità. DEL 5, FERNANDO CORTESE Come alcuni Ambafciadori del Signor Montezuma fi partono dalCortefe . &. come [coperto il tradii ', mento li [ignori di Churultecal furono prefi & legati, & ilCortefe simpatromfce della citta di Chttrnltecal.& quelli [ignori fi fiufano con lui \& promettono di riducere il popolo nella cttta,Vefcrittione della città di Cburultecal. Quiui trouai alcuni minti) mandati dal Montezuma, accioche parlaffero con quegli Ambafciadori , che erano appreffo di me : nondimeno differo di non hauer cofa alcuna da trattar meco, ma folamente effer venuti per intender da gli Ambafciadori quel che haueffe- ro fatto & deliberato meco,accid lo potettero riferire al lor Signore,cV hauendo mtcoii par- lato fi partirono. cV vn de principali Ambafciadori del Montezuma,che era meco, fé n'an- dò con effoloro. cV in quei tre giorni,che dimorai quiui,mi diedero pochiffima vettouaglia e* ogni di s'andaua peggiorando . cV rade volte i Signori cV principali della citta veniuano a viiitarmi dà parlarmi- & mentre perquefto erauamo in qualche fofpetto & paura al mio interprete ordinario , che è vna feminadi quelle Indiane, la quale preh a Putuncha fiu- me di Grizalua , della quale feci mentione nella prima relatione mandata a V oftra Maeita, fufattopalefedavnohabitantedi Tafcaltecal , come non molto lontano fi era infieme ra- dunata vna grandiffima moltitudine di huomini fudditi del Signor Montezuma : & che tutti gli habuatori della Citta haueuano menato fuori le moglieri -, i figlioli, & le faculta, S>C deflderauano d'affaltarne, dC veciderne tutti: cV chc,feelia voleua andar con effolui,lafaiua- rebbe. le qual tutte cofe racconto a quel Hieronimo Agillari, che io hebbi in luca tan,cV del quale altre volte ho fatto mentione alla Maeftà voftra , cV egli poi le rapporto a me , OC pro- curai che fubito foffe prefo queil'huomo di Tafcaltecal, il quale, hauendolo pofto in luogo fecreto,l'efaminai diligentemente,et mi palefd quelle cofe,che haueua dette a quella fermila di Churultecal mia interprete: cV perciò da gl'indici) precedenti, che prima nei viaggio na- ueuamo vidi , deliberai che fuffe meglio d'alfalir loro , che effi affaliffero me : procurai di ra- dunar tutti i Signori della città con ifeufa di voler parlar con loro . i quali poi che fi furono radunati gli msifì in vna certa gran fala,St~ in qfto mezzo comandai a foldati che fletterò in arme,&: apparecchiati ad ogni cofa fubito affaltaffero quel numero de gl'Indiani, che erano nel mio albergo, cV nel luogo più vicino. cV cofi auenne: percioche , poi che i Signori ii fu- rono ragunad, quiui gli lafciailegati,mòtato a caualio,& ifearicato vno fchioppo facemmo talmente che in ifpatio di duehore vecidemmo da tremila h uomini. cV appreffo, fappia la Maeftà voftra anche il modo che fi erano apparecchiati contra di noi ♦ prima che io vfcifii del mio albergo,haueuano ferrate quali tutte le contrade,cV tutti ftauano in ordine: èC nodi meno , perche gli affaltammo alla fprouifta, fu facil cofa mettergli in rotta , maffiniamente mancando i lor Capitani , i quali io teneua legati nella fala , comandai che fuffe meflo fuoco in certe torri cV cafe fortificatecene quali fi difendeuano,cV combattendo io andai per tutta la città,hauendo nòdimeno lafciato ottima guardia nell'albergo, et a quello modo per ìfpa- rio di cinque hore sforzai tutto il popolo vfeir della città , co l'aiuto di quattro mila huomi- ni di Tafcaltecal,cV di quattrocento di Cimpual.Dopo il mio ritorno all'albergo parlai con quei Signori della città, che teneuo prigionia dimàdauo loro,per qual cagione haueffero procacciato d'vccidermi coli a tradimento, mi rifpofero , la cagione non effer proceduta da loro ma da glihabitatoridi Culua,fudditi del Signor Montezuma,i quali con lor lulinghe ali haueuano fofpmti a connetter limile fcelera tezza: cV che'l Signor Montezuma lontano da quella città per ifpatio d'una lega cV meza (come effi poteuano penfare) haueua polte in ordine da cinquantamila perfone,per mandar lacofaadeffetto:machegiaconofceuano effere flati ingannati.cV mi pregauano,ch'io voleffi lafciare vno,d due di loro,che promette nano di riducere il popolo, ch'io haueua difeacciato, & le donne, cV li figliuoli , cV le robbe, che haueuano tratte fuorucV humilmente mi pregauano,ch'io perdonaffi loro 3 prornetten- do che per l'aucnire da niuno mai più fi lafcieriano ingannare,cV voleuano efler veri a. tede li fudditi di voftra Maeftà, cV poi che io hebbi biafimati et riprefi grandemente i loro errori & fccleraggini,iafciai andar due di loro.il giorno feguentela città pareua habitataA piena di donnea di fanciulli, & il popolo pacifico non altramente, che fé non fuffe auenuto cola alcuna,^ liberai tutti gli altri Signori detfa Città, hauendo promeffo d'effer perpetuamen- te feruitori di voftra Maefta. Et in queiVenti giorni ch'io dimorai quiui , fu la citta molto pacifica, OC non altramente pareua ; che fé niuno fuffe flato vecif o,d mancaffe, dC andauano LA SECONDA RELATIONE %x% \ allepiazze^efercitaiiano Ielormercantieperlacitta comenrim. f n U,™*~f a J . tafferoamici,chedapochi anniil Montezuma gli haueuf fiS W,tT / £ " >dmm q uddjTafcahecaL C^efladtìdi ^Sl^^S^S^S mura ha ventimila cafe,& altrettante ne i borghhfono Signori da rWf. a/1, 5 fcp-^nòvbbidifco^ noiIgouernofimileaelihabitatoridi'Tafcaltecal aupflaopnLf, V u,u P enore -«- n a « ^taetom,EtdicoilveroavoftraMaeft (chea .numerai quattrocento torri di mofchee nella data citta 1 : Se di tutte le nm-.n^ T Jb hora Gamo P affat.,non l'hanno pereioehe nell'altre prouincie e 1 tanta confale ?one che muna parte d> quelli pael. anchorache minima/, lafcia chenon Qa eolttota Sondi' meno m molti patifcono careftia di pane, vi fono anche molti noueri ^V»„„„ -j" j aIlecareAaI.elormofchee,ficomeFoglionfarein^^^^ lamento delCmefeagl, Madori M S,°n<* Monterà, & la Molla ah, data pere® dedefrouincie^can^o&r^uchan.comedetti ^mbafaadori LnnoilCor- teje die rum entri nella proumaa del Signor fofradetto.& la ri- jfojìaper lui fattali, ParlatagliAmbafciadoridelMontezumaintornoaltradimento chehaue,,,™,,-,» fierauenuto,&hauerhauuto principe ^^^^ hmentc. non mipareua degno di tanto huomo, quale era il lor Signore, cheda vm ba 1' n, mandaua inonorati Ambafdadori offerendomi la fa, amici,ia,efdall'a fira cerc™a a "S on fuccedeflero fecondo .1 fuo def.derio. & che poi che egli haueua rotta la promeffa fedi .e attefa la promefla ,o anchora mi era mutato d'opinion?. & fé prima io defideraua £m ' larneUafuaprouinciafolamentepercagionedi'vifitarlo cVdinarlarfc™ £,„ I r r ™™*P£tica,horaiom;aff^ ue.danni, cVmcommodi che vn nimico può fare, qualcofa m difpSfómmWnS erc.ochem.far.aQatomoltocarohauerloamico.^ecoconfigliarmiXu^Tcrcofe' «fero , cheerano fiati appreffo di me lungo tempo , & che di fimi! triA,^Z,„ i d »«»i Cor 3 peruenuta notitia alcuna : & che ani«n modo P fi potevano Sdta cZl w T !f\*r 8U ■anoftatefatte > fuffero«a t eefe 5 uitcdiordinecVcon P figS cercauanochepranachedefiberaffi dirifiutar Iafuaamfcitia.&menderTcmc^aJ K2nma - W come lo diceua , doueffi prima molto bene intendere ogni aSSS5SS2S2 Lh? R ,£ ? : S ° n ° da c ? u *™ tó al Iu °g° i doue.6 refìdenza il Montezuma vem rw Zt fi T, "? mlh a " e(rero&tKlnfid 'c,&:checertamenteiononcredeffi icheeffoha ""• ffepreftato config fio & fauore in fimil negotio.percioche egli mi daua la foa ieue t °ofa >n effercofi & quella gente efler fua,Sc eflerlì ragunatàdouel detto d, fon a norreno propria volontà, non difuo comandamento , a perfuafione di quei di Cbumfieca lner oneaipaeiedi laicaltecal.&perla vicinità hauer fatto vna certa confederatone tra di loro 'r* 'In'' i ^alnftL ! f f! ,«LSi Ili* ■4* IN »i"* ':. ■liMlLK <■*,' »' I Ir 'i||li' : t"8l ...V m<}2 » ,•■' )\ .-* Mi* ;?!& P' Cli Amba- fciadori pre gan il Cor- tele a né cn tran nellajp nincia del .Signor M6 tezuma. Rifpoftacil Coitele. Il mal aiù' ino de gli Indiani di Cui uà ver- fo il Corte fé. Palla di fu- mo ch'efce della cima d'un mote. DEL S. FERNANDO CORTESE comandamento, &per l'auenire vederei dalle fue opere , fé quelle cofecheioghhaueua maTdatta^ doueffi andare alla fila prouincia,pdie eflendo fterile,potrei patir di molte cofe: ma douuoj mloSoperlafuaprouinm h mente aSfo a voilraMaeftà, dC d'elio Montezuma,cV di tutta la fua prouincia: Sfinge uà di cS quelle cofe che m'haueuano referito gli Ambafdadoru cY perche non fi potè. "ramenr^ com^odo^ te fi ritrouaua , cV mi mando molti de fuoi , che li m accompagnaflero percioche già io era Si che mi haueffero pollo infidie per trattarci malamente , come fi comprefe per le cofe Spoia— eia aMnierfi negotn.haueuano veduti P iu ponti, cV vie ilrette,per le quali fé fulTimo andati, Sffimamtme haueriano potuto mWe ad effetto la loro intentione. Ma ddio ottimo maffimo,il quale ha difefo infin da i teneri anni la Maeft/ vollra, vedendo noi effereintentt !d feruitio di quella, ne moftrd altro viaggio, cY benché fufle piu ^^^f 1 ^ ^ fotto pollo à tanti pericoli, come era quello, per ilquale fi sforzauano di condurculquale ci fu moilrato in quella manierav Vi duoi monti freddami . & d'una palla di fumo che efee dalla cima $mo di quelli ♦ & come il Corteje >/ mandò huommiper inuedigar tal fecreto,^ tjuello che riportorono. della prouincia detta C balco, Difcoflo da quella citta di Churultecal fono due moti altiffimi,et freddiffimi, et nel fine del mefe d' Asoilo vi fono tanto gran neui, che nelle lor cime non fi vede a tro che neue.CC davnodi quelli, ilquale é piu alto, molte voltetanto di giorno quanto dinotte efee vna ara palla di fumo a guifa d'una gran cafa, OC fopra la cima di quello li iieua infin alle nuuole Tanto dirittamente, cY con tanta velocità, che vna faetta non lo vincerebbe di prellezza. e* benché nella fommità di quei montiregnino grandinimi dC fortiffimi venti , nondimeno non han forza ne di rompere ne di piegare quella palla di fumo. Ma perche fempre ho dell derato di tutte quelle cofe,che fono in quelli luoghi,riferire ,<* voftra Maella particolarmen te la verita\ parendomi nel veder tal cofa, vedere vn miracolo, a fine d inuelltgar tal fecreto, vi mandai co alcuni di quel paefe dieci de miei foldati Spagnuoli, di quegli eh io giudicaua effer atti a tale inueiligatione , cV da douero comandai loro , che in ogni modo falillero iu I detto monte,cY inueiligaflero il fecreto di detto fumo, cV donde,cY come vfciffe.cV quanto à lor fu poffibile, s'affaticarono di falirui, nódimeno non .poterono .mai farlo, eilendoimpc diti dalli fpefTi riuolgimenti di venti con le ceneri , che efeono dal detto monte,cY dalle gra neui OC eilremi freddi,che vi fono: nondimeno fi auicinarono alla cima di modo, che men- tteeranoquiui,comincidàvfcir fuoriquella palladi fumoco tanto impeto, c*itrepito,cra pareua che'l monte rumane , cV fenza far altro , fé ne ^ritornarono portando molta neue« ghiaccio.percioche pareua loro , che eflendo in quelle parti cofi calde , haueffimo da vede fofanuoua fecondo l'opinione de nocchieri /che affermano quella prouincia effer polì Xentefimogrado,cLenelparallelodell'lfolaSpagnuola,douecontinuamentete grandinimi caldi. Et mentre anfanano per cercar quello fecreto , trouarono vna certa to da,et dimandando da gli huomini del paefe,che haueua mandati _con eli ° l0 J ^ 8 , 2 "^ 1 feperquellavia,differochedilis'and^^ narono per quella infino ai fine de'monti , percioche la ftrada e nel mezzo d eflì. finalmea LomincidàvederfilapianuradiCulua,&lagradttàdiTemiftitan,^^ quellaprouincia,iqualiWotto^^ haueua mandati ad inueiligare il fecreto, co compagni fé ne «<°™arono tutu; allegri ,n^ uendotrouatolabuonalkada,cVeffendodaloro,etdaqueidellaproumaa flato tattoarte LA SEC della nuoua buona via ritrouata,parIaia gli Ambafciadori del Mont€sumà,ammonédogii che mi douelìer còducere a quella prouincia per la via ritrouato,&: non g quella che efiì ha- ueuano dilegnato. Rifpofero,che ella era più piana cV più breue,cV la cagione , perche non mi guidauano per quella differo , che era per hauer noi a paffare per la prouincia Guafacin- go, li cui habitarori erano nimici del lor Signor Montezuma , cV in quella non poteuamo trouar vettouaglie,ne cofe neceffarie, come ne i luoghi del lor Signore.ma poi che io haue- uà deliberato di paffar per quella via , effl procureriano di portar la vettouaglia d'altronde» 5C paffammo con gran fofpetto, temendo che non voleffero perfeuerar nella lor malignità, ÌC di nuouo infidiarci . cV perche già era venuto a notitia di tutti , che io voleua paffar di tè, ìon pareua a propofito di tornare adietro, accio' non ne fuffe attribuito a paura, & viltà. In juei giorno che ci partimmo da ChuruItecal,hauédo caminato quattro leghe , arriuammo i certi villaggi fottopofti alla città di Guafacingo.quiui fui ben viiìo da gli habitatori,cY mi lonarono certi fchiaui, cV vefti , cV alcuni piccioli pezzetti d'oro, le qual cofe tutte erano di >ochiffimo momento.percioche non ne hanno nella lor prouincia.feguitano la fattione di |ùei di Tafcal tecal , cV d'ogni lato fono chiufi dal paefe del Signor Montezuma , tal che no lanno commertio alcuno , fé non con gli habitatori della propria patria , cV perciò' viuono inferamente. Il feguente giorno falimmo fu la foce pofta tra li due monti, che ho detto à vo tra Maeftà SC nel difeender di quella,poi che agli occhi noftri ù moftrd la prouincia del Si- ;nor Montezuma, venimmo per vna certa prouincia , che e chiamata Chalco . p ifpatio di uè leghe auanti che veniffimo a luoghi habitati,trouammo vn ottimo albergo nuouanié- i fabneato di traui , cV di paglia, in quello alloggiai comodamente infieme con tutti i miei Dmpagni,cV con tutti gl'Indiani,che haueua condotti meco,che erano da quattromila huo lini di quefte prouincie,cioè di Tafcaltecal,di Guafacingo,di Churul tecal, cV di SimpuaU e diedero le cofe neceffarie al viuere, cVhauemmo intuitele habitationi fuochi fatti con rgne abbondantemenre . percioche vi erano grandinimi freddi , effendo circondati da due lonri altiffimi,ne quali era grandiilìma copia di neue. Dono di quattromila pe fi (Foro fato al Corte fé in nome del Signor Montezuma con pregarlo che non andafje afldfìta attà^Ó* la rifpojìa cliei li fece* In quéfto luogo mi vennero a trouare alcuni in nome del Montezuma, i qualimi parev- ano BaronijcV tra loro diceuano effer venuto il fratello del Montezuma, cY mi portarono uattromila pefi d'oro da parte del lor Signor Montezuma , pregandomi ch'io mi leuaffi eli animo di proceder più innanzi per andare a quella città : percioche lafua prouincia atiuacareftia di vettouaglie, Sfera difficile la ftradad'andarui, effendo tutta circondata 'acque, ne vipoteua efler condotto, fé non con le Canoe, Canoa e vna barca d'un legno che co& >lo incauato,che vfano per traghettargli habitatori le chiamano Accaler.fìngeuano mol fia C&UM - : altre cofe difficili nel viaggio, dicendomi che gli faceffì fapere ciò che io dimàdaua da lui: le volentieri ouunque io mi trouaffi egli procureria fenza dubbio di mandarmi cV infino mare,cY doue mi piacerle, in fegno di tributo tutte quelle cofe che gli chiederli. Io con be ignità,& amicheuolmentegliriceuetti » OC donai loro alcune cofe, ch'io haueua portate di pagna , lequali appreffo di loro erano tenute in grandiffìma ftima , cV maffiniamente ap- retto di colui , che diceuano effer fratello del Montezuma. All'ambafciata fatta per nome el Signor loro rifpofi con quefte parole.Io,fe fuffe in mia poteftà il partirmi di quefta pro- incia,per compiacere al voftro magnanimo Signore,piu volentieri lo farei, ch'egli non lo efidera . ma perche i comandamenti della facra Cattholica Maeftà del mio Signore cV Re onmi concedono poterlo fare, di ordine fuo io fon venuto inquefto paefe. Su tra l'altre ?fe,che la Cattholica Maeftà,cV il grande Imperatore mi ha dato in commiflìone.fu prin- palmente ch'io deffii auifo à fua Maeftà del magnanimo voftro Signore Montezuma, OC dia Città fua tanto famofà,Ia cui fama già fa molto tempo e peruenuta alle facre orechie di la Maeftà,cY di quefio vi voglio pregare,che da parte mia diciate al voftro Signore, che ri :ua la mia venuta a lui con buono SC lieto animo : percioche ne a lui, ne alla fua prouincia ùote arrecar danno , 6 incomodo alcuno , ma più tofto molta vtilità, honore, cV accrefei- lento. Et poi che hauerd parlato al voftro Signore , fé non vorrà tenir mia pratica , me ne >rnero x fubito a dietro.che mi farà a baftanza il parlar con effblui,per determinar tra noi co he modi fi pollino in quefte parti indirizzar li negotij del mio facratiffimo de potétifiìma •■ - : Viaggi vol.3°» gg Re t ! ' I A I » ' :':? il, \ : • SPI i ; l ■■!;;f!liì|..'!ii . „ f!TO" .■.;:■ i ; ; iù: r - ■ '•I ' ' il'" fi'ii m ,w ;v D F L S.FER NANDO CO RTESE Re ♦ il che non fi potrebbe determinare per via di perfone mezane , benché idònee , Sfalle quali fi doueffe preftar grandiffima fede , cY hauuta quefta rifpofta , fi partirono* In quefto albergo,del quale ho fatto mentione di fopra,li come per indiefj , cY apparecchi potetti com prendere , haueuano penfato d'offenderci in qila notte,cY farci qualche danno.il che hauen do io comprefo,vi trouai rimedio.cY percio,poi che conobbero ch'io haueua mutata opinio ne, di nafeofo comandarono a quelle genti , che erano ne monti afcofe,doueffero andare a! predetto albergo,cY vedute dalle mie guardie cV fentinelle fi partirono» Della terra detta *Amaqueruca& il dono di mille pefi d'oro & [chiatti fatto al Cortefè per il Signor di quella Jn che luoco quelli del Signor Monte^uma s'apparecchiarono a offender li SpagnUolt. come le (bie furono oca[e& tennero dodici deprimarij del detto Signore^ le parole che ~ì>[orono al Cortefé 3 & la nftojìa fattali, d'orna città pofìa nel lago.& "Vna yia con molto artificio fabricata>& delle città I^dpalapa & Cannalcan„ II giorno feguete caminando giunfi a vna certa terra,che la chiamano Amaqueroca,cru e v fottopofta alla prouincia di Chalco, la quale fra la principal terra,cY fra le ville n due leghe d'intorno ha più di tremila cafe.et in quefta terra fummo alloggiati molto bene in vna bella cafa del Signore, vennero molti a vedermi,che mi pareuano de primarrj,affèrmando d'effe- re fiati mandati dal lor Signore per afpettarrni quiui, cY prouedere per me 8C perle mie gerì ti di tutto ciò che faceffe di bifogno. Il Signore di quefta prouincia mi dono mille pefi d'o- ro^ quaranta fchiaui» cY quiui ft.emmo.due giorni commodamente,cY abbondantemente ci fornirono di tutte le cofe che ne bifognauano. Il feguente giorno effendo venuti a me a cunide principali mi certificarono , che'l Signor Montezuma m'afpettaua.mi parti) , cV ir quella notte giugnemmo a vna certa picciola terra lontana di li forfè quattro leghe, appref fo vn grandiiTimo lago , SC quafi la meta detta Ci fporge in acqua , cY verfo terra ferma hs vn'afpriiTimo monte di ripe»cY faffi grandiiTimi.cY quiui con tutti li modi s'apparecchiaua- no d'offenderci , ma la cofa auenne altramente di quel che cercauano , haueuano deliberate di affalirci la notte alla fprouifta ♦ ma effendo io notte cV giorno diligente cY vigilantiflìmc feci tornar vani i lor penfieri ♦ in quella notte pofi per tutto le guardie talmente, che le lorc fpie,& quelle, che veniuano per acqua con le Canoe, cY quelle,che feendeuano dal monte poterono conofeere, fé haueffero poffuto mandare ad effetto la loro in tentione ♦ la mattina furono trouate circa veti fpie vecife da i noftri , di modo che poche ne ritornarono a i figne ri , chel'haueuano mandate ♦ cY vedendo che noi erauamo apparecchiati cV pronti ad ogn cofa,deliberarono di mutare opinione,cY condurne come amici» Il di feguente la mattina; buon'hora hauendo determinato di partire,mi vennero innanzi dodici h uomini de'prim, rrj,come dipoi comprefi: tra i quali di maggior dignità era vn giouane di venticinque ann che principalmente tutti lo riueriuano, di maniera che quado difeendeua della lettica, nelh quale era portato,gli altri tutti andauano innanzi leuando li faiTi,cY le paglie del mezo del la ftrada donde haueua da parlare» Et effendo venuti a trouarmi,differo effer venuti da par te del lor Signor Montezuma, per accompagnarmi nel viaggio: cY che io doueffi perdona re al lor Signore, fé effo non mi era venuto incontra fino a quel luogo, percioche R trouau; malato , cY che la fua nobil citta non era molto lontana : cY poi che io haueua deliberato d andare a trouarlo , haueremmo potuto parlare a bocca , cY conofeere di che animo fufferc verfo di voftra Maeftà, nòdimeno con grandifììmi prieghi mi chiedeua, che nò vi andaffi. imperoche hauerei patito molta fatica cY careftia: cY molto mfnacciaua , che egli quiui non haueria potuto procurare , che mi fuffe flato proueduto delle cofe neceffarie nel modo chi haueua in animo.cY in quefto perfeuerauano,cY s'affaticauano grandemente i predetti Am bafeiadori» fi che altro non reftaua , fé non che diceffero apertamente , che fé io feguitaua di volerui andare, che voleuano farmi refiftenza. ma io rifpofi loro benignamente, cY con pa^ role più humili che mi fu pò (Ubile, affermando che di quefta mia andata non gliene poteua fuccedere incòmodo alcuno,ma ben molta vtilita\Et hauendo donate loro alcune di quelle cofe,che haueuo arrecate meco di Spagna,gli licentiai,cY fubito mi partrj accompagnato da molta gente: percioche m'accompagnauano huomini,iquali,fi come poi fi vidde,crano di grandiiiìma auttorita\cY fempre caminauamo vicino della ripa di quel gran lago.cY andato appena vna lega lontano dalla cafa, nella quale era flato alloggiato, viddi nel detto lago vna - picciola I A SECONDA picciola attiche era tanto lontana da noi, quanto fan'ano due tiri di' baleftra,é pofta nel det, io Iago,cY ha infino a duomila cafe, & nò R vedeua ftrada alcuna d'andarui per terra: & per quanto poteuano fcorgere,haueua molte torri. Càminato chehebbi vna lega, entrai'in vna Via fatta a mano,& artiheiofamente fabricata nel detto lago,Iarga quanto e lunga vna lancia Spagnuola da huomo d'arme , per la quale hauendo càminato quali vna lega arriuammo a vna cittadella quale infìn hora non riabbiamo veduta la più bella, benché non fuflé di gran circuito, in quella picciola città erano belliiììme cafe.cY non tanto ci marauigliauamo delle cafe cofi ben fabricate , quanto de i fondamenti di effe, i quali con marauigliofo artificio era no porti in acquarne fi come è dettola citta e fituata nel lago.In quefta,che ha quafi duomi la caleremmo commodirTimamente , cV molto fontuofamente ne riceuettororcV i prima- ri) cV il Signore della citta defiderauano grandemete,che quella notte io ripofafiì quiurma gli Ambafciadori del Signor Montezuma mi differo,che io non douefìì ftar quiui, ma per ifpatio di tre legheandare a vna citta nominata Iztapalapa, la quale e fuddita a vn de fratel- li del Signor Montezuma.l'vfcita di quefta città,doue noi definammo,iI cui nome hora nò mi fouuiene,c per vn'altra limile ftrada fatta a mano , la quale coduce fino in terra ferma per ifpatio d'vna lega»Et auicinadomi alla città,il Signore di quella infìeme con vn gra Signo- re dVn'al truche è lontana da quella tre leghe..che la chiamano CanàaIcan,cV molti altri Ba- roni cV Signori, che quiui m'afpettauano, mi vennero incontra et mi portarono quattromi la peli d'oro, cV certe vefti di feta,2ifi faccia il [annumero di baroni che tennero k "Vifitar il Corteje &le cerimonie che yjdrono* ~ Iztapalapa,la quale è allato d'un gran lago d'acqua falfa,ha per fino a quindicimila cafe,et a maggior parte fono in acqua , bC altre fono irt terra ferma, 11 Signore ha certipalazzi aìri ±ie anchora non fono Uniti . cV fono fi grandi cV fi belli , come fi pollino trouare in tutta la 5pagna,dico de grandi cV ben fabricati tanto di pietre quanto di traui, cV di pauimento , 8C fogni altra cofa neceffaria in fabricar palazzi, cV d'altri ornamenti di cafa, eccetto che d/la- Jori di legname,cV di figure,cV d'altre cofe ricche,di pareti,cV di palchi vfati appreffo di noi quali quiui nelle habitationi di fopra no fogliono vfàre.da baffo hanno giardini diletteuo- i,pieni d'arbori 8C di fiori odoriferi: Se" oltra di cio v pefchiere,o vero viuai molto ben fabrica i con le fcale di pietra da fommo infino a baffo.appreffo il detto palazzo ha vn gran giardi- io,nel quale e vn Belueder con varie cV belle fale , cV loggie, nei giardino e vno lago d'ac- juadolce tirato in forma quadrangolare,fatto di pietre cècie, cV intorno al lago e vna larga oggia con vnbellirTimo pauimento fatto di mattoni & tanto larga, che quattro h uomini li pari facriiffimamente fenza incomodarti vi potrebbono paffeggiare, cV ciafeuna parte di Ha e quattrocento paffi,c* tutto'l circuito e mille cV feicento.La parte della loggia vicina al [lardino e fatta di cane.dopo le quali fono de gli arbori,cV di varie herbe odorifere, nel laao [veggono notare affaiffimi pefei d'ogni forte, cV vccelli, come fono anetre, foliche, cY altri Hai, di modo che alle volte cuoprono il lago. Il giorno feguente partendomi da quefta itta,hauedo càminato mezza lega entrai in vn'altra ftrada mattonata , che diuideua il Iago er mezzo, per la qual in ifpatio di tre leghe ù peruiene a quella famofa città di Temiftitan otta nel mezzo del lago.quefta ftrada e tanto larga, quanto fariano lunghe due lande Spa ;nuoledi huomini d'arme congiunte infìeme,per la quale otto huomini a cauallo di pari in emecommodamentepotrianopaffare, dall'uno U dall'altro lato di detta ftrada fono tre i ita : vna delle quali e chiamata Meficaloingo,che g la maggior parte e pofta in detto la^o, 1 1 altre due, cioè Hyciaca , cV Huchilohuhico , checofì fono dette, fono fituate apprefto i! igo,et molte cafe delle predette città fono bagnate daH'acqua.Dicono che la prima arriua a remHa,cafe,Ia feconda a feimila , l'ultima a cinquemila .in ciafeuna delle quali [ono ottime ale.cY torri,maflimamente quelle,doue habitano i Signori,et le lor chiefe,che le chiamano Selenite o vogliamo dir Mofchee,doue fanno loro orationi,et metton i loro idoli: qui £i fa ;ran mercantia di fale,che lo foglion fare dell'acqua del detto lago , cV del fior della terra dal ìgo inondata, che come ella è bollitala riducano in mafie in forma di pane , cV lo vendono 0UapaeXani a c9incaforeftieri. Per ifpatio di mezza lega, prima che ù véga a quella famofa Viaggi voi 3% gg rj città ■" 'A m »»" •d ' '•# ; , ' '■■ , " mi :■:<■ Ir'i il. 1 h fiìi) ; ■ \ì S" »« .'ti D mS, FERNANDO C OR T E SE città di Temiftitan ] doue vn'altra via fatta in Amile maniera fottentra alla prima, che viene da terra ferma , è vn muro fortiffimo con due torri circondate di muro di larghezza di due ftature d'h uomo,' con vn antimuro, cV con torrioni per tutto il circuito : ilqual muro riceue ambedue le predette ftrade.La citta di Temiftitan ha folamente due porte: vna , per laquale entrano,l'altra,per laquale efcono. Vennero qua a incontrarmi, cY falutarmi da mille Baro-' ni della città con habito d'vna iftefla liurea fecodo il lor coftume cY vfanza. cY mentre s'ap> preffauano, ciafcuno di loro vfaua la cerimonia della patria,che è tale: ciafcuno fecondo che fi trouauanell'ordine.quando veniua a falutarmi,toccauala terra con mano,et dipoi fé laba feiaua per fegno di grandiffima riuerenza. cY quiui confumammo vn'hora , prima che cia- fcuno finifle la cerimonia. Non lughe dalla città era vn ponte di legno di larghezzadi dieci pafilqui e interrotta la detta ftrada: cY quefto ponte e per il erefeimento, cY macamento del facq uè (percioche l'acque di quefta palude crefeono cY fremano come quelle del mare.) cY ancho per fìcurezza cY difefa della città,conciofia che quelle traui lunghe,dellequali e fai to il ponte, le menino cY lieuino come a lor piace i cY a fimiglianza di quefto ne fono molti altri per tutta qlla famofa città,fi come diro più largamente nel proceno della mia relatione, Con quanta pompa yenne il Signor Montezuma à parlar alCorteft, & il parlamento e bebberomfieme. Poi che hebbi panato il dettto ponte mi venne incontra quel potente Signor Montezu. ina per riceuermi, cY con elfo lui ducento Signori co piedi nudi,cY con altro più ricco habi- to di liurea , che li primi , éY andauano a due a due in modo di procetfione, cY s'accoftauanc molto a i muri delle cafe , ahchora che la ftrada fune ageuole, larga , cV diletteuole , effende quafi per vna lega tutta diritta, cY tanto diritta,che poteuamo veder dal principio infino al Tultimo di detta via . cY da ambidue li lati d'effa fono cafe ottime cV grandi , parte per vk d Mofchee,cY parte per habitare. Il Signor Montezuma andaua in mezzo di due gran Ba ronU'uno de quali era quel gran Signore , di cui feci mentione di fopra,che mi véne a pari; re portato in lettica , cY l'altro era il fratello del Signor Montezuma , che fignoreggiaua 1; città, dalla quale quel giorno iUctto mi era partito . cY qfti tre veftiti d'una medefima liurea faluo che il Signor Montezuma por taua le fcarpe,cY gli altri andauano co pie nudi,bcnch tutti gli habitatori vftno fcarpe: vno dalla delira , cY l'altro dalla finiftra fofteneuano le brac eia al Signor Montezuma ♦ cY apprettatomi fmontaida cauallo per andare ad abbracciarle ma due di quei Signori con le mani m'accennarono che ciò io no doueiTì fare, ne anche to cario. cY primamente il Signor Montezuma, cY di poi quei duo Signori fecero la predett cerimonia della lor patria , laqual finita comando al fratello , che prima accompagnaua lui dall'hora innanzi douefle far compagnia a me , cY egli accompagnato dall'altro Signore i n'andaua vn poco auanti.et doue mi haueua parlato, vennero anche gli altri ducento Sign< ri che ho detto di fopra,a falutarmi ordinatamente, cY fattala cerimonia, ciafcuno ritornati al luogo,donde fi era partito. Et quando parlai al Signor Montezuma,mi cauai vna colla na,chìo portaua al collodi gioie,cY di diamanti di vetro,cY la gittai al collo al Signor Moi tezuma.cY hauendo caminato al quanto, venne vn fuo famigliare,portando due collane la uorate a modo di piccioli gambari marini,inuolte in vn panno ricamato di porcellete roffe le quali effi ftimano grandemente, cY da ciafeuna collana pendeuano otto gambari d'oro I marauigliofa perfettione,di larghezza d'un palmo,et fubito me le gittd al colIo.cY feguitai do il camino di donde fera partùo,andd con l'ordine cY habito detti di fopra,fìnche giugn mo a vn grande cY bel palazzo apparecchiato per noftro alloggiamento. cY fubito pigliati mi per le mani mi condune in vna gran fala, che era auanti il Cortile, doue erauamo entrai cY mi pofe a federe in vna ricca cY ornata fedia, laquale egli haueua ordinato che fune appa recchiata per me,cY diffemi che quiui io douelTi afpettarlo . cY poco dopo,hauendo hauut< i miei ottimi alloggiamentijfe ne torno a me con varie et diuerfe cofe,et ornamenti d'oro e Cinqurmì d'argento,cY cofe lauorate di penne & di piume molto vagamente, cY con cinquemila veli la velti. di f eta i n varrj modi cY pretiofamente lauorate , cY ricamate ♦ delle qual tutte cofe- poi eh Palméto m'hebbe fatto parte,0 pofe a federe in vn'altra fedia non molto dittante dalla mia, che eglij del signor h aueU a fatta apparecchiare, cY parlo in quefto tenore. E gran tempo,che,per finitone 8 Montezu fcr i ttur€C ie noftri antichi,habbiamo per certo,che io cY tutti quegli che habitiamo in queft SL proumcfcu non femo difeefi di qui,ma femo foreftieri 3 & venimmoquà da lontani paefid< r . , ■.•■..,' mondo: L A SE CQNJD/D RE t A TIGNE i3f 1 mondo : 8C Tappiamo che noi arriuammo in quefta prouincia condotti da vn gran Signore & Capitano, del quale erauamo fudditi. dC Jafciartdo q tri noi, fé ne tornd a riueder la patria &non molto tempo dopo fé ne ritorna anoi>& netroud tutti hauer tolte per mogliele natiue di quefto paefe,tV hauer prefo ad habitar le terre,et oltra di ciò hauer generati figliuo li.egli tentaua con ogni sforzo di' Jeuarci di quefta prouincia 4 il che noi ricufammo di fare ne più lo volano riceuer per Signore Qc Capitano >0 nde egli fi parti , cV infin hora hauemo creduto di certo , che 1 fuoi fucceifori doueffero venire a aggiogare & quefte prouincie 6>C noi come propri/ cV veri fuddiri fuou et confederando il luogo,onde voi dite di effer. venu- ti A le cote che predicate del grande cV potente Signore cV Re,il quale vi ha mandato qua, credono veramente,che egli iia il noftro vero Signore,et tanto più, che voi dite, che egli fa noi hauerper lungo tempo habitati quefti luoghi.Per la qual cofa proponetemene noi iìa- nio per vbbidirui del tutto,& riceuer voi per Signore in luogo Se nome di coluti q uale af- fermate hauer mandato qua, cV in quefto non vi mancheremo, ne vi vferemo inganno, cY ; potete comandare a voftro piacere a tutta la prouincia, che éfottopofta all'Imperio mio,, peixioche ruttivi faranno vbbidienti: de potete come vipiace temimi di tutto ciò che noi poliediamo eftendo voi nella voftra propria cafacY promneia-State di buon animo,& ripa lateui : cheto di certo haUetepatito diuerfe fatiche fi per il viaggio , fi per le fpeffe battaglie che inun hora vie accaduto ^i faremo molto bene le cote che da Pannachanaca fin qua vi fo no in temenute* Ne dubito punto che quei di GhumÌtecal,cY di Cimpual vi h aranno detto mate dune, vi prego che non crediate più di quel che per pruoua j & co proprij occhi vede- te,mallimaméte eltendo cafedettedamieinimiciide quali alcuni erano miei fudditi,cV per ■a voitra venuta mi ii fono ribellati: & per ottener fauore cV gratia da voi,dicono fìmil eòfè, ££\ c er ^mente che èfll v'hànrtò affermato, ch'io haueua le cafe coti le mura d'oro,cV d'oro a iediavas tutte le mie mafiVi tk tfor^cVparirhenti ch'io era Ìddio,£Y per Dio mi riputaua m tre A? d C ° re * le cafe vedete voimù effci di £*tre,di calcinai di terra.cY cofi detto s'al to le vedi moftrando il corpo, cV dicendo,non vedete voich'io fon fatto di carne cV d'offa nortale,cY palpàbile f vedete che già efll hanno mentito. Io certamenteho alcune mafteri' :ie,che i miei antiqui milafciarono,tuttequelleche hauero,fiano voftre , cV di quelle difpo- letea voftro piaceremo me n'anderoin altre cafe,dóue fogliò habitare,erhauerd cura che vi ia proueduto d'ogni cofa conuenientea voi,cYa i vofirieompagni.cY non piallate difpia- erealcuno anzi rallegrate^ che fete in cafa voftra,cY nella voftra patria. Io rSpoiì con pò R ifpofta dl he parole, dC toccai principalmente quelle cofe > che mi pareuano a propoli to del fatto no- Conefe aI tro,t\: fpetialmentedi metter loro in animo, chelanMaeftà voftra fufle veramente quel Si- £f II" 5 jnore,che penfauano douer venire.£inito che hebbi di parlare,!! partì, tV dopo la Tua parti- ' ' a ci portarono pane, galline, varij frutti, & altre cofe pertinenti all'ufo di caia , cV dell'alber- eremmo quiui tei giorni molto ben trattati,& fpefle volte i Signori di quella prouincia ni veniuano a vedere cV parlare* -»■ r ■ L'inganno chetali Signor dèa città di rimerìa contra ilgouetnatordi Veracroce, &>come gli Spdgnmti 'prefero perforai la detta città di dimena. Già nel principio di quefta mia narratione efpofi a voftra Maeftà ch'io,quando mi partii lalla citta della Vera croce,per intender diligentemente di quefto potente Signor Monte' :uma,quiuihauealafciati cento cinquanta Spagnuoli per finir la fortezza incominciata da ne , cV anche haueuo lafciate molte ville cV Caftelli vicini alla detta citta della Vera croce addai alla facra Maeftà voftra , cY gli habitatori veramente fedeli ♦ ma effendo io nella città li ^hurultecal,mifurono portate lettere del Gouernatore,ch'io haueua poftoquiuiin mio Jogo,p le quali mi daua auifo , che Qualpopoea Signore della città chiamata Almeria per uoi Ambalciadori haueua fatto intendere al detto Gouernatore,che defideraua efler vafal- 3 di voitra Maeftà, cV te infino a quellhora non gli haueua predata quella vbbidienza 3 che ra tenuto di tare , cV te non era venuto con tutta la fua prouincia ad offerirfegli,era reftato, lerche gli bifognaua paffare per vna prouincia , che gli era nim ica,cV temendo éi riceuer of eia nel pahare,non haueua potuto mettere in efecutione quanto defideraua: cV perciò lo ri- hiedeua, che degnaffe màdargli quattro Spagnuoli , iquali andaffero feco per le prouincie le turnici, che eftendo guidato da Spagnuoli haueua fidanza di andar Ocuramente al det- uouernatore, OC a quefto modo gli potrebbe render la debita vbbidienza.ll qual Gque« y l'aggi V0L3V gg iij natore, '^•MAa <»'?, ■liì .Sili!' -lift '"*' i L'i ' 'lil/ ■■■' ■ il i iM i, "Affi, '. S » V. ' II.;.' D E L S. FERNANDO CORTESE natore, preftando fede alle parole , che gli erano riferite in nome del detto Qualpopoca , & ] che verrebbe a rendergli vbbidiéza,come haueuano fatto anchora gli altri, gli mando" quac tro de fuoi Spagnuoluquali,poi che furono in cafa del detto Qualpopoca , tìngédo di non eflcr lui cagion della morte,procurd che fuffero vccifi, OC n'haueuano vccifì due , OC gli altri feriti erano (campati per li monti» 11 detto Gouernatore hauendo ciò intefo, con cinquanta fanti Spagnuoli, et duoi a cauallo, et diecimila Indiani amici noftri era da nimico andato c5 tra la ci ita d' Almeria: et venuti a combatter co nimici furono vccifi fette Spagnuoli,ma alla fine haueuano prefo per forza la detta città d' Almeria,c\: haueuano vccifi molti cittadini et eh altri mandati fuori, 3C abbruciata & diftrutta la città : cV effendo gl'Indiani , che haueua menati feco, cotali nimici de gli Almeriani , haueuano in ciò vfato ogni diligenza: ma che Qualpopoca,cY gli altri fuoi confederati, cV quegli 5 che in quefto gli haueuano prefìtto fa- uore, fuggendo \\ erano faluati: cY che da certi fatti prigioni haueua dimandato, chi tufferà ftari coloro^iquali haueuano dato aiuto alla città,cV a Qualpopoca,cV perche haueuano có- meno tal delitto , cV checofa gli haueffero fpintia vccideregli Spagnuoli , cheeglihaueua mandati al detto Qualpopoca. EfTi rifpofero quel delitto eifere fiato comincilo per co- mandamelo del Signor Montezuma,& che gli altri Signori, che haueuano dato aiuto alla città erano venuti quiui di commeflìone del Montezuma,accioche dapoi che io fuffi parti io dalla città della Vera croce 3 andaffero contra coloro,che iui erano rimafl,cV contra coloro che a lui li erano ribellataci venuti alla diuòtione di voftra Maeftà cV che vfaflero ogmdili oenza che fune poffibile di vccidere li Spagnuoli quiui lafciati , accioche non ii potettero ì'un l'altro dar fauore ne aiuto, cV chepercic» erano cotal cofe auenute. . ;■}<:. : Con che buon modo il Corte fé ritenere il Signor Monte^umd. Pattati li (ki giorni dopo la mia entrata nella famofa città di Tcmiftitan,&: poi che hebbi vedute alcune cofe di quella,ben che mmi'mc i ifpctt«j alle molte, che fi poffono vedere, con fiderate le cofe.che fi hanno nella prouincia,giudicai grandemente appartenereall'utile, & accrefcimento dello flato di voftra Maeftà cV alla noftra diMz cV fortezza,fe il detto Signor. Montezuma venifle nelle mie mani,cV che del tutto non haueffe la fua libertà, accio no gli occorrefle di mutar l'animo inclinato a feruir voftra Maeftà & tanto maggiorméteche noi Spagnuoli femo alquanto faftidi'ofi OC importuni^ fé fi fdegnaffero còtra di noi,cipotreb bono far qualche incommodo OC danno,cV tantoché niun di noi rimarrebbe viuo daripoi tar nuoua di tanto male: parte perche fono gràndiiTìme potentie,parte perche fé io Io ritenc uà apprefto di me , l'altre prouincie , che erano fuddite a lui , più facilmente fi fariano date a voftra Maeftà come dipoi auenne.Deliberai di ritenerlo in quella cafa,doue io habitauo,ri- putando che ella fufle affai forte cV ficura, cV penfando io , che mentre cerco di farlo pngio> ne, non ne nafceffe qualche fcandalo , ò tumulto , mi venne neiranimoil delitto commetto nella città d' Almeria , del quale per lettere mi haueua fatto intendere il Gouernatore ch'io haueua lafciato nella città della Vera croce , fi come ho narrato nel precedente capitolo , cV come io haueua certezza tutte le cofe iui fatte effer feguite di ordine & comandamento del detto Signor Montezuma ♦cYpofte le guardie nelle vie ftrette, me n'andai al palazzo del Signor Mótezuma,come altre volte io foleua fare, et per alcuno fpatio cianciai con elfo lui 3 cV parlammo di cofe piaceuoli.cY poi che hebbe dato a me alcuni prefenti d'oro,cV fua fi PÌiuola>cY le figliuole de gli altri Signori a certi miei foldati , gli efpofi p ordine quel che era auenu to nella città di Nautecal,ouer di Almeria,cV che haueuan vecih gli Spagnuoli.oltra ài ciò foggiunfi, che Qualpopoca , cV gli altri haueuano con inganni ordinate cotal cofe di dio comandamento, affèrmauano non l'hauer fatte di loro libera volontà , cV nò haueuano hauuto ardimento di non vbbidire al lor Signore.che in modo alcuno io non poteua crede re tal cofe effere fiate fatte di fuo confìglio cVcommiffione, come Qualpopoca cV gli altri affermauano.che màdaffe a chiamare il detto Qualpopoca con li Signori che con lui erano c6federati,accioche appariffe la verità,cV i malfattori patiftero le meritate pene,cV la Maeftà voftra conofeerebbe il buon animo di lui verfo di lei . cV che per quefto la Maeftà voftra in cambio del ringratiamento,che ella doueffe commetere che gli fufle fatto,allo'nconno non fune aftretto a dar commifììone che gli fufle fatto qualche danno cV difpiacere, poi che la v«: ritànafceua da quel chediceuano Qualpopoca cVifuoi confederati. Egli fubito coman- do, che certi de fuoi venifferoalui,aquali diede il figlilo, che era digioic,&:l P onauaà ' braccio nuto. 1 A SECONDA RELATIONE a 3< f braccio,&T comando loro, che andaflero alla città di Almeria, la quale e dittante dalla fàmo- fa città di Temiftitan fettanta leghe: & menaflero il detto Qualpopoca co gli altri, che haue uano vccifo gli Spagnuoli: cV fé nò voleflero venire fpontaneamente , gli menaflero legati per forza.& fé faceflero loro refìftèzaichiamaflero in aiuto certe comunitarie quali moifro, che erano vicine alla detta citta' d' Almeria , cV procuraflero che fuflero prefi per forza , cY a niun modo tornaflero a lui fenza i predetti : 6>C per vbbidire al fuo comandamento fi parti- rono.i quali eflendo già mefli in viaggio,refi gratieal Signor Montezuma dell'accurata di ligéza: vfata da lui in proueder, che li fopranominati fuflero prefi* percioche io ero affretto render conto a voftra Maeftà di tutti li Spagnuoli,che meco haueuano paflàto il marcò? ac cioche io potefli render vera ragione a Voftra Maeftà era neceflario ch'egli vernile & dimo ILnSu- rafie nel mio albergo infin che la verità venute in luce , OC fin a tanto che lì moftrafle elfo no ma V iì£ hauer di ciò colpa alcuna» 8C gli chiedeuo,che non l'hauefle a male, cV non ne prendefle di- fpiacere alcuno.percioche in cafa mia non era per efler prigione,ma in ogni parte libero. & che io haueuo fatto ferma deliberatione non m*intramettere in modo alcuno nelle fue vbbi dienze cV gouerno,et era in fuo arbitrio di elegger qual parte voleua del paIazzo,nel quale io dimorauo allhora, et gli prometteuo la fede mia, che di quefta retentione non gliene po- teua auenire faftidioj ne moleftia alcuna > cV oltra il feruitio de fuoi vi fi aggiugnerebbe an- chora quel de miei, tatuiti fenza dubbio potrebbe Comandar come gli piacefle. Intor- no a quefto per molto fpàtio ftemmo a contendere , &T ciò che fu detto dall'vna dC dall'altra parte , farebbe lungo a raccontare * finalmente acconfen ti di venir meco a cafa mia , Oc co- mando, che gli fufle appareCchiato,cY guarnito vn luogo nel mio palazzo.il quale apparec chiato s'appreièntarono molti gran Signori, dC cauatefi le vefti , 8>C alzate le braccia co pie nudi conduceuano la fua Iettica non molto ornata , & con grandifììmo filentio piangendo lo pofero in lettica,SC andammo al noftro palazzo fenza tumulto alcuno.benche poi il po- polo cominciaiTea tumultuare, nondimeno fubito che cio s venne all'orechie di Montezu- ma, tofto comando' , che tutti fi doueflero acquietare « 8C cofi tutto'l popolo in quel giorno, & fempre,mentre il Signor Montezuma flette appretto di me ritenuto , viffe pacifìcamen- te,perche era ottimamente albergato,et riteneua il medefìmo feruitio,che prima in cafa fua, il che fu gran cofa,&T degna di ammiratione,fi come racconterò poi.& ancho i miei compa- gni gli faceuano ogni commodità OC feruitio che poteuano. Come Qualpopoca & altri furon tondoni prigioni & dati nelle mani delCorte/è,& come fu* fono abbruciati pubicamente inpiazgg &* il Signor Montezuma pofto in ceppi iqualipoco dipoi ù furon canati* Mentre il Signor Montezuma ftaua ritenuto da me, coloro che erano andati a menar Qualpopoca,&: glialtri compagni, che haueuano vccid li Spagnuoii,ritornarono menan- do il predetto Qualpopoca con vno de fuoi figliuòli^ altri huomini,che Ù diceua eflerfi ri trouati alla morte de detti Spagnuoli: códuffero. Qualpopoca in Iettica all'ufanza di gran Signore,^: lo diedero nelle mie mani infìeme con gli altri , il quale con gli altri infieme co- mandai che fufle pofto in prigione, OC legato con le manette, 8C co ceppi.Et poi che Irebbe- ro confefsato di hauere vccifi gli Spagnuoli,dimandai loro,fe erano fudditi al Signor Mon tezuma.il predetto Qualpopoca rifpondendo mi dimado\fe fi trouaua altro Signore, a cui doueffe efser fuggetto.quafi volefse dire,che niun'altro ne era,alquale doueffe effer fugget- to,& che era vaffallo del Signor Montezuma. dipoi ricercai da i medefimi, fé quelche haue uano fatto fufle ftato di loro fpontanea volontà , d di comandamento , cV configlio del lor Signor Montezuma. tutti differo che di lor volontà , non di comandamento del lor Signo re. benché dapoi,mentre fi mandaua ad efecutione la fenten tia data contra di loro, OC doue- uano edere abbruciati , gridaflero tutti ad vna voce hauer commetto tal delitto per cofìglio del lor Sigaore, cY di fuo comandamento l'haueuan fatto,cV a quefto modo furono abbru- ciati pubicamente nella piazza fenza alcun tumulto 8C feditione. 8f nel giorno medefì- mo, che furono arfì, perche haueuano confettato il Signor Montezuma eflere ftato cagio- ne del predetto homicidio commeflò nelli Spagnuoli , commandai, che egli fufle pofto ne' ceppi , per la qual vifta R sbigottì grandiffìmamente . benché il giorno iddìo , poi che rieb- bi molto parlato feco, ordinai che gli fuflero leuatii ceppi, il che gli ritornalo fmarrito animo, &appor togli grandiffima allegrezza, de poi di continouo attefi con ognidili- Viaggu V0I.3 . gg iitj gentia, Qualpopo ca è condor to prigione con vn fuo figliuolo. Qualpopo ca & Tuoi cóplici fo- no abbru- ciaci, ,' ni' 4 riip'ri l'i/ f:\Jik "Sì* 4T} ' k,' ! %■ hi£ DE1:S ( FERNANDO CONTESE gentfà , per'quanto mi era poffibile , fargli piacere in ogni cofa j cV fpetialmente , perche in publico in ciafeun luogo io confettano tanto a a Ridditi , quanto a Signori delle prouincie, che mi veniuano a trouare , fommamente piacere a voftra Maeftà chel Signor Montezu- ma regnane come prima foleua regnare,nondimeno con quefta conditione,che riconofeef Te la Maeftà voftra per fuperiore cV per Signore,come voftra Maeftà.è riconofeiuta da tut- ti gli altri. OC che quei Ridditi fariano cofa grata a voftra Maeftà.fe per l'auenire lo tenefìerq per Signore cV fuperiore nella manieratile haueuano fatto auanti la mia venuta,cV mi por- tai feco tanto benc,& fi bene gli fatisfeci,che pin volte pregandolo gli conimeli, che fé n'an dalle a cafa fua: nòdimeno tempre mi daua rifpofta,che egli ftaua bene in quella cafa appret- to di me, non gli mancando cofa alcuna , non altrimenti che fé fune in cafa fua : percioche fé jricafa fua fuffe,faciliiÌimamente potrebbe auenire , che li Signori delle prouincie,prefa oc- ca(lone 3 lo folleciteriano, cV induceriano contra il fuo volere a operar qualche cofa contra di me, che ritorneria in danno di voftra Maeftà,alla quale già egli haueua deliberato per quan to poteua.dì fempre feruire.cV fin che egli cenifìcaiTe i fuoi di quel che haueffe in animo,era tene , che fteffe appreflo di me ■<, cV benché fopra di ciò gli proponeffero alcuna cofa,póteua facilifilniamente rifpòdere , che elfo non era in fua potefta: dC a quefto modo fi poteua feu- fare.cV molte volte mi dimando ài poter andare a follazzo,^ da me non gli fu mai negato, di potere andar follazzandoiì nell'altre cafe , le quali erano fabricate per andarui a piacere» & alle volte vfeiua a follazzo fuori della citta per due leghe, accompagnato da quattro, d cinque Spagnuoli: cV ogni fiata che ritornaua,pareua contento,et di allegro afpetto.& qua do vfeiua , donaua varie gioie 8C vefte tanto a gli Spagnuolf,quanto a quegli del paefe, che fempre era accompagnato 4a gràdiffima moltitudine, che almeno erano tremila huomini, èC la maggior parte erano Baroni cV Signori di quella prouincia. dC fi dilettaua di far conti- nuamente magnifici conuiti cV fefte, cV balli,i quali poi in vero doueuano effer da tutti con grandiffime laudi meritamente commendati» :-:., il Come il Signor Monte^uma coft ricchiejìo dal Cortefe manda alami fuoi familiari in ciafeuna prouin- cia douefi caua oroÀellc prouincie Cu^ula^Tama^alapa^Àialinaltebeque & Tenti, &* del Signor di quella detto C oat clic amai J& di molti fiumi dalli quali fi ' caua oro<<& della prouinctaTuchitebeque. .Girzulapro umtia. »> Poi che io conobbi ch'egli di cuore defideraua d'effere nel real feruitio di voftra Maeftà," lo pregai, acciò io poteffi mandar più piena relatione a voftra Maeftà di quelle cofe,che fo- no in quefti luoghi cV prouf ncie,che procuraffe, che mi fuflero moftrate le mfnere dell'oro, il che con allegro volto Se' parole dimoftro di piacergli. dC in quell'hora egli comando, che fuflero chiaman alcuni fuoi familiari, cY in ciafeuna prouincia, doue fi cauaua l'oro, maiidd due di loro, pregandomi che inlor compagnia io mandati! altrettanti Spagnuoli, i quali ve deflero con che ingegno fi cauaua foro, il che facilmente gli cancelli, cV a ciafeuna prouin- cia afiegnai due Spagnuoli, che accópagnaffero gl'Indiani.cY le prouincie erano quattro.al cuni di loro vennero a vna certa prouincia, che la chiamano Cuzula,la quale è dittante dalla famofa città del Temiftitan ottanta leghe , gli habìtatori di quefta prouincia fono Ridditi al Signor Montezuma, Snelli moftrarono tre larghi fìumi,et da tutti portarono moftre d'oro purifTimo,benche poco ne portafTero,perclie non haueuano gli altri ftromenti,ma folamé- te quegli,co quali gl'Indiani fogliono cauarlo: et {i come gli Spagnuoli mi hano riferito, fo no paffati per tre prouincie piene di molti borghi, ville,cY edificatali che nella Spagna non fé ne troueriano migliori, fono in quelle prouincie molte città,cV terre in gran numeto . dC m'affermarono hauer vifta vna certa habitatione con vna Rocca , la quale e più grande , 6C più forte del Cartello della città di Burgos di Spagna . cV gli habitatori d'vna di quefte prò- uincie,la qual c v chiamata Tamazalapa, portano habitipiu ornatici più ricchi dell'altre prò pa prouin- u incie,che habbiamo vifte inlìn hora,cY fono di grandiffima prudentia. Li fecondi fé n'an cia ' darono a vna prouincia nominata Malinaltebeque diftante dalla detta gra città di Temiftì gaiinalpe- ^ ^ j £ gj ie f ettamaj Q( volgefi più alla marina : cV quegli portarono le moftre dell'oro da mneia . vn gra fiume, che per quella trafeorre. I terzi andarono in vn'altra prouincia,che ha diuerf/ tromberò golfo douepotejjcro entrar le nmh * del porto Chalchilmera detto Santmàn . della prouincia QuacaltalcoAel Signor di quella dettoTuchm* ' 8 teda 0* doni & offerte fue. Ricercai dal|ignorM^ uà pm commoda al fabncare,fune fatta vna habitationeper la Maefta voftra.cV in farla fare pofe ogni poffibil diligenza,et tacche per ifpario di duo mefi in quel luogo gia v haueuano femmato feffanta rmfure,che noi fpagnuoli chiamiam'Artegas,d'vna certa feméza nomina ta da loro Mayz, della quale fan pane, S>C fimilmenie dieci mifure di Ceci, & di Cacap che e Ma ? 2 Ccmi vn trutto umile alla madorla,il qual rido tto in poluere l'vfano in luogo di vino cY ina uella ^ ' prouincia e di tanta ftima,che con quello in vece di danari nelle piazze, cV ne mercati cY in C *?F ^ ogn^ habita»oni:etinvnaaltrahabitationevifecerovnapefchiera,douehaueuanoapoftameffe ta ' cinquecento oche 1 equali qui fono in grandiiìimo prezzo.percioche ogn'anno le pelano; Uii feruono delle lor penne OC della piuma,nella detta habitatione miflero anche ol tra miù le & cinqueceto galline, & altre cofe affaiflìme neceiTarie per l'vfo di afa. cV molte volte gli «EST ' Ch ^ ha " n0ved l u ^ kdettehabl ' tatl ' oni '>^^nfideratidiligentementeg!iorna-- ment^ hanno giudicato valer da ventimila ducati CaftiglianiJimilmètedimandafal mede ItX ^° tezu ™> che mi ^lefle dire, fé nella colia di quel mare fuiTe fiume, o golfo I aua^nor naU !' / 1U i ™™fcroMi\mzK poteflero entrare , cY ficuraméte fermai Li qual mi riipofe , che di tal cofa egli nulla fapeua: nondimeno che gli farebbe dipingere in .npannolemarine^ tuto mandare i miei Spagnuoli a cercare, cY veder diligentemen te,cV elio Mòtezuma eleg gerebbe per lor guide i paefani di detta prouincia.il che poi fece con effetto s perciochel ffior io feguente mi portarono in vn panno di lino dipinte tutte le marine,cY golfi del mare cY i umichesboccanoin quello. lui fi vedeuavn certo fiume maggior de gli amfSel W* tono chiamati Sanrnyn,in vn certo goifo 3 infinojilqualluogoi nocchieri penfauano, s aQm7 n, che fi Siì' !; ,i V i |' j ti vi M l Ììr ,■» ; |' ■ h $■ V V ir*'* 1 lf(! ìi.' 1 i 'li 1 Jrjl Fi 1 J l'I pifit ? i ■ ■ *t' ■'* i p 1 'tu' '' \'ty>r : ' m •" . . ," Il ehàtchii- Jnera portò detto S ari- ti uan. Quaealcat co piotan- ti*. • t)ono del Signor Tu- chinteda ài Cottele. »M : t>FL 5. FERNANDO CORTESE et fi diuideffeìa prouincia chiamata Mazamalco . & mi dille ch'io mandaffi chiunque mi 12 S ? Scoli mandai dieci Spagnuoli: tra quali alcuni ve n'erano , che molto valeuano nd?artem;r?nL ^ te qiX marine dal porto Chalchnmera > che lo chiamano Sanuuan,doue io ero arri, uatò co k m e nau u & tutto quefto viaggio è più di fettanta leghe.** non trovarono fu* ^Slfo™kuno,douc potefferoentfar naui , benché in detta cotta vene iiano «note £24 . & portati dalle Canoe, mandata al fondo la fonda andauano taltando per mmqueifiumi.&:cofi vennero alla prouincia Quacalcalco , per la quale :il fopradetto ha me Xrre 1 Signor di quella prouincia nominato Tuchinteda gli nceuette benigna, mente Tordnd die Fuftóo loro date delle Canoe, con le quali poteffero entrarne!^ me nel la cm bocca trouarono l'acquaeffer profonda quanto fariano due fiatare* mezza c^uomo™ eTaal tempo che l'acqueerano grandemente abballate , cV nauigaron fu per il détte Se dodici leghe A' la minor profonditene fi truoua in detto fpatio,e quanto fana tal Drofondità. Nella ripa del fiume fono molte OC gran Città > cV tutta quella prouincia e in S» 3S abbondante di tutte quelle cofefche fuol producer la terra, le genti fono SSnS j & non fono fuddite al Signor Montezuma , anzi fono acerbiffimi tuoi n u mici dC parimente allhora che li Spagnuoli andarono a lui j volfe aUifargh che quei di Cut- uà a man modo entraffero nella fua prouincia, percioche erano fuoi inimici. Quando que- gli Spagnuoli ritornaronoa farmi relation* di talco* ;,iniieme con elfo loro mando ceri fuoi Ambafciadori,per li quali mi mando s alcune cofe d'oro,cV molte pelli di Tigri , cV moU e cofcXte di piuma , cY veftimenti : cY mi affermarono > che'l lor Signore Tuch mtecla molto tempo fa haueua intefo della mia fama.percioche quei di Puchutichan , che e vn h* mediGrifalua 3 fono grandifTimi fuoi amichigli haueuano fatto fapere.eh io ero pallaio di là U ero venuto alle mani con loro, perche mi vietauano di {montare in terra , OC tf; andare nella città * cY come anche dipoi erauamo diuentati amici, cV efiì s'erano fottopolti ali Impe rio della Madia voftra ÒV egli anchor s'offeriua con tutta la fua prouincia al rea! lerumo di voftra Maeftà . cV mi pregaua ch'io lo riceuelTi per amico , nondimeno con queita condì* rione che gli habitatori della prouincia di Culua per niiì modo entraffero nel iuo paele, OC chiedeiTi di quelle cofe, che fi truouano in quella prouincia, perciocheera apparecchiato di fargli parte di tutto quel che io gli hauefli dimandato» ' Come il Corte fé battuta velatane dagli Uomini per lui mandati della qualità della prouincia > mandò 4 fabricarui l>nafortex£« ì & quanto fu [Je à grado al Sgnor Tuchinteda che gli Spd- " gnuoli fi fermaftero nella fua prouincia. Poi che mi fu riferito da quegli Spagnuoli, che ritornauano da veder quella prouincia, tiuella edere atta OC commoda per edificami vna nuoua città , cV anche hauer trouato vn norto hebbi grandifiìma allegrezza . percioche da quel tempo ch'io arriuai in quelli paeii, fono ftato fempre in trauaglio di cercar porto in quefte marine , OC ancho poter trouare vn luogo vicino a quello,che luffe commodo per farui habitationi : nondimeno mimo a quel- l'hora no l'haueuo potuto ritrouare dal lito ouer colta che comincia dal fiumedi fan t Ama nio che e vicino al Hume Grifalua fino al fiume Panuco, che è nella colia più balla: doue al> cimi Spagnuoli per cómilTione di Fracefco de Garay haueuano polla la lor nuoua citta, d« quali farò poi mentione.Et per hauer più certa informatione delle cofe di quella prouincia, cV del porto fopradetto , cV de gli animi de paefani verfo di noi , & d'altre cok accettane r aa habitar iui ordinai anchora che alcuni altri de miei foldati idonei a limili impreie co medeli mi Ambafciadori > che Tuchinteda Signor di quella prouincia con prefenti mi haueua ms -dati andallero portando alcuni doni a quel Signore: dai quale benignan-.entericeuur^d nuouo andarono a riguardare il detto porto, & a tentar,come fecero gii altri . OC trouaronc luogo idoneo a fare habitationi, cV a porre vna città.cY di tutto mi rapportarono il vero , a dittero elferui ogni cofa neceffaria per fare vna città , cV che! Signor della prouincia e ni rallcgraua grandemente , & che haueua gran defiderio di feruire a voftra Maelta.l quali ei fendo ritornati con ni relatione , fubito mandai vn Gouernatore in quel luogo a tabnearu vna f ortezzaA a faticarla s'era offerto il Signor della prouincia , cV parimente tutte le co le delle quali noi hsueflimo di bifogno per noftro habitare,cV quelle che io gl'i mponeili.c 3 n iubitamcnte L L A SE CON DA RELATI O N E » 3 8 2 fubitamentè doué io haueua determinato che fi fabricafle la citta, egli procuro che fufTerò edificate Tei cafe.cV dimoftro che gli era grato, che fi fermaffero nella iua prouincia cV che b prendefieroadhabitare. ' M Della prouincia ^culuacan.delle città Tefcum.^4curuma y & Otumpa y & come Cacumacin Shnor è dette città ft ribello.®* in che maniera fu fatto prigione & dato nelle mani del Co rte* * fejqualfece render l'ubbidienza à Cucu^cacimfratello del detto Signore. ? Ne i precedenti capitolidella narratione,potentiffimo Signore,io raccontai, chein quel tempo,che io andauo alla famofa città del Temiftitan,mi era venuto incontra vn certo gra- de cV potente Signore, ilqual diceua d'effere flato mandato dal Signor Montezuma cV co- me inten poi, era fuo parente.cV la prouincia, la qual egli fignoreggiaua , era vicina a* q uella ài Montezuma ,& era chiamata Aculuacan. il capo di tal prouincia e vna citta vicina a vn Iago falfo,et da quella per il lago allagran citta di Temiftitan còle Canoe fono fei leghe fo- temete: ma chi andane a piedi, vi ha dieci leghe.quefta città la chiamano Tefcucu, cY ha più di trentamila cafe.Jl Signor di quella vi ha marauigliofi palazzi,cVhabitationi,Mofchee et luogiu da fare orationi molto grandi cY ben fatti,& fìgnoreggia anche due altre città. vna e" «Mftaa te dalla città di Tefcucu per ifpatio di treleghe nominata Acuruma,! altra per ifpatio di quat tro,che la chiamano Qtumpa,ciafcuna di quelle ha da quattromila cafe, Oltra d i ciò la detta prouincia di Aculuacan ha borghi de ville aliai* è terra fertiliflìma per coltiuare cV tutto il paefeche fignoreggia,da vn lato colina con la prouincia di Churultecal , della quale già feci menone. Quello Signore nominato Cacamacin,dopo la ritentione, ch'io feci della perfona del Signor Montezuma , s'era ribellato cV dalla Maeftà voftra, alla qual u era fatto fuddito,cVanchodal Signor Montezuma* cYbenchemolte volte io l'ammonilTì che volef le rendere vbbidienza cV real feruitio a voftra Macftà,nondimeno ammonito cY da me , Se- dai Signor Montezuma,non ha voluto mai vbbidir^anzifuperbamenteriCpondendo'di- ceua,che fé alcuno voleua da lui qualche cofa.arw^fl^— n*fu* jìrouirtcia^cV q uiui prouereb b^quajito egli potelìe, cY qual fuffe il R-caileruitio, che era tenuto a fare. Baueuapoftein ©rdine,come io giahaueuo intefo,grandifìTimo numero di gente molto bellicofa.et poi che ao non lo potetti indurre co ammonitioni,parlai col Signor Montezuma, cV gli dimandai quekhe in quefto cafo gli pareua,chc doueflimo fare, aecioche non andafle fenza pena del- la ribellione fattacontra di noùnurifpofe,cheil volerlo efpugnar per forza era grandifiima difficul tà , perdoche era tenuto gran Signore & potente , cY molto ben fornito di gente da guerra,cY fenza grandiflimo pericolo,cY perdita di foldati non penfaua che fi poteffe efpu- gnare. ma che elio Montezuma haueua nella prouincia di Cacamacin molti de principali che dimorauano appretto di lui , cY da lui haueuano ih'pcndio , cY che haueua deliberato di parlar con loro, che elfi corrompendo alcuni de foldati del detto Cacamacin,i q uali dando noi loro la noftra fede,che fariano fìcuri cY falui,fauonflèro la noftra parte,et a quefto modo facilmen te lo potrem mo efpuguare,fi come auUenne.percioche il detto Signor Mon tezu- ma opero di maniera con loro , che perfuafero al detto Cacamacin, che con loro infieme Ci Volefle ridurre nella città di Tefcucu , bC etti come principali attendevano a prouedere alle cole pertinenti al commodo del lor Signore,cY che haueriano gran difpiacere,fe egli facefTe cofa alcuna,onde pericolafle,cY potette cadere nellHiltimaruina. cYcofi infieme fì ragunaro no in vn grande et bel palazzo deldetto Cacamacin,che e nella ripa del lago,et fu di manie ra tabneato , che vi fi può parlar di fotto con le Canoe , cY vfeire nel lago . quiui haueuano mette alcune Canoe apparecchiate fecretamente,eY in quel luogo medefimohuaueuano ordinati molti huomini > accioche fé Cacamacin faceffe renitenza, cY non fi lafciaffe piglia- rlo poteffero prender per forza. Eteffendofi ragunati tutti,li principali coniurati,prefero Cacamacin prima,che fuffe vdito da fuoi,eY poftolo in vna Canoa lo con duffero per il lago alla gran città,la quale } come diffi di fopra,e lontana ki leghe,cY condotto fa miffero in vna lettica, come fi conueniuaa vn tanto Signore, cY me lo diedero, il quale comandai che fubi to tulle metto in ceppi,cY ben guardato.Et configliatomi col Signor Montezuma , pòfì al gouerno di quella prouincia in nome di voftra altezza il fratello del ritenuto, che era nomi nato Cocuzcacim. cY procurai in tutti i modi che gli fuffe refa la debita vbbidienza da tutte le Comunità cY Signori di detta prouincia come al lor Signore,finclie fuffe ordinato altra- mete da voftra Maeftà«.cY cofi fu efeguito.percioche nellauuenire tuttilVbbidirono come Signore, Aculuacaa prouincia. Tefcucu città. Acuruma cicca. Otumpa città. Cacarnacf Signore, Cacama - cim fu p(© & códoito al Cortcfe. Cocuzca- cim e fat- to fìgnore ì luogo d«l fratello. /*|| ( ■- ■' '. »<» i : '■!!».#.. '-.V '1 i.: i l'i*' N'I ''■ : .il? '■'■;■ :« !' VÌ 1 ' : Il V\ f ik le 1 iPa riamerò del Signor iMòtezuma alli Signo- ri delle Aie prouincid ì .... . , > i :pi .; DEL S, FÉ R N AND O CORTE SE Signore,cY nel modo che prima haueuano vbbidito il detto Cacamadn* 6? egli volentiere. | §C fedeluTimamente efeguì ; tutto ciò che gli comandai in nome di voftra Maefta\ Come ti Signor Monte^umafece ragunar tutti li Signori delle pie prouincie, <& le paróle che gli ysò per render hrbbilaoran quantità d'oro & d'argento, &di diuerfi bellipmi & molto ricchi ornamenti di cafa dati al Cortepper mandarli àfuaMae/ìà. > \ Alquanti giorni dopo la prefa di Caeamacinil Signor Montezuma comando chetut> ti li Signori delle fue prouincie,et citta vicine fi ragunafleroA ragunati cheiuroncvrru fece auifato ch'io doueffi andar là,& dapoi che fui giunto, parld di quella maniera.Cariilimi tra teili cV amici.lungo tempo è che ottimamente fapete,voi tUtti,voftn padn,et maggiori ette re ftati fudditi a me > & a gli anteCetTori miei cY da me > & da loro effere flati trattati ottima* mente,& ornati con ogni forte d'honoré: & voi anehora a me, et a i miei antichi hauete refa quella vbbidienza, che fon tenuti a render! buoni,& fedeli vaffalli a i lor Signori. & ancha penfo che tenghiatea-memoria quel che habbiamo hauuto da noftri àntiehi v che la noltra (chiatta non piglia origine da quefte prouincie, ma è venuta.da lontani paefi, pereioche i no ftri maggiori gli condurle qua vn certo Signore , ilquale gli lafeid qui , cV paniffi , & dopo lungo tempo ritorno^ troud cheli noftri padri haueuano fatte città in queftf paefi,et tolte ber moglie lefaeTanèy& di quelle generati figliuoli > di maniera che non volfero più andar con lui^riceuerló per Signofe.cV egli pàrtendofi promi{rédditprnare : perfonalmente,a mada* altri qua^nfnome Tuo con tante genti,potetia ; & forze,che potrebbe eoftringerci aljj fuoi feruitrj.Sapete,cheinfin hora digiorno in giorno fhabbiam afpettato,eY p le cofe che'J pfente fuo Capitano ci ha raecOfrtedi quel Re de potente Signore > ilquale afferma che l'ha mandato qua\& per itluogò donde fa profefiìone d'efler venuto,tengo per^rmo,cY fimik mente voi domw tenere , che quefto veramente e v quel Signore > che noi afpe'ttauamó ; ex maftimamete chè'J foo CapifaiìrtàfW*^, che egli già lungo fpatio di tempo hauea hauuto notitia di noi* Ma poi die i noftri antichfnon.fecem q*jel ehie e^ano tenuti di farejverfo i loi Sienori,bifognà che lo facciamo noi,& tediamo gratiealliiioftri Jddij>che quelche habbia mo afpenato fi gran tempo, fia venu t0 anoftri giornuEt perciò voglio pregami tutti , poi che quel che vi ho narrato,già molto fa, ektutti voi notrffimo , che fi comeinfin qui hauew tenuto me per Signore à cV a me hauete .vbbidito , da hora innanzi rendiate.vbbidienza 4 quefto grandifilmo cV potentilfimo Re,cV Min ogni conto h abbiate per Signore, poi ch« egli è voftro Signor naturale,cV in luogo fuo habbiatépépSignore^onoifiate^t ofleruiau quefto fuo capitano*. cV tutti li tributi > cVferuitij , che fin al prefente Oete ìbHti di rendere 2 prendetegli a quefto fuo Capitanoiperciocheanchor'io pàriméte fono aftretto dicontrj bu/re,cV vbbidire a tutti li fuoi comandamenti, cY da hora innanziefeguite cV fate ogni co; fa , che legitimamentea Signore fiere tenuti di fare i & in quefto mi farete eofagrauffìma. Tutte quefte parole diife fpargendo molte lagrime, & trahendò dal profondo Cuore mag Cior fofpiri,che alcuno poterle mai dire. Gli altri Signori tutti accompagnauano le lagrime di Montezumacon lagrime tanto fpeiTe,che fletterò affai buono fpatio, prima che potette- l-o rifpondere* Et certamente,feremflimo Signore, niuno de gli Spagnuoli fi trouo N pfente che non gli haueffe grandiflima còpaflìone. Finalméte afeiugate le lagrime, rifpofero , ch« eli gli fi erano dati p fudditi,cV lo riputauano è teneuano p Signore,cV perciò ,pmetteuanc di doueréefeguire tutte le cofe che egli ordinane. d£ per quefta cagione,c\: per le ragioni ad- durre da lui,voleuano mandare ad eiecutione con lieto animo li iuoi comandamenti , OC di quell'hora fi dauano in perpetuo fudditi a voftra Maeftà,cV ofteriuanfeli per vaflalli.cV: qui vi ciafeun di loro promiife di far quanto in nome di voftra Maefta gli fuife impofto , cV dai ) tutti li tributi s cV ieruitij, che erano foliti rendere al detto Signor Montezuma , dC tutte l'al- tre cofe,che loro fuffero comandate per nome della voftra realMaeftà. Le qual cofe tut- te furono ferine per alcuni pubiici notarij , cV fattone publico inftrumento : la copia del quale vi mandai eflendo prefenti molti Spagnuoli. Poi che tutti li predetti Signori fi erane dati g fudditi a voftra Maeftà,parlai al Signor Montezuma^et gli narrai,che voftra Maefta haueuadi bifogno di qualche quantità d'oro perfinire certe fueimprefe. cV lo pregauo,cru egli alcuni de tuoi , cV io Umilmente alcuni de miei mandaiTimo per le prouincie cV habita. «ioni di quei Signori,che in quel giorno fi erano offerti,confortandogli,che di quella quar • tua doro 8 LA SECOND *19 ^tadoro^dafgento,chchau^oota^ quefto modo fi molerebbe ;,ch effl già haueflero cominciato a far feruitio,cY la Maefta vo fra conoscerebbe il lor nobile animo in feruirla. & fimilméte il Signor Motezuma di quel che egli haueua mi fana parte i percioche haueua deliberato mandar tutte quelle cofe avo> ftra Maefta per li , primi nunti,,ch'io era per madar con altrecofea voftra Altezza,et in quel punto mi dimando,ch io gì afflgnaiTi duoi Spagnuoli, iquali madd ad efequir la cofa in d uerfeproumcie 3 ,nomideIlequaliperciochehoperdutetuttelemiefcritture 3 non gonommente 3 e(rendoaffaiffime&:diuerfe.alcunediquelIedalIa detta città di Temiftitan ronolontaneottanta&: alcune cento leghe. Infieme con li predetti Spagnuoli ordino, che vandafferoalcunidefuoi^ qualicomando\cheandafrero a Signori delle dette Prouin! cic.cV dicenero, che a ciafcuno io imponeua che deffe vna certa fomma d'oro,che elio haue. «a ordinato. cY cofi fu mandato ad efecutione.percioche tutti quei Signoria quali andaro. no dettero la comandata fomma , 8C di ornamenti \ de d'oro in maffefcV in foglie, & d'altre cofecheempoffedeuano:cVhau^^^^ ne del e cocche e douuta a voftra Maefta, furono trentaduomila cV quattrocéto peli d'oro fenzalemaffentiedom^^ altrecofedigrandiffimovalore:lequaltuttehoconfegnate 3 ^ Maelta,cheafcendonoalvaloredicentomiladucati;eranookra di ck> ta!i,cY tanto maraui, ghof e,che per la lor varietà et nouità erano ineftimabiU ne giudico s'habbia da penfare che appretto tutti h principi tanto Chriftiani, quanto infedeli, de quali al prefente s'habbia no- nna , li pollano trouar fimil cofe. Et certamente elle non debbono a voftra Maeftà oarer troppo grandi poichela verità ftacofì,che di quelle cofe che flpoffonotrouar in mare et in terra,c* di quelle, che effo haueua qualche cognitione \ ne haueua l'imagini fecondo la vera «ormacVdoro^cVdargento^digioie^dipenneintaleeccelIentiacVperfettionechea chiunque le vedeua pareuano viue. delle quali mi fece non picciola parte per la Maeftà vo. ltra^fenza laltre^che io gli diedi dipintele tutte le fece far d'oro , come fono fimaginideì baluatorcrocifiuo,li ricamile collante medaglie dC molte altre cofe delle noftre,fìmih alle quali egli fé ne fece fare.s aggiunfe anco alla portione di voftra Maefta dell'argento riceuu^ to,oltracento marche, quello cheho diftribuito in far varij piatri.fi piccioIi 5 come grandi^ fcodelIe.cVtezze^cucchiarLcVoltraqueftecofeiMettoMontezumamidondmoltior. namenti defuoi , che erano tali , che riguardando che erano in tutto di feta , cV fenza feta in tutto 1 mondo non fé ne potria fàre,ne teffere de fimili, ne di tanti diuerfi cV fini colori 6C Ìa> uoruà: tra queglierano alcune forti di vefte da donne cV da huomini marauigliofe, oltra di cioveranofornimentida^^ ghare.v erano altri fornimenti,! quali fi pò trian vfar nelle chiefe cV nelle fale. v'erano coper teda etti:cY di penne :,cYdifeta di vari) cVmarauiglioficolori,cV infinite alte cofe,cheeffen^ dotalicVtante,non lefo efprimerea voftra Maefta. mi offerfe anche dodici Cerbottane. Lerbottana e vn legno lungo cocauo, col quale andiamo vccellando a piccioli vccelletti,da quellomand^dofuoricolfiatoalcunepicciolepallecomefaue,chefonfattedicreta.label lezzadiquefte Cerbottane io non poffo efprimere, percioche elle erano fatte con pitture fc colori perfettiflimi cV era nel mezzo cV nelle eftremità oro di altezza d'un palmo lauo. rato conarte marauigliofa,cVvnafcarfelIateffuta di fìlod'oro,cY le palle fopradette da met* «SSfS pr Ti fle darmde d l 0t0 & P er farIe mi diede Ia formiche era medefimamente aoro,c* altre cofe di numero infinito. Slt ^àe\k^romnciadoueèpofìakcmUiTemifì^^ ogni maniera di mercantìe che fi fendono nelle piazze & aafcma forte: di mer- cantiti ha lafua mgapropriafen^amefcolamento d altri merci » palazzo dotte fi rende ragione & la diligentia che tifano nelricevchare amiche fi l>ende et le mifure. K dXftnlT^ n ' dc ' d r.' n '° che ** 1 u£ ft° Signore i & della vbbilensa che 5Ue «la dell ulanza & coftume,che hano i paefani.dell'ordme & gouerno fi di auefta cittì ^«WaltrefoitopoftealdettoSig^ cVhaucr Portione douuta a!» l'Imperato re dell'oro portato al Corcefe tré taduoimila peli doro. Imagini e* haueua il Signor M5 tezuma. v Cerbotanc mirabili. 1 'i; :''.\M •>' I ' *..il' m>:\ ìli (H il ■Wi •è 1 iw% Sito della prouincia Mefsico. 1 ; ■ Tcmiftitao città. • ». ; w& DEL S, FERNANDO CORTESE cY hauer molti in tal cofa efercitati , che le fapeffero raccontare . io non ne potrei raccontare I delle mille parte l'vna. ma il meglio ch'io potrò , di quelle che io ho veduto , ne diro alcune, fr fé hi le diro rozzamente,nondimeno faranno di tanta marauiglia,che con dirhculta po- tranno effer credute.percioche noi eflendo prefenti,cY vedendole : co proprn occhi appena Scolliamo comprender conrintelletto,NondimenofappialaMaeiìavoftra 5 chefeioma- chero in parte alcuna nella relatione delle predette cofe , più tofto peccherò nel diminuire, chenell accrefcere tanto in qfte, quato in altre cofe, cheraccotero alla yoftra altezza: pareti domi che fìa giufto che douédo riferir qfte cofe al mio Re 5 & Signorile venga a raccontare hauendofempreinnanzilaveritàfenzaaccrefcer^ Ma prima ch'io cominci a narrar le cofe di quella famofa citta di Temiftitan et 1 altre che ho dettenel precedente capitolo,mi pare,accioche meglio il tutto fi poffa intendere,efplica- reil fico della prouincia di Meffico\doue è pofta la detta gran citta,etdoue e la fedia et corte del Signor Montezuma,Quefta prouincia e^ circondata d a tiffimi,cY afpriffimi monti , cY in Quella é vna pianura , che di circuito è fettanta leghe, nella qual pianura fono due leghe, che auafi l'occupano tutta, perciocheambidue tengono lo fpatiodi cinquanta leghe. cY vno de laghi è d'acqua dolce , l'altro , che è maggiore , e d'acqua falfa . ma quella pianura da vn lato e diuifa da certe picciole colline , che fono nel mezzo della pianura : cY i detti laghi nd fine fi congiungano in vna certa ftretta pianura, che è tra le dette collme,cY gli alti man ti nella quale lo ftretto fi ftende per vn tratto di baleftra,cY per quella l'un lago entra nell al- tro cV gli huomini fenza toccar terra con le Canoe pafiano alle citta,cY terre che fono in det ti laghUMa perche quello che e d'acqua falfa,è grandmila il crefcimento et mancamento del l'acqua a fimilitudine del mare : ogni volta che'l de tto lago crefce,ì acqua falfa entra nei lago d'acqua dolce,cY tanto violentemente, quato fé vi entraiTe vn grande OC rapidiiìimo nume. cV per il contrario, quando crefce l'altro lago,entra in quello dell'acqua falla . tY la ricca atta di Temiftitan e fondata in quel gran lago falfo: et da terra fermatila quale mimo alla detta citta è il cammino di due leghe,ha quattro entrate per vie fatte a mano larghe, quanto lana lunga vn'hafta Spagnuola d'huomo d'arme. La citta è grande quato Siuigiia,o Uordoua. le principale contrade di quella fono larghiiTIme,et veggonli effer pofte con diritto ordine, & anche tutte l'altre , cY la metà d'alcune e in acqua , cY d'altre in terra , per le quahli palla con le Canoe cY tutte le contrade hanno le loro vfcite,accioche dall'vna all'altra poffa trapal far l'acqua.tutte quefte vfcite , delle quali alcune fono larghiffime , hanno traui grandi otti- mamente ripulitici tali,che in alcuni luoghi per effe pò triano paffare dieci huommi a caua! lo giunti iniieme. Et confiderando che fe'l popolo voleffe far congiura contra di me, lo po- trebbe far commodamente, effendo la città pofta in quel golfo,come ho detto ciifopra,cY le uando via i ponti, che fono entrata cY vfcita della detta città > faciliffimamente ci hauenano potuto far morir di fame prima, che poteffimo arriuare in terra ferma,fubi to entrato feci lai quattro Brigantini^ furon fatti li tofto cY tali,che con effi poteuo metterein terra ducento huomini co caualli, ogni volta che mi piaceffe. ha quefta illuftre città affaiiiime piazze,do ; uè continuamente fanno i lor mercati, cY traffichi per vendere cY comprarle neha medeh- ma città vna piazza il doppio maggiore di quella di Salamanca, che ha portici d'intorno in Seflantamì torno doue ogni di fi veggono più di feffantamila huomini vendere cY comprare . doue il la vendite- an0 tutte i e forti di mercantie , che fi poffono trouare in quelle prouincie, cY per man- SuST siare cY per veftire. Vi il vendono cofe d'oro, d'argento, di piombo , di rame, d'ottone , di eioie d'offi,di cocchiglie,di coralli,cY lauori fatti di penne/Vi fi vende calcina , pietre lauo- Tate cY non lauorate , mattoni crudi cY cotti, legni puliti in varrj modi, cY non puliti, huui vna contrada, nella qual fi vendono tutte le forti dvccelli,che vccellando fi pigliano , come galline,pernici,coturnici, anatre, tordi, foliche, tortore, colombe, cY paffare tenendole col collo ftretto nelle cane , cY pappagalli,^ nibbi piccioli,afcioni,tinunculi,fparuien, falconr aquile cY certi di qfti vccelli,che viuono di rapina con le piume,col capo, becco, cY viiglnc, Vi vendono conigli,lepri,cerui,cani caftrati piccioli, i quali allieuano per mangiare. V 1 io< no contrade da vendere herbe, cYfonui tutte l'herbe cY radici medicinali, che naicono in tutta la prouincia. Vi fono luoghi da vender medicine fi di quelle da prender per bocca,co- med'vnguenti cY d'empiaftri. vi fono barberie, doue gli huomini fi fanno lauar la tetta &. H fanno radere. Vi fono anche habitationi, doue con pagamento fi riducono a mangiare,^ bcuere.Vi fono aflaiffimi baftagi, comein Spagnai quali a prezzo portano carichi da ca.- LA SECON DA R E LA T IO N E" 1 , di coloroichehànno venduto } aVafa de' copratori.Vi fono molte Iegnc,carbÒni,forh{mrii d da fuoco Jiuoredi varie forti per far letri } altre più fottili per ornar le panche, 5^ le camere de le fale. Vi e ogni forte d herbaggi,et maffimaméte cipolle,porri,agli,agretto, tanto terre foe,quantoaquati^ ne,chefono fimilliflime a quelle di Spagna. Vi fono pomi,vua, cV altri frutti affaiffimi che quella prouincia produce molto eccellenti. Vendono mele d'api , cera , cY mele di canne di Maiz: le quai canne hanno tanto mele A fono cofi dolciume quelle,delle quali fi fa il zuc caro - Vendono meIe d « «rti arbori, che nell'altre Ifole fono chiamati Magney cVe x D iudol> cedei mollo cotto: cV vendono ancheilvino,che fi fa di quefto mele. Vendono varie forti ài filo in matafle di vari] colori , cV e fìmile alla ruga , doue in Granata fi vendono le cofe di letama m maggior quantità. Vi fi vedono colori per pittori d'ogni forte , come in Soasma e* tanto belli cV fini, che migliori non fì potrebon fare. Vi fi vendono pelli di ceruo ottima mente concie col pelo 3C fenza, bianche cV tinte di varrj colori. Vi fi vendono molu vafi di terra,cV molto ben vetriati. Vi fi vendono zare grandi cV picciole,fi'afchi, pignatte cV altre infinite forti di vafellami, cY per la maggior parte vetriati. Vendono affai MayzcY crudo in iemenza,&: cotto fattone pane.cY di quefto Mayz ne fanno gran mercan tia 6V in femen za 5 cV in paniche ritiene il medefimofapore,chefuolehauere nell'altre Ifole. Vendonona- fticcifatti d'vccellecYdipefci frefchijcVfalati, crudi cV cotti. Vendono voua di galline di oche,cV d vccelh in grandiffima copia. Vendono focaccie d'uoua.et fìnalméte in dette piaz ze vendono ciò che nafee cV crefee in quelle prouincie.Le quai cofe oltra quelle, che ho det to,Iono tali & fì diuerfe,che per la lunghezza^ perche non mi ricordo de lor nomi non le ' raccontero.Et ciafcuna forte di mercantia ha la fua propria ruga fenza mefcolamento di al^ tre merci,&: in quefto tengono ottimo ordine: cV tutte le cofe fi vendono ben contate , ouer miiurate,cY per fin hora non fi è villo, che vendano cofa alcuna a pefo.In quefta gran piaz- za e vna ampia cafa a modo di luogo da tener ragione , doue fempre dimorano dieci i dodi ?J?. er !?£ e ' § ,udl ' cano > & determinano d'ogni cofa , che interuiene in detta piazza 6ù ielle differenze che vi nafeono , cY comandano che li maluagi cY delinquenti fìano cafrì'sa :i.praticano indette piazze altre perfone,che di continouo diligentemente vanno ricercan io quel che li vende,cY guardano le mifure,con le quali vendono. Del/emofchee della città diTemi/litan y &'dereligiofi&'habiti&'coaumifuoiMye/ìirdefial m li r è quelli primarij.Come il Corte/e fece leudr l/ta tutti gì idoli dunagrandifiima & beMìim* mofehea , &>pomi timagtm dellaglonofa Vergine & altri finti, et con che forma di parole li fece rimuouer dal culto etfacriftio degl'idoli: del e o/lume di quelle genti nel far l'imagini de t loro idoli 0" delfacnfcdrli. In quella città fono affaiffimi edifìcrj,cY parrocchie cY contrade loro ,& nelle più honora- e ltanno gli huomini,che fecondo la loro vfanza fono tenuti per religiofì , & continuarne z vi latino refidenza, per li quali oltra i luoghi,doue pongono i loro Idoli , fi trouano otti- le nabitatiom.Tutti quei lor religiofi vfano velli negre,cY no fi tagliano i capelli, ne fi pet H , ab - tb , d4 inanodalgiornoche entrano nella religione infìn che n'efeono. Q.«afi tutti i figliuoli de * T l rimarndellacitta cV de Signori della prouincia vannocon quell'habito dalli feicY fette SSSSg tini,nn che ì padri haueranno deliberato di maritargli^ quello auiene ne i primi gemUet cir « i figli iqueglichefuccedononellehereditapiufpeffo,cheneglialtri.Mentredimoranoinquei uoli> ioghi non poilono andarea donnine a donne e lecito andare in quei luoahi.s'aftengono alcunicibimapiuinvntempo,cheinvn'altro.traleMofcheeven'èvnaprincipale,lacui ■ n > randezza,cVleparticVlecofechevifonononpotrebbeefprimerlinguahumana.percio »W, ' Jelafua grandezza fi eftende tanto, che dentro d'effa, che Circondata dimuro altiffimo ^oS I iortinimo,li poma mettere vna città di cinquecento cafe. Vi fono dentro nel circuito in* >rno intorno belliffime habitationi,neIle quali fono gran faIe,cY loggie nelle quali Hanno religioli quiui mefli.fono in quel circuito quaranta torre altiffime, cY bé fabricate: alla par :didentrode Squali fiya per cinquanta gradi. cY la minor d'effeèdi tanta altezza,diqua- tela torredellachiefaCathedralediSiuiglia.cVfonofìben fabricate et di pietrecòcieet di aui,che non li potnano far più polite di quelito fabricare in alcun luogo.Percio che tutte • pietre lauorate delle cappelle,doue mettono i loro idoli, fono fcolpite di varie imaginiTcY °PP aI «i» A le traunittte , che iui fi veggono , fono ornate cY lauorate di variepitture& fregi» l li '; 1 «l À-, i| " i i'ÌtA h ■ i>;;,! Si' A li l ■\ ■ . ' ì ';$ ' j F m ' .il' i ,11 a irli ri''»"' Ammoni- tióedelcor tefe à gli huoniinidi Temiflitan j) rimouer- li dalla ido- latria. Imaginide gli idoli. Coftume nel faciifi caie. v y, DEL S, FERNANDO CORTE SE tte-sri cY tutte le fopradette torri fono fepolture de Signori di quella prouinda. cY le cappel- I le che in quelle fono fatte ciafcuna é dedicata al fuo idolo , a cui hanno più diuotione.In que Sfa coli sran'Mofchea fono tre grandiffime fale , nelle quali fono aiTailTimi Idoli di maraui- Sofà grandezza cY altezza con varie figure cY arti fcolpite,cY nelle pietre cY ne foppalchu Etnelledettefalefonoaltre picciole cappelle conle porte molto ftretteA le cappelle noti hanno lume alcuno dal cielo,cY non v'entrano fé non religione i religiofi no tuttun quel le fono imagini et ftatue d'idoli,benche anchora di fuori ve ne mettano come ho detto di fo praXe più degne ftatue de detti Idoli,* di quei,a quali hanno più diuotione/eci leuar dal-, le lor fedie, slittare a terra: cY le cappelle doue erano ftate , commetti che Mero mondate &lauate, effendo tutte lorde del fangue de gli huomini vccifi in facriftcìo.cVquiuipoiile imasini della gloriofa noftra auocata fanta Mariane* de gli altri fanti-Delie qual cofe tutte il Signor Monfezuma,* il popolo hebbe grandiffimo difpiacere: cY da principio m auifaro no che io non doueffi far tal cofe, che fé ciò fi diuulgaffe nell'altre comunità cY luoghi,faci- liffimamente mi fi pò triano ribellare ; perciò che e fi penfauano tutti i beni temporali efler dati loro cY conceduti da i predetti Idoli . cY fé i popoli comportando , che Mero loro latte tali ingiurie fi fdegnerebbono , cY non dariano loro più cofa alcuna , cY 1 frutti delia-terra li feccarebbono, onde le genti fariano aftrette a morir di fame Jo di continuo per via de gì in- terpreti gli ammoniua dicendole s'ingannauano grandilTimamente a por la loro iperan za in quegl'Idoli,i quali efll con le proprie mani d'immonditie gli haueuano latti,cY che bi- fora cheiappiano vn folo Iddio edere vniuerfal Signore di tutti , il quale haueua creato il cielo cY la terra,cY tutte l'altre cofe vifibili cY inuifibili , cY parimele hauer creati loro, cY tut- ti noi altri: cY Iddio efler fenza principio, éY immortale, èY che doueuano a lui folo credere, cY lui folo adorare,cY non alcun'altra creatura^ cofa.cY altre cofe dilli loro,che in tale occa- fione feppi dire, perrimuouergli dalla loro idolatria , cY ridurgli alla cogninone del vero, fommo,cY onnipotente lddio.Tutti,cY fpetialmete Montezuma, rifpofero, che eli 1 già ha ueuano detto di non hauere origine da quefta prouincia,cY già è grandiffimo fpatio di rem pò che i loro padri antichi vennero in quefte prouincie,et ben poteua accadere, che eih tal- lero caduti in qualche errore circa le cofe che adorauan avellendo già l'i gran tempo,che era- no vfeiti della lor patria: cY come io,che vltimamente era venuto , doueua meglio ricordar- mi di quel che effi haueuano da credere cY d'adorare , cY chedoueffi farne lor parte , cY am- maeftrarli : cY fi offeriuano apparecchiati à far quelle cofe che io proponevi loro come mi- glioria il detto Montezuma, 6Y molti altri de primi erano prefenti quando gittaua a terra ll'idoli delle cappelle,* mentre le faceuafar nette, cY vi poneua nuoue imagini: cY per qua fo potetti comprendere , tutti ne moftrauano allegrezza: cY da douero comandai loro , che per l'auenire non facrifìcaffero più li fanciulli a gl'Idoli, percioch e fimil cofa molto dif piace- la alddio ; cY voftra Maeftà nelle fue facre leggi ordinaua ,che Ciafcuno che vccide,lia vcci- fo Subito fi rimoffero da quella vfanza di facrificare, cY in tutto quel tepo , ch'io dimorai in quella città non fu mai vitto fanciulli eflere vccifi, d facrifìcati a gl'Idoli. L'imagini, le quali coftoro adorano, fono di maggiore altezza, che non e la ftatura di qualunque grandi! lime huomoJe fanno di tutte le femenza cY legumi,che effi vfano,pefti cY mefcolati infieme , & l'incorporano col fangue de cuori di coloro che fono flati vccifi g facrificio , cY i detti cuor gli cauano fuori del petto di coloro che facrificano mentre fono anchora viui, cY del fangu< vfeito da i cuori n'impanano farina in tanta quantità , che pud baftarea far quelle ftatue col grandi: cY finite che l'hanno, cY pofte nelle cappelle, offerifeono molti cuori d'huomini , & Sii facrificano , cY del fangue che n'efee , ne vngono loro la faccia. Et per ciafcuna ncceilita che può auenire all'huomo hanno li proprrj Idoli fecondo il coftume antico de gentili , che ne tempi palfatiadorauano i loro Idoli. Si che per ottener buona fortuna nella guerra han- no vn'idolo:per la coltiuatione delle lor biade vn'altro: dipoi per ciafcuna cofa che cercane © defiderano,che habbia felice fuccefìo,hanno vn particolare ldolo,ilqUale adorano. Delle cafe della città, di duoi aquedutti.come conducono tacque dolce &* quella fendono per tutta la terranei modo che tengouo nella l>bbidien^a 3 nel l>iuere & nelle conjìitutionì loro* In quella famofa città fono molte,gradi,cY ottime cafe.Et vi fono tanti bei palazzi, gcic che tutti i principali Signori di quelle prouincie, cY vaffallidel Signor Mòtezuma vi hanc 1 - w LA SECONDA RELATIONE lelor o habtatìoni,* v'jiabjtano à vn certo tempo dell'anno . oltra dictèli primi della dttà fono ncduffimi,& fumimele belliffime cafe,oltra le quali hanno di vaghi giardini mini di varn fiori tanto nelle habitationi di fopra,quato in quelle di fono. Per vna delle quattro vie mattonatele^ lequa h s entra nella cittì, scendono dueacquedutti, larghezza de quali Ac,ae*«. ecircaduepaffiAlaltezzaquantafarialaftaturad'unhuomoicVpervnodiquelhT^ ceacquadolce d ottimo fepore per canali di groffezza , quafl d'un corpo humanò:laqual pana per mezzo la citta,* ne beuono,& l'ufano per altre cofe neceffari&altro acquedotto e voto cYnientreda vno di loro vogliono mandar fuori l'immonditie, conducono l'acque per altro,ftncheiìanetto &percioche paffa per li ponti, per rifpetto degli fpatri, P ?rH quali entra cV dee 1 acqua falla conducono le predette acque dolci per certi canali dlrol fezzadungranbtie^qualiseftendonoquantoletraui didetti ponti, cV quella e comune a v tutti gli habitantu Conducono acqua da vendere per tutto con le Canoe ,& la pigliano da ^iinqueitomodo:mettonok piano le Canoe d acqua,* pagano coloro, che l'empiono & flmflmence in tutte S della citta,* doxie francano le Canoni luogo,doue la maggior parte delle vettouaglie, che fon portate entrano nella città fono picciolecafette, nelle quali Stanno guardianifeheper :ialcuna cefi i che en tramerò e portata nella città , piglia vn certo che di datio : ma non fo fé peruenga al Signor Montpuma,ouer particolarmente alla città, non hauendo infìn hora :ercatodintendeilo:nondimeno credo chefiadel Signore, percioch e nelle fiere dell'altre 3romncie,queldatio0vedeefrerrifcoiTopervtilede'Si g noriderieprouincieJntutteIepu pliche piazze di quella citta ogni giorno Ottonano aiTaiiTimilauoranti,cVmaeftri dicL cun arte affettando chi gliconduca a lauorare. Gli habitatori di quella città hanno mi. ModadsL. hor modo,cV fono più fo tuli circa il viuere, cV altre cofe domeftiche , che non fono quegli * °-- Idi altreprouincie,cVcitta.perciochedimorandofemprein quella il Signor Montezuma X venendoui fpefTo tutti i vaflalli delle prouincie di quel Signore,haueSano in tutte le cofé mglior ordine * gouerno Et per non dTer più lungo nel raccontar le cofe di quella gran itt^nonme nepotendo tofto fpe^^^^^ ™f£ V a erC teng ^u ll T d ° fe ^ Uat ° ndla S P a § na ' * fimflmente i nelle loro ordina- !on,cVconftitu«oni^benchequeftegentiOanobarbare,cVt^ eddfommoIddiocVdallapraticadeiraltrenationi,emarauigliavedereilmodocheoffer ano in ogni lorcofa. "^ Grtjalua.della citta Cumatan. di molti gran palaci , tra quali Uno con dieci pefchiere marniti, che congran numero d uccelli acquaticci nutrir di quali fono deputati trecento huomtnu yn altro douefono ammali tanto Colatili, quanto da quattro piedi , alla mar- dia de quali tlanno trecento huomini , & un'altro con (tran com- pia dhuomim & donne monjìrmfe. Ma bifognaferiuer qualche particella circa i feruitrj domefhci d'effo Signor Montezu> .a,* le cofe marauighofe che egli haueua g magnincéza del fuo flato: A prometto iSi Liamente,chenonfodondeincominciare 5 necomepoffaimporfine,fichenepofTadirfna iinima parte. perc.oche,comealtre volte ho riferito àvoftraMaeftà, qual potenza Jr™ ^zadunbarbaroSignore,comequefto,potrebbeeiTermaggiore,cnenelfuo flato do. flepon^ e dereimaginid'oro,cVd'ar g ento,cVdipenne,cV digiSe, &d'oS £S n che frumento tanto perfettamétefiano fatte . quello che fono di penne, erano tal, che nncera,neincofaricamatedifeta n potrebbonfar piumarauigliofe;Nonhopo utiin! andXTtuttS ancittapertuttomanda nuntr, con fuoi comandamenti per ifpatio di ducentoleshe i ah ogn uno vbbidifce,benche haueffe certe prouincie circondate dalle fue,con le quali t uaguerra.Et ficome potei comprendere ilfuo regno e tanto grande, quamo èSa a ZÌI ] *i vnacma /h iamataCumatan,acciocheveniiTe a render vbbidieza alla Maeftà *"™ )ftra,che e lontana dalla gran città ducento & venti legherà infino alle cento cm^anS Cumauw r ■ 1' ' Il !, ! ' " t " \\?M Viaggi vol.3 c hh comandai atti. ■i,'ii .<■■ *i.W""' 'fin 'ij l-t ''!/* »",< ! ." "j'''l, " ' m , %■■* DEL S. FERNANDO CORTESE comandai à. noftri Spagnuoli , cheefii andaffero à vedere, Quafi tutti li Signori diquefte prouincie,cY maffimaméte li circonuicini,fanno refidenza per la maggior parte dell'anno mqueftacittà 5 comeho detto di fopra,cY per lo più li detti Signori tengono i lor figliuoli primogeniti al feruitio del Signor Montezuma. cYciafcun di quei Signori ha ne Tuoi luo- ghi caftelli 5 &: in eiTì tiene i fuoi foldati,& li rifeuotitori 6C gouernaton dell'entrate,et de fet uitfj,ch'al loro peruengono di tutte le prouincie,cV hanno il conto di tutte le co fesche ciafci] na prouincia è obligata à cótribuire,hanno certi charatteri, cY figure in charta che fanno,lc quali elfi intendono,ciafcuna prouincia ha il fuo feruitio cV tributo feparato,fecodo la qua- lità della feruitu,di modo che veniuano alle mani del Signor Montezuma ogni forte dice fe,che n poteuano trouare in dette prouincieA' da preflo cV da lontano lo temeuano tanto che non credo Signor alcuno in terra Oa più temuto . ha dentro della citta", cV di fuori molt palazzi per andare à piacere,meglio fabricati che dir fi polla, cV che veramente fono degn; di gran Principe Se' Signorina nella citta per fuo vfo palazzi fi grandi cV marauigliofi,ch< mi pare imponibile raccontar la gradezza,la magnificenza , Oc la bontà di quelli : cV percic non mi metterò a dirne cofa alcuna,ma queft'una fola diro che in Spagna non ve ne fono f Palazzo no mih'Jia vn'altro palazzo quali non men buono di quello, nel quale era vn beliffimo giard labile. . n0jCOn certe loggie fopra,cY i marmi,cY gli altri ornamenti erano di diafpro egregiamentt Jauorato Jn quel palazzo erano ftanze da potere albergar due gran Principi co le lor corti; mqueito eranodieci pefchiere,doue teneuanoogni forte d'uccelli acquatici diqueftepro- uincie,liquali erano molti cV vari]', cV di tutti gli animali da ingranare . per gli vccelli, che f nutrifeono in mar,erano pefchiere d'acqua falla: per quegli,che vfano ne numerano d'ac- qua dolce,le quali acque à vn certo tempo determinato la cauauano fuori per mondar le p< fchiere,dipoi co lor canali le riempieuano ♦ cV à ogni forte d'uccelli copartiuano il cibo, ch< era lor proprio.di maniera che à quegli che fi nutrifeono di pefee , dauano pefei : à quei ch< divermi,vermi:àqueidi Mayz, Mayz : a quei che di minute femenze, femenze minuti dauano.Et racconto co fé certe à voftra Maeft à,che a gli vccelli, che mangiano pefee, daua ! no ducen to cV cinquata libre ogni giorno di quei pefci,che fi pigliauano in detto lago, à ni trir quefìi vccelli attendeuano trecento huomini, che di niunaaltra fàccéda haueuano cura &£ oltra di quelli v'erano altri huomini pofti à dar medicamenti a gli vccelli, in ciafeuna pe Ichiera erano loggie,cY caminate belle cV magnifiche,doue il detto Signor Montezuma f< jeua andare à follazzoJn vna picciola parte di qfto palazzo teneua huomini, dóne, & fan ciulli dal nafeimento bianchi di facciaci corpo,di capellini fopracigli,cV di palpebre,Haui uà vn'altra cafa larghiffima & fortiffìma, nella quale era vn largo chioftro con colonne, chi haueuailpauimentodi pezzi di marmi eccellenti lauorato à modo di tauole da fracchi, 5 le ftanze erano profonde quafi la ftatura d'un huomo cV mezzo, dC per quadro di grande: za di lei pafìLcx: nel mezzo di ciafeuna di quelle ftaze fi vedeuano vccelli che viuono di ra pina cominciando dal Tinnuncolo infino aIi'Aquila,cV di quàte forti fé ne trouano in Sp; gna,cV di molte che in Spagna non furono mai vedute,et di ciafeuna forte gran copia, 3C il t ciafeuna di quefte ftaze era vna ftanga,fopra laquale li pofano gli vccegli , cV vn'altra di fu< ri [otto vnaretcòY in vna {i pofauano gli vccelli di notte,quàndo il tempo era piouofo,nel J'altra poteuano ftare vfeendo al Sole,cV all'aria , mentre hanno qualche male ì a tutti quefl vccelli per lor cibo compartifeono galline cV non altro ì In quefto medefimo palazzo più ; baffo fono certe gran fale piene di gabbie grandi,di legni gradi fatte cV congiunte infìcme & per lo più in quelle teneuano Leoni,Tigri, Lupi, Volpi, cV Gatti varfj . cV di tutti queft animali tanto de volatili,quanto de quattro piedi ve n'era gradiffìma copia, à quali dauanc à mangiar galline fin che fi fatiauano,& alla guardia di qfti animali erano trecéto huomini Haueua vn'altro palazzo,doue teneua gran copia d'h uomini cY di done moftruofe, Nani Gobbi,contrafatti, & altri huomini di gradiffìma bruttezza. cV ogni forte di moftro haue ua le fue ftaze feparate,et erano huomini eletti ad hauer cura delle loro infermitàXafcio an dar gli altri palazzi nella detta città fatti £ pigliar follazzo,che ve ne fono molti et diuerfu Del modo del l'iuer 0* ~VeJlir del Signor Montezuma, l'ordine che teneua nelìufcir di palazzo. '■ & con quante cerimonie era. fruito. L'ordine del fuo feruitio era tale: la mattina à giorno andauano al fuo palazzo cinquecei to 3 Q feicemo huomini de primarij ? pa«e de quali fedeua,pane pafleggiaua per le fale, cV pe •i ' '' LA SECONDA RHLATIÒNE ' -'■' z ^ z le Ioggfe,chc : erano nel paIazzo,cV quiui dimorauano, ma non en trauano dentro al Siano re, i lor feruidon,c\: coloro che raccompagnauano,occupauano due,o tre Cortili del pflaz zo,cV vna gran con trada.cV quelli dimorauano quiui tutto'I giorno , cV non fi partiuano Te iionvenutalanotte.cVnellnoramedefima che'l Signor Montezuma fi poneua alauda per mangiare, vi fi mettcuano ancora cffi + cVauanti a loro erano polli cibinon meno deli- cacche dinanzi al Signore,cY ne faceuano parte a i lor familiari.^ le difpenfe, & le cantine erano aperte a tutti che : vcniuano,&: à tutti che haueuano fame cY fere, dauano da mangiare dC da bere. Nel portar da mangiare al Signore fi feruaua quell'ordine ; trecento o v più sic Ordine del uam portano gran numero di viuàde fi a definare,come a cena,d'ogni forte di cofe da man . portar le vi giare cV di carne & di pefee lequali fi poflono hauere in quel paefe.lc per il freddo, che vi e, S? "* * ciafcun piatto, o£ fcodella haueua fotto vno fcaldauiuande con carboni acceO , acciò le vi l ' iiande per il freddo non diuentaflero cattine: & le poneuano tutte inOeme in vna crran fala doue era foli ro mangiare,^ quali tutta la fala ornata di ftuore,& netta era ripiena dì viuade! Il Signore iedeua m vn picciolo cufsino di cuoio eccellentemente Iauorato ; nel tempo che dio mangiaua,difcoito da lui mangiaufo cinque, dfei vecchi, a quali egli porgeua delleviuande polle oinanzia fé. eraui vno de' feruitori, che poneua OC leuaua le viuande, bC da gli ahn,che erano di fuori , domandaua i cibi che più piaceuano al Signore . egli n la- uaua le mani nel principio de fine del dcfinare,cV della cena . di quello feiugatoio , coì quale vna volta s afciugaua le mani , non fi feruiua piiì. Similmente era vietato metter più te vi> jande in quei piatti cV fcodeIle,nelIe quali erano fiate portate vna volta , fé non [i faceuano iinuouoj&ilmedefimo modo R feruaua negli fcaldauiuande . fi vefliua quattro volte il ?iorno,cVnonvfauamai la medefima velie. Ciafcuno che entraua nel palazzo bifogna> Cerimonie ia,che v'entrane co piedi nudi , cY quando chiamati s'apprefentauano à lui, andauano con -u e r fano a tefta cY con gli occhi baffi,con la teda inclinata et col corpo inclinato A parlandogli non tnTLZ |h guardauano la faccia, il che era fegno d'honore , cV di riuerenza j cV conobbi che lo face- lazzo - lano g tal cagione: percioche alcuni Signori di quella prouincia riprendeuano li Spagnuo i,che quando mi parlauano, tenendo la teila alzata , mi guardauano i il che attribuiuano a v loco rifpctto & riuerenza» Quando il Signor Montezuma vfciua di palazzo, la qual co^ Qs an <*o il a rade volte aueniua,tutti coloro cheì'accompagnauano,cY che in lui s'incòtrauano, {i fchi ? gn °, r efcc auano di guardarlo volgendoti con la faccia in altro lato j cV in modo alcuno non lo guar. quello che latrano,** tutti,nn che egli pafiaua,flauano fermi fenza punto muouerO . di continouo gli s ' oflbrua - ndaua innanzi vno de' fuoi portando tre verghe fonili cV diritte.ilche penfai,che fi faceffe >er lignificarcene! Signore veniua.cY mentre feendeua della lettica , egli portaua in mano ira di quelle verghe,cY la teneua finche era giunto al luogo determinato JBrano tante,cV fi liuerfe le cerimonie cV modi , chequefto Signore voleua che fi feruaflero nel feruirlo , che arei di bilogno di più otio,che io nò mi ritrouo al prefente,cY di più falda memoria per pò srmi ricordar di tmte.In vero io no penfo,che ninno de Soldani, ó de' Signori infedeli de uah habbiamo cognitione,ferua tante cV tali cerimonie ne fuoiferuitfi. Fui in quella famo i ci tta per prouedere alle cofe , che apparteneuano al feruitio di vollra Altezza , 8c per ao uietar la prouincia,cV per tirare à diuotion di vollra Madia li paefì cV luoghi habitati con lolte cYgrandiffime citta,ville, cV callelli , cV per inuelligar le minere d'oro ,cV intender lì ;cretidelleprouinae tanto di euo Signor Montezuma, quatodegli altri chegli erano vi. im,cV co quali ha intendimento. Le cofe fono tali,cV n marauigliofe, che mi par che deb- anoparereincredibiUEtquellecoieeranofattedameconfuoconfentimentocVdepaefa i.non altnmeti,che fé da principio haueflero conofeiuto vollra Altezza per loro vero Re C proprio bignoreme men volentieri faceuano cioche da me era lor comadato in nome di oitra realeAltezza. Et fletti quiui occupato in certe cofe vali al feruitio di voflraMaeflà agliottoaiNouembre 1519 *'nfìno all'entrata del mefe diMaggio dell'anno prefente j % o nel quale 10 me ne flauo nella predetta famofa citta quieto cV tranquillamente, cV ha euo compartito molti Spagnuoliper tener quieti varij cV diuerfi paefì cV per fabricar nuo e citta in quelle prouincie,ero in grandiffimo defiderio,et afpettauo vna naue con la rifpo a de la relatione,laquale da quefti paefì haueuo da principio mandato a N vollra Maeflà per oterlafarpartecipedicio^chehoralemando,cVdituttequellecofedoro,cVditarfie,ch^^ aueu o hauute qui per la Maeflà vollra. Viaggi vol.3% hh i) Come ' •■ 't MI il ' 1 1 1 ■ ir: >5*l ■■■p , '-.nr ■% ■jK*i^m M; ■vi- \m ' i C nomedel predetto Didaco Velazquez , cV quello hauer com nuliione da voftra Maefta\cY che lo Spagnuolo ch'io haueuo lafciato al litto,& i nutrì man dati da me erano appreffo il predetto Naruaez,ilquale non glilaffaua partire,cY haueua inte io da Ioro,che io in quella prouincia haueuo pofta nuoua città lontana dal detto porto dodi cileghe,cVlegenticheeranoin quella, cV parimenti chehuominiio haueuo mandati nella prouincia di Qiiacucalco, & che erano diftati trenta leghe nella prouincia chiamata Tuchi tebeque.cV tutte le cofe , ch'io haueuo fatte in quefti paefi à feruitio di voftra Altezza, & le ville SC le citta che gli haueuo acquiftato,cY rendute pacifiche, dC la famofa città di Temifti- tan, & l'oro,cV le tarlie,che haueuamo hauute in dette prouincie, cV volfe effer certificato da me di tutto cioche infino all'hora m'era intrauenuto. Et il detto Naruaez gli haueua man- dati alla città della Veracroce,accioche vedeffero di pò ter parlare con coloro, che in effa di-* morauano,cY gli perfuadeffero à feguitar lui , cV a pigliar l'armi contra di me: cxT portarono ieco iorfe cento lettere,che erano mandate dai detto Naruaez a fuoi compagni, che dimora jano nella detta città , nelle quali fi conteneua , che doueffero preftar ferma fede à tutto ciS :he'l predetto prete, cV altri fuoi compagni diceffero , promettendo di trattar bene coloro, :he ciò faceilero 3 cV minacciaua di caftigare chi non vbbidiffe,c\: molte altre cofe , che erano ■ontenute in dette lettere. Quefto efpofe il predetto prete 8C quegli che erano venuti feco* X quali nel medefìmo punto foprauenne vn'altro Spagnuolo di quegli,ch'io haueuo man iato nella prouincia di Quacucalco , cY mi porto lettere da Giouanni Velazquez da Leo- ìe lor Capitano^ per quelle mauifaua,che quella gente, Iaquale era arriuata in porto, era ampnilo di Naruaez,ilquale veniua qua con commiffione del detto Didaco Velazquez :on foldati,che menaua feco.cV le lettere che'I detto Naruaez haueua date à vn certo India- lo indrizzate à quel Capitano come parente del detto Didaco Velazquez,cV cognato del letto Naruaez 3 procurd che mi fuffero per il medefìmo mandate: nelle quali era ferino che gli da miei nuntfj haueua intefo il detto mio Capitano efferfiquiui fermato coqueifolda i.&gh pfuadeua,che egli fubito co foldat j fé n'andaffe al medefìmo Naruaez, ilche fé ei fe- ruiiie,tarebbe quel che doueua,& era tenuto di farccV che molto ben fapeua,che egli ftaua >er torza appreffo di me. il qual Capitano come huomo obligato al feruitio di voftra Mae- ta,nonlolamentenfìuto difar cioche gli era propofto nelle lettere dal detto Naruaez, ma unendo termo a me,fubito per vnirfi meco,fi partì con tutti i foldati, hauendo hauuta otti na ìntormatione dal detto prete,& dalli fuoi due copagni di molte cofe, eY di cid che haue- tano pelato il detto Didaco Velazquez,cV Naruaez,cV qualmétecon quell'armata & huo nini s era mollocontra di me , per hauere io mandato la relatione, cV le cofe di quella prò- lincia alla Cattholica Maeftà voftra, cV come co cattiuo animo veniuano per farmorirme nlieme con moki, ch'io haueuo meco,iquali giàhaueuano banditi. Oltradi ciò haueuo io ntrioilDottorRodericodeFigMeroa giudice della Prefìaentiavdeirifóla nuoua, i Giudici, *g"a tìo à lei fottopofte quefte prouincie , &C da fuoi fudditi habitate : S>C eflendo ordinati chi ren- delle ragione, cY li Reggenti,non doueua vfar quei titoli,non eflendo ftato riceuuto d'alcu- no,benche haueffe hauuto comiffione da voftra Maeftà d'efercitar tal cofe,cV io gli diman- daua,& eshor tana che la moftraiTe a me,&: al Reggimelo della voftra città della Veracroce. alla'quale&f io, cY li Reggenti erauamo apparecchiati d'vbbidire come a comandamenti dal noftro Re,&: vero Signore,cY con effetto fi faria quanto fufle vtile al Real feruitio di ve ftra Maeftà.perciò che io ero in quella città,doue io teneua prigione il Signore,et in quelb haueuo ragunato grandiftima quàtita d'oro cV per la voftra Altezza, OC per coloro che era- no meco,cY per me fletto :ilquale non haueuo ardir di lafciarè, temendo che dopo il partii mio di quella città gli habitatori non mi tì ribellaffero , cY tal città, dC quantità d'oro , cY co- pia di tarfie,fi perdette, la qual città perduta che fufle , tutte quelle prouincie fi ribellariano. Et fimilméte diedi lettere al detto prete dirizzate al detto Dottore Ailon,ilquale,come pò; rifeppi,quando il prete arriuo v quiui,il detto Naruaezrhaueua prefo,8C rimandatolo indie- tro prigione con due naui» '-" ■ i. Vauifo chebbe dCortefe delle prouincie che strano ribellate & ddtef àNdriide%&> maxime Cimpudl, per il che deliberò andarfene al detto Ndrude^. le lettere che per ilykggw li furono prevenute & quello conteneudno, i mezgj che tenne detto Ndrude^-per corrompere il Signor Monte~ C ^ma. ti pdttoctiei fdceuddlCortefè dolendo efrfipartirfi.&Urijpoftdcomerm Cdltro fecero : ifdltticandotti per dbboccarfi <& hnfidie chepofè Ndr* li ude^per"Vccider il Corte fé nel pdrldmento. onde il Cor-' tefe procurò di pighdrNdrude^. ■ Nel giorno medefimo chel detto prete fi partì , mi venne vn nuntio di quelli che eranc nella città della Veracroce,per il quale mi fignifìcauano tutti glihabitatori di quelle prouir -eie efferfi ribellati,cY datifi al detto Naruaez,cY maftlmamente quegli di CimpuaLcY li cor federati i * «(NI LA SECONDA RELATIONE 244 federati con Iorc >,* ni uno de gli habitat! di dette prouincie voler più andare alla detta città a far feruim il nella Rocca,come nelle altre cofe,cbe prima erano (oliti fare » percioche afièr- mauano Naruaez,hauer detto loro, ch'io era vn cattino huomo , * che celi- era venuto per prender me,* tutti i miei foldati,* menarcene prigioni, * lafciarebbe la prouincia libera, * die haueua menato feco molte gentil le mie erano in poco numero,* che haueua rne^ pati molti caualli,* più artegliarie che nò erano le mie, * effi voleuano feguitar le parti del vincitore.btdiceuanodj pui,chehaueuahauutonotitia dalli medefimi Indiani che'I detto NaruaezdoueuavenireadalloggiarenellacittaMiCimpuaUhefape^^^ to eralontana dalla citta della Veracroce.cVpenfauanoconfìderato il malanimo del detto Naruaezver(oditutti,daquelluogodouermuouerlegenttc5tradiIoro,cVmiffimamen^ le tenendoli per amici gl'Indiani di quella città, * percid auifauano che erano per abbando narla,*falire il monte per andare avn certo Signore vaffallo di voftra Altezza, cYnoftro amico,* quiui Icariano fin che io auifaffi quel che doueffero fare. Confederato il gran dan nochefopraftaua,effendo cominciate a ribellarli le dette prouincie perla perfuaiìonc del detto Naruaez,mi pareua,che fé me n andaua là doue egli fuffe , molto raffrenarci li paefani vedendomi prefente,ne haueriano ardire di pigliar l'armi contra di me,* anco penfauo tro uare il modo di poter dar rimedio al male incominciato. Il medefimo giorno mi parti di li Iafciando la fortezza piena di Maiz , con cento quaranta huomini, acqua , * alcuni pezzi d artegherie; * con gli altri, ch'io haueuo quiui, che erano feffanta ; feguitai il mio viaggio, accompagnandomi alcuni Baroni del Signore Montezuma , alquale prima ch'io partiffi parlaiiungamente, proponendogliene confìderaffe d'effere vaffallo di voftra Altezza la quale hora gli haueuo da render gratie di tutti quei feruitfj , che egli le haueua fatti* Quegli Spagnuo^che nmaneuano,glieli raccommandauo grandemente con l'oro,et con le tarile che egli m'haueua donato per l'Altezza voftra, * comandato che anche gli altri mi def- lero.percioche io voleuo andare a veder chi fuffero coloro, che erano arriuati al noftro por- che in fin allhora io non fapeuo chi fallerò: nondimeno giudicauo quegli effer huomini maIuagi,cYnonpimtofudditidi^^^ li farebbe prouifto di tutte le cofe a lor neceffarie , * che terrebbe guardate lecofe laffate da ^appartenendo ciò a voftra MaefR * quegli che verrebbono meco, mi codurriano per :ammmo tale,che io non vfeirei delle fue prouincie, *attenderiano che mi fuffe prouedu- ;o4 ogni cofa : * mi pregaua con grande infamia , che fé io trouauo coloro effer huomini celeran fubitc .gliene deffiauifo, che in vn momento ragunarebbe grandifilmo numero li gentile quali anderiano a combattergli^ a cacciargli della prouincia.Io Io ringratiai d'o ^nicofa,* liberamente gli affermai che voftra Maeftà per quefto gli vferebbe qualche era nudine,* donaidimolte gioie,* vefti a vno de fuoi figliuoli,* molti altri Signori, che Ci rouauano appretto di lui. Nella città di Churultecal mi venne incontra Giouanni Velaz- iuez,ilquale altre volte ho detto,che era partito, * l'haueuo mandato a Quacucako che ve ima a trouarmi con tutti i foldati/e non alcuni che erano infermi,iquali ordinai che andaC eronellacittaJoconluiinfkme*conquegIi,almfeguitain licileghedila della citta di Churultecal trouai il Prete, che era vno de miei compagnUhe .aueuomandatoacercarechifufferocoloro,cheeranoentratinelportoconrarmara,*mi >refento le lettere del detto Naruaez: nelle quali fi conteneua, che egli haueua alcune com> milioni, che gli fuffero confegnate dette prouincie a nome di Didaco Velazquez,* Iieiubito andaffida lui pervbbidire a quelle,*che egli giàhaueua edificato vna città, ^ordinati Giudici * Reggenti. Et intefi dal detto Prete come haueua fatto prigione IdettoDottoreAvlon^ilfuoCancelliere^efecutore^poftifopra due naii gliha- iena mandati via: *con doni haueua richieftolui,chevoleffe confortare alcuni de no. ri compagni, che voleffero fuggirfene aldetto Naruaez, *che haueua fatto la motti» licertilnaiani,cheeranovenutifecotantodecaualli,quantode'fanti,*haueua fatto trar. etuttalarteglianafiquellacheeranellenaui,comequellacheeranellitto,permetterloro pauento,dicendoconuderateinchemodovi potrete difender da noi, fé voi non ci darete ubbidienza. Racconto anche hauer veduto appreffo il detto Naruaez vno de' Signori di luefta prouincia vaffallo del Signor Montezuma, alquale haueua dato carico di tuttele ueprouinciedaimonti infino alla marina, *feppi che egli parld a Naruaez in nome del Viaggivol.3% hh iiij detto i.-ir' • i ; l :••» |, il ; W# ■■:■■ l'^'o i f'ì' ' ' ' 'H ' ti ini ,, il». :j.4. II'-/ I fc'Vf T*-— DEL Si FERNANDO CORTESE detto Signor Montczuma,cY che gli haueua donati alcuni ornameli d'oro,cV aìl'oncontro NarudeShaueuadatialuivarrjdoni^cVflmilmentefapeua che egli da quel luogo haueua mandati alcuni nunttj al Signor Montezuma, promettendo di liberarlo, cV che era venuto in quefti paeii per prender me co miei foldati, & fubito partirfi, & lafciare ftar le prouincie, He deiìderaua oro, ma folamente prefo me co miei foldati ritornarfene , donando la liberta' alle prouincie, cV a gli habitatori di quelle, Vltimamente hauendo comprefo la fua opinio- ne eifcre di metterli in quehi luoghi per propria auttorità,non effendo riceuuto daalcuno, cV non volendo ne io ne i miei foldati riceuerlo per Capitano cV per Giudice , affaltarci, & combattendo vincerne, ex a quefto effetto efferfi collegato con gli habitatori delle prouin> cie,cY principalmente col detto Signor Montezuma per via di iuoi nuntfj: cV vedendo ma nifcftamente fmeommodo e'1 danno che dalle predette cofe potria nafeere a vofìra Maeftà, benché mi rifentfcro che veniua con grandiffima forza,et che haueua com niiffione dal det toDidaco Velazquez.cheme,et alcuni de miei,iquali già haueuo banditile veniuamo nel le Tue mani,fubito ne faceiìe impiccare, non recufai d'andar più auanti , cV penfando di mo- fìrarpli in qualche modo il grandiffimo incommodo 8C danno,che faceua a vofìra Maeftà, cV d/poterlo rimuoueredui cattiuo animo OC penfiero , feguitai rincominciato viaggio:cV per quindici leghe auanti ch'io arriualli alla città di Cimpual,nellaqualdimorauaildetta Naruaez,morno a me quel Prete,il qual di(Ti,che li foldati della città della Veracroce m'ha- ueuano mandato, cYalquale io haueuo date lettere indirizzate a Naruaez, cY al Dottoi Aylon,in compagnia d'un altro Prete , cV d'un certo Andrea de Duero : habitànte dellifola Fernandina,che era venuto quiui col detto Naruaez , iquah in cambio dC luogo di nfpolfc alle mie lettere m'impoferoda parte di Naruaez, che del tutto doueffi andare a rendergl vbbidienza,cV hauerlo per Capitano, cV a lui lafciar la prouincia, altramente me ne potreb. be auenir grandifìTimo danno , affermando il detto Naruaez hauer grandiffimo potere, ex noi piccoliffìmo cV quali ntuno . cV oltra gli Spagnuoli , che haueua menati (eco , ancorai paefani lo fauoriuano. cV fé io deliberaffi di confegnargli le prouincie , mi prometteuano : *nio piacere le nauicV la vettouaglia >££ che io poteuo partirmi fenza impedimento alcune con tutti coloro che defiderauano venir meco, 6Y con tutto ciochevoleffimo portare. E l'altro Prete midiffe, cofi effere flato ordinato da Didaco Velazquez , che facctfero quefte patto meco,cVa tal fine haueuo data la procura al detto Naruaez , 'ài infiememente a quegl due Preti,cY intorno a quefto erano apparecchiati a pattuir meco in qualunche modo m piaceffe. Rifpofi,ch'io voleua vedere la commiffìone di vofìra Macftà, ch'io doueffi dar 1 dette prouincie.& fé alcuna n haueuano,la moftrafìero a me, cV alli Reggenti delia città de la Veracroce,come e l'ordine dC l'ufanza nella Spagna,percioche era per vbbidirgli, & pe màdargh ad effetto.^: p fin che io no la vedeuo,m'haueuo propofìo a niun modo acconlei tire a ciò che haueùano eletto . ma io cV i miei foldati tutti erauamo apparecchiati a metter 1 vita perditela delle prouincie, poi che l'haueuamo , OC le teneuamo pacifiche dC ficure pe la Maeftà voftra,che mofìrarci traditori , e* infedeli al nofìro Re . oltra di cio N mi propofen più conditioni per tirarmi nella loro opinione,nondimeno io non volfi acconfentireadal cuna di quelle,fe prima non vedeuo la commiffìone di voftra Altezza, laquale nò volfen mai moflrare * Finalmente quei due Preti, Andrea de Duero cY io fummo d'accordo, che detto Naruaez accom pagnato da dieci huomini, cV io da altriranti mandandoci i falui con dotti l'un l'altro parlaffimo infieme,cY quiui fé haueile commiffìone alcuna , la moftraffe,S io gli doueffi rifpondere. lo gli mandai il faluocondotto fotto fcritto , & egli fimilmentem mando il fuo fottoferitto di fua propria mano.il qual Naruaez,come poi li vidde,m'haueu pofìeinfidiepervecidermiin quel parlamento. & a quefto negotio haueua eletto due d quei dieci,che haueua determinato di menar feco, éY gl'altri combattettero con quegli ch'i< doueuo menar meco.perciochediceua,che morto ch'io fuffi,hauerebbepofto fine al nego tio,come veramente faria ftato,fe il fommo Iddio , che in iimil cofe fuol dar foccorfo,non v haueile trouato rimedio, imperoche ne fui fatto certo nel medefimo tempo , che quegli eh haucuano coniurato contra di me , mi portarono il faluocondotto. Il che intefo , fubito pe mie lettere feci fa pere al detto Naruaez, che io haueuo conofeiuto il fuo malanimo verfo d me,& che io non voleuo andar là doue ci erauamo couenuti di trouarci infieme. cV in que l'horaordinai.che in mio nome glifuffe fatta vna monitoria OC comandamento , col qual ammoniua LA SECONDA RELATIONE— J4S A ammonma.idcoNam.^.chefeegUhaueua commifiìonealcunadavoftraMacffa me la doucffe prestare,* ,nlmo a tanto non fi vlbrpafle ,1 nome d, Capitano /ne m Gmdfcè ne fottolapena tmpoflagh, s'impacciane in cofa alcuna pertinéte a detti offied ■ & ne S comandame.uoeonundauoatuttieolor.cheeranovenuticonNarnaez.eheperntaamó- do Io teneffero per Cap,,ano,o veramente l'ubbid.fiero come Capitano d GmdTceTnzTfra vn ceto iam.neauegnato nel comandarne» douefleroeomparncauantM me pìrtaen? derecio chenaueuano oa fare in temuto di voftra Altezza , proteftando che fefaSS mmeme.procederei centra di loro come contra di ribelli,& traditori & pèrfid & makia g, fuddm che (, ribellano al lor Re,& vfurpano le prou,ncie,& gli fiat di anello * S°£ rano darne il pofieffo acoloro,che non v'hanno ne ragione ne anione alcuna Et fé per X gored. tal comandamento non companfTcroA' nò eteguiffero citi che fi coment £ eflo procedere, contra d. loro ferodo la forma della giuftitia. Et larifpoft a che m d'ede fu che nuflc in prigione .1 notaio, & colui, checon la mia procura era andato a motore T m o co! n,andan,cn,o,& certi I„d.ani,che tato.no con effo loro, iquali furono ritenuu fin che fo pragiunfe vn altro mio nuntio , ch'io haueuo mandato per faper doue fi ttSfeSntti fenza dequah di nuouo fecero la moftra d, tutti li folda,£& minacciaron loro « me fenor, vedendo degli habitaton delle proumciegra haueuano cominciato a tumultuare & ogni B d, più .e ne leuauano contra,raccomandandomi alddio , & ponendo oiula paura del dfn dtfefc delle fueproumcie, & fé io non le Iafdaffì vfurpare , ne poteua nafeerea me & arn^ei foldaugrad.ffimagoria.ordinaiaConfaluodiSandoualmiomaggioreefecutXehemo t . & gì. died, ottanta dem.e. foldati.a quali comandai, che douelìero fegu/tarlo, & piS fero coloro.io con gì, altri cento fettanta.che in tutto erano ducente cinquanta fenza are dargl, foccorfo/e'l detto Naruaez & gli altri non fi lafciafiero pigliare aKmote ' P". Come ilCortcft mio ì Cimjnd, & m tjndmodo mmbmmiofeapngion Name^. Il giorno medcfimo > che'l detto n'aggioreefecutorectiomfiemearriuammoallacittadi Gmpoal.doue Naruaez s'era fermo co Cuoi foldati , fubito che egli ,ntefe la noftra venuta conottanta canali,,* cinquecento fanti, oitraquegli che haueuo lafciati ^E-Stf era molto ben fortificata, egl, accompagnato daquefta caualleria & fanteria venne duele! ghevicmoalluogo.doueioero.&feegli haueua prefentitala mia venuta, l'haueua Wefa . iene : ritorno al fuo albergo,nondimeno fempre tenendo in ordine li fuoi foldau fontano q^afivna legna dalla citia haueua lafciato due fentinelle.& perche iodefiderluo^andr mentercJnfo^fancloU^p^^ep,^^,,,^ «^à4iHbSa*fflSSÉh notte.serapoffib.le.chefareientratofitacitamente.chenonm'harianofenrir&farem S *! da * n "? ^yber g od,Naruaez,(ilquaIe benfapeua m oio&TSdari! a E p]: gì arlo.dqual prefo firmano che no haueria più altro fcandalo. percioche giudicauo s iafirf douer eflcr vbbidient. alla giufii„a,& ma(rimamente che la maggior paridi loro vlm ve- nuta aftre,ta,& per forza.che haueua fatto loro Didaco Velazquez & per paura cheTd^ •onontoghefleM the ,1 giornodella Pentecofte.poco dopo mezza notte ; alfaltai il detto albergo „ò"d,W r°»oua.prfinakfen t inelte,che>lde t toVruaezhauci^ ì""l T ? ? ndne ,r fer0 ™a,&l'altrafuggì. dallaqual comprefiche^Xetenef- fero& accoche la fen,,„ella,che era fuggitalo giugnefle lacrima di me, m'affrettai óuì to potetn.ma no potei tanto affrettarmi,cheegli non arriuafle prima p ifpat o d'meSa hora & Quando amt» Naruaez & tutti li compagni slraneuano meflelaL , SpScclnafi ^orcaua h,&moltobe„eappareechiati perciaf^ femnofft^^ lero no elsei giunti,» che fu gndato all'arme, gii io ero entrato nel cortile del fuo albergo ^qualemmalbergauanoAmfiemeragunari tro torri, • ìi "i "■ mi }:• 1 jn; ir ' ' * :f" t r a ., ,1 ^ li ' * iV( > ■ • ; ìi 'fi ■ r " ( i . ■ ■■(■ ^■: i'H ài'. V *":';''''*' fyjft "' J W ? 1 ■ h : "' «■ V'J I , l'i 1 >.%»• "(' ?tfc m i. PEI 5, FERNANDO CORTESE tro toniche erano in quello , cY l'altre ftanze fortificate. Nelle fcale d'una delle dette torri, E doue habitaua Naruaez,eranopofti 19 pezzi d'artegliaria di bronzo, ma fummo tanto predi nel falire,che nò poterono dar fuoco all'anegliane , faluo che a vn pezzo, il quale per volontà d'Iddio non mande? fuori la palla,cY non fece danno ad alcuno,cY coli fahmmo nel Ja predetta torre fin che arriuammo alla ftanza di Naruaez,la quale egli in copagnia di cin- quanta foldatidifendeuavalorofamente combattendo col maggiore Efecutore,cY co fuoi compagni : benché molte volte li confortale a renderfi prigioni alla Maeftà voftra, nondi- meno non volfero acconfentire,fin che non fu pofto fuoco alla torre,cY ftringendoii ìlluo- <:o,fì renderono.Mentre il detto maggiore Efecutore faceua ogni sforzo di prendere Nar- uacz,io inficine con gli attiche erano rimafi meco,difendeua l'afcender la torre contra co^ Ioro,che gli dauano foccorfo:cY feci pigliar tutte l'artegliarie , cV con elle mi fortificai di ma niera,che fenza vccifione d'huom ini/aluo che di due, che morirono di colpo d'artegliaria, frlatuae* è per ifpatio d'un hora tutti quegli ch'io voleua prendere, vennero in poter mio ,& gli altri fatto F ngio f utu>c iate l'arme,promilTero vbbidireà me & allagiuftitia, cV alla Maeftà voftra, afierman- * c ' do effere Itati ingannati: perciò che infin a quell'hora egli haucua detto loro hauer commil fione da voftra Àltezza,cY cheio infieme con la prouincia m'haueuo ribellato,cY era tradi- tore di voftra Maeftà,8<: moke altre cofe: che haueuano detto loro ♦ &hauendo conofeiuta la verità,cY il cattiuo animo,cY intentione,per la quale Didaco Velazquez, cY Naruaez s'è rano molli, hebberogradtOìmo piacerete Iddio haueffe permeilo che cofifuffeauenuto. J Etrendo certa la Maeftà voftra, che fé Iddio per la fua (olita mifericordia cY pietà non ha- ueffe pofta la mano in quefto negotio, cV che! detto Naruaez haueffe ottenuto vittoria, ne faria feguito maggior incommodo cY danno , che già per molto tempo a comparatone fia feguito tra Spagnuoli. perciò chehaueria vbbidito alcomadaméto di Didaco Velazquez d'appiccarmi infieme con molti miei compagni, accio che niuno ve ne reftaffe che deior fatti deffi notitia alcuna.Imperd che fi come poi inteli da gllndiani, fé per auentura il detto Naruaez haueffe prefo me (come egli haueua lor manifeftato)non fi potendo far fenza dart no fuo cY de' fuoi,cY che molti de fuoi OC de miei foldati non periffero , haueuano determi- nato che fra quefto mezzo quelli vecideffero coloro ch'io haueuo lafciati nella città , come anche haueuano cominciato,cV dipoi tutti infieme ragunandoli afsaltar coloro che qui fuf- fcro rimafi,di maniera che Se lor prouincie rimanefsero libere, cY non vi reftafse ricordanza di SpagnuolùEt la Maeftà vofira no ha da dubitar punto,che fé cofi hauefsero fatto,cY ha- iiefsero efegutto la loro inten tione,che per le prouinCie hora foggiogate,cY quietate,non lì Vincerebbono cY non fi quietarebbono per ifpatio di venti anni. ComedCortefe mancando la città di uettoudplu ifpedt in due luochi duoi Capitanicon trecento huomìni per ciafcuno 3 & ducento ne mandò alla città di V eracroce . poi intefo cheinTemijiitan of Indiani combatteuano la fonema & haueano abbruciati 1 quattro Bri* gammi che banca fatto fare , li fece tornar adietro. Tre giorni dopo la prefa di Naruaez, non fi potedo nutrir tanta moltitudine nella cjtti, & efsendo già quafi diftrutta,perche Naruaez co fuoi compagni l'haueuano focheggiata, non v'efsendo gli habitanti , ma folamente le cafe , ifpedi due Capitani , cY à ciafcuno di lo- ro diedi trecento huomini,vno ne mandai alla nuouamente cominciata città nel porto,del- la quale ho già fatto mentione a voftra Maeftà: l'altro inuiai a quel fiume,nel quale diceua- no hauer vedute le naui di Francefco de Garay , perciò che io quel luogo fermamente lo te- neuo per mio: cY dugento ne mandai con gli altri foldati alla città della Vcracroce,doue tue le le naui,che haueua menato il detto Naruaez,io haueuo intefo che ftauano furte, cY quiui prouederei a quelle cofe che io ftimaffi appartenere al commodo di voftra Maeftà,tY man- dai vn nuntio alla città di Temiftitan , per il quale dauo nuoua di tutte quelle cofe, che m'e- rano auuenute,alli Spagnuoli ch'io haueuo quiui lafciati.il quale per ifpatio di dodicigior- ni ritorno , cY portommi lettere dal mio Capitano , cY da foldati che mi certificauano , che gllndiani con grande sforzo haueuano combattuto la fortezza,cY in molti luoghi haueua no mefso fuoco,cY fatte alcune mine, cY che erano fiati in grandifsima fatica cY pericolo: cY farùno fiati vecifi tutti,s'el Signor Montezuma non hauefse comandato loro , che fi leuaf- fcro da detta imprefa, cY nondimeno affermauano che erano ancora afsediati , benché non iukero combattuti ♦& per due pafll fuori della fortezza gl'Indiani non lafsauano vfeire nefsuno XA SECONDA REtAriONl 2 , 6 A neffuno di loro,& haucuano tolto vna grandiffima parte della vettouaglia, ch'io hauèuò la di Temifii an,cY fi trouauano in grandiffima caretta d'ogni cofa , pregandomi che folkS taffididarloroamtoJo,vedutaIaIorneceffita\cYconfidemro,cheoltS^ fifì P erderebbeumoloroc\;rargétoAlegfoie 5 cheseranohauutedallfp^ dena la m^ore 3 cV più nobile ciniche fìa m tutto il mondo nuouamenten^uS qui perdutachefuiTe:fipcrdeuanotuttelecore,cheinrmhoraibhaueuoacqSe prouineie effendo ella la principale , alla qual tutte l'altre rendeuano vb^dfa,» fu S comadai che li nunti, feguitaffcro i Capitani , che erano andati co fopradetti foldari raccon mdolorotuttociocheifoldatiSpagnuoli m'baueano fcritto daqudla^&SS coouuncheghtrouafleroglifaceirerotornareadiet^^^ /ae 3 alIacittadiTalcalteca!,percongiungermiconloroniriemeco^ acontuttelarteghariechiopotet fcnfarlamoltradituttilifoldatieranofettanta àcauallo cV cinquecento a>ie;lc5q U ^a compagnia con la maggior prefica ch'io potetti , me n'andai veriò Termfi mn In qup! foliu di fare cY tutte quel e proumcie erano i tumulto, 8C le cafe quafi tutte disabitate Per ta ci tta di Temifiitaii g,a fuffero fiati vecifì,* che tutti i popoli delle prouincie fi fuffero ra gunat^ m afpettaiiero in qualche luogo difficile d in qualche ftrettezxa, doue SuS£ niente mi potefiero nuocere 6V per queito Colpetto tennii miei più apparecchiati che poffi pa del Iago^ cV dimanda! certi paefani quel che fuffe auenu to de gli Spagnuoh, che haueuo ^r nT r fìitann ^ noa,percio che con quella voleua madare vno Spagnuolo à veder Temiftitan cV che meri jreegl^ ndau ^^^ habitaton della detta città,il quale mipareua de principali,perche gli altri, co quah^o ltut mandauo,d,ede per coni pagnia certi Indiani ■ cV egli rimafe meco. Et mentre il detto Spa> al tra Canoa,cY 1 afpet o acaoche gli andane più appreffo.in quella v'era vno Spaenuolo di quegli cheiohaueuolafciatiindettacittaV&dahnm fé non q uattro tìfiche erano fiati vecifi da gl'Indiani, cY gli altri mnolESSS Monte— la^zo per la ci ta,come prima era folito di fare. cV che bene egli confìderaua che io età ha. in peroche egli n haueua riceuuto non minor difpiacere di me , cV che niuna cofa era fiata atta di foo confentimento,o volontà : cV diede comiffione che mi Sere SeSeS -5me&TaXri, dan Steste ^e^ri^^&Ucmcfc^tdaffhmvli Combatterono Manente. co ^tnmiapoferofmconeUaforte^a^comeft*€ainto. ìoi gl T n °-fl gU ^ VIglIl ' a df San Gi0U ^battiftamipart?,cV alloggiai tre leghelonta o da Temiftitan^ l'altro giorno dapoi che hebbi vdita la meiTa/eguitai il mio vfaggio et -rociali delle vie efier fiate leuate. il che non mi piacque punto.nondimeno penfai che f ha! afferò fat t opernm Q ,eaelkcoièchehaueuan^ ■ ■■- m * in 1 '•fi.;; , ' %4 i'f ■ *',%>■ I : ■ . 'il ' [j , ..j ' , :ib< ■ili tèli' v-.J ' '■<>■.■"' 1 Battaglia ,ì> ira il Corte \ ! »f fé & gl'In- ^'JJi '('."'; diani. k\V gif* • > i '' il. :. Affatto <3c gli Indiani alla fortez- za. DEL S. FERNANDO CORTESE cfll acmi maio me n'andai dritto alla fortezza: nella quale, dC nella Mofchea maggiore accanto alla fortezza 3 alIoggiarono tutti coloro,che erano venuti meco*Quelh Spagnuoli, che erano attediati nella for tezza,ne riceuettero con quella allegrezza, che le haueiiimo da fa loro la vitato vero donata di nuouo,penfandofi già d'hauerla perduta» Quel giorno pal- ammo con gran letitia,cY fefta,fperado d'hauer quiete.l'altro di, dopo la meda , mandai vn nuntio alla città della Veracroce a dar buone nuoue , che li chriftiani ancora erano viui, 8C ch'io era entrato nella citta,& in quella me ne ftaua fìcuro. il qual nuntio fra lo fpatio di due hore ritorno con molte ferite gridado,che tutti gl'Indiani della città atti a portar arme ne ve niuano ad alTaltarci,cY hauer leuati via i ponti della città, cV dopo lui feguendo vna infinita moltitudine di gente da ogni banda n'affaltarono , di maniera che ne le contrade, ne le ter- razze ne le ftrade per il gran numero delle genti fi vedeuano , 6C ne veniuano co maggiori vrli,cV con li più terribili gridi , che ^i potettero imaginare ♦ cY tanti erano li falli , che con le fronde gittauano nella fortezza,che pareua che'l cielo pioueffe faffi. cY era tanto il numero delle freccie cY de'dardi,che tutte le mura , OC li cortili n'erano pieni fi che non vi fi poteua andare Jo vfeito di cafa andai ad affrontarli,^ combatterono contra di noi gaghardamete: cVdavna banda era vfeito della fortezza vno de miei Capitani con dugentohuomini,8c prima che poteOì ritirarfi furono vecilì quattro de fuoi,& ferirono il Capitano con molti al tri.ma noi poteuamo vecider pochi di loro,percio che fi ritirauano di là da' ponti, & co fai fi n'offendeuano grandemete dalle terrazze, delle quali n'efpugnammo , cV abbruciammo alcune: nondimeno erano tanto fpeffe,cY tanto fortificate , 8C piene di tanti huomini , cY di fafli,cY d'altre varie forti d'armi,che non erauamo potenti a combatterle tutte, cY a difender ci,che non ci poteifero offender come piaceua loro* Combatterono tanto fortemente la no ftra fortezza,che in varfj luoghi vi pofero il fuoco, & in vno fé n'abbrucio la maggior par- te prima che gli potefTimo dar foccorfo,fin chelo fchifammo col tagliar li pareti, 6C col vio- lento gittare a terra de parti, il fuoco fu eftinto , cY fé quiui non hauelfi poftó' grandiiiima guardia,cioè huomini con ba!eftre,con fchioppetti cY altre artegliarie,certamente col lor fu bitoaffalto,non potendo noi far refiftenza , fariano entrati nella fortezza* confumammo tutto quel giorno infìno alla notte feura. nondimeno effendo venuta,non fummo ficuri da i lor gridi cY romori , fin che fopragiunfe il giorno • tutta quella notte attefi a rifar tutto ciò che elfi haueuano ruinato,cY ad apparecchiar molte altre cofe, che la fortezza mi pareua ha ueffe di bifogno*cY accommodai alcuni forti, 8C in quello allogai li foldati, che gli difendei fero,cY nel giorno feguente haueflero da combattere* f uron medicati i foldati feriti,che era> no più d'ottanta* Come i nimici diedero "Vn altro terrìbile dfidlto dlldfortezg* &* "V/c/f o il Corte fé yccife afidi di loro & dbbrtt ciò certe cdfe, furori feriti anqudntd Spdgnmli : delle mdchine che gli Spdgnuolifdbricdrono. come il Signor Monte^umd fu crudelmente percolo con ynfdjio , & mori. Venuto il dì gli nimici ne combatterono più gagliardamente , che non fecero il giorno auanti*cY vi era concorfa tanta moltitudine, che a i bombardieri non faceua di bifogno vfai diligenza in pigliar la mira con arte,ma folamente, veduta la moltitudine de gl'Indiani,da. fuoco all'artegliarie*cY benché con quelle faceflero loro gran danno , percioche ol tra gli (chioppi,cY le baleftre adoperauamo contra gli nimici quattordici pezzi d'artegliarie: non dimeno tutti quegli faceuano fi leggier danno a tanta moltitudine,che ci pareua di non of- fendergli punto*percio che tirato vn pezzo d'artegliaria, a dieci , o dodici che ne veniuano vccifi,ne fottentrauano de gli altri* Hauendo lafciato nella fortezza coueniente guardia, cV quella che ci fi poteua laffare,vfcì fubito fuori, cY prefi alcuni ponti , 6Y abbruciai certe cafe, cY vecidemmo affai di loro,che fi sforzauano di difenderle . dC era tanta la moltitudine, che benché haueffimo fatta grandiflima vccifione,nondimeno pareua, che poco fi diminuirle, ro le lor forze* concio Ila che noi fuflìmo aftretti a combattere tutto'! giorno intero, cY elfi per ifpatio di poche hore,hauendo modo da poterfi cambiare , cY tuttauiacrefceuano, cY ir vn medefimo dì ferirono cinquanta o feffanta Spagnuoli,ancora che no ne moriffe alcuno Combattemmo infino a notte,cY ftanchi ritornammo alla fortezza* Confiderato il gran difitmo danno fattoci da nemici,cY che efTì ftando in luogo fìcuro ne feriuano,Sc" yccideua no,cY il danno che noi faceuamo loro,non fi vedeua,effendo la moltitudine infinita* Quel la notte 3 2< il giorno feguente confumammo in fabricar tre macchine dilegno ; in ciafcui ° delle IA SECONDA RELATIONE ,.. A delfequaI,poteuanoffardennovennToldat.,chenon poteuano efferoflaìdy&ffi Acali gentemente a farle machine , gli minici però non mancauano di combatterci di maniera che mentre noi non vfciuamo della fortezza , effi faceuano ogni sfo^^rTia^i chehaueuadeliberatodiparlareaCapitanidiquelpopolo ^fDerZzd^irfXlT ' rianodataleafledic ..Comandai che & ^ffiSttfe con loro di quim :, fuoi gli percolerò la tefta co vn fafTo.cY gli fecero fi cmdel ferita che nlr ,,panoditrepom^ fero fuori della fortezza effi Io portarono al popolo, nòdimeno SdSStóffe nò lo fo Mojchea^ janno.randanmaspamuolt.il Cortefe y {cito della fortezza * In quel medefìmo di i quelfiftelTo luogo, doue haueuano ferito il Signor Montezuma meco cV cofi feci, parlammo di molte cofe.cV dimandai perche m^di^Zn^nhl^dl cagione alcuna,* cheguardaflero quanto bene haueuano hauuto da me cV quato nfi fuffi portato bene con elfo loro,Rifpondeuano,che s'io mi partiua della S SS darnoiinruina.iqua,,ficomepoifividde J diceuanocoflinfìncherò '«'kApmd.trem.UIndiani.chea^ovenurimecotdlepróainaediTa^^l&f^ c^retzzl^^^^^ a cuna Comba.tc ra modaIlamat t ,naabuon'horamnna m e Z zo|rom™ &a,r«anSf f uno noftro d.fpucere ne ritornammo alla fortezza. Ondegl, nS weftroTn?an^o cheardmano d,feorrerenno alle portedella fortezza AprffoòqXg^nMoKto & ce no meno aguzzc& da quella torre offenderono grandemetc inoltri cheerann nèSS s&3 a &^ delle?err£:z7 nonSmiS^ 0ma Sg'°reard.re pernon hauernoi potutooceuparealcuna deffi SZ2r T a l ? 1,rm J akuno * gli Spagnuoli, che tendendo no ne ca «ueuatorre.oltraidaniu ogni giorno fattici, crefeerebbono d'ardire peroffend&ci.vfcij della Machine fa bricate da Spagnuoli. x ' > ' 71. i, ; Morte del Signor Mó tezuma. W'J' Battaglia tra il Corte fé & India- ni. ■ , 1 1 ;^!,;.!!|' I' 1 Vi " 'ì '.. * »■•■■' 1 li 1 1 ! 'fi PEL S, FERNANDO CORTESE della fortezza,benche poco mi poteffi preualer della man finiftra per vna ferita datami dà loro il primo giorno,legacami la roteila al braccio con certi Spagnuoli,che mi feguicarono, m'appreffai affa rorre,& procurai che diligentemente il pie N di quella foffe circondato, cV co loro che la circondauano nò ripofauano,anzi da ogni lato combatteuano co nemici, Oc per dar (occorfo a quegli che ftauano nella torre,corfero molti ♦ Noi cominciammo a motar fu le fcale,& benché con ogni sforzo difendeffero il falirui,cre folamente ó quattro Spagnuoli gittarono giù dalle fcale: vi falimmo finalmente con l'aiuto del Saluator noftro, bC della bea tiffima fua madre Maria» cV combattemmo tanto gagliardamente nella parte di fopra della torre,che gli sforzammo dalla detta torre falcare in vna loggia,che circondaua la torridi lar ghezza d'una ftatura d'un huomo.cV.erano d'intorno alla torre tre Ornili à quella dittanti quafi quanto fatano tre ffature d'h uomini ; alcuni diloro cadettero dalla cima al pie della torre: iquali oltra che patiuano per la caduta,quiui erano vccifi da gli Spagnuoli.ma quegli #he s'erano fermi nelle dette loggie,combatterono tanto gagliardamente con nocche con- fumammo tre hore,prima che gli poteffimo vccidere,de quali niuno fcampd,ma tutti furo Torreefpu. no yccifl.Et voftra Sacra Maeftà prefti fede alle mie parole 4 , che fu cofa tanto difficile l'efpu gH ata & ar f c fa torr e 3 che k Iddio non haueifi tolto loro le forze cV l'animo, venti di loro facilif gnuohf a " fimamente haueriano potuto vietare il falirui à mille Spagnuoli , benché fortemente hauef fero combattuto infino alla morte . procurai di metter fuoco a quella torre òC à tutte le cofe che erano nella detta Mofchea, dalie quali già haucuano leuate tutte i'imagini,che noi vi haueuamo pofte, ... Come gl'Indiani haueua.no al tutto deliberato d'uccider li Spagnoli • come gli Spagnuolil/fcirono & abbruciarono afìaifiime cajè, terrazze &• torri , & prefero quattro ponti, & come li riempier •ono0* molti Spagnuoli furono feriti. Efpugnata che fu quefta torre perdettero alquanto l'ardire,cV talmente, che in molti luo ohi fi ricirarono.Io all' bora ritornai a quella terrazza , cV chiamai quei Capitani, che prima mhaueuanoparlato,iqualipareuano alquanto hauereabbaffato l'ardire perle cofe che ha> ueuano vifte*8£ fubito s'auicinarono , &C dimoerai loro che hormai non mipoteuano rei i> fiere cV che noi ogni dì fàceuamo loro grandifilmo danno,cV affaiiTimi n'erano vccifi,cV ab bruciauamo OC diitruggeuamo lalor famofa città , ne cefieremmo fin che di lei cV di loro vi fuffe vefìio-io alcuno.Rifpofero,che ben vedeuano il gran danno che riceueuano da noi, d£ 1 che molti ne moriuano,nondimeno che effi haueuano del tutto deliberato d'ucciderne, dC midiceuano ch'io guardalTi le contrade , le piazze , cY le terrazze tutte piene d'huominu . perche affermarono hauer fatto conto, che fedi loro ne moriffero ventimila , 6C de noitrt vno che colio ne ridurrebbono à niente,dicendo noi effer pochi , cY che erano elfi fenza mi mevo.dC ne cer tificauano tutte le ftrade mattonate p le quali s'andaua in terra ferma effer ita te auafìe,come con effetto erano, faluo vna: OC da niuna parte ci era aperta la via , fé non per acq ua.&'ben doueuano fapere,che non haueuamo abbondanza di vettouaglie ne d'acqua, cY non poter refifter molto, che moriremmo di fame , ancora che eiìì non n'uccideffero. 8C certamente diceuano il vero,che fé non hauelTimo hauuto altro combattimelo che la fame, & la careftia delle vettouaglie,era à baffanza à farne morire» Contendemmo affai, cV ciafcu- no difcndeuala fua caufa. Venuta la notte vfcrj in cópagnia d'alcuni Spagnuoli, cV crollan- do ^l'Indiani alla fprouifta,per forza prendemmo vna contrada,cV in quella abbruciammo Cafe abbru piudi trecento cafe,cV mentre vi còcorreua la moltitudine, me ne ritornai per vn'altra, dC a ftiate da £ uefto m0 ^ Q abbruciammo più cafe di quella contrada,cV malTimamente certe terrazze vi Spagaupli. 2 neal i anoftra f ortezza ,dallcqualin'oftèhdeuano grandemente. Per le cofe fatte in quella notte mettemmo loro qualche fpauento : & nella medefima notte attefi a rifar quelle machi ne di legno che l'altro giorno ci haueuano fracaffate , per accendere alla veccoria, che l'onni- potente Iddio ci donaua*andai alla medefima contrada, doue il giorno auanti ci haueuano ouafte le machine,cV quiui non men gagliardamente che con valorofo animo ne fecero re- Menzamondimeno trattandoli della vita ÒV dell'honore,effendo quell'una fola ftrada rima fa intera di quelle che conduceuano in cerra ferma,benche prima che hauefiimo potuto gin onere a quella, vi fuffero di mezzo due grandiffìmi OC alti ponti , cV tutta la contrada tulle fortificata di pareti altiffimi , di cafe, & di torri , ci venne lume di tanto vigore cV ardimen- to dC combattemmo di maniera, che prestandoci Iddio 5C fauore & aiuto figliammo in Parlamelo" tra il Corte fé & India- ni. LA SECONDA RELATIONE 24 g \ quel giorno quattro ponti,* furono abbruciate tutte quelle terrazze, *cafe * torri Mi* no all'ultima: benché la notteauanti haueuano fatti molti ripari di mattoni crudi * di creta ne 1 detti ponti,per le cofc auenu te là precedente notte , di modo che 1 arteahcrie cV le baie «re non poteuano lor nuocerci quali quattro ponti riempiano di terra, &di mattoni cru^ di,* di molti faf&,* di tram' delle cafe abbruciate.nondimeno non fi potè far tanto che nò tollero feriti molti bpagnuoluvfai gran diligenti* quella notte in guardar quei ponti' accio chedinuouononcegliritoglieffero. Come li Spagnmlipglianogli altri ponti . i nimici fanno patto dell'accordo, i detti ponti più "Volte ber fona &• Mr*parttfpi»hano& jitoijoldati ufci della citta confermato toro & le gioie della facra Maeflà atti Giudici &Ac? «enti. come nelpafar combatterono fortemente C^ li Spagnuoli perdettero l'oro, le***" gioieje l/ejìt & tartegliane e haueuano cauate, & andorno a Cai ' acuba Citta, femprc combattendo, Il giorno feguétela mattina a buon'hora vfcfj, * Iddio onnipotente rnicòcedettebuon fuccello.perctoche auegna che fuffe infinita la moltitudine che difendei» gli altri ponti * v'erano di mezzo * folli * argini gradinimi, noi gli pigliammo * empiemmo * alcuni a cauallo perfeguitarono gl'Indiani lino in terra ferma feguitando la vettoria.Mentre io fa- ceua acconciar li ponti * riempierli, venero a chiamarmi con gran preftezza dicendo che gl'Indiani,che haueuano còbattuto la fortezza, defiderauano la concordia * la pace * che aipettauano certi lor Signori * Capitani: quiui lafciati tutti i miei foIdati,et certi pezzi dar tegliaria,con tutta la caualleria andai a vedere quel che voleffero quei Baroni , i quali affer- *narono,che fé io preftaffi lor fede 8C perdonaci loro i commiffi falli, non combatterebbo- no più contradi me,* di nuouo procureriano di far rifar i ponti , * le ftrade ruinate cVfa" riano al feruitio di voftra Maefta come haueuano fatto prima: * che io faceffì menar quiui vn certo de lor rcligioli prigione appreffo di me,ilquale effi honorano come generale del la lor religionc.venuto che fugarlo loro,&: tra loro * me confermo' il patto,* fubito fi vid dc,come egli affermaua,che haueuano comandato a foldati , i quali ft auano ne forti che fu bito ù rimanefTero dal combattere ladetta fortezza,* da ogn'altra ofrenfione, * co quello patto ci partimmo.En trato nella fortezza haueuo cominciato a definar,quando mi fu nun tiatoxhe gl'Indiani di nuouo haueuano pigliati i ponti,i quali in quel giorno noi sii haue- uamo guadagnati loro,* haueuano vccifi alcuni Spagnuolù p la qual nuoua Dio la quan- to aifpiacere mi s'aggiugneffe* perciò che m'haueua penfato, che prefi li ponti,hauendo l'u lata libera in terra fernia,non mi reftalTe gran difficul tà,cò la maggior preftezza ch'io po- tei caualcai la,* quato più tofto potei con alquati i cauallo,che mi feguitarono,caminaitut to quello patio,et lenza fermarmi in luogo alcuno,di nuouo corfi in mezzo de gl'Indiani cVnprefi li detti ponti,* pfeguitai loro fin in terra ferma:cheenendoimieifantia piéftan chi per la fatica,* feriti,* impauriti,* vedèdo il prefente pericolo , niuno di loro feguf to' onde auuene che voledo io poi ritirarmi,trouai li ponti gia x preiì da gl'Indiani,* haueuano già tolta via gran parte di quella materia da i ponti,delIa quale io gli haueua fatti riempiere ÌX nella citta li vedeua ogni cofa pieno di moltitudine * p terra , Sfinii luogo nelle Canoe Laqual moltitudine auuétaua tanto fpeflb da ogni bada cVdardi * falli fopra di noi 'che fé i onnipotete Iddio miracolofamete non ci hauefTe liberati da quel pericolo , era ìm potàbile campare.* già publicaméte tra Spagnuoli,che erano rimafi nella citta,s'era fparfa la fama :ii io ero morto.* effendo giunto all'ultimo ponte vicino alla citta, trouai tutti li caualier/ quali erano venuti meco.effer in quello caduti,* vn cauallo fopra'l quale nò era alcuno et lon t lo potei parlare,* io folo fui affretto ad affalire gli nimici, * i quello modo i caualieri iebberofpatiodipoterpaiTareilponte:il q uale trouai elTer vacuo,* palfai con gran perico o.percioche dall una * dall'altra parte per tanto fpatio quanto faria la ftatura d'un huomo 3ilognauaialtarcolcauallo:*mentreio vfciua del ponte percoteuanome e'I cauallo con 3aitoni,nondimeno elTendo bene armati,altro male non ci fecero piu,che'l dolore che nati Jamo per la percoffiuonde rimafero vincitori hauendo prefi quattro ponti ; a gli aitriquat- ro hauedo lai ciato buona guardiane n'andai alla fortezza, * feci fabricare vn ponte di le ;no,che comodamente lo poteuano portar quaranta huominnConfiderato il gran nerico^ o,nel quale erauamo,* il grandiflìmo ♦ danno, che ogni giorno cifaceuano gl'Indiani,* temendo Poti piglia- ti da Spa- glinoli. & cafe.tei raz- ze & torri abbruciate. Patto del- l'accordo. Ponte che fcce fabri— car il Cor- tefe. t 1 1 il 1 i m k [\ '■*■ vài ■' r iT Ili : " ; *'"iUli'> '■"'♦' '.'*ì!; '■''■ '■''?■>■" .4 I M d ! « ' ' 11' • Il 4É 0! W: : v 1 ' li Partita del Cortefedal Temifti- jan. DEL.S, FERNANDO CORTESE temendo che non guaftalTero , come haueano fatto l'altre , anche quella via mattonata, che v'era fola rimala, laqualeeffendo guaita faremmo aftretti à morire ,cY anco perche molte volte fui pregato da miei foldati che ci partiffimo della città,che la maggior parte di loro era ferita,cY fi malamente,che non potrebbono più combatter co nimici, quella notte deliberai di com piacer Ìoro,cY pigliato l'oro della Maeftà voftra et le gioie,che fi poteuano cauare,in quella fala in picciole fome le confegnaià gli vfficiali di voftra Maefìà,iquali io haueuo or.- dinati per nome di lei,cY à i Reggenti,cY à i Giudici, cV altri che i'i trouauano efler prefenti, cY gli pregai: cY còfortai che deìiero fauore cY aiuto à cauarle fuori: cY à quello effetto diedi loro vnamiacaualla,foprala quale ne pofero quella parte ch'ella poteua portare, cV ordinai che certi Spagnuoli &C miei familiari cY d'altri andaffero accompagnar detta caualla,&: il re- fio del detto oro : gli vfflciali,i Giudici,cY i Reggenti , cY io lo demmo cY compartimmo tra Spagnuoli,che lo cauaffero fuori JEt lafciata ^fortezza, con gran ricchezze cY della Altez- za voiìra,cY de' Spagnuoli,cY mie,per lo più fecreto modo,che potemmo,vfcimmo, cV me nammo co noi vno de figliuoli & le figliuole del detto Montezuma,cY Cacamacin Signo- re in Aculuacan,cY fuo fratello,che io haueuo fatto Signore in luogo fuo , cY i Signori d'al- tre prouincie cV città,iquali io teneuo prigionucV eilendo giuto a i ponti occupati da gl'In- dianone! primo gittammo il ponte che haueuo fatto portar con elio noi fenza molta fatica, percioche niuno ci faceua renitenza eccetto alcune guardie , che ftauano nel ponte , lequali fi miffero a gridarctY prima che io arriualTi al fecodo ponte, fi ragund infinita moltitudine de nemici,cY da ogni bada cY per acqua, cY per terra fi ftudiaua d'offenderci ♦ Io fubito paffai con cinque à cauallo,cY forfè cento fanti,co quali notando paifammo tutti i ponti,cY gli ha* ueuo occupati tutti fino in terra ferma,cY lafciati à fronte li fanti,ritornai al fecondo ponte à Battaglia coloro che erano nell'ultima fquadra, doue trouai che fi combatteua fi fortemente, che non fi puo v eftimare il dano,che gl'Indiani faceuano cY a gli Spagnuoli,et a gl'Indiani di Churul tecal,che erano venuti con eflb noi, iquali gli haueuano quali tutti vccifi, cV anche haueua- no vccife molte donne,che feruiuano a gli Spagnuoli,infieme con gli Spagnuoli, cY caual- \u BC gii haueuano perduto l'oro , cY le gioie, S>C le vefti, cY molte altre co fé che noi cauama fuori,cY tutte l'artiglierie *ragunai quegli che erano rimala' viui , cY comandai che effìan- dattero auanti , cY io accompagnato da forfè cinque a cauallo, cV fettanta fanti , che haueua- no hauuto ardire di reftar meco , rimafi dopo loro , fempre combattendo co nimici, finche arriuammo àvna certa citta nominata Catacuba,laquale épofta fuori oltra tutta la ftrada mattonata» doue Iddio m'e v teftimonio quanta fatica Supericelo io foiteneffì : percioche ogni volta che andauo adotto animici, ne ritornauo pieno di freccie , cY percoflo da ogni banda da baftoni,cY da fallì, cóciofiache dall'uno cY l'altro lato vi fuffe il lago,cY coloro che erano nelle Canoe Scuramente ne poteuano ferire : cY quegli che pigliauano terra, fubito che andauo loro adoffo,fi gittauano in acqua, cY à quel modo patiuano poco danno, fé non alcuni,che eilendo la moltitudine grandinima cY l'uno vrtando l'altro cadeuano cY s'uccide uano»Con tal fatica,cY trauaglio gli coduiTi tutti alla detta città , che no ferirono fé non vnc à cauaÌlo,che veniua dopo me.cY combatteuafi con grade sforzo per fronte cY per fianchi) ma co maggior impeto alla coda percioche la moltitudine,che era nella città , fempre fo ttcn traua à combattere più frefea» llcontrafo chebbe il Con e fé partendo fi di Cat acuba, & fortificati fi in ~yn colle furono lungamente com- battuti . il numero de gli Spagnuoli &fuoi Indiani & Indiane che fi trouorono mancar . il figli- uolo & figliuole del Montc^uma furono occip, comepofli i fidati in ordinanza & camminarono tutto il giorno combattendo . & arriuati ad~\no Ottimo albergo fi fortificarono. Et eflendo giunto alla detta città di Catacuba,già effendo giorno trouai i noftri foldati in vna delle piazze della città che s'erano r libretti infieme , dicendo di nò faper doue s'andare à quali comandai che s'affrettaffero d'ufeir della città prima che il numero de gli nimici crefceffe,cY occupalTe le terrazze,che da quelle ci poteuano offender grandemente» quegli che erano porti alla fronte,differo di non faper doue andare,io gli miifi alla coda,6V io andai alla tetta fin che vfcifiimo della città.gli afpettai in certi campi lauorati,cY quiui efsédo giuri ti quegli ch'erano rimafi alle fpalle,intefi che haueuano riceuuto gradiifimo danno , cV ch« erano flati veciii alcuni Spagnuoli & Indiani , dC rimafo nel viaggio molto oro , ilquale gli nimici tra Spa Ji & India- ni. Rotta di Spagnuoli. Catacuba Otta,, LA SECONDA RELATIONE a 49 nimici andauano raccog!iendo*quiui combattei con gl'Indiani finche i mei paflàfiero auan ii^gli fofténi,ftnche i noftri occuparono vn coIIe,nel quale era vna torre, Se vn'albergo affai forte,& l'occuparono fenza noftro danno, percioche non mi partrj di lì y nz lafdai paffar gli nimici , fin che i noftri non prefero il colle ♦ Doue fa Iddio che fatica habbiamo fopportata* conciona che già niuno de caualli, che n'erano rimafi ventiquattro,poteua correrete caua- lieri che potettero alzar le bracciale alcuno de fanti non infermo,che fì. poteffe mouer più* Centrati in quello albergo,in eflb ci fortificammo,cY quiui fummo còbattutiinfìno anot- te, di maniera che non poteuamo ripofar vn hora.Di quefto trauaglio, fatta la raffegna,tro> uammo che erano morti de gli Spagnuoli centocinquanta, cV tra caualie cV caualli quaran- tafei,&: più di duomila tra Indiani,cY Indiane,che feruiuano a Spagnuoli» Tra quali vecife- Numero di ro il figliuolo,^ le figliuole di Montezuma, cV gli altri che menauamo prigioni» A mezza s P a g nuo,i . notte penfando di non effer vditida alcuno, tacitamente ne partimmo dall'albergo, lafcian- S/ìiSi doui dentro molti fuochi.&niuno era tra noi , che fapeffe doue fuffimo, d doue doueffimo « a n° qaà andare, fé non vno del paefe [di Tafcaltecal , che affermaua di volerci guidare nella fua prò- furonmo1 - uincia, fe'l viaggio non ci fuffe impedito* Appreffo il detto albergo erano fiate pofte molte °* fcntinelle , che (ubito che ci fentirono , gridando chiamarono in aiuto le citta' vicine, cV da quelle fu mandata fuori gran moltitudine d'Indiani, la quale ne feguito' infino al giorno,c\: :inque a cauallo,che andauano auanti per difcoprire,andarono adoffo ad vna fquadra d'In- frantene nel viaggio s'era fatta loro incontra,^ n'uccifero alcuni di effa,i quali non leruart io l'ordine,fi erano fparfì,che fi penfauano che feguitaffero più caualli, et fantùcV percioche i'ognintorno crefceuano gli nimici,di tutti i foldati,che erano tra noi,feci fcelta de più fani, X gli mifli in ordinanza ponendogli alla fronte, alle fpalle,cY a i fianchncY ordinai che li fé •iti fteuero in mezzo, cV comparti) gli huomini a cauallo: cV con quell'ordine caminammo :utto'I giorno combattendo d'ogni banda, di maniera che in quella notte de in tutto'! gior- io non andammo più di tre leghe*cY per gratia d'Iddio venédo già la notte, vedemmo vna :erta torre, cV vn'ottimo albergo , doue ci fortificammo, cV quella notte h rimafero di com- jatterci , benché quafi all'alba haueffimo qualche tumulto» auegna che non fapefTimo che litro hauer più da temere, che la moltitudine la qual neperfeguitaua* Cerne il Corte fé quindi partendofi fu perfeguitato di giorno in giorno fempre combattendo &* ogni dì flit acrefeendo la moltitudine diquellegenti.come trouò ~\n aguato & combattette con loro &* ì fu ferito da due colpi ebftjsù&* ilfeguente giorno gli Spagnuolifurono afjaltatt da yn altra molto maggior moltitudine & li mifjero in rotta &fconÙero, & morti aflaifiimi di lor principali, et ~\cctfo il capo loro. Il giorno feguentealla prima hora del giorno col medefimo ordine mi partij,menando i bldati OC alla coda dC alla tefta apparecchiati , nondimeno dall'uno cV l'altro Iato gli nimici le perfeguitauano gridando et chiamando per tutta quella prouincia, la quale era molto ha »itata.cV benché fuifimo pochi a cauallo, pur gli aflaltauamo,nondimeno poco danno face [ano loro , che eflendo quel colle afpro, in quello firitirauano.cY con in quel giorno carni- lamo allato a certi laghi , finche arriuamo a vna certa città, doue penfaùamo hauer qualche on trailo con gli habitatori di quelIa,cV fubito chegiugnemmo,abbandonatele cafe fé n'an larono ad altre citta' vicine,cV quiui dimorammo quel giorno cY l'altro , percioche et li fani t l'infermierano fianchi perla fatica cV per la fame,cY arfi per la gran fete,cY i caualli non fi •oteuano più foftenere in pie\cV quiui trouamo del Maiz, del quale mangiamo,cV leffo dC rroftito ne portamo con noi in viaggiali giorno feguéte mi partrj,effendo fem pre feguita oda nimici, i quali cV di dietro cY dauanti dicontinouo ciaffaliuano con altiffimi gridù seguitammo il cammino , per il quale ne conduceua vno di Tafcaltecal,doue patimmo va- ie fatiche cV trauagli, pèrche molte volte erauamo aftretti a vfcire,&: trauiare dal dritto cam tìino,&: auicinandofi la fera, venimmo a vna certa pianura, nella quale erano alcune piccio i habitationi. dC quella notte alloggiammo incommodamen te, cV con careftia di vettoua- ;lie»l'altro giorno la mattina a buon hora cominciammo indirizzarci al viaggio, nel quale ton erauamo anchora entrati, quando gli nimici ne cominciarono a feguitare , & con loro caramucciando arriuammoavnagran terra al cui finiftro lato in cima d'un picciol colle tano alcuni Indianunoi penfando di potergli prendere 3 efiendo vicini al noftro cammino, K per certificarne fé fuffero più di quelli , che fi vedeuano , me n'andai là accompagnato da Viaggi V0Ì3 . H cinque /''i'ii'/ì 1 ' * j ", ' J; I ' i , I '■ ; : i ì! i ili ,1 ;{;*'■•;;■£ ....,, t . ■ V'! ":W< ••:!'■ io I ! "ili »! ;■■%$ II (W*^* ":■ iti ..ii 1 1 ' '.!r»i il-; ■•■' »■! ■ il m,i i ■•• * Mi ::;> : « : «' ; i Aguàfó d'indiani < Spagnuoli DEL S. FERNANDO CORTESE cinque caualli,cV dodici fanti,circondando il colle: dopo il quale era vna grandiffima molt tudine d'huomini pofti in aguato, co quali combattemmo tantoché effendo il luogo,dou< iì erano fermi alquanto afpro dC faffofo , 8>C la gente infinita, cV noi pochi, fu neceffario riti rarfi verfo la terra,doue erano i noftri,et di li mi parti} malamente ferito da due colpi di fafiì Poiché m'hebbi 1 legate le ferite , ordinai a gli Spagnuoli , che lì partiffero della terra perciò, che non mi pareua che l'alloggiamento fulfe ficuro. cV procedendo di quefta maniera fegu tati da gl'Indiani andammo a vn'altra terraglie dalla fopradetta era diftate due leghe,cV qui ui nel viaggio vn numero infinito d'Indiani ci affaltd , OC combatterono con noi talment che ferirono quattro d cinque Spagnuoli -, cV altrettanti caualli J cV vn cauallo vccifero ♦ 8 benché il mancamento di quello ci luffe di grandiffimo incommodo,et ci grauaffe molto 1 fua morte,che dopo Iddio non haueuamo difefa alcuna fé non li caualli,nondimeno ci rift< nSIguno ró grandemente, & mangiammola fuacarne,etlafua pelle,di modo che nulla vi rimafe,tai *n cauallo. to erauamo filetti dalla fame, Percioche dopo la noftra partita dalla gran citti,non haueua mo mangiato co fa alcuna,fe non Maizleffo 3C àrroftito, ma di maniera che mai no ne reft uamo fatolIi,&: fimilmente herbe, che coglieuamo ne campi.Et confiderato che ogni gior no crefceuano le crenti de nimici, 8>C noi ogni giorno fcemauamo, quella notte medicati li f riti,cY gl'infermi , che menauamo , ordinai che alcuni fuffero pofti a cauallo , ad alcuni fe< metter le crocciole fotto le braccia,&: feci fabricare altre forti di foftegni cY aiuti per far viag gio, accio che gli Spagnuoli che erano fenza infermità d ferite fuffero liberi al combaten cVpenfoche Iddio mi concedeffe tal prouidenza,fìcome per prouafi vidde il giorno fé guente.pércio cheeffendomi quella mattina partito dal detto albergo, ci affaltd vna grand cV infinita moltitudine d'Indiani,c\: tanta di dietro,dinanzi, cV da fìanchi,che niente appai u? ta s § a à m di vacuo delIa cam P a g na > c « e ml era pofta dauanti. cV attaccarono con noi d'ogni band gnuoii* k fi afpra battaglia,che noi non ci poteuamo conofcere l'un l'altro,tanto camminauam o ftrei indiani, t j & mefcolati infieme ♦ Et certamente credemmo quello effer l'ultimo giorno della vita e tutti noi , conliderando la moltitudine de nimici , dC la debolezza che trouarono in noi d refifter loro,effendo tutti quafi feriti,et mezzimorti:nondimeno l'onnipotente Iddio fi d &nó moftrar la fua mtfericordia* perocché con la noftra ftanchezza rompemmo la ferorit fndT ' ai & Superbia loro.&de loro principali furono morti affaifflmi, effendo tanta la moltitudine che combattendo s'impediuaho Tun l'altro ; Camminammo con quefta fatica la maggio parte del giorno , finche l'onnipotente Iddio ne fece grafia , che fuffé vecifo colui ,'die era Capo tra nimici,il qual tolto via ceffo ogni combattimento: et a quel modo ftemmo alqua to fpatio quieti, benché ne feguitaflero andandone fempre toccando infino a vna certa pie cola cafa,che era nella pianura, doue cfuèlla'nótte alloggiammo al feréno. donde vedeuam certi monti della prouincia di Tafcaltecal , della qual cofa prefi non picciolo.piacere , cono fcendola prouincia, cV verfo qual luogo, doueuamo andare,anchora che nonteneffim per certo gli habitatori di quella prouincia efferci fedeli amici* perciò che credeuamo ve dendoci cofi debiUdoueffero effer quélri,che poneffero fine alla noftra vita per confeguir 1 priftina liberta, flqual fofpetto ci arreco taritaafnittione,quanta n'haueuarao,quando cor jbatteuamo co nemici* • ■ à->arix ComeilCortefedrriuòneJkprOHMcfd'diT^ wmito&yifttato'dawttili Signori di quelle proMncìe y &f dm rono ad~Vna città poco ctìflant-e .accio fi ripcfift i&rìflòrdfiefiydoue intefe che lin fuo familiare che hportaua oro et altre coft4ydbr di trenUmilapefl Ù doro,fu yccifo dagl'Indiani di Culua.et chegh Spagnuoli €Ìieran nmafi nella c;ttà di Veracroce erano jdw. li giorno feguente la mattina all'alba cominciammo a entrare in vrtavia piana, per la qu le a diritto s'andaua alla prouincia di Tafcaltecal, cV per laquale pochi de nimici ne feguita iono,benche quiui fuffero vicine affaifflme cV grandtiTime citta\nondimeno da quelle pie ciole colline alcuni da lontano ne gridauano dietro.Et cofi in quel giorno, che fu di Dpm nica , a gli otto di Luglio 15x0 vfeimmo di tutta la prouincia di Culua , tY arriuammo a luoghi della detta prouincia di Tafcatecal , alla città di Gualipan , che ha. quafi quattromil cafe,doue fummo da gli habitatori riceuuti benignamente,cV ci riftorammo alquanto dall fame cV dalla ftanchezza , chepatiuamo ; benché molte cofe da viuer die ne dauano , ne 1 dauano £A SECONDA RELATION E, ^«j^P*^^>#akunin^^ perlaneceffitachepati^ £"*Secutengal,et^ le cofe,che m erano interuenute, dicendo che fpeflo mi haueuano auiTato,che queXi Cui «aeranotraduon cVchemidouefifi i guardar datore, nondimeno diefo^nà^^ io mai preftar lor federa poi che io haueuo fcampata la vita, douefìl rallegrarmXerano ^erdarmiaiuto finche haueiTerolofpirito perriftorarmidd haueuano fattocene oltra l'obligo, che erano Ridditi dell' Altezza voftrndoleuano^ a t triftauanodelIamortedimoltilorfratelli& tivceifi, cYdaltrevaneingiurieFatte da quegli a toro ne tempi pattati, cY^ certochemifamnofedelicVveriamici,cVpercheiocV g liahrim^ mo feriti doueffimo andare a vna citta\che era diftante quattro leghe da qlcuTZITauf. n e f^ Ghrm S ra ^Aàceonfentrj alla lorrichiefta/cV feci tor parte di alcune tarfìe di quelleche haueuamo portate, benché poche delle quali hebbero gran piacere. Anda con letto comporto di legni Con alcuni ornamenti, che effi vfano , doue io dorm,\chenonne haueuamo portato alcuno con effo noi: cVci fece parte d'ogni cofache haueuacVpoteua pernoftronftoroJnqueftacittaalcunimieiTami palTaiandandoallac ttaMi Temiftitan,lafciaronoaicunecofe,(cioe^rgento P v ™™ntidicafa,&al^ d£ Zìr ggi ° ' fe a fa a 3lCUna c l nterueni ' ffe > ch ^onfufferoimpeditid'alcunoaltropefo che delle proprie veftì , cVarme . cV intefi che vn'aìtro mio familiare venuto dalla citta K yeracrocemiportauavettouaglk^^ fCinquefantioppreiTidamala^ fe^p^nonfan^^^^ iapelidorocoIato.Contieneilpefodell'oroilvatorquafididuefiorini,i lciatiiuiinduecaffe,cVaItrifregicV ornamenti, oltra gli altri quattordicimila Caftisiiamin tà d ' oro > zz pezzi d oro, che haueuo hauuti nella prouincia di Teuchitibeque quel Capitano ch'io m3 SS&ST" lor di piuditremamilapefìd'o^Etli predetti Indiani diCuluarhaueuanovccifoneìvia>,T u T ^""«recheio haueuo accolte infieme con gli habitatori di quefteprouincie. Similmente toltida ni " tan penfando^cheioquiuimeneviuefìì pacificamente, cY che le fede tufferò ficure co. « S mefoleUa^oefferprima.Perlaqualcofa(iodico il vero allaMaeftivoftra)tuttififortemen E0 - teciattriltàUàmocydolèuamóiChe nulla piucipoteuamo dolere ne attriftare, Percioche oltraIaperditadedettiSpagnUoh',cVdell'altrecofe,cheeranomolte,vif^ ^ntelamortedegli^agnuolivcCiTinellagrancit^ nen dviaggio:cYmaflmiamente^^^ anchoraque g h,chee^ feivdnalanoftrarottafifufreroribellati:cVfubitoifpe^ chegliguidaiTero,aqualiordinai,chenonandaiTeroinfinoa ni,etchetoftomiauifalTerodiciocheiuififac^ calventTJtorl cai venti giorni attendendo a fair medicar le mie ferite: le quali erano crefciutecV per lalun. gnezza del viaggio , & per non hauerle medicate , cV maffimamente quelle della teda il fi. £ilefacendodel!eferitedemtó ^mparteperlepatitefatiche: & alcuni rimaferoftorpiati, cV zoppi per SsS Viaggi voU^ 11 Come màm l ■■.i!i ■H 1 ; ',;'•': I ir; ' mi r'' é R, ■ 'il/ •■' '' ' li:' '»» , I !M ti . - i ( Li» V 1, •'li, * 4 . ■' ',:-■' .■sii" «4.Y i- ,' ♦l i» DFL ^FERNANDO CORTESE Cowf // Cotte/? eshort dto da Spagnuoli d'andar alla città di Vera croce non ~\olfe acconferìtìrli ma fé . ] riandò aliaproumaa Tepeaca doue gli fi fecero incontro affai fame genti con arme.i <]uali Tram* ti alle mani furono ingranane ")>cafij& il Corte fé in yenti giorni foggiogò molte città ; 0* terre ferine per ifhiam alcuni degli habitaton: &■ perche del giunger di ir ance f odi Garai al porto di V era croce mal m punto 1/ccifi . . . ; et feriti molti defuoi. Li miei compagni vedendo già molti effer morti ,& quegli che erano rimali viui , effer deboli dC pieni di ferite , diuenuti più timidi per li pencoli cY per lefatiche,nelle qualifiera- no ritrouati, temendo delle cofe future, mi richiefero , ch'io douefìì andare alla citti della Vera croce, & quiui ci fortifìcaremmo prima che gli habitatori delle prouincie amici noftri fapendo la noftra rotta, cY le picciole forze, faceffero lega co nofìrinimici , cY occupandoli ftretti, dC li pafìi , per i quali doueuamo andare , cY ne affalirebbono da vn lato , cV dall'altro quei della città della Vera croce.cY effendo noi vniti, OC ancho effendo quiui le naui,farem< mo più ficuri,et meglio ne potremmo difenderete ne voleffero affalire, finche mandaflìmo all'lfole per dimandar foccorfo. Et vedendo che , fé io moftrafTi a paefani , cY mafTimamen^ te a gli amici , paura alcuna , potrebbe effer cagione , che più tofto n'abbandoneriano , cY fi leuenano contra di noi,cY tenendo a memoria,che fempre la fortuna aiuta gli audaci,cY che noi erauamo Chnftiani,cY confidatomi nella diuina bontà cV mifericordia,che del tutto no moriremmo,eY fi perderebbono tanteetfi nobili prouincie,che fi pacificamente poffedeuo per la Maeftà voitra, tx in tale fiato che le pacificaremmo , ne fi lafciarebbe tal feruitio con- tinuando la guerra che fi facetia, per via della quale do ueua feguirla quiete di tutte quelle prouincie , come era flato prima , Perciò deliberai per mun. modo pafTar li monti verfo'l ma re,ponendo da banda tutte le fadche,cY difagi,che poteflìmo patire: cY dilTi ch'io non vole^ uo rimanermi da quefta guerra , pcrcioche oltra il biafimo 8C la vergogna , che ne rifultaua alla mia perfona , cY miei compagni , era cofa di molto pericolo a voftra Maeflà , de pareua che noi faceffimo congiura contra di lei. Anzi io haueuo determinato in tutti li modi a me poffibile ritornar contra gli nimicf.cY offendergli in tutto cioche io poteuo.Et coli effendo dimorato venti giorni in quefta prouincia , non guarito anchora delle ferite , co compagni Tepcaeajp deboli an dai ad vn'altra prouincia nominata Tepeaca, che era confederata con quegli di Culua noftri nimici: nella quale io haueuo intefo,che erano flati veciiì dieci Spagnuoli,che veniuano dalla città della Vera croce alla gran città di Termftjtan. perciò che per quella prol uinciaera il dritto viaggio a Temiftitan.La prouincia di Tepeaca confina con Tafcaltecal, la quale e grandiffima prouincia.Et nell'entrar della prouincia di Tepeaca ci fi fecero incori tra con l'arme affaiffime genti , cV ne vietarono l'entrata con ogni loro sforzo, ponendofi ne luoghi difficili Se fortuEt per non andar raccontando particolarmente ogni cofa, che ne occorfe in quella guerra.percio che farei molto lungo,cV moltoaccrefcerei il,libro,fatta Tarn monitione , che doueffero venire a dar vbbidienza a comandamenti fatti loro circa la pace per nome ài voftra Maeftà , cY non gli volendo effi efeguire> facemmo lor guerra, eY fpeffe volte vennero alle mani con elfo noi, nondimeno per diuino aiuto , cY per la real fortuna di voftra Maeftà facemmo loro gran danno, cY molti n'uccidemmo: cY effi in quella guerra non ferirono , ne vecifero Spagnuolo alcuno . Et benché quefta prouincia fia larghiflìma, nondimeno per ifpatio di venti giorni foggiogai molte citta', & terre di quella dC pacifica et quietamele: et li Signori Se Baroni di quelle vennero a offerirfi per vaffalli a voftra Maefta\ & da tutte quelle ne cacciammo via molti di Culua, che erano venutiin quella prouincia per infiammar gli animi de gli habitatori di quelle a far guerra,et impedire che ne per forza, ne liberamele pigliaffero noftra amici tia: di maniera che ittiìn hora fono flato fempre occu> pato in quefta guerra, la quale non e v anchora fìnita,che ci rimangono anchora certe ville cV terre da pacificare : le quali fpero in breue col fauor d'Iddio di metterle fatto la real Signoria di voftra Maeftà. In vna parte di quefta prouincia, doue vecifero quei dieci Spagnuoli , ho fcrittoper ifchiaui alcuni degli habitatori: de quali la quinta parte è ftata confegnataagli vfficiali di voftra Maeflà , perciò che in quella gli habitatori fono fempre flati Selliceli , cY molto ribelli , de furono prefi per forza d'arme , cY oltra il delitto commeffo d'hauer vecilì gli Spagnuoli , de di ribellarli alla Maeftà voftra , tutti mangiano carne humana. cY perciò che queito è pubicamente manifefto,non mando cofa alcuna a voftra Maeftà.cY ancho mi fon Bjnna Terre che •vennero ad oiferuii. Huomini che magia no carne hurnaua. ' X A SECONDA RELATION E 2JI *fonmoffoafCTiuergh>rifchiau^ fono in quella prouincia molti non diifimilia quefti : eYfe perauenturanon fuffero feuera- mente caftigati non fi partirebbono mai dal mal fare. In quefta guerra ci hanno dato aiuto gli habitanti di Tafcaltecal,di ChuruItecal,cY di Guafucingo } che hanno con noi conferma talamicitia, tV crediamo che fempreferuiranno come fedeli vaflalli della Maeftà voftra Quandoftauamoin quefta prouincia di Tepéaca impacciati in quefta guerra, mi furono portate lettere della citta della Vera croce, per k quali mi era dato auife?, che duenauedi Fracefco di Garai erano arriuate al porto della Vera croce tutte battute : et come eia fi vede Naui di fi* il detto hrancefcodeGaraidi nuouohaueua mandato a quel fiume, del quale eiadifoora ccfcodc « fedmentioneavoftraMaefta^:cVglihabftatori di quella pròuinciahaueuano combattuto nel l'Z con elio Ioro,cY di loro n hauèuano vecifi fedici Ó dicifette,cY molti feriti,cV vecifì anche fet de "* Ver* tecaualh.cx: coloro che erano fcampati , notando erano entrati nelle naui, cV fuggendo fi Tu c tut * «•ano faluati Jl Capirano,cV effi erano grauemente battuti,cV feriti.cV: il luogotenente ch'io c ' haueuo quim lafciato al gouerno , gli haueuo riceuuti benignamente , cV fatti medicare : St- accio meglio fi rifanaflero, haueuo mandato vna parte de predetti Spagnuoli a vn certo Si- gnor di quella prouincia vicino alla detta città , 6C noftro amico , doue egli ben prouedeua loro di tutto. La quàl cofa non fu di non minor difpiacere che li noftri patiti difaei. Et forfè che non gli fariano interuenute cotal cofe , le altre volte fuffe venuto da me , come di fopra ho raccontato a voftra Maeftà: percioché Conofcendo tutte le cofe , che fono in quefte prò- mncie,ne poteua effer certificato da me , cY non gli fariano interuenute le cofe che o\i erano accadute.conciofia che'l Signoredi quel fìume,cV della prouincia,il qual fi chiamala Panu- co fi fune ^dato per fuddito a voftra Maeftà , cV per fegno d'vbbidienza mi haueua mandati Panucofi* luoiAmbafciadon co certi prefenti alla città di Temiftitan, come diffidi fopra alla Maeftà me - voltra.fcnfii che fé quel Capitano di Francefco di Garai fi voleffe partire , gli faceffe ogni fa «ore OC gli deffe ogni aiuto, accio' fi poteffeifpedire con le fue naui. Come il Cortefe fatto confidio congli officiali, per molteragioni deliberò edificar "ina città nella toro* mncia di Tepeaca, (jualfi chiamale ficure^a de confini . & ordinò Giudici , Reggenti & altri yfficiaU:& doue la città fu cominciata procurò difabricarui ~yna rocca. Poi che hebbi racquietata vna parte di quefta prouincia , la quale fin h ora fta pacifica cV foggetta al real feruitio della voftra Altezza .Io infieme co fuoi vfficiali facemmo configlio. che ordine fi doueua tenere per conferuatione di quella prouincia. Et vedendo che gli habi latori di quella,poi che fi erano fatti fudditi di voftra Altezza,fe gli erano ribellati,^: haué- uano vecifi li detti Spagnuoli,et ancho effendo per quella prouincia il viaggio,& il paffo di tutte le mercatante da i porti maritimi all'altre prouincie in terra ferma . 6C fé la detta pro- uincia rimaneffe fola come prima, gli habitatori della prouincia, cV lo flato di Culua che co fina con loro di nuouo gl'induceriano, cV perfuaderiano,che di nuouo fi leuaffero contra di noi,et fi ribellafìero alla Maeftà voftra: onde nafeeria impedimento cV danno incredibile et aUadifefadiquefteprouincie,cValferuitio di voftra Altezza,etceffarianoleniercatantieet rnajiimamete che in tutta quella marina non v'erano fé non due porti, cV quegli molti afprt Kdifflcili,chefono vicini a quella prouincia,et gli habitatori d'effafacilmétepoffono anda reaquelli^tperquefte^tpermoltealtreragioni^hefannoalpropofitcneparueperifchi ar le fopradette cofe, che in luogo più accommodato di quella prouincia Tepeaca fi douef- le edificare vna eitta\doue concorreffero le qualità et cofe neceffarie per gli habitatori.et per mandar la cofa ad effetto ponemmo nome alla città Securezza de confini: cV ordinai li Giù SecurezM dici,h Reggenti, 6Y gli altri vfficiali , fi come é coftume di fare: OC per maggior fortezza de ti S 511 habitatori diquefta citta, in quel luogo doue ella fu cominciata,procurai che fuffero por ™ta per «1 tate le cole neceffarie per fabricare vna Rocca.percioche in quefta prouincia fi trouano cofe Cortefc - 3ttime.c\: in quefta vferd quella maggior diligenza che mi faràpoflibile. ' Delle promncie Guacabula #* Meficò.& come quelli Signori tennero a dar fi al Cortefe & farli in- tendere còme erano in arme da trentamila huomvni di Culua .gli Spapiuoli che accompamauano detti Signori, auertiti di certo inganno li fecero prigioni, <& mandarongli alCortefe& co* mejurono relapti } et il Cortefe unmò alla ~Volta di Culua per iftedir quella vuerra. Mentre io fcriueuo quefta relatione mi venero a trouare gli Ambafciadori d'un Signo- « d iwaccna cma,la qual fi dice ch'è lontana quindici leghe da qfta ,puincia,che è chiamata Viaggi vol.3 . ii iij Guacachula, ■;■■ '■ 1 1.' ■, . ii ii'i < ' ' * flvLM- 'À?h j;' ..i ;.';rf ■-'■;■ ', . m »?Aft-'!l I .,': 5 K* ■'■■'' Jr i ' . ii M i ' Si iT' . '■ lì l ■■ • », »l * t> E t f ♦; FÉ R N A HDO C-Q-RT E 5 85 Guacacrìulà,ét e nella foce d'un monte,g la qual fi pana nella prouincia nominata Meffico\ 1 & per fuo nome mi efpofero che da pochi giorni in qua erano venuti per render la douuta vbbidiertza alla facra Maefta voftra,& fé le erano dati g fudditi &C vafialli,cY non gli ripiena deli! penfandofi chefuffe di fuo confentimento , perche mi faceuano certo, che in qlla citta erano albergati molti Capitani de foldati di Gulua, et in qlla , cV g due leghe intorno erano in arme da vinticinque in trentamila huomini ftando a guardare la foce et il pancaccio nò coteflimo pattar di là,8C ancho g vietar gli habitatori della detta citta , e dell'altre prouincie cófederati con quelIa,accio non faceffero feruitio all'Altezza voftra,ne pigliaffero amicitii meco. Et alcuni già fariano venuti al feruitio di voftra Maefìà,fe coloro nò gli haueiTero im pedina mi confortauano a dar rimedio a quella cofàrgeioche oltra l'impedimento fatto lo rOjCheerano di buon animo , gli habitatori della detta città,cY tutti li circonuicini patiuano gràndiffimo danno,effendo infinita moltitudine di g£te atta alla guerra, cY n'erano fomma mente grauati, cV trattati da loro malamete,6V che toglieuano le lor robbe, cY moglieri & al "tre cofe,guardaftì io quelche voleua che effi faceflero.Soggiunfero che fé io preftaua lor fa> ùore,efeguirebbono i miei comandamenti. Poiché gli hebbi ringratiati del loro auifo dC of ferta,aflegnai loro tredici a cauailo cV ducete fanti,et trentamila Indiani amici noftri,cY ,pmi fero dicondurgli g luogo,che gli nimici non ne potrebbono hauer notitia,et giunti chefuf fero appretto la città,il Signore,cY gli habitanti di quella,li vatfalli,et li confederati feco faria no apparecehiati,et circòdariano gli alberghi,doue erano alloggiati li predetti Capitani, 2>C ] eli harebbono o predi ouero vecilì prima che le lor genti potettero foccorrerli cY aiutarli.cY mentre la moltitudine delle géti cÓpariria,gli Spagnuoli fariano già entrati nella città,et co batteriano con loro,et a quel mòdo gli vincerebbono.Effi partendofi parlarono g la città di ChurultecaijCV g qualche parte della ,puincia di Guafucingo , che confina con la prouincia di qfta città Guacachula* Lontano quattro leghe da quella , cV in vna certa terra della detta prouincia Guafucingo dicono eflere flati auertiti gli Spagnuolf.che gli habitatori della det ta prouincia erano cófederati con quegli di Guacachula, cY co quei di Culua, cY con quella feufa menàùaho gli Spagnuoli a qfta città,per aflalir tutti gli Spagnuoli infieme,&: veciaer glucVrinoUandofilapaura^chenemiffero queglidi Culua nella lor prouincia &fcittà,que- fto auifo apportò gran timore alli Spagnuoli.i quali andarono inueftigando,^ efaminado, cY poiché hebbero intéfalacofà,fecero prigioni tutti li Signori di Guafucingo, cheandàua no con elfo loro, 8£ umilmente gli Ambafciadori della città di Guacachula , cY hauendogfi fatti prigioni, fé ne ritornarono alla città di Churultecal , che era lontana quattro leghe da quel luogo,cY di li mi mandarono tutti li prigioni accompagnati da alcuni cauallicYfantij con l'informatione hauuta . cYli Capitani fcriueuano, che li noftri foldati erano diuen tati molto timidi, cV pareua loro quella guerra pericolofa . Poiché furono venuti , ogni giorno parlata loro per interpreti, cY vfata ogni diligenza per touar la verità, mi parue che gli Spa gnuoli non haueuano ben eomprefo ♦ eY fubito comandai che fuflero liberati , cY feci loro molte carezze, affermando che io del detto veramen te credette loro effer fedeli vaffalli della Maefta voftra , cY che io voleua aiìdarè a combatter con quei di Culua* Et per non moftrar viltà cY paura a gli habitanti delle prouincte fi àmici,come nimici, mi parue,poiche haueuo cominciatóa far lor guerra, di nò rimanermene: cV fimilmete per leuar la paura, che era en^ trata agli Spagnuoli,deliberai di lafciat li negotrj,e refpèditioni alle quali attédeuo p la Mac ftà voftra,&: (ubilo più tolto ch'io potetemi partrj,cV in quel giorno andai alla città di Chu rultecal, che da quella città e lontanaótto leghe, quiui trouaigli Spagnuoli i quali anchora affermauano,che efTi teneuano per certo il tradimeto.nel medefimo giorno albergai in vna terra fuddita alla prouincia di Guafucingo , doue quéi Signori erano (lati fatti prigioni» Xome duidndndofi il Cortefe a GuacactjUla quegli hdbiutori combatterono gli dUoggidmenti doue erano t Cdpitdnié Culud uccidendo quelli e ti erdno alloggiati, per ld città, & Come '"Venendo dd trentamila huomini benifìimo in ordine per aiutar i loro cominciando a metter fuoco in quelld banda clientrauano nella citta furono afjaltati ddlCortcfe con h cauallertit , . & aiuto d'Indiaci. & ritiratififòpra "V» monte furonoper la mdggior para- te 1/ccifi . & t loro alberghi ch'erano grandifùmifuron dati ajacco & a fuoco & con quefta littoria difcacciò li nimici, 11 giorno feguente, pofto l'ordinecon gli Ambafciadori di GuacachuJa,donde& in che - ./ modo LA SECONDA R E L A T I O N E. ZTZ D modo doueflìmo entrare nella detta città, mi parodili vnhora auantigiorno cVquafìa dicci hore di di arnuarnmo a quella, doue andauamo: cV due leghelontano mi vennero in- contra per riceuermi alcuni Ambafciadori della detta città,et miauifarono,che ma tutta era apparecchiata ali imprefa,cV chegli nimici non hàueuano intefa la mia venuta.percioche le fpiecV le vedette che hàueuano pofìé nella ftradà^ te quali erano de gli habitatori della citta lehaueuano fatte prigioni & fimilmente l'altre tutte, cheli Capitani di Culua hàueuano* ordinato chefaliffero (opra le mura , cV torri , donde potettero guardar la pianura. cV perciò tutta lageme nemica ftàua fprouiftacYin otio confidandoti nelle guardie che hàueuano poik,cVcheiomipoteuoàppre^^ intendellero la nòitra andata, percioche noicamminaUamo per la bianura 3 cV facilmente ne poteuano veder dalla città. cV con effetto fì conobbe , che noi fummo vidi da gli habitatori ddlacitta,chevedendociéfferWcini,fubitocircondaronogli alloggiàmèti, ne quali erano i Capitani di Uulua, cV cominciarono a combattere con gli altri, che erano alloggiati per la ai».* eflertdo io lontano da quella qiiafi vn tirò di baleftrà, mi vennero incontra menan- domi quaranta prigioni . nondimeno fempre follecitatio d'entrar nella eitta\ nella quale a ientiuano grandinimi gridi di coloro, che còmbatteuano Co nimici per tutte le contrade. guidato da vnodelIaci(tàgiunfiairalbèrgò,doaeftauanoliGapitàni,ilqualèera circonda- to da tremilahuomini che còmbatteuano per entrami, cV ocCubatianó tutti li luoghi alti Sc- ie terrazze.òY h Capitani,cY coloniche fi ritroùàuahò feco,còmbàttèùano gagliardamente cV con molto ardire,fì che non vi poteuano entraré,benche fufféró di poco numero, perciò che oltra che còmbatteuano forte cY valorofamcnté * il loro alloggiamento era fortificato: nondimeno fubito arriuati entrammo , è* feguito dopo noi tanta gente della città -, che per mun modo potemmo riparare che non vccideflero alcuni di quei di Culua,et io defideràua di pigliarne viuo qualchuno,per certificarmi dello flato della gran Città,cV intendere chi ne tulle rimaito Signore dopo il Signor Montezuma.et défiderauo di fapere molte altre cofe, non ne potetti hauer fé non vno quafi mezzo morto , dal quale fui certificato Cóme diro di fotto.Nella citta furono vccifi molti di quegli che v'erano albergati, 8C colorò che erano ri- malti viui,quando io entrai nella città,intefa la mia venuta, fé ne fuggirono,doue era l'efer- cito di quei di Culua.cV fluitandogli n'uccidemmo molti. cV tato torto fu vdito il remore da coloro che ftauano per dar foccorfo , trouandofi efler in luogo aìtocV eminente, che dognintorno fopraftaua alla città cV alla pianura.et quàfi tanto preflo vennero alla città per aiutare i loro,comè vfcironó quegli che erano den tro : cV veniuano in ìor fòecòrfò da tren ta mila h uomini,!à qual gente èra più in ordine che alcun'aìtra , che fin hora riabbiamo vedu- to . Portauano molti ornamenti cV fregi d'oro , d'argento, e* di penne. Et effendo la citta grande com melarono a métter fuoco in quel luogo doue entrauano.il che mi fu riferito dal terra f za™^ P er cio fubito,effehdo li fanti a pie per la faticha fìanchi',me n'andai là CO ca- " ualli , cV afialtammo gli nimici , li quali fì ritirarono a vn paffo difficile , nondimeno lo pi- gIiammo,c* gli fegUitammo nella falita ferendone molti con le lahcé falendo nell'alto mon te.dC tanto • alto > che mentre giugnemmò alla cima, ne noi, ne alcuno de nimici fi poteua muouere , cV molti di loro òpprefli dal gran caldo mòriuano fenza efler feriti iti parte alcu- na.cY due de nofìri caualli fi arreftàróno,de quali vno mori.ci diedero foccorfo molti India- ni amici noftri, cV co l'aiutò loro facemmo grandififimo dannò à gli nimici. percioche effen do lorooppreflì dàlia fìanchèzza, cV i nofìri fréfehi dal ripòfcfaceuano pòca renitenza, di- modo chel campò , ilquàl prima Ù vedeua pièno di viui> n'era votò, cV era ripieno di morti. venimmo alle lor cafettè cV alberghi fatti da loro nòuamente in tre luoghi, ciafeuno de qua Uoccupaualó fpatio d'una gran città,cVoItraIifoldati hàueuano gran numero di feruidòri, r ^ ueuan ° WM fatti molti apparecchi per il Càmpo.percioche tra loro erano molti Baro Hi:cV^o miflero à facco,eta'fuòeo gl'Indiani amici noftrìVdé quali(dico la verità alla Maefìà voftra) ve n'erano ^^ JSSff gli nimici dalla prouincia iniìno a certi patti di ponti, cV vfeite diffidicene elfi teneuano.Noi ritornammo nella citri>doue da cittadini fummo benignamente riceuùti . OC quiui ci ripofammo per tre giorni.cheinuero haueuamo bifo> gnodiripofo^ Viaggi voi. 3% ii iiij Come : à'Mj * i' .V Uhi 1,1 ■ ; : ; :t! ; , ' ' 1 ■ ■„* 'J* . fi [ ' ;vi - :."i; ', é ■ ; ■ ' ■ : ■ :; " ;i . ""■■■j^y.fl'i '•Win : • " ■Jt'V'i '.'„;•! ; j ■ k: 'il" I » I ci i ' .J,R#i ■■»<' |.r'SJKiji| p : i Guacachu la città & fi to di quella H ; 1 , ,| • 'li; , i 1 Uzuacan città. i 1 li 1 1* ' i .'. . ■ ■ ■ ì w, 'k '* ■ty DEL S, FERNANDO CORTESE . ; Come diclini cittadini iOcupatmo iquah ad infamia dellor Signore haueanfeguito la fattion di quelli "-] di Culua, tennero ad ojjmrf al Conefe pregandolo che Troleflè perdonargli & chel f atei del Signore tene (le hJìato,& la njpo/la a loro fatta, [ito della città di Guacachula. > Fra quefto mezzo vennero a trouarmili cittadini d'vna gran città offerendoti al feruitio della Maeftà voftra. La qual città e fituata nella cima di quei monti, lontana dal fopradetto campo de nimici per due leghe , Si. anche dal piede del monte , dal quale già ho detto , che. vfciua quella palladi fumo, quefta città e nominata Ocupatuio, cV mi fecero a fapere chel- Signor che prima gli gouernaua,haueua feguitati quegli di Culua, nel tempo che noifum ino per qu« luoghi,penfandofi che noi non ci doueffimo fermare finche veniffimo alla tua città cY già molti giorni haueuano cercato di pigliar la mia amicitia.cY fariano venuti a ren- der ubbidienza a voftra Maeftà, ma il lor Signor non haueua voluto , ne l'haueua compor tato benché molte fiate l'haueffero richiefto* hora effi voleuano fottoporfi al feruitio di vo- ftra Altezza: et che iui era rimafto il fratello del detto lor Signor,ilquale era Tempre flato di- Sila opinione cV parere, & che io doueffi volétieri comportarle egli al prefente teneffe lo fiato et benché qllo r itornaffe,io no acconfentiffi,che fuffe riceuuto per Signore, pereioche ne anche effi io riceuerebbono. Rifpofì , che auegna che effi fin hora haueffero feguitato la fattione di quei di Culua, cY fi fuffero ribellati dal feruitio di voftra Maeftà,nodimeno io ha ueuo deliberato di perdonare et alle perfone & alle facultà loro effendo venuti, cV hauendo palefato chel Signore era flato capo cY guida della lor ribellione 3 cY temerario ardire.io g no ine della voftra Altezza -gdonauo loro li paftati errori, cV li riceueuo al fuo Real feruitio. & voleuo che fé % l'auenire cadefteroin fimili errori,fuffero da me caftigati cV puniti graueme te: ma fé fuffero fedeli vaffalli di voftra Altezza,io per nome di voftra Maeltà preftarialorc». ogni fauor et aiuto,et co fi promiffero. Quefta città di Guacachula e fituata in vna pianura da vn lato accollata a monti grandi cV afpriffimi: cV dall'altro attorno attorno duo fiumi di- ffami tra loro vn tiro di baìeftra circondano la pianura. Ciafcuno d'effi ha profonde cYaltif (ime fpilonche , di maniera che impedirono che da quel lato non vi fi può andare fé nò per alcune poche vie,& quelle fono difficiliffime da falire, cY a causilo appena vi i~i può andare; la città e circondata di fortiffime mura fatte di pietre concie dC di calcina , d'altezza di quat- tro ftature d'huomo di fuori della città: ma di dentro fono eguali alia terra,cY attorno attor> noie mura è alzato vn muro alto quanto fariala flatura di mezzo huomo ■» quale e per di- fefa de combattenti.ha quattro entrate tanto larghe, quatò vi può commódanìénte entrare vno a cauallo , cY ciafeuna entrata ha tre quattro riuolgimenti nelle mura, doue vna parte del muro entra nell'altra ♦ Nelle mura vi e fempre grandiffima copia di faffi , li quali vfano per combattereXa città contiene più di cinqueo femila cafe, 3C altrettante nelli borghi a lei iottopoftn e v di grandiffimo circuito,percioche vi fono dimoiti giardfnrcon varrj frutti. DeU'acquisìo della città l^guacan* & come le città circomkine tennero adojfenrfi alCortefe che • emendo contefa circa làfuccefìon del (lato di I^uacanfu dai a fl>bbièerts& ad yn nipote del Signor naturale* il fio d'ejìa citta* Poiché nói fummo ripofati in quefta città per ifpario di tre giorni, n'andammo a vn'altra nominata Izzuacan,la quale e N diftante da Guacachula quattro leghe, percioche hàueuo in* tefo , che in quella vi erano alla guardia Gioiti de noftri nimici di Culua ,-& glihabitatori di detta città,£Y de gli altri luoghi circonuicini fudditi faUoriuano grandemente qlli di Culuai ìiauédo il lor Signore origine da Culua,et effendo par^tedel Signor Mótezuma, Vento nò meco tanti pàèfanidi quelle prouincié vaffalli di vóftrà Maeftà , che quali copriuano li campi , i quali nói póteuamo vedere , c\Tiri verità vi erano eoiicorfi più di cento ventimila huomini, Arriuammò alla detta città Izzuacan quali adieci hore . éràvota di donne cV di ianciulli , &C vi ftauanó dentro cinque oTeimila foldati molto bene-in órdine ♦ cV effendo gli Spagnuóli alquanto andati innanzi, cominciarono a-difender la citta v , nondimeno tolto ì'abbandonarono.cx: berche quel iuogo,per il quale fummo guidati per entrami, era debile & facile,gli feguitarrimo per tuttala città , cV gli sforzàiiimo gittarfigiu dalle nluraiiel fiu- nie, che dall altro lato circonda tutta la città: i ponti dèi 'CfUal fiume effi gli iìaueuano tutti rotti, cV gi itati a baffo , ónde mettemmo alquanto d'indugiò in paffarb', cY gli feguitammo più d'una legha et mezza,et di quegli che fuggendo-nonli faluarono,pochi Aimo che ne ri maneffero viuuRitornato nella città mandai duecittadini 3 che io teneuo prigioni,acciochc * parlaflero LA SECONDA RELAT IONE aJ3 ^parlatore) ai principali della citta (percioche il lor Signore haueua feguito quei di Cuiua che vi erano fiati pofti alla guardia) cVgliconfor tallero a tornar dentro, cV io per nome dì voi tra Maefta prometteuo loro < che fé per l'auenire erano per efler fedeli vailalli di voftra Maefta , che (ariano ben trattati da me. tre didopo la lor partita m i vennero innanzi alcuni de principali dimandandomi perdono de i lor falli , ifcufandofi non hauer potuto fare altra mente, hauendohauutaneceffità di efeguir li comandamenti del lor Sionore.cV poiché egli (e n'era partitoci gli haueua lafciati,prometteuano da quell'hora innanzi bene et fedel mente voler feruire a voftra Maefta .io prominl loro la mia fede , cV commini che ficuramé ce ritornalfero a cafa, & conduceffero le lor mogheri & figIiuoli,che erano in altri luoghi et ville della medelima fattione. ordinai ancora che parlaffero con gli altri riabitatori di quella prouincia, che veniflero da me , che perdonerei loro i commeffì errori , cY non afpettaiTero che io gli andarli ad affalire: percioche ne patirebbono grandifiimo danno, cV io n'harei di- (piacere, cYcofi auenne. Conciona che dopo due giorni li cittadini fé ne ritornarono in Izzuacan,cY tutte le citta circonuicine vennero a offerir feruitio a voftra Maefta , cV fé fteiTi per vaflalli, cV quella prouincia rimafe in grandiiTìma amicitia,cY ftretta confederatione co • quegli di Guacachula, fu ben difeordia intorno al determinare a cui appartenerle lo flato di quella prouincia in abfentia del Signore, che n' era partito, cV andato a Menico. Et benché fufiero alcune contefe et fattioni tra vn certo figliuolo baftardo del Signor naturale di detta prouincia, che era fiato vecifo dal Signor Montezuma, cV vi haueuameflb colui, che hora fignoreggiaua, cV gli haueua data vna fua nipote per moglie, cV trai nipote del detto natu- rai Signore,che era figliuolo d'una figliuola legitima,che era maritata nel Signor di Guaca- chula^ haueua generato quel figliuolo nipote del Signor naturale di Izzuacan , fìnalmen te fi accordarono tra loro , che quel figliuolo del Signor di Guacachula haueflè la ricrediti, che difeendeua da legitima linea del vero Signor di quello flato . cV benché quell'altro fune ngliuolo,effendo baftardo, non doueua fuccedere nello ftato,cV in prefenza mia refero vb- bidienza al detto nipote fanciullo di età di dieci anni. Et perche nem era di etiche fuile atta a regnare,ordinarono che quel Tuo zio baftardo,cV tre altri primari) ,vno della citta di Gua- cachula , cV due d'Izzuacan funere governatori della prouincia , & tenefiero il fanciullo in poteftà loro, finche fufle di età atta al gouernare. Quella città d'Izzuacan h a da mille cV cin sito delia quecento habitationivcY è molto vagamente fabricata nelle fuecontrade.haueua cento cafe "ctàizzua apprefìo k Mofchee,cY luoghi da far oratione a i lor Idoli, fortnTime con le lo torri: le quali "' tutte furono abbruciate. Ella e\pofta in vna pianura a pie d'un mezzano colle, doue da vna parte è vna fortezza molto ben fornita \ cY dall'altra verfo la pianura e circondata d'un pro- fondo fìume,che paffa allato dellemwa^cY il fiume è circòdato da vna fpilonca, la quale e v di grandiffima profondità ,cV fòpra lalpilonca é vn picciol muro d'altezza quanto faria mez- za ftaturad'huomo,nel qualeeranó ratinati^molti faffi.ha vna valle rotondai abbondati^ (ima di •jfrutti,'& di vermi da feta,percioche rie monti fopradetti non nenafeono per li gran freddi, & quitti é il paefe piucaldo , il che auiene per efler circondato da monti, tutta quefta ^alle e bagnatala affailTimi riwi benfatti & ordinativ Cornell Signori di Gudmcingo &#Hrìaltrd città diecìleghelontdndyennero ddojfcrirfi & altre otto città deUepromnciVcaaftracA^Cucuké^Tam, raj >q ho | ri can. _ i TdmacuU t & come gli hSfr tdtoridi quelle ottdpdrimente fi offerirono. In quefta città dimorai finché ritornarono ad habitarla come prima.doue vennero a offe 'irfi per vaflalli di voftra Maefta il Signor d'una città chiamata Guagucingo,cY li Signori i'un'ajtra 3 chefono lontane da quefta città Izzuacan dieci leghe 3 et confinano con la prouin ria di Mefficd. ne vennero anche da otto città di quella prouincia Caaftraca,cheèvnadi caaftraca juelle prouincie,delle quali ne precedenti Capitoli ho fatto mentione,cherhaueuano vifta proumeia . y\i Spagnuoli, ch'io haueuo madati a raccor dell'oro alla prouincia Cucula, nella quale dC in juclla di Tamacula,che le è vicma,diiTi effer grandiiTime città,cV ben fabricate,et di miglio §£j£2 i pietre concie , che infin hora habbiamo vifte in alcuna di quefte parti . La qual prouincia prodnae* ^aftraoceaca è lontana quarata leghe dalla cittàdi Izzuacan.Glfhabitatori delle dette citta similmente fi offerirono per vaflalli di Voftra Altezza : cY affermarono , che ancho erano quattro città nella detta prouincia, le quali tofto vernano, dicendomi ch'io perdonarli loro le non erano venuti prima; percioche non haueuano hauuto ardir di venire temédo quegli di Culua, ' %# J; l'I hf-'i \ V A fi- ; j, 1 !i : » ; „; , j , i ■ .',■■ "\\ '»<■'■. 1- ■■' '4[ . ■' . . .'f ' ■" >i ! lì • I, r... 1 ,'l''\ : .' r ! ''£.' ft &\rti l; !- , ,-. ;■; < . ■ i a*-»! S DEL S, FERNANDO CORTESE ÓiCuìua, cV che etti non haueuano maiprefe l'armi contradime,nefierano trouatialla morte d'alcun Spagnuolo : cY dopo che haueuano refavbbidienza, erano Tempre flati di buon animo cY fedeli vàffàlli di voftra Maefta\nondimeno non haueuano hauuto ardire di moftrarlo per tema di quéi di Gulua -, come prima haueuano detto, di modo che prometto alla facra Cefareà & Cattliolicà Maèftà voftra,ehe fé piacérà al fommo Iddio,cY alla fortuna di voftra Altezza -, in breùe racqùifteremo cioche habbiarrió perduto , d parte di quello, percioche ogni giorno vengono molte prouincié cV città à offerirfi alferuitio di voftra Altezza: le quali già erano foggette allo flato del Signor Montezuma* 8C coloro, che fan- no queflo, fono ricéuuti cV trattati da me bériignamenteycY quegli chèrecufano , di giorno in giorno fono diftrutti* , . 'Come il fratello ài Montezuma ottenne lo flato ctefjo fratello fuo.Le prouifioni chel Con e fé facéua per la guerra. ÌÒa coloniche erano flati prefi nella città di Guacachula,6Y màffìmamente da colui,ch'ic diffihauerprefo pieno di ferite , particolarmente intefilecofedi TtmiftitarucYfeppichÉ dopo la morte del Signor Montezurria, fuo fratello,che era Signor della città d'Iztapalapa. haueua ottenuto lo flato, dC era nominato Cuetrauacin , del qual già ho fatto mentione ♦ di fucceffe egli nel principato , perché he pónti appreffo la città di Temiftitah èra mancato vn figliuolo primogenito dèi detto Montezuma: dC due altri , che viueuano , non èrano atti 2 fjgnoreggiare , effendo ( cóme diceuano ) l'uno pazzo , OC l'altro paralitico* cV per queflo f diceua , che fuo fratello haueua confeguito la Signoria: & anche perche era ftimato di grar valore , feroce nella guerra OC parimente fauiò * cV intefi cheeffi fortificauanocofilagrar città,corhe gli altri luoghi del fuo flato > bC in molte jparti faceuano nuoue mura dC folli* ex apparecchiauano varie (orti d'armè,et mafìTimamente lance lunghe,che chiamiamo picche contralicauaìli: delle quali ne vedemmo alcune, che furono trouate in quella prouinci; Tepeaca,di coloro che combattéuano cotrà di noi in quelle grandi habitationi, doue allog giauano in Guacachula,^ fimilmente he trouammò alcune ne detti alloggiamenti: dC int< li affai altre cofe , ch'io lafcio per non effer tediofo all'Altezza voftra* Mando quattro nau all'Ifola Spagnuola, affine che imbarchino foldati cV caualli,cY fubito ritornino in foccorfe noftro: èY altre quattro, che nella detta Ifola comprino càuaìli,armè,baleftre,cY poluere d'a tegliaria,percioche in quefle parti n'habbiamo più di bifogno,perche li fanti vrtati da tant; moltitudine poco vagliano a far refiftenzà con picciole rotelle* cV in quefle parti fi trouan< fortificate molte, cY grandi,& nobili città cY fortezze*oltre di ciò fcriuo al Dottor Rodori co de Figùeroa,cY a gli vfficiàli di voftra Altezza,chè fanno rèfidenza nella detta Ifola Sp gnuola,chè predino ogni porTÌbiì fauorè 8C aiuto a queftaimprefa.effendo ciò appartenen te al feruitio di voftra Maèftà,cY alla conferùatione dell'acquiflo fatto in quefle parti, cY ali difefa dC ficùrezza delle noftre perfone. perciòché poiché farà giunto il detto foccorfo , h( animo di ritornare a quella gran città di Temiftitan, cY fpetojieldiuino à iutO,che in breu la ridurrò in poter mio,come l'haueuo prima';, cY racquiftèrèmo le cofe pdutè» In qfto mez zo follecitò che fiano fabricari dodici brigantini* cY altre Imfrate haùi per jàaffare : il lago , £ hora ci affatichiamo intorno a chiodi,alle tauole,cV a gli altri legni, le qual Cofe tutte proue deremo che fianó jpòrtàté per terra, per poterle fubito métterèi'nfieme, cV a quèfto fono ap parecchiate le vele -, la ftòppa , la pece , li remi , &C ogn'altra cofà neceflaria* Et rendo certa 1 Maeftà voftra, che in finche no adempio quefto mio defiderio , non penfo di potere haue ripofo, ne rimanermi di cercare tutte le vieamepoiTibili,non recufando pericolo alcune ne fpefa che fi poffa fare . Venuta d'una naue picchia di Francesco de Garai nel porto della Vera croce ; qual il Corte fé mandò a ricercar le due naui nel fumé Panuco temendo non pati 'fiero qualche danno* apparecchio del Signor di Temiflitan coriiragli Spa cV li foldati, cV fi diceua effer venuta a cercar coloro, che Francefc de Garai haueua mandati in quefte prouincie,de quali altre volte ho detto a voftra Maefts dC affèrmauano hauer punto grandiiTima careftia di vettouaglie,et tale,che fé quiui non er dato 8 SECONDA RELATIONE „, datolorò aiuto fa^ebbóno ^ttf^rricttto^ihfefìdicàatìo^ua-fiapórtoPinu^ct ti qlio hauendoindugiato quaranta giorni^ nel fiume et nella prOuihcia non hauer ^!do "n^alcuno^ fa dishabitata ^panmente h medefimi haueuano dettole fubiìo dopo loro doueuano ve nirduenauideldettoFrancercodeGaraiconfoldatiarcauair,/^ ropafla i alla cofta da baffo . & però mi e paruto appartenere al ferumo di voftra A Izza che^ellanaue^queglicheeranoineflàno^ cofe fatte nella proUincia , percioche gli «abitatori di quella potrebbono far^h ma danno! comandaicheladettanaue^ nofucceffe^veniffero al porto della détta cittì della Vera croce ,doue il Capfcmo dhé prima il detto Francefco de Garai hàueua mandargli afpettaua.Piaccia a Iddio otnSo maf limo ., che li ritrouino auanti che fmonrino in terra percioche gli habitatori della prenda hannoauenitoaquefto manongiagli ^Spagnuoh.temo^henoncafchinoinquTcS ™na.ikhefam^^^^ famvnaccrefcerlaudaciadell^ izerandareinq U eiluoghi.NeWcedenteCapitolo narra^^ tede Signor Montezuma efiere flato fatto S^ib^SSS cui i qualemetteuainfiemevariefortidWme,c\fortifìcauaIa g rancitta\cV tutte neanago:horadapochigiomiinquaTonoftatoauifato 5 che^^^^ Iifuoi nuntnatuttele prouinciecY cittadini fudditeafarnotoafuoi vaffalli che eiTooer chl dcl si " gratiarimetteua loro tutti li tributi cV feruitrj,che erano tenuti a fargli^ non eli diano /m ga °a ài Ti ghinocofaalcuna,purcheintuttilimodichepoteffero/aceffero g Lo^^^^ gii vccideffero,o cacciaflero fuori della prò uincia.et umilmente facerTero guerra a Sf s ™ mo1 ' habitatori diquefteprouincie,che tengono amift^o confederatone con efTonoi.nondiSe &° confido inDio ottimo maffi uomgrandiffimaneceffita^ giorno da molte citta cV terre a dimandar foccorfo contra li paefani di Culua 8c loro cV £>! tri nimici^quahconognisforzofaceuanolorguerra per hauerefiTiamicitiacV confedera. tioneconeffonoiJoveramentenonpoffo.comevorre^darfoccorfoatuttiiluoghimondi menali come ho dettola Iddio onnipotente piaceràdi fupplire alle noftre picciole forze et tnandarciilfuo aiuto, de quello cheho mandato achiedere dall'Ifola Spagnuola dCortefeperlafimilkiidinedellM^ Oceani): fupplicaì Imperatore che móndi l>rìhuomo a cui per nome difùa MaeJìÀfi pnjii piena fede. Per fecofe , ch;ió ho vedute , cVho potuto comprendere circa la fimilitudine che hanno lunequefteprouinceconla Spagna fìnellafertilita\comenellagra hevifono,&inmol^ joterfìmetter loro nome più conueniente , cheNuouaSpagn! del mare Oceano ilauzì i°™fopofto P ernomedellafa^ ronfenttreal.dettonom^^cofidiaconimiffione^ch'eHafianominatar 1 ' ' . • • ■■ ■ .■ ■' ■ ■ ', ' ■ Hofcrittoalla MaefiaVoffra, benché rozzamente, la verità di tutte le cofe auenuteir* uefte parti e* quellernaffimamente 3 che più fa di ;bifogno che dia fappia,&: mandorle Jtrem^alligatavnafuppl^^^ ^Maefiaiihabbiadapreftarp^ .^^^P^cntiffimc 'PrincipeJddioottimomafìrimoconferuilavfta,cVlarealDer onaA ilpotemrffimo fiato d^^ accrefomentodimaggiorRegni^Signorie^omeilfuoreal^ ■Uella atta della Securezzade confini della Nuoua Spagnadel mare Oceano AIli 3 o d'Ottobre 15x0* Il fine della feconda relationcdi Fernando Cmcfi* V ' I ' li' " ' ; ! : J l!i' 'tlSl ,'" Jifif;'-! 1 '!i! '„ «1 ti ii,v V.'. ' -Il il <:,i ,»''-Vl i . Il i Capitanatilo the operò nella città deità Chucula afatisfattton di quegli habitatorucome giunto in Tdfcaltecaltromto morto il Magifcacin primo tra quelli S ignorarne flì di quel flato >» fuo figliuolo. Er Alfonfo Mendoza da Medelino > il quale alli 5 di Marzo deli'an> no panato 1 5 z 1, io ifpedì da quefta nuoua Spagna,mandai alla Maeftà voftra la relatione di tutte le cofe , che erano auenute in qfta prouincia* la qual relatioiie io lhaueua finita alli 3 o d'Ottobre , l'Anno 1 5 z o. Et perche il tépù non era buono,et le naui ch'io haueuo,trehaueuano pati to naufragio,vna p mandare alla Maeftà voftra la detta relatione, l'altre per mandare a condurre il foccorfo dall'Ifola Spagnuola: perciò il è prò lungata affai la partita del predetto Alphonfo Mendoza , fi come per il medefimo più a pieno ne ho dato auifo alla Maeftà voftra.Et nel fine di detta relatione io le faceuo a fapere,che dapoiche gl'Indiani habitatori della famofa citta" diTemiftita ci haueano di alla cacciati fuori g forza,haUeuano moffo guerra alla prouincia di Tepeaca, la quale era loro fuddita,6V ribellatafi a voftra MaeftàJo co quegli Spagnuoli 5 che erano rimafi viui,in- fieme con gl'Indiani amici noftri haueuo moffo lor guerra , cY riduttili al feruitio della Mae ftà voftra.Et tenédo anchora fiffo nella memoria il paffato tradimento,il grandiffimo dan- no,8c" la tato frefca vccifione de gli Spagnuoli,haueuo deliberato d'affaltar quegli della pre- detta città,che erano itati cagione di tanta ruina: cY a quefto effetto cominciauo ad apparec- chiare tredici brigantini per danneggiar la detta città quato mi fuffe poffibileperlaviadel lago quado effl perfeueraffero nel lor cattiuo propofito* Scriifi alla Maeftà voftra,che meri tre fifabricauano li predetti brigatimi ch'io & gl'Indiani amici noftri apparecchiauamo d'affàltargli,io mandauo all'Ifola Spagnuola per far codurre in noftro aiutò huomini, canal li arteoliarie, OC armi: cY per quefto io fcriueuo a gli vfficiali di voftra Maeftà ; che in quella Ifola fanno refidenza, & madauo danari p ognffpèfa: et anche feci a fapere a voftra Maeftà, ch'io nò penfauo di ripofarmi,ne voleuo cenare finche cófeguiuo la vittoria de nimici: et in ciò ero p metter ogni poiTibil diligéza,nó curado ne fpefa,ne faticarne pericolo alcuno,che me ne poteffe auenire: et co qftanimo apparecchiauo di partirmi dalla ^puincia di Tepeaca, Similméte diedi auifo alla Maeftà voftra , come nel porto della città della Vera croce era giunta vna nauedi Francefco di Garai Luogotenente, cY gouernatoredell'Ifola Iamaica co IradilTima careftia d'ogni cofa: nella qual naue erano forfè da trenta huomini, cY riferiuano che due altre naui haueano fatto vela per andare al fiume Panuco,doue era flato rotto vn certo Capitano diFracefco deGarairet temeuamo > fé andauano là, chericeueffero qualche danno da gli habitanti appreffoiì detto fiume. Feci anchora fapere a voftra Maeftà, come Cubito ordinai , che vna naue le doueffe feguitare , cY farle auifate del tutto. cY poiché riebbi ferino piacque a Iddio, che alla città della Vera croce arriuò vna delle dette naui,nelle quali erano forfè cento vinti huomini ♦ & fui fatto certo -, che quel Capitano di Francefco de Ga> rai che era venuto da prima , era ftato rotto , cY haueuano parlato col medefimo Capitano, che fi era trouato prefente alla rotta,eY lo feci auuertito, che s'andauano là , non poteua effe> re fenza fuo gran danno et ruina.Et mentre ftauano in porto con ferma opinione di andare al detto fìume,ii leud vna fortuna con gagliardiiTimo vento accompagnata , &rot*Jf funi sforzo la naue a vfeir fuori, cY prefe porto nella cofta di fopra lótano dodici leghe daljacitta. della Vera croce nel porto di Santo luan.cY effendo fmontati di naue con otto caualli,»: al- trettante caualle,che menauano feco,tirarono la naue in terra , perciocheella pigliaua trop- pa acqua. Subito ch'io l'intefì,fcriffi allor Capitano, certificandolo,^ mi erano di grandi! fimo difpiacere i mali,che gli erano interuenuti: 2>C come haueuo dato commeflione al mio Luogotenente ch'io haueuo lafciato nella città della Vera croce,che riceueffe benignamen tcluijcVglihuominijChemenauafecOj&fàceffelor parte di tutte le cofe neceflane,cY ve- LA TERZA R E L A T I O N E 2J5 dette quckhc voleaa deliberare: tY fé tutti,o alcuni di loro voleffero ritornare alle natii che erano quiui, atticurandogli, con la feorta gli lafciaffe andar, dC dette loro ogni aiuto.il detto ' GapitanoA coloniche erano feco,haueuano deliberato di rimanere, cV vennero a tremar- mi.dell'ahra naue infili hora non habbiamo intefo cofa alcuna. & effendo ciò fiato eia mol- totempo.moltodubithiamo della fua fa Iute, piaccia a Iddio che ella fia faiua. Hauendo deliberato di partirmi dalla prouincia di Tepeaca , mi venne nouella, che due prouinciechiamate Cecatami, & Xalacingo , le quali fono fottopofte al Signor di Temifti tan,fi erano ribellate.Et perche dalla città della Vera croce [i pud pattare a quelle parti haue' uano in quella vccifi alcuni SpagnuoIi,cY gli habitatori fi erano ribellati,^ haueuano petti ma m tea tione. bt accioche la ftrada fuffe ficura , tY per dar loro qualche caftigo , fé non vo- gherò viuere pacificamente , ifpedi vn Capitano con venti huomini a cauallo , cX dugento fanti a pie con gl'Indiani amici noftri.al qual feci efpreffo comandamento , che doueffeam- monire gli habitatori delle dette prouincie , che concordeuolmen te fi dettero per vaffalli di /offra Maeftà, come haueuano fatto dell'altre volte, OC in quello vfaffeogni poffibil dili- genza: dC fé non lo voleffero riceuer pacificamente , faceffe lor guerra : la qual finita eh e egli ìaueiie A' prefe ancho le due prouincie, con tutti lifoldati fé ne ritornafTe alla citta di Tafcal :ecal,doue io l'afpettarci.cY cofi nel principio di Dicembre.l'anno 15x0 egli ando v , feguen lo il fuo viaggio, alle già dette prouincie, le quali da quel luogo fono lontane venti leghe. Finite quefte cok , al mezzo del mefe di Dicembre del detto anno, io mi par ti dalla città Iella Securezza de confinicene e nella prouincia di Tepeaca , nella quale io Iafciai vn Capi- ano con feflanta folda ti , eflendone fiato co grande inftanza di prieghi richiefto da gli hatìf atori di quclla.ordinaf chetimi ìifantiandaffero alla città dfTafcaltecal, douefi fabricaua- 10 li bngantini,la quale è lotana dalla prouincia di Tepeaca noue o dieci leghe,c\: io quela lotte andai a dormire a vna città nominata Chulula: percioehe gli habitatori di q nella defi Ceca ta mi &Xalactn- go pronin- cie. lerauano grandemente la mia andata,per efier molti Signori di quella mprti del mal di Va ci «à. iole, la quale infermità fuol menderefaettiycr]ihahitatcìridi\niji>(li> «m,,^;» e: — l'cl iole, la quale infermità fuol prendere fpeffo gli habitatori di quefie prouincie, ù come fa nchora quegli dell'lfole , etti defiderauano , che per loro ,&mio configlioin luogo de Si- ;non morti ne fuflìno rimeffi degli altri,Et effendo giunti :.la,fummo riceuuti molto com- ìodamente.cY fatto cioche ho detto di fopra, tY hauendo fatisfatto aliar defiderio , feci.lor : fapere,che'l mio viaggio era per andar a far guerra alle prouincie di Meffko v & di TemtfU m.io gh pregacene effendo vaffalli di voftra Maeftà,doueffero procurare in tutti i modi di lantener l'amicitia con effonoi, cVa noi ii conueniua fare il medefimo,infm che hauefllmo 1 vita: cY gli richiefì che in tutto quel tempo, ch'io era per tener guerra contra le fopradette rouincie, mi doueffero dare aiuto di gente, cY con quegli Spagnuoli, ch'io mandali! nella )r prouincia,ouero in quella habitaffero, fi portaffero comefon tenuti di fare gli amici con hamici.Et hauta la promifTione da loro di cofi douer fare, dopo due o tre giorni mi partii ridando verfo Tafcaltecal,che e diftante per ifpatiodi fei leghe. cY effendo arriuato la, tro- ai che vi erano tutti gli Spagnuoli , inlieme con gli habitatori della citta\i quali grandemé : li rallegrarono della mia venuta.ll giorno feguente tutti li Signori della predetta città, tY roumaa vennero a parlarmi,^ mi fecero a fapere, che'l Magifcacin,il quale e tenuto il'pri 10 tra gli altri Signori della detta prouincia,era morto del male di Variole: 6C molto ben fa mano , che la fua morte mi faria difpiaciuta , hauendo egli hauuto meco fi filetta amicitia: ondimene haueua lafciato vn figliuolo di età di dodici anni,al quale diceu^no appartener la Signoria che tenneil padre: cV fopra modo mi pregauano, ch'io voleffi inueftirlo dello ato come legmmo herede: fatisfeci al lor defiderio.onde ne prefero grandiffimo piacere. Come trottati li mdejìri [olienti a finir i Brigdnt ini fece promponc dell'altre cofe necefiarUM*- Vac^uijlo delle prouincie Cecatami & Xalacingo. & come il Corte/e perdonò ad alcuni Signori che s'erano ribellati^ Effendo giunto in quefta città,trouai i legnaiuoli,^: maeftri de brigantini molto folleci- r di finir di iauorare il legname, tY le tauole per fargli, & hauer fatto cioche in detta opera a di bifogno : tY fubito procurai , che dalla città della Vera croce fuffe portato cV ferro tY uodi,che io haueuo quiui,& vele,cV farte, tY altre cofe neceffarie per finirgli.cV perche np meuo pece,ordinai che certi Spagnuoli andaffero a raccoglierla in vn'alto monte , che iuf a affai vicino : accioche tutti gli apparecchi per finir li detti brigantini potettero effer in. ordine. \o\ ■;#i.,'l".i , • il '." V'ir "'.,•'"' ì «■'l'jtii'.' »". ' .. ,•.%! Parlamen- to del Coi- tele a fuoì ioldati. Parlarne» del Cortefe a i Si gnori della ptoul eia di Ta- fealtecal. DEL S. FERNANDO CORTESE òrdine.onde poi con l'aiuto d'Iddio métre io fuffi nelle prouincie di Meflìco\ cY di Temift j tan , potefli proueder di fargli condurre , percioche le dette prouincie fono lontane dieci 6 dod'ici leghe dalla città di Tafcaltecal. In tutti quei quindici giorni,che dimorai quiui, non attefi ad altro chea follecitar diligentemente li maeftri de detti Brigantini^ cercar d'appa- recchiar l'armi , et a metter ordine per fare il noftro viaggio. Duo giorni auanti la fefta del natale di noftro Signore ritorno' il Capitano cu fanti 8C co caualliiChe erano andati alla pro- uincia di Cecatami,cY di XalaCingó,cV intefi che vrta partede gli habitatori haueua combat tuto con loró,et l'altra alla fine in parte volontariamente,cV in parte à forza effer venuta alla pace,cY mi cortdufiero alcuni Signóri di quelle prouincie: alli quali, auegna che fuffero de> sni di grandifTimó Caftigo per la lor ribellione, 8C per hauer vecifi li chriftiani, hauendomi prometto da hora innanzi douer effere ottimi cV fedeli vaffalli di voftra Maeftà,io in nome ài lei ho perdonato,cY ho dato lor licenza di ritornarfene nella patrià.et eofi concludem ma in quel giorno.il che rifuìtd ingrandiamo feruitio di voftra Maeftà fi perla quiete degli ha bitatori delle dette prouincie, fi anchora per la fecurezza de gli Spagnuoli, a i quali per an- dare cV tornare dalla città della Veracroce era neceffario paffar per le dette prouincie. Come ti Cortefe fece la raffegna eie fuoi fidati &* le parole che gli ^sòper li c\uali e fi rìpìgliomo le for^ %e & l'ardire . le brandi offèrte che li fecero li Signori di Tafcaltecal d' darli aiuto con tutte le for^e delle lor prouincie. come fidarti & arriuò alia terra detta Te^moluca* Il fecondo dì del natale nella detta città di Tafcaltecal feci la raffegna di tutti li foldati , S trouai hauer quaranta huomini a cauallo, cV cinquecento cinquanta fanti a pié,de quali ot tanta adoperauano bàleftre & fchioppetti, cV hauemmo òtto ouer noue pezzi d'ai cegliari; da campo,& vn poCò di poìuere.Diuifa la caualletia in quattro fquadre,ciafcuna de ile qual n'haueua dieci , alli fanti prepofi noue Capi , cV a ciafeuno di loro affegnai feffanta fanti , S parlai a tutti infieme> rammentando loro, cóme io cVeffi tutti haueuamo prefo ad habita quelle prouincie per feruiré alla Maeftà voftra : cY che tutti gli habitatori d'effe s'erano dai pervaflalli di voftra Maeftà 3 ÒC per qualche tempo haueuano perfeuerato d'effer vaffalli tra noi facendo fcambieuolmente di buone opere, cV umilmente quei di Culua che fa abita no la famofa città di Temiftitan , cY tutti gli habitatori dell'altre prouincie fuddice a quella fenza cagione alcuna non pur s'erano ribellati alla Maeftà voftra, ma haueuano veciii mol ti noftri amici cV parenti,et ne haueuano difeacciati di tutta la lor prouincia.cY oltra ài tió \ ricordaffero quanti pericoli enfatiche haueuano patite , cY guardaffero quanto importali alle cofè della noftra religione cY della Maeftà voftra, fé di nUoUo ricoueraffimo cioche ha ueuamo perduto, mafìimamente mouendoci a far quello per giufta Cagione: percioche fa cenatalo guerra per accrefeef la noftra facrofanta fede, cV contra genti barbare,cY per corno do di voftra Maeftà, cY per ficurèzza delle noftre perfonè: cYaìla fine , per effer noi fkuorii cY aiutati a qftà imprefa da mólti noftri amici habitatori delle dette .puincie , i quali a far ci doueuano reder gli animi noftri molto più arditi.Per la qual cofa io gli pgaua,che pofta gi la paura ripigliauero le forze cV l'ardiré.et hauendo io fatti alcuni ordini per nome di voitr Maeftà appartenenti alla guerra, che fi haueua da fare , procurai che fuffero publicati: Oc g pregaua che doueffero offeruargli, effendo per feruitio dell'onnipotente Iddio, cY di voitr Maeftà: cY di comune cònfentimento pf omiffero di cofi voler fare, cY di mettergli ad ckc tione , cY volentiere efpor fi alla morte per feruitio della noftra facrofanta fede , cY di voftr Maeftà,8£ racquiftare le cófe perdute,et far vendetta del tradiménto degli habitatori di Tt rniftitancYde loro confederati fatto contra di noi.Io g nome di voftra Maeftà gli nngrau, infìnitamente,et cofi Con grandiffima allegrezza Ce ne ritornammo ne noftn a Ibei gin. Il giorno feguente,che fu il dì di San Giouanni euangèlifta , comadai che tutti li Siglici della prouiheia di Tafcaltecal doueffero ridurfi infieme,cY ridutti che furono,diiTi loro,co me già poteUanó bencomprendere,ch'io era per muouere il mio efercito contra gii nimic. cY per entrare nella lor pfóuincia: cV molto ben poteuano vedere , che la città di Temiitita; non poteua efpugnarfi fenza quei brigantini, ch'io faceua fabricare.cY perciò' gii ricercai che doueffero far partecipi cY li legnaiuoli , cV gli Spagnuoli ch'io lafciauo quiui , di tu ne i cofe necefsarie , cV con loro fi portafsero di quella maniera , che infin all'hora fi erano poi tati con efso noi , & ftefsero apparecchiati ( fé l'onnipotente Iddio ne facefse gratia di ock jier auttorità) quando dalla città di Tefsaico io màdaffi g le trauijtauole, &C altri apparecci per ■ ' 1 A T E R Z A R E t A T I O N E re in campo contrai, nimic. con tutte le forze delle ter promnde, & ferire S Mb te Tezmoluca fottopofta alla prouineia di Guafacinso- ali hah. f a W. aju il nomma nuto & tengono la medefirnaamicuia & confederalo^ Tafealrecal,cYquiuiciripofam^ ^titadelCortefedtTe^mokc^t.lgrundetmpe . emidi loro & cóme alloggiarono in Coatabeque. g?haueHano,ntefo,ch.o«apermouergumacon^^ & conofeendo quanto fonerò ingegnofi cYardiu nellecofe della guerra/pene voi e S" dauo rmolgendo per la mente,per qual prouineia poteflìmo entrare, «S&X dergh m qualche parte alfa; fprouifta , & effi molto ben fapeuano j che noi haueuamo buo na nonna d. tre mte pani perii qualipoteuo entrare nella lor prouineia SS* l.rgh per quefta via di Tezmoluca : percioche effendo ella paffo pittafp ò , cV p u ptto di falche non fono gli al t«,io penfauo che meno per quella via veniffero a farri SI" ! nontantoattendeueroa guardarla. Ilfegueme P gZo àopoTuZclZf^X detta terra di Tezmoluca :& io ftauo allauantiguarda condieciacamllo vVftn^ 2 ■ conogn.ordine&apparecchioanoipoffibile.&lafera andammo adaCZclon „o fuflero grandiflim. freddi, facendo fuoco eon molte legne,delle quali iui e arando™ co a fegu.tareil npftro viaggio per la pianura della foce.* ordinaiche quattro à SS o quattro fanti. a pie.andaflero auanti a riconofeer la prouineia, noifeeuitado a S ^,1? «.noeomteciammoa defeender dalmonte^confandai eheS^i^fe* S5h ^? e,fe ? Za ' nK ™ al ^ nofe S m ' ,affCToI ' rco P'«deri,&:ibale fecondo il lor ordme,accio più facilmente poteflìmo alla rnmmft, Hm.* i ■ • T ?" altr ' dimeno io (limano che efll doueflero affate temendo tr cef to et ri h 8 T™ j T aeauallo,8c I, quattro fantia pie proeedeuano più auanti , trouarono il camino Zed o ferrato con arbori & con rami, & tagliatimolti & gran pini & CiprefllTTaueìlo al a douefle | effer.mped,to,fegu»taronodiandare a uanti,cV quanto piuandauano 2 Z uauan il cammino impacciato di pini et dirami et riTendn „■„; i, „ » j ? £ fn<.flìai-i,™ jv,i.„ a rr t""'""nami. etenenaotuttalaamadelmontepienadi il a l. ì ' *«randiJIi mg fiepi andauano innanzicon gran d.fficulta, & veckndo co oHnZt?£™T '" S u" PaUra • P enfandofi *^opo cialcuno arbore M«S uTn?ofn *fS ant J , . p,U r nUandaUano ' tanto P ,ucrcfcera ' a P a ^E^flendo P frX IXKffc &£ ,?" eftaman ' m ' ™ dil «°P a *ndoagl la l' ( rid,fle,Fra,eIIi,fe 1 «> r nòftroCaoTanodTP S ^ d ' am0 P , " ,n \ a ! ,Z1 ' >marit0rniamoad ' etro . ctdf ™''nuouaal noltro Capitano dell impedimento, che habbiamo trouato , cV nel pericolo che nn.Vn w, trouato. il; ■ " ' > A » , ■.li, -,. W H '* • ' ."v. ; $ . -ili, , I I i'hrm ''l'i >J il! , ti '' ■■ V di' ' .. ,11 v il'V , . ; ".: , \ì' ,i Ivi "» !< Tcffaico città. Coatebeqì città. Aculuacan prouincia. tìuàftM&cT Signor di Aculuacan, «l > T>nt S. FERNANDO CORTESE trottato. Et effendomi porto nella fronte dell'ordinanza co caualli, ci raccomandammo al- 1 l'onnipotente Iddio , Oc camminammo più auanti per quel cattiuo fenderò , cV ordinai che fuffero fatti auifati coloro , che feguitauano nell'vltimafchiera , che s'affretaffero , che tolto arriuariano nella pianura , cV fubito ch'io trouai li quattro a cauallo,cominciammo a proce* dere innanzi,nondimeno con grade impedimento, dC difficulta per ifpatio di mezza lega» Piacque al fommo Iddio che feendeffimo nella pianura , cV quiui mi fermai per afpettar gli altri.a quali,arriuati che furono, feci intendere, che doueffero render gratie all'onnipotente Iddio che n'haueffe conceduto di giugner falui infino a quel luogo , onde cominciammo a vedere tutta la prouincia di Mafficd ,ÒC di Temiflitan,che fono cV dentro ne i laghi,cV all'in torno di effi. cV benché con grandiffima allegrezza le riguardaiTimo,nondimeno confide- iando il panato danno,che in quel giorno haueuamo patito, ci apporto qualche difpiacere* cY tutti d'un'animo congiurammo di non ci partir mai di quella prouincia fenza vittoria, oueramente lafciarui la vita. Et con quefto proponimento camminauamo allegri non altra mente , che fé douefiìmo andare a far cofa che fune d'infinito piacere* Subito che gli nimici l'intefero, cominciarono a far gandifììmi fumi per tutta la prouincia: cV io di nuouo pregai gli Spagnuoli, che per l'auenire fi portaffero come per il panato haueuano fatto, cV io fpera- uo che doueffero fare,cV niuno vki^e dell'ordinanza, che ogni cofa procederia con ottimo Ordine nel viaggio, cV già gl'Indiani cominciauano a chiamare d'alcune habitationi dC pic- cole ville, facendo fegno a gli habitatori, che fi ragunaffero infieme per offenderci in alcuni ponti dC vie ftrette,che vi erano: nondimeno noi tanto folkcitammo,che prima che fi ragù mffero,erauamo giunti alla pianura ; cV vfeendo in quella ci fi contrapofero alcune fquadre d'Indiani, io comandai a quindici caualieri , che andaffero a vrtarle , cV veramente gli affa- lironofenza effere offefi ferendone cVvccidendone alcuni di lorocV feguitammo l'inco- minciato viaggio verfo la città di Teifaico,che e x delle maggiOri,et più belliche fiano in tut te quelle prouincie> benché tutte l'altre fiano belliilìme *8C effendo li fanti a pie alquanto fianchi per la fatica del viaggio, cV auicinandofi già la notte,alloggiammo in vnacittà chia- mata Coatebeque , la quale è fuddita alla città di Teffaicd , SC da lei e lontana tre leghe, noi quella notte la trouammo tutta vota. cV effendo quella città,cY quella prouincia,che é chia> mata Aculuacan,grandi(fima, cV piena di tanti huomini,& invero polliamo credere,chea quel tempo ve ne fuffero cento cinquanta mila , penfammo, che ci voleffero affalire. Io cori dieci a cauallo feci la prima guardia,cV comandai che tutti li foldati ftefsero in ordine. Cornell "Vennero incentra quattro Indiani con "vna bandiera d'oro in nome del Signor Guanacacm chiedendo pace. & la rifpolta che li fece ilCortefe.delle terre Coatincan & Guaxuta* comegimje in Tefjaico. del. bando che fece far per iltrombetta. Il domo feguente, che fu il lunedi,lVltimo dì di Deccembre, feguitammo il noftro viag gio con l'ordine folito,et lontano quattro leghe dalla detta città di Coatebeque,andado nei cfubbiofi,cV ragionando fé ne riceuerebbono pacificamente, d pur combatteriano con noi, ci vennero incontra quattro Indiani de primari) con vna bandiera d'oro in vna verga di cefo di quattro marche d'oro, conia qual bandiera dauano fegno cheveniuano a noi per chieder pace: èV Iddio ci è teftimonio,quanto noiladefideraflimo,cV quato n'haucflimo di bifogno,efsendo noi in numero fi pochi.cV lontani da ogni foccorfo,&: pofti fra nimici. Et hauendo villo quei quattro Indiani, tra quali era vno ch'io conofceua,comandai a tutti i fol dati che fi fermafsero, cV me n'andai aloro, & falutatici l'un l'altro mi riferirono efser venu- ti in nome del Signore di quella città cY prouincia nominato Guanacacin , cV da fua parte humilmente mi pregauano , ch'io non facefTì ne comportai!] , che fufse fatto danno alcuno nella fua prouincia.gcioche de i danni, che noi haueuamo patiti , fé ne doueua dar la co/paa quei di Temiflitan , èY non a loro : cV elfi defiderauano di efser vafsalli di voftra Maeflà , SC fìrengerfi in amicitia con noi,cY fempre ofseruarla per l'auenire,^ che entraffimo nella cit- tà,^: dalle loro opere conofeeremmo, l'animo lordo per interpreti rifpofi,che la lor venu- ta mi era Hata molto grata, cV pigliauo grandiffimo piacere della lor pace 6V amicitia.cV poi che riebbero fattala icufa circa l'afsedio cY combattimento fatto contra di me nella citta di Temiflitan, ditti che effi molto ben fapeuano, che lontano fei leghe da quel luogo, cY dalla città di Tefsaico\in certe terre a quella foggette,altre volte mi haueuano vecid cinque caua! UdC quaranta d cinquanta fanti Spagnuoli, cY trecento Indiani di Tafcaltecal, i quali erano LA TERZA RELATION^ 2f7 tutti carichi, & n'haueuano tolto molto argento, oro, velli, de altre cofe. Et poi che non fé ne poteuano fcufare,ne fuffero puniti con la pena di' renderci le noltre co!e,cY à quello mo- do,benche fuflcro degni di morte,pcr hauer vecifi tanti chrifliani, harei fatto pace con loro, poi cheeflì la di'mandauano,altramcnte io procederei centra di loro con tutta quella crudel tà ch'io potcfTi. Rifpofero,che tutto ciò che quiui n'era fiato toltoci Signor f,a li primarij di Temiflitan fel'haueuano portato modimeno che elfi fariano cercare^ tutte quelle cofè che ù trouafìero delie noflrc,ce le reflituerebbono.Et mi dimadarono fé quella notte ande- rei alla città,ouero fé alloggerei in vna di quelle terre,che fono come borghidella citta, no- minate Coatincan,cY G uaflu ta,chc fono diffami g vna lega cV mezza dalla detta citta', cV le habitationiiono tuttauia continuate, ilche elfi defìderauano grandemente, fecondo che fi potè comprendere dalle cofe che dipoi faccetterò. Rifpofi non mi voler pofare fin che nò giugneiìì alla detta citta di Te(Iaico\* Mi differo,ch'io andarli ì buon'hora, cV che voleuano andare auanti per apparecchiar gli alloggiamenti per gli Spagnuoli OC per me,cV coli fi par tirono.Eteffcndo giunti alle dette terreni vennero incontra alcuni de primari] di quelle, dC ne ricevettero benignamente, S>C ne dettero le cofe neceffarie al viuere, a mezzo giorno giù gnemmo alla citta.cV andammo alla cafa,douc haueuamo d'aIbergare,fpatiofa cV larghifsi- ma,laquale era fiata del padre di Guanacacin Signore della citta. Et prima che entraiììmo nell'albergo,elTendo ancora tutti inficmecomandai al trombettatile faceffe vn bando , che Cotto pena della tefla,niuno fenzamiafaputa lì partili! dall'albergo, ne dalla detta cafa:Ia ^ualc e tanto larga,che in ella tutti noi Spagnuoli còmodamente potcuamo alloggiare, an- :ora che fufTimo flati più d'altre tanti. Et quello ordinai , accioche gli habitatori della detta ritta fi n'dafTero, cY flctTero in cafa ♦ percioche mi pareua di non vedere la terza parte della noltitudine , che foleua edere nella detta citta'. dC non fi vedeuano ne donne ne fanciulli» 1 che era fegno,che penfauano di non effer ficuri. Corsegli kibitdtondiThejìiiico infieme col Signore dbbandonorono k città, li Signori dtCodtincdn ?je\cjttelche diptero & ciò che li fu & come furono fciolti <&per qudl cantone. Quel giorno che entramo in quella città,neli'hora di vefpero dell'anno nuouo , attédem no ad accòmodarci,cV vedendo il poco numero de gli habitatori , cV quegli efiere inquieti :i marauigliammOjCV credemmo veramente che sbigottiti non hauellero ardir di cÒparire, ìe camminare per la città.cY per quella cagione ce ne flauamo alquato difprouifli.cV effen- lo venuta la fera,alcuni Spagnuoli falirono fopra certe terrazze , dalle quali poteuano ve- ler tutta la città 5 cY saccorfero che tutti fi partiuano, cV portando via le lor robbe con le lor ^anoe,che elii chiamano Acaler,fi metteuano nel lago , cV alcuni fé n'andauano a i monti. Y béche io haueffi dato còmifììone, che fufieimpedito loro il viaggio, nòdimeno eflendo 'hora tarda,cV venuta la notte,cV elfi affrettandoli molto,niente giouo\cV cofi il Signor del a detta città,il quale inOeme co primarfj d'effa, io defideraua per noflra faluezza hauer nel- e mani,fe n'andò alila città di Temiflitan , che da quel luogo per il lago e lontana (ei leghe, y feneportaron _ via le lor robbe, cV per mandare ad effetto Iacofa, ches'haueuano penfata, econdo il lor defiderio,ci vennero incontra quei quattro,de quali ho detto di fopra,per di- lurbarmi 3 ch'io non faceffi loro alcun danno, cV in quella notte abbandonarono 5C noi y 8C a lor città* Hauendo noi dimorato in quella città per ifpatio di tre giorni , fenza efierci atto contrailo alcuno da gl'Indiani, (percioche efTiallhora non ardiuano d'affaltarnoi 5 &: ioì non cercauamo d'allaltar loro da lontano, hauendo io fempre hauuto openione quan- lo haueffero voluto portarli meco benignamente,di volergli riceuere in pace. cV cercar pa- :eda loro in ogni tempo)mi vennero à parlare i Signori di Coatincan,Guaffuta,cV Autert adequali fono terre grandi(Iìme,cV (come ho detto)fono vicine , cV molto appreffo della ietta città: cV mi pregarono ch'io perdonali] loro il fallo dell'efferO fuggiti dalle lor terre 8C :he certamente efìì non haueuano combattuto contra di noi di propria volontà: cY haueua ' io deliberato di fo ttometterfi à tutto ciò che io comadaffi loro per nome di voftra Maefla\ Io per via d'interpreti rifpoiì, che efli molto ben fapeuano , ch'io gli haueuo molto corte- ememe trattati , & deli'hauere abbandonatala lor patria, OC d'altre co(e,efli medefimife Viaggi vol,3°, kk n'haueuano Coatincan &GualTuc*. città. m 1 ' ' ' r'i > :: u ". I"., ' il • ■ i' * . >y» ".'"Vii 'j'j ■ H m : if'illll(.:'il".'- . "t,:\ ■!* * : ' :■ '■M ;"■ . f r '.I 'I ; tv' !;■, ì 1 i .1. '■!, ,■■* te: II ;.m" *.. i % : i: : ; i l-ì'ii (fcfiì « <* DEL S. FERNAN DO CORTESE n'haueuano dato cagione.ma poi che prometteuano d'effer noftri amici, fé ne fletterò in ca fa LorOjSi riconduceifero le mogliere OC i figliuoli, che da me fariano trattati fecondo Pope re loro.cV {i come potemmo comprendere fi partirono non molto contenti» Subito ch< li Signori di Mefììco\,cY di Temiftitan, & tutti gli altri Signori di Cu!ua (fotto quefto no. medi Culua s'intendono tutteleprouinciediqueftf paehfuddite al dominio della città d Temiftitan)intefcro li Signori di quelle terre efferfi offerti £ vaffalli et fudditi a" voftra Ma» demandarono nuntij facendo lor fapere,cbe non haueuano fatto bene,percioche fé l'hai» uano fatto modi da paura,doueuano ben fapere,che efll erano di numero infinito,^ di gr; diffimo potere,(i che tofto erano per vccider tutti noi Spagnuoli,infieme con gli habitato. ri di Tafcal tecal : dC fé haueuano fatto ciò per non abbandonar la patria,l'abbandonaffero,8 fé n'andaffero alla città di Temiftitan.percioche effi cócederiano loro terre maggiori, OC m gHori,nelle quali potrebbono OC viuere dC habitare. Quelli Signori di Coatincan,& Guaf futa prefero li nuntrj,cY fecero condurgli legati dinanzi à me,Sc" fubito in mia prefenza cor feffarono quelle co fesche erano venuti à dire per nome de' Signori di Temiftitan,n5dime no diiTero d'effer venuti per andar là per poter effer mezzani , poi che erano diuentati no. flri amiciydi componcr le coCc pacificamente tra me OC li Signori di Culua.ma quei di Gua futa^cV Coan'ncsn affermauano il fatto non andar cofì.cV che quei di Medico cV di Temili tan ad ogni modo haueuano deliberato di far guerra: nódimeno , béche cofì fteffe la verità jìnfi di credere alti riunti] , percioche io defiderauo di tirar li Signori della famofa città a pi gliar l'amici tia noftra: cociofìa che da quefto pendeffe la pace dC la guerra di tutte l'altre prc inncie,che s'erano ribellate dalla Maeftà voftra* Comandai chefuifero fciolti,cV feci lor fa- perenne non temeffero , ch'io voleuo che tornaffero alla città di Temiftitan , &C li pregauc che diceffero alli Signori della città,ch'io non defiderauo guerra con effo loro, benché n'h; ueflì giufta cagione, cV che faremmo amici, come foleuamo effer prima ♦ OC per poterli me- glio indurre al feruitio di voftra Maeftà,mandai à dir loro,chìo molto ben fapeuo effer già morti coloro,iquali erano ftati cagione della guerra fatta contra di me,cV che lafciaffimo ar dar le cofe paffate, cV non volefsero dare occaOone , che le lor prouincie cV città fufsero di. fìrutte,che io n'haueuo difpiacere. fciolti che furono j fi partirno promettendo di tornare a darmi rifpofta* Li Signori di Coatincan , cV di Guafsvjta, dC io per cofi buona opera rima nemmo amici dC confederati.èY io in nome di voftra Maeftà perdonai loro li pafsati errori &C efìTin'hebbero grandiffirna allegrezza* . Come il Cortefe andò alla città I^tapalapa^ondefufcacciato dui fratello di Monte^uma. gì 'Indiani fé ;■* lega, ema. LA TERZA RELATIO.NE 2 5 S lega 3 apriuàno yna ftrada mattonatale e tra'I Iago dell'acqua doIce,e'I Iago dell'acqua faifa» a guifa di nparo,o d'argine, fi come pela figura della citta diTemiititan 3 che mandai alla Maeftà vottra , il può vedere ♦ la quale ftrada , d riparo effendo rotto , dal lago falfo nei lago dolce comincio a vfeir l'acqua con grandififimo impeto , benché fìano diffami per ifpatiodi più di mezza lega t cV non ci accorgendo noi di cotale ingano, per il defìderio della vittoria che otteneuamo , parlammo via , cV gli feguitammo tanto che mefcolati infìeme co nimici entrammo nella detta citticY perche già erano auifati,tutte le cafe,che erano fituate in terra fermavano vote,cY le perfone tutte con le lor robbe erano andate neliecafe pofte nel lago, & quiui fi fermarono coloro , che fuggiuano, cV afpramente combatterono con tra di noi: nondimeno l'onnipotente Iddio degno dipreftarci tanto di forze,che entrammo infm do- uè entrauano nell'acqua, alle volte inftno al petto, & tal volta notando . cV pigliammo affai cafe di quelle che erano pofte in acquai apprelTo,piu di feimila tra huomini,donne,cV fan ciulh. peraoche gl'Indiani amici noftri veduta la vittoria, che n'haueua conceduta l'onnipo teme Iddio,non haucuano altra cura, che attendere a fare vccifìone da ogni lato . & effendo già venuta la notte,raccolfi li foldati,cx: attaccai fuoco in alcune cafe . cV mentre s'abbrucia- uano ; parue che Iddio allhora moueffe Io fpirito mio,dC mi ritornaffe a memoria la via mat- tonataci- l'argine rotto,ch'iol^ nel viaggio,fouuenédomiilgrandifsimo dati no ^ he da quello P orcua vemre ' onde m fretta co miei foldati pofti in ordinanza vfcfj della citta, Effendo già la notte feura, cV giunto a quell'acqua, che poteuagiàeffer noue hore di no tte,cY ne era vi cita tanta,cY con fì grande imperché ci fu forza di paffarla con grandilTi mfrena^^s'affogarono Indiani amici noftri , 8C perdetti tutta la preda, ch'io haueuo tolta iella detta citta.Et fenza dubbio racconto il vero alla Maeftà voftra,che fé noi non fuflìmo paffati quella notte,ouero hauelìlmo indugiato tre hore di piu,niuno dinoi fcampaua, per :io che erauamo circondati dall'acque,fenza hauer paffo alcuno,donde poteflìmo vfcire.cV: rilendo venuto il giorno chiaro, vedemmo l'un lago effer pieno come l'altro, Gl'acqua nò :orreua piu,& tut to'I lago dell'acqua falfa era pieno di Canoe, nelle quali erano portati huo nini da combattercene ii penfarono di poterci prédere in quel luogo. Io quel giorno iftef o me ne tornai alla città di Teffaico , combattendo alle volte con quegli, che vfeiuano del ago,beche poco danno poteffimo far lorO,percid che fubito fi ritirauano nelle lor Canoe» X olendo giunto alla città di Teffaico \ trouai li foldati che furono lafciati quiui ben ficuri, ìehaueuano patito trauaglioaIcuno,cVriceuettonograndi{Timo piacere perla noftra tor- iata,^ per la ottenuta vittoria. Il giorno feguéte poi che fummo arriuati,mori quello Spa niuolo ilquale era venuto ferito,cV fu il primo, che gl'Indiani vecifero in[ino a quell'hora. Gli ambafeiadori della atti tfòtumbd <& quattro ì altre cittàyicineyemono di Cortefe ad offerir fi chiedendo perdono dipanati errori^ come fi feu forano , <& quello elìcili rtffofè* Il dì feguente mi vennero a trottare certi Ambafeiadori della città d'Otumba,cV di quat- ro altre città a quella vicine , le quali fono dittanti quattro, cinque, ófei legheda Teuaicd '4 humilmen te mi pregarono, ch'io perdonati] loro li paffati errori commetti nella paffata ;uerra*percioche quiuiin Otumba {i ragunarono tutte le forze di Mefsicd, cV di Temili i- m,quando ci partim mo da quella OC rotti cV mefsi in fuga , penfandofi di poterci del tutta riandare in ruina.cV ben conofceuano gli habitatori d'Otumba,che non fi poteuano fcufa- e,benche fi feufaffero con dire,che cofi era ftato loro commeffo.cY per muouermi, cV tirar- ni più facilmente nella loro amicitia,differo che li Signori diTemiftitan haueuano loro riandati Ambafeiadori per tirarli afeguitar la lor parte , cV a confortargli a non pigliare in nodo alcuno lamicitia noftra, altramente fariano lor guerra, cY gli diftruggerebbono-ma (si haueuano eletto d'effer vaffalli della Maeftà voftra, cV d'efeguir li miei comandamenti* Rifpofi,che molto ben fapeuano di qual caftigo fuffero degni circa le cofe paffate,cV fé vo :uano ch'io perdonafsi loro , cYcredefsi che le cofe dettemi veniffero da fincero animo mi lenaffero prima prigioni quegli Ambafeiadori, che haueuano detto effer venuti a loro, imni quegli di Mefsicd cV di Temiftitan , chefi trouaffero nella lor prouincia, altramen- z io non perdonarci Ioro,cV che fé ne ritornaffero a cafa , cV fi por tallero di modo, che dalle are i opere potefsi conofeere effer fedeli fudditi di voftra Maeftà. Et benché adduceffero nolte altre ragioni, nondimeno da me non poterono ottenere altro: de fé ne ritornarono Viaggi vol.3% kk rj nella tt f|! %m$ i'V' .»'■■, ,>,* 1 i l'i <■ '■ ,'■ '<• \\t. V'i ■ 'i r »' -vi; ' ■ « \ v'i: .'! .i ' {fi'j'ì' il: '. '''-Il ifì'.'w' ;»' :ìiV'v'.|i];.'|i. i !''K- , ,;ik J •i !:'..:v * $« M ■ ,1 i ft 1 DEL S. FERNANDO CORTESE nella lor prouincia promettendo di volere efeguir li miei comandamenti* 6Y cofi dipoi fem pre fono ftati,cY fono fedeli fudditi di voftra Maefta» Come iffafuchil altrimenti detto Cucafcacin già Signor di Tefiaicò fug(i di prigione , <& come fa yccijo. li Corteje manda Confalo efccutor maggiore per accompagnar ifuoi nuntij, <&per ajìicurar laproum- (ta d aculuacan, & altri effetti, come afìaliti da nimici & tolta loro la preda il Capitano quiui drrmato cocauaìli yrtorono afpramentè i mmici & ~\ccifi molti, li mifiero in fuga, come andando alla provincia dma Calco ruppero le Quadre dalle qual furono affitti, 0* come quelli di Calco tennero à trouar il Cortefe , ilprcfente che li fecero^ le parole che tnfeme ~y Corono. h - ' '~ ■ " ' Nell'altra relatione,fortunatifiTimo,cY eccellentiflìmo Signore , fignificai alla Maefta vo ftra,che in quel tempo, che mi minerò in fuga, cY discacciarono dalla citta" di Temiftitan,io menano meco vn figliuolo, cV due figliuole del Signor Montezuma , cY anco il Signor di Teffaico,che era nominato Cacamacin,cY due fuoi fratelli,cY molti altri Signori, ch'io tene uo prigioni,cY come tutti erano flati vecifì da gli nimici,benche fuffef o della lor natione,cY alcuni anco de lor Signori, eccetto due fratelli carnali del detto Cacamacin , che per buona ventura appena poterono fcàmpare,l'uno de quali era chiamato Ifpafuchil,et anche in vn'al tro modo Cucafcacin: ilquaie già a nomedi voftra Maefta, consigliatomi col Signor Mon tezuma,l'haueuo fatto Signore della detta citta' di Teffaico,et della prouincia d' Aculuacan, tenendolo io prigione nella città di Tafcaltecal , effendofi fciolto fé ne fuggi, cY fé ne torno alla detta citta di TciTaico,c\: già haueuano creato vn'altro Signore fuo fratello nominato Guanacacin,del quale di fopra ho fatto mentione,Dicono che egli commiffe che'l detto fuo fratello Cucafcacin fuife vccifo,cY la cofa palio i quefto modo : fubito che Cucafcacin entro nella prouincia di TefTaicrì,i guardiani lo fecero prigione, cY ne fecero auifato Guanacacin lor Signore, cY elio lo fece fapere al Signor di Temiftitan: ilquaie intefo chehebbe il detto Cucafcacin efìere arriuato,penfandofi che egli non haueffe potuto romperla prigione cY effer fuggito,ma effer andato a noftra inftatia, accio che ne pò tene dar qualche auifo, fubito comando al detto Guanacacin che vccidelTe Cucafcacin fuo fratello, cY egli fenzaindu' già efegui il comandamento* L'altro lor fratello , che era minor di loro , il qual rimafe : ap- preffo di noi, eftendo fanciullo, apprefe li noftri coltami, &Y diuento Chriftiano , cY gli po> iremmo nome Don Fernando. cY mentre mi partrj della prouincia di Tafcaltecal alla volta delie prouincie di Meffico 6C di Temiftitan, lo làfciai quiui Co alcuni Spagnuoli, del quale cY di quel che di lui auuenne a pieno narrerò poi alla Maefta voftra. Il giorno feguente, dapoi che fui tornato dalla città di Iztapalapa alla città di Teffaico 3 deliberai di mandare Conlaluo de Sandouai eiecutor maggiore di voftra Maefta Capitano co venti a cauallo 3C dugento fanti armati con baleftre,fchioppi,cY rotelle per due neceflarrj effetti* l'uno era per accompagnare alcuni numi] fuori della detta prouincia,ch'io màdauo alla città di Tafcake- cal,pér fapere a che termine tufferò quei tredici brigantini > iqualis'apparecchiauano quiui, &L apparecchiare altre cofe opportune fi per coloro che erano rimafi nella citta" della Vera- crocejfi anche per quegli che erano meco: l'altro era per far ficura vna parte della prouincia, fi cheji Spagnuoli potettero ficuramente andare cY tornare .perciò che a quél tempo non poteuamo vfeir della prouincia d' Aculuacan, fé non paffauamo per li luoghi de nimici: & gli Spagnuoli,che dimorauano nella città della VeracrocècV altroue, no poteuano venirci à trouare fenza gradifTimo pericolo.cV commiìfi al detto efecutor maggiore, che dopo che gli haueffe condotto li nuntrj in luoghi ficuri,arriuaffe fino a vna certa prouincia nominata Calcola qual confina co quella prouinciadi Culuacan. perciò che io teneuo per cola certa, unìaa. pr * che ^lihabitatorid'éfìa,benchefulfero della fattione diquelli di Cuhia, voleuano farli fud^ dindi voftra Maèftà,cY non haueuano ardir di farlo per paura d'una certa guardia, che vi te néuano quei di Cùlua. Il detto Capitano fi parti , cY fu accópagnato da tutti quegl'Indiani di Tefcakecal , iquali liaUéuano condotte quiui le noftre fome, cY d'alcuni al tri, che erano venuti per darci foceorfo,cY haueuano fatto qualche preda nella guerra. Subito che comin- ciarono a inuiarfi ìl'Capitano giudico che nel marchiare gli nimici non haueriano ardir di àiìaltargli,fe gli Spagnuoli fteffero per rettoguarda: ma gli nimici,che erano nella terra del Ugo 3 dC fu per la riua alfaltarono la fchiera delle gente di Tafcaltecal, & tolfero loro la preda, . » ; cYne Cuìuacan prpuiucia. - LA TERZA RELATIONE %5? . &:fi'u€CÌferO Q aIcum\8(:effendo quiui arriuato il Capitano co cauallivrtarono gli nimici afpramcntcA ne ferirono 5C vccifero molti,quegIi che rimafero ti miffero in foga, & fi riti- rarono all'acqua,^ alle terre che fono fu la riua del Iago : &: gl'Indiani diTafcaltfcalfen'an- F«ga d'i», darono nella patria con le cofe,che erano auanzate loro, cV Umilmente li nuntfj ch'io man- duai ' dauo a Tafcaltecal : iquali poi che furono giunti in luogo ficuro, cV fuor d'ogni paura, il det to Confaluo di bandoual dirizzo il fuo cammino alla detta prouincia di Calco che era vi> cina,& li giorno feguente,la mattina a buon'hora molti de nimici ti miffero iniìeme per ri- ceuertocon 1 amie, cVeffendol'unacV l'altra parte in campagna, li noftri affalirono gli ni- Rottad'm- mici,cVcocaualIirupperoduefquadre,dimaniera,cheinbreuefpatioottennerolavittoria duni - èC andarono abbrucinogli^ vccidendogli. Il che fatto, dC afficurato quella ftrada,gli huo mmidiCalcovfcirono } cVbenignamentericeuetterogliSpagnuoli,cVrunacVl'altn hebbe grandiiTima i allegrezza.^ i lor Baroni mi fecero a x fapere , che voleuano venire a Dar farmi,* partendofi vennero ad alloggiare nella città di Teffaico , cV giunti quiui con duoi figliuoli del Signordelladettaprouinciadi Calco mi venero a trouare,etmi donarono tre- cento pefidorompezzi,cY mi differo 3 che'l lor padre era morto, cV che morendo eghhaue uà detto loriche niun maggior difpiacere fentiua, chemorir prima che m'haueffe veduto cY che m haueua afpettato lungo tempo, 8C haueua comandato loro , che fubito ch'io giu- gnelfi a quella prouincia, veniffero a farmi riuerenza, cV a parlare, cV mi teneffero in luogo di padre: dC che hauendo intefa la mia venuta alla città di Teffaico , fubito defiderarono di venire a trouarmi;, nondimeno non ordinarono di farlo per paura di quei di Culua cVche ne anche allhora haueriano hauuto ardimelo di venire,fe quel Capitano ch'io haueuo man dato,non luffe giunto nella lor prouincia, cV fimilmen te accio x poteffero ritornar fìcuri hu iognaua,ch io gli facefli accompagnare da altrettali Spagnuoli.oltra di ciò mi differo, ch'io moltobenfapeuo,cheeffinon m'erano ftati mai nimici ne in guerra, ne fuor di guerra dC anco fapeua,chememreglihabitatori di Culua affediauano la fortezza,* la cafandla città v?! an r apagnuoh' ch'io haueuo lafciati quiui, mentre andai a Cimpoal a parla- re a NarbaezAanchedue Spagnuoli che erano nella lor prouincia p guardia di certa quan tua di JVIaiz , eh io haueuo mandato a ricogliere nella dettaprouincia , gli haueuano cauati iuori di quella mfino alla prouincia di Guafucingo , perciò che conofceuano gli habitatori di quella effer noftri amici,accid quelli di Culua nò gli vecideffero, ti come haueuano vecifì tutti quegli,che haueuano trouati fuori della fortezza nella città di Temiftitan,cV con le la- grime fu gli occhi mi differo quefte OC molte altre cofe* Io gli ringratiai 80 del loro buon'ani mo verfo di noi, cV buoni effetti, cYpromiflì difare ogni affacene effi defideraffero 8C chefariano ben trattati dame. cVdall'hora innanzi fempre moftrarono buon'animo ver- r? ^Sf rendon ° vbbidienza in tutte quelle cofe , ch'io comando loro in nome di vo- lira Madia. - Come Ferdinando fratello di Cacamacin è creato Signor della prouincia ^écuhacan. E figliuoli del detto Signor di Calco,* quegliche erano venuti con effo loro/dimoraro joquiuiv^ngiorno ; cVperchedefiderauanodiritomarnellapatria,mipregauano,cheio feffilorodemieifold^ todaalcum caualli*fantifen*anddconloro:aquali comandai, chepoiche gli haueffero ìccopagnannellaprouinda,arriuafferoaTafcaltecal,cVmenaffero certi Spagnuoli, diedi morauanoquiui,cVàncheDonFerdinado fratello del detto Cacamacin,del quale di fopra ^o tatto mentione.Etdopoquattroo v cinque giorni ritornò il detto maggiore Efecutore ronhdettiSpagnuo^ tfendo egli fratello de' detti Signori della detta prouincia , a lui appartener tal dominio, Denchehaueffealtnf^ Fuffero pochino nceuettero,cV gli refero poi vbbidienza, cV molliche sbrano partiti cVft^^ ! SfnlT 0n ° n d ! a ^ ettadtta ; &: P rouinc «d'Aculuacan,cYferuiuano al detto DonFer- amando»* commcioffi poi a riformare * habitar la detta citta* Viaggi voi*». k£ jjj corne^ ^ - J :"i l " i /'V:*.-;!i , if;",,:viii II yj, . j uK^hu II j w Éf:' Fi i /K , :; ,; ' r .i t '., '•r'imr !**. .■!"•■ ' liti .1 - ,:,>' ! I fe> Ir , • . ■ ' *» * ! 1''! DEL S, FERNANDO CORTESE Come ft £frWMl di Coatincan & Guafiuta tennero ad auifar il Cortefe del? apparecchio de nimici. & quello ctìei li rifrofe. come due terre fi ribellarono, il Cortefe andò doue feorreuano inimici & molti n ucci fé . quei delle dette due terre, tengono à chieder perdono <& è loro concedo. & quello ordinò per poterli f .correr e. Dopo quefìo,di lì a due giorni mi vennero a trouare li Signori di Coatincan, OC di Guaf futa,& mi dit!ero,ch'io tenefii per certo, che tutte le forze di quei di Culua li moueuano co tra di me,cV contra de gli Spagnuoli,cV tu tto'l paefe era pieno di nimici , cY ch'io diceffi lev ro,fe doueuano menar le moglie cV figliuoli doue io era,ouero ne monti perde che effi fta- uano in grandiffima paura, lo gli confortai aitar con animo ardito , cY che non temettero, & dimoralTero in caia loro,ne fìtnoueffero, perciochedi niuna cofa pighauo maggior pia- cerete di combattere contra quei di Culua , & che ft eflero apparecchiati, cV metteffero le guardie in tutta la lor prouincia, de vedendo ex fentendO gli nimici venire, fubito me lo fa- cenerò a Capere: & coli fi partiiono,hauendo in animo di voler efeguire quel che io haueuo ordinato.Queila notte truffi m ordine i miei foldati,cV pofi le guardie, doue conobbi che fa celie di bisogno , cY quella notte noi non andammo a dormire*, ne attendemmo ad altro,& tutta quella nottua: l'altro giorno femmo afpettando,gtudicando che doueiTe auenire ciò che n haueuano detto quei di Guaffuta,cY di Coatincan. 11 giorno feguente mi fu riferito, che gli nimici andauano trafeorrendo per la riuiera del lago con intentione di pigliar qual- cuno de gf Indiani di Tafcaltecal , che-andauano cV tornavano- per portar le cófe neceifarie : aH'eCercito:& haueuo intefo.che haueuano fatto lega co due terre fuddite alla citta di Teffai co, che erano vicine ai lago, per farci da quella via ogni danno che poteuano.cY g fortifìcarfi faceuano argini,cY loffi cV diuerfe altre cofe per lor difefa. Vdito queft o , il giorno feguen- te con dodici caualli,cV dugento fanti,8c" due piccioli pezzi d'artegliaria da campo, me n'ari dai doue gli nimici andauano feorrendo: il qual luogo è lontano dalla citta per ifpatio d'una lega dC mezza t cY eifendo vfcito,trouai certe fpie mandate da nimici, cV altri, che erano pò- fti inaguato,cY andammo loro adoffo , cV perfeguitadogli n'uccidemmo alcuni: quegli che rimafero iì gittarono all'acqua,cY noi abbruciamo vna parte delle dette terre, c\T allegri per l'ottenuta vittoria ritornammo alla citta* Il giorno feguente tre de' principali di dette terre vennero humilmente a dimandarmi perdono, pregadomi ch'io non voleffì piudtftrugger lijcV mi prometteuano per l'auenire di no riceuer più alcuno di quei di Temiftitan. cY elìen do coftoro perfone di non molta importanza,cY Cudditi di Ferdinando,per nome di voftra Maefìa perdonai loro,v n'altro giorno vennero altri habitatori delle dette terre feriti cY mal trattati,cY mi diedero nuoua,che quegli diMefticd,cY di Temiftitan erano di n-uouo torna ti alle lor terre: cV non vi eifendo fiati riceuuti cofi benignamente, come prima erano foliti, gli haueuano malamente trattati/cY alcuni n'haueuano menati prigioni, cY fé io non gii di- fende uo,gli harebbono menati via tutti: cV mi pregauano,chìo fulfi proto cY apparecchia- to a dar loro aiuto, fé per auentura dinuouo vi ritornalTero: che elfi certamente credeuano, che vi douefsero tornare con maggiore ekrcho per condurgli all'ultima ruina. Et hauédo- gli conlolati,ordinai che ftefsero atten ti cY prouifti di manierarne mentre quegli di Temi- ftitan fi mouefsero contra di loro, io lo pò teffi Capere a tempo, per potergli foccorrere, OC tìauuto quella rifpofta fé ne ritornarono nelle lor terre» In che modofufic amfato il Con e fé del foccorfo ch'er a giunto a Veracroce. come nchiejlo d'aiuto da quei di Calco non Ù potendo egli a quel tempo labilmente foccorrere. li mtjìe in lega con quei di Guafu- ciwo & Guadacacula . & come dipoi fempre saiutorono T un Coltro. Gli huomini,cruo haueuo lafciati nella città di Tafcaltecal p fabricar li brigatini,riaueua no imc(o, che nel porto della città della Veracroce era giunta vna naue , nella quale oltra li marinai erano trenta d quaranta Spagnuoli,otto caualii 3 akune baleftre,cY Cchioppi,cV pol- uerevcV non Capendo ancora comeandaifero le co Ce in quella guerra,ne confidandoli ài po- ter venire a noi,s'attriftauano gràdemente.erano in quella città certi Spagnuoli,che no ardi nano di venirmi a trouare, benché grandemente defideratCsero diportarmi quefta buona h'uoua.ma Cubito che vn mio Ceruidore,ch'io haueuo laCciato quiui,inteCe chealcuni volciia no tentar di venire a trouarmi,Ceci fare vn bando con grauiffima pena, che niuno u' partifse di quel luogo fin che non hauerserocommiffionedame^cVilmio feruidore conofeendo, che di niuua cola io potcuo hauer maggior piacere; che della venuta di quella naue, cV foc> ^ '. ■ j ( s ; corio, T.7, ■ - " '■■-' LA TERZA RELATÌONE. ' z6o citta di 1 eflaiccncY noi .in vero ci marau.gliammo grandemàe,come egli fuffe potuto^, gner la vaio , 9c di fimi! nuoua ci rallegrammo fommamente , percioche haueuamo g?an- difiimo buogno d aiuto» Il giorno mcdcfìmo,arriuarono nella citta di Teffaico cera imo mini da bene : numi, de Signori di Calco cY mi fecero intendere, che per effcrfi dati per vaÉ falli a voilra Madla,tutti quegli di Mefficd,cY di Temiilitan veniuano còtra di loro per di itruggergh cV vccidergh: ex: per quello haueuano conuocati tutti,* i lor circonuicin, A' or dinato che flelTero prouif ti ,Qc pregauano me chìogli aiutaffi in tal ncceffi ta\percioche pen fauano 5 non gli aiutando io,di douer patir grandiflgno danno.cY liberamente confetto a vo ftraMaef a, li come altre volte nell'altra relanoneleho detto, che oltra le noilre fatiche* necclfi ta il maggior mio carico, & dolore era il nò pò ter dare aiuto a gli amici noftri: ia uali per efferli fatti iuddm di voftra Madla,erano grauiflimamfte molesti da noftri ninna di Ulua.c\benchcio,cYtut^ cofa più compiacere alla Madri voi tra,che in dar fauore & foccorfo a i fudditi fuoi nondi- meno perche I tempo che vennero quei di Calco a trouanni,non mi lafciauo conceder loro }uel che ddiderauano,diffi,che allhora voleuo mandare a condur li Brigantini Se a quello ; apparecdiiauano tutti gli habitatori di Tafcaltecal 3 donde doueuano eifer condotti hi pes a h detti Brigali tini,* a quello effetto era forzato mandare alquanti caualli cV fanti: & '&. >endo io che gh habitaton delle prouincie di Guafucingo, di Churultecal, cV di Guadaca. h ula erano yalialh di voftra Madia, cY amici noftri , ordinai che fé n andaffero a loro cV in nio nome,efsendo lor vicinila effi.dimadafsero aiuto OC foccorfo, accidia quello mezzo )otdsero efser ficuri,fìn che io flefso gli fpccorreffi , percioche allhora io non poteuo altra- mente procedere.* auegna che tal cofe non fufsero loro cofl grate, come faria flato l'hauer nandato alquanti bpagnuoli,nondimeno mi ringhiarono,* dimandarono ch'io deffi lo o lettere di credenza,accid fufse predato lor fede,* più flcuraméte potefsero richiedergli, «raoche tra gli habita tori di. Calco,* l'altre due prouincie,efsèdo di diuerfa fattibile fem- re era ( ltatanimicitia.cVperuentura quando io trattano quello negotio, vennero certi' Am alciadon dalle dette prouincie di Guafucingo >* di Guadacacula , * in prefenza degli bnbafciadori idi Calco difsero.che li Signori delle dette prouincie non haueuano haumo uoua alcuna di me,dapoi che m'ero partito dalla citta di Tafcaltecal,* che teneuano le lor edette nella cima de monache fopraflanno a tutta la prouincia di Meflìcd * di Temine m f C AA° l ei r U t k ° Che ^ edefsero fui ™ r P efl] S *W& fono inditi] di battaglia, venifsero co >r luciditi * foldau per darmi aiuto. Et percioche in poco tempo haueuano villi più fumi d lol|to,erano venuti per intendere come io mi ritrouauo,* ^fognandomi foccorfo alai o,lub,topotefserofarevn'efercito. Io gli ringhiai, cV rifpofì, che per fauor d'Iddio tutti hbpagnuoli*ioiniiemeflauamobene,*fempre haueuamo hauuto vittoria denoilri .mici : ex: o tra il piacer ch'io pigliauo del lor buon'animo * prefenza,mi rallegrano infini men te della lor venuta per mettergli in lega con quei di Calco , che erano prdenti, * sii ^gauo elTendotuttiyafsallidivoflraMaeft^aefserbuoniamici,cV aiutar Fun l'altro con a gli habitaton di Culuache fono huomini maluagi cV peffimi,cV maffimamente allhora Mieuano farlo,che quegli di Calco haueuano di bifogno delloro aiuto , percioche queidi ulua voleuano afsaltargli,* a quello modo rimafero amici * confederati. * hauédo etti morato qumi due giorni meco,fi partirono tutti molto allegri * contenti, * dallhora in mzifemprel un l'altro fi diedero aiuto. Come andando Confino per condur i brigantini fece molti prigioni dì una terra, li cui habitat ori bana- no l/cajo cinque Spagnuoli : <& nondimeno auanti che fi parafa fece radunar detti habi- tatort& habitar la lor terra, comefitron condotti i detti brigantini <& con qualmodo & ordinanza. ! i Etili a tre giorni hauendo faputo , che gia x erano finiti tredici brigantini , cV gli huomini iegh doueuano condurre efsere apparecchiati , mandai Confaluo diSandoual efecutor aggiore con quindici caualli * dugento fantoccio haueffi cura di fargh' códurre.al qua^ diedi ordine,che diflruggefse,* del tutto ruinafse vna gran terra fuddita a quella citta di dsaico,dieconnaconlacitraMiTafcaltecal:perciocheglihabitatoridiquellahaueuano Viaggi vai?. kk iirj vecifi H •..''1'"' ■:■ :m \\ <>r.|li:l 'l.liìk» »: |;'-„! \f «l'i f t ; ! Hi:.' ; ; $ j li 1 à * DEL 5. FERNANDO CORTESE vcctfì cinque de* noftri caualieri , che dalla citta della Veracroce andauano alla famofa citta' 4i Temidi tan,quando io vi ftauo affediato,in niun modo penfando che ci poteffe effer fatto vn (ìmil tradimento, & quado la prima volta entrammo in quefta città di Teffaico, trotiam mo ne gli oratori] OC Mofchec della detta città i cuoi delli detti cinque caualli co piedi, cV co fcrraméti cuciti ,& lì bene acconciane non i'i pò tria imaginar di far meglio : cV per legno di vittoria^ quegli^ molte robbe,cY varie cole di Spagnuoli haueuano offerto a loro Idoli, 8C trouammo il l'angue de' compagni dC fratelli noftri iparfo cV facrificato in tutte quelle tor ri,cY Mofchee,Quefta cofa ne fu di tato difpiacere,che ci fu forza rinouare tutte le noftre fa- tiche cV trauagli * èC gii huomini di quella terra , cV gli altri circonuicini , allhora che li detti chriftiani parlarono di lì,finfero,come fanno i traditori , di riceuergli benignamente, accio che fi deffero a credere d'eller licuri,per poter etti vfar verfo di loro la maggior crudeltà,chc alcuno giarrtai vfaffe.percioche li fu detti chriftiani feendendo da vna certa piaggia,cV cani* minando per vn fenderò difficiIe,furono aigretti a fmontar da caualli,cY menargli per le bri olk,cV effendo co fi impacciati furon rinchiufi da nimici da ogni banda in quel luogo diffi- ciledoue s'erano poiti in aguato,di quelli cinque alcuni n'uccifero, cV altri tennero prigio- ni p condurgli alla città di TefTaico,cV facrificargli,cY cauar loro ilcuoredinazia loro idoli. Noi crediamo clic coli aueniffercòciofia che pattando di là il detto maggiore Efecutore,cer ti Spagnuoli,che andauano feco,in vna cafa d'una terraglie è tra la città de TeiTaico,cY quel Ja terra,doue furono vccifi cV preft li predetti chriftiani,in vn muro bianchiggiato trouaro- no ferine quelle parole, Qui fu prefo io sfortunato Giouanni Iufta,era colliri vn gentilhuo ino eie i fopradetti cinque a eauailo. il quale fpettacolo fenza dubbio a coloro che'l viddero, apporto" grandilTima maninconiaetdifpiacere* Effendo arriuato là il maggiore Efecuto> recubito gli habitatori di quelia terra conobbero il lor grande errore,&: fceleraggine,cY fug «rendo cominciarono a cercar di faluarfi:ma li noftri fanti cV caualli, & gl'Indiani amici ne» itri gli persegui tarono,cV n'uccifero molti,cY hebbero prigioni affailfimedone, Se" tanti fan dulii,quan<:i poterono hauere,cY gli fecero fchiaui,benche mollo a pietà no volfe che Ù fa- celle tanta vedilo ne,ne tanta ruina, quanta poteua: cV prima che ^i partiffe , comando che fi ra^unaiTcro 8C habitaflero nella lor terra , cV al prefente v'habitano , dC fono del loro errore pentiti grandemente. Il detto maggiore Efecutore andò più auati cinque d (ci leghe a vna £erta terra della prouincia di Tafcaltecal,che è la più vicina aili cófìni di Culua, cV quiui tre no gli Spagnuoli,cV gli huomini che coduceuano li Brigantini: cV il giorno feguéte fi par- ti con le tauole,&: con le traui,che le portauano co vn bell'ordine più di otto mila huomini, Sé era cofa mirabile da vedere, cY co fi penfo che fia marauigliofa da credere, il portar tredici brigantini per terra p ifpatio di diciotto leghccV riporto il vero alla Maeftà voftra,che dal la prima all'ultima fchiera v'era lo fpatio di ne leghe ♦ cV quado cominciarono a camminare andauano auanti otto Spagnuoli a cauallo,cY cento fanti : da i fianchi v'erano a difefa più di diecimila huomini della prouincia di Tafcaltecal, de quali erano capi Iutecal cVTeutipil che fono due Signori de principali della detta prouincia: alla retroguardia erano cento Sps gnuoli,cV oltra li fanti,et otto a cauallo,forfedieci mila huomini da combatterete quali en capo Chichimecatecle,che e de primari] di quella prouincia,con altri Capitani che menau; fcco.quando fi partirono,nella prima ordinanza coduceuano le tauole,& nell'ultima le tra- ui.cV come entrarono nella prouincia di Culua li maeftri de Brigantini comandarono, ch< nella prima ordinanza fufsero pofte le traui cV le tauole nell'ultima ♦ percioche quelle eranc per efser di maggiore impedimento, quando fufse auenuto accidente alcuno, cV fé doueua auenire,era ragioneuole che douefse efsere nella prima ordinanza.Chichimecatecle,che ce dueeua le tauole, èV in fin allhora co fuoi foldati haueua tenuta la prima fchiera,ftette oftina- to,£>C fece gràdiflima refiftenza,cY vi fu molta difficultà a far,che egli andafse all'ultimo luo go : imperoche efso voleua metterfi a ogni pericolo , che ne potefse auenire . ma conceduto che hebbe quefto,non voleua patircene alcuno Spagnuolo ftefse nell'ultima fchiera,che el fendo egli huomo di gran valore & fortezza cercauad'hauer cotale honore» Li predetti Capitani menauano duo mila huomini carichi di vettouaglie,cV con quell'ordine cV manie ra feguitarono il lor viaggio , nel quale fletterò tre dì ♦ il quarto giorno entrarono in quefta città con grandilTima allegrezza,^ fefta,eV con fuoni di timpani: & io andai loro incontra per riceuergli,cV come ho detto di fopra,quclia moltitudine s'eflendeua tanto , che dall'ilo- ra che cominciarono a entrar li primi,pafsd lo fpatio di ki fiore prima che gli vltimi entraf- faro, LA TERZA RELATION E \ fero,non fi rompendo mai le file di coloro ch'entrauano.apprefiato che mi fui a loro cYrin- granati che hebbi quei Signori de benefici, che n'haueuano farri, afiegnai loro gli alloegia- menu,cY feci proueder delie cofe neceftarie il meglio che iì pore\eY mi difteriche del idera- uano azzurrarli con quei di Culua,eY vedetti io quel che mi piacelTe comandar loro cV che elfi con gh altri, ìquali haueuano menati Ceco , erano venuri con quell'animo , cV voleuano e imorirc inlieme con gli Spagnuoli,d vendicarfUo gli ringratia^etdiiT^cheiiripofaffero, che coffa iansfarei a! lordeiiderio, ■ r Come ilCortefe T- fato fuori della città trottò ìnfìnadron de mmici^uali mifie in/ma molti di loro yccifi come guttifero alla cut àXaltocagr combattendo entrorono^ di facciati li nimici ri abbrucio. ' rompane, llfeguente di trouati li nimici liptrftgwta.no . & arrmorono alla città Guari-, neon à Tenainca &> Acapu^ako. appresola città Macuba afìaltano t nimici, entrano nella città, ^appiccano il fuoco, & perche abbruciarono la quarta parte deli albergo doue alloo-o-iorono. Poi che tutti quelli di Tafcaltecal fi furono ripofati tre d quattro giorni nella citta di Tef faico,iquali certamente in comparationc de gii huomini di queftipaefi/onovalorofiiììmi comandai cheiimerreffero mordine cinque caualli , rrecentofanri, cY cinquanta tra baie- itrien & fchioppertieri,cY ki piccioli pezzi d'artegliaria da caporcY fenza che niùno fapef- iedoueandaiiimora nona ci partimmo da quella citta\cY venero meco li predetti Capitan» con forfè trenta mila huomini con le loro fchiere molto bene ordinare fecondo la loro vfan za. Lontano da quefta citta quattro leghe, efiendo già l'hora tarda, trouammo vna fchiera de nimici,cY noi a cauallo gii andammo adotto, cY gli mettemmo in fuga, quegli di Tafcal- tecal,elTendo deliri cY leggieri,ne feguitarono ■• cY vecidémo molti de nimici. Quella notte lempre in campagna cY al fereno con gradiffime guardie cY del tutto apparecchiati. Il gior no feguenteja ma trina a buon'hora,cominciammo a feguitar l'incominciato viaggio,cY in iin ailhora io nò haueuo palefato ad alcuno doue io voleiìì andare: cV ciò haueuo fatto guar dandomi dacerti di TeiTaico , che veniuono con elTo noi, accioche non lo manifefiaffero a quei di Meffico dò di Temiftiran , che ancora non mi fidauo molto di loro, giugnemmo a vna terra nominata Xaltoca,che e fituata nel mezzo del lago,et d'intorno di quella trouam v trio cY molte cY gran fotTe d'acqua, OC attorno atttorno faceuano forte la detta terra, che non Si ci poteuano entrar li cauallucV gli nimici metteuano gradiiTimi gridi , &auuentauano con tra di noi baffoni acuti nella cima,cY dardi, li ùnti benché con gran fatica, pur v'entrarono cY gli cacciarono fuori della terra,cY abbruciarono gran parte d'eiTa,cY quella notte andam- mo adalloggiare lontano dilivnalega. Venuto il giorno feguitado il noftro viaggio tro uammo gh mmici,iquali da lontano cominciarono a gridare come è lor coftume di fare nel la battaglia, cVcotai gridi fono horribilidafentire,noi cominciammo a perfeguitargli 2>C permutandogli arriuammo a vna grade cY bella citta nominata Guanticlan, cY la trouam Guanricao ino dishabitata , doue dimorammo quella notte. Il giorno feguente , efiendo andati più città. auanu,arnuammo a vna città nominata Tenainca, nella quale non trouammo oftacolo al> Cuno^effendociripofati andammo poi anche a vn'altra città, il cui nome e Acapuzalco Tena,nca ' la quale e tutta polla nel circoito del Iago,cY in quella non ci fermammo troppo,defìderan- do io grandemente arriuare a vn'altra città detta Atacuba,che e vicina alla città di Temifti- tan.cY efiendo auicinati a quelIe,trouammo d'intorno intorno molte fofle d'acqua, 6Y gli ni dS? hncimoltopronti^apparecchiati,cVfubitochenoi Agl'Indiani amici noftri gli vederne nio,andammo ad affalrargli,cY entrammo nella città vccidendogli cY cacciandogli fuori,cY rìlendo già 1 hora tarda,nó facemmo altroché metterci nell'albergo, il quale era tanto gran- deche comodamente vi potemmo flare. Venuto il giorno gl'Indiani amici noftri comin- ciarono a guaftare,cY abbruciar la città,faluo I'albergo,doue noi alloggiauamo.cY in quello vfammo tal dihgentia , che fu abbruciata la quarta parte dei nollro albergo , cY ciò fu fatto percioche vn altra volta,quando ci partimmo dalla famofa città di Temiftitan efiendo fiati rottigli habi tatori di quefta città infieme co quei di Temiftitan , in quella ci combatterono glpramentc ; & veciiero molti Spagnuoln Come Xaltoc* citta. Acapuzal- co città. Atacuba " ■< i -.1 ; ■r,"ft! ■ ft? :Sh ' ; -Vi, • ■: Il 'I '•'■'. t . ■ ' ."Ci . > - ■'■■' M 'Ai. f'ìr m mi * l! , in : 1 l«; Ijh ■ ; ' 1 V r t i r ■ y,;j!n .>.;■:■. fc"-f A jnotteggia» do vfaiono li nimici a gli Spagini eli. DEL S. FERNANDO CORTESE Cowe dimorando tn ^At acuba fecero molte fcaramuccie con gran danno de nimici & fen^a L efion de ] vii Spapnuoli. parole che ujorono il Corte fé & Spagnuoli con li nimici, & le pronte nfpojìc che li furon fatte come ritornando a Tejtatcò emendo perfegmtati da nimici firmo fero Loro adofto <& molti nucaferofi chef rejlorono di più oltre perfeguitarh. In quei (ti giorni, che ftemmo inquefta citta d'Atacuba,niun giorno fu, che non ve> niflìmo alle mani co nemici, cY non faceffimo fcaramuccie: cY li Capitani di quei di Ta* fcaltecal , Sé i lor faldati faceuano molti duelli con quegli di Tafcaltecal , de combatteuano tra loro 8C forte cV valorofamente, de paffauano tra loro di molte co fé , de fi minacciauano, cYdiceuano villania l'un l'altro, che fenza dubbio era cofa degna da vedere ♦ & in tutto quefto tempo morirono molti de' nimici fenza morte d'alcuno de' noftri: perciò, che affai volte entrammo in quelle ftrade mattonate , de ne ponti della Citta : benché hauendo Parole che tantl r ip ar * faceffero gagliarda refiftenza ♦ de fpeffe liate fìngeuano di ritirarfi a fin che entraffimo nella citta v con dire, Entrate entrate, accio portiate darui piacere* Alcune vol- te diceuan, vi penfate,che vi fìa vn'altro Montezuma,che fatisfaccia a voftri defiderij. dC mentre la cofa paffaua di quella maniera, arriuaivna volta avn certo ponte, ch'io ha- ueuo efpngnato, (Snellendo effidiìà da quel ponte, feci fegno a miei, che (i ; ferm afferò; dC fimilmente effi vedendo il mio fegno, accennarono a i loro , che taceffero , cV diffl loro, perche cagione fuffero diuentati fi pazzi, che voleffero effer diftrutti. Siche fetra loro, fi trouaua alcuno de principali della citta', do ueffe venir la, ch'io defìderauo di parlargli. Effi mi rifpofero , che tutta quella moltitudine d'huomini, ch'io vedeuo, erano Signori, OC perciò io diceffi li in mezzo tutto quel ch'io voleuo , de non hauendo dato loro alcuna rifpofta cominciarono a venire alle villanie : de certi de neìlri differo loro , che morirebbo- no di fame, de non gli ìafeieremmo vfcirdi lì per andar a cercar vettouagìie. Rifpofero; che non n'haueuano dibifogno,cxfen'haueffero di bifogno , mangiarebbono noi Spa- gnuolijcVgli huomini di Tafcaltecal .eY perche l'andata mia aquefta città di Tacuba era fiata principalmente pervenire a qualche conuentione con quei di Temiftitan,cY per intender che intentione haueffero, de vedendo che'l mio dimorar quiui nulla giouaua, dopo fei giorni deliberai di tornare a Teffaico , per follecitar che fuffero finiti li brigan- tini , per poter afìediargli per terra , cY per acqua* Il giorno che ci partirnmOj venimmo la (era ad alloggiare alla città di Coantincan , della quale difopraho fatto mentione, b£ gli ni- inicifempre ne perfeguitarono , de noi co caualli fpeffe volte andammo loro adoffo, de co(i alcuni rimafero noftri prigioni* lì giorno feguente cominciammo a feguitare il noftra viaggio: de gli nimici vedendo che ci partiuamo,penfandofi, che lo faceffimo per paura, fi miffero infieme molti di loro , de cominciarono a feguitarne. Io vedendo quefto, co- mandai a fanti che andaffero innanzi v cY quando fi ferm afferò , nella loro vltima fchiera Jteffero cinque caualli, de io rimafi con glialtriventi,cVcomandai,chefei a cauallo an- nafferò in vn certo luogo a far imbofeata , de altri fei in vn'altro , de cinque in vn'altro , de io con tre invn'akro,cYfubito che gli nimici fuffero paffati , penfandofi tutti noi inOeme effere andati auanti, quando fentiffero gridar Sanlacomo faltaffero fuori, de gli andaffero alle fpalle:cYeffendo venuto il tempo , faltammo fuori, de gli cominciammo a ferir con le lance , de per due leghe gli perfeguitammofempre invna pianura , che era bella da vede- re, de cofi perirono molti di loro vecifi parte da noi , dC parte da gl'Indiani amici noftri . dC fi rimafero, fenza feguitarne più oltre. Noi ci ritirammo , de arriuammo i noftri , de quel- la notte alloggiammo in vna nobil terra nominata Aculman, che e N lontana due leghe dalla città di Teffaico , onde ci partimmo il giorno feguente, cY a mezzodì arriuammo alla città di Teffaico. fummo riceuuti allegramente dalÉfecutore maggiore , ilquale io ha* ueuo lafciato algouerno,cY anche da tutti gli altri , hauendo grandiffimo piacere della no-r ftra ritornata: percioche dopo la noftra partita di lì, non haueuano hauuto mai nouella al- cuna di noi,ne ciò che ne luffe interuenuto , cY pur grandifTimaméte defiderauano faperlo. Il giorno dopo che noi fummo arriuati , li Signori , SC Capitani di Tafcaltecal mi richie- fero d'effer licentiati,cY fé n'andarono alla lor cittàmolto lieti hauendo hauuta qualche pre- da de nimici. Come LA TÉkiA RfiLATIONE ? %6i ComeilCortefemandò foccorfo à quei é Calco Mandati ad sterra detta Gua/ìeùeque fecero *ran danno a quei diCulua.dipot combatterono p,u &>j& uolte con danno [ombre de nemici. Mia % . ùttadunafortifimacittachiamata^capichtlafinalmcntelap^ 1/cajione de nimtcì.chelfumeche la circonda cor/e tutto famue . &■ UJctate ètte due terre pacifiche gli Spagnuoli ritornarono in Te* falco. Duoi giorni dopo che nof fummo entrati nella emidi Teffaico, venero a trottarmi àlcu iu Indiani Ambafciadon de Signori di : Calco,* mi dittero chef Jor Signori glihaueuano madati per dirima nome k>ro,che quegli di MelTtó,& di Temiftitan ili voleuano affalta reA ailaltargh per di(truggerglt 5 cV mi pregauano,ch'io douefìl mandar loro foccorfo co. «neaitre volte m haueuano dimandato. Io tubi to procurai dimandami Confaluo di San. donai con venti caualli ,cY trecento fanti: al qualecomadai, che follecitaffe l'andare,* giun. *° n n 1 t P ^T d f*z tUttÌ U m ° di di dare aiu to ^ P reftare °S ni Poffibil fauore a quei vaflaih di voitra Maeft^cV amici noftri. ft eftendo giunto,troud quiu, cflèrfi raunati molti delle proumcie di Guaffucmgo,* di Guacachula ] che ftauano afpettando. cV meilele cofe in ordine, li partirono per andare a vna terra nominata Guaftepeque,doue erano quei di' Guaft ^ C ulua,donde faceuano gran danno a quei di Calco. cV molti de'-noftri nimici vfeiron fuori ** m d una certa terra,che era nel viaggio: òù gl'Indiani amici noftri effendo in gran numcro,con ridandoli ne cauahen Spagnuoli vnitaméte gli aflalirono . cV prefero il lofeampo, cV quella notte li fermarono a quella terra vicina a Guaftepeque,* il dì venente fi partirono. effèndo giunti appreilo Guaftep eque: quegli di Culua cominciarono a còbatter co gli Spagnuoli nodimcno in poco fpatio meffi in fuga, vecifi cV cacciati' della terra . li Caualieri fi fermaro' no per dar da mangiare a caualh'A per albergare,* ftando eo[i fprouifti,gii nimici arri uaro no mimo alla piazzatile era dinanzi aIl'albcrgo 5 grfdando,cY tirando faflf,baftoni, & frec- eie, gli ibpagnuoli pigliate Farmi fnlieme con gl'Indiani amici noftri andarono loro adollo f 5f aa ? tlM ^ ' ? d ? a terra> ® * Regimarono per ifpario d'una lega , cV n'uccifero mol a.cY q uella notte cflendo molto ftanchi, (e ne ritornarono a Guaftapeq uè, doue fi ripo. larono duoi giorni. Allhora l'efecutore maggiore i ntefe chef n vn'akra terra più in la,nomi AcaDI - hrl nata Acapichtla,s era ridotta vna grandiffima moltitudfnedi nimici,* determinò d'anda. ttT re a per veder fé voleuano darli pacificamele, * hauer pace. Qucfla terra era molto forte X limata in vn luogo alto , dom non pò teuano effer ne moleftati ne offefì da' caualli . quiui ' AÌC T ° S 11111 "^ 1 ^pagnuoli,fubito gli nimfcf cominciarono a vénireàlle mani,* dal luo *o alto gutar falli :cV benché coldetto maggiore Efecutore molti' de' noftrf; amici, confide, •andò la tortezza del luogo,non haueuano ardire df dar l'aflalto. fubf to che'l detto Efecuto opra quel luogo : ,u: raccomandatifi a ban Iacomo,incominciarono a falire,* piacque a Mi ca P khth - Iiodarlorotantefor», che benché gli nimici faceffero grandiffima refiftenza, vi fah'rono )ure,ma ne furono folti molti. * dopo loro feguitarono gl'Indiani' amici noftri, cV gli ni. mcif^idderopaenervfntf:cVfnondaua tanto il fangùefidfcoloro,cheeranovccffìpm a 10 di bpagnuoli,fi anco di coloro,che cafeauano da alto, che tutti quegli , che vi iì trouaro. 10 P^fen«,affern^ angue de morti.* dipoi ft etteroafsai , prima che potettero cauarne acqua buona da beuc e.cheelTendo g rancaIdo ,haueuano grandiffimo bffogno d'acqua. Hauendo il predetto ^ecutormaggiorepoftofineaqueftaimprefajafciadoleduefopranomfnatet^^^^ S2 T n ™°A Ca ^g° 3Per o Che da P"' ma riputarono la pace . fé ne ritorno in compa^ pia di tutti alla atta di Teffaico. cV creda la vofìra facra Cattholfca Maefta\ che q uefta é fta a vna vittoria notabiIe,nelIa quale gif Spagnuoli hanno molto ben moftrato le lor forze. ^ we 'l^^^nfl;n'altrauo^^ uajie la trom e bauean fatto la giornata co nimici Sfatti mólti prmonu come fatta ficurak wda^eiMaVeracrocemandaronoalCortefebaleflre^ li fecero papere eh 'erano giunte tre nani confoldati &>cauallu Glfhabftatori dfMefiicdcVdiTemfftftan hauendofntefo fi grandiffimo danno fatto ìeorgennda^ .^ ^Cap^Kongra^ta^cfto. ncheMtóolaputoquaiidiGa&^^S fapere, ■ K il ■ ,, ili;,! 1 &/fi-- fytf). !?■;,, :;, ; ii ì'h 1 ' l' ililii'. 1 »".' ^ *J -il' Wii" ■»-.ì*ì: i' m'ri,. i«'*' I di.." 'i Siti* .'!..■ il.?' t:»i I / Prouìncie che s'arreti decono al Cortefe, DEL S. FERNANDO CORTESE fapere,pregandomi,che fubitamente io doueflì mandar loro foccorfo, cY io di fubito fpedrj I il detto Efecutor maggiore con certi fanti 2t caualli; nondimeno quando egli arriud là , gli nimicinoftridiCulua haueano fatto giornata con gli amici noftri di Calco, cY piacque a Iddio,che quegli di Calco otteneffero la vittoria, cYvccideffero molti de nimici,&l ne fecero prigioni quarantena quali era vn certo Capitano di Mefficd,cY dui altri de primarrj,iquali tutti furono da quelli di Calco confegnati al detto Efecutor maggiore , che gli conduceffe a me. Alcuni de quali me gli mandagli altri ritenne appreffo di fé: percioche volfe rimanere alla guardia di quegli di Calco in vna certa terra ne confini di Mefììcd.Et poi che gli paruc la fua dimoranon eifer neceffaria,ritornd a Teflaicd,cY meno feco gli altri prigioni,che era- no rimafl appreffo di lui.In quefto mezzo facemmo affai altre fcaramuccie, cY zuffe con gli liabitatori di Culua,le quale tutte lafcio di raccòtare per fuggir la lunghezza. Effendo gii fìcura la ftrada dalla città della Veracroce a quefta,cY potédo quegli della detta città andare cY tornar ficuri,ogni giorno intendeuano qualche cofa di noi , cY noi fimilmente di loro, il che prima non R poteua fare.cY per vn certo nuntio mi mandarono certe baleftre,cY fchiop pi,8t" poluere,di che pigliammo grandiiììmo piacere. cY di li a dui giorni mudandomi vn'al tro nuntio,mi fecero à fapere effere arriuate in porto tre naui, nelle quali erano flati portati molti foldati,cY caualli,éY che fubito ce gli mandarebbono.noi hauendo R gran bifogno di aiutOjCredemmo che ci fuffe flato mandato da Iddio. Come il Cortefe mandò in Temijìitan duoi de primari] di detta città ch'eran prigioni di cjuei di Calco à pregar quei Signori che fi rende fiero, del foccorfo mandato à quei di Calco . come tennero vdmbafciadori diTa^apan ) MaJcalango&' Neuten ad offerir fi. 10 cercaua per tutti li modi poffibili di tirare all'amicitia noftra gli habitatori di Temifti^ tan,parte accio per lor cagione non fuffero diftrutti, cY parte per ripofarci dalle fatiche delle paffate guerre : cYmafTimamente che di ciò io giudicauo venirne grandiffima, vtilita alla Maeftà voftra.cY douunche io poteuo hauer alcuno di quegli della città, lo rimandauo den tro,accidcheconfortaffeglialtriadarfipacincamente,cVilmercordifanto dell'anno 1511 comandai che veniffero alla prefenza mia quei primari} di Temiftitan , che erano flati fatti prigioni da quei di Calco , cY feci loro intendere fé alcuno d'eiìl voleffe andar nella città, cY per mio nome parlare a i Signori di quella,cY pregargli che non cercaffero più di far guerra meco,cY fi deffero per vaffalli di voftra Maeftà,come haueano fatto prima : perciò che io no defiderauo diruinargli,ma di tenergli per amici.cY benché non andaffero volentieri,tcmen do che fé portaffero tale ambafciata,iàriano veciù da loro , nondimeno duoi d'eiìì delibera^ rono d'andare,cY mi dimandarono lettere. cY fé ben non intendeuano le cofe , che in quelle fi conteneuano,nondimeno fapeuano effer tale vfanza , che giunti che fuffero là , gli citta- dini preftariano lor fede: cV però feci lor palefareda gl'interpreti ciò, che nelle dette lettere era contenuto, cioè quel che haueua impofto alormedefimi,cYaquelmodo fi partirono, cY comàdai a cinque caualieri che gli accompagnaffero fin che giugneffero in luogo ficuro. 11 Sabbato Santo gli habitatori di Calco , cV 1 lor confederati cY amici hebbero cura d a-- uifarmi, che quegli di Medicò R moueuano contra di loro, cY in vn certo panno bianco mi inoltrarono dipinte tutte le terre , che andauano contra di loro, cY le vie per le quali dev ueuano andare, cY mi fupplicauano, che ad ogni modo io doueflì mandar loro foccorfo. Rifpofi,che di lì a fei giorni lo manderei, cY fé tra quefto mezzo fuffero affretti da bifogno alcuno,me lo facefsero fapere,che gli aiuterei. Il terzo giorno diPafqua ritornarono a pre^ garmi,ch'io mandali! il foccorfo preftifiìmamente 3 percid che gli nimici s'auicinauano con quella maggior preftezza,che poteuano . io dilli di volere andare a foccorrerli , cY feci co* mandare a fuono di tromba , che fi mettefsero in ordine venticinque caualieri , cY trecento fanti a piedi* Il Giouedi auanti che f ufse quefto, vennero alla città di Tefsaicd certi Anv bafeiadori dalle prouincie di Tazapan , di Mafcalango,cY Neuten , cY d'altre prouincie, OC mi fecero fapere,che erano venuti a darfi per vafsalli di voftra Maeftà, cY per pigliare ami* citia conefsonoi,non hauendo efsivccifo mai alcuno Spagnuolo,cY ne efsendoli volti mai contra ilferuitio di voftra Maeftà, portarono certe vefti difeta. Io gliringratiai,cV: promiffi loro, quando fufserobuonj & fedeli, di trattargli bene,cYcofife ne tornarono *«" ialle 3«' com LA TERZA RELATION E.' -L» \J J) Come ti 'Corte fi Mi di Tejìaicò con trentamila /uomini, & alloggiò m Tamanalco. il parlar che fece alli Sonori di Calco, come nelyia^to s'unirono con lui da quaranta mila combattenti. dell'abito che diede datre bande ad^n monte afir fórno & molto eno,in cima detonale eragran moltitudine digente, come afialtò quelli ch'erano nella pianura ferendone, & uccidendone molti. Ilgioraofcguoite,chefuilvcnerdf,ilquimo d'Aprile del detto anno 1^1 impartii eia quefta citta di Tcffaico in compagnia di trenta caualìeri , cV trecento fanti, a quali diedi E3^SB?T accioVhegUaniiein^ ro,che falciammo di farlo per viltà, riguardai il monte, che di cirCoito era quafi vna lega cV piamente : era tanto forte per natura,cY tanto erto, chepareua feiocchezza il volerui falire, Sl prenderlo,cYbendieiohaueiTi potuto aiTediarli,cVaftringergli ad arrendei, nondime- no no poteuo quiui molto foggiornare. ftando cofì-in dubbio, deliberai di falirui da tre luo ghi, eh io haueuo veduti:* diedi commilitone a Chfiftoforo Corrai Alfiere di feiTanta A * , , .anti ilquale tempre m accompagnaua,che con la fua infegnagliandaffead affalire, cV udite t advn ' ero iopra del luogo più erto : cV comandai ad alcuni fchioppettieri, cV baleftrieri che ardi- »5te occu- amente Io fegm'tafferorcVfimilmente ordinai, che il Capitano Giouanni Rod'riguezda pato daai " /illaforte.cVaFrancefco Verdugo,ch e co lor compagni cV concerti baleftrieri falcerò da " m a tra luogo, cV che 1 Capitan Pietro Bircio , cV Andrea da Monioraz deffero l'affalto da m altra banda con alquanti fchioppettieri cV baleftrieri. 8C ordinarono tutti nel fentire il ti. ■od uno khioppo di falire,d di morire , ouero ottener la vittoria ♦ cV hauendofentitoiltiro Idlo ichioppo,fubito cominciarono a falire ilmote , & tolferoanimici duoi giri del mote x non poterono falir piuauanti,percid che ne con piedi, ne con mani fi" poteuano foftene* e,efsendomcredibielafprezzacValtezzadelmonte,&daaltogittauanodimoltifa e mani,! quali,benche li rompefsero,faceuanograndiflimo danno:cV tanto fu gagliarda la lifefadenimicichen'ucciferoduoiSpagnuoliAneferironopiudivéti,etpernira ìotemopafsardila. Iovedédo efserimpolTibiledifar più di quello, che haueuamo fatto, ^ che li ragunaua gran moltitudine de nimici perfoccorrer quegli che erano nel monte di nodo che tutta a pianura n'era piena,comandai a Capitanile li miraf S ero,cV efsendodi. ce i a balso ajsaltammo quegli,che erano nella pianura ferendogli cV vccidendosli i & co. al battaglia duro più d'un hora cV mezza.cY efsendo la moltitudine de' nimici quafi infìni. a,gli huomim a cauallo fi fparfero in varie parti , cV efsendofi ridotti infieme, fui certificato la loro,fi come erano andati per ifpatio d'una lega lontani da quel luogo , cV haueano vifto m altro nionteupieno di molte genti, nondimeno non era tanto erto,& nella pianura din torno mici. _,,,*!" li ! * 'I »S ■p Ù : ,'»!' i ■i"*;ì: '■ < ■»•"'»- • »■; Il ,"' -l'I .' , il* m fr! U .£ : fi ii - ' ** - .!:i|l V » ■i "'»,: DEL S, FERNANDO CORTESE torno intorno erano affaiflime terrea due cofe non fariano mancate fui, che qui ne manca ] uano,l'una era l'acqua,tY l'altra,che effendo il monte non cofi erto , non fariano tatarefiften za.cY perche quelle genti non fi poteuano pigliar fenza pericolo , 6C vedendo di non pote- re ottener quella vittoria ci partimmo di li con grandiifìmo difpiacere , cV andammo ad ak loggiare a vn'altra terra appreffo'l detto monte, doue patimmo grandemente, percioch e quiui non potemmo trouare acqua,& tutto quel giorno ne noi,ne gli caualli,ne toccammo goccia: Ù cofi fiemmo tutta quella notte fentendo timpani^ corni,cY gridi» Come dato lUfialto adl>n 'altro erto & diffialmonte , quelli che -Varano fopra s'arrenderono , & parimente quelli eh" erano fo l'altro monte tennero a dimandar perdono, carne ferravano i mmiciin l>na terra detta Chteque & molti ne ucctfero .poi mi fero fuoco in la terra . quelli di lattepeque tennero àprep-ar il Con e fé che perdonale loro i commefo errori. Effendo venuta ialba,io infieme con certi Capitani vedemmo vn monte, che no era me no erto del primo» egli haueua le rupi certamente più alte , nondimeno non difficili à falire doue molte genti atte a combattere ftauano per vietare chiunche haueffe voluto falirui. OC li Capitani cV io,con gli altri gentiluomini , che fi trouauano prefenti . pigliatele rotelle a piedi(perciochehaueuano códottilicaualliperdarlordabeuere lontano vna lega da quel luogo)andammo infin la per vedere almeno il fìto del monte, dC donde lo potemmo conv battere,cV gli altri, benché non fufie lor commeffo cofa alcuna , cominciarono àfeguirne. ] fubito che arriuammo al monte,coloro che fiauano fu le rupe, penfandofi che io voleffi dar l'aflalto nel mezzo,lafciarono le rupi per dar foccorfo à i loro Jo fubito che viddi il loro mal ordine,cY pelando s'io pigliauo quelle due rupi,poteuo far loro di molto danno, chetameli te comadai a vn Capitano,che co fuoi foldati falifse fopra vna di quelle , cY occupafse la più erta OC diffìcile,c\: io infieme con gli altri cominciai a falire il monte da quella parte,doue gli nimici erano più fpeffì,cY piacque a Iddio,ch'io prendefli vn giro del monte, cV ci ponem> tno in luogo tanto alto , che quafì agguagliauo quello , doue combatteuano, il qual pareua Vittoria éc impoilìbile di poterlo pigliar per forza,fe nò con grandiifìmo pericolo cV danno.Già vno gli spagnu d£ , c a pi tan j haueua pofta la fua bandiera nella più alta parte del detto monte, cY di li comin ciò a batter gli nimici con le baleftre,cY con gli fchioppi. Edi vedendo il danno che patiua>- no,cV cpnfìderando ciò" che poteua feguire,accennarono di volerfì arrendere^ pofero giù Tarmi in terrai efsendo l'animo mio fiato fempre di moftrar loro, benché fufsero degni di grandiiìima pena, che noi non gli voleuamo offenderete far danno alcuno , maffimamen te poi che voleuano eiler vafsalli di vofira Maefta ,cV efsendo géte di tanta ragione,che mol to benemtende tutte quefie cofe,comandai che fi rimanefsero da offendergli.cY quado veri nero à parlarmi,io gli riceuetti con lieto volto,cY effi hauédo veduto quanto benignamene- te ci portauamo con efio loro,ne diedero auifo à quegli , che erano nell'altro monte . i quali benché fufsero rimarti vincitori,nondimeno deliberarono didarfì per vafsalli allaMaefta voftra,cY vennero dimadando perdono de'lor commeffi errori. In quella terra apprefso'l giardino mote ftemmo dui giorni, cV di lì feci códur li foldati feriti alla città di Tefsaico\ Efsendoci aotabile. p art iti di lì,arriuammo à dieci hore di giorno alla citta di Guaftapeque, della quale di fopra e fatto mentione , cY fummo tutti alloggiati nella cafa del giardino del Signore: ilqual giar dino è il maggiore,cY il più bello di tuttoché fiano fiati mai viftiin alcun tempo ♦ percioche egli e quattro leghe di circoito , £ il mezzo del quale pafsa vn notabil fiume, cY di luogo in luogo à due tiri di baleftra vi fono cafe co lor giardini piccioli,con varfj arbori di diuerfi frut ti,cY con herbe cY fiori odoriferi. cY certamente è cofa bella da vedere la vaghezza & gran' dezza di quefto giardino:nel quale alloggiammo in quel giorno, cY gli habitatori ne kce^ ro ogni pofiibil feruigio. Il giorno fegùente ne partimmo , cY a otto hore del giorno arri-- uammo à vna gran terra nominata lattepeque , nella quale n'afpettaua vn.gran numero di gente nimica: cY efsendo noi giunti là,parue che volefsero portarfi con noi pacificamele o da paura opprefiì,d per ingannarci, percioche fubito fenza venire à còuentione alcuna co> tranciarono a ìuggire,cY abbandonar la terra,cY io non mi curai punto di dimorare in efsai ma con quei trenta caualli gli perfeguitammo per ifpatio di due leghe , infin che gli ferrame mo in vn'altra terra,la quale è chiamata Giluteque,doue molti ne ferimmo,cY vecidemmo, trouando gli habitatori molto fprouifti.percioche noi arriuamo là, prima che giugne jserc* le loro foie ,cY alcune di loro furono vccife.pigliammo afsai donne cY fanciulli, tutti gli altri r fuggendo tA TERZA RÈLAtlONE ' %6 . i fuggendo fcamparonoJo dimorai in quella terra duoi giorni, penfandomiche'l Sisnor di a™^maic^^ perdonai loro, loro errori poi che volemmo eiTer vafialli di voftra Madfe I ZJnicl «era boiignamentceflendo flati già caligati fecondo che meritauano ..•* > r ' , ■' — *■■"■•> +'ntm minutili in ™™J^t«royoltarkJ],Mle&,lf,mcot<>c/xfcorfi"tComfe' -IImcdefi m ogioraocViom/pa r ,ij,gmnridinanziivnacertatcr ra fo ft imma nominata e.icnao circondata di monticeli! A dt fpilonchcdi tata profondita quata faria l'altezza del «• ■"»• •^«^'d.cahuominiinfieme^ ■i quahallhora non gì, fapeuamo.A per poter entrar da quei luoghi , era neceffiridSe attorno per fpatio d una lega Se mezza, poteuamo anche entrar per ponti UH gno ma ali te2° eUa " V o erano P° ftim - fi alt0 lu °g° & «curo , che fefuiTimo ffiiìSSe tant,,c. hauer ano fhma.i per mente. & quando ci approffimauamo, ne auentauano mo e frecce /affi Abafton, aguzzati. Mentre combattemmo di queftamanieraTcmoTnd a no d, rafauecalno vrito da nimici faltd ol.ra F er ™ luogo molto difficile; fXo che 3 *2 d.an, Io v.ddcrofi pelarono che gli Spagnuofi fuflero entrati di li A a quefto mode fofrS prefi da maramgha & da fpauéto fi diedero a fuggire,* quell'Indiano,* quattro m°ei(emi F„ R . «fa. .tono tfT' tarono: ^ «a, ono A panarono anch efiì. lo co cauahericominciai andare attorno quei luoghi mimo tra di noi & frcccie & baffoni aguzzati.percioche tra loro & noi non v'era fenon lo matto dunafp,lonca,nm dod'unafou-a : &effendointétiallaba t tagliacomincfaac6noin5 hauendo ancora vili, qua cinque caualieri fpagnuoli, furono da foro aflaliti d°d.etVo afia fprou.fe A commoat, a ferire.» elfendo fiati trouati tanto fprouiftiA non fi penfandodl poter effe offefid, d,etro,percioche non haueuano faputo,che li copagnUiaX" abbau' fonato ,1 p a [fo,donde quell'IndianoA gli Spagnuoli erano paflatf. LnoSS «erra A 1 haueano commeata ad abbruciareAgli nimici tutu fuggiuano, & coli fugaen ioni 'noid° , m - Dte ' beche m °'" * loro «j moruferoA I-'canahef Spagnuofi3ro non. poi che hauemo trouata l'entrata nella terra circa a' mezzo giorno ci fermammo in flora g,a taroa. II Signor della terra,* alcuni de' principali, vedendo che in luooo fi diffici e de fiero no s erano potuti difendere , temendo che faliffimo il monte per vccfde al deM X™ ,ildv ° ftraMad ì a dopo l'abbruc.amentodellecafe,&ilfeccheggiaméto del JmttoZS. h cagioned'hauer fi tardi prefa l'amieitia noftra, eia (lata pfrchecredS IST w COmm J ffi errori '|i ft' H u . , !illi| il. •:' ;' ''■' 1 » ,, È \ 'fili l' ,.,■« Vii s! ■> -""fi \ " \ >, • * 1 , ' . ij '', ni 1 i,|,!..!\ i "j-'i'msttfn i?» Miti '■III' w : ?a ; I '». &U Prefa «li Si- chimalco. DEL S. FERNANDO CORTESE „ 10 ltihuominivalorofi,liquali haueuano determinato d di difender la citta\ odi morire, t Guiiii effendo giunto A hauendo polii li foldati in ordinanza ^montai da cauaìlo' & in co mgnia d'alquanti fanti arriuai à vn certo argine, che haueuano fatto dopo 1 quale era na co Fo Iran numero di gente, cY quando cominciammo a combatter 1 arg.ne 3 percioche Ubate ftrieri cV eli fchioppettieri faceuano loro grandiffimo danno,l abbandonarono, ÒV gli bpa cnuoli entrarono iii acquai palTati auanti trouaron terra , & per «patio di mez hora, che combauèmo con loro,pigliammo la miglior parte della citta,* gli minici nurandofi mori mono nelle torcanole* combatterono co noi,ftn che foprauene la notte: & alcuni diman dauano pace,* altri per quello non lafciauano di combattere, cY molte volte : accentuano di voler la pace.ma non vennero mai ad effetto,onde ci trouammo beffati da loro,* quefto faceuano prima per trafportar fra quefto mezo le lor robbe , * poi per indugiar tanto che cuegli di MeiTtcd,cV di Thcmiftitan giugneffero inlorfoccorfoJn quel giorno vcofero due Spagnuoli,iquah per far preda s'erano feparati da gli altri , * furono in tata ftrettezza, che non li potè mai dar loro aiuto. La fera gli nimici cominciarono a pefar come poteffero far che nò pò tellimo vfeir mai viui dalla lor città, * raunatofi vn gran numero di loro dell berarono d'affalirci da quella parte , donde erauamo entrati. * vedendogli venire, ci mara- uLhammo grandemente del lor valore,* preftezza,* fei caualieri * io, che erauamo pia apparecchiali de gli allindammo loro adotto: effi sbigottiti p, lo ftrepito de caualli volta, ron le fpalie,* con gli perfeguitammo fuori della città vecidedone molti , benché ftellimo 1 in grandiffimo pericoIo,percioche combatteuano fi vigorofamentc,che molti di loro heb. bero ardire d afpettar li caualli con le loro fpade * rotelle, * effendo noi mescolati co loro, * hauendogli perfeguita ti per molto fpatio,effendo già fianco il mio cauallo cadette,et gli nimici vedendomi à piedi : alcuni di loro fi modero co tra di me: io cominciai a difendermi con la lancia,* vn' Indiano di Tafcaltecal , molto conofeiuto da me, vedendomi ferrato in ouel pericolo : corfe per aiutarmi,^ effo col mio feruidore,che véne,leuaron fufo il cauallo, * in quel puto fopra uennero gii Spagnuoli,* gli nimici fé ne fuggirono,et io inficine co caualieri effendo già ftanchi,ritornammo nella citta.Et benché s auicmaffe la notte, * noi ci doueffimo ripofare,nódimeno comadai,che tutti li poti alzati, da i quali pallaua 1 acqua, fuffero ferrati ripieni co falli * cefpugli,che quiui fi trouauano,accioche li caualli potettero entrar nella citta , * vfeir fenza fatica , d pericolo: * non mi parti di h fin che quelle cattiue ftrade no furono racconcie,* quella notte la paffammo con gradiffimo ordine di guardie. Come i nimici dèberorono circonda Sichimdtoper terra &per acqua & inche modo ilCortefi li ruppe & dipoi rotti & mefi in fuga duo altri [quadroni^ Cortefe fatta abbruciar la città fi partì. Il giorno feguente tutti gli habitatori diMefilcd^diTemiftitanconofcendo^henoj erauamo nella ci ttà di Sichimilco,deliberarono di circódarne in qualche modo per terra * cer acqua,penfandofi che noi no poteffimo fcampare. Io montai fopra vna torre dedicata il loro idoii,per guardar che ordine teneflero,* donde ne poteffero affaltare per damme- dio a quanto bifogna.ua.* hauendo apparecchiato ogni cofa,vcnne vn grandi limo nume ro di Canoe,che arriuaua à più di duo mila,nelle quali erano più di dodici mila huomin i c* per terra veniua tanta mohitudine 3 che copriua tutta la pianura * li lor < Capitanane anda. «ano auanti,portauano in mano delle noftre fpade,gridando Mefficd Meflìco,Tem ftitan TemitlitanA dicendone molte villanie,^ minacciando di volerne vendere co quelle ipa- de che ne haueuano tolte nella città di Temiftitan,& hauendo già ordinato qual luogo do- ueffe tener ciafeun Capitano,perche di verfo terra ferma veniua infinito numero di nimici, fn tre par ti,comàdai che poi che haueffero combattuto , fi ritiraffero alle radici d un monte, ilquale era diftante,per ifpatio di meza lega , percioche anche molti de noftri ninno i quiui s'erano fermi,effendo cofi diuif» ciafeuna Ichiera da per fé affatto gli rumici, & hauedogl co battuti * feriti , * anche vecifone molti , ci ritirammo alle radici del monte , doue cornan dai a certi fanti miei familiari, che già m haueuano feruito,iqual« erano ™™™™>™ prouaffero di falire il monte da quella parte, che pareffe più afpra , * io co caualli encomerei il monte,doue ,1 luogo era più piano,* cofi gli terremmo in mezo come ^nne.perc o che mentre viddero che gli Spagnuoli faliuano il monte,penfandou di poter fuggire heura i ■* • < i m LA TERZA RELATIONE 2n argine congrande -1/ccifwn di rumici. "Vanno alla città di Tabuca.fonoprefi duotgiouani del Con e fé. asfaltar no un'altra. 1/oha inimici & ne "uccidono molti. ' ' ' ' : In quel giorno,ch'io mi parthfj,vfdj fuori della città a vna certa piazza, che e in terra, fer ma,appreffo la città,nel qual luogo gli habitatori fanno ilor mercati,^ poheuo ordine che iieci a cauallo teneffero la prima ichiera, Se dieci altri la fchiera de fanti nei mezzo,eV. io con iieci altri l'ultimo fquadrone. gli habitatori di Sichimilcho vedendo chenoi mareiauamo )enfandofi che noi ci partiffimo per paura , ci affalirono di dietro congrandiffimigridi , OC mi teme con dieci a cauallo gli affrontammo , combattendo di maniera , che gli sforzam- no lattare in acqua,fi che non ne perfeguitarono più auanti.cV a quefto modo i eguitammo 1 noitro cominciato viaggio , cV a dieci hore di giorno giugnemmo alla città di Cuioacan, he e lotana due legheda Sichimilco cV dalle città di Temiftitan, Culuacan, Vchilubuzco, ztapaìapa,Cuitagnaca,cV Mizqueque,le quai tutte fono pofte in acqua,et di quelle niuna diitante luna dall'altra più d'una lega et mezza,noi trouammo la predetta città vota diria statori ,douealloggiammo nel palazzo del Signore delia città, cYcjUiuiftemmo & quei ;iorno che n'entrammo & il feguente.cY hauendo deliberato,fìniti li brigantini , d'affediar i citta di Temiftitan, volli prima vedere il fìto di queftacittà,c\: donde s'entraua,cV vfeiua, i in che luogo gli Spagnuoli poteffero offendere , de effere offefi .11 giorno dopo ch'io fai rriuato, ìnheme con cinque a cauallo, & dugento fanti andai alle riue del Iago , che era : ap- irello la via mattonata , che entra nella città di Temiftitan , cV vedemo tante Canoe piene i ioldati,chei lor numero era quafi infìnito,et giunti ali argine,che haueuano fatto in quel ì via mattonata,i fanti cominciarono a combatterlo, cV benché fuffe gran combattimento aaceilero gran refiftenza cYfuffero kriti dieci Spagnuoli, nondimeno allarme lo prefero on grande vccilione de nimici -, auegna che li baleftrieri cV gli fchioppcttieri rimanefferd mza poluere dC fenza faette: da quefto argine vedemmo la detta via mattonata a diritto ca nno,per acqua andare alla città di Temiftitan | ifpatio d una lega cV mezza, la quale infie «e con quella,che va alla città d'Iztapalapa,era piena d'infinito numero d'huomini. tYcon iderato ciò che io defiderauo di vedere, percioche in quella città haueua da ftare la guardia e caual h,cV de fanti,ragunai li noftri,cV cofi ritornammo,abbruciando le cafe,cV le torri de 3ro idoli , cV il giorno feguente ci partimmo da quefta città, andando alla città di Tacuba^ ne e diitante due leghe, & giugnemmo là a dieci hore di giorno cambattendo da ogni Viaggi voi 3°* 11 banda; Cuioacaa città. Città che ioti pofte nel lago. Sì! \a ■ Taeuba città. i! fi : 1',. ' ,' li «, I Y* M' ..V; 1) t; , :''il" , ':'";t :, '*k. th' ! ; il 'm'ì m i 1, ' I 1 ; i - 1 IL. Ji S .'':'.„■■■' i. , --Ir:,;; i,'J{i4il , "». <■< 'ili' ■* t ... ' : ,".: i, li-, 1 : 1 m ■"■■: .1, ' j| 1 ; ' ' ;.■. Gilotcpc- que città. Acultnan città. Chinanta città. DEL S. FERNANDO CORTESE banda ' percioche gli nimici vfciuano dell'acqua per affalir gl'Indiani , che portavano le no^ 1 (Ire bagaalie,ma fi trouauano ingannatici che ne lafciauano andare in pace,& efiendo , co- me ho detto, l'opinion mia d'andare attorno tutto'l lago , per vedere, dC conofcer meglio il fìto della prouincia , cV anche per dar aiuto a gl'Indiani amici noftri , non volli dimorare in Tacuba Quando gli natatori di Temiftitan , che le e vicina (percioche tanto fi eftendela città che arriua inìino alla terra ferma della detta città di Tacuba) viddero che noi andaua- mo più oltra,crebbe lor l'animo^ con grandiffima allegrezza cominciarono ad affalire le noftre bacraglie,eY effendo noi a cauallo,cV molto bene in ordinaza, dC nella pianura lenza noftro diiasio faceuano gran danni a nimici,et correndo hor là,hor qua io ero alle volte te- nuità to da c'erti Qiouani miei intrinfechi famigliari,^ vna volta fra l'altre due di loro no mi feguitarono,ma andarono in luogo, doue furon prefi da nimici* per la qual cofa a penfam- mo che gli douefiero punire grandiffimamente,come fogliono fare» cY Iddio m e teitimo- nio quanto dolore io hhaueffi, fi perche erano Chriftiani,fi anche perche erano valent huo mini S>C in quefta guerra haueuano molto ben feruito alla Maeftà voftra*Eftendo noi vlciti di quefta città , cominciammo a feguitare il noftro viaggio per l'altre terre circonuicine , dC appallandoci alla mokitudine,iui conobbi gl'Indiani hauer fatti prigioni queimiei gioua- ni io per vendicar la lor morte , cV perche anche gli nimici ne perfeguitauano con le mag- gior grida , che [i poffano dire , con venti a cauallo andai a pormi in aguato dopo certe cale. gl'Indiani vedendo gli altri dieci a cauallo con le bagaglie, dC il refto delle genti andare auan ti,fem pre gli feguitauano per vna ftrada , che era larga cY piana,fenza fofpettar di cofa alcu- na*& hauendo veduto già eiTerne pattati alcuni,diedi il fegno chiamando il nome di fan la- corno, dC gli aflaltammo vigorofamente* cY prima che he conduceftero alli folli , che èrano vicin/,haueuamo vecifi di loro più di cento , dC de principali & valòrofi, & non ne volterò feguit'ar più oltfa. quel giorno andammo a ripofarci alla città di Coatincan tutti fianchi 81 bagnati,eftendo piouuto affai, cV gialliora era tarda , cV trouammo la città vota d'habitato- ri.fl giorno feguente ricominciammo a feguitare il noftro viaggio , tempre combattendo con qualc'uno de gl'Indiani, che gridando ne veniuanò ad aualtare* la fera andammo ad al- loggiare à vna certa terra nominata Gilotepeque , cY la trouamo tutta dishabitata*cY l'altro giorno a dodici hore del dì arriuammo alla città d' Aculman , che è fottopofta al Signore di TeiTaieo,doue ci ripofammo quella notte,3«: fummo molto ben riceuuti dalli Spagnuoh,et fi rallegrarono grandiffimamente della noftra ritornata,percioche dopo la partita mia da lo ro non n'haueuano hauuto mai nuoua alcuna infino a quel giorno che noi arriuammo * 3£ erano flati con molti fofpetti nella città, hauendo li cittadini ogni giorno fatto loro intende re che quei di Meffico\cY di Temiftitan erano per far guerra co tra d'elfi, mentre io andauo vedendo quei luoghi * cY cofi fu deliberato in quel giorno ( il che fu cofa marauigliofa ) nel quale la Maeftà voftra acquiftó grandiffima vtilità d molte ragioni, che poi racconteremo* Come Ut Spdjwuoli ch'erano in Teriaca hebbero auifo & lettere dalli Spagnuoli chahìtamno Chinantaje qual lettere quel gommatore mandò al Càrtefe, In quel tempo, Signor potentiffimo, cY inuitiiTimo,dvìo dimorauo nella città ài Temi- ftitan dal principio che arriuai là,come nella prima relatione ho narrato alla Maeftà voftra, indueotreprouincie aflegnate a quefto, fi faceuano pernomedi voftra Maeftà certe cafe per habitationi de lauoratori , cY altre cofe fimili a quelle che fi coftuma di fare nella patria*a vna di quelle,che e nominata Chinanta,madai due Spagnuoli,la qual prouincia non e fot- topofta a Culua: cY nell'altre , che l'erano fuddite, nel tempo , che io ero attediato nella citta di Temiftitan,haueuano vecifi quegli Spagnuoli,che dimorauano in quei luoghi,et fecero preda di tutte le lor cote, che iui fi trouauano , le quali hauendo riguardo al luogo , erano di gran mométoietdelli Spagnuoli,che erano rimaftia Chinanta,pafsó vn anno,pnmach io n'vdiffi nuoua alcuna-percioche effendofi ribellate tutte quelle prouincie, efli non poteva- no hauer nouella di noi ne noi di loro.quefti habitatori di Chinata, efsedo vatlalli di voitra Maeftà dC nimici di quei di Culua, fecero intédere alli predetti Chriftiani,che per niun con to fi parriflero dalla lor prouincia , perche quei di Culua ne haueuano combattuti grande- mente, cY penfauano che di noi fuffero rimarti pochi ■ o neffun * cY cofi li detti Spagnuoli li fermarono in quella prouincia, dC fecero Capo vno di loro che era giouane,& bellicolo.tx Èra quefto mezzo infieme con effi affalcaua gli nimici , dC il più delle volte elio , cY gU nabtr tóì TERZA O NE, mori di' Chinanta haueuano vittoria. cY effendoci per l'aiuto d'Iddio alquanto rifatti,cY h£ uendo cominciato ad hauer qualche vittoria de' nimici, che n'haueuano battuti , dC cacciati della citta di Temiftita,gli habitatori di Chinata fecero a fapere a quegli Spagnuoli, che e(Tì haueuano intefo gli altri Spagnuoli effer nella prouincia di Tepeaca , cY fé efli defideraua-; no faper la verità,mandaffero duo Indiani, cV hauendo da paffar per molte prò uin eie de ni-, mici, doueffero tener cura d'andar di notte, cV fuori della ftrada ordinaria,fìnche giugneiTe- * ro a Tepeaca,et vno degli Spagnuoli,che era più prudente de gli altri,ne mando lettere del feguente tenore. Lettere degli Spagnuoli che habitauano in Chinanta agli Spagnuoli ch'erano in Tepeaca. Nobili Signori, ho icritto alle nobiltà voftre due o tre lettere, ma non fa già fé vi fiano fiate portatelo non ho hauuto rifpofta alcuna d'effe, cY parimente dubito quefta non poter peruenire alle voftre mani* Faccio intendere alle nobiltà voftre , che tutti gli habitatori di Culua {i fono ribellati,cY fannoci guerra, cY ne hanno affaltato più volte,nondimeno a lau- de dell'onnipotente Iddio riabbiamo ottenuto vittoria , cY continuamente facciamo guerra con gli habitatori di Tuxtebeque , cV confederati di Culua . Li fudditi cY vaflalli della facra Maeftà che fono fette città della prouincia di Tenez,cY Io cY Nicolo che fiamo flati fempre in Chinanta,la quale e v la principale , defidereriamo grandifììmamente iaper doue fi troui il Capitano, per potergli mandar lettere , cY renderlo certo di tutte le cofe , che qui fono frate fatte.cY fé mi darete auifo doue fi troui,cY mi manderete venti o trenta Spagnuoli, volentie- ri me ne verro là con duo habitatori di quefte prouincie,iquali fimilmente defiderano vede re il Capitano, cY parlarglieli che faria molto a propofito percioche foprauenendo già il tem pò di raccogliere il Cacap, quegli di Culua faccendone guerra non lo permetteranno .Il Sfc gnore conferui le voftre nobili perfone come effe medefime defiderano.Di Chinanta. non foqualdì d'Aprile. 15x1. Al feruitio delle S. V. - Ferdinando di Aartuntos. > Subito che li detti Indiani giunfero alla prouincia di Tepeaca conia fopra fermateti tera,il Gouernatore,ch'io haueuo Iafciato quiui con alcuni Spagnuoli,follecito v che mi fuffe portata alla città di Teffaico.Ia qual riceuuta hauémo gradiffimo piacere.imperoche,fe ben (o conofceuo il fedeliffimo animo di quei di Chinanta, nodimeno iftimauo,che fé fi tufferò confederati co quei di Culua,hariano vecifi quegli Spagnuoli che iui u trouauano . A qua- li fubito rifpofi auifandogli di tutte le cofe , che erano auenute,cY che fperaffero,benche fuf- fero circondati d'ognintórno , che col fauor d'Iddio tofto fariano liberi, cY fecuramente po- rebbono entrare cYvfcire* Come ilCortefefatta ~Vna machina per condur li Brigantini nel lao-o^fr fatta la rafiegna de faldati, & quelli efortati aportar fi "Valorofamente contra mmici,mandò nuntij a Tafcaltecalfiuafu cingo & Churultecalche "Venifiero a trouarlo con quel pm numero di genti & più fonte che li fu fé patibile. & co fi tennero fecondo lordine dato loro } conpiu di cinquanta mila combattenti . Poiché fummo andati attorno al lago,dalla qual vifta comprendemmo più modi da potè re cY per acqua,cY per terra affediar Temiftitan,dimorai nella città di Teffaico, apparecchia do il meglio che R potè cY genti cY arme , cY vfando diligenzain far fornire i brigantini , cY ma certa machina da condurgli al lago, la quale fu cominciata a fabricare fubito che arriua- rono le traui,cY le tauole di detti brigantini,in vn certo foffato,che era dinanzi alle cafe della città,cV feorreua tanto,cheentraua nel lago. cV da quel luogo, doue furon fatti li brigantini cY la detta machina,infino al lago vi e la diftantia quafi di mezza lega. cY a queft'opera atter- rerò ogni giorno da ottomila huomini de gli habitatori d'Aculuacan,et di Teffaico : perciò che quella machina era di altezza quanto faria la ftatura di due huomini, di modo che li bri- gantini poteuano effer condotti al lago fenza pericolo cV fatica, la qual opera fu grande , dC degna di marauiglia. Finiti li brigantini cYpofti fopra la machina allixxvirj. d'Aprile del predetto anno feci la raffegna di tutte le noftre genti, cY trouai ottanta fei caualieri , cento cY diciotto frabaleftrieri cY fchioppettieri , cY fettecento OC più fanti con le fpade cV rotelle , cY tre gra pezzi d'artegliaria di ferro,et quindici piccioli di bronzo,cY dieci centinaia di polue Efonatióc re.cV hauendo fatto la moftra, comandai a tutti gli Spagnuoli,che quanto fuffe poiTibile,cY del Co " c f c feruaffero,cY adempiffero gli ordini, che io haueuo polii tra loro per le cofe della guerra, cY Sari? ° " c - Viaggi voi. 3°» 11 x) iteffero A : h< • 11 im Ì. : f:".'i f V:ìi5 '1 '•:■ «: tv*- I I I !*> f' ili" il • • v ■ • i 'ì 1 .. : ,M * * u ». ' > i,! i i M#J » " • DEL §, FERNANDO CORTESE fieflfero dì buon'animo, ^prcndcfliero forze 8f ardire, vedendo che Iddio ci dauailmodo 1 d'hauer la vittoria centra gli nimici noftri, et molto bé fapeuano, che noi quando entramo nella città di Teffaico,non haueuamo più di quaranta caualli,cY Iddio ci hauea dato miglio re aiuto,che noi non penfauamo,& che èrano venute naui piene di caualli OC d'huomini,et d'arme:delle qual cofe tutte elfi haueano certa noti'tia, 5C principalmente conofceuano,che combattendo noi perfauorecV accrefeimento della noftra fantafede,cVpercoftrignerea feruitiodi voftra Maeftà tante citta' cY prouincie, le quali fi erano ribellate, effi meritamene te doueuano deliberare , o di vincere , o di morire* Rifpofero , OC moftrarono d'effer appa- recchiati aquefto , &C con gran defiderio* Et quel giorno, che fu fatta la raffegna de foldati, ftemmo in grandifllma allegrezza , OC defìderio diveder Medio, & finir quefta guerra, dalla qual dipendeua tutta la pace cVruinadiquefte prouincie» Il giorno appreffo man- dai nuntij a quei della citta' di Tafcaltecal , di Guaffucingo , dC Churultecal per auifar cheli brigantinierano finiti , etche io con tutti li foldati ero apparecchiato per andar all'attedio di Temifh'tan.per la qualcofa gli pregauo,che hauendogli io aUifati,et hauédó le lor genti ap- parecchiate,efll con le maggiori cV più fiorite genti veniffero a trouafmi alla città diTeffai- co, doue io gli afpetterei dieci giorni , cV per nulla doueflero mancare -, percioche farianodi grandiffimo impedimento a tutto cioche io haueuo difegnato di fare,effendo arriuatili nuntij, cVeffendo le genti apparecchiate, dC defiderando d'affrontarfi con quei di Culua, gli habitatori di Guaffucingo, et di Churultecal andarono alla città di Calco,percioche io haue uo ordinato,che doueflero entrar da quella parte per attediar larittà\Li Capitani dellegenti di Tafcaltecal accompagnati da valorófi foldati, cV atti alla guerra fé n'andarono alla città di Teffaico cinque o {ci giorni auanti la Pafqua dello fpirito fanto , che fu il tempo a loro affe- gnato»cV fapendo io il giorno, che sapprofllmauano,andai loro incontra con grandifllma allegrezza,cY elfi veniuano tanto allegri, dC Ordinati, che non fi potrebbe dir meglio,cV fe- condo che ci fu detto da Capitani erano più di cinquanta mila combattenti , i quali furono f iceuuti da noi benignamente , &. bene alloggiati. L • ordinanza che fece il Con e fé della fanteria & cduallerid, i Cdpitdni <& le genti loro a fognate per oudrdia di tre città } cioè T dcubd,Culodcdn <& I%tdpdlapd>doue dtpdffo in puffo dlloggiarono le penti, come ~)/n Capitanarmele in rottd i nimici, tolfe l'acqua che entraua nellacittà di Temifìitan 3 come fecero ucconcidr leJìrade,pontt &foffdti ch'era- rio intorno il lago .& ogni atomo fdceudno bdttdglie& feararmecie co nimici. (Te ^ ■* Il fecondo giorno dopo Pafqua comandai che tuttala fanteria cV caualleriafiritrouafìe nella piazza di qfta città, £ metterla in ordinanza , cV aflégnare a Capitani quel numero di géte,che doueuano menare alla guardia di tre citta",le quali era necefìàtio diguardare,eflen- do elle attorno la città di Temiftita,et duna delle guardie feci Capitano Pietro d' Aluarado, affegnadogli trenta caualieri, diciotto tra baleftrieri OC fchioppettÌeri,c¥ einquata fanti co le fpadeSt" rotelle , cV più di venticinque milla h uomini da combattere di quei di Tafcaltecal, i quali doueuano porre il campo nella città di Tacuba* Alla feconda guardia diedi per Ca pitano Chriftoforo Dolid , alquale affegnai trentatte a cauallo , diciotto fra baleftrieri dC fchioppettieri, cV cento fettanta fanti armati a fpada cV rotella, cV più di ventimila huomini Indiani amici noftri,cV quelli doueuano mettere il lor campò alla città di Cuioacan. Della terza guardia feci Capitano Confaluo di Sandoualefecùtor maggiorerà lui atte gnai ventiquattro a cauallo , quattro fchioppettieri,cV tredici baleftrieri,cV centocinquanta fanti con fpada OC rotella, tra quali erano quei cinquanta giouani eletti,ch'io haueuo fempre appretto di me,cV tutte le géti di Guaffucingo,di Churultecal,cV di Calco, che arrriuauano alla fomma di trentamila huomini , et quefti doueuauo andare alla città d'Iztapalapa,per di ftruggerla, cV di poiandar più auanti per la via mattonata con l'aiuto de brigantini, dC con- giugnerà con la guardia pofta alla città di Cuioacan,accioche,entrato ch'io fufìì ne brigan- tini , il detto maggiore efecutore s'accampaffe con le fue géti in luogo più commodo dC più cóueniente che iufse poffibile * Per li brigantini, co quali io doueuo entrar nel lago,lafciai trecento huomini per io più afsuefatti al mare, dC deliri , di modo che in ciafeun brigantino erano venticinque Spagnuoli,cV ogni brigantino haueua il fuo Capitano,cVil fuo nocchie *o,&feitrabaleftrim&fchioppettieri. Datoti fopradetto ordine,due CapitaiuVchedoue uano IA TERZA RELATIONE 2°> dimandarono ad a ^^ giamenn&laferafubitov.poiih'nepac.fieandoognfcora.p G ] ocepequeJaqualtrouaronod,shabitata,cheg,aeranoentratinelIeprouS & il d, leguente regimarono .1 viaggio con le lor genti in ordinanza,* la notte fi ripo^oj nomvnaccrtacmanommataCoa^ ^parimente la jtrouarono dishabitata ,& il medefìmo giorno trapanarono duedtri&dS f erre nelle quali non era perfona alcuna , cV a hora di vefpro entrarono netta cittidi Tacu! conoaremiftita^cVcombatteronopertrehorecoqueidellacitta^maeiTendofoDra^ f anotte/eneritorna^^^^ te ) lamatunaabuonhoraqueiduoCapitanifìconfi g Iiarono 5 inchemanimS^ SbGffiSdSj^ CntraUaper Can , ahne " a Cktik T — anjv" andò al nalnmento del nume accompagnato da venti caualfi,c* d'alquanti balenieri §£ ^h«oppett,eri.erailnumelotanovnaquartaparted'unalega,&:quiui Lli£*™Si« nali ,cheeranodilegno,etdipietre quadrate, et comincifv^ chehmpediuanoperacquacyperterraAfinalméteglimiffeinrotta^itó era andato per fare^oéEtoglierl'acq^^^ te d huomo ardito & valorofo. II medefìmo giorno li Capitani prouiddero che fXTac concealcunemaleftradeAponti;etfoffati 3 ch?fitrouaua licauallipoteiTero feorrere qua cY li . Finito quello , in che bifognd dimorarlo quattro giorn, 5 neiquaIipiuvoltefivenneafcaramuccieconqueidiTemiftitan 3 nd bpagnuohfuronoferin 5 cYmolndenimicivcciii 3 cVI^ nacquero parlamenti ^ duelli fra gh «abitatori de^ coramirabiIeiubitoilCapitanChriftoforoDoliy di Cu,oacanall'alTedio,l a .quale é dittante due leghe da Tacubafì parti cofuoifoSS Capitan Pietro d'Aluarado rimafeairaflédio della citta di Tacuba, doue ognid faceuano roDolidfiparuperCuioaca,effococopagnigiunferoadiecilioredigiorno,etfo^ noreguentefenandaronoalla via mattonatala quale fi va in Temiftitan,accompaW coda vetiacaua lo, cV da alcuni baleftrieri, cV forfè dlfettemila Indiani di TafXTcftm uaro^g^nim^ ^g^ 1 / ^ ent ^?« a battaglia co loro.li bakftner, neferirono &: vecfero alcuni &:per7fc 5pagnuoligridandoalarme,lifoldativfcironodeglialloggiamenti 3 manontrouaronoal :unodenimiciperciochelegridaeranofetemoItolontanedagh ^S^^fJS^ t>e u nd ? M vcclde ? do d * ***m &B vfo del capo conduceuano mol le donne &janctuUucome ridotto gran numero di Canoe nel lago ,gli Spagnuoli con $£. to froderò gli 4altorono , & molti ne afjogorono & ycci fero gran numero de ni- nna , tquali furono altresì perfiguitati dagl'indiani di Tafcaltecal& da *\i M \v j S ^ nmlli0ndsdlcumre ^ornommi ) <& alcuni fi oittorono in acqua? «Neiaprecedena capitolino raccomodo mi trouo nella ciró di TelTaico con trecento Viaggivol^ . II ,'rj f ld at j ..l!'.iy>' ': 4 li Ji ! ; * f. 1 *■ <;■"■»'. ii 'i i ' A'W " . ::®':^ì il; •.■l«Ji,|i fi 1 . ■ r « f '".■■'''.. 1 . i ". . 1 ■ V | I I te 1 '* , .111. ■* > DEL S. FERNANDO CORTESE foldati Spagnuoli , cY tredici brigantini : percioche quando fapeffi le guardie eflereìn quei D Zi i,ne quali doueuano metter li lor campi, io farei montato fu brigantini & per far qual che danno ile Canoe,* per veder la città. Et benché io defiderafh grandemente andar per terra per metter ordine nelli campUondimeno effendo i Capitani tali,chennpoteuomoi- io fidar di loro nelle cofe ch'io haueuo ordinate, & effendo l'imprefa de brigantini dimol^ aimportanzaA ricercalo grandiffimoord^ che^aggior ventura et (or te s'afpettaua per acquaiòli ottante che li ^miei principali foldati mihc&o vn protetto, fecondo la forma che fi richiede in farlo ch'io andaffi conle guar- die iflimando elfi che in quello fuffe maggior pericolo. Il giorno fegucnte,dopo la fetta i del corno di diritto , ali alba comandai a Confaluo di Sandoual efecutor maggiore , che vfciC ideila città di Teffaico con le fue genti verfo lztapalapa,& intorno a mezzo di arcuarono la che era lontana per ifpatio di ki leghe , dC cominciarono ad abbruciarla , & a combatter con gli habitatori/Li quali vedendola potenza che haueua il detto efecutore maggiore, r>ercioche haueua più di quaranta mila huomini Indiani amici noftn,fi ritirarono ali acqua, £ montarono fu k Canoe.l'Efecutore maggiore con tutte le fue genti, che menata , entro nella detta città cV quiui dimoro tutto quel giorno afpettando il faccetto della mia imprela* Hauendo io licen tiato l'Efecu tor maggiore , fubito montai fu brigantini, Se n andammo a vele cY remi: Sf quando egli combattei!*, cY abbruciauala città d'Iztapalapa,arriuammo in vifta d'un colle alto & foniche e pretto alla città d'Iztapalapa ,cV e tutto in acquai fortifli I «io fopra'lqualefiauagrandiffimamoltitudined^ de Ài habitatori di Teraifti tan,hauendo elfi molto ben compresene mi farei metto prima a combatter Iztàpalapa.Eranfi fermi fu quetto colle per difenderfi da noi, cY per offenderci fé oo tetterò \ cV vedendoci àrriuar là .cominciarono a gridare , cV far fumi , accioche tutte le città pottenclla^ovedédogli^ntédeffero,^ fletterò apparecchiate.et benché la mia opimo ne fuffe dandarea combatter quella parte della città d'Iztapalapa, eh e e appretto allago, nondimeno affalimmo quegli che erano nel detto colle , ^ fmontai con cento cinquanta tiuomini cV fé ben era erto de alto,pur cominciammo a falirui con gran dirnculta,c* per tor za pigliammo jrli argini , che haueuano fatti per lor difefa., cV cofi entrammo, di modo che niun di loro (capo fenó le dòne,cY i fanciulli: furono in qfta battaglia feriti veti Spagnuoli, nondimenoottenemmo la vittòria, Hauendo gli habitatori d'Iztapalapa madati fuori li fumi da certe torri dldoli,che erano pofte in vn colle alto,* vicino a la lor citta,qgli di 1 e* miftitamet dell'altre città pofte nel lago conobbero,ch'io entrauo nel lago co brigantini A fubito fi riduffe infìeme gran numero di Canoe p affalirci,et venire a tetar che cola rullerò U Watini,et fi come potei coprendere,erano più di cinqueceto.et vedédo,che veniuano alla volta noftra io cY qgli,che erauamo.faliti fopra'l colle,fcédemo de brigantini con granduli- ma preftczza,et comandai b Capitani de brigantini,che per niun modo fi mouetlero,accio che coloro che erario nelle Canoe , deliberanero d'affaltarci , cY credettero che noi haueiii- mo paura,non hauendo ardir d'affai fargli: onde cominciarono con grande ìmpeto a dinz^ zar le Canoe contra di nòi.nondimeno a due tiri di baleftra fi fermarono,Et nuocendomi per l'animo come potetti nel primo affalto ottener la vittoria , eY far di modo, che mettete *no vn gradifììmo fpauento a gli nimici,effendo in loro'pofta la fomma di tutta la guerra,et ©enfando donde etti pòteuano da noi,6Y noi da loro riceuere il maggior dano g acqua: piac que a Iddio , che mentre ftauàmo a guardarci l'un Taltro,fi leuaffe vn vento da terra molto a noi fauoreuolecYprofpero, di modo che poteuamo andar loro adoffo,cV fubito comare dai a Capitani, che dettero l'affalto alle Canoe , perfeguitadole finche entraffero in 1 orniti tan,ettendo il vento profpero,benchefuggiffero quanto pòteuano, entrammo con impeto nel mezzo de nimici,cY rompemmo di molte Canoe , cY vecidemmo cY affogammo gran numero de' nimicivpfrlegtiitandogli quafi per ifpatio di tre leghe finche gh forzammo entrar nelle cafe della città ,& cofi piacque all'onnipotente Iddio , che otteneliimola mag- oiore cY più bella vittoria , che noi medefimi non haueuamo dimandata , ne deiiderata. Èoloro, che erano all'attedio della città di Cuioacan,cY che pòteuano meglio vedere di che maniera erauamo portati da brigantini,quando viddero li tredici brigantini in acqua andar con vento pro'fpero,cY che batteuamo tutte le Canoe de nimici, fi come poi mi racconterò no ne riccuettero grandiffimo piacere. Et come ho detto di fopra cYeffi ,&: coloro, die era- rio all'attedio della atta di Tacuba,defiderauano grandeméte la venuta mia, dC ragioneuoi . mente: ,TO l LA TERZA RELATION E. i69 A niente: percioche l'uno cY l'ahro efercito era circondato da tanta moltitudine di nimici che miracolofamente Iddio daua l'ardire a Ioro,cY lo toglieua a nimici,che non vfciffero ad 'affai tare il lor campo.il che fé fuffe aucnuto,non poteua effer fenza danno de gli Spagnuoli ben che fteffero fempre apparecchiati , & haueffero deliberato o di morire , o d'ottener la vitto^ ÌX?° ™ WjM« era ™ lontani d'ogni foccorfo, faluo da quello,che fperauano hauer da Iddio.Mentre coloro,che erano all'affedio di Cuioacan, viddero che noi perfeguitauamo le Canonia maggior parte della géte a cauallo cV de feniche iui era, cominciò a inuiarfi verfo la cma,& aspramente ^combatte con gl'Indiani,» prefe la ftrada mattonata^ gli «Bini che tiaueuano fatto, cV li fanti cY li caualli paffarono molti ponti, iquali già haueuano fenati 4 dC con 1 aiuto de brigantini, che andauano infino alla ftrada mattonata,gl'Indiani di Tafcalte- cai amicinoltri,cY gli bpagnuoli perfeguitauano gli nimici,de quali alcuni reftauano mor- ti,^ alcuni li gittauano in acqua dall'altro lato , doue non erano li brigantini: cY con quefta vittoria gli feguitarono più d'una lega, finche giunfero al medefìmo luogo , doue io mi ero fermo co bngantini,come diro di fono* il Cortefe prende due torri tengono i nimici a me^a notte & cominciano A combattere. di dinerfi battaglie che in più -Volte furon fatte congran danno de nimici. s abbrucia ~\na città & molte cafe del borgo M maggior esecutore è trapf?a(]ato ynpiede, : Hauendo feguitato le Canoe co brigantini per ifpatio di tre leghe, quelle che fcamparo no, entrarono fra le cafe della citta ♦ Et effendo già paffata l'hora di vefpro , comandai che li brigantini fi riduceffero infìeme,cY co effi arriuai alla ftrada mattonata, cV quiui deliberai di ImonnreinterraaccopagnatodatrentaSpagnuoliperefpugnarduepiccioletorridedica^ te a loro Idoli , che erano cerchiate di muro non troppo alto di pietre quadrate l cY quando Imontauamo , combatteuano crudelmente contra di noi per difenderle: cY finalmente con gran pericolo cY fatica hauendo pigliate le dette torri,fubito feci metter fu la riua duo pezzi d artegharia di ferro, che portauo ne brigatimi percioche'l refto della via mattonata da quel luogo .mimo alla xitta ( che poteua effer lo fpatio di mezza lega ) era piena di nimici , cY da amendue li lati della detta via era lago, cY ogni cofa era pieno di Canoe,nelle quali erano gè 11 iti ° mbattemcomanda > ch e fuffe dirizzato vn de predetti pezzi d'arteglieria per la det- ta ftrada, col tiro del quale fu fatto gran danno a nimici, cY per negligenza di colui che met- teua a fegno l'arteglieria,s abbrucio la poluere che quiui haueuamo , benché non fuffe gran quantita.Et effendo venuta la notte,mandai vn brigantino a Iztapalapa , doue fi era ferma- *? » bf f ™ tor ma ggiore, che poteua effer lontana da due leghe , per condur tutta la poluere che egli haueua.cY fé bene da principio la mia opiniòe era fubito ch'io fufli entrato nel lago co bngantini,d'andare alla citta di Cuioacan,cY ^ueder che ogni cofa andaffe con buon'or- dine, tacendo a nimici il maggior danno che fi poteffe fare, fubito che quel giorno fmontai m quella ftrada mattonata,cY prefi quelle due torri,deliberai di porre quiui il campo eV che li brigantini fteffero appreffo quelle torri,et la metà delle genti pofte all'affedio della città di Cuioacan, cY cinquanta hmi dell'Efecutor maggiore il giorno feguen te andaffero là.Haue do ordinato la cofa a quello modo,quella notte ftemmo vigilanti,percioche erauamo in gra diliimo pencolo,concorrendo tutta la moltitudine della città là a quella ftrada,cY difeorren do per il lago^et a mezza notte venne vn grandiflìmo numero di gente nelle Canoe cY per la itrada per affalire il noftro campo : cY certamente ne miffero grandiflima paura.cY fpauen to,fpecialmente effendo di notte, nel qual tépo effi non fogliono mai venire alle mani co ni- micane li e veduto macche fiano venuti a battaglia di notte , faluo che quando hanno vedu to la vittoria manifefta.Et trouadoci noi apparecchiati, cominciammo a combatter con lo- ro,^ contra di loro tirauamo l'artegliaria da i brigantini, effendone vn picciol pezzo in eia lcheduno,facendo il medefìmo ancho li baleftrieri cY gli fchioppettieri, onde non hebbero ardire di panar più oltra,ma tanto s'erano appreffati,che ne fecero qualche danno. & ciò fat to,lenza proceder più auanti , confumammo il rimanente della notte* Il giorno feguen te ali alba vennero al noftro campo, che era pofto in quella ftrada mattonata , doue io ftauo, quindici tra baleftrieri cY fchioppetieri,cY cinquanta con fpade cV rorelle,et fette,ouer otto a cauallo di quegli che ftauano all'affedio di Cuioacan.et quando effi arriuarono 5 gia gli nimi ciQC per acqua cY per terra cobatteuano con effo noi ♦ cV tanta era la moltitudine della gente vC per acqua,cY per terra , che non vedeuamo altro che gente , cY con tanti rumori cY gridi, Viaggi V0L3 . Il iirj che Ir' "' :« ìiù[ ■■'ir»!" il''*!''''»"!! 1 '*ìf ; ■ ;i a •',li'| '•' ' * ■ "',' ':'■ ' 1. 1 «I 1 I mi "■ !' : ' ' ■, " I It'IS". ' :: '' !: "*Ì' ■■!■■■' "'1, » : > ■ .' «'il Mi'T';'' ! i t ■\"', ■•:' \:" >■ ■U\'ìi ■ ': „ ,. »■■";.' 'A DEL S. FERNANDO COR TESE che pareua che rouinaffe il mondo.noi cominciamo a còbatter con loro fn quella ftrada, & D piatiamo vn ponte, che haueuano leuato, dC vn'argine, che haueuano fatto nell'entrata del ponte: cV con le arteglierie, tY co caualli: facemmo tanto dano, che gli forzamo quafi entrar nelle prime cafe,che li trouano andando alla città, cY gche dall'altro lato della ftrada nò fi pò teuano condur l'i brigantini, vi erano molte Canoe,cY con faetté, cY co baffoni aguzzati ne faceuano grandilTimo danno , auentandogli centra di noi , cheerauamo nella ftrada , della quale feci rompere vna parte , facendo paflar quattro brigantini,iquali paflati, forzarono le Canoe ritirarfi fra le cafe della città, di maniera che in niun modo haueano ardir di vfeir più fuori dell'altro, lato 'della ftrada, ifoldati che erano ne gli altri otto brigantini combatteua- no con l'altre Canoe , & le cacciarono fin alle cafe della città , cY effi entrarono in mezzo di quelle , cY fé prima non haueuano hauuto ardir d'entrarui , fu per efferui molti luoghi baffi d'acqua che gl'impediuano l'entrata,ma hauendola trouata poi cY profonda bC ficura, cornar batteuano con quegli che erano nelle Gmoc ? cY pigliarono alcuni di loro,cY abbruciarono- molte cafe di quel borgo , et cofumammo tutto quel giorno in combatter nel modo che ho detto> 11 di feguente l'Efecutor maggiore con tutte le genti , che teneua in Iztapalapa , cY Spagnuoli cV Indiani amici noftri,ie tf àrido verfo Cuioaca: cV di lì fino in terra ferma e vna via mattonata lunga vna lega cY mezza , cY Hàuendo camminato per vna quarta parte d'u^ na lega ,arriud a vnà certa città , che fimilménte è pofta nel lago , 8 per più luoghi di quella può entrar gente a cauallo; & gli habitaiort cominciarono a combatter con loro , ma il pte- E détto maggiore Efecutore gli miffe infuga^et n' vecife molti,et diftruffe,et abbrucio la città» Et perche ioshaueuo intefo ,che gl'Indiani haueuano disfatta vna gran parte della detta ftra da,et quella gente non poteua commodamente paflare,ordinai,che doueflero andar la duo brigantini,che nel pattare deffero loro aiuto : de quali ne fecero ponti,et panarono di là a pie di,eY paffati che furono,andarono ad albergare nella città di Cuioaca: cV il maggiore Efecit tore con dieci a cauallo per la via mattonataarriud al noftro campo,doue eflendo giunto ne troud a combattere co nimici, onde èlio infieme co caualieri, che erano venuti feeo,diedero l'aflalto entrando a combattere con gli huomini,che erano in quella ftrada, Co quali noi era^ uamo mefcolati.et quando egli cominctò a combattergli nimici gli trapalarono vn piede con vn baffone aguzzato» eY benché quel giorno feriflero cY lui cY molti altri de noftri, no dimeno con le baleftre, cY con gli fchioppi facemmo loro grandiffimo danno, di modo che necoloro,che erano nella ftrada, ne quegli, che erano nelle Canoe , hebbero ardir d'appref- farfi tanto,quanto,faceuano prima,cY moftrauano hauer tema, cY minor audacia del folito»* Stemmo in quefto modo fei di, combattendo con effoloro,cY li brigantini andauano attore no la città abbruciando tutte le cafe, che poteuano , cY trouarono vna entrata d'acqua alta, onde poteuano- circondar la città , cY tutti li borghi , & paflar dentro in quella» il che ci fu di molto aiuto,hauendo in quel modo impedito la venuta delle Canoe,perciocheneffuno ha* sieua ardir d'apprettarli al noftro campo per ifpatio d'un quarto d'una legha» I Carne il Corte fé intefo per cjudl~vie ~vfcmd.no et entrdudnogli hdbitdton di Temiflitdn^mdndò l'Efecutor maggiore d queìld "Voltd.come circondò ld città per ddrui l'affalto.Lc cittì che s'erdno ribelldte V , & aiutauano ì nimici.come prefero molti arginijorri & ponti &* due ~Volte Lpid^gd. qudnto diramente combdtterono et con quanto pericolo, come ~vfcirono com battendo Jafcidto il fuoco dlle più belle cdfe di quelld contrada* L'altro giorno Pietro d'Aluarado,cheera Capitano delle genti Iafciate all'attedio della città di Tacuba , mi fece intendere , come dall'altro lato della città per la via mattonata , che conduce a certe terre pofte in terra f erma,cY p vn'altra picciola a qlla vicina,gli habitatori di Temiftitan entrauano cY vfeiuano a loro piacere: cV haueuaopinione che vfeiflero tutti da quel luogo forzatamente » Et benché io defideraffl la loro vfeita più che etti medefimi, po- lendo noi più facilmente far lor danno,trouandogli alla campagua, che nella fortezza , che haueuano in acqua : nondimeno haueuo caro , che fuflero d'ogni banda circondati : cY in niuna cofa potettero hauer comodità alcuna di terra ferma» Et auegna che l'Efecutor mag> giore fuffe ferito, gli ordinai, che andafle con le fue genti a vna picciola terra,doue arriuaua vna delle vie mattonate: egli fi partì accompagnato da ventitre a cauallo , da cento fanti , cY diciotto tra baleftrieri cV fchioppettieri,et mi lafctó quei cinquata fanti, ch'io foleuo fempre condur meco, cY il giorno feguente arriud là,cY in quel luogo , doue io gli haueuo coman> dato, J pi " h il R E L A T I O N E 2< ?9 ! dato, pofe li fuoi alloggiamenti, fi che fu attorno attorno porto l'affedio alla citta' di Temifti tan di manierarne niuno poteua vfcir per quei luoghi , donde per le vie mattonate fi vfciua in terra ferma» Io haueuo, potentiftìmo Signore, nel mio campo, che era polio in quella via, dugento fanti Spagnuoli , tra i quali erano venticinque tra baleftrieri cY fchioppettierv fenza li foldati meflì alla guardia de brigantini , che erano più di dugentocinquanta ♦ 8C te* nendo noi gli nimici alquanto ferrati, cV hauendo meco molti de noftri amici Indiani huo- mini atti a combattere, ordinai d'entrar nella città per la detta via mattonata quanto più ga- gliardamente poteuo,cY che li brigantini fuffero apparecchiati dall'uno cV dall'altro foto,, accio potettero fare fpalle a foldati.dipoi comandai ad alcuni a cauallo,cV a fanti a pie di que gli che dimorauano nella città di Cuioacan , che veniffero al noftro campo , per dar 1'affalto alla città a infìeme con effonoi,cV dieci caualli teneffero l'entrata di quella via , facendo fpalle c . , a noi mentre combattemmo, & alcuni ne rimafero nella città difcuioacan,percioche gli nThw «abitatori delle città di Sichimilco , Culuacan, Iztapalapa, Chilubufco , Mechichalcingo, ch efi rfbel Guitagnaca,c\:Mizquequepoftenellago,c\:giaribelIatefiaiutauano quei diTemiftitan' larono ' SC volendo effi affaltarne alle fpalle, erauamo fìcuri,difendendoci li detti dieci o dodici a ca- uallo, equali ordinai che àndaffero (correndo g quella via,et altrettanti n'erano fempre nella città di Cuioacan,oltrà li diecimila Indiani amici noftri.fimilméte ordinai all'Efecutor mag giore,cY a Pietro d' Aluarado, che vfeiffero de loro alloggiamenti,c\: affai taffero la città, che dal mio Iato prenderei d effa la maggior parte ch'io poteifu cVcon quell'ordine la mattina a buon'hora vfeimmo de noftri alloggiamenti,cY a piedi n'andammo per quella via mattona ta , cV appretto trouammo gli nimici , che ftauano in quella , per difenderne vna parte , che n'haueuano ruinata,di tanta Iarghezza,quanto e v lunga vna landa Spagnuola,& di tanta al tezza haueuano fatto vn'argine,cV combattendo infìeme con loro valorofamente, alla fine io pigliammo, cV gli feguitammo infino all'entrata della città, doue era vna torre àzdicm a a lor idoli,cV a pie di quella vn gra ponte alzato fotto'I quale paffaua vn'acqua alta con vn'al tro argine molto forte, quando noi arriuammo la" , cominciarono a combatter con effonoi, nondimeno,lo pigliammo fenza pericolo,hauendo d'ogni banda li brigantini,fenza l'aiu- to de quali faria flato impoffibile di prenderlo . cV hauendo effi cominciato ad abbandonare fargine,coloro che erano ne brigantini,fmontarono in terrai noi altri parlammo l'acqua, & lìmilmente fecero gli habitatori di Tafcaltecal,di Guaffucingo , Calco, 8C Teffaico , che erano più di ottantamila perfone ♦ cV mentre empieuamo quel ponte di fallì , cV di mattoni crudi, gli Spagnuoli prefero vn'altro argine , che era irt vna contrada delle principali dC più larghe,che fiano in tutta la città,il quale non effendo fortificato con l'acqua, fu cofa faciliffi> ma da prenderlo.cYperfeguitammo gli nimici per la medefima cótrada, finche arriuammo a vn'altro ponte,che haueuano leuato faluo la traue largha,per la quale paffauano,cY entran do per quella,cV per l'acqua ficuramente,prefto lo pigliammo* nell'altra parte del ponte ha- ueuano fatto vn'altro grade argine di cefpugli 8C di mattoni crudi, cV effendo noi giunti là, non poteuamo paffar,fe non ci gittauamo in acqua,cV quello era con gradifTimo noftro pe ricolo,mafìimaménte combattendo gli nimici molto vigorofamente,et da l'uno 8C l'altro la io della detta contrada era vna infinita moltitudine di nimici che con grande ardire combat teuano dalle terrazze» cY effendo arriuati là,moIti baleftrieri, cY fchioppettieri , OC tirati due pezzi d'artigliaria per quella contrada, faceuamo loro grandiffìmo danno, cV fapendo que fio alcuni Spagnuoli fi gittaronò all'acqua, cY paffaronoall altra mia, cYftemmo due hore combattédo prima che potefììmo pigliar queH'argine*5c* gli nimici vedédo che paffauamo, ,.j abbadonado l'argine,cY le terrazze y iì diedero a fuggir g quella contrada» cV cofi pafsd tutta la gente, cY io fubito feci riempiere il detto ponte, cY disfar l'argine. Tra quello mezzo gli Spagnuoli con gl'Indiani amici noftri feguitarono gli nimici per quella cótrada per ifpatio d'un tiro di baleflra infino all'altro ponte, che e vicino alla piazza.eY al palazzo, che è tra li principali alberghi della città . quello ponte non l'haueuano leuato , ne fattoui argine alcu- no: percioche fi haueuano penfato, che noi quel giorno nondoueflìmo pigliar punto di quel che pigliammo , ne anche noi penfauamo di poterne prender là metà ♦ cY nell'entrata della detta piazza pofi vn pezzo d'artigliaria,che faceua gran danno a gli nimici,che erano di fi gran numero , che non capiuano nella piazza ♦ gli Spagnuoli vedendo che non vi era acqua, nella quale fuol'effer pericolo, deliberarono d'entrar nella piazza. Li cittadini ve^ dendo , che la deliberatione fimandaua ad effetto, cV vedendo la gradifllma moltitudine de gl'Indiani Sii';"'. •*! . km m % .\ ,V;,V v>ik; M DEL S. FERNANDO CORTESE gl'Indiani noftri amici.benche ne faceffero poca ftima fenza la prefenza de gli Spagnuoli, I nondimeno fi diedero a fuggire,eflendo gli Spagnuoli,et da gl'Indiani amici noftri feguitati Piazza no- tanto,che gli forzarono entrare in vna piazza,doue ftanno i loro Idoli,la qual è ci rcondata ubllc ' di muro :8C come il è detto nell'altra relatione,e di Ù gran circuito,che vi fi potrebbe far dea tro vna città di quattrocento cafe» quefta piazza fubito fu abbandonata da loro, cVgli Spa-» gnuoli et gl'Indiani amici noftri la prefero,cV fi fermarono alquanto in quelle torri» li citta- dini vedendo,che non e erano i caualli,andarono adoffo agli Spagnuoli, cY per forza gli cac ciarono delle torri,&: della piazza,per la qual cofa li noftri fi viddero in grandiffìmo perico lo.cY effendofi ritirati, fi fermarono più abaftb ne portici della detta piazza,ma effendo gra- ueméte battuti da nimici, ritornarono alla piazza, della quale effendo difeacciati furono co ftretti a tornar nella contrada, di modo chenetolfero vn pezzo d'artiglieria cheviera.gli Spagnuoli non potendo- foftener l'impeto de nimici , con grandiffìmo pericolo fi ritiran> no.bC con effetto fariano itati in grandiffìmo pericolo,ma piacque a Iddio,che in quell'hora fopragiunfero tre a cauallo , cV entrarono nella piazza.gli nimici hauendogli viUi, penfan- do che fuffero maggior numero,fi miffero in fuga,6Y i noftri prefero il Cortile,et la piazza, dellaquale di fopra ho fatto mentione ♦ Nella più alta torre d'effa , ( laquale era più di cento gradi infino alla fommità)dieci o dodici de principali della città fi fortificarono: cV quattro o cinque Spagnuoli vi falirono,et benché fi difendeffero valorofamente,nòdimeno gli Spa gnuoli la prefero,cV gli vecifero tutti.dipoi vennero cinque o (ti altri a cauallo, cV gli vltimi I infieme co primi fi pofero a far infidie a nimici, ÒY n' vecifero più di tréta.cY effendo già l'ho ra tarda,comandai, che fi fonaffe a raccolta. Mentre li foldati fi ritirauano, fopraueniua tan- ta moltitudine, di nimici, che fé li caualli non foccorreuano gli Spagnuoli , era impoffibile nò cadere in grandiffìmo danno : Se" perche io haueuo molto bene acconci bC li luoghi ftret- ti,6Y le ftrade mattonate, doue era il pericolo nel tempo che fi ritirauano, fi poteua per quel- le feorrere ageuolmente con li caualli,et quando gli nimici affaliuano la noftra retroguarda, li noftri caualieri gli andauano adoffo ,& femore ne feriuanocVvccideuano qualcuno »8£ effendo la contrada affai lunga, poterono tre o quattro volte andar loro adoflo* cV benché gli nimici vedeffero farfì gran danno , nondimeno come cani rabbiofi tanto fieramente et veniuano adoflò,che in niun modo gli poteuamo foftenere, ne refiftere, ne far che non ci ic guitaffero ♦ cV haueremmo in fimil contefa confumato tutto quel giorno , fé gli nimici non haueffero prefo di molte terrazze, che fopraftauano alla detta contrada, donde ci poteuano oftendere,di forte,che li caualli andauano a grandiffìmo pericolo.cY a quefto modo g la me defima via mattonata ritornammo alli noftri alloggiamenti fenza perdita di alcuno Spa- gnuolo, auegna che molti ne fuffero feriti: cV lafciammo il fuoco attaccato alle maggiori SC più belle cafe di quella contrada,accioche vn'altf a volta ritornandoui non ci poteffero ofìen der dalle terrazze Jl giorno medefimo l'Efecutor maggiore, 6V Pietro d'Aluarado combat^ tèrono afpramente co nimici della città ciafeuno dalla banda de fuoi alloggiamenti, cV men ] / tre combatteuamo, erauamo lontani per vna lega cV mezza, che tanto fi eftendeuano i luo- ' ghi habitati della città,benche fuffe picciolo fpatio,gli amici noftri,che appreffo di loro era-- no di numero infinito , combatterono vigorofamente , cV ritirarono a gli alloggiamenti fenza hauer in quel giorno riceuuto danno alcuno» Delfoccorfo de trentamila hmmini che mandò don Fernando agli Spagnuoli.&* agli altri duoi efèr- -„> ■■. _ . . citi s'aggiunfero Ventimila buomtnigli habitaton di Sichimilco & dotumia "tengono ad offe rirjhcome il Corteje mandò tre brigantini all'efècutor maggior e y et tre a Pietro finora* -.; . e; do*Comegli Spagnuoli prefero gli argini & afpramente combatterono, & attac carono il fuoco nelle maggiori &pm belle cafe della piazza dotte foleuano alloggiare* Tra quefto mezzo don Fernando Signor della città di Teffaico,cY della prouincia di Aculuacan , del quale di fopra io ho fatto mentione , procuraua di far diuentar noftri amici tutti gli habitatori della città cV prouincia a lui fudditi cV maffimamente de principali: per- cioche infino allhora non erano confermati , come vltimamente fi confermarono. cV ogni giorno andauano al detto Don Fernando varfj Signori OC fratelli fuoi, con intentione di (auorirci,cY combattere con quei diTemiftitan cV di Mefficcù Et effendo il detto Don Fernando inji !)Ì| R Soccoxfo riiadatò di don Eerna- ■ && LA TERZA RELATIONE 270 1 Fernando gi'ouane'cV molto affetionato,cV conofcendo li benefici, che gli ha fatti voftra Maeftà, vededoii hauere in dono coli gran dominio, maflimamente vedendo che di ragio ne gli altri doueuano effereantepofti a lui, follecitaua quanto più egli poteua di far che tutti li fuoiiudditi vcniffero a combattere contra quei di Temiftitan, cVentraffero nemedefimi pericoli cV fatiche,chc noi patiuamo.parló co Tuoi fratesche erano kio fette,& giouani,c\: atti alla guerra, dC comando loro che con tutti li Tuoi fudditi venifferoadarcifoccorfo 3 cV fece Capitano vn di loro nominato Iftrufuchil, giouane di ventiquattro anni , valorofo, 6d amato da tutti,ilqualgiunrc al noftro ercrcito,che era alloggiato nella via mattona ta,accorn pagliato da trétamila huomini da combattere molto bene in ordine fecòdo la loro vfanza: dC a gli altri due eferciti s'aggiunfero ventimila huomini , cV io gli riceuetti benignamente, do! et ringratiai del lor buon'animo,et effetti verfo di noi» Voftra facra cattholica Maeftà potrà hauer ben conofciuto,fe l'amicitia del noftro Don Fernado fia fiata buona, cV di che animo fuflero quei di Temiftitan, vedédo che coloro , che teneuano per fudditi,per amici,parenti, cV fratelli,^ anche per padri cV per figliuoli, andauano a combatter contra di loro. Dopo due giorni dell'affalto detto di fopra , effendo venuti li predetti foccorfi,gli habitatoridi Sichimilco,che è fituata in acqua , cY certe terre d'Otumia, che fono montanari , & di mag- sichimiico gior numero di quei di Sichimilco 5 & erano fchiauide Signori di Temiftitan, vennero a of & _° tum j a ierirfì per vaflalli di voftra Maeftà,pregandomi;ch'io perdonali! alla lor tardezza, cV io gli P o°er dei" riceuetti benignamente,èV infinitamente mi rallegrai della lor venuta:percioche fé gli habi Cortefe . tatori di Cuioacan potcuano riceuer danno alcuno, lo poteuano riceuer dalli fopradettu Hauendo noi dalla banda del noftro campo pofto nella via mattona ta,con l'aiuto de briga- tini abbruciate molte terrazze ne borghi della città . cV non hauendo più ardir di compari- re alcuna delle Canoe , mi parue per fteurtà del noftro campo effére a baftanza fettebrigan- tini:8C perciò deliberai di mandare al campo dell'Efecutor maggiore tre brigantini, et. tre al tri a quello di Pietro d'Aluarado, & comandai efprefTamente a i lor Capitani,che dalle ban- de d'ambidue gli eferciti, prouedendofijgli nimiei conlelor Canoe, cV conducendo den- tro acqua, varfj frutti,Maiz,cY diuerfe véttouaglie,doueffero andare feorrendo qua cV lai: dC oltra di ciò dettero aiuto alle genti dell'uno & l'altro campo,ogni volta che voleffero dar Taf falto,èV combatter la tittà.et per quefto effetto lifei brigantini fé n'andarono a i detti campi» ia qual cofa fu molto vtile cV neceffaria , facendo notte cV giorno tra loro marauigliofe batta glie,& pigliauano gran numejrodi Canoe de nimici,et anche molti di loro. Hauendo pò fk> l'ordine fopradetto,& effendo venute cotante genti in aiuto noftro,cY pacifìcamente^o me ho detto di fopra,io parlai loro di voler di lia duo giorni dar l'affalto alla citti, cV perciò douefleroallhora comparir bene apparecchiati, cV chea quefto punto conofcerdfefoffero veri amici ♦ efll promisero di douer cofi fare , cV il giorno feguente comandai a foldati , che fteffero in arme,& feci a fapere a tutti quei del campo,cV quei de brigantini quel che io haue uo deliberato,et cioche effi haueuano da fare. 11 giorno feguente,dopo la meffa 3 et poiché hebbi data la informatione a Capitani di quel che haueuano da fare , me n'vfcfj de noftri al- loggiamentiaccompagnatc dalla gente a cauallo,SC da trecento fanti Spagnuoli,cV da tutti gl'Indiani amici noftri, il cui numero era infinito: dC andando per la via mattonata,lontano tre tiri di baleftra gli nimiei già n'afpettauano con grandifìlmi gridncY perche già erano paf fati tre giorni , che noi non haueuamo combattuto con loro, haueuano disfatti cY voti tutti quei luoghi , che noi haueuamo ripieni , cY erano più difficili da efpugnare,che prima non erano i cY effendo li brigantini arriuati dall'uno eY l'altro lato della via , cY potendo con effi andar più appreffo con le artiglierie , con gli fchioppetti , 6Y Con le baleftre , faceuamo loro grandiffimo danno . Vedendo quefto, faltammo in terra,cY pigliammo l'argine infieme col ponte, & cominciammo andare innàzi,cY feguitar gli nimiei, ma effi fi fortificauano ne gli altri ponti , cY argini che haueuano fatti : iquali prendemmo con maggior fatica cY pe< ricolo,che l'altra volta,cY gli cacciammo della contrada , della piazza , cY di quelle gran cafe della cuti: dC allhora comandai agli Spagnuoli,che non procedeffero più auanti. percioche io co miei riempieuo di (affi et di mattonili pafto,doue feorreua l'acqua,! che eragradiffima fatica : conciofia che fé ben a tal cofa v'attendeuano a lauorar diecimila Indiani amici noftri, nondimeno fu hora di vefpro,auanti che ruffe finita, in quel mezzo gli Spagnuoli, cY li no ftri Indiani combatterono fempre co nimici,faccendo loro infidie,onde n'uccifero molti.io accompagnato dalla gente acaualfo andai per la città,et per quelle contrade doue era acqua^ ne ferimmo ìì¥k ijl 'li .' . ': i< '1 ili' ..1 ■ . " ? : >'.:V !;.*::;.*;,' 1 \ t {\% 1 '■rli.fi' mm>,' . ,',■■, li W?.! r rk li A I •jrt» '•>' / ili fi I II ■■■»-*;» II i. £.;■■ me. V * DEL S, FERNANDO CORTESE ne ferimmo di molti,et facemmo di modo,che ritornarono a dietro,et non riebbero ardir di I andar più in terra ferma» Conofcendo,che gli habitatori della città erano oftinati,Òt" mo' ftrauano animo , o di morire , o di difenderfi gagliardamente , mi vennero nella mente due cofe: vna , che erauamo per racquiftare poco , o niente di quelle ricchezze , che già ci haue- nano tolte: l'altra , che ci dariano occafione di mandargli del tutto in ruina ♦ cY queft'vltima mi pareua più vera, ilche mi difpiaceua grandemente : onde io andauopenfandoilmo- do, col quale io poteffi far lor paura , fi che fi rimoueffero dal loro errore , cV conofeeffero il danno, ch'io poteuo far loro.et tuttauia rouinauo cVabbruciauo le torri de gl'Idoli , cV delle Cafc nella j Qr ca f e . q^ ^(q^^ pf u dapreffo il vedeffero , io feci quel giorno attaccare il fuoco a quelle Temiftità gran cafe pofte nella piazza , doue l'altra volta , che ci cacciarono della città , io cV gli Spa- grandiflì - gnuoli foleuamo alloggiare: le quali erano tanto grandi,che commodamente vi faria potu- to albergare ogni principe con feicento perfone al fuo feruitio.cY benché il far quefto mi di- fpiaceffe, conofeendo che molto più difpiaceua a nimici: deliberai di abbruciarle, della qual cofa ne prefero grandilTimo difpiacere,cY fìmilméte gli altri loro confederaticene erano nel lago.percioche non fi penfarono mai,che le noftre forze tanto poteuero,ne fuffimo di tan- to valore,che poteflimo arriuare infmlà,cY quefto difpiacqueloro molto più» Come ritirandufi gli Spagnuoli combatterono co nimici che li "tennero adofjo . f anioni de brigantini ♦ co- me quella notte delle tre parti d 'acqua & delle f Ir ade , le duefuronp rifatte , <& con quanta diffi- ] culto, le prendefiero,La cagione perche li bifognafìe ogni dìripigliai ~liponti& arginijlperi- colo chaueuano nelmirarfu & come gli altri duo campi hebbero le cofèprofpere* Attaccato il fuoco alle dette cafe , comandai che fi fonarle a raccolta, cY ragunati i foldati, perche l'hora era tarda, ritornamo a noftri alloggiamenti.gli nimici vedendo che noi ci riti- rammo^ vénono adoffo co vna grandiflìma moltitudine,affaÌtando l'ultima fchiera de no ftri 3 cY effendo la via già acconcia cV ifgombrata,et potendoti liberamente feorrer co caualli, andauamo loro adoilo,cV fempre ne feriuamo qualcuno, nondimeno gridàdoci dietro non reftauano di feguitarci* In quel giorno moftrarono hauer grandiffìmo difpiacere, vedendo che erauamo entrati nella lor città , cV che fandaùamo abbruciando , cV che contra diloro combatteuano gli habitatori di Calco,di Teffaico, cV di Sichimilco,cV d'Otumia, perfegui- tandoglijCV ciafeuno gridando il nome della fua patria mentre combatteua: cV dall'altro Iato quei di Tafcaltecal inoltrando loro li cittadini di Temiftitan tagliati in pezzi , cV dicédo vo lergli ferbar quella fera per cena,cV la mattina feguente per delmare,fi come con effetto face uano.cV cofi giugnémo a noftri alloggiamenti,c\: ci ripofammo,gche quel giorno haueua- mo portato gradiflìma faticaXi fette brigantini,ch'io riteneuo appreffo di me.quel giorno entrarono per li canali della città , della quale abbruciarono gran parte ♦ Li Capitani de gli altri campi, dCfei altri brigantini quel giorno combatterono valorofamente . cY delle cofe j che accafeorono loro, potrei diffufamente narrare, le quali lafcio per fuggir la lunghez- za,dico folamente,che ritornarono a i loro alloggiamenti fenza pericolo d'alcuno di loro, il giorno feguente, la mattina a buon'hora , col predetto'ordine , dopo la meffa, con tutte le genti ritornai alla citta, accioVli nimici non haueffero tempo di votarli ponti, cY di rifar gli argini: cY benché io mi fuffi leuato a buon'hora,nódimeno di tre parti d'acqua, cY diftra de, che vi fono di mezzo,le due,dal noftro campo infino a quelle gran cafe cY la piazza era- no rifatte, come il giorno auanti: nel prender delle quali fu diffìcultà fi grande , che G conv battè da otto hore infino a vn'hora dopo mezzo giorno, nel qual tempo mancarono tutte le freccie , cY palle che haueuano portate feco libaleftrieri cV gli fchioppettieri jEt voftra fa' era Maeftà creda,che entrauamo in grandiflìmi pericoli ogni volta, che pigliauamo li pre- detti ponti , effendo neceffità per pigliarli di paffar notando , onde li noftri non poteuano molto adoprar le forze, che ftando gli nimici fu la riua,a colpi di fpade , cY di lance faceuano refìftenza,che non paffaffero : Nondimeno non hauendo elfi da i lati le terrazze, donde ne poteffero offendere , cY dall'altra parte lanciando noi dardi contra di loro (percioche non erauamo diftanti l'uno dall'altro più d'un tiro di faffo con mano ) crefceua tuttauia l'animo a gli Spagnuoli,cY deliberauano di pafTare,fi perche vedeuano,che io cofi haueuo deliberai to, fi perche o cadédo, o leuandofi non bifognaua fare altramente.Parrà alla Maeftà voftra, andando noi a pigliar li detti ponti , dC argini con tanti pericoli ,che fuffimo negligenti in lanciargli, RELATION E z?1 i kfciargli,c¥nó tenergli ogni giorno m fonili pencoli , i quali certamente erano grandiUimi. Et fenla dubbio coli parrà a ciafcuno,che ne Oa lontano: nòdimeno fappia la Maeftà voltaiche in niun modo fi pò teua fare: perocché a madar ciò ad etTetto,erauamo affretti a far 1 urta delle due cofe o por reil campo in quella piazza, cV circùito delle torri de gl'idoli, ometter sente a guardar di notte li pontirma in ciafcuna erano grandinimi pericoli^ le forze non ci baftauano. Se fa- cevamo il campo dentro nella città,ogni notte , cY ogni hora , effendo gli nimici di numero infinito^ noi pochini farebbe gridato mille volteall'arme,et hariano combattuto con noi 3C le fatiche fanano fiate intollerabili , 3C d'ogni banda ci haueriario potuto affai tare, perche il tener di notte guardati li poti era quafi inipofTibile: percioclle gli Spagnuoli la fera erano hitanchi dal combattimeto del giorno , che iti niun modo fi poteuano mettere a guardarli SC perciò erauamo affretti di nuouo pigliargli ogni giorno che entrauamo nella città.cY ha uendo quel di confumato il tempo in prendere^ riempiere quei pontino hauemmo agio di far altro,fenon che in vna contrada,che va irifino alla città di Tacuba,fùrono prefi duo al tri ponti,cY ripieni^ abbruciate moke,cY grartdi,cV belle cafedi quella corìtfada.In quello mezzo foprauenne l'hora tardai & il tempo di ritirarfì , cV allhora ci trouauamo irt pericolo non minorenne in pigliar li potiti, percioclle gli nimici vedendoci r itirare,pr endeUano ar- dire non altrimenti, che fé elfi haueffero hàuuto vittoria , dChói cifufTimo dati a fuggire, onde era neceffano , che i ponti fuffero ben ripieni , & il terreno pareggiato con la via della contrada , accioche li caualli poteffero d'ogni banda feorrere, & a queito modo ritirandoci cY perfeguitandoci effi cofi facilmente , alle volte fingeuamo di fuggire , & noi a cauallo ri- tornauamo contra di Ioro,cY fem pre ne pigliauamo dodici o tredici de più valenti cV a quel modo cY con alcune infìdie,che faceuamo,loro,veniuano a effer molto offefi.Ma certamen te quello era bello cY degno di marauiglia , che effendo loro notilTimo il danno , che noi fa- cevamo in perfeguf fargli, nondimeno non reftauano di feguitarci, finche ci vedeuano vfei ti della citta. Et cofi ritornammo al campo, cY i Capitani de gli altri campi mi fecero inten- dere,come quel giorno haueuano hauuto ogni cofa profpera con grande vccifione de nimi a cY per acqua cY per terra.Pietro d' Aluarado, che ftaua nella città di Tacuba , mi fcriffe ha- «er preli dua,o tre ponti: percioche trouadofi egli in vna via matto nata,che efee dalla piaz- za di remi! htan>cY arriua a Tacuba,hauendo quelli tre brigantini,ch'io gli haueuo dati da vn lato potuto appreflarfi alla detta ftrada,non era flato in tanto pericolo,quanto alligiorni patiati. M dalla banda doue n trouaua Pietro d'Aluarado erano più ponti, cV più vfeitedi acqua in detta ftrada, benché le terrazze non fuffero cofi fpefle, come ne gli altri luoghi. Come gli habitatori della città pojla nel Iago s'arrenderono, & cofi richiedi fecero fabricar molte ca^ fette d'alloggiare gli Spagnuoli mi campo, con che ordinanza de fiero taf alto alla città. 0* come quel dì 0*ilfeguente furono l>ìt torto fu In tutto quel tempo, che gli habitatori delle città d'Iztapalapa,di Oichilubuzco, Mechi- cacingo,Culuacan, Mezqueque,et Cuitaguaca.le quali,come ho detto di fopra,fono polle nel lago dell'acqua dolce,non volfero mai pace meco: ne in tutto quel tempo mi diedero tra uagho o danno alcuno.cY effendo gli habitatori di Calco fedeli vaffalli alla Maeflà voftra,et ™ì?a ì conliderando effi,che noi haueuamo molto da fare con quei di Temiftitan, fecero lega infìe dono. ' c ° n ce " e terre,che fono fu la riua del lago,facendo a colorerie erano nel lago ogni da- nOjChefuHi pofiibile : ma conofeendo , che noi fempre haueuamo vittoria contra quelli di 1 emiltitan,cY confiderado ildàno fatto, cY che fi poteua far loro da noftri amici, fi arrende rono etyennero nel noftro campo,humilmente chiedendole io perdonaffi loro li paffati «ro«> mo bifogno,& erano fpetialmente pefci,& Ciriegie,che ve ne fono in tanta copia,che bafte riano cinque o (ci meli continui, cV fé ne trouano in quelle parti il doppio di più» Eifendo per due o tre giorni continui entrati nella città dalla banda del noftro campo , eccettuando quegli altri tre o quattro di , che erauamo entrati cY fempre ottenuto vittoria de nimici , & co i'arteglierie,cY fchioppi, cV baleftre n'haueuamo vccifi molti,afpettauamo ogn'hora che veniffero a dimandar pace, che la defiderauamo come la propria falute , nondimeno niente giouaua per indurgli a farlsu& per far loro maggior danni, et aftringergli a venire a pace co effonoi, deliberai d'entrar nella citta ogni giorno, cY di combatterla con tutte ìe genti, ch'io ] haueuo,da quattro luoghi, comandando oltra dittò the tutte le genti delle città , che erano nel lago , veniffero con le lor Canoe: cY quel giorno la mattina per tempo fi trouauano nel noftro campo più di centomila Indiani amici noftri . ordinai che tre brigantini con la metà delle genti , che erano da mille cV cinquecento, andaffero da vna banda , cY tre altri col refto delle Canoe dall'altra, per circondar la città, cY abbruciarla , cY fare il maggior danno , che R poteffe: cY io me n'andai per la principale ftrada mattonata,eY la trouai fenza impedimento alcuno infino alle cafe gradi,et niun ponte era leuato, et me n'andai in[mo a vna ftrada mat> tonata,donde fi fale a vna contrada,per la quale fi va alla cittàdi Tacuba,che vi fi trouauano da fei o fette ponti. Quiui ordinai a vrt certo Capitano,che andaffe a pigliare vn'altra contra da con fenanta o fettanta fanti, cY fette a cauallo dietro per lor guardia,accompagnati da die* ci,o dodici mila Indiani amici noftri* cY umilmente comandai a vn'altro Capitano , che oc-}- cupaffe vn'altra contrada,cY io co foldati,ch'erano rimafi,fegUitai d'andar per vna contrada, per la quale fi va alla città diTacuba,et pigliammo tre ponti,riempiendogli,et lafciando gli altri da pigliare il di feguente,per effer l'hora tarda, cY meglio cY più commodamente poten dogh prendere il giorno appreifo Etinuero che. io fommamente defiderauo d'occupar quella contrada, accio li foldati di Pietro d' Aluarado fi potettero vnire con noi, cY venir dal lor campo al noft ro , cY il medefimo faceffero ancho li brigantini » Quel giorno hauemmo gràndrlTima vittoria per acqua cY per terra, facendo acquiftò di qualche preda degli h abita- tori della cittàtèV quei del campo di Pietro d' Aluarado, cY del maggiore Efecutore hebbero médefimàmente non picciola vittoria* Il giorno feguente ritornai alla città con quell'or*" dine,ch'io v andai il di auanti,cY finalmente Iddio ne diede vittoria , ù che douunque anda> uo Co miei foldati non trouauo contrafto alcuno, cY gli nimici firitirauano con tanta celeri- tà, che pareualoro,che noi delle quattro parti della città n'haueffimo prefe le tre,et dalla bau da del campò di Pietro d' Aluarado gli ftringeUano grandemente : cV fenza dubbio in quel giornOjCV nel precedete pehfauo che doueffero venire a pace con e(fonoi,la quale io mi prò poneuo fempre atonìa vittoria,et fenza,nondimeno non viddi mai in etti alcun fegno di voler pace ♦ cY auegna che quel giorno ritornalTimo con grandifTi ma allegrezza a i noftri campi,pur haueuamo grandiffimó difpiacere, che gli habitatori della città haueffero del tirt todeliberato di morire. Come Pietro aluarado prefc gran parte delia città, & come fu conjlr etto dfug* ffireprefi tre o quattro Spagnuoli. Quei giorni paffati Pietro d' Aluarado haueua prefi di molti ponti: cY per guardargli vi teneuala notte cY fanti cY caualli, cY gli altri fé ne tomauano al campo,che era diftante quafi vna lega. cY effendo cotal fatica intollerabile , deliberò di mettere ilcampo nel finedellaftra da mattonata,che va alla città:a fine di préder lapiazza , la qual piazza e-piu larga di quella della LA TÈRZA RELATIONE ì 7 ì della citta di' Salarììanca,cV ha portici d'intorno intorno.^ a poter giugnere alla detta piaz* za,non macaua altroché pigliar dua,o tre pon tinche erano larghi cV molto difficili da pren dere.onde a quel modo fene flette per alquanti giorni, cY combattendo Tempre hebbe vitto ria : & quel giorno , ch'io ho detto di fopra , vedendo egli che gli nimici moftrauano d'effer fianchi ,S>C ch'io di continuo acerbamente gli combatteuo, alzatoli per la vittoria d'hauer prefi li ponti,cY gli argini,deliberd di proceder più auanti,cY di pigliar quel ponte della ftra da mattonata già guaita , che era di larghezza di feffanta pafll , cV di altezza della ftatura di più d'vn'huomo cY mezzo: dC hauendo cominciato arditamente,quel giorno li brigantini gli furono di grandiffimo aiuto, che parlarono Facqua,cY pigliarono il ponte, cY perseguita rono gli nimici, cV Pietro d' Aluarado follecitaua di far riempiere quel luogo,accio N li caualli poteflero paflare , cY ancho perche ogni di io l'eshor taua a bocca cY per lettere , che non pi- gliaffe pur vn palmo di Iuogo,fe non fuffe ficuro,cV che li caualli poteflero ficuramente en- trare cY vfcire,pcioche co caualli fi fa loro grandiffima guerraXi cittadini vedendo che non erano paflati fé non quaranta,© cinquanta Spagnuoli,cY alcuni Indiani amici noftri, cY che i noftri caualli no poteuano paflare fi tofto,fi riuoltarono di modo,che gli forzarono a darft a fuggire^ gittarfi in aCqua,cY fecero prigioni tre o quattro Spagnuoli,li quali fubito me- narono a farne facrifìcio a loro idoli,cY vecifero alcuni de noftri amici, cY finalmente Pietro d' Aluarado fé ne ritorno al fuo campo» Quel giorno effendo io tornato al noftro campo in- teli quel che gli era auenuto,di che prefi grandiffimo difpiacere,effendo ciò vn dare occafio ne a nimici di pigliare ardire , cY di credere che a niun modo per l'auenire doueffimo hauer animo d'affaltarglu La ragione, perche Pietro d' Aluarado haueua deliberato d'efpugnar quel luogo difficile,fu pche, come ho detto , egli fi vedeua per la maggior parte hauer prefi i luoghi forti de nimici,cY effi moftrauano qualche paura cYftanchezza,cY fpetialmentefu perche coloro che erano nel fuo campo, faceuano grande inftanza,che egli prendeffe la det ta piazzala quale effendo prefa, pareua che fufle prefa quali tutta la citta\cY tutto ciò auen- ne per il defiderio cY ftimolo de gl'Indiani che fi trouauano prefenti i quali effendo nel det> to campo, cV cofiderando \i continui affai ti, ch'io dauo alla citta\penfauano,che io più tofto di loro prenderla la detta piazza: cY perciò Pietro d'Aluarado era grandemente follecitato. [1 medefimo interueniua a me nel mio campo: percioche gli Spagnuoli inftantemente folle :itauano,cheentraflimo per vna delle tre vie che arriuauano nella predetta piazza,non ha- uendo noi impedimento alcuno: la quale fé era prefa,ci reftaua minor fatica.Io diflìmulauo in tutti li modi ch'io poteuo, benché di ciò no diceffi la cagione,et quello era per li pericoli^ !Ydifturbi,che mi s apprefentauano»conciofia che auanti l'entrata della piazza fi trouaflero molte terrazze, ponti, & ftrade guafte, di modo,che tutte le cafe donde doueuamo paflare, :rano come Ifole nel mezzo del mare» La fera eflendo giunto a gli alloggiamenti, cY ha- jendo intefo la rotta di Pietro d'Aluarado, il giorno feguente a buon'hora deliberai d'anda e al fuo campo.per riprenderlo del paflàto errore, cY intender quelche egli haueua prefo,et Jcue fufle accampato, cY per auifarlo d'ogni cofa che apparteneffe alla fua difefa , Se all'offe- adenimici.giunto chefuinelfuo campo hebbigradiffima marauiglia, comehaueffero pò uto prender fì gran parte della citta', cY tanti & §■ cattiui ponti.cY hauendo ciò vifto,non lo iputai degno di tanta graue riprenfione , quanto mi pareua prima ♦ cY pofto l'ordine di ciò, :he fi haueua da fare,il giorno ifteffo me ne ritornai al mio campo. V ordine dato dalCorteftper dar l 7 afjalto alla città. Dopo quefto molte fiate entrai nella citta per i luoghi foliti: cY in duo luoghi combattc- jano coloro,che erano ne brigantini cY nelle Canoe, cY io nella città in quattro luoghi, ha* jendo continuamele vittoria,cY morendo grandiffimo numero de nimici,percioche ogni giorno veniua gran moltitudine di gente in noftro aiuto. Indugiauo d'andar più oltre, pri- na per veder fé gli nimici lafciaffero la oftinatione,cY il mal animo chehaueuano,dipoi per :hela noftra entrata non poteuaeffer fenza grandiffimo pericolo,effendo effi molto vniti, Y allegri, cY hauédo deliberato di morire.gli Spagnuoli vedédo qftacofa prolungarfi tato, offendo già paflati venti giorni, che non haueuano mai macato di cobattere , molto più che i poteffe credere,mi erano importuni, come ho detto di fopra , che entraflimo a prender la piazza: la quale eflendo pigliatajrimaneua a nimici pochiftimo fpatio,doue poteflero met- terli a difefa.& (è non fi haueffero voluto arrendere, fariano fiati aftrettia morirli di fame 8C ' difete ' i i f ' X H M> -y.'ji 1 •■'.(■': * .; ;r: fi!:- li ■I | ., .1. ' : ■;. I C da quei fettanta , che erana venuti dal campo da Tacuba feguitammo il noflro viaggio * $C entrammo nella città , nella quale poiché fui entrato,diuiii li foldati in queflo modo : erano tre contrade ne luoghi preti, per le quali era aperta la ftrada alla piazza, che gl'Indiani chiamano Tianguizco. tutto quel fito,doue è polla, è nominato Tlatelulco:cV di quelle tre ip5trade,la migliore era quella, per la quale s'andaua alla detta piazza* feci intendere al TheforierOcV al Contatore divollra Maetla x ,che entraffero con fettanta fanti,& quindici o ventimila Indiani amici noilri,cV per retroguarda teneffero fette, o ver otto a caualIo,S^ quanti ponti,cV argini pigliaffero,fubito gli riempieffero,menando feco dieci huomini con zappe,et altri Indiani amici noflri,che ci erano di grande aiuto a riempiere li ponti* L'altre due contrade vanno alla piazza dalla contradadi Tacuba,cV fono piuilrette,diflradepiufpeffe cVdi ponti,etdi canali pieni d'ac qua : per la più largha di quelle comandai che andatfero due Capitani con ottanta fanti , dC con più di diecimila Indiani amici noflri. nella bocca della contrada di Tacuba lafciaiduo gran pezzi d'artiglieria , dC alla guardia vi pofi dieci caualieri* ma io con otto caualli,cV con cento fanti, tra quali erano più di venticinque tra baleftrieri dC fchioppettieri, cV con vn nu mero n TERZA RELATIONE a 73 i mero infinito d'Indiani amici noftri feguitai il mio viaggio per entrare quanto più aitanti potcuo in vn'altra contrada ftretta : Snella bocca di quella ordinai che ftenero li caualli de comandacene per niun conto procedettero più oltre,d mi feguitaffero , fé prima io no'l co- mandarli loro,8<: fmontato da cauallo a piedi arriuai a vn'argine 3 che haueuano fatto dinan- zi a vn certo ponte , cV con vn picciol pezzo d'artegliaria da campo ; cV con baleftrferi cV fchioppettien hauendolo pigliato procedemmo auanti per quella ftrada mattonata afa am fta in due ó tre luoghi 3 cY oltreché in quei tre luoghi combattemmo co cittadini 5 era fi gran de il numero de gl'Indiani amici noftri,che faliuano fopra le terrazze, eh e ci pareua che non ci poteffe effer fatto danno alcuno: cV con effì pigliammo quei duo ponti, l'argine,cY la con * trada. Gli Spagnuoli , cV i noftri Indiani gli feguitarono per la medefìma contrada fenza indugio alcuno 3 cV io rimafl con forfè venti Spagnuoli in vna certa cafa vicinz polla in bo- ia, vedendo certi : noftri Indiani mefcolati co nimici, che alle volte gliforzauano aritirarfi' di manieratile li gittauano in acqua,cV confidando nel noftro foccorfo vi^orofamente an dauano loro adono : oltra dicid guardauamo , che per certe vie attrauerfo & li cittadini non affaliffero di dietro li Spagnuoli;', che erano andati auantiin quella contrada: iquali in quel punto mi mandarono a dire,che elfi haueuano occupato vna gran parte della città, cV non effer lontani dalla detta piazza del palazzoni a ogni modo hauer determinato di proceder più auanti,effendo quei del campo dell'Efecutor maggiore, cV di Pietro d'Aluarado venuti a battaglia co nimici* Io mandai a dir loriche in niun modo fi mouefiero Je prima li ponti non erano benripierìi , accioche fé per ventura fullero aitati aritirarfi , l'acqua non gl'ima pediffe,conofcendofi,che in quefto confifteua tutto il pericolo: de efii mi ma ndarono a di- re 3 che tutto paffaua con buon'ordine, cV ch'io andafll là \ che co propri) occhi vederci effer cofi^ Io fofpettando che non s'ingannaffero , cV non teneffer cura di riempiere i ponti, an- dai là,cVtrouai,che haueuano pallata vna parte guafta d'una ftrada di larghezza di dieci o" dodici palli, cV l'acqua montaua a tanta altezza, quanta fariadidueftature d'huomo,&:' quando paffarono, v'haueuano gittati legni cV canne.cV paffando efìì a poco a poco, Oc con gran defiderio,il legname non era andato a fondo } dC effi per il piacer della vittoria, eh e otte neuano, erano tanti allegri , che penfauano quei legnami douere fiat fermi cV durar lungo tepo* Et a quell'hora ch'io arriuai al pon te,trouai gli Spagnuoli, & molti altri de noftri ami Rotta a gli ci elierfi meili in fuga,& gli mmici come cani rabbiofi venirgli perfeguitando, & vedendo Spagli- gli difordinati,cominciai a gridar che fi fermaffero,etauuicinaromi all'acquala viddi piena di Spagnuoli,cV d'Indiani di modo,che non pareua che ci haueffero gittate pur vna paglia* dC gli nimici andauano adofio alli Spagnuoli cotanto impeto 3 che feguitandogli ù fittaua- no in acqua per andare a vccidergli cV le Canoe de nimici vicinano fuori di quei canali,et fa ceuano prigioni gli Spagnuoli, & effendo fiata la cofa cofi fubita , cV vedédo che vecideua- no li miei foldati 3 deliberai di fermarmi quiui,& combattendo morire* ma il maggior aiuto che poteffimo dare 3 era il porger mano a certi mcfchini Spagnuoli 3 che vfeiifero dell'acqua, iquali fi fommergeuano,cV alcuni n'ufeiuano feriti, cV alcuni mezzi annegati , cV altri fenz' arme,cV comandato loro che andaffero auati,era {o prauenuta tanta moltitudine di nimici, che haueuano circondato cV me,cV dodici,d quindici,che erano meco: percioche effendo io p • attento a dare aiuto a coloro,che s'annegauano,nó me n'auedeuo, ne mi ricordauo del dan- chcflrfi no 3 chepoteuafeguire,cV alcuni Indiani nimici m'haueuano giàprefo,& m'haueriano me- ilCo "<^ nato via,fe non f ufle flato vn Capitano con cinquanta foldati,ilauale io foleuo fempre me- nar meco,6V l'aiuto anche d'un giouanedi quella còpagnia , che dopo Iddio mi libero dalla morte , cV per faluar me, egli valorofamente combattendo pano di quella vita. In quefto mezzo gli Spagnuoli, che rotti erano fuggiti, fé n'andauano per quella via mattonatala quale era breue,cY ftretta, cV equale all'acqua, hauendo gli nimici a poita fabricata dicotal maniera.per la medefìma n'andauano anchemeffiin fuga cVifconfitti molti de noftriamict lndiani,ondelaltrada era tanto impeditaceli! erano filenti nell'andare, chedauano tem- po a nimici di poter paffar l'acqua da ogni banda,cY pigliarne cV vecidere quanti pareua lo- ro» Per la qual cola quel Capitano che era meco,nominato Antonio Euignone 3 difie,par- uamoci di qui,8C faluiamo voi,eiTendo certi,che fé vi perderemo,niun di noi potrà fcampa- re: de appena pò te far tanto , ch'io mipartiflì di h\ cV vedendo egli quefto , con le braccia in croce mi pregaua.che tornaffimo a dietro JBt benché io defid eraffi più d morire , che di vù ti. Ì\ ''lì'' 1 ' f: t l'i:. ir?.!» H:\ f.v ■i ,p ,; i'< ; » : * t .'«■ Viaggi voLj 1 i fa'* V mm nere, :!'"j«iì'i:1f!Ì; : i| '„ < il . .. .",'■ ■'■ A L'io » •r>' ■"' IO J ■ilei; g -. ■ Numero 3 gh Spagnu oli & India ni amici , che furori morti. Il Cortefe è fe'ritp. Sacrifìcio de gli Spa snuoli. DEL S. FERNANDO CORTESE uere,nodimeno per eshortatione del predetto Capitano,cV de gli altri faldati, che vi erano, cominciammo a ritirarc^combattédo a fpade de rotelle co nimici, che ne veniuano a ferire. In quello tempo venne vn mio feruidore, de apri alquanto la ftrada , nondimeno fubito da vna terrazza affai bella lo ferirono nella gola,di modo che fu forzato a cadere.èV trouando^ mi in tal combattimento,afpettando,che la gente panarle, accio Ù riducelle in luogo iicuroy venne vn mio feruidore co vn cauallo,a fin che io vi montaffi : ma era tanto fango in quella via ftretta per la moltitudine di coloro che entrauano de vfeiuano deH'acqua,che niuno vift poteua fermare Jo montai a cauallo non già per combattere, percioche era impoffibile qui* ni metterfi a combattere a cauallo» Et fé per quella ftrada ftretta fuffi potuto andare ali'ifola, haueria trouati quegli otto caualieri,che vi haueuo lafciati,che più auati nò haueano proce^ duto,ma erano flati forzati tornare a dietro* de eilendo la tornata molto difficile, due caual- ìe,fopra le quali veniuano duo miei famigliari, da quella via ftretta caddero in acqua: cV vna gii nimici ruccifero,cV l'altra la difefero certi noftri fanti,cV effendo vn'altro giouane mio fa migliare nominato Chriftophoro de Guzman,montato fopra vn cauallo,che mimadaua- no coloro,che erano nell ifola, accidmi poterli ritirar ficuramete. gli nimici, prima che egli poteffi arriuar da me^l'uccifero infieme col cauallo .la cui morte fu di tato dolore a tutto'l ca- po,che infino a quello giorno è frefeo il dolor della fua morte a tutti coloro,che haueano ha uuto fua pratica dC conofecza. Et alla fine co tutte le noftre fatiche piacque all'onnipotente Iddio,che arriuatTsmo falui alla via de cotrada,per la quale fi va a Tacuba, che e v molto larga. Poi che [i furono ridotti li foldati,io mi pofi nell'ultima fchiera co noue caualli: ma gli nimi ci erano tanto infuperbiti per la vittoria cètra di noi,che pareua, che niuno potefil (campar dalle lor mani ♦ de col miglior modo ch'io potei ritirandomi , feci fapere al Theforiero,& al Contatocene in ordinanza fi riduceiTero in piazza.cV il medefìmo ordinacene fuife fatto intendere alii duo altri Capitani, che erano entrati in quella via de còtrada , per la quale lì va al palazzo,^ ciafeuno di loro haueua combattuto valorofamente pigliado molti arginici ponti, li quali haueuano molto ben ripieni . ilche fu cagione-, che nel tornare a dietro non patiffero danno alcuno.cY prima che'l Theforiero,el Contatore ritornaffero , gli nimici da vn certo argine,doue fi combatteua, haueano gittate due o tre tefte de Chrifìiani: benché al inora non fapeltero, fé erano de foldati di Pietro d'Aluarado , o del noftro campo . efiendo noi giunti alla piazza, concorreua da ogni banda tanta moltitudine de nimici, che hauenv, nio grandiffima fatica , prima che gli poteffimo sforzare a voltarfi per certi luoghi , doue guanti quella battaglia non haueano ardir d'afpettar tre a cauallo , de dieci fanti: cV fubito in vna alta torre dedicata a loro Idoli, che era vicina alla piazza,pofero odori,et profumi d'una certa gomma,la qual nafee in quefti paefi,che efìfi offerifeono a loro Iddrj per fegno di vitto ria.cY benché noi volefifimo impedirgli, nondimeno non hauemmo mai poter di farlo, per cioche li (òldati con veloce palio andauano verfo il noftro capo* In quefta battaglia li nimi ci vecifero trentacinque d quarata Spagnuoli,cV più di mille Indiani amici noftri, de ferirò no più di venti Chriftiani, cV io hebbi vna ferita nella gamba,cV perdeffi quel picciol pezzo d'artegliana da campo,che haueamo condotto , 8C più baleftre, de fchioppi, con molte altre forti d'arme. Li cittadini,fubito ottenuta la vittoria per ifpauentar l'Efecutor maggiore, Se" Pietro d'Aluarado, conduffero tutti gli Spagnuoli , che haueuano prefi de viui cV morti,al Catebulco,doue e il palazzo de i certe torri aitiffìme vicine e quello nudi gli facrifìcarono, de aprirono i lor petti cauando loro i cuori per offerirli;a gl'idoli: le qual cofe tutte, gli Spa- gnuoli del campo di Pietro d'Aluarado potéuano molto ben vedere dal luogo, doue conv batteuano: cV vedendo elfi li corpi bianchisco nobbero che erano chriftiani. di che hebbero grandiffimo difpiacere,cV sbigottiti fé ne tornarono al campo. Dipoi otto dì, de quel gior no dC il feguéte gli nimici co corni de timpani moftrauano gradiffima allegrezza,di modo che pareua,cherouinaffe la città,cV aprirono tutti li canali,cVIi poti,nelli quali feorreua l'ac- qua,come da prima: de vennero a tale,che poneuano i fuochi,cV le lor guardielontane duo tiri di baleftra dai noftri campi- cVeflendo tutti rotti, feriti, cVdifarmati haueuamodibifo" gno di ricreatione 8>C di ripolo.con quefta occaf ione gli habitatori della città hebbero fpatio di mandare ambafeiadori adiuerfe prouincie fuddite loro a dar nuoua dell'hauuta vittoria, dC d'hauer vecifi molti chriftiani, de d'hauere fperaza di tofto mandarci del tutto in rouina, dC che per niun modo pigliaffero amicitia con elfo noi ♦ de accioche fuffe preftato lor fede* rnm , menauano LATERZA RELATION E menauano , 'atomo duo cauam ln q^°gh'>chealorpareuaap nati che prima coloniche s'erano ribellati; ? «uwiiiimo momento a Hi più oiri cbe^mando&yutorntch^hhebbe. Lamirabd fumane che fece d Stanar Chicle micatecle m Imo afialto che diede alla città di Temtfìttan. Dilùduogiorn^dopoIarottaJaqualegia^eranota^cVn'erafparralafamapertutn cut. di i cmiliuan A s etano fatti noftn amici, venero nd noftro capo ,Qcmi fecero a fané. re,che quei idei a terra di Marinalo,, vicini/aceuano grandinimi danm^ K ™feuanola^ proumcia & allora fi voleuano vnire con gli habitatori della proumc a dS« h quàk egrandijìn^cVhaueuanoattoddiberation fotti fudditi di voflra Macfta\ & per hauer prefa FamidtfanoIbailtiadiqSi^no che gli nimici haueuano dchbcrato,diftrutto che haueflero loro, d'alTaltar noi cV benché h lo ad altri , nondimeno facendomene grande infonda , deliberai di dar loro aimon parte .encheintalcofafoffe^ mandando foldati fuori del campo. Ma io con tutto quello mandai inOeme con lTpredeS luntn ottanta fannA dieci caualli, de quali feci capo Andrea ^*SS?S£Sfl :hefaceffi tutto ad che vedeffi tornar commodo Sitile al feruitio dSS e cY nel tornare non poneffi più di dieci giorni. cY partitoli con qucftWdTn^aiunfcT™ erta piccola terra.che é polla tra Marinalo^ Coadnoacad.quiui trono SS eh ££ fpettauano,onde infieme con gli habitatori di Coadnoacad A con quei foidariX meni ^fecocomincioacombatter^^ •ero,* perfegui tarono tato che gli forzarono entrar nella terra di Marinala hS £o ogni cofa , che era nella pianura : cV ottenuta qucfla vittoria nello fpatio Sdllà te orn (legnato loro/e ne ritornarono al hoftro campo. Vno de gli Signori Staffi ai caltecal nominato Chichimecatecle,del quale ho fatto itóri^U^^SSS : ie Ì a H° Ie Per ^ h b^g^t^^'^he erano fute apparecchiate in quella promncS dal narici iodellagaerrafempre «flato nel campo di Pietro d'Aluarado. ffiffi ueftarotn,vcdcndochcgIi Spagnuoli non andauano ad affrontar ghn utISefoìIa o prima fare , delibero accompagnato da fuoi entrar nella citta, cV SSinS uattroeentoarc,eridefuoiapprelTovncerto P onteleuato 5 a(raipmS euatoltoaqueidellacitta\ilchenonaueniuamaifenzanoftroaiuS natodafuoi 3 chemetteuanogridigradilT,minominadoIalorprouinc^ Quel g,orno fa afpramcte combattuto,* da ogni banda ne rimafero moiri feWti &W? genreditalnaturachementrei^ n 'a uro df^l g rand ^ mo «N*»i & le genti di Tafcaltecal fi gittarono in acqua, dC >nIaiutodegliarcienpairarono:cVgIinimici vedendo che faceuano renitenza fiferrn7 SSlv0i ^* mm fj iqualj Querna- cjuacar ter- ra. Marinala?, Guifcopro uincu. Cotdno«- cad terra. Fattione di Chicli ime' catecle. Matalcìn* go prouin- eia. t ìi i\?l "ad ► i,^ i i! ' :;'"; ,.'[.1 \l< l 'l'ilici r-SfS ,,.vV 1! ;, ;(» . ■ji , .'r ,| ! , 'i»'i(', ■ " orno intorno non era pròuincia alcuna, che non ci faceiTe grandifsimo iauore. * vedendo o gì habitatori della città tanto oftinati,*con maggior dimoftratione * certezza di mori e,cne mai fi Ira f tata natione akuna,no fapeuo io fteffo come douefsi portarmi co eflb loro * in che maniera potefsimo fcampar da tante fatiche * pericoli , * in che modo noi douef "notare pernonmettere ineftrema rouina* loro* la citta, efsendo la piuegregia &la >iu belliche fia in tutto l'uniuerfo mondo.Ne ci poteua giouare,che noi li taceuamo auffa- i,cne non ci erauamo per partir di quel luogo,ne dal campo, * che li brigantini non cefsa- lano di tare ogni danno,* che haueuamo rouinati gli habitatori di Matalcingo, * di Ma malco,* chein tutte le prouincie non haueuano alcuno,chedefseloro aiuto,ne haueuano .onde cauar Maiz,carne,frutti, * acqua, * finalmente niuna cofa appartenente al viuere. na quanto più taceuamo lor note cotal cofe,tanto meno pareua che manchafsero d'animo, nzinelvenneacombattere,*intuttel'altrecofeglitrouauamopiuanimofi,chemaifuf* ^roftatnondeio vedendola cofa andar di quefta maniera,* già efserpafsati più di quarata inque giorni che teneuamo afsediata la detta città,deliberai * per nofìra ficurezza,* per »oter meguoftancar gli nimici vtare vn rimedio,cioe che quàto pigliaffimo della città, tìto Viaggi vol3% mm irj gittafsimo mm \: '"'" ■ '!■ \ii; • '"ili • : f . , ■ -' < '. \ », : V'I'i l'i'- « : ' ' i ' Via -Jr ■ i * *:! t - 'i, rjA ': '! i !!,"«V"i'.! i. '• . 1 ,: " ' ''■'' "u j ■ i,-.. 'i .■■■■, ■ . ■:• > - topi* i.i ,*<:■> jw :*&! DEL 5. FERNANDO CORTESE pi ttaffimò a terra da ogni banda,di manierarne non andaffimo pur vn paflo auantUhe tut l fo non abbatteffimo,c\: doue era acqua faceifimo terra ferma, fé bene in ciò fuiiimo aftretti a confumar gran tempo: cV perciò ordinacene fì ragunaflero li Signoria li grandi de gl'In diani amici noftri,cY palefai loro la mia deliberatione,richiedendogli che per quefto efietto chiamaffero tutti li villani co li lor Coi,che fono vna forte di pali, che vfano in quefte parti, fi comein i Spagnali zappatori adoperano le zappe. Effi riipofero, chelo fariano volen tieri,cYcheera buona deliberatione , cVn'h ebbero grandillimo piacere lenendo quelto vn jnododagittareaterratuttalacitta\ilcheera datutti grandemente defìderato. Fraque- ito mezzo che fi deliberaua di quefte cofe , paifarono tre d quattro giorni, éY li cittadini fi penfarono,chenoi trattaffimo qualche grancofacontra di loro, cY noi fofpettammoche ancora effì,per quel che poi R vidde, apparecchiaffino ogni cofa poffibile a lor difefa,& pò fio ordine co noftri amici, che doueffimo andare a combatter la citta per acqua cY per terra, il giorno feguéte dopoo la meffa cominciammo andare verfo la città, cV giunti che fummo al pano delfacqua, cY all'argine, che e nel principio delle cafe grandi pofte nella piazza, cY volendolo noi combattere^ cittadini accennarono, che ci fermaffimo, dicendo di voler ve nire alla pace: cY io comandai a noftri che lafciaffero di combattere, cY feci intendere che! Signor della cittàdoueffe venir là a parlarmi , accio fi potette trattar la pace, cY dicendo,che alcuni erano andati a chiamarlo,mi tennero a bada più d'un'hora,non hauédo effi veramen te defiderio alcuno di pace,cY con veri effetti lo moftrarono,che effendoci noi pofati, incon ianente cominciarono a tirar freccie, baffoni aguzzati, cV faffi contra di noi. Noi veduto queftojcominciammo a combatter l'argine, cY hauendolo prefo,entrammo in piazza, cYla trouàmo piena di gran fafTi,che ve gli haueuano meffi,accid che gli huomini a cauallo non poteffero fcorrere,de quali temono Solamente in luogo fermo SC aperto, cY trouammo vna contrada ferrata con fafsi foli, cY di fafsi l'altra medefìmamente ripiena, a fin che li caualli no poteffero feorrer per tutto.cY da quel giorno innanzi riempiemmo quella via,doue feorre^ uà l'acqua, cY £ la quale s'andaua in piazza, di maniera che dipoi gl'Indiani nò la poterono mai più votare,6Cpofcia a poco a poco cominciammo a gittare a terra le cafe,cY a riparar dal 1 aequa quei luoghi,che pigliauamo. Et effendo flati li noftri cento cinquata mila huomini c6battenti,in quel giorno li diftruflero molte cafe.cY poi ci ritiramo al campo,et li briga tini ton le Canoe de noftri amici fecero gran danno alla città, cY ancor loro fi ritirarono per fi* pofarfi. II di feguéte entrammo nella città col modefimo ordine, 6Y arriuato a quel circoi- to.dC portici cólonnati,doue fono le torri de loro idoli.comandai a Capitani,che non douef fero far alt ro,fe non riempiere li canali delle contrade 5 nelle quali feorreua l'acqua, cY accon- ciando alcuni cattiui pafsi,che haueuamo preti , et che gl'Indiani amici noftri abbruciate le cafe,le gittaffero a terra,cY gli altri andafsero a cóbatter còtra glinimici ne luoghi foliti, cYli caualieri tutti tenefsero guardato,che nò ci afsaltafsero di dietro. Io dipoi montai fopra vna delle più alte torri de gl'idoli, che efsendo molto ben conofeiuto da gl'Indiani , fapea d'ap^ portar loro gran difpiacere con la mia falita,facendo io da quella torre animo a gli amici,ot> dinàndo che ci defsero foccorfo,quando la necefsità lo richiedeua, percioche combattédofi di continuò,alle volte fi ritirauano gli nimici, 6Y alle volte i noftri , iquali fubito erano folle- nati da quattro da cauallo,che faceuano lor animo,che andafsero adofso a glinimici. A que fìo modo,cY con quell'ordine entrammo nella città cinque ó (zi giorni continui: cY nella ri tirata comandauamo fempre che li noftri amici andafsero auanti,cY alle volte ponendo in aguato alcuni Spagnuoli in certe cafe,li caualieri rimaneuano, cV noi fìngeuamo di ritirarci per forza,per indurgli a entrar nella piazza. cY cofi col mettere in aguato li fanti , ogni di al tardi ne feriuamo qualcuno, cY vn giorno tra gli altri erano in piazza , fette ouer otto caua- tieri afpettando l'ufcita de nimici, cY non gli vedendo vfeire, fìnfero di partirfi, cV gli nimici fofpettando d'efser feriti nel ritorno da quei caualieri , come foleuano fare , fé ne ftauano afeofi dopo li muri,cY ne cortili, cY era infinito il numero de nimici che feguitauano quefti otto o noue,cY haueuan prefa la bocca d'una ftrada,che non lilafsaua offendere, onde lino- ftri furono aftretti a ritornarfene , éY gli nimici infuperbiti per hauergli forzati a ritirarfi,a guifa di cani rabbiolì andauano loro adofso : coloro che combatteuano co riguardosi ritira nano doue non potefsero patir danno, li noftri riceueuano gran danno da coloro, che ftaua no dietro i muri,fi che furono aftretti ritirarfi, cY ferirono duo caualli . il che fu cagione, che io ordinai d'ingannargli con infidie 3 come racconto alla Maeftàvofìta,& quel giorno a 1 •\H * LA TERZA RELATIONE z?na finltura I/arie cofe d'oro di òran Saluta, * Il giorno feguente a buon'hora FEfecutor maggiore arriud nel campo in compagnia di quindici caualien,c\: io n haueuo veticinque di quegli, che erano alla guardia di Cuioacan aerano in tutto quaranta cauaheri,* comandai a diecidi loro, chefubito la mattina fì par.' tiflero con tutti gb altri fanti , cYeffi infieme con gli altri entraffero a combattere, cercando di prendere ,&d,gittare a terra ogni cofa che potettero . percioche mentre fulTevenutoil tempodintirarfi farei andato la con gli altri trenta liuomini da cauallo :cYfapendo chela maggior parte della citta fufle abbattuta, feguitaffero gli nimici quanto più poteffero,fin che gli forzaiTero ridurfi m luoghi ficuri,*: nelle contrade che hanno canali,doue fuol cor. rer 1 acquai quiui dimorafTero in lin a tanto , che vernile il tempo di ritirarli, dC io infieme con quei trenta a cauallo di nafeofo mi metterei in aguato in certe cafe grandine fono vici, neaquellegrandichefono nella piazza . gli Spagnuoli mandaronoad efTetto quanto da me era, flato impofto loro : & io vn'hora dopo mezzo di con li trenta caualieri entrai nella citta,cV giunto largii miflì in quelle gran caie,cV partito da loro mótai fopra vna gran uni- corne era mio coftume:c\- mentre io dimo^ tura, nella quale trouarono varie cofe d'oro di valore di mille cY cinquecento caftigliani. D.poi ordinabile quando fuffe l'hora di ritirarfì,cominciaiTero a farlo con gradiffimo ordì ne,&chelagentedacauallo,poichefifu(Teritirataallapiazza,fingefserodivol^^^^^^ re,cVpofcia moftrafsero di non hauer ardire, •& quello facefsero, mentre fufse grannumero dinmiiciinpiazza.Queglicheeranopoftiinaguato,defiderauanofopramo^^^^ [ e ", tem P°A dehderauano di far riufdr la cofa bene, cV giacerà brodi molta noia in lungo tardare lomimiunnfiemeconcffiAgiV gli Spagnuoli cofi a cauallo come apiedi firitira nano alla piazza, cY anche gì Indiani amici noitri,che gii haueuano in tefa 1 aftutia, gli nimi :i feguitauano con tante grida,che pareua che hauefsero ottenuta vna grandinìi™ vittoria queinouecaualien fingevano d'afsaltargli per la piazza, & poi fi ritirauano.cYhauendó ? ia due volte .fatto vifta d'afsaltargli, li nimici haueano prefo tanto ardimento, che veniua. loaferirnnailagroppadecaualIi,cVfinalmenteglicondufseroinquellacontrada,dou C rrano poto ghaguau.Quando vedemmo gli Spagnuoli andare auanti,cYfentimmo fcarica e yno fchioppo, che era il fegno che haueuamo ordinato tra noi, conofcémo efser venuta ltepodufcire,c\ chiamato il nomediSanIacomo,difubitogIiafsaltamo,&:glifeguitam. nohnoinpiazza,ferendogli,cVgittandogliperterra,cVfemndonemolti,iq£lip?^^ )ieli da noftn amici,che veniuano dopo noi, di modo che in tutti quelli aguati, che facenv no,furono vccifipm di cinquecento de nimici. cY gli amici noìlri quella flra godettero d'u la cena fontuofa fatta di carne de i corpi de nimici , di quegli dico, che erano liprimarri più gagliardi,* p,u valorofi.pereioche raccolfero i corpi morti, cY gli portarono in pezzi, per nangiargh a cena. Si grande fu la marauiglia, che prefero, quando fi viddero in vn fubito ot i,che non parlarono,^ gridarono in tutta quelk notte, cY cominciarono a non hauere bmenteeflerficuri.&venendolanotte,cVpartendoci,fividdechegrhabitatorideUacitta x «andarono certi loro fchiaui a veder fé ci partiuamo . cY quado cominciarono acompa e i vna contrada,diecio dodici caualieri gl'afsaltarono,cY peritandogli fecero di modo he muno fcampo gli nimici per quefta noftra vittoria entrarono in tanta paura , che non ,ebberomaiardirdurandoqueftaguerradivenirenellapiazza,quandociparauamo,bm he in efsa non vi fufse altri che vn Colo a cauallo , ne hebbero ardimento di perfea U Tta m'C lcunoIndianoofantedenoftri,péfandofichedinuouoglihaueffimopofte^^^^ 'ero cheli fat^ 'otetillima cagione,che prendemmo lacittamolto più torto i percioche li cittadini furono opra P refidagrandiffimapaura,&agliamicinoftricrebbera^ am P >cotermaopmionedifoIlecitard^^ Viaggivol.3% mm nq di !: "l ■■ni-; . !V| ■':■:': l > '!; *„ \ l'ti .. ■ r '' *►' i' ■ il.'... , : . ' vn*V'. ;►;..! ' » - i ■ t '• '* *' ^ "* fa 7,''-flty: ■fW N DEL 5. FERNANDO CORTESE dì entrar nella città,fin tanto che fé ne veniffe a fine^cV quel dì non hauemmo danno alcuno nei noftro campo , faluo che vfcendo noi dell'agliaio , auenne che (correndo duo caualieri, cadde vn di loro d'una caualla,la quale fé n'andò a diritto nella fchiera de nimid,che di mol- ti colpi di freccie la ferirono,cV ella feniédofi ferità, fé ne ritorno a noi, cV mori quella notte* benché n'haueffimograndifpiacere,effendolicaualli,cx:lecaualle molto a propofito per nofìrafaluezza,nondimeno non tanto ci dolfe, quanto fé fuffe morta appreffo li nimici, co ine penfammo che doueffe effer con effetto: percioche fé cofi fuffe auenuto,haueriano haiiu to maggiore allegrezza,che dolore delia lor gente che haueuamo vccifa. Quel giorno me- defìmo li Brigantini con le Canoe de noftri amici fecero ; grandiffima vccifione de nimici jfenzariceuer danno alcuno» Come H Corte/è entrò all'alba nella città & fece gran danno a nimici : molti di loro l>ccifi & molti fatti prigioni con o-randi(?ima preda :prefe del tutto la ftrada che ~\>a a T acuba, abbruciate le grancafe del Signor Guautimucin & più altre & molte gittate à terra. Sapendo noi che li cittadini già erano sbigottiti, da duo di loro di mezana conditione, H quali di notte erano vfeiti della citta, cV venuti nel noftro campo cacciati dalla fame, inten- demmo che la notte effì vfeiuano a pefear tra le cafe della città, OC veniuano in quella parte, che haueuamo prefa, cercando legne , herbaggi , & radici da mangiare cV hauendo ripieni molti canali delle contrade,doue feorreua l'acqua, dC acconci molti cattiui paiTi, deliberai di entrar nella città all'alba, cY di far loro ogni danno che fuffe poffìbile: onde li brigatini auan ti giorno,cV io con dieci o v quindici a caualio,cY alcuni fanti,cV Indiani amici noftri entram- mo dentro,hauendo prima pofti alcuni alla vedetta li quali effendo noi meffi in aguato, ve- nuto il giorno ne fecero fegno,cV affalimo vn numero infinito di gente, ma la maggior par je era della più miferabile della città,cY per lo più erano donne cV fanciulli : cY tato danno fa- cemmo loro in quei luoghi,onde poteuamo andar per la città, che tra li morti cV li prigioni furono più di ottocento ♦ cY fimilmente li brigantini prefero di molti nimici infieme con le Canoe,con le quali elfi pefcauano,èY fecero grandiffimo danno alla città, li principali cV ca pi della quale vedendoci paffar di là a hora non confueta, fi marauigliarono grandemente, come prima s'erano marauigliati dell'infidie , che già haueuamo fatte loro , 5C niuno d'effi hebbe ardire d'affrontarfi a battaglia con effo noi, cV co fi ritornammo al noftro campo por- tando grandifflma preda: cV vettouaglia per li noftri amici» Il giorno feguéte , la mattina a buon'hora ritornammo nella città,&£ gli amici noftri vedédo il buon'ordine , che teneua- ino per metterla in eftrerna rouina,tata era la moltitudine che fopragiugneua ogni giorno, che non fi poteua numerare: cV quel giorno ponémo fine di prender la contrada onde fi va a Tacuba,cV anche di riempiere co mattoni li cattiui paffi che in quella fi trouauano,di mo- do che li foldati del campo di Pietro d' Aluarado poteuano venire a vnirfì con effo noi nella città: medefimamente pigliammo nella ftrada, perla quale fi va in piazza duo altri ponti, riempiendogli molto bene,cV abbruciando anco le cafe del Signore,nominato Guautimu- Cafedel Su c j n3 gj oua ne di diciotto anni,che era il fecondo Signor dopo la morte di Montezuma: nelle manda fi quai cafe,per effer grandiffime, Oc fortificate, cV circondate d'acqua,gli nimici haueuano pò abbrucia- ft e varie monitionu Pigliammo anche duo poti d'altre ftrade,che fono appreffo quella, che m ' fi va in piazza,acconciando di molti cattiui paffi, di maniera che di quattro parti della città n'haueuamo prefe tre , 6>C gli nimici niente altro faceuano , che ritirarfi a luoghi più fìcuri, cioè alle cafe,che erano pofte in acqua* Il giorno appreffo,che fu la fefta di San Iacomo,col predetto ordine entrammo nella città, cYfeguitando d'andare per quella contrada, onde fi va alla piazza,pigliammo vna ftrada larga,nella quale era acqua , doue gli nimici fi péfaua- no effer molto fìcuri.cY veramente nel pigliarla dimoraffimo affai,et ci trouammo, in molti pericolane hauemmo poffanza in tutto quel giorno di far tanto, che per effer ella molto lar ga,la potefTimo riempiere del tutto,fi che li caualli poteffero paffare all'altra ftrada. 8C effen- do noi tutti a piedi , cV gli nimici vedendo che li caualli non erano panati, molti di loro de più frefchi,cY de più valenti ci vennero ad affaltare,a i quali di fubito facemmo refiftenza:et hauendo con effonoi molti baleft rieri, gli nimici fé ne ritornarono a gli argini cV ripari che haueuano fatti , ben che molti ne moriffero feriti di faette.cV in quefta battaglia tutti gli Spa gnuoìi adoperorno le loro hafìe,che in i Spagna chiamamo picche, le quali io haueuo fatte fere dopo la noftra rottaci che ne fu di grandifiìrno aiuto* Dall'altro lato in quel giorno no attendemmo LA TERZA RELATIONE t77 \ attendemmo ad altra cocche ad abbruciare^ a gittare a terra le cafedi quella contrada, che era cofa rntferabile da vedere non potendo far alterniamo forzati a ieguitar quell'orda ne.Quado li cittadini fentiuano,cY vedeuano tanto fracafto cV rouina , per moftrare animo diceuano a gì Indiani amici noftri,che a ttendeffero pure ad abbruciare, cV a gittare a terra le cafe,che poi effi a forza gliele fahano rifare» Conciofia che fé effi otteneuano vittoria, fape- uamo molto bene douer elfer coii,come diceuano,cY quado nocche effi per noftro habitare fariano affretti medef imamente a rifarle^ piacque a Iddio, che nell'ultimo lor detto la cofa lune venncata,auegna che effi medefimi le rifacciano» Come più Troke entrarono nella città combattendo fempre ì F anione di Pietro d'Aluarado &> come annuo nella grada chaueaprefo il Cortefe cjual era piena d'acqua colfuo arancia rfyojìa chejaceuano t nmia ependo loropropofta alcuna condition di pace. L'altro giomo,la mattina a buon'hora,con l'ordine folito entrammo nella citta : 6V quan do arnuammo alla ftrada,che'l giorno precedente haueuamo ripiena, la trouammo nel mo do che 1 haueuamo lafdata: cV andati p.u auati per duo tiri di baleftra,pigliammo duo gran iolìid acqua, che effi haueuano cauati nell'ifteffa ftrada foda,cYarriuammo a vna picciola torre colecrata a i loro Idoli, doue ritrouammo alcune tefte di Chriftiani, che haueuano vc- cilici che riceuemmo grandiffimo difpiacere,& da quella torre era vna fìrada diritta infine al campo di Pietro d Aluarado. OC dal lato deliro vi era vna ftrada , per la quale s'andaua alla piazza,doue era già l'acqua, faluo che in vna ftrada,che effi difendeuanaQuel giorno non patlammo più auanti,ma combattemmo afpramente,&: per molto fpatio co nimicu cVcoii cedendone l'onnipotente Iddio hauer ogni giorno vittoria, fempre effi reftauano inferiori. & eiiendo già 1 hora tarda,ce ne ritornammo al campo. Il di feguente hauendo pofto or- dine d entrar nella citta, a nona ftando noi ancora nel campo vedemmo vfeir fumo di due torri della piazza,ouero del Tetebuico.ma no poteuamo imaginarci quel che voleffe figni ncarccV vedendo q uel fumo eiler maggiorenne quando fanno profumi a loro Idoli,foipet tammo i foldati di Pietro d'Aluarado elfer venuti la\ 8C benché per la verità fufle cofi, non^ Fatane il dimeno non peniaua.no , che potelfe eifere ; cV certamente quel giorno Pietro d'Aluarado P!etra d 'A» iniieme co fuoi foldati fiporto v vaIorofamente,percioche gli reftaua da pigliar molti ponti * inÌ9 ' & argini,^ a difendergli v'andaua fempre la maggior parte della géte della citta : nondimé 110 vedendo che dal noftro campo noi ftringeuamo gli nimici,co tutti li modi poffibiUegli il sforzo d entrar nella piazza,elTendo quiui tutto lo sforzo loro, ma con tutto cid non po- tè pallai- pm auanti >C he alia vifta di quella, & pigliar quelle duo torri,co molte altroché era- no vicine al palazzo.il quale era tanto largo , quanto il circoito di molte torri della citta cV gli nuominida^auallo hebbero grandiffimafat^ iiA ritirando» turon feriti tre cauaIli,cYcofi Pietro d'Aluarado infieme cofuoi foldatife ne ritorno nel fuo campo.Noi quel giorno non volemmo pigliare vn ponte, cY vna ftrada onde correua acquala qual fola ci reftaua da prendere per potere arnuare in piazza: ma fo- larnen te attendemmo a riempiere Bé acconciare certi cattiui paffi, nondimeno nella ritirata ci itrmiero fortemente , benché tornaffe più tofto in danno loro» Il giorno vegnente la mattina a buon'hora entrammo nella città,cV non ci auanzado altro da pigliare per giugne re in piazza fé non vna ftrada piena d'acqua coi fuo argine, che era accorto la torre,dei!a qual parlai di (opra, cominciammo a combatterla, cV in quefto vn banderaio, cV tre d quat- tro bpagnuoh gittati all'acqua,gli nimici fubito lafciarono il luogo,cV noi incontanente co rninciammo a riempierlo di modo , che li caualli poteffero paffare . cV mentre cid fi faceua Pietro d Aluarado arriud nella medefima ftrada accompagnato da quattro caualieri» cV ve- ramente 1 allegrezza , che hebbero li foldati d'amendue li campi , fu incredibile: percioche quella era la via e'1 modo da metter prefto fine alia guerra , Pietro d'Aluarado fi lafciaua la guardia di dietro & dalle bande,cV per difefa della fua perfona,cY de i luoghi acquiftatr fubi to che fu acconcio quel paffo, io accompagnato da alcuni a cauallo andai per vedere il palaz zo,cY comandai a foldati del noftro campo,chea niun modo procedeffero più auantiJcV ha tiendo palleggiato alquanto per la piazza riguardando li portici,cY le loggie piene di nimì ci,che eiiendo la piazza fi larga, che vi iì poteuano maneggiar licaualli, non hebbero ardir ^K'narf i, io montai fopra quella gran torre vicina al palazzo , cV in quella trouammo le «Ite de Chniìiam,che ci haueuano vccili& offerti a gl'ldoli,dalla qual torre Wddi quanta parte 1 li» i >%■■■'£■.;!''". ■ ■'■■ i- ' ■ , ''.i« ' * f,\i' ,"* '-.'vi*- *, :' t ìli PS : r ■ " '"i ■ : '■ ' » ni' I :■(. "li, ■ . )r !i J >"'S ','"',. ' I»''''' $&■*?. Il I f V' : ' i' " il Wtì m ."m It-iì 4 * , ,Pi yls i*!j * > DEL S. FERNANDO CORTESE parte della città haueuamoprefa*cYfenza dubbio delle lotto parti ne haueuano pigliatele E fette.Et conoscendo tanta gran moltitudine dì gente de noftri nimici effer ridotta in lì {fret- to fpatio,maiTimamente che quelle cafe,doue fi trouauano ; erano molto {frette, dC ciafeuna da per fé pofta fopra l'acqua,^ principalmente haueuano grandiffima careftia,d'ogni cofa^ percioche per le ftrade vedeuamo che haueuano cauate le radice et le feorze de gli arbori,de liberai non volergli combattere per qualche giorno,ma proponer loro qualche conditione d'accordo,accioche non fuffe affretta a morir tanta moltitudine di gente* dC in vero m'arre- caua dolore incredibile il danno,che faceuamo loro,pur io.di continouo procurauo, che fuf fero eshortati a venire a pace con effo noi.^ma elfi riipodeuano, che per mun modo voleua- no arréderfljCV che vn fobiche vi rimanefle,haueua da morir cóbattendo. cV di tutte quelle coliche cflì poffedeuano,niente n'era per venire alle noffre mani, ma erano per abbruciar- le^ gittarle in acqua,doue non poteffero effer vifte, ne appariffero mai, cV io per non ren- der mal per male,diiTimulauo,cY non lafciauo che fuffero combattuti da i noftri* D'ma machina che fecero fabricar gli Spagnuoli . come il Corte fé confortati più ~\olte i nimici alla pace, "Vedendo le lor nfpojìe ef,er finte , combattette con la città : & furono ~\ccifi più di dodici mila de nimici . quel e he diceflero i primarij della città al Con e fé , qual man- domo à chiamar à parlamento, dell'idolo detto Ochdubo. Trouadod noi hauer poca poluere d'artiglieria,quindici giorni auati haueuamo cofìglia I Co di fare vna machina ò veramente edificio che vogliamo chiamarlo: cY fé ben non v'erano artefìci,chelafapefferoben fare,nodimeno alcuni legnaiuoli s'offerfero di farla, ma picciola però*cY auegna ch'io penfaflì che non poteffero far cofa buona,nondimeno diedi lor licen- za di fabricarla.fu finita in quei giorni,che noi teneuamo gli nimici ferrati in cofi {fretto luo go,cV la conduffero per metterla in certo luogo fatto a guifa di theatro, che è nel mezzo del la piazza fabricato con calcina dC con pietre quadrateci to quanto faria la ftatura di due huo mini dC mezzo,cV da vn'angolo all'altro vi pud effer lo fpatio di trenta paffLQuefto luogo era flato ordinato da loro,per metterui, quando fi faceuano fefte cV giuochi publici, coloro che rapprefentauano li giuochi,acciò che tutte quelle perfone,che erano nel palazzo, cV da baffo,cY ne portici,poteffero vedere quel che s'apprefentaua* Qui effendo ftata condotta la predetta machina,confumarono tre o quattro giorni , prima che l'allogaffero, cV gl'Indiani amici noftri minacciauano e cittadini,dicendo che con quella tutti haueuano da effer vecifiv cY benché ciò non fuffe d'alcun giouamento , nondimeno affai era la paura , che li noftri In- diani faceuano a gli nimici , penfandofi , che s'arrendeffero , ma non fegui però ne l'uno ne l'altro: percioche i legnaiuoli non finirono la machina, cY li cittadini, auegna che temeffero grandemente, non moftrarono pero' legno alcuno di darfi a patto* cV noi difiimulammo il difetto della machina,dicendo che erauamo moffi a compafsione,che a fatto nò fuffero tut- ti vecifi* Il giorno feguéte,poi che fu quiui pofta la machina,ritornamo nella città, cY effen ] do già paffati tre d quattro cloche non l'haueuamo cóbattuta,trouamo le ftrade, donde paf- fauamOjpiene di donne,cY di fanciulli, cY d'altre miferabili perfone, che moriuano di fame, cY vfeiuano fuori deboli OC mezzi morti.il che era la più miferabil cofa da vedere, che fi po- teffe trouare in tutto l'uniuerfo mondo* Io comadai a noftri amici , che in modo alcuno no faceffero loro danno: ma niuno però veniua fuori atto a cobattere, il quale meritarle d'effer offefo, ben gli vedeuamo nelle loggie con le loro vefti folamente , de fenza arme . cY tutto quel giorno follecitai che fuffero confortati alla pace , ma le lor rifpofte erano finte ♦ OC coli la maggior parte del giorno ne tennero in lunghezza* Io feci loro intendere d'hauer deli- berato d'affaltarglf, OC che comandaffero alla lor moltitudine che fi ritirarle., altramente la- fcierei,che gl'Indiani amici noftri gli vccideffero,cY efsi rifpofero di voler la pace* Diedi ri- fpofta loro,che io non vedeuò il Signore, col quale ragioneuolmente doueua effer trattata! dC quando egli fuffe venuto, harei dato loro ogni faluo condotto che hauefsero dimandato per venire a parlar della pace*cY vedendo che era vna beffa, dC gli nimici tutti apparecchiati, hauendogli molte volte amoreuolmente confortati alla pace,io per ridurgli in piuftrettez' za, cYcondurgiiaH'eftremo, comandai a Pietro d'Aluarado , che con tutte le fue genti eiv* trafse dalla banda d'una gran contrada, la qual teneuano gli nimici , che haueua più di mille cafe,cY io dall'altra banda a piedi, non pò tendo a cauallo far profitto alcuno , entrai accom- pagnato da tutte le genti del noftro campo*cY noi con gli amici noftri combattemmo fi ga> gliardamente, LA TERZA RELATIONE s 7 8 \ g1iardamente } che pigliammo tutta quella contrada, facendo fi grande vccifione de nimici che tra vccifiòV preti quel giorno furono più didodici mila; Agl'Indiani amici noftrivfa^ uano tanta crudeltà,che non ne lafciauano viuo alcuno, ancora che noi olircprendeffimo grandemente. L'altro giorno appreffo ritornando noi nella città,com andai a i nofhi,che non combattettero, ne faceffero danno alcuno alli nimiciriquali vedendo tanto numero di gente muouerli con tra di loro ,éY conofeendo i lor vaifalli,cY che coloro^ quali foleuano co mandare, minacciarono d'uccidergli, cV vedendofi condotti all'eftremo , cY non hauendo doue fermarfi/e non fopra li corpi morti de lor cittadini,defìderando pur alla fine di leuarfì da fi acerba mifena,gndando ne domandarono perqual cagione hormai non gli vecide- uamo,& inoltrando d'hauer defiderio di parlarmi con gran preftezza mi fecero chiamare, cV perche tutti gli Spagnuoli fopra modo defìderauano il compimento di quella guerra 6Y haueuano gran difpiacere di tanto danno,che faceuamo loro,hebbero grandiffimo piacere penfando che voleffero la pace , onde mi vennero a chiamare con grandiffima alterezza' facendomi grande inftantia,ch'io andaffi a vn certo argine/nel quale erano alcuni d? prima nj,che voleuano parlar meco. cV benché io vedetti la mia andata douer effer di poco profili- to,nondimeno deliberai andare a veder come fteffe la cofa , conofeendo io che l'arrenderfi conlifteua tutto nel Signor folo,& in tred quattro altri de principali della citta , percioche tutti gh altri già defìderauano d'effer pofti fuori di quel luogo d viui,d morti. Giuto che fui alFargine,mi fecero intendere,effendo io fìgliuol del Sole,ii come elfi teneuano di certo, cV il Sole nel breue fpatio d'un giorno & d una notte girando attorno tutta la terra,per qua! ca gione io anco nel medelimofpa tio non gli vecideuo percauargli fuori di tante pene defì> derado effi h ormai di morire , & afcédere in cielo al loro Ochilubo,che laffufo zìi afpettaua per donar loro ripofo.Ochiiubo e vn'ldolo, che gl'Indiani l'hanno in grandifTima riueren- Molo. za. Io rifpofi loro con molte parole per indurgli ad arrenderli, nondimeno nulla giouaua ° chilubo - vedendo effi in noi,per diuino aiuto vincitori, quei fegni dipace,che effi vinti non moftra' tono mai. Come tlCortefe mandò Imo deprimarij citerà prigione per parlar col Signore & co principali dellapace &>/ Signor immediate lo fece uccidere &fàcrificare . & la nfjjoflafu che combatterono aframente, come dicendo inimici alCortefe chel Signor l'erra à parlarci, ei li fece apparecchiar ~\n letto daftder bafìo &• da mangiare^ come uennero due altre ~\olte : ma il Signor non ~Volfe 1/ enir e, & perche cagione,& ciò che li n/pofi il Cortejè. Hauendo noi condotti gli nimici all'eitremo,come dalle cofe precedenti fi può compren ucre,io per rimuouergli dal lor cattiuo proponimento,enendo l'animo loro di morire par- lai con vno de loro primarrj,che io haueuo prigione, 6V prima due d tredi l'haueua anco te; luto il zio di don Ferdinando Signor di Teffaico, mentre fi combattè nella detta citta\ cV séche egli fuffe ferito,!© dimadai fé voleua ritornar dentro in Temiftitan: ei mi rifpofe di fl Dnde il giorno feguente,eITendo noi entrati nella città, Io mandai con alcuni de nimici che 'appuntarono a cittadini.cV già io gli haueuo parlato diffufamente,che co'l Signor cV co principali ideila città ragionane del venire alla pace: cV egli in cid promise di fareWicofa t lui poilibile. Li cittadini Io riceuettero con grandiffima riueréza come vno de primarn • nafubitochelo conduffero alla prefenza diGuautimucin,cYche comincio a parlar della ìace,detto Signor comando che allhora allhora fuffe vecifo 8C facrificato: 8C la rifpofta che ìe aiedero,fu,che vennero con altiffimigridia dir,che voleuano morire , cV cominciarono idauentarfaette,bafioniaguzzati,cVfaffi contra di noi, cV a combattere afpramente fiche ì uccifero vn cauallo con vn dardo,;che effi haueuano fatto d'una fpada • la qual ci haueua- io tol ta,ma alla fine coito lor caro,percioche furono vecifi molti di loro^etcofì ne ritornam no nel noftro campo. Il giorno venente ritornammo nella città,et gli nimici erano venu ìa tale, che vna infinita moltitudine d'Indiani amicinoftri haueuano ardimento d'allog- giar la notte nella città,cY effendo noi venuti in faccia de nimici , non volemmo combatter on loro,rna folamente andammo per la città indugiando, percioche afpettauamo che d'ho a in hora,cV di momento in momento doueffero venire a noi pacificamente: èY per indur- ai all'accordo,carokado me n'andai a vn certo argine molto forte , cV quiui chiamai alcuni te primari) 3 de quali io haueuo conofeenza , che ftauano afeofì dopo l'argine de diffi loro, / poiché ■, i' ! !" i" : t i ! 1 lì ; ; % '«ili^V v 2 ■■■ ^WT 1 ;1 ' : . ! I ,''... 'i : ' '.' i ■' ■■'jvi*' ■f : ..Il ■■;.': Hi ?■'■ " '"'"wd iitfi! '*i Y': 'SÉ irai ì*. Il I II»'.»,!. lii ",: : ; Sili! ti if*'' DEL S. FERNANDO CORTESE poi che già fi poteuano veder rotti, & che fé io voleuo,in vn'hora poteuo fargli vccider tut- \ ti, fi che nò ne farebbe rimafto viuo alcuno,g qual cagione Guautimucin lor fignore no ve niua a parlarmi : che in vero io gli prometteuo di nò gli far danno alcuno , fé egli infieme co eOTi voleuano pacificamente portarfi meco, cV fariano riceuuti cV trattati dameamoreuol- mente,cV molte altre cofe parlai con loro, per le quali gli moffi a compatitone, cV piangedo mi rifpofero di conofcer molto bene il loro errore S>C rouina,cV: di voler, anche andar a parla re al lor Signore,& che tolto ritorneriano con la rifpofta, richiedendomi che nò mi doueffì partir di lt;effi eilendofi partiti non molto indugiarono a ritornare, dicédomi che per effer J'horatarda,il lor Signore nò era venuto,nòdimenopenfauano,chefenza dubbio il giorno Seguente fui mezzo dì faria venuto a parlar meco nella piazza del palazzo.cV coli ne ritor- nammo a gli alloggiamene Io ordinacene I quel luogo quadro,che è nel mezzo della piaz za,fuffe apparecchiato vn letto da feder baffo per il Signore cV per li primari) della città,co- me effi (aziono hauere,2C olirà di ciò apparecchiaffero anche da mangiare, cV cofi fu fatto» Il giorno feguente entrando nella citta, comandai alle noftre genti, che fteffero apparec- chiate,accid che fé li nimici ci poneffero infìdie,non ci trouaffero difprouifti: 3t iì medefimo feci intendere a Pietro d' Aluarado,che iui medefimamente fi ritrouaua*Subito che arriuam tno al palazzo , ordinai che fuffe fatto a fapere a Guautimucin, che io l'afpettauo i piazza: il quale,fi come poi [i vidde manifeftamente,deliberd di nò venirui, bC madd cinque de prin- cipali della città, i nomi de quali,nò facendo molto a propofito, nò gli racconto . giunti che furono,mi dinero che'l lor Signore mi faceua à fapere cV pregare,che io gli perdonaffì,fe nò era venuto,che per paura egli non ardiua di comparirmi auanti,cV oltra di ciò fi fentiua mal difpofto,cV che in vece fua erano venuti effi,cV che io comandaci quel che io voleuo,che lo manderianoad efecutione* Noi, benché il lor Signore non fuffe venuto, nondimeno ha- uemmo grandiffìmo piacere della venuta delli fopradetti primari] , parédoci che fuffe la via da metter tofto fineallìmprefa. Io gliriceuettibenignamente,ordinando che fuffe dato lo ro da mangiare , OC da bere ♦ onde inoltrarono la fame che effì patiuano. Poi che hebbero mangiatOjdiffi loro,che parlaffero al Signore,che nò temeffe punto, ch'io prometteuo loro la mia fede,che fé veniua alla mia prefenza,non lo lafcerei offendere, ne in modo alcuno fa- riaritenuto:££cheinvero bifognauacheegliveniffe,nonfi potendo fenzala perfonafua ne trattare,ne concluder cofa buona^feci poi dar loro alcune cofe da mangiare, chele portai fero per riftorarfi, cV mi promiffero in queffa faccéda di fare ogni cofa a lor poffibile, cV con quello fi partirono* Di lì a due hore ritornarono portandomi alcune vefìi di feta, che effì vfano,con dirmi come Guautimucin lor Signore haueua fatto deliberatone di non venire a parlar meco,cV ne faceua fua feufa* Io replicai, che non fapeuo la cagione , per che egli te- meffe di comparire alla mia prefenza , poi che vedeua , ch'io mi portauo fi bene con quegli che erano flati la cagione, &L il nutrimèto della guerra, lafciandogli andare cV tornare fenza offefa alcuna^dipoi gli pregai che tornaffero a parlargli, & faceffero ogni opera che egli ve- niffe , poi che la fua venuta gli era per effer di tanto profittoj, dC io faceuo tutto quefto a fuo commodo + eirimirifpofero,checofifariano,cVildfvenententornerianoameconlarifpO'r fta.cV effendofi partiti,noi tornammo al noftro campo» Come il CoYtefe "Vedendo che'l Signor non "Veniua àparlarli } circondati i nimici li diede Pafialto, in mo* do che per terra &per acqua. furono tra "Veci fi & fatti prigioni pm di cinquanta mila huomim t , 0*per libere dell'acqua falfa &per la fame &puzgg ne morirono più d'altri cinquanta mila, & come Garzai Hulgutn capitano fece prigioni Guautimucin Signor di Temijtitan & il Signor di T acuba. Il giorno feguente, a buon'hora li primari] della città venero a i noftrialloggtarnéti, per farmià fapere,ch'io andaffi alla piazza della città,doue e il palazzo, che'l Signor voleua ve- nire a parlaméto mecoao péTandomi,che in vero cofi fufle,montai a cauallo, cV andai, afpet tandolo quiui per tre d quattro hore,nondimeno non volfe mai venire, ne comparirmi di- nanzi.onde vedendo che era vna beffa,cV effendo già l'hora tarda, ne il Signore,ne anche il fuoi nuntij ritornando,commiffi che fuffero chiamati gl'Indiani amici noftri, che erano ri- mafi nell'entrata della città quafi vna lega lontani da quel luogo , doue noi erauamo, a quali liaueuo comandato, che nonveniffero piuauanti: percioche li cittadini m'haueuanori- thiefto , che nel parlamento della pace non vi li doueffe trouar prefente alcuno di loro, effi ne u l'I «I ■*"■ LA TERZA RELATIONE V ne vennero incontanente, come anche fecero le genti di' Pietro d'Aluarado. Giunti che fu- ìono^ominciammo a combattere certi argini,et alcune ftrade con canali pieni d'acqua che erano ancora in poter de nimici,che erano Ja maggior fortezza,che fu (le rimala loro, cY in^ Iiemecon gl'Indiani amici noftri andammo tanto auanti, quanto ci panie, ma quando io vfci degli alloggiamenti,ordinaiaConfaIuo di Sandoual, che en traile dall'altra parte delle cafe,doue s'erano fortificati gli nimici , di modo che gli teneflì mo circondati, ma pero non vernile a battagliale prima non fapeua, che noi ci fu/lìmo affrontati conloro, ficheeffen- do cofi circondati^ nftretti.non haueuano via alcuna da paffare, fé non fopra li corpi mor ti A per le loggie per li por tici,ch e ancora reftauano in man loro. cV perciò non trouauano ne faette,ne baitoni,ne fafii,co quali ci poteffero offendere , cV con elfo noi veniuano glln- diam amici noftri armati a fpade cV rotelle . 6C quel giorno fu fatta [i grande vainone per Fra accia acqua OC per terragne tra vecifì, cV prefi furono più di cinquanta mila huomini. & le grida & prefi più bC li pianti de fanciulli, cY delle donne erano tali cV tanniche niuno era,che non fi moueffe a dl 5 ° mh - pieta,& noi altri in ritener gli amici noi Kchenon gli vccideffero,&: non vfaffero tanta cru delta jhaueuamo più da fare,che nel combatter contra gli nimici . cV giudico che nò fi troui ne mai [i fia trouata in natione alcuna maggior crudeltà, che negli habitatori di quelle prò- uincie aliene da ogni naturale h umanità de ordine. gl'Indiani am tei noftri quel giorno fece ro gràdiffima preda,iquali in neffun modo poteuamo ritencre,effendo noi Spagnuoli for- fè noueccnto,cY efii più di cento cinquanta mila: cY era imponibile hauer tanta cura cY dili- genza da potergli impedir neritirar dalla rapina, ancora che noi faceiììmo ogni cofà poffi- biie.cY vna delle ragioni, per ch'io ricufauo di venire a battaglia co gli habitatori della citta era percioche fé gli prendeuamo per forzabili haueuano gittate in acqua tutte le lor robbe* cV fé non ve le gittauano,gl'Indiani amici noftri , haucriano meffo a facco ciò che haueffero trouato,otiero la maggior parte.onde confìderauo, che poco toccarebbe alla Maefta voftra di tante ricchezze,che erano in quefta citta, appreffo quelle, che io haueuo da prima per la Maefta voftra.Et effendo già l'hora tardane potédo più fopportare il puzzo de corpi mor ti,che in quelle ftrade erano giaciuti per terra molti giorni,che era la più peftilente cY brutta cofa,che li poteile vedere, ce ne ritornammo nel noftro campo. La fera pofi ordine che! giorno Arguente doueflìmo entrar nella citta, cY che s'apparecchiaffero tre pezzi d'artigiie ria groifa,che haueuamo,per codurgli là: percioche mi penfauo,che effendo gli nimici tan- to ir retti,che no poteuano volgerfì,cY volendo noi entrar fenza combattere, efii haueriano potuto annegar gli Spagnuoli: onde io voleuo da lontano battergli con l'artiglieria per Ie- uargh dalla difefa contra di noi . parimente ordinai all'Efecutor maggiore, che'l giorno fe- dente luffe apparecchiato a entrar co brigantini per vn certo lago molto grande , che era Fralecafe,doueeranoragunate tutte le Canoe de nimici. cYteneuano fìpicciol numero di :afe,doue poteffero ftare,che'l Signor della città co alcuni primari] fé ne ftaua nelle Canoe lon fapendo che fi fare. & noi quel giorno facemmo parlamento cY ferma deliberatione :he doueffimo entrare , nella città. La feguente mattina per tempo comandai , che tutti tenero apparecchiati, cY fuffero condotti quei duo pezzi groffi d'artiglieria , hauendo pri- lla il giorno innanzi mandato a dire a Pietro d'Aluarado,che m'afpettaffe in piazza cY no rombatteffe co nimici fin che io non arriuaffì là. Effendo noigià ridotti infieme,cY ftando i brigantini apparecchiati.dopo le cafe,nelle quali erano gli nimici, comandai che fentédo caricare vno fchioppo,entraffero da vna certa parte,che mancaua da prendere , cY quiui fa- reffero di modo,che gli nimici fuffero forzati a gittarfi in acqua verfo quella parte, doue ha ieuano da ftare apparecchiati li brigantini , imponendo loro che metteffero ogni cura cY fa ica di pigliar viuo Guautimucin, percioche fubito che egli fuffe prefo, la guerra farebbe fi- uta, lo montai fopra vna loggia,cY prima che entraffimo a cóbattere, parlai con alcuni pri narn della citta conofeiuti da me,dimandando loro per qual cagione il lor Signore non vo efie venire alla mia prefenza, aggiungendo che poi che fi vedeuano giunti all'eftremo no lefferoeilimedefimioccafione di morir tutti, ma che lo doueffero chiamar fuori, fenza te- ner di cofa alcuna.. Panie che duo de primari] andaffero a chiamarlo,et poco dopo ritornò onefh vno de principali tra loro nominato Ciuacoacin, che era duce cY Gouernatore di inti loro, per configlio del quale erano indrizzate tutte le cofe della guerra. Io me gli mo- hai grato & benigno, acciochc lafdando la paura da parte prendefse fperanza&ficurtà. egli : ìm t Ài ■ ' H ■ i, ■ ! - i; t 1 1 ni» •SU ' ifj-ii P ! ! ' ì... ' • I V I ! • 'i' : i!'..i 1, il;/-!;'! <" .'.:' il |f : •.'!., il Si •;Ji girono. DEL S, FERNANDO CORTESE egli m'annuntfd che'l Signore a niun modo voleua comparir dinanzi a me, anzi più tofto 1 voieua morire>che códurfia far queìto,cV effo n'haueua gran difpiacere, li che faceiti io quel che mi pareua.hauendo comprefo l'animo fuo,diiTi che ìe ne ritornarle a fuoi, cV egli conio xo ini'izmc s'apparecchialfe, ch'io voleuo entrar a combatter con loro, cV vccidergU tutti* dC hauendo noi confumato più di cinque hore in umili ragionamenti , li cittadini tutti ftaua- no fopra li corpi mortile" alcuni in acqua,alcuni notauano , OC alcuni u fommergeuano nel lago,doue li ragunauano le Canoe,che era molto largo.eY fi grandi erano le lor miferie,che ninno faria ballante a poter penfare, come le poteflero fopportare. cV grandiffìma moltitu^ fumerò di ^ me afprezza alcuna,fattomifi vicino mi diffe in fuo linguaggio , che hauea fatto cid che era te- nuto a fare per difender fé fteffo,c\: i fuoi,di modo che eracòdotto in fimile flato, 6>C che per ' l'auenire io difponeffi di lui a mio piacere OC ponedo mano a vn certo mio pugnale,mi pre^ gd che ficcandoglielo nel petto l'uccideffi: ma io gli comandai che douefii ftar di buon'ani- mo» Prefo che egli fu,ceffd tutta la guerra: alla quale piacque alfommolddiod'imponerfì jje vnmartedijlafefta di Sant'Hippolito,a tredici d'Agofto 15x1* Si che dal di che fu pò** ilo Faffedio alla città, dC che fu prefa il che fu alli ( 30 di Maggio del detto anno,)in fi- no alla efpugnatione v'andarono fettantacinque giorni ♦ onde la Maeftà voftra comprenderà le fatiche,li pericoli,cV le difgratie, che hanno hauuto li fuoi vaffallì . cY quanto in cid habbiano adoperato le lor perfone/i pud molto ben da i fatti iftefiì comprendere» ................ u .. ^ Lafomm TERZA RELATIÒ NE' La firn* -M'oro che fa raccolto m Temiftitan. come il Signor della prouincia Michuacan mandò am- andar almar d Ojlro, mando con loro duo Samoli che li conduceiitro lì glia o grande o piccola, Se quel giorno, che fu prefo Guautimucin, 3C efpugnata la città di I emilìuan.poi che furono raccolte le fpoglie cV la prediche potemmo haulre, ri : toniamo nel campo , rendendo gratia a Iddio della mifericordia ; che ci hauea vfata, & della vittoria tanto dehderata 3 che benignamente n'hauea conceduto che otteneffimo. Stemmo quiui nel campo tre e quattro giorni, mettendo ordine a molte cofe , che bifognauano: dipoi te» nimmo alla citta di Cuioacan, douefin hora ho dimorato attendendo andare ordine cVsro^ uerno & a pacificar quefte prouincie. Raccolto l'oro 5 cV l'altre cofe , per configlio de gli vfficiahdivoftraMacfta i procurai di sfarlo fondere, &effendofufoarriud alla fom ma di cen to ventimila caftigl.ani,della quale ne fu cófegnata la quinta parte al fuo Theforiero fenza la quinta parte,che toccai» alla Maeftà voftra , fi de gli fchiaui, come dell'altre cofe, fi come più diramente apparirà nella relatione di tutte le cofe, che apparterranno alla Maeftà vo tra,che farà fo ttofentta co noftri nomi. L'oro che auazo\fu partito tra me,cV gli Spagnuo Recando che 1 coftume, il feruitio , & la qualità di ciafeuno richiedeua: 8C olrra il predetto jro furonc jtrouati alcuni fregi d'oro^ de migliori ne fu data la quinta parte al Theforiero il voftra Maeftà. Tra la preda che noi facemmo^auemmo certe rotelle d'oro, cV penne, Lauori di x altri lauori latti di penne tanto marauigliofi, che nò fi potria con i feruti dimoftrare ne fi P cnne ma ^ juo coprenderlaloroeccellenza,fenòdachigli vede, ondeeffendo tali, n5miparuechefi rauigliefi - lo ueflero partire ma donarli alla Maeftà voftra.Per la qual cofa comadai,che fi ragunaffero u " ! !i\°J datl >* h P re § ai a dTer c ° tentf > che fuffero nudati alla Maeftà voftra, cV alla voftra vlaefta donammo quella parte,che a loro de a me perueniua: cV etti lietamente Io concedei ero A coli mandammo alla Maeftà voftra il detto dono per li procuratori,che mada il con ighodiqueftanuouaSpagna v TenédolacittàdiTemiftitanilPrincipatoinqueftepro :inae,& eftendo ella di grandiftìma cV illuftrifììma fama , parueche a vn certo potente Si. note d una grandiffima prouinda,che e lontana fettanta leghe da Temiftitan, nominata /Iechuacan,veniiTeanotitia,comenoirhaueuamodiftruttacVgittataaterra cVriuokren. m u * le ella non haueua potuto farci refiftenza, niente ci potefle refiftere. onde mono da paura u mando alcuni ambafeiadori, & in nome fuo per interpreti mi fecero intendere che'l lor ignorehaueuafaputo,chenm D,effo co fuoi defiderauano d'effer vaffalli dellaMaeftà voftra et di tener co noi ftrettifiìma a l P ° e ^ er , vero ^^ noi erauamo vaffalli d'un gran Signore,che e^ la Mae- a voftraAatutuqueglichericufafferodeffere,haueuamodeliberatodifar^ *bignore,&: elfi haueuano fatto beneavenire adarfi per vaffalli della Maeftà voftra Et iendomi da vn tempo in qua venuta notitia del mar d'india verfo oftro , pigliai informa. Dne da loro fé vi li poteua andar p la lor prouincia, Effi mirifpofero di fÌ,cYio gli predai ^rpotermadareinformationeavoftraMaeftà circa il detto mare, checonduceffero li duo pagnuoh per la lor prouincia,iquali affegnerei Ioro.mi rifpofero di volerlo far volentieri aper poter gmgnere al macerano affretti paffar pvna prouincia d'un certo gran Signo. col quale etti faceuano guerra. cV percid allhora non poteuano giugnere inhno al lare. i fopradetti ambafeiadori dimorarono appreffo di me tre S quattm |iorni, cV ordinai che Iorprefenzale g enudacauallofacefferoaIcunefcaramuccie,accidpoileraccó^^^ rpaefe cVhauendo donato loro alcuni fregagli fpedt infieme con gli SpagnuoIi,chean. iflero alla detta prouincia di Mechuacan. Come ilCortefemandòauattro Spagnuoli, dna in Sporte, ^gh altri in yn altra con, alcuni Indiani m compagniaperjcobnr dmar cto/ìro, lauali ritornarono con la nfbofta di manto haueano [co. perto&particolar informatane dittine le cofe conle mojì re dell'oro' che tromrono nelle minere di quelle prouincie condotti con lor alcuni habitatondi quelle marine, prefa lapoffefìone di mei mare in nome della facra Maeftà, & pojlom alcune croci per fegno nellitto. Sicomehodeitondprcced^ tuia .!: 'V ;.-•• * 1 ' i " . '' :: , " i • '<•■■*■■;! ,t F' 1 , ' "ti, 1 : i:;.i!;VK ,, i,"H V ■' Il I :-kì\- ■■'■'il '»,' 'i i- '' nf ì '• 'Il „ ' '■ FI .1 '*#| fet ì '' li il »'!$! li; ; ■ :'■ 'ri • •** 1 DEL S» FERNANDO CORTESE titia d'un altro mare auftrale d'India,cY intendcua, che in dua o tre luoghi era dittante da do dici tredici o quattordici giornate da quello luogo :c* io ero molto defiderofo d'hauerne chiara notitia/apendo che di ciò n'era per rifultar grandiffimo feruigio alla Maeftà voftra* maflìmamente che tutti coloro,che hanno fcienza,ó vero efperienza delle nauigationi del l'Indie,credono fermamente , che fé per auentura fi fcoprifle in quelle parti il mare auftrale dell'lndie,fifcoprirebbono molte Ifole ricche d'oroA di gemme,cVd'ornamenri,cV di fpe- tierie infieme con molte cofe fecrete,et degne di marauiglia,cY il medefimo affermano tutti li dotti & efperti nella Cofmographia. Per quello defiderio aduche, cV accioche la Maeftà voftra haueffe da me quello feruitio fmgulare Sdegno di memoria, mandai quattro Spa- onuoli,dua in vna parte cV gli altri in vn'altra con la còformatione del viaggio che douefle ro tenere.cV hauédo dati loro alcuni Indiani amici noftri, che gli guidaflero andando in loi compagnia,fi partirono, & comandai che non fi fermaflero fin che non giugneflero a quel mare • cV fcoprendolo,ne pigliaffero la reale cY perfonal poffeffione per nome della Maeftà voftra. 6V alcuni d'effl Sminarono per ifpatio di cento trenta leghe per molte buone pro- uincie fenza impedimento^ andatifene al marine prefero la poffeffione, ponendo per fé snodi ciò alcune croci nel litto,cV di li ad alquati giorni fé ne ritornarono co la rifpoita del detto difcoprimento,dandomi particularmente informatione di tutte le cofe,cY conducen- domi alcuni habitatori delle dette marine.Similmete mi portarono moftre dell'oro di mol- teminere,che trouarono in quelle prouincie,per le quali panarono, che con altre moftre al prefente mando alla Maeftà voftra* Gli altri dua indugiarono alquanto più, percioche fe- cero vn viaggio di cento cinquata leghe da vn'altro lato , fin che giunterò al detto mare: del quale elfi prefero la poffeffione nel medefimo modo, arrecado piemffima informatione di quelle marine,cV menandofene alcuni habitatori di quelle,! quali infieme co glialtri io rice- uetti lietamente,cY data loro informatione della gran potenza della Maeftà voftra, fé ne ri- tornarono lieti nella lor patria* Come il Cortefe mandò ÌEfecuiòr maggiore alle prouincie Tateèlelco, Tuxtebeque, Guatuxto & ^éuhcdbi le mali s'erano ribellate, & al Luogotenente di Tepeaca mandò foccovfo per la guerra di Guaxacaque. come ordinò che nella proumcia Tuxtebequefuficfabricata ^na città, qualfi chiamale Modelin . quei della proumcia Guxuca s arrendono. Nell'altra relatione,fignifkai alla Maeftà voftra,come del tempo che gl'Indiani mi rupp. ro dC la prima volta, che mi cacciarono di Temiftitan,fi ribellarono alla Maeftà voftra tutu le prouincie fuddite alla detta città , cV ci haueano mollo guerra. Ella per via di queita rela tione potrà comandar che fi vegga, come noi hauemo aftretti alfuo realleruitio lamag gior parte delle prouincie, eh e s'erano ribellate. Et perche alcune prouincie vicine al ma d'india verfo olirò per dieci,quindici,d trenta leghe,dopo la ribellione di Temiftitan s era no ribellate,cY gli habitatori a tradimento haueuano vecifi più di cento Spagnuoli, dC noi hauendo io forze da poter mandar genti contra di loro,ifpediti quelli Spagnuoh,che eran< ritornati da feoprire il mar verfo oftro, deliberai di madar Confaluo da Sandoual Efecuto madore con trenta a cauallo cV dugento fanti a pie , cV gl'Indiani amici noftri , con alcun Prouinck primari] della città di Temiftitan alle prouincie di Tatacìetelco,Tuxtebeque,Guatuxto,S che s'erano Xulicaba.&: datogli l'ordine, che douefle tenere in quella efpeditione , comincio a muiarl IibeUatC ' per mandarlo ad effetto. In quel tempo il luogo tenente , ch'io haueuo Iafciato nella cut della fecurezza de confini, che è nella prouincia di Tepeaca , venne alla citta di Cuioacari per farmi fapere,come gl'habitatori della detta prouincia, & delle altre alei vicina, V af alli d voftra maeftà patiuano gran danno da gli habitatori duna certa prouincia nominata Gua Gumca- xacaque,iquali faceuano lor guerra per efler noftri amici :cV che oltra il dar rimedio .a mieto que prouin ma fe * era ottima cola render ficura la prouincia di Guaxacaque,percioche per quella li pai uà al mar d'India verfo oftro:cY che fé la manteneffimo pacifica,faria cofa molto gioueuoU fi per la già detta cagione,come per molte altre,le quali poi diro alla Maeftà voftra. Il dett Luogotenente mi diffe,che egli hauea ottima informatione particolarmente di tutta quell prouincia,cY che con pochi foldati la potremo foggiogare: percioche mentre io ero ali alfc dio di Temiftitan,egli v'era andato , hauédogli latto inftaza gli habitatori di I epeaca ab quella guerra,cV non hauendo egli condotto più di venti d trenta Spagnuoli,lo coftrinler a ritornare,benche nò a quel termuie,ehe egli haueria defiderato* Io incela die hebbi la ìu eia LA TERZA RELATIONE relatione,gli aflegnai dodici huomini a cauaIIo,et ottanta fanti Spagnuoli: 6V il detto Efecu tot maggiore infìeme col Luogotenente fi partirono co lor foldati da quefta citta" di Cuioa- canalli 30 d'Ottobre del 15x1. Et effendo giunti allaprouincia di Tepeaca fecero la raf- fegna de lor foldati, & ciafcuno fé n'andò" alla fua im prefa. l'Efecutor maggiore indi a ven- ti giorni mi fcriffe, che era giunto alla prouincia di Guatufco. cV auegna che temeffe di rice- G "" fco uer qualche difturbo da nimici, effendo gente molto deftra al combattere, cV hauendo gran proulncia diflìme forze, nondimeno piacque all'onnipotente Iddio.che lo riceueffero pacificamente* & anchora che non fuffe paffato all'altre prouincie , iftimaua certamente , che gli habitatori di quelle doueffero arrenderli alla M aeftà voftra : dopo q uind iti giorni hebbi fue le ttere,per le quali mi auifaua,che era paffato più auanti, de che tutte quelle prouincie già erano quiete, & pareuagli che volendo cauar di quella gran frutto , vi fi doueffe fabricare vna terra , come molto prima haueuamo configliato. OC che io guardali] quelche voleuo , che egli in quefto cafo douefìfi fare ♦ RifpoO ringratiandolo della fatica , prefa da lui in quella efpeditione per commodo della Maeftà voftra , cV gli feci intendere che la fua opinione era ottima in fabri- carui vna terra cV condurui habitatori. onde gli ordinai che faceffe fabricare vna citta per ha bitationedi Spagnuoli nella prouincia di Taxtebeque, cV le poneffenomeMedelin, cVglt mandai l'elettione de Giudici , cV Reggenti , cV d'ai tri officiali , a quali tutti comandai , che attendeffero molto bene a tutte le cofe , che fuffero a còmodo cV a feruitio di voftra Maeftà, et che li paefani foffero ben trattati. Il Luogotenente della città della ficurezza de confini fé n'andò' co fuoi foldati alla prouincia di Guaxaca con gran numero d'huomini circonuict ni amici noftri. cV benché gli habitatori della detta prouincia haueffero cominciato a far lor refìftenza , cV tre o quattro volte valorofamcnte veniffero a combattere , alla fine fi arrefero pacificamente fenza lor danno alcuno. cV mi fcriffe d'ogni cofa particolarméte,auifandomi ìhe la prouincia era ottima cV piena di minere , delle quali mi mando" finifìlme moftre , che infìeme con l'altre cofe indirizzo alla Maeftà voftra * Egli fé ne rimale in quella prouincia,? ifpettando quelche io gli volerli comandare* Come nella città di Temiflitanfifabricauano le e afe gì a deflrutte, compartiti i fondi del terreno a cos- toro che deliberarono et habit ariti* il Signor della prouincia Tatui ebeyuc manda fìtoi Baro- ni conprefenti adofferirfì ♦ come con gli Spagnuoli mandati a Mechuacan tennero altri Baroni di quel Signor chiamato Calcucm con circa mille huomini, @* il predente che portar onojQ* come maraut^liatofi delle cofe che li fece "\>eder il Corte fé , lietamente fé ne ritornarono alla patria colprefente dato loro da portar al Signore* Io haueuo pofto ordine di foggiogar quelle due prouincie , vedendo il felice fucceffb , cV lauendo ancho già fatte fare, tre colonie di Spagnuoli,la maggior parte de quali era appref b di me nella citta di Cuioacan: et effendoci cóiigliati in qual luogo doueffimo porre vn'at ra colonia che fuffe vicina al lago , hauendone gradiffimo bifogno per ficurezza cV quiete [i tutte quefte prouincie,ci parue,che fi doueffe porre nella città di Temiftitan,effendo tut- a già abbattuta a terra: la quale come riabbiamo detto,era tanto famofa,cV infin hora da noi amo {limata. Per la qual cofa io comparti) li fondi del terreno a coloro, che deliberauano di iabitarui,cV furono eletti li Giudici cV Reggenti per nome di voftra Maeftà,come fi fuol fa e ne fuoi regniJnfin che fi fabrichino le ca(e,hauemo deliberato dimorare in quefta città di' Duioaca,doue al prefente fiamo da quattro,o cinque mefi in quà,che fi rifa la città di TemiV Utan , cV in vero é vna belliffìma città : cV creda la Maeftà voftra , che ogni giorno diuenta» >iu nobile , OC più grande , di modo che fi come ne tempi paffati è ftata la principale , cV la Signoria di tutte quefte prouincie, co fi (periamo anchora,che habbia da effer per l'auenire: fc fi fa,cV faraffi di maniera,che gli Spagnuoli ftiano fortificati , cV ficuri, dC molto più pof- enti de cittadini , Oc di tal forte, che non poffano effer offefi da loro. Tra quefto mezzo il Jignor della prouincia Tatutepeque,che e vicina al mar d'India verfo oftro,per la qual paf- Tatutcpe . àrono quei dua Spagnuoli,che andarono a feoprire il detto mare,mi mado v certi fuoi Baro- queprouin li , cV per lor mezzo fi offerfe per vaffallo alla Maeftà voftra, mandando alcuni doni , cioe v cia * regi, cV pezzi d'oro, cV altri lauori fotti di penne .le qual cofe tutte furono confegnateal rheforiero di voftra Maeftà: cV io ringratiando li predetti ambafeiadori di tutto ciò che mi ìaueano éipofto per nome del Signore,diedi loro alcune cofe da portargli,et fé n'andaronp e __ Viaggi voi» 3% nn molto ! : il." b* ■ , ,,, li :* -'*' te- ; j l'i VÌA ■";£!*. /1.,'P "i\A ,1. ■ ■%■ -" , ' ■;;'• 1 1 II, ;! ] i li | ■; | '■ J- "' :■■!''. ■ <> III' I '' ! '■ ' ' ■ ,;■' '.Jhj' .'•.■■, ." m, .1 -J li' ■' l'i.l *;|M ftlì 1 * : •.. '! .1,1 ,i»(Vì,ì :«.w *!$*! m ;&'!'! "V' « * DEL S; FERNANDO CORTESE molto allegri. In quefto medefìmo tepo arriuarono quei dua Spagnuoli , che erano anda ti-aila r>uincia di Mechuacan, per la quale , fecondo che mi raccontauano gli ambafciadori, che mi hauea madato quel Signore,fi poteua andare al mar d'india verfo oftro* ma bifogna uà pailar per la prouincia d'un certo lor nimico. Venne infìeme con gli Spagnuoli il fratel- lo del detto Signor di Mechuacan con altri Baroni cY famigliari, che erano da mille huomi CalcuònSi ni,li quali riceuetti benignamente : cY per nome di Calcucin Signore della detta prouincia gnore. donarono alla Maeftà voftra vn prefente di rotelle d'argento , che pefauano molte libre , 8C anco altre cofe, le quali tutte furono confegnate al Thef oriero di voftra Maefta\ cV accioche vedeffero li noftri modi,cY gli poteffero raccòtare al lor Signore,ordinai cheragunatifi tut-> ti gli huomini a cauallo in vna certa piazza,correflero in prefenza loro,facendo alcune fca- tamuccie,&: li fanti a pie con laloro ordinanza faceffero il medefìmo, cV alcuni di loro fcari cafferoglifchioppi.fecimcdefimamente battere vna certa torre con l'artigliane di modo, che fi marauigliauano grandemente delle cofe,che furon fatte intorno ladetta torre,fì come anche quando viddero correr li caualli * oltra di ciò ordinai che fuffero menati a veder la di> ftruttione della città di Temiftitan : laqual veduta , cV comprefa la fua potenza cY fortezza vedendola pofta in acqua,hebbef o molto maggior marauiglia*dopo quattro o cinque gior ni hauendo date loro moke cofe da portare al Signore,et anche a lor medefimi doni di cofe> che effi ne fanno grandiffìmo conto,fe ne ritornarono lietamente nella patria* Come il Con e fé hebbe lettere della, tenuta di Chrifloforo Td.pi a Mentito in quelle partì per pigliar il gommo ctefje, & la rijpofiafattali, mandato a lui frate Pietro Malgertioper ordinar infìeme quanto era ijpedientc al fer uh io della fera Maejìà. L'ordine che quei dì Menico & Temi flit an haueanpodoper ribellar fu Io fcriiTì già nell'altra relatione alla Maeftà voftra del fiume Panuco,che è nella marina di fotto la città della Vera croce per ifpatio di cinquanta , o feffanta legherai quale già due o tre volte erano arriuate le naui di Francefco di Garai , OC haueano ancho riceuuto gran danno da quegli che habitano appreffo quel fiume , per la mala cV fìniftra maniera , che tennero li Capitanicene egli hauea mandati là in contrattar co detti Indiani Jo vedendo,che in tutto il mar d'India verfo tramontana è grandiflima careftia di porti x dC niuno e fìmile al porto di quel fiume , cV ancho effendo già prima venuti a me gli habitatori di quello, cY offeritifi per vaffalli di voftra Maeftà , cY hauendo fatto , cV facendo bora guerra a vaffalli di lei , cV amici noftri,ho deliberato di mandar là vn Capitano con alcuni foldati, per tenere in pace tutte quelle proinncie: et fé vi fuffe luogo buono,fabricar quiut nella ripa del fiume vna terra,per cioche cofi terrei quieti di Sicuri tutti li circonuicinn ma effendo noi pochi, cV diuifi in tre o quattro parti , vi era qualche contradittione che io non douefll cauar più foldati di quefto luogo: parte per aiutar gli amici noftri, cY parte perche dopo la efpugnatione di Tcmiftitan erano giunte certe naui, che haueano condotti alcuni caualieri , ordinai che fi metteffero in ordine venticinque a cauallo, cY cento cinquata fanti,cY con loro vn Capitano, che andarle- ro al detto fiume, quando ifpediuo il fopranominato Capitano , vennero lettere dalla città della Vera croce , che narravano effer giunta vna naue al porto della detta città , nella quale era venuto Chrifloforo da Tapia riueditor delle fabriche dell'lfola Spagnuola , dal quale hebbi lettere il giorno feguente,doue m'auifaua della fua venuta in quefte parti non edere ftata per altra cagione , che per pigliar il'gouerno d'effe per nome della Maeftà voftra , cY di quefto egli haueua le fue Reali commifTìoni : la copia delle quali non voleua dare in luogo alcuno,finche non parlauamo infieme, il che egli haueria voluto far fubito , ma per hauer li caualli battuti dal mare,non fi era pofto in viaggio.ben mi pregaua,ch'io metteffi ordine co me ci poteflimo trouare infieme, o venendo egli quà,o andando io là alla marina.Riceuure le lettere incontanente gli diedi rifpofta, dicendogli, ch'io grandemente mi' rallegrauo della fua venuta , cY che niuno poteua venir di commiftione di voftra Maeftà al gouerno dique- jfte prouincie,del quale io n'haueflì maggiore allegrezza , parte jj la conofeenza che era fta- ta tra noi, parte'per la pratica cY vicinanza , che haueuamo hauuta infieme nell'Ifola Spa* gnuola. Et perche Io ftato pacifico di quefte prouincie non era anchora fermo,come fi con-» ueniua, cV perche ancho per ogni picciola nouità daremmo occafìone a gli habitatori d'effe di cercar di ribellarfi , cY effendo frate Pietro Malgereio da Vrea Commiffario della Crocia ta ftato prefente a tutte le noftre fatiche , cY conofeendo egli ottimaméte in chetermine qui * fteffero .!*' LA TERZA RELATION E. i3z Merolecofe^efTendoftatalafua venuta dimoilo vtile alla MaeftaVoftra 3 et la fua dottri- na & cofiglio molto gioueuole a noi ahri,Io pregai con grande infranticene volefle pigliar Émca d andar a parlare al detto Tapia , cV vedefle le còmiffioni di voftra Maeftà. cV poi che egli meglio di alcun altro conofceua quel che apparteneua al fuo real feruitio , & al bene di- tutte quefte proumcic, egli infieme col detto Tapia ordinaffero quelle cofe, che fuffero con ueneuoli 5 fependo che io non mi torrei da quelle in niun modo.et di quello lo pregai in pre fen2adelThefonerodivoftraMaefta\ilqualegli andarealla citta della Veracrocedouedimorauail detto Tapia,etacciocheneIla detta citta\ ^douunquefit^ r « t€} È ednIde Ì t0 P adre con dua ° tre ™« foldati.eteffendo effi partiti afpettauo la lor nfpoita , dC tra quefto mezzo mi apparecchiaiio alla partita , accommodando alcune cofe che appartenevano al feruitio della Maeftà voftra, de alla pace cV quiete di tutte quefte pro^ uinae. Di 1, a diecio dodici giorni li Giudici cV Reggenti della città della Veracroce mi grillerò , che 1 detto Tapia haueua moftrate le commiffioni della Maeftà voftra, dC de Cuoi Lrouernaton col fuo real nome, & effi gli gli haueuano vbbidito co ogni debita riuerenza* ma quanto al mandarle ad efecutione gli haueuano rifpofto , che effendo la maggior parte le Gouernatori qui appretto di me , per efferfì trouati all'affedio cVefpugnatione fai Temi. • ltitan 5 elii ne dar iano loro auifo, facendo tutti quel che più pareua effer conueniente al ferui m di voftra Madia, cV al bene delle prouincie.OItra di quefto auifauano che'l fopranomi^ iato lapia ^per la detta rifpofta prefe qualche fdegno, e* anche hauea tentato di farealcune :oie!candaloicK auegna che quefto mi difpiaceffe molto,rifpofi loro pregadoli, cV ammo Ì> C uu°y , r, S uardando principalmente al real feruitio della Maeftà voftra, fi sforzaffero l vbbidire al detto Tapia, 8C non defTero occafìone, che nafeeffe qualche difeordia, perciò- i h S' a E^ are n Chl ' a U0 . al Wa S#° P er andareaparlargh,cV adempiere li comandamenti ella Maelta voftra, cV far quel che conueniffeal feruitio di quella. cV volendo già partirmi t hauendo rimeffo il viaggio di quel Capitano al fiume Panuco,conciofìa,che partendomi p,iuiie neceffario lafciar qui vna buona guardia, li Procuratori del Conliglio di afta nuoua jpagna del mare Oceano,mi fecero vna monitoria congrandiffimi protefti,che no mi par dl 3 m l£ do che ,e prouincie di Temiftita cV di Menicd,che in breue tèpo erano ridotte pacifico ftato,per l'abfentia mia potrebbò far nouità cV tumulto, onde ne nafeerebbe gran il limo danno alla Maeftà voftra,cV la prouincia ne verrebbe a efferein difturbcnella det- i monitona fi conteneuano molte altre cagioni, per le quali dimoftrauano, che al prefen te on douefìi partir di quefta città,dicendomi oltra di quefto 3 che effi con l'auttorità del confi [io anderiano alla città della Veracroce,doue era il detto Tapia,et vederebbono li prouedi lenti dC commiffioni della Maeftà voftra,et fariano cioche vedeffero effer vtiìe al real ferui 3 f Wfb&fffapM parue , che bifognaffe far cofi , & li detti procuratori fi partiuano, ir loro fenili al detto Tapia , narrandogli tutte quelle cofe , che erano fatte: cV che in mio ogo metteuo cV dauo cÒmifììone a Confaluo di Sandoual Efecutor maggiore , a Didaco botto,et a Didaco di Valdenebro,che erano quiui nella città della Veracroce, che in mio >me infieme con quel comune,cY infieme co Procuratori de gli altri comuni vedeffero et jguiHero quel che appar teneffe al feruitio di voftra Maeftà,&: al commodo delle prouiL i: tV in vero effi erano &. fono tali che non eranoper fare altramente. Giunti che furono [uè li trouaua il detto Tapia , il quale già Q era meffo in viaggio, col padre frate Pietro, gh- iere) , che tornaffe adietro : 8C ritornarono infieme alla città di Cempoal , & quiui il detto hriftotoro moftrdle commiffioni , 8C prouedimenti della Maeftà voftra, alle quali tutti >bidirono con quella riuerenza,che fi debbe alla voftra Maeftà: nondimeno in quanto al andarle ad efecutione ne fupplicauano alla Maeftà voftra , giudicado cofi effer conuene- >le al fuo real feruitio per le ragioni cV cagioni contenute nella fuppIicatione,doue hanno ìtto,piu diftufamente come tal cofe fiano paffate,la qual fupplicatione li Procuratori,che gono dalla nuoua Spagna la portano fottoferitta di mano di Notaio publico.Dopo mol- monitorie fette d'amendue le bande trai detto Tapia. & li Procuratori, il Tapia monto 1 „ '. pra la faanaue , effendogliftata fatta la monitoria , che cofi doueffe fare : perciò che per la SSdTJE i venuta cY dimora m quefte prouincie , cV per il publicarfì Go uernatore, cV effer venuto di Medicò ricapitano d'effe nafceua feditione. cxT gli habitatori di Mefficd,cV di Temiftitan già ha^ & Temifti ' uano pofto ordine con quefte prouincìe di ribellarli \ OC far tradimento 3 dal quale farebbe Saffi! "' Viaggi voi 3% nn i\ fiato '^! ì, ■■ ^ m.yif I -« m 1 ■ .i y '-''flifill ;,-ii.-::i.' '. ì.vr: '('. " i 1 1, ,i !»'" ' !|l, ' i V)i <•<" vi 1.1 V'i i • '1 *'ì ;V " ::;5 • ■!■ ■ ■ *" >'' 1 • "É ( V ! .■» : K D E L S, FERNANDO CORTE S E fiato più difficile fcampare,ehe dal primo,&: quello era ordito in quella manierarne alcuni habitatori di Mefficd haueuano metto ordine con gli habitatori di quelle prouincie , alle quali io haueuo,madato l'efecutor maggiore per foggiogarle, che veniffero a me con gran- diflìma celerità , annuntiandomi , che intorno a quelle marine andauano errando diciotto naui con gra numero di gente,ma non prendeuano terra: &" perche non poteua effer gente amicale mi fuffe piaciuto,loro ù farebbono apparecchiati , cV là ne fariano venuti meco per darmi'aiuto.tY accio io preftafiì lor fede mi portarono dipinte in carta le forme delle naunet hauendomi effì auifato fecretamente di quella cofa, di fubito comprefi l'animo loro, cV effer vn'inganno cV tradimento per leuarmi di quella prouincia: et percioche alcuni de primari), vedendomi rimanere hora che io doueuo partire , haueuano meno vn'altro ordine: finfi di non me n'accorger facendo poi mettere in prigione alcuni di loro , che co tal cofa haueuano trattateci che la venuta del Tapia,el non hauer egli notitia del paefè,ne degli habitanti ha- ueua fufcitato grandiffima feditione, c¥ veramente lo ftar fuo qui farebbe flato danno incre dibile, fé Iddio non vi hauefle dato rimedio, cV fenza dubbio farebbe flato più vtile a voftra Maeftà,che egli fé ne fuflTe flato nell'Ifola Spagnuola, cV haueffe lafciato andar la fua venuta qua, cV chieftone configlio da lei, cY auifarìa in che flato fuffero le cofedi quelle prouincie, poi che tutto egli haueua intefo per le naui,ch'io haueuo madate alla fuddetta Ifola per chie- der foccorfo.cY elfo molto ben fapeua il rimedio , che fu fatto allo fcandolo, che interuenne per la venuta di Panfilo di Naruaez , fpefialmente per quelle cofe , le quali erano fiate ordi- nate dal Gonfìglio et Reggimento dellaMaeftà voflra:et che l'Almiraglio,i Giudici,et gli vfficiali di voftra Maeftà,che,fanno reffdenza nella fopradetta Ifola Spagnuola, molte fiate haueuano ammonito il fopranominato-Tapia,che non attenderle a voler nauigare a quefte Provincie , fé prima nonfuffecertifìcata la Maeftà voftra ditutte quelle cofe , che in quelle fuffero interuenute,onde (otto certe pene gli vietarono il venirui:ma egli con alcuni modi, che tenne con loro,confiderando più tofto il fuo particolare intereffe,che quel che fuffe fer- uitio di voftra Maeftà,fece tanto,che riuocorono la prohibitione della fua già detta venuta. Ho dato auifo d'ogni cofa alla Maeftà voftra: ma quando il Tapia fi parti di quefti paefi,ne io,ne li Procuratori fcriuemmo , non ne parendo conueniente portator delle noftre lettere, SC anche accioche la Maeftà voftra creda cV conofea , che ella , non effendo flato riceuuto il Tapia, ha confeguito grandiffima vtilità, come più chiaramente U dimoftrerà, quando , dC quante volte farà di bifogno» - nq.j ivie ■ • ; ài : ;■ li .._■:>■' ■ :-:',-■'--::■ Come Pietro dt^thwddo diede notkìd di Corte fé ctbduerjoggiogdtd tdprouincìd di Tatutepeque, & [coperto ~)>n certo tradimento ihauer ritenuto quel Signor ,& fuo figliuolo ,& quella prouincia efser copio fi fstmd di minere.& come hduedprefo Upofsefsionedi quel mdreper nome del- lafacrd Mdcdà^mdnddte le mofìre delle minere & perle chauean cauate*come fufeopert o il tradimento cti era fato pofto d'uccider il Con e fé. £?" con* ddnndto d morte ^Antonio di ViUafdgnd* In vno de Capitoli di fopra fignifteai alla Maeftà voftra come quel Capitano, ch'io haue uo madato a foggiogar la prouincia di Guaxaca, la teneua pacificamente , quiui afpettando quelche io gli comandai!!, cV perche haueuo di bifogno di lui , effendo egli Luogotenente cV Giudice nella città della ficurezza de confini, gli fcriffì,che gli ottanta fanti, cY i dieci ca- ualli,che haueua feco,li confegnaffe a Pietro d' Aluarado , il quale io madauo a foggiogar la prouincia di Tatutepeque,che e diftante quarata leghe dalla prouincia di Guaxaca, appref- io il mar d'India verfo offro , cV faceua guerra cV danni intollerabili a coloro j che fi eran dati per fudditi della Maeftà voftra , cV a gli habitatori della prouincia di Tatutepeque p hauer- ci effi promeffo , che noi paneremmo per la lor prouincia a difeoprire il mar verfo offro. Il detto Pietro d' Aluarado fi parti di quella città all'ultimo di Gennaio dell'anno prefente: 8C tra li Ioldati,che traffe di qui, cV quegli che gli furono confegnati in Guaxaca ragund infie- me quaranta caualli , cV dugento fanti: tra quali n'erano quaranta tra fchioppettieri cV bale- ftrieri,et haueuano duo pezzi piccioli d'artigliaria da campo, di lì a venti giorni hebbi lette re dal detto Pietro d' Aluarado,che narrauano trouarfi in viaggio per andare alla detta pro- uincia di Tatutepeque, cV mi certificaua hauer hauuti prigioni certe fpie habitatori della detta prouincia, cV efaminandoli,gli haueuano detto,che'^ Signor di Tatutepeque infieme con TERZA RELATIONE 28 , a lui poffibile per quietar quella prouincia , cY che oltra gli Spagnuoli menaua anche feco molti 3C valorofi huorninu Ut gettando io con grandinio deliderio il fine di quefta im> prefa, alli quattro di Marzo del prefente anno riceuetti lettereda Pietro d'AIuarado nelle quali mi auifaua effer entrato nella prouincia s cY che tre o quattro terre haueano hauu'to ar. dire di far refiftenza,ma durarono poco,* che era entrato nella città di Tatùtepeque et per quanto fi potè vedere,fu nceuuto molto cortefemente, hauendo il Signore voluto che L\i alloggiaiTeincertefuecafegrandicopertedipagliarnellequaipereflerfituateinlu molto commodo per la gente da cauallo, nò volle alloggiare ; ma difeefe a vn'al tra parte del la aaa,che era più piana, cV lo fece ancho perche gli era venuto all'orecchie, che effi haueua nodeIiberatodivcciderlui 3 5c:tuttilifuoi compagni attaccando il fuoco la notte allecafe mentre gli Spagnuoli con lui vi H f uffero meffi dentro ad albergare.cY hauendogli Iddio di (coperto quefto tradimento , hauea fìnto di non fé ne effere accorto, conducendo feco nel piano il bignor della prouincia infieme col fuo fìgliuolo,li quali hauea ritenuti,cY gli hauea !I si S nor di infìiapotelkcomeprigioni,etdaloro haueua hauuto più di venticinquemila Caltiglianu J^TL ^fecondochehaueuamtefoperrelationedefuoifudditi,iftimauacheeglihaue(Tegrandiffig^ limo theforo:cVchequellaprouinq'a era tanto pacinca,ch e nulla piu >P ercioch e facevano le teautL lor rtere,et i lor traffichi come erano già foliti di fare;et diceuano efter copiofiffima di mine re.SC m fuaprefenza hauerne cauate le moli re, le quali mi mandtf ; cV che per tre o quattro giorni era andato al mare,cY di quello haueua prefo la poffeftìone E nome di voftra Maeftà. OC alla iua prefenza haueano cauata la moftra delle perirla qual umilmente mi mandrì 8c io inlieme con quella delle minere la mando alla Maeftà voftra. Indirizzando l'onnipoten te Iddio quefta imprefa ottonamele, n adiempieua il defiderio, che ho di feruire alla Maeftà voftra in difcopnr quello mare verfo oftro,et ellendo cofa di tanto momento,ho procurato rfiligentillimamente,che in vno dei treluoghi, douefeoperfi il mare,fi fabrichino due me, diocn carauelle cV duo bngantini;le carauelie faranno per difcoprire,et li brigantini per an darpreiioterraallemarine.cVaquefto effetto mandai quaranta Spagnuoli guidati da vn huomo molto diligente, tra quali erano legnaiuoli, fegatori di tauole , cV fabri , cY huomim pratichi del mare,comandando che nella citta della Veracroce Q apparecchiaffe da far chio- ? N V %if-r ^rr ' c h e Cecino di bifogno per li detti legni, & foileciteremo quanto ne to polIibile,che li fìnifehino, cV mettinfi in mare,U qual opera fìnita,creda la Maefta vo- itra, che farà cofa dalla quale rifulterà maggior còmodo a voftra Maeftà , che fìa rifultato di :oia alcuna , dapoi che fono fiate ritrouate l'Indie, Effendo io nella città di Teffaico, pri- ma che n ufcilli per andare all'attedio di Temiftjtan,ordinando,cY inuiando quelle cofe che :rano opportune al detto affedio, non ponendo cura a quel che alcuni trattauano,ne venne i me vno, che fi era trouato prefente a quel trattato,certincandomi che alcuni amici di Dida :o V elazquez miei foidati haueuano trattato d Vccidermi a tradimen to , cV eia tra loro ha^ jeano eletto chi doueffe effer Capitano,Podeftà,cY altri vfficiali , cV che in ogni modo io vi imedialii,per che egli vedeua , che oltra lo fcadolo, che ne fuccederebbe nella perfona mia *a cola certa, chemuno Spagnuolo faria potuto fcampare, effendo noi l'un l'altro còtrarri: X che per queito troueremmo non folamente apparecchiati gli nimici, ma anchora q uegli he peniauamo che ci fuffero amici,fi affaticheriano a veciderne tutti.Subito ch'io viddi cfc Tradimen coperto coli gran tradimento,ringratiai Iddio,effendo in lui polio ogni rimedio: OC in con r C °T il anente feci pigliare vno di quegli,che n'era capo.il quale fpontaneamente confefsd,che ha ieua deliberato,^ con molti, i quali egli nella fua confezione nomino ,pofto ordine d'vcci iermi,o di tarmi prigione,et pigliare il gouerno delle prouincie per Didaco Velazquez,et *%*£*£?' eg haweua determmato di far DMaco Capitano, Se Giudice maggiore, cV eiteiio fciecu tor maggiore,cY me doueuano o vero vccidere,o veraméte far prigione:et in Jltolieranoaccordatimolti,dequalin'hauea fatto vnatifta, che- fu trouatanellafuacafa,bè aie era lquarciata,co alcuni di coloro,ch'egli nominolo quali haueua fatto il trattato; et no olamente quefte cofe erano fute trattate,cY confìgliate nella città de Teffaico,ma l'haueua^ io già cominciate a trattare mentre attendemmo a far guerra nella prouincia di Tepeaca. Mala fua confe!Jione(egli era nominato Antonio da Villafagna,cY per origine era da Viaggi vol^ nn ifj Zamora) lift* S"5W i &'%: I -:v ■jf'-;i.!. 1 vili „ j, U ili, i. !;,' »: ■ 'V;, i. W 1 -';|."" , ì!.. : ";' '■l'LHV, > : M r *:»!■■ ili, il ^ì>ii "'ÌI, ,*' t'-jl 1 1 , ' 'lì,;;' t * 7 DEL S. FERNANDO CORTESE Zamora)& hauendola vn Giudice de io per vera & prouata,lo condennammo alia morte, 3 cY cofi fu efeguita la giufìitia nella perfona di colui» Et benché di quefto ritrouafTimo molti effer confapeuoìi,feci villa di nò faperlo,portandomi con loro amicheuolmente:percioche appartenendo il cafo a me, anzi meglio li potrebbe forfè dire , alla Maefìà vofìra , non volfi ; proceder feueramente contra di loro.ma quefta mia fimulatione no molto gioud : conciona che dipoi alcuni'della parte del detto Didaco Velazquez cercaffero più volte d'infidiarmi, cV fecretaméte far molte nouita cV fcandali, di modo che più mi bifognaua guardar da loro, che da noftri nimici: nodimeno l'onnipotente Iddio indirizzo tutte le cofe di maniera, che fenza alcun lor caftigo,é tra noi ogni pace cY tranquillità', dC fé per l'auenire fentird cofa al- cuna,gli cafìigheid,come vorrà la giuftitia» Della morte di don Ferdinando Signor di Tcfsaìco , & come ilgouernofu conceduto alfuofratelmìno* regimai fu battezzato , & li fu poilo nome don Carlo ♦ come certi Spagnuoli [olirono fui monte dalqual efcc Ima palla di fumo a gufa et una faetta & ciò chegfintrauenne* ordine pofìo dal Cortefeper conferuation <&foflegno degli Spagnuolt. Dopo l'efpugnatione di Temiftitan,mentre io dimorano nella città di Cuioaca pafsd di Mone di q lTe ft a vl ta Don Ferdinando Signor della città di Teifaico , della cui morte tutti hauemmo naTdo "si grandiflìmo difpiacere,effendo egli fedel vaffallo di vofìra Maefìà , cV amiciffimo de Chri- gnordiTef ftiani.cY per confìglio,& confentimétode Signori 5 cV primarrj di quella città,cY prouincia, laico. m nome di vofìra Maefìà fu conceduto il gouerno al fuo fratel minore,il quale fi battezzo, cV oli ponemmo nome Don Carlo : cV come infin hora fi pud vedere.egli feguita le veftigie di Tuo fratello , cV molto fi diletta del nofìro habito , cY cofìumu Nell'altra relatione diedi notitia alla Maefìà vofìra,come appreffo la prouincia di Tafcaltecal , cY di Guaxacingo era vn mòte ri tondo cY alto, dal quale quafi fempre vfciua vna palla di fumo,che a diritto,a gui rauMtofo! fa d'vna veloce faetta,faliua in alto . cY percioche ci affermauano quella effer cofa piena di pe ' ricolo dC che moriuano coloro , che faliuano fui detto monte,comandai a certi Spagnuoli, che vi'faìiffero , 6Y vedeffero come fìeife il monte nella cima ♦ poi che vi furono (aliti , quella palla di fumo vfcì con tanto fìrepito,chenon poterono, ne hebbero ardire d'arriuare alla cima,donde vfciua quel fumo: cV d'vna bocca all'altra era lo fpatio di due tiri di baleftra: per cicche quello monte e di circuito tre o quattro leghe, cY di tanta altezza,che non poteuano veder la parte da bado . quiui trouarono molti pezzi di folfo gittati fuori dal fumo , cY vna volta mentre fé ne ftauano quiui,fentirono lo ftrepito del fumo,che veniua fufo,cY con tut- to che molto s'affrettaifero di fmontare, prima chefeendeflèro a mezzo'l monte, cadeuano oiu rotolando gran numero di faffi,onde [i viddero pofìi in grandiffimo pencolo: cY gl'In diani riputarono effer vn fatto notabile l'andare lafsu ,doue gii Spagnuoli falirono* Per al tre lettere ho dato notitia alla Maefìà vofìra, che gli habitatori di quefìe prouincie fono di maggior capacità cY ingegno di tutto il refìo de gli habitatori dell'altre Ifole : cY ci fon pa- ruti di tanto intelletto cY ragione,quanto mediocremente pud baftareali'huomo . ondeal- Ihòranonmi panie, che doueffero effer affretti a feruir gli Spagnuoli come gli habitatori dell'altre Ifole: cY mancando quefto, gli acquifìatori, cY le colonie, che hauemo pofìe in que fìe parti,non fi potrebbono fofìentare,ne nutrire. Si che per non aftringere allhora gl'India ni, cV per dar qualche compenfo a gli Spagnuoli,mi pareua che la Maefìà vofìra ^oueffe co n/ettere,che delle renditele quali in quefìe parti peruengono a lei, ne fuffero alleggeriti per il viuere, cY per le fpefe fatte , cY in quefto ordinaffe , cheìì faceffe quella prouifione, che pa- reffe più cóueneuoie al fuo feruitio,come copiofamente glie n'ho fcritto. Ma poi vedute cY confederatele grandiffime cYcontinoue fpefe della Maefìà voftra , cY douendo più tofto acrefeer le fue entrate, che dare occafione di diminuirle,riguardando anche il lungo tempo, che hauemo attefo alla guerra,cY la ncceiìità,cY li debiti, da qualierauamo affretti, cY fondu aio che vi era , finche la Maefìà vofìra poteffe deliberar di cofa alcuna , cV anche vedendo la importunità de gli vfficiali fuoi, cY infieme di tutti gli Spagnuoli,fono flato quali coftretto dar nelle lor mani li Signori , OC habitatori di quefìe prouincie , confiderando li feruitfj , cY l'ini prefe , che hanno fatte in quefìe parti perla Maefìà vofìra. Accioche tra quefìo mezzo r che ■«•Il \ ■■;•> i»: tA TERZA RELATIONE. 2 g 4 k chetila comandi altro, o vero confermi quefto medefimo, li detti Signori 8C habitarori ferino agi, Spagnuoh, prouedendo a ciafcuno Spagnuolo, il quale farà loro affegnato'd quelle coletegli faranno di bifogno per fuo foftegno , cY fuprefo queft'ordine P § er confi- gho di molti,che molto ben conoicono, 6C intendono li coftumi di quelle prouinde cY nò fi può tener -modo migliore, ne più conueneuole f, per fornimento de gli Spagnuoli co° me per confezione £ gl'Indiani. cY accioche le cofe pallino per buona via come pi tt pieno efporranno aUa MaeftaVoftra li Procuratori,che verranno da quefta nuoTwna* perlecofec*^ ricche.SuppI,colaMaeftàvoftradebbacommettere J cheinqueft^ ne, cheparra più vtile de conueneuole al feruitio fuo» 4 prounio- . Ca " h *o Signor ^^^ giorRegni,^pominnlavita cYreaIperfona,cYil potentifììmo ftatodi voftra S Maeftacomeilfuo^ delmare Oceano.Alli quindici di Maggio,L'anno del Signore i?zx t manuoua& P a S na Potentiflìmo Signore,della voftra Cefarea Maeftàhumiliflimoferuo OC vaffallo , il quale bacia li Real piedi cV mani Fernando Cortefe* ro P I tmt,f ! m r S !? n ° r ^/ a reIatlonc aIla vofìra Cefarea Maeftà Fernando Cortefe fuo Capitano cVGiulhtia Maggiore in quefta nuoua Spagna del mare Oceano, fi come la ™ ri!? su Ì- P ° tra C0m5d / ar f che fì ve gS a • Pcrcioche noi vfficiali della Maeftà voftra nV ™. te ™« a riferire ogni co^ rw ^ n ^ C r e IetteK '* W c{ì * éh P ura verità: cV percidnon bifogna, che non icnuiamopiudiftufamente, maintutto ci rimettiamo alla relatione del predetto Capitano. InumilTimo cV Cattholico Signore, Iddio onnipotente conferui,cV accrefca con accrefci ?o£?M^T rR j gn S% D v m V lav ^^R^Perrona,cVil PotentiiTimo ftatodi ^ortra Maelta,fecondo che'l fuo Real cuore defidera* Di Cuioacan. Alli quindici di Maggio 1 5 z z. I0 K°rSn1^ 10 u real piedi cV mani della Maeftà voftra. Iuliano Alderete, Alfonfo da Grado,Bernandino Vazquez da Tapia» il fine della ter^a relatione di Fernando Corte fé. Viaggi voi 3°* „#>■«! '■'."tjfcr X :\ ■ •.11/ f*' "' ftn Capitano per ridur quelle che s erano ribellate & cafligarle* Valido auifai voftra Maeftà,col mezzo di Giouan di r iuier a partito di qua delle cofe accadutemi in quefte parti,dopo li (eccidi auuifi che glie^ ne madai,le feci fapere come,io haueo fpedito con géte l' Algozin mag gior a caufa di fottometter di nuouo al feruitio di lei le ,puincie di Gua- tufco,Tuftepeque,cV Guatafca, co l'altre cóuicine verfo il mare di Tra mótana, che fi ribellarno fin dalla folleuatio di quefìa dttà, Se: di quato gli era occorfo nel viaggio, cV come egli hauea in còmiffiÓ da me di far vna terra habitata in elle prouincie, cV chiamarla per nome terra di Me dellino ♦ faprà hora la Maeftà voftra , che tal terra fu fatta dC ti habita , cV fottomeftb tutte il paefe.doue fendo pacificato madaipiu gente,comadandoli ch'egli andarle lago il fito in fu- Guallacal - fo fino alla prouincia di Guallacalco,50 leghe lótana d'onde fi fituó Medellin,cV di qua ceri co piouin- to venti.Peró che ftado io qui nella citta di Temiftitan métre che Motezuma Signor detta- cia ' era viuo,come quei ch'ero defiderofo di voler fapere tutti i fegreti di quefte parti , per darne a voftra Maeftà coto intero,haueuo madato Diego d'Ordas, che al prefente fi rroua coiti in corte,il qual fu raccettato da Signori et paefani di quella ,puincia molto volentieri,fendofe- glino offerti per vaftalli cV fudditi di voftra Maeftà : io teneuo auifo qualméte fi trouaua vn porto per nauili molto buono in vn fiume grande,il qual parla per effa prouincia cV efee nel mare , per che'l medefimo Ordas cVquei cheandaron con efloluiThaueuano riconofeiuto; dC il paefe era attiflìmo ad habitaruf cV per mancar porti a quefti liti, io deiiderauo trouarne vn buono & fami habitare. Comandai al fudetto Algozin maggiore che,prima ch'egli en- trarle in quella prouincia , mandafle da confini alcuni fuoi metti cheli diedi io , natiuidi qui, afariaper a coloro come io lo mandauo,cV ad intender da loro fé perfeuerauano nel buon animo che dinanzi haueuan moftrato OC offerto al feruitio di voftra Maeftà,et all'ami citia noftra,con ordine ancoraché ei faceffe faper loro che per le guerre pattate col Signor di quefta città , 8t con le fue terre $ io non gli haueuo mandato a viiitar di già tanto tempo: ma nondimeno gli haueuo tenuto fempre per amici cV vaftalli di voftra Maeftà,fi che come tali fi credettero douer trouarmi ben animato a ciò che tornaffe lor bene ♦ cV che a fine di fauo- rirgli cV aiutargli in qual fi voglia bifogno loro,io madauo là tal gente per habitar in quella prouincia, Andato l'AIgozin maggiore cV con etto la gente, cV fatto fecódo la cómiiTione, non li troud di quel volere che ci hauean moftro prima^nzi con gente ordinata a guerra,ec a vietargli l'entrata nel lor paefe. là ond'egli tenne fi bel modo in affalirne di notte vna , oue prefe vna Signora a cui dauano tutti vbbidienza in que luoghi,che fi quieto ogni cofa.man dando ella per tutti quei Signori, a quali comandò chevbbidittero inquanto veniffe lor comandato a nome della Maeftà voftra perche altrettanto farebbe ella, cofi arriuaron al fu- detto fiume , oue quattro leghe lontana dalla fua foce , non v'eftendo fito più vicino al ma- re,fi edificò da fondamenti vna città,la qual nominoli! lo fpirito fanto.cY quiui tu per alqua ti dì la refidenza dell' Algozin maggiore , per infin che furon quietate cV ridotte al feruitio Tabafcojp di voftra Cattholica Maeftà molte altre prouincie conuicine.delle quali fu qlladi Tabafco, ch'e nel fiume della vittoria,ò di Grifalua che lor chiamino, cV quella di Cimaclan,cV Que- chiula,cV Quizzaltepeque,cY altre che per cfler picciole non fi dicono.i natiui delle quali li diedero ex raccomandarono alla fudetta terra, a gli habitatori della quale han feruitoSÉ feruano infin ad hora. anchor che fi fieno ribellate di nuouo alcune d'ette, come Cimaclan, Tauafco,& Quizzaltepcquc.contro alle quali ho mandato vn mefe fa , vn Capitan con gè te di quella città per ridurle al feruitio della Maeftà voftra 3 dC caftigarle per la ribcllion , ne per uir.cia. piume del- la Vittoria, o Giifalua. Provi inde diiiuouoii beliate. città. Ciacatula prouincia. LA QUARTA R E L A ? I O ffE 2 8 5 A per ancora ho fapttto che fìa fucceflo di lui. credo bene che a Dio piacendo, faranno affai' per Che fon andati con buon apparecchio d'artiglieria , di munitioni ; di baleftrieri cV di cau'alli! Come il Cortefe mando Tm Capuano per riconofcer la prouincia di Mechuacan& del prefente li fu ^oMacittadetuHmciala^dtCìacatulUeUa Coliman alla quale andato Jen^a licenza il detto Capuano con lafua gente et altra ** £ àpagnuoli 8C di molti de gli amici, cV andorno a Ciacatula, ilchefaputoO da me 5 mi feci con s P a § auoIÌ * dur prefo il Capitano, & lo punrj per la difubbidienza. Come pietro fMuarado mandato alla prouìnciaTutepequeprefe il Signor di quella col limolo- del g, prefente che lifeceroMa terra detta Segura la frontura, & in che modoil Cortefe feci habu tarla JeUafeha che fecero i reggenti di quella terger la qual fu èshabitat adorne i ru j bcllifuronprefi 3 & della lor condannagione.come morto il Signor di Tatubetèque, ti la qual con l'altre s'eran ribellate, il Cortefe >/' mandò Pietro ct^éluarado colfigliuol del Signor } & tutte quelle terre $ arre fero. Perchenel dar conto a voftra Maefta Cefarea qualmenteio haueo ma ndato Pietro d'Ai, «arado nella prouincia diTutepeque,qua! e fopra'l mare di verfo mezzo di, non mi occor. le amfarla,fe non ch'egli vi era arriuato cV vi hauea prefo il Signor d'effa col figlinolo cV che gli haueuan fatto certo prefente d'oro , con alcune moftre fattegli d'oro di mine re cV perle non ci fendo per allhora altro da fcriuere : faprà voftra Maefta ch'in rifpofta di tal nuoué liauute da lui , li comandai ch'ei cercaffe in quella prouincia conueneuol fito , cV vi faceffe Frontiera iiabitarercommettendo io elìcgli habitatori della terra di Segura la frontiera,fi trasferiffero Segura la za iiabitar quiui. Pero che quel che là fì habitaua non era più necelTano , effendo quiuiaffai flont,era d appreffo.il chefatto chiamoffi la terra Segura la frontiera, co me il principio ddi'altra fatto terra " IS "? >? c ° m Partironfì con effo gli habitatori di tal terra natiui di quella prouincia , cV di £S? « acquetorno . cY per la gratia che la Maeftà voftra , s'è degnata farmi delle fue reali prouifioni fon rimali tanto contenti- oc leruono con tanta affettione , quanto n'e teftimonio il frutto de i loro feruigi , per li quali mentano che a lei piaccia far premiarli fì del paffete , come del prefente , & perii buon ani- mo di tutti in feruirla : io quanto a me la fupplico di quefto humilifìimamente , ch'io non nceuero per minor grada quella , che fi degnerà far voftra Maeftàa qualunque di loro che Il ìacelle a me proprio, pofeia ch'io non i'hauerei potuto feruir fenza loro , come io l'ho fer- uita.Io la lupplico fopra tutto molto humilmente che ella faccia fcriuergli con riconofeer in SSffi V or ° to ^>* ofl ^gl«* Potante gratitudine ,ch'oltrea fodisfar con quefto al ÌÈi£on7 Maeft ^vien a dargli animo d'affaticarfi da quiinanzi con più traente Come m ;:* ') Il .■■■{*< ^M V » i -i "ij i; ' ■ ' (."■'iWi'-'lt,* ,}ti di ' l • Ci 'W#i* ?! t f 1 ' l 'i i-i '■'''tiì;*',,*) 1 "* ■ ■ I !.. ■fi, ■>" : feU 1 1 »l, ■•■■"*»' ~yil dì, co. miciornoagittarfi^llacquaidietroalliqualifidettonoafuggirèglialtripur ^f^f^^fìf^^^ n0tte ^ che ** r èffer P rofo ^o il fiume non potè. uamopaffaradaffaItargli.cVnonciincrebbepuntoquandoeffilopaffornò.di moavnluogolontanoyn tratto di frobadalfiume.doueftemoqllanotteVconla maggior g^achepotemmo:c^^ no morto, N'andammo il giorno apprèffo per vna ftradaynon comparendoalcuni di quelli dd giorno auanti,per la qua i arriuammo in treo quattro luoghi habitati,doue non fi troud gentealcuna,nealtrochecellaridavino,ilqualefifadaloro,delqualetrouammomoltetix ^^f™ P afsamo f*f l giorno fiaiasa intoppo di góte ^dormimmo in capagna,hauédò t ouati certi feminati dimayzch^illorformento-dòueglihUominicVcaualhpoteronQi &1 uf[' COfi mC n ' an , dai dua ° tred ' ^nzaritrouar gente.ancor che paffafììmo h^^f g blt o U&rperche P atiuam0 Pe' neceffitàdi vettouaglie:nonhauendo uai itar oene , OC lenza hauer hauuto contraftò la gente ch'io vi haueuo lafciata. Parendomi lubito che tutta la gente paefana fi ftaua dalla banda della palude , efrio tutti haueuo potuto Eftf? ? !?T ^^^ff^ohuominiconbaleitreetfchioppettilungholapaludercVil retto per terra.affalirono in quefto modo vn gran luogo habitato,cY per effer colto alla fpro circondati dall acqua ghhaueuamoaffaltatifenza effer fentiti, che fobico vènono a pace: & in poco li;,''»» '■h ! ' ■«.,' , M:, *« 'in '!:;', ! ;f? I : r.tyMV'J $tf$ '-.■' ' ('-'-1'' . ",''' ' '"'>! il;;' ;'' 'I ' ' irò'ft*' ;.:;:! 1 ! : /il 1. % 1 l'I* :- , :*v; i li y r., : &M V r '4 Santo Ste- fano del porto. DEL S. FERNANDO CORTESE inpocomendi venti giorni feciono il medefimo tutti gli altri del paefe,8<: offerirono per I vaffalli di voftra Maeftà. Cowe // Gfetfré «fi/»có >»d terra,®* chiamollafan Stefano del porto, come fi ruppe ~Vn nomilo carico di munitionudellafpefa che fece il Cortefe in quefta andata* Poi che fi fu pofta pace in tal paefe,mandai perfone che lo vedeffero et riconofeeffero ben per tuttofandomi riporto appretto delle terre cV popoli che v'erano, il qual datomi, eleflì il luogo che miglior mi parue , dC vi fondai vna terra , chiamandola fanto Stefano del porto, affegnandoa nome della Maeftà voftra que luoghi habitati damantenerfiacolorochevi vollero reftar habiiatorù& fatturi reggenti cV capi di giuftitia, vi lafciai vn mio luogotenen te d'vn Capitano . vi rimafono in tutto ad habitare trenta caualli cV cento fanti, alli quali la- feiai vna barca con vn nauiliotto mandatomi dalla Vera croce . mi mandaua pur dalla Vera croce vn famigliar mio che vi fta , vn nauilio carco di munitioni di carne dC pane cV vino OC olio dC aceto,con altre cofe,il qual fi gdette: OC di qllo fi faluorono tre huomini in vna Ifolet- ta nel mare, cinque leghe lontana da terra, iquali mandai a leuar con vna barca,cV trouaron- gli viui fendofi mantenuti di vecchi marini , effendone in quell'Itola molti , dC di frutti-che dicono effer come fichi . Io certifico la Maeftà voftra ch'io folo in quefta andata fpefi più di trenta mila ducati d'oro, fi come fendo cofi feruita potrà far vedere ne miei conti, ne manco coftd,a coloro che vennùno meco in caualli,munitioni, OC arme,&: ferramenti, perche la pe fauano egualmente con l'oro , o ver a doppio pefo con l'argento ♦ Impero' conofeiuto ch'ella ] era tanto ben feruita di quel viaggio:anchor che ci fuffe occoarfa maggior fpefa,l'haureiBmo fatta molto volentieri, perche oltre al metter quegli Indi fotto'l fuo giogo imperiale,tal po- ltra andata fece gran frutto : gche arriuato Cubito là vn nauilio,con géte cV robbe affai, diede in terra per non poter far di manco. dC fé la regione non ftaua in pace,non ne faria fcampato tiiuno,come di quei dell'altro, che prima haueuonomorti. de quali ritrouammo le pelli de i loro vifi pofti ne i loro oratorrj,acconcie fi £attaméte,che fé ne riconobbero molti. Quando anchor arriud in effa regione l' Adelantado Francefco di Garay,fi come io narrerò più auan ti>non farebbe renato viuo huomo delli fuoi fejion la trouauano in pace. Perche forzati dal tempOjCàpitorno trenta leghe Sfotto dal fiume di Panuco , con perdita di qualche nauilio, dC fi miffero in terra mólto mal andati, ma trouorno la gente pacificatacene li portaua in col lo feruendoglj,perinfinchelipofornoneirhabitato dagli Spagnuoli^che anchor fenzaha^ uer guerra fariano morti: tanto bene fi caufo' loro daU'hauer pace in tal parte» Del fòccorjo mandato Contra laprouincia, dtlmpilcingo & inUruttione data alCapitano, et la cagione perche ti detto Capitano non conquijlafie affatto la dettaprouincia. & come andato alla prouin- cia di Coliman pacificati alquanti luoghi che non erano paafichijrouò in punto moltamen- te dagucrra-.Ó* "\enuti alle mani y gli Spagnuoli furono ~Vittoriofi:m modo che non folo queUaprouincia } ma molte altre anchor a d'appreso/ off erfero.dynlf ola habitata da donne fen^a alcuno mafehio molto ricca di perle et d'oro. Ho detto nei capitoli adietro come dopo pacificatala prouincia di Panuco nel viaggio, fu conquistatala prouinciadi Tequantepeque già ribellatati^ tutto quello che vi R fece. impildn- Hauendo auifo che vn'altra prouincia preffo al mare di mezzo giorno chiamata Impilano goprouin- godellaforte di quefta di Tequantepeque perii fortedelle montagne cV perla gente non cia ' manco bellicofa,daua,con li fuoi di gran danni a vaffalli di voftra Maeftà Cefarea fuoi con- finanti.de quali alcuni mi s'erano querelati con domandarmi foccorfo,fe ben la mia gente fi trouaua poco ripofata,fendo per quel viaggio dugéto leghe da vn mar all'altro: io mifiì in- continente infteme venticinque caualli , cV fettanta over ottanta fanti , 8C li mandai con vn Capitano in quella prouincia. cómettendoli nelli'nftruttion data che lui faceffi opera di in* durgli p amore a feruirla, cV fé ciò ricufaffero,faceffe lor guerra, quefti vi andd,cV fu con efli' alle mani, cV per effer il paefe afprifilmo , non potè lafciarlo conquiftato aftatto.cV perche li diedi pur in inftruttione , che fatto quefto , egli andaffe alla città di Ciacatula . cV con le fue gente cV con quella di più che potette trouarne n'andaffe alla prouincia di Coliman ♦ doue ho detto ne gli altri capitoli c'haueuano rotto il Capitano cV gente che andauano a quella città dalla prouincia di Chichiuacàn,cY ch'egli operaffe di amicarnegli, d ver non potendo, li eonquiftaffe.egli fi partì: OC tra la gente hauuta da me,et quella ch'ei leud di là, fece cinqua ta caualli 3C cento cinquanta fanti , fé n'andò a quella prouincia , pofta feffanta leghe dalla, città « * , {% - 1 cuti ma l A OV A R T A R E L A T I O N E K ciW di Ciacatulaallito in verfo del mare di mezzo giorno : pacificando diparta alo aintf luoghi che non erano pacifici.arrmatoui nel luogo oue haueuano rotto l'altro GapSc J i irouo in punto molta gente da guerra , chel afpettaua con crederedi portarli col/ben fcco comecon al troverete -foratoli contro dall'una cV l'altra parte 3 piacque a Dio dar la SS alli noftn fenzamorted'huomo, benché de cauallicVd effi noL {utero kmi mot JTbcn ci fupagato da nimic, il danno datoci, che tanto graue fu loro quefto caftigo , che ferirai «2 guerra ci fifece amico tutto'l paefe , ne folo quefta prouincia : ma molte altre ancl ora d w preffosofferleroalvaffallaggiodi^ to,cV fondami yna terra da chiamarfì Coliman dal nome della ,puincia,et li mandai ilanomi 8uatate ^° nationdecagcVreggentidigiuftitiadadeputa^^ ghi habitat, cogenti diquel^^ p™tionech^ tt l Vl ttOUO r f V r° mC dl ' V ° ftra M ^ dluifìlet ^^^oghiditalprouincieaghh; b« tator. rimafi la che furono venticinque a cauallo cV cen to venti a piedi, tra l'altre col che egli mi riferì mi diede nuoua d'vn boniffimo porto trouato in quel lito , di che per efferu J nepochi > malIegraimoIto.mir^erifìmiImétede Signori della prouincia di Ciguatan iq Ua «"ola habi- !iaffermafìmoIto,c'hannovn'Ifolatuttahabitatadadonnefen Z aalcunmafchio/&cS vannoacertitempihuomini'co quali elle vfano.cY quelle di loro che s'ingrauidano parto ? f ™ 1 rendofem,ne,leferbano,cV partorendo giornate difeofto da ta prouincia^ molti di loro vi fono andati^l'hanno veduta.midiS nomoltrech'elaemolto ricca di perle cY d'oro, et com'iotenghi apparecchi fapernelaventa v cVdarnepienoauifoallaMaefta v voftra. ^procureroai ComedalkcittàèVclacan^Guatemala^ennerodCortefecondua Spagnoli d natim di quelle atta di comandamento de lor Signori ad offerir fuèpot informato che le dette atta & un'altra detta Chiapan , erano di magammo , preparo ledenti per mandar là ; - . & ynaarmataperfar habitatiom nel promontorio ouer capo d 'HwuerasSu ani- *' fato della tenuta di Frana fio di Garay che stntnolauagouematore 'della regione,®* quello che ne fìcee fie. S? f aueu ?rt onpe : foncna ^ riaai aoncomifco quale fopral mare di mezzo giorno lungho, verfo il lito doue Pietro ^asegouernatordivoftraMaeftaVlontanada quefta gran dttà di Temiftitan 3 dugcnto JES» • • ' ^^^^^^q^^Pro^'ncia^co quali Spagnuolivennonocirca 'Oiedo dC facedo eglino quato ofFenuano, farebbono fotto il medefimo nome bé trattati cV auoritidamecVdallimiei.cVdiedi loroalcune cofe delle mie ch'effi pur prezzano parie S ' P T ?" P J tZt f l0r ° ^ gn0n '' nmandand ° i* fa compagnia altri dua ££5!^3*" l V f d a PP reflo > non hanno Ia volontà che moftrorono cV offerirono 1 1TJ >r chnftiani,che per altra via mandano fempre a lor metti ad ifcufarfl ch'egli, o non tanno quefto,ma altri. Per faper il vero di quefto,io haueuo fpedito Pietro d' Alua. aoconpiudottantacauaIlitedugentofanti } fràqualieranomoltibaleftriericVfchiop n armata di nauiln mandandone Capitano vn Chriftoforo Dolit, che pafsd di qua meco J° r P3g ^ Cr mSdar ! a Iun 2 ho il ìit0 di ^montana a far habitationi nel promontorio brl a „p a n P ^Ì^ e ^ , 'l qUal è fe ? alUa Ie § he Iontano dal P° no dell'afcenOoncla qual è a ^ a ! r qud Ch f e ch,amato l ™**™ lugho il lito di terra ferma, verfo'l Darien. fì per ller " a II 1 1; .l'I..' Il m : i k ì 1 DEL S. FERNANDO: CORTESE cheegliefcapquellaBayaloftrettoinl'^^ mmluoma , imaginàdomi il gra feruitìo che voftra Maeftà,n haueria fendo già in procin terradifant^ Stefano del porto ch'io feci habitaralfiumediPanuco.colqualmiauifeuan^ capid«^ reSone cY cofi faceua intenderlo a paefani per vn interprete ch'egli haueafeco. dicendo di hater afar lelor vendette de i danni patiti per operamia : 8C gli inuitaua feco a eacciarnegli Lcer armi del fofpetto hauuto della fua lega con l'Almiragho et co Diego Velafco,arriuo pochgSn^opo amk I famigliari di Diego Velafco,& vn feruitor del Vefcouo di Burgos qual diceh che vTnuff atoe § diIucatanafreft^ £ feruitori dell' Almiraglio ; La qual nuoua intefe , cofi debolecom'io ero d vn brace io per vna caduta da caualio , k nel ietto , mi rifoluei , d'andarlo a trouar per fchiuar quell altera, rione cYmandatoinnanziPietrod'Aluaradocontuttalagente ch'egli tenea in punto pel fuo viaggio,ero per par tirmi fra duo giorni,&: effendo già incaminato ilmio carnaggio Se- etto lontanidiecileghedaqueftacitta v :doue il giorno dapoi mi doueatrouare a dormire. 1 arriudvn meffo dalla terra della Vera croce in fu la mezza notte, con lettere d vnnauiho arriuatodi Spagna,cVcon effovna cedola fottoferitta del nome reale della Maetta voftra per la qual comandaua ali'Adelantado Francefco di Garay , ch'ei non s'impacciafie m quel fiumane in parte alcuna ch'io haueffi fatto habitare. perch'ella era licura eh io la tenel-: fi a fuo nome reale.ond'io gliene bacio centomila volte i piedi.Io celiai d andare per queita cedola ne mi fu di poco vtile alla fanità g effer fiato fefTanta giorni fenza dormire, dC molto trauagliato.tal che fé mi partiuo allhora,non ci era ficurezza della mia vita* il che tutto non curauo,eleggendo per il meglio di morir in quefta giornata che per coferuarmi viuo, eiier cagione di molti fcandoli, cY mouimenti,& altre morti, che fi vedeano ben chiare, lo fpedr, fubito Diego di campo , capo maggior di giuftitia , con la medeiima cedola dietro a Pietro d' Aluarado, pche vn li diede vna lettera, co ordine, che in modo alcuno ei non li auicmaue douefi trouaualagente dell' Adelantado , perche non s'attaccaffero. comandando al capo maggior di giuftitia, ch'egli intimatte tal cedola ali'Adelantado, & mi rifportdeffe incorna nente quel ch'egli diceffe . il qual partitofi prefto , arriuó alla prpuinciadi Guatefque . dou(? era flato Pietro d' Aluarado , che di già era entrato innanzi nella prouincia. U fapendo che gli andana dietro il capo maggior di giuftitia, & io reftauo, li fece intender fubi w concetto Pietro haueafaputochevn Capitano di Francefco di GaraychiamatoGonfaluodel Val e fé n'andaua con ventidua caualli danneggiando i luoghi di qlla prouincia ., cY folleuando la gente et ch'egli era flato auifato che tal Capitano haueua mettol'afcolte pe'l viaggio eh egli hauea da fare la onde era alterato l' Aluarado credendo che quel Capitano Gonfaluo vo> lette offenderlo . perilche condufle la gente fua tutta in battaglia , per infìn che arnuo ad vn luogo habitato detto di Laslaias,oue fi.trouo Gonfaluo con la fua géte-col qual cerco di par larl%uarado,cVlidiffequelch'haueafaputoch'effoandauafacendo:etchefirn^arauigliaua di lui attefo che non era fiata intentione del Gouernatore ne de fuoi Capitani d attenderli, nefar lor danno veruno ♦ anzi ch'egli hauea comandato chef ufferofauoriri,& proceduti di ciò cheeralorneceffario.cY poiché tanto s'era inno uato da loro, acctoche ^li potette itar ficuro che fra la gente d'una parte cV l'altra non aueniffe fcandolo,ne danno, li domandava ingrana ch'ei non hauettep male di far co nfegnar l'arme cY caualli della gente che haueua {eco per infìn che fi metteffe ordine al tutto. Ifcufauafì Gonfaluo dal Valle,che còfi non era in fatti come quelli era flato informato : ma che con tutto quefto li piaceua fare quanto egli era pregato, cofi flettono quelli cY quefti infìeme mangiando cY godendoci li Capitani,^ me tutta la gente,fenza efler fra lor difparere ne riffa . il che tofto che feppe il capo rnaggtoi di giuftitia,ordino che vn mio fegretario qual gli andaua appretto nominato Fraceico d oi dugna,andafle là doue erano ambidui quei Capitani, con committìone di far reintuir a chi l'haueua cófegnate l'arme cY caualli. facendogli intendere ch'io haueuo animo di preltar loi Ogni aiuto et fauore douunque n'haueffero bifogno mentre non difordinaflero_in metter^ LA QVA'RT.'A RE LATI ONE fcandalo nel paefe, comandando medefimamente all'Aluarado a fioreggiarli, de à inter- pol -fi in niuna lor cofa,ne farli fdegnare. ikhe egli adempì Cowrìtrmndòfìlenw^ Stephano richiefei Capitani & padroni che Itemfìero inporto ? & battendo protiihom dalla Cefo, reaMaeJiàlemoJìrapro . (]Hel che li nftoferoi padroni, & che poi li mandarono à dirdtftgretocome il luogotenente Andò ti, de comandamenti che fe- cero tuna 6^ l'altra parte . della retentione & liberatone di Giouanm Gri faina general dell'armata, Auenne in quefto medefimo tepo che trouandofi le naui d 'effo Adelantado in mare fo- pra la foce del fiume Panuco circa tre leghe come ad offefa ;degli habitatori di Santo Stepha no.ch'io haueuo quiui edificato ; doue ioglion ftar furti tutti i nauiIi,ch'arriuano in quel por teuper il qualrifpetto Pietro di Vallefìamio luogotenente in quella terra per aflicurarla da! pericolo che v'afpettaua per l'innouatione di quelli tali nauili , richiefe certe cofe à Capitani cY patroni di quelli,à fin che ne venitTero fufo in porto, cY vi furgeffero amicheuolméte kn za far aggrauio,ne dar al teration alla terra.ricercandogli ancoraché fé haueffero prouifioni dalla Maeftà voftra d'habitar d ver entrar in tal terra,d in qual i\ voglia maniera che fteffeje prefentafl"ero,proteftandogli che prefentate s'efequirebbono in tutto cY per tutto, fecondo ch'ella per effe comandale. A che eflfi Capitani & padroni dettono certa forma di rifpofta, :hc in effetto concludeua, come effì no voleuano far nulla di quanto il luogotenente hauea ricerco ♦ perilche effo fece la feconda richiefta diritta à medeiimi Capitani cY padroni , met- tendogli pena perfargli efequirla prima richiefta cY comandamento. Al che di nuouo ri- pofero quel che prima haueano rifpofto, vedendo in quefto punto , i padroni cY Capitani, :ome dallo ftar loro con li nauili alla foce del fìumedi già duo mefì cY più, refultaua fcando- o tanto tra Spagnuolichequiuirefìdeuano come tra paefani,Caftromachiopadron d'uno ii quei nauili,cY Martin di fan Giouanni Lipuzcano padron d'un'altro nauilio,mandoro- io di fegreto fuoi meflì al Luogo tenéte,à farli a fapere,che voleuano effergli amici, cY vbbi lire a comandameli ti della giuftitia . onde li ricercauano ch'egli andaffe alli lor nauili, che'l •iceuerebbono:cV adempierebbono quel ch'egli comandaffe : aggiungendoui che terreb- ^onomodo che gli al tri nauili oltre a quei loro u metterebbonb nel medefimo modo cY imicheuolmen te in man di lui,& farebbono ciò ch'egli comandaffe» La onde deliberoffi il ^uogotenente d'andarfene con cinque h uomini à quelli nauili], doue arriuato,fu riceuuto la padroni; dilaniando al Capitan Giouanni di Grifalua Generale di quell'armata cheal- hora fi trouaua nella naue capi tana, ad effetto , ch'egli feguiffe in tutto le richiefte cY co- nandamenti fattili dalLuogotenente*àche egli non folamente non volle vbbidire,ma ornando alle naui iui prefente , che s'aecompagnaffero con la fua dou'egli era*cYaccom- >agnatich'ei l'hebbe eccetto le due fopradette,con effe naui infieme, circondandole con a fua capitania comando a Capitani di quelle,che fparafflno l'artiglieria che haueuano con roalli duo nauili fin che limetteffero infondo ; fatto quel comandamento publico,sì, che utti l'udirono:comanddil Luogotenente che tenefll in ordine l'artiglieria delli duo na- tili che gli haueano vbbidito . nel qual tempo , non volfero vbbidire aì comandamento di jiouanni di Grifalua le naue ch'erano intorno alla fua capitana, doue li padroni cY Capi- an di quelle , cY egli in quel mezzo mando vn fuo fermano chiamato Vincenzo Lopez, ! parlar al Luogotenente, vdita la fua imbafciata,egli li rifpofe giuftificando la fudetta caufa uà, che'l venir fuo la\era ftato folamete a fine di buona amicitia, per fchiuare fcandoli dC mo irnienti, che feguiuano dallo ftar di que nauili fuori del porto , doue fi folca forgere , come orfali in luogo fofpettofo à far qualche affalto in terra di fua Maeftà, cofa che ftaua molto nale,con altre ragioni che veniuano in propofito.le quali operorono tanto che Io fermano ornato con la rifpofta al Capitano Grifalua , l'informd di quanto il Luogotenente gli ha- lea detto , inducendo il Capitano ad vbbidirlo , poi che egli era chiaro quelli effer fopra la riuftitia in quella prouincia: cV fapeua effo Capitano che infin allhora no s'erano moftrate menti ne prouifioni reali da parte dell'Adelantado Fracefco di Garay 3 ne da parte fua,à che lLuogotenéteSt: habitatori della terra di àStephano haueffero ad offerirti : cY ch'era cofa ilai brutta lo ftar di quella maniera come corfaliin ftato dellaMaeftà voftra,moffo da que- te ragioni il Grifalua co gli altri padroni cY Capitani di naue vbbidirono al Luogotenete, Viaggi vol.3% oo frvennono v, ;;■' I: 1 Mi'i il "-,,)!'■*• 1 ■■:.! ,'■ \yv fti$! "] ' ] '» v' i , :■! f '', rj« f : '" ■ i :, i?,i ' f J \ \'4 : ; '. i pi ■' ' , v .1 : '!!■ , - «.-.. DEL S, FERNANDO CORTESE gè yennono fu pel fiume innanti , doue fogliono forgere gli altri nauili * i quali entrati nel porto il Luogotenente fece préder Giouan di Grifaiua per la difubbidienza paffata:la qual prigionia faputafi dal mio capo di giuftitia maggiore, gli mando l'altro giorno comanda- mento,che fufié liberato cV fauoreggiato,con tutti gli altri venuti in quei nauili , fenzà toc- car alcuna lor cofa.cY cofl fu fatto* ,11 pelle lettere <& andata del capo maggiorai iujìitia à Francefco di Garat, il (jualyifte le patenti <&pro* fiifiom del Cortefe con la cedola mandatali dalla Cefarea Maeflà,difie ch'egli era apparecchiato di adempiere^ quello richiefe al detto Caponi che tutto fu fatto, delle lettere chél detto Francefco ferine alCortefe,& come andò a trouarlo.ilgrando accetto fattoli & il parentado che conchifero. ' |i Scriffe medefimamente effo Capo maggior di giuftitia à Francefco di Garay, il qual era lontano di là dieci d dodici leghe in vn altro porto,facendoli fapere } com'io non poteuo an- elar ad abboccarmi con lui* de ch'io mandauo effo Capo con mia procura di pigliar con lui «ordine fopra di quel che fuffe da fare* cV accio che fi moftraffero le i peditioni d'una parte 8C j'altra,cx: li poneffe conduftone in ciò che voftra Maeftà fuffe meglio feruita.Poi che tal let- tera del Capo maggior di giuftitia fu letta da Francefco di Garay,egli l'andò a trouare,cY fu da lui ben riceuuto cV prouiftoli con tutta la fua gente di tutto quel che lor era neceffario, 3C ragionatoli fra loro in quel congreffo, vedute le noftre patenti cY prouifioni , cY veduta la cedola di che voftra Maeftà , m'hauea fatto gratia , l'Adelantado la vbbidì , fendone coli ri- chiefto dal capo maggior di giuftitia, cV diffe ch'egli era apparecchiato à adempierla ♦ cV che per tal adempimento voler ritirarfi a fuoi nauili con la gente fua, per girfene ad habitar altro paefe fuor del comprefo in effa cedola di voftra Maeftà.cY poi che l'intentione mia era di fa- uorirlo,ch'ei lo pregaua à farli raccor tutta la fua gente , pero che molti di quei c'hauea con- dotti voleano reftarfi : cY altri fé n'erano andati : eYìifaceffe proueder di vettouaglie: delle jj;| quali egli hauea bifogno per li nauili cV per la gente.ilche tutto fu fatto dal capo maggior di ti! giuftitia , come gli haueano comandato. cY andò incontinente il bando in quel porto, do- lorano più la gente d'ambe le parti, che tutte le perfone venute con l'armata di Francefco di Garay lo feguitaffero,cY mettefferfi in com pagnia di lui, fotto pena al cótra fattore s'egli fuffe a cauallo, di perder l'arme e'1 cauallo & effer meffo in prigione, cY al fan te à piedi d'ha- |ier cento fruftate,& ftar fimilmete in prigione. Domando in oltre l'Adelantado ad effa capo maggior di giuftitia,che hauedo vendute alcuni de fuoi l'arme cY caualli , nei porto di Santo Stephano,cY in quel dou'erano,cY altroue in quel contorno , fé gli faceffero reftitui- te,perche fenza tali arme &C caualli ei non fi potrebbe feruire della fua gente ♦. cofi ordino' il capo maggior di giuftitia,che douunche fi trouaffero arme cY caualli di tal gente,fi toglieflc ro à chiunche l'hauea comperate. cY fece reftituirle aH'Acfelatado. Et gli fece in oltre ch'e fuoi bargelli n'andaffero alla ftrada , cY ritenefììno tutti coloro che fé ne fuggiuono. i quali diede prigioni all' Adelantado cY furono molti. Et gli mando' ancora il Bargel maggiore alla terra di Santo Stephano, qual è il porto, cV con elfo vn mio fegretario , ad effetto che in quella terra &T porto fi faceffero Umili diligentie col far de bandi, cY raccor la gente che fé u'andaua, cY fé li rimandaffe. cV accio che s'adunaffe quanta vettouaglia fi poteffe, per prò- uederne le naui dell' Adelantado.òY commiffegli ch'ancor pigliaffero tutte l'arme OC caualli venduti, cY fi deffero pur all' Adelantado . ilche tutto fatto con fomma diligenza, ritorno l'Adelantado al porto per imbarcarfì. cY reftoiìì co la fua gente il capo maggior di giuftitia, per non mettere più careftia nel porto di quella che v'era: cY perche effi fi potettero proue- der meglio. cV quiui flette da {zi ò fette di per faper come s'eguiua l'ordine mio, cY quel che egli hauea proueduto.cY perche vi mancauano ie vettouaglie, fcriffe il capo maggior digiti (tìtia all' Adelantado, fé li comandaua piucofa alcuna, perche zik netornaua alla città di Medico dou'io rifiedo. cY l'Adelantado li fece à fapere g vn fuo meffo,com'egli non teneua apparecchio per andarfene ♦ per hauer trouato che fé gli erano perduti (zi nauili , cY glialtri die gli erano rimafi non erano buoni da nauigar con effi . cY ch'ei fi ftaua facendo vn'infor- matione,per la qual mi conftafse di tutto quelìo, u come li mancaua l'apparecchio per parti re.cY cjic egli mi faceua ancor a fapere che la gente fua , fi metteua à liti cY contefe con efso ìuixon dire che ei non erano obligati a feguirlo,cY che s'erano appellati da comandamenti fatti del mio capo maggior di giuftitia; dicendo no effer tenuti adempierli £ fedici d diciak fette . ,, X .) LA QUARTA RELATION! Z9Q fette caufe ch'allegauano i vna delle quali era , ch'alcune perfone della lor compagnia erano morte di fame.cV ve n erano dell'altre non troppo honefte con tra la perfona diluì, li fece fa peri«ioltrechecontutteIediligen 2 ech'eifaceua,nòglierapofr,bileritenerlagete^ quella che v era la fera.non fi trouaua la mattina, perche coloro che gli erano menati prigio ni,pofti eh erano ilgiorno dapoi in liberta, fé n'andauano . cV che dalla fera alla mattinagli accaddevedermancarfidugentohuomini.fìcheeilopregaua per tanto molto affeituoL mente a non parar» per iniin che giungeffe da lui : perch'egli voiea venir meco a ragiona- mento in quefta atta,& che fé lo lai ciauano la,penfaua di morirfi di dolore. cV veduta tal let tera di lui, fi rifolue il capo maggior di giuftitia d'afpettarlo,cosi ne véne a quello di la a duo ! ^f/ c " t£0 § h ' & di Ia «J« fedirono vn «neffo, col qual mi faceua a faper il capo fudetto, che 1 Adelamado vernila ad abboccarfl meco in quefta citta, cV venendofene a picciole gior nate fin ad vn luogo habitato chiamato Cicoache,a confini di quefte prouincie, che afpetta rebbono in quello la mia rifpofta JVIi fcriffe appreffo l' Adelamado, E auifo del mal apparec chio eh eglihaueua 5 cVdelmal animo chela fua gente gli haueuamoftratoJa v onde perche ei credeua eh io hauerei apparecchio da poter rimediarli , cosi in prouederlo della mia géte comenelreftochelibifognafre,cVpercheconofceadinon poter effer aiutato ne fouuenuto B man d altri.s era nfoluto di venir meco a ragionamento,cY m'offeriua il fuo figliuolo mag ? iore con ciò che egli hauea.cV fperaua di lafciarmelo, ch'egli mi fuffe genero , maritandoli :on vna mia figliuola picciolaXonftando in quefto medefìmo tempo il capo maggior di Jiultitia mentr erano per venir qua , ch'erano venute in quell'armata di Fracefco di Garay rerte perfone d hauerne affai fofpetto,com'amici cV feruitori di Diego Velafco i quali s'era- lomoftraticontrarfjallecofemie^vedendo^henóerabencherimanefferoinprouincia^ jerchedalloro conuerfare s'afpettauano motiui cV inquietudini nel paefe , in conformiti l un fpaccio reale che la Maeftà voftra mi mando per cacciar del paefe tai perfone fcandolo ^comando che ne fuflero cacciau\coftor furono Gonfaluo di Figueroa, Alfonfo di Men- oma Antonio della cerda,Giouanni d'auila, Lorenzo d'Vglioa, & Taborda, Giouannt li Gnfalua,Giouanni di Medina 5 cY altri. Il che fatto, ne vennono fin al detto luogo di Ci- oache ; douegiunfelorolamiarifpoftaalleletterechem'haueanomandate,conlequaliio ;h auifauo,allegrarmi molto della venuta dell'Adelantado.il qual venendo qua, s'attende- ebbe molto volentieri a quanto egli m'haueua fcritto, e* a far che còforme al fuo defiderio gli li partille beniffimo ifpedito Jo proueddi appreffo che la perfona fua veniffe ben tratta i nel viaggio: comandando a Signori de luoghi che li deffero a compimeto tutto quel che tulle necefiano.cV arriuato eh ei fu a quefta città,io Io raccolfi co tutta la bontà dell'animo l dell opere che fi rich iedea cV ch'io potei far per lui,fi come hauerei fatto per vn mio frate! >,che : m vero m increbbe affai della perdita de Cuoi nauilfj, cV dello fuiameto della fua géte. ^Ichegliofferfi avol^ ile.cgh come molto defiderofo di veder effettuai tutto quello che m'haueua ferino in tor o al maritaggiccomincio ad importunarmi molto inftantemente che lo concludeffimo .io per farli piace^ le li fecero di confenfo d ambedue le parti con affai chiarezza cV giuramenti, certi capitoli- le concluderne » il paretado,cY quel che per efeguirlo fi douea far dell'una cY l'altra parte. 5 nqueftopero,chefopratuttofendolaMaeftàvoftra,auifatadiquatohaueuamocapito. ro ne rettane ben feruita.fi che noi oltre la noftra antiqua amicitia , pel contratto cYcapiV »H tranci infieme con ila parentel^mediate i noftri figliuoli reftammo cosìvn'animi cVdi STS v cheniun ^'?,°i^ deuaadaItroche aquelchebeneftauaacadaundinoi,nel- fpeditione maxime dell' Adelantado. 5 Come (agente dcltMtlantado non Colèndo andar con lui fé n'andò fra terraferma, &per lifuoi difordmifi causo reuolutwne delpaefe.della morte del detto adelantado. Ho dato conto di f opra alla Maeftà voftra,del molto operar del mio capo maggior di siu ia: a fine che la gete dell'Adelantado, che andaua fparfa E il paefe £à&S^SM ^edih g enzevl?tehJequaliancorchemolte,nonbaftarono P aleuarIom ncetta contro ad effoFrancefco di Garay + anzicredendofidouer effer coftreXonfo?me ■ a tre,a tre e* a iei,a leu de fletterò afeofi di quella maniera fenza poter effer trouati:cofa Viaggi vol.3% r 00 jj che i 'l'H'j.ltl'i!', •':«! ' :;^':.t ! "'?|iv''*! h'X m Ì'WV i ■*— ,"*' iujiiirW * ! k ■* DEL S. FERNANDO CORTESE che fu ragion d'alterar gli Indi di quella prouincia» tato per veder li Spagnuoli fparft in più jbande,quanto per li disordini che è faceuano tra paefani, togìiédo lor per forza le donne e'1 mangiare,con altre inquietationi cV motóri, onde fi caufd la reuolution di tutto'I paefe,cre- dendofi che,fi come l'Àdelantado hauea mena voce , fuffe diuifion fra Spagnuoli fotto di^ uerfi fuperiori.il che ho racconto di fopra alla Maeftà voftra cVdiche tutto fu publicatala fama da lui per interprete,che gli Indi poterono molto ben intenderlo»Perilche haucdo pri ma hauuta information gli Indi,doue,come 5 cV in che parti u trouauano li Spagnuoli , tene ro tal arte, che di dì cV di notte diedero loro dètro,in quei luoghi habitat! doue eglino s'eran fparfi,cY fi come li colfero fproueduti cV difarmati , ammazzorno gran numero di loro»& crebbero in tanto ardire ch'arriuorno alla terra di Santo Stephano del porto» doue dettono fi gagliardo affai to , che minerò gli habitatori in gran difagio , tal che [i tennero perduti,& perdeuanfì,fe non fi fuffero trouati prouifti,cY vniti,la onde lì poterono fortificar, cY refifte re a fuoi nimici,fin al vfcire fuori contro di loro molte volte, OC romperli, le quai cofe métre che cofi [i faceuano,hebbi nuoua da vn huomo a pie, ch'era campato da tai rotte , qualmete tutta la prouincia di Panuco, cV fuoi natiui s'eran ribellati: cV haueano vccifo gran numero di Spagnuoli,che erano rimafì della detta gente dell' Adelantado,con altre del popolo della fudetta terra ch'io v'haueuo fondata a nome di voftra Maeftà, cV ch'ei credeua , confiderata la rotta grande di quelli,cheniuncaftigliano vi fuffe reftatoviuo . di chelddio benedetto fa quanto io mi contriflauvcdendo maffimamente,che niuna innouation tale occorre in que ftc partf,che non ci colli troppo: cY che non le ponga a rifehio di perderfi , cY tanto s'addolo Mone del- t© l'Àdelantado di quefta nuoua,fi per parerli d'effer flato cagion di quefto, come gene egli r Adelanta haueua in quella prouincia vn fuo figliuolo co tutto quel che s'hauea portato, che s'amalo do - di dolore cV di tal malatthia morì fra (patio di tre giorni» D' 'alcuni che furono dfsaltati alla flrddd . come gli huomini del Luogotenente furonol>cafi fuorchelui & duoi a cdudllo . come d Corte fé ijpedì ~\n Capitano con due altri della terra con quindici mila huominiper~\>no gl'ordine datoli, il Capitano combatte in duo luoghi <& ha~Vittoria, come della prouincia di Panuco furon fatti prigioni da quatrocento tra Signori & principali } oltre il~Vulgo. i quali tutti, cioè i principali furono abbm ciati per iujtitid & pdcijìcdtd Idprouincid, Ma perche la Maeftà voftra s'informi più particolarméte del fucceffo dopo hauuta que> fìa prima nuoua,cid fu,che poi che quello Spagnuolo porto nuoua della folleuation di ql> Tacemco. la gente di Panuco.perche egli non daua conto d'altro/aluo che in vn luogo detto Tacetu> co, mentre ch'egli cV tre altri a cauallo bC vno a piedi veniuano a viaggio , quei di tal luogo gli affamarono alla ftrada,cY combatterono con loro, cV vi furono vecifi dua a cauallo cV Tal irò a piedi, cV il cauallo dell'altro ♦ & eh ambidua s'erano faluati fuggendo foprauenutala notte.cY che haueuan veduto vn alloggiamento di quel luogo , doue egli douea afpettar il Luogotenente con quindici caualli cV quaranta fanti flarfi tuttauia abbruciando» & che pei i feo-nali vedutiui fi credea che vi fuffer rimafì tutti morti» Afpettai fei d ver fette giorni pei altra nuoua di quefto»cY mi giunfe in tal tempo vn'altro mefio del Luogotenente,iqualidi Taoeftedii ceuareftar in vn luogo detta Teneftechipa della giuridittione di quefta città, che dande e F- confini da quella prouincia»il qual mi faceua a faper per fua lettera,come trouadofi in Tace- tuco,con quindici caualli cV quaranta fanti,afpettando più gente,che s'hauea a congiungei conlui,perche egli andaua dall'altra banda del fiume ad amicarne certi luoghi che ancor no ci erano amici,vna notte a l'alba gli haueuano circondato l'alloggiamento con di molta ge- te SC meffoui fuoco. cV per quanto prefto eglino haueuan caualcato , ftando alla fprouedu- ta,per eller venuto in fin là tanto al ficuro , com'erano venuti, gli haueuano appreffati tan- toché gli haueuano veci^i tutti , da lui, cV da dua altri a cauallo in fuori , che s'erano faluati fuggend o,bcn che haueffero morto a lui il cauallo»d'onde vn'altro s'el porto via in groppa. cV che s'erano faluati , pero che di là a due leghe , ritrouorno vn capo di giuftitia d'effa terra con cer tagente,ehe li raccolfe,ben che non vi s'intertennero molto » ch'egli cV loro vfeirno iuependodi quella prouincia.cY che non teneuano auifo ne fapeuano altro della géte rima fa i'neffa terra,ne dell'altra dell' Adelantado Francefco de Garay diuifa in certe parti, perche fi come ho detto alla Maeftà voftra dapoi che l'Àdelantado era venuto là con quella gente, &hauca parlato a paefani, dicédo ch'io non haueuo da impacciarmi co effo loro perch'egli LA QJARTA RELATIONE era il Gouernatore:cY quello al qual douetiano vbbidire,cY che imendofi efTì' con lui, fcac- ciarcbbono tutti quegli Spagn uoli eh 'io haucuo, cV q uei di quella terra,cY q aanto più io ve ne mandaflneffi s'erano alterati 5 ne mai più volfero feruir bene a Spagnuolo alcuno» anzi n'haueuano vecifi alcuni trouati a cafo foli per le firade. ond'egli credeua ch'ei fi fuifero con giurati a far quanto fecero,ei come haueuano battuto lui cV coìor ch'erano con lui, cofi ere- dea che haueller battuti tutti gli altri fparlichi qua, chi La , perche fi ftauano fenza vn mini- mo fofpetto di quella reuolutione , vedendo come infìn allhora efii haueuano feruito loro fenza riferimento di ftar foggetti. Hauendomi lignificato in oltre con queft'auifo della ri bcllion de i natiui di quella prouincia , cV fapendo l'uccifioni di quegli Soacrnuoli , quanto più pretto io poterti,fpedrj lubito cinquanta caualIi,cY cento fanti bàìeftrien , & fchioppet- tieri,con quattro pezzi d'artiglieria, co aflai poluere OC munitione, fotto vn Capitano Spa- gnuolo &' con altri dua di quella citta, quindici mila huomini g vno. comodando a elio Ca pitano che co la maggior fretta ch'ei pò teffe arriuaffe in quella prouincia^s'afìàticaffe d'en trami fenza intrattenerli altroue,no lo sforzando gran neceffìta, fino ad arnuar alla terra di Santo Stephano del porto: a fapcr nuoua de gli habita tori cV gente ch'io v'haueuo lafciato* Potendo edere che fuilero attediati in qualche parte, & accio che deflé lor foccorfo ♦ ilche fu coli,cV s'affretto il Capitano quanto più puote:cV entro nella prouincia: & cobatterono co lui in dua luoghi: cV dandoli Dio vittoria,fegui marciando per inOn ch'egli arriud a quella terra,doue e ritroud véndita caualii et cento fanti,tenuti quiuiaffediati: et combattuti feio N fette volte: ma difefifi co alcuni pezzi d'artiglieria che haueuano 1 ancor che'l poter loro no era di più oltre difenderfi,ne anche con poca fatica » OC sei Capitano ch'io madai indugiaua tre di,non vi faria reftato huomo di loro, che hormai moriuano tutti di fame, cY haueuano mandato vn brigantino^! quei nauili che coduiTe la FAdelantado,alla Veracroce, per dar- mi la nuoua di lacche per altra via non poteuano: cV per vettouagliarlì con quello,come da- poi fi vettouagliorno : benché erano di già flati foccorfi dalla gète ch'io haueuo lor madato, Quiui feppero,come la gente lafciata da Francefco de Garay in vn luogo detto Tamaguil- Tamagni- :he,erafinacentoSpagnuoliapiecVacauallo:iquali eranoftati tutti morti, non effendo che ' cappato più che vno Indo , dell'ifola di Giamayca: ilqual Ci fuggi fu per i monti, da il quale Giamaic* l'informarono come gli haueano fopraprefì di notte i cV trouofii per cóto, eflér raortidella Ifola " reme dell'Adelantado dugento cV dieci huomini: cV quarantatre de gli habitatorn ch'io ha leuo lafciato in quella terra,iquali andauano per i luoghi raccomandati a loro,cV credei] an ora che furono più di quei dell'Adelantado,che di tutti non fì ricordano, con la géte mena ala dal Capitan o,& che! Luogotenente cV capo digiufìitia che haueuano nella terrari tro rarono in tutto ottata caualli,cY partiti in tre parti fecero tal guerra in quella prouincia che fecer prigioni oltre al vulgo da quattrocento tra Signori cY huomini principaluquali tut ^ i,cioe 1 principali s'abbruciorno per giuftitia,hauendo confeffato com'elTi erano fiati imo 2S2?" ori di quella guerra cV che qualuche di loro sera trouato alla morte,d egli haueua morti de « cifcaab- ;h bpagnuolulehe fatto Iiberorono de gli altri che haueuano prigioni,co quali riduflero la bruciati * ;cn te all'habitation de fuoi luoghi i cV prouidde il Capitano a quelli di nuoui Signori a no ne della Maeita voltra in perfona di quelli che fecondo il coftume loro per fuccefrione do- leano hereditargln In queft'hora ho riceuuto lettere dal medefimo Capitano cV d'altri che mo con lui,con auifo,che horamai,a Dio gratia , tutta la prouincia e pacifica cV ficura cV i irouincmli teuono bene: et credo cherl dxllxirbo della cii& patita £arf pace per tuteo Tanno Creda la Maefta voftra,chequeftenationifono tanto folleuabili, che qual rivogliano^ ^.oapparatodifollerationchevegganojecommuou&perd udme il ribellarla: foUeuarfi cotta i lor Signori, ne vederanno mai occafioni a quefto che ionia piglino» n Come il Cortefe comprati cinque nauilij & ~Vn brigammo & fatto quattrocento huomini li mandò al Capo ouer promontorio ctHibuere & con che ordine & perche cagione, & ducati ottomila alìkla del la CubaJeprouifiom & ejpeditioni fatte per [coprir nuouipaefi& yanenationi. Io difìl ne i precedenti capitoli come al tempo ch'io hebbi nuoua dell'arriuo dell'Addali ido Francefco de Garay a quel fiume di Panuco,io haueuo in effer armata d seme da man arai capo o promontorio de Hibuere:cV le caufe che mi moueuano a quellct da chefìfo- •rafede per tal amuo,credendo ch'elio Adelantado d'amhorita- propria fivoìeffemettera Viaggi vol.3% 00 iij poffedere < "'*:,; il' i* i" .,«1,1" M ■ife'V;* '•■■*! \ l'ftk £ ' (! ; Il . "tfftl | ira '■ : ,, ;: »w^" ; ;^ ■ "",} > ■ \-.Hlml ,". ,"*' tè W£ k..V;l'N f i !l ■• DEL S; FERNANDO CORTESE pofTedere il paefe,a che volendo io relìftere,s'egli l'haueffe fatto , mi fu necefìàrio tener tutta la gente* Dopo finita quella fpeditione con lunfe ben mi feguiua fpefa grande nel foldo de rnarinari,eV fornimenti per nauilrj, cV nella gente che vi douea nauigare: parendomi che di quello voftra Maeftà,ne fuffe molto ben ferui ta.perfeuerai nelmio primo propofito, cV co perai altri nauilrj oltre a quelli ch'io haueuo,che furono cinque più groffi,c2 vn brigantino, cV feci quattrocento huomini.iquaii forniti d'artiglieria munitioni dC arme,cV d'altre robbe dC vettouaglie: oltre a quello di che furono proueduti in quefto luogono madaiaduamiei famigliari più d'otto mila ducati d'oro,airifola di Cuba:accid che li comperailero caualli & robbe fi da portar in quefto primo viaggio, come perche teneffero in punto da caricar i na- uilrj alla tornata: accio chenon reftaffero di far l'effetto a che io li mandauo,per mancamelo di cofa alcuna: cV accio che in fui principio, per mancaméto di robbe non faticammo gli huc j-nini del paefe,ma più tofto glidefiinoeffidiquelche portauano, che togliefTinoilloro» Con tal ordine fi fono partiti dal porto di San Giouzni di Chalehiqueca, alli vndici di Gen naro 152-4 per andarfene all'Habana,che e la puta dell'ifola di Cubandone s'hanno da for- nire di tutto quello che mancherà Ioro,cV fpecialmente de caualli,cV quiui vnire li nauiltj,et dipoi con la benedittione di IDio feguire il loro viaggio verfo il detto paefe: cV arriuando al primo porto di effa/altare in terra,cV sbarcare tutta la gente, caualli cV munitioni cV con ciò che portono in detti nauilfj*cY dipoi nel miglior iito che parrà loro, fortificarli con fua arti- glieria che portono molta S>C buona, dC fondami vna popolatione: òi fubito le tre naui mag gior che ho fpedite per l'ifola di Cuba, al porto della città della Trinità , per effer luogo mi- gliore da femiaruifi: doue babbi da reftare vno de mia creati g far prouifione delle cofe che li fufììno di bifognOjcV che! Capitano mandarli a richiedere* gli altri nauilrj più piccioli,^ il brigantino col Pilotto maggiore cY con vn mio cugino lor Capitano detto Diego hurta- do,debbano trafeorrere tutta la riuieta del Porto dell'Afcéfione, inueftigado di quello ftret to che fi crede efferui: dC vi fi fermino tanto che non refti lor più da veder cofa alcuna, cV ve- duta che l'hauerano,ritornarfene doue farà il iudetto Capitano Chriftoforo Dolid ♦ cY di là con vno de nauilrj m'auiferanno di quel e hauerano ritrouato,&: ch'effo Dolid hauera fapu todelpaefe dC che li farà fucceffo in quello, accio che di tutto io pofTì dar copiofoauifo alla Maeftà voftra* Io difìTi ancora qualmente io haueuo gente per mandar con Pietro d'Al- uaradoà quelle città d'Vclaclan,cY Guatemala: delle quali hofatto métionene capitolipai fati,cV ad altre prouincie,delIe quali ho notitia che fono innazi a quelle, cV come s'era fopra feduto per Farriuo del detto Adelantado Francefco de Garayv cY perch'io teneuo già fatto molta fpefa,fi de caualli OC arme,cV artiglieria cV munitione;, come di denari dati per fouuen tione alla gente«cV perche io credo che di eie noftro Signor Dio,cY la Maeftà voftra h anno da tenerli molto feruiti: OC perche fecondo la notitia hauuta,fo penfo feoprire g quella par- te,di moltijcV molto ricchi cV ftrani paeft,cY di molte cY varie nationi,fon ritornato a perfe- uerar nel mio primo propofito^cY oltre di quel che prima s'era prouifto per tal viaggio io ri feci la prouifione ad elio Pietro d' Aluarado , bC lo fpedfj di quefta città alli 6 di Decembre del 1 5 2, 3 ♦ cY conduife feco cento venti da cauallo , con li quali cY li carriaggi erono cento cY fettanta caualli.cY trecento fantutra li quali fono cento trenta baleftrieri cY fchioppettie- tijk conducca anche quattro pezzi d'artegliaria, con affai poluere cY munitione, cY ne an- dauano feco alcuni huomini fegnalati : fi de natiui di quefta città : come dell'altre di quefto contorno,cY con loro dell'altra gente,non pero molta:per eifer tanto lungo il viaggio* > ghno haucikroj)iantc&fcmida orridi Spagna,* ella fuffcferuita di farceli madare, come io la applicai co gli altri auiùfccódo coftor lì danno volentieri all'agricoltura,* ad allenar arbon:che m proceno di poco tèpo,ne farebbe qua copia grande, da che ridonderebbe à lei non poco feruitio. perche farebbe caufa di perpetuar diquà*hauerci maggior entrata* dominio ai quelchehora, la Dio merce, lì poflede da voftra Altezza, al che tare ella fi pud Forte fatto render bencerta,ch io non mancherò punto, * mi ci affaticherò con tutte le forze * poter inTc ™fti- ch'io faro fulnciete.operai f ubito che s'acquiftó quella citta, di farci vna fortezza in acqua, in parte d enadoue io potetti tener ficuri i brigantini^ da quello offenderla tutta,fe volete xnnouare,*douelulle in mia libertà l'ufcire * l'entrare quand'iovolefiTi :*fecefì cVètal- mente fattorie diquante cofe d'Arfenali * forti io ho veduto(che ne ho vedute molte) nò io a quaì d elle ^agguagliare^ moki che ne han veduto più di me, affermano quel ch'io di^ co^gh e in quello modo : egli ha nella palude due torri ben forti,cò le lue cannoniere in luo ghi conuenienti .1 una di quelle due torri fi porge in fuori dalla cortina verfo l'una parte del forte con cannoniere chefpacciano tutta vna cortina:* l'altra verfo l'altra parte nel medefi mo modo.dall'una all'altra di quelle due torri e vn corpo di cafa,di tre vaft,doue Hanno i bri gannirla porta de quali per l'entrata * per l'ufcita e verfo l'acqua fra effe due torri,* in tut to quello corio di cafa fono parimele le cannoniere, in capo al quale verfo la citta, e vn'altra B molto gran torridi molti alloggiamenti al baffo e allaIto,con le difefe** offefe per la città* * perche io ne manderò il difegno alla Maeftà voftra , onde fi comprenda meglio non ne diro più particolarità^ e non ch'egli è tale,che tenédolo noi, e in arbitrio noftróla pace * la guerra,quando ci piacera,mentrevifì tengono i nauili* l'artiglieria che hor vi fi tiene,Fat ta quella fortezza,parendomi che horamai io poteuo adempir fìcuramente almio deride- no,di tirar popolo a quella città,io ci venni con tutta la mia compagnia.et fi diuifero i fuoli per lecafe fra gli habitatori,neIla qual diuifione io diedi vn fuolo per vno a tutti coloro che furono de conquif latori in nome di voftra Altezza, per la fatica paffata , oltre a quello che shada dar Ioro,come ad Ih abitatocene hanno ad effere fecòdo l'ordine di qua\ Infìno a qui U tono itudian tanto in far le cafe de gli habitatori,che ce,n'e gran quantità di fatte,et altre fì trouano horamai a buon principio 4 * g efferui copia di pietra calcina * legnami * d'affai inameni che coftor del paefe fanno,e fi fanno da tutti cofi buone * grandi cafe, che la Mae ila voirra può credere che di qua a cinque anni,quefla farà la più nobile * popolata città * di migl iori edin'cn che alcun'altra ila douunche s'habita il mòdo: l'habitato da noi Spagnuo li e diuifo da quel de terrazzani: dividendoci vn braccio d'acqua, benché tutte le ftrade che attra uerfano l'habitato hanno ponti di Iegname,per li quali fi pratica dall'una parte all'altra» hanoii duo mercati da terrazzani: l'uno è nel lor habitato , l'altro in quel de gli Spagnuolu m queftì fi portano d'ogni guifa vettouaglie * robbe che fi trouino in paefe:dal qual tutto i li con corre a vender qua\ne qui manca cofa alcuna che ci foleffe effere in tempo di profpe- rita. vero e che di gioie,d'oro,d'argento,ne di piume, ne d'altra cofa di gran prezzo non ce ne fono,come ci foleuano effere: con tutto che fi feoprino qualche pezzo fatto d'oro * dar gento,ma piccioli,* non come prima* li 'modo che tenne yil Cortefe per hauer artiglieria^ quanti pe^ihorafenetruouihauere. delle minere ài rame ferro &folfore che fi fono ritrouate. Perledifferenze che Diego Velafco ha voluto hauer meco, * per la mala volontà che percaufa*interceffione di lui m'ha portata Don Giouanni daFonfeca Vefcouo diBur- gos:* per quelli gli miniftri della cafa de traffichi di Siuiglia:alli quali egli hauea cofi com mandato,* Giouan Lopez derecalde coputifta di quella in fpecie:da quali dependeuail tutto in tempo del Vefcouo : io non fono flato prouifto d'artiglierie * arme, come m'era neceiiario: polio che molte volte io habbi mandato il denaro per hauerne ♦ & perche non è cofa che pi u fuegli l'ingegno humano che la neceffità: io come huomo che la prouauo tato eltrema*irremediabile, poi che quelli non lolafciauanovenira notitia di voftra Maeftà m affaticai m cercar modo , pel quale non fi perdeffein quella quel che con tanto trauaglio * pencolo,s era guadagnato,d'onde ne faria potuto venir tanto deferuitio a noftro Signor Dio * a voftra Maeftà Cefarea,* pericolo a tutti noi che ne trottiamo qua\ * mi felicitai grandementedicercarramiinquefte gai v l .<• J< ! \'u iìk t' ''"";,)'!', ami ■' 1 < !■ '• . : "y.a» *,* ;i 1 $*. /*■■*'■:■ . . ,»J :[ Pi, itti .■ni» ,, ■H I v, j :;i p umcia 4 il DEL S, FERNANDO CORTESE gai per affai rifcatto.eV hauutane quantità feci che vn maeflro qual fi trouó qua per forte, ne faceffe artiglieria 3 cV fecemi dua mezze colubrine: che fono riuicite coli buone, che d'ugual mifura non poffono effer migliori,cY pche trouato il rame mi mancaua ancor lo ftagnot,fea za il quale non u' pud fonderei per elfi duo pezzi n'hauea trouato con diffi eulta grande,, coftandomi molto da quakheduno,che n'haueuano piatti cV credenzone più ne riti ouauo di caro,ne a buon mercato : cominciai ad inuefìigar per tutte le parti, s'egli ve n'era in qual-» cheduna + 8f volle Dioiche cura cV curo fempre a proueder al maggior bifogno, che tra nati> ui d'una prouincia chiamata Tachco,fe ne feoperfe certi piccioli pezzi, in foggia di mone- te affai fotuUcY feguitado d'inueftigare,io ritrouai che in quella prouincia, banche in altre vi fi fpendeua per monetai con proceder più innàzi,feppi al ime ch'ei ii cauaua in tal prò Tachco jp- uincia di Tachco,poiìa lontana da quella città vernici leghe: & fapute le minere in canneti te,io mandai la ferraméti dC Spagnuoli,che me ne portorno la molfara,& da queli'impoi or- dinai in modo,che me n'han cauato quelfche mi e bifognato : cY fé ne cauera più, fecondo il bifogno,benche con affai fatica ♦ cercandofi ancor di quelli metalli fi feoperfe vena di ferro affai grande,fecòdo m'informarono quei che dicono di conofcer'a Jo qual Magno feoperto, io ho fatto,cY faccio ogni di qualche artiglieriaJi pezzi che a queft'hora fono finiti,fono cin que,dua mezze colubrinc,£c" dua alquanto minori di mifura, cVvn cannone cVduofagri^ ch'io portai quando venni in quelle bande: dC vn'altra mezza colubrina ch'io comperai de beni dell' Adelantado Giouan ponce di Leon.De nauili venuti in qua, io ho tra tutte l'arti- glierie di metallo picciole cY grandi maggiori de falconetti, trentacinque pezzi : cV di ferro colato tra bombarde àC paffauolanti cY altri tiri,fino a fettanta pezzi . ii che hoggimai, lau- dato ne GaDio, ci potremo difendere . cV non manco ci ha prouifto Dio per la munttione, hauédo noi trouato,tanto dC fi buono falnitro.che ne potremo fare prouifione per altre ne-- ceffhà,cafo che noi haueffimo le caldaie da cuocerlo.ancor che affai fé ne difpenfa di qua nel le molte imprefe che fi fanno* Quato al zolfo,io ho di già fatto metionc a voflra facra Mae- fià d'una motagna,qual e in quella prouincia,che eshala gran fumo , dalla qual calatoui per la bocca in grufo vno Spagnuolo fettanta ouer ottanta braccia , fé ne cauato tato che infino a qui ci e baffato.ma d'hora innanzi non haremo neceffità a porci in u' fatto trauaglio, per effer il luogo pericolofo,cY io ogni volta ferino che ce lo madino di Spagna : cV voftra Mae- ftà èflataferuita che più non vi Ila Vefcouo,che ce l'impedifca» Come hduendo il Corte (è ritrouato due leghe dtfeofìo dui porto di San Giouanni ~Vn bel fito per fondami yna torà con tutte le qualità che fi richieggono^ ha fatto fabnear 1/na città, qual fbera e babbi ad efier delle migliori delia nuoua Spagna. Dopo hauer fituata la terra di Santo Stephano , che s'habitd nel fiume di Panuco, cY ha^ uer poilo fine alla conquifta della prouincia di Tequantepeque,cY hauer ifpedito il Capita- no,che andò a gl'Impilcinghi cV a Coliman,di che tutto ho fatto mentione in vno de i pre- cedenti capitoli innazi ch'io veniffì in quella città,andai alla terra della Veracroce,cY a quel la di Medellino,a caufadi vifitarle cY ,pueder ad alcune cole, che n'haueano mef fieri in quei portu&T perche io trottai , che per non hauer luogo habitato da gli Spagnuoli più preffo al porto di San Giouani di Chalchiqueca,che la terra della Veracroce,andauano là a fcaricarfi i nauili: cY che non effendo ficuro il porto come conuerria, per le tramontane che regnono in quella fpiaggia/e ne perdeuano molti: andai ad effo porto di S*Giouanni a cercarui d'ap preffo alcuno uto per far habitarlo : ancorché nel tempo ch'io già vi fui , ci fi cercarle con gran diligenza,cY non ii troua(fì,per effer tutto mótagne di rena, ch'ogni volta fi mutano: hora io fletti quiui qualche di cercandolo , cV volle Iddio che fi troud due leghe difcoflo da quel'porto buon fito,co tutte le qualità che fi richiedono a fondar terra . pero che vi fono di molta legne,acqua cY pafcoli,faluo che non vi u troua legname ne pietre da fabriche fé non molto lontano,Trouo(Ti acanto a quello fito vn fìumicello pel quale io mandai giufovn burchio g vedere fé fi vicina g quell'in mare , d fé per quello potrebbono venir barche fino al luogo che vi s'habitaffe,cY trouoffì ch'egli met teua capo in vn fiume ch'efee nel mare: dC trouoffl in bocca del fiume effere vn braccio più, d'acqua , in maniera che nettandofi il fin- micelio, il qual è occupato d'affai legni d'arbori,potriano venir le barche contra acqua a fca ricar fi fin nelle cafe de gli habitatoru V edendo dunche tal fito a propofito,cY la neceffità del rimedio per i nauili, io feci che la terr di Medellino polla venti leghe fra terra ferma nell<| prouincia LA QUARTA RELATIONÉ 2 f5 ■A prouincm di Tatalptctdco fi trasferiffe quiui.& cofi fecefllche horamai vi fi fono trasferita Io,& a are cafa detraffichi in quella terra, che ancor che fi ri tenghino i nauili allo faSfi no.* io credo certo che dopo quefta citta quella fia per effere la miglior m u che^quc ita nuota Spagna , perche dall'hoc in qua'vi fi fono (caricati nauti?, & k b«chen^ vanno ^ ^Z P nT > ' l 1 f , Caridmi ° fe ? Za Vna minfma ^tka: &: itaranoui da qui in. itr^ Sadeffonon!^ mnn addio non s e dato,pero chela ftrada e migliore,* il fcurta vna giornata. jirettoper il !'tì!^j :«| ., ■*f i ' '%■ : •>m t , h M (il ; ■■!" . • ;:^*' imi tir.. J <■ l- '"il' ì.ji «il" 1, '. IH' i ! 1 • , ,1,1 ili 4 • ! !'• ; ■ V * ■ Ì'Ì' Il nifi i" k ì DEL % FERNANDO CORTESE gerla terra con quella che fcoperfeMagaglianes,cV gli altri a tramontana fìnoacongiun- 1 gerla con li Bacagliaù fi che d per vna parte d per l'altra non fi rimanga di faper il fegreto* io certifico la Maefta voftra.,che fecondo l'informanone datami de paefi lungo il litio del mare di mezzo giorno,mandando per quella banda quelli nauili , io v'haurei latto di gran guadagni : ma per faper il fuo gran defiderio di conofcerèil fegreto di quefto ftretto,cY il no tabi! feruitio che con ifcoprirlo fi farebbe alla fua coronatale, io pofpongo ogni altro pro- fitto cV guadagno,che me di qua affai chiaro,per feguir quell'altra ftrada.l'incamini noftro Signor Dio com'egli ne fìa più fermio ,& la Maefta voftra,adempia il fuo defìderio,et io pa rimente il mio di {coprirlo* Supplica il Cortefi che battendo egli fpefidd ducati fefianta mila delle rendite della C efare a MacJìàÙ* più di cinquanta mila defuoi per pacificar gli paefi & ampliar gli siati di lei che trouandoji efter cofijifiano pagati per li mmijìri eli ella ha mandato per riueder h conti delle fue entrate reali. Sono arriuati li miniftri che la Maefta voftra ha fatto venire per attendere a negotrj delle fue entrate 8C faculta reali,cY hanno cominciato a riueder i còti a coloro,che haueuano dian Zi quefta cura,datagli da me a nome di voftra Altezza , cV perche tai miniftri l'auiferanno, del ricapito a che inim qui fono ftate le cofe, ionon mi (tenderò in darle conto particolar di tutto: ma mi rimetterò folo a quel che gliene farà dato da loro: qual'4'0 credo che farà tale,che fi potrà conofeer da quello la follecitudine 5C vigilanza hauuta fempre da me in ciò che s'ap J partenga al fuo feruitio reale : cV che fé ben l'occupatione delle guerre,c\: la pacificatione del paefe è Hata tanta,quanta il (ucccHo la dimoftra,io non per tanto mi fono difmenticato dite ner fpecial cura diconferuar cY adunare tutto quel che mi fìa ftatò poffibile, di ciò che le e apartenuto,cY s'è potuto applicarle, cV perche per il calculo ch'eiTi miniftri ne madano a vo iìra Maefta appare,com'elIa vedrà ch'io ho fpefo delle fue entrate in pacificar paefi, et in am pliar gli ftati ch'ella ha in elfi più di feffanta dua mila 8C tanti ducati d'oro , eglie bene che vo Ara Altezza fappia non efferfi potuto far altro* perche poi ch'io cominciai a fpendergli, a me 110 era già rimafo altro da fpendere: 8£ ero impegnato per più di trentamila ducati d'oro liauuti in preftito da piti perfone*cY non potendofi far altrove fi poteffe efeguir altrimente il fuo feruitio come la necelTita cV il mio defiderio richiedeuono , io fui forzato a fpenderli» ma non credo enei frutto già redondato, cY che ne ridonderà per l'auenire fìa ftato tanto pò co 3 che non ci renda più di mille p cento. OC perche i miniftri di voftra Maefta con tutto che colli loro,come g hauergli fpefi,eila ne fìa ftato molto ben feruita,no me l'accettano ne i con ti con dire che non hanno commilitone di quefto: io la fupplico a comandare, che apparen do ch'eglino fieno ftati bene fpeli , mi fieno accettati , cV mi fieno pagati, altri cinquanta ex! fanti mila ducati d'oro ch'io ho fpefo della mia faculta, cY ch'io ho tolti in preftito da gli ami ci,perche fé non mi f uffero pagati,non potrei fatisfar a coloro che me gli hanno preftati,3c" reìterei in grande neceflltialche non penfo io che fia permeffo da voftra Maefta ma più to fio che oltre a far pagarmegli 5 ella ha da commettere che mi ii faccino di molte cV gradi gra- tie.che oltre all'effer lei tato catholico principe cV chriftiano , i miei feruitfj quanto a loro no ne fono indegni, cV il lor frutto da di cirì teftirnonio* Come efiendo siate tolte le cofe chel Corte fé mandaua all' Imperadore,ei procurerà dì mandargliene dipi» pretiofe y & di quelle che bora li manda tra le quali Ve ~\na colubrina d'argento,® 1 dell oro delle fue entrate ducati fefìanta mila:de fimslrì portamenti di Diego Velafco. Ho faputo da fudetti miniftri 3 cV da altre perfone venute in compagnia loro, cV per lette- re riceuute da cotefti regnicene le cofe ch'io madai alla Maefta voftra per Antonio di Qui- gnones cV per Alfonfo d'Auila partiti di qua procuratori di quefta nuoua Spagna no fé le prefentorno,perche furon pigliate da francefi, perla mala prouifione che mandorno , quei della cafa de Traffichi di Siuiglia,per accompagnarli fin dall'Ifola de gli Aftori * cV benché per il gran pregio cV nouità di tai cofejo defìderaffi che voftra Maefta l'hauefle vedute, pe- ro cheinfieme col feruitio che a lei fé ne faceua, i miei feruigi farebbono ancor fiati più ma- nifefti , 8c g quefto me ne è increfeiuto affai,ma mi fono anche allegratole le pigliartelo, gche vien per tanto a macar poco alla Maefta voftra: & io procurerò di mudargliene dell'ai tre molto più preu'ofe cV nuoue.fi come io n'ho nuoua per alcune prouincie ch'io ho di già Biadato a concmiftare 3 £ C per altre doue io manderò ben prefto , hauendo la gente per aue- LA.QJVARTA RELATIONÉ 29S A fio effetto.cY li francefile* altri principiali quali (arano palei! le Cadette cofe, conofeeranno per quelle la ragione ch'egli hano di f ottoporfi alla corona Imperiale di voftra Cefarea Mae ita ,poi che cure de i molti cV gran regni et fiati ch'ella poflìede in co tefie partila quefie can to diuife cV appartatelo che fono il minor de Cuoi vaffalli, le puffo far tanti cV tai feruigi per commciamento adunche dell'offerte mie, io le mado hora per Diego de Soto mio famiglia te alcune cofette,refta temi allhora per rifìuto,come non degne d'accompagnar l'altre, &al> cune eh io ho fatte dall'hora in quache fé bene com'io dico mi refiarono per rifiutate, hano pur qualche vifta.io mado con effe vna colubrina d'argento,nella qual fonditura vi fono iti ventiquattro canthan cV cinquanta libre, benché perefferfìfufa due volte, credo fenelìa perduto qualche poco. cV benché ella mi ila coftata affai J perche oltre al coùo del metallo il qual fu di più di quattro mila cV cinquecento ducati d'oro , a ragion di più di cinque ducati doroilmarco,conlaltrefpefedefonditori cV d'altri, & dicondurla linai porto/ci fi fono ipeli più d altri tre mila ducati d'oro.imperd effendo cofa di tanto prezzo, tanto da vedere * ™%™ d * tmt Jt zlt S fttatfa & eccellentiffimo, mi diedi i farla & (penderci, io fupplicó voitra Cefarea Maefìa,che accetti il mio picciol Cerukio , filmandolo quanto merita lì mia gran volontà di farnele de maggiori s'io haueffi potuto l perche ancor che com'io ho detto di iopra,io fufii indebitatolo mi volfi ancor più indebitare, pel defiderio mio ch'ella cono Ica quantoio defiderjferuirla. fendo io fiato fi mal fortunato che in fin qui ho hauute tante B comrarietati innanti à lei,che non m'hanno dato opportunità con che manifeftarle tal mio desiderio. Io mando medefimamen te alla MaefiV voftra 5 oro per feffanta ÒY più mila duca m di quel die le e apertenuto delle fue entrate reali, fecondo vedrà per il còto chei fuoi mini itn^ioglienemandiamo.cVneliamoarrifchiatiamandarle tanta fomma in vna volta fi irra Maefta,non Ci curi molto della perdita del paffato.f e ne manderò dopo quefto, q ualun^ che voltaci farà il modo,tutto quel più ch'io poero\& creda voftra Maefia,che fecondo fie^ no mdrizzate le cofe,cV che in quefie parti s'ampliano li fuoi regni ÓV fignorie, ch'ella hau> ra inqucfii più ficure entrate fenza fpefa, che in niffun de gli altri: faluo fé non ci occorrono diihwbi come quelli che infino a qui ci fono occorfì. Dico quefio, pero che dua di fa arriuó si porto di San Giouanni di quella nuoua Spagna, Gonfaluo de falar fattor di voftra Altez za,dal qual ho faputo che,nell'ifola di Cuba per doue ei pafio\li differo che Diego Velafco luogotenente in quella parte dell'Almiraglio , hauea tenuto modi col Capitano Chrifta- pnoro Dohd fpedi to da me per nome di voftra Maeftà a fare habitare,le Hibuere cV che s'è Sano conuenuti ch'egli fi dichiarerebbe col paefe per effo Diego Velafco. cafo che per effer tan to brutto 8C in tan to di feruitio di voftra Maeftà , non mi par da credere • per altra parte pero ^locredo,conofcédoitrattichefempreha voluto vfar Diego Velafco per farmi danno cV di (turbarmi fi eh io non ferui,che quand'ei no pud far altro,procura che no venga gen. ; te in quefie parti: cVcome,ei comandai quell'ifola, prede coloro che vi vanno di qua &Tfa loro di molte oppreffioni & aggraurj,togliédo lor quel che portano,* li fa prouar ciò' ch'ei vuole per liberargli,iquali per vederfi liberi dicono cV fanno quanto egli vuole.Io m'infoi •nero della venta cY s'io truouo che cofi fìa,penfo di mandar p effo Diego Velafco,* pren derlo,& mandarlo prefo a voftra Maefta\perche tagliandofi la radice di tutti quefti mali, la qualequefthuomo,fifeccherannotuttigIialtrirami:cViopotrdeffettuar più liberamente * miei feruigi cominciati,* per incominciarli» SW^CortefeLCefhrectM itrajamajede caricatogli far Valida &< gagliarda promfione in mandar perfine relmofe di buona Tuta & efimpio . <& il modo che li parrebbe douerfi tenere per fifiemo loro , & fabricar conuentt & altre cofi necefiane . dell'affittar delle decime. Quante volte io ho fcritto a voftra facra Maefta\le ho detto della difpofìtione che Ci truo uainalcumdi quefti paeii di conuertirf i alla noftra fanta fede Catholica cV effer chriftiani & ho fatto applicarla che per ciò facefle prouedere di perfone religiofe , di buona vita * cffempio cY perche fin al prefente ne fono venuti qui molti pochi,d quafi ninno,* certo e ^«^bbonofrmtogradiffimo quanto più fi poffa m breue,che di ciò farò molto feruito noftro Signor Dio, * s'effettuerà il '' "t à ' ìy'^Ty? y> ''■"'V Vi "■ I.,* ù i 1 " , W ì\ t ■ i';:f«k'(*^ .*». '<**S|Ì'* 1,11, :>>r ' Il" in' :' !■ MI SU DEL S, FERNANDO CORTESE 11 defìderio,che voftra Altezza,ha in quefto cafo,come Catholica»cY perche i comuni delle 1 terre di quefta nuoua Spagna cY io,mandammo a fupplicarla per li detti procuratori Anto jiio di Quignones cV Alfonfo d'auila,che faceffe proueder loro di Vefcoui cV d'altri Prela- ti,per Tadminiflirationi de gli vfficfj cY culto diuino, cV ci parue allhora che cofi conueniffe, cY confideratofi hora bene, mi e" parfo che voftra Maeftà, ci debba proueder d'altra manie- ra^ fine che coftoro di qua fi conuertino,cY pollino effer inftrutti nelle cofe della noftra fan ta kde.QC tal maniera da tener in quefto cafo,à me par che fia,ch'ella, com'io ho detto: faccia venir a quefte bande molte perfone religiofe , cV grandemente gelofe del fine della conuer fione di quefta gente , cV di lor [i faccino conuenti cV monafteri , per le prouincie che à noi parranno conuenienti,cY diano lor le decime per fabricar & fuftentarii la vita.cY l'auanzo di loro fia per le Chiefe,cY per ornaméto de luoghi doue habiteranno Spagnuoli,cY g ferui re in quelle de facerdoti:cV quefte decime, fi ricuperino da miniftri di voftra Maeftà, iquali ne tenghino cóto,8<: ne prouegghino ad effì monafteri cV chiefe,che bafterà per tutti, cV ne auanzerà anche ailai,da feruirfene la Maeftà voftra, cV che ella fupplichi fua Santità', che le conceda le decime ài quefti paefi per quefto effetto,facédole a fapere il feruitio che [i fa à no^ Uro Signor Dio,in conuer tir quefta gente « il che non pud farfi fé non per quefta via . pero che fendoci Yekoui & altri Prelati , ei non cefferebbono dal coftume che offeruano hoggi di,per i peccati noftri in difporre de beni ecclefiaftici, con lo fpendergli in pompe cY altri vi tfj,cY in lafciar patrimoni à lor figliuoli cY à parenti» cY ci farebbe anco altro maggior male, che doue quefte genti al tempo fuohaueuano perfone religiofe, quali attendeuano alli riti cY cerimonie del paefe, cY erano tanto ben compofte d'honeftà cY caftitade , che fé fi fentiua in qualcheduno cofa aliena da quefto,n'era punito con pena di mortele ci vedeffero le cok della chiefa cY del feruitio di Dio, in poter de canonici , cY d'altre dignitati cY fapeffero che fuffero miniftri di Dio,cY gli vedeffero vfar gli vitrj,cY profanerie, che hor à tepi noftri vfa- rio in cotefìi regni,farebbe vn difprezzar la fede noftra,cY tenerla come da burìa,cY di tanto gran danno,ch'io credo che non gioueria predica alcuna che lor fi faceffe» cY poi ch'egli e di tanto momento, cV l'intento principal di voftra Maeftà è cY deue effere , che quefte genti H cóuertino,cY noi refidenti qua a fuo real nome debbiamo efeguirlo , cY hauerne fopra ogni altra cofa cura come chriftiani: ho voluto auifarnela,cYdirgliene il parer mio.ilqual io la fup plico ad accettar come di fuo fuddito cY vaffallo « che fi come io m'affatico , cY m'affaticherà con le forze del corpo,che li regni cY flati fuoi fra quefte nationi s'amplifichino,cY vi iì dila ti la fua real fama cY poter grande,io no defidero meno,ne m'affaticherò meno con l'anima, a fine che voftra Altezza , faccia feminar fra loro la noftra fede fantataccid che ella menti g quefto la felicità di vita eterna.cY perche al dar gli ordinici benedir le chiefe , cY far li facra- menti cV altre cofe non fendo qua li Wekoui y faria diffìcile andarne à cercar prouifione al- troue. voftra Maeftà dee medefimamente fupplicar fua Santità che dia fue facultà de fubde legati in quefte regioni a due principali perfone religiofe che ci verranno, l'uno dell'ordine di San Francefco cY l'altro dell'ordine di S»Domenico,cY fieno le facultà più copiok ch'ella potrà impetrare,perchepereffer quefte regioni tanto remote dalla chiefa di Roma, 6Y noi chriftiani che ci ftiamo,cY quei che ci ftaranno,tanto lontani da rimedi per le cófcienzeno-- ftre»cY tanto foggetti a peccati come humani,gli e neceffario, che fua Santità ftenda le mani con noi altri in quefto,in dare ampie facultadi à tai perfone, cV concedere che ancor l'habbi- no coloro che fuccederanno qua refidenti , quai faranno d il General d il Prouincial di cia- feuno di quefti ordini in quefti paefi» Si fono affittate le decime in quefte bande d'alcune terre, 6Y dell'altre {i fa l'incanto,cY affittanti dall'anno ventitre in qua , gene de gli anni più à dietro à me pare che non fia da curare, fendo flati pochi, cY hauedo coloro ch'erano di qual- che creanza in quei tepi per rifpetto delle guerre,fpefo più in mantenercene non era il prò fitto che ne cauauano.fe altro comanderà voftra Maeftà,che fi faccia, è fi farà quello che più le farà di feruitio» Si fummarono le decime di quefta città del detto anno cY di quefto del ventiquattro,per più di cinque mila 8>C cinqueceto cinquanta ducati d'oro» quelle delle ter- re di Medellino cY della Veracroce fi prezzano per più di mille ducati d'oro de i medefimt anni,non fi fono fommate,cY io credo che monteranno piu.Non ho faputo fé quelle dell'ai tre terre fi fono prezzate,perche fendo lontane,non mene venuta rifpofta.fi fpenderanno di quefti danari in far le chiefe,cY pagarne i rettori,i fagreftani OC gl'ornamenti» 8C in altre bi fogne d'effe chiefe» di che tutto terrà il conto il computifta e'I theforiero di voftra Maefìà,al qual l'in la clvarta relation:*: 3 2 9 é Della prohtbit ione fatta per li pre fidenti circa iltr^rre da (juelT ifole cauaUe & altre cofe da moltiplicare : d'alcuni ordini fatti per il Cortefe, accio gli Spamuoli, & quelli habitatori fi conferumo, perpetuando, Iofonoancheinformatoperlinauilivenutih ftra Maeft^refidenti ncli ifola bpagnuola hanno fatto prohibire col madar bando publico in quell ifola cV nel! altroché non fi cauino di la caualle, ne altra cofa buona a moltiplicarla quella nuoua Spagna,fotto pena di morte, il che hanno fatto a v fine che noi riabbiamo tèm- pre neceliita di comperar le madrie cV beftiami loro,c\; elfi ce li vendono per prezzi disho neilncV non dourebbono pero farlo , fi per effer notorio il grande feruitio che fi fa à voftra iViaeltaindiuietare chequefta regione fi empia di popoli cY fi pacifichi, poiché è fanno quanto quefto che ci prohibifeono fia neceffario à foftentaméto dell'acquiftato cY all'acqui f tai quel che ci rimane 5 conie per la cortefia dell'opere cY magnifìcéze che quell'ifolehanno nceuuto da quefta nuoua Spagnai per hauer effì in vero ben poca neceffirà da quello di che non danno le tratte. Io fupplico voftra Maeftà, che prouegga à quefto col mandar fuo ÌpaccioreaIeaqueHifo!e 5 perilqualequalunche vorrà poffa eftraher cid che li piacefenza h incorrer alcuna pena: cY quelli lfolani,non poiTmo diuietarlo.perche oltre che lor non man cherebbe nulla E quefto,eila ne faria molto deferuita. pero che noi non potreffimo far nien te qua in acquiftar cofa alcuna di piu,ne meno in conferuar I'acquiftato. Io mi farei ben ri- fcoilo contra ài loro quanto a quefto,tal che farebbe lor fiato in piacere riponer le prohibi- tioni cV bandi: g che col mandar io vn'ahro bando, che no fi fcaricaffe qua niente che fi por taffe da quell'ifoIa,faIuo lo diuietato da Ioro,farebbono contentifìlmi di liberar le tratte tan- to perche fi riceueffero qua,quanto per nò hauer prouifione donde guadagnar ben niuno fé non per i traffichi di quefta regione: iquali innanzi che cominciaffero, non fi trouauano tra tutti gli habitatori di tali Ifole mille ducati d'oro: cY poffeggono hora più che mai poffe- deiTero:mapern6daroccafioneàqueic'hannovolutoeiTermaldicenti,difciorrelaliL lio voluto difiimular quefto,per intin ch'io lo manifeftaffi alla Maeftà voftra accio chedla vifacciaprouederefecondoleparechehrichiegga al fuo feruitio. Ioho umilmente fatto afaperavoftraMaeftaCefarealaneceiritadiqua;d'hauerpiateditutteleforti,per la còrno dna del paefe ad ogni vfo d'agricokura.cY per non fi effer proueduto fino ad hora ài cofa al cuna 3 io la fupplico di nuouo, vedendo che ne farà ben feruita, à comandar alla cafa di traffi- chi di Siuigha,che non lafci partir nauilio , il qual non porti in qua certa quantità di piante. che ciò farà cagione fufficiente all'habitar cY perpetuar ài qua\ Io, come à chi fi conuiene procurar ogni buono ordine , che poffa per far che s'habitino quefte terre, cY che sii Spa~ i, gnuoh habttatori 3 cY li natiui d'effe fi còferuino perpetualo: cY la noftra fede fanta firadichi poi che voftra Maeftam'hafetto gratta didarmi cargo: et noftro Signor Dio e fiato feruito eh io babbi mezzo da venir conofcendolo cY fotto il fuo giogo imperiatilo fatto certe or- dinazioni cY publicatole per bando.cY perche ne inuio l'efempio alla Maeftà voftra non mi accade» dir altro,faluo che per quanto io ho potuto fentir ài qua, è cofa conueneuoliffima eh elle s oueruinoX) alcune di loro non fi fatisfanno molto gli Spagnuoli refidétiin quefte para ,di quelle maffimainéte,che gli aftringono a ftabilirfi nel paefe. penfando li più di paf- f arfda con queftt luoghi, come fé la pafforno con l'ifole, che s'habitorno prima, cioè di frut carfegh cV ftruggerli,cY dipoi abbandonarle^ perche parmi che faremo degni di aran col- panoi che riabbiamo ifperienza del paffato,fenon rimediaffimo al preiente:8?pernon mancar di proueder alle cofe, che ci coffa hauer rouinate tali Ifole, tanto più effendo il paefe qui com io le ho molte volte fcritto di tanta magnificéza cY grandezzata il quale rito fi polla feruir Iddio,cY per accrefeer le reali entrate di voftra Maeftà,io la fupplico che u degni far vederle,^ m muij la commiffione di quello ch'io debba eleguire, fecòdo che meglio ne tara (eruita,h nelle fudette ordinationi,come in altre di più che a lei fia feruitio che s'ofserui- no&efeguffchmo;cVioterroYempreauertenzad'aggiungerequeIchepiumiparraconue nirfuperocherifpettoallagradezzacVdiuerfitaMepaeficheognidiTifciioprono,etàmo^ legreticheogntdi conofeiamo da quel che s'éfcoperto,conuengonodineceffita ànuoui aaemmennjixuoui pareri & cófigli,cY fé in qualcheduno delli gii deta,drh'io hard adire*' c "'" '* voftra .o . ' ' ..l'i' ■: ili' .■ ■■;»!. ' I \ "* < ' '\> ' . , :L , i; ,| '.. iil'^k/S.:!': ilart'iftl ,.-; •/%' t •* DI PIETRO D'ALVARADO voftra Maefta nellWnire,le parrà ch'io cótradica alli precedenti, creda voftra Maefta che 3 mi fa dar nuouo parere,il nuouo accidente. Inumidirne» Cefare,noftro Signor Dio guardi l'imperiai perfona di voftra Maeftà,cY la profperi cV conferui in augmento di molti maggior regni & ftatilunghiffimo tempori fuo fanto feruitio,con quato più ella defidera* Dalla gran citta di Temiftitan di quella nuoua Spagna il quindici d'Ottobre , del 15x4» Di voftra Sacra Maefta, molto burnii feruo & vaffallo che a lei bacia i reali piedi cV mani, Fernando Cortefe* DI PIETRO D' A L V A R A D O A FERNANDO CORTESE. lettere di Pietro d'Muaradojielle quali racconta le guerre & battaglie fatte neltacquijlo di Ciapotulan, Checialtenevo & Vildtdn } & de pericoli ne quali incorfe.come fece abbruciar li Signori di Vtlatan , & parimente c\ìa città j & conjìitui Signori 1 lor figliuoli: di due montagne^na et allumi /altra di %plfo. Ignor 3 da Soncomifco fcriflTi a voftra Signoria tutto quello cheinfin là m'era fucceffo,8£ qualche cofa ancora di quel che s'aìpettaua d'allho ra:innanzi,dopo hauer mandato de miei meffì a quella terra,facendo faper qualmente io ci veniuo per conquiftar bC mettere in pace le prò.» uincie j che ricufaffero il dominio di fua Maefta cV domandano aiuto dC fauore a coftor qui,8d il paffo per il territorio loro, come a vaffalli di quella,poi che s'erano offerti tali a voftra Signoria* il che facendo elfi, farebbono da leali & buoni vaffalli di fua Maeftà,&: farebbono molto fauoreggiati cV fi manterebbe loro buona giuftitia da me &C da tutti gli Spagnuoli, cV che fé ciò non volefferOjio proteftauo di far loro guerra, come a traditori, ribelli, cY folleuati con- tra'l feruigio dell'Imperator noftro Signore, cV li dichiarauo per tali : dichiarando inoltre per i fchiaui tutti coloro che Q prendeuero viui nella guerra» Quello fatto, & lignificato a loro per meffì della propria natione : io feci moftra di tutta lamia gente à pie cY à cauallo r cV la mattina del giorno feguente,partrj per andargli à trouar in le proprie calè , cV marciai tre giorni per vn monte dìshabitatccY hauendo alloggiato il campo,le mie guardie piglia- Ciapowlan rono tre fpie d'un luogo del lor paefe chiamato Ciapotulan,alli quali domandai quel ch'an- dauano facendo, tY mi rifpofero,àraccor del mele, an cora che,come apparue poi, eiTi erano notariamente fpie. ne con tutto queftoio glivolfi punire, anzi io feci loro buona ciera, & li rimandai con commiffione cV richieda Umile alla fopradetta à Signori di Ciapotulan, dalli quali quanto à quello ne ad altro non hebbi mai rifpofta.andato io dunche là, arriuato che vi fui , vi trouai tutte le ftrade aperte cV molto larghe , cofi la maggiore , come l'altre di trauerfo,cY le ftrade che andauano alle contrade principali erano turate . onde incontinente li giudicai di mal propofito,cYche haueffero fatto cio v per combattere . vfeiron di là certi mandati a me, che mi diceuano da lontano , ch'io entrali! nell'habitato ad alloggiarmi, per combattercifi poi con più lor acconcio , fi come haueuano ordinatolo m'accampai quel giorno accolto all'habitato, tanto ch'io confideraffi il tenitorio cV vedeffi che penfìero fuffe il loro. cV loro fubito quella fera non poterono afeondere il lor mal animo, cV m'uccifero cV ferirno de gl'Indi delle mie bande.di che hauuto auifo mandai in quel punto gente à cauallo a ftracorrere , la qual s'incontro in molta gente da guerra , & fcaramucciorno:cV ci ferirno certi caualli, 11 giorno dopo , andai a veder la ftrada ch'io haueuo afare:cY viddi pur gente da guerra,cY il paefe tanto montuofo di tante macchie et alberi,ch'egli era affai più forte per loro che per noi altri, io mi raccolfi all'alloggiamelo, dC mi partrj il giorno appreffo con tut ta la gente per entrar nell'habitato, eraui per la ftrada vn fiume cattiuo da paffare , cV l'haue- uano occupato gli Inditquiui combattendo con loro ce'l guadagnammo ♦ cV io fopra'l piti alto delia fponda del fiume in vna pianura afpettai la gente rimafa adietro , per effer il palio pericolofo , cV con tutto ch'io andafli col miglior ordine ch'io poteffi, correuo gran rifico, ftando in quello alto,loro vennono da molte bande per i monti,cV m'affalirno di nuouo, 8C in quella facemmo loro renitenza fino à tanto che pafforno tutte le bagaglie, cV entrati che * fumo LA QUARTA RELATIONE 2?7 fummo nenecafe,afIàlimmo quella gente, cVfeguitamo ad incalzarla mezza lega oltre 1* piazza,et poi tornam mo ad alloggiar nella piazza ifleffa,doue fletti duoigiorni (correndo j> il paefe: dopo iquali mi parti g andar ad vn villaggio nominato QueciahenagoJn quello Queciaicc- giorno pallai duo fiumi pericolofi che efcono per vn fallo tagliato.quiui paffai con gran fa- na S°* tica,cY cominciai a mótar vn palio lungo Tei lege: cV a mezzo camino feci gli alloggiamene ti quella notte , perche era il paffo tanto afpro OC malageuole che a fatica potemmo condur- li! i eaualli.Ia vegnente mattina fegui il mio viaggio, cV andando, trouai ad vna picciola co- da ma erta affai, vna donna facrifìcata cVvn cane, la qualcofa per quanto mi diffe l'interpre- te,fìgnifìcaua,disfida. Andando più auanti, trouai vn palio ftretto attrauerfato con vn bec- cato di pali molto forte,ma nò vi era gente che lo difenderle. Fornito di mòtar il paffo,man daiauanti i baleftrieri,cV la fanteria, perche non vi poteuamo madar i caualli,effendo la lira- da molto afpra ♦ in quella fi moftraron circa tre o quattro mila huomini da guerra fopra vna eleuatura,i quali aflalirono i noilri amici, dC quelli tirorono a balfo,ma noi H porgémo fubi to aiuto.Et io flando alla parte di fopra per raccorre la gente, cV rifarmi, viddi più di trenta-* • mila huomini venire alla volta noftra.cV piacque a Dio chetrouamo quiui certi piani , cV quantunque i caualli fuffero fianchi OC affaticati dal cammino,gli afpettammo finche ne pò terno giunger con le faette,& allattandoglieli] che maihaueuano veduto caualli , fi sbigot tirono di forte, che gl'incalzamo per buona pezza,fi che sbandandoli qua 5C Ia^nemoriro- no moltidi loro Jo afpettai quiui tutta la gente , cV polli di nuouo in ordinanza,andamo ad alloggiare lontani vna lega a certi fonti d'acqua, perche non ne era in quei luogh i, cV la fete ci aftìiggeua di maniera, che effendo foracchi, ogni luogo ne faceua buo ripofo*cV per effere io quiui el principale 3 mi pofi nell'antiguardia con trenta a cauallo , cV molti di noi haueua- mo tolto caualli frefchi: tutta l'altra gente feguiua in vn battaglione , bC io fmontai a pigliar l'acqua.Et effendo fmontatiabere, vedemmo venircifopra molta gente arm'ata,cV lalciàdo gli auicinare,perche veniuano per i pianagli affalimmo,cV poftigli in fuga,!i perfeguit amo affai,cV trouammo tra quella géte,che vno afpettaua duoi huomini a cauallo.noi li perfegui tammo ben vna lega fin che giunfero ad vna montagna doue fecero teffo. Jo mi poii a fuggi re con certi caualli per ritrarli al campo , 8ù vi vennero con noi fin che giunferp alle code de caualli. Allhora flringendomi co i caualli } mi voltai contra di loro : dC fi fece grande vccifìo- ne,alla qual feguila vittoria,& vi morì vno dequattro Signori di Viiatan citta\il quale veni viIa «a°- uà per capitano generale di tutto il paefe, cV io mi ritrafTi alle fonti,doue feci gli alloggiarne tcap£no ti,effendo molto fianchi gli Spagnuoli,cV feriti alcuni caualh'.La mattina feguente mi leuai degl'indi* g andar a Quecialtenago villaggio, lontano vna lega.la qual g la pallata vcciìione trouai dif ai * hàbitata di forte,che non vi era perfona, quiui mi fermai rifforado me cV l'effercito: feorren- do il paefe, che e non meno populato cheTalcalteque,cY ne più ne meno quanto ai terreni lauorati,ma e freddo oltra modo.cV flato quiui fa giorni,vngiouedi a mezzo giorno conv parfe gran numero di gente da più parti,che fecòdo che da loro intefi, erano di quelli di den tro la citta, da dodici mila , ma d'altri luoghi circonuicini erano infiniti ♦■ Et quando gli vu di, pofi la gente in ordinanza , cV andai ad affai targli nel mezzo d'vn piano, che era lungo tre leghe, con nouanta a cauallo.cV lafciai l'altra gente che guardaffìno gli alloggiamenti.eV che poteuano effere vn tiro di baleflra lontani dal campo ♦ quiui li mettémo in icompigLo, cV li perfeguitai due leghe cV mezza, fin che pattando tra loro tutta la nofea gente non ha- ueuamo più alcuno dauati.da poi voltadoci fopra loro,i noflri amici dC la fanteria, faceuano la maggior ruina del mondo fopra di quelli in vn torrente, dC circondarono vna montagna fenza alberi,oue quellierano ricorfi, i noflri vi montarono fufo pigliadone quanti vi erano afcefi. In quello giorno furono ammazzati cV prefì molti di quefti popoli, tra quali erano affai capitani et fìgnori cV perfonefegnalateJ flgnori df quefta citta quando h ebbero intefo la {confìtta della lor gente s'accordarono con tuttoiil paefe, 6>C conuocate altre Prouincie a quello effetto,diedero oflaggia i fuoi nimici,i quali tutti difpofero di vnirfi co loro per am* mazzarci.cV conclufero di mandarci a dire, come di nuouo dauano obedieiitia all'Imperato. re noflro fìgnore,c\: ch'io andaffi in Viiatan città , doue poi mi conduffero con animo d'aU loggiarmiui,cY poi vna notte appiccar, fuoco nella città,cVarderci tutti fenza che potefTimcv ditendercuet haurebbono mandato ad effetto il loro mal propofìto,fe non che Iddio noftrq» Signore no permeile c'haueflìno vittoria fopra di noi,percl}& la citta'è foniffima,et ha Iqla- Viaggivol^ . pp - mente Rotta de ni mici. : l '. ' 'il „ , ■ l! H ( : '■■yj A: ; ti : V ■ '*•, , f ^ U ,' '.''si 1 * 1 i"'^ ; *.i* ;, '}/:■{: A"'\ : ■ 'ììÈ'à'^.- "'W i >M5Ì)'A i 1 1 " .i-i' Il •i l'Ili V' • '\, , 4 ■si k i ■tj DEL S, FHNAN D O C OR TE S E mente due intrate,rurìa di trenta OC più gradi di pietra molto alta,cV dall'altra parte vna ftra> da fatta a mano,et laftricata,la qual era tagliata in più partirei voleuano finir di tagliarla quel la notte,perche niuno cauallo vi poteffe paffare.cY perche la citta e molto fpeffadi cafe,et ha le vie ftrettiffime,non poteuamo a modo alcuno far difefa di non arderemo precipitarci dal- le balze, poi che vi fummo entrati, 3C ch'io mi vidi nella citta che era fortiffima , cV che non poteuamo preuaierci de i caualli per effer le vie tanto ftrette cV torte, determinai di vfcirme- ne al piano,benche;quei Signori mi diffuadeuano, dicendo che io mi affettali] a mangiare, & che di poi mi potrei partire : ma quefto faceuano per hauer tempo di condur ad effetto la loro mala intentione.ma io vedendo in quanto pericolo ftauamo,mandai fubito a pigliar la via laftricata , cV il ponte per ridurmi nel piano , la qual via ftaua in tal termine che a pena vi poteua montar vn cauallo,cY era d'intorno la citta molta gente armata, i quali poi che mi vi dero vfeito al piano fi ritirorono, ma non già tanto che io non riceueffì danno da quelli.ma io diffimulauo il tutto per pigliar i Signori che già s'erano allentati . cV condeftrezza ch'io vfai,cV doni che gli feci per aiTicurarli,io li prefi,cY teneuoli prigioni nella mia ftàza,ma nò per ciò fi rimaneuano i fuoi di combattermi d'intorno, ferendo cV vecidendo molti de miei Indiani che andauano per nerba , cV ad vn Spagnuolo cogliendo herba , lontano vn tiro di baleftra dal campo,fopra vn'alto,tirorono d'vna gran faetta,cV l'vccifero. Et e N tanto forte il paefe per i molti dirupi che vi fono, i quai hanno cento pertiche di fondo , che non potémo per tali rotture venir con loro alle mani, ne caftigarli, come era il lor merito.ma vedèdo che col feorrere per il paefe cV ardendolo, poteuo ritrarli al feruitio di fua Maeftà: determinai di arder i Signori,! quali douendo effer arfi, differo , (come fi vede per le loro confezioni) che effì faceuano far la guerra cótra di noi, cV qual ordine doueano tenere per ardermi nella eiJ là, doue m'haueano condotto con tal penfiero , cV che haueano comandato ai loro vaffalli, che non veniffero a dar obedientia all'Imperatore Signor noftro,che nò gli fer uiffero, ne f~ ceffero per noi altra opera buona.Cofi intédendo la loro trifta volontà' , quanto al feruitio fua Maeftà , cV ancho hauendo riguardo alla tranquillità del paefe gli arfi,cV comandai eh a luffe arfa lacittà,rouinandola da fondamenti,perchee v tanto pericolofa cV forte,che pare piue tòfto vno ridutto di ladri , che ftanza di cittadini : ma per cercarli,mandai alla città di Gua- iermala lontana dieci leghe da quefta a richieder per nome di fua Maeftà che mi madaffero gente da guerra,fì per conofeere la loro mente verfo di noi,comeanchora per tenere il paefe in fpauento.la città fu contenta di quefta mia dimanda , cV mi mado quattro mila h uomini,: con li quali, cV con la gente c'haueuo,entrai più auanti,cV facendo correrie,li cacciai di tutta il lor paefe.Effì vedendo quanto era grande il danno che gli faceuo,mi madarono fuoi mef ^facendomi intendere,come già fi erano difpofti di portarfi bene con noi,cV s'haueano er- ratiche quefto gli era auenuto per commiffione de i lor fignori , cV viuendo quelli non faè rebbono fiati arditi di far altramente, ma che hora poi ch'erano morti , mi pregauano cheli perdonalfì:io gli afllcurai della vita, commettendoli che veniffero alle lor cafe,cY che habi- taffero nella citta,come per il paffato,a feruitio di fua Maeftà: et per meglioalTicurar ilpaefe liberai duoi figliuoli de morti fignori,a i quali diedi le fignorie de loro padrr,cY credo che fa ranno quanto fi conuiene al feruitio di fua Maeftà, dC a benefìcio del paefe. Al prefente non -,, .. , ho altro che dire circa le cofe pertinenti a quefta guerra , fé non che tutti coloro che fi prefe- ro nella guerra fono flati bollati éY fatti fchiaui , de i quali n' diede il quinto di fua Maeftà a Baltafar di Mendozza theforiero , cV quefto quinto fu venduto all'incanto , accioche fune più ficura la rendita di fua Maeftà. Circa la terra , fo faper a Voftra Signoria che effa e N temperata , fana , 3C da gente robu- fta habitata.Quefta città è ben fatta a marauigìia, ha lunghi terreni da feminarui,c\: affai geli te foggetta: tutti i quai popoli a quella foggetti cV i popoli conuicini lafcio fottopofti al gio> Montagne go cV al feruitio della real corona di fua Maeftà. In quefto villaggio è vna montagna d'alia veKiohJ '& me ' vna di vetriolo, OC vn'altra di zolfo , il miglior che fin ad hora fia ftato ritrouato . &.' che di zolfo.' fon vn pezzo che mi fu portato fenza affinarlo ne farui alcro,ne cauai diciafette libre di poi uere molto buona. Et perche mandai Argueta,èV lui non vòlfe afpettare,non mando a Vo ftra Signoria cinquanta fonie d'effo , ma glie le manderò al fuo tempo in queLmodo, OC per chi meglio fi potrà. Lunedi agli vndeci d'Aprile mi partorii qua per. andara Guatemala titti,dcmepéf©fer> * ir -* H ,. »\ "',,,- ' marmi; RELATIONE. 29 3 marmi: pene vn 'villaggio pofto in acqua nominato A ticlan,ha guerra co noi,et mi ha nior to quattro mefìu Io penfo con l'aiuto del noftro Signore, di ridurla torto al feruiuo di Tua Maeftà,perche per quanto mi fono informato, ho aliai da fare piuauanri, per cìo mi pigile- ro fretta a camminare per poter inuernare cinquanta o cento leghe oltra Guatemala , doue mi dicono,cV s'intende da gli huomini di quefto paefe,che di là auanti iono marauigliofi et larghi edifìcij,cY città molto grandi» Parimente mi hanno detto,chc cinque giornate,oItre vna città molto grande,che è lontana di qua venti giornate,!! ninfee il villaggio di quefta re gione,cY cofi mi affermano. 11 che fé e cofi, tengo certiflìmo che iui fia lo {ire no. piaccia a no ftro Signor Iddio di darmi vittoria cótra quefti infìdeIi,accio ch'io li conduca al f«o kraitio, èC di fua Maeftà. Non hauerei voluto mandarui quella relatione coi! fpezzata, ma tutto co tinuatamente deferitto dal principio fin al fìne,perche hauerei hauuto aliai più che dire» La gente Spagnuola ch'e N in mia cópagnia,fi a piedi,conie a cauallo s'è portata li bene in la guer ra,la quale fé gli c v prefentata,che tutti fono meriteuoli di gran benefici). Hora non mi reità a dire altro che importi, fé non che ci trouiamo in paefe di gente la più robufta che fuffe mai veduta.et accioche noftro Signor Iddio ci dia vittoria,fupplico V. S.che faeda far proceffìo ni per la città da preti Se" frati pregando la noftra Donna che ci aiuti, poi che fiamo tanto fuo ri d'ogni fperanza d'hauer foccorfo,fe non viene per fua interceffìone. V. S. parimente fac* eia fapere a fua Maeftà come la feruiamo con le p erfone cV con le facilità a noftre fpefe , & far quefto prima per fcaricare la confeientia di V. S.ef poi acccioche fua Maeftà ci premfj co me e conueneuole. Noftro Signore conferui lo ftato magnifico di Voftra Signoria lungo tempo,come quella defidera. Di Vilatan a gli vndici d'Aprile, Perche lungo e quel viaggio c'ho da fare, penfo che mi mancherà li ferri da caualli,fe Vo ftra Signoria potrà prouedermi di quelli per la Primauera futura, farà molto bene dC vtile a fua Maeftà,perche hora vale tra noi più di cento 8C nouanta ducati larghi la dozena,& coli li paghiamo ad oro. Bacio la mano a Voftra Signoria* Pietro Aluarado. ALTRA RELATION FATTA PER PIETRO D'ALVAllADO A FERNANDO CORTESE* NelUqualeficontieneFaccjuiflodimolte città, & prouincie , le guerre, fcaramuccie } & battaglie, tradimenti & ribellioni che "Vi fono feguite, com'egli edificò yna città, di due montagne. Ima chegetta fuoco , F altra che eshalafumo, d'infume che arde tutto , & $l>rì altro freddo ,<& comeF Aluarado dima facttd rimafe florpidto, Ignor mio circa quelle co fé che fin a Vilatan mi fono fuccefle, fi nella guerra , come nella pace , ho dato copiofa relatione a Voftra altezza. Hora vi voglio auifare di tutti i paefi peri quali fono 'andato cV ho con quiftato,cY d'ogni al tra cofache mi fia fucceduta : cioe v , che mi partì da Vilatan città cV venni alla città di Guatemala , doue fui da quei Si- gnori fi ben riceuuto , ch'io non faria ftato meglio in cafa de noftri pa- dri. 8C ci fu proueduto di quanto faceua meftiero , di tal maniera che non ci mance» alcuna cofa. cV effendoui ftato otto giorni , feppi da i R- gnori di quel luogo, come fette leghe lontano di qua, era vna città molto grande, fopra vna laguna, che faceua guerra a Vilatan, dC all'altre città conuicine per il commodo c'hauea dell'acqua, 8C delle barche c'haueua, cV che di là veniua la notte ad affai tare il territorio di co ftoro. perciò eflì vedendo quanto danno vi faceuano , mi differo , come erano verfo di noi di buon'animo, dC che ftauano alli feruitrj di fua Maeftà, cV per quefto che noncercauano muouer guerra fenza miaiicentia, perciò ch'io li prouedeffi.La mia rifpofta fu ch'io li man deria a chiamare per nome dell'Imperatore Signor noftro , dC che fé veniflero , li comande-» rei che non faceffino guerra nel lor paefe, come fin all'hora fatto haueano. quando che non Viaggi V0L3 . p p rj veniffino, Guaranà la città. •i|l/ , 1 "V, '(■ fi, " è ■*■:**■, I 1 ' : ;i'K ih* 1 p Ili ;< P ; ì ,; '' «è ! ' ' l" >! J.,i,.' ■:,■ Izcuìtitc- Je tione,mi parti di quella citta per andar contra quelli con feflanta caualli 8>C cento cinquanta pedoni, cV con li Signori cV gente di quefto villaggio, cV vi andai con tanta fretta , che quei giorno arriuai al fuo villaggio , cV non mi venne alcuno incontro a riceuermi pacificamene te. perciò entrai con trenta a cauallo nel loro paefe per la cofta nella laguna ♦ quando giunfi ad vn fcoglio ch'era fituato nell'acqua, vedemmo vn fquadron di gente molto vicino a nov Io gli aflaltai con quelli caualli ch'io mi ritrouauo. ma feguitandogli,effi entrarono per vna via laftricata cV firetta che conduceua allo fcoglio fopradetto . per la qual non poteuano an- dar i caualli,percio fmontando li i miei compagni,tutti riftretti feguitorno gl'Indiani,cV ar- riuammo allo fcoglio coli prefto,che non hebbero tempo di rompere i ponti , perche leuaa doli non haueremmo potuto entrarui.Fra tanto giunfono molti de miei che veniuano die- tro, & pigliammo quel fcoglio ch'era ben habitato , cV tutta la gente di quel luogo [i giuda nuoto verfo vn'altra Ifola, de ne fuggirono molti , perche non giunfero cofì fubito trecento barche d'vn pezzo , che erano de noftri amici , le quali conduceuano per l'acqua* io al tardi vfci del fcoglio , 8>C alloggiai in vn piano di maizzali, oue dormì quella notte. Oc la mattina feguente ricomandandoci al noftro Signor Dio, entrammo perii paefehabitato.il qual era molto forte per le molte roccie che vi erano , cV lo trouammo abbandonato: perche hauen- do perduto quel forte c'haueuano in acqua , non ardirono afpettarciin terra, benché tutta* uia ci afpettarono alcuni al confino del paefe habitato . ma tanta e l'afprezza di quei luoghi, che no fu ammazzato più géte * In quel luogo pofi gli alloggiaméti a mezzo dì, cV comin- dando a far correrie per il paefe , pigliamo certi Indiani del paefe : tre de i quali mandai per medi a i fignori di quel villaggio,ammonendoli che veniflero a dar obediétia a (uà Maef ra\ fottomettendofi alla fua corona imperiale , cV a me in nome di quella: altramén che io iegui ria la guerra,perfeguitandoli fempre,c\: cercandoli per i monti. Quefti mi rifpofono che iia a quel tempo non era fiato forzato il lor paefe , ne vi era entrata gente d'arme per forza, ma che efkndoui entrato io, fi contentauano di feruir all'Imperatore nella maniera ch'io gli co- manderei.cV fubito venendo fi pofono in mio potere.cY io gli narrai la grandezza cV potèn- za dell'Imperatore fìgnor nofiro.ma che fapeffino , come io in nome di fua Maeftà gli per- donauo tutti ipaffatì errori , percioche, per l'auenire fi portafTino bene,non faccendo guer- ra ad alcuno de conuicini,i quali s'erano fatti vaflalli di fua Maefta. Cofì li mandai via cV la fciandoli ficuri cV in pace, tornai a quefta città,doue eifendo fiati tre giorni venero a me tut- ti i fignori et principali capitani di detta laguna con prefenti,dicédomi ch'erano nofiri ami- ci , cV fi recauano a gran ventura d'effer vaflalli di fua Maefta N , per leuar via-i trauagli , OC le guerre, cY le differentie, ch'erano tra loro. Io li raccolfi lietamente, dC dateglidelle mie gioie li rimandai al fuo paefe con molto amore, dC fono i più pacifici che fiano in quefto paele. Stando io in quella citta vennero molti Signori d'altre Prouincie , della riuiera di mez- zo denominata dal Mar del Sur,a dar obedientia a fua Maeftà.dicendomi , che voleuano ef fer fuoi vaflalli , cVnon voleuano guerra con alcuno : fi che io per quefta loro caufa gli ac- cettali] per tali, cV defendendoli gli manteneflì in giuftitia. logli accettai benignamene te,com'era il douere,cY difficile in nome di fua Maefta\ li darei fauorecV aiuto. Aliho- ra mi fecero fapere , come vn'altro villaggio nominato Yzcuititepeche pofti affai infra ter- ra non li lafciaua venir a dar obedientia a fua Maefta\ cV che non lolamente im pedina loro, ma che ad alcune Prouincie che fono in quel paefe , cV di buona mente verfo gli Spagnuoli, che vorrebbono venirea far amicitia con loro , vietauano il paffo, dicendogli doue andaua- no , cV che erano pazzi , ma che mi lafciaflero andar la , etti tutti guerreggicrebbono me- co. Qtiando fui certo efler coÙ il vero , moflb da defiderio di fatisfar a quelle Prouincie, dC a i fignori di quefta citta di Guatemala,mi partì con tutta la mia géte da piedi , cV da cauallo, B>C per tre giorni dormì in luogo dishabitato. la mattina del quarto giorno entràdo nel terri torio di quel villaggio che e tutta piena d'alberi molto fpeffi , vi trouai le ftrade tutte ferrate ex' molto fti ette,fi che vi erano folaméte fentieri,pche nò cótrattaua qfto villaggio co gfona alcuna,ne haueua ftrada agta.percio nò vi potédo còbattere i caualli per i molti patani & ba (taglie del mòte,madai auanti i baleftrieri. ma perche pioueua feonciamente 3 racqua era tan . ta,che * ■* ■ li! R E L A T 1 ta>che le loro guardie 8C fcolte fi ritirarono al viIlaggio,et no penfando ch'io giugneffi auel giorno,fopra di loro,ftracurorno le guardie, ne feppero della mia venuta fin che mi rinomi co loro nel villaggio. cV quado v'entrai, trouai i faldati che fìauano tutti al coperto per ftó gir la pioggia, quando volfero vnirfì infleme , non hebbero fpatio, benché alcuni di loro ci afpettaronocVferironoalcuniSpagnuoliAmoltidegnndianiamicicheconduceuome. co.3C feruendofi della foltezza de gli alberi,cY della molta pioggia/i pofero per i bofchi feri zachepoteffimofarglialtrodannodardergliilpaefehabitato.Subitoman^ Signori,auifandoh che veniffero a dar obedientia a fua Maefta\cY a me in (uo nome fé non chelid5neggieró valialli di fua Maefta.cV gli accettai commettendoli che per l'auenire fufTéro buoni.cV ftan- do m queito villaggio otto giorni, vi vennero più altri popoli cV prouincie per hauer la no Itra amicitia 3 iquali s ofterfero per vaflalli dell'Imperiai fignor noftro. Et desiderando penetrare nel paefe, OC faper i fecreti di quello,acccioche fua Maeftà fuffe meglio feruita , cV fignoreggiafTe a più larghi paefi, determinai di partirmi di la,cY andai ad vn villaggio nominato Atiepar.doue fui raccolto da quei fìgnori,et da gli huomini del pae *f\ ^ r e Vn ? §€n , te da ? er fe C ' ha vn ' altro Ifn g ua gg , '°* Q- u ^o viliaggio al tramontar del bole lenza chene hauelie caufa alcuna rimafe abbandonato di forte , che non vi Ci trouo nuomo in parte alcuna, ma perche il cuore dell'inuernononmi fopragiungeife , cV m'im- pedine il cammino, determinai lafciarli coli , cV pattai da lungi con buoniffimo ordine in la mia gente , cV nelle bagaglie, perche era mia intentione d'entrar auanti cento leahe , èY per ftrade pormi ad ogni imprefa che mi n offerirle , fin ch'io haueffi veduto tanto paefe . ÒY poi -1 dar volta fopra quei villaggi, cV pacificarli.il giorno feguente mi parti di lì , cY giunfi ad vn villaggio detto Tacuilula , cV qua fecero il medefimo come quelli di Atiepar , ciò e, che mi nceuerono in pace , cV indi ad vna hora fe n'andorono . di qui partitomi giunfi ad vn'altro villaggio nominato Taffifco, che e molto forte, cY copiofo di gente,doue fui raccolto come nelli fopradetti,cY vi dormi quella notte. L'altro giorno mi parti p andar ad vn'altro villag- gio molto grande, nominato Nacendelan, cY temendo di quella gente,perche non Vintene deuo,lafciai dicci caualli nella retroguarda,cY altri diecinel mezzo della battagliai cofi mi pofi in cammino.non poteuo effermi allontanato da quel villaggio di Taffifco due o tre le- ghe,quando intefi come era fopra giunta allaretroguarda gente armata , la qual haueua vc- afo molti degl'Indiani amici, cY toltomi parte delle bagaglie, tutte le corde delle ba!eftre,cY iferramenti che io portauo per l'efferato, cY non fe li potè reOftere. Subito mandai Don Creorgio d'Aluarado mio fratello con quaranta o cinquanta caualli a cercar di rihauer quel- lo che ci haueano tolto.cY egli trouata molta gente armata , combattendo con quelli,gli viri fe , ma non fi potè ricuperar cofa alcuna delle perdute , perche già haueuano diuifo il botti- no^ ciafeuno portaua nella guerra la fua particel!a.Georgio d' A Iuarado poi che fu giunto a Nacedelan villaggio, torno a dietro, oche tutti quegli Indiani erano fuggiti alla motagna. bubito mandaiDon Pietro con gente a pie, che andaffe cercandoli nella montagna, per ve dei ■ fe poteua ridurgli al feruitio di fua Maefta , cY non puote mai far cofa alcuna per le gran bofeaghe che fono ne i monti , cV cofi ritorno a dietro, cY io li mandai meffi Indiani de fuoi medehmi co richiefte,commnTioni 5 cY protetti, che fe non veniuano li farei fchiaui. ma con tutto quello non volfero venire elfi, ne i meffaggi. paflati otto giorni ch'io ftauo in Nacen- delan , venne gente d'vn villaggio nominato Paciaco , la qual era lungo la ftrada c'haueua- Paciaco. moda far, ad amicarficonnoi.iogli accettai benignamente , cY dategli alcune delle cofe mie , li pregai che fuffero verfo di noi fedeli, la mattina feguente mi parti per queito villag- gio, & entrando nel loro paefe trouai le ftrade sbarrate, cY alquante faette fitte in diuerfì luo ghi.bntrado perla gente vidi che certi Indiani faceuano in quarti vn cane in foggia di facri ficio. Di poi nel villaggio fopradetto leuorono vn'alto grido, cY vedemmo leuarfi con- tra di noi molta gente da terra, li quali noi aifalimmo, tanto arditamente combatten- rZ i° n i??°f cacc / ammo deI villaggio, cY gli feguimmo , incalzandoli quanto fu pof- iibile, Scindi mi parti per andar ad vn altro villaggio nominato Mopicalco , doue fui rac- M0 P ìcaIco colto come ne gli altri, ma quando giunfi al villaggio , non vi trouai perfona niuna , perciò andai ad vn villaggio detto Acatepeque,douenon trouai perfona alcuna, anzi era tutto dif Z? ? * «abitato* OC feguendo la mia intentione di entrami a vedere cento leghe di paefe, mi partì Viaggi vol.3 . pp iij ' per andar > « : ì " w 111 * 1 ' ! ''l'Ili 1 1*1 ■ n ■Il MA' V JwSÌ fcl>;l ' » ; '; . ijftf! .ni:. Vi ' Ì|, J u vi ♦ ■;\"".| li£' Rotta de nimici. DI PIETRO D'ALVARADO Acafual. per andar ad Acafual villaggio,ch'é battuto dal Mar del Sur,cV quando giunfi mezzalega ] vicino al detto villaggio, vidi i campi pieni di gente da guerra con li fuoi pennacchi, diuife, cVarme da difendere cYda offèndere nel mezzo d'vn campo che ciftauaadafpettare. OC giunto che fui vicino a quelli vn tiro di baleftra,mi fermai fin che giungeua la mia gente,la- qual giunta cV pofta in ordinanza mi auicinai a quelli mezzo tiro di baleftra , SC non viddi, chefacefferomouimento alcuno di guerra, cV parendomi che ftauano alquanto vicini ad vn monte, doue poteuano fuggirfi da me , comandai alla mia gente che fi ritirarle la,la qual era cento a cauallo , cV cento dC cinquanta pedoni , cV cinque o (ei mila Indiani noftri ami- ci cofi andauamo ritirandoci: cY io rimafi nella coda per farli ritirare, Gl'Indiani hebbero tanto piacer divederci ritirar, che ci feguirono fin alle code de i caualli, cY le loro faette giun geuano quei dauanti. cV tutto quello fi faccua in vn piano , doue ne noi, ne ejffi poteuano intopparfi, quando mi vidi effer ritirato il quarto d'vna lega, doue ciafeuno haueuada pre ualerfi delle mani , diedi volta contradi loro con tutta la gente ,dC combattendo virilmen- te,^ facemmo fi gran ftrage , che in poco fpatio non ne rimafe alcun viuo, di coloro che ci erano venuti contra , perche erano tanto carichi d'arme , che chi cadeua a terra, non poteua leuarfi. Le loro arme fono cafacch e di cottone , groffe tre dita, lunghe fin a piedi , cY faette cV lande lunghe , cV quando cadeuano , i noftri pedoni gli vecideuano tutti. In quefto in- contro ferirono molti Spagnuoli, cY me anchora convnafaetta chemipafsdlacofcia,8t" fi ficco nella fella, delia qual ferita rimango ftorpiato convna gamba più corta che l'altra più di quattro dita ♦ fui affretto di fermarmi in quefto villaggio cinque giorni per medicar- Tacufcal- xni: Di poi mi auiai a Tacufcalco villaggio , mandando a far la feoperta Don Pietro con al- co ' tri cauai leggieri,i quali prefero due fpie, le quali mi differo come più auanti era molta gen- te venuta dal detto villaggio cY da altri fuoi conuicini,che ci ftaua ad afpettar,cY per meglio certificarci andarono fin a vifta della detta gente,cY viddero che era gran moltitudine. Al- Ihora giunfe Gonzalo d'AIuarado con quaranta a cauallo, c'hauea l'artiglieria, ma per- ch'io ftauo anchor male della ferita, fi flette in ordinanza finche giungemmo tutti, cofi raccoltala gente, io montai fopravn cauallo al meglio che può ti, per dar ordine come fi doueffe dar l'afTalto . cY vidi come i nimici erano vn corpo di gente da guerra in ordinanza, cY mandai Gomez d' Aluarado che da mano finiftra doueffe dar l'afTalto con venti caualli, Gonzalo d'Aluarado da man deftra con trenta caualli , cV che Giorgio d' Aluarado col re^ fto della gente affaltaffei nimici, i quali veduti da lontano metteuano fpauento , perche la maggior parte haueualancie lunghe trenta palmi tutte ritte.. Io mi poh in vn colle per ve-' der come andaffe la battaglia , cV vidi come tutti gli Spagnuoli giunterò ad vn tiro di dardo vicini a gl'Indiani,cY elTi Indiani non fuggiuano benché fuffero affaliti da Spagnuoli,fi che rimafi ftupito che gl'Indiani fullero itati tanto arditi d'afpettarli. Gli Spagnuoli non hauea no dato l'affalto,penfando che vn prato qual era tra loro OC gl'Indiani fu (Te pantano.ma qua do videro come era fodo cY fermo , entrarono tra gl'Indiani , cY hauendoli rotti, li perfegui tarono per i luoghi habitati più d'vna lega , cY fecefi di loro grande vecifione. I popoli più auanti, quando viddero di non poter reliftere, determinarono di leuarfi cV lafciarci i villag- gi. Stetti in quefto villaggio duoi giorni a goder cV riftorar la gente, dapoi mi partì per an- Mìguaclan dar a Miguaclan,i cui habitatori fi come gli altri fuggirono al monte , cY amandomi ad A te cuan,iui mi mandarono i Signori di Cufcaclan fuoi mefll,per dar obedientia a fua Maeftà, cY a dire che voleuano effer fuoi vaffalli cY fedeli, cYcofi diedero a me obedientia in no- me di fua Maefta\ io gli accettai penfando che non doueffero mentire, come fecero gli altri. Quado giunfì alla città Cufcaclan, trouai molti Indiani che mi raccettorono,ma tutta la gé- ce folleuata,et mentre che pigliamo alIoggiamento,nó rimafe huomo nella città,perche tut ti fuggirono alla montagna. Quando io viddi quefto,madai a dire a quei Signori che non fteffero oftinati, cV che cofi tornaffero come haueuano dato obediétia a fua Maeftà , cY a me j> fuo nome,affìcuradoli a venire,pche no veniuo p offenderli,ne a pigliar il fuo hauere, ma folaméte per ridurli al feruitio del noftro Signor Dio bC di fua Maeftà , etti mi madarono a dire che no conofceuano alcuno di noi,fi che nò voleuano venire.cY che s'io voleuo da loro qualche cofa,che mi afpettauano co l'arme. Quando io vidi la peruerfa intentione, mandai a comandargli cV richiederli per nome dell'Imperatore iìgnor noftro, che nò rompeffero la pace,cY no lì ribellaflero ; poi che già s'haueano dati g fuoi vaffalli, cV che fé cótraueniuano a quefto Atecuan Cufcaclan O N E. 305 i: queftò,io procederci contra di loro come traditori, feditiofi de ribelli centra la feruitu che doueano a fin Maeftà,cVche facendoli guerra,tutti coloro che fuffero prefl viui,farebbono fatti fchiaui de bollatila che fé fuffero fedeli,io li fauorirei et defenderei come vaffalli di fua Maefta: cV a quefto auifo non tornorono i meflì,ne rifpofta alcuna,Quado vidi la loro ofti natione peruerfa,perche n5 rimaneffe quel paefe fenza caftigo , mandai gente a cercarli per le montagne,i quai furono da i noftri trouati in arme,c* combattendo con loro ferirono al- cuni Spagnuoli de Indiani miei amici, ma finalmente fu prefo vn'huomo principale di que fta città, il quale per mia maggior giuftificatione mandai a loro con vn'altro comadamento cV richiefta,alla quale rifpofero come prima.Subito ch'io vidi quefto feci proceffo contra di loro de contra gli altri c'haueano guerreggiato meco,et li chiamai per publici banditori,ma non per tanto volfero venire,per ciò vedendo la loro ribellione, de che'l proceffo era coclu- fo de fornito,gli fententiai per traditori,dannando i fignori di quefte prouincie a morte , & che tutti gli altri che fuffero prefi durando la guerra,et dopo,fin che deffero obedientia a fua #[aefta\i uffero fatti fchiaui,cV che di loro,o N del fuo hauere fuffero pagati medici,caualli che combattendo con loro haueano ammazzati , de quanti ne ammazzaffino per l'auenire , & parimente pagaffìno l'arme de altre cofe neceffarie a quefto conquifto che fi perdettero. Io paffai diciafette giorni fopra quefto cafo de gl'Indiani di Cufcaclan,ne mai per affala che gli feci dare,ne per mefTi che gli mandai,come ho detto,puoti indurli che veniffino a me,effen do difefi da folti bofehi de gran montagne , cV dirupi , con altri loro forti luoghi fabricatiut da natura. In quefto luògo s'intefe come erano gran paeìì,& luoghi habitatiinfra terra, delle città di pietra cV calce.cV intefì da gli huomini del paefe,come quefta terra non fìnifee nella regione aoue é,percioche effendo grande de beniffìmo popolataci farebbe miftiero di lungo tem- po a conquistarla, ma perche eramo nel mezzo del verno non paffai più auanti a conquifta re: anzi determinai di tornar in qfta città di Guatemala , cV nel ritorno pacificar le terre che io haueuo Iafciate di dietro, ma per quanto feci, de m'affaticai,nonmaipuotiridurglialfer- tritio di fua Maeftà,perche tutta quefta riuiera del Mar del Sur, per laqual entrai, e montuo fa,cV: ha le montagne vicine doue quefti popoli fi riducono, Cofi fono ridotto in quefta cit- tà per caufa delle molte acque . doue per pacificar quefto paefe fi grande, 8t" gente tanto va- lorofa,ho edificato in nome di fua Maefta vna città habitata da Spagnuoli,nominata Sat'Ia città del si go perche fin qua effa è nel mezzo di tutta la terra , cV ha maggior cV miglior apparecchio 5?°" San " per acquiftare,cV per tener in pace,cVhabitarui il paefe più adentro. Ho eletto i giudici or- ' aS °" dinari) per mantenerui giuftitia,cV quattro gouernatori,come voftra altezza vedrà li nomi loro che le mando* Paffati quefti duo mefi d'inuerno che reftano,et che fono i più afpri di tutti, vfeirrì di que Ila città a cercarla prouincia di Tapalan,che e lontana di qua quindici giornate infra terra. dC per quanto fono informatola fua città e grande come Menico , de ha gradi edifici) di cai cina 6C di pietra con terraze fopra il tetto,& oltre di quefta, ve ne fono molte altre città,quat tro de cinquedelle quali fono venute a dar obediétia a fua Maeftà,et dicono che vna di quel Agl'io'. * le ha trenta mila cafe ♦ della qualcofa non mi marauiglio , perche effendo grande le città di quefta cofta,non è fuor di ragione che fiano ben popolate, come dicono, quelle infra terra. La primauera feguente piacendo al noftro fìgnore penfo di paffare auanti dugento leghe, oue per mio credere fua Maefta farà feruita de aumentato il fuo ftato , cV voftra altezza ha- ' uerà notitia di cofe nuoue» DaMefiìco città fin doue fono andato conquiftando,fono quattrocento leghe,8t" creda mi voftra Signoria, che quefto paefe e meglio habitato de da più gente che tutto quello che Voftra Signoria fin hora ha gouernato. In quefta Prouincia habbiamo trouato vna bocca di Vulcano, cofa più fpauenteuole che Montagna mai fia ftata veduta , la quale manda fuori pietre coli grandi come vna cafa,ardendo in viue f„ e |, ctta fiamme,cV cadendo fi fanno in pezzi de cuoprono tutta la montagna di fuoco, Seffantaleghe più auanti vedemmo vn'altro Vulcaniche manda fuori vn fumo fpauen Monted teuole che afeende fin al cielo,c\: il corpo del fumo circóda mezza lega,Niuno beue dell'ac- "!ì ala fu Qua di quei fiumi che defeendono di là,gche ha odore di zolfo,cV fpecialméte viene di là vn fiume principale molto bello,ma tanto ardete che no lo poterno paffar certa gàede miei co pagni che andarono per feorrere in certi luoghi,et cercàdo il guado,trouarono vn altro fìu- Viaggi vol,3°, pp iirj me freddo, Nota che J quelle par- ti l'iuerno è Z ugno, :ì'T: ; J. J'V» iij IH gli r. I >' 1' t l'I" ' V i : in h t l ,'i l'I, ili 1* 1.1 » vm t * DI DIEGO GODOY tnc freddo,che entraua in quefto,et la doue fi vniuano trouarono il guado temperato dì ma 1 m'era che poterno panare. Circa le cofe di quefto paefe non ho più che dire a Voftra Signo- ria: fé non che mi dicono gl'Indiani che da quefto mare del Sur a quello di Tramontana è il viaggio d'vn inuerno dC d'vna ftate. Voftra Signoria mi fece grafia d'effergouernatoredi quefta città , cV io aiutai a conquf^ ftarla,cV la ditefi quando vi ero dentro,con quel pericolo et fatica che vi è manifefto.s'io tuf- fi-andato in 8pagna,fua Maeftà mel'haurebbono confìrmata et fattomi altri benefìcrjiintefa c'hauelTela mia feruitù.ma ho'intefo che fua Maeftà l'ha concetta ad alunne già me ne mara uiglio : perche non ha cognition di me,c\T di quefto niuno ha la colpa fé non Voftra Signor ria,n non hauer notificato a fua Maeftà ch'io fono , cV la mia feruiui in quefto paefe doue io fono,quanto nuouamente gli ho conquiftato,la volontà mia di feruir per i'auenire:etcome gl'Indiani m'hanno ftor piato d'vna gamba nel fuo feruitio , quanto poco foldo finadhora io,8C quefti nobili che végono meco, habbino guadagnato,cY il poco vtile che ci e'feguito, Noftro Signore profperamente crefca la vita cV il magnifico flato voftro per lungo tempo,- Di quefta città di Sant'Iago a ventiotto di Luglio 15x4. Pietro d'Aluarado» RELATION FATTA PER DIEGO GODOY. A FERNANDO CORTESE. Lettere di Dìeoo , nelle quali tratta del Scoprimento^ & dcquijlo di dmcrfe città , & prouincie : delle guerre & battaglie che per tal caujdfuronfdtteja maniera delìarme da combattere et da coprirli che ~\(ano quelli^delld prouincia di Chamula.di alcune Jìrade moka diffìcili & ptricotojè. de portamenti delreggente , & della dmifione de beni chevjd furono diuifi in quelle bande. ■ Olto Magnifico Signore io fcriffì a Voftra altezza fin da Cenacatear* quello che fin all'hora mi pareua che fi douefle far iapere a voftra altez- za.et quefto farà per auifarui di quanto poi è fucceduto.il che mi è pani to conueneuole che fiamanifeftatoaVoftra Signoria: Sapera adunque come martedì che fu il terzo giorno della refurrerionc a 1 o di Marzo, la mattina ii partì di qua il Luogotenente co la gente per andar ad vna terra nominata Guegùeiztean, perche di là era venuto a CenaCantean Francefeo di Medina pacifìcàménte,prima che vi vernile il Luogo tene te,che vel'hauea mandato fin da Chiapa,cV mando me con ki caualli cV fette baleftrieri per vn'altro cammino, perche andaffi a vifitar vn'altra prouincia detta Chamula,percbe mede- Chamula fidamente ero andato pacificamente al Luogotenente a Chiapa , per andar poi di là doue prouincia. e g|{haueua d'andare, perche non è molto lontano vn luogo dall'altro. cVper là viache mi guidarono fino alli cinque villaggi piccoli della detta prouincia che fono a viftal'vno dell'altro,erano tre leghe di trifto cammino, per le quali poco potemmo andar a cauallo . bC giunti al primo villaggio trouammo come era dishabitato , cV che non vi era vna minima cofadamangiare,ne ancho vna pignatta,ne pietra.quefto luogo era in vna altura. cV deieen demmo da quello ad vna valle ftretta che conduceua agli altri villaggi , che da quefta parte ch'io dico ben fi vedeuano , liquali ftauano in vn'altro fianco molto alto, et molto vicini ìu* no all'altro , doue per montami fi faceua vna cofta afta , cV tanto afpra , che 1 caual li menati a mano,a fatica poteuano montarui.cV cominciando a montare vedemmo nella cima dei mó ta, nella medefima ftrada vn fquadron di gente da guerra con le lancie inalberate cV lunghe come lande alla gianetta.et andando all'inni per la cofta, vedemmo che per la collina di q uel fianco veniuano a piccciola fquadra gl'Indiani correndo con le fue arme ad vnirfi con gli al tri che erano nella ftrada animandoli cV chiamandoli a nome l'uno l'altro, io vedendo que- fto,cV che il paefe che io haueuo lafciato a dietro douendo io ritirarmi combattcndo,era tan to pericoloso, che venendo loro a combatter con noi,correuamo gran rifico, tk correndolo noijlo correuano anchora gli altri Spagnuoli che ftauano colLuogotenete.detcrminai per "-,■'■ miglior tean. r R EX 'A T I O N A miglior partito di lafcfar quell'erta &C tornarmi alla terra che mi lafciai di dietro.la qual dirti ch'era dishabitata.cV di qui li madai a dire p vn Indiano di Cenecatean,come s'erano portai ti male,non acconcialo le ftrade in tal modo che poteffìmo andar all'info con li caualli , per che altrimenti non poteuamo falirui. percioche i Signori cY alcuni de principali ventilino a trouarmi, doue li direi quanto il Luogotenente ci haueua comandato che li diceiìlmo , cY li faceffimo a fapere.eflì mi rifpofero che non voleuano venire, che non andaflìmo la , OC che cofa voleuamo da loro, che ritornafllmo a dietro , altramente che ftauano in punto co le fue arme per raccoglierci, perciò vedendo quello , cV fouenendomi del cafo d'Almefìa che mi pareua fimile a quefto , accioche non accadeflé qualche fìniftro , come li può credere che fa- rebbe accaduto per quello che poi faccene, fi che farebbe fiato vn miracolo a faluarfì alcuno di noi non potendo combatter a cauallo,ne ritirarfi,tornarono in dietro:perche il Luogote nente con tutta la gente ritornando poi fopra di loro gli haurebbe potuto caftigar da vatag gib:cY tornando a dietro la guida ci condufle per vn trauerfo cheabbreuid la ftrada.fi che al tramontar del Sole riufeimmo doue era alloggiato il Luogotenente che era lungo la ftrada m vn bello St" largo piano , vicino ad vn fiume, circondato dimoiti cV bei pini,a vifta di tre villaggi di Cenacantean,pofti nella motagna che cominciaua da quefto pi imo,dal quale fin a Canatan erano due leghe cV mezza. Giunti che fummo kci a fapere al Luogotenente ciò c'haueuamo veduto,cY ch'io ero di parerebbe quegli Indiani non reftaflero fenza cafti^o.il B che pareua anchora a lui buon difeorfo* La mattina feguente a 30 di Marzo di mercoledì' ci partimmo per andar foma fa pente di Chamula OC arriuando nel detto capo le bagaglie , 8C con loro Francefco di Ledemareg^ gitore a guardare gli alloggiamenti , ci guidarono per vn'altra via che conduccua ai campo della detta prouincia , cV vi giungemmo ad hore dieci del giorno , cY prima che vi fi gin riga vi c v yna gran cofta , cY molto pericolofa per defcendere,fi che nel ritorno caddero molti ca- ualli molto d'alto.ma tutta via non pericolarono , perche non vi erano pietre: cY vi [i troua- no certe macchie d'herbaggi grandi. Signor mio poi che fummo fcefi la colta d'intorno ilvillaggio^ch'e pofto in alto, v'é vna ftrettayalle,cY credédo che u' poteife pigliar fubitOjdiuidémo i caualli in tre piccole (quadre £ circodar il villaggio,cY dar fopra la gente che fuggiffe.hauendo in copagnia de nofìri ami ci Indiani,il Luogotenente con la fantaria,cY gli altri amici,non pò tendo per modo alcuno montami a cauallo , tanto era il pericolo , cominciai con deftrezza a montar per vn fianco c'haueua vna via ftretta,cY in alcuni luoghi tagliata nel Mo. Giuri to ch'io fui di fopra,pri- ma chegiungelTi al villaggio a canto di certe cafe,fui co molti faffi cY faetté riceuuto, cY con le lande fopradette : perche quefte fono le loro arme conle quali combattono,cY con certi fcUdi nominati pauefi,che gli cuoprono il corpo da capo a piedi,et quando vogliono fuocri > n ,l€g ?Ì ermente gli aui,u PP ano >& & "' pongono (otto il bracciò 5 cY quado vogliono farte- > ita,gliftendonofubito* Il Luogotenéte combatte co loro per buon fpatio fin che gli fpinfe dentro da vn baftion molto forte,cY fatto di quefta foggiarne era alto due dature d'huomi- ni,6Y grotto quattro pie,tutto di pietra cY di terra interporrà, tefluto con molti aìberi,cY fatti per durar lungo tempo* Nella parte più afpra era vna fcala di gradi m ol to ftretta che condu cono fin di fopra , per laqual vi entrauano* Sopra quel baftione erano pofte a lungo tauole molto forti,cYaltecome vn'altra ftatura d'huomo molto ben fermate , cY con legnami den- tro OC fuori 6>C con forti radici ritorte èY corde ligate ♦ prima che fi giunga al détto baftione^ era vna palificata di legnami in terra cY incrociata vna con l'altra , 8c ligata fi forte che ne fia- tiamo pieni di ftupore. Dal fopradetto baftione di pietra detro d'vn picciol colle che era pie no di macchie eombatteuano fi valorofamente cY con tante fallate che non vi fi poteua en- trare da parte alcuna. Et ftado le cofe in tal termine j certi Spagnuoli aftalferò la fcala crederi do entrarmi no furono anchora giunti di fopra, quando li leuarono di pefo con le lancie, SC h fecero andar rotolando per la fcala ; cY il medefimo li fecero due o tre volte che diedero l'ailalto per entrarui. il che era imponibile , perche di dentro era profondo , fi che valorofa- mente fi difendeuano OC feriuanò molti Spagnuoli 8C de gli amici, benché con l'artiglieria, %C con le baleftre fé gli faceua gran danno, perche effi per combattere fi feopriuano , cY non poteuano far altramente , 8C pochilTimi colpi u tirauano , che non faceffero rouina tra loro* : Noi o Signore che afpettauamo a cauallo a pie del colle , vedendo come i nimici non vo- leuano ■ ; „)).!* j;' ,1 m&y- ÌW ■*;! !,■ Ìli? II",!.*' ; '' ri* '1 'I "! Ì0fl li ll'h'I * »" l " -"fi? Jv ■' ■ ! , "■' ™jl„,l l » ! v ì r-r D I D I E G O GOPOY Icuano fuggire,dererminammo di fmontar cV lafciar i cauallf. coli montati di fopra combat D temo tutto quel giorno fin a notte, perche fi confumd tutto'l giorno a disfar lo fteccato di le gname che era auanti il detto baftione» Il Luogotenente mando' al campo a pigliar accette, zapponi dC pali di ferro per rouinar ilbaftione di pietra, perche non vi era altro modo di pò terui entrare , perche non ii dimoftraua perfona alcuna che non haueffe venti lancie contra la faccia» Venuta poi la notte ci ritirammo in due o tre cafe dalle quali [i combatteua tenen- do tutta via buone guardie ♦ il che fecero anchora quei di dentro che tutta notte fecero gran ftrepiti cY alti gridi,fonando tamburi, cY ci lanciauano fpeifo pietre,cY tal hora faette, 8C vdi uafi lo ftrepito delle pietre che fcaricauano» Subito che fu giorno cominciammo a battere il baftione,cY leuando il Sole'vennero l'ac cette,i zapponi,et i pali di ferrose quai co fé haueuamo mandato a torre.cofi cominciammo a rompere il baftione: cV quando fi cominciò a rompere , i noftri amici Indiani vennero con facelle di paglia accefe,cY le lanciauano alle tauole fopra il baftione per arderle.ma fi tolto co me le tauole cominciorono ad ardere vennero effi con vafi d'acqua ad eftinguerlo» Ma pri- ma che quefti veniffero haueano fatto vna certa loro difefa dalla quale gittauano acqua boi- Si combat- lente con cenere cV calcina» Combattendoli in quello modo, ci lanciarono fuori vn pezzo tt fyj^j d'oro , dicendo chene haueano due mafie , accioche entrafTimo a pigliarle , dimofìrando in Gl'altra par quello di far poca ftima di noi»& effendo paffato mezzo d», et quafì hora di vefpro,haucua «*• mogia fatto due gra bocche per le quali entrando ci ftringémo di maniera con loro,che co- E batteuamo faccia a faccia co effi, dC loro come fecero da principio ftauano fermi,fi che i baie ftrieri fenza torgli di mira apprefentauano le baleftre a i lor petti , cV fcaricandole fpeffo , gli atterrauano , Durante quello conflitto foprauéne vna grandiffima pioggia con nugole tan to feure che no vedeuamo l'vno l'altro, fi che fu forza ritirarfi dal baftione alle cafe , 6C duro* la pioggia ben tre hore ♦ cV fparita che fu la nugola tornammo alla battaglia , ma ci trouam- mo fcherniti, perche quanto fi comprefe,quado fi viddero ftringercla notte paffata OC quel giorno ad altro non haueuano attefo che a leuar le robbe co le donne cV fuggirfì.percio poi che fummo afeefi fui baftione non vi trouammo perfona * ma perche fi credette che vi fuffe- ro,lafciarono le lancie appoggiate al baftione ritte,et in modo che R vedeuano di fuori.Noi entrammo auanti nella terra,ma vi fi andaua con gran fatica,perche ad ogni cinque o id ca- fe vi era vn forte, cYi torrenti tanto grandi , perche erapiouuto che non poteuamo andar auanti fenza t ìder fpeffo* I noftri Indiani fegmrono i nimici fin a baffo , cV prefero donne fanciulli, cV alcuni huominn Medefimaméte haueano appoggiato le lancie alle cafe per dat ad intédere che fuffero dentro»Stemmo qua" il giorno dC quella notte, doue trouammo rob ba affai da mangiare, cY ben ne haueuamo bifogno , perche i duoi giorni paffati no haueua- ' mo mangiato,non ne hauendo per noi,ne per i caualli* ma non vi trouammo altra cofa.In- tendemo da quei prigioni , come il giorno auanti erano flati ammazzati dugento huomi- ni,£Y che in quel giorno ne erano morti tanti che non gli haueano annumeratucY ci differo B come era fiata con loro gente dell'altra prouincia di Guegueiztean. Al primo d'Aprile di venere, tornamo a gli alloggiamenti, et perche gli Spagnuoli fi ri- pofaffero fendo feriti li più di loro,cY fi faceffe prouifiondi cofe neceffarie,perche fé n'era co fumata gran parte, vi reftammo ancho il fabbato appreffo* Dominica a tre d'Aprile dopo vdita meffa ci partimmo g andar al detto villaggio cY prò uincia di Guegueizteamil camino fin che fi giunge a vifta di qfto villaggio che e capo della prouincia,è tutto buono cY piano co buoni pini et vn mote fenza alberi*Prima che fi giuga alla Prouincia è vna gran colla che fcéde fin al baffo, cY il villaggio é fopra vn'alto.cY vederti tno come da vn'altro villaggio g vna collina molta gete correua con le fue arme a porfi nel detto villaggio,doue quado fummo giunti ci paruero molto gradi i loro baftioni , ma no ta to forti,come quei di Chamula . ma perche effi erano informati di quanto s'era fatto in Cha mula abbadonado il villaggio cY i baftioni,moIti di loro Ci pofero a fuggire per vn fianco di certi colli , dC la maggior parte per vna baffa valle cV feminata di maiz* Ma perche noi non vi haueuamo pollo buon ordine, non ne furono ammazzati cYprefi più di cinquanta cY tutti huomini, perche il Luogotenente nonvolfe afpettare che ruffe giunta tuttala gen- oma fi fece auanti con cinque ofei caualliche erauamo con lui, cY feguimmoperlaftra- da dietro a quelli che andauano per il fianco» ma perche ci trouauamo nell'alta parte, cYle ftrade J ftrade erano molto afpre,ne aggiugnemmo pochi, 1 quali vccidemmo,cY furono prefe mol te donne* Quei che fuggiuano da baffo, empieuano la valle di' maniera che camminauano con gran fatica.ma tardo tanto a giungere la noftra gente, che tutti fé n'erano andati* Tutti lafciarono l'arme come quelli che fi teneuano perduti . dC noi cinque o fei caualli che anda- mmo col Luogotenente feguimmo fin che fi giunfe ad vn'altro villaggio piccolo mezza lega aitanti. 8C ben forte,doue afpettammo la gente,et per commiflione del Luogotenente vi facemmo gli alloggiamenti» L'altro giorno che fu il lunedì,il Luogotenente mando Alfonfo di Grado con certe gen le ad vno villaggio che fi vedeua fin di là g vna cafa biaca lótana due buone leghe,come nar rauano quei che v'erano flati. cY diceuano che iui s'era raccolta affai gente. Quel luogo li pareua molto forte per effer fituato nella più alta parte della montagna. cV torno la notte fe- guente, dicendo che no haueua trouato cofa alcuna.Da quefto villaggio che e v capo di Gue gueiztean fi veggono dieci o dodici villaggi d'intorno a quello tutti nella montagna , cY (b no a quello foggette. La valle a baffo è molto bella cY ben coltiuata , cY feorre vn picciol fiume per quella. Tutti i villaggi di qfto paefe fono di tal qualità che guerreggiano l'vno co laltro.II Luo- gotenente mando' di qua vn Indiano, di quelli c'haueua a dire a quei (Ignori che veniffero a far la pace. èY gli afpetto quel lunedi cY tutto'I martedì, ma non venne perfona. Il mercoledì a (zi d'Aprile ci partimmo dalli fopradetti villaggi ritornado a Canacateàn, cY feguimmo il camino a Cematan, perche vedendo come i villaggi che fi rendeuano paci- iìcamente,cofi tofto fi ribellauano, tutti gli Spagnuoli perderono la fperanza,benche poi la ricuperaffimo affai buona , vedédo come fi feopriuano molti luoghi habitati che veniuano ad amicarfi con noi. donde gli Spagnuoli erano fpinti dall'ingordigia di chieder le ftaze 5>C poffeflìoni in quei luoghi.Cofi hauendo mutato parere,diceuano come era bene paffar aua ti, perche quel paefe era tale che non vi era huomo il qual ardiffe di pigliar alcuno Indiano. Il Luogotenente vedendo quefto,era della ifteffa mente, perche non era huomo che nò ve-< niffe ad affirmare quel medefimo. perciò come ho detto , ritornammo a dietro a Cenacan-* tean.et di qua Alfonfo di Grado andò a Chiapa, doue fu bé raccolto da altri Spagnuoli che erano andati a veder altri luoghi dal Luogotenente a loro affegnati. Stando in Cenacantean intefi come Fracefco di Medina era flato la caufa che quefte due Prouincie fi ribellaffero,feci inquifition cètra di lui.et prefolo, tolfi il fuo conftmno. ma per che fé fuffe punito in quefto luogo, gl'Indiani non lo potrebbono fapere,perche mai no era no venuti a noi pacificamente,perche ftauamo per partircelo lafciai con ficurtà che giunge do a quefto villaggio poteffi proceder co tra di lui.Hora Signor lo tengo prigione con buo na guardia,cY fi farà giuftitia.Et perche fappi V.S.in qual modoeffo gl'induffe alla ribellio ne, mandoui la copia del proceffo , col quale voftra altezza vedergli tutto , perciò non mi eftendo a ragionar fopra di quefto cafo. Lunedi che fu a gli vndeci d'Aprile ci partimmo da Cenacatean,6Y venne col Luogote- nente il Signor accompagnato da alcuni Indiani, èY fu fempre co noi fin a Cematan,oY poi fin che giugémo fu ql de noftri amici: accòpagnadoci fempre èY molto vo!entieri,et in qfto giorno andamo a dormire lótano tre leghe tra certi pini a vifta d'vno villaggio foggettoa Cenacatean,doue ci haueano fatta buona cópagnia et fpianataci la ftrada.Quà ci prouidero gl'Indiani bene da mangiare,et il martedì' andamo auanti tre leghe ad altre capanne,oue cer ti popoli ci portarono da mangiare, dC da quefti intefeil Luogotenente affai cofe come face wa da ciafeuno Indiano che li veniua auanti: io non ne do auiio a V. S.perche non le intefi. Il mercoledì caminammo tre leghe cY mezza a certe capanne , cV qua vennero certi Na- gatuti di Apanafclan Prouincia,i quali altre volte erano venuti ad amicarfi con noi, dC con Apanafcli loro certi Indiani di Michiampa , mandati dal Luogotenente con li detti Nagatuti.Quefti prauincia, ci portarono vn poco d'oro,cY vn carcaffo con certi ferri da faette, dC differo come quel Spa gnuolocheera gouernatore in Sancomifcoglihauea comandato chele faceffero per Pie- tro d'Aluarado.ne fo fé qfta Prouincia,o v popoli che ftano d'intorno a Sancomifco gli fono foggetti.Gl'Indiani che venero erano di boniffimo animo verfo gli Spagnuoli. il che deue efier cofa buona, quanto noi tutti crediamo;. Differo anchora come Pietro Aluarado era en trato in Velatan, cY che fattaui la guerra haueua morto affai gente. Affamarono anchoa , che dal i.i!" 'li * H-.-y 1 t W)\ iti,: 1 ! vj 1 ;;;■' , ' ,v :*0' r < '■ l'i ■■§<■■; \\\t-- ■''■■ ■'■ ['«, ut '■'■■lì "*.' L ' ' f m ii Jl.| !| ìli .LjuV r'fi;: 1 ! 1 »' '! " il (•'■' ;i. - v> !'*,'•¥ r, i f, • , .' '' i %•- • Teiiitebe quc DI DIEGO GODOY che dal fuo villaggio fin a Velatan non vi erano più di' fette giornate: da Chiapa,al foro vil- laggio, tre giornate,!! che per quanto diceuano gl'Indiani, da quefto villaggio a Velatan, poffono effer cento leghe, o poco più» Vennero qua altri Indiani d'altri villaggi ad offerirfi Guzitépan p er amici al Luogotenente, cV d'vn'altro villaggio detto Guzitempan,cY d'vn'altro nomi- nato Tefiftebeque , che ci portarono vn poco d'oro. Il Luogotenente mandò con coftoro duoi Spagnuoli a veder quei paefi. Il giouediauanti ci partimmo da quefte capanne, 6V andammo a dormire lontano tre le- ghe, doue erano anche altre capanuccie , cV fpianata la ftrada. lui comparue vna perfona di prefentia honorata,dicendo come era il Signor di Catepilula c'hauea fatto far tali capane,cxT portataci vettouaglia in copia , cidiffe come hauea fpianato il camino fin al fuo villaggio , fi che gli comandai!! quanto li piaceua.di che il Luogotenente gli rendè molte grafie* 11 venerdì ci partimmo da quelle capanne per andar a Ca tipilula , che pareua effer lonta- na tre leghe , ma peggior ftrada che fuffe mai veduta, fi che fé gl'Indiani non l'hauelfero ac- commodata,era impoffìbile andar auanti.anzi di certo faremmo tornati a dietro,perche ef- fa era piena di montagne alte cV afpre, con vna lega OC mezza di fmontata.fi difficile che nà poteua efler più pericolofa, perche dalla parte d'vn fianco erano certi profondi precipiti], dC dali'altra,il farlo tanto rozzo, che non poteuano i caualli fermami i piedi, ma l'haueano effì Indiani tanto bene acconciata con palificate, che la fermauano alla fmontata del fiaco , 6V co groffi legnami fortemente ligata, cV poftaui terra affai, tanto che l'opera era ridotta a quella perfettione che era poiììbile , cV in qualche parte haueano tagliato della ifteffa pietra, cV ta- gliati alberi infiniti per fpianar il cammino che era da quelli impedito,cY vi era alcun albero che fu mifurato noue palmi per diametro,c\: altri alberi molto groiìi. il che manifeftaua co- me l'haueano fatta volentieri , cV che vi fi era adoperata molta gente.cV in vero fé vi fi fuffe- ro adoperati gli Spagnuoli co gl'Indiani a farla, nò farebbe irata meglio affettata . dike[i che fummo da quefto paffo difficile,ci conduffero ad alloggiare fuori del villaggio a certe capa- ne che ci haueano fatte, 6V il fìgnore vi venne con vn prefeme doro cV alquante penne con certi vccelli morti che le fanno. Molta della fua gente ci porto' vettouaglia in copia , 8C fer- uendoci di quanto faceua meftiero,ci portauano acqua éY legne. Quefto villaggio cV altri che li danno ebedientia , fono in vna bella valle , lungo vn fiume con motagne da vn capo cY dall'altro* cV vennero qua altri popoli per pacifìcarfì con noi,et portarono vettou3glia,et alquanto oro al Luogotenente . cV per afpettar gli Spagnuoli mandati dal Luogotenente a Guitempan.ftemmo in quefto luogo quattro giorni fin che vennero certi Indiani con vna berretta di quei Spagnuoli a dirci,come quelli andauano per altra via a riufeire ad vn villag gio,oue noi doueuamo andare. Vennero qua certi Indiani de i Zapotechi, i quali erano an dati ad habitar da Chiapa a Quicula , perche i vicino a quefto viIlaggio,cY veniuano apor- tar da mangiare fenza prezzo, cV veder che cofa gli fuffe da noi comandata. 11 mercoledia venti d'Aprile ci partimmo da Apilula per feguir il noftro cammino, cV al lotanati due leghe,giugnémo ad vn villaggio lugo la riua del fiume di Chapilula pofto tra certe montagne, cV foggetto ad vn'altro pofto auanti a Silufinchiapa,& poteua effer lonta- no due leghe da quel luogo oue giugnémo in quefto giorno. Fra quefte due leghe fono al- tri piccoli villaggi che li fono foggetti , cV tutti pofti fu la ifteffa riuiera.del detto fiume tra le montagne* La ftrada che conduce a quefto villaggio Silufmchiapa e x tanto afpra, che non fo come poter narrarlo . quantunque in vero gli huomini del paefe haueano fpianata , cV af- fettata al meglio ch'era flato poffibile hauendo riguardo alla qualità del luogo , tuttauia paf fammo con gran fatica, et i paefani ci raccolfero amoreuolmente,prouedendoci di vettoua- glia dauataggio , 6C alloggiando noi in quel luogo la medefima notte.il giouedi cV il vener- dì non fece altro che piouere tant'acqua,che il fiume crebbe di forte,che effendo quefto viU laggio tra montagne, 6Y feorrendo il fiume lungo la ftrada molto furibondo, nò potemmo andar auanti ne in dietro . In quefto fpatio di tempo gl'Indiani tutti di quefto villaggio fé n'andarono , ne più tornorno, ne comparue alcuno di loro.non faprei dire per qual caufa fé n'andarono hauendoci tanto benignamente raccolti cV affaticatofi a fpianar la ftrada* La dominica poi che fu ceffata l'acqua,il Luogotenéte mando certi pedoni a veder fé pò teuano trouar alcune géti,i quali tornarono fenza hauer trouato cofa alcuna. Ne i giorni che ftemmo qua, mentre che non piouue cercamo per quefto fiume, parendoci che fufle di qualità" Quicula. R E L A T I O N E 5o3 A qualità di produr oro. cYvitrouammo alcune particelle tanto fottili che erano come mil- itila vi cerco come da fcherzo , perche non vi erano gl'iftromenti da cauarlo. Il Luogote- nentemande .fin di qua yn comandamento agli huominid'vn villaggio detto ClapS più auantidi quefte cornei! dice, e foggetto a Cematan. P P IllunedicipartimmocVandamoauantidueleghecYme Z za 5 advnvillaggiofo gg ettoa CematannominatoEihpa g iiaioia,chaueua da cinquecento cafe,cY tutta qudlaflrada fi fa Eftapagua- per il detto fiume , il qual li paffa più volte , U che noi vi pattammo con gran fatica cV alcuni ioia - bpagnuoli corfero gran pencolo per effer la ftrada tutta piena di fcogli,lt il fiume che corre yelocnTirnamente.ha di molte gran pietre , cV veramente credo che i caualli non mai fecero ilpeggiorcamminopertutto'lm6do.cVperchecipartimmodigiorno,hauemmoaiTaiche fareagiungerui^lt^ chi dalla molta faticha. cV ne caddero alcuni nell'acqua,!' quali corfero gran pericolo. Quefto villaggioebuono&:deletteuole^havnabuonapiazza 3 &:cafe,cVbuoniallog giamenti, con vna bella valle di terreno coltiuato lungo il detto fìume,cY con mòtagne da. mai due i capi ma non tanto alto come le pallate. Il giorno dietro che fu martedì,*? villag- gio rimafe dishabitato. perciò l'huomo quando penfa di non hauer più che domandare al Inora comincia a mordere et danneggiare, fi che quantunque ogniuno che vuol contrariar con lui,ftia bene attento,nondimeno vna volta o vero vn'altra Io fari errare. Nò fo qual tri. I Ita ione 1 la quefta del lhuomo,che quando parla finge 8C inganna, tuttauia par che lo faccia per bene ; dC quando huomo fi tiene d'effer ficuro 8C fermo dell'amore d'un'altro , all'hora iubi to colui procura di farlo errare con certi tratti che la perfona non fa come intenderla in beneoinmale ; &:iocredoveramétechenonpotraViuerealcuniinpacedouefitroueràvn tal huomo, cofi queft huomo non doueria ftare fé non doue Ite V, S.perche non farebbe ar- dito a mouerli . OC tutti crediamo che non ftando lui in quefto villaggio , viueremo pacifi- camente, OC non faremmo flati quando egli non vi fuffe venuto , cV credami voftra altezza che 1 huomo non fi può feparare da lui quantunque Io procuri. Io vi fcriuo quefto perche glie cofi in effetto , cV ancho perche V.S.lo conofee molto bene. • J o r S, 'g n0 / e P artltomidl 'q«cfto villaggio dal Capo di CompiIco,vèniauanti,fipcheero £ d #°ftodelcorpo^^^ V.b.fecegratiaa Piero Cartellar cV a me,induoidelIi quali nò trouammo perfona, nelli al- cacaoafo, in duoi erano circa treta huomini Indiani per ciafeuno, & ci diedero da cétomila mandorle S ia di ™* Sfi d ' mifturadlmetalIi che chiamano Cacao ,cV circa quaranta ducati d oro cY dira. ttaZ me.cVdifferocometuttalagenteeramorta. Cofi paffai da lontano ,& venni a quefto vii. ' m?£T laggio , 8C auanti ad vn poggio mi cadde morta vna caualla di d uè c'haueua , 8C vn cauallo e hauea condotto per feru irmene alla guerra . Quefto cauallo ch'era mio de i buoni del pae. fe,quandomipartidiq^ueftoyiUaggio,cVerainfermoamorte,laqualinfirmitaegIihaueu a contratto per lamolta fatica ch'io glidiedi per il camino.Etfappia voftra altezzafchequan do a partimmo di quefto villaggio tutti noi da cauallo, auanti il Luogotenente, i! PodelH di «uffa tia & i reggitori ci caligammo che fé alcuna beftia monto ofì7torpiaffe 3 n5 vi effen do .da pagarladell entrata chelapagaffimo tra tutti.cY perche il Luogotenente haueua diui ioloro,nonpiuvieradichepagarlo, dimandai che mi faceffino pagarlo di quello che fua bignona haueua hauuto, o tra tutti come s'haueuano obligato. & quantunque mi fufte co. fiato ducati dugento & trenta,&nepuotihaueredugento cV cinquanta, tuttauia melo taf. laronodugento A alcuni cominciarono a dire che fé la faceuano pagare fi partirebbono da quel villaggio. Allhora io diffi, non voglia Iddio che per pagarmi vna caualla fé n andaffe R'5 ch ^ n °n voleuo far tal dimanda, perche V.S. me la farebbe pagare fé fuffe digiuftitia. Vi iuppheo adunque c'hauendo riguardo al difio col qual io andai a feruire con tanto incò modo del mio cauallo che conduffi quafi morto , cV d'un poledro che mi cadde d'una balza ^iiitorpiodunacofcia,&d'un'altropoledrochemimor,ì,poicheilguadagnoilqualefac ciamo da g ndiani non lo concede, V.S.fi contenti che mi fìa pagato dell'oro che s'è hauu to,o di quello che fi obligarono. Scrino al prefente quefto a V.S.accio quellalo faopia.ma io vi madero prima informatione di quefto, come tutti s'obligarono in perfona perch'io lo procurai accio che V.b. mi faccia gratia di mandar vn comandamento a quefto effetto. foi che fummo venuti in quefto villaggio a me panie come farebbe cofa buona che ve, mffe 'i: SS» 1 1". '» 1' 1 % TI 'i . ; 1 iairn .«• ■ , V J '; , !Ì >i.* h i jvi'''i DI 'DIEGO GODOI nifle alianti. V* S* vn procuratore c'haueffe relatione di tutti i fucceffi OC mfdrmaflu», fi cir E ca le diuifioni di ciafcuna cofa , OC di chi ha OC chi no ha g applicarle & chiedere che V.S.ci faceffe gratia di quelle cofe che quefto villaggio ha bifogno,c\: parlai fopra di ciò al Luogo- tenente dC a i reggitori , i quali tutti conchifero che gli era ben fatto , & fi rima (e che l'altro. giorno ci riducemmo infieme a ragionare di quefto,cY effendo vniti trouamo Giouanni di Limpias cV Buftamante molto difenili di parere,fi che V.S.fìa informata di quanto fi con uiene,come non gioud cofa alcuna a rimouerli della loro opinione,cY voleuano che fi afpet taffe Mormoleo,il quale,come fi dille quà,e andato là doue ftà Pietro d'AIuarado. Non fo achiaffegnar quefto, fé non poca cura che fi pigliano di guardar a quello che fi conuiene alla Republica.cV elfi fono più ricchi d'Indiani chepoffeggono,che qualunque altro di noi che habitiin quefto villaggio, perche Giouani Limpias et fuo fratello hano il capo d frotte ra di Quachula ch'é il miglior luogo che fia qua\cY vn'altro capo nominato Anaclanfiqui- pila villaggio buono, Quenchula et altri villaggi foggetti a quello,et a canto a quefto villag gio il luogo di Cateclefiguata Sabion nominato Anazanclan,che fono villaggi fi buoni co nie Caltiua. Buftamante folamente con vna fua cedula hebbe da V* S.per grada la metà di Vltapeche cV de fuoi foggetti in compagnia di Tapia^cV la metà di Tilcecapan che corteg- gia quefto villaggio,et e buon luogo. Anchora pofTiede a canto a Quenchula cV a Teapa et di fopra altri otto,o dieci villaggi delli quali V*S.nó ne fa alcuni, perche quando facefti gra tia di Vltapeche et di Tilcecoapan,quefto auenne perche vi dittero come non poffedeuano ] alcuno vaffallo Indiano . cV hora egli pofTiede tanto che non e venuto a notitia di V. S.che potrebbe baftare a duoi de noftri habitatori in quefto paefe,come dicono tutti,. Quando io vidi quefto,conobbi come ad elfi non piaceua che fi fcriuefle a V*S.quel che era di ragione che fapefti.percio determinai di fcriuere il mio parere, Supplico V* S. che accetti la mia fin- cera dC buona volontà che è parata ad ogni cofa che toccherà al feruitio di fua Maeftà , cV di V.S.cV al bene della Republica. Quanto a gl'Indiani 8C alle diuifioni, faprà V.S*che molti habitatori diquefto villaggio già più di pofteggono Indiani réza hauerne titolo alcuno da V.S.cV credo anchora che non gli habbia aflegnato loro l'vfBciale maggiore per nome vo^ ftro. Alcuni tengono mafnade di popoli > & altri perche non hanno Indiani , fi partono da quefto villaggio.cY dico mafnade dC gran copia di popoIi,perche glie co fi in fatto,cV alcuni che no ne hano fon cofi meriteuoli, cV forfè migliori d'hàuerne che qlli che ne pofleggono, parlando tuttauia di coloro che ne hanno di fouerchio, rifpetto ad altri che con la buona fer uitu meritano più di loro* fi che Signore , non intendo come vadino le cofe circa quefti In- diani , ne in qual modo alcuni di loro feruono» Veggo bene che da tutti ficauapoco vtile, ma ne cauano meno quei che non ne hanno alcuno , dC non ne hauendo fi partono di qua,. i quali non fi partirebbono,quando fi fatisfacefle loro di quello che ad altri foprauanza,per- che conformandofi alle diuifioni fatte a perfone le quali V» S» vuol riftorare , alcuni hanno di più. OC è bene che tutti ne habbino , perche vi e il modo ài dargliene dC di contentarli.ma douendo V* S. fapere quanto ciafeuno pofTiede quefto non fi può far per via di vifita,ne di ailegnamento ch'egli habbi hauuto,o che ordini V. S.fe quella non manda efpreffo cornati damento che fi debba fapere chiaramente ciò che pofTiede ciafeuno in qual parte,cV co qual titolo,altramente V» S* non mai farà ben informata per poter darà tutti,come e v di voftro di fio,cV che ricerca laragione hauendo riguardo a quelli che fé gli deue.cV in quefto comandi V*S.come più le aggrada.ma per mio parere quel ch'io dico , farebbe vtile per quanto s'ap* partiene al bene commune di quefta Republica , prima che V.S.confermi 8C faccia le diui> fioni, perche altramente faccendo quelli che non hanno qua la debita prouifione fé n'anda» ranno.come vedrete per opera,cY che già cominciano a partirli» Io lafciero v di fcriuere alcuna cofa in quefta parte per non dir male d'alcuni, ma perche mi fpiace affai che alcuno fia ingrato a V.S» di quei benefici) ch'effa gli fa,cV per quanto sappar tiene a tutti gli habitatori di quefto villaggio, fappia V* S. che alcuni conofeono gli hauuti benefici], cV alcuni no\8t"auifoui come andando per quefti viaggi paffati, Buftamate reggi' tore,quanto di lui u' narra.diffe più volte , che vorrebbe più tolto efler vn cimice che reggi- tore di quefto villaggio.Non creda V. S.che fé io l'haueiTi vdito,che me ne fulTi pattato cofi di leggiero 3 ne manco s'io l'vdifTi.ma perche l'haueua detto auanti al Luogotenente , me ne tacqui per honore di quello.Hora fono certo ch'egli l'ha detto perche vii giorno Giouanni di Salmanca RELATIONE 3 o 4 | di Salméca venendo in parole di quefto con Iui,c\: affermando c'haueua parlato male Giù fìamante rifpofe che Io haueua detto per conofcere di che animo fulTen gli altri; Confìdéri adunque V.b.quanta cura fl piglieri eglidi far quanto s appartiene al reggiméto, oltra più altre trifte qualità che fono m lui, delle quali V. S.fi pò tri informare da quanti vengono la\ 5 V1 aU /° dl qUC ^°' f er r Che f ° COme V « £* mal ¥ Qi ™*& s'inganna di lui non fapendo lefueaitutearticheglivfa. t"-"^ m Non niego ch'egli non fia gentil'huomo , cV che non meriti che V, S.eli faccia de benefi ci),ma dico che dandogli fìmii carico ; vi caricherà molto la cònfcienria non effendo Voftra altezza ben informata di lui.Non creda V. S.ch'io fcriua quefto perch'io li porti odio anzi tengo verfodi lui buona intentione 3 ma perche mi doglio non veder riufcir bene quello che s appartiene al ferumo di voftra altezza,mi fon moffo a fcriuerui quello chee v pura verità et wttauiapahoaltrecofechecircadiqueftofìpotrebbonofcriuere/ fi quarto giorno che giungémo in quefto viIlaggio,véne il Signor di Vluifponalet allo viuifporul di Imtepaque,cY mi diedero vnaletteradi V.S.nella qual eiTa mi comandaua che in ogni Titite P a - modo faccia la fua cafa , nella qual non e ftato lauorato, perche non fono flato qua\cY parmi ^ *a> 1r lgn n rC al qUal haUeU0 comanda <° che trouaffe i legnami non gli ha cercati 3 cV fi fcu- so deiier flato gravemente infermo,et veramente io lo lafciai infermo , come credo d'hauer di L aftellar 5C mtofr andado con brodetterò due giorni cercando legnami per li villaggi lungo il fiume ali mfu cV tornati mi differo come haueuano trouato quanto faceua meftet roA che mi verrebbe la gente quando volerti ♦ lo glidiffi che veniflero dopo fan Giouan^. ni 3 etcolifarochedifubitodardprincipioairoperaalmegliochepotro\percheipauimena da edificare fono in buon termine cVfopra il fiume» i Parimente V.S.mi fcriueua che vn Indiano venuto a voftra Signoria hauea detto come iohaueuodimadatooroaLuigiMarino.V.S.micomanddchenòghenedimadaffi^^ coli gli ho dmo.Diffi al Cacique quanto fi conteneua nella lettera, il quale li sbigottì & ria fpofe,che 1 Indiano non fapeua quello che fi dicefTeJl fìgnor mi difle c'hauea raccolto mone la di metalli mefcolati per darla a V* S.ma che non voleua mandarla fin ch'io non vedeffi et per feruirui lafciai di paflar oltra'I fiume per vederla , cV fpedirla. 11 giorno dopo fan Gio. ^nnianderola cVlamanderdad Horreradi Tuftebeque,cYla maggior copia d'accétte chiopotro. GlIndiamnehannoalcunecVfonotraportate dalli fuoi villaggi ad VlutacY TitiquipaqueJo ne dimadai al Cacique cV a ChriftouaI,cY mi differo di nonne hauere et £ generaleopinionechel^aueffi mentecome gì Indiani fuoi diceuano che Marino quando venne hauea pofto vn tributo d grauezza a tutti li villaggi di Spagnuoli j et a ciafcuna cafa , di quarata mandorle al giorno, K che gli haueadetto che non deffero a noi oro,ne metallo mefcolato, ma folamente da mi giare,perche ftauamo qua folo per guardar quefto fiume perche l'oro era per voftra Signo^ ria 8C il metallo mefcolato per Marino. cV è vero che Giouanni di Limpias difle q uefto più ^keprefentedime,cVdelLuogotenente,cVdimoItialtrn F equeitopm ..(T u l C ? ÌO C ° n Ì uflS di V+S ' che fono * 4 P^che fono donne cV fanciulli fé fi condu .eitero alla citta monrebbono tutti per cammino,percio mi parue che al prefente ftarebbo. io meghoin Oluta fin che auifaffi V.S. fé vi pareffe meglio di condurli a Corufca d alla vii anccapercheiuihauetecafecVrobadouepoffonoftareperefferuitantocaldo 5 cVviftarà> ^opiufani,overofeavoiparechefi vedano, V.S.miauifi di quello chepiulefaràgrato,ae aochefi mandi ad effetto. Se V.S.comaderi che fi vendino/upplico quella ad ordinar an. .ora che ii vendine, a credenza, perchenon è in quefta villa huomo ch'abbia vn quattrinai INo io che altro fcriuerui al prefente d Signor mio.ma ben vi fupplico che facciate ceflar il diuidere i Iuoghi,fm che V. S.fia informata di quato ho fopradetto , perchein tal modo Ci gioueraaquefto villaggio, altramente la diuifione fari come di furto. Cofiogni di verranno di qua perfone a darui noia,come fempre hanno fatto per quefta caufajddio noftro Signore conferui la magnifica perfona voftra,et vi aumenti lo ftato co- me quella defia, Diego di Godoi» ; 1 ì !".i;.>-!ii, JlLÌ.L Islh: ' i". -l;t ' ■<':'■'■ 'Ci' ,'Ì 1 ì, ( .' :' r ,■ * ' mài /W' 9" >• " '.. '3 tfj !V> J . 'i L i é i i ■ 1 • : ii .i', , j*i !tft ,» ||F».« RELATIONE DALCVNE COSE DELLA Nuoua Spagna, & della gran citta di Temiftitan Medicò, fatta per vn gentil'huomo del Signor Fernando Cortefe. 4 * H L paefe della nuoua Spagna è a guifa di Spagna , SC quafì della mede> :i fima maniera fonie montagne, le valli & le campagne, eccetto che le montagne fon più terribili cYafpre da non poteruiii afcender fé non con infiniti trauagli , cV vi e montagne , per quel che fi fa , che durano meglio di dugéto leghe. Sono in quefta prouincia della nuoua Spa? gna gra fiumi 8>C fonti d'acque dolci et molto belli,gran bofchi ne mon ti,cV pianure d'altiirimipini,cedri,roueri 5 etcipreiTì,elei et molte diuer ^ fé forte d'alberi di montagne. 1 colli fon molto ameni nel mezzo del la prouincia , cV vicino alla coita del mare fon monti (piccati da l'vn Mare all'altro. La di- ftantia che è dall'vn mare all'altro , per il più corto e di cento cinquanta leghe , dC per vn'aU: tra cento feffanta , cV dall'altra dugento , cV da vn'altra paffan trecento , cY da vn'altra banda pretto cinquecento,cY più fopra, e diftantia cofi grande, cV tanta che non fé ne fa il numero delle leghe,perche non fi è veduto da Spagnuoli , 8C ri è da veder anchora di qua a cento an ni , cV ogni di ii vede cofa nuoua. Sono in quefta prouincia mine d'oro , cV d'argento , di rame , cY di ftagno , di acciaio t dC di ferro. Vi fono molte forte di frutti, che paionfimiliaqueidi Spagna, auenga che nel guftonon fieno in quella perfettione ne nel fapore , ne nel colore. Anchora checenefien molti boniffìmi 8C cofi buoni come fon quei di Spagna ma non generalmente. Le carri pa- gne fon diletteuoli, molto piene di belliffime herbe alte fina a mezza gamba. Il paefe e rriol to fertile cV abbondante,cY produce qualunche cofa che ci vicn feminataA' in molti luoghi rende il frutto due ò tre volte l'anno . Degli animali. Vi fon molti animali di diuerfe manierecome fono tigri,leoni & lupi, cV fimilmete Adi bes che fon tra volpi,cV cani,et altri che fon fra leoni,cV lupi . I tigri fon della grandezza, d forfè qualche poco maggioricene i leoni,eccetto che fonpiu groitiA forti,cV più feroci,hàV no tutto'l corpo pieno di macchie biache,et niuno di quefti animali fa male a Spagnuoli,an; cor che alle genti del paefe non faccino carezze, anzi fé gli magiano,vi fono anche cefui,& volpe faluatiche,daini,lepri,cV conigli J porci hanno l'ombelico fopra il fìl delia fchiena , d£ vi fono molti altri & diuerfi animali , & fpecialméte ve ne è vno che è poco maggior che il gatto,che ha vna borfa nel vétre, doue afeode i figliuoli quando vuol fuggir co elfi, pene no gli fìen tolti,8t" quiui gli portano fenza che fi conofea ne fi veda fé vi porta cofa alcuna,cV co effi monta fuggendo fopra gli alberi. La prouincia di quefta nuoua Spagna è mol to bene popolata per la maggior parte, vi fono di gran città & terre, cofi nella pianura comenelle montagne,& le cafe fono fatte di calcina cV pietre, cV di terra cV quadrelli crudi, cV tutte con le fue terrazze, quei popoli pero che viuon nel mezzo del paefe: ma quei che habitano vici ri al mare hano quafi tutti le cafe & pareti di quadrelli crudi cV terra,cV di tauole,col tetto di paglia. Soleuano hauere i naturali del paefe belliiTime mefehite con gran torri cV habuatio ugnelle quali honorauano cV facrificauano i loro Idoli , cV molte di quelle città fon meglio ordinate che quelle di qua , con molto belle ftrade cV piazze doue fanno i lor mercati. Lafortedeifoldatiloro. i La gente di quefta prouincia è ben difpofta,piu tofto grande che picciola,fon tutti di coc- iore berrettino come pardi,di buone fazzioni et gefti,fono p la maggior parte molto tfeftri, gagliardi cV fopportatori delle fatiche,cY è gente che fi mantiene con manco cibo d'ogni al- tra, fcì gente molto bellicoia, cV che molto determinatamente hanno ardimento di morire. Soleuano hauer gran guerre cV gran differentie fra loro, cY tutti quei che fi pigliauano nella guerra,d erano màgiati da loro,d erano tenuti per fchiaui. Se 1 nimici andauano a porre affé dio aqualche villaggio,fc gli affediati le gli rédeuono fenza far refiftétia o N guerra,reftauano (blamente vaffalli de i vincitori a ma fé erano prefi per forza, reitauano per fchiaui tutti. Hanno DEL TEMISTI T A N 305 Hanno fioro ordini nella guerra, che hanno i loro Capitani generali, cV hanno i particolari capitani di quattrocento,& dugcnto huomini,ha ogni cópagnia il fuo Alfiere con la fua in fegna inhafiata , cV in tal modo I/gata fopra le fpalle,che non gli da alcun difiurbo di poter combattere ne far ciò che vuole, ex' la porta cofi Iigata bene al corpo , che fé nò fanno del luo corpo pezzi , non fé gli può sìigare , ne torgh'ela mai , Hanno per coftume di gratificare cV pagar molto bene coloro che feruono ben fu la guerra,cV che fi faccino conofee^e fegnala ta- menteconqualcheoperavirtuoia^heancorachefìa il più difgratiato fchiauo fraìoro,lo fanno Capitano , S>C Signore,8c gli danno vaffalli cV lo (limano , in modo che per tutto do- ue lui va lo feruono,cV l'hanno in tanto rifpettto & riuerentia come al proprio Signore , 8C nella perfona propria di quello tale fegnalato gli fanno vnfegno nei capegli,acciochefia conosciuto per quell'opera virtuoia che ha fatto, cV ciafeuno lo veda apertamente, perche cfli no vfano di portare berrette, cV ogni volta che fa qualche buona opera nuoua,gh' fanno addotto in tefiimonio di virtù qualche altro fmiile legnale, cV dai Signori fé «li concede fempre altre gratie. L'arme offenfwe che portano &■ difenfiue. L'arme difenfìue che portano in guerra , fono certi hietti a guifa di giubboni di cottone ibottito cofi groifo come vn dito ex mezzo, cV tali come duoi dita,che vegono a efler mo! to forti,cV fopra d'effi portano altri giubboni,cV calze che fono tutti infieme,che fi allaccia- no dalla parte di dietro, OC fona d'vna tela grotta , cV il giubbone cV le calze fono coperte di fopra,di piume di diuerfi colori,che fono molto galanti. Et vna cópagnia di foldati le porta no biache cV roffe,cV altri azzurre cV gialle, cV altre di diuerfe maniere.l fìgnori portano di fopra certi faietti come giacchi,che fra noi fi vfano di maglia,ma fono d'oro o d'argéto indo rato,&I quel veftito che portano di piuma e forte al propofìto dellefue armi,accio che no ri- ceua faette ne dardi,anzi ritornano a dietro fenza farui colpo,ne anco le fpade non poffono molto bene prenderne,portano in tefia per difefa vna co fa come tefte di ferpéti , d di tigri, d di leonino di lupi,che ha le mafcelle,cV è la tefta dell'huomo metta nella tefia di qfto animale come fé lo voleile dolorare: fono di Iegno,cV fopra vi e la péna,et di piaftra d'oro et di pietre preciofe cog te, che e co fa marauigliola da vedere. Portano rotelle di diuerfe maniere fatte di buone cane mafficcie, che fono in quel paefe teffute co cotone grotto doppio, OC fopra vi fo no penne,cV piaftre rotonde d'oro OC fono cofi forte,che fé non e vna buona baleftra non la pafla,perd ve ne Cono di tali che la paffano.ma la faetta no gli fa male,cV gene qua in Spagna fono fiate vedute alcune di qfte rotelIe,dico, che nò fono di quelle: quelle che portano fu la guerra,ma fono di qlle che etti portano nelle loro fefie et balli follazzeuoli che vfano di fa- re. L'arme offenfiue che portano fono archi , cV frezze,6c" dardi che etti tirano co vn maga no fatto di vn'altro battone: i ferri che hano i puta fono o di pietra viua,d d'un offo di pefee, che e molto forte 8C acuto. Alcuni dardi hano tre ferri co che fanno tre ferite,perche in vna mazza inferirono tre pute di bacchette co loro ferri della forte fopradetta, cV cofi d'un col- po tirano tre botte I vna làciata.Hano le fpade che fono di qfta maniera:fanno vna fpada di legno come a duoi mani,ancora che nò fìa fi lunga la impugnatura , ma larga tre dita,cV nel taglio d'ella lafciano certe incauature nelle quali inferifeono vn rafoio di pietra viua, che ta- glia come vn rafoio di Tolofa. Io viddi che còbattédofì vn di,diede vn Indiano vna omelia h a vn cauallo fopra ilqual era vn caualliero co chi còbatteua,nel petto, che glielo aperfe fin alle iteriora,et cadde ico tanéte morto,cV il medefìmo giorno viddi che vn'altro Indiano die de vn'altra cortellata a vn'altro cauallo fu il collo che fé lo getto morto a i piedi. Portano fró be co le quali tirano molto lugi: et molti, d la maggior parte d'elfi portano tutte quefte forti d'armi con che combattono, dC e vna delle belle cofe del modo vederli alla guerra in compa gnia^perche vano marauigliofamente in ordine cV galanti , cV còparifeono cofi bene quato h poffa vedere.Sono fra loro di valétiflìmi huomini cV che ottano morir oftinatiffìmamete. Et 10 ho veduto vn d'etti difenderfi vaiétementeda duoi caualli leggieri,cV vn'altro da tre, & quattro,ne potédolo etti vccidere,da difperatione vn di loro gli lancid la lacia , & egli pri ma che gli arriuaffe addoffo la raccolfe in aere , et co effa còbattette più d'unhora con effo Io ro,nn che quiui giunlero duo pedoni che lo feriron di due, d tre faette,onde egli mottofì co tra vn di loro, vno di quelli pedoni l'abbracid di dietro,et gli diede delle pugnalatele! tem pò che combattono cantano dC ballano & tal volta dano i più fieri gridi cV fìfchi del mòdo, & fpecialméte fé conofeano d'hauerne il meglio, Oc è cofa certa che a quei che nò gli hanno Viaggi vol.3% qq veduti a: ■ v y} ::ì'ì;^; ; »- ' i:':M'i/ .\ :il li ■III' i'T I «..-,! ., 1 ; vi' ''"«ili : ' f 1 ICS )■/'■ il I '■■' ','*■ 't >,»V RELATION E DELLA CITTA veduti combattere altre volte mettono gran terrore co le loro grida, cY bramirà . Et e gente la più crudele che fi truoui in guerra , perche nò perdonano,ne à fratello,ne a parentele ad -amico i ne gli pigliano a vita ancora che follino donne dC belle , che tutte l'occidono 6C fé le mangiano,cY quando non poffon portartene la preda de le fpoglie de nemici, l'abbruciano, folo i Signori non e licito d'vccidere, ma gli portauano prefi lotto buona cuflodia, dC dopo ordinate certe fe(ìe,in mezzo di tutte le piazze delle citta erano certi circuiti murati con cai cina,dC pietre maffìede tanto alti, quanto vna ftatura dC mezza d'huomo che afeendeuana in effì per gradi, OC di fopra era vna piazza come vn giuoco di tegola rotòdo, &C nei mezzo di quefta piazza era vna pietra rotonda ficcata co vn bufo in mezzo, et quiui montaua il Si gnor prigione dC lo legauano lungo con vna fottil corda al collo del piedi,cY li dauano vna ìpada òC vna rotella,cY coli veniua a combatter coneffo lui colui che l'hauea prefo,et fé que- fio tale che l'hauea prefo,dinuouotornaua a vincerlo,era tenuto per valentiffimohuomo, dC gli dauano vn certo fegno per la valente proua e hauea fatta , dC il Signore li facea gratia, dC Te il Signore prefo vincea lui, dC fei altri in modo che fodero in numero di fettejo libera- uano cV erano obligatidireftituirgli tutto quel che gli hauellero tolto nella guerra.Etauué ne che cóbattendo vn giorno qlli di vna Signoria chiamata Huecicingo,c6 quei d'un'altra città chiamata Tuìa,il Signore di Tuia fi pofe tato fra gli nemici che i'i perfe da Cuoi,8e anco ra che facefle co(e marauigliofe in arme, caricarono no dimeno tato i nemici fopra di lui che Io prefero et lo còduilero alla città loro,cV fecero effì fecódo il coftumele loro fefte,ponédo- lo nel circuito,cotra ilquale vennero fette valenti huomini a còbattere,i quali tutti vecife ad vno ad vno effendo egli legato fecondo lufanza. Veduto quello da quei di Huecicingo, fé cero penfiero che fé effì lo haueffero fciolto , elTendo egli co fi valete huomo cV di ora cuore, non farebbe mai reflato fin tato che no gli haueffe deilrutti,onde u rifoluettero d'ucciderlo, dC co[i fecero, del qual atto rimafe a loro vna infamia grande per tutto quel paefe di tradito- ri , cV di disleali per hauer rotta la legge, de il coilume cotra quel Signore, dC per non hauer oiteruato con eito lui tutto quel che fi foleua ofièruare con tutti quelli ch'erano Signori» . Lctmdnierctdel~VeJhre de alihuomim, il I veftimenti loro fon certi mati di bragia come lézuola,ma non cofigrandijauorati di gentili lauori di diuerfe maniere,cV con le lor franze cV orletti,cY di quelli ciafeun n'ha duoi o tre dC fé gli liga per dauati al petto* Al tépo dell'inuerno fi cuoprono con certi pellizzoni fatti d'una piuma molto minutaglie pare che fia cremefìno,come i nollri cappelli pelofi,de quali n'hanno rofTi,negri,cY bianchi,berrettini dC gialli» Cuoprono le loro parti vergogno fé co fi di dietro come dinanzi, co certi feiugatoi molto galanti,che fono come gra fazzuoli che u legano il capo per viaggio,di diuerfi colon',2^ orlati di varie foggie,cV di colori Umil- mente diuerfi,con i fuoi fiocchicene nel cingerfegli, viene l'un capo dauanti cV l'altro di die- tro: por tano fcarpe che non hanno tomara,ma folaméte le fuola,et i calcagni molto galanti, 3C di dentro da le dita de i piedi vengono al collo del piede certe coreggie larghe che co cer ti bottoni fi ligano quiui , non portano in tefla co fa veruna eccetto che nella guerra > o v nelle loro felle OC danze, OC portano i capegli lunghi ligati in diuerfe foggie. Del lejìire delle donne* Le donne portano certe lor camicie di babagia fenza maniche ,ch'affomiglianoà quelle che in Spagna chiamano foprapellize,fono lunghe cV larghe,lauorate di belliffimi , OC mol to gentili lauori fparfi per elTe,cò le loro frangie, ó orletti ben lauorati che comparifeono be nifiimo: OC di quelle portano due, tre dC quattro di diuerfe maniere, 6Y vna e v più lungha del Faltre,perche fi vedano come fottane: portano poi dalla cintura a baffo vn'altra forte di velli re di babagia pura,che gli ardua al colio del piede,fìmilmente galante dC molto ben lauora- te* Non portano fopra la tefta cofa alcuna,fpecialméte in terra fredda, fé no che portano i ca pegli 1 ughi , dC gl'hanno belli,ancora che negri dC caftagnini,onde co quelle loro velie cV i capegli lunghi fparfi che gli cuoprono le fpalle,fanno bellilTimo vedere.Ne i paefi caldi che fono vicini al mare,portano le donne vna foggia di velo fatto a micelio di colore leonato, LaSetaconchelauorano. La Seta co che kiuorano, è che pigliano i peli della pacia del lepre cV conigli, cV gli tingo no in lana di qual colore vogliono,»^ glielo dano in tata pfettione che no li può dimadare sneglio,dopo lo filano dC co elio lauorano,et fanno lì gétili Iauori,quafi come co la nollra fé ta,cV ancora che fi laui,mai perde il fuo.colore,et il lauoro che fifa co effi dura gran tempo. DEL T E M 1 cibi che hanno ,<& yfano. Il grano di che fanno il pane e vn grano a guifa di cece,alcuni bianchi et altri rodi, et altri negri cY vermiglilo feminano,cY fa vna cannaalta come vna mezza lancia,cY butta duoi,d tre panocchie doue e quel grano a guifa di panico» il modo con che fanno il pane e che mct lono vna pignatta grade fopra il fuoco che tiene quattro o cinque catara d'acqua,et gli acce dano fotto il iuoco fin che bolla l'acqua, cV all'horaglilieuano il fuoco, cY dentro vi gettano il grano che da loro fi chiama Tayul,cY fopra effo gettano poi vn poco di calcina perche ali lieui la fcorza che lo copre,et l'altro giorno, d vero di lia tre d qttro hore che fì e rafreddato Io lauano molto bene al fiume d i caia co molte acque , onde reità molto netto della calcina, & dopo lo macinano con certe pietre fatte a poft a , cV fecondo che lo vengano macinando^ gli vengono gettando l'acqua , & fi va faccendo pafta,cY cofi in vn punto macinandolo,^ impanandolo fanno il pane,cV cuochonlo in certe cofe come teghie grandi poco maggiori che vn criuello,cY cofi faccendo il pane/ubito lo magiano , g efier meglio caldo che freddo» Hanno anco altri modi da farlo,che fanno certi pani buffetti della maifa,cY gli inuoltano in certe foglie d'herbe,cY dopo li mettono in vna gra pignatta con poca acqua, cV la cuoprono molto berìe,6x: quiui col caldo cV col tenerli ftufàti li cuocono, cV anco in padelle con diuer- fé cofe che magiano. Hanno molte galline grandi a guifa di pauoni molto faporite,& han no molte coturnici di quattro,d cinque forti,et fono alcune d'effe come pernieranno mol te Oche dC anatri di molte forte, co lì domeniche, come faluatiche,della piuma delle quali fanno i loro veftimcti per la guerra et fefta,et di quelle penne fi preuagliono molto,per più cofe,perche nano diuerfi colori, cV ogni anno la leuano a quelli loro vccelli»Hanno pappa- galli grandi cV piccioli che gli tengono in cafa, cV Ù preuagliano fimilmete della loro péna* Occidono per loro mangiare molti Cerui,cauriolUepri,cY conigli, che in molte parte ce ne fono molti » Hanno varie forti d'herbe d'horto,cY da mangiar di diuerfe maniere, di che efìi fono molto amici,che le mangiano tal hor verdi,cV tal fiora in varie mineftre» Hanno vna forte di pepe da condire che fi chiama Chil,che niuna cofa mangiano fenza effo ♦ Sono géti che con manco cibo fi foftentano 5 cY che meno mangiano di quante altre fono almondo» I Signori mangiano molto fpntuofaméte, molte forte di viuande,fapori,cV mineftre, focac cie,cY pafticci di tutti gli animali che nano,, frutti, verdure, et pefei che nano in buona quan titi ♦ Si portano a i Signori tutte qfte forte di cibi,cV gliele portano inanzi ne i piatti,cY feo- dellccY fopra certe ftuore di palma molto gentilmète lauorate, cY in tutti gli alloggiamenti ve ne (ono,dC vi fono anco delle fedie di diuerfe forti fatte,doue feggono,tato balle che non fono più alte d'un palmo. Quefti cibi gli mettono anco inanzi a Signori , & vna touaglia di bambagia con che fi nettano le mani cV la bocca , cY fono feruiti da duoi , d tre fcalchi cY maeftri di fala,cY mangiano di quel che più loro piace,cY dopo fanno che il reftante fia dato id altri Signori fuoi vaffalli che ftanno quiui a, fargli corte» . Lebeuandechel/fàno, Fano il vino di diuerfe forti che beuono, perd la principale,et più nobile che vfano,e vna, Deuada che u chiama Cachanatle,cYfon certi femi fatti del frutto d'vn albero,iI qual frutto e ì guifa di cocomero,^ détro ha certi grani grotti che fono quafi della forte dell'offa dei i dac :iii,L'albero che fa qfto frutto,e i\ più delicato di tutti gli altri alberi, nò nafee fé non in terra ralda cY groffa,cY prima che Ù femini,feminanfi duoi altri albericene hano gra foglia, cY co- me quefti fono all'altezza di due ftature d'huomini,in mezzo a tutti duoi feminano quello dtro che produce quefto frutto , accioche quei duoi altri alberi, per effer quefto delicato ., lo guardino , cY difendino dal vento cV dal Sole,cY Io tengano coperto» Sono quefti alberi in jrade ftimatione,perche quei grani fono tenuti perlaprincipal moneta che corra in quel aaefe , cV vai ciafeuno come vn mezzo marchetto fra noi, cY e N moneta la più comune: ma molto incòmoda dopo l'oro,cY I'argeto,cY che più fi coftuma di quante fono in quel paefe. Come fi fàccia il Cacao* Quefti femi che chiamano madorIe,d Cacao fì macinano,et fi fanno poluere et macinali iltre femenze picciole che hanno, et gettano quella poluere in certi bacini che hano co vna punta,poi vi gettano l'acqua cY la meicolano co vn cucchiaro, cY dopo l'hauerlo molto ben mefcolato lo mutano da vn bacino all'altro,! modo che leua vna fpumajlaquale raccogliono Viaggi vol»3° t qq ij mvn ■ Al <„' 'W t\' /': «S t '■';!.t(Ì, '"ih' ■''! , !>■: >.' ni . '' ili ' ( "r tiì : EMI i :te x«|J ;J'!j |j| ÌMm. IL.; * J 1 1 ■i< \< ' ' . I 1 ■v:V RELATIONE DELLA CITTA DEL TEMISTITAN in vn vafo fatto a polla , cY quado lo vogliano beuere,Io n'uoltano co certi cucchiari piccoli d'oro d d'argento, d di legno, cV lo beuono, cY nel beuer fi ha da aprir ben la bocca, nche ef- fondo fpuma,è neceflario di darli luogo che la li venga disfacendo cV mandando giù a poco a poco.E'quefìa beuanda la più fana cofa cV della maggior fuilanza di quanti cibi li magia- no,cY beuanda che li beua al mondo,perche colui che beue vna tazza di quello liquore,po- tra quatunche canimini,paffarfene tutto il di fenza mangiare al tro,et e meglio al tempo del caldo che del freddo,per effer di fua natura fredda. V ri altra forte di ~\ino che hanno. Vi fono certi a!beri,d vero fra alberi et cardiache hanole (ogìie groffe come il ginocchio, dC lunghe quanto vn braccio.poco più d meno fecondo il tempo che hanno,cV gettano nel mezzo vn tronco che fi fa cofi alto come fono duoi,d tre altezze d'huomo,poco più d ma> cOjSt" cofi grolfo come vn fanciullo di (ti d fette anni,et in certo tempo dell'anno che è matu ro OC ha la fua Cagione, con vna triuella forano quello albero da bado donde (lilla vn'humo re che lo mettono inconferuain certefeorze d'alberi che hanno: cVdiliavndi,dduoilo , I beono cofi fmifuratamente che fin che cadano in terra Ibriachi fenza fèntimento non laffa- no di bere,cY ii reputano honore grande beuerne affai cV imbriacarfì.Et è di tata vtiliti que fio albero che d'elio fanno vino^dC aceto,mele,fapa,fanno vede per vellirfi huom ini cV don il'i; nc,ne fanno fcarpe,ne fanno corde,legnami per cafe,cY tegoli per coprirle, cY aghi per cuci re cY ferrare le ferite,cY altre cofe. Et iimilmete cogliono le foghe di quello albero, d cardo * '; ;.,| che ii tengono la, come qua le vigne,cY chiamanlo magueis,^ mettono a cuocer quelle fo glie in forni baffi da terra,cY dipoi ilrucchono con certo loro artificio di legno , dette foglie f'ù\ arrollite leuandoli via le Icorze , o radici che fcgliono hauere: cY di quella beuanda beuono tanto che s'imbriacano. Hanno vn'altra forte di vino di grano che mangiano,che fi chiama Chicha di diuerfe forti^roffo cY bianco, |V I fi // modo di fare i comandamenti* Haueuano quelle genti vn gran Signore cheera come l'Imperatore, 6Y haueuano poi,cY hano altri come Re cY Duchi cY Conti,gouernatori, caualieri, fcudieri,cY huomini di o-uer ra . I Signori mettono i loro gouernatori,SL rettori nelle loro terre,cY altri officiali. Sono i ;! i Signori tanto temuti,et obediti che non gli manca altro che effer adorati comeDfj.Era cofi i|f)| gran giuflitia fra loro , che per il minor delitto che vno haueffe fatto , era morto , d era fatto $jj ; . fchiauo . Qualunche furto d affafllnamento che li foffe fatto fi calligaua molto feueraméte, 1 . cY maffimamente quando altri entrauano nelle poffeffìoni altrui per rubbare frutti, d il gva \ no che elfi nano , che per entrar in vn campo,cY rubbare tre d quattro mazzocche d fpighe ài quel loro grano , lo faceuano fchiauo del patrone di quel campo rubbato. Et fé qualche vno faceua tradimento,d commetteua delitto alcuno contra la perfona dello Imperatore, d v ' / Re,era vecifo iniieme con tutti i fuoi parenti fin alla quarta generation^» La Fede & fadoratione^heface tano, & i loro tempi, ; !;\ Haueuano gradinimi cY belliffimi cafamenti de i loro Idoli, doue gli faceuano orati one, facrifìcauano cY honorauano, cY vi erano perfone religiofe deputate al feruigio d'effe,come Vefcoui cV Canonici, & altre dignità: i quali feruiuano il tepio cY in elio viueano 8C refide- uano la maggior parte del tempo,perche in effi loro tempfj erano di buoni cY grandi allog giaméti doue poteano ilare, cY doue fialleuauano tutti i figliuoli de i Signori, feruédo i loro Idoli, fin che erano in età di pigliar moglie.eV in tutto il tepo che vi fìauano,giamai R parti- vano di li,ne [i tagliauano i capegli,ma leuadoli via all'hora li tagliauano che fi maritauano. B / Quelle mefehite d tempfj hanno le fue entrate ordinate per riparare , cY prouedere di quel che haueano dibifogno quei relligiofi che gli feruiuano.GIi Idoli che adorauano erano cer- te itatue della grandezza d'vn huomo , cY maggiori , fatte d'vna malfa di tutte le femenze che effi hanno , cY che mangiano , cV le impaltauano con fangue di cuori d'huomini , cV di quella materia erano i loro Iddfj. Gli tcneano polli a federe in certefedie comecattcdre,con la rotella in vn braccio, cY nell'altro la fpada; cY i luoghi doue gli teneano erano certe Torri ' -i; , di quella maniera. 4 i Viaggi voU% W «) )':■:" :;! ì ''Wt'ii lì ; * ■',.. 1 ,1,11.. ?■ \ ,.;« fi : :■!■!. 1 #,, fi»* Jì "■■- ■ ; m R E L A T I O N E DELLA CITTA t * ' ,; vii* : i I : ¥ Km » Ili La forte di quejìe Torri. Fanno vno edifìcio d'vna Torre in quadro di cento 5C cinquanta pafli, d poco piu dilun ghezza , 8£ cento quindicine» cento ÒC venti di larghezza, ÒC comincia quefto edificio tutto ma{Ticcio,& dopo che è tanto alto come due ftature d'vn haomo, per le tre parti all'intorno Iafciano vna ftrada di larghezza di.$uo palli, òC daila parte del lugho cominciano a motare fcalini , cV dopo tornano a fallire con altre due ftature d'huomo in alto , ÒC la materia e tutta niafficcia fatta di calcina ÒC pietre,cV quiui poi per tre parti Iafciano la ftrada di duo paffi , ÒC per l'altra falifcono li fcalini,^ fallifcono tanto in quefto modo che vano in alto cento venti ÒC cento trenta gradf cV di fopra refta vna piazzetta ragioneuole^cV in mezzo d'efTa comin ciano altre due torri di dentro che vanno in alto dieci,d dódeci ftature d'huomo, ÒC nella ci^ ma vi fono le fuefìneftrejn quelle torri aIte,tégono i loro Idoli molto ben ordinati, òC appa rati,cV è anco ben coda ÒC ordinata tutta la ftaza, et doue haueano il lor Dio principale(che fecòdo le prouincie cofi era il nome d'effo)per cheil Dio principal della gran città di Melfi co li chiamauaHorchilouos,'& in vn'altra città che fi chiama Chuennila, Quecadquaal , cY in altre di diuerfi nomi , òC in quella ftanza doueftaua quefto Idolo principale non era con^ ceffo a ninno cntrarui,eccetto al fommo pontefice che hanno.Et tutte le volte che faceuano fetta a i loro idoli, facrifi'cauano moki huomini donne, cYfanciulli,cY fanciulle, ÒC quado ha ueuano qualche neceffità come della pioggia,©' che cefTi di piouere , quando pioue troppo, d che fiano affediati da i lor nfmici, d per altre neceffità gli fanno i facrifìcrj in quefto modo, // modo dìftcrifcdre. Pigliano quello che hano da facrifìcare,cY prima lo coducono per le ftrade, ÒC per le piaz ze molto bene adornato cV con gran fefta ÒC allegrezza,*^ ciafeuno gli racconta i fuoi bifo- gni,dicédogli che poi die ha da andare doue ftà il fuo Dioiche gli dica quel bifogno che ha, accioche vi rimedi], òC gli da qualche cofa da mangiarci altra robba: ÒC in quefto modo rac coglie molte cofe , come fogliano hauere coloro che portano in volta le teire di lupo , il che tutto viene a i facrificatori , ÒC lo portano al tempio doue fanno vna gran fefta ÒC balli, nella quale egli ancora fefteggia ÒC balla con effo loro ♦ Dopo colui che l'ha da vecidere 3o fpoglia òC lo conduce al lato alle fcale della Torre doue e vn Idolo di pietra , cV lo appoggia fopra le fpalle ligadoli vna mano,et dall'altra parte l'altra,et poi vn piedi legato ad vna parte et l'altre dall'altra,cV quiui di nuouo tutti ricominciano a ballare òC catare a torno a lui, cY gli dicono la principale ambafeiata che ha da fare a quello Iddio loro,cV viene i\ facrificatore che no è il minor vfficio fra loro,cV co vn rafoio di pietra che taglia come fé fofTe di ferro,perd affai già de come vn gran coltello,cV in tanto quanto vno fi farebbe fegno di croce, gli da co effo nel petto , ÒC. glielo apre òC gli caua il cuore cofi caldo ÒC boIIente,ilquale piglia incontanente il fommo pontefice , ÒC con il fangue d'effo vnge la bocca del loro Idolo principale , ÒC fubito getta di quei fangue verfo il Sole, d alcuna S tella(fe e di notte,) cY dopo vnghano la bocca a gli altri Idoli di pietra ÒC di legno che elfi hano , cV la cornice della porta della cappella doue irà l'Idolo principale: di poi abbruciano il cuore riferbado la poluere d'effo per grà reliquia, ÒC Umilmente abbruciano il corpo del facrificato , ÒC la poluere d'effo coferuano in vn altro vafo feparato da quel del cuore.Àltre volte gli facrificano per punti ÒC hore, cY arrof hfeono il cuore ÒC 1 offa delle gambe,d braccia,inuolti in molte carte, le conferuano per vna granre liquia: 6Y cofi in ciafeuna prouincia hanno gli habitatori il loro particolar modo, òC cirinto< nie de Idolatria ÒC facrificio: perche in altri luoghi adorano il Sole,in altri la Luna,cY in altri le Stelle, in altri i Serpi,eY in altri i Leoni d altri limili feroci anfmali,delle quali cofe teiigo^ -.■■> ' no le imagine ÒC ftatue nelle loro mefchite,6Y in altre prouincie cY particolarmente in quel- e la di Panuco adorano il membro che portano gli huomini fra le gambe, cY lo tengono nella mefchita^cY pofto fimilmcnte fopra la piazza infieme con le imagini de rilieuo di turti pio di di piaceri che poffono effere fra l'huomo ÒC la donna,6Y gli hanno di ritratto colegambc --- alzate in-diuerfi modi. In quefta Prouincia di Panuco fono già fodomiti gli huorninietgra Cofa da ù- poltroni cY ibriachi,in tanto che fianchi di non poter bere piu vino per bocca, fi colcanoaf u!. re f '^ ira alzando leganibe fé lo fanno metter co vna cannella per le parti di fotto fin tanto che il cai> pò ne può tenere. E v cofa molto notoria che quelle genti vedeano ildiauolo in quelle fìgu re eh ceffi faceuano 5C che tègono i loro Idoli, cV che il demonio [i metteuadètroaqili Idoli òC di Iiparla.ua con dio loro,et gli còmàdaua che facrifìcaffero^cV aloro defferoi cuori degli huomini Che cofè «dorano. bracarli. I ' •■••■■ - -. --- DEL TEMISTITAN f ^«omfni perciò cheeffi non mangiaufo altra cofa,cY per quefto effetto erano tanto folle. Citi a facnhcar huomini,* gli dauano i cuori & il fangue d'efìì,et gli comadaua ancora noi tealtrecorccheeri.faceuanopuntalnìentecome gliele dicW ^noq£S genti^muoi eruamcidella religion loro diquante nationi habbia create IddS auto ^effiifteffiso^ quello modo 1 anime loro,cYfi cauauano effi ifteffi il fangue dalle lingue cV dall'orecchi e° dalIeeoCcieA'd^ cammini molti neremitorn,doue i viandanti vanno a fparger il lor fan S ue cV offerirlo à Si gran deuo none facnncandofi il fangue,^ offerendofi a i loro Iddrj. 8 Itófe e/f 4 che yifono } &- élla maniera d'alcune defie, Vifono digran città, cYfpecialmente quella di Tafcala , cheinalcunecofe s'affimigliaa Granata & in altro a Segou.a: ancora che Ha più popolofa d'alcuna d'effe:e x fìgnoria cW ucrnata da alcuni Signon,ancora che i certo modo scabbia nTpetto a vno eh? e il mag Jor Signoresche tiene & teneua vn Capitano generale per la guerra , ha bel paefe di pianure SC mQtagne 3 cVeprouinciapopolofa&:viriraccogIiemoltopane. A feileghe lunediane Ita e vn altra citta piana cY molto bella che s'affimiglia a Vagliadolid, nella quale io vicon! \ tal cento & nouanta torrida Mefchite & cafe di Signori, che Umilmente e fìgnoriaVgcl uernatadaventifettehuominihonorati,fraqualitutti haueuano in riuerenza cVrifpetto vn vecchio, che paffauacento ventianni ch'era portato in lettiga : ha paefe cV fìto bellini. ^ocVdimolnarbonfruttiferacyfpeciamentedi Afeialtreleghelontano ve vn'altra città chiamata Huezucingo chefta invna coftad'un montechesa(IimigliaaBurgos:fìmiImete fignoria che è gouernata da Confoh' & ha pae te beìliffimo cY fertili pianure,cY colli ameni & buoni, h p il lavo di Mefiico. Datuttelebande^circondatadamontagnelacittaMiTemiftitanMeffi banda fra tramontana & leuante.D'alcun lato ha montagne afpri»Time,cheèqueldelmez! , zo a, ' che 7 1 n }° n * dl vuka ™ * Pocatepeque, & e Ornile a vn mòte di grano rotondo^ ha quattro leghe d altezza o pocopiumeli'altodeffaé vn vulcano chetane in circuito vn quarto di lega,per la bocca del quale due volte il di, cY qualche volta la notte vfciua d'effb "la maggiorfuriadifumodelmondocV andana per l'aere cofi intiero ancora che faceffegran vento, fino alla prima regione delle nuuole , cY iui fi mefcolaua con effe cY fi diffolueuf ne più fi vedeua intero. E quetto monte vndici leghelontano da Mefiìco.vicino a quefta Vo! noaltremotagnealtiffime,cYquafideiraltezzadiq celeghelontanedaMeffico&da^ di neue la maggior ^parte del anno, cV al pie d'effe da vna parte cY l'altra 4o di beuX e ville cY viaggi habitat^ altre montagne che vi fono non fono molto alte,ma tra montfcV pianure,cV in tutte quefte montagne da vna parte & dall'altra fono belliffimi bofchfpieni dimoltipini,elci,&roueri,cValpiediqueftemontagnenafce facofigrande,chetienetrentale g hedicircuitoo>iu;lametàd'effo montagnedouenafce,eacquadolcecVmoltobuona:cVcomenafcec51afuriacheme .orrendo vaio fettentrione: cY dopo tutta l'altra metà è acqua falfa,cY doue e l'acqua dolce ,i fono molti canneto di canneuere cY molto bei luogi habitati,come e, Cuetauaca che ho! laji chiama Venezuela 5 che e vn luogo grande cV buono. v'eVn'altro luogo maggTorc^ idiceMezquiquecVvn'altrochiamatoCaloacancomeglialtridigrandeizad lo.venec :vn altro detto Suchimilco che èmaggiore cheniun di tutti gli altri, ^quXe .Iquan to fuor dell acqua ÒV più vicino all'orlo del Iago che niuno.v'e vn'altro v So che 1 t C f V?r C ^ " "^^ Vn t U L° f hlamat0 JVLefficllcingo ,che e in me ZZ o deliba dol :e&lafaffa.Tutti^ >ar te d effi ne mezzo II lago dolce e flretto cY lungo , cY il falfo e^ quafi rotondo Sol! ,n laeftapartedacquadokecempefcipiccioliAnell'altkfalfafonopiuS Viaggi vol.3% r qq ^ ■ ■■ , I lai* th:i 'li; 1 :, ! i ' ,' ■ .'l'I Ili i fi ■; fi .' I 1 ,«' ' •i , 1 < 1 '■1 1 m *. ■ • ^ ,t m ■■• Hmì ICS *■''' , !ìi I (• « I, 1 »' Ili' ' il f . i>V;, ihili 1 R E L A T I ON E'DELU CI T T A DEL T E M 1 5 T I T A N ^ DelldgYdn città di Temiftitan Mefitico. Quella gran città di Temiftitan Mefiko è edificata dentro di quefta parte del Iago che ha l'acqua falata , non cofi nel mezzo,perd alla n'ua dell'acqua circa vn quarto di legna Iun> gè da terra ferma per il più vicino: può hauer quefta città di Temiftitan più di duo leghe 8C mezzo & preffo a tre , poco più d meno di circuitola maggior parte di coloro che l'hanno veduta giudica che vi fieno meglio di feffanta mila habitatori,et più tofio più che meno « en trano in effa per tre ftrade alte di pietra cV di terra 3 ciafcuna larga trèta palli ;o N più :vna di que ite ftrade vien per l'acqua più di due leghe fino alla città, vn'al tra vna legha,cY mezza ,Que- itedue ftrade attraueriano il lago,cV entrano per mezzo della città,cY nel mezzo fi vengo- no a comongere infieme,in modo che fi potrebbe dire chefono tutte vnad'aitra ftrada vien dalla terra ferma qualche vn q nano di legha alla città , cV per quefta ftrada vien per fpa tio di tre quarti di legha vna feriola ó rufcello d'acqua alia città da terra fermarne e dolce et molto buona cV più groifa che il corpo d'un huomo cV ardua fin dentro la terra:de laqual beuono tutte le genn'À nafce al pie d'un faffo & colle,cV quiui fi fa vno fonte grade, et di li e poi fta ta tirata alla città, r Le (Ir ade che "Vi fono, Haueua cVha la ^ran città di Temiftitan MelTico affai cV belle ftrade cV larghe, ancora che ce ne fieno dueo tre principali: tutte l'altre erano la metà di terra come mattonata: 8C B l'ai tra metà d'acqua,cV fé nefcano per la parte di terra cV per la parte dell'acqua nelle lor bar- chette cV Canoe chefono d'un legno concauo,ancora che fé ne fieno di cofi grade che agia- tamente vi ftanno dentro cinque perfone per ciafcuna,cV fé ne vanno a follazzo le genti, al tri per acqua,in quefte lor barche , 6V altri per terra ragionando infieme , vi fono molte altre ftrade pur maeftre che tutte fono d'acqua,né feruano ad altro che a riceuer barche cV Canoe fecondo l'ufanza loro,che fi e detto,per che fenza effe non poffono entrar ne vfcir dalle lor cafe . Et di quefta maniera fono tutte l'altre terre che riabbiamo detto , pofte in quefto lago nella parte dell'acqua dolce. Le piagge & ì mercati. S ono nella città di Temiftitan Meffìco gradilTime 6V belliflime piazze,doue fi vedono iurte le cofe che u vfano fra loro , cV fpecialmenre la piazza maggiore che efl] chiamano e! Tutelula,che può effer cofi grande come farebbe tre voltela piazza di Salamanca , cV fono all'intorno di effa turri ponici: in qfta piazza fono comunalmente ogni di a cóprare cV veri dere vendo ven ticinque mila perfone: et il giorno del mercatore fi fa di cinque in cinque giorni, vi fono da quaranta d cinquanta mila gfone.Ha il fuo ordine,cofi in effere ogni mer icantia feparata al luogo iuo, come nel vendere: perche da vna banda della piazza fono colo ro che vedono l'oro: dC dall'altra vicini a quefta fono quei che vedono pietre didiuerfe forti ^ legate in oro in forma di vari] vccelli S>C animali.Dall'altra parte fi vendono e paternoftri dC ■> gli fpechi : dall'altra , penne cV penacchi d'ogni colore da Iauorare cV cucir in vefte,per por- tar alla guerra cV nelle lor fefte.Dall'altra par te,cauano le pietre da rafoi et di fpade,che è cofa di marauigha a vederle: che di qua da noi no fi può intedere : cV ne fanno le fpade cV rotelle, Pall'una banda vendono i panni cV veftiméti de gli huomini di varie forti : OC dall'altra i ve ftimenti delle donne: cV dall'altra fi vendono le fcarpe: cV dall'altra parte i cuori acconci di Cerui cV altri animali,concieri di tefta fatti di capelli che vfano tutte l'indiane: cY dall'altra il babace: doue fi vende il grano che effi vfano: cV doue il pane di diuerfe forti,cV doue fi ven- dono pafticci: cV doue le galline dC polli cV le voua,& quiui vicino,lepri, conigli, cerui, av tormci,oche cV annatre.ln vn'altra parte poi fi vende il vino di varie forti,cV nell'altra l'her- be de lorto di diuerfe forti: il pepe in quella ftrada: in vn'altra le radici et l'herbe da medicine che Ira loro ve ne fono infinite: 6C in altra i frutti vari): in altra legname per le cafe: 8C quiui vicino la calcina cV appreffo le pietre ^finalmente ognicofaftada fuaparteper ordine. fct oltra quefta gran piazza ve ne fono dell'altre 8C mercati in che fi vendono cofe da man- giare in diuerfe parti della città. Le i tempij, & Mefchite che haueuano* Soleuano effere in quefta gran città molte gran Mefchite o v tempi) ne quali honorauano cYfacnfìcauano le genti àfuoi Idoli, pero la maggiore Mefchita era cofa marauigliofa da vedere pércioche era cofi grande quanto vna città; era circondata d'yna alta muraglia fatta In! %■' |l)l!) ;, tS' fi,,';** ...Vi Mi i|f;i», f. i * » l: .ifel! iti !•' 'I 'Il 41 4 RELATIONE DELLA CITTA fatta di calce cY di pietrai hauea quattro porte principali, cV fopra ogni porta era vno edifi j ciò di cafa come fortezza,iquali tutti erano pieni di diuerfe forti d'armi, di qlle che effi por- tauanoalla guerra,che il Signor maggior loro Montezuma, quiuile teneuain cóferuaper quello eftètto,cY di più v'hauea vna guarnigione di dieci mila huomini di guerra , tutti elet ti per huomini valenti., & quelli accompagnauano 6Y guardauano la fua perfona, dC quan- do lì facea qualche rumore d ribellione nella città d nel paefe circumuicino, andauano que- lli, d parte d'effì per Capitani ; éY vn'altra maggior quatita\fe era bifogno lì facea preflo nel la citta OC fuora a i confìni,cY prima che fi partiffero andauano tutti alla Mefchita maggiore cY quiui s'armauano di quelle armi, che erano fopra quelle porte , cY faceano fubito facrifi- cio a i loro Idoli, cV pigliando la lor benedittione n par tiuano per andare alla guerra. Erano in quel circuito del tempio maggiore , grandi alloggiamenti cY fale di diuerfe maniererche v'erano fale, doue poteuano llar fenza darfi faftidio l'un l'altro, mille perfone. v'erano den- tro a quello circuito più di venti tonache erano della forte che ho gianarrato : pollo che fra l'altre ce ne fuile vna maggior cV più lunga cY larga cV più alta, perche era Io alloggiamento dello Iddio principale cY maggior, nel quale haueano lor tutti maggior deuotione* Et nel- l'ai to della torre haueano i loro Iddrj , cY teneuangli in gran veneratione: cY in tutti gli altri alloggiamenti cV fale flantiauano cYviueuano iìoro religioficheferuiuano altempio,cVi facritìcatori in altre flanze* Nell'altre Mefchite d'altre terre cantano di notte come fi dicef- Jèroi Mattutini, cY in molte hore del giorno per ordine intonando vna parte d'effì da vna ] banda,cY vna parte dall'altra , che dicono gli hinni : cY rifpondono gli altri come fé diceffero veiprod compieta, cYhaueuano dentro quella Mefchita fontane cY luoghi da lauarfì per feruitio d'effa* De t Cdfamenti. Erano,cY fono ancora in quella città molte belle èY buone cafe de i Signori , coli grande cY con tante flanze,appartamenti &C giardini alti cV badi, che era cofa marauigliofa da vede re'yQC io entrai più di quattro volte in vna cafa del gran Signor non per altro effetto che per vederla,cY ogni volta vi camminauo tanto che mi fiancano, cY mai la finì di vedere tutta* Haueuano per colìume che in tutte le cafe de i Signori all'intorno d'una gran corte fodero prima grandiffime fale cY ftantie, pero v era vna fala cofi grande che vi poteano Mar dentro fenza dar l'un faftidio all'altro più di tre mila perfone. Et era u grande che nel corridore del l'alto d'effa cafa, v'era vna ii gra piazza che v'haurebbono potuto giocar al giuoco delle can ne,come in altra gran piazza,trenta huomini a cauallo* Quella gran città di Temiftitanè alquato più lunga che larga, cY nel cuore cY mezzo di effa doue era la mefchita maggior cY le cafe del Signor Ci riedifico la cÓtrada cY caflello de gli SpagnuolijCofi ben ordinato dC di u belle piazze cY ftrade , quanto d'altre città che fìano al inondo,che fono le Iliade larghe cY fpatiofe , cY all'intorno d'effa vi fono edifìcrj di belle cY fontuofe cafe di calcina cY mattoni tutte vguale,che luna non è più alta delFaltra,eccetto al- cune che hanno le Torri,cY per quella vgualità comparifeono affai meglio che l'altre della città.Sono in quefta contrada d caflel di Spagnuoli più di quattrocento cafe principali, che in niuna città in Spagna per ìi gran tratto l'ha migliore ne più grade,et tutte fono cafe forti, per effer tutte di calcina cV pietra murate. Vi fono due gran piazze, vna grande, a torno alla quale iono molti belli porticali: s e fatta vna chiefa maggior,nella piazza grande,cY è mol- to buona. Ve vn monaflerio di San Francefco che e v affai bello edificio* Ve vn'altro Mona fterio ài San Domenico , che e vno de i grandi cV forti edificrj cV buoni che fia in Spagna. Et in quelli monafterrj fono frati di boniffìma vita cY gran litterati cV predicatori. Ve vn buono hofpitale eY altri heremitorrj ♦ le habitationi de gl'Indiani fono a torno' a quello ca- flello 8C contrada d cittadella di quelli Spagnuoli, in modo che Hanno circondati da tutti i lati : dC in effo fono meglio di trenta chiefe, doue i cittadini della città natiui odano meffa, cY fono inllrutti nelle cofe della nollra fede* La géte di quefta città,cY del fuo territorio,e v mol toh abile per tutte le cofe,cYi più ingegnofi cV indulìriofi di quanti fono al mondo* Sono fra elfi maefli i in ciafeuna fòrte d'effercitio: cV per fare vna cofa non hanno bifogno d'altro che di vederla vna volta fare ad altri, cV e gente che flima meno le donne di quante nationi fono al mondo,perche non gli comunicherebbe mai i fatti loro , ancora che conofeeffe che il farlo gli poterle metter conto.Hanno molte mogli, come i Mori, pero vna è la principale pC patrona^ i figliuoli che hanno di quella h ereditano quel che hanno, . „ De I a toetQ DI A L.V A R O N VN E2 A • Dei matrimoni]. Tengono molte mogli, & tante quante ne poffono mantenere come i morigerò come fi e detto, vna e la principale cV patrona cY { figliuoli di qfta hereditano,* quSS che non poiiono anzi fon tenuti per baftardi. Nelle nozze di quefta patrona SSt «imdipifoaie.fandoacw^^^ Del Seppellire. ■ Faceuano vna fotta murata di calcina cY pietra fotto la terra , èV quiuiponeano il morto affifo (opra vna fedia & gli poneano appretto la fua fpada cY rotella "e* con effolZun «rte g ,oiedoro,cVioaiutaiacauardVna(epoltura tremila Caftigliani poco più dmeno! Gli mettevano quiui cofe da magiare cV da bere fi certi giorni.Et fé era femina gli metteX noappreffolarocchacYilfufo cVtutti.Tuoi inffrinneSridahuonre.cSMrK andauahaueu^da attendereafarequak^^ Te , era per foften tari, nel camino, molti altri poi abbruciauano , OC feppelliuano la poluf L rutti quei di queftaProuinciadellanuoua Spagna , 6Y ancora quei dell'altre ProuCede la fua cu couicinanza magiano carne humana,et la ftimano più che tutte l'altre imbandito ni del mondo,tantoche molte volte vanno alla guerra,et pongono in sbaraglio le vite loro RELATIONE CHE FECE ALVARO NVNEZ detto Capo di vacca : di quello che interuenne nell'Indie all'armata, della qua! era gouernatore Pamphilo Naruaez , dell'anno - 1517 fino al 1536 cheritornò in Sibilia . ; : -~ con tre {blUuoi compag-ni. i o ■ ■ - DiceffettediGiugnodcl 15x7 ; parti dei porto di fan Lucar di Barra nco^™ meda il gouernator Panfilo diNaruaez,con poterti & mandato dalla toredeirar Maelìavoftra^conquiforeetgouernarleprouinci^chefonodalfìii 1113 "- me del epalme mfino al Capo di Florida,tutte I terraferma. Et l'arma ta che il detto gouernatore menaua fecaerano cinque nauilfLne'quali andauano da leiceto huominuGlivfficiali 5 pche d'effi s'ha da far parti vffidalifo colar metione nel libro erano quefìn Capo di Vacca,per Teforiere,cY 5»* ^ a> A S°* moma gg Iore f AlofoEurriquezrcòtatore Alófode Solis,nfet ta - tore di (uà Maefta,cY p nueditore. Et eraui ancora per còmifTario vn frate dell'ordine di fan H-acefco 3 chiamato f ra Giouàni Go ttierrez A feco altri quattro frati del medefimc ™td Ine ^ Arriuammopito perprouedercidalcunecfe neceffarie,et principalmente di caualli. Quiuinemancfrono n°' adiSan pmdicentoquaranta de'nofìrihuomini, che volfero r^^SS di CubaAquiuinpfofatici alcuni giorni 3 il Capitano fi rifece di gente,d'arme,&: di caualli Giacomo ' la 1 rmita,ch e nell Ifola medefima,offerfe al Gouernatore di dargli alcune vettouaelie che egIihaueaindettavilIadellaTrinita\laqualeeM6tanacétok^^ ^il^S^^ mezzo 1 cammino a vn porto che chiamano il Capo di fanta croce i parue al Gouernatore Porto. Ca- clKfoffeoenedafpettarquiui,cYmandarfolametevnnauil^ & coli ordino a vn Capitano Pàtoxa , che v'andaffe col fuo naumo &T chlZSX — prato vnakro neii Lola di fan Domenico. Arriuati noico'noftriduanauilrj al porto della 5Trmita,il Capitano Pant oxa f en anddeon Vafco Porcalleper pigliare kffi$££ villa, iiV'-jli II*' ; ' : }i A, J'.| ■■ , I m ,fit!i [»'ii,t'-;ii '''',?* ' '$,?$ 'l'Ii-i ''il li : ( ii*''Vi'.,;i r W'*-\ì/ li 1 '■ 3|r ./:«.■ tei; mi ''vn'',-i| ri 'ì;h;' ' -l'Vv^l/.I'tt ■' ^iii'V ;■,"■• ■* 'f i ..'.■'■ : , il 1 i l.V^V' I» 1 ' 1 /• ,■?■.* I il :, li'''?"! è : 'f'il' lI-'i*V':;; fili iiy ,' " I!' I Canoa e barca che fanno d'un pezzo d'ar- boic voto. Tépefta & furia di vè- to notabile interra&) «saie. DI ALVARO NVNEZ villa,che è lontana dal porto vna lega,cY io mi fermai quiiri in mare co'pilottU quali ci diffe D ro,che quato più prefto fuflì pofììbile ci disbrigalTimo di que'luoghi, perche quello era vn molto mal porto , cY vi foleano perire molti nauilrj. Et per che quello che quiui ci auenne, fu cofa molto fegnalata,parmi che non fia fuor del propofito dell'intétione mia in deferiuer queiìo viaggio, narrarla* La mattina feguente,il tempo comincio a dar trifti fegni,comin- ciando a piouere cY il mare a turbarfi, in modo,che qualunque io defli licenza 3 alla géte che fmontaffe in terra,nondimeno vedendo il tempo che faceua 3 cY effendo la villa lontana vna lega 3 molti di loro per non ftare all'acqua, cV al freddo fé ne ritornarono in naue. In quefto, véne vna Canoa dalla villa 3 oue mi portauano vna lettera d'un vicino d'eu\villa,ch e mi pre gaua ch'io andaflì da Iucche mi darebbe tutte qlle vettouaglie che bifognaffero . Ma io mi fcufai,có dir che non poteuo lafciare i nauilrj. Sul mezzo giorno ritorno la Canoa 3 cò vn'al tra letiera,nella quale con molta importunità mi pregaua del medefimo che co la prima , 8£ menauano vn cauallo che mi portaffe. lo diedi la medefima rifpofta,che haueuo datala pri ma volta,ma i pilotti cV l'altra gente mi pregarono molto ch'io vi andaflì,per follecitare che le vettouaglie lì portaffero il più prefto che fulle pofTibile,p partirci fubito di ql porto,doue ftauamo con molta temenza di perderci con tutti i nauilrj fé vi ftauamo troppo. La onde io mi difpofi d'andarui, ÒV lafciai ordine a i Pilotti , che fé fi alzane il vento Oftro , col quale in que' luoghi fogliono fpeiTe volte rouinarfl i nauilrj , cV effì fi vedeffero in pericolo manife- fto,deffero co'nauilrj a trauerfo in parte che fi faluaffe la gente 3 e i caualli. Et cofi io fmontai E in terra 3 cY quantunque volelTi menare alcuni in mia compagnia,efiì non volfono venirui, dicendo che pioueua troppo forte , cV era troppo gran freddo , dC la villa ftaua affai lontana. Ma che il di feguente che era Domenica 3 efTi con l'aiuto di Dio vfeirebbono per vdir meffa- Vn'hora dipoi che io fui in terra , il mare comincio" a diuenir'molto fiero, cV la tramontana fu tanto potente , che i batelli non hebbero ardimento di dare in terra , ne con nauilrj pote- rono in alcuna guifa dare a trauerfo per effere il vento in prua , onde con molto gran traua- glio,con duoi tépi contrarrj,cY con molta pioggia fi fletterò tutto quel giorno , cV la Dome nica.La notte appreffo 3 l'acqua cV la tempefta comincio' a crefeer tan to 3 che nò meno torme- taua quei di terra, che quei di mare,perche caddero tutte le cafe,cY tutte le chiefe,cV era di mi ftiereche andafTìmo fette cVotto huomini abbracciati infieme per porer refiftere al verno che non ci portaffe,cV fuggire la rouina delle cafe , fuggédo alla forefta,n6 minor tema ci da uano gli arbori 3 di quella che ci haueffero date le cafe. Percioche ancor quelle cadendo ci teneano in continuo timor d'ammazzarci. In quefta tépefta cY pericolo panammo tutta la notte , fenza trouare parte , ne luogo , doue pure vna mezza hora poteffìmo ftar ficuri: ina principalmente dalla mezza notte innanti, vdimo romori cY gridi grandi,cY fuoni di fo nagli,di flauti, et di tamburi , cY altri ftromenti,che durarono infino alla mattinarne la tem peita ceffo. In quei paefi non fu veduta giamai cofa tanto fpauéteuole,cY io ne feci fare vna ìeftimonianza è fede, laqual madai alle maeftà voftra. 11 lunedi mattina ce ne fcédemmo al I porto,cY no vi tremammo i nauilij,ma vedemmo de fuoi arnefi nell'acqua , onde conofeem mo che erano perduti.Et cofi ci dèmo ad andar per la coffa cercado fé ritrouaffimo qualche cofa , ma non ritrouando nulla , ci mettemmo a cercar per li monti , cY andati da vn quarto di lega lotani dall'acqua trouammo la barchetta d'vn nauilio pofta fopra certi arbori : cV più oltre dieci leghe per la coffa fi ritrouarono due gfone del mio nauilio , cV alcuni couerchi di caffa. Et quei duoi huomini erano ii fattamele trasfigurati, cY cótrafatti da'colpi del litto,cY del mare , che non fi poteuano riconofeere chi follerò. Trouammo ancora vna cappa cY vna coltra fatta in pezzi, ne altra perfona d cofa di più fi ritroud mai. Perderófi in que'duoi nauilrj feffanta huomini,cY venti caualli, cY quei che rimafero viui furono folaméie da tréta, che il di medefimo che arriuamo in quel porto fcefero in terra infieme col Capitano Pan- toxa. Stemmo in tal maniera alcuni giorni con molto trauaglio , cV co molta neceflità per che il foftentamento cY la prouifione di quel popolo , era tutto perduto cV andato in rouina co alcuni beftiami 3 cY il paefe rimafe i modo,che era gran copaffione a vederlo , caduti gli ar bori, bruciati i móti,cY rimafi fenza f rondi cV fenz'herba,cY cofi paffammo infino a cinque di Nouembre,che vi fopragiunfe il gouernatore della noftra armata,co'fuoi altri quattro na uilrj,i quali haueuano ancor'efll paffati gran pericoli cY tormenti,cY erano fcampati perche con tempo s'erano ritirati al ficuro. La gente che egli haueua menato feco,cV quei che vi ri trouo\erano tanto fpauentati,& impauriti de'pericoli et danf paffati,che non s'affìcurauano ' r più R %Vr r m ^ rCa J a T n °/ & P' c 3 ar ° no fI gouernatore,che gli faceffe pofare i quei luoghi cY cpfi eg vedendo la yolonri loro A quella de'vicini,co(i feeder a me diede il carco df na afa) & della gete,che co effi me n'andafli ad muernare al porto di Sagua, che e^ dodtó IcX da quel luogoA coli andatiui 5 ftemmo infino a io del Febraro chequi * In queflo tempo amud quiui da noi il Gouernatore con vn Brigatine che haueua'com. rato alla Trinità A meno feco vno p,lorto, che iì chiamaua Mi?uelo , il quale d ce uà no che era molto pratico A' che era molto buon pilotto di tutta la coita di Tran ótana Tafaa uà oltre a ciò ,1 Gouerna tore nella colia di Uiìarte il Capitano Aluaro della Cerda con vn nauiliocheeffoGouernatorehaueuaquauc5prato,cVc5efTolarcid dodici altri a caualIo.Duoi giorni di poi che il Gouernatore arriud da noi, cimbZSmo £ erauamo in tutto quattrocento «uomini,* ottanta caualli fopra quattro nauiRet vnbn'si «no.II pilotto che di nuouo haueuamo prefo, mille i inauri*) £. le feccagne, che dicono dCa narreo,m modo che il di feguente ci trouammo in Cecco,* coli fìemmo cinque giorni toc Olirò fpinfe tant acqua nelle feccagne 5 che noi potemmo vfcire.ancor chenon fenza molto IDencolo.Partitidiquiui^rnuammoaGuamguanico^oueneairairevn'altratempeflaco h fiera,che liemmo a gran pericolo di perderci : al capo de corriètes, n'hauemmo vn'altra do uè liemmo tre giorni.Et panati quefttfmorniamo il Capo di fanto Antonio,ct con tempo S contrario andamo finche arriuamo dodici leghe vicine alla Hauana,et ftando il di fedente per entraui,ci prefe vn tempo JOft ro,che ci allungo dalla terra , cY attrauerfammo pf r la co fia di flonaa A arriuamo a dodici d Aprile alla terra Martes.cofi corteggiando la via di Fio nda,il uiouedi fanto fingemmo nella medefima cofta , nella bocca d'una fpiaggia in caco della quale vedemmo alcune cafecYhabitanoni de gl'Indi]. ' p In quel giorno medefimo vfei di nane il Còtator Alonfo Enriquez,* fi miiTe in vna Ifo la che e nella medefima piaggia & chiamo* di quegli Indi , i quali vennero e* fletterò con effo noi buona pezza A per via di rifatto gli diedero pefee , cV alcuni pezzi di carne di cer wo. 11 di apprdTo,che ìu il venerdì fanto,il gouernatore fi sbarchi co Guata géte poterono portareibatteihAandà^ motutter g ombratea:fo}e,perchelagètefen'eraquellanotteandatanellelorocanoe.V^ diquelIecaieeramoltogrande 5 checapiua P iudiu-ecento P errone 3 lcaltreeranopm leA ui trouamo vna Campane la d'orotraleren. L altro giorno il gouernatore alzo le ba dierepvoftraMaeiiaAprerelapoflefrionedei villagg.oTuiruoretlnomeAprefentdIe piouiuoni A fu riceuuto cV obedito p gouernatore fi come voiira Maefia ordinaua i Etco iimedehmamente prefentamo noi altri le nolire prouifioni auanti a lui, il quale l'accetto et obed. , come in effo fi coteneua, cV fubito fece sbarcare il refio della gente Ai caualli che nò erano più che quarantadue , perchegli altri per le molte tempefte cV colp di mare cV per la lunghezzadc tempo eranomortù Et quefti pochi che eraLrimafi 5 ftauanotamofìSi cY arrancati , che per all'hot* poco ce ne potano feruire. Il di feguéte gl'Indi di quei luoghi vennero a noi A quantunque ci parlaffero , nondimeno non e?ano da noi intefi,ma facf uà ZI* "f? nah V ^ ^inaccica: ci parea che dicelTero che noi ci par tiffimo di quel v^a S gio A coli lenza farci veruno impedimento fé n'andarono, g Il di appreffo,il [Gouernatore volle entrar per il villaggio pdifcoprirlo,cV veder che cofa Z^SJF ll0 ' d ^f ipococipoteuamovalere. Prendemmo il cammino verfotramon T^fy^i de M Vefpr ° r USm ? ad Vn S° lf ° molto § r5de > che d P*™* che entraffiTol to perdentroil villaggio 3 cV quiui fermatici quella notttildifeguéteritornamodoueS noinauiln&:lagentenoftra. BGouenmiDiccomanddcheilirigantino^S!. glandola viadiFlondaAcercaffeiIporto,cheilPilottoMiruelolLeadettodi già haueua fmarnto A no fapeua I che parte noi foninone doue era il porto A C ^ldettobngatino 5 che(eno^ o che teneua Aluaro della Cerda A pfa qualche vettouaglia,ci tornaiTe a trouare Partito ilbngatmo ntornamoadentrar pil villaggio di quei medefìmidiprima,cò ! alcunidf P r 8ccof leggiamo il golfo che haueuamo trouato,et andati da quatro legh e, pigliamo quattro duto Porto di Sa gua. Cofta di lif fàrce. Guanigua nico. Capo di si toanronìo Hauana. Martcs. Primo vi! laggio pre- io nell'In- dia a nome dell'Impe- ratore. $!:'< !':>■. ' 'i' ' I 1 '■■ ■" f : *if ■ ,r i, r'vtyff ' >T '.%': ti* 1 ! " US ' i |[" :,;■ '!;ìsI ht'ifi'],, ; f ■ J fa . Apalachen prouincia, I -if DI ALVARO duto fegnale alcuno elfi diceffero di menarci doue n'era, cV cofi ci menarono al villaggio lo 1 ro,ch'era no lontano di la al capo del golfo, cV quiui ci inoltrarono vn poco di Maiz,che an cora non era maturo da coglierfì. Trottammo quiui molte caffè di mercatanti di Cartiglia, et in ciafcuna d'effe era vn corpo d'huomo morto coperti tutti di pelli di ceriti dipinti* Al co miliario parue,che quella foffe fpetie d'idolatria , cV brucio le calle con tutti i corpi. Troua moui ancora pezzi di tela di panni, cV pennacchi,che pareuano della nuoua Spagna,et alai ne moftre d oro, Oc con fegni domandamo a quegli lndiani,onde haueffero hauute tai cofe. Effi pur a fegni ci moftrarono che molto lotano di quiui,era vna prouincia che fi chiamai» Apalachen,nclla quale era gran quantità d'oro,et faceuano gran fegni per darci ad intende re che in detta prouincia era molta copia di tutto quello che di cenano che in Palachen ve ne era molto,8£ a nói è tenuto in pregio.Noi partiti di là,andammo auati, menando per guida quei quattro Indiani che haueuamo prefi prima,cV cofi lotano a dieci d dodici leghe di quel luogo,trouamo vn'altro popolo di quindici cafe, doue era vna buona capagna di Maiz fe- minato,ilquale già fìaua da poterfi cogliere, cV trouamoneancor del fecco. Quiui ci ferma mo duoi giorni, dC dipoi toniamo doue iiaua il cótatore,co la géte cV nauilrj,cV narramo lo- ro tutto qllo che haueuamo vedu to,et le nuoue,che qgli ìndi ci hauea date. Et il di feguéte, che fu il primo di Maggiori Gouernatore chiamo' da parte il commiffario,il cÒtatore, il ve ditore,cV me,cV vn marinaro che fi chiamaua Bartholomeo fernadez, cY vno fcriuano chia niato Girolamo d'Alaniz , et a tutti insieme: diffeche egli era d'animo d'entrar per la terra a ] dentro,cY che i nauilrj s'andaffero coffeggiado fin che trouaffero il porto, dC che i Piloni di- ceuano , St" credeuano che andando alla via delle Palme , no poteuano efferne molto lotanù onde cidimadauail parer noftro.Io rifpofi,che g niuno modo mi pareua che fi douefferola- fciare i nauilrj fin che nò follerò in porto ficuro cY popolato, cV che còfideraffe bene , £ che i pilotti no diceuano alcuna cofa di certo, dC nò fi fermauano in vn parere, cV nò fapeuano do uè fuifino,cV che oltre a cid,i caualli non ftauano in modo, che per'alcun bifogno che ci aue niffe poteffero feruirci,cx: fopra tutto,che noi andauamo muti cY fenza lingua da poterci in tendere con gl'Indi,ne faper da efiì quel che cerchiamo , cY che noi entrauamo in paefe , del quale nò haueuamo relatione alcuna,ne fapeuamo di che forte foffe,ne che cofe vi fi trouaf- fero,ne da che gente habitata,ne in che parte di quella ftauamo , cY fopra tutto non haueua- uamo vettouaglia per entrare in luoghi incogniti. Perche veduto quello ch'era ne'noftrina uilrj,nò fi poteua dare all'entrar g terra,piu che vna libbra di bifcotto,cY vna di carne di por- co g gfona,cY finalméte che il parer mio , era che ci douefilmo imbarcare, 6Y andare a trouar porto cY terra migliore cY più popolata di quella che quiui haueuamo vedutala quale era ta to dishabitata cY pouera,quanto altra che fé ne poteffe trouare in quelle parti. Al commiffa rio pareua tutto il contrario , dicédo che non era da imbarcarfi,ma che andando fempre per Parroco terra cofteggiando,fi cercaffe il porto,poi che i Pilotti diceuano, che la via di Panuco nò pò teua effer lungi pili di dieci d 15 Ieghe,cY che nò era pofììbile,che andado fempre alla coffa, non lo trouaffimo,perche diceuano,ch'era dodici leghe detro terra,cY che i primi che lo tro uaffero , afpettaffer o fin che arriuaffero gli altri : cY che l'imbarcarfi era vn tentare Iddio, poi che dal di che ci erauamo imbarcatiin Cartiglia haueuamo pallate tante fortune, tanti traua gli,eY me non effendo in quel villaggio foftentamento da poterui habitare,ne porto per li nauilt), eoli leuaua quel popolo che vi era, cY andauafane in cerca di porto,cY di paefe miglior di ql lo,cY cofi mandò fubito a fare intendere a quei che doueuano andar feco } che u prouedeffe" rodi R:E LA T I o N E - 3 , lz A rodituttoquello ; chegiornalmenteIoro bifognafie.Et doppoquefto.mprefemiaditu™- coloro chequi» mno in ,i dilfe.che poi ch'io tìnto difturbauo A tan oScuo ?cmr a r nèr «erra , nu rmianeffi . & mi prendcffi la cura de nau,lrj,&:delh gente, SS FZ bitafiifearriuauo prima di lui Io mi fcufai di nonvolerl g faré!dtao7hfca mcddmu m. mando a pregare ehm voleffi pigliarmi quel carico de nauil^ma adendo X on "t? 2» «"Poriunamen», io tutta via ricufauo , mi domando per ,SS cóf fteffiolrinatoanonvolerloaccettare. Alcheiorifpon.chVofuggiuoquelcaricJ Zct «cneuo per cofa certilfima, che neegh era per riueder mai più i nauiirj nelnauìm l5 £che queftogmd.e.o.o&ceuo.daivedered.e'cofimaleinord.ne&ieS prò" Se"mraua cgiyx gii aitri.u pa iar qllo eli elfi paliauano,che predermi i pefo de nauilri & dare or™ fione che fi diceue, che doppo l'hauer còtradetto alternar per ferra.mS irimafo ner r,^ mettere 1 hanor mio a eonditione tale. Il Gouernatore vedendo cheegli meconór^ faceua II labbato che fu il primo giorno di Maggio.quel di medefimo checid s'era fatto il G n . mezza libbra di carne di porco , & coii ci partimmo per entrar d la terra a détro I a fZ™ ditutriqueichevénero /uditi*ce-tohuo>Limtut,S,tra Ii qu * ££ ^ "òmffanb fra Gto! Vanni ,bc.uarez,ec vn'altro frate,chefi chiamaua fra Gioulni. e Pallet t« Tener dearuffi c.ah.A eauallo no. marno 40, &cofi co quella prouifione chehaueuàmo poStó f ndS daluzia In tutto quefto tepo non trouamo Indiano alcuno , ne vedèmo cafa ne luo™ h a del hume e. venero in coirà da dugéto Indiani,et il Gouernatorenollro fi fece auanri & do pò 1 nau f r parlato loro per fegni.cffi e, fecero all'incòtto fai fegni.che ci a taceSmo e5 effo Io ft quiui trouamo graduanti d, mahiz.che ftaua g.a da poterli «tìfiSSZ ci e veramente efiendo noi ancor .moni nei trauagli.oltra alla «SStaS uamo de corpi, erauamo ancor moltosbattuti dalla fame. Il terzo 2£S dipoi chemfiui erauamo arnuau , fumo nfiemeil contatore ilriuedirorp ,l™ m ™.W P q _ "' fe^arrmamoa^ '„,„? Te 1, l porto - CoIuld,Iladue gtorai"iorno\&diuechehaueuanofm eua v f ' ' TC?» fpÙ ^ •»«& «no 4i„occhi 0j n5 fi «SwSSSSS ^uavedutec.nqueofe.Canoedlndi^drepaffauanodavnapartealfala-aK molti !:>*. ! 'l l il •:ì 'ìi '« '1 'jl ■'ìty: 1 1 ■i«,t ; ,f» ■ Sili w'jS)i':ì?i' ''Ir;. .'.,., . , '« if.W ■ 'V ''-ì; ir, J. '■ : . . 1 ''tà'-iì' ■' ■SI '■ ! -•;■", K' ► i'i",:«;H:' : .' ! •.'■!■!■ li 1 : < < 'i " ; i: '. j' 'i, : li-" ri. ■ il" ti ì ì in fai li .iti! V" ' .i> '■'i' '■ I, l '; 4 > DI ALVARO NVNEZ molti pennachi»faputo quefto, il di appretto ci partimmo di quel luogo,andado Tempre di- ] madando di quella prouincia che gl'Indiani ci haueuano detto,chiamata Apalachen,cY me nauamo per guida quelli che haueuamo prefi,cV cofi andammo fino a 17 di Giugno, che non trouamo indiani ch'ardittero d'afpettarci* Quiui véne da noi vn lignore , che lo por taua vn'Indiano in collo , OC era coperto d'un cuoio di ceruo dipinto, cV menaua fcco molta oente ; cV dauanti à lui andauano fonando alcuni flauti di canna , cV cofi arriud al Gouerna- tore,& flette vn'hora feco,cY per fegnali gli facemmo intendere come andauamo ad Apala chen, cV p quei fegnali ch'egli cifece,ci parue di còprédere ch'ei (oHe nimico di quei d'Apa lachen,& che verrebbe ad aiutarci cétra loro. Noi gli donammo corone,fonagli,cV altre co (e tali.cY eglidond al Gouernatore il cuoio che portaua fopra , cV cofi diede volta in dietro, cVnoili feguimmo appretto, quella fera arriuamo a vn fiume ,ilquale era molto profondo cY molto largo, cY correua molto forte,cV no ci baftado l'animo di pattarlo co zattare,facem jno vna Canoa,cY ftemmo tutto vn giorno à pattarlo^ fé gl'Indi ci haueffero voluto o&n. dere 3 poteuano ageuolmente difturbarci il paffo,cY ancora con tutto che e(Tì 5 ci aiutarono,ci jhauémo molto trauaglio* Vno de noftri à cauallo, chiamato Giouan Velafco ch'eia nati- vo di Cuellar per non volere afpettare entro nel fiume col fuo cauallo , cV effendo la corren- te del fiume molto gagh'arda 3 lo gittd da cauallo,cV egli attenendofi alle redine affogo fé ftef fo cV il cauallo infieme.Et quegli Indiani di ql fignore,che li chiamaua Dulcancellm, troua rono il cauallo , cY ci dittero doue troueremo lui p lo fiume a baffo 3 cY cofi s'andò a cercarlo, cY la morte fua ci diede molto difpiacere,perche fino a quel punto nò ci era mancato niuno de noftri Jl cauallo quella notte diede da cenare a v molti* Et cofi pattato quel fìume,il di fe- guente arriuamo alla géte di quel fignore,doue cimando del loro maiz.La fera andando al cuni de noftri a pigliare acqua, fu tirata vna frezza da gl'Indiani,cV diede a vno Chriftiano, mg piacque a Dio che non lo feriffe* Il di feguéte ci partimmo di quel luogo,fenza eh e al cuno di quegli Indiani compariffe,perche tutti s'erano fuggitnMa nell'andare auanti 5 fi vid dero alcuni &diani 3 che veniuano di guerra,cY quantiche noi li chiamafTimo,eiTi non vol- Jono tardare ne afpettarci,ma ritirandofi ci feguiuano poi per la via mede! ima che noi face- vamo* Il gouernatore lafcid fra via vna imbofeata d'alcuni a caual!o,i quali come queglln- di paffaronojfuron loro fopra, cY ne prefèro tre d quattro,che di li auati ci feruirono per gui da,cY ci menarono per paefe molto trauagliofo,a caminare,cY marauigliofo a vedere,eflen- do monti molto grandi, cY arbori altilTimi,delli quali tanti n'erano caduti a terraglie ci intri gauano il cammino, di manierarne non poteuamo pattare fenza girar molto con gran no- Itro trauaglio: cY di quelli arbori ch'erano caduti , la maggior parte erano fetti dall'un capo all'altro dalle faette che quiui caggiono,effendoui fempre gran tempefte* Con quefto tra- uaglio camminamo infino al giorno doppo fan Giouanni 3 nel qual giorno arriuamo a vifta d'Apalachen,fenza che quelli del villaggio ci fentifiTino.Rendemo noi molte gratie a Dio, vedendoci cofi vicini a quel luogo,cV credendo che fotte vero quello,che ci era flato detto, cY fperando che quiui fi finirebbono i noftri trauagli grandi ch'haueuamopaffati 5 il per il lungo 8£trifto cammino, come per la gran fame che haueuamo patito* Perciochequan- tunche alcune volte trouaflimo del maiz 3 nòdimeno le più volte andauamo fette cV otto le ghe fenza trouarne* Et molti n'erano tra noi, che oltre alla fame cY alla ftanchezza,haueua no impiagate le fpalle dal continuo portar dell'arme, fenza che degli altri trauagli s'incotra^ uano giornalméte* Ma pur tuttauia vedendoci arriuati doue defiderauamo,cY doue qi haue nano detto ch'era tanto foftenimento , cY tanto oro , ci era auifo d'hauere pattato gran parte de trauagli,&£ della franchezza* Arnuati cofi a vifta d' Apalachen,il Gouernatore mi comadd,ch'io pigliafil meco noue a cauallo,cY cinquanta a piede, cY entraflì nel villaggio, cY cofi facemo il reueditore cY io : cY entrati no trouamo fé no fanciulli cY donne,perche all'hora gli huomini non erano qui 3 ma indi a poco andando noi g quelli luoghi, vennero cY cominciarono a combattere, cV a faet-- tarci,cV ammazzarono il cauallo al reueditore: ma alla fine fuggirono^ lafciaroncùQuiui trouammo gran quatità di Maiz che ftaua già per coglierfi, cY affai del fecco n'haueuano ri meffo*Trouamoui molte pelle di cacciagioni, cY alcune mante di fìlo,picciole 6Y trifte , con lequali le donne cuoprono alcune parti della lor perfona* Haueuano molti vali da macina re il Maiz* In quel popolo erano quarata cafe piccole cY edificate baffe,& in luoghi raccolti per m;m vmm? i o n e • 3IJ : per tema delle tempefte grandi che quel paefe fuole hauer di cotmuo Je fabriche fono di pa> glia,cV (tanno intorniati da monti molto ipeflì,& grandi arboreti,et molti pelaghi d'acq uà pue fono tanti cY tanto grandi arbori caduti, che intricano ogni cofa, cV fanno che non vi fi può camminare fenza gran trauaglio. Il terreno dal luogo oue noi sbarcammo infino a quello popolo d'Apalachen,per la'mag gior parte e piano,cV il fuolo e d'arena duro cV faIdo,cY per tutto fì truouano molti gradi ar- bori^ moti chiaritile fono Noci, cV labrani cValtriche chiamano Laquidambares • vi fo- no cedri,& fauine, cV elci,& Pini,cY roueri , 8C palmiti baili come fono quei di Cartiglia Per tutto quel paefe fono molte lacune grade cV picciole de alcune ne fono molto travaglia- te a paffare 3 ii per effer molto profonde , ù ancora per molti arbori che vi fono caduti. Il iuo- loloro ed'arenaietquellelacuneche trouammo nella Marca d'Apalaché fono molto mag- giori che tutte l'altre che haueuamo tròUate fino là. In quefta ^uincia iono molti campi del loro Mahyz : & le cafe fono fparfe per la cam pagna come quelle delle Gerbe ♦ Gli animali che vi vedemmo fono cerui di tre fort^coniglUepr^orfUeon^cY altri fi fattura quali ne ve demmo vno, che porta i figliuoli in vna bolgia che ha nella pancia , cV quiui li porta tutto il tempo che fono piccioli finche R fanno andar procacciando il mangiar da fé fteffi.& fé a ca- io i figliuoli ftanno in cerca del mangiare fenza la madre, cY a lei foprauenga gente,ella non fugge fin che fegli ha raccolti nella fua bolgia.Per que luoghi la terra è molto fredda,cV vi fo no molto buoni pafcoli per greggie: vi fono vccelli di molte forti, Paperi in gran quantità oche,anatre,garze,tordi,cY altri vccellidifiraiiforte,et vi vedemmo molti falconfgrifalch/ fparuien,cV altre molte forti d'uccelli» ' Duoi giorni dipoi che noi arriuammo in Apalache gl'Indi che n'erano fuggiti ritornare no a noi con pace,dimandandoci i figliuoli cV le donne Ioro,&: noi li demmo tutti,fenò che il Gouernatore fi ritenne vn lor Cazique che fu cagione di fargli partir fcandalizati, cV il dì Sf» leguente ritornarono come nimici , cV con tanta furia cY preftezza ciaflalircno,che arriiia- gfindi. rono a metter fuoco fino alle cafe doue ftauamo : ma come noi vfeimmo fuori , fé ne fuggi- rono, cV Ù raccolfero alle lacune che erano quiui molto vicine.Onde per quelle, cV per li Iru menti che v'erano molto grandimoi no potemmo far loro alcun dano,fenon che n'ammaz zammo vnfolo.U di appreffb, altri Indiani d'un'altro popolo,che era dall'altra bada, venero da noi cV ci aflàlirono nel modo fteffo, che haueano fatto gli altri prima j cV nella medefima guifa fé ne fuggirono: cY fu fimilméte vecifo vn di loro.Stemmo quiui xxv giorni,ne quali; facemmo tre entrate per la terra a dentro , cY trouammola molto pouera di gente , de molta malageuole a caminare der rifpetto di trifti paffi cV monti cY lacune che vi fono. Noi a quel Cazique che haueuamo ritenuto,et a gli altri Indiani che menauamo con noi, et erano vici ni cY nimici di quefti d' Apalachen,domandammo delle qualità di quel paefe,della gente,'et delle vettouaglie cY altre cofe intorno a cio,cY ciafeuno appertamente ci nfpofe 5 che il mag- gior popolo di tutto quel paefe,era quello d'ApaIachen,et che più Oltre era manco gente, et molto più pouera , che loro cV tutto quel paefe era mal popolato , cV gli habitaton f tauano aiolto fparii,cY paflando più auanti ii trouauano grandifiìme lacun^monti fpeffi,&: diferti grandi cY dishabitatu Domandammo loro , del paefe che era verl'o el Sur che popolo 8c nantenimenti tenefle , cV ci rifpofero, che di quiui andando verfo il mare a noue giorna- e era vn popolo che fi chiamaua Aute,et che gl'Indi di quel luogo haueano molto Mahyz Poo , A X che vi erano frigioli,che fono fimili a li nfi cefari,et zucche,cY che g eiTer cofi vicini al ma te. ° ;e,vi fi trouaua del pefee: et ch'erano amici loro.Noi veduta la pouertà del paefe,et come fof e mal popolato,cY intefa la mala relatione che ce ne dauano, cY che qgl'Indt ci faceano guer •a feredori le gfone,e i caualli ne luoghi oue andauamo a pigliare acqua,ft àdo elfi di là dalle acune,cY tanto al ficuro che non gli poteuamo offendere^ effi ci frezzauano, et ammaz- zarono vn fignor di Dezaico,che fì chiamaua do Pietro , il quale il commiffario menaua fé :o,ci accordamo fìnalméte di partirci di li,cY andare a cercare il mare,cY quel popolo d' Au- te,che coloro ci diceuano.Et cofi ci partimmo in capo di xxv giorni che quiui erauamo arri LiatiJl primo giorno panammo quelle lacune et trifti paffi fenza veder Indiano alcuno.Ma il fecondo di, ci venner fopra , ad vna lacuna di molto trifto pano : che l'acqua ci daua fino al petto,cV vierano molti arbori caduti, cY effendo noi in mezo a quella , gl'Indi ci affalirono, ttlendofi elfi nafeofti dietro de gli arbori perche no gli vedeffimo ; et altri n'erano fopra gli - -• ■.. Viaggi voi 3% rr arbori iJT''» %' t ^.♦.! "!(;«», ,. : V' V'iiv^ ; tiri r- 'fin , ■ • ; ; i* 1 !!;;, .in , |i . ,r lì 4 •* , ':>»: DI ALVARO N.VNEZ arbori caduti,et cominciaronci a frezzare in modo,che riferirono rriòlti huomihietcaualli &C ci tolfero la guida che menauamo , & quefto fecero prima che noi vfciiTimo delle lacune* Dipoi effendone vfciti, ci furono appretto perfeguitadoci per impedirne il palio , in modo, che non ci giouaua di fpinger loro auanti , ne di farci forti , cV voler cÓbattere con effo loro,; perche effi lubito fi ficcaiiano nelle lacune , dC quindi ciferiuano i caualli et gli huomini . II che vedendo il Gouernatore,comandd che quegli a cauallo, fcendeffero , •& gliaffaliffero m pie,&: cofi fecero,8t" il Contatore fcaualcd con efii,&: aflalitoli li pofero tutti in fuga,8c fé ne entrarono in vna lacuna,6V coli guadagnammo loro il paffo. In quella mifchia rimafero fé* riti alcuni de noftri che lor non valfero le buone arme che portauano > cV vi furono di quei che giurarono d'hauer veduto duoi roueri grofTì ciafcuna come la gamba , che erano dalle frezze di quegl'Indi flati parlati da banda a banda* 11 che pcio no è cofa da maratrigliarfene^ Vifta la forza con che le madano,cV io medefimo viddi vnairezza in vn pie d'un alamo che vi entraua dentro vn fommeffo. Quanti Indiani noi vedemmo dalla floridainfino a quel luogo,tutti fono arcierijCV: effendo alti di corpo,& andando ignudi, paiono a vederli di Ioti tano tanti Giganti.Sono gente marauigliofamente ben difpofti,moltoafciutti, & di molta» forza cV lecrgerezza.Gliarchichevfano fono grofficomeil braccio,d'undici&r dodici paU mi lunghi^ tirano lontano dugentó palli, &C cofi di mira&" giufto, chenon tirano mai ir* fallo* Parlato che hauemmo quefto paio ., indi ad vnalegha arriuammo ad vn'altra lacuna della medefima forte, fé non che per effer lunga da mezalegha, era molto peggior chela prima. Quefta pattammo noi liberamente, &: fenza difturbo d'IndianiPercioche hauendo> effì fpefa tutta la munitione delle frezze loro in quel primo affatto , non ne erano rimafe lo> ro da poterci affaìir di nuouó. L'altro giorno appreffo pattando vn'altro paflo tale io trouat beftie di gente che andaua auanti, cVnediediauifo al Gouernatore che veniua nelfcuretro* guardia, cV cofi andando noi ordinati & prouifti , non ci poterono offendere, &. vfciti che fummo alla pianura,efTÌ ci veniuano tuttauia perfeguitando.Onde noi nucleici da due par» ti ne ammazzamo duoi di loro, 8ù effi ferirono meA duoi altri Chriftiani.& per che effì li tirarono alla montagna,noi no potemmo far loro altro male .In quella guiià noi andammo; otto giorni, cV da quefto palTo che ho detto infino ad vna lega vicino ai luogo.doue andana mo non ci vennero a dar noia altri Indiani» Quiui ce ne vfeiron fopra alcuni , Scienza effee fentiti , diedero nella retroguardia , cV al grido che diede vn ragazzo d'un genuThuamo do noftri,chiamato Auellaneda,il già detto Auellaneda riuolgédofi corfe a foecorrere , et gl'In,, di lo colfero con vna frezza dalla cofta della corazzai fatale la feritacene pafsd quaft tutta la frezza per dietro la tefta,& colui mori fubito,cV noi lo portammo cofi morto fino ad Ai* te, Arriuammo in Aue,il nono giorno doppo la partita d' Appalachen. Trouammo tuctta la gente di quel luogo fuggita,& haueuano bruciate le cafe , dC vi trouammo molto Mayz, & zucche, et fagioli che già ftauano per coglierfi.Quiui ci ripofammo duoi giorni,et dipoi il Gouernatore mi prego ch'io andaffì a feoprire il mare poi che gl'Indiani diceano che era tanto vicino,cY già ancor noi per camino l'haueuamo feoperto per vn fiume molto grande Piume del- che fra via haueuamo trouato,&: gli haueuamo pofto nome,il fiume della Madalena.et coli la Màdale- fl jm feguente io andai a difeoprire infiemecol commiffario , col Capitan Cartiglio , cV An- drea Dorantes,cV con altri fette a caualIo,2t" cinquanta a piede.& caminammo fino all'h ora del vefpro,che arriuammo ad vn golfo d entrata di mare.Oue trouammo molte oftrichc,©^ ringratiammo molto Iddio che ci hauea condotti in tal luogo. Il dì appreffo io mandai xx huómini a riconofeere la cofta,&: confiderare la difpofitione del luogo* Coftoro tornarort la notte feguente , cV differo che quegli golfi, cV fpiagge erano molto grande, cV entrauano tanto per la terra a dentro, che difturbauan molto il poter difeoprir quello che noi cercai uamo , cV che la cofta ftaua molto lontana di li. Sapute quefte nuoue , cV veduta la mala di- fpofitione OC apparecchio che quiui era per difeoprir la cofta j, io me ne ritornai dal Gouer*» natore , cV lo trouai ammalato con molti altri , dC la notte auanti , gl'Indiani gli haueuano affatiti & dato lor molta noia per hauergli trouati infermi , cY haueano vecifo vn caual' lo. Io diedi conto al Gouernatote di quello che haueuo fatto , cV della mala difpofitione della terra. cV per quel giorno ci ftemmo quiui. Il dì feguente ci partimmo d'Aute,8£ camminamo tutto quel giorno fino ad arriuardoue io ero ltato prima: fu il camino molto trauagliofo, perche neijcaualli baftauano a portar gl'infermi , ne fapeuamo che remedio pigliare &a. R E L A T I O N E. ?l4 f. pigliare per che ogni giorno s'amalauano piu,che certo fu cofa di molta gra copafìTione , & dolore a veder la gran neceffità cV trauaglio in che ftauamo ♦ Arriuati veddemmo il poco ri medio che vi era per paffar auanti 3 per effer la maggior parte de noftri infermi, 3C in tal ma- niera che pochi ve n'erano che in alcunaguifa ci poteuamo valer di loro ; ìafeio io q di nar- rar qfto più a lungo,perche ciafeuno può còfiderar per fé fteffo,come fi ftia in paefe cofi lira no cY trifto: cV fenza alcun rimedio per fermarfi,ne per paffare oltre.Ma effendo il più certo rimedio Iddio fìgnor noftro,c\: ài quefto noi non ci feonfìdammo giamai,auenne quiui co fa,che aggrauaua molto piu.cY quefto fu che la maggior parte della gente noftra a cauallo fi comincio partir fegretamente, penfandodi trouardafefteflì rimedio , cV lafciareil Gouer- natore cV gl'infermi , che ftauano fenza alcuna forza d potere.Ma pur tuttauia ettendo tra loro molti gentil'h uomini cV perfone da bene,non volfero che ciò fi faceffe fenza faputa del Gouernatore,cY vfficiali della Maeftà voftra. OC come noi biafmammo quel lor propoflto, et lor facemmo vedere in che termine lafciaffero il lor Capitano et gl'infermi,et fopra tutto' ricordammo loro il feruigio di voftra Maeftà: s'accordarono di rimanere, cV che quello che aueniffe a vno di noi, aueniffe a tutti, ne vno abandonaffe mai l'altro.Doppo quefto il Go- uernatore li fece chiamar tutti,cV a ciafeuno dimando il parere loro come fi poteffe vfeir di fi mil paefe, cV trouar qualche rimedio,effendo più della terza parte de noftri infermi,c\: potè uamo tener per certo che feguedofi cofi d'hora in hora, infermeriamo tutti , cY no fé ne pò- teua fperare fé non la morte, laquale per trouarci in que luoghi ci douea parer più graue ♦ Fi nalméte veduto cV conferuato molto bene qfto cV molt'altri inconuenienti,et tentati molti rimedrj convenimmo tutti invn parer,molto male ageuole a mettere in opera,et quefto era di far nàuilrj per andarcene. A tutti pareua cofa imponibile perche noi al tri non gli fapeua- mo fare,ne haueuamo ferramenti,nefucina, ne ftoppa,ne pece, ne farte , ne finalmente cofa alcuna di tante che ne bisognano in tale effercitio. cY fopra tutto non hauendo che mangiar fra tantoché fi faceffero. 6V cofi cófiderato tutto quefto,ci accordammo che fi doueffe in ciò penfar co più tempo, cY cofi per quel giorno cefsd quella pratica,et ciafeuno fé ne andó,rac- comandandoci aDiochec'indrizzaffe come più gli fuffeferuitio. lidi feguente piacque a Dio,che venne vno de noftri,il qual diffe, che egli faria alcuni cannoni di legno, cY che con alcuni pelli di feluaggine,fì farebbono alcuni folli da foffiare.et tremandoci noi a tempo,che qual fi voglia cofa che haueffe ogni poco di colóre o d'ombra di rimedio ci pareua affai .'di- cemmo che fi faceffe, cY ci conuenimmo che de le ftaffe,et degli fproni,cY baleftre et altre co fé di ferro che erano tra noi,fi faceffero i chiodi/leieghe,i'accette;cY altri ferramenti, poi che tanto bifognauano.et prendemmo per rimedio , che per hauere alcun foftentameto fin che quefto fi metteffe in opera fi faceffero quattro entrate in Aute con tutti i caualli cY altri che poteffero andarui,cY che ogni terzo giorno s'ammazzaffe vn cauallo,il quale fi compartii fé tra queiehe lauorauano nel far delle barche,et tra gl'infermU'entrate fi fecero con que ca- ualli cV gente che fu poffibile , nelle quali Ti portarono da quattrocento ftara di Mayz ben che non fenza contefa,cY quiftioni con quegl'Indi. Facemmo coglieremolti Palmitiper poterci valere della lana cY eortecriejoro ^torcendole cY indrizzandole per vfare in vece di Itoppa per le barche.Ie quali fi cominciarono a fare con vn Colo carpentiere che era nella com- pagnia noftra.Et tanta diligenzavi ponem mo, che effendofi cominciate a quattro d' Ago^ fto , a venti del Settembre proffimó furono finite cinque barche , di venti duoi codami per ima, éY riempiemo le feffure, cY chalcate con ftoppe de Palmiti , cY impegolandole co cer ta ragia che vn Greco chiamato Don Teodoro,portd d'alcuni Pini,et della medelima rob- ba de Palmiti, cV delle code cY crini de caualli facemmo corde 5C farte : cY delle noftre cami- eie facémo vele,et delle fauine,che quiui erano facèmo que remi che ci paruero effer neceffa rrj.cY tale era quel paefe,nel qualei peccati noftri ci haueano condotti,che non vifi trouaua- no pietre n laftrigar le barche, ne pertutto quei paefe n'haueuamo veduta alcuna. Scortica* mo fìmilmentelegàbe intere de caualli, 6Y conciamo i cuoi per farne vafi da portar acqua.- In quefto tepbalcuni de nfi andauano cogliendo Tamarindi per gli angholi,cY entrata del mare ouegl'fndi in dùoi volte che gl'incontrarono , ammazzarono xchriftiani cofi vicini agli aHoggiaméti nfi che gli vedemo éY no gli potèmo foccorrere,et gli trouamo da parte a parte paiìati co frezze,che quatuque i nfi haueffero bonifTime armature , no ballarono a re filiere a i colpi loro,tirado qgl'Indi co tata forza cY deft rezza,cò quata difopra s'è detto.et a Viaggi voi. 3°* rr ij detto - ■ w. » y ! ' ' 1 1 « ih : \^h- :: f; "' l'i 1-..; r. !• , ifa'W. M'ir ' ". 1 ' ii' ''Ir,' ',' ■ih] ,«: ■;.■ ',[:, 'I ^,|l||l' '' " r!f'-! ' li! - 1 ■ W' m l& I te- 1 •" ■ 'tf'-JItlin l,7> «1 •/' Il - i #:'$ Stretto di fan Miche' le. 'i'i $ 'DI ALVARO NVNEZ détto cY giurameto di noftri pilo tu', delia fpiaggia alla quale ponèmo nomedella croce,infi 1 no a quello luogo , noi andammo da dugento ottanta leghe pocho più o meno , 8C in tutto quel paefe non vedemmo montagne,nehauemmo alcuna notitia per alcuna via, che vene tufferò, cY auanti che ci imbarcaflìmo, oltre a quei che ci haueano vccifi gl'Indici morirono più di quaranta altri huorm'ni d'infirmità cV di fame. A xxij di Settembre,iì finirono di ma-: giare i caualli,che folamente vno ce ne rimafe,et in quel giorno ci imbarcammo con quefta ordine.Nella barella del Gouernatoreandauano quarantanoue huomini. cY in altra ch'egli diede al Contatore cV al commiffario, andauano altrettanti.La terza diedi al Capitan Aloa fo del Caviglio cY Andrea Durante con quarantaotto huomini , cY altra ne diedi a duoi al- tri Capitani che fi chiamauano l'uno Telles,eY l'altro Pignalofa,con quaranta fette huomi- ni, l'altra al Veditore cY a me, con quarantanoue huomini: cV dipoi che furono imbarcati le vettouaglie cY gliarnefi cY cofe noftre alla barca, non auanzauapiu d'una quarta fopral'ao qua,cY oltre a ciò andammo tanto ftretti,che non ci poteuamo menare ne riuoltar per la bar ca,cY tanto potette la neceiTita,che ci fece arrifehiare ad andare in quefta guifa,et metterfi in; vn mare cofì pericolofo,fenza che niunadi noi fapeffe l'arte delnauigare» qv e l l a fpiaggia onde partimmo ha per nome la fpiaggia de Gaualli , Se" andamo fette giorni per q uei golfi con l'acqua fino alla cintura , fenza vedere alcun fegnale di cofta , cY al fine di quei fette giorni arriuammo ad vn Ifola che ita vicina alla terra. La barca mia andaua dauanti,& vedemmo venir cinque Canoe d'lndiani,i quali le fgombraron tutte, cY le lafcia '. tono nelle noftre mani vedédo che noi andauamo verfo loro.L'ahre barche nf e paffarono auanti, cY diedero in alcune cafedelFlfolamedefima,ouetrouaronomoltelizecV vuoualo- ro,che eran fecche,cY ci fu molto rimedio per la neceffitàinchenoiftauamo.Doppo quefta paffammo auanti, cY india due leghe parlammo vno ftretto che fa quell'Itala con la terra,cY lo chiamàmo lo ftreto di fan Michele,perche nel giorno di detto fanto vi paffammo* Vfcitf di quello ftretto arriuammo alla cofta , oue con le cinque Canoe che io hauea tolte agl'Indi; rimediammo ad alcune cofe delle noftre barche facédone falque cY aggiungendole alle no> ftre, in modo,che vfeirono duoi palmi io pra l'acqua, cY con quefto tornammo a camminar lungo la cofta per la via del fiume delle palme credendoci tuttauia la {etc cY la fame , perche le vettouaglie erano molto poche , cY ftauanó molto al fine , eY l'acqua ci manco , perche le botti che haueuamo fatte delle pelli de cauallr , fubito furono marcie , cY non ci giouaron di nulla,cY molte volte entramo per alcuno golf o,cY fpiaggie, cheentrauano molto per entro terra,cY le trouammo baffe tutte èY pericolone,. cY óofi andammo xxx giorni , cY alcune voi' te trouammo alcuni Indiani pefeatori, gente pouera cY miferabile , cY a capo di quefti xxx giorni,che la neceffità dell'acqua era eftrema,andàdo noi vicini alla cofta, vna notte fentim* ino venire vna Canoa, cY vedendola afpettammo che arriuaffe , cY ella ancor chenoi la chia> maffimo,non volfe venire ne guardarci, et per. effer notte non la- feguitammo,et andammo al viaggio noftro . Nel far del giorno, vedemmo vn'Ifoletta } $C andammoui per vedere fé vi trouafflmo dell'acqua , ma ci affaticammo in vano,perche non ven'era, ftando quiui furti ci prefe vna tempefta molto grade, onde vi ftemmo fei giorni fenza hauer animo di rientrare in mare,eY hauendo cinque giorni chenott haueuamo beuuto,la fete era tanto grande , che ci fu forza di beuere dell'acqua del mare, cY alcuni s'allargaron tanto nel beuere , che di Cubi- to ci morirono cinque huomini. Io racconto quefte cofe cofìbrieuemente, perchenon cres- do che fia di meftieri narrar particolarmentelemiferiein dieci trouammo poiché confede- rando il luogo oue ftauamo , cY la poca fperienza d'alcun rimedio,ciafcuno può penfar da fé ftéffo in che termine tiritrouaffimo : finalmente vedendo che la fete crefceua , cY l'acqua fatata ci am mazzaua,ci difponemmo fé ben la tempefta non era ancor ceftata,di raccoman- darci a Dio noftro Signore , cY più tofto arrifehiarci al pericolo delnìare,cheafpettar la cer- tezza della morte che la fete ci daua: cY cofi vfeimmo per la via,onde haueuamo veduta paf- far la Canoua la notte che di quiui erauamo paffati.In quefto giornaci vedemmo molte voi te annegati,cY tanto pduti,chenon era alcuno di noi,chenò fi teneffeg certa la morte.Piac- que a noftro Signore Iddio il quale nelle maggiori neceflltà fuol moftrare il fauor fuo, che a - pofta di fole voliamo vna punta che fa la terra oue trouamo molta bonaccia, cY tranquillità "Vkirono verfo noi molte Canoe , et gl'Indi che v eran dètro , ci parlarono et fenza mirarci, fé ne tornarono.Erano gete grade di corpo,cY bé difpofti,cV np portauanofr^jsse ne archi, - • [i n ì\ Noi RELATIONE A Noi altrniTeguirnmoinftno alle cafe loro .cheftauano qm'uf vicini alla lingua dell'acqua cV fallammo in terra, cVdauanti alle cafe trouammo molti cantari d'acqua , cY molta quantità di' pefce condito , & il Signor di quella terra , l'offerì tutto al Gouernatore , cV pigliandolo per mano, lo meno alla cafa fua , le cale di coftoro erano di ftuore , molto bene fabricate , 8>C dipoi che entram mo in cafa del Cacico d Signor loro ci diede molto pefce , cY noi gli dem- mo del pane di frumento, che portauamo,cYlo mangiarono in nofìraprefentiaTcVcene domandarono dell'altro , cY noi ne demmo loro , cY il Gouernatore diede al Cacico mol- te cofette,cY ftando feco nella fua cafa, intorno a mezza hora di notte gli Indi affollaro- no noi cV quegli altri de noftri che ftauano molto male, gittati per quella colia, cV affali- rono anchora la cafa del Cacico doue era il Gouernatore, cY Io ferirono d'vna pietra nel vifo* cY prefero il Cacico : ma egli hauendo ifuoicofi vicini, fcampd via, cY.lafcid vna fuamantadipelIidiMardolezibelline,chefonoal parer mio le migliori di tutto il mon- do, cY hanno vno odore che non pare fé non d'Ambra , OC mufehio : cY fi fente l'odo- re gran pezzo lontano» Ve ne vedemmo anchor dell'altre, ma niuna ve ne era che furti come quella* Noi vedendo il Gouernator ferito lo mettemmo nella barcha , cY fa- cemmo che feco fi riduceffe alle barche la maggior parte della gente : cY reftammo in terra folamente cinquanta huomini per combatter con gl'Indi, che quella notte ciaffa- lironotre volte, cY con tanto impeto , che ogni volta ci faceano ritirare vn tratto di pie- I tra, éY niuno vi hebbe de noftri che non fulfi ferito , cY io fui ferito nella faccia : dC fé come elfi fi ritrouarono con poche frezze , n'haueffero cofi hauute molte, per ceno ci haurebbo- no fatto troppo gran danno* L'vltima volta Ù pofero in aguato i Capitani , Dorante , Pe- gnalofa,cYTellos,con quindici huomini, & diedero loro nelle fpalle, tk in modo tale li fecero fuggire che ci lafciarono : cYildifeguenteio roppiloro più di venti Canoe, dieci Valfero per vna Tramontana , che foffiaua , cV per tutto quel giorno ci conuenne ftar quiui con molto freddo,fenzahauere ardire d'entrare in mare, per la gran tempefta che vi era* " Doppo quello tornammo ad imbarcarci , cY nauigammo tre giorni: cY hauendo prefa po- ca acqua , come pochi anchora erano i vali che haueuamo oueportarli , tornammo a cadere nella medefima neceflìtà di prima ♦ Et feguendo il viaggio noftro , entram o nel ftretto oue ftando veddemmo venire vna Canoa d'Indi,cY come noi li chiamammo vennero, 8c il Go nernatore , alla barca del quale s'erano accortati , loro domando dell'acqua , cY elfi gli ne cf- ferfero purché fi deffero loro vafi doue portarla , 5C vn Chriftiano Greco , chiamato Doro- teo Teodoro , del quale difopra s'è fatta mentione , diffe che voleua andar con erti loro. cY quantunque il Gouernatore , cY molti altri s'afFatigaffero , di fconfegliarlo , egli unta- tila volle andarui , bC meno' feco vn negro , cY gl'Indi lafciarono per ortaggi duoi di loro. La fera quegli Indi tornarono , cY portaronci i noftri vafi fenza acqua , cY non rimenarono i duoi Chriitiani noftri: cY quei duoi loro che erano rimafi per ortaggi , torto che elfi parla- ! rono loro, fi volfero gittare in acqua,ma i noftri che gli haueano in barca li ritennero, cY co fi gli altri Indiani fé ne fuggirono,& lafciaronci molto confufi OC trifti per li duoi Chriftiani che haueuamo perduti* La mattina feguente vennero da noi molte altre Canoe di Indiani domandandoci i duoi loro compagni che ci haueano lafciati per ortaggi, II Gouernatore rifpofe cheli darebbe purché efìi ci rendeffero i duoi Chriftiani, Con quefta gente veniuano da cinque o ki Si- gnori , cY ci parue la più ben difpofta cY di maggior autorità cV conferto , di quanti altri ne liaueuamo trouati fin qui , benché di perfona non fuffero cofi grandi come gli altri che hab biamo contati* Portauano i capegli fciolti , cV molto lunghi , cY erano coperti di mante di Mardole della forte di quelle che difopra fi differo , éY alcune d'effe erano fatte di molto lira naguifa,hauédoui alcuni lacci di lauoro di pelle lionate che pareuano molto belle* Ci prega uano che noi andaflìmo con effo loro, che ci darebbonoi noftri duoi Chriftiani: cY acqua, >dC altre molte cofe Se" di continuo veniuano fopra noi molte Canoe , procurando di pigliar la bocca di quella entrata , cY cofi per quello come per che il luogo era molto pericolo fo , ce nevfcimmo al mare, doue ftemmo coneffoloro fino a mezzo giorno* Manon volen- doci rendere i noftri Chtiftiani,cY per quello non volendo anchor noi render loro i duo o- " a gg« > cominciarono a tirarci pietre con frombe : con moflrar di volerci frezzare, benché tra elfi non vedemmo, fé non tre o quattro archi* Et cofi ftando : il vento fi rinfrefeo Viaggi vol*3°. rr irj cYdTi ')»< ■..': fH Vii 'V:'t*' i 'V.'Jf l'i : {fv: ,fv • 1 II ,. '.,L, ■ , >Jfl.. 1 ' k t -t i> ,.,".■ !l> |. ' ili D I ALVARO NV-NE Z S^eiTife n'andorno. cYnòi nauigammo tutto quel giorno fino all'hora del vefpro,qÙ3h> J do la barcha mia che andaua auanti difcoperfe vna punta che la terra faceua,cV dalla uro capo fi vedeua vn fiume, & io feci forgere in vna Ifoletta che facea quella punta,per afpertar l'altre barche* Il Gouernatore non voli e accoftare,ma fi miffe in vna fpiaggia che era q ami molto vicina,oue erano molte Ifolette,cYquiui ci ragunammo tutti, cV da dentro il mare pi gliammo acqua dolce , per che il fiume entraua nel mare di tratto , 8C con furia , 6c per poter bruftolare vn poco del Mayz che portauamo , che già duoi giorni lo magiauamo crudo,fal tammointerrain quell'Itola, ma non trouando legne,ci accordammo d'andare al fiume che era di dietro alla punta, vna lega di quiui.cY andando era tanta la corrente del fiume, che in niuna maniera non ci lafciaua arriuare, anzi ci rifpingeua dalla terra* bC noi altri affaticane doci,cY oftinandoci per prendertela tramontana che veniua da terra comincici a crefcer tan- to che ci rigittd al mare,fenza che poteffimo far ahro,&£ effendo a meza lega in mare < mifu-' rammo cV trouammo che con trenta braccia non poteuamo préder fondo, dC nò" potemmo conofcere fé la corrente era cagione che non poteffimo pigliare , cV co fi nauigammo duoi giorni , trauagliando tuttauia per pigliar terra , cV alfine di que duoi giorni vn poco auanti l'ufcita del Sole vedemmo molti fiumi per la colia , &C affaticandoci per arriuar doue quegli erano , ci trouammo intre braccia d acqua: èC per effer notte, non ardimmo di pigliar terra, perche hauendo veduti tanti , credeuamo che ci poteffe auenir qualche pericolo , fenza che noi per la molta feorrenza poteffimo veder che faceuamo* cY per quello determinammo d'afpettare alla mattina: cY cofi effendo venuto il giorno ciafeuna delle noftre barche fi tro- uo feparata dall'altre, OC io mi trouai in tréta braccia, cY feguendo il viaggio mio, all'hora del vefpro viddi due barche , cY accollatomi alla prima viddt che era quella del Gouernatore, il qual mi dimando che mi parea che doueffe farli, cY io gli difTl,che mipareua di ricuperar quella barca che andaua auan ti, & che in niuna guifa nonlalafciaffe,cVche vnite tutte tre quelle noftre barche,noi feguiffimo poi il viaggio noftro,oue Iddio ci guidaffe* Egli mi ri- fpofe,che ciò non poteua farfi,gche quella barca era molto détro al mare &' vi volea prender terra, cY che fé io voleua effer (eco , faceiìì che quei della barcha mia prendeifero i remi cY fi sforzaffero quanto poteano,perche a forza di braccia conueniua prender terra : cV a quello gli configliaua vn Capitano che era feco, chiamato il Capitan Pan toffa , dicendo che fé quel giorno non R prendeua terra , non fi prenderebbe pofeia in altri Cd , SC tra tanto era neceffa- rio morir di fame Jo veduta la volontà fua, prefi il mio remo , cV coli fecero tutti gli altri che erano nella barca mia, cY vogamo finche quafi fu tramontato il Sole*ma hauendo il Gouer^ nator nella fua, la più fana cY gagliarda géte de noftri.noi in niuna guifa lo potémo feguire* Ilche vedendo io,gli domandai che per poterlo feguire mi deffe vn capo della fua barcha, cY egli mi rifpofe, che elfi non farebbon poco fé effi foli quella notte poteffero arriuare a terra> cY io gli diffi che poi ch'io vedeua la poca poffìbiliti che vi era da poterlo feguire cV far quel io che elfo hauea comandatami dicelle ali'hora,che comadaua ch'io faceffì* Egli mi rifpofe che non era più tempo di comandar vno ad altri , ma che ciafeuno faceffe quello che li parea meglio £ faluezza della vita fua: cY cofi dicendo s'allungo da noi con la barca fua,cY non pò tendolo io feguire,arriuai fopra l'altra barca che andaua in alto mare,cY trouai che era quella de Capitani Pignalofa cY Telles , cY cofi nauigammo quattro giorni , mangiando ciafeuno per taffa mezo pugno di Mayz crudo il dj. In capo di quelli quattro giorni,ci prefe vna té< pefta ♦ che fece prendere l'altra barca , cV per molta mifericordia che Iddio hebbe di noi altri, non ci affondammo del tu tto*Et effendo il vernOjcYgrandiiTimo freddo,^ tanti giorni che patiuamo fame , co molti colpi che haueuamo riceuuti dal mare , il di appreffo la gente co> minctò molto a cadere , in tal modo , che quando il Sole fì. coleo , tutti quei che erano nella barca mia,ftauano caduti vno fopra l'altro, tanto vicini alla morte , che pochi ven'hauea che i'i fentiffero , cY tra tutti loro non ve ne hauea cinque che fìeifero in pie , cY come fu fetta notte , non reftammo fé non il maeflro cY io che poteffimo maneggiar la barca , cY alle due hore di notte il maeftro mi diffe,che io prédeflì cura della barca, perche egli ftaua tale, che fi tenea g fermo di morir qlla notte.cV cofi io pfi il timone,et paffata meza notte andai a veder sei maeftro era morto,cY egli mi diffe che più tolto ftaua meglio, cY che gouerneria la barca rfino al giorno* io certaméte mi ritrouauo all'hora i tale ftato,che molto più volétieri haueria pigliata la morte,che veder tata gente auanti a me in qlla manieracene qgli ftauano;et dipoi che R E L A T I O N E 3I(5 the il maeftf o prefe il carico della barca, io mi rifpofai vn poco,ma molto inquietametè,che allora non era cofa da me più lontana che il Conno, cY appreffo all'aurora mi panie d'udire el tumulto cY romor del mare, perche effendo la cofta molto baffa,fonaua molto , onde co que fto io chiamai il maeftro,ilquale mi rifpofe che credeua che già noi {ottimo vicini a terra ; cV tentando ci trouammo in fette braccia , cV gli parue che ci doueffimo ftare in mare infino al far del giorno, cY cofi io prefi vn remo et vogai dalla banda della terraglie ci trouammo vna legha vicini cY dem mo la poppa al mare: et vicino a terra ci prefe vna onda, che rigittd la bar cain mare vn buo tratto di mano , cYcol gra colpo che diede quafi tutta la gente che vi ftaua come morta,fì rifenti, cY vedendoci vicini a terra , ci cominciamo a leuare ; SC andar con ma- ni cY cópiedi.cY vfciti in terra, facemmo del fuoco a certi fofìì, et cocémo del Mayz che por tauamo,cY trouammo dell'acqua piouuta,et col calor del fuoco la gente fi rihebbe,cY comin ciarono a prender forza,cY il di che quiui arriuammo era il fefto di Nouembre. Dipoi che la gente hebbe mangiatolo comandai a Lope d'Ouiedo il quale hauea più for za OC era più gagliardo di tutti gli altri che s'accoltane a qualche arbore di quei ch'erano qui- ui preffo,et che falito in vno d'effi difcopriffe la terra oue ftauamo,et vedeffi d'hauerne qual che notitia: egli coli fece,cY vidde che ftauamo in Ifola,et che la terra era cauata alla forte che fuole ftar la terra , doue vada beftiame : cV per quefto gli parue che doueffe effer terra di Chri ftiani,cY cofi ce lo diffe.Io gli replicai che tornaffe a guardarla molto meglio et particolarme te, OC vedette fé vi era alcun camino che foffe feguito: ma che pero no fi dilugaffe molto, per il pericolo che vi potrebbe effere, egli andò , cV dato in vna ftradela andò per quella auanti, fino a meza legha,et troud alcune capanne d'Indi cheftauano fole,perche quegl'Indi erano andati al campo.cY coO egli prefe vn'olla,cY vn cagnoletto picciolo,et vn poco di lize , cY fé ne torno da noi,cY parédoci che tardaffe troppo, li mandammo appreffo duoi altri Chriftia ni per cercarIo,et veder che gli folle auuenuto,cY cofi l'incontrarono quiui appreffo , tY vid dero che tre Indi con archi cYfrezze gli venian dietro chiamandolo, cY egli chiamaua lo- ro per fegni.cY coO arriud doue noi altri ftauamo,cY quegli Indi Ci fermarono vn poco a die tro affifi nella medefima riuiera, cY indi a meza hora fopragiunfero altri cento Indi arcieri, i quali anchor che foffer grandi, nondimeno il timore ce li faceua parer giganti: cY fi fermare- rio intorno a noi altri, oue ftauano quei tre di prima» Tra noi era cofa vana il péTar che vi fuf i chi Ci difendeife , pche appena ve ne eranofei che fi poteffero alzar da terra* Il Veditore cY ci accollammo verfo loro cY chiamammoIi,cY effi s'accoftarono a noi,cY come potemmo 1 meglio procurammo d'afficurar loro , cY noi fteffi demmo loro Coronide fonagli, 8C eia- cuno d'effi mi diede vna frezza,che e fegno d'amicitia , cY per fegnali ci diifero che la mat- ina tornerebbon da noi,cY ci porteriano da mangiare,per che allora non ne haueano* li di appreffo , nel far del giorno , che era l'hora che gl'Indi haueano detto , effi vennero a 101 , tY ci portauano molto pefee , cY alcune radici che effi mangiano , cY Cono come Noci, Y qual più , cY qual manco , cY fi cauano di Cotto l'acqua con molto ftento» Al tórdi ritor- narono di nuouo, cY ci portarono più pefce,cY delle medefime radici , cV menarono con ef- 1 loro le Donne e i figliuoli perche ci vedeffero, cY cofi fé ne tornarono ricchi di corone , cY onagli che loro donammo,cY l'altro giorno ci tornarono a vifitare co le medefime cofe che altre volte. Ora vedendo noi altri che erauamo già prouifti di pefee, di quelle radici , d'ac- [ua,cY d'altre cofe che potemmo,ci accordamo d'imbarcarci cV feguire il viaggio noftro: & auammo la barca dell'arena , nella quale era fitta, cV ci bifognd fpogliare nudi, et patimmo pan fatica per vararla in acqua , per effer noi altri tanto deboli, che cofa più leggiera che [uella ci haueria dato gran fatica, et cofi imbarcati a due tratti di bakftra dètro il mare: ci die le tal colpo d'acqua che ci bagno tutti, cY effendo noi ignudi et il freddo molto grande,ral- smammo le mani a i remi , cV vn'altro colpo che il mare diede,la barca Ci riuolto ,onde il ve- ttore et duoi altri vfeiron fuora g fcapar natando, ma a loro auenne molto al còtrario pene a barcali colfe fotto, et s'affogarono . effendo quella cofta molto braua : il mare co vn onda i gitto tutti a terra nella medefima cofta, tutti inuolti nell'acqua et mezo afTogati,fenza che li noi mancaffero altri che que'tre , i quali la barca fi hauea colti Cotto. Noi che erauamo ri- nafi viui,erauamo tutti nudi, con hauer perduto quanto haueuamo , che quantunque CoC^ e poco, nondimeno a noi per allora era molto : cV effendo allora il Nouembre, & il fred- do molto grande 3 cV noi tali, che ageuolmentecifi poteano contar tutte l'offa ,pareuamo Viaggi voi 3° t rr iifj diuenuti ; Vi!tj-'>>' in'i.i!l ,V.''| i %$$fP. :;i Dll ■'« ■|i ■ : '■■,!,..; h ' !■■."'.' ''1 l'i i ; : ; "ì ■ 1 ■ '- ■ ! l' III I" 1*1 vi: ai ' «•' " , .11 • i lì! I * DI ALVARO NVNEZ diuenuti propria figura della morte.Di me,io°fo dire,che dal mefe di Maggio pattato io no haueuo mangiato altra cofa che bruftolato , alcune volte fui in tanta necefiìtacheloman- giauo crudo , percioche quantunque s'ammazzafferoi caualli mentre u faceano le barche, io non ne potei mangiar mai, cV non furono dieci le volte ch'io mangiali] pefce, Quefto di co per che ciafcuno podi coni iderare come noi poteffimo ftare in quel punto , cV fopra tut- to quel giorno haueua foffiato vna tramontana , che fiauamo più vicini alla morte , che alla vita. Piacque a Dio, che cercando noi i tizzoni del fuoco che quiui haueuamo fatto auanti che c'imbarcaffimo vi trouammo lume , cV co fi facendo grandi fuochi ci ftauamo chieder do a noftro Signore mifericordia cV perdono de noftri pecca ti,con molte lagrime, hauendo ciafcuno di noi dolore non folamente di fé medefimo, ma di tutti gli altri che vedeua nel me defimo flato. Al tramontar del fole gllndf'credendo che noi non ci fuffìmo partiti altrimen ti,ci vennero a ritrouare , cV portaronci da mangiare,ma quando ci videro co fi in habito tan to differente dal primo, tòt in cofi ftrana maniera, u fpauentaron tanto, che R riuolfero in die tro , io andai verfo loro cV li chiamai , cV mi videro con molto fpauento, feci loro intendere per fegni come ci R era affondata la barca, OC affogati tre huomini,cV quiui elfi medefimi vi> dero duoi morti, & gli altri che erauamo rimafi già andauamo a quel cammino della morte» Gl'Indi vedendo la ciifgratia che ci era auenuta, cV il difagio in che ftauamo con tanta fuen- tura OC miferia , n' miffero tra noi altri, cV col gran dolore S>C compaffione che n'hebbero co- minciarono a pianger forte, cY tanto di cuore,che lunge di quiui lì poteua vdire,cV cofi pian fero più di mez'hora: §C certamente vedendo che quefti huomini tanto priui di ragione , 8C tanto crudi a guifa d'animali bruti,0 doleuano delie noftre miferie,fece che in me, cY in tutti i noftri crefceftì molto più la compaiTione", cY la confideratione delle noftre fuenture» Rac- quetato il pianto alquanto,io domandai a i Chriftiani, che fé loro pareffe , io pregherei que- gl'Indi che ci menaffero alle cafe loro* AI che alcuni d'effi che erano flati nella nuoua Spa- gna,mi rifpofero che di ciò no fi doueffe far parola, gche fé coloro ci menauano alle lor cafe cihaurebbono facrifìcati a loro Idoli,tuttauia veduto che altro rimedio no vi era , cV che per qual h voglia altra via, la morte ci era più certa cV più vicina, io non curai di quello che corto ro diceano,ma pregai gl'Indi,che ci voleffero menare alle lor cafe, cV effi moftrarono che lo- ro piaceua molto,cY che noi afpettaflìmo vn poco,che farebbono quanto noi volefiìmo,& fubito xxx d'effì fi carcaron di legna , cV andarono alle lor cafe, che erano lontane di quiui, cY noi rimanemmo con gli altri infino che fu quafi notte, cV allora ci prefero cV menandoci, con molta fretta andammo alle cafe loro. cV perche temeano che per il gran freddo nel cam- mino non ne moriffe d fpafimaffe 6V alTideraffefi alcuno , haueano prouifto che fra via fi fa- ceffero quattro d cinque fuochi molto grandi, pofti a fpatrj , dC a ciafcuno di quelli ci fcalda- uano,cV come vedeano che haueuamo prefo vn poco di forza 8C di caldo,ci menauano fino all'altro con tanta fretta, che quafi non ci lafciauano metterei piedi in terra, cY di quefta maniera fummo infino alle cafe loro,oue trouammo che haueano fatta vna cafa per noi altri,cY in quella molti fuochi, cY indi ad vn hora che erauamo arriuati, cominciarono a bal- lare cV far gran fèfta che durd tuttala notte* Benché per noi non vi era ne fefta ne fonno, afpettando quando ci haueflero a facrificareXa mattina ci tornarono a dar pefee cY radici dC a farci tanto buoni portamenti,che ci afficurammo alquanto,cY perdemmo in qualche par- te la temenza del facrifteio* In quei giorni medefimi io viddi a vno di quegl'Indi vn rifcatto,cV conobbi che no era di quei che noi gli haueuamo dati , éY dimandando onde l'haueffero hauuto, ellì mi rifpofero per fegni,che l'haueano dato loro altri huomini comenoi , cheftauano di dietro a quel luo- go Jo veduto quefto,mandai duoi Chriftiani et duoi Indi che lor moftraffero quella géte,et andati s'incontrarono in eflì molto vicino che veniuano a cercar noi, perche gl'Indi di quei luoghi haueano detto loro di noi altri.Quefti erano i Capitani Andrea Dorante et Alonfo del Caftiglio,con tutta la gente della lor barca, cY venuti da noi fi fpauentaron molto dive- derci nella guifa che ftauamo , cY hebbono gran dolore di non hauere alcuna cofa che darci, per che non haueano altra robba, che quella che portauano veftita.cY fletterò quiui con noi altri , cY ci contarono come a cinque di quel mefe medefimo la barca loro hauea dato a tra- uerfo , vna lega &C meza lontano di quiui , cY eflì erano fcampati fenza perdere alcuna cofaj dC tutti infieme ci accordarne di raffettare quella barca loro,cY andarcene in eìla,tutti coloro che H RELATION E, ^ 7 A chehauefler forza cV difpofitione da poterlo fare,c* gli altri rimaneffin qiriuifihche fi riha- ueffero , & come potettero ferie andalfero lungo la coffa , cV quiui afpettaffero finche Iddio gì haueffe condotti con noi altri a terra di Chriftiani, cYfi comediuifammo,cofì facemmo a "T, C ^ m u ette f imo Ia barca '« ac q»a ■ Tauera , vn caualiere della compagnia noftra lì niorucY la barena^ ioltener fé MaA fubito s affondo.Onde ftando noi nella maniera che s'è detto & nudi' cY il tempo cofi forte,per caminare cY pattar fiumi de golfi a nuoto j, ne hauendo venouaglià 6 ioitentamento alcuno ne modo da portarne , determinammo di far quello , a che il bilogno cV la forza ci ftringeua,cio ed 'inuernar quiuuc* actordammoci fimilmente, che quattro de noitn più forti andaffero a Panuco,credendoci di ftarui preiTo . & che fé a Dio noftro fìgno re toiie piaciuto chevi arriuaffcro,de(Tero nuoua come noi erauamo quiui,et della noftra ne ce Iita franagli Quelli che andauano, erano molto grandi natatori , cV l'uno fi chiamaua Alnaro Ferrante Portoghefe, carpentiere et marinaro 3 iI fecondo fi chiamaua Mendos cV il terzo Figheroa,che era nathio di Toleto, il quarto Effchdo nathio di Zaffra, cV menauan ieco vn Indo che era dell Ifola de Auia» partiti quefti quattro Chriftfani, india pochi giorni, venne vntépo tale di freddo Se- di tempef te, che gl'Indi non pò teano trouar le radici, cV de canali oue foleano pefeare non cauauano frutto alcuno,et effendo le cofe cofi trifte fi cominciarono a morir molte genti et J5 cinque Ghriftiani che ftauano in Xamo nella cofta, vennero a tale eftremità che fi mangia- ron 1 un 1 al tro,fìnche reftd v n folo,per non hauer chi lo mangiatte .1 nomi loro fono q uefti biera,Fiego Lopes, Corrai, Palano, Gonzalo Ruis. Di quefto cafo fi alteraron tanto gl'In- diani , de tanto fcandalo ne prefero , che fenza dubbio fé l'haueffero faputo da principio gli ammazzauan tutti, & tutti noi faremmo flati in grandiffimo trauaglio. finalmente che in poco tempo di ottanta huominiche noi errauamo , renarono foli quindeci , doppo mor- ti quefti: venne a gl'Indi vna infirmila di ftomacho , della quale mori la metà di loro 8C credettero che noi altri fulTimo quei chegli ammazzaffimo , cY tenendolo per cofa mol- to certa,concertaron tra loro d'ammazzarci tutti quei pochi che erauamo rimafi cV già ve- nendo per mandarlo ad effetto, vn Indo che io teneuo,dilTe loro, che non credettero noi altri i foiiimo quei che gli ammazzauamo, perche fé noi hauefTimo tal potere faremmo che di noi altri non ne moriffe tanti , com'eflì haueano veduto che ce n'erano morti , fenza poterli rimediare , cY che già erauamo rimafi molti pochi , de quali niuno facea loro danno ne pregiudizio alcuno» Onde il meglio era, che ci lafciaffer viui,cY piacque a noftro fignore, che gli altri feguirono quefto fuo configlio cV parerei cofi fi rimoflero da quel propofìto* qU f -2 l n °} mettemmo nome V[[oh di Malfatto < la gente che quiui tro uamm o fono grandi 5: ben difpofti,non hanno altre armi che frezze cV archilei che fono fommamentc ^deitri.Hannoglihuominivnatettaforata dell'una parte all'altra, cV alcuni vifonochel'han - no forate ambedue.cY per il pertugio che vi fanno , portano vna canna attrauerfata , di lun- ghezza di due palmi cV mezo,cV grolla due dita.Portano fimilmente pertugiato il labro di lotto ,5: per entro vi portano vn pezzo di canna fottile come mezo dito, le donne fono da molta f anca A habitatione che eftl fanno in quell'Ifola, é da Ottobre infino al fin di Febraro m n man u nim u nt0 loro fono Ie radld che ho dett0 ' cauate dl ' {otto rac qua il Nouembre cV il Decembre. Hanno canali, ma non hanno pefee più che per quefto tempo , cV di li auanti mangiano le radici. Al fin di Febraro vanno in altre parte a cercar da mangiare: perche al- lhora le radici cominciano a nafeere cV non fono più buone . è gen te che più d'ogn'altra del mondo amai .figliuoli, oc miglior trattamento lor fanno, cV quando accade che ad alcuno gli muore il figlmolo,lo piangono il padre,la madre,è i parenti co tutto il popolo, cV il pian to dura vn anno mtero,che ogni giorno auanti che efea il fole incomincian prima a piange- re ì padri, 8C dipoi fecondo tutto il popoIo,& il medefìmo fanno a mezo dì cV all'aurora , 8C Imito J anno, li fanno loro effequie cV honori che fi fanno a i morti: cV effi fi lauano cV mon dano del tutto che portauano.Tutti i morti loro piagono in quefta guifa, fuor che i vecchi, de quali non fanno ftima , perche dicono che già han paffato il lor tempo cV che nò vaglion più a nulla,anzi occupano la terra,cV tolgono il mantenimento a i fanciulli 4 Yfano di fepel lire i mortale non quei che tra loro fono fifici, i quali bruciano,cY mentre ii fuoco arde tutti «anno danzando,cY facendo molta fefta,cV fanno poluere dell'offa^ panato l'anno quan- do fanno 1 -. *, "ir-f'W E chriftit- ni màgioc no limo lai tro per la fa me. dm ■■C',*'/, :'. ' ■ I m : H, 'li' " ■I-Iti ; . ■t :|fi^'Ki l' i !' \ Mai! l^ai ' : t .1 Ut '':!":!'.; 'ii.,» k r. :&■ sr 1 I ■ », ''■{fi" , Iti i! ri! ! ! mi \M. «i MB Usi 1 i 1 ■■ i'. ' • il - i | .; i ili: . '■■■'";■ I ' ; ,01, «,■1,1, ■ ' DI AL VA'RÓ N V N E Z do fatino gli honori a i lor morti , tutti fl riuolgono per terrai a i parenti danno quella poi t> uere dell'offa a bere in acqua*Ciafcuno havna moglie Tua propria.l filici fono quei che hano più liber ta\cV ne poffono tener due dC tre, & tra loro molto grande amicitia cY conformiti* Quado alcuno marita la fua figliuola, colui che la piglia fino al giorno che fi cÒgiunge feco tutto quello che prende cacciando dpefcando lo lafciaalla moglie che lo portia cafadel pa- dre,fenza hauere ardire di pigliarne ne mangiarne cofa alcuna : cV da cafa del fuocero por- tan poi da mangiare a lui,cV in tutto quello tempo, ne il fuocero, ne la fuocera entrano in cà fa fua,ne egli ha da entrare in cafa loro né de cognatncY fé a cafo s'incótrano tra via,fi diluga no vn tiro di baleftra l'uno dall'altro, cV fra tanto che cofi fi van dilungando, portano la tefta batta cY gliocchi in terra , per che tengono per cofa trilla il vederfi et il parlarfi,Le donne ha no libertà di conuerfar co (iioceri cY altri parenti, cY quella vfanza hanno da quell'Ifola fino a più di cinquanta leghe dentro terra :vn'altravfanzahanno,cY quella e che quando muore fratello d figliuolo loro, per tre mefi non fi procaccia da magiare da quei della cafa,ouemuò re,anzi fi lafciano morir di fame,fe nò che i parenti et vicini proueggono loro di quello che hano da mangiare.onde nel tempo che noiquiuiflemo effendo mortamolta gente,era neV la maggior parte delle ca(e,niolta gra fame, per che efìì offeruano molto bene l'ufanze cY ce rimonte loro,et quei che ne procacciauano da mangiar per loro,per eifere in tempo cofi for te non ne pò teuano trouar fé no molto poco.et per quella cagione quegl'Indi che mi tenea no,fe ne vfeirono dell'Ifola.et in alcune Canoe fé ne paffarono in terra ferma ad alcune fpiag E gie,ouehaueano molte oftriche,cY per tre mefi dell'anno nò fi mangia altro,cY beuono mol ta trilla acqua.Hanno gran careflia di legni,cY gra quatità di mofeioni : le cafe loro fono edi ficate di fluore fopra feorze d'oflriche, cY fopra di effe dormono fopra cuoi d'animali,i quag- li anchora non tengono fé non a cafo ♦ cY cofi flemmo infino alla fine del mefe d'Aprile che andammo alla coffa del mare,oue mangiammo more di tutto quel mefe,nel quale fìnifeono di fare i giuochi,cV le fefle loro. In quell'Ifola ch'io ho detto, ci voleano far fìfici fenza effaminarci ne domandarci i titoli* gche effì medicano le infirmiti foffiando nel'infermo, cY co quello, cY con le manigli fana- no * cY volfero che noifacefììmo il medefimo,cY feruiffimo in qualche cofa ♦ Noi ci rideua-* mo di tal cofa,dicendo che era burla, cY che non fapeuamo medicare,onde ci leuarono il ma giare fin che faceffimo quel che diceano* cY vedendo la noflra perfìdia , vn Indiano mi ditTé che io non fapeacio ch'io diceua,percioche le pietre cV herbe che nafeono per li campi han^ no virtù,cY che egli con vna pietra calda, menandola per fopra lo flamaco,ne fanaua il dolo re* cY che noi che fiamo huomini,è cofa certa che dobbiamo hauer maggior virtii che tutte l'altri cofe del mondo ♦ Alla fine vedendoci in tanta necefììtà ci fu forza di farlo, fenza però fperare che ci giouaffe di nulla:laforte cY modo che elfi tengono in curarfi è quefla,che ve> dendofi infermi, chiamano vn medico, al quale dipoi che fono fanati,danno tutto quel che hano,cY procurano ancor altre cofe da parenti loro per d'arglieneda cura che lor fanno i me F ' àiciè dare alcuni tagli doue tiene il male, d dolore, cY lo nicchiano attorno* Danno cauteri) di fuoco,che tra loro è tenuta cofa molto vtile,etio lo prouai,cY me ne fuccedette bene.Dop pò quello foffiano in quel luogo che duole,cY con quello credono che fé gli leui il male» Il modo col quale noi li curauamo era,benedirli,cY fofnarli,cY dire vn pater noflro cY vna aue maria , cY pregare come poteuamo il meglio , noflro fignor Iddio,che lor deffe la fanità , cY metteffigli in cuore di farci qualche buon trattaméto.Piacque alla fua mifericordia,che tut' ti quei per chi noi pregauamo, fubitoche gli haueuamo benedetti cY fantificati, diceuano a gli altri,che flauano fani cY bene: éY per queflo ci faceano molto buon trattamento^ lafcia uano di mangiare efìi per darne a noi,cY cidauano pelle cY altre cofette* Fu tanto grande la fame in quel luogo,che molte volte io fletti tre giorni che non mangiai cofa alcuna, cY cofi flauano ancor elfi , cV- mi pareua impofTibile di poter viuere , benché in molta maggior fa^ me et neceffità mi trouai di poi,come diro appreffo* Gl'Indi che teneano Alonfo del Cafliglio, cY Andrea Dorante, cV quegli altri che erano rimafi viui: effendo l'altra lingua : et l'altro parètado,fene pafforono ad altra parte di terra fer ma a mangiar oflriche,cY quiui fletterò mimo al primo di d'Aprile, SC fubito poi feneritor narono aH'Ifola,che era vicina fino a due leghe p lo più largo dell'acqua^ l'Ifola tiene meza legha di trauerfo,cY cinque di lungo/Tutta la gente di quel paefe va ignuda^t folamente le Donne MU RE L ATTO sì n 3 , 8 \ Dònne portano coperte alcune parti de corpi loro con certa lana che colgono da certi arbo- ri , & le donzelle fi cuoprono con cuoi di favaggine, e gente molto feparata l'ima dall'altra nella roba. Tra loro non è fignorealcuno,et tutti quei che fono d'vnaftirpe vanno infìeme Habitano quiui due forti di lingue, vna parte de quali fi chiamano di Capoq ues,& l'altra di Han: tengono per vfanza quei che fi conofeono , quando fi veggono di tempo in tempo auanti che fi parlino ftar meza hora piangendo , cV dipoi quello che e vifitato s'alza prima ' dC dona all'altro tutto quello ch'egli poffiede, cV colui lo riceue . cV indi a poco fé ne va con quella roba , e* alcune volte dipoi che l'han riceuuta , fé ne vanno fenza dir parola» Altri itrani coftumi cV vfanze hanno, ma io ho contate le più rare cV le più principali per paflare auantiaquello chea noi auenne, dipoi che Dorante cV Cartiglio ritornarono alttfola,raccolfero tutti iChriftiani che Itauano alquanto fparii,cV fé ne trouarono in tutto quattordici. Io come ho detto, ftauo dall'altra parte in terra ferma,oue i miei Indiani mi haueuano menato,cV doue mi hauea pfa vna grande infirmitene già fé alcuna cofa mi haueffe data fperanza di viuere,quella bafta- uà per leuarmela in tutto, cV come iChriftiani lo feppero, diedero a vn Indo, la manta di Martoriane haueuamo tolta al Cacico , come per auanti , se detto , perche li menaffe doue io era, avedermi: & cofi ne vennero dodici, perche gli altri duoi ftauano tanto deboli , che non s'afficurarono a menarli feco. I nomi di quei che all'hora vennero fono quefti. Alonfo del Caftiglio , Andrea Dorante , Diego Dorante , Valdeuieffp. E ftrada, Toftado , Caues Oottieres , Efturiano cherico , Diego di Huelua, Efteuanico il Negro , Betines . dC venuti che furono a terra ferma,trouarono vn'altro de noftri,chiamato Francefco del Leon.cV tut- ti quefti tredici andarono lungo la cofta,éY fubito che hebbero paffato gl'Indi che mi tenea* no,me ne diedero auifo, cV come erano anchora in quell'Ifolaleronimo d'Alaniz, cVLopc d'Ouiedo.L'infermità mia difturbd ch'io non li potei feguire,et non gli viddi altrimenti^ mi conuenne ftar con quei medefimi Indiani ddl'Koh più d'un'annàcV per il molto trama- glio che mi dauano , cV mal portamento che mi faceano , mi determinai di fuggirmene , 8C panar da quei che ftàno ne monti cV in terra ferma , che fi chiamano Indi del Carruco pche Indi ** io non poteuo foffrir la vita che facea con queft'altri.Che tra molt'altri trauagli mi conueni- Cartuco «a cauar le radici di fotto l'acqua cV tra le canne doue ftauano fotto terra ; cV da quefto io ha- ueuo le dita cofi guafte,che vna paglia che mi toccaffi,me ne faceua vfeir fangue. et le canne ini rompeuano per molte parti,eiTendone molte rotte, tra le quali mi con ueniua andare con -£ a a he dlfo P ra ho dett0 ch ' io portalo* La onde io operai di pattarmene a queglialtriycx: co elfi fletti alquanto meglio. cV gche io mi feci mercatante, procurai di far all'ufficio come leppi il meglio.c* per qfto mi dauano da mangiare, cV mi faceano buon portamen ti cV mi pregauano ch'io andaffi da vn luogo all'altro per cofe chelor bifognauano, perciò che p ri- ipetto della guerra che fanno di continuo tra loro no fi camina , ne fi negocia tra effi molto, a §,a £ on mld traffichi & mercatante entrano p tutto il paefe quato voleuo, cV lungo la* colta mi ftedeuo 40 cV 50 leghe. Il principal traffico mio erano pezzi di cochigliecìi mare, & di lor cuon,cV conche,con le quali effi tagliavano vn certo frutto , che è come fafuolixol quale li curano cV fanno i balli et le felle loro,er. qfta e la cofa di più prezzo che fia tra loro,et corone di mare,cV altre cofe tali. & quefto era quello che io portauo dentro terra,in cambio poi portauo cuoi,cV almagra, co la quale effi fi vngono cV tingòfi il volto &i capelli: porta uo pietre focate per far punte di frezze, et colla cV canne fode per farle.& alcuni fiocchine li tanno di peli diceruo,che le tingono,cV rimangono colorite.cV quefto vfficio a me s'affa- ceua molto, perche io haueuo libertà d'andar doue voleuo,cV non ero obligato a far cofa al< cuna^cV non ero fchiauo,cV ouunqueandauo, m'era fatto buon portamento , cV mi dauano da magiare per rifpetto delle mie mercatantie,ma quello che più m'importaua,era , che cofi andando , 10 cercauo 6V vedeuo per doue me ne poteffi andare auanti , cV tra loro ero molto conofciuto, cV haueuano gran piacer di vedermi , cV io portauo loro quello di che haueano bifogno.cY quei che non mi conofeeano mi defiderauano cV procurauano diconofeermi per la fama che traloro io haueo , faria cofa lunga il narrare i trauagli chein quefto tempo io paliai,fi per li pericoli, come per la fame,et per le fortune et freddo che molte volte mi fòpra uennero alla campagna et eftendo io folo. Onde pure io per gran mifericordia di Dio fcam pai.et per quefti rifpctti io nò faceuo tale vfficio il verno , per elfer tempo che effi medefimi ftando mw : 1. ■■ ( 'i : Ctf , ; „ W V ■ 1 SII \iv ,,*;« 1 fri ; I II Qucueues, & dcagua- nes Indi. t > ; ;V!< DI ALVARO NVNEZ dando nelle lor capanne non poteuano valerfi ne muouerfi. Furo quafi fei anni quelli ch'io fletti con elio loro in quel paefe,folo cV nudo come tutti vanno: dC la cagione per ch'io fletti tato,fu per menar meco vn Chriftiano che ftaua nell'Ifola chiamato Lope d'Ouiedo: vno di quei duoi che rimàféro quando Alonfo del Caftiglio cV Andrea dorante con tutti gli altri fi partirono .l'altro c5pagno,cheera chiamato Alaniz , mori (libito che efìfi furono partiti : 8C per cauar io il detto Lope andaua ogni anno a queH'Ifola,et lo pregauo che co quel miglior modo che poteffìmo,ce ne andaffimo in cerca di Chriftiani :tY egli ogni anno m'intrattenc indicendomi che l'anno appreffo,ce neanderiamoicVallafineio lo cauai.et paffai il Golfoj cY quattro fiumi perche egli non fapea notare,cY cofi con alcuni Indi parlammo auanti,fin- che arriuammo ad vno folto che tira vna legha a trauerfo, & da tutte le parti e molto fondo, cY per quanto ce ne parue , dC per quanto ne vedemmo,è quello che chiamano dello fpirito fanto } cY dall'altro canto di quello,vedemmo alcuni Indi,iquali vennero a vedere i noftri,3£ ci difiero come più auanti erano tre huomini,come noi aItri,dicendoci i nomi loro.cY doma dandogli deglial trinci diflero che tutti erano morti di freddo,cY di fame: et che quegl'lndi da uanti , da fé fteffi dC per paffa tempo haueano vecifl Diego dorate, Valdeniefo, OC Diego de Huela,pche fé n'erano parlati da vna cafa all'altra, OC che glialtri Indi lor vicini co i quali ho^ ra ftaua il Capita Dorate per vn fegno che haueano fatto,haueano ammazzati Efquinel, 8t Mendes. Domadammoli come fìauano i vicinaci rifpofero che molto mal trattati, perche i fanciulli et altri Indi che fono tra loro,fono molto faftidiofi et di mala codinone: dauano ìor molti forgozzonijCV buffetti,cY baftonate,cY che quefta era la vita che ed elfo loro teneano. Volemmo informarci della terra auanti,cY del foftentaméto da viuere che vi era., ex ci rifpo fero che era molto pouera di gente,cY che non vi era che mangiare,et moriuano di freddo g che non haueano pelli ne cofa con che coprirfl: dC ci dittero ancoraché fé noi voleuamo ve-- dere quei tre Chriftiani , di li a duoi giorni gl'Indi che li teneano verrebbono a migrar noci vna legha di quiuiallariuiera di quel fiume* cV perche vedeflimo che quello che ci [.haueano detto del mal trattamento deglialtri, era vero,ftando noi cofl con efìì, diedero al com pagno mio buffetti, cV baftonate , cV io non rimafi fenza la mia parte , cV di molti pezzi di iato che ci tirauano, cV ogni giorno ci metteuano le frezze al petto fopra il cuore dicendo che ci vo^ leano ammazzare come glialtri noftri compagni,et temendo quefto,Lopc de Ou/edc mio compagno mi diffe che volea ritornarfene con alcune donne di quegl'lndi, co i quali hauea-- no parlato el golfo , le quali erano alquanto a dietro* Io contefi molto feco che non lo facef- fe:maper niuna via lo potei ritenere, dC cofi fé ne ritorno, 8>C io rimafi foto con quegl'lndi i quali fi chiamauano Queuenes, cV quei con chiLope fé n'andò , fi chiamauano Deagua- nes, duoi giorni dipoi che Lope d'Ouiedo fé ne fu andato , gl'Indi che teneano Alonfo del Caftiglio dC Andrea Dorate venero al luogo che quegli altri ci haueano detto, a magiare di quelle noci,delle quali fi mantengono macinando alcuni granelli con efle.duoi mefi dell'an no,fenza mangiar altra cofa.Et ancor quefte non hanno ogni anno,perche tale anno ne na fcono,& tale no: fono della grandezza di quelle diGalitia,cY gli arbori fono molto grandi, cV ve ne fono in gran numero. Vn Indo mi auisd come i Chriiiiani erano venuti, OC che s'io li volea vedere,me ne fuggiti! dC m'afeondeflfi a vn canto d'un monte che egli mi moftrd, g che elfo et altri parenti fuoi haueano da venire a veder quegl'lndi , cV mi menerebbono con effo loro doue i Chriftiani ftauano.Io mi fidai di coftoro,cV mi difpofi di farlo,perche hauea no altra lingua diuerfa da quella de miei Indiani, cV cofi hauendo io fatto , effi il dì feguente venero dC mi trouarono nel luogo che m'haueano infegnato, cV cofi mi menarono icco:£C eflendo già vicini al luogo oue coloro haueano gli alloggiamenti, Andrea Dorate vfcìa ve der chi era,perche gl'Indi haueano detto anco a lui,come veniua vn Chriftiano.cY come mi vidde, rirnafe molto fpauentato , perche hauea molti giorni che mi teneano per morto , che gi'Indicofigli haueano detto. Ringratiammo molto Iddio di vederci infieme,cY quel dì fu vno di quelli ne quali habbiamohauute maggiore allegrezza nella vita noftra. Etarri>- uati poi doue ftaua Caftiglio mi domandarono ou'io andaiTi,rifpofi che lìntétione mia era di parlare ih terra di Chriftiani , cV che quefto andauo cercando cV procacciando di poter fa re. Andrea Dorante rifpofe, che molti giornierano, che elfo pregaua Caftiglio, cV Efteua^ nicco,che paflafiìmo auanti, ma che non fi afficurauano di farlo perche non fapeuano nota re, dC che molto temeano inumi dC golfi che lor coueniua pattare, effendone molti per que' paeii» m n ■ R„ ti dell'In- dia. Marianes, & Iguafes, S : RE L A T IO N n $i 9 A paefi. ©i^pèl che a Iddio Signor noftro era piaciuto faluarmi tra tanti pericoli & info mità , et alla fine codurmi alla lor compagnia,efll determinauano di fuggire,et io li porterei per li fiumi cV golfi che ritrouaflimo^et auuertironmi che in niuna maniera io mi lafciaflì in fendere dagl'Indi di voler panare auanti, perche fubito m'ucciderebbono,c\: che per quefto conueniua che io mi fieni con elio loro fei mefi, che era il tépo nel quale quegl'Indi andaua- no in altro paefe a mangiar Tune.Quefte Tune fono certi frutti della gradezza d'un'uouo, Tnne fiat- rotte ÒC negre & di molto buon fapore . le mangiano tre mefi dell'anno , ne quali non man- " giano alcun'altra cofa,cV perche nel tempo che le coglieuano, veniuano altri Indi più auan- ti 3 con archi per contrattare cV cambiar con eflì , noi quando coloro fé ne tornadero fuggi- remmo da noftri dC ce ne anderemmo con quelli . Con quefto appuntamento io mi rimaft quiui,cV mi diedero per ifchiauo a vn Indo , colquale ftaua Dorante. Quefti Indi fi chiama- no MarianeSjCV Caviglio ftaua con altri lor vicini chiamati Iguales.cV quiui ftando, mi rac- c contarono che dipoi che elfi vfeirono dell'lfola di Malhado, nella cofta del mare trouarono Ind ' la barca > oue andauano il Contatore e i frati a trauerfo , cV che pailando que fiumi che fono quattro , molto grandi: le molte correnti lor tolfero la barcha con la quale fé nepaflauano al mare,et fé n'affogarono quattro d'efli,et glialtri co molto trauaglio paharon el golfo:et che xv leghe auanti ne trouarono vn'altro,&: che giunti che eflì furono quiui già s'erano morti duoiloro copagni : in feffanta leghe che hauean fatte,cV che tutti glialtri ftauano ancora a ql 5 termine di morirfì,et che in tutto quel cammino non haueano mangiato fé non granchi,et herba dimuri , cVarriuatiaqueft'ultimo golfo , diceuano d'hauer trouati Indi che ftauano mangiando more , iquah come viddero i Chriftiani fé n'andarono ad vn'altro capo , èY coli ftando elfi cV procurando modo di paffare el golfo patTaron da loro vn Indo cV vn Chriftfa no,&C arriuati conobbero che era Figheroa, vno de quattro , che haueuamo mandati auanti nell'Itala di Maihado, oue egli cotd loro in che maniera egli cV i fuoi compagni fuffero arri nati fino a quel luogo , oue duoi d'efli cV vn Indo s'eran morti tutti di freddo &: di fame,per che erano venuti & andati nel più forte tempo dell'anno : cV che gl'Indi haueano prefo.effo Figheroa cV Mendel il qual Mendes fé n'era poi fuggito andando al meglio che potea ver fo Panuco : cY che gl'Indi l'haueano feguitato dC vecifo. de che ftando cofi egli con quegl'In- di, feppe come co Marianes era vn Chriftiano che hauea paiTato dall'altra parte , cV l'hauea irouato con quei che chiamano Queuenés. II qual: Chriftiano era Gernando d'Efquiuel, nathio ài Badaioz , che veniuain compagnia del C5miiTario,cY che egli da Efquiuel feppe al fine che hauea il Gouernatore, il Contatore cV glialtri: dicendoli come il Contatore e i fra ti hauean gittata la barca loro ne i fìumi,& venendofene lungo la cofta arriud il Gouernato area terra conia gente fua, OC egli fen'ando con la barcafua, finche arriuarono a quello golfo grande,oue torno' a pigliar la gente fua cV paiTolla dall'altro capo , cV torno perii Contatore 6C per li frati collutti gli almVcY narro come ftando cofi sbarcane il Gouernatore haueua re uocatolapoteftadiluogotenentefuojchehaueuail Contatore, Se dato tal carico a vn Capi tano che andaua feco,chiamato Pantofla.cY che il Gouernatore quella notte fé ne ftaua nel- la barca fua & non volfe fmontare in terra , cV con elfo rimafero vn maeftro & vno paggio che ftaua male,cY nella barca nò haueano acqua ne cofa alcuna da mangiare,& a mezza not *e foprauenne vna Tramontana tanto forte,che fpinfe la barca in mare, fenza che alcuno la vedeiTe , percheron hauea per foftegno fé non vna pietra , cV non ne feppero poi mai più cofa alcuna . cV che veduto quefto la gente che era rimafa in terra fé n'andò per lungo la co- fta , Oc trouando tanto difturbo d'acqua fecero zattere con molto trauaglio , cV cofi paffaro- no dall'altra parte.cV andado auanti,arriuarono ad vna punta d'un monte in riua dell'acqua cV che trouarono Indijiquali come li viddero venire,pofero le lor cofe nelle Canoe, dC fé ne ^affarono dall'altra parte della cofta*cY i Chriftiani vedédo il tépo che era,eflendo di Noué- "fere ù fermarono in quel monte,gche vi trouarono acqua,Iegne,et alcuni gaberi,oue di fred do dC di fame fi cominciarono a poco a poco a morire* 3C oltre a cio\Pantofla il quale era ri- mata per luogotenente , facea lor trifti portamenti, cV non potendolo foffrire, Sottomaior, fratello di Vafco Porcalle, quello dell'lfola di Cuba che nell'armata era venuto per Maeftro di campo,fi riuolto contra di effo PantoiTa,cV diedeli d'vn legno,dal qual colpo Pantoffa ri- mafe morto , cV cofi fi vennero finendo , cV quei che moriuano eran fatti pezi da gli altri, & i l'ultimo che mori, fu Sottomaior,cY Efqueuel lo fece, dC mangiamolo fi mantenne infino al - primo ft h > "» : i-t' •'' '" ' k "' ''sé, 1 *':' . 1 ; i ■'! f, .'il ' i ì '*/ 'i'' 1 ;: ,:'!,,'»': #. f\ te Coftume crudele che gl'Indi vfanoinvc cidereefi- gìiuoii, per fogni, &ia dare a man giare a ca- nile figli- uole jj nò le maritare animici ne a parenti loro. Gl'indi in quefta prò uincia, ma giano ier- pi, vipere, &altrebru tute per la fumé eh e ri è del con cr- ii uo. 4 * H D I A L V A R O N V N E Z primo di Marzo,che vn Indo , di quei che quiui erono,fuggito , vene a veder fé erano mor ] ti,cYmenoifene poi Efquiuel con lui,cV ftando in poter di quefto Indo , Figheroa gli park) cY feppe da lui tutto quello che di fopra habbiamo narrato,cV pregollo che fé ne.veniffe con lui per andarfene infieme alla via del Panuco , 8C Efquiuel non lo volfe fare, dicendo che da i frati egli haueua intefo come Panuco era rimafo a dietro,et cofi fi rimafe quiui,et Figheroa fé n'andò alla colta , oue folea ilare ♦ - q v e s t o tutto ci racco td Figheroa per relatione a lui fatta da Efquiuel , cV cofi di mano in mano arduo da me.Onde fi può vedere 8C fapere il fine che hebbe tutta quella armata, dC i cafl particolari che a ciafeuno degli altri alienerò ♦• Et diffe di piu,che fé i Chriftiani g alcun tempo andaffero per quelle parti, potrebbe eifere che vedeffero Efquiuel , perche fapea che fé nera fuggito da quell'Indo colquale ftaua , ad altri che fi chiamano Mareames, che erano quiui vicini: 6C cofi hauédo finito di dire,egli,cV l'Afturiano fé ne voleano andare a gli altri Indi che ftauano più auanti, ma fentendoli quegl'Indi che li teneano,vfcirono 8>C vennero a dar loro molte bastonate, cV fpogliarono l'Afturiano 8C ferirógli vn braccio co vna frezza, ma pure alla fine fé ne fuggirono,^ gli altri Chriftiani fi rimafero: cY fecero con quegl'Indi che liprendelTero per ifchiaui, benché ftando con effo loro cV feruendoli furon trattati cofi male come mai fuffero fchiaui , o altra gente del mondo ♦ Percioche di (ci che erano , non co tenti di dar loro continoamente molti bufTetti,baftonate, cV pelar loro la barba per folo paf- fatempo cV fpaifo loro: cY per paffar folaméte da vna cafa all'altra ne ammazzarono tre, che ; fono quei ch'io diffidi fopra,Diego Dorante, Valdeuieffo, dC Diego de Huelua: dC gli altri tre che eran'rimafi afpettauano di fare ancor elfi il medefimo fine , cV per non foffrir quella vita Andrea Dorate fé ne fugg ìa i Mareames che erano quelli , co quali fera fermato Éfqut uel, cV eflì gli raccontarono come hauean quiui tenuto Efquiuel , il qual poi fé n'era voluto fuggire.perche vna donna hauea fognato che egli le douea ammazzare vn figliuolo^ coli fuggendo, gl'Indi lo feguitarono dC vcciferlo , OC moftraron poi ad Andrea Dorate lafpada fua,la coronaci libro, cV altre cofe ch'egli hauea. Quefto coftume hanno coftoro d'ammaz- zar anco i medefimi figliuoli per fogni che fanno.et le figliuole femine nafeendo lelafciano mangiare a i cani, & le gittano per quei luoghi.cY la ragione perche lo fanno è , che dicono che tutti quei del paefe fono loro nimici cV hanno con effo loro grandiffima guerra. Onde fé a cafo maritaffero le lor fìgliuole,moltiplicherebbon tato i lor nemici , che li foggiogheria no cV piglierian tutti.cY per quefta cagione voleano più tofto ammazzarcene da lor mede fimi haueiTe a nafeere chi fuffe nimico loro. Noi altri li domandammo perche non le marita uano con loro fteffì,cx: rifpofero che era cofa brutta il maritarle co lor parenti,cV che era mol to meglio vcciderle che darle per moglie ai parenti cY nimici loro.Et quefta vfanza oiferua no coi torOjCY altri vicini loro che fi chiamano Iaguazes, nealtri di quel paefe fé non elfi l'of ferua.Et quado coftoro hanno da tor moglie comprano le donne dalor.onimici,cY il prez- zo che ne pagano a vn'arco il miglior che poffono hauere,con due frezze,cY fé per forte no hanno arco,danno vna rete larga vn braccio,^ lunga altrettanto* Dorante flette con cofto- ro,cY. indi a non molti di fé ne fuggi.Caftiglio et Efteuanicco fé ne vennero dentro terra fer ma a gli Iaguazes , Tutti quelli fono arcieri & ben difpofti > benché non cofi grandi come gli altri che a dietro haueuamo lafciati , cY portano le tette e i labri forati come coloro.il fo- itentamento loro fonno principalmente radici di due o tre forti,lequali cercano per tutto il paefe cY fono molto trifte , cY enfiano gli huomini che le mangiano.Tardano duoi giorni a roftiriì,cY molte d'effe fono molto amare, cY con tutto ciò fi cauano con molto trauaglio,ma è tanta la fame che e in quei paefi,che non poffon far fenz'effe,cY vanno due cY tre leghe cer codone. Alcune volte vecidono qualche faluadigina,cY a tempi pigliano del pefee, ma que- llo e tanto poco,cY la fame loro tanto grande che mangiano Ragni,vuoua di formiche, ver mi,cY lucerte,cY falmandre,ferpi,vipere,che col morfo vecidorto gli huomini, mangiali ter ra,legno, cY tutto quello che poffono hauere,fterco d'animali filuaggi, cY altre co(c ch'io Ia- feio di raccontare,cY credo per certo che fé in quel paefe fuffer pietre,le mangerebbono.fer- uano le fpine di pefei cV delle ferpi che magiano,per macinarle dipoi tutte, OC mangiar quel la poluere. Tra coftoro gli huomini non (i caricano ne portan pefi , ma tutto ciò fanno le dònc e i vecchione fono la gente ch'elfi manco ftimano,non hano tanto amore a i figliuoli come gli altri che di fopra dicemmo* Sono alcuni tra elfi che vfano peccato contra natura, le donne RE LA T vi O NE 3;0 k le dotine fono molto affaticà'fe,cY foffkienti,perche delle xxiitj hore tra -dì tY nòtte, nòti ha no fé non fei hore di ripofo , Oc tutta la maggior parte della notte pafTano in fcaldare i loro forniper feccar quelle radici che magiano.cY come s'incomincia a far giorno, effe comincia no a cauare cV a portar legna bC acqua alle cafeloro,cY dan'ordine alle altre cok di che nano.' bifogno.la maggior parte di loro fono gran ladroni,percioche quantuque tra loro fieno bé compartiti,nòdimeno nel volgere el padre la tefta o il figliuolo,l'uno toglie all'altro cioche puo.fono gran mentitori cY bugiardi , cY grandi ebbriachi, cY a tale effetto beono vna certa beuanda loro.fono tanto vfati al correre,che fenza mai ripofarfl, cY fenza ftancarfi corrono dalla mattina alla fera feguédo vn ceruo,et in tal modo n'ammazzan molti, perche li feguo no fin che li ftraccano,cY alcune volte li prendono viui.Le cafe loro fono di ftuore polle fo> pra quattro archi,cY le leuano, cY mutàfi ogni duoi 6 tre giorni per cercar da mangiare.Niu na cofa (èminano da poterne hauer fruttole gente molto allegra.et per la molta fame che ha no,non Iafciano di ballare cY di far le lor fefte Jl miglior tempo che coftoro hanno è quando mangiano le Tune,perche allhora non hanno fame,cY tutto il tempo paffano in baIli,cY ne mangiano notte cY giorno , tutto il tempo che ne hanno.Le ftringono cY aprono &jlepon gon a feccare^cY cofi fecche le mettono in alcune ferte come fichi, cY le ferbano per magiare per cammino quando fé ne tornano, cY le feorze loro feccano cY ne fanno poluere. Molte volte ftando noi con coftoro ci auenne di ftar quattro giorni fenza mangiare perche nò ve n'era,cY effi per farci ftare allegri, ci diceano che nò fteffimo di mala voglia che prefto haue remmo Tune,cY ne maugeremmo molte,cY beueremmo del fugo loro,cY empiremo mol- to bene il ventre , cY ftaremmò molto allegri cV contenti, cY fenza fame alcuna. cY quando ci diceano quefto, infino al tempo delle Tune vi erano cinque cY ki mefì : cY quando fu il te po,andammo a magiar le Tune,et per cammino trouammo molti mofeioni di tre fcrte,che fono molto trifti, noiofi , 3c tutto il rimanente delia ftate ci dauano molta fatica . cY per di- fenderci da loro,faceuamo fuochi di legne marce cY molli,perche non ardeffero,ma faceffer fumo,ma quefta difefa ci daua altro trauaglio perche in tutta la notte no faceuamo fé nò pia gere del fumo che ci daua negli occhi,etoltre a ciò il gra calore che i molti fuochi ci dauano» cY vfeiuamo a dormire alla colia , cY fé alcuna voi ta poteuamo dormire effi ci ricordauano a baftonate il tornare a far arder i fuochi s Quei della terra più adétro vfano per quelli mofeio ni vn rimedio cofi incòportabile come quefto,& piu,cioe d'andar co tizzoni in mano bru- ciando i campi è i bofehi ouunque s'incòtrano per farne fuggire i mofcioni,& cofi ancora g cauar di fotto la terra le lucerte , cY altre cofe tali per mangiacele , OC fogliano ancora vecide re cerui intorniandoli con molti fuochi. 11 che fanno ancora per togliere il pafto a gli anima li accio che fieno affretti d'andarne a trouare ou'efli vogliono . perche nò fi fermano mai co le lor cafe,fe non doue fìa acqua cY legna, cY alcune volte fi caricano tutti di quefta prouifio- ne,cY vanno a cercare i cerui,che molto ordinariamente ftanno douenon e acqua ne legna, & il giorno che arriuano ammazzano cerui cV qualch'altra cacciagione che poffono , cY co fumano tutta l'acqua cV la legna in acconciarfi da mangiare, cY ne i fuochi che fanno per cac dare i mofcioni,cY afpettano all'altro giorno per prendere alcuna cofa da portar per cammi- no.cY quando fi partono, vanno cofi conci da mofeioni che paiono hauere il mal di fan La- zaro , 8>C in quefta guifa fi cauano la fame duoi ò tre volte l'anno con timo gran cofto come hodetto.cYper hauerlo io prouato,poffo affermare,cheniuno trauaglio fi troui al mondo fi mile a quefto ♦ Per entro il paefe fono molte cacciagioni cY vccelli cY animali di quei che per adietro s'è detto. Vi fi truouano delle vacche,6c io ne ho vedute tre volte, cY mangiatene: cY parmi che fieno della grandezza di quelle di Spagna. Hanno i corni piccioli come le more fche:cYil pelo molto lungho,et alcune ne fono berrettine,8takre negre,cYal parer mio han no miglior pelli cY più groffe che quelle de noftri paefi.Di quelle che nò fono grandi,fanno gl'Indi velli da coprirli, cY delle maggiori fanno fcarpe cY rotelle, tY quefte vengono di ver- fo la Tramòtana per la terra auanti infino alla cofta di florida, cY ftendonfi per la terra aden< tro più di quattrocento lege. Et in tutto quefto cammino per le valli per onde elle vengo- no , defeendono le genti che iui habitano , Se fi mantengono di loro , et mettono nel paefe gran quantità' di cuoi. Quando furono finiti i fei mefi che io fletti co i Ch riftiani fperando di mettere in effetto l'appuntamento prefo tra noi,gl'Indi fene andarono a mangiar Tune, che poffono effer lò^ tani Indiani che corro- no tutc'un giorno al paeduncer uo& fiac- candoli nel corfò li pi- gliano fpef ie volte vi- ui I caccia. « V ' • * ! ■• , ".■>' f ; i, ■ i in ^yVr- r- ,. f '■)'' ■V muri 1 n '' *6 M' fii r ■li riff'i.;. 1- !!' : '„, •.,.'• -;iv:.;M,» i ; ?V!"*' "'":; " '■> :^;m-MK :■" f . &Ó ri V % m t i ■ *}: fi,1\ l,to m .V. e.* it'iVI';,, ;i DI AL V A R O N V H E Z tani di quiui ,da trenta leghe, & ftando noi già per fuggircéne,gl'Indi,co~quali nói ftauamo* | vennero a quiftione tra loro per vna donna,cY fi diedero pugna et baftonate 8C fi ruppero il capo,8t" per lo fdegno cV odio grande che hebbero ù prefero le cafe loro,8t ciafeuno fe-n'an^ do a fuoi luoghi , onde bifognò che tutti i Chriftianiche quiui erauamo ci feparaffimo cor* eflo loro,cV in niuno modo no ci potemmo riunire infino all'altr 'anno, dC in quefto tempoì io pallai molta fatica,fi per la molta fame, come per li trifti portamenti che quegl'lndi mi fa-> ceano,che furon tali,che tre volte mi conuenne fuggire da que padroni che mi teneano, S£ tutti mi vennero a cercare con diligenza per ammazzarmi, ma piacque a noftro Signor Iddio di non mi lafciar trouare cV di guardarmi dalle lor mani per fua infinita mifericordia* Tornato che fu il tempo delle Tune , noi Chriftiani ci ritrouammo infieme nel medefimo luogo di prima,&: hauendo già còfertato di fuggircene,cV appuntato il giorno,quel giorno medefimo gl'Indi ci fepararono, cV ciafeuno fé n'andò al fuo luogo , cV io diflì a i Chriftiani che gli afpetterei nelle Tune finche la Luna fufle piena , cV quefto giorno quando ciò lor : diiTi era il primo di Settembre,8£rl primo della Luna.Facendoli certi che fé in tal tempo nò veniffero,io me n'andarei folo , cV gli lafcierei » cV cofi ci feparammo , cV ciafeuno fé n'andò co fuoi Indi , cV io Metti co miei fino a tredici della Luna,* cV la deliberationemia era di fug- girmene a gli altri Indi quando la Luna fuffe piena* A tredici del detto mefe arriuarono da me Andrea Dorante cV Eftauanicco, cV midiffero chehaueano lafciato Cartiglio con altri Canagadi j n( jj c h e ft chiamauano Canagadi, che ftauano quiui vicini,cV che effi haueano paffato mol ] Indl ' to trauaglio cV s'erano perduti fra via . Et che il di auanti i noftri Indi s'erano mutati di luo- go,cV andati verfo doue ftaua Caftiglio,per vnirfi con quei che lo teneano,cV farfi amici tra loro,effendo infino a quel giorno itati nimici cV in guerra . cV in quefto modo noiricupe^ rammo ancor Caftiglio.In tutto il tempo che noi mangiauamo leTune,haueuamo Cete , et per rimedio beueuamo del fugo loro , il quale cauauamo in vna foffa che faceuamo in terra, cV come era piena ne beueuamo finche erauamo fatfj :è dolce , cV di color di modo cotto , e$ quefto fi fa per non vi effere altri vafi,doue metterlo» Vi fono molte forti di Tune, tra le qua live ne fono di molto buone,benche a me tutte mi pareano buone, cY la fame non mi lafcid mai fpatio da poter fare fcelta cV giudicio di qual fuffe migliore tra tutte* La maggior parte di tutta quefta gente beue acqua piouuta, cV raccolta in alcune parte» Percioche quatunque vi fieno fiumi, non di meno pene effi non hano mai ftanza ferma, no hanno acqua panico; larméte da lor conofeiuta o luogo affegnato oue prenderbuPer tutto il paefé fono molte gra di 8>C belli difefe cV di molto buoni pafcoli g greggie,cY. parmi che farebbe paefe molto frut^ tiferò fé fuffe lauorato cV habitato da gente che haueffe ragione dC conofeimento. Non vi vedémo montagne,in tutto quel paefe per tutto il tépo che vi ftémo* Quegl'lndi ci diflero che più auanti erano altri popoli,chiamati Camoni , che viuono verfo la cofta.i quali hauea no vecifa tuttala gente che veniua nella barcha di Pignalofa cY Telliz,et che tutti erano cofi deboli cY languidi, che ancor che gli ammazzaffero non fi difendeuano in modo alcuno^et j cofi gli finiron tutti , cY ci moftraron robe cY armi loro , dicendoci che la barca ftaua quiui a trauerfo* Quefta e v la quinta barcha che macaua al co to, Perciò che di quella del Gouernato^ re già dicemmo che il mare fé la portò 3 cY quella del Contatore cY di frati, era fiata veduta gittata a trauerfo nella cofta,cY Efquiuel ce ne raccoto il fin loro.Le due,oue andauamo Ca ftiglio,io, cY Dorante, già riabbiamo detto come all'Inda di Malfato fi ci erano affondate. Dipoi che ci fummo mutati di luogo, di li a duoi giorni ci raccomodammo a Dio noftro Signore, cY ce ne andammo fuggendo , confidandoci che quantunque la ftagione fuffe già tarda,cY le Tune fi fìniuano,nÒdimeno co i frutti che rimaneuano ne i campi faremmo po- tuti andar gran parte del paefe ♦ & andando cofi quel primo giorno con molto timore-che gl'Indi ci haueffero a feguire , vedemmo alcuni fumi, cY andando verfo quel!i,doppo vefpe ro,vedemmo vn Indo , che come ci vidde fé ne fuggi fenza volerci afpettare. Noi gli mari' dammo appreffo il negro,cY colui come lo vidde folo, l'attefe. Il negro gli diffe che noian* dauamo a cercar quella gente che facean quei fumi , cY colui rifpofe che quiui vicino erari le lor cafe,cY che egli vi ci guiderebbe,cY cofi lo feguimmo, cY egli andò correndo a dareauiCo come noi andauamo, cV a pofta di Sole vedemmo le cafe,cY a duoi tiri di baleftra auanti che arriuafTimo,trouammo quattro Indi che ci afpettarono,ci riceuerono benignamente. Di- cemmo loro in lingua di Mareames che andauamo a cercarli , cY eiìì moitrarono di ralle- grarli Camoni, Indi. uVif RELATIONE ?2I i grarfì della compagnia noftra,cY coli ci menarono alle cafe loro,& pofero Durante 6C il tà< groincarad'unfìflcoAme&Caftiglioconalcunialtru Coftoro hannoaltrà lingua cY f] chiamano Auauares,et fono quei che foieano portar gli archi a quei noftri primi patroni^ Auauare, , a contrattare con elio loro,cY ancor che fieno d'altra natione et lingua, nòdimeno intendo- Indl - no la lingua di quelli con chi noi ftauamo prima,cY quel di medefimo erano arriuati in quel luogo ancor elfi co le cafe loro. Subito il popolo ci oflerfe molte Tune , oche afa hauelno nonna di noi,* come medicauamb,& delle marauiglie chel noftro Signore or?eraua p no^ Itromezzo.chequadomaialtrenòcenehaueffefatte^iTaigradeeral'a paele coli dishabi tato,cY darci compagnia di gente doue per molti tepi non venera fiata & liberarci da tanti pericoli, cV non permettere che ci vccideffero,cY foftentarci tra tanta fame, tt mettere in cuore a quelle genti che ci trattaffero bene come,apprefio diremo. qv e l l a notte medefima che noi arriuammo , vennero alcuni Indi a Caftiglio , cV di diflero che k ftauano molto male della tefta , pregandolo che li fanaiTe QC doppo l'hauerli be- nedetti OC raccommandati a Dio,in quel punto diflero che ftauano bene,6V che il male s'era partito,^ andarono alle cafe loro,et ci portarono molte Tune,et vn pezzo di carne di falua digina,che ancor non fapeuamo che cofa fuffe . 8C effendofi ciò publicato tra loro, vennero molti altri infermi qlla notte perche li fanaffe,cY ciafcun di loro portaua vn pezzo di falua> digina,cY tanti ce ne portarono,che non fapeuamo doue metterli. Noiringratiammo mol- to Iddio , che ogni giorno ci andaua crefcédo la fua mifericordia cV gradai finite che furo no le cure incominciarono a ballare cV a catare e loro verfi & fefte,fìno all'altro giorno al na icer delfole dC duro tre giorni tal fefta,per la venuta noftra. Dipoi li domandamo del paefe auati,&delIegeticVvittuariechevifitrouano,&cirifpoferocheper tutto quel paefefono molte 1 une ma che già erano finite , cV che non troueremmo gente alcuna , perche doppo I nauer colte le Tune,ciafcuno fé n'era tornato alle fue cafe,& che era paefe molto freddo 6>C vi li trouauano poche pelle. Noi vdendo quello, cV vedendo che il verno cY tempo freddo entraua,ci accordatilo di farlo con coftoro. Et in capo di cinque giorni , da che erauamo ar riuati li partirono , tY andaron a cercar'altre Tune, doue erano altre genti d'altre nationi Se- di lingue diuerfercY andati cinque giornate con molta fame, per eh e fra vianonfi troua- uano lune ne altri frutti, arriuammo ad vnfiume,cYquiui fermammo le cafe noftre,cY iippi ce ne andammo a cercare alcuni frutti d'un'arbore,che e a fomiglianza di fichi,cV non /i eiiendo K tutti quei luoghi ftrada alcuna, io m'indugiai più de glialtri in trouarle, cY cofi :iii le ne tornarono alle cafe , cY io rimafi folo , cY venendo a cercarV i noftri quella notte mi marrn:^ piacqueaDio ch'io trouaffìvn'arborefotto elquale era flato fatto fuocho,cY al uocho luo io panai il freddo di quella n d tte. La mattina mi caricai di legna,cY pigliati duoi izzoni,me ne tornai a cercarli, cY andai in qfta guifa cinque giorni fempre col mio fuocho X carico di legnacene fé il fuoco mi fi fpegneffe in parte doue nò fufferlegna,comei molti uoghi non ve ne fono,io hauefìì come fare altri tizzoni,et no rimaner fenza fuoco,che no iaueuoaltronmediopiIfreddo,eiTendoionudocomenacqui:cV E lanotteiohaueuoqfto imedio, che me n'andauo apprefio qualche cefpuglio de bofehetti ch'erono appreffo e fiu m,cY quiui imi fermauoauati che il fole a corcaffe,cY faceuo in terra vna foffa, cYineffamet euomolteIegnachefifannod'alcuniarbori,de'quaIipqueiluoghiégranquatita,cVmet- zuo mfieme molte legna, di qlle che erano cadute cVfecche,cV intorno a qlla foffa io faceuo ' [uattroluochiincroce:ethaueuopéfierodi venir d'hora in horarifacédoifuochi,et faceuo lcimitaicidipagIia,chegqueiluoghiveneémolta,cVconquellamicopriuoinquelh i,&raquefta ^guifamLdifendeuo dal freddo delle notti: cV vna notte il fuoco cadde fopra la agliacnemicopriua, filando iodormendonelfoffo.il fuoco comincio ad ardere molto me } OC quantunque io faltaffi fuori con molta furia, nondimeno mi rimafe ne i capelli il fé ;no del pencolo che haueuo paffato. In tutto quello tempo io no mangiai boccone.ne tro ai che mangiare^ andando fcalzo, m'vfcimolto fangue da piedi, cY Iddio vfo^eco aran iifericordia, che m tutto quello tempo non foffid mai la Tramontana,che altrimenti non era rimedio alcuno ch'io rimaneffi viuo. Incapo di cinque giorni arriuai a vna riuiera: oue trouai i miei Indi,i quali infieme co i Chriftiani mi teneano già per morto , cY fempre ^detterochequalcheviperam'haueffemorfo.Hebbero tutti gran piacere di vedermi, & napalmeteiChnftiani,cVmidifferocheìfinoall'horahaueanocaminatocomoltafame, Viaggi voi.} * {{ &p er )^K\ , ... i, « : f. ■*.::Htf tt'M : |3 ili Ì-i !!' ' , ■> tfmm '^•if »ì t ■■■ * • mi ìi. . ;». > • t fei tìl. I . . . | Pv., ■' * , ,11 .. q A il 1^ :>.: indi mali pones, Coaios. S uiolas, Auzos, Rifùfcita y u mono. DI ALVARO NVNEZ 5^ per quefto non m'erono venuti cercando,cY quella notte mi diedero delle Tune che ha^ ueano »I1 di appreffo ci partimmo di quiui,cV andarne in luogo doue erano moke Tune, co ie quali tutte {©disfecero alla gran fame che haueuamo,et noi Chriftiani ringratiamo molto il noftro Signore Iddio,che non ci mancaua mai di rimedio* Il di feguente,la mattina ven nero da noi moki Indi cV menauano feco cinque infermi che fìauano attratti, cV molto ma^ Je,cY veniuano a cercar Cartiglio che li medicarte 3 cY ciafeuno degli infermi offerfe l'arco fuo dC le Frezze, cV egli le prele^cV a polla di fole gli benedille cY raccomodo a Dio,et amilo pre gammo con più deuotione che potemmo che lor delle fanità , poi che vedeuo che nò vi era altro rimedio per fare che quella gente ci aiutaffe , dC potelTimo vfeire di coli miferabil vita: dC lafomma bontà fua lo fece tanto mifericordiofamente, che venuta la mattina tutti Q leua rono coli fani cV gagliardi,come fé mai nò haueffero hauuto alcun male ♦ Querto cagiono a loro moka marauiglia, S£ a noi rifuegliamento a rendere infinite gratie a noftro Signore, dC che più interamente conofeeffimo la gran bontà fuà,8£ teneffimo ferma fperanza che ci ha ueffe da !iberare,eV còdurci i luogo doue lo poteffimo feruire.et di me io Co dire,che fempre hebbi ferma fperanza nella fua mifericordia che m'haueffe da Iettare di qlla cattiuità , cV coli lo dirti fempre comici còpagni» Come gl'Indi fé ne furono andati via et portati i loro infer mi,fani,noi ce ne andamo doue ftauano altri mangiando Tune,et quelli lì chiamano Cacai cucheSjèV Maliconis che fono d'altra lingua, de infieme con effi erano altri che fi chiamano Coaios,&' Sufolas,cY d'altra parte altri chiamati Ataios,cV quelli tengono guerra co i Sufo las,cV R frezzauano ogni giorno tra loro , dC perche in quei luoghi non il ragionaua fé non de'miracoli che noftro Signore Iddio operaua per mezzo noftro, vennero da molte parti a cercarci perche gli fanaffimo,cV infin di duoi giorni che quiui erauamo, vennero a noi alcu ni Indi de'Sufolas , cV pregaton Cartiglio che andarle a curare vn ferito dC altri infermi , di- cendo che tra effi ve n'era vno che ftaua in fin di morte* Cartiglio era medico molto timoro fo,cV principalmente quando le cure erano graui cV pericoloìe,cV credeua che i fuoi peccati haueffero a fare che non tutte le cure fuccedeffer bene. Gl'Indi mi differo che andarti io a curarli perche effi mi voleano bene , dC li ricordauano ch'io gli haueuo curati altre volte alle noci,cY che per quello mi haueano date noci dC cuoi: et quefto era flato quando io veniuo a vnirmi co i Chriftiani,onde mi conuenne andare con erto loro,cY venner con me,Dorante ££ Efteuanicco:cV quando fummo arriua ti vicino alle capanne che effi teneano , io viddi l'infermo ilqualeandauamo a curare , che già era morto , & intorno a lui flaua molta gente piangendo,cV la cafa fua disfatta,che tra loro e N fegno che il patron fuo e morto: cV cofi quan do io arriuai,lo trottai con gliocchiriuolti,cV fenza alcun polfo, cV con tutti i fegnali di mor to , dC a me cofi parea che luffe dC il medefimo mi difle Dorante» Io gli leuai vna ftuora che teneua difopra per coperta,cV come potei il meglio pgai noftro Signore, che mi deffi gratia di dar fanità a quello infermo, cV a tutti glialtri che n'haueano bifogno»cY doppo ch'io l'heb bi benedetto cV fo fFiato molte volte , mi portarono l'arco fuo dC melo diedero , cV vna certa di Tune, cV mi menarono a curare moki altri che ftauano male di mazzucco,cV mi diedero due altre cefte di Tune,lequaliio'diediai noftrilndi che erano venuti con noi,cV fatto quefto ce ne tornarne a gli alloggiameli noftri:cV i noftrilndi , a quali haueuo date le Tune iì rimafer quiui,& la notte fé ne tornarono alle lor cafe ancor'effi,et differo, che colui che era già morto,ilquale io haueuo curato in p fenza loro , s'era leuato fano, dC hauea parteggiato, dC magiato,cV parlato co erto loro,cV cofi tutti glialtri ch'io haueuo curati erano rimafi fani, fenza febre , dC molto allegri* Quefto cagiono molta grande ammiratione cV fpauento,fi£ per tutto quel paefe non fi parlaua d'altra co fa» Tutti coloro,a i quali arriuaua quella fama, ci veniuano a cercare; perche li curalTimo , dC benediceffimo i lor figliuoli, cV quando gl'In^ di,che ftauano in compagnia de'noftri,che erano i Catalcuchi,fe n'hebbero da andare, auan ti che fi partiffero ci offerlero tutte le Tune,che haueano per il lor cammino, fenza che Cene iafeiaffero alcuna per fé fteffì,cY ci diedero pietre focate lunghe da vn palmo dC mezzo,con le quale effi tagliano,cV tra loro fon tenute ì molta ftima , Ci pregarono che ci ricordafllmo di loro,cV pregaffimo Iddio che fempre fieflero fani,cV noi lo promettemmo di farlo,etcon quefto fé ne andorono i più contenti Imo mini del mondo , hauendoci dato tutto il meglio di quel che haueano» Noi demmo con qucgflndi Auauares otto meli, cV quelli conti fa^ £euamo con la Luna » In tutto quefto tempo ci veniuano molte genti a cercare , dC diceano percofa RELATIONE ' , 2a A per cofa certa , che noi erauamo figliuoli del Solforante OC il Negro fino all'hora non ha. ueanomed^ K Z ' u"° - £ curammo mal > che n^ ci diceffe d'effer fano : cV anta confi. lano hefinrn% Chen ° PareUa ^ deano che fin che noi ftauanio con effo loro ninno d'elTi potefle morire Coftoro & anei pina dietroci contarono vna cofa molto ftrana 3 cY per li fegi^Xane^W^ haueiTei 5 o^anni^^ torno vn huomo che effi chiamauano malacofa , che era piccolo di ^rSSN^fi fc^nonglipoteronomaivederch^^ *ZZ\ che r verandemro s ; a ™ ano1 ^ sllIlldl - porta de la cafa vn tizzone ardente, & allora qucll'huomo entraua in cafa cY D E ouS krtcome r vf daUah '^ §ran ? rt ^ Kb * r ! man °'? ^S^ g alml ^ met ^^^^OEqueitagli,8<:cauaua S liie brac "^bliX^ htu^fìf g f Ua ^ altrC COndlate in vn bracdo » & la feconda gK dana per la falaf. itfe fif^"n S f ^^^ Quella rrSw fublt °, coIu \ niomaua rano - & che molte volte mentr'effi ballauano effat^ ella cY daua molto gran colpo. Ci differo ancora , che effi gli dauano da mangiare, ma che non mangio mai , & che lo dimadauano donde veniua 3 cY in cheparte haueiTe la caMua cY f'™fooIorovnafendituradella^ cheeiii ci narrauano 5 noicenerideuamomolto&cenefaceuamoberTe,eteffi vedendo che nonio credeuamo.cimenaronmoltidicolorochediceanochequeirhuomohaueaprericY Noi dicemmo loro che colui era vn'huomo trifto 5 et nel meglio modo che potemmo demo noMonhauenanonmordicol^negliliaueriaA mSS^S^ST chementrenoi 1 ftel I lmo in quel paefe^egli non ardirebbe di com »o O u^? H fa' co f ? taron mo } to > & Perdettero gran parte della paura che hauea SSnSS? f Che ? aU l an Vedut ° 1,Afturì ^ofe g heroa 3 conaltricheftauano nella colta auanti 3 i quali noi altri chiamammo quei de'FichuTutta quefta gentenon cono frenano itempiper Sole ne per Luna, ne tengon conto de'mefi ne LlanLma fanno le fAf^f ^Ir e tem P^^« d ? ch^ , fruttiyengotao a mat^rarfl , S^ nel tepo che fl muoiono i pefci,cY ali apparir delle ftelle 3 in cheelTi fono molto accorti^ effercitati.Con coftoro noi fummofemprebentratta^benchequellochelraueuamodamangiare^iconueS orofonocomequelledeglialtriadietro,benchehannomoltomaggiorfame,perchenon .anno ne Maiz, ne ghiande, ne noci: Andammo femprein cuoio cfmeeffi 3 cV di notte™ ropnuamo con cuoi di cerni Diotto mefi cheftemmo con effo loro , i feipatimmo molta ame 3 cheneancorpefcenonfitrouaua.cValfinediqueftotempogialeTuL i chiamano MahconesXoftoro ftauanovna giornata di la\doue io Oc il negro arriuamo la A iMan ^te^^T* 9 ™*^ 1 '^'*^ andauano » mangia» alcuni fruttarellidi erti arbon,dichefimantengono dieci ododicigiorni fra tanto che vengono le Tune.et luiuiconcoftoros'unironoaltriIndi 3 chefi chiamino Arbadaos,cV tra coftoro trouammo Arba , noltnnfermi, debole enfiati, tantochecenemarauigliammomolto.^^ rauamovenutifenetornaronoperilmedefimocamino,cVnoidic^^ erconqueglialtri^dicheeffimoftraronod'hauergrandifpiacere^coficifermamm^ l™E°H °' vlCinoa ^Hecafe,&: quando effi ci vWo fi riftrinfero tra C 5 cV op P olhauerrag,onatovnpoco 3 dafcunod'effiprefevnodinoi E mano,& Uelorcafe,Concoftoronoipatimmomaggiorfamech e coqueglialtri 3 cheintuttoil gior Viaggi voly. a rj no non ]■>: ,i kt'à U !:,";,?,;%.. '■Il :j,",:,:' DI ALVARO NVNEZ 510 non mangiammo fé non duoi pugni di' quei frutti che eran verdi, cV hauean tanto latte, I che ci brucciaua la bocca, de effendoci carefìia d'acqua , daua molta fete a-chi li mangiaua.&: €ìTendo la fame fi gràde ci cóuenne cóperare da loro duoi porci,8t in cabio loro, demo certe reti de altre cok , OC vn cuoio colquale io mi copriua. Già ho detto come g tutto quel paefe andammo nudi,cV noneffendoui noi auezzi per auanti,mutauamo a guifa diferpi il cuoio duoi volte l'anno» & col Sole & con l'aria ii ci faceua , nel petto de nelle fpalle alcune piaghe molto grandi,che ci dauano gran pena per rifpetto delle cardie che portauamo molto gran di de pelanti , cV faceano che le corde ci ii Hccauano per le braccia ♦ cV il terreno e tanto afpro cY ferrato che molte volte faceuamo legna de bofehi, che quando rtiaueuamo finito di caua re,ci correua il fangue da molte parti p le fpine et cefpugli doue intoppauamo,che ci rompe uano ouunque toccauano. Alle volte m'auenne di far legna,cV dipoi l'hauermi cauato mol to fangue, non le poteua portare ne in fpalla ne ftrafeinando. Quando mi ritrouauo in que- fìi trauagli,non haueuo altro rimedio ne confolamento , che penfare nella paffione del no- fìro Signor Giefu Chrifto,cV nel fangue che per me egli fparfe, de confiderare quanto mag gioie doueaeffere il tormento che egli pati dalla corona di fpine, che quello ch'io foffriua. Contrattauo io con quelli Indi, facendo loro pettini,6V con archi de con frezze cYcon reti, faceuamo ftuore,che fono cok delle quali effi hanno molto bifogno,cV ancor che le fappia- no fare,non voglion far nulla per cercar fra tanto da magiare , de quando fi pongono a lauo rare pailano molta gran fame» Altre volte mi faceano rader pelli,c\: intenerirle, de la mag I gior profperità ch'io haueffi tra loro,era il di che mi dauano a rader qualche cuoio,perche lo radeuo molto, de mangiano di quelle radiane, de quello mi bafìaua per due d tre giorni. Ci auenne ancora con quefìi de con glialtrj che haueuamo lafciati a dietro , che dandoci effì vn pezzo di carne,ce la mangiauamo cruda, perche fé riiaueffimo pofta a cuocere,il primo di loro che fune arriuato , ce la haurebbe tolta ÒC mangiatola , onde ci pareua che non fune bene d'arrifchiarla a' qfto pericolo, oltre che noi nò ftauamo di forte,che ci defììmo penfieri di volerla mangiar più cotta,che cruda. Quefta fu la vita,che con quelli Indi paffammo,cV quel poco foftentamento che haueuamo ce lo guadagnammo con co fette che faceuamo co le noftre mani. Dipoi,che noi hauemmo mangiati quei Cani parendoci d'hauer qualche vigore da poter panare auanti,ci raccomandammo a Dio noftro Signore che ci guidaffc&É ci ipedimmo da quegl'Indi , dC elfi ci menarono ad altri della lor lingua , che ftauano quiui vicini,cV cofi andando , piouue tutto quel giorno,cV oltre a ciò fmarrimmo il cammino,^ fumo a fermarci ad vn monte molto grande , doue cogliemmo molte foglie di Tune , Se" le cocemmo quella notte in vn forno che facemmo , de demmo loro tanto fuoco che la matti na ftauano da poterle mangiare , de doppo l'hauerle mangiate , ci raccomandammo a Dio, éY ce ne andammo,cV ritrouammo il cammino.che haueuamo fmarrito.et panando il mon te trouammo altre cafe degl'Indi , cV arriuati vi vedemmo due donne de alcuni fanciulli che andauano per quel monte , de vedendoci fi fpauentarono , dC fuggirono a chiamare gl'Indi ] loro che andauano per il mòtccV venuti fi fermarono a guardarci di dietro a certi arbori, dC noi li chiamammo cV vennero co molta paura, & dipoi che hauemmo parlato loro, ci diiTe- ro che haueuano gra fame, cY che quiui vicino ftauano molte delle lor cafe , cY differo di me narci là, dC cofi quella notte arriuammo doue erano cinquanta cafe,cY tutti fi fpauentauano molto di vederci, cY ftauano co molto timore, cY dipoi che erano flati alquanti sbigottitici ci accoftauano dC ci menauano le mani per il vifo 6Y per il corpo, cY dipoi fé le menauano fo pra il vifo dC corpo lor proprio, de cofi ftemmo quella notte,et venuta la mattinaci menaro no gl'infermi che eran tra loro,pregandoci che li benedicefiìmo, cY ci diedero di quello che haueano da mangiare , che erano foglie di Tune de Tune verdi arroftite d fecche , de peri! buon portamento che ci faceano,cY perche quel poco che haueano ce lo dauano volentieri, de haueano piacer di ftar fenza mangiar'effi per darne a noi, ci ftemmo con effo loro alcuni giorni,cY cofi ftando vennero altri Indi di quei più auanti,cY quando fé ne vollono andare, noi dicono a i noftri primi , che ce ne voleuamo andar con queglialtri , il che difpiacque lor molto,cY ci pregarono molto ftrettamente che non ci parti(ìimo,ma alla fine ci sbrigammo da loro, cVlafciammoli piangendo della noftra partita, della quale haueano grandiffimo difpiacere. Dall'Ifola di Malhado, tutti gl'Indi che in quel paefe vedemmo hanno per vfanza dal. giorno 1 TI O N i giorno che le donne loro fi fentono grauide, no dormono con effe finche fieno pattati duoi anni dall'hauer creati i figliuoli, iquali elle allattano fin che fono d'età di dodici anni,che già fono da faperfi da fé fteffì procacciar da mangiare. Dimandauamoli noi , per qual cagione cofi gli nodriffero,et ci rifpondeuano che lo faceano per la molta fame che era in quel paefe, doue come noi vedeuamo,alcune volte còueniua ftar tre cV alcune volte quattro giorni kn za mangiare, cV per quefto gli lafciauano allattare,per che in quei tempi non moriffer di fa- me ,cV fé pure ancora alcuni ne fuffero fcampati farebbono flati troppo delicati cV di poca forza ♦ Se per forte auiene che alcuno tra loro s'infermi , Io lafciano morire in quei campi fé non è figliolo A tutti glialtri fé no poflòno andar con effi fi rimangono,ma per vn figliò d fratello loro,elTi fé li caricano in collo cV cofi gli portano/Tutti coftoro hanno vfanza di fé- pararfi dalle mogli loro quando tra loro non e conformità d accordo,et fi rimaritano effi et effa con chi vogliono.Et quefto fi fa tra i giouani:ma quei che già hanno figlioli,nò lafcian mai le lor mogli,cV quando contendono con altri popoli cV fanno quiftioni vn con l'altro fi danno pugni dC baftonate fin che fono molto ftanchi'A all'hora fifpartono,cY alcuna volta gli fparton le donne entrando tra loro , per che huomini non entrano a fpartirli,cV per qual fi voglia coIera,d paffione che habiano nò còbattono con archi ne con frezze. & dipoi che fi hanno dati pugni cV baftonate cY finita la mifchià , prendono le cafe cV le donne loro 8C iene vanno a viuere per i capi cV feparati da glialtri,fin che lor fi paffa lo fdegno cV la colera, CV quado già ftano cofi fenza colera,fe ne tornano alla gente Ioro,et da indi inan ti fono ami ci , come fé mai non furie fiata tra lor cofa alcuna , ne e v bifogno che altri s'interpone a far le paci d l'amicitie , perche in quefta guifa le fanno da fé fteffì , cV fé quei che fanno qm'ftioni, no hanno mogliera, fé ne vanno da altri lor vicini, cV fé ben fuffero lor nemici, liriceuona. benignamente,cV fanno loro molte carezzeranno loro di quel che hanno,d i mòdo che parlata che è loro la colera,fe ne tornano alfuo popolo ricchi.Tutte fono gen té ài guerra, OC vfano tanta aftutia per guardarli da lor nemici, come farebbono fé fuffero nodriti in Italia Ce" in continua guerra. Quando fono in parte che i lor nimici li poflòno offendere , pofàno le lor cafe alla radicie , del monte più afpro cV più folto che quiui poffin trouare , & allato a quelle iranno vn foffo,cY quiui dormono/Tutti queiche fono da combattere iranno coper- ti con legna minute,cY fanno le lor faettiere,& iranno tanto coperti cV afcofi,che ancor che gl'inimici lor fieno appreflò,non gli veggono,cY fanno vna ftrada molto filetta fino a mez zo dentro il monte cY quiui fanno luogo perche dormono le donne ei fanciulli, cV quando igiene la notte,accedon lumi nelle lor cafe, perche fé gl'inimici teneffero fpk } fi credano che eiii vi fieno,et auantil'alba accendon umilmente fuochi,et fé a cafo i nimid vengono adare in quelle cafe, quei che fianno nel foffo efeon fuori , cV infino alle trinciere fanno lor molto danno fenza che quei di fuori liveggiano.ne li poffan trouare. Et quando , non vi fono monti,doue pollano in tal maniera nafeòderfi cV fare i loro aguati,fi mettono al piano nella parte che loro par migliore , cV intorniano di trincere coperte di legna minute , cV fanno le or faettiere,onde faettano i nimici,cV quefti ripari effi fanno per la notte ♦ Stando io con gli ftguenes,a mezza notte foprauenner loro i nimici allimprouifo,cV affalirongli , 8C n'uccf- ero tre,cV ferironne molti,di forte che fé ne fuggirono per il monte auanti , cV poi fentendo :he 1 nemici fé n'erano andati dalle lor cafe,eiTi ritornarono,cY raccolfero tutte le frezze che • :oloro haueano tirare,cY più copertamente che poterono li feguirono , cV quella notte ven ieroalleIorcafefenz 5 efferfentiti,cVvicinoalI'albagliaffalirono,cVneamma jue de loro fenza molt'al tri che ne ferirono,cV gli fecero fuggire,et lafciar le cafe et gli archi :on tutta la roba loro, cY indi a poco fpatio vennero le donne di quei che fi chiamauano ^euenes,c^fipofertraIoro,cVglifeceroamici,quantunquealcunevolteelSe fieno prin- :ipio della guerra.Tutte qfte géti quando tengono inimicitie , particolari fé nò fono d una iella tamigha li vccidono di notte con aguati,cY tradimenti , cY vfan tra loro gran crudeltà* clv e s t a e : Ia pm follecita gente per vna armataci quante io ne ho mai vedute al mon- lo,percio che fé temono de'Ioro nimici , tutta la notte ftanno fuegliati co'loro archi appref- o,et con vna dozma di frezze + cY colui che dorme,tafta l'arco fuo,cY fé non lo truoua in co* ia,gh da la volta che gli bifogna . Efcono molte volte delle lor cafe , U vanno baffi baffi per -T^jw- i ° r° poffono effer vedu " > & guardano cY fpiano g ogni parte g fentir che i la, OC fé alcuna cofa fentono in vn punto fono al campo con gliarchi loro cY con le frezze, Viaggi vol3°* ff ijj dC vanno ' Gl'indi fio no allatta- re i loro fi- gliuoli per infino al- l'età di anni. 12.. r*m I f(!,t, f.¥i , Ìli I<.,;K 'li il Ni f> '' r - mi >■ i : ■ * . *; # ♦ Sliip v 3'iii ■ , ,'M • Mt.1l : ;!; K"ì * La beuada de gl'Indi fatta di nò de d'arbo- ri,fi guaita 1 come vna. flllelorodó ne fi niuo- ue&amaz zainbreue chi la be- 4 ì D I AL "V ARO NVNEZ & vanno {corredo infìno al giorno qua et là,doue veggono d fentono,che bifogni,d penfa no che poflano effere i nimici» Quando viene il giorno, tornano a rallentare i loro archi, fin che poi vanno a cacciale corde de gliarchi loro fono nerui di Ceruo Jl modo che temono di combattere e d'andar baffi per terra, cY mentre fi frezzano vanno parlando, cY ialtando Tempre da vn capo all'altro , guardandoli dalle frezze de'nimici, tanto che in luoghi tali, pofTono con tal modo di combattere , riceuere molto poco danno di baleftre e d'archibugi, anzi gl'Indi fé ne fanno beffe, perche tale arme non vagliono contra loro in campi piani dou'ef fi vanno fciolti,cY folamente vagliono per luoghi 1 tretti,et d'acqua»Nel refto i caualli fon quegli che gli hanno da foggiogare, cY quei che gl'Indi vniuerfalmente temono . Chi bada combattere con eflo loro, conuien che ftia molto autiertito che effi non conofeano che fia ftanco,d codardo,cY mentre dura la guerra gli ha da trattare il peggio che può» Per- cicche fé timore conofeeflero in lui , d alcuna codardia , quella è gente che fa molto ben co- nofeere il tempo da vendicarli , cV prende ardire & forza dalla temenza de'Ioro aduerfarij. Quando nella guerra li fono frezzati,cY hanno confumata la loro munitione , fé ne ritorna ciafeuno al cammino fuo,fenza che i nemici gli feguano, quantunque l'una parte fuffer po- chi , cV glialtri molti, OC quefta è vfanza loro» Molte volte fi paffano da parte a parte con le frezze, cY non muoiono fé non toccano le trippe,dil cuore,anzi fanano molto prefto»Veg gono , 3C odono , cV hanno i fentimenti più acuti di quanti huomini io credo che fieno nei mondo» Sono grandemente patienti della fame , cY della fere cY del freddo , come quei che più vi Cono auezzi che tutti glialtri» Quello ho voluto racontare , per che , oltre che ciafeu- no e defì'derofo di fapere i coftumi cY gli efferati] degli altri,quei che alcune volte fi verrino a veder con effi fieno auifati de'lor coftumi cY arditeze che ìbgliono molto giouare inuerfo tali » Voglio umilmente raccontare le nationi cY lingue , che fono tra effi , dall'Ifola di Malhada infino a gliultimi Cuchendadi» Nell'Ifola di Malhada fono due lingue, Quefti fi chiamano Cauoques,quegIi altri di Han»In terra ferma a fronte a quell'Ifola fono altri che fi chiamano di Carruco,cY pigliano tal nome da i monti do uè viuono» Auanti nella coffa del mare fono altri che chiamano Deguenes-,cY in fronte a quefti fonoaltri chechiamano di Mendica» Più auanti nella cofta fono i Queuenes,cY a fronte a quefti dentro in terra ferma fimo i Mariames,cY andando per la cofta auanti,fono altri chiamati Guaicones,cY in fronte a quefti detro in terra ferma li Ieguazes,in capo a quefti fono altri che chiamano gli Ataios, eY dietro a quelli altri che chiamano Aciibadaos , cY di quefti fono molti per quefta riuiera auanti. Nella cofta viuono altri chiamati Quitoles, cY in fronte a quefti dentro in terra fer- ma i Auauares,cY con quefti fi vnifeono i Maliacones,cY i Cultalculches, cY altri che fi chia mano Sufolas,cY altri chiamati Comos,cY dauanti nella cofta ftanno i Camoles,cY nella me defima cofta auanti fono altri che noi chiamiamo quei de'fichi. Tutte quefte genti tengono habitationi cY popoli cY lingue diuerfe, tra coftoro é vna lingua nella quale dicendo a gli huomini guarda cjua,dicono arraca.cY ai Cani»dicono xo: cY in tutto quel paefe s'imbriaco no co certo fumo,che danno cicche hanno per hauerne ♦ Beono fimilmete vn'altra cofa che cauano delle fròdi de gli arbori,come d'Elei, cY le cuocono in alcunebotti al fuoco,cY dipoi che l'hanno cotta,empiono la botte d'acqua, cY cofi lo tengon fopra il fuoco , cY quando ha bollito due volte la buttano in alcuni vafi,cY la raffreddano con vna mezza zucca,cY quan- do fta con molta fchiuma , la beono quanto più calda la poffon foffrire , cYfin che la cauano della botte et finche la beono,ftanno gridando,chi vuol beuere.Et quado le donne fentono quefti gndi,fubito fi fermano fenza hauere ardir di muouerfi,fe bé fi trouaffero d'effer mol- to cariche» cV fé per forte alcuna d'effe fi mouefle, la fuergognano , cY dannole baftonate , cY con molto fdegno cY colera , effi gittan via q uell'acqua d beuanda che hanno fatta ♦ cY fé ne hanno beuuta , la vomitano fuori » Ilche effi fanno molto ageuolmente. la ragionedi quefta loro vfanza , effi dicono che è quefta, che fé quando effi vogliono bere di quell'acqua, le donne fi muouono da doue le prende quella voce, in quella beuanda fi mette vna cofa tri- fìa,la quale entrando nel corpo in brieue fpatio gli fa morire ♦ cY tutto il tempo che quell'ac- qua fi cuoce.il vafo ha da ftar bene turato cY chiufo, cV fé per forte fteffe fcoperto,cY venifle a pattare alcuna donna, lagittano via cY non ne beono più» e di color giallo , eY la beono tre giorni fenza mangiare,cY ogni giorno ne beono vna anfora , cY mezza.cY quado le donne hanno le loro purgationi,non procacciano da mangiare fe nò per fé fteiTi,perehe niun'altra . , , . . . perfona •t. RELATIONE 324 ì perfona tnang adi quello eh'el fa porracei tempo ch'io fìauo tra coftoro, viddivnbru, ? cota *f o e vnhuomo che era maritato con vn'altro , cY quelli fono aìcunTuom n Wn'nV n ° T h H 5 * S? an ° mdt ° gran P efì ' & tra sfioro ne vedemmo mohicofìS tornati come ho detta* fono più membruti cV più alti che glialtri huomini afe oro cY da effi: fummo molto ben riceuuti,cY ci menarono i figliuoli loro pche taccaffi! molorolemani,&adauano moltaiarinadi Mefquiquez.Quefìi fono afcSffi i^™, quandofìannonegliarborrionomoltoamari^a:fonodella^ mjmgmnf, conterrà^ cociate che fanno vna foffa in terra dell'altezza che vogliono ■ & dipoiche in S ^™°gmatnfrutti,^ gIm 1 aananomoltobene& P iucheglifiattaccadellaterradella& madiata,* la mettano nella dctt»foffa,& tornano a macinarla vn'altro poco et dipoi la d5 modo che J acqua auanzi per fopra, cYcolufche l'ha macinata, la prioua inboccXfesH parechenofiadolcedimandaterra^lamefcolafeco^queftofafìnchelatru^ cofipoi £ mettono afafajrttaim £P™^kmetaoamandoled^^ fopra acqua come prima cY tornano a fpriemere.il fugo 8c acqua che ne può vfeire &!m mente tornano a mettere le femenze et le feorze fopra il q„oio,& cofi in quella guifafànno teatro volteperogn^^^ effi e molto grande,r,mangono con la pancia molto enfiata per la terra cV acqua che beono ^ di c I" er ^« f ^ero gl'Indi molta gran fefìa , & fecero tra loro molti balli a?fefte fin tanto' che qmui ftemoA quado la notte no^^^^ regghiauanofei huomini con molta cura, non lafciando entrar da noi alcuno fin cheTfo furie vfcito , cY quando rei ivolemmopartir da loro, arriuaron quiui alcune donne d'altri che wueano pru auanti cY informati da loro doue ftauano quelle cafe,ci partimmo verfo quella parte, ancor che coloro molto ci preghaiTero che per quel giorno non ci partiffemo^erche Ionneeranvenuteftache,ma^ ^derebbono,Manoicenefped^^^ Tanvenutequiuiconalcuneatoediqueiprimifenevennerodiet^^^^ lo ftrada battuta ne fentiero, fubito ciperdémacY cofi andammo quattro leghe,infin delle l^n'uam^ I trauagho che haueano parlato per ritrouarci.Quindi partiti 3 et menado quelMonne P er ;uida piìammo vn fiume in fui tardi, cY l'acqua ci daua infino al petto, cY patena II omequeldiliui g Ii^corr / uamoltoforte.cValcolca .n ÌÌ i F 1§hare f man ° f£ n ° n * m & dicono che quelle zucche hano virtù , cY che fllrhf^ * nm PIU Wf 01 ™ all'altro,* toccarci, ciftrinfer tantoché man> llZJo w £ ammazzafWcYfenza lafciarci metterei piedi in terrari portaro> °moTelt^ ^^Tà^^T^ ^ if 1 '' * ™V° nknXÌmm ° Che P er q«^ «otte ceilero pmielta connoi. Tutta quella nottepaffaronotraloroin giuochi cY balli, cY di fluente a buon hora ri menarono dauanti tutta la gente di quel luogo , die no Ai *&*>* benedicemmo, come haueuamo fatti agli!ltri,co'quali erauamo fta^a: & d" Sf° m ° Ite fre ? ea " e d ° nne inauro popolo che erano venute con loro. lidi appreiloparammo di,quiui,cV tutta quellagente venne con noi. cY come, Viaggi vol 3 % a ifij arriuammo '! /' ■i-ti.: '^'VY' I l*;i* W!< '■. .'' S m k è DI ALVARO NVNEZ grrfuammo ad altri Indi, fummo molto ben riceuuti,come da gli altri ,cV ci diedero di I quello che haueano, & i cerui che quel giorno haueano vcciu\& tra coftoro vedemmo vna nuoua vfanza,cioc\che a quei che veniuano da noi a curarfi , coloro che eran prima co noi, toglieuano gli archi le frczze,le fcarpe,cY le corone fé ne haueano,éY dipoi che coti l'hauea- noìor toltele li menauano inanti perche li medicaffimo,et medicati che gli haueuamo,fen' andauano molto dateti ti dicendo che erano fani.Cofi ci partimmo da coftoro,cY andammo ad altri da'quali fummo molto ben riceuuti,cV ci menarono i loro infermane benedicendo li noi,diceano che eran fanati,cY chi non fanaua,credeua che poteffimo fanarlo , cV per quel lo che lor diceano gliahri che noi cnrauamo,faceano tanta fefta cV balli , che non ci lafciaua- no dormire» Partiti da coftoro,andammo doue erano molt'altrecafe.et qui comincio vn'al tranuoua vfanza,cioé,chericeuendociciafcuno molto bene,coIoro che veniuano con noi, toglieano loro tutta la roba , cV lor faccheggiauano le cafe scza lafciar loro cofa alcuna,ilche a noi difpiacque molto, vedendo co fi trifti portamenti verfo quei, che con tanta cor tefia ci ri ceueano , cV temendo ancora , che tal cofa cagioneria qualche alteratione 6 fcandolo tra lo- ro Ma non edendo noi badanti a rimediarui,cY a caftigar quei che lo faceano , ci conuenne per alhora foffrirlo finche ci vedeffimo d'hauer tra loro più au torita\cY cofì ancora quei me defimi che perdeano le robe, vedendo il difpiacer noftro ci con folauano, dicendo che,di ciò noi non riceuiffimo difpiacere,che effi erano tanto contenti d'hauerci veduti , che haueano per bene impiegata la roba loro, cV che auanti farebbono pagati da altri che erano molto rie chi.Per tutto quefto cammino hauemmo molta noia per la gran gente.che ci feguiua,cY no poteuamo fepararci da loro con tutto che molto lo procuraìiimo , perche era molto grande h prella che faceano per venirci a toccare. cV era tanta l'importunità loro , che paiTauano tre hore prima che poteffimo fare che ci lafciaifero. Il di feguente ci menarono dauanti tutta la gente loro, cY la maggior parte fono sguerzi:& altri fono ciechi da femedefimi,di che reftammo molto marauigl iati, fono ben difpofti cY di buone maniere, & più bianchi di tut- ti gliahri che fin qui haueuamó veduti. Quiui cominciammo a veder montagne,che parea- nochevenitTero verfo il mare di Tramontana, cV per la relatione che gl'Indi cene fecero, credo che ftieno quindici leghe lungi dal mare» Quindi ci partimmo con quegf Indi verfo quelle montagne,che ho già dette.& ci menarono doue ftauano alcuni parenti loro,perche non ci voleano menare fé non doue fuffero lor paréti,non volendo che i loro nemici hauef- fero tanto bene, come parea loro che fuffe il vederci^ quando fummo arriuati: quei che ve niuano con noi faccheggiarono gliahri: iquali perche già fapeano l'ufanza,auanti che arri- uaffimo haueano nafcolte alcune cofe.& dipoi che ci hebbero riceuuti, con molta fefta OC al legrezza trafler fuori quello che haueano afcofo,cV ce lo apprefentarono,& quefte erano co rone,Magra,& alcuni ligazettid'argéto. Noi fecondo l'ufanzanoftra le demmo fubito tut te a gl'Indi che veniuano con noi,cY cofi dato che ce l'hebbero cominciarono i balli cV le fe- fte loro,cY mandarono a chiamare altro popolo che era quiui preno,perche ci veniffero a ve dere,i quali fui tardi venner tutti,cV ci portarono corone,archi,cY altre cofette,che noi pure diuidemmo tra queglialtri.cY il di feguente volédoci partire ciafeuno ci voleua menar da gli amici loro che erano alla punta delle montagne , dicendo che quiui erano molte cafe cV gen tàM che ci darebbon molte cofe: ma per effer fuori del viaggio noftro , non volédo andarui aurimenti,et pigliamo la via g la pianura vicina alle montagne lequali credeuamo,che non doueffer'effer lontane dalla cofta * Tutte quelle gente fono molto trifte, 8C teneuamo p me- glio d'attrauerfar la terra,perche la géte che fta più in dentro,è meglio códitionata, OC ci trat terebbono meglio,cY teneuamo per certo,che troueremmo il paefè più popolato , & di mi- glior foftentamento.& vltimamete lo faceuamo ancora, perche attrauerfando la terra vede- vamo più particolarità , perche fé a Iddio noftro fìgnore foffi piaciuto di cauar di quel paefe alcuno di noi,cY códurci in terra di Chriftiani,ne poteffimo dar nuoue cV relatione,^ vede do gl'Indi che noi erauamo determinati di non voler andare ond'efìfi voleano,ci differo che Per donde noi voleuamo andare,non vi era,ne gente ne,Tune,ne alcuna altra cofa da man- giare,^ pregaronci che ci fteffimo quiui quel giorno et cofi facemmo. Alfhora elfi tnmd^ fono duoi Indi perche cercaffero gente per quel cammino che noi voleuamo fare,cV »£ <"k* guente ci par timmo,menando con effo noi molti di loro,et le donne andauano cariche dac am.dC era tanto grande tra loro l'autorità noftra,che niuno non ardiua di bere lènza noftra n . licenza» ' R.ELATIONE 3*5 •#. h'ccnza^Due leghe diquiuimcontrammo gl'Indi che erano andati a cercar gente,cV ditte-* re che no ne trouauano,di che glialtri moftrarono d'hauer difpiacere, St" ci tornarono a pre- gare cheandaffimo per la montagna» Noi non lo volemmo fare,cV elfi vedédo la volontà noitra.fi fpedirono da noi benché con molto lor difpiacere , & lungo il fiume all'ingiufo fé ne tornarono alle cafe loro.St" noi camminàmo lungo il fiume in fufo , OC indi a poco incon trammo due donnole quali erano cariche.cY come ci viddero fì fermarono,6Y difearicaron- fi , & ci portarono di quello che haueano , che era farina del lor frumento , cV ci dittero che auanti in quel fiume troueremmo molte cafe, cV Tune, cV di quella farina, & cofi cifpe- dimmo da Ioro,che andauano a quegl'Indi onde noi erauamo partiti* Andammo infino a pofta di fole 3 cV arriuammo ad vn popolo di xo cafe,doue fummo riceuuti piangendo cV co gra difpiacere , perche già haueano intefo,che ouunque noi arriuauamo eramo fàccheggia ti da coloro che veniuano con noi , Ma come ci viddero foli perderono la paura cV ci diede- ro Tune cV non altra cofa,ftemmo quiui quella notte, cV all'alba quegl'Indi che ci haueano lafciati il di auanti,diedero nelle cafe loro, cV cogliédoli fprouifti cV ficuri tolfer loro quanto haueano fenza che potettero afeonder cofa alcuna < Di cheefll pianfero molto,cV i rubatori g confolarli dittero che noi erauamo figliuoli del fole,cV che haueuamo potere di fanar gl'in iermi dC d'ammazzarli^ altre lor mézogne maggiori di quefte, come etti fanno dire mol to bene quando veggono chelor bifognino.cV foggiunfero che ci menaflero con molto ri- lì fguardo, cV haueffer cura di non offenderci , nedifobedirci,in alcun modo,& che ci dettero quanto haueano 5 cV procuraffero di menarci doue fatte molta gete,cV che doue noiarriuaffì mo 5 effi rubattero OC faccheggiaflero tutto quello che glialtri haueano, perche cofi era vfan-« za . dC cofi doppo l'hauergli informati 8>C ammaeft rati di quanto doueano fare , fé ne ritor- narono,& ci lafciaron con quelli:! quali tenendo bene a memoria quello che coloro hauean detteci cominciarono a trattare con la medefìma riuerenza cV rifpetto che glialtri, cVfum^ mo con effi tre giornate^ ci menarono dou'era molta gen te,& auanti che arriuafiimo,die dero auifo a coloro come noi andauamo , cV dittero di noi tutto quello che glialtri hauean loro infegnato, cV vi aggiunfero molto più, perche tutta quefta géte Indiana è molto amica di nouelle,& fono gran bugiardi,cV tanto più quando vi va qualche loro interefle.Quando noi arriuamo vicino alle cafe,vfci tutto il popolo a riceuerci con molto piacere et fefta,c\T tra le altre cofe,duoi de'lor fìfici ci diedero due zucche, cV d'allhora in poi cominciamo a portar zucche con noi , cV aggiungemmo all'autorità noftraqueft a cerimonia, che co quelle geti é molto grande . Quelli che ci haueano accópagnati faccheggiaron le cafe: ma eflendo le cafe moke,cV effi pochi,non poteron portarfene ogni cofa,ma ne lafciaron perdere la meta ,et dt qui per le falde del monte ce ne andammo,mettendoci per la terra a dentro più di cinquanta leghe , in fine delle quali trouammo quaranta cafe , 6< tra le altre cofe che ci diedero , hebbe ^ Andrea Dorante vn fonaglio grotto 8c" grande di rame,doue era vn volto intagliato,^: mo f ftrauano di tenerle in grande ftima, dicendo che l'haueano hauuto da altri loro vicini^ di- madatìli donde coloro l'haueflero hauuto,diflero che l'haueano portato di verfo la tramena tana, cV che quiui valea molto , cV era tenuto in molto pregio ♦ Noi conofeemmo che douunque fufle venuto , douea quiui efler l'arte di fondere , cV di tragittare.cV con quefto ci partimmo il di lèguente, cV attrauerfammo vn mote di fette leghe: & le pietre che vi erano, eran di fchiuroa di ferro, & la fera arriuamo a molte cafe , che eran pofte alla riuiera d'un va^ ghiflimo fiume, dC i fignori di quelle vfeirono a mezza ftrada a riceuerne co lor figliuoli in ì>raccio,6t" ci diedero molti ligazetti d'argéto, & d'Antimonio macinato,col quale effi s'un gono il vifo,et diederci molte corone,et molte mate di vacca, cV caricarono tutti quei che ve niuano coti noi,di quanto etti haueano : mangiauano Tune, & pignuoli,fono per quei luo ghi Pini piccioli,le cui pigne fono come vuoua piccole,ma i lor pignuoli fono migliori che quei di Gattiglia , perche hanno le feorze molto fottiIi,cV quando fon verdi li macinano dC ne fanno pallette , OC fé fono fecchi li macinano con le feorze cV li mangiano in poluere . fi£ quei che quiui ci riceueano , come ci haueano toccati fi voltauano correndo verfo le lor cafe cV fubito ritornauono verfo di noialtri , cV cofi non refhuano di correre andado dC venedo di continuo : 6C in quefta guifa ci portauano molte cofe per il noftro camino. Qui mi mena-* fono vn'huomo , cV mi dittero che era molto tempo che era flato ferito d'una frezza nella (palla dritta^ hauea la punta deUafrezza fopra il core , cV dicea che gli daua molta pena, $C cht :;?;,' <>. ; v Vi: > ' li! 'i ,i >*'i' \,- « I ili '^ Militi '* '<■ , . l, ;, i %:. '" v* , m'f h ii< ,. xm *'*}Mn${^ m •'Vi' Mi Stri-"*.. ■•; : k t DI ALVARO NVNEZ die per quello ftaua fempre infermo» Io lo toccai,cV fentfj la punta della frezza,cV conobbi I chela teneua attrauerfata perlaternilla,cYcon vncortello ch'io haueuo gli tagliai la carne cY aprigli il petto infino a quella parte,doue viddi la puta attrauerfata,cY viddi che era mol to malageuole a cauarfi, tornai a tagliar piu,cY ficcai la piita del cortelIo,cY co gran trauaglio finalmente la canai , che era molto lunga , cY con vn olio di ceruo vhndo l'uheio mio di me dicina gli diedi duoi punti , cV quando io hebbi cauata la punta,me la dimandarono , cY fi la donai loro , cY il popolo corfe tutto a vederla , cV la mandarono per la terra adentro , perche tutti coloro la vedeffero v cY per quello fecero molti balli cY feite come fono vfati di fare , cY indi a duoi giorni io tagliai i duoi punti allindo , cY fu fano , dC diffe che non fentiua dolore ne noia alcuna, cY'queita cura ci diede tra loro tanto creditojper tutto quel paefe,quanto mai da loro fì porcile cY fapeffe filmare» Moflrammo loro quel fonagliocheportauamo,cYci diiTcro , che nel luogo doue quei fi faceano , erano molte lamine di quelle fotterrate , cY che quel fonaglio tra loro era cofa di molta ftima,cY che iui eran cafe fabricate,cY quello credem rvio noi che fuffe il mare del Sur,di che fempre hauemmo notitiz che quel mare era più ricco che quello di Tramontana.Da coftoro noi ci partimmo,èY andammo per tante forte di gen te,cY tanto diuerfe lingue,che non baila memoria d'huomo a raccontarle, cY fempre lun pò polo faccheggiaua l'altro , cY cofi quei che perdeano , come quei che guadagnauano, rima- neano contentiffimi. Menauamo tanta compagnia, che in niuna maniera ci poteuamo va lercon effi» Per quelle valli onde paffauamo ciafeun d'effi portaua vn barione lungo tre E palmi , dC andauan tutti in ala , cV fallando alcuna lepre, che per quel paefe ne fono molte, lìntorniauano fubito 6C cadeano tanti baftoni fopra di lei , che era cofa marauigliofa , cY in quella guifa la faceano andar dall'uno all'altro, che per mio auifo era la più bella caccia che fi poterle imaginare,perche alcune volte elle veniuano infino alle mani: 5C quando la notte ci ìermauamo, erano tante quelle che ce ne hauean date, che ciafeuno di noi altri ne portaua otto d dieci,cY quei che portauano archi , non compariuano tra noi altri , ma fé ne andaua» no feparati per la montagna a cercar cerui, cV la fera quando veniuano ne portauano per eia jfCun di noi cinque d fei , dC molti vccelli 6C quaglie,cY altre cacciagioni, cY finalmente quan to tutte quelle genti prendeano , ce lo metteano inanzi,fenza che elfi ardiffero di pigliarne ne toccarne perle fletti alcuna cofa,ancor che ù moriffero di fame , che coli l'haueano in co^ fiume da che veniuano con noi altri , fé prima noi no lo benediceuamo.Le donne portaua^ fio molte ftuore , delle quali ci faceuano cafe,a ciafeuno la fua feparatamente ,dCcon tutta la gente conofeiuta da lui» cY quando ciò era fatto , noi comandauamo che fi arrofiiffero quei cerui^cV quelle lepri , OC tutto quello che hauean prefo» lidie Ù facea molto prefto in alcuni forni che a tale efletto elfi faceano ♦ cV di tutte noi pigliauamo primieramente vn poco dC i! rimanente dauamo al principale della gente che lo fpartilTe tra tutti loro , cY come ciafeuno hauea hauuta la parte fua,fe ne veniuano a noi che la foffiaffìmo, cY benediceffimo,che altri menti non haurebbono hauuto ardir di mangiarne i cY molte volte menauamo con noi tre F dC quattro-mila perfone,onde era molto il trauaglio noftro d'hauere afoffiar cY benedire il mangiar cY bere di ciaicun di loro , OC d'ogni altra lor cofa che volean fare, ci veniuano a di- mandar licentia^che fi può confederare quato fuffe il faftidio che ne riceueuamo. Le donne ci portauano dauàti le Tune,i ragni,i vermi cV tutto quello che poteano hauere , percioche fé ben fi fuffero morte di fàme,non haurebbono mangiato cofa alcuna , che non l'haueffero hàuuta di noftra mano» cY cofi andando con coftoro paffammo vn gran fiume,che veniua dalla parte di Tramontana,cY pallate alcune pianure di 3 o leghe, trouammo molta gente, che molto di lontano veniua a riceuerci,cY vfeiuano alla Via onde noihaueuamo da parlare, & ci riceuerono nel modo che hauean fatto glialtri» di qvi auanti tennero altro modo di riceuerci in quanto al faccheggfarci» Percioche coloro che vfeiuano alla ftrada a portarci alcuna cofa , non erano faccheggiati da quei che veniuano con noi, ma dipoi che erauamo entratinelle cafeloro da fé fteflì ci offeriuanc* quanto haueano, éc le cafe ancora» Noi dauamo tutto ài principali chela diuideflero tra loro»ÒY fempre quei che rimaneuano cofi fpogliati , ci feguitauano , onde ci crefceua molta gente per fodisfarfi della lor perdita»cY diceano a glialtri che fi guardafferodi non afeonder cofa alcunaiperche non potea elTere che noi non lo fapeffimo , cV faremmoli morir tutti di (ubi tOierano tanto grande le paure che loro metteano, che i primi giorni che ftauano con noi, RELATIONE 3*6 A noi,ftauan Tempre tremando,cY fenza ardir di parlare ne d'alzar gliocchi al cielo.Coftoro ci guidarono per più di cinquanta leghe di paefe diferto,et montagne molto afpre^ per effer tato fecchc no vi era caccia alcuna,onde fopportamo molta fame. Alla fine pattati vn fiume molto grande che l'acqua ci daua fino al petto, cominciarono molti di quei che veniuano con noi a lametarii per la molta fame,cY trauaglio che haueano patito , per quelle mòWne le quali erano eftremamète afpre cV trauagiiore i Coftoro medefimi ci menarono ad alcune pianure, m fine di quelle montagne, vennero molta gf tè di lontano a riceuerci come i palTa n,cV diedero poi tanta robba a quei che erano con noi, che per non poterla portare ne lafcia rono la mcta,cY noi dicem mo a quegl'Indi che Ihauean portatale fé la ripigliatfero, «che non fi perdeffe,c\: effi ci nfpofero che per niente non Io farebbono, che non era vfanza loro dipoi che vna volta haueano offerta la cofa,ritornarfela poi a pigliare,et cofi la lafciaron per dcre, A coftoro noi dicemo che voleuamo andare verfo doue il fole lì colca, ÒV ci differo che per quei luoghi ftaua la gente molto lontana t Noi comandammo che mandaffero a far loro intendere come noi andauamo,& efli,fì feufarono come meglio poterono,dicendo che co- loro eran loro nimici,cV che non hauerebbon voluto che noi vi foflìmo andati, ma non ha- uendo ardimento difarcontra la volontà noftra vi mandarono due donne, l'una loro cV l'altra che di que'Ior nimici teneano prigione i Et mandaron qfte perche le donne poflono. negotiare fé ben tra gli huomini è guerra.^ noi le feguimmo et ci fermamo in vn luogo do B uè era determinato chel'afpettaffimo,ma effe tardarono. 5*giorni a tornare,cY gl'Indi dicea- no che nò doueano trouar gé*te,Noi dicémo che ci menaffero verfo la tramotana, cV ci rifpo fero il medeiimo , ciò è che per quei luoghi non vi era gente fé non molto di lunge cY che non vi era che mangiare , ne vi fi trouaua acqua , cV con tutto quello noi ci oftinamo cV di- cerno che di là voleuamo andare,cV effi tuttauia fi feufauano del meglio modo , che poteua- no:cY per quefto noi ci fdegnammo,et io vna notte me ne vfcij a dormire in campagna fepa rato da effi , ma fubito effi vennero doue io ftauo, cV tutta la notte non dormiron mai , con molta paura, cV parlandomi cY dicendomi che non fteffimo più in colera che fé bene effi fufler certi morir fra via ci menerebbono doue noi voleffimo JMoi altri fìngeuamo tuttauia di ftar colenchiA gchela paura loro non fi leuafle,auenne vn cafo molto ftrano,cio e v ehe in. quel giorno medefimo s'infermarono molti de'loro, dC il di feguente ne morirono otto. Onde per tutto il paefe doue ciò fi feppe prefero tanta paura di noi,che vededoci pareua che moriliero di paura. Ci pregarono che non fteflimo più in colera,cV che non voleffimo che de'loro ne moruTero più, tenendofiper cofa certa che noi altri gliammazzaffimofolaméte col volere. Ma certamente noi di ciò haueuamo tanto difpiacere, che non fi potrebbe dir, più, percioche oltre il vedetli morire,che pur ci douea difpiacere,temeuamo che non fi mo, riller tutti cV ci lafciaffer foli per paura , cY che tutti glialtri di quiui auanti ci Éktg&smmuA dendo quello che a coftoro fotte auenuto. Pregammo Iddio fìgnor noftro, che ci rimediaf fe,cV coli cominciarono a nfanar tutti quei che s'erano ammalatici vedemmo vna cofa mot to marauigIiofo,aoe che i padri,fratelli,cV le moglieredi quei che morirono,haueano gran diiiimo dolore ài coli vederli, cV dipoi che erano morti,non moftrarono alcun fegno fido glta,ne li vedemmo piangerete parlar lun co l'altro,ne fare alcun altro fegno , ne ardiuana d apprettarli loro fin che noi comandammo che li fepellnTero: cY per più di quindici giorni che ftemnio con eflo loro,non vedemmo mai che l'uno parlaffe con l'altro,ne ridere ne pian gere alcun fanciullino de'ioro,anzi gene vna piafe, la portarono molto lontano di quiuiret con alcuni denti di forzo acuti gli dierono de tagli da gl'humeri infino allégambe,cY io ve dendo qita crudeha,cY fdegnatomene Rimandai perche l'hauefiero fatto,cY mi nfpofero, n caltigarla per hauer'ella pianto dauan ti a me * Tutte qfte temenze che effi haueano di noi,Ie metteano ancora a tutti quei che veniuano nuouamentea conofcerci,accioche ei deflero quanto haueano perche fapeano che noi non prendeuamo nulla per noi -, ma dauamo ogni cola a loro.Quefta fu la più obediente gente cY di miglior conditione di quanta ne trottam- mo per tutto quel paefe,cY communamente fono molto difpofti . Rihauuti cY rifanati quei che langunjano,cY effendo noi flati quiui tre giorni, arriuaron ledonne che haueuamo mandate , cV dittero d'hauer trouata molto poca gente,perche tutti erano andati alle vacche che già era il lor tempo , Noi comadammo a quei che erano flati infermi che fi rimaneflero, CC aqueicheftauanobe.ne,cheyeniffero con eflo noi; & che due giornate di là, quelle due dònne l./'V •i? •' ■ j '",','lij, '; ''V . ■ «, ' l'i ''il;. '". >! ;*W'"' i: r li ' h !':,,■', l' ; tó ' r'ì u U 'Ili! '"S L; V lì' :' ' i wu ;ff il •,, ' I ■ il ' ' | " t't li : ' ■ ' -'',"''ì : ' " ;:0';;^.ì *i Hit ; i te iì'v è: ■■;%. ■ k* 't ., i i . 1 il \lì !.iu • '■A : !;'ì:r ; 'i , i' 1 dileguine DI ALVARO NVNEZ donne andrebbono con duoide'noftria far'ufcir gente alla ftradachecirfceueflero.cVcofi 1 la mattina feguente tutti'quei che erano più gagliardi,partirono con noi 3 2c" a tre giornate ci fermammo,c\: il di feguéte parti Alonfo del Cartiglio , cV Efteuanicco il negro inflemecon quelle due donne per guida,cV quella che di loro era prigione.li meno ad vii fiume che cor reua per entro vna montagna, doueftaua vn popolo, tra'quali era il padre dilei,SC quefto fu rono le prime cafe che vedeiTimo,lequali hauellero forma cY maniera di vere cafe . Quiui ar riud Cartiglio cV Efteuanicco,cV doppo l'hauer parlato con quegli Indi in capo di tre gior^ ni torno Cartiglio doue ci hauea lafciati , cV meno cinque ó ki di quegli Indi , & dilTe come Frigidi e hauea trouate cafe di gente,c\: di fabrica,cY che quella gente mangiaua frigidi dC zucche, dC j. a L!fl c Ì e vl hauea veduto Maiz.Quefta fu la cofa che più d'altra del mondo ci rallegro, cV ne redemo infinite gratie a noftro fignore Iddio , cV diffe che il negro verria con tutta la gente di quelle cafe ad afpettarci nel cammino quiui vicino,cY per quefto noi ci partimmo, cY andati vna le gajcV mezza incontrammo il negro,cV la gente che veniua a riceuerne , cV ci diedero frigio li cV molte zucche per mangiare dC per portar'acqua,&: mante di vacca cV altre co fé, cY per-- che quefti erano nimici , cY non fi intendeano,noi ci partimmo da i primi,dando loro tutto quello che coftoro ci haueano dato,6Y andammo con queft'altri,cY indi a fei leghe,che già fi facea notte,arriuammo alle cafe loro , ma ne haueano fatte dell'altre per noi ♦ Quiui ftemmo vn giorno, cY il feguente ci partimmo,menandoli con noi ad altre cafe fabricate doue maiv giauamo quello medefimo che loro mangiauano* Et dapoi per il tempo auenir era vn'altro '. vfo,che quelli che fapeuano della noftra venuta,non ne vfeiuano all'incontro alle ftrade co- me faceano li alternagli trouauamo nelle cafe loro, cY ne teneuano fatte altre g noucY ftaua no tutti affiii,cY tutti teneano volto il vifo verfo la parete,con le tefte baile, &£ co i capelli da- uanti a gliocchi, cY tutta la robba loro ammontonata in mezzo alla cafa, cY di qui auanti av Blindarono a darcimolte mante di cuoio , cV non haueano cofa che non ci defiero ♦ è gente di miglior corpo di quante ne vedemmo , cY di maggior viuacità cY ageuolezza, fe,cY ne lo pregaffimo,cY cofi promettemmo di farlo. Volemmo fimilmente fapere , onde haueflero portato quel Maiz che haueano, cY ci diifero che l'haueano hauutoda donde il fole fi colca,doue n'era per tutto il paefe,ma il più vicino era per quel cammino.Dimandam moli per qual via noi andremmo bene a quella volta, perche noi voleuamo andarui , 8C che ci informaffero del viaggio: cY ci differoche il cammino era per quel fiume infufo verfo Tramontana*cYche per diciaffette giornate non troueremmo alcuna cofa da mangiare fuor che certi frutti d'alcuni arbori che chiamano Sciacan,cY nafeono tra le pietre, cY ancor dop- po fatta tal diligenza , non fi poteua mangiare, cofi era afpra cY fecca»cY ciò era vero, perche quiui ce ne moftrarono cY non ne potemmo mangiare,cY ci diifero ancora, che fin tato che noi andafìTimo lungo il fiume, andremmo fempre tra gente che erano nimici loro 3 cY parlai uano la medefima Iingua,cY che non haueano cofa che darci da mangiare, ma che ci riceue>» riano di molto buonavoglia , cY che ci darebbono molte coperte di Bombagio cY cuoi, 6C altre cofe di quelle che elfi haueano , ma tuttauia lor parea che per niuna maniera noi no pi gliafllmo quel camino* Dubitando noi quel che doueflTimo fare , èY qual via prendere che più fuffe al propofito cY vtil noftro, c'intrattenemmo con coftoro duoi giomuQC ci dauano da mangiar frigioli cY zucche Jl modo col quale le cuocono e tanto nuouo, che l'ho voluto fcriuere in quefto luogo , perche fi veggia cY conofea quanto diuerfe cY ftrani fono gl'inge-» gni cY l'induftrie degli huominuEffì non hanno pignatte, èY per cuocere quello che hanno da mangiare,empiono mezza cocozza grande d'acqua,^ nel fuoco mettono molte pietre di quelle Indi delle Tacche. RELATIONE 327 i ài quelle che più agèuolmente s'incendono , cV quando le veggono infocatale pigliano co alcune tanaglie di legno cV le gittan in quell'acqua nella zucca fin chela fanno bollire , con quel fuoco di quelle pietre,&Y quado veggono che 1 acqua bolle, vi buttano quello che han- no da cuocere , &C in tutto quello tempo non fanno fé non cauare vna pietra OC mettere l'al- tra intocata 3 per far che l'acqua bollai la co fa che vogliono,fi cuoca» passati duoi giorni , che quiui erauamo fiati, ci determinammo d'andare a trouare il Maiz , cV non volemmo feguire il cammino delle vacche , perche e verfo Tramontana, OC quello per noi era troppo gran giro , perche fempre tenémo per fermo , che andando verfo ponete crolleremmo quello che defiderauamo,6Y cofi feguimmo il viaggio noftro , cV altra «erfammo tutta la terra,finche vfeimmo al mar del Sur d'Oftro,cY non baffo a diftorcene,il timore che ci haueano pofto della gran fame, che haueuamo da paflare, come veramen tela pattammo g tutte le diciaffette giornate che ci haueano detto» Per tutte quelle del fiume in iufo,ci diedero molte mante di vacca , cV non mangiammo di quei lor frutti,ma il fofknta- mento noftro era ogni giorno vn pezo di graffo di ceruo grade quanto vna mano , che per qfìaneceffita v procurammo d'hauer fempre, Secoli parlammo tuttele i7»giornate,etinhne di quelle attrauerfammo il fiume, cVcamminammone altre diciaffette a ponente per alcune pianure , cV tra alcune Montagne molto grande chevifi trouano , cV quiui trouammo vna gente che la terza parte dell'anno non mangia fé non alcuna poluere di paglia , 8C per efler rndi che quel tempo quando noi vi paffamin o, ci co nuenne mangiarne anco a noi,fìnche finite quel j? lor cibo le giornate trouammo cafe ftabili,doue era gran qualità di Maiz, cV di quello cV di farina ci man S iano diedero affai , cY zucche , cV frigioli & mante di bambagie* di tutto caricammo coloro che SiT **' quiui ci haueano condotti, cV fé ne ritornarono i più contenti del mondo* Noi rendemmo ° moke gratie a Dio d'hauerci condotti qumi,doue haueuamo trouato tanto foftentamento* Tra qite cafe ve ne haueano alcune che erano di terra,& tutte l'altre fono di ftuore,cVdi qui- ui pattammo più di cento leghe di paefè, cV fempre trouamo cafe cV ftabili, dC molto foiìen^ lamento di Maiz, ^frigioli: ÒV dauanci molti cuoi di Cerui,cY mate di bambagio miglior» che quelle della nuoua Spagna, Oc dauanci molte corone,& di certi coralli che nafeono nel mare del Sur, molte Turchine molto buone,che vengono di verfo Tramontana ^final- mente ci dieder quiui quato haueano, cY a Dorante diedero fmeraf di conci in punte di frez ze,cV con quelle frezze effi fanno i giuochi cY le fefte loro,cV parédomi ch'elle fuffero mol- to buone, gli dimandai ondel'haueiIerohauute,cV mi dittero che le portauano d'alcune Montagne molto alte che fono verfo la Tramon tana, cV che le comperauano a baratto di pennacchi cV penne di Pappagalli, cV che quiui era popolo di molta gente & di cafe molto grandi. Tra coftoro vedemmo le donne più honeftamente trattate, che in niun'altra parte dell'India che haueffimo veduta» Portano alcune camicie di bombagio infìno al ginoc- chio,cY fopra di quelle, certe mezze maniche d'alcune faldiglie di cuoio di Ceruo fenza pe lo , che toccano fino in terra,cY le in faponano con certe radici che nettano molto , cV cofi le tengono molto ben trattate.fono aperte dauanti & allacciate con alcuni naftri » Vanno cal- zati con fcarpe» Tutta quella gente veniua da noi che li toccaffimo cV benedicefììmo , dC erano in ciò tanto importuni che ci dauano molto fafìidio,perche infermi cV fani , tutti vo- leano andarfene benedetti: accadeua molte volte,che delle donne che veniuano con'noi al- tri,alcune ne partoriuano , & fubito nate le creature,» le menauano accio che le benedicef- Cmo cV toccammo» Ci accòpagnauano finche ci lafciauano con altra gente,cV tra tutti qfti popoli fi tenea g cofa molto certa, che noi veniuamo dal cielo , gcioche tutte le cofe che effi non hano & non fanno onde vengano,dicono che fono difeefe dal cielo» Fra tanto che con coftoro noi andammo,camminammo tutto il giorno fenza magiar fino a notte, cY mangia uamo tanto poco,che fi fpauentauano di vederlo» Non ci conobbero mai fianchi, ÒY vex^ mente noi erauamo tanto auezzi al trauaglio , che non ci fiancammo quafi mai. Haueua- mo con effo loro molta auttorità,cY grauita,cY per conferuarcela parlauamo loro poche voi te» 11 negro era quello che parlaua fempre, cYs'informaua del cammino che voleuamo fa- ldelle gena-che vi erano,et d'ogni altra cofa che voleuamo fapere»Paffammo per gran nu mero cY diueriira di lingue , cV con tutte noftro fignore Iddio ci fauoriua , per che fempre ci intefero ,&C noi intendemmo loro , cY gli domandauamo per fegni,cY effi ci rifpondeuano come fé effi parlaffero la lingua noftra,cY noi la loro » Percioche quantunqne noi fapeffimo lei hngue,no poteuamo valercene con tuttoché trouammo più di milk differentie di lùv g«agg* ■il,;* ÀI fi 'l ■' IKK'] ! T ***«« '.■ 8 ir ii i DI ALVARO NVNEZ guaggi* Per tutti quei paefi coloro che haueano guerra tra effì , fi faceano fubito amici per venirci a riceuere,cY portarci quanto haueano., ÒY in quefta guifa gli Iafciamo tutti,cY dicem mo loro per fegni , che ci intendeano , come nel cielo era vn'huomo che chiamano Iddio, i! quale ha creato il cielo cV la terra , cV che effo adorauamo cV teneuamo per fìgnore noi altri, cV faceuamo quello che ci comandaua , cV che di (uà mano vengono tutte le cofe buone ', òC che iè efìì fàceffero come noi,fe ne trouerrebbono molto bene, cV cofi bene le trouammo di fpofti, chefehaueffimo hauuta lingua da farci intendere perfettamente,glihaueremmo la>- fciati tutti chriftiani* Quefto demmo loro ad intendere il meglio che potemmo,et di li auan ti fempre che leuaua il (o le con molti gridi alzauano le mani al cielo , cV poi fé le menauano per il corpo loro , cYjl medefimo faceano quando il fole fi colcaua* e gente ben conditiona^ ta,cV acconcia a feguir qual fi voglia cofa buona* nel popolo che ci diedero gli fmeraldi , diedero a Dorate più di (ci ceto cuori di Ceruo aperti,de'quali elfi tengon fempre grande abodanza per foftegno loro,cY per quefto li chia marnino il popolo de'cuori. Per quefto paefe s'entra a molte prouincie che ftanno al mare del Sur , cV fé quei che vi vogliono andare,non entrano di qua , fi perdono , perche la cofta non ha Maiz,cY mangian poluere di biete d>C di paglia,cY di pefce che pigliano in mare con zattere,perche non hanno Canoe ne barcha alcuna* Le donne cuoprono le parti loro ver gognofe con herbe cV pagliai gente molta dappoca cV trifta.Crediamo che vicino alla co* *ìta per la via di quei popoli che noi menammo fieno più di mille leghe di paefe popolato,et hanno molto da viuere , perche feminano tre volte l'anno fafuoli cV Maiz* Vi fono tre forti di Cerui , l'una grande come manzi molto grandi di Cartiglia* Di tutta la gente le cafe da ftantiare fono capane:hànoveneno,cYqfto e d'una forte d'arbori della gradezza di poma ri*cY non bifogna fé non cogliere il frutto,et vngere la frezza con effo,cY fé non ha frutti ne rompono vn ramo,cY con certo latte che ha,fanno il medefimo* Vi fono molti di quefti ar bori che fono tanto venenofL,che fé le foglie loro Ù peftano in qualche acqua raccolta 8>C no corrente, tutti i Cerui cV qual fi voglia altro animale che ne beua , fubito crepano : con que^ fio popolo ftemmo tre di,cY indi ad vn'altra giornata,ne era vn'altro, doue ci piouero tante acque , che per effer molto crefciuto vn fiume che vi era , noi non lo potemmo parlare, cV ci intrattenemmo quiui quindici giorni* In quefto tempo Cartiglio vidde al collo d'un'Indo vna fìbia di cintura di fpagna , cV con quella cucito vn chiodo da ferrare: gliela tolfe , 6V di^ mandamogli che cofa era quella, cY rifpofero che era venuta dal cielo,cY dimandatici l'ha^ «effe portata , rifpofero , che l'haueano portata alcuni huomini che portauano barba come noi che erano venuti dal cielo,cY arriuati a quel fiume co caualli portauano lanze, cV fpade, cV haueano paffati con la lancia duoi di loro. Noi più diffimulatamete che potémo gli do^ madamo che fuffe poi fiato di qgli huomini, cV ci rifpofero che fé ne erano andati al mare,et eh e haueano pofte le lacie fotto i'acqua,cY che ancor'efTi s'erano pofti fotto l'acqua, cV dipoi gli haueano veduti andar g fopra l'acqua verfo doue il fole fi colca* Noi ringratiamo molto noftro fignore Iddio per quello che intenderne , perche già erauamo fuor d'ogni fperanza d'hauer più nuoue di Chriftiani,cY d'altra parte ci vedemmo in gran confufione cV dispiace re , credendo che quella gente non faria fé non alcuni che erano venuti per lo mare a difov prire* Ma al fine hauendo cofi certa nuoua di loro, affrettammo più il noftro cammino,cY fempre trouauamo più nuoue di Chriftiani , cY noi altri diceuamo che andauamo a trouar quei chriftiani per dir loro che non gli vccidefTero,ne li faceffero fchiaui,ne li toglieffero dal le terre loro , ne lorfacefferoalcun'altro male, di che elfi haueano gran contentezza. An^ dammo per molto paefe,£Y tutto lo trouammo dishabitato , perche i paefani fé n'andauano fuggendo per le montagne fenza hauer'ardimento di tener cafe,nelauorare per tema de Chriftiani*Ci diede gran difpiacere vedendo il paefe molto fertile, cY molto bello,cY pieno d'acque cY di fìumi,cY vederli poi cofi folitarfj cY bruciati, cY la gente cofi debole et inferma fuggita cY nafeofa tutta , cY perche non feminauano , con tanta fame fi manteneuano folo con corteccie d'arbori cY radici. Di quefta fame patimmo noi la parte noftra in tutto quefto camino,rjche mal ci poteuano prouedere ftando tato mal codoni, che parea che fi voleffero morir tutti* Ci portarono coperte cY pater noftri,lequaliefTi haueano afeofe per tema de Chriftiani,cY ce le donarono, cY ci raccontarono come altre volte i Chriftiani erano entrati per qual paefe , eY haueano diftrutto,cY bruciati i popoli , cY portatofene la metà degli huo- mini dC tutte le donne cY fanciulli , cY quei che haueano potuto fcampare dalle mani loro andauano RELATIONE A andarono fuggendo. Noi vedendoli cofi impauriti che non s'afììcurauano di fermarti m « ^dVti'o ^ V m ° nre5ll , Che l0r ParCa me § h ° Che af P ettare d ^^ ^« -^ tratr^ò tan" ta crudeltà come fino a quel tempo: cY moftrauano grandiffimo piacer con noi ah ru Ancor *he,temaiamo 3 chearriuati noi a quei che ftauano alle frontiere & in guerra co i Chndimi tJT£ t0alddlod f ndurcidouc elfi erano cominciarono a temerci 3C riuerirci cornei paffati & ancora qualche cofa di pm,di che noi reftamo non poco marauigliatùonde chTara *£*** viddediequefta genteper effer tratriafàrfiarilfiam'&obedSnrialIalSiMS dognaltia. dottoro a menarono a vn popolo che fta alla fommità d'una montagna 6Vvi temenza de Chriftiani* Ci nceuerono molto volentieri & ci diedero quanto haueano 3? ueanofeguiticVcondottihnla^ildifeguentefpedimmoquattromeffaggieripe^ ZoiT^^^^ E°f l r tan ° dl qU Ì U1 tte Sanate: & fatto quefto , il di feguente ci partimmo i ™£! r? I ?£ en . t £ hc qU1U1 era ^ fen, P re trouauamo traccia 8c fegnali doue haueano dor^ J mito Chriiiiam.c* a mezzo giorno trouammo i noftri meffaggieri che ci dilfero che nò ha ueano trouata genterelle tutti andauano per li monti afeofì dC fuggendo, perche li Chri. forni : non gli ammalerò eccederò fchiaui:6Vchela notteptflata haSeano vedutii limitami tendo effi di dietro a certi arbori guardando qllo che feceano,et viddero che me nauano alcuni Indiani in catena,* di quefto fi alteraron molto quei che veniuano con effo noi 5 et alcuni d elfi fé ne ritornarono per dare auifo per il paefe.come i Chriftiani veniuano, « mo.to più haurebbon fattole noi altri non haueffimo Ior detto che non lo faceilero di che non haueffero paura & con quefto s'afficurarono 8C n'hebbero molta contentezza^ niuanoalloraconnoiJndidipiudicentoleghelontanidiquiui^nonpoteuamofarcon colore .che ^ ne ntornaffero alle lor cafe 3 & per afficurali dormimmo quiui quella notte cY i altro di cammammo 8C dormimmo fra via , cV il di feguente quei che haueuamo mandati per meiìaggien ci guidarono doue haueano veduti i Chrilìiani, cY arriuati all'ho» del ve. Ipro, vedemmo chiaramente che hauean detto il vero.cV conofeemmo che le genti erano a cauaUo E h pah doueerano feti attaccati i caualli. Da quefto luogo , che fi chilma il fiume di Petutan , infino al fiume doue arriud Diego di Guzma.puo eflere fino a doue fapemmo de Chnf tiani,da ottanta leghe,et di la al popolo doue ci colfero l acque,dodici leghe A d'ili * a £; e haue p uamo chia «*f *t Cuori, cinq 3 leghe, cV di quiui fino al mare del Sumera no dodic, leghe Per tutto quefto paefe 3 ouunque fi trouano m ontagne,vedemmo gran mo ftre^regnidoro^iferro^Anumon^ ZnH'h € VTt C l ld °> chediG f nnar0 vi fa caldo grande. Di quindi verfo il mezzo giorno del paefe dishabitato mfmo al mare di Tramòtana 3 e molto fcòmodato paefe cV pò. S aIan ' ÌT* 00 ^ GIIndfcheten § ono ^^fome,&cofiglialtri-nonfanno akuna f orna dell oro>ne dell'argento,ne trouano cofa in che poffa feruire? dipoi che noi vedemmoveftigicertidiChriftianiAmtendemmoche erauamocofi v^rin^ fcSfìh ^a- 5 ^ T ha ? 5 ?° fì PU ° g ,udlcare da ciafeuno che fi rechi a memoria il tepo che noi ftemom quel paefe,cVi pericoli cVtrauagli che vi paffammo. Quellanotteio prega, vno de miei copagni , che andarle dietro a i Chriftiani che andauano g quei luoahi che noi haueuamo accurati, & haueuamo tre didi cammino. Coloro non hebbero caro di ar tale vrhcio , cV fi feuf arono g effer molto fianchi cY affaticati^ ancor che ciafeuno d effi o poteffe fare meglio che io,per effer più gagliardi cV più giouani,nientedimeno io veduta la volontà loro,il di appreffo 3 la mattina prefi con meco il r?egro 8C vndici Indiani , cV per a tracccia che trouano feguendo i Chriftiani paffai per tfe luoghi douehaueano dormito , dC TÌ P UU° gl0m0 Camminai J° le § he ^ «« ^^tina fequente trouai 4 Chriftiani a cauaUo, trn hebbe , r ?f ran ™ r aui g ha di vedermi cofi ftranamenteveftito,cVinc6pagniad'lndi.fte terogyardadomi buona pezza ranto attoniti' che non ardiuano di parlarmi ne di domadar mi cofa t.;:v*::. fi» ' ' ''"'li 1 lìlsli wm; m 1 ! .•Ir. j» ) 1- fi ;:>■::;, ;'ì ; jt; i H ; . , :, , "!!j l'i..'."'»! : ! ''.fi.fiJi.? "' i!,; fct i: ' Si» Sin,.. , '.".<■* in,"/. .. i I ,,>, 31: •'' ' '} 'i\ DI ALVARO NVNEZ mi cofa alcuna*Io diffi lor che mi menaffero doue era il lor capitano, & cofi andarne» mezza Iega,doue era Diego di Alcaraz,cheera il Capitano,èY doppo l'hauergli io parlato,mi diffe che egli ftaua qui molto gduto,gche era flato molti giorni fenza poter prédere alcuni Indi, cV che nò hauea onde andare,perche tra loro cominciaua ad eilerui molta neceffità dC fame» Io gli diffi come di dietro erano rimali Dorante cV Cartiglio , i quali ftauano dieci leghe di quiui con molta gente che ci haueano guidati,^: egli madd fubito tre a cauallo,et cinquan- ta Indi di quei che effì menauano,cV il negro fé ne torno co elfi per guidarli, OC io mi rimati qui,cV lo richiefi che mi faceffe teftimoniale deli'anno,mefe,et giorno che io ero arriuato in quel luogo , dC cofi lo fecero* Da quefto fiume , fino al popolo de'Chriftiani che Ù chiama San Miche S*Michele,che è del gouerno della ^puincia che chiamano la NuouaGalitia,fono*3o*leghe. ** passati cinque giorni arriuarono Andrea Dorante cV Alonfo del Cartiglio con quei che erano andati g efìì,et menauano con erto loro più di ki cento gfone che erano di coloro che i Chriftiani haueano fatti falire a i mòti,cV andauano afeofi per il paefe,cV quei che fin la v erano venuti con noi,gli haueano cauati,cV accòpagnati co i Chriftiani,cV effì haueano fpe li i dite via tutte l'altre genti che fin quiui haueano menati, cV artiuati ou'io ftaua: Alcaraz mi pregd che mandaffimo a chiamar la gente che ftaua alle riue del fiume, cV andauan fuggen- ti : do per li monti,cV che comandaffero che portafler da mangiare , benché quefto non era bi- fogno , perche effi fempre da fé fteiTi ci portauano quanto poteano,&T cofi mandammo fu- bito i noftri meffaggieri che li chiamaflero,cV vennero ki cento perfone , che ci portarono tutto il Maiz che heueano , & portauanlo in alcune pignatte coperte con luto, nelle quali i'haueano nafeofto fotto terra, cV ci portarono tutto quello che haueano di più, ma noi non volemmo pigliare fé non le cofe da mangiare,et demmo tutto il refto a i Chriftiani che fi lo diuideffer tra loro , cV doppo quefto hauemmo molte contck con' effi loro, perche ci volea- ^'|tj; no fare fchiaui quegl'Indi che noi menauamo con noi,et con quefto difpiacere et fdegno,aI partire lafciamo molti archi Turchefchi che portauamo, cV molte bifaccie , cV frezze,cVtra $ I effe quelle cinque di fmeraldo,che non ce ne ricordammo, & cofi le perdemmo* Demmo a Chriftiani molte mante di vacca,cV altre cofe che portauamo, cV hauemmo con gl'Indi mol to trauaglio per farli ritornare alle cafe loro , 8C che fi affìcuraffero , cV feminaffero il Maiz loro*Effi non voleano venir fé non con noi altri , finche ci lafciaffero con altri Indi,com'era I'ufanza,che altrimén fé fé ne tornauano fenza effere lafciati con altri, temeano di morirfi,et i|i venendo con noi non temeano i Chriftiani,Ie lancie loro ♦ Quefta cofa difpiaceua molto a i Chriftiani , cV facean lor dire in lingua loro, che noi altri erauamo de'loro medefimi,che da molto tempo ci erauamo fmarriti & perduti , cV che erauamo gente di poca conditione , dC di poco valore , cV che effi erano i {ignori del paefe , a i quali effi haueano da feruire . Ma di tutto quefto gl'Indi faceano poca d nulla ftima , anzi l'uno con l'altro tra loro diceano che i Chriftiani mentiuano, perche noi veniuamoonde il fole ckc fuore,cVeffi onde il fole il colca,cY che noi altri fanauamo gl'Infermi,et effi amazzauano quei che eran fani,cVche noi andauamo nudi dC {calzi , cV effi veftiti , a cauallo , cV con lancie, cV che noi non haueuamo ingordigia alcuna , anzi tutto quello che ci era dato lo tornauamo a dar fubito ad altri , cV ci ftauamo con nulla,&: i Chriftiani non haueano altro fine che di rubar quanto trouauano,& no dauano mai cofa alcuna a veruno , et in quefta guifa quegli Indi faceano giudicio di noi, cV giudicauano tutte le cofe noftre al contrario di quello che faceano i Chriftiani» Et cofi ri- fpofero loro in lingua di Chriftiani, cV il medefimo fecero intédere a glialtriper vna lingua che era tra loro con la quale ci intendeuamo , 8c* quei che l'ufano chiamamo Primhaitii:la quale trouammo vfata più di quattrocento leghe del paefe doue paffammo, anzi no ne tro uammo altre per tutto il detto fpatio di quattrocento leghe cV più . Finalmente non iì pote v mai finir con quegli Indi di farli credere che noi foffimodi queglialtri Chriftiani , cV con molta fatica & trauaglio li facemmo ritornare alle cafe loro , comandando che s'afficuraffe- ro 3 cY riduceffero le genti loro,3t" feminaffero cV lauoraffero la terra,che per effer cofi defola- ta era già piena di bofchi,effendo veramente di fua natura la migliore cV più fertile abbon- dante di quante ne fono in quell'Indie , cV feminano tre volte l'anno , hanno molti frutti,8£ mol ti bei fiumi, 6Y altre acque molto buone* Vifonomoftre cVfegnali grandi di minie- re d'oro cV d'argento* La gente è molto ben conditionata, feruono i Chriftiani che fon lo- ro amici,di molto buon volere, fono molto più difpofti che quei di Meffico , cV finalméte è terra che ninna cofa le manca ad effer fommamente buona* Spediti gl'Indi,ci diftero , che farebbono r Alcalda che è come potefià. RE LAIIO NE 1 l Ta hon °^ nt !' ° ■notonrandauamo.et ridurriano « loro popoli feiChriftariiriilafciaffi: ro fere,* io coi, dico & affermo per cofa certiflìma.che fé non lo faranno fEZEvSSu p,r.ftan 1 :e t d I po 1 ehegl.hauèmomandativ/a ) iCh„ftianidmand a ronoc5vno%caldo chefi iclnamaua Zeb.-ero,& eon effo alni tre Chriftiani , doue fi vede SSSStóStaSS pe„( I endegUhuonnn/ ! chenon^»o, perche non haueuamo Indo alcuno de' aoft,.,& di que, chea loleano accompagnare, &adoprarfi in fimili vfficn.Tuttaufadpar- .e d arr.fchiaru. duo. Indi di quei che haueano quiui prigioni , che erano deWdefimi di gel paefe, & 1, erano trouatico i Chriftianiquando la prima vóltaarriuammo tra loro & adderò Iagentechec.accom P agnaua,&fepperodalorolamoltaautori,a&domnoche ? ernut 1 que.^aef,haueuamohauuto,&lecofen,arauigliofechehaueuamXr& e nn! ermi fana,.,& molt'altre cofe,et con quelli mandammofdtri di quel popolo ctmMìt emeeonloro a chiamargl'Indiche ftauano per le montagne , & quei del fiume Pa tachàn louehaueuam troua.iiChriftiani.EtchedWerochevenitoS!perch« à^S Fa ^ nded ' c ' ueIkcheno 'P'"-rauamoinmano,cheera principale infesna &: noftra d. grande ftato,& con quello andarono.&cammnarono fettegiorni &a fin! wat .oro& menarono feco trefignori di quei che ftauano fuggiti per Ie^o™ gne XaH ian, p1 h^lnn,.? nha T a r tr f " at ' qHdddfiumeond «' auamov fc»'.P^h^Chri5 ÌTLT , a . £ ,lK ' am£i ?gg'>e aimontii&Melchior Diaz diffe all'Interprete hecredèfcoSnr^ da r "P e ' Iomond r° Ueanm '' diccndoa[ut « heS^ZrS ? £ fo«ifeo,percheeghV.l Signore di tutte le cofe del mondo, & uando fbufn t^ * P^T T a ! b f n *# P ena P«petuadifuocoaitrifti,&ch e Lene fréddn ™T pno '^";'l»a'c <*>,doue poinonfimuoremaipiu.nevìfifentefi, i'demcrfiinS^ ' "^"^^«^«^^mS^ttohxemincompfani, memec^ mmoTtt^^^ mmochÌnlfe«fft^ ^ ^P a ^'^'«»«rim ms^b tac fiCmd€ mma». ZùMÌfleff^itT ku "" ,a n' nelÌCauafTeroddleterrel0ro . mafuff «olo^''O'U - mici,Ma fé eli. no lo iaceffero,! Chriftiani gli tratteriano molto male , &gli meneriano E Yiaggivol.3% , t fchiaui il ii :vj ■■(■■ 1 1 !-,'.! I ' Hi: 4 **'w"i*ììt ■ ' fhU4 " ?• .if. j . ti I (f'I Wv'-J" 4 i DI AtVARO NVNEI f fchiaui in altri paefi. A quefto elfi rifpofero all'interprete che effi farebbono molto buoni Chriftiani, cY feruiriano Iddio, dC domadadoli che adorauano dC a chi facrificauano,cYachi dimandavano l'acqua g le loro femente &C la falute g fé fteffì , rifpofero 5 adun'huomo che ila nel cielo,cY dimandati come fi chiamane , differo , Aguar,cY che credeuano che gli haueffe creato tutto il mondo 8C le cofe fue. Tornàmo a dimandarli onde haueffer faputo tal cofa, rifpofero che Fhauean detto loro i lor padri, cY che di molto tempo s'haueatra loro tal no- titia , cY fapeano che colui manda l'acqua cY tutte le buone cofe. Noi facemmo dir loro, che colui che eff] chiamauano Aguar , noi chiamauamo Iddio, cY che cofi lo chiamaffero ancor efTi,cY lo feruiflero cY adoraflero,come noi ordinauamo,chefe ne trouerebbono molto be- ne.Rifpofèro che tutto haueano molto bene intefo , cY che cofi farebbono , cY comandàmo loro che feendeffero dalle montagne, cY viueffer licuri cY in pace , cY che habitaffero il paefe OC faceffero le lor cafe,et che tra effe faceffero vna cafa g Dio,cY all'entrata fua mettelTero vna Croce , come quella che noi quiui teneuamo, cV che quando veniffero i Chriftiani andane- ro loro in contro con le Croci,fenza archi cV lenza arme , cY gli menaffero alle cafeloro , cY deffer loro da mangiare di quello che haueano, cY in queftaguifanon farebbon loro male alcuno, anzi farebbono lor amici , cY effi differo di cofi fare , cV il Capitano diede loro delle mante et gli tratto molto bene,et cofi R partirono menado i duoi che prima erano prigioni, i quali noi haueuamo madati per meffaggieri,8C tutto qfto lì fece in prefenza dello fermano del Gouernatore,cY d'altri molti teftimonrj. Come gl'Indi fé ne ritornarono,tuttiglialtri di qlla prouinda che erano amici de Chriftiani,ci venero a vedere , cY ci portaron corone OC piume,cY noi comandàmo loro che faceffero chiefe,cY vi poneffero Croci,perche infino al- l'hora non l'hauean fatte , 8>C racemo portare i figliuoli de'principali flgnori a battezarli, cY fubito il Capitano fece voto dC promeffa a Dio di non fare ne lafciar fare entrata alcuna , ne prendere fchiaui ne gete g quei paefi che noi haueuamo afficurati , cV che qsio egli offerue- ria finche voftra Maeftà.d il Gouernator Nunno di Guzman,d il Viceré i fuo nome, prò- uedeffero qlSo che più fuffe feruigio di Dio noftro fignore dC della Maeftà voRn, Doppo battezati i fìgliuoli,noi ci partimmo g la villa di fan Michele , doue arriuati venero gl'Indi, et ci differo come molta géte fcèdeua dalle mòtagne cY habitauano nella pianura, dC faceano chiefe cY croci,cY tutto qllo che loro haueuamo comàdato,cx ogni di haueuamo nuoue, co me ciò fi veniua tuttauia più facédo cY mettendo in oga:2C paffati 1 5 giorni arriud Alcaraz coi Chriftiani che erano andati a qlla entrata,cY contarono al Capitano, come erano fcefi dalle montagne i popoli , cY haueano fatte danze nella pianura , OC haueano trouata gente, doue prima era tutto abandonato et folo il paefe,et che gl'Indi erano (cefi a riceuerli co croci in mano,et menatigli alle lor cafe,et dato loro di quel che haueano,cY che haueano dormito con effo loro qlla notte tutti fpauentati di tal nouità,6Y che gl'Indi differo come già ftauano aiTicurati,cY egli hauea comandato che non fi faceffe loro male alcuno , cY cofi fi fpedirono. A Dio noitro iìgnore piaccia che ne i giorni della M. V. cV fotto l'Imperio cY poter fuo quella gente venga ad effere veramente cV con intera volontà foggetta al vero Signore che gli ha creati &C ricomperati. Ilche tenemo per certo che farà fermamente, cY chela M. V. farà quella che lo metterà ad effetto,che pero nò farà cofa tato malageuole a farfi,perche due mila leghe che noi andammo per terra, cY per mare, Se" altri dieci mefi dipoi che vfeimmo di cattiuità,andamo fenza fermarci,non trouamo mai facrificrj ne idolatrie* In quefto tem pò attrauerfammo da vn mare all'altro,et per la notitia che co molta diligenza procuramo d'ha uere d'all'vna coffa all'altra,per lo più largo poffono effere dugéto leghe, cY intendémo che nella cofta del mare del Sur fono perle cY molte richezze , OC che tutto il migliore cY più rie co fta quiui vicino, Nella villa di fan Michele ftémo fino ai 15 del mefe di Maggio, cY la cagione perche tato vi ci fermaftìmo, fu gche di là infino alla città di Cópoftella doue il Go uernator Nunno di Gufman facea refidétia,fono cento leghe, OC il paefe è tutto dishabitato QC dì nimici,cY còuenne che veniffer con noi altre genti ad accopagnarci , tra quali n'erano 40.a cauallo,cY ci accópagnarono fino a 4c.leghe,cY di li auanti vennero con noi,(d Chri^ ftiani che menauano.500.lndi fatti fchiaui,cY arriuati in Còpoftella,il Gouernator Nunno ci riceue molto bent'gnamente,et di qllo che hauea ci diede da veftire,ilqual veftito io g mol ti giorni nò poteuo portare,cY nò poteuamo dormire fé nò in terra, 6Y paffati dieci d dodici giorni,partimmo per Meffko,cYper tutto fummo bétrattati da'Chriftiani, et molti ci vki- pano a veder fra via,& ringrauauano molto Iddio noftro fignore , che ci haueffe liberati da -~ tanti RELATION E 330 t tanti pericoli. Affiliammo a Medico la domenica, vn di auatideila vigilia di fan Giacomo doue dal Viceré & dal Marchete della valle fummo molto ben trattati,* riceuuti co molto piacere,* ci diedero da veftire,* ci offerirono tutto quello dia haueano,* il di di fan Gia- como fi fecero fefte * giuochi di canna , & tori. Dipoi,che in Medico ci fummo ripofad duoi melico me ne volli venire in quelli regni,* andando ad imbarcarmi nel mefe d'Otto- bre venne vna tepefìa che diede col nauilio a trauerfo * perdettefi. Ilche vedendo io mi di fpoli di lafciar paffare il verno, jjche in quelle parti e tépo molto forte o nauigare* DipoiJa quarenma ci partimmo di Meffico Dorante * io,per la Veracroce per imbarcarci^ quiui ltcmo affettando tepo fino alla domenica delle palme,che ci imbarcamo,* flémo imbarca- li più di 1 5 giorni per mancamento di tépo,* il nauilio doue flauamo,faceua molta acqua. io mi parti) di qllo , * andamene in vn'altro di quei che fìauano E partire , * Dorante lì ri- male quiun Et a dieci d'Aprile partimmo del porto trenauilrj, *nauigamo inlìemecéto cinquanta leghe,^ per camino i duoi nauilij faceano molta acqua,* vna notte ci perderne» dalla copagnia loro, paoche pquàto dipoi fi conobbe i Pilotano s'afficurarono di panare auann con quei nauilij,et fé ne tornarono di trauerfo al porto onde erauamo partiti * nò ci fecero motto A noi altri feguimmo il viaggio noftro,et a 4 ,di Maggio arriuàmo nel porto cella Hauana,che e nell'Itala di Cuba,doue ftémo afpettado glialtri doinauiIij,credédo che verrebbono, * a duoi di Giugno ci partimmo co molto timore d'incontrarci con franceO che pochi giorni auanti hauean quiui prefi duoi de noftri nauilij:* arriuatifopral'Ifoladi tJeImada,ci prefe vna tepefta,che fuol pigliare tutti quei che di quiui paffano,la qual tépefta e conforme alla gente trilla che dicono che vi fta,et tutta vna notte ci tenemmo per perduti, Piacque a Dio che venuta la mattinala tépefta ceffo * feguimmo il camino nofìroJn capo di z^gmrni che erauamo partiti dalla Hauana,haueuamo nauigato mille et cèto leghe che dicono che fono di gui iniino al popolo degli Azore,* parlando il di appreffo p l'ifola che chiamano del Coruo,démo in vn nauilio di Fracefi,ilquale allhora di mezo di ci comincio afeguire co vna carauella cheli menauadrieto, tolta da' Portoglieli,* ci diedero la caccia * al tardi vedemo altre noue vele,ma fìauano tato lòtano che no potémo conofeerefe fuffe ro di Portoglielo di coloro medefìmi che ci feguitauano,* come fu fatto notte, il francefe ftaua vicino a noi ad vn tiro di bombarda,* come fu feuro noi demo volta al camino © fug- girci da loro,ma ftadoli cofl vicini ci vidde et venne vedo noi,* qfto facémo.3.0 4. volte et effi ci poteano pigliar fé voleano,ma fi referuarono a farlo la mattina,Piacque a Dio che co- me iu latto giorno il francefe* noi ci trouamo intorniati dalle noue vele chehodetto che baueuamo vedutela fera auati,etle conofcénio effer dell'armata del Re di Portogallo * rin granai molto noftro fignor Iddio che m'haueffe fcampato de'trauagli delia terra * pericoli del mare. 11 francefe come le conobbe effer dell'armata di Portogallo/ciolfe la carauella che menaua prefa,la quale era carica di negri, * la menauan feco pche credeiTimo che eran Por toghefi A gli afpettaffimo, * quado la kiolfe dille al maeff ro * Pilotto d'efla, che noi altri erauarno f raceii * di lor copagnia , * cofì detto mifle feflanta remi nel fuo nauilio * cofi a , remi * vele fé ne comincio a fuggire,* caminaua tato che nò fi può credere. La carauella fciolta fé 11 andò al Galione, * dille al Capitanoche il noftro nauilio et l'altro erano di fran :eh,* andando il noftro nauilio per accollarci al Galione , coloro tenédo per certo che noi jrauamo Iranceli li pofero m puto di guerra, et ci venner fopra.Ma hauendoli noi (aiutati, X. conclamici per amici,fi trouaron beffati, per efferci {capato quel corfale con hauer detto die noi erauamo francefi * di fua copagnia,* cofi ghindarono dietro <4 .Carauelle,*acco itatoii a noi il Galeone doppo l'hauerlo falutato , il Capitan Diego de Silueira ci domando >nde vemuamo,* che mercatatie portauamo. Gli rifpondémo che veniuam o dalla nuoua pagna, * che portauamo argento * oro, * domandatoci quanto poteua effere il maeftro gli dille che pcrtaua da trecéto mila Caftigliani.Rifpofe il Capitano,in buona fe,che venite molto ricchi,pero portate molto trifto nauilio,* molta trilla artiglieria^ figlio di puttana, :an rinegato francefe che buon boccone che hauete perduto per Dio,orfu poi che fiele fca Dati ieguitemi,* no vi feparate da me che con l'aiuto di Dio vi metterò in Caftiglia, 8 indi 1 poco ritornarono le Carauelle che haueano feguito il nauilio francefe , per che lor parue :he.ca,rninaiie troppo,* per non lafciar l'armata che andaua a guardia di tre naui cariche di peciene,et coli arriuam o all'Ifola terzera doue ci ripofammo 15-giorni pigliando rinfrefea menu,* afpettado vn'altra naue che veniua caricata dall'India * era della copagnia di quei Viaggi vol3% tt q ' l'altre f : %. .'-.»','!* mi" *'■'*> V ■,( !< 1.' , I :f'l'" *'?: Èm , t: i Ìli M-*i- ■ , .» 1» ■ ■ \ t DI ALVARO NVNEZ RELATION E l'altre tre naui ch'erano con l'armata, cV parlati quei ij.giomi partimmo con l'armata,cY arri uàmo al porto di Lisbona a noue d'Agollo la vigilia di fan Lorézo, l'anno, 1 53 7» cV p effer cofi il vero come in qfta relatione io ho detto, l'ho fo ttoferitta del nome mio. Capo di Iucca. Era fottoferitta col nome fuo,$c" col bollo dello feudo delle (uè armi } neli'originale onde que fra copia fi traffe» ET poi ch'io ho detto in quella relatione tutto il viaggio co l'andata bC ritornata di quel paefe,infìno al gionger in quelli regni, voglio flmilmente far memoria di quello che fé cero i nauilrj cV la gente chein effi rimafe , di che di fopra no ho fatta memoria, pche non ne lìauemo mai notitia fin che fummo ritornati, che trouamo moki di quelli che v'eran détro, nella nuoua fpagna,cY altri qui in Caftiglia,da'quali fapemmoil fuccelfo cY tutto il fin loro» Dipoi che lafciàmo quei tre nauilrj (perche l'altro s'era perduto nella colla braua)ch'erano ri mafia molto pericolo , con cento perfone 6Y con poco fortentamento da viuere: erano tra qlli, dieci donne maritate,cV vna d'effe hauea detto al Gouernatore molte co fé che auénero in quel viaggio,auanti che aueniffero. Cortei gli dille quando volea entrare p la terra a den- tro , che non entraffe,perche ella credeua che niuno di coloro che giffer con lui , non ne vici rebbe , bC fé pure alcuno ne vfeiffe faria per gran miracolo di Dio , ma che credeua che fuffer pochi quei che ne fcampaffero d niuno.cV il Gouernatore all'hora le rifpofe che egli cV tutti quei che andauan feco,andauano per combattere^ per conquiftar molte genti de terre lira ne,cY paefi : cY che teneua per cola molto certa , che conquiflàdoli vi haueano damorir mol ti,ma che quei che rimanelTero,farebbono di buona ventura cV molto ricchi,^ la notitia che effo hauea della richezza di quel paefe^cV pregolla che gli voleffe dire da chi ella haueile fa- pute le cofe paffate 8C prefenti che efTa gli hauea dette* Ella gli rifpofe che in Cartiglia vna mora de Hornachos gli hauea detto tutto cio,cV che ella auati che partiffimo di Cartiglia ci hauea predetto tutto il viaggio che haueuamo fatto, cV che tutto ci era cofi fuccedutopun^ talmen te, èY dipoi che il Gouernatore lafcid per fuo luogotenéte cY Capitano di tutti i naui Irj Carauallo,natio di Cuencade Huete:noi altri ci partimmo da loro hauendo il Gouerna «or comandato loro , che tutti raunaffero ne i nauiIfj,cY feguiffero il viaggio loro dritto la via del Panuco, andando fempre corteggiando la riuiera,cY cercando il porto al meglio che poteuano , cY trouato fi fermaffero cY ci afpettaffero» In quel tempo che coloro R ragunaua no ne i nauilrj,dicono che tutti viddero cY intefero chiaramente,come quella donna diffe i tutte i'altre,che poiché i Ior mariti entrauano per la terra a dentro, cY fi metteano a tanto pe t icolo,non faceffero più conto di loro,come fé più non fuffero,cY che allhora vedeffero con chi s'haueffero a maritare^cne cofi volea fare effa,cY cofi ella 6Y tutte Faine fi maritarono co quei gioueni ch'erano rimafi ne inauilfj,cY dipoi partiti di quiui fecer vela , cY feguirono il viaggio loro,cY non trouando il porto auanti,fe ne tornarono a dietro, cY cinque leghe più fotto doue erauamo sbarcati trouarono il porto che entraua fette d otto leghe dentro terra, cY era quel medefimo che noi altri haueuamo feoperto , doue trouamo le caffè di Cartiglia, doue erano i corpi morti de Chriftiani,come di fopra fi diffe,& in quello porto cY in quella colla i nauilrj con l'altro che venne dalla Hauana cY il B rigatino li andaron cercando intor- no ad vn'anno,èY non ci trouando , fé n'andarono alla nuoua fpagna» Quello porto e il mi glior del mondo, cY entra fra terra da fette d otto leghe,cY ha di fondo (zi braccia all'entrata, cY vicino a terra ne ha cinque, eY il fuolo fuo,é lama,cY non vi fa mare d tempefìa fiera,cY vi ilanno forti molti nauilrj : ha gran quantità di pefei diftante cento leghe dalla Hauana,che e vn popolo di Chriiliani in Cuba,cY corre Tramontana 6Y mezo di con quello popolo do- ùe quiui di continuo regnan quei venti detti Brifas cY vanno eY vengono dall'una banda al l'altra in quattro giorni,perche i nauilrj vanno cY vengono a quartieri col medefimo veto* Et poi ch'io ho data relatione de'nauilfj,farà bene di dire di chi ei fono,cY di che luoghi di quelli regni,a quali Dio nolìro fignore piacque far gratia di fcampare di quelli trauagli. Il primo e Alonfo del Cartiglio Maldonato,habitatore di Salamanca figliuolo del dottor Ca iliglio,cY di donna Aldonfa Maldonata. Il fecondo è Andrea Dorante,figliuolo di Paolo Dorante,di Beiar,cY habitante di Gibraleon, Il terzo e v Aluaro Nunez , Capo di vacca,fi- gliuolo di Francefco de Vera, cY nipote di Pietro de Vera,che guadagno le Canarie, cY fua madre fi chiamaua donna Terefa Capo di vacca,natia di Xarez della frontiera» Il quarto fi disama Efteuanicojel negro Arabo,natio di Azamor» Il line» con DISCORSO SOPRA LA RELATION DI NVNNO DI GVSMAN E S fendo fatto cofi gran Prìncipe & Signor di tanti paefi <&prouincie il Signor Ferrando Cortefe et . tanto oro , argento, & gioie } ch' era fama che haueffe guadagnato neìlaprefa del Mefiico fera accrefau* ta tanta inuidia nella corte del Imperatore per le lettere che ogn'hora "Veniuano ferine che tutti lifuot amia &* fautori lo configliaron chel ycnifje alla Corte&fopra gli altri don Cardia di Loyfa confefjore del Imperatore &prefidente delti Indite che fu poi Cardinale : ajfermandofi che fua Mae/là lo 1/ederia -Volentieri & con la fuaprefentiafi acquieterà il tutto. Quefìafu Ima delle caufe che lo fece "Venir in Spagna,appreffo la qualfu an cho per pigliar moglie , rìtrouadogli horamai di molti anni ,<& coffe ne "Venne & arriuo in Spagna nella fin Manno mdxxviii. congradifimì prefenti d'oro & argeto chel portò à donar al Imperatore: & all'arre molti altri paefi fopra limar del Sur con titolo di Capitano generale , della nuoua Spagna^ di tutta la cofla del detto mare come èfeopntor di quello Regnandoli entrate grande per fé <& fuoi hereduBctto Signor Fer nando li domandò ilgouerno del Menico , ma fua Maefìà non gitelo "Volfe dare per che auantì il fuo arriuare ~V' hauea ordinata 1/na audientia & Cancelleria^ iam auditori & pre fidenti doue poteffero ricorrer quelli che dimandaffero giujìitia: & hauea comandato a Nunno di Gufman che era Gouernatore nella promneia del Panuco che douejfe andaruiper prefidente con quattro dottori . Coflui emendo inimico del Cortefe giunto che fu in detta Città cominciò à farli procefo contra , qual erapartito per Spagna,nefi fapeua ancor cklfùo arri* tiare. Et andò la co fa tanto auantt &con tanta ngorofità cheh 'enne fino a confi farli i beni& metterli all'incanto.^* perche il Signor Pietro ^luarado che era amico del Cortefe dicea ben di lui & lo difende -ajo fe- ce ritenere & mettere in prigione , tanto era l'odio ejìremò chel detto Nunno con tfuoi compagni portauan al prefato Corteft. Hor quefle operationi nonpoteron durar lungamente, che efiendo fiate fritte alla: corte infie me con molte ìniuflitie & rapine chel prefato Nunno &> fuoi compagni faceuano , che fua Maeftà lo remore dal detto gouerno & pò fé in luogo fuo Sebafltan Ramìre^. Nunno fedendo hauerperfa la gratta dell' Im- peratore $enfo di dolerla recuperare con qualche fegnalat a imprefà } & trouandofi afiai oro <3» argento, hauen dof informato da quelli che eran ritornati dalytaggio del Capo di Vacca deUi gran paefi per li quali eranpaf fati come per auantifi è Ceduto * delibero d'andar ancor lui à difcopnr qualche gran prouincia , & fatto "Vn esercito di Spagnuolt à cauallo & dì Indiani amici a piedi fi mi (fé ad andar uerfo li popoli Chichimechi chekon finano con lanuoua Spagna, &pafiò per Mechuacan } douc prefè il Signor Calotta al qual tolfeduoi milamar- nuoua Galttta per efser region afl>ra,& li popoli feroci ,doue fece habitar lina città detta Compoflelk per conformarfi col nome di Spagna& alcune altre dette dal Spirito y Conception et Jan Michiel, quale corrono fatto gradi trenta quattro : qmuì flette alcuni anni fino che "Venne "Viceré della nuoua Spagna il Signor don Antonio di mendo%a y qualgiunto nelMefsico in- fime con la caualleria mandorono à ritenerlo per farlo andar in Spagna à dar conto delle operationi fùe.ne mai più lo lafsoron tornar in la detta prouincia chel gli hauea acquiflato. Etquefla fu la fine del detto Nunno di Gufman* Viaggi V0L3 *.' i I ■il . '..TV U"K >.fls T'.i' N':; !" ké;i'ì|l' il ;*,:j| ■ „. m: 1 i ■ lll^lpl mKbP WSm\ ^=1^ t^^r**^ ' f,; '■ : ' : ' Hk pH il RELATION DI NVNNO DI GVSMAN feruta in Omitlan prouinciadi Mechuacan della Maggior Spagna nel m d x x x Alli otto di Luglio, Nunno diGufman entra nella prouincia di Mechuachanperfcopnre <& concjuiflar del paefe 3 iui giunto ~Vi pianta tre Croci, & prende lapofsefsione in nome dtfua Maejlà^ per moke querele condanna al fuoco Caconci Signore del Mechuachan, e r i s s i fin da Mechuaca a Voftra Maeflà doppo hauerli ferino da Medico come io me n'andauo per quel paefe co i50,huomini a caual lo,altri tati pedoni ben armati,cY con dodici pezzi d'artiglieria minu ta,cY co fette ó otto mila Indiani amici,prouifli di vettouaglia cY tutte k cofe neceffaric per andare a (coprir il paefe ÓV coquiflarlo da i Terli chichimechi che continouano co la nuoua Spagna , cV tutto quel più che mi veniffe occafi'on ài pigliar , co animo di veder d'arriuar al paf- fo del fiume di Noflra donna della purifìcation di Santa Maria , cofi quefto nome gli fu imporlo per hauerlo parlato in quel giorno* Et per efler quella terra de i nimicijdeterminai ài piantarui tre croci grade che io portauo co eflo meco, lauorate cY fatte con buona proportionejequali doppo fhauer detto meffa in proceflione con trombe,! Ca pitani cV io la portàmo in fpalla,cY luna piantamo fepra il fìume,cY l'altra innanzi vna chie fa della purifìcation ài noilra dona che già fu cominciata a edificare, cY l'altra infronte d'vna flrada per doue io haueuo da parlare , alle quali doppo con ogni' deuotione facemo la debita oratione.Et ciò fatto,fi cominciarono a leuar gli ftendardi della croce del noflrc fìgnor Gie fu Chriflo in terra da quelli infedeli,che anco non s'era giamai polla doppo che i Chrifliani c'erano entrati» Incontinente ci vennero a incontrar alcuni popoli in atto di pace,rendendo cifi et promettendo feruituJn quefto tempo fi fini la chiefa circondata di muraglia accioche dentro potelfero alloggiar quindici d venti da Cauallo.Qm'ui fi difle meffa cY fi predico', OC doppo furon lette certe ordinationi per il buon cócerto che fi hauea da tener nello efferato. Ciò fatto alli fette ài Febraio fu tolta la pofieffione in nome di V* M.di quel nuouo feopri- rnento,cY alli 14.de! detto mefe fi fece la richiefta che s'accofluma di fare.lntanto io mandai duoi Capitani dicaualli a feoprir il paefe per veder da qual parte s'hauea da entrare. Et li- «nilmente per molte querele cY accufe che s'eran fatte del Caconci Signor di Mechuacan,cY particolarmente per vna information fatta cotra di lui defferfi ribellato co vna parte di quel la prouincia,con hauer cogiurato di voler veciderci fé haueffe potuto .Io procedetti cotra di lui cY trouato efler vera la rebellione della gente éY il difegno fuo , oltre l'informatione con la verifìcation di molti altri graui cY enormi delitti eh'hauea comeffi in facrificar Indiani cY chrifliani come era folito di far per innanzi prima che fuìle chrifliano,io lo fententiai al fuo co come fi potrà veder nel proceffo fatto contradiluu Hor con la giuftitia fatta di quello huomo,6Y con l'hauer io mandata alcuna gente a quei popoli che s'eran ribellati per perfua derli alafciarl'arme,fi quietarono, cY hora feruano bene et lealmente. Quefto fìgnor era fla- to per innanzi molte volte accufato cY mai gaftfgato,perche ehi era la\,per quefto fi pigliaua poca cura di cafìigar gli ecceffi. Nunno con tepencito parte delMechuachan^&gionf e nellaprouinciaCuindoJui fatto {coprire ilpaejè ritroua le genti di quello con tarmi per far refifleni^aMi ricerca di pacej& non con^ [emendo da molte parti gli afsaka , & refìafuperiore. Venuti i Capitani adunque, cV da loro irttefo il cammino che s'haueada pigliare , fatta raffegna della mia gente , mi partì , lafciando in quella fortezza che fu fatta per gli Indiani vno Spagnùolojhabita tor di Mechuachano,et camminai fei giorni per cammino non habi tato,la metà d'effl per il fiume a baffo , lafciato in ciafeuno alloggiamento vna croce pianta- ta ♦ Il feflo giorno giunfì lunge due leghe d'vna prouincia chiamata Cuinao piena di buone terre cY abbondante ài vettouaglia,di che cominciauo hauer già gran necfTita\ Et il giorno jnnazich'iociarriuaffichefuil Sabbato alli venti di Febraio,madaiPerar Mildez chirino riueditore della M. V.eY vn luogotenente di Capitan generale , che e Capitano di trenta ca Malli , a riconofeer il paefe cY li nimici , dC accio vedeffer che genti v'erano , effendomi fiato riferito RELATIONE DI NVNNO DI GVSMAN 332 i referito che erano in punto con l'arme per voler farci reflftéza, cV perche gli ricercaffero che voleffer venire con la pace ,ci mandai anco il Commédator Barrio per il medefimo effetto» Coftoro giunti al luogo,n6 ritrouaron gè te alcuna co l'arme , pero fenza far altro gli fecero la richiefta che io haueuo lor im porto , & fu la rifpofta , che tutti fuggiron alle montagne: i caualli leggieri prefero alcuni di quei più pigri a fuggire,perd nò fenza hauer fatta qualche difefa.Cid fatto il detto Riueditor entro' nel luogo,doue no troud perfona alcuna,cY torna- ti a dietro quella notte , mandai lor a dir per meilaggieri che non haueffer paura,ma che do- uefler ritornar alle cafe loro a feruire cV dare l'obedienza che altro non volean da loro,iquali mimandaron per rifpofta che etti m'afpettauano l'altro giorno con i loro archi cYf rezze* Onde mi parti la Domenica da mattina fatti tre fquadroni della mia gente, cofi di Spagnuo li come de Indiani, cY quando arriuai a vn follato grande che era innanzi la terra,doue pen- fauo che m'afpettaffero,non trouai alcuno ne meno détro la terra,perche come viddero l'or dine cV la molta gente che io haueuo con meco,non ardiron d'afpettarmi* In quello luogo fi rinfrefcarono le géti,cY i caualli g l'abbondanza del Maiz dC altre vettouaglie del paefe,cY quel medefimo giorno doppo il mangiare,madai il detto Riueditor da vna parte cV il Capi tan Chriftophoro d'Ognate con fua géte da cauallo dall'altra , cV io con gli aifaltatori fui lo- ro alle fpalle ♦ URiueditore nò troud géte alcuna eccetto femine cV fanciulli , Chriftophoro d'Ognate s'incontro con preffo a cento huomini con loro archi OC frezze che s'egli oppofe rocY gli feriron duoi caualli cV tre huomini,benche non fufie cofa di pericolo , ma d'elfi ri-* mafero molti mortici altri prefi con molte donne cV fanciulli che poteuano effer in tutto preffo a cinquecento gfone,le quali feci raccoglier tutte infieme,accio quegli Indiani che ha weuo con me non gli facrificaffero come foglion fare* Quiui me ne fletti riparando la gen- ite dC i caualli fin al giouedi , fempre mandando meffaggieri al Cacicho accio che veniffe con me in atto di pace, perche mi differo che s'era ritirato a vn'altra prouincia vicina a quel- la chiamata Cuinaquiro,che e d'vn'altra fignoria cV d'vn'altro linguaggio , ma veduto che non volea venire io mi parti per cercarlo , effendomi flato detto che hauea molta gente con feco , hauendo lafciato nel campo il Capitan Francefco Verdugo huomo molto honorato cY antico conquiftatore di quei paefi.cY hauendo quel giorno medefimo pattato vna felua &C vn monte,i caualli feoprirono molta gente di guerra in vna cofta d'effo,cY n'vccifero cer- ti.Io pofi in ordine la gente cY fegui il cammino che mi fu detto che haueano tenuto,ma già mai m'incontrai con effa per effer la felua molto folta* iV unno entra nella prouincia Cuinaquiro feguendo ilCacique di Cuinao , per ~Vid? pio & luoghi molto difficilidd fcuopre con molte terre habitate :> & abbondantifiima di frutti.~Vede molti Indiani facrificdtijmolte l>olte combatte y & ne riporta uettoria* Entrai nell'altra prouincia che ho detto , doue erano molte terre habitate cY grande ab> bondantia di Maiz cY frutti del monte, cY vi trouammo molta gente morta faenficata che era della prouincia paffata,che quiui s'era ritirata per tema di noi,con molte membra di car- ne che vfan efll di mangiare,che ai noftri non difpiaceua di mangiarne,benche alcuni dicef fero effer caftroni come diro poi:fi troud qualche gentedi quella prouincia cofi d'huomini come di donneja cui lingua niuno intendeua 3 cY molto più della prouincia paffata.portano gli huomini di quella prouincia barbe di paglia» Quel giorno giunfi da vna bada fopra vna rottura di monte chefaceua vn fiume chemipareua cheandaffi nell'abiffo,douediceanò che erano pattatigli nimici, dall'altra parte che e vn'altra prouincia» confumai tutto quel giorno nel defeendere per la detta rottura,cY viddi effer la gente fermata dall'altra parte , cY me ne pattai qlla notte co grandiffima abbondanti^ di Maiz et vccelli di quel paefeX'altro giorno mandai al capo meglio di dieci mila oerfone d'huomini donne et fanciulli che quiui fen'erano fuggiti, cYglialtridellamedefima prouincia che poteanoeffer qualch e trecento li rimandai a 1 lor parenti cY amici , accioche conofeeffero che io non ero quiui venuto per vccidergli: Io pattata la rottura menentrai per mezzo del paefe,cY venni in vna felua doue mi fu detto che s'era ritirata vna parte de nimici,cY feguendo il mio cammino peruenni alla cimad'vn'alta montagna che hauea vna difeefa di quafi vna legha,lapiuafprache io riab- bia ancor veduta, per laqualeciaflìcurammodi defeendere , in vna valle doue appariua vn'altro gran luogo habitato,doue non fi troud perfona alcuna* Et doppo l'hauer rinfrefea to la gente,caualcai pattando il guado,doue trouai gente morta, faenficata per quei di quel- Viaggi vol*3% tt iirj la T" ttXL'iwJ •VK> W ; ''j'Si'iifcjl ,,. ■;> • fi ;' ' iì MM V . :, K, il' 1 " ili £ Mi i.; )) D'I NVNNO DI GVSMAN la prouincia , Iaquale era del paefe che prima haueuamo paflato , cV infieme alcuni vui che v'erano fuggiti , cV per ii poco amore che era fra loro , effondo differenti di linguaggio , gli vfauano qfta cariteuole hofpitalita di facrifìcarli:fu il tardrarriuai qUel giorno iopra vn'altra rottura che mi panie peggior t della prima,per doue corre vn fiume di honefta larghezza,^ per efferel'hora tarda & non vi eflere albero alcuno, me ne tornai alla prima terra di quel- la vaile, il nome della quale fino aqueft'hora non ho potuto fapere,per non hauerfaputò intender quel parlare, cV eflerfene gli habitatori fuggiti,cY per non hauere interprete del paefe, Quiui piantai il campo, èV il giorno feguente che fu il fabbato madai il Riueditore dC Chrftophoro d'Ognate ciafeuno dal fuo canto a cercar la gente di quel paefe, che m'era flato detto eflerfi ritirata in certe falde d'vna montagna, che fi vedeua. Chriftophoro non ritrouo N niuno,mail Riueditor incontro da vn lato della rottura circa trecento Indiani da guerra con fuoi archi OC frezze, che il giorno innanzi haueano morti quattro Indiani ami- ci noftri,cY menauano prigione vn moro d'un fchudiero morto che s'era allontanato da gli altrudi che molto allegri cantando diedero fra i noftri,&: combattendo vecifero d'vna frez- sa paifato per il petto vn cauallo , cV d'effì rimafero morti preffo a cento, il rimanente per hauer la detta rottura vicina,ancora che pericolofa fifaluarono ineffa benché non fenza pericolo.In quefto tempo non effendo io molto lungi da quefto luogo fentì dare all'arme, cY effendoui corfo trouai i miei fmontati a terra tagliando in pezzi il caual morto,accio non ruffe quiui tro nato, cV veduto da nimici fegno d'elfo, onde haueflerconfiderato che fufle potuto morire» Quel medelìmo giorno madai il maftro di campo Antonio di Viglia Roel a cercar il guado nel fiume della rottura , ilquale trouato , paffd dall'altra parte a riconofeere che terra era cV fé v'era luogo habitato, cV hauendo finito di montar la coffa del monte,s'in- contrarono in lui tre Indiani armati dei loro archici frezze, c\Tvn di loro ù moffe contra di lui con vnafpadaa due mani di legno , cVgli meno" duoi colpi, con vno de quali lo feri in vna mano, 8C al finerimafe l'Indiano in terra morto. Quefto ho voluto dire alla JVLV* ac- cio che fappia che molti d'effì fono animofi 8C hanno cuore d'affrontare qualunche noftro Spagnuolo* Ciò fatto mi fpinfi innanti,cV feoperfi molti luoghi habitatn Etla domenica venente mandai il Riueditore con la fua gente a veder chi era dall'altra parte , penfando che tutta la gente di quella prouincia che non fi vedeua, cV quella che quiui s'era ridotta fuggen do dall'altre prouincie , fi f ufìì in qualche luogo forte vnita infieme. Mandai poi vn'altra compagnia,di fanti di Chriftophoro di Barrio a cercar la rottura, per eflermi flato detto che in effa vi s'era ridotta vna gran gente nafeofa , dC coftoro non ritrouaron perfona alcuna . li Riueditore s'incontro in vno (quadrone d'Indiani armati fenza bagaglie d altra cofa che l'impedirli^ fenza afpettare,o\dir cofa alcuna fi miffero ad affaltarlo co molte frezzate, cV ferirono duoi caualli,cV il maftro di campo che andaua con elfo lui in vna gamba, OC di loro rimafero morti più di cento* Et perche s'era ordinato che doueffì ritornar adietro quella medefima notte , non pafld più oltre , ancora chevedeffe di molte gran ville poftein vna pianura, cVtrouaron molti membri d'Indiani morti che douean effer dei fuggiti in quella prouincia, 8£conduffe via molte donne» Hanno tutte quefte prouincia molto Maiz, faruoli , galline , Pappagalli , cV palmetti. E x paefe doue nafee gran quantità di Bambafo,é habitato da molta gente , cV fi crede , confiderata la qualità cV difpofition del fito di quefte prouincie,che vi fia oro cV argento, perche fé ne ritrourì preffo ad alcuni habitatori.Ma per che cominciaua a mancare vettouaglia cV altre cofe neceffarie , determinai di ritornarmene al campo,doue arriuai il giorno di Carnouale* Nunno di Cdcique, di Cuindquiro lungamente rdgiond delle cofe dì nojìrdfede , é^ de t obbedì en%d cht egliètenutoprefìdredlRediCdJiiglid.Rtfpondegli ilCdcique humilmente& fi fittomene. Gli dond tutti gli Indidni in guerrdpYcfi0* mi per,S.M.tolto il pofjeffo pafjà nelld proutneid di Ciufio 3 doue con quelli Indidni combàtte felicemente. Et incontinéte diedi opera di far venire quiui il Cacique , cV coli venuto, co tutta la gen- te principale,iquali tutti io riceuetti con molte carezze,et feci loro vn parlameto con dargli ad intender che cofa fuffe Iddio,cV il Papa, cV quel che haueano da far per faluarfi, cV come il Re di Caftiglia era miniftro di Dio in terra cV Signor di tutte quelle parti a lui fuggiette , 8C come a me in fuo real nome haueano da dar l'obedienza cV feruire,&: che s'afteneifero di fa- crificar cV adorar gli Idoli Oc i Diauoli come haueano fatto £ l'adietro, percioche folo Iddio era IÒNE I A era quel che eflì hauean da adorare , temere cV feruire,cY doppo feruire cV obedire m terra il Re di Caviglia ♦ Mi rifpofeil Cacique che fin a quell'hora non hauea mai Tapino co fa alcu- na di quel che io hauea detto,ne mai l'haueua vdito da perfona alcuna fé non da me che glie Io haueuo dichiarato, pero' che hauea gran piacer d'hauerlo intefo, cV che da indiadrieto te- nerla per dio il Re di CaftigHa cV adoraria,cV io gli rifpofl che non l'hauea da fare, percioche il Re di Caftiglia era huomo come noi altri cV mortale , ma che era fuperiore cV Signore di tutti noi,ÒC datoci da Dio perche ci regga cV gouerni,cY noi l'habbiamo da feruire cV obbe> dire» Et folo Iddio, quel che creo i cieli cV la terra & tutte le cofe che Ù vedono, cY non ti. ve- dono , è quel che ha da effer adorato,temuto cY feruito fopra tutte l'altre cofe, per effer quel che ci da cV dalle fue mani tenemo la vitacY l'effer che riabbiamo, & e potente pertorcela qu?mdo gli piace* In quefto modo cY con quelle parole rimafe auifato di quel che douea fa- Te,ancora che la capacita cV l'ingegno che hanno fia molto poco, cY la volontà di farlo mol- to lontana per l'antica cofuettudine che han da feruir il diauolo, ma effendo che tutte le co {è voglion principio cY fatica, cV in quefto più che nel refto ha da interuenirci la gratia di Dio cY lo Spirito fanto che la infonda loro,òY fi de creder cY fperar della fua inanità clemenza dC mifericordia che poi che ha indrizzata VJVLa far feoprir quefto paefe cY conquifta , in vir- tù della quale cY buona fortuna , doppo quella di Dio , fi farà tutto profperamente , cY per- metterà di dar a quefta gente cognitione della verità , cY fé non fìa cofi pretto , farà al meno B aperto il cammino , cY il paefe conuerfato cY habitato da chriftiani che adorano cY lodano il Aio fanto nome,doue era prima il demonio adorato con tante idolatrie, cY reftandofìfìì gli iìendardi della fua fantiffima croce per tutte quefte contrade, accio che quando gli piacerà di mandar la fua gratia , fien quelle genti difpofte a riceuerla» Io donai a quefto Cacique iutta quella gente che s'era prefa,&Y cominciaron tutti a rihabitar le cafeloro , cY pofta dopo vna fontuofìlìima croce in quel luogo, cY tolta la poffefllon da quelle prouinciein nome della Maefta voftra,mipartiilSabbato perlaftradad'vn'altra prouincia chiamata Cuifeo che e pofta dall'altra parte d'vn gran fiume che efced'vngran lagume,da quefta parte del fiume fono alcune terre habitate foggiette al detto Cuifeo* Prima che io giongefli a que- fta prouincia vennero i Corridori a riferirmi come haueano trouate gente in atto di guerra, onde pofte in punto quelle che io conduceua, cominciai a camminare,hauedo mandati in- nanzi quattro caualli leggieri degli affai tatori , cY duoi altri dalla bada del fiume che efee dal detto Iagume,i quali trouaron molti Indiani armati che gli cominciaron a tirar delle frezze dentro certe cafe,cY feriron vn di loro in vna gamba, ma furon morti alcuni d'effi,cY mena- ron vno interprete prigione,dal qual feppi che era gran géte de inimici in puto, afpettado- inijcofi galoppando giunfi dall'altra parte che lo circonda vn'altro fiume che non ha guado cY entra nell'altro maggiore ♦ Quiui m'affaltaron da quattro cento Indiani nafeofi in cer- te cafe,cY entrati in cótefa co effo loro,fi ritirarono all'acqua donde mi tirauan con le frezze £ con tutto lo sforzo che poteano , cY quei che eran dall'altra parte facendo il medefimo,onde nonvolfi cheniunoda cauallopaiTalTe^erchefenza molto pericolo non potean farlo , èY umilmente perche Alcayde delle fortezze che s'era meffo nell'acqua dietro certi Indiani, era flato per affogarfi,cY con fatica fé n'vfci fuori notando : vedute quefte difefe, io feci porre inordine l'artiglieria cY gli feoppettieri co i baleftrieri per torgli da quel luogo, cY co quefto rimediogli feci abbandonar quell'acqua et andar a paffar l'altra riuiera grande alla principal terra di Cuyfeo.Cio fatto me ne'venni a quefta maggior riuiera èY gli Indiani aduerfarrj con gran brauurzura ci tirauano delle frezzate dall'altra parte,ma haueuamo qfto vataggio che i era il tratto fi lontano che appena ci giungeuano* Feci porre in punto l'artiglieria , cY fi co- mincio a far zattere per paffarla dall'altra bada,in tanto mandai alcuni caualli leggieri a baf- Jo perche cercaffero il guado per combattergli, benché non ù ritrouaffe» JlCacicho di Cuìfèo monaci ~vrì 'interprete à Nunno ad offerirgli ~yettouaglie ) & fapere ciò che con la fua gente in quella prouincia ricerca ♦ Riftofla di Nunno. & come con l'efferato paffa l>n fume^ty Felicemente con molta quantità d 'indiani fatti forti fopra unlfola di quello combatte^ &frd li prigioni fa abbruciare l>n Indiano Soddomito. Mentre che erauamo in quefto, veduto da quei dell'altra parte l'apparecchio che fi face* oa per efpugnarli,paflò dalla noftra banda vno interprete loro a guazzo , al luogo doue io * ftauo, I 1 ''■il "' :i Ai 1 :,'.r . "v>': I mm\ V' i i> '' ' ' '-''.i !| : ''« ' fa; p.\> ■i ii S$ "l'ahl ! » .'; iVi •■$ DI NVNNO DI GVSMAN fiauo 3 et mi ch'Afe quel che voleuamo,et a che effettto io veniuo,che fecercauamo vettouaglia D cheil Cacique fuo Signor ce n'haurebbe proueduto:Iogli feci dire che veniuamo perha- uergli per amici^ per prendere il poffeffo di quel p% efe in nome del Re di Cartiglia, Se che intédeuo di paffare oltre per fapere in che luogo fuffero dall'altra parte, OC ancora per dare il debito gaftigo a quei che haueuano hauuto ardire di tirarmi con le frezze* Egli mi rifpofe che mi pregaua a non voler parlar oltre per quella fera,pche il Cacique m'haurebbe madato vettouaglia a baftaza , cV hauédogli rifpoflo che no poteuo fare di meno di no panare oltre, midiffero che poiché cofì m'ero determinato di fare,chedoueffl paflare inbuon'hora,ma che prima lo lafciaffe andare per fare apparecchiare la vettouaglia per la géte, ilche fece fubi- to,fra quello mezzo furono fatte alcune zattere di canne nelle quali parlarono veti huomi- ni da cauallo cY quaranta pedoni infieme col Riueditore , a quali prouiddero quei del paefe abbondantementedi veuouaglia,iì medefimo facendo a me ancora ♦ Non confentfj che al- loggiaffero nella terra per che non faceffero loro qualchedanno , effendo grande cV molto habitata,cY bella da vedere^Seppi quella notte che nel fiume v'era vn guado lungo tre leghe da quel luogo, ef determinai d'andarui co tutta la gemebonde feci intendere a i miei che era no parlati che fenza entrare nella terra fé n'andaffero lungo il fiume a baffo per hauerci a in- cotrare nefguado,cY polii in cammino trouammo che per tutte quelle tre leghe di qua et di Ia x dal fiume erano luoghi habitati dC pieni di molti alberi abbondanti di frutti di quel paefe» Prima che io arriuaflì ai paffo mandai il Capitano Ognate cV il mafìro di cani pò per vedere E fé con effetto c'erano , cY ve lo trouarono ancora che cattiuo cY petrofo,cY viddero dall'altra parte vn buon luogo 6Y qualche dugento Indiani con fioro archi & frezzechegli differo chepaffaffero , il che fecero effì , fenza che mai fuffe loro tirato , anzi s'appartarono da loro cY k ne fuggirono , cY io in tanto giunfi cY paffai il guado con tutta la gente , cY me n'andai ad incontrarmi con il Riueditore che ancora nOneraarriuato,cYlotrouaiamezza legha lontano che menaua alcuni Indiani huomini cY dóne che haueua prefì,i quali tutti con vno interprete che erano con effo loro rimandai alle cafe loro cY a trouare il lor Signore, cYdirgli che non doueffe hauer paura alcuna , ma che venifle a vedermi , cY quando giunfi alla terra doue era tutta la gente,fermato il campo , dierono all'arme cY vfcito per lungo il fiume prefi molti Indiani cY fanciulli cY donne che fé n'andauàno fuggendo,cY fi metteuano a nuoto nel fiume per paffare dall'altra parte della mandritta avna Ifolettache eranel fiume do- uè s'era ridotto fuggendo da trecento Indiani con l'arme , cY di qua era vfcito il rumore del- l'arme,cV andado dietro gli altri , fàputo che in quel luogo s'erano fattigli aduerfarrj fortino mandai al Riueditore che doueffe andarfene la\cY giuntoui,fi cominciarono effì a difende re brauamente,penfandofi d'effere quiui ficuri per effere circondati dall'acqua,che quantun que fuffe molto alta che copriua le felle de i caualli entro il Riueditore con alcuni da cauallo cY il Capitano Vazquez che e di gente a piedi con alcuni baleftrieri , ma già perciò gli In- diani non reftauano di difenderfi quanto poteano , refìftendo la entrata de inoftri per effe- f re la falita alta, cY fletterò più di due hore a combattere che mai poterono effere rotti , difen- dendofi con archi,fpade cY baffoni contra i noftri baleftrieri,al fine s'entrd in quel forte do- ne fu ferito il Capitano Vazquez di due frezzate,l'una delle quali fu molto cattiua, fimil- mente Diego Mignez cirurgico di queflo efferato 6Y altri compagni.. Fu morta la mag- gior parte d'effì,cY l'altra fi gittd per il fiume a nuoto , donde no rimaneano di tirare frezze con tanto sforzo cY animo, come fé fuffero flati Spagnuoli, èY incontraronfi nel Capitano Verdugo che era flato mandato a ftar dall'altra parte fin che paffaffe il campo,che gli fini di rompere cY vccidere,cY meno v prigione molti con affai donne cY fanciulli» Tra gli altri che fi difefero in quefta Ifoletta fu veduto combattere vn huomo in habito di don- na cofì bene cY fi animofamente che fu l'vltimo che fuffe prefo,onde tutti ri mafero ammirati come in vna donna poteffe effere tanto cuore cY va- lore(che per tale era reputato dallo habito che portaua)ma cono fciuto per huomo doppo che fu prefo , volédo fapere io la cagione perche coti veftiffe,confeffd che fin da picco lino l'hauea acoftumato , cV che guadagnaua il viuere fuo con gli huomini facendo offi- cio di donna,onde comandai che fuf- fe abbruciato,cY cofi fu fatto* Nttnm h RELATIO'NE 3j 4 NunnoaUi Signori di Ctufeo yfa cortefia^ fé gli dimoflra amico eflonendorì yoler prender il óof: Jejio diselli luoghi per il He di Cafltglia, <& in cjmli errori [intronano /emendo il demonio, Obedien^a de detti Signori & confezione de lor errori , della terra detta Guan^ebi, &. pojsefso prefo della prouincia in nome di fra Maejìà. Ritornato al campo diedi opera di far venire da me i Signori principali del paefc ; i quali vennero ancora che paurofi perle cofeauuenute,cVquiui gli pacificai 3 fecilor donare vedi. tneti,cV tutta la gente che era ftata prende quali alcuni fi partirono di mala voglia,et fpecial nienteledonne^cVaoppoFhauer comandato che veniffero adhabitare le lor cafe, dando loro ad intender ( come tempre fi fa a tutti) che io veniuo a torre la poffeffione di quei paefì da parte del Re di Caviglia che n'era Signore cV miniftro di Dio in terra j, nel quale Iddio il 7™ g» «uomini del mòdo haueano da credere, adorarlo & temerlo, 8C feruire come a lolo Iddio , fattore & creatore di tutte le cofe: cV in terra efiere vafalli cV vbbidire i coman- damenti del Re di Caftigha come fuo miniiho : cV a me in fuo real nome,cV che non hauea> no da adorare Idoli ne mangiare carne h umana. Rifpofommi che cofi voleano fare cV che le fai a quell'hora haueano facrificato a gli Idoli,era proceduto per non fapere che cofa fuffe Iddio :àC perche il demonio comandaua loro a douer tenere quelle figure onde facrifìcaua- nocche gli chiedeua fangue et carne,dando loro a intendere che era Signor di tutto il mon do, pero che per paura haueano fatto quello errarcene per i'auenire haurebbono celiato di J tarlo . (jran peccati fono quelli di tutti i viuenti poi che permette Iddio che fi brandi cV abo mineuoli fi commettine centrala fua Maefià diurna-, negando la deità fua , cV non efiendo conolciutoper Dio fattore di tutte le cofe, ma il demonio che procura di dannarci & dì- itr uggerci,comecofa che poco gli importano ci hauendo ne creati ne redempti cV che tari ta moltitudine d'anime fi perda, cVftia cieca & ingannata come beftieinfenfibili,cV peggio, poi che effe feguono il lor naturale,* quefti l'hanno del tutto perio, perche alcuni non loia mente publicano eilere ingiufia la guerra che fi fa loro, ma ancora procurano difturbarla, eiìendo la piudegna 6V tanta opera,* di più merito.(colgaftigarequeftagéte)che cofa che in lerumo di Dio fi polla far maggiore,ancora che fia fatta per le mani di gran peccatori , 8C Jpecialmente damechefonoel maggiore ài tutti, poiché niuno è che s'afcondadal calor iuo , Se come mifericordiofo cV datore d'ogni bène fpero nella fua infinita clemenza, che riceuera il mio tepido defìderio cV picciola fatica cV opera in dimunitione de i miei peccati, $C permetterà per la fua infinita bontade cV gratia , cV per fare voftra Maefta v per feruitio di Dio tutto quel che fa,poi che fuo e il carico di guidare l'imprefa di tal maniera, che fi comin ci a mamteltare il fuo nome » doue prima quel dei nimicò era fermio totalmente cV adorato, bapera la Maefta voftra che in qualunche parte che io arriuo,a tutta la gente do a intendere che cofa fia Dio,* chi fia voftra Maeftà, quello che fono obligati di fare, & quefto fia detto pcrfemprealla. M ; V. La terra cheéfopra di quefto guado fi chiama Guanzebi,doue ' » P« n to v na croce, cY quiui hauendo lafciato l'eflercito me ne ritornai alle frontiere cV prin apio della prouincia di Cuifeo , cofi per vederla cV pigliare la poffeffione in nome di quella come per mandare il maftro di campo a paffare il fiume con alcuni caualli contra certe terre che s erano ribellate,* chel Caconci gli hauea fatti folleuare,c* cofi fi feruiua d'effi come te,* ùmilmente per feoprire fé ci erano altri luoghi habitati all'intorno del detto lagumcSÉ nudai tra terra il Riuedi tore per veder fé ci era altre habitationi.Giunto a Cuifeo,doue ftet- tiduoi gl orni,& pacificati ce in vn colle molto alto, * bruciati gli Idoli che erano m coordinando che fuffe manda> to al campo gran quantità di Maiz cV bambafine(di che e in quel paefe grande abbondali* *ia)me ne ritornai all'efferato» -irò j « Nunno partito Ài Cuifeo dmide il fio efsercitofuna parte manda nella prouincia di Cuinaccaroperpa^ apana & hauere ti Signore di bbidien%a afra Maeftà. Donde mi parti poi con elio il lunedi feguente verfo la prouincia di Tonola lotano otto leghe di quiui, della quale hebbi informatione effere molto buona,&: mandai il Riueditore «nlafuacopagniaAviValtradapie dall'altra banda delfiumealla^uindadiCuinaccaro, doue m IWiipli-'..! m 1 "■'/■ !p« ;:, |!' 'Pi *•#*'. ,/■; 11 ii ; "': i"::'.' ,''i \ ii< i ; ■; ,, ; ; V:;*v ''■ ii' 1 ]".' " '«■*<[■';■' 1 f-y. ' ': «'fi }\'x .:'•." ' %ì m ■ .1 lì DI NVNNO DI GVSMAN doue io ero fiato prima, gclie mi códuceffero il Signore & la pacificarle fornendo di vedere E che cofa era , con ordini che poi fi venirle a vnire con meco dall'altra parte del fiume il gior- no che io fuffi entrato in Tonola , accioch e fé quei del paefe mi fuffero vfciti incontro con guerra,io da vna bada et egli dall'altra haueffimo affaltati i nimiouQuel giorno alloggiamo col campo in vna cofta d'vn monte preffo il fiume doue mi venero meffaggieri da parte del la Signoria di quella prouincia (perche non ha particolar fìgnore)a dirmi che ella fapeua la venuta mia, cY che ftaua adafpettarmicon buona volontà di riceuermi con pace, cY darmi cioche io haueff] voluto, ancora che i fuoi vicini che habitauano dall'altra parte del fiume, che erano tre prouincie, Coiula,Coiutla cV Cuynacaro,fuffero pazzi cV non haueffero vo^ luto pace , cV che il giorno innanzi erano vfciti a far la guerra perche s'era rifoluta di riceuer mi pacificamente* Io quantunche m'auedelTi che quefta era vna fintione,rifpofl loro che la fignoria douea fare tutto quel che potea g ftare in pace , cV che glialtri che nò la voleuano gli haurei gaftigati della lor pazzia in non fare il medefimo* Il giorno feguéte fpinfì a qlla volta il campo mandando innanzi il maftro di campo con alcuni caualli leggieri a ricono^ fcer il fìto,cY prima che io arriuaffi mi vennero altri meffì con galline da parte della fìgnoria a dire che doueffi andare, gene la vettouaglia era in ordine,ancora che quei- vicini cótra fua volontà s'erano meffi in punto predo la terra fua per farmi contrarlo , di che ella hauea di^ fpiaceredi non potére imperdiglielo, cV il maftro di campo che lo vidde mi mando a dire il medefimo, cV che là fignoria hauea in effere molta vettouaglia,onde camminando col cam I pò giunfi a vna cofta che era vicina alla terra,cY perche non haueffer danno i miei quiui,feci far alto,cY traili tutta la gente da guerra cofi da cauallo come da pie,con animo di non mena re con me Indiani amici,accio che non deftruggeffero,queI luogo per ilquale io ero per paf fare, ma glilafciaiin ordine con comandamento che non doueffero par tir fi, et fpinfìoltra per veder il fito cV lo fquadron de gli Indiani che era in vn colle fpogliato cY faffofo , doue era vn paffo a loro iudicio molto forte,ancora che ci ii poteflé montare a cauallo : io ciò vifto mandai alloro vno interprete perche voleffero lafciare l'arme,alquale rifpofero che effi non foleuano dare galline ma frezzate , perocché i chriftiani doueffero andare a trouargli che gli afpettauano,onde io di nuouo tornai a cacciare fuori la gente cV alcuni di quelli Indiani ami ci,parédomi effere ben fatto di menargli,lafciato in guardia del Cam pò il Capitano Barrio, dC feci tre fquadre della gente da caual!o,cV vna de i pedoni,&: mandai alcuni di quelli India ni amici a pigliar loro la cofta del colle dalla banda che pendeua verfo il fiume lontano mez za legha,con difegno che fé fuffero fuggiti da quella banda gli pigliaffero il palio JDall'al tra cofta del colle contraria, mandai il Capitano Verdugo con vn'altra parte d'Indiani , cV io prefi il mezzo per drittura d'effo colle con l'artiglieria , cV la compagnia de pedoni che fono in guardia della mia perfona,accoftandomi tuttauia a pie del colle,doue andai innanzi a gli altri con lo feriuano a protestarli che lafciaiTmo l'arme» La rifpofta che effi mi fecero fu vn gran grido, cV alcuni cominciorno a calar a baffo per le fpalle del colle 8C veduto che non conformauano i fatti con le parole,cominciai a andare verfo di loro con la gente , 3C ciafeun con la fua fece il medefimo,cV quando giunfi al colle tutti s'erano gittati a baffo voltando le fpalle, cV io penfandomi che voleffero pace andauo loro dicendo che doueffero afpettare 3C non temere , per che fra loro era chìntendeua il parlare di Meflko: cV a i chriftiani cornane dai che non fuffe huomo che ammazzaffi alcuno di loro , fin che io viddi che combatteua^ no valorofamente con gli Indiani noftri amici,cV che fi riuoltauano affrontando i chriftia^ ni con gran cuore* In qùefto modo fi comincio a dare in effi da molte parti , onde inconti> nentefidiuifero per vari) fentieri fra certi grandi arbori di frutti effeminate che durauano più di dueleghe,cVinqueftomodo firitrouaronopochi infìeme quei giorno,cYi noftri con l'auidità che haueano di feguitargli,non gli lafciauano in pofa , cV effi cobatterono cofi bene dC con tanto ardire,chevi furono molti Indiani che vnfolo di loro faceuatefta a vno cauallo leggiero , cVglipigliaua la lancia con l'vna mano cV con l'altra armata d' vna certa mazza che fono foliti di portare di legno gli daua di gran baftonate,cV altri pigliauano i fre ni de i caualli, cV con gli archi dauano di gran colpi,cV venendo folamente con me il Capita no Ognate cV fuo fratello che ha carico dello ftendardo reale, trouai l' Alcalde che era cadu- tocol fuo cauallo in vno foffo fra più di dugen to Indiani, da i quali s'era' valorofamente di-- fefo,cV con larriuar mio fé gli leuarono da dolio, cV(fecondo quel che dicono coloro che fi fono trouati nella nuoua Spagna &C nell'altre parti con quefta gente) non il fono viiti ancora R E ( ancora i pm cor aggfofi ne valcti Indiani di quelli, portano archi èY frezze 3 mazze et fbadè' aduemanedilegno,froi^^ fano che col farli coli brtmi,ancor che di lor natura non fieno molto belli , parendo Diauo- li,hanno da metter paura a Chrifliani,cV alcuni de nofìri che quiui caddero da cauallo vene ro alle braccia con effo ioro,cY fé nò ti fallerò aiutati co i pugnali fi farebbono trouati in gra irauagho:cV vn indo con vna pietra tirata con vnafromba che effi fanno di bambafo rop- pevnacoilaavnhuomo acauallo cY recupero vno Indiano alquale era flato pattato il cor- po co vna lancia da vna parte a l'altra^ feri tre caualli . Quello dico perche ancora che fi fìa viiio che mi le di loro habbin paura di tre a cauallo,nondimeno s'è vitto ancora efferui fla- to alcuno di loro che ha hauuto ardire d'afpettare vno da cauallo de afferargli la lancia quan tuncheiiamalamenteferito,Ferironopochichriftiani J «niuno cauallo vimori & pochi degù Inaiarli amici ideili loro fcamparono aicuni,ma non molti per rifpetto della rottura dei fiume doue fi nduffero da mille di loro de i più valenti , che ben ti conobbe nel combat- tere. I emono molto i caualli , pche hanno opinione d edere mangiati da loro, ti ritiraro- no da due leghe fempre combattendo.Dappoi raccolfi il campo cV quattro o v cinque canal Iicheandauanofenzailorpatroni,&- ritornai all'alloggiamento due hore prefio ilmez- zo d i con tutta la gen te, dando gratie a Dio per la gratia che m'hauea fattoi penfo che gio uaile : molto quel che li fece,per che incontanéte vennero tutti i Signori cV tutto il paefe a let- ture &: dar iVbbidienza, portando molta vettouaglia, ancora che nella terra ce ne luffe fat- U > 8'°}™ P r °" lfionc - e P aer e molto buono,ben popolato cY abbondante del viuere,cY credo che fe li facelìe vna refidentia in mezzo di queììi popoli farebbe gran bene , cV l'huomo gli pò trebbe ben reggere , cV fe ne potrebbe ben feruire: è quello paefe téperato,pieno di mol- li vccelIi,tono gran (acriftcatori,hanno argéto cV qualche poco d'oro & veftimenti, ancora che da principio tutti lo niegano , cV hora io non motivo d'hauer vògMa di volerlo ne che venga per oro cY ancora che tutti mandino a dire che lo daranno,ioìio lor mandato a dire che io non ho bifogno d'oro,ma che tizno buoni cY feruino,ne fieno facrificatorù Bella -intona della Croce,®* Santa MarìaXhieJe faticate nella prouincia diTonola, et delpofcfio di quella prejo da Nunno. & come di quiui partito nconofee con lEfjerato molte città.Zapatula, Ixtatlan^tacotla, ContlaJTolilitia.Micketlantyontra gli Indiani della quale com^ batte)Theulcano , & Xelpa>& de toro che ita ritroua. Il giorno feguente fopra giunfe il Riueditore dall'altra parte,che non era potuto arriuare prima , perche s'era occupato in effeminare ben il fito di quella prouincia , doue fi incontrò con alcuni del paefe , cY venuto determinai di mandarlo con altri Capitani con la gente da piedi cV Indiani amici a paflar dall'altre parte del fìume,cY a cercar quella rottura, doue haue uo hauuto relatione efferui ridotti molti Indiani fuggiti della battaglia , i quali madauano a minacciare di volere facrificare gl'liuomini di quella Signoria nche m'haueuano raccettato con pace,ma no poteron paffare a quella parte g effere forte cY afpera per le molte pietre cY t pedoni non ntrouandoui la géte fi ritornarono a dietro.Nel colie doue s'erano ridotti òtti Indiani fa fatta vna chiefa affai bella che fi chiama la Vettoria della croce,cY vi ti piantò vna croce di feilanta piedi Iunga 3 che ti vede luge più di quattro leghe,con i fuoi gradili aliai fon moli , éY vn altra chiefa fi fece nella terra che fi chiama fanta Maria , cY ho poi intefo che gli Indiani 1 hanno finita con porui vn'altra croce ben grande,cY nello alloggiamento mio ne fu alzata vn'altra ♦ Si tolfe la poffeffione di quella prouincia alli z 5 Ai Marzo,cY il giorno l gU ^ em ' P ^ tlj&:me n ' andal ' adormlr eaZapatulachem'vfci incontro in atto di pace, che e qita vna buona terra di quella prouincia di Tonola,dandomi vettouaglia cY Indiani per leruigio del capo,di quiui me n'andai l'altro di a Aximocuntla , che la trouai disabita- ta ancora che mi mandaffe molta vettouag!ia,mandandomi a dire che per tema non hauea- novoluto afpettarmu II di che venne poi, venni a dare fopra la rottura per il più faticofo 8C diiperato cammino del mòdo,per vna colla che dura vna legha cY mezza fino al fiume che appena che fi poteano foflenere i ;piedi per doue i miei caualli cY mule traboccarono,^ qui «ime ne fletti lanette preffo vna terra chiamata Ixtatlan, doue mi portarono certa vetto- uaglia infegnod'vbbidienza,cVildipoivenniad Atacotla che trouai fenza gente, anco- ra chemolti Indiani huomini, donne, 6Y fanciulli fi trouaffero nafeofì fuori d'effe terra che e grande^ molto fiabitata,quando nò è il fofpetto.é cinta di molti bofehi di frutti, ma con V :l ; " »• |, II i'i A,, è ì!" \ '<'",: : fi,.'"wi iji »j Hi"' i DI NVNNO DI GVSMAN * ' 'i . IV; fé';; *?. : li 'lì >M "T,'*i V fi' : con tutto ciò ha careflia d'acqua cV quella è molto catti'ua , di quiui me ne venni a Coda paf- 1 fando per vn luogo doue il Riueditore eragia flato, cVfhauea abbruciato quando gli im- peli che paffaffe il fiume , che e N della prouincia di Cuynaccaro. Prima che giugeffe a Coda quei che erano andati col maflro di campo a feoprire , dierono ì alcuni pochi Indiani di Chi chimecas che s'erano arrifichati a dar nelle bagaglie delle genti da cauallo,cY vecifero alcuni d'effi.quiui fu tagliato vn piede a vno mio itafliere per hauer tagliato mezza vna mano a vno altrOjdella quale ferita reftd quafi libero,2v perche reftaffeil pie v fotterrato fi pianto vna croce* Quindi partendomi,peruenni col campo il di che venne poi aTofilitla che e in vno alto cV in vn faffo quali tagliato da tutte le parti , del qual luogo e Signora vna donna che e' patrona d'vn gran paefe .Gli trouai in vn fito non forte, cY per ciò credo che rimaneffero di vfeirci contro con i'arme,et ci dierono vettouaglia. Il giorno feguente che fu il venerdi per uenniaMichetlan,doue m'era fiato detto che erano molti huomini di guerra con l'arme in mano per affai tarmi. Io gli mandai il giorno innanzi meffaggieri Indiani a perfuadergli che Tufferò voluti venire pacificamente all'obbedienza che io cercauodaloro,deiqualipri ma che giungeffero al!oro,alcuni che erano andati in compagnia vennero fuggendo de ma lam ente feriti, riferendomi che haueano veci^i i meffaggieri che io haucuo lor mandatilo-- me fi verifico poi) cV che m'afpettauano per refiffermi con l'arnie. Ordinata adunque la gente,coniandai che andaffero innanzi con alcuni corridori, il maflro di carri pò, de doppo io mi fpin[i innanzi con vno miocriato perriconofcereil fitocV la gente davn colle che ] m'era innanzi , de viddi che s'andaua ritirando al monte, òC i noitri amici che Tempre erano innanzi più degli altri, più per rubbare che per combattere, gli andauano feguitando col fauor de i causili leggieri , fenza i quali non haurebbono animo di farlo,cVhauendoag^ giuri to il maflro ài campo preffo alla terra,lo madai a q uella volta accioche gli faceffe fpalle, dC io lo feguitai,cY fi prefero quel giorno alcuni Indiani: fono tre contrade infieme in diftan tia di vna legha,le più bene popolate che in tutto quel paefe fi fieno vedute ancora,cY di bo- niffima forte di chiedi terra di migliore de maggior lauoro che [i poffino vedere, doue fi ri^. trottarono zappe di rame con che lauorano la terra. Mi ripofai il fabbato che venne, cY la domenica per effere opera in che fi ferue a Iddio, doppo madai il proueditore con vna com- pagnia da pie ili vn luogo chiamato Teulchano ch'e v vn capo di quella prouincia de i princi pali di che parlerò poi,che era luge dodici leghe di ìi,daH'altra parte trouai il Capitano Ver- dugo dC Barrio a vn'altra gra terra che i'i chiama Xelpa, pofla fopra vn fiume: et il lunedi ve jiente mandai certi che trouarono leminere in quel luogo del fiume, doue trouarono vna punta d'oro, che pefaua tre o quattro reali, de feguendo l'alto del fiume dierono in vna com pagnia di donne de fanciullijaquale effendo foccorfa da i mariti che non erano molto lonta nijgli cauatori dell'oro fé ne tornarono a dietro lafciando di più cercar oro. {i crede fecodo la difpofitione del paefe che ce ne fia.il giorno feguente mandai il Capitano Ognate a cercar^ gli dC ne troud pochi cV la maggior parte donne de fanciulli, de il mercoledì' che venne , i Ca 1 pitani Verdugo de Barrio tornarono dal loro viaggio, cY conduffero gran moltitudine di perforie,ma per il più fanciulli cV donne,percio che i lor mariti non haueano hauuto voglia di por in auétura le proprie vite loro per ricattarle, de per il cammino che tennero nella tor nata,trouaron vn'altra terra grande nella medefima riua del fiume, ma gli habitatori d'ella non 1 afpettarono punto* J)i alcune %uffe decadute tra gl'Indiani & Spd fentì il rumor dell'arme,et giuto al campo , doppo che fui armato, caualcai de mandai in tati to alcuni caualli auanti, fra quali dua miei cria ti fpinfero innanzi a glialtri,cV giunfero quei cento R E L A T I O N £ 356 cento che fi in tfrauano in fu la fera,de quali vecifero fette d otto , cV il refto d'elfi fé ne fuggi- rono per efferehogginiai buio, lo in tanto giunfi con alcune genti al monacello, cYpaiiai dall'altra parte,rna per nò edere li ora di feguire i m'imeì me ne tornai , cV alquarto dell'Alba mandai il Capitano Ognate a cercargli,credendo non douere euere molto lontani^ io pri ma che iuffe giorno vfci con gli abitatori a fargli fpalle due leghe innanzi. Alla entrata di ynmontediedidi incontro in cinquecento dfeicentohuomini,i quali fi difefero & com- batterono quato poterono , alfine rimafero d'elfi morti da cento venti,dcento trenta,c¥ il rimanerne d'elfi h ritiro alla montagna, cV altri alle rotture,ferirono di frezze cinque caual- li,cY dua di quelli morirono di li a dieci giorni.cV credo più tofto per negligéza cY mala cu> radi coloro chegligouernarono,cheperefferepericolofeleferite. In queftomodo cammi- nando io oltre p feguirgli,mi fu fatto a fapere che haueano i noftri dato in effi,et al galoppo del la gente gli giunfì vicino a vna legha che già Q ritornauano a dietro , cV quantunche,pa- reiìe aiiuiche non u' poteifero più giungere ne ritrouare,fpinfi tuttauia più innanzi a cercar certe rotture,chc fi vedeano di lontano, douemiparea che fi fuffino potutiritirare,cV dopo 1 eflercandato oltre mezza altra legha fenza feoprir cofa veruna, trouandomi (otto il caual- lo tutto ftanco,cV il medefìmo auuenendo a gli aìtri,feci alto per raccogliere i miei,et in que fio che duoi miei creati andauano per far quefto effètto,dierono in vna gran frotta d'alcuni Chichimecas che dauano la caccia a certi degli Indiani noftri amici, cV all'arme che dierono io mi riuolfì a dietro fopra di loro feguendogli a tutto corfo del cauallo, cV l'Alcayde cV vno altro mio allieuo che quiui li trouauano infieme et andauano innanzi>dierono in vn luogo douc erano più di quattro mila perfone che erano quiui mkoCi fra donne cV fanciulli cV co tutta la robba loro, le quali tofto che gli viddzw fi pofero in fuga,cV quando io giuniì,viddi le pedate loro , cY camminando trouai il fangue di alcune donne cY fanciulli che gli Indiani noftri amici haueano vecifi cY facrificati,che e cofa im poffibile di rimediar che non gli facci no per molto gaftfgo che io gli disancora che molti affermano che fono boniffimi chriftia ni,cY creda V.M.che cofi fanno al prefente tempo come faceuano prima,feben lo fanno na fcofamente,cV per quefta cY per altre giufte cagioni che ho fermo alla Maeftà voftra , non fi. do.uerria dar loro tata liberta', ne più di quella che al fiato et viuere loro fi coftumaua,perchc far altrimenti è vn dar lor occafione d'eifere più cattiui,eY fargli facrificar più tofto,vn'huo- mo che niuirà altra cofa , che di quelle perfoneche vfano la lor libertà franca,cY non hanno virtù ne humanità nel viuere, ne verità in bocca che con ella poffino emendare le vite loro, cY effere miglior chriftiani,ma(rimamente che è di tal natura quefta gente,che bifogna che Iticno mol to fogget n,cY che temano,per che fieno buoni chriftiannEt tega voftra Maefta, per fermo ciò che le dico. Hor doppo l'hauer feguita la vettoria cV feorfo per molte parti il canipo,& efferci fiata molta gente,mi ritornai a mangiare a quel fi'umc&di li me ne verini poi aH'eflercito,haucndo trafeorfo vndici d dodici leghe* De tobedien^a data da quelli di X alpa& pojìefio di quella da Nunno pigliato. Sito della terra di Tejfano.di ^imec monte dtshabitato,de la terra di Theulican, & di fai edificu. Il giorno venente poi ritorno il Riueditore dal fuo cammino cYimprefa, nella quale ncr ritroud refiftenza,perche la gete era fuggita alle mòtagne, cV quella che vi ritroud era imiti le cY poca Jn quefto tempo attefi a mandar di continouo meflaggieri a cercare i Signori del paefe con prefenti d'alcunecappe di panno,perche veniffero co c n meco a pace , de quali alcu ni ritornauano cY altri rimaneuano là,cY mi rifpondeano che farebbono venuti. ;Di xalpa mi venero tre ambafeiatori a dire che voleano gli habitatori di quel luogo venir a trouarmi m atto di pace et per feruir i chriftiani con certe lame d'argéto in dono che erano di poca valuta, cY co va Idolo fatto di bambace cY pieno di fangue , et vn rafoio di pietra nel mezzo co che facrifìcano,chepefo che elfi R imaginaffero che fi haueffino adeftrugger tut- ti, ma non potè diffenderfi dal fuoco che non lo bruciali! al cofpetto loro, di che rimafero molto fpauen tati. Quefto fu il giorno dell'oliue, éY per efler di fettimana fanta 6Y in paefe abbondante molto di Maiz,determinai di farla quiui,cY far l'ufficio in vna chiefa che fi fece m vn giorno di cane,coperta di paglia affai buona,con vna croce innanti,cY i fuoigradili in. mezzo di buona grandezza,cY vn'altra ne kci piantar fopra il monacello che ho detto che li vedea di lontano da tutti quei di quel paefe. Si celebro l'ufficio al meglio che potemmo per efler in luogo di guerra Oc ilfepolchro di noftro Signore della più nuoua maniera che fi fuffe '".:,. i* . vfitf : ili' # %"' ;!,'.! 'k; Itk i; !«"';'!' '■* ii Ir'i'V" ìié l'i -XÌ, ■ 1, »'L't l' 1 ! '■ . ■ '' ' * ■ il V « '■«• I,' "' • ì: : y 1 *.1 ■ ■•' ' DI NVNNO DIGVSMAN fiiffe veduto giamai per che tutto fu fatto di penne ricche ♦ &C perii ftationi hauemo cinque al tre cafe di heremitorij con alcune gran croci che in effe rimafero , cV fi fece il giouedi fanto vnadeuota proceffione di difciplinanti di più di trenta, cVquiuilafciata tutta la gente che era Hata pigliata , cV tolta la poffefìlone di quella terra,mi parti il martedi di pafqua , cV quel giorno feci l'allogiaméto in vn monte dishabitato, cV di quiuiguenni poi a vna terra che è chiamata Tefpano , che e v fituata fopra vn fiume affai buono piena di molte cafe de buone, doue era già flato il Riueditore,et gli Indiani del noflro campo l'haueano bruciata,in mez^ so di effa terra e vn monacello fortiflìmo cY habitato: quello , e vn paefe abbodante di mol to Maiz,& bambace , cV dicono che vi ficaua dell'oro ♦ Si trouarono in vna fepultura certi braccialetti d'argento buono. Da quefla terra di Tefpano feci l'altra giornata in vn monte dishabitato chiamato Amec , g il più trillo et malageuol camino che Vi ila mai villo in quel lecontrade,donde traboccarono molti Indiani cVcaualli , S>C cadeuano certi pezzi di pietra che gli infragneuono, chiamate da loro golghe, Mon ramo poi vna montagna molto afpe raapie,Da Amec venni a Teulinchano doue eragia flato il Riueditore , luogo pollo in vn monacello il più forre che fi fia villo ancora,per effer tutto di faffo tagliato all'intorno,^ mofhaeffercofadi molta grandezza, percioche per il più v'erano edifici) molto fontuofi che ciafcuno Signor di quella prouincia ve ne douea hauer vno g andarui a fare i fuoi facri- ficfj , 8>C cofi dicono tutti gli habitatori d'effo,che v'era vno Idolo d'oro grandiilìmo ilquale era flato fonduto OC definì tto in altri tempi di guerra ♦ I palazzi 6C edifici] erano di pietra in tagliata molto buona,doue erano pezzi di diciotto palmi con flatuedi riuomini grandi di pietra , doue fi facn'ficaua , cV molte altre cofe Amili a quelle di MefTico , che i Meffìcani che erano nel capo diceuano che erano conformi alle loro. Erano i cortili de i palagi molto fpa- tiofi 8C belli co molte fontane d'acqua buona ♦ Mi riferiua il Reueditore che v'era flato pri^ raa,cheeravn gentil luogo da vedere innanzi che gli Indiani noflri lo haueffero bruciato, che no fu chi glielo poteffe prohibire,che fanno di quelle limili infolentie affai,ancora che fl faccia di loro gran giuflitia,Ha quello luogo all'intorno vn buon paefe, ben chenon molto habitato con vn fiume che gli paffa vicino, ilq ualefignoreggia molto paefe, cV fi vede da molte ilrade che efeono da molte parti,fe non che come ho detto,dicono che fu deflrutto, tH unno manda a ricono feere la terra di Saltenango , & egli prende il pofsèfso di Theulicano,& delfm efsercito fra due pam/una manda a, [coprire la prouincia di Mecuacano con termine al mar del Sur } t altra per fé ritenuta peruiene ad ^4tlan & poi a Guaxaca,& dindi a Guatatlan 3 à Cinagtlan, Hefpa,Tetitlan, & alla prouincia di Xedtfeo } & a Tepeque. -JDi qui mandai il Capitano Verdugo a vna terra chiamata Saltenango lontana (ei le-* ghefoggetta a quel luogo, dC dicono che dura la valle fei leghe gii fiume a baffo, le tre del^ ìequali fono piene d'habitationi , vi trouo poca gente che tutta fi era quafi ritirata alle mon tagne,cVgli fu detto che ci erano altre terre più innanticofi grandi come era quella, ma perciò che io gli haueuo impoflo chenondoueffefpingerfi più oltre , fé ne ritorno' a die> irò fenza vederle ♦ Conduffe feco alcuni Indiani prigioni , cV alcuni che s'erano mof- fi a tirar con le frezzead alcuni amici Indiani che haueua con elfo lui, lo pagarono cara- mente. Piantai vna croce nel più alto di quel monacello doue fidiffe vna meffa , perche fuffe Iddio lodato dC adorato doue il Demonio era flato tanto tempo feruito , & hauea tanti facrifiefj riceuuti, Etprefa la poffefTione perla Maefìà voflra , lafciai quiui tutte le donne cV fanciulli che erano flati prefi. Et doppo determinai di far due parti della gen^ te,8t" madai per vnaflrada il Riueditore con il Capitano Verdugo cV il Capitano Proagno Capitani di fanteria con alcuni de i noflri Indiani che vfeiffero alla prouincia di Mechuaca- nocheevn'altra diuerfa da quella della nuoua Spagna, cVfla vicina al mare del Sur a quel luogo dodici giornate di cattalo cammino,cY fpecialmente per i caualli , che quafi parea im poffibile il paffar!o,Et ciò feci,perche hebbi relatione , che era habitato molto , accio venif- fero con informatione di quel che era , cV fapeffero dar relatione di ciò che fi ritrouauain quella parte , perche alle volte le cofe non vedute ci fi rendono più impoffìbili di quel che fono,cV fpecialmente per quella gentea cui non piace la compagnia noflra. Il paefe fi moflraua molto doppio &montuofo,cVfeloritróuauano di tal difpofitione *he nonl'haueffero potuto paffare, haueuano in cornmifTionechelo attrauerfafferoA fi v? ; _ i " rudero Pi : : R E L A TI O N E 337 \ niffero a congiunger con meco.Qucl medefimo giorno mi parti anch'fo,che fu il lunedi 1 , cV andai a far l'alloggiamento in vna rottura dVn fiume non per miglior cammino che hauef- fero hauutiglialtri, Gl'altro giorno fuiad alloggiareavn monte affai piaceuole,doue gli amici noftri Indiani andàdo a bufcar da faccomanare, dierono in vna valle doue erano mal te gemi di quelle che erano fuggite da quei luoghi, cV conduffero al campo affai dÒne & fan Cròlli che io lafciai in quel luogo Jl giorno feguente me ne venni per cammino non men dif fiale dC montuofo dell'altro,a tornar a paflar la rottura di prima , che il parlar della afprezza dC mal ignita fua farebbe faftidiofo , percioche oltre l'effer lunga cV faticofa,e pericolofa per i molti [affi che cadono dal alto, la fmontamo a piedi, cV facemmo l'alloggiamento alla metà d'effa cV il giorno che venne poi, giungemmo al fiume con gran pericolo cV fatica delle no- fìre perfone cV caualli,et paffato il fiume peruenimmo a vn luogo dishabitato chiamato A- ilan che e vicino alle terre, cV tornai a ripigliar il cammino accio tutti non raffi mo alla ven- tura per il mal fentiero che haueua pigliato il Riueditore , doue afpettai le bagaah'e cV il be- ftiame che conduceuo con meco per vfo del capo,deI qual fé ne pde qualche parte,cY il redo tardo a raggiungerci tre giorni g il paffaggio afpro del mòte che era due leghe di tratto.Et n qm monti cV luoghi dishabitati fi pati qualche poco di fame.Quiui fermati tre di cV doppo Ihauer piatata vna croce in vn mòticello pofto fopra vn fiume,mi parti 3C giunli a vna terra dishabitata, cV il di' che venne poi peruenni a vn luogo chiamato Guaxaca, che era in arme doue g effer poca cofa,cYftar gl'Indiani alle mòtagne,non volli fermarmi a Ifpano , cV tutti quefh tre giorni g molto peruerfi camini di montagne me ne venni a vno altro luogo doue gli habitatori mi vennero in còtro in atto dipace,et midierono molta vettouaglia,Faltro di che venne poi giunfi a Guatatlan,paffato per Cinagtlan et Nefpa , che fono di d uo Caciqui o 8ignori,ciafcuno pero da g fé in vna valle molto habitata ÒL che hauea molta vettouaglia* Da Guatatlan,doueio fretti quattro giorni, cV vi lafciai piatata vna Croce (opra vn colle giunfi a Tetitlan accompagnato da tutti i Caciqui di quelle terre, cV la gente d'effe era fuo-' gita quali tutta alle montagne. Da Tetitlan venni due giornate per paefeinhabitato,cY l'altro di,prima che io giungeffi a vna prouincia chiamata XaIifco,mandai il mauro di cam pò innanzi per veder fé gli habitatori ftauano in arme per voler guerra,cV quiui feppi che il Riueditore era due leghe lontano di li, cY paffato oltre,me lo fece intendere, cV quando ven neaXalifco l'incontrai che m'era venuto a rincontrar fu la ftrada, cVquatunque il viaggio di quel giorno fuffe fiato honeftamente grande, pur me n'andai coneffo lui quelgiorno medefimo che era venerdì a Tepique doue egliera alloggiato già tre giorni innanzi,che vi era giunto per vn cammino il più afpro cV il più difficile che R fra mai trouato , perche in q uattordici o quindici giorni che vi confumo' no ando v tre di a cauallo , per non poter andar uilifenon a piede, cV gli trabocco al baffo vn cauallo che fé gli roppeil collo, oltreché pati gran neceffità di vettouaglie , perche non trouo' mai niuna terra habitata di quelle che mi fu riferito che fi farebbono trouate. Et ben moftrauano i caualli cV le perfone il gran patir che haueano fatto , perderono per ftrada gra parte del beftiame che fi conduceua per viuere alla giornata,che qua v e tutto il capital noflro et mantenimento,che anchora che lia il paefe mol to abbondan te di galline , non dimeno non fé ne truouano fempre , perche le ri tirauano ne luogh i nafeofi cV fecreti de i monti* Nunno non dolendo render ybbidien^a alli Signori di Kaltfco.con l'esercito per combattere olì "va a ritrouare 3 & pafjaper molti luoghi contermini di mar del Sur,& di quello per. S.M.pren% il pofiejio.poi giorno a Mutochè.terra con buon porto, li detti Signori con pace tengono aprejìargli 1/bbidien^a, In Tepique fletti io li fabbato,et feci chiamar i principali et (Ignori di Xalifco,a quali feci la rich lefta che fi coftuma, perche quando io paffai , trouai che erano ritirati alla montagna, cV non erano voluti venire,ne meno haueano voluto farlo quado glimandai il Riueditore* prima che io arriuaffi , anzi lo mandauano a minacciare che lo haurebbono facrificato infie me con glialtri. Et quado arriud il Riueditor dall'altra parte prima che io giungeiTi, non lo poteano credere, penfando che rafie impoffibile poter venire per il cammino che venne,cV non credendolo quando i lor vicini glielo fecero a fapere,diceano che nò erano vccelli i chri ftiani.Et accioche quelli Signori non pigliaffero fatica cV fofpetto in venir a trouarci,io de- terminai di preuenirgli,et il di innazi prima che veniffe il giorno mandai il Riueditore con k Viaggivolt3°* un il Capitano n •"', I ■ f&fl . :■ : ■ ..- ,e f*: : ' ;■ i>. :'/■;•'■ l il. &"4 M DI NVNNO DI GVSMAN il Capitano Barrio,cY il Capitano Proagno da vna parte a torgli la montagna,et da vn'altro ! lato d'vn altro monte mandai il Capitano OgnatecVil Capitano Vazquez,cY io conia gente che mi accópagnaua,cY con la gente da pie, fui dietro al luogo nello fchiarir dell'alba, lafciatoincampoil Capitano Verdugo,doue giunto nonvitrouainiuno,per che tutti fi erano ritirati alle montagne con le lor donne,cY figliuoli per hauer hauuto auifo dell'andata mia,onde io determinai d'andar a trouargli , perciochemi indouinauo che gli haurei in con trati , cofi me n'andai tutto quel giorno attrauerfando monti OC valle afpriflime cV faticofe, ma del reflo trouai luoghi ben habitati cV d'artificiofa flruttura,fecondo la qualità del paefe, che coti fono tutte quelle terre di più fottili Iauori che fi fieno ritrouate ancora , oltre i molti giardini di frutti» Venni a dar quella notte doppo Thauer camminato meglio di diece leg- gile a certe picciole villette due leghe lontane dal mare per vn fentiero il più afpropervna parte che {i fuffe trouato anchora , cV tal che niun cauallo poteua andaruu ff Riueditore fé ne ritorno quel giorno in campo, cV il medefimo fece il Capitano Bardo con vna gran qua tità di prigioni che haueano hauuti gl'Indiani amici , hauendo fatto vn grandiffimo danno per tutto il paefe,cV il Capitano Vazquez cY Ognate fé ne vennero con meco quella notte, ma per il mal cammino pochi ci poterono feguire , percioche perii luogo che io afcefiil monte fi erano arrificati da fette 6 otto caualli amo mare, et gli altri non poterono giamai te riergli dietro, ma l'altro giorno mi raggiufero poi, cY per trouarmi cofi vicino al mai e,deter minai d'andarui per pigliar la poffefììone di elfo in nome della Maeflà vollra,come fi fece, ^camminando la colta di fopra verfo tramontana più di duoi leghe,entrando i corridori in vn fpeffo bofeo, vennero a feoprir vnmonticello pollo fopra il mare,doue erano da feffanta cafe dC più di dugento huomini,cY hauendogli colti allo improuifo , fi rifoluerono di fuggi re , che in altro modo fé fallerò flatida loro veduti o fentiti farebbe flato impoffibile di prcn derlo.Quiui entrati i noflri , ne fuggirono molto flcuri quelli Indiani per quelle felue folte, fi troud in quel luogo quantità grande di pefee S>C oflrighe, cY di tutto il refto di vettouaglia neceffaria,cY di meIe,cera,cY molto bambafo,&: chiamafi quel luogo MutochefcV e fogget to a quella prouinciadouemi ritrouo: hora ilando fopra vn porto , giudicato da noi eller il migliore che fi fia in quelle parti veduto anchora,nò potetti mifurar il fondo che hauea, per non hauér co meco inflrumeti apparecchiati per farlo.Di qua tardai a tornar al campo duoi giorni per vn peruerfo 8C affai malageuol cammino,cY a due leghe lontano dal cam pò 1 ncó trai il Capitano Barrio che per ordine del Riueditore andaua per veder da qual parte fi ha- uea a paffare il fiume grande della rottura, di che ho parlato vn'altra volta che era otto kgh e ìunge da Tepique,doue giunto ritrouo v molta gente di guerra in guarnigione , èY paflato il fiume per vn guado affai facile da paffare diede in quella gente , cY ancora che fuffero pochi gli dierono che fare , effendo con effo lui pochifììmi , non effendo egli vicito ad altro effetto che per ritrouar quel guado,alla fine fi ritiro\hauendo morti alcuni de i ninnici , & de i uoi re fiati feriti tre o quattro Spagnuoli cY vn cauallo , & ciò fece perche lì auuidde che calaua per dargli la carica molta gente,et gli haueano fatte due imbofcate,onde prefo il paffo del fiume porto certe cinte d'oro & d'argento tolte a nimici che le portano cinte in fronte , nelle brac^ eia cY alla cintura,cY coloro che vi furono dicono che tutti ne haueuano.Doppo che io giù- fi a Tepique,i Signori di Xalifco,che fon duoi, vennero in atto di pace cY a preflar vbbidiéV za come l'altre tre buone terre che fon polle vicine al mare , doue li dice effer minere d'oro. Dimorai in quello luogo di Tepique tre fettimane, cofi per rifar i caualli che da i viaggi paf fati erano molto fiacchi &trauagliati, come per che io afpettauo certa gente che mi veniua da Mefìico perche poteffero panar ficuri. Officiali fatti da Nunno nelle terre di Xalifco& Tepiyue. delle fiali prefo il pacifico pofiefso, con la. fua pente parte, & per mene ad*s4tacla.& d'Indi a', fiume del Spirito SantoCVicino al eguale feopre 1/nefsercito d 'Indiani inimici, contra t quali combattendo "valorofamcnte, riporta ~)/ittoria> Quiui io feci officiali in nome di voftra Maeflà , finche prouede a quel che è efpediente, perche fia più feruita,per effer nuoua feoperta cV conquifta feparata dalla nuoua Spagna. cY accioche vi fuffe chi haueffe cura delle cok di voflra Maeflà cY riceueffe i fuoi quinti OC altri dritti che l'appartégono , feci Còtador Chrifloforod'Ognateche in abfentia del Contado^ ha fatto quello vfficio in MeflicOjperfona honorata& di buona qualità ,cY che h a nv uo ben RELATION E. 3 ^ 8 \ ben feruitafa ne gli affari fuoi di MefiTico cY di chi fi può in tutto fidare*Feci Teforiero il Ca pitano Francef co Verdugo,huomo di molta reputatione OC de gli antichi coquiftaton del- la nuoua Spagna cY del numero di quei che la ha ben feruito. Fattore feci Giouanni Di^ famano,cugino di Giouanni Difamano fecretario della Maeffà voftra, Riueditore Ferran- do Chirino nipote del Riueditore Peramildez Chirino che tanto la fef uè cV ha feruito in quefta imprefa 8C nelle cofe parlate come voftra Maeftà fa,informato dalla Audienza,cY co rntd vedrà per la refidatia, che per faperlo io cV conofcerlo mi afìkurai a condurlo con me- co in q uefto viaggio in fuo feruigio , &C per il zelo che fo che tiene alle cofe fue* Furono pofte due Croci in Xalifco , cV altre due in Tepique. che e vn luogo temperato èY pieno di molte fontane cV fi to molto diletteuole perilqual paffa vn buon fiume , è paefe molto ab- bondate di vettouaglia cV d'ogni forte di frutti cY produce bombafo affai» Reftouui per far vn'alloggiamento pergli Spagnuoli che vi capitaffero, cY quiui feci raffegna della gente: cY prefa con effa la poffefflone, veduto che quella che s'afpettaua tardauamoltoavenire,mi partì il venerdi innanzi la Pafqua dello Spirito Santo , cY venni a dormire ad Ataclapa vn buon luogo foggetto a Tapique ; cY il fabbato che venne piantai il campo in vn luogo pie- no di palme I unge vna Iegha et mezza dal fiume grande,hauendo mandato quella mattina il maeftro di campo a veder in che termine fi trouaua il fiume pel luogo doue l'hauea parla- to il Capitano Barrio quando l'andò a vedere, cY in tanto che fiponea il campo accomo- dandofi gli alloggiamenti, prefì quindici caualli leggieri, cY con efTi me n'andai a vederi! fiume da vn'altra parte , cY nella ftrada prefi vno Indiano che portaua legna al fuo campo , il qual mi dille che dall'altra parte vi era gente di guerra , cY giunto al fiume cY trouato il paffo buono, cómparfero fopra il fiume alcuni Indiani chegridarono cY fì mifferodentro vn bo- fchetto che quiui era, doue erano alcune cafe,penfo per quel che mi auuidi il giorno feguen te,che mi voleuano adefcare cY farmi paffare poco ftimandoci,come haueano mandato a di re a gl'Indiani di Tepique , che doueffimo andar a trouargli, che erauamo tanti vecchi , cY che ci haueriano tutti mangiati,cY per fargli ftar men vigilanti^ acciochepenfaffero che io non paffauo per paura , non volli farlo* L'altro giorno che fu la domenica dello Spirito Santo,prima che fi facefle giorno fì. parti il campo ad afpettarmi al fiume , cY doppo l'hauer vdito meffa cY rieceùuto il Santo Sacramento,mi parti,cY giunto al fìume,ordinai che non paffaffero le bagagIie,cY che reftaffero i Capitani Verdugo cY Barrio con le genti loro a ca- uallo,cY Vazquez con le fue da piedi, cY io co tutti i miei Indiani di guerra,il Riueditore cY Chriftoforo d'Ognate con le compagnie loro con Proagno cYil Capitano Vill'alua della mia guardia con le loro, paffammo il fiume cV nel mezzo pigliammo la poffefllone perla Maefta voftra,ponendogli nome il fiume dello Spirito Santo:cYiIconquiftamento,ilcon quiftamento dello Spirito Santo della maggior Spagna: perche fenza il fuo lume cY grafia mal fi può far cofa veruna mafTimamente in terra non conofciuta dC cofi ftrana,fuppIico vo ftra Maefta' fimilménte che confermi quefti nomi cofi douuti,poi che in tal giorno fé gl'im pofero,cY tutti gli altri che io ho pofti in quefto paefe in nome fuo* Paffa to il fiume 8é fini io di pigliar la poffefTìonein terra con le cerimonie folite,furono con tromba banditi quefti nomi cY publicati, cY incontanente feci armar tutta la gente cY la pofi inordinanza , cY per- che da i lati doue paffaua l'efferato vi erano felue fpeffe cY folte , anchora che il refto del fito ila piano,pofì dalla mano finiftra vna diffefa dVno fquadrone d'Indiani amici, cV dalla man dritta vn'altro fquadrone de i medefimi guidato dal Riueditore(j5che l'altro lo gouernaua il Capitano Ognate)* Io poi con le compagnie da pie cY con l'artiglieria andai nel mezzo, cY perche fubito fi comincio a (coprir gente inimica , che fine all'hora non s'era mai veduta, mandai fei corridori perche riferiffero quel che era,comandandogli che in conto alcuno nò doueffero combattere* Quefta generatione ci ftimaua u' poco che lo fquadrone che era in- nanzi a me per antiguardia , che dicono che erano più di duo mila Indiani , s'era gittato in «erra perche noi non l'haueffìmo a vedere , accioche per paura n on ci poneflimo a fuggire, & fecodo quel che ci riferirono i corridori, tofto che ci viddero s'accénauano Fun l'altro che fi douefle ftar cheti,perche poteflìmo apprettarci* Et fubito che i corridori fé gli ritrouaro- no vicini, volédo tornar a dietro g darci auifo della cofa, cominciarono a tirargli delle frez- ze,cY perciò non potédo ritornar a dietro fenza dar in effì affaltati,pofero mano all'arme et fu cagione che ne fcampaffero affai non fi potendo trouar con meco tuttala gente da pie per poter dar in efiì,& cofi ftando yiddi duoi fquadroni de nimici da i lati della ftrada , vno Viaggi vol*3°* wu rj che K km r : MP'i ', !,-, ^W' : ' iii , 1 |. ; |. I 1 -;: 1 ,j ,! I i ' 'i ■ìài ■], , ;v-« 1 -' ■■ ■:■■ twm. irli,} fere. ; ti* . ; DI N V N N O D I GVASMAN, ! jj| che parea dì più gente che quello dello fquadrone contra ilquaf mi drizzai io , OC tutti duoi haueano asfaltato il Riueditore cV Ogna.te nel vfcir d'vn bofchetto j doue s'erano metti per affai tarci alle (palle , penfandofi che niun di noi doueffe fcampar dalle lor mani * Io feci loro intendere che i'i riuoltaffero contra di loro,et diedi nel mezzo, ma i nimici già s'erano melfi contra di me con tanto ardire come fé fuffero itati Spagnuoli affuefatti tutto il tempo della vita loro alla guerra, fapendo co fi ben fchifarei colpi delle lancie cVfcoftarfi da glivrti dei caualli , come foldati accoftumati in quello effercitio,cV paffando i noftri caualli, fubito po^ i , '.,''!■, neanolefrezze cVgli archi contra i caualli, oi cavalieri* Durdil combatter due hore che fempre andammo mefcolati fra loro, i quali haueano buone arme , archi, frezze , cV rotelle di Tartaruche affai grande, cV lancie cV mazze, cV anchora che le lor rotelle fuffer molto for ti, non perciò mancarono quel giorno braccia da paffarle con le lancie infieme co chi le por tauano : haueuano certe altre rotelle alcuni d'effi d'vn cuoio che pareua di vacca , penfiamo che fia di Dama, fi fece vna mortalità grande di loro , perche alcuni Indiani che furono pri- gioni,riferirono che del fquadrone che venne contra di me innanzi ne erano pochi fcampa ti,cV de gli altri duoi fimilmente ne rimafero pochi, cV più fé ne farebbono vccifi fé non che fi ripararono in certi bofchetti: i più fcelti cV i più valéti di tutta la prouincia vi morirono in fieme con molti loro Signori* Erano beniffìmo adobbati di veftimenti cV di pennacchi molto leggiardi con carcafìfi di frezze di bel lauoro , anchora che non ci fi vedeffer l'oro dC l'argento che diceano , cV affermauono che non ci e niun quafi di loro che ftia fenza quelle cinte* Effendo cofi a combatter con elfi, venne a darci fopra vno fquadrone di più di mille Indiani nelle bagaglie che erano già da quefta parte del fiume, cV come vfcirono quei da ca- uallo contra di loro,fi gittarono nel fiume vccidendone alcuni * Et in vero fempre fi penfa- rono,come ho detto, che non ne fcampaffe vn viuo di noi cofi ben haueano ordinato l'affai to ♦ Io fegui poi le reliquie de i nimici pofti in rotta vna lega , cV tornai a raccogliere la mia gente cV gl'Indiani amici per dar gratie a Dio della vittoria che ci hauea conceda lo Spirito Santo per effer fuo il conquiftamento in pagamento del picciolo feruigio che quel giorno f^|i|i eli haueuamo fatto* Del danno qualpati Nunno nelldgente , & ne caualli , combattendo contra gì 'Indiani^come doppo l'hauer r ingranato Dio deìlaliittoria , fi parte & peruienead ~Vna terra detta Sild } -. & d'indi al fiume dcllaTrinità,& poi alla terra d'Omitlan capo dellaprouincid di Mecuacan,defcrittione , & fertilità di cjuelpaefe ; Relattone deb ' la prouincia d'^zgatlan, & del Regno delle .Amatone. .•! : ll i Non fu quefta vittoria cofi franca per noi che non reftaiTino dal canto nofiro feriti cin- quanta caualli,de i quali ne fon morti fei, penfo ben g non effer fofflcienteméte medicati cV a me ne toccaron duoi,cV faccio fapere a V ♦ M,che vale vn cauallo quattrocento pefi di mi- ne & più, cV per quefta cagione faccio mentione d'eflì : f eriron , V Alcayldo nella faccia d'vn mal colpo di frezza, il Capitan Ognate in vn fianco , che gli entro il ferro affai dentro , cV il Capitan della mia guardia rimafe ferito in vna fpalla,cV al Capitan dell'artiglieria fu paffato vn braccio,cV a vn feruitore toccò vna frezzata nel vifo,et vno lo colfe nell'inguinaglia giù gendo fin alla camifa,ad altri furon pallate le mani,cV a vno vna gamba con vna lancia , dC a gli altri non mancaron frezzate ancora che non riceueffero danno. De gl'Indiani noftri amici moriron qualche dieci ò dodici , cV alcuni d'effi di lanciate vfcite di mano di Chriftia^ ni per non conofcergli: cV molti altri di loro furon feriti,et fra gli altri Tapia Indiano fignor di Meflìcho fu ferito nella bocca delloftomachod'unafrezza,maé piaciuto a Dio che fi fieno tutti rifanati,quantunche fi temeffe molto d'alcuna herba velenofa, percioche in terra haueuamo veduta vn'herba che fi affimigliaua a vna del noftro paefe di Meiììco velenofa, cV in vero fi prefe de i feriti vna diligente cura prima che s'attendeffe a far altro* Dopo ef- fendo giùti a vn luogo che è pofto vicino al fìume,quiui feci medicargli , èV il giorno fegué te fi fece vna proceffione con vn Te Deum laudamus,rendendo gratie a Dio per la vittoria cV la grana che ci hauea fatta in virtù della M* V.che in vero io la tengo per coii grande fe- condo il mio poco merito.cV per quel che dicon tuttoché mai viddero gente Indiana affron tar i noftri caualli fenza effer prima effa affrontata , come fecero coftoro* Paffata la Pafqua determinai di venir a vn luogo che fi chiama Sila due leghe lontano di li doue [i diceua che viera RE LATI ONE, 3^ Ayi era gente di nimici ma non ve la trouai , ma Ci bene vi venero ale uni in atto di pace appor tarmi vettovaglia, Iigiomofeguentevenniapaffarvn'altrogranHumeilqualenornmai il fiume della 1 nnita , cY porre il campo qui doue ftd h ora , che fi chiama Omitlan , capo di- tutta quella prouincia per afpettarui la gente che venia da Mefììcho , cY ancho accio che le mie genti cY li caualli fi ripofaffero cY medicaffero , doue fempre fon venuti alcuni paefani a portarmi vettouagha,di che è abbondantilTimo tutto quefto paefe, che fa tre volte l'anno il Maiz et i f rutti,et ha molto pefee vicino dieci leghe dal mare: la terra è calida fuor di modo, et inumi fon pieni di [Caimani che fon certe lagartid'acqua,et vi fon molti feorpioni che fo no veknoiL Da quefto luogo mandai alcuni caualli a Topique,a metter la genie che afpet* »uo,& : il fabbato, la cui fetta celebrammo del corpo de Chrifio con molta pioggia , ancora chelordinaflimo molto bene, cY tanto quantoflfofle potuto far nella citta di Mefììcho vennero quei ch'io afpettauo, Qyiui fi è fatta vna bonifTima chiefa intitolata dello Spirito fanto A Pfantateui due Croce , luna innanzi d'ella , cY l'altra al fiume. Mi ho da partire con 1 aiuto di JJio fra quattro o cinque giorni, ancora che l'acque cominciano a farfi grande , cY veghino i humi goni da mare a mare,doue mi fono affogati duo fpagnuoli, vno da cauallo, SC 1 altro da pie , cY ce ne fon molti per quelle prouincie. Me n anderd nella prouincia di Aztatlan, che intendo effer molto grande cY eflerui molta gente chemiafpettanoconla guerra,che e longe ai qui tre giornate. Di qua mediante la fua gratia me n andero a ritro- S uarl Amazone,chemtendoeffcr lontane a dieci giornate. Alcuni mi dicono che habita- no den tro il mare , cY altri eh e Hanno in vna parte d'vn braccio di mare , cY che fono ricche, bC fon tenute da gli habitatori del paefe per Dee,cY fon più bianche che quelle altre donne: portano archi,frezze, cY rotelle. Hanno comertio in vn certo tempo dell'anno con gli huo mini lor vicini,& quel che nafee di loro, fé è mafehio, dicon che l'vccidono , cY riferbano le dpnne,hanno molte terre 3C gradi. Prima che s'arriui a effe, di quiui mediante la volontà di JLho entrerò dentro la terra verfo il mare di Tramò tana, cY altri maderd per la cofta del mar del bur di mezzo d i,a feoprir quel che ci foffe di piu,donde darò auifo a V,M,laqual fuppli co co quella humilta che vafallo cY feruo deue a fuo Signore,che riceua quelli piccioli ferui- f P er .; ah P 01 ch ™ fai l no c on ogni fedel cY fincerita d'animo , laquale mai mancherà in me tino alla morte, fct coli creda che tale fon fiate l'opere mie in tutto il tempo che fon fiato nel la nuo uà Spagna cY Panuco,et paregginole con qlle di quei che han voluto informare per lor Milioni , cY interefii, troueràche fon molto limpide cY degne della gratia che V.M.mi iara,ifc perche non fa a propofito che in cio v dica più in quefia relatione,lo diffiniro da dirlo m vn altra lettera che fcriuo a V.M.laqual fupplico a volerla leggere fenza volerlo vdir per relationecontuttoilrimanentechefemprefcriuero. Da Omitlan prouincia di Mecua* , can della maggior Spagna^ otto di Luglio del m ♦ d ♦ xx x, il ■ ' ■ , ' ; m i l ' ' li j li DISCORSO SOPRA LA RELATIONE DI FRANCESCO VLLOA. Giunto il S.Fernando Corte fé in Spagna come è fopr adetto :fi maritò con la S. Gioanna de Z unica , fa ^ gltuola del Conte di Rutilar a, don Carlo Sellano, & haueua molti fratelli , molto fammi deltlmpe- radore : Quello parentado nobilitò molto il S, Fernando ; donò alla fio/a cinque Smeraldi fra molti altri che l haueua , mali far on filmati cento mila ducati ; &• perche quefìipez^i furono ipiu nobili che fieno/iati por tati di quelle Indie in Spagna . Et pero dirò la forma di efi fecondo che raccontano coloro che M l>iddono M potere della detta Signora :l>nod 'efì era intagliala modo duna Rofa conle foglie. L'altro come InCor* netto : il terzo informa di Pefce con occhi ctoro i opera tutta d'Indiani molto maramgliofa . La quarta era l>nd campanella con l?na Ptrlagrojft per batocchio ; La quinta era Ina t aletta tutta di Smeraldo col piede d'oro, con quattro catenelle per aliarla, attacchate a 'l>na perla groffaper bottone: per quello Col pezzo, che erail pm grande®* il più bello, alcuni Gienouefi gli Solfino dare quaranta mila ducati, (ber andò di fenderlo al gran Turcho per molto maggior prezzo. Quejìefuron le gioie che donò alla S. Gioanna de Z unica ,la qua* le meno/eco alMefìcho , douegiunto , nonpenfo di fare altro cheandarea difeoprìre per limar del Sur , le (he Y ie: ^i ece i Ann ^ en ^rie\lmgodetto^chapulcho^^ il giorno del corpo di Cbijiofece yfare di detto porto Irerfo ponente duenaue, Capitano Diegho Vrtado Viaggi voi» 3% un irj di Ini ■' .11 f , , li ' I '■ l'i : , ' * WM .; !«' v m rft;& Wr f'fi DI FRANCESCO VLLOA dir Adendola Jùo germano : l'uria dellequali fi chiamaua S-, Michele, ®* l 'altra S. Marcho :prefeil~\woio fjierfò ponente,^ entrò nel porto di X ahfcho per far acqua,& NÙno de Gufman che aWhora oouemaua quel paefe come è detto di /òpra, mandò gente a prohibir glielo , perche era inimico del Con e fé ,pafsò auanti forfè du± gemo leghe , capeggiando la terra meglio che potè ,• & in quefìo Staggio fi folleuorono molti della Ria compa>~ gnia , i quali fere prendere , (*7* mettere in ~\n N audio & mandarli alla nuoua Spagna : con l'altra Naue fe~ guìelfuo Staggio, ma non fece cofa che fia da contare , anchora che nauicajst & fìefii molto tempo che dì lui non fi fapefi cofa alcuna: Mandò la feconda l>olta due altre Naue,& Capitano Dievo bezgradiMen* doz^rajqualifimdmetenonfeciono cofa alcuna, ma furono quafi tutti morti da ^Indiani nell'I fola di S.Tho- mafofluale è in gradi z o/òpra /' Equinoziale nel fiume detto l/ermwlio come fi Itedrà, <&* quejlofu dell'anno Ì53X. Poidelfanno 1 5 3 p.armò tre altre naue , Capitano Irancefco Vlloa 5 come per relattone che qui fattola rà fritto jfil/edrà : jpefè per quel che fu detto per quefle armate & difcopnmenti , al conto che lui dauapiu
  • *- gonoauanti che figiongha al Capo delle piaghe. Quefto giorno ce n'andammo camminando per quella coita fino a Cedici leghe cVnel mezzo di quefto viaggio fifa vn feno di quattro o cinque leghe molto bello ,con alcuni argini dentro di che pigliammo noi gra piacere in mirarlo.la notte che fegui, furgemmo in venti braccia,* 1 altro giorno feguimmo il noflro viaggio alla via di tra mo tana, & effendo camminati tre o quattro leghe , vedemmo tre bocche di lagune che entrauano tutte dentro ira terra, douefifannoaguifa di flagnu furgemmo noi vnaleghalungeda quellebocche m lei braccia per veder quel che erano , & il battello v'andò con alcuniTper veder fé vi fu£ ki tata entrata per le naui, perchea mezza legha della terra non hauea il mare fondo più di vn braccio o due. Quiui furono veduti da fette o otto Indiani, vi fono herbe frefche,ancho^ rached.rlerentedaquelledellanuouaSpagna,ilpaefeépiano,cVdentrodalungevififcor. gono montagne grande cY.piccioIe,che continouano in lungo tratto,moko belle cV vaghe da vedere . 11 giorno che venne facemmo il noflro cammino fempre a v.fta della colla piana veri o il vento Maeflrale per dieci o quindici braccia di fondo , cV hauendo camminato ben lei leghe trouamo dentro della terra alla riua vno feno di quakhe cinque leghe dalqual tor^ nauaavfcirlacoftaverfoMaeftrale,&potemmocamminarquefto^ornc?dafedicileghe, tuttaqueftacoftacpiana 3 cVn5cofìaggradeuolecomelapaffata,vifonoalcunimonticelli, r a "TS° a al " c ? r nieh 1 aueiiamotroliato P er innaziXofinauigammotuttalanotteper la via di Maeltro ex: fino al mezzo di che venne poi, che trouammo fopra vn capo d'Arena bianca, eh e peri altezza che fi prefe q uel di,erauam o in xxix gradi dC tre quarti» Quello capo fu da noi nominato Capo roffo.Tutta la colla è piana,* d'arena bella & netta,cVden^ tro in terra fi vedeano alcuni pochi alberi non molto gradi, cV alcuni monti Se felue lunghe tre o quattro leghe da quefto capo ,& fi vidde quiui vna bocca dvn fiume il quale per quel che h pò tea feorgere, faceua certi laguni dentro in terra; dalla bocca d'effa fin a vna legna in Viaggi voi 3% va* jiij mare fj rWfr.'ilif m< m mi liif?' ' idi ii ,. 'ìf '■[ili''; AÌ* 1 , ;i ;. ■!' I ' DI FRANCESCO VLLOA mare parea che fuffe molto baffo , perche rompea molto l'acqua marina» Quiui vedemmo in terra tre o quattro fiumi. In quello modo ce n'andammo nauigado al noftro viaggio per la via di tramontana, cV per nò hauer buon tempo,furgemmo la notte in vn gran porto che quiui li faceua,doue vedemmo eller alla riua alcune pianure , cV dentro in terra alcune mon lagne non molto alte. Et continouando il noftro viaggio alla via di Tramotana a treleghe di quello porto,trouammo vna Ifola di giro di qualche vna legha dalla entrata d'eilo porto: & feguendo più oltre , trouammo vn porto che ha due bocche di mare , per vna dellequali entrammo,che fu qlla di Tramontana,che può hauer da i o,d i z braccia di fondo.cV coli an daua fminuendo lino a cinque,doue furgemmo in certa concauità, che fa il mare: co fa mara uigliofa da vedere , perche fi laccano dentro la terra tante entrate dC bocche d'acque cV porti che tutti ci fìupimmOjCx: fono quei porti fatti da naturai migliori che fi potelfer vedere al mondo doue iì trouan di molti pefci.Quiui furgemmo,cY vici il Capitano in terra, 5c" prefe la poffeffione , facendo tutte quelle diligentie cV cerimonie che fi ricercano. Si trouauano quiui pefchiere fatte manualmente dagl'Indiani OC alcune picciole cappane , oue erano certi pezzi di pignatte cofi fottili come quelle di caftiglia. Quiui fopra vn monticello fu pianta-' la vna Croce per ordine del Capitano,ct la pofe Francefco Prezziato, vedeafi in quefto luo go la terra piena di molta herba frcfca dC verde,quantunchc differente da quella della nuoua Spagna,et dentro in teiTa parea paefe di groffe montagne cV molto verdeggiami^ tutti noi ci parie giocondo cV diletteuole affai quello paefe , per effer co fi verde èV bello , Se confidei rarriìDO che dentro in terra folle molto ben popolato. Da quello porto vfeimmo al nofiro cammino di Maefìro con buon tempo , cV cominciammo a trouare vicino alla lingua del* l'acqua del mare alnffime montagne machiate di biancho: cV in effe vedemmo molti vcceili chehaueano i nidi in certi buchi di quei faffi ; cV caminammo dieci leghe fino alla notte, nel la qua! fempre fummo in calma. Il giorno feguentc ripigliamo la noftra via con buon tenv pò verfo Maeilro,et da quel df impoi cominciammo a vedere per quefta altra via del porto di fanta Croce Ifole o terre alte, di che noi hauémo gran piacere,cV cofi nauigando ci incon trammo in vna Kola di grandezza di fino a due leghe, cV dall'altra parte fempre più feopren dofi il paefe di terra ferma Se* lfole, camminammo fino a fera quindici leghe, fempre trouan do alla coffa del mare montagne altifTime fpogliate cV fenza alcuna herba, fem pre vedendo dall'altra banda del porto più chiara la terra, onde furono tra noi varfj giudici) cV parercene quefto porto fuffe terra ferma, 8C che fi veniffe a congiunger con la terra ferma che teneua- mo per larghezza della nuoua Spagna,altri diceano di no, ma che erano folaméte Ifolc,che èrano da quella banda, & in quefto modo feguimmo il noftro viaggio , hauendo terra del- l'una parte, de l'altra,c\: tanta che ci facea marauigliar tutti.potemmo nauigar quefto df qual che quindici leghe, de ponemmo nome a quefto capo, il capo delle piaghe, Del Jìretto [coperto nella cojìa del capo delie piaghc,& del ~\>ago paefe che fi ritroua auanti che fi per- . tièngàdllifcoglij detti Diamanti , Della marautgliofa bianchezza di quel mare ^colfuoflufsOj & refiuxo,& delle molte ifole , & terre che fono auanti ilporto fanta Croce, . Il dì che véne poi,camminamo fino alla notte con buon tempo , che fin a fera potémo far viaggio di xx leghe. Tutta quella coffa lungo la terra e piena di piccole mòtagne fenza her ba §C fenza alberi,cV quella notte furgemmo in xx braccia.L'altro di poi facemmo il noftro viaggio,cominciando a nauigar innanzi l'apparir del giorno alla via di Maeftro, 6V venim mo a veder a mezzo d'vno ftretto 8C bocca di qualche dodici leghe da vna terra a l'altra , il quale ftretto hauea nel mezzo due Ifole , lontane quattro leghe luna dall'altra , dC quiui ve- deafi la terra piana con alcune montagne , cV parea che per la pianura veniffe vna rottura di acqua come vna fiumana.Quefto ftretto per quel che u potea còfiderare era profondo mol- lo , perche non ci fapemmo trouar fondo , cV quiui vedemmo terra molto l'onga d'un capo a l'altro, cV dal capo del porto di fanta Croce era la terra più alta di montagne molto fpoglia te.Seguimmo il dì venente il noftro cammino verfo Settentrione , cV potemmo andar qua! che xv leghe,et trouamo in mezzo del cammino vno circuito o feno di (zi leghe a dentro in terra con moke calette o porticelli . Et il dì che feguì poi,facédo la continuation della noftra via, caminamo qualche dicci leghe: et la coffa di quella giornata era di mòtagne molto alte, tutte fpogliate et pelate fenza niuno albero : (ono rafente la coffa gran fondi,et in quella not 4? ci bifogno' fermarci per il vento che haueuamo contrario, ma il diche venne poi, prima che RELATION E B4' A che vemffe i! giorno facemmo vela tutta via per la cofta al Maeftro fino alla notte A do tem nio cammare qualche quindici leghe: In tu rta qila coffa lì vedeuano affai buone montagne dentro m terra, cV molte pianure cV colli con alcuni pochi alberi, cY la nua del mare era tutta arenofa. In mezzo di quefto viaggio trouammo den tro in mare certi piccoli fogli lontani da terra quattro leghinone fala detta rerra vna gran punta dentro in mareA quiui ci npo femmo , quel che ci era rei tato della no tte con vna pioggia che ci dette fopra affai grande. Seguimmo il viaggio noi ro poi il dì che venne,* càminàmo fino a notte per vnUro o voi ta qualche otto o noue kghc& vedemmo dentro in terra poche montagne dC fenza albero alcuno, mali ben feorgendo di continuo chiaramente il Sole che perquelchefipoteave. dere erano molto grandi dalla banda del porto di fama Croce. Quiui ci fermammo la notte perche vi trouammo pochiffimo fondo, et vi vedémo il mare molto bianco cV quali a euifa di ca,ce,in modo che ci lece marauigiiar tuttUl dì che véne ripigliammo il noftro camni ino J?S la f C ^ a f ^ dlM ^°^^-nnammoottolegheretvedémoaltraterracheera e.pofta al Maeftro A pienad alte montagne,feguendo tutta via quefto cammino , andana «io attenti per veder s era vfeita tra luna terra & l'altra , perche in mezzo nò vedémo terra / ledono molti fuochi quali yfeiuano di alcune mon. tagne,et molti Lupi marinici prendono l>n Indiano^ pofiono il fio lingua? no intendere. Scorrendo poi ,-\n'altranedtfcoprono,& per fuaMaeélàilpofsefso ne pren* dono& la chiamano ilporto difanto Andrea, Seguitando poi l'altro di' il noftro camino, vedémo che fi faceua vn gra porto co vna Ifo la dentro in mare a parte da terra ferma qualche vn tiro di baleftra, cV in quefta Itola cV in ter ,ra ferma furon veduti molti fumi al giudicio di tutti. Onde parue al Capitano che foffe be* ne che (montatoio in terra per chiarirci di quel che erano quefti fumi e fuochi in vn battei lo dieci o dodici di noi co il Capitano A arriuati alla terra 8 Itola trouamo che i fumi erano ' ' di certe *",i|/".tì; i ■ l'I •■•* : '■ tf-ìif*t*ì ■ • ■ ' " " '■■■'** i. '. ' . ' i'T'l ,[l 'I 'I, •v 1 iMfi' lift' r * | #1 M m DI FRANCESCO VLLOA di' certe montagne & rotture di terra bruciata , dellaquale fi leuaua in aere vn poluerino che D afcendeua fin a mezzo del camino tra il cielo di la terra , tanto che non pareua al giudicio di ognuno fé nò che di ciafcun fumo fi bruciaflero venti cariche di legna , di che rimanemmo tutti moki flupiti. Era in quefta Ifola vna tanta abbondantia di Lupi marini che era cofa di gran marauiglfa. Quiui ci fermamo quel giorno vccidendo gran numero di quelli Lupi con quali hauemmo qualche fatica , perche eran tanti , & s'aiutauano cofi bene che era cofa di ftupore , perche ci auuenne che eflendo occupati in ammazzarne alcuni con baffoni , fi metteuanoinfieme vendo trenta di loro chealzandoficon i piedi dinanzi ci veniuano ad affrontare in un drappelloni buttaron duoi o tre de i noflri compagni in terra: onde lafcia- ti quei che haueuano tra le mani effi con gli altri ci fi fuggiuano entrando in mare , anchora che con tutto ciò ne vccidemmo molti,iquali erano coli graffi che era marauiglia,aprendo- ne alcuni per hauer il fìgato,trouammo nel corpo alcuni (affetti negri che ne reftammo mol to marauigliati.L'altro giorno ce ne demmo qui forti per non hauer buon tempo per naui- gare,&: per quella cagione determino il Capitano dVfcir in terra con altri noue o dieci com pac ni per vedere fé vi era gente o fegno che ve ne foffe.cY trouaron in terra ferma fette o ot* to Indiani come iChichimechi cheandauanoa pefcare, dC haueuano vna zattera di cane,i quali tofto che ci viddero faltarono a terra cV fi pofero a fuggire, ma feguitati da noflri,al fi- ne ne fu prefo vno che*era d'un linguaggio molto Urano che non fi potè mai intendere , il fuo veli ire non era cofa veruna,perche era ignudo^ortauano cofloro l'acqua in vtri di pelle E ài beflie faluatiche, pefcauano con ami d'olio , gli trouammo quantità di quei pefci de quali noi gliene togliémo tre o quattro dozzine. L'Indiano prigione toflo che fi vidde nelle no- flre mani non facea fé non piagnere,ma il Capitano lo chiamo., 6Y l'accarezzo molto dando gli certi pater noflri co vna berretta, cY certi ami de i noflri,poi lo lafciò andare,et parue che tornato a Tuoi doueffe riferire come da noi non gli era flato fatto male veruno,moitrando lo to quel che gliera flato donato: onde effi deliberarono di venire verfo noi alla barca,ma per effer già notte,et trouarfi le naui molto appartate non ci curammo d'afpettargli maffimame te parendoci il paffo cattiuo, SC di non molto buona difpofitione. Queflo paefe ha nella co ita del mare alte montagne pelate con alcuna herba a guifa delle noflre fcope in alcuni luo- ohi 3 ouero come felue d'herbe marine. . L'altro di andammo vicini alla coffa, da quefta ma no con pochiffimo vento,et quafi come calma,ne camminammo più di cinque leghe,et tut ta la notte che venne ilemmo in calma , cV furon da noi veduti in terra cinque o ki fuochi. La terra è alta,et d'ai tiffime montagne fenza herba con alcune grotte,et l'altro giorno fimil mente con parte della notte che fegui ci ritrouammo in calma,Sd il dì che venne poi feguim dio il viaggio per la medefìma cofìa,et entrammo per entro vna Ifola grande,et piena d'altif fime montagne, cY la terra ferma doue vedemmo vn porto molto grande in terra ferma,nel quale andammo a furgere per veder cioche era,&: furti vkì il Capitano quel dì con alcuni di noi a terra per veder fé ci foffe gente alcuna, cV acqua, cY trouammo certe capanette coperte I d'herba fecca con certi piccioli baffoni attrauerfati , éY andammo vn pezzo per il paefe che era molto arido per certi fentiretti piccioli cV molti lfretti,et trouammo vn rufcello o picelo lo foffato ma fecco cY fenza acqua alcuna. Et quiui prefe il Capitano la poffefTione g il Mar chcfe da valle in nome di V.M.cV doppo ce ne ritornammo alla naue,et la notte vedemmo in terra quattro o cinque fuochi.il giorno venente determinò il Capitano per hauer veduti quelli fuochi vfcire in terra, cY ce ne andammo con due barche 8>C quindici o venti di noi a certe piaggie incuruate o lunghe due leghe dal luogo doue flauano le naui , cY doue haueua mo ved u ti i fuochi , cY trouammo dua Indiani di grandiflima 11 atura , tanto che ci dettono gran marauiglia, portauano i lor archi in mano cY le frezze, i quali toffo che ci viddono fai tar in ter ra,fuggirono,cY gli feguimmo fino doue erano le flantie et alloggiamenti loro che eran certe cappanne d'herba,cY frafche,cY vi trouammo pedate di molte perfone picciole cY grande,ne haueuano niunaforte di vettouaglia fé non pefce Polpi che vi trouammo.La di- fpofitione del paefe pareua cattiua alla colla del mare ,percioche non vi fi vedeuano alberi ne herba verde, vi erano alcuni piccioli fentieri mal'ufati, cY lungo la colla del mare {i vedea no molte pedate d'adibes, lepri cY di conigli. Si vedeano vicino a terra in certelfolette alcu- ni Lupi marini.Chiamafi quello portoci porto di fanto Andrea, Scuotono R E L A T I O N E Scuoprono~vnlfik mmtuoftmoho^nd^&tppnfaskum dm con paefcy incerte Grélmcuolc. Compmfconocmilnèmr.ncmoucd, canne con ioce ci,. me t lammga, co auah non posano hmere commertio. A m ^lnT. V T ntenP ' g,,am , m0 '' noflTO vb SS io > fra ,a tCTra f «n" & vna Ifola che crede «no che babbia eh circuito più di cento & ottanta leghe , vicini a terra quando vna IcM.a £ perquantoh poteafeorgcreallacofta non moftrauafegno che ci ;fuffe pianura Snàfòr^ te. Qtnuida quel giorno cominciammo ad hauer paura ,confiderando ^chehktómn da ritornar al porto di Santa Croce , perche fi giudicaua che da Culfacan fin al deno nor «o fune tutta terra ferma , & fimilmente percheìiaueuamo la terra ferma SSSS .10 nofìra & va girando al detto porto , ma molti haueuamo oppm.one & fp P er a n "a che qu.vicmofuflimopertrouar alcuna bocca o porta perdone poteiTimc ivtóqSura nauigammo con poco buon tempo che quafi fu calmai vfeimmo da quefta I foli 12 1 cedrandoci fempre la terra ferma alla mandritta^ come dico .molto vie nàacìfa & .1 giorno feguente nauigammo fi mI fine„te con poco vento quafi calma , & andammo vi e no alla coda per cera porti inarchat, ,& certe punte chefacia la terra, che era Tbuonó afpctto.al quanto verde, & mofìraua efferui qualche grotta. QueftanotLfeguemedel 5 vene, d, camminammo tutt. con vento frefco,& nel far del giorno ci ritrouammfmh ter- ra ferma & vna Ifola alla mano finifira che era alquanto grande per quanto poèuamo feÒt gere.Nella terra ferma fi faceua vno gran feno,& innanzi fi faceua vna puta che vfdua aflai Une farciate adictro, & con molteripe et montagne non molto alte, ma di bella forte "rra pe guato fi porca conhderar piacevole & viftofa , che tuttidefiderauamo vfeir in dh&Z mmarladue & tre g.ornateper veder & fentir fe era habitata , dentro vedemo neih coffa di quel feno duo, fuochi La notte fegnéte che fu fabbato a notte la caminamò tut^n ven .0 profpero ce frefco & tato che fi traffe la bonetta alla vela maggiore,& in queftò modo ™ dammo fino allo feltrar del giorno: la domenica a dodici di d'Ottobre, che ci trouìmo de condati da vn capo all'altro d, terra alla man dritta della terra ferma, checingcà ne Tuami erra &deI!Ifofa,n marcerà vita Ifokttina piccola, & trai, terra ferma SSZS boccheperdouefimoftraualvfcita donde noipoivfeimmo. Quefta terra fermaeraaf&i P«fr^Y«dccKMtr^ d montagne d, vaga vedutacene fimilmente d'herbe verde. Quiui vedemmo una I not teouoi o tre luoghi affa, grandi , & vedemmo fui far del giorno vna canol batte lo 3 canne che vfeiua di terra da vna rottura, & vogando centra d, no.'A noSo che finché d etra al , l \: ' """T n " g *™ p£na P"™"»^ "offro battello andafogfi S°£ ! a r ° tU,re d ° Ue cra vn nun,ero d'altrilndiani, dando cofi a por nnderiX, P arte \ vedemm ° vfeir cinque canoue che veniuano vogando verfo di no° cànfamnT m ° adafp ? tard ' wdCTdochc voleanofare. Intanto ficongiunfe la nane rademmo ti?" n °' d !f "" VÌC ™ * ® m > P<™°<*eifiauea vedute , & co fi meffi S dih Cotono 3 r P ° nendo mcnK a V* <*efaceuano quelle Canoue. In tanto coman- fcfeSSft^ ,me " efle .'';P u " t ° la noft«barca,&s'armaffediremi&:genteperue. donarahd nudi, t r * P« ,ar q ualche ™° * 1°™.E poter hauer notitia di!oro,& per MuoiditìSaZ Jv G1Ind,anIconl ' :l0 ™ cinquecanoue s'approffimaronoavn tiro l„l r P l a À ' ? qU1U1 ? CBm 'n<™onoaparIar molto forte con linguaggio molto ftn.no, fempre ftando foprauifo perdarconpreftezza la volta a dietro. Ciò vfduradS poppa della nane che entraffero fei marinai , & egli con elfi vfeicon la maggior preftezza chehpoteallavoltaloro. Grindianifiriuoltaranoalla volta della t e a aS» t apreSS za che I ■, Li ! iì»::J!!» in' 1 '' ,'' !.:!>; «K ih'- I ■ : I ',1 » fe DI FRANCESCO VLLOA zacheparea che volaffero con quelle picdole canoue di canne , non dimeno fi vfo v fi gran I diligenza che ne fu giunta vna,cVl'inuefti:ma l'Indiano che v'era dentro vedutoli già prefo fi gitto nell'acqua, cV i noftri gli andaron con la barca fopra per prenderlo,ma egli co- inè fi vedea in poter loro, fi gittaua col capo fotto la barca , & cofi gl'ingannaua , poi torna- uà difopra , cV elfi con i remi , 6t con baftoni gli dauan qualche colpo , per fpauentarlo , ma nulla glirileuaua,che come eran per dargli poi la mano addottegli di nuouo fi gittaua fot- to y bC con le mani & con i piedi fi venia accoftado alla terra , cYcome riufciua in alto chiama- uà gli altri che ftauano in ficuro a por mente dicendo,Belen,co voce alta, cY coli s'andò tra- uagliandolo,cV combattendolo preifo vn hora effendo già vicini a terra , cV fempre egli an- daua chiamando gli altri che lo veniifero a foccorrere , onde di li a poco vfciron per aitarlo altre tre Canoue co loro archi cY frezze in mano,gridando in voce alta che vfciflimo in ter- ra*Erano quefìi Indiani grandi di ftatura cY barbati,graflì,ben difpofti, cY di mediocre colo re! Quefto veduto dal Capitano , accio non gli feriuero di frezze qualche vno de i fuoi , ^i ritornò, cY fubito comadd che U deffero le vele,cY tofto ci partimmo* Quiui ci manco il ven to quel giorno,et tornammo a furger nel medefimo luogo 3 cY la Capitana s'apparto da terra ferma verfo VUohfiC noi che eramo nella naue della Trinità reftammo vicini a terra, cY pri- ma che appariffe il giorno ci partimmo con vento frefco ; Et prima che disboccafiìmo da quella bocca vedemmo vna certa herba affai alta cY verde in terra , onde vn marinaro cY il pi lotto montarono fopra la gabbia , cY viddero vna bocca di fiume che entraua per quella ver 3 dura a dar in mare ♦ per andare la Capitana a tutte vele affai lontana da noi , non potemmo dirle di quefto fiume doue hauremmo pigliata acqua,della quale haueuamo qualche bifo- gno,cY per effer affai buon porto da fmontar per prenderla,6V pero fenza hauerne 3 feguim- mo il noftro camminoJl lunedì ci partimmo,come dico da quefto porto come lagume,per- cheda tutte le parti erauamo circondati dalla terra, hauendo la terra ferma inanzi , cV di die- tro,cY da la parte dritta,cY dalla fianca l'Ifola,cY vfcimmo per quelle bocche già dette,che mo fìrauano vfcita al largo del mare , in quefto modo nauigado veniuamo fempre cófiderando il fito di quel paefe , reftando confolati tutti in vederlo , perche fempre più ci aggradaua ve- dutolo ogn'hora più verde, cY ameno,cY l'herba che trouauamo vicino alla riua era vaga, cY diletteuole , ma non molto alta che non paffaua vna fpanna al parer di tutti* Similmente le rnontagnuole che noi vedeuamo , che erano molte co affai colline ci rallegrauano molto la v ifta, maffìmaméte che Ù giudicaua che fra l'vna cY l'altra vi fuffero d'amene valli cV grotte, Scuoprono "V» Seno di mare afsai grande con quattro lfolette , imprendono la pò fs e fs ione. N ausando, 0* discoprendo "varie lfolejeruengono al porto di Santa Croce, oue non potendo hauer cogni' tione di quelli Indiani (benché ponefsero aguati nel loco di Grifl.ua) partendo Jianno pe- ricolo fa 7 & lungafortuna,qual cefsò,poi che "videro Santo Ermo, Nell'ufcire di quelle bocche cominciammo a trouare vn Seno co vn porto affai grande, circondatoci molti monticelli, con felue Umilmente verdeggiante, cYd'aggradeuoI vifta. In quefto Seno et fpiaggia erano vicine a terra due Ifolette 3 l'una delle quali era a guifa d'vna tauola da menfa di grandezza d'vna mezza lega , cV l'altra era vn colle rotondo quafi della medefima grandezza. Qtiefte Ifole ci feruiron folo in cótentarci la vifta,che nel refto la paf- Jammo fenza fermarci;con poco vento il lunedì da mattina feguimmo tutto quel giorno il noftro viaggio con il medehmo vento debole, cY indi a poco ci fi moftrd tutto contrario fn modo che?ummo coftretti di furgere nella punta di quefto porto, cV nel venir del giorno il martedf facemmo vela , ma poco caminammo tutto il giorno per efferci fimilmeute il vèto contrario, benché molto debole* La notte feguenteftemmoin calma poco innanzi della punta di quefto porto, ma da mezza notte dipoi cominciò il vento a rinfrefcarfi , cV il mer- coledì da mattina ci trouammo fette leghe lugi da quella punta* Quefto paefe moftraua (co me era)piu piano de gli altri con alcuni piccioli colli feluofi , cY nell'altra punta che innanzi fi fcorgeua , fi moftraua effer quel fito più vago , cV più dilettofo de gli altri lafciati adietro. Nel vltimo al par della pitta erano due picciole lfolette , cV quefto medefimo mercoledì dal le noue hore ci fi rinf refcò il vento,8C potano camminar fin al tardi da fette in otto leghe, 3C giungemmo all'incontro d'vn paefe non molto alto,oue fi vedeuano certe rotture no mol- to afpre, che ciafcuna pareua che haueffevn fiume, perche era la terra molto verde, cV con certi alberi affai più grandi di quei che haueuamo trouati per l'adietro. Quiui vfcf il Capita no con REI ATI ONE A nocondnqaeofeihuominf, &prefahpoffdrioncfaItóùivnodiqudfiumi, &fularenà trouo molte pedate d Indiani, viddero alle riue del fiume molti alberi fruttiferi , come di ce- rale SC di piccioli pomicon altre piante bianche: trouarono tre,ò quattro animali detti adi^ bes dentro il bofeo: oue quella medeflma notte demmo la vela col vento di terra , che haue- uamo molto frefeo , cV tanto che cifece leuar il Trinchetto , ed alle noue hore venendo il di iedici d Ottobre ci ntrouammo vicino a vna punta di certe montagne alte : quefto giorno che fu il giouedi cammammo poco,perche «fso x il véto,cV la notte ci fi rinfrefeo , onde nel far del giorno del venerdì ci trouammo innanzi quella punta fti, ò fette leghe lungi: la terra pareua che folle montupfa molto con certe punte acute , ne pareano molto herbofe , ma il» quantofpogliatedherba:fivedeanoalIamanoflancadueJfoleJVnadiqualch mezza, cV 1 altra non fi grande,cV parea che ci trouafììmo vicini al porto di Sata Croce on- de andauamo di mala voglia,perche haueuamo fempre imaginatoci,che fufTimo per tròuar vfcita al mar largo da qualche parte di quella terrai che'l detto porto foffe la medefima de che per la detta cofta haueuamo da ritornare al ditto porto di Santa Croce. Et che s'era fatto error grande di non voler accertarci del fecreto,fe era vn ftretto,o N vn fiume quel che ci lafcfe uamo adietro nel medefìmo feno i Caminammo tutto il venerdi col vento cofi fcarfo con la ieguente notte,* il fabbato nel far del giorno ci trouamo fra due punte, che fanno vn feno nel quale fi veaea per dauati'cY per poppa, quattro,d cinque Ifolegrande & piccole. La ter- B ra haueua di molti colli & era mdtuofa,della quale,parte era con herba, cY parte no\ per dea tro verfo la terra fi vedeuano più motagne et colli,et già ci ritrouamo in quefto luogo vicini al detto porto di Santa Croce,il quale è tutto terra ferma,eccetto fé nel cantone non fa q ual- cheltretto o humegrandeche Io parta , cheper non hauer procurato di faperlo, fentiuamo no picciol dispiacere tutti che haueuamo fatto quefto viaggio: dC è fi lunga quefta terra fer- ma che no lo faprei efprimere , percioche fin da Capulco fempre haueuamo hauuto la cofta delia terra ferma alla mano, fin che ci mettémo nella gran corréthia del mar bianco et rollo Kquiuicome ho detto nonfifeppe il fecreto di quefta correnthia, fé lo caufaua o fiume, è ltretto,cVcofipefandocheerachiufalacoftachehaueuamoalIamano,ciritornammoadie tro, fempre defeendendo per i noftrigradi fin che ritornamo al detto porto di Santa Croce quando per la cofta paefe ameno cVpiaceuole,cV fempre vedendoci fuochi d'Indiani con battelli di canne. In eflb porto di Santa Croce s'era determinato di pigliar acqua dolce per ^rrerepedugo la cofta, e^ ■* mangiamo ideile iprune cYpithayas,cV entrammo nel porto di Sa ta Croce, la Domenica alii diciotto d Ottobre,et m effa dimoramo otto giorni a pigliar acqua et legna,ripofandoci per tutto quefto jtepc caccio cheIagéteripigliaffeforze,cVfìnTrefcaffe.Dete^rminòilCapita no che fi diuideffero fra noi certe vefti di Taffetà^ Cappe, cVSaif.et vna pezza di Taffetà, CC limilmete ordino che vfciffimo in terra E preder vn par d'Indiani, pche parlaffero còl no ltrointerprete,&poffederquellinguaggio,ondevfcimmom nottetuordellenaui,etandamoaponerl'aguatoinvnluogochefichiamaiIpozzodiGri iaIua,doue afpettamo fino al mezzo giorno fra certe ftrade,nafcofe,ne mai vedemmo o fen timmolndianoalcuno,ondeceneritornammoallenaui,còiduoicani,chehaueuamome nati con elio noi per poter più facilmente pigliar gl'Indiani, & nel ritornare trouammo in certe carrezzenafeofìduoi Indiani, quiui venuti pfpiare quel eh e noi faceuamo, ma perciò che noi veniuamo mfìeme con i cani ftachi, ÒV fenza penfieri vfeiron fuori de carrezzi que Iti indiani luggendo,et noi ci mettemmo a feguitargli^t i canigiamai gli viddero, però per lalpeiiezzadeCardonifeluatici,cYd^ temmoaggiungeregiamaiXilafciaronocertibaftonimoltobenIauorati,cheera col bella da vedere,confiderando come eran ben fatti col manico cV corda da lanciare. Alli vétinoue d Uttobre che fu i mercoledi\noi demmo le vele a veti per quefto porto di Sata Croce con vento icario,* nel venir per il canale dette in fecco la naue della Trinità in certe bade, cY fu queltoamezzodi,cheerailmarbaffo,cVcontuttiiremedr)nonIapotemmotrarfuori,on T m °£ rem d ' a PP untar ^& Spettar l'altra marea, cV cofi come poi comincia a tor «ani retlulio cominciammo a far ogni opera per tirarla, et mai potémo, di chericeuemmo non poco affanno tutti mfìeme col Capitano, perche ci penfammo di perderla quiui,ne la- nciammo d affaticarci con ogni sforzo operandoci duo battelli,* il Canape^ 1' Argano 5 al fine M »'' 'i ! 1 1 & ijy , t ;k\«ty ■' ! i»"'* Ili ! 1 ;!' '4 ,. " VVt iì. : .■%,'v't ■ ■ ih! ' ! ■''"'J 1 »fj>. 4 mv/lii "•'! «il ili I * 'Vili ■ . '' i; !;,T%!: : Jl I iiììn I li 1 * ■« ! la lucente apparue DI FRANCESCO VLLOA fine piacque a Dio che a mezza notte che fini' d'empire la marea con lo sforzo grande che E facemmo per rihauerla,la tirammo fuor dell'arena^delche ringratiammo Iddio molto,cV fté mo furti tutto quel che ci rimafe della notte, afpettando che il giorno ci faceffeil lume per non dare in qualche altro inciampo con qualche altra difgratia:et comparfo il di\ci leuamo convento frefco,& ripigliammo il noftro viaggio,drizzando la punta al mare fpatiofo,per veder fé Iddio foffe feruito di poterci far fapere quel che vi foffe , ma 6 che alla fua gran boti non piacque, d per i noftri peccati demmo dal porto fin all'ufcir della punta otto giorni che non vi potemmo riuoltare per i venti contrarr) , cV pioggie che furono affai grande , cV ful- gori cV ofeurità ogni notte, cV crebbero i venti co fi furibondi cV gagliardi, che ci faceano tre mare tutti,cY chiamar Iddio in foccorfo continouamente, dC infieme con ciò portauamo ap parecchiate le gomene , dC l'anchore , cV con ogni diligenza il Pilotto maggiore comanda- uà che fi deffe fondo,cV in quefto modo paffauamo i noftri trauagli : cV altre volte col veder venire il vento cofi impetuoso , cY non edere noi furti in parte ficuracon ogni preftezza faceua leuar via l'anchore , cV feguire il cammino doue ci guidaua il vento , cV in quefta ma- niera ce ne paffammo quelli otto giorni,ritornando a dietro di notte quel cammino cheha- ueuamo fatto il giorno,& altre volte tornando a caminare di notte quel che haueuamo difa uanzato il di, non fenza gran defiderio di tutti d'hauer a vedere vento che ci por taffe innari zi al noftro viaggio,afflitti da i trauagli che patiuamo di tuoni,fulgori,et acqua,di che eraua mo tutti bagnati di fopra,cV di fotto,per le fatiche che faceuamo in leuare et mettere l'ancho I re fecódo che ci pareua douer effere il bifogno: OC vna notte di qfte che fece vna ofeurità grà de,cV tempefta,cY vento con acqua, per ilche penfammo di douer perire, effendo maffima- mente vicini a terra,pregammo Iddio che fi degnaffe d'aiutarci, cV faluarci fenza por mente Vna cande a i noftri peccati : vedemmo incontanente fopra la gabbia della Trinità vna candela che da- ua di fé vno fplendore cV lume che ci rallegro" tutti infinitamente , cV tanto che non ci fatia- uamo di dare gratie a Dio, onde ci confìrmammo nell'animo che per fua clemétia ci haueffe da guidare cV faluare, dC che non haueuamo da perire* Si come auenne, pche l'altro di N hauè" mo buon tempo, cV tutti i marinari differo,che quella fu la luce di fanto Ermo,che era appar fa in fu la gabbia,et la falutarono con i loro canti OC orationi: quefte pioggie ci colfero tra l'I- fole di fanto Iacomo dC fan Filippo bC l'Ifolà delle perle all'incontro delia terra ferma. N attivando fcuoprono paefe dilettatole, &per lorogiudicio molto habitato, & U coda, del Mire molto profondo.V anno a riconofeere tifila delie perle:& per correna lina lor naue da l'altre fi fpa* rrfjdT* con vrande allejrgrczga doppo tre giorni la riuegoono , &feguendo il Viaggio fcttopronopianigrandi,'yerdi > & ailetteuolu Cominciammo a nauigare alli fette di Nouembre o alli otto,lungo la cofta , fempre vede do effa terra molto verdeggiante d'herbadeletteuole a vedere con alcune pianure alla co- fta, cV per adentro molto piaceuoli colline di feIue,cV d'alcune valle, in modo che reftam mo infinitamente fodisfatti,cV marauigliati della grandezza,et bella difpofitione di quel paefe, OC fempre la notte vedeuamo fuochi, che moftrauano effere paefe molto habitato. Contino uammo adunque il noftro viaggio fino alli dieci del detto mefe di Nouembre , hauédo lem pre la cofta alla mano del mar grande,et quanto più ci auanzauamo,fempre trouauamo pae fé più deletteuole,cV più vago,cofi per vederlo verdeggiante, come in moftrare alcune pia- nure,cV valloni di fiumi che difeendeano al baffo verfo la terra dentro ài certe montagne,^ colline di felue grande,ma non molto alte che lì vedeano dentro in terra» Quiuici ritroua- nio cinquantaquattro leghe lontani dalla California, poco piu,o poco meno , fempre dalla parte di Garbino vedendo la notte tre o quattro fuochi, per i quali fi dimoftra effere il paefe habitato,cV da molta gente , percioche la grandezza della terra cofi lo moftra , cV penfìamo che dentro in terra non può effere che non fia grande città habitate , anchora che in ciò fra noi fieno differenti opinioni* Tutta quefta cofta è mare profondo , che quafi in cinquanta quattro braccia no trouauamo fondo: nella maggior parte d'effa fono montoni d'arena mo! to bianca,& moftra parimente che debbe effer cofta braua,e che vi fia gran refluffo,gche l'ar- rena ne da fegno,g dieci in dodici leghe,perche cofi diceuano i Pilotti* Quefto giorno di fa-- baio ci rinfrefed il tempo,et fummo a riconofeere rifola delle perle, che è da quefta parte del Seno R E LATI ONE B44 A Seno fi vede d'una rottura profonda, tutta coperta d'arbori,cY di piti bella vifta che da l'altra panerei trouammo dentro il porto di fama Croce. Allix di Nouembre fin alh xv non namgammo più di dieci leghe , percioche haueuamo venti contrarr), & con grande acque ^iniiemeconciociauuennevnaltradirgratia^dichericeuemm che la naue della Trinità fi fmarn da noi,ne la vedemmo per tre giorni mai,onde fofpettam mo che fene foffe ritornata a dietro nella nuoua Spagnaio andatafene difperfa,onde hauem modifpiacer infinito divederci rimafi coli foli, dC fopra tutti che s'attriftd fu il Capitano quatuque no reitafie d'inanimare noi a douer feguitare il noftro viaggio dicedo chenÒ do ueuamo perciò^ reftare di far fine all'imprefa cominciata di quefto cam mino , cY che quanto maco f ufTimo ftati,piu haurémo meritato,cY più faremo ftati ftimati, cV tutti gli rifpodémo che non douefie penfare che alcuno di noi fi foffe mai perduto d'animo , per non volere fZ guido fin tanto clfeglihauefreveduto checonragione nonfidouea profeguire più quella imprefa 3 cVchefummoftatiinpericolodiperderci,perdchefinoaqueirhooeraLmopm ti,ma ben o perfuadeuamo chedoppo l'hauer veduta la difficulta di potere ire più innanzi lana fiato bene di ritornar a dar còto del faccetto ainiluftriflimo Signore, il Marchefe del ia valle, cY ad fatto, ci fece egli vn fermone,cY ragionamento,nelquale ci difle ch'egli nò no tea credere ne men fapeua per qual cagione fi foffela naue della Trinità ritornata nella mio uà bpagna,ne meno di fua volontà appartatafi da noi,cY itafene in altro luogo cV che egli fi l penlaua per ragion naturale che qualche corrente l'hauea fegregata dalla vifta noftra cV che per i tempi contrari/ ÒV tempefiofì non ci hauea potuto arriuare , cV che non oftante quefto e haueuamo fatto per quefto viaggio,haueua hauuto vna inftruttione, che fé per auétura ci hauelli la tempefta feparati , il modo che fi haueua da tenere per tornarci a riunire infìeme era di ritornare a dietro a ricercarci otto d dieci leghe,oltr'a certe punte che v'erano di mare' pero che era bene di andare a ritrouarla a dietro : piacque il parere a tutti , cY cofì ritornando per cercarla,la vedemmo due leghe lungi da noi con vn venticello frefeo che veniua arriua- doci,di che nceuemo non poco contento. Riunitici adunque infìeme, per quel morno far- gemmo,perche i tempi ci fi moftrauano molto contrari), cY il Capitano riprefe doloro della poca diligenza loro nel nauigare, perche s'erano cofì da noi appartati, et effi fecero la lor feu ia che non haueuano potuto fare di manco,percioche vna corrente gli haueua fatto correre piuditreleghe,ondenoncihaueuanopoipotutoraggiungermai. L'altro giorno che fu a ledici de mefe di Nouembre ci leuammo , ma poco nauigando,perche la Tramontana cV il Maeitrale ci erano contrarr). Quiui feoprimmo alcuni piani,al mio parere molto grandi &C ver^di,etpermnanzinonfìvedeuanomontagnealcune,nefelue,dichecimarauialiarnmo veduto cofi bel paefe,cY ci fi fece incontro vno Indiano con vnaCanoua alla ripa douefi rompeil mare , cY ci flette a guardare vn gran pezzo , cY molte volte fi folleuaua m alto per poter meglio vederci, 8C doppo fi ritornda dietro lungo la cofta,cY da noi s'ufaua ogni dili genzainvederefefifoiTedifuiatornoltodallariua per dargli la caccia,et vedere di pigliarlo ma egli m olto pruden temete ci guardd fenza punto approiTimarcifi, cV fé ne ritornò in ter ra con la ma canoua. Quiui non vedemmo lafera fé no vn fuoco,ne fapemmo fé cid fu per accortezza de ^1 Indiani per non darci ad intendere che ci folle géte, ofelo faceano perche veramente cofi fofle. Dal detto giorno x v di Nouébre fino alli xxiiij del detto mef e nò po- temmo feguir il cammin noftrofe non per dodici o quindici leghe , cY veduta la noftra car- ta , trouammo che poteuamo eflere lontani dallo Xaguges , del porto difanta Croce fino a fettanta leghe. Hora alh detti xxiiij che fu il lunedi molto di buon'hora , cominciar* mo a rifguardaremoltoben per quel paefe,cYfempre alla cofta vedemmo molte gentile pianure conalcunifolchifattiinmezzoaguifadicertemezzepiane,fempredentronellaterrafcor pndofilamedefimapianura,cVdeletteuolcampagna,pereflerel'herbacheproduceua,di belloeffereminuta&verde 5 comeherbadapafcoliperbeftiame,anchorachepertrou^^ coli lurti di lontano , non poteffimo diftintamente giudicare qual forte d'herba fof- le , ma a vederla era molto corta cY verde , cY fenza fpine , quefte pianu- realla man dritta faceuano vn feno d'una valle che pareua vn pez- zo di monte, nel refto tutti i piani fi vedeano fen- za niun cardo o altra herba faluatica,ma pie- na d'herba da pafeere animali, verde cY bella come ho detto» & >'!i- viti» ;'.i. ;;' \fc '■■■ IH i Jlt-llfitìl; ■■■'■■ IV „■• :; v; i ; D I F R A N C E S C O VLLOA Vna nane ber fortuna da l 'altre fi fparà,poi congiunte infiemefa relationcja terra per la bocca d'una } lacuna nufare al ponente ;glì Piloni "vengono in dmerfipareri del flato di quefla cojìa habitat a da Chichwiechi& cbejìa male habitataper ilgran freddo che l>i[ifente,Entrano in por * to per prender acqua dolce , &fono da due [quadre d'Indiani aìlimpromfò afjalta* ti, ~)/alarofamente fi difendono , & il Capitano con altri faldati reflano grauemente feriti, Alli ventifei di' quello mefe che fu mercoledì notte, ci dette addotto vna tramontana che fempre fi veniua pia rinfrefcando, 8C tanto che ci affanno molto,perche ri duro duoi giorni ne i quali il mare fempre fi moilraua turbato, & in quella notte di nuouo ci fi fmarrì la Naue della Trinità sbattuta da quella Tramótana che ho detto,cV la haueuamo veduta il lunedi al li xxiitidi che fentimmo molto dolore tutti, cofi il Capitano cornei foldati,cY marinari,per che ci pareua di ritrouarci fo\i,dC la naue fanta Agata,nellaquale noi erauamo non era trop^ pò ben conditionata , 8C di quello haueuamo più affanno che per la fatica del mare adirato, penfando che fé la Trinità ci macaua o ci hauelfe fatto qualche triftitia , che per auentura no hauremmo potuto feguir il viaggio conforme alli defiderrj del Capitano,cV noflri. Quello detto lunedì alli xxiirj vedemmo vn paefe di alti moti verfo Maeflro , cY pareua che fempre più oltre apparine terra,di che ci rallegrammo innnitamente,perche ci pareua che ci n' aliar- gaffe il paefe, cY che ci haueuamo da incontrare in qualche buona cofa,afpettado per ciò con defiderio che Iddio feife feruitio di darci tempo buono per nauigare, che per l'adietro haue- tramo fempre hauutolo contrario , quafi che in ventifei dì nò haueuamo camminato più di fettanta leahe,cV quello con gran fatica,hor furgédo,hor leuandoci, cV cercando rimedi) 8C comodità della terra per non pericolare» In quello paefe che trouammo alli ventifei/empre vedemmo come ho detto,per la colla cV détro in terra pianure belle dC fenza albore alcuno, cV nel mezzo d'effe fi faceuavno lagume, o vna raccolta d'acqua del mare che al parer no^ fìro poteua effere meglio di dodici leghe di grandezza, cV andaua a marina verfo le monta- gne che ho detto. Et quello medefìmo giorno vedémo la naue noflra della Trinità che fla^ uà furta due gran leghe lontana da noi, laqual toflo che ci vidde fece vela, cV ci riunimmo in. fieme,&: facémoci gran fella: portauano elfi gran quantità di pefce pardos,cY d'mialtra for< te, perche alla punta di quelle montagne haueuano trottato vna pefchierache eracofama^ rauiglicfa, perdoche fi laffauano pigliare a mano, & i pefci erano fi gradi che ciafcuno haue uà che fare di trouar luogo doue mettere il fuo»Haueuano pariméte trouato in quella punta vn fonte d'acqua dolce che difcendeua da quelle montagne , cV ci dinero che nel medefìmo luogo hauean trouato vna calle per doue entraua il mare in quel lagume,ci rallegraron mol to col raccótarci quefle cofe,cY co dirci che la terra riufciua al ponete, perche penfaua il Pilot to maggiore, cY l'altro Pilottoera dei medefìmo parere, cioe v che fifaria trouato buon paefe, quantunque altri foffero di contraria opinione , che per quella colla non fi hauea da ritro- uare cofa buona fino alla China,ma fempre in quello modo,paefe poco habitato,et da Chi- chimechi,cV quello giudicio fi faceua,perche quiui trouammo fi gran freddo che non ci pò teuamo durare con vna Tramótana che vi foffiaua,che ci feccaua la faccia, il nafo, cV tutte le membra,che non ci giouaua di coprirci ne con farj,ne con pelle,calze, cV fcarpe,che tuttauia tremauamo di freddo* La notte ci leuammo per andarcene a quefla punta per pigliar acqua che ci macaua,cV g vedere qfto lagume,cV fare andar qualche géte in terrà,cV doppo la mez za notte ci fopragiunfe vna Tramótana fi gagliarda che nò ci poteuamo reflare , onde f um mo coflretti di ritirarci più in alto mare , cV per la medefìma flrada tornammo poi alla volta di terra, con non poca fatica , cV venimmo a furgere affai più a dietro,donde noi ci erauamo leuati,cY quiui ce ne flémo dal mezzo dì del giouedì con quefla Tramótana cofi afpra , OC il venerdì fui mezzo giorno (nel tempo che più penfauamo che doueffe mancare) comincio a crefcere di nuouo,di che fentimmo gradifcontento, vedutoci il tempo coli contrario/em preconfperanza che doueffe ceffare cV vedere che veniffe qualche vento di terra conche haueffimo potuto pigliare la punta di terra p fare acqua dolce , cV chiarirci fé a tornò a quel lagume era gente alcuna» Quiui ci flemmo temporeggiando dalli xxvj del detto mefe fino alli ventinoue, intratenendoci per mare con l'aggirare apoco apoco fin che pigliammo il ri- paro di quelle montagne , cV prefo quel riparo,furgemmo alli xxix detto del mefe a mezza lega di quelle montagne feluofe che haueuamo vedute dentro in mare* In quello luogo ce r.-.v ne RELATIONE 345 1 neflemmo la'domenica a piacere, & Giouanni Caftiglióne Pilotto maggiore vfciquel gl'or no con fette compagni coi batello in terra,cY nuotarono vicino al mare, cV in certa bàffa tro uarono quattro d cinque Indiani Chicli imechi grandi di corpo,cV Ci mifléro alla volta loro, i quali fi ritirarono fuggendo a guifa di Cerui fpauentatù Doppo il pilotto andò alquanto per la cotta del mare,cV poi torno a rimbarcarli, 6Y già che s'imbarcaua con i compagni, vid- de da quindici Indiani fimilmente di grande ftatura co i loro archi cV frezze che gli parlaro- no in voce alta cV forte accanando con gli archi,ma il Pilotto non fi curo dei fatti loro> anzi fé ne vene alle naui,cY racconto cioche gliera aduenuto con quelli Indiani, Comando quel medeflmo giorno il Capitano che follerò apparecchiate le botte cV le vafa g prender acqua, il giorno venente di mattina, che fra tutte dua le naui ci poteuamotrouare vote X5 botte* lì primo di Decembre,cV l'altro giorno di mattina che fu il fecòdo, vfciil Capitano co amen due le barche a terra con qualche dodici foldati, cV Omilmente con la maggior parte de ima rinari che bifognauano £ pigliar acquajafeiado nelle naui le genti ch'erano dibifogno,et fai tati che fummo al luogo dell'acqua, fece il Capitano trar fuori le botti co diligenza,accioche fi pigliaffe l'acqua, &C métre tornauano a trar fuori i barili delle naui cV le bottice!le,il Capita no con i foldati diede vna volta lungo della cofta vn tiro d duoi di baleftra,cY doppo vfeim^ mo per alcune di quelle montagne per vedere la difpofitione della terra , cV in verità' che in quelluoco la trouammo molto cattiua al parer noftro, percioche era afpriffima, piena di fcU \ uè cV grotte, cV tutta petrofa che con gran fatica poteuamo caminarcu Saliti all'alto poi tro< uammo certi monticelli di felue cV ripe non cofi afpre,ancora che molto faticofe da cammf-, narle,6V dalla vifta di quefti monticellici pareua di non vedere più montagne, anzi giudica mo che da quello in la ii farebbono trouate di gran pianureJl Capitano non confenu che di quapaffaffimo più oltre, percioche per effi luoghi haueuamo veduti alcuni Indianicheci pareuano douer edere fpie,cV quafiauedutofene,ci comando che ce ne ritornaffimo alla ma rinadoue haueuamo da pigliare l'acqua perfarprefto quel ches'haueuaa fare , cV ordino, che accio che l'acqua pò teflè mettere nelle botti più agiatamente fi faceffero certi pozzi, & pofte le noftre guardie d fentinelle , fi comincio a pigliare l'acqua , fra tato prefè il Capita no alcuni foldati, OC monto fopra vn colle alto,dalquale fi vedeua vna gra parte del mare,5c*. d'vnlagume che fi fa dentro in terra , perche v'entra vna bocca di maredipreffo vna lega» 6c" tuttceall'intorno teneua di pefeagione , cVera il lagume cofi grande,che ci pareua che ha» ueffe di circuito preffò a trenta leghe, percioche noi non poteuamo vedere il fine d'effo* Doppo ce ne ritornammo al baffo non con men fatica, quafi di quella con che haueuamo fa lito il poggio per l'afprezza del fito, cV alcuni vi furono che lo difeefero rotolandoli al baila con nò poca rifa de gli altri,eV giunti al luogo doue fi pigliaua l'acqua a hora tarda ch'era già paffato il mezzo giorno apparecchiandoci per voler mangiare , fempre pofto in fentinella, qualch'uno di noi fino che foffimo chiamati a mangiare, cV già che fummo chiamatinoi,8C laffateui fempre duo huominu Et poteua effer già le dua hore doppo il mezzo dijquando, ftando il capitano òC gli altri lenza penfar pericolo alcuno d'affalto d'Indiani,fì perche ci pa reua il fito cattiuo,& il per hauer le fentinelle a i palli, dieròno fopra di noi dua (quadre d'Ir* diani molto fecrete & copertamente , percioche l' vna venne per vna valle grande per doue difeendeua l'acqua che pigliauamo,cV l'altra vene per la parte di quel colle grande doue era>- uamo afeefi per veder il lagume,& tutti vennero cofi coperti che le noftre fentinelle non gli poteron ne vedere ne fentire,&: noi no ce ne àuedeuamo,fe non che alzando a cafo vn folda co gli occhi diffe,aHarmi Signori che ci végono addouo molti Indiani.Queftp vdito il Ca- pitano faltd in piedi con non poco dispiacere , perche le guardie erano fiate tranfmutate, 8C conlafpadaà: la rotella feguiti da vnfoldato che fi chiama Baro, cV poi dagUaltri:peroiI Capitano 8>C quel foldato vanno alla volta d'una particella di certi faffi per doue noi altri ha ueuamo da montare,pcioche fé gli Indiani ci haueffero tolto quel luogo, noi faremo incorfi in gra rifico,che haurebbono ben vecifi la maggior parte di npi,ne farebbono felpati fé non coloro cheper ventura foffero potuti falirefulebarche,cViIrefluffo eracofigrande chefe non foffe flato notator più che eccellente non fi farebbe niun faluato. Finalmente il Capi> tano feppe vfar tanta deftrezza,St* con preftezza tale qual foffe ftata poffibile a vfarfi : prefo dunque che hebbecon Haro la porticeJla,dietro loro montarono gli altri foldati,perd il Ca pitano dC Haro fi voltarono a gli Indiani 5C gli moftrarono faccia; èC gii Indiani ìueftirono, Viaggi voI,3°# xx in v|l 'Ài i ■ ' mi ! ' ''„' Air i | "ili", UJI' >:. : ''.",' n; ■li".,. 1 : v " ■'■' '[■ '['Hi \ ■' Hi : M t H\., di: 4 >® t$ DI FRANCESCO VLLOA In effì con tante pietre,frezze,* hafte che era vna cofa marauigliofa, che la rotella che haue «a il Capitano nel braccio gliela riduffero in pezzi , * in oltre lo feriron d'vna frezza nella piegatura del ginocchio,che ancora che la ferita non foffe grande,fi fentiua egli peio N molto dogliofo^Cofi ftando a refifter all'impeto loro, percoffero co vna pietra Haro,che era dall'ai tra banda,fì forteméte,che lo gittorno diftefo in terra, * incÓtinète arriud vn'altro gra faffo al mede! imo che gli fracaffd la rotella , * d'vn'altro colpo di frezza dierono al Capitano,* gli paiTaron vna] orecchia netta, venne vn'al tra frezza , * feri vn'altro foldato chiamato- inente ci facemmo forti in vn mon ticello,per ilquale fi calaua al baffo nel forte loro,* fra lo ro,* novera vna valletta che dalla parte di fopra no era molto profonda. Qiiiui erauamo col Capitano Tei foldati,* duo negri,* tutti eramo di parere che non u paffaffe quefto lu«v go^ccioche per effer gli Indiani molti non ci vecideffero tutti,perche il rimanete de i noftri foldati che ftaua da baffo alla punta del monticello faccende faccia all'altro fquadrone degli Indiani, difturbauan che non faceffero danno a coloro cheftauanoa prender l'acqua nella «piaggia, * umilmente non rompeffero le botti dell'acqua,* effendo noipochi,fu cóclufo che qumi ci fermaffimo,* fteflìmo cheti,fortificadoci bene , maffimamente per non hauer damuno de i canti aiuto alcuno , percioche Berciillo, che era quello che ci hauea da aiutare, era molto malamente ferito di tre frezzate*et per conto alcuno nò voleua appartarffda noi, * fu quefto cane ferito nel primo affalto, quando s'appreffarono a noi gli Indiani,* fi por- to molto bene aiutandoci valentemente,perche gli affrontd,* ne difordind otto , d dieci di loro,che gli fece laffar fuggédo molte frezze , hora come é detto al fin fu ferito in modo che aie E burlane da douero lo poteuamo fare partire da noi g andare più ad affrotar gli Indiani; % , d "°* cani P iu tofto d faceuano danno che vtile alcuno , perche fé andauano con- tra di loro elfi fi metteuano a tirargli con gli archi,* noi per voler difendergli,riceuemmo danno * faticai era in tato enfiata la gamba al Capitano nel raffreddarfì } che glie l'haueua- ! mo falciata con yn panno,* zoppicai» molto j * ftando cofi cheti gli Indiani , vna parte diIorocomincioafarebalIi*catare*gridarci,dipoituttiinfiemeficaric^^ gpornegliarchiIefrez2e,*avenir al baffo verfo di noi molto determinati d'affrontarci, SC con molte grida cominciarono a tirar le pietre * frezze Jn quefto tempo fi riuol td Fran cefeo preciato al Capitano,* diffe.Signor,quefti Indiani conofcono,d péfano che riabbia- mo paura di loro,* muero che e grand'errore il dar loro quella baldanza ; Sara meglio che determinatamele con quefti cani facciamo sforzo,* gli affrontiamo fu in quefta cofta , ac- cioche non fentan che in noi fia viltà d'animo alcuna,che al fin fono Indiani,* non ci afpet teranno,* guadagnato il forte di quel colle,Iddio ci darà grada per tutto il rimanente Jl Ca pjtano nfpofe,chegli parea ben fatto,et che cofi fi faceffe,ancora che nel refto a lui pareua di douerii far altra cofa^Stado in quefto,Fràcefco Preciato imbraccid la fua rotella * co la fpa- da in mano,fa!to dall'altra parte della valle,che già da quel canto no era molto alta , dicendo ftor fu bignori Saht'iago,aIloro, * dietro lui faltaron Haro , Teraza , Spinofa , * vn bale- niero chiamato Montagno,*doppo gli feguì il Capitano, ancora che molto zoppo, con vnmoro,*vnfoldatodheandauaconlui,inanimando*c6fortandochenonglidoueffe- irotemereJnqueftomodogliriducemofin'aIIuogo,doues'eranofattiforti,*donc|eerano «Wcea,* noi pigliammo vn'altro colle all'incontro di loro, lunge vna tirata di dardo, * ri-si pofati R EL A TIGNE . f | I 34<5 ih pofati che fummo alqtìa to,g«ufe il Capiamo che ci ditte, hor fu Signori, addotto prima che il rinabbino m quel coliche già notoriaméte vedemo che temono di' noi,poi che ogni voi ta noi gli facciamo da fioro forti,* fubito tre d quattro di noi andamo alla volta loro mol- to coperti delle nofire rotelle al pie del forte, doue etti s'erano raccolti , * dietro ci fediro- no ghaltri.CjIi Indiani rincominciarono a inoltrarci la fàccia,* a tirarci molte pietre * frez ze, * noi con le fpade nelle mani ci mettemmo fra loro in tal modo , che hauedo veduto co quanto empito noi gli comba tteuamo,abbandonarono quel forte, * per la colia a ballo co me cerui (e ne panarono al colle dall'altra parte,doueftatiaua l'altro fquadron d'Indiani da quali furono raccolti, * fi miffero a parlar fra loro,ma in voce balla ,•& fi pofero a fei a fei ac- coppiati * a otto a otto,et fecero fuoco,* fi fcaldauano,* noi all'incórro guardauamo quc itOjitando cheti» ^ - Il capitano ferito con altri fuoi faldati Coppola ^uffa fedendo partire' *k Indianismo alle Nani* Ilgiomofeguentenell'ijlefo loco prendendo acqua manda i marinari a fcandagltare la boccajella Lacuna . Di qumi partiti giungono nel porto di Santo >Abbate& prouano pencolofa fortuna di Mare, appro filmati poi alla cojìa per prender acqua dolce nel deu to porto tengono alcuni Indiani pacifici. Era già Priora fi tarda chefi cominciaua a far notte, et ciò vededo glilndiani,diquiuia vt% pochetto determinaron d'andarfene,et ciafcu d'effi,d la maggior parte prefe vn pezzo-di le gna infocato in mano, * fi ritirarono g luoghi difficili. Queito vedendo il Capitano coma do che douellimo ritornar per imbarcarci 5 eflendo già notte ofcura,ringratiandoci tutti per i ben che gli haueuamo fatto 5 * già non fi potendo foftener fopra la gamba , appoggio vn braccio fopra di Francefco preciato,* con quello modo ce ne ritornamo a battelli , doue ci imbarcammo con nò poco trauaglio per la gran marea, et il gran refluflo dell'acqua che era tantoché in ogni ondata ci fi empieuano i battelli Jn quello modo molto ftachi,* bagnati, * alcuni feriti (come se dettò}, eiafcuno fé ne ritorno alla fuanaue doueiletticheviritro- uammoet il refrigerio,* l'apparecchio delkcena non ci dieron .molto conforto a i trauagli paifati.Quella notte ce la paflammo injquefto modo,et l'altro giorno che fu il martedi,il Ca pitano fi ritrouo molto trauagliato delle fue ferite, *maggiorméte per quella della gamba, percioche per hauerci caminato , fé gli era molto infiala. Ci erano retta te da empiere dodici botti d acqua,* 1 barili,fra tutte le naut, * il Capitano voleua vfcir per fargli empire,ma no glielo confentimmo,* perciò quel giorno fu lafciata quella imprefa , ma ordino che fi met teff ero in punto le baleftre,* duo archibufì affai buoni, & il giorno che feguitd del mercole di di bonifiima hora comadd a Giouarì Caftiglioni Pilotto maggiore , che vfcille co ciafcu no battello,* con tutti i foldati,* marinarcene fi poteffe, hauedo ordinato il di innazi che la trinità s accoflaffe a terra quanto più poteffe,* apparechiaffero alcuni malti d'artiglieria, accio eh e (e gli Indiani follerò compartì gli impauriffero,* gli faceffero danno quanto pò- teliero.ll mercoledì adunque vfeimmo fuori tutti i foldatf,eccetto i feriti , * alcuni marinai meglio in ordine che potemmo,* andammo a pigliar il primo colle , doue noi ci erauamo, latti torti , fondo tutti foprauifo fin che n prefe l'acqua,* che fummo chiamati, che giama( comparie Indio veruno. In quefto modo ce ne imbarcammo a piacer noftro, almeno lèn- za ioipetto de gli Indiani,quantuque il gra refluffo del mare ci deffe vn gra trauaglio , pché ci mueltiua molte volte con aflaiacqua dentro le barche. Eraqueftoil mercoledì adi tre di iJecembreJl di mnazi non hauendo noi a niun pattoconfentito cheli Capitano folle vkC to ruori per effer cofi mal difpofto,per finir di portar l'acqua, in altro no ci occupammo,che m mettere a ordine gli archibufì * baleftre,et far de i verrettoni, che il giorno innazi s 'eran contornati, & per non perder tempo il Capitano comando a Giouan Caftiglione Pilotto maggiore che pigliaffe vn battello con alcuni marinari che più li foffe parlo al propofito,* andaif e a veder la bocca della laguna,per veder fé era tonda nella entrata, in modo che ci fof ter potute entrar le naui ♦ Egli prefo il battello della Capitana con otto marinai , * il noftro delia tnnita,andarono a fcadigliar l'entrata,* nel più baffo del banco di fuori, trouaron tre braccia di fondo,* più innazi quattro^ più oltre cinque,crefcendo fempre fino a dieci , d dodici,quando eran cofi innanzi le due punte del detto lagume, che era di larghezza d'vna punta ali altra vna lega,* tutto era piaceuoliffìmo fondo . Doppo s'accollarono aUapunts* Viaggi vol3% xx i) di Hji;!Ì ,!''■, * Hli 11 1 'M 1 * 1 pi Ji 11, ■',nn [Mimili _■ •\ :à Pv! I - ;;*;;-! Mai* " > 'irà 1 i DI FRANCESCO VLLOA di Sirocco,cV quiui viddero vna zattera grande,laquale volfero pigliare per portarla alle nà 1 ui.Stando in quefto viddero non fo quante capanne, onde il Pilotto determino d'andarle a vedere, cY eflèndogli già vicino,viddero tre altre zattere con tre Indiani dentro lontane dal le'capanne qualche vna tirata d due di baleftra,cY faltd in terra con quattro compagni mari- nari, cV ftando a guardare qlle capane viddero vfeir d'vn monticello molti Indiani da guer- ra con i loro archi cY frezze , onde fi determinaron di ritornare a imbarcarli, cY ritornartene alle naui,cY non erano appena appartatoli dalla cofta del mare vn tiro di pietra,quado fopra giunfero gl'Indiani a tirargli le frezze, cY per efler difarmati non fi curaron di loro,nó eflen do iti ad altro effetto,che p fcadagliare quella bocca, cY entrata di quellagume. Giouedi al li quattro del mefe di Decembre facemmo vela con vn venticello frefeo, cV nauigamo qual> che otto 6 dieci leghe,cY giungémo a certe bocche , che a tutti ci parfero che douefiìno effe* Ifole,cY noi entrammo per vna d'efle,et ci ritrouammo dentro vno porto chiamato di fanto Abate , tutto ferrato cY circondato dalla terra , che era vna delle belle cofe che fi potette ve- dere :& all'intorno d'efla,mafTimamente da due bande, era terra verde cY di bella veduta; feorgemmo verfo quella parte che fi moftraua verde, certi fìumi,cY perciò ci ritornammo a dietro, vfeendo per la bocca donde erauamo entrati fempre co veto contrario: pero' [i affati careno molto i Pilotti per guadagnar cammino: et vedemmo dauan ti per la prora certi mó- ticelli feluofi,cY innanzi d'elfi alcuni piani,quefto vedemmo il venerdi che fummo alli cin- que del detto mefe fino almartediche fummo alli noue , nell'auuicinarci che facémo a qfte felue,moftraua efler molto di!eteuole:et eranui colli ameni et fpaciofi cV erano innazi d'elfi verfo il mare alcune pianure, cY in tutta la prouincia fi vedeuano di quefte felue. Dal gior- no innanzi , che fu la concettion della noftra donna, vedemmo molti fumi grandi, di che ci marauigliammo affai, facendo fra noi varrj giudici) fé poteuaneifer di gente habitatriced no, All'incontro di quelle felue i'i faceua la notte tanta rugiada, che ogni mattina che ci leua uamo erala coperta della naue cofi bagnata,che fra tanto che il fole non era ben alto,fempre feceuamo fango palleggiando g la couerta . Sterno furti all'incotto di qfte felue dal martedì' mattina che ci leuamo,ftno al giouedi alla mezza notte che ci fopragiufe vn Maeftrale mol to furiofo,che ancora che non voleffimo,ci fece leuare,8£ fu fi grande che la naue fanta Aga ta cominciaua a dar volta g la prua,fìnche fi ruppe il canape,cY la naue fé n'andaua al trauer- fo,cY fubito con gran furia fi ruppero il trinchetto Sóla mezana,fempre crefeédo più il véro maeftrale: indi a poco fi ruppe la maggior vela,cY a gra furia,perche ci trouauamo fra le due punte,che e foldati,el Capitano cY tutti erauamo in téti in accodar le vele , cV conuéne di far il medefimo alla Trinità, perche andando aggitado fopra l'ancora, giacheftauaapicchOjfi ruppe il canape,in modo che vi perdemmo due Ancore,ciafcuna naue la fua . Venimmo a ritrouar ilporto di Santo Abate,che ci erauamo vicini predo venti leghe,cY in qfto di arri- uammo vicini a quattro leghe,ne potendo attragerla per il vento grande contrario 5 furgem mo al riparo di certe montagne cY colli pelati cY co poca herba, preflb vna fpiaggia tutta di arena in montoni» Quiui vicino trouammo vn luogo da pefeare preflb vn pon te,doue git- tate lo fcandaglio , per veder che fondo v'era,fu prefo da vn pefee per la bocca cY lo comin- cici a tirare, cY colui che hauea lo fcadaglio gridando cY manifeftando a i compagni la prefa, che lo doueffimo aiutare, già che l'hauea fopra l'acqua lo prefe,cYfciolfe la corda dello fcada glio,tornado a gittarlo in mare per veder fé v'era gran fondo,cY di nuouo gli fu prefa, onde ricomincio a gridare che l'aiutaffimo,cY tutti cominciamo a gridare d'allegrezza,coiì tirati do il pefee ci fi ruppe la corda dello fcandaglio che era affai grofla,pur hauemmo al fin il pe- fee molto bello. Quiui ce ne dimoramo dal venerdi che arriuamo,fino al luned i,c he parue al Capitano dieci doueffimo accoftare al luogo dell'acqua dolce, donde poteuamo efler lontani fei Ieghe,per pigliar dodici bo tte d'acqua che haueuamo beuuta cY conlumata , per non faper fé da li innanzi ne haueuamo da trouare, cY già che fi trouafle era dubbio che per jlgranrefluflb dell'acqua che era in quella cofta , perauentura non l'hauemmo potuta pi- gliare* Giungemmo vicini, a quel luogo il lunedi di notte, nellaquale vedemmo alcuni fuochi d'Indiani, cY comparto il martedì, comando il Capitano chela naue della Triniti s'auuicinaffì più preflb alla noftra naue cV a terra che hauefle potuto, accioche bifognado ci haueflè aiutato coìmafti,d, code d'artiglieria , cY hauédogli dato tre b quattro girate per ac- collarle al riuo dell'acqua, vennero al lito quattro b cinque Indiani che fi pofero à guardarci come fuflè gittato il batello §C V Ancora 3 ponédo anco niente come andaua il fugherò fopr^ dell'acqua TI O N E 347 A dell'acqua,^ come il barello venne alla naue,fi gittarono dna di loro m m are cV vennero al fugherò A lo guardarono gra pezza,poi prefero vna cana da frezze,ÒV hgarono a detto fu ghemvna conca ^ amuo dell acqua dolce, ' C^mohcofetteprefentono^ Chichimecho non potendo il loro linguaio intender e^anno per prendere acaua dolce \ Francefco Predato conmolti cenni & baratti trapala con loro it 'tempo ,&> per la loro moltitudine temendo, con [mi compagni prudentemente fi ritira,®* faina nelle nani. Quefto veduto dd de prete i (Capitano la ibarca o battello co quattro d cinque marinari portado fecoalcunioa temoftridabarattareAandoaparlarIoro 3 ltatoordindchefichiamaiTedaICapitanlIndia n ? no X° ™™P;z* Chichimecho 5 accio parlaffe con elToIoro,&: il Capitano s^accofto al fu gheroA gli pofe fopra certe cofe di baratto,et gli fece ceno che veniffer a torle,et l'Indiano con lem a ni,con le braccia, cV la tefta fece loro cenno che non gli intendeuano: pere? che s'ap partauero di h,onde il Capitano fi tolfe da quel luogo col battello aIquanto,& di nuouo effi accenorono che fi doueffe allotanare piu^onde appartatili più lògi affai, i medefìmi Indiani > li gittarono nell acqua,s accoftaron al fugherai pfero qlli paternoftri,et ritornaronfi a die iroin terra,c¥ poi s'auicinarono a gli altri tre,cY tutti infleme veduti i noftri baratti,dierono vn arco,cV certe frezze a Vn'Indiano,cY lo mandarono molto correndo per la fpiagsia cV ci iece cenno che haueano fatto intendere al Signor loro le cofe che gli haueuamo date cV che darebbe venuto quiui indi a poco ritorno il medefimo Indiano correndo come prima cV ci "S ™" 1 ? ; 1 far Cenni Che § ia veniua ' & cofi Mdo vedémozttommzYcverhfpiaazhdkci ododicilndianichevenneroacongiungernconglialtri^incontanentevedèmocompa^ rire vn altra fquadra d'altri dodici d quindici^ cògiungerfi tutti,et di nuouo ci ritornaron a far cenni chedoucifimo vfcirela col batteIlo,cY ci moftrauano di molte conche in cima ad alcune canne,accennandoci che ce ne haurebbono date, cV veduto quefìo,comandd il Ca- pitano che fi mettefte : inpunto la barca,cV entrò in effa coni detti marinari, òVpaffd a certo tetto m torma di fcoglio che era detro in mar vicino a terra,et qui entrarono prima dua d tre Indiani,^ ci pofero vna di quelle conche de vna ghirlanda fatta di penne di Pappagalli d di pailericomedipintedicolorroflo^vipofero anco ceru pennacchi di penne bianche dC altre di color quafl azzurro. In tato fi vedeano comparireogni hora Indiani alla fpiaggiadi dieci in dieci, 8C cofi a poco a poco in fquadre veniuano, & vno di lor tofto che vidde quel- la barca comincio a faltare innanzi cV in dietro con tanta leggierezza,che veramente a 'tutti ciparuehuomodimoltadeftrezza,cVcidettefolIazzoavedergli altri Indiani che erano alla bocca di quell'acqua dólce corfero da lui cV gli gridarono che no douelie far quei falti,percioche noi erauamo quiuiin atto di pace.cV in quefto modo fé n'ari do miieme co gli altri al luogo dell'acqua, doue pia piano in quefta guifa fi raggiarono me g!iodrcentodiloro,tutti^^ arem oc loro frezze,cY tutti dipinti. In tanto véne' l'Interprete Chichimecho dell'lfola Ca- rtonila,» il Capitanocomadd di nuouo a vn marinaro che fi fpogliafle,cV tornaffea porre [nqueHofcogliocemfo uieu a tierodili,cV elfi entrarono a pigliarle, cVs ? accoftarono con la barcha.Il Capitanò co madoch c i i n d ia no noftro Chichimecho gli parlàffe ^ità.Taiairiiittfew^itìodo-chetaié moaltermochenointendeffeillinguaggiodeirifoIaCalifornia. Quello giomdcheftril .ioiipaternottri,cVdandoanoidiquellelorpiUmecValtrecofe,cVeffendorhora i partirono,»: ilCapitanocomandd che la mattina feguéte di buona hora che fu il mere*» ^eroamgliarikonechefopraftauaallafomana,nòifuffi^^ 3!°frr * vfc Ì mmoc$tutti q««chepoteronovenire,eccettoqueicheHaueano acuradpigharIacqua,cVqueÌchehaueanodareftarenelIenauùchep innoallalommadiquatuordicidciuindicihuomim M^chevihauenlóqiiattfobalidkieri.duoiarchibufieW Viaggi voi?, xx iij per si* i 'Ih'' ;■■:" I Afl! :ìi,.! ;i :;..< '■ fi , WStì — DI F ft À N C E S C O V L L O A per la maggior parte portaùamo predò di noi le frombe affai ben ordinate, OC ogn'unó vna dozzina. cY mezza, di pietre di fìumi,cY la inuetione di quefte arme ritroud il Capitano per hauerci la prima volta molto mal trattati gli Indiani con le molte pietre che ci tirarono, 8>C noi non haueuamo con che difenderci, eccetto col rimedio delle noftre rotelle , cV cercar à guadagnarli e forti donde ci danneggiavano, gli parue che con le frombe hauremmo potu to offendergli, cV a noi parue anco buona penfata, perche prouandoci con effe • le tirauamo molto bene cV arriuauamo affai più lunge di quel che ci penfauamo,perche effendo leirom be di canapo tirauamo molto , Hor giuti al luogo dell'acqua il detto mercoledì nello fputar deH'alba,pigliamo il forte d'effo fonte, che erano certi faffi d fcogli che gli fapraftauano , fra quali era vna apertura d vallata profonda per donde paffa quefta acqua che non e molta,ma vn rofcello quanto e la larghezza d'vn braccio* Cofi ftando tuttiall'ordine , vennero altri quattro d cinque Indiani,che toHo che ci viddero fmontati in terra dC fopra il luogo dell'aàr qua,fi ritirarono a vn móticello che era dall'altra parte, pche la vallata era in mezzo fra loro é>C noi: ne tardaron molto a cominciar a giunger , come il giorno panato, a dieci a dieci cV a quindici a quindici, quefii Indiani tutti ruducendofì in quello alto colle doue ci facean cen- ni,et Francefco preciato chiefe licentia al Capitano di poter parlar con quegli Indiani cV pò ter dargli qualche cofa , di che fi cótéto egli vietadogliche no feglidoueffeloro molto acco ftare,ne ii poneffe in luogo doue lo poteffero dannificare. Se n'andò dunque Francefco in vn luogo piano fotto il colle doue ftano gli Indiani , cV quiui per affìcurargli pofe egli la fua rotella OC la fpada,folo reftando con vn pugnale dreto alla cintura,eY in vno fazzoletto,che portaua al collo,certi di quei pater notòri da far baratto,pettini,ami,cY cofetti,S£ comincio a fallir fu per il colletta moftrargli di quella fua mercatia*Gli Indiani,pofto che hebbe egli in terra quelle cofè cV ritiratofi alquanto difeefero al baffo,cYle pigliarono cV portarono all'ai*- to,perche fra eflì pareua che doueffe effere il Signor loro , dC gli portaron quelle cofette,do« po ritornarono al baffo cV pofero per dare allui nel medefimo luogo vna conca marina , cV due penne come d'Aftore,accennando al Preciato che doueffe venire a tor!e,ilche fece,cV di nuouo vi miffe vna filza di fonagli OC vn amo grande cV certi pater noftri 3 eY effi prefili , n> tornaron a metterci vn'altra concacY certe altre penne ,& egli vi rimiffe altri pater noftri> «duci ami £>C più eonfetti,cY gli Indiani vennero a torle cV s'auuicinarono affai più che l'altre tiolte, cY tanto che co vna nafta d'vna picca fi farian potuti toccare,poi Ù miffero a parlar n> fieme:cY fòprauennero altri fette d ottodi loro, cY Francefco Preciato gli fece cenno che no doueffero calar più a baffo , cY eflì incontanente pofero gli archi cY le frezze in terra , cY la* fciatele fé ne vennero più a baffo , 8C quiui a cenni infierne con quei che v'eran prima, R mif fero a parlare con effo lui,cY gli domandauano calzoni marinarefehi cY vefte, dC fopra tutto lor piaceua molto vna beretta dirofato che il detto Francefco porjaua in tetta, cV gli domati dauano che la doueffe por quiui , cY dopo alcuni gli acennauano fé volea cofa alcuna da for* tiicare,acennadogli col dito quelle polmonarie et atti dishonefti,cY fra glialtri fi traffe auanti smo Indiano grande tinto tuttodì' negro,con certe.conche al collo cV in tefta,cY parlado per cenni a Francefco Preciato fopra il medefimo atto di fornicare mettendo il dito per vn per» tugio , gìidicon che fé voleua donna alcuna che gli haurebbe condotta , cY egli rifpofe che gli piaceua, pero che gliela doueffe condurre » Stando in quefto dall'altre parte doue ftaua il Capitano con i com pagni {i vidde affacciare vn'altro fquadron d'Indiani,per ilche il Capita no con i compagni.tumultud dC fi miffero in punto di combattere, onde cóuenne a Franca feo Preciato di ritirarli al baffo g congiungerfi col Capitano OC co copagni, et quiui gli viti miche vennero comindaronoafarcenniche voleflimoporper contracambiar , qualche cofa,cY che effi haurebbon dato lor defle c6che,lequali hauean portate in certe bacchette: dC- con quefto lì veniuano molto accodando a noi , diche non reftauamo fodisfatti molto , cY Francefco Preciato difle al Capitano efie fq egli voleua haurebbe fatto che tutti gli Indiani fi fuffero congiunti infieme cV fermati fopra quel colle alto,et gli rifpofe diedra meglio chef! fuffero vniti, pcioche già i noftri kaueuano finito di pigliar l'acqua cV il barello ci afpettaua, onde Fràcefco pfo vna corona di pater noftri n'andò verfo la valle donde: veniua l'acqua al par degli Indiani,e$ a qlli fece ceno che doueffero eh (amar glialtri,et che tutti fi fuffero meflì ifieme,pche egli farebbe andatoia a porglile cofe da cabiare ì terra come prima, et effi rifpo fero che doueffe farlo.che haueu&c]iiarnaj;i glialtri,cY lì farebbe fatto come voleua,cY cofi fé cero,nche gli chiamarla che,^ |V1 2E S M mente R E 1 ATI O N E 34S A mentefoIo,hauendo ordinato il Capitano in tanto che cominciafiero a imbarcare. Fran- cesco arnuato al luogo comincio a por giù quelle fue mercan tie da còtracambiare, * poi te celorcennochedoueffem tre * fé ne ritorno doue flato era il Capitano,* trono d'elfo Capitano 5 et tre d quattro altri infoon 3 efferfi tutti imbarcati:^ il Capitano finfe di dare altre cofette al Predato che le do^ ueffe portare a gli Indiani, * lontanatoli alquanto lo richiamo,* a tutto quello fletterò gli Indiani femore cheti,* venuto allui, noi pian piano ce n'andammo alle barche,* intramo dentroanoftrobelag^fen Z afarpreffaniuna,cVquindicenentrammoneI!anaue. Gli indianihauendociveduticoli imbarcati calarono alla fpiaggia doue era il riuodeiracqua,et ci chiamarono che do ueffimo falire ne i batttelli * venireTn terra , * che portaffimo delli paternoiln gche ci haurebbon dato delle lor conche,ma noi che già ci erauamo podi a man giare non ci curammo ai loro,onde cominciarono a tirarci delle frezze alla Naue et fé bene giungeuano vicininoli pero ci arriuauano.In quello vfcirono co il battello alcuni marina- li per prender 1 ancora , onde veduti da gli Indiani che s'andaua verfo di loro , ne fi por taua cola veruna, cominciarono per fcherno a inoltrarci le natiche , faccdo cenni che eli baciali* mo di dietro,* quelli douean edere di quei che erano venuti vlumamenteJl Capitano ve^ duto quello,comando che fi tiraffe vn pezzo di mofchetto ó duoi , * che n ponelTe ben la mirabili veduti che fi maneggiauano quelli pezzi fi leuarono alcuni d'effi* andarono a ! tirarletrezz^imarmaricheandauanoaripighareranchore, *all'horacomaddil Capita no cheli itiraffepreltolartiglieri^ondefurono tirate tre d quattro botte,* ponémo mente cne vccidemmo vn di loro,percioche lo vedémo per cofa certa morto nella fpiaggia * cre- do anco che alcuni ne rimaneffero feriti. Effi vdi ito ql drepito * veduto colui morto fi mif lero a fuggire quato poterono, chi per la fpiaggia,& chi per le vaUi,nafcondendofi fra quel, li icogh portandofene drafcinado l'Indiano morto, ne doppo apparfe più veruno di loro, eccetto dieci o dodici che s affacciarono con le tede fra quei faconde fu tirato vn'altro pez zo d artiglieria ali alto doue erano,ne mai più ve ne vedemmo niuno» *tìU punta della Trinità pefeando, & con alm follaci dimorano tre ?iorn h poinam f P a "° di *™ P^na, a gli occhi nofìri molto ap n^ut^n^ e ^ fuffin ° dahra ******** Gommammo dal didiNatalea l?Su P °u° C ° Cmi ventlGdIi dl ' terra >& cominciammo fra notte * giorno fino C~oiT* ii g * ch » non d pame d ' hauer fatt0 P oco > pregando fempre Iddio che ci con> SS i, • -? d ! aCa P ltana ^«predicdilpadrefrateRaimódochecidiedenopicciola cofolauonecolo inanimarci alferuitio d'Iddio. Venimmo a furgere il fabbato al tardi che S2Z! Ì Ctr ° m ° ta § ne 3 lte c °n a ^une felue,lequali con le mòtagne andauano Tvlt^Infu' PCr il Iung ° < otmouaua ™ P« moderili acuti in cima * trouafì alai 3?valletetraquellemontagne ; paeficheinueroamepareuacheguardatoconbuoni occhi, Viaggi voÌ5% xx iiij fecondo affli ■ »« • ìa' II '• !: ">'"\ Mài? ' .!»• m r V « i DI FRANCESCO VLLOA fecondo la lunghezza & larghezza che moftraua,non poteua effer fé non buono,cV che vi fuffero gran cofe coli d'habitationi d'Indiani come d'oro cY d'argento , percioche moftraua al fembiante che vene fuffe. Quefta notte vedemmo vn fuoco ben dentro in terra verfo quelle montagne,che ci faceua credere, che fuffe il paefe tutto habitato. L'altro giorno che fu domenica cV il di de gli Innocenti a ventiotto del detto mefe nel far del giorno ci leuamoi cV caminamo fino alle noue cV le dieci hore, tre d quattro leghe,&: ci fi moftrd vna puta che vfciua verfo ponente che ci dette qualche allegrezza per parerci fito ameno* Dalli vétiotto di Decembre caminamo fino al giouedi d'anno nuouo. 1 5 4 o. cV potémo andare qualche quaranta leghe g certe riuoltecV leni che erano in quella corta, cV certe montagne alte coper. te di certe herbe di colore di ramerino,da vna banda pur verfo il mare , molto pelate ,& arfe, cV più verfo la cima fi vedeua falli che tirauano in color roffo,cV più innazi a quelle ii vede^ uà certe montagne bianche,cY cofi fi moftraua effer tutto quel che fi vedeua fino a vna pun^ ta che li fcorgeua innanzi di montagne cofi arfe , cV roffe cY bianche, Se" fenza niuna forte di herba,ne albero,di che ci marauigliammo pur affai* Quefto di d'anno nuouo vedemmo vi cino a terra due Ifolette piccole , cV fentimmo gran piacere di vederle,percioche andauamo paurofi molto,che i venti contrarr) nò ci facefiino ritornare a dietro in vn di,quel che haue>« uamo nauigato in dieci,che fé ci haueffero affai tati,non ci poteuamo difendere. Caminamo dal primo di di Génaro fino al lunedi che furono cinque giorni, fempre la terra correua ver fo il Maeftro di quefte mòtagne che ho detto,cY la domenica vedémo per la prora da lonta» no vn paefe alto,alquanto appartato dall'altra terra della cofta,cY tutti cominciamo a far giù dicio fé era la terra che fi riuoltaua al Maeftrale, perche da quella bada i Pilotti diceuano che hauean fperanza di trouar miglior paefe,et il detto lunedi che fu a i cinque di Génaio arriua mo a quefto paefe alto 5 ch'io dico,cV erano due lfole,l'una picciola,et l'altra grade,paffammo longi da quefte due Ifole qualche ki leghe,cV pareuano verdi,et nella cima appariuano mol ti alboretti alti , cV al parer noftro poteua effere quefta Ifola di circuito fino a venti leghe , la paffammo per fei leghe di lunghezza fenza vedere ne fapere altro d'effa, ma haueuamo in* nazi a noi terra alta che vfciua a Tramótana,doue ftémo il lunedi a notte: cV fino a otto ò die ci leghe,venimmo a caminare dal giouedi, che fu anno nuouo,fino al di d'hoggi che e lune di , fino a 3 5 leghe , cV in quefto pareggio fentimmo gran freddo che ci daua molta pena maiTìmaméte effendo affaliti da due d tre pioggie con vento,che col freddo,ci afflifTero mol to. Stemmo al par di quefta terra due d tre notte furti, vedédocela innazi molto vicina,fenv pre facendo la guardia per hore compartite i marinari eV foldati tutta la notte molto vigilan tu II martedi che fu la fefta de i Re, giungemmo qualche tre d quattro leghe da quefta terra, che haueuamo veduti il giorno innanzi , laquale fecondo il giudicio noftro moftraua d'ef-, fere molto amena,percioche moftraua verdura,con alberi verdeggianti di comune gradez za,& fi vedeua molte valli delle quali furgeuano certe picciole nebbie che continouano per lungo fpatio in effe , onde noi facemmo giudicio che vfciffero da qualche fiume: vedemmo quella mattina co noftro gran piacere le fumate grande, quatunque fufTimo lontani da effe meglio di quattro leghe, cV il Capitano non fi curaua molto che noi ce gli appreffaffìmo,ne che fi fentiffe d fapefle quekhe vi fuffe , QL forfè perche effo Capitano non fi trouaua all'ho.- ra nella naue Santa Agata , ma s'era trasferito nella Trinità' come era fua vfanza d'andarui a flare tallhora duoi d tre giorni, cofi g paffar tépo come £ dar ordine a quel che le bifognaffi. In quefto pa'efe ci pareua che fuffe l'inuerno cV il piouer naturale di quel di Cartiglia ♦ Ce ne; ftémo la nottefurti lungi due d tre leghe da terra,et fu verfo la fera vedémo cinque d fei fuc* chi, di che ci rallegramo tutti,ne ce ne marauigliammo,percioche il fito di quel paefe dimp- ftraua effer habitabile,per effere ameno,dilettofo, cV tutto verdeggiante, cV parimente per-- che l'Ifola che ci haueuamo Iafciata a dietro di venti leghe di grandezza in circuito , come ^i è dettOjdaua fegno che fuffe ben populata* Venuto il giorno del mercoledi,noi ci trouamo allargo alla terra g il mare altre tre d quattro leghe, cV ricominciamo a vedere altri duoi,fuo- chi,8c perciò ci certificammo douer effere il paefe molto ben populato , cV che per lo innazi haueuamo fempre trouatold più domeftico,cV cinquata leghe a dietro vedémo fempre an-« dar per mare alcune zattere,d'herba,di grandezza d'vna naue,cV dua per larghezza, roton de,piene di zucche,cV di fotto di quefte herbe v'erano molti pefci, e x fopra d'alcune molti ve celli come Coccali biachi: crediamo che quefte zattere nafehino di qualche fcoglio e rocha, pofta fotto acquaci trouamo in tréta gradi d'altezza, Dai i fette di Génaio caminamo ftna alli \ : RE LA TION E E g ; a 349 ■& allf noùe fempre con venti contrarr,' , cYil venerdì fui mezzo giorno fi leud vnà tramonta nac* grecho chea conuenne ritornare alriparoa quella Ifola che haueuamo lanciata adie irò, della quale erauarno lontani meglio diventi leghe , cV quella fera del venerdì' al tardi ne caminammo più di dodici,* per eifer notte ci riparammo a quel trauerfo del mare doue nceuemmo non poca pena noi cV le naui , che in tutta notte niuno huomo dormi mai ma tutti ftemmovigilantiXa mattina feguente che fu il Sabbato a buon'hora,ci mettemmo in viaggio & pigliammo la detta Ifola al riparo , furgendo in trenta braccia , cV da quella parte doue furgemo trouammo montagne alte cV chiufe con argini d'vna terra tutta cenere cV ar. fa ,& m altri luoghi arficcia cV nera cornei carbone, cV come fchiuma di ferrod p altre par^ te bjanchetta.cV mtelTuta di colline colorate di che ci marauigliamo noi fuor di modo,atten to che quando noi panammo ci panie terra domeftica,piena d'alberi,cY hora non fé ne mo, Jtraua tronco da quefta parte , Tutti giudicammo che dall'altra banda verfo terra ferma fisfi. fer gli albereti che noi vedemmo,ancora,che come diffi, andauamo lontani da effa quattro ocinqueleghe* Ce ne ftemmoquiui al riparo di quelle montagne il Sabbato,la domenica ^ il unedi.iempre hauendo quello vento di tramontana cofi gagliardo che credemmo che le ci naueite colti in mare ci faremmo annegati, B 4) del detto mefe fui far del di il Capita no comando che face Fimo vela , cV ce ne venimmo circondando lamedefimalfolaperla tnedelima banda per dondenoierauamo venuti dalla nuoua Spagna, percioche haueua> mo veduti quando arriuammo cinque d ki fuochi , onde voleuo veder d'intender s'era ha- ^ fonata. Nel capo adunque di quefta riuolta dfeno doue erauarno furti , ci, vici innanzi vna , ^anouadoue erano quattro Indiani che veniuano vogando con certi piccioli remi, cYs'ac- coitaron per nconofeerci molto vicini 5 onde dicemmo al Capitano che farebbe ftato ben tatto che fuflero alcuni di noi vfeiti fu qualche vno dei noftri battelli per pigliar quelli Indiani o qualche vno di loro perdonargli qualche cofa , accio vedeffero che noi erauarno fcuonegenti^ma.eglinonvollefarlopernons'hauerafermare.hauendoall'horavnpocodi buon vento,per poter circondar quefta Ifola,con penfare che per innanzi haueremmo pò. tuti trouarne & pigliarne de gli altri da poter parlargli et dargli quel che haueffìmo voluto ^ ir ? ra '^ ,, g / andauatl >° P»« approflìmandoci vedemmo vn colle grande pieno S^?^ 8 ^^^^ alberi cVcipreffi di caftiglia. In quefta Ifola trouammo pedatedifaluaticinecV conigli,cV vedemmo vn pezzo di legno di pino,onde confiderà™ «io che m quel paefe cene tufferò affai , cofi nauigando vicini a terra,vedemmo vn'altra G* noua con aitri quattro Indiani che veniua verfo noi,ma non s'accoftaua molto , cV all'hora guardarne» per prora, OC vedémo verfo vna punta che haueuamo innanzi affai vicina a noi, altre tre Uanoue vna parte,al capo della punta fra certe baffure,altre più dentro in mare,per poter conoicerefenzaapprofìTimarcifìmolto.parimentefra certi poggi che erano preffo la punta fimoftrauanodouetre,cYdouequattro di loro,cVdopo vedemmo vnofquadroncel lo mlieme di qualche venti,in modo che tutti ci rallegrammo molto in vedergli . fi vedeua nn3i a°i aKr n aVe r de c ° n P ezzi ^Pianura che era vicina al mare ,cVfimi!mente tutte • '-'""* fpefiiu li?';!'" }■»•' ;.;! , ! Hi* ■l'i'. V ( i C non zattere d balfe cofi chiamate da loro quelle che fono tutte di canna diftefe. Il giorno fé- guente che fu il giouedi alli* 15» del detto mefe fui far del giorno apparfero a capo della pun- ta.4.o\5.Indiani,i quali fubito che ci viddero fi rimiffero dietro la puta,cY a certe macchie in piccioli colli che quiui erano , doue riufeiuano cV terminauano tutti i poggi , cV monti ver- deggianti di quel pareggio, onde fi comprendeuache quiui doueffero coftoro hauer l'al- loggiamento loro per la comodità dell'acqua cV diffefa dal mal tempo , cV lagio del pefeare. Nello apparir del fole [i viddero còparir Indiani in maggior frotta, cV porfi fu in quelle col' line in piccioli fquadronid compagnie, cV di quiui fi metteuano a guardarci. Incontanente E vedemmo vfeir in mare cinque dfei Canoue ben fequeftrate da noi, cY quei che erano den tro fi vedeuano fpeffe volte falir in pie per vederci OC riconofeerci bene» Noi all'incontro a tutti quefti loro atti non facemmo vna minima mutatione fé non ftarcene cofi cheti fur ti,cxT il Capitano moftraua d'hauer poca voglia che Ù pigliarle niuno di loro , anzi la mattina a buon'hora di quefto medefimo giorno comando al contra maeftro che lo trafportaffe all'al- tra naue della TrinitaMn quefto flato erano le cofe,quando all'hora decima fi vidde vfeir tre Canoue allargo in mare a pefeare quafi vicino a noi , onde fi potea pigliar gran piacere. A hore ix.ritornd il Capitano dalla naue Trinità, cV comadd che fi metteffe in punto il bat- tello cV la géte,cofi foldati come marinari,cY che vfciiTimo in terra a veder fé Ù trouaffe quai che pezzo di legna, cV acqua,cV per veder fé [i poteua pigliar vn di quelli Indiani per hauer la lingua loro k fuffe potàbile , dC in quefto modo entro nel battello della Capitana tutta la gente apparecchiata , cV noi ce n'andammo alla naue della Trinità, laquale infieme con l'al- tre hebbe in qnefto tempo vn venticello frefeo col quale entraron più dentro della puta, Qù difeoprimmo gli alloggiamenti,cY cafe de gli Indiani, cY vedémo vicino alla lingua dell'ac- qua quelle cinque d ki canoue,che da prima erano vfeite per vederci tirati a terra , cV a que- fto paro tornarono a furger le naui a trenta et trentacinque braccia,cY erauamo affai vicini a terra , onde ci marauigliammo molto di trouar tanto fondo cofi preffo la riua» Entrati ne i battelli ce n'andamo alla volta di terra all'incontro del villaggio de gli Indiani , i quali tofto p che ci viddero in atto di voler fmontare, abbadonarono vn colle doue flettono a porméte a quelche noi faceuamo ,& fé ne venero alla fpiaggia doue«rauamo indrizzati p pigliar ter- ra: ma prima che ci veniffero cotra, fecero fuggire le donne co i fanciulli cV la robba alla voi ta delle mótagne,cY poi fé ne vennero dritti verfo di noi,cV cominciarono a gridar forte,mt nacciando con certi baftoni grofiì che portauano nelle mani, lunghi vn braccio cV mezzo, più groffì che lo fpatio della congiuntura della mano , ma auuedutifi che nò per quefto noi tuttauia reftauamo d'accollarci alla riua del mare per fmontare in terra, R cominciarono a ca ricare di fallì 2>C a tirarci fieramente,et ferirono quattro d cinque huomini,fra quali colfono il Capitano con due fallate» Arriud in tanto l'altro battello alquanto più ba(To,onde veduto da loro effer forzati di diuiderfi g andar a diffender lo fmotar a quelli altri, fi cominciarono a perder d'animo,non offendendo più tanto il battello del Capitano,ilquale comincio' a far fmontari fuoiconnon poco trauaglio, perche ancora che fuffe vicino a terra , cofi come faltauano s'aftondauano , per che non trouauano luogo da pofar il pie fermo , cV in quefto modo notandojdin qual altra via che poteuano,fmontd in terra vn foldato chefichiamaua fpinofa,cY dietro lui il Capitano,cV poi alcuni degli altri, cV cominciarono ad affrontarli co glilndianircY efftfene veniuano paffo paffo con quelli baftoni nelle mani, che altra forte d'arme non fé gli vidde,eccetto archi con frezze di pino ♦ Non haueano altra forte di cibi fé non pefee cY vn mafcalmonte . In breue fpatio combattendo disfecero in pezzi le rotelle al Capitano R E LATI O N E 350 Capitano cY a Spinofa. In quello tempo quei dell'altro battello s'erano sbarcati non però fenza gran trauaglio p le fpefle pietre che di còtinouo pioueuano fopra di loro,cV ferirono Terazzo nella tefta d'vnamala botta, cY fé non follerò itatele rotelle fi farebbono veduti molti feriti,cY fi farebbono i noliri trouati in gra neceffità , ancora che i nimici non foffero /in numero grande Jn quefto modo vkirono tutti a terra fìmilmente a nuoto cV con grande aftanno,cY fé non foffe fiato che l'un l'altro s'aiutauano , fé ne farebbe affogato qualch'uno; Smontati adunque,^ ài poco anco che fmontafTero quelli di quefto battello , già gli India- ni fé n'andauano fuggédo, pigliando il camino verfo le montagne doue haueano indrizza te le lor donnei fanciulli, OC le robbe loro : dall'altra banda noi ci mettano a feguitarli , cV fu la fpiaggiafu morto vno Indiano di quelli che fi vennero ad affrontare col battèllo del' Capi tano cY ne furono feriti altri duoi d tre,cY anco fi diffc di più. In quefta maniera perfeguitan dogli , Berecillo noftro cane aggiunfe vno non molto lunge da noi che per effer cefi bagna t non P otcuano correre molto)cV lo gittd a terra hauendolo ben afferrato,cY veramente lo haurebbe tenuto fin tanto che noi fufiimo giunti , fé non (otte auuenuto che dietro quell'In diano che il cane hauea fono, veniua vn'altro fuo compagnoni con vn barione che portaua nelle mani diede al cane vna fiera baftonata fu la fchiena, cV fenza puto fermarfi fé ne tiro al dritto come vn ceruo,onde a Berecillo per il dolore couenne di IafciarIo,ne a pena fé gli tol> Xedadoffo che l'Indiano fi leuo in piedi cV fi miffe a fuggire al mòte di fi buona voglia 3 che h mpochifTimofpatioraggiunfe colui chel'hauea liberato dalle brache del cane 5 ilquale egli ancora per quel che fi vedeua , non perdonaua alle gambe , cV in quefto modo raggiunfero glialtri che non erano difcefi alla fpiaggia che poteano effere qualche venti , cV fra tutti fino a cinquanta dfeflanta» Noi,doppol'hauer ripiglialo alquanto il fiato, guardado le capane doue fiauano,ch'erano certi coperti d'herbe come fcope cV rofmarini con alcuni legni ficca> tiin terra,cY diffe il Capitano che cofi vnitamente fenza allargarci doueflìmo alquanto an^ dare verfo quelle mòtagne per vedere fé vi fotte acqua cY qualche poco di legnacene di tut to haueuamo neceffitì grande,cY caminando oltre vedémo verfo certe picciole baflè 3 la rob ba che le donne haueano nel fuggire quiui Iafciata,percioche gli Indiani tofto che viddero che noi gli feguitauamo,le raggiufero,cY g paura cómiflero loro che fcapaffero con i fìgliuo li lafciado quiui quei loro mobili. Ce n'andammo a quefto bottino cV ci trouammo buona quantità di pefce frefco cY (ecco , cY alcuni otri della gradezza di più d'una roba di pefce ma rinato, cYfecco,cY molte pelledi Lupi marinala maggior parte concie co bel rouerfcio bia> co: cY altri poi molto malordinate, v'erano anco inftrumenti da pefcare,come d'ami d'aìcu> ne punte d'herbe cY legno» Quiui togliemmo quefti cuoi fenza laffaruene pur vno. 8c poi ce ne tornammo al mare per eftere hoggi mai notte , d almeno molto tardi , cY trouammo i battelli che ci afpéttauano. la ritreuano&piu defiderandomfmontano m terra& dagli Indiani fono con tarme yaria* mente trauagliati:fannoChriJìiano H>nl>ecchio Indiano,®* ritornano alle turni* ^ t battellidcanoue che haueano coftoro,erano certi legni di Cedri graffi, alcuni d'efiì del la grofezza di duo huomini , cY di tre braccia di larghezza , ne haueano niuna incauaturaj macoli diftefivnitiinfieme li butrauano in mare, m nòerano manco bene fpianati, perche non trouammo niuna forte d'inftrumento da taglfare,eccetto fé non erano certe pietre acu te che trouammo in certi fcògli molto taglienti, che con quelle facemo giudicio che douefc Iemtagliare&fcorticarequeiLupimarini 3 cV giuntialla fpiaggia fu trouata certa acqua dei laquaf e empiemmo vtri fatti delle pelle di quei Lupi marinicene ciafeuno teneua meglio di vnagranfecchiad'acqua: l'altro dicomanddil Capitano chedeffimolavelaaventi, onde «auigando con tempo frefco a due leghe di terra di quefta Ifola , andado circuendola per ve ciere il capo d effa , cY fimilméte per auicinaf ci alla terra ferma in certificarne di quel che fok le,per hauerci vifti cinque dfei fuochi,la circordamo,rJche veniuamo con cid a far due,d tre a b A uonc vene per effa noi ritornamo al noftro dritto viaggio,cY ci certificauamo,fe della- coitadi terra ferma vfeiuafiumana veruna,d fé v'erano alberi, & fé fi vedeua quantità d'In> tìianto no» In quefto modo andandosene nauigando tutto il venerdi,alli fedici di Génaioi cUendo già notte,« volendo fptmtare la punfe di quefta Ifc^cifopragiunfe vna Tramane v < - l ' ; " llc i tana ;: M -, ..<.t;','\ ', il! tifi, ,rill";;,'l ,- f ;'.■':?!;:, ■■■„. : : 'V l • j DI FRANCESCO VLLOA tana cofi gagliarda cV còtraria che ci fece ritornare quella notte al par de gli alloggiamenti et I habitationi de gli Indiani,^ quiui ce ne rimanemmo il fabbato,nel quale ci fi fmarri di nuo uolaTrinità,perd al tardi la vedemmo poi la domenica alli diciotto,cV cominciammo a fe- guire il noftro camino per circundar quell'ifola fé foffe piaciuto a Dio di darci buon tempo* Domenica,lunedi,et martedi che fummo alli venti d'effo mefe di Génaio, nauigammo con venti deboli cV cotrarrj, S£ al fin giungémo fin quafi al capo della punta deU'Ifola(chiamata l'ifola de i Cedri)perche nella cima delle montagne d'effa vi è vna felua di quefti Cedri mol^ to alti come è la natura d'effi. Quefto giorno la naue Trinità fcoperfe vna villa de ridotto di Indiani dC acqua,perche la domenica di notte fhaueuamo nuouaméte fmarrita,cV no la ve^ demmo fino al martedi che ftaua furia vicino a terra , dC preffo a quefte capane d'Indiani , SC incontanente che la vedemmo ce n'andamo a trouarla,nel'haueuamo anco arriuata 5 quado fcoprimmo trecanoue d'Indiani che fi veniuano accoftado alla detta naue Trinità, tato che toccaua quafi Torlo d'ella , cV gli donarono del pefee , cV i noftri all'incontro donarono loro robba di baratto,cY parlato che hebbero con loro fé ne tornarono a terra gli IndianiJn que- fio ad vn tepo giungémo noi colla naue Capitana,óY furgemo preffo d'effa,& tutti ci (aiuta rono,dicendo che gli Indiani glierano flati vicini , bC quel che hauean fatto con elfo loro, di che prefe il Capitano cV noi altri gra piacere, ci differo poi che haueuano trouato acqua dol ce che ci fecero accrefeere l'allegrezza grade,percioche ne haueuamo gran bifogno,che nel l'altro luogo de gli Indiani nò ne haueuamo potuto hauere fé nò poca, Cofi ftando, vedem J mo che vfei vna canoua in mare con tre Indiani dalle lor capanne, ÓY fé n'andarono a vn luo go da pefeare fra certa grande herba éV alta che nafceua in quefto mare fra certi fcogli, che la maggior parte d'effa,è in quindici d in venti braccia di fondo , cV con molta preftezza prefe ro fette d otto pefci,cV con elfi fé ne tornarono alla Trinità cV glielo dierono, cV elfi in con^- tracàbio donarono alloro alcune cofette di baratto ♦ Qyiui doppo fé ne ftauano gli Indiani alla poppa della naue guardadola più di tre hore, et pigliati i remi del batello fi prouauano a vogare,di che pigliauano gran piacere,cY noi che erauamo nella Capitana, in tanto non fa^ ceuamo motto ne mouimento alcuno , accio che più s'afficuraffero cV non fuggiffero,anzi vedeffero che noi non gli voleuamo far male alcuno , cV che erauamo buone genti* Incorna nente che fummo furti ÓY guardato ben tutto quel che gli Indiani faceano con quei della na uè trinità, già che fé n'erano andati nelle lor canoue di traui a terra,comadd il Capitano che gli foffe condotto il battello che teneua di fuori,cV venuto, v'entro egli con Fracefco Precia io cV altri dua compagni cV ce n'andamo alla Trinità ♦ Gli Indiani hauendo veduto che di quefta altra naue era entrata gete nella Trinità madarono due canoue alla poppa della naue cY ci portarono vn vtro d'acqua: dC noi all'incontro donàmo loro certi paternoftri , cV ce ne (temo a parlare con effi loro vn pezzo, ma venuta l'hora tarda fi rinfrefed più l'aere,ancora che il paefe fia fempre ordinariamente freddofo*Gli Indiani fé ne ritornarono a terra ne i lo ro alloggiamenti,^ il Capitano 8C noi altri ci riducémo alla noftra naue ♦ Il giorno feguete che fu il mercoledì fui far del giorno , comandd il Capitano che doueffimo paffare alcuni di noi nel battello dC che faltaffìmo in terra per vedere fé fi vedea rofcello ó fonte d'acqua dol-* ce ne gli alloggiamoti de gli Indiani, parendogli che nò foffe poffibile che dimoraffero qui ai fenza hauer acqua da bere. Vi vfei in compagnia fimilmente il padre fraRaimondo,per> ciocheeffendo il giorno innazi venuti effi alla poppa della naue,cV parlato connoi altri,gli parue che con la medefima familiarità haurebbe potuto parlare con loro qualche poco.vfci- rono parimete molti marinari cV foldati col batello della Trinità,&f tutti infieme con le no*- ftre arme andando verfo terra alquanto più fopra de gli alloggiameli de gli Indiani,& effeil do di molto buon'hora^flì guardarono i battelli cV s'auiddero che noi voleuamo pigliar ter ra,onde mandarono le moglie dC fanciulli con alcuni di loro portandone la robba verfb cer te balze altiffìme dC valloni , cV vennono alla volta noftra cinque d (ei di loro benifTimo di^ fpofli cV di buona ftatura* I dua d'effi con archi cV frezze,6V altri dua,con duoi baftonaccl groffi affai più che la cogiuntura della mano, cV gli altri dua con due nafte lunghe comeza^ gaglie con le punte molto acute, cV fi venero a porre affai vicini a noi che già erauamo fmo tati in terra,cV cominciando a farci con cenni fiere brauate;, 8C s'accoftarono tanto che quafi vennero a dar con vna di quelle hafte nella rotella a vho de i noftri foldati chiamato Garzia di nobil natione,ma il Capitano gli comandd che fi tiraffe a dietro,et che non faceffe a niun di loro alcun difpiacere. In quefto ildetto Capitano de frateRaimondo fi miffero innanzi portando I U A portando il frate pero il mantello inuol to al braceio,perche haueano prefe le pietre nelle ma ni &: temean che no gli faceffer difpiacere j poi tutti duoi cominciarono a parlar loro p ceni et con parole che fletterò cheti che no gli voleano far male,ma folo erano venuti per pigliar acqua ^|lfrateglimoftrauavnafcodelIa,manullapotemaigiouareafarcheeiTinonbra. uafiero più fempre cVtiraiTero delle pietre. Etftandopuril Capitano in quel penfìerodi non volergli far male, diffe a fuoi che fi veniffer fempre con dolcezza accodando alloro cV che con cenni tutti moftraffero che non gli voleano nuocere in conto alcuno , ma folo era- uamofmontati per prender acqua , Dall'altra banda effi fenza punto voler intender quefte cofejs mmperbiuano ogn'hora piu,onde Francefco Preciato perfuafe il Capitano di lafciar che fé ne vccideile vno,perche tutti glialtri fé ne farebbono iti fuggendole agiatamente fi farebbe potuto pigliar acquarla egli hfpofe che non fi faceffe , ma fi bene fì fdoglieflero duocaniBerecillo^Acchillo.FuronduqueIafdatiquefticani 5 cVtoftocheeffigliVidde. ro li dileguaron di fubito, mettendofi a correre cV fuggir per que bricchi come cauaìli: & fi polono in fuga parimente altri che veniuano dall'alto in foccorfo loro . I cani aggiufero dui di loro e* gli morderono alquan to,cV noi corredo gli pigliammo,^ erano in villa cofi fieri come feroci animali cV indomiti, pche erano tre d quattro a tener vn di loro p accarezzargli t 'Tu r § h,& Per VOler dar S h W* khe cofa > ma nulIa gtouaua, gene ci mordeano lemt nitfsabbafiauano perpigliar delle pietre per darciconeffe. Gli conducemmo in quella 3 guifa vn pezzo,c* giungemmo alle habitationi loro, doue il Capitano fece vno editto che non tutte perfona che toccaffecofa veruna , comandando a Francefco Preciato che hauef- lecura che solTeruaffe l'ordine fuo in non torglicofa alcuna, ancora che per la verità poco citutie,perche le donne cVglilndiani fuggiti lhaueano portato via. Quiui ritrouammo Vn vecchio in vna grotta, cV di tale vecchiezza cheeracofamarauigliofa che nonpoteua vederene camminare tanto era gobbo cVcuruato. Il padre frate Ramando dille chefareb- fce fiato ben fatto,poi che era cofi vecchio, che l'hauelTimo fatto chriftiano , cV cofi facem- mo. Il Capitano dono a gli Indiani prigioni dua para d'ornamenti da orecchie,cV certi dia manti,cVaccarezzatigligli lafcid andare a piacer loro :&. inquefto modoapafio a pano fé ne tornarono a glialtri m quella motagna i Noi pigliammo l'acqua di quella villa che era pò ca, onde comando il Capitano , che doueffimo tornarcene alla naue, perche non haueua- «io mangiato ancora , cY dopo il mangiare facemmo vela verfo vn fenochefi faceuapiu innanzi di quel viIlaggio,doue fi vedeua vn vallone molto grande:et quei della Trinità di ceuanohauercivedutaquantita v d'acquacVabaftanzapernoi.Surgemmo adunque vicini a quelto valIone,cY faltd in terra il Capitano con amendue i battelli,et la gente che era vfcita interra la mattina coi duoi Padri,frateRaimòdo,&: frate Antonio,cV andati qualche vnti> ro di balef tra per quel folio, trouammo vn rofcello d'acqua affai picciolo, pur era a baftanza penlnofiro bifogno , che n'empiemmo lafera dua botti, lafciando gli mflrumentida pi- gliarla m terra per l'altra mattina , ne fummo poco allegri d'hauer trouata quella acqua, per ciocheera dolce.c* l'acqua che pigliammo per l'adietro era ftata vn poco falfa,cV ci hauea fat to gran danno al corpo cV al gufto. Prendono deinjoladeCedn per fua Maejìa bpofìejìione. Indi partiti fonùMa fortuna di Mare diuerfamentetramglmi, <& alttjìefia lfola come à ficuro porto fi riducono. L'altro giorno che fu il giouedi a xì.di Gennaro molto di buon'hora , ordind il Capitai no che faltalfimo in terra , doue fi portaffe il noftro definare cV fi pigliaffe il refto dell'acqua, ilcne tacemmo, empiendone, imbotte fenza veder vn Indiano mai . Il giorno venente vo- tectópiir vfeir o empiere otto d noue vafelli ehe ci erano rettati da empiere, ci fopragiufe vn Kiaeitrale molto gagliardo,onde dalle naueci fu fatto cennochecon ogni preftezza ritor- nallimo dentro,perche riforzaua tuttauia più il vento,cV i patroni haueano paura che nò lì rompetiero icanapi, cofi ci trouauamo alla fcoperta.Rientrati adunque nonfenzagran tra «aglK>,ciritornammoadietroairincontrodelvillaggiodegliIndianidoueprimahaueua- mo vecifo 1 Indiano , & percioche fi placo alquanto il vento fu la mezza notte , i Pilo tri no «ornarono a furgere,ma fi tenero al riparo di qfta lfola, laqual fi chiama come fi difle , rifola de i cedri,et e vna delle tre Ifole di fan Stefano,la maggiore et più principale,doue il Capita nopiguotapoiieUione* Quiui ftando a mezza notte venendo il venerdì aUi p$ delmefe fenza te!'* ': '«1 ll'i, i : ci venne improuifamenreaddoiTo vn firoccho frefco molto fauòf euòle per il ] noftro viaggio , cY quanto più s'andaua innanzi più foffiaua,in modo che fra quella nette, èóYaktodidi Sabbatocheerail %\. del detto mefe, camminammo diciotto buone leghe* coli nauig&ando ci fi muto il tempo , in tanto contrario cV fi impetuofo, che ci conuenne riuoltar le briglie alle natii a mal grado noftro, cV tornammo in drieto venti leghe,ripiglian do per riparo vn'al tra volta la.puta de gli alloggiameli de gli Indiani, doue fu ammazzato quello IndianOj&T quiui ce ne fìèmo lunedi cV martedi,et il mercoledi/empre foffiaua,quel vento chiamato MaeftraIe,eY maeilro et tramontana infìeme,con difegno di no ci muouer di quiui,fin tanto che non vedeffimo il tépo buono per il noftro viaggio bene indrizzato» percioche per quel paeferegnan tanto quefti venti che temeuamo che quiui non ci faceffa tardar più giorni che non haueflimo volutocene già erauamo tanto ftracchi,che ogni gior* no di cammino ci parue vn mefe,& fa tanto freddo quado foffiano quefti venti , che non ci baftaua ài porre adoffo quati panni poteuamo fopportare,che fempre tremauamo. Ci fer> marno furti in quello riparo il giouedi,il Venere,cY il Sabbato fino a mezzo giorno,che fu Fvltimo di Gennaio,mefe cV anno del 1540/11! mezzo di,poi comincio a foffiare vn Garbi no non molto gagliardo,onde il Capitano diffe a i Pilotti che farebbe ftato bene,che ci fulìì mo accodati alla colla di terra ferma,doue con qualche vento di terra cV con la gratia di Dio faremmo iti qualche poco innanti , in quello modo facemmo vela cY camminammo fino a fera, tre ó quattro leghe,perche ci manco' il vento,et reflammo in calma, venuta la notte ci fi leuó vento contrario cY di pura neceffita ci riducemmo di nuouo al medefìmo riparo del' l'ifola de i Cedri,doue demmo fino alla domenica di carnouale, nel qual tempo tornammo a ripigliar due botticelle d'acqua che haueuamo beuuto* In quefti otto giorni tentammo di rimetter vela due ó tre volte , ma come vfeiuamo vn poco fuor della punta della detta Ifola; trouauamo tanto vento cV contrario , OC il mar cofi alterato , che per forza ci bifognaua ridurci al riparo dell'Ilola, cV molte volte ci vedemmo in grandi affanni per dubbio di non poterci rientrare. In quefto medefimo tempo che non poteuamo andare,ci mettemmo a far vn poco di pefea per la quadragefima. Dalla domenica di carnouale,che fu a gli otto di Fe^ braso, nel qual di facemmo vela,camminamo con pochifiimo vento,cY più calma fino al di di Carnouale, che arriuammo a villa della terra ferma , donde tornammo in dietro le zo.le^ glie , che poteuamo hauer camminato inquefli duo di 8C mezzo qualche io. leghe fcarfe, cY flemmo a villa della detta punta di terra ferma.cY il martedì reflammo in Calma,afpettan do che Dio per fua mifericordia ci foccorreffe con qualche vento profpero per andar innan zi.La notte di carnouale hauemmo per far buona cera vn vento con acqua, coli grande che non reltò cofa che nohfi mollaiTe nelle noflre naui, cV vno aere cofi freddo che ci gelauamo viui.il Mercoledi della cenere nel fpuntar dell'fole a mainammo appreflo la punta doue era uamo arriuau,aIquanto più baffo,in vno gran feno che fi fa in quella terra ferma: cV quelìo, è il luogo doue vedemmo li cinque ó fei fuochi, cY nell'ufcir del fole effendo vicini alla terra, che ben la poteuamo vedere, cY guardare a noftro piacer e, vedemmo che era molto amena, gene ci fcorgeuamo,per quanto poteuamo arriuare con gli occhi,gentili valli et monticeli!', con macchie verdeggianti cY di diletteuole afpetto ancora che fenza niuno albero. Il fìto moflraua la fua grandezza cY larghezza» Quiui comparfe il giorno con poco vento cY quafi calma,di che fentendo non poca pena, cV il padre fra Rainando ci diffe meffa fecca , OC ci dette la cenere , predicandoci conforme al tempo èY ftato in che ci ritrouauamo , delqual fermone reflammo molto confolati,dopo il mezzo di con vento cótrario, il qual ci era fem pre nimico per tutto il cammino,almeno dalla punta del porto di fanta Croce. Quiui ci bifo gnrì furgere in cinque braccia di fondo,cV dopo l'effer furti ci ponemmo a guardare la terra, pigliandoci piacere in contemplarla quanto era diletteuole cY vaga , cY vicino al mare ci pa' reuadi veder vna valle di terra bianca , venuta poi la notte ci foprauenne vna trauerfia cofi grande con acqua cY vento,che fu vna cofa tanto fpauentcuole cY trauagliofa che non fì pa trebbe dir maggiorenne ci trafportaua a dare a trauerfo in quella coita: Se" il Pilotto mag> giore fece gittare vn'altra grande Ancora in mare.cY con tuto qfto non baftaua,perche con tutta due non potea fermarli la.naue , onde tutti domandauamo mifericordia a Dio ; afpet> tando di veder quel che difponeua di no i,il quale {i degno per fua grà bontà di fare che men tre erauamo in quello pericolo,s'allargi il tempo vn poco,cY con molta preftezza cornati-* do il Pilotto maggiore a marinari che gittafììno il legno al cabelìrante , SCiì Capitano co- mando' R E L A T I O N E w MPitt m quefto modo cominciamo a leuar I'anchore,et leuadone vna che era molto macr poreddraltra^^ vn mannaro,^ peone col focone vno de ì legni che lo gittd a trauerfato in mar*» • n „r ™ m* Ca^ tOrtuna,nonperolaftimamoniete } rirpettoalcontentochehauemmodivederciIiberan'da quel pericolo duiare a trauerfo co le naui in quella cofta , effendo maffimarrlt ^fu la mezza |jotte,neIquaIteponiunofarebbercampatofen6permeromiracr^^^ |lmaregiouedi j a:venerdi J fìnoachevénegiomochefua i quattordici debraio Ticoì pdellondeognivoltacibagnauanofopralacoperta.Allan'ne,^^ ™P°*™trouaren^ tro^anovivairedihgezanerimedioalcuno^ercheivaieranocofigradi^coficotrarri chenonpoteuanoelTeremaggiori,cViImare s'andaua di continuo pfui^X&S. perbendo 5 cV tanto che hauémo paura grande di annegar tutu' onde parue antiche fuf fcSKP q i ^ ie 1fÌ mlvenuc T rar ^P erchehaueuam °q« c ^Ifolapernoftro padre I cVmadre:ancora che d effa non cauaflìmo beneficio alcuno fé no quefto di ridurci in eS Mola cV furti in quella coperta , fempre foffiauano vèti cótrarrj molto gagliardi? piammo lacqua che beueuamo &Y la legna che bruciammo, & erauamo pofti I Iran delìdi oTc i fa dell Ifola,fent,uamo nodimeno il grande empito di quei vèti & 1 alteratane del marefne tcS^^S^t^^ C °r, 0lta ^^«conuenne metterci alh vela ^nnoS bafl °^* an o4 ^ Ie g a ^ la »^ddIaTnnitaTivennea congiungere M^nomeJlrQflranamentctrauagli^^ ~)>4rijdifdgij)fono sformati per porto tuirkorrere* *£?! %U ^^^^F^^o^^^fecondadomenicadrquarefimajaltoil Capita.: «o»nnazi cYvditameffainterraentroronoperelTavaHataalcunifoldati&: marinari còal cunicanichehaueuamocòeffonoi^ciincomramomalcuniCeru^deq^ t*T u h€ - T* f ° ffe Ie g" ,mam ^ ^uo,che haueaquattro poppeaguifadi vacS EK^SlH n ^ ChC Q dl Ceru ^ Am ^moiimilmete vn ConelIo^berreLo natura InZT f ! anuou V S P a § na ' &:vnaltroner o^omehehano,NelIecapanepiudifopra ueuano gli lndwni hauerle colte per mangiare ipinochi di quelle. Il lunedi a ventitre del larau^fa ml^T ec l eb ^! a ^ ap ° CO,nnanznamezzano »^ h "«cofa digra oqualiauamoltolenaunetftauamomgran paura chenocifirompeiTeroicanapi,deiaua l» n verohaueuamobifognogrande,imperochehauendo confumato più te^pom^udS ,iaggiochenoncipenfauamo,cifeneeranorot«dueAhaueuamoperduted^ ^honchec,foffero.Regndqueftovetocofìimpetuofon'noall'altrogiom a '™ a x^^ «onqualchcbuontcmpoper poter ire innari al noto viaggio inpartechelopoteffimo feruire », * " ■■' ■ ■ ■ I ìfju!:l' F" '"V,i '■ji,*;-:. •p- DI FRANCESCO VLLOA feruire,&: tuttauia erano i veti cofi gagliardi et furiofi che parea che i demonrj fìfoflerp fciol I ti per l'aere,et per quefto i Pilotti fecero calare tutti gli alberi al baffo,accioche nò pigliaffero vento,cV le'uar tutte le farti , cV fecero fimilmente disfare le camere delle poppe per allargare piuleftrade in ficurezza delle naui,cY con tutto ciò nò reftauano di ilare in gran trauagho» Il martedi che fu allùx.di Marzo, poteua effer mezza notte d poco più , effendo furti nella medefima Ifola:con quefto affanno venne vno empito di Maeftrale, cY alla naue Capitana s'allungo il canape,^ a la Trinità fi roppe el fuo,cY più fi faria perdutole Iddio p fua miferi cordia non ci haueffe proueduto con la diligenza che vfarono i Pilotti in dar le velede 1 trm chetti,& la mezzana con che vfcirono in mare,cY furfero co vn'altra ancora fino al giorno, che venuto,andd la géte di tutte dua le naui per trouare con le barche l'anchora fino al mez- zo dì,laquale fi troud al fine,cY fi rihebbe non fenza gran trauaglto cV gran diligenza che li vfd intaftarla', che fino al mezzo dì duro il cercarla,cY nel voler rihauerla ci vedemo in mol to affanno, Doppo procurammo di racconciare le farti cV tutte le cofe neceflane per nauiga re , accioche fé Iddio foffe feruito foffimo in viaggio per nò dimorare fempre : in quel luogo come perfi cVdifperatiJn quefto modo il mercoledì doppo il difnare di due d tre hore dem mo le vele a vn poco di Sirocho che hauemmo fauoreuole per il noftro camino affai fcarlo, cV co no picciola paura de i Pilotti'A di tutti noi altri che ci haueffe a durar poco. Comincia mo adunque a camminare,ancora che innanzi gli occhi ci pareffe di veder che allo fpontare dell'Itola hauremo trouato vento contrario di Tramontana dC MaeftmQuefto giorno già che cominciaua a farfi nottole naui andauano difcoprendo la punta di quella Ifola de 1 Ce- dri,quando cominciammo a fentire queftì venti contrarrj,et a infuperbirfi il mare che era co fa di gran terrore a vederlo , cV quanto più paffauamo innanzi,piu rinfrefcauano i venti , in modo che ci pofero in gran neceffìtà andando fempre con le corde della vela maggiore OC del trinchetto nelle mani all'erta,et con molta diligenza,leuando le aggiunte di tutte le vele per afikurarle piu.perche il vento no le poteffe molto caricare 5 con tutto quefto parfe a ma- rinari che doueffimo tornare a dietrò,cY che a niun patto ci doueffimo fcoprire al mare,per ciò che correuamo vn eftremo pericolo,onde pigliammo il còfiglio loro riducendoci quali al luogo donde ci erauamo partiticeli che fentimmo tutti non poco dolore , per non potere profequire il noftro viaggio, cV cominciammo a patire di molte cofe de gli apparecchi delle naui* Alli otto di Marzo il lunedi, comadd il Capitano fui mezzo giorno che ci metterli- mo alla vela,perch e veniua vn poco di veto da ponete che era quello che più ci bifognaua a feguitare il noftro viaggio , che ci rallegro' tutti pel gra defiderio che haueuamo d'vfcir di ql luogo. Cominciamo aduque a caminare cV a vfeire alla punta delllfola , cV a pigliare la via della coffa di terra ferma per vedere il fito d'efla,cV nauigamo fino a notte,cV già che vfciua- rno dalllfola fra efla cV la terra ferma comincio a foffiar il Maeftrale veto cótrario,che creb^ te a poco a poco tanto che bifognd leuare le bonette delle vele per afikurarle amainandole rnolto,et la Trinità come vidde il mal tempo fé ne ritorno incontanente al luogo donde era uamo vfciti,cV la Capitana andò aggirado in mare tutta la notte fin che venne il giorno.che veduto dal Pilotto maggiore che a niun patto poteuamo andar innanzi fenza pericolare le più quiui ci foffimo fermati, determino che noi ci riduceffimo dinuouoaquella coperta, doue ce ne ftémo furti fino al giouedi, cV il venerdì' a mezzo dì rimettemmo la vela co veto fcarfo,& nell' vfeire alla punta deirifola,di nuouo ci fi feoperfe il Maeftrale vèto co trano,on «le correndo tutta notte verfo la terra ferma , ci fi fece giorno il fabato di Lazaro fopra ella, che fu alli tredici di Marzp,che tutti ci rallegramo col vederla,cV haurémo voluto noi lolda ti fmòtarui volétieri,la notte véne gran pioggia fimile a quella di Cartiglia, & tutti ci troua mo bagnati la mattina :prédemmo gran piacere di vedere il fito di quella terra ferma per el- fere verde,cV feoprirfi vna valle amena di buona gradesza,et pianure lequali pareuano cir- condate d'vna ghirlanda di montagne,al fin per tema delle trauerfie, veduto il mare alto no ardimmo di ftar quiui o arriuare alla terra, cV per hauer gran bifogno di canapi t QC ancore ci cóuenne dare vn'altra volta al mare,cY poftici in effo,fentendofi pur quei veti còtrarij , giu- dicorono i Pilotti che no ci foffe altro rimedio fé no di nuouo ridurci al noftro riparo , cV in quefto modo ce ne ritornammOjma alquanto più fopra del luogo primo Xa domenica fur- gémo qui con gran dolore di tutti veduto quato patiuamo,ne poteuamo fpontare innanzi che quefto ci era vn'affanno che niuno altro ci poteua eflere più intollerabile. Sentimmo quefto giorno doppo l'eflere furti grandiffimo vento Maeftrale noftro còtrario, cV nimico ' RELATIONE Tnnna.che teneuano due anchoreche haueua,& vedutafi cofi £ SbhStoS v £ g;andoper m a«finalg 5.* i ■ , ii &I DI FRANCESCO VLLOA panne dcgl*Indiani,doue cogliemmo quelle pelle de i lupi marinici quiui falcarono nel bat 1 tello alcuni foldaci cV marinari col padre frace Anconio di meio,portando i cuoi,cY gli gita rono in decce capanne donde erano ftaci coki , & fé ne ricornarono alla naue. Quefto gior- no fi calmò il cempo , onde ci bifognò quiui furgere inconcanence cernendo di ncrouarciin affanno fé le veccouaglie ci fuffero niancace per ftar quiui lungo rempo,ma Iddio che e vero rimediacore ci rimediò meglio che noi non mericauamo ne penfauamo,che paffaca la mez- za nocce cofi furti, cV venuto il mercoledì innanzi le dieci hore ci comincio a fauorirevn vento frefco di Sirocho che ci tiro in mare, doue vfciti ci fopragiunfe vn maeftrale coh buo- no et durabile,che in ki giorni ci conduce fino al capo della punta del porto di fan ca Croce, dichedemmoinfinicegracieaDio per hauerci facco fi gran bene, cY quiui cominciando;* mangiar più largamence che non haueuamo facco g l'adiecro , percioche per cerna che ci ma caffè la veccouaglia , haueuamo mangiaco molco parcamente. Prima che giungemmo a quella punta del porto di fan ta Crocea fei o fette leghe vedemmo in terra fra certi valloni al cune fumane grande , cV già che lafciauamo la punta di quefto porco , piacque al Capitano noftro che doueffimo trauerfar il mare intrando nel mare grande: pero cofi navigando alla fpedica,ci vennero a attrauerfare in due o tre fquadre in fpatio d'vn hora,piu di cinquecento Balene, & cofi grande che era cofa d'ammiracione,cYintal modo alcune d'effe fi vernano ad accoftarfi con la naue che focto effa naue paffauano da vna parte , cV l'altra , onde haueua- mo gran paura che non ci faceffero qualche danno , ma non poteano percioche la naue ha- 1 weua vn vento profpero cV buono cV camminaua molto i onde non potea riceuer danno ve runo , anchora che fé l'accoftaffero o l'vrtaffìno» » * \ CATIONE, * Fraqueftelfole^^ ftaherba affai più bella che non e^ dipinta A non e da marauigliarfi, perche iSre fiES ftcedeffaemo toeccellente m^^m^mM^éi^^ip^SÉ^^ queftenauedel Capitano VHoa fi parrìcV ritorno adietro anco ella alli cinque d'Apra P ^ amuo a porto di fant Iago di buona fperaza alli difdotto del medefimo mefe, cV pafs"auan Mop° kfferftataquiuiquattro^ annodeli54o,nonhohauutoauifonenuouad'effa> ^ggioaiqueito DISCORSO S O P R a L I TRE VIAGGI SVB SEDENTI. Et!? d0/ !V t ce ^ della nuoua Spagna,^ per aueilo Ci fecero nimic^mMl > tra perche d Cortefe dtceua che era Capuano generale & dtfcoprU del Àal del s7 ^Ittita gna appartenevi a lutane fio dtfcoprtrnento : di forte che annero alle mam,& il cLtZZZsTa gnaalamentarfiacefre. E Don Antonio fra auejlo me^o battendo hauuto nottua dimoio cbÌL ueuafatt, ^a Dorantes y (cbe A >, duelli rejìati } come fi leggeneUa Mattone deftapodyZ notttiadiaueUocheeglihaueuatrouato^andòelCapitano FraJefco \afchesdt Coronado coTZtisla eomefiyederaperleReldtiominfraJcritte. * rrcmanao ^ iarc »™ ,' ,'■'', '■ -f* m-w S V M M.A R IO D I L ET T ERE DEL CAPI T À N Ò Franccico. Vazquez di Coronado, fcritte ad vn Secretano deli'lllulbifs Don Antonio di Mendozza Viceré della nuoua Spagliavate a Culnacan hdxxxi x . a gli otto di Marzo. '." Dkecomefral^rcoda^izza arriudalla prouincia di Troperàdoue troud tutti sii dianifuggitiallemotagn ? per paurade Chriftiani.et che per amor fuo tuttiSero Ktrouarlo^ongr^^^^^^ alm^donnepiubeenonvifonoQttó // nakun vfo: g li.h a bitati potano Smeraldi^ altre gioie di vaiLfbp"a^S^v^ ■' co echel3aanP>ncara J comelariaadir herbe & vece iperfuoiDei cY*?Ii cantano oVafmni «oneche non gii fefl*danno>& che cambino quell'oro in qSftSSSSSSS? ^"^5 anno l ?P re( r° d ';!°'-P>'fctocomandato chefianorieeuwi fenzaWlidSere' spreflod, qrf? y^ vn . a i fra fadachefi ch^x al ifcogiaifcopem péraU noftri' *"#■ hu ° «« #»«P p»di fenza aleuna cofa dauanri, qu «fimota TdiffiXélaanno Chr.ft.an./onpvAtìa^ no qiio cheglidanoqueUtddla terra per elemofina, vanno nudi,»: tìnti di ealies ne córta nannoalcuaitefflfflcoferudipagha.nelliqualivifonnoalciineiineftrelktonde^ienedì Viaggivol, yy jj Kfte • !lf> ,# # ».- !;i'«r ;;■ ! i M ; ' l è 1 1 ' *i\j: III il'' 1 »' il! "','' I >;h COPIA DL 3/É f T E R' E 0I-F RAN, VAZQJEZ iefte d'buomini morti jj dauanti il tempio ve vna gran folla tonda, & la bocca di quella éiir condata da vna figura di ferpente fatta d'oro etd'argento,èV: altra miftura di metalliche noti: fennp ciò che fia,cV hala punta della coda meda in la bocca,cV ditepo in tépo buttano lefor. ti fopra di loro quelli della valle,qual ha da toccare d'effer facrificato, dC a qllo a chi tocca, gli fanno couiti,cV con gran fefta lo coronano di fiori, dC fopra vn letto accodo nella detta foifa; lutto di fiori dC herbe odorifere,doue lo diftédono et gli mettono da ciafeu lato molte legncj lfecche,et gli accedono il fuoco da vna parte Oc Mtra 3 et cofi muore , qui coftui fta tato cheto fenza effer ligato,come fel faceffe alcuna cofa che gli deffe qualche gra piacer: 8C dicono che; quello è fanto , & l'adorano tutto quel annoigli cantano laudi cV hynni , cV poi mettono la fuatefta con l'altre nel tempio in quelle fineftre ordinariamente : facrificano ancora ipm gioni 3 ma gli brufano in vn'altra foffa più baffa, cV no co quelle cerimonie: fcriuono gli Spa gnuoii che fi trpuano in Xalifco,che nano fperanza che facedogli bona compagnia , cjuelli popoli fi faranno Chriftiani. lì paefe e molto buono "§C fruttifero co molte acque S^buone; CQPIA DELLE LETTERE DI FRANCESCO - Vazquez di Còronado , gouernatore della nuoua Galitia,al Signor Antonio di Mendozza., Viceré della nuoua Spagna, da- te in fan Michiel di Culnacan, a gli otto di - Marzo, m d xxxjx» J, *■ • - _ - ■ * ' ■ . j Bella difficile nauìgatìom da fan Michiel dì Culnacan a Topira; dejcrìttione dì quella prouin~ cia ) & i di'yri altra allei Vicina molto rìcchad' oro } & pietre pretiofe inumerò delle genti (he fico conduce il Va^cjue^per andarui, & quanto fia hónordtofra Mar- ; ■■■-.. - ■■ ' cq da Nizga da gì 'Indtam diPetatlan* i On l'aiutodel Signor Iddio io partirò da qfta terra di fan Michiel di Culnaca per To- i pira,alli dieci d'Aprile, OC non potrà' effere auanti,perche all'hora farà venuta la polué* re 3 & la corda che mi manda V«S,6Y penfo che debbi effer già in Cópoftella*cV oltra di que^ fto ho da caminare tante leghe all'intorno di montagne altifllme che vanno in cielo , dC vn fiume ch'e'al prefente coli graffo cV gonfio, che no ve luogo douefì poffì guadarlo,^ par^ tendo al tepo fopradetto, dicono che fi potrà" guazzare: mi haueuano detto che di qui a To pira non v'erano più di cinquanta leghe, cV ho faputo che ve ne fono più di ottanta,non mi ricordo fé ho fcritto a*V*S» la relation che tengo di Topira, nondimeno anchor chel'habBi fatto,perche dapoi qui mi fono informato d'alcune cofedi più, mi par di fcriuerle a V. S. in qftemie*Sappiaduque quella, che midicono,che Topirae x vna prouincia molto popolata, . pofta fra duoifìumi,&: che vi fon più di cinquata luoghi n'abitati, & che pia auantidileiv'é fuopronp 1 Vn'altra prouincia maggiore, 6V non mi feppero dir gl'Indiani il nome di quella,doue vi fo le lor cafe no molte vetfouaglie di Maiz,fafoIi et axi,melloni,et zucchè,et copia grande di galline del d'oro & di |5aefe: portano adoffo gli habitatori,oro,fmeraldi,cV altre pietre pretiofe,&-fi feruono ordi- * rgent0, variamente con oro cY argento, colqual cuoprono le cafe,o£ li principali ^Ortanoatorno al collocatene d'oro graffe 6V ben lauorate,cV vanno veftiti con ctopene dipinte, cVvifono molte vacche, ma non domeftiche , cY midiconòche non vadi atrouargli per hauer poche genti di quelle di quefto paefe, perche gl'Indiani fono molti & valenti huomini* quefto che io dico l'ho intefo per due altre relationi d'Indiani vicini a queliti loinipartirò al tepo che ho detto,& meno meco 15 p huomini a cauàllo,cY dodici caualli amano, cV zoo fantia pie> di baleftrieri cV fchioppettieri: còduco porcÌ,eaffràti,et tutto quello che hopotuto trouar da comperare, V. S Jìa certa ch'io non ritornerò al Mefììco fin tanto che nó-poffi dire a quella quel che vi farà co maggior certezza^ fé trouero cofa fopra laqual fi poffl far frutto,mi fer mero fino che auifi V.S«acdo che comandi quello che s'habbi da fare: & fé per diigratia no vi farà cofa alcuna , procurerò didar conto d'altre 100 leghe auanti , doue fperd in Dio che iui farà cofa per laqual V + S* potrà adoperar tutti quelli caualiericV quelli che fopraueniffe^ ro» Io penfo che non potrò far che non mi fermi li , cV l'acque , i tempi OC la difpofìtione del faefe, cV quello che trouerd mi dirà quello che hauera' da ère* Fra Marco entro nella terra TI O N i piti dentro, èY con lui Stephano a fette del mefe paffato di Febraro, quando mi pani da loro gli lafciai in poter di più di cento Indiani di Petadan, 8c da quel capo che erano venuti por- tauano il Padre in palma di mano,facendoli tutti i piaceri che poffibili {offe : non potria di madar ne dipingere la fua intrada meglio di quello che e flato fatto in tutte le relation! fatte per mie lettere in compoftella cV in fan Michiele le fcriffi le maggior che poteffero effer OC anchor che Oan la decima parte i gran cokxon quefta mando a V, S.vna lettera che ho rice uuto da detto padre, mi dicono gl'Indiani , che tutti iui l'adorano , cV cofi credo che'l porria andar due mila leghe auanti,dice che trouando buon paefe mi fcriuera, non v'anderd fenza farlo a fapere a voltra Signoria : fpero in Dio che per vna parte o per l'altra fiamo per trouar alcuna buona cofa» r LETTERE SCRITTE DAL ILLVSTRISSIMO Signor don Antonio di Mendozza, Vice Re dellanuoua Spagna, alla Maeita dell'imperadore . Belli Caualieri quali con lorgran danno fi fono affaticati per {coprire il capo della terraferma dellanuoua Spagna "Ver/o tramontana, dgwnger del Va^ue^confra Marco a fan \ Michieldi Culnacan con commifìtone a quelli Reggenti d 'ajìicurart et non far più fchiaui gl'Indiani, NElle naui pallate nellequali fu Michiel di Vfnago, fcriffi alla Maefta voftra,come ha- ueuo mandato duoi religiofì dell'ordine di fan Francefco a difeoprir il capo di quefta terrra ferma che corre alla parte della Tramontana, OC perche la fua andata e fucceffa di mag gior qualità di quel che fi penfaua , diro quefta materia dal fuo principio, Voftra Maefta; debbe hauer memoria quate volte l'ho ferino ch'io defìderauo faper doue finiffe quefta prò trincia della nuoua Spagna per eflèr cofi gran pezzo di terra 3 cV non hauerfi notitia ài quel- la, cV non fon flato io folamente che ho hauuto quefto defìderio , perche Nugno di Gufma Via di quefta citta con quattrocento huomini a cauallo,cV quattordicimila huomini da pie delli naturali di quelle Indie, la miglior gente cV meglio ad ordine che s'habbia vifto in que ite parti,cV fece tanto poco con loro,che quali tutti il confumorono nella imprefa,et non pò te penetrar ne faper più del pa(Iato,dopo quefto ftando il detto gouernator nella nuoua Ga Iitia,mando alcune volte Capitani con genti da cauallo, liquali non fecero maggior frutto di quelllo che egli haueua fatto. Similmente il Marchefe de Valle,Hernando Cortefe,man do con vn Capitano due naui per feoprir la cofta , laquale naue cV lui infteme fi perdettero* dipoi torno a mandar altre due naui, vna dellequali fi fepard dall'aItra,cV il Pilotto con alcu- ni marinari s'impatronirono della naue,SC ammazzorono il Capitano:fatto quefto arriuo rono ad vna Ifola, nellaqual difmontando il Pilotto con alcuni marinari,gl'Indiani della ter ra gì ammazzorono , cV prefero la barca,cY la naue ritorno con quelli ch'erano rimali in ef la alla coita della nuoua Galitia,doue dette al trauerfo,De gli huomini che vennero in que- sta naue , hebbe notitia il Marchefe della terra che haueuan difeoperto, cV all'hora o per di- feontento che gli haueua col Vefcouo di fan Domenico, 8C degli auditori di quefta real au- dientia, o veramente per efferli fucceffo tanto profperamente tutte le cofe in quefta nuoua bpagnafenza guardar d'hauer maggior certificatione di quello ch'era in quella Ifola,con tre naui,cV con alcune genti da pie cV da cauallo non molto ben prouifto delle cofe necefla- rie, le n andò a quel cammino , ilqual gli fucceffe tanto a rouerlo da quello che penfaua, che lamaggior parte della gente che gli haueua feco limoriffedifame, cV anchorche gli ha- ueiii naui ;£t la terra molto propinqua con abbondantia di vettouaglie , mai pero pò te tro uar modo di poterla conquiftare , anzi pareua che Dio miracolofamente gliela leuaffe dau5 ti, ex: lenza tar altro fc ne ritorno' a cafa.Dopo quefto hauendo qui in mia compagnia An- drea Dorantes che e vno di quelli che furono con 1 efferato di Pamphilo Narbaez, prati- cai con lui molte volte , parendomi che poteua far gran feruitio a voftra Maefta , mandan- dolo con quaranta ouer cinquanta caualli per faper ilfecretodi quelle parti, cV hauendoa ordine quel ch'era neceffario per il fuo cammino,cV fpefi molti danari per quefta caufa,non Vaiggi vol*3% yy irj fo v " V Il jsvVj 1 .v il 1 ' . X:l'\ - «J *m Ym *,~ LETTERA 3' À.NTCTKI Ò HI MENDOZZA fo cometa cofa fi disfece, SC ceffo di farli talimprefa,cV delle cofe di erano. apparecchiate per far quefto effetto,mi veftò vii negro che venne con Dorante, cY certi fchiaui che haueuo co- pralo,*^ alcuni Indiani c'haueuo raccolti naturali di quelle partijiqualimandai co fra Mar- co da Nizza,& vn fuo compagno religiofo dell'ordine di fan Francefco , per edere huomi- ni che già gran tempo ftauano in quefte parti effercitati nella fatica , cY con efperientia delle cofe deH'lndie,cY perfone di buona vita, et còfcientiarli domandai al fuo prouinciale,cY cofi, fen'andorono con Francefco Vazquezdi Coronado gouernatore delia nuoua Galitiafìa alla villa di fan Michiel di Culiacan ch'e l'ultimo reduttodi Spagnuoli verfo quella parte ducento leghe di quefta Città. .. Arriuato eh e. fu il Gouernator in quel luogo con li reli- gione mandò certi indmii di quelli ch'io gli haueuo dato, che ammaeltraCIero nelle fue terre,, et diceffero alle genti di quelle che doueifero faper,che V» M.haueua ordinato Che non R fa esilerò più fchiaui ; "cY che non haueffero più paura , cV ritornaffero alle cafefue , cY viueffe- xo pacificamente in quelle, perche per il pattato erano fiati molto trauagliati per li trattarne ti che gli erano fiati fatti , 5t che V, M, fària caftigarè quelli ch'erano Itati caufa di quefto- Con quefti Indiani in. capo di venti di ritornarono da circa quattrocento huomfni,quali ve nuti auanti il Gouernatore li dillero , che loro veniuano da parte di tutti gli habitatori a dir li che defìderauano vedere , et conofeere quelli che li faceuano tanto bene , come e lafciarli ritornar a cafa fua , cY che feminaiTero Maiz per poter mangiare , perche erano molti anni cheandauano fuggendo per li monti, nafeondendofi come fiere faluatiche per paura che non li faceffero fch ìaui , cY loro òL tu tti erano apparecchiati di far quel che li foffe comanda- to : iiquali il Gouernator confold con buone parole, cYfeceli dar da mangiare , 5C ci tenne fecó tre,o quattro di, OC in quelli giorni i religiofi iratiglìnfegnorono a farli la croce, cY no- minare il nome di IefuChrifto noftro Signore , cY efli con grande efficacia procurando di faperlo. Panati quefti giorni li rimando a cafa fua , dicendoli che non haueffero paura , ma che fteffero cheti, donandoli vede, paternoftri, coltelli, cY altre cofe fimili,lequali io gli haueuo date per fimi! i effetti. Li detti fé n'andarono molto contenti, cY differo che ogni voi falche li mandaffea chiamare,loro cY molti altri vernano a far quello che li comandati]. Pre^ parata l'entrata di quefta maniera , fra Marco col fuo compagno paffatidieci o dodici gior- ni col negro,cV con gli altri fchiaui,cY Indiani che io gli haueuo dati [i partirono : cY perche io fimilmente haueuo notitiad'vna prouincia che ff chiama Topira fintata tra montagne* &j haueuo ordinato col Gouernatore,che teneffi modo di faper quel che l'era, tenendo que- llo per cofa principale , determino d'andar in perfona a vederla , hauendo pofto ordine col detto religiofo che per quel luogo delia montagna daria la volta a cògiungerfi con lui a vna villa dimadata Deloz Corazones. izo leghe da Culiacan,et andato lui in quefta prouincia, trouo 1 effer come ho fcritto in altre mie lettere,gran mancaméto di vettouaglie 5 cY tato afpra la montagna che per niuna via troud cammino per poter andar auanti , cY fu forzato ritor- i narfene a fan Michiel , di maniera che cofi nell'el leggere l'andata , come di non poter trouar ftrada,par a tutti ch'el noftro Signor Dio vogli ferrar la porta a tutti quel- j li che hanno per vigor di forze humane voluto tentar quefta imprefa , cY moftrarla a vn frate pouero et fcalzo,et cofi comincio a entrar nella ter ra dentro,ilquale per trouar l'entrata tanto ben preparata fu mol io ben riceuuto,cV perche quello che glie fucceffo in tutto il viaggio eglilo fcriffe fotto la inftruttione che io li det- ti per far quefto cammino: non mi eftende ro più auanti 3 ma traferiuero a Vo 3fj ftraMaeftà,quantoper «■ .:. lui fu notato, r Relatione l K A. . 1 RELATIONE DEL REVERENDO FRA MARCO DA NIZZA. Ira Marco da Ni^a parte da Culnacan , et giorno a Petatlan, nceue molte cortefe da quegli indiani* di quiut partito hauuta relattone di molte Ijole } <& d'un paefegrandehabitato da : 1 ■ 1;.i fMÈ m 1 X'K'tì'.-' I ■ ■ Mitili :!■'< ■ f mn , ii ' VaggivoI»3 c yy "« In .«!*: I ,1 M DI FRA MARCO DA NIZZA In quefte terre OC Tempre per tutte le vie de mezzi che poteuo, procuratici di faper paefe douefuffero molte citta cogente di più curili ti cY intelletto di quelli chem'incontrauano, cY non hebbi nuoua alcuna,ma mi differo che dentro fra terra quattro, o cinque giornate do uè s'abbaffano le falde de monti,fi fa vna pianura larga et di gran paefe,neliaqual mi differo effer molte grandi habitationi,doue e x gente veftita di cottone, cV mostrandoli io alcuni ràe- talli che portauo per prender inftruttion delli metalli della terra , jprefero il metallo dell'oro, dC mi diilero che di quello v'erano vafi tra quella gente della pianura , OC che portano attac- cate alli buchi del nafo, et all'orecchie certe co fé tonde verdi,&: che tengono certe palette di quell'oro con lequalifi radono cV tirano via il fudore,cY che nelli temprj i pareti ftanno coperti di quello, cY che l'vfano in tutte lecofe dicafa,cY perche quella pianura s'apparta dalla colta del mare,& la mia inftruttion era di non partirmi da quella: determinai di lafciaf la perla ritornata, OC che ali'hora li patria veder meglio , cV cofi andai per tre giorni per luo- ghi habitati dalle dette genti, dalle quali fui riceuuto come da quelli da drieto, arriuai ad vn xagioneuole riduto che fi chiama Vacupa , doue mi fecero gran carezze, cV mi dettero ben da mangiare, dC abbondantemente,gche e x terra fertile, 8C che fi può adacquare: fono da que fìa habitatione fino al mare quaranta leghe , cV per trouarmi tanto a largo dal mare , cV per effer duoi giorni auanti la Domenica di pafTione,determinai di ftar quifìno à pafqua g certi ncarmidell'lfoleche difopra ho detto hauerne hauutonotitia,cY cofi mandai alcuni meli! I ndiani al mare per tre vie,alliquali ordinai che mi menaffero Indiani della cofta,et d'alcune di quelle Ifole per informarmi da loro,cV per vn'altra parte mandai Stephano Dorantes ne- gro,alqual diffì che andaffe per il dritto dellaTramontana cinquanta o feffanta leghe per ve der fé per quella via h poterle hauer relatione d'alcuna cofa notabile di quelle ch'andauairax cercado , cV compofì co lui che fé gli hauefìi notitia di terra populata cV riccha che (offe cofa grande : chel non andaffe auanti, ma chel fé ne tornali] in perfona, ouer che'l mandaffe In- diani con quefto fegnale che conuenimmo infìeme, cioè che fé la cofa foffe ragioneuole,mi mandaffe vna croce bianca d'un palmo, cV fé la (offe grande, di duoi palmi, cV fé la fuffe cofa maggior cV migliore della nuoua Spagna, mi mandaffe vna gran croce,cV cofi ii parti il det to Stephano da me la Domenica di pafiione dopo definare, OC di li a quattro giorni venero li meffi di Stephano con vna croce grande di ftatura d'un'huomo , cV mi differo da parte di. Stephano che in quell'hora mi partiffi feguitadolo,pche gli haueua trouato gente che li da- uano relatione dVna prouincia gradifìima , cV che gli haueua feco Indiani che erano flati in quella , cV mi mando' vn di loro , cV mi diffe che v'erano trenta giornate da quel luogo doue ftaua Stephano fino alla prima città della terra che fi nomina Ceuola» Afferma che in quefta prouincia vi fono fette città molto grande, tutte fotto vn Signore,cV di cafe fatte di pietra 8C calcina molto grandi , cV la più piccola con vn folaro di fopra,& altre di duoi OC tre folari: OC: quella del Signor di quattro,tutte l'vna appreffo l'altra per il fuo ordine,cY in li portali delle cafe principali vi fono molti lauori di pietre turchefe,delle quali diffe che ve n'erano in gran de abbondanza, cV che le genti di quefte città vanno molto ben veftite , dC che vi fono altre Ì>rouincie più auanti , ciafeuna delle quali diffe effer molto più grande che quefte fette città- o gliel credetti , gche lo viddi huomo di buò intelletto,8t" cofi differita il mio partir a feguir Stephano Dorantes penfando che'l mi afpettaria, 8£ ancho per afpettar li meli! che haueuo mandato al mare, quali vennero il di di Pafqua fiorita , cY con loro gente della cofta del rna- re,6Y di due Ifole,dalli quali feppi l'ifole che di fopra dico effer pouere di vettouaglie , come Hiaueuo faputo auanti, cY che fono habitate da gente che portano cappe di perle fopra la fronte, cY dicono di tener perle groffe, cY molto oro: mi certificorono di trentaquattro Ifo- le vna appreffo l'altra, la gente della cofta del mar dicono hauer poca vettouaglia cofi loro , come quelli deH'Ifole , cY contrattano vn con l'altro con zatte.Quella cofta corre alla tramontana quanto fi può vedere* Quefti Indiani della cofta mi portarono rotelle di cuoi di vaccha molto ben lauorate , tanto grande cheli copriuano dalla tefta fin alla punta de piedi, con vn buco in cima dell'imbracciatura per poter veder di drieto di quel ( le ; fono tanto forte ch'io credo che non le paf- fariavnabaleftra» M. .;, '■>: Da \ v: R E LA TI Ó NE ' ^ ? A Da coti Indiani detti Pintados [ ha di nuouo relation delle fette Città.et d'altri tre Remi detti Marna Vfacus } &> Totonteac , paefi molto ricebi di Ture he fj& cuoi etanimaluSemendo il -\naon Q * per quelli luoghi, prende per Sua Maettà,ilpo[fe[[o,&* è dagl'indiani ■ ** molto honorato&di'ìettQnaolieferMto, ^ InqueftogiornomivenneroatrouaretrelndianidiquellichechiamanoPmtados che haueano dipinto il volto il petro,&: le braccia. Queftiftanno in alto alla parte di Leuante &vengono a confinar alcuni di loro circa delle fette Citta, quali differo chemiveniuanoa vedere: perche hebbero notitia di me,cV tra l'altre cofe mi dettero noti ria delle fette Città & proumciecherindianodi Stefano mi haueua detto quafi per la medefima maniera che Ste- fano mi haueua mandato a dire,c* cofì licentiai le genti della cofta,et duoi Indiani dell'ifole ^ierochevoleuano^ dico mi parti da Vacapail fecondo di,di Pafqua fiorita per il camino che tenea Stefano dal qua! haueuo riceuuto altri meffi con vn'altra Croce della grandezza della prima laquaì mi mando v dandomipreffa,cYaffirmandomieffer la terra, laqual io cercauo,Ia imaggi^ mi- glior cofa che fia in quelle partali quali metti particularméte mi differo fenza mancar in co la ne punto alcuno di quello che mi diffe il primo, anzi differo molto più, Se" mi dettero più ^chiara relation,^ cofi caminai quel giorno fecondo di Pafqua,cV altri duoi di per le medefi^ BfmeftradecheraandatoStephano,incapodelIequalimidiffero,chedilisanderia in trenta giorni ialla Citta di Ceuola ch'eia prima delle fette,et non mi diffe quello vnfolo,ma mola- ci molto particolarmente mi differo la grandezza delle cafe , cV la maniera di quelle come m haueuano detto i primi,et mi differo che di più di quefte fette Citta x vi fono altri tré re ff ni che fi chiamanoMarata, Vacus, Totonteac. Volfi faper,perche andauano cofi da lungi dei le lue cai e,mi differo che andauano per turchefe,per cuoi di vacche, cV altre cofe cV che del- itti V r 1 ^ Vi fl ha in quefto P aefe § ran q uanriti > & fimilmente volli faper con che mo- do,^ via lihaueuano, mi diflero che col feruitio , cV fudore delle fue perfone che andauano alla prima Citta che fi chiama Ceuola, cV che feruano li in lauorare la terra,cV altri feruigi dò che li danno cuoi di vacca di quelli che hanno in quel luogo , cV turchefe per il fuo kvuitio iXqueih di quella Cittaportano tutti turchefe attaccate alì'orecchie,cYalIi buchi del nafo fì- mliime,et buone:et dicono che di quelle fono fatti lauori nelle porte principali delle cafe di Ceuola: mi differo che la maniera delle vefti de gli habitanti in Ceuala,e vna camicia di cot- ton lunga fino alla punta de piedi con vn botton alla gola,et vn cordon lungo che pende da quello,cV le manichedi quefte camicie larghe tanto difopra, come di fotto: dicono che van- no cinti con cinture di turchefe, cV che fopra quefte camicie, alcuni portano buone vefti al- tri cuoi di vacca ben lauorati,quali tengono miglior veftir di quel paefe,doue n'e v gran qua- tita.ff medefimo le donne vanno veftite,cY ben coperte fino alli piedi anchor lor fimilmen- : te. Quelli Indiarti mi riceuettero molto bene , cV volfero faper con diligenza il giorno che mi parti da Vacapa, per pò termi proueder nel viaggio al ritorno del viuere , & del dormire Mi menauano auati alcuniammalati,accioche gli fanaffi: procurauano di toccarmi la velie mi dettero alcuni cuoi di vacca tanto bene acconci, cYlauorati, che da quelli fi poteua eili- mar effere flati fattidahuomini molto ciuili, cY tutti diceuano che veniuano da Ceuola . L'altro giorno feguitaiilmio camino menado meco li Pintadi, quali nò mi volkro lafciare arnuai a vn altro villaggio,doue fui ben riceuuto dalle genti di quelIo,iquali fimilméte prò* curauano di toccarmi la velie, cV mi dettero notitia della terra,laqual io fapeuo cofi partiov larmente come haueuo hauuto da quelli per auanti , cV mi differo , come da quel luogo era andata gente con Stefano Doràtes,quattro o cinque giornate,cV quitrouai vna Croce gran de che Stefano mi haueua lafciato per fegno che la nuoua della buona terra crefceua coor- dino , che mi deffino molta preffa perche m'afpetteria al capo del primo del dishabitato ♦ Qui io poli due Croci,cY prefi il poffeffo conforme alla inftruttione, perche quella terra mi pareua efler migliore di quella c'haueuo lafciato a dietro, cV che mi conueniua fino li far vn atto di poffeiiione,et in quella maniera andai cinque giorni trouando fempre luoghi habi tati,cY grande hofpitalita\et riceuimenti,cV molte turchefe,& cuoi di vacca,et la medefima relation della terra. Quiuiintefi che doppo due giornate ritroueria vn paefe dishabitato doue nonv'e da magiare,ma che già era ftato preuenuto di farmi caft, cY portarmi vettoua glia: penlehe folleatai il camino penfandQ di trouar al fin di qudlo,Stefano,perehe in quel ' " " " ' luogo Wì\ì \ Miii Ili- " >> r". ■ fc ì ll'J '•'.''''Hi!', X I'' 1 ' ■"4»L ,.;.' ; ' '• ri ■■ :.' 1 !■' • li L : I „ i.-'.'iii," . ijU* ''''■'■t 1 ' ti» » ' ■ti- « h» e ■ ' •su,!»'.!.!! 1 : '"'• '!; . 'Il- i*''u".' ini m i rn DI FRA MARCO DA NIZZA luogo mi mando a dire chel mi afpetteria auanti che arriuaflì al dishabitato mi trouai in vn D villaeeio frefco o molte acque che vi fono condotte per adacquare: qui mi venero incontro molte sentici huomini come donne veftiti di cottone,* alcuni coperti con cuoi di vaccha, che generalmente tengono per miglior veftito che quello di cottone , tutti quelli di quefto villaggio vano in caconados,cioè con turchefe che gli pedono dalli buchi del nafo,* ore<> chie ,* chiamano quefte turchefe cacona,fra «quali veniua il Signor di quefto vii aggio * duoi fuoi fratelli molto ben veftiti di cottone anchor loro in Caconados col f uo collar cialcu no di turchefe al collo, * mi appuntarono molte faluaucine,come conigli , coturnici, Maiz , pignoli , * tutto in grande abbondantia , * mi offerfero molte turchefe * cuoi di vaccha, *vafi da beueremol^^ haueuo la mia vefte di pano berrettin,che ^ chiama in Spagna daXaragofa * qfto Signor di quefto villaggio,* altri Indiani toccorono l'habito con le mani * mi differo che di quel lo ve n'era molto in Totonteac,* che lo portauano per vedigli habitaton di quel paefe,del che io mi rifi,* diffi che non faria fé non di quelle vefti di cottone che loro portano,* loro mi diuWpéfa che noi lappiamo che quello che tu porti, & quelle che noi portiamo e ditte rente. Sappi che in Gcuola tutte le cafe fono piene di quefta robba che noi portiamo , ma in Totonteac fono alcuni animali piccoli dalli quali leuano quello col quale fi fa quel che tu porti, io volfl information più particolarmente di quefto , mi dittero che gli animali tono della grandezza di duoi bracchi di Caftiglia che menauafecoStephano,* dicono chedi E detti animali ve ne fono molti in Totonteac. Entra in Ima Traile dishabitata , & dagl'Indiani non glie lafaato patire alcuno incommodo .feguendo tlì/tao mo entra mpaefe fertile &glìè dato certe^a(fi come pnma)del flato di Ceuola , <& df ì%onteac,& t chela coftadel Mare atrentaanque gradi ,~\olge molto aponente, <& delli Regni di Marat a , & ^4cus. L'altro dì entrai nel dishabitato,* doue haueuo a definare trouai cafe fatte et vettovaglia a baftanza appretto a vn riuo d'acqua,* alla notte trouai cafe * fimilmente vettovaglia, OC coli trouai g quattro dì che duro il dishabitato , al capo delli quali entrai in vna valle molto ben habitata da gente : nel primo villaggio mi vennero incontra molti huomini * donne con co fé da mangiare,* tutti haueuano turchefe che li pendeuano dalli buchi del nato * dell'orecchie , * alcuni hauea collari di turchefe della forte che portaua il Signore , et li tuoi fratelli del villaggio auati il dishabitato,eccetto che qlli gli haueuano d'una fola volta,et qiti 3 * 4 co buona vefte * cuoi di vacca , et le donne le medefime turchefe nelli buchi del nato & dell'orecchie * molte buone Naguas, * camicie* Quiuiera tatanotitiadi Ceuola,come nella nuoua Spagna di Temiftitan,* nel Perù del Cufco , & tanto particolarmente raccon tauano la maniera delle cafe, delle habitationi,ftrade * piazze di quelle , come pedone che v'erano ftate moltd volte,* che fi forniuano da quelle delle cofe neceffarie perieruitiodi 1 cafa fua, fi come quelli di drieto faceuano. Io li diceua che non era pofiibile che le caie tulle ro della maniera che mi diceuano, * loro per darmelo ad intendere prendeuano terra,o ce- nere i * li buttauano fopra acqua * mi moftrauano, come metteuano le pietre , * crei ceua Io edificio in fufo, mettendoli in qllo le pietre fino che gli andaua in alto .Io li domandauo le gli huomini di quella terra haueuano ale per montar fopra quelli folari . fi r/deuaoo , * mi moftrauano la fcala cofi ben,come io la potria defignare.Prédeuano vn legno,* fé lo mette uano fopra la tefta,* diceuano che quella altezza era da folaro a folaro. Similmente hebbi qui relatione del panno di lana di Totonteac, doue dicono che vi fono cafe come quelle di Ceuola * migliori * molto più,* che è vna cofa grande,* che non tien capo. Qui leppi che la cofta del mare fi voltaua ver fo ponente molto forte , perche fin alla intrata di queito primo dishabitato ch'io paffai,fempre la cofta s'andaua menando verfo Tramontana,* co me cofa che importa molto il voltar della cofta, lo volli faper * vedere,et cofi fui in diman- da di quella,* viddi chiaramente che li a trentacinque gradi la volge al ponente, del che mi nor allegrezza non hebbi che della buona nuoua della terra,* cofi mi ritornai a prole- guire il mio cammino,* fui per quella valle cinque giorni, la qual e habitata da bella gente , * tanto abbondante di vettouaglie che bafteria per dar da mangiare a più di tre mi- la caualli , adacquali tutta,* e come vn giardino, fono li borghi *cafali mezza leglia OC vn quarto di legha,& in ciafcuno di quefti villaggi trouauo molto larga relation di Ceuola RE LATI ONE./ 3f3 i et tanto particolarmente mi raccontavano di quella, come gente che va ogni anno a guada- gnar il fuo viuere. Quurouai vn'huomo naturai di' Ceuol^ilqual duTeeQa- venuto fifaZ gedo il gouernator o la perfona che ve polla per il Signore, K chc il Signore di quelle fette, citta viue * ticn la fua refidentia m vnà di quelle che fi chiama Ahacus,& nell'altre tienpo Ito penone che comandano per lui.Queilo habitator di Ceuola è huomo bianco, di buona dlf P of «^ habitatori di quella vai. le,* di qlli dell altre a dietro : mi diffe chel voleua venir meco,accioche gli facefli «donato m mfom^i particolarmente di lui,mi d,fìe che Ceuola eVna gran CittiTnellaquale ve moì ta gente,* fìrade,et piazzc,et che in alcune parti della Città,vifono certe cafe molto gradi, che hanno dieci folan,& .in quefte a riducono li principali,certi giorni dell'anno rdice che le ° a 11 ? „ PIC ?^ & caIdna > deIIa maniera che mi differo quelli difopra, * che le porte * pilaltri delle cafe principali fono di turchefe,* li vafi con liquali fi feruono,* altri orna^ menti fono d oro , * che della forma di quefta Città , fono l'altre fette, alcune maggiori * che la più principale di quelle è Ahacus . Dice che dalla parte di Sirocco v'é vn Regno che li chiama Marata et vi foleuano edere affai citta*,* molto grandi,lequal tutte erano fatte co cale di pietra* folari, * che quelli hanno fa tto guerra, * la fanno col Signor delle fette cit ta,per laqual guerra fi ha fminuito in gran parte quello Regno di Marata,anchor che tutta uia ltia in piedi, & mantenga la guerra contra quelli altri. Similmente dice che alla parte di B Fonen te ve il Regno nominato Totonteac, qual dice effere cofa grandiffima, * d'infinita gente , * ricchezze , * che nel detto Regno vedono panno della forte , che e quello che io porto , * d alcuni più delicati che (i cauano dagli animali che di fopra mi degnarono * che la gente e molto ciuile,* differente dalla gente che ho veduto. Similment?mi diffe che v e vn altra prouincia,* regno molto grande,che fi chiama Acus,perche ve Acus * Aha cus con i'afpiratione,ch'é vna delle fette Città,la più principale,* lenza afpirationè Acus è Kegno,* prouincia da per fé. Midiffe,chele velie che portano in Ceuola,fono della k. mera che per auati m'haueano detto,* che tutti gli habitatori della Città, dormono in letti- alti dal luolo, con coltre, * padiglioni difopra che coprono li letti , * midiffe che venerian con meco in Ceuola,* più auanti fé voleri menarlo. La medefima relatione mi fu data in q ueito villaggio per altre molte perfone,ma nò cofi particolarmenteJo camminai per quo ita valle tre giorni,facendomi gli habitatori di quella,grandiffima fella , * accoglienza In quelta valle viddi più di mille cuoi di vacche eccellentilTimaméte acconci,* Iauora ti viddt molto maggior quatità di turchese,* collari fatti di quelle,in quella valle, che in tutte quel le che haueuo lafciato a dietro,* dicono che tutto viene dalla città di Ceuola,deIlaqual ten gono molta notitia,et fimilméte dei Regno di Marata,* di quel di Acus,* di Totonteac, D'un animale molto grande, qualba l>n corno infrante , & delle cortefie, quale da quelli Indiani per , // Piaggio gli jurno yjate: Stefano Dorantes confuoi compagni quanto Mero maltrat- tati nel giungere a Ceuola da quel Sonore, H'-'" ■ Quimimoilrorono vn cuoio, la metà maggiore di quello d'una gra vacca,* mi differo,' ? a u UI J a , nimaIe che tIen vn fo1 corno m ia kote& che quello corno fi torze verfo il net to,* che di h volge vna punta dritra^ellaquale ha tanta forza che niuna cofa, per forte che la lia non lafcia di rompere, sei s'incontra con quella, * che di quelli tal animali vene fono molti in quel paefeJI color del cuoio è come d'un caprone,* il pelo tanto groffo come il di to. <^ui hebbi melìi da Stefano,liquali da fua partami differo,che gli andauagia nell'ulti- ma parte del dishabitato,* molto allegro per andare molto più certificato della grandezza del paele,* mi mando à dire,che dapoi che'l [i parti da me,mai nò haueua trouato gl'India- ni in alcuna bugia,perchefino li il tutto haueua trouato della maniera cheglihaueuano dee to,et coli penfaua di trouar nell'auuenire in quella valle,come ne gli altri villaggi da dietro. lo poli croci, * feci gli atti , * diligenze che R conueniuano coformi alla inftruttione. U paeiani mi pregorono ch'io douelii ripofar qui tre, o quattro giorni , perche fino al dishabi tato, vi erano ancora quattro giornate da quel luogo,* dal principio di qllo fino all'arriuar alla citta di Ceuola, vi fono larghi quindici giorni di camino,* che mi voleuano far da man giare, * apparecchiarmi lecofe neceffarie per quello, * mi differo eh e con Stefano negro erano andati di quel luogo più di trecento huomini per accompagnarlo,et portargli dietro il viuere,* che meco umilmente voleuano venir molti per feruirmi,perche penfauano che torneriano le porte & i piìaftri delle cafe pilcipaii di Ceuola tò- no di tur- chefe,& gli ornamenti & i vali di cheglihuo minididet ta città d feruono fo no tutti d'oro. V." 1 1 . • I mi. ■ ! e :■!■,, i 1 ' • 1 t .filli li; \,"U "fi l ì. 1 f l'I .*;|tV- -r, * ili 1 ih; tiliiii! «■ 1.1 '.,"■''' '41 ..:>■ DI FRA MARCÒ DA." NIZZA torneriano ricchi .Io li ringratiai,cV gli diffi che lo metteffcro a ordine preflo,cY cofi fletti tre E giorni fenza paffat auati 3 nelli quali Tempre m'informai di Ceuola,et di tutto quel più eh io pòteuo,cV non faceuo altro fé no chiamar Indiani, cV interrogarli a parte ciafeun da per lc,óC tutti fi còformauano in vna medefima cofa,et mi diceuano della moltitudine grande di gen te cV l'ordine delle ftrade,la gràdezza delle cafe 3 cY la forza delli portali.il tutto come quelli « alianti mi haueua detto.Paffati li tre giorni fi miffero infieme molti per venire meco 3 ;delli quali prefi fino a trenta delli principali 3 molto ben veftiti,et con qlli collari di turchefe,che al cuni di loro teneuano cinque 3 o ki volte,cY con quefti la gente neceffaria che portane il vme re per loro,& per me 3 cY mi pofi in camino 3 et entrai nel diferto a noue di Maggio,et coli an dammo il primo di per vn camino molto largo,et vfato,arriuamo a delinare appreffo vn ac qua 3 doue gl'indiani mi haueuano apparecchiato,et a dormire appreffo vn'akraacqua,doue trouai vna cafa chehaueano compita di fare per me , cV vn'altra ftaua fatta 3 doue dormi Ste- fano quàdo egli pafsd, cV molte capane vecchie 3 molti fegnali di fuoco della gete che andaua a Ceuola per quello camino,cY con quello medefimo ordine caminai dodici di,fempre ben proueduto del viuere 3 di faluaticine,lepri,cY pernici , del medefimo colore,cV fapore che fo- no quelle di Spagna 3 anchor che non fiano cofi grandi 3 perche fono vn poco minori. Quiui arriud vn Indiano figliuolo d'un principale di quelli che veniuano meco , ilqual era andato in compagnia di Stefano qual veniua tutto fpauentato,hauendo tutto il vifo,cV il corpo co- perto di fudore,cY moftraua grandiffima triftezza nella perfona 3 cY mi diffe,che vna giorna 1 ta auanti che Stefano arriuaffe a Ceuola m add il fuo gran Cappel di zucca co fuoi meiii, co me fempre coftumaua di mandare auanti,accioche fapeffero come lui veniua , ilqual zucco haueua vna filza di fonagli 3 cY due penne, vna bianca, cV l'altra di color 3 che è fignal di doma dar ficurta,cV moftrar che non fi vien per far danno, cV come arriuorono a Ceuola auanti la perfona che'l Signor tien li pofto per capo,li dettero il detto zuccon,lui lo prefe nelle mani, & vidi li fonagli con grand'ira,cY noia traflé il zuccon per terra 3 cY diffe alli mediche fubito fi partiffero via, perche conofceua che gente era quella , cV cheli diceffero che non doueffe- ro entrar nella città,pche facendo altramente, tutti gli ammazzeriaXi meflì ritornarono,et differo a Stefano,come la cofa paffaua,ilqual gli rifpofeche quefto non era d'importanza 3 et volfe profeguire il fuo viaggio fino al arriuare alla città di Ceuola, doue troud gente che no li permisero entrar détto", cV lo miffero in vna cafa grande qual era pofta fuori della citta, et gli tolfero fubito tutto quello che! portaua per contrattar , & alcune turchefe , cV altre cofe che gli haueua hauuto p camino da gl'Indiani,et che gli flette quiui qlla notte fenza darli da mangiare ne da bere, cV che l'altro giorno da mattina, qfto Indiano hebbe fete , cY vfei della cafa a bere in vn rio ch'era li appreffo , cV di li a vn pochetto vidde Stefano andare fuggen- do , cY drieto di lui v'andaua gente della Città,cY cheammazzauano alcuni di quelli che era no andati in fua compagnia,cY come quefto Indiano vidde quefta cofa,s'andd a nafeondere f opra del rìo,& dipoi attrauersd il camino del diferto Je quali nuoue vdite da gl'Indiani che veniuano meco,fubito cominciorono a piangere,& io per cofi trifte,cY cattiue nuoue dubi tai di perdermi , cY non temeuo tanto di perder la vita , quanto era di non poter ritornare a dar auifo della grandezza della terra , doue il noftro Signor Iddio polii effer feruito t cV tubi to tagliai le corde delle valigie che portauo co le robbe da contrattare , che fin all'ho» nò ha ueuo voluto far, ne dar cofa ad alcuno, cV cominciai a partir quato ch'io portauo con li priti cipali,cV li dilli che non temeffero,cV che veniffero meco, cV cofi fecero: cV andado per il no ftro cammino vna giornata da Ceuola , trouammo altri duoi Indiani di quelli ch'erano an- dati co Stefàno,liquali veniuano infanguinati,cV co molte ferite,cV come arriuorono, quel li che veniuano meco cominciorono a far vn gran pianto,dimandai alli feriticeli Stefano, oc. coformandofi col primo Indiano in muto differo che dapoi che gli haueuan tenuti in quel- la cafa fenza dargli da mangiare ne da bere , tutto quel giorno , cV la notte tolfero a Stefano tutto quel che lui portauaX'altro dì effendo il Sole alto vna lancia, vfei Stefano della cafa,et alcuni delli principali con lui , cV fubito venne molta gente dalla città , cV come lui li vidde comincio a fuggire,cY noi altri fìmilmente 3 cY fubito ne dettero delle frezze,cY ferite, cY ca- demmo,cY fopra noi caddero alcuni ntor ti,et cofi ftémo fino la notte fenza ardir di muouer fì,cY vdimmo di gran voci nella città, cY vedemmo fppra le terrazze molti huomini,et don necheguardauano, cYnon vedemmo più Stefano , cV crediamo chel'habbino infrezzato, come hanno fatto tutti gli altri che andauano con lui , fiche non è fcampato fé non noi ioli» 1 HEL ATI ONE* " * ^9 Sito, &grande^d della città di Ceuola , & comedi quella, 0* altre 'prouincie fra Marco ne prende il pofjèfjo^nominandola ilNuouo Regno di San Francefco,et di quiui partito,prejèmato dainoiìro fionore Dio injiperigliojò ^iaogjogmngem Compojìeila* Veduto io quello che gl'Indiani diceuano, cV il mal ordine ch'era per feguire il mio viag gio come defiderauo,non volli confentire di perder la mia vita infìeme con quella di Stefa- no, cV diffi che'l noftro S* Dio , cadigheria quelli di Ceuola , cV come il Viceré fapeffe quel che foffe intrauenuto,maderia molti Chriftiani che gli cadigheriano: nò me lo vollero ere- dere,perche diceuano,che niun era ballante contra ìT potere di CeuoIa,eV con quello gli la- fcia'i,cY mi difeodai vn tratto o duoi di pietra,et quado ritornai trouai vn Indiano mio ch'io- menai da Meffico,nominato Marco,ilqual piangeua,c\T mi diffe, Padre,coftoro fi fono cori figliati dammazzarci,perche dicono,che per te,et per Stefano fono irati morti i fuoi padri, & che non ha da redar di tutti loro huomo ne dona che non fìa morto. Io tornai a repartiré fra coftoro alcune altre cofe che mi redauono per mitigarli,con quedo fi placorono alquart- *o,anchor che tuttauia moilrauano gran dolore per la gente ch'era Hata morta* Io pregai al- cuni di loro che voleflero andar a Ceuola , a vedere s'era fcampato alcuno altro Indiano , 8£ qilo,accioche fapeifero alcuna nuoua di Stefano, laqual cofa non potetti impetrare da loro* Villo quefto,iogli difficile in ogni cafo io voleuo vedere la Citta" di Ceuola,mi differo che ì ninno vorria venire con me,& alla fine, vedendomi determinato,duoi de principalf, mi dif fero che vernano meco,cÒliquali,et co giimiei Indiani,et Interpreti,feguitai il mio camino fin alla villa di Ceuola, laqual e v polla in vna pianuraalla coda d u mote ritódp , et fa vna bel la modra di Città , &piu bel fao d'alcuna che in quelle parti io habbia veduto*Sono le cafe all'ordine fecondo che gl'Indiani mi differo , tutte di pietra con gli fuoi folari , cY terrazze a quel che mi panie di vedere da vn mòte,doue mi poli a guardare la città.La città e maggior che la città di Temiilitan, laqual palla vèti mila eafeje genti fono quafl bianche, vanno ve- ftiti,& dormono in letti,tengono archi per arme,hano molti fmeraldi,cV altre gioie,anchor te turche(a che no apprezzino fé non turchefe,cort lequali adornano li pareti delti portali delle cafe , cV fi 'pedono le velli , e* li vali , cV fi fpende come moneta in tutto quel paefe. Vedono di cotone,cV di ceffi* di cuoi di vacca: cY quedo e il più apprezzato,^ honoreuole veftire: vfàno vafi d'oro,6V d'ar- m^netaT' gento,perche non hanno altro metallo,delquale vi e maggior vfo , 8C maggior abbòdanza che nel Peru,cV quello comprano per turchefe nella prouincia delli Pintadi,doue fi dice che •vi fono le minerein grade abbondaza ♦ D'altri regni nò potetti hauereinftruttione cofi par *icolare,alcune volte fui tentato andarmene fino Imperché fapeuo che non arrifigauo fé no» la vita,cY quella io haueuo offerta a Dio il primo di ch'io cominciai Panda ta,alla fine mi ver* ne paura,confiderado il mio pericolo, che fé io moriuo,n5 fi poteua hauer relatione di que- ^ ila terra cheal mio parere èia maggior^ migliordi tutte Iedifcoperte,& dicédo io alli prift > cipali quanto bella mi pareua Ceuola, mi rifpofero che l'era la minor delle fette citta, & che Totonteac è la maggior^ miglior di tutte per tante cafe,& gente che tiene che nò v'è fine» Villa la difpolìtion,cY fito del luogo,mi panie di nominar quel paefe,ilnuouo regno difan Francefco, nelqual luogo feci con l'aiuto de gl'Indiani vn gran monton di pietre,& in cima di quello vi pofi vna Croce piccola, cV fottile,perchenò haueuo mododi faruela maggiore* €>C diffi che quella Croce, cV monton metteUo in nome ddl'Iuftrifs» Signor Don Antonio di Mendozza Vicere,cV Capitano generale della nuoua Spagna per l'Imperator noflro Sk gnor,infegno di poffeffion conforme alla inftruttione . laqual poffefllon diffi ch'io prende aio in quel luogo di tutte le fette citta, & delli regni di Totonteac,di Acus,di Marata,cV co* fi ritornai con molto più paura che vettouaglia , cV andai fino ch'io trouai la gente cheera a dietro reflata co la maggior preda ch'io potetti: alliquali arriuai in due giornate di camino, 4&: con loro venni fino a paffar il diferto,doue non mi fu fatto tanto carezze,come per auaa ti , perche cofi gli huomini come le donne faceuano gra pianto per le perfone che gli erano Hate ammazzate in Ceuola,cV con paura mi efpedi dalla gente di <|lla valIe,cY caminai il pri ano di dieci leghe,cV cofi andaià otto,cV dieci leghe, fenza tenermi fino al pafiare il fecondo i dishabitato ritornando, cV ancor ch'io haueffi paura , determinai d'arriuare alla cam pagna, dellaqualdifopra dico che haueuo relatione,doue s'abbafiarno le montagne, cV in ql luogo intefi che quella campagna e s habitata per molte giornate verfo Leuantè , nò ardiuo entrare in quella , parendomi che fé haueuo divenire a habitare quella altra terra delle fette città , £f regni ."; i' '■ l[* ,'':*'' »! \j. 1 ipK'v m L":% itti £cÙ. >v II, iiifflii, » !■ ;=: ; j 1 ••! ■*ll, *:"'■ ■ "ili ' ||iiii " II 1 MmW :v- 1 ;, $ '•:; D I FR A N CE SCO VAZQJEZ regni ch'iodico, all'hora potria meglio vedere fenza metter a pericolo la mia perfona , &. I lafciar per quello didar relation delle cofe vedute» foiamente viddi dalla bocca della campa- gna fette villaggi ragioneuoli,alquato lontani 3 in vna valle di fotto molto frefea cV di molto buona terra,onde vfeiuano molti numi, hebbi informatione che in quella era.molto oro,8t che gli habitatori l'adoperano in vafi cY palettine,con lequali fi radono de leuano via il fudo re , de che fono gente che non confentono che quelli d'altra parte della capagna contrattino con loro,cV non mi feppero dir la caufa* Qui pofi due croci,cY tolfi il poffeffo di tutta la cam pagna cV valle per la maniera et ordine delli poffeffi tolti da me di fopra cóforme alla inftrut tione , de di li profeguì il ritorno del mio viaggio con la maggior pretta ch'io potei fin ch'io arriuai alla terra di fan Michiele della prouincia di Culiacan,credendo trouar in quel luogo FrancefcoVazquez di Coronado Gouernator della nuoua Galitia,& nò trouandolo pro- feguì il mio cammino fino alla citta di Compoftella doue lo trouai.Non fcriuo qui molte al tre particolarità,perche non fono pertinenti a quello caio, foiamente dico quello ch'io vid^ di , cY mi fu detto delle terre per doue andai , de di quelle che hebbi informatione, RELATIONE CHE MAND OvFRA NC E SCO Vazquez di Coronado , Capitano Generale della gente che fu mandata in nome di Sua Maeftàal paefe nuouamente feoperto , quel che fucceflTe nel viaggio dalli vèntidua d'Aprile di quello anno m d x L . che partì da Culiacan per innanzi, & di quel che trouò nel paefe doue andaua. Francefiò Vd^aue^con efferato parte di Culiacan, et doppo il patire diuerfi incommodi nel mal~)/iag- ■ no, nonge alla ^alle de i Caracom, la ntrouajìerile di Mai^: per hauerne , manda nella ~Valk ^ detta del Signore, ha relatwne della grandezza della l'alte di Caracom t & di quelli popoli } & dì alcune ifólepojk in quelle cofìiere* Lli ventiduoi del Mefe d'Aprile pattato, partì dalla prouincia di Culia can con parte dell'efferato de con l'ordine che io fcriflì a V. S. di feepn do il fucceffo tengo per certo che s'indouind a non metter tutto l'ef- ferato vnito in quella imprefa , perche fono flati coli grandi i trauagli cY mancamento della vttouaglia che credo che in tutto quefìo anno non fi potette effettuar l'imprefa, cY già che fi effettuane farebbe con gran perdita di gente, perchecome tariffi a WS. io feci il viaggiodi Culiacan in ottanta giorni di ftrada, laquale, io de quei gentil'huom ini a cauallo miei compagni portammo fu le fpalle de ne noftri caualli, vn poco di vettouaglia, in modo che-da quella impoi non portammo niun di noi d'altre robbe neceffarie, tanto che pattane vna libra, cY con tutto rio , cY con l'efferfì metta in quella poca vettouaglia che por> tammo tutta quella regola cY ordine poiTibile,ri mancd,cY non e da farfene marauiglia,per che il cammino e afprò cY lungo } cY fra gli archibufi che fi portauano nel falir delle monta- gne 6C colle , dC nel pattar de i fiumi , ci li guado la maggior parte del Maiz : cY perche io «riandò a V» S, dipinto quello viaggio non le diro in ciò altro per quella mia» Trenta leghe prima che s'arriuaife al luogo che il padre Prouinciale nella fua relationc cofìben diceua,mandai Melchior Diaz con quindici da cauallo innanzi,ordinandogli che faceffedidue giornate vna,accioche hauettì efaminato il tutto,quando io giongeffhilqua'- le,cammind quattro giorni per certe montagne afpriiiìme,cY no trouo v quiui ne da viuere, ne gente,ne information d'alcuna cofa, eccetto che trouddue, o tre pouere villette, di venti o trenta capanne l'una,cY da gli habitatori d'effa feppe che da li auanti non fi trouaua fé non afpriifìme montagne che cótinóuauano, dishabitate da tutte le genti,cY perche era cofa per duta,non volli di qui mandar di ciò metto a V.S.diedi difpiacere a tutti i compagnone vnà cofa tanto lodata, de di che il padre haueua detto tante cofe fi fottetrouato tanto al contrae rio,et fi fece giudicio,che il rimanente fotte tutto di quella forte,Et veduto io quefto,procu rai di rallegrargli al meglio che io potei,dicendogli che V» S. fempre hebbeoppinione che quello viaggio fotte vna cofa gittata via^ che doueffimo metter il noitro pènero in quelle ^ fette L fette Citta, & l'altre prouincie di che haueuamo notitia che quiui farebbe il fine della noftra imprefa,et con quella refolutione,et difegno tutti caminamo con allegrezza per molto mal camino che non fi poteua pa dar fenza o farne vno,6 rindrizzare quel fentiero che v'era di che non eran poco afflitti i foldati, veduto che tutto quel che haueua detto il frate lì trouaua al rouerfcio,perche fra l'altre cofe che il padre diceua,et affermaua,era che il camino foffe pia no,cY buono,cY che non ci era fé nò vna picciola coita di mezza lega» Et è vero 3 che vi fono montagne , che con tutto che n racconciaffe ben la ftrada,non vi Ci poteua pattare fenza gra pericolo di trabboccarui i caualli, cY era tale che del beftiame che V, S,madd per prouifìone dell'efferato ve ne rimafe gran parte in quello viaggio , per l'afprezza del faffo : gli agnelli, cV caftrati,lafciauano l'ughié per terra 3 & di quei che codufll da Culiacano 3 la maggior parte lafciai nel fiume di Lachimi 3 perche non poteuan caminare 3 &: perche veniffero pian piano, rimafero co efiì quattro h uomini a cauallo che fon arriuatihora , ne hauean condotti più di' ventiquattro agnel!i 3 cY quattro caftrati,che il rimanete rimafe morto per quella balzale bé non fi camino fé no due leghe 3 cV ripofateci qualche di\ animi poi alla valle de i Coraconi, alli venti fci di', del mefe di Maggio,et da Culiacano fino ii,non mi preualO, fé no d'vna gni malfa di pane di Maiz , perche non effendo i maizali ftagionati mi conuenne lafciarli tutti» In quefta valle de Coraconi trouamo più gente che in niuna parte di tutto il paefe che haue uamo lafciato a dietro 3 cV gra quantità di iemenze, ma non ci e fra loro Maiz da mangiare, ma h' ben intefì efferne in vn'altra valle chiamata del Signorine non volfi moleftar con for za,ma vi mandai con robba di baratto per hauerne , Melchior Diaz,per darne a gl'Indiani amici che eonduceuamo co noi, cV per alcuni che haueuan perdute delle beftie nel viaggio, et non haueuan potuto portarfi vettouaglia dietro che conduffero fuor di Culiacano fin ìli piacque a noftro Signor che s'hebbe con quelli baratti qualche poco di Maiz 3 con che iì re- mediarono gl'Indiani amici 3 cV alcuni Spagnuoli,&: fino a quefta valle di Coraconi rimafe- ro morti di fiacchezza qualche dieci o dodici noftri caualli, perche portando gran carichi, cY mangiando poco,non poteron fopportar la fatica. Similmente ci fi partirono alcuni no ftri mori , 5C alcuni Indiani che non ci fu di poco mancamento per il feruigio della imprefa* Quefta valle dei Coraconi mi dicono effer lunga cinque giornate dal mare di ponente, mandai a chiamare gl'Indiani della cofta per informarmi dell'efferloro, cV in tanto che gli a(pettauo , ù ripofaifero i caualli: cV vi dimorai quattro giorni , ne quali vennero gl'Indiani del mare,che mi differo, che due giornate da quella cofta di mare , erano fette, o otto Ifole al dritto di loro, ben popolate di gente , ma pouere di vettouaglia , cV era gente brutta , cV mi differo hauer veduto palTare vna naue non molto lunge da terra , che non (o penfar fé era di quei che andauano a feoprir il paefe , o pur di PortogallefiV Giungono d Chichilticale doppo Vhduere prefo due «tornate diripofi, entrano in paefe molto Jlenleè ~\>ettoudglie 3 & difficile viaggio per trentd leghe ;oltrd'l quale ritrouano paefe affai ameno , &> il fiume detto del Lino, combattono Contrarr Indiani effendo da lor af] 'aitati, & con littoria acquiftata la lor città, fi folleuano dal ' di fagio della fame. Mi parti da i Coraconi , cV fempre m'accoftauo più al mare al mio giudicio, cV con effet- to fempre me gliritrouauo più lontano,in modo che quado giunfì a Chichilticale, mi ritro uauo lungi dal mare quindici giornate, cV il padre prouinciale diceua che v'era diftantia fo- lamente da cinque leghe 3 & che egli l'hauea veduto.Riceuémo tutti grande affanno, & con fufione con vedere che ogni cofa trouauamo al rouerfeio di quel che hauea detto a V.S.Gli Indiani di Chichilticale,dicono che fé vano mai al mareper pefce,cV altre cofe 3 che portano, vanno trauerfando, cV vi fan dieci giornate,et mi par che foffe vera l'informatione ch'io heh bi da gl'IndianUl mare fi riuolta a ponente a quel dritto dei Coraconi per diecio dodicile- ghe,doue comprefi che fuffero comparfe le naui di V» S, che andauano a cercare ilporto di Chichilticale,che il padre diffe che ftaua in trentacinque gradi,Iddio fa la pena che io ne ho, gche temo che no gli auuéga qualche difgratia,etfeefTifeguirano la cofta, come differo, fin che loro durerà il yiuere che portano co effo loro , di che io gli lafciai prouifìone in Culiaca no,cY fé non faranno incorfi in qualche contrarietà fperero bene in Dio che habbin già feo peno qualche cofa buona,et con quello fé gli ridonerà il tardar che hano fatto.In Chichilti- 4 ,. ; cale I ."' V M* ■■•» i % . ■ i 3; PnKIÌ. ' l'i*! 1 '■ .,.''. , ■ ' Mi" 4,'Wì 'i ■ì>4* DI FRANCESCO VAS 0_V E Z cale mi ripofai duoi giorni,8t" farebbe bifognato che ce ne fotte flato più, fecondo che ci tro uauamo fianchi i caualli,ma perche ci mancaua la vettouaglia non ci tu dato luogo a ripofar più: entrai nel fine del paefe dishabitato la vigilia di San Giouanni,cV per rifngerio de i tra^ uagli panatane i primi giorni non trouammo herba,ma peggior cammino di montagne et cattiui paffijChe non haueuamo fatto g l'adietro, 6Y venendo i caualli ftachi, fé ne fentirono molto , in modo che in quello vltimo deferto perdemmo piucaualli che non haueuamo fat to per l'adietro, cV mi morirono alcuni Indiani amici dC vnoSpagnuolo che R chiamaua Spinofa,8t" duoi mori che morirono mangiando certe herbe per efferli mancata la vettoua^ glia. Da quefto luogo feci andar innanzi a me vna giornata il maftro di campo Don Gar-- zia Lopez di Cardena co quindici caualli, per che difcopriffero il paefe, cV perche ridrizzaf fer il cammino,al quale fi e affaticato da quel huomo che egli e N cV conforme alla confidanza che voftra Signoria haueua nella fua perfona» So che non gli manco da fare, perche come gli ho dettoci camino è triitifIimo,almeno le tréta leghe et piu,p effer montagne inacceflì^ bili,ma paffate qfte tréta leghe,trouamo fiumi frefchi,et de l'herba come qlla di Caftiglia,et fpecialméte d'vna forte che noi chiamiamo fcaramoio,molti alberi di noce &T di mori, male noci fono differenti da quelle della Spagna nella foglia, cY vi era lino maffimaméte alla riua d'vna fiumana,^: gcio fi chiama il fiume del lino. Non fi trouò quafi niuno Indiano fino a vna giornata,di quiui poi vfciron 4 Indiani in atto di pace, dicendo che eran flati mandati fino a quel luogo deferto a dir che noi foiTimo i ben venuti, che l'altro giorno faria vfcita al* la firada tutta la gente con vettouaglia. Et il maftro di campo diede loro vna croce, dicédo^ gli doueffer dire a quei della Ior città che non doueffer temere,et che doueffer pur lafciar che la gente fé ne fteffi nelle proprie cafe, perche io veniuo folamente in nome di fua Maeftà p difendergli cY aitargli : cV ciò fatto ritorno Ferrando Aluarado a dirmi che erano venuti certi Indiani in atto di pace: Se*, che duoi d'efifi mi afpettauano col maftro di campo , onde io andai a loro, 8£ gli donai de i paternoftri cY certi mantelli , dicendogli che ritornaffero alla città cY diceflero che doueffero ftar tutti cheti nelle lor cafe, cY che non doueffero temere, cY ciò fatto ordinai al maftro di campo che andaffe a veder fé vi foffe qualche mal paffo che gli Indiani haueffer potuto difendere , cY che lo pigliaffe cY difenderle fino all'altro di che io vi farei giunto , cY cofi andò , 8C trouò nella ftrada vn paffo ben cattiuo , doue hauremmo po^ tuto riceuer gran male , onde quiui fi pofe egli con la gente che conduceua, cV quella mede^ Fima notte vennero gl'Indiani a pigliar quel paffo per difenderlo , cV trouatolo prefo , affal> taronoinoftri quiui, cV fecondo che mi dicono, gliaffaltarondahuomini valorofi anchora che alla fine ritornaffero a dietro fuggédo,perche il maftro dicampo vegghiaua cV era all'or dine con i fuoi, toccarono vna trombettala gl'Indiani in fegno di raccolta, cV non fecero ak cuno danno ne gli Spagnuoli. La notte m^defima mi diede di ciò auifo il maftro di campo, onde il dì feguente col miglior ordine che potei partì con tanto macamento di vettouaglia, che penfai che douendo afpettar più vn giorno faremmo morti di fame tutti , maffìmamen te gl'Indiani, perche fra tutti noi non haueuamo due mine di Maiz,onde miconuenne fpingeroltra fenza tardare» Gl'Indiani a paffoper paffo faceuanoi lor fumi, dC gliera da lungerifpofto con tanto concerto quanto hauemmo faputo farnoi,accioche fi foffe dato auifo come noi andauamo, 8C doue erauamo giunti ♦ Subito che io arriuai a vifta di quefta città,mandai don Garzia lopez maftro di campo,frate Daniello,cV frate Luigi,et Ferrando Vermizzo alquanto innanzi con alcuna gente da cauallo perche ritrouaffero gl'Indiani,8C gli diceffero che la venuta noftra non era per far lor danno , ma per difendergli in nome del l'Imperatore Signor noftro,il ricercamento in forma come fua Maeftà comanda per inftrut tione,ilche fi diede a intender per interprete a i naturali di quel paefe, ma efTi lo ftimaron poco come gente fuperba , perche pareua lor che noi fotlimo pochi , 2>£ che non haurebbo- no hauuto diffkulta d'ucciderci , cV feriron fra Luigi d'una frezza nell'habito , che piacque a Dio che non li fece male : in quefto giunfì io con tutto il refto de i caualli , cV pedoni , 8C trouai in campagna gran parte de gl'Indiani che fi moffero a tirarci con le frezze , cV io per obedire il parer di voftra Signoria & del Marchefe non volli che fi deffe dentro , prohiben^ do a compagni , che mi follecitauano a farlo , che non doueffero muouerli , dC che quel che faceuano i nimici non era niente , OC che non era d'affrontar fi poca gente . Dall'altra bari' dagli 4 1 ' RELATIONE ^ 6t A da gl'Indiani per veder che noi non cimoueuamo pigliauano maggior animo cV alterez- za, tanto che s'appreflauano alle gambe de i noftri caualli a tirarci delle frezze , onde vedu to che non era più tempo da ftare , cV che coO pareua a i religiofì,diede dentro, & ci fu poco che lare, perche Cubito fuggirono in parte alla Cittàche era vicina,cY ben fortificata, cY altri perlacampagna,douegIiguidaualaventura,cVmorironoalcuniIndiani,etpiurarebbono morti fé io 1 haueffi contenuto che faflero feguitati,però veduto che di ciò ci poteua venir poco frutto , perchegl Indiani che erano fuori , eran pochi, tYqueiche s'erano ritirati nella Citta con quei che v erano rimali prima erano molti , doue era la vettouaglia di che haueua mo tanto di bifogno ? n»ccolfì tutta la mia gente, cV la diuifi come meglio mi parue per com- batter la Citta & la circundai : & perche la fame che noi haueuamo non patiua dilatione io fmontai con alcuni di quefti gen till'huomini, cY foldati,cY comandai che i baleftrierfcY ar r chibufien faceffero empito,* leualTero dallediftèfe i nimici 5 accioche nò ci faceflero danno &:ioallaItailemuradavnabanda,douemidiffero che era fiata appoggiata vna fcala Ieua- toia, cY che v'era vna porta , ma a balef ìrieri fi ròperono tofto le corde delle baIeftre,cY sii ar chibuf ieri no fecero nulla,percioche veniuano cofì deboli,cY fiacchi , che quafi non fi pote- vano foftenere in piedi, et in quello modo le genti che erano all'alto per difendere non heb bero difturbo alcuno di poter far fopra di noi il danno che pò teuano,onde a me , mi gittaró » A U fr°} tem T™ S- n infin " e P letre g ran di, che gittauanodall'aIto,cYfeiononfoffe flato B ditelo da vna bonif lima armatura di tefta che io portauo, penfo che mi farebbe fucceffo ma le,tuttauia mi tollero di terra con due picciole feritein faccia,* vna frezza nel piede,cY con molte fallate nelle braccia , cV gambe , cV in quefta maniera tfcì della battaglia ben ftancho, penfo che feDon Garzia lopez di Gardena la feconda volta che mi gittarono per terra non ni hauelfe aiutato co por la fua perfona come buon caualiero fopra la mia , hauerei corfo af- iai maggior pencolo di quel che corfì, ma piacque a Dio che gl'Indiani ci fi refero , cY fu no itrobignorferuitochefiprefe quefta citta, cY fi trouó in effa tanta abbondanza di Maiz, quanto la noftra necefiìta ricercaua. Vfcendo il Maftro di Campo , éY Don Pietro di To- nar,* Ferando cTAluarado,* Paulo di Melgofa Capitani della fanteria con alcune fallate, ancora cheno fuffino feriti niun d'efli,fu ferito Agoniez quarez in vn braccio di vna frez- zata , cY a Torres habitator di Panuco in faccia d'vn'altra,* altri duoi pedoni furon feriti di duefrezzateancorapicciole:cVperchceranlemiearmi dorate, cY rilucenti tutti caricauo- no addotio a me,cY per quefta cagione rimafi più ferito de glialtri,nò per hauer fatto piu,cY mellomi più innanzi de gli altri, perche tuttiquefti gentil'huomini,cV foldati fi portaro- no coli bene,come fi fperaua di loro Jo hora fio bene lodato fra Iddio,anchora che alquanto petto dalle pietre» Nella battaglia che hauemmo in campagna Umilmente rimafero feriti duoi o tre altri compagni,et vi rimafero morti tre caualli 5 l'un di Don Lopez,* l'altro di Vi- glia,* il terzo di Don Afonfo Manrich , * vi furono altri fette , o otto caualli feriti , ma fiora coli gli huomini,come i caualli fono guariti,* ben fani. Del [ito: & slato delle fette Città dette il Regno di Ceuola , e> de co/lumi, & qualità de fuoi popoli^ degli ammali che cjuiui fi ritrattano* • Pi ft T ^ h ,° ra a dar ~ n n to delIe fette cm *& Regni,* Prouincie,dicheilpadreProuin- ciale diede dianone a Voftra Signoria, * per non dilatarmi molto poffo dirle in verità che m niuna cofa che dilTe,ha detto il vero , ma e fiato tutto al rouerfeio , eccetto nel nome delle citta,* delle cafe gradi di pietra,pche auuéga che fian lauorate di turchino, ne di calcinane di mattoni fono,nodimeno boniffime cafe,di tre,di quattro, * di cinque folari , doue fono Coni affogamenti, & belle ftanze con corridori, * certe ftanze fotto terra affai buone, & mattonate 3 lequalif on fatteperrinuerno 5 cVfonoquafiaHamanieradelleftufe,cVlefcale thehannoperleIorcafefonquaOtutteleuatoie,etportatili,chefileuanocVmettonoquan dolorpiacecVfonfattediduaIegniconiIorfcalonicomelenoftreXef'ttecitta\fonofette terrepiccioletuttediqueftecafecheiodico, *ftan tutte vicine a quattro leghe,* fi chiama no tutti Regno di Ceuola,* ciafeuna ha il fuo nome,et niuna fi chiama Ceuola,ma tutte in ini leme fi chiamano Ceuola,* quefta che io chiamo citta,gli ho pofto nome Granata,cofi Viaggi vol*3°. zz perche ni»! mi : '„, r'IK ' i ,i ,! h ; ■ fi 1 '!' 1 . .> ; iki"i ':::..,: .; . W ' ' \ ! 9 ..ivv'n' 1 : Mi «"'•■'li' É! r d&ktti . & . : l • ;>'" DI FRANCESCO VAZQ.VEZ perche neha qualche fimiglianza come perla memoria di voftra Signoria» In quello doue I ioftohora alloggiato poffono efferui qualche dugento cafe tutte circondate di muro, & parmi che con l'altre che non fono cofi.poffono arriuare a cinquecento fuochi* Ve vn altra terra vicina,che è vna delle fette, cV e alquato maggior di quella , et vn'altra della medefìma grandezza di quefta,& l'altre quattro fono alquanto minori , cV tutte io le mando dipinte a voftra Signoria con il viaggio, cYpergamino doue va la pittura (itrouó qui con altri per- gamini* La gente diquefte terre mi pare ragioneuolmente grande, cV accorta, però non l'ho per tale che mi paia che arriui col giudicio cV intelletto a faper far quelle cafe nel modo che fono , per la maggior parte van tutti nudi, pero coperti delle vergogne loro , dC hanno mantelli dipinti della maniera che io mando a voftra Signoria , non raccolgono bombafo per eiTer il paefe frigidiffimo , pero ne portano mantelli come ella vedrà per la moftra , Sé" è vero che fi ritroud nelle lor cafe certo bambafo filato : portano in tefta cappelli come quei di Meffico,&: fono tutti ben creati dC difpofti , cV hanno delle Turchine, penfd in quantità^- quali col rimanente delle robbe che haueano eccetto il Maiz , haueuan fuggito quando io giunfi.perche non vi trottai donna alcuna ne giouane di quindici anni a ba(To,ne da feffanta in fu 3 eccetto dui otre vecchi quiuirimafi per comandar a tutti gli altri giouani 8C huomi- ni da guerra,fi trouaron in vna carta due punte di fmeraldi 8>C certe picciole pietrerotte che tirano al color di granate aliai cattiue cV altre pietre di criftallo ch'io diedi a riporre a vn mio creato per mandarle a V. S* dC le ha perdute fecondo che mi dicono: fi trouarò galline però j poche,pur ce ne fono : in tutte qfte fette terre mi dicono gl'Indiani che no le mangiano, ma che folo le tengono per preualerli della penna , io non glielo credo perche fon bonifììme OC maggiori che quelle di Meflìco* Il tempo che e inquefto paefe & la temperie dell'aeree' quali come qlla di Mefiìco,percioche hora è caldo dC fiora pioue,perd nò ho veduto infino a qui piouer mai , ma i^i ben e venuta vna piouegina picciola con vento come quelle che fo> glion cader in Spagna. Le neue OC i freddi fogliono effer molto grandi,perche cofi dicono[i natiui del paefe, cV par ben che fia cofi cY nella maniera della terra 8>C nella forte delle ftanze loro , cY le pelli OC altre cofe che quefte genti tengono per difenderli dal freddo* Non v'è niuna forte di frutti ne d'alberi d'efiì. E paefe tutto piano & da niuna banda fi fcorge effer montagne anchora che vi fia qualche poggio cV paffo cattiuo*Vccelli ve ne fon pochi,deb> belo caufar il freddo, cY per non vi eiter montagne vicine* Quiui non fono molti alberi per far legna, pofto che per abbruciarne per loro vfovene habbinoabaftanzaa quattro leghe lunge da vna felua di cedri molto picciole* Sitroud boniffìma herba a vn quarto di legha di qua per i noftri caualli cofi per pafcerli in pallata in herba, come fegata per neno,di che haueuamo gran bifogno per effer giunti quiui i noftri caualli cofi fianchi cYlafiì* La vettouaglia che hanno quelli di qfto paefe e N il Maiz,di che ne hanno elfi grande abbondan tia,cV di fafuoli cV cacciagione che effì debbono mangiare (pofto che dicono che no ) , per che fi trouaron molte pelle di cerui,di lepri,cV di conigli*Mangiono le migliori tortelle che io habbia veduto in alcuna parte,& le mangian generalmente tutti* Hanno il più bello or- dine cV pulitezza nel macinare che fi fia veduto altroue , cV macina tanto vna Indiana di quelle di quello paefe,quato quattro di quelle di Meffico* Hanno bonifllmo fale ingrano che leuano da vn lagume che è lughe vna giornata di qua* Niuna notitia e v appreffo di loro del mare del fettentrione nò di quel di ponente, ne faprei dir a voftra Signoria a qual fiamo più vicini, pofto che ragioneuolméte fian più vicini a ql di ponete: cV al più vicino mi ttuo uo lontano da effo a centocinquata leghe, et quel di fettétrione deue effer aliai più lontano. Veda voftra Signoria quanto s'allarga qui la terra* Vi fono di molti animali, orfi,tigri,Leo ni,6Y porci Spinofi,cV certi caftrati della grandezza d'un cauallo,con corni molto grandi et code picciole* Ho veduto i corni d'eiìì che e v cofa di marauiglia la fua grandezza* Vi fono delle capre faluatiche,dellequali ho umilmente vedute le tefte, cVle branche de gli orfi , cV le pelli de i cingiali. Vi fono cacciagioni di Cerui, Pardi, Caurioli molto gradi : dC tutti hanno giudicato che ve ne fieno alcuni maggiori di ql animale di che V* S,mi fece gratia ch'era di Giouan melaz: fanno otto giornate verfo le capagne al mare di fettétriÓe. Quiui fono certe pelli ben code, dC la coda d£ pittura gli dan doue vccidon le vacche,che cofi riferifcono eflu Vdjlato RELATION E» % 3 - gior di quefta,cY vi trouai pochi di loro,a quali diffi che non doueffero hauer paura , cV che chiamaffero a me il Signor loro,ancora che per quel che ho intefo,cV coprefo, niuna di que, fte terre lo habbi, che non vi ho veduta niuna cafa principale,doue fi conofcaniun vantag- gio dall'altre» Véne poi vn vecchio che diffe che era il Signore co vn pezzo di matello fatto di molti pezzi,co! quale io ragionai alquato che reftd co meco , & diffe che di li a tre giorni farebbe venuto egli,cV il refto de i principali della terra a vedermi, cV a dar ordine del modo che fi ha da tener con elfo IoroJI che fecero, gchemi portarono certi matelletti rotti,cV alcu ne Turchine: rimafero di hauer a defcendere da i loro poggi, cV ritornarfene con le lor mo g!ie,cV figliuoli alle lor cafe,éY che farebbono Chriftiani,et che haueriano riconofciuto Sua Maeftà per lor Re,cV Signore. Et fin qui ancora tengono in quei lor forti le donne,& fi- gliuoli,cY tutto il bene che hanno» Gli comandai che mi voleffero dipinger vn panno degli animali di che hano notitia in quel paefe: cV cofì cattiui pittori come fono, mi dipinfero pre fio due tele, vna de gli animali, cV l'altra d'vccelli, cV pefci ♦ Dicono che condurranno i loro n'gliuoli,accioche i noftri religiofi gl'infegnino,cY che deiìderano di faper la noftra legge,et affermano che fono più di cinquanta anni , che fi diffe fra loro che doueua venire vna gen- te della forte di noi altri, U dalla banda che fiamo venuti, cY che hauea a foggiogar tutto que fio paefe» Quel che adorano quelli Indiani fecondo che s'ha intefo fin qui, e l'acqua , perche dicono che la gli genera illor Maiz,cY gli foftenta la vita, OC che nonfanno altra ragione fe V aiggi vo!»3% zz if non l[ C. ,'•>■■ •'v,u .■;;",; RI Ili* lirl'-i mixi. mi ;cir ÌM ce, DI FRANCEVCÒ'V'AZliVEZ non eh e cofìfaceuano gli antichi loro. Ko procurato con ogni sforzo poffìbile di fàpere da i Naturali di quefti popolile nano notitia d'altre genti,prouincie dC città,et mi dicono di fette terre che frano lontane di qualche fono come quefte , ancora che non habitanó cafe co me quefte,ma fono di terraccia,& picciole, cY che fra loro fi raccoglie molto bombato. Ilpri mo di quefti quattro luoghi di che hanno notitia, dicono che fl chiamaTucano , cV non mi danno chiarezze d'altri,cY credo che non mi dicano il vero,con penfiero che in ogni modo io mi riabbia da partir prefto da loro,cY tornarmene a dietro. Ma di ciò rimarrano prefto in. gannatu Mando Don Pietro di Touar a vederlo con la fuaeompagnia,cV con alcuni altri da cauallo,cV non hauereifpacciato quello plico alla Signoria voftra, finche non haueffi fa-* puto quel che n'e N , fé haueffi còfìderato che in dodici o quindici giorni fi foiìe potuto hauee nuoua da luijperche per il meno fi tarderà trenta di 1 , et efaminato che quefta notitia importi poco, tY che già i freddi , cY l'acque (i auicinono , mi parue di douer fare quelche Voftra Si- gnoria mi comadaua p fua inftruttione,che è,che fubito,cheio foffe quiui,la doueffe auifar^ iòC co fi faccio con mandar la fola rela tione di quel che ho veduto,che è ben cattiua,come ella vedrà* Io ho determinato di quiui mandar per tutto il contorno per hauere notitia d'ogni cofa, cY patir prima ogni efterminio , che lafciare quefta imprefa., di far ilferuitio di Sua Maefta 3 le qui fi tro uerà a farlo, cY nò mancarui di diligéza: intato che Voftra Signoria mi ordini qllo ch'auero a fare. Noi riabbiamo gran careftia di pafcoli, èY fapereanco che fra tut-* ti quei che fon quiui nóv'evna libra d'uua paffa,ne zuccherose olio,ne vino,eccetto qual> che mezza quarta che veriferbata per le mene che tutto s'è confumato , cY parte perduto per la ftrada. Hora ella potrà prouederci di quelche le parerà,cY fé penferà di volerci man dare beftiame,fappia che bifognerà per il meno tardar vn anno nel Camino , che in altro mo do cV più predo no vi verrà niuno.Io hauerei voluto mandar a Voftra Signoria con quello Doni man fpaccio molte moftre di cofe che fono in quefto paefe: perrì il viaggio è fi lungo,et afpro che dati a Cefa m j è difficile a farlo, pero mandole dodici mantelli piccioli di quei che le genti del paefe fo^ gliono por tare,et vna vefte,ancora che a me pare che ila ben fatta,guardila,che à me par che la fia molto ben lauorata, perche non credo che in quefte Indie fia fiata veduta cofa alcuna lauorata a ago,fe non doppo che gli Spagnuoli vi habitanó. Et le mando anco duoi panni dipinti de gli animali che fono in qfto paefe , ancora che come dico la pittura fia molto mal fatta, perche in dipingerla non vi confumo'il maftro più d'un giorno. Io ho vedute altre pie ture nelle mura delle calè di quefta città con affai miglior proportione , cY meglio fatte» Le mando vna pelle di vacca, certe Turchine, cY duoi pendenti d'orecchie delle medefime, icY quindici pettini de gl'Indiani , cY alcune tauolette guarnite di quefte Turchine , cY duoi caneftretti di vimenelauorati, di che gl'Indiani hanno grande abbondanza. Le mando fimilmente due coroglie di quelle che accoftumano quiui le donne portar in tefta , quando portano l'acqua dalla fontana,alla maniera di quei di Spagna. Et vna Indiana di quefte con vna di quefte coroglie in tefta , porterà vn Cantaro d'acqua fenza toccarlo con mano fu per vna fcala.Le mando fimilmente la moftra dell'armi con che combattono i Naturali di que--, fio paefe, vna ro tella, vna mazza, cV vn'arco con alcune frezze, fra lequali ve ne fono due di certe punte d'offa, che fecondo che riferirono quefti conquiftatori,non fé ne fono vedute fimili {per quel che poffo confiderarenonmiparechevi fiafperanzad'haueroroneargen to,pero fpero in Dio che fé ve ne farà noi ne haueremo,rie fi reftarà per mancamento di cer» carnejDe i veftimenti delle donne non poflb dir a Voftra Signoria certezza alcuna,perche gl'Indiani le tengono con tanta guardia che fin qui non ho veduto fé non due vecchie, cY quefte haueano due camicie lunghe fino a piedi aperte dauanti , cY cinte, cY fono affibbiate^ con certi cordoni di bambafo. Domandai a gl'Indiani che me ne deffero vna di quelle che portauano per mandargliela poi che non mi voleuano moftrare le donne , cY mi portarono duoi manti che fon quefti,che gli mando , quafi come dipinti, hano duoi pendenti come le donne di Spagna , che pendono alquanto fopra le fpalle* La morte del moro e x cofa certa, perche qua fi fono trouate molte cofe di quelle che portaua, cY mi dicono gl'Indiani che l'uc rifero quiui,perche gl'Indiani di Chichiticale gli differo che era vn trifto, cY no come i Ghri fiianijperche i Chriftiani non vccjdono le donne a niuno,et egli le vcadeua,et perche anca '■'■■■' H «« ^Jòv&guV toccaua I •II. * u R'ELATIONE 36$ \toccaua le donne loro che gl'Indiani l'amano più chefeftefli,pero determinarondVcci- derlo,ma non lo fecero nel modo che fu riferito , gche non vecifero niuno altro di quei che veniuan con effo lui,ne feriron quel giouanetto che era feco della prouincia di Petatlan , ma ben lo prefero cV l'han tenuto con buona guardia fino adeffo, 8C quando ioho procurato di hauerlo,fi fono efeufati duoi o tre dì , di darlo,dicédomi che era morto,cV altre volte che l'ha ueuano mena to via gl'Indiani d'Acucu* Ma al fine dicendogli io che mi adirerei molto fé non me l'haueffer dato , me lo dierono* E interprete , che ancora che non Ila atto a parlare pero intende molto bene» In quefto luogo s'è trouato alquanto oro cV argento , che quei che s'intendon di miniera non l'han reputato per cattiuo : fin qui non ho potuto cauar da £[fte genti donde fé lo cauino 5 cV vedo che niegano di dirmi il vero in tutte le cole, co penfar che io in breue come ho detto mi debba partir di qui , perd fperó in Dio che non potran più feufarfi: fupplico voftra Signoria che faccia relatióe a fua Maeftà del fucceffo di quefto viag gio,perche per no hauer più di quel che ho detto cV fin tanto che piacerà a Dio che c'incon^ m'amo in quel che desideriamo non lo faccino» Noftro Signor Dio guardi cV conferui vo ftra Signoria llluftriffima* Dalla prouincia di Ceuola cV da quella città di Granata il terzo d'Agofto 1540* Francefco Vazquez di Coronado baciale mani di voftra Signoria Illuftriffima* $ RELATIONE DELLA NAVIGaTIONE & feopertache fece il Capitano Fernando Alarchone per ordine dello Illuftrifiimo Signor Don Antonio di Mendozza Vice Re della nuoua Spagna,data in Colima,porto della nuoua Spagna. Fernando sAlarchon doppo hauer patito fortuna > giunge con l 'armatami porto di [ani 'ldgo ,& di quiui al porto *Aguaiaual,fcorre molto pericolo nel yoler /coprir l>nGolfo,di quello y/citofto pre~Vn fiume nella cofìa con gran correnthia,in quello entrato /correndo /cuopregran numero d'indiani armati, con cenni ha con quelli commercio, & temendo di qualche pericolo fa ritorno alla Naue„ A Domenica che fu alli noue di Maggio del 1 5 4 o diedi vela con due naui,l'una chiamata San Pietro che era la Capitana, cY l'altra Santa Catherina, cV ce n'andammo ricercando il porto di fant'Iago di buona fperanza, doue prima che giungeffimo, hauemmo vna fortuna terribi le,per laquale coloro che fi trouauano nella naue di fanta Catherina,ef- fendo più fpauétati di quel che era il douere,gittarono via noue pezzi d'artiglieria , due anchore &T vn canape, cY molte altre cote, cofine- ceffarie per l'imprefa in che andauano , come la naue ifteffa* Giunti che fummo al porto di Sant'Iago mi rifeci del danno che haueuo riceuuto , mi prouiddi delle co fé neceffarie , cV tolfi nelle naui la gente che quiui m'afpettaua , &C drizzai il cammino ver- fo il porto d'Aguaiauale , cV quiui arriuato intefi come il Generale Francefco Vazquez di Coronado era partito con tutta la fua gente, onde tolta la naue chiamata San Gabriel che andauaconvettouagliaperl'effercito, laconduflì meco in effecutione dell'ordine della S* V* Doppo fegui il cammino perla co ftafenza partirmi da quella, per vedere fé poteuo strouare fegno alcuno , ó qualche Indiano che mi poteffì dar no ti tia d'elfo , dC per andar co> ft vicino a terra venni a /coprire altri porti affai buoni, perche non vidderone trouarono lenauirche conduceua il Capitano Francefco di Vlloa per il March efe di valle, cVarri^ nati alli luoghi baffi donde erano ritornate le dette naui, parue cofìa me come a gli altri, Jiauer terra ferma innanzi, òVeffer cofi pericolofe&fpauentofe quelle baffe y che era forte Viaggi V0U3 , zz irj cofa ■'Ì,i''L ! WÌp"l.ìill/>! »i * " Il ■'%t:.' .»: :lp H!'..;: |; 1* ;': . ;j> '■'■"VÌ ..* jv ■■}4 ' ; '' ,>'"■; ~ì- fi ., t>lì" "i« « •■»■ ! : \ :: :/f;C '/r I ' Uy "V, 1 / I ' fi I" il > Hi ì'V DI FERNANDO ALARCHON cofa di penfarancho con battelli poter entrare per effe , cV i Pilotti & l'altra gente voleuan I die facelfimo il medefìmo che haueua fatto il Capitano di Vlloa* Maperhauermivoilra Signoria comandato che io gli hauefìì a rapportare il fecreto di quel golfo, determinatane chora che haueffi faputo di perderle naui,p cofa alcuna non reflare di vedere il capo, 8C per^ eia comandai a Nicola Camorano Pilotto maggiore, 8C a Domenico del cartello che pigliai" fero vn battello per vno,cV lo fcandaglio in mano, dC entraffero per quelle balle per vedere di trouarui il canale onde poteffero entrar le naui , a qualipareua che le naui poteffero, (an^ chora che con gran fatica dC pericolo) paffar innanzi, dC in quello modo, io ìnfìeme con lui cominciai a feguir il cammino che elfi prefero, OC indi a poco ci ritrouammo con tutte tre le naui piantati ne l'arena , di maniera che vno non poteua foccorrer l'altro, ne i battelli potè-» uan ancho darci foccorfo , imperocheerail corrente cofì grande ch'era imponibile accollar fi l'uno all'altro , onde corremmo tanto gran rifehio che dette molte volte l'orlo della Capi" tania fotto l'acqua , dC fé non folle miracolofamente venuto vn gran colpo di mare che ci ri^ drizzo la naue,cV la fece refpirare , noi ci faremmo annegati , cV fimilmente l'altre due naui fi trouarono in affai gran nfchio,pur per effere minore cV ricercare meno acqua , non fu: tanto quanto il noflro* Hor volle Iddio che crefeendo la marea ritornarono le naui a nuo to, 8C con quello andammo innanzi, dC anchora che la gente voleffe ritornare a dietro, ttn> ta via determinai che s'andarle oltre , OC fi feguiffe il viaggio prefo , OC paffammo innanzi con gran fatica , girando la prora , hor di qua , hor di la , per vedere di ritrouar il canale , & I piacque a Dio che in quello modo venimmo a dare nel capo del feno , doue trottammo vn fiume molto potente che nienaua cofì gran furia di corrente che a pena poteuamo nauiga^ re per effo» In quello modo determinai d'andare al meglio che fi poteffe per il detto fiume, cV con due barche, lafciando l'altra con le naui dC con venti compagni , cY io in vna d'effe con Rodrigo Maldonato Teforiero di quella armata, cVGafpar di Caililleia Contadore, dC con alcuni pezzi d'artiglieria minuti cominciai a montare il fiume , cV comandai a tutta la gente che niuno fi moueffe ne faceffe fegno alcuno , fé non colui a ch'io l'ordinaifi,ancho ra che trouaffimo Indiani* Quel medefìmo giorno che fu il giouedì a ventifei d' Agollo,fe guendo il nàuigar noflro col tirar dell' alzana,andammo tanto quanto farla ki leghe^ Tal- f ro giorno che fu il venere nell'apparir dell'alba cofì feguendo il cammino all'infu , io yiddi alcuni Indiani che andauano a certe capanne vicine all'acqua,i quali fubito che viddero noi* fi leuaron qualche dieci o dodici di loro alteratamente , dC gridando a gran voce quiui con^ corfero altri compagni fino al numero di cinquanta,che a gran fretta traffero fuori cloche ha ueuano nelle capanne , dC lo portauano (otto certi bofehetti, cV molti di loro veniuano cor> rendo verfo quella parte donde noi veniuamo facendoci gran cenni che ci tornaffimo adie- tro , con farci fiere minacele , correndo chi da vna banda cV chi dall'altra* Io vedutogli co- fi alterati feci ridurre le barche nel mezzo del fiume, perche quegl'Indiani s'afficuraffero, &C andai a furgere, cV pofi la gente in ordine al meglio ch'io puoti , comandando che niuno I parlaffe ne faceffe fegno d mouimento alcuno, ne fi moueffe dalfuo luogo, ne fi alteraffe per cofa che gl'Indiani faceffero , ne molìraffe maniera di guerra: cV con quello modo gli Indiani fi veniuano ogni volta accollando più al fiume a vederci, dC io me ne andai a poco a poco doue il fiume molìraua maggior fondo verfo di loro* Tra quello mezzzo erano in effer meglio di dugentocinquanta Indiani con fuoi archi cV frezze,cV con certe bandiere in atto di guerra nella maniera che vfano quelli della nuoua Spagna , cV veduto che io andauo verfo terra vennero con gran gridi alla volta noflra con archi cY frezze polle in elfi cV con le lor bandiere alzate, 8>C io mi poli alla prora della barca con l'interprete che menauo meco, alqual comandai che gli parlaffe , cV parlando , ne elfi lìntendeuano , ne egli loro , anchora che £ vederlo effer al modo fuo,fi riteneffero, 8C veduto quello m'accollai più a terra, 8C elfi con gran gridare mi vennero a pigliar la riua del fiume , facendo cenni che io nò doueffi paf far più auanti , mettendomi pali fra l'acqua 8C la terra piantati,c\T quanto più io tardauo, pitf gente di continouo fi vedeua giunger di loro * Al che hauendo io pollo mente cominciai a far lor fegni di pace,& prefa la fpada & la rotella,le gittai in tendi nella barca ponedoui fopra ipiedi dando lor ad intendere con qfto et altri fegni che io non voleuo guerra con effo loro, ì cVche R E L A T I O N £, 3 ^ 4 A cV che cfii doueffero fare il il medefimo. Prefi doppo vna bandiera , cV I'abbaffai,8f feci che la gente che haueuo meco s'abbaffaffe umilmente , cV pigliando delle cofe da contracambia re che io portauo meco gli chiamauo per dargliele , ma con tutto ciò , niuno di loro a moflè per venire a pigliarne , anzi fl miffero infieme,cY cominciarono a fare fra loro vn gran mor mono : cV fubito vici vno fra di loro con vn battone, nelquale erano polle certe cappe & en tro nell'acqua a darme!e,cY io le tolfì, cV gli feci cenno che mi s'appreffaffe,ilche hauedo egli fetKyo I abbracciai,^ gli diedi in contracambio alcuni paternoiìri cV altro , cV egli tornato conelliafuoi cominciòaguardarli 3 &:aparlarefraloro,cVindiapocovenneroalla volta mia molti d eiii,a quali feci ceno che doueffero abbaffare le bandiere,& lafciare l'armi ilche fecero incontanente, poigli accennai che le metteffero tutte in vn luogo, cV appartaffero da loro ilche umilmente fecero, cV a quell'Indiani che quiui compariuano,di nuouo,gliele fa- cean lai ciare, cY porle infieme con l'ai tre.Doppo quefto,io gli chiamai che veniffero da me cY a tutti i quei che vernano io dauo qualche cofa da contracambiare, trattandogli amoreuol mente , Oc di già erano tanti quei che mi s'appreffauano , che mi parea di non ilare q uiui più riormai iicuro, cV feci lor cenno che Ci ritiraffero , & che fi metteffino tutti da vna parte d\m colle che era quiui fra vna pianura cV il fiume, & che non s'appreffaiTero a me più di dieci al- la volta,cV incontanente i più vecchi di loro gli chiamarono in voce alta, dicendo loro che doueffero farlo,& vennero doue ero io qualche dieci o dodici d'efiì,onde vedutomi quali fi B curo,determmaidiTmontare in terrai che s allentai fero in terra, ilche fecero effi , ma veduto che dietro me vernano in terra dieci o dodici de 1 miei,s'alterarono,cY io acennai loro che fra noi farebbe pace,& che non doueffe- ro temere , cV con quello fi quietarono che R rimiffero a federe come dianzi , cV io macco- itai a Ioro,cV gli abbracciai dando loro alcune cofette,commettendo al mio Interprete che li parlali^perche io defiderauo molto intendere il modo del parlar loro,cY il gridare che mi fa ceano.Etperfapere che forte di cibo haueano,feci loro cenno chehaueuamo voglia di man giare, cV mi portarono certe mazoche di Maiz,cV vn pane di Mizquiqui, cV mi acennaro- no che voleano vedere tirare vn archibufo,ilquale io feci differire , cV tutti Ci fpauentarono con marauiglia,eccetto dua o tre vecchi di loro che non fecero mouimento a!cuno,anzi gri dauano a glialtri,perche haueuano hauuto paura, cY g il dire d'uno di quei vecchi comincia nano a Ieuarfi, di terra , cV a ripigliare le loro armi, ilquale volendo io placare , gli volli dare vn cordon di feta di variati colori , cV egli in gran colera fi morfied il labro da baffo forte , SC mi diede con vn gombito nel petto, cV torno a parlare alla gente con maggior furia* Io dop pò che viddi alzare le bandiere , determinai di ridurmi dolcemente alle mie barche , cV con vnpoco divento feci dar vela,con che potemmo rompere il corrente che era molto grande, anchora che a miei compagni difpiaceffe douer andare innanzi. In tanto gl'Indiani fé ne ve niuano feguitandoci longo la riua del fiume, facendo cenni chedouefìì faltarein terra che H. mi darebbonorobbada mangiare, fucciandofi le dita alcuni ,cY altri entrauano nell'acqua con alcune mazoche di Màiz andarmele nella barca* begli Ubiti, arme , & fiatar a degl'Indiani [coperti. Relation di molti altri co quali egli ha con cenni commento, yettouaglta } &' molte cortefie. In quefto modo andamo due Ieghe,et arriuai preffo a vna rottura di monte,fopra laquale era vna f rafeata fatta di nuouo doue mi acennauano,gridado ch'io doueiTi andare,moftrado mela con le mani,cY dicendomi che quiui era da mangiare. Io veduto che il luogo era atto per ellerui qualche imbofeata, non vi voKi andare,ma feguìinnaziil mio viaggioJndia pò co vfeirono di quiui più di mille huomini armati de i loro archi cV frezze , cV poi coparfero molte donne & fanciulla quali io non volfì approffimarmi,ma già che era per tramontare il bole,io furfi m mezzo il fiume. Veniuano qfli Indiani adornati in differéte foggie , alcu- ni veniuano con vn fegnal che gli pigliaua in coperta la faccia a longo , altri copta la meta di eiia,ma tutti tinti di carbone, & ciafeuno come meglio gli pareua. Altri poi portauano gre- biah mnazi delmedefimo colore che haueuano l'infegna della faccia , portauano in tefta vn pezzo di cuoio di Ceruo,di larghezza di duoi palmi pofto a guifa di cimiero,cY fopra certe bacchette con alcune penne. L'armi loro erano archi 8C frezze di legno duro , cV due cV tre forte di mazze dilegno bruilolato. Quella gente e grade, ben difpofta cV fenza alcuna cor- Viaggi vol.3% zz iifj pulentia li* , ' ' l ; f ; i . f "hm > ■ \ I V ."'"•."li 1 ' .il* i/' 1 » « :ìlL $m M li :j»f|l ; :■'#«,, MÌ' 'K 'V; DI FERNANDO ALARCHON puletitfa hanno il nafo da baffo forato, doue fono attaccati alcuni pendentif altri ci porta- D no cappe,cV l'orecchie forate con molti bufi, nelli quali attaccano pater noftri OC cappe, por tano tutti piccoli cV grandi vn cordon ali'ombilico fatto di varrj colorrj , &C in mezzo ve Ie^ gato vn mazo di penne ritondo, ilquale gli cade di dietro come coda.fimilmente nella pok pa delle braccia hano vn cordon ftretto, alquale dano tate volte che viene a effer di larghez^ za d'vna mano.portano certi ftecchi d'offo di ceruo ligati al braccio, con liquali fi nettano il fudore, cY nell'altro certe cannelle di cana ♦ portano fimilmente certi facchetti lunghi dilar* ghezza d'vna mano legati al braccio finiftro, che gli feruano anchora per braccialetto per l'arco pieni di certa femenza , dellaquale fanno vn lor beueraggio ♦ hanno il corpo fegnato col fuoco,i capegli tagliati dinàzi,cY quelli di dietro fin alla cintura: le donne vano ignude, dC portano vn gran rinuolto di piume di dietro , cV dauanti dipinto cV incollato, cV i capelli come gli huomini. Erano fra quelli Indiani tre o quattro huomini con il medefimo habito delle donne* Hor l'altro giorno che fu fabbato di buon'hora io mi miffi a feguir il mio cam^ mino montando il fiume , hauendo tolti fuori duoi huomini per ciafeuno battello , perche tiraffero 1' Anzana,cY nel fpun tar del Sole vdimmo vn grandiffìmo gridar d'Indiani da vna banda et l'altra del fiume con le lor armigero fenza bandiera alcuna. A me parueben fatto d'afpettargli , cofi per veder quel che voleano , come per veder fé il noftro interprete gli ha^ ueffi potuti intendere. Coftoro giunti al dritto noftro fi gittauano dall'una cV l'altra riua nel £ fiume con i lor archi cV frezze , cV parlando l'interprete non gl'intendeua , onde io comin- ciai a far lor cenno che doueffero lafciar l'arme come haueano fatto glialtri. Alcuni lo faceua no cV alcuni no , OC quei che le lafciauano io gli faceuo accofìar a me 6>C donauo loro alcune co(e di cambio , onde quefto veduto da glialtri per hauerne anche effì la parte loro le lafcia^ nano fimilmente .Io giudicando effer iicuro faltai con effo loro in terra, et mi pofi in mezzo d'effi,iquali conofeendo che io non voleuo guerra mi cominciaron a dar di quelle conchole cV pater noftri, cV chi mi portaua alcune pelle ben aconcie,cV altri del Maiz cV vna torta del medefimo mal macinato,in modo che niuno vi fu che non veniffe con robba, cV prima che me la deffero , alquanto da me appartati cominciauano a gridar forte , cV faceano cenno col corpo dC con le braccia,cV poi s'appreffauano a darmi quel che portauano.Et già che era tra montato il Sole io mi feci alla larga,cY furfi in mezzo il fiume.il giorno feguente che ancho ranon era di chiaro quado dali'una,cY l'altra parte del fiume fi fentiuano maggior gridi et di più Indiani equali fi gittauano nel fiume a nuoto , & veniuano a portarmi alcune mazochc di Maiz cV di quelle torte che o detto : io moftrauo alloro grano OC faua , cV altre feméze per veder fé n'hauean alcuna d'effe, ma moftrauono di no ne hauer notitia,et di tutto fi marame gliauano, cV per cenni venni io a conofeer che qllo che haueano in maggior ftima cV riuere za,cra il Sole,cV io dauo ad intéder loro che veniuo dal Sole,di che effì fi marauigIiauano,et allhora fi metteuano a contemplarmi dal capo alle piante, cYmoftrauanmi maggior amor che prima,cV domandandogli io da mangiare,me ne portauano tanto che fui sforzato d'ak F leggerir duoi volte le barche, cV da qui auanti di tutto quel che mi portauano ne lanciauano vna parte al Sole,cV poi fi voltauano a me a darmi l'altra: cV coù fui fempre meglio feruito et jftimato da loro cofi in tirar dell' Alzana,come in darmi da mangiare,et mi moftrauano tati to amore che nel fermarmi ci voleano portar di pefo fu le braccia alle lor cafe , 8C in niuna co faeccedeuano quel che io comandauo loro, cV per mia ficurezza , gl'impofi che non do^- ueffero portar arme al mio cofpetto, cV hauean tanta auuertenza di farlo,che s'alcuno veni^ uà quiui di nuouo con effe, fubito gli andauano incontro a fargliele lafciare molto lontane da me, cV io moftrauo che haueo di ciò grandiffìmo piacere,cV ad alcuni d'efll de principali io dauo alcuni matelletti cV altre cofette , perche fé io haueffì hauuto da dar in generale a tut ti, non faria baftata tuttala robba della nuoua Spagna* Auuenia tal'hora ( tanto era l'amor cV buona volonta N che mi moftrauano ) che fé per forte veniuano Indiani quiui di nuouo con arme et alcuno auifato di lafciarle, per negligenza o non intender alla prima parola,no l'haueffe lafciate , correuano effì cV gliele leuauano per forza cV gliele fpezzauano alla mia prefenza , poi pigliauano l'Alzana con tanta amoreuolezza,cV a ragatta l'un dell'ai tro,chc non era neceffario di comandarglielo,onde fé non fuffe ftato quefto aiuto,effendo il correr! te del fiume grandiffìmo cV chi tiraua l'Alzana mal pratichi , farebbe ftato impoflìbi-- fle di montar il fiume cofi contra acqua. Io, veduto che m'intendeuano hormaiintuttele cofe, wmgmmam ". REtATIONE 3 6 5 A. cofcyòC che Omilmente fntcftdeuo io Ioro,mi parue di vedere per qualche via dar buon pria cipio per far fortir buon fine al defìderio che io haueuo ,ÒC d'alcune bacchette & carta feci fare alcune crocidi fra gli altri doue io gliele dauo per cofe più ftimate,cV le bafeiauo, io acce nado loro che ie doueffero honorare di apprezzar molto, di che fele portaffero al collo,dan do loro ad intendere , che quel fegno era dal cielo 5 di efli le pigliauano di baciauano cV Vzh zauano in alto , di moftrauano di fentirne grande allegrezza di contento quando faceano quefto,£Y quelli io talhora metteuo nella mia barca,moftrado loro amor grande, cV talhora dauo lor delle cofette che io vi portauo , Si venne poi la cofa a tanto che non baftauano ne cartarie barioni per far croci» In quefto modo fui quel di affai bene accompagnato, fin che venuta la notte mi volfi allargar nel fiume , di venni a furger nel mezzo , di efiì vernano a domandarmi licenza per partirli, dicendo che farebbono tornati a vedermi il giorno fegue teconvettouaglia,cVcofia poco a poco fi partirono che non vi renarono fé non da cin- quanta , iquali fecero fuochi all'incontro di noi , cV fletterò quiui tutta notte chiamandoci* ne era ben chiaro il giorno quando fi vernano a gittare a nuoto nell'acqua a domandarci l'Alzana , di noi gliela deiTimo di buona voglia, ringratiado iddio del buono apparecchio che ci daua di poter montare il fiume , perche erano gl'Indiani tanti, che fé haueffero voluto impedirci il paffaggio , ancora che noi fuffimo fiati affai più di quei che erauamo , l'haureb* bono fatto» Vno degl'Indiani hauendo ìntefo il linguaggio dell'Interprete, fa a quello diuerfe dimande del origine degli Spagnuoligli dice che il loro Capuano è figliuolo del Sole , & che da quello è a loro man- dato < } & lo Cogliono accettare per loro Signore.Togliono tale Indiano in Nò* «f, <&* da lui hanno molte relatioyi di quelpaefè. In quefto modo nauigamo fino al martedì al tardi,andando come foleuamo, facendo par lare dal mio Interprete alla gente per vederefeacafo alcuno l'haueffe intefo, fenrì che vno li rifpofe,onde feci fermare i battelli, di chiamai colui che intendeuo,imponendo al mio In> terprete che non doueffe parlare ne rifpondere più fé non quel tanto ch'io li diceffe,cVvid di cofi ftando che quell'Indiano cominciò a parlare a quella gente con gran furia , onde tue ti fi cominciarono a vnire infieme , di l'interprete mio intefe , che colui che venia nella bar** ca,diceua loro, che volea fapere che gente erauamo, di donde veniuamo,c\: fé eraua> mo vfeiti di Cotto l'acqua , o della terra , o caduti dal cielo , cV a quefto dire Q miffe infieme in finita gente,che ù' marauigliaua di vedermi parlare , di quefto Indiano ritornaua di volta ir» volta a parlar loro in altra lingua che il mio Interprete non intendeua ♦ A quel che mi do- mando chi erauamo, rifpofi che noi erauamo Chriftiani,cY che veniuamo di longe a veder> gli,cV rifpondendo ali'interrogatione di chi mimadaua, diffi effere mandato dal Sole, mo- ftradolo a ceno come prima, gche nò mi pigliaffero in bugia» Mi ricominciò egli a dire co- ; me m'hauea madato il Sole, andando egli per l'alto ne mai fermadofi,cV effondo molti anni che ne egli,ne i vecchi haueano veduti altri tali come noi, de quali mai haueano hauuto no* titia veruna,ne il Sole fino a quell'hora hauea mai mandato alcun'altro. Io li rifpofi che era verocheil Sole cominciaua cofidaalto,cVchegiamai fi fermaua,però che efiì poteano ben vedere che al coricarfi,cV al leuarfì la mattina fi veniua apprettarli alla terra , doue era il fuo domicilio , di che fempre Io vedeano vfeire d'vn medefìmo luogo, di che mi haueuà creato in quella terra di paefe donde egli vfciua,in quel modo che hauea ancora creati molti altri che egli mandaua in altre parti , di che all'hora hauea mandato me a vifitare di vedere quel fiume,cV la gente che vi habi taua vicina 3 perche io le douefìì parIare,cV li congiungefll in amicitia meco, di li deffì di quel che non haueano , di che li diceflì che non doueffero far guerra fraloro, al che rifpofe egli, che li doueffì dire la cagione perche il Sole non m'hauea mandato prima per quietar leguerre che erano fra loro di molto tempò,&: fi vecideano mol ti,io li rifpofi effere proceduto, perchio ero fiato fanciullo» Poi domandò all'Interprete fé noi lo conduceuamo forzatamente che l'hauefììmo pigliato nella guerra , o pur egli vive" niua di fua buona volontàri rifpofe che era con noi di fua propria volontà , cV molto focile fatto della compagnia noftra»Tornò a dimandare,perche non menauamo con noi fé no lui folo che grintendeflì,cV perche noi no intendeuamo tutti gli altri,poi che erauamo fìgliuo li del Sole,li rifpofe , che'l Sole ancora hauea generato lui , di gli hauea dato linguaggio per potere intender lui, di me, & glialtri , che il Sole fapeua bene che efiì dimoravano quiui, Viaggi vol»3°» zz v ma IP ; t: A 11 '! ; ! % \y I ;><>;: » :' -• iftliJ .1H1I1 li." 1 y l 0-r ' ■'■' . ■ 1 ; : ;|ffe Hit : 4 ■p 1 ; ti ; ■ Ai, «i* . ' DI FERNANDO ALARCHON ma che g hauere da fare molte altre cofe, cV effere io piccolo no m'hatiea mandato prima. Et egli riuoko a me diffe fubito, vieni dunque tu qua per effer Signor noftrof cV che ti habbia» mo a feruire ? Io penfando che non li doueffi piacere che li diceffi di , li rifpofì che non per Signore,ma ben per fratello,éV per dargli di quel che haueffì.Mi domando fé mi hauea gè» nerato il Sole,come gli altri , cV fé ero fuo paréte o fuo figliuolo, li rifpofì che ero fuo fìgliuo Io. Seguito egli a domandare fé glial tri che erano meco, erano figliuoli anch'elfi del Sole, rifpofegiicheno , ma che s erano creati con me nella medefima terra, doue io m'ero alleua» to. All'hora egli grido con voce alta cV diffe, poi che ci fai tanto bene,ei non vuoi che faccia» no guerra,cY fei figliuolo del Sole, cV vogliamoti tutti tenere per Signor noftro,cVfcruirti fempre,perd ti preghiamo che tu non te ne vada ne ti parta da noi,cV fubito li volto alla gerì te, et gli comincio a dire come io ero figliuolo del Sole , cY pero' tutti m'eleggeffero per Si» gnore, Quegl'Indiani vdito quefìo, rimafero ftupefatti oltre modo,cY fi vernano accoftan do tuttauia più a guardarmi . Mi fece quell'Indiano anco altre domande,che per euitare d'ef fere troppo longo , io non le narro,cV con quefto ce ne paffammo il giorno,cV già che s'ap» proffimaua la noite,incominciai ad affaticarmi col miglior modo che potetti di metter quel l'huomo con effo noi nella barca , 5C egli recufando di farlo,gli diffe l'Interprete che l'hauré» mo lafciato dall'altra parte del fiume , cV con quella conditione egli v'entro\cY quiui io gli fé ci molte carezze , de il miglior trattamento che potetti, afficurandolo tuttauia, 8£ quando giudicai che fj foffe tolto d'ogni fofpetto , mi parue di domandarli qualche cofa di quel pae- '. fé. Et tra le prime che io li domandali! fu,fe mai per innanzi haueua veduti altri come noi, o fentito nominargli,rifpofe di no , eccetto che haueua intefo dalli vecchi che molto lÒtano di quel paefe v'erano altri huomini bianchi,et con barbe come noi,cY che altro non fapeua. Gli domadai fé hauea notitia d'vn luogo che fi chiamaua Ceuola, cV d'un fiume che fi chia- maua Totontoac, òC rifpofe di no , onde io veduto che non mi pò tea dar nuoua di Fracefco Vazquez ne della fua gente, determinai d'interrogarlo delle co fé di quel paefe cY del loro modo di viuere,cY cominciai a dirgli fé teneano che vi foffe vn Dio creator del cielo cV della terra,o pur alcun Idolo,cY rifpofemi che no,ma che teneuano il Sole in maggior ftima cV ve neratione di tutte l'altre cofe,perche gli fcaldaua,cY gli facea nafcere le loro femenze , cV che di tutto quel che magiauano gliene lanciauano vn poco all'aere.DiiTìgli poi fé haueano Si» gnore,& rifpofe di no, ma che ben fapeano che v'era vn grandiffimo Signore , ma non ha» ueano notitia a qual parte fuffe,cY io li diflì cheftaua nel cielo, cV che fi chiamaua Giefu ChriftOiCV non mi curai di (tendermi in più theologie con effo lui. Gli domandai fé hauea no guerra, cV per qual cagione,mi rifpofe di fi , cV molta grande dC fopra cofe leggieriiìlme, perche quando non haueano caufa da farle, s'vniuano infieme,&qualunchedilorodicea andiamo a far guerra in tal parte , all'hora tutti fi moueano con l'armi.Gli diffi chi di loro co anadaua alla gente , rifpofe che li più vecchi cV i più valenti , cV che quando quefti diceuano che non faceffero più, fubito fi ritirauano dalla guerra. Gli domandai che mi dicefTi che fa» 1 ceuano di quegli huomini che vccideuanin battaglia , rifpofemi che ad alcuni cauauano il cuore,cY fé lo mangiauano,et altri bruciauano , et foggiunfe che fé non foffe fiato per la mia giunta in quel luogo, che già eflì farebbono in guerra, cY perche io gli comandauo che non la doueffero fare,cV lafciaffero l'armi, però fin tanto che io non dicefii loro che le ripigliaffe- ro,non fi fariano rhoffi a guerreggiare con altri, 8C che fra loro diceano, che poi ch'io ero ve nuto alloro, haueano rimoffa la volontari far guerra, cV haueano animo buono di feguire la pace* Si lamentò d'alcuni che reftauano a dietro in vna montagna chefaceano loro gran guerra , ÓY vccideano molti di loro , gli rifpofì che da li auanti non doueffer più temere , per che io gli haueuo comandato che fteffero in pace , & che quando non l'haueffer fatto , li ca- fìigaria,cY ammazzeria.Mi rifpokin qual modo , effendo noi fi pochi , cY efli in tanto mi* mero , li potria vccidere. Et percioche era hoggimai tardi, cY già vedeuo che riceueua mo» leftia di ftare più meco , lo lafciai vfcire fuori , cY ne Io mandai molto contento* Da Namachato & altri principali di quelli Indiani riceuono molte 1/ettoaaglte aprano che piantino nelle loro terre la Croce , <& ingegnagli ad adorarla. Hanno relatwne di molti popoli , di loro di* uerfi linguaggi , & de coìtami circa il Matrimonio, come panifcono l'adulterio , delle opinioni che hanno de morti, & delie infermità che patiscono. L'altro giorno di buon hora venne il principal loro detto Naguachato, 8C diffemi che io levi; vfciffì i ELATIONE, 3< $4 A vfciflì in terra perche hauea gran vettouaglia da darmi. Et perciò che mi vedeuo in parte fi- cura Io feci fenza indugio, cV incontinente venne vn vecchio con torte di quel Maiz cV cer te piccole Zucche,cY chiamandomi ad alta voce,8c facendo molti atti con la perfona cY con le braccia fi venne ad accoftarmifi , cV fattomi riuoltarverfo quella gente, & Umilmente ri- uolratofi anch'egli le diffe, sagveycacV tutta quella gente a gran voce riipofe, h v , Se of- ferfe al Sole di quelche hauea quiui d'ogni cofa vn poco,cY cofi a me vn'altro poco (ben che poi mi delle il reftante) cV il medefimo ordine tenne con tutti quei che erano meco, dC venti to fuori l'interprete,io per fuo mezzo gliene refi gratie, dicendo loro che per effer le barche cofi piccole non hauea condotte meco molte cofe da poter dar loro in contracambio , ma che ritornando vn'altra volta l'haurei fatto , cY che fé fuffero voluti venire con meco in quel le barche alle naui che haueuo a baffo del fiume, gli haurei dato molte cofe* Elfi rifpofero che l'haueriano fatto molto allegri in vifta. Quiui per il mezzo de l'interprete volfi lor da- re ad intender che cofa era il fegno della croce, cVimpofì loro che mi portaffero vn legno, delqual feci fare vna gran Croce, 8C comandai a tutti quei che erano meco che nel farla l'ado raffero, 6V fupplicaiTer il noftro Signor che gli deffe la gratia che tanta géte veniffe in cogni tione della fua fan ta fede Catolica, cV fatto quello dilli loro per l'interprete che io li Iafcia- uo quel fegno,in fegnal che io gli teneuo per fratelli , cV che me lo guardaflero con diligen- za fin che io fulTi ri tornatocene ogni mattina fi doueffero tutti inginocchiare nel leuar B del Sole innanzi d'effo. Et eglino la tolfero incontanéte, cY fenza toccar terra la portarono a piantar nel mezzo delle cafe loro , doue tutti la poteffero vedere , 6V diffi lor che fempre la adoraffero perche quella farebbe che gli guardarebbe da male.Mi domandaron fino a quan to l'haueuano effi a metter fotto terra & io glielo moftrai. Fu molta la gete che andò ad ac- compagnarla, cY quei che quiui reftarono m'interrogarono in qual modo haueano da giun ger le mani, cY a che guifa s'haueano da inginocchiare per adorarla , cY moftrauano d'hauer vn gran péfìero d'impararlo. Quefto fatto,prefì quel principal della terra, cV: con elfo entra to nelle barche mi miffi al mio cammino nel fìume,cY tutti di qua et di là della riua m'accom pagnauano con grande amoreuolezza cY mi fèruiuano in tirar l'Alzana, cY tirarci dalla ghiaia doue fpeffo entrauamo, percioche in molti luoghi trouauamo il fiume cofi baffo che non v'era acqua per le barche, Cofi andando vem'uano de gl'Indiani che io haueuo lafciati a baffo a dirmi che io gl'infegnaffi bene la maniera come, che haueano da giungere le mani nell'adoratione di qlla Croce : altri moftrauano fé le ftaua bene pofte in quel modo, in mo' do che nò mi lafciauan ripo fare* Vicino all'altra riùa del fiume era maggior quatità di gente che a gran fretta mi chiamauono chedoueffi pigliar delle vettouaglie chemiportauano. Et -jjche m'accorfì che l'uno haueua inuidia a l'altro, g non lafciar coftoro difeon tenti, lo feci, cY quiui comparfe vn'altro vecchio come ilpaffato che mi porto' della vettouaglia con le mede ^ fime cerimonie cY offerte,cY volfi da lui intender qualche cofa come dall'altro.Coftui limila D mente diceua all'altra gente, quefto e il Signor noftro, già voi fapete quanto tempo e v che noi fentimmo dire da gli antichi noftri, che al mondo era gente barbata et biaca, et noi ce ne faceuamo beffe. Io che fono vecchio cY altri che qui fono non habbiamo giamai veduta al- tra fimil gente come quefta,8£ fé nò lo volete credere , guardate qlle che fono in qfto fiume, diamogli adunque da mangiare, poi che effi danno anco a noi dei cibi loro , feruiamo dì buon animo quefto Signore che ha buona volon tà , cY vieta che non dobbiamo far guerra; dC tutti ci abbraccia cY hano bocca mani cY occhi come habbiamo noi,cY parlano come noù A coftoro diedi umilmente vn'altra Croce come.haueuo fatto a quei da baffo , cY diffi lor le medefìme parole,lequa!i afcoltaron elfi di miglior vogIia,éY vfauano maggior diligenza di imparare quel che io gli diceuo. Paffando poi più fopra , trouai altra gente,da i quali l'in- terprete non intendeua cofa alcuna, Onde io diedi loro a intender per cenni le medefìme ce- rimonie dell'adoration della Croce, che a gli altri. Et quel principale huomo che io haueuo tolto meco mi diffe che più alto haurei trouata gente che haurebbe intefo l'interprete mio, SC effendo già tardi,alcuni di quefti huomini mi chiamarono per darmi della vettouaglia, et fecero il medefimo che glialtri, facendo fefte cY giuochi per darmi piacere. Io volfi intender che genteviueuono alla riua di quefto fiume , cY da quello huomo intefi che era habitatà da venti tre linguaggi , cY quefti erano i vicini al fiume fenza altri poco Iontani,cY che v'erano oltre quefti venti tre linguaggi,ful fiume anco altri che egli non conofceua. Gli domandai fé ogni popolo era iti vn folo rido tto,cY mi rifpofe che non,ma che erano più cafe fparfe per la canv t J,; ri ■ . L ». ■ M vfc aiti; ■ ■ :■;■ lo M ■ 11 1*!is la ■ra ■ir, ""^ " Hif; ■;!'< I„ . Vi .llll SI Sii ' D I F E R N" A'N: D O A L'AJR CHON la campagna, & che ogni popolo haueua il Tuo paefe feparato cV conofciuto , cV che in ogni habitatione era gente affai* Mi moftrd vna villa che era in vna montagna,che diceua eflerui gran moltitudine di géte cV di mala forte,che faceua a coloro con tinoua guerra,che effendo tenza Signore cV habitando quel luogo deferto, doue fi raccoglieua poco Maiz defcendea.* no alla pianura a pigliarlo a baratto di pelle di ceruo,delkqualiandauan veftiti , con ve> ile lunghe,lequali tagliauano con rafoi dC le cuciuano con aghi fatti d'offo di ceruo. Et che haueano le cafe grandi di pietra . Io li domandai fé quiui v'era perfona alcuna di quel pae>- ie,& trouai vna donna che portaua vn veftimento come vna mantellina che le pigliaua dal-* la cintura fino in terra,di cuoio di Ceruo ben concio* Gli domandai poi fé la gente che habi taualariuadiquel fiume ftaua fempre ferma quiui, o pur a qualche tempo andaua aviuer altroue , mi rifpofe che di fiate faceuano l'habitation quiui cV vi feminauano , cV fatto il rac» colto fé n'andauano ad habitar ad altre cafe che haueuano alla falda della montagna lontani dal fiume, OC m'acénd che le cafe erano di legno interrazzate dalle parti di fuori,et feppi che faceuano vna ftanza tonda doue dimorauan tutti infieme huomini 8C donne* Lo domadai fé effi haueuano donne a commune , mi dille di no , che colui che [i maritaua haueua da te- ner vna fola moglie» Volfi intender l'ordine che teneano nel maritarfi,cV diffemi che s'alcu- tio haueua qualche figliuola fé n'andaua doue era la gente , dC diceua , io ho vna figliuola da ì-naritare,ci e v qui perfona alcuna che la vogliaf cV fé quiui era chi la voleffe,rifpondea volerla £C ii concertaua il matrimonio , dC che il padre di quelche la voleua portaua qualche cofa a donar alla giouane,cY da quell'hora auanti sìntendeua effer fatto il matrimonio , cY che can tauano cVballauano , cV venuta la fera i parenti li pigliauano,cV li lafciauano foli in luogo n Indiano di quella riuiera hanno relatione del flato di Ceuola &" della qualità & coftumidi C quelle genti , <& del lor Signore, <& parimente delle terre mi non molto diflantt, dette tuna Qmcama^ & l'altra Coana. ,da quelli di Quicama , & da altri Indiani indi non molti diflantt riceuonocortefia. Co fi nauigando giunti doue erano molti Indiani, &" vn'altro Interprete,ilquale io feci eri trare con meco nella barca,cY percioche faceua freddo , cV la gente veniua bagnata , fallai in terra,et comandai che fi faceffi fuoco, cY ftando cofi a fcaldarci,arriuò vn Indiano che mi det te nel braccio,moftrandomi coldito vn bofeo, fuor delquale viddi vfeireduoi fquadroni di gente ATI O NE gente con le lor armi , cV mi moftrd come veniuano a darci alla fronte, cV io perche non vo- leuo rompermi co niuno,raccolfi la mia géte ne i battelli,cY gl'Indiani che erano co elfo me- co fì gittarono a nuoto , bC fifaluarono all'altra riua. Io in tanto domandai a quello Indiano che haueuo con meco che gente era quella che era venuta fuor del bofeo , mi diffe che erano fuoi nimici,et pero' che quelli altri nel giùger loro fenza dir motto s'erano meffì nell'acqua, cV ciò hauean fatto,perche voleano tornar a dietro, trouadofi fenz'armi,per non l'hauer por tate nel venire con elfo loro, hauendo intefo il comandamento cV voler mio,che non volt* uo che fi portaffero. Volfi domandare a quefto Interprete il medefimo che haueuo domane dato all'altro delle cofe di quel paefe , perche in alcuni popoli io haueuo intefo che vn'huo- pò vfaua d'hauere molte moglie, bC in altri non più d'una. Hor feppi da lui che era flato in Ceuola,che ci era il camino d'un mefe dalla terra fua , dC che da quel luogo agiatamente per vn fentiero che andaua feguitando quel fiume s'andaua in quaranta giorni,c¥ che la cagion che lo molle a andarui,era fiata folo per vedere Ceuola , per effer cofa grande , che haueua le cafe altiffìme di pietra di tre cY quattro folari , cV con fìnefìre da ciafeuna banda , circondate all'intorno d'un muro d'una ftatura cY mezza d'huomo d'altezza,cY che difopra et da baffo erano habitate da gente, tY che vfauano le medefìme armi che vfauano qgli altri che haueuo veduti,cioè,archi,cY frezze,mazze,baftoi 8C rotelle: et che haueuano vn Signore, et che ari dauano veftiti di matelli,et con cuoi di vacche,et che i loro mantel li haueuano vna pittura a torno,cV il Signor portaua vna camicia lunga molto fottile cinta, dC ài foprapiu matelli:8£ le donne veftiuano veftiméri molto lunghi, cV che erano bianche,cV andauano tutte coperà te: cV che ogni giorno ftauano alla porta del Signor molti Indiani per feruirlo, dC che porta nano moltepietre azzurre , lequali fi cauano d'vna roccha di faffo,cY che coftoro non haue- uano più d'una moglie con chi Ù maritauano, dC quando che moriuano i Signori, fi fepeli- uano con effo loro tutte le robbe che haueuano» Et fimilmente nel tempo chemangiano, vi ftanno molti de i fuoi alla lor tauola à corteggiarlo,^ a vederlo mangiare,et che magiano con touaglie,et che hanno bagni. Hor giouedi nel far del giorno veniuano gl'Indiani col anedefimo grido alla riua del fiume, 3C con maggior volontà di feruirci, portandomi da ma giare,cV facendomi la medefima buona cera che mi haueuano fatto glialtri , hauendo imzCo chi io ero, et dando loro le medefìme croci col medefìmo órdine che a glialtri.Et caminado poi più in fu,peruennia vna terrra , doue trouai miglior ordine,percioche obedifeono total mente gli habitatori che vi (ono a vn folo. Hor ritornando a parlare di nuouo con l'Inter- prete dell'habitationi di quei di Ceuola, mi diffe,che quel Signore haueua vn cane Ornile a quel ch'io menauo. Volendo io poi magiare viddi queflo Interprete portar innanzi et in. dietro certi piatti, onde mi diffe che il Signor di Ceuola n'haueua di fimili anch'egli, ma che erano verdi, dC che niun'altro v'era che n'haueffe fé non il Signoresche erano quattro, i quali haueua hauuti con quel cane , cV altre cofe da vn huomo nero che portaua la barba, ma che egli non fapeua da qual banda foffe quiui capitato,cV che il Signore poi lo fece veci- dere per quanto egli haueua intefo dire. Gli domandai fé fapeua che alcuna terra foffe quiui vicina,mi rifpofe che nel montare del fiume,ne fapeua alcune, cV che fra glialtri v'era vn Si- gnore d'un luogo chiamato Chicama, dC vno d'un'altra terra chiamata Coama, 8>C che haue uà fotto di loro molta gente:et dipoi datomi qfto auifo,mi chiefe licentia,p potere ritornare da i fuoi cópagni. Di qua mi pofi a nauigare di nuouo, cV apprettò a vna giornata trouai vn luogo dishabitato,doueefIendo io entrato/oprauénero forfè cinquecento Indiani con fuoi archi cV frezze,& inflemecon loro era quel principale Indiano detto Naguachato ch'io ha- ueuo lafciatOjCV mi portarono a donare certi Conigli, 8C Yucas,cY hauendo fattia tutti buo na cera, volendo partirmi , gli diedi licetia di ritornare alle lor cafe.Paffando il diferto più in nanzi,arriuai a certe capanne , donde m'vfcì incontro molta gente con vn vecchio innanzi, gridando in linguaggio cheilmio Interprete ben intendeua,cVdiceua a quegli huomini, fratelli, vedete qui il Signore,diamogli di quel che hauemo,poi che ci fa del bene, cV e paffa to per tante genti difeortefì per venirci a vedere , cV detto queflo offerfe al Sole , cY poi a me medefìmamente come haueano fatto glialtri. Coftoro haueuano certi facchi grandi , cY ben fatti di feorze di befluchi, cY intefi che era qfta terra del Signor di Quicoma,i quali vernano (blamente a raccogliere il frutto delle loro temenze quiui la ftate , cY fra loro trouai vno che intendeua molto bene il mio Interprete , onde io con molta facilita feci a coftoro il medefì- mo officio delle Croci che haueuo fatto con gli altri da baffo» Haueuano quelle genti del bambafo, !" r f:' -vii'.. ' ■li'. I "'■'*.!* "P 1 Ij'ti ■■',■: (;j ■ .. Ì$m §'' 'imi i. DI FERNANDO ALARCHON bambafo,ma non pigliauano molta cura di farlo per non efferefra loro perfona che fapeili téffere per farne veilimenti. Mi domandarono come haueuano da piantare la Croce quan- do foriero ritornati a cafa loro che era alla montagna , dC fé era bene di farle vna cafa a torno, accio non fi bagnalTi, cV fé gli doueuano porre cofa alcuna alle braccia. Io gli dilli di no , 5c che folo baftaua che la poneffero in luogo che da tutti fufTe veduta, fin che io ritornafìì,c\:fe per cafo vernili alcuna géte da guerra,mi offerfono di mandare meco più géte, dicendo che erano cattiui huomini quei che io trouerei difopra,ma io nò volfl accettarla, tuttauia vi veri nero venti di loro, i quali nell'auicinarmi a quei che erano nimici loro, me ne auifarono , OC io trouai le loro femmelìe pofte alla guardia ne i loro còfìni, Sabbato da mattina trouai vn gran fquadrone di gente affifa (otto vna frafeata grandiflima , cV vn'altra parte di fuori , dC veduto che no [i leuauono in pie, io me ne pallai di logo al mio viaggio,ciò veduto da loro, ii leuò in piede vn vecchio che mi diffe Signor , perche nò vuoi pigliare da noi da magiare? hauendone pigliato da glialtrirlo gli rifpofi che non pigliauo fé non quel che mi era dato,et non andauo fé non da quei che mi domadauano. Quiui fenza indugiare mi portarono moì ta vettouaglia,dicendomi che poi che nò entrauamo nelle cafe loro,cV ci ftauamo di di,cV di notte nel fiume,cV effendo io figliuolo del Sole, tutti mi doueffino tenere g Signore, Io feci lor ceno che fi poneflero a federe, & chiamai quei vecchio cheintédeua l'Interprete mio , 8C gli domandai di eh i era quella terra,cV fé quiui era il Signore,mi rifpofero di fi,et lo kci chia mare,cV venuro,l'abbracriai monitrandogli grande amore,et vedédo io che tutti haueuano piacere delle carezze ch'io gli faceuo, Io veftfd'vna camicia,cY gli donai altre cofette, cV or- dinai all'Interprete che diceiTi a quel Signore il medefìmo che haueuo detto aglialtri, dop- pò gli diedi vna Croce,laquale egli prefe di molto buona voglia come glialtri, cV quefto Si- gnore fé ne vene vn gran pezzo con meco fin tanto che fui chiamato dall'altra parte del fiu me doue fta uà il medefìmo vecchio con molta gente, allaquale io detti vn'altra Croce,dicen dogli il medefìmo che haueuo detto a gli altri,cioé, quel che ne haueua a fare, Seguédo poi il mio camino incòtrai vn'altra moltitudine di gente co quali véne il medefìmo vecchio che intédeua l'Interprete mio,et veduto il fìgnor loro che mi moftraua,lo pregai che fé ne volef- fi venire con meco nella barca, ilche egli fece di buona voglia,cV cofi me n'andauo per il fiu- me fempre montando,cV il vecchio mi veniua inoltrando quali erano i Signori,cY io parla- uo loro fempre con grande affettione,cY tutti moftrauano d'hauer grande allegrezza, cV di ceuano molto bene della mia venuta, La notte mi ritirauo nel largo del fiume, dC domanda- uogli di molte cofe di quel paefe,cV trouai in lui cofi buona voglia cV difpofìtiòe nel dirme- le come in me defìderio di voler faperle ♦ Gli domandai di Ceuola,cV mi diffe che egli v'era fiato, cV che era vna nobil cofa, cV il Signor d'effa era molto vbbidito,cV che v'erano altri Si- gnori all'intorno co quali egli haueua continoua guerra. Gli domandai fé haueuano argéto OC oro,cY egli veduti certi fonagli, diffe che n'haueua del color di quelli, volfi intendere fé lo faceuano li, OC mi rifpofe di no , ma che Io portauano d'vna montagna , doue ftaua vna vec- chia.Gli domandai fé haueua notitia d'un fiume che fi chiamaua Totonteac, mi rifpofe che foifo Coco no > ma j? ben d vn'al tro fiume grandiffimo,doue fi trouauano Lagartos fi gradi , che di loro drili. cuoi fi faceuano rotelle, & che adorano il Sole ne più ne meno come gli altri paffati,cV quan do gli offerifeono de i frutti della terra, li dicono, piglia poi che tu ce gli hai generati , cV che l'amauano molto,perche gli fcaldaua,cV che quado nò vfciua fentiuano freddo, Quiui poi nel ragionare cominciò a dolerfi aIquanto,dicendomi,non fo perche il Sole vfì quefti termi ni con noi,che non ci da pani ne chi gli fili,ne chi gli teffa,cV altre cofe che da a molti altri,&: fi lamétaua che quei del paefe non gli lafciauano entrare dentro, 8C nò gli voleuano dare del le loro femenze, io gli dilli che ci hauerei dato rimedio,di che egli rimafe molto fodisfatto» Dagl'Indiani hanno relatione ,perche li Signori di CeuoL Scaferò il moro qual andò con fra Marco, & altre molte coJè;&dellal>ecchia detta Guatala ,qualy me in ~\na lacuna fen^a prender cibo* D efcnttwne duri animale fon la pelle del quale fanno targherò* fattone che di lor prendono che fiano di quelli chrijiiam "Veduti in Ce- rnia , & come accortamente fi faluano. L'altro di che fu la Domenica,non era anco ben giorno quando incominciò il gridar co> me fi {o\em } U era di tre o quattro popoli che haueuano dormito vicino al flume,afpettado- mi, lagartos, l RE LATI ONE, 368 li mi,6V prendeuano il Maiz, & altre Temenze in bocca,& mi fpargeuan con quelle , dicendo che quella era la maniera del facrificib che faceuano al Sole,doppo dieronmi di quella vetto uaglia da mangiare, èV fra l'altre cofe di molti fafuoli Jo donai a cofloro la Croce come haue uo latto a glialtri,5d in tanto quel vecchio diceua loro cofe grandi del fatto mio, et mi fegna- laua col dito,dicédo,quefto e il Signore,fìgliuolo del Solermi faceuano pettinar la barba, cY ben ordinare la verte che io portauo addoffo Et tanto era la credenza che haueuano in me,che tutti mi diceuano le cofe che erano paffate,et paffauano fra loro, cV l'animo buono o v cattiuo che haueuano l'uno al'altro.Io gli domadai per qual cagione elfi diceuano a me tut- te le cofe loro,cV quel vecchio mi rifpofe, tu (zi Signore,cY al Signore non fi debbe tener ce- lato cofa veruna. Doppo quelle coCe feguendo il camino,ricominciai a domadargli delle co fé di Ceuola, cV fé fapeua che quei di quel paefe haueffino veduto mai gente Amili a noi , mi rifpofe di no , eccetto vn negro che portaua a piedi , cV alle braccia certe cofe che fonauano: voflra Signoria debbe hauere in memoria come flaua queflo negro che andò con fra Mar- co che portaua li fonagli, & le penne nelle brazza,cV gambe,et chel portaua piatti di diuerfi coloniche era poco più d'un anno che era capitato quiui. Gli domadai la cagione, perche fu morto,cY egli mi rifpofe, che il Signore di Ceuola gli haueua domandato fé haueua altri fratellini rifpofe che n'haueua infiniti, de che haueuano molte arme co loro,ne erano mol- to lontani di li.II che vdito,fi miifero in conflglio molti Signori,et concertaron dVcciderlo, | accioche non haueflì da dar nuoua a quelli fuoi fratelli , doue elTi fìauano , cV che per quefta cagione l'uccifero,cY ne fecero molti pezzi,i quali furono diuifi fra tutti quei Signori,accio fapeffero del certo, effer morto, cV che flmilmente haueua vn cane come il mio, iì quale fece anco vecidere di li a molti giorni. L'interrogai fé quei di Ceuola haueuano nimici, 8C mi dif fé che fi,cY mi racconto quattordici o quindici Signori , che haueuano guerra con elfo loro, & che haueuano man telnet gli archi proprrj delli fopradetti,ben mi dille che hauerei troua lo nel montar fu pel fiume, géte che nò haueua guerra alcuna ne con vicini, ne co altri. Dif- femi che haueuano tre o quattro forte d'alberi di bonifiimi frutti da mangiare , cV che in vna certa laguna habitaua vna vecchia, laquale era molto offeruata,& feruita da loro , cV flaciaua in vna certa cafetta che quiui era,cV che nò magiaua giamai, & che quiui fi faceuano di quel le cofe che fonauano, 8C che allei erano donati molti mantelli,piume,cY Maiz. Gli domar* dai del nome,cV mi diffe che fi chiamaua Guatuzaca,et che erano in quel contorno molti Si gnori che nel loro viuere , dC morire , vfauano li medefimi coflumi di quei di Ceuola, iquali haueuano loro habitationi di fiate con mante dipinte,^ d'inuerno habitauano in cafe di le> gname di duoi o tre folari d'altezza, et che tutte quefte cofe haueua egli vedute , eccetto che la vecchia* Et ritornando a domandargli anco più cofe,nò volferifpondermi, dicendo che era fianco di me,et effendofi polli molti di quelli Indiani all'intorno,diceuano fra loro,guar diamolo bene, perche lo riconofeiamo quando ritornerà". Il lunedi feguente era il fiume cir condato di gente della medefima maniera, cV io ricominciai a domandare il vecchio che vo leffe dirmi la gente che era in quel paefe, ilquale mi rifpofe che penfaua che già me ne fufii di anenticato,cV quiui mi raccontò d'vna infinità di Signori, cY di popoli che paffauano du- geto:cV ragionatomi dell'armi, mi diffe che alcuni di loro haueuano certe rotelle grandiffi- me di cuoio , groffe più di due dita. Gli domandai di che animali le faceffero , cV mi deferiffe vnabefliamolto grande, a guifa di vacca, ma più d'vn gran palmo longa,cV li piedi lar- ghi^ braca grofii come vna cofefa d'huotno,c\: la tefla di lunghezza di fette palmi,il fronte- di tre fpane,cV gliocchi più grotti che vn pugno , cV le corna della lòghezza d'uno fchicho, deliequali vfeiuan punte acute,lunghe d'vn palmo,i piedi cV le mani grandi più di fette pal- mi co vna coda torta,ma molto groffa, dC difledèdo le braccia fopra'l capo,diceua che era ar* co più alta. Mi diede poi notitia d'vn'altra vecchia che habitaua dalla bada del mare. Que- llo di confumai in dar delle croci a qlle géti come haueuo fatto a glialtri . Quel mio vecchio fmonto a terra,cV fi miffe a parlamelo con vn'altro, che quel giorno l'haueua chiamato mol te volte, cV quiui amendui faceuano nel parlare molti atti, maneggiando le braccia , Se mo- arandomi. Io mandai perciò fuori il mio interprete , perche R poneffe allato di loro , cV gli afcoltaffe,cY indi a poco lo chiamai,8t" gli domandai di che parlauan coIoro,cV egli diffe che colui che faceua quegli atti,diceua all'altro che in Ceuola erano altri fimili a noi co le barbe, SC che diceuano che erano chrifliani , cV che amedui diceuano che tutti doueuano effer vna cofa medefima, dC che farebbe flato bene d'ammazzarci,accioche quegli altri non fapeffera u cofa ,■'" V i ,!t "| ! ' •V'^'li ilo DI FERNANDO ALARCHON cofa alcuna di' noi , onde veniffero a farci noia , cV che il vecchio gli haueua rifpofto, coftui e E fìgliuol del Sòle,cÈ Signor noftro, ci fa del bene, ne vuol venire alle cafe noftre anchora che ne lo preghiamo, non ci toglie cofa niuna dei noftro,non vuole le donne noftre, cY che final mente haueua dette molte altre co fé in mia lode 8C fauore, dC con tutto ciò l'altro fi oftinaua chenoi doueuamo effer tutti vna cofamedefìma,cYcheil vecchio dirle andiamo da lui OC domandiamogli fé e chriftiano come gli altri, ò pur fìgliuol del Sole,cY il vecchio fé ne vene a me cY diffemi nel paefe che voi mi domadafti di Ceuola dimoran altri huomini della qua^ lità voftracio feci all'hora del marauigliofo,et rifpofi che non era poffibile,et effi mi affirma ron che era vero , èY che haueuan veduti duoi huomini venuti di là,iquali referiuan che por tauano come noi tiri di fuocho , cV fpade » Io li domandai fé coloro gli haueuan veduti co proprfj occhi, & mi rifpofero di nò,ma che gli haueua veduti certi fuoi compagni. Alihora mi domando fé io ero figliuolo del Sole,cY gli rifpofi di fu Elfi differo che il medefimo dice uan quei chriftiani di Ceuola, cY io gli rifpofi che farebbe ben potuto effere* Mi interroga^ ron poi fé quei chriftiani di Ceuola, fodero venuti a congiungerfi meco ciò che hauremmo fatto,et io rifpofi loro che non doueuan temere di cofa veruna,perche fé effi foffero figliuoli del Sole come diceuano,farebbon miei fratelli, cV haurebbò vfato veri o di tutti la medefima condii 8C amore che io faceuo, onde con quefto parue che rimaneffero fodisfatti alquanto» Gli è detto che fino disiami da Ceuola dieci giornate , & che 1/ifono delli chriftiani che a quelli Signori I fanno guerra. Bella Sodomia che esercitano quegli Indiani con quattro giouam a talferuigio dedicati \quali portano habito muliebre. Nonpotendo dar difenouellaa quelli di Ceuola a feconda del fiume fanno ritorno alle Naui. Gli richiefi poi che mi diceflero quante giornate era quel regno di Ceuola, che diceuano funge da quel fìume,cY quel huomo rifpofe che ci era vno fpatio di dieci giornate fenza ha fc>itan'one,cY che da li auanti egli nò ne faceua ftima,perche fi trouauon gente. Io con quefto auifo veni in defiderio di dar notitia di me al Capitano, cY lo comunicai co i miei foldati,fra quali non ritrouai niuno che volerle andarui , ancora che io offèriffe lor molte cofe da parte della Signoria voftra, folo vn fchiauo moro ancor di mala voglia mi fi ofFerfe d'andarui,ma io afpettauo che veniffero quegli Indiani che mi era flato detto, et co quefto ce n'andammo al noftro camino pel fiume cótra acqua con il medefimo ordine di prima» Quiui mi moftro il vecchio per cofa marauigliofa vn fuo figliuolo veftito in habito di donna effercitando i! fuo officio , io li domandai quanti ve ne era di quei tali fra loro,et diffemi che eran quattro, cY che quando qualch'un d'effì moriua , fi faceua diferittione di tutte le donne grauide che cran nella terra , cY che la prima d'effe chepartoriua mafehio era deputato a douer far quello effercitio muliebre, cV le donne lo veftiuan dell'habito loro , dicendo che poi che haueua da far quel che doueuan far effe fi pigliaffe quel veftimento: quefti tali non poffono hauer com I mercio carnale con donna alcuna,ma fi ben con efìì,tutti i giouani della terra che fon da ma ritarfì.coftoro no riceuon cofa veruna per quefto atto meretricale da quei del luogo , perciò che hanno libertà di pigliar cioche troua in ciafeuna cafa per bifogno del viuer loro* Viddi fimilmente alcune donne che conuerfauan dishoneftamente fra gli huomini, cV domandai il vecchio fé eran maritate,ilquale mi rifpofe di no,ma che eran femine del mondo che viue- uanfeparatamente dalle donne maritate* Ioveniuopur con quefti ragionamenti folleci- tando che veniffero quegl'Indiani che diceuano d'effer flati a Ceuola, cV mi diffono che era^ no lontania otto giornate di li , pero che vi era ben fra loro vno che era compagno d'efli c\C che gli haueua parlato effendofi in connato in loro quando andaronper veder il regno di Ceuola , OC gli differo che non doueffe ir più oltre , imperoche quiui haurebbe trouata vna gente braua come noi cV delle medefime qualità cVfatezze noftre, la quale haueua molto contefo con gli huomini di Ceuola , per che gli haueuan vecifo vn lor compagno moro,di- cendo perche l'hauete voi morto £ che vi ha latto eglifvi ha forfè tolto il pane,o fattoui altro malec'cV fimile paroleJEt diceuan di più che quefti tali fi chiamauan chriftiani che habitaua^ no in vn gran cafamento, cV che molti d'efii haueuano delle vacche come quelle di Ceuola, cV altri piccoli animali negri cV con lana cV con corna, cV che ne haueuono alcuni cheloro caualcauano che correuan molto, cV che vn giorno prima che fi paraffino non haueuan fatto altro dal nafeer al tramontar del Sole, che arriuar quefti chriftiani , 6C tutti fi fermauart quiui i quiui doue ftantiauano glialtri, cV che quefti duoi s'erano incontrati in duo Ghriftianiche gli haueuano domandato donde erano , cV fé haueuano luoghi feminati,cY effi gli haueuan detto clie erano di paefe lontano, cV che haueuano le feminate , cY che all'hora gli donarono vna picciola cappa per vno,cV gliene dierono vna che la doueffero portar a gli altri còpagni lorOjilche promtffero effi di fare,cV fi partirono tofto- Quefto intefo,di nuouo parlai con i miei còpagni per vedere fé qualch'uno voleffìandarui, magli trouaidel medefìmo volere di prima,et mi oppofero maggiori inconuenienti* Doppo chiamai il vecchio per veder fé ini haueffe voluto dar gente da menar con meco , & vettouaglia r> quel deferto,ma mi miffe innanzi molti inconuenienti cY difagi in che io harei potuto incorrere in quel viaggio, mo Arandomi il pericolo che era in andar auanti per vn Signor di Cumana,ilquale minacciaua di venire a far loro guerra, perche i fuoi erano entrati nel fuo paéfe per pigliar vn Ceruo, dC che io non doueuo perciò partirmi di qui fenza caligarlo* Et replicando io che ero forzai to d'andare in ogni modo a Ceuola, cV egli mi diflé che io lafciafli di farlo, perche s'afppetta ila che in ogni modo quefto Signore veneria a i danni loro,cV però nò poteuano efTi abban donare la fua terra per venire meco , cV che farebbe meglio che io haueffi dato pur loro fine à quella guerra,6V poi harei potuto andare accòpagnato a Ceuola^Et fopra di cio v venimmo a contendere tanto, che ci cominciammo a fcorrocciare,cY in colera vone vfeire della barca, maio lo ritenni, 6Y con buone parole l'incominciai a placare, veduto che importaua molto \ hauerlo amico, ma per carezze che io gli faceffi non potei leuarfo dal fuo volere nelquale ri mafe fempre oftinato* Io in tanto haueuo già mandato vno huomo alle naui per dargli noti fia del camino che haueuo difegnato di fare, Doppo richiefi il vecchio che lo faceffe torna- re,perche determinai che già che nò vedeuo alcun ordine di poter andare a Ceuola, cV di no ritardare più fra quella gente,acciò non mi fcopriffero,cY Umilmente volfi tornare in perfo- ha a vifitare le naui , con determinatione di ritornar vn'altra volta per il fiume ad alto , me- nando con effo meco altri compagni, cY laiciaruene altri che mi s'erano ammalati, cV dicédo al vecchio,cV a glialtri che io farei tornato,8£ lafciandogli al megiio fodisfatti che potetti(an chora che fempre dicenero che io mi partiuo per paura) me ne tornai g il fiume a Ceuola,8£ quel cammino chehaueuo fatto in mòtare il fiume contra acqua in quindici giorni OC mez zo , feci nel ritornare in duoi dì cY mezzo,per effere il corrente grande S>C rapido molto» In quefto modo carninando per il fiume a baffo,veniua alle riue molta gente a dirmi, perche ti jparti Signore da noiV che difpiacere ti è fiato fattoi non diceui tu che haueui da ftartene fem pre con effo noir'cV effer Signor noftro ? ritorna adietro che fé alcuno dalla banda di fopra ti ha fatto ingiuria alcuna,noi veniremo con le noftre arme teco per vcciderlo, et fimile paro> le piene d'amoreuolezza cY cor tefia. Giunti alle naui il Capitano fa nominare quellacofla la Campagna della Croce ,&'yifa edifcarel/n '■ ; ' ; Oratorio anofìra Signora: & il fiume chiama Buona guida &all'infu di quello fa ritorno ,^«*- uenutod Qmcamaó* aCoano da quelli S ignoriglieli fatamoltacortefia. Giunto ch'io fui alle naui trouai tutta la mia gente in buon effere quantunche molto af> flitta péir rifpetto del lungo tardar mio cV anco per che il gran corrente gli haueua fpezzati quattro fannie, cY haueuan perfo due Ancore lequali fi ricuperarono^Ragunate le naui in- fieme le feci mettere {o tto vn riparo, cY dar Carena alla naue fan Pietro,cY ridrizzar tutto ql che era neceffario,Quiui fatta adunaza di tutta la gente,gli efpofi loro la notitia che haueuo hauuto da Francefco Vàzquez,cY come potrebbe efler che in quel tempo delli fedici gior- ni che io ero ito nauigando per il fiume egli per auentura haurebbe hauuto notitia di me, cY cheero d'animo di ritornar fu vn'altra volta per veder fé fi foffe potuto trouar qualche mez tzo di congiungermi con effo lui , cY anchora che mi fuffe contradetto, feci metter in ordine tutte le barche, pche £ il fèruitio delle naui nò erano neceffarie. L'una d'effe io feci empiere di robba con cofé : da contracabiare,di fermento et altre femenzecon galline et galli di Caffi glia,cY mi partì fu per la fiumana, lafciato ordine che in quella capagna chiamata della croce facefferovn oratorio ouer cappella cY lo chiamaffero la chiefa della Madonna della buona guida, Qi. che chiamaffero quél fiume la buona guida per effer la diuifa di voftra Signoria, menai con effo me Nicola Camorano maggior Pilotto perche prendeffe l'altezze,et partì il Martedì che fu il quattordici di Settembre, cY il Mercoledìgiunfi nelle habitationi dei pri- t. _:. mi 1 l'i»,' M: ?£* % »(.', : . *< «, '*fp. |j ... f i : i V 1 *. 1 :' , ti V J !«':* "Il", ì 4'P ti' 'ili ■>-■''< ! ''»-.*'!' ■ ■'■' !v ..ir' lik' ;" " !■■: ■! !' r, ' : !J1j, ■:,; ; :i' "ilW" rft» , ; :' 1 DI FERNANDO A LARCHON mi Indiani, iquali corfero per vietarmi il palio credendoli che tuffi mo altre genti 5 percioche I conduceuamo con elio noi vn PifFero 5 cY vn Tamburino^ io ero vcflito di diuerfi pani da quei cheportauo,quando mi viddero la prima volta, cY quado mi conobbero fi fermarono anchora che non potetti ridurmeli buoni amici , onde io andauo lor dando di quelle femen se che io por tauo infegnandogli in qual modo le doueuano feminare , 8C nauigato che heb hi tre leghe, mi venne a trouare fino alla barca il primo interprete con grande allegrezza,al quale domandai perche mi hauea lafciato , diffe checerti fuoi compagni l'haueuan difuiato* Io gli kci buona ciera,cY miglior trattamento,accioche folle venuto di nuouo con meco, ve duto quanto m'importauadhauerlo appreuo.Si fcusò poi ch'era quiui rimafo per portarmi alcune péne di Papagallo,lequali mi diede.Gli dimadai che gente era quella,ec fé haueua Si gnor alcuno,cV mi rifpofe di ii,& me ne nomino tre o quattro,appreffo a qgli ventiquattro o venticinque nomi di popoli ch'egli fapeua, & che hauean le caie dipinte di dentro,cY che cofloro haueano contra ttation con quei di CeuoIa,cYche in due lune giungeua in quel Re gno. Difiemi oltre di quello molti altri nomi di Signori, cY d'altri popoli, i quali io ho de ferini in vn mio libro che io porterò in perfona a Voftra Signoria,ma quella relatione fum maria ho voluto dar in queflo porto di Colima a Agoflino Guerriero,accioche la mandi g terra a Voilra Signoria, allaquale ho da dire molte altre cofe dipiu. Ma tornando al mio ca mino giunfi a Quicama, donde qgli Indiani vfeirono a riceuermi co molto piacere, cV gran fefla,dicendomi che il Signor loro mi flaua afpettando,alqual giunto trouai che hauea feco ] cinque o ki mila huomini fenza arme,da i quali s'apparto con forfè dugento folaméte , che tutti portauano vettouaglia,fi moffe verfo di me,et egli veniua innanzi glialtri con grande auttorita , cV innanzi d'elfo , cY allato eran alcuni che faceano venire fcoflando la gente, fa- cendogli ilrada per donde potetti paffare.Portaua vna velie ferrata dinanzi, cY di dietro, cY aperta da i lati, allacciata con bottoni,lauorata a fcacchi bianchi cY neri,era di feorze di beffa gos molta fottile,cY ben fatta.Gionto che fui all'acqua,i fuoi feruitorilo prefero a braccia,cY lo miffero nella barca,doue fu da me abbracciato,cY riceuuto con gran fefla,moflradoIi mol to amore,delqual atto la fua gente che qunri flaua a vedere, moflraua grande allegrezza, Queflo Signore Ci riuolfe a fuoi dicendoli, che poneffero mente alla mia cortefia,che egli ef ièndo entrato alla libera con tal gente flranf era, pò teuano vedere quanto io foffe da bene,cY con quanto amore io lo trattauo,et perciò' fapefléro che io ero fuo Signore,onde tutti mi ha ueuano da feruire, cY far quanto io gli haueffi comandato* Quiui lo feci federe a mangiare d'alcune conferue di zucchero che io portauo , cV diffi all'interprete che lo ringratiaffe in mio nome del fauor che mi haueua fatto iti venire a vedermi, raccomadadogli l'adoratione della Croce, cY tutto il rimanete ch'io haueuo raccomodato a glialtri,cioè che viueffero in pa ce,cY lafciaffero le guerre , cY che follerò fra loro buoni amici fempre,egli rifpofe che era gra tem pò che fra loro continuaua la guerra con vicini, ma che da li auanti egli comanderia che foffe dato da magiare a tutti quei che pafTaffero per il fuo Regno, cY. che no gli faceffero ma> I le alcuno,et eh e fé pur qualche popolo venirle a farli guerra,egli gli diria come io haueuo co madato che viueffe in pace,cY che fé no la voleffero,el fé difenderla, etche mi prometteua chegiamai non andrebbe a cercar guerras'altri non veniflero a dargliela. Quiui io gli do- nai alcune cofette,cofì delle femenze che io portauo , come delle galline di Cartiglia, di che riceuette grandiffìmo contento. Et partendo menai con effo meco alcuni de i fuoi per con trahere amicitia fra loro , cV quegli ai tri popoli che erano difopra , cY quiui venne a me l'In- terprete per ritornarfene a cafa fua, cY io gli donai alcuni doni con che fi parti molto corner* to. Il giorno feguente giunfi a Coano,cY molti non mi conobbero vedédomi con altri pa- ni veflito, ma il vecchio che quiui era incontanente che mi riconobbe fi gitto v nell'acqua, di cendomi Signore ecco con effo meco l'huomo che mi lafciafli, ilquale comparfe quiui alle- gro, cV molto contento, dicendomi le gran carezze che gli hauean fatto quella gente,dicen do che combatteuano infieme ciafeuno in volerlo menar a cafa fua , éY che era cofa incredi- bile il penfiero che haueuano nello apparire del Sole , di giunger le mani,cY inginocchiarli innanzi la Croce. Io donai loro di quelle femenze,ringratiandogli molto del buon tratta- mento che haueua fatto al mio fpagnuolo,cV efìì mi pregarono che Io voleffi lafciare con lo ro,ilche gli concetti io fin alla mia tornata, de egli vi rimafe molto contento fra loro.In que- flo modo me ne montai il fiume conducendo con meco quel vecchio , ilquale mi referì che erano venuti duoi Indiani da Cumana a domandar de i Chriftiani,cY che egli gli haueua ri- fpofto RELATION E. : 370 fpofto che non gif conofceua,ma che ben conofceua il figliuolo del Sole , 8£ che l'haueuano perfuafo che fi folle vnito con effo loro per veciderme, et miei compagni» Io gli dilli che mi deffi duoi,Indiani,cY che gli andaffero a dire come io andrei a trGuarli, cV voleuo la fua ami- ftà,ma che fé elfi all'incontro volean guerra che io glie la faria di modo che faria loro djfpia- ciuto,cV cofi andauo fra tutta quella gente, cY alcuni mi veniuano a dire perche non dauo lo ro la Croce come haueuo fatto a gli altri,cY cofi glie ne dauo* Smontano in terrai* l'ergono che i popoli adoraua,no la Croce che gli haueano data* Dal>n Indiano fanno dipingere quel paefe ^mandano ~)/na Croce al Signor di Cumana , <& difeende a feconda del fumé, giungono alle nauuV eli' errore che pr e fero 1 Piloni del Con e fé infunar quella cofi a. L'altro giorno volfi faltare in terra a vedere certe capane, cY trouai molti fanciulli cV don ne cole mani giunte,cV inginocchiati innazi a vna Croce che io gli haueuo data, Quiui giù io che fui, feci il medefìmo anch'io,et parlando col vecchio,mi cominciò a dar informatione di più gente, cV più terre che egli fapeua. Et venuta l'hora tarda chiamai il vecchio che venif fi a dormire alla barca,mi rifpole di non voler venire,perch 'io lo ftancheria interrogandolo di tante co(c:io gli rifpofi che non gli hauerei domadato altro,fe non che in vna carta mi no taffe cioche egli fapeua di quel fiume , dC di che eifer era la gente che habitauano fu le riue di effo da tutti i lati, ilche egli fece volétieri, et doppo mi diffe ch'io gli dipigeffì il mio paefe in quel modo che egli mi haueua dipinto il fuo. Et per contentarlo gli feci far vna pittura d'ai' cune cofe,cV il giorno che venne poi entrai in certe mòtagne molto alte,fra lequali camina- uà quel fiume molto ftretto,etle barche vi parlarono faticofamente per non hauer chi tirarle l'anzana. Quiuiini vennero a dir alcuni Indiani che ci erano gente di Cumana,8£ fra glial tri v'era vn Incitatore che dom adaua per qual luogo noi haueriamo da parlare, cV dicendoli che per il fìume,andaua ponedo dall'una, cY l'altra riuadel fiume certe canne, fra lequali noi parlammo fenza riceuer danno alcuno che penfauano efTì di farci. Cofi caminado giunfi al- la cafa del vecchio che veniua con meco, cV quiui feci porre vna Croce molto alta, dC in effa feci metter lettere come io v'ero arriuato, de cio v feci gche fé per cafo folle quiui capitata gen te alcuna del generale,poteflI hauer notitia di me* Veduto finalmente poi che non poteuo venir a cognitione di quel che io defiderauo di fapere, determinai di ritornarmene alle naui cteffendo in puto di partire fopragiunfero quiui duoi Indiani che per interpretatori del vec chio mi differo che effì veniuano per ordine mio,che erano di Cumana,et che il Signor per, effer da quel luogo lontano molto no poteua venire , pero ch'io gli diceffi quel che voleuo* Io gli dilli che fi ricordaci di voler fempre pace , OC come io andauo per vifitare quel paefe, ma effendo forzato di ritornarmene g il fiume a baffo,nò lo faceuo, ma che ritorneria,et che in tanto elfi deffero quella Croce al fuo Signore,ilche mi promiffero di fare,cV che fé n'anda nano dritto a portarli la Croce co certe penne che in qlla v'erano. Da coftoro io volfi interi dere che gete habitaua le riue del fiume difopra,iquali mi dierono notitia di molti popolile diffonmi che il fiume montaua affai più che io non haueuo vifto,ma che effi non fapeano il principio d'effb per venir molto lontano,cY che in elfo entrauano molti altri fiumi. Ciò fat to, l'altro giorno da mattina me ne venni p il fiume a baffo,cY il dì feguéte giunfi doue haue no lafciato lo fpagnuolo, alquale parlai,et diffi che le cofe m'eran paffate bene,et che in que- lla tY l'altra volta ero entrato dentro in terra riiu di trenta leghe* Gl'Indiani da quel luogo mi domandarono della cagione perche io mi partiuo,cV quando faria la mia tornata,a quali rifpofi che farebbe prefto , cofi nauigando a baffo , vna donna fi gittd nell'acqua gridando che la doueffimo afpettare,& entro v nella noftra barca mettédofi fotto vna banca donde mai la potémo far vfeire* Seppi che ciò faceua^perche il marito ne teneua vn'altra dellaquale ha- ueua fìgliuoli,dicedo che non intendeua di ftar più con effo lui, poi chen'haueua vn'altra» Cofi ella , OC vn'altro Indiano fé ne vennero con meco di lor buona voglia* In quello mo- do giunfi alle naui,cY fattele por in ordine ce ne venimmo al noftro viaggio cofteggiado,et molte volte faltando in terra entrado adétro per gran fpatio per vedere fé R poteua intende- re qualche cofa del Capitano Francefco Vazquez,cY fua compagnia, dellaquale non haue mo altro inditio fé non quel che intefi in quella riuiera* Io porto con meco molti atti di poflefTione di tutta quella cofta.cY per il fiume , cV per l'altezza che prefi,truouo che quella che fecero i Patroni,cV Pilotti del Marchefe è falfa,et s'inganarono di duoi gradi.Et fon paf fato più oltr a di loro meglio di quattro gradi ♦ Montai per il fiume ottatacinque leghe,do* ueviddi " ii*" : ' '«(ifftl ''!»■■:" A: Sii il m ;i ; '4i \'.t t m ■ i, iìi. ■. DISCORSO uè viddi cY mtefi tutto quel cheho detto,cY molte altre cofe,dellequaIi,còcedendomifi di pò ter venir a baciar le mani alla Signoria voftra, le darò lunga cV intera relatione. Mi reputai hauer gra forte in hauer trouato Don Luigi di Cartiglia et Agoftino Ghenero nel porto di Colima,percioche la Galeotta dell' Adelantado fé ne veniua fopra dime, qual era iui con la fua armata,cY voleua che fi calaffe le vele , cV parendomi cofa nuoua , ne Capendo in che ftata fuflero le cofe della nuoua Spagna, mi pofi in ordine di difendermi , cV non farlo: in quefto tempo arriud Don Aluife di Cartiglia in vn battello cV mi parlo , cV io forfì dall'altra parte del porto doueftaua detta armatagli detti quella relatÌone,cYefIendodi notte volfifat vela per leuar via gli fcandoli , laqual relatione io portauo fcrittta in fommario, perche fem- pre hebbi prefuppofito di darla tocchando terra di quefta nuoua Spagna , per auifar voftra Signoria» DISCORSO SOPRA IL DISCOPRIMI NTO ET CONSISTA DEL PERV. HGra che tribbiamo finite le narrat ioniche do noi fi fon potute hauer deldifcoprimento et conquida della nuoua Spagna fatta per il SI Fernddo Cortefefi comincierà a dire di quella parte di terra ferma fopra il marcici Sur, chiamata il Perù, lacuale al preferite è dijcopcrta intorno intorno con diuerfe nauivatwni, et tien di largherà mille leghe; '& dilungherà 1 zoo et di arcunferen^a 4.o6^Dko,commciado% quellaparte di detta terra ferma,che fi ritinge tato fra limar del Non , et qllo del Sur, che no Ve di (patto più che 60 leghe, cioè da la città del Nome di Dio, ctie 1/erfo leuantc , a qlla del Panama ctiè ~\>erfoponete,ilqualPanamafta in gradi otto è mc^o difopra del Equinottiale,et fé filo fretto di terra di 60 leghe,fufi tagliato,tutto il Perù del la graderà che habbiamo detto farebbe lfola:et corre da quesligradi otto è me^p di/opra l'Equinottt ale fino a 5Z fotta il Polo ^4ntarticho,doue è il tiretto di Maglatanes:Hora di quefto {trapelo delmodo, di nmuo tro natoci fono .(iati l>arij difcopr non, perche di quella parteche guarda l>erfo%uate nel mar del Non, fi fon Ce- dute -\arie namgatwni nel libro del S. Pietro Martire,et della terra delBrafilper naui di Portwhefi,et della na mgatwn fritta per il S. Antonio pigafetf a : ethauendofi letto ildifcopnr che fece Vafco Numidi Balboa del mar del Sur fi profgmrano le narrai toni del coquiflare del detto paefe del Pernotto d'alcuni capitani fpagnm li; Et però dico hauendo Pedrarias d'amia fondato la Città del Panama come s'è letto fi trouaronofra *ii habi tauri di detto luogo duoi Caualten ricchifimi per Fimprefepapte,che defiderofi di non Rare in otto: s'accordo rono di mandare a difcopr ire più oltre la terra,che correua fopra l detto mar del Sur ^erfo poneteci quelli furo no, Francefco Pi%arro } &> Diego d'Mmagro:<& determinarono che l>n di loro andafi in Spagma,afarfi dar lagouernation della terra chefcoprtfiero, che fu fi communefra loro: & andatoui ilPi^aro, promettendo gran tefori alla M.C. fu fatto Capitano generale,®* Gouemator delPeru,& della nuoua Caviglia, che co fi fu chia* moto detto paefe: conduce di Spagnia detto Francefco quattro fuoifrotelli,cioè Ferrado Go%alo,et Gio.Pi^ar yo , &> Francefco Martin d'alcantara fratello di madre : Giunti quefti Pisani nel Panama con oranfaufto ttpompa,nonfuron ben Ceduti da l'^llma*ro,qualfi Itedeua efclufo dagli honori e titoli, e fendo compagno del iimprefa:& furono ingrandifsima difeordta .-pur , intrauenendo molti gentiluomini , &> [penalmente quelli tenuti di Spagna nuouamente/accordorno infieme -.promettendoli il Pi^arro,di procurargli ">« 'altra gouer- nattone nella detta terra.Hor dimagro acquici atofi,dette 700pefi cforojarme et yettoutglie che haueua,al Pi%arro,qual andò a far tlmprefa come fi ^edrà nelle fatto fritte tre norrotionuEt Meramente quefti duot Cd pitoni menterebbonograndifsime lodi di quesla cofigloriofa imprefa,fe alla fine per auaritia,accopagniata con lambitione,nonfifufsero ribellati cotro alla Maeftà Cefareo,et tro loro no houejsin fatto molte guerre ciuili con li Spagnuoli mede fimi, lequali hebbero infelice et sfortunato efito. E tutti qlli chef trouarono alla morte del Co ciche ^tabolipo nominati ne l'mfrafcritte relat tot, fecero cattino fine;comefi ^cdrà nel quarto Volume di q(le nouigatiom,et accioche fi fappin le codioni di detti duoi Caualien:Dico che Die°ho dimagro ero natmo,del la Città d' dimagro in Spagna, il padre delqual nonfifeppe, ancor che lui pròcwafsi $ intenderlo poi chef l>id denccho ; nonfapeua leggere,ma ero baleni e, diligente,®* amico d'honore, <& deftderofo d'efser lodato,<&fo* pratuttoliberabfsimo , &per quefla caufa tutti li fidati l'omouanofuor di mifura,perche da l'altro canto era molto offro et di parole et difatti:Bomp,u di centomila ducati delfuo,a quelli che furono con lui alTimprefa de Chiliiliberalitapm tojìo di Principe che di fidato, alla fine per ambinone difignoregnare^enne alle mani con Iracefo Pi^arro,qual lo fece prendere da Hcrnando Pipano fuo fratello, et pofto mprmone nelCufco lo fece Jlragolare,etpoi in fu lapidea oh fece tagliare la tefta nell'anno 1538 . Mai hebbe morite , ma di l>na Indiana nelPar ■■■■>>■ < riufe Panama:hebbe l>n figliuolo del fuo nome medcfmofcccgli infegnare & ammaeftra\lo co orni dilmn^a,et et y» Ralente caualiero, &>p, H the alcun altro nato d'Lndianajna olla fine fu fatto morir per Umani di det ti Pisani. SOPRA LA CONQUISTA DEL PERV 371 ti Pierri. Francefco pì^arro, fu figliuolo naturale di Gonzalo pipano capitano in Nauarra,nacquenellater ya ài Trugillo ,& fu da fua madre pojìo [opra la porta duna, chic fa ,pur riconofciuto dal padre doppo alcuni giorni, lo poje à /lare in l'itti allefue pofiejìioni,nonfeppe leggcre:& 1>edendofi in cjuel fiato efendo or aride., sdegnai ofi , fi parti , & l'enne in Sibilid,& di li, nel? Indie, flette in* S.Domenico,& pafò a 1/raba 'con *Al- fonfo àHoicda,<& Vafco Nune^ di Balboa,à difcopnre il mar del Sur,<& con Pedrarm àquila nel Pana* ma:Coflui pof edette più oro & argento che alcun Spagnuolo , ouer Capitano che fio. mai flato per et móndo: non era liberale, nefcarfo,nefi 1/antaua di quel che donaua,ma erafottectto molto delitti del Regiocaua larga mente con ogni forte dhuominifen^a far differenza dalcunomon liefliua ricchamente, ancor che alcune fa* te portafsi Ima l>efla foderata di Martori , che Ferrando Con e fé li mandò a donare :fidilettaua di portare le fcarpe & il Cappello di feta di color bianco, perche co fi portaua il gran Capitano Con fatuo Ferrando: fu buo* mogrofso , nonfeppe leg aere , fu animofò,robuflo,&- l/alente,ma negligente in guardare la fua liita,perche li fu detto & fatto intender e, e he Diego et dimagro, aguale haueua fatto morire il padre come e detto, trattano. di farlo ammalare, & egli non lo l>olfe mai credere, finche 1 congiurati non gli furono adofso nella Città del los Reyes,& con le fpade lo fjnirono,& fu del 1 5 4 1. à 2.4. dtZugmo, Gonzalo Pipano dapoi la morte di Diego d dimagro , & di Francefco fuo fratello , fi ribellò contra alla MXefarea , & fi fece chiamar Re del Cufco : <& dap 01 molti conflitti con Capitani di Ce far e fu prefo , & fattogli tagliare la tefla nella Città dellos Reyes del.i^S* Et non e fuor di propofito di confiderare come tutti 1 Capitani che furon al difloprimento del Perù,& alla morte del Cactque ^At'abalipa fecwno mala fine : perche Giouanpr%arro fratello di Francefco, fu morto da gì Indiani nel Cufco:<& Fracefco pi^arro &fuoi fratelli fecwno flr angolare Diego dimagro: & Diego d 'dimagro fuo figliuolo fece amarore Francefco pipano, & illicentiado l'acca di Caflrofece ta- gliare la tefla al detto Die JL'Ì'': . !' ■■Vi ' ! y% .■',- i lf i !' ■"'ih l'i li?» 1 i-" ■K' II \ • li t>' e Fi; I ''" ft! M« i: ■' :!'Yf .'"l r ' . mi? -VI 1 " f 1 * .'**!!-i ■,;•■ 1 ! ■ 1 È : RELATIONE D'VN CAPITANO SPAGNVOLO DELLA CONQUISTA DEL PERV* Come il Signor Francesco Pizarro & il Signor Hernando fuo fratello defiderofi di [coprir co fé mio* uè nel Mar del Sttr, partiti fi di Panama dopo trottate molte terre & attalentiti m notitia cfvdtabaltpa Cacicjue } ilcjualhaueua dijìrutto ilpaefe del Cufcofuofrat elio 3 & mmacciauau Cbrijhani mandorono contra lui Hernando di So- lo Capitano^ de co/lumi di quelli babitatoru I come nelli precedenti libri s'è veduta chiaramente, nella terra ferma dell'Indie occidentalugradi fette fopra la linea de l'equinotiale , nelle prouincie d'EfqueguacY Vraccaela terra tanto ftretta che da mar a mar nò e più di diciotto in venti leghe , che a miglia quattro per lega, fariano circa ottanta migliaci modo che chi fteffe in fu la più alta fom mita delle montagne d'Efquegua,cY guardaffe verfo tramontana, ve-' derebbe il mar che fi chiama del NorucV voltandofl a l'oppofito verfo mezzo di 5 vederebbe il mar del Sunnellequali parti fon ftati fatti habi tar dal Signor Pedrarias Capitano del Imperator,duci porti molto commodi nella nauiga- tione di quelli mari.cio e nel mar del Nort qual vien verfo Spagna, vna citta co vn porto det to il Nome di Dio.Et nell'altro mar de! Sur Panama Città et porto antico degli Indiani,ma al prefente pieno di Chriftiani co il fuo Vefcouo Jn qfta città adunque trouandofi il valoro (o Caualiero Francesco Pizarro Capitano con fuo fratello il Signor Hernando Pizarro, de fiderò fi di fcoprir cofe nuoue in quefto mare del Sur,cioe x di mezzo di, fabriccrcno alcuni nauilrj hauendoui abbondanza gràdiffima di legnami,et altre cofe neceiTariea talcimprefa* Et penforono d'andar tanto nauigado che trouaffero l'Jfole delle Molucche doue nafcono tutte le fpecierie: ma la fortuna fu loro molto più fauoreuole di quel che penforono, perche auanti trouorono tanti ori 8C argenti , che diméticorono d'andar a trouar dette M ciucche, & fu il viaggio in quefto modo fecondo che da perfona prudente OC pratica che vi fu prefen te breuemente e v defcritto* Nel anno* 1531» del mefe diFebraio noi imbarcammo nel porto di Panama,ilquale e x in terraferma dell'Indie gradi fette fopra l'equinottiale,nelmar del Sur, cioè verfo mezzo di,cY fummo dugento cinquanta huomini a pie cY ottanta a cauallo fo tto il Capitano cV va lorofo caualier Francefco Pizarro, cY nauigando per il detto mare, quindici giorni,difmon tammo in vna fpiaggia che al prefente u chiama fan Mattheo.cY difmontati in terra andam ino arca cento leghe,che a quattro miglia per lega fono quattrocento miglia , conquiftan- do fempre molti luoghi habitati da Indiani: &arriuammo a vna terra chiamata Coaque, qual e v fotto la linea equinottiale,doue trouammo,qualche poco d'oro , cV qualche pietra di Smeraldo.In qfta terra s'ammalorno affai delli noftri,cY quindi pariamo ad vna Ifola all'ho^ ra chiamatala Pugna , hoggi fant'Iago,due leghe lontana da terra ferma,di circuito di leghe quindici,molto popolata cV ben cultiuata , & per quefto abondantiffima di vettouaglie: 6>C il Cacique de l'Ifola volendoci far piacere ci madaua delle vettouaglie , cV aua ti di quelli che leportauano,erano perfone che fonauano di diuerfi inftrumentimellaqual ftemmo cinque o ki mefi , doue morirono otto 6 dicci de noftri.Di li con nauili attrauerfammo cV arriuam mo in terra ferma alla città ài Tumbez , doue ftemmo tre mefucY di quindi andamo ad vna terra detta Tangarara:nellaquale facemmo vn ridotto per habitare,qual chiamàmo fan Mi chele, nelqual luogo cominciammo hauer notitia d'vn gran Cacique 5 ouer Signor nomina to Atabalipa, et d'vn fuo fratello chiamato Cufco , co ilqual faceua guerra:et dalli Capitani d'Atabalipa,fu feguitato con grande effercito,tanto che fu fatto prigione ♦ In quefto tempo che coftoro guerreggiauano , arduo il fignor Francefco Pizarro con feflanta caualli,cV no r uantaf anti,pche gli altri reftorono nel ridotto di fan Michele» Quado Atabalipa intefe che veniuano li Chriftiani,mandd vn Capitano a fpiar che géte erauamo^quefto Capitano ven ne verfo ilnoftro capo,cV no gli baffo l'animo con le géu che haueua , cobatter co elfo noi, ma W9 ma Cubito ritorno indreto a dar riCpofta al Cuo Signornò dirgli che Ce gli deffe più géte che ri torneria a combattere jl Cacique gii n'CpoCe(Cecodo chedipoi ci fu dettocene più iicuramen te prenderla li Chriftiani quando loro arriuaffero doue lui era. Intendendo il lìgnor Gouer natorFrancefco Pizarro che quefto Cacique andauaacquiftandoquel paeCe con gran nu- mero di gente: determino' d'andarlo a trouar con quella poca gente che hauea:cheerauamo in tutto.150.tra liquali erano circa feliantaa cauallo , cV cofì andammo a trouar quello Caci- qucilquale minacciaua di venire ad alTaltarci.onde il Gouernator volfe andar a trouar lui. Et giuri ad vn luogo detto Piura il Gouernator troud vn Capitano Tuo fratello qual hauea mandato aitanti con quaranta , tra fanti cV caualli ; cY da lui Ceppe come tutti quelli Caciqui ouer Signori lo minacciauano con Atabahpa. Qui s'informo il Gouernatore da gli India ni dalliquali in teCe come quefto Cacique A tabalipa ftaua in vna terra chiamata Caxamalca doue l'afpettaua con molta gente,cVdimadandodelcamino,cV come il paefe erahabitato, inteCe da qlli 5C da vna Indiana che mcnauamo con eflb noi,chein quel camino erano affai luoghi dishabitati, dC che v'era vna montagna , nel paffar della quale per effer molto alta , Ci Centiua gran freddo per cinque giornate,cV che duoi giorni non troueremmo acqua.niente dimeno il flgnor Gouernator fi panico le Cue genti molto allegro, ma Cette de li Cuoi fanti fé ne ritornorono aIridotto,hauédo paura del camino per effer cattiuo,&: con poca acqua: ma il gran deftderio del fignor Gouernator, de della fua cópagnia che haueuano di feruir la Ce- farea Maeftà,fece che nò ricuforno a trauaglio d a fatica che poteflìno hauere.Et andorono ad vn luogo lontano da quello due leghe, doue quattro giorni auanti era arrotato il flgnor Capitano Hernado Pizarro g pacificare quel Cacique. quado il Gouernator arriud a que fio luogo,intefe che tre giornate lontano da quel luogo era vna terra detta Caxas 3 nellaqua- le erano alloggiati molti Indiani, huomini da guerra,et haueuano accumulati molti tributi, con liquali A tabalipa forniua il fuo campo. Hernado Pizarro volfe andarlo a trottare: ma il Goueruator non gli volfe dar licentia,et mando Hernando di Soto con molto Mpetto per la poca gente che haueuano.cV gli dette cinquata ouer Ceffanta huomini con dirli che falbe t teria in vn luogo che fi chiama Caran , cV che io veniffe a trouare d gli madaffe alcu fra dieci giorni.il Capitano Hernado di Soto n parti co la detta gente verfo il detto luogo di Caxas, cV arcuandogli appreffo , feppe che la gente di guerra era fiata Copra vna montagna afpet- tandoh , donde s'erano partiti . arrivarono coftoro al luogo ch'era grande , cV in alcune caCe molto alte trouarono gran qualità di Maiz,che vno grano come ceci bianco,delquale Can- no pane , cY molte Ccarpe , cV l'altre caCe erano piene di lana , cV trouorono più di cinquanta donne,che non faceuano altro che vefte,et fimilmente vino di Maiz,cioé di quel grano per gli huomini da guerra.delqual vino per le cafe non era poca quantità . le vefte che faceuano :rano di tale finezza che noi penfauamo che fuifino di feta, Iauorate con figure d'oro tirato 3 battuto , beniffìmo commeffo.le donne vedono vefte lunghe, talmente che le ftrafeinano 3 terra,gli huomini portano certe camicie corte fenza maniche,cY fon brutti.il mangiar lo- •o , e quafi di cofe crude,eccetto il Maiz che cuocono.facrificono ogni mefe le più care cofe Gl'indiani :he habbino,cV alcuna volta li propri) figliuoli ad vno Idolo , il volto delquale bagnano co fac "fi«no 1 [ (àngue , cV ancora le porte delle mofehee. Quefta terra era molto deftrutta perla guerra Ì? p ? op v °- :he gli hauea fatto Atabahpa , dC Copra gli arbori erano moltilndiani afcofhliquali no Ce gli figliuoli. rrano voluti dare.tutti quefti popoli auanti erano Cotto il Cufco , cV quello teneuano per fì- ;nore,cY pagauangli tributo. Il Capitano allhora mando a chiamar il Cacique di auel luo- ;o , qual Cubito venne , dolendofì molto fortemente d'Atabalipa , che coli gli haueua de- trutta la terra^cV mortogli molta gente,che di dieci d dodici mila Indiani che haueua , non jheran nmaftipiuche tre mila. Et che ne li giorni paffa ti era la gente da guerra in quel s n? 3 1 2 mefepp0n ° cllC vivem ' uano11 ' chriftiani,per paura di quellife n'erano partiti., a n r j 1, it §n ° r Ca P itano dnTe a tutt1 ' che fteffero in buona pace co li chriftiani,cY fuffero Gialli dell'Imperatore, cV che non haueffero paura d'Atabalipa. Il Cacique hebbe molto Macere di tal cofa: & fubito aperfe vna cafa di quelle ch'erano ferrate,cY pofte in guardia per \tabahpa A cairó di quella quattro d cinque donne, cV dettele al Capitano,perche feruiffe- o alh chriftiani in apparechiarli da mangiar per il cammino.De l'oro differo che non ne ha rauano, perche tutto l'haueua tolto Atabahpa, pur gli dette quattro d cinque tegole, che ono piaftre tonde d'oro di minerà* Viaggi vol.3% aaa 17 Del I i II é - l'I; ;■'.'' ■ . 'filli il*"''' vii:' I|i,'fi|i Ili I "■,.111; II' '■"'' M& ..I '■; '.\. :■'", . ;,'*«f!,' Vi'. ',Mì:„ li ' ( ; «!■• I 1 <(!'•*, ,', ;/ 4: DELLA CONQUISTA DEL PERV Velprefente mandato per atabalipa a Chrijiiani & quello gii fu dato,&rifpcflo dW incontro, & come il Gouernatore pacate certe montagne molto differii arriitò alla città chiamata. Caxamalca doue era ri campo del detto Cacique. In quefto mezzo venne vn Capitano d'Atabalipa» Il Cacique hebbe gran paura , cY le- uoffi in piede non h'auendo ardimento di ftar a federe auanti quello* Ma il li'gnor Hernan- do di Soto fé lo fece federe apprefìb» Quefto Capitan portaua vn prefente alli chriftiani da parte d Atabalipa» Il prefente era due fontane di pietra fatte a modo di fortezza, per be- re,& due fomed'vccelli, che pare uano oche fcorticatefecche,delliqualiinque! paefe fanno gran conto : perche ne fanno poluere,cV con quella fi profumano» Il Capitan Hernando di Soto il parti di quel luogo , meno feco quel Capitan d'Atabalipa , de andò a trouare il Go- uernatore , qual hebbe molto piacer di veder quel Capitano , de dettegli vna camicia molto ricca , de due coppe di vetro : lequali prefen tallì al fuo fìgnore , cV gli dicefle che egliera fuo amico , de che haueria piacer di vederlo , de che fé haueua guerra con alcuno, che l'aiutareb- be.partiffì il Capitano alla volta del fuo fìgnore, cY dopo duoi giorni fi parti il Gouernatore per andarfi a incontrar con Atabalipa. Et trouo per il camino deftrutto quafi tutto il pae- fe, de i Caciqui fuggiticene tutti erano ridotti con il fuo fìgnore, cY andando per quel cammi no ch'era la maggior parte fatto con argini di terra da ogni banda, de pien d'arbori che face-' uano ombra ài due in due leghe, trouauano alloggiamenti con alcuni condotti d'acque per commodita delìi viandanti* Et arriuando appreffo alla montagna Hernando Pizarro 8C Hernando di Soto andarono auanti con alquanta gente,cY panarono vn fiume grande no- tandOjperche haueuano intefo che in. vn luogo auanti era molta ricchezza, Arriuati allup- go circa al far della notte,trouammo la maggior parte della gente afeofa , de mandammo a dirlo al Gouernatore* L'altro giorno la mattina pano il fiume il Gouernatore co tutta la gente» Et auanti che arriuafìTimo al luogo pigliamo duoi Indiani , liquali(per faper nuoua del Cacique Atabalipa) Il Capitano ordino' che fuflero legati a duoi pali, perche haueflero paura , nel domandarli: vno di quelli dine che non fapeua cofa alcuna d'Atabalipa , ma che Faltro,pochi giorni auati haueua lattato con Atabalipa il Cacique di quel luogo» Dal l'altro fapemmo che nel cammino che va alla prouincia del Cufco erano gran terre, OC abbondane ti,cY che in vna belliffima valle era vna città chiamata Caxamalca,doue ftaua il gra Cacique Atabalipa figliuolo del gra Cufco vecchio , ilquale era il maggior fìgnore che fi trouaffe fra gli Indiani, cY che quella Caxamalca era la maggior terra di qlla prouincia del Cufco d vero Peru,cY che Atabalipa con molta gente afpettaua li chriftiani in effa. Et che molti Indiani guardauano duoi mali palli , ch'erano in fu la montagna,cY che portauan per bandiera la ca micia che il Gouernatore haueua mandato al Cacique Atabalipa» cY che non fapeua altra cofa più di quello c'haueua detto ♦ ne con fuoco , ne con altro tormento difle più di quefto» I Capitani dittero al Gouernatore quello che dalli duoi Indiani haueuano fentitoiduo gior ni dapoi partimmo da quel luogo» Il Gouernator lafcic» quel buon cammino fatto con li ar gini fopradetti,cY prefe altro camino che no era tanto buono,cY arriuando a pie della mon- tagna,fece la fua retroguarda, de lafcio con quella vn Capitan chiamato Salcedo : perche e x huomo di buona guardia cY ardito nella guerra , cY lui fi parti con altri Capitani , cY gente più efpedita raccomandandofì a Dio : et incomincio a mótar fu per la montagna ch'era mol to alta , dC nel montar troud vna forte terra murata: laqual pafTata al far della notte arriud ad vn luogo vna lega di la da quella fortezza , doue eran cafe fatte di calcina de pietre per al- loggiar il Signor di quella terra, de la retroguarda arriuo v la fera alla fortezza.il feguéte gior no reftaua vna montagna molto alta ch'era fopra quel luogo ,cY il cammino era per quel- !a:partimmoci auanti al leuar del fole, accioche gli Indiani non c'impediffero la ftrada,doue era vn paflò molto cattiuo:alqual fu ordinato che fullero tutti li Capitani con le fue genti» Dapoi che hauemmomótato,hebbe il fìgnor Gouernator molto piacere: perche penfaua che gl'Indiani l'haueffino prefo come l'Indiano che tormentammo col fuoco ci haueua det to»Et quiui afpettd il Gouernator la retroguardia, accioche andaffìmo tutti vniti , parédoci hauer montato il più alto della montagna fredda , de fubito la retroguardia arriud: in quella notte vennero duoi Indiani con dieci ouero dodici pecore per comandamelo d'Atabalipa, de quelle detteno al Gouernatore,ilqual li dette molte cofe, de lo rimando»in quella monta- gna dimorammo cinque giorni: dipoi partimmo alla volta del campo d'Atabalipa :cV va giorno ONE giorno auanti che arriuaffìmo al campo, venne da fua parte vn merlò , & porto' vn prefente di molte pecore cotte cV pan di maiz,èY vafi con vino detto chicha»cV hauendo il Gouerna tor manda tovn Indiano tilqual era Cacique de luoghi doue erauamoalloggiati,grade ami co delli chriftiani,quefto Cacique andò fino al campo d'Atabalipa: le guardie delquale non io lafcioron paffare,anzi lo domadorono dòde veniua il meffaggier de Diauoli,ch erano ve nuti per tanto cammino, dC non trouauano chi gli ammazzarle»!! Cacique gli prego che lo lafciaffìno andar a parlar con Atabalipa»perche quando alcun nuntioandauaallicìiriftiant gli era fatto molto honore. loro per quefto non lo lafciarono andar auan ti , cY quella notte torno a dormir doue il Gouernator era arriuato con la fua gente, cY feceauifato il Gouerna> tore che nilTuna cofa da mangiar che Atabalipa mandaffe,mangiaffero , cV cofi fu fattocene tutta la viuanda che Atabalipa mado" fu data a gli Indiani che portauano le bagaglie. Auan- ti l'hora di vefpro arriuammo a vifta della terraglie e molto grande,cY trouammo molti pa- llori, 2>C becchari del capo d' Atabalipa»^ vedemmo che fotto la terra circa vna lega era vna cafa circundata d'arbori,intorno,dellaqual da ogni banda era coperta d'alcuni panni bian- chi come tende d padiglioni più che mezza lega* quiui era il campo, doue Atabalipa ftaua ad afpettare alla pianura, cV cofi arriuammo alla terra» Della città di Caxamalca <& del palalo d' atabalipa Jel ~\>eflir & ejscrcitij delle donne & de gli huommi di quel luogo. Quella terra Caxamalca e la principale di quefto luogo , pofta a pie d'vna montagna iti vna valle circundata da colline , cV e di circuito circa quattro miglia,paffangli appreffo duoi bellifìimi fiumi, fopra ciafeuno de quali e vn ponte, per ilquale s'entra nella citta per due porte,ma da vna banda auanti che s'entri nella terra, e vn gran palazzo circundato da muri avfodi tempio, nella corte delquale eh 'e x grande: fono piantati varfj arbori , liquali fanno ombra, tY quefto palazzo dicano effer la cafa del fole, quale adorano: nellaquale quado en- trano fi fcalzano, cYfimile a quefta iène trouanoquafi auanti a ciafeuna terra grande» Ma dentro alla terra fono circa. zooo»cafe diftinte in.ftrade diritte a nlo,la lunghezza dellequali è circa paffì.zoo.con muri di pietra forti, cY alte pana tre: dentro fono ben partite , con fon- tane d acque,moIto belle.i n mezzo è vna piazza maggior che alcuna d'Hifpagna tutta fer rata intorno,auati laquale e vna fortezza di pietra , con vna fcala, per laquale fi va di piazza alla detta fortezza»Da vna banda di quefta piazza e il palazzo del fignore Atabalipa,moI- to maggiore di tutti gli altri, con giardini dC Ioggie gradiffime,doue il fìgnore ftaua tutto il giorno, le habitationi tutte eran dipinte di diuer fi colori, cY fra gli altri d'vno colore rolla che pareua cinabro , in vna delle habitationi ouer loggia erano due gradi fontane ornate di piaftre d'oro » in vna dellequali per vno cannone entra acqua calda , talmente che non vi fi poteua tener la mano , nell'altra entra acqua freddiffima» Èfcono quefte acque della mon- tagna vicina , cV entrano nel pelazzo, per cannoni, de quali efeono 6Y mefcolanfi infieme, & fi fpargono per tutta la terra cY feruono alli feruitrj neceflàrrj per ciafeuno ♦ Gli habitatori fono gente affai netta , cY le donne molto honefte , lequali portano fopra lor vefte certe cin- ture lauorate fottilmente , con le quali fi fafeian quaft tutto il corpo , fopra quefte portano a modo d'vn manto,ilquale le cuopre dalla tefta infino a mezza gamba,gli huomini veftano :erte camiciette fenza maniche, gli efferati) loro fono,tingere in cafa lane cV bambagia, per are quel tanto di tele che gli fa dibifogno , fanno ancora calze di lana & altre in tal modo :he gli feufano fcarpe» Et primamente entra il Signor Hernando Pizarro con alquanta. ;ente , cY faceua tempefta molto grande» Nella terra era molto poca gente , che poteuaa :ffer da quattrocento in cinquecento Indiani che guardauan le porte delle cafe del Cacique: \tabalipa,ch'erano piene di donne che faceuano chicha: cioe v vino per il capo d'Atabalipa* ubito s'alloggio il fìgnor Gouernator con le fue genti, con molto timor della quantità gra ie de gli Indiani che erano nella pianura. Ciafeuno delli chriftiani diceuano che fariano pili :he Orlando: perche non afpettauano altro foccorfo fé non quel di Dio* Come ti Signor Hernando Pietro & Hernando di Soto dndorono aparlar al Cacique atabalipa, &*in che modo trouorono ordinati li /quadroni & tutto tlcampo 3 & quello esercito efìer da ottanta mila huominu Il fìgnor Hernando Pizarro,òY Hernando di Soto domandarono licentia al fìgnor Go- lernator che li lafciaffe andar con cinque à fei a cauallo , dC con il turcimanno a parlar con il Viaggi vol»3°, aaa iij Cacique ; m i li?':' ili''.!-/ ;" tv' il 1 , ' v ' ì* ' i>j'm 7,'$"" r, « jMiin )'<& 9f) H: I '&; • 'l > « ì DELLA CONQUISTA, DEL PERV Cacique Atabalipa,6Y veder come ftaua alloggiato il fuo campo* Il Gouernator li Iafcid an dare(benche contrafua voglia*)Etloroandorono al campo, che era vna legha lontano* Tutto il campo doue il Cacique ftaua da vna parte de dall'altra era circundato dafquadroni di gente picchieri,alabardieri,cV arcieri: cV vn'altro fquadrone, era d'Indiani,con frombe,8C alcuni con certe mazze di lunghezza d'vn braccio cV mezzo, cV groffe come vna hafìa di giannetta , con vna palla tonda in cima groffa vn pugno,nella qualle fono fìtte cinque d ki punte di pietra dura groffe vn dito,cY quelle adoperano a due mani. Li principali portano le mazze , cV alcuni accette d'oro bC d'argento , altri portano lancette per tirare a modo di partigianette , quelli della retroguardia portano lancie lunghe circa palmi trenta , cV in vn delli bracci portano vna manicha ripiena di bambagia,et alcuni hanno in tefta celate die gli cuoprono infino fopra gli occhi , fatte di canne teffute con molta bambagia , tal che di ferro non farebber tanto forti* Li Chriftiani che andauano pafforono per mezzo di loro , fenza che alcuno faceffe mouimento, cV arriuorno doue ftaua il Cacique.cY trouoronlo che fede- uà alla porta del fuo alIoggiaméto,con molte donne dietro, cY niuno Indiano ardiua ftargli a torno , cV arriuó Hernando di Soto con il cauallo fopra ài lui,cV lui flette quieto fenza far mouimento alcuno* cV gli arriuo v tanto appreffo che il cauallo con le nari gli fuentolaua vn fiocco che lui teneua legato in fu la fronte , di lana tanto fino che pareua di feta chermifi , dC mai fi moffe. 11 Capitan Hernando di Soto fi caud vno anello di dito , cY glielo dette in fe- gno di pace &£ amore,da parte delli Chriftiani: dC lui lo prefe co poca eftimatione, cY fubito venne Hernando Pizarro che era rimafto alquanto a dietro , per metter tre ouer quattro ca- ualli in vnluogo doue era vn mal pano :& por taua in groppa delcauallovn Indiano, che era il turcimanno, cY arriud al Cacique , con poca paura di lui cY delle fue genti * tY gli diffe ch'alzaffe il capo,qual teneua molto baffo, cY gli parlaffe,poi che era fuo amico, cY lo veniua a vedere, cY pregollo che la mattina poi fuffe a veder il Gouernator che defideraua molto di vederlo.il Cacique li diffe con la tefta baffa , che andrebbe la mattina a vederlo. Diffe il Ca- pitano pche veniuan ftracchi del cammino,ch'ei comadaffe che li fuffe dato da bere * Il Ca- ciquechiamo due Indiane,qual portarono due gran coppe d'oro per dargli da bere: cY quel li per contentarlo finfono di bere,ma non beuerono , cV ìi efpedirono da lui. Hernando di Soto rimeffe il cauallo molte fiate alla volta d'vno fquadrone de picchieri , eY loro Ci ritirot- no vn paffo indrieto* Dapoi partiti li chriftiani loro pagorono bene quelli che s'erano tirati in drieto,che ad elfi cY fue mogliere,cY figliuoli comando il Cacique che fuffe tagliata la te^ indicendoli che doueuano andar auanh' cY non tornar indrieto, cY che a tutti quelli che ri- tornaffeno in drieto:comanderia fuffe fatto il medefimo* Li Capitani i itornorno al lìgnor Gourenator,cVli diffeno quel che erafeguito dei Cacique , cY che li pareua chela gente ch'egli haueuapotriano effer da quaranta mila huominidaguerra. Etquefto diffono per dar animo alla gente,perche erano più di ottanta mihucY dinono ancora quello che li haue- «a detto il Cacique* Come ^Atabalipa mofie il fuo campo contra ilGouernatore, #•* in che modo fu fio or cimato l'uno & l'altro campo } &' come s'appiccò la battagliatila qual furono rotti érpojli in fuga gl'Indiani & prefò il Signore* Alloggiata quella nottela gente, non fu picciol ne grande,a piedi,ne a cauallo , che tutta quella notte non andaffìno con le fue arme facendo le guardie* Et fìmilmente il buon vec- chio del Gouernatore,qual andaua facendo animo alla gente,che in quel giorno tutti fuffe- ro valentiX'altro giorno da mattina non faceua altro che andare,cY venir mefiì al campo di Atabalipa,qual vna volta diceua di voler venire con le armi,altra volta di venir fenza quel- le. Il Gouernatore li mando a dir che veniffe come voleffe che gli h uomini pareuano buon con le fue armi* All'hora di mezzo giorno n comincio a partire con il fuo campo con tata gente,che tutti i campi erano pieni, cV tutti quefti Indiani portauano vna diadema grade di oro cY d'argentOjCome vna corona in tefta,tY veniuano tutti veftiti con li fuoi veftimenti* A hora di vefpro erano arriuati tutti alla citta\ alla porta dellaquale era fermo il Cacique, 8C iui flette afpettando le fue genti, accioche tutti innafferò vniti,ilquale quando tutti furono arriuati,fatta la fua ordinaza moffe con tutta la fua gente per andar auanti in quello modo. Auan ti andauano quattrocento Indiani veftiti tuttia vna liurea,liqualinicntealtrofaceua- no che nettare la ftrada,leuado via t«tte,le pietre,d paglia che trouauano per il camino,don- dedo" ^■1 i de doueua panar il Signor portato I Iettica,et fotto quelle vefte a liurea portauano certe ma- zocchie fecretamente,con giubboni krti,con frombe cY pietre fatte a pofta per quelle: dop pò quefti veniuan tre fquadre veftiti a vn'altra liurea , liquali andauano cantando cV ballan- do,quefti feguitaua altra gente armata 3 cV con diademed oro cV d'argento in tefta:fra quefti era il gra Cacique Atabalipa, veftito dvna vefte di lana finiffima che pareua di chermifi , co oro tirato ouer battuto beniffimo teffuto.La lettica fopra laquale era portatola molto alta dC marauigliofa, perche era foderata di pène di Pappagalli di diuerfi colori,cY ornata di pie- tre preciofe tutte legate in oro & argento,portata da Indiani veRiti di péne di Pappagallo di di diuerfi colorimetro allaquale veniuon due altre ricchiffìme nellequaìi era altri personag- gi principali apprettò al Signore,benche haueffe qualche fofpetto lui 8C tutta la fua gente, 11 flgnor Gouernator li madd fubito vn huomo,prcgandolo che veniile doue lui ftaua,dan doli ficurta che non riceuerebbe alcun danno ne dispiacere per tanto che ben poteua venir fenza paura , ancor che'l Cacique non moftrafle liauerne. 11 Gouernator hauea alloggiate le fue genti in cafe molto gradiscile era lunga ciafeunà di quelle più di dugen io paffi, &£ vni ti,in vna di quefte cafe ftaua il fignor Hernàdo Pizarro con quatordici d quindici a cauallo, nell'altra ftaua il SignorHernandodiSotocon altri quindici oYedici a cauallo, fimilmente ftaua Belcazar con altretanti , poco più d manco:nelì'altra ftaua il Signor Gouernator con duoi d tre a cauallo,cY con venti d venticinque h uomini a piedi : 8£ tutta l'altra gente ftaua al . la guardia delle porte dvna fortezza moìtoforte, che alcun non intraffedentro,laquaI era in mezzo la piazza,cV in quella Pietro di Candia, Capitano per fua Maefta' con ottono no- uè fchiopetti ■ cV quattro pezzi piccioli d'artiglieria che guardauan quella fortezza, qual te neuan per comandamento del Gouernatore Jlquale hauea loro comadato che fé fino a die- ci Indiani innafferò in quella,che gli lafcfafTe intrare ma più no. Quando il Cacique arriud in fu la piazza dille* Doue fono quefti Chriftiani ? mi par che fìano tutti afeofi che non ne appar alcuno Jn quefto mezzo introrono fette,d otto Indiani in quella fortezza,et vno Ca pitano con vna piccha molto lunga con vna bandiera,fece vn fegnal che veniffero con le ar mi, percioche li picchieri che veniuano adietro portauano le picche di quelli che andauano auanti cY coli pareuano fenza armi,cY pur veniuano con quelle. Allhora vn frate de lordi ne di fan Domenico, con vna croce in mano, volédoli dire alcuna cofa di Dio,gli andò a par lare, cY gli diffe cheli Chriftiani erano fuoiamici>& che'l Ognor Gouernator defìderaua che lui venirle nel fuo alloggiamento a vederlojl Cacique gli rifpofe che'l non pafferia più aua ti,fìn tanto che li Chriftiani non gli rendeilero tutto quello che gli haueuan tolto in tutta la terra,cY che poi faria tanto quato gli veniffe in volontajafciando il frate tal pratiche,con vn libro qual portaua in mano gli comincio' a dir le cofe di Dio che li pareuano a propoflto,ma iui non le volfe accettare , cV domandandogli il libro , il padre glielo dette : penfando che lo voleffe baciare,cV lui prefolo lo butto addoho le fue genti. L'Indiano che era turcimano kn do prefente quando gli diceua quelle cofe fubito corfe cV prefeil libro :cV dettelo al padre,il quale fi ritorno' fubito indrieto gridàdo: (aitate fuora,faltate fuora Chriftiani 3à venite a que fti nimici cani, che non vogliono accettar le cofe di Dio, che m'ha gettato il Caciquein ter- ra il libro della noftra fanta legge. In quefto il Gouernatore fece fonar le trombe,cY dette fe- gno al bombardiero che fcancaffe rartiglicria,ilche fu fatto, cV gli Spagnuoli a piedi dC a ca- mallo vkirono con tanta furia addoffo a gli Indiani,che quegli vdito lo fpauenteuol ftrepito dell'artiglieria,et veduto l'impeto delli caualli: fi miflono in fuga,cY quelli che erano monta ti in fu la fortezza no difeefero donde eran montati,ma ne furon buttati a terra, cY fimilmen te vfei il Gouernatore con quella gente a piedi che hauea feco , Sbando a drittura alla lettica, nellaquale era il fignor Atabalipa :cY molti di quelli a piedi che andauano auati , fi ritiroron alquanto da lui, vedendo che co il ftgnor Gouernatore erano molti indiani fuoi nimici: per ilche il Signor Gouernatore s'approffìmdconlefue genti alla Iettica,ancor che non lo la- lciaflero arriuare,perche molti Indiani alliquali eran ftate tagliate le mani,con le (palle tene- uano la lettica del Signore,ma poco gioudil loro sforzo,perche tutti furono morti infìeme con altri Signori,liquali eran portati in lettica,et il Signor fu prefo per il Gouernator,ilqua Ie,fatto cuore con quelli pochi pedoni che haueua cY con la gente a cauallo vfei alla campa- gna: cV molti di loro fi miffero a feguitare gl'Indiani che andauano fuggédo,liquali eran tan ti che per fuggir dettono in vn muro di fei piedi digroffezza,et più di quindici di lunghez Viaggi vol.3% aaa iirj za,cY Iftlìi^ m r ■ fi miS V , ! > v ., *'<■.;. # l ( DELLA CONQUISTA DEL PERV sa,cY altezza d'vnhuomo,cV quello rouinorono , fopra lequaliruine caddero molti da ca- ', uallo , dC in fpatio di due hore che non era più giorno tutta quella gente fu pofta in rotta, 8C veramente non fu per le noftre forze che erauamo pochi,ma folo per la gratia di Dio.Rima fero in quel giorno morti da fei ouer fette mila Indiani, oltra molti che haueano tagliatele braccia,cY molte altre ferite, cV in quella notte andò circuendo la gente a cauallo cV a piedi,la terra : perche fi vedeuan cinque , ouero (zi mila Indiani in vna montagna che fopraftaua alla terra,delliquali haueuamo qualche fofpetto, cV acciocheli chriftiani fi tornaifero in campo, comando il Gouernatore che fi tirafle vn colpo d'artiglieria,ilqual tratto,fubito ritornorno quelli che erano fparO per il campo dubitando che gl'Indiani non gli affaltaffero , cY fimil- mente gli h uomini da piedi. Come ti fignor Gouernatore fece gran carene alCacicjue ^Atahaltpa^* la grandtfìima quantità fio* ro Ó* d avvento che elfo C acique pr orni fsc per fuo rifatto^ come emendo cofi prigione inten- dendo che dalle fue genti era fiato prefo ">» fuo fratello chiamato Cufco 3 alquale di già haueua tolto ti Regno, lo fece ammalare. Effendo pallate quattro, d cinque hore della notte, il Gouernatore ftaua molto allegro per la vittoria che Dio gli haueua datorcV al cÒtrarioil Cacique ftaua molto maninconofo, al qual domandando il Gouernatore la caufa,cV dicendogli che nò doueua hauer affanno di noi altri Chriftiani: che noi non erauamo nati nelle fue terre,ma molto lontani 4a quelle,cY 1 che per tutte le terre donde eramo venuti,erano molto gran Signori,liquali tutti ci haueua^- mo fatti amici et vaffalli dell'Imperatore,per pace,o per guerra:cY che lui non haueffe paura per effer ftato prefo da noi. Il Cacique rifpofe mezzo ridendo , che non ftaua penfoib per quello : ma perche hebbe penfier di prender il Gouernatore,laqual cofa gli era riufeita al có^ trario: cV per tal caufa ftaua con tanto dolore, ma che di gratia domandaua al fignor Gouer^ nator che fé iui era alcun Indiano de fuorché lo faceffe venire , perche voleua parlar con lui, fubito comando il fignor Gouernatore che fuffero menati duoi Indiani principali di quelli che haueua prefi nella battaglia, a quali il Cacique gli domando che quantità' di gente era morta della fua , loro rifpofono che tutti li capi erano pieni di morti, All'hora quello fubito mando' a dire a tutta la gente che era rimafta che non fuggiffero , anzi che lo veniffero a tro- uare,poi che no era morto,cV che era in mano delli Chriftiani,liquali gli pareua fuffero buo na gente: per tato comadaua loro che lo veniffero a feruire. Il Gouernatore dimando" al tur cimano quello che haueua detto il Cacique,quale gli dichiaro il tutto .11 Gouernatore alili o ra fatta vna croce la dette al Cacique, dicendogli che ordinaffe che tutta la fua gente, co fi vnì ta come feparata l'un da l'altro, ne portarle vna in mano fimile a quella , perche li Chriftiani a cauallo cV a piedi vfeiriano la mattina feguente al campo , cV amazzariano tutti quelli che trouaffero fenza quel fegnale» Quella fera il fignor Gouernatore fece federe alla fua tauola quefto gran Cacique Atabalipa con gran carezze, & volfe che fuffe feruito dalle fue donne '. che erano ftate prefe , cV comando che gli fuflé parato vn ricco letto , in quella camera doue dormiua luijafciandolo dislegato ma co guardie* Era quefto Signore d'anni trenta in cn> ca,ben difpofto della perfona,vn poco graffo,|con labra groffe,cY con occhi incarnati come di fangue,cV parlaua con molta grauita\ II padre fu chiamato Cufco Signor di quel paefe,il quale era di circuito di circa trecento leghe,delquale cauaua gran tributo,la patria,cV fìgno^ ria fua non era quella prouincia , ma vna altra lontana molto di qui , chiamata Guito , della qual partendofi cV arriuando in quefto paefe ci fi volfe fermare , per hauerlo trouato bello, abbondante,cV ricco,cV pofe nome a vna delle città principali Cufco, dalla quale fu poi cofi chiamata tutta la prouincia.fu temuto cV vbbidito,cY doppo la morte fu tenuto p Iddio , dC in molte terre glifuron fatte fiatile* hebbe cento figliuoli framafchi8£femine:fra quali fu Atabalipa,cY vn'altro chiamato parimente Cufco , lafciato dal padre herede della fignoria: conilquale in quefto tempo Atabalipa faceua guerra, cYhaueuagli tolto tutto lo ftato. L'altro giorno da mattina vfeirono tutti li Chriftiani al campo con molto ordine, cV trouo- rono molti fquadroni d'Indiani: Il primo di tutti portaua in mano vna croce per gra paura che haueuano.cY fi raguno affai oro che era in alcuni padiglioni cV fparfo per li campi,cV fi- milméte molti pani.quefto medefimo ragunorno li negri dC Indiani da feruitio,gche gli aL- tri ftauano in ordinanza guardando le fue perfone* Et accumulo cinquanta mila pefi d'oro che R Et- A T' IONE 375 A che vai ciafcun pefo vn ducato largo Oc duoi carlini,cY fette mila marcheÌ'argento,cV mol- ti fmeraldi.di che il Cacique moilraua effer con tento :cY diffe al Gouernatoreche quefti ori erano delia fua credenziera per la fuatauola:che ben fapeua quel che andauano cercando» Il Gouernator rifpofe che da la gente di guerra non lì cercaua altro che oro , per fé , cV per il fuo fignor Imperadore. Il Cacique diffe che lui gli daria tanto oro quanto ftaria in vna ftan- za da parte,cheiui era fino vn fegno bianco,che v'era tanto alto, che vn huomo ben grande non v arnuaua a vn palmo appreffo , & era du 25. pie di lunghezza, OC quindici di larghez> za» AU'hora gli dimando il Gouernatore quanto argento li daria: Il Cacique rifpofe che condurria dieci milalndiani , che fariano vn ferraglio in mezzo della piazza , cV che lo im- piega tutto di vafi d'argento , cioè olle,pignatte,fecchi, cV altri vafi , cV quello li daria accio- che Io rimetteffe in fua liberta» Il Gouernator gli promeffe: ma con quello chenon faceffe alcun tradimento a Chriftiani,cY li dimando in quanti giorni faria portar quel oro che dice* uà. Alquale rifpofe, che in quaranta di feguenti fi porteria: cV perche la quantità era molta, che mandaria ad vna prouincia chiamata Ghinea, cV da quella faria portar l'argento che ha- ueua comandato. In quello paffd vn fpacio di venti giorni che non venne oro.In capo delli quali portorono otto cantari fatti d'oro , che fono come pignatte grandi con molti altri vafi et altre piaftre. AU'hora intendemmo come quello Cacique haueuaprefo Cufco fuo frate! Io,di padre ma non di madre: qual era maggior fignor di lui.Et il medefimo Cufco venen- B do condotto prefo,feppe come li Chriftiani haueuan prefo fuo fratello Atabalipa:cV diffea quelli che lo menauano. Se io vedetti li Chriftiani io faria fignore,per quello ho gran desi- derio di vedergli: & io fa che mi vengono a cercare, 8C che Atabalipa ha lor promeffo gran quantità d'oro,che io haueuo per dar loro: ma io gli daria quattro volte tanto, cV loro no mi ammazzeriano , come penfo che coftui farà. Subito che Atabalipa intefe quel che fuo fra- tello Cufco haueua detto: hebbe gran paura.che fapendo quello li Chriftiani , nò lo faceffi- no fubito morire, cV faceflìn fignor fuo fratello. Per quello comando che fubitam ente fuffe *norto,&: cofi fu fatto,che no li gfouó il molto timor meffo ad Atabalipa dal Gouernatore: quando feppe che vn fuo Capitano lo tenea prigionexon dirgli che non lo lafciaffe ammas zar,ma che lo faceffe venir al loro alloggiamento. Atabalipa fi penfaua effer fignore,perche haueua conquiftato quelpaefe , cV pochi giorni auanti in vna prouincia che fi chiama Go- macuco haueua fatto morir affai gente , cV haueua prefo vn'altro fuo fratello , qual haueua giurato di beuer con la tefta del detto Atabalipa:ma per il contrario, Atabalipa beuea con la fua. Hche io viddi cV tutti quelli che fi trouorno con il fignor Hernando Pizarro.cV viddi la tefta con la pelle,la carne fecca,cV li fuoi capegli , cV haueua li denti ferrati, cV tra quelli ha- ueua vna cannella d'argento,cV in cima della tefta teneua vna coppa d'oro appiccata,con vn buco che entraua nella tefta.quando li veniua in memoria della guerra che fuo fratello l'ha- ueua fatta , metteuano gli fchiaui la chicha in quella coppa,Iaqual vfciua per la bocca, OC per q la canella donde beuea Atabalipa. -ir r Come il Signor Hernando Pipano andando ad^na mofiheacjual fi dtceuaefier molto ricca d'oro, trotto in diuerfi luochi grand [sima quantità d'oro datogli per alcuni Capitani d atabalipa per rifiatar* lo,<& come fpogliorono il tempio del Sole coperto di la/ire d'oro,& finalmente molte cafi,& pammenti & muri , 1 quali erano coperti d'oro & d argento* In quefti giorni fu portato certo oro,cY di già il fignor Gouernatore haueua inizio come in qlla terra era vna mofehea molto ricca,nella quale era molto più oro di qllo ch'el Cacique gli haueua promeffo.pchetuttiliCaciqui diquelli paefì adorauano in quella. Etfìmilmete li detto Cufco,liquah veniuano a intendere quello che haueuan a fare.cV molti di dell'anno veniuanoadvn'Idoloche haueuan fatto, cV gli dauan da bere in vno fmeraldo concauo. bapendo quella cofail fignor Gouernatore cY tutti l'altri chriftiani che v'erano prefenti, il iignor Hernando Pizarro dimando' di gratia al Gouernator fuo frate!lo,che li delle licentia di poter andar a quella mofehea : perche voleua veder quel fallo iddio,o x per dir meglio quel demonio,poi che haueua tanto oro.il Gouernator li dette licetia,& menorono alcuni Spa- gnuoh con loro,co 1 quali il demonio poteua aiutarfì molto poco.& qfto fu l'anno.1533.11 Ci gnor Gouernatore & tutti qlli che reftamo,ci trouauamo ogni giorno Imolto trauaglio:^ cne il traduor d' Atabalipa faceua continouamente venir gente contra di noi,quali veniuan, ma fi Bnkj (filstfrl; k[%l '"l'i,;- m-. TK:, ; - ,:,:.il ■fjfà ■ |s '*,l';, , Vii" r W> : :' *'. ', m DELLA CONQUISTA DEL PERV ma no baftaua lor l'animo d'alfaltarci* Arriud il fignor Hernado Pizarro ad vn luogo detto Guamacuco,cY vi troud oro che portauano per rifcatto del Cacique Atabalipa:che poteua effer daaoo.mila Caftigliani d'oro»cY ferirle al Gouernatore che madaffe per qllo,oro,accio che veniffe con buona guardia» 11 Gouernatore mando tre huomini a cauallo che lo accópa gnaffero,a quali arriuati cpnfegnd l'oro,cY paffd auanti al camino della mofchea,et coloro Ci tornorono al Gouernatore, de nel camino accadde che li còpagni che portauano l'oro véne ro infieme alle mani per alcuni pezzi d'oro,cY vno taglio vn braccio a l'altro. Uche non ha- ueria voluto il Gouernatore per tutto il detto oro* Stando nella città di Caxamalca quarata giorni il Gouernator lenza fperanza d'aiuto , venne Diego d' Almagro -, con cento de cin- quanta Spagnuoli in noftro foccorfo,daìquale intendemmo che voleua far habitare vn por to vecchio detto Cancebi,ma come inteie che noi haueuamo trouato tanto oro , come fedel feruitor del Imperadore , venne in noftro foccorfo* Il Cacique Atabalipa in quefto tempo diffe al Gouernatore che l'oro non poteua venir cofl prefto , perche ftando lui prigione gli Indiani non lo vbbidi uano,cV che mandarle tre Chriftiani al paefe Cufco, che quelli por ta- rlano molto oro, cV disforniriano certe cafe che di lame d'oro erano cogte,ne portariano an cora molto che fi trouaua in Xauxa , S< che poteuano andare ficuri, perche tutto il paefe era fuo. Il Gouernatore vi mando huomini raccomodandogli a Dio,liquali Chriftiani meno- rono affai Indiani che li portauano in hamacas quale è a modo d'vna lettica,cY erano molto ben kvuuiydC arriuorono al luogo detto Xauxa, doueftaua vn grandehuomo Capitano di Atabalipa , qua! era quello che prefe il Cufco , de haueua tutto l'oro in fuo potere* Et dette alli Chriftiani trenta cariche d'oro, delle quali ciafeuna pefaua libre cento.cY loro ne fecero poco conto, de moftrando che haueuano poca paura di lui,gli diflero che era poco: de lui or dind che li fuffino date altre cinque cariche d'oro,ilqual oro madorono doue ftaua il fignor Gouernator, per vn fuo Negro che haueuano menato feco:cV li detti volfero andar auanti, cV arriuarono alla città del Cufco 5 doue trouorono vnCapitano d'Atabalipa,che fi chiama^ uà Quizquiz,che vuol dir in quella lingua Barbierò* Coftui fece poca fìima delli chriftia- ni , ancora che fi marauigliafle non poco di loro(cV per quefto fu vno delli noftri che volfe approffimarfi a lui,cV dargli delle ferite , pure non lo fece per la molta gente che teneua)aL- l'hora il Capitano diffe loro che non li diniandaffero molto oro,cY che fé nò voleuano refti- tuir il Cacique per quel tanto che glidaua,che lui l'andrebbe atordifua mano:cV fubito gli in vio ad vno tempio del Sole che loro adorano*Quefto tempio era volto a Ieuante , co- perto di piaftre d'oro» Li Chriftiani andorono al detto tépio, de fenza aiuto d'alcuno India no,perche loro no gli voleuano aiutare, effendo quello tempio del Sole,dicendo che mori- riano:li Chriftiani determinarono con alcuni picchetti di rame disfornir quel tépio, de cofi lo fpogliorono*(fecondo che poi di bocca loro ci diflono*)Et oltra quefto furono ragunate ancora molte olle d pignatte d'oro,con le quali vfano cucinare in quel luogo,cV portate alli Chriftiani p rifcatto dei fuo fignore Atabalipa* In tutte le cafe doue habitorno dicono che era tanto oro che era marauiglia. Entrorono in vna cafa doue fanno li loro facrificrj , do- ue trouorono vna fedia d'oro* Quefta fedia era tanto grande che pefaua.19.mila peli , nella quale poteuano feder duoi huomini.In vn'altra cafa molto grade,nellaquale giaceua morto il Cufco vecchioni pauimento della quale,cV li muri eran coperti di piarne d'oro cY d'argen to,trouorono molti cantari , ouer giarre di terra coperte di lame d'oro che pefauano molto, Se" non gli volfono rompere per non far difpiacere a gli Indiani, in laqual cafa erano molte donne , cY eranui duoi Indiani morti , a modo d'imbalfamati,appreffo delli quali ftaua vna donna,con vna mafehera d'oro fui vifo, facendogli vento con vno ventaglio per la poluere, de per le mofche.cY li eletti Indiani morti haueuano in mano vn bafton molto ricco d'oro: la donna non volfe che intraffero dentro , fé non R difcalzauano,cV difcalzandofi andorono a veder quelli corpi fecchi , de ieuorono loro datorno molti pezzi d'oro , ne del tutto gli fpo- gliorono: perche il Cacique Atabalipa gli haueua pregati che no gli fpogliaffero del tutto, dicendo che quel era fuo padre , il Cufco vecchio , de per quefto non ne volfero tor più: dC cofi caricorono il fuo oro: de il Capitan che v'era li dette tutte lecofe neceiiarieper condur- lo via.Li Chriftiani trouorono in quel luogo tato argento che diifono al Gouernatore che v'era vna cafa grande quafi piena di cantari, cY tinacci grandi,cY vaft,cY molte altre pezze* de che molto più n'hauerian portato , ma temeuano di non dimorar troppo , perche erano {oli dC più di dugéto et cinquina leghe lontani da gli altri chriftiani.ma diflero che haueuan ferrato RELATIONE 37n luogo grand fimo come Chulicuchima Capitano colf gnor Hernando portorono i oro del rifatto d'^tabalipa , &> con quanta riuerentia badino gì' Indiani al fio Signore. Lafcio di parlare di coftoro che veniuan o per il fuo cani ino,et diro del fìgnor Hernando Pizarro,ilquale andaua alla volta della mofchea.Nel qual viaggio che fu di molte giornate, trouorono molti fiumi, fopra ciafcuno delli quali 3 fempre trouorono duoi ponti/atti vicini l'uno all'altro,in quello modo: hauean fatto nel mezzo del fiume vna pila , laquale appan- na molto fopra l'acqua , per (oRegno del mezzo del ponte , perche da vna parte OC da l'altra del fiume erano appiccate corde fatte di ftroppe di falcio,groiIe come vn ginocchio: Iequali alle riue eran legate a groffì falli difcofto l'vna da l'altra 3 la larghezza d'un carro,a quelle per p trauerfo eran legate corde forti cV ben telTute,di cotone, de perche il ponte ftefTe forte,appic cauano dalla parte di fotto a quelle corde faffi molto grandi: vno di quefti ponti feruiua alla géte comune,cY ftaua fempre aperto:l'altro,aIli Signori cY Capitanile* quello ftaua fempre ferrato,& fu aperto quado palfd il fignor Hernado Pizarro,cY arriiró con molto trauaglio: perche penforono non condur mai alcuni caualli,per mancamento di ferrature per il mal ca mino,perche pafforono per molte montagnola ftrada dellequali era fatta a mano come vna fcala:ma il fignor Hernando comado v a gli Indiani che faceffino ferrature d'oro cV d'arcato cY cofi li chiodi , cY in quefto modo condufléro li fuoi caualli al luogo doue era la mofchea a vna citta v laquale e maggior di Roma,detta Pachalchami, nellaqual mofchea e N vna camera molto brutta cY fporca, doue e vn idolo fatto di legno molto brutto , ilqual dicono edere lo Dio Ioro,cY che quefto fa nafeere tutto quello diche viuono:alli piedi del qual tengono of- ferte alcune 3 gioie,mafììme Smeraldi legati in oro 3 cY hannolo in tanta venera non e, eh e vo- gliono che fol quelli lo vadino a feruire 3 clie daq!lo(come dicono)fon chiamati: cY dicono che nell'uno e v degno di toccarlo con mano , ne ancora li muri della cafa fua.Non e da dubi- tar che il diauolo non entri in quel idolo , cY parli con quelli fuoi miniftri,cY dichi loro quel che hano a dir per il paefe ♦ Vengono a quefto idolo con grandilTima diuotione gl'Indiani, di lontano trecento leghe,et gli offerifeono oro cY argento,cY gioie,cY fubito che arriuano, prefentano il dono al portinaro, cY lui entra dentro,cY parla con l'idolo,cY porta fuora la ri- P fpofta. Auati che alcun miniftro vadi a feruirlo,bifogna che'l fia puro,cY cafto,cY che digiu- Nora *ra Q nude non tocchi donna. Tutto il paefe di Catamez,che e li intorno è deuotilTimo di quella contila . mofchea: cY per quefto vi portano ogni anno tributo,^ l'idolo fa loro intendere che lui e Io irò Iddio,cY che tutte le cofe del modo fono nelle ma fue, cY che méte aduiene a gli huomini che non fia di fua volunta : per ilche gli Indiani della mofchea , cV della citta di Pachalchami erano in grandiffìma paura,percheil Capitan Hernado Pizarro con gli fpagnuoli,fenza al cun rifpetto erano entrati a vederlo , cY per qfto dubitauano gli Indiani,che dapoi vfeiti gli Spagnuoli l'idolo no gli diftruggefTe* Di quella mofchea cauorono molto poco oro , per- che l'haueuano tutto afeofo , cY trouorono vna caua molto grande 3 donde haueuano tratto loro , cY li luoghfdoue ftauano li cantari che gli haueuano leuati 3 di forte,che mai poterono trouare doue l'oro fuffe Jn vn'altra cafa viddero vn poco d'oro ad vna Indiana che guarda- ua la cafa,che l'haueua gettato in terra, trouorono umilmente certi morti che erano in detta mofchea, tal che non poterono hauerne più di trenta mila pefi , cY da vn Cacique di Chicha ne ; riebbero tanto che arriuorono alla fomma di quaranta mila pefì.Etftando quiui gli man do Chilicuchima,che era il Capitan che prefe il Cufco,mefli,cV fecegli intendere che hauea molto oro per portar per rifeatto del fuo Signore Atabalipa,cY che fi partirebbe da quel luo lo di Xauxa,qualee v vna città molto grande fondata in vna bella valle ,& ha l'aere molto té- perato , cY che s'accompagneria co il fignor Hernando Pizarro,cY che infieme anderiano a £«imIGouernatore,Hern^ diani '#' ìi,!' 1 ''' : y ■:*'' !' ' .■:.■ lo 6- : '*• :.'V "" . il fi» \l in"?!»; § ■ ' jj [' ^ ■ ,;,'|||'IIl ., 4 - '' DELLA CCmiZyiSTA DEL PERV dianidiceuano,ma effondo andato quattro,d cinque gfornàte,feppe che non veniuà il Capi © tano,et delibero con la gente che haueua,andarfene al luogo del Capitano [ che era co gran gente , cV cofì fece: cV trouatolo gli diffe che veniffe a veder il fignor Gouernatore , cV il fuo Cacique A tabalipa,lui rifpofe che no voleua partirfi di quel luogo 3 effendogli fiato cofi co- mandato dal fuo Signore. All'hora Hernando Pizarrogli diffe,che fé non voleua venire,la menerebbe per forza,cY miffe in ordine quella poca géte che hauea, perche era in vna piaz za grande,cV penfaua, ancora che fuffero molti , di vendicarfi di loro, perche quelli che èra- no con lui erano valenti h uomini, II Capitan Indiano quando vidde quella gente meda in ordine delibero andar con lui. Ilquale partito.auanti che arriuaffe doue fhua il fignor Go- uernator in Caxamalca con il Cacique Atabalipa , ki leghe lontano,troud vn lago d'acqua dolce,che era di circuito circa dieci leghe,con le riue tutte piene d arbori verdiflìmi,et tutto habitato intorno da Cafali d'Indiani, quali fono paftori co pecore di diuerfe forti,cioè aleu^ ne picciole , come le noftre,cY altre tanto grandi che l'adoperano in portare le cofe che gli fa dibifogno per fomieri* In quefto lago fono vccelli di diuerfe forti, cV umilmente pefci,dal quale nafce vn fiume belliffimo.ilqualfi paffacon vn ponte fabricato nel modo detto difo- pra , doue ftanno certi Indiani a torre vn certo tributo da tutti quelli che pattano* Giunti a Caxamalca doue era il Gouernatore cV Atabalipa,il Capitano Chilicuchima auanti che en traile nella ftaza doue fedeua il Cacique Atabalipa fuo fignore,prefe da vn Indiano di quel- li che lui menaua feco , vna carica mezzana,cY fé la meffe fopra le fpalle,cY il medefimo fece- E ro tutti glialtri principali che lo feguitauano,etentratidentro,fubito comelo vidde alzo tut te due le mani verfo il Sole,ringratiandolo che gli haueffe fatto veder il Signore fuo, cV fubi to piangendo fi butto in terra, cV co molta riuerentia pian piano s'accoftd a lui , cV gli bacid le mani,cV i piedi,et il fimile fecero glialtri Indiani principali* Atabalipa all'hora moftrd gra diffima Maefta v :cY ancora che fapeffe, che non haueua huomo in tutto il fuo paefe che lo amaffe più di Chilicuchima: non lo volfe perd guardare nella faccia, ma flette co vna graui tà mirabile,ne fece alcun atto o dimoftratione, non altrimenti che fé gli fuffe venuto auanti il più vii Indiano fuo fuddito * Quefto atto di caricarfi le fpalle quado vanno a veder lifuoi fignori dimoftra vna gran riuerentia che gli hanno* Come Chilicuchima doppo molte minacele confejsò douefufse foro del Cu/co Secchio ideila prouincia chiamata Gmto , come atabalipa haueua deputato molte cafe per fondere foro,& Carpento come fi cam foro delle minere del piano & in alcune montarne* Quello Cacique Atabalipa no hebbe grata la venuta del fuo Capitano, ma efléndo mol toaftuto:nnfed'hauernehauuto piacere* Il Gouernatore gli dimando del l'oro del Cufco* perche quel Capitano era quello che l'haueua prefo* Quello rifpofe fi come Atabalipa lha^ ueua auifato , che non haueuano altro oro,cV che qllo che haueuano, tutto l'haueuano por-- tato: tutto quel che diceua era falfo:cY tirandolo da parte Hernado di Soto,lo minaccid,che P fé non diceua la verità Fabbruciarebbono: lui gli rifpofe quel che prima haueua detto , don> de fubito ftecorono vn palo,alqual lo legorono,cV portorono molte legne cY paglia,dicen> do pur,che fé non diceffe la verità' l'abbrucerebbono* Chilicuchima fece chiamar il fuo Su gnore,ilqual venne con il Gouernatore,cV parld con lui , cV finalmente gli dille che voleua dire la verità alli Chriftiani, perche non dicendola l'abbrucciarebbono* Atabalipa glidiffe che non diceffe cofa alcuna, perch e efìì tutto quello faceuano per farli paura: chenon hauria no ardimento d'abbruciarlo , cV coli gli dimandorono vn'altra volta de l'oro , cV lui non lo volfe dire* Ma fubito che gli miflero vn puoco di fuoco intorno,diffe che menaffero via ql Cacique fuo fignore,perche lui gli faceua cenno che non diceffe la verità', cV cofi lo menoro no via , S>C fubito dille che per comandamento del Cacique Atabalipa lui era venuto tre d quattro volte con molta géte per affahare li Chriftiani ilqual dipoi ordinaua loro che tor> naffero in dietro , per paura che conofeendo i Chriftiani li fuoi tradimenti non l'amazzaf- fero , fimilméte gli dimadorono vnaltra volta doue era l'oro del Cufco vecchio : lui gli diffe che nel medefimo luogo del Cufco era vn capitan chiamato Quizquiz,cY che quefto Capi tano haueua tutto l'oro,perche niuno ardifee accoftarfi a lui: che ancora che ila morto , fan^ no il fuo comandamento,cofi integramente come fe'l fuffe viuo,et cofi gli danno da bere,et fpadono tutto quel vino che gli vogliono dar a bere li intorno doue il corpo del Cufco vec- chio è pofto: dC fimilméte diffe quel Capitano Indiano che in quella terra più abbaffo doue il Ca- RELAZIONE"' 177 A il Cacique Atabalipa fuo Ognor haueua alloggiato il fuo efferato , era vn padiglion molto grande nelq naie il Cacique haueua molti cantari 3 ouerghiare grandi cY altre diuerfe pezze d'oro di molte forti. Quefto cY molte altre cofe dille quel Capitano Indiano alli Chriftiani che quiui erano 5 lequaIi io non fapria dire , per non effermi trouato prefente. Poi che coftui hebbe coi! detto,fubito lo menorono alla cafa del fignor Hernado Pizarro , et gli faceuano vna diligente guardia, perche coli era neceffario : imperoche più vbbidiua la maggior parte della gente al comandamento di quefto Capitano, che al medefimo Atabalipa fuo fignore» perche era molto valent'huomo in guerra, cV haueua fatto molto male in quella prouincia: cV era il detto Capitano molto fdegnato contra Atabalipa fuo Signore,dicendo che per fua caufa l'haueuano mal trattato. Il Cacique non gli mandaua da mangiare ne altra cofa alcu- na, per caufa del molto fdegno che contra lui teneua,per quel che haueua detto,ma il fignor Capitano che Fhaueua in cafa gli daua ben.da magiare,cY lo faceua feruire, dC dauagli quan to gli faceua di bifogno,cV ancor eh e fune cofi mezzo abbruciato, molti di quelli Indiani i'andauano a feruire, nche erano iuoi familiari.cV quefto Capitano era natiuo d'vna prouin eia chiamata Guito, della qual ilmedeiìmo Atabalipa era Signore. Quefto paefe è molto piano dC ricco: gli huomini (ono molto valentircon quefte genti coquiftò Atabalipa la ter ra del Cufco.Della qual gente vfei il Cufco vecchio,quando comincio a fignoreggiare tut- ta quella prouincia.In fu quefto ragionamento il Cacique Atabaliba diffe che haueua mol- 5 te cafe deputate a fonder l'oro cV l'argento , cV che Foro delle minere del piano era minuto, perche le mine del paefe del monte erano di qlle bande del Cufco , cV erano più ricche,per- che cauano di quelle l'oro in maggiori grani,cV non bifognaua lauarlo , malo ricoglieuano nel fiume lauato , cV come in alcune montagne cauano l'argento con poca fatica , OC che va huomo ne caua in vn giorno cinque,d (ei marche:cauafi mefcolato con piombo,ftagno, 8C zolfo,cY poi fi fa ben netto. Et per cauarlo,gli huomini appiccano fuoco grandifìlmo nelU montijCV fubito che il zolfo e v accefo l'argento feorre in pezzi* La grandifsima quantità d'oro portata al fignor Gouernatore^ il prefente per lui mandato allaCefarea Maefìà,& come fu dimfo detto oro,& quanto toccafse a ciafcuno:del tradimento haueua ordinato u4tabalipa>&* della morte di quel!o,<& come fu fatto fignor di quella terra il fio-liuol maggiore del Cufco Secchio con gran Jodisj anione & iubilo di tutta la atta. Lafcio di parlare più oltre di quefto , diro delli Chriftiani che vennero dal Cufco , liquafi entrorono in Campo del Gouernatore con più di cento e v nouanta Indiani carichi d'oro :QC neportorono venti cantari , cV altre pezze grandi: che v'era tal pezzo che con fatica dodici Indiani lo portauano, cV Umilmente portorono altri pezzi che cauorono delle cafe. Dello argento ne portorono poco, perche cofì comando loro il fignor Gouernatore che non por Q tallero argento,ma oro : perche il Cacique fi doleua che non trouaua Indiani che portaftero l'orO,delquale alli giorni paffati era flato portato, non poca quantità'. Haueua il fignor Go- uernatore mandato duoi huomini al padiglione che il Capitano Indiano gli haueua detto, quali tornorono umilmente con affai oro , delquale in vna cafa grande haueuano in molti luoghi trouati monti grandi di diuerfi caratteri, OC pezzi minuti. Il Gouernatore fece fon- dere tutto il minuto,tra'l quale furono alcuni grani grandi come caftagne,et altri maggiori, cY alcuni di pefo di libra,cY altri di maggior pefo^cV di quefto (o fede,pcrche io ero guardia- no della cafa dell'oro, cV lo viddi fondere, 8£ eraui più di.po. tegole come piaftre d'oro di mi nera,che alcune erano di buoni caratti,molte fene fenderono, cV furon fatte verghe,cY altre fi fpartirono tra la gente . In quefta cafa erano più di.zoo.cantari d'argeto grandi che haue- ua fatti portare il Cacique: ancor ch'il Gouernatore non l'haueffe ordinatola v'erano mol te pignatte cY cantari piccoli éY altri pezzi molto belli: cYparmi che l'argento che io vid- di pelare , fuffe cinquanta mila marche , poco più o manco. Era oltra quefto in quefta ca- fa ottanta cantari d'oro , tra grandi cY piccoli , cY altri pezzi molto grandi. Eraui ancora vn monte più alto d'vn huomo di quelle piaftre che eran tutte fine, di molto buon oro: ben che per dire il vero , in quefta cafa in tutte le ftanze erano monti grandi d'oro cY d'argento. Mede infìeme il fignor Gouernatore tutto quell'oro , cY fecelo pefare pfenti gli officiali di fua Maefta\ Ilche fatto , furono elette perfone che faceffino le parti per la compagnia. Et mando' il Gouernatore yn prefente alla Maeftà Cefarea»che fu di cento mila pefi, poco piu A ò manco ' ■, m3 I 1 ni , Ti. I .: iiiv,;.C altri per venir contrai! campo del Gouernatore, per veder fé poteuaeiTer liberato :6Yque- b ita era vna gran moltitudine di gente , pero la maggior parte veniua per forza , 6 per tema chehaueuano.Comeil iignor Gouernator fu di tal cofa informato, parlo al Caciqueadira- to,dicendogli che li portamenti fuoi eran molto trifti.poi chefenza caufa faceua venir gen- te contra di noi. Pochi giorni auanti erano venuti al noftro capo duoi Indiani figliuoli del Cufco vècchio, fratelli di Atabalipa,da canto di padre cV non di madre: quelli vennero mol to afeofamente per timor di fuo fratello. Quando il Gouernatore feppe che erano figliuoli del Cufco vecchio,fece loro molto honore , perche nel afpetto moftrauano effer figliuoli di gran fìgnore. Dormiuono coftoro appretto il Gonernatore: perche non haueuano ardi- mento di dormir in altra parte, per timor di A tabalipa. Vn di quefti era naturai fìgnore di quella terra,laquale gli rimaneua doppo la morte di fuo fratello. In quefti medefìmi giorni vennero nuone che la gente di guerra era molto propinqua: cY per tal caufa noi ftauamo molto vigilanti . cV vna notte vennero alcuni Indiani fuggendo d'vn luogo che era li vici- no , dicendo che gli Indiani veniuano per far guerra , cV che haueuano rouinati loro li rriai- zali,che fono campi doue nafee il grano del Maiz,et che veniuano per affaltare il campo de Chriftiani,cY; che per quefto loro veniuano fuggendo.Come quefto feppe il fìgnor Gouer natore fece configli con li fuoi Capitani, cV con gli officiali di fua Maeftà , bC determinoró no di far morir fubito Atabalipa , ilqual lo meritaua. Menoronlo adunque al far della notte nella ftrada &C legoronlo ad vn palo: cY per comandamento del fìgnor Gouernatore lo voi p fero abbruciar viuo: ma volfe Iddio couertirlo , perche diffe che voleua effer Chriftiano : &C p quefto lo fecero ftrangolare in quella notte,laqual con molte altre era paffata che le noftre genti nò haueuan dormito per timor de gli Indiani: cV di quefto Caciquc 11 Gouernator prouidde che fuffe fatto la guardia al detto Cacique morto,et il giorno feguente da mattina il fepelirono in vna chiefa che haueuano quiui , doue molte femine Indiane fi voleuano fe- predice la pelir viueconlui. Venti giorni.auanti che moriffe Atabalipa, non fi fapendo cofa alcuna fua mone del efferato che afpettauano, cYeffendo Atabalipa vna fera molto allegro,cY parlando con dodff iaa { a ^ cun ^ Spagnuoli,apparfe in aere verfo la città del Cufco a. modo d'una cometa di fuoco,la- l'apparire" quale flette gran parte della notte, cY come Atabalipa l'hebbe veduta diffe, prefto morirà d'vna Co- vn gran fìgnore di quel paefe: cY quefto fu lui. Della morte di quefto Cacique s'allegro' tue I™ città dd t0 ^ ue ^ P ae ^ e: ^ non potcuan creder die fuffe morto,fubito che la nuo«a ando s alla gente di Cufco. guerra , immediate ciafcuno tornò a cafa fua: perche erano venuti per forza. Il fìgnor Go- 11 figliuolo uernator fece far fìgnor di quella terra il figliuolo maggiore del Cufco vecchio , con condi- del Cufco, tione che reftaifìno , lui cY tutta la fua gen te , per vaffalli dell'Imperadore , cY co fi loro pro- creatoci- miffero di fare. Subito che il figliuol del Cuico vecchio fu fatto fìgnore, le genti del paefe nore del alzorno le mani al fole , ringratiandolo, che gli hauea dato il fuo fìgnor naturale,cY fu mef- fo in poffeffione dello fiato, cY meffongli vn fiocco molto ricco legato con vna cordella in- torno alla tefta,ilquale gli veniua mnto fu la fronte che gli copriua quafi gliocchi,et quefta è la corona Atabalipa Cufco dal Gouernato re. RELATIONE 37S A la corona che porta quel che e fìgnor del paefe del Cufco , ÒY coti portaua A tabaf ipa. Ilchc poi che iu fatto, venne gran moltitudine di gente per feruirci, cY quello per comandamen- to di quefto fìgnor nuouo. Similmente s'allegrd della morte d'Atabalipa,il Capitan Chili- cuchima, dicendo che per caufa fua era fiato mezzo abbruciato :cV che daria tutto l'oro di- quella terra che n'haueuan gra quatità, cY molto più diqucllo che Atabalipa haueua dato perche quello che haueuan fatto fignore,era naturai fìgnore di quella terra :cY in quel gior- no menorono quattro cariche d'oro,& certe coppe grandi. Alcuni giorni auanticheAtaba tipa moriif e,haueua ordinato che fuffero portati vna flatua d'vn paflor con le pecore d'oro tt altri pezzi molto ricchi.cY quello tutto veniua per conto della gente nofìra di campo. !l f n n r CjOUernatore fu confìgliato che non faceffe portar all'hora quell'oro,accioche quelli che li partiùano & tornauano in Cafìiglia non n'haucffero la lor parte. Ilcheintefo dal Cacique come io cY molti altri vdimmo dire,difleal fìgnor Gouernatoreche nò faceffe ritornar quell oro mdietro,perche n'afpettaua ancora molte maggior pezze, Iequali do- ueuan portar più didugento Indiani.allequali parole d' Atabalipa rifpofe il Governatore che erano per andar in quel paefe dì che tutto lo raccoglierebbeno . cV tutto quefìo faceua accioche non s'haueffe a partire con quelli che andauano in Cafìiglia. Io dico che viddi re- itar vna gran cafa piena di vali d'oro , & altri pezzi dapoi che fu fatta la fopradetta diuifio- ne liquali valifidoueano partire fra nocche tornauamo inCaftiglia,effendocitrouatinel- & la battaglia , con tante fatiche , con quante di fopra e flato narrato. Et più dico che io viddi pelare , dì reflar li del quinto di Tua Maellà , fenza quello che porto il fìgnor Hernando Pi- zarro più di cento eY ottanta mila peli. Del paefe chiamato Collao dotte yn gran fiume dalcjual fi catta oro, &> come fi raccolga , in 1/na ifok del qualfi urne fi dia -trouarfi^na cafa grande fabneata rutta d'oro, & come ti fì?nor Gouer- natore mandò alt Imperadore la parte dell'oro <& argento affettante a fua Mteflà quali furono divaricati in Sibilla congrande admtrattone di tutta la atta. Quello non voglio reflar di dire, che diffe il Cacique Atabalipa, che era vn paefe detto CoIlao,doue e vn fiume molto grande,nelquale e vna Ifola,doue fono certe cafe,trà Iequali n era vna molto grande tutta coperta d'oro , fatto in modo di paglia, della quaiealcuni In- diani venuti da quell'Ifola ne portorono vna brancata , li traui cV tutto il réìto ch'era in ca- lamita era coperta di piatire d'oro , dì che v'era il pauimen m fatto con grani d'oro , cofi co^ ine lo trouauano nelle minere . cY quello vài dire al Cacique , cY alli fuoi Indiani che erano di quella terra venuti a vederlo, prelente il fìgnor Gouernatore.DilTedi più il Cacique,che I oro che fi caua di quel hume,non lo ricogliono con bateas,che fono a modo d'vno badi da barbiere , con li manichi douelauano l'oro nell'acqua,anzi fanno in queflo modo,che mec tono la terra cauata della minerà , in vn luogo a modo d'una foffa appreffo l'acqua , cY con Z vna ruota cauano l'acqua del fiume,cY la fanno andar in quella foffa , dì coli lauano la terra: laqual lauata leuano via l'acqua,cY ricogliono i grani dell'oro che fono molti, cY grandi, cY quello io Ih o vdito dire mol te volte, perche tutti quelli Indiani della terra di Collao, liquali iodomandauo:diceuano cofiefferla verità. IlGouernatorFrancefcoPizarro detteanoi che veniuamo in Cafìiglia tutto l'oro cV l'argento che era della parte della Maefla dell'Impe radore. fct dalla proumeia del Cufco ouer del Perù ,donde partimmo per andare ad imbar- carci alla marma, camminammo dugéto leghe per terra: douearriuati montammo in naue, Sì nauigammo per il mare del Sur,fino al porto della città di Panama in quindici giorni,do uedifmontati fummo accettati con grandiflima allegrezza éY ammiratone di tutti, perla gran quantità dell'oro che viddero. IlSignor Gouernatore Pedrarias ci prouidde di tutte °?*f ?£? ' per P ortar detto oro & ar gento , quelle ottanta miglia per terra , fino alla citta del Nome di Dio,che è fopra l'altro mar del Nort,che vien in Spagna.come nel prinri pio di quello libro e detto. Giunti che fummo alla città del Nome di Dio,cY imbarcati, ve- rrì" 1 u j S P a g nuola > & arriuammo alla città di fan Domenico,che è nella parte del- 1 dola che guarda verfo mezzo di: OC quello viaggio facemmo in otto giorni , douc tolti li rinfrefcamenti neceffarrj per venir alla volta di Spagna , voltammo le prore verfo leuante, tenendole fempre tra greco 8ì leuante , dì nauigammo da cinquantadui giorni , cY facem- rno,i35o.leghe,tìno alli liti di Spagna doue è fan Luca di Barameda,in fui fiume di Guada- chibir, fecondo la ragione che laceuano, li Pilota noftri,ancor che io penfo che fuffer9 molte W.'ljl'ì t£ ! "r %« 'il (II* iiii !B|j?j!»i :f : ai-: ' *'?'«,! ■ni ' , ?V, 1.V;-iiÌ:'" ,-j'ì iì, "li'' i -, «fri, -, ! il I. if 1 T • DELLA CONQJ/ISTA DEL PERV molte più :& haremmo boniflimo tempo, cV arriuamo alla citta' di SibiIia,doue tutte le ni- D ui Cogliono discaricare le robbe che portano dall'Indie» In quello viaggio da lliòla Spa^ gnuola non toccammo fé non l'Ifole delle Canarie, ancorché alcuni tocchino l'Ifole delti Azori • & come fummo allontanati da terra cinquecento in feicento miglia , trouammo il mar baffo , ne dubitammo più di fortuna, perche i venti non fanno fortuna fé non appref- fo terra,cioé apprefo l'Ifola Spagnuola,ouer appretto i lieti di Spagliamone il mar e profon diffimo,cY nauigammo gran parte con l'inftrumento del quadrante, con il fole , fin cheap-- preffandoci al noftro habitabile,cominciammo a reggerci con la tramontana* Quefta naui gatione è molto ilcura 3 pcr infiniti Pilota che fono pratichi di quella. Arriuammo in Sibi lia alli quindici giorni ài Genaio.1554.doue furono difearicati tutti gli ori & argéti, co gran diffima ammiratione di tutta la citta , dC d'infiniti mercatati Fiorentini, Genouefi,cV Veni- tiani,liquali tutti corfono a veder tal cofa,cV dipoi hauendone fcritto per il mondo: io nò ne diro altro faluo,che tutti noi con la parte delli noftri ori partimmo , cV andammo a cafa no" ftra.doue fummo riceuuti con quella allegrezza che ogn'un fi può penfare. LA CONQUISTA DEL PERV ET PROVINCIA Del Cu (co chiamata la n uoua Gattiglia, fcjritta & drizzata a Tua Maefla da Francefco di X erex , 1 ecretario del Capitan Francelco E • Pizarro , che quelli luoghi conquiftò. I L PROEMIO Erche in gloria di Dio,cV honore cV feruigio della Maeftà Cefarea,i fi deli fi rallegrino,cY gli infìdeli fi fpauétino,poi che la prouidéza diui- na,£Y la fortuna dell'Imperador noftro,cV militare difciplina della na- tione Spagnuola hano a quefti tépi noftri fatto cofe , che g fempre ne reitera memoria,mi è paruto di nò tacerle,ma di fcriuerle,et mandarle a fua Maeftà,a ciò che a tutti fia noto,come col fauore diuino fi fono al la noftra fanta fede recate infinite géti, e fotto l'obbedieza del Re no-r ftro fignore.Non fi legge,che mai ne a pretto gli antichi , ne à pretto i moderni cofi grade è ftraila imprefa ^i facefli di cofi poca gete còtra tante,ne che tanti e v coli gran mari fi folcaffero,ne che s'andafle a conquiftare terra, che non fi fapeiTe,ne fene hauefie notitia alcuna,Chi adunque s'agguaglierà con le géti di SpagnarNon i Giudei certo,non i Grecano i Romani, de'quali piu,che di tutti gli altri fi fcriue: perche fé i Romani foggioga rono tate prouincie,lo fecero co vguale,d poco meno numero di géte,èY in terre cognite,et fornite di vettouaglie ordinarie,è co Capitani cV etterati pagatila doue i noftri Spagnuoli fempre fono flati pochi in numero , che mai furono infieme più che dugento d trecento, dC qualche volta cento è meno anco :et il maggior numero che nò fu qui che vna fola volta col Capitan Pedrarias venti anni a dietro,fu di 1300.E quelli,che vi fono in diuerfe volte anda' ti,nò fono flati ne pagatane forzati: ma vi fono di lor propria volòtà andati, cV alle lor prò- prie fpefe.Et a quefto modo hanno a tempi noftri conquiftata più terra,che nò e quella, che prima fi fapeua,che tutti i pricipi Chriftiani,cV infideli poffedettero : Et vi fi fono matcnuti cV vilfuti co cibi beftiali,di qlli,che nò haueuano notitia alcuna ne di pane,ne di vino,ct con foffrire,e mangiare herbe,e radice,e frutti,hano còquiftato quello,che già p tutto il mondo fi fa. Et g quefto nò fcriuerd al prefente altroché il fucceffo della còquifta della nuoua Cafti glia,e p nò eflere proliflo,mi forzerò di fcriuerlo con la maggior breuità,che fara\poiTibilet il Pipano parte della città di Panama } & ~va a difcoprire terre nuoue.Giunfe ad Iw portuale per hauerui molto patitolo domanda Porto della fame. Scorrendo , poi giunge a ~\na terra, doue contra nito poi con l'armata del Pizarro, doppo hauer errato tre anni in quella cojìtera,fcuoprono la ttrra di Can^ebi , nella qualritrouono molte terre habitat e , &* ricche doro. Pochi di prima,che ritornane quefto vaffello in Panama , era partito per feguire , cY cer^ care del Pizarro,il Capitan Diego d' Almagro fuo compagno con vn'altra naue, è con fetta" ta huomini.Coftuinauigo x fin die giunfealla terra doue era ftato il Pizarro rotto,cY venuto anch'elfo con quegli Indiani alle mani,fumedefimamen te disbarattato , et effo vi perde vn occhio,cY vi furono molti Chriftiani feriti: ma alla fine pur co tutto qfto i noftri fecero a gli auuerfari Iafciare la terra,6Y v'attaccarono fuoco : Indi imbarcati corteggiarono oltre fin che giunfero a vn gran fiume che lo chiamorono di San Giouani,pèrche nel di di quefto Santo vi giunfero, cV qui ritrouorono qualche moftra d'oro: ma nche no ritrouauano veftigio del Capitan Pizarro,fe ne ritornarono adietro,cY lo ritrouarono in Cucama .Qui conclufero, Viaggi vol.2% bbb che " r ;>.'.)! v\'< W . •> ', DELLA CONQVISTA DEL PERV cheil Capitan Alm agro fen'andafTei'nPanarna^raccÒciaffelenaui, S^facefle più gente, ] per douere quefta imprefa feguire,cY fornire di fpenderui quello , che loro auazaua: che già s'haueuano fatto debito più di diecimila caftigliani. In Panama riebbero molti cotrafti,per- che il Pedrarias, dC altri diceuano,che no [ì doueffi in tal viaggio procedere,doue no era fua Maeftà feruita.Ma il Capitano Almagro,con la potefta\che del fuo compagno portaua, fi mantenne co molta conftanza ne! primo propofito,cV richiefe il Gouernator Pedrarias, dC li proteftd,che non difturbafle, perche elfi credeuano con l'aiuto di Dio fare in quel viaggio gran feruigio a fua Maefta\*et cofi fu forzato il Gouernatore a cófentirgli,che faceflegente» Coftui adunque fi parti di Panama con.no.h uomini , 5C fé n'ando v doue il Capitan Pizarro l'afpettaua con altri cinquata che gli erano di quei primi auanzati,coii de gli.i io.fuoi,come degli fettanta del Capitano Almagro 3 perche gli altria^o. erano reftati già morti. Hora con quefìi.ióo.huomini fopra le due naui Ci partirono quelli duo Capitani,cV cofteggiado quel la terra,doue penfauano, che foffero habitationi cV popoli,fmontauano con tre canoue,che conduceuano,nelequalifeffanta huominiremauano. Etaqueftomodos'andauano prò- cacciado le vettouaglie,in quefta guifa andarono tre anni, panando gra trauagli, & fame,8t* freddo :cV di fame mori la maggior pane delle genti,in tanto che nò ne reftarono cinquanta viui, et fino in capo delli tre anni non difeoperfero terra buona: perche tutti quegli altri luo ghi,che paflarono.erano padulofi pieni di fangacci,cV inhabitabili. Et qfta buona terra,che difcoperfero 5 fu preffo al fiume di San Giouàni,doueil Capitan Pizarro fi refto v in terra con I quelle poche genti,che gli auanzaua,cV mando vn Capitano de i Cuoi col più piccol vaffel- lo a difeoprire qualche miglior terra per la coftiera auanti,et l'altra naue mando col Capitan Almagro in Panama a condur più gente, perche andando di compagnia li duoi vaffelli, dù con tutta la gente, non poteuano discoprire, cVla gente fi rnoriua tutta. Il legno che paifo auanti a discoprire, ritorno' in capo di fettanta giorni al fiume di San Giouam,doue era il Pi zarro reftato,&: diede relatione di quanto fucceifo gli era , cV come era giunto fino alia terra di Cacebi, che e v in quella coftiera, cV che prima haueuano anco molte altre tene vedute af- fairicche d'oro cV d'argento, con le genti più ragioneuoli diquante n'haueuano primain quelle Indie vedute: cV menarono feiperfone di quella contrada, perche apprendeffero la- lingua Spagnuola,cx: portarono oro,cY argento 3 cV robb^.Il Capitano con gli altroché feco reftati erano,fentirono tanto piacere di quefta nuoua , che tutti li trauagli pattati dimenti- carono,6Y diedero per bene impiegata la fpefa , che in quel lungo viaggio fatta haueano. Et defiderofi di ritrouarfi in quella cofi buona terra, tofto che il Capitano Almagro ritorno di Panama con la naue carica di gente,cY caualli,fi partirono con amen due le naui dal fiume di San Giouanni: & perche era molto trauagliata la nauigatione di quella coftiera , penarono a giungere doue effi andauano più tempo di quello , che erano prouifionati: Et fu perciò forzata la gente a faltare in terra , cV caminando per quelle contrade a procacciarfi da viuere doue hauer lo poteuano.Le due naui nauigado giunfero al porto di San Mattheo,et a certe - f terre,allequali pofero gli Spagnuoli nome San Giacomo,et alle terre anco di Tacamez,che tutte vanno discorrendo per la coftiera auan ti :inofìriveggendo efferquefte terre cVriabi- tationi grande,cV piene di gente bellicofa,ne furono lieti :cV giuntilo. Spagnuoli vna lega lungi da vna di quelle terre di Tacamez , vfeirono foro incontra più di dieci mila Indiani da guerra: i quali vegggndo.che i noftri non erano per far lor male alcuno,anzi che con mol to amore contrattauano co loro la pace,depofero l'armi,cV l'animo di guerreggiare. In que- fta terra erano molte vettouagli'e , cV le genti co affai buono ordine viueuano:Et haueuano tutte quefte terre le loro ftrade, cV piazze: cV v'era terra , che haueua più di tre mila cafe,6Y al tre meno» S'afiicurorono nelTlfola delGaUo } & mandono per nuoua gente,con lacuale fcuoprono per la. coftiera più di cento leghe di paefe ricco & habitat o } Se ne ~\a il Pizarro, in CaJ}iglia } & per tanto fer- uitiojic e molto da.S.MaeJlà rimunerato:!' afta di nuouo alla terra f coperta , <& entrato nel porto, S*Mattheo& di quitti à Coache,~Vanno atflfola Pugna:detta San lacomo,nellacjuale accjutjì ono molto oro deppo hauer combattuto con* tro gt 'Indiani ribellati &• prejo il loro Cacique, Paruealli Capitani,et a glialtri fpagnuoli,che effondo cofi pochi, non haurebbono'fatto frutto alcuno in quella contrada.perche no haurebbono potuto con tutti quelli Indiani re- * ' - filiere; RELATION E 3 8o A filiere: 6Y perciò deliberarono di porre Tulle naui della prouifione,che quiui ritrouauano,6c" ti tornarli adietro in vna Ifola chiamata del Gallo: perche iui poteuano ilare ficuri,métre che lenauiandauanoin Panama a dar notitiaal Gouernatore di quelle terre nouamente disco- perte^ a chiederli più géte: perche etti l'intéto loro profeguire potettero, cV pacificare quel la terra,Et co le naui andò il Capitano Almagro, perche era fiato fcritto da alcuni al Gouer- natore,che faceffe ritornar quelle genti a Panama,perche non poteuano hormai più (offrire i trauagli che in tre anni (offèrti haueuano in queIdifcoprimento:Etil Gouernatore a que- fto modo vi prouedette,che quelli, che voleuano venir a Panama,poteffero venirui,cV quel li,che refta* voleffero, per difcoprire più ol tre, fi reflaflero,Et cofi col Pizarro reftarono fedi ci huomini,cY tutta l'altra gente fé ne ritorno co le due naui in Panama,Stette il Capitan Pi- zarro in quella Ifola cinque mefiLfin che vna delle nauiritornd, cV con effa andarono cento leghe più oltre di quello,che difcoperto haueano,cY ritrouarono molti popoli, cY molte rie- chezze,cV portaronopiu moftra d'oro,cY d argento,cV d'altre cok di quello, che haueuano prima fatto : cV gl'Indiani fteffi di lor volunta' gliele dauano , ma il Capitano fi ritorno" adie^ tro,perche s'andaua fornendo il termine,che gli haueua il Gouernatore importo: 3C apun- to nellVltimo di del termine entro nel porto di Panama, Ritrouandofi quefti duoi Capita ni hauer fpefo tanto,che no poteuano più foflentarfi,per hauere ancora gradiffimo debito: doue il Capitan Fraceflo Pizarro co poco più di mille caftigliani,che ritrouo da gli amici in B prefto fé ne venne in Cartiglia , cV kce relatione a fua Maeiìà de li fegnaìati e gran feruigfj che a lei fattti haueua: p ilche ella per gratifìcarfelo gli fece grada del gouerao cV adelantado di quella terra , che haueuadifeoperta , 8C del habito di San lacomo , cV d'effere Alcayde, 8é Algozil maggior,^ altre gratie cV rifacimeto di fpefe gli furono fatte, come ad Imperatore tY Re fi couiene,cV che a tutti quelli che lo feruono è (olito fare,et per quella caufa gli altri fi fono difpofti fempre a fpéder le loro facultà in fuo Real feruigio,difcoprédo vari] luoghi £» quel mare Oceano da ogni banda.Effendo già fiato fpedito da fua Maefta il Gouernator 8C adelantado Franceko Pizarro fi parti con vna armata dal porto di fan Lucar, cV con profpe rovento fenza altro impedimento giunfe al porto del Nome di Dio :cV indi fé n'ando'con la gente alla citta' di Panama>doue hebbe molti contrai, cV diilurbi, perche non andaffe ad riabitare quella terra,che hauea difcoperta,fecondo che gli haueua fua Maeftà ordinato,mai con la coftanza,che egli in quefto negotio hebbe,cV con le più genti>che puote(che furono iSo,huomini,cY,37,caualli)co tre naui fi parti di Panama,cY cofi profpera nauigatione heb- be, che in tredici giorni giunfe nel porto di fan Mattheo,doue ne principfj,quando fi difeo perfe,non vi poterono in più di duoi anni giungere, ifmÓtate qui le géti, cV i caualii/i mof- fero per la coftiera del mare,cV in tutte le terre ritrouauano la gete ribellata,cV in arme, Cam minarono a quefto modo fin che giunfero a vna gran terra chiamata Coache,alIaquale die> •. dero d'vn fubito fopra , accioche non fi ribellane, cV fi ponefle in arme, come l'altre fatto ha- * ueuano,cV qui guadagnarono in oro la valuta di quindici mila caftigliani, cY,750.1ibre dar gento,cV molte pietre di fmeraldi,che i noftri non conofcendole aH'hora,et non filmandole di valore alcuno,lecambiauano con gl'Indiarifet che loro all'incontro dauano vefie,6V altre cofe Jn quefla terra prefero il Cacique , che n'era Signore, con altre fue genti: cV vi ritroua- rono robbe di varie forti , cV tante vettouaglie,che vi fi poteuano matener quefìi fpagnuoli tre o x quattro anni,Da quefla terra di Coache mando' il Gouernato*e4e tre naui alla volta di Panama, & di Nicoragua,per che conduceffero più gente , cV caualli, cV fi poteffe effettuare la conquifla , cV pacifìcatione di quelli luoghi , Effo ù refto' in quella terra con le genti ripo- fandoui alcun giorno,fin che due delle naui ritornarono da Panama co ventifei da ca.uallo, trenta da piedi.Et tofto poi il Gouernatore con tutte le genti fi parti per la coftiera auanti, che e tutta molto habitata cV impopolata, 6V l'andaua ponendo fotto la fìgnoria dell'i m pe- rator noftro fignor, perche li Signori di quefti popoli tutti d'vn volere vfeiuano per le Ara- de a riceuer il Gouernatore fenza porfì altramente in difefa: 6C il Gouern atore fenza far lor male alcuno gli riceuaua tutti amoreuolmente,cV faceua loro per mezzo d'alcuni religiofi, che a quefto effetto menaua , intendere alcuna cofa della fede noftra per tirargli alla falute. Et cofi andò il Gouernatore conia gente fpagnuola fin che giunfea vna Ifola, che fi ehia- maua la Pugna, dC i noftri la chiamarono di fan Giacomo } & Ila due leghe lungi da terra fer> ma j perche quefta Ifola era affai impopolata cV ricca , OC copiofa di vettouaglie , vi paffd.il Gouernatore con le due naui,c¥ vi fece panare i caualli con certe fcafe di legno,che gli India» ; '- Viaggi vol»3% bbb rj nihaue- "it ; ' ■• ij' ;.!ijfi k;t~ il; ws& ' .tw :f m ■ i 9''« j : 1 : DELLA CONQUISTA DEL PERV nihaueuano» Fu il Gouernatore riceuuto in qfta Ifola dal Cacique , che n'era fignore,con 1 molta alleggrezza,et carezze cofì di vettouaglie,che p il camino fece portarli,come di muli che di diuerlì iftromenti , che efTi per loro ricreatione tengono» Quella Ifola gira quindici leghe intorno, & e" fertile cV affai bene habitata,perche vi fono molte terre,delle quali ne fo- no fignori,fette Caciqui,ma vno ne e poi fìgnore di tutti gli altri,ilquale di fua volunta die- deal Gouernatore vna certa quantità d'oro, 6>C d'argento» Qui perche era già inuerno , il Gouernatore fi fermo : perche dominando in tal tempo,per l'acque,che faceuano cY haureb bero gran difagio i nofìri fentito : tanto più che qui agiatamente fi poteuano alcuni Chriftia ni infermi curare» Ma per che gli Indiani non fono inclinati a douere obedire,ne feruire ad altra natione fé non per forza , mentre che quefto Cacique pacificamente viueua co'noftru effendofi già fatto vaffallo di fua Maefìà , il Gouernatore Pizarro intefe da certi interpreti, che feco haueua,come il Cacique haueua ragunate tutte le fue genti da guerra,cY che da mol ti di adietro non attendeua ad al tro,che a fare molte più arme di quelle,che i fuoi haueuano : Ilche con gli occhi propri) fi vidde, gche nella terra fteffa,doue i nofìri ftauano , fi ritrouaro- no in cafa del Cacique cV di molti altri , molte genti, tutte in punto di guerreggiare , cV non afpettauano altro fé non che tutta la gente dell'Ifola fi raunaffe infieme, perche voleuano quella fteffa notte dare fopra Chrifìiani: Il Gouernatore quando fi fu fecretamente informa to di quefta veri tà,fece toiìo prendere il Cacique,cV tre fuoi fìgliuoltjet duoi altri principali, che fi poterono prendere vini: cY in vn fubito i nofìri affollarono l'altra gente , Oc n'ammaz I zarono molti:gli altri fuggirono,cY lafciarono la terra ronde fu la cafadel Cacique con mol te altre pofta a facco,cV vi fu ritrouata qualche quantità d'oro cV d'argento , cV molta robba» La notte fèguente ftettero i nofìri con buone guardie , 8C tutti vigilanti ( che erano fettanta da cauallo.cV cento da pie)cV prima che il di chiaro della mattina veniffe, s'vdirono gridilo me di gente di guerra,cY poco appreffo fi vidde venire vn gran numero d'Indiani armati c\. con tamburri fordi,cY altri infìrométi,che nella guerra portare foleuano: cVveniuano copar «iti in modo, che fi poneuano il capo di Chrifìiani in mezzo. Venuto il di chiaro il Gouer- natore comando a fuoi, che animofamentedeffero fopra inimici: cV cofifufatto:ma nel pri mo affatto vi renarono alcuni Chriftiani,cY caualli feriti»Ma percheil noftro fìgnore fauori ke dC foccorre nelle neceflltà quelli , che nel fuo feruigio vanno,g!i Indiani furono rotti, 8C cY fi pofero in fuga: cY i nofìri da cauallo feguirono vn pezzo la vittoria, poi fé ne ritornaro no a gli alloggiamenti per che i caualli erano fianchi , hauendo da la mattina fino a mezzo giorno la vettoria feguita* Il di fèguente il Gouernatore diuife in fquadre le genti fue,&L mando' a cercare per l'Ifola gli nimici,&: a fare loro la guerra: la quale fi fece venti giorni con tinoui , cV ne refìarono gli Indiani ben cafìigati :cV a dieci principali di loro , che furono col Cacique prefi,fece il Gouernatore mozzare il capo per che coftui confeffó,che effl gli haue nano configliato quel tradimento, cV che non haueua potuto loro impedirlo,cV vietarlo,cV alcuni altri fece bruciare» F Pongono in libertà li Cacique per pacificare tifila di fan Giacomo <:pajJano nella citta di Tumbe^Ja ri- trouorono ribellata , & con poca guerra di nuouo la conquijlano* Per quefìa ribellione & tradimento ordinato fi fece a gli Indiani della Ifola di fan Giaco- mo la guerra,fìn che tanto aftretti,cV opprefli fi ritrouarono , che abbandonarono l'Ifola,c\: fé ne pafforono in terra ferma: ma perche l'Ifola era cofì copiofa cV ricca , accio che non fi di- ftruggefle del tutto : il Gouernatore pofe in libertà il Cacique,gche riuniffe et raccoglieffe la géte,che andaua difperfa, cV fi ritornaffe l'Ifola ad impopolare»H Cacique p rhonore,che gli era flato fatto nella fua prefura,fu molto contento di fare quato il Gouernatore voleua,cV ài volere indi auati feruire a fua Maeftà ? ma p che in qlla Ifola no fi poteua fare frutto , fi parti il Pizarro co alcuni Spagnuoli cV caualii,che in tre naui,cheiui erano ,, poterono andare , per effere alla città di Tumbez,che all'hora in pace fi ritrouaua Jafciando nell'Ifola vn Capitano con l'altra géte,fìnche vi ritornaffero le naui a préderli: cV gche più prefto paffaffero qfìe fue genti in terra , fece venire da Tumbez certe barchette , in vna delle quali s'imbarcarono tre Chrifìiani co certa robba.In tre giorni giunfero le naui alla piaggia di Tumbez,doue tofìo che il Gouernatore fmòto\ritrouo gl'Indiani i arme,et ribellati: et s'intefe da alcuni Indiani, chepfì furono,come i tre Chriftiani,che con la barchetta etano venuti in terra,prima erano» , flati A fiati con tutte le lor robbe prefì,cY menati prigioni via.Smontate che furono tutte le géti cV caualli , madd tofto il Gouernatore di' nuouo quelli vaffelli all'Ifola per condurre l'altre gen ti , che iellate v'erano : cV elio con quelli , che feco haueua , ando v ad alloggiare nella terra in due cafe forti 5 l'una delle quali era a modo ài fortezza: Et poi comando a fuorché correifero la capagna,cY montaffero per vn fiume in fu , che fra quelle terre difcorre,per hauere nuoue delli tre Chrift iani.cV faluarli prima che gl'I ndiani,gli ammazzaffero. Ma ancor che molta diligenza vi folle fatta , nò fé ne puote hauer mai nuoua: 11 Gouernatore hauédo prefi certi Indiani ìi mando per ambafciadori al Cacique OC ad alcuni altri principali , che s'erano polii •in due fcafe con quella più vettouagha , che hauere potuto haueuano,cY li fece richiedere da parte di Tua Maeilà , che veniffero alla pace,& menaffero li tre Chriftiani viui, fenza fare lor male ne danno alcuno , che elio gli haurebbe riceuuti per vaffalli di fua Maefta benché ribel lati fi fuffero:aItramente gli haurebbe fatta la guerra a fuoco, cVafangue finche diftrutti, cY rouinati gli haueffe.Pafforono alcuni giorni,che non volfero mai venire , anzi s'infuperbi- uano,cY faceuanfì forti dall'altra parte del fiume,che andaua groffo , cV non [i poteua guaz- zare: cV diceuano a noftri,che paffaffero dall'altra parte , doue effi erano , che haurebbon lor fatto , come a gli altri tre fatto haueuano,che gli haueuano già morti. Giunta che fu in terra tutta le gente,che nell'llbla reilata era , il Gouernatore fece fare vn gran barcone di legni,cY perii miglior paffo del fiume mando dall'altra ripa a fmontarevn Capitano con quaranta ft da cauallo,cY ottanta da piedi: cV durarono a parlare tutte quelle genti con quella barca daU la mattina fino ad hora di vefpro:Et comàdd a quel Capitano,che faceffe a quelli Indiani la guerra, poi che erano ribelli,cV haueuano morti, tre Chrift iani,cV che fé poi che caftigati gli haueffe fecondo che il lor fallo meritaua, veniffero alla pace,li riceueffe come fua Maefta co mandaua, Quefto Capitano parlato che hebbe il fiume con le fue guide,che menaua,cam> mino v tutta la notte verfo doue li nimici erano,cY la mattina diede lor fopra,cV vincendoli fé gui tutto quel giorno la vettoria,ammazzado cV ferendo , cV facendo prigioni tutti qlli che puote hauer viui in mano. Et effendo già predo a notte fi raccolfero i noftri in vna terra: la mattina poi diuifì in quadriglie,!! moitero a cercare di quelli nimici vinticene affai bene ca iiigati reflarono* Il Capitan, che vedeua,che doueua ballare il danno,che lor fatto haueua, mando a chiamar il Cacique alla pace: & egioche li chiamaua Chilimaffa,madd, col noftro meffo, vn fuo principale a rispondere , che per la molta paura , che delli Spagnuoli haueua, non haueua ardimento di venire:mache eflendo certo, che non l'ammazzarebbono , fa- rebbe volentieri venuto alla pace. Il Capitan diffeall'hora, che non gli fi farebbe male, ne danno alcuno,cY che perciò veniffe fenza paura, che il Gouernatore l'haurebbe benigna- mente raccolto in pace per vaffallo di fua Maefta , cV gli haurebbe il fuo errore perdonato» Con quella ficurta , ben che con molto timore, venne il Cacique con alcuni principali de* fuoi,cV fu allegramente dal Capitano riceuuto,che li dilTe , che a quelli che veniuano di pa- | ce,non fi doueua far danno $ ancor che ribellati prima [i fuffero : cV che poi che elfo venuto era,non li farebbe più guerra di quella,che fatta gli haueua : cV che per ciò faceffe fieramen- te ritornare alle terre le genti fue. Fatto leuare via dall'altra parte del fiume quella vettoua- gha 3C prouifione , che vi ritrouo v ,menadone feco il Cacique con gli altri Indiani principali fé ne ritorno' con le genti fue douehaueua lafciato il Gouernatore, cV li racconto' quanto fat to haueua: Et egli ringratiado noftro Signore , che cofi bella vettoria data gli haueffe fenza efferui niun Chriftiano ferito,mandd a ripofare quelli, che haueuano uguagliato: poi dima do il Cacique,per che fi fuffe ribellato,et haueffe morti li Chriftiani,effendo da lui flato coli ben trattato: per che effo credeua(che hauendoli reftituita gran parte delle fue genti, che il Cacique della Ifola gli haueua prefd:cV datili in manoquelli Capitani, che li haueuano la fua città bruciata,perche ne faceffe giuftitia)hauerlo douuto ritrouare di tanti benefici] gra- to,cY fedele . Il Cacique rifpofe quelle parole,io feppi di certi miei principali che haueuano morti i tre Chriftiani della barchetta, ma non vi fui io già participe cV per quefto temetti, che non n'hauefte a dare a me la colpa» Diffe all'hora il Gouernatore , Fammi venire qua quelli principali,che quefto fecero,cV venga tutta la tua gente ad habitare le fue terre.il Ca- cique mando a chiamare lefue genti, cVdiffe, che non fi poteuano hauerein mano quelli che haueuano i Chriftiani morti , perche s'erano da quella prouincia allontanati. Stato che fu il Gouernatore alcuni giorni in quel luogo,veggendo che non fi poteuano quelli homi- cidiali hauere , cV che tutta la città di Tumbez ftaua rouinata , cV quafi defolata di gente , SC Viaggi vol.3% bbb ifj che v i' Ì6'M,i/'^ ,':■:: I «l'ili III! à'fei/ r !■"!■. ;: DELLA CONQJISTA DEL PERV che in quelìa prouincia no erano più Indiani di quelli,che ftauano a quefto Cacique fogget tfdeliberd di partirli con alcune géti da piedi , cV da cauallo,per ritrouare vn'altra contrada più impopolata d'Indiani per far iui vna nuoua terramare gran cofa che fi Ila cofi dishabita- «a Tumbez.per alcuni belli edifìcfj,che fi veggono,che haueua,con duoi palazzi,cinti ator no con duoi muri di terra 3 cV con li loro corrili, cVftanze,cV porte con difefe,che fra India-' ni erano buone fortezze:Ma dicono gl'Indiani fìeffi di ql luogo,che erano flati cofi diftrut ti da vna gran peftilenza , che flata v'era , &C dalla guerra che haueua lor fatta il Cacique del l'Ifola :Hora il Gouernatorelafciandoquivnfuo luogotenente con alquanti Chrifìianiin guardia delle bagaglie,et delle robbe,che acquiftate fino a quel giorno haueuano,fi partì col refio delle genti,mentre che il Cacique pacifico faceua rihabitare le fue terre» Partono della terra, di Tumbe^ per fcoprir altro popolo^ peruenovno al fiume T uncar ami J& fi fer- mano, in Puecbio doue dal popolo fono con buon animo difermrericeuuti: muouono guerra ad alcuni difobedienti,&* fanno ardere ilCaacjue ^Almotaxecon alcuni fuoi principali^ in Tangarara edifcono la terra di San Michele. ■ ; Il primo di,che il Gouernator Pizarro fi partìdi Tombez , che fu a fedici di Maggio del i53z»giunfe a vna terra picciola: il terzo giorno poi giunfè a vna terra pofta fra certi moti , il cui Cacique fu chiamato Giouani: Quiui fi ripofó tre giorni,cV in tre altre giornate poi giù 1 fé alla riua d' vn fiume,che affai popolata ftaua,cV fornita delle vettouaglie ordinarie di quel- la terra, dC di greggi di pecore, lì camino , che a qfti luoghi códuceua,era tutto fatto a mano Iargo,cV ben lauorato,eV alcuni pad! cattiui erano conci con le lor belle fpianate. Giunto a quefto fiume, che il chiamano Turicara mi, drizzo' dC fermo li fuoi alloggiamenti in vna graffa terra chiamata Puechio: cV la maggior parte delli Caciqui , che erano per lo fiume in giù, vennero di pace al Gouernatore: et il popolo di Puechio gli vfci incontra a riceuerlo nel camino, cV effo riceuette tutti con molto amore,cV notifico loro quello ,'chefua Maefta co- mandaua per tirargli nella fua obedienza , cV nel conofdmento della fanta catholica fede* Ilchequando cffi per mezzo degli inrerpreti intefero,differo,che voleuano volentieri effer fuoi vaffalli,c\: il Gouernatore per tali gli riceuette con quella folennità che fi richiedeua,c\: n'hebbe vettouaglie 8C feruitfj» Vn tiro di baleftra prima che a quefta terra fi giunga,é vna gran piazza con vna fortezza cinta dintorno,et con molte ftanze dentro , doue li Chriftia- ni,alloggiarono,per non dar pefo,ne faftidio a gl'lndianuEtil Gouernator feceandare ban do fra i fuoi fotto graui pene,che cofi a quelli, come a tutti glialtri,che come amici veniffero, fi doueffe hauer rifpetto, fenza far lor danno alcuno cofi ne le perfone,come ne le robbe , dC fenza tor loro cofa alcuna da mangiare,di più di quello,che[effì da fé fletti darebbono,per fo flentamento de Chriftiani: cV che haurebbe tofto effeguito il caftigo in coloro, che il contra rio fatto haueffero, perche ogni di quelli Indiani portauano tutto quello, che a noftri era ne- J cellario per la vita , OC herbe per li caualli, cV feruiuano in tutto quello,che loro fi comadaua, Hora veggedo il Gouernatore,che la riuiera di quel fiume era copiofa , cV ben impopolata, ordino che fi vedeffe tutta la ,puincia , 8>C fé vi forte in quel paraggio,bon porto:Et fu ritro- uato , che era vn buon porto alla coftiera del mar preffo a quefto fiume , cV che v'erano cofi dapreffo Caciqui,cV fignori di molta gente , che poteuano venire a feruire comodamente a chi haueffe preffo a quefto fiume fatta refidentia Jl Gouernatore andò vifitando tutti quefti popoli,cV veduti che gli hebbe , diffe, che quefta gli pareua vna buona prouincia da douere habitarfi da fpagnuoli, perche fi compiile quel!o,chefua Maefta comandaua, & gli Indiani della contrada fi conuertiffero,cY veniffero al conofdmento della fanta fede catholica. Et co fi mando a far venire gli fpagnuoli,che eran refiati in Tubez,accioche col confìglio de prin cipali fi faceffe il popolo,cV la citta\nel più conueniente luogo per feruigio di fua Maefta,&: per il bene de paefani;Et mandato che hebbe quello meffo,gli parue,chc farebbe tardata fo uerchio la lor venuta , fé non v haueffe mandata perfona,allaquale il Cacique cV gli Indiani ài Tumbez haueffero hauuto rifpetto,cV n'haueffero tenuto,per aiutare a condurre i noftri» Et coli per quefto effetto vi mando per Capitan generale Fernando Pizarro fuo fratello, Appreno a quefto il Gouernatore intefe che certi Caciqui , che viueuano nella montagna, non voleuano pace con Chriftiani, ancor che ne fofsero flati richiefti da parte di fua Mae- fta; dC perciò vi mando tofto vn Capitano con venticinque da cauallo, 8C con altre genti da piedi RELATIOiNt A piedi, per trarli al feru/gio della Maeftà Cefarea. Quefto Capitan che vandd,li ritroud già vfciti,& partiti dalle terre loro :mandd a richiederli di pace,et ritrouandoli oftinati alla euer ramando lor fopra,& in breue tempo ferendoli^ ammazzadoli li pofe in rotta,cY rouina. Il Capitan ritorno di nuouo a richiederli , cV chiamarli alla pace,che altraméte haurebbe lor latto la guerra fin che gli haueffi a fatto diftrutti : all'hora venero alla pace, cV furono ben ri- ceuuti &viftidal Capitano, ilqualelafciando quella prouincia in pace, fé ne ritorno con quelli Caciqui 5 doue il Gouernatore ftaua, che anco con molto amore liriceuette cV gli fece poi ritornare alle terre loro,per che richiamaflero i loro Indiani , che difperfì andarono,. Il Capitano diede nuoua come nelle terre di qfti Caciqui delle montagne haueuano ritroua 1° "Z 111 ^ 0rO nno Ache gl'Indiani di que'luoghi lo raccoglieuano(et ne porto la moftra) 8C che ftauano venti leghe lungi di Puechio. Il Capitanerie andò a Tumbez,ritornd con la gente in capo di treta giorni: cV alcuni ne ritornarono per mare con le bagaglie fopra vna naue,cV vn barcone,cV altre picciole barche, che erano venute di Panama con mercantie, 8C non haueuano còdotto gente, perche il Capitan Diego d' Almagro era reftato a fare vna ar- mata per venire a far quefto nuouo popolo, cV con penfìero di douere da per fé nuoua terra iare.ll Gouernatore quando intefe , che quefti vaflelli erano giunti,per che più prefto le ba- gaglie li fcaricaflero,cY fl portaiìero fu per il fiume, parti da Puecchio per il fiume in giù con alcune genti: cV giunto doue era vn Cacique chiamato della Chira,ritroud alcuni Chriftia- 2-' u ran ° qmUÌ sbarcatl >& fi lamentarono d'effere fiati da quel Cacique mal trattati, dC che poco haueuano la notte aromi dormito per paura , perche haueuano veduti andare a compagnie,cV alterati quelli Indiani: Il Gouernatore da gli Indiani ftefii del paefe tolfe in formatione di quella cofa,cV ritroud,che il Cacique della Chira con fuoi principali ; cV con vn'altro Cacique chiamato Almotaxe haueua confertato cV difegniato d'ammazzare li Chriftiani quel di ftefio,ehe il Gouernatore giunfe: Onde madd tolto fecretamente , a pren dere Almotaxe, cV gli altri Indiani principali: cV enoprefe quel della Chira con alcuni de principali fuoi , che conferirono toiìo il dàino : cV ne fu perciò fatto tolto giuftitia, per che furono pofti ad ardere nel fuoco il Cacique d'Almotaxe cV fuoi principali con tutti li prin- cipali anco della Chira. Del Cacique della Chira non fu fatta giufiitia,per che pareua.che non v'hauefle tanta colpa hauuto,ma v'era fiato da i fuoi principali fpinto cV mezzo forza- to. Et per che quefti duo popoli renando fenza capi l'i farebbono perduti, li refiitui al Cacique della Chira amenduoi,ammonendolo che indi aromi doueffe efTer buono,per che alh prima fua maluagita farebbe fiato caftigato:cV gli ordind,cher{unifle tutta la gétefua, dC qlia d'Almotaxe anco, cV la reggefle,cV gouernafle,fin che vn fanciullo,che doueua nel- lo fiato d'Almotaxe fuccedereji facefle huomo. Quefto caftigo pofe molto timore cV fpa- iiento in tutta la prouincia: di modo che fi disfece vna congiurale fi diceua,che tutti quel- li popoli fatta haueuano,per dare vn di fopra il Gouernatore cV i fuoi Spagnuoli. Et dal- ul aU r nd tUU1 me g ho fe™fiono,et con più timore,che prima.Doppo che il Gouernato re hebbe fatta quella giuftitia 3 cV riunito tutte le geti fuecon le bagaglie che di Tumbez ve- nute erano , vidde tutta quella prouincia infieme col Reuerédo padre fra Vincenzo di Val uerde religiofo dell'ordine di fan Domenico,cV cògli altri vfficiali di fua Maeftà: et per che quiui erano le qualità 5 che doueuano edere nella terra,doue doueuano Spagnuoli fare nuo- uo popolo , cV gli Indiani haurebbono loro potuto feruire fenza parere fouerchia fatica (perciò che quefto principale rifpetto di conferuarli, vuole fua Maeftà, che fi tenga)con pa rere & configlio di quefto Padre, cV de gli altri vfficiali regrj fondo vna terra in nome di fua Maefta,prefio la riuiera di quefto fiume , ki leghe lungi dal porto del mare doue era vn Ca- aque f ignare d'vna terra chiamata Tangarara,che i noftri habitandola,la chiamarono San Michele.Et perche i vaflell^che erano venuti di Panama , col differirfi il ritorno loro , non riceueffero danno,il Gouernatore con confìglio de gli vfficiali regfj fece fondere certo oro, che quefti Caciqui,et quel di Tumbez donato haueuano : cY cauato il quinto appartenente a fua Maefta,il refto,che era della copagnia.fe lo fece il Gouernatore dalli còpagni imprefia re„pmettédo di pagarlo del primo oro,che s'hauefle: cV co^i lo pago' a padroni di qlli vaflel- li,per li lor noli:cV i mercatanti hauendo le lor mercantie fpedite con quefti fteffi legni fé ne ritornarono adietro .11 Gouernatore mando ad auifare il Capitano Almagro fuo cópagno, qronto di feruigio haueffe fatto a Dio , cV a fua Maeftà , in tentare di fare nuoui popoli per diftriibarli il difegno fao/pediti ch'egli hebbe quefti vaffelli,compar ti fra quelli Chriftiani* Viaggi V0L3 , bbb iirj che mtìM m \ : » - invili ■■"' : !' l " Mite , -i''v. li i , 'il "ti,- '■l'Ili 1 ' 1 ' 'Jfc: ■ vai ■'■'•! ' ' '•;,* mW DELLA CONQUISTA DEL PERV che nella colonia reftar voleuano,le terre,cYle aree OC fpatrj da farui le cafe: &" gche nò vi fi fa t) rebbono potuti matenere fenza l'aiuto dC feruigio de gl'Indiani fìeilì , iquali feruédo fenza fìarcompartiti,farebbono flati affai danneggiati: con configlio&l parere del padre religiofo dC de gli altri officiali depofitd,cY còparti li Caciqui & Indiani per li cittadini di quella nuo uà terraglie aiutaffero a mantenergli: cV i Chriftiani ammaeftraffero loro nella fanta fede, come fua Maeftà comandaua, mentre che di miglior modo non vi prouedeffe, Furonojin quella nuoua terra eletti Giuftitieri,Rettori , cV altri Officiali publici, alli quali furono date le inftruttioni,cYgli ordinilo quali fi fulfero douuti reggere» Per la relatione che hanno Jd terra di Caxamaka efier tenuta d'^tabahpa, potentifìimo Caciotte , "Van^ : no alla terra, & neW entrar del paefe vlifono detti molti coftumi i & delle ricbe^e d^Ata* balipa } & fatti de <£ Indiani ,delle terre di Pabor 3 Cafciatran,& Guacamba, Hebbe il Gouernator notitia , che per la ftrada Chinca , 8C del Cufco erano molte terre & grandi, 8C copiofe,cY ricche: OC che a dodici giornate da quella terra , doue egli ftaua , era vna valle ben habitata chiamata Caxamalca , douerifedeua Atabalipa , che era il maggiore Signore,cheinquel tempo in quelle parti foffe,alquale tutti gli altri obediuano:cV che era molto lontano da la fua patria venuto fempre cÒquiftando cV foggiogado nuoui popoli,cV che giunto alla prouincia di Caxamalca,per hauerla cofl ricca cV delitiofa ritrouata, vi fi fer- E mo con la fua relidétia: ma da quel luogo andaua fempre nuoue terre còquiftando.Era qfto Signor coli temuto da tuttoché i popoli di qfto fìume,doue s'erano i noftri fermati, nò Ita- liano cofi bene nel feruigio di fua Maeftà , come bifognaua: perche fi fauoriuano co quefto Atabalipa , cV diceuano non hauer altro Signore che lui,cV che vna picciola parte del fuo ef fercito baftaua a vecidere tutti i Chriftiani , 3C che con la fua folita crudeli fpauétaua il mon doJl Gouernatore che tutte quefte co(c intendeua , delibero di partirli , cV andare a cercare di quefto Atabalipa per tirarlo al feruigio di fua Maeftà, dC per pacificare le promneie per mezzo di lui,percioche quando hauefle coftui conquiftato, facilmente fi farebbe pacificato dC pofto in quiete il refto,Si parti adunque dalla città di fan Michele per douer far quefto ef T fetto a ventiquattro di Settembre del.i53z* Nel primo di,di quefto fuo viaggio,pa(iarono il fiume i fuoi con due barche piene, dC i caualli notando :SC quella prima notte dormirò n oin vna terra da l'altra parte del fiume. Ne li tre giorni feguenti giunfe poi alla valle di Piura in vna fortezza d'vn Cacique,doue ritrouo v vn fuo Capitano con certi fpagnuoli, che haueua elfo madati a pacificare quel Cacique,et perche nò aggrauaffero molto il Cacique di fan Mi chele, Quiui ftette il Gouernatore dieci giorni prouedendofi di quanto per quel viaggio bi fognaua:cYfacédo raffegna delli fuoiChriftiani,checòduceua,ritroudhauerefeffantafette da cauallo,cV,n o,da piedi,delliquali n'erano tre feoppettieri , cV alcuni baleftrieri,Et perche il luogotenente di fan Michele gli fcriffe , che quiui feco pochi Chriftiani reftauano , fece il J? Gouernatore andar bando , che quelli,che voleuano andar a effere cittadini di fan Michele, che v'andefleró liberamente , che farebbe loro confegnar Indiani , co quali fi foffero potuti foftentare,come s'era già fatto a glialtri,che in quella città reftati erano,perche egli con quel li pochi,d molti,che gli auanzauano,voleua andare oltre a còquiftar nuoui popoli,Per que- fto bado fé ne ritornarono a fan Michele cinque da cauallo,et quattro da piedi : di modo che con quefti giunfe il numero di quelli cittadini a 55,fenza altri dieci d dodici che vi reftarono fenza cittadinanza: dC al Gouernatore reftarono,6z.da cauallo,cV loz.da piediJl Gouerna tore ordind,che fi prouedeffero d'arme quelh',che nò l'haueuano, cV pofe in ordine di quan to bifognaua a ibaleftrieri:cV fece vn Capitano, che hauefle il carico di tutte quefte genti, che conduceua, Prouifto che hebbe a tutto il bifogno,il Gouernatore lì parti con le genti che haueua : et hauendo camina to fino a mezzo di,giunfe in vna gran piazza circundata di vn muro di terra ben fatto,cV era d'vn Cacique chiamato Pabor. Quiui con le fue genti fi fé? md,cY feppe che quefto Cacique era grà Signore,ma che all'hora fi ritrouaua rouinato , pc? che il Cufco vecchio padre d' Atabalipa gli haueua diftrutte veti terre, cYvccifoli tutte le gerì ti.Pure con tutto quefto dano,haueua molte genti: 8C ftaua con lui vnito vn fuo fratello co- fi gran Signore come elfo. Et erano ambiduoi in pace co noftri,affignati già alla città di fari Michele.Quefta terra,cV quella di Piura ftanno in certe valli piane affai buone.il Gouerna- tore in qfto luogo s'informo delle teri e, dC Caciqui conuicini,& del camino di Caxamalca* SC intefe u RE. LA TI O NE 38? A & intefe che due giornate lótane di guferà vna gran terra chiamata Caxas,doue era guarnì none d'Atabahpa,che afpettaua f Chriftiani,fe di gui paffaffero. li che hauédo egli intefo vi mando fecretamente vn Tuo Capitano con gente da pie,cY da caual!o,con ordine, che amo. reuolmente cercaffe, ritrouandoui gente d'A tabalipa , di tirargli al feruigio di fua Maeftà i 11 Capitano fi parti quel di fletto fubito.il di feguente parti il Gouernatore,cY giunfe ad vna terra chiamata Zaran,doue fi fermd,per afpettare il Capitan, che a Caxas mandato haueua a: quello nel quinto giorno li mando per vn meffo a fare a fapere quanto fucceffo gli era. ' il Gouernatore li rimadd tofto la rifpofìa,che eiTo in quella terra l'afpettaua,cY che ocio for mto,che haueffe il negotio,perche era andatocene ritornaffe ad vnirfì con lui, de che per ca- mino vifitaffe , de pacificaffe vn'altra terra chiamata Guacamba, che eraappreffo alla città di Caxas: de li (criiTe anco , che il Cacique di Zaran era flgnor di buone terre , cV d Vna frutti- fera valle,che ftaua già adeguata aìli Chriftianidifan Michele. Méne che flette quiui otto giorni il Gouernatore afpettado il Capitano, i fuoi s'indirizzarono, co lor caualli o il viag- gjo,chefare doueuano.Et ritornado finalmente il Capitano referi quato veduto haueua,d* cedo,che era ftato duoi giorni et vna notte a giugere a Caxas fenza ripofarfi mai eccetto che mentre mangiauano,falédo per gran monti,per prendere all'improuifo quella terra :6V che con tutto queftó, ancor che buone guide hauuto haueffe, non v'era potuto giungere fen- za incontrarli per ftrada con fpie di quel popolo :cV che da alcune, eh e n'erano fiate prefei B haueua mtefo come quelle genti ftauanotonde feguendo con ordine il fuo cammino^haue uà ritrouato nell'entrare della terra, vn luogo , nel quale fi conofceua efferui fiata accampata gente da guerra: & che il popolo di Caxas fiauainvna picciola valle fra certi monti, cV le genti di quel luogo ftauano alquanto alterate Sé fpauentate: ma hauendole alTicurate'cV fat to loro intendercene effo veniua da parte del Gouernatore, per riceuerli per vaffalli dell'In» peratore,era vfeito a parlarli vn Capitano, che diffe,ehe ftaua da parte d'Atabalipa a riceue- re 1 tributi di quelle terre: & che da cofiui haueua imeCo , cV s'era in formato del cammino di Caxamalca , de della intentione , che Atabalipa teneua per douere riceuere i Chrifìiani , de della città del Cufco, cheeraquiui trenta giornate lontana :cY che giraua il fuo muro chela cmgea,vna giornata di cammino,c\: che la cafa del Cacique fi fiendeua per ogni verfò quat- tro tiri di baleftra,cVche v'era vna fala,doue ftaua morto il Cufco vecchio , il cui folare ftaua fahzato d'argento, cY il tetto, cV le mura d'oro cV d'argento copertecene haueua anco intefo , che quelle terre vno anno auanti erano fiate del Cufco,figliuolo del Cufco vecchio: ce che Atabalipa fuo frattello era poi venuto conquiftando il tutto,cV ponendoui gran tri- buto , de vfandoui gran crudeltà del con tinouo : cY che di più del tributo che li danno de lo- ro beni dC entrate , anco li danno tributo di figliuoli , cV figliuole proprie. Diceua hauere anco intefo , che quel luogo d'alloggiamenti , che in Caxas vedeua , era ftato d'Atabalipa, che pochi di innanzi s'era indi partito con vna parte del fuo efferato : de che haueua anco in Wu j rm veduta vna § ran cafa & fone > dnta d ' vn m " r ° di calce, de terra,con le fue porte* de che dentro v'erano molte donne filando de teffendo vefte per l'effercito d'Atabalipa, lenza hauerui altri huomini,eccetto che li portieri,che le guardauano : de che haueua nel eri trata della citta veduti certi Indiani appiccati per li piedi, cV haueua da quel principale India no mtelo , che Atabalipa gli haueua fatti morire , per che vn di loro era entrato in quella ca^ la a dormire con vna di quelle donne: onde egli,quefto adultero,cV tutti i portieri che glie- Io haueuano acconfentito,haueua fatti morire . Seguendo quefio Capitano il ragionamen to diceua , che hauendo pacificato il popolo di Caxas , fé n'era andato a quel di Guacamba, Che era vna giornata indi lungv.de che era maggior terra,che non Caxas,cV di migliori edi Jicn : cY che la fortezza era tutta di pietre ben lauorate , che erano grandi cinque cV ki palmi 1 una,et cofi riftrette de vnite infieme,che non parea,che fra luna 6 l'altra fteffe miftura alcu> na: S£ v erano due fcale di pietra nel mezzo di duoi appartamenti: Diffe, che per mezzo di queita terra , de di quella di Caxas paffa vn picciol fìume,delquale i popoli fi feruono , cV vi tengono i lor ponti , cV fpianate ben fatte: de che fra quefte due terre è vna ampia ftrada f af- fa a mano,che tutta quella contrada attrauerfa , cV viene dal Cufco fino a Guito, che fon più & trecento leghe: cY va piana,cV per lo monte è ben affettata , de e tanto larga , chefei da ca- uallo vi poffono andare in pari fenza toccare lVn l'altro: cV che per quefia ftrada fi còduco- no condotti d'acqua , della quale i viandanti beuono: cY in ogni giornata fi troua vna cafa, doue alloggiano quelli che vanno de vengono ;de che nel principio di quefia firada in Ca> xasin : , i «1,1 É «in te : w W: 1 !• I ' ' ' « » DELLA CONQUISTA DEL PERV xas in capo dVn ponte vi è vna cafa doue fta vna guardia , che riceue il datio da quelli , die D vanno,cYvengono,cY lo pagano in quella cofa fteffa,che portano: cY che niuno può cauare carico di robbe da quella terra, fé non ve ne porta: 8>C che quefto coftume anticamente haue uano,ma Atabalipa l'haueua fofpefo per quel , che toccaua alle robbe, che per le genti Tue di guarnitone fi cauauano : et che niun paffeggiero poteua entrare,ne vfcire con robbe fé non da quella parte,doue la guardia ftaua,fotto pena della vita » Diceua anco hauere ritrouato in quefte terre due cafe piene di fcarpe,cV di pani di fale,cV di certi cibi, che pareuano carne mi- nuzata,con altre cofe depofltate cV ferbate per l'effercito d' Atabalipa: cV concludendo dice- uà il Capitano mandato dal Gouernatore Pizarro , che quelle terre viueuano politicamene te,cV con buoni ordini. .Atabalipa Cdcicjue, manda ^Ambafcìadore al Pipano con ~Vnprcfente:&gli fa àfàpere efere Juo amico con defiderio di lederlo in Caxemalca, fi pongono in yiaggio,& giungono à Lopix & dindi a Motu^, doue notano molti cojìumi di quelli Indiani, nel ~Vejlire 3 & nel fàcrificare alli loro idoli* Venne col Capitano noftro vno Indiano principale con alcuni altri,et diceua venire con certo prefente al Gouernatore :onde quando li fu dauantiji difle,che Atabalipa fuo figno- re lo mandaua fin da Caxamalca con quel prefente, che erano come due cartella fatte a mo- E do d' vna fonte di pietra , 6C vi fi beueua:cVduo cariche d'anatre fecche fornicate, per che fattone polue fé ne foffumigaffe , che cofi fra li (ignori di quelle contrade s'vfaua: cY li man- daua a dire , che haueua gran volontà d'eflere fuo amico , cV di vederlo in Caxamalca , doue pacincaméte,cYamicheuoImétel'afpettauaJl Gouernatore riceuette il pfente, & cortefemé te rifpofe,che haueua gran piacere di quefta fua venuta , per effere meffo d'Atabalipa,ilqua> le elfo defideraua vedere per le nuoue , che ne vdiua: cY che hauendo intefo , che egli faceua guerra a gli ninnici fuoi , haueua determinato d'andare a vederlo , cV d'effere fuo amico , OC fratello , é>C di fauon'rlo in quelle fue imprefe , infleme con li Chriftiani , che feco andauano* Ordino poi fubito,che fuffe dato da mangiare a lui,cV a tutti gli altri , che erano (eco venuti* di tutto qllo che fuffi fiato loro di bifogno,cV che fuffero bene alloggiati, come ambafeiado ri di cofi gra fignore, Ripofati che furono,il Gouernatore fé li fece venire dauati,cV dine Io- niche fé efiì voleuano ritornare,o v reftar quiui qualche giorno,che faceffero fecodo che più lor piaceua.Et per che il meffo,diffe che fé ne voleua ritornare con la rifpofta al fuo Ognorc, il Gouernatore foggiufe, aduque li dirai da mia parte quello che t'ho detto,cioe , che io non mi fermerò in terra alcuna per camino , per poter giungere prefto ad abocarmi con lui: bC li diede vna camicia con altre cofe di quelle di Caftiglia,per che g amor fuo le portafìì.Et dop pò che fu quefto mefso partito , egli frette anco ini duo giorni , per che la gente , che veniua di Caxas ftaua fianca del cammino,cV in quefto mezzo fcrifse alla fua colonia di fan Miche P le tutte quefte nuoue d'Atabalipa,cV vi mando le due torri, cV certe veftedilana, chehaue- uano coloro di Caxas portate: che erano vna nuouacV vaga cofa a vedere, per che fi fa- rebbono giudicate difetapiu tofto, che di lana, cY v'erano molti IauoricY figure d'oro di martello afsai ben pofte. Spediti quefti mefll , fi parti il Gouernatore Pizarro,cY tre giorna- le cammino fenza ritrouare ne habitatione ne acqua, altro che d'vna picciola fonte, doue con gran fatica fé ne puoterolefue genti prouedere, ma in capo dellitre digiunfein vna gran piazza cinta intorno, ma non v'era perfona niuna:cYs'intefe,cheerad'vn Cacique ììgnore d'vna terra chiamata Copiz, che era in vna valle iui preffo : cY che quefta fortezza lì era dishabitata per non hauerui acqua. Il difeguete il Pizarro cammino ben per tempo di notte con la luna, per che la giornata era lunga per poter giungere al luogo habitato:maa mezzo giorno arriud ad vna gran cafa cinta intorno,et fortificata con buoni alloggiamenti dentro , cY vfeirono da quefto luogo a riceuerlo alcuni Indiani: ma per che qui non era ac- quaie che mangiami, pafso N oltre due leghe ad vna terra d'vn Cacique, doue fece ftantiare le fue genti vnite infieme da vna parte: cV quiui intefe dalli principali Indiani, che v'erano, che il Cacique di quefta terra chiamata Motux , ftaua in Caxamalca , doue haueu a menati trecento huomini da guerra , cY chequiui era vn Capitano pofto per Atabalipa, Il Gouci> natore fi ripofd quiui quattro giorni , cV vidde qualche parte di quefta terra, cheli paru$ tuona , cY molto habitata , cY pofta in vna fertile valle* Tutte le terre , che fono da quefto luogo > B R E L A T I O N E , g k A Jwogofao.alh^ medefìmamen quefto amino tutte k gcnu hanno vn medefimo modo di viuere: cV le donne vano con ve fte cofilunghe , che le ftrafcmano per terra alla guifa che fanno delle veftì loro le d5ne7n Ca ft.gha.Gh «uomini portano certe camicie cone: cY e^ gente fozza,cY tógSaSS & mofchee loro lequa i hanno fa gran veneraticne,cY vi oflerifcono le loro cofe SS Sa nncanoognimefeilor^pr^ghuoli, cYdelfangue diqlli vngono U volt? S Ido U GI » fteffi 3 chefonolàcnncan 5 vannovolontammenteamorireridendolbal^ & ali hora chiedono quefta morte,quado fono ben fatolli di bere.Sacrifìcano medefimam? ™- * pietra .& d, mattone di terra cV calce ben fatto , cV finiate nella più alta parte ddla cittì Vna medeftma portatura et.li medefimi facnncrj vfano in Tumbcz,* in £S£« S™op^^^ i . ^gwrtperéJlmgocrgknonfitG^ gono ayna. montagna it diffidi [ah a. Il Gouernator Pizarro,caminoMuoi giorni per certe valli bene impoDoIate cVocrn .* mW fignon di quefte terre diceuano;che il Gufa) vecchio albergaua in quefteftanzc qSn daua d. camino g quefti luoghiVll Pizarro iegui il fuo viaggio per vL S3S finchegiunfeavnaltrabeneimpopolatavalIe.perlaquafdifcorrevS^^ me Onde percheandaua il fiume molto alto.dormi da quefta P arte,ma fea rXe aTuom dalatrabandavnCapitanoconalcunialtri,chefa P euanonuo P tare Tee «ShKSSacS fofle voluto venire a difturbare il paffo:* il Capitacene vi .paflò/faFe^andoK^o il qualentrouo pacifici gl'Indiani, cheftauano a vna terra da l'altra SSS ^ beneakum vi vennero di pa^ & haueuano fuggita la robbajdimandd d'A tabalipa,cY fé fapeuano fé ifitòta^^ ftianiperpace,o>^ tihaueuan d'Atabalipa 5 fincheeffendotrattavn che Atabahpa afpettaua i noftri con efferato aroffo per far loro oLr™ /v ,u , nrato ame > C ftianUl che diceua quefto principale hauerglielo effo intefo dire- la SSX taSl £?^tutteque^ del fiume tagliare alberi, perche poteiTeiagentecqnle^gagliepXr SranS ponti per hquali tutto quel di non fi fece alfe che paffare llffercfto cVi cauaH patron al re nella fortezza,doue il Capitano ftaua: cV fattofì venire vn Carìque fmefé che A Sia JS *&"f ?° e § h «* ta ™° numero di gente, credendo che colui nel conto errane dadtifc^^^ „? fu , dieci volte cento fanno mille, cY cinque volte dieci mila erano 1p f"> che At^hpahaueua.Queft eSignorediquan t iinquelfiumenefono:cVdiceua,ch innua venne effo s'era per paura nafeofo: cV perche non l'haueua quel crudele nlK oL q ^, ' A^ haUeUatoltedo °* don ne,et doo. fanciulli per compartirli fralafua noraitauano,ii chiamaua Cinto,cY fi ntrouaua predo a Caxamalca con A tabalipa. Ih G Z eVmt ° re fl r T? f ° fn ^ efto Iuo §° con k {™ geriti quattro giorni cV vn d prima dite. W lik ,.r» ',; Sv|||:«< . ■ !,'(i|fi ''S ■! | ' flv" ,ii ;l : v !,| 1 J ![):Ì .J.,'|:'" * ;" '-li: 1 li? '',,'f'lll („■ '• ►,'l'" Il ■il;:: -ì-" .tf^: : : " P ■l l'i « .1"'. • 1 1 * « I DELLA CONQUISTA DEL PERV diffe,fegli daua il cuore d'andare in Caxamalca per fpia, per intendere le cofe, che in quel D luogo fi iaceffero. Rifpofe l'Indiano: no mi da il cuore d'andare per fpia , ma andrò per tuo meifaggiero a parlare con Atabalipa, cY cofi vedrò fé nel monte v'é gente di guerra r 8>C che animo egli riabbia* Il Gouernator gli diffe,che andaffe,come gli piaceffe,cV che fé nel mon te v'era gente, come intefo haueua , mandaffe tolto ad auifarnelo per vno Indiano di quelli, che feco menerebbe: Et gli ordind,che parlafTì con Atabalipa,cY con le fue genti, & diceffì loro il buon trattamcto,che effo,cY i fuoi chriftiani faceuano alli Caciqui, che voleuano con loro la pace,cY che elfi non faceuano guerra,fe non a quelli,che la voleuano: 8C che del tutto diceffi loro la verità , fecondo che veduto haueua , cV che fé Atabalipa voleiTeeifer buono, elio farebbe flato fuo amico OC fratello,^ l'haurebbe fauorito et aiutato nelle guerre. Partito con quefta imbafeiata l'indiano,il Gouernatore profegui il fuo camino per quelle valli,ritro uado ogni di villaggi con le fue cafe cinte atorno di muro,come fortezze.Et in tre giornate giunfe a vn villaggio,che ftaua a pie d'vn montejafeiado a man dritta il camino che fatto ha ueua,pche quella ftrada per quelle valli andaua alla Chinca,èV quello altro andaua a Caxa- inalca diritto:qlla Itrada che andaua alla Chinca , fi feppe,ch'era tutta habitata di buone ter- re,& che veniua dal fiume di San Michele tutta (pianata a mano , con mura di calce cV terra d'amédue le fponde,cY coli largatile vi poiTono andare due carrette in pari: SjC che di Chin ca va poi quella medeOma ftrada fino al Cufco , cV che in gran parte vi fono da l'una banda cV l'altra,alberi pofti a mano , perche faccino ómbra alla ftrada: cV diceuano,che quefta ftra- E da l'haueua fatta il Cufco vecchio • per venire a vifitare le fue terre,cY che quelle cafe rinchiu fé intorno,erano dòue egli p lo viaggio alloggiaua. Alcuni chriftiani erano di parere,che fi Gouernatore co i fuoi andalTe per quella ftrada a Chinca, perche per l'altro camino s'haue uà a paffar prima che a Caxamalca fi giunge(Te,vna cattiua montagna , doue erano genti da guerra d'Atabalipa , cV n'haurebbe perciò potuto in qualche inconueniente incorrere:ma egli rifpofe,che già Atabalipa haueua notitia et fapeua,che egli l'andaua a cercare,da che dal fiume di San Michele partiti s'erano : cV che fé fi reftaffe di far quel camino , haurebbono gli Indiani detto cheinoftri non haueuano ardimento d'andarui , cV perciò nefarebbono in maggior fuperbia montati , di quella che haueuano.Si che cV per quefto , cV per molte altre cagioni diffe volere l'incominciato camino feguire,et andare douunque Atabalipa fi ftelTe: onde s'animafTero tutti a douer far quello , che elfi di loro fperaua , cV non dubitaffero della molta gete,che ù diceua,che haueua il nimico: perche fé bene i chriftiani erano pochi,bafta- ua nodimeno il fauor di noftro Signor a rompere cV disbarattare maggior numero di nimi ci , che quello non era: 5C a fargli anco venir al conofeimento della noftra fanta fede catholi ca } come s'era veduto,che ogni di la clemenza diuina haueua in maggior neceffìta foccorll cV aiutati miracolofamente i fuoi: cY che cofi fperaua , che haueffe all'hora douuto fare , poi che con buona intentione andauano di tirare quelle genti inndeli al conofeimento della ve ra fede,fenza fare danno loro d male alcuno, fé elfi fteifi non gliene haueffero data cagione F con contradirgli,oi prendere l'armi. Pdfsdno U montdgnd,& > d^tdbdlipdgli fono mdnddti ^imbdfeiddori con dieci pecore & offerì d di mdn ddrgli dd mdwidre per il camminò di Cdxdmdkd:<& dd loro hdnno corninone di molte cofe deljìdto &* cucrre , qudlt ^Atdbdhpd tiene con fuo frdtello , oli ddnno rifyofld , dimofìrdndogli tlmperddor efser Signor del tutto J& Vincer tutti con pdee &guerrd+ Fatto che hehbe il Gouernator quefto ragionamento, tutti differo,che andaflé per quel- la ftrada , che gli pareua che più conueniente foUe , che tutti con molto animo feguito l'ha- urebbono.et nel tempo del lar l'effetto gli haurebbono moftrato il cuor loro.Giuti a pie del monte vi fi ripofarono vn giorno per dar ordine alla falita. Il Gouernatore hauuto il confi- glio di perfone efperte,determind di lafciare la retroguardia alle bagaglie , OC cofi s'auid con quaranta da cauallo,6Y fefanta da pie con molto ordine et inceruello,lafciando vn Capitano col refto delle genti adietro, perche non fi moueffe fin che egli l'auifaffe di quello,che far do ueua.Nel montare della montagna, i cavalieri fi menauano i lor caualli per mano,fìnche fui mezzo giorno giunfero invna fortezza pofta nella cima del monte in vn cattiuo pafto,che co pochi chriftiani fi farebbe difefo da vn groffo efferato di ninnici: perche era il luogo alpe- ftre,cV in qualche parte vi fi montaua fu,come per fcalini, cV non v'era già da poter per altra banda falire, I noftri vi montarono fu, fenza che alcun glielo vietaffe: e quefta fortezza eia tadi RELATIONE 3S5 A fa di' faffo ftaua pofta U fondata fui monte fteffò , i cui fcogli fcofcefi cV erti le feruiuano oer muro , qui fi riposarono i noftri,cY vi mangiarono :cY vi faceua tanto freddo,che de'caualli che veniuano caldi dalla vale, fé ne rafTreddarono 3 cVraprefero alcuni. Indiando poi il Go^ «ernatoreadalIoggiareadvnaterra 5 cVmando>ervn m effoachiamareglialtri^^ reftati a dietro,facendo loro intenderete ficuramente paiTaiTero,cV fi forzaffero di giunse readormire a quella fortezza. Quella notteil Gouernatore alloggio^ quella terra in vna forte ftanza 8C ben Iauorata di marmi,* il muro,che la circondala tanto am pio co, mediqualfivoglia fortezza i di Spagna , con le fue porte:che fé in quefteprouinci^foW ro i madtri, & li ferrameli di Spagnaio haurebbe potuto edere quel luogo meglio lauora- co .la gete di quefto popolo era fuggita via,fuori che alcune donne,cY certi pochi Indiani de qualinefeceiGouernatoreprendereduoiprincipali 3 &lifecefeparatam4dimandaredel le cofe di quella prou.ncia,* doue A tabalipa fteffe,cY fé afpettaua i Chriftiani come amico ocomeinim,co:cY mtefe, che tre giorni erano, che Atabalipa era giunto in Caxamalca! 8C che haueua molta gente feco,ma non fapeuano quello , che voleffe farne: cV che haueua.. nofemprevditodire.cheegli voleua pace co'Chriftiani:^ che per Atabalipa ftaualagente di quella terra. Al tramontar del Sole ,giunfevno Indiano di quelli, che haueua menati !f C r? q u S d,an J °P ri ' nd P aIedl ' ran Michele,cheeraandatoauantiperAmbafciadore-&: diffe cheera flato da quel meffo rimandato , ftando già preiTo a Caxamalca: perche haueua^ B no incontrati duoi nielli d Atabalipa,che veniuano a dietro , & giungerebbero il feguente giornorcV che Atabalipa fi ritrouaua in Caxamalca, cY che effo non fi farebbe fermilo fin che parlato non haueffe,cV poi ritornarebbe co la rifpofta : cV diceua , che per cammino non haueuano ntrouata gente alcuna da guerra. All'hora il Gouernatore madd a fare tutte que- lle cole intendere per vna lettera al Capitano,che era reftato a dietro con la bavaglia cV li di ceua cheli difeguente haurebbe fatta picciola giornata per afpettarlo, perche voleua che andafferotuttelegentivnjtedicompagnia.Etcofiildifeguétecammindmontandopure tutta via la montagna, nella cui cima fi fermo v in vn piano preffocerti rufcelli d'acqua per afpettare i compagnie appretto veniuano: i fuoi Spagnuoli s'accommodarono nelle lor tende,cV couerte di cotone , cheportauano, dC faceuano fuoco,per difenderfì dal aran fred- do,^ iuifaceua,cY che in caftiglianellecampagnenon fi farebbe fentitomaggi?re:cV era quefto monte rafo tutto & pieno d'vna certa herba, come corto fparto 3 con radiflìmi albe. tu _ht vi fono cofi fredde l'acque, che non Ci poffono bere fenza fcaldarfì. Pocodoppo che li furono qui i noftri ripofati,giunfe la retroguardia,* da l'altra parte vennero i metti di /\tabali.pa,che per lor mandaua a prefentare dieci pecore.Coftoro giunti dauanti al Gouer. natore,doppol accoglienze dittero , che il Signore loro mandaua quelle dieci pecore ai ^hriltianiAchedefiderauafapereiigiorno,chegiungerebbonoaCaxamalca:pmanda- re loro da mangiar nel cammino Jl Gouernatore li riceuette cortefemente,* rifpofe,che ha I, ueua cara la lor venuta,poiche erano mandati dal fuo fratello Atabalipa: cY che elfo andreb be il più tofto,che f uffe poflìbile,a vederlo. Mangiato che hebbero coftoro,* ripofati,che turono,! urono dal Gouernatore dimandati delle cofe del paefe,cY delle guerre,che Atabalt pa faceua: cV vn di loro rifpofe che erano cinque giorni , che Atabalipa ftaua in Caxamalca per aipettaruilui:&:chenonhaueuafecofenonalcunepochegenti, per chehaueua l'altre mandateafareguerraalCufcofuofratello.EtdimandatoparticularmentedalGouernato. re di tutto il proceffo di quelle guerre,* comehaueua il fuo fìgnore incominciato a conqui- de»! paefe,foggiunfe a quefto modo colui, Atab%^ vecchio cheegiamortocVilqualefignoreggio tutte quefte contrade: * morendo lafcid quello Atabalipafuofigliuolo Signore d'vna gra prouincia chiamata Guito, che fta pretto aiumipunxa:cValaltrofuofigliolomaggiorelafcidlafignonaprincipalecon terre^onde perche quefto fu fucceffore in tutto quello ftato,fi chiamd il Cufco,come fuo pa are : e* non contento di quella (ignoriate ne venne a guerreggiare còtra Atabalipa fuo fra- tello, ilqualelo mando a pregare, che Io lafciaffe pacificamente viuerecon quello, chegli haueua fuo padre lafciatd: ma ilCufco non volle vdirne parola, anzi ammazza vno de duofratclh chegli portorono 1 ambafeiata Atabalipa all'hora gli andò incontra con molta gente da guerra fino alla prouinciadiTumipomba,cheeradifuo fratello :cV per chevoL terooftarli, cY da lui difenfarfi, brucio la citta v principale diquella prouincia,cVv'ammaz. 9QMtaIagente t Maquihebbeauifo,ro^^ onde v/àìi .<■' '■ «di?! 1 ' m n \i, I DELLA CONQUISTA DEL PERV otide.egh' toflo fi moffe,et l'andò a trouare. Il Cufco quando intefe la venuta di fuo fratello, D fé ne ritorno fuggédo alle prouincie fue: cV Atabalipa lo fegui còquiftando tutte quelle ter re, fenza che alcuna da lui u' difendere: perche ben fapeuano il caftigo che fatto haueua in Tumipomba: cV cofi da tutte le parti toglieua gete: cV rinforzaua il fuo efferato» Et giunto a Caxamalca,perche li parue la terra buona dC cppiofa,vi fi fermo' per potere poi da quelluo go muouerfi al conquifto del reflo dello flato di fuo fratello» Et con poi madd vn Capitano co duo mila huomini da guerra fopra la città,doue il fuo fratello rifedeua, ilquale gche ftaua con vn groffo efferato, ammazzo quefti duo mila huominn Atabalipa vi mando all'hora maggior numero di gente con duo Capitanicene fono forfi (ci mefì,che andarono:Ma po- chi giorni fono,che ha hauuta nuoua,che quefti duo fuoi Capitani hanno conquiftata tutta la terra del Cufco,cY hanno rotto lui,cV le fue genti in battaglia,^ che lo conduceuano pri^ gione con molto oro,èV argento,che tolto gli haueuano» All'hora il Gouernatore diffe,gra piacere ho hauuto di quello , che raccotato m'hauete,per hauere intefa la vettoria del fignor voftro,poi che fuo fratello non contentandoli del molto , che poffedeua, voleua anco torre alui loftato, che il padre fuoglihaueua lafciato:cYcoiì auiene alli fuperbi , come al Cufco auenne che non folamente non giungono a quello , che malamente defiderano , ma refla- no anche effì nelor beni,cY perfone perdute. Et perche il Gouernatore credeua, che tutto quello , che haueua l'Indiano detto*f uffe fiata aftutia d' Atabalipa, per fpauentare i noflri,8£ dargli ad intendere lafua potenza, cVdeflrezza nelle guerre, fegui a quello modo verfo E quel meffaggiero:ben credo io, che quello, che hai detto, fia coli come detto hai, perche Atabalipa e granfignore,cVhafama d'effere buon guerriero: ma io ti faccio a fapere , che l'Imperatore mio Ognore,che è Re delle Spagne , cV di tutte l'Indie cV terra ferma, cV figno- re di tutto il mondo,ha molti feruitori,che fono maggiori fìgnori, che non e A tabalipa»Et i fuoi Capitani hanno vinti , cY fatti prigioni affai maggiori fìgnori,che non e x A tabalipa,ne fuo fratello , ne fuo padre* Et l'Imperatore mi mando in quelle terre , a tirare le genti , che vi fono , al conofeimento ài Dio , cV alla fua obedienza : cV con quefti pochi Chrifliani, che vengono co meco,ho io vinti cV rotti maggiori fìgnori, che nò e v Atabalipa: che fé egli vor rà la mia amiftà,cY vorrà meco la pace,eome hano gli altri fìgnori fattoio li faro buono ami co, cY l'aiuterò nelle fue cóquifte,cV lo lafcieròpoi nello flato fuo : perche io vo di lungo per quelle terre finche l'altro mare difeuopro : Che s'effo vorrà la guerra , io gliela faro" , come la ho anco fatta al Cacique dell'Ifola di fan Iacomo,cV a quel di Tumbez,cY a tutti gli altri, che l'hanno voluta con meco : che io a niuno faccio la guerra, fé egli fteffo non la cerca» Emendo ingannati da alcuni Indiani ^imbafeiadon e? '^étabalipa Jinganno da Imo Indiano glie Jcoperto , qualdi ""veduta affermaua detto atabalipa ritrouarfi in campagna con efser- cito da guerra,afpettando e Chrifliani per combattere con loro* F Quando quelli metti tutte quelle cofe vdirono , fletterò vn pezzo come attoniti fenza parlare, vdendo che cofi pochi Spagnuolifaceffero cofi gran fatti: cV poco appreffo diffe-- ro,che fé ne voleuano ritornare co la rifpofla al fignor loro,cV dirli,che i Chrifliani farebbo- no preflo con lui,cV perciò li mandaffe rinfrefeamento per il cammino.Et cofi il Gouerna> tore lilicentio:cV la mattina feguente prefe pur tuttauia la ftrada per quel monte, cV andò la feraa dormire in vna terra, che ftaua in vna valle fui preffo:Doue tofto che egli fu giuto , vi arriud quel principale meffo , che haueua giaprima Atabalipa mandato con quel prefente delle cartella, con coflui moftrd di fare molta fella il Gouernatore, cV lo dimadd,come haue- ua lafciato Atabalipa:Rifpofe,che bene,cV che lo madaua con dieci pecore,che alli Chriftia niportaua:cY parlo molto alla libera , cY ne'fuoi ragionamenti fi conofceua , che egli era huomo viuacecY pronto» Quando egli hebbe ben detto affai,il Gouernatore dimando gli interpreti,che cofa egli detto haueffe: cY coloro differo , che haueua quello fteffo detto , che l'altro meffo il giorno auanti ragionato haueua , con altre molte cofe, vantando fempre il gran flato di fuo fìgnore,cY il gran sforzo dell'efferato fuo: cY affìcurando il Gouernatore, cY accertandocene Atabalipa l'haurebbe amicheuolmcnte riceuuto,cY che lo voleua tene- re per amico cY per fratello: Il Gouernatore rifpofe con affai buone parole,come all'altro ri- fpoflo haueua.Quefto ambafeiatore menaua feruitori da 1 ignore , co cinque d ki vafi d'oro fino, ne'quali beueua,& co'quali daua a bere a gli Spagnuoli di quella fua beuanda, che effd portaua R E L A T I O N E doue il fuo Signore era. La mattina Tegnente ritorno il Gommatore al Tuo camino p ur per quellimoti,* : giunfea vna terra d A tabalipa,doue fi ripofd vn giorno:Et il di fegulté ven ne quiui quel Indiano principale , che gli haueua per fuo meno mandato in Caxamalca, iU quale quado vidde il tneffo d'Atabalipa , che quiui prefente era,gli andò furiofaméte fopra, * S£°k P5 r lorrccchie gliele nrauafortc,&nonIolafctòn'nchcilGouernatorliconiani dolche lo lafciafle,che fé no Io lafciaua, vi voleua effer vna bella fcaramuzza. Il Gouernator il dimando , perche caufahaueffe vfato quell'atto almeffodelfuo fratello Atabalipa. Etesii nfpofe,quefto e vn gran vigliacco,foIleuator d' A tabalipa,* viene qui a dirui le bugiamo. Arando defler perfona principale: percioche Atabalipa fta fuori di Caxamalcacon molte gente in campagna p guerreggiare: * io anaai ne la terra, * nò vi ritrouai niuno: * paflan domene doue egli ftaua accampato con le fue tende, viddi che vi teneua molta aente * be- larne,* che iìanno in punto di guerreggiare,* mi volfero ammazzare:* l'haurebbono tatto le io no diceuo,che (ceffi ammazzauano me, voi haurefte ammazzati i loro ambafeia loriche quim con voi erano,et che fin che io non ritornano, voi non gli haurefte licentiati, ne lafciatili ritornare^! cofì mi Iafciarono: ne mi volfero dar da magiare,fe nò Io còperauo barattandolo con altre cofe.Djffi loro,che mi lafciaffero veder A tabalipa,et dirgli la mia ani kafciata.* non volfero,dicendo,che egli ftaua digiunando,* nò potei» parlafcon ninno, B Vn fuo zio vfet a parlar con meco: * io gli diffi,cheero voftro melTaggio,et tutto quello di piu,che voi m ordinarti, che io dicefìlEgli mi dimandarne gente erano i Chriftiani * che arme portauano:* io gli diffi,che fono valéti huomini,* molto guerrieri, * che conduca no caualli^he corrono come il vento : * che quelli,che vi vano a cauallo , portano certe lan eie ungne,conIequaIi ammazzano quanti ritrouano:etchetoftoinduoifaki aggiungo- no h mima: * che i caualli con li piedi ,* con la bocca n'ammazzano molti :* hdiOW co che li Chriftiani , che vanno a pfedi,fono molto deliri,* portano in vn braccio vna ro. telladilegno^colaqualefidifendano^igiubboniforribenripuntatidicottone^con certe ipade aguzze,* taglienti,che da amendue le parti tagliano d'vn colpo vn huomo per mez zo& troncano a vna pecora la tefta : * co quefte fpade tagliano tutte l'armi , che gflndiani hanno:* chealcuni altri portano baieftre,con lequàli tirano da lontano , * con ogni faet^ ta ammazzano vn huomo, * che tirano co tiri di poluere palle di fuoco , che ammazzano molta gete, A quello mi fu rifpofto, che tutto era nulla perche i Chriftiani fono pochi- * i caualh jP erche non portano arme, farebbono fubito da lor flati morti con le lor lancieri io rilpoli,che i caualli hanno i cuori duri,che non gli haurebbono le loro lande potuti paffare* Uiceuano anco , che non temeuano delli tiri di fuoco , perche li chriftiani non n'haueuano più che duoi^t nel voler ritornarmene gli pregai , che mi lafciaffero vedere Atabalipa, poi- ché i fuoi meni veggono & parlano al Gouernator,che è affai miglior di lui , * nò volfero ; cheiopermun contogli parlaffi:*cofimenevèni.Moravedetes'iohoragioned'ammaz zar quefto poltronerie effendo vn falfo,* vn folleuator d A tabalipa(come m'hanno det- to che egli e)parla cofi liberamente con voi , * mangia alla tauola voftra , * a me,che fono pedona prmcipaIe,non hanno voluto concedermi di lafciarmi parlar con Atabalipa,ne dar inidamangiare:anzimibifognddifenderecòbuoneragioni,perchenonm'amma^^^ ro JI mello d Atabalipa nfpofe molto fpauentato * timido , veggendo che quello Indiano con tanto ardimento,* liberta parlaua , * diffe,che fé in Caxamalca non era gente , era per che haueuano fiatala terra vacua *1ibera , perche vi poteffero i Chriftiani alloggiare-* che Atabalipa ftaua in campagna,perche cofi cofìumaua di far da che haueua cominciata la perra^chefenonglihaueuapotutoparlare^eraftatopercheeglidigiunau^comefuo- le: * le no 1 haueua potuto vedere , non era flato per altro, fé non perche quando digiuna- ua,non companua ne fì lafciaua in quel tempo vedere,ne parlar da niuno : che s'haueffero i luoihauutoardiredidirgl^chetuquiuieri per parlargli da parte del Gouernator, t'haureb- be tatto tolto entrare * darti da mangiare,Molte altre fimili cofe diffe volendo afficurar * accettar ì noltn,che Atabalipa comeamico,et pacifico Signore gli afpettauaJVìa eh i voleffe di lungo particularmente dire li ragionamenti , chepaffarono fra quefto Indiano, * il Go- uernatore,bifognerebbefamevnlibrofeparato:Ondeperconcluderlainbreue,iIGoucr. natordiile,cheegUaedeua,checofifofle,comediceua,perchenonmenocQnHdanzanei fuo ■ «I, .:, m. Al*' l'Ir»* noi )ì\.p\ in: " ' ìéhì ih DELLA CONQJ/ISTA DEL PERV fuo fratello Atabalipa haueua. Et non reftd già per quefto di fargli cofl buoni trattamenti, E come gli haueua già fatti prima , cV cOntendeua,óV gridaua con l'Indiano , che era flato fuo meffaggiero, volendo dar ad intendere , che li folle rincrefciuto,che colui foffe flato in pre- fenza fua cofi maltrattato: ben che nel fecreto teneffe per certo , che quello , che il fuo India- no diceua,foffe vero:che già ben conofceua l'arti aftute de gl'Indiani. Seguendo il loro ~ì/iaenirui } & fi muouc col fuo e(1ercitol>erJo Caxamalcd : Defcrittione dimoia te cofe della Città deUthabito d'^itabalipa. Il di feguente il Gouernatore Ci partì, cY andò a dormire la notte feguente in vn certo pia- no con territori] fcoperto,cV fenza alberi,per potere la mattina feguente giungere a mezzo giorno a Caxamalca,che diceuano,che ftaua vicina.Quiui vennero meffaggieri d' Atabali- pa con robbé da mangiare perii chriftiani: la mattina ben per tempo il Gouernator fi parti con le fue genti bene in ordinanza,cV giunfe da vna lega predo a Caxamalca: cV quiui afpet td,che la fua retroguardia arriuaffe, cV fi miffe feco.Poi per fargli co bell'ordine entrare nella città fece di tutte le fue genti tre fchiere: cV cofl poi camino auanti,mandando medi ad Ata- balipa, che veniffe a Caxamalca, che quiui fi vedrebbono. Nel entrar della città viddero i E noftri il campo de gl'Indiani vna lega lungi da quel luogo , cV preffo alla cofta d'vn monte. Giunfe il Gouernatore in quefta città a hora di vefpro a quindici di Nouembre nel. 1532,» Nel mezzo di Caxamalca fta vna gra piazza rinchiufa bene intorno d'un muro di calce, cV terra,cV con molte buone ftanZe d'ai logiarui dentro: onde perche non erano nella terra le genti , che habitare la doueuano , il Gourenatore in quefta piazza fi riflrinfe co fuoi:Poi madó vn meffo ad Atabalipa facendogli intédere, che egli era giunto,& che perciò veniffe, che fi vedrebbono infieme,cY gli inoltrerebbe doUe foffe egli douuto alIoggiare.Et in que- fto mezzo mando' vedédo la terra,accio che fé altra migliore fortezza vi foffe, quiui fi foffe potuto far forte: cV comando\che fleffero tutti fu la piazza, cV quelli da cauallo nò fmontaf- fero fin che fi vedeua,fe Atabalipa veniua. Fu veduta la terra,cY non vi fu ritrouato miglior luogo per ftarui che quella piazza.Quefta cittadelle e N la principale di tutte l'altre, che in que fta valle fono,fta fituata cV pofta nella cofta d'vn monte: cY ha vna lega di fpacio di terra pia- na: et £ quefta valle corrono duoi fiumi: cY è quefta valle,che va di lungo piana fra dua mon ti,molto habitata. Hora la città di Caxamalca può effere di duoi mila fuochi,8d ha nella fua entrata duoi ponti , perche indili duoi fiumi fcorrono:Ia piazza,c'ho detto,e maggior d'ai cuna,che ne fìa in Spagna : cY tutta rinchiufa,cY con due porte,per lequali fi va nella città:le cafe di quefta piazza fi ftendono più di dugento palli in lungo, cY fono affai ben fatte,cY fo no circundate d'vn forte muro di terra,cY ca!ce,alto quato e tre volte vn'huomo:cY i tetti fo F no coperti di paglia cY di legname pofta fopra le mura. Quiui dentro e v vno appartamento compartito in otto quartieri,cY e v migliore.che niuno de glialtri. Le mura di quefto apparta mento fono di pietra viua affai ben lauorate: cY è quefto appartamelo feparataméte circuda to d'vn muro di faffo viuo con le fue porte : cY dentro nelli cortili vi fono le fue pile d'acqua che da l'altra parte códuceuano per aquedotti per lo feruigio di quefta cafa l'acqua : Dauan ti a quefta piazza dalla banda della campagna , fta con la piazza incorporata vna fortezza di fatti con vna fcaia di marmo,per laquale ii monta dalla piazza nella fortezza: cY dalla parte della campagna v'e v vn'àltra picciola porta falfa con vn'àltra ftretta fcala,fenza che s'efea dal muro,che circonda la piazza.Sopra quefta città nel fianco del monte, onde le cafe de eie tadini incominciano,fta vn'àltra fortezza,pofta fopra il faffo viuo,la maggior parte delqua le e v tagliato è fcofcefo:cY quefta è maggior de l'altra,cYe x cinta da tre muri.et vi fi falecomea chiocciole. Certo che fono fortezze,che non fi fono vedute fimili fra gl'Indiani. Fra il mon te, cY quefta gran piazza v'e vn'àltra piazza più picciola tutta circundata di ftanze, nelle- quali erano molte donne per il feruigio d'Atabalipa. Prima che s'entri in quefta atta vi e vna cafa cinta intorno d'vn muro di calce cV terra ^cYv'e'vn bel cortile con molti alberi pofti a mano. Quefta cafa dicono , che e del Sole,perche in ogni terra fanno al Sole le loro mofehee: benché in quefta citta anco molte altre mofcheefiano, che per tutta la contrada fono RELATIONE, 3 8 7 A fono in molta veneratone tenute: de quando v'entrano , fi cauano le fcarpe, & le lafciano fu la porta.La gente di tutte quefte terrebbe fi trouano da che lì comincia a falire il monte,do- uè fla quella fortezza,che s e detta difopra, ha gran vantaggio a tutte l'altre genti, che refta- no adietro,perche è più pulita gente, cV di maggior capacita cY ragione,cY le dòne fono mol to honefte , cY portano fopra la vefte certe cinture ben lauorate,cY infafciate,o legate al drit^ to del ventre: cV fopra quella velie portano vn manioche le cuopre dalla tefta fino a mezza gamba,apunto come vn mantello da donne* Et gli h uomini veftono camiciette fenza ma- niche,cV di fopra vi portano certi manti coperti* Tutte le donne quiui nelle cafe loro teffo- no lana et di Cottone, cV fanno le vefte,che bifognano,et le fcarpe ancho per gli huomini,che di lana o di cottone le fanno* Hora hauendo il Gouernatore appettato che Atabalipa venif- fe,o mandaffe a dargli ftanza, perche vedeua,che fi faceua tutta via tardi,mandd vn fuo Ca- pitano con venti da cauallo a parlargli, cV a dirgliene venifle ad abboccarfi feco: &T gli ordi- no\che pacificamele andaffe e v vernile fenza venir co quelle geti a contefa,anchor che loro la cercaffero: ma il meglio che poteffe,andaffe a parlar ad Atabalipa,cV fé ne ritornaffe con la ri fpofta.Poteua effer quefto Capitano giunto a mezzo il camino,quado il Gouernator mon tò ne la cima di quella fortezza , cY vidde dauanti alle tende vn gran numero di gente nella campagna, onde per che non incorrefiero in qualche danno li Chriftiani, che haueua man- dati^ perche poteflero meglio a lor faluaméto da quelle genti vfeire, cY difenderfi bifogna B do,madò tofto lor dietro vn'altro Capitano(cY fu fuo fratello) con altri venti da cauallo , or- dinandogliene non confentifie, che i fuoi deffero voce alcuna.Indi a poco comincio a pio- uere cY a grandinare , cY perciò il Gouernator fece alloggiar i fuoi nelle ftanze di quel pala- gio , cV il Capitano dell'artiglieria con li fuoi tiri dentro la fortezza* Mentre che fi ftaua in quefto, venne vn Indiano d' Atabalipa a dir al Gouernator, che alloggiane doue gli piacef- fé, pur che non montane nella fortezza della piazza : perche il fuo Signore non poteua per allhora venire,perchedigiunaua.II Gouernator rifpofe,che cofi farebbe , cY che haueua mandato fuo fratello a pregarlo , che venifle a vederlo,^ a parlargli, perche haueua gra defi derio di cono fcerlo per le nuoue,che hauute n'haueua* Il meno fé ne ritorno con quella ri*- fpofta: cY il Capitan Fernando Pizarro nel farfì notte ritorno' co fuoi Chriftiani adietro , cY diffe, che haueua nel camino ritrouato vn mal paffo di fangacci , che pareua che prima foffe flato buono,perche da la città fino al campo d'Atabalipa era tutta la ftrada larga, cV fpianata di pietre cV terreno : cV fi conofceua,che in quel mal pano era fiata a ftudio rotta et guafta: ori de erano effi panati oltre da vn'altra parte: cY diffe , che prima che giungelTero al campo,ha- ueuano panati duoi fiumi : cY che dinanzi proprio nel campo ne paffaua vn'altro, che gl'In^ diani il paffauano fopra vn ponte: di modo, che da quefta banda veniuano a ftare gl'Indiani cinti da l'acqua: cY diffe,che l'altro Capitano Chriftiano,cheera andato auanti,haueua lafcia te le fue genti da quefta parte del fiume,per non porre gli auuerfarrj in bisbiglio: dC che non. E haueua voluto panar per lo ponte, dubitando che no vi fofie il fuo cauallo pericolato: onde era per mezzo l'acqua panato menando feco vn'interprete : cY ch'era poi panato per dentro ynofquadrone di gente, che ftaua in piedi, cY che giunto al alloggiamento d'Atabalipa in vna piazza haueua ritrouati 400* Indiani, che pareua , che fo fiero la guardia fua.cY egli ftaua fu la porta del fuo alloggiamento affifo molto in baiTo,con molti Indiani cY indiane in piedi atorno,cY con vna bèda di lana(che pareua feta chermifì)in fronte,larga due piante di mano, cY legata in tefta con li fuoi cordoncelli, che gli calauano fino a gli occhi, cY che lo fa- ceua più graue di quello che era: cY teneua gli occhi calati in terra fenza alzargli mai a guar- dare ad altra parte:Diceua, che quado gli fu il Capita nofiro giunto auanti, li diffe per il fuo interprete,che egli era vn Capitano delGouernator , che mandaua a vederlo, cY a dirgli da fua parte il gran defìderio che haueua di vederlo : onde fé andato vi foffe, l'haurebbe fatto molto lieto: cY con quefte li diffe ancho altre cofe fìmili,allequali egli mai non rifpofe, ne al- zò la tefta a guardarlo: ma che vn fuo principale rifpondeua a qu ato il Capitano parlaua: et che in quefto egli era giunto doue le genti di quel Capitano erano reftate , cV intefo che col Cacique parlaua,Iafciando ancho egli quiuii fuoi pafsò il fiume, cYgiunfe, preffo doue Ata balipa ftaua: Onde allhora quel primo Capitano diffe, quefto, che hora viene , e vn fratello del Gouernatore,parlategli , perche viene a vederui : allhora alzo il Tiranno gli occhi cV dif fe,Mayzabilica,che e x vn capitano,che tégo nel fiume di Turicara,mi mandò a dire,che voi Vaggivol*3% e ce trattauate ,, v Pi ì rf .-.li "'v -f«,;; |; : |f il'v 1! 1 ì: J ' i f%*:> li ( i-iti s.., in ■ . fi! >■'" f, < ti," ■X'l" l! '?' ■' ili! l'i >.f. ■ w i§-& ■;' i , i :r; 'ì'ìi '■ ! ' 'il':;» ' ili! !|| i, ;• DELLA CON Q^V ISTA DEL PERV trattauate male i Caciqui,cV che li poneuate in catena : cV mi mando vna collana di ferro:<5c" p dice,che effo ammazzo' tre Chriftiani,cV vn cauallo: ma io ho piacere di venire domattina a vedereil Gouernatore , dC d'effere amico delli Chriftiani,perche (ono buoni: Fernando Pi* zarro allhora rifpofe,MaizabiIica e vn vigliacco,et vn folo Chriftiano ammazzarebbe lui, cY tutti gl'Indiani di quel mime: come poteua egli adunque ammazzare Chriftiani ne ca.* ualio,eflendo elfi galline ? Ne il Gouernatore,ne li Chriftiani non trattano male li Caciqui, che no vogliono guerra co lui: p che trattano affai bene i buoni, cY coloro che vogliono effe re Cuoi amici,et a quelli,che vogliono la guerra,gliela fanno fin che li diftruggono a fatto:et quando vedrete quello che i Chriftiani faranno aiutandoui nella guerra conerà li nimici vp ftri,allhora conoscerete come Maizabilica vi diffelegran bugie. Diffe allhora Atabalipa: vn Cacique non ha voluto obedirmi,le genti mie verrano con voi altrfet li farete la guerra» Rifpofe Fernando Pizarro , contra vn Cacique per molta gente , che egli habbia nonbifo- gna,che vi vadano i voftri Indiani , ma dieci Chriftiani a cauallo folaméte li diftrugeranno. Rife di quefte parole A tabalipa,cY diffe,che beueffero: ma li Capitani per fuggire di bere di quella loro beuanda,differo che digiunauano : ma furono tanto importunati dal Tiranno, che l'accettarono,Onde vennero tofto donne con vafi d'oro,nelli quali portauano vn liquo re fatto ài Maiz: quado A tabalipa le vidde,alzd verfo loro gli occhi fenza dire parola: Òn^, de partendo ritornarono tofto con altri vafi d'oro maggiori , co quali diedero a bere a i duo „ Chriftiani: cV htto qfto fi licentiarono,reftando appuntatocene la mattina feguente andreb ** be Atabalipa a vedere il Gouernatore. Staua il campo de gl'Indiani pofto alla falda d'vn colle, cV le tende, che erano di cottone , occupauano vna lega di lungo , 8C nel mezzo ftaua quella d' A tabalipa* Tutte le genti ftauano in piedi fuori delle tende loro, con l'arme ficcate in terra,cV erano certe lande lunghe , come picche : cY parue a noftri , che fuffero in quefto campo più di trenta mila huomini. Or quando il Gouernatore intefe tutto quefto che era paffato ., ordino a fuoi, chefteffero la notte con buona guardia: cY al fuo Capitan generale, che vifìtaffe le guardie,et che tutta la no tte andaffero le (entinelle dintorno a gli alloggiarne ti.Et cofi li fece. Venuta la mattina feguéte , che era fabbato,giufe al Gouernatore vn meffo d'Atabalipa,che da fua parte li diffe.Mio Signor ti manda a dire,che effo vuole venire a ve-? derti , cV menare la fua gente armata , poi che tu hieri mandafti armata la tua : cY dice , che li mandi vn Chriftiano,col quale effo poffa venire. Il Gouernatore rifpok.Di a tuo fìgnore, che venga in buona hora,come egli vuole,che comunque verra\il riceuerd come amico, &C fratello : ma che non li mando Chriftiano alcuno , per che fra noi non fi vfa di mandarlo da vn fignore ad vn'altro M meffo fi partì con quefta rifpofta,cV giunto che fu nel campo,le fen tinelle cV feouerte noflre viddero mouere il campo de gl'Indiani, Poco appreffo venne vn'altro meffo , cV diffe al Gouernatore , Atabalipa ti manda a dire , che effo non vorrebbe menare la fua gente armata,p che anchor che molti armati vi veniffero, vi farebbono ancho molti altri fenza arme venuti , iquali effo voleua menare con feco,cV dar loro in quefta città B. alloggiamento ,cV che gli addirizzane per lui vno alloggiamento in quella piazza fteffa,in vna cafa,che la chiamano del ferpe,per vn ferpéte di pietra,che dentro v'era. Il Gouernatore rifpofe,che cofi farebbe^ cV che veniffe prefto,perche haueua gran defiderio di vederlo. Fra poco tepo ù' vidde venire tutta la campagna piena di gente,laquale di paffo in paffo fi ferma uà , afpettando gli altri , che dal campo vfeiuano : cV duro' fino al tardi il venire della gente, che in fquadroni copartita veniua. Et paffati che hebbero tutti li cattiui palTi , ù fermarono preffo al campo de noftri :cV pur tutta via fi vedeua vfeire la gente dal campo de gl'Indiani» Allhora il Gouernatore ordino fecretamente a tutti gli Spagnuoli , che nelle ftaze loro s'ar maffero,cV teneffero i caualli infellati,et imbrigliati,^ compartiti in tre Capitani,fenza vfei re niuno dalla fua ftaza alla piazza : cV ordino al Capitan dell'artiglieria, che volgeffe le boc che de l'artiglieria verfo il capo de nimici , cV quando f uffe tépo, v'attaccaffe il fuoco. Nelle ftrade,onde s'intraua alla piazza , pofe gente nafeofa in aguaito: cV tolfe con feco venti huo mini da piedi nella fua ftanza , per che ftaua in penfiero di prendere la perfona d' Atabalipa, fé effo malitiofaméte veniffe, come pareua che veniffe con tanto numero di géte,che condu ceua : ma comado , che lo prédeffero viuo : et a tutti glialtri ordind,che niuno dalla fua ftaza vfciffe,ancor che vedeffero nella piazza entrare li nimici,fin che vdiffero tirare l'artiglieria: Perche effo teneua le fentinelle , dC veggendo che l'aduerfario veniffe con aftatia cV co mali gnità, t RELATIONE A gnità,haurebbe auifato quando fuffero douuti vfcirè, bC cofi ancho quelli da cauallo, quan-> do haueffero imefo dire,fan lacomo» ^AtabdltpA con l'efferato entrain Cdxdmalcd, doue moflrando l'dnimo nimico, dagli SpdgnuolrvdlorO' fdmente è fdtto prigione & il [ho esercito pojlo in fuga , &pdrte l>cafo* Con quello appuntamento et ordine flette il Gouernatore afpettando,che Atabalipa ve niffe fenza comparire Chrifliano alcuno fu la piazza,fa!uo,che la fentinella , che daua auifo di quanto paffaua nel campo contrario.il Gouernatore,cV il Capitan generale andauano vi fitando le ftanze de gli Spagnuoli, per vedere come prouifti,cV in ordine fleffero,per vfcire quando forfè flato di bifogno,animando tutti, cV dicendo loro,che de lor cuori fieli] fi facef- fero fortezza, poi che altre fortezze non haueuano, ne altro foccorfo, che quel di Dio , che nella maggior necelììtà foccorre , a chi va in fuo feruigio : cV che fé ben contra ogni Chri- ftiano erano cinquecento Indiani,doueffero effi nondimeno tenere lo sforzo, che fogliono in fimili tempi i cuori generofi hauere , cV fperaffero, chelddio combàtterebbe per loro : 3C che nel tempo dell'affetto ù' moueffero con molta furia cV prudenza,cV vedeffero di non in- contrarli quelli da cauallo l'uno con l'altro» Queiìe cV altre fimili parole diceuano il Gouer- natore,cY il Capitan generale alle genti loro g animarle:ma elle ftauano con volontà d'vfci- B re nel campo più tofto che di ftare iui nelle ftanze loro : dC a ciafcuno nell'animo fuo pareua di douere fare per cento,cV poca paura haueuano,ben che tanta gente vedeffero» Veggendoil Gouernatore , che il Sole giatuttauia calaua per nafconderfi nel Oceano Qccidentale,cV che Atabalipa non fi moueua da quel luogo, doue fermato s'era, OC che tut> tauia fi vedeua dal fuo capo venire géte , li mando per vn fuo Spagnuolo a dire,che entraffe nella piazza,cY veniffe a vederlo prima che fuffe notteJI meffo andc*,et doppo le riuerenze li fece per fegni intenderete veniffe doue il Gouernatore, flaua. Allhora egli con le fue gè ti fi moffe: cV lo Spagnuolo ritorno auanti, 8>C diffe che Atabalipa veniua ,tk che le fue gen ti della auanguardia portauano arme fecrete fotto le camicette, che erano forti giubboni di cottone , 8C facchette con pietre cV frombe, cV li pareua , che con cattiua intentione veniffe- io* Poco appreffo entrò lauanguardia nella piazza: & veniua prima vn fquadrone d'India- ni veRhi co vna liurea di colon a modo di fcacchi: cV quelli veniuano togliédo le pagliuche di terra,& fcopando le flrade» Veniuano appreffo tre altre fquadre venite d'vn'altra manie-' ra,cY tutti cantando cV ballando: et toflo appreffo feguia molta gente con armature,patene, cV corone d'oro,et d'argeto: & fra qfti veniua Atabalipa in vna lettiera o letticha foderata di piume di pappagalli di molti colori,cV guarnita di piaftre d'oro,et d'argéto: cV lo portauano molti Indiani alto fopra le fpalle : & dietro a quella ^veniuano due altre lettiche,nelle quali due altre perfone principali veniuano : et appreffo veniuan molte géti in fquadroni con co- C rone d'oro cV d'argento» Toflo , che i primi nella piazza entrarono , u tirarono da parte dC diedero luogo a gli altri. Et-giunto Atabalipa nel mezzo della piazza , fece ftare faldi 8C quieti tutti 3 cV fermare le Iettiche, ma non ceffauano già d'entrare nella piazza del contino- nò genti ♦ DalFauanguardia de gl'Indiani fi molle vn Capitano , cV monto fu la fortezza della piazza, doue flaua l'artiglieria, cValzd due voi te la lancia a modo di fegnale» Il Go- uernatore , che quello vidde , diffe a fra Vincenzo , fé voleua andare a parlare ad A tabalipa per vn'interprete» Il frate diffe di fi , cV fi moffe con vna croce da vna mano , cV con la bibia dall'altra : SC entrato fra quelle genti quando fu doue Atabalipa flaua , li diffe per mezzo di quellointerprete: Io fono facerdote di Dio,et infegno a Chriftiani le cofe diuine: cV cofi me defimamente vengo ad infegnare a voi altri: Quello, che io infegno: e quello,che il grande Iddio ci parlo v ,che fta in quello libro fcritto.Et per tanto da parte di Dio 5 et delli Chriftiani ti prego,che vogli effere loro amico,rJche cofi vuole Iddio,cV tene verrà bene: OC vieni a parla re al Gouernatore,che ti fta afpettando: Atabalipa li diffe, eh e li deffe il libro , che voleua ve derlo : dC egli glielo diede eh iufo : et non indouinando Atabalipa ad aprirlo,il religiofo flefe la mano,per volerlo aprire:et egli con gran fdegno li diede vn colpo nel braccio non volen do,chel'apriffe: 8C inftando egli fleffo nel aprirlo , l'aperfe pure:& fenza altramente maraui gliarfì delle lettere , ne della carta , come foleuano gli altri Indiani fare, lo gittó via cinque o fei paffi da fé lontano : & alle parole, che il frate per mezzo dell'interprete dette gli haueua, con molta fuperbia ri(pofe,ben fo io quello , che tu hai fatto in quello viaggio , cV come tu Viaggi V0U3 e ce rj hai li il f: Il: |j v X,'Ìt' • ' •'' lì ■■■ mi '■" tifi '. 2 II' ! ; i ? ■li. f'j DELLA CONQUISTA DEL PERV hai trattati i Caciqui miei, a quali hai tolta la rob.ba.Il religiofo rifpofetli Chriftiani non han I no mai fatto quefto : anzi certi Indiani portarono certe robbe fenza faputa del Gouernato- re,il quale quando Io Teppe, le fece ritornare a dietro. Allhora AtabalipaC targaci mode con gli Spagnuoli,che feco ftauano,et fé n'entrò per - P«fi A' a m€%zo r d f gl'indiani: &: con molto animo con quattro compagni forche feguire lo poterò tabai ipa & no,gmfe fino alla lettiga, doue ftaua Atabalipa : cV fenza timore alcuno lo prefe p il braccio fcófitta del manco,cV grido fan Iacomo fan lacomo. Allhora tirarono l'artigliane cV fonarono le trom fuo eflerci- be ; & vfcirono fuori le genti da piedi 8C da cauallo . Quando gl'Indiani viddero venire il {quadrone de caualIi,molti di quelli,che nella piazza ftauano fuggirono: dC fu tanta la furia di quefta fuga , che ruppero vna tela del muro della piazza,^ molti ne cadettero l'un fopra l'altro : quelli da cauallo paffarono lor per fopra ferendo , cV ammazzando , cV feguirono la vittoria. Quelli da piedi s'oprarono co[i bene con quelli, che nella piazza reftarono che in breue tempo li parlarono tutti per filo di fpada. Il Gouernatore teneua pur tuttauia perii braccio Atabalipa, cV oche ftaua in alto, non lo poteua cauare dalla lettica:Li Spagnuoli fe- cero tanta ft rage in quelli che portauano le lettighe 5 che le fecero cadere a terra : cV fé il Go> E uernatorenon difendeua &riparaua Atabalipa,quiui haurebbe quefto fuperbo,tutte lefue crudeltà pagate: cV il Gouernatore per volere difenderlo,v'hebbe vna picciola ferita alla ma no.bt intuito quefto tumulto non fuIndiano,chealza(Tel'armi contrai Chriftiani:per che tu tanto lo fpauento,che hebbero di vederfi a quel modo il Gouernatore fra loro cV di fen. tire col i all'improuifo,quelIe artiglierie con la vifta furiofa di que carolicene era fra lor cofa nuoua,cV non mai più veduta , che con grande alteratane non attendeuano ad altro , che a foggw^E "Iuarli la vita.Tutti quelli, che portarono la Iettfgha d'Atabalipa parue,che fuffe rohuommi principali, cY tutti morironocon quelli ancho che nell'altre lettiere o lettighe andarono : eY vn di quelli,che fopra vna lettigha andaua,era fuo paggio,cY gran Signori,et molto da lui filmato : Gli altri erano medefìmaméte Signori di molto ftato,et fuoi configlie ri.bt con coftoro mori ancho il Cacique Signore di Caxamalca. Vi morirono ancho molti altri lor Capitani, de quali non fi fa cafo,per efTere grande il numero loro:perche tutti quel- li che veniuano in guardia d'Atabalipa , erano gran fignori. Ora il Gouernatore fé n'andò alla 1 tanza fua col fuo prigione Atabalipa fpogliato delle fue vefti, che gli Spagnuoli gliele haueuano Squarciate in dolio, per cauarlo della lettiga. Fu certo cofa affai marauigliofa ve- dere m coli breue tempo prefo vn coli gran fignore,che cofi potente veniua.Il Gouernato- re fece evenire tofto delle vefti, cV Io fece veftire placadolo dello fdegno ÒV alteratione,che ha ueuadi vederli. cofl prefto dalfuo flato caduto: Et fra l'altre molte parole, che il Pizarro li F Ml Tnu*Z q a , ncho> N5 tenere B § ran mar *Mgl»a d ' efl ^re ftato cofi pfo cV rotto: perche con li Chriitiam che io coduco,anchor che fìano pochi in numeroso con loro foggiogato maggior terra, che non e la tua, cV disbarattati altri maggiori fìgnori,che non ki tu,ponen doli (otto la fignoria dell'Imperatore,di cui fon io vaffallo, cV ilqual è fignore della Spagna, tfdi tutto il mondo : OC per fuo ordine fiamo noi venuti a conquiftarequefte terre, per che veniate tutti nel conofeimento di Dio , cV della fua fanta fede Catholica , cV per la buona di. manda, con che andiamo , permette Iddio creatore del cielo, cV della terra , cV di tutte le cofe create,che cofi pochi,come noi fiamo , polTiamo foggiogare tanta copia di gente, accio che Io conoidale, cV vfeiate da co tefta beftiale cV diabolica vita , nella quale viuete. Che quando voi haurete veduto l'errore , nelquale viuuti liete , conofeerete il beneficio , che cauerete da 1 eliere noi venuti a quefta terra g ordine di fua Maeftà. Et douete a buona forte attribuire, che non iiate itati vinti da gente crudele,come liete voi altri , che non la perdonate a niuno: perche noi altri vfiamo pietà co noftri nimici vinti, cV non facciamo la guerra fé non a quel li,chea noi la tanno: cV potendo rouinarli, noi facciamo, anzi lor perdoniamo: come tenen r°ir°f n>i Cacic ì ue Sl 'gnore dcll'Ifola di fan lacomo,lo lafciai libero,cV nel fuo ftato,pche tulle dall hora auanti buono: Et il medefimo feci con li Caciqui Signori di Tumbez ,& di ChUimaxaA con altri ancho,che hauendoli in poter mio,cV meritando effi la morte,io per donai loro, bt le tu fei prefo, dC la tua gente disbarattata cV mortale ftato folo per che veniut con ONE» A con cofì grotto efferato contra di noi,hauendoti io mandato a pregar che ci venifìl pacifica mente, cY perche gittafti in terra il libro,doue ftauano le parole di Dio: cY per quefto,noftro Signor permiffe, che la tua fuperbia fufTi abbaffata,cY che mimo Indiano poterle offèndere, nejfar male alcuno a Chriftiani. Del buono trattamento che fanno ad atabalipa prigione , il numero de morti nel fatto d'arme , dell'oro & argento ritrouato nelle Jpoglie de nimici , & come liberano gl'Indiani fatti br moni* Dette che hebbe il Gouernatore tutte quefte cofe,rifpofe Atabalipa, che egli era flato in^ gannato da i Capitani fuoi, che gli haueuano dettocene non faceffe conto alcuno de gli Spa gnuoli:percheeffo voleua venire da amico, cV pacificamente, cYifuoi non volfero: cYche tutti quelli, che configliato gliel'haueuano , erano morti: cY che bene haueua egli veduta la bontà,cY il buono animo de Chriftiani, cY che Mayzabilica l'haueua ingannato con quelle bugie,che gli haueua madate a dir de noftri.Hor perche era già notte, il Gouernator,che ve deua,che i fuoi che haueuano feguita la vittoria, non erano anchora ritornati,fece tirare l'ar- tiglieria, cY fonare le trombe , perche fi riuniffero: 6Y cofi poco appretto entrarono tutti nel- la piazza con gran prefa di gente, che fatta haueuano , che erano più di tre mila perfone. II Gouernatore li dimandò , fé veniuano tutti falui , cY il fuo Capitan generale , che con loro veniuà,rifpofe, che vn cauallo folo haueua vna picciola ferita hauuta* Allhora ilGouernato B re con molta allegrezza dittero ne ringratio fenza fine noftro Signore,et tutti douemo rin granarlo per cofi gra miracolo, c'ha hoggi fatto per noi: cY veramente che potemo credere, che fenza fuo fpeciale foccorfo no hauerémo baftato noi ad entrare in quella terra, hor qua to meno a vincere vn cofi grotto eflércitof Piaccia a Dio per fua mifericordia,che poi che ha per bene di farci tanta mercede,ci dia gratia di poter fare tali opere,che acquisiamo il fuo fan to regno:Et perche voiSignori venite affaticati e ftachi, vadifeneciafeuno a ripofare alla fta za fua: cY poi che Iddio ci ha datta la vittoria, non la trafeurriamo : che fé ben quefti Indiani fono sbaragf iati cV rotti, nondimeno fono aftuti cY deftri nel far la guerra: onde perche que fio Signore,come noi fappiamo,é molto temuto et obedito da Ioro,effi ogni aftutia et mali tia tenteranno, per cauarcelo delle mani* Si che cV qfta notte,cY tutte l'altre appretto , faccia- fi buona guardia cY ftiafi vigilate , cY con accorte fentinelle , accio che ben .puifti ci trouino» Et cofi fé n'andarono tutti a cenare : cY il Gouernator fece alla fua tauola federe Atabalipa, Se lojece feruire come la fua perfona propria : poi li fece dar delle fue donne , che erano fiate prefe , quelle ch'egli volfe , per fuo feruigio : cY ìi fece fare vn buon letto nella medefima ca- mera,doue egli dormiua: cV lo teneua fciolto fenza prigione fuori che della guardia, che gli haueuano fempre gli occhi fopra* Durò la battaglia poco più di mezza hora,pche era giù pofto il Sole,quando s'incomincio: cY fé la notte non vi fi fotte pofta in mezzo, di più di tre ta mila huomini,che erano, ve ne farebbono rettati pochi* Et è opinione d'alcuni,che hano £ veduta gente in campagna,che quefti erano più di quarata mila* Ne reftarono nella piazza morti duo mila fenza 1 feriti* In queftà battaglia fi vidde vna cofa marauigliofa : cY fu , che i caualli,che il giorno innazi non fi poteuano muouere per ftare raffreddati cY rapprefì,an- darono quel di della battaglia con tanta furia, che pareua che no haueffero hauuto mai male alcuno *I1 Capitan generale vifitd qlla notte le guardie, cY le fentf nelle,ponédole in couenie ti luoghi* La mattina feguéte il Gouernator rnado" vn Capitano con trenta da cauallo a feor rere la campagna, cY fece romper l'arme de gl'Indiani: Et in quel mezzo i Chriftiani che erano refta ti nella citta,fecero da gl'Indiani prigioni cauar via i morti dalle piazze ♦ li capita no con li fuoi da cauallo raccolfe quanto ritroud in campagna con le tende d'Atabalipa : dC auanti a mezzo dì entro nella città con vna gran caualcata d'huomini cY donne , cY co pecó re,cY oro,cY argento,cY altre robbe* In quefte fpoglie vi fu d'oro (in valuta)ottanta mila ca- ftigliani,cY fette mila marchi d'argento, (ogni marco e otto oncie)cY quattordici fmeraldi* L'oro,cY l'argento erano in pezzi moftruofi,che erano piatti grandi cY picciòli,et giarronf, 8c* pignatte, cY brafeieri con altri grotti , cY varfj pezzi Atabalipa ditte che tutti quefti erano vafi per fuo feruigio , et che gl'Indiani fuoi , che fuggiti erano,fe ne haueuano affai maggior quantità portato via:Il Gouernatore fece lafciare libere tutte le pecore,che erano gran quan tità,cY imbarazzarono il campo : cY ordinò che i Chriftiani ogni giorno n'ammazzaffero quante fòro ne bifognauano* Poi fece porre fu la piazza gl'Indiani , che erano:ftati fatti pri> gioni la notte auanti, perche li Chriftiani ne prendeffero per fé quelli , che lor bifognauano Viaggi vol*3° t e ce ifj per ;•■■ .il i, « ; : ;: ■ %■«, Si ' ■ Jfpl '■■ tìi, r, ik m ite-** \M lif iji, !, ■:': ■■ • .."J iifi ff ; I DELLA CONQUISTA DEL PERV per lor fer uigio : & tutti gli altri fece liberare per che fé n'andaffero alle cafe loro , percioche didiuerfeprouincie erano, cY Atabalipa li conduceuaper mantener le fue guerre , & per. feruirfenenel fuogroffo efferato. Furono alcuni d'opinione , che [i doueffero ammaz- zar tutti gl'Indiani,che erano atti alla guerra,d che loro fi tagliaflèro la mani: ma il Gouernai tore non facconfentf , dicendo che non era bene ad vfare coli gran crudeltà : cY che fé bene era grande la potentia d'Atabalipa,et poteua gran numero di gente raccorresti fenza Co- parationeera maggiore il potere del grande Iddio, che per la fua infinita bota fempreaiuta i fuo'i: SC che teneffero di certo, che egli,che gli haueua liberati dal pericolo del giorno auanti li libererebbe ancho per l'auuenire: poi che la lor intentione era buona di tirar quelli infide- li al fuo feruigio : cY al conofeimento della fua fanta fede, et che non fi voleffero a gl'Indiani aiìomigliare nella crudeltà, et facrificrj che quelli fanno di coloro che prédono nelle guerre:. cY che ben baftauano quelli che erano morti nella battaglia : perche quelli altri che erano ita ti come pecore menati,non doueuano morirete riceuer danno alcuno.Èt cofi furono fciol ti, cY fatti liberi. Della gran quantità delle yejìi che ritrouorono in Caxamalcha , & dell'armi, & del modo del combat- tere che tengono gì' Indiani: Defcrittwne della ftan^a d'^tabalipa* In quella città di Caxamalcha furono ritrouate certe cafe piene di velie infardellate, cY co U piene,che fino al tetto quelli fardelli accumulati giungeuano.Diceuano,che ftauano qui- ui quelle robbe depofitate cY ripoile per munitione dell'efferato .1 nollri ne prefero quelle, che volfero,cY pur tuttauia ne recarono le cafe cofi piene , che pareua che nò ve ne mancane nulla: le velli erano le migliori, che vi follerò in quelle indie vedute:cY la maggior parte era no di lana affai forale, cV fine:cY l'altre erano di cottone di diuerfi colori,cY ben fini. Lar- me,che fi ritrouarono, cY con lequali faceuano la guerra, cY il modo che nel combattere te- neuano eradi quello modo. Nella auamiguardia andauano fronbatori, che tirauano con le lor frombe,pietrc Iifcie di follati, cY fatte a modo di voua , cY portauano in braccio rotelle, che eiìi fìelii faceuano di tauolette llrette cV forti , cY portauano medefìmamente giubboni imbottiti di cottone:Doppo di quelli veniuano altri co mazze cocche,cY con azze: Je maz ze cocche fono lunghe duo braccia e mezzo,etgroffe quanto e vna lancia ginetta:et il grof fo,che era ne la punta,era di meta!Io,grande quanto vn pugno,con cinque o ki punte aguz ze, ognuna groffa quanto è il primo dito delia mano : cY giuocano quelle mazze cocche a due mam.l'azze fono della medefìma grandezza , cY maggiori: cY il lor taglio di metallo cY lungo vn palmo , come d'alabarda. Vi fono ancho alcune azze , cY mazze cocche d'oro , dC d'argéto, che i principali le portano. Dietro a quelli végono altri con lande piccole da trar le come dardi: Nella retroguardia vanno picchieri con lande lunghe ài trenta palmi: cV ne! braccio fìniftro portano vna manicha con molto cottone: cY tutti vano compartiti nelle lor fquadre con le fue bandiere cY Capitani che gli comandano , cY con tanto ordine, con quan ] io guerreggiano i Turchi. Alcuni di loro portano certi celatoni di legno gradi,che gli cuo- prono fino a gliocchi con molto cottone dentro,cY cofi forti che non potrebbono effer più, fé follerò di ferro.Quefle genti che haueua nel fuo efferato Atabalipa,erano tutte affai atte, cV effercitate nella guerra,perche fempre guerreggiauano,cY erano giouani, cV di gran cor- po: tal che mille foli di loro haurebbono defolata vna di quelle terre, ancor che vi follerò fta ti venti milahuomini: La cafa del'alloggiamento che teneua Atabalipa nel campo,era la mt ghor che fra Indiani veduta Ù foffe, anchor che foffe (lata picciola : perche ella era dillinta in quattro appartamenti: cY nel lor mezzo era vn cortile, nelquale era vn ftagnetto o pifeina, doue veniua l'acqua per vn aquedotto cofi calda che non vi Q poteua tener la mano. Quella acqua nafceua bollendo in vn monte che era quiui preffo. Altrettanta acqua frefea veniua per vn'altro aquedotto :cY per camino fi congiungeuano infieme, cYper vn folo aquedotto veniuano poi amendue mefcolate ne la pifcina :Et quando voleuano che vna fola vi veniffe diuertiuano l'aquedotto da l'altro: lo llagno era grandicello^ fatto di pietra. Fuora della ca la d vna parte del cortile llaua vn'altro llagno o pifeina non cofi ben fatto, come il primo : et vi fono le lue belle fcale di pietra,onde fi fccnde giù da chi vuole bagnarfi. L'alloggiamelo, doue Atabalipa ftaua il giorno , era vn balcone fopra vn'horto, cV preffo v'era vna camera, doue dormiua con vna finellra , che rifpondeua fopra al cortile cY allo ftagno. Et il balcone medelimamete fopra al cortile rifpòdeua: le mura ffauano ingeffated'un bitume vermiglio- . ; . affai RELATIONE 3PO A affai megIio,che magra,cV Iuceua molto: deli legni del detto erano del medef imo colore tin ti » l'altro appartamento di fronte era con quattro volte tonde come capanne , tutte quattro incorporate in vna,cV ftaua ingeffato di color bianco come neue : Gli altri duo appartamen ti erano caie per fuo feruitio. Et dalla parte dinanzi di quello alloggiamento difeorre cV paf Nomatone , in qualmodo atabalipa fi fece Signore dungran flato dopo U morte del Cufco fuo pddre } dellagrande^a d'oro et d'argento, et edifici} quali fi ritrouano nella città del CujcoJeUa città di Collao.deHaprouincia Gitane fo et Chincha abbon- dai ifiime di miniere d'oro <& d argentoni come lo cauano,et deUa gran quantità che n offerì fee atabalipa per fuo ri/catto. S'è detto della vittoria,che inoltri riebbero nella battaglia e prigione d' A tabalipa cVdel famaniera del fuo campo,cV efferato , diciamo hora vn poco del padre di lui,&: come fi fece fìgnore ,cV d'altre cofe della grandezzata, fecondo eh e Atabalipa fteffo al Gouernatore racconto» Il padre fuo adunque chiamato il Cufco fìgnoreggid tutta quella cótrada'talche inpiu di trecento leghe di paefe l'obediuano, & li dauano tributo. La propria fua patria fu vna prouincia più in là di Guito : cV per che ritrouo quella terra , doue poi flette affai delitio fa,abondante 5 cY ricca , vi fi fermo, cV pofe nome, ad vna città doue ftaua, la città del Cufco- B era tanto obedito cV temuto, che lo tennero quafi per loro Iddio , cV molte terre l'haueuano iatto fcolpire,cY ne teneuano le ftatue: hebbe cento figliuoli,^ figliuole,^ la maggior par> te a quefto tempo della prigionia d' Atabalipa, erano viun Sono otto annidile egli mori 8C lafcio fuo fucceffore vn fuo figliuolo chiamato medefìmaméte il Cufco, Quefto era fìgliuo Io d'yna moglie legitima: chiamano moglie legitima la più principale,^ qija,che e più ama tadal manto. Lafcio il Cufco vecchio Signore della prouincia di Guito feparata da quello altro flato principale, Atabalipa, che era minore del Cufco giouane.il corpo del Cufco vec~ chio fta nella prouincia di Guito,doue mori : ma la tefla fu portata nella città del Cufco do «eingran riuerenzala tengono co gran ricchezzed'orocVd'argento:percheIacafa,doue ella fla,ha il fuolo,le mura, cV il tetto di piaftre d'oro,& d'argento,inferito l'vn con l'altro* 8£ in quella fteffa città fono venti altre cafe , le cui mura fono cV di dentro OC di fuori couer te di certe laminate o sfoglie fottili d'oro: cV vi fono di più molti altri ricchi edmeri: & iui teneua il Cufco il fuo theforo,che erano tre cafe piene di pezzi d'oro,cV cinque piene d'argento tY cento mila piaftrelie o tegolette d'oro che haueuano cauato dalle minerei cV ogni tegola pe^ feua cinquanta Caftigliani : cV quefto l'haueua hauuto di tributo dalle terre , che fignoreg- giaua , bt dauati a quella città n'era vn'altra chiamata Collao, doue e vn fìume,che ha molla quantità d'oro.Dieci giornate dalla prouincia di Caxamalca , è vn'altra prouincia chiamata _ Uuanelo,ndIa quale e medefimamentevn fiume cofi ricco d'oro , come quel di Collao Et l m tutte quefte prouincie fono molte minere d'oro,cV d'argento : OC cauano nelle montagne con poco trauaglio l'argento : intanto,che vn'Indiano necaua in vn giorno fino a cinque ó fei marchi,et Io cauano rauuolto cV mifto con piombo,cV ftagno,cY folfo,c* da poi lo purifì canorper meglio raccorlo attaccano fuoco al monte : perche accendendofi il folfo,vien far- -etoacaderegiuapezzKcyiemigliori,cVmaggioriminerefonoin Guito, etin Chincha. ^a Caxamalca alla citta del Cufco fono quarata groffe giornate, cV fi truoua fempre la terra tta habitata : et nel mezzo di quefto cammino fta Chincha,che è vn gran popolo: et in tut toqueflopaefefonograngreggi di pecore, delle quali fé ne fanno molte feluagge per libo- fchi,per che g la gra copia loro non tì poffono mantenere: Fra gli Spagnuoli,che erano col Uouernatorefen'ammazzauanoognidicentocinquanta:cVnonpareua,cheveneman- calle alcuna : & il medefimo farebbe paruto fé fuffero flati in quella valle vn anno: OC per tutto quel paeie le mangiano gl'Indiani ordinariamente. Diceua ancho Atabalipa,che dop pò la morte di fuo padre,effo era viuuto in pace co fuo fratello fette anni , viuédofi ciafeuno di Ioro,nelIa parte dello ftato,chegliera flato Iafciato dal Cufco vecchio:et che poteua effere poco più d vno anno , che fuo fratello gli haueua moffo guerra co péfiero di cacciarlo dallo tottc » lue. : cV che hauendolo effo fatto pregare , che lo lafciaffe ftare in pace in quella figno- ria, che luo padre lai ciata gli haueua , non haueua potuto ottenerlo: Onde era flato forzato Vaggivol3% e ce iiij avfcire È tutta >.■< »i\ ;iiì •<■ itóii '"ir ; " i, mll'M. Il DELLA C O N CLV I S T A D E L PERV avfcire dalla fua prouincia chiamata Guito con quelle pfu genti che puote, cY in Tomi- pomba haueua fatto col fratello battagliatila quale era ftato vincitore,et morti piu,di mil- le de crYinimici: Si perche il popolo di Tomipomba s'era pollo in difefa, l'haueua bruciato,. cVnonv'haueuaiafciato huomoviuo:&hauendo animodtfareil fomigliantea tutte Vaia tre terre di quella prouincia, non l'haueua fatto,per volere feguire il Cufco fuo fratello , che, fuggendo s'era alla terra fua ritirato : Onde feguendolo haueua co gran sforzo tutto il paefe foao-i'oo-ato: perche tutte le terre fé li dauano, fapendo la gran rouina,che gli haueua in To^ mipomba fatto. Et erano già feimefi , cheeffo haueua mandati duo paggi fuoi affai valenti rinomini, ì'un chiamato Chischis , &I l'altro Cialiacin , con quaranta mila huomini foprala citta di fuo fratellonquah haueuano tuttala prouincia acquiftata fino a quella città , doueil Cufco ftaua , di gliela haueuano finalmente tolta a forza con ammazzami molte genti , SC con farui lui prigione, Si prenderui tutto il theforo del Cufco vecchio. Uche quando Ata^ balipa haueua intero , haueua mandato aordinare a quelli fuoi, che li menaffero prigione il fratello , di haueua hauuto poi nuoua , che farebbono prefto venuti con gran theforo. Ma quelli duo fuoi Capitani s'erano reftati in quella citta", che conquiftata haueuano , per guar- darla infieme col theforo, che v'era:cY vi ftauano co dieci mila huomini di guarnitione: per che glialtri trenta mila fé n'erano ritornati a ripofarfj alle cafe loro con la pda, che guadagna ta haueuano : Si a quello modo Atabalipa era iignore di quanto fuo fratello poffedeua. Soleua Atabalipa con quelli fuoi Capitani generali andare in lettigha: di doppo che ha^ ueua quella guerra incominciata , haueua molte genti morte , cV fatto gran crudeltà con gli àuerfarrj , di teneua con feco tutti li Caciqui delle terre , che haueua conquistate: nelle quali haueua polii nuoui Gouernatori: per che d'altro modo non haurebbe mai potuto tenere co fi pacifica di foggetta tutta quella prouincia: Onde per quefta via v'è ftato molto temuto SC obedito,cV le fue genti di guerra affai ben feruite da i popoli, Si da lui ben trattate.Egli haue uà penfiero,fe no gli accadeua deffere prefo,di ritornarfi a ripofare alla terra fua, Si per viag gio rouinare tutti quelli popoli della prouincia di Tomipomba , che fegli erano polii in di fefa,cV mandarui nuoue genti ad habitarla: per che voleua,che i fuoi Capitani li mandaffero per fare rihabitare poi Tomipomba , quattro mila huomini accafati della gente del Cufco, che conquiftata haueuano.Ora Atabalipa diffe al Gouernatore Pizarro,che li darebbe in mano il Cufco fuo fratello, che li fuoi Capitani li mandauano prigione,per che elfo ne facef fé quello,chc più volcffe:cY perche temeua, elicgli Spagnuoli nò haueffero ancho ammaz zato lui fteffo,diffe al Gouernatore,che darebbe vna gra quantità d'oro,et d'argento per gli fpagnuoli,che prefo l'haueuano.Et dimandato,che quatità ne dar ebbe,et fra che termine,ri fpofe,che haurebbe dato d'oro vna fala (che era iui,cV era ventiduo piedi lunga,cV diciafette larga) piena fino a vna certa linea bianca , che fi vedeua nella metà della fua altezza: che po^ teuaeffere quefta altezza dalfuolo fino a quella linea, quanto e vna volta Si mezza, alto vn'huomo. "Ora fino a quefta mifuradiffeche haurebbe quella fola piena di diuerfi pezzi d'oro,come fon cocomi grandi, pignatte,o vafi grandi da cucinare , cY tegole , di piaftrelle, Si altri pezzi , di che d'argento ne haurebbe dato due volte piena quella cala* Et che que- fto l'attenderebbe fra il termine di duo mefi. Il Gouernatore li diffe,che difpacciaffe i medi fuoi a fare quefto effetto, di che faccendolo venire, non haueffe timore alcuno» Atabalipa mando' tolto meffi alli fuoi Capitani, che nella città del Cufco ftauano, che li mandaffero duo milalndiani carichi d'oro,con molti altri carichi d'argento: cV quefto era fenza quello, che era già in viaggio, cVveniua col fuo fratello prigione. Dimandato dal Gouernatore quanto haurebbono tardato i fuoi meffi a giungere alla città del Cufco , rifpofe che quando mandaua in fretta per volere fare intendere alcuna cofa , v'andauano correndo in poftedi terra in terra , di vi giungeua l'auifo in cinque di : ma che quando li meffi andauano di lun> go, anchor che fuffero perfone difciolte cV prefte , vi tardauano quindeci dì ad andare* Di^ mandato medefimamente per che haueffe fatto ammazzare alcunilndiani , che haueuano nel fuo campo ritrouati mortili Chriftiani che haueuano raccoltala preda, rifpofe, che quel dì , che elfo haueua mandato Fernando Pizarro fuo fratello nel campo a parlarli, vn Chri^ ftiano haueua fpinto,cY rimeiìo vn cauallo, Si quelli, che moni ftauano , s'erano ritirati per paura , cV che per ciò gli haueua elio fatti morire* Vejcrittione D *•#] RELATIONE, 35 > f A Deferiti ione &flatura del corpo d'~4ta balipa , d'una Mofchea nellacjuale adorano ì loro idoli : Della chiefà edificata daSpagnuoh tnCaxamàlcha: Della morte del Cufco fratello d" atabalipa , del (imuar nelporto di Can%cbi } il capitan Diego d 'dimagro con molti ffarnuoli & caualli. Era Atabalipa huomo di trenta annidi buona perfona,cY difpofto,groffo alquato,et col vifo grande dC bclIo,ma fiero, cY con gliocchi macchiati di fangue: parlaua co molta grauità come gran Signore, cY faceua affai viui ragionamenti,onde gli Spagnuoli,cbe I'intendeua- no,ne cauauano,cV s'accorgeuano,cheegIi eraperfona fauia:era huomo allegro,anchor che crudele: ma quando parlaua co fuoi, non moftraua allegrezza,ma fì ben vifo fiero et graue» Fra l'altre cole diffe ÀtabalipaalGouernatore, che dieci giornate lontano daCaxamalcha per la ftrada del Cufco,era in vna certa terra vna mofchea,cheera vn tempio generale di tut> ta quella contrada,cV che era molto riccha d'oro cV d'argento, che tutti ad offerire v'andaua-- no: et che Tuo padre in gra venera tione l'hebbe,et egli poi ancora medefimaméte:Et che fé bene in ogni terra era vna mofchea,doue hanno iloro particolari Idoli che adorano: in quel la co fi riccha nondimeno ftaua vn'ldolo generale di tutti loro : cY che per guardia di quefto riccho tempio ftaua vn gran fauio,che gl'indiani credeuano che le cofe future fapeffe,cV che l'intendeffeda quell'Idolo,col quale parlaua. Quando il Gouernatore intefequefto,anchof che prima di quefta mofehea notitia haueffi,diede ad intèder ad Atabalipa , come tutti que-* B gl'Idoli erano vna vanità, cY che il demonio parlaua in loro,per inganarli, 3C mandarli a per dere , come v'haueua mandati tutti quelli, che erano viuuti,cY morti in Ornile credenza : Et li diede ad intender, che Iddio e vn folo, cV che ha creato il cielo,cV la terra,cV tutte le cofe vifi bili,cY inuilibilijCV alquale li Chrifh'ani credono : cV che quefto folo fi debbe tenere da tutti per Iddio,&L far quello ch'egli comanda, riceuendo l'acqua del fanto battefmo: perche a qfto modo facendo , n andrebbono nel fuo celefte regno : la doue glialtri andrebbono alle pene eterne deH'inferno,ad ardere per fempre , per hauere in qfto mondo feruito al demonio con facrificargli,cV offerirgli, d£ drizzargli le mofehee: Ma che tutto quefto da l'hora auati ceffe rebbe, perche a quefto effetto l'haueua mandato l'Imperatore,che era Re cV Signore de chri fìiani dC di tutti loro: cV che per quefto haueua Iddio permeffo, ch'egli co tanto sforzo di gè te foffe ftato rotto cVprefo da coft pochi Chriftiani: onde poteua vedere quanto poco aiuto hauuto haueffe da li fuoi Idoli , cV come era ftato il demonio che ingannato l'hauea» Ata^ balipa rifpofe,che perche ne egli,ne i fuoi paffati no haueuano mai veduto chriftiani,nò ha-' ueuano faputo quefto,cV pcio egli era come glialtri viuuto . Et ftaua Atabalipa attonito di quello,che gli haueua il Gouernatore detto,èY ben s'accorgeua,cY conofceua,che quel, che nel fuo Idolo parlaua,no era il vero Iddio,poi che cofi poco ne fuoi bifogni l'haueua aiutato. Quando il Gouernatore fi fu con li fuoi Spagnuoli ripofato del trauaglio del camino, 8C della battaglia,mandò tofto meffi al popolo di San Michele facendo a fuoi Chriftiani interi C dere quato auenuto era,cV defiderando d'intendere da loro,come paffauano,& fé era vaffel- Io alcuno venuto di Panama: di che ordino,che fuffe tofto auifato» Poi fece far nella piazza di Caxamalcha vna chiefa , doue la meffa fanta i~i celebrane : cV fece la muraglia della piazza circondata,rouinare,perche era baffa,cV la fece rifar di calcina cV terra,alta quanto e due vola- te vn'huomo,cY che giraua atorno 550 pafìn Fece molte altre cofe ancho fare per guardia di quefti fuoi alloggiamenti: cV ogni di s'andaua informado fé ragunanza alcuna di gente R fa ceua, 8C dell'altre cofe, che per la contrada paffauano. I Caciqui di quefta prouincia quando intefero la venuta del Gouernatore,cV la prefa d' Atabalipa, vennero molti di loro in Caxa^ malcha come amici,et in pace: cV erano alcuni di loro Signori di trenta mila Indiani,cV tutti erano ad Atabalipa foggetti:ondegiungèdoIi dauati,gran fegni di rifpetto et d'humiltà gli vfauano, baciadoli i piedi et le mani,et egli li riceueua fenza guardarli. E cofa di marauigh'a adir la grauita\che Atabalipa teneua,cV la molta obedientia che tutti gli dauano : Ogni di li por tauano da tutta la ,puincia m ohi prefentù Onde egli cofi prigione,come era,ftaua da Sf- gnore,cY fi moftraua molto allegro: ben e il vero che il Gouernator lo trattaua affai bene, be che li diceffe alcuna volta,che haueuano i noftri da alcuni Indiani intefo,come egli faceua ra gunar infieme genti da guerra in Guamachuco , cV in altri luoghi: ma egli rifpondeua, che in tutta quella contrada no era chi 11 moueffe fenza fua licentia, cV che perciò tenerle per cer to,fe géte di guerra haueffe mai veduta,che per fuo ordine ragunata cV venuta foffe: cY allho ra haueffe fatto di fé quello che più piaciuto li foffe 3 poi che fuo prigione era. Molte cofe differo i\\A !, ' I ,• ■ ■ ' v:\' k '' "lij.'j È'k'V,- Hi ;| ili; '■ " II:, 1 ,|jf :.. W) ,, " ' MI 0:; lì v ìS !,;:i mi lì' I !'i il DELLA CON QJV ISTA DEL PERV dittero gl'Indiani, che furono bugie, & ne fecero fpeffo alterare inoltri. Fra molti medi, E) chead Atabalipa veniuano, ne venne vno di quelli, che conduceuano il fuo fratello pri- gione, dC li ditte,che quando i fuoi Capitani haueuano intdo che egli era flato prefo , haue- uan già il Cufco morto.il Gouernator quando lìntefe,moftro v di rifentirfì forte di queflo:et diffe,che non era vero che l'haueffero morto,cV che gcio il conduceffero predo viuo, fé non voleuano ch'egli faceffe tolto morireAtabalipa : Ma Atabalipa arTermaua , cVdiceua , cheli fuoi Capitani l'haueuano morto fenza faputa fua:& il Gouernatore informandofenebene dalli metti, fuciliamo che era morto* Doppodi quelle cofe alquanti di appretto venne gente d'Atabalipa con vn fuo fratello, che veniuano dal Cufco,cV li menauano certe lue fo- relle cV mogli con molti vafi d'oro,in cocomi,6C giarroni grandi, cV vafi grandi da cucinare & altri pezzi,cV con m ol ro argento,cY diceuano , che affai più ne veniua appreifo per il ca- mino: percioche per ettere lungo il viaggio, u' ftancauanogl'Indiani.che'l portauano,cVno poteuano coli predo giùgere: onde ogni df farebbe affai oro,cY argéto venuto.Et cofi era, gene ciafeun df ,ne veniuano quado veti mila,cV quado, trèta mila, cY quado cinquatamila. cV alcun di,fefanta mila cafligliani d'oro di valuta,in vari) vafi grandi d'oro,cYd'argento:Et tutti li faceua il Gouernator porre in vna cafa , doue Atabalipa teneua le guardie fue, finche con quell'oro, cY co quello che venir doueua,fi formile quello che egli haueua prometto. A venti di Dicembre del medeiimo anno giunfero quiui certi meffì del popolo di San Miche le co vna lettera al Gouernatore,auifandolo,come erano in quella coftieta giunte in vn por E to chiamato Cancebi, che e pretto a Quaque,feinaui,cò 150 fpagnuoli,cYcon 84 caualli: cV che tre di quelli vattelli veniuano di Panama col Capitan Diego d'Almagro,che condu ceua 1 z o h uomini , bC l'altre tre cannelle veniuano con trenta huomini da Nicoragua, dC che veniuano in quello gouerno con volontà di feruirui: éV che da Cancebi,doppo che fu- rono le gente , cV i caualli fmontati per venir per terra,era pattato vn valletto auanti , per in- tendere doue io([e il Gouernatorc,cY era giunto fino a Tumbez , doue il Caciquedi quella prouincia nò gli haueua voluto dar nuoua,ne molirar loro la carta, che gli haueua il Gouer nator lafciata, per che la deffe alle naui, che quiui capftattero. Si che quef io vaflello fé n'era ri tornato adietro,fenza hauerne potuto haucr nuoua alcunaret che vn'altro Iegno,che li s'era motto dietro,feguendo auanti era giunto al porto di San Michele, doue era fmontato il pa- drone, 6V s'era in quella città fatto gran fella per la venuta di quelle géti: cV che toHo fé n'era ritornato quello padrone adietro con le lettere , che haueua il Gouernator mandate a nollri di San Michele facendo loro intender quella vittoria , che Iddio haueua lor data , 8C le gran ricchezze diquella terra. Hora il Gouernator,cY tutti glialtri che erano feco,hebbero gran piacere della venuta di quelli vattelli: cV toflo il Gouernator fcrifle al Capitan Diego d' Ai- magro , cV ad alcune perfone che con lui veniuano , moilrando quanto piacer hauefle della venuta loro: dicendo, che giunti, chefoflero al popolo di San Michele , accioche non l'ag- grauaffero,fe ne paflafléro a glialtri Caciqui conuicini, che flauano per il cammino di Caxa F malcha , cV che haueuano gran copia di vettouaglie : che egli fra tanto haurebbe prouiflo a far fonder oro , per pagare il nolo di quelli vaflelli,accioche toflo fé ne ritornaffero adietro, atabalipa fa incatenar ~\n Sacerdote d'una Mofchea,per hauergh detto che "vincerebbe la guerra contro li Chrijìtam , <& la mofebea manda a fogliare digran quantità d'oro <& d'argento che quiui fi trouaua* Perche ogni di Veniuano Caciqui a vedere et parlare col Gouernatore: ve ne vennero fra glialtri duoi chiamati Caciqui delli ladroni,perche le lor genti affaltano et attapinano quati pattano per quella terra loro lòC quelli flano per il camino, che va al Cufco.In capo di feffan ta giorni doppo la prefa d'Atabalipa , vn Caciche della terra, doue Ila quella gran Mofchea cV il guardiano fletto di quella vennero dauanti al Gouernator: cY dimadato Atabalipa chi quelli foflero,glielo ditte , cY foggiunfe che egli haueua piacer del venir Ioro,perche voleua al Sacerdote far pagar le mentite,che gli haueua dette:cV dimando vna catena per gittarglie la al collo: poi che gli haueua già configliato,che guerreggiafle con Chrilliani, cY chegli ha urebbe ammazzati tuttoché cofi gli haueua detto l'Idolo,cY poi che haueua ancho al Cufco fuo padre detto,fìando fu la morte, che non morrebbe di quella infermità. Il Gouernatore fece venire la catena,cY egli incateno quel Sacerdote,dicendo che nò lo feioglieflero fin che faceffe venir tutto loro della Mofchea, perche lo voleua dar a chriftiani,poi che ilfuo Idola era RELÀTIONE 39i A era bugiardo: 8C hora vedro(foggiufeyè elio ti tbrrà qiiefta catena,poi che tu dici,ehe glie tf tuo Dio. II Gouernatore OC il Cacique, che era con quello facerdote venuto, mandarono i loro mefii, perche l'oro della Mofchea venirle conquantoiICaciquen'haueua:Etil ri- torno diceuano,che farebbe flato fra cinquata giorni. Ma haueudo con tutto qfto il Gouer. natore intefo,che nella prouincia n' faceuano géte, 6V chein Guamachuco(cheelontana tre giornale da Caxamalca) fé n'erano raunate molte da guerra, vi mando Fernando Pizarro con venti da cauallo, cV alquanti da piedi, per fapere quello che quefto fufle, cY per che fi faceffe codurre l'oro & l'argento,che in Guamachuco ftaua. Il Capitan Fernando Pizarro ildìdelIaEpiphaniadel 1553 parti da Caxamalca, doue quindicigiorniappreffo vennero certi Chriftiani con gran quanutta d'oro, et d'argento che lo conduteuano con più di tre- cento carichi,in varrj,cV gran pezzi di vafì,c\: il Gouernatore lo fece tutto porre con l'altro; che era venuto prima, in vnaftanza doue Atabalipa teneua le guardie , dicendo , che ne voleua hauere buona cura, poiché doueua compire quello che fi ritrouaua promeflb,&: Fhaueuapoiaconfegnaretutto inheme : cV il Gouernatore per che a miglior ricapito ftef- fe , vi pofe alquanti Chriftiani a guardarlo di di,cV di notte: cV quando in quella ftanza fi pò neua,annouerauano tutti i pezzi,perche non vi fufle fatto fraude.Con quefto oro,&: argen to venne vn fratello d'Atabalipa, adirle, che in Xauxa reftaua maggior quantità d'oro, & che già tutta via u' conduceua,cV con efib veniua vn de fuoi Capitani chiamato Chilichu B chima.Fernando Pizarro fcrifle al Gouernatore , che effo s'era informato delle cofe della terra, cV non haueua nuoua alcuna di raunanza di gente, ne d'altra cofa, fé non che l'oro ftaua in Xauxa, cV lo conduceua vn Capitano d'Atabalipa:eYche l'auifafle di quello , che voleua,chefaceflè,&:feli cornandaua , che paflafle innanzi : perche fin chehauefferifpo- fìafuanonfi partirebbe* Il Gouernatore li rifpofe che paflafle innanzi finche giungefle alla Mofchea, per che haueua feco prigione il facerdote: cY Atabalipa haueua mandato a condurrei! th eforo , che iui era, cY che perciò elfo s'afFrettafle di mandare prefto quanto oro nella Mofchea fufle,cY che d'ogni terra li fcriueffe tutto quello che per il cammino li fuc cedeua: cV il Capitan Fernando cofi fece. Ma il Gouernatore veggendo quanto fi diffe- riua il portare dell'oro , mando' tre Chriftiani, per che follecitaflero , cY faceflero venire quell'oro che era giunto in Xauxa , 6Y che andaffero a vedere la citta del Cufco : cY ad vn del li tre diede poteftà di potere in fuo luogo in nome di fua Maeftà prendere la poffeflione del Cufco,cV di tutto il conuicino , in prefenzad'vn notaio publicho , che con loro andaua : cY con quefti mando' vn fratello d'Atabalipa,hauendo loro efpreffamente comandato, che non faceflero male alcuno a niun di que popoli, ne toglieflero ad alcuno nulla contralor volontà', ne faceflero più di quello, che a quel principale, eh e con loro andaua, piaceffe, a ciò che non vi fuflero da quella gente morti: cV procuraflero di vedere il popolo del Cufco cYportaflero d'ogni cofa relatione. Et coflcoftoro partirono di Caxamalca a quindici di G Febrarodelfopra detto anno. Il Capitan Diego d'Almagro giunfe con alcune genti in Caxamalca il di di Pafqua nel medefimo anno , che fu a tredici d'Aprile , cY vi fu ben riceuu to dal Gouernatore , cY da gli altri , che con lui ftauano. Vn Negro , che parti' con quelli Chriftiani, che andauano al Cufco, ritorno a ventiotto d'Aprile con 1 07 carichi d'oro cY fette d'argento : & fi ritorno da Xauxa doue ritrouarono gl'Indiani, e he con l'oro veniua- no : cY dille quefto Negro , che il Capitan Fernando Pizarro verrebbe affai prefto, perche era andato in Xauxa a vedere Chilichuchima. 11 Gouernatore fece porre tutto quefto oro con l'altro, cY fece contare tutti i pezzi. A venticinque di Maggio ritorno' in * Caxamalca il Capitano Pizarro con tutti li Chriftiani che feco menati ha- ueua,et con Chilichuchima.Et fu dal Gouernatore,et da tutti glialtri, che con lui erano,affai bene riceuuto. Egli portò dalla Mofchea ventifette carichi d'oro,cY duo mila marchi d'argento : et die de al Qouernatore la feguete relatione,8£ annotamen to del fuo viaggio, che fatto haueua il Proue- ditore Michele Eftete che andato era con , m in ■ j* , lui» Mi:., La relatione I : m ■; LA R E LA T I O N E D E L VIAGGIO, CHE F E C E £ il Capitan Fernando Pizarro per ordine del Governatore fuo fratello , da che partì dal popolo di Caxamalca per andarea Xauxa fin che ritornò, il Pizarro parte di Caxamalca con alquanti Spagnuoli ^giungono a Guancafanga <& Guamachuco città, dotte fono atti fati Chilichuchma Capitano ritrouarji congente daguerra in campagna per afsaltar li Chrijtianvfepucndo il viaggio I/anno a ^4ndamarchaj& d'indi a Totopamba, &pofcia , a Corongo , <&poi a Finga , <&> da Pumapecha Caciotte hanno cortefìe r & d'indi a Guarua , a Sucaracoay } a Pachicoto, & a Marcar a città. IL di della Epiphania a iti di Gennaro del 1 5 3 3 parti il Capitano Fernando Pizarro dal' la citta di Caxamalca con venti da cauallo, cV con certi fchiopettieri a piedi: dC queldìflef io andò' a dormire in vn certo luoghetto cinque leghe indi lungi: Il fecondo giorno andò a mangiare ad vna terra chiamata Ychoca,doue fu ben riceuuto, dC v'hebbe tutto quello,che dC per Cc } dC g le fue géti li faceua di bifogno : Ando poi la fera a dormire ad vna terra piccio> la eh iamara Guancafanga foggetta alla citta' di Guamachuco,alla quale la mattina feguente giunic: dC è quella citta affai grade , 8C fituata in vna valle porla fra monti: ha buona viftaet Manza: cV il ilio iignore fi chiama Guamanchoro , dal quale fu il Capitano con gli altri fuoi ben riceuuto. Qui giòie il fratello d'Atabalipa, che andaua aiollecitare , che l'oro del Cufco E venirle: cV da lui intefe il Capitano, che veti giornate di là era il Capita Chilichuchima, che portaua tutta la quantità' dell'oro che haueua d'Atabalipa ordinato che veniffe* Quando il Pizarro intefe che l'oro tanto lontano fuffe, mando vnmeffo al Gouernatore,per fapere quello che eglivoleua che faceffe, che egli non fi partirebbe fin chehaueffefuarifpoflaJn quella terra s'informo' d'alcuni Indiani, fé era vero che Chilichuchima cofilótano fuffe: et al cuni Indiani pricipali aflretti forte da lui li differo,che Chilichuchima fi trouaua fette leghe indi lungi nella città d' Andamarca con ventimila h uomini da guerra, cV che veniua per ammazzare i Chriiliani, et per liberare il fuo fìgnore. Et colui,che qflo cófeffò,diffe di più, che elfo haueua con lui il giorno auanti mangiato ♦ interrogato vn'altro cópagno di queiio principale, diffe il medefìmo* Per laqualcofa delibero il Capitano d'andare a vedere , cV ak- frontarfi con Chilicuchima: 8£ polìe le fue géti in ordine prefe quella ftrada,cY quel di andò" a dormire ad vna terra picciola chiamata Tambo,cV foggetta a Guamachuco: cV quiui fì ri-* torno ad informare di nuouo , cV a quanti Indiani dimadaua, tutti li diceuano quello fleffo, che gli haueuano i primi detto* In quella terra fece fare buona guardia tutta la notte : òC la mattina feguente feguendo con molto ordine il fuo viaggio auanti a mezzo di giunfealla città d' Andamarca 3 cV no vi ritroud quel Capitano,ne nuoua alcuna di lui, fuori che quello, che gli haueua detto il fratello d'Atabalipa , ciò è che era in Xauxa con tutto quello oro , 8C veniua tuttauia alla volta di Caxamalca ,doue era il Gouernatore* Quiuiin Andamarca F lo giufe la rifpofla del Gouernatore,che li diceua,che poi che haueua notitia,che Ch ilicuchi ma con l'oro co fi lontano rude, per che effo haueua in potere fuo il facerdote della Mofchea di Pachacama : s'informaffe del cammino , che era per andare là dC parendoli d'andarui per quell'oro , che iui era , v'andalfe , mentre quell'altro del Cufco verrebbe* Il Capitano allho^ ra s'informo del cammino, cV delle giornate, che erano,per andare alla Mofchea :cV benché la fua gente andaffe mal prouifta di ferri, cV d'altre cofe neceffarie per cofi lungo viaggio, ve dendo nondimeno, che li faceua feruigio a fua Maeftà in andare per quell'oro , a ciò che gli Indiani in quel mezzo noltrabalzaffero,cYmedefìmamente per vedere la contrada, & fé era atta ad impopolarfi cV habitarfi da Chriiliani , delibero d'andarui,fe bene haueua intefo, che perquel cammino erano molti fiumi , 8C ponti di rete con altri cattiui palli * Egli mene» (eco alcuni Indiani principali, che erano in quella contrada flati :cV cofi fi pania quattordici di Gennaro per quel viaggio, cV quel di fieno pafso v alcuni cattiui pafìì,cV duo fìumi,cY an> do a dormire ad vna terra chiamata Totopamba: doue fu ben riceuuto da gl'Indiani , & ne hebbebenda mangiare con quaìlto per quella notte bifogno', cY n'hebbe ancho Indiani, per che aiutaffero loro a portare le lor bifogne : l'altro giorno caualcado andò ad alloggiare ad vna terra picciola chiamata Corongo* Nel mezzo c\i quefto cammino iìa vn gran paf^ io di neue , Se" per tutta la lirada gran quantità di befliame, co lor pallori, che le guardauano che 1 RE LATI ONE. 3p5 Achetcneuanolelorcareperlimonti al modo di Spagna. Inqucftaterrahebberoinoftrida magiare con quato fu lor dibifogno,* Indiani ancho,che gli aiutaffero a portare leloro rob be.*equeflo popolo foggetto aGuamachoro.L altro di andd ad alloggiare la fera ad vn'al tra picciola tma^hiamata Ping^ ^ ÌT't^f* $$*? T § 10rnata d » cattlua ftrada,perche v era vna fcefa di fcalini fatta nel faflo fleffo affai ditole,* pericolofo per li caualli; L'altro di ad hora di magiare giufero ad vna gran citta porta in vna valle: ma nel mezzo del camino^ vn gran fiume, che furiofamé tecorre:*vifonoduoi ponti vicini 5 fatti di rete a queftomodo:Da luna ripa a l'altra del fui metengono ben legate a due muraglie (che fu le ripe con buoni fondamenti fannoìcY atte. fetecertecordegroffequantovnacofciaFuna^fattedibefciuco^hefonoqu^ lag,chefonofortiW vatnauerfano 3 cVinteffonocerteaItrecordeIleforti:cV P erdifot ra groffepercontrapefodelponte:Perl'unodi q ueftiduoipontipaffanolegaic5mun& e vn guardiano, che rifcuo te il paffo : * pe, l'altro ponte padano i Signori * Capitani loro, c¥ perciò lo tegono fempre chiufo : ma l'aprirono perche paffaiTe il Capitan noflro co le fue genti:*icaualIiacconciamente vi paflarono.In quella terra fi ripofd il Capitano duoigior ni,perche la gente :,* i caualli andauano franchi de la mala flrada, * v'hebbero molta corte, ita co quato lor bifognaua: * il Signor di quella terra R chiamaua Pumapaecha. Il di feguè B te il iparti il Capitan da quella iterra,* andò a magiare ad vn picciol vilaggio,*v'hebbetut to il bifogno: et qumi predo fi pafsò vnaltro potè di rete,come il primofet andò la fera a dor miredueleghemdilungiadvnaterra,dondevfcironoariceuerlopacifìcamente,cVglidie. dero da ™ngiare,* Indiani per rondurre le loro robbe.Quefla giornata fu giu,per vna vai le piena di Mahizali * di picciole ville da luna parte * da l'ai tra della flrada La ma ttina fé. guente che era domenica,ando ad vn'altra terra,doue la mattina furono affai ben tutti nollri ierum: * la fera andarono ad alloggiar ad vn'altra terra,doue furono affai ben feruiti medefi inamente , * n hebbero molte pecore con tutto quello che fu lor dibifogno. Tutta quella contrada e copiofa di beftiame cY di Maiz , * i nollri per tutto quel cammino ritrouauano infiniti greggi di pecoreXa mattina feguente caualcando per quella valle andò il Captian a definar ad vna gra citta chiamata Guarax,* n'era fìgnor vn che fi chiamaua Pumacapiglay, dalquale * dalli fuoi Indiani hebbero inoltri da mangiare, cV gente che lor feruiffero nel £T IT bbeinve ? div Ì tture ^ ueftaterrae >°^invnpiano,cVvipaffavnfiumed a preito:*ii veggono da quefta terra altri popoli con molto befliame * Maiz:&foloper dar a mangiare al Capitano con la fua gente teneuano rinchiufe in cortile dugeto capi di be itie.Di quiui parti il Capitano affai tardi, * andò a dormiread vn'altra terra cniamata Suca racoay,doue fu ben riceuuto, * il Signore del luogo fi chiama Marcocana. Quiui R ripe so il Capitano vn giorno,perche la gente,* i caualli andauano molto fianchi del cammino , cattiuo che fatto haueuano : * vi flette co buona guardia, perche la terra era grande,* Chi lichuchima v era affai preffo con 55 milahuomini. L'altro giorno poi partendo caualcd pervnavallepienadilauorecci,etdibeftiame 3 etandòdueleghe,perdormirelanotteinvna terra picciola chiamata Pachicoto.Qm ui lafciò il Capitano la flrada reale,che va al Cufco,et toliequella che va per li pian i. Lamattina feguente adunque partendo andd a dormire a Marcara,dellaquale terra era Signor vno che fi chiamaua Corcara.ilquale era molto riccho iTlT P A er }*fA n £ d 1 e " a , co r ntrada n f Pafcoli: Da quefla terra corrono l'acque verfo il ma 3 l Z ì ^ aflfadl ffi clIe ^ ar P ra: P^hetutto il paefeadentroe v molto freddo, cVpienodi acqua *dineue: cVIacofliera del mar molto calda : * vi pioue tanto poco, che non bafta per i femmati loro: onde vi proueggono irrigando la terra con l'acque,che feorrono sjiu da imonti : *cofi la contrada viene ad effere fertile* copiofa di vettouaglie e frutti. culacumbi,<& a Pacdchama città delkmofched ncchd.nelld qudle entrano & diJìrw«dno la cdpelld, <&>fte%zdno ridolofdcendofitpere dgl'lndidm quello efsere ddidwloì l Partendoildì feguenteil Capitano camino giù per vnfìume pieno dilauorecci*d'aI. ben truttifen;*andoadalIoggiaread vna terra picciola chiamata Guaracanga: l'altro di an do a dormireadvnaterragroffachiamataParpungà,cheilapreffoaImare,* v'é vn forte palagio 'il | ' Vi , ■ " niir. II! ' ] " '' ■ mi É : Ili ' "■!.. .. v 'A u K Vi .1 ri | I" .* ;" il Hi .l'i:;,,, . mi ini»:'. ]!i; V M ij!» ; f|; Mi ' / f 4 " DELLA CONCLVI. STA DEL PERV palagio con cinque mura arorno,cV dipinto di' molti lauori per dentro,cV per fuori con le D fue porte aliai ben lauorate al modo di Spagnaio duoi tigri alla porta principale. Gl'India ni di quefto luogo andarono fuggédo per paura , veggendo vna gente no mai da lor prima vifta,5t* i caualìi,de quali maggiorméte fi marauigliauano.Ma il Capitan fece loro da l'inter prete parlare, cV dire , che non dubitaflero cV non fuggiilero:& co fi effendofi afììcurati fer- uirono bene in quato haueuano i noftri dibifogno.In quefta terra riprefe il Capitano vn'al- tra ftrada più larga,ma fatta a mano che per le terre della marina va , con mura da luna parte &C da Faina fatte di terrai calce. In Parpunga flette duoi giorni, perche la géte fi ripofaue, cV per afpettare di potere ferrare i caualli. Partendo poi con la fua gente panarono vn fiume con certe barchette fatte di traui cómeflì infieme , éV i caualli a nuoto , cV dormirono ad vna terra chiamata Guamamayo,cheftaquafifopra al mare pofta : Et quiui prede fipafso'anco vn fiumea nuoto con gran difficulrà, perche andaua affai groffo.cx' turiofo. In queftì fiu- mi delle marine non fono pontfperche vanno groffiA vi calano giù gran ramate.Il Signo re di quefta terra , & le genti fue s'oprarono molto in aiutar a parlare le robbe de noftn , che portauano.cV diedero lor ben da mangiare^ gente per codur le bagaglie.Poi fi partì cV an- dò il Capitano ad alloggiare ad vn'altra terra foggetta a Guamamayo, che fono tre leghe di ftradaJa maggior parte con lauorecci,et alberi di varrj frutti: & era il camino tutto pulito SC inaftrica to. Poi andò' a dormir ad vna gra terra pofta preilo al mare, et e chiamata Guarua, & ben fuuata,cY con grandi edincrj cV aìloggiamenti.Li noftri vi furono ben feruiti dalli Si I gnori della terra dC da 1 loro Indiani, ex n'hebbero quanto faceua lor per quel dì, di bifogno. li dì feguéte andarono ad alloggiare a Gliachu, allaqual terra i noftri pofero nome delle Per nici, pche in ogni cafa vedeuano molte pernici pofte in gabbie. Gl'Indiani di quefto luoco vfeirono molto pacifici co noftri , & fecero gra fefta al Capitano, ex lo feruirono affai bene. Ma il Cacique di quefta terra nò caparle giamai.L'altra mattina fi pam il Capitano per tem po,perchc li fu detto, che la giornata era lunga, cV mangio la mattina in vna gran terra chia- mata Suculacùbi a cinque leghe di frrada. il Signor di quefto luogo con glindiani fuoi ami cheuolmente raccolfero i noftri,dando loro a mangiare per quel dì : cV fui vefpro parti il Ca pitano da quefta terra,per potere il di feguente giungere alla mofehea : ex pafso vn gran fin me a guazzo ; et andò ad alloggiare la fera in vn luogo lungi dalla terra dellamofchea vna le ga e mezza. L'altro dì.che era domenica.il Capitan caualco ; et fenza vfeir daluoghi habitati ex" paftinati d'alberi giunfe a Pacachama,che è la citta\doue era quella mofehea ncchaia mez- zo camino ritrouo x vn'altra terra , doue mangio. Il Signore di Pacachama vfci con tutti li principali a riceuere come amici.i noftri, moltrando lor molta amoreuolezza. Il Capitano alloggio co fuoi in certe ftanze grandi, eh e erano da vna banda della città, et fece tofto a co- loro in tendere, che egli per ordine del Signor Gouernatore veniua per l'oro della mofehea, che il Cacique haueua comandato che li fi deffi : et che perciò doueffero tofto ragunarlo , et darglielo^ portarlo doue il Gouerna tor ftaua. Si ftrinfero allhora infieme i principali della ] citta, cV i paggi cV mimftri dell'Idolo^ differo,chelo darebbono : Ma andarono vn pezzo diffimulando ex differendo: cV a l'ultimo affai poco ne portauano, 5C differo,che nò ve n'era più. li Capitano dùTimulo,cV diffe,che voleua andare a vedere l'Idolo loro,che glielo mon ftraffero : cV cofi vi fu da loro menato. Staua quefto Idolo dentro vna buona fhnza ben di- offeruaza pinta in vna fala ben ofcura,& di cattiuo odore, cV molto ben chiufa.Et era l'Idolo fatto d'vn dcUidoio. legno affai fozzo:cV quefto dicono,che fia il Dio loro.che li aedcV mantiene, cV da il vitto SC il foftentamento della vita: cV haueua a piedi, che gliele haueuano offerte, alcune gioie di oro: cV in tanta veneratone fhaueuano.che i fuoi paggi, cV miniftri folaméte,che da lui itef- fo(come effi dicono; fegnalati,et chiamati al minifteno vengono, 6V li feruiuano,et niun al- tro haueua ardimcto d'entrar detro.anzi nò fi tengono ne ancho degni di toccare co ma po le mura di quella cafa.Et già fi vidde affai chiaroxhe il diauolo era qllo che dentro quel Ido- lo parlaua, cV diceua quelle tante cofe diabolice.perche per tutta quella terra fi fpargeffero. Onde n era adorato per Dio,cV gli faccuano molti facrifìcrj , ex vi veniuano in pellegrinag- gio trecento leghe di lunhe ad offerire oro , argento,cV robbe. Et quefti che vi veniuano, andauano al portinaio, cV chiedeuano la gratia che voleuano.il portinio entraua denno , ex parlaua con l'Idolo,SC poi ritornarla fuori, ex' diceua, che fé li concedeua la gratia che diman dauano.Prima che niun di qlli mimftri en traile a fcruirlo,bifognaua digiunare molti giorni dC nòaccoftarfi con donne.Per tutte le ftrade di quefta citta, ex: fu le porte principali, et din- rornr» torno ^^■B^^te^ R E I O N t torno alla Mofchea erano molti Idoli di legno, cV gli adorauano, ad imftatione dell'Idolo principale, che daua le rifpofte. S'intefe da molti (ignori di quella contrada,che dalla citta di Catamez,che è al principio di quefto gouerno,tutta la gente di quefta coftiera feruiua a que fta Mofchea con oro cV argento, cV le dauano ogni anno certo tributo: Onde quiui v'erano i fattori^ le ftanze, douequefti tributi fi poneuano : dC vi fu ritrouata certa parte d'oro , dC fegnaliancho d'effere ftato affai più tolto via : cY s'intefe poi di certo da molti Indiani, che l'haueuano trabalzato via per ordine del diauolo , che nell'Idolo parlaua. Molte cofe fi po^ trebbono dire delle Ido!atrie,che a quefto Idolo fi faceuano, ma per non effere prolilìì, fi tac ciono,fuori che quefto folo, che dicono , che quello Idolo fa loro intendere , che fia lor Dio, dC che li può inabiffare, fé lo fanno fdegnare, cV non bene lo feruono: dC che tutte le cofe. del mondo ha elfo in potere fuo. Stauano quegl'Indiani cofi fcandalizzati cY timidi folamente perche era il Capitano entrato a vederlo, che penfauano di douerne effi effere tutti roui» nati a fatto , tofto che i Chriftiani indi fi partiflero. i noftri diedero ad intendere a gl'Indiani l'errore grande , nelquale fi ri trouauano , perche quel che dentro a quello Idolo parlaua, era il diauolo, che a quel modo li teneua ingannati: onde gli ammoniuano,che d'aìl'hora innar» zi non gli haueffero douuto più crederete fare quello , che lor confìgliafle: con altre fimili cofe,per diftorli da quelle loro Idolatrie Ji Capitano fece disfare la grotticella o cappella,do- ue l'Idolo ftaua , dC fpezzare ancho l'Idolo fteffo in prefenza di tutti, cV diede loro ad inten*- \ dere molte cofe della noftra fanta fede, dC come fi doueffero difendere dal demonio col fe^ gno della fanta Croce» Dejcrittione della, terra di Pachacama ,& dell' ohe iien^a, quale "\ennero a. dare djùa Maefla li principali Caciqui delle pr onirici? con la quantità dell'oro battuto come pacano per le terre di Guarua , Guaranà , lAiìlon , Chincbd, Cafcbumbo , Pombo } & più per andar a rttrouar il Capitan Chilichuchima. Quefta città di Pachacama e v gradiftìma terra : ha preffo a qfta Mofchea vna gran cafa del Sole,pofta in certo erto,ben lauorata,con cinque mura intorno,che la cingono,vi fono cafe di duo folarijcome in Spagna: et la terra dimoftra effere anticha,p gli edifìci] caduti, che vi fi veggono : de la maggior parte della muraglia della citta' fi vede caduta giu,et rouinata. Il pri cipale Signore di quefto popolo fi chiama Taurichumbi. Quiui venero li Signori delle ter re conuicine a vifitare il Capitano con prefenti delle cofe , che erano nella contrade loro , fr- eon oro,cY argento: dC fi marauigliauano molto, che egli haueffe hauuto ardimento d'entra re doue ftaua l'Idolo, 6C di fpezzarlo. Signor di Malache chiamato Lincoto venne a dare obedienza a fua Maeftà , cV porto prefente d'oro , cY d'argento* Il medefimo fece il Signor re di Noax chiamato Alinchay , il fignor di Gualco chiamato Guarigli,il fignor di Chicha chiamato Tambianuea con dieci prìcipali , il Signor di Goarua chiamato Guaxciapaicho, ? il fignor di Colixa chiamato Aci,il fignor di Saglicaimarca chiamato Yfpilo et altri fignori cY principali delle contrade a torno,tuttt con li loro prefenti d'oro, 3C d'argèto , che fu pofto infieme con quello , che fi caud dalla Mofchea , cY giunfe tutto alla valuta di nouanta mila Caftigliani. A tutti quefti Caciqui parlo il Capitano affai gratiofamete,ringratiandoIi della loro venuta: cY comando loro da parte di fua Maeftà, che fempre doueffero a quel modo fa-* re: cV finalmente ne li rimando' molto contenti a dietro. In quefta città di Pachacama heb be il Capitan Fernando Pizarro nouella , che Chilichuchima Capitano d'Atabalipa ftaua indi quattro giornate lontano con molta gente, dC con loro :cY che non voleua paffare auan ti,anzidiceua,che veniua a fare guerra alli Chriftiani. 11 Capitan li mando vn meffo affecu^ randolo cY mandadoglia dire,che veniffe con l'oro: che già doueua fapere,chel fuo Signore ftaua prigione, dC molti dì erano , che l'afpettaua : cY che il Gouernatore ancho fi ritrouaua fdegnato del fuo tanto tardare.Et con quefto li mando molte altre cofe a dire affecurandolo, fiche veniffe: per ciò che effo non poteua andare a vedere lui per il male camino, che era per li caualli,eY che chi più prefto af riuaffi in vna certa terra,che per il camino ftaua,fi doueffero iui afpettare l'un l'altro. Chilichuchima li rimando a dire,che effo fenza altro,farebbe quàto eglili comandaua. Allhora il Capitano partì da Pachacama per douere cÓ coftui ritrouarfì, dC per le medefime giornate fé ne venne alla terra di Guarua , che fta pofta nel piano preffo al mare: Quiui lafcio N la riuiera maritima,cY prefe il camino détro terra: OC fu a tre di Marzo* che da quella città partì , dC camminando tutto quel dì fu per vn fiume , tutto pieno d'alberi . , , . andò 'illl.i ■ !|i; -"' ■• ini DELLA CON 0_V ISTA DEL PERV andò ad alloggiare la notte ad vna terra fu la riua di' quello fiume pofta, chiamata Guaranga, e foggetta a Guarua.il di feguente caualcando andò a dormire ad vn'altra piccola terra chia- mata Ayglon,5t fìtuata preifo a vn móte,c\: foggetta ad vn'altra terra più principale chiama ta Aratambo, e piena di molto beftiame , cV Maiz. 11 di feguente a cinque di Marzo andò a dormire a Chincha terra fottopoftaa Caxatambo: cV nel camino fi ritrouò vn paffo di ne- lle affai cattino: per chegiungeuala neueallecignedellicaualli: cV quiui era gran copia di beftiame. Quiui flette duo giorni il Capitano,et poi partédo andò" a dormire a Caxatambo, che è vna gra n citta pofìa in vna profonda valle , doue e molto beftiame , cV per tutto il cam mino fi ntrouanomoke mandrie ài pecore: cV il Signore di quefta terra, che fi chiamaua Sachao,fece molti feruigs a noftri. Quiui ritornò il Capitano a prendere il camino ampio, per donde Chihchuchima andare doueua,& v'erano tre giornate d'attrauerfamento. Qui' ui il Capitano s'informò, fé Chihchuchima era paffato per douerfi ritrouare conlui,come prometto glihaueua : cV tutti gl'Indiani diceuano che era paffato, cV con l'oro , che portai uà. Ma come poi fi parue , effi ftauano tutti auifatidi douerdireaquel modo , accio che il Capitano fé ne ritornarle fenza afpettarlo:per che il Chihchuchima fi reftaua inXauxa con penfìero di non parlare più auanti .11 Capitan , che fapeua bene, che poche volte {i ritroua in quefti Indiani vcrita,ii deliberò (benché con gran trauaglio,cV pericolo futle) d'vfcireal cad- mino reale per donde doueua colui paffare,per fapere fé panato era: cV non eiTendo paffato, d'andare a trouarlo douunque ftefte , cofi per fare condur l'oro , come per disfare l'efferato, che haueffe,cV per a trarlo amicheuolmente, cV veggendo lui duro , farlo prigione» Et cofi con quefta deliberatione prefe laftrada d'vna gran terra chiamata Pombo, che nella ftrada reale [i troua . A noue di Marzo andò a dormire ad Oyu , che è vna terra pofta fra monti, &C il Caciq uè venne tutto pacifico a feruire a noftri. dC a dar loro quanto per quella notte bi^ fognaua. La mattina fcguéte caualcò,cV andò a dormire in vna terricciuola di paftori pofta preffo vna lacuna d'acqua dolce,che in vna campagna gira tre leghe intornò,et vi fono mol te pecore mediocri, come quelle di Spagna, cV di fina lana. L'altra mattina feguendo il fuo viaggio giunfe la fera a Pombo,donde vfcirono a riceuerlo tutti li (ignori della terra,cV alcu ni Capitani d' Atabalipa,che iui con certa gente ftauano ♦ Quiui ritrouò il Capitano 150 vaf felli tutti d'oro, che Chihchuchima mandaua,8t" effo fi reftaua conlefue genti in Xauxa. Tofto che il Capitano hebbe hauuto l'alloggiamento, dimandò li Capitani d'Atabalipa, che co fa voleua dire , che Chihchuchima mandaua quel oro, cV effo non veniua,come pro-- meffo haueua: Rifpofero,che non era venuto per la gran paura,che de Chriftiani haueua,et medefimamente per che afpettaua ancho molto oro dal Cufco, d£ non haueua ardire di paf> fare auanti con quel poco. Allhora il Capitano li mandò vn meffo aflìcurandolo, cV facen^ doli a fapere, che poi che egli non veniua, andrebbe effo a trouarlo , dC che non dubitaffe,ne temeffe . In quefta terra fi ripofò il Capitano con le fue genti vn giorno , per condurre i ca^ ualli ripofati 6c" frefchi , per douere combattere fé fuffe ftato bifogno* Per ritrouare Chihchuchima Capitano d'Atabalipa , pafjanoper le città di Cdxamaka , Carma , Iani* male ha : & Xauxa , oue fermati hanno con lui lungho ragionamento circa foro , & iljùo non efiere tenuto in tempo : defcrittione della città di Xauxa &* delpopolo che "Vi fi truoita* A quattordici di Marzo parti il Capitan daPomba per effere in Xauxa, & alloggiò la primaferain Caxamalca,douee vna capagna piana di fei leghe incominciando da Pomba: cV v'é vna lacuna d'acqua dolce , che tira otto,o dieci leghe intorno: 8C tutta a torno da mol- te terre s'habita: dC vi fono preffo gran copia di pecore: cV nella lacuna fi veggono vccelli di acqua di varie forte, 8C pefei piccioli. In quefta lacuna tenne il Cufco vecchio , cV Atabalipa poi ancho molte barchette piane condotte di Tumbez, per loro ricreatione. Efce da quefta lacuna vn fiume,che va a Pombo,cV li paffa da vna parte affai quieto cV profondo , cV fi può parlare per vn ponte , che fta preffo alla terra : cV vi li paga il paffaggio , o nolo , come fi fa in Spagna.Per tutto quefto fiume li veggono molte greggi di pecore , cY. i noftri li pofero no^ me Guadiana, per che fomiglia molto a quello di Spagna* A quindici di Marzo partì il Capitano da Caxamalca , cV andò a mangiare ad vna cafa tre leghe indi lungi,èY v'hebbe molte carezze: cV la fera andò' a dormire tre altre leghe auan ti in vna terra chiamata Carma , e v pofta nel fianco d'vn monte. Quiui li fu dato albergo in vna cafa dipinta con buone ftanze dentro; cV il fìgnore di quefta terra fece dare a noftri ben da magiare A da mangiare,et gente per condur le Ior robbe,che por tauano. L'altro di perche la giornata era lunga, fi parti il Capitano per tempo la mattina con le fue genti in ordine,perche dubita ,ua,che Chilicuchima no flette col cuor macchiato,poi che nò gli haueua mandato rifpofta: Ad hora di vefpro giufe ad vna terra chiamata Yanaymalca, doue fu ben riceuuto : Od quiui feppe,che Chilicuchima ftaua fuori di Xauxa : onde in maggior fofpetto entro* Et perche non ftaua più che vna lega lungi da Xauxa , toltocene hebbe definato monto' a cauallo , OC giuto a vifta di quella Citta,vidde da vn rileuato moki fquadroni di gète , ma non fapeua fé era gente da guerra,d pur della terra* Giunto poi fu la piazza principale della citta,ritroud, che quelli fquadroni di gente erano della terra,cV s'erano ragunati a quel modo per far fella. Tolto che il Capitano giunfe prima che fmon taffe dimando di Chilicuchima: cV gli diifero che era andato a certe altre terre, cV che il di feguente verrebbe,Egli s'era appartato (otto co- lore di certi negoctj,fin che hauefle faputo da gl'lndiam^che col Capitano veniuano,che ani mo era quello de gli Spagnuoli verfo di lui: percioche conofeendo hauer fatto male in non compir quelIo,che prometto haueua, perche era il Capitan venuto ottanta leghe a vederlo, dubitaua che non veniffe a prenderlo,d ad ammazzarlo: onde per quefta paura,che de'chri fìiani haueua , cV di quelli da cauallo fpecialmente,s'era appartato Jl Capitano menaua con feco vn figliuol del Cufco vecchio , iìquale quando intefe , che Chilicuchima s'era apparta- to ditte, che voleua andar a trouarlo doue ftaua :cY coli v'andò in vna lettiga: Tutta quella B notte tennero i noftri li caualli infellati cV imbrigliati: de il Capitano ordino alli Signori de la terra, che non facelTero comparir Indiano alcuno fu la piazza: perche li caualli ftauano corrucciati,et fé gli haurebbono magiari Jl di feguéte ritorno ql figliuol del Cufco, et Chi- licuchima feco in due lettighe, dC ben accompagnati: cV giungendo fu la piazza fmon taro no in terra,& lafciando l'altre genti adietro,con alcuni pochi folamen te andarono alla fhn- za del Capitano,colquale fi feufo molto Chilicuchima, perche non fotte andato a trouarlo, come promeifo haueua, cV non lifoffe poi ne anco vfeito incontra: cV le fue feufe erano, che egli non haueua potuto fare altro per le fue molte cV grandi occupationi. Ma dirnanda- to dal Capitano della caufa più particulare, perche non fotte andato a ritrouarlo,come gli ha ueua già mandato a dir di douer fare,rifpofe,che Atabalipa fuo Signore,gli haueua manda- to vno ordine,che fi fìeffe faldo fenza partirti Jl Capitano dille aH'hora,che egli non haueua già per quello con lui niun fdegno,ma che fi ponefle in ordine,perche voleua che andarle fé co doue ftaua il Gouernator che teneua prigione Atabalipa fuo Signore,cY che non lo libe rerebbe mai fin che non gli delle tutto l'oro,che prometto gli haueua : S>C foggiunfe, che egli ben fapeua,che gli haueua molto oro,cV che perciò lo facefle venire tutto,perche di compa- gnia il condurrebbono,cV a lui farebbe flato ogni buon trattamento fatto» Chilicuchima ri fpofe , che haueua ordine dal fuo Signore,che non fi partine: onde fin che nuouo ordine ha ueffe,non haueua animo di mouerfì : perche dìmdo (tata quella terra nouamente conquifta Z ta,tofto che egli fene partiffe,fì riornerebbe a ribellare ♦ Il Capitan Pizarro flette co lui gran pezzo contendendo fopra di quella andata: cV finalmente renarono che quella notte vili penferebbe meglio,St la mattina fi rifolucrebbono Jl Capitan cercaua di ridurlo con buone ragioni,per non folleuar cV porre la terra in tumulto, perche n'haurebbe potuto feguir dan- no alli tre Spagnuoli che erano andati al Cufco. La mattina feguéte Chilicuchima andò a trouarlo,& gli ditte, che poi che egli voleua che andafie,non poteua altramente fare , cV che perciò andrebbe, & Iafcierebbe vn'altro Capitano con quelle genti da guerra, che quiui ha- ueua.Quel di ragund ben trenta carichi d'oro baffo, cV a puto di douer partire fra duoi gior ni:Etin quello tempo vennero da trenta d quaranta carichi d'argéto : cV i nofìri fempre flet tero con molte guardie,cV con li caualli infellati: perche vedeuano quel Capitano d' Ataba- lipa cofì potete di gete,ches'haueffedato di notte lor fopra,gli haurebbe fatto molto danno* Quefta citta di Xauxa e affai grande,cV e polla in vna bella vallea e v còtrada molto tem- pera^ SC fertile , cV pretto la terra feorre vn fiume molto furiofo : la citta fla fatta al modo di quelle di Spagna con le ftrade bene ordinate dC acconcie: A vifta di Xauxa fono molte altre terre, che le fono fuggette:cV tanta moltitudine di gente ha quefta citta con fuo contorno, che al pa er de gli Spagnuoli, ogni di [i ragunauano infieme nella piazza principale di que j^ oItitu - ueua conquiftato più di feicento leghe di contrada: cV fece molte battaglie campali,cY in cat tiui paffìjet fu fempre vincitore: di modo che nò gli reftd cofa da còquiftar in tutta qlla terra» Fdnnontorno a CdXdmdlcdjnfieme colCdpitdn Chdicuchimd , &pd[]dnoper U città di Tambo Tomju* cdncd Gudnefo^mcojmdrcd^Gudrifiudcdngo^Pifcobdmba^god, Concuco y ^4ndamdrcd t 0" dindi d CdXdmdlcd:Delle cerimonie ~Vpite dd Chdicuchimd , & dltn Si' * onori prinapdh nel' entrare dfdr rmeren^d dd^dtdbdiibd, A uenti di Marzo fi parti di Xauxa il Capita Pizarro per ritornarfi alla citta' di Caxamal ca,cY con lui andò Chilicuchima: cY per le medefìme giornate fé ne venne fino a Pombo,do uè riefce la ftrada reale del Cufco:Et quiui fletterò quel giorno cV l'altro.Poi partendo anda rono per certe campagne piene di pecore, et alloggiarono la fera a certe gran ftanze:cY quel di neuicd molto.La mattina feguete partirono,^ andarono a dormire a Tambo, che è vna I terra porta fra certi monti: prefld allaquale fta vn profondo fiume con vn ponte: 8C per calar giù al fiume v'é vna fcala di pietra affai difficile: talché chi fleffe dalla parte di fopra , viete- rebbe il paflo , cY farebbe molto danno a quelli,che fteflero di fotto . Il Capitano fu affai ben feruito dal Signor di quella terra di quanto bifognd,et fecero tutti gran fefla per rifpetto del Capitan noftro,cY di Chilicuchima,che con lui veniua , OC alquale foleuano fempre far fé-» fta Jl di feguente andarono ad alloggiare a Tomfucanca, il cui principale Cacique fi chiama uà Tiglima:cY vi furono bene alloggiati,cYben feruiti: perche fé ben la terra era picciola,vt concorfero i conuicini per veder &C far feruigio a Chrifliani. In quella terra è gran quantità di pecore picciole con buona lana,che Ù fomiglia a quella di Spagna» L'altro di andarono a dormire a Guanefo,et non fecero più che cinque leghe,perche riebbero cattiua ftrada,petro fa,cV con molte foffe,p donde l'acqua fcorre:Dicono che vi furono fatte,per cagion delle ne tinche in certo tempo dell'anno calano per quella contrada.Quefta terra di Guanefo è gran de,cY fta in vna valle circondata d'alpeftri monti: et gira intorno quefta valle tre leghe :et da vna parte , quando fi viene in Caxamalca,v'è vna gran falita. Quiui fu il Capitano co fuoi Chriftiani affai ben trattato cV feruito , cY furono lor fatte molte fefte,duoi di che vi fletterò» Quefta terra ha dell'altre terre conuicine foggette,cY v'è gran quantità di pecore.L'akro di, di Marzo partendo da quefto luogo giunfero ad vn profondo fìume,doue era vn ponte fat io di groffì legni: cY v'era la guardia, che vi rifcoteua il paffaggio, come fra loro coftumano* l La fera andarono a dormire in vna terra ,doue Chilicuchima fece prouederdi quanto per quella notte bifognd* Il primo d'Aprile caualcando giunfero a Pincofmarcajaqual terra fta pofta nel fiaco d'vna mótagna alpeftre: cY il fuo Cacique R chiamaua Parpai. L'vltimo di andarono a dormire tre leghe indi lugi,ad vna buona terra chiamata Guari, doue è vn'altro grade cY profondo fiume con vn'al tro ponte: Et è quefto luogo affai forte,perche ha da due bande,profondi, cV fcofcefe ripe. Quiui difle Chilicuchima , che haueua combattuto con la gente del Cufco , che in quefto paffo l'afpettarono , cY fi difefero duoid tre giorni , cY poi fuggendo bruciarono il ponte, cV che egli era poi paffato con le fue genti notando,cY amaz zati molti de gl'inimici. Il di feguete andarono cinque leghe,et dormirono a vna terra chia mata Guacango: l'altro di poi andarono a Pifcobamba,Iaqual terra e grade,& fta nel fianco d'vn mote pofta: cY il fuo Cacique fi chiama Taguame : Dalquale cY da gli altri fuoi Indiani furono i noftri affai ben feruiti: Ma nel mezzo di quefto camino è vn'altro profondo fiume co duoi ponti vicini, fatti a rete nel modo,che s'è di quelli duoi altri detto di fopra,cY vi paf* farono affai bene i cauaIli,ancor che il ponte {i dimenaffe , cY moueffe alquanto,che in effet^ to è vna cofa di fpauento et da temerne per chi non v'è mai paflato:ma non v'è già pericolo alcuno,perche egli fta affai forte. Per tutti quefti ponti fono li guardiani , come in Spagna, che rifcuotono il paffo.il di feguente andò il Capitano ad alloggiar in certe ftanze cinque le ghe indi lungi:Et il di feguete dormi in Agoa terra foggetta a Pifcobamha: cY è vna buona . , terra B RELATIONE 396 A terra,cVpoftaframonti,mavifono molti Mahizali:6V il Cacique del luogo diedeanoftri quanto bifogno' per quella notte,cY gente anco da feruitio per la mattina . L'altro di andò il Capitano a dormire a Concuco:cV furono quefte quattro leghe di ftrada affai malageuoli: Prima che a quefta terra ii giunga , fi va per vn camino fatto & tagliato a forza nel fallo vi- uo,cY fi monta per fcalini:Onde vi fono cattiui pafTi,cY forti , fé vi fuffe chi li difendette» Partendo da quefto luogo andarono a dormire ad Andamarca , che è quella terra , donde lì apparto' il Capitano per andare in Pacacama: per che quiui fi congiungono , cV vnifcono le due ftrade reali,che vanno al Cufco : cV dajquefta terra di Andamarca fino a Pombo fono tre leghe d'affai cattiua ftrada: cV nel calare giu,cV montare fu di quelle balze vi fono li loro fca- lini fatti a forza nel faffb fteffo : & dalli lati vi fono le fue mura di pietra , perche non fi poffa nfe da quefta,ne da quella parte cadere, per effere lubrico cY erto et ftretto il luogo : che già in qualche parte fi potrebbe facilmente cadere: & cadendone fé ne farebbono mille pezzi.Per ii caualli fpetialmente e vn gran refugio, perche fenza alcun dubio vi cadrebbono,fe quelle mura cV ripari non vi fuffero.Et nel mezzo di quefto cammino e' vn ponte di pietra dC di le gni fatto fra due balze erte: et da l'una parte del ponte fono certe ftanze ben fatte con vn cor tilelaftricato:doue dicono gl'Indiani, che quando lifignoridi quella contrada per quelle terre andauano, vi foleuano fare fontuofi conuiti,cY liete fefte. Da quefta terra fé ne venne il Capitan Fernando Pizarro per le medefime giornate , che C haueua nell'andare fatte alla citta' di Caxamalca, doue entro' a venticinque di di Maggio del 1533» Et quiui fi viddevna co fa, che non s'è più vifta da che fi difcoprirono queftelndie, cV è fra Spagnuoli anco cofa notabile: che quando Chilicuchima entrdperleporte,doueil fuo fignore prefo ftaua,tolfe di fopra ad vno Indiano di quelli che con lui andauano, vn me diocre carico , che colui portaua , cV fel gitto' fu le fpalle: cY quefto fteffo fecero anco molti altri principali di quelli , che feco andauano:cY a quefto modo carichi fé ne entrarono doue Atabalipa ftaua , cV nel vederlo alzarono verfo il fole le mani ringratiandolo , che gliele ha- ueffe lafciato vedere:Etpoi tofto con molta riuirenza piangendo li s'accoftd Chilicuchima cY li bacio il vifo, cV le mani,cY i piedi: cV il fomigliate fecero tofto appretto tutti quegli altri principali,che con lui veniuano» Atabalipa moftro' tanta Maeftà, che benché in tutto il fuo regno non hauelfe huomo, che tanto amaffe , quanto coftui,nondimeno non lo guardo in vifo,ne fece di lui più cafo,che fatto haurebbe del più mefehino Indiano, che li fuffe venuto dinanzi» Quel caricarfi a quel modo nel volere entrare a vedere Atabalipa, e vna certa ceri- monia,che fi fa a tutti quelli,che hanno in quelle contrade regnato» Quefta relatione di tut te le cofe fopra dette come particularmente auehnero , fu fatta da me Michele d'Eftete Pro- ueditore } che in quefto viaggio col Capitan Fernando Pizarro mi ritrouai» Seguita el primo Autore il fuo ordine» Deferii rione della città del Cufco, & come di quella & trenta altre principali\città ne prendono il pof fefso perfua Mae/ìà,dellagran quantità d'oro & argento fonduta, & tra loro compartita 0/- tra d quinto dello Imperadore & diuerfipretij di robbe,per le quali li conofee in quan to poca (limatione tra Indiani & ffagnuoli fufse tenuto l'oro & lì ar- gento ,per e fseruene molta gran quantità* HAueua il Gouernatore la relatione di tutte quelle cofe, che haueua vedute cV fatte fuo fratello,cY veggendo,che fei naui,che ftauano nel porto di fan Michele,non fi poteua no più foftenere in mare , et che differendofi più la partenza loro,fi farebbono perdute,per che era richiefto et follecitato dalli padroni di quelle,che li pagaffe,cY fpediffe,fece confìglio co fuoi principali,cY vffìciali regij,per douer pagare cV mandarne via coftoro , cV per rhan- dare a referire a fua Maefta' tutto quefto,che fucceffo era» Et fu conclufo cV determinato di douerfi fondere tutto quell'oro, che iui haueuano, che haueua fatto venire Atabalipa, cY tutto quello anco,che fuffe venuto appreffo , prima che quefta fufìone fi fuffe fornita di fa- re: accio che fufo cY compartito , che fuffe , il Gouernatore non s'haueffe più a intertenere, ma andaffe a fare la nuoua colonia et città,che fua Maefta' comandaua,etvoleua,che in quel li luoghi fi faceffe» A tredici di Maggio del 1 5 5 3» fu bandita , cY fi comincio' a fare la fu- fìone. In capo di dieci digiunfe a Caxamalca vndelli tre Chriftiani, eh e erano andati alla Viaggi vol»3% ddd rj città ,K :'<>'. i." •< il i ' '■■■•> i5,, s ■'>< ' |!f |f|!' DELLA CON'Q^VISTA DEL PERV ^ città del Cufco 5 cV quefti era colui , che v'era andato per fcriuano ó notaio , éV porto la fede E feri tra, come s'era prefo ilpoffeffodi quella città del Cufco in nomedifua MaeftàtcV'vno (annotamelo di tutte le terre, che perii cammino [i trouano:cV diffe,che fi ritrouauano tréta città principali fenza quella del Cufco, cV fenza molte;altre picciole: cV diffe anco che la cita- la del Cufco e v grandiffima,cV fta fituata a pie d'vn monte pretto al piano: cV le fue ftrade fo> no affai ben pofte , cV faliggiate: cV che in otto di che v'erano flati , non l'haueuano potuta vedere tutta :cV che v'era vn palagio con ciappe,o v piaftre d'oro, 6V affai ben fabricato in Cjuadro,cV ogni vn di quefti quattro fianchi della cafa era trecento cinquanta pad] da canto- ne a cantone :cV che delle piaftre d'oro, che in quefìo palagio erano , n'haueuano tolte.700. fpalache,d lamine che ogni vna delle quali pefaua.5oo.Caftigliani:et che da vn'ahra cafa ne haueuano gl'Indiani vn'altra gran quantità tolta che giungeua il pefo a.xoo.mila Caftiglia ni,fe l'oro fuffeftato perfetto: ma per che era molto baffo,non l'haueuano voluto riceueret per che non era di più che di fette 6 otto caratte.Et che fuori che quefte due cafe,non n'haue uano veduta niuna altra a quel modo con ciappe d'oro: perche gli Indiani non haueuano la Fciata lor vedere tutta la città : Ma che per quello,che moftraua,credeuano che gran ricchez- za vi.fuffe: et dieeua,che iui haueuano ritrouato Chischis Capitano d' Atabalipa con trenta mila huomini,per guardia di quella città,per che confina co Caribi,cV con altre genti,che le fogliono fpeffo fare guerra* Diffe anco coftui molte altre cofe di qlla città del Cufco , &C del buono ordine , cb e ve : cV come quel principale Indiano, che con loro ando\fe ne ritornaua E con gli altri duo Chriftiani,cV conduceuano.6oo.piaftre,d'oro con gran quantità d'argen^ to,che haueua lor dato in Xauxa quel principale,che v'haueua lafciato Chilicuchima:di mo do che in tutto l'oro, che conduceuano , erano* 178, carichi :££ fono li carichi tali, cV co fi fatti che vnfolo carico neportauano quatrro Indiani in collo: cV che nonfipoteua venire fé non pian piano,per che vi bifognauano molti Indiani per condurlo: cV lo veniuano anco di terra in terra raccogliendo: cV che fi credeua,che farebbe giunto in Caxamalca fra vn m&- fé. Et eofi fu poi,per che a tredici di Giugno del medefimo anno venne tutto quell'oro del Cufco: cV furono zoo carichi d'oro,cV Z5 d'argento : Nell'oro, per quel,chepareua,era- nopiudi ^.centinaia di libre.Etdoppo di quefto vennero altri 6 o carichi d'oro baffo :8t* la maggior parte di tutto quefto eraijlo fpalanche a modo di tauole di caffè di tre , cV quattro palmi lunghe : cV lhaueuano tolte dalle mura delle cafe : onde v'erano li buchi , che (i cono-' fceua,che erano ftate inchiodate. Si forni di fondere, cV di compartire tutto quefto oro,cV ar gento,che se dettoci di di fan Iacomo:et ridotto a buono oro giufealla fomma del valore di vn milione,cV yt6 mi!a,cV 530 Caftigliani.Et cauatine i diritti del fonditore,ne tocco a fua Maeftà per lo fuo quinto z 6 zmila,cV Z59 Caftigliani d'oro fino.Et l'argento fu 5 imila,8t* 6 1 o marchi: cV a fua Maeftà ne tocco per la fua parte 1 o mila,cV 1 z 1 marchile vn marco 3 oncie).Tutto quello,che reftó cauato il quinto già detto, 6V i diritti del fonditore,fu dal Go^ uernatore compartito fra tutti quelli,che l'haueuano conquiftato cV guadagnato :cV ne toc^ I Diflurba- - co a ciafeuno di quelli da cauallo 8 S S o Caftigliani di valuta in oro,& 3 6 z marchi d'argen tionedcii'o to: & a quelli da piedi 4440 Caftigliani d'oro,et 181 marchi d'argento: cV alcuni piu,alcuni & conqu^ meno ' fecondo che al Gouernatore parue , che ciafeuno più d meno meritarle , fecondo la (tato da gli qualità delle perfone,cV l'affanno , che paffato haueuano. Vna certa quantità d'oro , che il fpagnuoli. Gouernatore pofe da parte prima che faceffe quefto compartimento,la diede a quelli Chri^- ftiani , che erano reftati ad impopolare fan Michele , cV a tutta quella altra gente, che venne col Capitan Diego d'Almagro, cV a tutti i mercatanti , cV marinari,che vennero doppo che fu fatta la guerra: di modo che quanti de'noftri in quelle contrade fi ritrouarono,tutti n'heb bero parte: Onde poi chea tutti fu generale, ben fi può chiamare quefta fufione generale» Si vidde ì qfta fufióe vna cofa molto notabile, che vi fu tal giorno,che fi fonderono.3o.mila Caftigliani d'oro : et fé ne fondeuano 0rdinariamete.50.cV ób.mila.Quefta fufioe fu fatta da gl'Indiani: pche fra loro fono grandi argétieri,cV fonditori, 8C co nuoue foggie fondeuano» Non refterd io qui di dire i prezzi , che in queita contrada fi fono vendute cV comprate varie robbe:benche liano ftati coti alti,cV molti noi crederanno:et io poffo con veritàdirlo, cV affermarlOjpoi che l'ho vifto,cV v'ho còprate alcune cofe. Fu venduto vn cauallo.i 5 o o* Caftigliani d'oro: cV altri tre ne furono veduti.1300.lVno.Et il pzzo lor comune,cV ordina rio era.1500.cV non i~i ritrouauano a quefto prezzo ♦ Vn vafo di vino di fino a (zi boccali, fu vendutolo» Caftigliani d'oro : er io comprai quattro bocali di vi'no.4o,CaftiglianLvn paio \ , iV dibor- RE LATTONE 39 7 ^ di borzachini fi vendeua trenta o quaranta Caftigliani: vn paio di calze altretanto : vna cap pa cento caftigliani,&: dugento anco : vna fpada quaranta d cinquanta, vn capo d'aglio mez zo caftigliano, cV a quefto modo tutte l'altre cofe. Vn quaderno,di carta per fcriuere,vale- uà dieci caftigliani: et io còprai dodici caftigliani poco più di mezza oncia di zafferano gua fio cV trifto. Affai ci farebbe che dire volendo riferire li gran prezzi , cV incredibili, a quali tutte le co(c vi fi vendeuano,cV in quanto poco prezzo era tenuto l'oro,cV l'argeto.In effet- to la cofa venne a tale,che fé vno doueua dar qualche cofa ad vn'ahro,Ii daua vn pezzo d'o- ro in malfa fenza altramente pefarlo :cY fé ben non li daua il doppio di quello , che li doue- ua,non fé necuraua,cV io ftimaua poco:cV andauano di cafa in cafa i debitori con vno India no carico d'oro,cercando i lor creditori per pagarli. S'è già detto come fi forni di fare la fu- fione,cV compartimento dell'argento cV dell'oro: cV s'è anco detto della ricchezza di quella contrada, dC quanto ve poco ftimato l'oro cV l'argento,cofl da gli Spagnuoli,come da gl'In dianifteffi. V'e N luogo di quelli che ftanno foggetti al Cufco,& che poi furono d'Atabalipa, doue dicono.che fono due cafe fatte d'oro,cY che fono fatte medefimamente d'oro le paglie con che ftanno copertele già con l'oro,che dal Cufco fi porto', vi vennero alcune limili pa- glie fatte d'oro mafficcio con la fua fpiga in cima , nel modo apunto, che ne campi nafeono» Chi voleffe narrare la diuerfità de pezzi dell'oro,che in quefta conquifta s'hebbero,non ne verebbe mai a capo. Vi fu pezzo d'oro da federui , che pefd dugento libre d'oro: vi furono £ fontane grandi con le fue canelle,onde feorreua l'acqua in vn laghetto o pila fatta nel mede- mo fòte,&: doue erano varij vccelli di molte forte, dC huomini,che cauauano l'acqua del fon te: dC tutte quefte cofe erano fatte d'oro. Si fa medeOmamen te per detto d' A tabalipa,cV di Chilicuchim a, et dimolti altroché Atabalipa haueua in Xaufa certe pecore,come cV paftori che la guardauano, tutte d'oro: cV cofi le pecore,come i paftori erano gradi quato fon quelli* che vi Ci veggono viui cV di carne: cY quefti pezzi erano di fu 3 padre , cV promiffe di dargli a gli Spagnuoli.Sono in effetto gran cofe quelle,che delle gran richezze d Atabalipa, cVdel Cufco vecchio fuo padre fi raccontano* Da "V« Cacique è [coperto agli Jpagnuoli "Vn tradimento d'Atabalipa per l:berarfi,& 1/ccidere i Chri- flianijacendo lenire di Guito,grandifimo esercito d'Indiani, & canbbi,} r anno perciò "uccidere u4tabalipa } ejuale auanti la morte fi fece Chrijhano* Palliamo hora a dire vna cofa,che non fi debbe tacere: cV e,che venne vn Cacique fignot di Caxamalca a far intedere per mezzo d'interpreti al Gouernatore.come Atabalipa da che fu prefo prigione,haueua mandato in Guito fua terra,cV per tutte l'altre fue prouincie anco, a far fare efferato di gente di guerra , perche veniffe fopra li Chriftiani , cV gli ammazzalle tutti:cV che già quefta gente veniua con vn gran Capitano chiamato Luminabe,cV cheera affai preffo a Caxamalca, cV farebbe venuto di notte ad attaccacar fuoco ne gli alloggiameli « fpagnuoli , dC che il primo a morire farebbe flato il Gouernatore: cY haurebbono tofto ca- uato Atabalipa lor fignor di prigione. Et diceua coftui,che del popolo fteffo di Guito ve- niuano dugéto mila h uomini da guerra et treta mila Caribbi, che mangiano la carne huma na: 8C che da vn'altra prouincia chiamata Pazalta,cV da altre parti veniua vn infinito nume- indiani Ca ro d'altre genti.il Gouernatore quando intefe,quefto auifo ringratid molto il Cacique, cV li ribbi mal- fece molto honore: cY comando ad vn fcriuano che poneffe tutta quella depofitione in fcrit f^tuma- to:Etcofi poi tofto volfepréderneinformatione,cYritroud effer cofi vero , come il Caci- na. que detto haueua: perche vii zio fteffo d'Atabalipa noi feppe negare: cV ne fecero anco fede alcuni fìgnori cV principali con alcune donne Indiane. All'hora il Gouernator fé n'andd a ritrouare Atabalipa, cV fili diffe,ch e tradimento e' quefto che tu m'hai ordinato? Adun- que a quefto modo mi tratti,hauendoti io fatto tanto honore, cY trattatoti come fratello , cY cofidandomi nelle tue paroleCcY feguendo li fpiand quanto intefo haueua. Ma Atabalipa rifpofe,aduque vi fate voi beffe di me,et mi volete fcherniredempre mi dite voi cofe da cian eie: cY che poter e il mio , dC di tutta la gente mia per poter fare dispiacere a cofi valenti huo' mini,come fiate voi altri? non mi dite quefte burle. Et tutto quefto diceua fenza moftra- re fembiante d'alteratione alcuna , ma ridendo fempre , per meglio diffìmulare , la fua mal* uagita\Et mentre ftette prigione , vfd molte altre viuacità d'huomo acuto cY fagace: di che quado i noftril'vdiuano,ne reftauano attoniti, veggedo in vn huomo barbaro tanta prudé- tiajl Gouernator fece venire vna catena, cY gliela fece attaccare al collo : dC madd toiio. duoi Viaggi vol.3°. ddd ifj Indiani Sili imi' ■■ ; ' il i'ii< Vii < k DELLA CONQJISTA DEL PERV Indiani per fpie a fapere doue foffe quefto effercito,perche fì diceua,che non era più che fet- E| te leghe da Caxamalca, lontano,SC che intcMi quefta nuoua nel fuo eiìercito,s'erano ritirati adiètro: ma che Atabalipa haueua dapoi i primi,mandati i fecondi mefii,comandando a fuoi , che tofto fenza indugio alcuno veniffero,cY auifandoli come,cY donde, tV a che hora doueffero affai-, tare i Chriftiani : perche egli era viuo, dC fé tardati follerò , l'haurebbono ritrouato morto. Quando il Gouernatore tutte quefte cofe intefe, fece con molta diligen tia ftàr tutti i fuoi in ordine: cV da tutti i cauàlli far tutta la notte la fentinella: cinquanta caualli in ogni quarto di fentinella,cV 150 nell'vltima guardia» Et in tutte quefte notti non dormirono mai ne il Go uernatore, ne li fuoi Capitani col vifitarelefentinelle,cV guardare a tutto quello,che fi con-> ueniua: Et quando toccaua di ripofarO,cV di dormire le genti da guardia in guardia, nò fi to glieuano però l'armi giamai da doffo,cV i caualli ftauano infellati fempre.Et con quefta vig* latia fletterò i noftri fino ad vn fabbato, che a pofta di fole venero duof Indiani di quelli,che agli Spagnuoli feruiuano et differo al Gouernatore che effi erano venuti fuggédo dalla géV te dell'efferato , che l'haueuano lafciato tre leghe indi lungi: cV che quella notte , d l'altra fa- rebbono fiati fopra li Chriftiani , perche fi veniuano con gran fretta accollando per quello E che haueua lor Atabalipa mandato a dire, Allhora il Gouernator determino co gli Officia li di fua Maefta,cV con li Capitani et altre perfone efperte di far morire Atabalipa: cV cofi lo fententid a morte,dicendo che meritaua per il tradimento che haueua cómeffo:d'effer bru- ciato nel fuoco(faluo fé fi foffe battezzato)per la ficurti de Chriftiani,cY per il bene di tutto quel paefe,cV per la conquifta et pacifìcatione di quella parte dell'Indie: perche morto !ui,to fto fi porrebbono le fue genti in rotta fenza hauer animo di far quello, cheimprefo haueua- no per ordine del Signor loro.Et coli lo cauorono fuori,per farne la giuftitia: et effendo me nato alla piazza,difie di voler diuétar chriftiano,il che fu tofto fatto a faper al Gouernatore, che ordino' che foffe battezato : 8C il padte fra Vicenzo di Valuerde,che l'andaua confortan do alla mortelo battezd* All'hora comadó il Gouernatore,che non lo bruciaffero, ma l'affo gaffero legato a vn palo fu la piazza, tY cofi fu tofto effeguito ♦ Et vi flette il Tiranno morto a quel modo fino alla mattina feguente , che li religiofi , OC il Gouernatore con gli altri Spa- gnuoli lo conduffero a fepelire nella chiefa co molta folennità, cV col maggiore honore,che fu pofflbile di fargli. Et a quefto modo forni la vita fua quefto crudele, fenza moftrare diri- fentirfi punto di quefta morte , dicendo,che raccomandaua al Gouernatore i fuoi figliuoli. Nel tempo,chelo portauano a fepelire fi leud vn gran pianto di donne,& d'altri fuoi ferui-* tori di cafa.Morì il fabbato a quella hora fteffa,che fu prefo,cY rotti da i noftri:Diceuano al- cuni , che per li fuoi peccati era morto in quel di, cV in quella hora,che era ftato fatto prigio- F ne ♦ Et cofi pago in vn punto tutti qlli gran mali,cV crudeltà,ch'haueua co fuoiftelTi vaffalli operato : perche tutti ad vna voce dicono,che egli foffe il maggior manigoldo, 8>C macellaro crudele,che fi vedeffe mai fra gli huomini: perche per ogni minima caufa defolaua vn popò lo,ÒC per vn picciolo errore,che vn folo huomo haueffe commeffo,faceua morire dieci mila perfone,cV fpianaua vna terra: & s'haueua tirannicamente foggiogate tutte quelle prouin- cie: onde v'era da tutti temuto,cV mal viiìo, Fanno fuccedere nel flato d ' ^4tabalwa y >Atabalipa figliuolo del Cufco l>eccbio, aguale affienano il flendardo Imperiale:DeÌ Prodigio quale hanno oT Indiani della cometa. Il Gouernatore prefe tofto vn'altro figliuol del cufco vecchio,chiamato Atabalipa,ilqua le moftraua d effere amico di Chriftiani,cV lo fece Signore del ftato di fuo fratello,in prefen- tia delli Caciqui cV Signori delle terre còuicine,cY de glialtri Indiani : 8C comadd a tuttoché laccettaffero cV teneffero p Signore, S>C gli vbbidiffero,come foleuano prima ad Atabalipa obedire,poi che quefto era lor Signore naturale, per effere figliuolo legitimo del Cufco vec chio: & tutti differo,che per tale fignore lo terrebbono , cV coh gli obbedirebbono , come il Gouernatore comandaua,cY voleua* Qui non fi debbe tacer vna co fa notabile , cV degna di marauiglia, che venti di prima che quefto accadefle } ne fi fapeffe dell'effercito 3 che faceua Atabalipa venire,ftando egli vna fera , ; . i affai A affai allegro con alcuni Spagnuoli, sparlando con loro ,apparue nel cielo vn prodigio cV fegno grande verfo la parte del Cufco,cV era come vna cometa di fuoco , che duro gran par- te della notte: cVquando Atabalipa vidde,qfto fegno,diffe che di corto dourebbe morire in quella contrada vn gran fìgnore* Quando il Gouernatore hebbe pofto nello flato cV 1p gnoria del paefe Atabalipa il minore,come s'è già dettoci diffe,che li voleua notificare quel lo chefua Maefta comandaua cV voleua, SC quello,che effo doueua fare dò compire per efle> re fuo yaffallo* Rifpofe Atabalipa , che effo haueua da ftare prima ritirato in cafa quattro giorni fenza parlare a niuno : per che co fi fra loro s'vfaua,quando vn fìgnor moriua, per che luffe temuto 8C obedito il fucceffore: cY all'hora poi tofto li danno tutti obedienza* Et cotì flette li quattro di ritirato: cY poi còfermd co lui il Gouernatore la pace co gran folennità di trombe,cY li confegnd la bandiera reale :& effo la riceuette , cY l'alzd di fua mano per l'Impe ratore noftro fìgnore dandofi per fuo vaffallo. Allhora tofto tutti li fìgnori principali,et Ca ciqui , che prefenti v'erano , con molta riuerenza faccettarono , cV riceuettero per fìgnore, cY li baciarono la mano , cY la go ta : cY volgendo il vifo al fole , lo ringratiauano con le mani giunte, perche haueffe lor dato fignore naturale*Fu adunque riceuuto da tutti quefto Ata- balipa per fignore,^ li fu tofto pofta vna fafeia affai ricca legata d'intorno al capo , che li di- feendeua giù nella fronte, che quaft li copriua gIiocchi:cY quefta e fra loro la corona, che porta chi e fìgnore dello flato del Cufco , cY a quefto modo la portaua anco prima Atabali- B pa fuo fratello* Partita di molti Spagnuoli per Siuiglia con la quantità dell'oro & argento da loro guadagnato in cjueL la imprejà,^ delle diuerfe co fé in oro portai em frettanti alìlmperadore. Doppo tutto quefto, alcuni Spagnuoli di quelli, che haueuano conquiftato il paefe,maf- (imamente quelli , che erano gran tempo flati , in quelle Indie cV altri , che ftanchi dalle in- firmità , cY dalle ferite, non poteuano più feruire , ne ftare in que'Iuoghi , dimandarono li- cenza al Gouernatore applicandolo, cheli lafciaffe andare alle terre loro con quello oro, cY argento , cY pietre cY gioie,che erano loro per la lor parte toccate* Et fu lor quefta licen- za conceda: cY alcuni di loro fé ne ritornarono con Fernando Pizarro fratello del Gouer- natore: & altri hebbero anco poi licenza, veggendofi, eh e ogni giorno vi concorreuano genti di nuouo alla fama delle tante ricchezze,che in quefta contrada erano* Et il Gouer- natore diede alcune pecore cV caftrati,cY Indiani a gli Spagnuoli, a quali haueua data iicen- za,per che pò tetterò più còmodamente portarfi via l'oro , cY l'argento , cY l'altre robbe 'fino allacittà^difan Michele: Ma per il viaggio alcuni particolari perderono oro cY argento in quantità di più di venticinque mila Caftigliani , per che li caftrati cV le pecore fé ne fuggiua no via con l'oro , cV con l'argento j che gli Spagnuoli haueuano lor pofto fopra , per che Io conduceffero : et fé ne fuggiuano medefìmamente alcuni Indiani*Et in quefto cammino da E Caxamalca fino al porto , che fono preffo a dugento leghe , patirono molta fame cY fete , cY gran trauag!io,perchenon haueuano beftie,ne perfone,che conduceffero le loro robbe gua dagnate,cheportauano* Giunti finalmente al porto s'imbarcarono, cY fé ne vennero a Panama: cY indi paffarono al Nome di Dio, doue imbarcati con l'aiuto di noftro fìgnore na «igando giufero a faluaméto in Siuiglia , doue fono hora giunte quattro naui con lafeguen te quantità d'oro,cY d'argento* A cinque di Decembre del 1533 giunfe a quefta citta di Siuiglia la prima di quefte quattro naui,nella quale venne il Capitan Chriftoforo di Meua che porto fuoi otto mila Caftigliani d'oro,cY cinquecento marchi d'argento : (il marco è ot- to onde , come s'è detto di fopra)* Vi porto' anco con quefta naue vn clerico di Siuiglia chiamato Iouan di Sofà 6 mila Caftigliani d'oro,cY ottanta marchi d'argento: vennero me defimamente in quefta naue di più della quantità già detta trentaotto mila,cY 9 4 6 Cafti- gliani d'oro , parlo d'oro in mafia di quella valuta* A noue di Gennaro del 1534 giun- fe al fiume di Siuiglia la feconda naue chiamata fanta Maria del campo , nella quale venneil Capitan Fernando Pizarro fratello diFrancefco Pizarro Gouernatore cY Capitano gene- rale della nuoua Cartiglia. Venne in quefta naue per fua Maeftà,in oro la valuta di 153 mila Caftigliani, cY 5048 marchi d'argeto: cY porto' di paffaggieri et perfone particolari.310.mila Caftigliani d'oro,cY 13 mila cY 500 marchi d'argento,di più del già detto di fua Maefta: dò venne tutto quefto argento , cY oro in sbarre , cY fpalanche d piaftre cY pezzi di varie forte, finchiufi dC polli in gran caffè* Di più della fopradetta quantità Se* fomma porto ancha p 1 Viaggi vol*3% ddd iuj quefta iifeftii; "ut ' ;■: ■t ÌP tv ' 1 m A DELLA CONQVISTA DEL PERV quefta fteffa naue per fua Maeftà 35 vafi d'oro, & 4S d'argento : fra li quali v'era vna D Àquila d'argento : co fi grande, che nel fuo corpo vi capeuano duoi gran eccomi d'acqua : OC duo vafi coù grandi da cucinare, vn d'oro :cV l'altro d'argento: che in ogn'vn di loro farebbe caputa vna vacca a pezzi r> cuoceruela : cV vi furono duo facchi d'oro,che in ogn'un di loro capeuano duo tomoli di grano» Et vi fu vno Idolo d'oro cofi grande,quanto e v vn fanciullo di quattro anni: cV duo piccioli tamburi pure d'oro.Gli altri vafi erano d'oro,et d'argento di tanta grandezzate in ogni vn di loro capeuano duo feftari di liquore cV più. Vennero anco in quefta fteffa naue che erano di paffaggieri 14. cocomi grandi d'argento , cV quat- tro d'oro.Et fu quefto cofi bel theforo difearicato nel molo del porto di Siuiglia , cV portato nel palagio della contrattatione , i vafi a carichi fu le fpalle,cY con le ftanghe,& il refto in Z7 tauole,che vn paio di buoi non ne poteua con vna carretta portare più che due. A tre di Giugno del medeftmo annogiunfero l'altre due nauimell'vna di loro veniua per patrone Francefco Rodrighes,nell'altra Francefco Pauone:Et quefte portarono di paf faggieri,cV di perfone particulari 146* mila 8C 5i8.Caftigliani in oro,cV 3 ormila, cV 511 mar- che d'argento* Di piudelli vafi cY pezzi d'oro 8ù d'argento già detti di fopra , la quantità dell'oro che venne con quefte quattro naui,fa la fomma di 7 o 8 mila,cV 580 Caftigliani:8£ l'argento fa la fomma di 45) mila,cV 8 marchi:& è ogni marco , come s'è detto , otto onde, Vna delle due vltime naui già dette, nella quale andaua per patrone Francefco Rodrighes, è ftata èY e di Francefco di Scerez cittadino di Siuiglia: ilqualefcriffe quefta conquida del- E la nuoua Caftiglia,o x del Peru,per ordine del Gouernatore Francefco Pizarro , ftando nella prouincia della nuoua Caftiglia nella città di Caxamalca per fuo fecretario. RELATIONE PER SVA MAESTÀ DI QVEL che nel conquido & paciheatione di quelle prouincie della nuoua Ca- rtiglia è fucce(To,& della qualità del paefedopo che il Capitano Fernando Pizarro fi partì & ritornò a fua Maeftà. Il rappor- to del conquiftamento di Caxamalca & la pri- gione del Cacique Atabalipa. Della oyan quantità d'oro & d'argento portato dal Cufco^ della parte che per il quinto ju manda" ta atflmperadore con la liberatone del Cacique atabalipa prigione^ della prometta fatagli della cafa doro per fuo rifcatto,& del tradimento da detto .Atabalipa ordina- to contra £11 Spagnuoli } per ilquale lo fanno uccidere. Artito che fu il Capitano Fernado Pizarro co i ceto mila pefì d'oro cV F cinque mila marche d'argéto che fi madaron a fua Maeftà del fuo real quinto,arriuarò di li a dieci ò dodici giorni i duo Spagnuoli che porta uà l'oro del Cufco,èV incotanetefi fonde' vna parte d'effo, g che erano pezzi minuti cV molto fini,et afeefe alla fomma di 5 o o cV tate verghe d'oro , leuate da certe muraglie della cafa del Cufco , 8C le più piccole verghe pefauano 4*o s cinque libbre l'una,cY altre piafìre dieci d dodici libbre,cò le quali erano coperti tutti i muri di ql tempio: portarono aa co vna fedia di finiffimo oro fatto alla foggia d'vno fcabello,che pefd diciotto mila pefì, por taron fimilméte vna fonte tutta d'oro,lauorata molto fottilméte 8C cofa degna da vedere,c5 fiderato l'artificio,il fuo lauoro,cY la foggia co che era fatta,cV di molti altri pezzi di vafi,pi^ gnatte Oc piatti che portarono. Di tutto qfto oro fi fece vna fomma che afeefe a duo milio- ni 8C mezzo,che fonduto in oro fino, véne a effere vn milione cV trecéto OC venti cV tate mi Ita pefi di che fi traffe il quinto per fua Maeftà che furon dugento feffanta cV tanti mila pefu D'argento iui furon cinquata mila marche,dellequali ne tocco' a fua Maeftà diecimila.fi confegnarono al theforieredi fua Maeftà icento cV fettanta mila peli , cV cinque mila mar- che d'argento,per che come s'e v detto,i cinque mila pefì.cV reftante cinque mila marche d'ar gemo erano flati portati da Fernando Pizarro, per foccorfo della Maeftà Cefarea per le fpe ìk che haueua nella guerra còtra i Turchi nimici della fede noftra fanta,fi come era il rumor fparfo Q / 'EEEÀTIONE i 99 A fparfo,tutto il refto fu diinTo fra i faldati Su compagni dal Gouernatore, che diede a dafcùno quel che fecondo la confci'entia fua , cV perii douere conofceua di meritare,c5fiderati i tra uà • gli che haueua patiti,cY la qualità delle perfone,ilche tutto kce egli con fomma diligéza , dC con la maggior prellezza che fi poteffe, per fpedirfì da quel luogo,cY andarfene ad habitare nella citta di Xauxa, Et perciò che fra quelli foldm v'erano alcuni huomini d'età,horma i più atti a ripofare che trauagliare , dC che haueuano in quelle guerre hticzto cV feruito mol^ to,diede lor corniate che fé ne ritornaffero in Spagnaio Iaquale Immanità veniua a far che coloro ritornado d'effer miglior teflimoniaza delia gradezza cV ricchezza del paefe^accio-» che vi concorreffe gente affai: onde fi faceffe populofo , & s'ampi'affe, perche per dir il vero } effendo il paefe grande cV pieno di molta gente natiua,li Spagnuoli che v'erano all'hora era no pochiiìlmi per conquiftarlo,foggiogarlo,cY habitarlo : cV fé ben haueua fatto , cV operai to molto nel conquiftamento d'eflo,fu più per l'aiuto di Dio che in ogni luogo , cV imprefa loro conceffe la vittoria , che per lor foze 2x1 poffibilità ch'haueffero in farle , col quale aiuto Iperauano douere effere fouuenuti per l'auuenire» Fatta quella fufione, il Gouernatore fece vn atto innanzi al no taro nelquale liberaua il Cacique Atabalipa,cVl'abfolueua della promeffacV parola chehaueuadataa gli Spagnuoli che lo prefero della cafa d'oro c'haueua lor còceffa, ilquale fece publicar publicaméte a fuori di trombe nella piazza di quella città di Caxamalca, facendolo anco fapereal medelimo C Atabalipa per vno interprete , cY dichiaro parimente in quel medefimo bando che per che conueniua al feruitio di fua Maeftà , cV per ficurtà del paefe voleua tenerlo prefo con guar- die, fin che veniffero più Spagnuoli co quali Ci poteffe meglio afficurare, percioche ftando fciolto,cY effendo cofi gran Signore, OC hauendo tanta gente di guerra,cY che tutti lo teme- uano cY vbbidiuano,cofi come era prefo ancora che folle lungi di trecento leghe , non potè uà egli far dimeno per torfi d'ogni fofpetto , maffimamente che molte volte s'era intefo per cofacerta,che haueua ordinato che fi faceffero gente da guerra per venir ad affaltare gli Spa gnuoli:che,come fi dirà qui innanzi, n'hàueua fatta per metter in ordine fotto i lor Capila ni,cY folo fi refhua a far l'effetto per il machaméto della fua perfona,et del fuo Capitan gene rale Chilicuchima che era fimilmente prigione. Paffati alcuni giorni,gia che erano gli Spa gnuoli in effer di partire per imbarcare Oc tornar in Spagna,6Y ponédofi in punto il Gouer nator con l'altra gente per partirfi perXauxa:Dio nofìro Signore che con la infinita bontà fua guida 8>C incamina al fine chi Oa più in fuo feruigio , come farà , effendo in quello paefe Spagnuoli che l'habitino, cV faccia venire in cognitione a i naturali d'effo paefe, perche no- ftro Signor (otte fempre lodato , cV da quelli barbari conofeiuto cV la fua fede inalzata , per miffeches'appalefaffe,cVdirl:urbafseilmalpropofitò che haueua quello fuperbo Tiranno in fotisfattione delle molte buone opre , & buon trattamento che fempre dal Gouernatore, 8xC da ciafeuno de li Spagnuoli della fua còpagnia haueua riceuuto il pagamento,dellc qua- B li fecòdo il fuo difegno haueua da efser della forte, cY maniera che egli foìeua dar a i Caciqui cY Signori del paefe,facédogli vecidere fenza colpa ó cagione alcuna ♦ Hora aiiuéne che ri- tornadofene que noflri licétiatiin Spagna , veduto da lui che fé ne portauan l'oro cauadolo fuor del fuo paefe,guardando come era flato dinanzi cofi gran Signore che pofsedeua tutte quelle prouincie con le ricchezze che v'erano fenza contralto alcuno , non ponendo men- te alle giufìecaufe per lequali n'era flato priuato, haueua dato ordine checerta gente, che per ordine fuo era fiata fatta, nel paefe di Guito,venifsero afsaltare gli Spagnuoli cheera- no in Caxamalca vna notte a vn'hora concertata in cinque parti , afsaltandogli ne gli allog- giamenti loro , mettendo fuoco per tutto doue hauefsero potuto» Erano in quello tem- pò fuor di Caxamalca trenta Spagnuoli ó più che erano andati alla città di fan Michele per imbarcar l'oro di fua Maeflà , cY credendo che per efser quelli fimilmente pochi,li fofse fla- ta gran facilità d'vccidergli , prima che fi potefsero riunire con quelli di Caxamalca , di che fu fatta informatione lunga di molti Caciqui cY delli fuoi medefimi principali,che tutti fen- za timore,tormenti,o v minaccie,fpontaneamente difsero,cY confeffarono quella congiura, come veniuano cinquata mila huomini di Guito,6Y molti Caribbi dentro in terra, cY che in tutti i confini di quella prouincia era gente in arme in grofso numero,che per non poter io- ftetarfi delle vettouaglie cofi infieme,s'erano diuifi in tre ó quattro parti, cY cofi fpartiti era- no tanti che no trouado da viuere a baflaza,coglieuano il Maiz loro verde,eY lo feccauano, perche no li macafse vettouaglia* Tutto quefto intefofi,efsendo già prefso a ogn'uno cofa, l '.'ri" tofi '■vite-Ìli'*; '? ',: li" : " ; 'HI" 1 ii,;" 'à : ' V* i ■ « ■ 'li A ■ • • 1 ^ DELLA CONQUISTA DEL PERV cofi chiara cV publica,che ne i loro efferati diceuano che veniuano g vccidere tutti i chrifìia D ni: veduto ilGouernatorinquato pericolo era tutto il gouerno,etli Spagnuoli,per poruiri medio , ancora che molto li difpiaceffe di venir a quefto atto , nondimeno veduta la infor- matione , cV il proceffb fatto , hauendo congregato gli Officiali di fua Maeftà,cY i Capitani della fua compagnia, cY vn Dottore che in quel tépo fi ritrouaua in quefto effercito,cY il pa- dre fra Briante di vai Verde religiofo dell'ordine di fan Domenico , madato dall'Imperator noftro per la conuerfione,6Y per la dottrina delle genti di quefti regni, doppo l'efferfi molto difputato,cY ragionato del danno cV vtile che faria potuto auuenire per il viuere o morire dì Atabalipa , fu rifoluto che-fi faceffe giuftitia di lui,che cofi domandandoli da gli Officiali di fua Maeftà, aggiudicato da quel Dottore effer l'informationebaftate, perciò fu finalmente tratto dalla prigione doue dimoraua , cV con voce di tromba che publicaffe il fuo tradimen- to,cY trattato 3 fu condotto nel mezzo della piazza della città, cV ligato a vn legno: mentre il religiofo l'andaua confortando , cV facendo intender per vno interprete le cofe della noftra fede Chriftiana,dicendogli che Iddio haueua voluto,che per gli eccelli che haueua comedi al mondo doueffe effer morto , cV pero Q doueffe pentir d'effi : cV che JDio gli haurebbe per- donato fé l'haueffe fatto , cV fi foffe incontanente battezzato » Egli modo da quelle ragioni domando il battefìmo,cV da quel venerando Padre che molto li gioud in quefta effortatio- ne li fu dato fubitamente: onde q uantunche foffe fententiato a douer effer bruciatole li die- de vnaftorta col mangano al collo, cV in quefto modo fu afTogato:ma quando fé lo vidde B appreffare per douer effer morto , diffe che raccomandaua al Gouernatore i fuoi piccioli fi- gliuoli che voleffe tenerfegli appreffo , cV con quefte vltime parole , cV dicendo per l'anima fua li Spagnuoli che erano all'intorno il Credo, fu fubito affogato Jddio lo conduca alla fua gloria,cV con pura penitentia de fuoi peccati, cV vera fede di Chriftiano prefe quefta morte* Doppo Feffer fiato cofi affogato , in effecutione della fententia, fé gli diede fuoco in modo che fu bruciato qualche parte delli fuoi v eftimen ti, cV della carne* Quella notte(percioche morì al tardi) fu lafciato il fuo corpo in piazza, accioche del morir fuo foffe dato a tutti noti- tia,6Y il giorno feguente comando il Gouernatore che tutti ii Spagnuoli doueffero prefen- tarfi all'effequie fue,cY con la croce, cV con quel religiofo parato,fu condotto alla chiefa,cV fé pelito con tanta folennità come fi foffe ftato il primo Spagnuolo del campo noftro* Di che tuti i principali Signori cV Caciqui che lo feruiuano riceuerono gran fotisfattione,confide- rando il grande honore che fé li faceua, cV per faper che per efferfi fatto Chriftiano non fu bruciato viuo,cV che fu fepelito nella chiefa come fé foffe ftato Spagnuolo. Conjìituifcono Signore del flato d atabalipa ^itabalipafuo fratello nella qualcreationeferuarono li cojìumi fecondo fufan^e de Caciqui di quelle prouincie^delT obbedienza , & fedeltà promefia da Atabalipa^ da molti Caciqui all' Imperadore. Ciò fatto ordino il Gouernatore che incontanente fi doueffero congregare nella piazza maggiore di quella città tutti i Caciqui , cV Signori principali che quiui rifedeuano in quel tempo in compagnia del Signor morto che eran molti, cY di longo paefe per dar loro vn'al- tro Signor che gli haueffe a comandare in nome di fua Maeftà , per efler foliti di gra tempo a ftar (otto l'vbidienza fempre d'vn folo Signore,cY tributarlo, che fé non fi fofse fatto faria nata gran confufione , percioche ciafcuno fi faria ribellato con la fua fìgnoria, cV per tirargli alFamicitia delli Spagnuoli, cV alla obedienza di fua Maeftà, fi farebbe incorfo in gran tra* uaglio,cY per molte altre cagioni fece il Gouernatore vnirgli infieme,et in quefta congrega tione ritrouandofi vn figliuolo di Gucunacaba chiamato Atabalipa fratello d' Atabalipa a cui veniua per ragione il Regno,difse atuttichedoueuan hauer veduto che Atabalipa era morto per il tradimento che haueua concertato contra di lui,cV poi che tutti eran rimafi feri za Signore che haueffe a comandargli , cV alquale haueuano elfi a obedire,egli voleua con- ftituir loro vn Signor delquale tutti farebbono reftati fotisfatti, cV che quefto era Atabalipa che era quiui prefente , alquale ragioneuolmente s'apparteneua quel Regno come figliuo- lo di Gucunacaba quello che elfi haueuano tanto amato,et che era perfona giouane,colqua le haurebbono effì conuerfato con molto amore, cV era prudente , da poter gouernare quel paefe,pero v che vedesfero fé lo voleuano per Signor che glielo haurebbe dato,cY quado no, che effi ne nominaffero vn'altro,che pur che fofse habile , li farebbe ftato da lui conceffo* Efii 'RELATION' E 4 oo A Étti rifpofero tutti che poi che Atabalipa era morto, haurebbono obeditoad Atabalipa dà qualuque altroch'egli haueiTe lor dato, 8C iti qfto modo fu dato ordine che il giorno feguéte fé gli haueiTe a pftare l'obbediéza fecondo il (olito. Et coparfo l'altro di fi congregaron tutti di nuouo innàzi la porta del Gouernatore,doue fi pofe il Cacique nella fua fedia , cV prefio lui tutti gli altri {ignori cV principali ciafcun fecondo il fuo debito ordine, cY fatte le debite cerimonie ciafcun fi mode a offerirgli vn pénacchio bianco in fegno di vaftallaggio 8C di tri buto,che quefto è l'antico coftume loro doppo che quelpaefefi troud foggiettda quefti Cufchi.Cid fatto cantarono cV ballarono facendo vna gran fefta , nellaquale il Cacique Re riuouo no fi veftì di niuna vefta di prezzo,ne fi pofe lauoro nel fronte, come foleua portare al fìgnormorto.Bt domandato dal Gouernatore per che ciò faceua dnTe,che era coftume de i Caciqui paffati che quando pigliauan la fìgnoria, faceuano il duolo per il Cacique rnorto y ; dimorando tre giorni digiuni ferrati in vna cafa , cV doppo vfciuan fuori in atto folenne 3C honorato,cY faceuan gran fefta , pero che egli ancora voleua far il medefimo , cV ftar duo di digiuno, cV egli gli rifpofe che poi che era cofi il coftume antico,lodoueffeferuare, tVche doppo gli haurebbe dette molte cofechel'Imperator noftro Signor licomandauachedo- ueffe dir aliai , &C a tutti i Signori di quelle prouincie , & incontinente fi miife il nuouo Ca- cique al fuo digiunoin vn luogo appartato dal congnio de gli altri, che era vna cafa per ciò apparrecchiatagli dal di che gli fu notificato dal Gouernatore che era vicina al fuo alloggia- B mento, di che rimafe elfo Gouernatore con tutti ii Spagnuoli marauigliato molto veduto come in il breue fpatio fi fufle fatta vna cafa cofi grande 8£ fi buona i Quiui fé ne flette ferra- to etritirato,nelqualluogo niuno lo vidde ne entro détro , eccetto i paggi che lo feruiuano cV dauan da mangiare,et il Gouernatore quado gli voleua comandar qualche cofa,Finito il fuo digiuno , vfci fuori honoratamente veftito , accompagnato da molta gente , Caciqui dC principali,che Io guardauano,cV ornati tutti i luoghi doue egli s'haueua da por a federe,con cuffini di gran valore,cV fotto i piedi poftiui pani honoratf S'alTife pilo di luiChalicuch ima quel gran Capitano d' Atabalipa che li conquido quel paefe , come fi ditte nella relation fat- ta nelle cofe di Caxamalca,& vicino allui il Capitano Tice, vno de i principali , cV dall'altra parte certi fratelli del Signore,cV feguitauan di qua cV di la altri Caciqui de Capitani cV Go- nernatori di prouincie,c\: altri (ignori di gran terre, ne quiui finalmente s'afilfe perfoneche non fuffero di quahta,et mangiaron tutti di còpagnia in terra,che non accoftumano altre ta uole,cV doppo Thauer mangiato il Cacique,diffe che intendeua di dar l'obbedienza in no- me di fua Maeftainquel modo che allui I'haueuan datai fuoi principali: cV ilGouernator. li diffe che faceffe come li pareua : cV quiui gli offerfe vn pénacchio biaco che i fuoi Caciqui gli haueuano dato , dicendo che quel li Jprefentaua in fegno d'obbedienza. Il Gouerna- tore l'abbraccio con molto amore & lo riceue , dicendogli che quando hauefie voluto , gli haurebbe detto quel che doueua dirgli in nome dello Imperadore * cV fu tra lor conclufodi € congregarli per ciò vn'altra volta il giorno feguente , nelquale vfci in quella congregatione il Gouernatore veRito al meglio che potè di veftimenti di feta co gli officiali di fua Maefta, cV alcuni nobili della fua compagnia, che vi fuffer prefenti ben veftiti per meglio rapprefen tar quefto atto d'amiftade cVdi pace , cY appretto di lui fece porre l'Alfrireconla bandiera reale.Quiuiil Gouernatoredomandda tutti per ordine a ciafcuno come fi chiamaua , cV di che terra fuflefignore facendogli notare vn fuo fecretario 8C fermano , cV erano meglio di cinquanta Caciqui, cVfignori principali,doppo riuoltatofi a tutti loro,diffe che l'Imperator Don Carlo noftro fignor di cui eran creati cV vaflalli quelli Spagnuoli che erano in fua com pagnia , l'haueua mandato in quei paefi per fargli intendere dC predicare ; come vn folo Si> gnor dC creator de i cieli 8C della terra padre , figliuolo cV fpirito fanto tre perfone cV vn folo iddio vero gli haueua creati, cV li daua la vita cV Mere , cV li faceua nafeere i frutti della ter- ra con che fi fofteneuano,cY accio lor notificafie quel che eflì haueuan da còpire 6V da guar- dare per faluarfi,cV come per mano di quefto noftro Iddio omnipotente & de i fuoi vicari] die ha lafciati in terra,perche egli fall al cielo doue hora dimora , cV ftarà glorificato fempre. Furon quelle prouincie date all'Imperatore perche ne pigliaffe il carico,ilquale haueua man dato lui a dottrinargli nella fé Chriftiana , cV porgli fotto la fua obbediéza,cY che tutto por taua per fcritto,perd che l'afcoltaflero et compiffero,iI che fece egli leggere cV dichiarar loro di parola in paroIa,per vno interprete, poi domando loro fé I'haueuan ben intefo , cV rifpo- iero chefi,pero N cheppì che «^lihaueualor datoperfignore Atabalipa, etti haueuan fatto tutto ti* ii ■ , ■,.* • ■•„ Kli!iì ; ■ I ifjf • DELLA CONQUISTA DEL PERV tutto quel che egli haueffe comandato loro in nome difuaMaeftà, cV che etti tenean per D fupremo fignore l'Imperatore , cY doppo il Gouernatore, cV doppo A tabalipa,per far quel che egli gli haueffe comandato in nome fuo .Incontanente prefe il Gouernatore la banche- ra reale nelle mani,laquale alzo v in alto tre volte,cY alloro diffe che come vaffalli della M. C» doueffer effi far il medefimo , cV tofto la prefe il Cacique, cV poi i Capitani cY glialtri princi- pali, & ciafeuno l'alzo in alto due volte,poi tutti andarono ad abbracciare il Gouernatore,il quale gli riceue v con molta allegrezza, per veder la lor pronta volontà', cV con quato conten to haueuano afcoltate le cofe di Dio,cV della noftra religione. Il Gouernatore volfe hauer in fcritto tutto quefto atto con teftimonrj , ilquale finito , al Cacique cV principali fece gran fé- fìe, co quali poi ogni di fi pigliaua piaceri cV paffatempi in giuochi cV cornuti, i quali fi face- uan per la maggior parte alla cafa del Gouernatore* Conducendo "Vna nuoua Colonia di Spagnuoli adhabitare à Xauxa^hanno nuoua deìld morte di Guaritico fratello d'^étabalipafloi che hannopajfato le terre di Guamacuco,*s4damalch } Guaiglia,Porto di Nette , & capo Tambojntendono che in Tarma fono affettati per efier offe fi da. molti In* diam da gucrra^percto fanno incatenare Chdicuchima 3 <& intrepidi feguendo il lor l>iaC riceuerle naui che veniffero di Spagna in quel paefe. In quefto modo fi partironconlainftruttinnecheilGouernatordiede loro di quel che haueuano da fare circa la pacifica tion della gente de luogi circunuicini di quel popolo» IlGouernator fimilmente fi parti poi vn lunedi da mattina ,nelquale camino tre leghe, cV F andò a dormire alla riua d'vn fiume,doue gli venne nuoua che vn fratello del Cacique Ata- balipa,chiamato Guaritico cV fratello fimilmete d'Atabalipa,era flato morto da certi Capi- tani d' Atabalipa per ordine fuo. Quefto Guaritico era perfona molto pincipale OC amico di Spagnuoli,ilquale era flato mandato dal Gouernator di Caxamalca a racconciare i ponti et pafli cattiui delle ftrade.Il Cacique noftro fenti gra dolore della fua morte, cY al Gouernator difpiacque molto,gche l'amaua gcio che egli era vtil molto r> profitto de i Chriftiani. l'altro di fi parti il Gouernatore di' quel luogo :8C g fue giornate caminado giunfe alla terra di Gua macuco:longi diciotto leghe da Caxamalca, cY effendofi quiui ripofati duoi giorni . fi parti per Caxamalca noue leghe più ohre,douearriud in tregiorni, 6Y vi ripofò quattro , per che la gente haueffe da mangiare , cV ripofaffe per paffar a Guaiglia venti leghe di li. Da quella terra partito , arriud in tre di al Porto di Neue , ilqual paffd , cY l'altro di da mattina giunfe a vna giornata lontana da Guaiglia ,cY mando il Gouernatore vn fuo Capitano che era il Ma rifcalco Don Diego d'Almagro con gente da cauallo deftra a pigliar vn ponte lontano due leghe di Guaiglia , ilqual ponte era fabricato della forte che fi dirà qui innanzi.Quefto Ca- pitano prefe il ponte infieme con vn monte forte che fopraftaua a qlla terra,ne tardo il Go- uernatore ad arriuar al ponte col refìo de i fuoi , cY paffatolo , parti l'altro giorno da mattina che fu la domenica per Guaiglia doue giunti , vdiron fubito meffa , cY doppo entro in certi buoni alloggiamenti , cY quiui ripofatofi otto giorni,fl parti con la gente, cY l'altro di paffo vn'altro RELATIONE A vn'altro potè di rete che era fopra il medefìmo fiume , il quale paffa per vna valla piaceuolei caminarono trenta leghe fin doue il Capitan Fernando Pizarro apporto per Pacacama , fi " come tutto diftufamente fì mando per relatione a fua Maeftà, di ciò che fi fece in quel viag- gio fin a Pacacama , cV di li alla città di Xauxa , cV nel ritorno a Caxamalca che conduffe il Capitan Chilicuchima feco, cV d'altre Cofe che quiui non fi parla Jl Gouernatore fé drizzò al fuo cammino , cV per fue giornate marciando , arriud alla terra di Caxatambo , cV di li fi parti fenza voler hauere altro che hauer qualche Indiano per fargli portar le fome dell'oro, di fua Maefta,cYdei foIdati,vfando fempre vigilarla in fapere, cV hauere information delle cofe che fuccedeuano nel paefe , cV con buon concerto delle genti, fempre con auantiguar- dia,cV retroguardia, come haueua fatto per l'adietro , temendo che il Capitano Chilicuchi- ma che menaua con elio lui,non gli tramarli qualche tradimento per il fofpetto che haueua hau tuo maiììmamente che ne in Caxatambo,ne per dieci leghe innanzi non haueua troua fa gente alcuna, ne meno fé ne ritroud in vno alloggiamento che fi fece in vna terra cinque leghe più oltre,Iaquale perche s'era fuggita fenza che v'appariffe creatura, doue giunto ven ne vno Indiano creato d'vno Spagnuolo , che era di quella terra di Pambo , che era diftante di qua dieci Ieghe,S<: venti dalla cittàdi Xauxa , dalquale s'intefe che s era vnita molta gente di guerra in Xauxa,per vccidere i Chrifiiani che veniuano, condotti da Incorabaliba,Igua- parro 5 cV Mortay,cV vn'altro Capitano, tutti quattro perfone delle principali, cV che haueua B no moltamente co elfo loro,foggiongendo di più , che in vna villa cinque leghe da Xauxa, chiamata Tarma,s'era mefla alla cuftodia d'vn mal palio certa parte di quella gente , ilquale era in vn monte , per tagliarlo cV romperlo,accioche gli Spagnuoli non poteffero panare* Diquefto informato il Gouernatore , fece metter vna catena al Capitano Chilicuchima, perche diceuano per cofa verificata che per fuo confìglio, cV comandamento s'erano mof- le quelle genti con intentione di fuggirfìda Chrifiiani, cV andare a cóngiungerfi con elfo Ioro:delqual trattato non era confcio il Cacique Atabalipa,anzi non lafciauano quefte genti venire niuno Indiano dalla banda del Cacique , accio non gli potette dare notitia di quelli andamenti* La caufa perche s'erano ribellati , cV voleuano guerra con Chrifiia- ni, era per vedere conquiftato quel paefe da Spagnuoli,cV voleuano comandargli* II Go- uernatore prima] che fi partine da quel luogo, mando vn Capitano con gente da cauallo, perche pigliane vn Porto di Nieue, che era tre leghe lontano da quel luogo , cV fé n'andafie ad alloggiar la fera a certe campagne vicine a Pombo,cV cofì fece,che palio il porto,con vna gran neue , ma ne reftd fenza impedimento veruno , cV fimilmételo paffd il Gouernatore fenza contrafto,eccetto del faftidio della neue che gli fopra giunfe molto impetuofaXa not te dormirono tutti in quella campagna fenza coperto alcuno , fopra la neue,ne pur hebber fouuenimento di legne ne da mangiare» Giunti alla terra di Pombo prouidde 3C ordino il Gouernatore che i foldaii alloggiaffero col miglior ordine cV foprauifo che foffe poftìbile, C percioche haueua eglinuouache i nimici crefceuano ogni hora più, & fi teneuano per fer-r mo che doueflcro venir ad alTaltar quiui gli SpagnuoIi,cV perciò fece accrefcer le guardie,et le fentinelle, fempre fpiando gli andamenti de nimici* Doppo l'eflerfi quiui ripofati otto di,da certi mefiTi che il Cacique d' A tabalipa haueua mandati per faper quel che fi faceua in Xauxa,venne vno che difie , come la gente di guerra era cinque leghe da Xauxa al camino del Cufco , cY veniua per abruciare la terra , cV tutti gli alloggiamenti d'efla , perche iChri- ftianinon trouafléro da poter alloggiare, cV che effi voleuano andare alla volta del Cufco a cógiungerfì con vn Capitano che fi chiamaua Quizquiz che quiui era con molta gente da guerreggiare,che era di Guito,poftaui per commiffione d' A tabalipa,per fìcurezza del pae fé* Qtiefto faputo dal Gouernatore , fece apparecchiar feffantacinque caualli leggieri , con liquali , cV con venti pedoni che haueuan la guardia di Chilicuchima , fenza impedimento di bagaglie,fi parti per Xauxa,lafciando quiui il Teforiero con l'altra gente in guardia della coda del campo,cV l'oro di fua Maeftà,cY de i compagni* Il ài che fi parti da Pombo, & ca- mino ben fette leghe,cY fé n'andò ad alloggiare a vna terra che fi dice Cacamarca,cV quiui fi ritrouarono fettanta mila pefì d'oro in ricchi pezzi,alla guardia de i quali,lafcid il Gouerna tore duoi Chrifiiani a cauallo , accioche quado la retroguardia arriuaffe, lo conducefle fotto buona cuftodia: doppo fi partila mattinacon la fua gente bene in ordine,hauuta nuoua che tre leghe lungi erano quattro mila huomini , &T nel marciare andauano fempre innanzi tre 6 quattro caualli leggieri acctocheincòtrandofì in qualche fpia de nimici li pigliaffero per che ,. r , m lì i,i i ■ DELLA CONQUISTA DEL PERV che non dettero auifo della venuta fua* Sul mezzo di giunfero a quel mal paffo di Tarma, D doue diceuano che era gente a guardarIo,per difenderlo, ilquale moftraua d'effere fi difficul tofo, £che pareua co fa impoffibile a poter falirlo , percioche v'era vn mal paffo di pietra per calar al fiume picciolo douehaueuano dafmontare a piedi tutti quelli che erano a cauallo, cV doppo bifognaua che faliffero all'alto per vna cofta , cV per la maggior parte monte erto cV difficile che duraua ben vna lega , ilquale fi paffo fenza che gl'Indiani che fi diceua effere in arme, compariffero» Et al tardi parlata Inora di vefpro comparfe il Gouernator cV gétea quella terra di Tarma , che per effer in mal fito,cY hauer nuouache v'haueua da venir India- ni a dar addoffo a Chriftiani,non volfeegli più tempo quiui fermarfì,fe non quato potè dar da magiare a caualli per riftorargli della fame et fatica paffata, per vfeir prefto di quel luogo che non haueua altra parte di piano fé non la piazza, cV era circondato tutto all'intorno per fpacio d'vna lega di mòtagne in vha picciola cofta: per effer notte fece quiui alloggiar il Tuo campo ftando fempre in guardia con li caualli infellati , OC gli huomini fenza mangiare , 8C finalmente fenza vn refrigerio alcuno,percioche non haueuano ne legne,ne acqua,ne por- tauano con effo loro tende da poter coprirfi,che fu cagion di quafi morir tutti di freddo,per che piouue x molto al prima notte, cV doppo neuigo v i modo che l'arme cV i pani che portaua ne addoffo fi bagnarono tutti , pero ciafeuno al meglio che potè , fi rimedio , cV paffoffene quella mala cV trauagliofa notte , fin che venne l'aurora , nellaquale ordino che caualcaffero per giungere a buon'hora a Xauxa,che era quattro leghe lontana di li,cY hauendone già ca- E ualcatedue,il Gouernator fece diuidere li feffantarìnque caualli fra tre Capitani, dandone aciaicund'effiquindicijpigliandoconluiglialtriventijcon li venti pedoni che guardaua- no Chilicuchima, In quefto ordine camminarono fino a Porfi a vna lega lunge da Xauxa, hauendo a ciafeun Capitano ordinato quel che doueffe fare,cV fi fermarono tutti in vn pic- ciol luogo,cV villetta che quiui era: poi fi moffero con buon concerto tutti,cY giunfero a vi- fta della città in vna cofta lontani vn quarto di lega [i fermarono tutti» Giungono alla città di Xauxaj& parte di lororefla.no inefta per guardia } & altri contra l'esercito de Inimici, co anali combattendo reaflno l/ittoriofi } & fanno ritorno a Xauxa,ne quiui molto re- flano,cbe diloro parte l'anno yerjò ilCuJco y perritrouare ilcorpo delefserctto de nimici, ma il fatto non li riejce^fanno a Xauxa ritorno* La gente della terra vfci tutta fuori fu la ftrada per veder i Chriftiani ringratiandoli della venuta loro,con laquale teneuan per fermo vfeir di feruitu, cV penofa foggettione di quella gente foreftiera» In quefto luogo volfero afpettare che entraffe più il giorno, pero veduto che non compariua gente da guerra , cominciarono a caminar per entrar nella terra , dC nel calare quella picciola cofta viddero venir correndo a gran fretta vno Indiano con vna lancia alta,cV giunto a loro,fi vidde effer vn criato di Chriftiani,che diffe,che il fuo patrone l'haue- F uà mandato a far loro intendere che doueffero caminar prefto che li nimici erano dentro la terra,cV che duoi Chriftiani a cauallo, innazi a tutti glialtri haueua fpinto i lor caualli, cV era no entrati dentro per veder gli alloggiamenti che ci erano,cV andadola ricercando, viddero qualche venti Indiani che vkiuano di certe cafe con le lor lande, cV altre arme chiamado gli altri che foffero vfeiti a congiungerfi con effo loro» I duoi Chriftiani vedutigli metter infie-- me,fenza por méte al gridare , cV chiamar loro , dierono in eflì , OC n'vccifero alcuni,cV altri ecero fuggire,i quali li venero tofto a vnir con altri che erano vfeiti in lor foccorfo,et fecero vna maffa di qualche dugéto,ne quali di nuouoi duoi Spagnuoliaffaltaronoinvna ftrada ftretta , cV gli roppero facendogli rinculare alla riua d'vn fiume grande che corre per quella città, cV in quel tempo l'uno d'efìì Spagnuoli haueua mandato quello Indiano che ho detto con la lancia inhaftata in fegno che eran nella città li nimici co l'arme ♦ Gli Spagnuoli vdito quefto dierono di fproni a caualli, cY fenza fermarfi giunfero alla terra,cV entrarono dentro cVtrouatii loro duoi compagni,gli fu da loro narrato quel ch'era loro auuenuto conquelK Indiani,éV correndo i Capitani verfo quella parte doue s'erano ritirati li nimici,giunfero al- la riua del fiumeche era in quel tépo molto ingroffato:cV da quella riua viddero a vn quar- to di lega dall'altra bada,gli fquadroni de nimici: onde parlato il fiume con no poca fatica 8C pericolo caminorono verfo loro«ll Gouernatore reftd alla guardia della terra, gche fi diceua che dentro v'erano fimilméte genti nimiche nafeofe* Gl'Indiani veduto che i Chriftiani ha ueuano RELATIONE 4 oa A ueuano parlato il fìume,fi cominciarono a ritirare fatti duoi fquadroni.Et IVno de i Capita^ ni Spagnuoli con i fuoi quindici caualli leggieri fpinfe per vna cofta del colle,doue effi era> no per pigliarIo,accio che quiui non poteffero farli forti cY riu'raruifi,c\: gli altri duo Capita ni fpinfero per dritto alla volta loro lungo il fiume et gli aggiufero in vna feminata di Maiz lungi vna lega da Xauxa , cV rompendo in loro gli pofero in rotta , giungendoli quiui tutti che di fd cento che erano non nefcarnparon più di venti, ó trenta che prefero il monte pri- ma che il Capitano con quei quindici vi giungeffe,et in quello modo fi faluarono,perche la maggior parte fi riduceua verfo l'acqua pelando faluarfi ieffa, pero i caualli leggieri paffaua- no il fiume quali a nuoto dietro di loro,et nò ne lafciauano alcun viuo, eccetto qualche vno che fé era loro afcofo nel perfeguitargli doppo che furon rotti» Corfero più a baffo doppo, qualche vna lega fenza che mai trouaffero altri Indiani, Onde ritornati fi ripoforono effi OC i caualli loro che n'haueuano bifogno , per che le lunghe giornate fatte per innanzi, 6t con Thauercorfo quelle due leghe, erano alquanto foracchi ♦faputa la verità di che gente fuffe quella 3 fi trouo x che i quattro Capitani cV maffa di géte erano alloggiati a ki leghe da Xauxa lungo il fìume,cYche quel proprio giorno haueua mandati quei fei cento huomini per finir di bruciare la citta di Xauxa,hauédo già bruciatane l'altra metà,gia fette d otto giorni,doue haueuano abbruciato vn edifìcio grande che era in piazza,cY altre cofeavifta della gente della citta con molte robbe cV Maiz, accio che gli Spagnuoli non fé ne poteffero preualere, B Stetteno gli habitatori della citta cofi male con elTo loro,che fé alcuno di quefti Indiani era no fuggiti dentro,cY nafcofi,andauano elfi a infegnarlo a Chriftiani accio che l'uccideffero, cV eflì proprfj gli aiutauano ad ammazzare,cYda loro [ietti gli haurebbono ammazzatile i Chriftiani glie l'haueflero permeilo. In formati adunque i Capitani del luogo doue fi troua uano quefti nemici,et della ftrada,della quale haueuano già camminata par te,determinaron di non ridurfi a Xauxa,ma ripofati alquanto fpinger oltre, OC dar nella malia della gente, che era lontana quattro leghe da loro,prima che fuffero auifati dell'andata loro,cY con quella intentione comandarono che fi poneiTeroin punto i foldati,ma non hebbe effetto il dife- gno loro,percioche trottarono i caualli cofi fianchicene prefero per partito di ritornarfene a dietro come fecero* Narrarono,giunti a Xauxa al Gouernatore il fucceffo della cofa,di che fenti egli gran piacere cV li riceué con molta allegrezza,ringrantiando ciafeuno deli'efferfi cofi valorofamente portato.Et diffe loro che in ogni modo intendeua che s'andarle ad affala tar il capo de nimici, perche benché fuliero auifati del fucceffo, era egli certo che gli haureb bono afpettatu Incontanente comando al mauro di campo che gli alloggiarle, cY lor dille che fi ripofalfero quel tempo che lor reftaua del giorno , cV la notte finche vfeifie. , la luna,c\T che doppo fi metteffero in punto per andar a dar ne i nimici,nella quale hora furono in ordì ne cinquàta caualli leggieri,che dato nelle trombe cÒparfero armati nelli lor caualli nello al loggiamento del Gouernatore,dalquale tolto combiato feguirono il lor camino , reflando G nella città feco quindici caualli coni venti pedoni che faceuano la guardia ogni notte coni caualli infellati,fin che torno il Capitano da quella imprefa che fu di li a cinque giorni,ilqua le narrò al Gouernatore tutto quel che gli era auuenuto doppo che fi parti da lui,dicédo che la notte che fi tolfe da Xauxa, andò qualche quattro leghe prima che fi faceffe giorno , con molta preffìa per giungere nel campo de nimici prima che effi fuffero auifati dell'andata loro,cY che effendo già vicini, viddero vn gran fiume fui far del giorno da quella parte doue erano alloggiaticene erano due leghe ancora più oltre, onde egli fpinfe oltre co i fuoi a gran furia,penfandofi che i nemici auifati della venuta loro fé ne fuggiuano,cV haueuano abbru- ciati gli alloggiamenti che erano in vna villa, cV cofi era,percio che fé ne fuggiuano hauédo dato il fuoco a quella mifera terra, Gli Spagnuoli giunttin quel luogo feguiron le pedate di quella gente per vna valle tutta piana,èY fecondo che gli veniuano aggiungédo trouauano come più pigre a caminare molte donne & fanciulli nella retroguardia,et cofi fra loro laffan dofeli a dietro per giugere gli huomini corfero ben,4*leghe , cV giunfero alcune fquadre di loro de i quali vna parte veduto,alquato di lontano loro,hauedo hauuto tépo di pigliare vn monte,fifaluo x ineffb,cValtrichefuronpochifuron morti reftando in predadi Chriftiani (iquali per trouarfi i caualli fianchi non volfero fàlir al monte)moltebagaglieloro, 8C done S>C fanciul!i,cV già che era còparfa la notte tornaron a dormire a vna villetta che s'haueuano lafciata a dietro,cV il giorno feguente determinaron quefti Spagnuoli feguir il lor camino alla via del Cufco dietro gl'Jndiani,per torgltet preoccupargli certi ponti di rete per non la-* { elargii SW W:4 li,' it,:\f 4 ti f):,, ,.-■ t DELLA CONQUISTA DHL PERV fciargli pattare , perd per mancamento del viuer per i caualli furon forzati di ritornarfene a I dietro con gran difpiacere del Gouernatore.per che non haueuano feguiti almeno per tor- gli quei ponti cV non lafciargli paffare alla via del Cufco, percioche effendo gente foreftiera il dubitaua che haurebbe fatto vn gran danno a gli habitatori di quei luoghi. Ordinano nuoui officiali nella città di Xauxaper fami ~Vna Colonia di Spagnuoli , & hauendo battuto nuoua della morte d^tabalipa^molto prudente & con arte per conferuarfi in gratta dell: Indiani grattano creatione delnuouo Signore* Et per quefta cagione venute che furono le bagaglie Se la retroguardia che egli haueua la feiata a Pombo,fece bandire che percioche egli determinaua di fondar in quella citta' di Xau 3ta Colonia di Spagnuoli in nome di.S.M.CoIoro che haueflero animo di farui domicilio lo potefferofare,maniuno di Spagnuoli vi fu che volerle accettar di ftarui, dicendo che fin tanto che fteffe fuori la gente di guerra con l'arme in mano per quel paefe non ftariano i na^ turali di quella prouincia al (eringio cV fuggettione di Spagnuoli , cV obedienza di S. M. Quello veduto dal Gouernatore determino di non fpender per alfhora tempo in quel ne- gocio,ma di volerfene andar cètra i nemici alla volta del Cufco per fcacciargli da quella prò tiincia cV difertargli a fatto : in tato per dar ordine alle cofe di quella città,fondd il popolo in nome di S.M.cV creo officiali per la giuftitia d'effo che furono ottanta, i quaranta de i quali E furono quaranta caualli leggieri che quiuilafció al prefidio d'effa col Teforiero in guardia anco dell'oro di S.JVUafciandolo luogotenente fuo , & quello alquale s'haueffe da far capo intuttelecofe,&haueffeil principato cYlafommadelgouerno, In quefto mentre venne a morte il Cacique Atabalipa di Tua infirmità di che fentì gran difeontento il Gouernatore cV inlieme con lui tutti gli Spagnuoli perciò che era veramente molto prudente cV portaua amor grade a gli Spagnuoli.fi publico palefemente che il Capitano Chilicuchima gli diede con che moriffe gche deOderaua che il paefe fuffe fìgnoreggiato dalla gete di Guiro 6C non da gente natiua del Cufco,ne da gli Spagnuoli, cV fé quefto Cacique vi'ueua,non haurebbe egli potuto veder quelche defideraua Jncótanéte fece il Gouernatore,cbiamareil Capitano Chilicuchima &Tixas,cY vn fratello del Cacique, cV altri Capitani principali, 8C Caciqui che eran venuti di Caxamalca a quali ditte che doueuan ben fapere che gli haueua creato ti' gnor Atabalipa,cV che effendo morto doueffero effi penfare quel che voleuan p fignor che glielo haurebbe dato.Fu tra loro gran differenza fopra di quefto,perche Chilicuchima vole uà che fulfe fìgnor il figliuolo d Atabalipa Aticóc , cV fratello del Cacique morto , cV altri fi gnori che non eran del paefe di Guito voleuano che il fìgnore fulfe natiuo del Cufco cV prò poneuano vn fratello carnale d'Atabalipa» Il Gouernator dille a quei che voleuan p iìgnor il fratello d'Atabalipa che Io mandaffero a chiamare , dC che comparfo,quando l'haueffe co- nofeiuto perfona di merito, l'haurebbe creato,cV con qfta refolutione,fu licentiata quella co F gregatione,cY hauédo chiamato da parte il Gouernatore il Capitano Chilicuchima glidif- fe quelle parole.Gia fai tu ch'io amauo molto Atabalipa tuo fignore, haurei voluto che poi che morì dC lafcio fìgliuolo,che elfo fulfe flato fignore, cY che tu poi che (ei huomo fauio ha- uefìTi da effer fuo Capitano fin tanto che egli fulfe in eta N d'amminiftrare la fignoria , cY per quefto quado brami che fi faccia lo màdaro a chiamar prefto,perche,per amore di fuo padre amo lui molto , cV te umilmente, pero infìeme con quefto poi che tutti quefti Caciqui che fon qui fono tuoi amici & de i foldati della voftra natiÒe puoi tu difpor molto , ben farà che tu gli mandi meffaggieri che venghino in atto di pace,pche io non vorrei incrudelirmi con tra di loro cV vendergli come tu vedi che io vado facendo , bramando che le cofe di quefte prouincie fieno quiete cV pacifica Quefto Capitano , haueua gra defiderio, come s'è detto, che il figliuolo d'Atabalipa luffe fignore,dicheauuedutofiil Gouernatore con arte glidif- fé quefte parole, cV gli diede quefta fperanza ,non perche haueffe animo di farlo,ma perche in tanto che quel fìgliuolo,d' Atabalipa vernile per quefto effetto,egli faceffe che quei Capi tani di guerra che haueuan già l'arme in mano fuffero venuti in atto di pace. Fu fìmilméte finito quel che diffe ad AticoccVaglialtri fignori della prouincia del Cufco che haurebbe fatto fignore colui che elfi haueffero voluto , pad che bifognaua che cofi fi gouernaffe per l'efferein che lì trouauano le cofe in quel tempo per ftar bene con tutti, A Chilicuchima cercaua di dar parole, accio che faceffe venir le genti che erano al Cufco con l'arme, a lafciarle, rio A Iafciarle, perche non faceffero danno nelle genti del paefe, 8C a quelli del Cufco,accioche fof fero veri amici de Chriftiani, cV li deflì auifo di quel che i nimici trartauano, cV di tutto quel che fi faceua nel paefe, cY per quefte cagioni cV altre diceua quefto il Gouernatore con mol- ta prudenza. Chilichuchima riceue x , per quel che dimoftrò, tanto piacere di quefte parole, come fé l'haueffe fatto Signor di tutto il mòdo , OC rifpofe che haurebbe egri fatto tutto quel che li comandaua,che haurebbe dato rame che i Capitani cV foldati fodero venuti alla pace, cV che haurebbe fpediti mefli a Guito, pche il figliuolo d'Atabalipa foffe venuto , ma che fi dubitaua che foffe impedito da dua gran Capitani che erano con effo lui, che no l'haurebbo no lafciato venire, però con tutto qfto haurebbe madato tal perfona con l'ambafciata, che fi penfaua che haurebbono condefeefo tutti, accioche eglihaueffe voluto.Et li foggiunfe,Si- gnor poi che tu vuoi ch'io faccia venir qfti Caciqui, toglimi quefta catena da doffo,gcioche vedutomi con effa , nò vorran fare il comadamento mio. Il Gouernatore,accioche egli non fofpettaffe che fofTe finito quel ch'egli haueua detto, li diffe efler contento di farlo, pero con vna condizione che gli voleua por le guardie diChriftiani,fìnche haueffe egli fatti venire quelli foldati che erano con l'armi in mano in atto di pace , Oc haueffe veduto il figliuolo di Àtabalipa,et egli reffà fodisfatto di quefto,et in quefto modo fu fciolto,cYdal Gouernatore poftagli buona guardia,per efler quel Capitano la chiaue di tener quel paefe pacifìco,cV fog getto» Fatta quefta prouifione , cV ordinata la gente che haueua d'andare con il Gouernator B alla via del Cufco,che erano cento caualli cV trenta pedoni , comando a vn Capitano che co 60 da caual!o,cV alcuni pedoni andaffe innanzi per far rifare i ponti ch'erano abbruciati , et il Gouernatore in tanto rimafe per dar ordine a molte cofe conuenienti per la citta", 6Y la Re publica che haueua da lafciare quafì coloniata , cY per afpettare la rifpofta di duoi Chriftiani che haueua mandati alla cofta del mare per vedere i porti , cV poner in efil delle Croci , per- che s'alcuno venirle riconofeeffe il paefe» Defcrittwne delli ponti quali coflumanogj Indiani fare [opra ifiumi per pafsare,& del difficile "Viario fata- to da gli Spagnuoh ne l'andare al Cufco:& del giungere a Panar ai^ <& Tarcos città de ?t Indiani. Si parti quefto Capitano il giouedicon qllichel'haueuano da fegufre,cYil Gouernatore col refto della gente , cY Chilichuchima, cV la fua guardia il lunedi da mattina che fegui poi, tutti bene in punto d'arme, OC di tutte le cofe neceffarie per efler il viaggio c'haueuano a fare Iungo,cY reftar tutte le bagaglie in Xauxa , perche non era efpediente di portarfele con effo loro a quefta imprefa. Camino il Gouernatore duoi giorni per vna valle al bailo per la riua del fiume di Xauxa ch'era molto diletteuole, ÒY popolata di molti luoghi,cY il terzo giorno arriurì a vn ponte di rete che e fo pra il medefimo fiume, il quale haueuano bruciato i foldati Indiani doppo che effì v'eran pafTati,ma già il Capitano che era andato innanzi Fhaueua in quel punto finito di rifare dalle genti del paefe. Et da la bada doue fanno quefti ponti di rete doue i fiumi fono grolfì per efler la prouincia habitata in dentro doue non e vicino il mare, G niuno del paefe è quafi che fappia notare, cY per quefta cagione quantiche fiano i fiumi pie ciiolijCV che fi pollano paflare a guazzosi fanno nodimeno fopra i ponti,in qfto modo,che fé il fiume ha le riue faffofedavna banda cY l'altra, armano fopra d'effe vn muro grande di pietra alto, et poi mettono quattro ftaghe groffe di duo palmi o poco meno che trauerfano *lfiume,cYnel mezzo in forma di graticci teffono vimini verdi grofll come dua dita ben teffuti,che non fia più lento lvno che l'ai tro,ligati in buona forma,cY fopra di quefti metto- no delle rame attrauerfate,in modo che non fi vede l'acqua,cY in quefto modo e il pauiméto del ponte, èY nel medefimo modo teffono vn muro alle fponde del ponte,con quefti medelì ini vimini,accioche niuno poffa cadere nell'acqua,di che non ci e poi niun pericolo,benche a'ehi nò e pratico par cofa gicolofa il paffarlo,Dche effendo il tratto et lo fpacio grade y piega il ponte quando l'huomo vi paffa,che fempre va abballando fin'al mezzo, cY doppo va mò tando fin che l'habbia finito di paflare all'altra riua , cV quando fi palla trema m olto forte , in modo che a chi nò v'è vfato fé gli fuanifee la tefta»Fanno per l'ordinario duoi ponti infieme perche dicono che per l'uno partano i Signori, cY per l'altro la gente comune» Vi tengono le ÌOf guardie,lequali il Cacique Signore di tutto il paefe gli fa di continouo rifeder quiui, per che fé i viandanti gli portaflero via oro cY argento o altra fua robba, o d'altri Signori del pàe fé , non lo poffano portare di la , cY quelli che effì tengono in quefti ponti v'hanno le loro ftanze vicine , cY hanno di continouo preffo di loro vimini ÒY graticci cY corde per raccon- ciar i ponti quando fi vengono guaftando, cY farne,bifognando,di nuouo» Hor le guardie Viaggi vol,3°. eee ch'erano k : $s :'■•■ 1 ;Wj r^ò I sv ■ ma "■■■■■ I • . ■ ■• I 11 • " . iifi },S/\ DELLA CO N--Q1V ISTA DEL PERV ch'erano fn quefto ponte quando panarono gl'Indiani,che lo bruciarono , nafcofono la mu D nitione che haueuano di rifarlo , perche ahrimente l'haurebbono effi f imilmente abbrucia- ta^ per quefta cagione la rifecero per il parlare de gli Spagnuoli in fì poco fpacio di tempo» I caualli fpagnuoli, cV il Gouernatore panarono per l'uno di quefti ponti, anchora che per effer frefco,cY non bene ordinato,ftentaffero affai,percioche per efferui parlato fu il Capita- no che andaua innanzi con li feffanta caualli, v'erano fatti molti pertugi, cY era quafi mezzq disfatto , panarono tuttauia i caualli fenza che vi pericolarle niuno quantunche la maggio* parte d'effì vi cadeffero , perche fi moueua il ponte, cV tremaua tutto , ma come s'è detto,era il ponte fatto di forte,che anchora che cadeffero con li piedi dinanzi, cY quelli di dietro non poteuano cadere abbailo nell'acqua: paffati che furono tutti,il Gouernator alloggio in certi alloggiameli d'alcuni arboretti che quiui erano,per ìquali paffauano molti belli riui d'acque belle cV limpide , doppo fi pofero in viaggio caualcando per la riua di quel fiume due leghe per vna ftretta valle che haueua le montagne dall'una parte cV l'altra altifTime, cV in parte ha quefta valle per doue parla il fiume co fi poco fpacio che c'è tanta ftrada alla radice del mote &C del fiume quanto vn tratto di pietra, et in altri luoghi per la cofta del monte poco piu:pa( fate due leghe di quefta valle fi troud vn altro potè piccolo fopra vn'altro fiume , per ilquale pafsd tutta la gente da piedi,cV i caualli paffarono a guazzosi perche il ponte era mal cocio, come ancho per effer l'acqua bada in quel tempo.Paffato il fiume fi comincio' a montare vna montagna afpnfllma cV lunga, tutta fatta a fcaloni di pietra molto fpeffi.Quiui trauagliaro- E no tanto i caualli, che quando finirono di falirla, s'erano perla maggior parte disferrati con l'unghie guafte de i piedi dinanzi,cV di dietro.Salita quella montagna che duro ben mezza legha,andando vn'altro pezzo per vna cofta fui tardi,arriud il Gouernator co quefta géte a vna picciola villetta che era ftata abbruciata da nimici lndiani,cY (archeggiata, cY però nò vi fi troud ne gente, ne maiz, ne altra forte di vettouaglia, cV l'acqua era molto lontana, perda che gl'Indiani haueuano rotti i condotti che veniuano alla città,che fu gran male, cV gran di fagio,per gli Spagnuoli,perche per hauer quel giorno trouato il cammino afpro.faticofo,et lungo,haueuano bifogno di buono alloggiamento* Si parti di quiui l'altro giorno il Go^ uernatore,cV fé n'andò a dormire a vn'altra terraglie quatunche fofTe molto grande,et buo-, na,cY piena di molti alloggiamenti,fi troud nòdimeno in effa coli poco refrigerio come nel l'altra paffata,cY chiamafi quefta terra Panaran Si marauiglid molto il Gouernatore con gli fpagnuoli di non veder quiuine vettouaglie ne cofa alcuna , percioche effendo quefto luo- go d Vn Signore di quelli che erano flati con A tabalipa , cV con il Signor morto in compa- gnia di Chriftiani , era di còtinouo venuto in lor còpagnia fino a Xauxa che dille voler an- dar auanti per apparecchiar in quefta fua terra vettouaglia, cV altre cofe neceffarie per gli fpa gnuoli,cY nonritrouandofi quiui ne egli,ne fua gente,fi teneua per certo che il paefeli vici- no era con l'arme in mano, ne effendoii hauuto lettera veruna dal Capitano che andaua in> nazi con li do da cauallo , da vna infuori nella qual faceua a fapere ch'egli andaua dietro a ni F mici Indianijfi temeua che inimici no haueflero lor tolto qualche paffo onde nò poteffe ve-, nir meffo alcuno mandato da lui. Gli fpagnuoli fecero tanto che bufearono a torno alla ter-, ra del Maiz cV pecore , con die fé ne panarono quella notte , dC l'altro giorno [i partirono a buon'hora,cY giunfero a vna terra chiamata Tarcos , doue fi ritroud il Cacique che n'era Si gnore con qualche gente,ilquale diede auifo del dì che erano paffati di quiui i Chriftiani,cV: che andauano per andar a còbattere co nimici che erano alloggiati in vna terra li vicina.Ri- ceuettero tutti gran piacere di quefta nuoua tY d'hauer ritrouato buone accoglienze in quel luogo, perche il Cacique haueua fatto mettere fu la piazza buona quantità di Maiz,cY di le gne,cY- pecore, cY altro di che haueuan gran bifogno gli Spagnuoli» .; Seguendo il lor ytaggio,hanno auifi mandatigli dalli quaranta caualien Spagnuoli t del flato delE^èr* cito Indiano y col quale ~\ittortofamcnte haueuano combattuto. L'altro di che fu il fabbato,giorno di tutti i Santi,il frate che era in quefta compagnia ài^e mefsa la mattina come e N folito dirfi ih finii! giorno,cY poi fi partirono tutti , cY caminarono fin che giunfero a vna gran fiumana tre leghe lontana , fempre difendendo dallamotagna con afpra difeefa 6Y lunga» Quefto fiume haueua umilmente vn'altro ponte di rete che per cfser rotto fi pafsd a guazzo,cY doppo lì mòto vn'altra mòtagnaafsai grade, che guardado dall'alto al bafso,pareua quafi im poffibile che gli vccelli vi pò tederò volare,quato più falir- lo huomini a cauallo g terra,ma fé li refe men difficultofa laftrada^ perche s'andaua monta» do WWi -» R ET. A TI O NE | do in circuito cY non all'erta,benche fuffe per la maggior parte a fcaloni grandi di pietra che faticauan molto i caualli cY il guaftauano,cV indoleuano i piedi ancora che gli conduceffero per la briglia. In quello modo s'afeefe vna grà lega, cY vn'altra fé ne camino per vna colia di più facil caminOjCVal tardi arriud il Gouernatore co gli Spagnuoli a vna terra picciola, vna partedellaqualeeraabbruciata,cY quiui in quelche cierarimafo difano alloggiarono gli Spagnuoli>et al tardi giunfero duo Indiani meffi, madati dal capitano che andaua innanzi* lquali portaron per lettere nuoue al Gouernatore , come egli era arriuato a gran fretta alla lerra di Parcos,che era reftata a dietro, percioche haueua hauuto auifo che era quiui i Capita tani con tutta la gente inimica, ne hauendouegli trouati hebbe nuoua certa che s'erano riti" rati a Bilcas,onde egli haueua fpinto le fue genti oltre, finche s'era condotto a cinque leghe lunge da Bilcas, doue afpettd la notte , cV fi parti fecretamente per non eflér fentito da certe fpie che eran pofte a vna lega lunge da Bilcas,et hauuto nuoua che i nimici erano detro vna terra fenza hauer notitiaalcuna dell'andata fua , fu il Capitano allegro molto , cY montata vna mótagna doue era quel luogo affai difficile,ful far del giorno entrò dentro cY vi ritrouo certa géte alloggiata poco auifata. I caualli Spagnuoli cominciaron a dar in effa g le piazze fin tanto che fra morti cV fuggiti non fi viddero più perfona alcuna innanzi,gche pochi fol dati Indiani v'erano che s'erano ritirati a vna montagna fuor di ftrada da quella terra, iqua- li tofto che fi fchiard il giorno OC viddero gli Spagnuoli fi miffero infieme tutti in fquadroni 5 venendo contra di loro dicendogli . Ingri, ilqual nome tengono efll per vituperofo molto, effendo quefta vna gente da poca che habita in paefi caldi cY alla cofta del mare , cY effendo quella prouincia cV regione frigida , cY i Chriftiani andando veftiti cY coperti le carni loro gli chiamauano quelli Ingri , minacciandogli che gli haurebbon fatti loro fchiaui per effer pochine arriuar pur al numero di quaranta,cY minacciandogli li diceuano che doueffer di- scender a baffo doue fìauano. II Capitano quantunche conofeeffe che fìritrouaua in vn mal fìto da combatter con caualli de quali poco R poteuano gli Spagnuoli preualere,nodimeno accio che non poteffero i nimici penfare che il non combattere procedette da viltà d'animo prefe con effo lui trenta caualli, cY lafciati gli altri alla guardia della terra,cald al baffo contra ài loro per vna ferrata del monte cY vna cofta molto faticofa J nimici gli afpettarono animo famente, cY nel vrtarfi infieme vecifero vn cauallo,ferendone altri dui 5 ma al fine effendo tue ti rotti fuggirò chi da vna banda cY chi dall'altra del monte, cammino più afpro oue i caual- li non gli haurebbon potuti feguitare cY far lor danno Jn quefto fi venne a vnir con effo lo- ro vn Capitano che era fcampato della terra , che hauendo intefo da loro che haueuano am- mazzato vn cauallo cY feritone dua,diffe voltiamoci a dietro 6Y combattiamo con effo loro in modo che niuno refti in vita che fon pochi, cY incontanente fi riuoltaron tutti con mag- gior animo cY più gràde empito che prima , cY gui s'appicco vna fiera battaglia,et maggior che la prima* Tuttauia fuggirono gl'Indiani , cV i caualli li feguitarono d'ogni banda del l monte fin che potero.Di quelli dui incontri rimafero morti ben fei cento huomini,cV fi ere de che vi rimaneffe morto Maila l'uno de i Capitani gene tutti gl'Indiani lodiffero, cV quei della lor parte quando vecifero il cauallo li tagliarono la coda, cV poftala in vna lancia la por tauano innanzi per lor gonfalone* Gli fece fimilmente fapere che intendeua di ripofar qui «i tre giorni per amore de i Chriftiani cV caualli feriti, cV doppo fi farian partiti per occupar li innanzi vn ponte di rete che era quiui vicino , accio che i nimici fuggi tiui non paffaffero per congiungerfi con Quizquiz nel Cufco cV con la guarnigione della gente che haueua laqual diceua che afpettaua gli Spagnuoli in vn paffo cattiuo vicino al Cufco,perd anchora Che fuffe più cattiuo,haueuano fperaza in Dio che fecondo il luogo doue haueuano hauuta quella battaglia,pae(è cofi afpro cV faffofo,che da loro in alcuna altra parte per difficile cV fa- ticofa che fi fuffe non fi farebbon potuti difender da loro , ne offèndergli in alcun paffo cat- tiuo , cV che quinci partito paffato il ponte che e tre leghe dal Cufco,quiui haurebbe afpet- tato il Gouernatore come gli haueua impofto,cV di tutto ciò hauefse intefo che gli fufse fuc ceflbjglie l'haurebbe fatto a fapere per meffi a pofta* Doppo yarij incommodi,patiti nelyìdggìo , hauendo paffute le città di Bilcas & d ' *Andakaitta t ■. prima chegimghmo ad Stramba , hanno lettere dagli Spagnuoli perequali gli mandano inficcorfò trenta Caualieri. Quefta lettera hauendo riccuuto il Gouernatore fentirono infieme con lui tutti gli Spa- Viaggi vol*3°. eee i) gnuoli r \ DELLA C O *N Q^V;i S T A D E L PERV gnuoli infinito piacére per la vittoria che haueua hauuta il Gapitariò,cV incontanente lama ] do infierne con vn'al tra fua alla città di Xauxa al Tefo riero cY Spagnuoli eh e v'erano refta*- ti, accio con elfo loro participaffero il piacere delle buone nuoue della vittoria del Capitano» Et ilmilmete mando meffì al Capitano cV Spagnuoli che era feco,ringratiadogli aliai della vittoria che haueuan hauuto, pregandogli 8C auifandogli che in quefte cok u gouernaffero fempre più tofto coìcòfìglio che col por mete alle forze Ioro,cY che in ogni modo gli douef (èro afpettare panato l'ultimo ponte, accio che tutti poi infierne facefièro l'entrata nella citta' del Cufco. Ciò fatto fi parti il Gouernatore il di feguéte che fu d' vn'afpro cV faticofo cammi no di motagne petrofe cV afeefe cV dikek di fcaloni di faffi , che fi péfarò tutti co fatica poter ritrarne i cauaìIi,còfìderato il camino fatto, cV ql che anco haueuano da fare.Giunfero a dor mire qlla notte a vna terra che era pofta dall'altra parte d'vn fiume che haueua foprafìmiP méte vn 'altro ponte di rete,i"eaualli paffaron g 1 acqua, cV la géte pedona cV feruitori di Chrt ftiani andaron per il ponte. Jl feguéte giorno riebbero buò camino lungo quel fiume , doue trouaron mokefeluaticine cerui Sl camozze dC quel di giufero ad alloggiar a certi alloggia menti vicini a Bilcas,doue il Capitano che andaua innanzi haueua fatto,per càminar la not- te & ire a entrar a Bilcas fenza efler kniiti , come entro' , cV quiui venne vn'altra fua lettera,; doue diceua che s'era partito da Bilcas già duo giorni, cV era giuto a vn fiume 4 leghe inna ziilquale haueua guazzato per eiler bruciato il ponte, cV quiui haueua intefo che il Capita-' no Narabaliba andaua fuggendo con qualche venti Indiani, cV che s'era in contrato in duo ] milalndiani,che gli haueua madati in foccorfo il Capitano del Cufco, iquali come feppero, Ja rotta diBilcas fé ne ritornarono fuggédo con effo lui,cercado d'andar a congiungerfi cori kreliquie fparte di quei che fuggiuano , afpettandogli in vna terra chiamata Andabailla,et die egli determinaua di non fermarfi mai finche non fi fufle trouato con loro. Vdite quefte ìkioue dal Gouernatore, penfo di volergli mandar foccorfo,ma dopo non lo fece, perche co fiderò che fé n' doueua far la battaglia, già farebbe fatta,cV non farebbe ftato più a tempo, ma foen determinò di no fermarfi pur vn fol giorno fin tato che non lo raggiungerle, cV in qfta modo fi parti per Bilcas doue entro il feguente di di buon'hora, et per quel giorno nò volfe andar più auanti. E polla quella citta diBilcas in vn monte alto cV è gran luogo cV capo di prouincia,ha vna genie & bella fortezza, vi fono molte cafe di pietra molto ben fabricate,er è nel mezzo del viaggio tra Xauxa et il Cufco.L'altro giorno arriud il Gouernator a dormi se dall'altra banda del fiume a 4 leghe lunge da Bilcas, et quantiche fufle la giornata piccio- ia, fu nondimeno trauagliata , che fu fempre il difeendere da vna montagna al baffo , quafi tutta a fcaloni di pietra , dC la gente pafsd il fiume a guazzo con mol ta fatica, perciò che era molto groffo cV pianto il campo dall'altra bada fra certi arboretti. Appena era quiui giunto il Gouernatore, che hebbe vna lettera del fuo Capitano che andaua innanzi,per laquale gli faceua intendere che i nimici eran paffati 5 leghe innazi, cV afpettaua in vna falda d'vn mon" ■ te in vna terra chiamata Curamba,cV che era molta gente quiui vnita, & haueua fatto molti 1 ripari,cY polloni quantità grande di pietre, accio nò vi poteiTero falir gli Spagnuoli. Il Go- vernatore intefo quello, quantunche dal Capitano non gli fufle ftato domandato foccorfof credendo che hora ne harebbe bifogno, fece incontanente metter in punto il Marefcallo Don Diego d'Almagro co trenta caualli leggieri bene in ordine d'arme dC di caualli,ne voi le che con elfo lui conducete pedoni alcuno , pcioche gli comando che nò doueffe fermarfi giamai,fìnche non fi congiungeiTe col Capitano, che era innazi con gIialtri,cY effendo par tito,fi parti Umilmente il di feguente il Gouernatore con dieci da cauallo cV venti pedoni euardauano Chilichuchima,c\: affretto' tanto il camino quel giorno,che di due giornate ne fece vna , già che era per giunger alla terra doue haueua da dormire , chiamata Andabailla^ venne vn'lndiano fuggendo a dire eh e in certa cofta del monte, che moftrd col dito , s'era feoperta gente di guerra inimica, onde il Gouernatore cofi armato coma ftaua a cauallo co gliSpagnuolichehaueuafeco andò a pigliar l'alto di quella cofta cVIafcoperfe tutta fenza hauertrouatala gente che quello Indiano haueua detto, perche quella era gente natiuadi quel paefe che era fuggita dagl'Indiani di Guito , perche gli faceua grandiflimo danno* Giunto il Gouernatore cV: compagni in quella terra d'Andabailla cenarono cVripofaron quella notte , & il dì veriente peruennero alla terra d'Airamba doue haueua fcritto il Capi' ^nóeffer la gente vnita infieme con l'arme ad afpettargli nel cammino*. \ Ó *■''-■■ d i- iva •*s»ìv , > .■;■■■•■■*'/ Pervenuti I RELATIONE 4°f A Peruenuti a >» "Villaggio ritruouono molto argento fatto in tauole lunghe "\>entif>iedi,Jèguendo illor ""viaggio hanno lettere dagli Spagnuoli del combattere fanguinofo , & con lor danno fatto contro l'Esercito degl'indiani. Quiui furono trouati duoi caualli morti , onde lì prefe fofpetto che al Capitano folle oo corfo qualche difgratia , però entrati nella terra , per vna lettera che venne prima che allog- giaffero fi feppe come il Capitano haueua trouato quiui gente di guerra, cV che per prender la montagna haueua falita vna cofta , doue haueua trouata gran quantità di pietre adunate, che fu fegno voler quiui afpettare, cV eh e andauano in traccia de gl'Indiani c'haueuano no- titianon effere da loro molto lontani, cV enei duoi caualli erano morti per rifcaldarfi , 8>C raffredarfi. Non ferine cofa veruna del foccorfo che gli haueua mandato il Gouernator: on de li confiderò che anchoranon li foffe arriuato,Si parti quinci l'altro giorno il Gouernator cV peruenne a dormire a vn fiume, il cui ponte era flato abbruciato da nimici , in modo che bifognó panarlo a guazzo con molta fatica , percioche era l'acqua groffa , cY il letto del fìu- me molto faffofo* L'altro di giunfe a dormire a vna villa, ne gli alloggiamenti dellaquale fi troud molto argento in tauole grandi di venti piedi di lunghezza , cV vno di larghezza, 3C della groffezza d'vn dito o due, cY referirono gl'Indiani che quiui erano , che quelle tauole erano fiate d'vn gran Cacique, cY che vno de i Signori del Cufco lacquiftd , cVle porto' cofi in tauole, delle quali il Cacique vinto haueua fatta vna cafajl giorno feguente fi parti il Go B uernator per parlare il fiume dell'vltimo ponte che era quafì tre leghe lungi di li ♦ Prima che a quel fiume giungeffe arriud vn meflaggiero con vna lettera del Capitano, nellaqual'auifa uà qualmente gliera giunto a quel fiume vltimo in molta fretta,accioche i nimici non hauef fero tempo d'abbruciar il ponte,ma al tempo ch'egli giunfe l'haueuano finito d'abbruciare, cV perche era già tardi, per quella fera non haueua voluto paffar il fiume , ma reftò a dormire in vna villetta al par d'elfo, cV l'altro giorno pafsd l'acqua che arriuaua al petto de icaualli,et feguì il fuo camino dritto al Cufco ch'era de li lungi dodici leghe , cY come nel camino fu in formato che in vna motagna vicina s'erano fermati tutti i nimici,afpettado che il di feguen- te doueffe venir Quizquiz con più sforzo di gente in foccorfo,che haueua nel Cufco g con giungerti con loro: cV per quefta cagione haueua egli fpinto oltre a gran fretta con 50 caual li , perche li dieci haueua laiciato in guardia delle bagaglie , cY di certo oro che ii troud nella rotta di BiIcas,cY vn fabbato a hora di mezzo giorno cominciarono a montare vna monta- gna a cauallo,cY efTendo grade che duraua ben vna legha di cammino, faticati dalla montata afpra cY dal caldo del mezzo dì che fece grande , fi fermarono alquanto,cY dieron del Maiz a caualli,delquale i paefani d'vna terra vicina li n'haueuano fatto prouifìone,cYriprefo i\ ca- mino il Capitano che era innàzi qualche vn tiro di baleftra da gli altri, vidde i nimici all'alto della montagna, che la copriuan tutta,cY che tre o quattro mila di loro difcédeuano al baffo, doue eflì erano f> paffare: onde chiamati gli Spagnuoli g vnirgli in battaglia,non potè afpet W tar di vnirgli,percioche gl'Indiani già erano vicini,cY veniuano corra di loro animofaméte, pero con quelli che R troud in effere,andò a combattergIi,cY gli Spagnuoli che veniuano ar riuado,montauano la cofta del mòte chi da vna banda cY chi dall'altra, entrarono fra nimici che haueuano innanzi fenza attender da principio molto a combattere, ma a difenderti dal le pietre che gli tirauano , fin che afeefero all'alto del monte in che vedeuano cofi fiere la vit- toria certa. I caualli erano cofi fianchi che non poteuano rihauer il fiato per poter dar dentro con furia a tanta moltitudine di nimici,cY effi non celiando di trauagliargli cY infettargli di continouo con le lor lancie,pietre, cY frezze che gli tirauano,gIi fiancarono tutti , in modo che a pena poteuano i caualieri far andar i caualli di trotto cY alcuni di paffo* Gl'Indiani e£» fendofi auueduti della franchezza de i caualli cominciaron a calcare con maggior furia con tra di loro,cV a cinque chriftiani, quali i lor caualli non poterono falire all'alto, cared tanto la moltitudine addoffo che ai duo d'effi non fu permeilo già mai poter fmontare, ma gli vc^ cifero fopra i caualli» Gli altri combatterono a piedi valentiffimamente,ma al fin non efTen- do veduti da compagni che gli hauefsero potuto dar foccorfo vi rimafero,cY folo vn di loro fu morto fenza poter cacciar mano alla fpada , ne difenderli , anzi fu cagione che vi reftafse morto con lui vn buon foldato,percioche fé gli era attaccato alla coda del cauallo che non lo iafeio andar innanzi con glialtri. Gli diuifero a tutti pel mezzo la tefla con le azzecY maz- ze, ferirono diciotto caualli , cV fei Chriftiani non però di ferite pericolofe,che folo vn canal lo d'elfi mòrf ♦ Piacquea Dio Signor noflro che gli Spagnuoli prefero vn piano che era in Viaggi vol»3% ce e iij quella "€■,, vm M\ I "Vn ' '»' SS DELLA €0 ft Q2.VÌ $.*3I DEL P E RV quella montagna, cY gl'Indiani fi riduffero a vn poggio vicino alloro.II Capitano eomàndo , i che Ja meta de i fuoi leuaffero il freno a caualli > OC dettero da bere loro in vn picciol riuo che quiui paffaua,cY doppo il medefimo haueffero fatto glialtri,il che fi fece fenza hauerin qllo innate alcun diftùrboda nimici.Doppo dille il Capitano a tutti , Signori andiancene pàffo paffo per quella mezza colla in modo che i nimici giudichino che noi fuggiamo da loro , g che ci vengono a trouare albaffo, che potendo condurgli in quello piano daremo loro adoì* fa in vn drapello che fpero che niuno ci fcampi delle mani,poi che i noftri caualli già fono al quanto riftorati, cY fegli mettemo in fuga, finiremo di pigliar l'alto del mòte , OC cofì fi fece, che gl'Indiani penfandofi che gli Spagnuoli fi ritraffero calorono al baffo alcuni d'elfi tirar* dogli delle pietre con le Ior fróbeìCV Ior frezze,i chriftiani veduto effer già tempo,giraronOi le redine a Ior caualli, et prima che gl'Indiani poteffero ripigliar il mote doue ftauano prima n'amazzarono xo di loro,iI che veduto da elfi , cV come era il luogo doue R ritrouauano pò co fìcuro,lafciarono quel mote, OC fé n'andarono ritirado a vn'altro più alto. Il Capitano co gli Spagnuoli fini d'afcendere l'alto del monte, cV quiui per effer già notte accapo la fua gen te,cY gl'indiani alloggiarono Umilmente a duo tiri di baleft ra lungi da loro , in modo che fi intendeua il parlare l'uno de l'altro. Fece il Capitano medicare i feriti, tYprauiddedel~ le guardie, cV fentinelle per la notte,cV comando che tutti i caualli fteffero infellati,& co ifre ni in bocca lino al giorno feguente,nclquale haueuan da combattere con gl'Indiani,pero at tek a inanimare , cV metter cuore a tutti i fuoi, dicendogli chein ogni modo bifognaua dar I dentro la mattina fenza più tardare punto,perciochehaueua hauuto nuouache il Capitano Quizquiz ne veniua con gran foccorfo a nimici : onde no fi doueuaafpettare che u foffero nielli tutti infieme. Moftrarono tutti tanto cuore cV valore comefe haueffero hauuta la vittoriani pugno, tuttauia furono confortati dal Capitano , dicendo loro ch'egli haueua per più pericolofa quella giornata fatta il di innanzi che quella chehaueuan da fare,cV che il noflro Signor Iddio gli haueua liberati dal pericolo paffato , gli' darebbe ancho la vittoria g f auuenire, 5C eh e confideraffero che fé il giorno paffato effendo! Ior caualli cofì fianchi ha< ueuano affai tati gli nimici con difauan taggio, cV leuatigli da il Ior forte,et rottigli no paffar* do il numero più di cinquanta , effendo li nimici più d'otto mila perfone , qual fperanza ti haueua da pigliar , effendo frefehi .& ripofatif con quelle cV -fonili parole dà metter animo, fc ne paffarono quella notte,et gl'Indiani fé ne ftauano nel Ior campo gridando a gran voce,et; dicédo , afpcttate pur Chriftiani che vengali giorno che tuttihauete da morire per le noftre mani.ct vi torremo i caualli con quanto hàuete,foggiongendo parole ignominiofe verfo di loro,fecondo che fonauano in qudlalingua,hauendo;detetminato d'entrar a cóbattere co li Chriftiani fubito che appariffì ilgiorno,giudicatogIÌftanchtcon Hot caualli per la fattione, del giorno paffato, cV per vedergli in fi poco numero, cV fapédo chemoltfdei Ior caualli era no feriti. In quefto modo vna parte &l'al tra concorreua in vn medefimo penliero , pero gli Indiani giudicauano al fermo che i Chriftiani non poteffero fcamparedallelormanu I ■ Hanno nupuadclla "Vittoria hauuta da Spagnuoli d'hauerpoflo in fuga l'Esercito Indiano , fanno geU tare ~\na. catena al collo a Chihchuchima hauendoloper traditore , pajfano per la terra di Himac, ■&.jicongwngono infieme ,oue unitamente yannoaUaterradiSachtfaga»na } &* fanno abbruciare Cbiltchuchima. ( Quelle nuoue arriuarono al Gouernatore preffo Pultimo fiume , come s'e v detto, ilquale. fenza moftraralteratione in faccia, cV nel fembiante,rappaleso\alli dieci da cauallo , cV yen ti pedoni che haueua con feco , conciandogli tutti con buone ragioni chegli moftraua , an-^ chora che elfi fi turbaffero molto negli animi loro,penfando,che poi che vna poca quantità d'Indiani rifpetto alnumero accrefeiuto haueua fi maltrattati! Chriftiani nella prima fattio ne,maggior trauaglio haurebbono Ior dato l'altro di,hauédo i caualli feritane leffere alli fpa gnuolifopragionto ancho il foccorfo delli trenta caualli manda tigli,perd monftrando tutti hauer fperaza in Dio giunfero al fìume,ilquale panarono in battelli di quel paefe,facédo art, dar a nuoto i caualli per effer flato abbruciato il ponte , 8C efliendoin quel tempo il fiume ere feimo molto,fì tardd a paffarlo il refto di quel di,cV l'altro diche véne,fìnoalfhora di fellazi volédofi partire il Gouernator fenza afpettare che qlli Indianidel paefe confederati con gli Spagnuoli paffaffero,fì vidde quiui giunger vn Chriftiano che effendo riconofeiuto da iuri; gi^tutti fecero giudrcio, che il Capitano con i caualli fuffe flato rotto cV fracafsato Si che egli yenifsea portarne nouella fuggerido^ Ma giunto al cofpetto ..-.del Gouernatore poCene.gM v-t ../ aiu'i. -.:-. R E L A T IO NE A animi di tutti gran conforto co la nuoua che portò, referendo che il fignor noftro Iddio che maifuole abbandonar i fuoi fìdeli nelle maggior neceffita x fece, cheeffendo il Capitan con gli altri la notte con buona guardia afpettando il giorno, cV inanimando i fuoi al combatter della mattina, fopragiunfe il marefcalco col foccorfo mandato delli trenta caualli, cV con li dieci che eran rimafi in retroguardia, che furon 40 in tutto , cV quando fi viddono tutti cofi vniti infieme, fentiron i primi tato piacere come fé quei dì fufle lor fiata data di nuouo la vi ta,tenendo per certo la vittoria per loro il giorno feguente,Comparfo il giorno che fu la do menica nell'alba,caualcaron tutti, cV pofiifi in ala per moftrar meglio il volto , fen'andaron alla volta de gl'Indiani che haueuan già la fera determinato d'aiTaltare i Chriftiani , ma veda tala mattina tanta gente,0 penfaron , come era,che quella notte fuffeloro arriuato quel foc^ corfo,onde non ballando lor l'animo d'affrontargli, cV veduto che effi afcendeuan la colia g andar a trouar loro, voltaron le fpalle ritirandofi di monte in monte» Gli Spagnuoli non li feguirono pcio che era il paefe afpro, oltre che furon coperti da vna nebbia R fol ta che l'uno non poteua veder l'altro,tuttauia per la falda d'vn colle vccifero molti nimiculn quefto tem pò veniuano mille huomini Indiani in vno fquadrone che il Quizquiz madaua in foccor^ io a fuoi,iquali veduti i Chriftiani a cauallo S>C cofi in punto di voler combattere hebbero té pò di ritirarfi al monte.Incontanete fi raccolfero i Chriftiani nel lor forte,dòdehaueua quel meffo mandato il Capitano con qfta nuoua al Gouernator facendogli fapere che Fhaureb-- B beafpettatoquiui fin che giungetfe- Quefta nuoua in tefa dal Gouernator fu molto allegro della vittoria che Dio noftro Signor gli haueua conceria quando non la fperaua,& fenza in dugiar punto diede ordine che fi palTaflè oltre con tuttelebagagliecV gl'Indiani cherefta-' uano,perche haueua fimilmente con quefte medefime nuoue hauuto auifo che nella ritira^ ta di quefta gente inimica , s'erano appartati dagli altri 4 mila huomini, pero che douefle an dar,fopra auifo, cV era medefimamente accertato che Chilichuchima faceua cV comandaua tutto dC daua auifo a nimici di quel che haueffero da fare,perd che lo doueffe condurre fatto buona cuftodiajl Gouernatore adunque dato fine al fuo paffaggio , fece metter vna catena al collo a Chilichuchima,et gli ditte, Tu fai bene il modo co che mi fon portato con teco , et come te ho fempre trattato, facendoti Capitano che haueffe da comandar a tutto il paefe fin tanto che il figliuolo d'A tabalipa fuffe venuto da Guito g farlo Ugnare, & anchora che hab bia hauuto molte caufe da farti moriremo nò l'ho voluto far mai credendo pur che ti haueflì d'emendare* Similmente ti ho pregato molte volte che operaffì che per il bene publico qfti afnimici Indiani co quali tu hai maneggio 8>C amicitia voleflero quietarfi cV deponer l'armi, perche anchora che habbin fatto gran danno et habbin vecifo Guaritico che era venuto per ordine mio da Xauxa,io hauerei perdonato a tutti,ma co tutte quefte mie ammonitioni hai pur voluto perfeuerare nel tuo mal animo 6V mal propofito, penfandoti chegliauifì che tu daui a i Capitani nimici fufler potetiper effettuar la malignità tua, ma puoi vedere come co C l'aiuto del Dio noftro,fempre fon ftati rotti cV faran fempre g l'auuenire, -dC tieni 8C g fermo che no potranno fcapar ne ritornar a Guito donde fono vfciti,ne tu vedrai mai più il Cufco per cioche fubito che io ila giunto doue fta il Capitano con le mie genti ti faro abbruciar vù 1xo poi che fi mal hai faputo guardare l'amicitia che io l nome del mio Cefare fermai co teco, Sfqfto fìa fenza alcun dubbio fé nò operi chequefti Capitani tuoi amici lafcin l'arme cV ve ghino con la paee,eome ti ho detto altre volte*À tutti qfte parole flette attento Chilichuchi ma fenza risponder motto^ma fempre oftinato nella durezza fua diffe che no fi faceua quel che egli comandaua a que Capitani gche non lo voleuano vbidire,che per lui no era reftato di fargli intender che venifierO alla pace,cV con limili parole fi difcolpaua di quel che gli s'at tribuiua,ma il Gouernatore che già fàpeua per certo gliandamenti fuoi,lo lafció ftar nel fuo inai penfiero fenza più parlargliene, Hor paffato il fiume nell'hora già tarda , fpinfe oltre co Ijftegéti il Gouernatore dC giunfe la fera a vna terra lungi vna lega da quel fiume, chiamata Rimac* Et quiui arriuò il Marefcalco con 4 caualli ad afpettarlo, 6V con lui abboccatofi , fi par tiron l'altro giorno per il capo de i caualli Spagnuoli et vi giunfe la fera 3 effendogli vena io incontro il Capitano cV molti altri, cV fi fecero molta fefta infieme Jl Gouernatore ringra tio ciafeuno fecondoji meriti loro del valore che haueuan moftratOjCV tutti vnitamente par-- tirono et giunfero due leghe più oltre laferaa vna terra chiamata Sacchifàgagna J Capitani raguagliarono il Gouernatore di tuttele cofefucceffe nel modo che se narrato* Entrati ad àiloggiatein qfte terre, il Capitano & il Marefcalco follecitarono il Gouernator a douer far Viaggi voi* 3°* eee iifj giuftitia r :ÌÙ^ : ìf'lu, !>' m ; • : 'l HI il* mmp DELLA CON 0_V ISTA DEL PER V gfuftitia di' Chilichuchima,gcio che haueua da fage che tutto ql che faceuano i chriftiani era P fatto fap da Chilichuchima a gli auuerfarrj,cY che egli era ftato qllo che gli haueua fatti vfcir al mòte di Bilca, effortadogli a uenire a còbatter i chriftiani ch'erano pochi,et che no haureb ber potuti con i caualli afcéder qlle montagne fé nò a palio a paffo et a piedi,dando lor mille altri auifi doue haueffero hauuto ad afpettare,cY quel chehaueuan da fare,come huomo che haueua ben viUi tutti qfti Iuoghi,cY conofciuto l'andar de Chriftiani co quali era ftato tanto tépo. Di tutti qfte cole il Gouernator informato, comando' che fuffe abbruciato in mezzo della piazzacene fu fatto, che i principali cV più familiari fuoi erano quelli che pofero mag gior diligéza in mettergli fuoco Jl religiofo l'andaua perfuadédo a voler farfi chriftiano , di cendogli che coloro che erano battezzati cV che haueuan vera fede nel noftro redétore Gie fu chrifto,andauano alla gloria del paradifo,et quei che nò l'haueuano andauano all'inferno de alle pene d effo, facédogli tutto intéder per vn'interprete. Ma egli nò volle effer chriftia" no dicédo che non fapeua che co fa Ci fufTe qfta legge, cY comincio a inuocar il Paccamaca OC il Capitano Quizquiz che lo veniffero a foccorrere ♦ Quefto Paccamaca tengono gl'India^ ni per lor Iddio OC gli offeriscono molto oro 8C argéto cV e cofa verificata che il demonio fta in qiridolo,cV parla co coloro,che vanno a domadargli cofa alcuna.Et di qfto fi parla diffu- faméte nella relatioe che fi mado N a fua M. da CaxamalcaJn qfto modo pago qfto Capitano le crudeltà che kce nella conqfta d'Atabalipa,et le fceleraggini et tradiméto che trouo v in da no de gli Spagnuoli^ di feruigio di S.M, Tutte le géti del paefe ù' rallegrarò infìnitaméte E della fua morte percioche era da lor molto difamato g conofcerlo cofi crudele come egli era, Sono "V I itati da ~Vn figliuolo del Cacique Guaicanaba, colquale contrattano amicitia , &glifafapere il maneggio dell'efferato degl'Indiani inimici, coquali hanno alcune ^uff esprima che entrino nel Cufco, doue fanno entrare fignore ti figliuolo di Guaicanaba. Quiui fi ripofarono gli Spagnuoli quella notte hauédopofte buone guardie nel capo g hauer intefo che Quizquiz era vicino alloro con tutta la gente, & la mattina feguéte venne a vifìtar il Gouernatore vn fìgliuolodi Guainacaba fratello del Cacique morto, il maggior cV principal fignore che fulTe in quel paefe a quel tépo , ilquale era ftato faggitiuo fempre g. che la gente di Guito non l'uccideffe.Coftui diffe al Gouernatore che l'haurebbe aiutato ir* tutto cicche haueffe potuto g cacciar via di quel paefe tutte le géti di Guito per efter fuoi nu mici dC che l'odiauano, cV nò voleuan eiler foggette a géte foraftiera*Quefto era a chi di ra< gione veniua qlla prouincia,et colui che tutti i Caciqui d'effa voleuano per fignore.Quado véne a veder il Gouernatore , venne per le montagne fuor di ftrada per tema della gente di Guito,cV hebbe egli gran piacer della fua venuta & gli rifpofe,molto mi piace vdir quel che mi di cY di trouar coli buono apparecchio g cacciar qfta géte di quello paefe di Guito,et hai da fapere che io no venni g altro effetto da Xauxa fé nò g difturbare che coftoro nò ti facefle ro dano cY torti dafla feruitu loro,cY lo puoi creder ch'io nò veni per vtil mio,perche mene fhuo in Xauxa ficuro d'hauer guerra con loro,et ero ifeufato di pigliar fatica di far fi lungo, F $C diffidi viaggio.perd faputo i torti che ti faceuano volli venire a pomi rimedio cY emédar gli, come mi comanda l'imperator mio fignore. Et cofi farai certo ch'io faro' in tuo feruitio tutto ql che conofeerd efpediéte, et g liberar anco di qfta tirania il popolo di Cufco* Quelte gran proferte li fece cV diffe il Gouernator p farfelo beniuolo,cY g hauer auifo da lui di conti nouo come le cofe paffaffero,et g le fue parole rimafe il Cacique fodisfatto mirabilméte con tutti coloro che con feco erari venuti.Et rifpofegli,da qui impoi ti darò pieno ragguaglio di tutto ciò che farà la gente di Guito, acciochenon poffin noiarti, cY in quefto modo parti da Ìui,et indi a poco ritorno cY diffe io andauo apefeare gche fo chedomani i Chriftiani nò ma» giano carne,et me incotrai con qfto meffo che mi dice die Quizquiz con la fua géte di guer ra va g abbruciar il Cufco, cY- che era già vicino, cY l'ho voluto far intender gche vi polli dar rimedio. Il Gouernator fece fubito metter in puto tuttala géte,cY quantuche fuffe l'hora del mezzo giorno , nòdimeno conofciuto il bifogno nò volle fermarli a mangiare,ma caualcd con tutti gli Spagnuoli dritto alla via del Cufco che era lungi da quel luogo 4 leghe co peri fiero di fermar il fuo capo vicino a effa citta g entrar l'altro dì di buona hora i effa,et hauédo già camminate due leghe, vidde da lungi vna gran fumana vfeir d'vna terra , cY hauendo do mandato della cagionead alcuni Indiani,differo che vno fquadron delle géti del Quizquiz era difeefo dal monte, cY v'haueua meffo fuoco.Duoi Capitani fpinfero innazi con qualche 40 caualli per veder d'aggiunger quel fquadroue, ilquale con pftezza s'vni con la gente del Quizquiz* RELATION E, 407 & Quizquiz,cY de glialtri Capitani che dimorauano in vna cofta vna Icgha prima che li giun geffe al Cufco afpettado i chriftiani a vn paflò in mezzo del camino» I Capitani dC fpagnuo li vedutigli, no poterò far di maco che no gli vrtaffero quantunche dal Gouernatore li foffe fiato fatto intédere che doueffero afpettare gli altri per vnirfì infieme,ilche haurebbono elfi fatto fé non folle che gl'Indiani {'1 moffero co molto animo p affrontarfi con loro. Et prima che foffero affaltati dierono loro addolTo in vna falda d'vn picciol monte,cY gli ròperono in breue fpacio facendogli fuggire al monte , hauendone vccii'i zoo, Vn'altra fquadra di gente da cauallo trafcorfe per vn'altra cofta del monte,doue erano da dura o tre mila Indiani,iquali nò" hauedo ardire d'afpettargli,lafciate le lacie che portauano p poter meglio correre, fi miffe to a fuggire. Et doppo che i primi ròperono et sbarattarono qlli duoi fquadroni* cV fattigli fuggir a l'alto , hauédo duo caualli leggieri fpagnuoli veduti certi indiani che di nuouo tor- nauano abbailo, fi miffero a fcaramucciar co eflo loro, tY [i viddero in gra pericolone nò che furono foccorfi,et a vno fu morto fotto il cauallo,per ilche pfero tanto animo gl'Indiani che ferirono 405 caualli dC vn chriftiano,ÒZ gli fecero ritirare fin al piano.Glìndiani come non jbaueuano mai fin li veduti fuggir chriftiani, fi penfarono che lo faceflero co arte per tirargli alla pianura,cV poi asfaltargli nel modo che ù fece a Bilca , dC fra loro fletti lo diceuano , cV g quefta cagione fletterò fopra di loro,cY nò vollero calare abbaffo cV feguitargli Jn qfto tépo era giunto il Gouernatore et gli fpagnuoli,et per effer hoggi mai tardi affettarono il capo in B vn piano, cV gl'Indiani fletterò fermi fin alla mezza notte fui mòte a vn tiro di fchioppetto, dando gridi,cY gli fpagnuoli fletterò tutta notte con li caualli infellati cV infrenati, cY l'altro dì fu l'apparir dell'alba il Gouernatore ordinata la gente da piedi, cY da cauallo prefe il fuo ca mino per entrar nel Cufco con buon concerto,cY fopr'auifo,credendofi che i nimici gli ve^ niffero ad affaltare nel camino,però nò coparfe niuno Jn quefto modo entrò il Gouernator con le fue genti in qlla gran citta del Cufco fenza altro contralto ne battagliaci venerdì a ho il Gouerna ra di meffa maggiore, a 15 del mefe di Nouembre l'anno della natiuità del noflro Saluatore, ^™ u * _ &: Redentore Giefu Chrifto 153}. Fece il Gouernator alloggiar tutti i Chriftiani ne gli tratto S alloggiameli ch'erano all'intorno della piazza della città,et comadò che tutti douefler vfcir gra atta dei a dormire con li lor caualli in piazza nelle lor tende , finche fi potefte veder a che veniuano CniCQ ' i nimici,cV fu còtinouato &C ofseruato quefto ordine per vn mefe còtinouo. 11 giorno fegué teil Gouernator fece Signor quel figliuolo di Guarnacabaperefser giouane prudente et al Jegro,cY il principale di quati ve n'erano in quel tempo,cV a chi(come s'è detto) veniua di ra gione qlla fignoria,et fecelo cofi pfto,accioche i Signori et Caciqui nò fé n'andafsero a le ter j-eloro,ch'erano di diuerfe £>uincie,cY molto lontani l'uno da l'altro,cY accioche i natiui non e'vnifsero con quelli di Guito,ma che hauefsero vn Signor appartatoci quale hauefsero da riueri^cY obbedire,^ non fofsero partiali,cofi comandò a tutti i Caciqui che lo douefsero obedire per Signore,cV facefsero tutto quel che egli li comandafse, C II nuouo Cacique l>a con Esercito per cacciare Qutzgm^ del flato di Gmto, hanno con gì Indiani aletta ne %uffe,et peri" afpre^a del cammino^fannoritorno ,& di nuouo l'i ritornano con Efìercita& compagnia di Spa ,| lt . )M;A • DELLA CON QJV ISTA DEL PERV bile il pafsarlo, pere/oche da yn monte che gli foprafiaua,doue s'erano ridotti gl'Indiani, jrit l tauanotante pietre che no lafciauano paflar mimo, cV per effer il paefe 8C fìto il più afpro %C macceiiibile che Afone giamai veduto fenetornoronoadietro,tuttauiadiffehauervccili zoo Indiani, 8C il Cacique rimafe allegro molto di' quato s'era operato^ nel ritornar alla eie ta lo ricondulìe per vn'altra ftrada più corta,per laquale trouò il Capitano in molti patii gra 3,T£ ta , E ,etr , e ™Z U ™ C P er difendergli da Chriftiani , & era vn palio fra glialtri fi afpro uu u fp! 1 Vld ^ e COn tUttf in S ran &fodio,ec non fì poteua paffar oltrèronde ben fi conobbe che 1 Cacique haueua vera et non fìnta amicitia col Gouernator cV Chriihani,per cioche gli duino da qllaftrada che ninno Spagnuolo hauerebbe potuto fcapare. Diffeche doppo che s era partito dalla citta,no andò pur vna tirata di baleftra per terra pianarne tue- to il paefe era montuofo, fairofo,et diffidliffimo a paffare,cY che fé nò foffe flato che fu la pri ma volta eh era andato in compagnia del Cacique, perche non li fofTe parfo ch'egli l'haueffe latto per paura fé ne farebbe tolto tornato adietro. Il Gouernatore haurebbe voluto che Ci tollero legum li nimici fin che fi foffero fcacciati dal luogo doue ftauano , nondfmeno vdita 1 ai prezza del fi to rimafe fodisfatto di quel che s'era fatto.li Cacique dille che gli haueua ma data la (uà gente dietro alli nimici , et che credeua che gli haueffe a danneggiale, cV cofi indi a quattro giorni venne poi nuoua che gli haueuano morti mille Cuoi Indiani Jl Gouernato-, redi nuouo impofe al Cacique che faceffe ragunare più gète, cY che egli voleua madare con elio de 11 ( uoi caualh, pche non fi refìafle mai hn tanto eh e nò gli fcacciaffero del paefe.Ritor E nato il Cacique da quella imprefa/e n'andò a digiunare in vna cafa che era in vna mòtagna, habitatione già fatta da fuo padre,doue flette tre giorni^ ritornato,nelIa piazza della citta, glihuom,nidiquellaterraglidieronorobedienzafecondoiilorcofìume 5 riconofcendolo per lor bignore, offerendogli il pennacchio bianco, fi come fece in Caxamalcha ai Cacique Atabahpa.Quiui fatto quefìo,egli kce ragunar tutti i Caciqui,et Signori che v'erano,« ha uendo lor parlato circa il danno che faceuano le genti di Guito nel fuo paefe,* quato bene nlul talk a tutti .di pomi rimedio, comadd loro che chiamaflero cV apparecchiafferogentep andar contra di loro : cV cacciargli dal luogo doue s'erano meiTi,iquali fecero tofto i lor Capi tani,cVdiederoordineafargenteinfibrieuefpaciochcinterminedi8gio^^^^ citta meglio di dieci mila huomini da guerra tutti eletti, cV il Gouernatore fece metter in or dine 50 de fuoi caualh leggieri con vn Capitano per partir l'ultimo giorno della Pafqua del. la natiuita. Il Gouernatore prima che fi faceffe quel viaggio vokndo concludere vnione cY pace con quel Cacique ,cYfuagente,detta la meda il giorno di natale dal religiofo,vfci nella E^/v Q m ° % aT r k fua c °P a g ma che «pnW fece congregare , cY in prefenza del Ca l H a % i 1 ^ 10 " Paefe et r § f nte di § uerra che v ' era P oft ° a reder c ° n i f«oi Spagnuoli ap preiio cY il Cacique m vno fcabello, cY la fua géte in terra a torno a lui cV il Gouernator fece ynparlametonelmo^ I lillercito tu lor Iettala domanda et ricercamento che S.MJiaueua ordinato a douerfegli fa P re ilche tutto fu lor dichiarato per vn'interprete, cV da lor bene intefo,hauendo a tutto rifpo fluirono ricercati a douer effere, cY chiamarfi vaffalli di S.JVL cY furono riceuuti alla pace tt^T™? C S? .^ehma Wgtìtì che s'era fatto l'altre volte ne l'alzar la baviera im. perialeduevolte 3 &infegnodiaofuronoabbracciatidalGouernatoreconmoltaallegrea ni *Z A "° mh ?& &***<>& altre folenita che per fuggir proliffita^ non fì ferine. Fatto Tf£ § m ? le Ì C ll C? a 3 ue > & con ^ vafo d'oro diede a bere di fua mano al Gouernà tote OC bpagnuoh & poi fé n andarono a defìnare per effer già l'hora tarda. -^ntimiUlndum contro M^ di ciò che gli fuc cedere danno alGonernator per lettertamfo. trll 3K J T? Ì n ° P °, ted r k C0fe fìar ferme fem P re tó vn eiTer 5 effendo fotttopofta alle co «^Jw? '^^^^^^^^""^onoiuilGoiiernatorinformatodaalcunifpa §2 r«£ J?™ 3miCI ' ^federati nat,ul del paefe,chefi trattaua et parlaua fra principali t iTK r ler i Vni f C ° la § e r di Gui '^ « a ^re cofe, di che raccufananofonde pre Som^*r Vm C i°^ chnft,ani ' da ^ ual1 ' era tan ^ amato,volédo fap la verità del fatto, l'altrQ E S? lJ Ca ^que cV altri principali nel fuo alloggiamento, li diffe ql che di loro fi tìiceu^dichefattamquifìone^ttormétatialcunilndianiapparueroil.Caciqu^etprincipa^ lifenza ONE» li fenza riiuna colpa, & fi certifico che ne in detto,ne in fatto no s'era trattato cofa veruna iti dano di Spagnuoh',nia fi bene duo principali,effer flati qlli,che haueuan detto che poi che i loro anteceffori no erano flati mai foggetti ad altri,nò doueuan ne elfi ne il Cacique foggio garfi,nondimeno p quel che fi pote x còprender all'hora 8>C doppo.fi conobbe cV credette che tempre amaffero gli Spagnuoli & co loro nò haueffero finta fede. No fi poferó qfte gè ti iri viaggio per l'impfa , imperoche eflendo nel forte dell'inuerno cY piouendo ogni di forte,fu rifoluto di lafciar palfar la furia deH'acqua,maffimamente per effer molti ponti guafti et rotti the haueuan neceffità d'effer racconci. Venuto il tépo che eran già ceìfate l'acque,fece il Ge> iiernator metter in punto i 50 caualli con il Cacique dC le fue genti che haueua in ordine per, ì'imprefa,lequali con il Capitan che lidiede loro-iì trufferò tutti in viaggio verfo Xauxa alla città di Bilcasdoue s era faputo ftatiare i nimiei J per eifer le ftrade rotte p le molte acque del vérno,cY per effer i fiumi grotti in molti de iquali no era ponte alcuno,gli Spagnuoli paffa- ron co i lor caualli co molta faticai vno ve ne rimafe affogato.Giunti g lor giornata al fìu> ine che è lungo 4 leghe da Bikas,sìntefeche i nimiei fé n'andauano alla volta di Xauxa, Et per effer il fiume groifo dC furiofo cV effer il ponte abbruciato , furon forzati a fermarfi g rifarlo, perche fenza effo per niuno modo fi poteua parlarlo ne con battelli loro che chiama no Balfe,ne a nuoto, ne in altra maniera. Venti giorni dimoro quiui il capo per rifarli potè perche hebberO i maeftri che fare, per effer l'acqua groffa che rouinaua le graticcié di vimini che vi fi metteuano: cV fé il Cacique no haueffe hàuuto quiui tanto numero di gente per fai? cjfto potè et pattar et tirare le graticcie,nò fi farebbe potuto rifare,ma hàuendo %s mila huox mini da guerra,6Y più prouando vna volta cYvn'altracon ingegni di fune OC di Balfe patta- ron le graticcié, lequali pattate fecero poi in breue fpatio il ponte,cofi buono cV cofi ben fat- to che vn fimile OC fi grade nò fi vede in quel paefe,che e x di 360 dC unti piedi di lunghezza^ & di larghezza poteuan pattarlo duo caualli alla volta fenza pericolo alcuno. Hor pattato Sfto ponte, cV giunti a Bilcas,gli Spagnuoli alloggiaron nella terra , donde fece intenderai Gouernator come paffauan le cofe.Qiiiui fé ne flette il capo alloggiato alcuni giorni a ripo-i farfi p hauer nontia in qual luogo lotterò i nimiei, che nò lo fapeuano più particolarméte le non che fé n'andauano verfo Xauxa , 8C che difegnaùano d'andar ad affaltar gli Spagnuoli che quiui eran reftatialla guardia. Onde fi parti fubito il Capitano con gli Spagnuoli in he corfo loro, menandone feco vn fratello del Cacique con 4 mila huomini di guerra,cV il Ca- cique fé ne ritorno alla citta del Cufco,cY il Capitano mando" al Gouernatore le lettereche il luogotenente da Xaufa fcriueua a gran pretta, dC il tenor d'effe era qfto,che fegue. Scacciati che furon da voi i nimiei dal Cufco fi rifecero OC vennero alla voltra di Xauxa, cY prima che giungeffèro fi feppe da noftri come veniuano con gran pòffanza, perche da tutte le parti cir còuicine conduceuano il maggior numero di gente che poteuano,cofi per la guerra come fi le vettouaglie et bagaglie,il che faputo dal Teforiero Alfonfo mando 4 caualli leggieri a vn ponte, ch'era iz leghe diftante dalla cittàdi Xauxa , doues'informaron che i nimiei ftauano dall'altra parte in vna prouincia principale, in modo che ritornati a Xauxa, pofe il detto Te foriero la maggior diligeza che potè,cofi nelle guardie della città, 8C nel bé trattar i Caciqui che eran dentro della citta con lui , come neU'inforaiarfi dC intender fóttilméte tutti gli andà ìnenti de nimiei. Et il maggior fofpetto che haueffe , eraql de gl'Indiani che eran dentro la terra,che erano in gra quanta, cY de i circòuicim,perchè quafi tutti eran d'accordo co nfmici cl'haueradafsaltargli Spagnuoli da 4 bande. Con qftaintelligéza gl'Indiani di Guito pafc farono con difegno che vn Capitano con 500 di loro venifse dalla banda d'vn monte,cY paf fafse il fiume che e diftate vn quartodi lega dalla città,etii pOnefse nel più alto d'efso;per ha ìier ad afsaltar la città a vn giorno ordinato fra loro,cY il Capitan Quizquiz cY Incuràbaliba che erano i principali Capitani,douefser venir g il piano co il maggior sforzo ài gére, ilche fu riiàputo tofto g il mezzo d'vno Indiano a chefu dato tormeto,in modo cheil Capita che tiaueua da pafsar il fiume &C afsaltar la città dal mòte camino molto,cY giufe vn di prima che l'altra gente, cY vna mattina fui far del giórno véne nuoua alla città come molti nimiei hàue «ano pafsato il pohte,diche nacque grade alteratiòe ne gl'Indiani natiui di Xauxa che ferùi «ano lealméte i Chriftianij onde fi pfummette che tutto il paefe fufse ribellato come s'è de.t> to.Prouidde principalmente il Tesoriere che tutto loro di S. M.cY de i còpagni che in quel tempo era nella città, fi mettefse in vna gran cafa doue fece porui guàrdie de i più in fermi 8£ fiacchi SpaghuolijòrdiaadQ che glialtriftéfsero foprauifo per.c5battere,et ordiridche, dieci ikìib caualli mMti hi iT.iìi ' », : v '• *ii; % m HI ' .' i - DELLA CON Q^V ISTA DEL PERV caualli leggieri andaffero a riuederè quanta quantità di nimici era qlla che haueua paflatoil ponte per pigliar la montagna,et egli reftd nella piazza con tutta l'altra gente,afpettando fé ù maggior numero di nimici fuflé venuto g il piano. Gli Spagnuoli corritori dieron ne gli Indiani che haueuan paffato il pòte,iquali fi ritiromo et pacarono il fìume,et agli Spagnuo li còuéne di paffar il ponte dietro a loro con alcuni pedoni baleftrieri che haueua lor nudati ti teforiere : in modo che gl'Indiani fi voltarò fuggendo co molto dano. La mafla maggior de gli altri che veniua g la pianura no giufero a tépo che haueuan concertato c5 gli altri per affaltar la città , cV per afpettargli,s'andaua d'hora in hora trattenendo qfta notte cV il dì con gran guardia nella città,et flette fempre la gente armata con i caualli infellati tutti vniti nella piazza con péfiero che la notte feguéte doueffero gl'Indiani affaltar la città,cV volerla abbru ciare,come fi diceua che haueuano animo di voler fare.paffato i duo quarti della notte, veda to che li nimici no còpariuano, pfe il Teforiere con eflb lui vn caual leggiero , cV andò a ve- dere in qual parte haueflero fermato il capo gl'Indiani nimici,et quantoìì fuffero auuicinati alla città,cY gene gl'Indiani che dauano di ciò auifo,nò fapeuan doue fi fuffero: & fimilméte pche pigliauano la ftrada,accio nò deffero auifo,! modo che fchiarito il giorno fi vidde effer lotan 4 leghe dalla città: cV viddero doue gl'Indiani s'era fermati & la qualità del fito , dopo fé ne ritorno alla città doue giufe dopo il mezzodì. Veduto dagl'Indiani nimici che gli Spagnuoli gli haueuano fcor>ti,et temédo molto fi leuarò da quelluogo,et fé n'andarono al la volta della citta\etfi venero a piantar fu la fera lòtano vn quarto di legha da effa a riua d'un E picrìol fiume che entraua nel grade.Quefto faputo da gli Spagnuoli fé ne fletterò qlla notte co gran guardia,et il dì feguéte da mattina, vdita mefla pfe il Teforiere venti caualli leggieri^ venti pedoni co duo mila Indiani amici,lafciado nella città altre tanti Spagnuoli da cauallo, etaltre tati fanti a piede,auifandogIi che quado i nimici gli haueflero affaltati dall'altra parte» doueflèrfarvnfegnocheeiTi lo poteffero vedere per poter venire a foccorrergli. Vfcitigli Spagnuoli co il Luogotenéte dalla città, viddero che gl'Indiani di Guito haueuano paffato il fiume picciolo cÒ li loro fquadroni , ne quali poteuano effer feimila di loro, che veduti gli Spagnuoli fi ritirarono Si tornarono a paffar dall'altra bada ♦ Onde veduto dal Teforiere OC Spagnuoli che fé efli nò affaltauano gli nimici ql giorno,la notte feguéte farebbon venutia porre a faccocV a fuoco la città, onde ne farebbe potuto incorrere in maggior trauaglio fé haueflero afpettato la notte, determino di paffar il fiume cV cobatter co nimici, doue u' rieb- be vna grade fcaramuccia cofi di tiri di baleftre et archi com e di pietre , dellequali ne percof- fé vna il Teforiere che andaua innazi a tutti g il fiume oltre nella cima della tefta che lo gittò da cauallo in mezzo del fiume , cV tramortito lo trafporto l'acquavn gran tiro di pietra , in modo che fé no fuflè flato foccorfo da certi Spagnuoli baleftrieri che quiui fi ritrouarono,fi farebbe affbgato,che lo traflero fuora con gran fatica.Fu fimilméte il fuo cauallo percofiò di vn'altra pietra in vna gaba che glie la fpezzo cV morì incontinente*Di qfto riprefero grade animo gli Spagnuoli cV affrettarono di paffar il fìume,et veduto da gl'Indiani la loro deter- F irunatioe,fì ritiraró fuggédo a vn mote afpro,doue morirò da cento di loro .1 caualli li fegui ron ben vna lega cV mezza per il monte, cV gche s'eran cacciati , cV fermati nel più forte del mo te,doue i caualli no poteuano afcédere, fi ritirarono alla città. Et veduto poi che i nimici no fi leuauono da ql forte del mòte, fu determinato di ritornar di nuouo còtra di loro,cV vfci rono alla volta d'efli venti Spagnuoli co piudi 5 mila Indiani amici,cV gli affaltaron in quel monte,doue ftauano fortificati , et nVccifero parecchi/cacciadogli da quel forte et nfeguita doglibe tre leghe co la morte di molti Caciqui circòuicini,che erano in fauor loro,cò laq ual vittoria reftarono tato allegri gl'Indiani amici, come fé effi foli l'haueffero confeguita.Gl'In diam di Guito fi rimiffero di nuouo infìeme in vn luogo che fi chiama Tarma, lùgi 5 leghe da Xauxa,dode fimilméte furono fcaccia tinche faceuan molto dano in tutte le terre vicine» Della gran quantità d'oro &> d'argento che fanno fondere, & delle figure d'oro cheadorauano gì 'Indiani della fondanone della città del Cufco, fatta colonia da Spagnuoli.congh ordini da loro mipojìu Sapute quefte buone nuoue dal Gouernatore , le fece incontanéte publicare,di che tutti gli Spagnuoli fentiron fommo contento et dieron gratie infinite a Dio che ali fuffl in tutto . P e ^ tutto cofi fauoreuole in qfta imprefa. Subito fcriffe il Gouernator,cV madd meffi aUa citta di Xauxa dando a tutti falute et ringratiandogli del valore moftrato et particolarméte, aliuo luogotenente, dicendogli che di tutto quel chefuffe fucceffo nell'àuuenire doucffe dargli auifo. In tanto s'affretto' molto il Gouernator in fpedirfi di li,cV lafdar le cofe di qlla città II R E' LATrON:!, A ' 5 ' : 40^ A citta proùcdute fondando Colonia, Sfacendo habiTarecopiofamenteefia citta': c¥ fece fòri der tutto l'oro che fi trouaua,ch'era in diuerfi pezzi rotti,ilche ù fece in breue da Indiani furi ditori pratichi.Et fu pefata la fomma di tutto, 5C fu trouato 500 e v ottanta mila,cV zo o cV tati pefi di buon oro. Si cauo v il quinto di S.IVLche furono 116 mila,cV 460 2C tanti pefi di buon oro.Et dell'argento fu fatta la medefima fundatione, dC pefato infìeme,fi troud effere Z15 mi la marchi poco più ó meno,delquale 170 mila cV tanti,era d'argeto buono in vafi,cY verghe bianche Oc netterei il refto non era cofi,perche era in verghe cV pezzi mifchiati con altri me talli in ql modo che fi leuerebbe fuor della mina. Et di tutto qfto fi trafle fimilmete da parte il Quinto per S.JVL Veramente era cofa degna da vedere qfta cafa doue Ù fondeua piena di tato oro in verghe di dieci cV d'otto libre l'una, cV in vafi,cV pignatte,cY pezzi di diuerfe for ti con che fi feruiuano quelli Signori, 8C fra l'altre cofefìngolari,era veder quattro caftrati di fin oro molto grandinio o'iz ftatue didóne, della grandezza delle dóne di quel paefe tut te d'oro fino, cofi belle &C ben fatte come fé fodero viue. Quefte haueuano efli in tanta vene ratione come fé fodero ila te Signore di tutto il mondo, cV viue,cY le veftiuano di finiffime cV belle vefti,cVfadorauano come loro Iddee,a quali dauano da mangiare,et parlauano con elfo loro,come fé fodero fiate donne carnali. Quefte furono date nel quinto che toccaua a S.M. Altre poi ve n'erano d'argento della medefima ftaturatcV il veder igranvafi, cV pezzi di quell'argento lucido , QC'di tanta grandezza, era certo vna gra cótentezza.Tutto quefto B teforo fu diuiTojcV còpartito dal Gouernatore fra gli Spagnuoli che furono al Cufco,8£ qlli ch'erano reftati alla città di Xauxa, dando fi a ciafeuno tanto d'argento buono,cY. tanto di cac tino con tanti pefi di buon oro, cVa colui che haueua cauallo la rata conforme al merito fuo, dC del cauallo,eV li fatti che fatto haueua,cV al pedone il medefimo rifpettiuaméte,cV fecodo che fi trouaua deferitto p l'ordine fuo nel libro delle partitioni che d'effo [i fece. Tutto qfto H fìnidi fare in otto giorni,cV doppo in altri tanti fi fpedi il Gouernatore di li,lafciando habi tata quella città nel modo che s'è detto.Nel mefe di Marzo del 15 34 ordinò il Gouernator che fi cógregaffero in quella città la maggior parte di fpagnuoli che cori (eco haueua,cV fece Fódatione vn'atto di fondanone , cV formatione del popolo,dicédo che lo fermaua cV fondaua nelme> della ^ lo " defìmo eder fuo,cY d'edo prefe la poftefTione nel mezzo della piazza,cV in fegno di fonda- "rarT città re,cY cominciare a edificare il popolo, cV Coloniajfece certe cerimonie come fi contiene nel del Calco, atto che fu fatto, delquale io Scriuano in voce alta ledi al cofpetto di tutti: cV fì. pofe nome al ?,° r l ne * la città la molto nobile, cV gran città del CufcoyéV continouando l'habitatione fu ordinata la & ofkcifd! cafa per la chiefa che doueua farfi nella detta città, terni ini, lim iti, cV giurifditione,et fubito fé Situiti m ce far bando che potedero venir ad habitar quiui,et eder ammeffì per cittadini coloro che vi nia^da eU voleuano habitare,che vi concorfero adai in tre anni. Fu di tutti fatta vna fcelta delle gfone fpagnuoli. più habili d'hauer carico dellamminifìratione delle co(c publice: cV fece i fuoi luogotenéti, Caftellani,c\: Rettori ordinari], cV altri Officiali publici,iqualielede,cx: nomino in nome di C S.M.cV diede lor il poter d'edercitar i loro offici] . Quefto fece il Gouernatore co configlio cV ricordo del Religiofo che haueua con feco,d£ del Contatore di S.M.ch'era con elfo lui in quél tèpo,col parer de i quali vedute,& edaminatele perfone de gli habitatori,fìn tanto che S.M.mandaua a ordinar quel che s'haueua da fare nella diuifìone de i natiui del paefe: et in tanto fu cóftituita a tutti vna certa quatità cV parte,con deputar vn tanto a gli fpagnuoli che quiui fodero rettati per infegnargli,cV a dottrinargli nelle cofe della fanta fede noftra caroli-' ca. Et furono deputati OC dati in feruitio di S. M. dodici mila ÒV tanti Indiani maritati nella prouincia di Collao nel mezzo d'eda circa le mine,pche quiui cauadero l'oro p S.M.di che lì dima che catterà vn gradifTimo vtile confiderata la ricchezza delle mine che vi fono,de le quali cofe U fa Ioga métione nel libro della fondanone di qfta Colonia,cV nel regiftro del de pofito che iì fece de gl'Indiani circóuicini,lafciando a S.M.l'obedienza di poter approuare, confermare,o emendar quefte cofe fecondo che le parerà più couenire al fuo Real feruigio»- - parte il Gommatore colCacicjueper Xauxa, & hanno nuoua dell' Eefiercito di Guito , di certe nani i , Cedute in quelle marine da alcuni Spagnuoli , mandati alla città di fan Michele* * Fatte quefte prouifioni fi parti il Gouernatore per Xauxa menadofene con edò lui il Cz* cique,cV i cittadini rimafero in guardia della città co ordinaze che lafcio loro il Gouernator ; con che fi gouernafsero fin tanto che egli facefse inteder altro,&T caminado per fue giornate vene a far la pafqua fopra il fiume di Bilca^doue hebbe lettere OC nuoue di Xauxa, che la gè le di guerra^ Guito,dQpp#che fu rotta,et fcacciata da quelli luoghi virimi dal Capitan del* */-t:.ur Cufco ii . .1 '«-.■ : k. wÉm ', ii„ * ■ ' Elil-.il!: ì; %W^' I, , „ ■À • 1 1 pi : : I » I:; :V 1 I ' 'ili '" il,; : tv III -...IHl'V 1 fi "■" '; u DELLA CON QJV I S T A DEL PERV Cufco s'èra ritirata, & fortificata 40 leghe lungi di Xauxa nel camino di Caxamalcha in vn D mal patto 1 mezzo della ftrada , et haueuano fatto le lor ferrate p impedir il paffo a caualli co le porte che v'haueuan fatte molto ftrette,cV vna ftrada d'afcender a vn fallò alto, doue il Ca pitano con la gente habitaua,che non haueua pano niuno fé non da quefta parte, doue s'era fatta qfta parata con qfte porte cofi ftrette,cV che fi péfaua che quiui afpettaffe,foccorfo,per- che haueua nuoua che'l figliuolo d'A tabalipa veniua co molta gete, Quefto auifo dichiaro' il Gouernator al Cacique, ilquale fpedi incòtanéte metti p la città del Cufco p far venir géte di guerra,che nò follerò più di duo mila, ma i miglior di tutta la prouincia,gche il Gouerna tor li diife ch'era meglio che foffero pochi 8C buoi, che molti et difutili, gene i molti haueria no fuor di,ppofito 3C fenza ritratto affamato il paefe g ilqual foffero pattati» Scritte fimilmé te il Gouernator al Luogotenéte cV Magiftrato del Cufco che fauoriffero i Capitani del Ca cique,cV vfaffero diligéza in far venir pfto IegentùPartito da qfto luogo il Gouernator il fé còdo di di Pafqua,& giuto p fue giornate a Xauxa,feppe più interaméte ql che quiui era fuc ceffo in abfenza fua,cV fpecialméte di quel che v'haueuano fatto le genti di Guito,et fegnala tamente li dittero , che doppo che i nimici furono fcacciati da torno di Xauxa, s'eran ritirati io ò 30 leghe lontani in vn monte, cV che come il Capitano chefu mandato alla fpeditione centra di loro col fratello del Cacique, cV 4000 huomini giunfero alla vifta loro,ripofati al quanti giorni andarono ad attaltargli , cV li roperono cV fcacciarono da ql luogo con molta fatica et pencolo grande. Ritornati a Xauxa,il Marefciallo don Diego d'AImagro(che qn E il Capitano OC fpagnuoli era venuti dal Cufco egli era venuto co etto loro p ordine del Go- uernatore)a vilìtar gl'Indiani circ6uicini,p vedere et fapere Io fiato in che eran le cofe di qlla citta , & de gli habitatori d'effa,era fiata la fua venuta: fi parti per vifi tar i Caciqui cV Signori dalla capagna di Chincha cV Pachacama,cV glialtri che hano le lor terre,cV viuono alla cofta del marchi qfto ftato troud le cofe il Gouernatore quando giunfe a Xauxa,et ripofatofi p il in che ftato fi ritrouauano le cofe di ià,ilquale cofi li ditte. Signore , partito ch'io fui di qua g ordine del Marefciallo,mi mifi a caminare a gran fretta g il piano cV p la riua del mare co no poco trauaglio,pche molti de Caciqui ch'erano nel camino s'erano ribellati, però alcuni che erano amici ci prouiddero di quel c'haueuamo bifogno,cV da lor fui informacene per la co fta del mare s'erano vedute andar quattro naui,lequali io viddi vn di,cV cofìderado ch'io ero madato alla citta di San Michele g faper fé vi lotterò arriuate naui dell'Adelantado Aluara do,o d'altri,andai noue di cV noue notti p la cofta alcuna volta a vifta d'effe,credendo che do yeffero prender porto,& cofi intender chi foffero,macon tutta qfta diligenza 8C faticatoli fu mai poflibile che potetti ottener quel che voleuo : onde mi mifli a feguitar il mio viaggio verfo la città di Sa Michele,cV andando dall'altra parte del gran fiume fui informato dagl'In F dmm del paefe che veniuano chriftiani p qlla ftrada,cV penfando io che doueffero veraméte effer gete dell'adelatado AIuarado,ce n'andauamo il mio copagno cV io foprauifo p no inco trarci in lui improuifaméte,cV giunti pretto di Motupe,feppi ch'erano vicini a qlla terra,cV afpettargh che veniffe la notte,cV al fpontar dell'alba mandai il mio copagno a parlar co etto loro,&: vedetti che gente futte, cV li diedi certi fegnali,perche m'auifaffe,c\: finalmente feppi elkr gente che veniua al coquiftaméto di qfti Regni:onde me n'andai a loro,co quali parlai a lungo, dicendogli l'ambafeiata ch'io portauo, et etti all'incotro m'informarono dicédomi effer venuti dalla città di San Michele in certe naui di Panama, OC erano in numero di Z50. Arnuati a fan Michele il Capitano ch'era in qlla città co i zoo d'etti, 70 a cauallo s'era parti to per le prouincie di Guito p farle foggette, cV etti che poteuano effer da 30 pfone con loro caualh: faputo il conquiftamento che iì faceua nel Cufco,cV il bifogno che v'era di gente, no volfero andare col capitano in qlle ,puincie di Guito,cVcofi fé ne veniuano verfo Xauxa,&: diedi lor nuoua di tutto ql ch'era fucceflò quà,et della guerra che s'era fatta con gl'indiani di Cjuito,cV p portar più pfto le nuoue di quel ch'era fucceflò la,mi ritornai da quel luogo adie tro lenza andare alla città di fan Michele, fapédo di certo effer già partito il Capitano con la fua gente,cV era già vicino alla città di Cotti baba,Ritornado p il mio camino la pafqua paf- iata,incontrai il Marefciallo don Diego d' Almagro vicino alla terra di Cena, ch'è doue fi di inde il camino di Caxamalca , quale narrai le cofe come paff auano,cV come il Capitano che andaùa RELATIONE. A andaua a Guito,g fofpetto d'alcuni no andaua alla libera» Il Marefciallo vdito quello fi par ti (unitamente per aggiungerli Capitano che conduceua quefla gente alla fpeditione di Guito , per farlo fermare fin tanto che prouedeffe infleme a i bifogni di quefta guerra» Hor quello e quel che mi è fucceffo Signore in quello viggio nella volta delquale, procurai d'ha uer notitia di quelle naui , ne potetti mai intenderne altro. Dell' Aluarado non fi fa cofa ve runa , fé nò che fi penfa che già fla fmontato in terra in quefta colla di mare,o fìa paffato più innanzi di che ho auifo per lettere. tarmo edificare nella città delCufco ~ynaChiefa,& mandano tre mila Indiani con dlcuni Spagnuoli contro OC il Gouer- natore fece apparecchiar 5 o Spagnuoli a cauallo cV 3 o pedoni per andar a fcacciar i nimici dal paffo doue flauano fermi , cV fi partiron co il Cacique cY la fua gente.ilquale tuttauia più veniua ponendo amore a gli Spagnuoli. Fu comandato dal Gouernatore al Capitano di quelli Spagnuoli che doueffe feguitàr i nimici fine a Guanacco o più innanzi fecondo che conofceua il bifogno,cV di tutto l'auifaffe di cótinouo per fue lettere cY mefsaggieri. Dopo quello venne nuoue al Gouernatore delle naui,la vigilia di Pafqua delllo fpirito fanto,Sc d milmentehebbe lettere da fan Michele che li por taron duo Spagnuoli, come le naui perii mal tempo non eran potute arriuar a Paccacama più preffo che 6ó leghe cY che l'Adeìanta- to Aluarado era arriuato al porto vecchio già tre mefi paffaticÒ4oohuomini,cYi50 daca ualIo,cV che co elfi fé n'entraua détro in terra verfo di Guito , cY che 11 vedeua che vi farebbe a tempo che il Marefciallo don Diedo entraua da vn'altra bada in quelle proufncie.Dubitc» per tutto quello auifo il Gouernator della giuflitia cY reggimento della citta' di fan Michele cY d'altra parte, cY per prouederci co còTiglio de gli officiali fpedì fuoi meffaggieri in vnBri G gatino per mare, per i quali mando facultà al Marefciallo che in nome di S.M.con la gente che menaua cV con l'altra che già faria fiata in ordine nella città di fan Michele , allaqual co- rnSdaua che doueffe effer in fuo foccorfo, che conquiftaffe pacificaffe cY habitaffe quelle prò uincie di Guito. Prouidde parimele ad altre cofe intorno a quefto,accioch e l' Aluarado no fàceffe dano nel paefe,effendo cofi la mente di S.M. cY umilmente fi difpofe alla venuta del le naui mandar a informar SJVÌ.di tutto ciò ch'era aduenuto fino a quell'hora in quella im^, p'refa perche fia di tutto informato , cY poffa prouedere a tutto quel che pareffe efpediente al fuo realferuigio.In queflo flato (lano le cofe della guerra et cofe fucceffe nel paefe,la manie- ta dellequali fi dira" breuemete nche da Caxamalca fi madò relatiò d'elfo. Queflo paefe dal la città di Tumbez fino a Chinca fono io leghe alla colla del mare per altre parti più cY per altre meno,é terra piana cYarenofa,no vi nafee herba,ne vi pioue fé non poco, e paefe ferti- le di Maiz cY frutti,perche feminano et irrigano le poffeflìoni con acqua di fiumi che defee don dalle montagne. le cafe che habitano ipaefani fono di giunchi cY di frafche,perche qua do non pioue fa gran caldo, 3C poche cafe fono co tetti,fono geti da poco,cY molti fono de- chi per la molta arena che v e.fono poueri d'oro cY d'argento , che quel che hano è di baratti di mercantie di coloro che viuono alla montagna. Tutto il paefe vicino al mare è in quefto modo fino a Chinca bC anco più oltre a 50 leghe, fi vertono di babafo cY magiano Maiz cor to,& duro,et la carne mezza cruda: a piedi de i piani quei che fi chiamano lngri,e v vna fchie ra di montagne aluffime , che duran dalla città di fan Michiele fino a Xauxa che ci poflbno effer ;:u« .j , i ! ' : ìli lk >,<:?' DELLA CON Q^V ISTA DEL PERV effer ben ioo c¥ 50 leghe,di fpatio,ma ha poca larghezza.E paefe molto alto cV forte di mo- ti cV di molti fiumi, non vi fono felue fé non alcuni alberi, che nafcono alle riue de i fiumi do uè fempre vifì vede gran nebbia* Emoltofredda,percheve vna montagna di neue che du ra quafì da Caxamalca a Xauxa,doue in tutto l'anno fempre ve la neueXa gente che quiui habita e più ragioneuole dell'altre, perche è molto netta cV guerriera cV di buona difpofitio ne.fono molto ricchi coftoro d'oro cV d'argento, perche lo cauano in molti luoghi della mo tagna.Niuno fìgnor che habbia fìgnoreggiata quefta prouincia ha fatto maicafo della gen- te ch'é pofta fui mare per effer cofi da poco et pouera,perche non fi feruiuan d'effa fé non g il pefce cV frutti , che per effer in paefe caldo f ubito che fé ne vano in quei luoghi di montagna s'infermano per la maggior parte , cV il medefìmo aduiene a quei che habitan lemòtagne fé defcédono al baffo in terra calda» Le gèti che habita dall'altra parte verfo dentro la terra die tro le fpalle delle montagne, fono come feluaggi,che non han cafe ne Maiz fé nò poco,han no grandiffime montagne, cV n' pafcon molto de i frutti de gli alberi, non hanno domicilio ne luogo fermo conofciuto,hàno grandiffime fìumane,cV e paefe tanto inutile, che pagaua tutto il tributo a fìgnori di piume di pappagalli, per effer quefta mptagna di qua la migliore di tutto il paefe fi itretta cV anguria , & per effer deftrutta dalleguerre che vi iono ftate , non vi fi può far colonie de Chriftiani, fé non l'un popolo appartato dall'altro: dalla città diXau xa per la via del Cufco ù va allargando il paefe appartatoli dal mare,cV i fìgnori che fono fta ti nel Cufco tenédo la loro ftanza cY refìdenza nel Cufco verfo Guito chiamaua Cancafue- tio, dC il paefe innnanzi che fi chiama Collao,Collafuio,cY la parte del mare, Conditolo et la terra adietro, Candafuio : cV in quefto modo poneuan quefti nomi a quefte 4 prouincie fat- te a guifa di croci,doue fi rinchiudeua tutta la lor fìgnoria.Nel paefe di Collao non fi ha no- titia del mare ; cV e paefe piano,per quel che se conofciuto.cV grande,cY molto freddo,cV vi fono molti fìumi,de quali fi caua oro. Dicono gl'Indiani effer in effo vn lagume grande d'ac qua dolce in mezzo dellaquale fono due Ifole * n faper l'effer di quefto paefe , cV al gcuerno fuo, mando il Gouernatore duo Chriftiani accio gli rapportando d'effo lunga informano- ne, che fi partiron da lui nel principio di Decébre* La parte di Conditolo verfo il mare al dritto del Cufco,época terra cV e molto diletteuole,ben che fia tutta di montagne cV &(&£& la parte dentro la terra e il medefìmo: corrono in effo tutti i fiumi che non corrono al mare di ponente, e paefe di molti alberi cVmontagne,cV è molto poco habitato, Quefta monta- gna continoua da Tumbez fino a Xauxa: & da Xauxa alla città del Cufco e faffofa et afpra, che fé la ftrada non fuffe fatta manualmente,non vi fi potrebbe andar pur a piedi,quato più con caualli, per ilche haueua molte cafe piene di rame per immattonarla , & in quefto tutti i Signori haueuan tanto penfiero in farla che altro non vi mancaua che farla immattonare» Tutte le montagne afpre fono fatte a guifa di fcaloni di pietra,cV dall'altra parte il cammino non haueua larghezza per rifpetto d'alcune montagne chela ftringeua da i duo Iati , cY in vna era fatto vno fperone di pietra accioche vn giorno nò rouinaffe: cY vi fono poi altri luo ! ghi che la ftrada e longa ben 4 , d 5 ftatured'huomo, fatta 8C immattonata di pietra» Vno de 1 maggiori trauagli che haueffero i conquiftatori di quefto paefe fu in quefte ftrade , tutti o la maggior parte de i popoli di quefta falda di montagne ftanno cV habitano in colline & monti alti , le cafe loro {ono di pietra Se" di terra , fono molti alloggiamenti in ciafeuna terra, cV £ il cammino fé ne troua fempre d'una cV due leghe cV più vicini fatti per gli alloggiameli ti de i fìgnori quando andauano vifìtando il paefe,cV di venti in venti leghe fono città prin- cipali Capi di prouincie , doue gli altri delle terre piccole portauano i loro tributi che paga- no cofe di Maiz & veftimenti come d'altre cofe. Tutte quefte terre groffe hanno cafe di con ferue piene delle cofe che fono nel paefe , cV per effer molto frigido fi raccoglie poco Maiz, &C quefto non fi da fé non in parte fìgnalate,perd vi fono in tutte molti legumi et radici d'ef li con che le genti del paefe li foftentano,et anchora di buone herbe comequelle di Spagna* vi fono rape acetofe cV agrefte* Ve del beftiame affai di pecore che vano in gregge con ilor paiton che lo guardano difeofto dalle feminate,cV hanno certa parte della prouincia doue inuernano. La gente come s'è detto , è molto puIita,cV ragioneuole & vanno veftiti tutti e "!? ™' man § !ano i{ Malz cotto & dur ° 3 & beuono molta Chiccha, che è vna beuanda fatta di Maiz a modo di ceruofa , è gente molto domeftica cV molto obediente 8C bellicofa, hanno molte armi di diuerfe maniere, come nel rapporto che venne da Caxamalchafì mando dalla prigion d'A tabalipa detto di fopra* Defcrittione £ II ' , li 's. RELATIONE A Defcnuiom Jdh Cini delC«fco,& élhfia m,r*b,lfa,e KK a,& Jecofium, defio,„ol:. L^-'fÌ d C r a u C ?, P ? C - er h P r ' nd P akdl ' Wtté doue faceuano la refidentia i Signori fi grade &cofi bella,& co tati edifich: che faria fiata degna da veder in Spagna & tX con inouamete:et la maggior parie di quelle cafe fono di pietra,* l'altre nano la meta de a e. molto dmte,,„tte immat,ona,e,&: in mezzo di ciafcnna va vn condo» d' equa mumo andar vno a caualIo,& vn'altro dall'al,ra:c poto quella Cittì nell'alto d'vna mónTna & a ita per il più piano , e immatonata di pietre minuteratorno d'ella fono quattro cale di Si- tri color. , & ha altri edrfici, degni d'effer veduti di terrazzi:fono in efla Città mol, altri al £rXTr ? & ,g ran , dczze - VI P a(Tano da > W d'effa duo. humichenafeano vna feSE ,?n Pa r," ' aCC, °, ch , elac r a , c , orrane " a&ch « : »-='.&='ncorachecrefcanoninonda J hanno a3T, E? ,q " aI ' S c ntra ndia J dt,a ' S °P ra n colle verf ° la P arK «WU Cittì che e rotòdo! &moltoa»pero,e vira fortezza di terra & di pietra molto belliche ha lefue fineflre grandi che guardano verfo la Ci,,à,chela fa parer p/u bella.dentra d'effa fono mofoaCgS & vna torre principale nel mezzo fatta a modo di cuba, è di quat.ro d cinque Srani vno f'h?n J 9 - aItr ° >8h a ' l0 .gg'' amm « * "anze dentro fono picciole, * la pietra ! che è fina SfaSSSir^S? m 1 d ° C5g ' Uma lu " a C5 Ia " ra ' che n5 P af <*"■(* "fiftura die! £ W?. C ° fi ,,faCCh - C Pa,0n ° ,aU0k "P'anate.con h »fStura in ordineall'ufanza k^, g ^ lVna . COng ' Unta '" COtrario *»»*MS «"te ftanze trarre, che vna perfona no SgSSSS n T' <\ ran, > d,cono "0" "aner veduto vn'altro edificio come que US u' 1? Pm forK ' V ' P omano fcr dentro cinque mila Spagnuoli non fé oli può dar batteria , ne fi può minare , percioche e polìa fopra vn iàflo: dalla f arte ddhQiS E ™ir S alt 5 £' altro .& IVhimo più adètro è il più alto di tutti . La più bella cofa che £51 veder g edificio ,n quel paefe fono quefti gironi,perche fono di pietre cofi S eh, le vedra,no diri che v. fieno fiate polle per mano d'huomini humam.che fono cofi gra! decome pezzi dimotagnefaflofe&fcogli,chevenefonomolted'aI,ezza di tremapàtafi need.lipicciolagradezzachelapomnoportartrecarrette:q(lan5epietralifcia maalTa,' tónon^fif i ^^"a^akneopranellafuamuragliafettaaquelìaguifa.pe Snodar £rt È! ^ d 'P ,etre "g'-andi : queftigiranifono voltati, chefefegiidefiTi batteria no può darfegl. .n p.ano,ma m fgu.ncio de i gironi che efeono in fuori: quefti gironi fono ^nSrZ^ZT'^ì f ? m ,n , fi V" e ' Son 6t na «nodo dine gradi, che l'uno comin- fito darrn^t .- tr ° ,& ù al f tr0 " eU aIteZZa de lI'a'no.Tu,ta queffa fortezza era vn depo ««eoa'oggettoaiSignonddCufco.haneiranomoIdcoloriazurri.gtalIt&bOTettfai Wedihca^tadavnSignorOregionechevénedallepartidiCondiTuioverfoilmare srande «odafarlafuareCdeza J fonddq U ellaC.tta- ) cóquelIafor,ezza : &tu t t.glialtr.Signoriche Viaggivol.^. fff gii '•,[• :.?-.' I li : & E DELLA CONQUISTA DEL PERV gli fono fucceffì doppo,fecero qualche poco di' migliorameto in eiTa fortezza,onde Tempre D fi venne magnificando de accrefcendo.Da quella fortezza fi vede atorno al la città molte ca fé a vn quarto di lega,6V mezza lega: de vna lega: cV nella valle che è in mezzo circudata da colli atorno,fono meglio di cento mila cafe,2>£ molte d'effe fono da piaceri,cV ricreatione de i Signori paffati,et altre de i Caciqui ài tutto il paefe,che rifeggono continouaméte nella cit tà:l'altre fono cafe o fondachi pieni di robbe, lane, armi, metalli cV panni , cV di tutte le cofe che nafcano,cY fi fanno nel paefe» Vi fono cafe,doue fono coferuati i tributi che portano a* Caciqui le genti : de v'é tal cafa che vi fono meglio di centomila paffari fecchiygche della peri na d'elfi , che e v di molti colori , fi fanno veilimenti , cV vi fono molte cafe perciò* Vi fono rotelle cV targhe , piatire di rame per copritura delle cafe, cortelli,cY altri ferramenti: fcar- pe dC pettini per prouifione della gente di guerra , in tanta quantità che non fi può penfarc chi habbia potuto mai dar fi gran tributo di tante de varie cofe » Ciafcun Signore panato ha quiui la fua cafa di quefte robbe di tributi che li furono dati in vita loro,perche niun Signor- re che fuccede(cofi è legge fra loro) può doppo la morte del paffato arriuar a elfo in la heredi tà*Ciafcuno ha il fuo bacile d'oro, cV d'argento,& la fiia robba,et veftimento a parte: de colui che fuccede non glielo toglie: de i Caciqui de Signori morti hanno ferme le cafe loro da pia ceri con li debiti femitrj di feruitort , de donne, de fé gli feminano i lor campi di Maiz, cV fé gliene mette qualche poco doue fono fepeliti. Adorano il Sole, cV gli hano fatto molti tem prj,cV di tutte le cofe che hanno co fi robbe come Maiz, de d'altre cofe n'offerifeono al Sole, di che poi fi preuagliono le genti di guerra» Della prouincia di Collao 3 &* della qualità, & co/lumi de f noi popoli 3 & delle ricche minere d'oro che quiuifi ritmouono, I duo Chriftiani che furono madati a vedere la prouincia di Collao tardarono 4o.giorni nel lor viaggio.doppo ritornati alla città del Cufco,doue ftaua il Gouernatore , gli dierono nuoua dC relatione di tutto quel che haueua intefo de veduto , che è quefra che qui difetto fi dichiara* 11 paefedi Collao e lotano de appartato molto dal mare, tato chelegétinatiueche «abitano non hano notitia d'elfo : e paefe molto alto,cY mediocreméte piano , cV con tutto cioV faor di modo freddo* Non v'e in effo felua ne legna d'abruciare, de quella che perciò vfa,ha in baratto di mercatia co quelli che habitano vicino al mare,chiamati Ingri,cY che ha bitano anco al baffo predo le fìumane,doue e paefe caldo che quefti hano legnacei fi baratta con pecore de altro beftiame,cV legumi,perche nel refto il paefe è Aerile, che tutti con radice d'herbe,et herbe, Maiz,cY qualche poca carne fi foftentano,non perche in quella prouincia di Collao non fia buona quatità di pecore , ma perche la gente è tanta foggetta al Signore a chi deue preftare obedienza,che fenza fua licenza , o v del principale , 6 Gouernator che per fuo comandamento fla nelle terre, non n'vccide,pofto che ancora i Signori: de Caciqui nò ardifeano ammazzare ne mangiare niuna fé non e con tal licenza» 11 paefe e ben popola^ to,perche no e diitrutto dalla guerra,come fono l'altre prouincie , le fue terre fono di medio ere grandezza,cY le cafe picciole,le mura di pietra de terra infleme,coper te di paglia * L'her^ ba che nafee in quefto paefe,e rara de corta» Vi fono alcuni fiumi pero piccioli: nel mezzo della prouincia è vn gran Iago di gradezza di preffo cento leghe,cV all'intorno di quefto la^ go è il più popolato paefe , in mezzo d'effo fono due Ifolette picciole , nell'una dellequali e vna mofchea,cV cafa del Sole,laquale e tenuta in gran veneratione, de in effa vanno a fare le loro offerte cV facrifìcrj in vna gra pietra che e nell'lfola che la chiamano Thichicafa, doue o perche il Diauolo vi lì nafconde,6Y gli parla,d per coftume antico,come glielo per altro che non se mai chiaritola tengono tutti quelli della prouincia in grande ftima, de gli offerifeo no oro,cVargento,cV altre cofe.Vi fono meglio di fecento Indiani al feruitio di quefìo luo go,cV più di mille dóne,che fanno Chicca per gettarla fopra quella pietra Thichicafa»Le rie che mine ài quella prouincia di Collao fono più oltre di quefto lago che fi chiama Cucina^ ho* Sono le mine nella chiufa del fiume della mezza altezza d'eìfa , fatte a guifa di grotte, nella bocca dellequali entrano a cauare la terra, de la cauano co corna di cer ui , de la portano fuori con certe pelle cucite in forma di facchi d di vtri di pelle di pecore» 11 modo con che la Iauano,é che tirano dal medefimo fiume vna feriola d'acqua picciola,6Y alla riua d'effo hano porte certe piaftre di pietra m crito lifeie , fopra Iequali gettano la terra, èV gittata, cauano per vn canalettOjl'acqua della feriola che viene a dargli foprajet l'acqua fé ne porta a poco a poco la terra RELATIONE 4 , 4 A la terracY reftalWo nella medefimapiaftra,cY in queftomodo lo raccogliono. Lemme entrano profondamente m trauerfo della ferratine a dieci braccia Cotto, cV altre a veti -^ la mina maggior che fi chiama di guarnacabo,entra 40 bracciale ha niuna chiarezza ne dìu larghezza di quanto entra vna pfona chinata^ fin che colui nò efee niun altro può entrar ui.Le pedone che quiui cauano oro 5 poffono effer fino a 5 o fra huomini dC donne,cV fono qrtiditutto il paefcdvnCaciquevent^cVdVnaltro^o.etd'altro.trenta^ d'altri piudme no fecodo che ve ne tégono,cV Io cauano per il fignor principale,nelquale hano polio tan- to riguardose in mun modo fi può rubbar cofa veruna di quel che cauano,perche a torno lemme iono portele guardie che nitmo che caui l'oro può vfeir fenza che lo vedano cVla notte quado ritornano alle lor cafe nella tentennano per vna porta doue ftano i maggiori domi che hano carico dell oro 5 cV da ciafeuna perfona riceuono l'oro che hano cauato Vi fo noaItreminepiuinnanzid.quefte,cValtrevenefonofparfepertuttoilpaefeamanieradi pozzi profondi, vna ftatura d'huomo 5 quanto poffa l'uno da baffo darla terra all'altro di fo- pra , OC quando vengono tanto Cauate che colui di fopra nò poffa pigliarla^ Iafciano ftare iX tanno altri pozzi.pero le più ricche cV doue fi caua maggior quanta d oro/ono le prime chenohanocaricodalauarlaterra,cVperrifpettodelfreddo^delleminechevifononòlo cauano fé non quattro niefi dell'anno^dall'hora di fefta } fin che e per tramontar il fole.La gè- te e molto domeftica 3 & cofi accoftumata a feruire , che in tutte le cofe che s'hano da fare nel B paefe,lo fanno elfi ifteiTi,cofi ftrade,come cafe,che il fignor principale li faccia fare , cV s'offe rifcondifaucarcontinouaméte 3 cVportarlebagagliedeIlegentidaguerra,quandoilf]gnor va in qualche luogo. Gli Spagnuoli traffero da quelle mine vna carica di terra , cV la porta- rono lenza fare altro al Cufco, laquale fu lanata per mano del Gouernatore , pigliato prima glU fTfi t0 § S P a S nuoIi s'haueuano dentro meffoui oro,o fé s'haueua fatto altro che ca uarla della mina come la cauauano gli Indiani che la lauauano,cY lauata Ci caud d'effa tre pe- li d oro. 1 um quei che s'intédono di mine cV di cauar oro,informati del modo che lo caua- no 1 natiui di qfto paefe,dicono effer tutta la terra, OC i capiminere d'oro 5 che fé gli Spagnuo li delìero ferramenti cVinduftriaagli Indiani del modo con chef] ha da cauare, fi farebbe cauato molto oro,&fi crede venuto quello tempo che non farò anno,chc non fi caui di qua vn 1 Mihon d oro.La gen te di quefta prouincia cofi huomini come donne , e molto fporca, CC la prouincia e molto grande,cV tutti hanno gran mane. In quanta Itenerationefufì tenuto da gì Indiani Guarnacaba^iuendo^ lo tenghino ancora m morte&* comedy la dipintone de gf Indiameli Spagnuoli entrarono netcu/co, &> della fedeltà di Guarnacaba nuouo Caaque 1/erfo 1 Chrijìiani* La cittaMel Cufco è il capo cV prouincia principale di tutte l'altre, & di gui fin'alla fpiag- §-% u n ^ meo ^ dal1 aItra P ane Pi» innanzi della prouincia di Collao che é tutto paefe di Canbi bagittarn } Ioquale eTignoreggiato et foggettoavnfolofignorechefuAtabalipa, ^nnaz^alluiaglialtrifignoripaff^ VLuelto Guarnacaba che fu tato nominato cV temuto cV e ancora hoggidi cofi morto come c ri- £ °? n \ atoda1 ^ obeditocVquafiadorato,cV il fuo corpo e v porto nella città del Cufco molto intero inuolto an ricchi vertimen tt,cV folamente gli manca la punta del nafo , cV vi fono altre imaginifatte di rtucco o creta,doue folamete fono capelli cV vnghie che fi tagIiauano,et veftimenti che fi veitiuano in fua vita , 8C fono in tata veneratione preffo a qlle géti,come fé fuffer loro Iddfi: lo cauano fpeffo in piazza con mufìca cV balli a torno , cV gli ftanno il di cV la notte a torno scacciandogli le mofehe. Quando alcuni fignori principali vengono a veder il Cacique, vannoprimaarendergratieaafteimagini,cVdoppoalCacique 3 cVfannoconeiritantece- rimonie , che feria gran proliffita a fcriuerlo,s'vnifcono tante genti a quefte fefte che fi fan- no in quelle piazze, che paffanocento milaanime. Succeffecofi bene il far quello figli- uolo di Guarnacaba fìgnore,pche veniuano tutti i Caciqui cV fignori di paefe cV prouincie lontane a feruire cV adar peramor fuo l'obedienza all'Imperatore. Iconquiftatori paffa- ron gran trauagli, perche tutto d paefe é montuofo & afpro,che fi può andarui a cauallo, dC Viaggivol.3% fff ij fipuo l: \ DELLA CONQUISTA DEL PERV fi può creder che fé non fuffe ftata la difcordia che era fra la gente diGuitocVinatiui 8C D fignori del paefe del Cufco &C fua circunuicinanza , non fariano entrati gli Spagnuoli nel Cufco,ne fariano flati ballanti di paifar da Xauxa innanzi, & fé vi fuffero entrati,faria bifo- gnato che fuflero flati in numero di più di cinquecento , cV per poter tenerla bifognauanc* affai più , perche il paefe è cofi grande 8C fi cattiuo,che vi fono montagne dC paffì che dieci h uomini gli poffono difèndere da dieci mila* Et mai il Gouernatore penfd di poter ir con meno di cinquecento Chriftiani a conquiflarlo,cV renderlo tributario con pace,perd come intefe la difunion cofi grande fra quei del paefe dC la géte di Guito, propofe con quei pochi Chriftiani che haueua andar a leuargli di feruitiì cV foggettione,cY impedir i torti 8C mole- ftie che quei di Guito faceuano a quefto paefe , che piacque a Dio di concedergliene gratia» Et già mai il Gouernatore fi farebbe arrifchiato di far coti lungo cV faticofò viaggio in que- ita lì gràde imprefa,fe non fuffe fiato per la gran cófidanza ch'haueua in tutti gli Spagnuoli ch'erano in fua compagnia , per hauer fatto di loro efperienza , cV conofciuto effer deftri 6C vecchi in tanti conquiftamenti 5 etaffuefatti in quei paefi,eta trauagli della guerra; ilche ben inoltrarono in quella imprefa in piogge,in neue,cY nel notar molti fìumi,paffar gran mon tagne,cY dormir molte notti alla campagna fenza acqua da bere ne cofa veruna da mangia- re^ fempre di di òC di notte ftar in guardia armati,tY nell'andar a ridurre a obedienza , do- po la guerra , molti Caciqui , ÒC terre che s'erano ribellate , 8C venir da Xauxa al Cufco do- uè tanti trauagli pattarono vnitamente col loro Gouernatore, cVdoue tante volte pofero E in pericolo le vite loro in fiumi ÒC montagne doue fi ruppero il collo traboccando molti lor caualli. Quello figliuolo di Guarnacaba ha molta amifla,tY conformità con i Chriftiani: dC per elfo fi pofero gli Spagnuoli per mantenergli la fignoria in infiniti affanni,cY fìnalmen te fi portaron in tutte quelle imprefe cofi valorofamente,et fopportaron tanto pefo quanto altri Spagnuoli habbin mai fatto in benefìcio dell'Imperatore,in modo chef medefimi Spa gnuoli che fi fono trouati in quella imprefa,fì marauiglian di quel che hanno fatto,quando di nuouo fi rimettono a péfarlo,che nò fanno come [ien viui,cY come habbino potuto fop- portar tanti affanni cV cofi lunghe neceflìtà ,' pero tutti fi danno per bene impiegati , £>C di nuouo s'oflferifcono fé fuffe bifogno entrare in maggiore fatiche per lacouerfìone di quel le genti,cY per inalzare la noflra Tanta fé Catolica* Della grandezza ÒC fito del paefe pre- detto fi lafcia di par!are,folo fi refla di réder gratie òC laudar noflro fignore,perche cofi aper- tamente di fua mano ha voluto guidar le co fé di, S.M, òC di quelli regni , cY per fua diuina prouidenza effer flati illuminati cY indrizzati alla vera via della falute . Cofi piaccia alla fua gran bontà che fìen fempre da qui innanzi di bene in meglio per interceffìone della fua benedetta madre auuocata in tutti i noflri fatti che gli porti a buon fine* Si fini in quella relatione nella città di Xauxa alli quindici di Luglio 1534 laquale,Pe- yò Sanco fcriuano Generale in quelli regni della nuoua Cartiglia òC Secretano del Gouer- E nator Francefco Pizarro per fuo ordine cY de gli officiali di fua. M. la fcriffe giuflamente come pafio , laqual finita leffe alla prefenza del Gouernatore,cY gli officiali di, S. M, di pa- rola in parola, cV per effer cofì,il detto Gouernatore/cV gli officiali di, S, M; (i fono fono- fcrittidifuamano* Francefco Pizarro, AluaroRicchelme, Antonio Nauarro, GarziàdiSalfedo. Per commandamento del Gouernator cY officiali Pero Sanco* Quefla translatione e cauata dall'originale. LA NAVIGATIONE DEL GRANDISSIMO fiume Maragnon,pofto fopra la Terra ferina dell'Indie occidentali, fcrittaperil Magnifico Signor Confaluo Fernando d'Ouiedo, Hiftorico della Macftà Celàrea nelle dette Indie. Al ReuerendiiTimo &c Uluftriflìmo Signor ll Cardinal Bembo . REVERENDISSIMO ET ILLVSTRISSIMO SIGNOR* Me pare che,d'vna cofa nuoua alli Chriftiani cV, in fé tanto grande 8C marauigliofa,come è la nauigatione del grandiffimo fiume chiamato il Maragnone, che io incorrerei icolpa di molta trafcurraggine , fé no ne detti notitia a V* S* Reuerendiffima, che come dottiffima 8C efper ta nelle cofe della hiftoria,ne pigliarà più piacere, che alcuno altro,in- tendendo vn cafo,che nò e v di minor marauiglia, che {i foffe quello del la naue Vittoria; laquale giro , & andò per quanto fi contiene del cir- cuito del mondo,per quel paralello,cY cammino che ella ando\entrari » do per lo ftretto di Magaglianes verfo Occidente , arriud al luogo delle fpetierie,cV quiui ca ricata digarofani,cY altre fpecie, volto per Loriente,cV capo di buona fperanza , cV vennea Siuiglia.Hor in quanto a quella naue V, S* Reuerendiffima ne è già bene informata: inten da al prefente quefta altra nauigatione fommariamente,cY poi che l'haurà intefa,giudichi fé è cofa di maggior ftima,cV da prenderne maggior marauiglia che di quella,Pofto,che io no fia perraccòtarne hora molte particolarità', nonhauendo tempo di dire appieno quello che hofcritto in ventiquattro fogli nella continuatone del'hiftoria generale di quefte Indie* Perciò' diro in fomma qualche parte di quello che più importa di quefto difcoprimento* Il Capitano Gonzalo Pizarro fratello del Marchefe Don Francefco Pizarro Gouerna- tore del Perù, parti della prouincia di Guito con dugento e trenta Spagnuoli tra da piedi dC da cauallo,a cercare della cannella: laquale non e come quella , che fi porta dairifola de Bru- nei,che è nelle MoIuche,ma ancor che nella forma fia differente, pure quato al fapore e v cofi buona, cV migliore della prima che conofciamo,cV che s'vfa in Europa, cV che V.Signoria Reuerendiffima può vedere ogni hora: quella e x fimilealle canne: quefta altra e in certi albe ri grandi & belli,i frutti de quali (ono alcune pallette groffe,cV maggiori che quelle de roue ri,& quella corteccia,nellaquale fta la pallotta,e la cannella: cV le foglie tutte dell'albero fono affai buona cannella,ma la palio tta d frutto non è buono: la feorza dell'albero nò e di cofi r> fetto fapore , come quella corteccia ó vafo che tiene la palletta , cV comele foglie , ma non e' C del tutto trifta,anzi in alcuni luoghi farebbe di qualche ftima. Certe di quefte corteccie che fono cannella,furono di mano in mano d'alcuni Indiani portate a Guito , dC ad altri luoghi del polo Antartico , per donde vanno gli Spagnuoli, cV era molto defiderata» Hor a cerca- re quefta cannella , dC altre cofe non conofeiute di quel paefe , andò il Capitano cV gli Spa- gnuoli che ho detto ; 6V andando giù per vn fiume intefero,che parlando auati ci era careftia di vettouaglia,cV in certe montagne afpre trouarono alcuni alberi di quefta cannellata pò chi dC inculti,fecondo che dalla natura erano flati prodotti, & lontani l'uno dall'aItro,in gui fa , che l'effetto non era corrifpondente al delìderio delli ritrouati, percioche quella cannel- la, che viddero , era molto poca,cV da non farne molto cafo* Et patendo li noftri affai per la fame , che già era molta grande,determind quel Capitano di mandare il Capitano Fran- cefco d'Oregliana con cinquanta compagnia cercare da mangiare, cV perche vedeffero la qualità del paefe* Et effo Gonzalo Pizarro refk> con tutta l'altra gente , che haueua in vn certo luogo fino a tanto che intendeffe quello che Francefco d'Oregliana haueffe trouato. Ilquale con li Tuoi cinquanta compagni , il fecondo di del Natale di Chrifto noftro Signore dell'anno 1 5 4 z vfei dell'alloggiamento del detto Gonzalo Pizarro, andando giù per vn fiume con vna barca,c\: certe canoe: OC portauano qualche foma di robba,cV alcuni infermi, cV la munitione della poluere,cV delli cinquata compagni detti, alcuni n'erano archibufieri, pC alcuni balefìrieri.Quel fiume nafee in vna proiiincia chiamata Atuquixo difeofto intor** no i- a t ... \y :>'■] tu ' i il I •• NAVIGATIONE no di tréta leghe dal mar Auftrale,et è fotto l'altro polo Antartico,ilquaI fiume già l'haueùa D panato il detto Gózalo Pizarro co tutta la fua copagnia*Hor andando qfto Capitano Fran cefeo d'Oregliana a feconda del fiume,fempre lo trouaua maggiore, cV più veloce per cagio ne di molti altri fiumi, che da amendue le bande mettteuano in elfo : in guifa,che per la gran corrente andauano ogni di venticinque leghe d piu,con poca fatica di qlli che remauano.cV coficaminarono tre di fenza trouar luogo alcuno habitato,ne cofa da mangiare:cY quando viddero che s'erano difeoftati tanto dall'ailoggiamento, cV che haueuano confumata quella poca vettouaglia che portauano , confultarono quefto Capitano cV li fuoicompagnffopra la difficulta\che era di ritornare al loro Capitano,ilche pareua impo(ììbile,cY oltre accio da- dofi a credere che non poteffe e{Tere,che non trouaflero qualche habitatione d'Indiani, doride prendeffero da mangiare,feguitarono vno,cV vn'altro di,ne meno trouarono luogo habitato,ne veftigio humano,cY all'hora lì tennero g perduti,percioche fi voltauano in die tro,no haueuano che magiare,ne tutte le forze loro erano ballanti ad andare a cotrario d'ac- qua per forza di remi tre leghe in vn di,perla molta corredila del fiume ne meno £ terra era poflìbile per effere molta bofehereccia cV ferrata di fterpi cV altriincouenienti affai* La fame era già gradiffima,cY il pericolo della morte fi toccaua con mano,ne poteuano campare per altra via,che per quella,che penfarono: laquale fu confidandofi nella mifericordia di Dio,di feguire a tutto lor potere il fiume alfingiu , infino al mare di qfto altro noftro polo Artico, doue penfauano che quell'acqua metteiTe: nella qual cofa non s'ingannorono:et in tanto,al É Nota gran tro non hauédo,per careftia di vettouaglia,mangiauano i cuoi delle felle,cV de gli ftaffìli, 8C fame. fa cme p e ]|j f a l U a tich e, co n lequali i foldati di quel paefe Auftrale vfano di foderare ceftoni, doue portano la loro robba: cV alcuni cuoi dell'animale detto Dantes , cV tutte le loro fcarpe cV fuoletet in alcuni luoghi mangiarono molte herbe non conofciute,per foftentare la loro miferabile vita.Lungo farebbe a racontare a V,Signoria glialtri ftenti,che quefta gente pa- tì,cY pero lafciero per hora di dirne più auanti,percioche per quello che s'è detto fi può com prendere, che non poteuano effere fé non grandinimi* Óltre de quali trouando molte géti di diuerfe generationi: et lingue conuenne lovo per forza d'armi guadagnarli il mangiare il più delle volte che lo trouarono*Et in quefto ci è molto che dire,cV che lodare quefta natio ne Spagnuola.Et c'interuennero pericoli molto notabili,che quali fi può credere,che fareb be imponìbile l'ufcire d fcapare ad alcuno di tutti cotefti noftri Spagnuoli,fe Dio di fua pò- lentia affoluta non gl'aiutaffe» Et con l'aiuto diuino in certo luogo fecero vn buon brigane tino doue trouarono Indiani pacifichicene diedero loro da mangiare,et fenza hauer chiodi, ne altri apparecchi neceffarfj a far!o,mediate Dio,et la buona induftria loro quefti Spagnuo li fi pofero a fare tale opera,cV a finirla , fenza laquale efTi fi farebbono finiti molti di prima; che fonerò giunti nell'acqua falfa* Altri di loro faceuano carboni fenza edere carbonari,akri tagliauano legni,cV altri gli portauano fulle fpalle: cV del ferro che portauano,èV delle ftafle, cV altre cofe fecero chiodi :cV altri pece per impegolarlo , 8>C alla fine finirono il brigatine, cV P feguitarono con effo,et con la barca il loro viaggio: raccomandandoli a Dio,ilquale era il lo ro Pilotto,che altro Pilotto nò haueuano,ne boflbla,ne carta,ne notitia alcuna del viaggio j ne fapeuano doue andauano,ne doue haueuano d'arriuare. In alcuni incontri cV battaglie, che molte n'hebbero,furono morti certi fpagnuoli: et eiìì n'ammazzarono molti più India ni: perche quanto meno efTi conofceuano gl'archibufi,cV le baIeftre,tato più trafeuratamen te erano morti per quelle armi.cV alcuni penfauano , che quelli colpi , 3C ftrepito , cV puzza de l'archibufo fonerò faette dal cielo: cV vedédo il guafto in molti Iuoghi,fubiio fuggiuano, in molti altri afpettauano,cV s'opponeuano con molto ardire alla difefa loro cV del paefe ♦ fu luogo doue gl'Indiani fi prefentarono alla battaglia con pauefi molto buoni , dC targoni di cuoio del pefee detto Manati , cV tali,che le baleftre non gli paifauanon'n alcune prouinciei paefani erano arcieri: in altre combatteuano con lancie,et con pertiche bruftolate,et altroue confrombeJn fine per tutto il mondo s'vfa la guerra, cV tra gl'Indiani poche volte cèpace Si viddono luoghi molto habitati,&: molte cV grandi Ifole,cV prouincie popolofe , cV genti innumerabili,hebbero notitia per lingua d'Indiani,che certo numero de Chriftiani habita> no in vna prouincia,liquali fi perfero già tépo fa , dell'armata d'vn Capitano chiamato Die go d'Ordes , con liquali quefti non poterono hauer còmercio: perche più tofto fi può dire, che andauano fuggendo la mortejChe cercando di recuperar altri: ne erano tantoché fodero ballanti RELATIONE 41 é A badanti accio fare fin chel tempo,S<: la proirifione venga dalla mano di Dio Jn vna certa par te riebbero vna battaglia molto afpra , cY contentiofa , li Capitani erano donne arciere , che fìauano quiui g gouernatrici,Iequali li noftri Spagnuoli chiamarono Amazone:ancor che Amazone. non fuffero , perciò che voftra Signoria ReuerendifTima meglio fa quefto nome fecondo eh vuole Giuftino,fi daua loro , perche erano fenza vna poppa: la quale , quelle che furono dette Amazone fi bruciauano,neI reftante fono poco differenti.percioche quefte ancora vi uono fenza huominij&lignoreggiano molte prò uinciecV genti.cVin certo tempo del- l'anno fanno venire h uomini alle loro terremo quali fi congiungono,cV poi che fono graui degli cacciano via: et fé partorifconomafchiolammazano,o lo mandano al padre: cV fé fé mine , lalleuano per accrefeimento della loro republica:cV- in quefto ci e molto che dire* Tutte quefte donne danno vbbidienza ad vna regina richiiTima: OC ella,cV le fue principali Signore vfano vafellamenti d'oro all'oro feruigio,fecondo,che fi fa per vdita cV relatione di Indiani.fi che per abbreuiare, quefti Spagnuoli infieme col Capitano Francefco d'Oreglia- na che viene con quefte naui a dar relatione particolare di quato ha veduto,aIla Maeftà Ce- farea*dicono,che da quella bocca del fiume Maragnone,per donde venero in quefto mare, fino a-Cubagua,laquale chiamiamo l'Ifola delle perle,nella cofta di terra fermaci fono quat tro ceto leghe: cY pei- l'acqua dolce prima^che arriuafìero alla falfa^ne nauigarono più di mil lecYfettecento* Et ancor che quefto fiume habbia molte bocche,tutte fi ferrano in più di B quaranta leghe d'acqua dolce: &C al tretante et più dentro il mare fi piglia acqua dolce.Et per cinquanta legheil fiume va fopraIamarea:c\- alladetta bocca crefeeinaìto più di cinque braccia,cY tuttauia dolce* Quado quefti Spagnuoli trouarono il mare fu alli,2d'.d'Agofto J fi che flettono nella nauigatione d'acqua dolce otto mefi : dC vfeiti alla cofta venero a Cuba- gua:& quindi venne il Capitano Francefcod'OreglÌana,cY con lui fino 313014 della fra compagnia a quatta noftra citta di fan Domenico dell'Itola Spagnuola : col quale, cY con gli altri io ho hauuto molta cohuerfatiorierinforniadomi di quello 5 che ho detto b 8C di quello, che per la lunghezza. fua.cV per mancamento di tempo non dico qui: cV perche come dico V* Signoria ReuerendifTima lo vedrà in quella hiftoria piti interamente, laquale paretene per li miei peccati fi di lunghi di venire a luce: che per cagione di quefta guerra di Francia 10 non pollo al predente lafciar qfta Fortezza in feruigio del Imperadore mio Signore.Gia 10 haueuo ottenuta licentia per andare in Spagna, cY per quefto impedimento foprafta la mia partitacene Dio ne conceda pace,cY tempi migliori,mediante la Sancita del Papa no fìao Signore,nelquale io tengo moka fperanza,che Dio daràlaquiete,cheragioneuoìmen tedouriaefléretrali Chriftiani fecodo il fuofantozelo,cY opere di vero vicario di Chrifto* Quello che s'è detto , in fomma e quanto al Capitano Francefco d'Oregliana,cY fuoi com- pagni donde fi comprende che per lo fiume detto, che nafee fono il polo Antartico confi grande difcorrimento,come s'è detto vennero a cercare, cY a trouare quefto altro Artico,at- € trauerfando Lequinottiale* Già ha da fapere, V* S.Reuerendifiìma vna altra cofa, che poi che fto qui in quefta noftra citta' di fan Domenico, fono venute lettere dalla prouincia della nuoua Caftiglia,altrimenti detta il Perù, che portano,che poi che il Capitano Gonzalo Pi- zarro vidde che l'altro Capitano Oregliana non tornaua , ne li mandaua da mangiare , co- rretto dalla fame fi torno' in Guito , cV con tanta neceiTiti , che fi mangiarono più di cento caualIi,cY molti cani,che haueuano con loro: cV di x^o huomini chemenddaGuito,non ne tornarono 100 cY molto male trattati cV infermi: Si che quefti che camparono e 011 Francefco d'Oregliana fi poflono cotare per viui,cYgIiakri per morti,che furono 87 Et cofi auiene per quefti luoghi a quelli,che co fouerchio appetito cercano dell'oro,che nel ve- ro in buona parte torna in dolore a molti* Ne era tanto la cannella quello che mofle Gon- zalo Pizarro a cercarla, quanto per trouare infieme con quefta fpetie ó cannella vn gran Principe , che fi chiama il Dorato,delquale ^i ha molta notitia in quelle parti, cY dicono che continuamente va coperto d'oro macinato,d tanto minuto/come e il fale ben trito , perche attui pararne neffuna altra vefte,6 ornamento fìa come quefto: et che piaftre d'oro lauorate ila cofa groffa , cY comune, OC che altri Signori fi poffono veftire , cY veftonfi delle quando ioro piace; mafpoluerizarfi d'oro e cofa molto fingulare et di molta fpefa, perche ogni di fi cuopre ! ti :r'l\ ::, LA NAVIGAI. DEL GRAN FIVME MARAGNONE cuopre di nuouo di quella poluere d'oro, cV la notte fi Iaua,cV lafciala perdere : cV perche tale D habito non li da impaccio ne loffende, ne ingombra la fura gentile difpofìtione in parte al- cuna: cV con certa gomma o liquore odorifero fi vnge la mattina, SC fopra quella vntione gitta quello oro macinato,etrefta tuttala perfona coperta d'oro,dalla pianta del pie lino alla tefta,cofi rifplendente , come vna figura d'oro lauorata di mano d'vn boniffimo orefice: di itìodo,che fi compréde da quefto,cY dalla fama,che in quel paefe vi fieno miniere d'oro ric- chi(fime*Si che ReueredifTimo Signore quello Re dorato e quello , che coftoro andauano cercando: cY del cammino cY viaggio loro,cV difegni che haueuano , è fucceduto loro nella maniera che ho detto: con tutto che lafcio di dire molte altre cofe che non fi polTono inten dere fenza ringratiare Dio ^cV con molto piacere, poi che a noftri tempi fi fcuoprono cofe tanto grandi per la buona ventura di Cefare ,per il quale Dio guardaua tanti , OC cofi grandi thefori,poi che per fua mano cofi bene fi difpenfano,cY fpendono nella difenfione della Re publica chriftiana , laquale fenza lui ftarebbe a mal partito* A v V- Signoria Reuerendiffì- ma bacio mille volte le mani,per le gratie che m'ha fatte , cV fempre mi fa circa l'indulgen- tie della mia cappella,cV di molte altre cofe I Piaccia a noftro Signor Dio,che fé non in tutto almeno io poffa feurirla, cV rimeritarla in qualche partedi quanto fono te^ nuto a fuo feruigio:èYil medefimo noftro Signor Dio mantenghi 3f pro^ fperivoftraReuerendiiTimacYIlluftriiTima Signoria in flato lun' gamentealfuofantoferuigio. Di quefta cafa reale cY fortez< £ za della citta , cV porto di fan Domenico dell'Ifola Spagnuola aduxx. di Gennaio dell'anno. 1543 Di V. S. Reuerendiffì» cV Illuftriffima» Seruitor Confaluo Ferrando d'Ouiedo* : DISCORSO SOPRA LA TERRA FERMA dell'Indie Occidentali dette del Lauorador,delos Bacchalaos, & della nuoua Francia, Ella parte del ^Mondo nuouo , che corre verfo Tramontana , e£* JMaeBro, all'incontro del nofiro habitabile dell 'Europa ,v 'hanno nauìgato molti papuani, fffì il primo (per quel che fi fa )fu Cjafiparo Corte reale ^Tortoghefe, che del '1500 v'andò con due Carauelie,pen fando di trouar qualche Hretto di mare , donde per viaggio più bre~ uè , che none l'andare attorno l'orfica ,potejfe pajjàre atti/ole del (pecierie . e (lo nauigò tanto auanti , che venne in luogo , doue erano grandinimi freddi, in gradi 60 di latitudine trouo vn fiume carico di neue , dalla quale li dette il nome ', amandolo 2Qo ®N~euado , negli bailo l'animo dipajjarpiu auanti . tutta quefla co falche re dal detto rio ^Neuado infin alporto di Àdalua* leghe ioo,ilqual è in gradi 56. la vìa tiena di genti , -flfj molto habitato ifopra laqual difmontato prefe alcuni per menargli o,foperfi ancho molte I fole per mezo la detta co fa tutte popolate, a ciafcuna delle qua- liede il nome, gli h abitanti fono huomini grandi , ben proportionati , ma alquanto ber=. vini ,& fi dipingono la faccia ,& tutto il corpo con diuerfi colori per galanteria . por^ no manigli d'argento fjf) di "Bearne , &fi coprono con pelli cucite infeme di Adartori n d'altri animali diuerfi , il 'Verno le portano col pelo di dentro , & la State di fuori. cibo loro per la maggior parte è di pefce più che d'alcuna altra co fa , mafiimamente Salmoni , che n'hanno grandifima copia . fj~) anchora che villano diuer fé forti dvc= ìli, £57* di frutti , nondimeno non fanno conto fé non del pefce. Le loro habitatiom fo=. ì fatte di legname , de Iquale hanno abbondanza per ejferui grandif imi -^) infiniti bo= hi , fff) in luogo di tegole le cuoprono di pelli di ^Tefii , che ne pigliano grandifimi , ff) fcorticano . vidde molti vccelii f^) altri animali ^maf imamente Orfi tutti bianchi. . all'incontro di quefla cofìa verfo mezo dì , ve vnlfola grande detta delli Demonìj: •7» dal Capo di Adaluas a Qapo chiamandolo Rjo ^Teuado , negli bafìò l'animo dipaffarpiu auanti . tutta quefla cofia y che corre dal detto rio ^Sfeuado infn alporto di Jidaluas leghe zoo,ilqual è in gradi 56. la vìa de piena di genti , m}> molto habitato ifopra laqual dìfmontato prefe alcuni per menargli feco,fcoperfc ancho molte I fole per mezo la detta co fa tutte popolate ì a ciafcuna delle qua- li diede il nome. gli habitantifono huomini grandi , ben proportionatì , ma alquanto ber=. rettini , &fi dipingono la faccia , & tutto il corpo con diuerf colori per galanteria .por* tano manigli d'argento fjf) di Trarne , &fi coprono con pelli cucite infeme di Aiartori & d'altri animali diuerf , il Verno le portano col pelo di dentro , & la State di fuori, il cibo loro per la maggior parte è di pefce più che d'alcuna altra cofa, mafiimamente di Salmoni , che n'hanno grandifima copia . fjf) anchora che vi fi ano diuer fé forti dvc= celli , & di frutti , nondimeno non fanno conto fé non del pefce. he loro habitatìom (0=: m fatte di legname, delquale hanno abbondantia per ejferui grandif imi -^) infiniti ho= fchi , fjfj in luogo di tegole le cuoprono dipelli di "\Pefii , che ne pigliano grandifimi , ff) li fonie ano . vidde molti vccelli f^) altri animali ,maf imamente Orfi tutti bianchi. , Orfibian oAll 'incontro di quefia cofa verfo mezo dì , ve vn'Ifola grande detta delli Demonij: ^ & dal Capo di Aialuas a Qapo Si DISCORSO fola habbiamo potuto lauere ,perciochel altre fi fono fmarrìte nellì trauagli della poue= D natta di Fiorenza.&nelìvltimo viaggio, che t fo fece, hauendo voluto f nomar m Urrà con alcuni compagni, formo tutti morti da quei popoli -, & in prefentia di colo= ro,che erano rìmafi nelle naui, furono arroftiti, ^ mangiati, quello infelice fine hebbe quello valente gentìlhuomo , ilquale , [e nongl'intraueniua quefta difgratia , colfapere & mtelligentia grande , che haueua delle cofe del mare , & dell'arte del nauigare accom= pagnata, & fanoni* daliimmenfa liberalità del 2{e Fr ance fio, haueria fcoperta^) fatta nota al mondo tutta quella parte di terra fin fitto laTramontana.&nonfifaria contentato folamente delle marine, ma haueria voluto penetrar più a dentro fa terra, & fin doue shaueffe potuto andare . & molti che l'hanno conofciuto , %) parlatogli, m'hanno detto, che effo affermauahauer in animo di cercar di perfuadere al 2{e Chril. ftianìfimo a mandare da que fi e parti buon numero di gente ad habitare in alcuni luo'= ghi della detta, cofta, che fono d'aria temperata, & di terreno fertilifiimi , conbellifh mi fiumi, yi "Torti capaci d ogni armata . gli habitatori dei quali luoghi fariano ca^ gione di far molti buoni effetti , & fagli altri di ridur quei poueri popoli rozzi & igno= E rami al culto diurno $ alla no fra fantifimafede, & di moftrar loro il coltiuar della ter= ra, conducendo degli animali della no fra Europa in quelle ffatiofifiime camparne. &fi^ nalmente col tempo haueriano feoperte le parti fa terra, & veduto fé fatante Ifole, che vi fono, v'epaffaggio alcuno al mar delSur,ouerofe la terraferma della Florida dei linde Occidentali continua fin [otto il Polo . quefto è quel tanto , che ne è [iato riferito diqueftocofi valorofo gentìlhuomo. delle fatiche, fjf) fudon delquale , accioche lame- moria di lui non refi fepolta , ^ il fio nome non vada in obliuione , habbìamo voluto da remlucequelpocochecièperuenuto alle mani. E Piata appreffo aggiunta vna frittura, o vogliamo dir difeorfo fatto deli 559 dm gran papuano Francefe , ilquale habbiamo voluto tradurre dalla fua linma nella noftra, doue defenue il viaggio, che fifa alla terra nuoua dell'Indie Occidentali, chehorachia^ mano lanuoua Francia, Rancho alla terra del degno d'effer letto da ogni uno . ma ben ci dolemo di non fapere il nome dell' aut= tore,percioche nonponendo Ufo nome, cipar di fare ingiuria alla memoria di co fi ma* lente & gentil Caualiero. Et perche in quefto difiorfo,& ne viaggi feguenti di Iacques Carthierfifamentiomdi alcumpefci,comefonomolue,lupi marini, &marfuini, hovoluto, hauendo ferma opinion ne di far piacere alii lettori, trafcriuer quelche define parlano nei lor libri duo gran va= lenthuomim Francefi dotti nella lingua grecaci nella latina, & appreffo per maggior reintelligentia aggiungere le figure cauate dalli lor libri, vno de qualièmeffer dietro Mellon che ha compofto duo libri depefei, vno in lingua Francefe, et l'altro in latina.etper. chenelFrar"-° r " +•"""■— -- 1 1 - 1 -*-* "* • ■• copiar le coj non ii SOPRALANVOVAFRANCIA 418 m folamente del mar e , ma de laghi &* de fiumi , & che hanno voluto por la Jùa figura \l fecondo luogo appreffo 1 gigli, che eìinfiegna della corona di Francia , fjf) fiamparla fioz a tutte le monete dì Oro, d 'argento ,& di Trarne , ffi) dipingerla [opra li muri deh tta , {%) cafìelii , & nellifiendardi & handiere . g$f appreffo hanno voluto che tenga di putatione ilprimo luogo di bontà {^ delicatezza [opra tutti i "Pefici , che fino portati dal lare , concio ftacofa che giunto ch'egli è in piazza , douefi vendono i "Pefii in "Parigi ,fiu=: ito vien leuato per le tauole de i Signori , de i principi {$ d altri grandi , & ricchi huo- lini, che pollano (bendere .percioche da quelli e hanno il gufilo fp palato fiottile , vien 'putato il più delicato "Pefice chel'huom pò ffa hauer di mare :{$ nondimeno i Francefe onlo chiamano Delfino colfiuo vero nome, ma con vn altro barbaro alemanno , cioè urfiuino : percioche gli alemanni vedendolo tagliato in pezzi l' affomiglìano alla camm- ei Por co, pero lo chiamano mercheuein, cioè "Porco di mare ,& li Francefi marfiuin, flnglefi Pouhpifich. & cofi da tutti lipefeatoà & h abitanti fiopr a il mare Oceano è nomi ato per altro nome che per Delfino,doueper quefio non/ària conoficiuto da alcuno. & ha^ •endo egli il mufio longo , alcuni più propriamente lo chiamano becco dOca . Fa poi quefio entil'huomo vn lungo difeorfio narrado tutte le nationi degli habitatorifiopra il mar e <^Me literraneo ft) mar ^Maggiore fi Italiani, come Greci,Turchi,& Giudei, doue egli efla= . & dice hauer cercato tutta la Soria f^ le marine di quella , ne mai hauer trouato aU uno , che voglia gufiar del Delfino , <& quefio per vna innata fiuperfiitione , che tengono he l "Delfino Ita amico de thuomo,&. che filo vede annegare l'aiuti . dice poi ejfere iato in Venetia lungo tempo per conoficere "Pefici, f^) hauer parlato con infiniti pefica- ori che gli hanno affermato , che mai non se intefi,che alcuno h abbia mangiato car=: le di Delfino . & quiui il detto auttorefi marauiglia , ejfendoui delle per fione , che cerca- io quel che è buono . dice poi , che tutti gli h abitatori fiopr a il mare Oceano , i quali non r ono co fi JuperHitiofe,ne mangiano, chiamandolo con vn altro nome,come è detto dìfopra, ioè marfiuino , becco d'Oca ..& hauendo veduto l'imagini del "Delfino dipinte con vna wbba in mezzo , hanno penfiato , che l detto marfiuino , becco d'oca non fiia il "Delfino, ^ nondimeno non e vero , che i Delfini h abbino gobba alcuna , ma hanno il corpo difle= ft) lungo ,fienza alcuna curuita. Deficriuepoi la forma delDelfino , dicendo , che e ungo quanto vnhuomo può difendere ambedue le braccia toccando con vna mano la efìa ,& con l'altra la coda , f$ lagroffezzé è quanto l'huomopuo circondar con ambedue e braccia attorno . ha la pelle fiottile , -q) fienzaficaglie , & è tutta di colore di piombo, he tira alnegro , fiotto laqualeha due dita di graffo, come hanno li Porci .fiotto il ventre ! bianco , le due ali , la coda ffi) quella che è fiopr ala fichena fon tutte negre . ha la coda ri= tolta in fiufio contrala forma de glialtri ^Pefic'hcon la forza della quale fa quel moto cofi rande . gliocchi fon forte piccioli ricetto alla grandezza del corpo , ffrjpuo con le palpe- re coprire il nero dell' occhio , come fanno tutti gli animali terreflri.& fira gliocchi ha ma canna, per laqualreff ira ffi) gettai 'acqua fuori, illuogo dell'udito è fi piccolo, eh' e wena fi fi orge, fé non da chi vi guarda con diligenza. Li denti fono 160 cioè neh mafceìle di [otto 4 o per vna , f^jin quelle di fiopr a altri 40 per vna . ha la lingua obile cornee quella del "Torco & manda fuori qualche firido . La differenze del ma= hio allafeminaè , che'lmafichio nel mezzo del ventre ha vn buco , nel quale è pofio Viaggi voI»3* ggg ij fi-wo '! , lì,!!!* v M '' ' ìm » DISCORSO fola h Marno potuto hauere ,percioche l'altre fi fono fmarrite neliì traviagli della poue= ra citta di Fiorenza . & nell'ultimo viaggio , che ejfofece , bauendo voluto f -nomar ir. terra con alcuni compagni, furono tutti morti da quei popoli ;& in pnfentia di colo-, ro, che erano rìmafi nelle naui, furono arrofiiti, -^mangiati . quello infelice fine hebbt quefto valente gentìlhuomo , ilquale , fé nongl'intraueniua quefla difgratia , colfapere & intelligentia grande , che haueua delie cofe del mare ,& dell'arte del nauìgare accom- pagnata, & fauorita dall' immenfa liberalità del Re Francefilo, haueria ficopertafp fatta nota al mondo tutta quella par te di terra fin fitto la Tramontana . & nonfifaria contentato folamente delle marine , ma haueria voluto penetrar più a dentro fra terra, & fin doue s'haueffe potuto andare . & molti che l'hanno conosciuto , -^ parlatogli, m'hanno detto, che ejfo affermauahauer in animo di cercar di perfuadere al Re Chri- ftianifimo a mandare da que fi e parti buon numero di gente ad h abitar e in alcuni luo- ghi della detta cofia, che fono d'aria temperata, & di terreno fertilif imi , con bellifih mi fiumi, ffj Torti capaci d'ogni armata, gli habitatori dei quali luoghi fariano ca- gione di far molti buoni effetti , & fagli altri di ridur quei poueri popoli rozzi & igno- ranti al culto diurno ftf) alla nofira fantif ima fede, &* di mofirar loro il colmar della ter= ra, conducendo degli animali della nofira Europa in quelle fiatiofifiime campagne. & fi- nalmente col tempo haueriano feoperte le parti fra terra, & veduto fi fiatante Ifole, che vi fino, v'epaffaggio alcuno almar delSur,ouerofe la terraferma della Florida deU l'Indie Occidentali continua fin fono il Polo . quefto è quel tanto , che ne è fiato riferito di que fio co fi valor afe gentiluomo . delle fatiche , ^) fudori delquale , accioche lame- moria di lui non refii fepolta , ^ il fio nome non vada in obliuìone , h abbiamo voluto da reinlucequelpocochecièperuenuto alle mani. E fiata apprejfo aggiunta vnaferitturafo vogliamo dir difeorfo fatto del 1 53 9 d'un gran fapitano Francefe , ilquale habbiamo voluto tradurre dalla fiua lingua nella nofira, doue deferiue il viaggio , che fifa alla terra nuoua dell'Indie Occidentali , che hora chia- mano la nuoua Francia , & ancho alla terra del Grafiti pur delle dette Indie , Guinea, co- fia delle ^Meleghette (opra l'africa , doue tutto il giorno li Francefi praticano con le lor naui . il fopr adetto (fapitanopoi con due naui armate in Dieppa di Normandia volfie an- dar fino alìlfiola Taprobana in Leuante hora detta Summatra , doue contratto con quei ^Popoli , & carico di fiecie ritorno a cafia. Quefto difiorfio ci è parfo veramente molto bello , f%) degno d'ejfer letto da ogni' uno . ma ben ci dolemo di non fapere il nome deEaut- tore ,percioche non ponendo il juo nome, ci par di fare ingiuria alla memoria di cofiv fi- lente & gentil Caualiero. Et perche in quefto difiorfio, & ne viaggi feguentì di Iacques Qarthierfifa mentione di alcuni pefci,come fino moke, lupi marini, & marfuini, ho voluto, hauendo ferma opinion ne di far piacere alli lettori , traferiuer quelche d'efii ne parlano ne i lor libri duo gran va-, lenthuomìnì Francefi dotti nella lingua greca ^ nella latina, &appr ejfo per maggio: re intelligentia aggiungerui le figure cauate dalli lor libri, vno de qualièmejfer Tietr "Bellon^he ha compofto duo libri depefei, vno in lingua Francefi, et l'altro in latina.etpt che nel Francefi trattaper la maggior parte delDelfino & Marfiuino , habbiamo volm copiarle cofe feguenti, cioè. che il'Velfino appreffo i Francefi è riputato Redi tuttiipefi non SOPRA LA NVOVA FRANCIA 418 A non folamente del mar e , ma de laghi & de fiumi , & che hanno voluto por la fiia figura nel fecondo luogo appreffo i gigli, che èl'infegnadelia corona di Francia , ■$ fiamparla fo~ tra tutte le monete d'Oro, d 'argento , & di 2{ame , ftf) dipingerla [opra li muri delie mare , concio fiaco fia che giunto ch'egli è in piazza , douefi vendono i Te fi in Parigi ,fu^ hito vien leuato per le tauole de i Signori , de i principi fjf) d'altri grandi , & ricchi huo= mini, che poffòno (pendere .percioche da quelli e hanno il gufo fjf) palato fonile , vien riputato il più delicato Tefee che l'huompoffi hauer dimare:-^) nondimeno ìFr ance fi nonio chiamano Delfino colfuo vero nome, ma con vn altro barbaro alemanno , cioè marfuino : percioche gli ^Alemanni vedendolo tagliato in pezzi l'affomigliano alla carne del Por co, pero lo chiamano mercheuein^cioèT orco dimare, ^liFrancefi marfuin, gl'lnglefi Porchpifch. & cofi da tutti lipefeaton & h abitanti fopr a ilmare Oceano è nomi nato per altro nome che per Delfino, doue per quefio non/aria conofeiuto da alcuno. & ha^ ■^ uendo egli il mufo longo , alcuni più propriamente lo chiamano becco dOca . Fa poi quefio gentil' huomo vn lungo difeorfo narrado tutte le nationi degli habitatorifopra ilmare ^Me diterraneo f$ mar Maggiore fi Italiani, come Greci,Turchi,& Giudei, doue egli efla= to . & dice hauer cercato tutta la Soria fjf) le marine di quella , ne mai hauer trouato aU cuno , che voglia gufar del Delfino , & quefio per vna innata fuperfiitione , che tengono chèl "Delfino fia amico de l'huomo ,& che filo vede annegare l'aiuti . dice poi ejfere flato in Venetia lungo tempo per conofeere Tefici, f^) hauer parlato con infiniti pe fica- tori che gli hanno affermato , che mai non se ìntefo , che alcuno h abbia mangiato car- ne di "Delfino . & quiui il detto auttorefi marauiglia , ejjèndoui delle perfine , che cercai no quel che è buono . dice poi , che tutti gli h abitatori fiopr a il mare Oceano , i quali non Cono co fi fuperftitiofi,ne mangiano, chiamandolo con vn altro nome, come e detto di fopr a> cioè marfuino , becco d'Oca ..& hauendo veduto l'imaginidel Delfino dipinte con vna gobba in mezzo , hanno p enfiato , che 7 detto marfuino , becco d 'oca non fia il Delfino, & nondimeno non è vero , che i Delfini habbino gobba alcuna , ma hanno il corpo difie= fi ft) lungo ,fenza alcuna curuita. Defiriuepoi la forma delDelfino , dicendo , che e lungo quanto vnhuomo può difendere ambedue le braccia toccando con vna mano la te fia ,& con l'altra la coda , f$ la gr off zza è quanto l'huomo può circondar con ambedue le braccia attorno . ha la pelle fittile , ft) fienza faglie , & è tutta di colore di piombo, che tira al negro , fitto laqualeha due dita di graffo, come hanno li Porci .fiotto il ventre è bianco , le due ali , la coda fjf) quella che è fopr a lafchenafbn tutte negre . ha la coda ri- uolta in fufo contrala forma de glialtri Tefciycon la forza della quale fa quelmoto cofi grande . diocchi fionforte piccioli rifletto alla grandezza del corpo , f^)puo con le palpe- bre coprire il nero dell' occhio , come fanno tutti gli animali terreflri .& fra gliocchìha vna canna- ,per laqual reffira ft} getta l'acqua fuori. Il luogo dell'udito è fi piccolo, eh e appena fi fi orge, fi non da chi vi guarda con diligenza . Li denti fono 160 cioè neh lemafcelle di fitto 4 o per vna ,f$in quelle di fopr a altri 40 per vna . ha la lingua mobile cornai quella del Torco & manda fuori qualche firido . La differenza del ma= fchio allafeminaè , chelmafihio nel mezzo del ventre ha vn buco , nel quale e pofto Viaggi voU* 222 n Afo° Ikr'u 1 ; : f ih" tei !' v l'ir /'ìli ' 5 iMì ■ t *l ' ,- ■m 1 I 1 ■ ti '" ,,> i ■:':" Ì0i mm DISCORSO il fio membro genitale, che fi può e auar fuori più di otto dita di lunghezza, &> la /emina I ha molto piua bajfo verfio lacoda mn buco , doue è la fiua natura, laqual partorifie il Delfino vìuo, & lo latta. & le firn poppe fono a modo di due borfe piccole, neliequali ritiene diane, che le fuccia il Delfino. Quello è quanto h abbiamo voluto traficrìuere Manatura delDelfino ,delqual non fi ha cognizione cofi particolare , anchora che ogni giorno fine veda.lemedefime cofi quefii dua auttorì dicono del Mar fiino , anchora - \j? -jr — — v , ^/«ujì* * t j^cytnu. ^p w pm u signor Ljuuieimo J\onaeuot to,huomo,come habbiamo detto difopra , dottifimo & ecceUentif imo nel fiuo libro de ^Pefici narra, che in tutta la riuiera della c Trouenza , laccale è fiopra il Mar Mediterà ramo , non è habitante alcuno , che voglia gufiare delia carne de i Delfini : ma per ilgua dagno grande, ipefeatori li portano viuifino in limone & in Lione, gettando orni uior no vnpoco di vino giù per quella canna donde refiirano , & nelle dette citta lontane dal Mare ognunne compra. Warra oltra di ciò moltimodi, con liquali l'acconciano, cioè che dami l infialano, Sfilato dopo alcunigiornì lo mangiano lejfo, ouercuocono in acqua con E cipolle, porri, petrofemolo, faceto :& quefii modi fono per farlo più fino , vnanel^M.ar ^Mediterraneo ,& l'altra nell'Oceano. &quefìo del no fero Maregl'lta= liani chiamano Vecchio parino. $ iFrancefi Vitello di Mare,& i Latini "ThocaM l Indie Occidentali lupo parino . è animai, che viue in Alare & in terra, nella ami far torifie come fanno gli animali terreflri. ha la pelle dura &pelofa con li peli negri $ cene rìcci con alcune macchie piccole, f^nel ventre alcuni peli bianchìcci , '$) fi egli hauejfe l' orecchie, fiaria molto fimilealnoftro vitello . ha li denti a modo d'una fegaacuti, duri, f$ bianchi fimìlì a quelli del lupo, gliocchi rivendono , & fi fanno di mille colori, non ha orecchie , ma nel luogo di quelle alcuni buchi fi piccoli , che appena fi veggono . la teda è piccola a proportione-della grandezza del corpo . ha due a modo di braccia, o piedi nella parte d'auanti con 5 dita , fi come. ha l'Orfo , che fi piegano , con l'vnghi acute è animai che fi può domefiicare,& dice hauerne veduti de dome [liei nelle cafe, chefiendeuano,& filmano le fiale . dorme molto ^profondamente, di forte, che fi finte ancheggiar da lungi, apprefo il Alare fopraillito fi ne veggono molti, che dormono diftefial Sole, la carne jua è molle &fiugnofa, ^feìiquefa tofio, ^ per quefio ella fatia molto & fa ve E mr naufiaper efier di frano odor e, pur è gufata da coloro, che habìtano lontano dalle Ma rme.ma dalli vicini & fipra il Mare no è guardata ne tocca. Le fue pelli fino molto fiì mate , & appreffo gli antichi neportauano le cinture ,percioche haueuano openìone di non poter efier percofi dalla fiaetta hauendole intorno. & fcriue il fiopr adetto gentiluomo ha uer ofieruato fiejfi fiate in alcune pelli de detti vecchi Mar ini, le quali effio hauea in cafa, che fidando il vento da Scirocco, il pelo fi folleuaua, & fi faceua enfio, $ con li ven ti da Tramontana ìabbaffiaua , &faceuapiano. Vecchio Marino nel Mediterraneo l< Scrme anchoradmedefimo mefier Guielmo , che fi ne trottano nette fattezze delcor, pò alquanto differenti dal predetto : niente dimanco fono vecchi ^Marini , & nelflndie Occidentali chiamanfi lupi Sfarini, ha il corpo con tutte l'altre parti più trotTo , ft) in Ce pm raccolto , che non ha il fopr adetto. JJ W J Vecchio Marino nell'Oceano, Lupo Marino nell'Indie AL CHRISTIANISSIMO RE DI FRANCIA FRANCESCO PRIMO, PvelationediGiouannidaVerrazzano Fiorentino della terra per lui fcopertain nome difua Maeftà,fcrittainDieppa, adi 8. Luglio. ìa, d» xxi in o n fendi a V.Maeftà christianissimo re dopola fortuna hauuta nelle parti Settentrionali, di quanto era delle quattro Na ui feguito,da V.M*mandate a difeoprire nuoue terre per l'Ocea no, credendo che di talfucceffo conuenien temente la foffe fiata informata» Hora per la prefente darò a quella notitia,comedal- l'impeto de venti con le due Naui, Normanda, cV Delfina, fum- mo conftretti cofi mal conditionate come fi ritrouauano feorrere nella Brettagna» doue poi che furono fecódo il bifogno raccócia te,et ben armeggiate,per i liti di Spagna ce n'andammo in corfo, il che V,M.hauera intefo per il profitto che ne facemmo» Dipoi con la Delfina fola fi fece deliberatione feoprir nuoui paefi, per non lafciar imperfetta la già cominciata nauigatione:Il che intendo horaa VoftraMaeftà raccontare, acciochedi tutto il fucceffo fìa confapeuole» Alli 17 Gennaro 15x4* Dio gratta partimmo dal fcoglio dishabitato , propin- quo all'Ifola di Madera che e del Sereniamo Re di Portogallo,con huominicinquanta,di vettouaglia,armi,cV altre munitfoni nauali per otto mefi ben proueduti» cV per Ponente na uigando con vento di Leuante affai piaceuole , in giorni venticinque corremmo leghe cin quecento:& alli zo Febraro ,fummo affaliti da vna fortuna tanto afpra, cV horribile,quan- io mai alcunaltro nauigante paflaffe,dalla quale con il diuino aiuto,cV bontà della naue,ac- compagnata con la felicità del (uo nome,fummo liberi: cV il mare abbonacciato,con profpe ro vento feguimmo la noftra nauigatione verfo Ponente,pigliando alquanto del Settario ne: cV in altri giorni x5fcorremmo piuoltraleghe 40 o, doue feoprimmo vna terra nuoua non più da gli antichi ,ne da moderni viffa. cV a prima vifta dimoftrauafi alquanto baffa: ma approffimadofì poi ad vn quarto di lega cognofeemmo quella, per li gradinimi fuochi che al lito del mare faceuano , efler habitata,cY vedemmo che correua verfo mezzo di: cercando in lei ritrouar Porto,per poter forgere, a fine d'hauer di lei cognitione , per cinquanta leghe nauigammo in vano»cY vifto che di continuo correua verfo mezzo di,deliberammo ritor- nar a dietro verfo Tramontana: doue nella medefima difficultà ci ritrouamo.al fine del tro- uar il porto difperati,forgemmo nella cofta,cY mandado il battello a terra, vedemmo molte genti,quali veniuano al lito del mare,cY vedendoci approflimare,fuggiuano: 6>C alcune voi te fermandofi fi voltauano adrieto,et con grande admiratione ci riguardauano: liquali,poi effendo con cenni da noiafìTicurati, alcuni di loro s'accoftaronoal mare,moftradonel veder ci non poca allegrezza, èY marauigliadofì di noftri habiti,effigie , dC bianchezza: con vartj iègni ci dimoftrauano doue col battello doueffimo più comodamente arriuare a terra , offe rendoci anchora delle lor cofe da mangiare.Hora di quanto della lor vita cV coftumi potera mo conofcere,ne darò co breuità notitia a V.M»chriftianilTima» Vanno quefte genti del tutto nude,8t" folo le parti vergognofe cuoprono co alcune pelli d'animali fimili a martori, attaccate ad vna cintura d'herba ftretta,cV bé tenuta, cV co varie code d'altri animali adorna- cene circondandogli il corpo li pendono fino alle ginocchia, alcuni di loro portano ghir- lande di penne d'vccelli ♦ Sono di color berrettini , cY non molto dalli Saracini diffèréti,co capelli neri,folti,cY no molto lunghi,quali inOeme vniti legano drieto la tefta , et li portano in forma d'vna picciola coda.fono di membri ben proportionati,di mediocre ftatura,cV piu tofto alquato maggiori di noi: nel petto larghile braccia difpofte,le gambe cV altre parti del corpo ben compofte,cV non hanno altro diletto , faluo che nel vifo tendono alquanto in lar ghezza,non perd tuttijperche a molti vedemmo il vifo profilato , gli occhi neri , dC grandi Viaggi voi 3% ggg Hi} con ■ ■ Mm ■■ ? M ' ì MS- «1 :!■ ", \m 1 \ii s, .: V. i !■: i, DI GIO, D'A VERRAZZANO COtt guardatura riffa & promani forza debili , d'ingegno acuti , agili , cY grandiflimi corri- n don(per quanto con efperienza potemmo conofcere) affomigliano per li duoi extremi alli orientali, cV maxime a quelli dellVltime regioni della China» Nò potemmo intendere di quella gete della lor vita , cV coftumi in particulare,per la poca dimora che facémo alla fpiag già, per efler poca gente,et la naue Torta in alto mare.Trouammo nò lungi da quefti altri pò poli,de quali pentiamo il viuer fia conforme,come di poi diro a V.M. narrando al preferite il fito cV natura di detta terra» Il lieo marittimo e tutto coperto di minuta arena, OC va afeé dendo circa piedi quindici,eftértdendofiin forma di piccioli colli,larghi circa a patti cinqua tardapoi nauigando fi trouano alcuni riui,cY bracci di mare che entrano per alcuna foce ba gnando il tifo dell'una & l'altra parte, come corre la volta di quello» Et più oltra fi morirà la terra larga, tanto eminente che eccede il lito arenofo , con molte belle campagne cV pianure piene di grandiiTimef elue,parte rare,cV parte denfe, veftite di varie forti d'arbori,di tanta va ghezza cY diletteuole guardatura , quanto efprimer Oa poffibile. cY non creda V» M. che quefte fiano come la felua Hercina, d l'afpre folitudini della Tartaria,cY fpiaggie Settentrio nah piene di faluatichi arbori:ma ornate cY veftite di palmi,lauri, cV alti ciprefìi, cY altre va- rietà d'arbori incogniti nella noftra Europei quali da lontano madano foauilTimi odori: la proprietà de quali non potemmo conofcere per la caufa di fopra narrata, non che a noi foffe difficile per le felue difeorrere: imperoche non tanto e la denfita di quelle , che per tutto nò fiano penetrabili, ne penfiamo che participando dell'Oriente per la circòferentia, fiano (en^ E za qualche drogheria o liquor aromatico,cV altre ricchezze d'oro,dimoftrandone anche la terrai! colorerei e copiofa di molti animali,come Cerui,Daini,Lepri: et fìmilméte di Laghi & itagni d'acqua vma con vario numero d'vccelli,atti cY còmodi d'ogni diletteuole piacere di cacete» Sta q uefta terra in gradi 34 con l'aria falubre cY pura, temperata di caldo cY fred- do: venti impetuofi non fpirano in quelle regioni,cY quelli che più di continuo regnano,fo no Maeitro & Ponente al tépo efh'uo, al principio del quale noi fummo» il ciel chiaro cY fe- reno,cY co poca pioggia»cY fé qualche volta da venti auflrali l'aria incorre in qualche nebbia J* caliggme^n vigilante non durado e disfatta,ritornando pura cV chiara, il mare è traquii lo 8C non rluttuofo, l'onde del quale fono placide, cY anchora che'l lito tutto tenda in baffez za OC nudo di porto , non però è ^{ìidio^o a nauiganti , eflendo tutto netto cV fenza alcuno *cogfio,profondo,che per infino a quattro,o cinque pafTÌ prello alla terra fi truouano fenza Multo ne «Hutto piedi venti d'acqua, crefeendo a tal proportione vniformela profonditi Mei alto mare v e molto buò forgidore,p che qual fi voglia naue da fortuna combattutaci in quelle parti non rompendo le gomene, potrà perire. Il che noi con l'efperienza habbia- !Tioprouato,imperocheal principio di Marzo come femprein ogni regione effere fuole, ellendo fiati in alto Mare con venti Settentrionali d'affai fortuna oppreÌTi : cY furti prima trouammo l'anchora rotta,che nel fondo dal terreno prefo s'allentaffe,d faceffe mouimento alcuno» t arttmmo da quefto luogo,cotinuamentefcorrendo la cofta,qual trouammo che p tornauaalloriente,&vedemmopertuttaquellagrandimmifuochi 3 perlamoItitudinedi quelli habitatori,forgendo a quella piaggia,per non tener anche ella porto alcuno, et per ne ceilita d acque mandamo il battello a terra con venticinque huomini : doue per le grandi^ lime cY frequente onde che gettaua il mare al lito, per effer la fpiaggia aperta,non fu poffibi le chealcuno poteile fmontare in terra fenza pericolo di perder il battello . vedemmo quiui mohegenti che veniuano al Iito,faccendo varfj fegni d'amicitia et dimoftrando contentez- za che andai limo a terrai £ pruoua li conofeemmo molto fiumani cY cortei] come p il fuc ceiiocafoV»M» intendere. Per madarli delle cofenoftre,cY da Indiani comunemete mol todeiiderate,&:apprezzate,comefono fogli di charta,fpecchi,fonaglietaltrefìmiIcofe:ma. dammo a terra vn giouane de nofìri marinari, quale ponendofi a nuoto, nell'approflimarfi C dalla vecchia hebberofegno,cheglihuo» mini hauendoli veduti,s'eranc fuggitti alle felue . per acchetarle,cY dimefticarle , le diedero a mangiare delle viuande che feco haueuano , quali la vecchia con gran gufto accettaua, OC dalla giouane era il tutto fprezzato,tY a terra fdegnofamente gittato: tollero il fanciullo alla vecchia per condurlo in Francia,cV volendo prender la giouane, qual era di molta bellezza, tY d'alta ftatura,nó fu mai poiTibile,per i grandifììmi gridi che metteua,che la poteffino con dur al mare , cV maxime hauendo a paffar per alcune felue, cV effendo lungi dalla naue , deli» beramolafciarla,- portando folo il fanciullo. Trouammo coftoro più bianchi che i parlati, veftiti di certe herbe che ftanno pendéti a rami de gli arbori,qUali teffono con varie corde di canapa faluatica» il capo auolto nella medefima forma de gli altri.U viuer loro in genere e N di legumi, de quali abbondano, differétinel colore cY fapore da noftri: d'ottimo cY diletteuole fapore,in oltre di cacciagioni di pefei tY vccelli, quali pigliano con lacci cV archi,iquali fono di duro legno,le frezze di calamo,neH'eftremità mettédo offi di pefei cV altri animali. Sono in quelle parti le fiere affai piufaluatichechenon fono nella noftra Europa per la continua mi)leftia che hanno de cacciatori* Vedémo molte delle loro barchette d'un folo arbore fabri cate,lunghe piedi venti, larghe quattro, quali non con ferro,ò pietra o altra forte di metallo fon fabricate , imperoche in tutta quella terra per fpatio di leghe dugento che corrémo,vna fol pietra d'alcuna forte non fu veduta da noi.aiutonfi col fuocho,ardendo tanta parte del le Q gno quanto bafti alla concauità della barcha , il Ornile della poppa 8£ prora , tanto che naui- gando poffa fopportare l'onde del mare» La terra e v di fito, bontà cV bellezza come l'altra, ha felue come l'altre rare dò piene di varie forti d'arbori,ma non di tanto odore,per effer più Set tentrionale cV fredda» Vedemmo in quella molte viti dalla natura prodotte, lequali inalzan dofi s'auoltauano intorno a gli arbori , come nella LÓbardia coftumano,quali fé da gli agri coltori haueffero il perfetto ordine di coltura,fenza dubbio produrrebbono ottimi vini,per che hauédo veduto più volte il frutto di quelle fecco,che era fuaue cV dolce,&: no dal noftro differete^péfiamo che lo tenghino in eftimatione,percioche per tutto doue nafcano,leuano le fràiche di detti arbori circóftati, accio che meglio il frutto poffa maturare» Trouamo an» che rofe faluatiche,viole,gigli, cV molte forti d'herbe,et fiori odoriferi da noftri differeti.Le habitationi loro no conofeemo p effer molto fra terra, cV giudicamo p molti fegni che vede ino j effer di legno cV d'arbori compofte.credémo anchora per varie congietture S>C veftigfj, che molti di loro dormendo alla campagna altro che il cielo, non habbino per copertura,al» tro di loro non cpnofeemmo. penfiamo che tutti gli altri della paffata terra viuino al medefi mo m©do»Effendo dimorati in quella terra tre giorni forti alla coffa per macaméto di porti, deliberamo partirfi feorrendo fempre al lito fra tramontana cV leuante,nauigando folaméte ilgiorno,cV pofandoci fu l'anchore la notte» In fpatio di leghe 100 trouammo vn fito mol» so amcnojpofto in fra piccioli colli eminenti,nel mezzo de quali corteua al mare vna gran*' Iq difflma ù\ ti m mi* ■ 1 1 V l,J II '':W.i. I DI GIO, DA VERRAZZANO dilTima fiumara, laqual dentro alla foce era profonda , cV dal mare alla entrata di quella D col crefcimento dell'acque, qual trouammo piedi otto, faria pallata ogni gran naue charga: Jyia per effer forti alla cofta in luogo ben coperta da venti , non volemmo fenza cognitione della toce auenturarci,cV folo entrammo col battello nella detta fiumara : cV vedémo il paefe molto popolato, la gente e quafi conforme a glialtri,&: veft iti di penne d'vccelli di varfj colo ri.veniuano verfo noi allegramente, mettendo grandinimi gridi d'ammiratione,moftrado doue col battello hauefìTimo più deliramente ad arriuare \ entrammo per detta fiumara den^ tro alla terra circa mezza lega , doue faceua vn bellifììmo lago di circoito di leghe tre in cn> ca,p ilquale andauano difeorrendo dall'una parte all'altra al numero di trèta di loro barchet^ te -, cY con infinite genti che paffauano dall'una all'altra riua per venirci a vedere . cV ecco in vn initante,come fuole auenire nel nauigare , mouendofi dal Mare vn impeto contrario di vento, fummo forzati tornar alla naue , lafciando la detta terra con molto noftro difpiacere, per la commodità cV vaghezza di quella , qual peliamo nò fìa fenza qualche ricchezza,mo itrandofì tutti i colli di quella alla villa minerali. Leuata Fanchora nauigammo verfo leuate che cofj la terra tornaua,cY coli leghe cinquata fempre a vifta di quella difeoprimmo vn'ifo la in forma triangulare,lontana dal continente leghedieci, digrandezza Ornile alinola di R hodi,piena di colli,coperta d'arbori, molto popolata,perche li vedeuano continui fuochi per tutto intorno al lito.Battezzàmola in nome della voftra Sereniflìma madre, non forge do a quella per la contrarietà del tempo,cV peruenimmo ad vn'altra terra dittante dall'Ifola E leghe quindici,doue trouammo vn bclliiììmo porto , entrati in quello vedemmo circa xx barchette di gente,che con vari) gridi etmarauiglie veniuano intorno alla naue,non approf limandoli a più di cinquanta pafll,fermauanfi guardado l'artificio,la noftra effigie et gli na- titi: dapoi tutti infleme metteuano vn'alto grido , lignificando rallegraci , aflkuratiglial- quamo,imitado li lor gefti: tanto s'appro limarono che gettamo loro alcuni fonagli et fpec chi & molte fantafie, lequali prefe con rifo riguardandole fìcuramente entrarono nella na- ue. brano fra quelle genti duoi Re di tanto bella ft atura cV forma quanto narrar fìa poffibf- le,n primo d'anni 40,1'n circa, l'altro giouane d'anni venti,l'habito de quali era di quefta ma mera. II più vecchio fo pra il corpo nudo haueua vna pelle di ceruo lauorata artificiofaméte alla damafehina co varfj ricami: la teff a nuda con li capelli auolti a drieto con varie legature. Al collo vna catena larga , ornata di molte pietre di diuerfì colori . il giouane era quali nella medeiima forma. Quefta e la più bella gen te,& di più gentili coftumi che habbiamo troua- ta in quefta nauigatione,eccedono noi di grandezza, fono di color bronzino , alcuni pèdo no più in bianchezza,altri di color giallo : il vi(o profilateci capelli lunghi cV neri,ne quali pongono grandiiTimoitudio in adornarli :gliocch inerì cV pronti : l'aria dolce foaue, imi- tando molto l'antico, dell'altre parti del corpo non dico a Voftra Maefta , tenendo tutte le proportioni che s appartengono ad ogni huomo ben compofto. Le donne loro fono della medehma conformità cV bellezza,mol to gratiofe,di piaceuolearia et grato afpetto,di coftu F mi e* continente fecondo l'vfofeminile quanto ad ogniperfona di buona creanza s'apar- tiene : vanno nude fuor che le parte vergognofe , lequali cuoprono con vna pelle di ceruo ncamata,comegli huomini, vene fono di quelle ancora che alle braccia portano pelli di lu- pi ceruieri molto ricche,adornano il capo con varfj ornamenti di treccie,compofte de mede limi capelli , chependono dall'uno & l'altro lato del petto. Alcune hanno altre accociature, come vfano le donne d'Egitto cV di Soria,et quefte fono quelle ch'eccedono l'altre di età: et eliendo maritate all'orecch ie tengono pendenti di varie fantafìe,come gli orientali coftuma no coli gh huomini, come le donne,a quali vedemmo molte lame di rame lauorate.da quel li tenute m pretio più che l'oro, ilquale per il colore non ft imano,imperoche fra tutti è da lo ro tenuto il pm vile, l'azzurro & il roffo fopra ogni altro efaltano , quello che più teneffino in prezzo delle cofe che da noi gli erano donate , erano fonagli,chriftailini azzurri,cY altre iantaiie da metter all'orecchie o al collo. Non pregiauano drappi di feta , o d'oro, & manco d altra lorte,ne fi curauano hauerne di limili a quelli , de metalli come éacciaio cV ferro (che più volte inoltrammo loro delle noftre armi) non ne pigliauano admiratione , & quelle ri* guardando,(olodimandauanol'artifìcio:dellifpecchiilfìmiIefaceuano,cheriguardandoIi, tuono ridendo , ce li reftituiuano: fono molto liberali , perche donano ciò che hanno:facé- mo con loro grande amiftà.cV vn giorno con la naue entrammo nel porto,itando per li rem P* A pi con trarij vna lega al mar fur tu veniuano co ri gran numero diloro barchette alla nauetuc ti dipinti cV acconci il vifo con varrj colori: moftrandoci ch'era fegno d'allegrezza, portan- doci delle lor viuande, ci faceuano fegno doue nel porto hauefllmo a forgere per faluatione della naue, di còtinuo accòpagnadoci» poi che fummo forti,pofammo quindici giorni,pro uedédoci di molte cofe neceffarie , la onde ogni giorno veniuano genti a veder la naue,me- nando le lor donne,dellequa!i fono molto gelolì : imperoche entrando elTi nella naue, cV di morandoui per lungo fpacio, faceuano afpettar le loro donne nelle barchette: 6V con quanti preghi facémo loro,offerendo donarli varie cofe,non iu mai podìbile che voleffero lafciarle entrar in naue» Et molte volte venendo vno delli duoi Re con la Reina , cV molti gentil- huomini per fuo piacere a vederci , tutte fi fermauano ad vna terra diitante da noi dugento pafll: mandando vna barchetta ad auifarci della fua venuta,dicendo voler venire a vedere la naue: quello facendo in fegno di ficurezza«c\: come da noi hebbeno la rifpofta,fubito ven- nono:cY flati alquanto a riguardare,fi marauigliauano 5 fentendo li gridi et ftrepiti delli ma- n'nari.madama la Reina con le fue damigelle in vna barchetta mol to leggiera redo a ripofar ad vna ifoletta dittate da noi vn quarto di lega,dimorado il Re lunghiifimo fpatio nella no- Ara naue , con ragionare per cenni cV gefti varie fantafie , riguardando con marauiglia tutti gli apparati, cV fornimenti della naue: dimadando in particulare la proprietà di quelli» preti deua ancho piacere di vedere li noftri habiti,cV guftare li noftri cibi: dipoi cortefemete prefa B licétia da noi,fi parti. cV alcuna volta ftado le noftre géti due o tre giorni ad vna ifoletta vi- cina alla naue per varie neceffità , come è coftume di marinari, torno con fette o otto de fuoi gentilhuomini per vedere quello che faceuamo,cV più volte ci dimandò fé voleuamo quiui reftare per lungo iépo,offerédoci delle fue faculta : dipoi tirando il Re con l'arco Se" corredo faceua con li fuoi géulhuomini varij giuochi per darne piacere.fummo più volte infra terra cinque o v {zi leghe,laquale trouamo tanto amena,quanto dir fi pofla,atta ad ogni forte dicol tura,di frumento,vino, olio: imperoche in quella fono capagne larghe z$ in 30 leghe,aper- te cY fenza alcuno impedimento d'alberi:di tanta fertilità, che qua! li voglia feméza in quel le produrrebbe ottimo frutto» Entrarne dipoi nelle felue,lequali tro uam mo tanto gradi et folte,che vi ii potrebbe afeondere ogni numerofo efferato» gli alberi di quelle fono querele, cipreiTi et altri incogniti nell'Europa.trouamo pomi appijjuflne cV nocciuole,et molte for te di frutti dalli noftri differéti: vi fono animali in gradiamo numero,come cernitami, lu- pi ceruieri,cV altre forti,quali pigliano co lacci OC archi,che fono le loro pricipali armi.le frec eie che vfano fono con grande eccellentia lauorate » cV nelleftremità di quelle pongono per ferro fmeriglio,diafpro,duro marmo,& altre taglienti pietre, dellequali ìì feruono per ferro in tagliar alberi,cV fabricar le loro barchette d'un fol furto di legno con mirabile artifìcio cò- cauo , nellequali commodamente vanno dieci cV dodici huomini: i lor remi fono corti , dC nell'efìremità larghi,cV adoperangli in mare fenza pericolo alcuno, cV folamente con forza C di braccia,con tanta velocità,quanto a lor piace» Vedemmo le loro habitationi in forma cir- culare,di dieci in dodici paffì di circoito, fabricate di femicirculi di legno,feparate luna dal- l'altra lenza ordine d'architettura : coperte con tele teffute di paglia, fottilmen te lauorate, che da vento cV pioggia fi difendono »cV fé haueffero l'ordine del fabricarecY la perfettio- ne de gli artifici] come riabbiamo noi altri , non e dubbio alcuno che ancho loro non condii ceffero grandi dC fuperbi edifici}, imperoche tutto il lito maritimo e pieno di pietre viue tra fparenti,cY alabaftri,cY per tal caufa è copiofo di porti cV recettacoli di nauilij» mutano le det te cafe d'uno in altro luogo, fecodo la commodità del luogo cV tempo che in quelle voglio- no dimorare, OC leuando folamete le tele, nano in vn iftate fabricate altre habitationi.dimo- rano in ciafeuna padri cV famiglia in grandiffìmo numero* in alcuna vedémo Z5 cV 30 ani- me» Il viuer loro e come de glialtri,di legumi che quelle terre producono,con più ordini di coltura de glialtri,offeruano nelle femenze il corfo della luna, cV il nafeimeto d'alcune ftelle cV molti modi detti da gli antichi.oltre di ciò viuono di cacciagioni et pefei» Viuono lungo tépo,cY rare volte s'amalano ♦ cV fé pur alle volte fono opprefif da qualche infermità , fenza medico , col fuoco da lor medefimi Q fanano» cV la loro morte dicono venire da vltima vec- chiezza.fono de loro profumi molto pietofi, cV charitatiui, facédo nell'aduerfità loro gran laméti:cV nella miferia,i parenti luno con l'altro ricordano tutte le lor felicità» Nel fine della lor vita vfano il pianto mirto con canto 3 cV dura per lungo tempo» Quefto e x quanto di loro habbiamo t ; : i\t\- : sLii DI GIO, DA VERRAZZANO RELATION E. habbiamo potuto conofcere. Quefta terra e fituata nel parallelo di Roma,in gradi 41 edua l* terzi.ma alquanto più fredda,per accidente,nò g natura, come in altra parte narrerò a V.S* Maefta > defcriuédo al prefente il Tito di detto paefe , qual corre da leuate a pon éte.dico che la bocca del por to guarda verfo mezzo di , ftretta mezza lega, dipoi entrando in quello,infra leuante & tramotana, fi ftende leghe dodici, doue va allargandoli, cV fa vn golfo di circoito di leghe venti in circa, doue fono cinque Ifolettedi molta fertilità cV vaghezza, piene d'aiti cV fpatiofì alberila liquali,ogni groffa armata,fenza timor di tempefta o altro impediméto di fortuna,puo ftar ficura. Tornado dipoi verfo mezzo di,all'entrata del porto dall'uno dC l'altro Iato, fono ameniftimi colli con molti Riui , che dalla eminentia di quelli conducono chiariflime acque al mare.nel mezzo di detta bocca Ù troua vno fcoglio di viua pietra,dalla natura prodotto,atto a fabricarui qual Ci voglia fortezza per cuftodia di quello* Il giorno quinto di Maggio effendo d'ogni noftro bihgno prouifti,partimmo dal detto porto,conti nuando il lito , non perdendo mai la vifta di terra, cV nauigamo leghe 150 trouadola fempre d'una medefìma natura, ma alquanto più al ta,con alcune mòtagne,che tutte,fi moftrauano minerali.non ci curamo a quella fermarci per la profperità del tempo che ne feruiua : ma be penfiamo ch'ella fuffe all'altre conforme, correua il lito a leuante per fpatio di leghe 50 te- nendo poi verfo tramontana, trouamo vn'altra terra, alta,piena di foltiffime felue.gli alberi dellequali erano abeti, ciprefTi,cY Umili che u generano in regioni fredde.Le genti tutte fo- no difformi dall'altre^ quanto i paffati erano d'apparenza gentili, tato quefti erano di roz- E zezza et vitrj pieni, cV tanto barbariche mai non potémo con quanti fegnali li facémo,ha- uer con loro commertio alcuno. Vertono di pelli d'orfo cY lupi ceruieri,cY marini, cV d'altri animali.Ilviucre loro per quello potemo conofcere, andando più volte doue haueuano le loro habitationi,ftimamo effere di cacciagioni cV pefcagio ni, cV d'alcuni frutti che fono fpe- eie di radici,quali la terra produce per fé medeflma.nó hano legumi,ne vedémo fegno alcu- no di coltura, cV meno la terra per la fterilità farebbe atta a produrre frutto o feme alcuno* Se da quelli alcuna volta,permutando, volcuamo delle lor cofe,veniuano fopra alcune pie- tre al lito del mare,doue più ròpeua,cV ftando noi nel battello,con vna corda ci mandauano quello che ci voleuano dare,continuamente gridando che alla terra nò ci appro filmammo, dimandando fubito il cambio allìncontro,non pigliando fé non coltelli,hami da pefcare,et metallo tagliente: ne ftimauano gentilezza alcuna: cV quando non haueuamo più che per- mutare da loro partédo, gli huomini ne faceuano tutti quegli atti di difpregio cY vergogna che può far ogni inhumana cV difeortefe creatura.fumo allor difpetto dentro infra terra due & tre leghe 15 huomini armati , cY quando feendeuamo al lito,citirauano con li loro archi, mettendo grandiffìmi gridi,dipoi fuggiuano nelle felue.No conofcémo in quefta terra co- fa notabile o di momento alcuno, fé non grandiffime felue con alcuni colli.poffono hauerc qualche metallo, che a molti vedono pater noftri di rame all'orecchie.Partimo feorrendo la colla intra leuante dò tramontana,qual trouammo più bella,aperta §£ fenza bofehi, con alte F motagne dentro in fra terra . còtinuado drieto il lito del mare leghe 50 : difeoprimo }x ifole, tutte propinque alla terra, picciole cV di grato afpetto, alte che teneuano molte riuolture fra elie,doue fi caufaua belliffimi porti cV canali,come fanno nel golfo adriatico, nella Schiauo nia OC Dalmatia,n5 hauémo conofcéza con le genti,ftimiamo che fiano de coftumi cV nani ra che fono l'altre.Nauigado fra leuante cY tramontana per fpatio di leghe 150 peruenimmo propinqui alla terra che per il paffato trouorono i Brettoni , quale fta in gradi 50, & hauèdo hormai confumati tutti li noftri armeggi cYvettouaglie,hauendofcoperto leghe 700 SC piudi nuoua terra,fornitoci d'acque cV legne, deliberammo tornare in Francia. Quanto alla fede che tengono quefti popoli che habbiamo trouati,per macaméto di Iin gua non potemo conofcere, ne per fegni,ne per gefti alcuni,che tcneKino fede o legge alai na,ne che conofcefilno vna prima caufa o motorcnehaueffero in veneratione cielo , o ftel- le, bole,o luna o altri pianeti: cY manco che teneffero fpecie dìdolatria,ne conofeemmo che faccino faenfìcrj o altre adorationi.Ne in li lor villaggi hano tempij o cafe d'oratione. ftimia mo che non h abbino fede alcuna , cY che viuino in propria libertà . cY che tutto dalla igno- rante proceda, perche fono molto facili ad effere perniali . cV tutto quello che vedeuano fa- re a noi Chriftiani circa il culto diuino,faceuano ancora effì con quel ftimolo cY femore che noifaceuamo. Difcorfo DISCORSO DVN GRAN CAPITANO di mare Francefe del luoco di Dieppa [opra le nauigationi fatte alla terra mona dell 'Indie occidentale chiamata la nuoua Francia, dagradi 40 fino a gradi 4 7 [otto il polo artico , &• /òpra la terra delBrafil, Guinea , Ifola di San Lorenzo , & quella di Summatrafìno alle quali hanno nauigatoleCarauelle &* nam Francefe. Ccioche con maggior facilita veniamo alla cognìtione di fi ti delle ter- re, cV la diftanza dell'una all'ai tra,è di neceffìtà faper qual cofa fia longi tudine dC latitudine di regioni. La longitudine fecondo li cofmogra- phi comincia dal meridiano dell'Ifole Canarie fotto la linea dell'equi- nottiale andando verfo Oriente,cV facendo il circoito della terra circuì larmete per infin che ritorni a detto meridiano.cY quefto circoito è di- uifo in 360 gradi rifpódendo a ciafcuno de detti gradi leghe 17, fecodo le nauigationi moderne ouer 17 OC mezo fecodo li Portoghesi: cY que- llo s'intende fotto la linea equinoziale quanto per la longitudine» La latitudine e v d'un'al- tro circulo imaginato che attrauerii ad angoli retti l'equinottiale per li duoi poli,circo ndan do tutta la terra.cY quefta latitudine comincia fotto l'equinottiale diffondendoti verfo il po- lo artico fin a nonata gradi,cV altretanto verfo il polo antartico fenza parlar detto numero: B cV quefto circulo fi eh iama vulgarmente il meridiano.Et è dibifogno faper che tutti li gradi di latitudine andando dall'uno polo all'altro fono eguali pattando fotto vn meridiano * ma li gradi di longitudine fono ineguali in ciafcuno parallelo, di poi che fi partono di fotto l'è- quinottiale andando verfo li poli, a caufa che li trecento fefanta gradi vanno fminuendofi per infino che effi Ci rendino in vno punto fotto ciafcuno polo.éY per quefta caufa ciafcuno grado e v di minor numero di leghe che no era fotto l'equinottiale.in modo che vna lega può fotto il polo contenere tutti li 560 gradi . 8C quella longitudine ó latitudine fi diftende fopra la mifura della terra , quantunque noi prendiamo la latitudine per la eleuatione del polo , o per la altitudine del Sole,cV la longitudine per la luna cY per le ftelle nife, ouer per gli ecliflì, cY per altri modi fottili a molti incogniti* Ma la longitudine delli pianetti cV ftelle fide fi conta in la linea ecclittica del zodiaco , 8C comincia dal primo puto d'Ariete g la fucceflìone de fegni fin al fine del fegno de pefei. La lor latitudine fi conta dopo la linea ecclittica fin alli poli del zodiaco g 30 gradi» Di li viene che la parte ch'e verfo il polo artico fi chiama la latitudine Settentrionale, cY quella del polo antartico vien detta la Meridionale.cY la declinatone del Sole cY de gli altri pianeti cV delle ftelle fine è fimile a quello che noi chiamiamo la latitudine della terra . percioche la lor decli natione fi comincia dall'equinottiale,cY còtafi verfo il mezzo dì,o v verfo la tramontana, co- me noi vediamo quado il Sole e nel primo puto d' Ariete,ouer di Libra,eglie equinozio SC C non c'è declinatione,ma quado eglie v in Cacro ouer in Capricorno egliè declinato dall'equi nottiale Z3 gradi cY 30 minuti,cY cofi de glialtri. Hor g venire alla noftra materia fugget- ta cY per far la deferittione delle terre nauigate fecondo la carta marina, tanto in longitudine quanto in latitudine^noi piglieremo il noftro primo punto di longitudine dalla linea meri- diana,laqual paffa g l'eftremita v dell'itole di Capo verde, lequali fono dette del Sale, di Buo- na vifta,cY del Maggiorila banda che guardano verfo l'Africa per leuante. percioche iuièil vero Meridiano cY ftabile del cópaflb 8C del quadrante, p efler egli il luoco doue il ferro toc cato dalla calamita" rifguarda drittamente verfo li duoi poli, cioe v oftro cY tramotana. cY qllo che noi chiamamo longitudine Orientale , farà quello che noi troueremo de gradi dopo di quefta linea 9 andando verfo leuante fin al 180. Et al contrario quello che noi conteremo di gradi,partendofi di quefta linea cV andando verfo ponete fin alli 1S0 gradi,qfto e v chiamato longitudine occidentale , quantunque tutti li cofmographi numerano la longitudine loro andando verfo l'Oriente circularmente fin al punto donde fono partiti in 360 gradi* cY chi vorrà, potrà far cofi , leuando di 360 quel che vi farà di longitudine occidentale , il refto che rimarra,farà di longitudine Oriétale,et per effempio io truouo vna longitudine Occidenti le di Z7 gradi, io ne leuo via detti Z7di3 I* 1 V; « D'VN CAPITAN FRANCESE dine,fecondo il vero meridiano del compaffo,cV e il detto Capo di Ras in longitudine occi D dentale 40 gradi & 47 di latitudine Settentrionale, hor chi vorrà leuar i detti 40 gradi del- la longitudine occidentale di 3 6 o reitera 3x0 gradi di longitudine orientale , doue e pofto detto Capo di Ras, La terra nuoua ti ftende verfo il polo artico dal 4.0 grado fin al C quando elfi fanno qualche conuito per man- giar la carne di qualclf uno delli loro nimici,per andar più galati alla fefta,alcuni fi dipingo- no di varrj colon,glialtri sìmpiumano,ouer copronfi di piume, corpo,gambe, brazzi , a tal che fanno vn bei veder ftando cofi* A lungo quefta cofta cofi verfo ponete,come mezzo dì, no v'e N alcuna fortezza ne caftel 42 lo per li Portoghefi,faluo vn luogo detto Fernàbuch,ilquale è appreflo capo di fant' Agofti no,doue fono certe piccole fortezze di legname co alcune poche géti badite di Portogallo* Dal capo di fanto Agoftino fin al porto reale,ilqual e in dodici gradi.quiui e doue li Fracefì dC Bretoni frequétano piu,cV doue fi troua più verzino cY migliore, OC di lungo la detta co fta non v'é fortezza ne luogo che u' tenga per Portogli efi,Francefio Spagnuoli*cY fono gli huomini di quella cofta trattabili cV amicheuoli molto più alli Francefi che alli Portoglieli, dC e il terreno buono cV fertile , & s'el fofle lauorato , faria d'ogni forte frutti ♦ dC vi fono di molti alberi che fanno frutti,delliquali la maggior parte fono buoni da magiare,et è il paefe (ano* vi fono buoni porti,&: buone fiumare in qualche luogo,cV hanno cafe,cV terre ferrate di legnarne.cY vanno nudi fi le donne come gli huomini fenza hauer vergogna lun dell'ai- Nudi tro delle fue parti vergognofe* L'armi loro fono come de gli altri* Non hano moneta cV no fanno còtar più auanti che'l numero delle loro dita delle mani dC delle dita de piedi, baratta- no il verzinìn manarette,cunei,coltelli,cY in qualche luogo e neceffario che lo vadino a cer car in compagnie fin a trenta leghe dentro del paefe, cV ciafeuna compagnia ha il fuo Re,òY faranno da quattrocento o cinquecento per còpagnia , cV portano ciafeun il fuo pezzo di le gno alli Francefi fin alla marina , dC li barattano colle dette manare , cunei dC coltelli, cV altri ferramenti^ tal che ftimano molto più caro vn chiodo,che vno feudo. Del lor Nudi vano „)„H" . Mangiare belhale. i » D'VN CAPITAN FRANCESE Dellor Itinere & [or costumi, GlihabtatorfddBreGl^ no moke galhn^pappagalli.oche^nitreJepri.conigh'A m ol te altre forti di faluaticine.il lo ro bere e atto di miglio a modo di ceruofa,donde fpeffe volte s'imbriacano i Effi lauorano « Peta A ad ogni bora e hanno fame, cV tanto di notte come di giorno.* ìSno molto libe rali di dar le fue figliuole a forefiieri, ma le fue donne non vogliono che fian toccate ♦& le dò ne loro fi portano honeflamente verfo li loro manti. - Quella terradel Brefìl fu primamente feopertada Portoghcfi in qualche parte, cV fono circa trentacmque anni. L'ai tra parte fu feoperta per vno de HonHeur chiamato Dionifio di HonHeur da venti anni in qua. cV di poi molti altri nauili, di Francia vi fono fiati , cV mai non trouorono Portoglieli in terra alcuna chela teneffero per il Re di Portogallo . cV quelli della terra fono liberi, cV non foggetti ne a Re,ne a legge,cY amanopiu li Francefi che q uà. lunche altra gente che ui pratichi . detti popoli fono comela tauola bianca, nellaquale non v e anchora flato pollo il pennello,ne difegnato cofa alcuna,ouer come faria vn poledro gio uane,ikjuale non ha mai portato. " 8 ° Et fé H Por togheiì,iquali dicono la terra effer fua,foffero flati buoni Chrifliani,et hauefTi no hauuto a uan ti gli occhi p,u l'honor di Dio , che li loro guadagni, la metà de detti popol adeffo ramno fem Chrin,an,,imperoche già molti fono fi lorofiquali cercano di conofee" I rcchecofafialddio.&fonomou^^ forze,che le pouere genti non venghino nella cognizione delia fede nofìra,et li danno ad in tenderemoltecofed^fonolontanedaìlafalutelSroperritenerlinellaloroignoran^ fct perche mi poma effer dimandato le caufe per lequali li Portoghefi impedifeono che lì Francefi non vadin^ bile auaritia gì induce a far queflo.et quantunche efT, flano il più piccolo popolo del mòdo effidebbanohauerbeuutodelIapolueredelcuoredelReAkffandro,chelicaK terationeditantasfrenata cupidità, et par a loro tenere nel pugno ferrato quello che Xeon ambedua le mani non potriano abbracciare. cV credo che fi perfuadfno che Iddio non fece a marenelaterrafenonperloro,cVcheraltrenationinonfianodegnedinaui^S ™!totempofam,^ vadinoaqueHeterrenel^ ^tineobedit,,comenoihauereffimo^^ lungo d una cofla, effi fela fanno tutta fua.ma tal conquifta è" molto facile a fare & fenla era F fpefa,perchenonvifonoaffalti,nerefifìentia.mahannovna ^oglivfatantahumanit^^ fo°P^loroconquiftam^^^^^ »emquattroocmqueanni,cViltuttoperamore&fe&afor Z aAfarianopene. ^vaT° C ^^^""^^^"Po^oghefiincinquantaann.^li popoli didetteterrelidifcacciarianocomefuoinimicimortali.cVque itaevnadelIeragioniprincipaIi 3 perIaqualenonvoglionoche li hranceii vi conuerimo . imperoche dopo che li Francefi praticano in qualche luogo , nò fi dimandan più por toghefi , ma quelli del paefe gli hanno in abiettione Oc difpregio» Vefcrìttìont D Ì il N 4 ■ I PRIMA B Defcrittione della cojla della Guinea* La Guinea e parte dell'Africa contigua colla Barbarla , cV comincia a Ca- pò verde,ilqualehadi longitudine orientale quafi gradi cinque, cY di Iati-' tudine Settentrionale gradi 14 cV mezzorcYèla Etiopia baffadoue fono molti Re, cY molte lingue differenti, quali fono obediti dalli fuoi popoli, come fono qua li noftri Re , de principi , de tutti fono idolatri. Li veftimen- ti loro fono di bambagio in diuerfe foggie , imperoche non ve alcuno che nò fìa differente dall'altro. cV da Capo verde fin alla fiumana di Manicongo non v'e ne cartello ne fortezza , faluo vno ilqual è detto il cartello della Mina , do- uè il Re di Portogallo tiene venticinque ouer trenta perfone per trafficar cV mercadantar con li negri i quali vengono dalla terra alta, & portano (o* lamente dell'oro qual portano Umilmente nella corta delle Meleghettealla fiumara d rio di Certi, doue fi fa il maggior traffico della detta Meleghetta* ma fopra detta fiumana dalla banda de Portoghefi non v'è alcun luogo forte, 6 altra habitatione che li tenga per loro più che per li Francefi . cV fé erti leua- no mercantie di quelli luoghi, come Meleghetta,auorio, corami, altre mercantie, bifogna che le comprino da quelli del paefe,cV che ne paghino da- tfj alli Re , de principi del paefe , cV quiui barattano vna mercantia con l'altra, cV non hanno moneta, cY fono molto contenti li Signori di quei luoghi quan do li Francefi vi vanno* Defoiaggio che fi fa nella cofla della Guinea. Dapoi Capo verde fin al fiume diGambra vi fono trenta leghe, va la co- rta al Scirocco di longitudine orientale gradi otto cY mezzo, cY latitudine fet- tentrional tre gradi'cY mezzo ♦ dal fiume di Gambra fin a Capo roffo leghe trenta ♦ cY la corta va all'offro ♦ Capo roffo e di longitudine dieci gradi 8C di latitudine dodici* da Capo roffo fino a Rio grande venticinque leghe la corta al leuante ♦ R.io grande è in vndici gradi cY mezzo di latitudine, da Rio grande a Serra liona, vi fono fettantacinque leghe. Serra liona,é in otto gradi di latitudine ♦ da Serra liona,fin al Rio di Certe quarantacinque leghe, cY da Rio di Certe fin al Capo delle palme quarantatre leghe* Capo delle palme e in gradi diciotto di longitudine, cY tre di latitudine* la corta va le- uante cY ponente* Dal capo delle palme al Capo delle tre punte fono cento è tredici leghe * le-cofta fin a mezza ftrada va leuante vna quarta di greco, cYil reftante in leuante de vna quarta di Scirocco, Capo delle tre punte è in Q ventitre gradi di longitudine , cV di latitudine quattro gradi * cY;da detto Ca- po fin al rio del gado fono cento 8C cinquanta leghe, cYja corta cammina gre> co leuante ♦ Quefta riuiera ha 3 z gradi di longitudine ,cY di latitudine ha fette gradi *cY da rio del gado fin a capo formofo fon leghe feffantafette an- dando la corta leuante cY ponente *cY £ e v Capo formofo in trentacinque gra- di di longitudine cY di latitudine cinque de mezzo* da Capo formofo a rio Reale venticinque leghe* la corta a leuante* da rio Real a Fernando polo trenta leghe* la corta in leuante . Fernando polo e v in quaranta gradi di lon- gitudine , de in cinque di latitudine * da Fernando polo a capo di Lope Gon- zales cento è dodici leghe* Lope Gonzales e in vn grado OC mezzo di lati- tudine auftralecYm trentacinque gradi di longitudine ♦ la corta all'oftrQ * da Lope Gonzales a Manicongo cento e v trenta leghe, la corta a Sirocco vna quarta d'oftro * Manicongo e in gradi quarantauno di longitudine orientale, de in fei gradi di latitudine auftrale: cY da Manicógo fin al Capo di buona fpe ranza fono cinquecento è venticinque leghe , de in tutta quella corta non (i fa traffico alcun di mercantie,imperoche tutti gli huomini fono poueri , roz- Viaggi V0L3 * hhh zicY ni, i 1 K DI VN CAP, FRANCESE zi & beftiali , & il territorio , montuofo & Iterile . & è il fopra detto Capo di D Buona Speranza in trentaquattro gradi e mezzo verfo l'antartico, de andan- do dal Capo di Buona Speranza verfo Greco vna quarta di Leuante:cV cin- quecento leghe,fi troua rifola di San Lorenzo altramente nominata Madaga fcar,laquale contiene trecento fettanta leghe di longhezza , cY circa ottanta leghe di larghezza ♦ & e la detta Ifola (otto il tropico del Capricorno habitata da gente bellicofa cV crudele,altre fiate li Portoglieli v'hanno nauigato, ma effi hanno Iafciatotal commer- cio per caufa di triftitia dell'una ouer dell'altra par- te, èY gli habitanti hanno per arme dardi con le punte di ferro in modo di partefane, delle quali ciafcuno commu nemente porta duoi. -. ■ "« - *«» ■ ■ ! '■$ : aie' 430 1 ■ K DISCORSO A Dairifola di San Lorenzo fin alla Taprobana altramente chiamata Suma- tra fono mille leghe g la più corta via, cV e la detta Ifola di Taprobana,in cento dC quaranta gradi di longitudine Orientale, fotto la linea equinottiale,laquale parla per il mezzo di quella 3 et contieneducéto OC venticinque leghe di lunghezza^ ottata di larghezza, corre la detta Ifola Oflro, Scirocco,cY Maeflxo,Tram5tana. ha duoi inuerni dC due eflati all'anno*ma nel lor inuerno e cofi calda come nella noftra eilate*v'è l'herba verde in ogni tem pò fopra la terra , 8C di continuo frutti et fiori fopra gli arbori: ha quella Ifola molti Re.de quali il primo che le duenaui diDieppa riebbero cognofcenza fi chiamaua Sultan Megilica Raga,era Signor d'vn luogo detto Ticu del regno di Pedir.Gli habitatori al mio iudicio fono Ma comettani, cV fono affai buone perfone cV pacificherà afiuti & fonili nelli fuoi traffichi cV modi di mercadantare,cY olTeruano la loro parola nel contrattare ♦ Io nò hebbi pratica,faluo che di duoi officiali in tutto il detto luogo,cV fotto quefto Re,delli quali l'vno era il Capitano delle genti d'armi nominato Nacanda Raia, che vuol dire il Capitano del Re,l'altro veniua detto Cambendare , ilquale met- teua il prezzo alle mercatatie che noi portammo la 5 cV le daua alli mercatanti del paefe,cY ne faceuali pagamenti ficuri et buoni a noi altri, & neffuno ardirà a com prar fotto pena della tefta auanti ch'el detto Cambendare habbi pollo il prezzo* B cV quado e fatto, ciafcuno ne può hauere per quello , pur per man di detto Cam- bendare , cofi li piccoli , come li grandi , cV detto Cambendare rifcuote li dati) dC tributi del Re , ilqual e di ciafcuna mercantia che l'huom v ende a ragione di tre per cento.cV in quella prouincia vi fono molte terre , caftelli cV cafali,cY monti al ti,delli quali la cima fi vede andar fopra li nuuoli. Gli habitatori veflono di tele bambagine 6 di feta fin alla cintura, come fariano d'vna camicia corta , 8C fopra il bullo aperta dauanti circa mezzo piede, & ferrata a bottoni d'oro , cV chiamano quello tal veftimento vno Baiu , cV dalla cintura in giù fin fotto le ginocchia fo- no cinti d'vn pezzo di tela di bambagio tinta di diuerfi colori ♦ cV li grandi han^ no di più vn pezzo di tela ftretta , laqual gittano fopra le fpalle a modo di man.- telli, ouer fé ne cingono fopra li fuoi veftimenti.alcuni hano delle berrette picco le aguzze vn poco,cV non cuoprono faluo che la cima della tefla.cV tutti hanno la tefta rafa & la barba , faluo la parte ch'è fra il nafo cV le labra.altri hanno la tefla infafciata di tela bambagina alla Turchefca,ma la maggior parte non fono velli- ti fé non dalla cintura in giu,cY tutto il corpo fcoper to, cV portano manigli d'oro nelle braccia,cV le fpade al fianco, lequali fono circa due piedi 8C mezzo lunghe, col manico tutto d'oro , cV molto fottilmente lauorato,cV il fodero dilegno tutto d'vn pezzo molto ben fatto,& chiamano detta fpada,Cas» e Dell'armi di quelli della Taprobana. Non è alcuno grande ne piccolo , Prete , ne Maritato che non porti vn Cas al fianco , dC le loro armi (ono come giauarine col ferro più lungo cV più flretto, 6C l'halla di quelle e d'vn legno molto graue , cV hanno targhe &T rotelle di cuoio di bufolo groffe vn dito,8C altre di legno coperte di pelle di pefce,d di ferpente,o N di pelle di qualche altro ammaleranno piccoli archi 6>C piccole frezze dC cerabotta ne per lequali fofKano dette piccole frezze ferrate dC molto acute* Belli frutti di quel paefe , & delli grani. Vi e N vn frutto ilqual elffi chiamano Piffan , che e x molto buono cV delicato, dC crefee in vn'arboro,et e della fimilitudine d'vn piccolo cocomero.et vn'altro frut togroffo dC lungo che tira in Tondo, ilquale di fuorapar vn'arcichiocco, ouer Viaggi voi} * hhh tj vna ; : fc.: MI I ; ' I ; D'VN CAP, FRANCESE vna pigna,cV è verde, & dentro v'e vn frutto come vna caftagna,di fimil gufto et D foggiai di fopra di quefta caftagna e vna coperta di tal modo Oc liquore cV colo re cY di tal gufto come vn capo di latte inzucarato, vi fono ancora aliai altri frut^ tijina non ne lappiamo li nomi* Efiì hanno in grandifuma efh'matione le foglie d'vna herba , d arboro Iequa- lieffi chiamano Betce, éYvno frutto ìlquale effi dicono Areca, cV commune- mente tutti l'vfanomafce nel paefe miglio cV molto rifo , cV in grande quantità", lui nafce più peuere cV migliore che in tutte l'altre Ifole dell'Oriente. Le pal- me vi fanno il vino ♦ La gente del paefe non adopera moneta fé la non vi vien portata d'altro Paefe , cV vendono & comprano ognicofa a pelo d'oro , dC mifurano le tele cV panni con vna mifura eh e lunga vn cubito. JI rifo dC il peuere lo mifurano con la guate, laquale è vna canna groffa tagliatajaqualc contiene circa due libre di peuere.& quiui caricate ienoftre nauidi peuere cV altre fpecierie, ce ne ritornammo a Dieppadoppo filongacV pericolofa nauigatione a faliia- men to a honor di Dio : *? dC della Coro- na di Fran- cia» il* ';,*' i,, ( i" 433 4*4 ! i)#i ti!:*:, ' ! !' ' t>\: fi* I ■ 43* B illi^lÈIÉli i^^à |§s§fe||ll ìk PRTMA RELATIONE DI IACQJES CARTHIER DELLA TERRA NVOVA detta lanuoua Francia, trouata nell'anno M. D* X X X I I 1 1 ♦ Come mefier Carlo da Mouy Caualier 3 partito con due Naui da San Malò,giunfe alla terra nuoudydetta la Francefè,& entrò nel porto di buona l>ijìa. avendo MefTer Carlo da Mouy Caualier, Signor della Meylle- rayecV vice armiraglio di Francia fatto giurarli Capitani maeftri OC compagni delle naui di ben 8C fidelmente portarfi nel feruitio del re christianissimo, fotto il carico di detto Carthier,partimo dal porto San Malo con due naui di portata di circa 60 botte luna, armate ciafcuna di feffant'vno huomo alli venti d'Aprile 1534 5>C con tal buon tempo nauigammo ch'alli 10 di Maggio giugnemmo alla terra nuoua,doue entramo nel Capo di Buona villa J aqual è di la - titudine gradi xS e mezzo,cY di longitudine =fc Ma per la copia grande di ghiaccio ch'era lungo di detta terra,ne conuenne entrar in vn porto chiamato Santa Catharina , di- ftante da detto porto verfo Oftro Scirocco da cinque leghe.quiui ci fermammo dieci gior- ni allettando buon tempo,cY in quefto mezzo racconciammo le noflre barche* Come arriuorono all'lfola degli Vccelli,& della gran copia d'yccelli^che itti fi troua. Alli vent'uno di Maggio facemmo vela con vento di Ponente,cV andammo verfo Tra- montana quarta di Greco da capo di Buona villa fino all'lfola de gli Vccelli laqual tra tutta quanta circondata da vn banco dighiaccio,rotto pero tutto, cV diuiCo in pezzi.ma no oftan te detto banco , le noflre due barche v'andarono per hauer degli vccelli , de quali ve n'è cofi Vccelli. gran copia,ch e cofa incredibile a chi non la vedeffe,percioche quantunque detta Ifola)qua le contiene intorno vna lega di circuito(ne fìa tanto piena , che pare che vi Oano flati porta- ti a polla , cV feminati , nondimeno ne fono cento volte più nel circuito d'effa , cV nell'aria, che di dentro , de quali alcuni fono grandi come graculi negri cV bianchi, dC hanno il becco come il conio : Hanno fempre nel Mare , ne poffono volar in alto,percioche le loro ali fono piccole , non maggiori che la metà della mano,con lequali pero' tanto velocemente volano a pelo d'acqua quanto gli altri vccelli nell'aria.fono graffi fuor di mifura*noi la chiamammo v Apporrath«de quali le noflre due barche fi caricorono in manco d'vna mezza hora, come fi farebbe fatto de faffì.onde ciafeheduna delle naui ne infald da quattro d cinque botte fen- za quelli che mangiammo frefehi * Di dueffecie ct~)/ccelli.V-~)/na chiamata Godetti' altra Margaulx.et come arriuarono à Carpunt. Oltra di quello ve vn'altra fpecie d'vccelli che volano per l'aria , cV fopra il mare,piu pic- coli de gli altrijcV quelli chiamano Godetzliquali fi ragunano infieme in detta Ifola,cV met tonfi fotto l'ali delli più grandi. Ve n'è anco vn'altra forte , ma maggiori cV bianchi,quali morficano come canijéV li chiamammo Margaulx,cV ancor che detta Ifola fia difcoflo dalla Otfo bìan- terra grande quattordici leghe, nondimeno gliOrfi vi vengono notando per mangiar di C0 S randc * detti vccelli, cV li noflri ve ne trouaronovn grande, quanto vna vacca .bianco come vn cigno, qual faltó in mare in prefentia loro ♦ cV il di feguente di Pafqua di Maggio facendo il noflro viaggio verfo terra,lo trouammo intorno a mezzo camino, qual andaua notando verfo terra con tanta preflezza , quanto noi con la vela,ma hauendolo feoperto, li demmo la caccia con le barche, OC per forza lo pigliammo:la carne del qual era cofi buona da man- giare,quanto fé folle fiata carne di vitello di due anni* Il mercordi feguente ventifette del detto mefe,arriuammo nell'entrar del golfo de cartelli ma per la contrarietà del tem pò, de la Viaggi vol$°* hhh irj moltitu- m -111 s ; I Il -' VA m é " DI IACQVES CARTHIER moltitudine di ghiacci grandi che tremammo, ne conuenne entrar in vn porto ch'era nel D contorno di quella entrata chiamata i\ Carponi , doue vi demmo fenza potere vfeire , fino alli noue jdi Giugno, che d'Indi ci partimmo per paffar co l'aiuto di Dio più oltre detto Car- pont^qual e in gradi cinquant'vno di latitudine* Vefcrittione della terra nuoua dopo Capo rafofino à quel di Degrad. La terra dopo Capo raffo fino a quel di Degrad , che e la punta dell'entrata del golfo che rifguarda da capo a capo verfo Greco,Tramontana,cY Oftro Garbin. tutta quefta parte di cerra e fatta ad Ifole porte l'vna appretto raltra,fi che tra l'vna 8C l'altra non vi fono fé non cer ti piccoli fiumi per i quali con battelli fi può andar cV paffar per mezzo. cV per quefto vi fo- no molti buoni portiera quali ve quello di Carponi cV di Degrada In vna di quefte Ifole, qual e v più alta di tutte, f landò fopra d'efla l'huom vede chiaramente le due Ifole baffe che fo- no preffo Capo ralfo,di doue contano venticinque leghe fino al detto porto di Carpont,8t" vi fono due entrate , vna da Leuante , l'altra da Oftro dell'Itola* Ma bifogna auertire dalla banda cV punta di Leuante,percioche non ve altro che fecche per tutto & baffe d'acqua . & bifogna andar a torno l'Ifola da Ponente per lunghezza della metà d'vna gomena d più preffo che vuole , cV poi andar verfo Oftro al detto Carpont,cV anco u debbe guardar da tre baffe che fono fotto I'acqua,tY nel canale.cY verfo l'Ifola da Leuante v'è fondo nel canale da E tre o quattro braccia OC bel fondo ♦ l'altra entrata guarda Greco Leuante , cV fopra Ponente li può faltar in terra* Beli ifola di Santa Cdtherina bora cofi chiamata* : Partendoli dalla punta di Degrad òC entrado in detto golfo alla volta di Ponente cV quar ta di Maeftro,fì dubita di due Ifole,che reftano da banda dritta , delle quali vna è diftante da detta punta tre leghe , cV l'altra fette o più d meno della prima , laqual e terra piana cV baffa^ dC pare che f ia della terra grande.io chiamai queH'Ifola,l'IfoIa di Santa Catherina,nella qual verfo Greco ve paefe fecco , cV cattiuo fondo per circa vn quarto di lega , per ilche bifogna far vn poco di circuito , detta Ifola è il porto de cartelli che guardano verfo Greco Tramon- tana , cV Oftro Garbin , dC ve diftanza da vn'all'altro intorno a quindici leghe * Da detto porto de^caftelli fino al porto delle Gutte, che la terra di Tramontana di detto Golfo che guarda Greco Leuante,cV Ponente Garbin, ve la diftanza di leghe dodici cV meza,cV a due leghe dal porto delle ballanze,cioe nella terza parte del trauerfo di detto golfo vi fono tren- ta otto braccia di fondo a piombo.cV da detto porto delle ballanze fino a Bianco fabbione vi fono leghe venticinque verfo Ponente Garbin.et bifogna aduertire d'una fecca,che vien fopra l'acqua fimile ad vno batello dalla banda di Garbino di detto Bianco fabbione per tre F leghe in fuori. Delinquo detto Bianco fabbione dell'lfola ài Brefl^ dell' ifola dVccelìtJa forte & quan* titàd'V cecili cheln ftruouano } et delporto chiamato riflette. ' Bianco fabbione e v vna ftaria , nella quale non v'é neffuno luogo coperto da Oftro, ne da Scirocco,ma verfo Oftro Garbin d'efla ftaria vi fono due Ifole , vna delle quali e ehiamata, ifola di Breft , cV l'ai tra Ifola d' Vccelli , nella quale ve quantità grande di godetti, cV di cor- bi che hanno il becco cV piedi rolli, cV fanno i nidi ne bufi (otto terra come i conigluPaffato vn capo di terra diftate vna lega da Biaco fabbione, trouafi vn porto tV paffaggio chiamato rifolette,qual e miglior luogo di Biaco fabbione,et iui faffi pefcheria grade.Da detto luogo di dette Ifo lette fino ad vn porto chiamato Breft, quefto circuito dura leghe dieci, cY quel porto e in cinquata vn grado cinquantacinque minuti di latitudine,cV di longitudine Dopo moiette fino a detto luogo vi fono di molte Ifole*cV detto porto di Breft anch'elfo e tra Ifole.oltre di ciò circondano Flfole più di tre leghe lungi di detto Breft, lequali fono baf* k 3 5C fopra d'effe veggonfi l'altre terre dette di fopra, • i Come RELATIONE 43 6 A Come entrorono nei porto di Brejl con le naut,& andando oltre ~)>erfo Ponente patrono per me%xp l'ifolette le quali ritrouorono efier in co fi gran numero che non erapofiu bile numerarle* & le chiamorno l'ifole , Alfc i o del detto mefe di Giugno entrammo dentro detto porto di Breft con le noftre naui per hauer acqua cV legne,cY apparecchiarci di parlar oltre detto golfo il giorno di San- to Barnaba,dopo vdita la metta andammo con le barche oltra detto porto verfo Ponete per (coprir che porti v'erano,paftammo g mezzo dell'ifolette le quali fono in coli gra numero* che non e poflibile di poterle numerare perche continuano da i o leghe oltra il detto por to* Noi ci fermammo in vna di quelle per pattar quiui la notte,& vi trouammo gran quan- tità d'uoua d'anatre, cV d'altri vccelli che vi fanno i nidi loro,& chiamammole, tutte l'ifole» Del porto detto Santo Smonto, porto San Seruanoforto Jacques Cartbier. del fiume chiamato San Ia^ como.de coélumi & [> esimenti degli habitanti neltljola di Bianco Jabbionc* II di feguente noi pattammo oltre dette Ifole 3 cV nel fine della moltitudined effe trouam- mo vn buon porto,cY lo chiamammo Santo Antonio,cY oltre vna d due leghe trouammo vn piccol fiume molto profondo verfo la terra di Garbin 3 qual e tra due altre terre*mae v vn B buon porto dui piantammo vna crochet lo chiamammo il porto San Seruano,6Y dalla ban da di Garbin di detto porto cV fiume circa vna lega ve vna ifoletta rotonda come vn forno, circondata da molte altre picciole,lequali danno notitia di detti porti* Più oltre a due leghe ve yn: altro buon fiume più grande nel quale vi pefeamo di molti Salmoni, cY lo chiamam- mo il fiume di San Iacomo*Bffendo in quefto fiume, vedemmo vna naue grade ch'era dalla Rochella,laquale haueua trapaffata la notte auati il porto di Breft , doue penfauano d'andar a pefeare ma li marinari non fapeuano doue fuffero* Noi ci accollammo a loro con le bar- che^ la metttemmo in vn'altro porto più verfo ponentevna lega che detto fiume di San Iacomo,qual credo che ila vn de miglior porti del tn5do,cY fu chiamato il porto di Jacques Carthier.fe la terra fotte co fi buona,come vi fono buoni porterebbe vn gran bene 3 ma ella non fi debbe chiamar terra nuoua,anzi fatti cV grebani faìuatichi, cV propri] luoghi da fìe- re,percioche in tutta l'Itola di Tramontana io non viddi tanta terra che fé ne potene caricar vn carro , cY vi fmontai in parecchi luoghi, cV all'lfola di Bianco fabbione non ve altro che mufco,cY piccioli fpini difperfi,fecchi , QC morti, cY in fomma io penfo che quefta fia la terra che Iddio dette a Caino.fonui huomini d'affai bella vita cV grandezzata indomiti 8>C falua tichi:portano i capelli in cima legati cV ftretti a guifa d'un pugno di fieno riuolto,mettendo ui in mezzo vn legnetto,d altra cofa in vece di chiodo, cV vi legano infieme certe péne d'vc celli* Vanno vediti dì pelli d'animali, fi gli huomini come le donne,quali pur vanno più € chiufe dC più ftrette ne i loro habiti , cV cinte per mezzo la perfona che no fan gli h uomini* dipingonfi con certi colori rouani,hanno le loro barche fatte di feorza d'albero di Boul,co le quali pefeano gran quantità di lupi marini.cY per quanto da poi che qui venni,intefi que ita non effere la loro habitatione,ma vengono di paefi più caldi fra terra per pigliar detti hi pi,cY altre cofe per il loro viuere* D'alcuni Capu cioè Capo doppione apopuntito^Capo reale & Capo di latte.de Monti dellegran- ge,deWlfole colombarc,& d'ynagranpefeberia di moke. - Allia }.noi ritornammo con le noftre barche alle naui per far vela percioche'l tempo era bello,et la domenica facémo dir la meffa.dipoi il lunedi alli 15 ci partimmo oltra detto Breft, & facémo la uia d'Oftro per hauer notitia delle terre che u'haueuamo,uedute , parédoci due Ifole,ma quSdo fummo circa mezzo il golfo,conofcémo ch'era terra ferma,doueera un Ca pò grotto doppio un fopra dell'altro,cY perciò lo chiamamo Capo doppio* Nel principio del Golfo fcandagliamo il fondo,cV lo trouamo cento braccia per quadro da ogni banda*da Breft a Capo doppio u'é diftantia di uenti leghe in circa,cV a cinque ó fei leghe cercamo an- che il fondo,cV trouamo 40 braccia*detta terra e riuolta uerfo Greco garbino Jl di feguente i6 del detto mefe,noi nauigamo lugo la colta g Garbin quarta d'Oftro circa 35 leghe da poi Capo doppio, doue trouamo motagne molto alte cV faluatiche,fra lequali ui R uedeano nò Viaggi vol»3°« hhh iirj fo ! •' ii!:'.' Ìli) ;| ; ! f 1 '*, ■■ . DI IACQJ/ES CARTHIER fo che piccole capanne,che noi in villa chiamamo grange,& pero gli nominammo li monti D delle grange: quell'altre terre cV montagne fono taglia te, rotte cY dirupate,et vi fono tra efle dC il mare dell'altre terre ma baffe. Il di auanti per la caliggine cV ofeurita di tempo non po- temmo hauer notitia di terra alcuna.ma la fera ci apparue vna apertura di terra,come entrai ta di fiume tra detti monti delle grange,cV vn capo che vireftaua verfo Garbin, dife ofto da noi intorno tre leghe,et detto capo e v nella fommita tutto fpuntato intorno & da baffo verfo il mare fìnifee in punta: perilche fu chiamato Capo puntito» dalla bana di Tramontana di detto Capo v'e x vna ifola piena et perciò che volemmo hauer cognofeenza di quella entrata per veder fé v'era qualche buon porto, mettemmo la vela baffa per pattar la notte,H di fegue te che fu alli 17 di detto mefe,hauemmo fortuna da Greco.perilche mettemmo il papifico,et la cappa , cV pigliammo il cammino verfo Garbin fin al giouedi da mattina,cY facémo circa da 37 leghe che ci trouammo al trauerfo d'vn golfo pieno d'Ifole rotonde,come colombare, cV perciò li demmo il nome di Colombare.cY dal golfo San Giuliano , dal quale fino ad vn Capo che refta verfo Oftro et vn quarto di Garbin che fu chiamato Capo reale, vi fono fette legherei verfo Ponente garbin di detto Capo ven e vn'altro,quale di fono è tutto dirupato, de ritondo dalla parte di fopra,alIa parte di Tramontana, dal qual circa mezza lega, ve vna IfolabafTa,cY detto Capo fu chiamato Capo di Latte. tra quefìi due capi vi fono certe terre baffe,fopra lequali ve ne (ono anche alcune altre,che dimoftran che vi debbano effer fiumi» A due leghe di Capo reale fi fcandaglia in fondo ài venti braccia»cY ve la più grade pefche- E ria di grolle molue che poffibil fìa d effere,dellequali molue afpettando la compagnia ; ne pi gliammo più di cento in manco d'un fiora. D'alcune ifole tra Capo reale,& Capo dilatte* Il di feguente iS del detto mefe il vento ci venne contrario, cY con grande impeto , fi che ne conuenne ritornar verfo Capo reale,penfando di trouarui porto,cY con le nofire barche andammo a feoprir fra detto Capo reale cV Capo di latte, cV trouamo che fopra le terre baffe v'e vn golfo grande cV molto profondo,détro del quale vi fono Ifoie.et quefto golfo è chiù fo dalla banda di verfo Oftro.dette terre baffe fanno vn de Iati dell'entrata,cY Capo real è dal l'altro lato» dette terre baffe i'i prolungano dentro del mar più di mezza lega » è paefe piano con cattiuo fondo : cV per mezzo l'entrata v'e vna lfola : detto golfo è in gradi quarantotto cV mezzo di latitudine,cV di longitudine quel giorno no trouammo porto, cV pero quella notte ci mettemmo in mare , voltato il capo verfo Ponente» Dell' lfola chiamata San Gwuannu Dopo detto giorno fino al z 4 del detto mefe eh 'e la fefta di San Giouanni, hauemmo fortuna et vento contrario, éY ofeurita di forte,che non potemmo hauer notitia di terra alcu na fino in detto giorno di San Giouanni c'hauemmo notitia. d'vn capo di terra che ne refta uà verfo Garbin da Capo reale intorno treta cinque leghe»ma quel giorno fucofi gran neb biacY cattiuo tempo,che non potemmo accollarci a detta terra»cY perciò ch'era il di di mon F fignor San Giouanni,la chiamammo Capo di San Giouanni. D'alcune ijòle chiamate tifile di Margaul^,& forte oV~\ccelli & bejììe che ~)/ifi trouano . dell" lfola di Bnon, & Capo deldelfin* Il di feguente Z5»fece anche cattiuo tempo,ofcuro cV ventofo , cY vna parte del giorno na trigamo verfo ponete cV maeftro»cY la fera ci mettémo in trauerfo fino al fecòdo quarto,che d'indi ci partimo.cV allhora conofcémo per il noftro buffolo ch'erauamo verfo maeftro , cY vna quarta da Ponete lontani da Capo San Giouanni leghe fette e mezo.cY quado volémo far vela,il veto comincio a foffiar da maeftro,per il che ce n'andamo verfo feirocco pieghe cVgiugnémo a tre lfole,delle quali ve n'erano due picciole dritte quanto vn muro , di forte che non era poffibile di montarui fopra,cY tra quefte v'e vn picciol fcoglio» Quefte Ifole era no più piene d'vccelli che non e vn pratod'herba,chefaceuanoiuiilornidi*cYinlamag- giore v'era vna infinita di quelli che chiamiamo margaulx,quali fono bianchi cV più gran- di che oche,cY eran feparati ì vna parte: in l'altra parte v'eran di godetz Ifoli . ma nel lito vi erano di detti godetz et gradi apponatz fimili a quelli dell'Ifola che di fopra riabbiamo fatto mentione.Noi defeendémo al più baffo della più piccola, et amazzamo de godetti,et oppo natz più di mille,cY ne mettémo in le barche tati quanti ne piacque,et ne hauereffìmo poti* to empier in vn'hora»3o»fimili barche, cY le chiamamo rifole di Margaulx. A cinque leghe da B PRIMA RELATIONE 4?7 da dette Ifole era vn'altra Ifola dalla banda di ponente , qual e lunga circa due leghe, cY altre tanto larga: qui ci fermammo la notte per torre acqua cVlegne»Quefta Ifola e circondata da fabbione,c\: ha buon forgidor nel circuito da fei 6 fette braccia di fondo» Queft'lfole han> no la miglior terra che mai v'habbiamo veduto,imperoche vn campo di quelle vale più che Terra ferri tutta la terra nuoua ♦ Noi la trouammo tutta piena di begli arbori, praterie campagne di for- liffima * mento faluatico , pifelli in fiore , con fpefTi cV belli come fi fariano potuti veder inBertagna, che pareuano effer flati feminati per lauoratori: v'erano ancora gra quantità d'vue crefpine, fragole,rofe incarnate,petrefcmolo 3 cV altre herbe di buono cV grande odore, all'intorno di detta Ifola vi iono molte gran beftie , come gran buoi,che hanno duoi denti in bocca,come d'elefante,c\: viuono anche nel mare» Noi ne vedemmo vna che dormiua a riua dell'acqua, 6C andammo verfo d'ella con le nofìre barche penfando di pigliarla»ma fubito che ci (enti fi gittdnel mare. vi vedono fìmilméte Orfi cV Lupi.Quefta Ifola fu chiamata rifola di Brion, nel contorno d'effa vi fono paludi gradi verfo Scirocco cY Maeftro.Io penfo per quello che ho potuto comprendere che vi ha qualche pafiaggio fra la terra nuoua dC la terra di Brion ; fé co fi fuffe,farebbe vna grande abbreuiatione coli del tempo, come etiandio del cammino, fé R troualTe perfezione in quefto viaggio» A quattro leghe di detta Ifola ve la terra ferma verfo Ponente garbin , la quale pare che fia come vna Ifola circodata da Ifolette di fabbioni» Vi e N vn bel Capo qual chiamàm o Capo del delfino.percioche quiui e il principio delle buo ne terre. Alli venti fette di Giugno noi circondammo dette terre,quale rifguardano verfo ponete cY garbino,cY paiono da lungi effer colline, o monti di fabbione,percioche fono ter re bafle cY di poco fondo , noi non vi potemmo andare , cY manco defcendere , percioche ci tiraua il vento contra,cY quel giorno facemmo 15 leghe. Dell 'ifola chiamata iAle-%aij& capo San Pietro* II di feguente andamo lungo dette terre circa io leghe fino ad vn capo di terra roffa,qual è dirupato: dentro del quale vi fi vede vna rottura che riuolta verfo Tramontana,cY e paefe molto baffo,cY ve anche come vna piccola pianura trai Mare cV vno ftagno, cY da quel ca^ pò di terra,& il ftagno fino ad vn'altro capo di terra, vi fono da circa 1 4 leghe,cY fi fa la terra a modo d'vno femicirculo tutto quanto circòdato di fabbione come vna foflafopra del qua le vi fono comepaludi,cY ftagni tanto quanto fi può diffonder l'occhio:et auanti che s'arrius al primo Capo,fi truouano due piccole Ifole affai predo a terra. A cinque leghe del fecondo capo v'é vn'Ifola verfo Garbin molto alta cY apuntata, laqual fu chiamata Alezai. 11 primo Capo fu chiamato Capo fan Piero,percio ch'el giorno di detto fanto v'arriuammo» BelCapo detto $ Orleans $1 fiume delle barche 3 del Capo de Saluatichi& della qualità, & temperatura di quelpaejè* Dopo l'Ifola di Brion fino in quefto luogo ve buon fondo di fabbione,et hauedo fcanda gliato verfo Garbin vgualmente fino ad arriuar a terra per cinque leghe vi trouamo.x5 brac cia,&: ad vna lega 1 % braccia,cV appreffo la riua da ki più tofto più che manco cV buon fon no.Ma perciò che voleuamo hauer maggior conofcéza di quefti fondi petrofi pieni di roc che,mettémo le vele bafle cV in trauerfo, 8C il di feguente penultimo del detto mefe,il vento venne d'oftrocV quarta di Garbin ce n'andamo verfo ponente fino al Martedì vltimo del mefe al leuar del Sole,fènza conofcer,cV manco veder terra alcuna , eccetto la fera al tramon tar del Sole , a che feoprimmmo vna terra che pareua effer due Ifole che ci reftaua drieto di noi verfo Ponente cV Garbin,intorno a noue d dieci leghe,et il detto giorno andamo verfo ponente fino al di feguente al leuar del Sole intorno 4 o leghe, cV facendo quefto camino hauémo notitia che la terra che ci era apparfa come due Ifole , era terra ferma pofta a Oftro, Scirocco,cV Maeftro tramotana fino ad un molto bel capo di terra,chiamato Capo dorleas. Tutta detta terra è baffa cV piana,et la più bella che poffibil fia da ueder,piena di begli arbori dC praterie.uero e v che no ui potemo trouar porto,gcioche e tutta gta piena di fecche cV fab^ bioni»Noi fmotamo in parecchi luoghi con le barche,et tra glialtri entramo dentro dun bel fiume di poco fondo , cV g qfto lo chiamamo il fiume delle barche, pdoche ui uedémo delle barche d'huomini faluatichi , che trauerfauano il fiumane hauemo altra notitia di detti huo mini faluatichi,pch'el uento ueniua dal mare,et caricaua la cofta: fi che necouene ritirar con le barche uerfo le noftre naui.Noi andamo uerfo Greco fino al leuar del Sole del di feguéte primodi Luglio ;nel qual tempo levjoffi nebbia dC formne;per fiche metterne k uele baffe fino 1 f. r:. ai, w- $:!'.. Wl K r ,. H i (. DI IACQJES CARTHIER fino intorno due hore auanti mezzo dì che'l tempo fi fece chiaro,èY ch'hauemmo notitia di D Capo d'Orleans , cY d'vn altro che n'era difcofto fette leghe verfo tramontana vn quarto di Greco che fu chiamato Capo de Saluatichi. Alla banda di Greco di quefto capo circa vna meza lega ve vna fecca cV banco di fatto molto pericoIofo.Mentre quiui a quefto capo era> uamo, vedemmo vn'huomo qual correua drieto le noftre barche,che andauan lungo la co- fìa,cY ne faceua parecchi fegni che doueffìmo ritornar verfo detto capo . Noi vedendo tai fc gni cominciamo andar alla fuavolta,ma egli vedendone venire,ft meffe a fuggire,noifmon iati in terra mettemmo auanti di lui vno coltello,cY vna cinta di lana fopra vna barchetta,8t" poi ce ne ritornammo alle nani detto giorno andammo circondando detta terra da noued dieci leghe, fperando di trouare qualche buon portoci che non fu poffibile. Imperoche co- me ho già detto, tutta quefta terra e baffa cV paefe circondato da gran fecche,nondimeno de fcendemmo quel giorno in quattro luoghi per veder gli arbori che v'erano belliffìmi , cY di grande odore, cV trouammo ch'erano cedri, naffi,pini,olmi bianchi,fraffini,falici , cV molti altri incogniti a noi,tutti pero fenza frutto. Le terre doue non e v bofco , fon molte belle, cV tutte piene di pifelli, vua crefpina bianca,cY roifa , fraghe , morette cV fermento faluatico come fegala che par efferui (tato feminato,cY coltiuato.è quefta terra di miglior temperata ra, ch'alcun'altra fi poffi vedere , cV di molto caldo.fi veggono molti tordi, palombi,cY altri vccellijin fomma non vi manca altro che buoni porti. Del Golfo chiamato Santo Lunario , & altri Golfi notabili & Capi di terra,& della E qualità C*7* bontà di epici terreni* Il di feguente x di Luglio noi fco primmo cV conofcemmo terra dalla banda di Tramon tana verfo di noi che [i giugneua con quella dinanzi detta,tutta circondata,et conofcemmo c'hauea intorno * di profondo cY tanto di diametro,et lo chiamammo il gol fo Santo Lunario,cV andamo al capo con le noftre barche verfo di Tramontana,cY trouam mo il paefe tanto baffo , che per fpatio d'vna lega da terra non v'era più che vn braccio d'ac- qua* Dalla banda verfo Greco di detto capo circa fette, o N otto leghe v'era vn'altro capo di terra,in mezzo de quali ve vn Golfo in forma di triangolo quale ha grandiiììmo fondo.cY quanto noi poteuamo diftender la vifta di quello,el ci reftaua verfo greco. Detto golfo e cir còdato di fabbioni cV luoghi baffi per dieci leghe da terra: non uè più di duo braccia di fon do.dopo il detto capo fino alla riua dell'altro capo di terra,ui fono leghe 1 5 effendo noi nel trauerfo di detti capi fcoprimmo vn'altra terra et capo che ne reftaua da Tramotana vn quar io di greco per quanto poteuamo vedere, tutta la notte fu cattiuo tempo con gran vento , fi che ne còuenne metter la cappa della vela fino alla mattina feguente 3 di Luglio ch'el vèto venne da Ponente, cY fummo portati verfo Tramontana per hauer notitia di detta terra che ne reftaua dalla banda di tramontana cV greco fopra le terre baffe,fra le quali baffe cY alte ter re u'era un gran Golfo cY apertura di 55 braccia di fondo in alcuni luoghi, cY larga circa.i5 leghe per la gran profondità, cY larghezza cY mutation di terre venimmo in fperaza di pò F ter trouar il paffaggio,com'è il paffaggio de cartelli. Detto Golfo rifguarda verfo greco le- uante,ponente garbin.II terreno eh e dalla banda d'oftro di detto Golfo,è cofi buono èY bel lo da lauorare,cY pieno di belle campagne,cY praterie,quanto noi babbiamo veduto, piano tutto , come faria vn lago , cY quello ch'è verfo di tramontana è tutto paefe alto con mon- tagne alte,piene di bofehi di legni altifììmi cY groffi di diuerfe forti. tra gli altri vi fono mol- ti belli cedri cY abeti quanto poiììbil fia da uedere , cY baftanti da far arbori di nauj di più di 3 oo.botte,ne vi vedemmo luogo alcuno che nò foffe tutto pieno di detti bofchi,eccetto che in duoi ch'era paefe baffo pieno di praterie con duoi laghi molti belli. Jl mezzo di quefto Golfo è in gradi 47 cY mezzo di latitudine* DelCapo di Speranza, & della Stana di S>Martino& come [ette barche ethuomìni [aluatichi andati alla no/Ira barca,non l'olendo ritirar fi, Jpauentati dal tirar depaf- § fauolanti & di lancie fuggirono con gran fretta. Il capo di detta terra d'Oftro fu chiamato capo di Speranza:per la fperanza c'hauémo di trouarui il paffaggio. 11 quarto giorno di Luglio andamo a lungo di detta terra dalla banda di tramontana per trouar porto , cY entràmo in vn picciolo porto cY Ilaria tutta aperta verfo Oftro,doue non è alcuno riparo di detto ven to: cY ne parfe di chiamarla la Staria di S.Mar- tino>cY ftémo dalli quattro di Luglio fino alli 1 z.&L in quefto tempo ch'erauamo in detta fta ria PRIMA RELATIONE 4?3 A ria,andSmo"flLunedf fefto del detto Mefe dopo vdita la MefTa con vna delle noftre barche pericopnr vn Cape >,& punta di ferriche n'era difeofto dalla banda di Ponente,fette,d otto Ieghe,per veder verfo doue detta terra fi riuol taua,cV effendo a mezza legha dalla punta ve demoduoibandedibarched'huominifaluatichichepa{rauanodVnater?aairaltra!et erano più di quaranta, o cinquanta barche,delliquali vna parte arriuorono alla detta punta cY fal- lo m terra vn gran numero di dette genti faccendo vn gran rumore, cV alenandone ch'an- daUimo a terra, moftradone delle pelli fopra alcuni legni,ma percioche non haueuamo più d vna loia barca, non vi volemmo andare,cV nauigammo verfo l'altra banda ch'era nel ma- rtelli vedendone fuggire,miflero all'ordine due delle lor barche più gradi per venirci drie- to con lequah fi miffero infieme cinque altre di quell e che veniuano dalla banda del mare, ^ tu ti s apprendono alla noftra barca ballando,^ faccendo molti fegni d'allegrezza cY di voler la noftra amicitia,dicédo nella lor lingua napevtondambn a S sv 1t ah& altreparolechenonintendeuamo. Ma percioche come habbiam detto,non haueuamo fé non vna barca,non ci volemmo fidar ne fegni loro,et li facémo fegno che lì ritiraffero.il che non vollero lare,anzi veniuano con fi gran furia verfo di noi che fubito ci circondarono la barca ccm le lor (ette , 6V perciò che per fegni che li faceuamo, non voleuano lontanarfi li ti. ramo duoi paffauolanti di fopra di loro, per il che fpauentati , fi miffero a ritornare verfo la detta punta (accendo grandiffimo rumore.cY flati alquanto , di nuouo cominciarono a ve- li nir verfo di noi come prima, doue approffimatifi alla barca , li tirammo con duoi lanze per mezzo loro, Laqual cofa li fece cofi gran fpauento , che cominciarono a fuggire congran fretta che più non volfero feguitarci. SS S Come li detti Saluatichi lenendo alla yobd delle nam , <& li nojìri andando aUa ^olta loro [celerò interra htm parte &l 'altra. & detti Saluatichi con grande atteore^ ^a cominciarono a trafficar con li nofìri. Il di feguente parte di detti Sai uatichi vennero con noue lor barche alla punta, cV entrata della liana doue noi erauamo forti co le noftre naui,cY effendo auuertiti della lor venuta,an damo con le noftre barche alla punta doue eflì erano.ma fubito che ne viddero fi miffero in iuga,tacendoci fegni ch'erano venuti per trafficar con noi, mollandoci delle pelli di poca valuta,con lequah fi veftono.Similmente noi li facémo fegni che non voleuamo loro pun- to di male,cV m fegno d i quefto nuotarono in terra duoi de noftri per andar alla volta loro, a P 5 m £ ?r C ? " * aItd ferramenti c5 vn appello roffo per dar al lor Capitano, ilche ve- dendo elìi,di quello produca,®* del Golfo chiamato ilGolfo del calore* Giouediotto del detto mefe,perche'l vento nonera buono da vfeir fuoraconle naui metterne ali ordine le noftre barche per andar a feoprir detto Golfo,cV corremo quel gior> no Z5. eghe p di dentro Jl feguente di hauendo buon tempo nauigamo fino a mezzo gior no,nd qual tepo hauémo cognofeenza di gran parte del detto Golfo,et come fopra le terre balle v erano dell'altre terre con altre montagne, ma vedendo che non v'era paffaggio alcu> no,cominciamo a ritornarcene, facendo il noftro camino lungo detta cofta, cV naS'gando vedemo de Saluatichi che ftauano fopra la riua d'uno lago eh 'e fopra le terre baffe,iquali fa- ceuano parecchi fuochi & fumi.Noi v'andamo,cY trouamo,che v'era vn canale di mare che cntraua in detto lago,cV mettémo le dette noftre barche ad vna delle riue di detto canale.Li la uatichi vennero a noi con vna delle lor barche , cV ci portorono pezzi di lupi marini co t ti hquali millero fopra legni , & pofeia fi ritirarono fìgnifìcandoci che ce li donauano , noi mandammo duoi huommi in terra con manerette,coltelli , corone cV altra mercantia, della qual cofa molto s'allegroron , cV fubito vennero in frotta alla riua doue erauamo , con le lor barche , portando pelli, & altre cofe che haueuano £ hauerdelknoftre mercantie Sperano più di kit He./! D DI IACQJ/ES CARTHIER più di trecento fra huomini cV donne cV putti.cV parte delle donne che no paflarono,vede- uamo che ftauano fino alle ginocchia nel mare, ballando OC catando.l'altre c'haueano paffa- to doue noi erauamo 3 veniuano domefticamente da noi fregandoci le braccia con le lor prò prie mani, cV dipoi l'alzauano verfo il cielo ballando cV fàcédo parecchi fegni d'allegrezza* cV talmente s'afficurorono co noi 3 che alla fin trafficammo di mano in mano di tutto quello che haueano, di modo che non gli rimale altro che i corpi nudi 3 percioche ne dettero tutto quello che haueano 3 che f u cofa di poca valuta ♦ Noi conofcemo che quelle genti facilmente fi conuertirebbono alla noftra fede.vanno d'un luogo all'altro,viuendo col pigliar de pefci, al tempo che lafciano di pefcare per fua munitioneXa loro terra e più calda che non è il pae fé di Spagna, cV la più bella che polfibil fia di vedere,tutta eguale & conformane v'é luogo cofl piccolo doue non fia Arbori(ancor che fiano fabbioni)& che non fia pieno di formert to faluatico c'ha la fpiga come fegala 3 il grano come vena 3 & di pifelli tanto folti, come fé vi fuffero flati feminati & coltiuati , vua crefpina bianca cV roffa,fraghe , morette 3 rofe rofle dC bianche & altri fiori di foaue et grande odore. Similmente fonui molte belle praterie et buo ne herbe cV laghi doue e copia grande di falmoni. chiamano vnmaneretto in lor lingua e o e h i , dC vno coltello bacon, Noi chiamammo quel golfò,il golfo del Calore» Di l/rìdtrMdtwne di Sakatichi, <& de coflumi & ~\>iuere & l>eflirloro* Effendo noi certi che no vera paffaggio per detto Golfo facemo vela, cV ci partimmo di H detta Staria di fan Martino , la domenica dodici di Luglio per andar a cercar, cY feoprir più oltra di detto golfo,cV andamo verfo leuate a lungo di detta cofta intorno da i S leghe fino a Capo di prato , doue trouammo il Muffo molto grande con poco fondo,& il mare fortuna to, per ikhe ci conuéne ritirarci a terra fra detto Capo et vna Ifola verfo leuante intorno vna lega da detto Capo 3 cV quiui buttammo l'ancore per quella notte* La mattina feguente fa- cemmo vela per voler circondar detta colf a,qual e v pofta verfo tramòtana cV greco , ma ci fo prauenne il vento tanto cotrario & impetuofo che ci bifognd ritornar d'onde erauamo par titi.quiui demmo tutto il detto giorno fino all'altro di feguente che facémo vela,cV venim- mo a mezzo d'vn fiume difeofto verfo tramontana cinque,d ki leghe da detto Capo di Pra to: enfiando noi per trauerfoilfiume 3 dinuouo hauémo vento contrario co gran caìiggine i cVofcurità, fi che ci conuenne entrar in detto fiume il mar tedi alli 14 di detto mefe,cV ci i er mammo nell'entrata fino alli 1 6 afpettando che veniffe buon tempo per potere vfcire,ma il detto giorno alli \6 che fu il giouedi, il vento crebbe di tal forte, che vna delle noftre naui perfe vn'ancora , per il che ci conuenne andar più auanti in fu detto fiume fette d otto leghe in vn buon porto cV fondo,ch'erauamo andati a cercar con le dette noftre barche,& per il cat tiuo tempo,fortuna cV ofeurita che fece,ftemmo in detto porto & fiume fino alli z 5 fenza potere vfcire,fra quefto fpatio vedemmo gran moltitudine d'huomini Saluatichi 3 che pefea nano fgombri 3 de quali ve ne copia grande.Le barche erano intorno a 4 o cV le perfone tra huomini,dóne 3 cV putti più di zoo.quali dipoi ch'hebbero vn poco praticato a terra co noi, veniuano domefticaméte all'orlo delle noftre naui con le fue barche. Noi li donamo de col- telli 3 corone di vetro , pettini , cV altre cofe di poca valuta,delle quali faceuano infiniti fegni d'allegrezza 3 leuando le mani al cielo,cY cantando,cV ballando dentro le loro barche,quefti poifono veramente effer chiamati Saluatichi , imperoche più pouera gete non è al mondo, ne credo che tutti infieme haueffero la valuta di cinque foldi 3 eccetto che le barche cV reti: vano del tutto nudi da vna picciola pelle in fuori,cÓ la quale fi cuoprono le parti vergogno fé del corpo, dC alcune vecchie pelli che fi gettano fopra a trauerfo. Non fono punto della natura 5C linguaggio de primi che trouamo: portano la tefta rafa tutta qtiata 3 eccetto che vn fiocco di capelli nel più alto del capo che lafciano crefeer lungo, quanto vna coda di cauallo, qual ligano fopra il capo in vn groppo con cordelle di corame. Non hano altra habitatione che fotto le dette barche, quali rouerfano,cV fotto di quelle fi diftendono fopra la nuda ter- ra: mangiano la carne quafi cruda,folamente la fcaldano vn poco fopra le bronze,fimiImeii te il pefce.noi andamo il giorno della Maddalena co le barche doue effì ftauano fopra la ri- uà del fiume, & defeendémo liberamele in mezzo di loro, della qual cofa inoltrarono alle- grezza grande,cV fi miffero tutti gli huomini a cantar cV ballar in dua , d tre bande facendo gran fegni d'allegrezza per la venuta noftra.haueuano fatto fuggir le donne giouani detro nel bofeo , eccetto che due d tre ch'erano reftate con loro , a ciafeuna delle quali demmo va pettine F li PRIMA RELATION-I 4 ^ \ pettine cY vna campanella di ftagno,deIle quali hebbero grande allegrezza ringratiando il Capitano fregadoli le braccia cV il petto con le proprie mani.Gli huomini vedédo c'haueua mo donato prefenti a quelle ch'erano reftate,fecero venir quelle ch'erano fuggite nel bofeo, accioche haueffero anco loro quanto l'altre: erano quefte da circa venti donnejequali tutte* in vn groppo fi miffero fopra detto Capuano, toccandolo cY fregandolo con le mani fecon do la loro vfanza d'accarezzare , qual dette a ciafeuna vna picciola campanella di ftagno di poca valuta , OC fubito fi miffero in fieme a ballare,dicendo molte canzoni. Noi vi trouamo gran quantità di fgombri ch'effi haueuano pigliati ariuapreffo da terra cofi certe reti che fanno a pofta per pefcare,di filo di canape,che nafee in quel paefe doue nano d'ordinario, im peroche non vengono al mare fé non in tempo del pefcare,fecondo ch'io intefì,fimilmente nafceui del miglio grotto come pifelli fìmile a quello che nafee nella terra del Brefìl,qual ma giano invece dipane:n'haueuano gran copia, & lo chiamano nella lor lingua k a'p a i g e. lianno fìmilmente delle pruni,cioè fufine che feccano,come faciamo noi per l'inuerno cY le* chiamano honest a.Dc fichi anco,noci,pomi cY altre frutte, cY faue che chiamano sahv, Ienoc,icAHEHYA,Iifichi * lipomi * fé veniua loro moftrata qualche cofa* quale non habbino,ne fappino ciò che fi fia, fcorlando la tefia dicono n o h d a, che voi dire che non ne hanno cV non fanno che cofa fìa: di quelle che hano ci moftrauano il modo d'ac- conciarle, cY anche come crefeono con fegni. Non mangiano cofa alcuna doue fìa gufto di fale. Sono grandiflimi ladroni,che quanto pofiono rubbano* Come li no/ìn piantarono yna °ran Croce fopra la punta dell'entrata delporto& tenuto il Capitano di quei Saluatichi dopo ~Vn lungo fermone finalmente acquetato daino fro Capitano nmafe contento che duotfuoi figliuoli andaflero con lui. Alli * 4 del detto mefe facemmo far vna croce alta tréta pfedi,cY fu fatta in prefenza di molti di loro foprala punta dell'entrata di* detto porto: nel mezzo della quale mettemmo vno feudo rileuato con tre fiori di Giglio, cV fopra vna fcrittura intagliata nel legno in lette re maiufcule,doue era fcritto,v ivelerotdefrance. dipoi la piantammo in fua pre- fentia fopra la detta punta,laqual riguardauano,nel farla cY piantarla: cY hauendola poi lena ta in alto ci inginocchiammo tutti con le man giunte adorandola auanti di loro, et li facem- mo fegno , riguardando cV mofirandoli il cielo, che da quella pendeua la noftta redétione, della qual cofa fi fecero grandiffima admiratione,voItandofì fra loro cY poi riguardando la detta croce. Ma effendo noi ritornati alle noflre naui venne il Capitano loro veftito d'una pelle vecchia d orfo negro in vna barca con tre fuoi figliuoli & vn fuo frate!lo,quaIi nò s'ac :oftorono tanto appreffo la riua come erano foliri,cY ci fece vn lungo fermone mofìrando- :i detta croce, tY facendo il fegno della croce con due dita,poi ci moftraua la terra tutta intor io di noi,come s'haueffe voluto dire che tutta era fua,cY che noi non doueuamo piantar det ta croce fenza fua licenza. Hauendo egli finiteli moftrammo vna manara fingendo di vo- lergliela dar in cambio della fua pelle , a che egli attefe , cY cofi a poco a poco s'accoftd a riua Ielle noftre naui.Ma vn de noftri compagni ch'era dentro il battello mene la mano fopra la barca cV fubito faltd dentro con dna 6 tre altri,cY fubito lo conftrinfero ad entrar nelle naui. del che reftoron tutti attoniti, ma immediate il Capitano gli afficuro che nò harebbero ma- le alcuno, moftrando loro gran fegno d'amoreuolezza,facendoli mangiare cV bere co gran de accoglie nza. Dipoi li fu moftrato con fegni, che detta croce era fiata piantata per far dar fegno cV cognofeeza come s'haueffe da entrar in detto por to,et che noi voleuamo ritornar qumi prefto, tY porteremmo delli ferramenti,^: dell'altre cofe,&: che voleuamo menar con noi dua de fuoi fìgliuoli,et che dipoi li ritorneremo in detto porto,et cofi veftimmo duoi de detti fuoi figliuoli di due camicie cY fafj di colore, cV berretteroffe,mettendo a ciafeuno vna catenella d'ottone al colIo,delle quai cofe fi contentarono molto, tY dettero li fuoi vecchi pa ni a quelli che ritornauano indrieto , poi donammo alli tre che rimandammo a ciafeuno vn manaretto,cY de coltelli, del che hebbero allegrezza grande.Effendo coftoro ritornati a ter ra,6Y detto le nuoue a glialtri circa a mezzo di ritornarono ki barche a riua della naue co 5 6 huomini per vna,quali veniuano,per dir a dio alli duoi c'haueuamo ritenuti,cY li porto^ rono del pefee, facendoci molte parole che non intendeuamo con dimoftrarci che nonleue, rebbono via detta croce* Come ! 1 ■ 1 B 4 iti* i W r fi DI IACQJ/ES CARTHIER più di trecento fra huomini cY donne cV putti.cV parte delle donne che no paffarono, vede- uamo che ftauano fino alle ginocchia nel mare, ballando OC catando.l'altre c'haueano paffa- to doue noi erauamo,veniuano domefticamente da noi fregandoci le braccia con le lor prò prie mani, OC dipoi l'alzauano verfo il cielo ballando OC fàcedo parecchi fegni d'allegrezza^ cY talmente s'afficurorono co nocche alla fin trafficammo di mano iti mano di tutto quello che haueano, di modo che non gli rimafe altro che i corpi nudi , percioche ne dettero tutto quello che haueano,che f u cofa di poca valuta . Noi conofcemo che quelle genti facilmente fi conuertirebbono alla noftra fede.vanno d'un luogo all'altro,viuendo col pigliar de pefci, al tempo che lafciano di pefcare per fua munitione.La loro terra è più calda che non è il pae fé di Spagna, OC la più bella che poffibil fia di vedere,tutta eguale dC conformane v'é luogo coli piccolo doue non fia Arbori(ancor che fiano fabbioni)cV che non fia pieno di forme» to faluatico dia la fpiga come fegala > il grano come vena,&: di pifelli tanto folti, come fé vi fuffero flati feminati dC coltiuati , vua crefpina bianca 8C roifa,fraghe , morette , rofe roife dC bianche & altri fiori di foaue et grande odore» Similmente fonui molte belle praterie etbuo ne herbe cV laghi doue è copia grande di falmom ♦ chiamano vnmaneretto in lor lingua e o e h i , dC vno coltello b a e o n . Noi chiamammo quel golf ò,il golfo del Calore * Di "Vn 'altrandtione di Saluaticbi } & de coflumi & yiuere & liejìirloro* Effendo noi certi che no vera paffaggio per detto Golfo facémo vela, cV ci partimmo di detta Staria di fan Martino , la domenica dodici di Luglio per andar a cercar, cY feoprir più oltra di detto golfo,cV andamò verfo leuate a lungo di detta cofta intorno da 1 S leghe fino a Capo di prato , doue trouammo il fìuffo molto grande con poco fondo,cY il mare fortuna to, per ikhe ci conuéne ritirarci a terra fra detto Capo et vna Ifola verfo leuante intorno vna lega da detto Capo,cY quiui buttammo l'ancore per quella notte» La mattina feguente fa- cemmo vela per voler circondar detta cofta,qual e pofta verfo tramótana OC greco , ma ci fo prauenne il vento tanto cotrario & impetuoso che ci bifognd ritornar d'onde erauamo par titi.quiui ftemmo tutto il detto giorno fino all'altro di feguente che facémo vela,cY venim- mo a mezzo d'vn fiume difeofto verfo tramontana cinque,d Cd leghe da detto Capo di Pra to: & ftando noi per trauerfo il fiume,di nuouo hauémo vento contrario co gran caliggine i & ofcuriti,fi che ci conuenne entrar in detto fiume il mar tedi alli 14 didettomefe,cVcifer mammo nell'entrata fino alli 1 6 afpettando che venifie buon tempo per potere vfcire,ma il detto giorno alli 16 che fu il giouedi, il vento crebbe di tal forte, che vna delle noftre naui perfe vn'ancora , per il che ci conuenne andar più auanti in fu detto fiume fette d otto leghe in vn buon porto cV fondo,ch'erauamo andati a cercar con le dette noftre barche,cY per il cai tiuo tempo,fortuna dC ofeurita che fece,ftemmo in detto porto dC fiume fino alli z 5 fenza potere vfcire,fra quefto fpatio vedemmo gran moltitudine d'h uomini Saluatichi,chepefca uano fgombri,de quali ve ne copia grande.Le barche erano intorno a 4 o dC le perfone tra huomini,d5ne,cV putti più di zoo.quali dipoi ch'hebbero vn poco praticato a terra co noi, veniuano domefticaméte all'orlo delle noftre naui con le fue barche. Noi li donamo de col- telli,corone di vetro , pettini , dC altre cofe di poca valuta,delle quali faceuano infiniti fegni d'allegrezza,leuando le mani al cielo,cY cantando,cV ballando dentro le loro barche,quefti poffono veramente effer chiamati Saluatichi , imperoche più pouera géte non e v al mondo, ne credo che tutti infieme haueflero la valuta di cinque foldi , eccetto che le barche 8C reti: vano dei tutto nudi da vna picciola pelle in fuori,co la quale fi cuoprono le parti vergogno fé del corpo,cY alcune vecchie pelli che fi gettano fopra a trauerfo» Non fono punto della natura Oc linguaggio de primi che trouamo : portano la tefta rafa tutta qttata,eccetto che vn fiocco di capelli nel più alto del capo che lafciano crefeer lungo,quanto vna coda di cauallo, qual ligano fopra il capo in vn groppo con cordelle di corame. Non hano altra habitatione che fotto le dette barche, quali rouerfano,cY fotto di quelle fi difendono fopra la nuda ter- ra: mangiano la carne quafi cruda,folamente la fcaldano vn poco fopra le bronze,fimiImeri te il pefce.noi andamo il giorno della Maddalena co le barche doue elfi ftauano fopra la ri- ua del fiume,cV defeendémo liberaméte in mezzo di loro, della qual cofa moftrarono alle- grezza grande,cV u miffero tutti gli huomini a cantar dC ballar in dua , d tre bande facendo gran fegni d'allegrezza per la venuta noftra.haueuano fatto fuggir le donne giouani détro nel bofeo , eccetto che due d tre ch'erano reftate con loro , a ciafeuna delle quali demmo va pettine D PRIMA RE LATTO N-'E 4 „ A pettine cY vna campanella di fìagno,deIle quali hebbero grande allegrezza r/ngratiando il Capitano fregadoli le braccia cV il petto con le proprie mani.Gli huomtni vedédo c'haueua mo donato prefenti a quelle ch'erano reflate,fecero venir quelle ch'erano fuggite nel bofeo accioche haueffero anco loro quanto l'altre: erano quelle da circa venti donnejequali tutte* in vn groppo miffero fopra detto Capitano, toccandolo 8C fregandolo con le mani fecon do la loro vfanza d'accarezzare , qual dette a ciafeuna vna pkcioh campanella di fragno di poca valuta , dC Cubito ti minerò infieme a bal!are 3 dicendo molte canzoni. Noi vi trouamo gran quantità di fgornbri ch'effi haueuano pigliati ariuapreffo da terra cofi certereti che Fanno a polla per pefcare,di filo di canape,che nafee in quel paefe doue flano d'ordinario, im peroche non vengono al mare fé non in tempo del pefcare,fecondo ch'io mtefi,fimilmente nafceui del miglio groffo come pifelli fìmile a quello che nafee nella terra del Brefìl,qual ma giano in vece di pane:n'haueuano gran copia, cV lo chiamano nella lor lingua kapaige. hanno umilmente delle pruni,cioè fufine che feccano,come faciamo noi per l'inuerno & le* chiamano honest a.Dc fichi anco,noci,pomi cV altre frutte, cV faue che chiamano sahv, lenone a he hya,1ì fichi * lipomi * fé veniua loro inoltrata qualche cofa' quale non habbino,ne fappino ciò che fi fia, fcorlando la tefta dicono n o h d a, che voi dire che non ne hanno cV non fanno che cofa fia: di quelle che hano ci moflrauano il modo d'ac- conciarle^ anche come crefeono con fegni. Non mangiano cofa alcuna doue fia gufto di & (ale. Sono grandinimi ladroni,che quanto poffono rubbano» Come li nojìri piantarono ~\na gran Croce fopra la punta dell'entrata del 'porto < } & tenuto il Capitano di quei Saluatichi dopo ~\n lungo fermane finalmente acquetato dalnojìro Capitano rimale contento che duoi Jùoi figliuoli andafero con lui. Alli * 4 del detto mefe facemmo far vna croce alta tréta piedi,& fu fatta in prefenza di molti di loro fopra la punta dell'entrata di' detto porto: nel mezzo della quale mettemmo vno feudo nleuato con tre fiondi Giglio, cV fopra vna fcrittura intagliata nel legno in lette re maiufcule,doue era fcritto,v iveleroydefrance. dipoi la piantammo in fua pre- fentia fopra la detta puntajaqual riguardauano,nel farla & piantarla: Oc hauendola poi leua ta in alto ci inginocchiammo tutti con le man giunte adorandola auan ti di loro, et li facem- mo fegno , riguardando cV inoltrandoli il cielo, che da quella pendeua la noftraredéuone, della qual cofa fi fecero grandiffima admiratione, voltandofi fra loro 8C poi riguardando la detta croce* Ma elTendo noi ritornati alle nofire naui venne il Capitano loro veflito d'una pelle vecchia d orfo negro in vna barca con tre fuoi figliuoli cY vn fuo fratello,quaIi no s'ac* coltorono tanto appreffo la riua come erano foliti,cY ci fece vn lungo fermone inoltrando- ci detta croce, cV facendo il fegno della croce con due dita,poi ci moftraua la terra tutta intor C no di noi,come s'haueffe voluto dire che tutta era fua,cV che noi non doueuamo piantar det ta croce fenza fua licenza. Hauendo egli finiteli moftrammo vna manata fingendo di vo- lergliela dar in cambio della fua pelle , a che egli attefe , cV cofi a poco a poco s'accollo a riua delle nofire naui.Ma vn de noflri compagni ch'era dentro il battello meffe la mano fopra la barca cV fubito faltd dentro con dna ó tre altn ; cV fubito lo conftrinfero ad entrar nelle naui, del che refloron tatti attoniti,ma immediate il Capitano gli affkuro che nò harebbero ma- le alcuno, inoltrando loro gran fegno d'arnoreuolezza/acendoli mangiare cY bere co gran de accoglienza. Dipoi li fu moilrato con fegni, che detta croce era fia ta piantata per far dar legno cV cognofcéza come s'haueffe da entrar in detto porto,et che noi voleuamo ritornar quiui prefto,cY porteremmo delli ferramenti,^ dell'altre cofe,&: che voleuamo menar con noi dua de fuoi figliuoli,et che dipoi li ritorneremo in detto porto,et cofi veflimmo duoi de detti fuoi figliuoli di due camicie 8C fafj di colore, cV berretteroffe,rnettendo a ciafeuno vna catenella d'ottone al collo,delle quaicofe fi contentarono molto,&: dettero li fuoi vecchi pa ni a quelli che ritornauano indrieto , poi donammo alli tre che rimandammo a ciafeuno vn manaretto,cY de coltelli,del che hebbero allegrezza grande.Effendo colloro ritornati a ter ra,cV detto le nuoue a glialtri circa a mezzo di ritornarono ki barche a riua della nane co 5 ó 6 huomini per vna,quali veniuano,per dir a dio alli duoi c'haueuamo ritenuti,cV li porto* rono del pefee, facendoci molte parole che non intendeuamo con dimagrarci che non leue rebbono via detta croce* Come *■■ W \w. II! # { DI IACQJ/ES CARTIER Comepartiti dalporto fopradetto facendo ilcammino dneto quella coflaandorono a cercar la terra ch'erapojìa ~\>erfò Scirocco <& Mdejiro. II di feguente z 5 di detto mefe fi leuo buon véto,8£ ci partimmo da detto porto,et effen do nuof fuora del detto fiume.andammo verfo Greco leuante.Imperoche dopo l'entrata di detto fìume,la terra, è tutta circondata, cV fa vn Golfo in forma d'un mezzo circolo,donde dalle nofire naui vedeuamo tutta la cofta,drieto laqual facendo il camino venimmo a cercar la terra ch'era pofta verfo Scirocco cV Maeftro, il pareggio della quale era diftante dal detto fiume da venti leghe* Del Capo di Santo ^Aluife & Capo di Memoranfi,& d'alcune altre terre:& come una delle nojlre barche toccò unfcoglio,&fubitopafìò oltre* Dopo il lunedi, x 7 effendo il Sol per il tramontare,andammo lungo da terra,come det to habbiamo,pofta a Scirocco dC Maeftro fino al mercoledi che vedemmo vn'altro capo,do uè la terta incomincia a voltarfi verfo leuate,cV andammo lungo di quella da 1 5 leghe , OC dapoi detta terra comincia a voltarfi verfo tramotana,cV a tre leghe di detto capo v'e di fon- do z 4 braccia a piombo.il forzo di dette terre fono piane, 8>C le più nette cV fcoperte da bo fchi ch'habbiamo trouato ne veduto,con belle praterie 8>C campagne verdiffime.detto capo fu chiamato Capo di Sato Aluife,percioche in detto giorno era la fua fefta: cV è in gradi. 4 f: Jl mercoledi da mattina noi erauamo verfo leuante di detto caoo,òC andammo verfo Meftro per accollarci a detta terra ch'era quali not te,cVtrouammochelarifguardaua Tramontana cVOftro: dopo detto Capo Santo Aluife fino ad vn'altro chiamato Capo diMemoranfi circa 1 5 leghe la terra comincia a voltarfi verfo Maeftro. Noi volemmo fcandagliar il fondo da tre leghe intorno da detto Capo,ma non ve lo potemmo trouar con 150 braccia,pur andammo lungo di detta terra circa da io ieghe fino alla latitudine di 5 o gradi. Il fabbato feguente primo d'Agofto al leuar del Sole, hauemmo notitia cV vifta d'altre terre che ne reftauano verfo tramontana cV greco , lequali erano al tiffìme , dC tagliate , cV pareuano montagne , fra le quali v'erano dell'ai tre terre baffe con bo fchi cV fiumi. Noi andammo a torno dette terre tanto d'vna banda quanto dall'altra tirando verfo Maeftro per veder s'era golfo d ver paffaggio fino alti cinque del detto mefe» dall'vna terra all'altra vi fono circa 1 5 leghe, cY il mezzo e v cinquanta cV vn terzo gradidi latitudine.cV hauemmo difficulta grande di poter andar auati più di leghe cinque per li ven ti grandi cY marea cetraria ch'iui regnano,cV non fummo auanti più di quelle cinque leghe di doue fi vedeua facilmente la terra dall'un canto all'altrOjqual comincia a slargarfi.Ma per che non faceuamo altro che difeader cV andar fotto vento , pero" ce n'andammo verfo terra per volerci condur fino ad vn'altro capo di terra che e verfo rOftro,ch'era il più da lunge dC più in fuora verfo il mare che potefììmo vedere, diftate intorno quindici leghe:ma effendo giunti quiuijtrouammo ch'erano rocche,faffi de fondo difcogli,ilche non haueuamo troua to in tutti li luoghi,nelli quali auati fiamo fiati verfo Oftro dopo il Capo di San Giouannu cV in quell'hora v'era la marea che con tra vento ci portaua ver fo Ponente,di forte che naui" gando lungo la detta cofta vna delle noftre barche tocco fopra vn fcoglio,cV fubito paflo ol tre*ma ci conuenne tutti faltar fuori per metterla a feconda della marea. Come confultato quel ch'era più efpediente à far e, deliberarono di ritornar fi, del dejlr etto nominato San Pietro, 6^ del Capo di Tiennou Hauendonoi nauigato lungo detta cofta due hore in circa ♦ecco che la marea comincio a venirci incontro con tanto impeto che non fu mai poffibile con tredici remi andar innan zila lunghezza d'un tratto di pietrami che ci cóuenne lafciar dette barche cV parte della gen te per guardia , OC andar per terra dieci , d dodici huomini fino a detto Capo,doue trouàmo che detta terra comincia inchinarfi verfo Garbin ♦ ilche hauendo veduto , ritornati alle no- ftre barche,ce ne venimmo alle naui,quali erano a vela,fperado fempre di poter andar inna zi,ma erano difeadute di più di quattro leghe fotto vento dalluogo doue l'haueuamo lafcia te,doue effendo noi giunti,cohgregammo infìemetujtili Capitani,marinarimaeftri8£ cò- pagni g hauer l'auuifo cV opinione di quel ch'era più efpediéte di fare.Ma dipoi che l'un do pò l'altro hebbe detto,còTiderato che i vèti grandi da leuate cominciauano a regnar cV fotc E PRIMA RELATIONE 44 o fiare,cYil fìuflb era tanto grande che nò faceuamo altro tutta fiora che difcadere,cY che non erapoflìbileal prefente di guadagnar cofa alcuna, cV le fortune cominciauano aregnarin quel tempo alla terra nuoua , cV erauamo molto da lungi } ne (apeuamo li pericoli che refta- uano nel ritorno , §ó pero ch'era tempo di ritirarli, ouero fermarfi quiui per tutto il refto del I'anno,oItre di ciò difcorreuamo , chefe vna mutation de venti da tramontana ne pigliafle, nonfaria poffibile di partirli* Iequali opinioni vdite cY confidente deliberammo al tutto metterci in via di ritornare* Et percioche nel giorno di fan Pietro noi entrammo in detto di fìretto,pero chiamamo il deftretto San Pietro,doue hauendo fcandagliato in molti luoghi, irouammo in alcuni cento cinquanta bracciali altri cento,et appreiìo terra feffanta col fon do a F netto,doppo detto giorno lino al mercoledì hauemmo vento profpero et grande che cir rondammo la detta terra di Tramontana, Leuante, Scirocco", Ponente cV Maeftro , che tal e il fuo fito,eccetto vna Iógbezza dVn capo di terre balle eh e più voltata verfo Scirocco di- feofio intorno a venticinque leghe da detto ftretto:in quello luogo vedemmo de fumi che la gente didetto paefe faceua fopra il detto capo, ma percioche il vento ne fpingeua verfo là cofta,non ci accoftammo,et loro vedendo che non ci accoftauamo vennero con due barche con dodici huomini in circa,quali s'accollarono alle noilre naui cofi liberaméte,come fé fof fero (lati Francefi , cV ne dettero ad intendere che veniuano dal golfo grande , cV ch'era Ca- pitano fuo Tiennot,qual era fopra quel capo/acendone fegni che ritirauano nel loro pae fe,donde noi con le naui erauamo parti ti,& erano carichi di pefci.Noi chiamammo il detto capo,Capo di Tiennot Dapoi detto capo tutta la terra e polìa verfo Leuante , Scirocco, Ponente éY Maeftro , OC tutte quelle terre fono baile , belle,tutte circondate di fabbioni.do-, ue e il mare con paludi cV fecche per fpatio di venti leghe, cY poi comincia la terra a voltarfi di ponente a leuante cY greco: tutta quanta circondata da Koledifcofto da terra circa dueS re leghe,nellequali per quello che ne parfe vi fono delle fecche pericolofe più di quattro o x :inque leghe longi da terra* Come alli none i^gojìo entrarono dentro Bianco Sabbione&alh cinque di Settembre arnuoronoal porto San Malo. Dopo detto mercoledì fino al fabbato hauemmo vento giade da Garbin che ne fece tirar rerfo greco leuante , cY arriuamo quel giorno alla terra di leuante di terra nuoua fra le Gran re cY Capo doppio , quiui comincio il vento da Leuante con fortuna , con impetogrande, >er il che voltammo il capo verfo Maeftro cV tramontana per andar a veder la banda di tra- nontana che é(come detto habbiamo)tutta circondata dlfoìe , cY eflendo preflb dette Ifole t terra n' cambio il vento cV venne da oftro , che ne conduffe dentro detto golfo, Ci che il di 'guentealli noue d'Agofto entrammo dentro Bianco fabbione per la Dio gratia,cYque- o e quanto riabbiamo (coperto» Dipoi alli quindici d'Agofto la fella dell'afìuntione della Madonnari partimmo di con rua dal porto di Bianco fabbione dopo c'hauemmo vdita la niefta,cY con felice tépo ce ne mimmo lino a mezzo il mare eh e tra la terra n uoua cY Bertagna , nelqual luogo correm- m tre ■giorni continui con fortuna grande cY con venti da leuante , laqual pero con l'aiuto : laude di Dio fopportammo,cY dipoi hauemmo tempo buonedi forte che alli cinque di ettembre nel detto anno arriuammo al porto San Malo donde erauamo partiti* ■■" Come partiti dalporto fopradetto facendo il cammino dneto quella cojìa dndorono k cercar la terra, cherapojla ~\erfo Scirocco & Maejlro. II di feguente z 5 di detto mefe fi leuo buon véto,8£ ci partimmo da detto porto,et effen do nuoi fuora del detto fìume.andammo verfo Greco leuanteJmperoche dopo l'entrata di detto fìume,la terra, e v tutta circondata, cV fa vn Golfo in forma d'un mezzo circolo,donde dalle nofire naui vedeuamo tutta la cofta,drieto laqual facendo il camino venimmo a cercar ia terra ch'era pofta verfo Scirocco cY Maeftro, il pareggio della quale era diftante dal detto fiume da venti leghe» Del Capo di Santo ^ilmfe & Capo di Memoranfi^ d'alcune altre terre:& come una delle nojlre barche toccò un [cogito ,<& fubito pdfìò oltre* Dopo il lunedi, z 7 effendo il Sol per il tramontare,andammo lungo da terra,come det to habbiamOjpofta a Scirocco OC Maeftro fino al mercoledi che vedemmo vn'altro capo,do uè la terta incomincia a voltarfi verfo leuate,cV andammo lungo di quella da 1 5 leghe , cV dapoi detta terra comincia a voltarfi verfo tramotana,cV a tre leghe di detto capo v'e di fon^ do z 4 braccia a piombo.il forzo di dette terre fono piane,cY le più nette cV fcoperte da bo fchi ch'habbiamo trouato ne veduto,con belle praterie 8C campagne verdiffìme.detto capo fu chiamato Capo di Sato Aluife,percioche in detto giorno era la fua fefta: cV e in gradi. 4 thier,et di comune cofenfo ci conferiamolo tutti deuotamen te et còmu nicamo infìeme nella chiefa episcopale di fan Malo ♦ cV dopo riceuuto il Sàio Sacraméto, entrati nel choro di detta chiefa per prefentarci al co (petto del Reueredifs»padre in Chrifto Mófignor di San Malo v ,ilquak in habito epifcopale ci dette la fua benedittione . Il mercoledì feguente a 19 di maggio leuoffi buono et conueniente vento*per ilche facemmo vela con tre naui,cioe v la grande Hermina di portata di cento in centouenti botte,nel!a qua^ le era il detto Capitano Generale,et per patrone metTer Thomas Frofmont, Claudio di Pon teBriand figliuolo del Signore di Montceuel, cV Coppiere di Monfignor lo Dolfìno,Ca^ rolo della Pommerayes, Giouan, PoulIet,cY altri genuìhuomini. Nella feconda chiamata la picciola Hermina di portata di feffanta' botte era Capitanofotto detta Carthier, Mace Salobert,cY mefTer Guilielmo il Marie* Nella terza naue chiamata Hemerilló di portata di quaranta botte in circa,era Capitano mefler Guilielmo il Bretton,etmeffer Iacomo Main- gare. Nauigammo dunque con buon tempo fino alli venti del detto mefe di Maggio, nel qual volto m il tempo in fortuna cV tempefta , la quale con venti contrari) cV obfcurita ci dit ro N tanto quanto mai habbino patito naui che paflaffero il mare,fenza mai punto acquetarli» di forte che alli veticinque di Giugno per il detto cattiuo tempo cV obfcurita ci perdemmo tutte tre le naui di vifta , ne più fentimmo nuoua luna dell'altra fino alla terra nuoua , doue haueuamo limitato di trouarci infieme.dapoi che ci perdemmo fummo con la naue general per il mar hor qua hor là battuti da contrari) venti fino alli fette di Luglio.nel qual di, arriua mo alla terra nuoua, cV fmontammo nell'Ifola detta de gli Vccelli, laqual e dinante dalla ter ra grande 4 4 leghe* Quefta Itola è tanto piena d'vccelli,che tutte le naui di Francia facile Vc celli infi mente potrebbono caricarfene , cV nondimeno non fi conofcerebbe efferne flato tolto pur nìti. vno* noi ne pigliammo due barche piene per parte delle vettouaglie noftre. Effa Ifola è nel l'euatione del polo di gradi 4^,minuti 40* Alli 8 del detto mefe facemmo vela, cV co buon tempo venimmo al porto di Bianco fabbione,qual è nel golfo detto de Caftelli,nelquale ha ueuamo determinato d'afpettarci, cV trouarci infleme alli 15 del detto mefe* lui dunque ftt> mo afpettando li compagni noftri cioe v l'altre naui [ino alli %6 nelqual di, amédue arriuoro^ no infieme ♦ giunti che furono li compagni,mettemmo ad ordine le naui pigliando acqua, cVlegne8<[ altre cofe necefTarie . cY da poi alli z 9 del detto mefe fui ponto dell'alba facem-* mo vela , per paffar più oltra , cV nauigando lungo di quella colta di tramontana , laqual corre verfo greco leuante, esponente garbino finoavn'hora cY mezza di notteintorno, cY allhora amainammo per trauerfo di due IfoIe,quali fi diftendono fuora più che l'altre Ifo^ le che chiamammo di San Guiglielmo diftante intorno venti leghe, cV più dal porto di Breft* Tutta quefta colta dalli Cartelli fin qui e pofta verfo Leuante ponente greco , cV gar bino hauendo per mezzo parecchie Ifole dC terre tutte Aerile cV faffofe fenza alcun terreno ne arbore,da certe valli in fuori Jl feguente di penultimo del detto mefe andammo verfo Po nenteperhauer notitia d'altre Ifole che ne reftauano difeofto intorno ìz leghe e mezzadra k quali é vna ftaria grande verfo Tramontana tutta piena d'Ifole dC golfi grandi , doue par che fiano parecchi buoni porti,cY le chiamammo Ifole di fanta Martha.fuora delle quali in** torno da vna lega & mezza in mare, v'e vna fecca molto pericolofa , doue vi fono quattro ò cinque fcogli chereftanoper il trauerfo de detti golfi nel cammino di leuante cY ponente delle dette Ifole di Santa Martha da circa 7 leghe*allequali arriuammo il detto giorno vn'h o radopo mezzo di . cV da quell'hora infìno a mezza notte nauigammo da 1 5 leghe per tra^ tierfo d'vn capo d'Ifole balte , lequali chiamammo di San Germano verfo feirocco , delqual Viaggi vol*3% Hi da :■■' ' ! j!#j , • », Balene. T \ ■ t 1 1 D I I A C 0_V E S C A R T H I E R ttìltÌl1Ì V ^ C T 0k T" CO Y 3 - ^'"«mentetra il detto capo San Gertm> D no ex santa Martha v e vn banco d'arena fuora di dette ifole intorno da due leshe fonri de) quale non e alta 1 acqua più di braccia quattro , per il che vedendo^per/co.o di deta co fe .calamo le vele, ne .più auantiandammo queli! .notte. Il feguen.eCnovlbmodfLu guo andammo lungo detta colta , qual corredante ^ponente quarta** fenoco éh'e tut ta circondata difole et lecchete, in fom ma e molto pericolosa qual "lunVa dal «nò de r " Thiennot 3 fi , ",,„?// r ^"'cun legno , o apparéza di porto infino al Capo di i mennot.quaHi nuolta verfo maefiro da circa fette eghe da dette ifole'iloual cano di TM? fopo"ttXl^ io ponente et maeitro fino al giorno.che'l vento fl voltò incontrario,per ilcbe andamn a crv Z7JS^eÉ^l^{ qU ^r chla " l5mo il P° rt0 di San Nicolo.dC è in mezzo di quat fino Der feSflW 1 ? d 1 m f e ' fo P ra I la P/ u propin qua ,deIIe quali piatàmo vna croce di le I Zfe\l f ? P ff D J ? ta ChC blf ° gna V0kar Ia detta croce verfo g"*° > & Poi andar alla volta de tevtaggto cfudetto che quefta era della terra verfo mezzo dT&ch ^/era vnlfX te veaute tante balene .quante noi nevedémo quello giornoal trauerfodel derrr, r,™ pXtoodi S ha T^ On0t "' ad ' ter ? chcC '' reftauanoverfom ^zod,;ehe vn .TokdeffA(rom a n d ^ moIt0aI, ? m J ontag ^' riche,lca P ofo P rad ™ of "*«n'«odanoi SSS??*^ '" "^ & ve gg° nfi ''P ad5 verfo tramonfana chèlvento venn^Tr °*o ; dopo il detto giorno fino al manedu mezzo giorno terretódano^H, f o nte ' Per " chevol «mo verfo tramontana per andare a trovare le terrena da noi vedute. Qytui giunti trouamo dette terre cóaiunte& baffe vcrfofl ™T™ M n„rn a8ne verf ° tra r < an ^ fon» fopra ledette terre b^^S^U^& trai teS H'ofirn - * ^ d < q"'"< viene il rame rofio da loro chiamato caignetdaze,™ obrSdi& 8? n3S£ f? do - C ! : dlffer o a " che ' ide «> faluatichiA certificofonoquiuièffereficamnVo Se P reftwZ d l g '' anfiumedÌ ? 0cl,ela g a& ftradadi Canada. IqualWeSSS! daua t SSS? 1 P ° C0 aP u° C ° fin ° a Canada - & che P oi fi "ouaua l'acqua dolce hqua «a dauaa.omfu.chemainohaueuanovditodire^^ &che SECONDA RELATIONE, 442 & che non v'e altro paffaggio fé non con piccioli battelli. Per ilche il Capitano noftro ve- dendo il loro parlare , cV che affermauano non efferui altro paffaggio , non volfe andar più 3ltre,nn che'l non haueua veduto il refto delle terre cV colta verfo tramontana,lequali haue ia pretermeffo di vedere dapoi il golfo di fan Lorenzo,per volerfi chiarire fé nelle terre ver o mezzo di,haueiiino fcoperto alcun paffaggio. Cornell noftro Capitano fece ritornar lenaui ìndrìeto per hauer notata [e neholfo di fan Lorenzo ~Vera alcun pafjagojo yerfo tramontana. Cab. -,%, II mercoledifeguente a diciotto d'Agofto , il noftro Capitano fece ritornar le fue naui in- ìetroA metter il capo all'altra riua,fi che circondamo la detta coffa di tramontana,IaquaIe orre greco garbmo,facendo vno mezzo archo, che è vna terra molto alta, non tanto perei uanto quella del mezzo di. Il giouedi feguente arriuammo a fette ifole molto alte jequali tornammo 1 i(ok rotode. Sono quelle ifole diftati dalle terre dell'offro intorno 40 leghe C li ftendono fuora nel mare da tre in quattro leghe più 3C manco , incontro quefte v'é vn nncipio di terre baffe,piene di begli arbori,lequali terre noi circodamo il venerdì co le no re barche.Per trauerfo di quefte terreni fono parecchi fcagni di fabbione più di due leghe el mare, molto pericoIoft,iquaIi quado il mare e baffo Ù feoprono. In capo di quelle balle rrre quali durano cV contengono diece leghe, v'e v vn fiume d'acqua dolce,che con tanto im eto sboccha m mare , che più d'vna legha l'acqua è tanto dolce in. mare quanto fé la foflc 1 i lontana, noi entrammo in detto fiume co le noftre barche,cY trouamo nell'entrar l'acqua m alta d vn braccio e mezzo,cV fono in quello fiume parecchi pefci,quali hanno forma di M6iì ^ mallo cV vengono la notte in terra,cY il giorno ftanno in l'acqua , fi come ci difTero i noftri ma di a. uoi faluatichi.cV di detti pefei ne vedémo gran numero in detto fiume. Il ieguen re giorno ualh - vent uno del detto mefe la mattina all'apparir de l'alba facémo vela,et feorrémo lunao à'd a cofta tanto c'hauemmo notitia del reftante di detta cofta di tramontana, che non haueua- no anchora veduto , cV dell'Ifola dell' Affuntione , eh e erauamo flati a trouar al partir della Ietta terra.ma fubito feorfa detta cofta, cV certificati che non vera paffaggio alcuno,ritorna- no alle noftre naui.Iequali haueuamo lafciate a dette fette Ifole,dou e affai buono forgitor a hciotto o veti braccia d'acqua cY fabione. In quefto luogo fìamo ftatifenza poterne vfeire, le lar vela per caufa de venti contrarr], cV caliggine fino alli ventiquattro del detto mefe,che :i partimmo,^: andamo ad arriuar ad vn porto della cofta di mezzo di,diftante circa ottan- :a leghe da dette fette Ifole.quefto porto è per trauerfo di tre Ifole,piatte 3 quali fono per mez zo d vn fiume, percioche a mezza ftrada di dette ifole OC porto verfo tramontana, ve vn fiu me molto grSde, qual é tra l'alte cV baile terre, cV fa parecchi fcagni detro nel mare più di tre eghe,ch e luogo molto pericolofo gche fono due braccia et maco d'acqua,et aprelTo la cofta fa detti banchi vi fono quindici cV venti braccia da riua ariua.tutta quella cofta di tramonta la i corre greco tramontana , cV garbino oftro. Il porto predetto , nel qual ci fermammo illa terra d oftro , e porto dell'acque del fluffo cV di poca valuta.Noi le chiamammo l'Ifolet- e di ban Lriouanni, percioche nel giorno della decollatone del detto fanto noi v'entramo* stallanti che s'arnui al detto porto, v'e vn'lfola verfo leuante,da effo diftante intorno a cin- me leghe, doue non ve paffaggio alcuno fra terra cV effa , eccetto per barchette piccioli T a "£ P r n ° d ^ irifolette San Giouanni difecca tu tte l'acque del fluffo , lequali crefeono per iltiuiio lino a braccia due. II miglior luogo da metter naui e verfo l'offro d'vna picciola i(o letta,qual e per mezzo di detto porto,cV fa la riua di detta Ifola.Noi ci partano di detto por- to il primo di Settembre, per andar verfo Canada , cV intorno quindici leghe da detto por- to verfo ponente cV garbin fono tre ifole per mezzo del detto fiume,per trauerfo delle qua- i,v e il fiume molto profondo , cV corrente , quale è quello per ilqual fi va nel reame cV ter- ra di baguenai , fi come ne fu detto da i duoi faluatichi del paefe di Canada . 8C quefto fiume pana per alte montagne di nuda pietra, douenon è fé non pochifflma terra, cV nondimeno v e gran quantità d'arbori di molte forti , i qualierefeono fopra detta pietra nuda,ne piune manco che fopra buon terreno, di forte che n'habbiam veduto vno cofi grande, che faria Ar ^i r - ballante difar arboroda naue di trenta botte, cV cofi verde quanto fiapoffibile di vedere, £ ia,ap r" flquale erafopra vnaroccia di pietra,fenza hauer alcun nutrimento di terra, nel entrar «o. ' Viaggi vol.3% Hi q di ■ w • ir*^ I Balene. DI IACQ.VES CARIHIER noa santa Martha ve vn banco d'arena fuoradi dette ifole intorno da due les-he for ad eguale non e alta 1 acqua più di braccia quattro , per il che vedendo dperkob 1 dam fìa calammo le vele, ne piuauantiandammo quellanotte. II feguente atomo vltimo dfl foledi Sa Germano fino al fin didettc ifolein torno a diciafette leghe e mclza ne fine d TfatauTt Stó^T* ^"zaalcun légno , o apparfza di porto infino al Capo i mennot.quan, nuolta verfo maeftro da circa fette leghe da dette ifole-iloual cane di TI fo ponente et maeffro fino al giorno.che'l vento fi voltò incontrario,per ilche andamo a car vn porto da metterle nau, , & trouamone vno affai buono oltra ifcapo Thtónot d i^pakXàB^^Z J'^P^^poptaq^deHeqraUpfflt^ovnaaoaa Effigi b, fognavoltar la detta croce verfo greco , & poi andar alla vo *u queua,ot ìallarla daman manca,&:trouerai di fondo fei braccia,& per dentro di derrn , to quattro bracca ma bifogna aucrtire di due feccheche renano dXbSfonm za legha,et tutta qfta coffa e molto pericolofa & piena difecche.&quantunquePafaTn^ effe ut moltr buon. porti,™ Ve' perdaltro chefecche K fabbioni. ES*S porto E fino al a dominica al fettimo d'Agofto.nelqua! giorno faeémó ve a &c"ne veni fi fare. Per notftfadffifio l X • b «°n"„trate et paffaggi, verfo qual vento fi p più infuoraX SrtTf 8 ^ . V ' ™* grande f? cheè comc vn ca P° * ^erreno.che ef, Sw^f j • ' & . pra la ,erra l,11(, ra» dadue eghe v'é vna montagna fatta a al ^Zt^ff ChÌ ^rr ^«ogo'fofan Lorenzo. Ilduod ^od de dm i ^ F u ui terra verlo oitro.che corre verfo ponete vna quarta di garbin dal derrn i, n „„ f„ Lorenzo, crea venticinque leghe. 6t dalli duoifaluafichi che hfueSmopreLdDrec da par f^l' C U r d H tl ° ^ V* ~ ddla Krra «rfo mezzo di, &X P vreavS ?eannH;^ P . r ' . cheadue S ,omatedalde «°capo&ffolaincominciauai d a fd°^ g nayneIpa f fe v «f°di tramontana tirando verfo di Canad "Snauerf d evedme C ^?K t r 0UekgheV ' £,dÌfondo P iudi «" to braccia, necredochema fiTnoft hkttn.T M T,Ì T/T n01 ' ne ved5mo che voltamo verfo tramontana perandareatrouarele femónem, f - QslU , g T" Irouam0 dette terre «^giunte & baffe verfo il mare & ponen S Tf H tram °' an , a Che £ n ° fo P ra le detK «« ba & S pi I ^^! vrSSZnl? f fiUmC "' " och *g a & ^ ada di Canada. IIqualfiume%,dauafer SnS?£ P ° C ° - P u° CO fin0 a Canada - & chc P°< fi «ouaua l'acqua dola S «a dawtawm^chemarnohaueuanovditodirediehuomoalcunovifoffefewfoS fiCche £ SECONDA RELATIONE 442 L ^^"^^^paffaggwfcnoncon piccioli battelli; Perilche il Capitano noftro ve- dendo^ illoro parlare, cY che affermauano non efferui altro paflaggio , non volfeandar più oltre,fm che 1 non haueua veduto il refto delle terre cY coffa verfo tramontana jequali haue uapretermeflodivederedapoiilgoIfodifanLorenzo 3 pervolerfichiarirefenelle^^ lo mezzo di 3 hauellino feoperto alcun paflaggio, Cornell noflro Capitano fece ritornarle nouiindrieto per houer natiti* fé neholfodi fan L oren^p -Vera alcun pafìaggio -yerfi tramontana, Cap. ■,%. Il mercoledifeguente a diciotto d'Agofto , il noftro Capitano fece ritornar le fuenaui in. dietro,cY metter il capo ali altra riua,iì che circondarne la detta coita di tramontana,laquaIe corre greco garbino/acendo vno mezzo areno, che e^ vna terra molto alta, non tanto pero quanto quella del mezzo du II giouedi feguente arriuammo a fette ifole molto a!te,lequali chiamammo 1 Ifole rotode. Sono quefte ifole diftati dalle terre dell'offro intorno 40 leghe CC li ftendono fuora nel mare da tre in quattro leghepiu de manco , incontro quefte v? vn principio di terre bafle,piene di begli arbori,Iequali terre noi circodamo il venerdì co le no itre barche.Per trauerfo di quefte terreni fono parecchi fcagni di fabbione più di due leghe nel mare molto pericoIofi,iquali quado il mare e baffo fi feoprono. In capo di quelle baile terre quali durano &Y contengono diece leghe, v'e v vn fiume d'acqua dolce,che con tanto im petosbocchammare,chepiudVna legha l'acqua ètanto dokein mare quanto felafofle difontana» noientrammo in dettofiumecólenoftrebarcheAtrouamonell'entrar l'acqua Piuahad^ ^nbraccioemezzo,&fonoinqueftofiumeparecchipefci,quali hannoformldi PefcÌ£lifot cauallo j A vengono la notte interrai il giornoftannoinlacqua,flcomecidifferoinoftri madie», duoi ialuatichi.cY di detti pefei ne vedémo gran numero in detto fiume. Il feguen re giorno ualh - a vent uno del detto mefe la mattina all'apparir de l'alba facémo vela,et feorrémo lunao d'ef la coita tanto e hauemmo notitia del reftante di detta coita di tramontana, che non hSreua- ino anchora veduto , 8C dell'Ifola dell'Affini tione , eh e erauamo (tati a trouar al partir della detta terra.ma Orbito feorfa detta cofta,cY certificati che non v'era paflaggio alcuno,ritoma. mo alle noftre nauUequali haueuamo lafciate a dette fette Ifole,dou'é affai buono forgitor a diciotto o veti braccia d'acqua cV fabione . In quefto luogo fiamo flati fenza poterne vfeire, ne far vela per caufa de venti contrari], cY caliggine Ono alli ventiquattro del detto mefe,che ci parnmmo,cY andamo ad arriuar ad vn porto della coita di mezzo di,diftante circa ottani «aleghedadettefettelfole^ 20 d vn fiume, percioche a mezza ftrada di dette ifole & porto verfo tramontana, v'è vn fiu me mo to grade,qual é tra l'alte cV bafle terre, cY fa parecchi fcagni détro nel mare più di tre leghech e luogo molto pericolofo pche fono due braccia et maco d'acqua,et apreiTo la coita di detti banchi vi fono quindici cY venti braccia da riua ariua. tutta quella coita di tramonta n ^ COm Tn CO fontana, cY garbino offro. Il porto predetto , nel qual ci fermammo alla terra d offro , e porto dell'acque del fluffo cY di poca valuta.Noi le chiamammo l'ifolet- te di San Cjiouanni, percioche nel giorno della decollatone del detto fanto noi v'entrarne* fct auanti che s arriui al detto porto, v'e vn'Ifola verfo leuante,da effo diitante intorno a cin- que leghe, doue non v'epaflaggio alcuno fra terra cVeffa, eccetto per barchette piccioli .Detto porto dell ifolette San Giouanni difecca tuttel'acque del fluffo , lequali crefeono per il nullo lino a braccia due. Il miglior luogo da metter naui e verfo l'offro d Vna picciola ifo letta,quaIepermezzodidettoporto,cVfalariua di detta Ifola.Noi ci partirne di detto por- toli primodi Settembre, per andar verfo Canada, cV intorno quindici leghe da detto por- J? voto Ponente & garbin fono tre ifole per mezzo del detto fiume,per trauerfo delle qua- Ii,v e il fiume molto profondo , cV corrente , quale è quello per ilqual fi va nel reame cV ter- ra di Saguenai , fi come ne fu detto da i duoi faluatichi del paefe di Canada . & quefto fiume palla per alte montagne di nuda pietra, douenon è fenon pochifTìma terra, cY nondimeno v e gran quantità d'arbori di molte forti , i quali crefeono fopra detta pietra nuda,ne più ne manco chefoprabuon terreno, diforte che n'habbiam veduto vno con grande, che faria A *°" ri- baltarne di far arboroda naue di trenta botte, cYcofi verde quanto fiapoffibile di vedere, ? ra,a PJ- e - flquale erafopra vnaroccia di pietra,fenza haueralcun nutrimento di terra, nel entrar 2. ' Viaggi vol3% Hi i) di II. m : Vna fòrte varia di pc D I I A C CLV ESCARTHIER di quel fiume fcontrammo quattro barche di faluatichi, quali veniuano verfo di noi con D gran paura OC timore,di forte che vna parte d'effi ritornò indietro, cV l'altra venne tanto ap- prenderle poteron intendere vno de noftri faluatichi . qual li diffe il Tuo nome , cVfecefi co- nofcere,cY li fece venir fìcuramente. Il dì feguente a duoi di fettembre vfeimmo fuora di det to fiume per andare alla volta di Canada , cV trouammo il flutto del mare molto corrente cV pericolofò , percioche verfo l'offro di detto fiume fono due Ifole, nel circoito delle quali a più di tre leghe l'acqua non e alta più di due braccia,ÒY vi fono muniti fatti : dC pietre grandi, come tonnelli 8C botte.cY il fluffo per dentro dette Ifole e molto inconftante, cV ingannaci maniera che fummo in pericolo diperder il noftro galione, fé nò foffe ftato il foccorfo delle noftre barche. cV alla colia di dette fecche è alta l'acqua più di trenta braccia» Pattato detto fiume di Saguenai d'in torno 5 leghe verfo garbin,trouafivn'altra Ifola dalla banda di tra- montana,nella quale fono alcune terre molto alte per trauerfo, delle quali péfammo di met- ter l'anchore per fermarci contro il refluffo, cV non potémo trouarui fondo con cento e N ven ti braccia a dun trar d'archo da terrari forte che fummo conftretti di ritornar verfo detta lfo Ia,oue trouamo trentacinque braccia cY più di fondo. Il di feguente da mattina , facémo ve la,cY ci partimmo per pattar oltre, cY hauémo notitia dvna certa fortedi pefee non più vedu " ta da alcuno ne conofciuta.Sono qfti pefei cofi groffi,come marfouini,fenza pero fìmigliar li punto, cV affai ben formati di corpo , dC hanno il capo come vn can leuriero , tutti bianchi come neue,fenza macchia a!cuna,cY ve n'e quantità grande dentro detto fiume, iquali viuo E no tra il mare OC l'acqua dolce. Quelli del paefe li chiamano Adhothuys cV ne hanno detto che fono molto faporiti , cV buoni da mangiare.cY più dicono cV affermano che al troue che nella boccha di detto fiume non fé ne itomi II fello giorno del detto mefe effendo il tem- po bello,andamo all'infu del detto fiume da quindici leghe, cV venimmo a forgere ad vn'ifo la che riguarda alla volta di tramontana , cYfa vn piccolo porto , & Ilaria di terra , nellaqual fono innumerabili & grande teftuggini,che fé ne ftanno intorno a quefta ifola. Similméte d'intorno di detta ifola fatti gran pefcheria di Adhothuys da gli habitanti di quel paefe.et vi e cofi gran correnthia come in Bordeos di flutto et refluffo. Quella ifola ha di lunghezza intorno tre leghe, cY di larghezza due.cY e terra molto buona cV graffa, piena di belli cV gra di arbori di parecchie forti, cY tra gli altri, vi fono molti nofellari domeftichi,quali trouamo tutti carichi dinofelle più grotte cY faporite che non fono le noftre. ma vn poco più duret- te, per ilche la chiamammo l'ifola de nofellari. Il fettimo giorno di detto mefe la vigilia del !a Madona,dopo vdita la metta ci partimmo di detta ifola n andar all'infu di detto fiume, cY armiamo a quattordici ifole diffami dall'ifole de nofellari in torno fette in otto leghe. cY qui ui e il principio della prouincia cV terra di Canada, dellequali ifole ve ne vna grande di fon- ghezza da dieci leghe, cY cinque di larghezza , laqual è molto habitata da pfone che fanno gran pefcheria d'ogni forte di pefee che Ci troua per dentro detto fiume, fecondo la loro fta- gione. Hauendo noi poffa l'anchora tra quefta grande ifola cY la terra di tramontana, dif F montamo,et menammo li detti duoi noftri faluatichi,cY trouamo molti di quel paefe,iquali > non voleuano pun to accoftarfi a noi , anzi fuggiuano infino che i detti due noftri huomini cominciarono a parlargli,^ dirli ch'etti erano Taignoagny cYDomagaya,cY all'hora fubi- tonconofciuti,li comincioron a far allegrezza ballando, cY facendo molte cerimonie. cY vennero alle noftre barche alcuni de principali, portandoci pur affai anguille cY altre forti di pefci, con dua o tre cariche di miglio grotto , del qual etti fanno il fuo pane in detta terra, con molti cV grotti melloni. In quefto giorno vennero ancho molte barche piene di gente, di quel paefe , fi huomini come donne per veder cV far accogliéza alli detti noftri duoi huo- mini,quali tutti furono cortefemente riceuuti dal noftro Capitano che li fece carezze qua- to h fu pofiibile . cV per farfeli amici li donò alcuni piccoli prefenti di poca valuta , de quali pero nmafero contentifiìmi. Il feguente giorno il Signor di Canada (chiamato Donnà- cona per nome: ma per fignore il chiamano Agouhanna)venne con dodici barche, accorri pagnato da molta gente appretto le noftre naui » cY fattene ritirar dieci indietro , s'accollo con due lolamente alla banda delle noftre naui , accompagnato da Cedici huomini. Poi comincio detto Agouhanna al incotro della più picciola delle noftre naui a far vna predica lecondo il modo loro cY vfanza,mouendo tutto il corpo cV le membra di ftrana SC maraui- gUolalorte, laqual cofa e cerimonia cYfegno d'allegrezza dC ficurta, Effendo poi giunto appretto menza. SECONDARELATIONE. +4 , & eglino con lui .cominciandoli a narrar quello ch'I,! ueano veduto in FTancia & flbura «rat amento fatto loro, delle qualcofe detto Signor fu molto allegro , & pregd > Captano chel.porgeffe.lfuobracaoperbaciari^^^ rezze ,n quella terra A lhora il Capitano entrd nella barca di detto AgouliànTe fece por «ar pane & vino per far bere Si mangiar detto Signor con la fua compagnia nX Ko & loro nmafero molto contenti & fodisfatti, & per allhora non li fu fatto prefente alcuno «ro,& detto Signor fi pam con le file barche per ritirarli al fuo luogo,* il Capitano fece ap- parecchiar le file barche per pallai oltre et andar al in sd del detto fi'unie confluffo per cercar luogo & porto ficuro da metter le naui.& andamo al contrario n detto fiume taornódTdié e. leghe corteggiando detta .'fola. & in capo di quella irouammo vn gorgo d'Cua be"o 5 «rebracciauieparaequefioluogocòmodopermetterleLftrenaui.perilchequiÙnrmet! reimentia. chiamali quello luogo Stadacona.terra tanto buona,quanto fia poffibiledi vede re,&e moltofert.k.pienadibelliirimiarboridellafortediquellidiFranci^ ^ come farebbe! .E no querc.e,olm,, fraffintnogare,nafi7,cedri,vigne, spini bVi.iquaSuco^oflfrunó cofigroirocomefuiinidamafchi„i.&dimol,ealtrefpecied'arbo q ri.fo^^^ & crefee cofi bel canapo come quel di Francia,* nondimeno vi nafee fenza feS &Tn a.™ „ za opera humana,ne lauoro alcuno. Hauendo còfiderato detto luogo,* nouaSuono *2E2 fimiro 'Ide.topp,anoconlafuagenteperritomarea!lenaui.mam;n,rvfcmimod°d« ao hume,ecco che trouamo a rifeotro di noi vno de fignori di detto villaggio di Stadacóna accompagnatodamoltagente Chuominicome donne & piccioli fanc.flXuaecomta: co a far vna predica alfuianza & modo del paefe,in fegno d'allegrezza & fi cui S 1 °on» ^ndo,bal.auano.u, a uia,&nondimenoeranoina g cquafinoflir g 1 n ocS^^ pnano conofeendo .1 loro buon animoetamoreuolezza, feceaccoftSe la barca nXoJ^ effi erano, &gl. dette de colteli, & piccole corone di veno.dellequal cofe SStaSSS ghofa allegrezza, di forte, che effendo noi partiti da loro, àdifeofto intorno a ^ vedeuamo ballare,* vdiuamocantare.dimoftrandofilietiper la venuta noftra. 8 ' ■ mua&lejece mcruordfmme Santa Croce. Cdp. a. Djpo.chefommogiaticòlebarcheallenauir.tornaridalfìumefantaCroce.ICanir ann ,„ com , adoch « a PP^cchmireroIebarcheperandara.erraindct.aifola SbSSSSSS |C iqual iinvifta parevano belliffimi ,& conficcare la natura * qualità* del tirreno dWaflb Ia,,lchefufattocVlatrouamopienadimoItibegliarbori,dellaIr.edeZte^^^ !? a ì cu 7 2* d, , !un g hezz:i »'»» dodici leghe,* é molto bella in villa ma Die ™°'bfch'£nzaeffcu,huora.apar,eaIcum^^ ^.doueftannoapefcare,Dcomeperinnanc.hauemofattamen,ionÌ «difeguenteci partmmocolenau.pcmenarleindettoIuogodifantaCroce,&v'arriuSmoalSS « D I I A C QJV E S CARTHIER Donnacona,& i noftri duoi huomini con la lor compagnia, i quali tennero da parte fotto D, vna punta di terra,qual e (opra la riua d'vn fiume fenza che alcun di loro venirle a noi, lì co- me faceuano gli altri che non erano dalla lor banda^ma il Capitano intendendo chev'era^ no , comandd a parte della fua gente che lo feguitaflero , cVandoflene verfo di loro fotro det ta punta, doue ritrouó li detti D5nacona,Taignoagny,Domagaia con parecchi altri, cY da poi falutatifì infieme, Taignoagny fi fece innanzi per parlar col Capitano dicendo che det^ to Signor Donnacona fi ramaricaua, perciò cheeffo Capitano co li fuoi portaflero arme da guerra , percioche dal canto loro nefluno ne portaua» Al che rifpofe il Capitano che quan^ tunque difpiacerTe loro, non lafcierebbe però di portarle , cV che quella era l'vfanza di Fran^ cia,fì comeegli fapeua» ma nondimeno con tutte quefte parole non reftarono detto Capita no cV Donnacona di parlar infieme l'vn con l'altro lietamente cV farfi grata accoglienza. Allhora ci accorgémo che quato haueua dettoTaignoagny non ^pcedeua da altri che da lui, & dal fuo copagno, percioche auanti che fi paraffino di detto luogo detto Capitano & Do nacona fecero vna fecurita v cV amicitia di marauigliofa forte . delche tutto il popolo di detto Signor Donnacona a vn tratto gettone fece tre gridi grandi a piena voce,che fu cofa horribi le ad vdire»eV prefa licentia l'vna parte dall'aItra,noi ci ritirammo a riua per quel giornoJl di feguentedel detto mefe noi mettemmo le due più grandi naui dentro detto fiume 8£ porto, doue efìendo Tacque alte, v'e N fondo di tre braccia,cV quando fono bafie di mezzo braccioli galione lafci amo fuora del forgitore per menarlo ad Hochelaga» fubito che dette naui furo- E no dentro il porto cV infìcurta,ecco che vedémo Dònacona,Taignoagny,et Domagaia co più di cinquecento fra huomini donne cV fanciulli piccolini.et entro" dentro le naui detto Si gnore con dieci o dodici de più grandi perfonaggi del paefe, quali furono tutti cortefemen^ te accarezzati dal Capitano cV da tutti li fuoi , cV furonli dati certi prefenti piccioli» Pofcia Taignoagny dine al Capitano , che detto Signore fi doleua perciò ch'egli voleua andar in Hocchelaga,et che non voleua punto ch'elio che li parlaua andarle co lui, percioche il fiume non era d'importanza, il Capitano li rifpofe , che con tutto quefto non lafcierebbe d'andar^ ui,felifufTe po(Tibile,imperoche haueua comandamento dal Re fuo Signor d'andar più inantiche foffe pofiìbile.cYche s'egli , cioè Taignoagny voleua andarui fi comehaueua promefTo,gli farebbe fatta boniffìma compagnia cV vn prefente,delquale rimarrebbe con^ tento,cV chel non harebbe da far altro che andar et venir da Hochelaga.al che Taignoagny, rifpofe che non voleua andarui punto»cY fubito fi ritirorono alle loro cafeJl di fecruente che fummo a 17 di Settébre Dònacona^ gli altri ritornorono come prima portado feco molte anguille.cV altre forti di pefei che fi prédono in gran quatita v in detto fiume, come diremo di fotto.Et fubito giunti pretto le naui cominciorono a catar Se* ballar fecÒdo ch'erano folitufat to quefto Donacona fece metter tutte le fue genti da vna banda» dipoi fece vn cerchio fopra del fabbione dentro del qual fece metter il Capitano et tutta la fua gente,cV allhora incomin ciò vna predica tenedo in vna delle fue mani vna fanciulla d'età di dieci o dodici annUaqua F le prefentò al noftro Capitano.et fubito tuttofi popolo di detto Signore fi meffe a far tre gri di,cV burli grandi in fegno d'allegrezza & colliganza» Pofcia di nuouo li fece vn prefente di dua piccioli fanciulli di minor eta v vn dopo l'altro , per iquali fecero fimi! gridi cV cerimo-' nie, fi come difopra haueano fatto,de quali prefentiil noftro Capitano ringratio molto det to Signore» Allhora Taignoagny difle al Capitano che vno de detti fanciulli era fuo fratel Io cY la fanciulla era figliuola della forella del detto Signore, cV che gli erano fatti quelli pre^ fenti da loro,accio ch'egli nò andane punto ad Hochelaga» A quefto rifpofe il Capitano,che fé gli haueuan dati con quefta intentione bC fine , che s'egli non voleua , che li ripigliauero, cV che per cofa alcuna non voleua reftar d'andarui , percioche cofi gli era fiato comandato. Ma fopra di quefte parole Domagaia compagno del detto Taignoagny dine al Capitano, che detto Signor gli haueua fatti quefti prefenti di fanciulli in fegno d'amoreuolezza & ficurta\ dC che elfo era còtento d'andar con lui ad Hochelaga.fopra il che vi furon di gran pa role fra detti Taignoagny et Domagaia,allhora ci accorgono chiaraméte che Taignoagny era vn trifto,cY che non penfaua altro che male & tradimento,fi per quefto atto come etiam dio per altri, li quali haueuamo veduto fare* dopo quefto, il Capitano fece metter detti fanciulli nelle naui,cV fecefi portar due fpade,SC duoi bacini di rame , vno piano cV fchiettOj l'altro lauorato da lauar le mmi> -OC rie fece vn prefeiueal detto Signor Donnacona , ilquale molto SECONDA RE LA TI ONE 444 A molto fé ne contentò, cV refene grafie al Capitano , cY fubito comando' detto Donnacona a tutta la Tua gente che cantaffero&C ballaffero , pofeia prego il Capitano chevoleffe far tirar vn colpo d'artiglieria,percioche detti Taignoagny & Domagaia ne faceuano gran còto,8C haueangli detto cofe grandi, cYancho perche ne etto negli altri mai più ne haueanfentito ne veduto. A quefto rifpofe il Capitano,che volentieri: cY fubito comando alli Tuoi che tiraf fero dodici cannoni con le balle per trauerfo del bofeo, qual era preffo dette brigate cV naui per laqual cofa rimafero tanto ftupefatti cV attoniti, cV penforno che'I cielo gli foffe caduto adotto, per ilche fi miflero in tanta paura et gridare et vrlare,che pareua quiui effer aperto 8>C votato Iìnfemo. Ma auati che fi partiffero Taignoagny fece dir per interpone perfone che quelli del galion che era reftato nel forzidor haueuano amazzati duoi della fua gétecon vn colpo d'artiglieria , per ilche fi miflero a fuggire co tanta furia,come fé gli haueflìmo voluti amazzare,ilche poi non fi trouo effer la verita\percioche in tutto quel giorno quelli del ga- iione non haueuano tirato artiglieria alcuna» Come li detti Donnacona & Taignoagny & altri simagìnarono l>nd ajìutia , & fecero yeflìr tre huomim informa di dianoli , Hjuahfingeudno efjer "Venuti da parte deli oro iddio CÙdruaumi per impedirne lignaggio d'Hochelaga* CAP. 4. Il feguente giorno 1 8 del detto mefe di Settembre , sforzandofi coftoro tuttauia d'impe- ti dirne il viaggio d'Hochelaga. s'imaginorono vno inganno come fi dira»Eglino accòcioro no tre huommi in forma di diauoli, co le corna lughe vn braccio,cV in doffo pelle di cani ne gri OC biachi,et il vifo dipìto di negro come il carbone,et li fecero metter détro in vna delle lor barche nafeofamète da noi,ne con la lor c5pagnia,fecódo il folito venero preffo le noftre naui,ma fletterò afeofi détro del bofeo fenza nioftrarfì alcuno da circa z hore, afpettado che ìa marea crefeefle accio che poteflé arriuar detta barca, laqual hora venuta , tutti quanti vfei- rono del bofcho,cV [i prefentarono dinazi alle naui,fenza pero accoftarfi punto,fì come pri ma fcleuano: allhora Taignoagni comincio a falutar il Capitano, quallidimado'fevoleua il battello,egli rifpofe di no per allhora, ma che di ìi ad vn pezzo entrerebbe nelle naui, &C incontinente arriuo detta barca con li detti trehuomini, che pareuano tre diauoli,hauendo cofi gran come fopra la tefta, cV veniua quello di mezzo faccédo vn marauigliofo fermone* Paflorono al longo delle noftre naui fenza voltar punto il viio verfo di noi , cV andorono a dar in terra con detta barca, cVfubito detto Signore Donnacona cV la fua gente la prefero infieme co i detti tre huomini,quali s erano lafciati cafear fopra il fondo di quella come fé fof fero morti , et il tutto infieme portorono dentro del bofeo che era dittante di li vn trar di pie tra , ne vi reftó pur vn folo dauanti le naui , che tutti non fi ritiraffero con glialtri nel bofeo» Doue ftando cominciorono a far vna predica cVfermone,laqual vdimo dalle nautiche duro intorno di mezza hora,laqua! finita vfeirono detti Taignoagny cV Domagaia venédo ver C fo le noftre naui, tenendo le mani giunte in aIto,cY. il cappello fotto la lor vefta moftrado gra de ammiratione» Et Taignoagny comincio' a dire alzando gliocchi verfo il cielo tre volte Iefus, Iefus,Ieius» pofeia Domagaia anch'egli leuando gli occhi verfo il cielo come l'altro dif fé Iefus Maria.Iacques Carthier Jl Capitano vedendoli far fìmili atti 6V cerimonie li doman do quel che haueano, & che cofa vi foffe intrauenuta di nuouo,cY eglino rifpofero,che v'era fopraggiuta vna cattiua nuoua,dicédo in francefe nenni eft il bon,cioe no e ella bona,il Ca« pitan dimando loro vn'altra fiata, che cofa foffe, cV allhora rifpofero,che l'Iddio loro chiama to Cudruaigni haueua parlato in Hochelaga , cV che qlli tre huomini erano venuti da parte fua per dir loro la nuoua , che v'era tanto ghiaccio OC neue che coloro iquali v'andrebbono, morr ebbono tutti quanti Llequali parole vdendo noi tutti ce ne ridémo,c\: femmoci beffe,di cendoli che'I loro Iddio Cudruaigni era vn matto cY feempio, cV che non fapeua quello che fi diceffe,cY che faceflero intender a detti meffaggieri da parte noftra, che Iefu li difendereb- be tutti dal freddo fé voleflèro creder in lui» Allhora detto Taignoagny cV il fuo compagno dimandorono al Capitano,segli haueflè parlato a Giefu,rifpofe di no>a che i fuoi preti gli haueuano parlato , & detto che farebbe bel tempo» delle qual parole ringratiorono il noftro Capitan, èY fé n'andorono nel bofeo a dir la nuoua a gli altri,iquali fubito vfeirono fuora fin gendo d'effer lieti per quelle parole c'haueua detto il Capitano » 8C per dimoftrare che n'ha- ueuano hauuta allegrezza.fubito che furono dinanzi allenaui,fecero tutti infieme tre gran gridi OC vili 3 dC fi miffero a cantare &C ballare fi come erano foliti, volendo dimoftrarfi lieti. ma DI JACQUES CARTHIER ma per refolutione Tafgnoagny et Domagaia dittero al Capitano chd detto Signore Don D nacona non voleua punto che alcuno di loro andafle con lui a Hochelaga s'egli non daua ortaggio che reftaffe in terra con detto Donnacona,il Capitano li rifpofe, che fé non voleua no andarli di buona vogliacene reftaiTero in pace,* che per loro non lafciarebbe di sforzar- li d andarui. Come ilnoflro Capitano con tutti li gentiluomini ,& cinquanta marinari fi partirono colgahone&> le due barche della prouinaa di Canada per andar ad Hochelaga, <& narraci anche quello che fitl/ijìo nel cammino [opra il detto fiume. Cap. 5. II feguete giorno 15» del detto mefe di Settebre facemo vela,cV ci partimmo col galione % le due barche per andar fu il detto fiume col crefeer della marea,doue cominciammo a veder da tutte a due le nue tanto bel paefe quato poffibil ila di vedere, cV tutto cotinuato cV pieno di più belli arbori del mondo, con tante vigne cariche di rafpi d'vua lungo detto fiume, che paiono più preilo effer fiate piantate di mano d'huomo , che altramente, vero è cheper non eiter coltiuate ne taghate,non producono li rafpi ne tanti grofìì, ne cofi dolci quanto li noitn,iimiImente trouammo di molte cafe fopra il detto fiume, Iequali fono habitate da gli huomini che lui pefeano ogni forte di pefei , iquali veniuano alle noftre naui con tanta do- meitichezza , cY amoreuokzza come fé noi fuffimo fiati del paefe , portandone pefei in quantità,^ altre cofe di quelle che haueuano per hauer della noftra mercantia: et leuando le E mani al cielo,taceuano molti fegni d'allegrezza, ÒY eftendo noi fermati in vn luogo dittante di Canada intorno vinticinque leghe chiamato Ochelai , ilqual e doue fi riftringe con gran correntia il detto fiume,* però è pericolofo fi de faffi come ancho dell'altre cofe: vi v?nne ro parecchie barche alla banda , cV tra l'altre vi venne vn gran Signor del paefe,ilqual veni- uà tacendo vna gran predica,cV giontoci appreffo 3 moltrauaeuidenti fegni con le mani et al tre cerimonie che poco più alto il detto fiume era molto pericolofo,auifandone che ci doue£ limo guardare , Prefemo detto Signoreduoi de fuoi figliuoli al Capitano , de quali accetto il Capitano vna fanciulla d'età di circa fette in otto anni, cY non volfe accettar vn puttino di duao treanm,perciocheegliera troppo piccolo . detto Capitano accarezzo detto Signore dC la tua compagnia con quella cortefìa che potè , donandoli certi piccoli prefenti , cYcofi a parnronetnandoronoaterra,etdipoivennedettoS!gnorconlafuamogliefinoaCanada avilitarlafuafigliuola,portadoqualcheprefenteai Capitan. E t da li 19 fino alIizS del det- to mele andamo tutta via nauigando al in fufo per detto fiume, fenza mai perder pur vn'ho ra di tempo,nel qual fpatio,trouamo cofi bel paefe cV terre cofi vnite quanto poffibil fia defi derare piene fi come habbiamo detto di belliffimi arbori, cioè quercie, olmiTnogarccedri, abeti,traliini,boies 3 falici,etvignein quantità grande,nelle quali era tantaabòdanza d'vua, che 1 compagni ne veniuano tutti quati carichi a riua. vi fono umilmente molte grue,cigni, oche,anetre fagiani , pernici,merli,ruzzetti, tortore,gardolini,lugarini,rofignoli, panare, (olitane galeri vccelh fi come in Francia è in grande abòndanza. Nel detto giomì> z S di F hettembrearrmamoadvngranlagocVpianuradidettofiumelargointornocinqueofeile AiAu g ° a / C1 'j naul 'g amo «»"o qu^ giorno al info centra acqua , ne trouamo più àIZaT* ? ° nd ° e g ualmente fen ^ alzarfi neabbaflarfi. cVeffendoarriuati all'uno Zittir ,a r g0}no ? vedem r mo P affa gg f °3lcunonevfcita,anzipareuachelfoiTetutto ferratoci chiufofenza alcuna vfeita d'alcun fiume, ne trouammo al capo d effo più di brac- ano e mezzo di fondo Pertiche ne fu bifogno di metter l'anchorafoori 2?; ^iJ f hecerca " do 1 uakhe vfcita:et trouamo che vi fono quattro o cinqueramf, rami per 1 impeto grande colqual efeono per il corfo dell'acque fanno certe sbaVre cV trauer 1 llT V ^ K r ,° ra faIu ^ Che Vn bracao • PafIate P oi de » e sbar re trouamo quattro o 2 f™**' ^ erai1 tem P° delle più batTeacquedeIl'anno,fec6docheconofcémoperi! Ino rtnn^S K e 'n ?r U f 1 f^A PÌU dl tó braCC,a ****** ' Tut » ^^ rami «ioiH* vno di Ztahfj f lf °A eJe 3 Uah fanno ll ca P° di de "° lago, Pofcta fi riunifeono tutti in m?m- rhl 3f P a\ Sr"^ 10 " 10 «damo ad vna di quelle,* trouamo cinque huo- ™Z?l? g IlaUanod f lebeftlefaIua ^ h ^q^livenneroallenoftrebarchecofidomelttca- Sendn l/n^ T'X ^a l ?%* k haucffero fatta tutta n noi , ti che eilendo le noftre barchepretfo alla riua, vnodi loro tolfeilnoftro Capitanonelle braco» dC portollo SECONDA RELATIONE 445 A portolloaterra cofi leggiermente come fé flato fotte vnputtino di cinque anni, tanto era colini grande cV robuflo. Noi trouammo che haueuano vn gran fafcio di forzi faluatichi che viuono nell'acqua,cY fono grandi come conigli,cY boniffimi da mangiarle q uali fece ro vn prefente al Capitano, & egli dette loro de coltelli OC corone in ricompenfa. Noi li do- mandammo con cenni fé quella era la flrada d'Hochelaga,cY effi rifpofero di fi, cY che era di itante anchora tre giornate ad arriuarli. Come ,1 Captano fece acconciar le barche per andar ad Hochelaga , &> Iaflar il «alionber la dfficultà del paleggio , & come noi 1? arrivammo , & dell'accoglienza che ne fece il popolo alla yenuta no/ira. cap. 6+ II dì feguente vedendo il Capitano che non era pofììbile che per all'hora il aalion paffaf- fé più ol tre,f ece acconciar le barche, cV metterui den tro tanta munitione cV veaouaglie qua ta eran capaci di portare,cY partifTÌ con quelle accompagnato da gentilhuomini,cioe N Clau- dio del ponte brian ^coppiere di monfignor Dolfino, Carolo della Pommeraye Giouanni Uouion^iouani Poulletcon ventiotto marinari, cV Mace,lallobert, cV Guglielmo il Bre ton,iquah haueuano il carico delle due altre naui fotto il Capitan per andar affinfudi detto hume,piu che Ione pofiibile,cY nauigammo con buon tempo fino alli lo.Ottobre, che arri uammo in detta terra d'Hochelaga dittate dal luogo doue era reftato il galione 45 legherei B qual luogo d'Hochelaga , cY nel cammino che facemmo trouammo molta gente di quel paefe, che ne portauano de pefci cY altre vettouaglie ballando cY rallegratoli grandemente della noftra venuta. Il Capitano per innefcarli cY tenerli in amicitia con noi , li daua per ri- compenfa coltelh,corone, cV altre cofe minute , delle quali reflauano molto fodisfatt&t ef- iendo noi giunti preflo d'Hochelaga, ne vennero incontro, cYprefentoronfi auanti di noi più di mille perfone, li huomini come donne cV fanciulli, iquali ne fecero quella accoglien- za cV carezze , cY con tanta allegrezza che far pò trebbe il padre al figliuolo , percioche gli huomini da vna banda ballauano, le donne dall'altra, cY fìmilmentei fanciulli da vn'ak?a. cY dopo quello ne portorono gran quantità di pefci,cY del fuo pane fatto di miglio grofio pittandolo nelle barene , di forte che pareua che cafeaffero dall'aria. Il che vedendo il noftrd Capitano difeefe a terra con molti della fua compagnia.Subito ch'egli fu éikdo in terra tut ti quantifì ragunaron infrotta intorno di lui dC di tutti glialtri, faccendone capezze grandif iime,portando i lor piccoli fanciulli in braccio per farli toccare dal noftro Capuano et da gii ■altri/accendo fella cY allegrezza, eh e duro più di mezza hora.cY vedendo iì Capitano la lo ro amoreuolezza cV grata accoglienza 3 fece feder all'ordine tutte quante le donne cV dette loro delle corone di flagno piccole cV altre cofe minute, cY a parte de gli h uomini de coltelli; poi li ritiro verfo le barche per cenare: cYpaffammo quella notte, laquai quanto duro flette quel popolo a riua del detto fiume quanto più potè preffo delle nofìre barche, facendo tut- C tauiafuochigrandicVballi,cV4ieendoogn'hora àgvyaze, che Ognifìca appretto di loro falutecY allegrezza. Come il Capitano 0* cinque j>entilhuòmìm •concenti ' hàmìni armati ^heninordme andorono al- kterradHochelc^&dfitódffiu Cap> 7. Il dì feguente da mattinamoltoa buon'hora il Capitano adornatoti , fece anche metter la fua compagnia ad ordine per andar a veder la teiraeYhabitation del detto popolo , cV vna montagna ch'è polla appffo la detta Citta, alla qual andorono col Capitano li gètilh uomini con xo mannari lafciando il refìante p guardia delle barche. cY tolfe tre huomini d'Hochela ga per condurne al detto luogo.Etcaminando, noi trouamo la flrada coti battutaci freque tata quanto dir fì poffa,cY il più bello cY miglior paefè che poflibil fia di vedere, cY tutto pie- no di cofi belle quercie come flano in qual lì voglia felua di Francia, fotto leq uali era la ter- ra tutta coperta di ghiande.cY hauendo noi caminato intorno quattro miglia cY m ezzo, tro uamo nella flrada vno de principali Signori di detta citta accompagnato da molta gen te , il quale ne fece fegno,che bifognaua ripofarfi in detto luogo preffo d'vn fuoco c'h a ue'a n fa tco lopra detta flrada.ilche facémo. Effendo noi quiui fermati comincio detto Signore a far vn fermone cY predica, fi come già difopra s'è detto effer la loro vfanza di far per allegrezza 8C amicitia, dimofìrando col vifo allegro vn buon animo verfo detto Capitano cV la iua com- pagnia, ilqual li dette due manerette, vn paro di coltelli, con vna croce,che li fece baciar poi glie 11* j I D I I A C 0_V ES CARTHIER glie la mede al colloide quali preferiti egli refe gratie al detto CapitancFatto quefto,andam D mo più oltre,cV intorno vn miglio e mezzo da Incominciammo a trouar li campi ìauorati, cY belle cV grandi campagne, piene di fermento del lor paefe,ilqual fermento è tale qua! è il miglio di Brefìl 6>C colìgroiTo,cV più di quel che fon i pifclìu delqual miglio viuono fi come viuiamo noi del fermento» In mezzo di quelle campagne, e polla la terra d'Hochelaga ap predò cV congiunta con vna montagna coltiuata tutta a torno dC molto fertile , fopra laqual fi vede molto lontano.Noi la chiamammo il Monte regal. La terra d'Hochelaga e rotonda cV ferrata di legnamicon tre man di fleccativn apprettò l'altro, che fon fatti in forma dvna piramide,incrociati di fopra,cV il fleccato di mezo e fatto diritto a linea perpendicolare, i quali {leccati pofeia fono orditi di legni diftefi in terra per lungo cV congiunti cV cuciti bene infìeme fecondo il modo Ioro,Ha d'altezza quello ferra- glie circa due lande. cV non ve fé non vna porta cV entrata, laqual fi ferra, con pali ÒV sbarre» lopra della qual porta , cV anche in molti luoghi di detto ferraglio vi fono come corridori 5C fcale per poterui montare, tutti forniti cV pien di faiTi, pietre cV cuogoli per guardia & difefa di quella , fono in quella terra circa cinquanta cafe, lunghe da cinquanta palli cV larghe do- dici ò quindici, fatte tutte di legno , coperte cV guarnite di feorze grandi di detti legni , che fon cofi larghi come tauole,beniiTimo cV maeflreuolmente cucite* Dentro di quelle cafe vi fono molte ilanze cV camere, cV in mezzo di ciafeheduna v'e vna corte grande , in terra do „ uè fanno il fuocov viuono in commune.pofcia fi ritirano mariti cV moglie et fanciulli ciafeu § no nelle lor camere * fimilmente di fopra delle loro cafe hanno granari , doue mettono quel loro fermento, del qual fanno il fuo pane,qual chiamano carraconny,ilqual pane fanno nel modo feguente. Hanno certe pile di legno come fon quelle da penar canape,* con peflo- ni di legno penano detto grano in poluere. & poi ne fanno pafla,éY di quella fogazze ouer torte, quali mettono fopra vna pietra larga calda,dipoi la cuoprono con cuogoli caldi,* in queflo modo cuocono il lor pane in vece di forno.Fanno fimilmente parecchie mineftre di detto fermento cV anche di pifelli cV faue,de quali hanno abbondanza grande, coli mel- loni aliai, cV cocomeri grandi cV di molti altrifruttu Hanno fimilmente nelle loro cafe vafi grandi come botte,doue mettono il pefeein conferua,ilqual l'eftate fanno feccar al Sole , pò icia ne viuono l'muerno* cV di quefti fanno gran munitione,come habbiamo vitto per efpe * ien ; tla: !- UItl * Ioro obi fono fenza guflo cV fapore alcuno di fale. dormono fopra feorze d'ar bori, diftefe fopra la terra con pelli trine d'animali faluatichi,de quali anche fanno le lor ve- i c ?P erte ' La cofa P UI preciofa che habbino in quello mondo la chiamano Efurgny, il- qualee biaco quanto la neue, & lo pigliano nel detto fiume in Cornibotz nel modo che fe> guita* Quando qualcuno ha meritato la morte,ouero hanno prefo alcuno de lor nimici in guerra,l ammazzano,poi con gran coltellate li tagliano le culatte,le cofeie,* le fpalle,* ca lano detto corpo fin al fondo del fiume dou'è detto Efurgny.cV ve Io falciano dieci d dodici hore.poi Io tirano fu,* tra le tagliate * sfeffe trouano detti cornibotti. de quali fanno a mo F. do de pater noftri, * quelli vfano come facciamo noi dell'oro * dell'argento,* lo iìimano lapiu pretiof a cofa del mondo* * hanno quefti cornibotz proprietà di far ftagnar il fangue del naf cilene noi habbiamo efperimentato^tutto quefto popolo non {i da ad altro che ali agricoltura * a pefear per viuere,percioche d'altri beni di quefto mondo non tanno ftima alcuna ♦ imperoche non n'hanno conofeenza , non partendofi inai del lor paefe, ne effondo vagabondi , come quelli di Canada * di Saguenay, benché detti di Canada fieno lorofoggetti con otto o noue altri villaggi pofti fopra detto fiume. Breue . ■ .' ■ . o ■ ti,* 44* ".' i -ito '.'■ I 18 ! ...'■-'.■' .'. - ' ' ; li .> • ; 1 . SEC O NDA "R EL A T IO NE. 44 8 A a™™«r™M™mdettaterraJ>Hochel^ fece loro preferiti ,& di più altre cofe. Cap. 8, Etendonoiar^ tanti,i quali ferodo il modo loro * vfanza ne fecero buona accoglienza,* dalle noftregui de & conduttori fummo menati in mezzo della terra, doue tra le cafe v V vna piazza gride * fpaciofa circa vn trar di pietra in quadrone da ciafehedun canto,* fecero fegno che ini ci doueffimo fermare.* in vn fubito fi ragunoron tutte le fanciulle * donne della terra,par tedellequaIimnocanchedi^duUipiccoUinbracao,& cia*laltrepartidelcorpochecipoteuanotoccare,Iagrimadoditantaallegrezzac'hauea^ no di vederci, et facendoci la miglior ciera che gli era poffibile,moftrandoci con fegni che ci piaceffe toccar li loro fanciullettu Dopo quelle cofe gli huomini fecero ritirar le donne . * eglino federono atorno d, noi in terra, come fé haueftìmo voluto recitar qualche comedia o qualche altro m.uW* fubito ritornorono le dòne,*ciafcuna portaua vna ftuora qua. dra in forma di tapeto,* diftendedole in mezzo detta piazza ci fecero feder fopra di quel. e|attoqueftofuportatodanoueodiecihuomini,illoroReetSignordelpaefe,ilqualenel la lor lingua chiamano agovhanna, qual fedeua fopra vna gran pelle di cerno,* lo pò. fero fopra le dette fìuore in mezzo la piazza apprelTo il noftro Capitano , accennatoci che era punto meglio veftito de gli altn,eccetto che haueua intorno il capo a modo di fazzuo. loroffomvecedi corona fatto di pelli d'animali detti ricci: et era detto Signorotto quanto paral,tico*attrattodelefuemembra.Dopocheglihebbeconcennifalutatod^ no * la gente,* fatto gli euidenti fegni di buonifìima accoglienza , * che follerò beniffi. mo venuti moftro e fue gambe * le braccia a detto Capitano, facendoli fegno che li piacef fé di toccarle . ilqual con le proprie mani le fregd ♦ * allhora detto Agouhanna tolfe quella cinta * corona e haueua in capo , * la dette al Capitano » dipoi furono menati auanti detto Capitano molti ammalati,come ciechi , orbi, zoppi * impotenti * perfone tanto vecchie tZXft* a g r P endeuar ì? l ™° fìno fo P ra le g^e , mettendoli * difendendo. li predo dette moftro Capitano, accio fodero da lui toccatici forte che pareua che Iddio fof- ie quiui difeefo dal cielo per guarirla II noftro Capitano vedendo la miferia, pietà * fede di quefto popolo recito 1 evangelio di San Giouanni,cioé l'In principio, facédo il fegno della croce fopra de gli ammalati* regando Iddio che li piaceffe di dar a coftoro conofcelza della noftra fama fede * gratta di riceuer il chriftianefimo * battefimo. Poi detto Capitano ore fel ufficio *adalta voce Ieffe di parola inparola lapaffione delnoftro Signoreii che tut> ti li circonftan ti lo poterono vdire , doue tutto quefto pouero popolo fece gran filentio * ftette maravigliosamente attento, riguardando il cielo * facédo le medefìme cirimonie che G ci vedeuanfare.Dopoqueftofeceil Capitano metter tutti gli huomini da vna banda in or. dinanza , * le donne da vn altra < OC umilmente li fanciulli dall'altra , * dette alli principali delle manerette,* a ghaltri de coltelli,* alle don ne delle corone de pater noftri £ altre co> ieminute.pofciagitto anmezzo la piazza doue erano i fanciulli de gli anelli *agnus dei ^ftagno,dellequalcofefecerovnamarauigIiofaalIegrezza,dipoifatroquefto,comandd Capitano che :fonaffero le trobe et altri inftrumenti di mufìca,de quali il detto popolo fu for terallegrato^dopoquefto^refalicetiadaloro.ciritiramoJlchevedendoledonn ferodinanzidinoiperritenerci portando de lor cibi, quali n'haueuano apparecchiatilo- inepefamineftre,faue*altrecofe,penfandodifarcimagiare,*definareindettolu^ ina perche le loro viuande non hauendo alcun fapore di fale,nò erano al noftro gufto , ne ci fapeuano buone,noi li ringhiamo facédo fegno che punto non haueuamo bifogno di m£ giare.dipoi vfcmfuora di detta terra, parecchi huomini *donneci vennero a condur * menariopralamontagna,quidinanzidetta,laqualchiamamoMonteregal,diftantedadec to luogo poco manco d'un miglio,fopra Iaquale effendo noi, vedémo * hauémo notitia d più di trenta leghe atorno di quella, * verfo la parte di tramontana fi vede vna còtinuation di montagne , lequah corrono leuante * ponente , & altre tante verfo il mezzo giorno.fra lequali montagne e la terra più bella che fìa poffibile a veder,tutta continuata, pina * atta adeffercoltiuata:*inmezzodiqueftecampagnevedémoilfiumemoltopiuoltredelluo godoueeranoreftateIenoftrebarche,nelqualv'era vna caduta d'acqua la più impetuo% **"'* che I: DI I A C QJV E S C A R T H I E R che pofll eflér veduta, de era tanto grande, larga de fpatiofa quanto poteuamo diffondere la E> vifta,cV andaua verfo garbino,pafTando pretto di tre belle montagne ritonde,Iequali noi ve deuamo, cY faceuamo giudico che foriero difcofte da noi intorno da 15 leghe , OC ci dilTero de moftrorono con fegni gli huomini del paefe che ci haueuan guidati,che v'erano tre altre cadute d'acqua limili in detto fiume, come quella appreffo laquale erano rimafe le noftre barche,ma perche non intendeuamo la loro lingua,non potémo faper quanta diftantia fof- fé tra luna cV l'altra caduta. Pofcia ci moftrorono con fegni, che parlate dette tre caduteci pò teuanauigar per detto fiume il fpatio di tre lune: cV che lungo di dette montagne che fono verfo tramontana v e vn fiume grande, ilquale defeende da ponente come il detto fiume: Noi penfammo che quello iìa il fiume che palla g il reame di Saguenay.cV fenza che li facef limo dimanda o fegno alcuno, prefero la catena del fubbiotto del Capitano che era d'argen to,cV il manico del pugnale divnodenoftxi compagni marinari, qual era d'ottone giallo quanto l'oro , de li pendeua dal fianco , de ci moftroron che quello veniua di fopra di detto hume,cV che vi fono di agovionda che vuol dire maluage genti , iquali vanno armati fino in cima delle dita , inoltrandoci anche la forma dell'arme loro, Iequali fono fatte di cor^ de de legno lauorate de tefiute inlierne , dandoci ad intendere che detti agouionda di conti- nuo fanno guerra tra loro, ma per difetto di lingua non potemmo intender da loro quanto fpatio v'era fino in detto paefe. 11 Capitan moftro loro del rame roffo,qual chiamano caignetadze dimoftrandoli con fegni voltandofi verfo detto paefe li dimandaua fé veniua da quelle parti, cV eglino cominciarono a crollar il capo, volendo dir no, ma ben ne E lignificarono che veniua da Saguenay, qual e dalla banda contraria del precedente , de do pò che vedémo quelle cofe,&: intendemmo da loro, ci ritirammo alle noftre barche,accom pagnati da vna gran moltitudine di detto popolo , de parte di loro quando vedeuano i no- ftri compagni {tracchi, li toglieuano fopra le loro fpalle come fopra caualli,cV li portauano* cV effendo noi arriuati alle barche, facemmo vela pe ritornar al noftro galione,dubitado che non haueffe hauuto qualche fin iftro, la partita noftra molto rincrebbe de difpiacque a tutto detto popolo,percioche quanto mai ne poteron feguitare defeendendo per detto fiume ne feguitorono,cV noi tanto nauigammo che alli quattro d'Ottobre illunedì arriuammo doue era il detto noftro galione. Il martedì feguéte a 5 del detto mefe facémo vela,et ci partimmo col gallone et barche per ritornar alla prouincia di Canada al porto Santa Croce,nelqual erano reftate le noftre naui, dC il 7 giorno venimmo a mettere per mezzo d'un fiume,ilqual viene di verfo tramontana cV entra nel fiume,nel entrar del quale vi fono quattro picciole Ifole piene di belli arbori,il qual fiume noi chiamammo,il fiume di Fouez.ma perche vna di quelle lfole lì ftende in det to fiume dC vedefi di lontano,fece il Capitano piantar vna bella croce grande fopra la punta ài quella, de comando che s'apparecchiaflero le barche per andar in fu col fluftbjCioè col ere f cer dell'acque , de veder la qualità di detto fiume, ilche fu fatto,cV nauigammo quel giorno a linfa di detto fiume: ma perche fu trouato di nulla importanza^ anche non v'eraiondo, F ritornammo de facemmo vela per andar in giù. Come noi arriuammo in detto porto di Santa Croce, & in che efjer trottammo le noflre naui,& come il Signor del paefe I/enne a yifitar il noftro Capitano , & il Capitano lui, & d'alcuni cofìumidt quelle genti in particolare. Cap. no fenza detta poluere.Noi hauemo efperimentato detto fummo,et hauendonelo poftoin bocca,ne parue hauer pofta tanta poluere di pepe,di coli fatta maniera e caldo* Le donne di quefto paefe s'affaticano molto più et fenza comparatone che gli huomini, fi nel pefcare,delqual fanno gran faccende,come nel lauorare la terra,& far altre cofe. Sono eofì gli huomini come le donne,cV fanciulli più duri cV refiftenti al freddo che le beftie,peiv E cioche nel tempo del più gran freddo c'habbiam veduto, ilqualera ftupendo SC afpro,veni^ uanoogni giorno da noi alle noftre naui nudi fopra laneuecYghiaccio.cofa cheparquafi incredibile a chi non l'ha veduta. Pigliano al tempo che la neue e in terra cV il ghiaccio gran quantità d'animali faluatichi,comefono daini,cerui,orfì,Iepri,martori,cY volpi, 8C altre be- fìie dequali màgiano le carni crude,dopo che l'hanno vn poco feccate al fummo cV il limile fanno de pefei. A quello che riabbiamo potuto vedere cV intendere di quefto popolo, piar- mi che farebbe cofa facile di ridurlo adimeftichezza in qual forma cV coftumi che fi voglia* Il Signor Dio per la fua mifericordia vi voglia metter la lira mano. Amen. Dcllagrdnde^d & fondo di detto fiume & delle bejlie^ccellijefct & altre cofe Cedute, & il fito ck luoghi Cap, il. Il detto fiume incomincia pallata l'Ifola dell' Afìuntione a rifeontro dell'alte montagne di Honguedo, ideile fette ifole.cV ve di diftantia per trauerfo intorno 35 d quaranta leghe* v'e in mezzo più di dugento braccia di fondo . la parte più licura da nauigare e v dalla banda dell'offro. Et verfo tramontana , cioe v da dette fette ifole vi fono kttz leghe diftante da vn canto 8C dall'altro, doue fono duoi fiumi grandi,iquali defeendono de monti di Saguenay, &C fanno parecchi banchi nel mare molto pericolofi, Nell'entrar de detti fiumi, vedemmo molte balene cV caualli di mare. Per trauerfo di dette fette Ifole ve vn picciol fiume , qual va intorno tre d quattro leghe feorrendo fopra quel terreno de paludi, nel qual fiume v'e grandiffìmo numero d'ogni forte d'vccelli aquatici.dal principio di detto fiume fino ad Ho chelaga v'e più di trecento leghe. cV è il fuo principio nel fiume che viene da Saguenay, il- quale forge cV nafee tra alte montagne,cV entra dentro detto fiume auanti chearriui in la prouincia di Canada,dalla banda di Tramontana.cY è quel fiume molto profondo cV ftret> to , dC molto pericolofo da nauigare. Dopo detto fiume feguita la prouincia di Canada nellaqual prouincia fono molti popoli cV habitanti in borghi & ville non chiufi.fono an^. co nel contorno cV circuito di detta Canada per dentro detto fiume molte Ifole fi grandi co- me picciole,tra lequali ve n'e vna che contiene più di dieci leghe di lughezza , piena di belli cV alti alberi , dC anco di molte vigne.vi fi può entrare da tutte due le bande . ma il più fìcu> ro paflaggio è verfo la parte dell'olirò . cV alla riua cV lito di quell'ifola verfo ponente v'e vn gorgo d'acque molto bello cV diletteuole,cV conuenientemente da mettere nauilrj , doue e vno fìretto del detto fiume molto corrente OC profondo, ma non e v lungo più d'vn terzo di lega intorno . per trauerfo del quale vi e vna terra tutta di colline di buona altezza tutta quanta lauorata , coltiuata cY tanto buona quanto fia poffìbile di vedere, Quiui e v la ft an^ za cV la terra di Donnacona cV de noftri duoi huomini che erano flati prefi nel primo viaggio, SÉ chiamafi il luogo Stadacone* ma prima che vi fi ardui fi trouano quattro popoU SECONDA RELATIONE . 4yo A popoli * vfflccioé Ayrafte Starnatan,TaiIla qual e^ fopra vna montagna,* Scitadin , pò- Icia detto luogo Stadaconc,fotto laqual alta terra verfo tramontana è il nume et porto di fan ta Croce nelqual luogo * porto fiamo flati dalli quindici di Settcbre fino alli fedici di Mag- gio 1536, nelqual uogo le naui rimafero in fecco, come innanzi dicemmo . Pallaio detto KKBS^ 1 I h ^ ,tano , nC ? P0P , 0I ° Te q uc no^ahi qual e^ fopra vn'alta montagna, et la S HochelayJaquaJe e m paefe piano. Tutto quel paefe da duoi Iati del fiumi fino ad Hochelaga ,* oi trc,e tanto bello * piano quanto mai huomo habbia veduto.Sono alcune motagne difcofto affai da detto fiume che fi veggono fopra le dette terre,* dellequali defcé dono parecchi fiumi,quali entrano in detto fiume grande. Tutto quefto paefe e^ coperto * Sn "ffl % f k r Var Ìf f ° rd A ' d V 110lte T^^^W che mforno < ^oghi habitat? hauen do cffi disboscate quelle parti per lauorarle j * farne le loro habitationi * ftanze. Sonni cer ^ rir ^.7> da '' n, > r{i A' *!'«' fimiH animali,* molti conigliJepri,martori, volpi,lon tre,caftorei,fchilau,for Z i,iqual, fono tuora di modo gradi,et altre faluaticine.Si veftono del le pelli d animali, non hauendo altro da farli veftimen ti.Sonui anco molti vccelli cioè arue cigni^utarde^oche faluatiche bianche * berrettine,anatre,merlf ruzzettMortorexotom- bi ialuatichi , ramieri^gardellini, flornelli 5 lu g arini,faganelli,roffignuoli; P anare,foIitarie * al tri vccelli come in trancia. Similmente detto fiume come dinanzi s'è detto,é il più abon- dante di pela d ogni forte che da memoria d'huomo mai s'habbia veduto ne vdito dire.per f> cioche dal principio fino al fine trouerete fecondo le ftagioni la più parte * fpecie de pefci d acqua dolce & di mare. Trouerete anco fino in detta Canada affai balene * marfouini, cauaih di mare, Adhothuis eh e vna fpecie di pefce.qual mai non haueuam o vedutole vdi to parlarne, bono quelli pefci grandi come marfouini, bianchi quanto la neue * hanno il corpo & : capo a guifa d'vn leuriero.* fogliono ilare tra il mare * l'acqua dolce/ch'incomin eia tra 11 nume di baguenay* Canada. . D'alcuni auuertimentià noi dati per quelli del paefe, dopo ilnojìro ritorno di Hochelaga. Cap. iz. , Noi dopo il ritorno nofiro di Hochelaga riabbiamo conuerfato* praticato con li più vicini popoli delle noftre naui in pace * amoreuolezza, eccetto che qualche volta haueua mo dinerenza con certa trilla gente,laqual cofa molto difpiaceua a gIiahri.Et intendemmo dal bignor JJonnacona * da glialtri che'l detto fiume fi chiama il fiume di Saa Ue nay,* va hno a òaguenay,qual e più lontano dal principio vna lega di fìrada verfo ponente maeftro, OC che paliate otto o none giorna te,non ha fondo fé non per piccioli battelli.ma che la diriu tm buona Itrada di detto Saguenay e per il fiume fino ad Hochelaga in vn fiume,qual de- icede di detto' Saguenay * entra in detto fiume,* che d'indi v'è ancora vna luna per andar ui,pm ci hanno detto * fatto intenderete vi iono genti veflite di drappi, come noi,* che Vi fono molti popoli * terre, * gente da bene.* che hano gran quan tità d'oro OC rame rof ^ io. ex: che a 1 intorno della terra dipoi il detto primo fiume fino ad Hochelaga et Saguenay e vna Itola , qual e circondata da detto fiume * anche da altri fiumi: * che panato Saguenay entra detto fiume in duoi S tre laghi grandi.pofcia,; che fi troua vn mare d'acqua dolce , dell qual no li troua huomo che habbia mai vifto il capo et fine,per quello che hanno vdito dire da quelli di baguenay,imperoche loro,per quanto ci hano detto,non vi fono flati . Oltre di 2w uT ° mte " dere > che doue haueuamo lafciato il noflro galionequando andamo ^d Hochelaga ve vn fiume qual va verfogarbino,douefimilmentefanno vna luna per an- dare lino ad vna terraglia qual non fi vede mai neue ne ghiaccio, ma di continuo gli habi- tanti di quella tanno guerra tra loro l'un contra l'altro.nella qual terra fono naranzi,mador Je,noci,pomi * altre forte di frutti in abondanza.* che gli huomini &. dóne di quella terra lono veitm di pelh,come loro.noi li dimadamo fé ve oro,e rame roflo.ci rifpofero di no .Io pelo che qito luogo fìa verfo la Florida g quato ho potuto intédere dalli lor fegni * indiefj. D -ina malattha grande che yenne nel popolo di Stadacone, della quale per hauer praticato -, ... con loro: fiamo flati prefi } di forte che della noflra compagnia afono morti fino à x 5. £ d p t x . Nel me fé di Dicembre imédemo che la pefte era venuta nel popolo di Stadacone,di for- te che imo allhora che ne fuffimo auuertiti,n'era morti fecondo la loro còféffione più di cin- quanta per laqual cofa li prohibimmo il noflro forte, * che più non ci veniffero intorno ne apprelio.ma qua tuque gli haueffimo fcacciati.comincid detta malatthia incognita adifien- Viaggivol.3 , kkk rj derfi DI IACQJES CARTHIER derfi fra noi della più ftrana forte,cV non mai più intefa ne vdita che mai fotte, percioche al- D cuni perdeuano le fòrze di foftenerfì in piedi, & diuentauano le loro gambe grotte cY infia- te,li nerui attratti cY negri come carbone . cY ad altri fi vedeuano le carne macchiate a modo di gocciole di fangue pauonazze: montaua poi detta malatthia nell'anche, cofcie,fpalle,alli brazzi , al collo.cY a tutti diuentaua la bocca tanto puzzolente cY marcia nelle gingiue, che tutta la carne vi cafcaua fino alli radici de denti , liquali cafcauano anche effi quafi tutti.cY di cofi fatta maniera fi diftefe detta malatthia nelle noftre tre naui, che a mezzo Febraro di cen to dieci huomini che erauamo,non ve n'erano dieci fani,di modo che vno nò potea foccor- rere l'altro , cofa molto horrenda cY compaffioneuole a vedere , confiderando il luogo nel- qual ci trouauamo.Imperoche ognigiorno le géti di quel paefe veniuano innanzi il noftro forte , doue vedeuano poca gente , che oltre che già ve n'erano otto morti, ve n'erano più di cinquanta,dequali non fi haueua fperanza alcuna di vita.U Capitano vedendo la noftra mi- feria , cY che quella malatthia s'era tanto fparfa cY accefa, ordino che tutti fi metteffero in de- uotione co prieghi cY orationi,cY fece metter vna imagine ch'é rimembranza della vergine Maria fopravn albero dittante dal noftro forte circa vn tirare d'arco per mezzo la neue cY ghiaccio,facendo a fapere che la domenica feguéte quiui fi direbbe la metta, cV che ognuno che potette caminare o fano o v amalato, vi doueffe andare in proceffione cantando li fette fai mi di Dauid con letanie, pregando la detta Vergine che li piaceffe pregar il fuo cariffimo fi gliuolo che haueffe compaffìone di noi.Finita la metta cV celebrata , dinanzi detta imagine R fece voto il detto Capitano d'andar alla Madonna di Rocquemado, fé Iddio li faceffe gratia di ritornare in Fracia:in quel giorno moriFhilippo Rougemóte natiuo di Ambofia d'età d'anni vétidua intorno.cY perche la malatthia c'era incognita,fece il Capitano aprir il corpo per vedere fé in qualche modo poteiTimo hauer notitia di quella , cV preferuare il retto della compagnia,fe poffìbil foffe.cY fu trouato hauer il cuor bianco cY putrefatto,circondato tut- to di più d'vn boccale d'acqua rotta come dattoli.il fegato era bello,ma il polmone tutto ne- gro cY mortificato,cV s'era ritirato tutto il fangue fopra del cuore,percioche quando fu aper to vfci grande abondanza di fangue negro cV marcio per difopra il cuore. Similmente haué uà la milza verfo la fchiena vn poco tocca circa duoi dita , come fé la fotte fiata fregata fopra vna pietra rozza .11 che veduto li fu aperta vna cofcia , laqual di fuori pareua forte negra,ma dentro lacarne fu trouata affai bella JI che fatto,fu fepolto meglio che ne fu poffibile. Iddio per la fua gratia vogli perdonar all'anima fua , cY a tutti glialtri morti.cY dapoi da vn giorno all'altro di tal forte còtinuaua detta malatthia, che tal hora era,che fra tutte tre le naui non ve n'erano tre fani,di maniera che non vi fi trouaua huomo che haueffe potuto andar fotto co- uerta a pigliar del vino per bere ne per fé , ne per i com pagnù et tal hora ve n'erano parecchi de morti, liquali ci conuenne per debolezza fepelir fotto la neue,percioche erauamo tanto deboli,che no c'era poflibile d'aprir allhora la terra agghiacciata.Oltre di ciò haueuamo gra didima paura che la gente di quel paefe non s'accorgeffe della noftra debolezza cY miferia* F Et g coprire detta malatthia,il capitano qual fempre Iddio ha preferuato in pie , vfciua fuori incontro di loro quando veniuano pretto al noftro forte con duoi otre huomini fi fani co- me ammalati,quali faceua vfcire dopo di lui,dipoi quando li vedeua fuora del forte gridaua loro,fingédo di volerli battere, èY gettadoli baftoni adotto , cY madandoli dètro moftrando con fegni a detti faluatichi che faceua lauorar tutta la fua gente dentro delle naui.parte in ca- lefattar le naui , altri in far pane cV altri Iauori.cY che non era bifogno che veniffero fuori , cY loro lo credeuano,cY poi per far la cofa verifimile faceua batter cV far romori con baftoni dC pietre a detti ammalati dentro delle naui,fingendo calefattare , cV allhora erauamo tanto op pretti da detta malatthia c'haueuamo quafi perfa la fperaza di mai più ritornare in Fracia,fe Iddio per la fua infinita bontà 6Y mifericordia non ci haueffe rifguardati co l'occhio di pietà', cV datone conofcenza d'vn rimedio fingularecV più eccellente contra ogni malatthia eh? mai fotte vifto ne trouato fopra la terra, fi come diremo nel feguente capitolo» il fiotto di tempo che fano fiati nel porto & luogo di Santa Croce dentro lanette & tlghìaccio& il numero de morti dal principio di quejla malatthia fino à me%ga Mar^o. Cap. 14, Da mezzo Nouembre fino a mezzo Aprile fìamo ftati di cotinuo ferrati nel ghiaccio a! to cV fpeffo più di due braccia , cV fopra la terra la neue era alta quattro piedi,cV più: di forte che erapiu alta che le bande delle noftre naui.laqual neue cV ghiaccio durorono fino al det- to SECONDA RELATIONE A „ A to tempo, di maniera che le noftre beuandeerano tutte quante agghiacciate dentro lebot- KM per dentro delle naui era il ghiaccio più di quattro dita digroffezza tato difopra quan to di iotto atorno le tauole delle naui»3<: era tutto detto fiume quato comprende l'acqua dol ce agghiacciato fino a detta Hochelaga,nelqual fpatio di tépo pafforono di quefta vita ven ticmque perfone de principali cV migliori compagni che hauefiìmo»cV all'hora ve n'erano più di cinquanta.de quali non s'haueua fperanza che doueflèro fcampare»et il refto tutti am malati,eccetto che tre o quattro f Ma Iddio g gratia Tua ne rifguardd con pietofo occhio cY ne mando la conofcenza et rimedio della cura noftra & fanità nel modo cV forma che raeio neremo nelieguente capitolo» & Come per la Dio oraria noi hauemmo conofcen^a,d^najorte d ' alberojelqualyfando tutti guarimmo,®* il modo d'l>far[o. Cab. 15. Vn giorno il Capitano eflendo la detta malatthia tato accefa,crefciuta Se irritata et la fua gente da quella tanto opprefia, vici fuori del forte , ÒV pafleggiado fopra il ghiaccio fcoperfe vna frotta di brigata che veniua da Stadacone, tra liquali era Domagaia,ilqualeiI Captano hauea veduto dieci o dodici giorni auanti ammalato di detta malatthia e haueuano anche i iuoi, percioche egli haueua vna delle fue gambe nel ginocchio groiTa quanto vn fanciullo di duoi anni cV tutti li neruidi quella attratti ,lidentiguafticVperfi, le gingiue marze de puzzolenti ♦ ì\ Capitano vedendo detto Domagaia fano & gagliardo ne fu allegro fperan- B do intendere da lui in che modo fuffe guarito, accio potefle dar foccorfo alla fua gente»per ilchefubitoche furono giunti , gli domanda in che modo foife liberato da quel fuomale, ex: egli ri ipofe che haueua cauato il fugo cV feccia delle foglie d'vno albero co quali egli s'era guanto, cY che era fìngular rimedio contra quefta malatthia» II Capitano li dimando, fé quiui appresone foffe punto ,8i che glielo moftraiTeper guarir vnfuo feruitore,ilquale mentre ftaua m Canada con Donnacona haueua prefa detta malatthia , non volédo feoprir il numero de fuoi ammalati» All'hora Domagaia mando fubito due donne per toglierneje quali ne portorono noue d 10 rami,cV ci moftrorono in che modo bifognaua vfarne,noèle uar via la feorza cV foglie di detto albero,cV far il tutto bollire infleme.poi bere di quella de- cottione vn di fi,cY l'altro no,cV la feccia metterla fopra le gabe enfìate.cV ammalate , cV che detto albero haueua virtù di guarir d'ogni malatthia»Et fi chiama detto albero ameda nel la lor lingua» Subito poi il Capitano fece far del beueraggio per far bere a gli ammalati , de- quali no v'era neffuno che ne voleffe cercare,eccetto che vno d duoi, iquali fi miiTero in rifi- go d efpenmetarlo»cY fi troud edere vero che quefto miracolofo albero haueua tal virtù im peroche in due d tre volte che beuerono della detta beuanda furono liberati della loro infìr- mita» Il che vedendo i còpagni ne beuuono ancora loro,cY recuperorno la fanita, 8C guarir no da qualunche malatthia erano prefi. Di forte che v'era tale tra quefti , che già cinque d lei anni auanti quefta malatthia haueua il mal francioib,etcon quefta medicina e interamen cnir à yìfitdr il Capitano , penando ch'el Capitano douej?e andar ~ì>erfo di lui Cap. 17. Alli vét'uno del detto mefe d'Aprile, Domagaia venne a riua accompagnato da molti al tri belli 3C robufti h uomini,iquali non erauamo foliti a vedere.et ne dille ch'el detto Signor Donnacona, verrebbe il feguéte giorno,cV porterebbe carne di ceruo,et altre faluadicine in abondanza.cY il di feguente zz venne detto Donnacona,ilquaIe meno feco gran numero di gente in Stadacone,ne fapeuamo perche caufa,ne a qual fine,ma dice il prouerbio , chi da tutti fi guardala qualcuno fcampa.ilche n'era molto dibifogno,imperoche noi erauamo ta to debilitati fi per la malatthia,come p quelli ch'erano morti,che ci conuenne laflar vna del- le noftre naui in detto luogo di Santa Croce» II Capitano fu auuertito della loro venuta,&" anco come hauea menato molta gente,percioche Domagaia,li venne a dir fenza voler pak 1 far oltra del fiume ch'era tra noi, dC Stadacone» Il che non eflendo folito di fare,ne dette fo- fpitionedi tradimento.il Capitano vedendo quefto,mandd vn fuo feruitore accompagna- to da Giouan PouIlet,iquali da detto popolo erano più amati che gli altri.per veder con chi v'era, cV che cofa vi fi faceua.fìnfero adunque detto Poullet , cV il feruitore d'effer andati per vifitar detto Donnacona,et portarli qualche prefente,percioche erano ftatimolto tépo con lui nella fua terra. Ma fubito che Donnacona intefe la loro venuta,!! meffein letto ftngédo d'efler ammalato.fatto qfio,andarono a cafa di Taignoagny 3 per vederlo,doue per tutto tro uorono tanto pien di brigate,che non vi fi poteuano volgere ne in qua ne in la.lequali pero non erano foliti a vedere + Ne volfe Taignoagny,permetter ch'el del detto feruùcre andafle nell'altre cafe , anzi fece loro compagnia verfo le naui per fino a mezza fi rada . cV dille loro s'el Capitano li voleua far quefto piacere di pigliar vn Signor del paefe chiamato Agonna, dalqual haueua riceuuto difpiacere, cV menarlo in Fracia che glie ne reflarebbe obhgato, dC farebbe quanto volefle detto Capitano , cY che detto feruitor ritornafle il di feguéte per dir- gli larifpofta. Eflendo il Capitano auuertito di tanta gente ch'era in detto luogo,ne fapen- do a che fìne.deliberd di fare vna burla,cioé di pigliar il lor Signore et Taignoagny.Doma gaia,£V de principali.confiderato anche ch'egli già innanzi haueua deliberato di menar det to Signor in Francia per dir al Re quello che haueua veduto ne paefi occiden tali, cV maraui glie del mondo.percioche egli n'hauea detto cV certificato efler flato nel paefe di Saguenay, E nelquale fono infiniti rubini, oro 5 cV altre ricchezze. cV vi fono huominibianchi,come in Francia,cY vefìonfì di panni di lana. Più dice hauer veduto, cV efler flato in altro paefe,do- ue le pfone non mangiano puntene digerifeono, ne hanno quella parte d'andar del corpo, ma folaméte rendono acqua per la verga.piu dice efler flato in altro paefe di Picquemyans, 8C altri,doue le pfone non nano faluo che vna gamba, cV fimili altre marauiglie et fauole lun ghe da fcriuereJl detto Signor e huomo vecchio, cY cominciado da tenera età mai nò ha cef fato d andar per paefi fi p acqua cV fiumi,come etiadio p terra.Hauédo i detti Pouellet éV fer uitor fatta la fua ambafciata,cY narrato al Capitano quato gl'haueua da dire da parte di Tai- gnoagny,il Capitano rimado il di feguéte il fuo feruitore g dir al detto Taignoagny,che ve niflea vifitarlo,cY dirli ql che voleua,che li farebbe carezze et parte del fuo voIere.Taignoa gny li madd a dire che verrebbe il di dopo,cV che menerebbe feco il Signor Donnacona, dC colui che gli hauea fatto difpiacere,il che no fece,anzi flette duoi giorni , ne in qfto mezzo véne alcuno di Stadacone alle noftre naui,come erano foliti , anzi ne fuggiuano, no più ne maco come fegli haueflìmo voluti amazzare,fi che all'hora ci accorgerne» della loro malua- gita» Ma perche intefero che quelli di Sidatin ci praticauano,cV che noi haucuamo abban donato il fondo d'vna nauechevoleuamo lafciarperhauerne lichiodivecchi,venneroiI terzo di feguente da Stadacone,et paflarono dall'altra riua del fiume co piccioli fchifi fenza dirhculta la maggior parte di loro,ma detto Donnacona non vi volfe paflare/Taignoagny dC Dama- SECONDA RE LATI ONE 452 mente paiTorono 8C venero a parlar al Capitano^ pregollo detto Taignoagny che livt ceffe pigliar detto huomo et menarlo in francia.ilquale ricufo quefto carico^dicédo che'IRe n.X ° ne § ^ haUe ? Pr ° hlbÌt ° dl menar ne huomo ne donna in <"«« > ™ che folaméte poteffe menar duoi o tre g,ouanetti per imparar la lingua ^ che volentieri li menerebbe i^ S5J* fc metterebbe in vna irola.Quefteparolediceuail Capitano per afficuS 235Sf mcn ^ e . dctto D °" nacona , ilqual era rimafo di la dall'acquatile qual parole fa Sacona^r^ nacona 3 c*; tutto il popolo di detto luogo. Cowe //^ré Jrf»M Ooo; il Capuano fece puntar yna Croce dentro del noJìroforte& come detti Signor Donnacona Taignoagny & Domagaia tennero con la lor compaia, & della preja del detto Signor. Cap iS A?n P ,l 1 i Crocealta da 35 piedi, fotto la crofetta dellaquale/eceponer vno fa «TSSS § T J ranco ^ Rex re g n *.* in quefto giorno fui punto di mezzo di venne molta gente di Stadacone fi huomini,come donne cY fanciulli,iquali ci diflero che'l fuJS! B gnor Donnacona.Taignoagny cV Domagaia cV altri in fua copagnia veniuano Jkhe mol wcipiacqueJpenndodiritenerli.VennerodunquefulleduehLdopomezz ™ ™, ° P VI i° ^ '^ uantu ^ ue haueffe nittauia l'occhio al bofeo con grandine R £?» : IICa P ltan ° l0 Pregodivenir a bere cV mangiar dentro lenaui come era foli». Similmente ne prego Taignoagny,ilqual difle che di li ad vn pezzo entrerebbe, ilche fe£ ^entroronoadunquedentro.maprimaeraftatoauuertitoilCapitanodaDomagaiache Taignoagnyhaueadettomaldilui 3 cVc'haueuadettoal Signor DònaconachenòentralTe ^ntrolemuUlcheve^^^^ ne fe ne fuggiuano per l'auuertimento di Taignoagny ; cV che Aon vi reftauano fé non gli huominimgrannumeropilchecomandoTubitoalIiLichepighafTeroDonna^ docheface^ lutato venne Taignoagny per farlo vfcire.cY vedendo il Capitano che non v'era altro ordi- ne fi mifTea gridar che li piglia(Tero,alIaqual voce cY grido vfei la gente del Capitano cV pfe uerfo del fiume altri per mezzo il bofeo procurando ciafeuno il fuo auataggio: fatto quefto fmtiroronoglialtri,^ Come detti Camdiam tennero Aa notte animi le nam cercando li [mi & tutta avella notte^rlauano <& cndauano come lupudel ragionamento &> conclusone che fecero il di fedente , <& depre, Jenti che fecero al nofiro Capitano. Cap. 19. Quella feguentenotte vennero dinanzi le noftre naui(efTendo pero il fiume fra noiiri mezzo)battedo 3 gridadocVvrladotuttalanottecomelupi 5 gridadotu^ fnTomo^ oc intorno da mezzo giorno ntornorono in vn tratto cofi gra numero in vna frotta come ™hfmat^ tceffero^ sZtJX 1, haure ^lP arlato col £ c ^ Francia , cV narratoli qSello c'haueua veduto in f rXT f\ 1. P f l r Cb A Mtornereb ^ fra dieci 6 dodici lune,cV che'l Re li farebbe vn gS ilquale nefecerotre marauiglioficridi in fegno d'allegrezza^ aJl'hora detto &nnacon a dea DI IACC^VES CARTHIER eV il popolo fecero molti ragionameli tra Ioro,i quali non è poffìbile defcriuere per manca> D mèco d'interpreti. Il Capitano diffea Donnacona, che gli faceffi venire ficuramente dall'al- tra riua per poter meglio ragionar infieme, dC ch'egli gli afficuraiTi.il che fece Donnacona, etfopra di quefto venne vna barca piena de principali alla banda delle naui,iquali comincio rono di nuouo altri ragionameli cV dicerie,dando lode al Capitano, cV li fecero vn prefente di Z4 collane d'efurgni, ch'é la più grade et più pretiofa ricchezza c'habbino in quefto mori do,imperoche le fumano più che oro cV argento,Dopo c'hebbero molto ben ragionato in fieme, vedendo detto Signore che non v'era ordine di fchifar l'andata di Francia,comando x che gli portaffero il di dietro delle vettouaglie per mangiare dC viuere nel viaggio Jl Capita no fece vn prefente a detto Donnacona di due padelle di rame et otto manerette 3 cY altre pie d'ole cofe come coltelli & corone,delle quai cofe, fecondo che moftraua fu allegro, OC man- dolle alle fue donne et figliuoli.Similmente dette il Capitano alcuni piccioli prefenti a colo ro ch'erano venuti a parlar col detto Donacona, de quali ringratiorono molto il Capitano, &C cofì fi ritirorono alle loro ftanze. Come il feguente di,à cinque di Maggio detto popolo ritorno a parlar col fuo Simon, <& come tennero quattro donne a riua à portarli Vettouaglie. Cap. i o. Alli cinque del detto mefe la mattina moltoabuon'hora ritorno detto popolo in gran numero per parlar al fuo Signore,cV mandorono vna barca laqual chiamano in la loro iin^ E gua Cafnoni,nella quale erano quattro donne fole fenza huomo alcuno , hauédo paura gli huomini d effer ritenuti, Portorono quefte donne vettouaglie affai,cioé miglio groffo,ch e la (ira biada di che viuono,carne pefei cV altre prouifìoni al modo loro + Giunte quefte don- ne il Capitano fece loro molta accoglienza , OC Donnacona prego detto Capitano che dicef fé alle dette donne che fra dodici lune egli ritornerebbe cV menerebbe kco detto Donna- cona a Canada , cV quefto diceua per contentarle , il che fece detto Capitano,donde le dette donne moftrorono in vifta alleggrezza grande fi con fegni come con parole a detto Capita no che ritornado, cY menado feco detto Donnacona li farebbero molti prefenti, OC all'hora ciafeuna d'effe dette al Capitan vna collana d'efurgni,pofcia fé n'andorono all'altra riua del fìume,doueera il popolo di Stadacone,ilquale togliendo Iicentia dal fuo Signore fi ritiror- noJEt il fabbato a fei del detto mefe , noi ci partimmo del detto porto di Santa Croce SC ve- nimmo ad alloggiare a baffo dell'Ifola d'Orliens circa dodici leghe dal detto luogo di fanta Croce, dC la domenica venimmo all'Ifola de Nofellieri , doue fìemmo per fino alli fedici del detto mefe,laffando paffar la furia ckiracque,lequali haueuano per all'hora troppo gran cor renthia , cY erano troppo pericolone per venir a feconda del detto fiume, SC quiui afpettam- mo il buon tempo. Fra quefto fpatio di tempo vennero molte barche de popoli fudditi a detto Donnacona,quali veniuano dal fiume Saguenay,ma effendo auuertiti da Domagaia della prefa del loro Signore , 8C come era condotto in Francia,reftorono tutti ftupefatti, ma P non reftorono per quefto di venir verfolenauiaparlarcon Donnacona, ilqual dille loro che fra dodici lune ritornerebbe, cY che era ben trattato dal Capitano cV compagni cV mari- nari.del che ad vna voce ringratiorono il Capitano , OC dettero al detto Donnacona tre fafei di pelle di biuori et lupi marmi con vn gran coltello di rame roffo che viene di Saguenay,et altre cofe: OC umilmente detteno al detto Capitano vna collana d'efurgni, per li quali prefen ti li furon dati da parte del Capitano dieci d dodici manarette , dellequali rimafero contenti dC allegri, &C ne ringratiorono il Capitano Jl di feguéte \6 del detto mefe di Maggio facémo vela di detta Ifola de Nofellieri, cV arriuamo ad vn'altra Ifola dittante da quella da 15 leghila qual e di lunghezza da cinque Ieghe,& iui ci fermamo quel giorno per ripofar la notte,fpe rando il di feguente paffar dC fchifar li pericolidel fiume Saguenay,liquali fono gradi.Quel la fera defeendemmo a terra,doue trouamo gran moltitudine di lepri,cV ne pigliamo molti, per il che la chiamammo l'Ifola de lepn.La notte il vento fi leuo contrario con fortuna gran de di forte che fummo conftretti di voltar verfo l'Ifola de Nofellieri,dondeerauamo partiti, percioche non v'era altro paffaggio tra dette Ifole. qui dunque ci fermammo fino alli zi del detto mefe che véne buon vento,et tanto facémo nauigado,che paffammo fino a Hongue- do,ilqual paffaggio per fino a hora non era ftato fcoperto,cV facémo feorrer fino al trauerfo del Capo di Prato, ch'é il cominciamento del porto del Calor, 8>C perche il vento era buono cV conueneuole,nauigamo tutto il di dC la notte fenza fermarci^ il di feguente arriuam mo nel SECONDA RELATIONE 4?J A nel mezzo dell' Ifola di Bryon,iIche non haueuamo animo di fare per abbreuiar la ftrada cV fono quelle due terre pofte a fcirocco & maeftro quarta di leuante QC ponente^ v'é dinW te dall una ali altra cinquata leghe, & e detta Ifola a gradi 47.CY mezzo di latitudine. JI eio uedi z6 del detto mefe giorno dC fefta dell' Afcenfione di noftro Signore,noi trauerfammo Pe Tr a ? ? r S vna r terra & fabblone d * ba ^ arene,quali fono verfo garbino da 8 leghe di det- ta llola di bnon.fopra delle quali vi fono di gra capagne piene d'arbori OC terre, banche vn marcmuio,delqual non vedémo adito akuno,ne apertura per entrami: II venerdì' feguéte 3,7 del detto mefe, ncio che'l vento R mutaua nella cofta,ritornamo a detta Ifola di Brion do uè itemo Imo al primo di Giugno^ vedémo vna terra verfo fcirocco di detta IfolaJaquale cipareuaeffervnaIfoIa 5 fichelacofteggiamo intorno z leghe Smezzo, laqual ftrada Jace> do,nauemo nonna di tre altte Ifole alte che reftarono verfo l'arene . Conofciute afte cofe ri- tornarne al capo di detta terra,Iaqual fi diuide in duoi e tre capi mirabilmente alti,&: l'acqua v e molto alta cY il flufto del mare tanto corrente,che non è poflibile di più , Noi arriuamo quel di al capo dì Lorena che a 45 gradi e mezo verfo l'oftro,nel qual capo v'é v*ia batta ter ra,tt pare che vi ita qualche introito di fiume,nondimeno non ve porto che vaglia.per difo pra di quefte terre vedémo vn'altro capo di terra verfo l'oftro,&: lo chiamammo il capo fan. Reami di Hochelaga &> Canada da noi chiamati la nuoua Francia &primo.li nomi de numeri. 1 G l 4 5 Segada Tigneni Hafche Hannaion Ouikon. 6 7 S 9 io il Capo La fronte Gliocchi L'orecchie La bocca Li denti La lingua La gola La barba Ilvifo Li capelli Le braccia Le alette/cagli Seguitano li Vocaboli delle parti dell' huomo. aggonzi hergueniafeon higata abontafeon efahe efgongai ofnache. agonhon hebelim hegouafeon aganifeon aiayafcon hemanda Li fianchi Lo ftomaco Il ventre Lecofcie Li ginocchi Le gambe Li piedi Le mani Le dita Levnghie II mébro dell'huomo La natura della donna Vn huomo Indahir Aiaga Addigue Madellon Affem aifionne aggruafeon efchehenda hetnegradafcón agochinegodafeon, agouguenehonde onchidafeon aignoafeon agenoga agedafeon ainoafeon caftaigne aguehum Vna Vna donna Vn putto Vna putta Va fantolino agruafte addegefta agnia quefta •exialìa Vna vefte Vn giubbone Calze Scarpe Camicia Vna berretta Formento Pane Acqua © Carne Paffi Suiìni Fichi Vua Noce. Vna gallina Lampreda Vn fai mone Vna balena Vna anguilla Vn fchoiattolo Vna bifcia Seguitano altri yocabolU cabata caioza hemondoha atha amgoua caiìrua ofìzi carraconny ame quahouafcon queion honnefta abfconda ozoba quahoya fahomgahoa zifto ondacon ainnehonne efgneny caiognem vndeeuezi Tacete affla Andiamo colla barca caflgno cafnouy Datemi vn coltello buazahca agoheda Vna maneretta adogne Vn arco ahenca Vna faetta 3 o v freccia quahetan Andiamo alla caccia quafigno donnafcat Vn ceruo aionnefia Pedaiani Montoni afquenondo Vn lepore Vn cane Oche La ftrada fourhanda agayo fadeguenda adde Seme di cocomeri ó melloni cafconda Teftuggim',0 gaiadre heu leuxime Legni conda Foglie d'arbori hoga Iddio cudragny Datemi da bere quazahoaquea Datemi da far colatio quazahoaquafcaboa Datemi da cena quazahoa quatfriam Andiamo a dormire caOgno agnydahoa Buondì' àignag Andiamo a giuocar caOgnocaudy Venite a parlarmi affigni quaddadia Rifquardatemi quagathoma Domani 11 cielo La terra Il fole La luna Leftelle Il vento limare Le onde del mare Vna Ifola Vna montagna Il ghiaccio La neue Freddo Caldo Fuoco Fumo Vna cafa Faue Vna terra Mio padre Mia madre Mio fratello. Mia forella Cannella achide quenhia damga ylmay affomaha ftgnehoham cahoha agogafy coda cahena ogacha honnefcha camfa athau odazani azifia quea canoca fahe Canada addathy adanahoe addagrim adhoaffeue adhotathny» Quelli di Canada dicono che fi fta vna luna a nauigar da Hochelaga infino ad vna terra doue fi coglie il cinamomo, cV il garofano» RE G I S TUO, a b e d e f g h i k I m n o p q r f t u x y 2 aa bb ce dd ee f f gg hh ii kk li mm nn oo pp qq rr {( tt uu xx yy zz aaa bbb ccc ddd eee fff ggg hhh iii kkk. Tutti fono quaderni, zz quinterno, fff duerno* Hi cVkkk terni. In Vinegia nella ftamperia degli heredi di Luc'antonio Giunti nel!' Anno, m d lxv. ■ |; 4 ... . ... sn \ \ \t) avo • ■■: 3 451 POLO VNIVERSALE DELLA NVOVAMENTE m H z m z o polo a; TICO PARTE DEL MONDO RITROVATA > Z m RTICO -i ' 1 4 PS I ! ■■ > U ,' • « ^_, — . i ■I —